I GAY E LA MISTICA DEL SESSO

Ciao Project,

avevo già avuto modo di parlare con te in chat parecchio tempo fa, oltre un anno, avevamo parlato della sessualità gay e avevi messo in crisi parecchie delle mie certezze, che però erano nello stesso tempo, diciamo così, delle certezze problematiche e sgradevoli. Oggi ti vorrei proporre un’altra questione che comincia a darmi un po’ di fastidio.  Dato per scontato che gli etero abbiano il loro mondo e che possano non capire niente di quello gay e che quindi possano sparare giudizi anche stupidi su quelle cose, mi chiedo perché i gay, che pure dovrebbero avere meno pregiudizi, sono spesso più ipocriti degli etereo e pure più piccoli di cervello. Hanno il loro campicello e pensano che per il solo fatto di essere gay uno debba somigliare loro in tutto, ma non è così per niente e loro non lo capiscono, Io ho degli amici gay, e sono amici di vecchia data, ma giudicano eccome, come gli etero e pure peggio, per loro esiste un solo modo di essere gay, il loro, e hanno tutto il loro repertorio e lo considerano il manuale della perfezione gay, fanno battute e allusioni che non sono semplici battute e allusioni ma dei giudizi stupidi sulla vita degli altri. Sono standardizzati, credono di aver capito tutto. Mi chiedo se veramente, per loro, il sesso ha un’importanza così fondamentale come dicono. Parliamoci chiaro, a me fare sesso piace, ma non ho la mistica del sesso, se c’è e se è col ragazzo che mi interessa e sta bene pure a lui, allora mi sta non bene ma benissimo, ma non capisco proprio il fatto di usare i telefonini per scovare i gay, di frequentare i siti di incontri, che poi comportano anche un certo rischio.  Ho l’impressione che la mistica del sesso sia ancora dominante e la cosa mi stupisce, io posso capire che abbia una visone mistica del sesso il ragazzetto giovanissimo che non ci è mai capitato, ma quando hai trent’anni e oltre, quando di storie ne hai avute tante, troppe, il che significa che non ne hai avuta nemmeno una che valesse qualcosa, cioè quando sei rimasto fregato non una ma moltissime volte, come fai ad avere ancora la mistica del sesso? E poi, come si concilia la mistica del sesso con i siti di incontri? Se uno mi dicesse: “per me il sesso è solo un modo di divertirmi, e del ragazzo non me ne frega niente”, allora la chat di incontri la potrei capire, quello che non capisco è parlare del sesso come di una cosa sublime e poi finire addirittura con un escort che lo fa per soldi. Che mistica sarebbe questa? Ma non basta… uno dei miei amici, che mi piace molto fisicamente, anche se secondo me ha parecchi problemi psicologici, è uno dei classici mistici del esso “che ne fanno di ogni genere”. Beh, su di lui ci ho fatto le mie fantasie, poi ho tergiversato un po’ e alla fine mi sono deciso e gli ho detto: “Ti andrebbe di fare un po’ di sesso con me?” Beh, non immagini la risposta, ha fatto una faccia schifata, gli ho chiesto se faccio proprio schifo e lui mi ha detto di no e ha aggiunto che ai suoi occhi sono scaduto molto, perché una proposta simile, cioè una proposta diretta e scoperta, da me non se la sarebbe mai aspettata. Io l’ho guardato strano ma lui non ha capito e ha continuato col suo atteggiamento. Io non ho insistito e questa volta è stato lui che c’è rimasto stranito. Avrebbe voluto che io insistessi, per tenermi sulla corda, per umiliarmi e alla fine per dirmi di sì, ma ha sbagliato i conti, perché chi fa così mi fa incazzare , perché si comporta da ipocrita. E poi, se ti va mi dici ok, va bene, se non ti va mi dici: no, grazie! E basta, ma senza discorsi moralistici, senza facce sconvolte e senza atteggiamenti da pezzo di m… . Ma non basta, io mi sarei aspettato che finisse lì, ma non è finita, è andato a raccontare il fatto, ovviamente tutto a modo suo, ad altri nostri amici e mi ha fatto fare una figura di m… . Io penso che le faccende di sesso tra due persone debbano restare una cosa privata tra quelle due persone e basta e non debbano diventare argomento di conversazione: tipo che se uno si porta a letto un altro se ne vanta con gli amici e se gli dice di no, ci fa sopra un pettegolezzo che non finisce più. Tu mi dirai che il mio è solo uno sfogo perché lui mi ha detto di no, ma non è così, di ragazzi che mi hanno detto di no ce ne sono stati e non pochissimi, ma erano seri, o avevano il ragazzo oppure non se la sentivano proprio di entrare in una cosa del genere, ma prima di tutto me lo hanno detto chiaro e poi non ci hanno fatto sopra pettegolezzi.  Ma perché fare una proposta sessuale diretta a qualcuno  deve essere preso come una cosa strana, mente fargli la dichiarazione d’amore solo per andarci a letto deve essere considerato una cosa sublime? In effetti è un’ipocrisia .Forse l’ipocrisia è la base della mistica del sesso! Che ne pensi Pro?

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EDUCAZIONE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affronta il tema dell’educazione degli omosessuali.

Raffalovich è convinto che vi siano molti omosessuali che sono tali fin dalla nascita e che la loro omosessualità si manifesti molto precocemente, ben prima della pubertà. Se fosse possibile individuarli molto per tempo si potrebbe applicare loro un tipo particolare di educazione non repressiva che li guidi alla moderazione e all’autocontrollo, rendendo così un grande servigio sia a loro che alla società nel suo complesso.

Raffalovich, nel capitolo precedente, aveva rivendicato per gli omosessuali il diritto di avere una filosofia (che identificava in Platone) che non umiliasse la loro individualità ma mettesse in luce i valori positivi dell’omosessualità vissuta moralmente. Qui l’autore estende il concetto e sostiene che gli omosessuali, almeno gli omosessuali per nascita, hanno diritto ad un loro modello di educazione che, anche in questo caso, non ne schiacci l’individualità e faccia emergere come l’omosessualità di un individuo capace di autocontrollo sia una valore per la società.

Per molti omosessuali per nascita, l’educazione, così come essa era concepita nella seconda metà dell’800 (ed è spasso anche oggi), era il primo assaggio della repressione dell’esclusione sociale e in questo senso era nefasta per l’omosessuale e deleteria per la società. Secondo Raffalovich, l’educazione dell’omosessuale dovrebbe mirare e fargli vivere seriamente la sua omosessualità, allontanandolo dall’effeminatezza, dalla vanità e da tante altre manifestazioni che Raffalovich non considera positive.

Va sottolineato che per quelli che non sono nati omosessuali il discorso educativo è decisamente più complesso, perché qualsiasi tentativo di controllare l’educazione sessuale di un ragazzo può portare a risultati opposti rispetto a quelli sperati, in questo senso non sono consigliabili né l’eccessivo controllo, né la totale libertà.

Raffalovich è convinto che per molti ragazzi l’orientamento sessuale definitivo potrà essere determinato da situazioni imprevedibili e incontrollabili. In qualche modo prefigura il concetto di imprinting sessuale. Ovviamente nessun imprinting sessuale potrà modificare l’orientamento innato degli omosessuali o degli eterosessuali per nascita, ma l’imprinting avrà certamente un peso, a detta di Raffalovich un peso determinante, nel definire l’orientamento di quanti non hanno un orientamento innato.

Oggi i punti di vista di Raffalovich appaiono superati e la distinzione classica tra omosessualità innata e omosessualità acquista, sulla quale si fonda il discorso dell’autore, è stata sostituita da un approccio genetico-epigenetico che promette sviluppi molto interessanti in relazione alla comprensione della sessualità.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’educazione degli uranisti

Vorrei fare un appello agli psicologi, agli istitutori, a tutti coloro che hanno l’intelligenza e dispongono di una documentazione in proposito; l’inversione sessuale (non dico la perversione) diventerà uno dei problemi del futuro, è già abbastanza sorprendente oggi, e bisognerà conoscerla a fondo, comprenderla e, se non la si può contenere, bisognerà lottare con essa, nell’ attesa che le persone di esperienza, autorizzate a farlo, definiscano gli indici dai quali si possa capire che il ragazzo (modesto, prudente forse, oppure turbolento, franco o ipocrita, allevato bene e docile) è un invertito. I genitori naturalmente non si assumono questa responsabilità. E forse è una cosa buona, non avrebbero probabilmente più competenze delle persone incaricate di allevare i loro figli. Ma è strano preoccuparci della nostra ignoranza oggi. Da quali indici si può riconoscere che l’inversione minaccia un ragazzo? Quello che è certo è che questi indici esistono. Perché non ce ne siamo ancora occupati? Abbiamo provato e proviamo ogni giorno a non permettere ai ragazzi di pervertirsi, ma l’educazione speciale che deve essere usata per gli invertiti di nascita non è stata neppure accennata. Sarebbe tempo di cominciare.

Non pretendo certo di contribuire molto a questo studio; ma ho qualche osservazione da offrire.

L’educazione non deve preoccuparsi di quelli che arriveranno attraverso la donna all’omosessualità, o alla passione per i minori o per le uniformi.

La passione della similarità è altrettanto radicata di quella del contrasto sessuale, e non è da una di esse che bisogna fare derivare l’altra; ma esse sorgono entrambe da uno stadio intermedio che le precede e che è stato chiamato indifferenza sessuale. C’è (e coloro che si occupano di infanzia lo sanno) un’età (che varia da individuo a individuo) in cui il bambino non ha psicologicamente un sesso preciso; questa indecisione può durare fino alla pubertà, o anche un po’ oltre, e può durare anche tutta la vita. A questa età la maggior parte dei ragazzi sono incerti: la loro sessualità non è ancora definita. Le loro pure amicizie sono dei puri amori. Le loro impurità possono non essere che il male minore e possono non influenzare il loro avvenire. Ogni essere vivente, ogni età, ogni sesso può turbarli e attirarli. Saranno le circostanze, le persone che hanno intorno, l’ora e il momento, che decideranno per loro. Avranno nella loro memoria uno o qualche ricordo omosessuale senza smettere di essere individui eterosessuali per questo, oppure saranno precocemente eterosessuali, o anche saranno viziati, guastati, preparati per l’omosessualità, per tutti i vizi di imitazione e di immaginazione?

L’educazione, come la intendiamo oggi, tenta di lottare contro tutti questi pericoli a forza di lavoro, di sorveglianza e di tante altre cose.

Per un numero di bambini più grande di quanto non si voglia credere, e che aumenterà, ne sono sicuro, c’è una precocità ben altrimenti sorprendente. Il bambino di quattro anni che già ama le donne e si turba alla loro vista o al loro tocco, o il bambino della stessa età che ama gli uomini e che prova alla loro vista o quando li sfiora, o quando pensa a loro delle sensazioni, delle scosse violente, irresistibili (e per molti invertiti queste sensazioni cominciano molto presto e in modo molto innocente: il bambino si interessa quando è ancora piccolissimo alle persone del medesimo sesso), questo bambino è predestinato. E quelli che lo circondano lo ignorano, quasi si penserebbe che vogliano ignorarlo. In ogni caso, se il bambino è ben controllato, ben chiuso, ben protetto, tutto si coalizza per nascondere e oscurare, ma molto poco o nulla per soffocare la sessualità propria del bambino. L’irresistibile vocazione si fa strada, si infiltra, si insinua e viene alla luce.

Quelli che stanno per obbedire a questa vocazione forse non conoscono se stessi, si ignorano perché sono soli o isolati (e niente isola un bambino come l’inversione, anche la più nascosta), perché non sano il nome e il significato delle loro azioni, e un libro, un fatto casuale rivela loro il carattere dei loro desideri o anche delle loro soddisfazioni. Normalmente non si spaventano, poi sono anche contenti di sapere il loro segreto, si mettono da parte inopportunamente e non sono capiti, oppure vengono capiti e rimproverati, o vengono fin troppo capiti e vengono spaventati, quindi lottano e soffrono, si rassegnano e rinunciano, oppure si rassegnano e diventano degli ipocriti o degli eccentrici, oppure si rivoltano e diventano folli, o mostri, o bestie e ci si domanda se l’educazione non avrebbe potuto salvarne qualcuno?

