ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

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OMOSESSUALITA’ COME CULMINE DI UNA NEVROSI ETEROSESSUALE

Nel breve capitoletto di “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich dedicato all’affettività omosessuale come culmine di una nevrosi eterosessuale, l’autore riporta l’ultima parte del capitolo IX di “À Rebours” di Huysmans.

Raffalovich ritiene che se Des Esseintes fosse stato meno nevrotico avrebbe portato avanti una relazione con un ragazzo che aveva incontrato per strada e che era durata per qualche tempo.

Ma parlare di Des Esseintes come di uno che non prosegue un legame omosessuale solo perché è fortemente nevrotico, significa non tenere conto del fatto che nel capitolo VI del romanzo è presentato un episodio che lascia molto perplessi su qualsiasi ipotetico sentimento omosessuale del protagonista.

Des Esseintes incontra per strada un ragazzo sedicenne, Auguste, di bassa condizione sociale, che lo ferma perché aveva finito gli zolfanelli e non poteva accendere una sigaretta, quell’incontro lo porta a costruire rapidamente un progetto su quel ragazzo: lo vuole corrompere per trasformarlo in un ladro se non addirittura in un assassino, lo porta in un bordello di alto livello, e lo lascia agli abbracci delle prostitute, mentre lui si trattiene a parlare con al tenutaria.

La donna pensa che il ragazzo sia il divertimento segreto di Des Esseintes ma lui la lascia di stucco esponendole il suo piano per fare del ragazzo un delinquente. Il ragazzo deve abituarsi alle prostituite di alto bordo che poi non potrà pagarsi e quindi per non staccarsi dalla casa di appuntamento sarà spinto a rubare e, se necessario, anche ad uccidere.

Des Esseintes si mette d’accordo con la tenutaria perché per tre mesi il ragazzo possa frequentare quel posto una volta ogni quindici giorni, poi quando il ragazzo scende di nuovo in sala lo saluta e i due non si vedranno più.

Des Esseintes si aspetta, col tempo, di trovare notizie di Auguste sulle pagine della cronaca nera, ma non accade niente di simile: forse la tenutaria si è presa per sé il denaro, o forse una della ragazze si è innamorata del ragazzo e gli ha permesso di soddisfarsi a suo piacimento senza pagare. Resta solo che il piano di Des Esseintes è fallito.

Il tentativo di corrompere Auguste dimostra che Des Esseintes è del tutto incompatibile con l’omosessualità; le sue azioni manifestano un disprezzo di casta verso Auguste. Nessun omosessuale avrebbe agito in un modo simile.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Affettività unisessuale, punto culminante della sentimentalità di una nevrosi eterosessuale

“Un giorno che passeggiava solo sul viale Latour-Maubourg rimasticando fra di sé la sua nausea, fu avvicinato nei pressi degli Invalidi da un adolescente che lo pregò d’insegnargli la via più corta per recarsi in Rue de Babylone.
Des Esseintes gliela indicò; e, siccome era diretto anche lui da quelle parti, fecero insieme un tratto di strada.

“Allora” insisteva colui camminandogli a fianco “allora lei crede che se prendessi a sinistra la farei più lunga. Eppure m’avevano detto che tagliando pel viale scorcerei.”

La sua voce era supplichevole, timida; sommessa insieme e carezzevole. Sorpreso da quella insistenza, Des Esseintes lo guardò meglio.

Pareva scappato di collegio; indossava una giacchetta strimenzita di lana scozzese che, oltrepassando di poco le reni, gli modellava le anche ed i calzoni aderenti; il colletto rovesciato s’apriva su una cravatta a sboffo, d’un blu chiaro a vermicelli bianchi, di foggia La Vallière. Aveva in mano un libro di scuola, rilegato in cartone, ed in capo una bombetta scura a falde piatte.

Il viso era inquietante; pallido e tirato, abbastanza regolare, incorniciato da lunghi capelli neri, lo illuminavano dei grandi occhi umidi cerchiati, vicini al naso punteggiato di rossori; sotto cui si schiudeva una bocca piccola, ma di labbra carnose, segnate in mezzo da un solco come ciliegie.

Si fissarono in faccia un minuto; sotto lo sguardo dell’altro, l’adolescente abbassò gli occhi e gli si fece più presso. Presto il suo braccio sfiorò quello dell’uomo, che rallentò il passo e prese ad osservare pensoso l’andatura dondolante dell’altro.
E dal casuale incontro era nata una diffidente amicizia che si protrasse per mesi.

Des Esseintes ancora adesso non poteva pensarci senza fremere, mai egli aveva subìto un più attirante e dispotico ascendente; mai aveva conosciuto rischi come quelli; mai s’era sentito più dolorosamente appagato. Dei ricordi erotici che lo assediavano nella solitudine questo era il più pungente. Per esso tutto il lievito di perversità che può in sé contenere un cervello sovreccitato dalla nevrosi, fermentava; e per crogiolarsi in quei ricordi, in quella dilettazione morosa come i teologi chiamano questo rimuginare vecchi obbrobri, egli mescolava alla rievocazione fisica ardori mistici, ravvivati dall’antica lettura dei casisti, dei Busembaum e dei Diana, dei Liguori e dei Sanchez, dov’essi trattano dei peccati contro il sesto ed il nono Comandamento.

La religione facendo nascere in quell’anima che essa aveva cresciuto e predisposta forse da un’eredità che datava dal regno di Enrico III, un ideale trascendente, v’aveva pure fatto fermentare l’illecito ideale della voluttà; ossessioni libertine e mistiche che confondendosi insieme, gli assediavano il cervello assetato d’una perenne brama di fuggire alla volgarità, di perdersi, lontano dalle consuetudini consacrate, in estasi nuove, in crisi celesti o maledette, del pari spossanti per la dispersione di fosforo che portano seco.

Ora egli usciva da quelle fantasticherie annientato, spezzato, quasi boccheggiante; ed accendeva lampade e candele, s’inondava di luce, nella speranza di percepire così meno distintamente che al buio, il batter sordo, persistente, intollerabile delle arterie che gli pulsavano frenetiche sotto la pelle del collo.” (Joris-Karl Huysmans – À Rebours [ – Traduzione di Camillo Sbarbaro – Fine del capitolo IX.])

Se Des Esseintes fosse stato meno nevrotico, meno malato, avrebbe probabilmente continuato ad amare il suo “amico” o ne avrebbe amato un altro. Ma non si creda che sia stata la sua nevrosi a creare quel rapporto, se mai la sua nevrosi l’ha interrotto.

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ISOLAMENTO E SEDUZIONE OMOSESSUALE – BIRIBI

“Biribi”, ossia il titolo dato da Raddalovich al capitoletto di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi, richiede qualche chiarimento: è il titolo del secondo romanzo di Geoges Darien (1862-1921), un libro sostanzialmente autobiografico.

Darien perde la madre da bambino ed è educato da una matrigna rigidamente cattolica che gli ispirerà, per reazione, l’anticlericalismo radicale dell’età adulta.
Entra nell’esercito il 16 marzo del 1881, pochi giorni prima di compiere 19 anni, ma il 23 maggio del 1883, da poco ventunenne, è accusato di insubordinazione ed è condannato a trascorrere 33 mesi in un campo militare di disciplina nel sud della Tunisia, questo campo era detto “Biribi” nel gergo dei soldati.

L’esperienza di quei 33 mesi porterà Darien 26enne, nel 1888, a scrivere un romanzo (“Biribi”, appunato), sulla base dei suoi ricordi personali, ma l’editore lo pubblicherà solo nel ’90, perché il libro, a parte l’omosessualità, metteva in evidenza i modi di procedere violenti e arbitrari dell’esercito francese, sostanzialmente sconosciuti all’opinione pubblica e quindi era potenzialmente in grado di suscitare uno scandalo e il conseguente sequestro del libro stesso.

La finalità del campo di punizione era in teoria quella di ricondurre comunque il soldato alla disciplina militare, ma nella realtà i militari subivano abusi e violenza sia fisica che psicologica di tutti i generi.

Ovviamente l’omosessualità dei soldati francesi rinchiusi nel campo di disciplina non si poteva ridurre solo ad uno sfogo fisico ma rappresentava qualche volta una vera ricerca d’amore e di attenzione in una condizione in cui l’omosessualità poteva rappresentare l’unico barlume di umanità per ragazzi richiusi per lunghi periodi in condizioni di brutalità e di totale privazione affettiva.

Il dott. Saint-Paul (“Dr. Laupts”), come chirurgo dell’esercito che ha servito a lungo in Africa testimonia (come anche Rebierre nel suo Joyeux et demifous) la frequenza dell’omosessualità tra i battaglioni africani dell’esercito francese (Dr. Laupts, L’Homosexualité, 1910, pp. 413, 420.). Havelock Ellis, nel suo trattato “Inversione sessuale”, riporta un’ampia testimonianza sulla omosessualità tra i militari, alla quale faccio rinvio (“Inversione sessuale” Edizione online della Biblioteca di Progetto Gay, pp. 29-31: http://gayproject.altervista.org/inversione_sessuale.pdf)

I gay della mia generazione, nel leggere i brani del libro da Darien, citatati da Raffalovich, si ricorderanno probabilmente di brani per parecchi aspetti analoghi che hanno letto nei romanzi Jean Genet. Non voglio qui aprire un discorso su Jaen Genet, che richiederebbe approfondimenti seri e spazio adeguato, mi limito a sottolineare l’aspetto epico e anche romantico dell’omosessualità presente sia in Genet che in Darien.

