GAY E RAGAZZE INNAMORATE – RIFLESSIONI

Questo post è dedicato al cosiddetto “effetto specchio” cioè ai risultati della proiettività psicologica nei rapporti interpersonali e in particolare nei rapporti di amore e amicizia tra ragazzi e tra ragazzi e ragazze.

Partiamo da una osservazione oggettiva: un ragazzo gay, in genere, non è in grado di capire che quando il rapporto con una ragazza si fa anche di poco più intenso o più frequente rispetto al quotidiano la ragazza sta cominciando a crearsi tutto un suo mondo di aspettative e di desideri, ovviamente anche sessuali. Un ragazzo gay tende a notare anche il minimo intensificarsi del rapporto con un altro ragazzo e a leggerlo in chiave affettivo-sessuale, perché questo è tipico della sua realtà. Si chiama affetto specchio: proiettiamo nell’altro la nostra realtà e leggiamo il comportamento dell’altro secondo le nostre chiavi di lettura. Un gay tende ad innamorarsi dei ragazzi e legge in chiave di possibile innamoramento qualunque variazione del loro comportamento, un gay vive spontaneamente i rapporti con le ragazze solo in chiave di amicizia ed è portato ad interpretare ogni variazione di comportamento di una ragazza nei suoi confronti solo come intensificazione dell’amicizia. In pratica il teorema è semplice “se da parte mia c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che ci sia dall’altra parte, se da parte mia non c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che non ci sia nemmeno dall’altra parte”, ma questo teorema, che nella maggior parte ei casi va bene per un ragazzo etero, non va assolutamente bene per un gay né verso un ragazzo né verso una ragazza.

L’effetto specchio è un tipico effetto proiettivo per il quale i gay tendono a vedere ragazzi gay anche dove di gay c’è poco o nulla e le ragazze tendono a vedere ragazzi etero anche dove di etero c’è poco o nulla. Un ragazzo gay potrà pensare erroneamente che un ragazzo etero si sia innamorato di lui mentre non interpreterà come segni di innamoramento i comportamenti tipici di una ragazza effettivamente innamorata di lui. Le conseguenze del credere che un altro ragazzo sia innamorato di un gay sono ben note a tutti ragazzi gay che conoscono queste cose per averle sperimentate anche più di una volta, meno evidenti sono le conseguenze del non avvertire i segni dell’innamoramento di una ragazza nei confronti di un ragazzo gay. La ragazza, ingannata dall’effetto specchio, si aspetta dal ragazzo gay un coinvolgimento sessuale che non c’è e cerca di conquistarlo come farebbe normalmente con un ragazzo etero del quale fosse innamorata. Il ragazzo gay, che vive la cosa dall’inizio senza coinvolgimenti sessuali, non è portato a capire che i comportamenti affettuosi della ragazza non sono un segno di sola amicizia ma sono l’anticamera di una trasformazione del rapporto che finisca per includere anche al sessualità. Il ragazzo gay è portato spontaneamente a sottovalutare i segni dell’intensificazione del rapporto con la ragazza, come telefonate frequenti, passare molto tempo insieme, usare un linguaggio molto affettivo, al limite del linguaggio amoroso. La ragazza, in genere, dopo un po’ di tempo, resta perplessa perché non riscontra nel ragazzo di cui è innamorata le risposte tipiche dei ragazzi etero e comincia a farsi delle domande e qui il rapporto va in crisi e cambia direzione. Gli esiti possono essere sostanzialmente due, alquanto diversi, nel primo caso, non trovandosi alcuna motivazione attendibile alla mancanza di iniziative o anche solo di serie risposte sessuali del ragazzo, arriva inevitabile il sospetto che il ragazzo sia gay e questo sospetto è vissuto come tradimento: “Tu mi hai imbrogliata! Tu mi hai fatto credere che mi amavi!” e simili, qualche volta anche con intenti vendicativi, almeno a livello di diffusione di pettegolezzo, nel secondo caso, direi nettamente più pericoloso, il rapporto diventa morboso e da parte della ragazza subentra l’idea di occuparsi del ragazzo gay al fine di trasformarlo a forza di coccole e di insistenze in un perfetto ragazzo etero, la ragazza cioè si sente una specie di crocerossina del gay che deve essere riportato sulla buona strada. Va detto che ci sono anche ragazze che sono capaci di un gesto autentico d’amore nei confronti di un ragazzo gay e che sanno lasciare andare il ragazzo per la sua strada in modo molto morbido e graduale, tenendosi sullo sfondo e rendendosi conto della situazione, ma perché questo accada una ragazza deve essere particolarmente matura e autonoma rispetto ai modi di pensare comuni.