Certi uomini sono nati uranisti, sembrano avere la vocazione all’uranismo dalla più tenera età. Ci sembra che nulla possa cambiarli, smuoverli. Nutrono essi stessi questa vocazione, si formano da se stessi, e nulla li allontana dalla loro strada.

Altri uomini sono nati eterosessuali. Hanno la vocazione di amare la donna e niente li ferma, né l’educazione austera né la carriera che intraprendono. Essi per l’inversione non provano se non il disgusto più profondo e lo stupore più ironico.

Altri uomini soddisfano a tutte le gradazioni tra l’assoluta omosessualità e l’assoluta eterosessualità. Tutte le gradazioni possibili sono rappresentate. Si può trovare il completo ermafroditismo psichico, l’uomo-donna, e molte specie di uomo-donna; l’uomo che è uomo rispetto agli uomini e alle donne, quello che lo è in rapporto ad un solo sesso (non importa quale) e non in rapporto all’altro. Si possono trovare tutte le possibilità e anche tutte le situazioni più improbabili.

L’educazione, le circostanze morali, fisiche, le amicizie, le influenze, tutto quello che può agire poco o molto, determina piano piano la forma che prenderà la sessualità del bambino che cresce. Gli affetti infantili sono immagini di questa incertezza sessuale. Essi ci mostrano anche quello che più tardi noi abbiamo il torto di dimenticare, cioè che gli affetti possono essere potenti e puri.

Se nulla impedisce lo sviluppo del bambino, se è circondato da persone che, senza volerlo, lo guidano verso l’eterosessualità, diventerà un uomo come la maggior parte degli uomini.

Al contrario, se quelli che gli stanno intorno, in un modo o nell’altro, senza saperlo, lo sviano dall’eterosessualità isolandolo, facendogli conoscere anticipatamente tutto quello che c’è da dire contro le donne, costringendolo a una condotta troppo esatta e troppo rigorosa, tenderà più o meno verso l’omosessualità, più o meno a lungo. Tutto dipenderà dalla circostanze.

Gli indifferenti, quelli che possono svilupparsi sia come omosessuali che come eterosessuali con una facilità quasi equivalente, sono spesso guidati dalle restrizioni che vengono loro imposte o dalla libertà che si concede loro. Se si trovano nell’impossibilità di legarsi con una donna senza problemi, inquietudini o rimproveri, scivolano più facilmente sul pendio dell’omosessualità.

Gli uranisti e gli eterosessuali precoci e feroci, non hanno mai avuto delle possibilità.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.

Prima di tutto: come, da quali segni si distingue un uranista?

Vorrei fare un appello a tutti quelli che si dedicano all’educazione dell’infanzia o che hanno conosciuto degli uranisti bambini per pregarli di ricordarsi dei segnali dati da questi bambini e dai loro genitori.

Ho già parlato del pudore precoce degli invertiti. Questo è un segno da osservare. I bambini sono pudichi in presenza di un uomo? Esitano a spogliarsi, a mostrare il loro corpo, a soddisfarne le esigenze più elementari in presenza di un uomo? Questo è un segno che non bisogna trascurare.

La prudenza, la reticenza dei bambini rende molto malagevole questo compito così importante. Il pudore precoce ed esagerato non può essere l’unico segno dell’uranismo infantile. Ma dove trovare quello che cerchiamo?

Gli uranisti raccontano spesso che essi amavano i giochi delle ragazzine, ma molti eterosessuali hanno giocato con le bambole perché avevano fantasia e hanno fatto degli arazzi perché avevano dita agili.

La vanità precoce, il gusto dell’abbellimento sarebbero piuttosto da temere. Bisognerebbe scoraggiarli sempre ma non in modo da rendere più interessante quello che non si permette.

Bisognerebbe evitare tutti i travestimenti, tutto quello che dà al bambino l’illusione di essere una bambina. Ci sono genitori che vestono le loro figlie come dei ragazzini per stupidità e per ignoranza. Tutto quello che accentua o rende confusa la nozione del sesso è da temere per un bambino. Ho trovato spesso, ma non vorrei essere accusato di generalizzare a oltranza, un fratello uranista che aveva una sorella più o meno invertita, o una sorella omosessuale con un fratello più o meno sospetto.

Molte volte sono rimasto colpito da questa coincidenza, ma non so come spiegarla. Se il fratello e la sorella sono stati insieme durante l’infanzia, si potrebbe dare un notevole peso alla loro influenza reciproca. Il fratello delicato e femminile farebbe risaltare nella sorella tutto quelle che lei potrebbe avere di mascolino e di energico. Lei si abituerebbe a proteggere il fratello, a supplire alle qualità di cui lui avrebbe bisogno.

Coloro che conoscono la psicologia dei bambini apprezzeranno quello che ho appena detto.

L’amore delle cose belle, degli abiti, degli oggetti d’arte deve pure richiamare la nostra attenzione, senza che noi siamo portati a scoraggiarlo. Al contrario il gusto per le cose artistiche ha aiutato più di un uranista a condurre un’esistenza possibile o rispettabile: solo che bisognerebbe dare la massima serietà a questo gusto e non farlo diventare un gusto da amatore.

Gli uranisti sono spesso superficiali, gli amatori di ogni tipo si reclutano tra loro.

Molti argomenti a favore delle donne possono essere usati anche a favore degli invertiti. Se si parla a un difensore delle donne dell’inferiorità intellettuale, della mancanza di lealtà delle donne, lui vi dirà: Loro non hanno mai avuto possibilità; a loro non è stata insegnata nessuna di queste cose.

Ebbene, dato che l’invertito non è impedito dalla maternità, da tutti i doveri del sesso femminile, perché non provare a renderlo utile all’umanità? Ha parecchi difetti, parecchi vizi innati, ma la nostra civiltà e la nostra educazione non lo rendono migliore e non possono renderlo migliore.

Le api, le formiche, hanno dei lavoratori che non si riproducono. È possibile, oscuramente possibile utilizzare gli uranisti.

L’inversione non agisce nello stesso modo in tutti gli invertiti. Ci sono invertiti molto onesti e invertiti detestabili, ce ne sono di sobri e di dissoluti.

E comunque possono avere le stesse tentazioni; solo che gli uni si sono lasciati andare mentre gli altri si sono fermati in tempo prima dell’abiezione. Confessano che i loro errori hanno insegnato loro a correggersi, a emendarsi, ma che avrebbero sofferto molto meno, che si sarebbero comportati meglio, che sarebbero stati più forti e meglio armati verso la vita, se l’educazione avesse trovato la strada giusta, li avesse aiutati, capiti, invece di rifiutarli ed esacerbarli. Per costoro l’educazione è stata cieca e crudele.

Quanto gli altri, a quelli il cui valore morale era minore, la cui vanità e la cui insincerità erano nate con l’inversione, l’educazione è spesso stata loro complice.

Se, invece di cercare scuse nella sorte tragica degli invertiti nati (sorte che non è più tragica, quando valgono qualcosa, di quella degli uomini eterosessuali dello stesso valore), si fosse provato fin dall’infanzia, ad aiutarli, ad insegnare loro a dominarsi, a superarsi, questo sarebbe stato un servizio all’umanità. Ma per fare questo bisognerebbe scoprire, riconoscere l’invertito prima che egli abbia avuto il tempo di corrompersi inconsciamente. Bisognerebbe vegliare a tutti i costi sulla salute fisica, più facile da correggere rispetto alla salute morale, e non bisognerebbe trascurare una molto complessa igiene morale. E si potrebbe riuscire a ridurre il numero degli effeminati, degli ipocriti, degli eccentrici, dei vanitosi viziosi e venali che invadono la società.
E ne varrebbe proprio la pena.

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OMOSESSUALITA’ E VIOLENZA SESSUALE IN COLLEGIO

Caro Progetto,
non so se sei una persona vera o un gruppo di persone, farò come se tu fossi una persona. Intanto grazie per avere creato il blog, però te lo devo dire subito, le cose gay per me hanno uno strano sapore, sono parecchio complessato su queste cose e ancora adesso, che ormai sono vecchio, sono scombussolato da un sacco di paturnie e di pensieri assurdi. Non so se sono veramente gay, non so se voglio esserlo, certo è che nelle cose del sesso ho vissuto la vita di un caso patologico, di un nevrotico che non è mai riuscito a trovare un suo equilibrio. Detto così, non si capisce niente, e allora tanto vale la pena che ti racconti quello che è successo. Mi farebbe piacere che tu mettessi la mia storia sul blog, però se non vuoi farlo ti posso capire. In ogni caso mi piacerebbe ricevere una tua risposta.

Sono nato nel Nord Italia, in Veneto, e allora ci si faceva la fame. I miei genitori erano contadini e io ero l’unico figlio superstite. Mio fratello più grande era morto in guerra e dopo le elementari nel paese, i miei si sono trovati a decidere se mandarmi alla media o all’avviamento. Soldi ce ne stavano pochi ma hanno fatto uno sforzo enorme per mandarmi alla media, per farmi studiare e darmi delle possibilità in più. Di questo li ringrazio perché la mia tranquillità economica di oggi è frutto della loro scelta.

La prima e la seconda media le ho fatte in una cittadina vicino al mio paese. Mi dovevo alzare prestissimo la mattina per prendere la corriera, mia madre mi lavava e mi stirava ogni giorno la camicia, perché ne avevo solo due e a scuola bisognava andare in ordine, mi lucidava pure le scarpe, babbo mi foderava i libri , mi faceva trovare le cose buone da mangiare, che poi erano le castagne o i fichi, secondo la stagione. Alle medie c’era il latino e per me era un ostacolo grosso, ma c’era il parroco, don Antonio, che mi faceva lezione il pomeriggio e mi faceva fare tutti i compiti. Gli altri ragazzi della classe erano tutti di famiglie ricche o almeno borghesi ma allora io non me ne rendevo conto. Quando c’erano gli incontri coi professori ci andava don Antonio, allora io non lo capivo, ma i miei genitori non si facevano vedere per paura di farmi fare un brutta figura, perché non parlavano bene l’Italiano e avevano le mani rovinate dai lavori in campagna. Mio babbo aveva fatto solo le elementari e mia mamma non le aveva nemmeno finite.

Nonostante tutto, a scuola non ho avuto problemi seri di adattamento, i professori erano molto esigenti ma io avevo una certa voglia di studiare e con l’aiuto di don Antonio, che aveva una mezza idea di mandarmi, dopo, in seminario, riuscivo a cavarmela passabilmente.

Nell’estate del 57 ho perso entrambi i genitori a causa di una febbre tifoide che il medico non ha saputo curare e mi sono trovato, a 13 anni, praticamente solo al mondo. Sono stato affidato a un fratello di mia madre, zio Battista, che però viveva in un paesetto in mezzo alle montagne e aveva le bestie in un alpeggio. Se fossi andato a stare con lo zio Battista, che era pure vecchio, vedovo, e non aveva figli, non avrei potuto continuare a studiare. Lo zio mi disse che potevo o andare in seminario a Vicenza o andare in collegio a Roma, in una scuola che don Antonio conosceva. Io non volli andare assolutamente in seminario e scelsi di andare a Roma, dove non ero mai stato. Mi segnarono alla scuola e zio Battista si fece carico di pagare la retta, che non doveva essere nemmeno tanto bassa, perché io avrei mangiato e dormito in collegio.

Don Antonio mi accompagnò a Roma e mi presentò al rettore della scuola, a dire la verità un po’ maltenuta, ma pulita, era un convento di frati, c’era la chiesa, ma di frati ce n’erano pochi, non più di sette o otto, tutti vecchi. Il convitto era diretto dal frate prefetto che però non si vedeva quasi mai, tutta l’organizzazione interna era affidata a dei ragazzi, studenti universitari, che noi chiamavamo prefettini, erano ragazzi che stavano in collegio senza pagare perché in pratica lavoravano stando appresso a noi, erano loro che ci seguivano durante le ore di studio e ci facevano fare i compiti, ci sorvegliavano il pomeriggio, durante i pasti, e la notte dormivano nelle loro piccole stanze, una accanto ad ogni camerata, per controllare la disciplina. In genere di noi si occupavano poco perché avevano molto da studiare per i loro esami all’università.

