ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

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CHAT TRA UN GAY E UN ETERO CURIOSO

Ricevo da un Utente (gay) di Progetto Gay il testo di una sua chat con un ragazzo 22enne etero curioso. Ovviamente le etichette vanno perse con tutte le riserve del caso, ma sono comunque utili a inquadrare sinteticamente la situazione. Entrambi i protagonisti hanno autorizzato la pubblicazione. I nomi sono stati eliminati e le località sono state cambiate.
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– Da dove?
– Latina, tu?
– Roma
– A o P?
– Ancora con ste cazzate!
– Perché?
– Perché sono cazzate!
– Ma tu, A o P?
– Ci credi che una questione del genere non m’è proprio mai passata per la testa?
– Ma che fai, sfotti?
– No! È proprio così… secondo me tu non sei manco gay
– Ma che cavolo dici! Io di ragazzi me ne sono fatti tanti
– Lo vedi, non sei gay!
– Ah no? E perché?
– Ma scusa ma tu ti sei mai innamorato di un ragazzo?
– Che? Innamorato? Ma come parli? Ma da che mondo vieni?
– Sì, innamorato! È una cosa bellissima!
– Senti, bello, ma che ci stai a fare qua? Ci stai a cercare l’innamorato? Eh eh …
– No! Quello ce l’ho già!
– Tu, anni?
– 31 e tu?
– Ammazza, manco di primo pelo, io 22, ma mi sa che ne so molto più io di te!
– Di certe cose penso proprio di sì, di altre meno
– Ma sei un prete?
– Io? Per carità!
– Sei dell’esercito della salvezza?
– None!
– E allora chi cazzo sei?
– Sono un gay felice!
– E stai qua solo per rompere i coioni a me?
– No! Ma siccome abbiamo cominciato a parlare… e poi A o P? Ma chi te l’ha messo in testa?
– Come chi me l’ha messo in testa?
– Guarda io e il mio ragazzo siamo proprio disinibiti ma A o P non ce lo siamo mai chiesto
– Cioè? Che cavolo dici? Ci sarà pure uno A e uno P
– Ma manco per niente, noi siamo due ragazzi mica un uomo e una donna.
– Vabbe’ ma scusa e allora come fate?
– Posso fare prima io una domanda a te?
– Vai!
– Tu hai mai fatto l’amore con una ragazza?
– Certo!
– E ci stavi bene?
– Ammazza!
– Lo vedi, non sei gay!
– Ma che cavolo c’entra, con un ragazzo è diverso… con un ragazzo non ci fai l’amore, con un ragazzo è solo sesso, comunque adesso rispondi tu, voi come fate?
– Dici sesso anale?
– Sì
– Non lo facciamo
– Ma che cazzo dici?
– Veramente e mica è una scelta, proprio non c’è mai passato per la testa
– A me invece mi passa per la testa eccome e tutte le volte che l’ho fatto sono stato sempre attivo
– Ma tu non cercavi un ragazzo, tu cercavi il sostituto di una ragazza
– Beh, e con questo? A me piace dominare, si vede che a te ti piace stare sotto!
– Lo vedi, usi proprio categorie che nessun vero gay userebbe
– Vero gay? E chi sarebbe? Uno come te?
– Ma guarda che non sono mica una mosca bianca
– Le mosche si posano sulla merda, altro che bianche!
– Che vorresti dire?
– No, così, niente, una battuta stupida, non era riferita a te
– Ah!
– Quanti anni ha il ragazzo tuo?
– 32
– E da quanto state insieme?
– 11 anni
– Ma dai!
– È vero! proprio 11 anni
– E non vi siete mai messi le corna?
– No, penso proprio di no
– Cioè tu stai da 11 anni con lo stesso ragazzo?
– Sì esattamente!
– E non ti sei stufato?
– Neanche un po’!
– Ma allora me lo dici che ci stai a fare qui?
– Ecco questa è una domanda seria, diciamo per curiosità
– Curiosità di che? Qui è tutto molto spiccio
– Mi piacerebbe capire come ragionano gli altri
– Sei uno psicologo?
– No!
– Uno strizzacerveli?
– No! Niente di tutto questo
– Il tuo ragazzo lo sa che stai in questa chat?
– Certo che lo sa!
– E non dice niente?
– No! Qualche volta ci viene pure lui.
– E voi sareste quelli gay felici e contenti, quelli gay veri!
– Eh sì…
– Ma di sesso tra voi che fate?
– Tutto quello che ci viene spontaneo, e ce n’è!
– Cioè che cosa?
– Beh, a livello sesso, masturbazione reciproca e sesso orale.
– Ma quelle sono cose da ragazzini!
– Forse sì, ma noi siamo ancora ragazzini
– E poi? Cioè che altro fate?
– Poi una marea di coccole
– Di che?
– Di coccole, abbracci, carezze…
– Ma vestiti o nudi
– Beh, è ovvio, nudi, a pelle, e sono cose bellissime
– In effetti non deve essere male
– Lo vedi che lo ammetti pure tu!
– Sì, però ci vorrebbe il ragazzo giusto
– E tu non lo hai mai trovato?
– Dove? Qua? Ma quando mai! Ma tu il ragazzo tuo dove l’hai trovato?
– È un mio ex-collega di lavoro, per un po’ abbiamo lavorato nello stesso posto
– Ti va di raccontarmi come è successo?
– Certo! Ma è stato tutto molto semplice, siamo diventati amici, cominciando a scambiare qualche parola, poi abbiamo parlato molto e alla fine è venuto tutto da sé
– Quanto ci avete messo a dichiararvi?
– A creare il nostro rapporto ci abbiamo messo un anno e mezzo, quanto a dichiaraci non ci siamo mai dichiarati
– Tutto sottinteso?
– Sì, tutto sottinteso
– E il sesso?
– Beh, una volta che ci siamo capiti, è venuto tutto da sé, però aspetta, prima abbiamo fatto il test tutti e due
– Ammazza, ma c’avevate proprio fifa!
– Beh, sai, se uno sta proprio sicuro tutta la cosa se la gode meglio, se no resti sempre con l’ansia
– Ma se non lo fate con la penetrazione non c’è rischio
– Non è vero, il rischio c’è lo stesso e se il sesso te lo vuoi godere non ti puoi portare nel sottofondo la paura che ti stai impestando
– In effetti io prima lo facevo pure senza protezione, poi mi sono venute le paturnie e ho fatto il test, quando lo sono andato a ritirare mi stavo proprio cacando sotto, però è andata bene e adesso il preservativo lo uso sempre, ma solo per il sesso anale
– Beh ma anche il sesso orale è rischioso per il ricevente, almeno bisogna evitare il contatto con lo sperma, non basta, però è comunque meno rischioso
– Vabbe’, allora tanto vale che ti fai frate!
– No, dai che basta un po’ di buon senso
– Mh … vabbe’ … Ma lui ti eccita ancora dopo 11 anni?
– Direi che è soprattutto una immensa tenerezza, il sesso c’entra parecchio, è ovvio, ma per me il sesso serve a farlo stare bene, o meglio, aspetta, serve a stare bene insieme, senza segreti, condividendo proprio tutto
– Mi viene sempre più l’idea che mi stai prendendo per il culo
– E che ci guadagnerei? Non so nemmeno chi sei
– Sì ma fai proprio le prediche, mi sa che sei un fake
– Proprio per niente!
– … Ma tu proprio ragazze zero?
– Te l’ho detto, sono gay!
– Vedi, io con una ragazza le coccole pure le capisco ma è diverso, con un ragazzo la cosa deve essere sessuale nel vero senso della parola
– Scusa, ma perché? Chi lo dice?
– Lo dicono tutti!
– Io no!
– E vabbe’ ma tu sei uno, gli altri sono tanti, anzi tantissimi! Io a scambiare coccole con un ragazzo come con una donna non mi ci vedo proprio
– Ma tu adesso hai una ragazza?
– Una mezza storia, ma è una rompipalle, lei pensa che ce l’ha solo lei, mi ricatta col sesso, e forse c’ha pure un altro
– Ma tu con lei ti ci vedi sposato?
– Sposato? E che me metto la tagliola al cazzo? A parte che mica si piglierebbe uno come me, io me ne piglierei una come lei, cioè col fisico suo, ma deve essere la ragazza mia e basta. Ma è sicuro che non mi stai a piglia’ per il culo?
– Manco ti conosco
– Ma come è possibile che voi proprio con le donne niente? Io questa cosa non la capisco proprio
– Ti può sembrare strano ma è così
– Ma proprio du’ tette, un bel culo e te niente, proprio zero? Perché a me le ragazze mi piacciono ma mi tira pure coi ragazzi, è una cosa diversa ma mi tirano pure i ragazzi
– Io con le donne proprio nessuna interesse
– Ma ti tira almeno un po’?
– Magari, se fosse in una situazione che ci si vuole bene veramente, forse, non lo so, ma al limite…
– Ma ti fanno proprio schifo?
– No! Per carità, ci sono ragazze alle quali voglio bene, le stimo, le sento amiche, ma non sono attratto dalle ragazze
– Cioè proprio non ti si drizza?
– No! Quello può pure succedere e magari, al limite, ci potrei anche fare sesso, forse, ma del mio ragazzo mi sono innamorato, è proprio un’altra cosa
– È come succede a me: coi ragazzi solo sesso, ma de ‘na ragazza mi prende proprio
– Sì, però io non andrei mai a cercare sesso da una ragazza, io una chat etero non ci sono mai entrato
– Io sì, ma era proprio un puttanaio, ma pure quelle gay, ma forse quelle etero è pure peggio
– Beh, se vai a cercare una ragazza in una chat erotica…
– Mh … ma ce l’hai duro adesso?
– Manco per niente!
– Io sì! Lo vuoi vedere?
– No, dai, proprio non mi interessa!
– E che gay sei?
– Uno vero!
– Vabbe’, l’ho detto per metterti alla prova, perché di mezzi preti qui ne trovi tanti, ma poi se gli chiedi se lo vogliono vedere accendono subito la cam
– Ma io non ho accettato…
– Ho visto… però sei un tipo strano, se sei gay tu, gli altri che cosa sono?
– Quelli come te?
– Sì
– Beh, sono etero, un po’ frustrati, o forse un po’ bisessuali
– Allora tu ai bisessuali ci credi?
– Non si tratta di crederci ne ho conosciuti diversi
– Bisessuali come me?
– Ma tu non sei bisessuale, i bisessuali si innamorano dei ragazzi proprio come delle ragazze magari preferiscono più le ragazze o più i ragazzi, ma se ne innamorano proprio
– Ecco, questa cosa non la capisco, io non mi sono mai innamorato di un ragazzo, in genere non ci vediamo una seconda volta e poi certi tipi di ragazzi non mi piacciono proprio
– Cioè quali?
– Quelli che ti si appiccicano, quelli che vogliono essere per forza “il tuo ragazzo” quelli che ti mandano i messaggini, che ti chiamano per darti la buonanotte, sono azzeccosi, sono effeminati
– E allora di dovrebbero piacere
– Beh, una bella trans pure pure, ma uno che fa il ragazzo macho e poi fa tutte quelle moine da femmina proprio non mi piace, un ragazzo deve fare il ragazzo, le moine da un ragazzo non le capisco proprio, ma tu col ragazzo tuo facevi tutte quelle cose lì?
– Beh, qualche sms sì, lui non è ossessivo e nemmeno io però qualche attenzione speciale uno per l’altro ce la siamo concessa.
– Avete mai litigato?
– Eccome! Certe volte lo avrei proprio ammazzato
– Perché?
– Mi diceva che non stava bene, proprio fisicamente, dolori addominali, quando cercavo di portarlo dal dottore lui scattava, non ne voleva sapere, mi diceva che erano fatti suoi e non miei, che non era un ragazzino e che le sue scelte, giuste o sbagliate, le voleva fare da solo e qualche volta mi ha mandato malamente a quel paese
– Però non avete rotto
– No, ma mi faceva venire i nervi perché mi faceva preoccupare. Per fortuna è stato solo un periodo, poi è stato meglio, di recente non è stato bene di nuovo ma questa volta dal dottore c’è venuto e ha fatto bene
– Ma c’erano problemi grossi?
– No, per fortuna no
– Ma voi siete dichiarati?
– Con qualche amico, certo, perché quelli che ci conoscono ci vedono e non sono ciechi, con gli altri no, e tu sei dichiarato?
– No, e poi, se mi dichiaro, alla mia ragazza che cosa dico: senti cara io sono gay!
– E poi tu non lo sei!
– Ma se sono dichiarato me lo hai chiesto tu!
– Vero, era una domanda stupida
– Me lo dai un contatto tuo? Una mail o quello che vuoi tu
– Ok [… omissis …]
– Il mio è [… omissis …], vabbe’ mo’ vado che è tardi, oh è stata una chattata strana, però m’è piaciuta
– Anche a me
– Allora buonanotte e salutami il tuo ragazzo
– Certo! Buonanotte a te!

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OMOSESSUALI E AMOR PLATONICO

I capitoli di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi costituiscono il nucleo del pensiero di Raffalovich sulla omosessualità ma hanno anche una notevole importanza storica perché permettono di capire le lontane radici delle posizioni che saranno poi fatte proprie dalla chiesa cattolica sullo stesso argomento.

Raffalovic chiarisce che cosa sia l’amor platonico secondo Platone, si sofferma poi ad esaminare gli amori platonici della sua epoca e cerca anche di darne una spiegazione non priva di interesse.

Per descrivere che cosa sia l’amor platonico secondo Platone, Raffalovich cita ampi passi del Fedro, nei quali si definiscono due tipi di amore, uno filosofico e l’altro onorevole, naturalmente entrambe le forme d’amore si riferiscono all’amore pederastico (rinvio per chiarire il concetto di pederastia a John Addigton Symonds “Un problema di erica greca” http://gayproject.altervista.org/etica_greca.pdf): l’amore filosofico mira al miglioramento di sé e del proprio amato, si basa sul sentimento dell’attrazione verso il simile, prevede forme di affettività come le carezze o il condividere il letto, ma esclude le carezze sessuali e, ovviamente, qualsiasi forma di rapporto sessuale o di masturbazione; l’amore onorevole, prevede anche la possibilità di rapporti sessuali “di tanto in tanto, ma il meno possibile”, purché finalizzati a realizzare un bene metafisico. In questo caso, siccome a detta di Platone, il rapporto nasce dalla passione, c’è un elemento caratterizzante che distingue l’amore onorevole dall’amore comune, finalizzato al piacere, ed è la “fedeltà” anche quando la passione viene meno (una specie di matrimonio indissolubile).