Invito il lettore a leggere anche le note, man mano che procede nella lettura del testo, che non è sempre immediatamente comprensibile.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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A Biribi – Isolamento e Seduzione

La seduzione di un eterosessuale per noia, isolamento, lussuria, è violentemente descritta in Biribi, un Romanzo di Geroges Darien.

Quello che è notevole in questo romanzo è la contraddizione tra la rivolta che precede l’unisessualità e la passione d’amore che la segue. A priori ci si aspetterebbe piuttosto il contrario.

“Ah! Sì, vorrei che si nascondessero, gli infami che, vicino a me, si prestano alla soddisfazione dei desideri che la mancanza di donne ha sovreccitato. Vorrei che si nascondessero perché è già da molto tempo che il mio sangue ribolle in loro presenza, e sono stato colto, troppe volte, dal desiderio terribile di ucciderli o di amarli. Non vedo più loro, non è più la loro fisionomia che guardo con sdegno; sono le intonazioni femminili che io vado cercando nella loro voce, sono i tratti femminili che spio in modo febbricitante – e che scopro – sui loro volti; sono facce di donne appassionate, profili di innamorate che io ricavo da queste figure la cui ignominia viene meno.”

“Questa cristallizzazione [concentrazione della passione amorosa] infame mi riempie di una gioia acre che mi distrugge.”

“Oh! I sogni che faccio, sonnambulo lubrico, in queste interminabili giornate in cui il mio corpo si infiacchisce a poco a poco sotto l’azione dell’idea che mi turba! Oh! Le allucinazioni che mi stringono in queste notti senza sonno …, queste notti piene di accessi frenetici, di speranze ardenti, di convulsioni dolorose, di attese insensate e di ansie angosciose, in cui il mio cuore cessa di battere improvvisamente a un minimo soffio di vento come se fosse un sussurro d’amore, in cui mi sorprendo, trasalendo di vergogna, a tendere le mie mani tremanti di desiderio verso i pagliericci dove i pallidi raggi della luna, penetrando la tela, mi facevano intravedere nei copri distesi dei dormenti della libidinose escrescenze.”

“Ah! Non voglio proprio cedere alla tentazione! Qualsiasi cosa, piuttosto… In fede mia, sì, qualsiasi cosa! Sono sceso al burrone dove passano gli asini che il mio vicino chiama suoi marmocchi, e ho fatto la corte anche io a mademoiselle Pelle d’Asino[1] … Sarebbe stato lo stesso fermare la mia sete con l’aceto.”

“Adesso è finita … sono preda del sogno malsano … Vedo una cosa sola, … qualcosa di mostruoso, di vago, di innominabile, il brutto risultato della fantasia infame: due cosce aperte e nell’allargarsi attraente del compasso di carne, il vuoto senza forma, senza nome, la cosa qualsiasi, ma vivente, intelligente, umana, consolante, la sola che può dare soddisfazione … Chi mi strapperà davanti agli occhi questa immagine che mi esaspera, questa i greca di carne…”

“Non ho un uomo di fatica, me ne serve uno. – Sergente, non ho un uomo di fatica. – Te ne scelgo uno, il primo che uscirà dalla sua tenda. Gabriele. Vieni qui…”

“Resto incollato al mio posto, Gabriele, Lui! Lei! … e all’improvviso sento le mie mani che si gelano, tutto il sangue che mi ritorna al cuore. Lui mi ha appena guardato sorridendo …”

“Lo adoro…”
“Ah! Se potessi passarli qui in questo modo i nove mesi che mi restano da fare…!”

Quest’uomo, evidentemente, non reclamava solamente lo spasmo dell’onanismo, della masturbazione, della bestialità, della sodomia, ma qualcosa di umano, di appassionato, di amoroso. Tra tutti quelli che in circostanze simili non si sono accontentati né di se stessi, né di Pelle d’Asino, alcuni di questi appassionati che non lo sono solo fisicamente, che hanno resistito e lottato, che cosa sono diventati dopo, hanno potuto tornare completamente alla donna? Mi sembrerebbe che quelli che hanno preso il maschio semplicemente, senza dare alla cosa troppo significato, solo per rimpiazzare la donna assente, hanno avuto meno difficoltà a dimenticarsi di questi intermezzi sessuali; ma quelli nei quali una cristallizzazione amorosa si è formata intorno al maschio, che cosa diventeranno? Lo si indovinerebbe se non lo si sapesse già. Acquisteranno un certo grado di inversione, dopo il massimo, l’uranismo acquisito, l’inversione acquisita, fino ad un minimo: delle velleità unisessuali persisteranno malgrado la loro eterosessualità riconquistata.

Si piange ancora nel sonno,
a Biribi.
A Birbi si respira affannosamente,
si respira così quando si è eccitati.
La notte si sente il maschio urlare,
il maschio che non avrebbe creduto
che un giorno sarebbe stato forzato a conoscere
la signorina Bibi,[2]
perché prima o poi bisogna stare
a Biribi [3]

Dopo tutto, non bisogna forse fare un po’ di spazio anche per l’ideale, in quelli che non si accontentano come gli altri della masturbazione e dell’onanismo? Non cercano forse un affetto, una consolazione più che un piacere? Non cercano forse la devozione e la sincerità? E la trovano, si sa.
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[1] Il testo usa il termine “mômes” (marmocchi) tipico del gergo familiare. Dire che “gli asini sono i miei marmocchi” indica che chi lo dice ha avuto rapporti sessuali con un’asina. Peau-d’Âne è il titolo di una fiaba francese, una versione della quale si deve a Perrault. Peau-d’Âne è un bellissima principessa che, per sfuggire ad un possibile incesto, fugge dal regno di suo padre coperta soltanto di una pelle di asino. La fiaba ha molte analogie con la storia di Cenerentola, ma l’espressione Peau-d’Âne, qui usata, indica che nei rapporti con l’asina ci si poteva immaginare, paradossalmente, che sotto la pelle dell’asino ci fosse una bellissima principessa.
[2] “Conoscere mam’zelle Bibi” è espressione gergale che significa essere omosessuale.
[3] Bruant. [Canzone di Aristide Bruant, 1891 dedicata a Biribi.]

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SEDUZIONE DI UN ETEROSESSUALE DA PARTE DI UN OMOSESSUALE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi è tratto integralmente dal “Romanzo di un invertito nato”, un documento molto interessante, in pratica una lunga confessione che un omosessuale italiano 23enne fece a Zola sperando che questi ne facesse un romanzo di successo. Zola, temendo le reazioni del pubblico e della critica (a quanto lui stesso sostiene) o forse per più profonde ragioni legate a una celata omofobia, si limitò a trasmettere il testo ad un suo amico medico, che lo fece pubblicare negli Archivi di antropologia criminale.

Il testo del capitolo di Raffalovich è un condensato della narrazione contenuta nell’originale. A Raffalovich interessa fare risaltare, attraverso la lettura, l’assoluta superficialità della seduzione del ragazzo eterosessuale da parte dell’“invertito nato”. La storia tra i due, in apparenza una vera storia d’amore, termina non solo nella banalità ma in un modo allo stesso tempo tragico e squallido. Il giovane militare sedotto, che sembrava essere destinato a diventare il compagno inseparabile del suo seduttore, viene ucciso da un suo commilitone per questioni banali inerenti al servizio e il suo vecchio seduttore non dà nemmeno molto peso a quella morte, che ormai non lo interessa più. La storia dimostra una terribile mancanza di senso morale da parte dell’”invertito nato” che è volubile e sostanzialmente disinteressato alle persone, anche a quelle che sembravano aver suscitato in lui il massimo dell’entusiasmo.

Mi sono sempre chiesto quanto, nell’ambito di un rapporto affettivo-sessuale, sia riferibile ad una forma di vero amore per l’altro o l’altra come persona, nella sua realtà umana, nelle sue debolezze, nella sua libertà, e quanto sia invece dovuto solo all’idea di sentirsi protagonista di un sostanziale monologo, in cui l’altro o l’altra sono solo comparse, che contano perché recitano un ruolo, e in quel ruolo potrebbero essere benissimo sostituiti da altri. La brevità delle relazioni affettive dei nostri tempi sembra indicare che il peso dei legami affettivi profondi è in realtà assai ridotto. È proprio per questo che il senso di frustrazione è così comune.

In ogni caso, con buona pace di Raffalovich, il racconto dell’”invertito nato” non è certamente il modello, almeno a livello teorico, di un rapporto tra un etero e un gay, Vorrei aggiungere che la vera causa del cinismo dell’”invertito nato” verso il suo ex-amante andrebbe ricercata in territori che hanno poco a che vedere con la sessualità, e cioè nella grande differenza di rango sociale tra i due, differenza che nell’800 rappresentava quasi una differenza ontologica.

