ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=6213

GRILLPARZER OMOSESSUALE SECONDO RAFFALOVICH

Vi presento oggi il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato a Grilllparzer, un grande poeta austriaco dell’800, certamente non molto conosciuto oggi in Italia. Come al solito, Raffalovich, non si preoccupa dell’opera ma dell’uomo e in particolare dalla sua vita affettiva e sessuale.

La biografia affettiva di Grillparzer mostra con chiarezza quali difficoltà dovesse affrontare un omosessuale per avere una chiara coscienza di sé nell’800.

Grillparzer è un uomo colto, un poeta, un drammaturgo affermato, nella sua biografia, per un verso non emergono tracce esplicite di storie omosessuali, ma solo di profonde amicizie maschili, che si esprimono però nel linguaggio tipico dell’amore; per l’altro si nota la tendenza a coltivare relazioni affettuose con donne, potenzialmente orientate al matrimonio, ma il matrimonio non interviene mai, e lo stesso Grillparzer non considera queste relazioni come storie d’amore, insiste anzi nel dichiarare ad un amico l’assenza di un suo coinvolgimento profondo. Grillparzer ebbe una eterna fidanzata che, dopo la rottura dei rapporti poco prima del matrimonio, si riconciliò con lui; vissero insieme per 50 anni, ma la cosa fu possibile proprio per l’assenza di coinvolgimenti profondi, quella donna e le sue sorelle furono come una famiglia per Grillparzer, furono fonte di una tranquillità senza cosse, ma senza un vero calore affettivo.

Dalla corrispondenza di Grillparzer giovane emerge l’amicizia amorosa per Altmüller, piena di passione, di possessività e di gelosie, dalla parte di Grillparzer.

Questa amicizia si presenta come un vero rapporto d’amore unilaterale sublimato, ma non per questo meno violento. Grillparzer parla con Altmüller sempre con espressioni ambigue e non si rivolge a lui dichiarandogli i suoi veri sentimenti e cercando di coinvolgerlo, lo intrattiene soprattutto parlandogli dei suoi rapporti con le donne e della sua passione per l’arte. Un rapporto del genere produsse certamente ansia e attese ma anche disillusioni e senso di frustrazione.

Nella corrispondenza di Grillparzer maturo (quarantaquattrenne) emerge una storia di tipo molto diverso, che fa molto pensare ad un amore omosessuale, questa volto condiviso, anche se comunque sublimato, non fosse altro per la differenza di età, si tratta del rapporto del poeta con Otto Prechtler, un giovane 22enne, un personaggio la cui vita andrebbe studiata molto attentamente, drammaturgo, librettista d’opera e funzionario dell’amministrazione imperiale austriaca. I toni usati da Grillparzer sono estremamente misurati ma affettuosi, quelli usati da Prechtler sono invece i tipici toni dell’innamorato. Prechtler afferma di avere capito quali angosce fanno stare male Grillparzer ma aggiunge che terrà sempre per sé quello che ha capito. Il rapporto tra i due durò per molti anni e fu probabilmente molto più complesso e profondo di come appare dai pochi documenti che abbiamo a nostra disposizione.

La vita di Grillparzer è caratterizzata, al di là dei suoi successi teatrali e poetici, da un senso di insoddisfazione, di frustrazione e di irrequietezza; è molto probabile che all’origine di tutto questo ci fossero una omosessualità autentica ma repressa più o meno consapevolmente e una eterosessualità di facciata costruita con la forza della volontà ma del tutto insoddisfacente.

Vi annuncio fin da ora che il prossimo post, sul quale sto lavorando, più lungo e più complesso di quello che vi presento oggi, sarà dedicato a Von Platen, un personaggio che Raffalovich considera il modello dell’omosessuale superiore. Con l’analisi del personaggio di Von Platen termina “Uranismo e Unisessualità”.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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GRILLPARZER

Franz Grillparzer (1791-1872), il più famoso e anche il miglior poeta dell’Austria, illustre perché è unico in Austria, ma giustamente famoso, merita un lungo studio psicologico. Fu un invertito superiore, sfortunato e onesto.

Nacque a Vienna nel 1791 e morì nel 1872. Dopo Klopstock, nessun poeta tedesco ebbe un simile funerale.

Grazie alla sua autobiografia, breve e incompleta, ma del più alto interesse, ma soprattutto grazie alla Grillparzer Gesellschaft [Associazione Grillparzer] e ad Heinrich Laube, si hanno a disposizione molti documenti per ricostruire la vita e il carattere di Grillparzer. Molto onesto, molto diretto, molto impressionabile, vale a dire, o molto suscettibile o molto indifferente, ha molto sofferto e molto fatto soffrire, ma rimarrà comunque come un ottimo esempio di una vita dedicata all’arte, al disinteresse. Soffrì fino ad indebolirsi, ma fu coscienzioso fino rendersene forte.

Fu uno degli scrittori più degni, più stimabili; un modello di virtù civica e un poeta drammatico di grande interesse, – ma la sua vita intima è sotto certi aspetti più interessante delle sue opere letterarie.

Cresciuto in una famiglia benestante, una fantastica madre musicista, che morì in un modo tragico e misterioso, un padre molto onesto, molto silenzioso, tranne quando si occupava di botanica o si prendeva cura dei fiori, molto riservato, e che morì di dolore nel vedere la sua fortuna distrutta con la rovina dell’Austria, Grillparzer si trovò costretto a diciotto anni a sostenere sua madre e i suoi fratelli.
Si fece carico per tutta la vita delle sue responsabilità familiari con una dedizione toccante.

Il suo secondo fratello, che soffriva di forti mal di testa durante l’infanzia, a diciassette anni fuggì dalla casa paterna. Ricomparve dopo lungo tempo con una donna e dei bambini. Grillparzer gli trovò un lavoro, pagò i suoi debiti, poi un giorno Karl scappò di nuovo, e finì per accusarsi falsamente di un omicidio. Fu riconosciuto affetto da follia melanconica.

Un altro fratello, molto bello, Camillo, che, essendo un bambino, prendeva sul serio i suoi lavori di cucito, e si compiaceva nel ruolo di una bambina, aveva talento musicale e fu molto infelice.

Il fratello più giovane si uccise a diciassette anni, lasciando una lettera commovente:

“Ho molto ingannato mamma e Franz, e chiedo loro perdono. Non mi maledicano. O mio Dio, forse soffrirò ancora molto all’altro mondo. Se mai Franz avrà figli, che li educhi e non somigliarmi. Se ho il diritto di chiedere qualcosa, che i miei vestiti siano dati a Bepi.”

Camillo (nato il 15 agosto 1793, morto il primo giugno 1865), scrisse a suo fratello maggiore il 4 maggio 1817 (all’età di 24 anni), una lettera strana e oscura ricordandogli che fin dalla sua nascita era stato più impressionabile di una donna, di costituzione più fragile, sempre desideroso di ciò che era grande in lui senza avere la forza di possederlo o i mezzi per arrivarci.

Fino a 19 anni si consolava della sua imperfezione e si credeva felice, ma la ragione gli mostrò quanto si fosse ingannato. Parlava della sua estrema paura delle impressioni sgradevoli e inevitabili, della singolarità della sua natura.