Che cosa può fare un ragazzo gay che si renda conto tardivamente che una ragazza si è innamorata di lui? Cioè che se ne renda conto dopo aver mandato inconsapevolmente alla ragazza parecchi segnali interpretati dalla ragazza come indice di reciprocità non solo affettiva ma anche sessuale?

In primo luogo, se è ovvio che un rapporto affettivo con una ragazza non è una cosa banale nemmeno per un ragazzo gay, e tanto più per un gay in crisi, è altrettanto ovvio che l’evoluzione di questi rapporti è vista da un ragazzo gay e da una ragazza etero in modo diversissimo. È quindi sempre buona norma mantenere una lucidità sufficiente e non farsi ingannare dall’effetto specchio e a capire quali sono le reali aspettative dell’altra parte. Alcune cose sono assolutamente da evitare:

1) La pubblicizzazione del rapporto con la ragazza, cioè il fatto di uscire con quella ragazza e con gli amici “come se” si fosse una coppia,

2) Il contatto con la famiglia della ragazza e in particolare con i genitori, cioè ad esempio rimanere a pranzo o a cena dalla famiglia della ragazza o fermarsi a parlare coi genitori,

3) Lo scambio di regali con la ragazza, spesso accompagnati da bigliettini alla maniera dei fidanzati.

4) L’uso troppo frequente degli sms e del telefono, specialmente con linguaggio troppo scopertamente affettivo o quasi-amoroso,

5) Ovviamente il vedersi in due, il passare troppo tempo insieme. In questo senso la ricerca di motivazioni diventa un gioco pericoloso nel quale non bisogna farsi coinvolgere.

Ma quando anche tutte le cose sopra elencate si fossero realizzate che cosa si potrebbe fare?

Qui la risposta dipende moltissimo da chi è la ragazza e da che tipo di rapporto si è formato con il ragazzo gay. In linea teorica parlare chiaro potrebbe sembrare la soluzione migliore ma l’esperienza porta alla conclusione che purtroppo non è così e che in parecchi casi dare spiegazioni, oltre che essere controproducente e rischioso per il ragazzo gay, può essere anche traumatico per la ragazza. L’allontanamento non deve essere un trauma ma ci deve comunque essere. Il terribile in queste situazioni sta nel non trovare il coraggio per mettere un punto e basta ma finire per dire sempre di sì dato che non si è avuto il coraggio di dire di no quando la situazione era molto meno complicata. Faccio un esempio pratico di quello che può accadere sul posto di lavoro. Una ragazza invita un ragazzo gay a prendere il caffè insieme al tempo della pausa, poi lo invita ad andare a mensa insieme alla pausa pranzo (intendo non in gruppo ma in due), la cosa si ripete nei giorni successivi, se un ragazzo gay ha sale in zucca dovrà essere lui ad invitare a prendere il caffè un’altra ragazza, meglio se sposata, prima di essere invitato da quella che si è innamorata di lui, un gesto gel genere raffredda moltissimo i rapporti. Il ragazzo deve imparare a dire di no, non deve ricambiare i regali e li deve considerare con trascuratezza, per esempio deve dimenticarli casualmente in ufficio “senza scartarli”. Questi gesti sono di per sé gradevoli ma servono a mettere anche la ragazza al sicuro da traumi successivi e ben più sgradevoli, che, se il rapporto, o meglio il falso rapporto, dovesse andare avanti si produrrebbero inevitabilmente. Altra cosa fondamentale per cercare di limitare i pettegolezzi è non frequentare gli amici della ragazza, per i quali in ogni caso si deve essere un perfetto sconosciuto. Il vero pettegolezzo non consiste nel raccontare fatti veri o presunti di “qualcuno” nel senso generico ma di “un qualcuno” in particolare che gli altri ben conoscono.

Un gay deve avere le idee chiare, se sarà lui il primo a volersi mettere alla prova, a voler cercare di capire se stare con una ragazza è possibile, finirà inevitabilmente per crearsi una marea di lacci e laccioli da quali sarà poi difficilissimo sciogliersi, parlo dei comportamenti tipici del “quasi innamorato” del “ti voglio bene ma …”. Questi comportamenti a lungo andare presentano il conto a chi li mette in pratica. La politica del “piede in due scarpe” non premia in nessun caso e aggiungo che un ragazzo gay impegnato in schermaglie pseudo-amorose con una ragazza non avrà né tempo né modo per cercare di realizzare la sua vera vita affettiva.

