AFFETTI GAY E SCHIFO DELLA VITA

Ciao Ragazzi,
permettete oggi al vostro gayproject uno sfogo di natura strettamente personale. In genere non ho problemi di lavoro e tutto sommato non mi pesa lavorare, ma in qualche caso il lavoro diventa una cosa odiosa e non per il lavoro in sé ma per la gente che hai intorno, che non fa nulla e pensa solo a fare pettegolezzi e a regolare in continuazione i conti di faide personali nate da frustrazioni e da meschinità inenarrabili. Ebbene oggi per me è una giornata da schifo, sono tornato a casa, ho la pressione alta, non sto bene e il tutto per delle motivazioni infime! E nei prossimi giorni avrò il disagio di andare al lavoro e di incontrare gente che mi irrita e che non sopporto. Tutto si può fare a questo mondo, anche fare finta di niente quando ti camminano in testa ma l’istinto cerca strade di libertà. Non voglio diventare schiavo di nessuna istituzione e per nessun motivo, meno che mai per ambizione o per soldi! Alla mia età! … e con il terrore che mi prende quando guardo il calendario e penso al tempo che passa! … Voglio essere me stesso per lo meno da vecchio, non voglio sprecare il mio tempo a fare “altro” voglio vivere il tempo che mi resta per le cose che amo veramente, per i valori in cui credo e per i ragazzi che ho incontrato. Se sacrificassi queste cose in nome di altro mi sentirei degradato, venduto, asservito a cose che non mi interessano e che, a parte l’apparenza, non hanno alcun senso. Del rispetto formale della gente che non mi interessa non so che farmene! Della Cultura con la C maiuscola non so che farmene! Non voglio vivere asservito a nulla e a nessuno… la mia libertà, i miei affetti, il mio tempo valgono molto di più e queste cose voglio dedicarle alle persone che amo, alle persone che mi rispettano per quello che sono “veramente”… Ma desso basta con gli sfoghi! … perché per fortuna il mio mondo non si basa su nessun mito esterno (leggi: professionalità, quattrini, carriera, incarichi vari, fumo sociale o culturale) ma su cose molto più serie e molto più vere!
Finalmente torno a casa, col mal di testa e con la pressione alta… e mi ritrovo due righe di “sonosempreio” che mi dice che il suo esame è stato spostato, che spera di tornare preso sul blog e mi saluta con affetto. Adesso è sotto pressione e mi sono guardato bene dal chiamarlo per non creare distrazioni, anche se parlare in chat con “sonosempreio” per me è sempre stato gradevolissimo, un colloquio senza rischi di incomprensioni, senza rituali, senza falsità, una cosa seria e vera, dove non si recita a soggetto! Ecco… due righe di “sonosempreio” sono per me la migliore medicina. Sono queste le cose per le quali voglio vivere, le altre sono falsi miti.
Ieri notte ho passato più di un’ora in chat con Manufree che mi chiamava da Valencia e anche nel parlare con lui non ho avuto minimamente la sensazione di sentirmi fuori posto… sarei rimasto a parlare tutta la notte ma mi ha detto: le batterie del mio computer sono bassissime, tu continua a parlare ma tra qualche minuto la linea cade… dopo circa 10 minuti è successo e ci sono rimasto male perché si era creato un clima molto gradevole.
E mi torna in mente quello che è successo ieri dopo la pubblicazione del commento di Salvatore, con Distillato, e con Orso, un ragazzo che ha una dimensione umana profonda e vorrei tanto che ci desse una mano a fare funzionare questo nostro blog. Questa è la mia vita vera. C’è chi ha avuto il coraggio di dirmi che questa è una vita virtuale mentre la vita “vera” sarebbe quella dalla quale qualcuno pensa che io tenti di sfuggire… Probabilmente certe persone non capiranno mai il valore delle cose vere, di quelle dietro le quali non c’è nessun rapporto di dare e avere, delle cose del mondo affettivo vero. Adesso mi sento di nuovo sereno… forse il blog è la medicina dell’anima. Adesso la storia l’ho detta tutta e, in fondo, nessuno mi potrà togliere la felicità che mi viene da questo blog e dai ragazzi che ho conosciuto tramite questo blog. Certe volte mi chiedo come reagirebbero quelli che lavorano con me se sapessero che questo blog è la metà della mia anima… io penso che mi lincerebbero, e poi comincerebbero una infinita litania di pettegolezzi… C’è tantissima gente, anche fra quelli che io frequento tutti i giorni, che ancora oggi pensa che la parola gay sia un insulto… e quelli cosiddetti intelligenti, invece, pensano che forse la parola gay non è proprio una parolaccia, ma un blog gay è una cosa stupida perché in fondo non è cultura! Ma non mette conto curarsi di queste persone. Io vivo per i gay e da loro ricevo delle bellissime manifestazioni di affetto senza queste cose mi sentire un uomo finito. Questa è la mia vita!

