SEDUZIONE DI UN ETEROSESSUALE DA PARTE DI UN OMOSESSUALE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi è tratto integralmente dal “Romanzo di un invertito nato”, un documento molto interessante, in pratica una lunga confessione che un omosessuale italiano 23enne fece a Zola sperando che questi ne facesse un romanzo di successo. Zola, temendo le reazioni del pubblico e della critica (a quanto lui stesso sostiene) o forse per più profonde ragioni legate a una celata omofobia, si limitò a trasmettere il testo ad un suo amico medico, che lo fece pubblicare negli Archivi di antropologia criminale.

Il testo del capitolo di Raffalovich è un condensato della narrazione contenuta nell’originale. A Raffalovich interessa fare risaltare, attraverso la lettura, l’assoluta superficialità della seduzione del ragazzo eterosessuale da parte dell’“invertito nato”. La storia tra i due, in apparenza una vera storia d’amore, termina non solo nella banalità ma in un modo allo stesso tempo tragico e squallido. Il giovane militare sedotto, che sembrava essere destinato a diventare il compagno inseparabile del suo seduttore, viene ucciso da un suo commilitone per questioni banali inerenti al servizio e il suo vecchio seduttore non dà nemmeno molto peso a quella morte, che ormai non lo interessa più. La storia dimostra una terribile mancanza di senso morale da parte dell’”invertito nato” che è volubile e sostanzialmente disinteressato alle persone, anche a quelle che sembravano aver suscitato in lui il massimo dell’entusiasmo.

Mi sono sempre chiesto quanto, nell’ambito di un rapporto affettivo-sessuale, sia riferibile ad una forma di vero amore per l’altro o l’altra come persona, nella sua realtà umana, nelle sue debolezze, nella sua libertà, e quanto sia invece dovuto solo all’idea di sentirsi protagonista di un sostanziale monologo, in cui l’altro o l’altra sono solo comparse, che contano perché recitano un ruolo, e in quel ruolo potrebbero essere benissimo sostituiti da altri. La brevità delle relazioni affettive dei nostri tempi sembra indicare che il peso dei legami affettivi profondi è in realtà assai ridotto. È proprio per questo che il senso di frustrazione è così comune.

In ogni caso, con buona pace di Raffalovich, il racconto dell’”invertito nato” non è certamente il modello, almeno a livello teorico, di un rapporto tra un etero e un gay, Vorrei aggiungere che la vera causa del cinismo dell’”invertito nato” verso il suo ex-amante andrebbe ricercata in territori che hanno poco a che vedere con la sessualità, e cioè nella grande differenza di rango sociale tra i due, differenza che nell’800 rappresentava quasi una differenza ontologica.

Mi sono chiesto se possano ancora oggi trovarsi forme di seduzione analoghe a quelle descritte in questo capitolo, onestamente credo di no. Seduzioni di un eterosessuale da parte di un omosessuale sono pensabili, e accadono realmente, solo se l’omosessuale è ricco, o potente e se l’eterosessuale è un arrampicatore sociale, ma in casi del genere, anche se si parla impropriamente di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, bisognerebbe parlare di una corruzione reciproca, perché assegnare all’eterosessuale arrivista e interessato il ruolo della vittima è oggettivamente molto riduttivo. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Seduzione di un eterosessuale da parte di un invertito

Testo preso dall’autobiografia di un invertito effeminato comparsa negli Archivi di antropologia criminale. Si noterà la differenza di casta sociale, la leggera differenza di età (l’invertito è più giovane) e l’ardore amoroso del seduttore che facilita o rende possibile la caduta di un giovane uomo onesto.[1]

“Mi sentivo pieno di amicizia per questo ragazzo che faceva così tristemente il suo dovere, era sobrio e usciva poco. Ma io non avevo comunque nessun desiderio su di lui e non pensavo che avrebbe mai avuto la capacità di capirmi. Spesso la sera mi sedevo al suo fianco e mi piaceva fargli raccontare qualche cosa del suo paese, della sua vita di prima, della sua famiglia. Non aveva madre e suo padre aveva avuto parecchi figli da un’altra donna e questo lo aveva spinto a continuare la vita militare. Suo padre era un piccolo impiegato che gli aveva dato una qualche educazione.”