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UN ALLENATORE GAY SI INNAMORA IN PALESTRA

Caro Project,

sono un ragazzo di 24 anni, mi dicono un bel ragazzo, almeno le ragazze ne sono convinte. Sono sempre stato uno sportivo a 360° dal calcio all’atletica, al nuoto, alla pallavolo. Dovrei finire gli studi in breve tempo e avviarmi verso la mia professione che con lo sport non ha proprio nulla a che fare e che, se devo essere onesto, non mi piacerà nemmeno, ma adesso sono troppo avanti per cambiare rotta. Insomma, un po’ inaspettatamente, per avere qualche soldo in tasca mi sono trovato a fare il trainer in una palestra per 24 ore alla settimana. È una cosa seria e anche faticosa, mi hanno messo in regola con tanto di contratto e mi pagano anche i contributi, cosa, penso, importantissima per uno come me che potrebbe magari aspettare anni prima di cominciare veramente a guadagnare. La palestra è grande e ha anche una piscina, in pratica è un centro sportivo di tutto rispetto. Gli allenatori sono parecchi, sia uomini che donne e poi ci sono quelli della società che vengono a vedere come lavori e sulla base di quello che fai ti spostano da un corso all’altro secondo le capacità che dimostri. Io ho cominciato con gli anziani, over 50, all’inizio avevo solo quelli, non è proprio il massimo per un allenatore e quindi li danno all’ultimo arrivato, adesso ho 12 ore con gli over 50 e le altre e altre 12 con il gruppo 18-24 anni, in pratica miei coetanei, per metà delle 12 ore si fa ginnastica generale non divisi tra ragazze e ragazzi, per l’altra metà si fa attrezzistica e potenziamento divisi per sesso. Io ho anche il compito di accompagnare i ragazzi ai campi sportivi quando vanno per qualche gara o per qualche selezione, e per questo mi pagano a parte, ma si tratta in genere di una mattina per settimana o di una mattina ogni 15 giorni. Tutto questo sarebbe normale amministrazione, si lavora e si lavora in modo molto serio e controllato e si guadagna pure, facendo una cosa che non pesa e per la quale si è portati, al punto che stavo pensando di rallentare l’impegno dell’università, che non mi piace affatto, per dedicarmi del tutto a fare l’allenatore, anche perché per un ragazzo gay l’ambiente di un centro sportivo è veramente bellissimo, coi ragazzi sto proprio bene, si crea un ambiente molto affettuoso e gradevole e poi gli ambienti sportivi non agonistici o agonistici a livello medio basso, come questo, sono tranquilli e direi pure puliti sotto tutti i punti di vista. La nudità nello spogliatoio non mi crea nessun imbarazzo, né quella altrui né la mia, ci sono talmente abituato che non mi fa più né caldo né freddo. Gli spogliatoi sono separati per sesso ma io ci posso stare pochissimo perché ho gli orari di allenamento dei vari gruppi, mi capita di starci di più nelle mattinate in cui si va allo stadio ma non c’è proprio nessun imbarazzo. La cosa di cui ti vorrei parlare è un’altra e riguarda un ragazzo di 22 anni che viene ad allenarsi con me in palestra e che mi ha messo un po’ in imbarazzo. Sono stato suo allenatore da gennaio a marzo, poi la direzione mi ha cambiato il turno e sono passato ad un altro gruppo e con altri orari. Lui lo ha saputo e ha cambiato gruppo e orari per continuare ad avere me come allenatore. Quando l’ho rivisto mi ha fatto piacere e lui mi ha spiegato che aveva cambiato perché gli venivano più comodi gli orari del mio gruppo, ma io non gli avevo chiesto nessuna spiegazione. Sono convinto che Daniele, chiamiamolo così, abbia cambiato turno proprio per restare con me. Non che mi dispiaccia, anzi, tra l’altro è anche un bel ragazzo, ma non so che fare, non so come comportarmi. Diciamocelo chiaro, è un po’ imbranato, non