MONSIEUR FILIPPO DI BORBONE-ORLEANS OMOSESSUALE EFFEMINATO

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi è dedicato a Monsieur, Filippo di Borbone, duca d’Orléans, Fratello di Luigi XIV. Monsieur, è un personaggio oggi poco conosciuto dal grande pubblico, ma è stato considerato per molto tempo l’archetipo dell’omosessuale effeminato. Questa definizione va presa però con molta prudenza. Si sposò due volte, la prima con Enrichetta d’Inghilterra (Madama d’Inghilterra) e la seconda con Elisabetta Carlotta del Palatinato (Madama palatina), ed ebbe sei figli, ma fu dominato dai suoi favoriti. Uno di questi, il cavaliere di Lorena, entrò in conflitto violento con la prima Madame, che riuscì ad ottenerne dal re il suo esilio in Italia per otto anni, ma il cavaliere di Lorena, a quanto si disse, pur stando ancora in esilio, sarebbe riuscito a vendicarsi e a fare avvelenare Madame (che aveva 26 anni). Monsieur sarebbe stato del tutto estraneo alle trame del cavaliere di Lorena. Dopo l’autopsia di Madame, effettuata alla presenza di molti medici non solo francesi ma anche inglesi, il rapporto ufficiale sulla morte parlò però di cause naturali. Il cavaliere di Lorena, per le insistenze di Monsieur, dopo la morte di Madame, venne fatto rientrare in Francia e non fu accusato di nulla. Evidentemente Monsieur non diede alcun credito all’ipotesi dell’avvelenamento.

La seconda Madame, ben diversa dalla prima, non pretese di imporre a Monsieur alcuno stile di vita e gli lasciò totale libertà. Ebbero figli, ma scelsero ben presto di dormire in appartamenti separati. La seconda Madame aveva una conoscenza molto realistica dell’omosessualità e ne parla in modo singolarmente competente, i suoi rapporti con Monsieur non furono privi di una certa complicità e non crearono mai veri problemi.

Monsieur, che, al di là dei suoi difetti ampiamente scusabili, era un brav’uomo, che amava i suoi figli e sapeva anche tenere testa al re, quando necessario, finì, negli ultimi anni, sotto il controllo di un confessore gesuita che gli impose un regime di vita molto ristretto per un uomo delle sue abitudini. Monsieur finì per consolarsi col cibo, ingrassò molto e morì di apoplessia probabilmente proprio per questa ragione.

Il ritratto di quest’uomo, fatto da Raffalovich sulla base delle testimonianze dei contemporanei, suscita una certa simpatia. La vita di Monsieur incarna il modello di vita dell’omosessuale (o forse del bisessuale con una forte prevalenza omosessuale) costretto a vivere da eterosessuale e dominato dai favoriti che non fanno che servirsi di lui.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito effeminato.

Monsieur Filippo d’Orléans, fratello di Luigi XIV e figlio del freddo Luigi XIII, nipote di Gastone (che seguiva, di dice, le due sessualità), nipote anche di questo primo Vendôme unisessuale come i suoi nipoti, Monsieur è uno degli unisessuali effeminati che si conoscono meglio. Si sposò due volte e ebbe figli dalle sue due mogli, ma fu donna quanto la sua prima Madame e più donna della seconda.
Non gli è attribuita nessuna amante; aveva tutti i difetti della donne, ma era coraggioso, abbastanza buono, dolce, e temeva i danni alla sua carnagione più di perdere la vita. Si è voluta considerare la sua educazione effeminata come causa della sua inversione, ma la stessa educazione, esattamente la stessa, applicata all’abate di Choisy, produsse solo un’effeminazione, folle, fantastica, ma non unisessuale, nell’abate-contessa. Se Monsieur avesse potuto vestirsi da donna per delle settimane, quanti amanti avrebbe avuto! Non si sarebbe mai annoiato con le ragazze. Prima di dare credito all’educazione, all’associazione di idee e di sensazioni, a tutte le povere spiegazioni, si rifletta sulla differenza tra Monsieur e l’abate di Choisy e sulla loro educazione effeminata. Le loro vanità poterono essere femminilizzate, ma le loro sessualità non cambiarono affatto.

La prima Madame (quella che Bossuet compianse) è stata trattata con troppa indulgenza dalla storia.

Michelet, che le riconosce tutte le colpe che una donna può commettere, la paragona costantemente con Monsieur, che certo non era peggiore di questa affascinante, attraente e meschina Stuart. Lei, se fosse sopravvissuta a Monsieur come questa generosa e spirituale tedesca, non avrebbe bruciato senza leggerle le lettere dei favoriti di Monsieur. È tempo di trattare l’uomo e la donna con una uguale giustizia. Madame d’Inghilterra era molto leggera, giocava con suo cognato il re, si beffava di suo marito, tradendo tutto e tutti da vera Stuart; Monsieur era unisessuale, affettuoso, prodigo, chiacchierone, ma con un ben diverso senso del decoro rispetto a Madame. Se lei fu avvelenata dagli amici di Monsieur, lui non ne seppe nulla.

I brani seguenti, dell’abate di Choisy, di Madame de la Fayette, di Daniel Cosnac, vescovo di Valenza, di Saint-Simon, di Madame Charlotte-Elisabeth, duchessa di Orléans, daranno un’idea di Monsieur e del suo entourage.

Dell’abate di Choisy

“Mi vestivano da ragazza, dice l’abate di Choisy, tutte le volte che il piccolo Monsieur veniva al mio alloggio, e ci veniva almeno due o tre volte alla settimana. Avevo le orecchie forate, i diamanti, le mosche e tutti gli altri piccoli vezzi ai quali ci si abitua molto facilmente e dei quali ci si disfa con altrettanto difficilmente. Monsieur che amava tutto questo, mi faceva sempre molti complimenti. Da quando arrivava, seguito dalle nipoti del cardinale Mazzarino e da alcune figlie della regina, veniva messo alla sua toilette e gli si acconciava la capigliatura. Aveva un corpetto per mantenere la sua taglia (il corpetto era di tessuto ricamato)”. Gli toglievamo la calzamaglia per mettergli dei mantelli da donna e delle gonne, e tutto questo si faceva, si dice, per ordine del cardinale che voleva renderlo effeminato, per paura che potesse procurare problemi al re, come Gastone aveva fatto con Luigi XIII.”

“Quando Monsieur era vestito e pronto, si giocava al piccolo premio (era il gioco alla moda), e verso le sette ci portavano uno spuntino; ma non si presentava nessun valletto; io andavo alla porta della stanza a prendere i piatti e li mettevo sui rialzi tutto intorno alla tavola. Offrivo da bere, cosa della quale ero abbastanza ripagato da qualche bacio in fronte di cui queste signore mi onoravano. Madame de Brancas ci portava spesso sua figlia, che è stata la principessa di Haracourt. Lei mi aiutava a svolgere questo piccolo compito; per quanto fosse molto bella, le figlie della regina mi prediligevano più di lei: certamente, nonostante le cuffiette e le gonne, sentivano in me qualcosa di maschile.”

“Non avevo nemmeno un po’ di barba (a 22 anni), ci si era preoccupati, dall’età di cinque o sei anni, di massaggiarmi con una certa acqua che fa morire il pelo alla radice, se si comincia molto per tempo; i miei capelli neri facevano apparire passabile la mia carnagione, benché non avessi molto di bianco … Non ero dunque costretto da nessuno e mi abbandonavo alla mia tendenza. È accaduto anche che Madame de la Fayette, che vedevo molto spesso, vedendomi sempre molto sistemato, con i pendenti alle orecchie e le mosche, mi disse da buona amica che quella non era affatto la moda per gli uomini e avrei fatto molto meglio a vestirmi da donna. Fidandomi della sua grande autorità, mi feci tagliare i capelli per essere pettinato meglio, ne avevo in quantità prodigiosa. Si portavano dei piccoli boccoli sulla fronte e boccoli più grossi ai due lati del viso e tutto intorno alla testa e un gran fascio di capelli coordinato con nastri e perle se se ne avevano. Avevo abbastanza abiti femminili, ho preso il più bello e sono andato a fare visita a Madame de la Fayette, con i miei pendenti alle orecchie, la mia croce di diamanti, i miei anelli e dieci o dodici mosche; vedendomi esclamò: “Ah che bella persona! Mi avete detto retta e avete fato bene. Domandate pure a M. de R. (che era allora nella camera) …” Continuai per due mesi a vestirmi da donna; andavo dovunque, a fare delle visite, in chiesa, al sermone, all’opera, alla commedia, e mi sembrava che le gente ci si fosse abituata: mi facevo chiamare Madame de Sancy dai miei lacchè. Mi feci ritrarre da Ferdinand, famoso pittore italiano, che fece di me un ritratto che la gente andava a vedere; infine accontentai completamente il mio gusto. Andavo al Palazzo Reale tutte le volte che Monsieur era a Parigi; lui mi faceva mille complimenti, perché le nostre inclinazioni erano simili; aveva molto desiderato di potersi vestire da donna, ma non osava a causa della sua dignità …, la sera metteva delle cuffiette, dei pendenti alle orecchie e delle mosche e si contemplava negli specchi. Incensato dai suoi amanti, dava tutti gli anni un gran ballo il lunedì grasso. Mi ordinò di andarci in abito scollato, a viso scoperto, e incaricò il cavaliere di Pradine di portarmi al ballo. La riunione fu molto bella: c’erano trentaquattro donne ornate con perle e diamanti. Trovarono che stavo abbastanza bene, danzavo nella massima perfezione e il ballo era fatto per me. Monsieur diede inizio alle danze con Mlle de Braccas, che era molto carina (è diventata poi la principessa d’Harcourt), e un momento dopo andò a vestirsi da donna e tornò al ballo in maschera. Tutti lo riconobbero, innanzitutto non cercava il mistero e il cavaliere di Lorena gli dava la mano; ballò il minuetto, e andò a sedersi in mezzo a tutte le signore; si fece un po’ pregare prima di togliersi la maschera, non chiedeva di meglio e voleva essere visto. Non si saprebbe dire a che punto spinse la civetteria ammirandosi, mettendosi le mosche, cambiandole di posto, e forse io facevo anche di peggio; gli uomini, quando pensano di essere belli sono ancora più fissati con la loro bellezza delle donne. Comunque, questo ballo mi diede una grande reputazione e me ne vennero molti amanti, la maggior parte per divertirsi, qualche volta in buona fede. Questa vita era deliziosa.”

Di Madame de La Fayette

“Monsieur, unico fratello del re, non era meno attaccato di lui alla regina sua madre; le sue inclinazioni erano conformi alle occupazioni delle donne quanto quelle del re ne erano lontane; era bello e ben fatto, ma di una bellezza e di una taglia più adatte a una principessa che a un principe; così era più preoccupato di fare ammirare da tutti la sua bellezza, che di servirsene per farsi amare dalla donne, benché stesse continuamente con loro; il suo amor proprio sembrava non renderlo capace di attaccamento se non verso se stesso…”

“La prima cosa importante che si fece dopo la morte del cardinale (di Mazzarino) fu il matrimonio di Monsieur con la principessa d’Inghilterra. Era stato deciso dal cardinale, e benché questa alleanza sembrasse contraria a tutte le regole della politica, il cardinale aveva creduto che si potesse essere così certi della dolcezza della natura di Monsieur e del suo attaccamento per il re, che non si doveva avere paura di dargli un re d’Inghilterra come cognato… La principessa d’Inghilterra fu attaccata da una febbre molto violenta … Quando si fu completamente ristabilita ritornò a Parigi. Monsieur andò davanti a lei con tutta l’impazienza immaginabile, e continuò fino al suo matrimonio a renderle omaggi, ai quali mancava solo l’amore; ma il miracolo di infiammare il cuore di questo principe non era riservato a nessuna donna al mondo.”

“Il conte di Giuche era in quel periodo il suo favorito. Era il giovane uomo più bello e meglio fatto della corte, amabile di personalità, galante, ardito, coraggioso, pieno di grandezza e di spirito elevato. La vanità che gli proveniva da tante buone qualità e un’aria di disprezzo diffusa in tutte le sue azioni, appannavano un po’ tutto questo merito: ma bisogna comunque confessare che nessun uomo della corte aveva le sue doti. Monsieur lo aveva molto amato fin dall’infanzia e aveva sempre conservato con lui una grande familiarità, e così stretta come può essere quella tra persone giovani.”

“La familiarità che aveva con Monsieur gli permetteva di andare dal principe in tutte le ore più strane. Incontrava Madame ogni momento, con tutti i suoi lati affascinanti. Monsieur si faceva cura di farglieli ammirare, e alla fine lo esponeva a un pericolo che era quasi impossibile evitare.”

“Dopo qualche tempo di soggiorno a Parigi, Monsieur e Madame, se ne andarono a Fontainebleau. Madame ci portò la gioia e i piaceri. Il re capì, vedendola più da vicino, quanto si era sbagliato nel non riconoscerla la più bella persona del mondo… Questo fece molto rumore a corte. La regina-madre fu entusiasta di trovare un pretesto… per opporsi all’attaccamento che il re dimostrava per Madame: e non dovette faticare molto per fare condividere a Monsieur i suoi sentimenti. Era già geloso per conto suo, e lo stava diventando sempre di più seguendo gli umori di Madame… l’asprezza aumentò di giorno in giorno tra lei e la regina madre; il re dava a Madame tutte le speranze, ma nonostante tutto si teneva molto sulle sue con la regina-madre, in modo che, quando lei riferiva a Monsieur quello che il re le aveva detto, Monsieur trovava molti argomenti per persuadere Madame che il re non aveva per lei molta considerazione; lui poteva testimoniarglielo… Alla fine decisero di fare cessare tutto quel gran rumore (che circolava a corte intorno al re e a Madame) e decisero tra loro che il re avrebbe fatto l’innamorato di qualche persona della corte. Lui (il re) non ci mise molo a decidere; il suo cuore prese una decisione in favore di La Vallière… Madame considerò con un certo dispiacere il fatto che il re si legasse veramente a La Vallière… La regina-madre ne fu amareggiata. Lei fece cambiare l’atteggiamento di Monsieur anche lui la prese male e considerò una questione d’onore che il re si fosse innamorato di una damigella di Madame. Madame, per parte sua, era molto carente nel riguardo che doveva alla regina-madre e anche in quello che doveva a Monsieur.”

“Nel medesimo tempo ci fu grande mormorio sulla passione del conte di Guiche (per Madame): Monsieur fu presto informato e lo minacciò molto pesantemente. Il conte di Guiche ebbe con Monsieur un chiarimento molto audace, e ruppe i rapporti con lui, come se fosse stato un suo pari; la cosa ebbe forte risonanza pubblica e il conte di Guiche si ritirò dalla corte…”

“Il conte di Guiche, che era giovane e ardito, non trovava niente di meglio che esporsi a qualsiasi rischio: Madame e lui, senza provare una vera passione uno per l’altra, si esposero ai più grandi pericoli… Madame era malata e circondata da tutte quelle donne che sono abituate a stare appresso di una persona del suo rango, senza potersi fidare neppure di una. Faceva entrare il conte di Guiche, qualche volta in pieno giorno, travestito da donna che predice la buona fortuna … e altre volte con altre invenzioni, ma sempre con molto rischio; e questi incontri così pericolosi trascorrevano nel prendersi gioco di Monsieur e in altri simili piaceri; e alla fine in cose molto lontane dalla violenta passione che sembrava motivarle… Monsieur era estremamente geloso del principe di Marsillac, figlio del duca de la Rochefoucauld, e lo era ancora di più dato che aveva per lui un’inclinazione naturale, che gli faceva credere che tutti dovessero amarlo.”

Da Daniel de Cosnac, vescovo di Valenza

“Il cavaliere di Lorena, che aveva prestato servizio militare nell’armata del maresciallo d’Aumont, dopo l’inizio della campagna, venne a Tournai a salutare le Loro Maestà. Monsieur, all’inizio dell’inverno, si era preso una forte sbandata per lui. Aveva chiesto a Sua maestà che il reggimento di questo cavaliere potesse prestare servizio nell’armata del re, in modo che essi potessero stare insieme durante la campagna di guerra. Sua maestà gli aveva rifiutato questa grazia. Allora lui gli fece un’altra volta la stessa richiesta e il re acconsentì. Appena mi vide mi disse che Sua Maestà lo aveva trattato “a perfezione”, questo era uno dei suoi modi di esprimersi. Vedendo il suo trasporto e la gioia che gli brillava in volto, mi aspettavo qualche grazia straordinaria, allorché mi dichiarò di che si trattava. Gli risposi molto seriamente: “Monsieur, sono molto contento; ecco un inizio molto buono.” “

“Dopo sei giorni di marcia arrivammo davanti a Lille. La riuscita di questa impresa, dopo quella specie di scacco che ci era arrivato a Dendermonde era cosa che coinvolgeva la gloria di Sua Maestà. Si presero tutte le precauzioni possibili… Alla fine restammo otto giorni davanti a questa piazzaforte prima di attaccarla.”
“Durante questo periodo, feci pressione su Monsieur perché domandasse a Sua Maestà il permesso di mandare qualcuno in Inghilterra per complimentarsi per la pace; cosa che non aveva ancora potuto fare per mancanza di tempo disponibile, stando a quello che diceva…”

“Sottolineai che, dopo l’arrivo del cavaliere di Lorena nella nostra armata, Monsieur non aveva più la stessa alacrità nel seguire il re dovunque andasse, che si esentava spesso dalle fatiche di questa guerra, che trascurava di visitare le postazioni, e che, anche se la trincea era aperta da cinque giorni, Monsieur non aveva accennato ad andarci. Se ne restava sempre chiuso con questo cavaliere… Le mie rimostranze fecero qualche impressione sul suo spirito; andò nella trincea e due giorni dopo, dato che Il cavaliere di Lorena si trovava lì col suo reggimento, ci andò per una seconda volta per rendergli visita… Oltre queste azioni di coraggio, il denaro che Monsieur mandò a degli ufficiali feriti e le molte lodi che dispensò ai più coraggiosi contribuirono molto a fargli acquistare la reputazione di principe liberale e magnanimo… Dato che si preoccupava di farsi amare, ciascuno era interessato ad innalzarlo, e si voleva assolutamente che fosse un grand’uomo… Il cavaliere di Lorena fu leggermente ferito al piede dallo scoppio di una granata. Monsieur avendone avuto notizia, testimoniò l’amicizia che gli portava con la sua estrema inquietudine. Passava giornate intere nella sua camera, faceva gli onori di casa, blandiva quelli che venivano a trovare il cavaliere e li obbligava a lodare la bella azione che quello aveva fatto.”

“Il nono giorno, il governatore capitolò, e il giorno seguente il re fece il suo ingresso per fare cantare il Te Deum, e da quello stesso giorno, marciò con la sua armata costeggiando il canale di Bruges.”

“Il cavaliere di Lorena, benché ancora frenato dalla sua ferita, volle venire in occasione di questi fatti e prese posto nella carrozza di Monsieur. Io mi trovavo lì solo con lui, perché Monsieur era a cavallo con il re, che non si spostò mai in altro modo per tutto il tempo della campagna di guerra. Facemmo insieme una lunga conversazione. Mi resi conto che era un giovane uomo senza esperienza, senza abilità per condursi bene e che, lungi dal potere dare consigli a Monsieur, non era capace di formulare alcun progetto per se stesso, e non considerava il favore di cui godeva che come una cosa utile ai suoi piaceri. Tuttavia poiché aveva una forte influenza su Monsieur, entrai con lui in una certa confidenza e pensai di poter non essere incompatibile con lui. L’indomani si sentì meno bene e gli diedi la mia carrozza perché se ne tornasse a Lille. Allora ebbi modo di avere incontri più lunghi con Monsieur, che non era più distratto da questo continuo stare appresso al cavaliere di Lorena. Mi parlò molto delle buone qualità del cavaliere,(1) e con tale piacere che gli costò parecchio parlare anche di altre cose. Mi disse che voleva assolutamente trovargli una sistemazione nella sua casa e che sarebbe stato l’acquisto più vantaggioso che avrebbe potuto fare…”

“Quando Monsieur arrivò, ripassando per Lille, andò a fare visita al cavaliere di Lorena ancora malato… La sera, quando Monsieur andò a dormire, il suo primo valletto di camera chiese al sig. Boyer, primo maggiordomo, duecento pistole per pagare un arazzo che Monsieur aveva comprato a Audenarde. Nessuno aveva denaro, e se non glielo avessi prestato io, si sarebbero portati via l’arazzo. Monsieur che mi vedeva contare quel denaro davanti al mercante, non mi fece nemmeno la grazia di accorgersene.”

“Arrivando a Villers-Colterets, Monsieur ci trovò Madame(2) e tutta la sua corte composta da Madame de Monaco, dalla marescialla du Plessis, dalla Saint-Chaumot, dalla Thianges, dalla Fiennes e dalla Gourdon. Monsieur si rammaricò molto di non essere arrivato un giorno prima di Madame, per poter ordinare quello che bisognava mettere nelle camere, che trovò per disgrazia tutte ammobiliate… Fece mettere tutte le sedie sulla stessa linea, infittì le file di tavoli, di mensole, di piatti; collocò degli specchi in posizioni vantaggiose, fece affiancare ogni tavolo da quattro candelieri; e infine dispose generalmente di tutto l’insieme dei mobili con una cura meravigliosa… In quel periodo si riconobbe un così grande attaccamento nello spirito di Monsieur per il cavaliere di Lorena che lo si considerò come un favorito dichiarato. Monsieur non parlava mai a Madame né a tutta la sua corte se non dell’interesse che aveva per lui. Disse anche a Madame e a me che si sentiva impegnato da un giuramento a non nascondergli nulla. Non passava alcun giorno senza che gli scrivesse. Madame mi parlò di questa grande passione, le risposi che, dato che il cavaliere voleva preoccuparsi della gloria di Monsieur, dei suoi interessi, di allontanarlo dalle banalità, forse non sarebbe stata una cosa svantaggiosa che ci fosse un uomo che avesse del potere sul suo spirito. Madame mi testimoniò che credeva di avare abbastanza potere sullo spirito del cavaliere per obbligarlo a tenere una buona condotta.(3)”

“L’indomani, Monsieur mi disse che il cavaliere di Lorena stava per arrivare, che lui aveva deciso di dargli una posizione distinta da chiunque altro nel regno, di dargli alloggio nella sua casa, di dare gran credito al suo spirito, sapendo che lui era attaccato alla sua persona più che a quella del re, e avendogli sentito dire parecchie volte che, qualsiasi cosa fosse accaduta, sarebbe appartenuto sempre a lui e nello stesso modo in cui il duca di Montmorency era appartenuto al duca di Orléans… Quello stesso giorno il cavaliere di Lorena arrivò a Villers-Coterets; fu ricevuto da Monsieur con dei trasporti di gioia incredibile… Questo giovane uomo era così fiero di vedersi in un favore più grande di quanto avesse sperato, che non volle avere nessun rapporto con Madame, non ascoltando quello che lei gli diceva per il suo bene o per quello di Monsieur se non al fine di riferirlo a Monsieur. Venni a sapere da Mérille che Monsieur cercava solo un pretesto per non trattarmi più nello stesso modo al quale era abituato, volendo senza dubbio soddisfare l’umore geloso e poco comodo di questo cavaliere, che non poteva tollerare nel cuore di Monsieur nessuna amicizia, né piccola né grande… Durante questo periodo tutti i progetti di guerra con la Spagna abortirono. Monsieur aveva deciso, quando credeva di dover andare con l’esercito, di cacciare via, partendo, Mademoiselle de Fielle, figlia d’onore [dama] di Madame. Questa ragazza amava perdutamente il cavaliere di Lorena ed era ricambiata da lui nello stesso modo. Il loro amore era così pubblico che il padre Zoccoli, confessore di Monsieur, era stato costretto, il giorno di Pasqua, ad avvertirlo che in coscienza doveva fare cessare questo scandalo. Monsieur era già abbastanza portato in questa direzione da se stesso; l’attaccamento del cavaliere per quella ragazza non gli piaceva affatto. Il cavaliere fece per lui generosamente questo sacrificio, e Benserade fu incaricato di portare a questa ragazza l’ordine di allontanarsi dalla casa senza nemmeno parlarne a Madame. Il cavaliere se ne andò in campagna per qualche giorno, sia per non essere affatto importunato dai suoi lamenti, sia per essere in diritto di fingere di non aver saputo niente della sua disgrazia… Madame avvertì questa ragazza che lei in tutta questa faccenda non c’entrava affatto. Mademoiselle de Fienne, diffondendo la notizia ovunque, diede luogo ai nemici del cavaliere di Lorena di dire che la gelosia di Monsieur aveva richiesto questo sacrificio al cavaliere, e questo brutto discorso fece un danno terribile alla reputazione di tutti e due.”