“Cominciai via via a sentirmi sempre più compiaciuto della sua compagnia provai molto presto per lui la più tenera amicizia. Lo invitavo molte volte a venire al teatro con noi e questo non parve contrariare i miei compagni che avevano anche loro simpatia per questo ragazzo. Venne anche a cena con noi qualche volta ma si mostrava sempre molto freddo e riservato. Aveva molti compiti da svolgere e la sera, la maggior parte delle volte, era così stanco che preferiva non uscire dalla caserma. Avrei voluto offrirgli del denaro ma temevo che non lo avrebbe accettato.”

“In poco tempo non potei più fare a meno di lui e cercavo tutte le occasioni per essere gentile con lui. Mi accontentavo di toccare la sua mano e di passare qualche volta la mia sulla sua testa che era bella e seria, con i capelli fini, lisci, castano scuro. Notavo e ammiravo la bellezza dei suoi denti e della sua piccola bocca ornata, ma non nascosta, da piccoli baffetti castani. Rivedevo in lui tutti i miei eroi favoriti, quando lui passava con la sua bella uniforme nera e gialla su un bel cavallo, io lo paragonavo ad Ettore o ad Achille.”

“Ero geloso di lui ma mi piaceva fargli raccontare le sue avventure di guarnigione e i suoi amori passeggeri. Benché dotato di un fisico notevole, non andava a cercare donne se non al massimo due volte al mese perché erano molto care e lui aveva poco denaro.”

“D’altra parte si corrompeva poco con donne e amori, essendo stato sotto le armi dall’età di diciassette anni, aveva poco tempo libero per raffinare i suoi sensi. Io invidiavo furiosamente tutte le donne che, anche una sola volta, avevano tenuto nelle loro braccia e avevano reso felice questo bel ragazzo che io consideravo adesso come un dio! Avrei dato tutta una vita di gioie per poter avere questa soddisfazione almeno una volta.”

”E poi non avrei mai osato dirgli una parola di tutto questo. Sarei morto di vergogna prima di aver finito l’orribile frase. Ma quello che doveva succedere successe. Una sera noi eravamo stati a cena tutti insieme e il nostro amico era della partita. Tutti avevano bevuto e molto. Al rientro agli alloggi parecchi di noi si sentirono ignobilmente male. I soldati non dormivano con noi ma in una sala vicina. I nostri otto o dieci letti si perdevano nell’immensità della sala buia, illuminata da una piccola lampada che si spegneva nel mezzo della notte.”

“Noi eravamo più o meno eccitati e i nostri giochi chiassosi si prolungarono parecchio prima della notte. Il furiere, che dormiva in una piccola camera vicina, ubriaco fradicio anche lui, ronfava in modo orribile. Il mio letto era nell’angolo più scuro di fronte a quello di un giovane sottufficiale che, anche lui, era allegro grazie al vino generoso che aveva bevuto e al quale non era affatto abituato per ragioni di vario tipo. I miei compagni erano addormentati da molto tempo quando noi non ci eravamo ancora spogliati. Alla fine mi decisi e sbarazzandomi dell’uniforme mi rannicchiai nella mia camicia di baptiste ed entrai nel mio piccolo letto sul quale avevo fatto sedere il mio giovane amico al quale, nella nostra eccitazione e nell’intossicazione causata dal vino e dal chiasso che avevamo appena fatto, prodigai come per scherzo le più dolci carezze e la parole più adulatrici. Ero steso a metà sul cuscino che ci permettevano di tenere sul nostro letto, lui era mezzo spogliato, sedeva sulle mie cosce piegato verso di me. Io gli parlavo come nel rapimento di una mezza ubriachezza dovuta al sonno e al calore del letto che stavano cominciano ad aver ragione di me, quando lui si abbassò completamente su di me, mi strinse tra le braccia e mi baciò sul volto e contemporaneamente infilò le mani sotto le coperte e afferrò a piene mani la mia carne. Io mi sentii morire e come una gioia immensa mi rapì di colpo. Così per un piccolo momento ci stringemmo, poggiando le teste una accanto all’altra, mentre le gote bruciavano e la mia bocca era attaccata alla sua bocca, sul dolce cuscino. Io non sono stato mai così felice!!”