con le macchine e con l’allenamento, anzi, in quello è molto bravo, ma parla pochissimo, è molto schivo, si vede che quando sta con gli altri sorride ma sorride un po’ per necessità. In palestra in genere si formano coppie di amici, ma lui tende a stare da parte, anche con me parla pochissimo ma quando gli faccio i complimenti mi sorride in un modo che mi tocca molto, non è una cosa qualunque, vuole comunicare qualcosa ma io non so come fare per rompere il ghiaccio. Per il resto è tutto perfettamente nella norma, fa la doccia con gli altri, perché una volta l’ho visto “quasi” casualmente, scambia con gli altri qualche chiacchiera generica e magari va più a fondo su cose tecniche che riguardano l’allenamento. Project, che devo fare? Con Daniele mi sento in imbarazzo, ci vorrei parlare eccome ma mi sento sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Io con gli altri sono spigliatissimo, con lui no! Mi mette in crisi e credo che lui se ne renda anche conto. Solo una volta, allo stadio, sono riuscito a scambiare con lui qualche parola, discorso molto lento e difficile ma molto significativo, i contenuti erano vaghi, sfuggenti, ma si notava la volontà di continuare a parlare. Il tutto è durato non più di 15 minuti, un tempo lunghissimo per Daniele. Chi è Daniele? Non lo so, di lui non so nulla. Sembra un bravissimo ragazzo e vorrei saperne molto di più. Ti dico, Project, non me ne importa niente di sapere se è gay oppure etero però mi piacerebbe molto avere un ruolo nella sua vita, anche un ruolo secondario, ma un ruolo vero. Non so dire se mi sono innamorato di Daniele, per altri ragazzi ho preso delle cotte pesanti, per Daniele no, è una cosa diversa, come faccio a spiegartelo? Vorrei che stesse bene, ecco questo è il centro di tutta la faccenda. Se ha cambiato gruppo e orari per restare con me, come io penso, un motivo ci sarà. Ultimamente c’è stata anche un’altra cosa che mi ha fatto immensamente piacere. Un giorno hanno chiuso gli impianti per dei controlli tecnici e abbiamo dovuto avvisare i ragazzi che l’allenamento era spostato e siamo stati noi allenatori a dover chiamare i ragazzi. Quando ho chiamato Daniele non è stato come quando ho chiamato gli altri, la chiamata è durata qualche secondo in più e non è stata per niente formale, gli altri in genere dicono “ah, ok, grazie!” e finisce lì, lui ha detto: “Ho capito … mi ha fatto piacere sentirti, ciao!” la voce stessa voleva comunicare qualcosa e io gli ho risposto: “Ha fatto piacere anche a me! Ci vediamo domani Dani!” Mi potresti dire che sono solo banalità e che ci sto costruendo sopra un castello ma la sensazione che ho è che non siamo affatto cose banali. Come si fa a rompere il ghiaccio in una situazione del genere? Mi sento in imbarazzo e nello stesso tempo penso che con questo ragazzo si potrebbe creare un rapporto serio, a che livello non lo so, ma una cosa come si deve, mi fa una immensa tenerezza, non è un interesse sessuale nel senso che si dà in genere a questa espressione, vorrei abbracciarlo, vorrei fargli capire che ci sono e che a lui ci penso, ma vorrei anche non essere invadente, vorrei lasciargli tutta la sua privacy. Non sono abituato a rapporti di questo genere. Con i ragazzi che ho conosciuto, anche con quelli etero, per i quali avevo perso la testa, alla fine non è stato difficilissimo arrivare ad un discorso esplicito o quasi, con Daniele è tutto in una situazione quasi di stallo, ci sono dei minimi movimenti, o almeno questa è la mia impressione: un sorriso un po’ più disinvolto, qualche incontro di sguardi (che brivido quando succede!) e poi la sua presenza fisica che comincio a desiderare, aspetto proprio le giornate quando ho l’allenamento con lui. In