ANDY ROMANZO GAY 10/1

Dopo una lunga rielaborazione, necessaria per rendere il testo adatto ad un blog per tutti, pubblico finalmente la prima parte del decimo capitolo di “ANDY” – Romanzo Gay – Il capitolo originale è stato tagliato solo dello stretto indispensabile.
Dedico questo capito a Fabio che affettuosamente mi sollecita a proseguire la pubblicazione, ed anche ad Ikky che ringrazio per il suo incoraggiamento e a due nuovi amici che ho conosciuto da poco, Peppe e Davide, che mi hanno convinto a riprendere al più presto la pubblicazione del Romanzo.

L’indice completo delle parti guà pubblicate si trova ala pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html
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La mattina dell’esame Andy si svegliò prestissimo e andò a fare la doccia per suo conto, era straordinariamente carico, non riusciva a stare fermo un istante, Marco era assonnato e un po’ stordito. Andy preparò il caffè e lo portò a Marco che ancora sonnecchiava.
– Su, Cucciolo, dai, è ora!
– Arrivo… mannaggia, sono distrutto.
– Vai a farti la doccia ché se no facciamo tardi.
Marco si preparò ma prima di uscire ebbe bisogno di correre in bagno.
– Mannaggia ma gli esami ti fanno questo effetto?
– Tanto lo so che mi bocciano…
– Non dire stronzate, abbiamo studiato tanto… ma che paura possiamo avere?
– Tu nessuna, ma io di certe cose non ho capito proprio niente, specialmente di quelle che abbiamo fatto l’ultima settimana.
– Ma quando mai! Dai, Cucciolo, non ti fare pregare, vedrai che sarà una passeggiata!
– Parla per te, tu! Va be’, su andiamo. Però all’università ci prendiamo un bel caffè prima di entrare.
– Ma quale caffè! Non c’è bisogno di niente!
Entrarono in un’aula affollata, quasi stipata di studenti, firmarono il foglio e attesero che uscisse il foglio con gli elenchi il cui ordine doveva, in teoria almeno, essere definito a sorte. Andy sarebbe stato chiamato in mattinata, era il sedicesimo, Marco il primo pomeriggio, era il numero 45.
Cominciò l’attesa snervante, poi iniziarono gli esami, Andy si piazzò davanti al professore mentre Marco rimase fuori a passeggiare, dopo i primi dieci candidati la commissione andò a prendere il caffè, Andy raggiunse Marco.
– Cucciolo sono facili, non ci dovrebbero essere troppi problemi, mi sa che sarà molto più semplice di come ce lo aspettiamo.
– Mah!
– Dai, non fare quella faccia, vedrai che stasera andiamo a festeggiare dai tuoi. A proposito gliel’avevi detta la data?
– No, Birillo, non gliel’ho detta.
– Mannaggia, te ne sei dimenticato!
– No, non gliel’ho detta per scaramanzia.
– Mh! … Ma dai! Che fai vieni dentro? La commissione sta rientrando.
– No, vai tu, non mi va di entrare.
– Va be’ però quando devo fare gli esami io ci devi stare.
– Promesso.
Andy tornò ad assistere, due candidati si erano ritirati, Andy fece un cenno a Marco che osservava dalla porta e Marco entrò e si mise ai primi banchi.
Il professore chiamò Andy che sfoderò tutte le sue doti culturali e di seduzione. Marco lo guardava quasi stupito, sembrava un altro Andy, altro che timori e complessi! Parlava con il professore stando al suo livello, non assumeva proprio il ruolo dello studente, sembrava già un avvocato, ebbe solo un minimo di esitazione su una questione molto particolare ma il professore non sembrava avere dato molto peso alla cosa. Dopo venti minuti Andy uscì raggiante con un bel 28!
– Cucciolo, è facilissimo, te l’avevo detto! Lo vedi che le cose cominciano ad andare bene… adesso tocca a te, faglielo vedere chi sei, non ti fare mettere sotto, le cose le sai… ma perché non vai dentro ad assistere, così puoi sentire quello che chiedono.
Marco non rispondeva agli stimoli.
– Cucciolo! Che c’è? Non ti senti bene?
– No, è che mi sembra di non sapere più nulla e di non avere capito niente di tutto quello che abbiamo studiato. Tu sei un mostro, ma tu sei tu! … e io sono io…
– Dai Cucciolo… non ti cominciare ad abbacchiare proprio adesso…
– Senti Birillo, io me ne torno a casa, non mi va di andare a fare una figuraccia.
– Ma che figuraccia! Dai, devi solo aspettare e stasera è tutto fatto.
– No veramente, Birillo, torniamocene a casa, non mi sento di fare l’esame.
– Cucciolo, ma se tu non lo fai ci saltano tutti i programmi.
– Lo so. Birillo, ma non mi sento preparato, io vado lì a fare una figuraccia…
– Dai, su, usciamo e andiamo a prendere un caffè.
Quando tornarono in aula notarono che era interrogato il quarantesimo candidato perché in molti si erano ritirati, quasi la metà degli iscritti. Marco fu preso dal panico, entrò in aula ma non sapeva che fare, voleva scappare via ma avrebbe deluso Andy, decise di giocare il tutto per tutto, si sentiva annodare le budella e aveva il cuore accelerato, ma si fece coraggio, quando fu chiamato, Andy si sedette in prima fila. All’inizio, pur con qualche imbarazzo, Marco sembrò cavarsela, poi l’esame si concentrò sulla parte di programma che avevano studiato nell’ultima settimana, Andy avrebbe saputo rispondere a tutto in modo preciso ma Marco cominciò a fare confusione, Andy si sentiva friggere, non capiva come Marco potesse non avere chiari certi concetti e lo vedeva scivolare senza poter fare niente.
Marco cercò di arrampicarsi sugli specchi ma il professore lo fermò.
– No, non va bene, ci sono parti del programma che conosce ma ce ne sono altre che non conosce proprio, deve cercare di mettere a fuoco le idee sugli ultimi tre capitoli, mi dispiace ma deve tornare la prossima volta.
– Credo anch’io che sia meglio, grazie.
Quando uscirono dall’aula Marco aveva le lacrime agli occhi e si tratteneva a stento, Andy era senza parole.
– Te l’avevo detto Birillo! Io non sono Andy!
– Cucciolo il prossimo appello è solo fra tre settimane.
– Lo so, l’avevo già guardato, tanto lo sapevo che finiva così.
Marco era depresso, deluso, si rendeva conto che Andy aveva delle possibilità in più, il suo liceo classico, la sua educazione più raffinata, lo ponevano in una posizione di vantaggio, nel tornare a casa in macchina Marco rimase zitto, Andy cercò di rompere il silenzio.
– Marco, adesso ti devo fare un discorso serio e devi cercare di ascoltarmi, prima di tutto ti devo chiede scusa per averti fatto perdere tantissimo tempo in scempiaggini varie, mi sono comportato come un imbecille, ho fatto una marea di capricci stupidi e non ho pensato all’essenziale, anche ieri quando stavamo ripetendo, io mi preoccupavo più della mia preparazione che della tua, adesso mi sento veramente un verme, la situazione deve cambiare, adesso bisogna rimettersi sotto a studiare e al prossimo appello l’esame deve essere superato.
– Ma tu l’hai superato e al prossimo appello devi farne un altro.
– No, Marco: noi non l’abbiamo superato e soprattutto perché io ho fatto il bambino capriccioso, ti giuro che cambierò sistema, da oggi dobbiamo essere due in tutto, Marco, da oggi si ricomincia a studiare, a studiare e basta.
– Ma anche tu hai le tue esigenze, che ti credi che non lo capisco?
– No, non ci devono essere cose più importanti di noi, le mie esigenze sono solo mie, non voglio dire che tu sei fuori, anzi, tu sei la parte essenziale, ma in nome delle mie esigenze, che poi sono più capricci e vezzi che esigenze, io non posso sacrificare gli interessi nostri, quelli comuni, che sono in assoluto per me gli interessi più importanti e credo e spero che sia così anche per te, adesso, Marco, mi devi dare spazio libero, mi devi lasciare fare e vedrai che le cose cambieranno… Che stai pensando?
– Che ti voglio bene!
– Anch’io!
A casa Andy assegnò a Marco il compito di leggere per proprio conto il primo e il secondo capitolo, calcolò il tempo che ci sarebbe voluto, poi gli disse:
– Tra due ore torno e lo ripetiamo e guai a te se non lo sai perfettamente.
Poi se ne uscì, Marco non capiva bene che cosa sarebbe successo ma si mise a studiare, dopo poco più di un’ora sentì che Andy era tornato e si era chiuso in cucina, in genere era sempre Marco che faceva la spesa, ma Andy sembrava voler cambiare queste abitudini. Dopo un’altra ora Andy si presentò con un bicchierone di frullato di banana.
– Prendi questo che ti fa bene, c’è potassio, fa bene a quelli che studiano.
Marco avrebbe voluto accennare a un gioco di parole sulla banana ma non lo fece, si aspettava che lo facesse Andy ma non successe nulla, dopo che ebbero bevuto il frullato Andy si sedette in poltrona e cominciò a interrogare Marco, che passeggiava nervosamente avanti e dietro per la stanza, Andy fu attentissimo, riprese Marco per qualche uso approssimativo dell’Italiano, cercò di impostargli la voce, le pause, insistette perché si abituasse ad andare all’essenziale, Marco si stava arrabbiando, gli sembrava che Andy stesse esagerando.
– Va be’ su, ma adesso non esageriamo, il libro lo devo rileggere, e va bene, ma non mi stare ad assillare così.
– No, Marco, tu adesso il libro lo ripeti un’altra volta e vediamo se va meglio.
– No, guarda, Andy, io mi sono stufato, andiamo avanti…
– No, devi riprovare e devi fare meglio.
– E se non lo faccio?
– [ omissis – Andy ribadisce a Marco che in caso di rifiuto non avrebbero fatto sesso per un mese]
– Ma che stupido che sei!
– No, è proprio così, se non fai come dico io, – [ omissis – Andy ribadisce nuovamente a Marco che in caso di rifiuto non avrebbero fatto sesso per un mese]
Marco cominciò a sorridere e a ripetere i contenuti del libro con le sottolineature di mimica, di espressione e naturalmente di contenuto che Andy gli aveva indicato.
Successe più o meno lo stesso per i due capitoli successivi, all’ora di cena Andy chiamò Marco in cucina, aveva preparato tutto, una cenetta leggera, due spaghetti al tonno, un po’ di insalata e una fetta di prosciutto, Marco non se l’aspettava.
– Adesso ci voleva proprio, sono stanco morto e poi studiare da soli è brutto.
– Forse, ma può essere utile, guarda che dopo la cena ti devi leggere gli altri due capitoli.
– No, Andy, tu sei matto, io non ce la faccio più.
– Guarda, Marco, io te l’ho detto, se non lavori come dico io non [ omissis – Andy ribadisce nuovamente a Marco che in caso di rifiuto non avrebbero fatto sesso per un mese], non è una minaccia, è un fatto.
– Però non mi piace studiare da solo.
– Se vuoi posso stare con te mentre leggi, però devi leggere tu, devi ripetere tu, se no, non serve a niente.
Si rimisero al lavoro fin quasi a mezzanotte, alla fine del quinto capitolo Andy disse che poteva bastare, Marco pensò che sarebbero finalmente andati a fare l’amore ma Andy lo sconvolse, si prese una coperta e un cuscino e se ne andò a dormire nel salotto.
– Ma che fai?
– Vado a dormire in salotto, così tu puoi riposare perché ne hai veramente bisogno, domani dobbiamo continuare.
– Scusa Andy, io ho fatto tutto quello che hai detto tu, adesso [ omissis – Marco fa presente di aver rispettato i patti e che quindi un po’ di sesso se lo è meritato]!
– Oggi è martedì, [ omissis – Andy risponde che non se parlerà prima di sabato]! Marco, non puoi passare le nottate intere a fare l’amore, mi dispiace anche per me ma non se ne parla proprio, adesso dobbiamo ottenere il nostro risultato.
– Ma tu mi stai respingendo?
– No, è solo che è meglio fare così. D’altra parte se ti dico che vengo a dormire con te, poi a tenere le mani a posto non ci riesco, quindi è meglio così.
Marco si infilò nel letto tenendo slip e maglietta, poi chiamò Andy.
– Almeno il bacetto della buona notte!
[ omissis – Andy si avvicinò a Marco e gli permise un minimo contatto sessuale per dimostragli che non era un rifiuto. Marco si accontentò] e se ne andò a dormire, eppure non era deluso.
La mattina Andy si alzò con la sveglia, preparò la colazione, svegliò Marco.
– Marco! Sveglia, sono le sette! Vai a fare subito la doccia ché la colazione è pronta!
– Tu non vieni?
– No, io la faccio dopo… e cerca di fare presto.
Andare a fare la doccia da solo a Marco non piaceva, non capiva perché Andy non volesse fare la doccia con lui ma non disse nulla.
La doccia durò pochi minuti, poi Marco si mise a tavola, era tutto pronto e sistemato e i piatti della sera prima erano stati già rimessi a posto.
– Andy, oggi dovrei andare a pagare l’assicurazione e le bollette che sono arrivate, adesso ci vado e poi mi metto a studiare.
– Tu sei matto! Adesso ti metti a studiare e le bollette le vado a pagare io.
– Ma dovrei pure andare a casa dei miei, m’avevano detto che c’era posta mia.
– Non ti preoccupare, ci vado io. Tu devi solo studiare senza nessuna distrazione.
– A proposito, ieri mi hai pensato? Ti sono mancato?
– Eccome! Ma adesso non possiamo pensare al sesso, quello lo faremo sabato, e poco, tanto per rinfrescare la memoria, finché non passi gli esami dobbiamo pensare agli esami, adesso non perdere tempo e vai a studiare.
Marco si mise davanti al libro e Andy andò correndo per la città a sbrigare le faccende, preparò il pranzo e alle due in punto chiamò Marco.
– Vieni che è pronto: oggi spaghetti al pesto con poco formaggio, un quarto di pollo e le patatine, poche perché se no ti viene la sonnolenza e studi poco, e poi c’è la macedonia.
– Andy! Andy! Perché mi fai da balia?
– Perché ne hai bisogno!
– Ma io ho pure bisogno di [ omissis – Marco fa presente che anche il sesso è una cosa necessario].
– Quello dopo.
– Ma io ieri sera non mi sono masturbato pensando a te ma stanotte non credo che ce la farò e poi volevo venire nel salotto e ti volevo [omissis – Marco accenna a una forma a sfondo sessuale che avrebbe voluto fare con Andy].
– Marco, cambia musica, non m’incanti! Prima il dovere e poi il piacere!
– [omissis – Marco reclama un minimo di contatto sessuale], tanto per tenere fresca la memoria.
– La memoria è fin troppo fresca! Anche la mia! ma adesso devi lavorare. Marco, sabato ci possiamo divertire ma adesso devi studiare e non ti devi masturbare, così lavori meglio e arrivi esplosivo a sabato, ma guarda che sabato sarà comunque una cosetta semplice.
– Ma sei un aguzzino, allora è meglio che me lo taglio, tanto non serve a nulla.
– No, senti, adesso cerca di essere serio, il fatto che prima i capricci da bamboccio li ho fatti io non vuol dire che adesso li devi fare tu. Mettiti a lavorare!
– Ok! Tanto tu ce l’hai più grosso!
