COPPIE GAY E PAUSE DI ATTESA

Caro Project, ti è mai capitato di sentirti distrutto da un’attesa? Distrutto no, ma malinconico parecchio? Perché è quello che mi sta succedendo. Ho 27 anni e il mio lui ne ha 25, ci vogliamo bene però io ho sempre paura di poter essere troppo invadente, di pretendere che lui sia mio e questa è probabilmente una pretesa stupida. Se vuole stare con me ci deve voler stare lui, ma senza sentirsi costretto o anche solo vagamente tenuto a stare con me, per questo io non lo cerco, o meglio lo faccio molto raramente e mi limito in genere a manifestargli il mio entusiasmo quando mi cerca lui.

In altri tempi gli ho manifestato un po’ di possessività e ho rischiato di mettere seriamente in crisi il nostro rapporto. In fondo non posso pretendere che lui non abbia una vita sessuale al di là di quella che ha con me. Lui mi vuole bene e anche sessualmente è proprio entusiasta di stare con me. Una certa preoccupazione ce l’ho per via delle malattie sessualmente trasmesse ma tra noi il sesso è veramente a bassissimo rischio e non è nemmeno una cosa frequente, perché ci vediamo poco e comunque lui non è uno sprovveduto.

Io so che lui vede altri ragazzi, lo so perché me lo ha detto lui ma, almeno fino adesso, questo fatto non ha mai messo in crisi i nostri rapporti. Non sono geloso ma mi pesano molto le pause lunghe che, però, tante volte potrebbero benissimo derivare e penso che derivino da impegni di studio o di lavoro. Io lo vorrei sempre con me, o almeno vorrei stare con lui quanto più frequentemente possibile. Mi dico che dovrei chiamarlo, ma poi ne faccio a meno e mi dico che se volesse stare con me sarebbe lui a chiamarmi come è successo quasi sempre.

Francamente non ho paura di perderlo, anzi penso che il rapporto con lui non si perderà proprio, ma lo devo lasciare anche libero. In effetti, fino adesso, anche se con pause lunghe pure due settimane o più, non ci siamo mai persi realmente di vista. Quando ci vediamo stiamo bene insieme, anche se io vorrei che ci vedessimo, o almeno ci sentissimo di più.

Qualche volta penso di avere di lui un’immagine piuttosto mitica e poco realistica ma, quando ci incontriamo, il rapporto tra noi è talmente sciolto e gradevole, da entrambe le parti, che i dubbi mi passano del tutto, salvo poi a tornarmi quando cominciano a passare alcuni giorni e mi torna in testa che forse potrebbe aver cominciato a mettermi da parte. In un certo senso io do per scontato che prima o poi succederà. Tutte le cose umane hanno un inizio e una fine e di cose che non si perdono col passare del tempo ce ne sono certamente, ma sono pochissime.

Però anche la consapevolezza che prima o poi lo perderò non mi smonta. Quando succederà succederà, ma fino allora con lui ci voglio stare bene, perché ci sto bene e vedo che anche lui sta bene con me. Il problema sono le pause, quando diventano troppo lunghe. Lui non è uomo di messaggini e di regaletti, queste cose non le capisce e lo infastidiscono pure. Anche se è giovane ha mille impegni e, secondo me, è destinato ad un futuro notevole e glielo auguro di cuore.

Non è un perditempo giramondo, non è discotecato, niente del genere, studia molto, prende le cose sul serio, prende sul serio anche me, ma non come obbligo, perché mi vede soprattutto come un momento di evasione, come una parte riservatissima della sua vita in cui può finalmente essere se stesso e sa di essere accettato e amato per quello che è e non per quello che fa. Io penso proprio che in me lui trovi la possibilità, probabilmente l’unica possibilità che ha, di essere accettato senza riserve.

Con altri ragazzi ai quali vuole bene certe volte arriva allo scontro o alle incomprensioni, con me non è mai successo. Ecco questa è una cosa che ho notato spesso, con me non entra mai in competizione, mi sta ad ascoltare e penso si senta gratificato dal fatto che gli dico che è una delle persone migliori che ho conosciuto, proprio moralmente, perché non mi ha mai raccontato balle, non so se lo ha fatto con altre persone, ma con me non è mai successo.

Quando non c’è, dopo qualche giorno mi manca, gli voglio bene, non so dire se ne sono innamorato, forse no, ma gli voglio bene, quando lo vedo preoccupato o ansioso vorrei poterlo fare stare meglio ma so che non posso fare gran che. Lui da me si aspetta un comportamento forte, non mi vede debole o esitante, se mi lascio andare mi rimprovera. Ci sono stati periodi in cui pensavo che stesse con me solo per il sesso, ma adesso non lo penso più. Non riesco a capire che cosa lui pensa veramente di me, cioè come mi giudica, e per cercare di capirlo mi devo basare sui fatti.

Di me si fida e d’altra parte io mi fido di lui, non mi ha mai messo in difficoltà con altre persone, non fa pettegolezzi e ha un rispetto sostanziale degli altri e con me, col passare del tempo, ha creato un rapporto veramente molto bello, anche se decisamente fuori schema per moltissimi aspetti. Io ho un mio ruolo, che è un ruolo serio che può sembrare limitato, perché in qualche modo è parziale, ma è autentico.

Nella mia vita mi è capitato di trovare altri due ragazzi che per me sono stati importanti, loro erano innamorati di me ma io avvertivo qualche nota dissonante e alla fine mi sono allontanato. Non so come dire, forse a me ci tenevano troppo, o a me sembrava che ci tenessero troppo. Loro dicevano cose splendide ma in qualche modo eccessive. Lui invece non ha mai fatto dichiarazioni, anzi mi ha sempre messo in guardia perché io non vedessi in lui quello che non c’era. Non ha promesso la luna, anzi non ha promesso proprio nulla, ma di fatto il rapporto con lui ha avuto fin dall’inizio un altro spessore. Con me non ha mai recitato.

Insomma, Project, mi manca, questo non lo posso negare, ma forse queste pause hanno anche un senso perché il nostro rapporto non si logora nel quotidiano e quando ci vediamo c’è veramente il piacere di stare insieme, anche se io penso che tutto potrebbe funzionare altrettanto bene in una dimensione quotidiana di convivenza. Comunque sarà quello che dovrà essere, senza forzature, il punto fermo è che ci vogliamo bene.

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COPPIE GAY TRA SESSO E AMORE

Caro Project, leggo da anni il forum, che mi piace e mi fa anche riflettere, vorrei dire che in certi casi mi mette in guardia contro problemi e situazioni che non avevo previsto. Ho 30 anni, il mio ragazzo ne ha 33, non siamo più giovanissimi, le cose tra noi vanno abbastanza bene, nel senso che in qualche modo vanno.

Siamo entrambi non dichiarati pubblicamente, io però tengo di più alla mia privacy, lui la sua la trascura un po’ ed è quasi convinto che le mie insistenze su questo tema siano esagerate, ma le accetta perché viviamo in ambienti molto diversi, sia a livello familiare che di lavoro. Noi non conviviamo, e la ragione, o almeno la ragione ufficiale, è essenzialmente una: la salvaguardia della mia privacy, però, anche prima che si parlasse di coming out e di convivenza, lui aveva messo bene in chiaro che l’idea di convivere con me non gli veniva affatto spontanea e che l’avrebbe considerata una forzatura.

Noi ci vediamo spesso, diciamo almeno una volta alla settimana, non di più perché i nostri orari di lavoro non si combinano e perché non viviamo nella stessa città ma in città vicine, collegate della ferrovia. La maggior parte delle volte vado io da lui, lui viene raramente a casa mia. Tra noi c’è una regola non scritta, che a me non piace per niente, cioè che non si resta a dormire a casa dell’altro e si va via in orario tale che permetta di prendere l’ultimo treno della sera, poco prima di mezzanotte. Questa regola non l’abbiamo mai decisa e non ne abbiamo mai parlato, ma l’abbiamo sempre rispettata.

Considera che lui a casa sua ha un letto solo e ne avevo uno solo anche io, poi mi venne l’idea di comprare un secondo letto, e quando lui lo vide mi chiese per chi fosse. Era evidente che era per lui, ma gli ho dovuto dire che nel caso fosse venuto a trovarmi un amico, avrebbe anche potuto restare una sera a casa mia, a lui è venuto in testa che quel letto potesse essere magari per un ragazzo che io potevo vedere quando lui non c’era, questo lo ha pensato, anche se è del tutto assurdo, ma penso che non gli sia nemmeno passato per la mente che quel letto potesse essere stato messo lì per lui e questo, non lo posso negare, mi ha indisposto parecchio, ma ci sono anche altre cose che non riesco a capire.

Un giorno siamo andati fuori insieme in campagna e ci siamo portati il pranzo al sacco ma ciascuno si è portato le provviste per sé, una volta arrivati a destinazione io ho provato a offrirgli un panino fatto da me, basandomi sui suoi gusti, ma non lo ha voluto e mi ha detto che aveva i suoi, che ovviamente non mi ha offerto. Si comporta come se io potessi contagiarlo con chissà che cosa e questo succedeva ben prima del covid. Ultimamente è molto restio a venire a casa mia, e se io insisto, lui preferisce saltare del tutto l’appuntamento per quella settimana, nell’ultimo mese, per esempio sono andato sempre io da lui e mai vice versa. Certe volte mi viene in mente che potrebbe ritenermi repellente per qualche ragione, al punto di attuare una specie di distanziamento sociale, ma poi, quando facciamo sesso, non esiste più nessuna remora, allora io vado bene al 100% e non si fa complessi di nessun genere.

Non so che peso lui dia al sesso ma penso che lo consideri molto importante ma non come elemento comunicativo, almeno quando ne parla sembra che sia così, ma quando stiamo a letto insieme non è affatto così, ma poi finita la serata di sesso (lui non usa mai la parola amore che sente come un vincolo e una limitazione), sembra quasi pentirsi di essersi lasciato andare e tornano gli atteggiamenti di distanziamento sociale e di svalutazione di quello che ha appena fatto e francamente questo atteggiamento mi crea forte disagio. È come se dopo aver fatto sesso con la massima partecipazione, ci ripensasse e si rendesse conto di avere fatto qualcosa che non voleva fare o alla quale avrebbe dovuto resistere, e allora si comporta come se fossi stato io a portarlo a fare sesso con me. Può essere anche vero che io ho favorito la strada verso il sesso, ma lui poteva benissimo dirmi di no.

In altri tempi lui aveva altri ragazzi coi quali aveva un rapporto affettivo che a me sembrava serio, in una situazione simile posso anche capire che lui svalutasse la serata di sesso passata con me, perché magari la vedeva come un tradimento nei confronti del ragazzo di cui allora si sentiva innamorato, ma adesso? Forse ha ancora un ragazzo che lui considera veramente il suo ragazzo e magari è innamoratissimo di quel ragazzo, però dico solo forse, perché non mi sembra che sia così e non posso nemmeno chiederglielo perché ho paura della risposta, e francamente sapere che nel nostro rapporto io conto per quello che faccio e non per quello che sono, mi riesce inaccettabile.

È vero che alla fine si accetta tutto o comunque molto di più di quello che si pensava, però il disagio si sente. Insomma, Project, che senso ha tutto questo? E la risposta non è così semplice, perché lui ha anche atteggiamenti che sembrano smentire del tutto questi comportamenti, con me non tende a prevalere, ha dei momenti di dolcezza e di affettività che non ti aspetteresti assolutamente. È vero che certe volte mi sento a disagio con lui ma certe volte ci sto veramente bene, paradossalmente sto bene con lui quando lui sta peggio perché magari è depresso o frustrato nelle cose che a lui interessano veramente, ma quando la depressione lascia spazio ad altri progetti io mi sento del tutto marginale e penso di staccarmi da lui, cosa che forse non sarebbe nemmeno così difficile, basterebbe non farsi sentire, non rispondere un paio di volte alle sue chiamate e penso che la cosa finirebbe da sé.

Lo penso, però non lo so e qualche volta non lo penso affatto, anzi penso proprio il contrario. Però forse, e sottolineo forse, lo sto svalutando perché magari ho chiuso le porte del mio cervello sulla base delle mie frustrazioni, che potrebbero venire anche dalle mie fisse piuttosto che dai suoi atteggiamenti. Certe volte mi chiedo: “Ma come si fa a dare al sesso solo un valore connesso al fatto in sé senza pensare all’altro in termini anche affettivi?” E penso che io non ci riesco e lui sì, o almeno così mi sembra. Però non è realmente così, lui non si sente a suo agio nemmeno riducendo il sesso a una cosa essenzialmente fisica, in sostanza non è che quei comportamenti lo fanno stare bene, lui in realtà non sta bene in nessun modo.

Dell’affettività ha evidentemente paura, mi allontana e mi scoraggia quando cerco di portarlo sul mio terreno, mi dice che devo parlargli chiaro e che se viglio fare sesso con lui glielo devo dire, ma se gli dico che non vorrei che si riducesse tutto al sesso e basta, lui mi dice che sono ipocrita e che non devo fargli discorsi “appiccicosi” che lo mettono in difficoltà. Però quando gli dico che una sua telefonata mi ha fatto piacere, lui mi risponde: “Anche a me…” e sono convinto che sia vero, cioè un contatto affettivo vero c’è e questo non lo posso negare.