genere gli altri qualche volta mancano, lui non manca mai, fino adesso non è mancato nemmeno una volta. Quando facciamo ginnastica generale a gruppo misto si mette sempre in fondo sulla estrema sinistra e nei momenti prima e dopo l’allenamento non parla con nessuno né con le ragazze né coi ragazzi. Qualche ragazza ha provato a scambiare due parole con lui ma sono rimaste solo due parole. Adesso, quando lui è presente, mi sento meno disinvolto con gli altri ragazzi, come se pensassi che la cosa magari potrebbe dargli fastidio e mantengo un atteggiamento più formale. Questo significa innamorarsi? Non lo so, certo è tutto diversissimo da altre situazioni in cui mi sono venuto a trovare, è tutto lentissimo ma nonostante tutto provo uno strano senso di sicurezza, non so che fare ma ho l’idea o meglio la sensazione chiara che si tratti di una cosa importante, di un contatto di un altro tipo, forse, ma di una cosa vera, io lo so che lui c’è, di questo non ho dubbi, non so che cosa possa aspettarsi da me, ma so che per lui io conto qualcosa e forse più di qualcosa. Ho fatto di tutto per non scoraggiarlo in nessuna situazione, per fargli capire che a me farebbe piacere creare un rapporto più forte ma lui per un verso tende a sfuggire, anche se per l’altro ho la netta impressione che sia tentatissimo di fare un passo avanti. Ma, Project, esistono ragazzi gay come Daniele? Io non ne avevo mai trovati. È realmente possibile che abbia paura? E paura di che, poi? Io cerco di manifestargli prima di tutto il mio assoluto rispetto e la mia simpatia e magari di fare un passo avanti nel senso di dire due parole o di prenderci una bibita dopo l’allenamento, perché in fondo si potrebbe anche fare, non vedo che cosa dovrebbe temere. E poi se, come penso, è stato lui a fare il primo passo, cambiando gruppo, perché fare solo il primo passo e poi fermarsi? Qualsiasi cosa voglia da me avrebbe comunque senso cercare di ottenerla. Io però mi comporto con lui esattamente nello stesso modo. Mi dispiacerebbe moltissimo che si perdesse una possibilità importante solo per le reciproche paure e per di più ingiustificate. Adesso ho il suo numero, perché quando l’ho chiamato per spostare l’allenamento me lo sono salvato nel cellulare, mi piacerebbe chiamarlo o mandargli un sms, ma non lo faccio, ho paura di essere invadente. Eppure, Project, non mi sono mai comportato così, prima, non sono mai stato così esitante. Ne ho pensata una: se entro natale non è cambiato nulla, mando un sms di auguri a tutti i ragazzi del gruppo, ma a lui glielo mando diverso, un po’ più personale, almeno questo penso di poterlo fare. A quel ragazzo ci tengo, Project, certe volte sogno che si sia veramente rotto il ghiaccio e come sarebbe bello potergli stare vicino, poterlo coccolare un po’ e vedere che è contento. Chissà se sto farneticando oppure magari tra un anno le cose potranno anche andare come io vorrei. Certo è che mi ritrovo a pensare spesso a Daniele ma con affetto, con tenerezza, è un pensiero molto dolce, mi torna in mente il suo sorriso, l’esitazione della sua voce al telefono. Con gli altri ragazzi non è mai successo così, è stato tutto molto più facile e molto più rapido e soprattutto non ho mai provato lo stesso senso di tenerezza che provo per lui e comincio a pensare che in fondo quello che sto provando adesso sia proprio amore, una cosa dolcissima che non avevo mai provato prima. Project, ti ho scritto queste cose perché leggendo il tuo blog ho avuto la sensazione che tu potessi capire il senso di fondo di quello che sto vivendo adesso e poi vorrei che tu pubblicassi questa mail, pensa come sarebbe bello se Daniele leggendo il tuo blog trovasse la nostra storia! Io sogno che sia così.