Mi sono chiesto se possano ancora oggi trovarsi forme di seduzione analoghe a quelle descritte in questo capitolo, onestamente credo di no. Seduzioni di un eterosessuale da parte di un omosessuale sono pensabili, e accadono realmente, solo se l’omosessuale è ricco, o potente e se l’eterosessuale è un arrampicatore sociale, ma in casi del genere, anche se si parla impropriamente di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, bisognerebbe parlare di una corruzione reciproca, perché assegnare all’eterosessuale arrivista e interessato il ruolo della vittima è oggettivamente molto riduttivo. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Seduzione di un eterosessuale da parte di un invertito

Testo preso dall’autobiografia di un invertito effeminato comparsa negli Archivi di antropologia criminale. Si noterà la differenza di casta sociale, la leggera differenza di età (l’invertito è più giovane) e l’ardore amoroso del seduttore che facilita o rende possibile la caduta di un giovane uomo onesto.[1]

“Mi sentivo pieno di amicizia per questo ragazzo che faceva così tristemente il suo dovere, era sobrio e usciva poco. Ma io non avevo comunque nessun desiderio su di lui e non pensavo che avrebbe mai avuto la capacità di capirmi. Spesso la sera mi sedevo al suo fianco e mi piaceva fargli raccontare qualche cosa del suo paese, della sua vita di prima, della sua famiglia. Non aveva madre e suo padre aveva avuto parecchi figli da un’altra donna e questo lo aveva spinto a continuare la vita militare. Suo padre era un piccolo impiegato che gli aveva dato una qualche educazione.”

“Cominciai via via a sentirmi sempre più compiaciuto della sua compagnia provai molto presto per lui la più tenera amicizia. Lo invitavo molte volte a venire al teatro con noi e questo non parve contrariare i miei compagni che avevano anche loro simpatia per questo ragazzo. Venne anche a cena con noi qualche volta ma si mostrava sempre molto freddo e riservato. Aveva molti compiti da svolgere e la sera, la maggior parte delle volte, era così stanco che preferiva non uscire dalla caserma. Avrei voluto offrirgli del denaro ma temevo che non lo avrebbe accettato.”

“In poco tempo non potei più fare a meno di lui e cercavo tutte le occasioni per essere gentile con lui. Mi accontentavo di toccare la sua mano e di passare qualche volta la mia sulla sua testa che era bella e seria, con i capelli fini, lisci, castano scuro. Notavo e ammiravo la bellezza dei suoi denti e della sua piccola bocca ornata, ma non nascosta, da piccoli baffetti castani. Rivedevo in lui tutti i miei eroi favoriti, quando lui passava con la sua bella uniforme nera e gialla su un bel cavallo, io lo paragonavo ad Ettore o ad Achille.”

“Ero geloso di lui ma mi piaceva fargli raccontare le sue avventure di guarnigione e i suoi amori passeggeri. Benché dotato di un fisico notevole, non andava a cercare donne se non al massimo due volte al mese perché erano molto care e lui aveva poco denaro.”

“D’altra parte si corrompeva poco con donne e amori, essendo stato sotto le armi dall’età di diciassette anni, aveva poco tempo libero per raffinare i suoi sensi. Io invidiavo furiosamente tutte le donne che, anche una sola volta, avevano tenuto nelle loro braccia e avevano reso felice questo bel ragazzo che io consideravo adesso come un dio! Avrei dato tutta una vita di gioie per poter avere questa soddisfazione almeno una volta.”

”E poi non avrei mai osato dirgli una parola di tutto questo. Sarei morto di vergogna prima di aver finito l’orribile frase. Ma quello che doveva succedere successe. Una sera noi eravamo stati a cena tutti insieme e il nostro amico era della partita. Tutti avevano bevuto e molto. Al rientro agli alloggi parecchi di noi si sentirono ignobilmente male. I soldati non dormivano con noi ma in una sala vicina. I nostri otto o dieci letti si perdevano nell’immensità della sala buia, illuminata da una piccola lampada che si spegneva nel mezzo della notte.”

“Noi eravamo più o meno eccitati e i nostri giochi chiassosi si prolungarono parecchio prima della notte. Il furiere, che dormiva in una piccola camera vicina, ubriaco fradicio anche lui, ronfava in modo orribile. Il mio letto era nell’angolo più scuro di fronte a quello di un giovane sottufficiale che, anche lui, era allegro grazie al vino generoso che aveva bevuto e al quale non era affatto abituato per ragioni di vario tipo. I miei compagni erano addormentati da molto tempo quando noi non ci eravamo ancora spogliati. Alla fine mi decisi e sbarazzandomi dell’uniforme mi rannicchiai nella mia camicia di baptiste ed entrai nel mio piccolo letto sul quale avevo fatto sedere il mio giovane amico al quale, nella nostra eccitazione e nell’intossicazione causata dal vino e dal chiasso che avevamo appena fatto, prodigai come per scherzo le più dolci carezze e la parole più adulatrici. Ero steso a metà sul cuscino che ci permettevano di tenere sul nostro letto, lui era mezzo spogliato, sedeva sulle mie cosce piegato verso di me. Io gli parlavo come nel rapimento di una mezza ubriachezza dovuta al sonno e al calore del letto che stavano cominciano ad aver ragione di me, quando lui si abbassò completamente su di me, mi strinse tra le braccia e mi baciò sul volto e contemporaneamente infilò le mani sotto le coperte e afferrò a piene mani la mia carne. Io mi sentii morire e come una gioia immensa mi rapì di colpo. Così per un piccolo momento ci stringemmo, poggiando le teste una accanto all’altra, mentre le gote bruciavano e la mia bocca era attaccata alla sua bocca, sul dolce cuscino. Io non sono stato mai così felice!!”

“La lampada poggiata a terra mandava dei raggi incerti nell’immenso dormitorio dove nei letti lontani i miei compagni dormivano e lasciava nella più profonda oscurità questo angolo dove noi eravamo così felici. Ebbi comunque paura che qualcuno ci vedesse e volendo gioire completamente di quell’abbandono del mio amico, gli dissi all’orecchio baciandolo: “Vai a spegnere la lampada e torna, ma presto”: si alzò inciampando e andò a bere alla brocca che era poggiata a terra vicino alla lampada; spense molto dolcemente la fiammella che stava già per spegnersi da sé. Il dormitorio non fu più rischiarato che dalla lampada del dormitorio vicino, cioè, ci si vedeva un po’ al centro della sala ma tutto il resto era nelle tenebre più dense.”

“Lo vidi nella penombra che ritornava al suo letto di fronte al mio. Lo sentii spogliarsi in fretta e tornare verso di me trattenendo il respiro. Quel piccolo momento mi sembrò un secolo e quando lo sentii vicino a me tra le coperte calde, lo abbracciai alla vita.”
“ “Mai ho provato un piacere così forte con una donna.”, disse, i loro baci e le loro carezze non sono né così caldi né così pieni d’amore” Queste parole mi inondarono di gioia e di orgoglio. Lo avevo dunque conquistato quest’uomo così desiderato, e che uomo affascinate! Qualsiasi donna me lo invidierebbe.”

“Alla fine ci separammo. Promettendoci di amarci sempre e di fare il possibile per restare sempre insieme.”

“L’indomani, quando ci alzammo, non osavamo scambiarci un solo sguardo, la vergogna era subentrata momentaneamente ai nostri folli ardori e l’aria fresca del mattino ci aveva fatto smaltire la sbornia. Per tutta la mattina non scambiammo che qualche parola ma la sera, dopo che andammo a letto, soli nell’oscurità profonda, il desiderio mi assalì di nuovo, mi alzai trattenendo il respiro e andai a trovarlo. Era sveglio e mi aspettava, così mi disse.”

“Da quella notte venne meno ogni freno, e passammo quasi tutte le notti uno nel letto dell’altro ad abbracciarci e a coccolarci. “Che belle guance hai, mi diceva, sono più dolci di quelle delle donne, e i piedi, si direbbero quelli di un bambino”.

“Questi discorsi mi facevano trasalire dalla gioia ; non desideravo più di essere una donna, perché trovavo questa passione terribile molto più saporosa e gradevole, superiore a quello che può offrire l’amore più conosciuto, che d’altra parte non mi attirava affatto. Mi innamorai talmente di questo bel ragazzo che arrivai ad amarlo più di qualunque cosa al mondo e non ebbi pensieri che per lui.”

“Il nostro anno di servizio militare volgeva ormai al termine e (cosa che un anno prima avevo creduto impossibile) vedevo approssimarsi la mia partenza con un vero terrore, l’idea di dovermi separare per parecchio tempo, se non per sempre, dal mio amico, mi era insopportabile, e spesso la notte ne piangevamo insieme. Lui doveva ancora fare parecchi anni e vedeva con dolore il momento di restare solo e isolato lì dove aveva avuto un amico così fortemente attaccato a lui.”