Io ero nuovo, i miei compagni si conoscevano già da due anni. La scuola non era male, tutti professori erano laici, in pratica professori in pensione delle scuole statali, erano tutti vecchi ma erano bravi e ci mettevano l’anima per farci imparare le cose. Alcuni professori li ricordo ancora. Il professore di matematica al quale devo il mio interesse per questa materia, nella quale ero bravissimo, il professore di lettere che ci raccontava le storie dell’Iliade e dell’Odissea recitando come in teatro e anche il professore di ginnastica che in pratica ci faceva fare solo ginnastica premilitare, come si faceva al tempo del fascismo.

I primi giorni sono stato bene e l’ho scritto a don Antonio, che mi mandava una lettera ogni settimana, ma già dalla metà di ottobre ho cominciato a vedere delle cose strane. C’erano dei ragazzi che sparivano dalla sala di studio e non si sapeva dove fossero finiti e poi rispuntavano dopo una mezz’oretta, Io allora ero totalmente ingenuo, non sapevo nulla del sesso, non avevo ancora scoperto la masturbazione e mi potevano raccontare qualunque balla che ci avrei creduto. Gli altri ragazzi, che non mi conoscevano, tendevano a mettermi da parte e a tenermi al di fuori dei loro segreti, ma non ci misi molto a capire che nel collegio c’era una vita invisibile, sotterranea.

Per una regola interna, le camerate erano distinte per anni di scuola, in modo da tenere separati i ragazzi di età diversa. Noi vedevamo i ragazzi della prima e della seconda media solo a colazione, a pranzo, a cena e nelle occasioni speciali, per esempio in chiesa, ma la ricreazione si faceva per gruppi separati, quindi in pratica io potevo familiarizzare solo coi ragazzi della terza media.

All’epoca ero un bel ragazzo per la mia età, ma ero molto delicato e molto educato. Dopo le prime settimane di scuola uno dei ragazzi, uno tra i capetti più rispettati, cominciò a chiamarmi uomo-donna e a farmi battute che all’inizio non capivo, tipo; “Tu sì che sei un uomo, non tua sorella!” Poi l’idea che io fossi l’uomo-donna cominciò a spargersi tra tutti i miei compagni.

Un giorno, durante le ore di studio, uno dei ragazzi si rivolse al prefettino per un chiarimento di matematica, quello gli disse che lui studiava lettere e che, se voleva, poteva andare da un altro prefettino che stava studiando ingegneria nella sua stanza. Il ragazzo tornò nell’aula di studio dopo circa mezz’ora tutto arrossato e spettinato, fu lì che ebbi il primo sospetto che le mezze ore di assenza di certi ragazzi non fossero dedicate a ricevere chiarimenti scolastici. Ma fu solo un’impressione, io non dissi nulla e tutto proseguì come prima.

Una sera, prima di andare a dormire, quando il prefettino non c’era, il capetto bullo, che si chiamava Silvano, mi si avvicinò e mi diede una carezza e poi mi mise le mani in mezzo alle gambe e disse: “è solo per vedere se sei uomo o donna!” mi sentii la faccia bruciare, volevo andare dal prefettino per denunciare la cosa ma Silvano mi disse: “Vai vai! Così pure lui ti dà una controllata!” e si mise a ridere. Col tempo mi hanno raccontato che uno dei prefettini, quello di ingegneria, in pratica quello della nostra camerata, faceva sesso coi ragazzi della terza media. Con me non ci ha mai provato perché non gli ho dato confidenza, ma stando ai racconti degli altri, con quelli che gli davano corda si lasciava andare proprio. Era un bel ragazzo, avrei voluto, forse , che succedesse anche con me, però nello stesso tempo avevo paura e non è mai successo nulla.

Le prime cose veramente brutte mi sono capitate poco prima delle vacanze di Natale. I ragazzi erano lasciati a se stessi, i prefettini erano quasi tutti partiti per le vacanze natalizie, salvo il nostro, quello di ingegneria. La faccio breve perché, anche se sono passati tanti anni, certe cose mi fanno un po’ senso. Insomma, mi bloccano sul letto in quattro, mi abbassano i calzoni e le mutande, e Silvano prova a penetrarmi, diciamo che fa la mossa, io strillo, ma mi mettono un fazzoletto in bocca e poi sono in quattro e non ho la forza di oppormi. La penetrazione non c’è stata ma l’umiliazione è stata terribile. Silvano mi dice: “Adesso hai capito che cosa ti succede se non fai tutto quello che vogliamo noi!” In quel momento, se avessi potuto lo avrei ammazzato.

Dopo quel fatto li tengo a distanza, mi faccio vedere il meno possibile, ma la cosa non può andare avanti così. Se non avessi fatto nulla sarei diventato lo zimbello di Sivano e della sua banda e le violenze si sarebbero ripetute. Ci penso molto, ma alla fine non ho altre soluzioni, prendo il coraggio a due mani e vado a parlare col nostro prefettino (quello di ingegneria), che mi ascolta, è spaventato soprattutto dall’idea che io vada a parlare col Rettore, e si vede, cerca di rabbonirmi e poi arriva a un compromesso che da lui non mi sarei mai aspettato ma che, nello stesso tempo, mi mise al sicuro e mi espose ai peggiori insulti da parte dei miei compagni. In pratica il prefettino avrebbe dormito nel mio letto in camerata e io nel suo, nella sua stanza chiusa a chiave. Tutta questa cosa avveniva, ovviamente senza che il vero prefetto del collegio ne sapesse niente e i ragazzi dovevano abbozzare, se non lo avessero fatto sarebbe venuto fuori quello che avevano fatto a me. Poi, per tenere buoni i compagni, che mi avrebbero ammazzato, ho finito per accettare che il preferttino venisse anche lui a dormire nella sua stanzetta. Ovviamente, dopo, i miei compagni mi davano esplicitamente della puttana.

A proposito del prefettino di ingegneria sentivo raccontate le cose peggiori: che spogliava i ragazzi, che faceva a gara con loro per vedere chi ce l’aveva più grosso e li picchiava per ottenere prestazioni sessuali da loro e cose simili e certi ragazzi giuravano che era vero e che era successo pure a loro, ma il prefettino, con me non ci aveva mai provato. Un giorno, mentre stavo nella sua stanzetta mi metto a frugare e tra il materasso e la rete del letto trovo un pacchetto con delle lettere, le leggo, sono dirette a un ragazzo ma sono lettere d’amore e pure focose. Penso che allora tutto quello che i miei compagni dicono di lui è vero e comincio ad avere paura.

E qui ho fatto una cosa di cui mi vergogno ancora oggi, ho raccontato a un mio compagno delle lettere del prefettino, e lui ha cercato di spingermi a rubargli le lettere per averlo in pugno e magari per portarle di nascosto al rettore. Io questa cosa non l’ho fatta, mi sembrava infame e poi il prefettino mi piaceva e non volevo che lo cacciassero o forse volevo averlo in pugno io. Ma adesso un altro ragazzo sapeva delle lettere e presto lo avrebbero saputo tutti e le lettere gliele avrebbero rubate gli altri, allora sono entrato in camera del prefettino, le ho prese io, e le ho nascoste da un’altra parte (in chiesa).

Quando è tornato il prefettino ho detto che gli dovevo parlare e gli ho raccontato che i ragazzi sapevano delle sue lettere, l’ho visto proprio sbiancare all’idea, ma gli ho detto pure che le lettere le avevo fatte sparire io e che erano nascoste in un posto sicuro, dove nessuno le avrebbe trovate. Lui le voleva indietro ma non gliele ho date e gli ho detto che le avevo lette. Lui mi guardava impietrito ma io gli ho risposto che lui con ne non aveva niente da temere perché con me si era comportato bene, poi gli ho detto di tutte le cose che avevo sentito su di lui e gli ho chiesto se erano vere. Ha ammesso di avere fatto un po’ di giochi sessuali coi ragazzi ma solo cose consensuali e me lo ha giurato. Io gli ho raccontato di quello che Silvano e la sua banda avevano fatto a me e lui mi ha detto che loro non lo facevano per sesso ma solo per infliggere una umiliazione terribile a un altro ragazzo, e poi mi ha chiesto se mi piacevano i ragazzi, io ci ho pensato e gli ho risposto onestamente che non lo sapevo e lui mi ha detto: peccato! Poi ha capito di avere detto una stupidaggine e mi ha chiesto scusa e dopo molte esitazioni mi ha chiesto dove stavano le lettere e io gliel’ho detto ma gli ho chiesto di lasciarle lì perché erano al sicuro, magari poteva andare a vedere che c’erano veramente, ma volevo che le lasciasse lì e lui lo ha fatto.

La storia del prefettino comunque è finita male e forse proprio per colpa mia. Il ragazzo al quale avevo parlato delle lettere, andò a riferire la cosa al rettore. Il prefettino negò tutto, io fui chiamato come testimone, giurai il falso e dissi che il mio compagno si era inventato tutto. I fatti non risultavano provati, ma il rettore non ne volle sapere e il prefettino fu cacciato, o meglio allontanato per motivi opportunità, a pochi mesi dagli esami finali. Prima di andarsene si riprese di nascosto le lettere e mi avvisò che le aveva prese lui.

Il nuovo prefettino era un emerito imbecille. Negli ultimi mesi prima degli esami ho subito dalla banda di Silvano angherie e violenze di ogni genere, e questa volta, siccome si dovevano vendicare su di me che ero stato il “cocco del frocio” ho subito veramente la violenza sessuale di Silvano e di un altro ragazzo. [- omissis – ] La sensazione di repulsione è stata totale, non ti racconto come mi sono sentito dopo, il ricordo di quella scena me lo porto ancora dentro perché quello non era sesso ma solo violenza come le bestie e anche peggio. I miei compagni avevano 14 anni e alla fine non riesco a odiarli o ad augurare loro la morte, perché non hanno nemmeno capito quello che stavano facendo. Insomma, io, dopo, sono stato ossessionato de quei ricordi per decenni e la mia vita sessuale ne è uscita rovinata. Il ricordo del prefettino invece era positivo, poi l’ho capito: quello era un ragazzo gay, e mi piaceva pure, non si era comportato da stronzo, ma l’idea che io potessi essere gay proprio per effetto della iniziazione violenta subita mi ha rovinato la vita. Non mi sono sposato e non ho un compagno, sono rimasto solo e per quanto possa sembrare assurdo il sesso gay mi sembra ripugnante, ma non so, e non lo so veramente, se questo succede per effetto della violenza subita ma penso di sì. Chi usa violenza sessuale su un’altra persona la uccide dentro, uccide la sua dignità, le sue sicurezze, sporca per sempre la sua sessualità. Bisognerebbe che i ragazzi ricevessero un’educazione seria e imparassero il vero rispetto del prossimo, ma purtroppo, anche se sono passati cinquant’anni, siamo ancora molto lontani da tutto questo.
Grazie Progetto, almeno mi sono sfogato un po’.

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AMORE OMOSESSUALE E AMICIZIA TEDESCA SECONDO RAFFALOVICH

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, intitolato “l’amicizia tedesca”, che vi presento oggi, è un autentico gioiello. In esso Raffalovich, con estrema finezza intellettuale definisce che cosa egli intenda per amicizia tedesca: si tratta di un’amicizia “che non ha paura né delle parole, né delle confessioni, né dei gesti, né delle maldicenze.”

La letteratura tedesca è ricchissima di scambi epistolari tra omosessuali di alto profilo culturale; questi documenti sono stati pubblicati in Germania senza censura perché il linguaggio e i concetti di fondo sono del tutto simili a quelli di analoghi epistolari eterosessuali.

Certo, in Inghilterra, in nome di una falsa morale, si sarebbe trovato qualche giudice ben pensante pronto ad imporre la censura per non corrompere la gioventù! Raffalovich cita dei bellissimi brani di lettere scambiate tra Schleiden (padre di Rudolph Schleiden) e il suo amico Beyer. Sia Schleiden che Beyer si sposarono ed ebbero figli, ma le loro lettere sono in sostanza lettere d’amore.