“La lampada poggiata a terra mandava dei raggi incerti nell’immenso dormitorio dove nei letti lontani i miei compagni dormivano e lasciava nella più profonda oscurità questo angolo dove noi eravamo così felici. Ebbi comunque paura che qualcuno ci vedesse e volendo gioire completamente di quell’abbandono del mio amico, gli dissi all’orecchio baciandolo: “Vai a spegnere la lampada e torna, ma presto”: si alzò inciampando e andò a bere alla brocca che era poggiata a terra vicino alla lampada; spense molto dolcemente la fiammella che stava già per spegnersi da sé. Il dormitorio non fu più rischiarato che dalla lampada del dormitorio vicino, cioè, ci si vedeva un po’ al centro della sala ma tutto il resto era nelle tenebre più dense.”

“Lo vidi nella penombra che ritornava al suo letto di fronte al mio. Lo sentii spogliarsi in fretta e tornare verso di me trattenendo il respiro. Quel piccolo momento mi sembrò un secolo e quando lo sentii vicino a me tra le coperte calde, lo abbracciai alla vita.”
“ “Mai ho provato un piacere così forte con una donna.”, disse, i loro baci e le loro carezze non sono né così caldi né così pieni d’amore” Queste parole mi inondarono di gioia e di orgoglio. Lo avevo dunque conquistato quest’uomo così desiderato, e che uomo affascinate! Qualsiasi donna me lo invidierebbe.”

“Alla fine ci separammo. Promettendoci di amarci sempre e di fare il possibile per restare sempre insieme.”

“L’indomani, quando ci alzammo, non osavamo scambiarci un solo sguardo, la vergogna era subentrata momentaneamente ai nostri folli ardori e l’aria fresca del mattino ci aveva fatto smaltire la sbornia. Per tutta la mattina non scambiammo che qualche parola ma la sera, dopo che andammo a letto, soli nell’oscurità profonda, il desiderio mi assalì di nuovo, mi alzai trattenendo il respiro e andai a trovarlo. Era sveglio e mi aspettava, così mi disse.”

“Da quella notte venne meno ogni freno, e passammo quasi tutte le notti uno nel letto dell’altro ad abbracciarci e a coccolarci. “Che belle guance hai, mi diceva, sono più dolci di quelle delle donne, e i piedi, si direbbero quelli di un bambino”.

“Questi discorsi mi facevano trasalire dalla gioia ; non desideravo più di essere una donna, perché trovavo questa passione terribile molto più saporosa e gradevole, superiore a quello che può offrire l’amore più conosciuto, che d’altra parte non mi attirava affatto. Mi innamorai talmente di questo bel ragazzo che arrivai ad amarlo più di qualunque cosa al mondo e non ebbi pensieri che per lui.”

“Il nostro anno di servizio militare volgeva ormai al termine e (cosa che un anno prima avevo creduto impossibile) vedevo approssimarsi la mia partenza con un vero terrore, l’idea di dovermi separare per parecchio tempo, se non per sempre, dal mio amico, mi era insopportabile, e spesso la notte ne piangevamo insieme. Lui doveva ancora fare parecchi anni e vedeva con dolore il momento di restare solo e isolato lì dove aveva avuto un amico così fortemente attaccato a lui.”

“… io ritardai la mia partenza per poter godere una volta ancora del mio caro ed amato amico. Gli lasciai tutto il denaro che avevo e anche molti oggetti come ricordi e gli raccomandai di scrivermi il più spesso possibile, lui me lo promise e alla fine partii.”

“Al ritorno nella mia casa paterna, provai una spaventosa sensazione di vuoto e le abitudini della famiglia mi sembrarono insopportabili. Tutti mi accolsero nel modo più caloroso e fui coccolato nel modo più tenero.”