All’inizio non avevo minimamente previsto una involuzione così complicata, pensavo che mi sarei dovuto adattare a lasciarlo libero o addirittura ad incoraggiarlo verso i ragazzi di cui si innamorava, ma alla fine il problema non è stato questo. Lo vedo profondamente diviso, ha paura di finire nei vincoli di una relazione troppo stretta che non gli piacerebbe affatto, ma nello stesso tempo si sente gratificato dall’essere cercato proprio come persona e non solo come partner sessuale. Questa sensazione per lui è nuova e originale ma comincia ad apprezzarla. Una relazione con la convivenza l’avevo anche sognata, ma con lui è una cosa impensabile e forse è impensabile qualsiasi tipo di relazione codificata, e qui mi sarebbe venuto di scrivere “slavo, ammesso che abbia realmente un senso, una relazione di solo sesso”, però devo dire che se per lui le cose codificate non vanno bene, una relazione vera con lui esiste e questo non lo posso negare, sembra che sia basata soprattutto sul sesso e anche lì con la presenza costante di ripensamenti e di malumori e in apparenza senza serenità.

Però lui si merita di più, lo sto denigrando senza un vero motivo. Io ho un difetto di fondo, gioco sempre di rimando, perché tra noi le cose sono complicate, e in tutto questo casino io che faccio? Semplicemente non faccio niente e aspetto che faccia tutto lui, che faccia quello che vuole ma che prenda finalmente una posizione chiara che temo che comunque non ci sarà mai. Non sarà mai il mio ragazzo, o meglio lui non accetterà mai questa definizione, ma sarà di fatto il mio ragazzo. Comincia ad avere paura che resterà solo, anche se sa che non succederà mai, ma allo stesso tempo ha allontanato tutti quelli che forse a lui ci tenevano almeno un po’ e certe volte mi sembra che stia allontanando anche me, ma solo certe volte, perché altre volte, non so se lo fa coscientemente o meno, mi ascolta con attenzione e mi gratifica in modo inatteso quanto desiderato, e forse nemmeno se ne rende conto.

Quando mi gira male, io mi convinco che non faccio che aspettarlo, settimana dopo settimana, e penso che prima o poi si stancherà anche di me, o meglio anche di fare sesso con me, perché di me, da tutti gli altri punti di vista, si è stancato da un pezzo, e forse da prima di cominciare. Ma ci sono momenti in cui credo che non ci sia uomo migliore di lui perché sento proprio la sua presenza accanto a me.

Sono un po’ frastornato, Project, comincio a pensare che cercare di vederlo tutto di una tinta unica sia proprio una partita persa. Non gli do mai colpe, non per mia generosità ma perché probabilmente proprio non ne ha, ma vedo che sta male e questo non mi piace per niente. Se lo vedessi sereno con un altro ragazzo prenderei le distanze senza ripensamenti, ma nella situazione in cui sono oggi, penso che nel suo mondo potrei esserci rimasto solo io, anche qui posso dire che lo penso, ma non lo so, perché di queste cose non parla mai. Vedremo che cosa ci porterà il futuro per il momento posso solo continuare ad a volergli bene.

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FINE DI UNA STORIA GAY

Che cosa porta con sé la fine di una storia, francamente, proprio non lo so, posso dire che cosa ha portato a me la fine di una mia storia, ma ovviamente non è una regola generale.

La fine di una storia non mi ha portato né odio né risentimento nei confronti del mio ex ma mi ha portato un forte senso di impotenza e di frustrazione, come se esistesse un destino ineluttabile contro il quale è inutile combattere. Mi è rimasta anche un’altra sensazione fortissima e cioè quella di essermi creduto onnipotente, capace di cambiare cose che mi sembravano alla mia portata ma erano molto più forti di me.

Non odio il mio ex-compagno, quello che è successo, o meglio che non è successo, non dipende nemmeno da lui, anche lui è una vittima e il fatto che non se ne renda conto non lo rende certo un vincitore. Il nostro dialogo era in effetti un dialogo tra sordi, che hanno certamente parlato tra loro ma ciascuno di essi ha capito quello che ha potuto capire sulla base della sua esperienza. Non c’è stata di fatto nessuna relazione di coppia, eravamo e siamo rimasti due singoli che intendevano proiettarsi nell’altro assumendolo come secondo protagonista della loro storia personale. Qualche forma di comprensione, in certi periodi, c’è pure stata, ma sempre in risposta ad esigenze strettamente individuali, è mancata del tutto, onestamente da entrambe le parti, la volontà di costruire qualcosa in due. I distinguo, il mettere i puntini sulle i, e soprattutto il sottolineare quello che il nostro rapporto non era, sono stati in fondo la nota dominante di tutti i nostri momenti di confronto, nell’ultimo periodo, è venuto meno anche il dialogo, in qualche modo messo da parte dalla sessualità che si presumeva potesse risolvere tutti i problemi, cosa che non è affatto accaduta.

Oggi, a distanza di un po’ di tempo, non riesco ancora a dargli colpe di nessun genere, mi dispiace che soffra. Certe volte penso che lui possa soffrire non tanto della perdita del nostro rapporto, quando dell’orgoglio ferito, ma è difficile interpretare i pensieri di un altro. Quanto a me, mi sono chiesto perché ho voluto pervicacemente andare avanti, nonostante il fatto che il nostro rapporto scricchiolasse da anni. Mi sono domandato se sono andato avanti per mia scelta o perché lui voleva che si andasse avanti. Comunque non ha senso porsi domande del genere. Ci siamo ingannati e strumentalizzati a vicenda e il nostro rapporto è finito per motivazioni in fondo superficiali che non avremmo mai pensato potessero mandarlo in frantumi. L’ordinario e il banale hanno avuto ragione su di noi come su mille altre presunte coppie.

Non provo vero dispiacere per la rottura, quando si prende atto che una cosa è impossibile si smette pure di ragionarci sopra. Ha senso la fine di una storia? Sì, almeno insegna che il fallimento esiste ed è una regola con poche eccezioni. Per evitare di finire male bisogna evitare di cominciare, come se poi cominciare fosse una scelta e non solo un convergere di circostanze, ma queste cosiddette scelte sulle quali il cervello gira a vuoto sono un problema che non mi pongo più da tempo. Non sento più il bisogno di nessuno, di amicizie forse, ma più formali e distaccate, con confini rigidi, non desidero nessuna relazione speciale. Non è un rifiuto, ma proprio l’assenza di un bisogno. Potrebbe essere stata questa, forse, la causa che ha portato alla fine della mia ultima storia, non l’incompatibilità. Anche lui potrebbe essersi logorato in una relazione accettata ma non veramente voluta né da lui né da me, una relazione nata per fare esperienza, per vedere che cosa succede. Finita l’ebbrezza del provare non ci resta più niente.

Mi dispiacerebbe se lui si sentisse ingannato da me, che gli avevo detto cose bellissime alle quali poi non ho dato seguito, ma qui comincerebbe la resa dei conti, che tra noi non c’è mai stata, non siamo mai arrivati a quel livello di meschinità. Io spero che un rispetto reciproco possa rimanere. Noi non ci capiamo e abbiamo probabilmente vite diversissime ma avevo creduto che a qualche livello si potesse costruire qualcosa, mi dispiacerebbe se stesse male. Non capirsi non è una colpa ma solo un fatto. Lui non ha bisogno di altre brutte esperienze, perché ne ha vissute già tante.

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COPPIE GAY E TENEREZZA

Oggi è successa una cosa strana. Mi chiama e mi chiede se mi va che lui passi da me, che in altre parole è una proposta  di fare sesso insieme. Non è questa la cosa strana perché succede e anche piuttosto regolarmente da anni, la cosa strana sarà il modo.  Io ero stanco morto, ma non posso negare che la sua presenza mi mancava e gli ho detto subito di sì. Insomma, quando vedo comparire la sua telefonata sullo smartphone … beh, diciamo che non mi è mai indifferente, mi fa piacere, ma qualche volta mi mette un po’ in ansia, ma ultimamente l’ansia tende a sparire e la reazione è totalmente positiva. Seguendo il solito copione, quindi, sapevo più o meno che cosa potevo aspettarmi, cose comunque gradite e gradevoli ma con qualche dubbio sul come poi la serata sarebbe finita, cioè se sarebbe o meno andato via di cattivo umore, come era successo molte volte, per non dire quasi sempre, salvo forse nell’ultimissimo periodo. Al telefono mi sembrava di umore piuttosto buono e questo mi ha incoraggiato a dire subito di sì, e poi onestamente mi mancava e durante la giornata avevo notato più volte che erano ormai quasi due settimane che non si faceva sentire. È arrivato dopo una mezz’ora ed era sorridente, forse proprio sorridente no, ma sembrava tranquillo, si è comportato con la massima disinvoltura, perché conosce molto bene casa mia, evidentemente anche lui si è sentito rassicurato da me e dal fatto che gli ho detto subito di sì. In effetti, se ci penso bene, devo dire che altre volte ho fatto un po’ troppe storie stupide invece di dirgli subito di sì e questa deve essere stata una delle cause più frequenti che gli facevano cambiare umore. Sentirsi rispondere in modo evasivo ad una proposta di fare un po’ di sesso insieme deve essere veramente sgradevole, comunque questa volta non è capitato. Questa volta ero stanco ma molto ben disposto nei suoi confronti, e in particolare piuttosto ben disposto dai nostri ultimi incontri che mi erano piaciuti molto e avevano lasciato anche a lui un’impressione molto positiva. Insomma, quando arriva, se ne va subito in camera da letto, si spoglia e si mette sotto le coperte, perché effettivamente nella stanza ci fa freddo. Io alzo il riscaldamento ed entro anche io nel letto. Ci abbracciamo, nudo contro nudo, è una sensazione fortissima ma soprattutto dolce. Resto molto impressionato da quell’abbraccio, perché è molto lungo e perché è la prima volta che ci abbracciamo così. In genere non si lascia andare molto facilmente a gesti affettuosi di questo tipo, poi andiamo avanti, nessuno di noi due dice una parola ma lui è molto coinvolto sessualmente, cosa che però, praticamente, gli succede quasi sempre, dopo un po’ comincio a sentirmi stanco e gli dico che ho bisogno di una pausa, lui si mette a sedere nel letto, intanto il condizionatore ha riscaldato un po’ l’ambiente e non si sente più il freddo di prima, anche io mi siedo nel letto e gli chiedo come sta, lui mi risponde: “Bene.” E si vede che non è un modo di dire. Gli prendo la mano e la bacio. In genere non gradisce troppo questi gesti, ma questa volta li accetta, non fa commenti, ha gli occhi un po’ rossi, poi chiude gli occhi e io mi appoggio a lui. Mi chiede: “Ti va di continuare?” Io gli rispondo: “Certo!” E aggiungo che ho desiderato la sua chiamata e che non lo cambierei con nessun altro al mondo e che quando c’è lui mi sento felice, lui non dice nulla, esce dal letto perché comincia a fare caldo, si stende sulla coperta ed è proprio bellissimo.  Esco dal letto anche io. Penso che in quei momenti qualche pensiero molto emotivo gli abbia attraversato la mente, magari ha pensato a persone che io non conosco o conosco solo di nome, o a qualche ricordo di quando era bambino o ragazzo. Io non gli ho fatto domande, gli ho solo detto che aveva gli occhi umidi e lui ha fatto un minimo sorriso, poi li ha richiusi. Dopo che abbiamo finito di fare sesso, in genere, lui guarda il cellulare per vedere che ore sono e mi dice che se ne deve andare subito, questa volta non è successo, ha preso il cellulare, ha guardato l’ora e ha detto: “È tardi ma non mi va di andare via…” Io gli ho detto: “Allora resta qui e te ne vai domani mattina.” Lui mi ha risposto con un’alzata di ciglia possibilista però, poi ha aggiunto: “No, domattina devo essere al lavoro molto presto, devo proprio tornare a casa…”. Ma è stata la prima volta in assoluto che gli è passata per la mente l’idea che avrebbe potuto anche dormire a casa mia. Era tardissimo, molto più tardi delle altre volte, ma non se n’è andato subito comunque. L’ho accarezzato tanto, una cosa di cui comincia a capire il senso, che prima non capiva, lui mi ha risposto con un bacetto leggerissimo, più accennato che altro e mi ha detto: “Fammi andare se no faccio veramente troppo tardi. … Quando arrivo a casa ti mando un sms così non ti preoccupi.” Anche quella dell’sms è stata una assoluta novità. In altri momenti, se gli avessi chiesto io una cosa simile lui mi avrebbe risposto che non ce n’era alcun bisogno e sarebbe finita lì, oggi invece me l’ha proposta lui. Quando è andato via io mi sentivo felice, non del fatto che fosse andato via, è ovvio, ma di tutta la serata passata insieme, mi sembrava un sogno, la realizzazione di qualcosa che avevo desiderato per anni. L’ho sentito vicino come mai era successo prima. Ho sentito più chiaro del solito che anche lui mi vuole bene, in effetti lo sapevo, anche se lui non è mai stato molto espansivo, ma oggi ho avuto l’impressione che si sia lasciato andare a qualche forma di tenerezza in più. Quando si è rivestito di tutto punto per andare via l’ho guardato attentamente ed era proprio bellissimo e mi sono sentito al settimo cielo perché anni fa non avrei mai immaginato una serata come quella di oggi. L’uomo che mi vuole bene è proprio l’unico uomo di cui mi sono veramente innamorato. Con lui non ci avrei mai provato,  mi sembrava un obbiettivo assolutamente irraggiungibile, ma ha fatto tutto lui. Ha capito che probabilmente sarei scappato e me lo ha impedito, ha avuto pazienza e soprattutto si è fidato di me. Prima di conoscerlo ho avuto altre storie ma con lui è stato diverso fin dall’inizio, tutto era molto più problematico ma anche molto più serio, quando l’ho incontrato è cominciato il periodo 2.0 della mia vita, mi ha messo in crisi ma mi ha voluto bene in un altro modo, a modo suo, certo, ma mi ha voluto bene proprio ad un altro livello e soprattutto lui a me ci ha tenuto veramente, non lo ha mai detto con le parole ma lo ha dimostrato coi fatti. Lui ha dovuto affrontare la mia stupidità e la mia ritrosia a credere che tra noi potesse esistere qualcosa di veramente importante, mi ha trattato come uno che a me ci tiene veramente. Non mi ha permesso di lasciare prevalere la mia stupidità, ha allargato i miei orizzonti, ha demolito i miei miti stupidi, mi ha fatto crescere, mi ha fatto capire che c’erano tantissime cose che io giudicavo ma delle quali non capivo assolutamente nulla e questo vale prima di tutto per il sesso. Fare sesso con lui non era un rito, con gli altri ragazzi era tutto già codificato, con lui no, certe volte mi spiazzava, mi dava risposte che mi gelavano, erano momenti che mi mettevano in crisi e che mi facevano pensare di essere inadeguato, ma tutto questo non lasciava traccia. Il giorno appresso mi chiamava col suo modo di fare un po’ spiccio, per assicurarsi che non l’avessi presa troppo male. Certe volte passava momenti di crisi profonda e voleva rassicurazioni da me e mi chiedeva di andare a prenderlo nei posti più incredibili e alle ore più incredibili, e quelli erano momenti emotivamente intensissimi per lui e per me. Sono cose che non mi sono capitate con nessun altro, probabilmente avevamo un bisogno profondo uno dell’altro, insieme sentivamo di costituire un mondo capace di resistere a tutto. Ora parliamo poco ma non per reticenza, adesso ci capiamo al minimo cenno, non è stato sempre così ma adesso è così. Oggi mi sono sentito felice, non ho la minima paura del futuro perché c’è lui, per me è una certezza, tra noi il sesso ha un significato tutto suo, è qualcosa di rassicurante, di tranquillizzante, e soprattutto di vero, non è mai stato un gioco, ma una forma di dialogo, un modo di capirsi, in certi momenti ci sono degli scambi di sguardi che non hanno bisogno di interpretazioni e che esprimono i sentimenti meglio di tante parole. Oggi, per me, la cosa più bella è stata il dopo-sesso, quei venti minuti in cui puoi dire “ti voglio bene” magari con altre parole e ti senti felice perché ti basta guardarlo negli occhi per capire che questa espressione ha un valore anche per lui. Oggi ho assaggiato per la prima volta che cosa potrebbe essere una convivenza con lui, ma non ci deve essere nessuna pressione, perché la convivenza potrebbe essere anche distruttiva. Oggi va bene così, perché ci vogliamo bene veramente. Non devo desiderare di togliergli la libertà, lui deve essere libero, senza vincoli di nessun tipo. Io lo sento come il mio ragazzo, lui forse non lo è del tutto, ma questo non conta nulla, noi ci vogliamo bene e questa è l’unica cosa che conta. In certi momenti vedo che è proprio contento di stare con me e per me è una soddisfazione grandissima. Se non lo avessi conosciuto la mia vita sarebbe stata molto più vuota. Oggi come oggi non riesco a concepire un futuro senza di lui, e non ho nemmeno paura di perderlo. Anni fa questa paura ce l’avevo, oggi non più, tra noi c’è stima profonda, io non lo vedo come un partner sessuale, ma in un certo senso proprio come un compagno di vita, non un compagno casuale, ma uno che ha scelto di stare con me, e per lui era una scelta tutta in salita, ma l’ha fatta, l’ha voluta fare e ha portato anche me a crederci. So che non se ne andrà e so che non ci stancheremo uno dell’altro. Oggi ho provato momenti di serenità profonda e già sono in attesa di quando ci rivedremo.