CIAO ORSO79

Ciao Orso79,
mi fa estremamente piacere che una persona come te legga questo blog, le cose che hai scritto mi hanno dato un’emozione profonda, leggere i commenti a “Difficili rapporti tra gay dichiarati e gay non dichiarati” (su Progetto Gay) dà una visione autentica di che cosa sono i ragazzi gay e sono una realtà meravigliosa. Non aggiungo altre parole perché di fronte alle cose che scrivi tu mi sento piccolo piccolo, un nanerottolo che fa bla bla quando ci sono persone come te o come Salvatore che sono capaci di toccare le corde profonde dell’anima di un gay. Grazie Orso! Un abbraccio non ti dico solo da me ma da tutti noi!

DISAGIO E IRRESPONSABILITA’ DAI GAY

Deduco il titolo di questo post da un’espressione di Salvatore che coglie due aspetti dell’essere gay spesso strettamente correlati: disagio e irresponsabilità. La finalità di questo blog è cercare di dare un’immagine del mondo gay quanto più reale possibile e nel mondo gay l’irresponsabilità non è merce rarissima. Se dovessi cercare di sintetizzare l’esperienza che mi viene dalle chat, non quelle con persone amiche che sento a me più vicine nel modo di intendere la vita, ma dalle chat con persone assolutamente sconosciute, dovrei, per onestà intellettuale, premettere che quanto emerge dalle chat è uno spaccato solo del “mondo gay delle chat” che è un sottoinsieme molto particolare del “mondo gay”, decisamente poco significativo a livello di tendenze o atteggiamenti largamente diffusi, si tratta comunque di ciò che, bene o male, emerge. Tutto il resto rimane nel limbo del non valutabile. Premesso ciò, partiamo dall’osservazione del popolo delle chat. La stragrande maggioranza dei ragazzi gay più giovani non usa le chat, le teme e fa bene. E’ difficile capire se il timore sia di origine familiare o se sia dovuto al fatto che un confronto a tutto campo con un mondo del tutto nuovo e potenzialmente pericoloso è, in sostanza, ancora fuori dei desideri dei ragazzi più giovani. In ogni caso, e per fortuna, salvo casi sospetti o forme di ingenuità a stento credibile, di minorenni in chat ce ne sono pochissimi, il che è una cosa molto positiva, non fosse altro perché questi ragazzi non vengono allontanati dalle normali attività della scuola e dal contatto con i coetanei. In genere, tra i 21/22 anni i ragazzi si affacciano nelle chat, è l’età della, chiamiamola così, scoperta del sesso. Non che la cosa non fosse stata scoperta anche prima, ma dopo i 21/22 anni l’idea che la sessualità possa essere soddisfatta facilmente in rete comincia a prendere piede, come alternativa facile a una vita affettiva piena di radicali incertezze. Purtroppo questo montare della spinta sessuale, che non è diretta verso persone concrete ma sembra una pulsione primaria del tutto indifferente al “con chi”, comporta una diminuzione dell’interesse affettivo dei ragazzi gay verso gli altri ragazzi della loro età. La scoperta del porno facile in rete e soprattutto la scoperta dell’uso erotico delle chat fissa l’attenzione di molti ragazzi su una sessualità senza affettività. Le prime volte un simile gioco può essere attraente nella misura in cui lo si considera come un gioco e basta, ma quando ci si rende conto che nessuno dei partner incontrati in chat è realmente disponibile ad avviare un rapporto affettivo serio e nemmeno superficiale, il gioco diventa frustrante. Secondo buon senso, il contatto sessuale dovrebbe essere preceduto dal consolidarsi di un rapporto affettivo. Ma molti ragazzi pensano che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambi e pretendono di mettere prima il contatto sessuale senza affettività, presumendo che poi la dimensione affettiva ne sia quasi il necessario