BISESSUALITÀ TRA GAY ED ETERO

Questo post è dedicato ai ragazzi che non si identificano in modo esclusivo né in una sessualità gay né in una sessualità etero ma provano interesse affettivo e/o sessuale sia verso i ragazzi che verso le ragazze, o hanno rapporti sessuali sia etero che gay. Non intendo quindi riferirmi alla cosiddetta bisessualità “a periodi” cioè alle persone che, per esempio, si identificano come gay esclusivi per un periodo della vita della durata di anni e poi come etero esclusivi per un altro periodo, attraversando 3/4/5 fasi di diverso orientamento sessuale nel corso della loro vita e mantenendo in ciascuna di queste fasi una sessualità o esclusivamente etero o esclusivamente gay, mi riferisco invece ai ragazzi che tendono a identificarsi come bisessuali nel senso che la loro sessualità per qualche aspetto almeno non è esclusiva.

Bisogna tenere presente che la sessualità di realizza attraverso due meccanismi sostanzialmente diversi:

1) La masturbazione, che è un’attività libera nella quale possono manifestarsi le fantasie sessuali profonde. Mi riferisco specificamente alla masturbazione praticata a livello individuale, perché la masturbazione reciproca è a tutti gli affetti un’attività sessuale di coppia.

2) La sessualità di coppia nella quale la sessualità individuale deve venire a un compromesso con la sessualità, le fantasie sessuali e le aspettative di un’altra persona.

Quando la sessualità emergente dalle fantasie masturbatorie e la sessualità di coppia presentano lo stesso orientamento (gay o etero) non esiste o non emerge alcun problema di sessualità intermedia si parla di sessualità intermedie quando:

1) sia nella masturbazione che nella sessualità di coppia sono presenti sia elementi gay che elementi etero, ossia quando un ragazzo si masturba pensando talvolta ai ragazzi e talvolta alle ragazze e ha sia rapporti sessuali gay che rapporti etero;

2) la sessualità di coppia è esclusiva ma non lo è la masturbazione, cioè quando un ragazzo ha o rapporti esclusivamente etero o esclusivamente gay ma quando si masturba pensa talvolta ai ragazzi e talvolta alle ragazze;

3) la sessualità della masturbazione è esclusiva ma non lo è ma sessualità di coppia, cioè quando un ragazzo di masturba sempre con fantasie etero o sempre con fantasie gay, ma ha rapporti sia con i ragazzi che con le ragazze;

4) quando la masturbazione e la sessualità di coppia sono entrambe esclusive ma una ha orientamento gay e l’altra ha orientamento etero, cioè quando l’identità sessuale che emerge nella masturbazione non si accorda con quella vissuta nei rapporti di coppia.

DISSOCIAZIONE SESSUALITÀ-AFFETTIVITÀ

Quando si parla di sessualità si mettono in gioco due diversi elementi:

1) La sessualità fisica/fisiologica legata essenzialmente all’erezione e all’eccitazione sessuale fino all’orgasmo.

2) La sessualità affettiva legata alla generale gradevolezza fisica e affettiva di un’altra persona senza coinvolgimenti specificamente genitali.

Questi due aspetti si trovano in genere uniti e integrati: innamorarsi significa proprio vivere insieme un coinvolgimento fisico e un coinvolgimento affettivo profondo. L’innamoramento non mira alla realizzazione di un rapporto sessuale ma ad una fusione fisica e spirituale di due persone.

L’innamoramento può essere vissuto sia a livello di coppia, quando e rivolto ad una persona reale, sia a livello virtuale, quando nella masturbazione si struttura una fantasia sessuale che unisce elementi fisici/fisiologici con aspetti affettivi almeno a livello di proiezione e di desiderio.

Accade tuttavia, e non in modo sporadico, che la sessualità fisica/fisiologica e la sessualità affettiva siano rivolte ad oggetti diversi. In situazioni del genere un ragazzo avverte la sensazione di “innamoramento incompleto”, ama, ad esempio, teneramente una ragazza, con la quale può anche avere rapporti sessuali, ma desidera in modo fortissimo avere un rapporto sessuale con un ragazzo, per il quale tuttavia non prova alcun coinvolgimento emotivo, o viceversa.

Cerchiamo ora di prendere in considerazione separatamente le varie forme di sessualità intermedia.

PPREMESSA

L’orientamento sessuale è per molti ragazzi motivo di preoccupazione di stress, ma si stratta di preoccupazioni e stress che non hanno fondamento se non nell’ansia con la quale queste tematiche sono affrontate. A sua volta l’ansia deriva da una concezione rigida, schematica e sostanzialmente poco realistica dell’orientamento sessuale. Un modello falso di sessualità, può provocare sofferenze profonde quando viene interiorizzato e considerato come “la regola” della sessualità.

Le categorie di gay e di etero sono solo modi schematici molto approssimativi di tentare un approccio interpretativo della sessualità, ma in questioni del genere sono le categorie astratte che devono essere modellate sulla realtà e tentare di adattare la realtà del vissuto individuale a cose astratte è un errore di principio. Nel mondo della sessualità e dei sentimenti ogni regola ammette molte eccezioni e le categorie del giusto e dello sbagliato non possono essere applicate alla sessualità se non ricreando pericolose morali dogmatiche.

Riporto qui una citazione di James Baldwin, che si può applicare perfettamente all’orientamento sessuale: “Qui non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare”. L’orientamento sessuale è quello che è e nulla può essere fatto per modificarlo. Ciò che ha senso è solo non creare tabù, non cercare mai di imporre o di imporsi nulla o di modificare nulla. Non c’è comunque nulla da correggere. Giova solo prendere coscienza delle cose e considerarle per quello che sono senza creare ansie ingiustificate.

Ai ragazzi che hanno un partner (ragazzo o ragazza che sia) raccomando caldamente una sola cosa: l’onestà col vostro ragazzo o con la vostra ragazza. Chi condivide con voi la sessualità non deve in nessun caso essere ingannato. Capisco che la chiarezza in certi casi è difficile e che il/la vostro/a partner tenderà comunque a non rendersi conto e a sminuire il problema, ma è indispensabile che si renda conto esattamente che, se la vostra sessualità è intermedia, anche se talvolta può apparire che il problema sia risolto, esso potrebbe sempre riemergere anche a distanza di anni. Questo è il problema tipico dei gay sposati.