“… io ritardai la mia partenza per poter godere una volta ancora del mio caro ed amato amico. Gli lasciai tutto il denaro che avevo e anche molti oggetti come ricordi e gli raccomandai di scrivermi il più spesso possibile, lui me lo promise e alla fine partii.”

“Al ritorno nella mia casa paterna, provai una spaventosa sensazione di vuoto e le abitudini della famiglia mi sembrarono insopportabili. Tutti mi accolsero nel modo più caloroso e fui coccolato nel modo più tenero.”

“Comunque, dopo tre mesi tornai perfettamente in salute e cominciai ad occuparmi di nuovo di pittura e di letteratura, cose che mi interessavano molto. L’immagine del mio amico si sbiadì ben presto e perse tutto il suo charme e la sua vivacità. Mi scriveva ancora qualche volta ma io non rispondevo che a lunghi intervalli con lettere via via più fredde. Smise ben presto di scrivere e io non ne fui gran che dispiaciuto. Sei mesi dopo la mia partenza, il suo reggimento cambiò guarnigione e lui fu ucciso con un colpo di pistola da uno dei suoi compagni ubriachi che aveva avuto una discussione con lui su una faccenda relativa al servizio. Morì sul colpo sulla strada bordata di abeti che si stende tra la città e la fortezza. Il suo assassino fu condannato al carcere a vita. Non ho rimpianto quella morte, che ho appreso dai giornali e della quale ho saputo dei dettagli da un sottufficiale che ho incontrato più tardi.”[2]
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[1] Uso qui la mia traduzione del Romanzo di un invertito nato, pubblicata nella Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/romanzo.pdf]

[2] Si vede che l’amore meno vizioso di un effeminato non vale più di quello di una donna leggera e frivola. Questo invertito disse di avere avuto rapporti sessuali piuttosto semplici con questo giovane uomo.

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SEDUZIONE OMOSESSUALE

Vi presento oggi il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” intitolato: “Seduzione di un eterosessuale da parte di un unisessuale, seduzione di un eterosessuale da parte di un eterosessuale, inversione per orgoglio, noia o ideale.”

Nella prima parte del capitolo Raffalovich porta come primo esempio di seduzione il rapporto tra Vautrin e Lucien de Rubempré, come presentato da Balzac. È necessario però fare alcune precisazioni. Raffalovich vede nel rapporto Vautrin-Rebempré “il simbolo dell’uranismo maschile che si impossessa dell’eterosessuale attraente e impressionabile e lo induce alla unisessualità sicura, segreta e utile” ma, va sottolineato, non c’è nulla di esplicito in Balzac che faccia pensare ad una relazione omosessuale tra i due. Balzac non è un verista e i suoi personaggi sono spesso caricati dei colori più forti e inseriti in modo esplicito in situazioni di aperta corruzione ma, nonostante la possibilità “facile” di calcare sull’omosessualità, in questo caso Balzac tace. La lettura in chiave omosessuale del rapporto tra i due, ammesso che sia giustificata, sarebbe però quanto mai significativa, perché di fatto presenterebbe Vautrin, l’omosessuale (e probabilmente lo era veramente), come non soltanto un criminale, ma come un corruttore di giovani. Non va dimenticato che Rubempré si impicca in carcere ancora giovanissimo.
Ma le cose non sono così semplici, perché il giovane Lucien è rappresentato come l’androgino, dal lunghi capelli biondi boccoluti e dalle mani femminili, ma anche come un arrampicatore sociale che vuole arrivare con ogni mezzo a “possedere” Parigi. Che tra Vautrin e Rubempré ci sia un rapporto dominatore-dominato in cui però il dominato è anche se non soprattutto un opportunista, è evidente al lettore, ma che questo rapporto possa essere considerato un modello di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, appare indubbiamente una forzatura, anche se Raffalovich lo dà per scontato.

C’è però un argomento di un certo peso a favore della lettura di Raffalovich: nel romanzo di Balzac “La fille aux yeux d’or” del 1835 c’è un personaggio, Margherita, che sembra incarnare al femminile lo stesso cliché di Vautrin. Margherita è lesbica, si innamora della protagonista Paquita, ma il suo amore folle è in realtà piuttosto una desiderio di dominio, che porta Margherita a consumarsi di gelosia. Le analogie tra Vautrin, letto alla maniera di Raffalovich, e Margherita sono decisamente significative.

Il capitolo prosegue citando due personaggi della storia francese, certamente noti al pubblico omosessuale ottocentesco destinatario del libro ma probabilmente poco conosciuti in Italia oggi, si tratta del cavaliere di Lorena e del marchese di Cinq-Mars, le loro vicende, più che un emblema dell’omosessualità, rappresentano il segno del cinismo politico e della strumentalizzazione delle persone alla corte di Francia.

Il cavaliere di Lorena, Filippo di Lorena, bellissimo e assolutamente privo di scrupoli, fu dal 1658 l’amante di Monsieur Duca di Orléans e fratello di Luigi XIV; ordì intrighi sia contro Enrichetta d’Inghilterra, prima moglie di Monsier che contro la principessa del Palatinato, sua seconda moglie. Fu sospettato di aver fatto avvelenare Enrichetta d’Inghilterra nel 1670 ed esiliato a Roma. Monsieur accettò di risposarsi solo a condizione che il cavaliere di Lorena fosse richiamato a corte. Il cavaliere risultò anche compromesso nell’uccisone di un giovane mercante che rifiutava di farsi abusare dalla cricca del Lorena. Nell’82 fu accusato di avere iniziato all’omosessualità Luigi di Borbone, allora 12enne, figlio di Luigi XIV, il re andò su tutte le furie ma poi utilizzò i buoni uffici del Lorena per indurre Monsieur ad acconsentire alle nozze del figlio maggiore, Filippo, con una figlia illegittima del Re, Mademoiselle de Blois.

Co passare degli anni il cavaliere di Lorena si mantenne nelle grazie di Monsieur procurandogli giovani amanti. Pare che il duca di Orléans sia stato effettivamente innamorato del Lorena, che però, ben lungi dal condividere quei sentimenti, sarebbe stato solo un abilissimo manipolatore.

Decisamente più tragica è la storia di Enrico di Cinq-Mars. Il padre, maresciallo di Francia e marchese di Effiat, molto amico del cardinale Richelieu, alla sua morte, lascio il figlio Enrico, allora dodicenne, alle cure del cardinale, che lo prese sotto la sua protezione. Lo stesso Richelieu, nel 1639, presenterò Cinq-Mars, appena 19enne, a Luigi XIII, allora 38enne e di note simpatie omosessuali, nella speranza che diventasse il favorito del re. Cinq-Mars ottenne rapidamente notevoli onori ma i rapporti col Re si interruppero perché Luigi XIII era malinconico, paternalista e troppo austero per i gusti del giovane, che si diede quindi alla bella vita, agli amori femminili e anche a lamentarsi del re, che, comunque, gli lasciò fare qualsiasi cosa. L’arroganza del ragazzo crebbe al punto che egli arrivò a pretendere la mano di Maria Gonzaga-Nevers, di dieci anni più grande di lui e di rango sociale nettamente più alto. Richelieu gli si schierò contro e il progetto andò a monte. Da quel momento Cinq-Mars concepì un vero odio contro Richelieu, promosse quindi ad una congiura filospagnola che prevedeva l’assassinio di Richelieu, ma le guardie del cardinale intercettarono la corrispondenza segreta tra i congiurati. Il re è informato. I congiurati, catturati, furono condannati e giustiziati. Il 12 settembre 1642 Cinq-Mars, che aveva allora 22 anni, venne decapitato e il re non fece nulla per salvarlo.

Le storie di questi personaggi sono indubbiamente il segno di una vita civile molto degradata, ma c’è da chiedersi se le loro vicende possano essere considerate veramente esempi di seduzione omosessuale. Francamente l’interpretazione appare forzata.
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Seduzione di un eterosessuale da parte di un unisessuale, seduzione di un eterosessuale da parte di un eterosessuale, inversione per orgoglio, noia o ideale.

Seduzione. – Non bisogna trascurare l’influenza di un individuo su un altro individuo, di una personalità su un’altra personalità. La seduzione morale, intellettuale può portare a qualsiasi risultato. Vautrin si impossessa di Lucien al momento propizio e lo porta poco a poco ad appartenergli e lo tiene legato con tutti i vincoli possibili; un uomo meno forte non avrebbe asservito Lucien. Balzac ha vigorosamente simboleggiato l’uranismo maschile (Vautrin) che si impossessa dell’eterosessuale attraente e impressionabile e lo induce all’unisessualità sicura, segreta e utile. Anche se Vautrin non aveva amato molto Lucien, avrebbe potuto comunque asservirlo alla sua sessualità, per sua propria soddisfazione o anche per avere Lucien più in suo potere. Ma sarebbe difficile immaginarsi Lucien che ha rapporti con un uomo diverso da Vautrin o che si priva di donne brillanti, appassionate e che gli sono necessarie. Ogni uomo forte, ogni Vautrin, sembra che ricrei il mondo che lo circonda per colui che è sotto la sua influenza. I Lucien non possono proprio reagire e neppure desiderare per lungo tempo di sfuggire. D’altra parte è nel carattere dell’uomo di non vedere somiglianze tra gli atti che si commettono con una persona, gli atti che quella persona commette con un’altra e gli atti che commettono altri. Un eterosessuale che ha un unico legame unisessuale non si considererebbe mai come uno che fa parte della truppa degli unisessuali. Se ha cominciato con l’abbandonare la sua anima, la sua volontà, gli atti che derivano da questo abbandono non avrebbero affatto la fisionomia di atti di quel genere senza la preventiva cessione dell’anima e della volontà.