corollario, ma la realtà dimostra che non è così. Alcuni ragazzi incappano in forme di prostituzione mascherata. Riposto a proposito quanto avvenuto ieri. Ricordo che io non frequento chat specializzate ma chat generali e uso un nick tipicamente gay. Ebbene, ieri sera mi contatta una ragazza (?) avatar con una donna in atteggiamento provocante e mi propone “subito” un rapporto a tre: “io, tu e il mio ragazzo”, notate bene, non un rapporto a tre telematico ma un rapporto sessuale concreto a te. Rispondo che non sono interessato. La ragazza mi chiede se sono disposto a farlo solo col suo ragazzo. Rispondo di no. Pensa che la mia risposta derivi dal fatto che il suo ragazzo è etero e mi propone i numeri di telefono dei suoi amici gay. Queste cose sono autentiche forme di adescamento da parte di prostitute e prostituti e sono in effetti piuttosto riconoscibili, ma per un ragazzo giovane possono essere un’attrattiva pericolosa sotto diversi punti di vista, innanzitutto per la salute (rischio AIDS) e poi perché dietro tutto questo c’è prostituzione e quando si viene agganciati da gente di questo genere non è facile liberarsene, si finisce in giochi di ricatti e si rischia di rimetterci molto denaro. Il rischio di finire in mezzo al giro della prostituzione senza potersene più liberare non è un rischio ipotetico, ma anche mettendo da parte cose del genere, il rischio resta altissimo perché, anche ammesso che si trattasse di soli giochi sessuali senza retroscena di prostituzione, queste cose finirebbero per imprimersi indelebilmente nel cervello di un ragazzo e per costituire una specie di imprinting sessuale con il risultato di allontanare ancora di più l’ipotesi della costruzione di una vita affettiva reale. Quando un ragazzo resta affascinato dall’idea del sesso in chat e trova i contatti, diciamo così, a lui graditi, si crea una vera forma di dipendenza psicologica dalla quale è difficile liberarsi. Il discorso potrebbe essere ripetuto anche in relazione ad altre situazioni, come i luoghi di battuage o i locali gay. Quando ci si entra, dopo una prima ondata di fascinazione, segue un lento calo della marea dell’interesse, fino ad arrivare a forme di disgusto radicale. La situazioni che ho descritto fin qui sono solo alcuni esempi di come i ragazzi gay possano essere affascinati da ambienti, da situazioni o da sogni più o meno assurdi. Questi ragazzi non fanno i conti col tempo e credono di essere “i giovani” a tempo indeterminato. Quando poi gli anni passano e si arriva ai 27/28 anni si comincia a passare dall’irresponsabilità al vero disagio, in sostanza si ha l’impressione di buttare via la vita senza senso. Le possibili risposte sono due: una di lento scivolamento in una dimensione depressiva e l’altra di autentica resipiscenza. C’è dunque chi si addormenta in una specie si sonno depressivo e chi reagisce, prende coscienza e vuole uscire dal tunnel, vuole riguadagnare il tempo perduto. In tutto quello che ho cercato di rappresentare qui c’è una variabile ambientale determinante. L’evoluzione può cambiare in modo radicale in funzione del supporto che un ragazzo gay riceva dall’ambiente e in primo luogo della famiglia. Più è lasciato a se stesso può tenderà verso il fatalismo, l’irresponsabilità e gli atteggiamento estremi. In tutto questo un ruolo non secondario possono averlo anche momenti di confronto serio come quelli offerti da siti o da blog gay come Progetto Gay che possono fornire immagini del mondo gay reali e alternative rispetto a quelle del sesso facile e possono contribuire a stimolare una reazione di dignità contro il disagio di una vita gay falsa, in nome di un mondo affettivo gay vero e orientato a contatti umani di alto profilo.