E ora torniamo esaminiamo le situazioni possibili una per una.

SITUAZIONE N. 1

Sia nella masturbazione che nella sessualità di coppia sono presenti sia elementi gay che elementi etero, ossia quando un ragazzo si masturba pensando talvolta ai ragazzi e talvolta alle ragazze e ha sia rapporti sessuali gay che rapporti etero

In questo caso non si rilevano discrasie tra la sessualità di coppia e le fantasie masturbatorie, il che fa pensare che la sessualità di coppia non sia condizionata da situazioni esterne. Molte volte situazioni di questo genere non sono stabili e hanno una dimensione evolutiva più o meno lenta. L’esperienza insegna che uno dei due orientamenti sessuali tende a prevalere anche se l’altro spesso non sparisce del tutto.

SITUAZIONE N. 2

La sessualità di coppia è esclusiva ma non lo è la masturbazione, cioè un ragazzo ha o rapporti esclusivamente etero o esclusivamente gay ma quando si masturba pensa talvolta ai ragazzi e talvolta alle ragazze

In situazioni del genere la corrispondenza tra la sessualità libera della masturbazione e la sessualità di coppia è parziale. Se l’orientamento “prevalente” nella masturbazione corrisponde alla sessualità di coppia, è da ritenere che quell’orientamento sia realmente quello di fondo anche se l’affacciarsi episodico di esigenze sessuali diverse è avverto come un motivo di turbamento profondo. Se invece la sessualità di coppia non segue l’orientamento sessuale emergente dalla masturbazione, il rapporto di coppia è vissuto come in conflitto con la “propria” sessualità (quella prevalente nella masturbazione) e in sostanza come un qualcosa che talvolta appare estraneo o imposto da obblighi sociali o derivante da abitudine, al di fuori di un’autentica motivazione sessuale personale forte.

Accade più volte, quando la sessualità di coppia è etero e quella della masturbazione è anche parzialmente gay, che la masturbazione venga inconsciamente sacrificata. La sessualità in questo caso si realizza esclusivamente e in modo frustrante nei rapporti di coppia mentre la masturbazione, in ragione della sua coloritura anche parzialmente gay viene rimossa con la motivazione apparente che il sesso di coppia è soddisfacente. Una motivazione del genere è palesemente un autoinganno.

SITUAZIONE N. 3

La sessualità della masturbazione è esclusiva ma non lo è ma sessualità di coppia, cioè quando un ragazzo di masturba sempre con fantasie etero o sempre con fantasie gay, ma ha rapporti sia con i ragazzi che con le ragazze

In situazioni del genere l’orientamento sessuale è ben definito ed è quello che emerge nella masturbazione. Un ragazzo che vive in una situazione del genere avverte nettamente l’insostenibilità dei rapporti di coppa che non corrispondono all’orientamento sessuale emergente dalla masturbazione. Spesso questi rapporti di coppia vengono mantenuti per motivazioni non sessuali ma generalmente affettive. In ragazzo gay che ha la ragazza e che ha con lei un rapporto affettivo profondo senza un autentico coinvolgimento sessuale e portato a parlare d’amore ma avverte che il rapporto sessuale con un ragazza, anche quando c’è non è in realtà profondamente desiderato mentre l’attrazione verso altri ragazzi appare fortissima proprio a livello fisico, verso quei ragazzi ci può essere una vera e propria forma di innamoramento sia a livello affettivo che specificamente sessuale. In situazioni del genere si assiste ad una evoluzione verso l’omosessualità e la sessualità etero tende nel tempo a divenire recessiva. Se invece verso quei ragazzi si manifesta solo un desiderio sessuale che è sentito come decisamente non affettivo, ci si trova nella tipica situazione di dissociazione di sessualità e affettività. In specie, il ragazzo vive un coinvolgimento affettivo non sessuale con le ragazze e un coinvolgimento anche violento con i ragazzi, ma a livello esclusivamente sessuale-genitale.

SITUAZIONE N. 4

La masturbazione e la sessualità di coppia sono entrambe esclusive ma una ha orientamento gay e l’altra ha orientamento etero, cioè l’identità sessuale che emerge nella masturbazione non si accorda con quella vissuta nei rapporti di coppia

In situazioni di questo tipo un ragazzo in genere ha piena coscienza che la sua vera sessualità è quella che emerge nella masturbazione. A prima vista, il fatto che un ragazzo che si sente chiaramente gay abbia rapporti sessuali con delle ragazze potrebbe sembrare assurdo ma spesso alla base di situazioni del genere ci sono delle motivazioni molto forti legate al fatto che il desiderio sessuale gay emergente dalle fantasie masturbatorie può avere scarsissime possibilità di realizzarsi, come nel caso di orientamento sessuale verso persone molto più grandi di età, che è sentito, del tutto pregiudizialmente, come perversione anche da una gran parte dei gay. In situazioni del genere il fatto che un ragazzo consapevole di essere gay, ma in una forma non facilmente accettata, mantenga rapporti etero, appare certamente molto meno incredibile.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31351280

Annunci

ACCETTARE DI ESSERE GAY DOPO I 35 ANNI

Per i ragazzi gay due momenti/processi sono particolarmente significativi:

1) Il riconoscimento della propria omosessualità, cioè il rendersi conto di essere gay, il prenderne piena consapevolezza.

2) L’accettazione della propria omosessualità, cioè l’integrazione della propria identità gay all’interno della personalità, in altri termini un ragazzo accetta la propria omosessualità quando cessa di contrastarla.Si tratta di momenti/processi distinti e successivi.