“Dato che io andavo di rado da Monsieur e che lo scoppio di questo scandalo lo amareggiava, gli piacque immaginarsi, o lasciarsi persuadere, che ero stato io che avevo spinto il suo confessore a coinvolgerlo in questa faccenda… Quelli che gli avevano messo in mente questa idea sbagliata, gli facevano notare come l’oggetto della mia politica fosse di fare in modo o che il cavaliere di Lorena rompesse con Monsieur, rifiutandogli il sacrificio di questa ragazza, o che, sacrificandogliela, perdesse il suo onore, e anche Monsieur…”

“Questo cavaliere, o per paura o per gelosia, o per tutte e due le cose insieme, non poteva soffrire che io sopravvivessi,(4) per così dire, a me stesso, nell’anima di Monsieur. Forse lui credeva anche che io alimentassi la giusta avversione che Madame aveva per lui. Questo giovane uomo senza esperienza era così fiero del favore del suo padrone che non solamente avrebbe creduto di fargli torto nel dimostrare della compiacenza verso Madame, ma che molto spesso attirava su di lei dei modi di fare assai sgradevoli da parte di Monsieur. Forse questo poteva derivare dal fatto che non era orientato a convincerlo a vivere bene con lei…”

Il 20 Dicembre 1669 Madame scrisse a Cosnac: “Madame de Fienne ha mostrato la vostra lettera a Monsieur e benché lei dovesse intenerirlo, non so dire se lo abbia fatto; è molto tempo che non capisce più il Francese e che la sua lingua è ridotta a seguire ciecamente le intenzioni del cavaliere di Lorena… Se il re manterrà le promesse che mi fa ogni giorno, avrò meno dolori in futuro; ma voi sapete in che conto tengo delle promesse simili, soprattutto quando provengono da una persona che è lontanissima dal vostro accomodamento e che può fare quello che vuole. Per il buon padre Zoccoli, non c’è giorno che non faccia pressioni perché io tratti bene il cavaliere di Lorena… Io lo assicuro che, per costringermi ad amare un uomo che è la causa dei miei dolori passati e presenti, bisognerebbe che io avessi per lui un po’ di stima o di riconoscenza; quanto alla prima ipotesi non si sarebbe mai realizzata, e quanto alla seconda sarebbe stata quasi altrettanto impossibile, vista la sua condotta passata. Monsieur, nel frattempo, non avrebbe fatto la comunione a Natale, se io non gli avessi promesso nuovamente di non farlo cacciare; Io l’ho fatto, perché se avessi fatto il contrario non sarebbe servito a niente; ma ho avuto il piacere nello stesso tempo di dirgli tutto quello che si poteva dire sul danno che questa amicizia gli faceva, e sul dolore di vedere le mie parole considerate meno di niente…”

“Poco tempo dopo ho saputo che il favore del cavaliere di Lorena presso Monsieur era arrivato al punto più alto… e lo aveva talmente abbagliato che, non solamente quello non manteneva il senso della misura con Madame… ma che, in aggiunta, dava a Monsieur dei consigli di cui il re non era affatto soddisfatto, e che lo obbligarono a farlo arrestare e a farlo portare in seguito nel castello di Pierre Encise.(5) Monsieur fu sensibile a questa disgrazia del suo favorito, per quanto era capace di esserlo. Manifestò il suo risentimento attraverso il suo ritiro a Villers-Cotterets, e attraverso le maniere di cui fece uso con Madame, che lui riteneva essere l’unica causa di questa disgrazia…”

Il 10 marzo 1670, Madame scrive a Madame de Saint-Chaumont: “Le cattive impressioni che lui ha lasciato nello spirito di Monsieur fanno in modo che egli mi veda sempre con disagio. Il re ci ha riconciliati; ma vedendo che non può ancora, per qualche tempo, concedere le pensioni che ha destinato al cavaliere, mi tiene il muso e vuole, con il suo modo rude di trattarmi, fare sì che io desideri il ritorno del cavaliere.”

Il 26 di marzo, Madame scrive: “Senza avere paura della chiacchiere della gente, per autorizzare le lamentele contro di me, lui (Monsieur) ha detto che io l’avevo trattato da miserabile, che gli avevo rimproverato la vita che fa con il cavaliere, e molte altre cose di questo tipo, che hanno molto divertito il prossimo caritatevole… Monsieur non viene più da me, e non mi parla più, cosa che non mi era mai successa prima fino ad oggi, qualsiasi problema noi avessimo avuto.”

Il 6 Arile, Madame scrive: “Comunque, in mezzo a tutto questo fracasso, ha considerato una cosa buona riappacificarsi purché io facessi i primi passi; io li ho fatti con molta gioia… Mi aveva accusato di aver fatto verso di lui diecimila stravaganze. L’ho rassicurato che non era affatto così; che avrei dovuto essere impazzita, e che sarei stata disperata se lui avesse capito male… Tutte queste cose lo hanno tranquillizzato.”

Madame scrive il 14 aprile: “Monsieur in tutti i suoi addolcimenti mi ha detto che c’è bisogno che io lo convinca della mia amicizia verso di lui, mi assicura che non c’è che un mezzo;(6) o, per dirvi la verità, sarebbe una di quelle medicine che all’inizio sembrano buone, ma che sono seguite da una morte certa. Così c’è la parola del re che per otto anni non lo farà tornare. Bisogna sperare che prima di questo periodo Monsieur si sia chiarito le idee o sia guarito.”

Il 29 giugno, verso sera, Madame chiese un bicchiere di acqua di cicoria con ghiaccio, lo bevve e dieci ore più tardi spirò con i dolori della più violenta colica.(7)

Di Madame, seconda moglie di Monsieur, madre del Reggente

“Marly, 6 Agosto 1700.
Non vedo mai Monsieur qui, non ceniamo mai insieme; gioca tutta la giornata, e la notte ciascuno di noi è in camera sua. Monsieur ha la debolezza di credere che gli si porti sfortuna, e così io non assito quando lui gioca.”

“11 giugno 1717.
Mi ha fatto piacere quando Monsieur, poco dopo la nascita di sua figlia, si è fatto un letto a parte, perché non ho mai amato il mestiere di fare figli. Quando Sua Altezza mi fece questa proposta, gli risposi: Sì, molto volentieri, Monsieur; ne sarei molto contenta a patto che voi non mi odiate e che continuiate ad avere un po’ di bontà verso di me. Lui me lo promise e noi fummo tutti e due contenti uno dell’altro.”

“E poi era molto spiacevole dormire accanto a Monsieur; non poteva soffrire che gli si desse fastidio durante il suo sonno; bisognava dunque che io mi tenessi sul bordo del letto, al punto che sono caduta come un sacco. Sono stata quindi molto contenta quando Monsieur, con buona amicizia e senza asprezze, mi ha proposto di dormire ciascuno in un appartamento separato.”

“11 ottobre 1720.
Monsieur è sempre stato un devoto. Mi ha fatto ridere una volta di cuore. Si portava sempre a letto un rosario da cui pendeva una quantità di medaglie, che gli serviva per dire le sue preghiere prima di addormentarsi. Quando tutto questo era finito, sentii un grosso fracasso causato dalle medaglie, come se le muovesse in giro sotto le coperte. Gli dissi – Dio me lo perdoni, ma ho il sospetto che voi portiate a spasso le vostre reliquie in un paese a loro sconosciuto. Monsieur rispose: State zitta e dormite; non sapete quello che state dicendo.”

“Una notte, mi alzai molto dolcemente, misi la luce da una parte in modo da rischiarare tutto il letto, e nel momento in cui lui portava in giro le sue medaglie sotto le coperte, lo presi per il braccio e gli dissi ridendo: Questa volta non potete negare.”

“Monsieur si mise a ridere e disse: Voi siete stata ugonotta, non sapete il potere delle reliquie e delle immagini della Santa Vergine. Esse proteggono da ogni male le parti che uno ci strofina. Io risposi: Vi chiedo perdono, Monsieur, ma voi non mi convincete che sia per onorare la Vergine che voi portate in giro la sua immagine sulle parti destinate a togliere la verginità. Monsieur non poté trattenersi dal ridere e disse: Vi prego, non ditelo a nessuno.”

10 Maggio 1718.
“La marescialla di Grancey era una donna tra le più stupide. Monsieur buon’anima fingeva di esserne innamorato, ma se lei non avesse avuto altri amanti avrebbe certamente conservato la sua buona reputazione. Tra loro non c’è mai stato nulla di male; lei stessa diceva che se lui si trovava solo con lei, cominciava a lamentarsi subito di essere malato, diceva di avere mal di testa o mal di denti. Un giorno la sua dama gli propose una libertà singolare. Monsieur si mise subito i guanti,(8) ho visto che spesso lo prendevano in giro per questo, e ne ho riso parecchio.”

“Questa Grancey aveva una molto bella figura e una bella siluette quando io venni in Francia, e nessuno aveva per lei lo stesso disprezzo che aveva Monsieur per il fatto che, prima che il cavaliere di Lorena fosse suo amante, lei aveva già un bambino.”

“17 maggio 1720
Monsieur buon’anima era lui stesso la causa del fatto che i miei figli avessero paura di me, perché lui li minacciava spesso di ricorrere alla mia severità.”
“Non era d’altra parte di carattere tale che potesse affliggersi per lungo tempo. Amava molto i suoi figli, non era capace di rimproverarli, e veniva spesso a lamentarsi con me; io dicevo: Ma Monsieur non sono forse figli vostri come sono figli miei? Perché allora non li castigate? Lui rispondeva: Io non saprei fare rimproveri e loro non mi temono, temono soltanto voi.”

(Saint-Simon)

“M. di Chartres se ne uscì con delle frasi poco misurate, ma tipiche della sua età, che fecero arrabbiare il re. Lui non sapeva che cosa fare con suo nipote, che lui aveva costretto ad essere suo genero… Il re ne parlò a Monsieur, gli rimproverò la sua debolezza e di non sapere come avere autorità sui figli. Monsieur allora si arrabbiò… non era mai successo che Monsieur si lasciasse andare con lui a un tono neppure a mille leghe da quello, che era tanto più spiacevole per il fatto che era sostenuto da ragioni che non ammettevano replica… Il re fu abbastanza padrone di se stesso per rispondere non come re ma come fratello: disse a Monsieur che perdonava tutto alla tenerezza di un padre; lo blandì, fece tutto quello che poteva per riportarlo alla dolcezza e all’amicizia… I loro momenti di contatto privato trascorrevano sempre con asprezza dal lato di Monsieur; ma in pubblico non appariva nulla o molto poco, a parte il fatto che le persone che li frequentavano notavano delle lusinghe e delle attenzioni da parte del re, e una freddezza di Monsieur nel rispondergli, che non erano nelle abitudini né dell’uno né dell’altro…

“Altre pene spirituali tormentavano ancora Monsieur: “Aveva da qualche tempo un confessore che, benché gesuita, gli teneva il guinzaglio quanto più corto poteva. Gli tolse non solo i piaceri strani ma molti di quelli che lui pensava che fossero permessi, come penitenza per la sua vita passata. Gli diceva spesso che non voleva dannarsi per lui e che se la sua direzione spirituale gli sembrava dura non si sarebbe affatto dispiaciuto di vederlo scegliere un altro confessore. A questo aggiungeva che stesse bene attento a se stesso, che era vecchio, abituato alle dissolutezze, grasso, col collo corto, e che stando a quanto si vedeva, sarebbe morto di apoplessia, e molto presto. Quelle erano parole spaventose per un principe molto voluttuoso… Aveva paura del diavolo, si ricordava che il suo precedente confessore non aveva voluto morire mantenendo la sua funzione… (Rientrò un po’ in sé e visse in una maniera che si poteva definire “ristretta”). Faceva più volte molte preghiere, obbedendo al suo confessore… divenne per questo triste e abbattuto parlò meno del solito, cioè ancora come tre o quattro donne, di modo che tutti si resero conto di questo grande cambiamento. Erano abbastanza, tutte in una volta, le sue pene interiori e quelle esteriori dalla parte del re, per un uomo così debole come Monsieur e così impreparato a contenersi, ad essere arrabbiato e a mantenere il punto; ed era difficile che tutto questo non provocasse rapidamente una grande rivoluzione in un corpo così pieno e così gran mangiatore, non solo ai pasti, ma quasi per tutta la giornata.”

(Il mercoledì 8 giugno Monsieur venne da Saint-Cloud per cenare col re a Marly. Ebbero una grande discussione che bisogna leggere in Saint-Simon. Poi cenarono insieme. Monsieur “mangiò moltissimo come faceva in entrambi i pasti, senza parlare del cioccolato abbondante del mattino e di tutto quello che deglutiva di frutta, di pasticcini, di marmellate e di ogni tipo di caramelle, di cui i tavoli, le mensole e le sue tasche erano sempre piene.” Ritornò a Saint-Cloud, cenò, cadde in apoplessia, fu molto salassato, e morì qualche ora dopo. La descrizione della sua morte e la condotta del re e di Madame de Maintenon, malgrado siano cose interessanti, non fanno parte di questo capitolo.)

Il grosso della corte, dice Saint-Simon, perse molto perdendo Monsieur. “Era lui che portava alla corte i divertimenti, l’anima, i piaceri; e quando la lasciava, tutto lì sembrava senza vita e inerte… amava il gran mondo, aveva un’affabilità e una onestà che attiravano verso di lui la folla, e la distinzione che sapeva fare e che non mancava mai di fare delle persone che seguivano gli usi del loro rango, contribuiva parecchio a tutto questo… Al Palazzo Reale c’era sempre folla. A Saint-Cloud… una casa di delizie, con molta grandezza e magnificenza, e senza alcun aiuto da parte di Madame, … riceveva molta gente che da Parigi e da Versailles, andava ad arricchire la sua corte nei dopo cena, principi del sangue, gran signori, ministri, uomini e donne…”

“Del resto, Monsieur, che era molto valoroso, aveva vinto la battaglia di Cassel, e che aveva sempre mostrato un valore molto naturale in tutte le posizioni in cui si era trovato, non aveva d’altra parte che le cattive qualità delle donne. Con più mondanità che spirito, e con nessuna lettura, benché avesse una conoscenza estesa e molto precisa delle casate nobiliari, delle nascite e delle alleanze, non era capace di far nulla. Nessuno era più molle di lui, più debole, più timido, più ingannato, più governato, più disprezzato dai suoi favoriti, e molto spesso più maltrattato da loro; ficcanaso e incapace di tenere qualsiasi segreto, sospettoso, diffidente … facile a riferire le cose degli uni agli altri; … un gusto abominevole, che i suoi regali e i patrimoni che distribuiva a quelli che aveva preso in simpatia avevano reso pubblico con grande scandalo, regali che non avevano limiti né nel numero né nei tempi. Quelli [che aveva in simpatia] ricevevano tutto da lui, lo trattavano spesso con molta insolenza e gli davano anche sgradevoli preoccupazioni nel fermare liti alimentate da gelosie orribili… Il cavaliere di Lorena e Châtillon (alla corte di Monsieur) avevano fatto una grade fortuna con la loro figura, su cui Monsieur si era fissato più che su chiunque altro. L’ultimo dei due, che non aveva né pane, né buon senso, né spirito, poté qui salire di rango sociale e acquisì un patrimonio.”

“L’altro prese la cosa da guisardo, che non si vergogna di niente purché arrivi dove vuole, e condusse Monsieur comandandolo imperiosamente per tutta la vita, fu ricolmato di denaro e di benefici, fece per la sua casata quello che volle, rimase sempre pubblicamente il padrone a casa di Monsieur, … seppe mettersi tra il re e Monsieur e farsi trattare con rispetto, per non dire con timore dall’uno e dall’altro, e poté godere di una considerazione, di una distinzione, di un credito quasi altrettanto marcato da parte del re che da parte di Monsieur.”

“Monsieur era un uomo piccolo, panciuto, montato su trampoli, tanto le sue scarpe erano alte, sempre acchittato come una donna, pieno di anelli, braccialetti, pietre preziose dappertutto, con una lunga parrucca tutta spostata sul davanti, nera, incipriata, e nastri dovunque si potessero mettere, pieno di ogni tipo di profumi, e in ogni cosa incarnava la pulizia stessa; lo accusavano di mettersi un impercettibile colore rosso; il naso molto lungo, la bocca e gli occhi belli, il viso pieno ma molto lungo.”

Madame, scrive il 13 luglio 1716:

“Qui si dice che Madame (la prima) non era affatto bella, ma aveva una tale grazia che tutto le andava bene; non era capace di perdonare, volle fare cacciare il cavaliere di Lorena e ci riuscì, ma lui non l’ha perdonata. Ha mandato dall’Italia il veleno attraverso un gentiluomo provenzale che si chiamava Morel, che, per ricompensarlo, è stato nominato primo maggiordomo. Dopo che mi aveva ampiamente derubata gli è stata fatta vendere la sua carica ad un prezzo molto alto. Questo Morel aveva lo spirito di un diavolo, ma era un uomo senza fede e senza legge… Rubava, mentiva, giurava il falso, era ateo e sodomita, e teneva scuola di tutte queste cose, e vendeva dei ragazzi giovani come dei cavalli; andava tra il pubblico dell’Opera per fare lì il suo mercato.”

Il 3 Ottobre del 1705, così al corrente di queste cose che avrebbe potuto scrivere un libro sull’unisessualità, – lei stessa dice – scriveva alla sua cara Amélise:

“Dove siete state rinchiuse, voi e Louise, per conoscere così poco il mondo? Se si volessero detestare tutti quelli che amano i maschi, qui non se ne potrebbero amare che pochissimi. Ce ne sono di tutti i generi. Ce ne sono che odiano le donne come la morte e possono amare soltanto uomini. Mylord R. è di quel numero. Altri amano solamente dei bambini di dieci o undici anni; altri dei giovani dai diciassette ai venticinque anni, e questi sono i più numerosi. Altri non amano né gli uomini né le donne e si divertono da soli, ma sono meno numerosi degli altri.”
Quelli che amavano gli uomini dai diciassette ai venticinque anni o più maturi erano uranisti, molto più probabilmente degli altri.
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(1) Il cavaliere di Lorena, fatto come si dipingono gli angeli, si diede a Monsieur e divenne ben presto il favorito, il padrone che dispensava favori, e più risoluto a casa di Monsieur di quanto sia permesso esserlo quando non si vuole passare per il padrone o per la padrona di casa. (Vita di Daniel de Cosnac.)

(2) Enrichetta di Inghilterra.

(3) La prima cosa che Monsieur pretese dal cavaliere di Lorena fu che fosse legato unicamente a lui e che non entrasse minimamente negli interessi di Madame…; Madame mi disse che il cavaliere era innamorato appassionatamente di Mme de Monaco, che Mme de Monaco era sua amica del cuore a tutta prova e che quindi lei le avrebbe suggerito di suggerire tutto quello che poteva desiderare circa il signor cavaliere… Lui riconobbe certamente che era essenziale mantenersi in buoni rapporti con Monsieur e preferì la fortuna che si aspettava da Monsieur all’amore, finto o vero che fosse, che aveva per Mme de Monaco… Il cavaliere aveva solo mille scudi di rendita in tutto. (Seconda versione delle Memorie di Cosnac.)

(4) Dopo la disgrazia di Cosnac.

(5) Il cavaliere di Lorena, rinchiuso all’inizio nel castello di Pierre Encise vicino Lione, fu poi mandato al castello di If, in un’isola vicina a Marsiglia; poi ebbe il permesso di viaggiare fuori della Francia. Andò a Roma. Fu richiamato a corte nel 1670, alla morte di Madame.

(6) Cioè di fare tornare il cavaliere di Lorena.

(7) Madame aveva 26 anni. Lasciò due figlie del suo matrimonio con Monsieur: Maria Luisa che sposò Carlo II re di Spagna, e Anna Maria che sposò Vittorio Amedeo II, re di Sardegna.

(8) Madame de Thianges (sorella maggiore di Madame de Montespan) sembrava che gli fosse piaciuta più delle altre, ma il loro rapporto era piuttosto “una confidenza libertina” che non una vera galanteria. Lo spirito del principe era naturalmente dolce, benevolo e civile, capace di essere prevenuto e così suscettibile alle impressioni che le persone che lo avvicinavano potevano quasi dire di essersene impadronite, prendendolo per il suo lato debole. La gelosia dominava in lui ma questa gelosia lo faceva soffrire più di chiunque altro, la dolcezza del suo umore lo rendeva incapace delle azioni violente che l’altezza del suo rango gli avrebbe potuto permettere. (Histoire d’Henriette d’Angleterre, duchesse d’Orléans par Madame de la Fayette.)