– Se serve me lo faccio crescere ancora un pochettino!
Marco tornò al lavoro, a mezza mattina Andy gli portò il caffè e una banana.
– Hai visto che me l’hai data la banana!
– Marco, stai tranquillo e non sprecare il tempo!
– Andy, però tu non te ne andare, stai con me, almeno quello.
– Va bene, ma se cerchi di attaccare discorso me ne vado.
– Marco ogni tanto chiedeva chiarimenti e Andy cercava di essere chiaro ma anche di evitare ogni atteggiamento professorale, poi Andy prese carta e penna e si mise a scrivere, Marco lo guardò incuriosito.
– Non ti preoccupare, ti faccio degli appunti di tipo schematico, più tardi li vediamo insieme.
Marco vedendo come lavorava Andy cercò di non perdere tempo, alla fine della giornata si aspettava la ripetizione del copione della sera precedente ma Andy non andò a dormire in salotto e si mise a letto vicino a Marco.
– Ho pensato che almeno così non ti masturbi, e poi oggi sei stato bravo, hai fatto tutto secondo il programma. Andy prese la mano di Marco [omissis – Andy consente a Marco un minimo contatto sessuale e poi ripete lo stesso gesto di Marco]
– E’ un anticipo di sabato, io ti toccherei tanto ma mi devo contentare di un assaggio.
Subito dopo Andy si girò dall’altra parte.
– Andy! Ti pare bello lasciarmi [omissis – Marco fa presente si essere eccitato e che finirla così gli pare stupifo]
– Vedrai che se stai buono [omissis – Marco fa presente si essere eccitato e che finirla così gli pare stupifo], non ti preoccupare, ti volevo solo fare capire che ti seguo istante per istante, se poi sarai bravo domani ti faccio fare una palatina un po’ più consistente, a proposito, anch’io non mi sono masturbato ieri e non lo farò fino a sabato, è una decisione eroica, cinque giorni senza [omissis – Andy si riferisce all’assenza di rapporti sessuali], ma mi voglio conservare vergine per te, sei tu che mi devi portare allo sballo.
– Buono Andy! [omissis – Marco invita Andy a non provocare]
– Notte Marco!
– Notte Andy!
La faccenda andò avanti più o meno nello stesso modo per tutta la settimana, man mano che passavano i giorni le aspettative di Marco crescevano[omissis – Marco riflette sul fatto che Andy fosse stato sessualmente più disponibile verso vi lui col passare dei gironi], né Andy né Marco si erano masturbati per cinque giorni, la sera del sabato, alle nove, finito ormai tutto il libro, le attese erano al culmine e entrambi [omissis – si allude al fatto che la luna astinenza ha acuito il desidrio sessuale].
– Marco! Qua bisogna che ci calmiamo un pochettino, se no finiamo prima di cominciare.
– Vieni qua, dai, oggi non puoi fare storie, oggi [omissis – Marco allude alle sue aspettative], i patti sono patti.
– Pacta sunt servanda! Lo so, ma mi devi acchiappare tu, se non mi pigli e non [… omissis – Marco e Andy si lasciano travolgere in un gioco sessuale e si scatenano].
Dopo, Marco avrebbe voluto continuare, ma Andy non volle, disse che per la settimana poteva bastare e che avrebbero avuto ancora un altro sabato, il successivo non avrebbero fatto l’amore e lo avrebbero rifatto dopo l’esame.
– Così dopo l’esame potrà essere una cosa favolosa, dopo nove giorni di astinenza.
– Andy, tu mi sfianchi, mi sento sfinito ma ho sentito come eri carico e non ho resistito nemmeno io, è stato estenuante ma bellissimo.
– E poi, sesso a parte, questa settimana abbiamo fatto anche tante altre belle cose, Marco, abbracciami, mi voglio addormentare abbracciato con te, voglio sentire il tuo respiro, voglio toccare la tua pelle, voglio sentire il cuore che batte, voglio percepire il tuo calore su tutto il corpo.
Marco lo abbracciò e si addormentarono quasi subito. La mattina riprese il ritmo solito di lavoro, era domenica, la colazione fu più ricca e alla fine del pranzo ci fu un gelatino, ormai erano alle parti più complesse dello studio e Andy aveva ricominciato a studiare con Marco, a leggere, a commentare, a interrogarlo, la fatica si sentiva poco, il contatto sessuale della sera prima aveva rassicurato entrambi, la sera andarono a letto insieme e si scambiarono una palpatina prima di abbandonarsi al sonno, il giorno successivo Marco fu molto indolente, faceva troppe chiacchiere e non prendeva le cose troppo sul serio, Andy prima cercò di rimetterlo in riga, poi se ne andò a cucinare, Marco accese la televisione e perse parecchio tempo vedendo un gran premio automobilistico, Andy cercò di pazientare, poi non ce la fece più e spense la televisione d’autorità.
– Senti, per favore rimettiti a studiare, non perdere tempo, oggi non hai fatto quasi nulla.
– Ma sono stanco e non mi va proprio, mi sono stufato di fare la vita del recluso, voglio uscire, andiamo da qualche parte.
– Io non vado da nessuna parte, tu fai quello che vuoi.
– Guarda che posso andare pure da solo, non ho bisogno della balia, sono adulto e vaccinato.
– Marco, tu sei libero, fai come ti pare.
Marco si sentì contrariato da quella risposta e se ne uscì da solo, era la prima volta che usciva da solo, gli faceva una stranissima sensazione non avere vicino Andy.
Andy a sua volta rimase malissimo del gesto di Marco, lo voleva punire pesantemente, aveva l’impressione che Marco stesse giocando con cose troppo importanti, gli scrisse un biglietto e lo lasciò sul tavolo.
– Marco, se vuoi fare il deficiente fallo, ma senza di me, io ti voglio un bene dell’anima ma non posso tollerare che tu faccia il cretino in questo modo, tu non capisci nemmeno il male che mi hai fatto, hai sbattuto la porta e te ne sei andato. Stronzo! Tu non capisci che io ti voglio bene, non capisci che mi stai rifiutando perché non ti voglio permettere di perdere tempo, stai mettendo a rischio il nostro futuro perché ti gira storta! Sei un imbecille! Io ti amo troppo per assistere alla tua stupidità. Se mi vuoi, cercami al telefonino, se sarai tanto superbo e non lo farai vorrà dire che non mi meriti e non tornerò più a casa. Addio o arrivederci, dipende da te!
Andy non aveva nessun posto dove andare se non la casa dei genitori di Marco, andò da loro. Si stupirono di vederlo ma Andy raccontò a Rocco come stavano le cose.
– Deve studiare, ho cercato di fare di tutto per metterlo a suo agio, ho fatto la spesa, ho cucinato io, ho fatto il bucato, gli ho preparato la colazione, e ho cercato di farlo lavorare al massimo delle possibilità, ma lui giocherella, perde tempo, fa il cretino, accende e spegne le televisione, io gliel’ho fatto notare e lui mi ha sbattuto la porta di casa e se ne uscito da solo. Se noi avessimo problemi nostri non lo tratterrei, può andare dove vuole, ma sono problemi di orgoglio e di poca voglia di studiare, io me ne sono andato di casa e gli ho lasciato il numero di cellulare, se non mi chiama lui e non cambia strada io a casa non ci torno.
– E fai bene! Marco è un bravo ragazzo, ma non ha mai avuto troppa voglia di studiare, gli piaceva giocherellare e lasciare passare il tempo senza fare niente, questo è vero, e poi, a come la vedo io, quando non ti troverà più a casa gli prenderà un accidente e si metterà a cercarti da tutte le parti, meno che a casa nostra, non se lo aspetterebbe mai, però hai fatto bene, tu puoi stare qua tutto il tempo che vuoi e se Marco non ti dovesse chiamare, ma vedrai che ti chiamerà immediatamente, ci puoi restare pure definitivamente a me e a Rosa sta bene così, ma adesso vatti a lavare le mani che ci mettiamo a tavola.
I discorsi furono un po’ malinconici, Rosa si rese conto che Andy stava male veramente e che guardava l’orologio ogni cinque minuti, il tempo passava e Marco non chiamava, in effetti era ritornato a casa dopo mezz’ora ma era rimasto infastidito del biglietto di Andy, pensava che Andy volesse farla da padrone e volesse dettare legge e la cosa gli dava fastidio, si chiedeva dove potesse essere finito Andy ma non sapeva che pensare, che fosse ritornato dai suoi era impossibile, che fosse andato a casa di qualche amico comune era ancora molto improbabile, Andy non aveva mai fatto cose del genere, avrebbe potuto essere andato in qualche albergo, ma Andy non aveva denaro e tutti i quattrini della cassa comune erano al loro posto, Marco non sapeva che cosa pensare, lasciava passare le ore tra la tentazione di chiamare Andy al telefonino e la tentazione di resistere e di fare il duro, scelse, almeno in via provvisoria, questa ultima alternativa, se ne andò a dormire ma non riusciva a dormire, continuava a pensare a Andy, gli mancava in modo terribile, ma continuava a non chiamarlo, rileggeva il biglietto che era affettuoso e si rianimava, in fondo non c’era stato nessuno screzio tra loro. Le ore passavano, si fece notte fonda. Nel frattempo Andy se ne era andato a dormire in quella che era stata la cameretta di Marco, Rocco e Rosa vedevano Andy angosciato, che si mordeva le labbra e si tormentava le mani, furono premurosi come avrebbero fatto con Marco, Andy sistemò il telefonino acceso sul comodino ma non spense la luce. Rocco bussò.
– Posso?
– Vieni papà, adesso mi viene proprio spontaneo, ho bisogno di piangere, non ce la faccio più, (cominciò a piangere) Marco mi fa morire e non mi chiama, lui non si rende conto, adesso vuole fare il duro e mi sta facendo a polpette.
– Dimmi, Andy, ma c’è stata qualche altra cosa? Non lo so, avete litigato per motivi vostri?
– No, ti giuro, non ci siamo mai voluti bene così tanto, adesso che non c’è mi manca alla disperata, non ce la faccio a non mettermi a piangere.
– Lo vedo, gli vuoi bene, ma pure lui starà come un disperato e non saprà che cosa fare, ma vedrai che poi ti chiamerà, se ti serve qualche cosa basta che ci bussi, ricordati Andy, papà sta qua.
Andy si mise a piangere, Rocco gli strinse la mano e lo lasciò. Col passare delle ore aumentò anche l’angoscia di Marco, che alla fine non ce la fece più e chiamò.
– Ciao, ma dove sei andato a finire mi hai fatto prendere un accidente.
– E tu? Ce ne hai messo di tempo prima di chiamare! Potevi stare anche solo, tu! Potevi pure bastare a te stesso e io stavo a disperarmi e a chiedermi perché non arrivava la tua telefonata, sei uno stronzo! Non ti meriti nulla!
Marco cominciò ad avere paura di una rottura definitiva.
– Andy, ti giuro che non riesco a stare senza di te, ma dove stai?
– Questo non te lo posso dire.
– Ci vediamo da qualche parte, ti vengo a prendere e ti riporto a casa…
– No, adesso non posso, ci dovevi pensare prima.
– Cioè? Che vuol dire?
– Non ti spaventare! Vuol dire solo che ci sentiremo domani.
– Ma dove stai?
– Te l’ho detto, questo non te lo posso dire.
– Ma stai bene?
– Qui sto molto bene, non ti preoccupare, non mi manca nulla.
– Andy, per carità dammi una speranza, mi viene la disperazione dentro.
– Ti doveva venire prima, comunque non è vero che qui non mi manca nulla, mi manchi tu e mi manchi molto, ma qui almeno ho trovato chi mi capisce.
– Andy, ti supplico, torna indietro, farò tutto quello che vuoi tu, sempre!
– Non è questo il problema, adesso so che tu un difetto ce l’hai e brutto, è la superbia, adesso non posso tornare da te, è troppo tardi.
– Andy, per carità dimmi che non è finito tutto?
– No, non è finito niente! Ma io la cresta te la devo fare abbassare e ti devo mettere a lavorare sul futuro nostro, brutto stronzo che fai l’altezzoso e mi fai friggere così! Marco, sei uno stronzo, adesso non posso proprio, se no ci verrei ma domani mattina sarò da te verso le otto.
– Ma perché devo stare solo stanotte?
– Perché te lo sei meritato! Se domani ti rimetti a fare il cretino ti pianto veramente, adesso non ci riesco perché sono troppo innamorato, pensa quanto sono stupido, mi sono messo pure a piangere mentre tu facevi il duro. Ma che capisci tu? A te ti piace farmi male ma io ti pesto se solo ci riprovi, ti metto la testa nella merda.
– Andy perdonami, sono sconvolto, mi sento un imbecille, ti supplico, torna a casa.
– Te l’ho detto domani mattina torno.
– Ma sei in un albergo?
– No.
– Stai a casa di un amico?
– No.
– Stai in giro?
– No
– Ma sei sicuro che stai con gente come si deve?
– Si sono sicuro! Anzi sicurissimo!
– Ti prego, dimmi dove sei, non posso stare senza di te.
– Sto a casa di papà.
– Sei tornato a casa tua?
– No, sto a casa nostra, sto da Rocco e Rosa.
– E che t’hanno detto?
– Hanno detto che ho fatto benissimo.
– Andy, arrivo subito, ti devo riportare a casa stanotte, subito!
– Va bene, ti aspetto.
Andy si alzò e andò a bussare alla camera di Rocco e Rosa.
– Marco ha chiamato, ha detto che viene qui adesso.
– Un attimo, un attimo, ci vestiamo subito.
Rocco e Rosa avevano una faccia stravolta dal sonno ma felice.
– Hai visto che tutto è finto bene, Marco alza un po’ la cresta ma poi ci sta male pure lui, vedrai come lo troverai adesso… Andy, hai fatto bene! Quando si vuole bene a qualcuno bisogna pure farsi rispettare.
– Ha detto che arriva subito.
Neanche venti minuti dopo Marco era a casa dei suoi, Rosa aveva fatto il caffè, non ci furono discorsi, Marco e Andy se ne andarono insieme, a casa non ci fu nemmeno bisogno di troppe parole.
– Andy, mi ami?
– Alla follia, Stronzo!
– Che bello, che bello, che bello, che bello! Io ti amo al punto che mi stavano venendo le aritmie cardiache, al telefono per qualche momento ho creduto che tu non volessi tornare, mi saltava il cuore in gola, mi mancava il respiro, era proprio una disperazione, dai vieni qui che ti voglio [omissis – Marco allude a una attività sessuale] di brutto!
– No, Marco, adesso sono le tre di notte, bisogna dormire, domani devi studiare, ricorda che il pastrocchio di oggi viene tutto da lì, noi dobbiamo costruire un futuro tutto nostro.
– Va bene, va bene. Ma almeno ti posso abbracciare, così prendo sonno subito.
– Bell’effetto ti faccio!
Si abbracciarono e si addormentarono così.
Il giorno appresso Marco si mise a studiare col massimo impegno per non deludere le aspettative di Andy, Andy se ne rese conto, la sera rimasero abbracciati nudi per un quarto d’ora, arrivarono a sabato, Marco propose:
– Andy, senti, e se non facessimo sesso nemmeno oggi e rinviassimo tutto a dopo gli esami?
– E, no! Piano, piano! Il digiuno serve a dimagrire ma con troppo digiuno si rischia di morire di fame, anch’io ho qualche necessità e anche tu, credo!
– Ma tu credi che ce la farò a passare gli esami?