RICONOSCERSI GAY

Moltissimi ragazzi gay, tre su quattro, all’incirca, si sono sempre considerati gay, dal primo sorgere cosciente della loro sessualità. Per loro, in rapporto a loro stessi, la sessualità è sempre e solo omosessualità.Circa un quarto dei ragazzi che si riconosco gay ha vissuto in precedenza una fase etero. In altri post ho cercato di tratteggiare il percorso che porta questi ragazzi dalla presunzione della loro eterosessualità alla coscienza della loro omosessualità. Ho sottolineato che le fantasie sessuali che accompagnano la masturbazione sono in realtà, proprio perché espressione della sessualità libera individuale, assai più indicative rispetto ai comportamenti sessuali di coppia per l’individuazione dell’orientamento sessuale; in altri termini se un ragazzo ha rapporti eterosessuali ma quando si masturba pensa ai ragazzi, quel ragazzo non è realmente eterosessuale.

Nel processo di emersione dell’orientamento sessuale profondo un’importanza particolare deve essere riconosciuta al fattore tempo. I ragazzi gay provenienti dalla eterosessualità si riconoscono gay ad età diverse, ma in genere entro i 24/25 anni il processo è concluso e l’identità gay è solidamente acquisita. Le eccezioni ci sono ma sono rare.

ACCETTARSI COME GAY

Quando un ragazzo diventa consapevole della propria omosessualità, sia che ciò avvenga all’inizio dell’adolescenza, come accade per i ragazzi che sono stati sempre e solo gay, o anche molto tempo dopo, come avviene per ragazzi provenienti da esperienze etero, si rende conto anche, inevitabilmente, che la sua omosessualità non sarà accettata. Non imposta che ciò accada per motivi religiosi, per profonde convinzioni o per semplice conformismo Un ragazzo avverte nettamente lo stigma sociale che circonda i comportamenti gay, ma quali saranno le sue reazioni?

1) Se l’identità gay è consolidata il ragazzo avverte il pericolo come sterno, identifica se stesso come gay e gli altri in genere come persone che non capiranno. In questo caso il conflitto è esterno, ha una dimensione sociale o familiare, può creare notevoli problemi ma non ha nessun potere lacerante nei confronti della personalità del ragazzo. Se l’identità gay è acquisita consapevolmente alla fine dell’adolescenza, come accade ai ragazzi gay che provengono dalla eterosessualità, l’accettazione è, salvo casi eccezionali, poco più di un corollario del riconoscersi gay e i due processi tendono a unificarsi e a risolversi insieme entro i 24/25 anni.

2) Se il problema dell’accettazione subentra all’inizio dell’adolescenza, come accade ai ragazzi che non hanno vissuto una fase etero, le cose si possono presentare in modo molto complesso in relazione all’ambiente familiare e sociale e al relativo livello di repressione della omosessualità.

Nelle situazioni più semplici il processo di accettazione della omosessualità si presenta in modo analogo a quello tipico dei ragazzi che lo affrontano al termine dell’adolescenza, ossia dei ragazzi gay provenienti dalla eterosessualità, si manifesta cioè sotto forma di conflitto familiare o sociale ma non crea lacerazioni interne alla personalità del ragazzo. Tuttavia in una percentuale non trascurabile di casi le istanze di tipo moralistico esterno sono invece interiorizzate e il ragazzo avverte una profonda spaccatura all’interno della sua personalità, che per un verso lo conferma nell’identità gay e per l’altro contrasta questa identità. Questo conflitto interno che non trova nessuna possibilità di essere manifestato all’eterno e di essere ridimensionato e razionalizzato, spinge un ragazzo a negare la propria identità gay contro ogni evidenza che l’altra parte della sua coscienza gli propone e a considerala una realtà negativa e pericolosa che deve essere repressa ad ogni costo.L’elemento più caratteristico sintomatico di questo tipo di situazione è la svalutazione dei gay in termini morali e il loro svilimento: i gay sono personaggi squallidi, io non voglio avere nulla a che vedere con loro. L’educazione religiosa rigida e l’educazione familiare rigida contribuiscono alla cronicizzazione di questi conflitti che possono essere così profondamente radicati da portare un ragazzo a vivere la sua sessualità solo in termini di trasgressione e di sensi di colpa. Quando queste situazioni bloccano radicalmente ogni manifestazione esterna della sessualità non resta che la masturbazione che però è vissuta male e finisce per aprire la strada ad una depressione dell’umore. L’accettazione della propria omosessualità viene così rinviata di anno in anno e qualche volta non si realizza mai. In altri casi si realizza ma dopo una lunghissima fase di gestazione e ad un’età parecchio superiore alla normale età in cui si conclude il processo di accettazione. E’ proprio di questo che intendo parlare sei seguito.Se un ragazzo, ormai pienamente adulto, di 30/35 anni e oltre, arriva ad accettare la propria omosessualità, prova in un primo momento una sensazione di liberazione, ha l’impressione che l’accettazione sia ormai piena e irreversibile e di questo si sente felice, comincia a sognare e il mondo gay, che non conosce e che gli pare di avere finalmente conquistato, gli si presenta con tinte molto più vivaci, come una specie di patria ideale. Ma mentre per un gay che viene della eterosessualità e che è oggettivamente giovane 21/22 anni alla scoperta e all’accettazione della sessualità gay segue la cosiddetta “fase frenetica” di ricerca di un compagno, caratterizzata da una esplicita dimensione sessuale, per il 35enne che si è finalmente accettato, subentra rapidamente l’idea del tempo irrimediabilmente perduto, alcune frasi sono caratteristiche a questo proposito: “Ormai ho perso il treno, loro sono ragazzi, io ormai sono vecchio (35 anni!), io l’amore non lo trovero mai”. Compare poi nel 35enne un discorso opposto a quello del 22/23enne in “fase frenetica” del tipo del seguente: “Io vorrei l’amore, il sesso non mi interessa”, le visioni del sesso accreditate dal 35enne che si è appena accettato come gay tendono ad essere fortemente sublimate, ciò che indica una paura della sessualità e un tentativo di trasformare la sessualità in altro. Spesso la sessualità riconquistata è vista più come un obbligo di costruire una storia d’amore in breve tempo che come un’autentica possibilità di realizzazione umana e affettiva. Il 35enne è incerto, si sente depresso, è portato a pensare di avere ormai perso il treno. Il tono depressivo emerge e la sessualità ne risulta frustrata.Che cosa si può fare di concreto in situazioni del genere? Esiste una valore che non è né etero né gay ed è l’amicizia. Un 35enne che si è appena accettato come gay può essere una persona profondamente in crisi e soprattutto può essere portato alla supervalutazione degli elementi di pericolo e può trovarsi sostanzialmente paralizzato nella costruzione di una vita affettiva della quale non è esperto e che gli appare per molti aspetti incomprensibile. Una dimensione affettiva compressa per molti anni, quando viene accattata e non trova la possibilità di trasfondersi in una dimensione amorosa, si manifesta almeno in termini di amicizia, e si tratta di cose particolarmente serie. Un 35enne gay vuole capire, sapere, confrontarsi, ha bisogno di punti di riferimento per la sua vita gay e può trovarli esclusivamente negli amici.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta dul Forum di Proeggtto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=38&start=0

RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI

Questo post è dedicato ai rapporti gay intergenerazionali. Con questo termine intendo riferirmi non a rapporti tra gay di età diversa entro i limiti dei 10/15 anni, ma proprio ai rapporti tra gay che potrebbero essere padre e figlio, cioè con differenze di età dell’ordine dei 25/30 anni e oltre. La questione è molto seria e non marginale e viene affrontata spesso sulla base di pregiudizi.

Se un genitore viene a sapere che il figlio ventenne è gay ed ha un compagno della sua età, ancora oggi, fatica moltissimo ad accettare la situazione, ma se un genitore viene a sapere che il figlio ventenne è gay ed ha un compagno di 55, anni la reazione è enormemente diversa e l’interpretazione della relazione tra un 20enne e un 55enne è condotta integralmente su parametri derivanti da pregiudizi, cosa d’altra parte scusabile, perché il genitore manca del tutto dell’esperienza e delle categorie necessarie per valutare “dal di dentro” una situazione del genere.

L’interpretazione in genere segue questo schema:

“Mio figlio è un debole, è vero, per questo è gay, ma si potrebbe trovare almeno un ragazzo della sua età, ma quell’uomo lo ha circuito e si approfitta di lui e mio figlio adesso non riesce più a uscirne. Non so come possa un uomo adulto approfittarsi di un ragazzo che potrebbe essere suo figlio, sono cose patologiche. Quello ha rovinato mio figlio.”

Tutta la lettura dei fatti è centrata sull’idea che il più grande “approfitta” del più giovane a fini sessuali e che il più giovane non riesce a resistere e alla fine “cede”.

Questo schema interpretativo è diffusissimo, anche tra i gay, che tendono a leggere i rapporti intergenerazionali in questo modo proprio perché (come il genitore) mancano completamente di categorie realistiche per interpretarli.

Ma veniamo a quello che emerge dall’esperienza dei colloqui con i ragazzi gay. Intanto è enormemente più facile incontrare in chat i componenti più giovani delle coppie intergenerazionali, ma quando vengo contattato con ragazzi che vivono rapporti intergenerazionali non trovo mai richieste di aiuto o manifestazioni di disagio. Non mi è mai capitato. Trovo invece un desiderio di essere accettati e di essere capiti in modo non pregiudiziale per quello che si è. In pratica nella quasi totalità dei casi i ragazzi si rendono conto che potrebbero uscire molto facilmente dalla relazione intergenerazionale, che forse quella relazione crea più problemi ai loro compagni più grandi che non a loro e che il loro “essere coppia” costituisce socialmente un disvalore profondo agli occhi della società e degli stessi gay. Questi ragazzi non si sentono affatto assillati dal loro compagno che spesso tende anzi a lasciarli liberi nel timore di condizionare la loro vita in modo pesante. In questi rapporti, se li si osserva da vicino, non c’è plagio, non c’è approfittamento e non c’è nemmeno debolezza da parte dei ragazzi più giovani, che sanno comunque molto bene che entrando in relazioni di questo tipo stanno andando nettamente contro il modo corrente di vedere la sessualità. Questi ragazzi non “cedono” ma anzi cercano un rapporto con persone più grandi, che è voluto in modo consapevole e soprattutto ha per loro una profonda valenza non solo genericamente affettiva ma esplicitamente sessuale.

Un ragazzo gay, in genere, arriva a dare per scontato che si possa essere gay, non capisce perché la cosa sembri innaturale ad un etero ed è portato a pensare che gli etero sono dominati da pregiudizi che si possono riassumere in un semplicissimo ragionamento: “Io ho la mia sessualità che è quella giusta, chi ha una sessualità diversa dalla mia è un degenerato”, ma quello stesso ragazzo gay applica inconsciamente lo stesso ragionamento nel valutare i rapporti gay intergenerazionali.

Sento spesso commentare così: “Ma succede perché non ha conosciuto coetanei, se conoscesse dei ragazzi gay della sua età ne verrebbe fuori benissimo”. In questa visione delle cose i rapporti intergenerazionali sono il sintomo di una patologia della sessualità (della omosessualità, in specie) e la frequentazione di ragazzi giovani è la medicina. Questi ragionamenti non tengono però conto del fatto che questi ragazzi hanno scelto deliberatamente la strada più difficile e lo hanno fatto non perché non hanno conosciuto loro coetanei ma perché per loro l’orientamento sessuale è realmente un altro.

Cerco di spiegarmi meglio. Questi ragazzi hanno vissuto come tutti gli altri ragazzi gay molti momenti di nudità sociale (spogliatoi, docce, palestre, piscine) ma le loro reazioni, in quelle situazioni, non erano quelle degli altri ragazzi gay in situazioni del tutto analoghe. Un ragazzo gay in genere in situazioni del genere si eccita ma a questi ragazzi non accade. Sono ragazzi che spesso non vengono etichettati come gay perché il loro comportamento nei confronti dei loro coetanei è del tutto analogo a quello di un ragazzo etero, mentre provano eccitazione sessuale in situazioni in cui in genere un ragazzo gay resta del tutto indifferente. Un esempio classico: un ragazzo gay, in un ambiente scolastico, trova motivo di eccitazione e di fantasie sessuali nei suoi compagni, ma ci sono dei ragazzi gay che costruiscono le loro fantasie sessuali sui loro professori e non su quelli più giovani.