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EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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BISESSUALI E ETERO CURIOSI

L’“orientamento sessuale” o, come meglio si dovrebbe dire l’“orientamento affettivo-sessuale”, indica l’interesse “insieme affettivo e sessuale” di un individuo per persone dell’altro sesso (eterosessualità), o del proprio sesso (omosessualità) o sia per persone del proprio sesso che dell’altro (bisessualità), va però sottolineato che in tutti e tre i casi di tratta di un interesse sia affettivo che sessuale. Esistono tuttavia situazioni, individuate originariamente dal linguaggio comune, che non sembrano riconducibili a nessuno dei tre orientamenti affettivo-sessuali appena citati. Si sente parlare spesso di “etero curiosi”; cercheremo qui di capire esattamente di che cosa si tratta. Gli “etero curiosi” sono in genere uomini adulti, over 40) con alle spalle una storia nettamente etero, spesso si tratta di uomini sposati e con figli, profondamente delusi dalla vita matrimoniale, che spesso non arrivano al divorzio o alla separazione perché non intendono mettere in difficoltà i figli, ma che vivono una vita sessuale frustrante e deludente. In Italia, oggi, il 50% del matrimoni finisce in separazione o divorzio e molti matrimoni che non arrivano alla separazione o al divorzio sono fortemente esposti al logoramento quotidiano e sono comunque fragili. Una percentuale notevole di mariti delusi della loro eterosessualità arriva non ad innamorarsi di un uomo ma a desiderare di fare sesso con un uomo. È proprio per questo che a loro non si può applicare la categoria del bisessuale, perché con gli uomini manca l’elemento affettivo. La stessa espressione ”etero curiosi” sottolinea che non si tratta di un diverso orientamento affettivo-sessuale, perché il loro orientamento affettivo-sessuale è etero (si innamorano “solo” di donne e sono stati in precedenza sempre nettamente etero) anche se si sentono attratti “solo sessualmente” dagli uomini. Ma anche qui va fatta una sottolineatura importante: la sessualità con gli uomini di un “etereo curioso” non è una sessualità gay, ma tende a riportare nel rapporto con un uomo i comportamenti e le dinamiche tipiche di un rapporto etero. In pratica, per un etero-curioso un uomo è sessualmente attraente in quanto “sostituto di una donna” e deve quindi incarnarne il ruolo.
Per chiarire in modo adeguato le differenze tra un bisessuale e un etero curioso riporto qui di seguito prima un mio scambio di mail con un 55enne etero-curioso e poi un altro scambio di mail con un ragazzo bisessuale “quasi gay”. Dalla lettura della corrispondenza si capirà chiaramente che si tratta di situazioni assolutamente non assimilabili

SCAMBIO DI MAIL CON UN “ETERO CURIOSO”

Caro project,
salto i convenevoli. Ho 55 anni, sono sposato e ho due figli, due ragazzi, uno di 22 e uno di 24 anni, che sono il mio vero orgoglio, ma loro sono etero che di più non si può. Il problema sono io, mi sono sposato a 28 anni, innamorato perso della mia attuale moglie. La mia adolescenza è stata quella tipica di un ragazzo nettamente etero: caccia alle ragazze, quasi come una fissazione, masturbazione solo a fantasia pensando a quelle ragazze. Per me però le ragazze non erano una questione di solo sesso, mi piaceva tutto delle ragazze, dal loro odore, anche quello genitale, alla loro compagnia, al loro atteggiamento intellettuale. Prima di conoscere mia moglie ho avuto due storie importanti con due ragazze che mi hanno coinvolto moltissimo. Con nessuna delle due però ho avuto veri rapporti sessuali, perché entrambe erano vergini e insistevano che senza matrimonio non si sarebbero concesse a nessuno (cosa che, invece, poi, è successa, anche se non con me). La prima la storia è finita perché io mi rifiutavo di presentarmi ai genitori della ragazza e lei non lo sopportava, la seconda, penso, perché c’era di mezzo un altro ragazzo, lei lo ha sempre negato, ma io ho sempre pensato che fosse così. A 25 anni ho conosciuto mia moglie e con lei è stato tutto diverso fin dal principio. Io, in pratica, avevo vissuto fino a 25 anni di masturbazione a fantasia, perché mai avrei avuto il coraggio di comprare un giornaletto porno all’edicola, e mi aspettavo che anche con lei ci sarebbe stato il problema della verginità e quindi mi sentivo piuttosto frenato, poi, piano piano ho visto che lei non mi fermava, le infilavo una mano sotto le gonna e lei lasciava fare, le tastavo i seni e lei lasciava fare, e poi in pratica è stata lei che ha preso l’iniziativa per fare sesso vero. Abbiamo cominciato con la masturbazione reciproca e poi il resto è venuto da sé. Lei era non solo bella ma intelligente e tra noi c’era un’intesa perfetta. Io ero strafelice, una ragazza bella e intelligente tutta mia e solo mia. C’era soltanto la storia del preservativo che non mi piaceva, ma lo potevo capire e lo accettavo per evitare di farle prendere la pillola. Credo che allora non ci fosse nessuno più felice di me. Quando mi parlò di matrimonio l’abbracciai sollevandola da terra. È andato tutto non bene ma splendidamente fino alla nascita del secondo figlio. Adesso c’erano i bambini, facevamo meno sesso ma la complicità era comunque totale. Da quando il mio secondo figlio ha avuto 5 anni, mia moglie, che è avvocato, ha cominciato ad esercitare la professione. Lo abbiamo deciso insieme, perché avremmo avuto molte possibilità economiche in più, dato che prima lavoravo solo io. Io ero contento dell’idea che lei lavorasse. La cosa però ha creato parecchi problemi, i figli erano piccoli e me ne potevo occupare io, almeno così pensavo, ma lei ha scelto per me ed ha ingaggiato una tata. Io avevo il mio lavoro che mi lascava parecchio tempo libero, potevo uscire per mio conto ma non ne avevo voglia e finivo per rimanere in casa, chiuso in una stanza per non dare fastidio alla tata. Quando mia moglie tornava a casa la sera (mai prima delle 22) era idrofoba e stava al telefono a discutere di lavoro fino ad oltre mezzanotte. In breve mi sono reso conto che mia moglie non era più la stessa persona, della famiglia si disinteressava quasi del tutto. Un po’ pensava ai figli, ma certo non a me. Tra noi il sesso era diventato un avvenimento periodico a data fissa, il sabato sera, e serviva soprattutto a lei come esercizio antistress. Dopo avere fatto di tutto per evitare, a 35 anni, ho ricominciato a masturbarmi, cosa che all’inizio mi è sembrata frustrante ma poi ci ho fatto l’abitudine, ma non è finita lì, mi sentivo frustrato, avvertivo il passare del tempo, a 48 anni ho cominciato a fare uso di pornografia, quasi compulsivamente e sempre di nascosto, e in pratica la mia vita sessuale è ritornata quella dei ragazzini. Devo precisare che le mia fantasie sessuali erano tutte e solo etero, guardavo solo porno etero, ma li guardavo con rabbia, come se il sesso fosse più violenza e dominio che piacere. Non nego che questo fatto mi ha impensierito, perché non era mai stato così. Mia moglie piano piano stava uscendo definitivamente dalla mia vita, sono andato anche a consultare un avvocato per la separazione, ma poi non ne ho parlato con lei e il matrimonio è andato avanti stancamente. D’altra parte non volevo mettere i bambini a rischio, mi sembravano ancora troppo piccoli. Ho provato a trovarmi un’altra donna, con una ho anche tentato i primi approcci, ma la trattavo in modo acido perché probabilmente la identificavo con mia moglie e lei alla fine non ne ha potuto più delle mie battutine e mi ha mollato.
Nel 2013, l’anno della svolta, è accaduta una cosa che non avrei mai immaginato, girando sui siti porno, che certe volte mi stancavano proprio, sono finito casualmente a vedere un video gay. Pensavo che la cosa mi avrebbe dato fastidio e invece non è stato così, l’ho visto tutto mentre mi masturbavo e sono venuto in modo intensissimo. Poi, lo puoi capire, tanti dubbi. “Che mi sta succedendo? Non è possibile!” L’indomani è successo di nuovo. In breve ho cominciato a farmi una selezione di video gay anche se continuavo a vedere anche quelli etero, non mi piacevano le smancerie, quei giochetti di coccole stupide tipicamente gay, volevo un video che andasse subito al sodo, niente preliminari. Vedendo come uno di quei ragazzi penetrava l’altro mi veniva da pensare che mentre loro lo facevano, se io avessi anche solo accennato a mia moglie di una cosa simile mi avrebbe preso per maniaco e mi sono detto che le donne non capiscono niente del sesso. Facevo fantasie anche sulle donne, che, lo devo sottolineare, mi sono sempre piaciute e mi piacciono ancora, anche se forse meno degli uomini, per esempio in fatto di uomini sono molto più esigente e selettivo sotto il profilo fisico, per una donna in genere non farei storie allo stesso modo. Comunque, da lì ho cominciato a fantasticare anche sui begli uomini dei porno, poi mi sono fatto coraggio e mi sono iscritto a una chat erotica. Mi sono accorto che mentre con le donne cercavo di fare un’esplorazione più psicologica, con gli uomini tendevo a capire subito se ci sarebbero stati con me a farsi penetrare, però ero disinibito solo a parole e avevo paura di farmi vedere in cam, quindi alla fine ho chiuso l’account perché ci sarebbe voluto un coraggio che io non avevo. Però è rimasta una regola fissa: porno (etero o gay, come mi andava a genio quel giorno, ma direi, soprattutto gay) e masturbazione ogni giorno e in pratica sempre pensando di fare sesso con un ragazzo, però io sempre attivo. Con un ragazzo penso che sia molto più facile che con una donna. Non mi piacerebbe fare la donna per un altro uomo, anzi l’idea la trovo repellente, e pure fare sesso orale a un ragazzo o masturbarlo per me è impensabile. A me dei ragazzi interessa il lato B e ce ne sono di quelli che ce l’hanno bello sodo (scusa il linguaggio troppo crudo). Io parlo di ragazzi, ma non equivocare, non mi piacciono i ragazzini, perché un uomo abbia per me un’attrattiva sessuale bisogna che abbia almeno 40 anni, comunque non meno di 35, i ragazzi dell’età dei miei figli non mi dicono niente, mi sembrano ancora immaturi. Sono andato anche sul tuo sito, e devo essere sincero, ci sono cose che non capisco proprio, tipo una storia d’amore tra due ragazzi o tutto quell’atteggiamento vittimistico tipicamente gay. Project, non so se sono gay, ma non credo, perché non mi piace proprio l’idea di essere gay, potrei essere bisessuale, questo penso che sia molto più realistico. Per strada mi ritrovo a girare la testa per guardare sia uomini che donne, ma adesso soprattutto uomini, anche se l’idea di innamorarmi di un uomo la considero del tutto incompatibile con la mia natura. In effetti non sono gay, però un bel po’ bisessuale penso di esserlo.
Con mia moglie ormai il sesso è una cosa rara (una volta al mese o anche meno), per non parlare del dialogo, lei ormai ha tutto un altro mondo di cui io non so nulla e non voglio sapere nulla. Non odio mia moglie, semplicemente mi è indifferente, è la madre dei miei figli, ma i ragazzi ormai sono grandi e se il mio matrimonio andasse a rotoli non penso che ne risentirebbero troppo e così l’idea della separazione o del divorzio breve (era ora!) torna a farsi sentire.
Di una cosa soltanto mi sento soddisfatto e cioè di avere cresciuto bene i miei figli che sono la vera soddisfazione della mia vita. In fondo non hanno avuto veramente una mamma, prima hanno avuto una tata e poi hanno avuto me e mi hanno voluto bene come io ho voluto bene a loro.
Adesso ho figli grandi e continuo a masturbarmi e a vedere porno gay e non solo! Beh, mi sono stufato e voglio provare a fare sul serio. Che cosa mi consigli, Project?

Risposta di Project

Ciao.
Intanto le categorie di gay e di bisessuale (categorie dell’”orientamento” sessuale-affettivo) hanno oggi una definizione piuttosto restrittiva e altre tipologie di “comportamento” più che di “orientamento” sessuale, sono state introdotte dall’uso comune e poi sono state effettivamente caratterizzate attraverso l’osservazione sistematica che ne ha definito meglio le caratteristiche. In una situazione come la tua si userebbe la categoria di “etero curioso”,
Un bisessuale si innamora di uomini e di donne, ha una masturbazione dedicata agli uomini o alle donne di cui è di volta in volta innamorato, la bisessualità, come l’omosessualità ha un aspetto affettivo dominante. Gli etero curiosi sono in genere uomini non giovanissimi, sposati e spesso con figli, profondamente frustrati dalla sessualità etero e portati non ad innamorarsi di uomini (altrimenti sarebbero bisessuali) ma solo al sesso con un uomo, oltre evidentemente a quello con una donna o in sostituzione del sesso con una donna, ma il rapporto che immaginano con un uomo, oltre ad escludere la dimensione affettiva, ha delle caratteristiche che lo allontanano significativamente dalla sessualità gay. Cerco di spiegarmi. Nella sessualità gay, cioè degli uomini che si innamorano di uomini (non si tratta di solo interesse sessuale) la sessualità è molto lontana da come viene comunemente rappresentata, tra due gay non ci sono ruoli sessuali, anche se la cosa può suonare strana. La sessualità etero è dominata dalla complementarità, i ruoli sono definiti per natura e un rapporto sessuale è veramente tale (ipoteticamente adatto alla generazione) solo quando c’è la penetrazione vaginale, altrimenti si dice che è incompleto. Nella sessualità etero, che è la sessualità dell’identità, non della complementarità, i ruoli sono spesso sentiti come una categoria importata dal mondo etero e non originariamente gay, e la penetrazione anale, che dovrebbe essere l’analogo della penetrazione vaginale nel campo etero, è di fatto una pratica nettamente minoritaria. Per capirci, la penetrazione anale è molto più praticata nel campo etero che nel campo gay. La sessualità che si vede nei porno cosiddetti gay ha ben poco di gay e i fruitori di quella pornografia sono spesso o donne o, nella grande maggioranza dei casi, etero curiosi, questa è la ragione per la quale i porno cosiddetti gay si concludono sempre con la penetrazione anale. Quando parlo di “gay”, lo ribadisco, non parlo di uomini che fanno sesso con altri uomini senza innamorarsene, ma solo di quelli che se ne innamorano. Gli etero curiosi, che fanno o vorrebbero solo fare sesso con uomini, sono molti, tanto da portare la produzione dei cosiddetti video porno gay (che in realtà sono prodotti nella grande maggioranza proprio per gli etero curiosi) a livelli quantitativi paragonabili se non superiori a quelli della pornografia etero. Se tieni presente che i gay (che si innamorato di uomini) sono circa l’8% della popolazione, capisci bene quanti devono essere gli etero curiosi, fruitori di pornografia cosiddetta gay. Tra l’altro l’esplosione della pornografia cosiddetta gay tra gli etero curiosi è favorita dal fatto che, trattandosi di uomini sposati e spesso con figli e per di più non giovani, per loro la pornografia e la masturbazione sono l’unico modo di trovare uno sfogo, diciamo così omosessuale, alle loro frustrazioni in campo etero, frustrazioni che sono comunque una cosa diffusissima. Oggi, in Italia, su 100 matrimoni, 50 finiscono in divorzio o separazione e quelli che non ci finiscono non sono certamente matrimoni tipo mulino bianco. La percentuale degli etero frustarti è altissima e la pornografia li porta alla fuga verso una ipotetica omosessualità tutta costruita a fantasia. Mi occupo di gay da molto tempo, i gay, come ho detto, sono circa l’8% della popolazione. Il che vuole dire che in Italia, tra uomini e donne di tutte le età sono circa 5 milioni. In una scuola con 1000 studenti ce ne sono circa 80 e sono tanti, ma gli etero curiosi sono molti di più. Intanto non sono una percentuale della popolazione che si mantiene sempre la stessa a tutte le età, perché la curiosità per l’altro orientamento emerge in genere in età matura, il che vuol dire che etero curiosi giovani ce ne sono pochi, mentre di etero curiosi maturi ce ne sono tantissimi. Già è difficilissimo trovare un compagno, non un partner sessuale, per un vero gay senza esporsi a grossi rischi (nota che la stragrande maggioranza dei gay non sono pubblicamente dichiarati e non li puoi individuare e che per ogni gay dichiarato pubblicamente ce ne sono circa 20 che non sono dichiarati, cioè la vera omosessualità è ancora oggi praticamente invisibile) ma è certamente molto più complicato per un etero curioso, che comunque ben difficilmente troverà un partner gay e molto probabilmente troverà un altro etero curioso (ne sono piene le chat erotiche e i siti di incontri) ma qui sta il punto: il sesso con i porno oggettivamente non è rischioso, il sesso in cam comporta un rischio non indifferente di essere registrati e di finire ad aumentare il materiale dei siti porno o addirittura il rischio di essere identificati, per esempio se ci si collega da studi professionali con IP fisso, ma comunque non comporta rischi per la salute, mentre il sesso fatto di persona e con partner beccati tra i frequentatori di chat erotiche e di siti di incontri, che possono avere avuto centinaia di partner, è ad alto rischio e francamente correre rischi di questa portata per una scopatina da una botta e via, beh, è proprio da perfetti incoscienti. Mi capita talvolta di parlare con ragazzi hiv+, beh credimi, mi si stringe il cuore, perché “dopo” c’è ben poco da fare e la vita è non sarò più quelle di prima, mente si poteva usare il cervello “prima” evitando di mettersi nei guai e poi, capiamoci bene, ancora un gay che spera o si illude di trovare l’amore della sua vita lo posso capire, ma uno che si mette a rischio tanto per provare che effetto fa… beh, proprio non lo capisco. Se hai rapporti con tua moglie una volta al mese è ovvio che tu debba ricorrere alla masturbazione quotidiana, se non lo facessi ci sarebbe veramente da preoccuparsi del tuo equilibrio mentale. C’è in tutto quello che hai scritto un elemento che mi colpisce molto ed è il fatto che ti vanti di aver cresciuto tu i tuoi figli, in effetti il tuo matrimonio ha un senso importante perché ci sono loro, e sai bene che quello è un tipo di affetto che va al di là di tutto il resto. Sono grandi, è vero, ma non credo che a quell’età possano essere pronti a capire quale sia la vera vita sessuale del padre. Devono fare la loro strada e dovrebbero farla nel modo più lineare possibile. In altri termini nei loro confronti hai dei doveri dai quali non ti puoi esimere in nome di nessuna libertà. Sei padre, hai due figli, io sono gay, non ho figli, ma ti giuro che sento il fatto di non avere figli come un vuoto, come qualcosa che mi manca e mi manca molto. Tu i figli ce li hai, beh sono loro il valore assoluto, al di là di qualsiasi curiosità sessuale. Ho avuto modo di conoscere tramite l’attività di Progetto gay tanti gay sposati e anche con figli, ma quelli erano veramente gay e non etero curiosi, beh quelli che avevano figli consideravano il fatto di avere figli la cosa fondamentale della loro vita, non cercavano dei gay per fare sesso e nemmeno per ricostruirsi una vita affettiva, ma cercavano delle amicizie gay, delle vere amicizie gay, cioè delle possibilità di parlare, di confrontarsi, di essere se stessi e di non essere emarginanti per questa loro particolarità. Io penso che un confronto serio farebbe bene a tutti anche e soprattutto per avere sempre i piedi per terra e per conoscere che cosa è realmente il mondo gay, quello vero, che non ha proprio niente a che vedere con i prono.
Un abbraccio.

Project

SCAMBIO DI MAIL CON UN BISESSUALE QUASI GAY

Ciao Project,
è da un po’ che non ti scrivo.
Abbiamo scambiato un po’ di email tempo fa e la conclusione dei nostri discorsi riguardava il fatto che io avevo già fatto un percorso di consapevolezza e accettazione della mia omosessualità.
Accettazione passata attraverso alti e bassi, ripensamenti e cambiamenti di idea.
Essendo single, l’unico possibilità che ho è quella di ricorrere alla masturbazione (non riesco a stare troppo tempo in astinenza). Ultimamente, quasi per gioco e curiosità mi sono messo a guardare video porno etero, e devo dire che non mi dispiacevano. Per un po’ ho pensato che forse poteva anche piacermi il sesso etero. Ieri ho anche provato a masturbarmi guardando un video etero, ma mi sembrava talmente esagerato e finto che ho perso ben presto la voglia. Allora ho cambiato e ho aperto un video gay e finalmente ho visto qualcosa che mi dava davvero piacere.
Guardando un video etero mi sembrava davvero di vedere gesti meccanici, con ragazzi rudi e quasi animaleschi e ragazze finte che urlano un finto piacere. E poi, non so se hai notato, mai un bacio tra ragazzo e ragazza.
Guardando invece un video gay vedevo due ragazzi sicuramente eccitati e desiderosi di dare piacere l’uno all’altro. Ragazzi che praticamente sempre si baciano. Vedevo cioè il sesso, anche se in un’ambientazione tipica da video porno, come vissuto in modo più spontaneo e appassionato.
È per questo che ieri, alla fine, per masturbarmi ho scelto di vedere un video gay. Il video etero è comunque sempre una rappresentazione meccanica del sesso. Il video gay mostra almeno complicità ed è molto realistico dal momento che i ragazzi non fingono l’orgasmo, mentre nei film etero le ragazze fingono l’orgasmo, a volte in modo perfino assurdo tanto è esagerato.
Perché questa differenza nel sesso etero? Io penso perché il sesso etero assolve essenzialmente alla finalità della procreazione. Il sesso gay invece, essendo fine a se stesso, è molto più legato al piacere (fisico soprattutto). Una relazione si fonda sull’amore, altrimenti non funziona, ma io credo che la sessualità omosessuale abbia una componente fisica e di ricerca del piacere fisico che l’eterosessualità non ha. Credo che una coppia eterosessuale abbia, in generale, una vita sessuale meno intensa di una coppia omosessuale, proprio per questo motivo.

Marco

Ciao Marco,
se non hai un compagno, ricorrere alla masturbazione è una necessità e non bisogna cercare di farne a meno perché la masturbazione è una pratica che ha un valore anche a livello di salute. È un fatto noto che chi pratica la masturbazione quotidiana è meno esposto ai tumori prostatici in tarda età. Quindi nessuna limitazione alla masturbazione che è una cosa che fa bene sia al copro che alla mente. E poi dici giusto, il sesso gay non ha preoccupazioni procreative e quindi è totalmente concentrato sulla ricerca del piacere. Il piacere fisico è una cosa importante che favorisce l’equilibrio psico-fisico e non va mai svalutato o trascurato. Il discorso sui porno è in effetti molto complicato. Oggi tendono ad affermarsi nuovi tipi di pornografia, diciamo così, più morbida e più specificamente gay, in cui per esempio il rapporto non finisce per forza con la penetrazione anale e la dimensione coccole è notevolmente potenziata. Gli attuali porno, cosiddetti gay sono costruiti per una grande massa di etero curiosi e non sono conformi alla vera sessualità gay che non è un’imitazione della sessualità etero. In pratica alcuni siti di porno gay hanno cominciato a produrre video proprio per i gay, cioè, in fondo, per un segmento del mercato di gran lunga meno importante di quello degli etero curiosi. Su una cosa invece non sono d’accordo, cioè che la sessualità etero sia meno attenta alla ricerca del piacere. Te lo dico convintamente perché ricevo molte mail anche da ragazzi etero e in molti casi almeno non ho affatto l’impressione che la sessualità etero vissuta da quei ragazzi sia meno attenta alla ricerca del piacere, anche perché la stragrande maggioranza del sesso etero non ha affatto una finalità procreativa, anzi la esclude a priori, quindi la sessualità etero assume una dimensione di ricerca dell’eros praticamente analoga a quella tipica della sessualità gay, anche se i modi sono diversi.
Un abbraccio!