– Ancora c’è un po’ di tempo, una preparazione di base l’avevi già prima ma adesso mi pare che le cose funzionino molto meglio, il linguaggio è più chiaro e istituti poco chiari mi sembra che ce ne siano proprio pochi, batti e ribatti mi pare che siamo arrivati a un risultato.
– Tu ci sei arrivato, io no.
– Guarda che se non avessi perso tanto tempo prima l’esame l’avresti passato alla prima botta pure tu.
– Ma io tanto tempo l’ho perso per i tuoi capricci.
– Toccato! E’ vero ma adesso dobbiamo cambiare rotta.
– Ma se mi bocciano un’altra volta tu che fai?
– Esattamente quello che sto facendo adesso, mi metto appresso a te per la seconda volta.
– Ma poi cominci a perdere tempo tu è questo è assurdo.
– Marco, non so se l’hai capito, qui non c’è io e tu ci siamo noi o una cosa è nostra di tutti e due o non è di nessuno dei due, se perdi tempo privi anche me della possibilità si andare avanti.
– Ma se io proprio non ci arrivo?
– Senti, non fare la lagna, se vuoi essere coccolato dillo.
– Ma io ho paura che potrebbe andare male di nuovo.
– Stai zitto o ti sego le palle!
– No, Andy, io la paura ce l’ho veramente, mi sento molto incerto.
– E’ per questo che devi studiare.
– Ho paura che poi finirei per frenare anche te negli studi.
– Marco, io di tempo ne ho perso tantissimo, prima di incontrare te non avevo fatto praticamente nulla, se avessi lavorato seriamente adesso sarei già laureato, adesso ho cominciato a lavorare perché ci sei tu, e forse anche questo è un’ipocrisia perché in fondo anch’io ho pensato più a me che a te, comunque prima che ci incontrassimo, della mia vita non mi importava niente, quando ho cambiato facoltà l’ho fatto solo per te, io mi stavo fermando definitivamente e forse non solo dal punto di vista dell’università e tu mi hai messo le ali ai piedi, forse non te ne accorgi, tu prima non mi conoscevi, io ero una larva, adesso mi sento un uomo, ma è solo perché ci sei tu, è per questo che la tua superbia di oggi mi ha dato fastidio, tu non capisci che si può stare molto peggio di come stai tu, tu ti sei innamorato, ma io mi sono innamorato disperatamente, è proprio così, mah.
– Andy, lo perdoni questo povero imbecille? E’ vero ti volevo mettere in riga, non mi piaceva che tu mi rimproverassi e mi dessi degli ordini, ho provato a fare il sostenuto, ho provato a dire: che me ne frega! Adesso mi ha rotto le palle, io posso fare a meno di Andy. L’ho pensato ma poi sono stato malissimo, adesso posso parlare con te, tu mi dici quello che pensi e non è quello che penso io, tu sei diverso da me, prima pensavo che le cose potessero andare bene e che si potesse amare qualcuno solo tramite una identificazione totale, adesso penso che tu mi vuoi bene anche se sei diverso da me, vuoi che creiamo un mondo tutto nostro, non ti vuoi identificare ma fondere con me.
Andy gli strinse la mano.
– Grazie, Andy, non mi abbandonare mai, anche se faccio stronzate, poi ci ripenso, io ho tantissimo bisogno di te, abbracciami, appoggiati a me, mi sento confortato.
– Marco… la sai una cosa?
– Che cosa?
– Voglio vivere con te, voglio passare tutta la vita con te, sono innamorato totalmente di te, stringimi la mano, ecco, così, è una mano calda, è la mano del mio Marco, lo capisci Marco? Non siamo soli, noi siamo in due, noi siamo la nostra felicità.
– Andy, sei buono, sei uno come si deve, comincio a capire che è essenziale, sei uno che mi fa sponda, mi frena, perché mi ama, Andy, cucciolotto mio, se non ci fossi tu io sarei ancora nel mondo degli stronzi, hai ragione quando mi chiami così, ma adesso penso che stai qui con me, nello stesso letto, che hai fatto delle scelte radicali solo per me e che mi stai difendendo anche contro me stesso, dolcissimo Andy io ti amo senza limiti.
– Marco, sai una cosa che mi è venuta in mente stanotte?
– Che cosa?
– Penso che se non ci fossi stato tu, alla fine avrei finito per essere bisex, non è che le ragazze mi attirino, praticamente non mi fanno nessun effetto né psicologico né tanto meno fisico, ma se non avessi trovato te alla fine mi sarei adattato e pure in tempi brevi, sarei andato a vivere con una ragazza, forse no, ma poteva anche accadere, avevo troppo bisogno di una persona che mi amasse, la reciprocità l’avrei anche messa da parte, adesso penso che sarebbe stata una cosa assurda, una specie di ripiego, ma di quelli che poi la felicità non te la possono dare, certe volte penso a come avrebbe potuto essere Andy con una ragazza, pazzesco eh! Poi sei arrivato tu, lì non c’è stato bisogno di pensare, mi si drizzava subito, è stato come se il birillo mi dicesse: non te lo fare scappare, è quello che voglio! E allora mi sono giocato il tutto per tutto, io lo sapevo benissimo di essere gay però mi sembrava che la cosa potesse derivare anche dal fatto che volevo fare un dispetto a mio padre, con una ragazza non ci sono mai stato e la cosa non mi ha mai creato rimpianti però l’idea di sputtanarmi con qualcuno che mi piaceva e di dirgli: guarda io sono gay e mi piacerebbe fare l’amore con te, mi spaventava molto, forse gli altri ragazzi non mi piacevano abbastanza, in effetti me ne piacciono pochi, pensavo che avrei finito per rinunciare alla mia vita vera e avrei trovato una posizione di ripiego, per un altro ragazzo non mi sarei sputtanato, non sarei uscito subito allo scoperto, cioè avrei cominciato un lungo periodo di osservazione del tipo: vediamo se lo è o non lo è, ma non mi sarei sbilanciato senza avere un po’ le idee più chiare, con te la fase esplorativa è durata non più di un’ora, in qualche momento mi dicevo: ma questo ci sta ed è bellissimo, mi sembrava una cosa irreale, non mi era mai capitata una cosa del genere e mi sono buttato subito, avevo praticamente la certezza che non stavo sbagliando, adesso, è passato tanto tempo e la certezza è ancora più forte.
– Sai, Andy, quando ti ho visto non volevo più staccare gli occhi da te, avevi una tale carica sexy che io me lo sentivo che sarebbe stata una cosa fortissima, tu ti sei voltato subito e ho notato che anche tu guardavi da qualche altra parte ma poi tornavi sempre su di me: mi è venuto proprio un coccolone, mi dicevo: avvicinati, non te lo fare scappare, è troppo bello, e poi lo vedi che non scappa, mannaggia c’è un contatto, tu avevi una leggerissima scia di lavanda, quella che usi ancora adesso, io ne sono rimasto inebriato, poi ti sei avvicinato e abbiamo scambiato poche parole, ti sei avvicinato tu, hai fatto tu il primo passo, io non credevo ai miei occhi, avevo un desiderio violentissimo di stare con te ed eri tu che venivi a cercarmi, avevo solo il problema dell’erezione e non sapevo come fare.
– Sì, è vero, l’ho notato, avevi pure dei pantaloni aderenti beage, lo tenevi basso ma si vedeva che era grosso, io ho pensato: mi avvicino, se scappa non è interessato, ma se non scappa gli si è drizzato per me, quando mi sono avvicinato ti si è drizzato di più e siamo andati tutti e due dietro il tavolo del buffet per evitare l’imbarazzo, in modo che gli altri non se ne potessero accorgere.
– Però tu pure ce l’avevi grosso, ma forse ti si vedeva meno perché tu portavi pantaloni larghi che ti salvavano un po’.
– E, sì. Quando ho visto che non sei scappato mi sono detto: questo è tutto mio, siamo rimasti nascosti dietro il buffet a parlare, ti ricordi?
– E come no?
– Non abbiamo parlato di ragazze, io non so nemmeno di che abbiamo parlato, perché era tutto un modo per non dire subito che mi ero innamorato di te.
Andy si voltò nel letto verso Marco.
– Ti ho chiesto come ti chiamavi, quando ti ho detto che mi chiamavo Andrea ma che mi chiamavano tutti Andy tu hai detto: è un nome che mi piace molto, e l’hai detto con una voce caldissima, era già una dichiarazione d’amore! Allora ti avrei abbracciato, ma non si poteva, mi sarei messo a ballare con te in mezzo alla sala.
– E io vedevo che nonostante la conversazione stupida Andy non se ne andava e pensavo: questo c’ha i suoi piani, lo devo assecondare e mi ripetevo, attento, non te lo fare scappare, hai visto che occhioni e che mani…
– E che birillo, sì perché tu facevi il vago ma l’avevi puntato, ogni tanto lo sguardo tornava lì, io cercavo di stare a gambe accavallate ma senza stringere troppo, cercavo pure di fartelo vedere un po’, era un messaggio, tu invece stringevi bene le gambe, ci mettevi sopra un piatto per nascondere il tutto, quando ti dicevo: andiamo a prendere da bere tu non ti alzavi e mi dicevi: portamelo tu, io pensavo: ce l’ha durissimo tanto che non si può nemmeno alzare, io invece mi sono alzato e te l’ho fatto vedere eccome, almeno c’ho provato, vedi che anche allora eri stronzo, pensavi di darti un contegno, poi in macchina però tremavi come una foglia.
– Be’ non è mica una cosa da niente, stai da solo col ragazzo che ami [omissis], come fai a stare tranquillo? Però pure tu, Andy caro, [omissis]!
– Amore con amor si paga! Vieni qua che ti voglio abbracciare, e chi me lo diceva a me che dovevo essere felice fino a questo punto, pensa tu se adesso fossi tra le braccia di una ragazza. E a te è mai capitato di pensare che avresti fatto una vita di adattamento?
– No, io non avevo problemi ambientali, pensavo che un ragazzo l’avrei trovato, conoscevo dei ragazzi gay ma non mi piacevano, non ti so dire perché, qualche volta mi sono autoimposto di desiderarli, cioè in breve di farmi una sega pensando a qualcuno di loro, ma la cosa non era interessante, io sono gay ma non mi piacciono tutti i ragazzi e nemmeno tutti i ragazzi gay, anzi certe volte mi piacciono di più gli etero, di ragazzi che mi piacciono, comunque, ce ne stanno pochissimi, chessò, uno su cento, gli altri mi sono più o meno indifferenti.
– E, sì, condivido, per me più o meno è lo stesso. E ti ricordi quando ti ho sfiorato la mano nel passarti il bicchiere? Ho sentito un brivido e ne ho visto uno nei tuoi occhi, proprio una scarica violenta di adrenalina.
– Io ho detto: senti che mano fresca, [omissis]!
– Io ti volevo provocare, vedevo che tu mi chiamavi sempre per nome, Andy, Andy, come se fossimo già amici.
– Ma ormai eravamo più che amici.
– E, sì. Ma adesso ho verificato che non mi hai deluso, alla fine di una giornata come oggi penso che il mio Marco è veramente tutto mio, adesso si parla anche meglio, c’è più immediatezza, siamo meno legati ai rituali, ci fidiamo di più l’uno dell’altro. Mah! Buonanotte Marco, adesso dobbiamo dormire.
– Buonanotte Andy, Ti amo!
– Anch’io, [omissis]!
– Ma ce l’hai più grosso tu!
– Statti zitto e buonanotte, se no te lo taglio!
Il giorno degli esami Marco era profondamente in crisi, aveva studiato tanto ma aveva l’impressione di avere in testa una terribile confusione, aveva proprio il terrore di essere bocciato per la seconda volta, si era prenotato tra gli ultimi per approfittare della stanchezza del professore. Andarono insieme all’università, l’attesa era snervante, Marco però si rendeva conto che delle cose che chiedevano sapeva quasi tutto, Andy gli sorrideva, gli faceva qualche smorfia come per dire: non ti preoccupare, lo vedi, è facile.
Marco fu chiamato la sera dopo le nove, ormai non c’era più nessuno e il professore non vedeva l’ora di andarsene, Andy si sedette nei banchi di prima fila vicino al tavolo degli esami per sentire con la massima attenzione, il professore lo riconobbe.
– Che fa lei qua? L’esame l’ha già fatto.
– Ho accompagnato il mio amico.
– Bene.
L’esame duro poco, il professore identificava mentalmente Marco con Andy, quando Marco parlava il professore guardava Andy che con la sua mimica rassicurante era come se dicesse: è giusto, va bene, è vero. Il professore lasciò fare, alla fine disse:
– Va bene, ventisei.
e guardò Andy, che fece una smorfietta di delusione, allora il professore corresse il voto:
– Va be’, ventotto, ma andatevene subito.
Marco notò che il professore aveva detto “andatevene” li aveva considerati come una coppia, del fatto era contentissimo, fu la prima cosa che disse ad Andy.
– Sì, l’ho notato anch’io e mi ha fatto un certo effetto.
– Andy, Andy, Andy, sei grande! Sono al settimo cielo, adesso andiamo a casa e facciamo tutto quello che non abbiamo fatto prima.
– No, no, adesso c’è un’altra cosa da fare.
– E cioè?
– Adesso andiamo dai tuoi, e penso che se lo meritino, poi stasera ci divertiamo tra noi: prima il dovere e poi il piacere!
– E’ giusto… Andy! Mi stupisci! Io pensavo che tu pensassi solo al birillo! E invece! Ti mangerei di baci, qui adesso in mezzo alla strada, mi sento perfetto.
– Buono, Marco, buono, ché abbiamo solo cominciato, da domani si studia per l’altro esame, ne avevamo tre in programma, ma almeno due li dobbiamo fare.
– Andy, io pensavo che studiando di brutto si potrebbe fare pure il terzo, i tempi sono stretti ma si potrebbe fare… che ne dici?
– Io l’avevo già pensato ma non te lo volevo proporre, volevo che me lo dicessi tu. Allora stasera sesso leggero e da domani via per gli altri due esami, Marco, Marco, Marco, ma tu c’hai pure l’anima bella, non solo [omissis]!
Quando arrivarono a casa dei genitori trovarono un’accoglienza degna della situazione, Rocco e Rosa erano in apprensione non tanto per gli esami di cui non sapevano gran che ma perché temevano che tra i due ragazzi ci fosse stata qualche incomprensione grave, in grado di mettere in crisi il loro rapporto, quando se li videro piombare a casa insieme e senza preavviso la gioia fu enorme, quando poi seppero della storia degli esami Rosa fece il suo commento:
– Marco finalmente ha trovato uno che lo mette a posto, noi non ci siamo mai riusciti ma Andy l’ha preso con le maniere forti, a Marco è sempre piaciuta un po’ la bella vita, lavorare sì ma senza esagerare.
– Mamma! Non mi sputtanare! Che se no Andy mi mette sotto col cilindro compressore, adesso si è messo in testa che dobbiamo fare altri due esami entro la sessione. Ma oggi mi sento soddisfatto e il merito è tutto di Andy.
– Lo sappiamo, lo sappiamo, ma adesso ci vuole un po’ di riposo.
Andy intervenne.
– Sì, ma solo stasera, domani si ricomincia!
– Basta! Che palle! E’ sempre la stessa storia.
Tutta la serata fu improntata all’ottimismo e ai progetti a più lunga scadenza, l’atmosfera positiva incoraggiava a sperare.