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RELAZIONI GAY SERIE MA NON ESCLUSIVE

Il mio ragazzo ha tanti difetti, non è come me lo sognavo, ma per certi aspetti è pure meglio. Ha una sua personalità, non è un’ameba. È uno che mi tiene testa ma con buon senso. È un bel ragazzo, almeno fino ad un certo punto questo è vero, non è bellissimo, cioè non è una statua greca, ma mi piace. Non ho mai pensato di potermi cercare un ragazzo più bello, lui è soprattutto dolce, ma dolce in modo maschile, in modo un po’ ruvido, in certi momenti mi guarda negli occhi e incanta. La sua presenza è ormai una costante della mia vita, non stiamo appiccicati come due fidanzatini che non vedono l’ora di stare insieme, spesso non ci vediamo per lunghi periodi. Io gli voglio bene e lo ammiro perché tutto quello che ha realizzato lo ha fatto con le sue forze, ha passato momenti bruttissimi in cui ho avuto paura che potesse cedere rovinosamente, ma non è successo. Stiamo insieme da anni, più di 10 ormai, le nostre telefonate sono piuttosto rare ma molto significative, ci cerchiamo reciprocamente quando ne abbiamo veramente bisogno. Tra noi non si fanno complimenti, si parla chiaro. Le incomprensioni ci sono ma lui non accetterebbe mai di mettere in crisi il nostro rapporto per queste cose. Le incomprensioni ci sono sempre state e ci saranno sempre, voglio dire tra noi, lui non pretende di prevalere, è quasi sempre più conciliante di me nella sostanza, non sempre nella forma, non vuole vincere la partita a tutti i costi ma vorrebbe che tra noi non ci fossero tensioni, che però sono una cosa rara. Lui mi rimprovera una certa tendenza al fatalismo che, nei rapporti con gli altri, non con lui, mi porta a rinunciare allo scontro non tanto per la sfiducia nella mia capacità di avere successo, quanto per quieto vivere. Lui però mi rimprovera a parole ma alla fine fa come faccio io. Col passare degli anni è cambiato. Prima era fumantino, scattava molto facilmente quando qualcuno gli faceva un torto o quando vedeva qualcosa che non gli stava bene, anche adesso interviene e pure con fermezza, ma non c’è più l’aggressività. I nostri discorsi oscillano tra il serissimo, quando parliamo dei nostri problemi più profondi, e il gioco un po’ standardizzato quando si parla di sesso. Questo tipo di gioco gli piace molto. All’inizio lui era molto disinibito e io ero praticamente bloccato, poi, con gli anni, abbiamo trovato un nostro equilibrio. Il mio problema, se lo vogliamo chiamare problema, è uno, lui ha altri ragazzi, che per lui sono importanti. Il rapporto con me c’è ma c’è anche il resto e non è una cosa marginale. Prima pensavo che fosse marginale ma poi ho dovuto prendere atto che non era marginale per niente e che lui tiene ad uno di questi ragazzi forse più di quanto tiene a me. Me ne ha parlato, non è stato un tradimento, mi ha detto che doveva dirmi una cosa e mi ha detto che mi voleva bene però non voleva bene solo a me. Un po’ me lo aspettavo, ma quando ho capito che l’altro ragazzo per lui era veramente importante ci sono rimasto male e ho pensato di allontanarmi, di sparire in modo tranquillo per non creare traumi, ma poi non ce l’ho fatta e sono rimasto con lui, magari a metà, e adesso con la consapevolezza piena che è una cosa a metà. Però questa cosa a metà esiste veramente. Al principio pensavo, o meglio mi auguravo che sarebbe stato lui a tagliare, dato che aveva una storia più importante della nostra, cercavo di diradare le già rade telefonate, ma lui mi chiamava e non strappava quel filo che ci teneva uniti e il rapporto con me non diventava comunque banale. Questo modo di fare mi ha colpito, perché non me lo aspettavo. Uno in una situazione come la sua, secondo me, prima o poi dovrebbe tagliare i rapporti con me per andarsene con l’altro ragazzo, ma non è successo così. Una volta sola ci siamo andati vicino, io gli ho detto che avremmo fatto bene a tagliare, lui ha detto che non mi avrebbe chiamato più, ma poi, dopo un paio di settimane, mi ha chiamato lo stesso, è venuto a casa mia e abbiamo passato la notte insieme. Avrebbe fatto una cosa del genere se mi avesse considerato un ramo secco da tagliare? Penso proprio di no. Lui dà assolutamente per scontato che la nostra relazione andrà avanti indefinitamente, forse non si rende conto di quanto mi costa dal punto di vista emotivo. Però lui c’è, non è un fantasma e quando facciamo l’amore (o facciamo sesso, come dice lui) sento che lui c’è veramente. In certi momenti di intimità comincio a pensare  a lui che fa l’amore con l’altro ragazzo, e mi viene da allontanarlo, come se io potessi pretendere l’esclusività. Caro Project, queste situazioni sono veramente difficili da gestire, non sai mai che cosa fare, sei sempre contento a metà, realizzato a metà e guardi il futuro senza vederci niente di chiaro. È uno strano modo di volersi bene, che non avrei mai accettato prima di conoscerlo, poi ci siamo conosciuti e, nonostante tutte queste complicazioni, tra noi si è creato un rapporto vero.

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SESSO GAY TRA CONDIVISIONE E INCOMPRENSIONI

Caro Project,

vorrei proporti un argomento che mi pare pressoché inesistente nel forum e anche nel manuale, parlo del fatto che il sesso, che dovrebbe essere motivo di unione, cioè che in fondo dovrebbe costituire un legame forte, nella realtà rischia di essere un motivo di stress nella coppia; parlo però di uno stress che spesso non porta alla rottura della coppia perché c’è da entrambe le parti una forma di adattamento, cioè un tentativo di salvare il salvabile, ma lo stress c’è, le preoccupazioni si fanno sentire da entrambe le parti, perché si capisce che c’è qualcosa che non funziona.

Ti faccio un esempio concreto: in una coppia uno dei due resta nella coppia per motivi affettivi e l’altro solo per motivi sessuali, entrambi finiscono per adattarsi, stanno e restano insieme ma dal punto di vista di entrambi si percepisce che c’è qualcosa che non va. In una situazione del genere si condivide ben poco, ciascuno dei due è bene o male strumentalizzato dall’altro, la cosa è reciproca e si accetta per quello, ma i due viaggiano su binari paralleli che non si incontreranno mai.

Sia ben chiaro, Project, io non tendo a sublimare il sesso, lo considero una componente essenziale di un rapporto di coppia, ma che cosa vuol dire sesso? E non è nemmeno una questione di pratiche sessuali ma di senso e di valore che si dà a quelle pratiche.

Io ho un compagno più o meno fisso da anni, lui ha anche altri partner ma il problema non sarebbe nemmeno questo, io non li ho, cioè, adesso non ne ho, ma non me ne faccio nessun merito, non ne ho semplicemente perché non ne sento il bisogno. Lui lo sente, ok, non crolla il mondo. Il problema vero sta nel fatto che lui dà un peso enorme a certi comportamenti sessuali che per me non hanno nessun significato speciale.

Certe volte mi chiede se mi è piaciuta questa o quella pratica sessuale e in quei momenti è evidente che per lui quelle cose hanno un significato che io non riesco proprio a trovarci. Non è una questione di moralismo, le cose che a lui interessano particolarmente le faccio anche io, ma non ci trovo niente di speciale. Su queste cose si creano spesso dialoghi imbarazzanti, lui mi fa domande e evidentemente si aspetta delle risposte ben precise ma io non capisco dove voglia andare a parare, e così restiamo delusi in due, perché lui non si sente capito (cosa che accade realmente) e io non capisco che tipo di risposta lui voglia da me.

Lui è un brav’uomo, questo è innegabile, e noi in un certo senso ci vogliamo bene ma ci sono molti limiti. Io non lo capisco, cioè non riesco ad entrare nella sua logica quando mi fa domande sulle pratiche sessuali per capire se certe cose mi piacciono o meno, forse lui vorrebbe delle risposte nette: tipo questo mi piace e questo non mi piace ma poi si rende conto che io a quelle cose non attribuisco nessun valore speciale, che per me una cosa vale l’altra.

Aggiungo che lui, stando a quello che penso io, non mi fa tutte quelle domande per assillarmi ma per capire quale comportamento sessuale è considerato da me più eccitante proprio perché vuole venirmi incontro e vuole farmi vivere una sessualità che sia per me quanto più possibile soddisfacente. Lui in sostanza ha una finalità che non è egoistica ma si sente deluso da me, o meglio direi svalutato, perché una cosa che lui fa con la massima buona volontà, di fatto, non viene capita e lui pensa che sia sottovalutata o che non sia stata affatto notata, e qualche volta è realmente così.

Ci vogliamo bene, ma questa espressione per lui e per me significa cose diverse, cerchiamo di fare qualcosa di buono l’uno per l’altro ma il concetto di cosa buona che abbiamo non è lo stesso. Tra noi non c’è nessun problema a letto, se lui avverte che c’è qualcosa che a me non sta bene, la mette da parte e io cerco di fare lo stesso, il problema viene quando ne parliamo, quando cerchiamo di spiegare a parole quello che pensiamo e che proviamo o quando cerchiamo di capire il mondo dell’altro, perché allora le incomprensioni si fanno radicali, anche se comunque la relazione va avanti. Io penso che lui si senta in imbarazzo quando si accorge che io non ho capito il senso di quello che lui ha fatto “per me!” per quanto possa sembrare paradossale.

Lui si ricorda puntualmente quello che abbiamo fatto le ultime volte che siamo stati a letto insieme, e se lo ricorda anche a distanza di mesi e resta stupito che io invece non mi ricordi gran che e si sente trascurato per questo. Io sto bene con lui perché c’è lui, che poi si faccia questo o quello non mi cambia praticamente nulla. Se cerco di allontanare la sua attenzione dai contenuti tipicamente sessuali e di insistere sul fatto che gli voglio bene e gliene vorrei anche se non andassimo a letto insieme, mi dice che sono ipocrita e che non gli dico la verità, il che forse in un certo senso è pure vero. Mi dice che io non parlo mai di sesso in modo esplicito e che questo gli dà fastidio, che deve essere sempre lui a fare il primo passo, ma quando ho provato a fare io il primo passo, dopo mi ha detto che allora io stavo con lui solo per quello.