L’intelligenza di entrambi fu di non nascondere i loro sentimenti ai figli “perché i figli potessero ereditare l’amore e l’amicizia dei padri.” Sarà proprio Rudolph Schleiden nel 1886 a pubblicare le lettere e a manifestare il proprio orgoglio di essere figlio di un tale padre.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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L’AMICIZIA TEDESCA

Avevo raccolto dei documenti sull’espressione viva e toccante di un’amicizia che vorrei chiamare tedesca, è l’amicizia che non ha paura né delle parole, né delle confessioni, né dei gesti, né delle maldicenze. Stavo conducendo questo studio con l’aiuto di tutti i grandi nomi della Germania, le lettere ferventi di Frédéric Schlegel, di Schiller (lettere filosofiche tra Julius e Raphael) e degli altri, con l’aiuto dei romanzi, da quelli di Jean Paul fino a quelli di Suderman e di Wilbrandt, intendevo riassumere e analizzare interi settori della mia biblioteca, Hamann, Gleim, Acim von Arnim, Clemens Brentano, Liebig, Heinrich von Kleist, ecc. ecc..

Intendevo spiegare come le lettere degli uranisti superiori avessero potuto essere pubblicate integralmente senza scioccare, perché gli uranisti superiori non si esprimono in modo diverso dalla maggior parte degli eterosessuali moderni. E mi chiedevo come avrei fatto per avere il tempo e lo spazio necessario. Un libro viene in mio soccorso, ed esso soltanto dirà tutto quello che io ho da dire.

Nel 1886, è stato pubblicato il primo volume delle memorie di Rudolph Schleiden, memorie interessanti sotto molti punti di vista, e soprattutto per quelli che sono a conoscenza della storia contemporanea dello Schleswig-Holstein. Venendo da una famiglia dalla quale è ben contento di provenire, da genitori che venera, Rudolph Schleiden comincia col raccontare la vita di suo padre, e un episodio della giovinezza paterna esemplificherà in modo molto concreto l’amicizia che io chiamo tedesca.

Schleiden padre aveva 22 anni quando fece la conoscenza del suo amico Beyer. Beyer sposò più tardi la figlia di Kosegarten.[1] Rudolph Schleiden cita alcune lettere di Beyer, perché esse caratterizzano i due amici e perché mostrano quanto suo padre fosse amabile e amato. Trascrivo qui, sintetizzando, alcuni frammenti:

“Mi manchi molto. Non mi resta altro che la gioia di poter parlare di te. Kosegarten diceva ieri a tavola: È un peccato che Schleiden sia partito. Se tornasse mi farebbe piacere. – No, ho detto io. Non a me: lui non mi farebbe piacere, ma se potessi godermi il suo suonare (il piano) e il suo canto, lui potrebbe starsene lontano quanto vuole. Il mio sentimento per l’arte e il mio disinteresse sono stati lodati. Non sapevano che io pensavo tutt’altro… Ultimamente abbiamo avuto a casa un sacco di gente. Queste persone si stupivano di vedermi così zelante vicino a Lotte. Loro non sapevano che tu stavi tra me e Lotte. Lei diceva che io ti avevo procurato dolore parecchie volte. Te l’ho procurato, caro? Questo mi dispiacerebbe e comunque mi riempirebbe il cuore di gioia. Perché solo se tu mi ami io ho potuto farti del male.”

“20 Ottobre[2] – La signora Kosegarten ha detto: Che peccato che il sig. Schleiden non sia qui. – Io mi sono messo al piano e ho cantato l’Adelaide e ho suonato e cantato la tua canzone. Teodoro mi ha ringraziato, soltanto, lui mi ha detto che mi mancava la tua profondità … Tu verrai! Questa è la mia preghiera al mattino e alla sera. Ti chiedi come posso tenere ad un uomo come te? Non lo capisco nemmeno io. Vieni, dunque, e ti dirò la ragione. Perché hai del denaro, se non serve per venire qui? Dio te lo ha dato per questo, non per sprecarlo a Berlino…”

“25 Novembre. – Mi chiedi se si parla ancora di te? O vanità, il tuo nome è Schleiden! Sì, veramente si parla ancora di te, ed è proprio a me che questo dà più fastidio. Schleiden, e sempre Schleiden, e niente altro che Schleiden, non ho forse detto più tardi di ieri: che bisogna fare per fare una tale impressione? Bisognerebbe essere altrettanto carino e cantare altrettanto bene ha detto qualcuno. Allora io corro al piano come un folle, mi metto a cantare come te, tanto come te che questo mi ha fatto paura. Avrei potuto gettarmi al tuo collo. Quando si celebrano le tue lodi io contraddico tutti, perché io ti amo troppo, e ti critico per farmi confutare dagli altri. E allora, mandami il tuo ritratto. Che bestia che sono! Perché non ho preso il tuo ritratto. So bene che aspetto hai, e ultimamente in una discussione ho negato violentemente che tu avessi begli occhi, ho ammesso solo che la tua bocca era passabile. Ma vorrei tanto averti con me.”

Nel mese di marzo, Schleiden e Beyer trascorsero qualche giorno insieme. Il giorno della partenza di Schleiden, Beyer gli scrisse:

“Stamattina, tanto sei stato al piano, piccolo mio, che non ti ho mai visto. Là tu ti sei immedesimato in me e nessuna scorza ti potrà nascondere. So che è una follia, ma perché hai cantato così? Io sto per partire. Tu verso occidente, io verso oriente. Tu verso il sole, io in direzione contraria. Parto oggi per Jasmund.”

Il 29 marzo scrisse: “ Ultimamente stavo ad Arcona. Non mi è piaciuta. È lì che siamo andati insieme all’inizio, e dove mi sei diventato molto caro. Anche l’albergo era così vuoto, così vuoto…”

Sedici anni dopo, Beyer scrisse a Schleiden, esprimendo il desiderio di rivedersi, di rivedersi ancora una volta e, se possibile, di lasciare che i figli ereditino l’amore e l’amicizia dei genitori.

Quando ci si preoccupa di liberare l’immagine, l’illusione dell’amico assente dal sentimento che si mescola al pudore, per difenderla contro gli indifferenti, quando ci si preoccupa dell’infantilismo del denigrare l’amico per sentirlo lodare, portare alla stelle, quando si pensa a questi slanci di giovani cuori che non dimenticano troppo la loro giovinezza, e quando si sa quello che un pubblico inglese, dei giornalisti inglesi, delle spose inglesi, dei giudici inglesi direbbero di questa corrispondenza piamente pubblicata dai figli, ci si domanda se il terrore inglese non finisca per spingere all’inversione più della fiducia tedesca.
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[1] Persona molto distinta.
[2] Più o meno un mese dopo.

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EDUCAZIONE MORALE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Nel breve capitolo sulla “Educazione morale” tratto da ”Uranismo e Unisessualità” di André Raffalovich, che potete leggere qui di seguito, l’autore giunge ad una conclusione fondamentale: tra omosessuali ed eterosessuali non c’è una linea di demarcazione, ma questa frase non significa che esistono tante forme di sessualità intermedia ma che tra omosessuali e eterosessuali non ci sono differenze morali legate all’orientamento sessuale. Ci sono omosessuali ottimi e ce ne sono di pessimi, esattamente come accade tra gli eterosessuali, ma le analogie sono molto più forti, perché situazioni moralmente identiche si possono vivere sia in chiave eterosessuale che in chiave omosessuale. Secondo Raffalovich, i migliori, sia tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali, sono quelli che tengono a freno la loro sessualità. L’autore parte dal presupposto che in ambito sessuale ben poche persone possono realizzare i loro desideri, ammesso che questo sia possibile, e che la categoria dell’accontentarsi è pressoché generale ed è comune ad omosessuali ed eterosessuali. Un’affermazione di Raffalovich può lasciare sconcertati, cioè l’idea che non esiste un diritto di realizzare i propri desideri sessuali, ma su questo si potrebbe anche concordare con l’autore, chiarendo bene i termini della questione. Come corollario a quanto appena detto, Raffalovich afferma che la legge morale impedisce agli epilettici, ai tisici e ai portatori di malattie trasmissibili di realizzare i loro desideri sessuali per impedire la diffusione dei morbi dai quali sono affetti, e afferma che “la stessa legge” impedisce all’omosessuale di seguire le sue tendenze. Qui il salto logico è del tutto gratuito ed incomprensibile, ma Raffalovich glissa e non approfondisce la questione. Lasciamo comunque a lui la parola.
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EDUCAZIONE MORALE

Ho detto che non si poteva biasimare l’invertito che aveva consumato la sua prima caduta – se è intelligente, se vale qualcosa, può rialzarsi, può riprendersi. E nella sua vita, di sicuro, non cederà, cadrà e si rialzerà per una sola volta, succederà parecchie volte; alla lunga, se è intelligente e vale qualcosa, non si lascerà avvilire dai deragliamenti di una giovinezza senza direzione morale.

L’invertito superiore ha le medesime possibilità dell’eterosessuale e corre pericoli analoghi. Può diventare quell’essere morale e degno che un uomo dovrebbe essere, oppure può sprofondare nelle frivolezza, nella lussuria e nella menzogna.

Questa educazione morale gli costerà cara, se ha maledetto suo padre, che lo ha generato, e sua madre, che lo ha concepito, si troverà un giorno schiacciato da queste geremiadi, e se si esaminerà con sincerità, ecco quello che troverà.

La sua serenità e il suo valore morale e sociale dipendono dal freno imposto alle sue tendenze.

Non è facile trovare invertititi dello stesso tipo e spesso non si amano tra loro. Il nostro invertito ha probabilmente amato o degli invertiti inferiori e allora ne ha lo stesso disgusto che una donna leggera e falsa ispira ad un uomo sobrio e retto, – oppure ha amato degli eterosessuali più o meno gentili, fragili e interessati, – in ogni caso la sua esperienza non è stata troppo felice. Se ha conquistato degli eterosessuali di buona caratura, la sua vittoria è stata difficile e di assai breve durata (se ha ceduto ad una donna amata, non è stato per un lungo periodo), e si rende conto che la sessualità non può essere lo scopo di un uomo superiore, omosessuale o eterosessuale.

I grandi uomini rivendicati dalla omosessualità non sono stati grandi che per il fatto che essi non si sono lasciati troppo invadere dalla loro sessualità.

Gli invertiti sublimi sono stati sublimi malgrado la loro inversione o perché si sono elevati al di spora e al di là dell’umanità. L’uomo senza famiglia, senza moglie, senza figli, sottratto dalla continenza o dalla castità a tante piccolezze, a tante noie, a tante menzogne, e il cui cuore non è arido o disseccato, può essere Michelangelo o Newton.

Newton, proprio lui, indica un gran numero di uomini per i quali la domma non sembra avere quel ruolo che l’uranista trova noioso, indifferente, inutile antipatico e, senza volerli rivendicare all’inversione, si chiede se l’eterosessuale casto o indifferente alle donne non possa rappresentare un ideale, un incoraggiamento, così come i grandi uranisti; pensa a Spinosa, a Leibnitz, a Pascal, a Carlo XII di Svezia, a Johannès von Muller, mescolando i grandi uomini, le classi, le epoche.

La Grecia… ma se l’invertito superiore approfondisse veramente la storia dell’omosessualità in Grecia, riconoscerebbe che l’invertito non era affatto più felice di quanto lo sia adesso in Europa. Il giovane uomo di buona famiglia doveva difendere il suo onore e la sua reputazione come una vergine dei nostri giorni. I ragazzi di oggi hanno più libertà dei giovani greci e troverebbero intollerabile doversi comportare mantenendo una simile circospezione. La Grecia non era affatto il paradiso degli invertiti. Molto lontano da lì, presso i popoli esotici, del nord come del sud (perché il clima non influisce affatto sull’omosessualità come si è preteso che fosse), presso gli Esquimesi, gli Annamiti, o i Messicani di prima della conquista, gli invertiti trovavano forse più facilmente la possibilità di soddisfare i loro gusti, ma dovevano forse anche (come accade presso molti popoli) registrarsi in una classe a parte, che godeva di privilegi e di una considerazione paradossali.

L’invertito superiore non ha il diritto di credersi nato fuori della sua epoca o della sua patria. Anche l’Oriente di oggi, dove la pederastia si pratica senza difficoltà, non gli offrirebbe le soddisfazioni intellettuali alle quali è abituato: la musica, il teatro, ecc..

Vedrà con un sorriso che la maggior parte dei neo-greci sarebbero troppo malaticci, troppo mal strutturati per essere allevati dagli Spartiati. Vedrà con più o meno coraggio che la soddisfazione dell’appetito sessuale non può essere il sine qua non dell’esistenza di un uomo moderno, di un uomo civilizzato. L’uomo civilizzato ha anche altre necessità. E quando si parla dell’ingiustizia del destino e della società, quando si chiede un altro modo di trattare gli invertiti, perché non ci si dovrebbe preoccupare di altre ingiustizie riconosciute e ammesse?