“Comunque, dopo tre mesi tornai perfettamente in salute e cominciai ad occuparmi di nuovo di pittura e di letteratura, cose che mi interessavano molto. L’immagine del mio amico si sbiadì ben presto e perse tutto il suo charme e la sua vivacità. Mi scriveva ancora qualche volta ma io non rispondevo che a lunghi intervalli con lettere via via più fredde. Smise ben presto di scrivere e io non ne fui gran che dispiaciuto. Sei mesi dopo la mia partenza, il suo reggimento cambiò guarnigione e lui fu ucciso con un colpo di pistola da uno dei suoi compagni ubriachi che aveva avuto una discussione con lui su una faccenda relativa al servizio. Morì sul colpo sulla strada bordata di abeti che si stende tra la città e la fortezza. Il suo assassino fu condannato al carcere a vita. Non ho rimpianto quella morte, che ho appreso dai giornali e della quale ho saputo dei dettagli da un sottufficiale che ho incontrato più tardi.”[2]
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[1] Uso qui la mia traduzione del Romanzo di un invertito nato, pubblicata nella Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/romanzo.pdf]

[2] Si vede che l’amore meno vizioso di un effeminato non vale più di quello di una donna leggera e frivola. Questo invertito disse di avere avuto rapporti sessuali piuttosto semplici con questo giovane uomo.

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OMOSESSUALI ED EFFEMINATEZZA SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisesusalità” di Raffalovich che Vi presento oggi, come preannunciato, è dedicato all’effeminatezza. Ho già anticipato che qui Raffalovich lascia spazio ai suoi spiriti moralistici e ai suoi pregiudizi misogini e dimostra di non possedere gli strumenti culturali adeguati per affrontare il problema della cosiddetta effeminatezza. In buona sostanza, pur manifestando dubbi sul fatto che la forte effeminatezza sia strettamente correlabile con l’omosessualità, non arriva alla fondamentale distinzione tra questioni di orientamento sessuale e questioni di identità di genere, sovrappone ampiamente le due categorie e sposta il discorso su valutazioni moralistiche improprie.

Nella seconda parte del capitolo, che si stacca in modo sostanziale dal tema dell’effeminatezza, il livello morale cambia nettamente, Raffalovich cita un lungo e interessantissimo brano del Fedro di Platone, sui comportamenti di un amante dominato dalla ricerca del piacere. La citazione riguarda un rapporto tipicamente pederastico, ma in essa si delinea un concetto di moralità della pederastia, che consiste nel favorire la crescita e la libertà di un giovane, agendo per il suo bene e non per la ricerca del piacere.

Dalla citazione di Platone Raffalovich prende lo spunto per una digressione sulla omosessualità “immorale” dell’altra società e sulle sue conseguenze, prima fra tutte il matrimonio degli omosessuali. La descrizione di quegli ambienti e di quei comportamenti mette in evidenza che ciò che Raffalovich considera immorale non è l’omosessualità in sé ma il fatto di viverla senza serietà e senza dignità morale. Ma lasciamo a lui la parola.
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EFFEMINATEZZA

Leggendo le biografie degli invertiti effeminati (che si sentono soprattutto donne di fronte all’uomo, o meglio agli uomini), si è colpiti dalla loro inferiorità morale, dalla loro superficialità e dalla loro mancanza di pudore. I loro vizi sono più vili di quelli degli uranisti maschili. Messalina sembra loro un ideale lubrico e una piccola diva da operetta, quasi il loro ideale sentimentale e artistico. Si vantano di avere i vizi della donna come il suo charm. Vorrebbero vestirsi come una donna, e lo fanno spesso; amano tutte le occasioni in cui possono travestirsi; non disdegnano nemmeno i lavori femminili, gli arazzi, ecc. ecc.. Soffrono della vanità femminile allo stato acuto e cronico.

Si sarebbe tentati di considerarli dei degenerati, e spesso lo sono, ma questa spiegazione non è sempre sufficiente. Sono portato a credere che la loro sessualità invertita e la loro effeminatezza abbiano cause diverse, e che sia la mescolanza di effeminatezza e inversione a produrre un risultato così ripugnante, così desolante.