Non è solo la forza di un uomo che ricrea un mondo, ma è anche il suo grande patrimonio.

Il cavaliere di Lorena, eterosessuale come Lucien, coglie l’occasione per farsi amare da Monsieur, fratello di Luigi XIV, invertito effeminato, ma non gli si attribuiscono altre relazioni unisessuali ad di fuori di quelle con Monsieur. Si prestava a tutti i capricci fisici e non solo, comportandosi come un favorito senza pregiudizi (non si può certo restare il favorito se si hanno pregiudizi), ma senza Monsieur avrebbe potuto passare tutta la vita in intrighi con le donne. L’uranista maschile e l’invertito al livello di un principe possono sempre impossessarsi di un eterosessuale e legarlo, asservirlo e trattenerlo senza lasciarsene dominare. Il debole, anche se è un re come Luigi XIII, non potrà che amare e trattenere il suo favorito, farà dormire con lui Cinq-Mars, lo amerà platonicamente e lascerà che gli si rivolti contro e che muoia.

Ci sono parecchi di questi rapporti (Lucien, il cavaliere di Lorena, Cinq-Mars) in tutte le classi sociali. I sovrani hanno sempre potuto e possono ancora persuadere brillanti eterosessuali a prestarsi e ad abituarsi all’unisessualità; e lo stesso vale per i principi, per i grandi, per i ricchi e per quelli che, di qualunque rango e livello siano, a partire dal principe di sangue o dal fratello di un re o di un sovrano fino al padrone di una casa, fino al piccolo coltivatore, hanno la forza, il potere e la capacità di persuasione in grado sufficiente.

Molte famiglie illustri, molti uomini che hanno fatto buona riuscita, hanno ottenuto aiuto e successo grazie alla loro obbedienza, alla loro docilità, alla loro discrezione.
Il signore ricco, che secondo Strindberg ogni giovane uomo incontra almeno una volta, ha molte incarnazioni e molte forme differenti.

E chi oserebbe dire che tutti gli eterosessuali che cedono, per ambizione, subordinazione, inferiorità, riconoscenza, vanità lusingata, amor proprio, non si creino delle scuse, delle illusioni? È probabile che se non fossero stati suscettibili in qualche modo a farsi trascinare o non avessero avuto una tendenza verso il seduttore, se non verso la seduzione, questi rapporti non sarebbero mai esistiti. Un primo ministro che promuove il suo segretario, un uomo ricco che garantisce il destino del suo impiegato o che spinge un attore verso il successo, ecc. ecc., stanno probabilmente scegliendo qualcuno le cui qualità intellettuali o anche morali danno loro un senso di sicurezza che la bellezza, la giovinezza, lo spirito, non sarebbero sufficienti a produrre. Questi uomini hanno troppo l’abitudine di essere padroni di sé per decenza o onore o ipocrisia, per il rispetto che essi hanno per se stessi o per la loro posizione o per la società, per innamorarsi follemente. Possono probabilmente fare a meno dei capricci sessuali senza troppe difficoltà, ma se vogliono qualcosa di più durevole, di più onesto ai loro occhi, hanno il tempo libero per scegliere.

Se una ragazza virtuosa può essere sedotta, può esserlo anche un giovane uomo ambizioso se il suo protettore se ne fa carico; e a questo giovane uomo, accasato, sposato, padre e marito felice, una volta morto il protettore, che cosa resterà di questo passato nascosto? Tutto dipenderà da tante cose. Sarà forse molto severo con gli altri, oppure indulgente per le debolezze dell’ambizione e della decenza, o solamente per quelle della passione, oppure scettico. Sorveglierà forse i suoi figli un po’ più strettamente o, meglio, insegnerà loro che l’onore, la rispettabilità e la decenza non devono lasciarsi mai intaccare. E alcuni di questi padri, di questi uomini che hanno avuto successo, arrivati a un’età matura, a una posizione solida, si lasceranno tentare o interessare da un uomo giovane che ricorderà loro lo loro stessa giovinezza. La generosità, la magnanimità farà in modo che essi aiutino questo giovane uomo, come essi stessi sono stati aiutati ma senza pretendere le medesime compiacenze, e anche senza neppure desiderarle. Si diranno che in questo modo espiano la loro condotta di altri tempi. Altri uomini invece sentiranno la tentazione di agire come altri hanno agito nei loro confronti, e tra di loro alcuni cederanno a quella tentazione, ma forse senza arrivare tutti allo stesso risultato, allo stesso risultato del loro protettore di un tempo; perché quello aveva probabilmente amato con convinzione, con determinazione e nei suoi imitatori potrebbe non esserci che spirito di imitazione, depravazione, noia, ritorno ad una giovinezza ormai passata.

Ci sono parecchie cose che non si fanno e che non si capiscono che quando ci si trova in una situazione analoga. Così, molti eterosessuali sedotti non saranno tentati di sedurre se non si troveranno completamente nella situazione del seduttore; altri al contrario fuggiranno questo momento con particolare paura e determinazione.

Nei casi indicati qui, si arriva a un risultato curioso: la seduzione di un eterosessuale da parte di un altro eterosessuale.

Questo eterosessuale è stato lui stesso sedotto, è vero, ma la seduzione di un eterosessuale da parte di un altro eterosessuale spesso non ha avuto un prologo del genere.

Non parlo delle prigioni, della caserme e dei collegi, dove l’assenza di donne sarebbe sufficiente per mettere insieme due maschi o almeno per avvicinarli l’uno all’altro, perché la seduzione è una questione di scelta, non di necessità (fino al momento in cui un uomo non si sia decisamente lanciato alla ricerca del successo), non di carenza. Parlo di uomini liberi che vivono in paesi civili.

Per avventurarsi in questa analisi, la più delicata e difficile di questo volume, bisognerebbe possedere qualità contrastanti, il libertinaggio di Crébillon figlio [Claude-Prosper Jolyot de Crébillon, detto Crébillon fils, 1707- 1777] e il buon senso di Diderot, quando era insensibile, e bisognerebbe disporre di documenti inaccessibili allo stesso Krafft Ebing. Alcuni poeti e romanzieri contemporanei hanno provato questo tipo di analisi, essa era più facile per loro che per un autore più metodico perché a costui si potrebbe fare a torto questa obbiezione, che uno almeno dei suoi eterosessuali appartiene agli uranisti con tendenze eterosessuali o agli eterosessuali con tendenze uraniste, oppure agli eterosessuali con inversione acquisita. Questa allettante obbiezione è falsa. Un eterosessuale non diventa invertito per il solo fatto che viene sedotto, che commette uno o qualche atto unisessuale, così come qualche assaggio di haschisch non compromette l’integrità di un uomo. Se questi atti unisessuali giocano un ruolo più che effimero nella vita sessuale di questo individuo, se portano a pensieri, fantasie unisessuali, ad atti, a una modificazione della sua condotta, allora le cose sono diverse. Ma un eterosessuale non sarà né un invertito né uno pseudo-ermafrodita né niente altro che un eterosessuale se un tale episodio isolato ha luogo nella sua vita.

Molti eterosessuali hanno ceduto a degli invertiti, ma se questi invertiti fossero stati in realtà degli eterosessuali che per una ragione o per un’altra, o piuttosto per molte ragioni, si erano fatti convincere a vedere di che si trattava, si può affermare che essi non avrebbero affatto ceduto. Si rilegga nel Romanzo di un invertito (trasmesso da Zola agli Archivi di antropologia criminale) l’episodio del giovane militare; se l’invertito fosse stato eterosessuale fino ad allora il giovane militare avrebbe agito in un altro modo? E poi non è comunque proprio l’idea di compiere un atto qualunque seguita quasi immediatamente da questo atto, non è comunque l’atto commesso senza un’intenzione precedente che gli fa accettare l’atto compiuto come il primo di una serie di una nuova situazione e che dà importanza generale ad un atto isolato? L’eterosessuale che, una volta compiuto un atto unisessuale, si riprende, si salva dalla memoria di quell’atto, lo cancella, lo raschia via, è forse psicologicamente molto diverso da prima, è diverso da come sarebbe se un sogno assurdo lo avesse stupito o svegliato?

L’eterosessuale non è al riparo dai sofismi, dalle frasi di quelli che pretendono che l’unisessualità prepari piaceri più vivi della sessualità abituale, dal contagio, dall’infiltrazione per così dire, dalla curiosità,[1] da tutti gli argomenti in favore dell’unisessualità, e da tutti gli argomenti contrari, ogni argomento contro conferma l’argomento a favore, in uno stato di curiosità, perché c’è (così ci si dice) minor rischio quando si conosce l’antidoto.