Una seconda lettera ancora più misteriosa, dell’anno seguente, spiega a suo fratello perché la loro madre non dorme la notte – lui stesso non dorme più di tre ore per notte. Si lamenta di rassomigliare tanto alla madre, ma di soffrire anche più di lei, essendo un uomo. Sappiamo che la madre, andava pazza per la musica, e perdeva tutta la sua dolcezza al pianoforte. La vita intima di Camillo non è stata sufficientemente chiarita perché ci si possa soffermare su questi documenti.

Il diario di Franz Grillparzer e la sua autobiografia ce lo mostrano precoce, inquieto, che non sa esattamente se è un grande poeta o no, casto ma soprattutto puritano, che si crede sempre innamorato di una donna idealizzata, ma evidentemente più preoccupato delle sue amicizie.

Così c’è un certo Altmüller, che egli critica aspramente nel 1808 (Grillparzer è nato nel 1791 e dunque ha diciassette anni), accusandolo di egoismo, di incoerenza, di atteggiarsi, e si sforza di dimostrare a se stesso che Altmüller e Wohlgemuth gli sono amici, ma insiste nel credere quelle amicizie illusorie.

Eppure l’attaccamento di Grillparzer e Altmüller cresce; i due giorni in cui Grillparzer è molto innamorato di Antoinetta, e tutte le sue passioncelle fittizie sembrano ostacolare molto poco questo affetto.

1808 – “Balliamo stasera dai Wohlgemuth, – le due belle W. ci saranno: nessuna delle due mi piace particolarmente, eppure io sono stato per tutto il giorno più inquieto che nei giorni del mio più profondo amore per Teresa, quando la andavo a trovare. Da dove viene tutto questo?”

1808 – “Antoinetta si sposa e non sarà felice con il marito. Ho pietà di lei … lei mi ha amato e mi amerebbe ancora se la mia incostanza non avesse rotto il legame che ci univa.”

“Sarò mai qualcosa di più di un poeta mediocre? Questa domanda mi fa disperare.”

Elenca ciò che ha del poeta: una forte, bruciante immaginazione, comprovata da molte ore felici e molte ore infelici, dalla distruzione della salute fisica, da passioni violente. Ma gli manca, secondo lui, questo furore poetico. La poesia lo raffredda invece di riscaldarlo. Sembra che le donne producano lo stesso effetto su di lui.

Suo padre muore nel 1809.

Nel 1810 dobbiamo soffermarci su un episodio della sua amicizia con Altmüller.

Il 16 giugno, alle undici di sera, era andato a casa di Altmüller, e trovando che era uscito, aveva sfogliato i suoi libri e i suoi manoscritti. In un quaderno del suo diario aveva trovato delle lettere a un certo Karl N. e degli appunti su lui stesso.

Grillparzer non si era mai reso conto fino a quel momento della forza della sua amicizia per Altmüller. Si parlava di lui in quelle confidenze. La sua vanità lo spinse a leggere, sperava di trovare qualcosa di lusinghiero. Lungi da ciò, ebbe la sfortuna di leggere che Altmüller si era sempre ritrovato ingannato nelle sue amicizie. Grillparzer quasi non riusciva a ricordarsi di aver mai accusato un tale colpo.

L’amor proprio, la vergogna e la gelosia lo misero in uno stato che l’arrivo di Altmüller peggiorò ulteriormente.

Lo rimproverò della sua falsità e gettò il quaderno sul tavolo.

“Non si può giustificare, scrisse nel suo diario quella stessa sera, che Altmüller abbia chiamato questo giovane “tu”, e suo caro Karl. Quante volte mi ha detto che era geloso di Mailler, cosa della quale comunque non ha mai avuto motivo, e ora! Il pensiero di venire dopo questo giovane è intollerabile per me comunque.”

Poi si lancia in lamentazioni su se stesso, sulla sua ridotta sensibilità, sulla sua freddezza, sulla sua mancanza di immaginazione.

Lui, che era sempre innamorato, ora vede le ragazze più belle senza un pensiero d’amore, e anche il suo ideale di un’amata comincia a svanire. Si lamenta di diventare sgradevole per i suoi amici. Non capisce la causa della sua malinconia, che comunque cresce ogni giorno.

“Non so pensare a nulla di più accattivante che lasciare Vienna e l’Austria, tenendo Altmüller per mano, cercando in altri paesi una felicità che non riesco a trovare qui.”

Si avvicina all’idea del suicidio, poi torna di nuovo sulla giornata che ha trascorso:
“Questo rapporto con Altmüller, che consideravo da così lungo tempo una parte della mia felicità … essere allontanato, allontanato da lui che ho pensato mi tradisse con qualsiasi parola un po’ intima con un altro, da lui che la mia assenza rattristava, che la mia freddezza spingeva fino alla malinconia. Io sacrificato a un giovane sconosciuto, uno straniero, senza carattere, come dimostrato dal suo desiderio. Altmüller, che il mio atteggiamento riservato e disattento non poteva allontanare, cerca in seno a questo individuo … quello che non può trovare in me.

È stato sempre ingannato nell’amicizia ed è per questo che è ricorso a lui. Quindi doveva pur accadere questa cosa che pensavo impossibile, e Wohlgemuth ha ragione, non è per la mia incostanza (che Altmüller mi rimproverava), ma per la sua. Ma dove avevo gli occhi? Perché non ho notato da molto tempo la sua indifferenza? Lui, nelle cui braccia mi sono riposato durante quelle ore sacre, lui che solo, solo tra tutti gli uomini, ha conosciuto le profondità del mio cuore, – lui ha potuto un po’ di tempo fa interessarsi a questo pedante arabo e ora ha potuto conoscere questo ragazzo e scrivergli, dargli del tu. – Oh! quella notte indimenticabile quando gli ho dato del tu per la prima volta, e quando ho con questa parola sigillato per sempre la mia amicizia! Come era sacra per me questa parola, e lui la profana oggi. E prende in prestito da lui venti guldens. Proprio questo mi ha scosso più violentemente. Quale intimità questo fatto fa supporre, oppure … Oh! quanto ti ho capito male, o quanto mi hai ingannato … devo andare a casa sua, ho bisogno di un chiarimento, non posso rimanere più a lungo in questo stato d’animo. Ma a che fine chiarire una cosa che già è così chiara… Sta suonando l’una. Vado a letto e a dimenticare, almeno per un paio d’ore.”

“17 Giugno, ore sette di sera.

“Sono stato a casa sua. Lui è innocente. Le lettere che ho letto sono immaginarie e la nostra amicizia è forte come prima. Un altro al mio posto, Altmüller stesso, avrebbe perso le speranze, ma no, che nessun dubbio venga a turbarmi. Lui è il mio amico, e giuro, non ho l’ombra di un sospetto. Mi sento felice, leggero, ma comunque non è tutto come dovrebbe essere; la mia malinconia che è così inspiegabile per me, non è purtroppo ancora dissipata.”

La sua malinconia, così inspiegabile per lui, cerca delle consolazioni fantastiche.

L’ideale della libertà svizzera lo incanta. Reclama per sé e per George (Altmüller) una casetta in Svizzera con una moglie virtuosa nata in Svizzera! Per quanto riguarda le donne del suo paese, le odia, scrive nel suo diario, questo sesso spregevole che non è mai ciò che sembra, che piange senza dolore, ride senza gioia, – del quale egli ha confuso troppo a lungo la stupidità con l’innocenza e il sentimentalismo con il “cuore”.