Project

Ciao Project,
conosci siti dove si possono vedere video prono per gay e non per etero curiosi? Mi sapresti dare qualche suggerimento?
In effetti spesso i video seguono uno schema trito e ritrito, che comincia con brevi preliminari, sesso orale, sesso anale, orgasmo. Non mi sembra che il vero sesso gay segue questo schema così meccanico. Nella mia esperienza il sesso gay è stato quasi sempre un alternanza di baci, masturbazione e sesso orale, con l’orgasmo raggiunto con masturbazione reciproca. Per il sesso gay è così e questo non si vede spesso nei video porno gay. Per questo mi piacerebbe sapere se ci sono siti con video di questo tipo.
Sul sesso etero capisco quello che dici. Forse il mio pensiero è distorto proprio dal fatto che essendo io omosessuale, faccio fatica a capire come possa esservi autentico piacere sessuale al di fuori della omosessualità.
Grazie e un abbraccio,

Marco

P.S. Non sapevo che la masturbazione prevenisse il tumore alla prostata. Allora masturbarsi almeno una volta al giorno fa bene alla salute, oltre che all’umore!

Ciao Marco,
ho visto solo qualche video “tipicamente gay” ma bisogna dire che sono ancora una rarità. Perché il rapporto tra etero curiosi e gay, nel siti cosiddetti gay, è stimato almeno a 5 o 6 etero curiosi per ogni gay, anche perché l’etero curioso trova il sito cosiddetto gay fatto apposta per lui, mentre il gay non ci trova esattamente quello che vorrebbe.
La tua esperienza del sesso gay è quella assolutamente più diffusa e tipica tra ragazzi gay ma purtroppo la pornografia cosiddetta gay mette l’etichetta gay a cose che non rappresentano affatto la realtà gay.
Un abbraccio.

Project

p.s.: https://www.newscientist.com/article/dn … te-cancer/

Ciao Project, chiaro, ma…
allora come faccio a capire se sono gay o semplicemente etero curioso? Mi spiego: io se vedo un video etero mi eccito, e posso masturbarmi e arrivare all’orgasmo. Questo però non significa che io sia etero. Infatti succede che se vedo un video gay mi eccito, e capisco dalla reazione fisica che ho, che mi eccito di più che a vedere un video etero. Questo a parità di contenuto (ovvero la solita sequenza sesso orale, penetrazione, orgasmo). Quindi posso masturbarmi e arrivare all’orgasmo vedendo un video gay. Aggiungo, anche se vedo un video lesbico posso provo eccitazione, ecc.
Ne consegue che tutte le forme di sessualità possono indurre eccitazione e portarmi a masturbarmi.
Tuttavia, se vedo un video gay il livello di eccitazione è maggiore (capisci cosa intendo – parlo del liquido pre-eiaculatorio abbondante nel caso di video gay e quasi assente nel caso di video etero) e in alcuni casi arrivo all’orgasmo senza quasi toccarmi. Solo con la pornografia gay mi è capitato di masturbarmi più volte di seguito a breve distanza. Con video etero/lesbici una volta mi basta per una intera giornata.
Da questi fatti (oltre che dal fatto che le poche esperienze gay che ho avuto sono state sessualmente più appaganti delle altrettanto poche esperienze etero) ho dedotto di essere omosessuale (o al più bisessuale con prevalente tendenza omosessuale).
Certamente la pornografia occupa uno spazio fondamentale nella mia vita sessuale. Al momento non ho partner e la pornografia e la masturbazione sono la mia unica valvola di sfogo.
Tornando all’etero curioso, credo che la differenza stia nel fatto che per me un video gay è bello proprio nelle sua parti meno crude, dove si vedono baci, masturbazione e sesso orale. Inoltre per me la bellezza dei ragazzi coinvolti nel video è fondamentale, tanto che spesso rivedo i soliti video perché ci sono attori e scene che mi piacciono particolarmente (sono molto selettivo!).
E poi secondo me un etero curioso ogni tanto si masturba guardando video gay, ma normalmente si masturba guardando video etero. Io invece mi masturbo ogni tanto guardando video etero e normalmente guardando video gay. Forse nel mio casi si potrebbe dire che sono gay curioso. Cosa ne pensi?
Un abbraccio.

Marco

Ciao Marco,
le cose che dici sono perfettamente logiche e non fanno una grinza se ci si limita solo al piano sessuale, ma le differenze sostanziali tra un gay e un etero curioso, non si limitano a quelle strettamente sessuali che hai descritto tu perfettamente, ci sono anche le differenze affettive. Un gay si innamora di ragazzi anche a livello affettivo, ne cerca la compagnia, anche senza finalità sessuali e soprattutto non ha alle spalle una sessualità etero profondamente frustrante. Un etero curioso ha un’affettività etero frustrata e non ha un’affettività gay. Per lui un ragazzo è il sostituto di una ragazza e la sua forma dominate di sessualità è quella etero. Un gay non ama solo fare sesso col suo ragazzo ma ama tutto di lui, se ne innamora. La coppia gay non è una cosa comunissima ma esiste, nell’ottica dell’etero curioso non c’è proprio la prospettiva di coppia, non c’è storia d’amore. Da quello che scrivi più che gay esclusivo sembri un bisex polarizzato, anche fortemente, in direzione gay. Il vero guaio dei bisessuali non fortemente polarizzati, cioè dei bisessuali per i quali la vita di coppia esclusivamente etero o esclusivamente gay è impossibile, sta nel fatto che sia i gay che le ragazze, da un ragazzo cercano proprio un rapporto di coppia stabile ed esclusivo. E ci vorrà ancora un bel passo avanti nella civiltà per pensare a coppie meno rigide in cui anche un bisessuale non sia costretto a rinunciare all’altra metà del cielo.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
grazie come sempre per le acutissime osservazioni.
Una domanda: cosa intendi quando scrivi di un gay che non ha una sessualità etero profondamente frustrante? Perché un gay che ha una sessualità etero profondamente frustrante in che situazione si trova? E come reagisce?
Forse un etero può trovarsi in una situazione di sessualità etero frustrante e allora si rifugia nella sessualità gay come ripiego?
Aiutami a capire.
Grazie,

Marco

Ciao Marco,
la situazione degli etero curiosi si inquadra tra le omosessualità “di fuga”. Cerco di chiarire il concetto partendo dall’altra forma di “omosessualità di fuga” che è tipica dei ragazzi che hanno subito abusi sessuali. Tra le forme di imprinting sessuale (prime esperienze sessuali o para-sessuali) oltre le situazioni classiche legate allo spiare la nudità di altre persone, ai giochi sessuali esplorativi con coetanei dello stesso o dell’altro sesso (tutte forme di imprintig vissute in modo non traumatico), c’è anche, e non è rarissima, quella legata all’abuso sessuale da parte di adulti. L’imprinting può essere o omosessuale o eterosessuale, e questo non ha nulla a che vedere con la vera sessualità. L’imprinting è molto spesso prepuberale ed è vissuto più come un gioco, più o meno proibito, che come una forma di sessualità, perché per la sessualità nel vero senso della parola mancano proprio i presupposti. In genere un imprinting non conforme al vero orientamento sessuale (che comincerà a svilupparsi con la pubertà) crea un ostacolo allo sviluppo della vera sessualità. Se un ragazzo che ha avuto un imprinting gay si scopre poi etero, la questione non è molto traumatica perché l’evoluzione va verso una dimensione socialmente accettata e incoraggiata, se poi la sessualità emergente è gay allora non ci sarà nessuno stacco tra l’imprinting e la sessualità puberale. Nel caso in cui, invece, l’imprinting è stato di tipo etero (socialmente accettato) e lo sviluppo della sessualità puberale va in direzione gay, può sorgere qualche problema di accettazione, perché si tratta di superare l’abitudine a considerarsi etero e anche talvolta a masturbarsi con fantasie etero, i problemi però alla fine si superano perché il ragazzo avverte che la sessualità gay ha per lui una forza notevole, non paragonabile a quella della sessualità etero, e questo proprio a livello fisico. I veri problemi, e si tratta di cose che vanno prese molto seriamente, si hanno quando l’imprinting è avvenuto tramite abuso sessuale e peggio ancora quando è avvenuto con violenza. Ma entriamo nel dettaglio. Se un ragazzo ha subito un abuso sessuale da un uomo adulto e poi sente nascere in sé una sessualità etero al tempo della pubertà, quella sessualità per lui non è solo gradevole ma anche liberatoria e la rivendicherà come la SUA sessualità in contrapposizione alla sessualità del violentatore. Quando invece il ragazzo che ha subito un abuso sessuale da un uomo adulto sente nascere in sé, al tempo della pubertà, un desiderio omosessuale, cercherà di respingerlo con tutte le sue forze, perché lo riferirà all’abuso subito, in sostanza sarà portato a pensare che la sua nascente sessualità gay è il risultato e la conseguenza di quell’abuso. È in questi caso che si manifesta la cosiddetta eterosessualità di fuga, quel ragazzo in modo inconscio si forza alla eterosessualità che considera come una ribellione contro l’abuso. Ovviamente la situazione è molto delicata e, se non ben gestita, può portare anche a conseguenze irreparabili. Se la situazione è ben gestita, si arriva a superarla, non senza che ne restino tracce, quando arriva la prima “storia d’amore” omosessuale, cioè il primo rapporto “affettivo” profondo con un altro ragazzo. Il periodo dell’eterosessualità di fuga dei ragazzi abusati è terribile, perché si tratta di ragazzi omosessuali che stanno cercando di scappare dalla propria omosessualità, che attribuiscono all’abuso. I fallimenti con le ragazze sono la regola e così le frustrazioni e la depressione ai limiti dell’incontrollabile. Questa è una delle ragioni di fondo per cui la pedofilia deve essere combattuta con ogni mezzo, perché è oggettivamente devastante.
Anche per gli etero curiosi c’è una forma di omosessualità di fuga, chiaramente di fuga verso il gay e non verso l’etero come nel caso dell’abuso omosessuale. L’etero curioso è un etero, quindi per lui la frustrazione della sessualità etero è oggettivamente pesante. È quella frustrazione che fa nascere l’idea che “a livello sessuale” e solo a livello sessuale un rapporto omosessuale può essere gratificante e può rispondere in modo adeguato alla frustrazione nel campo etero. L’etero curioso non è un gay, non ha costruito negli anni un’affettività gay, per lui l’omosessualità è quella dei porno. Quando un etero curioso ci prova veramente con un ragazzo gay si trova spiazzato, perché finché il ragazzo gay non ha realizzato che non si trova veramente davanti a un gay, il ragazzo gay non punterà solo e soltanto sul sesso ma cercherà di costruire un rapporto anche sul piano affettivo. Sotto il profilo sessuale poi un gay non ci mette molto ad accorgersi che il suo partner non è gay, le fantasie sessuali sono diverse, le pratiche sessuali sono diverse e comincia ad essere evidente che la cosa non ha senso, e qui si infrange l’altro dogma dell’etero curioso, e cioè che trattare con un ragazzo gay sia più facile che trattare con una donna. L’etero curioso (che è un etero in certa di una sessualità di fuga) non è un gay sposato che cercando un rapporto fuori del matrimonio persegue la sua vera sessualità. L’etero curioso resta tale, spesso cambiando frequentemente partner omosessuale, finché non trova una disponibilità in ambito etero, cosa che per lui è la via naturale, in pratica quando la via etero diventa di nuovo possibile la curiosità viene messa da parte, magari fino alla successiva frustrazione etero.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
molto interessante la tua spiegazione.
Continuo però a non capire cosa ti fa concludere che io sia bisex e non etero curioso. Cerco di spiegarmi meglio. Fatta la premessa che per me (come per molti) il sesso etero è culturalmente accettabile mentre quello gay non lo è, e di conseguenza fare sesso gay mi ha dato sensi di colpa mentre fare sesso etero no, la mia sessualità e la mia affettività presentano le seguenti caratteristiche:

sessualità:
masturbazione: prevalentemente (al 90% o 95% direi) gay (sia con l’aiuto di video porno che di fantasie gay);
contatti sessuali: ho avuto esperienze gay e etero (nel tempo, la prima gay a 14 anni poi alternate etero e gay, e comunque poche). Esperienze gay mediamente più soddisfacenti e disinibite, con le ragazze qualche difficoltà.
preferenze fisiche: non sono indifferente alla bellezza femminile. Una bella ragazza la riconosco benissimo, ma con una ragazza mi sento timido e inadeguato. Non ho però una preferenza speciale per un tipo particolare di ragazza. I ragazzi invece, per piacermi sessualmente, devono corrispondere ad un canone fisico molto particolare. Riconosco se un ragazzo è bello, ma questo non significa che necessariamente mi piace. Per piacermi, nel senso di attrarmi sessualmente, un ragazzo deve essere fatto in un certo modo, alto come dico io, con il viso come dico io, ecc. Coi ragazzi sono molto, molto più selettivo che con le ragazze.
preferenze sessuali: preferisco il sesso maschile a quello femminile. Un pene in erezione è per me molto più eccitante di una vagina. Quando ho avuto esperienze con i ragazzi, poter toccare il loro sesso è stato molto eccitante, mentre toccare il sesso di una ragazza non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire allo stesso modo. Fare sesso orale a una ragazza mi dice poco (mi piace poco), mentre fare sesso orale a un ragazzo mi piace. Masturbare una ragazza mi piace, masturbare un ragazzo mi piace di più. Avere rapporti completi con una ragazza, ok ci riesco, avere rapporti completi con un ragazzo non mi piace e non mi interessa.

affettività:
mi è molto più facile innamorarmi di una ragazza. Per alcuni ragazzi ho preso una sbandata, ma non ho mai fantasticato su una relazione duratura e di coppia come con le ragazze. Questo vuol dire che coi ragazzi stavo bene, mi piacevano, ma mi interessava soprattutto l’aspetto sessuale. Con le ragazze stavo bene, ma mi interessava soprattutto l’aspetto affettivo.

Certo, come ti ho già detto, la sessualità gay mi prende molto di più. E se la sessualità (soprattutto quella più libera della masturbazione) va in quella direzione, non posso che dirmi bisex/gay. Devo anche dire che le ragazze che ho conosciuto non erano il massimo, sessualmente parlando, e questo potrebbe aver contribuito a darmi della sessualità femminile una visione distorta, portandomi a preferire una sessualità gay sperimentata come più disinibita e immediata. E’ questo potrebbe essere ciò che ha fatto di me un cosiddetto etero curioso.
Tuttavia, la mia forte preferenza per il sesso gay (pensato e praticato), i ricordi piacevoli delle esperienze gay, la masturbazione pressoché esclusivamente gay, mi hanno fatto pensare (fin dall’adolescenza) di essere gay o bisex.
Solo che da adolescente mi convincevo di essere un etero che si lasciava andare a fantasie e pratiche gay, in mancanza di ragazze giuste e disponibili. Ora invece, visto che le ragazze giuste e disponibili non sono arrivate (ma le ho mai davvero cercate?), penso di essere un gay che si lascia andare a qualche incursione nel mondo etero (solo qualche video però, nessuna fantasia masturbatoria). Per questo, scherzando, dico che forse sono un gay curioso.
Un abbraccio,

Marco

Ciao Marco,
beh, cerco di rispondere articolatamente, ma tu dell’etero curioso non hai proprio niente. Intanto non hai l’età tipica degli etero curiosi che sono in genere over 40/45 e anche ben oltre, in secondo luogo non hai mai avuto una storia precedente etero importante ed esclusiva, che è la regola per gli etero curiosi, nella tua storia non c’è stata alcuna forte esperienza etero che ti abbia portato a sensi di frustrazione tali da indurti alla curiosità per l’altro orientamento. Anzi le tue prime esperienze gay risalgono addirittura ai 14 anni. E poi tutta la tua sessualità è nettamente gay, ma non solo perché ha per oggetto i ragazzi ma perché lo è assolutamente e tipicamente nei desideri: quello che ti eccita non è affatto quello che eccita gli etero curiosi, che vedono i ragazzi come sostituto delle ragazze e che tendono con i ragazzi ad avare rapporti sessuali finalizzati alla penetrazione anale a ruoli fissi. Tu scrivi: “preferenze sessuali: preferisco il sesso maschile a quello femminile. Un pene in erezione è per me molto più eccitante di una vagina. Quando ho avuto esperienze con i ragazzi, poter toccare il loro sesso è stato molto eccitante, mentre toccare il sesso di una ragazza non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire allo stesso modo. Fare sesso orale a una ragazza mi dice poco (mi piace poco), mentre fare sesso orale a un ragazzo mi piace. Masturbare una ragazza mi piace, masturbare un ragazzo mi piace di più. Avere rapporti completi con una ragazza, ok ci riesco, avere rapporti completi con un ragazzo non mi piace e non mi interessa.” Tutte queste cose per un etero curioso sono assolutamente inconcepibili. Un etero curioso, che tratta con un ragazzo come se fosse una donna, non toccherebbe mai il pene del ragazzo, e l’idea di masturbare il ragazzo non la prenderebbe nemmeno in considerazione come ipotesi teorica, potrebbe farsi fare sesso orale dal ragazzo ma non il contrario, perché questo, nel suo codice, significherebbe assumere un ruolo passivo, cosa che per un etero curioso è impensabile. Per un etero curioso il cosiddetto rapporto completo (sesso anale da attivo) è la finalità del contatto sessuale con un ragazzo. Per un gay un’idea del genere è inconcepibile, e nella grande maggioranza dei casi la penetrazione anale non esiste proprio.
Quindi tu etero curioso proprio no! E nemmeno gay curioso, perché non mi pare proprio che tu sia frustrato dalla sessualità gay. E poi il tuo rapporto con le ragazze ha eccome una componente sessuale, che non sarà magari dominante ma c’è e non è affatto trascurabile. Che tu tenda a creare un rapporto affettivo più facilmente con le ragazze mi sembra una cosa più che possibile, quello che non mi torna al 100% e il fatto che tu non riesca a trovare un rapporto affettivo gay coordinato con l’interesse sessuale. Però la soluzione a questa apparente stranezza, che è l’unica che non si inquadra nella dimensione della bisessualità vera, la dai tu stesso nella tua premessa quando dici che un rapporto gay ti provoca sensi di colpa e uno etero no. Se tu superassi questo condizionamento di natura sociale conoscendo un ragazzo gay col quale costruire un rapporto veramente reciproco e profondo, penso che te ne innamoreresti eccome anche a livello affettivo! Non è ancora successo, ma succederà!
Un abbraccio.

Project

Grazie Project,
Le tue considerazioni sono molto logiche. Quindi, da quello che capisco, non mi vedi affatto come etero curioso, ma piuttosto come bisex fortemente orientato all’omosessualità.
Aggiungo alle tue considerazioni qualche precisazione: ho avuto un paio di storie con ragazze, tra i 17 e i 22 anni. Storie abbastanza lunghe (un paio di anni ciascuna) e piuttosto sofferte. La prima perché la ragazza abitava in un’altra città e la mia era stata più che altro un’infatuazione (sessualmente non si era andati oltre i baci); con la seconda invece avevo instaurato una relazione basata sulla competitività che non è durata.
La cosa strana è che questa ragazza, molto carina devo dire, aveva modi un po’ mascolini (andava in moto, faceva arti marziali) e a me questo non piaceva perché desideravo che fosse molto più femminile. Sessualmente c’era abbastanza intesa, anche se non siamo mai andati oltre la masturbazione reciproca (praticata quasi sempre al buio o nella penombra). Insomma, una relazione sessualmente non proprio disinibita. Non cercavamo la penetrazione (io non la chiedevo e lei nemmeno) e non praticavamo nemmeno sesso orale. Come ti ho detto prima, fare sesso orale a una ragazza non mi ha mai fatto impazzire (l’ho fatto in pochi casi, ma la cosa non mi ha fatto impazzire).
Inoltre, durante i due anni di relazione con questa ragazza non potevo fare a meno di masturbarmi pensando…all’esperienza gay che avevo avuto con un compagno di classe a 17 anni. Anche qui nulla di stratosferico, ci eravamo masturbati reciprocamente, quasi per gioco, durante una settimana bianca e poi l’anno dopo, io mi ero fatto avanti e ci eravamo messi d’accordo per vederci una sera a casa mia e ripetere la cosa. Così avevamo finito per vederci una sera che i miei erano fuori e lì ci eravamo spogliati completamente e ci eravamo masturbati (con la luce accesa, nota bene). Un episodio unico, mai più ripetuto con questo compagno di classe, con cui abbiamo poi sempre fatto finta che non fosse successo nulla tra noi.
E quello non era il primo ragazzo con cui avevo avuto contatti sessuali. Il primo, come ti ho scritto, era stato a 14 anni (eravamo entrambi ancora in terza media).
Sarà stato che con questi ragazzi il sesso è stato disinibito e soddisfacente, mentre con le ragazze è stato inibito e insoddisfacente, ma da quelle esperienze ho cominciato a pensare, non senza angoscia e turbamento, di essere gay.
Però il mio pensiero in quegli anni era: se trovassi una ragazza disinibita con cui fare sesso soddisfacente, allora cambierebbe tutto.
Forse questo è un pensiero ricorrente di molti ragazzi gay o bisex che non accettano la loro omosessualità. Certo, con il tempo, vedendo che le cose non cambiavano (la mia masturbazione si polarizzava sempre più verso l’omosessualità, ragazze disinibite non le trovavo – ma le cercavo?) ho preso via via più coscienza che le mia tendenza omosessuale non era una cosa passeggera ma una costante.
Sull’affettività concordo con te. Come ti dicevo, per alcuni ragazzi (2 sicuramente), quando avevo tra i 15 e i 20 anni, ho preso una sbandata (li pensavo spesso, mi masturbavo pensando a loro, e non pensavo solo in chiave sessuale, mi piacevano nell’insieme), e questo in contemporanea o quasi alle mie storie etero (ma non mi masturbavo pensando alle ragazze con cui stavo…). Purtroppo i condizionamenti sociali e culturali e personali sono ancora tali per cui per me ancora oggi è impossibile pensare ad una vita di coppia con un ragazzo vissuta alla luce del sole. Mentre con una ragazza certamente non ho problemi, l’affettività funziona benissimo, anche se devo sacrificare la piena soddisfazione sessuale.
Un abbraccio,