L’analisi indicata qui è incompleta, merita più tempo e più spazio.

In un romanzo tedesco[2] che fece il suo clamore una cinquantina d’anni fa, un uomo sposato con una donna seducente, si lascia invadere dall’amore dell’arte, della bellezza greca, pagana, e arriva a voler cedere la sua donna al suo bello e giovane amico che ne è innamorato, a condizione di possedere l’amico stesso.
È un esempio un po’ violento della tentazione unisessuale subita da un eterosessuale, che lo spinge verso un altro eterosessuale.[3]

Dato che ho avviato questa esplorazione di un terreno molto più psicologico che patologico, non dimenticherò la tentazione dell’orgoglio, dell’orgoglio che dice all’uomo che nulla di ciò che è umano gli deve essere estraneo, che egli ha il diritto di gustare tutte le voluttà dell’anima e del corpo. Quest’uomo può cominciare dal non voler gustare se non quelle dell’anima, dell’intelligenza, del dominio; può anche non andare mai oltre o al di fuori di questo, ma può ugualmente trovare un momento di complicità del corpo che reclama la sua parte, il momento in cui l’atto del copro sembra solo un’espressione del cervello, dello spirito, dell’anima.

Il paradosso spinto ad oltranza, la vanità (perché l’orgoglio di cui parlavo sarebbe piuttosto segreto, personale, e non si darebbe in pasto al mondo) condurrebbe anche l’eterosessuale a imitare il modo di camminare dell’invertito che si mette in primo piano, a copiarlo, a difenderlo a lasciarsi compromettere da lui (sia per la pretesa della giovinezza che si crede al di sopra del buon senso e della maldicenza, sia per una ingenua devozione). Se nessuno gli presta attenzione l’eterosessuale guarirà probabilmente dalle sue affettazioni, ma se la calunnia lo attacca, se lo si perseguita, di due cose l’una: l’ingiustizia lo renderà quasi maniaco contro l’unisessualità di cui è stato accusato a torto, ma non senza verosimiglianza, oppure si dirà: Perché no? Dato che mi si accusa, perché non avere anche i privilegi oltre che gli orrori della situazione?[4]

Lascio agli invertiti o ai romanzieri l’ampiezza degli argomenti in favore dell’inversione: si possono leggere in molte opere filosofiche, in tutte le diatribe contro le donne, in tutti i capitoli sulle donne, in Alfred de Vigny come in La Bruyère, in tutti i moralisti.

La donna non realizza del tutto la felicità dell’uomo sensato o sensibile. Certi uomini hanno più facilmente certe qualità che la maggior parte delle donne non possiede o non impara o non gradisce affatto, ecc. Tutte queste massime, prese dall’invertito ragionatore, inducono a delle conclusioni più rigorose che logiche.

M. Trade diceva che il numero di persone capaci di provare e di ispirare un amore duraturo, un’amicizia duratura e superiore, era veramente piccolo rispetto a quello delle persone che cercavano questo amore, questa amicizia, che se ne ritenevano capaci, o capaci di ispirarli, ed è da questa sproporzione che nascono gli uranisti, ci si stupirebbe di non trovarne e ci si potrebbe considerare ciechi non vedendoli.

In effetti, quando si pensa a tutto quello che è stato detto, scritto e pensato contro le donne di tutti i tempi, in tutte le epoche, a tutto quello che gli uomini hanno sognato, desiderato vicino a loro o al di fuori di loro, ci si sorprenderebbe di non trovare un certo numero di uomini indirizzarsi verso la continenza, il celibato o la sentimentalità unisessuale, la lussuria unisessuale. È in questo modo che si forma l’uranista per ideale, per convinzione.

Se la donna non interessa le facoltà superiori di un uomo tenero, gli resta più di un’alternativa: amare una donna per il piacere che dà la sua pelle fine, il suo grazioso balbettio, amarla come un gingillo, come un animale domestico, come una selvaggia di Pierre Loti, senza lasciarsene dominare e invadere e dunque fino al punto di ribellarsi o di non ribellarsi, fino al punto di rivoltarsi con l’aiuto della continenza, del celibato, dell’indifferenza, o coi i cambiamenti di moglie o di amante o amando un fratello Yves [Mon frère Yves, opera di Pierre Loti del 1883, che suscitò sospetti di omosessualità sull’autore] rivolgendosi verso l’unisessualità platonica o no, in un modo o in un altro.

È per questo che il matrimonio porta inevitabilmente certi uomini all’unisessualità. Hanno creduto, hanno sperato che la donna-sposa li avrebbe consolati dei guai che avevano avuto accanto a donne-ragazze, a donne-amanti capricciose o corrotte o a donne che li arpionano; è inutile descrivere tutti i fastidi di tutte le relazioni su base poco onesta o poco solida. La donna-sposa, addobbata di tante qualità (di tutte le qualità non ancora colte al punto giusto) non corrisponde alla aspettative. È come per la Marthe di “Charles Demailly” [Romanzo di Edomond de Goncourt, 1860], come tante donne che la letteratura ha modellato così spesso. Il marito non vuole l’adulterio perché è contro le sue concezioni, contro la sua idea di quello che è dovuto anche a una donna sgradevole, o perché il fastidio della relazione sarebbe un peso per lui come prima lo era la noia, o perché è a corto di pazienza e non si interessa più alle donne; e se non ha ancora l’età o l’inclinazione spirituale che fanno vivere senza interessi sentimentali, o se le numerose occupazioni, manie, ecc. ecc. della vita mondana non lo assorbono e se possiede certe qualità gradevoli, si avvicinerà all’unisessualità. Gli unisessuali lo scopriranno, lo cercheranno, oppure lui ne troverà uno stranamente simpatico, oppure ci sarà ancora una volta la seduzione di un eterosessuale da parte di un altro eterosessuale.[5]

All’età della ragione, quando l’età della prima lascivia, della prima impazienza dei sensi è passata, l’amore non più esclusivamente sessuale all’inizio, o non è più di origine genitale. Così, dopo una certa età, la vista di una qualsiasi ragazza carina o attraente non eccita più il desiderio, o al momento stesso in cui nasce, il desiderio è strangolato da altre considerazioni. Questo non impedisce che un altro sentimento di un’altra origine, alla lunga, diventi genitale, sessuale.

Non è il desiderio dell’altro sesso che si sostituisce al desiderio del sesso femminile negli eterosessuali, ma è una cosa più complessa, è un isolamento di fronte alle donne, unito a un distacco sentimentale che permette al desiderio di trovarsi senza oggetto e poi di precisarsi basandosi sull’immagine o sull’idea di un individuo maschio, per arrivare poco a poco a un rapporto comparabile con quello che c’è tra compagni di scuola o tra prigionieri. Questo isolamento psichico conduce là dove conduce l’isolamento fisico.

L’uomo imprigionato nel mondo femminile si scopre un compagno sentimentale, intellettuale, sessuale. E come accade nelle agglomerazioni forzate di uomini, anche qu la prima scelta e lunga, lenta e complicata.

Ideale. – Un uranista con tendenze eterosessuali o un eterosessuale possono entrambi scegliere l’unisessualità per ideale, perché essi pensano di trovare in questo stato intellettuale e fisico, in questa espressione della loro individualità il summum della felicità o della soddisfazione o della virtù o dell’equilibrio. A chi ritenesse questi uomini degli imitatori risponderei che non esiste nulla che l’uomo non imiti, che “l’uomo imita soprattutto quello che ha.” L’ideale greco e l’ideale cristiano (espressi nel libro che Dugas non vorrebbe mettere nelle mani dei giovani uomini), dell’amore non pederastico, sodomitico, ma tra simili, tra uguali, tra discepolo e allievo, o per il giovane dio sofferente, lo slancio d’amore per il dolce simbolo maschile e divino, così come il culto della purezza, potrebbero trascinare un ragazzo, un giovane uomo. Poco a poco questo ideale senza donna morirebbe in lui per il fatto che lo allontana dagli approcci fisici con una donna.
Nel frattempo l’ideale della donna come fidanzata, amante o moglie, l’ideale delle poesie d’amore, dei romanzi di ogni tempo, potrebbe strutturare un uomo in modo da fargli considerare il ruolo dell’amante amoroso di una donna come il più ammirevole. Se diventa un buon marito, un buon padre di famiglia, questo ideale sarà stato utile ed egli potrà non capire affatto la possibilità di amare sentimentalmente o voluttuosamente un essere di sesso maschile, che non può avere figli e che non ha bisogno di protettori.

Altri ancora potrebbero considerare come cosa molto moderna (e lo è sempre stata) il non seguire che i loro modi di fare, la loro complicazione, il poter amare indifferentemente l’uomo o la donna e tutte le sfumature psico-sessuali. Si sono forgiati l’ideale di un piacere sottile, artistico, molto esigente.