OMOFOBIA O GOLIARDIA IN CHAT

Riporto qui un brevissimo dialogo che ho avuto poco fa in chat con un ragazzo di 19 anni (da profilo). Ho omesso il suo nick e ho riportato i puntini in luogo dei termini più volgari.

X – 22:07 – fro… di mer..
gayproject – 22:09 – complimenti!
X – 22:09 – allora
X – 22:09 – a…
X – 22:09 – a me complimenti?
gayproject – 22:09 – certo!
X – 22:10 – ribadisco
X – 22:10 – fro… di mer..
gayproject – 22:10 – grazie!
X – 22:10 – prego rotto in …
gayproject – 22:10 – sei una persona educata!
X – 22:11 – guarda che qui tra noi due…quello che non va…non sono io
gayproject – 22:11 – sei libero di crederlo…
X – 22:11 – io non lo credo
X – 22:11 – è cosi
gayproject – 22:11 – mi fa piacere…
X – 22:12 – a me di meno
gayproject – 22:12 – dici di essere quello che va bene… e che vuoi di più?
X – 22:13 – senti…..ragioni davvero da fro…
gayproject – 22:13 – per me non è un’offesa…
X – 22:14 – e figurati
gayproject – 22:14 – appunto…
gayproject – 22:14 – ognuno è quello che è
X – 22:14 – l’unico problema….è che voi siete quelli che non vanno
gayproject – 22:15 – se ti piace pensarlo, pensalo
X – 22:15 – ancora…porca madosca…….ma possibile che non reagite
gayproject – 22:15 – a che cosa?
gayproject – 22:17 – ci sei?
gayproject – 22:18 – non scappare!