Comunque, recriminazioni a parte, i problemi arrivano sempre dopo il sesso, quando si tratta di analizzare e interpretare i fatti. Come vorrei che non ci fossero commenti! Ma forse son utili anche quelli. Noi siamo bravi col sesso ma con le parole siamo un disastro. Quando gli dico che è un uomo serio, che non ti pianta per motivi stupidi e che ha una elasticità mentale che non ce l’ha nessuno, lui si adombra, non vuole sentire questi discorsi. Lui preferisce parlare di sesso, o meglio preferisce farlo quando ci vediamo e quando non ci vediamo preferisce parlare al telefono solo di quello spaccando pure il capello.

Noi andiamo d’accordo? Che domanda perentoria! Direi che andiamo avanti, ma l’accordo, l’accordo vero, è più un sogno che una realtà. Non so se riusciremo ad andare avanti per molto. Io ho conosciuto altri ragazzi e li ho anche frequentati per un po’, ma francamente con lui sto meglio, diciamo che con gli altri c’era un apparente andare d’accordo su tutto, ma in fondo ciascuno preferiva pensare ai fatti propri. Con lui è diverso: noi siamo sempre in crisi, diciamo che stare in crisi per noi è una malattia cronica, ma alla fine non c’è mai stata una ragione vera che ci abbia separato definitivamente.

Tra noi il dialogo è difficile, funziona proprio poco. Prima, quando mi chiamava ero contentissimo, adesso sono ancora contento ma sono anche preoccupato: andremo a letto insieme ma poi, e dico proprio subito dopo il sesso, lo vedrò insoddisfatto, frustrato ma frustrato dalle mie mancate risposte verbali e non dal sesso.

Qualche volta mi dice che sono un caso patologico ma non me lo dice come inizio della resa dei conti finale, ma come spunto per farmi capire che secondo lui almeno un po’ è proprio così. E pure io qualche volta penso che lui abbia qualcosa di patologico o forse lo penso solo perché lui non ragiona come me. A me sembra nevrotico, almeno qualche volta, e certe volte comincio a pensare che sarebbe meglio andarcene ciascuno per la propria strada. Lo penso per un po’, ma poi, non saprei dire se per amore o per abitudine cerco di rimuovere tutto quello che non va e di salvare il rapporto con lui e penso che lui faccia più o meno lo stesso con me.

Sono anni che andiamo avanti così: sesso senza problemi, perché proprio non ce ne sono, e frustrazioni derivanti dalla mancanza di vera sintonia. Si può stare con un ragazzo col quale la condivisione è essenzialmente sul piano fisico? Evidentemente la risposta è sì, perché alla fine lui ad avvicinarsi a me e a capire il mio modo di ragionare ci prova, non lo posso negare, ha pazienza, rispetto, non si arrabbia, ma si sente comunque frustrato e per me è più o meno lo stesso. Ecco, quello che condividiamo veramente è lo spirito di adattamento reciproco.

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SESSO GAY E AMICIZIA

Ciao Project,
in questi giorni mi trovo a dover decidere alcune cose della mia vita, o almeno di un periodo della mia vita. Ho 26 anni, ho avuto qualche storia finita male ma non ne ho riportato nessuna conseguenza negativa. Premetto che sto molto attento alla prevenzione delle malattie e che evito pratiche pericolose quando non sono sicuro che chi ho davanti non rappresenti un rischio per me. Voglio dire che il sesso che chiamano completo, a parte che non è mai stato nelle mie fantasie, è una cosa che potrei fare solo col preservativo. Per qualcuno è una fissa ma, da quello che vedo, per tanti non lo è.

Evitando radicalmente le pratiche a rischio, e dico praticamente tutte, resta che comunque fare sesso è gratificante lo stesso, non dico solo per me, ma per tante persone, diciamo così, meno fissate. Questo, diciamo, è il lato prevenzione. Quindi sembrerebbe che un contatto sessuale, se opportunamente gestito, col preservativo o evitando pratiche a rischio, possa non essere pericoloso, però a questo punto c’è un’altra faccenda, che è la riservatezza circa la propria sessualità e qui mi sono posto tante domande.

Tanti ragazzi pensano che la loro sessualità sia un elemento assolutamente speciale della loro fisicità, che deve essere riservato solo al loro ragazzo, cioè ragazzo fisso, oppure a bravate varie, giustificabili proprio perché bravate, ma senza un minimo di affettività. Cerco di spiegarmi meglio: noi come segno di amicizia ci diamo la mano, che è già un contatto fisico, che in genere viene banalizzato, ma quando tocchiamo la mano di un ragazzo che ci interessa, quel toccarci la mano ci dà una scossa fortissima, quindi non è il fatto in sé di toccarsi o meno la mano che conta, quel gesto ha valenze diverse a seconda della persona cui è diretto.

Io posso pure abbracciare un amico che sta passando un brutto momento e non penso certo che devo farne a meno per il fatto che io faccio lo stesso gesto anche con mio ragazzo, dal quale magari mi sento molto coinvolto. Perché tutto questo non deve avvenire anche col sesso? Cioè perché il sesso deve essere riservato esclusivamente al mio ragazzo? Io potrei benissimo avere un amico che può avere bisogno anche di un contatto sessuale e non solo di un abbraccio, perché dovrei negarglielo per il fatto che il sesso deve essere riservato soltanto al mio ragazzo? Sulle cose del sesso c’è molta più possessività che su qualunque altra cosa.

Adesso sgombriamo il campo dalla presenza di un ragazzo, intendo di un fidanzato o qualcosa di simile, perché io non ho un fidanzato, Se mi trovassi di fronte ad un ragazzo che secondo me ci terrebbe molto ad avere anche qualche contatto sessuale con me, naturalmente in condizioni di totale sicurezza, perché dovrei dirgli di no, per il solo fatto che dovrei riservare la mia sessualità al mio futuro ragazzo (o anche al mio attuale ragazzo, se ne avessi uno)? Come si dà una calorosa stretta di mano o un abbraccio a un amico in un momento in cui ne ha bisogno, perché non si dovrebbe fare lo stesso anche con il sesso?

Io ho provato a fare questo discorso ad alcuni ragazzi che conosco, qualcuno mi ha guardato perplesso, altri l’hanno risolta con una battuta, ma nessuno ha preso la cosa sul serio, era una specie di tabù intoccabile, e non riesco a capire perché. Ma andiamo al concreto. Io ho un amico che ha una vita sessuale molto più libera della mia. Diciamo subito che non è un libertino ma dà al sesso anche un enorme valore affettivo. Adesso questo ragazzo è rimasto praticamente solo per ragioni che io non conosco, ma suppongo che i suoi amici, non fossero amici nel senso pieno del termine, cioè che per loro lui fosse uno che va bene finché non crea problemi e dice sempre sì, poi, quando si rendono conto che non riescono a gestirlo come vogliono loro, lo scaricano e ciao. Io voglio bene a questo ragazzo, le sue fragilità sono analoghe alle mie, ma so bene che noi non saremo mai una coppia.

Non mi sento veramente attratto sessualmente da lui e penso che anche lui non si senta troppo attratto da me, ma in certi momenti un po’ di sesso può fare bene, può aiutare a mettere da parte la malinconia e a stare un po’ meglio, perché vedi che c’è uno che ti accetta e che capisce e tuoi bisogni, che non ti dice di no, che non ti chiede nessun impegno e che, almeno in un certo senso, ti vuole bene senza condizioni, magari solo per una sera. Lui non sarà mai il mio ragazzo, questo lo so benissimo, ma non mi sembra un motivo serio per dirgli di no. Io non ho un ragazzo, quindi nessuno ci può rimanere male.

Ho pensato che fare un po’ di sesso potrebbe illuderlo magari che io mi stia innamorando di lui, ma lui sa benissimo che non è così. E poi, se anche io avessi un ragazzo, mi creerebbe veramente problemi avere un ragazzo che mi vuole impedire una cosa che mi viene assolutamente spontanea. C’è questa idea non dell’amore esclusivo ma del sesso esclusivo, che è segno di gelosia e di possessività. Quando dico queste cose mi rispondono che ragiono così perché non ho un ragazzo ma io penso che avere un ragazzo, con queste cose non c’entri proprio niente.

Perché un po’ di sesso non può essere anche una componente normale dell’amicizia? Ecco, la domanda è questa.

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ELOGIO DEL MIO PARTNER GAY

Caro Project,

ti sarai domandato perché ho messo un titolo alla mail e perché non ho scritto “elogio del mio ragazzo”. Intanto non gli piace sentirsi il ragazzo di nessuno, poi perché non è più un ragazzo, ha 45 anni, e poi perché un elogio se lo merita.

Io non ho mai avuto un carattere facile, faccio molte chiacchiere, spacco il capello in quattro ma rinvio sempre le decisioni e ho paura di tutto, cioè preferisco evitare di decidere, quando posso. Ho trovato pochi ragazzi che mi corressero dietro e quei pochi, dopo poco tempo, si stancavano e se ne andavano perché mi vedevano spento e poco partecipativo. Puoi capire che chances potevo avere io di trovarmi un ragazzo. In pratica manco lo cercavo. Non ero chiuso per principio a cose del genere però erano solo eventualità che io non andavo cercando.

Poi arriva lui, ormai parecchi anni fa. Ha due anni meno di me, ma a vederlo sembra proprio giovanissimo. Ci conosciamo all’università, frequentiamo lo stesso corso di laurea ma io sono al terzo anno, lui si è appena immatricolato. Io lo avevo notato perché era proprio bello, o almeno mi piaceva molto, aveva cominciato a scambiare due parole con me, come succedeva con cento altri ragazzi, ma poi quella chiacchieratina di cinque minuti è diventata di dieci, poi di venti, poi gli ho chiesto dove abitava e gli ho detto che lo avrei accompagnato volentieri a casa, lui mi ha sorriso e mi ha detto “grazie!” Tutto è cominciato così, non abitava vicino all’università e quindi passavamo insieme almeno 20-25 minuti ogni giorno. Mi parlava dei suoi studi, di quello che avrebbe voluto fare “da grande”, ecc. ecc., io gli raccontavo dei corsi degli anni successivi, dei professori e degli esami, non parlavamo di cose personali, ma l’abitudine di accompagnarlo a casa è diventata una regola. Non potevamo studiare insieme perché eravamo di anni diversi ma stavamo bene insieme. Il discorso tra noi era più significativo per quello che non diceva che per quello che diceva, non abbiamo mai parlato di ragazze, il che ovviamente si nota. Avevamo certamente qualcosa in comune: mai in discoteca, pensavamo soprattutto a studiare e a costruirci un futuro, provavamo entrambi una certa insofferenza per il nostro ambiente familiare, e soprattutto stavamo bene insieme.

Abbiamo cominciato a vederci anche la domenica, ufficialmente per andare in giro per musei e simili, ma in pratica solo per stare insieme. Stavamo insieme solo la mattina, poi, all’ora di pranzo lo riportavo a casa perché il pomeriggio dovevamo studiare. Tra noi c’era uno scambio di sorrisi unico, la mattina della domenica giocavamo come due ragazzini, dicevamo stupidaggini e ridevamo per qualsiasi cosa. Ricordo che c’era un manifesto pubblicitario del tonno “consorcio” che lui leggeva “con-sorcio” staccando bene le parole e si metteva a ridere e la risata si contagiava!

Il tempo passava, la situazione era gradevole, molto gradevole, ma non evolveva. Ovviamente avevo fatto più di un pensierino su di lui, ma avevo mille complessi, per me il sesso era solo una questione di fantasia, l’idea di poterci provare veramente ce l’avevo ma la respingevo con mille ragionamenti, dalla paura delle malattie, al fatto che lo avrei deluso, fino a scrupoli morali di vario tipo, residuo della mia educazione cattolica, nel senso che pensavo che in qualche modo fare sesso con lui sarebbe stato un po’ come fargli fare un’esperienza negativa, diciamo come sporcarlo un po’ ecc. ecc.. Lui, in teoria, non sapeva che io fossi gay, come io non lo sapevo di lui, non ce lo eravamo mai detto esplicitamente,  ma, dopo sei mesi, solo un cretino avrebbe potuto avere dubbi e io ce li avevo e mi sentivo un cretino. Ho cominciato ad avere i dubbi amletici: glielo dico o non glielo dico? Ma non glielo dicevo comunque. Non mi chiedevo che cosa potesse pensare lui, che sarebbe stata la cosa più sana, pensavo a quello che potevo o non potevo fare io e basta, ma in questo modo non si andava avanti. Poi abbiamo cominciato a parlare di cose un po’ più personali e io ho cominciato ad avere paura che mi mettesse alle strette, ma non lo ha fatto, si è esposto lui per primo e mi ha raccontato di una mezza storia con un suo compagno di scuola che nemmeno lo guardava, ma che a lui piaceva molto, in pratica il suo coming out è stato questo. In quella situazione è ovvio che gli devi dire anche di te e io l’ho fatto e gli ho detto: “Non sono mai stato con un ragazzo, ma mi sa che non sono ancora pronto per queste cose”. La mattinata è finita come tutte le domeniche precedenti, l’ho accompagnato a casa e ci siamo salutati, ho notato che questa volta non ci siamo stretti la mano, come facevamo sempre, ma lui mi ha sorriso guardandomi negli occhi e mi ha detto: “Oggi sono molto contento” e io gli ho risposto: “Anche io”.