Sono più rari perché l’ermafroditismo morale permanente conduce a ogni tipo di complicazioni sociali. Le gelosie tra un uomo e una donna in rapporto ad un uomo sono di una violenza inaudita anche presso le persone mondane. Che si siano osservate o meno quelle gelosie, si capisce la causa della loro intensità. I gelosi nell’odiare un individuo odiano tutto un sesso. La maggior parte delle donne gelose sono gelose di una donna rivale o di una donna che rappresenta una classe rivale (quella delle donne leggere, o delle donne di mondo o delle ragazze o delle donne del popolo) che però non rappresenta un intero sesso.

Torno all’uranista per ideale, bisogna fare i conti con lui, senza relegarlo tra le invenzioni degli psicologi o tra gli ingannatori che dissimulano così una disposizione naturale viziosa.

Immaginiamoci un giovane uomo dotato di qualità morali e fisiche che si faccia dell’unisessualità un ideale altrettanto romantico dell’ideale eterosessuale acquisito da un altro giovane uomo. Si sa che gli ideali sono pericolosi per tutti gli uomini, che chiedono loro l’irrealizzabile; e come il giovane eterosessuale si uccide per un’attrice, allo stesso modo il giovane unisessuale per ideale può perdersi o perdere la sua credibilità.

Io penso che più giovani uomini siano stati gettati nell’inversione dalla sentimentalità che dal vizio, più dal desiderio di amare e di essere amati che per conoscere il piacere dello spasmo.

Sono quelli che Stafanowsky chiama erotomani, sono quelli che restano uranisti per convinzione, che lo sono o congenitamente o per evoluzione del loro ideale.

L’istinto sessuale, malgrado la sua tirannia, si presta alle esigenze del carattere e della volontà e una intelligenza precoce può essersi forgiata un ideale prima del risveglio dei sensi o un ideale che ad essi si impone; come il bambino che vorrebbe essere soldato prima di sapere se ha la salute indispensabile, questo bambino si è detto che l’amicizia, l’eroismo greco, la superiorità maschile o che so io sarebbero stati lo scopo della sua vita. L’istinto sessuale non è abbastanza potente per cancellare questa vocazione e si piega, si tira indietro, si nasconde: e c’è un uranista in più, un uomo di forte temperamento ma con il pungiglione del sesso proprio come gli altri. Quando non si sa distinguere, nella propria giovinezza, il piacere fisico dai sentimenti nobili, quando si ha un’anima forte e fiera e poco malleabile, pertinace nel conservare le impressioni profonde, l’uomo rischia di diventare un platonico – un erotomane, come dicono gli scienziati.

È una nuova preoccupazione per quelli che si occupano di educazione: è meglio vedere un ragazzo che cresce diventare un platonico, un erotomane, come si dice, disposto a qualsiasi sacrificio e forse a qualsiasi eroismo, oppure diventare un amante delle voluttà facili? Il problema sarebbe troppo crudo se non trovasse la sua soluzione radicale al di fuori dell’educazione e delle scelte di quelli che educano.
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[1] L’eterosessuale sarebbe più facilmente colpito dalla curiosità rispetto all’uranista, perché l’uranista, avendo (grazie alle condizioni sociali e legali di oggi) una inimicizia o una repulsione concreta verso le donne, sarà meno tentato di essere curioso dell’eterosessuale ignorante, indifferente. L’ignoranza è più vicina alla curiosità di quanto l’antipatia non sia vicina alla curiosità. D’altra parte lo studio dell’effeminato insegnerebbe all’uranista tutti i difetti della donna, e lui ne troverebbe le qualità nei maschi.
[2] Eritis sicut deus.
[3] Il possedere un uomo che possiede una donna ha occupato molti cervelli e la lussuria, la vendetta, non si sono fermate prima della messa in pratica di questa idea. L’eroe del romanzo tedesco comunque non voleva due possessioni simultanee.
[4] Pe molti uomini il punto di vista è una cosa importante, per altri poco o nulla.
[5] Gli uomini per i quali un’idea non è seguita da un’altra idea, i sentimenti di affetto, i sentimenti di amicizia, possono un giorno o l’altro essere esposti all’unisessualità.

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CASANOVA E L’OMOSESSUALITA’

Proseguendo nella pubblicazione della mia traduzione di “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich, sono lieto di presentare oggi l’analisi della sessualità di Giacomo Casanova offerta dallo stesso Raffalovich. Nessuno ha mai messo in dubbio l’eterosessualità di Casanova, ma nei Mémoires di Casanova non troverete mai alcuna forma di disprezzo o di strillata repulsione nei confronti dell’omosessualità, della quale Casanova ha avuto qualche piccola esperienza in seminario all’età di 17 anni. Il racconto dei fatti, operato da lui stesso, manifesta l’intelligenza dell’uomo e la sua indipendenza di giudizio. Nella narrazione di Casanova i fatti contano più delle parole, l’aggettivazione è scarna e l’intelligenza si manifesta anche nella prosa.

Nella seconda parte del post si tratta di un argomento molto particolare e ben noto nel ‘700 e cioè dei castrati, chiamati a recitare in teatro e anche a cantare nell’opera lirica le parti femminili, perché alle donne era proibito comparire sulla scena. È ben noto che Parini, un prete serio e un illuminista serio, fece sentire la sua voce su questo punto nella famosa ode alla Musica, in cui, per smuovere lo sdegno civile per pratiche tanto immorali, descrive un castrato, ingrassato e svirilizzato per effetto della castrazione, che canta con un fil di voce una parte femminile in un’opera lirica:

“Aborro in su la scena
Un canoro elefante,
Che si strascina a pena
Su le adipose piante,
E manda per gran foce
Di bocca un fil di voce…”

Casanova si trova coinvolto nella questione dei castrati per un motivo molto particolare. Nel ‘700, poteva anche accadere che una donna, facendosi passare per castrato, nella vita e sulle scene, potesse conquistare le platee, perché nessuno poteva interpretare i ruoli femminili meglio di una vera donna nei panni di un falso castrato. Casanova si imbatté in “Bellino”, una donna nei panni di un falso castrato, capì che si trattava di una donna e perse la testa per lei. Cercò di sedurre Bellino con tutte le sue arti. Avrebbe voluto a tutti i costi avere la prova certa della femminilità di Bellino, ma Bellino non cedeva, d’altra parte se lo avesse fatto la sua figura di (falso) castrato sarebbe crollata con conseguenze economiche e penali molto pesanti. Bellino aveva un fratello, Petronio (il nome è tutto un programma), che Casanova considera un vero gitone (prostituto, anche qui il nome non è casuale). Petronio prova a sedurre Casanova, ma Petronio è un uomo e Casanova gli fa capire che la cosa non incontra i suoi gusti, ma lo fa col tatto del gran signore.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich. Le aggiunte tra parentesi quadra sono mie.
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IV. – Casanova. – Eterosessualità congenita malgrado atti unisessuali commessi dopo la pubertà.

Dopo il masturbatore omosessuale [Rousseau], ecco Casanova, libertino eterosessuale famoso; all’età di 17 anni passati (dopo essere stato l’amante di due sorelle che deflorò) lo misero in seminario, ma fu ben presto cacciato dal seminario per atti di unisesualità: ecco il suo racconto:

“Uno dei miei compagni di dormitorio, dell’età di quindici anni e che oggi, se è ancora vivo, è vescovo, mi colpì per la sua figura e per le sue doti. Mi ispirò una viva amicizia, e nelle ore di ricreazione, invece di giocare ai birilli con gli altri, passeggiavo regolarmente con lui. Parlavamo di poesia e le più belle odi di Orazio facevano le nostre delizie. Preferivamo l’Ariosto al Tasso e Petrarca catturava tutta la nostra ammirazione, perché Tassoni e Muratori, che lo avevano criticato, erano l’oggetto del nostro disprezzo. In quattro giorni divenimmo così buoni amici che eravamo tanto gelosi l’uno dell’altro che, quando uno di noi lasciava l’altro per andare a passeggio con un terzo, ci tenevamo il broncio come amanti. Un monaco laico [il prefetto] sorvegliava il nostro dormitorio e le sue funzioni erano di mantenere lì dentro l’ordine … Quando il prefetto vedeva che tutti gli allievi erano coricati, entrava nel suo letto. Una grande lanterna illuminava questo luogo che era un parallelogrammo di ottanta passi per dieci. I letti erano posti a distanze uguali, all’altezza di ogni letto c’era un inginocchiatoio, una sedia e il baule del seminarista. Ad un estremo c’era il lavabo e all’altro il letto del prefetto. Il letto del mio amico era di fronte al mio e noi avevamo la lanterna tra noi. L’occupazione principale del prefetto era di sorvegliare perché nessun allievo andasse a coricarsi con un altro, perché non si sarebbe mai supposta innocente una tale visita. Il fatto era considerato un crimine capitale: il letto non serviva che per dormire e non per intrattenersi con un compagno, c’era la convinzione che un seminarista non potesse dormire fuori del suo letto se non con propositi immorali. Del resto, libero e tranquillo nel suo letto, ci poteva fare quello che voleva; peggio per lui se avesse abusato di questa libertà. È stato sottolineato in Germania che gli agglomerati di giovani in cui i direttori si danno da fare per prevenire l’onanismo sono quelli in cui questo vizio regna più largamente. Gli autori di questi regolamenti erano degli stupidi ignoranti che non conoscevano né la natura né la morale. La natura ha dei bisogni che devono essere soddisfatti, e Tissot ha ragione soltanto in rapporto ai giovani che abusano di questa facoltà, ma questo abuso sarebbe estremamente raro se i direttori fossero prudenti e saggi, perché i giovani sono spinti ad eccessi pericolosi solo dal piacere della disobbedienza, ecc. .. Nella notte del nono o del decimo giorno del mio soggiorno in seminario, sentii qualcuno venire a coricarsi vicino a me. Mi prese subito la mano che la strinse dicendomi il suo nome, io feci fatica ad impedirmi di ridere. Era il mio amico che si era svegliato e vedendo la lanterna spenta aveva avuto il desiderio di venire a farmi una visita. Qualche istante dopo lo pregai di andarsene, per paura che il prefetto potesse svegliarsi, perché allora ci saremmo trovati in forte imbarazzo e forse saremmo stati accusati di cose abominevoli. Nel momento stesso in cui gli davo questo buon consiglio, sentimmo dei passi e l’abate [il mio compagno] se ne scappò; ma in quel momento sentii che qualcuno cadeva a terra e nello stesso momento sentii il prefetto gridare con una voce rauca: “Ah! Scellerato! A domani, a domani!”