Il 29 novembre 1810, gli accade qualcosa di straordinario. Un cantante famoso, il castrato Velluti, era a Vienna e Grillparzer era determinato a non andarlo a sentire, avendo orrore di tutto ciò che è contro natura, e in particolare in questo genere di cose. Infastidito, costretto ad andare a teatro, spinto lì da alcuni amici e dalla sua noia, viene punito. Non appena il castrato cominciò a cantare, una sensazione strana e dolorosa si impossessò di Grillparzer; lui cercò violentemente di sottometterla, ma il suo disagio crebbe talmente che fu sul punto di svenire e di lasciare mezzo morto il teatro. Non ricordava di aver mai avuto nella sua vita una sensazione così sgradevole. (Aveva allora quasi 20 anni).

A 21 anni, si innamora di un’attrice che interpretava il ruolo di Cherubino, e la sua travestita gli strappa dei bei versi di cui egli in seguito si meraviglierà: il sentimento di questi versi è abbastanza sessualmente ambiguo. Egli sostiene nella sua autobiografia che questi versi siano arrivati in un modo piuttosto misterioso e anonimo a Cherubino, e Cherubino, che allora era una ricca mantenuta, abbia dichiarato che, se avesse trovato il poeta che aveva composto quei versi, avrebbe abbandonato il suo protettore per lui. Fu (secondo Grillparzer) il protettore di Cherubino che diversi anni dopo gli recitò quei versi anonimi per dimostrargli che i grandi poeti restavano ignorati, e gli raccontò della inutile infatuazione della signora. È pensabile che una relazione tra Cherubino e Grillparzer avrebbe potuto cambiare il corso della sua vita sessuale. Cherubino era probabilmente abbastanza virile e abbastanza carina per piacere Grillparzer.

Del resto, le attrici possono sempre (soprattutto quelle che recitano come travestite) sedurre più facilmente delle altre donne gli uomini la cui sessualità è indecisa.

Se si crede che è esagerato parlare già dell’indecisione della sessualità di Grillparzer, il resto della sua vita giustificherà questa asserzione.

Era alto, aveva bellissimi occhi azzurri, un viso pallido e interessante e bei capelli castani. Era molto semplice, gentile, timido, amante del silenzio, e trovava molto doloroso costringersi a parlare quando non lo desiderava. Certamente in gioventù era un uomo molto simpatico, sia agli uomini che alle donne. A 25 anni riportò un enorme successo con il suo dramma L’Antenato, che lo collocò subito in prima fila [tra gli autori di teatro], il successo ben presto proseguì col successo della sua Saffo, dramma che mostrava un notevole progresso. Era considerato unanimemente il poeta dell’Austria.

Alcune donne lo amarono – Marie Piquot, una ragazza, lo amò in segreto, morì e nel suo testamento pregò i genitori di adottare Grillparzer e di occuparsi di lui. Rimpiangeva in questo testamento di non potersi fare amare da lui per esser buona e dolce con lui. Attraverso le banalità di una conoscenza mondana, Maria aveva indovinato l’anima del poeta, le sue difficoltà di carattere, tutto quello che gli rendeva difficile dedicarsi agli altri e accettare il fatto che gli altri si dedicassero a lui.

Grillparzer si rimproverò di non essere abbastanza toccato dalla morte e dalla tenerezza di Maria.

Una bella donna, sposata con uno dei suoi parenti, Carlotta, lo amò anche lei e lo fece passare attraverso le sofferenze dell’odio e dell’amore. Lei lo attivata e nello stesso tempo gli era repellente. Era evidentemente la donna nella sua sensualità che lo tormentava così. Benché Grillparzer dica che questa donna aveva cambiato il platonismo della sua natura (aveva allora 29 anni e si diceva molto interessato), io non penso che sia mai stato il suo amante. Lei gli confessò sul letto di morte di averlo amato più di quanto lui potesse immaginare.

Mi affretto ad arrivare alla grande e misteriosa amicizia-amore di Grillparzer (e alla sua eterna fidanzata Kathi Froehlich), che durò mezzo secolo e stupì i contemporanei col suo enigma. Noi ne conosciamo la chiave.

Una lettera del poeta ad Altmüller ci riassumerà la situazione.

Verso il suo trentesimo anno cercò di fortificare il suo corpo – con l’idroterapia, il nuoto, l’acqua fredda, la scherma – e credette di trovare in questi esercizi la causa della diminuzione della sua fantasia, della sua immaginazione. Forse, si diceva, per essere poeta avrebbe dovuto conservare la fragilità del suo essere fisico.

Evidentemente si sbagliava: osservava i suoi sintomi con acutezza, ma certamente non aveva una visione d’insieme del suo stato fisico e mentale.

A 31 anni fece la conoscenza delle quattro sorelle Froehlich, sorelle musiciste, di cui la terza, e forse la più bella, lo amò per 50 anni. Lei aveva dieci anni meno di lui.

Grillparzer, nel suo affetto per le donne, cominciava sempre dal farsi un’idea di questo affetto e del modo in cui quella donna doveva pensare e comportarsi. Non appena riscontrava una minima differenza tra la sua idea e la realtà si tirava indietro. “In tal modo, egli scrive, ho giocato con le donne il ruolo di un seduttore, e comunque avrei sempre fatto di tutto per essere per loro quello che desideravano. In questo modo, quindi, sono stato la disgrazia di tre donne, tutte e tre di carattere forte. Due sono morte. Ma non ho mai barato su un’inclinazione che io stesso ho invocato.” Vale a dire sul fatto che il suo sentimentalismo superficiale e l’affetto di una donna non erano sufficienti per attirarlo e trattenerlo.
Scrive ad Altmüller a proposito di Kathi una lettera di capitale importanza, una delle lettere più curiose scritte da un uomo distinto e famoso.

La riassumo:

“Tu mi chiedi di descrivere la persona che amo. La persona che amo, tu dici? Piacesse a Dio che io potessi dire sì. Piacesse a Dio che il mio essere fosse capace di questo abbandono, di questa dimenticanza di sé, di tutta questa unione che è l’amore. Ma non so se sia egoismo supremo, o qualcosa di peggio, o un desiderio sconfinato per l’arte e tutto ciò che riguarda l’arte, ma tutte le altre cose non possono tenermi che per un momento. Insomma io non sono in grado di amare. C’è sempre per me qualcosa di più alto di una persona cara, e dopo un oggi dei più teneri, senza intervallo, senza motivo, c’è un domani di freddezza, di dimenticanza, di inimicizia. Credo di aver notato che amo nell’amata solo l’immagine disegnata dalla mia fantasia, in modo che la realtà diventa per me un’opera d’arte che mi affascina per la sua somiglianza con i miei pensieri, e che mi respinge tanto più violentemente quando noto la minima differenza. Si può chiamare amore questo? Abbi pietà di me e di lei che ha ben meritato di essere amata veramente per se stessa.”

“La conoscenza di questa infelice caratteristica del mio carattere mi ha tenuto lontano il più possibile dalle relazioni con le donne alle quali del resto ero abbastanza portato dalla mia natura fisica.