Una categoria di pornografia, la cosiddetta pornografia “mature” non è destinata a maturi che vogliono eccitarsi con immagini di altri uomini maturi ma in buona parte a ragazzi giovani che sono interessati a uomini maturi. Sottolineo che si tratta di un vero interesse sessuale primario che non è un tentativo di rimediare a una difficoltosa sessualità coi i coetanei. I ragazzi interessati agli uomini maturi hanno sviluppato questo loro interesse fin dall’origine e non hanno avvertito alcun cambiamento nella loro sessualità col passare del tempo. Disquisire sul perché di questi orientamenti sessuali è in sostanza come chiedersi perché esistono i gay e questo è terreno di scontro di mille teorie possibili e almeno apparentemente razionali.

Da quello che posso notare, si tratta spessissimo si ragazzi che non hanno amici, che vivono in un ambiente familiare molto intollerante e che hanno di conseguenza una fame affettiva fortissima. Ho sentito spesso commentare i rapporti intergenerazionali in un modo che in astratto mi smembrava realistico, cioè come una specie di sacrificio della propria sessualità ad esigenze affettive profonde. In buona sostanza un ragazzo molto solo, troverebbe un compagno adulto che lo gratifica a livello affettivo e finirebbe poi per sacrificare a questa esigenza affettiva la propria sessualità, in pratica “accettando” un rapporto con una persona molto più grande, fino alla condivisione della sessualità.

Questo ragionamento urta però contro l’evidenza dei fatti: questi ragazzi trovano una reale soddisfazione sessuale nei rapporti intergenerazionali e non hanno desiderio di cambiare strada, desiderano invece costruire con i loro compagni dei rapporti di lungo termine e qui in genere incontrano i primi grossi problemi sia a livello sociale che a livello della reazione psicologica molto esitante del loro compagno, della quale non sanno darsi una motivazione. I ragazzi gay coinvolti in relazioni intergenerazionali si sentono spessissimo e sono realmente incompresi e valutati in termini di perversione e spesso, pur nella consapevolezza della loro sessualità, la vivono con sofferenza.

Quando un ragazzo gay sessualmente interessato ad uomini maturi fa la sua dichiarazione d’amore ad un gay adulto, sa benissimo di esporsi in modo pericoloso e di poter andare incontro a brutte esperienze, ma il senso di solitudine e di emarginazione che prova è tale che gli fa superare le esitazioni. Trovarsi di fonte a una risposta negativa in questi casi è quasi la regola, perché un gay anziano, per quanto possa essere sessualmente interessato ad un giovane, ha mille remore che lo trattengono, non ultimo il senso di paternità che subentra quasi automaticamente e che è avvertito in conflitto con un coinvolgimento sessuale.

In ogni caso ha senso solo dire la verità mettendo da parte qualunque preconcetto e tenere presente che dire di no in una situazione del genere significa ferire profondamente un ragazzo e rimandarlo nella sua solitudine affettiva sostanziale. In un prossimo post proverò ad affrontare le tematiche dei rapporti gay intergenerazionali dal punto di vista della persona più grande che si trova a vivere questo tipi di rapporti, qui, invece, vorrei analizzare il punto di vista dell’uomo maturo che si trova a dire di no. In genere chi dice di no creca di dare al suo dire di no un valore morale, di dire: “Io dico di no perché non sono un pervertito come quel ragazzo!” oppure “Io dico di no perché anche se mi piacerebbe stare con lui non voglio rovinargli la vita”. In realtà il dire di no è dettato da motivazioni di molto più bassa lega. In sostanza, si dice di no perché si ha paura che quel ragazzo possa prima o poi trovare la sua strada o perché, ancora più brutalmente, vivere questi rapporti non è socialmente accettato. In genere chi dice di no evita di lasciarsi coinvolgere a qualunque livello, in parole povere scappa tentando di tagliare i ponti e di “salvare se stesso” perché in realtà considera la situazione sostanzialmente patologica.

Per un anziano o per un uomo maturo, sentirsi coinvolto a livello affettivo in una relazione intergenerazionale può essere un’occasione per provare un’esperienza affine a quella della paternità e può avere, anche mettendo da parte del tutto la sessualità, degli aspetti di gratificazione importantissimi. E’ possibile volersi bene in modo profondissimo anche senza coinvolgimenti sessuali reciproci o ponendosi deliberatamente dei limiti, se la sincerità e l’accettazione reciproca è totale. Amare significa innanzitutto capire e accettare. Concludo con una citazione di James Baldwin: “Qui non c’è nulla da capire, qui c’è tutto da accettare.”

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum di Porgetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31211581