Platone descrive anche i destini delle anime degli amanti filosofici e di quelli onorevoli. I primi, dopo la morte, metteranno le ali e voleranno subito verso la verità, i secondi, non avranno subito le ali ma solo qualche piuma, e gireranno nel cielo, sopra la terra, per novemila anni e soltanto dopo, metteranno “insieme” le ali, perché sono stati amanti fedeli, e voleranno verso la verità. Gli uomini comuni, invece dovranno rimanere sulla terra o sotto di essa, perché hanno ceduto alle passioni vili.

Va detto che una visione simile del destino ultraterreno delle anime si trova anche nel Somnium Scipionis di Cicerone, ma per Cicerone sono le virtù civili e militari che innalzano gli uomini alla felicità eterna, per Platone, invece, e l’amor platonico, cioè la continenza sessuale e non va sottolineato che Platone non si riferisce affatto all’amore coniugale, che non è nemmeno preso in considerazione, ma solo all’amore pederastico. Per avere un esempio lampante di amor platonico ci si può riferire alla vicenda di Fedone.

Diogene Laerzio, nel secondo libro delle Vite dei filosofi, ci fornisce qualche notizia su Fedone, in realtà ben poco sulle opere e meno ancora sulla sua biografia, dice che era di Elide (l’estremo occidente del Poloponneso), lo considera un eupatride, quindi un nobile, sappiamo da altre fonti che sarebbe stato catturato in guerra in uno scontro tra Elei e Spartani, probabilmente nell’ambito della battaglia di Manitinea (418 a.C.) All’epoca poteva avere più o meno vent’anni, fu poi venduto ad un mercante di schiavi. Diogene Laerzio afferma che fu costretto a stare in una casa di prostituzione, riuscì comunque a prendere contatto con Socrate e questi, insieme con Alcibiade e Critone, trovarono il denaro necessario e lo riscattarono, da qual momento Fedone, divenuto uomo libero, fu uno dei discepoli di Socrate e si dedicò alla filosofia.

Altre fonti affermano che dovette servire nella casa del mercante di schiavi, ma un giorno, mentre Socrate era ospite di quel mercante, rispose ad una domanda di Socrate, il quale colpito dalla bellezza e dell’intelligenza del ragazzo, lo riscattò e ne fece un suo discepolo. Le due versioni della storia sono comunque sostanzialmente conciliabili. All’epoca dell’incontro Socrate poteva avere 52 o 53 anni e Fedone poteva averne 21 o 22.

Platone intitola a Fedone il dialogo sull’immortalità e mostra Fedone accanto a Socrate al momento della morte del maestro. Direi che questo è un esempio emblematico di amor platonico, anche se non segue alla lettera il modello tracciato da Platone.

È ben noto che il pensiero filosofico cristiano affonda le sue radici nel platonismo e chiaramente, anche se paradossalmente, la teoria dell’amor platonico contenuta nel Fedro diventa un sostegno importante per la teorizzazione della castità come ideale del matrimonio. Si tratta in realtà di contenuti inconciliabili, che hanno in comune solo la dimensione metafisica e l’ideale della castità, ma che si riferiscono a dimensioni storiche e a fatti concreti che non hanno nulla in comune. Piace tuttavia a Raffalovich svolgere sulla base del Fedro di Platone la sua personale apologia della castità. C’è in Raffalovich ben chiara l’idea che sarà poi fatta propria dalla chiesa cattolica in tema di omosessualità: l’omosessualità in sé è un dato di fatto ma è comunque una inclinazione disordinata, l’omosessuale può far parte della chiesa solo se è casto.
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L’amor platonico

Prima di parlare degli amori platonici e della decentralizzazione sessuale, citerò un brano di Platone sull’amor platonico. Non bisogna confonderlo con gli amori platonici.

L’amore platonico è o filosofico o onorevole. Quando è filosofico o quando è onorevole, comprende, sottintende l’amicizia-passione, il desiderio virtuoso di essere migliore e di rendere qualcuno migliore, a qualsiasi costo.

La soddisfazione fisica dell’amor platonico è la condivisione del letto dell’amato. Nell’amore filosofico questa intimità fisica comporta tutte le carezze, salvo quelle sessuali; nell’amore onorevole essa comporta di tanto in tanto la pratica dei piaceri sessuali, il meno possibile, e bisogna che questi piaceri siano comunque ricercati, desiderai, cari, e siano in ogni caso l’espressione, mal scelta forse, di virtù e tenerezze immateriali.

Gli uranisti hanno un ideale, un dio, dice Platone, ed essi “cercano un giovane uomo della stessa natura, e quando lo trovano, allora, imitando il loro dio, e spingendo questo giovane ad imitarlo, fanno in modo che si avvicini per quanto possibile al modello la cui idea è sempre presente nella loro mente. Si applicano a questo con tutte le loro forze, senza mai abbandonarsi all’invidia o ad alcuna malevolenza poco generosa verso i loro amati, per renderli simili a se stessi e alla divinità che onorano, ecco il fine costante dei loro desideri e dei loro sforzi.”

“Questo è lo zelo di quelli che amano veramente; il loro successo è una sorta di iniziazione; e per colui che ne è l’oggetto, una tale passione non può che essere motivo di onore e di felicità, quando egli è sensibile e si lascia soggiogare… E alla fine accade che il giovane uomo naturalmente disposto ad amarlo arriva a condividere i sentimenti di colui da cui riceve atti di adorazione… Il tempo che scorre, l’età, la necessità lo persuadono infine ad ammetterlo alle dolcezze di una dolce familiarità; perché non è mai stato scritto nel libro del destino che due malvagi possano amarsi né che due uomini onesti possano non amarsi. Appena questo giovane uomo è in rapporto col suo amante, ha accettato i suoi discorsi e la sua persona, la passione dell’amante riempie di ammirazione l’oggetto amato che capisce che l’affetto dei genitori e di tutti gli amici insieme non è nulla in confronto con quello di un amante ispirato. Dopo qualche tempo, a forza di vedersi e di toccarsi, sia nei ginnasi, sia negli altri luoghi di incontro, … ecco dunque che anche il giovane uomo ama, ma non sa chi; non conosce la natura del suo affetto, e non saprebbe esprimerla; come colui la cui vista è indebolita per avere guardato degli occhi malati cerca in vano la causa del suo male, senza saperlo, egli vede la propria immagine negli occhi del proprio amante come in uno specchio. In sua presenza, come lui, non sente più il dolore, in sua assenza lo rimpiange tanto quanto lui stesso è rimpianto; ha un Antieros, immagine di Eros.”

“Ma egli non crede affatto che la sua affezione sia amore; la chiama, la crede amicizia. Allo stesso tempo egli desidera quasi altrettanto che il suo amante, anche se un po’ meno, di vederlo, di toccarlo, di abbracciarlo di condividere il suo letto…”

“Il giovane uomo, trascinato dal desiderio che pure non conosce, stringe il suo amante tra le sue braccia, lo abbraccia, lo accarezza nel modo più tenero, e ogni volta che riposano così vicini uno all’altro, è incapace di rifiutare al suo amante i favori che questo gli domanda… Se dunque la parte più nobile dell’intelligenza riporta una così bella vittoria[1] e li guida verso la saggezza e la filosofia, i due amanti passano nella felicità e nell’unione delle anime la vita di questo mondo, padroni di se stessi, regolati nei loro costumi, perché hanno asservito quello che portava il vizio e liberato quello che ispirava la virtù. Dopo la fine della vita riprendono le loro ali, e si innalzano con leggerezza, vincitori in uno dei tre combattimenti che noi posiamo veramente chiamare olimpici… Ma se hanno scelto un genere di vita meno nobile, contrario alla filosofia ma non all’onore, accadrà certamente che, per mezzo dell’ubriachezza o di qualche altra negligenza, i loro due corsieri sfrenati, non trovando le anime in guardia, le condurranno insieme verso una stessa finalità; e allora, faranno la scelta più degna di invidia agli occhi della moltitudine, e mireranno solo al piacere.”

“E quando si saranno soddisfatti, rinnoveranno più e più volte i loro piaceri, ma soltanto di tanto in tanto. Le loro azioni non sono approvate dall’intelligenza tutta intera. Il loro legame è ancora dolce, benché meno forte di quello dei puri amanti, finché dura la loro passione; e quando essa è cessata, dato che credono di essersi scambiati il pegno più prezioso ossia una mutua fedeltà, non si permettono di scioglierne i nodi per fare spazio all’odio. Alla fine della loro vita le loro anime escono dal copro senza ali verso la verità, ma avendo già messo qualche piuma, in modo da essere ancora ben ricompensati per essersi abbandonati al delirio dell’amore: perché non è nelle tenebre e sotto terra che la Legge invia quelli che hanno già cominciato il viaggio celeste; al contrario essa assicura loro una vita brillante e piena di felicità e, quando ricevono le loro ali, le ricevono nello stesso momento a causa dell’amore che li ha uniti. Questi sono, o giovane uomo, i grandi, i divini vantaggi che ti procurerà la tenerezza di un amante. Ma il commercio di un uomo senza amore, temperato da una saggezza mortale, occupata da preoccupazioni frivole, non facendo germogliare nell’anima dell’oggetto amato se non una prudenza servile, che può ben apparire una virtù agli occhi della moltitudine, fa vagare l’anima, privata di ragione, per novemila anni sulla terra e sotto terra.”

Questa sublime visione della gerarchia dell’amore unisessuale termina col desiderio di essere liberati dall’incertezza per consacrare tutta un’esistenza all’amore approvato dalla filosofia.

Si comprendono i pericoli di questa gerarchia per l’invertito effeminato, per l’eterosessuale curioso;[2] ma soltanto essa classifica e giustifica gli uranisti. In alto l’eroe casto, anche se fervente, poi l’amante fervente, fedele e appassionato; gli altri appartengono alla morale corrente, all’andamento della giornata.
Il rimprovero di immoralità che certi lettori hanno forse già sulle lor labbra sarebbe facilmente respinto da Platone e dalla scienza. Dato che l’uranismo esiste, dato che l’inversione può essere acquisita, non è forse meglio scoprire una morale unisessuale? Essa aiuterà almeno i filosofi e gli uomini degni d’onore. La morale (o l’immoralità) comune servirà agli altri. Ho citato questo brano anche per mostrare la grande differenza tra l’amore platonico unisessuale e l’amore coniugale o casto eterosessuale. L’uomo che volesse forgiare la donna seguendo il suo dio, seguendo lui, sarebbe un infelice, un insensato. La donna non può diventare un uomo moralmente, intellettualmente, psichicamente. Non c’è spazio sufficiente nell’amore eterosessuale per l’amore della similarità ideale. Ed è proprio lì che l’uranismo trova la sua spiegazione superiore, metafisica.

Amori platonici

Gli amori degli uranisti sono molto frequentemente senza soddisfazione sessuale. Bisogna ricordarsi che le passioni che non finiscono in un atto sessuale o in una serie di atti sessuali, sono più violente e più durevoli. Il desiderio riveste così tante forme che spesso non lo si riconosce, e ci vuole del tempo perché l’uomo innamorato si accorga che il suo amore casto è legato a un desiderio fisico. Se l’affetto casto è sufficientemente forte e sviluppato, il desiderio fisico si smusserà poco a poco. Ci sono così dei solidi rapporti tra uomini i cui corpi non si sono abbastanza compresi ma le cui anime si comprendono molto meglio. Un uranista superiore e convinto e un eterosessuale casto, o diventato o ridiventato casto, possono in questo modo arrivare ad un amore assolutamente puro, essendo passati attraverso ogni tipo di fasi curiose. Da sempre un uomo sa astenersi dal possedere una donna che ama se nessun altro la possiede. Succede lo stesso nell’amore unisessuale per un eterosessuale, o per un asessuale o per un asceta.
L’uranista e l’eterosessuale arrivano così a gustare questo affetto platonico che è l’ideale di certi uomini e di certe donne, senza la preoccupazione che produce la differenza sessuale dal punto di vista sociale e mondano, e con in più un pudore che non è mai abbastanza tra gli uomini. E questo finisce nell’amicizia e nella devozione.

Tutte la passioni uraniste che sono state innocenti e infantili, non finiscono affatto sempre così bene, ma spesso in un modo diverso. Gli amori uranisti, come gli altri, si esasperano quando vengono compressi, e si vedono amori di questo tipo spiritualizzarsi man mano che le difficoltà diminuiscono, e sessualizzarsi quando aumentano. Così talvolta degli uomini (soprattutto giovani) calunniati a torto e costretti a separarsi hanno solo allora ceduto a capricci sessuali uno per l’altro e hanno rovinato ciò che restava loro di affetto.

Si notano costantemente ragazzi giovani o anche giovani uomini che camminano allacciati, e io penso che si farebbe loro più male che bene, si si volessero costringere le loro attitudini, le loro espressioni di affatto. Gli uomini più corretti hanno avuto nella loro infanzia o nella loro giovinezza delle vere passioni di entusiasmo o di ammirazione o di infatuazione, e le si sarebbe rese pericolose ostacolandole. Ebbene, certi invertiti dal cuore tenero, ingenuo, sensuali più che sessuali, continuano ad amare con questa tenera, ingenua, infantile, affettuosa, voluttuosa amicizia amorosa. Per loro l’ideale consiste nello stringersi la mano, nel camminare faccia a faccia con l’amico, ecc. ecc.. I loro slanci sessuali allora si spengono, ed essi non si sentono più asserviti alla loro sessualità, hanno tutte le gioie di un primo amore idillico e senza sesso. È questo che perseguono per tutta la vita e trovano altrettante difficoltà, altrettante insidie, altrettante calunnie che se ricercassero dei coiti illegali. Sono comunque uranisti, uranisti soprattutto casti, soprattutto fraterni o paterni, eccellenti se non li si perseguita fino a farli rifugiare nel vizio. Quando sono intelligenti, lavorano e arrivano a risultati significativi. Quando sono deboli si sacrificano agli altri, oppure si buttano nelle turpitudini che si avvicinano a loro e si suicidano fisicamente o moralmente. Ci sono uomini che possono prendere in considerazione il vizio ma che non possono abituarsi ad esso. Sono loro che soffrono di più dell’ipocrisia, dell’ignoranza, della stupidità dei non invertiti come degli invertiti. Qualche volta imparano una bontà quasi apostolica.
Quando non hanno la forza di astenersi dalla carezze simboliche (dato che per loto tutto diventa simbolico, ogni contatto, ogni sfioramento, qualsiasi intimità verbale anche insignificante), a meno che non trovino un compagno il cui cuore è ben saldo, sono esposti a tutte le delusioni, meritate e immeritate. In cambio del loro pudore, della loro castità, del loro amore, ricevono il ridicolo di tutte le accuse possibili. E si meravigliano, non sapendo che l’amore unisessuale senza unione corporale non è visto meglio dagli uomini dell’amore unisessuale con unione corporale.