Ma ogni volta che mi sono lasciato trattenere ho fatto questa triste esperienza, tanto più naturalmente perché sono sempre stato attratto esclusivamente verso quelle meno adatte a me – vale a dire, quelle il cui carattere aveva dei tratti decisi, che davano al mio gusto per l’analisi psicologica e alla mia immaginazione di poeta più alimento, e che d’altra parte avevano qualcosa di freddo e di segreto che rendeva impossibile qualsiasi fusione, qualsiasi unione.”

Poi racconta del suo incontro con Kathi, di come lei lo annoiava con le sue lodi la prima volta che si videro.

Si resero reciprocamente molto infelici. Grillparzer si spiegava in molti modi il loro affetto difficile e doloroso. Lui non ammetteva mezze misure e lei ancora non riusciva a contenersi o a sottomettersi. Ma se non ci fosse stata proprio questa impossibilità lei lo avrebbe interessato?

“Dopo tutto, scrive ancora, è un mio capriccio non possedere questa ragazza che mi ha messo in questo stato deplorevole. Capriccio, perché non era una decisione veramente virtuosa, ma forse solo il piacere estetico ed artistico che la purezza di questa ragazza mi deva, che mi impediva di fare ciò che le mie emozioni e i miei pensieri quasi irresistibilmente mi spingevano a fare.”

“Forse” e “quasi” ricorrono costantemente in queste confessioni. Grillparzer racconta come, nella sua lotta contro l’eccitazione sensuale, emanava da lui una tale atmosfera erotica che l’innocente Kathi ne rimase scossa inconsciamente e subì tutti gli effetti dell’istinto sessuale contrastato. Divenne gelosa, violenta, rissosa, e anche il lato intellettuale “così favolosamente bello” di questo affetto fu rovinato.

Non possiamo essere sorpresi che, al momento di sposarsi, malgrado tutto, dopo aver affittato un appartamento, il rapporto si ruppe – dopo una accesa discussione. Fu un accesso di gelosia che per un momento li separò del tutto. Grillparzer se ne andò. Kathi si ammalò gravemente. Lui si trovò preso tra la debolezza e la crudeltà. Cedette. Ritornò come amico, e rimase l’amico per quarantacinque anni. Le sorelle gli avevano detto che Kathi non sarebbe sopravvissuta a una rottura completa. “Ho pranzato dalle Froehlich,” ha scritto –

“Come sempre, dopo una riconciliazione, una specie di desiderio si risvegliò in me. La presi in grembo e l’accarezzai per la prima volta dopo molti anni. Ma l’emozione è spenta. Non posso farla rinascere.”

Kathi, secondo lui, avrebbe potuto fare felice un uomo occupato tutto il giorno che desiderasse la sera un po’ di allegria e di vivacità, ma non lui. Questa singolare catena esisteva da cinque anni quando Grillparzer, annoiato, stanco, cercò riposo in un viaggio. Andò a trovare Goethe, e lì la sua natura nervosa e difficile lo fece soffrire di nuovo. Grillparzer era poco incline all’ammirazione per i suoi contemporanei. Goethe soltanto gli imponeva il rispetto dovuto ad un essere sovrumano. Goethe lo accolse molto bene, lo trovò simpatico. Grillparzer pianse quando lo prese per mano per andare a pranzo. Goethe lo condusse nel suo giardino con l’aria di un re e di un padre. Ma Goethe era troppo grande, troppo arrivato, troppo olimpico, e Grillparzer si allarmò all’idea di trascorrere la serata con lui. Non osava. Non si sentiva abbastanza forte per difendere la sua posizione letteraria. Fuggì, portando con sé la vergogna e il rimorso per la sua debolezza e per la sua ingratitudine. Goethe lo aveva rattristato compiangendolo per il fatto di non avere a Vienna né uguali né le persone che lo potessero capire.

Ebbe sempre un sacco di problemi, problemi di famiglia, di rapporti sociali (perché le protezioni più alte non sembravano evitargli dei veri tormenti burocratici nella sua vita di impiegato nei ministeri), d’ingiustizia, di teatro. Le sue opere non avevano sempre immediatamente successo; doveva sopportare tutte le ingiustizie, nonostante l’ammirazione che non gli veniva rifiutata. Una cosa curiosa: egli fu presente solo alla prima della suo primo dramma. Gli fece un’impressione così sgradevole che giurò di non assistere più a nessuna delle sue opere, e mantenne la parola. Era un uomo molto testardo quando prendeva una decisione, molto determinato e molto coscienzioso.

Verso il suo cinquantesimo anno smise di scrivere versi lirici, personali. Si concesse piuttosto degli epigrammi. Era insieme scontento, rassegnato, triste e coraggioso.

Si è colpiti leggendo il diario dei suoi viaggi in Italia, Grecia, Francia, Germania, dalla nitidezza, dall’interesse, dalla severità e dall’indulgenza di quest’uomo.

Restava facilmente scioccato: le parolacce, i bagni dove gli uomini si mostravano nudi, l’egoismo, la noia, il disagio, fanno una viva e dolorosa impressione su di lui. Ma è ugualmente colpito dalla bellezza dei ragazzi o dei giovani uomini, dalla grazia, dalla bella figura e dal bel viso delle donne, dal buon senso o dalla bontà degli uomini. Per questo si possono leggere tutte le sue impressioni di viaggio con grande piacere. Si sente sempre che è un uomo che scrive, anche quando è sofferente, ingiusto e mal disposto.

Nel 1848 la sua poesia al generale Radetzky fu solennemente letta a tutti gli ufficiali di Radetzky. Fece il suo dovere come poeta patriottico. Stanco delle emozioni di quell’anno, decise di rimanere a casa delle sorelle Froehlich, al quarto piano. Trascorse lì gli ultimi venti anni della sua vita. Ricevette molte onorificenze. Il primo ministro, il principe Schwarzenberg, salì i suoi quattro piani per consegnargli una decorazione, Radetzky lo invitò ad un banchetto, l’Accademia lo cooptò, e per essa scrisse la sua Autobiografia.

Lassù, al quarto piano, trascorse i suoi ultimi vent’anni, scrivendo, leggendo, ascoltando con indifferenza quando gli raccontavano del successo di tutte le sue opere teatrali, che venivano rimesse in scena. Quelle che in precedenza non erano state bene accolte avevano ora successo.

“Incredibile”, diceva, scuotendo la testa.

Kathi Froehlich, sua erede, istituì, con quello che Grillparzer le aveva lasciato, un premio triennale per il miglior dramma austriaco. Dopo la sua morte, furono messe in scena le quattro opere teatrali che non aveva ancora pubblicato.

La maggiore delle sorelle Froehlich, l’unica sposata, Giuseppina Bogner, era un tipo strano, a quanto pare, sembrava più un ragazzo che una donna. Suo figlio Wilhelm fu adottato dal Grillparzer che lo amò molto e si prese cura della sua educazione. Il giovane morì all’età di 22 anni. Grillparzer non lo abbandonò durante la sua malattia – e fu dopo la sua morte che si decise ad andare a vivere con le zie. – La madre diventò sempre più eccentrica e, ci viene detto, finì per essere « un original féminin » [si noti l’articolo al maschile] “un originale femminile”.