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NON SO SE E QUANTO SONO GAY

Ciao Project,
stanotte poi non ho dormito. Penso che sarai stravolto anche tu, ma forse tu solo per le ore piccole, ma io proprio per la cosa in sé. Ho capito un sacco di cose e ho meno paura, non che mi sia passata, ma mi sembra più controllabile. Quando ti ho chiamato ero nel panico e pensavo che mi avresti fatto discorsi completamente diversi. Io l’idea fissa del coming out ce l’avevo in testa e anche l’idea di provare a stare con un ragazzo, volevo fare un passo definitivo, che non mi desse la possibilità di tornare indietro, volevo una certezza. In pratica queste cose le davo per scontate. Per uno come me che è stato sempre etero, almeno fino a sei mesi fa, ma proprio senza il minimo dubbio, puoi capire che cominciare a sentire interesse per i ragazzi, anche a livello fisico intendo, è stato sconvolgente. Io questa cosa l’ho combattuta con tutte le mie forze, perché fino a sei mesi fa con la mia ragazza ci stavo bene e la desideravo proprio, poi ho cominciato a provare altre cose ma non volevo, non capivo il perché, non ce n’era proprio nessuna ragione. Ti ho raccontato di quello che è successo in palestra il 4 luglio. Io ci andavo tre volte alla settimana e ormai eravamo tutti amici e nello spogliatoio ogni tanto si gioca un po’, anche giochi a sfondo sessuale, ma così, proprio tanto per giocare, cose che non mi avevano fatto mai nessun effetto. Io stavo lì con la massima indifferenza proprio come sempre, loro si sono messi a giocare e ho cominciato a sentire che mi veniva un’erezione, ma non era mai successo e non c’era niente di diverso da altre volte, eppure il 4 luglio è successo. Dopo la prima reazione di imbarazzo mi sono rivestito rapidamente e me ne sono andato via, in pratica sono scappato, quando sono uscito sentivo che dentro continuavano a scherzare e volevo tornare dentro però mi sono fatto forza e non sono rientrato, ma la pulsione di rientrare per assistere l’ho provata fortissima e l’erezione non mi passava. Ho dovuto usare la borsa come foglia di fico per non dare spettacolo all’uscita dalla palestra. A casa mi sentivo eccitato ma anche sconvolto perché era una cosa strana del tutto imprevista. Ho avuto l’impulso di masturbarmi ma non l’ho fatto e sono rimasto in mezza erezione per un sacco di tempo, ma non volevo che succedesse. Più resistevo più la cosa mi sembrava incontrollabile, come se una cosa esterna e sconosciuta avesse preso possesso di me. La sera non riuscivo a togliermi la scena dalla testa. È stata l’ultima sera da etero, diciamo così, con la mia ragazza, lei era contenta perché non mi aveva mai visto in quello stato ma io non pensavo a lei ma alla scena dello spogliatoio e quando l’abbracciavo immaginavo di stringere Marco ma lei non lo poteva sapere. Dopo l’ho riaccompagnata a casa e l’ho salutata come sempre, anzi forse con più entusiasmo del solito perché pensavo che solo lei mi avrebbe potuto tirare fuori dalla situazione nella quale ero finito. La notte ho dormito pochissimo e la mattina non ce l’ho fatta più emi sono masturbato pensando a Marco. C’era tutto un misto di desiderio e di rigetto. Mentre lo facevo provavo a spostare il pensiero su Sara e non era affatto un pensiero sgradevole, cioè Marco e Sara mi eccitavano tutti e due. Per un verso ero contento perché pensavo che la storia di Marco fosse solo una fantasia e mi dicevo che non ero gay, ma al momento dell’orgasmo stavo pensando a Marco, questo lo avevo notato e mi metteva in crisi. Con Sara ho preso tempo. Non ci siamo visti per una settimana, un periodo incredibilmente lungo usando il metro di valutazione di soltanto un mese prima. In quella settimana non sono andato nemmeno in palestra ma l’idea d Marco mi tornava in mente ossessivamente. Lui non mi ha visto in palestra e mi ha chiamato e anche solo il sentire la sua voce al telefono mi mandava in erezione, mi sembrava tremendamente sexy, cosa che prima non avevo mai pensato. Ho evitato di masturbarmi per cinque giorni poi il sabato Marco è venuto da me e siamo andati a fare due passi. Io andavo in erezione al solo sentire il suo calore vicino, voleva che andassimo al cinema a vedere non so che cosa, ma se mi fossi seduto vicino a lui non avrei potuto rialzarmi della sedia per l’erezione, e così non ci sono andato e la frustrazione è stata terribile. Marco mi diceva che mi vedeva diverso ma la sua presenza mi metteva a disagio anche se la desideravo tantissimo. In una situazione simile che fai? Molli la ragazza! Ma come stanno le cose glielo dici o no? Sono stato una giornata intera a pensarci. Sara non la potevo imbrogliare, lei a me ci aveva sempre tenuto moltissimo e che mi voleva bene lo vedevo, era proprio evidente. Domenica sera vado da Sara, usciamo, ce ne andiamo in un parcheggio fuori mano, dopo molto tergiversare le dico come stanno le cose. Prima è incredula, poi le racconto tutta la storia, mi sta a sentire con la massima attenzione poi mi prende la mano, la bacia, la accarezza, se la porta sul viso e io mi eccito in modo fortissimo. Abbiamo fatto l’amore in modo bellissimo, travolgente. Dopo le ho detto: “Mi sa che sono molto confuso.” Lei non ha commentato, mi ha solo baciato la mano come all’inizio. Ci siamo ridati appuntamento per la domenica successiva. La questione gay mi sembrava che non esistesse proprio più. Ero raggiante, problema superato! Ed era stato tutto facilissimo. Ho continuato a non andare in palestra per tutta la settimana e mi sono masturbato ripensando a come avevo fatto l’amore con Sara. La domenica successiva le cose con Sara sono andate di nuovo benissimo e le paure gay ormai erano archiviate, o almeno sembravano. Il lunedì vado in palestra. Tutto bene! Marco non c’è, sto perfettamente a mio agio. Gli altri ragazzi non mi interessano proprio, faccio pure da doccia, nessuna reazione. Dico a me stesso: “Scampato pericolo!” Il mercoledì però Marco in palestra c’è. Mi saluta con un abbraccio che mi imbarazza (Marco è etero, quindi tutta la storia della mia cotta, o quasi, è assolutamente unilaterale). Lo vedo entrare nello spogliatoio, sarebbe ovvio entrare insieme, come abbiamo sempre fatto, ma invento una scusa e non entro con lui, così, mi dico, evito del tutto le tentazioni. Il ragionamento sembrava giusto, ma se ero etero perché avrei dovuto evitare le tentazioni? Per un etero quelle tentazioni non ci sono proprio. Il mercoledì l’ho evitato, ma poi ci ho ripensato mille volte, mi tornava alla mente la scena dei giochi sessuali ma la cacciavo via cercando di pensar ad altro. Avevo pensato di non andare in palestra il venerdì successivo ma mi sembrava assurdo, mi dicevo che ci dovevo andare perché ero etero e non avevo nulla da temere, ma in realtà ci volevo andare per stare con Marco nello spogliatoio. Tra l’altro con Sara ero stato onesto ma con Marco non avrei potuto in nessun caso e mi sentivo proprio come un ladro o meglio come un guardone. Ho sempre fatto le cose pulite e il fatto di dover fingere non mi piaceva. Marco è un ottimo ragazzo e siamo amici da anni. Insomma, venerdì entro con Marco che è sempre stato disinibito e che si comportava come si era sempre comportato. L’erezione torna puntuale. Ovviamente per me niente doccia, resto seduto sulla panca dello spogliatoio ad aspettare che Marco torni dalla doccia. Vorrei guardarlo, ma ho paura che se ne accorga, allora non lo guardo, ma mi costa tantissimo. Solo uno sguardo rapidissimo per non dare nell’occhio. Non posso alzarmi per l’erezione. Marco si riveste e esce io resto lì. Lo spogliatoio era vuoto. Metto la testa sotto il rubinetto. Appena sono in condizioni passabili esco anche io. Marco sta al bar che mi aspetta, mi fa cenno, lo raggiungo, beviamo una cosa poi usciamo. Provo un forte desiderio che Marco non se ne vada e nello stesso tempo vorrei scappare via. Mi chiede cose cosa ho, mi dice che mi vede strano e che si poteva andare a prendere una pizza. Io accetto, andiamo in un locale all’aperto. Sara mi chiama, lui capisce chi è e se ne va dentro a ordinare per lasciarmi parlare liberamente. Sara mi chiede che sto facendo. Le dico che sto con Marco per una pizza. Lungo silenzio. Poi mi augura di passare una buona serata e mi saluta, nella sua voce si legge una certa preoccupazione o forse una delusione. Marco torna, parliamo del più e del meno, arrivano le pizze, il discorso non parte, gli dico: “Andiamo via, così parliamo un po’ in macchina.” Restiamo in macchina nel parcheggio della pizzeria. Dico a Marco che ho qualche preoccupazione per il mio rapporto con Sara e poi alla fine (io sono fatto così) gli racconto tutta la storia. Lui si gira verso di me e mi dice: “Se fossi gay anche io mi innamorerei di te, ma non sono gay.” Gli dico che lo so benissimo e che gli ho raccontato la storia per onestà. Restiamo a palare fino a notte alta e mi sento gay al 100%, ma dovrei dire che avevo l’impressione di sentirmi gay al 100% perché pensavo che stavo tradendo Sara o meglio avrei voluto lì anche lei, certe volte fantasticavo di avere loro due uno a destra e uno a sinistra, i miei due amori. Marco l’ha presa bene nel senso che ha continuato a telefonarmi ma in palestra non l’ho più visto, pensavo di dirglielo ma non l’ho fatto e avere perso questo aspetto del nostro rapporto mi è costato moltissimo. La domenica ho parlato con Sara. Lei pensava che il venerdì, con Marco, fosse finita a letto. Le ho detto che Marco sapeva e che anche lui mi voleva bene ma che la nostra era una storia platonica perché lui era etero. In realtà la storia era platonica solo dal lato di Marco, dal mio proprio no. La sera ho fatto l’amore con Sara, in modo meno convinto ma non era finzione. Ormai sono tre mesi che la cosa va avanti così. Forse sono innamorato più di Marco che di Sara, almeno sessualmente è così, ma mi masturbo pensando a tutti e due ma con Marco non ho nessuna possibilità e correrei dietro all’impossibile, con Sara è diverso, perché lei è innamorata di me e mi prede come sono e io in fondo ci sto bene. Traendo le somme ero arrivato a una decisione, quella di fare una scelta. Non mi piace non essere né carne né pesce, ecco perché l’idea del coming out e del provare con un ragazzo. E qui torno a te, Project, ci hai perso praticamente una notte intera ma qualche cosa ho capito. Mi hai fatto ragionare sulle conseguenze di un coming out sbagliato e penso che tu abbia ragione anche e soprattutto per il fatto che io voglio scappare da una situazione di incertezza e lo stesso vale per l’andare con un ragazzo. Un altro po’ e mi mangiavi ieri notte. Già, il problema non è andare con un ragazzo ma col ragazzo che ami, è vero, ma, sai, Project, io amo Marco e lo amerò sempre, anche se tu dici che prima o poi passerò oltre e penserò ad altri. E poi mi ha stupito l’idea che tu non dessi automaticamente per scontato che io fossi gay, mi hai detto: “Aspetta!” e mi hai fatto capire che non devo decidere niente ma accettare quello che sono, come dice Baldwin, che ti piace tanto. La storia l’ho riscritta qui un po’ per fare chiarezza dentro di me e un po’ per dirti grazie (se vuoi, pubblicala, tanto i nomi come avrai visto sono cambiati). Mi sento Meno frenetico (mi piace questa tua espressione) e penso che cercherò di ragionare e di capire bene come sono veramente prima di agire. Ieri notte c’è stata una cosa che mi ha dato un po’ fastidio ed era l’insistenza sul preservativo e sul sesso protetto. Io con Marco tanto non ci farò mai niente, quindi sono raccomandazioni inutili, però capsico il senso di quello che mi hai detto e adesso, a mente fredda, ti ringrazio. Ti farò sapere gli sviluppi, credo di avere ancora parecchie cose da imparare.