Non sarebbe esatto o saggio confondere con questi amori esaltati le amicizie entusiastiche, o giovanili o tenere; questi amori e queste amicizie si somigliano, ma l’eterosessuale conosce solamente l’amicizia appassionata e non l’amore-amicizia appassionato. Non bisogna dunque spaventarsi di ogni piccola stravaganza, di tutti i pudori del sentimento e neanche delle infatuazioni. Si vedono uomini molto seri interessarsi ardentemente ad altri uomini meno seri; le cause e i risultati di queste simpatie, invece di essere biasimati, possono essere desiderabili, lodevoli e utili. Quando non si ha né il diritto né il potere di sapere, non si dovrebbe sospettare.
Oggi, che si parla tanto di unisessualità in tanti ambienti, bisognerebbe scrivere un lungo capitolo sulla maldicenza e la persecuzione. Gli indipendenti e i timidi devono soffrire molto; ma soffrire di meno dipende solo da loro. Ecco alcune semplici regole di condotta: non ascoltare le maldicenze, non permettere certe conversazioni in loro presenza, certi scherzi, non fingere vizi che non hanno, in una parola un’attitudine ferma e intelligente, e molte lamentele taceranno.

Localizzazione sessuale e decentralizzazione sensuale

Non potrei nemmeno indicare le lacune della nostra conoscenza della psicologia sessuale, senza parlare di quello che chiamerò localizzazione sessuale e decentralizzazione sensuale. Io so che rasento zone pericolose, trappole, ma credo sia utile che io non mi spaventi.

Nell’infanzia (dicono certi uranisti) c’è una decentralizzazione sessuale, per così dire. Il bambino non ha affatto, in molti casi, una sensazione sessuale localizzata, quando ha le braccia intorno al corpo del suo piccolo amico o quando tiene la mano del suo domestico. Certi bambini possono avere più precocemente di altri degli slanci sessuali localizzati, in quei momenti che riempiono di delizie o di pace un piccolo uranista. La sessualità, la sensualità, non è ancora localizzata a otto, nove, dieci o undici anni. Più tardi queste carezze, questi contatti, questa mano del domestico, produrranno nel bambino appena pubere un desiderio virile, in quanto fallico, femminile in quanto egli aspira a donarsi, a prestare il suo copro all’uomo, non importa dove, non importa come. Quando sopravviene l’adolescenza, questi desideri fisici si possono di nuovo ridurre, possono decentralizzarsi. Tutto quello che diverte, interessa, accattiva, occupa l’adolescente, riduce il dominio del pungiglione fallico. Con il loro amico prescelto, le conversazioni, le tenerezze, le lunghe intimità incatenano, sopprimono, annientano quasi questa pungente insurrezione della carne. Tra ragazzi giovani le intimità sospette possono non aver fatto neppure un passo in avanti rispetto alle intimità dell’infanzia; essi si producono reciprocamente la sensazione di essere tornati all’innocenza infantile. È questo che impedisce a tanti uomini di dimenticare le loro amicizie adolescenziali. In collegio, spesso, c’è più unisessualità fisica tra indifferenti che non si parlano nemmeno che tra dei teneri. La tenerezza sembra arrestare lo slancio sessuale. Più tardi ancora, se essa non si interrompe, lo fa passare addirittura inavvertito. Alcuni uranisti affermano che in uomini già grandi o anche la maturi, la tenerezza, se essa fosse opportuna e consentita, continuerebbe a rallentare, a nascondere lo slancio sessuale, a disseminarlo fra tutti i sensi. Il rilassamento sessuale non sarebbe più un atto sessuale breve o vietato o difficile, ma sarebbe un’emozione cerebrale che si distilla più che gocciolare. Questi uranisti assicurano che la pace che i sessuali localizzati provano dopo aver raggiunto la voluttà, arriva per loro senza essere passata attraverso il cammino della voluttà fisica locale, e che questa pace è assolutamente comparabile con quella e comporta anzi una felicità in più. E questi sono uomini completamente virili, fallici, sensuali, e che hanno amato fisicamente e probabilmente ameranno ancora in questo modo. Non è dunque l’impotenza che li fa parlare così.

E non si tratta di una semplice amicizia. C’è o una paralisi della sensazione sessuale localizzata, o una decentralizzazione, perché questi uomini, mentre dura questa tenerezza diffusa non hanno rapporti sessuali né con uomini né con donne e non hanno il desiderio di onanizzarsi. Ma quando sono gelosi o vengono ingannati o pensano di esserlo, la sensazione sessuale locale si risveglia imperiosa.

Si darebbe una spiegazione alle passioni platoniche, fiammeggianti, e che comunque lasciano l’apparato sessuale quasi completamente quiescente, se si utilizzassero queste osservazioni. Si capirebbero le devozioni irresistibili e le imprudenze di certi uranisti. Essere casti quando amano o far durare tanto quanto il loro amore il rilassamento amoroso e l’esaltazione, ecco la loro aspirazione. Gli uomini la ostacolano, sia creandole impedimenti sia calunniandola, sia assimilandola a tutte le altre aspirazioni sessuali. La sua base è indubbiamente unisessuale, ma le sue soddisfazioni sono così disperse che sfuggono all’analisi e non si possono riconoscere.

La morale ufficiale inglese perseguita questa manifestazione, portata alla quintessenza, dell’uranismo con una pazienza e un odio inimmaginabili se non si conosce il terrore inglese di essere vittima di un’ipocrisia. L’ipocrisia intellettuale e sentimentale degli Inglesi (così fantasiosa, così inverosimile, così basilare per il loro protestantesimo e il loro agnosticismo, il Moloch al quale immolano i loro bambini e i loro atteggiamenti pubblici) li lascia molto sospettosi, paurosi tanto di apparire ingannati quanto di avere ingannato. Il giornalismo inglese e la letteratura corrente dimenticano solo raramente il possibile rischio di confondere l’uranismo casto con il comune cameratismo.

Ci sono dei momenti in cui questa ammirevole e pudica Inghilterra mi fa l’effetto di un giovane uomo (di un romanzo di Catulle Mendès) che non tralasciava mai di recitare le litanie della Vergine quando i suoi amici lo masturbavano o quando una donna lo riceveva.
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[1] Grazie al pudore e alla ragione l’amante ideale non accetta.
[2] Nota di Project: – Si tratta di una delle primissime volte in cui viene usata questa espressione: “eterosessuale curioso” che avrà in seguito molta fortuna.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5722

EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5677

L’OMOSESSUALITA’ TRA I VAGABONDI

Potete leggere qui di seguito un articolo di Josiah Flynt intitolato “L’omosessualità tra i vagabondi” (Homosexuality among tramps), pubblicato da Havelock Ellis in appendice al suo volume  sull’inversione sessuale. A proposito di questo articolo e di alcune note, aggiunte da Ellis sulla base di scritti inviatigli da suoi corrispondenti, vanno fatte alcune premesse fondamentali.

Il titolo dell’articolo parla di omosessualità tra i vagabondi, ma il termine omosessuale in questo caso riguarda tutti coloro che hanno rapporti sessuali con persone del loro stesso sesso, concetto questo molto diverso dal concetto moderno di omosessuale come persona che “si innamora” di persone del proprio sesso. In termini moderni, come si vedrà, per molte situazioni descritte nell’articolo non si userebbe affatto il termine omosessualità ma il termine pedofilia, trattandosi quasi sempre di rapporti con minori, spesso ben al di sotto dell’età del consenso. Ma c’è di più, in moltissimi casi si tratta di vere forme di violenza sessuale su minori, che all’epoca, trattandosi di minori delle classi sociali più basse, non venivano minimamente perseguite o punite. Si tratta in buona sostanza di comportamenti che oggi sarebbero giustamente sanzionati penalmente in modo molto pesante.

Il testo, letto criticamente come documento storico, dimostra quanta strada sia stata fatta sul terreno delicatissimo della protezione dei minori. Chi si occupa ogni giorno di sessualità sa bene che dalla violenza e dall’abuso sui minori possono derivare danni gravissimi e che la tutela dei minori è in assoluto la prima garanzia di libertà.

Project

L’OMOSESSUALITA’ TRA I VAGABONDI

di “JOSIAH FLYNT”

Ho fatto uno studio piuttosto analitico sulla categoria dei vagabondi negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania, ma conosco meglio la situazione degli Stati Uniti. Ho vissuto lì con i vagabondi per otto mesi consecutivi, e ho anche passato numerosi periodi più brevi in loro compagnia, e la conoscenza che ho di loro dura da quasi dieci anni. Il mio scopo nell’andare in mezzo a loro è stato quello di conoscere la loro vita in particolare e quella degli emarginati in genere. Questo scopo può essere perseguito solo diventando parte integrante di quella stessa vita.

Ci sono due tipi di vagabondi negli Stati Uniti: i disoccupati e gli “hobo”. I disoccupati non sono veri e propri vagabondi; essi veramente cercano un lavoro e non hanno alcuna simpatia per gli hobo. Questi ultimi sono i veri vagabondi. Trasformano l’accattonaggio in un affare – e anche in un affare molto buono – e si limitano ad esso, di regola, fino alla fine dei loro giorni. L’whisky e il “Wanderlust”, o l’amore del vagabondaggio, sono probabilmente le cause principali della loro esistenza; ma molti di loro sono criminali scoraggiati, uomini che hanno provato a mettersi nel campo del crimine e hanno scoperto che mancavano di intelligenza criminale. Essi diventano vagabondi perché trovano che la vita “sulla strada” è la più vicina alla vita che speravano di condurre. Hanno abbastanza talento per avere successo come mendicanti, meglio, in genere, degli uomini che sono finiti sulla strada semplicemente come ubriaconi; conoscono più a fondo i trucchi del mestiere e sono intelligenti nell’escogitare piani e storie. Tutti i veri vagabondi in America, tuttavia, si somigliano molto, per quanto riguarda i comportamenti e la filosofia di vita, e tutti sono ugualmente benvenuti nei “ritrovi”. [1] La classe sociale da cui provengono è generalmente la più bassa di tutte, ma ci sono degli hobo che provengono da classi sociali molto elevate, e questi ultimi sono frequentemente altrettanto viziosi e depravati dei loro fratelli di meno buona famiglia.

Per quanto riguarda l’inversione sessuale tra i vagabondi, c’è molto da dire, e non posso certo cercare di riportare tutto quello che ho sentito dire in proposito, mi limiterò semplicemente ad un report generale sulla materia. Ogni hobo negli Stati Uniti sa che cosa significa l’espressione “rapporto sessuale innaturale”, e ne parla liberamente, e, secondo quello che ho riscontrato, un uomo su dieci lo pratica, e difende la sua condotta. I ragazzi sono le vittime di questa passione. I vagabondi si impossessano di questi ragazzi in vari modi. Un metodo comune è quello di fermarsi per un po’ in una città e fare conoscenza con i ragazzini dei quartieri poveri. Raccontano a questi ragazzini ogni tipo di storie circa la vita “sulla strada”, come possono viaggiare in treno gratis, sparare agli Indiani, o essere “perfeshunnels” (professionisti), e scelgono un ragazzo che a loro piace particolarmente. Con sorrisi e carezze lusinghiere gli fanno sapere che le storie sono state pensate solo per lui, e in poco tempo, se il ragazzo è un soggetto adatto, risponde al sorriso in modo altrettanto malizioso. Col tempo impara a pensare che lui è il favorito del vagabondo, che lo porterà con sé nei suoi viaggi, e comincia a pianificare incontri segreti con l’uomo. Il vagabondo, ovviamente, continua a eccitare la sua immaginazione con storie e carezze, e un bel giorno in quella città c’è un ragazzo di meno. Sulla strada il ragazzo è un “prushun” [parola di origine ignota che indica un ragazzo che viaggia con un vagabondo e chiede l’elemosina per lui] e il suo protettore un “jocker” [burlone]. La maggior parte dei prushuns hanno tra i 10 ei 15 anni, ma ne ho conosciuti alcuni sotto i 10 anni e pochi sopra i 15. Ogni prushun è costretto dalla legge degli hobo a lasciare che il suo jocker faccia con lui tutto quello che vuole, e molti, temo, imparano a godere il trattamento che il joker riserva loro. Essi sono inoltre tenuti a chiedere l’elemosina in ogni città in cui arrivano, e qualsiasi pigrizia da parte loro riceve una punizione molto severa.

Non è del tutto chiaro come avviene l’atto del rapporto sessuale innaturale; i vagabondi non concordano su questo. Da quello che ho osservato personalmente devo dire che si tratta di solito di quello che chiamano “lavoro di gamba” (intercrurale), ma a volte c’è l’immissio penis in anum, in entrambi i casi, il ragazzo è sdraiato a pancia in giù. Ho sentito storie terribili dei risultati fisici del rapporto anale per il ragazzo.

Una sera, nei pressi di Cumberland, Pennsylvania, fui testimone involontario di una delle peggiori scene che si possono immaginare. In compagnia di otto vagabondi, ero in una carrozza merci collegata ad un treno che si muoveva lentamente. Un ragazzo di colore riuscì salire sulla carrozza, e quando il treno riprese di nuovo a camminare a velocità normale, fu bloccato e “sedotto” (per usare l’eufemismo hobo) da ciascuno dei vagabondi. Non fece quasi nessuna resistenza, e scherzò e rise di quello che gli facevano come se se lo fosse aspettato. Ho trovato infatti che questo è il modo di reagire comune tra i ragazzi quando sono stati accuratamente iniziati. In un primo momento non si sottomettono, e sono inclini a scappare o a lottare, ma gli uomini li accarezzano e li coccolano, e dopo un po’ sembra che i ragazzi non se ne preoccupino più. Alcuni di loro mi hanno detto che provano nel rapporto un piacere paragonabile e quello che prova il jocker. Anche i ragazzini più piccoli, sotto i 10 anni, mi hanno detto la stessa cosa, e ho saputo che sollecitavano volontariamente i loro jocker al rapporto. In che cosa consista il piacere non saprei dirlo. I giovani stessi lo descrivono come una deliziosa sensazione di solletico nelle parti coinvolte, e questo è forse tutto per i ragazzi più piccoli. Coloro che hanno superato l’età della pubertà sembrano essere soddisfatti più o meno nello stesso modo in cui lo sono gli uomini. Tra gli uomini la pratica è decisamente una pratica passionale. La maggior parte di loro preferisce un prushun a una donna, e nulla è considerato peggiore dello stupro. Si legge spesso sui giornali che una donna è stata aggredita da un vagabondo, ma il vagabondo pervertito non è mai colpevole di queste aggressioni.