DIARIO GAY 13 MARZO 2001

Ci vorrebbe coraggio per andare avanti e io non ce l’ho. Non ce l’ho. Non ce l’ho… Non c’è niente da fare non ce l’ho. Prospettive zero, vuoto totale. Non mi va nemmeno di alzarmi la mattina, lascerei andare tutto a rotoli. Lo so che lavorare mi serve a sopravvivere ma solo a sopravvivere. Prima almeno avevo tempo davanti, potevo sognare, ma adesso che prospettive ci sono rimaste… c’è solo un tirare avanti senza senso, un andare per una strada dove non c’è nessuno. Domani si ricomincia da capo, ma domani non cambierà nulla e nemmeno dopodomani. Oggi l’ho visto, sì, oggi l’ho visto… ma a che serve? A starci male e basta a guardare uno che neanche ti guarda, a rodersi il fegato in attesa di che? A aspettare un mezzo sorriso rubato che poi non è nemmeno per me… no, non ne posso più di questa vita assurda. Ma perché gli altri possono innamorarsi e io no? Perché devo rimanere solo? Ma perché? Io non ammazzo nessuno, io non faccio violenza a nessuno eppure devo rimanere solo, sostanzialmente solo sempre… che tanto anche gli amici che ce li ho a fare? A fare finta di divertirmi con loro, a fare finta di divertirmi a recitare con loro? Che ci faccio con amici così? Il sesso poi… ma non è una fissa, è una necessità, ma perché io non posso avere un ragazzo da abbracciare… io non voglio una scena da film porno, non ne posso più di cose del genere, io voglio una vita vera, un ragazzo vero, per baciarlo, per litigarci, per fare l’amore per curarlo se sta male, per volergli bene… ma perché non devo trovare un ragazzo che mi voglia bene? E ce ne sono tantissimi, sono soli come me, sono disperati come me, ma io non so dove sono, perché qui tutto è gay, tutte le cose più stupide sono gay, ma un ragazzo gay vero non lo trovi da nessuna parte, perché fanno come me, perché ci mettono una vita a capire che la vita non è sesso stupido, perché ci mettono una vita a non essere stupidi. Ne ho conosciuti tanti come me, ma non erano proprio come me, loro facevano finta di starci bene in un quadro da film porno, loro sembrava che nemmeno se ne accorgessero che la vita li stava bruciando, ma io non ne posso più, non ho più nemmeno voglia di vivere, vorrei il rispetto di mio padre e mia madre ma so che non lo potrò mai avere, vorrei trovare un ragazzo da amare ma so che non lo troverò mai e che continuerò a campare di assurdità… finché non avrò proprio lo schifo di me stesso… ma perché io non posso vivere la mia vita? Ma io vorrei sapere che cosa tolgo agli altri… Mi sento dentro una rabbia distruttiva o anche autodistruttiva… ma che campo a fare? Solo per aspettare che il tempo passi… tante altre cose le ho fatte, ho fatto tutto il resto… ma non ho mai trovato nessuno che mi volesse bene, nessuno che mi rispettasse per quello che sono, nessuno che volesse anche solo provare a capire quello che mi porto dentro. Se ne sono sempre fregati tutti, sono stato al massimo un giocattolo per loro, i miei sentimenti non contavano niente, con me ci hanno giocato, oppure mi hanno guardato dall’alto in basso. Io il pregiudizio gliel’ho letto negli occhi. Ma chi vi credete di essere? Siete vermi e basta, perché voi fate soffrire la gente… Ma che sto a fare qui? A scrivere stupidaggini che nessuno leggerà mai, pagine di diario che non servono a niente. Certe cose andrebbero strillate fino a spaccare le orecchie delle persone… e invece io le scrivo solo qui e non servono a niente… poi finiranno nella pattumiera e nessuno le leggerà, nessuno! E allora io perché vado girando a cercare cose che non esistono? Sono stupido del tutto? Sì forse sono proprio stupido del tutto. ma come faccio a rassegnarmi a farmi seppellire vivo a 25 anni… Io non voglio crepare così… è assurdo! Ma tanto lo so che finirà così e che non ci sarà niente da fare, che dovrò comunque soccombere, ma è orribile aspettare di essere seppelliti dalla marea del tempo che avanza e restare immobili senza combattere aspettando di essere schiacciati. Non ne posso più di una vita da scifo di questo genere, non ne posso più della mia vita… ma che sogno a fare? Ma che campo a fare? Tanto per me non ci può essere niente di buono. Vedo certi ragazzi contenti e mi viene rabbia. Perché loro sì e io no? Perché sono gay? Ma è una ragione sufficiente per farmi vivere una vita d’inferno. Certe volte spero di non campare troppo, lo so che è un bestemmia per quelli che stanno male veramente… quanto vorrei addormentarmi e non svegliarmi più.
Rispondo a una chiamata in chat di Marco.
Oddio… era più depresso di me… l’ho dovuto riprendere per le orecchie, diceva delle cose terribili, siamo stati a parlare per quasi tre ore. Che cosa strana è la vita, ti accorgi di vivere quando vedi qualcuno che sta peggio di te. Io non sono stato mai innamorato di Marco, né lui di me. Siamo amici? Siamo solo amici? Non lo so, non lo so più… siamo stati a parlare per tre ore e io lo volevo sentire felice, poi alla fine ha pure scherzato… che cos’è l’amore … Potrebbe essere amore anche questo? Non posso illudermi, anche se vorrei, però vorrei risentirlo… anche subito… io lo richiamo.