Per esempio: un uomo giovane, eterosessuale, povero, lavoratore, che non si può sposare e rifiuta le donnette basse e ripugnanti, perché non ha i mezzi per dare a una donna più decente quello che lei si aspetta, che non può e non vuole essere l’amante prediletto di una donna venale o ricca, e non desidera l’avvilimento dell’adulterio con tutto quello che comporta.

Quest’uomo, dal punto di vista della vita sessuale è da compiangere allo stesso modo dell’invertito. Le loro situazioni si somigliano molto. La cosa migliore che devono fare, e al più presto possibile, è mettere da parte la loro vanità e dire che l’atto sessuale non deve essere il centro della loro esistenza. Parlo di vanità perché la vanità e l’invidia, in certi momenti, sconvolgono l’uomo sessualmente, e l’idea che gli altri hanno i piaceri che egli vorrebbe avere è una delle tentazioni più forti. Krafft-Ebing è il rappresentante di quelli che chiedono giustizia per l’invertito, e non chiedo di meglio; ma bisogna ricordarsi che questa rivendicazione ha come base la teoria secondo la quale ogni uomo ha il diritto di soddisfarsi sessualmente. Se si riconosce questo diritto agli eterosessuali, non vedo come lo si possa rifiutare agli invertiti (soprattutto perché rifiutarglielo non cambia affatto lo stato delle cose). Ma secondo me nessun uomo ha il diritto di pretendere le soddisfazioni sessuali che desidera. La stessa legge morale che impedisce ad un eterosessuale epilettico o tisico, o affetto da una qualsiasi malattia trasmissibile, di perpetuare il suo flagello, quella stessa legge proibisce all’invertito di consegnarsi alla sue tendenze.[1]

L’essere corruttore, uomo o donna, è colui che seduce un altro essere, uomo o donna, è l’essere che diminuisce la somma della purezza e della castità che esiste in questo mondo.

L’essere corruttore deve essere riprovato.

L’essere infame, abietto, che si nutre dei vizi degli altri e li facilita, fonte di pericoli morali e fisici, l’essere che mette in pratica il ricatto dopo aver favorito la dissolutezza, deve essere represso il più severamente possibile.

È un errore (gli autori che scrivono di inversione tendono ad esso) immaginarsi che gli invertiti siano necessariamente fuorviati o sregolati o alla ricerca di sfoghi con qualsiasi uomo di buona volontà. Molti eterosessuali (se si comportano bene) non pensano sempre alla donna.

Bisogna ricordarsi che l’invertito soddisfatto, sazio e senza paura sceglie quello o quelli che preferisce. Ha amanti e amici. Può incapricciarsi brevemente dei suoi amici, può avere delle passioncelle ma molto spesso esse non portano a nessuna conseguenza.

Ci sono collezionisti invertiti, come ci sono collezionisti eterosessuali, che hanno la mania di “conoscere” il più gran numero possibile di partner. L’uranista medico consultato da Krafft-Ebing si vantava di aver conosciuto seicento uranisti. Questa cifra non stupirà nessuno che sia al corrente del numero di depravati che esistono e che si cercano e del numero di uomini senza capacità di resistenza, che cedono qualche volta per curiosità, perché indotti, per cupidigia, per ricordo dell’infanzia, per differenza di età o di casta.

L’invertito meno prospero e più affamato amerà l’uomo o il ragazzo che potrà amare. Non bisogna dimenticare che molti uomini non sono nella condizione di poter scegliere. Amano l’uomo più conveniente, quello di migliore condizione tra quelli che hanno intorno e il più accessibile. Non possono certo realizzare tutte le loro fantasie , non osano forse nemmeno mettersi con un uomo del popolo o con un ragazzo che è ancora giovane, della loro classe, e si accontentano del cameratismo sessuale a loro portata, sognando di qualcuno più giovane o più vecchio.

Molti di questi invertiti meno favoriti non sono dunque più caratteristici degli invertiti che possono soddisfare e loro fantasie. Si troveranno anche tra gli uomini e le donne con propensioni eterosessuali esattamente le stesse categorie. Molti eterosessuali non hanno la persona o le persone che essi avrebbero preferito e si accontentano o imparano l’astinenza. Molti eterosessuali, a forza di quelle che si chiamano ironicamente buone fortune, si sono completamente trasformati, guastati, marciti. Hanno dei vizi analoghi a quelli degli omosessuali incapaci di governarsi.

Tutti i seduttori si rassomigliano.

Se non ci si fermasse sempre alla differenza esteriore tra l’uomo e la donna, se si guardasse un po’ più in profondità, si capirebbe che gli omosessuali e gli eterosessuali non sono molto diversi.

Sono arrivato a questa affermazione, abbastanza paradossale a prima vista: non c’è una linea di demarcazione tra eterosessuali e omosessuali.

Tra l’omosessuale infame e l’eterosessuale scostumato sembra che ci sia una grande distanza, ma comunque sono molto vicini. Allo stesso modo, l’omosessuale di alto valore e l’eterosessuale che lo uguaglia sono anch’essi molto vicini e possono distinguersi molto poco uno dall’altro.
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[1] Rinvio alla Prefazione, in cui chiedo agli unisessuali, agli uranisti come agli eterosessuali, di imparare (o di ricordarsi) i loro doveri reciproci. Non ci sono diritti senza doveri.

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RAFFALOVICH: SESSO E CASTITÀ – L’INFANZIA DELL’OMOSESSUALE

Riporto qui di seguito due capitoli della mia traduzione di “Uranismo e Unisessualità” di André Raffalovich:

1) Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico.

2) Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili e ultra-virili.

Nel primo dei due capitoli l’autore comincia a manifestare la sua personalità, e introduce nello studio della sessualità e dell’omosessualità in particolare, delle categorie di tipo morale legate alla ricerca della voluttà, della pace dei sensi e della castità; nell’uso di queste categorie in rapporto all’omosessualità Raffalovich non è schematico e nonostante le apparenze non fa il moralista ma analizza le tendenze morali come modi per trovare un proprio posto nel mondo. Le tendenze morali sono per lui elementi essenziali della sessualità di un individuo. Raffalovich usa un linguaggio diverso da quello moderno e quando si riferisce a forme di omosessualità che non esclude interessi eterosessuali, parla di quelli che oggi si chiamerebbero bisessuali o non sarebbero ritenuti propriamente omosessuali. L’autore si pone il problema relativo all’induzione al matrimonio di questi “omosessuali” in qualche modo compatibili con l’eterosessualità e ipotizza per loro un percorso di recupero che li riconduca all’eterosessualità ma attraverso un’educazione graduale che porti ad una “guarigione psicologica” prima che al matrimonio. Tutto il percorso di recupero, secondo Raffalovich dovrebbe essere demedicalizzato ed affidato ad eterosessuali intelligenti e ad omosessuali superiori, evitando quella che viene presentata come una pratica abominevole, cioè l’induzione dell’omosessuale alla eterosessualità tramite la frequenza di prostituite, cosa molto praticata negli ultimi anni dll’800.

Nel secondo dei due capitoli riportati di seguito, Raffalovich tratteggia in modo molto ricco l’infanzia dell’omosessuale virile (come egli lo chiama). La pubblicazione del libro di Raffalovich è del 1896, ma l’autore ha già perfettamente chiara l’idea della sessualità infantile. Certo egli non dispone di indagini sociologiche attendibili e non ricorre allo studio sistematico di casi clinici come Krafft-Ebing, la sua descrizione della omosessualità infantile, limitata agli ambienti sociali di alto livello, è probabilmente per la gran parte frutto di ricordi personali e presenta aspetti oggi difficilmente comprensibili, come le riflessioni sul rapporto tra il bambino omosessuale di buona famiglia e i servi della sua famiglia. Si nota che la società è stratificata in modo rigoroso e che le persone di livello sociale più basso sono considerate sostanzialmente non assimilabili a quelle appartenenti ai ceti più ricchi o più colti, siamo cioè il pieno ‘800 borghese.

Raffalovich arriva a supporre che la differenza di classe sociale crei meccanismi di attrazione analoghi a quelli dell’attrazione sessuale e con questa idea spiega l’interesse del bambino omosessuale ricco per la servitù e non per gli adulti della sua categoria sociale. Colpisce in particolare l’idea che possano svilupparsi rapporti di simpatia tra il bambino omosessuale e i servi maschi, in ragione del fatto che “l’intelligenza di un domestico e simile a quella di un bambino”.

Interessanti son anche le riflessioni sui collegi e sui rischi che la vita di collegio può comportare rispetto alla omosessualità, oltre alcune questioni sull’interesse per i soldati e per le divise.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Ricerca della voluttà, ricerca della pacificazione, ricerca della castità. Recupero psicologico

Non si possono fare riflessioni e osservazioni senza rendersi conto di tre fattori importanti che modificano la psicologia sessuale di tutti gli uomini:

– il desiderio, il bisogno (fittizio o reale) del piacere in sé, con la sua eccitazione, i suoi preliminari, la sua cristallizzazione (Stendhal), la sua realizzazione;

– il desiderio, il bisogno di rigettare, di spogliarsi dell’eccitazione sessuale, dell’inquietudine, della fatica, dei fastidi;

– il desiderio, anche lontano, il bisogno vago, la ricerca, anche vana, della castità, una predilezione in favore della castità.

A seconda della presenza isolata o simultanea di uno o di due di questi fattori, a seconda della preponderanza dell’uno sull’altro o sugli altri, la condotta di un uomo cambia così come cambia la sua psicologia sessuale.

Anche l’uranista, come qualsiasi altro uomo eterosessuale, o semplicemente sessuato, è soggetto a queste influenze perché esse riguardano la sessualità in quanto tale.

L’uomo che cerca soprattutto la voluttà in sé e per tutto quello che le si cristallizza intorno, ha bisogno di un’altra analisi rispetto a quello che cerca soprattutto la pacificazione dei suoi sensi e l’acutezza della sua vita intellettuale.

E non sono soltanto gli individui che differiscono in questo modo, ma queste variazioni si presentano nello stesso individuo a diverse età e in diversi momenti della vita.

Certi uomini [1] sono più portati degli altri verso un ideale di castità sia naturalmente, fondamentalmente, e quindi malgrado molte influenze e molti avvenimenti oppure senza l’influenza di circostanze, dell’ambiente e di avvenimenti che modifichino il loro carattere.

Forse senza spiegarsi il perché, forse senza darsi la migliore spiegazione, la castità appare loro (personalmente) desiderabile e soddisfacente. Per la maggior parte del tempo tengono per sé questa predilezione, senza comunicarla, per pudore, per orgoglio, per paura, perché se ne sono troppo distaccati nella pratica.

L’istinto sessuale in loro ha cessato di essere tirannico; non è, per così dire, che uno dei membri di un’oligarchia. Una vita sregolata è per loro sempre più sgradevole, e dipenderà dalla circostanze se si sposeranno o resteranno celibi, diventando anche moderati e continenti.

Tra loro si trovano parecchi uranisti, che si sposano e rinunciano alla loro sessualità spontanea, e anche parecchi uranisti impenitenti, ai quali l’uranismo sembrerà sempre più casto, più pulito, più decente dell’eterosessualità.

È evidente che gli uomini capaci di un ideale di castità personale volontaria (che questo ideale sia realizzato o meno ma purché sia uno dei limiti del loro carattere, della loro individualità) tenderanno verso una diversa situazione psicologica e fisiologica rispetto agli altri uomini. Così, quando si studia la psicologia sessuale, il caso sessuale di un uomo, sarà importante definire il suo ideale di castità o di voluttà o di pacificazione.