SE LA MASTURBAZIONE GAY DIVENTA UN PROBLEMA

Nei miei colloqui in chat con ragazzi gay di tutte le età, la masturbazione è un argomento ricorrente e la cosa non sorprende di certo, ne ho già parlato molte volte da vari punti di vista, qui intendo soffermarmi su una questione specifica cioè sulla masturbazione vissuta da un ragazzo gay come “problema”.
Nella grande maggioranza dei casi, i ragazzi gay vivono la masturbazione come un momento decisamente positivo. Nella masturbazione un ragazzo gay, che non vive in coppia e non si dà a incontri sessuali con persone sconosciute, trova l’unica possibilità di vivere la propria sessualità.
E anche di fronte a un rapporto a due, tanto più se casuale, la masturbazione continua ad avere un ruolo fondamentale di sessualità vera e libera, al punto che la soddisfazione sessuale di un ragazzo gay trova una misura nella maggiore o minore corrispondenza del vissuto di coppia con le fantasie masturbatorie. Un ragazzo che realizza le sue fantasie masturbatorie con il proprio compagno e le rivive nella masturbazione quando il compagno non c’è, si può dire sessualmente realizzato.
Un ragazzo che fa sesso con un ragazzo e si masturba pensando ad un altro vive una situazione di disagio e la sua relazione sessuale è palesemente non libera. Il disagio è poi profondo quando un ragazzo che ha una vita di coppia eterosessuale si masturba pensando ad un ragazzo.
In questo senso la masturbazione è un po’ un indicatore della qualità della vita sessuale di coppia.
Nella stragrande maggioranza dei casi, la masturbazione, proprio perché sentita come manifestazione della propria sessualità profonda, è vissuta con forte partecipazione, spesso molto più forte di quella che si realizza nella vita di coppia. Il disagio, in questo casi, non si concretizza “nella masturbazione” in sé ma nella non corrispondenza delle fantasie masturbatorie con la sessualità di coppia.
Esistono però delle forme di disagio legate alla masturbazione in sé. Per arrivare a capire di che cosa si tratta, pensiamo alla masturbazione e ai suoi profili positivi sia in termini di fisiologia che in termini psicologici, le due cose andrebbero sempre considerate in modo unitario, ma per semplicità le presenterò distintamente.
Innanzitutto, sotto il profilo fisiologico il piacere è connesso all’erezione, alla stimolazione del pene e alle fasi che precedono l’orgasmo. L’ orgasmo rappresenta fa fase di massima intensità del piacere sessuale, ma anche l’ultima fase della masturbazione, dopo la quale si perde l’erezione e si entra in una fase refrattaria in cui, per un periodo di tempo non brevissimo, è pressoché impossibile avere un secondo orgasmo. La fase refrattaria è in genere una fase di massimo rilassamento e i ragazzi che si masturbano a letto la sera sanno bene che dopo la masturbazione ci si addormenta con facilità. Tutti i ragazzi imparano per pratica a rinviare l’orgasmo il più possibile, proprio al fine di trarre dalla masturbazione tutto il piacere possibile.
La masturbazione è una realtà di ordinaria amministrazione nella vita di tutti i ragazzi, gay e non, ma lo è in particolare per i ragazzi gay, se si considera che per loro la sessualità a due è più un’eccezione che la regola. L’ordinarietà della masturbazione ne comporta una frequenza nella grande maggioranza dei casi quotidiana.
Sotto il profilo psicologico, le fantasie sessuali, basate in genere su ricordi delle prime esperienze legate alla sessualità, aiutano a mantenere l’erezione tenendo alta la concentrazione sui contenuti della sessualità più profonda. Le fantasie sessuali non incontrano di regola nessun ostacolo e nessuna remora di carattere esterno (morale, religioso o altro) e rappresentano l’assoluta spontaneità sessuale del ragazzo.
La masturbazione serve anche a rispondere a stati di eccitazione emotiva e sessuale che non è possibile risolvere in altro modo. E’ classico l’esempio del ragazzo che va in palestra, vede i suoi compagni nudi nello spogliatoio, poi torna a casa e si masturba rivivendo quei momenti.
I disagi connessi alla masturbazione si manifestano in vario modo e grado. Livello solo indicativo potremmo riassumerli così:

1) Assenza della masturbazione (per periodi più o meno lunghi, dell’ordine dei mesi), quando un ragazzo, che non ha una vita sessuale di coppia, non prova nessun interesse per la masturbazione. In genere si tratta di sintomi di patologie importanti e non di semplici problemi psicologici.

2) Rifiuto della masturbazione (per periodi più o meno lunghi, da una settimana in su), quando un ragazzo, che non ha una vita sessuale di coppia, pur provando una spinta interna forte a masturbarsi (erezione che ritorna nonostante il tentativo di reprimerla, fantasie sessuali che tornano a farsi sentire, nonostante il tentativo di reprimerle) mette in atto un tentativo deliberato di resistere e non si masturba. Si tratta di tipici casi di auto-repressione sessuale e il problema è tipicamente psicologico.

3) Forte variabilità nella frequenza della masturbazione che non è considerata come cosa normale ma come cosa eccezionale.

4) Mancata masturbazione di fonte a stimoli sessuali che di norma porterebbero alla masturbazione. Quando un ragazzo pur essendosi trovato in situazioni sessualmente coinvolgenti non si masturba pensando alla situazione nella quale si è trovato e dissocia l’esperienza, pure coinvolgente a livello sessuale, dalla masturbazione.

5) Masturbazione con stimolazione pressoché esclusivamente fisica, senza o con ridotta partecipazione emotiva. In questo caso il fine non è il piacere ma solo l’orgasmo, o piuttosto la fase refrattaria che lo segue, come se di volesse scaricare la sessualità. La masturbazione in queste situazioni è breve, dura pochi minuti o meno di uno, non risulta gratificante né a livello fisico né a livello psicologico ed è seguita da momenti di disgusto e di disagio.

6) Masturbazione preceduta, accompagnata e seguita da sensi di colpa, come se si stesse trasgredendo un divieto fondamentale.

Quando un ragazzo attraversa periodi di profondo stress o vive conflitti interiori laceranti o per varie cause il suo equilibrio psicologico è significativamente compromesso, la sessualità ne risente e emergono i disagi della masturbazione. Quando quel ragazzo ritrova il suo equilibrio psicologico la masturbazione torna ad essere pienamente soddisfacente e gradevole.
Quali sono le situazioni tipiche in cui si rilevano disturbi della masturbazione? Ne elenco alcuni.

1) Quando un ragazzo che ha avuto una vita sessuale etero si rende conto che le sue fantasie masturbatorie sono gay, è portato a pensare che i suoi interessi gay sono legati solo alla masturbazione e che eliminando la masturbazione la sua sessualità resterà etero al 100%. La masturbazione gay è vista erroneamente in questo caso come una sessualità recessiva rispetto alla sessualità etero di coppia.

2) Motivazioni di carattere religioso spesso condizionano i ragazzi in modo pesante proprio in fatto di masturbazione, tuttavia l’affermazione: “sono molto religioso, quindi non mi masturbo” con la quale si giustifica il rifiuto della masturbazione, dovrebbe spesso essere capovolta: “siccome sono sessualmente inibito sono molto religioso”. Spesso non è realmente la religione ad inibire la sessualità, ma ragazzi sessualmente inibiti trovano gradevole trovarsi in ambienti in cui il rifiuto della masturbazione è addirittura un valore.