La famiglia Froehlich era molto unita e Grillparzer, che amava la musica, amava tutte le sorelle. Ogni volta che voleva rinunciare a vedere Kathi le sorelle lo riportavano indietro. Per lui era una famiglia. La sua non gli procurava che dolore.
Le lettere di Grillparzer a Kathi non sono lettere d’amore. Le dice una volta di essere sul punto di innamorarsi. Ma di solito è freddo o sarcastico, o annoiato, o giocoso con l’intenzione di esserlo. Le lettere di Kathi mostrano che diventa sempre più umile e devota con l’età.

Lei ha sofferto tanto quanto Grillparzer. Vivendo in un ambiente artistico, in una grande città poco austera, molte persone pensavano che Grillparzer fosse o fosse stato il suo amante, perché non si sposarono. Lei, così impulsiva, così polemica, non sembra aver rimproverato Grillparzer su questo punto.

Quello che c’era di sbagliato, di crudele e di fastidioso in quella situazione si riscatta negli ultimi venti anni della vita di Grillparzer, quando le tre sorelle che erano state così attraenti, così ricercate e così festeggiate, e che Bauernfeld chiamava ora le tre Parche, si dedicarono tutte e tre al poeta.

Si possono leggere le lettere e i telegrammi che i sovrani tedeschi gli indirizzavano, l’imperatore d’Austria, il Re di Baviera, l’imperatrice di Germania.
Quando ebbe ottant’anni, l’anno prima della sua morte, l’imperatore d’Austria gli diede una pensione di 3.000 gulden.

Nel primo volume pubblicato dalla Grillparzer Gesellschaft (Associazione Grillparzer) si trova una lettera singolare e chiara scritta da un giovane uomo di ventidue anni a Grillparzer che aveva allora quarantaquattro anni; è di Otto Prechtler, poeta che succedette a Grillparzer in uno dei suoi posti di lavoro e che morì nel 1881.

“Enigmatico miracoloso, così estraneo eppure così intimo, così pieno di pudore eppure troppo forte per essere sradicato, così unico, mi sembra il rapporto spirituale tra di noi nei quattro anni da quando vi conosco, da quando siete apparso nella mia vita come l’asilo, il faro.”

Trova così strano, essendo lui così giovane, così oscuro e Grillparzer così maturo, così uomo, che ogni periodo della vita di uno corrisponda ad un periodo nella vita dell’altro. Se Grillparzer fosse morto e se lui credesse alla trasmigrazione, avrebbe pensato che l’anima di Grillparzer gli facesse l’onore di vivere in lui.

Gli aveva scritto una poesia, poi era andato a pregare nella grande Stephanskirche (cattedrale di Santo Stefano) di non perdere la fede in Grillparzer.

Aveva amato appassionatamente una certa Eloisa, e assicura Grillparzer che il suo amore per lui assomiglia notevolmente all’amore per lei; la differenza tra questi due amori è la stessa che c’è tra poeta e uomo. – “Vi amo come ho amato Eloisa, con quella tenerezza e quella venerazione che escludono tutti gli altri sentimenti sensuali. Amavo Eloisa come voi, con quella timidezza che arrossisce, con quel desiderio di mostrare il meglio di me.”

Grillparzer lo aveva incoraggiato, lo aveva spinto a credere nel suo talento e gli aveva procurato una posizione sociale. Ricorda a Grillparzer di aver provato il dolore di chiedergli denaro. Gli ricorda anche che una volta aveva detto: Mi dispiace che voi abbiate cercato un rifugio vicino ad una natura così tormentata, così distrutta come la mia.

E, con la chiaroveggenza dell’affetto e di molte altre cose, il giovane uomo proclama con orgoglio di aver capito Grillparzer. Terrà sempre nel suo cuore quello che ha compreso. Si accontenta di dire che la bontà, l’elevazione, la simpatia, la santa mansuetudine e la bontà verso di lui, Prechtler, derivano da questa ammirabile natura distrutta.

Si esalta sempre di più per il piacere che gli danno le attenzioni benevole di Grillparzer e i suoi tratti nobili. Rivede sul suo volto i grandi momenti del lavoro drammatico del maestro, l’entusiasmo di Saffo, la passione Jaromir, ecc..
“Nessuno può amarvi di più, può adorarvi di più. Vorrei che voi foste collocato meno in alto per arrivare più vicino al vostro cuore, o vorrei essere una ragazza. Vi avrei amato ineffabilmente, vi avrei idolatrato. Ma io sono povero di anni e di esperienza, e voi siete anche direttore degli archivi.”

C’è un’altra lettera dal 1863, quando Grillparzer fece una brutta caduta su una scala, “il solo passo falso della vostra esistenza”, dice Prechtler.

Grillparzer è per me l’uranista con inclinazioni eterosessuali, la cui sfortunata eredità e i cui dolori costanti hanno represso gli istinti unisessuali senza distruggerli, ma non tanto da dare un libero sviluppo agli istinti eterosessuali.

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GAY E AMICIZIA SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi è dedicato all’amicizia. Secondo Raffalovich, come secondo molte persone, l’amicizia è un sentimento nettamente separato dall’amore e contraddistinto dal fatto di non avere implicazioni sessuali. È vero però, che dopo essere partito da questa premessa Raffalovich aggiusta progressivamente il tiro e, anche se nelle note, arriva a sostenere che delle amicizie caratterizzare da piccole e incontrollate perdite seminali, non hanno comunque delle vere implicazioni sessuali.

Naturalmente su questo si può non concordare, per superare l’impasse basterebbe ammettere che il dominio dell’amicizia e quello dell’amore hanno degli elementi in comune, cosa che Raffalovich non accetta, sulla base del postulato iniziale sella separazione netta dei due campi.

Nell’ambito dell’articolo, due punti sono particolarmente interessanti. Il primo è l’analisi del sonetto XX di Shakespeare e il secondo è la storia di Molière e Baron.

Il sonetto XX di Shakespeare, secondo Raffalovich, ma anche secondo il comune buon senso, esclude l’omosessualità di Shakespeare perché il suo amore per W.H. è tutto attribuito all’aspetto e al modo di fare molto femminile di W.H..

Shakespeare aggiunge che la natura ha dato a W.H. un membro maschile (che il poeta lascia alla donne, perché non sa che farsene) e questo fatto gli impedisce un contatto sessuale ma non certo l’amore. Effettivamente è difficile pensare ad un gay che si innamora di un uomo per i suoi tratti femminili e ne lascia invece i tratti maschili e la stessa sessualità alle donne.

Per quanto riguarda il rapporto di Molière col giovanissimo Baron, Raffalovich si sforza di allontanare i sospetti di omosessualità, ma posso dire che, dalla lettura dei fatti, sospetti del genere non mi avevano neppure sfiorato!

Sono interessanti anche gli atteggiamenti sostanzialmente satirici usati da Raffalovich nei confronti della pruderie inglese, tipicamente vittoriana, legata alle manifestazioni più espansive dell’amicizia maschile.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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L’amicizia

L’amicizia non è una manifestazione dell’istinto sessuale, anche quando somiglia molto a certe manifestazioni di questo istinto.

Non confondere l’amicizia entusiastica, completa e romantica non l’unisessualità larvata o nascosta è cosa della più grande utilità e da un certo punto di vista, per alcune persone, di una grande difficoltà.