Il giovane uomo effeminato che si lascia andare all’inversione esagera tutti i suoi difetti perché li crede delle qualità, delle attrattive, della armi di civetteria. Non inventa tutti i suoi atteggiamenti ridicoli, ma ne copia parecchi. Se lo si incoraggia, si pavoneggia, diventa fiero delle sue timidezze e dei suoi nervosismi. Se lo si prende in giro, trattiene la sua inquietudine fino al giorno in cui sarà libero di mostrarla, di metterla in piazza.

È una disgrazia quando un uomo ammira troppo o invidia troppo il ruolo della donna,[1] perché l’uomo non invidia affatto il ruolo della donna virtuosa. L’uranista più maschile, così come l’eterosessuale, ha la sua ora di femminilità: Shakespeare ha ragione a far dire a Rosalinda che le donne e i ragazzi sono bestiame dello stesso colore. C’è un tempo (non sessuale) in cui il giovane uomo ha delle sensazioni, degli slanci, dei pudori tipici di una donna più che di un uomo. I Greci eccellevano nel rappresentare questa verginità maschile, e i Tedeschi l’hanno descritta con adorazione nei loro libri. Nell’uranista maschile, nell’adolescente maschio eterosessuale che vale qualcosa, che ha delle aspirazioni verso quello che c’è di buono o di forte (anche molto relativamente), questo periodo di tempo è molto breve. L’esperienza, lo sviluppo intellettuale e fisico, tutto quello che forgia l’uomo, porta via questo fiore della giovinezza, questo desiderio di essere guidato, di essere un po’ apprezzato, di sentire di valere qualcosa in rapporto a qualcuno che si ammira. Nessun uomo veramente virile ha ignorato sentimenti di questa lievità. Solo che nell’effeminato la vanità personale e femminile arriva a rovinare per la maggior parte del tempo questi slanci. Il giovane uomo desidera di essere qualcosa in rapporto a qualcuno nel quale quello che c’è di più essenziale è il sesso maschile. Nel capitolo sull’infanzia degli uranisti virili abbiamo visto la storia del risveglio di questo istinto in un maschio. Nell’effeminato c’è una esagerazione permanente di questi sentimenti di sacrificio sessuale, di desiderio di essere posseduto.[2] Quando questo desiderio esiste, nella forma sessuale, in un uranista maschile, la violenza del desiderio può essere causata da una virilità precoce che si ignora, che vuole imparare, conoscere, imporsi e che non vede altro mezzo che il concedersi, offrirsi, essere posseduto e iniziato. L’effeminato si lascerà più spesso prendere, il maschile invece si offrirà la prima volta, o le prime volte.

L’adolescente si sbaglia facilmente e se ha lo spirito corrotto dalle letture o dalle conversazioni, crederà di essere donna[3] per temperamento e non per giovinezza, per ignoranza. Se ha carattere impara che prima di tutto è uomo; altrimenti coltiva i suoi errori e le sue qualità femminili con cura, e dato che le chiacchiere, la menzogna, la timidezza, l’affettazione non chiedono di meglio che aumentare, l’effeminato a 23 anni (se ha cominciato da giovane) o a ventiquattro anni, è già vittima di una malattia psicologica.

Le avventure galanti, gli innamorati, le scene di gelosia o di seduzione, le stanchezze dovute ad eccessi sessuali verso i quali gli effeminati e i passivi sono tanto attratti, producono questo stato psicologico e lo aumentano. A meno che non si faccia una riforma radicale, è molto difficile fermare tutte queste cattive abitudini, specialmente perché esse rendono improbabile lo sviluppo del carattere, il perfezionamento della individualità. La civetteria, la galanteria di una ragazza galante non permettono affatto a un giovane uomo di diventare uomo. D’altra parte quelli che si legano a simili giovanotti eleganti dai modi raffinati sono o sensuali, o curiosi, o viziosi, o indifferenti, che cercano solo di divertirsi, cercano di tenerseli per loro o di sbarazzarsene passandoli a qualcuno di loro conoscenza. I più saggi insegnano loro con maggiore o minore successo come ci si può difendere dalle maldicenze troppo irrimediabili, a quale nobile vedova bisogna fare la corte, quali conoscenze coltivare, ecc..