Project, a quel punto uno si aspetterebbe che si vada oltre, lui probabilmente se lo aspettava, ma io avrei fatto volentieri macchina indietro, avrei voluto cancellare quella domenica mattina, perché ormai avevo fatto un passo senza ritorno e avrei voluto non  averlo fatto. È paradossale, ti trovi finalmente nella condizione che porterebbe a fare sesso con il ragazzo che hai sognato, perché per me era proprio al top, gli altri erano zero in confronto, e invece hai paura e cerchi di rinviare, di prendere tempo, di non decidere. In fondo il coming out lo aveva deciso lui, io come al solito non avrei fatto nulla, e mi chiedevo che cosa avrei fatto se avesse provato lui a fare ancora un passo avanti. Qui la tentazione era grande, ma anche la paura.

I suoi tentativi sono stati molto prudenti e graduali. La prima volta che mi ha toccato deliberatamente la mano, per avere un minimo di contatto fisico con me, io l’ho tirata indietro, allora lui ha ripetuto il gesto e io l’ho lasciato fare, non sapevo che cosa fare, volevo andare oltre ma volevo anche andarmene via. Ho provato a spiegarmi, ma era perplesso, non capiva, il mio comportamento gli sembrava assolutamente assurdo, diciamo pure patologico.

Vivevamo entrambi coi nostri genitori, quindi non potevamo vederci in casa e in macchina, la domenica mattina, si poteva arrivare a tenersi un po’ per mano, cosa alla quale eravamo arrivati non senza problemi stupidi da parte mia e non senza arrabbiature immediatamente represse da parte sua. Certo però che oltre quel livello non si poteva andare e devo dire che questo mi tranquillizzava. Io ero eccitatissimo quando stavo con lui, anche solo a tenerci per mano, ed era eccitatissimo anche lui.

Una domenica mi chiede se mi piacerebbe passare con lui un weekend, gli chiedo se intende dire anche dormendo insieme e mi dice di sì, e io comincio a tergiversare come mio solito, a non rispondere e a fare finta di niente e di essere distratto, lui insiste e io gli dico che non me la sento. Lui fa una smorfia di disappunto e mi dice: “Vabbe’, ho capito…” apre lo sportello della macchina e se ne va. Mi rendo conto, a distanza di anni, che deve esserci rimasto malissimo, perché in pratica io l’avevo rifiutato. Io, invece, sul primo momento mi sono sentito un grand’uomo, un eroe morale che gli aveva detto di no perché gli voleva bene veramente, al di là del sesso! Poi però già dopo un’ora mi mancava moltissimo, pensavo che non mi avrebbe più guardato in faccia, che forse non solo non avevo fatto niente di buono per lui ma l’avevo offeso in modo profondissimo. Però anche in questa situazione non ho preso il telefono per dirgli come mi sentivo, mi sono tenuto i miei malesseri e anche la mia soddisfazione “morale” di averlo fatto per lui e non ho pensato a come lui poteva stare veramente.

Il giorno successivo vado a lezione, ma faccio un giro diverso per i corridoi per non passare davanti all’aula dove lui segue le lezioni. Alla fine dell’ultima ora di lezione me lo trovo davanti alla porta come al solito, come se niente fosse successo tra noi, non accenna al fatto che la mattina non sono passato a salutarlo come al solito, tutto si svolge come se la domenica precedente non fosse successo niente, ma lui non sta recitando, sembra proprio che l’arrabbiatura gli sia passata. La nostra vita procede come prima, io penso intanto che non l’ho perso, e la cosa mi tranquillizza parecchio, e che lui forse ha accettato l’idea che il sesso per il momento è da mettere da parte.

Un paio di settimane dopo, mi dice che la famiglia ha una casetta in montagna dove non va mai nessuno e che ci si potrebbe andare una domenica, poi mi guarda in faccia e mi dice: “Non ti salto addosso, stai tranquillo!” Io gli dico che se ne può anche parlare. Lui vuole arrivare a farmi dire che per me va bene anche per la domenica successiva, ma io ricomincio con le esitazioni e con i discorsi stupidi e lui mi dice: “Ma perché devi rovinare sempre tutto? Ma di che hai paura? Non ti attacco malattie, non sono mai stato con nessuno, proprio mai.” Io continuo a tergiversare e lui se ne esce dalla macchina e se ne va senza salutarmi.

Io di nuovo ci sto male, ma poi alla fine, per la seconda volta, mi consolo e mi dico che comunque lo faccio per il suo bene e che devo mettere da parte le malinconie. Il giorno dopo, passo davanti alla sua aula e lo saluto come se non fosse successo nulla, lui mi guarda con un atteggiamento di sfida ma non di disinteresse. Alla fine delle lezioni lo riporto a casa come al solito e lui mi dice: “Non mi dire che non ti interessa! Lo vedo benissimo che sei tentato e pure molto! Ma di che hai paura?” Io ricomincio col discorso delle malattie, “nel senso che non vorrei nemmeno io attaccargliene, io a lui”. Lui mi guarda e dice: “Mi hai detto che non sei mai stato con nessuno, allora non è vero…” Gli ho giurato che era vero e lui mi ha detto, ma se facciamo prima il test tutti e due, tu dopo non hai più scuse, ok?” Io gli ho risposto: “Beh…” e lui stava per perdere la pazienza un’altra volta, poi si è trattenuto e mi ha detto: “Intanto facciamo il test! Ok?” Io gli ho risposto facendo un cenno di sì con la testa, lui mi ha detto: “Va bene, ci penso io…” Io credevo che fosse un modo di dire e ho fatto di nuovo cenno di sì con la testa. Allora lui mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “Però non mi dare buca!” e io gli ho detto solo: “Ok!”.

Pensavo che il discorso fosse molto vago e che se ne sarebbe parlato in un futuro indefinito, e invece, non ho fatto a tempo a rientrare a casa che mi è arrivato un sms in cui mi diceva che dovevo passare a prenderlo l’indomani sotto casa sua alle 6.45, per andare insieme a fare il prelievo, perché aveva preso l’appuntamento per le 7.15, in un laboratorio vicino all’università. Io gli ho risposto “Ok”.

L’indomani ci siamo visti e siamo andati a fare il prelievo, poi la giornata ha seguito il solito corso. Non avevamo la minima ansia per il test, né lui né io. Quando l’ho riaccompagnato a casa mi ha detto: “Venerdì pomeriggio andiamo insieme a ritirarlo…” e così abbiamo fatto. I risultati erano evidentemente entrambi negativi, cosa che era praticamente scontata, non avevamo malattie sessualmente trasmissibili, ma così cadeva anche la mia scusa per dirgli di no. Mi propone di andare in montagna la domenica e io mi sento un po’ forzato e un po’ tentato e alla fine gli dico di sì.

La domenica mattina passo a prenderlo, dopo circa un’ora di macchina arriviamo alla sua casetta, un posto sperso in mezzo alle montagne. Secondo il programma concordato saremmo rientrati la sera. Io non avrei accettato di passare lì la notte per evitare di dormire con lui, so che sembra patologico, ma allora per me le cose funzionavano così. Una volta a destinazione, io volevo andare in giro per non trovarmi solo in casa con lui, non che stare con lui mi dispiacesse, anzi! Ma non sapevo che cosa mi sarei potuto aspettare e mi sentivo ancora troppo condizionato. Siamo andati in giro fino all’ora di pranzo e gli ho proposto di andare a mangiare da qualche parte, sempre per non stare a casa con lui, ma mi ha detto che si era portato il pranzo da casa e che la borsa con le provviste stava nel portabagagli, e io ho dovuto accettare di andare a casa con lui. Era inverno e faceva un freddo cane, abbiamo acceso la stufa ma il freddo si sentiva fortissimo. Abbiamo scaldato le cose cucinate e abbiamo mangiato, poi è finito quel po’ di sole che c’era e si gelava, il freddo era proprio fortissimo. Lui se ne è andato nella stanza da letto dove c’era un letto largo da una piazza e mezzo, ha tirato fuori dall’armadio una grande trapunta matrimoniale di piuma, alta come un materassino e anche una grande coperta matrimoniale di lana, ha steso la coperta di lana sul letto e la trapunta sopra, si è tolto le scarpe e si è steso sul letto, vestito com’era, e si è coperto con la trapunta, poi mi ha guardato e mi ha detto: “Che fai? Vieni, che ti muori di freddo… io non ti tocco, almeno stiamo al caldo…” Io gli ho detto: “Promesso?” e lui mi ha detto. “Promesso!” Mi sono tolto le scarpe e mi sono sdraiato sotto la trapunta accanto a lui. Effettivamente si stava bene, ma io mi tenevo a distanza da lui. Lui mi dice: “Ma avvicinati, così ci scaldiamo meglio! Siamo pure vestiti, ma di che hai paura?” Allora io mi avvicino un po’, sento il suo calore, lui si gira verso di me e mi guarda con i suoi occhi bellissimi e mi dice: “Sono contento che non sei scappato!” E io gli dico solo: “Zitto!”

Poi mi prende la mano e la stringe, la sua è caldissima, e mi dice: “Hai le mani gelate, sei freddissimo, fammi accostare che ti scaldo un po’…” Così si è creato il nostro primo contatto fisico, ho sentito il suo calore, si è appoggiato a me. Ogni tanto mi chiedeva: “Ti dà fastidio?” E io gli dicevo: “No…”. A un certo punto si è addormentato. Era pomeriggio avanzato e fuori era buio, ma la luce era accesa e io lo vedevo da vicinissimo, era sereno, si fidava totalmente di me. Io l’ho lasciato dormire, poi verso le sette l’ho dovuto svegliare perché dovevamo tornare in città. Si è stiracchiato come un gatto, poi mi ha detto: “Qui si sta bene e fuori fa un freddo cane… e se ce ne andiamo domattina? Se partiamo alle 6.30 ce la facciamo benissimo ad essere all’università in orario…” Io gli ho detto: “Ok, però devo avvisare a casa.” Lui ha detto: “Pure io.” Abbiamo chiamato senza alzarci dal letto, poi mi ha detto: “E per la cena che facciamo?” io gli ho risposto: “Ne facciamo a meno, restiamo qua che si sta bene.” Poi lui ha cominciato ad accarezzarmi la faccia e mi ha detto che si sentiva la barba, poi mi ha passato la mano tra i capelli e mi ha infilato le dita nel colletto, io un po’ l’ho lasciato fare, poi ho pensato che si potesse spingere oltre e gli ho ricordato che mi aveva promesso che non ci avrebbe provato e lui mi ha detto: “Ok, però non ho promesso che non ci avresti provato tu, a me piace tanto essere accarezzato, ti fermi quando vuoi tu, ok?” E io ho detto: “Ok!” Stavamo veramente bene, al caldo, non avevamo altri pensieri per la testa. Gli ho accarezzato per un po’ il viso e i capelli, poi, a un certo punto mi ha detto: “I pantaloni sono stretti e mi danno fastidio, ti crea problemi se me li tolgo?” Io una cosa del genere più o meno me l’aspettavo e gli ho detto: “Dai, io me ne vado a dormire nell’altra stanza, nell’armadio c’è anche un altro sacco a pelo…” Facendo una vocetta un po’ delusa mi ha risposto: “Lo so che c’è… ma mi lasceresti qui da solo?” poi ha visto la mia faccia un po’ contrariata e ha aggiunto: “Va bene, tranquillo, i pantaloni me li tengo ma non te ne andare a prendere freddo! Io vado bene almeno come stufa!” Io gli ho risposto: “Quanto sei scemo!” e lui ha detto: “Mi sa che lo scemo sei tu… ma vabbe’…” Poi si è accostato a me e mi ha detto: “Almeno posso stare un po’ così?” Io gli ho detto: “Certo!”, lui mi ha risposto: “Però se ti sto dando fastidio, dimmelo, non sei costretto a sopportarmi per forza…” Io non sapevo che cosa dire e allora non ho detto nulla ma gli ho passato un braccio sopra le spalle e lui si è stretto ancora di più a me e mi ha detto solo: “Buonanotte!”

Questa è stata la prima notte che abbiamo passato insieme. Posso dire che ero estremamente felice, sentire il suo calore mi sembrava bellissimo. Forse proprio il fatto che lui non abbia insistito per arrivare a fare sesso con me ha cominciato a spuntare le mie armi, se avesse cercato di andare oltre mi sarei sentito quasi in dovere di dirgli di no, quasi per principio, ma lui non aveva insistito e non se ne era nemmeno andato sbattendo la porta. Durante quella notte ho dormito pochissimo. Lui era addormentato accanto a me e mi faceva una tenerezza fortissima ed era una tenerezza sessuale, io potevo cercare di negarlo, di sublimare, di fare finta che non fosse così, ma era così, e cominciavo a rendermene conto. Mi chiedevo: “Ma perché devo resistere a questo ragazzo? Ma che ci sarebbe di male se tra noi ci fosse anche un po’ di sesso? Perché dovrei pensare che è meglio dirgli di no per il suo stesso bene? Il suo bene lo deve valutare lui. Se a lui sta bene e sta bene anche a me, dove sta il problema? E poi, il fatto di stare insieme nello stesso letto era una cosa tenera, il nostro era un volerci bene, piano piano cominciavo ad accettare l’idea, ma mi dicevo che bisognava procedere con calma, per tappe successive, senza correre troppo.