Un forte abbraccio.

Allenatore innamorato

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GAY MEGLIO SOLO CHE MALE ACCOMPAGNATO

Ciao Project,

ho 35 anni, 12 anni fa ho vissuto una storia d’amore con un ragazzo etero, forse non era esattamente una storia d’amore ma ci volevamo bene e di questo ero certo, poi lui ha trovato una ragazza e si è innamorato, io ci sono stato male, ma in fondo sapevo che sarebbe finita così. Il punto non è questo. Per un paio d’anni siamo rimasti amici anche se sempre meno stretti, il fatto che fosse etero e che fosse sposato non mi metteva in crisi, sapevo che era la sua vita, poi ci siamo persi di vista del tutto per diversi anni. La scorsa settimana ci siamo incontrati di nuovo per caso, a me faceva piacere e evidentemente anche a lui. La famiglia era fuori città e siamo andati a cena insieme. Lui parlava di sé, dei successi che aveva ottenuto, io ho un lavoro qualsiasi, lui invece è lanciatissimo e guadagna un pozzo di soldi, ha una supermacchina, va in vacanza dove vanno quelli che contano ecc. ecc., tutto questo in effetti mi starebbe benissimo ma ho notato tante cose che non mi sono piaciute per niente, una tendenza ad usare qualunque mezzo pur di arrivare al risultato, una spregiudicatezza assoluta, uno direbbe la disponibilità ad ammazzare anche la madre pur di fare quattrini, e tutto questo elevato a filosofia di vita, ammannito come pillole di saggezza, uno scarso rispetto del prossimo, un’arroganza che mi dava fastidio. Ho resistito per tutto il tempo della cena, che ho pagato io prima che lui potesse farlo, poi mi ha riaccompagnato a casa e mi ha salutato come se niente fosse successo, in pratica era talmente occupato a fare il suo show che non si è nemmeno accorto che lo spettacolo non è piaciuto. A casa avevo una scatola con i ricordi della nostra storia e qualche oggetto che aveva comprato per me (un portachiavi, un disco e una penna). Ho preso la scatola e ho gettato tutto nell’immondizia e, non contento di questo, sono sceso per gettare l’immondizia nel cassonetto. Ma come ho fatto 12 anni fa ad innamorarmi di un tipo simile? Avevo proprio gli occhi foderati di prosciutto! Mi sento così contento del fatto che non fosse gay che mi viene da sorridere! Se fosse stato gay avrei potuto buttare la vita appresso a un tipo che crede di essere il padrone solo perché ha il portafoglio pieno e si vanta anche di come lo ha riempito. Dopo di lui ho conosciuto un ragazzo gay col quale, a seguito di un infinto gioco di tira e molla, non si è concluso nulla, evidentemente io non ero il suo tipo (e per la verità nemmeno lui il mio) però siamo rimasti amici. Io adesso vivo da solo in una città lontana da quella della mia famiglia, l’inverno scorso sono stato male, con la febbre alta e lui veniva a casa a portarmi il pranzo e lo ha fatto per una settimana, beh se devo fare i dovuti paragoni, quello che mi dispiace è che con lui non sia stato possibile costruire niente di più di un’amicizia, io, anche senza un grande trasporto, penso che con lui sarei stato bene, lui con me non lo so. Insomma per fortuna certe storie finiscono presto, altrimenti si rischierebbe di finire nei guai, perché forse le persone cambiano e forse, molto più probabilmente, l’amore rende proprio incapaci di vedere e di capire chi realmente si ha di fonte.

Project, questo è solo uno sfogo ma, se vuoi, pubblicalo, potrebbe forse servire a mettere in guardia qualcuno e a fargli tenere gli occhi aperti!

Un caro saluto.

Umberto76

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ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

In quest’ultimo periodo mi è capitato di ricevere diverse e-mail da parte di ragazzi più che trentenni che hanno in pratica cercato in ogni modo di mettere da parte la loro vera sessualità imponendosi una vita almeno formalmente etero o addirittura eliminando del tutto la dimensione sessuale dalla loro esistenza e cercando di realizzarsi attraverso il lavoro. Con alcuni di questi ragazzi ho anche parlato su msn e, nonostante le differenze biografiche, tra loro si riscontrano singolari consonanze di atteggiamenti di fronte alla omosessualità.

Un elemento assolutamente costante è l’idea che la propria omosessualità costituirebbe per i genitori una realtà traumatica e inaccettabile, ragion per cui l’argomento sessualità e in particolare l’omosessualità è accuratamente evitato in ogni situazione di possibile dialogo familiare. Si tratta di ragazzi gay non solo non pubblicamente dichiarati ma, salvo rarissime eccezioni, di ragazzi che non hanno mai parlato della loro sessualità con nessuno e per questo in una situazione di stress notevole. Lamentano tutti l’assoluta mancanza di amici e un senso di solitudine desolante al limite della depressione ma nello stesso tempo covano nel profondo sogni di evasione e meditano su possibili vie d’uscita. Alla fine prevale un atteggiamento fatalistico di rinuncia, ma non di rinuncia serena, ma invece di rinuncia per effetto di una specie di costrizione inevitabile, quasi una specie di maledizione biblica.

I possibili esiti di situazioni del genere, lasciate a se stesse, sono in pratica due: o lo scivolamento progressivo verso forme di vera depressione, di totale passività e di cronica malinconia, o la ricerca esasperate e rischiosa di soluzioni improbabili del problema, tramite quelle che a una persona che non conosce realmente la realtà gay, appaiono come le uniche vie verso una realizzazione di sé, parlo dei siti di incontri, delle chat erotiche e dei locali, che per ragazzi come quelli dei quali stiamo parlando sarebbero un ulteriore e insormontabile ostacolo con tutto un seguito di sensi di inadeguatezza e di frustrazioni.