Marco

Ciao Marco,
la cosa che più colpisce nella tua mail è il peso del condizionamento che hai subito: “ma da quelle esperienze ho cominciato a pensare, non senza angoscia e turbamento, di essere gay.” Ma perché angoscia e turbamento? Tu non hai fatto di tutto per andare verso una vita etero, che penso sarebbe stata del tutto insostenibile, perché dici che l’affettività con le ragazze andava bene ma avresti dovuto fare delle rinunce per quanto riguarda la sessualità. Uno come te, bisessuale con propensione gay al 90-95% (sulla base della ricorrenza della fantasie della masturbazione) di fatto è “quasi gay” e se tu avessi fatto una scelta orientata verso il matrimonio etero, dato che per te una sessualità etero è possibile, avresti fatto come tanti ragazzi gay che, dato che possono arrivare ad avere rapporti sessuali con una ragazza, si dicono: ok, allora sono etero e il matrimonio per me è la soluzione ideale, va bene alla mia famiglia, è quello che tutti si aspettano da me, … dovrei solo fare qualche “piccola rinuncia” sul piano sessuale! Solo che i gay sposati, come anche i bisex sposati, con propensione gay al 95%, sottovalutano molto la portata di quella rinuncia. Tu stesso dici che quando stavi con le ragazze non ti masturbavi pensando a loro ma pensando alle tue precedenti esperienze gay, ma quando la sessualità di coppia va in una direzione diversa da quella della masturbazione, la vera sessualità, cioè quella con la quale ci si può sentire appagati sia sessualmente che affettivamente, non è quella di coppia, ma quella libera da ogni aspettativa, cioè quella masturbatoria. Anzi è tipico dei gay sposati avere una masturbazione in chiave praticamente gay in modo esclusivo anche quando vivono una vita sessuale etero con la moglie (primi anni di matrimonio), e questo basta, insieme con la pressione sociale a tenere quei ragazzi bene stretti al loro matrimonio, ma quando poi la sessualità etero sfuma del tutto, perché una donna avverte eccome che c’è qualcosa che non va, anche se può non essere in grado di capire che cosa, la forza attrattiva sia sessuale che affettiva della sessualità gay si fa sentire con tutta la sua forza e il matrimonio etero va in crisi definitivamente. Una vita di coppia senza un feeling sessuale forte, almeno all’inizio, è destinata a lungo termine a mostrare tutti i suoi limiti. In altri termini è una scelta non istintiva ma mediata dalla ragione per motivi di utilità e di convenienza, in nome di quei motivi si accetta di fare dei “piccoli sacrifici” a livello sessuale, sacrifici che però non sono affatto piccoli e non sono affatto solo a livello sessuale e rendono comunque la vita di coppia etero assolutamente insoddisfacente. Il rischio di una scelta sbagliata come il matrimonio, in queste condizioni è alto, perché dire bisex non vuol dire che affatto che gay o etero è lo stesso, ma significa che, salvo rare eccezioni uno dei due orientamenti è fortemente prevalente. Tra il non rigetto di una donna e il “vero” desiderio di vivere la propria sessualità con quella donna c’è un’infinità di possibili gradazioni e il problema dei bisex è legato al fatto che una relazione di coppia, etero o gay che sia, parte col presupposto di essere esclusiva. Un bisex con polarizzazione 95% gay potrà molto probabilmente rinunciare senza troppi rimpianti ad una sessualità etero, che di fondo gli appartiene in modo marginale, ma non potrà mai sensatamente rinunciare ad una identità gay che lo caratterizza in modo forte, spinto solo da ragioni di tipo sociale o perché è stato condizionato a vedere l’omosessualità come intrinsecamente sbagliata. Io penso che al di là i tutti i ragionamenti teorici, per te, nonostante le spinte sociali, l’idea del matrimonio sia ormai un’ipotesi messa da parte in via definitiva e senza rimpianti. Purtroppo per tanti ragazzi bisessuali fortemente polarizzati in direzione gay le cose non stanno così, e il matrimonio appare come un miraggio, un’ancora di salvezza, e questo porta inevitabilmente, alla lunga a problemi molto seri.
Aggiungo una questione che mi sembra importante. Questo nostro scambio di mail penso potrebbe avere una utilità notevole per parecchi ragazzi. Se tu fossi d’accordo, si potrebbe pubblicare sul forum, sui blog ed inserire nel capitolo che riguarda la sessualità gay, preceduto da un scambio di mail tra me e un etero curioso. In questo modo si potrebbero fornire a chi legge le coordinate giuste per interpretare tanti fenomeni e per non fare di conseguenza scelte sbagliate. Ovviamente, le mail possono essere modificate da te come ritieni opportuno per evitare di mettere a rischio la tua privacy, che però non vedo come potrebbe essere messa a rischio dato che non ci sono riferimenti specifici di nessun tipo. Fammi sapere che cosa ne pensi.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
grazie per il tuo commento. Scusami, ma io credo sia praticamente impossibile, per un ragazzo di 14 anni, avere un’esperienza omosessuale, sia pure limitata alla masturbazione, senza provare, dopo, angoscia e turbamento. Io, pur avendo voluto quell’esperienza, ero consapevole che si trattava di un’esperienza omosessuale e non era una cosa fatta per gioco (del tipo: io chiudo gli occhi mentre mi tu mi masturbi e penso che a masturbarmi sia la ragazza XY che mi piace tanto). No, mentre con il mio compagno ci toccavamo, io ero interessato al suo sesso, e a lui in quanto ragazzo, punto. Dopo aver raggiunto l’orgasmo però, essendo svanita l’eccitazione (che fa diminuire i freni inibitori e il controllo) e avendo quindi ripreso controllo, ecco subentrare il turbamento e l’angoscia. Ovvero: quello che ho appena fatto è sesso gay, il sesso gay è considerato brutto da genitori, parenti, amici, quello che ho fatto è brutto. Inoltre, se quello che ho fatto è indizio di quello che sono (cioè sono omosessuale), ecco il turbamento e l’angoscia. Ed ecco tutto il tentativo di razionalizzare la cosa come: è un caso isolato, è successo perché non avevo la ragazza, se trovassi una ragazza non penserei a queste cose, ecc. ecc.
Se il ragazzo di 14 anni fosse stato davvero etero, problemi non se ne sarebbe posti, credo, in quanto avrebbe pensato fin da subito che a masturbarlo era stata la ragazza dei sogni. E il giorno dopo magari si sarebbe masturbato pensando alla ragazza dei sogni e non a quello che aveva fatto realmente con il compagno di classe.
Io 14 enne invece, dopo quella esperienza, nei giorni successivi mi ero masturbato proprio ripensando a quell’esperienza. Razionalizzavo però anche la masturbazione gay, pensando che fosse dovuta la fatto che l’unica esperienza sessuale da ricordare era quella. Come razionalizzazione era davvero debole, ma come puoi capire la pressione ambientale di genitori, parenti, amici, no. Ecco la ragione dell’angoscia e del turbamento.
Però non capisco una cosa: perché dici che non ho fatto di tutto per andare verso una vita etero?
Un abbraccio,

Marco

P.S. Se vuoi puoi pubblicare tutto, integralmente.

Ciao Marco!
Intanto grazie per il permesso di pubblicare le mail, ma devo cercare di fare un lavoro organico con una mail di un etero curioso vero e devo anche riscrivere parte del capitolo di Essere Gay sulla bisessualità e ci metterò qualche giorno.
Per quanto riguarda la sostanza della tua ultima mail concordo totalmente, non penso si potessero descrivere meglio i meccanismi che portano a sentire il sesso gay come una colpa e una cosa sbagliata per effetto delle pressioni familiari e sociali. Ma il problema sta proprio in quelle pressioni familiari e sociali, certe volte così profondamente interiorizzate da diventare quasi delle componenti dell’io. Sul fatto che nella società italiana, così come essa è, un 14enne possa essere complessato da un’esperienza sessuale gay non ci piove proprio, il fatto è che i condizionamenti a monte sono solo il portato di una totale ignoranza e di una marea di pregiudizi, era questo che intendevo quando ti dicevo che non capivo di che cosa si potesse avere paura. I complessi verso il sesso gay ci sono eccome e ce li hanno eccome pure i gay almeno all’inizio, però so bene che i problemi sono soprattutto all’inizio…
Un abbraccio.

Project

Grazie Project.
E per quanto riguarda la mia domanda sul perché dici che non ho fatto di tutto per andare verso una vita etero?

Ciao Marco.
Intendo dire che non ti sei forzato per arrivare comunque ad una eterosessualità esclusiva che non sentivi tua, il che significa che, almeno in età adulta, i condizionamenti familiari e sociali sono stati chiaramente superati, ci resta forse una specie di atmosfera del proibito che circonda il sesso gay, ma non è un’atmosfera oppressiva tale da indirti a fare quello che non vuoi o a mettere definitivamente da parte quello che vuoi. Non ti sei forzato perché avevi una tua sostanziale indipendenza psicologica, magari guadagnata con fatica, ma ormai raggiunta e consolidata. Tieni presente che ancora oggi ci sono gay (cioè persone che interessi etero non ne hanno affatto a nessun livello, che si forzano, perché magari pensando ai ragazzi possono arrivare anche ad avere un rapporto sessuale con una ragazza, a “comportarsi come etero”, in questi casi i problemi sono grossi e non sono problemi legati alla sessualità, cioè all’orientamento sessuale incerto, che anzi qui l’orientamento gay è certissimo, ma sono problemi di dipendenza psicologica. In buona sostanza questi ragazzi non riescono a rendersi indipendenti da una omofobia interiorizzata in età molto precoce e ormai acquisita. Quella omofobia li costringe ad agire contro la loro stessa natura e li condiziona profondamente rendendoli insicuri. Proprio in questi giorni sto scambiando delle mail con un ragazzo etero che ha avuto anche delle esperienze gay, molto minime per la verità, nella prima adolescenza, ma che continua a dare un peso spropositato a queste cose come se potessero mettere in crisi la possibilità di vivere pienamente la sessualità con la sua ragazza, che invece va oggettivamente benissimo, perché la ragazza è intelligente e a lui ci tiene molto. Nell’infanzia di quel ragazzo c’era un rapporto terribile col padre, comprese botte e umiliazioni pubbliche molto frequenti, si è sentito un figlio non voluto, quella è probabilmente l’origine dell’insicurezza che porta quel ragazzo a pensare di non essere affidabile e di non poter garantire alla sua ragazza una vita matrimoniale soddisfacente quando saranno sposati, e in questo quadro la supervalutazione di un minimo di esplorazione gay nella prima adolescenza ci sta perfettamente, tanto più che quelle esperienze gay erano anche un modo di fare una cosa che il padre riteneva esecrabile, cioè di reagire al potere oppressivo del padre. Nota che degli episodi di esplorazione gay si era dimenticato poi del tutto e che la masturbazione di quel ragazzo era stata sempre in chiave etero, il che non lascia dubbi sulla sua totale eterosessualità.
Un abbraccio.

Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questi post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5474

STORIA DI UN BISESSUALE DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quindicesima

Con la Storia n. 33 che potete leggere qui di seguito, dedicata ad un caso tipico di bisessualità, terminano le storie, relative alla omosessualità maschile, accluse da Havelock Ellis al suo trattato sull’inversione sessuale.  Lo stesso autore riporta anche sette storie di omosessualità femminile, che riporterò in traduzione italiana, dopo aver tradotto la parte teorica del trattato di Ellis dedicata all’omosessualità femminile. Ci si potrebbe chiedere perché a fronte di 33 storie dedicate all’omosessualità maschile se ne trovino solo sette relative all’omosessualità femminile. Ellis aveva ben chiara già allora l’idea, oggi definitivamente condivisa, che l’omosessualità sia ugualmente diffusa sia tra gli uomini che tra le donne, ma era certo molto più difficile che tra la fine dell’800 e i primi dell’900 una donna si rivolgesse ad uno psichiatra per consultarlo sui suoi amori lesbici. In sostanza la documentazione di prima mano relativa all’omosessualità femminile era all’epoca estremamente rara.

Vi lascio ora alla storia di un bisessuale trentenne. Buona lettura.

STORIA 33

M. O., 30 anni, nato negli Stati Uniti, di padre inglese e madre il cui padre era scozzese, il resto della sua ascendenza era inglese con una lunga permanenza in America, con una piccolissima aggiunta di sangue olandese. È alto 5 piedi e 8 pollici e ha i capelli e gli occhi castani. Non ha problemi ereditari per quanto se ne sa. Durante l’infanzia, per un certo tempo fu “minacciato dalla corea.” È soggetto a tonsilliti e a una forma insistente anche se non grave di indigestione, indotta da abitudini sedentarie. È di temperamento scattante e nervoso. Ha un’avversione per la maggior parte degli sport all’aria aperta, ma una grande attrazione estetica verso la natura. Ha avuto un’educazione di alto livello.

Per quanto riesce ad andare indietro con la memoria, ha vissuto in una casa dalla quale i suoi genitori sono andati via quando lui aveva 4 anni. Prima di questo allontanamento, ricorda distintamente due esperienze sessuali. Un cugino, di cinque anni più grande, era in bagno, seduto, e M. O. toccava i suoi organi sessuali; sua madre lo apostrofò urlando. In un’altra occasione si trovava in una carrozza chiusa con una ragazza della sua età. Erano distesi su un sedile della carrozza e cercavano di avere un rapporto sessuale. La sorella maggiore della ragazza entrò e li colse sul fatto. Disse: “Lo dirò alla mamma, sai che lei ha detto che voi non dovete farlo mai più.” In ciascuno di questi ricordi nitidi si prova la forte impressione che sia solo un episodio fra i tanti. Cinque anni fa M. O. incontrò un uomo della sua età che aveva vissuto in quel quartiere in quello stesso periodo. Confrontando i loro ricordi, trovarono che quasi tutti i bambini in quel quartiere erano dediti a tali pratiche. Il quartiere era  un quartiere assolutamente “rispettabile” della classe media.

Da quel quartiere, M. O. si spostò in un altro quasi dello stesso tipo, e visse lì fino all’età di 11 anni. I suoi ricordi di questo periodo sono molto freschi e abbondanti. Con una sola eccezione, tutti i bambini tra i 5 ei 14 anni sembrano essersi lasciati andare liberamente a giochi sessuali promiscui. In piccoli gruppi, composti da quattro fino a dodici ragazzi, se ne andavano dove gli alberi o l’erba alta li nascondeva alla vista, e si mostravano nudi l’uno all’altro. Talvolta si maneggiavano anche reciprocamente, ma non nel modo tipico della masturbazione. Di quest’ultima, M.  O. non sapeva assolutamente nulla. A volte, quando si trovavano insieme in non più di due o tre, tentavano il rapporto sessuale. Nel caso di M. O. c’erano una curiosità sessuale ansiosa e un desiderio più o meno forte, ma il contatto reale non portava nessuna grande soddisfazione. In due o tre occasioni le ragazze gli praticarono la fellatio, e lui poi ricambiò con il cunnilingus, ma senza provare piacere. In tutti questi giochi è sicuro che le ragazze prendessero l’iniziativa altrettanto spesso dei ragazzi.

Durante tutto questo periodo, M. O. aveva ora un’innamorata ora un’altra. Questo era un fatto abituale tra i bambini, ed era promosso dall’imitazione delle persone più grandi. La curiosità sessuale di M. O. era certamente maggiore per quanto riguarda il sesso opposto. In questo momento, però, apparvero i suoi interessi omosessuali. Con un ragazzo di due o più anni di più grande di lui andava spesso in qualche nascondiglio dove si guardavano reciprocamente i genitali e se li maneggiavano. Lui e un altro ragazzo una volta si trovavano in un giardino abbandonato e si tolsero tutti i vestiti, per esaminarsi meglio reciprocamente. L’altro ragazzo poi si offrì di baciare il sedere di M. O., e lo fece. Questo fatto provocò una sensazione sorprendentemente forte e distintamente sessuale, il primo shock sessuale che riesce a ricordare di avere vissuto. Si rifiutò di ricambiare, però, quando gli viene chiesto.

Verso la fine di questo periodo ci fu un nuovo e crescente sviluppo di un altro tipo, non riconosciuto assolutamente allora come qualcosa carattere sessuale. Cominciò a provare sensazioni verso alcuni ragazzi in un modo molto diverso e molto più vivo di quanto non avesse fatto fino ad allora verso le ragazze, anche se al momento non fece paragoni. Per esempio c’era un ragazzo che considerava molto carino, si facevano visita spesso e trascorrevano molto tempo a giocare insieme. A scuola si guardavano e guardavano l’un l’altro fino a che arrivavano deliziosi, incontrollabili momenti magici in cui ridevano insieme. Non discutevano mai di questioni sessuali e non ci pensavano neppure. Queste esperienze sono state, a loro modo, molto sentimentali e ideali. M. O. è sicuro che quanto a lui, la considerazione principale era sempre la bellezza dell’altro ragazzo. Cominciava a ricordare con grande affetto un certo ragazzo molto più grande e molto bello che aveva vissuto vicino a lui nel primo quartiere, e gli aveva mostrato allora diverse piccole attenzioni amichevoli. Raramente lo vedeva ora, e difficilmente cercava di farlo, ma era comunque immensamente contento di una parola o di uno sguardo casuale da parte sua nel cortile della scuola, ed era molto interessato quando altre persone parlavano di lui.

Un cugino di circa due anni più giovane di M. O. spesso gli faceva visita e dormiva con lui. Erano molto affezionati l’uno dell’altro e si maneggiavano reciprocamente i genitali.

Quando M. O. aveva circa 11 anni, la famiglia se ne andò in un quartiere lontano, dove non c’era quasi nessun bambino della sua età, e dove qualsiasi legame con i bambini che stavano nel quartiere che aveva appena lasciato era praticamente impossibile. Da questo momento fino a quando i cambiamenti della pubertà furono a buon punto la sua vita sessuale fu fortemente in contrasto, nella sua solitudine, con la precedente promiscuità. Ricorda che gli piaceva fare la lotta con due o tre scolari e tenere la loro testa tra le sue gambe. Pensa che loro non fossero consapevoli dei suoi impulsi sessuali. Amoreggiò, amoreggiò coscientemente con alcune ragazzine della scuola, ma non propose mai loro qualcosa di sessuale. Lesse un paio di libri di medicina di famiglia.

Un giorno, sdraiato su un vecchio divano irregolare, abbastanza innocentemente in un primo momento, produsse una nuova e deliziosa sensazione, del tutto diversa da qualsiasi altra che avesse mai sognato, qualcosa che andava ben oltre la soddisfazione della semplice curiosità. Rifece la stessa cosa e in breve raggiunse l’eiaculazione. La masturbazione seguì presto. Certi giorni avrebbe ripetuto l’atto due o tre volte, ma poi di nuovo lo avrebbe evitato per giorni. Cominciò subito a combattere quella tendenza, si sentì molto in colpa e si vergognò molto perché si lasciava andare ad essa. Pregò per ricevere aiuto e a volte pianse per i suoi tentativi falliti di rompere quell’abitudine così rapidamente formata. Per un certo periodo, dopo due o tre anni, sembrò che ci fosse riuscito, ma notava che aveva intensi sogni erotici con eiaculazioni abbondanti, regolarmente ogni otto giorni. Proprio in quel momento alcuni annunci sui giornali caddero sotto i suoi occhi, e lo convinsero che si era procurato da sé stesso una condizione di malattia. Non fece mai ricorso ai rimedi pubblicizzati, ma fu scoraggiato nei suoi sforzi di superare la cattiva abitudine; e dal momento che i cattivi effetti sembravano consistere soltanto delle perdite seminali, concluse che tanto valeva godersi il grande divertimento della masturbazione.

Per un breve periodo, ricorda di avere avuto un forte ma rivoltante interesse per gli organi sessuali degli animali, soprattutto i cavalli. Gli organi sessuali maschili erano molto più interessanti.

A poco a poco cominciò a sviluppare, del tutto dal di dentro, l’ideale di un compagno di sesso maschile, un ragazzo  bello, emotivo; tra lui e quel ragazzo doveva esistere una potente passione romantica. Restava per ore a sognare questa cosa e ad inventare situazioni eccitanti. Improvvisamente, in chiesa, conobbe un ragazzo molto giovane, Edmund, che sembrava soddisfare tutti i suoi desideri. M. O. aveva allora 16 anni e mezzo e Edmund  ne aveva 15. Seguì un vero e proprio corteggiamento, Edmund finalmente cedette agli appelli fisici di M. O. dopo molti dubbi. Però alla fine il cedimento fu completo. I due trascorrevano notte dopo notte insieme, godendo di rapporti intercrurali e talvolta della masturbazione reciproca. I loro genitori possono essere stati leggermente a disagio a volte, ma il rapporto durò ininterrotto per un anno e mezzo o più. Nel frattempo M. O. occasionalmente aveva rapporti con altri ragazzi, ma mai vacillò nella sua reale preferenza per Edmund. Per le ragazze non aveva alcun desiderio sessuale di nessun tipo, anche se era molto legato a loro.

Poi M. O. e Edmund andarono al college in posti diversi, ma si incontravano durante le vacanze e si scrivevano frequenti e ardenti lettere d’amore. Entrambi avevano attacchi genuini di mal d’amore e di gelosia. Quando M. O. guarda indietro a questa prima passione d’amore non se ne pente assolutamente. E senza dubbio essa ebbe una grande influenza formativa.

Dopo il primo anno al college, Edmund si trasferì in un’altra scuola più lontana da M. O. e le opportunità di incontro divennero più rare, ma il loro affetto si mantenne e il rapporto sessuale riprendeva ogni volta che era possibile. A poco a poco, però, Edmund si interessò alle donne e, infine, si sposò. Anche M. O. creò più volte rapporti con gli amici del college e, occasionalmente, con altri.

Nel complesso, M. O. preferiva ragazzi di ino o due anni più giovani di lui, ma, col crescere, la differenza di età aumentò. A 30 anni si considerava come virtualmente “fidanzato” con un giovane di 17, uno insolitamente maturo, comunque, e molto più grosso di lui.

M. O. è sempre infelice a meno che i suoi affetti abbiano un corso abbastanza libero. La vita è stata molto deludente per lui sotto altri aspetti. Le sue più grandi gioie gli sono venute in questo modo. Se è in grado di portare a termine il suo attuale piano di unione con il giovane che lo attrae, sentirà che la sua vita è stata coronata da ciò che è per lui la migliore conclusione possibile; in caso contrario, dichiara, che non gli importa più nulla di vivere.

Ammira la bellezza maschile con passione. La bellezza femminile la percepisce oggettivamente, come accadrebbe con qualsiasi disegno di curve fluenti e di colori delicati, ma non ha assolutamente nessun fascino sessuale per lui. Le donne si sono messe sulla sua strada più volte, ma lui si ritrova sempre più irritato dalle loro manie specificamente femminili. Con gli uomini in generale è molto più paziente e comprensivo.