S. M.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=35505213

ESPERIENZE GAY

Ciao Project,

sono un ragazzo di 22 anni e ti voglio raccontare la mia storia, poi, se ti va, vorrei scambiare due parole con te (il mio contatto msn è omissis).

Da bambino ero il classico bravo bambino. Mio padre e soprattutto mia madre mi facevano fare quello che volevano a forza di elogi e di mezze facce di biasimo. Se facevo quello che volevano loro: abbracci e baci e coccole a non finire, secondo me anche troppe; se invece facevo di testa mia arrivavano i rimproveri: “ma perché non lo hai detto alla mamma?” “vuoi fare sempre tutto di testa tua, il papà e la mamma ci sono per questo!” Ero, e non me ne accorgevo, un burattino nelle loro mani. Forse a quell’età e normale e una cosa del genere capita a tutti ma per me quello stadio è durato troppi anni. Gli altri ragazzi a 11/12 anni cercano la loro autonomia, io cercavo soltanto l’approvazione dei miei. Lo stesso era per la parrocchia. C’era un prete anziano che era un po’ una guida dei ragazzi, per me era un oracolo, facevo qualunque cosa per sentire il suo “Bravo, bravo!” Stessa cosa a scuola coi professori (ho fatto le medie in una scuola di preti). A scuola ero bravo ma non capivo praticamente nulla di quello che studiavo, quando vedevo che qualcuno la pensava in modo diverso dalla mia professoressa pensavo che quello fosse un ignorante totale o proprio un cretino. Insomma è andata così fino a 13 anni. Non capivo nulla, non avevo una mia autonomia nemmeno minima ma ero contento così. Fino a 13 anni pensavo solo che il sesso fosse una cosa sporca che facevano i ragazzi depravati che non avevano voglia di studiare e che si sarebbero trovati malissimo nella vita perché non facevano quello che dicevano i genitori. Poco dopo aver compiuto i 13 anni ho scoperto per caso la masturbazione. Era una cosa che mi piaceva, all’inizio mi sono preoccupato perché era una cosa nuova, ma poi era una cosa gradevole e non ne avevo nessuna conseguenza negativa. L’idea che la masturbazione avesse a che fare col sesso non mi sfiorava neppure, i modelli di sessualità che avevo allora erano quelli un po’ a tinte fosche che sentivo dai miei che non approfondivano mai ma bollavano tutto quello che riguardava il sesso dicendo “è gente che ha il cervello bacato!” Insomma mi era anche venuto in mente di dire a mia madre del fatto che mi masturbavo, proprio perché pensavo che col sesso non c’entrasse nulla e per fortuna non l’ho fatto. Così non l’ho mai detto al prete in confessione né a nessun altro ma non per evitare di dirlo ma perché mi sembrava una cosa ovvia. Per tutto il resto continuavo ad essere il classico bravo bambino che ubbidisce ai genitori, va in chiesa, ecc. ecc. Il chiesa poi recitavo spontaneamente la parte del mistico. Avevo così bene assimilato il modo di fare del prete che pensavo perfino che avrei potuto fare il prete. Ero un perfetto fedele, il parroco mi elogiava sempre e mi sentivo fiero di me, quella non era una recita, io non ero consapevole di recitare un ruolo non mio al quale mi ero solo perfettamente adattato. In fondo, così, tutto andava bene e non mi ponevo alcun interrogativo. È andata avanti così fino a 14 anni. Sono andato in primo superiore, in una scuola statale, poco dopo aver compiuto 14 anni, e lì mi sono accorto di essere completamente fuori dal mondo. Non capivo niente dei discorsi a sfondo sessuale dei miei compagni, fingevo solo di capire per non fare la figura del cretino. Poi, piano piano, col tempo, più interpretando i gesti che facevano che le parole che dicevano ho cominciato a capire qualcosa, due cose in realtà: che quello che facevo tutti i giorni era la masturbazione e che quindi si trattava proprio di quell’attività sessuale che avevo sentito condannare dal parroco, e poi mi sono reso conto per la prima volta che i miei compagni si masturbavano pensando alle ragazze che a me non facevano né caldo né freddo e per di più i miei compagni usavano per quelli che avevano fantasie come le mie delle forme di disprezzo radicale, bollandoli con epiteti che allora capivo per la prima volta che cosa potessero dire e soprattutto capivo che erano indirizzati verso quelli come me. Che cosa potevo fare? Non era un problema legato alla mia classe o alla mia scuola, mi rendevo conto che in un’altra classe o in un’altra scuola sarebbe stato esattamente lo stesso. E poi non si poteva certo cambiare scuola. Avrei dovuto prendere atto della realtà e dirmi: io sono gay! E ne avrei dovuto tirare tutte le conseguenze, comprendendo che l’essere gay, nel mio caso, poteva essere conciliato con la pace familiare solo a costo di una totale finzione destinata a durare tutta la vita, lo stesso discorso più o meno per la religione. Ma io allora non sapevo nulla né dei miei né della chiesa e pensavo che alla fine una conciliazione fosse possibile. Ero così abituato a ricevere l’incoraggiamento dei miei e del parroco che non riuscivo a farne a meno anche se avevo capito che da gay avrei potuto ottenere quelle cose solo fingendo. Ma invece di andare per la via dritta ho preso quella traversa cercando di conciliare l’inconciliabile. Invece di accettare un gioco di ipocrisie esplicite verso l’esterno ho preferito essere ipocrita con me stesso e fingere di mantenere un rapporto vero con i miei e con la chiesa. Mi proponevo di dirlo ai miei, poi al dunque facevo discorsi vaghi, di malessere, di schifo del mondo e simili ma non arrivavo mai a sputare il rospo. Poi è successa una cosa che ha un po’ modificato i rapporti con i miei genitori, cioè mi ha fatto cambiare il punto di vista che avevo su di loro. Nel doppiofondo di un cassetto ho trovato un pacco di preservativi, adesso sapevo che cosa erano. I miei mi sono sembrati del tutto ipocriti, ma perché non hanno mai parlato con me in modo onesto? Ma non lo hanno fatto e i rapporti con loro sono diventati ancora più ambigui. Col prete, in confessione, a dire come stavano le cose ci sono riuscito (almeno c’era il segreto confessionale) ma lui mi diceva che se la cosa fosse andata avanti senza controllo lo avrei dovuto dire ai miei che mi avrebbero potuto aiutare. In pratica i miei tentativi o finti tentativi di risolvere il problema sono andati avanti fino a che non ho compiuto 18 anni. Tramite internet avevo conosciuto un ragazzo gay più grande di me di due anni (chiamiamolo Marco) e con lui avevo parlato tantissimo. Marco è un bravissimo ragazzo. Un paio di volte ci siamo incontrati ma abbiamo solo parlato, lui voleva farmi capire un sacco di cose ma io all’epoca pensavo che me le dicesse solo perché voleva portarmi a letto con lui. Ci eravamo incontrati su un sito serissimo e non gay ma allora avevo ancora paura che i gay saltassero addosso ai ragazzi. Insomma, Marco mi ha messo un po’ in crisi, era il primo ragazzo gay che conoscevo ed era in effetti diversissimo da come pensavo che fossero i gay. La prima volta che siamo usciti pensavo che ci avrebbe provato con me, un po’ cercavo di rifiutare l’idea ma lo desideravo moltissimo. Siamo stati a parlare per ore ma io mi divertivo a rispondergli ribattendo i suoi argomenti con cose che adesso mi sembrano di una stupidità incredibile ma allora mi sembravano molto intelligenti. Alla fine della serata ero disorientato un po’ dalle cose che mi aveva detto e un po’ dal fatto che con me non ci aveva provato. La domenica successiva siamo andati insieme al mare, io mi sono messo il costume sotto perché pensavo che avremmo fatto il bagno e pensavo pure che sarebbe stata la volta buona per la mia prima esperienza sessuale e invece niente, non ha nemmeno pensato a fare il bagno, è rimasto in jeans e abbiamo solo parlato. Ero innervosito, alla fine della serata gli ho detto: “Ma perché oggi non ci hai provato con me? Ma sei gay o no?” Mi ha guardato con una faccia interrogativa come per chiedermi se ero impazzito, poi ha scosso il capo e mi ha detto: “Scusami, mi sa che non ci capiamo proprio.” Per tutto il viaggio di ritorno l’ho tempestato di domande che adesso capisco quanto fossero stupide, e lui non ha risposto. Mi ha lasciato sotto casa in modo molto freddo. L’indomani l’ho richiamato mille volte finché mi ha risposto. È stato anche a parlare con me ma sentivo che ormai le cose non erano più come prima. Sul momento l’ho odiato, pensavo che volesse fare il sostenuto con me, che mi volesse far pesare alcune cose stupide che gli avevo detto, tra l’altro sono stato anche cretino a cercare di usare con lui un atteggiamento che mirava a fare colpo sul piano sessuale, il risultato è stato esattamente l’opposto. Mi ha detto che non si sentiva di andare avanti e che la sua visione dell’essere gay era del tutto diversa dalla mia e che cercare di costruire qualcosa partendo da punti di vista lontanissimi sarebbe stato uno sforzo inutile. L’ho richiamato un paio di volte ma poi mi ha detto che non aveva proprio niente da dirmi. Adesso, dopo tre anni e mezzo, ho capito che cosa voleva dire. Io non posso rimproverargli niente. Se n’è andato e basta e io sono rimasto solo. Almeno per un anno ho cercato di distruggere la sua memoria e di svalutarlo in tutti i modi possibili dicendomi che era un ipocrita, poi mi sono buttato sulle chat ma sempre dicendomi che io lì non cercavo sesso ma volevo solo capire di che cosa si trattava. Quando entravo in una chat ci entravo in teoria come un esploratore che entra in un terreno sconosciuto, ma alla base c’era sicuramente la fissa del sesso, io volevo provare, ormai volevo provare a ogni costo, ho messo pure nel profilo delle foto esplicite, in teoria per vedere le reazioni della gente ma in sostanza per attirare bei ragazzi. I primi tempi ci andavo cauto, avevo letto tante cose sull’aids e non volevo correre rischi, però la tentazione era tanta. Alla fine ho combinato un appuntamento con uno di 32 anni. All’inizio lui era ben disposto e mi corteggiava, anche troppo veramente, mi voleva portare a casa sua ma non ci sono andato. Ci siamo salutati dopo due ore di disagio reciproco, alla fine mi ha detto: “Ma tu perché mi hai cercato?” Gli ho detto “Per parlare un po’.” Mi ha guardato con una faccia ironica e ha detto solo “Ah!” e se n’è andato. Il secondo che ho conosciuto aveva 26 anni, ben vestito, ma di una maleducazione unica, su quattro parole tre erano parolacce. Con lui ho avuto paura perché sono salito stupidamente sulla sua macchina ed è partito a razzo e mi ha portato in un paese fuori città in un posto dove non ero mai stato. Pensavo proprio che potesse finire male, forse sono solo le mie fantasie assurde ma ho avuto paura che mi potesse violentare. E mentre andavamo ho pensato a come defilarmi. Quando sono sceso dalla macchina non l’ho seguito e me ne sono scappato e lui mi ha inseguito prendendomi a parolacce terribili, quando ha visto che correva gente ha urlato che ero un ladro e qualcuno sei è messo a inseguirmi, mi sono buttato per i campi, mi hanno perso di vista e hanno desistito. Era pure sera, era buio e faceva un freddo terribile, ma mi sono messo a camminare lungo la provinciale, sentivo i cani che abbaiavano e avevo proprio paura, poi ho visto passare un treno e ho capito più o meno dove mi trovavo, ci ho messo quasi un’ora ad arrivare alla stazione e ho aspettato due ore il treno successivo. Insomma sono tornato a casa dopo mezzanotte tutto sporco di fango e i miei mi hanno fatto mille domande. Il mio computer ha la password e loro non potevano sapere nulla di me. Ho detto che ero andato a fare un giro fuori città e che ero scivolato nel fango ma non ci hanno creduto e i rapporti sono diventati tesissimi. Vengo alla conclusione. Tre settimane fa ho rivisto Marco, l’ho supplicato di ascoltarmi, lui mi ha detto che adesso aveva un ragazzo ma gli ho risposto che la cosa mi stava benissimo ma che avevo solo un bisogno disperato di parlare con uno serio che mi potesse ascoltare e lui si è fermato a parlare con me, mi ha ascoltato molto attentamente e mi ha pure sorriso, poi lo ha chiamato il suo ragazzo e si vedeva che Marco era felice (Come avrei voluto stare al posto del ragazzo!) Nei giorni seguenti ci siamo rivisti. Tre giorni fa mi ha presentato il suo ragazzo che ha 25 anni e siamo andati in tre a prendere una pizza. Il ragazzo di Marco è molto dolce, anche con me, mi tratta bene, mi sembra quasi incredibile. In altri tempi stare insieme con due ragazzi gay che stanno in coppia non lo avrei sopportato, adesso mi sembra una cosa bellissima. Ho due amici gay, due amici veri, non ero mai stato meglio di così. Sto imparando tante cose da loro e mi rendo conto che non avevo capito proprio niente. Sono loro che mi hanno parlato di progetto gay. Se è un forum che piace a loro non può essere una cosa stupida. In pratica l’ho letto un po’ solo la vigilia di natale. Le cose che leggo adesso le capisco ma anche solo un mese fa mi sarebbero sembrate stupide, devo solo ringraziare Marco e il suo ragazzo che mi stanno piano piano aprendo gli occhi. Insomma, penso che valga la pena di parlare un po’ con te!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=170&start=0