Dopo avere scritto quello che precede, risultato di tristi osservazioni che mi sforzo di non rendere ingiuste o satiriche, ho aperto il Fedro di Platone e ho notato un parallelo sconvolgente tra gli effeminati mondani[4] del XIX secolo e quelli di Atene:

“Chi è dominato dal piacere, schiavo del desiderio, deve necessariamente cercare nello stare accanto a colui che ama il più grande piacere possibile. Ora, uno spirito malato trova il suo piacere nella completa condiscendenza alle sue volontà; tutto ciò che lo porta al di sopra di lui o gli resiste gli è odioso. Dunque l’amante non vedrà mai volentieri in colui che ama uno a lui superiore e nemmeno uno a lui uguale; si darà sempre da fare per abbassarlo al di sotto di lui. L’ignorante è al di sotto del sapiente, come l’ignavo è al di sotto del coraggioso… Tutte queste cause di inferiorità, sia naturali che accidentali, faranno piacere all’amante, se le riscontra nell’oggetto del suo amore; altrimenti cercherà di farle nascere o al momento ne soffrirà. Sarà dunque necessariamente geloso, cercherà di impedire a colui che ama tutte le relazioni che potrebbero essergli utili e potrebbero renderlo più uomo; e in questo modo gli provocherà un grave danno, ma soprattutto gli farà un torto irreparabile derubandolo dell’unico mezzo per accrescere le sue conoscenze e le sue capacità di capire.

Questo mezzo è la divina filosofia, dalla quale l’amante cercherà necessariamente di allontanare il suo beneamato, per paura che lì non impari a disprezzarlo. Farà tutti gli sforzi possibili perché il giovane uomo resti nell’ignoranza assoluta, perché non abbia occhi che per il suo amante e sia per lui in questo modo ancora più gradevole proprio nel far torto a se stesso. Sul piano morale non si potrebbe avere guida peggiore né peggiore compagno… Sul piano fisico, chiediamoci che tipo di cura possa dare un amante a colui che egli possiede, costretto come è a cercare in tutto il gradevole a spese dell’utile. Lo vedrete sempre cercare, al posto di un giovane robusto,[5] qualche giovincello senza vigore, nutrito non alla luce del sole ma nell’ombra, estraneo ai lavori maschili e ai nobili sudori, abituato alle delizie di una vita molle, truccato con colori stranieri, carico di ornamenti per supplire alla mancanza dei veri ornamenti, e che, infine, non ha nulla in tutta la sua condotta e nei suoi costumi che non corrisponda a questo ritratto. Tutto questo è così evidente che non vedo la necessità di ribadirlo: diciamo solamente, per riassumere, che con un corpo così delicato il giovane uomo, esposto ai rischi della guerra o a qualche grande pericolo, non ispirerà che audacia ai suoi nemici, e paura ai suoi amici e al suo amante.”

Questo amante, continua Platone con la sua ammirabile psicologia, che non è invecchiata nemmeno di un’ora, vedrebbe colui che ama “con piacere privato di suo padre e di sua madre, dei suoi parenti e dei suoi amici, che egli considera come dei censori inopportuni e come degli ostacoli al dolce commercio che si compiace di intrattenere. Se questo giovane uomo è padrone di una grande fortuna o di una bella proprietà, non ci sono speranze di sedurlo così facilmente né di trovarlo docile dopo averlo sedotto. Egli vedrà dunque la sua ricchezza con uno sguardo doloroso e sarà vicino a gioire della sua rovina. Infine desidererà di vederlo il più a lungo possibile senza figli, senza moglie, senza casa; perché non si preoccuperà che di prolungare il proprio piacere.”