“il rettore, accompagnato dal prefetto entrò nel dormitorio e ci disse: “Ascoltatemi tutti. Voi non ignorate la confusione di questa notte. Due di voi devono essere colpevoli, ma voglio perdonarli; e per il loro bene, prometto che manterrò la cosa segreta. Verrete tutti a confessarvi con me prima dell’ora della ricreazione…” Conformemente ai suoi ordini, andammo tutti a confessarci da lui, e poi ce ne andammo in giardino, dove l’abate [il mio compagno] mi raccontò che avendo avuto la disgrazia di urtare il prefetto aveva pensato bene di doverlo fare cadere terra e questo gli aveva dato il tempo di tornarsene nel suo letto senza essere riconosciuto. “

(L’abate [il compagno] gli raccontò anche di aver fatto al rettore una falsa confessione di non avergli confessato la sua disobbedienza [cioè la sostanza del fatto].)

[Quella riportata tra parentesi tonde, nelle righe precedenti è la sintesi operata da Raffaolovich, ma vale la pena di citare l’intero brano di Casanova:
“E ora, gli dico:
– tu sei sicuro di essere stato perdonato perché molto saggiamente hai confessato la tua colpa.
– Stai scherzando? Mi rispose il mio amico, il buon rettore non avrebbe comunque saputo più di quello che sapeva già nemmeno se la visita che ti ho fatto fosse stata criminale.
– Dunque hai fatto una falsa confessione perché eri colpevole di disobbedienza?
– Può essere, ma non se la può prendere che con se stesso, perché ci ha forzato.
– Caro amico, tu ragioni a meraviglia e ora il reverendissimo deve sapere che la nostra camerata ne sa più di lui!”]

“La storia sarebbe finita lì se, qualche notte dopo, io non avessi avuto il capriccio di restituire a mia volta al mio amico la visita che gli dovevo. Verso l’una di notte, avendo avuto il bisogno di alzarmi, e sentendo russare il prefetto, spensi in fretta il lucignolo e andai a mettermi vicino al mio amico. Lui mi riconobbe e condivise la mia gioia, ma stavamo attenti entrambi al russamento del nostro guardiano, appena smise di russare, vedendo il pericolo, mi alzo e raggiungo il mio letto senza perdere un istante; ma appena ci arrivo, ecco due sorprese invece che una. La prima è che mi trovo vicino a qualcuno, la seconda è che vedo il prefetto in camicia, con la bugia in mano, che andava lentamente guardando i seminaristi a destra e a manca. Pensai che il prefetto avrebbe potuto accendere una bugia in un stante; ma come spiegare quello che vedevo: uno dei miei compagni, con la schiena girata verso di me che dormiva profondamente? Prendo la decisione poco meditata di fare finta di dormire anche io. Alla seconda o terza scossa del prefetto faccio finta di svegliarmi e l’altro si sveglia anche lui. Stupito di trovarsi nel mio letto, mi chiede scusa: “Mi sono sbagliato, mi dice, ritornando da qualche parte all’oscuro e trovando il tuo letto libero l’ho scambiato per il mio.
“Può essere, gli risposi, perché anche io ho avuto bisogno di alzarmi.
“Non è verosimile, riprese l’Argo [il cane da guardia, cioè il prefetto],
“E dicendo così si dirige verso la lampada e trova lo stoppino schiacciato. Lo stoppino è affogato nella lampada, signori, la lampada non si è spenta da sé: è opera di uno di voi. Lo vedremo domani.”

L’indomani i due accusati ricevettero sette o otto colpi di corda o di bastone; e il quarto giorno Casanova lasciò il seminario.

L’episodio di Bellino, di suo fratello Petronio e delle sue due sorelle, dimostra (cosa d’altra parte ben nota) che Casanova restò eterosessuale. Bellino (sotto questo nome la bella Teresa recitava in teatro e nella vita il ruolo di castrato) lo affascina, lo strega con la sua bellezza, che lui capisce essere quella di una donna. Come avrebbero potuto il petto deforme di un castrato o gli occhi di un uomo emozionare Giacomo Casanova? In vano le due sorelle (una di dodici e l’altra di 11 anni) vanno da lui, in vano Petronio, fratello di Bellino e prima ballerina, più maschio di Bellino, va a portagli il caffè: “Questo Petronio era un vero gitone [prostituto] e anche di professione. Non è una cosa rara in Italia, dove l’intolleranza su queste cose non è né irragionevole come in Inghilterra, né selvaggia e crudele come in Spagna. Gli avevo dato uno zecchino per pagare il caffè, facendogli dono del resto, e lui me ne mostrò riconoscenza applicandomi sulle labbra un bacio voluttuoso a bocca semi-aperta, supponendo che io avessi gusti che ero lontano dall’avere. Io lo disillusi senza che lui ne rimanesse umiliato. Gli comandai di ordinare la cena per sei persone ma mi disse che l’avrebbe ordinata solo per quattro perché bisognava che tenesse compagnia alla sua cara madre, che cenava sempre nel suo letto. Ciascuno deve fare come vuole; e lo lasciai fare.”

Bellino continua a preoccupare Casanova, persuaso di avere indovinato il suo sesso incantatore e nascosto ma senza poterne comunque ottenere la confessione. Bellino, una signorina de Maupin più voluttuosamente mascherata, lo portò alla collera, alla disperazione (la disperazione infantile di cui è capace), gli fece sorgere dubbi, rifiutò di rimuoverli o di soddisfarli. Senza paura di infilare qui troppa frivolezza, cito una conversazione che ha il suo valore per l’osservatore dei costumi:

“Con un po’ di compiacenza, disse Casanova, voi avreste potuto guarire la mia passione.
“Non ne sareste guarito, disse Bellino, sia che io sia una ragazza sia che io sia un ragazzo, perché vi siete innamorato di me, indipendentemente dal mio sesso; e la certezza che avreste ottenuto vi avrebbe reso furioso…”

Ma Casanova vuole la certezza, promette la sua amicizia se Bellino non fosse una donna. Chiede solo di toccare una cosa fatta per disgustarlo.

“Ah! Disgustare, disse Bellino, sono certo del contrario… La vostra natura ardente avrebbe la meglio sulla vostra ragione, e la vostra stessa ragione diventerebbe dipendente dai vostri sensi e sarebbe l’altra metà della vostra natura… Cercando quello che voi non potreste trovare, vorrete soddisfarvi con quello che trovereste. Come, con tutto il vostro spirito, potete illudervi che, trovandomi uomo, potreste smettere di amarmi da un momento all’altro? Il fascino che voi trovate in me cesserebbe di esistere? Probabilmente diventerebbe ancora più vigoroso e allora una volta che il vostro fuoco sarà diventato brutale, adotterete tutti i mezzi che la vostra immaginazione vi suggerirà per soddisfarlo. Arriverete a persuadervi di potermi trasformare in donna, o peggio ancora di divenire donna voi stesso. La vostra passione genererà mille sofismi per giustificare il vostro amore che voi adornerete del bel nome di amicizia; e per giustificare la vostra condotta non mancherete di citare mille esempi di simili turpitudini…”

“Non succederà niente di tutto questo, rispose lui, – comunque vi devo dire che se tutto questo succedesse , mi sembra che sarebbe meglio perdonare alla natura un deragliamento che a rigore può essere considerato solo un accesso di follia che agire in modo da rendere incurabile una malattia dello spirito che la ragione renderebbe solo passeggera”.
“Per ragionare bene, aggiunge, bisogna non essere né innamorati né in collera.”

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EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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