UN GAY DIVERSO DAGLI ALTRI GAY

Ciao Projec,

ti chiedo scusa per sabato sera (l’altro sabato, se ti ricordi) ma ho dovuto chiudere all’improvviso, anche se avevamo appena cominciato a parlare, perché è venuta gente. Avrai pensato che sono stato maleducato, mi dispiace, ma non potevo proprio fare diversamente. Le cose che non ti ho potuto dire in chat te le dico qui in modo che quando ci sentiremo saprai già di che cosa si tratta. Purtroppo non sono giovanissimo, ho 25 anni, quasi 26 e me li sento tutti, e comunque non mi sento giovane, mi sento ormai andato. Leggendo il forum ho trovato dei tuoi post sui rapporti intergenerazionali e li ho letti con grandissimo interesse. Parli di queste cose con rispetto e la cosa mi colpisce molto. Prima pensavo che tu fossi un trentenne o giù di lì, poi, leggendo ho capito che sei molto più grande e allora è proprio a te che mi rivolgo e spero che tu possa capirmi perché in genere ho trovato solo disprezzo e scherno da tutte le parti anche e forse soprattutto dalla parte dei gay. Alla mia età non solo non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno ma mi sento dentro una solitudine e una disperazione infinita. Per me non ha nemmeno senso dire che sono gay perché con i gay sento di non avere molto in comune e i gay, salvo forse qualcuno, quelli come me li disprezzano. Non so dirti per quale ragione ma da quando mi ricordo sono sempre stato attratto dagli uomini molto più grandi di me. Ho cercato tante volte di capire la ragione di questo fatto ma, per quanto scavi nel mio passato, non trovo assolutamente nulla che possa spiegare una cosa simile. Non ho mai subito molestie da nessuno, anzi mi hanno sempre tenuto piuttosto in disparte e penso che i miei mi vogliano bene anche se non sanno nulla di me. Se il coming out per un ragazzo gay è già difficile, pensa quello che deve essere per me anche solo l’idea di parlare ai miei genitori della mia sessualità. Insomma, non so per quale ragione non riesco a stare con i ragazzi della mia età. Con loro non sono nemmeno gay, non perché mi interessino le donne, ma perché non mi interessano i ragazzi, cioè frequento alcuni coetanei ma sono cose molto superficiali. Questi ragazzi non mi prenderebbero mai per gay e a loro non avrei nulla da dire. Con loro non mi sento affatto inibito e non devo reprimere nulla, sono per me semplicemente e unicamente degli amici, ma in senso piuttosto superficiale, perché con loro non posso parlare di me e poi per loro non provo assolutamente nessun interesse sessuale, nemmeno minimo. Forse sarà che siamo amici da tanto tempo, ma secondo me la ragione è proprio che mi interessano solo gli uomini maturi, in modo esclusivo. Ed è questa la cosa che mi preoccupa di più. Quando avevo 18 anni e già questa storia degli uomini maturi ce l’avevo ben chiara in mente, ho provato a creare le occasioni per avere po’ di intimità con i miei amici, siamo andati in vacanza insieme una settimana e in pratica li ho visti nudi tutti e quattro ma la mia reazione è stata di totale indifferenza. Non ti nascondo che mi sono preoccupato e non poco. I miei amici non erano gay e ho pensato che il problema fosse quello ma ovviamente non c’entrava nulla. A 20 anni ho vissuto un’avventura che mi ha segnato moltissimo. Ho conosciuto per puro caso ad una festa un bel ragazzo, dico bello perché lo era ma a me non faceva né caldo né freddo. Abbiamo parlato un po’, era serio, quasi timido, aveva la mia età, parlare con lui era gradevole e abbiamo parlato, abbiamo parlato molto anche nei giorni successivi anche su msn anche se io a lui non potevo dire nulla di me, fatto sta che quel ragazzo dopo qualche settimana mi ha confessato di essere gay e di essersi innamorato di me, che ho pure la sfortuna di essere un bel ragazzo, anche se dire una cosa del genere è paradossale io la vivo così . Lui era in ansia e si sentiva benissimo, dopo che mi ha detto che era gay gli ho detto che per me non sarebbe cambiato nulla ma lui mi ha chiesto esplicitamente se ero gay anche io, la mia risposta per lui era importantissima e lo capivo benissimo, a malincuore gli ho detto: sì. Gli brillavano gli occhi, mi ha preso le mani e me le ha strette e io ho lasciato fare, poi ha tentato di baciarmi ma l’ho allontanato. Mi ha detto che non dovevo avere paura di nulla perché per lui era la prima volta e lo diceva con un sorriso incoraggiante. Gli ho detto: “Guarda che a me piacciono gli uomini maturi” ma sembrava non dare peso alla cosa. Poi gli ho detto: “Guarda che io non ho mai provato attrazione sessuale per un ragazzo, non ho mai fatto fantasie erotiche su un ragazzo, sono gay ma in un altro modo, nei tuoi confronti mi sento etero al 100%”. Era incredulo, la cosa gli sembrava inconcepibile, perché eravamo due ragazzi gay che non avevano nulla in comune, il nostro modo di vivere la sessualità era diversissimo. Mi ha fatto alcune domande e da lì mi sono reso conto che non aveva capito niente. Mi ha chiesto se ero stato violentato da piccolo o se qualcuno dei miei zii aveva mai fatto giochi sessuali con me, gli ho detto di no, ma era perplesso, poi mi ha consigliato di vedere un bravo psichiatra, non uno psicologo, proprio uno psichiatra e mi ha detto che secondo lui sono fasi transitorie dovute al fatto che non ho mai avuto un ragazzo prima. Nei giorni successivi è tornato alla carica in vari modi, ha cercato di essere più seduttivo, di farmi parlare, di riconoscermi tutte le attenuanti possibili e immaginabili ma era evidente che per lui si trattava di qualcosa di profondamente patologico, alla fine è sparito del tutto e io ho tirato un respiro di sollievo. Ma torno alla questione principale. Il primo segno chiaro di queste mie preferenze sessuali l’ho avuto a 14 anni, in prima superiore. C’era un professore anziano che mi incoraggiava sempre e mi sono innamorato di lui che aveva forse 50 anni più di me ma non era decaduto, era ancora un bel signore, mi dava tanta sicurezza. Credo che lui non si sia mai accorto di nulla e se se ne fosse accorto mi sarei seppellito per la vergogna. Con la storia del professore, a 14 anni, ho passato momenti terribili, mi accorgevo di essere diverso dai miei compagni in tutti i sensi, ero solo e sapevo benissimo che sarei rimasto solo e che non avrei mai avuto una persona che mi volesse bene. A 16 anni ero già un bel ragazzo e, quando le mie compagne cominciavano a farsi avanti e io non ci stavo, qualcuno mi faceva la battuta: “Ma non sei mica gay!” e io rispondevo: “Magari mi piacessero i ragazzi!” ma la battuta era sempre presa come una sottolineatura di eterosessualità, ma in fondo pensavo che se fossi stato gay in modo classico, cioè se mi fossero piaciuti i miei coetanei, avrei avuto una vita molto più facile e almeno qualche possibilità di vivere come volevo. Tante volte tra i 21/22 anni ho provato momenti di angoscia profonda. In fondo avrei voluto essere amato da un uomo grande, anche sessualmente, ma non credo nemmeno che fosse quella la mia prima priorità. Avrei voluto prima di tutto poterne parlare con un uomo adulto senza essere preso per pazzo, se poi mi avesse trattato con un po’ di dolcezza mi sarei sentito in paradiso ma sapevo che tutto questo non si sarebbe realizzato. Qualche volta ho visto dei siti gay con uomini adulti ma la cosa era tutta orientata sul sesso, tipo sito porno, ma è proprio una cosa che non vorrei. Lo dico con tutta sincerità, del sesso sono abituato da sempre a farne a meno o a viverlo solo a livello di fantasie e di seghe e forse se mi capitasse nella realtà, mi sentirei in un imbarazzo terribile. Ma un po’ d’amore lo sogno, lo sogno e lo desidero disperatamente ma in fondo so che non lo avrò mai, non dico amore, ma non avrò mai nemmeno affetto o rispetto, mi sento l’ultimo degli ultimi, con una sensazione di emarginazione che temo di non poter sopportare più a lungo ma penso dovrò sopportare tutta la vita. La reazione a tutto questo è stata il fatto che mi sono buttato a capofitto nello studio, mi sono proposto degli obiettivi e li ho conseguiti. Diciamo che finché ho avuto a che fare con l’università e col problema del trovare lavoro, ero completamente assorbito da queste cose che erano per me una specie di antidoto contro la mia disperazione. Adesso ho finito gli studi e ho trovato un lavoro decente e tutto quello che avevo represso e sublimato torna a galla. Al lavoro non ho praticamente alcun contatto con i miei colleghi e li avverto mille miglia lontani da me. Parlano di ragazze, quelli più grandi di famiglia e di bambini. Non so se ci siano gay e francamente non mi importa di saperlo perché non voglio ripetere l’esperienza che ho già vissuto con quel ragazzo gay. Che vita sarà la mia? Penso oramai di averlo capito, sarò sempre e totalmente solo. Questa e-mail è rimasta nelle bozze per giorni e come hai potuto notare non ti ho chiamato più. Già avevo avuto mille esitazioni prima e alla chiamata di sabato, c’ero arrivato forzandomi in modo incredibile, poi è finita in due minuti e la faccia di richiamare non l’ho avuta e ho pensato alla e-mail. Ma in fondo che ti scrivo a fare? Per parlarti di cose che forse non puoi capire veramente nemmeno tu. Che cosa mi aspetto? Niente! Te lo dico subito, non ti spaventare, o forse vorrei solo un po’ di rispetto. Se vuoi mettere questa e-mail nel forum mettila. Non mi aspetto nulla nemmeno dai ragazzi perché alcune delle risposte che hanno dato quando hai parlato di queste cose non mi sono piaciute, sono le tipiche risposte di quelli che pensano di avere capito tutto e ti guardano dall’alto in basso, ma ci sono abituato. Ciao Project. Provo momenti di sconforto profondo, se puoi, dedicale anche a me due righe, non ti chiedo di più.