Credo, tuttavia, che ci siano anche alcuni vagabondi, pochi, che si sono rivolti ai ragazzi perché le donne sono molto scarse “sulla strada”. Per ogni donna tra gli hobo c’è un centinaio di uomini. Che questa sproporzione ha qualcosa a che fare con la popolarità dei ragazzi è chiarito dal seguente caso: in un carcere, dove fui rinchiuso per un mese durante la mia vita in vagabondaggio, feci conoscenza con un vagabondo che aveva la reputazione di essere un “sod” (sodomita). Un giorno, una donna venne nel carcere per vedere il marito, che era in attesa di processo. Uno dei prigionieri disse che l’aveva conosciuta prima che lei si sposasse e aveva vissuto con lei. Quel vagabondo stava per essere scarcerato, e chiese dove la donna vivesse. Sapendo che lei era ancora accessibile, lui la andò a trovare subito dopo il suo rilascio, e riuscì a stare con lei per quasi un mese. Mi disse più tardi che si era goduto la sua vita con lei molto di più che il suo rapporto con i ragazzi. Gli chiesi perché andava con i ragazzi, e lui rispose: “Perché non ci sono donne a sufficienza. Se non posso trovarne devo avere almeno i ragazzi.”

È nelle carceri che si vede il lato peggiore di questa perversione. Durante il giorno i prigionieri sono lasciati fuori in un lungo corridoio, e possono fare molto a loro piacimento; di notte sono rinchiusi, due e anche quattro in una cella. Se ci sono ragazzi in mezzo alla folla, sono abusati da tutti quelli che sono interessati ad averli. Se si rifiutano di sottomettersi, vengono imbavagliati e tenuti fermi. Lo sceriffo sa raramente ciò che accade, e per i ragazzi riferirgli qualcosa sarebbe un suicidio. C’è un’ignoranza criminale in tutti gli Stati Uniti su quanto riguarda la vita di queste carceri, e le cose vanno avanti in un modo che sarebbe impossibile in qualsiasi carcere ben regolamentato. In uno di questi luoghi una volta ho assistito alla lotta più feroce che io abbia mai visto tra vagabondi; un ragazzo ne fu la causa. Due uomini dicevano che lo amavano, e lui sembrava ricambiare l’affetto di entrambi con lo stesso desiderio. Fu proposta una lotta con i rasoi per stabilire chi dovesse averlo.[2] Gli uomini si prepararono per l’azione, mentre una folla si radunava attorno per guardare. Continuarono a ferirsi per più di mezz’ora, tagliandosi reciprocamente in modo terribile, poi i loro sostenitori li fermarono per paura di risultati fatali. Il ragazzo fu dato a quello che era stato meno ferito.

La gelosia è una delle prime cose che si avvertono in rapporto a questa passione. Li ho visti ritirarsi del tutto dalla vita dei loro ritrovi semplicemente per essere sicuri che i loro prushun non fossero toccati da altri vagabondi. Tali rapporti spesso durano per anni, e alcuni ragazzi rimangono con i loro primi jocker fino a quando non sono “emancipati”.

Emancipazione significa libertà di “intrappolare” qualche altro ragazzo, e farlo sottomettere come l’altro era stato costretto a sottomettersi quando più giovane. Di norma, il prushun viene liberato quando è in grado di proteggere se stesso. Se riesce a difendere il suo “onore” da tutti coloro si fanno avanti, è accettato nella classe delle “vecchie volpi”, e può fare ciò che vuole. Questo è l’unico premio promesso ai prushun durante il loro apprendistato. Viene loro detto che un giorno potranno avere un ragazzo e lo potranno usare come loro sono stati usati. Così il mondo degli hobo è sempre sicuro di avere reclute.

È difficile dire quanti vagabondi sono sessualmente invertiti. Non si sa nemmeno con certezza quanti vagabondi ci sono nel paese. Ho affermato in uno dei miei articoli su vagabondi che, contando i ragazzi, ci sono tra i cinquanta e i sessantamila veri vagabondi negli Stati Uniti. In Texas, un vagabondo che ha visto questa mia dichiarazione mi ha scritto che egli considerava la mia stima troppo bassa. I giornali l’hanno criticata come troppo alta, ma non sono in grado di giudicare. Se le mie cifre sono, come credo, almeno approssimativamente corrette, i vagabondi sessualmente pervertiti possono essere stimati tra i cinque e i seimila; questo includendo uomini e ragazzi.

Mi è stato detto di recente dai vagabondi che i ragazzi sono meno numerosi di quanto non fossero pochi anni fa. Dicono che ora è un affare rischioso essere visti con un ragazzo, e che è più redditizio, per quanto riguarda l’accattonaggio, andare in giro senza di loro. Se questo significa che la passione è meno forte di quanto non lo fosse prima, o che gli uomini trovano la loro soddisfazione sessuale tra di loro, non posso assolutamente dirlo. Ma da quello che so della loro riluttanza ad adottare la seconda alternativa, sono propenso a pensare che la passione stia andando un po’ scomparendo. Sono certo che le donne non sono più numerose “sulla strada” di quando non lo fossero in passato, e che il cambiamento, se un vero cambiamento c’è stato, non è stato causato da loro. Questo per quanto riguarda ciò che ho trovato negli Stati Uniti.

In Inghilterra, dove ho anche vissuto con i vagabondi per qualche tempo, ho trovato molto poca inversione sessuale. E così anche in Germania, eccetto che nelle carceri e negli stabilimenti di lavori forzati, l’inversione sembra molto poco conosciuta tra i vagabondi. Ci sono pochi vagabondi ebrei (a volte venditori ambulanti), che si dice abbiano ragazzi in loro compagnia, e mi viene detto che li usano come i vagabondi negli Stati Uniti utilizzano i loro ragazzi, ma non posso provare questa affermazione sulla base di quanto ho osservato personalmente. In Inghilterra ho incontrato un certo numero di vagabondi di sesso maschile che non hanno esitato a dichiarare la loro preferenza per il proprio sesso, e in particolare per i ragazzi, ma sono costretto a dire che raramente li ho visti con i ragazzi; come regola, stavano quasi sempre soli, e sembrano vivere essenzialmente da soli.

È un fatto degno di nota che sia in Inghilterra che in Germania c’è un gran numero di donne “sulla strada”, o, in ogni caso, così vicine ad essere sulla strada che il rapporto con loro è facile ed economico. In Germania quasi ogni città ha il suo quartiere di “Stadt-Schieze” [3]: donne che vendono i loro corpi per una somma molto bassa. Chiedono di rado più di trenta o quaranta pfennig per una notte, che di solito è passata all’aria aperta. In Inghilterra è praticamente la stessa cosa. In tutte le grandi città ci sono donne che sono ben felici di prestarsi per tre o quattro pence, e quelle che sono “sulla strada” lo fanno per ancora meno.

L’impressione generale fatta su di me dagli uomini sessualmente pervertiti che ho incontrato in vagabondaggio è che essi sono anormalmente maschili. Nel loro rapporto con i ragazzi hanno sempre il ruolo attivo. Mi è sembrato che i ragazzi fossero, in alcuni casi, insolitamente femminili, ma non è una regola. Nel complesso, sono molto simili agli altri ragazzi, e io non sono in grado di dire se la loro simpatia per il rapporto invertito sia innata o acquisita. Ma, come minimo, non posso dubitare che in moltissimi casi il rapporto invertito sia veramente gradito. Rapporto che, come tale e ancora di più proprio perché tale, merita di essere indagato in modo più completo e di essere trattato più razionalmente.

“Josiah Flynt”, che ha scritto il precedente rendiconto sulla vita del vagabondo per la seconda edizione di questo volume, era ben noto come autore, sociologo e vagabondo. Era soprattutto, e sembrerebbe per temperamento innato, un vagabondo, e quel ruolo ha incarnato alla perfezione (lui stesso parla della sua

“weasoned face and diminutive form”) sentendosi in esso completamente a suo agio. In questo modo era in grado di gettare molta luce sulla psicologia del vagabondo, e i suoi libri (comeTramping with Tramps) sono importanti da questo punto di vista. Il suo vero nome era F. Willard ed era un nipote di Miss Frances Willard. Morì a Chicago, nel 1907, all’età di 38 anni, poco dopo aver scritto un’autobiografia franca e notevole. Sono in grado di integrare le sue osservazioni sui vagabondi, per quanto concerne l’Inghilterra, coi seguenti passaggi da una memoria dettagliata inviatami da un corrispondente inglese: –

“Sono un invertito maschio con inclinazioni sessuali completamente femminili. Diversi incontri con i ‘vagabondi’ mi hanno portato a cercare l’intimità con loro e per circa vent’anni, mi sono dato anche io al vagabondaggio e per questo posso venire in stretto contatto con loro, in Inghilterra, Scozia e Galles.

“Come negli Stati Uniti, ci sono due classi di vagabondi coloro che vorrebbero lavorare, come mietitori, lavoratori di strada, ecc., e quelli che non vogliono lavorare ma vogliono trasformare il vagabondaggio in una professione. Tra queste due classi, secondo la mia  esperienza, il 90 per cento, o addirittura potrei azzardarmi a dire il 100 per cento, indulge all’omosessualità quando se ne presenza l’occasione, e in questo non noto alcuna distinzione tra le due classi.

“Di questo fatto ci sono numerose ragioni e io ne elencherò alcune. Un certo numero può preferire il rapporto normale con una donna, ma ad eccezione di quelli che viaggiano nei carri e dei pochi che hanno ‘prime donne’ con loro, le donne non sono disponibili, come prostitute permettono molto raramente l’intimità per ‘amore’, tranne quando sono ubriache. I vagabondi sono anche spaventati da ogni specie di malattia venerea che comporterebbe il tormento della reclusione in ospedale. La maggior parte di loro è socievole e preferisce il vagabondare con un ‘make’ [bel tipo]. Con questo compagno, con il quale dorme e riposa e ‘si ubriaca’ quando hanno solidi, l’intimità sessuale si verifica naturalmente, secondo la mia esperienza uno dei due è maschio e l’altro femmina nei loro desideri sessuali, ma so di casi in cui hanno rivestito entrambi i ruoli. E poi, la prostituzione maschile si può avere per niente, e di tanto in tanto, quando un vagabondo incontra un “toff” [una persona distinta], è un mezzo per guadagnare denaro, sia onestamente che in altro modo. Non ho mai conosciuto un vagabondo maschio che rifiutasse di darmi soddisfazione se gli offrivo un drink o due, o una piccola somma di denaro. Uno mi ha detto che non invidiava ‘né i nobili né le persone distinte’ dato che otteneva un sacco di ‘alcol e sodomia.’

“Un altro, che mi ha raccontato di essere stato venticinque anni sulla strada, mi ha detto che non poteva sopportare di dormire da solo. (Era un venditore ambulante, all’apparenza di libri religiosi di basso costo e segretamente di opuscoli più vili e di fotografie). Aveva fatto il suo tempo e diceva che la pena più grande per lui era il non essere in grado di avere un ‘tipo’ che si prestasse alla penetrazione, anche se non era particolarmente interessato a che forma l’atto sessuale prendesse. Un altro bel giovane, che mi capitò di incontrare il giorno stesso in cui fu rilasciato da una lunga detenzione in carcere per furto con scasso e col quale ho passato una notte di incessante e quasi brutale intimità, disse che il suo tormento era vedere uomini sempre intorno a lui e non poter avere rapporti sessuali con loro. Un altra e molto potente spinta dei ‘vagabondi’ verso l’omosessualità è che, nelle locande di basso livello che sono obbligati a frequentare, un letto singolo è talvolta condiviso con un compagno di letto forse mai visto prima, e soprattutto nella stagione calda, quando la regola è la nudità.

“Essendo i miei desideri sessuali rivolti agli invertiti di sesso maschile sono venuto più in contatto con loro e ho trovato che formano il gruppo più numeroso. Tra mietitori e i marinai vagabondi è raro trovare un ‘Dandy’, come io ero considerato e come tale avidamente corteggiato, e ogni proposta di intimità da parte mia trovava rapidamente risposta. Per quanto riguarda l’uso di giovani ragazzi per indulgere ai piaceri omosessuali, non è comune in quanto è troppo pericoloso, anche se ho conosciuto ragazzi, in particolare quelli appartenenti ai carrozzoni o zingari, che si prostituivano sempre per denaro.

“In un’occasione ho visto un ragazzo che ha creato una vera esplosione di lussuria di natura omosessuale. L’incidente è avvenuto in una piccola città marinara in Scozia la sera prima di quando si doveva tenere una fiera. È successo in un pub di basso livello, dove era radunato un buon numero di uomini molto rozzi e per lo più ubriachi. È arrivato un cieco guidato da un giovane molto carino ma di aspetto effeminato, di circa 17 anni, che indossava un kilt lacero, con gambe e piedi nudi. Aveva  lunghi capelli biondi riccioluti, che gli arrivavano alle spalle e sopra i capelli stava appollaiato un vecchio berretto. Indossava anche una vecchia giacca da caccia di velluto. Tutti gli occhi erano rivolti sulla coppia e rapidamente fu offerto loro da bere. Un’osservazione fu fatta da un uomo che credeva che il giovane fosse una ragazza. Il ragazzo disse, ‘Vi mostrerò che io sono un ragazzo’ e tirò su il gonnellino, esponendo i genitali e poi il suo posteriore. Risate chiassose accolsero questa esposizione indecente e questo suggerimento, e altre bevande furono servire. Il cieco poi suonò il suo violino e il ragazzo ballò con frequenti ripetizioni delle stesse indecenze. Fu agguantato, baciato e accarezzato da un certo numero di uomini, alcuni dei quali cercavano di masturbarlo, cosa alla quale fece resistenza, ma si masturbò per loro. Dopo che arrivò l’orario di chiusura, io e circa dieci o dodici uomini occupammo tutti la stessa stanza; il vecchio continuò a suonare e il giovane, completamente nudo, continuò a ballare e suggerì che anche altri dovessero farlo, ed ebbe luogo una scena erotica che non potemmo vedere perché il ‘padrone’ che era presente spense la lampada.

“Due classi di vagabondi che ho incontrato dichiarano apertamente la loro preferenza per l’omosessualità. Sono uomini che sono stati sotto le armi e marinai e gente di mare in generale. Si dice che ‘Jack ha una moglie in ogni porto’, ma credo che, secondo la mia esperienza, la moglie, in molti casi sia di sesso maschile, e questo tra quelli di tutte le nazionalità, come succede con i soldati. Tra questi la gelosia è anche più comune di quanto non sia tra i vagabondi ordinari, e se tu ti comporti da ‘Dandy’ con un soldato, se fai proposte o le accetti da uno più anziano, è probabile che si verifichi qualche guaio tra di loro.