L’amore di questo amante, “che in ogni istante fa entrare il piacere nel suo cuore attraverso l’udito, la vista, il tatto, attraverso tutti i sensi”, per quanto durerà, sarà nocivo, quando non sarà spiacevole e capace di spingere il giovane uomo a trovare una compensazione attraverso capricci e follie: “Ma quando questo amore sarà finito, non contate più sulla fedeltà dell’amante, egli si dimenticherà perfino delle promesse che accompagnava con tanto di giuramenti e di preghiere, .. Il momento di pagare il conto è venuto, ma lui ha cambiato padrone e vive sotto altre leggi. La ragione e la saggezza hanno rimpiazzato l’amore e la follia; non è più lui: è diventato tutt’altro all’insaputa del giovane uomo che amava teneramente. Costui reclama ancora il prezzo delle sue compiacenze passate: ricordati, dice all’infedele, le tue stesse parole e le tue stesse azioni. Come se parlasse sempre allo stesso uomo! Ma lui senza osare ammettere il suo cambiamento, senza potersi sbarazzare ancora dai sentimenti e delle promesse che ha fatto sotto l’impero della sua folle passione, è già comunque abbastanza padrone i se stesso, abbastanza lucido per non voler ricadere nei medesimi sviamenti e non ridiventare quello che era. Per uscire da questa posizione fastidiosa, si vede obbligato ad abbandonare l’oggetto della sua vecchia passione; poi diventa un fuggitivo. Il giovane uomo imbrogliato perseguita allora il suo vecchio amante con la sua indignazione e le sue imprecazioni, crudelmente punito di avere ignorato fin dal principio che al posto di accordare i suoi favori ad un uomo innamorato e necessariamente folle, avrebbe fatto meglio a riservarli ad un amico saggio e padrone di sé; perché altrimenti sarebbe stato costretto a concedersi ad un infedele, a un capriccioso, a un geloso, pernicioso per le sue fortune, pericoloso per la sua salute ma soprattutto pericoloso per la sua istruzione…”

È nel mondo degli effeminati che lo scambio delle due fantasie e il contatto delle due epidermidi sono soprattutto ricercati, così come la vanità delle buone fortune.

Si sono descritte le serate dei pederasti prostituti ma la letteratura può ancora fare conoscere le cene e i pranzi degli invertiti mondani. Lì si beve alla salute del padrone di casa e del suo ultimo favorito. Ci si incontrano uomini seri, decenti, che le donne di mondo che ostentano una vita austera ascoltano con piacere, e anche attori, musicisti, giovani uomini chic che vanno a ballare a tutti i balli chic, uomini sposati giovani o vecchi. Lì si balla dopo pranzo o dopo cena, ci si trovano tutte le cose ridicole, tutte le vanità e tutte le menzogne. Ci sono uomini eterosessuali che vanno a queste cene per divertirsi, per fare delle conoscenze utili, per raccontare quello che hanno sentito, per andare da qualche parte, per intrufolarsi nelle cose intime altrui.

Vengono invitate anche donne, delle lesbiche belle o repellenti, donne che si si divertono di tutto e fanno finta di non sospettare niente di strano o di nascosto, ma anche, qualche volta, donne del tutto rispettabili, e indulgenti, ma questa non è proprio la stessa situazione. Ci si comporta più o meno come ci si comporterebbe in presenza di un uranista che non scherza sui buoni costumi o di un eterosessuale che non deve fare o proseguire la sua strada.

Non parlo delle feste più galanti e più pericolose alle quali si invitano anche persone di classe inferiore.