CIAO DISTILLATO 27

Ciao Distillato,
spero che la tua vacanza sia stata soddisfacente e di tutto riposo e sono contento di rivederti di nuovo qui. Ci sono novità che potrai trovare facilmente scorrendo i post pubblicati dopo che sei partito e alcuni commenti veramente notevolissimi. In altri termini questo blog sta crescendo. Tra i blog di Alice, in sostanza, determina al 95% la presenza di “gay” tra le tematiche più discusse. La stragrande maggioranza di ricerche a tema anche latamente gay sui blog di Alice rinvia Progetto Gay. Non posso negare che la cosa mi gratifica molto. Mentre gli altri miei blog oscillano vistosamente in termini di audience, in funzione degli umori di Google che secondo le giornate li classifica in prima pagina oppure li fa sparire dagli indici per 24 ore, Progetto Gay mantiene sempre la sua posizione assolutamente dominante grazie e meccanismi di accesso tipici di Alice che funzionano benissimo. In sostanza la scelta della piattaforma di Alice è stata una ottima scelta. Tra i blog gay non porno Progetto Gay riveste ora posizioni di rilievo nazionale e sono i numeri a dirlo. ma la cosa fondamentale è un’altra. Oltre il 10% degli accessi tramite motori di ricerca avviene ormai tramite la chiave di ricerca “progetto gay” il che significa che un buon numero di lettori non trovano questo blog per caso cercando altro ma vanno a colpo sicuro. I tempi di permanenza si allungano, oltre il 10% dei lettori apre il blog più volte nella giornata, ma ciò che più conta sono i commenti dei lettori che in parecchi casi non chiamerei nemmeno più lettori ma amici. Si tratta di commenti di una autenticità e di una serietà incredibile, di persone che stimo e apprezzo moltissimo e con le quali mi capita più volte di avere scambi idee in chat. Ragazzi giovani ma non solo, ma certamente persone di livello umano molto alto. La gestione di questo blog (e dei suoi cloni) mi impegna per molte ore al giorno ma la soddisfazione che ne riporto è enorme. I gay seri esistono, sono moltissimi, con le esperienze più varie, ma tutti concordi nel dire che essere gay è una cosa seria, che la vita gay non ha niente a che vedere con i modelli che la gente considera tipicamente gay. Più amici conosco tramite questo blog più mi rendo conto di quanto sia bello essere gay nel senso vero del termine, senza stereotipi, essere gay nel senso più naturale del termine e parlare della vita dei gay per quello che è, per confrontarci e per dare all’esterno un’immagine realistica di quello che siamo veramente. Oggi Salvatore mi ha inviato una storia e io l’ho messa su un post e ho cercato di dire onestamente quello che mi è venuto in mente leggendola. E’ bello pensare che un blog come questo può avere un senso, che c’è chi lo legge, che c’è chi lo prende sul serio! Io lavoro per un’idea, per allargare la conoscibilità del mondo gay meno conosciuto, di quello che non fa spettacolo e che è costituito da centinaia di migliaia di persone. Io lavoro per spingere le persone di buona volontà a smussare i moralismi e a guardare in faccia alla realtà del mondo gay. Credo in una morale gay che è quella che vedo nei ragazzi gay che conosco, la morale dell’essere quello che si è, con la massima libertà e con la massima dignità. E in questi giorni ho avuto esempi bellissimi di dignità gay. Conoscere il mondo gay vero significa amarlo per i suoi valori, per la sua dignità, per la dimensione di sofferenza che purtroppo è costretto a subire. Adesso, caro Distillato, mi sono allargato un po’ troppo, portato sulle ali dell’entusiasmo ma è un entusiasmo autentico e questo entusiasmo lo devo tutto a chi mi dà fiducia. Io ho un sogno! Vorrei tanto che i gay, ragazzi e non più tali, avessero un impeto di orgoglio vero e facessero del loro essere gay la base di una vita libera e soddisfacente sotto ogni profilo!