Non bisogna confondere la castità con la sobrietà, la temperanza o la pacificazione. L’uomo che ha questo ideale di castità, questa predilezione umile per la castità, può non essere temperante. Può scoprire da solo l’assioma secondo il quale un po’ di infamia allontana dalla purezza, molta infamia ci riconduce ad essa. Può astenersi con gioia o sprofondarsi deliziosamente nel piacere e non sapere regolare, goccia a goccia, la sua voluttà. L’uomo che ama, ricerca o sceglie naturalmente la sobrietà, la temperanza sessuale (eterosessuale o uranista o bisessuale) si comporterà in un altro modo. Senza igiene [moderazione] non raggiungerà la piena soddisfazione. Ricercherà nella sessualità gli atti che lo libereranno il più rapidamente possibile dall’aculeo del desiderio; è così che uomini seri, rispettati, distinti, possono praticare i vizi più denigrati, tutte le forme di unisessualità attiva o passiva o reciproca, o di eterosessualità comune o sterile, perché dopo si sentono allegri, alleggeriti e in pieno possesso della loro attività intellettuale, fisica e morale. Quando, per loro disgrazia e loro castigo e per la vergogna della società, questi sono uomini di una austerità esteriore ostentata, uomini il cui mestiere o la cui professione esige una severità di costumi e accade che sono scoperti, la loro ipocrisia rivolta e sconcerta. C’è spesso, in queste situazioni, dentro di loro una soluzione di continuità nelle loro emozioni che impedisce loro di rendersi conto in modo permanente dell’enormità della loro condotta. Se la loro sobrietà è precisa, la loro vita intellettuale non è toccata dalla loro sessualità.

Questi uomini sobri e discreti possono ricercare o la voluttà o il riposo che la segue, o entrambe le cose, e restare moderati nel loro vizio.[2] Gli uomini che amano la castità non finiscono così: perché la castità è una virtù positiva, non negativa, cosa che gli altri dimenticano spesso.

A mio giudizio, nessuna descrizione di un uomo e della sua psicologia sessuale risulterebbe soddisfacente se non si desse un’idea dell’influenza di questi fattori.

Consultato da un sessuale [un uomo con problemi sessuali] mi sforzerei di sapere e di fargli sapere se la sua sessualità ricerca soprattutto la voluttà sessuale e tutto quello che le sta intorno, o la pacificazione sessuale e la rinascita, il rinnovarsi dell’intelligenza; se immagina nel suo cuore che la castità sia meglio della sessualità; se trova umiliante non soddisfare tutte le sue aspirazioni sessuali; se il suo orgoglio conta molto o solo un po’ nelle sue aspirazioni e nella loro soddisfazione; se dentro di lui ci fosse da qualche parte un gusto per la castità, lo incoraggerei a coltivarlo, invece di mandarlo da una prostituta come fa il medico guaritore di oggi. Se il suo orgoglio è insuperabile, se si credesse disonorato dal non consegnarsi a delle inclinazioni unisessuali, esiterei prima di imporgli la prima condizione che impone il medico guaritore , cioè quella di rompere il rapporto unisessuale che esiste da tempo. Questo significherebbe consegnare il sessuale [l’uomo che ha problemi sessuali] in difficoltà a tutti gli errori e a tutti i pericoli. Avrebbe invece molto da imparare su se stesso e sulla vita prima di essere maturo per una rottura efficace e feconda. Non bisogna consegnarlo, senza metterlo prima al sicuro, all’ossessione sessuale. I medici, probabilmente, desiderano fare sposare nel più breve tempo possibile gli unisessuali che li consultano e non hanno il tempo e forse l’esperienza necessaria per una guarigione psicologica. Quando l’inversione e l’uranismo saranno capiti a livello più generale, quando se ne avrà meno paura, io credo che non saranno più i medici che faranno queste cure; ma gli eterosessuali buoni e intelligenti o gli uranisti superiori potranno facilitare l’inizio di questi cammini, questi perfezionamenti. Oggi il matrimonio, reso possibile attraverso il passaggio prolungato attraverso la casa di tolleranza è una cosa indegna. Gli uranisti di buona volontà (parzialmente eterosessuali) devono essere preparati psicologicamente prima di esserlo sessualmente.

Infanzia, educazione, pubertà degli uranisti virili[3] e ultra-virili.

Gli invertiti licenziosi o chiacchieroni o malati hanno talmente goduto gli onori della pubblicità che gli altri invertiti sono ancora poco conosciuti. Ma essi raggiungono una maturità intellettuale e morale che non considera più il sesso come il centro dell’universo. Non devono più lamentarsi della loro sorte. Devono pensare a compiere la loro missione qua giù, e cercano di fare del loro meglio. Allo stesso modo ci sono uomini eterosessuali che si svincolano dalla vita genitale ad un certo momento della loro crescita.

È difficile rendere giustizia agli invertiti, come sarebbe difficile essere giusti verso gli eterosessuali, se ci si occupasse esclusivamente della loro vita sessuale. La menzogna e la sessualità si sfiorano così da vicino perché la realtà fa apparire folle il desiderio, perché il prima e il dopo si toccano e si contraddicono.

L’invertito si ritiene così disinteressato da giudicare della bassezza della sessualità, solo che non ha il coraggio di andare fino in fondo e di cercare la castità; inventa argomenti in favore dei suoi gusti.[4]

Se fosse l’essere superiore che si immagina di essere e se avesse un po’ di religione, cercherebbe di affrancarsi dai legami della carne e di rendersi utile all’umanità.

Il giorno in cui l’invertito non reclamerà più l’indulgenza della società, comincerà a giustificarsi agli occhi degli uomini veramente superiori.

Si nasce uranisti più o meno; si può diventare invertiti sia durante questo periodo di indifferenza sessuale (così finemente osservato da Max Dessoir), che dura qualche volta fin dopo la pubertà – sia molto tempo dopo. Le circostanze, l’isolamento e tutto quello che esso comporta, i cattivi esempi e i cattivi consigli, le letture e le conversazioni, un seduttore giovane e appassionato, o prudente, abile e pieno di esperienza, i problemi della sessualità eterosessuale, le malattie, le psicosi transitorie o permanenti, la vanità, la cupidigia o anche la necessità possono trasformare un eterosessuale in omosessuale.

Nell’uranista o nell’invertito di nascita l’inversione si manifesta molto presto. Bisognerebbe conoscere a fondo quello che ancora noi ignoriamo per la gran parte, cioè la sessualità dell’infanzia, per sapere se le tendenze eterosessuali si sviluppano realmente con molto maggiore lentezza o se invece non le si nota quando le si incontra. Prima di dichiarare che questa precocità sessuale (precocità di sentimenti, non di atti) è un segno di degenerazione negli invertiti, bisognerebbe rendersi conto della percentuale di bambini sessualmente precoci eterosessuali. Quanti bambini e quante bambine si innamorano gli uni delle altre o di persone adulte! Quanti ragazzini di cinque anni sono affascinati da una bella signora o da una ragazza grande! Intorno a loro si sorride, si raccontano davanti a loro cose che essi sentono misteriosamente e esprimono comicamente, i piccoli si rendono conto, alla lunga, dei loro sentimenti.

E certamente questi affetti sentimentali non sono rari tra i bambini. Li si favorisce stupidamente perché sono cose divertenti, ma dato che questi affetti, quando sono uranisti, non divertono affatto, non ci si fa caso. Il bambino capisce oscuramente tutto questo; quando dà qualche segno di un’emozione prodotta in lui dalla presenza e dal contatto con un uomo, si accorge che la sua agitazione passa inavvertita. Lo si complimenta quando dona un fiore a una donna; quando lascia la sua mano nella mano di un uomo non si dice nulla. L’uomo lo interessa molto più della donna, e gli adulti evidentemente pensano il contrario. Il bambino indovina molto presto che lì c’è un malinteso e, con questa meravigliosa dissimulazione tipica dei bambini, accetta la situazione.

I bambini sono così dissimulati, non solo per ignoranza ma ancora di più per paura o per prudenza. I bambini sanno molto presto quello che devono dire e soprattutto quello che devono nascondere.

Questa consapevolezza non deve affatto stupire perché essa esiste in un certo grado negli animali domestici. La vanità o la ricerca dell’approvazione caratterizza i bambini come gli animali.

È poi anche naturale che l’invertito si ricordi così chiaramente della precocità delle sue tendenze. Arriva un momento nell’esistenza di ogni invertito in cui egli decifra l’enigma del suo gusto unisessuale. È allora che riordina tutti i suoi ricordi e per giustificarsi ai suoi occhi, si ricorda di essere stato quello che è dalla sua prima infanzia. L’unisessualità ha colorato tutta la sua giovane vita; lui ci ha pensato, l’ha sognata, ci ha riflettuto in perfetta innocenza e molto spesso.

Si è immaginato, da piccolino, di essere allevato da dei briganti, da dei barbari; a cinque anni, a sei anni ha sognato il calore dei loro petti, delle loro braccia nude. Ha sognato di essere loro schiavo e ha amato la sua schiavitù e i suoi padroni. Non ha mai avuto il minimo pensiero brutalmente sessuale, ma ha scoperto la sua vocazione sentimentale.

L’invertito nato e ben nato può essere di una innocenza fisica eccezionale quasi fino all’età della pubertà, se si trova senza cattivi consiglieri, se è timido e ignora il suo corpo. La sua depravazione è allora solo e assolutamente cerebrale e sentimentale. Non si indirizza ancora alle persone che lo circondano. Ama i quadri, le statue, le immagini che rappresentano delle belle figure. Anche gli operai lo interessano per i loro vestiti, diversi da quelli che vede indossati dai suoi parenti – e sperimenta già questa passione degli invertiti per tutto quello che somiglia ad una uniforme o a un costume convenzionale. Quello che i Tedeschi chiamano soldaten liebe, è talmente noto, talmente diffuso tra gli invertiti e i corrotti in tutti i paesi europei che, in certe città, specialmente a Londra, il numero di soldati che si prostituiscono è più grande di quando si vorrebbe credere.[5]

Con una pazienza e una tenacia che non deve stupire in un bambino, tutto quello che ha un rapporto, anche minimo, con l’inversione lo appassiona. Segue la pista con un fiuto da animale o da Pellerossa o da donna. Ancora giovanissimo e completamente vergine, si sente vicino a tutto quello che ignora.

Ha sogni eroici. È un eroe amante di un altro eroe, e i racconti di fate non sono più fiabeschi delle sue visioni da sveglio. Lui è l’eroe o l’amico preferito, o anche, più raramente, ma non per lungo tempo, l’eroina dei romanzi che legge o che sente raccontare. L’invertito di nascita non è necessariamente effeminato, non lo è sempre e non cerca sempre le ragazzine e i loro giochi.

È utile ricordarsi che gli invertiti effeminati sono i più conosciuti perché essi hanno molto di più la mania delle confidenze e della vanterie. Gli invertiti che stanno zitti non sono stati ancora scoperti, e Krafft-Ebing non li registra affatto. Ma comunque esistono, e sono loro che ci impediscono di disperarci per la razza degli invertiti.

Parallelamente a questa esaltazione romantica, a questo platonismo, a questa favola, il bambino prova un’attrazione carnale verso l’uomo e non sa forse ancora che i due pensieri che lo interessano sono legati insieme.

Il bambino può ogni giorno ricercare i mezzi per accarezzare la mano o il copro di un domestico, al momento del pasto per esempio, o sulle scale, e lo stesso bambino può tutti i giorni sognare i destini più puri e fantastici.[6]

Il bambino prova, probabilmente per i domestici in livrea, o in maniche di camicia, i primi assalti di quella ossessione per l’uniforme che si ritrova anche nella vita sessuale degli eterosessuali. Quanti uomini amano la donna vestita o mezza-vestita in una certa maniera?

La maggior parte degli uomini amano un certo tipo, e tutto quello che ci si avvicina, per l’andatura o l’aspetto, agisce su di loro più rapidamente, più violentemente. Spesso, dopo una infedeltà al loro tipo ritornano ad esso più servilmente. Gli uomini hanno poca immaginazione. Ce ne sono di quelli che con tutte le loro conquiste, favorite e favoriti, fanno lo stesso pellegrinaggio, che vanno docilmente allo stesso posto nei dintorni della città, ecc. ecc..

La differenza tra le classi agisce in certi casi quasi come la differenza tra i sessi. È certamente possibile che questa osservazione, che ho avuto spesso modo di esprimere, spieghi i sonetti di Shakespeare. Un’amicizia entusiasta (passione che non suppone affatto l’inversione né la perversione) e la distanza sociale tra Shakespeare e il giovane uomo, e la giovinezza dell’uno e l’età matura dell’altro, offrirebbero la chiave dell’enigma. Gli invertiti, i pervertiti contano tanti uomini celebri e tante glorie che potrebbero anche lasciare andare Shakespeare.