“Potrei citare molti esempi delle mie esperienze personali per dimostrare che i ‘vagabondi’ sono visti dagli uomini nelle campagne come oggetti legittimi, compiacenti, e comprabili anche per il desiderio omosessuale.”

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[1] Questa è la casa della fraternità. In pratica si tratta di ogni angolo dove possono poggiare il capo; ma, di regola, o si tratta di una locanda o di un carro merci, o di un rifugio nel prato vicino al serbatoio dell’acqua della ferrovia.

[2] Tutti i vagabondi portano con sé rasoi, sia per la rasatura che per la difesa. Strano a dirsi, riescono a farli entrare abusivamente nelle carceri, in quanto non sono mai perquisiti accuratamente.

[3] Questa parola è di origine ebraica, e significa ragazza (Mädchen).

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5485

BISESSUALI E ETERO CURIOSI

L’“orientamento sessuale” o, come meglio si dovrebbe dire l’“orientamento affettivo-sessuale”, indica l’interesse “insieme affettivo e sessuale” di un individuo per persone dell’altro sesso (eterosessualità), o del proprio sesso (omosessualità) o sia per persone del proprio sesso che dell’altro (bisessualità), va però sottolineato che in tutti e tre i casi di tratta di un interesse sia affettivo che sessuale. Esistono tuttavia situazioni, individuate originariamente dal linguaggio comune, che non sembrano riconducibili a nessuno dei tre orientamenti affettivo-sessuali appena citati. Si sente parlare spesso di “etero curiosi”; cercheremo qui di capire esattamente di che cosa si tratta. Gli “etero curiosi” sono in genere uomini adulti, over 40) con alle spalle una storia nettamente etero, spesso si tratta di uomini sposati e con figli, profondamente delusi dalla vita matrimoniale, che spesso non arrivano al divorzio o alla separazione perché non intendono mettere in difficoltà i figli, ma che vivono una vita sessuale frustrante e deludente. In Italia, oggi, il 50% del matrimoni finisce in separazione o divorzio e molti matrimoni che non arrivano alla separazione o al divorzio sono fortemente esposti al logoramento quotidiano e sono comunque fragili. Una percentuale notevole di mariti delusi della loro eterosessualità arriva non ad innamorarsi di un uomo ma a desiderare di fare sesso con un uomo. È proprio per questo che a loro non si può applicare la categoria del bisessuale, perché con gli uomini manca l’elemento affettivo. La stessa espressione ”etero curiosi” sottolinea che non si tratta di un diverso orientamento affettivo-sessuale, perché il loro orientamento affettivo-sessuale è etero (si innamorano “solo” di donne e sono stati in precedenza sempre nettamente etero) anche se si sentono attratti “solo sessualmente” dagli uomini. Ma anche qui va fatta una sottolineatura importante: la sessualità con gli uomini di un “etereo curioso” non è una sessualità gay, ma tende a riportare nel rapporto con un uomo i comportamenti e le dinamiche tipiche di un rapporto etero. In pratica, per un etero-curioso un uomo è sessualmente attraente in quanto “sostituto di una donna” e deve quindi incarnarne il ruolo.
Per chiarire in modo adeguato le differenze tra un bisessuale e un etero curioso riporto qui di seguito prima un mio scambio di mail con un 55enne etero-curioso e poi un altro scambio di mail con un ragazzo bisessuale “quasi gay”. Dalla lettura della corrispondenza si capirà chiaramente che si tratta di situazioni assolutamente non assimilabili

SCAMBIO DI MAIL CON UN “ETERO CURIOSO”

Caro project,
salto i convenevoli. Ho 55 anni, sono sposato e ho due figli, due ragazzi, uno di 22 e uno di 24 anni, che sono il mio vero orgoglio, ma loro sono etero che di più non si può. Il problema sono io, mi sono sposato a 28 anni, innamorato perso della mia attuale moglie. La mia adolescenza è stata quella tipica di un ragazzo nettamente etero: caccia alle ragazze, quasi come una fissazione, masturbazione solo a fantasia pensando a quelle ragazze. Per me però le ragazze non erano una questione di solo sesso, mi piaceva tutto delle ragazze, dal loro odore, anche quello genitale, alla loro compagnia, al loro atteggiamento intellettuale. Prima di conoscere mia moglie ho avuto due storie importanti con due ragazze che mi hanno coinvolto moltissimo. Con nessuna delle due però ho avuto veri rapporti sessuali, perché entrambe erano vergini e insistevano che senza matrimonio non si sarebbero concesse a nessuno (cosa che, invece, poi, è successa, anche se non con me). La prima la storia è finita perché io mi rifiutavo di presentarmi ai genitori della ragazza e lei non lo sopportava, la seconda, penso, perché c’era di mezzo un altro ragazzo, lei lo ha sempre negato, ma io ho sempre pensato che fosse così. A 25 anni ho conosciuto mia moglie e con lei è stato tutto diverso fin dal principio. Io, in pratica, avevo vissuto fino a 25 anni di masturbazione a fantasia, perché mai avrei avuto il coraggio di comprare un giornaletto porno all’edicola, e mi aspettavo che anche con lei ci sarebbe stato il problema della verginità e quindi mi sentivo piuttosto frenato, poi, piano piano ho visto che lei non mi fermava, le infilavo una mano sotto le gonna e lei lasciava fare, le tastavo i seni e lei lasciava fare, e poi in pratica è stata lei che ha preso l’iniziativa per fare sesso vero. Abbiamo cominciato con la masturbazione reciproca e poi il resto è venuto da sé. Lei era non solo bella ma intelligente e tra noi c’era un’intesa perfetta. Io ero strafelice, una ragazza bella e intelligente tutta mia e solo mia. C’era soltanto la storia del preservativo che non mi piaceva, ma lo potevo capire e lo accettavo per evitare di farle prendere la pillola. Credo che allora non ci fosse nessuno più felice di me. Quando mi parlò di matrimonio l’abbracciai sollevandola da terra. È andato tutto non bene ma splendidamente fino alla nascita del secondo figlio. Adesso c’erano i bambini, facevamo meno sesso ma la complicità era comunque totale. Da quando il mio secondo figlio ha avuto 5 anni, mia moglie, che è avvocato, ha cominciato ad esercitare la professione. Lo abbiamo deciso insieme, perché avremmo avuto molte possibilità economiche in più, dato che prima lavoravo solo io. Io ero contento dell’idea che lei lavorasse. La cosa però ha creato parecchi problemi, i figli erano piccoli e me ne potevo occupare io, almeno così pensavo, ma lei ha scelto per me ed ha ingaggiato una tata. Io avevo il mio lavoro che mi lascava parecchio tempo libero, potevo uscire per mio conto ma non ne avevo voglia e finivo per rimanere in casa, chiuso in una stanza per non dare fastidio alla tata. Quando mia moglie tornava a casa la sera (mai prima delle 22) era idrofoba e stava al telefono a discutere di lavoro fino ad oltre mezzanotte. In breve mi sono reso conto che mia moglie non era più la stessa persona, della famiglia si disinteressava quasi del tutto. Un po’ pensava ai figli, ma certo non a me. Tra noi il sesso era diventato un avvenimento periodico a data fissa, il sabato sera, e serviva soprattutto a lei come esercizio antistress. Dopo avere fatto di tutto per evitare, a 35 anni, ho ricominciato a masturbarmi, cosa che all’inizio mi è sembrata frustrante ma poi ci ho fatto l’abitudine, ma non è finita lì, mi sentivo frustrato, avvertivo il passare del tempo, a 48 anni ho cominciato a fare uso di pornografia, quasi compulsivamente e sempre di nascosto, e in pratica la mia vita sessuale è ritornata quella dei ragazzini. Devo precisare che le mia fantasie sessuali erano tutte e solo etero, guardavo solo porno etero, ma li guardavo con rabbia, come se il sesso fosse più violenza e dominio che piacere. Non nego che questo fatto mi ha impensierito, perché non era mai stato così. Mia moglie piano piano stava uscendo definitivamente dalla mia vita, sono andato anche a consultare un avvocato per la separazione, ma poi non ne ho parlato con lei e il matrimonio è andato avanti stancamente. D’altra parte non volevo mettere i bambini a rischio, mi sembravano ancora troppo piccoli. Ho provato a trovarmi un’altra donna, con una ho anche tentato i primi approcci, ma la trattavo in modo acido perché probabilmente la identificavo con mia moglie e lei alla fine non ne ha potuto più delle mie battutine e mi ha mollato.
Nel 2013, l’anno della svolta, è accaduta una cosa che non avrei mai immaginato, girando sui siti porno, che certe volte mi stancavano proprio, sono finito casualmente a vedere un video gay. Pensavo che la cosa mi avrebbe dato fastidio e invece non è stato così, l’ho visto tutto mentre mi masturbavo e sono venuto in modo intensissimo. Poi, lo puoi capire, tanti dubbi. “Che mi sta succedendo? Non è possibile!” L’indomani è successo di nuovo. In breve ho cominciato a farmi una selezione di video gay anche se continuavo a vedere anche quelli etero, non mi piacevano le smancerie, quei giochetti di coccole stupide tipicamente gay, volevo un video che andasse subito al sodo, niente preliminari. Vedendo come uno di quei ragazzi penetrava l’altro mi veniva da pensare che mentre loro lo facevano, se io avessi anche solo accennato a mia moglie di una cosa simile mi avrebbe preso per maniaco e mi sono detto che le donne non capiscono niente del sesso. Facevo fantasie anche sulle donne, che, lo devo sottolineare, mi sono sempre piaciute e mi piacciono ancora, anche se forse meno degli uomini, per esempio in fatto di uomini sono molto più esigente e selettivo sotto il profilo fisico, per una donna in genere non farei storie allo stesso modo. Comunque, da lì ho cominciato a fantasticare anche sui begli uomini dei porno, poi mi sono fatto coraggio e mi sono iscritto a una chat erotica. Mi sono accorto che mentre con le donne cercavo di fare un’esplorazione più psicologica, con gli uomini tendevo a capire subito se ci sarebbero stati con me a farsi penetrare, però ero disinibito solo a parole e avevo paura di farmi vedere in cam, quindi alla fine ho chiuso l’account perché ci sarebbe voluto un coraggio che io non avevo. Però è rimasta una regola fissa: porno (etero o gay, come mi andava a genio quel giorno, ma direi, soprattutto gay) e masturbazione ogni giorno e in pratica sempre pensando di fare sesso con un ragazzo, però io sempre attivo. Con un ragazzo penso che sia molto più facile che con una donna. Non mi piacerebbe fare la donna per un altro uomo, anzi l’idea la trovo repellente, e pure fare sesso orale a un ragazzo o masturbarlo per me è impensabile. A me dei ragazzi interessa il lato B e ce ne sono di quelli che ce l’hanno bello sodo (scusa il linguaggio troppo crudo). Io parlo di ragazzi, ma non equivocare, non mi piacciono i ragazzini, perché un uomo abbia per me un’attrattiva sessuale bisogna che abbia almeno 40 anni, comunque non meno di 35, i ragazzi dell’età dei miei figli non mi dicono niente, mi sembrano ancora immaturi. Sono andato anche sul tuo sito, e devo essere sincero, ci sono cose che non capisco proprio, tipo una storia d’amore tra due ragazzi o tutto quell’atteggiamento vittimistico tipicamente gay. Project, non so se sono gay, ma non credo, perché non mi piace proprio l’idea di essere gay, potrei essere bisessuale, questo penso che sia molto più realistico. Per strada mi ritrovo a girare la testa per guardare sia uomini che donne, ma adesso soprattutto uomini, anche se l’idea di innamorarmi di un uomo la considero del tutto incompatibile con la mia natura. In effetti non sono gay, però un bel po’ bisessuale penso di esserlo.
Con mia moglie ormai il sesso è una cosa rara (una volta al mese o anche meno), per non parlare del dialogo, lei ormai ha tutto un altro mondo di cui io non so nulla e non voglio sapere nulla. Non odio mia moglie, semplicemente mi è indifferente, è la madre dei miei figli, ma i ragazzi ormai sono grandi e se il mio matrimonio andasse a rotoli non penso che ne risentirebbero troppo e così l’idea della separazione o del divorzio breve (era ora!) torna a farsi sentire.
Di una cosa soltanto mi sento soddisfatto e cioè di avere cresciuto bene i miei figli che sono la vera soddisfazione della mia vita. In fondo non hanno avuto veramente una mamma, prima hanno avuto una tata e poi hanno avuto me e mi hanno voluto bene come io ho voluto bene a loro.
Adesso ho figli grandi e continuo a masturbarmi e a vedere porno gay e non solo! Beh, mi sono stufato e voglio provare a fare sul serio. Che cosa mi consigli, Project?