A seconda delle epoche, dei paesi, delle persone e delle età, si applicano regole diverse. La Bruyère ha detto che il cuore che si è affaticato sull’amicizia non ha ancora fatto nulla per l’amore (eterosessuale); l’amicizia è un istinto altrettanto naturale e spontaneo dell’amore materno e che come quello deve essere al sicuro dalla calunnia e dai sospetti. L’amicizia-passione (o l’amicizia-gusto, o l’amicizia-fantasia) come la passione religiosa o artistica o scientifica o patriottica, si manifesta nello stesso modo nell’unisessuale e nell’eterosessuale.

La storia, come la vita contemporanea, ce ne offre parecchi esempi. Si potrebbe anche dire che l’uomo eterosessuale per il quale la donna rappresenta il summum dei piaceri sensuali è maturo per un’amicizia superiore e devota tanto quanto l’uomo per il quale la donna rappresenta solamente un’amica sororale o materna, o una nemica velenosa. Le grandi e lunghe dedizioni degli uomini senza il genio dell’altruismo sono soprattutto possibili quando essi non sono ispirati sensualmente – Come Lucas Cranach che seguiva il suo padrone prigioniero[1] o come Goethe che voleva imitarlo in occasione della collera di Napoleone contro il duca di Weimar.

Un uomo che ha provato l’amarezza e la tristezza di tutte le sensualità e le sessualità, si infiamma e resta imbarazzato soprattutto per un sentimento che non ha come base la sensualità, né ha la sessualità come centro. È così che l’uomo, malgrado la moglie o l’amante, si dedicherà a un amico o a una causa, come simbolo di qualcosa di più astratto, di meno personale del suo piacere.

L’altruismo è altrettanto fondamentale, altrettanto indispensabile dell’egoismo, se si vuole comprendere la natura umana. Tutte le sottigliezze degli epigrammatisti di genio, tutti i sotterfugi dei sofisti eloquenti non cambiano in nulla la differenza tra il desiderio di procurare piacere a se stessi o di farsi del bene, senza tenere conto degli altri, e il desiderio di amare il proprio prossimo più di se stessi, la differenza tra un imperatore Romano e San Francesco d’Assisi.

L’uomo che ha la vocazione dell’amicizia, come Bonstetten, per esempio, o Tiberge (in Manon Lescaut) dell’abate Prévost, e colui che ha molto amato le donne o gli uomini, si trovano nei confronti dell’amicizia più o meno nella stessa situazione se possiedono l’insieme delle qualità che la devozione affettuosa e l’amicizia altruista comportano. L’amicizia aumenta per il fatto stesso che non attira gli inganni sessuali e le tristezze delle voluttà raggiunte.

Dunque non bisogna prendere le grandi amicizie della giovinezza o dell’età matura (anche se uno degli amici è, è stato, o sarà notoriamente unisessuale) per manifestazioni dell’istinto sessuale, perché l’amicizia e l’unisessualità possono esistere insieme. Mi chiedo anche se sorvegliando troppo le amicizie infantili, piuttosto che non sorvegliandole abbastanza, non si faccia che aumentare il rischio per i bambini.

La questione è delicata e importante.

Le amicizie dell’adolescenza, quando l’adolescenza apporta una nuova castità, una seconda verginità del cuore e del carattere, e anche del corpo, assomigliano molto all’amore, ma sono di un’importanza incalcolabile. I maestri, quando non sono troppo sospettosi, i genitori (se non sono gelosi) possono servirsene molto meglio che dell’emulazione per stimolare i ragazzi[2] È meglio che un ragazzo si esponga a dei possibili pericoli, a dei possibili sviamenti, e che ottenga dei vantaggi probabili, certi. Le amicizie dell’adolescenza formano gli uomini e possono insegnare loro le virtù generose che la vita insegna solo ai privilegiati o ai buoni.
Le amicizie dell’età matura dovrebbero ugualmente essere rispettate.

Shakespeare nei suoi sonetti sembra aver conosciuto la stessa amicizia entusiastica di certi uranisti e certo Shakespeare non era uranista,[3] come è provato dal sonetto che manifesta imbarazzo per il sesso maschile di W.H.. Michelangelo o Platen al contrario, avrebbero amato W.H. perché era virile, bello e buono. Se ci si ricorda la conversazione di Casanova con Bellino, si vedranno nelle paure simulate di Bellino, tutti i pericoli possibili ai quali Shakespeare poteva esporsi; e non c’è il minimo dubbio che Shakespeare abbia sofferto amaramente e abbia amato in modo fervente, ma i sonetti non sono sensuali, sono affettuosi, teneri, senza equivoco.

Anche se l’amore di Shakespeare per W. H. ha ceduto alla sensualità, i suo sonetti non ne portano traccia. Sono stati comunque vivamente criticati, biasimati, proibiti, deplorati, in una sola parola ci si è abbandonati su di essi a tutte le acrobazie di un gergo insistente.[4]

Nel biasimarli, come nel biasimare molte delle manifestazioni iperboliche dell’amicizia, ci si trova oggi spesso in imbarazzo. I sentimenti meno sensuali di un essere spontaneo e buono si esprimono all’esterno con certe parole, certi simboli, certi gesti.

In Inghilterra (oggi), con grande pompa e senza alcun motivo serio, è generalmente accettata l’idea che l’amicizia più vigorosa non debba esprimersi che con una stretta di mano: il pudore maschile si spaventa di qualsiasi altra effusione in pubblico e a buon diritto. In teatro si batte energicamente con la mano la spalla dell’amico, ma per fare questo bisogna essere molto inteneriti e gioviali. Si arriva oggi ad immaginare che in privato o in particolari situazioni possa essere un po’ sconveniente essere più espansivi? È di moda in Inghilterra prendere in giro tutte le nazioni straniere in cui si manifesta l’amicizia in un altro modo, e ci si abbandona senza vergogna a delle considerazioni assurde su questo argomento. È una convenzione come un’altra, ma le persone grossolane o paurose finiscono per renderla molto sconveniente e le risate da pollaio o i rossori che accompagnano ogni altra manifestazione di affetto in teatro, per esempio, devono stupire gli stranieri e far loro credere gli Inglesi molto villani nel loro pudore. Nel capitolo sull’unisessualità inglese cercherò di spiegare un po’ questa tendenza e qualcuna delle sue conseguenze…

Quando si vede il campo dell’uranismo, il numero degli uranisti accrescersi sotto i nostri occhi, ci si ricordi di questo: una forte amicizia unica (o quasi) nella vita di un eterosessuale o di un unisessuale ha tante probabilità di essere un’amicizia vera portata alla quintessenza, quante ne ha un accesso di unisessualità nel primo o di infatuazione amorosa [eterosessuale] nel secondo. Così si è ripetuto che Molière aveva amato pederasticamente Baron, ma gli aneddoti che ho letto mi sembrano così innocenti che non si può sospettare che l’affetto di Molière fosse toccato dalla sessualità, affievolito o diminuito da essa. Ci si pensi.

D’altra parte anche se si avessero prove, documenti che indicano in Molière altre intimità sospette non si potrebbe in modo definitivo dare all’affetto di Molière per il piccolo Baron una interpretazione nel senso della unisessualità.