DIFFICILI RAPPORTI TRA GAY DICHIARATI E GAY NON DICHIARATI

Riproduco qui come post un interessantissimo commento di Salvatore (su Progetto Gay), in modo che tutti possano leggerlo facilmente e possa essere corredato di un titolo e di tag adeguati a renderlo facilmente reperibile in rete perché la storia è emblematica. Dopo la storia di Salvatore aggiungerò quello che penso delle situazioni che la storia descrive.
__________

Grazie, spero sempre di poter contribuire a questo blog, raccontando le mie esperienze personali, sempre attento nella ricerca di un equilibrio interiore che spesso può sfuggire.
Giuseppe, oggi ti parlerò di lui, simbolo di tutti quei gay giovani e non, che non riescono ad accettare la propria condizione di omosessuale. Lo incontrai una sera d’estate nel caos del Sabato sera di una discoteca, e credo che lui non sia mai stato così bello come quella sera (scusami la parentesi). Da quel giorno decise di insinuarsi nella mia vita con sottile maestranza. Cominciò a frequentare il mio atelier, prima da cliente, poi le sue visite furono sempre più frequenti, finché non mi chiese cosa aspettassi ad invitarlo a uscire. Allora lui aveva 19 anni , e io 26, quindi con la responsabilità di un ragazzo più maturo, decisi di compiere il primo passo, anche se per me era difficile lasciarmi andare o fidarmi; ero appena tornato da Milano, e avevo ancora l’amaro in bocca per quei fatti vissuti di cui ti ho già accennato. Lo chiamai; mi rispose la madre, e dopo un pò sentii un rumore di zoccoli di legno in corsa; era lui che si precipitava al telefono, strozzandosi con un boccone in gola perché stava pranzando, colto probabilmente da emozione. Parlava a singhiozzo, ma comunque lo invitai ad uscire. Da quella sera cominciò a circuirmi con molta naturalezza, stavamo bene insieme, anche se mi sembrava di capire che mi stava allontanando dai miei amici, e la sera ormai si usciva sempre da soli. Cominciai a chiedermi perché, cosa volesse, io ero un gay dichiarato, ma lui non mi aveva ancora parlato della sua vita sentimentale, e io non mi permettevo di chiedergli nulla. Eravamo sempre più soli, e creava sempre le condizioni perché restassimo da soli, in più cominciai a notare il suo imbarazzo, se qualche conoscente ci trovava insieme in un ristorante o in un locale. Così per mesi, e ormai eravamo un’anima e un corpo. Ma io soffrivo terribilmente, perché non capivo, finché un giorno decisi di parlare perché non potevo più continuare così e gli chiesi:"Perché? Io voglio sapere cosa stiamo facendo, perché usciamo di nascosto come dei ladri? Perché? Cosa vuoi da me"? Mi assicurò di volere solo la mia amicizia, di non essere gay, e che il suo disagio era dovuto alle dicerie della gente che nei piccoli paesi di provincia, non fanno altro che sparlare, e che non aveva nessuna intenzione di rinunciare a me, perché ero un amico di cui non avrebbe potuto fare a meno. Gli sottolineai che se non fosse gay, non avrebbe avuto motivo di imbarazzarsi, visto che aveva scelto di essere mio amico, e se non aveva nulla da nascondere. Comunque considerando la sua giovane età cercai di assecondarlo per dargli il tempo di capire e di maturare. Ma le cose andarono sempre peggio, notai che diceva molte bugie, finché gli chiesi di non farsi più vedere. Andò in forte depressione, ed io non potevo sopportare che stesse male, così, convinto anche da una nostra amica, ripresi il mio rapporto con lui. Ormai avevo perso la logica di tutte le cose, stavo rasentando la pazzia, versai più lacrime di quante ne avessi, e a volte svenivo per la mia stanchezza mentale. Nonostante lo avessi perdonato, il suo comportamento era sempre più provocatorio, finché un giorno mi accorsi che mi stava usando come specchietto per le allodole; in realtà aveva delle relazioni sessuali con altri omosessuali omertosi, che gli salvavano la reputazione. Lui mi amava, lo