SONO FELICE DI AVERE UN FIGLIO GAY

Ricevo alle ore 16.40 di oggi 13/12/2008 questa bellissima e-mail che ho il piace grandissimo di pubblicare (grazie Francesco, grazie Matteo!). Quello che mi scrive Franceso è per me una gratificazione profonda!
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Ciao Project,

mi chiamo Francesco, ho 45 anni, abito in un paese della provincia piemontese e soprattutto sono il papà di Matteo, un ragazzo gay di 19 anni. Ci terrei molto che tu pubblicassi questa lettera nel tuo forum. Fino allo scorso mese di giugno Matteo, che è il mio unico figlio, mi aveva sempre dato bellissime soddisfazioni, era bravo a scuola ma soprattutto era sempre stato affettuoso con me e con la mamma. Insomma, era proprio il figlio che avevamo sempre desiderato. Aveva una ragazza che era una bravissima ragazza e a noi piaceva molto e sembrava che fosse felice, poi, alla fine di giugno ha avuto la promozione al quinto scientifico con ottimi voti ma non era contento. Abbiamo provato a chiedergli che cosa avesse ma ci rispondeva in modo vago e cercava di non farci preoccupare. A luglio si è lasciato con la ragazza, gli abbiamo chiesto il perché e ci ha detto: “Sono cose nostre, ma siamo rimasti amici, a lei non ho nulla da rimproverare, è solo che non ce la siamo sentita di andare avanti .. dai, non vi preoccupate ..”. Dopo qualche giorno ho incontrato Milena, la ragazza di Matteo (il paese nostro è piccolo e ci conosciamo tutti) e ho provato a chiedere a lei e lei mi ha detto più o meno le stesse parole che mi aveva detto Matteo, le ho domandato se Matteo si era comportato male e mi ha risposto: “Matteo è un bravissimo ragazzo e gli voglio un mondo di bene, ma ci abbiamo pensato bene ed è meglio così.” Io non ho insistito ma non riuscivo a capire il senso di questi discorsi. Matteo non sembrava particolarmente sconvolto dal fatto che si era lasciato con Milena e la cosa è passata così. La sera io e mia moglie (lavoriamo nello stesso posto) torniamo sempre a casa verso le 18.30 perché il pullman che prendiamo ha un orario preciso e troviamo Matteo che sta a casa a studiare. Un giorno è capitato che siamo usciti con un’ora di anticipo e abbiamo preso il pullman un’ora prima. Siamo arrivati a casa. Matteo non c’era e il suo computer era acceso, ci sono passato davanti casualmente e ho dato uno sguardo ed era aperto sulla homepage del tuo forum progetto gay. La parola gay mi ha sconvolto, non lo posso negare, mi sono sentito un tuffo al cuore. Ho detto: “Oddio, Matteo gay!” non ho toccato nulla, ho detto a mia moglie, che stava già cominciando a preparare per la cena, che dovevo andare un attimo da un amico e che sarei tornato dopo un’oretta. Mi sono passati per la testa mille pensieri. Io dei gay non sapevo nulla e di pregiudizi ne avevo in mente tantissimi, ero agitato ma non volevo in nessun modo che Matteo lo capisse. Sono rientrato a casa deliberatamente dopo l’ora solita. Matteo era in camera sua e non ha sospettato nulla. Però il nome del sito mi è rimasto in mente e l’indomani durante l’orario di lavoro sono andato a cercarlo senza farmi vedere da mia moglie. Il primo momento è stato di smarrimento, mi chiedevo che cosa stavo leggendo, perché quello che leggevo non quadrava affatto con l’idea che avevo in mente dei gay. Nei giorni seguenti ho continuato a leggere il forum di nascosto e ci ho trovato delle storie che mi sono piaciute moltissimo e mi sono detto: “Beh, se Matteo è gay come questi ragazzi .. “ e non avevo il coraggio di finire la frase, ma in sostanza volevo dire che non ci avrei visto niente di strano, anche se io prima non avrei mai pensato di poter fare un ragionamento del genere. Poi ho cominciato a seguire le discussioni del forum e quello che dicevano i ragazzi e mi sono sembrati proprio ragazzi come mio figlio, cioè mi sarebbe stato bene che Matteo frequentasse ragazzi come quelli, confesso che mi sono letto la parte per i più giovani per capire piano piano un po’ più a fondo di che si trattasse. Tu, Project, hai fatto anche dei rimproveri ai genitori che vanno sui siti per genitori di ragazzi gay e li hai spinti a non essere ipocriti, la cosa mi ha ferito un po’, ho letto anche le cose sulla terapia per riportare i gay alla eterosessualità, e ne sono rimasto shoccato ma poi mi sono detto: “Ma io non farei una cosa del genere a mio figlio nemmeno se mi ci costringessero! Ma come si fa anche solo a pensarle cose simili!” Ti devo confessare che non sapevo che fare, mi sentivo in colpa, io sapevo ma Matteo non sapeva che io sapevo e mi sentivo disonesto con lui. Io voglio bene a mia moglie ma non l’ho detto nemmeno a lei, io lo avevo saputo per caso ma Matteo avrebbe potuto non volerlo dire né alla mamma né a me, era solo lui che mi poteva autorizzare a dirlo a mia moglie. Un giorno ho preso il coraggio a due mani, con la scusa di andare in città il pomeriggio ce ne siamo andati insieme in macchina a gli ho detto quello che era successo e che mi dispiaceva di avere violato la sua privacy, mi ha chiesto se lo avevo detto alla mamma e gli ho detto di no. Mi ha risposto: “Mannaggia, ma sei più complicato di me e mi ha dato un colpetto sulla mano. Poi gli ho chiesto: “Ma ce l’hai un ragazzo?” Mi ha risposto che si era innamorato di un ragazzo etero e che faceva fatica a dimenticarselo. Gli ho chiesto se Milena lo sapeva e mi ha detto: “Certo!” Gli ho detto che lei a me non aveva detto nulla e mi ha risposto che Milena è una ragazza come si deve che gli ha voluto bene ma alla fine ha capito che non si poteva andare avanti così”. Gli ho detto che avevo letto il forum e lui mi ha detto che lui lo aveva letto tutto e che gli era stato utilissimo per capire tante cose. Project, mi ha detto che ti avrebbe voluto scrivere ma non l’ha fatto perché si è sentito in imbarazzo. La sera l’ho detto a mia moglie che ha cercato di reagire il meglio possibile ma era visibilmente turbata. La sera si è messa anche lei a leggere il forum e ci è stata fino a tardi, poi mi ha detto: “Ma in quel forum ci sono ragazzi bravissimi ..” e anche lei non se la sentiva di finire la frase. In pratica con Matteo si è formato un clima molto molto bello. Adesso, da poche settimane, ha un ragazzo, un bravissimo ragazzo, questo ragazzo sa che noi sappiamo, resta spesso a cena con noi, poi esce con Matteo. Non è mai voluto rimanere da noi la notte e lo posso capire, ma a me e a mia moglie non avrebbe veramente creato problemi. Ecco, Project, questa mail te la dovevo, mi hai fatto capire tante cose e mi hai dato la serenità e la felicità di avere un figlio come Matteo, che ti saluta anche lui.

Un abbraccio.

[lettera firmata]

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=35043310

ANSIA E SESSUALITA’ GAY

Questo post è dedicato all’influenza dell’ansia sulla sessualità gay, limitando il campo alla dimensione sessuale in senso stretto. Mi capita parecchie volte in chat di parlare con ragazzi ansiosi per questioni connesse con la sessualità gay. Le manifestazioni di questi stati di ansia possono essere varie, in via puramente esemplificativa cito le più ricorrenti:


1) Ansia derivante da momenti di incertezza circa l’orientamento sessuale

2) Ansia da presunta inadeguatezza

3) Ansia da problematizzazione della sessualità

 

Si tratta di tre realtà concettualmente diverse che possono tuttavia presentarsi variamente mescolare.

Prima di procedere nel dettaglio va ricordato che l’ansia si identifica con un’avvertita situazione di pericolo, di incertezza o di incapacità di gestire una situazione. L’ansia presenta manifestazioni psicosomatiche talora imponenti, come tachicardia, tremore e pressione alta, talora meno evidenti, come insonnia, disturbi del sonno, incubi. L’ansia può avere anche manifestazioni tipicamente sessuali come l’impotenza, l’eiaculazione precoce, e vari disturbi anche della masturbazione. Tuttavia più che occuparci delle manifestazioni sessuali dell’ansia, parleremo delle situazioni ansiogene connesse alla sessualità attraverso l’esame di alcune situazioni tipiche.

Ansia derivante da momenti di incertezza circa l’orientamento sessuale

Ho parlato più volte della scoperta della propria omosessualità da parte di un ragazzo che si era ritenuto in precedenza etero e di quanto questa scoperta generi ansia derivate soprattutto da una errata rappresentazione dell’essere gay. Qui intendo prendere in considerazione una situazione diversa.

Esempio Un ragazzo che si ritiene gay, che ha fantasie erotiche esclusivamente gay, che si masturba esclusivamente pensando hai ragazzi si trova a sperimentare un contatto sessuale con una ragazza. Contro la sua ipotesi di coinvolgimento impossibile in situazioni simili perché gay, c’è un’evidenza di carattere fisiologico che quel ragazzo non sa spiegarsi: quando si è trovato con la ragazza non solo non è stato a disagio ma ha avuto l’erezione e ha considerato la cosa realmente eccitante. Quel ragazzo, pur continuando nella quasi totalità dei casi a masturbarsi pensando ai ragazzi, si è masturbato qualche volta anche richiamando alla mente il contatto sessuale con la ragazza. Finché questi comportamenti non sono stati oggetto di riflessione essi sono risultati entrambi gratificanti, quando però il ragazzo ne ha preso coscienza, è sopravvenuto uno stato di ansia che ha turbato il precedente assetto e ha creato incertezza e insicurezza.

Quando il contatto eterosessuale è il primo contatto sessuale di un ragazzo esso incide in modo significativo portando un turbamento degli equilibri della sessualità raggiunti in precedenza, resta tuttavia che la nuova esperienza etero di fatto non ha soppiantato la sessualità gay del ragazzo. Quel ragazzo continua a masturbarsi pensando ai ragazzi nella quasi totalità dei casi e finirà quasi certamente per tornare a fantasie sessuali esclusivamente gay in tempi più o meno lunghi. L’ansia deriva da un’errata percezione di tutta la vicenda come un cambiamento del proprio orientamento sessuale, questa errata percezione viene drammatizzata e produce senso di insicurezza. Bisogna prendere coscienza che queste cose accadono e che nella stragrande maggioranza dei casi hanno influssi temporalmente circoscritti e, se così non fosse e se per un caso assai improbabile la vicenda fosse spia dell’affiorare di una identità eterosessuale o di una limitata bisessualità, la cosa non costituirebbe di fatto un problema perché non si deve essere gay per forza ma lo si deve essere in modo libero se lo si è realmente. Come merita il massimo rispetto un ragazzo che dopo essersi creduto etero per anni si riconosce gay, così merita il massimo rispetto il ragazzo che dopo essersi creduto gay per anni scopre la propria eterosessualità. L’evento è comunque molto più raro perché la pressione sociale spinge certo i gay a credersi etero ma non spinge i ragazzi etero a credersi gay. Ma in un paio di casi (eventi molto rari) mi è capitato di parlare con ragazzi che credevano di essere gay perché facevano sesso con i ragazzi ma avevano relazioni affettive profondissime con una ragazza. Ho notato come per questi ragazzi, l’accettazione della loro eterosessualità, dopo esserci considerati gay per anni, fosse ben più difficoltosa del’accettazione della omosessualità da parte di un ragazzo che si è creduto etero per anni. In sostanza per questi ragazzi che avevano fatto una notevole fatica ad accettarsi come gay, le prospettive gay crollano e si tratta di ricostruire tutto da capo in chiave etero. Il fenomeno è analogo a quello traumatico che si presenta per i bisex a periodi all’atto del cambiamento del loro orientamento sessuale.