Il bambino non sfugge a nessuna influenza. I genitori gli hanno proibito di familiarizzare con la gente del popolo, e l’operaio, il valletto, il capo-cameriere, il cocchiere diventano per lui sempre più desiderabili. Se il bambino è malato ed è trasportato da uno di questi uomini, il suo cuore batte con paura e con piacere, prima, durante e dopo. Mette a paragone le sue sensazioni con quelle che prova nelle braccia di un padre o di un fratello e la differenza è così grande che il bambino non può sbagliare. Ammette quello che è. Non sa perché. Si dà delle spiegazioni. Comincia a credere che quello o quell’altro uomo gli piace. Ma non è un uomo che gli piace, il cui abbraccio lo estasia, il cui contatto lo turba, ma è l’uomo. Quando il bambino ha superato la sua ignoranza ed è arrivato a questa conoscenza di se stesso, la sua educazione sentimentale procede da sé. Il bambino si abbandona in modo sornione a una quantità di atti impulsivi per attirarsi l’attenzione degli uomini che lo interessano, senza essere sospettato dalla sua famiglia. Una donna innamorata non è più folle e più prudente, più paziente e più impaziente.

Questo modo di fare può durare parecchi anni, prima, durante e dopo la pubertà. Il bambino vede le cose via via più chiare. Quello che desidera si va precisando. All’inizio non sa quello che vuole, un contatto qualunque, un bacio. La storia greca gli insegna allora che i Greci si amavano tra uomini, che i Greci erano belli, nobili, ammirevoli, che l’amore greco oggi non è accettato dai costumi, che Socrate e Alcibiade avevano dormito sotto lo stesso mantello, ecc.. Non c’è bisogno di altro per attivare e riempire l’immaginazione di un bambino. “Sono dunque un Greco antico”, si dice. Disprezza un po’ i moderni. È ancora troppo al di fuori della vita moderna per essere imbarazzato dalla sua inversione. Invece essa lo interessa, occupa la sua mante.

In collegio, l’invertito può restare innocente, come il bambino eterosessuale può, lì, essere indirizzato in un modo più o meno permanente verso l’unisessualità.

L’influenza dell’internato è una questione molto importante e molto difficile da risolvere. Tutti – o quasi tutti – quelli che si potrebbero interrogare[7] e che potrebbero rispondere, si terrebbero probabilmente al di sotto o molto al di sotto della verità. Gli invertiti, per esempio, sono molto reticenti o molto spacconi. Molti tra loro hanno la mania di vedere loro simili dappertutto. Gli eterosessuali che non sono morsi dalla passione del pettegolezzo negherebbero sfrontatamente, per vigliaccheria, pudore, pigrizia, o qualcos’altro.

Gli insegnanti, lo si capisce facilmente, non possono né dire né vedere la verità su questo argomento. Se è facile nelle prigioni darsi all’unisessualità, i ragazzini viziosi o invertiti non sono meno ingegnosi dei carcerati.

Quelli molto viziosi in collegio, spesso, sono invertiti solo per vizio, per mancanza di altre occasioni. Alcuni ragazzi possono pervertirsi senza essere per questo degli invertiti. Molti invertiti hanno un pudore esagerato che può salvarli, quantunque la vita in comune sia nemica del pudore.

È inutile sottolineare qui che si si nota nei ragazzetti un pudore istintivo, soprattutto in presenza di un uomo, allora è importante diffidare. Siamo in presenza di un invertito? Gli invertiti, quando sono molto giovani hanno tutti i sintomi del pudore se si tratta di mostrarsi svestiti davanti a qualcuno del loro sesso.

Questo pudore, a meno che non sia sradicato dal collegio o dissimulato per prudenza, li accompagna nella vita. E quando cominciano a superarlo ne sono molto fieri. Dopo essersi dati alla unisessualità con furia, perdono questo pudore e cercano invece le situazioni che ad esso sono contrarie. Il pudore di una donna di brutta vita non è quello di una donna onesta o delicata e fiera.

Non ho dati sufficienti per studiare la questione dell’internato. Gli scritti e le confessioni degli invertiti sono a questo proposito assai poco degni di fede. Gli invertiti, l’ho già detto e lo ripeterò ancora, sono mentitori, e parlando della loro infanzia cercano di discolparsi e di rendersi interessanti a forza di passione e di ignominia.

Sottolineerei solo che certi ragazzini non si interessano ad altri ragazzini. Potrebbero anche attraversare l’internato senza essere attirati dai compagni della loro età. Essi amerebbero o dei ragazzi grandi che nella maggior parte dei casi non presterebbero loro attenzione, o degli insegnanti.

È evidente che questi ragazzi potrebbero non essere mai in pericolo e i loro sentimenti per i loro insegnanti non potrebbero che fortificarli nel desiderio di impegnarsi.

Sono ragazzini che non si sentono affatto ragazzini, nei loro sogni sono già delle persone adulte.

Altri invertiti, lo si sa, amano sempre qualcuno (o quelli) della loro età. Sono gli omosessuali a oltranza. Hanno la passione della similarità. Sono forse tra i meno effeminati.[8]

Man mano che si avvicina la pubertà, il pericolo per l’invertito aumenta. Se è alunno esterno o è educato a casa, la sua ignoranza e la sua ansia entrano in fermentazione. Ogni pericolo ha ora la sua importanza. Il ragazzo ignora probabilmente il lato fisico dell’atto sessuale. Immagina forse che i rapporti tra uomini siano simili a quelli tra donne e uomini, sa comunque che la realizzazione del suo desiderio sarebbe sterile. Può essere maturo per l’atto sessuale e credere che esso consista in un contatto esteriore più o meno prolungato.
Se tra le persone che stanno intorno al giovane invertito si trova un uomo qualsiasi, soprattutto un uomo di una classe inferiore (come un domestico), quest’uomo diventa l’idea fissa del bambino. Dico bambino perché a 13, 14 o 15 anni un ragazzo allevato in questo modo è un bambino.

Questo ragazzetto immaginerà ogni giorno degli incontri improvvisi con quest’uomo. Saprà i suoi orari di servizio e si troverà suoi luoghi dove quello dovrà passare molte volte al giorno, se è possibile. Cercherà soprattutto di incontrarlo nell’oscurità per provocare lo shock del contatto del suo corpo contro quello dell’uomo, per prenderlo per mano. Così pudico fino ad allora, creerà delle occasioni per mostrarsi nudo o mezzo nudo.

Non so se accade istintivamente o se si ricorda delle descrizioni delle seduzioni femminili che ha letto, ma si comporterà come una donna impudica e innamorata. Una tale perseveranza, un giorno o l’altro, sarà ricompensata come merita e l’uomo cederà all’audacia del giovane ragazzo un pomeriggio scuro o una sera senza luce.

Qui, ancora una volta, tutti i dettagli e tutte le conseguenze di questa caduta dipenderanno dal caso.

Gli invertiti che leggeranno questo o i medici psicologi riconosceranno la verità di quello che io ho indicato; e i genitori non sapranno neppure che cose simili sono successe o succedono vicino a loro. Dei legami di questo tipo possono stringersi e durare a lungo. L’audacia del bambino, così lascivo all’inizio della pubertà, supera gli scrupoli e la vigliaccheria dell’uomo.

La differenza di casta, agendo come la differenza di sesso, si fa notare qui. L’uomo del popolo si lascia trascinare dal giovane signore, quando forse potrebbe resistere a un ragazzetto delle classi inferiori. Se l’uomo è invertito o pervertito, o molto grossolano, non aspetta che l’iniziativa del giovane signore per farsi incantare.

Se non è niente di tutto questo, non bisogna dimenticarsi che lo svilimento e l’asservimento di un figlio del capo o del padrone non può che inorgoglire l’uomo del popolo e ripagarlo della propria servitù.

Non bisogna dimenticare che il fatto di essere domestici può produrre una tale abitudine all’obbedienza che il domestico subisce i capricci del suo giovane padrone, con o senza piacere, ancora meglio o ancora peggio di chi domestico non è.

Probabilmente in molti casi un uomo che cercasse un ragazzo giovane con l’intenzione di sedurlo riuscirebbe solo a spaventarlo. Molti invertiti sono stati spaventati nella loro giovinezza dal desiderio di un uomo scostumato, senza coscienza, e sono sfuggiti alle sue carezze, assaliti da un terrore incomprensibile e passeggero o di lunga durata.

Non può che essere solo l’invertito nato per la passività o l’obbedienza femminile quello che si lascia facilmente violare o contaminare o istruire da un uomo qualunque.

Ci sono delle donne vergini che si concedono ma non si lascerebbero mai prendere. Allo stesso modo l’invertito vergine e maschile (ci sono degli invertiti che sono piuttosto un maschio e mezzo che un maschio effeminato e a metà) vorrà bene offrirsi e prestarsi a tutte le compiacenze, a tutte le turpitudini, ma se ne scapperebbe se un uomo prendesse l’iniziativa. Questo potrebbe spiegare molte storie di invertiti, molti rifiuti e molti consensi.[9]

Fino ad ora non possiamo che compiangere e deplorare la condotta del giovane invertito. Ha tutte le scusanti della natura e non ha ricevuto alcun consiglio e alcun soccorso.

Sa che la sua condotta sarà esecrata, ma non si considera affatto peggiore degli uomini e delle donne che si piacciono e si amano. Si scusa pensando che sono i piaceri sessuali che vengono designati col nome di amore che, secondo i poeti, i moralisti cinici e i romanzieri, governano il mondo.

Essendo naturalmente omosessuale, egli non vede la differenza tra il suo vizio e quello dell’eterosessuale – e non trovando l’eterosessualità trattata come dovrebbe essere trattata, cioè senza eccesso di indulgenza o di entusiasmo – la sua coscienza non prova alcun imbarazzo.

Solo imparando a distruggere, o a disprezzare, o a dominare la sessualità e la sensualità, l’invertito di nascita può distinguersi dall’eterosessualità. Ma prende per sé tutte le scuse che ci sono per l’eterosessualità e ci aggiunge che l’omosessualità è sterile, ecc. – più o meno quello che Shopenhauer sembra aver detto in favore della pederastia.[10]

Se ci si stupisce della passione che i domestici, la gente del popolo, gli operai, i soldati, gli uomini in blusa, in livrea ispirano agli uranisti bambini, ci si deve solo ricordare che il bambino di buon livello sociale, ben nutrito, trova negli uomini del popolo, di volta in volta, più contrasto o più simpatia. Molti ragazzini di buona famiglia, che non parlano per timidezza in presenza di persone delle classi superiori, chiacchierano e cinguettano con qualsiasi domestico e con qualsiasi uomo del popolo. C’è più uguaglianza tra l’intelligenza di un bambino della borghesia agiata e quella di un domestico, più bonomia nel domestico che nell’uomo delle classi colte o ricche.

Il bambino si sente a suo agio, sa che non lo si sgriderà, non gli si darà fastidio, non lo si rimprovererà. L‘uomo del popolo che ha buon cuore, che è un bravo ragazzo, non troverà il bambino così noioso o non riterrà che richieda una tale fatica come avverrebbe a un genitore o a un professore. Così l’attrazione del domestico nasce da una simpatia, da una sorta di solidarietà, da un sentimento di cameratismo. I ricordi sinceri di uomini perfettamente eterosessuali confermano questa supposizione. Molti eterosessuali ricordano di avere meravigliosamente amato uomini delle classi inferiori che erano gentili verso di loro e di averli trovati più interessanti, più competenti di cose più interessanti, degli adulti, di un padre che prende in giro, che è capriccioso, stizzoso o di un fratello che rimprovera e si preoccupa, degli zii dei quali si sono conosciuti i difetti dalla conversazione dei parenti. Il bambino considera anche spesso ingiusta la posizione del domestico, vede che lo si sgrida e insorge nel suo piccolo cuore, lo vede giocare il miglior ruolo quando lo si biasima per delle banalità o perché l’uomo o la donna che lo rimproverano sono di cattivo umore.

Se il bambino manifesta un po’ di dolcezza, un po’ di riconoscenza, un po’ di gentilezza, tocca facilmente l’amor proprio del domestico, di un uomo che probabilmente apprezza il buon cuore della giovane creatura.