Risposta di Project

Ciao.
Intanto le categorie di gay e di bisessuale (categorie dell’”orientamento” sessuale-affettivo) hanno oggi una definizione piuttosto restrittiva e altre tipologie di “comportamento” più che di “orientamento” sessuale, sono state introdotte dall’uso comune e poi sono state effettivamente caratterizzate attraverso l’osservazione sistematica che ne ha definito meglio le caratteristiche. In una situazione come la tua si userebbe la categoria di “etero curioso”,
Un bisessuale si innamora di uomini e di donne, ha una masturbazione dedicata agli uomini o alle donne di cui è di volta in volta innamorato, la bisessualità, come l’omosessualità ha un aspetto affettivo dominante. Gli etero curiosi sono in genere uomini non giovanissimi, sposati e spesso con figli, profondamente frustrati dalla sessualità etero e portati non ad innamorarsi di uomini (altrimenti sarebbero bisessuali) ma solo al sesso con un uomo, oltre evidentemente a quello con una donna o in sostituzione del sesso con una donna, ma il rapporto che immaginano con un uomo, oltre ad escludere la dimensione affettiva, ha delle caratteristiche che lo allontanano significativamente dalla sessualità gay. Cerco di spiegarmi. Nella sessualità gay, cioè degli uomini che si innamorano di uomini (non si tratta di solo interesse sessuale) la sessualità è molto lontana da come viene comunemente rappresentata, tra due gay non ci sono ruoli sessuali, anche se la cosa può suonare strana. La sessualità etero è dominata dalla complementarità, i ruoli sono definiti per natura e un rapporto sessuale è veramente tale (ipoteticamente adatto alla generazione) solo quando c’è la penetrazione vaginale, altrimenti si dice che è incompleto. Nella sessualità etero, che è la sessualità dell’identità, non della complementarità, i ruoli sono spesso sentiti come una categoria importata dal mondo etero e non originariamente gay, e la penetrazione anale, che dovrebbe essere l’analogo della penetrazione vaginale nel campo etero, è di fatto una pratica nettamente minoritaria. Per capirci, la penetrazione anale è molto più praticata nel campo etero che nel campo gay. La sessualità che si vede nei porno cosiddetti gay ha ben poco di gay e i fruitori di quella pornografia sono spesso o donne o, nella grande maggioranza dei casi, etero curiosi, questa è la ragione per la quale i porno cosiddetti gay si concludono sempre con la penetrazione anale. Quando parlo di “gay”, lo ribadisco, non parlo di uomini che fanno sesso con altri uomini senza innamorarsene, ma solo di quelli che se ne innamorano. Gli etero curiosi, che fanno o vorrebbero solo fare sesso con uomini, sono molti, tanto da portare la produzione dei cosiddetti video porno gay (che in realtà sono prodotti nella grande maggioranza proprio per gli etero curiosi) a livelli quantitativi paragonabili se non superiori a quelli della pornografia etero. Se tieni presente che i gay (che si innamorato di uomini) sono circa l’8% della popolazione, capisci bene quanti devono essere gli etero curiosi, fruitori di pornografia cosiddetta gay. Tra l’altro l’esplosione della pornografia cosiddetta gay tra gli etero curiosi è favorita dal fatto che, trattandosi di uomini sposati e spesso con figli e per di più non giovani, per loro la pornografia e la masturbazione sono l’unico modo di trovare uno sfogo, diciamo così omosessuale, alle loro frustrazioni in campo etero, frustrazioni che sono comunque una cosa diffusissima. Oggi, in Italia, su 100 matrimoni, 50 finiscono in divorzio o separazione e quelli che non ci finiscono non sono certamente matrimoni tipo mulino bianco. La percentuale degli etero frustarti è altissima e la pornografia li porta alla fuga verso una ipotetica omosessualità tutta costruita a fantasia. Mi occupo di gay da molto tempo, i gay, come ho detto, sono circa l’8% della popolazione. Il che vuole dire che in Italia, tra uomini e donne di tutte le età sono circa 5 milioni. In una scuola con 1000 studenti ce ne sono circa 80 e sono tanti, ma gli etero curiosi sono molti di più. Intanto non sono una percentuale della popolazione che si mantiene sempre la stessa a tutte le età, perché la curiosità per l’altro orientamento emerge in genere in età matura, il che vuol dire che etero curiosi giovani ce ne sono pochi, mentre di etero curiosi maturi ce ne sono tantissimi. Già è difficilissimo trovare un compagno, non un partner sessuale, per un vero gay senza esporsi a grossi rischi (nota che la stragrande maggioranza dei gay non sono pubblicamente dichiarati e non li puoi individuare e che per ogni gay dichiarato pubblicamente ce ne sono circa 20 che non sono dichiarati, cioè la vera omosessualità è ancora oggi praticamente invisibile) ma è certamente molto più complicato per un etero curioso, che comunque ben difficilmente troverà un partner gay e molto probabilmente troverà un altro etero curioso (ne sono piene le chat erotiche e i siti di incontri) ma qui sta il punto: il sesso con i porno oggettivamente non è rischioso, il sesso in cam comporta un rischio non indifferente di essere registrati e di finire ad aumentare il materiale dei siti porno o addirittura il rischio di essere identificati, per esempio se ci si collega da studi professionali con IP fisso, ma comunque non comporta rischi per la salute, mentre il sesso fatto di persona e con partner beccati tra i frequentatori di chat erotiche e di siti di incontri, che possono avere avuto centinaia di partner, è ad alto rischio e francamente correre rischi di questa portata per una scopatina da una botta e via, beh, è proprio da perfetti incoscienti. Mi capita talvolta di parlare con ragazzi hiv+, beh credimi, mi si stringe il cuore, perché “dopo” c’è ben poco da fare e la vita è non sarò più quelle di prima, mente si poteva usare il cervello “prima” evitando di mettersi nei guai e poi, capiamoci bene, ancora un gay che spera o si illude di trovare l’amore della sua vita lo posso capire, ma uno che si mette a rischio tanto per provare che effetto fa… beh, proprio non lo capisco. Se hai rapporti con tua moglie una volta al mese è ovvio che tu debba ricorrere alla masturbazione quotidiana, se non lo facessi ci sarebbe veramente da preoccuparsi del tuo equilibrio mentale. C’è in tutto quello che hai scritto un elemento che mi colpisce molto ed è il fatto che ti vanti di aver cresciuto tu i tuoi figli, in effetti il tuo matrimonio ha un senso importante perché ci sono loro, e sai bene che quello è un tipo di affetto che va al di là di tutto il resto. Sono grandi, è vero, ma non credo che a quell’età possano essere pronti a capire quale sia la vera vita sessuale del padre. Devono fare la loro strada e dovrebbero farla nel modo più lineare possibile. In altri termini nei loro confronti hai dei doveri dai quali non ti puoi esimere in nome di nessuna libertà. Sei padre, hai due figli, io sono gay, non ho figli, ma ti giuro che sento il fatto di non avere figli come un vuoto, come qualcosa che mi manca e mi manca molto. Tu i figli ce li hai, beh sono loro il valore assoluto, al di là di qualsiasi curiosità sessuale. Ho avuto modo di conoscere tramite l’attività di Progetto gay tanti gay sposati e anche con figli, ma quelli erano veramente gay e non etero curiosi, beh quelli che avevano figli consideravano il fatto di avere figli la cosa fondamentale della loro vita, non cercavano dei gay per fare sesso e nemmeno per ricostruirsi una vita affettiva, ma cercavano delle amicizie gay, delle vere amicizie gay, cioè delle possibilità di parlare, di confrontarsi, di essere se stessi e di non essere emarginanti per questa loro particolarità. Io penso che un confronto serio farebbe bene a tutti anche e soprattutto per avere sempre i piedi per terra e per conoscere che cosa è realmente il mondo gay, quello vero, che non ha proprio niente a che vedere con i prono.
Un abbraccio.

Project

SCAMBIO DI MAIL CON UN BISESSUALE QUASI GAY

Ciao Project,
è da un po’ che non ti scrivo.
Abbiamo scambiato un po’ di email tempo fa e la conclusione dei nostri discorsi riguardava il fatto che io avevo già fatto un percorso di consapevolezza e accettazione della mia omosessualità.
Accettazione passata attraverso alti e bassi, ripensamenti e cambiamenti di idea.
Essendo single, l’unico possibilità che ho è quella di ricorrere alla masturbazione (non riesco a stare troppo tempo in astinenza). Ultimamente, quasi per gioco e curiosità mi sono messo a guardare video porno etero, e devo dire che non mi dispiacevano. Per un po’ ho pensato che forse poteva anche piacermi il sesso etero. Ieri ho anche provato a masturbarmi guardando un video etero, ma mi sembrava talmente esagerato e finto che ho perso ben presto la voglia. Allora ho cambiato e ho aperto un video gay e finalmente ho visto qualcosa che mi dava davvero piacere.
Guardando un video etero mi sembrava davvero di vedere gesti meccanici, con ragazzi rudi e quasi animaleschi e ragazze finte che urlano un finto piacere. E poi, non so se hai notato, mai un bacio tra ragazzo e ragazza.
Guardando invece un video gay vedevo due ragazzi sicuramente eccitati e desiderosi di dare piacere l’uno all’altro. Ragazzi che praticamente sempre si baciano. Vedevo cioè il sesso, anche se in un’ambientazione tipica da video porno, come vissuto in modo più spontaneo e appassionato.
È per questo che ieri, alla fine, per masturbarmi ho scelto di vedere un video gay. Il video etero è comunque sempre una rappresentazione meccanica del sesso. Il video gay mostra almeno complicità ed è molto realistico dal momento che i ragazzi non fingono l’orgasmo, mentre nei film etero le ragazze fingono l’orgasmo, a volte in modo perfino assurdo tanto è esagerato.
Perché questa differenza nel sesso etero? Io penso perché il sesso etero assolve essenzialmente alla finalità della procreazione. Il sesso gay invece, essendo fine a se stesso, è molto più legato al piacere (fisico soprattutto). Una relazione si fonda sull’amore, altrimenti non funziona, ma io credo che la sessualità omosessuale abbia una componente fisica e di ricerca del piacere fisico che l’eterosessualità non ha. Credo che una coppia eterosessuale abbia, in generale, una vita sessuale meno intensa di una coppia omosessuale, proprio per questo motivo.

Marco

Ciao Marco,
se non hai un compagno, ricorrere alla masturbazione è una necessità e non bisogna cercare di farne a meno perché la masturbazione è una pratica che ha un valore anche a livello di salute. È un fatto noto che chi pratica la masturbazione quotidiana è meno esposto ai tumori prostatici in tarda età. Quindi nessuna limitazione alla masturbazione che è una cosa che fa bene sia al copro che alla mente. E poi dici giusto, il sesso gay non ha preoccupazioni procreative e quindi è totalmente concentrato sulla ricerca del piacere. Il piacere fisico è una cosa importante che favorisce l’equilibrio psico-fisico e non va mai svalutato o trascurato. Il discorso sui porno è in effetti molto complicato. Oggi tendono ad affermarsi nuovi tipi di pornografia, diciamo così, più morbida e più specificamente gay, in cui per esempio il rapporto non finisce per forza con la penetrazione anale e la dimensione coccole è notevolmente potenziata. Gli attuali porno, cosiddetti gay sono costruiti per una grande massa di etero curiosi e non sono conformi alla vera sessualità gay che non è un’imitazione della sessualità etero. In pratica alcuni siti di porno gay hanno cominciato a produrre video proprio per i gay, cioè, in fondo, per un segmento del mercato di gran lunga meno importante di quello degli etero curiosi. Su una cosa invece non sono d’accordo, cioè che la sessualità etero sia meno attenta alla ricerca del piacere. Te lo dico convintamente perché ricevo molte mail anche da ragazzi etero e in molti casi almeno non ho affatto l’impressione che la sessualità etero vissuta da quei ragazzi sia meno attenta alla ricerca del piacere, anche perché la stragrande maggioranza del sesso etero non ha affatto una finalità procreativa, anzi la esclude a priori, quindi la sessualità etero assume una dimensione di ricerca dell’eros praticamente analoga a quella tipica della sessualità gay, anche se i modi sono diversi.
Un abbraccio!

Project

Ciao Project,
conosci siti dove si possono vedere video prono per gay e non per etero curiosi? Mi sapresti dare qualche suggerimento?
In effetti spesso i video seguono uno schema trito e ritrito, che comincia con brevi preliminari, sesso orale, sesso anale, orgasmo. Non mi sembra che il vero sesso gay segue questo schema così meccanico. Nella mia esperienza il sesso gay è stato quasi sempre un alternanza di baci, masturbazione e sesso orale, con l’orgasmo raggiunto con masturbazione reciproca. Per il sesso gay è così e questo non si vede spesso nei video porno gay. Per questo mi piacerebbe sapere se ci sono siti con video di questo tipo.
Sul sesso etero capisco quello che dici. Forse il mio pensiero è distorto proprio dal fatto che essendo io omosessuale, faccio fatica a capire come possa esservi autentico piacere sessuale al di fuori della omosessualità.
Grazie e un abbraccio,

Marco

P.S. Non sapevo che la masturbazione prevenisse il tumore alla prostata. Allora masturbarsi almeno una volta al giorno fa bene alla salute, oltre che all’umore!

Ciao Marco,
ho visto solo qualche video “tipicamente gay” ma bisogna dire che sono ancora una rarità. Perché il rapporto tra etero curiosi e gay, nel siti cosiddetti gay, è stimato almeno a 5 o 6 etero curiosi per ogni gay, anche perché l’etero curioso trova il sito cosiddetto gay fatto apposta per lui, mentre il gay non ci trova esattamente quello che vorrebbe.
La tua esperienza del sesso gay è quella assolutamente più diffusa e tipica tra ragazzi gay ma purtroppo la pornografia cosiddetta gay mette l’etichetta gay a cose che non rappresentano affatto la realtà gay.
Un abbraccio.

Project

p.s.: https://www.newscientist.com/article/dn … te-cancer/

Ciao Project, chiaro, ma…
allora come faccio a capire se sono gay o semplicemente etero curioso? Mi spiego: io se vedo un video etero mi eccito, e posso masturbarmi e arrivare all’orgasmo. Questo però non significa che io sia etero. Infatti succede che se vedo un video gay mi eccito, e capisco dalla reazione fisica che ho, che mi eccito di più che a vedere un video etero. Questo a parità di contenuto (ovvero la solita sequenza sesso orale, penetrazione, orgasmo). Quindi posso masturbarmi e arrivare all’orgasmo vedendo un video gay. Aggiungo, anche se vedo un video lesbico posso provo eccitazione, ecc.
Ne consegue che tutte le forme di sessualità possono indurre eccitazione e portarmi a masturbarmi.
Tuttavia, se vedo un video gay il livello di eccitazione è maggiore (capisci cosa intendo – parlo del liquido pre-eiaculatorio abbondante nel caso di video gay e quasi assente nel caso di video etero) e in alcuni casi arrivo all’orgasmo senza quasi toccarmi. Solo con la pornografia gay mi è capitato di masturbarmi più volte di seguito a breve distanza. Con video etero/lesbici una volta mi basta per una intera giornata.
Da questi fatti (oltre che dal fatto che le poche esperienze gay che ho avuto sono state sessualmente più appaganti delle altrettanto poche esperienze etero) ho dedotto di essere omosessuale (o al più bisessuale con prevalente tendenza omosessuale).
Certamente la pornografia occupa uno spazio fondamentale nella mia vita sessuale. Al momento non ho partner e la pornografia e la masturbazione sono la mia unica valvola di sfogo.
Tornando all’etero curioso, credo che la differenza stia nel fatto che per me un video gay è bello proprio nelle sua parti meno crude, dove si vedono baci, masturbazione e sesso orale. Inoltre per me la bellezza dei ragazzi coinvolti nel video è fondamentale, tanto che spesso rivedo i soliti video perché ci sono attori e scene che mi piacciono particolarmente (sono molto selettivo!).
E poi secondo me un etero curioso ogni tanto si masturba guardando video gay, ma normalmente si masturba guardando video etero. Io invece mi masturbo ogni tanto guardando video etero e normalmente guardando video gay. Forse nel mio casi si potrebbe dire che sono gay curioso. Cosa ne pensi?
Un abbraccio.