La prima opera letteraria che gli piacque furono i dialoghi di Platone, letti per la prima volta a 20 anni. Fino ad allora sapeva soltanto che era solo nella sua peculiarità. Lesse ciò che poteva della letteratura classica. Ama Pater, e apprezza il suo atteggiamento verso il proprio sesso. Quattro o cinque anni più tardi si imbatté nel libro di Raffalovich, e da allora provò un vero e proprio debito di gratitudine per il suo autore.

M. O. non ha alcun desiderio di danneggiare la società in generale. Come individuo sostiene di avere lo stesso diritto di essere se stesso che ha qualsiasi altra persona. Pensa che mentre i ragazzi di 13-15 anni potrebbero eventualmente essere resi invertiti, chi raggiunge i16 anni senza inversione non può più essere spinto in quella direzione. Quei ragazzi possono dedicarsi ad un invertito in altri modi tanto da concedergli ciò che lui desidera sessualmente, ma rimarranno sostanzialmente normali. Le sue osservazioni sono basate su circa 30 relazioni omosessuali di varia durata.

M. O. sente fortemente il carattere poetico ed elevato delle sue principali relazioni omosessuali, ma teme di apparire troppo sentimentale.

Per quanto riguarda le tracce della femminilità negli invertiti scrive:

“Fino all’età di 11 anni ero molto legato ad un cugino cinque anni più grande ci me (quello al quale ho fatto riferimento sopra) e provavo grande piacere in un gioco che giocavamo spesso, in cui io ero una ragazza: un romanzo infinito, una storia d’amore non sessuale.

“Un po’ più tardi e fino alla pubertà, mi sono molto divertito a recitare, ma in generale ricoprivo ruoli femminili, indossando gonne, scialli, perline, parrucche, cappelli. Quando avevo circa 13 anni, la mia famiglia cominciò a prendermi in giro per questo. Io giocai per un po’ di nascosto, e poi il desiderio di queste cose mi lasciò per non tornare mai più.

“Resiste invece ancora un interesse minore, che ha avuto inizio prima della pubertà, per i messaggi di San Valentino. La mia sensibilità verso di loro  è molto simile alla mia sensibilità per i fiori.

“Prima che raggiungessi la pubertà venivo chiamato a volte ‘femminuccia’ da mio padre. Questo insulto mi umiliava più di qualsiasi altra cosa. Dopo la pubertà mio padre non usò più quel termine, e via via le altre persone smisero di prendermi in giro in quel modo. La ferita, però, rimase e mi portò più di una volta a chiedere agli amici intimi, sia uomini che donne, se mi consideravano in qualche modo femminile. Tutti furono molto nettamente del parere che la mia vita razionale fosse tipicamente maschile, essendo io logico, imparziale e scettico. Uno o due mi hanno suggerito che ho una capacità di distinguere più fine rispetto a quella della maggior parte degli uomini, e che mi prendo cura delle mie stanze un po’ come farebbe una donna, anche se questo non si estende allo stile delle decorazioni. Un uomo mi disse che mi mancava la simpatia per certe “manifestazioni più grossolane del carattere mascolino, come il fumo.” Alcune donne pensano che io presti insolitamente attenzione al vestire delle donne. Il mio modo di vestire non è affatto effeminato. Quanto a muscoli, ho una forza media, ma sono flessibile ben oltre l’usuale. Se mi fossi allenato per questo dall’inizio, credo che sarei diventato un buon contorsionista.

“Non ho mai avuto la minima voglia di usare il tabacco, generalmente non prendo né tè né caffè, e raramente qualche liquore, mai liquori di malto. Il dolce è sempre la parte migliore del pasto. Questi gusti li attribuisco in gran parte alla mia vita sedentaria. Quando ero fuori in campeggio osservavo un notevole cambiamento di interessi verso cibi più robusti e blandi stimolanti.

“Il mio coraggio fisico non è mai stato messo alla prova, ma io osservo che altri sembrano contare su di esso. Sono molto aggressivo in materia di opinioni religiose, politiche e sociali. Quanto al coraggio morale sono o imprudente o coraggioso, non so quale delle due cose.

“Sono, forse, capace di fischiare meglio della maggior parte degli uomini.

“Quando ero molto piccolo mia nonna mi ha insegnato a fare certi tipi di ricamo, e ho continuato a farli un po’ di tanto in tanto fino a 24 anni. Poi mi sono irritato per un pezzo che mi agitava, l’ho buttato nel fuoco, e da allora non ne ho voluto toccare più nessuno. Come piccola economia continuo a fare quasi tutto il mio rammendo.

“Ho un’avversione decisa per l’eccessivo uso di gioielli. Il mio estetismo è molto pronunciato rispetto alla maggior parte degli uomini con cui mi associo, anche se non sono mai stato in grado di dargli molto sbocco. È utile per la pulizia, l’ordine e il buon gusto generale . Il mio vestiario è economico e per niente complicato, eppure sembra essere generalmente approvato. Sono stato spesso complimentato per la mia capacità di scegliere i regali e i vestiti più appropriati e di mettere a posto una stanza “.

M. O. afferma di praticare il morso amoroso, a volte, anche se molto delicatamente. Spesso vuole pizzicare chi lo interessa sessualmente.

Considera molto sciocca l’affermazione, fatta da qualche parte, che gli invertiti sono sempre bugiardi. Pochissime persone, dice, sono perfettamente oneste, e quanto più la società rende pericoloso per un uomo essere onesto, tanto meno è probabile che lo sia. Mentre lui stesso non è stato in grado in due o tre casi di mantenere le promesse fatte di trattenersi da rapporti sessuali con alcuni individui attraenti, non si è mai, d’altra parte, reso colpevole di falsità circa i suoi rapporti omosessuali.

La narrazione precedente è stata ricevuta otto anni fa. Durante questo intervallo di tempo, la salute di M. O. è notevolmente migliorata. Vi è stato un marcato aumento delle attività all’aperto e dei relativi interessi.

Due anni dopo che M. O. aveva consultato uno specialista di primo piano che aveva eseguito una psicoanalisi approfondita, lo specialista informò M. O. che era molto meno marcatamente omosessuale di quanto egli stesso supponeva, e consigliò il matrimonio con una donna giovane e bella. Attribuì l’inclinazione omosessuale al fatto che M. O. aveva avuto il suo “naso rotto” all’età di 6 anni, con la nascita di un fratello minore, che da quel momento ricevette tutta l’attenzione e tutte le coccole. M. O. era andato avanti fino a quell’età con un atteggiamento molto affettuoso verso la madre e dipendente da lei. Egli può ricordare amici e vicini che commentavano su questo fatto. In un primo momento M. O. era incline a rifiutare questo suggerimento dello specialista, ma, dopo lunga riflessione, tende ora a credere che fosse davvero un fattore molto importante, anche se non il solo. Dalle sue successive osservazioni di bambini e dai confronti di questi con i ricordi della sua infanzia, M. O. dice di essere sicuro di essere stato affettuoso e espansivo molto oltre la media. Il suo più grande desiderio era di affetto, e il suo più grande dolore a la sua principale preoccupazione era che nessuno si fosse preso cura di lui. A 10 o 11 anni tentò il suicidio per questo motivo.

Anche a seguito della psicoanalisi, ma cercando di eliminare l’influenza della suggestione, egli ricorda e sottolinea maggiormente l’attrazione che sentiva verso le ragazze prima dei 12 anni. Se le sue esperienze sessuali si fossero successivamente dimostrate normali, dubita che quelle di prima dei 12 anni si sarebbero potute considerare tali da fornire la prova dell’omosessualità, piuttosto che solo di una precoce irritabilità nervosa e sessuale, notevolmente accresciuta e orientata dalle pratiche segrete dei bambini con cui si accompagnava. Egli non vede il motivo per cui queste esperienze gli avrebbero dato una inclinazione omosessuale piuttosto che una eterosessuale.

La psicoanalisi ha fatto ricordare a MO che durante il periodo dei primi innamoramenti aveva spesso baciato e abbracciato diverse ragazze, ma gli ha fatto ricordare anche di avere osservato, allo stesso tempo, con una certa sorpresa, che non ne derivava nessun desiderio sicuramente sessuale, anche se probabilmente  la via per soddisfare il desiderio sessuale era aperta. Tali interessi, nella dimensione in cui esistevano, cessarono del tutto o quasi quando la relazione con Edmund si sviluppò. Non c’era comunque nessun rifiuto nei confronti della compagnia delle ragazze e delle donne; le amicizie intellettuali erano principalmente con loro, mentre quelle emotive erano con i ragazzi.

Molto recentemente M. O. ha trascorso alcuni giorni con Edmund, ormai sposato da diversi anni. Senza assolutamente nessun interesse sessuale reciproco, hanno trovato che comunque esisteva ancora un grande legame d’amore. Non deplora nulla del passato, ma ritiene anzi che il risultato finale della loro precedente relazione sia stato buono. La bellezza di Edmund è ancora notevole, ed è sottolineata da altri.

Nonostante la sua sessualità precoce, M. O. aveva fin dall’inizio un disgusto estremo per le storie oscene, e per tutte le associazioni di cose sessuali con parole o aneddoti sporchi. Grazie anche a questo e in parte per il suo temperamento scettico, egli non credeva a quello che gli amici gli dicevano per quanto riguarda le emissioni sessuali, e si convinse solo, quando le visse personalmente; e negò con sdegno i fatti della riproduzione fino a che non li lesse in un libro di medicina. Fino a quando non fu ben oltre il 25 anni, l’avversione fisica per qualsiasi pensiero concernente la riproduzione fu intensa. Conosce altri giovani normali che si sono sentiti allo stesso modo, ma egli ritiene che queste cose possano essere prevenute o superate attraverso l’educazione sessuale come viene ora introdotta nelle scuole americane.

Anche in questo caso, come per le tracce della femminilità, forse due anni fa, qualsiasi impulso a dare morsi amorosi scomparve all’improvviso. C’è stato recentemente un notevole aumento di interesse per il teatro, nato in modo perfettamente naturale e senza alcuna delle caratteristiche rilevate prima. Il piacere infantile per i biglietti di San Valentino è del tutto svanito; M. O. ritiene che recentemente le circostanze siano state più favorevoli allo sviluppo di un’estetica più robusta.

Per alcuni anni non ha sentito alcun chiaro rimprovero circa i suoi possibili atteggiamenti femminili, anche se alcune persone dicono ai suoi amici che è “molto particolare.” Egli forma molte amicizie intime e durature, non sessuali, con uomini e donne, e dubita che la peculiarità notata da alcuni sia dovuta anche alla sua omosessualità oltre che al suo estetismo, al suo  scetticismo e alle opinioni non convenzionali che egli esprime talvolta abbastanza disinvoltamente. Con il miglioramento della salute generale, sono arrivati i cambiamenti che ci si poteva aspettare per quanto riguarda il cibo e altre questioni della vita quotidiana.

Riprendendo la sua narrazione nel punto in cui la precedente comunicazione l’aveva lasciata, M. O. dice che circa un anno dopo, il ragazzo di 17 anni, col quale si era considerato virtualmente fidanzato, fece macchina indietro sull’accordo per quanto riguardava il suo futuro, ma non sulla relazione sentimentale così come giù esisteva. Sebbene fossero separati per la maggior parte del tempo dalla distanza, il rapporto fisico riprendeva ogniqualvolta si incontravano. Successivamente, però, il ragazzo si innamorò di una giovane donna e si fidanzò con lei. Il suo rapporto fisico con M. O. allora cessò, ma l’amicizia comunque continua ad essere forte.

Poco dopo la prima pausa in questa relazione, M. O., attraverso la forza di circostanze del tutto insolite, entrò in grande cordialità e intimità con una giovane donna di notevole fascino. Lui le confidò la sua anomalia, e non fu respinto. Agli altri la loro relazione probabilmente appariva quella di due amanti, e una situazione dolorosa fu creata dalla calunnia di una donna gelosa. M. O. sentì che, per onore, egli doveva proporre il matrimonio. La giovane donna fu evasiva, ma invitò M. O. a trascorrere alcuni mesi a casa sua. Poco dopo il suo arrivo, un triste avvenimento nella sua stessa famiglia lo costrinse ad andare via, e non si incontrarono più per quattro anni. Si scrivevano, ma sempre meno spesso. I suoi rapporti con i ragazzi continuarono.

Prima del suo ultimo incontro con lei conobbe una donna che sposò. La conoscenza iniziò per una comunità del tutto non sentimentale di interessi in alcuni affari pratici, e molto gradualmente si trasformò in un’amicizia intellettuale e simpatica. M. O. non aveva segreti per questa donna. Dopo un esame completo e prolungato di tutti i lati della questione si sposarono. Da allora non ha avuto rapporti sessuali se non con sua moglie. I rapporti con lei non sono appassionati, ma sono animati dal forte desiderio di avere figli. Dell’istinto genitoriale si era reso conto diversi anni prima.

M. O. crede che nessuno stigma morale debba essere legato alla omosessualità a meno che non si possa dimostrare che essa è il risultato della vita viziosa di una persona che agisce in un modo moralmente libero, ma su questo punto non nutre grandi speranze. Ritiene che gran parte della pericolosità e dell’infelicità dell’omosessualità potrebbe essere evitata attraverso una completa e prudente educazione sessuale, come quella che dovrebbe essere data a tutti i bambini, sia normali che anormali.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5354

BISESSUALITÀ E EDUCAZIONE SESSUALE A FINE 800

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quattordicesima

Prosegue la pubblicazione delle Storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis.

Le storie che potete leggere qui di seguito riguardano tutte la bisessualità propriamente detta e ci mettono in condizione di capire come la vita sessuale dei ragazzi e degli uomini di fine 800 fosse molto meno repressa di quanto si crede  e fosse in realtà piena di occasioni di coinvolgimento sessuale, sia etero che omosessuale.

Nell’ultima delle storie, in particolare, si troverà un esempio, in realtà più unico che raro  di un figlio che riceve da suo padre una vera e propria educazione sessuale. Con la mentalità di oggi, alcuni comportamenti di questo padre possono sembrare sospetti. Il figlio, anche se ipotizza che il padre sia a sua volta un invertito, non sembra essere stato condizionato se non positivamente da quanto appreso dal padre verso il quale non mostra alcun risentimento. Il ruolo concreto del padre nell’educazione sessuale del figlio è in realtà una questione poco approfondita e si preferisce, ancora oggi, demandare tutto ad altre agenzie educative se non direttamente alla pornografia.

Buona lettura.

STORIA 28

Inglese, 40 anni, chirurgo. Le esperienze sessuali iniziarono presto, circa all’età di 10 anni, quando un compagno lo indusse a giocare ai rapporti sessuali con le loro sorelle. Non provò alcun piacere. Poco dopo una domestica cominciò a curarlo con affetto e infine lo chiamò nella sua camera da letto quando era parzialmente svestita, accarezzò e baciò il suo membro e gli insegnò a masturbarla. In occasioni successive lei tentò una simulazione del rapporto sessuale, che le diede soddisfazione, ma non riuscì a indurre l’eiaculazione in lui. Al ritorno a scuola la masturbazione reciproca fu praticata con i compagni di scuola, e la prima eiaculazione avvenne all’età di 14 anni.

Lasciando la scuola divenne schiavo del fascino delle donne ed ebbe frequenti coiti intorno all’età di 17 anni, ma preferiva masturbare le ragazze e soprattutto indurre le ragazze di buona posizione, per le quali l’esperienza era completamente nuova, a permettergli di prendersi delle libertà con loro. A 25 anni si fidanzò e la masturbazione reciproca fu praticata all’eccesso durante il fidanzamento; dopo il matrimonio, in genere il rapporto sessuale  aveva luogo due volte ogni ventiquattro ore fino alla gravidanza.

“In questo momento”, egli scrive, “ho soggiornato presso la casa di un vecchio compagno di scuola, a causa dei miei amanti di un tempo. C’erano così tanti ospiti che ho condiviso la camera del mio amico. La vista del suo corpo ha dato luogo a sentimenti lussuriosi, e quando la luce era spenta scivolavo furtivamente nel suo letto. Lui non faceva obiezioni e passavamo la notte a masturbarci reciprocamente. Passammo i successivi quindici giorni insieme, e non ho mai provato lo stesso piacere nel coito con mia moglie, però facevo il mio dovere. Lei è morta cinque anni dopo, e mi sono dedicato anima e corpo al mio amico fino alla sua morte per un incidente l’anno scorso. Da allora ho perso ogni interesse per la vita.”

Sono grato per questo caso ad un noto psichiatra inglese, il quale sottolinea che il paziente appare abbastanza sano, quando lo si osserva, ma presenta una tendenza alla nevrastenia, alla melanconia e al temperamento nevrotico. Il corpo è maschile e peli pubici sono abbondanti. Un testicolo appare atrofico.

STORIE 29 E 30

Riporto il seguente racconto con le parole di un amico intimo di uno dei protagonisti: “La mia attenzione fu attirata all’inizio dallo studio dell’inversione – anche se io allora consideravo tutte le forme di essa come depravate e abominevoli  – nella scuola pubblica, dove nel nostro dormitorio un ragazzo di 15 anni iniziò i suoi amici scelti ai segreti della masturbazione reciproca, che aveva imparato da suo fratello, un guardiamarina. Io non diedi peso a questo fatto in quel momento, anche se me ne ricordai dopo anni, quando ero immerso in Platone, Lucrezio e negli scrittori epicurei. Ma la mia attenzione si fermò sull’inversione, all’età di 20 anni, quando trascorsi una vacanza con A., un compagno con cui ero, e sono ancora, in grande amicizia. Abbiamo apprezzato molte cose in comune, studiato insieme e discusso questioni assai poco convenzionali, ma non questa.  Precedentemente avevamo sempre occupato stanze da letto separate, in questa occasione ci trovavamo all’estero in un luogo di campagna, e siamo stati costretti ad adattarci con quello che abbiamo potuto trovare. Non solo dovevamo condividere la stanza, ma il letto. Non mi ha sorpreso il suo poggiare il braccio su di me, perché sapevo che era straordinariamente attaccato a me, e mi ero sempre sentito un bruto perché non ricambiavo il suo affetto altrettanto calorosamente. Ma sono rimasto sorpreso quando più tardi mi sono svegliato e l’ho trovato occupato nella fellatio su di me mentre cercava di ottenere la mia risposta. Se fosse stato qualcun altro avrei reagito molto male ad una tale libertà, e la nostra conoscenza sarebbe finita, ma mi sono preso cura di lui, anche se in modo non molto espansivo. Questo episodio portò alla discussione dell’argomento. Mi disse che la sua forza sessuale era grande, che l’aveva messa alla prova in molti modi, e che era essenziale per il suo benessere che egli potesse avere soddisfazione in qualche modo. Lui detestava la prostituzione e la riteneva degradante; si sentiva fisicamente attratto da alcune donne e intellettualmente da altre, ma i due elementi non si combinavano mai, e se era stato in intimità con alcune, sentiva che non era giusto per loro, dato che lui non poteva sposarle perché aveva un ideale troppo alto del matrimonio. Si era sempre sentito attratto dal proprio sesso e aveva mantenuto per alcuni anni un’amicizia platonica con un amico intimo del college, X (al quale ho capito che era appassionatamente legato). Entrambi consideravano la cosa perfettamente morale, ed entrambi, stavano meglio a causa del loro rapporto. Entrambi aborriscono la pedicatio. X., tuttavia, non avrebbe mai discusso l’argomento, e sembrava quasi vergognarsene. A., d’altra parte, pur mostrando un grande rispetto di sé in tutte le altre cose, non provava alcuna vergogna, anche se lui dice che non avrebbe mai discusso di questo se non con gli amici intimi o se gli fosse stato chiesto un consiglio privatamente.

“A. è il figlio maggiore di un ufficiale. I suoi genitori avevano 21 e 19 anni, rispettivamente, al momento della sua nascita. Entrambi i genitori sono sani, e i due figli (entrambi maschi) hanno buone costituzioni, anche se quello più grande ne ha una un migliore. Lui è di media statura e arti sottili, portamento fiero, faccia bella e intellettuale (classico tipo greco), eccellente carnagione, modi affascinanti, e buon umore. Il pene è grande, il prepuzio molto breve. È appassionato di filosofia, scienze naturali, storia e letteratura. È riflessivo e paziente piuttosto che intelligente, ma è volitivo e molto attivo quando si impegna, mai a riposo finché non ha compiuto quello che vuole, anche se questo richiede anni. Canta in modo eccellente, ed è appassionato di ciclismo, canottaggio, nuoto, e alpinismo. Gode di ottima salute e non ha mai avuto una malattia neppure per un giorno da quando aveva 12 anni. Dice che l’unico caso in cui non riesce a dormire è quando sta a letto con qualcuno che non può o non vuole soddisfatto. Ha bisogno di soddisfazione almeno una volta alla settimana, due o tre volte nella stagione calda. Non fuma mai e nemmeno beve birra o superalcolici. È ancora single, ma ritiene che il matrimonio potrebbe soddisfare tutte le sue esigenze.

“Anche X è il figlio più grande di genitori  giovani e sani (tra i 21 e i 24 anni alla sua nascita) di classe sociale diversa; il padre è un costruttore. È di gradevole aspetto ma non bello,  molto sensibile, molto ordinato e metodico in tutte le cose, non molto volitivo, e molto riservato verso le donne. È di indole assai studiosa, è soprattutto appassionato di filosofia, politica e scienze naturali, è un buon musicista. Fa poco esercizio fisico ed è di piuttosto facile affaticabilità, è generalmente sano, ma non fortissimo. È vegetariano, ed è stato allevato come un libero pensatore. Fino a due anni fa, non è mai stato attratto verso una ragazza; anzi, non gli piacevano le ragazze, ma adesso è fidanzato. Per circa diciotto mesi ha abbandonato l’omosessualità, ma da allora ha sofferto di incubi, cattiva digestione e irritabilità. Pensa che l’unico rimedio sia il matrimonio, che sta rinviando. Considera l’omosessualità come del tutto naturale e normale, anche se i suoi desideri non sono forti, e una volta ogni quindici giorni è sempre bastata per lui. È stato portato alla pratica dell’omosessualità dal ragionamento di A., e perché ne sentiva una certa vaga esigenza, e questo lo confortava. Pensa che sia una questione di temperamento e non una cosa da discutere, se non da parte degli scienziati. Dice che non lo potrebbe fare se non con il suo più caro amico, alla cui richiesta non potrebbe resistere. Ha un lungo prepuzio, carne come quella di una donna, ed è ben proporzionato.

“Entrambi gli uomini sono interessatissimi alle riforme sociali, nelle quali sono impegnati, uno in modo attivo, l’altro passivamente. Entrambi considerano anche la legge sulla omosessualità come assurda e demoralizzante. Pensano anche che il divieto legale della poligamia sia in gran parte la causa della prostituzione, dato che molte donne non possono vivere una vita onesta e trovare qualcuno che si prenda cura di loro, e ritengono che molti uomini potrebbero sposare una donna per la soddisfazione fisica e un’altra per la soddisfazione intellettuale.