“Molière[5] era occupato in modo continuativo nell’intento di rendere migliore la sua compagnia.(Quando il piccolo Baron comparve nel teatro di la Raisin, ebbe molto successo). Era sorprendete che un ragazzo di dieci o undici anni, non introdotto ai principi della declamazione, facesse valere la sua passione con tanto spirito come faceva lui… Molière che allora are ammalato, non aveva potuto vedere il piccolo Baron i due primi giorni[6] ma tutti gliene dissero così bene che si fece portare al palazzo reale alla terza rappresentazione, anche se era malato. Gli attori dell’ hôtel de Bourgogne erano stati presenti a tutte le rappresentazioni, e non erano certo meno sorpresi del giovane attore di quanto non lo fosse il pubblico, soprattutto la Du Parc, che lo prese immediatamente in amicizia, e che in modo molto serio aveva fatto dei preparativi per averlo a cena qual giorno. Il ragazzo che non sapeva a chi dare retta per ricevere le carezze che gli facevano, promise a questa attrice che sarebbe andato da lei, ma la cosa fu interrotta da Molière, che gli disse di andare a cenare con lui.

“Era un maestro e un oracolo quando parlava, e questi attori avevano per lui una tale deferenza che Baron non osò dirgli che era impegnato, ma la Du Parc non si tratteneva dal trovare sbagliato che il ragazzo mancasse con lei alla parola data. Essi considerarono tutta questa buona accoglienza come la fortuna di Baron.

Appena Baron arrivò a casa di Molère, Molière andò subito a cercare il sarto per farlo rivestire (perché non era affatto in buono stato) e raccomandò al sarto che l’abito fosse molto appropriato, completo e finito per l’indomani mattina. Molière interrogava e osservava continuamente il giovane Baron durante la cena, e lo fece dormire con sé per avere il tempo di conoscere i suoi sentimenti attraverso la conversazione, al fine di indirizzare meglio il bene che gli voleva fare. L’indomani mattina, il sarto, puntuale, verso le nove o le dieci, portò al piccolo Baron un guardaroba completo. Lui rimase stupito e molto contento di vedersi improvvisamente così ben sistemato. Il sarto gli disse che bisognava scendere nell’appartamento di Molière per ringraziarlo. “È proprio nelle mie intenzioni, rispose il piccolo uomo, ma non credo che sia ancora sveglio.” Il sarto lo assicurò del contrario, lui scese e fece un complimento di riconoscenza a Molière che fu molto soddisfatto e non si accontentò di averlo fatto sistemare così bene ma gli regalò anche sei luigi d’oro, con l’ordine di spenderli come volesse. Tutto questo era un sogno per il ragazzo… Molière gli chiese che cosa sinceramente desiderasse di più. – Di rimanere con voi il resto dei miei giorni, gli rispose Baron, per mostrarvi la mia riconoscenza per tutto quello che avete fatto per me.

“Va bene! Gli disse Molière, è una cosa fatta…

“Molière, che amava i buoni costumi, non ebbe meno attenzione nel formare quelli di Baron che se il ragazzo fosse stato suo figlio; coltivò con cura le disposizioni straordinarie che il ragazzo aveva per la declamazione.

“Il bene che Molièere faceva a Baron non piaceva a sua moglie; senza preoccuparsi di corrispondere all’amicizia che lei voleva ottenere da suo marito, non poteva comunque soffrire che lui avesse atteggiamenti di bontà per questo ragazzo che, da parte sua, a tredici anni, non aveva tutta la prudenza necessaria per controllarsi con una donna verso la quale doveva avere dei riguardi. Lui si vedeva amato dal marito, e anche necessario ai suoi spettacoli, accarezzato da tutta la corte; non si preoccupò affatto di piacere o meno alla signora Molière. Lei si lasciò andare a dargli uno schiaffo per una questione molto banale; il ragazzo ne fu così vivamente offeso che se ne andò dalla casa di Molière: credette che il suo onore fosse compromesso dall’essere stato battuto da una donna. È mai possibile, disse Molière a sua moglie, che tu abbia avuto l’imprudenza di colpire un ragazzo così sensibile come sai che lui è, e tanto più in un periodo in cui è incaricato di un ruolo di seicento versi nella commedia che dobbiamo rappresentare davanti al re?

“La moglie espose diverse ragioni, sbagliate e anche aggressive, alle quali Molière decise di non rispondere nemmeno; si limitò a cercare di addolcire il ragazzo che si era rifugiato a la Raisin.

“Niente lo poteva fare tornare indietro, era troppo irritato; comunque promise che avrebbe recitato la sua parte ma non sarebbe tornato a casa di Molière. In effetti ebbe l’arditezza di chiedere al re il permesso di ritirarsi e, incapace di riflettere, si rimise nella troupe di la Raisin che lo aveva incitato a tenere il punto. Comunque era sempre occupato da Molière; l’età, il cambiamento, gli facevano sentire la riconoscenza che gli doveva e il torto che gli aveva fatto nell’abbandonarlo…

Questi discorsi furono riportati a Molière; che ne fu ben contento e non potendosi trattenere dal desiderio di fare tornare questo ragazzo nella sua troupe, che ne aveva bisogno, gli scrisse a Digione una lettera molto toccante. Molière aveva sofferto per l’assenza di Baron, l’educazione del ragazzo lo distraeva nei momenti di pausa. I disagi di famiglia aumentavano ogni giorno a casa sua, non poteva lavorare sempre né stare sempre con i suoi amici per distrarsi.

“D’altra parte non amava avere intorno troppa gente né il disagio, non aveva nulla per divertirsi o stordirsi allontanandosi dai suoi dispiaceri. Così considerava il ritorno di Baron come un divertimento familiare, col quale avrebbe potuto, con maggiore soddisfazione, condurre una vita tranquilla, conforme alla sua salute e ai suoi principi, senza il peso di questo armamentario di famiglia e anche di amici, che ci derubano, molto spesso, con la loro presenza inopportuna, dei momenti più gradevoli della nostra vita.

Baron non fu meno vivo di Molière nel corrispondere a quei sentimenti: partì appena ricevette la lettera, e Molière invaso dal piacere di accogliere il suo giovane attore qualche momento prima, andò ad aspettarlo alla porta di san Vittore il giorno in cui doveva arrivare, ma non lo riconobbe. I grandi spazi aperti della corsa lo avevano talmente stancato e affaticato che lo lasciò passare senza riconoscerlo, e se ne tornò triste a casa sua dopo aver aspettato per un bel po’. E fu felicemente sorpreso di trovarci Baron … Molière chiese a Baron se avesse denaro. Il ragazzo gli rispose che aveva in tasca solo quello che c’era rimasto di spiccioli, perché aveva dimenticato la sua borsa sotto il cuscino del letto l’ultima volta che era andato a dormire, che se ne era accorto dopo qualche stazione di posta, ma che la fretta che aveva di rivederlo non gli aveva permesso di tornare sui suoi passi per riprendersi il denaro. Molière fu entusiasta che Baron fosse ritornato e che fosse così emozionato e riconoscente, lo mandò al teatro con l’ordine di chiudersi talmente nel suo mantello da non poter essere riconosciuto da nessuno, perché non era proprio vestito, benché fosse vestito bene, alla maniera di un uomo che era l’attrazione dei suoi spettacoli. Molière non dimenticò nulla per rimetterlo in lustro; riprese la stessa attenzione che aveva avuto verso di lui all’inizio…

“Appena Molière morì, Baron[7] andò a Saint-Germain per informarne il re; Sua maestà ne fu toccata e si degnò di testimoniarglielo. Era un uomo probo, che aveva dei sentimenti poco comuni tra le persone del suo rango… Era costante nelle sue amicizie e sapeva ben collocarle.”