Marco

Ciao Marco,
le cose che dici sono perfettamente logiche e non fanno una grinza se ci si limita solo al piano sessuale, ma le differenze sostanziali tra un gay e un etero curioso, non si limitano a quelle strettamente sessuali che hai descritto tu perfettamente, ci sono anche le differenze affettive. Un gay si innamora di ragazzi anche a livello affettivo, ne cerca la compagnia, anche senza finalità sessuali e soprattutto non ha alle spalle una sessualità etero profondamente frustrante. Un etero curioso ha un’affettività etero frustrata e non ha un’affettività gay. Per lui un ragazzo è il sostituto di una ragazza e la sua forma dominate di sessualità è quella etero. Un gay non ama solo fare sesso col suo ragazzo ma ama tutto di lui, se ne innamora. La coppia gay non è una cosa comunissima ma esiste, nell’ottica dell’etero curioso non c’è proprio la prospettiva di coppia, non c’è storia d’amore. Da quello che scrivi più che gay esclusivo sembri un bisex polarizzato, anche fortemente, in direzione gay. Il vero guaio dei bisessuali non fortemente polarizzati, cioè dei bisessuali per i quali la vita di coppia esclusivamente etero o esclusivamente gay è impossibile, sta nel fatto che sia i gay che le ragazze, da un ragazzo cercano proprio un rapporto di coppia stabile ed esclusivo. E ci vorrà ancora un bel passo avanti nella civiltà per pensare a coppie meno rigide in cui anche un bisessuale non sia costretto a rinunciare all’altra metà del cielo.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
grazie come sempre per le acutissime osservazioni.
Una domanda: cosa intendi quando scrivi di un gay che non ha una sessualità etero profondamente frustrante? Perché un gay che ha una sessualità etero profondamente frustrante in che situazione si trova? E come reagisce?
Forse un etero può trovarsi in una situazione di sessualità etero frustrante e allora si rifugia nella sessualità gay come ripiego?
Aiutami a capire.
Grazie,

Marco

Ciao Marco,
la situazione degli etero curiosi si inquadra tra le omosessualità “di fuga”. Cerco di chiarire il concetto partendo dall’altra forma di “omosessualità di fuga” che è tipica dei ragazzi che hanno subito abusi sessuali. Tra le forme di imprinting sessuale (prime esperienze sessuali o para-sessuali) oltre le situazioni classiche legate allo spiare la nudità di altre persone, ai giochi sessuali esplorativi con coetanei dello stesso o dell’altro sesso (tutte forme di imprintig vissute in modo non traumatico), c’è anche, e non è rarissima, quella legata all’abuso sessuale da parte di adulti. L’imprinting può essere o omosessuale o eterosessuale, e questo non ha nulla a che vedere con la vera sessualità. L’imprinting è molto spesso prepuberale ed è vissuto più come un gioco, più o meno proibito, che come una forma di sessualità, perché per la sessualità nel vero senso della parola mancano proprio i presupposti. In genere un imprinting non conforme al vero orientamento sessuale (che comincerà a svilupparsi con la pubertà) crea un ostacolo allo sviluppo della vera sessualità. Se un ragazzo che ha avuto un imprinting gay si scopre poi etero, la questione non è molto traumatica perché l’evoluzione va verso una dimensione socialmente accettata e incoraggiata, se poi la sessualità emergente è gay allora non ci sarà nessuno stacco tra l’imprinting e la sessualità puberale. Nel caso in cui, invece, l’imprinting è stato di tipo etero (socialmente accettato) e lo sviluppo della sessualità puberale va in direzione gay, può sorgere qualche problema di accettazione, perché si tratta di superare l’abitudine a considerarsi etero e anche talvolta a masturbarsi con fantasie etero, i problemi però alla fine si superano perché il ragazzo avverte che la sessualità gay ha per lui una forza notevole, non paragonabile a quella della sessualità etero, e questo proprio a livello fisico. I veri problemi, e si tratta di cose che vanno prese molto seriamente, si hanno quando l’imprinting è avvenuto tramite abuso sessuale e peggio ancora quando è avvenuto con violenza. Ma entriamo nel dettaglio. Se un ragazzo ha subito un abuso sessuale da un uomo adulto e poi sente nascere in sé una sessualità etero al tempo della pubertà, quella sessualità per lui non è solo gradevole ma anche liberatoria e la rivendicherà come la SUA sessualità in contrapposizione alla sessualità del violentatore. Quando invece il ragazzo che ha subito un abuso sessuale da un uomo adulto sente nascere in sé, al tempo della pubertà, un desiderio omosessuale, cercherà di respingerlo con tutte le sue forze, perché lo riferirà all’abuso subito, in sostanza sarà portato a pensare che la sua nascente sessualità gay è il risultato e la conseguenza di quell’abuso. È in questi caso che si manifesta la cosiddetta eterosessualità di fuga, quel ragazzo in modo inconscio si forza alla eterosessualità che considera come una ribellione contro l’abuso. Ovviamente la situazione è molto delicata e, se non ben gestita, può portare anche a conseguenze irreparabili. Se la situazione è ben gestita, si arriva a superarla, non senza che ne restino tracce, quando arriva la prima “storia d’amore” omosessuale, cioè il primo rapporto “affettivo” profondo con un altro ragazzo. Il periodo dell’eterosessualità di fuga dei ragazzi abusati è terribile, perché si tratta di ragazzi omosessuali che stanno cercando di scappare dalla propria omosessualità, che attribuiscono all’abuso. I fallimenti con le ragazze sono la regola e così le frustrazioni e la depressione ai limiti dell’incontrollabile. Questa è una delle ragioni di fondo per cui la pedofilia deve essere combattuta con ogni mezzo, perché è oggettivamente devastante.
Anche per gli etero curiosi c’è una forma di omosessualità di fuga, chiaramente di fuga verso il gay e non verso l’etero come nel caso dell’abuso omosessuale. L’etero curioso è un etero, quindi per lui la frustrazione della sessualità etero è oggettivamente pesante. È quella frustrazione che fa nascere l’idea che “a livello sessuale” e solo a livello sessuale un rapporto omosessuale può essere gratificante e può rispondere in modo adeguato alla frustrazione nel campo etero. L’etero curioso non è un gay, non ha costruito negli anni un’affettività gay, per lui l’omosessualità è quella dei porno. Quando un etero curioso ci prova veramente con un ragazzo gay si trova spiazzato, perché finché il ragazzo gay non ha realizzato che non si trova veramente davanti a un gay, il ragazzo gay non punterà solo e soltanto sul sesso ma cercherà di costruire un rapporto anche sul piano affettivo. Sotto il profilo sessuale poi un gay non ci mette molto ad accorgersi che il suo partner non è gay, le fantasie sessuali sono diverse, le pratiche sessuali sono diverse e comincia ad essere evidente che la cosa non ha senso, e qui si infrange l’altro dogma dell’etero curioso, e cioè che trattare con un ragazzo gay sia più facile che trattare con una donna. L’etero curioso (che è un etero in certa di una sessualità di fuga) non è un gay sposato che cercando un rapporto fuori del matrimonio persegue la sua vera sessualità. L’etero curioso resta tale, spesso cambiando frequentemente partner omosessuale, finché non trova una disponibilità in ambito etero, cosa che per lui è la via naturale, in pratica quando la via etero diventa di nuovo possibile la curiosità viene messa da parte, magari fino alla successiva frustrazione etero.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
molto interessante la tua spiegazione.
Continuo però a non capire cosa ti fa concludere che io sia bisex e non etero curioso. Cerco di spiegarmi meglio. Fatta la premessa che per me (come per molti) il sesso etero è culturalmente accettabile mentre quello gay non lo è, e di conseguenza fare sesso gay mi ha dato sensi di colpa mentre fare sesso etero no, la mia sessualità e la mia affettività presentano le seguenti caratteristiche:

sessualità:
masturbazione: prevalentemente (al 90% o 95% direi) gay (sia con l’aiuto di video porno che di fantasie gay);
contatti sessuali: ho avuto esperienze gay e etero (nel tempo, la prima gay a 14 anni poi alternate etero e gay, e comunque poche). Esperienze gay mediamente più soddisfacenti e disinibite, con le ragazze qualche difficoltà.
preferenze fisiche: non sono indifferente alla bellezza femminile. Una bella ragazza la riconosco benissimo, ma con una ragazza mi sento timido e inadeguato. Non ho però una preferenza speciale per un tipo particolare di ragazza. I ragazzi invece, per piacermi sessualmente, devono corrispondere ad un canone fisico molto particolare. Riconosco se un ragazzo è bello, ma questo non significa che necessariamente mi piace. Per piacermi, nel senso di attrarmi sessualmente, un ragazzo deve essere fatto in un certo modo, alto come dico io, con il viso come dico io, ecc. Coi ragazzi sono molto, molto più selettivo che con le ragazze.
preferenze sessuali: preferisco il sesso maschile a quello femminile. Un pene in erezione è per me molto più eccitante di una vagina. Quando ho avuto esperienze con i ragazzi, poter toccare il loro sesso è stato molto eccitante, mentre toccare il sesso di una ragazza non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire allo stesso modo. Fare sesso orale a una ragazza mi dice poco (mi piace poco), mentre fare sesso orale a un ragazzo mi piace. Masturbare una ragazza mi piace, masturbare un ragazzo mi piace di più. Avere rapporti completi con una ragazza, ok ci riesco, avere rapporti completi con un ragazzo non mi piace e non mi interessa.

affettività:
mi è molto più facile innamorarmi di una ragazza. Per alcuni ragazzi ho preso una sbandata, ma non ho mai fantasticato su una relazione duratura e di coppia come con le ragazze. Questo vuol dire che coi ragazzi stavo bene, mi piacevano, ma mi interessava soprattutto l’aspetto sessuale. Con le ragazze stavo bene, ma mi interessava soprattutto l’aspetto affettivo.

Certo, come ti ho già detto, la sessualità gay mi prende molto di più. E se la sessualità (soprattutto quella più libera della masturbazione) va in quella direzione, non posso che dirmi bisex/gay. Devo anche dire che le ragazze che ho conosciuto non erano il massimo, sessualmente parlando, e questo potrebbe aver contribuito a darmi della sessualità femminile una visione distorta, portandomi a preferire una sessualità gay sperimentata come più disinibita e immediata. E’ questo potrebbe essere ciò che ha fatto di me un cosiddetto etero curioso.
Tuttavia, la mia forte preferenza per il sesso gay (pensato e praticato), i ricordi piacevoli delle esperienze gay, la masturbazione pressoché esclusivamente gay, mi hanno fatto pensare (fin dall’adolescenza) di essere gay o bisex.
Solo che da adolescente mi convincevo di essere un etero che si lasciava andare a fantasie e pratiche gay, in mancanza di ragazze giuste e disponibili. Ora invece, visto che le ragazze giuste e disponibili non sono arrivate (ma le ho mai davvero cercate?), penso di essere un gay che si lascia andare a qualche incursione nel mondo etero (solo qualche video però, nessuna fantasia masturbatoria). Per questo, scherzando, dico che forse sono un gay curioso.
Un abbraccio,

Marco

Ciao Marco,
beh, cerco di rispondere articolatamente, ma tu dell’etero curioso non hai proprio niente. Intanto non hai l’età tipica degli etero curiosi che sono in genere over 40/45 e anche ben oltre, in secondo luogo non hai mai avuto una storia precedente etero importante ed esclusiva, che è la regola per gli etero curiosi, nella tua storia non c’è stata alcuna forte esperienza etero che ti abbia portato a sensi di frustrazione tali da indurti alla curiosità per l’altro orientamento. Anzi le tue prime esperienze gay risalgono addirittura ai 14 anni. E poi tutta la tua sessualità è nettamente gay, ma non solo perché ha per oggetto i ragazzi ma perché lo è assolutamente e tipicamente nei desideri: quello che ti eccita non è affatto quello che eccita gli etero curiosi, che vedono i ragazzi come sostituto delle ragazze e che tendono con i ragazzi ad avare rapporti sessuali finalizzati alla penetrazione anale a ruoli fissi. Tu scrivi: “preferenze sessuali: preferisco il sesso maschile a quello femminile. Un pene in erezione è per me molto più eccitante di una vagina. Quando ho avuto esperienze con i ragazzi, poter toccare il loro sesso è stato molto eccitante, mentre toccare il sesso di una ragazza non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire allo stesso modo. Fare sesso orale a una ragazza mi dice poco (mi piace poco), mentre fare sesso orale a un ragazzo mi piace. Masturbare una ragazza mi piace, masturbare un ragazzo mi piace di più. Avere rapporti completi con una ragazza, ok ci riesco, avere rapporti completi con un ragazzo non mi piace e non mi interessa.” Tutte queste cose per un etero curioso sono assolutamente inconcepibili. Un etero curioso, che tratta con un ragazzo come se fosse una donna, non toccherebbe mai il pene del ragazzo, e l’idea di masturbare il ragazzo non la prenderebbe nemmeno in considerazione come ipotesi teorica, potrebbe farsi fare sesso orale dal ragazzo ma non il contrario, perché questo, nel suo codice, significherebbe assumere un ruolo passivo, cosa che per un etero curioso è impensabile. Per un etero curioso il cosiddetto rapporto completo (sesso anale da attivo) è la finalità del contatto sessuale con un ragazzo. Per un gay un’idea del genere è inconcepibile, e nella grande maggioranza dei casi la penetrazione anale non esiste proprio.
Quindi tu etero curioso proprio no! E nemmeno gay curioso, perché non mi pare proprio che tu sia frustrato dalla sessualità gay. E poi il tuo rapporto con le ragazze ha eccome una componente sessuale, che non sarà magari dominante ma c’è e non è affatto trascurabile. Che tu tenda a creare un rapporto affettivo più facilmente con le ragazze mi sembra una cosa più che possibile, quello che non mi torna al 100% e il fatto che tu non riesca a trovare un rapporto affettivo gay coordinato con l’interesse sessuale. Però la soluzione a questa apparente stranezza, che è l’unica che non si inquadra nella dimensione della bisessualità vera, la dai tu stesso nella tua premessa quando dici che un rapporto gay ti provoca sensi di colpa e uno etero no. Se tu superassi questo condizionamento di natura sociale conoscendo un ragazzo gay col quale costruire un rapporto veramente reciproco e profondo, penso che te ne innamoreresti eccome anche a livello affettivo! Non è ancora successo, ma succederà!
Un abbraccio.