“Si dedicavano totalmente uno all’altro quando li ho conosciuti; sono ancora amici, ma separati dalla distanza. Entrambi sono persone degnissime, e il secondo è fin troppo sincero.”

Secondo informazioni successive, X. si era sposato e le sue tendenze omosessuali erano quasi completamente in sospeso, in parte, forse, per il fatto che viveva tranquillamente in campagna. A. ha sorpreso i suoi amici per il suo ardente attaccamento ad una donna più o meno della sua età con cui si è fidanzato. Dichiara di amare questa donna più di chiunque uomo, ma tuttavia sente ancora una forte passione per i suoi amici uomini. È evidente che la tendenza omosessuale in A. è nettamente più pronunciata che nel suo amico X. Come si trova più spesso nelle persone bisessuali rispetto agli omosessuali, è di tipo prevalentemente maschile, possiede grande vitalità, e desidera esercitare tutte le sue facoltà . Ha un sistema nervoso sano ed è del tutto libero da ogni “nervosismo”. Ha scritto un trattato scientifico e può studiare indisturbato in mezzo a rumori violenti. La sua voce è virile (nel canto è un basso profondo).  Può fischiare. Non è vanitoso, anche se è ben formato e le sue mani sono delicate. Il suo colore preferito è il verde. L’evidente calore del suo affetto per i suoi amici è il principale tratto femminile rilevato in lui. Sogna raramente e non ha mai avuto sogni erotici; questo lo spiega col dire (prima di Freud) che tutti i sogni, non causati da condizioni fisiche, sono sogni di desidero, e dato che egli soddisfa sempre i suoi bisogni sessuali tutti in una sola volta, con un amico o con la masturbazione, i suoi bisogni sessuali non hanno alcuna possibilità di incidere nella sua vita subconscia.

Ci può essere qualche dubbio sulla classificazione dei due casi precedenti: non li conosco personalmente. Il caso seguente, che conosco da molti anni, lo considero chiaramente un vero e proprio esempio di bisessualità: –

STORIA 31

Inglese, possidente, 52 anni, sposato. La sua ascendenza è piuttosto  complicata. Alcuni degli antenati di sua madre, nell’ultimo e nei secoli precedenti, si suppone siano stati invertiti. Ricorda che gradiva le carezze del valletti del padre quando era un ragazzino. Sogna indifferentemente di uomini e donne e prova forte attrazione sessuale per le donne. Può copulare, ma non insiste su questo atto; ha una tendenza a un piacere raffinato e voluttuoso. È stato sposato per molti anni e dal matrimonio sono nati molti figli.

Non ha gusti particolari sulla classe o l’età degli uomini che ama. Sente per quanto riguarda gli uomini più anziani quello che sentono le donne, e gli piace essere accarezzato da loro. È immensamente orgoglioso della sua bellezza fisica; rifugge la pedicatio e non si preoccupa troppo dell’atto sessuale, ma ama le lunghe ore di comunione voluttuosa durante le quali il suo amante lo ammira. Sente la bellezza dei ragazzi giovani. Allo stesso tempo, è molto attratto da ragazze giovani.

È decisamente femminile nel vestire, nel modo di camminare, nell’amore per i profumi, gli ornamenti e le cose belle. Il suo corpo è fin troppo liscio e bianco, i fianchi e i glutei sono arrotondati. Gli organi genitali normali. Il suo temperamento è femminile, soprattutto per la vanità, l’irritabilità e le preoccupazioni insignificanti. È molto preoccupato del suo aspetto fisico e interessatissimo ad essere ammirato; in un’occasione è stato fotografato nudo come Bacco. È fisicamente e moralmente coraggioso. Ha genio per la poesia e la speculazione, con una tendenza al misticismo.

Sente la discordanza tra il suo amore per gli uomini e la società, e anche tra il suo amore per gli uomini e il suo amore per la moglie. Considera l’amore per gli uomini come, in parte almeno, ereditario e innato in lui.

STORIA 32

C. R., medico, età 38 anni. Nazionalità irlandese, con una vena portoghese. “Mia madre viene di un’antica famiglia quacchera. Ero del tutto inconsapevole delle differenze sessuali fino a quando non ebbi circa 14 anni, perché ero stato accuratamente tenuto separato dalle mie sorelle e, anche se di tanto in tanto si impadronivano di me dei desideri strani che non capivo, ero stato vergine nel pensiero e nell’azione fino a quel periodo della vita.

“Quando avevo 14 anni un cugino di qualche anno più grande di me venne a stare con noi e condivise il mio letto. Con mia sorpresa mi afferrò il pene e lo strofinò per un po’, allora una sensazione più piacevole mi invase e aumentò fino a quando un’emissione di sperma uscì dal mio organo; poi lui mi chiese di fare lo stesso con lui. Abbiamo spesso ripetuto il processo nel corso del mese successivo; ero del tutto inconsapevole dei danni che ne potevano derivare.

“Lo stesso anno andai a scuola, ma nessuno dei miei compagni di scuola per un certo tempo mi suggerì tali azioni fino a quando un amico che stava con noi per le vacanze un giorno in bagno ripeté il processo e premette il suo pene tra le mie cosce e una scarica simile ebbe luogo. Ho scoperto in poco tempo che molti dei miei compagni di scuola e cugini maschi avevano gli stessi desideri, e un fratello maggiore del mio primo iniziatore alla sessualità ripetutamente passava la notte con me, e allora ci divertivamo in modo simile.

“Un po’ più tardi, quando mia madre era lontana da casa, condivisi il letto di mio padre, lui prese il mio pene in mano e tirò il mio prepuzio indietro. Io in risposta afferrai il suo e scoprii che aveva un’erezione. Continuai a strofinarlo fin quando non mi fermò e mi disse che non dovevo farlo, perché quando fossi stato più grande avrei amato una donna che avrebbe fatto quella cosa e che se non mi fossi strofinato da solo e non avessi consentito ad altri ragazzi di farlo, mi sarei divertito molto di più. Io sono quasi certo che mio padre fosse un invertito, perché lui spesso, quando era a letto con me, usava premere il mio corpo nudo contro il suo e aveva sempre una forte erezione. Una volta mi strofinò fino a quando non ebbi l’eiaculazione e poi, girando sulla schiena, mi fece prendere il suo pene in mano e si fece strofinare per pochi minuti. Avevo l’abitudine di scherzare spesso con mio padre perché a partire dal mio diciassettesimo anno il mio pene era più grande del suo. Tornerò a parlare di mio padre tra un po’. Quando avevo 17 anni un amico del college condivise il mio letto, e quando ci spogliammo disse che invidiava il mio pene che era tanto più grande del suo; una volta entrati nel letto, mi chiese di girare dalla mia parte e mi accorsi che stava tentando la pedicatio. Ero stupito della sua azione e allora mi informò che accanto a una donna quel processo dava più piacere. Tuttavia, non se ne face nulla, e questa è l’unica esperienza di pedicatio che io abbia mai avuto.

“Quando avevo 18 anni, una sera un compagno di università mi fece conoscere una donna e lei è stata la prima con la quale io abbia mai avuto una relazione. Siamo andati dietro alcune rocce e lei ha affettato il mio pene e lo ha stretto nel suo corpo, stando stesa contro di me.

“Mio padre, evidentemente sospettò qualcosa su di me quando tornai a casa, e pochi giorni dopo, mi disse che era molto pericoloso avere a che fare con le donne, che avrei dovuto aspettare fino a quando fossi stato più grande, che quando un ragazzo è diventato un uomo deve avere una donna di tanto in tanto, e che se avessi mai avuto una brutta malattia dovevo dirglielo subito in modo da poter essere adeguatamente curato.

“Al college ho trovato molti compagni che erano desiderosi di condividere il mio letto e di indulgere alla masturbazione reciproca, premendo i nostri corpi insieme faccia a faccia fino a quando non vi fosse stata eiaculazione da entrambe le parti, ma non trovai mai più nessuno che cercasse il rapporto anale.

“Poco tempo dopo ero a Bruxelles e feci la mia prima visita a un bordello, un posto vicino alla Cattedrale. Ho scelto una ragazza di circa 18 anni tra otto bellezze nude esposte alla mia scelta. Lei era avara e mi chiese 10 franchi, Ne avevo pagati 20 per la mia camera e me ne erano rimasti solo due. Volevo che lei giocasse con me, ma lei prese solo il pene e mi tirò verso di lei con un’azione così vigorosa che eiaculai molto rapidamente. Ero così disgustato dal risultato che mi masturbai quando tornai alla mia pensione.

“Un anno dopo feci una visita in Portogallo e i miei amici, lì, spesso, mi portarono ai bordelli e mi presentarono anche a donne di facili costumi. Avevo rapporti con loro; le prostitute portoghesi non mi hanno mai suggerito nulla di innaturale e in nessun caso un maschio mi ha approcciato per scopi sessuali.

“Quando divenni uno studente di medicina, usavo visitare un bagno turco di frequente, in un’occasione ho scherzosamente schiaffeggiato un amico sulle natiche, mio padre, che era presente, mi ha detto di non farlo perché non era un comportamento corretto in pubblico, se mi piaceva farlo a lui o ad un altro o ad altri due non c’era nulla di male in privato. Fino a quando non ebbi 21 anni, nel bagno mio padre copriva sempre il suo pene alla mia vista, ma dopo che raggiunsi la maggiore età, si mostrava sempre e più volte mi fece vedere immagini di donne nude, e mi insegnò anche l’uso del preservativo.

“Nel mio ventiquattresimo anno, un uomo alto che era solito frequentare le terme un giorno sedette accanto a me e giocosamente mi toccò le dita dei piedi con le sue, poi premette la coscia nuda contro la mia e un po’ più tardi nella camera di raffreddamento allungò la mano sotto il mio asciugamano e afferrò il mio pene, poi mi chiese di incontrarlo un paio di giorni più tardi nei bagni, dicendo che sarei stato soddisfatto di quello che lui avrebbe fatto.

“Sono andato all’appuntamento e lui mi ha portato nella stanza più calda, dove ci stendevamo sul pavimento, in pochi minuti si girò su un fianco e gettò una delle sue gambe su di me, mi spaventai e balzai in piedi, aveva una potente erezione, ma mi rifiutai di sdraiarmi di nuovo, anche se lui tirava il suo prepuzio indietro per eccitare i miei desideri, io avevo paura di essere sorpreso da un altro bagnante. Ho incontrato quest’uomo due volte in occasioni successive e lui mi ha fatto delle avances. Credo che avrei ceduto allora se ci fossimo incontrati in una casa privata.

“Poco tempo dopo incontrai un signore anziano presso i bagni che, anche lui mi fece delle avances, ma per paura io resistetti. Non mi piaceva perché aveva un alito cattivo e i denti guasti; e poi ero ora in grado di andare in continente e godere del fascino femminile secondo il desiderio del mio cuore.

“Dopo la qualificazione sono entrato nell’esercito in Sud Africa e con mio grande stupore trovai molti dei miei compagni appassionati della compagnia maschile, un ufficiale che era stato ferito condivideva la mia camera da letto in un ospedale militare, e quando ci spogliavamo, spesso ammirava il mio pene, avevamo l’abitudine di giocare l’uno con l’altro fino a quando non raggiungevamo erezioni potenti, ma non ci siamo mai masturbati né abbiamo provato qualche vizio contro natura.

“Ero solito avere rapporti sessuali con le donne tanto spesso quanto potevo, e ho spesso visitato i bagni turchi e ho scoperto che diversi clienti erano anormali, e anche uno dei massaggiatori, quest’ultimo si divertiva a giocare con il mio pene, baciandomi e facendomi il solletico.

“Mi sono sposato a 28 anni. La mia vita coniugale è stata normale e mia moglie ed io siamo ancora innamorati uno dell’altra, abbiamo avuto diversi figli.

“Le mie ultime esperienze sessuali sono state in Australia, una volta a Sydney, ai bagni, un compagno bagnante giocosamente cominciò a farmi il solletico, quando ebbi un’erezione, lui afferrò il mio pene, io mi alzai di scatto, e lui mi chiese di fare con lui qualsiasi cosa mi fosse piaciuto fare. Mi rifiutai. Una volta a bordo di un piroscafo costiero un compagno di viaggio aveva l’abitudine di mettersi in mostra, in posa come una statua; diventammo molto intimi e lui voleva che io passassi una notte con lui. Ho rifiutato anche le sue offerte.

 ”Sono molto sano e forte, appassionato di equitazione, pesca, e tiro. Conduco una vita molto attiva. Non sono né musicista né artista, ma mi piace molto sentire la musica e ammiro le opere d’arte.

 ”Di persona io sono alto 6 piedi, tendente al grasso, il mio corpo è molto forte, il mio pene è di sei pollici di lunghezza a riposo e otto in erezione, posso senza fatica eiaculare due volte nella notte e ho rapporti sessuali almeno due volte alla settimana. Il mio scroto è teso e entrambi i testicoli sono grandi. Sono un po’ lento a eiaculare. Dopo il matrimonio, non ho mai avuto nessun desiderio di avere rapporti sessuali con nessun’altra donna, ma più volte ho incontrato uomini che mi hanno attratto. Ho un amico (un altro medico ) che mi conosce molto bene e se passiamo la notte insieme giochiamo uno con l’altro. Ho un grande desiderio che lui mi circoncida. Non ci siamo mai lasciati andare a nulla che non fosse sentire o premere insieme i nostri corpi come scolaretti.

“Il mio colore preferito è il verde.

“I miei sogni erotici, quando ne ho, sono di mia moglie o di un amante maschio.

“L’inversione sessuale è molto più diffusa di quanto comunemente si suppone e non ho mai avuto alcun rimorso di coscienza dopo nessuno dei miei rapporti amorosi. Considero l’istinto omosessuale come del tutto naturale, e, tranne che per quanto riguarda mia moglie, è più forte nel mio caso dell’istinto eterosessuale. Non ho mai iniziato un giovane alla vita sessuale né ho avuto alcun desiderio di sedurre una ragazza. I ragazzi sotto i 17 anni, o le persone di bassa classe sociale, non mi attraggono.”

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5346

BISESSUALE SPOSATO

Riporto qui di seguito uno dei documenti che sono stati pubblicati nel volume “Essere Gay” (la vita dei gay attraverso l’analisi di esperienze reali) della Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/manuale_di_omosessualita.pdf (si tratta di una discussione tratta dal Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/

—oooOooo—

ROBERT:

Ciao a tutti, ho bisogno di un po’ di consigli…

Ho 34 anni, sposato da 5 e insieme a lei da circa 15 anni. Fortunatamente, ad oggi senza bimbi anche se proprio recentemente abbiamo deciso di metterne in cantiere uno!

Fin da giovanissimo ho sempre avuto una vita totalmente etero, le prime esperienze nell’adolescenza e poi l’incontro con la donna che ho scelto come compagna di vita e che non ho mai tradito con nessun’altra donna; nonostante ciò ho sempre compreso ed apprezzato la bellezza del corpo femminile, quanto di quello maschile, senza però mai pensare di poterlo poi desiderare fisicamente (e mentalmente).

Negli anni di università, essendo distante dalla mia fidanzata e pur vivendo una vita eterosessuale con lei, mi è capitato spesso di fare delle semplici sessioni su skype con ragazzi della mia età, esperienza semplice e veloce! Più un’esigenza fisica più che altro, così l’ho sempre interpretata!

Circa due anni fa, in un periodo in cui io mi ero trasferito per 5 mesi all’estero, ho riprovato l’esperienza di quelle videochiamate ed ho – quasi inspiegabilmente – scoperto di piacere a molti dei ragazzi etero/bisessuali/gay con cui ho chattato. La cosa ha iniziato a piacermi e ho continuato a dialogare con alcuni di questi ragazzi, lasciando però tutto nella sfera virtuale, ma in alcuni casi creando amicizie che ancora oggi, con mille difficoltà, sto cercando di portare avanti. Soltanto una volta mi sono incontrato con un ragazzo molto più giovane di me (19 anni) che mi aveva coinvolto più mentalmente che fisicamente, ma la cosa è finita lì in quanto non l’avevo ritenuta particolarmente interessante, fino a quando….

Fino a quando ormai due mesi fa, in una noiosissima mattinata di lavoro entro su FB e vedo un post di un mio amico gay con una foto estratta da una pagina di una nota applicazione per incontri gay, mi incuriosisco, scarico l’app e creo un profilo. Da lì a poco iniziano ad arrivarmi messaggi di altri utenti che mi chiedevano di inviargli una foto del fisico e del viso. Dopo tante richieste e altrettanti dinieghi, all’ennesima richiesta rispondo un po’ piccato allegando la foto: tempo qualche secondo e il ragazzo mi chiede se per caso lavorassi nella società in cui lavoro. Mi si gela il sangue, non mi ero accorto che quest’applicazione per cellulari indicava anche i metri di distanza tra gli utenti!!! Preso un po’ dal terrore, ma avendo ormai inoltrato la mia foto completa, gli dico di sì ed iniziamo così a chattare e a conoscerci. Lui ha la mia stessa età, uno sguardo profondo e soprattutto un bel fisico, muscoloso e asciutto al punto giusto: il canone di bellezza maschile che mi è sempre piaciuto.

Dopo circa 4 giorni, decido di incontrarlo per prendere un caffè e gli dico di essere sposato e di non aver mai avuto una relazione con un uomo né di aver mai avuto rapporti sessuali. Lui inizialmente ci rimane un po’, però poi dice che gli piaccio e che vorrebbe frequentarmi. Così dopo qualche giorno, ci incontriamo e passiamo un bel – ma per me ricco anche di ansia, tanta ansia – pomeriggio insieme, fatto di tenerezza ed intesa. Scopro così che oltre ad avere un bel fisico ha anche una bell’anima, profonda e sensibile, ricca e generosa! Ormai da circa due mesi, dunque, va avanti questa relazione e io penso di iniziare a provare un sentimento – che non è amore o per lo meno non è nella forma che io ho già sperimentato con mia moglie – e se prima pensavo che il mio fosse un bisogno “sessuale” ho realizzato grazie a lui che ciò che mi manca è poter fare affidamento anche su un uomo, sentire il suo corpo, la sua vicinanza fisica, la sua prestanza ed avere un confronto alla pari. Insomma, ricercare tutte quelle sensazioni di sicurezza e accoglienza che ho sempre dato io a mia moglie e a tutte le persone a cui voglio bene.

Tutto questo per dirvi che… sono confuso! Non so come potrà evolvere questa relazione con lui a cui sento di non riuscire a dare il 100% di me stesso – questo mi fa male perché sento che lo sto privando della possibilità di godersi un amore vero e totale – e molto spesso mi verrebbe voglia di rendere partecipe mia moglie della felicità e della sensazione di completezza che sto raggiungendo anche grazie alle sensazioni che sto provando con lui.

Vorrei tanto confermarle che l’amo e che i progetti di vita che abbiamo fatto insieme li faremo insieme, ma allo stesso tempo vorrei convincerla della mia necessità di avere al mio fianco anche un uomo che possa rassicurarmi e parlarmi come solo un uomo potrebbe fare.

Ho pensato di dirglielo, ma so che le farei tanto male perché conosco l’idea che ha dei bisessuali (se i gay li tollera, per i bisessuali dice che sono dei pervertiti perché fanno quelli che “‘ndo cojo cojo!”) e non se lo meriterebbe; ma soprattutto dubito che possa capire.

Mi servono disperatamente consigli, voglio valutare la situazione con il vostro aiuto così da avere più elementi sotto mano e, qualora dovessi stravolgere la mia vita, vorrei avere un quadro più completo possibile delle conseguenze.

Grazie mille per l’aiuto!!

R.

PROJECT:

Ciao Robert, prima di tutto benvenuto nel forum!! E adesso passiamo alla questione specifica. Intanto la tua mail è “un classico” nel senso che è molto difficile descrivere meglio di così che cosa sia la vera bisessualità, cioè il fatto di provare un profondo coinvolgimento sessuale ed emotivo sia verso gli uomini che verso le donne. Intendo dire che nella maggior parte dei casi si assiste ad una dissociazione dell’emotività che resta eterosessuale dall’affettività che invece è marcatamente omosessuale, il che significa che un rapporto affettivo con un uomo diventa particolarmente difficile. Ma nel tuo caso affettività e sessualità non sono dissociate nemmeno un po’ e quindi tu puoi provare un vero innamoramento verso un uomo (cosa che in caso di dissociazione non si realizza).

Va detto subito che la vera bisessualità, per intenderci quella come la tua, non è una cosa comune. Ci sono molti più gay che veri bisessuali e sicuramente molte più persone con una bisessualità dissociata (affettività etero e sessualità gay) che persone realmente bisessuali.

La situazione di un bisessuale dissociato, paradossalmente, è meno complicata, perché le sue esigenze omosessuali possono essere risolte in modo occasionale e mettono meno in crisi la vita etero che tende almeno a livello affettivo a rimanere stabile. Per un vero bisessuale, la presenza di un compagno è invece prima di tutto una necessità affettiva e quindi il vero bisessuale tende a costruire rapporti stabili e seri con un uomo, esattamente come tende a fare con una donna, ma qui sorge il vero problema, perché una relazione etero seria, tanto più se formalizzata nel matrimonio, presuppone l’esclusività; anche una relazione gay seria presuppone l’esclusività, pur se forse in grado minore di quanto accade in un rapporto matrimoniale, ma per un bisessuale, e a maggior ragione per un bisessuale non dissociato, l’esclusività è una forzatura molto pesante. Un bisessuale, in ogni caso si trova di fronte ad una scelta: o lascia la sua vita affettiva e sessuale molto fluida, non solo senza sposarsi, ma proprio senza pretendere o cercare di realizzare relazioni stabili di nessun tipo, oppure deve necessariamente sacrificare la metà della propria affettività-sessualità.

In una situazione come la tua c’è addirittura un matrimonio e c’è alle spalle una vita eterosessuale durata diversi anni e col presupposto sia implicito che esplicito della stabilità. Dato che la tua vita al tempo del matrimonio era stata sempre e solo etero, arrivare al matrimonio era quasi una cosa automatica, voglio dire che chi sa di essere gay o di essere bisessuale dovrebbe pensarci molto bene prima di sposarsi, nel tuo caso non potevi prevedere l’evoluzione a distanza di anni della tua affettività-sessualità e quindi nessuno può farti una colpa di nulla. Non avete figli, ma dici che ci state pensando, beh, data la situazione cercherei di pensarci molto bene prima, soprattutto perché tua moglie non sa come stanno le cose e potrebbe non accettarle affatto, cosa molto probabile. Se non ci sono figli, con tutti i problemi che questo può comportare, si arriva alla separazione e poi al divorzio, ma se i figli ci sono i problemi rischiano di diventare molto grossi, non intendo solo dire per te, ma soprattutto per i figli che comunque sono costretti a vivere situazioni stressanti che possono avere per loro risvolti psicologici seri anche a distanza di anni. Anche con una moglie consapevole e disposta ad avere figli, il fatto di mettere al mondo un figlio, per un bisessuale sposato è comunque problematico, ma se la moglie è inconsapevole può ritenere di essere stata ingannata, non all’atto del matrimonio, ma quando tu stesso sei arrivato alla consapevolezza di come stavano le cose.