Insieme con i sonetti di Shakespeare, W.H. gli ispirò la sola amicizia romantica che noi conosciamo di lui, e se l’analisi rispettosa dei sonetti non ci fornisce francamente niente di sensuale, niente di sornionamente impudico, non c’è ragione di non ammettere anche lì un affetto senza scopo sessuale, senza base sessuale, qualsiasi ne siano le possibile ignote peripezie.[8]

Molti uomini in momenti diversi della loro vita hanno bisogno di simpatia (sia da testimoniare sia da farsi testimoniare), di ammirazione (passiva o attiva), di rispetto, di devozione, di apprezzamento, di solidarietà.

Molte di queste cose (dato che esse non agiscono da sole) potranno rendere molto intensa l’amicizia, e l’amicizia si colorerà in modi diversi, secondo la categoria alla quale essa sembra corrispondere più o meno idealmente o realmente, o più o meno illusoriamente: l’amicizia dei condiscepoli, l’amicizia del discepolo per il maestro, quella del maestro per il discepolo, l’amicizia dell’amico guaritore[9] per l’amico malato o sofferente (soprattutto moralmente) – io credo che questa amicizia sia la più forte, la più tenace, quella che al mondo affronta tutto – o per l’amico debole, e l’amicizia del convalescente o del guarito per il guaritore, l’amicizia fraterna, equilibrata e franca, tra amici che hanno i medesimi interessi o degli interessi paralleli (Montaigne e La Boétie, Achim von Arnim e Clemens Brentano, Goethe e Shiller, i fratelli Grimm e i fratelli Goncourt, Michelet e Poinsot, Liebig e Woeler). Questa amicizia esiste in grande misura tra uomini di lettere o di scienza o tra gli artisti.

L’apprendere, l’insegnare, il comprendersi reciprocamente, spingono questa amicizia fino a una veemenza tenera e costante, negli intellettuali. Questa è l’amicizia più duratura tra gli uomini il cui valore morale corrisponde all’intelligenza. Per questo, le meschinerie, le piccinerie devono tacere.
Parlare di unisessualità a proposito di queste amicizie, sarebbe come parlare di incesto[10] a proposito dell’amore di una madre, di un figlio, di un fratello, a proposito della devozione per l’inferiore o per il superiore.
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[1] Nota di Project:- Lucas Cranach detto il Vecchio (1472-1553), pittore e incisore tedesco, amico di Lutero, Essendo stato catturato il suo protettore Giovanni Federico I elettore di Sassonia dopo la Battaglia di Mühlberg, Cranach lo accompagnò in cattività dal 1550 al 1552, prima di ritornare a Weimar, nuova residenza elettorale, per morirvi l’anno seguente.

[2] Si può leggere a questo proposito il giudizioso Niemeyer. [August Hermann Niemeyer (1754 –1828) pedagogista tedesco.]

[3] Si lamenta nel famoso ventesimo sonetto (che sciocca il pudore di certi editori inglesi) che la natura, dando per errore a W. H. un organo di cui Shakespeare non sapeva che farsene, gli aveva tolto il piacere sensuale e gli aveva lasciato l’amore. È la situazione di Casanova e di Bellino.

[4] Si vedano Hallam e Michelet. [Henry Hallam (1777 –1859) storico inglese; Jules Michelet (1798 –1874) storico Francese]

[5] Vie de Molière, di Legalois de Grimarest (Archives curieuses de l’histoire de France, 2^ serie, vol X, E. Danjon, bibliothécaire de l’Arsenal, 1839).

[6] Il secondo giorno la Raisin aveva incassato mille scudi.

[7] Non so se sia utile raccontare un aneddoto che prova che Molière trattava Baron come un ragazzino viziato e malizioso. Quando Bernier tornò dal suo viaggio, andò ad Auteuil a raccontare a Molière che non ci si poteva comportare con l’imperatore Mogol detronizzato come si faceva in Turchia, ecc., Baron lo prese tanto in giro che Bernier alla fine fu costretto a riportare la conversazione sul capitolo Baron. “Molière, che ne parlava con piacere, ne cominciò la storia, ma Baron, stufo di ascoltarlo, andò a divertirsi altrove”.
Sembra che Molière avesse una relazione con un’attrice che non era bella “un vero scheletro e priva di senso comune, Amica di Florimond e di la Barre. Molière lo sapeva ma diceva di non avere il tempo né la pazienza di abituarsi ai difetti di un’altra persona.”
“Può anche darsi che un’altra [donna] non avrebbe voluto l’affetto di Molière, che trattava le relazioni con trascuratezza, le sue assiduità non erano troppo stancanti per una donna; in otto giorni una piccola conversazione, questo era abbastanza per lui. Senza che si preoccupasse di essere amato se non da sua moglie”.

[8] Le grandi emozioni, qualsiasi esse siano, (si sa che certi artisti provano delle emozioni sessuali quando lavorano con furia o quando sono colpiti da un’impressione artistica), religiose o artistiche o sentimentali, agiscono qualche volta, senza che l’uomo se ne renda conto, sui centri sessuali.
San Giovanni della Croce disse che non bisogna affliggersi né credersi scorretti se questo succede durante l’assorbente preghiera indirizzata a Dio e se uno degli incidenti dell’amicizia di Shakespeare per W. H. o di Molière per Baron fosse stato una incosciente e insignificante perdita seminale, non bisognerebbe certo dedurne l’origine sessuale di queste amicizie.
In certi esseri delicati e inflessibili, il colore, la musica, il toccare le cose inanimate, la composizione, il lavoro cerebrale possono in rari momenti portare una perdita sessuale di cui essi appena si accorgono, tanto sono occupati da altre cose. Non si può dire che questa perdita sessuale del matematico o del musicista provi che le loro emozioni, i loro interessi siano di origine sessuale, non li si può considerare feticisti.

[9] Questa bella espressione appartiene a Stendhal.

[10] Nel romanzo di Catulle Mendès, Mephistophela l’invertita rifiuta sua figlia per non asservirla al suo vizio, ma anche lei, la folle, la dannata, non cede alla tentazione. Gli incesti unisessuali esistono (soprattutto tra fratelli). Krafft-Ebing racconta la storia di due ragazzi di 15 e 16 anni, ai quali il padre, un medico, fece subire la sodomia passiva completa… ecc. ecc.. Ma non credo che si incontrerebbero degli incestuosi unisessuali tra gli uranisti arrivati alla maturità senza essere alienati. Non nego la possibilità, al contrario l’incesto unisessuale può essere più frequente di quello eterosessuale; Zo’har [un romanzo di Catulle Mendès il cui titolo è il nome di una delle cinque città che secondo l’Antico Testamento furono bruciate in situazioni simili a quelle di Sodoma e Gomorra] di Mendès sarebbe allora più verosimile senza eroina. L’incesto, fortunatamente, è poco attraente per la maggior parte degli uomini.

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