Project

Grazie Project,
Le tue considerazioni sono molto logiche. Quindi, da quello che capisco, non mi vedi affatto come etero curioso, ma piuttosto come bisex fortemente orientato all’omosessualità.
Aggiungo alle tue considerazioni qualche precisazione: ho avuto un paio di storie con ragazze, tra i 17 e i 22 anni. Storie abbastanza lunghe (un paio di anni ciascuna) e piuttosto sofferte. La prima perché la ragazza abitava in un’altra città e la mia era stata più che altro un’infatuazione (sessualmente non si era andati oltre i baci); con la seconda invece avevo instaurato una relazione basata sulla competitività che non è durata.
La cosa strana è che questa ragazza, molto carina devo dire, aveva modi un po’ mascolini (andava in moto, faceva arti marziali) e a me questo non piaceva perché desideravo che fosse molto più femminile. Sessualmente c’era abbastanza intesa, anche se non siamo mai andati oltre la masturbazione reciproca (praticata quasi sempre al buio o nella penombra). Insomma, una relazione sessualmente non proprio disinibita. Non cercavamo la penetrazione (io non la chiedevo e lei nemmeno) e non praticavamo nemmeno sesso orale. Come ti ho detto prima, fare sesso orale a una ragazza non mi ha mai fatto impazzire (l’ho fatto in pochi casi, ma la cosa non mi ha fatto impazzire).
Inoltre, durante i due anni di relazione con questa ragazza non potevo fare a meno di masturbarmi pensando…all’esperienza gay che avevo avuto con un compagno di classe a 17 anni. Anche qui nulla di stratosferico, ci eravamo masturbati reciprocamente, quasi per gioco, durante una settimana bianca e poi l’anno dopo, io mi ero fatto avanti e ci eravamo messi d’accordo per vederci una sera a casa mia e ripetere la cosa. Così avevamo finito per vederci una sera che i miei erano fuori e lì ci eravamo spogliati completamente e ci eravamo masturbati (con la luce accesa, nota bene). Un episodio unico, mai più ripetuto con questo compagno di classe, con cui abbiamo poi sempre fatto finta che non fosse successo nulla tra noi.
E quello non era il primo ragazzo con cui avevo avuto contatti sessuali. Il primo, come ti ho scritto, era stato a 14 anni (eravamo entrambi ancora in terza media).
Sarà stato che con questi ragazzi il sesso è stato disinibito e soddisfacente, mentre con le ragazze è stato inibito e insoddisfacente, ma da quelle esperienze ho cominciato a pensare, non senza angoscia e turbamento, di essere gay.
Però il mio pensiero in quegli anni era: se trovassi una ragazza disinibita con cui fare sesso soddisfacente, allora cambierebbe tutto.
Forse questo è un pensiero ricorrente di molti ragazzi gay o bisex che non accettano la loro omosessualità. Certo, con il tempo, vedendo che le cose non cambiavano (la mia masturbazione si polarizzava sempre più verso l’omosessualità, ragazze disinibite non le trovavo – ma le cercavo?) ho preso via via più coscienza che le mia tendenza omosessuale non era una cosa passeggera ma una costante.
Sull’affettività concordo con te. Come ti dicevo, per alcuni ragazzi (2 sicuramente), quando avevo tra i 15 e i 20 anni, ho preso una sbandata (li pensavo spesso, mi masturbavo pensando a loro, e non pensavo solo in chiave sessuale, mi piacevano nell’insieme), e questo in contemporanea o quasi alle mie storie etero (ma non mi masturbavo pensando alle ragazze con cui stavo…). Purtroppo i condizionamenti sociali e culturali e personali sono ancora tali per cui per me ancora oggi è impossibile pensare ad una vita di coppia con un ragazzo vissuta alla luce del sole. Mentre con una ragazza certamente non ho problemi, l’affettività funziona benissimo, anche se devo sacrificare la piena soddisfazione sessuale.
Un abbraccio,

Marco

Ciao Marco,
la cosa che più colpisce nella tua mail è il peso del condizionamento che hai subito: “ma da quelle esperienze ho cominciato a pensare, non senza angoscia e turbamento, di essere gay.” Ma perché angoscia e turbamento? Tu non hai fatto di tutto per andare verso una vita etero, che penso sarebbe stata del tutto insostenibile, perché dici che l’affettività con le ragazze andava bene ma avresti dovuto fare delle rinunce per quanto riguarda la sessualità. Uno come te, bisessuale con propensione gay al 90-95% (sulla base della ricorrenza della fantasie della masturbazione) di fatto è “quasi gay” e se tu avessi fatto una scelta orientata verso il matrimonio etero, dato che per te una sessualità etero è possibile, avresti fatto come tanti ragazzi gay che, dato che possono arrivare ad avere rapporti sessuali con una ragazza, si dicono: ok, allora sono etero e il matrimonio per me è la soluzione ideale, va bene alla mia famiglia, è quello che tutti si aspettano da me, … dovrei solo fare qualche “piccola rinuncia” sul piano sessuale! Solo che i gay sposati, come anche i bisex sposati, con propensione gay al 95%, sottovalutano molto la portata di quella rinuncia. Tu stesso dici che quando stavi con le ragazze non ti masturbavi pensando a loro ma pensando alle tue precedenti esperienze gay, ma quando la sessualità di coppia va in una direzione diversa da quella della masturbazione, la vera sessualità, cioè quella con la quale ci si può sentire appagati sia sessualmente che affettivamente, non è quella di coppia, ma quella libera da ogni aspettativa, cioè quella masturbatoria. Anzi è tipico dei gay sposati avere una masturbazione in chiave praticamente gay in modo esclusivo anche quando vivono una vita sessuale etero con la moglie (primi anni di matrimonio), e questo basta, insieme con la pressione sociale a tenere quei ragazzi bene stretti al loro matrimonio, ma quando poi la sessualità etero sfuma del tutto, perché una donna avverte eccome che c’è qualcosa che non va, anche se può non essere in grado di capire che cosa, la forza attrattiva sia sessuale che affettiva della sessualità gay si fa sentire con tutta la sua forza e il matrimonio etero va in crisi definitivamente. Una vita di coppia senza un feeling sessuale forte, almeno all’inizio, è destinata a lungo termine a mostrare tutti i suoi limiti. In altri termini è una scelta non istintiva ma mediata dalla ragione per motivi di utilità e di convenienza, in nome di quei motivi si accetta di fare dei “piccoli sacrifici” a livello sessuale, sacrifici che però non sono affatto piccoli e non sono affatto solo a livello sessuale e rendono comunque la vita di coppia etero assolutamente insoddisfacente. Il rischio di una scelta sbagliata come il matrimonio, in queste condizioni è alto, perché dire bisex non vuol dire che affatto che gay o etero è lo stesso, ma significa che, salvo rare eccezioni uno dei due orientamenti è fortemente prevalente. Tra il non rigetto di una donna e il “vero” desiderio di vivere la propria sessualità con quella donna c’è un’infinità di possibili gradazioni e il problema dei bisex è legato al fatto che una relazione di coppia, etero o gay che sia, parte col presupposto di essere esclusiva. Un bisex con polarizzazione 95% gay potrà molto probabilmente rinunciare senza troppi rimpianti ad una sessualità etero, che di fondo gli appartiene in modo marginale, ma non potrà mai sensatamente rinunciare ad una identità gay che lo caratterizza in modo forte, spinto solo da ragioni di tipo sociale o perché è stato condizionato a vedere l’omosessualità come intrinsecamente sbagliata. Io penso che al di là i tutti i ragionamenti teorici, per te, nonostante le spinte sociali, l’idea del matrimonio sia ormai un’ipotesi messa da parte in via definitiva e senza rimpianti. Purtroppo per tanti ragazzi bisessuali fortemente polarizzati in direzione gay le cose non stanno così, e il matrimonio appare come un miraggio, un’ancora di salvezza, e questo porta inevitabilmente, alla lunga a problemi molto seri.
Aggiungo una questione che mi sembra importante. Questo nostro scambio di mail penso potrebbe avere una utilità notevole per parecchi ragazzi. Se tu fossi d’accordo, si potrebbe pubblicare sul forum, sui blog ed inserire nel capitolo che riguarda la sessualità gay, preceduto da un scambio di mail tra me e un etero curioso. In questo modo si potrebbero fornire a chi legge le coordinate giuste per interpretare tanti fenomeni e per non fare di conseguenza scelte sbagliate. Ovviamente, le mail possono essere modificate da te come ritieni opportuno per evitare di mettere a rischio la tua privacy, che però non vedo come potrebbe essere messa a rischio dato che non ci sono riferimenti specifici di nessun tipo. Fammi sapere che cosa ne pensi.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
grazie per il tuo commento. Scusami, ma io credo sia praticamente impossibile, per un ragazzo di 14 anni, avere un’esperienza omosessuale, sia pure limitata alla masturbazione, senza provare, dopo, angoscia e turbamento. Io, pur avendo voluto quell’esperienza, ero consapevole che si trattava di un’esperienza omosessuale e non era una cosa fatta per gioco (del tipo: io chiudo gli occhi mentre mi tu mi masturbi e penso che a masturbarmi sia la ragazza XY che mi piace tanto). No, mentre con il mio compagno ci toccavamo, io ero interessato al suo sesso, e a lui in quanto ragazzo, punto. Dopo aver raggiunto l’orgasmo però, essendo svanita l’eccitazione (che fa diminuire i freni inibitori e il controllo) e avendo quindi ripreso controllo, ecco subentrare il turbamento e l’angoscia. Ovvero: quello che ho appena fatto è sesso gay, il sesso gay è considerato brutto da genitori, parenti, amici, quello che ho fatto è brutto. Inoltre, se quello che ho fatto è indizio di quello che sono (cioè sono omosessuale), ecco il turbamento e l’angoscia. Ed ecco tutto il tentativo di razionalizzare la cosa come: è un caso isolato, è successo perché non avevo la ragazza, se trovassi una ragazza non penserei a queste cose, ecc. ecc.
Se il ragazzo di 14 anni fosse stato davvero etero, problemi non se ne sarebbe posti, credo, in quanto avrebbe pensato fin da subito che a masturbarlo era stata la ragazza dei sogni. E il giorno dopo magari si sarebbe masturbato pensando alla ragazza dei sogni e non a quello che aveva fatto realmente con il compagno di classe.
Io 14 enne invece, dopo quella esperienza, nei giorni successivi mi ero masturbato proprio ripensando a quell’esperienza. Razionalizzavo però anche la masturbazione gay, pensando che fosse dovuta la fatto che l’unica esperienza sessuale da ricordare era quella. Come razionalizzazione era davvero debole, ma come puoi capire la pressione ambientale di genitori, parenti, amici, no. Ecco la ragione dell’angoscia e del turbamento.
Però non capisco una cosa: perché dici che non ho fatto di tutto per andare verso una vita etero?
Un abbraccio,

Marco

P.S. Se vuoi puoi pubblicare tutto, integralmente.

Ciao Marco!
Intanto grazie per il permesso di pubblicare le mail, ma devo cercare di fare un lavoro organico con una mail di un etero curioso vero e devo anche riscrivere parte del capitolo di Essere Gay sulla bisessualità e ci metterò qualche giorno.
Per quanto riguarda la sostanza della tua ultima mail concordo totalmente, non penso si potessero descrivere meglio i meccanismi che portano a sentire il sesso gay come una colpa e una cosa sbagliata per effetto delle pressioni familiari e sociali. Ma il problema sta proprio in quelle pressioni familiari e sociali, certe volte così profondamente interiorizzate da diventare quasi delle componenti dell’io. Sul fatto che nella società italiana, così come essa è, un 14enne possa essere complessato da un’esperienza sessuale gay non ci piove proprio, il fatto è che i condizionamenti a monte sono solo il portato di una totale ignoranza e di una marea di pregiudizi, era questo che intendevo quando ti dicevo che non capivo di che cosa si potesse avere paura. I complessi verso il sesso gay ci sono eccome e ce li hanno eccome pure i gay almeno all’inizio, però so bene che i problemi sono soprattutto all’inizio…
Un abbraccio.

Project

Grazie Project.
E per quanto riguarda la mia domanda sul perché dici che non ho fatto di tutto per andare verso una vita etero?

Ciao Marco.
Intendo dire che non ti sei forzato per arrivare comunque ad una eterosessualità esclusiva che non sentivi tua, il che significa che, almeno in età adulta, i condizionamenti familiari e sociali sono stati chiaramente superati, ci resta forse una specie di atmosfera del proibito che circonda il sesso gay, ma non è un’atmosfera oppressiva tale da indirti a fare quello che non vuoi o a mettere definitivamente da parte quello che vuoi. Non ti sei forzato perché avevi una tua sostanziale indipendenza psicologica, magari guadagnata con fatica, ma ormai raggiunta e consolidata. Tieni presente che ancora oggi ci sono gay (cioè persone che interessi etero non ne hanno affatto a nessun livello, che si forzano, perché magari pensando ai ragazzi possono arrivare anche ad avere un rapporto sessuale con una ragazza, a “comportarsi come etero”, in questi casi i problemi sono grossi e non sono problemi legati alla sessualità, cioè all’orientamento sessuale incerto, che anzi qui l’orientamento gay è certissimo, ma sono problemi di dipendenza psicologica. In buona sostanza questi ragazzi non riescono a rendersi indipendenti da una omofobia interiorizzata in età molto precoce e ormai acquisita. Quella omofobia li costringe ad agire contro la loro stessa natura e li condiziona profondamente rendendoli insicuri. Proprio in questi giorni sto scambiando delle mail con un ragazzo etero che ha avuto anche delle esperienze gay, molto minime per la verità, nella prima adolescenza, ma che continua a dare un peso spropositato a queste cose come se potessero mettere in crisi la possibilità di vivere pienamente la sessualità con la sua ragazza, che invece va oggettivamente benissimo, perché la ragazza è intelligente e a lui ci tiene molto. Nell’infanzia di quel ragazzo c’era un rapporto terribile col padre, comprese botte e umiliazioni pubbliche molto frequenti, si è sentito un figlio non voluto, quella è probabilmente l’origine dell’insicurezza che porta quel ragazzo a pensare di non essere affidabile e di non poter garantire alla sua ragazza una vita matrimoniale soddisfacente quando saranno sposati, e in questo quadro la supervalutazione di un minimo di esplorazione gay nella prima adolescenza ci sta perfettamente, tanto più che quelle esperienze gay erano anche un modo di fare una cosa che il padre riteneva esecrabile, cioè di reagire al potere oppressivo del padre. Nota che degli episodi di esplorazione gay si era dimenticato poi del tutto e che la masturbazione di quel ragazzo era stata sempre in chiave etero, il che non lascia dubbi sulla sua totale eterosessualità.
Un abbraccio.

Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questi post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5474