Chiediamoci innanzitutto: che visione hanno questi ragazzi più che trentenni della omosessualità? La risposta è quasi automatica: ne hanno l’immagine che è stata loro trasmessa dall’ambiente familiare, in termini di disvalore, e l’immagine trasmessa dai media, in termini di comportamenti, tra l’altro le due immagini non sembrano affatto dissonanti e il giudizio negativo sulla omosessualità di conferma ulteriormente. Da lì a dire “io sono sbagliato” il passo è breve e “se poi mi sento comunque attratto verso quel mondo mi sento ancora peggio”.

Come in tutti i problemi di carattere psicologico, una volta individuata la causa, si comincia un lavoro di razionalizzazione e di presa di coscienza che parte dal fornire innanzitutto una visione realistica della omosessualità e, in particolare, di quella dei gay non dichiarati, che pur essendo invisibili, costituiscono la grande maggioranza degli omosessuali. Credo che tutti i gay abbiano chiara coscienza del fatto che ancora oggi, nel 2011, è estremamente difficile trovare informazioni serie sul tema e ancora più difficile è che la televisione affronti questi problemi fuori della logica del gossip. In pratica, per un gay non dichiarato, trovare notizie serie su come vive la maggioranza non dichiarata dei gay è quasi impossibile. La priorità va data quindi ad una informazione seria sul tema della omosessualità non in astratto, ma come rappresentazione di vissuto reale, perché solo così emerge il concetto di “omosessualità come normalità”. È ovvio che questo concetto non la lo stesso supporto sociale che ha l’idea di “eterosessualità come normalità” e quindi, per un gay non dichiarato, tanto più se molto chiuso nel proprio ambiente, l’idea di “omosessualità come normalità” non è affatto facile da interiorizzare. Molti gay, e lo dico con rammarico, sono tuttora convinti che la loro sessualità abbia qualcosa di intrinsecamente patologico, ed è proprio su questo che bisognerebbe lavorare prima che su qualsiasi altra cosa. Come si fa a rendersi conto che la omosessualità è una condizione normale di vita? Certamente le affermazioni di principio lasciano il tempo che trovano, c’è invece una strada naturale per arrivare a quella conclusione ed è avere la possibilità di conoscere ragazzi gay non dichiarati che vivono tranquillamente la loro vita, in coppia o no, ma la vivono serenamente dando alla loro omosessualità il senso non di una condanna ma di un valore che connota profondamente l’identità personale e dal quale non ci si vorrebbe staccare per nessun motivo. Permettetemi un esempio che potrebbe risultare strano per un gay ma in fondo è significativo: se una persona ha in mente che i cani sanno solo mordere c’è un solo modo per convincerla che con un cane si può avere un rapporto affettivo profondo ed è mostrare a quella persona come si può giocare con un cane e coinvolgerla direttamente nel gioco. La paura pregiudiziale si supera solo attraverso l’esperienza che dimostra che si tratta appunto di effetto di pregiudizi.

Per un ragazzo che non ha mai avuto amici e, a maggior ragione, non ha mai avuto amici gay, poter parlare con dei ragazzi gay in tutta tranquillità, con la garanzia dell’anonimato, rappresenta una svolta epocale. I pregiudizi cadono progressivamente attraverso la creazione di rapporti di amicizia. Ci vorrà un po’ di tempo ma alla fine ci si arriva.

Il muro della solitudine che rappresenta la prigione di questi ragazzi si sgretola quando essi si rendono conto di non essere soli, che ci sono moltissimi ragazzi che hanno vissuto e vivono tuttora problemi molto simili ai loro, che con quei ragazzi è possibile stringere rapporti di amicizia vera che non è finalizzata ad altro che allo stare entrambi meglio. Ogni forma di amicizia è uno scambio affettivo bilaterale.