L’indomani la sveglia ha suonato alle sei in punto, intorno era notte fonda, uscire da sotto l’imbottita è stato veramente un trauma. Lui mi chiede: “Come sei stato stanotte?” Io gli dico: “Benissimo”, e lui mi dice: “Ci veniamo anche sabato prossimo?” e io gli faccio cenno di sì con la testa, allora lui mi fa gli occhi indiavolati e comincia a muoversi verso di me come se volesse provare un approccio sessuale, io alzo le braccia per difendermi e lui mi scarmiglia solo i capelli e mi dice ridendo: “Hai avuto paura eh!” Io gli dico: “Non sfottere!” Poi ripartiamo. Durante il viaggio riprende il discorso: “Però la prossima volta senza pantaloni…” io gli ripeto: “Non sfottere!” e lui mi dice: “Tanto tu stai nell’altra stanza!”

La settimana trascorse coi soliti ritmi: lezioni e studio, ma io cominciavo a vedere nel mio cervello quello che sarebbe potuto accadere nel weekend successivo e cominciavo pure a fare i paragoni tra quelle fantasie e i miei cosiddetti principi morali. Dopotutto i test li avevamo fatti, lui sembrava che ci volesse proprio arrivare, perché avrei dovuto continuare a dirgli di no? Non mi sembrava più una cosa ovvia il fatto che il sesso potesse lasciargli qualcosa di negativo. Combattevo con me stesso o meglio coi residui della mia educazione, però, giorno dopo giorno mi andavo convincendo che il sabato successivo avrei veramente fatto un passo decisivo. Il sabato arrivò, ricordo che la mattina feci una doccia più accurata del solito, segno che consideravo almeno come probabile il fatto che tra noi sarebbe successa qualcosa proprio a livello fisico. Andai a prenderlo a casa sua e partimmo. Era una tipica giornata gelida d’inverno, io avevo le catene in macchina perché, specialmente di notte la strada poteva essere ghiacciata. Quando entrò in macchina sentii una ventata di profumo più intensa del solito e pensai che anche lui potesse aver fatto una doccia molto più accurata e questo pensiero mi fece pensare a una forma di complicità non dichiarata e mi fece sorridere. Per tutto il viaggio lui non parlò di argomenti, diciamo così, pericolosi, ma certi silenzi erano troppo lunghi e non erano normali, come mio solito evitai comunque di affrontare l’argomento. Ci fermammo a fare colazione lungo la strada, tutti imbacuccati, e poi riprendemmo il viaggio. Questa volta lui aveva portato una grossa borsa piena di provviste che dovevano bastare per il pranzo e la cena del sabato e per il pranzo della domenica. Data la giornata, non sarebbe servito nemmeno il frigorifero, gli accordi erano che saremmo rientrati la domenica pomeriggio per evitare il rischio delle strade ghiacciate.

Una volta a destinazione pensavamo di andare a fare una passeggiata in paese, ma faceva così freddo e tirava un vento così forte che un’idea simile ci sembrò del tutto assurda. Sistemammo le provviste, ma ci volle poco, poi cominciammo a sentirci congelati. Era ancora presto, non erano nemmeno le dieci del mattino. Accendemmo il riscaldamento. La casa era una tipica casetta di montagna, di quelle col soffitto basso per non disperdere il calore, ma faceva comunque un freddo cane. Lui mi disse: “Mi sa che io vado a mettermi a letto, se no mi congelo.” Tirò fuori dall’armadio La coperta e l’imbottita, come la volta precedente. Una volta sistemato il letto, mi disse: “Senza pantaloni?” Io lo guardai con due occhi di fuoco e lui mi rispose: “Va bene, va bene! Coi pantaloni!” Qui io mi sentii spiazzato, avrei voluto che lui insistesse e io avrei ceduto, ma lui scelse la via morbida ed evitò di insistere e io ci rimasi proprio male e cercai di rimediare aggiungendo: “Stasera senza…” Mi guardò con tanto d’occhi e fece una faccia furbetta e disse solo “Wow! … almeno stiamo più comodi…” Io lo guardai e gli dissi: “Non mi prendere in giro!” Lui disse solo: “Beh, intanto vieni a letto adesso…” Ci mettemmo a letto coi pantaloni ma ormai le remore della prima volta non c’erano più, lui si accostò stretto a me e mi abbracciò e rimanemmo così per tutto il tempo che ci volle per riprendere calore, ormai il tenerci per mano e l’accarezzarci era una cosa automatica e scontata. Notavo però che le carezze, sia le sue che le mie, anche se erano insistenti, si tenevano alla larga dalla zona, diciamo così, più pericolosa. Nessuno di noi due voleva fare passi falsi. Questa volta non provavo scrupoli di nessun genere, mi comportavo in modo molto più spontaneo del solito anche se non proprio spontaneo al 100%, per me era una sensazione stranissima, stavo con un altro ragazzo e potevo comportarmi in modo spontaneo o quasi, e lui mi corrispondeva, mi capiva, provava le stesse cose che provavo io, non lo sentivo come un individuo diverso da temere e dal quale tenersi comunque a una certa distanza, non mi sentivo aggredito da lui, stavo cominciando a vedere la sessualità in un altro modo, cioè come complicità, come gioco di coppia ed era una cosa che mi piaceva molto.

Siamo rimasti a coccolarci al caldo per un paio d’ore e mi sentivo veramente felice. Poi è venuto il momento di alzarsi per preparare il pranzo. È stato letteralmente un momento da brivido. Prima mi sono messo seduto nel letto, diciamo così, per raffreddare i bollenti spiriti, perché ero in erezione e non mi andava di farmi vedere così, l’aria gelida ha effettivamente prodotto i suoi effetti in pochissimo tempo e allora sono uscito dall’imbottita e mi sono rimesso la giacca a vento, perché faceva un freddo terribile anche dentro casa, lui invece ha aspettato un po’ ad alzarsi e non gli ho chiesto perché, anche se potevo immaginarlo. Sono andato in cucina e ho messo il pranzo nel microonde. Nel frattempo lui si è alzato e mi ha raggiunto in cucina e ha messo a fare una pentola intera di tè bollente. Dopo pochi minuti il pranzo era ormai scaldato e abbiamo mangiato tutto in 10 minuti. Avevamo i piatti di carta, quindi non c’erano nemmeno i piatti da lavare. E poi per lavare i piatti sarebbe stato necessario aspettare gli effetti del riscaldamento perché nei tubi l’acqua non scorreva perché era ghiacciata. Fuori ha cominciato a nevicare fitto. Lui mi ha detto: “Speriamo che smetta presto, se no la strada si ghiaccia e non possiamo più rientrare. Comunque qui c’è tutto quello che serve per la sopravvivenza per parecchi giorni… Se stanotte nevica molto e domani c’è sole bisogna spalare la neve almeno fino alla macchina e dalla macchina alla strada. La macchina ha l’antigelo, quindi dovrebbe ripartire comunque, ma bisognerà mettere le catene almeno fino a valle.” Gli chiedo: “Qui c’è la tv?”, mi dice di no, gli chiedo se c’è internet e mi dice che c’è, io gli dico: “Che facciamo?” e lui mi risponde: “Ce ne torniamo al letto, … senza i pan… “. Non gli permetto di finire la frase e lo guardo con occhi di fuoco, ma più per gioco che per altro e lui risponde: “Ma i pantaloni danno fastidio… è solo per quello … insomma… e poi guarda non ti salto addosso, puoi stare quasi sicuro… “. Gli dico: “Come sarebbe a dire quasi?” e lui mi risponde: “Vabbe’, il primo passo lo faccio fare a te … comunque tu hai promesso che stasera si va a dormire senza, te lo ricordi?” Io ho risposto con un mugolio: “Mh… “ Lui ha insistito: “Come hai detto? Non ho capito… “ e io gli ho strillato: “Sì, però stasera… “ Lui non ha mollato la presa e ha continuato: “Ma adesso è già sera … e poi ci vogliamo alzare un’altra volta per mangiare? Naaa! Una volta al giorno basta!” Io ero molto tentato e gli ho detto: “La prima mossa falla tu…” Lui ha risposto: “Wow! Allora procedo…” Si è sfilato i pantaloni restando sotto l’imbottita e li ha lanciati sulla sedia, poi ha detto: “Ah… almeno sto comodo!” Io non mi decidevo a fare la mia parte e mi aspettavo che lui mi incitasse a farla, ma non lo fece e si limitò a dire: “Così sto molto meglio … se te li togli pure tu non ti salto addosso, staresti più comodo, poi se hai paura, fai come vuoi…” A questo punto gli ho fatto un discorso strano e gli ho detto: “Tu mi ripeti sempre che non mi salti addosso, mannaggia, mi sa che ti sembro proprio imbranato…” Lui mi ha risposto: “Imbranato no, ma frenato sì…” Allora anche io mi sono tolto i pantaloni e li ho lanciati sulla sedia, effettivamente mi sentivo molto meglio così. Mi ha chiesto se mi sentivo in qualche modo costretto a fare cose che non volevo e gli ho risposto convintamente di no. Lui aveva due anni meno di me ed era molto meno imbranato di me. Poi mi ha chiesto: “Mi posso appoggiare a te?” E gli ho detto di sì. Ci siamo abbracciati e il contatto fisico è stato fortissimo, ci siamo tenuti stretti per alcuni minuti, poi mi ha stretto la mano e ha intrecciato le sue dita con le mie e mi ha detto: “Veramente è stato bellissimo!” e io gli ho risposto: “Sì, una cosa fortissima che non avevo mai provato”.

La notte non abbiamo dormito ed è stata per noi la prima volta, molto timida e prudente ma molto coinvolgente e molto vera. Una volta finito con il sesso io ero veramente contento però mi sono accorto che lui era molto malinconico. Non sapevo che fare. Gli ho chiesto come si sentiva e mi ha detto che non lo sapeva, che era stato bene ma aveva tanti pensieri per la testa, una grande confusione dove c’è di tutto, dalla felicità alla tristezza. Aveva le lacrime agli occhi. Gli ho chiesto: “Ma c’è qualcosa che non va? Ho fatto qualcosa di sbagliato?” Mi ha guardato e mi ha detto: “Non parlare, abbracciami e basta…” Io l’ho abbracciato e l’ho tenuto stretto, ma era chiuso nella sua malinconia. Poi mi ha detto: “Ti sei sentito costretto in qualche modo?” Gli ho risposto: “Ma quando mai…” e l’ho stretto più forte, poi si è addormentato tra le mie braccia.

La nostra storia è cominciata così tanti anni fa. Negli anni successivi le cose si sono complicate per ragioni esterne, tra noi non ci sono mai state vere incomprensioni. Lui mi ha fatto sentire amato, importante, mi ha considerato un elemento determinante nella sua vita, come d’altra parte lui lo è stato nella mia. Ne sono innamorato oggi più di allora perché è un uomo eccezionale che si spende per gli altri, che non è mai andato appresso al denaro, che è profondamente altruista ed è esattamente l’opposto di un arrivista. Ha ottenuto grandi successi nel lavoro perché lavora moltissimo ma purtroppo è anche molto stressato, io sono stato spesso la sua valvola di sfogo, cosa che mi onora e mi riempie di felicità, da qualche anno però lui lavora all’estero. Io trascorro con lui le mie ferie, ma poi nel resto dell’anno possiamo sentirci solo in chat e per un tempo limitato, perché ha mille impegni. È un uomo profondamente buono, con me ha avuto una delicatezza e un rispetto unici, mi ha voluto bene e me lo ha dimostrato in mille modi. Quando ho qualche dubbio su una scelta, mi chiedo come si comporterebbe lui nella stessa situazione e cerco di fare quello che farebbe lui. Adesso è ancora bello, ma non siamo più ragazzi e chiaramente a livello fisico sia lui che io, non siamo più quelli di vent’anni fa, ma lo stimo come uomo, ho scoperto tanti aspetti della sua personalità che mi hanno affascinato. Non è mai aggressivo, è calmo, è molto dolce e paziente, mi incoraggia, mi sostiene e mi permette di fare lo stesso con lui, qualche volta mi tira un po’ le orecchie e mi dice che dovrei essere più aperto a capire i problemi degli altri, ma non si riferisce ai suoi problemi ma ai problemi di quelli che non la pensano come noi. C’è un solo punto che mi preoccupa veramente ed è il fatto che è stressatissimo dal lavoro, certe volte, quando la sera ci sentiamo in chat, e io parlerei con lui per ore, siamo comunque costretti a limitare i tempi e molte volte gli dico solo che gli voglio bene e lui mi risponde “Anche io! Se non ci fossi tu io non sarei nessuno!” Questa frase, anche se non è vera, mi fa sentire orgoglioso. Io spero che la nostra vita proceda così ancora per tanti anni!!

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AMORE GAY LIBERO E CONVIVENZA

Caro Project,
ho 34 anni e per la prima volta mi sono innamorato di un ragazzo. Sono stato con diversi ragazzi, ho fatto sesso con loro ma non ne ero realmente innamorato, ma da poco più di un anno mi sono innamorato ed è proprio una cosa diversa. Prima pensavo a che cosa potevo avere io da quei ragazzi, adesso penso a che cosa posso fare io per il ragazzo che amo, non cerco un contraccambio da lui anche perché quel contraccambio c’è, e pure sovrabbondante, senza che io lo chieda, almeno per il momento, comunque sono proprio felice che esista uno come lui. Non è un santo, ha i suoi difetti, qualche volta mi tratta in modo brusco ma con amore, almeno io penso che sia così. Non fa calcoli sui sentimenti, non è ipocrita, me lo sono trovato vicino ogni volta che ne ho avuto bisogno, mi ha preso sul serio fin da subito, tre cose di lui mi hanno conquistato, l’intelligenza, il rispetto degli altri e l’immediatezza.