so, spesso approfittava di un movimento casuale per sfiorarmi con una mano, ma la mia libertà e il fatto che io fossi dichiarato, lo spaventavano. E’ inutile descrivere il mio dolore. Lui aveva deciso di viversi la nostra storia platonicamente, ma io stavo morendo lentamente. Quel giorno che decisi di liberarmi di lui per salvarmi, ho avuto l’impressione di morire, ma dovevo farlo. Ci sono voluti anni perché io lo dimenticassi. Racconto questa storia perché vorrei dire a questi ragazzi che non riescono a convivere con la propria condizione omosessuale, di farsi coraggio e di esprimere liberamente i propri sentimenti, se no, come il mio amato Giuseppe, potreste fare del male, molto male.
___________
Innanzitutto ringrazio Salvatore per la storia che ci ha voluto proporre, che non è una storia insolita tra ragazzi gay. Se per un verso capisco perfettamente il punto di vista di Salvatore e probabilmente in una situazione analoga avrei agito più meno nello stesso modo, ci tengo a ribadire un concetto. Un gay dichiarato si trova in una situazione molto diversa da quella in cui versa un gay non dichiarato. Dichiararsi o meno non è solo una questione soggettiva e non si può riportare al maggiore o minore coraggio del singolo, le variabili ambientali sono tante e spesso sono realmente determinanti al di là dei desideri dei singoli. Ho incontrato ragazzi che si sono dichiarati non per scelta me perché non potevano farne a meno perché ormai già individuati come gay a seguito, diciamo così, di errori di strategia nel loro nascondersi, e ho trovato ragazzi dichiarati in via assolutamente spontanea fin da quando si sono resi conto di essere gay, perché in fondo vivevano in una specie di isola felice in cui l’omosessualità era considerata una cosa normale. Nel bene o nel male il coming out è liberatorio ma in ambienti non idonei è molto pericoloso e il rischio di linciaggio morale esiste eccome. Su questo ho sentito raccontare e ho visto con i miei occhi cose raccapriccianti. Vorrei dire che i ragazzi che non si dichiarano possono avere fondatissimi motivi per non farlo e spesso i ragazzi gay dichiarati, quasi dall’alto delle loro condizione, diciamo così di libertà, non tengono conto che, in particolare per un ragazzo di 19 anni, in un ambiente come quello di un piccolo paese, il coming out può essere angosciante e al limite veramente distruttivo. Chi, in un modo o nell’altro, ha fatto il passo del dichiararsi si dimentica facilmente delle difficoltà che lui stesso in prima persona ha passato rima di decidersi, se la cosa è derivata realmente da una scelta e non da condizioni esterne determinanti. Devo dare atto a Salvatore che la storia che ha raccontato non lascia trasparire nessun giudizio circa il comportamento di Giuseppe (e questo è un segno d’amore) e mostra che, spesso, i ragazzi non dichiarati o anche quelli che scelgono la via dei lunghi e ambigui approcci platonici possono non rendersi conto che con il loro comportamento infliggono sofferenze pesanti a chi vorrebbe maggiore chiarezza e scelte determinate. In realtà quelli di Salvatore e di Giuseppe sono due diversi modi di essere gay. Nella mia vita ho incontrato ragazzi come Salvatore e ragazzi come Giuseppe ed effettivamente non ho potuto osservare rapporti sereni nel tentativo di far convivere modi di essere gay molto diversi. Ciò che mi pare fondamentale in ogni caso è la chiarezza almeno all’interno della coppia o all’atto delle costituzione di un rapporto affettivo serio. Capirsi fino in fondo, cioè capire l’uno le esigenze vere dell’altro, è fondamentale. I rapporti poco chiari, quelli giocati sul detto e il non detto, sul sottinteso, sulle interpretazioni, sono in sostanza dei defatiganti esercizi di pazienza che logorano un rapporto già prima che si comprenda di che cosa si tratta. Per i gay la chiarezza reciproca nella vita affettiva è irrinunciabile.