E se questo bambino è uranista, e il contatto con un uomo un po’ affettuoso lo riempie di un’allegrezza sognata? Non c’è nulla di più naturale del suo slancio verso il domestico che simbolizza le classi che lo interessano e gli ricorda con la sua presenza che un intimo e misterioso avvicinamento con un uomo di questa classe è realizzabile e anche vicino.

Gli uranisti più virili e più degni, sono stati esposti a queste tentazioni, e se sono stati salvati, è l’occasione che è mancata o il domestico ha sempre rifiutato di capire e di lasciarsi piegare. Crescendo, uscendo dalla casa paterna, entrando nel mondo, questi fantasmi sessuali sembrano dissiparsi e abbandonare l’uranista virile e intelligente, ma perseguitano l’effeminato, o anche il virile senza carattere, senza sentimentalità. Un’amicizia adolescenziale spazzerà via per qualche anno questo passato.

Gli uranisti delle classi meno agiate, della piccola borghesia, si innamorano più facilmente di giovani uomini di condizione sociale migliore, allevati meglio, più fortunati, e questi slanci sono forse meno pericolosi per il carattere, rispetto agli slanci degli uranisti più ricchi. Jean-Paul Richter ha descritto l’amore casto di un casto giovane uomo povero per un giovane nobile bello e fiero.[11] L’adolescenza, è vero, con un profluvio di nuovi sentimenti, innalza l’uranista virile e lo mette (a parte la timidezza di classe) al livello dell’uranista allevato in ambienti sociali medio-alti.

Si vede che i rischi corsi dai giovani uranisti si bilanciano; il ricco sarà tentato dai valletti, il povero dai giovani uomini di buona condizione sociale, ma sarà forse corrotto da qualche compagno grossolano più grande (come Hamann, il mago del Nord); ricco e povero saranno esposti molto facilmente in collegio all’onanismo reciproco.
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[1] Qualsiasi sia la loro sessualità.
[2] Non parlo della demenza senile, né dei prodromi di certe follie, né di atti delittuosi da tutti i punti di vista come l’induzione alla dissolutezza dei minorenni o delle minorenni, o gli atti crudeli commessi dagli alienati, dai corrotti o dai deboli curiosi.
[3] Fino allo sviluppo definitivo, fino alla fissazione della vita sessuale, il virile e l’effeminato superiore possono somigliarsi e possono passare attraverso le stesse peripezie. Il bambino ha sempre qualcosa di femminile (Shakespeare chiama il ragazzi e le donne bestiame dello stesso colore) che è transitorio nel virile e persistente nell’effeminato. Il virile, se riflette, può facilmente ingannarsi e credere persistente quello che in lui c’è di passeggero ed è solo questione di crescita e di ignoranza.
[4] Questi invertiti non sono i peggiori, difficilmente si pervertono dopo la loro prima giovinezza. Manifestano qualche preoccupazioni in rapporto alla loro dignità. Non sono casti ma non sono libertini. Si potrebbe senza timore affidare loro un ragazzo. Non spargono il contagio. Si preoccupano del loro onore e della loro reputazione.
Alcuni arrivano a superare in qualche modo, a recuperare i loro errori di giovinezza, se superano la crisi – crisi altrettanto frequenti nell’uomo di rango come nella donna onesta – possono morire rispettabili e rispettati.
Non avendo gli invertiti scelto la loro natura, bisogna riconoscere loro la volontà di migliorarsi, di depurarsi e quando si proclamerà la superiorità dell’invertito che si trattiene sull’uomo eterosessuale che si abbandona alla sessualità, sarà solo un atto di giustizia.
[5] Non è esagerato dire che in certi reggimenti si può presupporre la venalità della maggior parte dei soldati. La clientela deve essere numerosa e assidua per avere tali risultati. Il soldato è la mania di molti invertiti e il soldato, quando si trova solo o anche con un altro soldato, tenta, la sera – nemmeno la notte – di provocare il suo cliente con lo sguardo e con l’andatura. Gli abiti eleganti e bombati non mancano di produrre i loro effetti. È una cosa deplorevole e penosa, e si vorrebbe certo trovare un rimedio impossibile al presente. La mancanza di pudore e la venalità non potrebbero spingersi oltre. La sera ad Hyde-Park, se le notte non è assolutamente scura, si sentono degli invertiti che dicono con disappunto: – C’è troppa luce qui – mentre gli eterosessuali si vergognano meno.
Che fare? Lo spettacolo scoraggiante di questi uomini e di queste donne stravaccati e avvinghiati in piena vista demoralizza le persone già demoralizzate, purtroppo!
Gli Americani, che non hanno meno invertiti degli Europei, si lasciano trascinare dalla loro ammirazione per i soldati inglesi e si trovano qualche volta invischiati in fatti di ricatto. Ma il dio che protegge gli ubriaconi deve proteggere gli invertiti più di quanto non faccia la loro prudenza perché sono altrettanto ipocriti che temerari.
[6] Questa incoerenza è frequente sia negli uomini che nelle donne; negli uomini soprattutto è scioccante. Essa porta all’ipocrisia, alla debolezza, all’inutilità.
Le virtù che non esistono che nelle intenzioni e per niente nella volontà non valgono nulla. Fanno spesso più male che bene. Il buon parlatore e il buon pensatore la cui vita è piana di crapula fanno più male ai giovani uomini dei debosciati senza vergogna.
Non bisogna parlare troppo dell’ideale, di quello che è casto e puro, perché le parole caste di un vizioso somigliano troppo all’esaurimento dopo la dissolutezza agli occhi delle gente grossolana, dei giovani o dei burloni.
Gli invertiti seguono questa incoerenza fino ai limiti estremi. Nella maggior parte dei casi c’è una differenza netta tra le loro teorie e il loro modo di comportarsi. Hanno tendenze così eteree, sono coscienziosi secondo loro, e le loro soddisfazioni sono insieme imperiose e poco difficili. Lasciati soli cedono ad un brusco desiderio, oppure cercano di tanto in tanto un amico di gioventù compiacente, spesso un amico più povero o sposato.
[7] Non arrivo proprio a capire come si possa interrogare un uranista virile o ultra-virile, e come quello possa avere voglia di rispondere. Fino ad oggi ci si è occupati di queste questioni in un modo che farebbe tenere la labbra chiuse ad un uomo.
[8] Un certo numero di effeminati, avendo la passione della similarità, cede forse alle donne.
[9] Alcibiade che si offriva a Socrate.
[10] L’ignoranza di questo autore, quando parla di pederastia, è inconcepibile.
[11] Die Flegeljahre. [L’età ingrata]

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OMO O BI-SESSUALITA’? KRAFFT-EBING E RAFFALOVICH RISPONDONO

Raffalovich conclude i suoi cinque casi sessuali citando un caso ripreso da Krafft-Ebing, cosa assai poco usuale per lui. In effetti, il caso è stato analizzato e valutato in modo molto diverso da Krafft-Ebinbg e da Raffalovich. Krafft-Ebing ne offre una valutazione esclusivamente esteriore, basata sui comportamenti oggettivi (la cosiddetta oggettività dell’osservazione scientifica), che si orienta verso la bisessualità, Raffalovich ragiona invece da gay, cioè da persona che valuta le situazioni relative ai comportamenti omosessuali in modo non schematico e, inevitabilmente, legato anche alla propria esperienza personale, e vede nel caso presentato la storia di un omosessuale, nonostante la presenza di rapporti eterosessuali. Se un gay dovesse valutare i comportamenti di un eterosessuale in un rapporto con una donna, dovrebbe necessariamente fermarsi ad una valutazione formale, o al massimo analogica, perché non avrebbe le coordinate necessarie per comprendere l’elemento soggettivo connesso con quei comportamenti. Da qui un’osservazione nasce spontanea: i primi studi “seri”, ossia meno formali e più capaci di capire le cose dall’interno, sul tema della omosessualità sono opera di omosessuali, e si potrebbe andare oltre, affermando che, per esempio, che chiarire le tematiche legate alla omosessualità maschile con un terapeuta eterosessuale o con una donna terapeuta, è molto diverso che farlo con un terapeuta omosessuale. In molte situazioni, sia di studio, che di rapporto terapeutico, per quanto si cerchi di spersonalizzare le funzioni dei soggetti coinvolti, il vissuto personale degli operatori può fare la differenza.
Vi lascio al breve testo di Raffalovich, che permetterà di chiarire meglio la situazione.
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Mi è sembrato più utile citare in modo esteso quattro casi sessuali (quelli di due uomini alteri e generosi, Alfieri e Baber, quello di un genio sofferente, ingrato, desolante, che ci fa dubitare della natura umana quando lo si mette a confronto con la sua opera, che ha tutti i difetti del valletto, dell’uomo di lettere, del masturbatore, – e quello del libertino gioioso e instancabile) piuttosto che concedere solo qualche riga a una ventina di casi. Il caso seguente, che io riprendo da Krafft-Ebing, è troppo interessante per non figurare qui.

V. – Uranismo congenito molto caratterizzato, con rapporti intermittenti con le donne per ignoranza o imitazione, dal ventesimo al trentesimo anno.
J…, dell’età di trentasei anni (padre alcolista, ma nessun’altra eredità fastidiosa; solo, uno dei suoi fratelli è invertito e una delle sue sorelle passa per amare le donne; gli altri tre figli dello stesso padre sono normali, o meglio non ci viene detto nulla di loro), muscoloso, maschile, di buona costituzione, eccellente uomo d’affari. Preferisce le arti e la letteratura allo sport. È dolce, un po’ timido, un bravo ragazzo.

A quattro anni la vista del sesso di un uomo gli face molto effetto e si interessò sempre di più alle nudità maschili e usò tutti i trucchi (inimmaginabili) dell’infanzia per vederne. Penso che se avesse potuto ricordarsi di periodi anteriori a suoi quattro anni, avrebbe trovato che già si interessava all’uomo prima di aver visto la sua virilità. Comunque non è questa visione che ha determinato il suo uranismo. A quattordici anni imparò a da solo a masturbarsi e si immaginava uomini nudi. Dormiva con suo fratello e lo masturbava. A quindici anni si innamorò di un compagno ma tra loro non ci furono rapporti sessuali. A diciannove anni (al momento di questa seconda verginità dell’adolescenza) idolatrò uno studente; il suo amore era così sincero che rinunciò per un anno (il periodo che durò questo amore) alla masturbazione e non profanò mai il suo amore con delle proposte sessuali. A vent’anni (dopo questo amore) tentò il coito eterosessuale che non gli riuscì. Successivamente ci arrivò con delle donne amichevoli. Qualche volta, quando queste non gli procuravano piacere era costretto a far credere di avere rapporti con un uomo. A ventitré anni si innamorò di un uomo per un breve periodo. Poi ritornò alle donne per non masturbarsi, perché la sua abitudine diventava penosa per lui. Le donne non gli hanno mai ispirato nulla, nessun sentimento, nessun interesse; è solo dopo un’astinenza abbastanza prolungata che gli veniva il desiderio del coito. Si rese conto della sua vita sessuale solo a trent’anni. I suoi sogni erotici hanno sempre avuto per tema la masturbazione reciproca con uomini. A trentaquattro anni ha una folle passione per un giovane uomo che la condivide. Masturbazione reciproca. Poi, improvvisamente, rimorsi e rottura: seguita da una paura incessante di ricaderci. A trentacinque anni legge la Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing e va a consultarlo. Doveva sposarsi ed essere padre? Chiede se i figli gli somiglieranno. Informato dal dottore che è possibile, rinuncia completamente al matrimonio.

Krafft-Eging definisce questo come un caso di ermafroditismo psichico. Io non ci vedo nessun ermafroditismo. È un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali; o secondo la mia classificazione appartiene alle due categorie seguenti:

A. – Uranismo incoercibile malgrado dei rapporti eterosessuali,

[1] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno creduto che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore, e non hanno subito nessuna modificazione del loro uranismo;

[2] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato dei rapporti con delle donne per arrivare poi alla conoscenza della loro vita sessuale.
Dal punto di vista della psicologia delle soddisfazioni sessuali sarebbe interessante sapere se la masturbazione reciproca di J… provenisse dalla difficoltà di ottenere un coito più completo; perché J… disse al medico che la masturbazione reciproca gli era antipatica. Krafft-Ebing non spiega perché J… non cercasse altre soddisfazioni.

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