È un ragazzo bello, ma non è quella la nota che lo caratterizza, di belli ce ne sono tanti. Ha avuto una vita difficile e ha una capacità singolare di penetrare l’animo umano, di leggere nei sentimenti del suo interlocutore. Non giudica, non condanna, ha bisogno di capire, è capace di amare in un modo adulto che per me vuol dire non possessivo, mi ha sempre lasciato completamente libero, non mi ha forzato in nessun modo, nemmeno minimo. Non cerca di mettere in pratica un codice di comportamento imparato dalla pornografia, ma presta attenzione al suo ragazzo, o meglio al ragazzo con cui sta in quel momento, cerca di capirlo, di andare nella sua direzione.

Sa che sono innamorato di lui e non ha o sembra non avere paura che il mio volergli bene possa essere per lui un freno. Lui sa che è amato per quello che è e non per quello che fa o che potrebbe fare, che non ci sono condizioni di nessun genere. Sa che da lui mi aspetto solo spontaneità, senza obblighi di alcun tipo, ed è per questo che ci vogliamo bene, è una scelta nostra momento per momento. La scelta di stare insieme come coppia è sempre reversibile, quella di volerci bene e di rispettarci è assolutamente irreversibile. È un tipo di uomo che mi piace, e non parlo solo del fisico, uno come lui è un modello da seguire, eppure è una persona che ha le sue fragilità, le sue insicurezze. Non è un modello di coraggio o di forza d’animo e nemmeno di coerenza, ma è un modello di equilibrio, in lui trovo tutto quello che mi serve, o quasi: l’accondiscendenza e la capacità di fermarmi e di dirmi di no, il buon senso nelle decisioni, la pazienza ma fino a un certo punto, e soprattutto la dolcezza, l’assenza totale di aggressività, che è una cosa che io apprezzo moltissimo.

Mi ha detto che prima non era così, che scattava, che reagiva malissimo ma poi è cambiato quando abbiamo cominciato a stare insieme perché ha visto che io non mi arrabbiavo mai con lui, e poi dice che adesso non è aggressivo perché si sente pacificato dentro. Effettivamente noi non abbiamo mai litigato, non abbiamo mai alzato la voce. Lui mi ha voluto e non ho nemmeno capito perché, ha voluto proprio me, o meglio anche me, non solo me, ma a nessuno di noi due è mai venuto in mente di abbandonare l’altro, almeno questo è quello che io penso.

Tra noi vige una regola non scritta: nessuno di noi due fa domande all’altro sulla sua vita sessuale al di là del nostro rapporto, questo non significa che non parliamo delle altre relazioni, se vogliamo chiamarle così, che abbiamo o che abbiamo avuto, ne parliamo spontaneamente se ci va, ma se ci vogliamo tenere il nostro privato possiamo anche tenercelo per noi e non crollerà nulla. In realtà parliamo o meglio abbiamo parlato molto di queste cose e non ci sono state mai gelosie né da parte sua né da parte mia. Io so che lui ha avuto e forse ha anche altri ragazzi, non me lo ha mai nascosto. Gli unici problemi (e non sono problemi da poco) sorgono per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili ma sulla sua onestà su questo punto ci metterei la mano sul fuoco. Quando ha avuto qualche dubbio me lo ha detto e non ci siamo visti finché non ha fatto il test, attualmente non parla più di altri ragazzi, non so se ci siano ancora altri ragazzi nella sua vita, ma sarei portato a pensare che non ce ne siano. Lui sa che io ho solo lui ormai da quattro anni e quindi sta tranquillo.

Non avevo mai desiderato la presenza di un ragazzo come desidero la sua, anche per il sesso, ma più che altro per quella forma di complicità senza parole che si forma soprattutto sul piano sessuale, per quel capirsi al volo, per quel conoscersi a fondo e fidarsi uno dell’altro. Quando ci incontriamo, che, in fondo è ancora adesso una giornata intera alla settimana, dedichiamo molto tempo al sesso e il minimo indispensabile a dormire e a mangiare. In genere non riusciamo a parlare in quelle situazioni, è come se ormai il sesso fosse una cosa scontata e parlare tra noi lo fosse molto meno, quando ci separiamo è il momento peggiore, ma non nel senso che ci dispiace separarci, a quello ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, ma nel senso che non ci diamo mai l’appuntamento per la volta successiva e non perché è una cosa scontata, ma proprio perché non lo è affatto. Un appuntamento è un vincolo, un punto di riferimento, diciamo un limite alla libertà, e noi dobbiamo garantirci reciprocamente la nostra libertà, oggi stiamo insieme, ma non è scontato che staremo insieme anche il prossimo fine settimana.

Se c’è una cosa che mi manca nel contatto con lui è proprio il fatto di parlare senza paura, di infrangere la regola della libertà. Se gli dicessi “ti voglio bene!” in qualche modo darei l’impressione di volerlo vincolare al fatto che gli voglio bene, pretendendo qualcosa in cambio. Mi manca la sua presenza quotidiana, il colloquio sulle banalità. Noi non ci sentiamo praticamente mai nel corso della settimana e ci vediamo solo il sabato sera. Vorrei fare con lui anche le cose banali, vorrei condividere il quotidiano, ma non mi manca per ragioni oggettive ed esterne, mi manca perché temo che provare a condividere anche il quotidiano sposti un po’ l’asse del nostro rapporto dal sesso, che al momento ne è il vero centro, alla condivisione di tutti gli aspetti della vita, e non so se lui vuole veramente una cosa simile.

Quando sto con lui mi viene spesso una riflessione, le dichiarazioni fatte a parole hanno una valenza generale, sono come dei teoremi, il sesso è una cosa fisica, concreta, è l’applicazione di alcuni di quei teoremi al caso particolare, questo vuol dire che contano più le eccezioni che le regole. Il sesso non obbedisce a regole generali, è assolutamente soggettivo, riguarda il nostro rapporto con una singola persona e in un preciso momento, non e ripetibile, non è generalizzabile, non è prevedibile. Le variabili sono così numerose e così poco conosciute che alla fine si deve rinunciare ad ogni proiezione e ad ogni previsione.

Molti considerano il sesso come un modo per capire un’altra persona, ma in realtà quando si vive veramente il sesso con un’altra persona ci si rende conto della complessità della sessualità e della sua dimensione sostanzialmente incomprensibile. Alla fin dei conti io non so nemmeno che cosa spinga me a vivere la mia sessualità insieme con lui, come posso capire che cosa spinge lui a stare con me? Con me e non con un altro, almeno in quel momento. E anche se posso dire che c’è condivisione reale e trasporto reciproco, la spontaneità è comunque frenata. Non è mai possibile capire realmente i desideri e i limiti del tuo compagno. Da qui l’incertezza, la tendenza a frenare a non correre troppo, il senso del limite, e questa potrebbe essere una delle ragioni che rende il nostro rapporto comunque stabile.

È bello quando ci incontriamo il sabato, sono momenti di entusiasmo, l’armonia sessuale c’è, ma è difficilissimo andare oltre, e poi quando ci separiamo cominciano ogni volta i giorni dell’attesa, giorni che sono di vera solitudine, in pratica lunghe pause tra due giorni di vita, giorni vuoti, in cui tornano a galla mille pensieri, giorni in cui penso che quello che vorrei è altro, che lo vorrei vedere felice di stare con me tutti i giorni, vorrei potermi svegliare e trovarlo al mio fianco, vorrei preparargli la colazione, vorrei – sembra un paradosso – perfino litigare con lui in modo forte e aggressivo e poi fare la pace, e invece c’è la paura di sbagliare, di eccedere, e allora non si dice nulla, perché c’è sempre il dubbio: lui sarebbe o no disposto a costruire un rapporto diverso, più affettivo, non dico meno sessuale, ma più affettivo?

Io avverto il distacco tra i momenti di coinvolgimento sessuale nei quali è totalmente coinvolto e quelli molto più freddi del dopo-sesso, nei quali non si scherza mai e si parla pochissimo, quasi come se si pensasse “da entrambe le parti” di avere fatto qualcosa che in fondo non si doveva fare. Ho osservato col passare dei mesi che nei rapporti sessuali ci sono stati dei cambiamenti. All’inizio i limiti erano strettissimi: niente coccole che sanno troppo di affettività, ma solo sesso e niente altro, non voleva che gli passassi le mani tra i capelli o che gli toccassi la barba, poi piano piano ha superato queste cose, adesso mi permette di accarezzarlo, ma lui con me non lo fa, se le carezze sono esplicitamente sessuali allora le accetta, ma se sono semplici gesti di affetto, devo stare attento a non insistere troppo perché la cosa potrebbe dargli fastidio.

Non è che non ci si voglia bene, ma penso che lui non sia abituato ai gesti affettuosi, che quelle cose in qualche modo lo spaventino, che le senta come qualcosa di aggressivo, di troppo libero, di non codificato, che le senta come un tentativo di creare un obbligo, un vincolo stretto, capace di togliergli o di restringere la sua libertà. I piccoli cambiamenti che ho notato nel nostro modo di fare sesso mi fanno pensare che qualcosa sta realmente cambiando, ma non ti nego, Project, che non sono affatto sicuro che si andrà avanti in questa direzione. Non sopporta che gli dica che è un bel ragazzo, ne è quasi infastidito, considera questi discorsi una parodia dei discorsi che un ragazzo usa per sedurre una ragazza. Quando parla di noi non usa mai la parola amore ma solo la parola sesso. Una cosa però mi chiedo, ma se sta veramente cercando solo sesso, perché ha scelto me, ne avrebbe trovati tantissimi meglio di me, che non gli avrebbero creato problemi di nessun genere e si sarebbero adattati facilmente al suo modo di vedere le cose. E non è nemmeno un problema di scelta esclusiva, sa benissimo di essere libero di andare anche con un altro ragazzo, ma se non lo fa, come io credo, anche se rivendica la libertà di poterlo fare, alla fine deve avere una motivazione seria.

Mi dice che io lo stimolo molto sessualmente, ma secondo me è una cosa che non sta proprio in piedi. Nel sesso sono io ad andare appresso a lui e non il contrario. Ho pensato che di me gli possa piacere proprio il fatto che non gli dico quasi mai di no, che cerco di capirlo. Quando lo vedo triste o distante ci sto proprio male e penso che lui se ne sia accorto. Quando facciamo sesso è completamente coinvolto. Non avevo mai visto ragazzi così coinvolti nel sesso. Di me in quelle situazioni si fida totalmente e sembra assolutamente e profondamente partecipativo, ma dopo il sesso sembra un’altra persona, si incupisce, diventa spiccio nei modi di fare, molto ironico, ma di un ironico amaro, non verso di me ma verso se stesso.

Io ho un dubbio di fondo, adesso le cose vanno così e io penso che il problema stia nella distanza e nel fatto che ci si vede un giorno alla settimana, la soluzione, in teoria, sarebbe cercare di cambiare lavoro e di poter vivere veramente insieme, per lui è indubbiamente più difficile che per me, allora io potrei anche cercare di cambiare lavoro e di trasferirmi nella sua città, ma dovrei vendere casa mia, per la quale devo pagare ancora parecchi anni di mutuo, e trasferirmi a casa sua, ma lui me lo ha proposto solo in modo molto vago e probabilmente poco convinto, e non so se è veramente quello che vorrebbe, ma mi chiedo se questo vivere insieme, invece di fare migliorare le cose attraverso la condivisione del quotidiano, non possa in realtà mettere in crisi quel rapporto che adesso c’è e che forse si regge proprio sul fatto che stiamo a 150 km di distanza e che siamo comunque entrambi liberi. Onestamente non so prendere una decisione, andare avanti come è successo fino ad ora è un’opzione insoddisfacente, ma l’altra opzione, cioè puntare tutto sulla convivenza temo che possa essere addirittura distruttiva. Tu che ne pensi?

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CRONACA DI UN DISASTRO GAY ANNUNCIATO