3) La negazione della propria sessualità masturbatoria è segno di dipendenza psicologica da persone, da autorità o da sistemi di valori che richiedono a un ragazzo la totale obbedienza e la conformità a un modello. Poco importa che questa richiesta sia reale soltanto percepita.

4) La svalutazione della masturbazione, ridotta a pura questione fisica, e la mancata risposta masturbatoria in situazioni che tipicamente le comporterebbero sono talvolta legate a fasi depressive o a toni depressivi dell’umore.

Che cosa si può fare? Al solito mi limito a una risposta schematica. Un disturbo della masturbazione non è una patologia ma un sintomo. Laddove non ci siano gravi patologie ma solo disturbi della sessualità, va tenuto sempre presente che il benessere sessuale si realizza solo nel quadro di un benessere psicofisico generale. Quindi mettendo completamente da parte l’idea di curare il sintomo trascurando l’equilibrio complessivo, direi che la prima cosa da fare è realizzare una socializzazione vera dei ragazzi perché possano non sentirsi soli e perché a loro non manchi mai il confronto su nessun tema e in particolare sul tema della masturbazione che deve essere sdrammatizzato e presentato in una dimensione di assoluta normalità. Parlare di masturbazione non è un tabù, ma una delle poche cose intelligenti che si possono fare per portare i ragazzi a una visione della sessualità come dimensione ordinaria della vita, e questo vale a maggior ragione per i ragazzi gay che hanno bisogno di sentirsi rispettati e amati per quello che sono.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30786478

SESSO GAY O AMORE GAY

Ciao Project,

noi non ci conosciamo. Leggo i tuoi siti da un po’ di tempo e, te lo dico sinceramente, per me sono stati un punto di riferimento importantissimo. Sono del Veneto, ho 21 anni, vivo in paesetto microscopico ma non mi sento addosso gli occhi della gente perché in pratica vivo in campagna a 25 minuti di macchina dalla città. Io, gay da sempre, ho sempre recitato la parte dell’etero per non deludere i miei che sono giovani (parecchio più giovani di te, Project!) ma sono di una chiusura mentale totale, forse per ingenuità o per ignoranza. Non sono cattivi, anzi, per me hanno fatto di tutto. Non siamo ricchi ma a me non è mai mancato nulla e tutto perché loro hanno lavorato dalla mattina alla sera per tenere bene me, figlio unico. Studiare ho studiato sia al liceo che all’università e, anche se mi resta un po’, ormai posso dire che arriverò a laurearmi entro l’anno prossimo se non ci saranno imprevisti. Il mio vero problema è sempre stato un altro: io sono sempre stato gay e ho dovuto sempre fare una vita da etero, in tutto e per tutto, ragazza compresa, almeno fino a tre mesi fa. La mia ragazza era una ragazza dolcissima e il fatto di doverla prendere in giro mi faceva stare malissimo. Lei era contenta che io non insistessi per fare sesso con lei e non aveva capito assolutamente nulla del perché, è religiosissima, tutta casa e chiesa, e per mia disgrazia era veramente innamorata di me. Ci vedevamo tutti i giorni, stavamo insieme per ore e io ci stavo anche bene, ma l’idea di fare l’amore con lei non mi sfiorava nemmeno. Quindi una recita a 360°. Una volta, in città, a una festa, circa sei mesi fa, ho incontrato un ragazzo di 30 anni, abbiamo parlato, sono rimasto incantato da lui, non riuscivo a pensare ad altro. Lo vedevo almeno un paio di volte alla settimana, me ne ero innamorato, era il ragazzo dei miei sogni, naturalmente non ho detto nulla a nessuno, nemmeno a lui, era diventato il centro assoluto di tutti i miei interessi, sessuali in primo luogo. Lo sognavo la notte, mi facevo le seghe pensando a lui, quando mi si avvicinava andavo in erezione incontrollabile, ecc. ecc. (Project, tutto da copione, proprio un innamoramento come lo hai descritto tu!) Io non avevo mai detto a nessuno che ero gay ma per provarci con lui glielo dovevo dire, avevo una paura tremenda di fare un discorso simile, pensavo che la probabilità che fosse etero fosse altissima e ho esitato molto, poi un giorno mi sono trovato a parlare con lui da solo e abbiamo parlato di sesso, i suoi discorsi erano strani, non parlava di ragazze, non portava fedine, insomma, piano piano siamo arrivati al punto e il ghiaccio l’ha rotto lui e mi ha detto. “È meglio che te lo dico, sono gay.” Lì tutte le mie resistenze sono crollate di botto e gli ho detto di me, ma non solo che ero gay ma che ero innamorato di lui, lui mi ha detto che la cosa era reciproca. Mi sentivo felice, al settimo cielo e pure moto eccitato al livello sessuale e molto in imbarazzo, lo volevo toccare ma mi trattenevo. A un certo punto mi prende la mano e la bacia, ma in un modo sensualissimo e mi dice che mi desidera. Io non mi ero mai trovato in una situazione simile e non mi sarei mai immaginato che cose di quel genere potessero succedere realmente e per di più proprio a me e così presto, ma stavano succedendo. Mi ha corteggiato in un modo intensissimo ma senza discorsi, solo accarezzando e baciando la mia mano, mi guardava negli occhi e mi sorrideva, ma ormai si era fatto tardi e mi ha riaccompagnato a casa. Prima di farmi scendere mi ha accarezzato in viso e mi ha dato un bacio, molto casto, ma il mio primo bacio ad un ragazzo. A casa ero tutto un fuoco, proprio sconvolto dall’accelerazione che la cosa stava prendendo, il mio sogno di stava trasformando in realtà. Sono andato a farmi una doccia gelata e quello che ho fatto sotto la doccia te le puoi immaginare. Era evidente che avremmo fatto l’amore. Non riuscivo a pensare ad altro, al solo pensiero mi eccitavo in modo pazzesco. Mi manda un sms e mi invita da lui per la domenica (era sabato pomeriggio). Gli rispondo subito di sì e comincio a contare le ore, che dico, i minuti e i secondi. La notte dormo pochissimo, non mi masturbo nonostante la voglia pazzesca per conservarmi tutto per lui. La mattina mi preparo come se dovesse essere la mia prima notte di nozze. In effetti sarebbe stata la mia prima esperienza sessuale con un ragazzo, cercavo di immaginarla, di pensare a tutto quello che avremmo fatto insieme e non sapevo proprio come comportarmi. Di film porno ne avevo visti ma quelle cose mi sembravano in buona parte assurde e come sarebbe stato fare sesso con un ragazzo vero non riuscivo proprio a immaginarlo.