Ansia da presunta inadeguatezza

L’ansia da presunta inadeguatezza può presentarsi sia in riferimento a situazioni concrete e nell’immediatezza di esse, sia a livello generale e preventivo. Si tratta di situazioni piuttosto diverse.

L’ansia che si manifesta nell’immediatezza di incontri che posso comportare anche un contatto sessuale interviene nel momento in cui una relazione affettiva seria, già costruita, può arrivare a comportare anche un coinvolgimento sessuale. Spesso questo tipo di ansia è legato al fatto che la sessualità è vista come qualcosa di ulteriore e di diverso rispetto al contatto affettivo al quale si è abituati, una specie di secondo stadio che può compromettere il primo. L’ansia si manifesta in modo molto significativo in occasione del primo contatto sessuale gay e consiste nel timore connesso alla inesperienza al “non so come comportarmi”, all’avere paura di sbagliare qualcosa e di indisporre il proprio partner al punto di perderne l’affetto per imperizia nel gestire un rapporto sessuale. Classiche sono le espressioni: “No so come reagirò ma non vorrei deluderlo, lui è così dolce ma io mi sento così imbranato”. In realtà l’ansia da presunta inadeguatezza è una componente costantemente presente nei primi rapporti sessuali e specialmente nel primo, più che di vera ansia di tratta si incapacità di prevedere le reazioni del proprio compagno in una situazione sessualmente coinvolgente quando mancano esperienze precedenti. Il modo peggiore per affrontare l’ansia da inadeguatezza in una situazione concreta è ricorrere a modelli comportamentali. Una coppia deve poter trovare la propria armonia nella sua autonomia.

L’ansia da presunta inadeguatezza che si manifesta a livello generale senza riferimento a situazioni immediate e concrete è in genere il portato di una debole autostima e talvolta la manifestazione di momenti di depressione molto spesso non originati da questioni attinenti il sesso come il vedersi brutti, l’avere in precedenza trovato come risposte affettive solo rifiuti, su questo sostrato di debole autostima si possono inserire timori specifici spesso infondati o ampliati proprio dalla componete ansiosa, come la debolezza erettiva, la percezione del pene piccolo e l’eiaculazione precoce. In situazioni del genere un ragazzo gay tende a evitare ogni forma di dialogo con gli altri ragazzi, si trova a disagio quando sente che gli altri ragazzi parlano di sesso e tende a socializzare poco. Vorrei sottolineare che la parola amicizia, specie tra ragazzi etero, oltre ai contenuti generici di gradevolezza, di rispetto e di attenzione reciproca, ha un’altra componente importantissima che la confidenza sessuale. Quando due ragazzi etero diventano amici nel senso serio del termine non solo non è strano, ma è assolutamente ovvio che confrontino le loro esperienze sessuale. Questo fatto diminuisce di molto la tensione ansiosa concentrata su contenuti specificamente sessuali e contribuisce a dare alla sessualità una dimensione meno mitica, in altri termini della propria sessualità si può parlare tra pari senza timore di censure, in un clima libero, in cui l’attenzione reciproca è la regola. Un ragazzo etero che racconta ad un altro ragazzo etero di essersi masturbato pensando alla sua ragazza non lo fa per uno stupido esibizionismo ma perché parlare con un altro ragazzo etero di queste cose scioglie l’ansia e aiuta a trovare confronti su questi nelle quali il confronto diretto è raramente realizzabile. Tra ragazzi gay, anche se c’è sempre di sottofondo l’idea che ogni amicizia tra due ragazzi gay si possa trasformarsi in un’amicizia a morosa, il meccanismo è esattamente lo stesso e la rimozione del dialogo con altri ragazzi gay su contenuti specificamente sessuali priva di fatto un ragazzo di un meccanismo fondamentale per la riduzione dell’ansia. Faccio un solo esempio. Un ragazzo educato con educazione fortemente repressiva un secolo fa provava in genere forti ansie e forti sensi di colpa anche riguardo alla masturbazione. Oggi, in un ambiente libero, in cui un ragazzo può parlare tranquillamente di queste cose con gli amici e può capire come le vivono i suoi amici, la carica ansiosa connessa alla masturbazione è nettamente diminuita. Certo per un ragazzo gay la cosa è più complicata ma il meccanismo di riduzione dell’ansia è sostanzialmente lo stesso.

Ansia da problematizzazione della sessualità

Per certi ragazzi la sessualità non è un’attività spontanea, la dimensione razionale, particolarmente forte, spesso comprime o reprime la sessualità. È il caso tipico dei ragazzi che voglio arrivare a “capire” tutto della sessualità, che piuttosto che viverla in modo immediato, cercano di analizzarla, di vivisezionarla di comprenderla razionalmente attraverso una spiegazione strettamente concatenata e logica di cause e di effetti. Mi accade spesso che alcuni ragazzi mi chiedano in relazione ad un fatto specifico che hanno osservato nella loro sessualità: “Ma che cosa significa?” come se fosse possibile dare una risposta seria a tutte le domande di questo genere. Questi ragazzi in genere rifuggono dalla sessualità che non è razionalmente dominabile e vogliono programmare la vita affettiva, sono estremamente selettivi nella ricerca del partner ma in base a categorie astratte. Per loro è difficile capire che la sessualità è abbandono ad un livello di vita affettiva profonda che risponde ad esigenze fisiologiche fondamentali. Ragionare troppo sulla sessualità significa perderne l’essenziale.

Come superare le ansie connesse alla sessualità

Una osservazione preliminare: tutti, chi più chi meno, vivono o hanno vissuto ansie connesse alla sessualità. Se un ragazzo non provasse ansie connesse alla sessualità ci sarebbe seriamente da preoccupasi. L’ansia, entro una cera misura molto variabile, è una componente ordinaria della vita sessuale. I problemi si creano quando questa ansia è paralizzante, quando porta all’isolamento e alla sessuofobia. Per superare l’ansia bisogna:


1) Rendersi conto di vivere in una situazione ansiosa

2) Cercare di vedere le cose in una prospettiva più serena e valutando i cosiddetti problemi per quello che sono in realtà e quindi ridimensionandoli

3) Mantenere sempre aperto il dialogo e il confronto con persone che vivono situazioni analoghe

4) Abituarsi a considerare la sessualità come un tema ordinario di conversazione seria e a parlarne effettivamente in modo libero con persone che hanno esperienze analoghe.

 

Se dovessi riassumere in una sola parola gli elementi fondamentali per superare le ansie connesse alla sessualità, userei la parola “socializzazione”: avere amici, parlare, confrontarsi è la base per poter ridimensionare i problemi e per restituire alla sessualità la qualità che le conviene di componente ordinaria della vita di tutti.

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http://progettogay.forumfree.net/?t=35003423

DUE FACCE DEL MODNO GAY

Ricevo e pubblico con autorizzazione dell’autore.

Ciao Project,
Tu dici Amore Gay! Io dico amore gay? Tu ci credi e forse i ragazzi di questo forum ci credono anche loro e da quello che vedo a qualcuno è pure andata bene. Io sarò sfigato ma a me l’amore gay sembra solo un bufala, una specie di favola alla quale aggrapparsi per non essere travolti del tutto. Ho 25 anni e di esperienza ne ho fatta abbastanza, fino a un paio d’anni fa frequentavo proprio i locali, non ti dico quello che ho visto, ma insistevo perché pensavo che lì almeno un po’ di ragazzi gay li avrei trovati. Beh ne ho trovati sì, non cattivi per carità, ma sbandati molto peggio di me, gente che non sapeva dove sbattere la testa, una cosa da fare pena, non rabbia, perché quando conosci da vicino certi ragazzi ti chiedi come facciano a ridursi così. Me ne ricordo uno in particolare, aveva 20 anni e mi piaceva parecchio, insomma, me ne ero innamorato in modo serio, mi faceva una tenerezza infinita, proprio il tipico ragazzo sperduto senza nessuna idea per la testa ma con una voglia disperata di affetto, di non stare solo. Insomma mi sono innamorato di questo ragazzo e mi è venuta in testa un’idea che magari a te sembrerà cretina o forse nasconde un desiderio di dominio o un pregiudizio, non lo so, può pure essere, ma mi sono messo in testa di tirarlo fuori da quell’ambiente. Quello che mi ha raccontato era cosa da fare drizzare i capelli in testa, dalla famiglia che se n’è sempre fregata fino ai tipi che ha incontrato nei locali e alle cose che è stato costretto a fare e a subire. Ho provato a dirgli che poteva stare tranquillo e che con me non sarebbe successo niente di simile. Per qualche giorno (una settimana) ci siamo visti ogni girono e abbiamo solo parlato di noi, poi lui voleva passare ai fatti. Gli ho detto che dovevamo andare tutti e due a fare il test e dopo se ne sarebbe parlato, perché l’idea di mettersi a rischio per una cosa simile è pazzesca e non ha nulla a che vedere col volersi bene. Da lì il rapporto è andato in pezzi, a lui sembrava pazzesco che non mi fidassi di lui. Insomma ha fatto una scenata furiosa e se n’è andato sbattendo la porta. Quando se n’è andato ho provato un senso di liberazione ma non sapevo cosa fare perché a quel ragazzo ci tenevo e lo vedevo del tutto fuori di sé. Poi non l’ho più richiamato, non so se ho fatto bene o male e me lo sono chiesto tante volte. Quel ragazzo è stato l’unica persona trovata in quegli ambienti che mi ha ispirato un minimo e più di un minimo di tenerezza, gli altri erano proprio di uno squallore totale. Lo ripeto non gente cattiva, ma ragazzi scoppiati e senza un progetto, che ormai davano per scontato che per loro l’amore potesse essere al massimo un po’ di sesso con uno sconosciuto. Spero tanto che i locali non siano tutti come quelli che ho conosciuto io, ma ne ho conosciuti tre e con poche variati la musica era sempre quella. Io penso che non è nemmeno un problema di gay e etero ma un problema di educazione. Io ai miei ho detto che ero gay a 19 anni l’ho detto perché non riuscivo più a tenermela per me e loro mi hanno aiutato tantissimo. Ho passato tante ore a parlare con mio padre di queste cose e lui mi ha consigliato. Project, lui mi diceva tante cose simili a quelle che tu scrivi nel forum, cioè che si deve essere quello che si è ma in modo serio, che essere gay è un modo di amare e queste cose mi hanno aiutato tantissimo. Io adesso sono solo, non ho un ragazzo, quando esco la sera mio padre mi dice sempre di stare attentissimo alla salute ma non mi trattiene e non mi fa la predica e in effetti non ce n’è bisogno perché non sono proprio il tipo che si va a cacciare nei guai. Certo però che di ragazzi gay con la testa sul collo ne ho conosciuti pochi. Non ti dico poi delle chat, ci ho provato, dopo una settimana mi sono cancellato ed è finita lì. Da due anni non frequento più locali né chat. All’università (sto finendo la specialistica) ho conosciuto un ragazzo gay piuttosto serio, anzi dovrei dire molto molto serio ma c’è un problema grosso: non mi attira fisicamente e la cosa mi dispiace tantissimo perché con un ragazzo come quello, se ci fosse un feeling a livello fisico, mi troverei benissimo. Adesso siamo amici, qualche volta usciamo, qualche volta andiamo al cinema, anche lui è solo, tra noi il non detto è tanto, credo che lui si sia innamorato di me ma non me lo dice per non mettermi in difficoltà, siamo al punto che non mi chiama per non crearmi obblighi di nessun genere e allora lo chiamo sempre io, ma quando lo chiamo è proprio felicissimo e lo sento sia da quello che dice che dal tono della voce, per uscire con me farebbe di tutto e sono sicuro che parecchie volte ha disdetto anche appuntamenti importanti per questa ragione. Lui non mi ha detto che “si è innamorato di me” e io non gli ho detto che “non mi sono innamorato di lui”, insomma viviamo sulle omissioni, così almeno ciascuno crede quello che vuole o finge di credere quello che vuole, anche se penso che siamo tutti e due perfettamente consapevoli di come stanno le cose. Questo ragazzo dell’università io lo stimo moltissimo e gli voglio anche bene ma non ne sono innamorato. Certe volte mi sento in imbarazzo, perché magari mi comporterei con lui in modo più disinvolto ma non lo devo fare per non dargli false speranze.

Quindi Project, o trovo ragazzi gay che rispetto a me stanno proprio sull’altra faccia della luna (ma adesso di queste cose mi sono stancato) o trovo ragazzi come il mio amico dell’università, gay, un ottimo ragazzo, ma che non mi attira a livello sessuale. Ero arrivato addirittura a una conclusione che penso sia assurda: cioè che posso innamorarmi a livello sessuale solo di ragazzi dell’altra faccia della luna mentre quelli che mi somigliano in effetti non sono capaci di suscitarmi certe reazioni, perché sono come me, sempre prudenti, sempre per la mezza misura, almeno così sembra. Ma è possibile che non esistano ragazzi gay seri e anche sessualmente attraenti? Francamente io non ne ho mai trovati.

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