Ciao Project, tempo fa pensavo di mandarti una mail sulle coppie gay, perché l’argomento mi interessa in prima persona, ma questa mail ha un’origine del tutto diversa. Io ho 32 anni, sono gay, non saprei dire se ho un compagno oppure no, e avevo pensato che il mio per così dire “problema” fosse un problema particolarmente serio, ma questo finché non mi sono reso conto che mi posso considerare fortunatissimo. Ho un gruppo di amici, che io e il mio “compagno” frequentiamo ormai da anni. Abbiamo sempre pensato di essere gli unici gay del gruppo. Gli altri lo sanno, o almeno penso che lo abbiano capito, nessuno ne ha mai parlato, né noi né loro, ma dovrebbero averlo capito. Tra gli amici ce ne sono alcuni molto estroversi, sia ragazzi che ragazze, e qualcuno un po’ più riservato. Io e il mio “compagno” siamo radicalmente laici, voglio dire che non siamo credenti, la chiesa ci sembra qualcosa di completamente estraneo e addirittura ostile. Con questo papa, forse un po’ meno, ma è comunque un mondo lontanissimo dal nostro modo di vedere le cose. Nel gruppo di amici ci sono anche cattolici, diciamo così “normali” cioè senza troppi entusiasmi ma che ancora si riconoscono in quegli ambienti, e poi c’è un ragazzo, che qui chiamerò Paolo (perché cita sempre san Paolo!) col quale il discorso, sia da parte mia che da parte del mio “compagno” è stato sempre molto difficile. Lui aveva una ragazza da anni, conosciuta in ambiente sempre cattolico. Vorrei fare una premessa: io e il mio “compagno” non ci sentiamo cattolici ma non odiamo nessuno e non abbiamo presupposti radicalmente laicisti e mangiapreti. Abbiamo conosciuto anche preti degni del massimo rispetto, intendo degni del massimo rispetto anche da parte di non credenti come noi, perché alla fine non conta quello che dici ma quello che fai. Dico questo per chiarire che non abbiamo uno spirito di repulsione verso tutti gli ambienti cattolici, perché dire cattolico può significare tutto e il contrario di tutto, come d’altra parte anche dire gay può significare tutto e il contrario di tutto.
Torno a Paolo. Fin da quando l’ho conosciuto, Paolo ha mostrato nei miei confronti una specie di distacco, diciamo di splendido isolamento. Si parlava pure, ogni tanto, ma solo di banalità, lui, nel gruppo, aveva i suoi amici, quelli più radicalmente cattolici, e siccome mi aveva sentito dire la mia e non gli piaceva quello che io dicevo, mi teneva a distanza, ma lo faceva solo lui, con i suoi amici “cattolici” io avevo un rapporto ottimo, si scherzava e si parlava di tutto, con lui no, il dialogo era minimo e limitato a cose ovvie, lui non si mescolava con chi non la pensava come lui. Poi il mio compagno è entrato nel gruppo e Paolo con lui aveva un minimo di rapporto, perché il mio compagno è molto più prudente di me, e avendo capito al volo chi era Paolo, si è ben guardato dal dire quello che pensava. Il mio compagno riteneva Paolo un ragazzo un po’ chiuso, un po’ fissato con la religione, ma tutto sommato uno “abbastanza simpatico”. Noi non abbiamo detto che eravamo una coppia gay, penso che alla maggior parte degli amici non importasse nulla di questo fatto e quindi non ne abbiamo parlato, ma tra noi avevamo dei comportamenti un po’ troppo sciolti per essere solo una coppia di amici. Paolo veniva sempre con la sua ragazza ma faceva delle cose che non capivo e che mi davano fastidio, rimproverava la ragazza in pubblico per delle cose che a me sembravano del tutto prive di senso, la zittiva facendole fare la figura della stupida, mi sono chiesto perché la ragazza tollerasse tutto questo, se io avessi fatto col mio compagno la decima parte di quello che Paolo faceva con la ragazza, il mio compagno mi avrebbe fatto volare dalla finestra. Un giorno si comincia a parlare di vita di coppia, gli amici cattolici “normali” dicevano cose tutto sommato accettabili o quasi anche per me e per il mio compagno, ma quelle cose a un certo punto hanno fatto scattare Paolo che è partito lancia in resta contro una ragazza che aveva osato sostenere che le esperienze prematrimoniali sono fondamentali e possono evitare “matrimoni sbagliati”. Paolo è scattato proprio all’espressione “matrimoni sbagliati” e ha cominciato a citare san Paolo. Al che io e il mio compagno ci siamo scambiati uno sguardo di intesa, come per dire: “Ma questo viene proprio dalla Luna!” Poi la ragazza gli ha detto che uno non deve subire passivamente gli atteggiamenti dei genitori e lì Paolo si è proprio scaldato dicendo che “onora il padre e la madre” è un comandamento e che non bisogna mai dimenticarsene, ecc. ecc. Una ragazza gli ha detto: “se mia madre si vuole impicciare dei fatti miei e mi vuole dire con che ragazzo mi devo mettere io non la posso mica stare a sentire rovinandomi la vita, lei la sua vita l’ha avuta, la mia è mia!“ Poi Paolo è scivolato sull’argomento gay e ha detto cose veramente assurde, che le coppie etero hanno il dovere di essere “serie” perché devono collaborare al disegno di Dio mettendo figli al mondo e non possono fare “come i gay” che pensano solo “a divertirsi”. Questa espressione mi ha fatto proprio venire i nervi, ho scambiato un’occhiata di intesa col mio compagno e poi ho detto a Paolo: “Ma ti rendi conto delle stupidaggini che dici? Ma tu hai amici gay?” Lui mi ha guardato e ha detto: “Non ho mai avuto amici gay!” e io gli ho detto: “No! Non è vero! Un amico gay ce l’hai e sono io!” Il mio compagno è intervenuto e ha detto: “Hai due amici gay, l’altro sono io!” Project, tu non ci crederai, ma Paolo ha pensato che ci fossimo messi d’accordo per prenderlo in giro e non ha creduto minimamente al fatto che fossimo gay… per lui i gay sono proprio di un’altra specie zoologica. Poi trascinati dalla sua incredulità anche gli altri hanno considerato il nostro dichiararci come un modo di prendere in giro Paolo. Tutto questo accadeva circa due anni fa. Da qualche mese a questa parte le cose sono un po’ cambiate, Paolo considera me e il mio compagno due amici burloni, ma etero al 100%, altrimenti non avrebbe mai accettato la nostra amicizia, ma abbiamo avuto l’occasione di parlare con lui anche un po’ più seriamente. Project, io e il mio compagno stiamo pensando seriamente che Paolo possa essere gay. Va sempre in giro con la ragazza appresso, o meglio al seguito, ma io vedo i nostri amici etero che comportamento hanno con le loro ragazze, beh il comportamento di Paolo è totalmente diverso: mai una carezza, una coccola, ma nemmeno mai una parola carina per la ragazza, che evidentemente nel mondo di Paolo non conta proprio niente, o meglio conta come qualcosa che lo riporta ad un modello eterosessuale, col quale però, è evidente che non ha nulla a che spartire. I miei amici etero, sia ragazzi che ragazze parlano anche di sesso, ne parlano poco ma succede e ne parlano come della cosa più ovvia del mondo, Paolo non ne parla mai, schiva proprio l’argomento in modo sistematico. Gli altri parlano ogni tanto pure di omosessualità. Nei discorsi di Paolo le parole: gay o omosessuale, non compaiono mai, nemmeno per sbaglio e il richiamo alla religione è solo visto in chiave di freno e di limitazione, mai in termine di liberazione o di entusiasmo. Ne ho parlato col mio “compagno” e siamo arrivati alla conclusione che avremmo potuto “forse” dirgli di noi, ammesso e non concesso che fosse in grado di capire che non era uno scherzo, ci abbiamo anche provato, ma ogni volta che si accorgeva che stava per succedere qualcosa del genere si dileguava immediatamente. Io e il mio compagno non frequentiamo la chiesa, ma una coppia dei nostri amici che invece va in parrocchia ci ha riferito di una predica fatta da uno dei sacerdoti il quale ha detto che il matrimonio è il rimedio della concupiscenza ma non ha riferito il discorso agli etero, come si fa di solito, ma lo ha generalizzato dicendo che il matrimonio è anche il rimedio della omosessualità. Espressione che manifesta la più radicale ignoranza in materia di sessualità. La coppia di nostri amici che era presente ha avuto l’impressione che il discorso non fosse generico ma che fosse diretto a Paolo che era lì in prima fila e non si è mosso di un millimetro fino alla fine. I miei due amici etero probabilmente hanno pensato quello che avevamo pensato io e il mio compagno, ma in una situazione simile che fai? Affronti Paolo in modo diretto? O dici alla ragazza di stare attenta e di capire bene se è il caso di andare avanti? Io e il mio compagno abbiamo parlato di Paolo con questa coppia di amici e loro ci hanno detto che il prete che aveva detto quelle cose era considerato un personaggio “un po’ strano” e scomodo pure dal parroco che aveva cercato di limitarne la sfera di azione. In parrocchia lo evitavano tutti, salvo Paolo, che invece ne era entusiasta. Che prove avevamo? Praticamente nessuna prova concreta, ma eravamo in quattro ad avere avuto la stessa sensazione. Abbiamo deciso che prendere Paolo di petto fosse una cosa non praticabile e che avremmo solo potuto portare la discussione su questi argomenti per vedere le reazioni di Paolo, e lo abbiamo fatto, ma la reazione è stata nulla. La coppia di amici etero è partita dalla necessità dell’onestà assoluta nel matrimonio, come dire che ciascuno dei coniugi deve sapere tutto dell’altro e che ingannare il coniuge significa usarlo e rovinargli la vita, ma Paolo era un muro di gomma, non ascoltava nemmeno. Abbiamo notato un’altra cosa, per un bel po’ di tempo, ogni tanto Paolo faceva qualche sparata contro i gay anche in nostra presenza perché all’inizio pensava che noi fossimo effettivamente etero, poi le frasi sui gay sono sparite del tutto, l’argomento è stato censurato al 100%. La coppia etero mi dice che Paolo dice le stesse cose che dice il prete un po’ strano e che l’idea del matrimonio come “ideale di castità” sta cominciando a diventare uno dei cavalli di battaglia di Paolo. Un giorno io e il mio compagno ne abbiamo parlato seriamente e abbiamo deciso di passare all’azione, ma prima di mettere in pratica il nostro progetto, la coppia etero di nostri amici ci ha riferito che “durante la messa” il prete un po’ strano ha annunciato la data del matrimonio di Paolo con la sua ragazza. Al che, dopo avere meditato a lungo, pensando che ormai Paolo non fosse più recuperabile, abbiamo deciso di desistere, e ci siamo detti: “Possiamo impedire un disastro annunciato? … Purtroppo no! Ciascuno è libero, anche di sbagliare e di fare danni.” Ci siamo anche detti che in fondo noi non avevamo prove o ammissioni da parte di Paolo, ma vedere la sua faccia dopo le pubblicazioni del matrimonio era una risposta più che evidente. Un ragazzo che sta per sposarsi dovrebbe essere raggiante ma non era così per niente. Paolo sapeva che stava a andando a mettersi in trappola e stava per tirare anche la ragazza nella sua stessa trappola. Paolo ci ha detto che intendeva limitare la cerimonia solo ai familiari stretti, evidentemente sapeva bene che per i suoi amici, e in particolare per quattro dei suoi amici, andare al matrimonio sarebbe stato imbarazzante e quindi ha evitato a priori qualsiasi situazione imbarazzante. Il matrimonio è stato officiato fuori della parrocchia dal prete un po’ strano. Potremmo avere sbagliato del tutto le nostre valutazioni … semplicemente non lo sapremo mai, perché “ciò che Dio ha unito l’uomo non osi separare!” Anche se certe volte questa frase è un’autentica bestemmia. Dopo il matrimonio non abbiamo saputo più niente né di Paolo né della moglie. Spariti nel nulla.

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La lettura di questa mail, di cui alcuni contenuti sono stati deliberatamente omessi per ragioni di privacy, non richiederebbe di per sé alcun commento. Mi limiterò perciò a pochissime righe. Nel leggere la storia mi è venuta in mente la relazione romantica tra i poeti Fitz-Greene Halleck e Joseph Rodman Drake. Fitz-Greene Halleck (8 luglio 1790 – 19 novembre 1867) aveva cinque anni più del suo amico Joseph Rodman Drake (7 agosto 1795 – 21 settembre 1820).

Drake nel 1816, ancora giovanissimo, sposò Sarah (figlia di Henry Eckford, un architetto navale) da cui ebbe una figlia. Morì di consunzione all’età di 25 anni. Halleck non si sposò mai, si era innamorato a 19 anni di un giovane cubano, Carlos Menie, al quale aveva dedicato alcune delle sue prime poesie. Hallock,1) il biografo di Halleck, ipotizza con estremo buon senso, che Halleck fosse innamorato del suo amico Drake. James Grant Wilson ha sottolineato il modo in cui Halleck, che fu presente alle nozze in qualità di migliore amico dello sposo (un ruolo formale, all’epoca), descrisse il matrimonio:

“[Drake] si è sposato e, poiché il padre di sua moglie è ricco, immagino che non scriverà più. Era povero come lo sono i poeti, naturalmente, e si è offerto in sacrificio al santuario di Imene per evitare ’dolori e pene’ della povertà. Ho officiato come testimone dello sposo (groomsman), anche se molto contro la mia volontà. La moglie era di buon carattere, e lo ama alla follia. È forse l’uomo più bello di New York, – una faccia come un angelo, una forma come un Apollo – e, dato che ben sapevo che il suo aspetto era il veramente indicativo del suo pensiero, durante la cerimonia mi sentii come se stessi commettendo un crimine nell’aiutare e assistere un tale sacrificio.”2)

Qui si si tratta con ogni probabilità di un omosessuale che ha scelto la via del matrimonio per ragioni essenzialmente economiche, nel caso della storia di Paolo il matrimonio “sembra” essere dovuto a ragioni religiose, ma è veramente osceno in prima luogo che si incoraggi un omosessuale a sposare una donna con l’idea che il matrimonio è addirittura il rimedio della omosessualità! Ma forse è ancora più osceno che si tenti di consacrare una simile unione, con le parole “ciò che Dio ha unito l’uomo non osi separare.” Una frase che ha un suo senso molto serio che è stata stravolta e abusata per giustificare un abuso del matrimonio pilotato da un prete. Se è vero che il parroco aveva notato che c’era qualcosa che non andava, è pure fero che non ha fatto comunque nulla per evitare obbrobri di questo genere. Chi ha orecchio per intendere intenda!

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1) Hallock, John Wesley Matthew. “The First Statue: Fitz-Greene Halleck and Homotextual Representation in Nineteenth-Century America.” Ph.D. Dissertation, Temple University; DAI, Vol. 58-06A (1997): 2209, Temple University. E anche Hallock, John Wesley Matthew, “American Byron: Homosexuality & The Fall Of Fitz-Greene Halleck” (Madison, Wisconsin: U. of Wisconsin Press, 2000).

2) «[Drake] has married, and, as his wife’s father is rich, I imagine he will write no more. He was poor, as poets, of course, always are, and offered himself a sacrifice at the shrine of Hymen to shun the ’pains and penalties’ of poverty. I officiated as groomsman, though much against my will. His wife was good natured, and loves him to distraction. He is perhaps the handsomest man in New York, — a face like an angel, a form like an Apollo; and, as I well knew that his person was the true index of his mind, I felt myself during the ceremony as committing a crime in aiding and assisting such a sacrifice.» James Grant Wilson, “The Life and Letters of Fitz-Greene Halleck”. New York: Appleton and Company, 1869: 184.

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