Arriva la domenica mattina. Mi alzo prestissimo, mi faccio una superdoccia, mi metto la biancheria nuova un po’ di lavanda, mi lavo benissimo i denti e poi conto i minuti fino all’appuntamento. Non passavano mai!

Scendo in strada 20 minuti prima, lui ritarda e si presenta dopo dieci minuti dall’orario fissato, in fondo era stato puntuale. Bellissimo, una cosa da rimanerci secchi! Salgo in macchina, andiamo subito a casa sua, mentre guida mi dice cose tenerissime, che mi ha sognato, che non vede l’ora di abbracciarmi e altre cose molto dolci.

Arriviamo a casa sua. Beh, il primo impatto è stato negativo. Era tutto sporco! Ci viveva da solo, va bene, ma io dico, devi portare a casa tua un ragazzo che non conosci, ma perché non metti un po’ le cose in ordine e non fai un po’ di pulizie? Sarebbe il minimo della decenza. La casa era piccolissima, in pratica una sola stanza, la stanza da letto, un cucinotto e un bagno. Il letto sfatto, le lenzuola sporche, le mutande sporche e calzini sulle sedie, un odore non proprio di pulito. Insomma si provava un certo disagio a stare lì, ma non ho detto nulla. La cucina era piena di piatti sporchi e pieni di muffa, nel bagno poi c’era ammucchiato di tutto, dai libri agli scatoloni vecchi. Comunque, mi sono detto, lui è bellissimo, sulle altre cose chiudiamo un occhio. Non mi offre nemmeno un bicchiere d’acqua, mi chiede solo che sto aspettando ed inizia a spogliarsi. Mi sento in imbarazzo, lui mi guarda stupito, gli dico che è la prima volta e lui fa una faccia schifata, come per dire “No! Un inconveniente che non ci voleva!” Tu magari pensi che dici a un ragazzo che è la prima volta e quello può avere un momento di tenerezza in più, in effetti si tratta di iniziare alla sessualità un ragazzo, non so, forse sbaglio, ma a me una cosa del genere farebbe effetto eccome, ma per lui era un fastidio. Resta in mutande, mi si avvicina e comincia a spogliarmi facendo certe facce che non me le sarei mai aspettate. Avevo proprio l’impressione netta di trovarmi sulla scena di un film porno. Mi sono proprio congelato, le mie reazioni sessuali erano in black out completo e lui ha cominciato a prendermi in giro, mi sentivo in un imbarazzo terribile. Non ha minimamente pensato a provare a mettermi a mio agio, del fatto che io non avessi nemmeno l’erezione non gliene importava assolutamente niente. Io ho cercato di minimizzare perché non volevo fare le figura del pivellino che si spaventa, anche se, per la verità, dopo i primi minuti lui ha un po’ cambiato atteggiamento. Project, non ti racconto i dettagli ma te li puoi immaginare, almeno all’inizio ho proprio subito di tutto e certe volte facendo anche finta di divertirmi. Lui delle mie reazioni non se ne preoccupava proprio, aveva il suo copione e lo doveva recitare tutto fino alla fine. Gli ho chiesto quanti ragazzi erano passati nel suo letto e mi ha fatto un sorrisetto furbetto e ha detto: nemmeno una decina. A lui sembrava poco! Poi me ne sono andato e non mi ha neanche riaccompagnato a casa. Project, te lo dico onestamente, durante tutto il tempo che abbiamo fatto sesso io poi l’erezione l’ho avuta eccome e la cosa, se devo essere sincero, non mi è dispiaciuta affatto, lui, alla fine, non mi ha veramente umiliato e mi ha permesso di fare con lui tutto quello che volevo e io questo, all’inizio, non me lo aspettavo. I sentimenti che ho provato nelle ore successive diciamo che erano un mix di attrazione e repulsione, perché l’attrazione dal punto di vista sessuale c’era, solo che in effetti la mia prima volta poteva pure essere meglio di così. Me l’ero sognata molto diversa, pensavo che mi avrebbe coccolato molto, ma lui non l’ha fatto. Io non lo odio ma in realtà non lo amo nemmeno. Project, e adesso vengo all’epilogo. Nei giorni successivi sono stato tanto e pensare se mettermi con lui o lasciarlo perdere, perché è un bel ragazzo e da punto di vista sessuale mi piace molto, ma con lui che rapporto ci può essere? Sesso, quello sì, e bisogna pure vedere quanto durerebbe,ma poi? Forse sono stato il decimo a passare nel suo letto e dopo di me ce ne saranno altri. Ho pensato che voglio una cosa diversa e che ho bisogno di un ragazzo per costruire una vita insieme, gliel’ho detto, un po’ se l’aspettava e un po’ forse si è anche sentito sollevato, perché io per lui sarei stato come una palla al piede. Quindi adesso sono i nuovo solo e ti dico che fa proprio una brutta impressione, ripenso spesso a tutto quello che è successo e le mie fantasie sessuali le faccio solo su quelle cose, penso che sia ovvio, ma ho una paura, una paura terribile, temo che una storia come la vorrei io non ci sarà mai e che alla fine mi resterà solo il rimpianto di avere buttato via un cosa mezza mezza ma reale, in nome d fantasie che resteranno solo fantasie. Ho bisogno di parlarne, Project, perché temo di avere fatto l’errore più grosso d mia vita. Il mio contatto MSN è [omissis]. Ciao, ti aspetto su msn stasera.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza parta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=28&start=0