Sono profondamente convinto sulla base dell’esperienza, e Progetto Gay me ne ha date molte conferme, che da soli non si sta bene, per stare bene bisogna sentirsi inseriti in una rete di rapporti affettivi seri, come quelli della famiglia, delle amicizie e anche ma non esclusivamente quelli con il proprio ragazzo. Le amicizie gay tendono a ricostruire l’immagine della omosessualità nella mente di un ragazzo che l’ha sempre vista come un disvalore. Le amicizie si possono costruire anche in chat, e possono benissimo non essere cose banali ma, ovviamente, le amicizie che si concretizzano in una conoscenza e in una frequentazione personale, anche se episodica, hanno certamente ben altro peso. Bisogna che i ragazzi che devono ricostruire la loro immagine della omosessualità si rendano conto che tutto questo non solo è possibile ma è addirittura facile. Capita che con i ragazzi del Progetto ci si incontri per una pizza o per una passeggiata in città, gli argomenti affrontati sono lo studio, il lavoro, la vita sociale, la politica,l’attualità e “anche”, se capita, qualcosa che ha a che vedere con l’omosessualità, che non è certamente l’argomento centrare della conversazione. La normalità di questi pomeriggi e di queste serate per certi ragazzi è sinonimo di banalità perché questi ragazzi non cercano una forma di amicizia e basta ma sono più o meno consciamente proiettati verso l’idea di trovarsi un ragazzo, cosa che, al limite, potrebbe pure accadere, ma non è assolutamente la regola. Amicizia significa poter passare una serata tranquilla tra amici, sapere che non si è soli, che gli altri ragazzi condividono con noi aspetti fondamentali della vita.

Vorrei riportare qui la mia esperienza diretta nel parlare con questi ragazzi. L’impressione che ho riportato pressoché sempre è di un forte disagio iniziale, come se si facesse forza a se stessi per portare avanti la conversazione, ma una volta rotto il muro della iniziale diffidenza il dialogo diventa serissimo e si capisce che corrisponde ad una esigenza profonda e repressa per moltissimo tempo. In pratica attraverso msn questi ragazzi si rendono conto che la realtà gay è una cosa seria della quale non si deve avere paura, che con un gay si può parlare benissimo e, anzi, è in grado di capirti come altri non potrebbero fare, parlo in particolare di psicologi o psicoterapeuti che non sono omosessuali e che trattano anche di omosessualità a livello professionale. Osservo spesso che questi ragazzi tendono ad accentuare molto il peso di questioni che non sono di fatto i problemi di fondo di un gay, tendono ad andare indietro nel loro passato alla ricerca della causa della loro omosessualità e si stupiscono quando cerco di mettere in chiaro che bisognerebbe ricercare invece la causa della rimozione della loro omosessualità.

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LE INTERVISTE DI PROGETTO GAY IN VERSIONE MULTILINGUE

Dopo un lavoro tutt’altro che trascurabile, sono finalmente riuscito a mettere in rete le INTERVISTE DI PROGETTO GAY in versione multilingue.

http://progettogaysito.altervista.org/newint/index.php

È ora possibile scorrere integralmente il sito delle interviste e leggere le schede sulla base del numero d’ordine ed è possibile farlo in tutte le lingue, ma non solo, è anche possibile compilare il test nella propria lingua (anche diversa dall’Italiano). Ciò che è fondamentale è che, in qualunque lingua siano scritte, le schede appariranno tradotte nella lingua dell’utente. Per esempio, se un utente americano compila il questionario in Inglese, un utente spagnolo leggerà quella scheda direttamente in Spagnolo. E’ altresì possibile accedere alla tavola di ricerca tra le interviste, che viene presentata nella lingua scelta da chi effettua la ricerca. Siccome al momento tutte le schede sono in Italiano, le parole (o parti di parole) da inserire nei campi per effettuare la ricerca devono essere in Italiano, ma se ci fossero molte schede in Inglese o in Spagnolo si potrebbero inserire anche nella tavola di ricerca parole o parti di parole in quelle lingue, in questo caso però la ricerca sarebbe limitata alla sola lingua inglese o alla sola lingua spagnola. In questo modo il sito delle interviste online è veramente e totalmente internazionale. Limitazioni esistono solo per l’inserimento (non per la lettura) di interviste in lingue che non utilizzano l’alfabeto latino, questo perché la codifica del DB è unica ed è basata sull’alfabeto latino. Cercherò ora di dare la massima diffusione al nuovo sito su tutti i vecchi linck relativi alle interviste online di Progetto Gay. Siccome il programma è modulare è funziona per un qualsiasi numero di domande, è ormai facilissimo creare nuovi test, è sufficiente, una volta per tutte, prima di caricare il programma sul server, settare un solo parametro relativo al DB. Quindi, se avete da proporre altre interviste di reale interesse per i gay mandatemi una mail:

http://progettogaysito.altervista.org/contatta_gayproject.htm .