Si comprende facilmente che i giovani uomini fuorviati in questo mondo con pretese di eleganza, di arte, di musica, di letteratura, non maturano affatto e non tentano affatto l’uranista severo o la donna che desidera guarire. Qualche volta, comunque, un uomo che non vive in questo ambiente, che lo evita, innalza un giovane uomo di merito e lo salva e allora si vede un Vautrin casto e un Lucien de Rubempré che diventa rispettabile. Altre volte una donna si mette in testa di salvare il ragazzo carino che la fa tanto ridere, che canta così bene e che le confida tutti i suoi problemi e le sue disgrazie. Se è una donna di mondo, di buona condizione, se è generosa, se lo aiuta materialmente col suo denaro e coi suoi consigli e se lui soccombe ad un disagio sufficientemente forte, finirà per sposarla e la renderà poco felice. Non vorrà più accompagnarla sempre e dappertutto, si annoierà quando le sta accanto, la trascurerà e dopo un po’ di tempo ci sarà uno di quei tipici rapporti in più: Signora elegante e triste, depressa o dissipata, Signore carino, spendaccione, che si diverte con l’unisessualità. La donna può essere ben felice se ha un figlio o due, perché se non li ha all’inizio della sua vita coniugale è probabile che non ne abbia più l’occasione dopo, dato che più di un invertito, alla lunga, si rifiuta ad ogni intimità.

Una donna molto ricca e gelosa avrà più probabilmente un numero adeguato di figli che la trattenga a casa a fare i suoi doveri. I figli possono essere una garanzia che la donna non farà scandali. E si può essere persuasi che le madri che trascinano davanti ai tribunali un marito unisessuale[6] valgono meno di quanto esse credono.

Ma se la donna guaritrice è anche lei sposata, se è tenera e imprudente, entrerà in un inferno. Immaginatevi una Renée di “La Curée” di Zola, più tenera, meno corrotta, altrettanto mondana, e un Maxime, rimasto in sostanza quello che era in collegio. La situazione è frequente. Le donne si appassionano agli invertiti carini o divertenti, e gli invertiti effeminati fanno soffrire queste donne ancora di più degli eterosessuali, ma hanno una compensazione da offrire loro: ed è che si interessano alle medesime cose. Per un certo mondo è impossibile avere un’intimità più gratificante di quella con un brillante e giovane effeminato, che ha un bel modo di fare, è ricco, carino e di buona famiglia. Le relazioni mondane o semi-mondane tra gli effeminati e le donne vengono fuori più dal romanzo di costume, dagli abbozzi della vita come essa è, che non da questo libro. Non sono state rese banali dalla letteratura inglese, perché i critici non erano uomini degli di mondo o degli osservatori, non le hanno colte nei rari libri che se ne sono occupati, e gli imitatori non sono stati incoraggiati a cominciare e a volgarizzare.

I medici, invece, si sono molto interessati di quello che riguarda gli effeminati e sono stati tentati di prenderli come modello dell’uranismo.

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[1] Alcuni effeminati eterosessuali hanno la mania degli abiti effeminati, vorrebbero portare biancheria meravigliosa e non amano le donne nude.
[2] È praticamente impossibile per il ragazzetto che desidera ardentemente di essere posseduto sapere se desidera essere posseduto per essere in potere di un altro o per imparare a sua volta il mestiere che l’altro conosce. Se desidera uno che lo possieda o un iniziatore.
[3] Il giovane uranista, il cui istinto sessuale lo spinge verso l’uomo più che verso il bambino, può essere votato alla passione della similarità tanto quanto a quella dell’effeminatezza. Vuole sedurre, vuole piacere, vuole essere amato, sceglie una taglia più stretta, si accentua le anche, ammorbidisce la sua camminata, perché crede che sia indispensabile. Una volta fatta luce su questo, l’uranista maschile non si comporterebbe più alla maniera di un eterosessuale. Il vero effeminato si femminilizza per il suo proprio piacere oltre che per quello degli altri, il giovane uranista maschile lo fa soprattutto per cercare un ammiratore. Curioso paradosso, perché più tardi l’effeminato farà di tutto per il pubblico e il maschile invece farà per esso il meno possibile.
[4] Sto parlando del mondo decente, non parlo del mondo basso descritto nelle memorie della polizia.
[5] Soprattutto robusto di carattere, per la virilità, l’indipendenza dell’anima o dell’intelligenza: perché qualcuno di questi “giovincelli”, se non la maggior parte, senza vigore virile nel vero senso della parola, sono giustamente ricercati per il loro vigore fallico.
[6] Come una certa riformatrice inglese.

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