Altra osservazione: tu sei sposato, beh un uomo sposato, per un gay non è certo la scelta migliore, un gay sa benissimo che mettersi con un uomo sposato crea molte complicazioni e mettersi con un uomo sposato con figli ancora peggio. Questo significa che trovare un compagno per creare una coppia gay non sarebbe comunque facile. In genere, quando ci sono i figli, l’unica cosa possibile “realisticamente” sono le scelte di compromesso, in cui si crea un rapporto con un uomo, ma diciamo così, di basso profilo, più un rapporto di amicizia amorosa che un rapporto di coppia, perché l’esigenza fondamentale è la tutela dei figli. In una situazione del genere anche le mogli sono molto più prudenti nella scelta di separarsi, comunque è fondamentale mantenere con la moglie un rapporto chiaro e cercare di farle capire come stanno le cose, anche a rischio di mettere in crisi in matrimonio. Quando i figli non ci sono, le scelte possono essere meno di compromesso, ma resta il fatto che anche un rapporto di coppia gay stabile, finisce per non andare bene per un bisessuale vero, perché alla fine un compagno gay non vede il bisessuale come bisessuale ma lo vede come gay e si aspetta da lui una esclusività di tipo quasi matrimoniale. Realisticamente si potrebbe pensare piuttosto ad un’amicizia amorosa, se il partner è disposto ad accettare un rapporto di questo tipo, cosa possibile, se si trattasse di rapporti molto liberi e in ogni caso bisognerebbe fare lo sforzo di parlare chiaro con la moglie, anche a rischio di mettere in crisi il matrimonio, cosa qui meno dirompente che quando ci sono i figli.

So bene che moltissimi ragazzi gay non accettano il fatto che io tenda a consigliare soluzioni di compromesso, ma sono ragazzi gay e non bisessuali e soprattutto non hanno la prospettiva della vita matrimoniale. Questo è però onestamente quello che penso e anche la sintesi delle esperienze analoghe emerse da Progetto Gay.

Ti consiglierei di leggere nel volume “Essere Gay” i capitoli relativi alla bisessualità e ai gay sposati, in cui sono riportati diversi esempi reali di situazioni che potrebbero essere per te di interesse.

PUGSEY:

Ciao Robert, ho 33 anni, quasi 34, quindi posso darti un parere personale molto sentito. Sono gay, e mi sono accettato come tale a 23 anni, dopo un periodo di latenza bisessuale durato qualche anno.

Vivi questa vicenda che ti è capitata, come meglio credi, qualunque esito prenda la questione, però un consiglio molto “di pancia” te lo voglio dare: visto che solo adesso ti sono venuti dei dubbi sulla tua sessualità, evita di concepire un figlio con tua moglie, prima di esserti ben chiarito mentalmente. Per quanto un figlio è sempre un dono di Dio, vista la situazione potrebbe andare tutto a suo discapito in caso di divorzio, dico affettivamente. Non solo, immagina le conseguenze giuridiche che la cosa potrebbe avere se lasci tua moglie in presenza del bambino (che non avresti se non prolifichi). Se vorrai avere un consiglio a qualche tuo dubbio, siamo sempre pronti a darti il nostro parere in chat. Anzi, ti invito proprio ad entrare in chat così parliamo tranquillamente per discorrere di questa tua confusione mentale che stai vivendo.

Un caro saluto

Pugsley

ROBERT:

Caro Project,

Grazie innanzitutto per avermi fornito degli utilissimi elementi riguardo la mia condizione di – ora lo posso dire più tranquillamente – bisessuale vero.

Dall’analisi che hai fatto emerge, come al solito, che le situazioni chiare e semplici non mi si addicono proprio; al contrario, nonostante le evidenti difficoltà che ho avuto e che, probabilmente, continuerò ad avere, sono un po’ sollevato dal fatto che tu abbia riconosciuto in me la “vera” bisessualità. Condizione questa di cui ho parlato spesso proprio con Lui – che chiamerò Enzo – ed altri amici di chat che, come tu descrivi bene nel volume Essere Gay, mi hanno sempre risposto dicendo che la bisessualità non esiste e che dovevo ammettere di essere gay: insomma, come aggiungere confusione ed incertezza alla mia già difficile situazione!

È un momento davvero difficile, soprattutto perché oltre alla mia felicità in questo caso ci sono in ballo anche le vite di altre due persone – mia moglie ed Enzo – per le quali, in modo e con intensità diversa, provo un sentimento forte e profondo. È davvero tanta in me la paura di poter perdere mia moglie nel momento in cui le dovessi confidare la mia bisessualità e, allo stesso tempo, di poter perdere Enzo a fronte della certezza ad oggi di non potergli garantire alcun rapporto di esclusività.

Allo stesso tempo, penso di dover parlare a mia moglie di me, della mia situazione e del fatto che ho scoperto ad oggi di non sentirmi completamente me stesso perché una parte di me richiede qualcosa che lei non può darmi e che ricerco in un uomo. Facile a dirsi…no?

Mi domando a questo punto quale possa essere il passo successivo. Come dirglielo? Tacere sulla relazione che sto avendo con Enzo? E poi che accadrebbe se pensasse che si tratta soltanto di “follie” passeggere senza fondamento, in quanto non ho mai provato un sentimento per un uomo? Allora dirgli di Enzo? Facendola sentire ancora più tradita?

La confusione aumenta sempre di più e sono ancora più confuso su come agire perché, leggendo il volume che mi hai consigliato, capisco che anche qualora trovassi il coraggio di parlarne con lei la situazione non conoscerebbe comunque miglioramenti evidenti e prolungati. In particolare il passo in cui dici:

“Per un bisessuale 50/50 adeguarsi ad una sessualità esclusiva, sia essa etero o gay, costituisce un vincolo decisamente restrittivo ed in questi casi, realizzata metà della propria sessualità nel rapporto di coppia, è difficile ridurre l’altra metà alla sola masturbazione e si sente concretamente l’esigenza anche di una relazione di coppia dell’altro tipo.

In genere un bisessuale con componete gay al 50%, dato l’ambiente sociale in cui vive, tenderà ad orientarsi più a formare una coppia fissa etero che non una coppia fissa gay che sarebbe controcorrente. In genere per un bisessuale, proprio perché è molto più facile vivere una sessualità di copia etero, i modelli tipici della coppia etero finiscono per essere dominanti.”

Mi sembra dunque più una condanna la mia piuttosto che una strada per cercare la felicità, conscio ormai – e l’ho pensato un po’ sempre – che nel momento in cui dovessi decidere di stare con mia moglie o di seguire Enzo mi troverei sempre “non completo”, non adeguato, non felice. Eppure, sarebbe così bello poter condividere con le persone amate la propria felicità, l’essere realmente se stessi e dimostrare di poter amare – in modi ed intensità diverse – persone di sesso diverso e dello stesso sesso. Perché la società ci costringe all’esclusività? A sacrificare noi stessi e i nostri sentimenti?

Per quanto riguarda il discorso figli, siamo in una fase un po’ di stallo. Indipendentemente dalle considerazioni sulla mia situazione personale ed intima, stiamo valutando bene la cosa perché non siamo convinti, non tanto di poter crescere e dare amore ad un eventuale figlio, quanto della certezza che potrà regalarci felicità sia come genitori, sia come singole persone.

La felicità è spesso quello che tutti cerchiamo; io, al contrario di tanti, ho sempre anteposto, nella mia vita da figlio, da marito e da amico, la felicità altrui alla mia e forse è proprio per questo che adesso sono arrivato al limite e la sto cercando, la desidero anche io per me. Pur conscio di non aver la certezza di raggiungerla e di dover necessariamente intraprendere un percorso difficile. Non so se avrò il coraggio, dovrei trovarlo, per me stesso…

Grazie ancora per la pazienza che hai nell’ascoltare le persone che si avvicinano a questo forum e per la professionalità e il garbo con cui rispondi alle loro richieste di aiuto e chiarimento. Davvero un bel lavoro!

R.

ROBERT:

Caro Pugsley,

grazie davvero anche a te per il saggissimo consiglio “di pancia”, ma secondo me molto ragionato, che mi hai voluto dare.

La mia intenzione, in questa piena e totale confusione, è evitare di fare del male alle due persone coinvolte, chi consapevolmente – Enzo – chi a sua insaputa – mia moglie – in questa nuova situazione che mi sta stravolgendo la vita. Come dicevo a Project, per ora il progetto figli è un po’ in stand-by per diverse motivazioni, ne parliamo spesso ma ancora non siamo totalmente convinti e stiamo procrastinando, sebbene l’intenzione di fondo permanga, ad oggi.

Accetto con piacere anche il consiglio di venire a fare quattro chiacchiere in chat, anche se sarà un po’ difficile visto che la vita di coppia permette di ritagliarmi solo alcuni istanti di intimità.

Qualsiasi ulteriore consiglio vorrai darmi, anche su quanto ho risposto a Project, sarà ben accetto: ne ho forte bisogno!!!

Grazie ancora per il supporto,

R.

PROJECT:

Ciao Robert,

sì effettivamente per un bisessuale l’esclusività è una condanna ed è una condanna sostanzialmente di origine sociale. Moltissime cose, che si danno comunemente per scontare, come se fossero delle leggi di base della vita, sono il realtà delle convenzioni che si sono cristallizzate nei secoli e che “oggettivamente” sono dei puri preconcetti. Noi abbiamo un modello di famiglia basata sul matrimonio che è un’istituzione che parte da postulati tutt’altro che ovvi. Lo stesso presumere di poter vincolare i sentimenti creando delle obbligazioni giuridiche per l’affettività e per la sessualità è assurdo. Ci si può obbligare per il futuro (e per brevi periodi) a svolgere un lavoro o a pagare una somma, ma non certo ad amare una persona. I fallimenti matrimoniali in Italia sono ormai più del 50% dei matrimoni, più del 50% dei matrimoni finiscono in separazioni e divorzi, segno che l’istituzione si basa su presupposti incongrui. La logica del matrimonio è tutto o niente, o amore al 100% e sempre o il matrimonio non esiste, la realtà però è completamente diversa, l’amore può essere al 70% o al 50% e anche meno ma è pur sempre amore. Il discorso vale anche in campo gay, tutti i ragazzi gay, all’inizio, sognano storie tipo principe azzurro e amori travolgenti ed eterni, poi piano piano imparano ad uscire dal mondo della favole e a tenere i piedi per terra nel mondo della realtà. Tantissimi gay, smettono di cercarsi un compagno, perché la vita di coppia di tipo matrimoniale può anche andare bene se sono verificati dei presupposti inderogabili, cioè se si tratta di una vera coppia “spontaneamente” esclusiva, il che però è molto raro. Va benissimo il riconoscimento del matrimonio omosessuale per il riconoscimento di una parità di diritti, ma come è accaduto in Spagna, il numero di matrimoni omosessuali sarà certamente basso, e va aggiunto che se fosse alto per effetto della pressione sociale, come accade tra gli etero, andrebbe incontro alle stesse patologie del matrimoni etero e si arriverebbe una proporzione simile di divorzi e separazioni. Nel mondo etero il matrimonio ha, in teoria, come finalità la tutela dei figli (come se costringere i genitori a rimanere insieme per legge fosse la situazione migliore per i figli), ma nel mondo gay dove l’ipotesi dei figli è marginale l’obbligo legale sarebbe controbilanciato solo da vantaggi economici come la reversibilità della pensione che però potrebbero essere legati, più che al matrimonio, all’assunzione di obblighi di mutua assistenza, perché spesso i matrimoni, con gli anni, diventano solo questo. Oggi come oggi la pretesa di esclusività esiste e penso che le cose resteranno così ancora per moltissimi anni. Ma che cosa si può fare? Fare capire ad una moglie che è cresciuta nel mito del matrimonio che un uomo bisessuale può sentirsi costretto in un rapporto esclusivo? Pretendere che questa donna ragioni con una mentalità che sarebbe in radicale disaccordo con la tradizione secolare della sua famiglia e di tutta la società? Francamente è difficile credere che la cosa possa funzionare. Ho visto anche, rarissimamente, donne che si sono adeguate a una situazione simile, ma devo dire che ne hanno sofferto moltissimo. D’altra parte tenere un piede in due scarpe non è nemmeno una soluzione praticabile perché è sostanzialmente un inganno nei confronti della moglie. E c’è anche un’altra complicazione, cioè che parlare con la propria moglie in modo libero comporta il fatto che poi lei ne parlerà “riservatissiamente” ai genitori e agli altri familiari e che loro, sempre ”riservatissimamente” ne parleranno ad altri, finché tutti sapranno non come stanno le cose realmente ma che tu sei uno strano, che hai in mente idee strane, che fai cose strane, ecc. ecc.. D’altra parte l’alternativa è chiudere del tutto nell’armadio l’altra metà della propria affettività e della propria sessualità, reprimendosi per cercare di salvare il matrimonio, cosa che alla lunga renderebbe il matrimonio stesso opprimente e insopportabile. Ultima osservazione: tra la scoperta del proprio lato gay e la possibilità di creare una storia “stabile ma non esclusiva” con un uomo c’è un abisso, visto da fuori sembra tutto facile ma i problemi si manifestano sempre dopo. In conclusione si tratta di una situazione molto complicata che comunque ti porterà a sacrificare qualcosa perché, che lo dicano o meno, sia tua moglie che l’uomo che ti interessa non si contenteranno del 50% di te.

TORALBA:

Ciao Robert,

Il mio orizzonte di esperienze è essenzialmente differente dal tuo. Esprimere un parare sulla situazione, per lo meno da parte mia, sarebbe quanto meno azzardato. Concordo in pieno con quanto hanno evidenziato sia Project che Pugsley, e cioè che la situazione nella quale ti trovi merita una profondissima riflessione, soprattutto per quanto concerne l’eventualità che tu e tua moglie vogliate avere figli. L’unica cosa che posso davvero dirti, è riflettere su come immagini la tua vita futura e in quale modo ti sentiresti davvero realizzato. Potresti, è vero, vivere una doppia vita, fatta del ricambio affettivo di tua moglie e, al contempo, di Enzo o di qualsiasi ragazzo con cui, eventualmente, ti sentiresti sulla stessa lunghezza d’onda. Ma potresti davvero riuscire a sopportare e a vivere una relazione così complicata e ansiogena? Mi viene difficile immaginare una doppia vita che sia realmente appagante e vissuta in maniera davvero tranquilla.

Da come parli, si evince che i sentimenti sia nei confronti di tua moglie che nei confronti di Enzo sono sinceri, però tu stesso avverti l’esigenza di metterti nei loro panni: qual è la vita che loro desiderano? Tua moglie con te desidera un rapporto esclusivo con il coronamento dei bambini. Enzo, presumibilmente, alla lunga potrebbe esigere da te un rapporto più esclusivo. La loro idea di vita e le loro esigenze affettive vanno rispettate tanto quanto le tue, per questo come problema centrale si pone la questione legata a quale vita tu davvero desideri.

Nella tua situazione, non saprei sinceramente come comportarmi. Personalmente tento di essere sempre onesto con le persone, per cui, probabilmente, cercherei di essere chiaro con mia moglie. Ma è un ragionamento puramente ipotetico e teorico che, se mi trovassi a viverlo, non saprei davvero come affrontare. La vita è sempre molto più complicata di qualsiasi teoria.

Ovviamente questo non è il suggerimento che ti do. Fare un passo del genere comporta dei rischi concreti che sfuggono al nostro controllo. Ma, al tempo stesso, il rapporto con tua moglie è già profondamente mutato.

Un caro saluto.

ALYOSHA:

Condivido molte delle cose che ti hanno scritto. Per come la vedo personalmente il discorso sul proprio orientamento sessuale potrebbe però risultare riduttivo. Proprio qualche giorno fa si leggeva in questo forum di un ragazzo che pare avere costruito una relazione affettiva con altri due ragazzi e si trovava anche lui di fronte al bivio di dover decidere cosa fare e come te pareva delineare dei caratteri complementari con entrambi i ragazzi che per ragioni diverse soddisfacevano lati diversi di lui. Anche lui come te fantasticava su un eventuale rapporto a tre, assai improbabile e non solo per questioni sociali ma per l’evidente difficoltà che ognuno di noi prova nel dover accettare di non essere sufficiente. Di situazioni simili in versioni etero poi ne trovi quante ti pare. Ti inviterei perciò a separare il momento della presa di consapevolezza della tua sessualità dalla situazione concreta nella quale ti sei incastrato e dalla quale in previsione potrai uscire solo facendo saltare il banco.

È evidente che tua moglie non accetterà mai la situazione e in proposito ti invito a leggere le tante storie di ragazze che in questo forum hanno condiviso la loro esperienza. Si tratta di donne confuse, che hanno difficoltà ad accettare l’omosessualità del proprio partner, e ad arrendersi all’evidenza che non possono essergli di aiuto. Tutte cose senz’altro complicate dalla tua situazione che è già poco chiara di suo, in quanto andresti a comunicare che sei bisessuale.

Non è neanche chiaro quanto il ragazzo in questione abbia contezza della tua bisessualità e accetterebbe sul serio di spartirti con la moglie e quanto piuttosto invece non stia aspettando che tu prenda una decisione chiara, sperando magari che nel dirlo a lei tu interrompa il rapporto con tua moglie per cominciare una relazione esclusiva con lui. Ti soffermi poco sulla questione, ma da quel poco che hai scritto pare tu ti sia già trovato nella condizione di dovergli spiegare che il rapporto con lui non ti completa al 100% e posso ipotizzare che non l’abbia presa bene.

Purtroppo tu non ti sei presentato da bisessuale ad entrambi, e loro non hanno avuto dal canto loro la possibilità di decidere di avere a che fare con un bisessuale, non hanno cioè messo in conto che poteva succedere in ogni momento che avrebbero dovuto spartirti con un’altra persona.

Hai vissuto delle relazioni asimmetriche in cui sicuramente tua moglie è rimasta all’oscuro di tutto, ma anche il ragazzo infondo ha potuto sperare fino alla fine che tu fossi in realtà un omosessuale confuso. Se per intanto questa confusione è sparita, almeno hai potuto fare chiarezza sulla tua sessualità e credimi che non è poco.

Secondo me l’ultima cosa in cui puoi sperare però è un rapporto a tre e nel dirlo aspettati che salti un po’ tutto. Tu solo puoi scegliere cosa fare, se dirlo o ambire a qualche forma di compromesso con la situazione. Se però ti sei ritrovato in questo bivio in un momento in cui probabilmente si andava concretizzando con tua moglie l’idea di avere un bambino, probabilmente è perché questa situazione di compromesso non ti piace e se realizzi questo è meglio interrompere il rapporto adesso che più in là in presenza di figli. Mi spiace perché mi rendo conto che per un bisessuale è ancora più semplice occultare la propria sessualità e questo non semplifica affatto le cose.

ROBERT:

Quest’ultima settimana in cui ho cercato di capire la situazione che stato vivendo ero all’estero per lavoro. Mi ero visto l’ultima volta con Enzo venerdì scorso, era stato un bello e lungo pomeriggio “rubato” al lavoro – e in parte a mia moglie – in cui avevamo fatto l’amore e parlato, intimamente come spesso abbiamo fatto.

È stata una settimana lunga, una settimana fatta di pensieri, tanti, sulla situazione che sto vivendo e di silenzi, tanti, di Enzo. Già da sabato scorso ho percepito la sua distanza; è stato assente per tutta la giornata, non ha risposto ai miei messaggi, si è chiuso in se stesso e ha risposto in maniera quasi monosillabica ai miei saluti: avevo capito che qualcosa era successo, che qualcosa era cambiato. E la settimana è andata avanti un po’ così, con me che lo cercavo e con lui che sì si faceva trovare, ma sempre con una distanza infinita tra noi.

Ieri sono tornato in città dopo questa settimana di trasferta e mi sono precipitato, teso, da lui; l’accoglienza è stata quella che mi aspettavo: non vederlo ad aspettarmi sull’uscio della porta mi ha fatto capire in un istante quanto distante, lontano, ma deciso e fermo fosse il suo animo.

Abbiamo preso un tè, abbiamo parlato e mi ha confermato quello che sentivo – e che voi stessi avete prospettato: questa situazione fatta di sue attese e dell’impossibilità di vivere con me un normale rapporto gli stava facendo male e, per il suo bene, ha deciso che è meglio che la cosa finisca qua. Le parole sono state diverse, il senso molto chiaro e ragionato: tanto ragionato che io non ho potuto né saputo dirgli nulla, se non che aveva ragione, con un’infinita tristezza nel cuore, e profondo senso di vuoto che ho provato e sto provando.

Mi ha detto di essere arrivato a questa scelta dopo le ultime conversazioni che abbiamo avuto venerdì scorso in cui io avrei detto che con certezza non sarei riuscito ad offrirgli quello che voleva e che mai avrei lasciato mia moglie.

Quando mi ha ricordato quanto da me detto, sinceramente, sono rimasto un po’ stranito perché sono settimane che al contrario sto mettendo in discussione me stesso, il mio matrimonio e la mia vita; non ricordo tanta fermezza nelle mie parole e sono davvero dispiaciuto lo abbiano ferito e fatto sentire solo.

Quello che sicuramente gli avevo detto venerdì è che l’Enzo che ho conosciuto io e a cui io tanto tengo meriterebbe di vivere una bella storia d’amore senza tutte le complicazioni che io con la mia vita ho portato nella sua vita. Questo sì, l’ho detto, a mio discapito ma a suo vantaggio: non per allontanarlo da me, ma perché sapere che lui non era totalmente felice “grazie” a me, mi ha sempre fatto sentire ancora più triste e insicuro. È davvero un ragazzo speciale e merita di più, molto di più, di quanto io possa offrirgli oggi e gli abbia dato fino ad oggi.

Riconosco dunque le mie colpe, ieri però una sua affermazione mi ha ferito: il senso era “tu non mi hai mai detto la verità, un giorno dicevi di volermi, l’altro di non potermi assicurare nulla, non posso credere ad una persona come te.” Questo sì, mi ha ferito, perché se c’è una cosa che ho sempre messo al centro del nostro rapporto è stata la sincerità piena e totale, non certo menzogne e bugie: è la confusione che sto vivendo che, forse, non mi porta a prendere sempre decisioni ferme e ad agire di conseguenza, ma mai ho voluto prendermi gioco di lui, approfittarmene e mentirgli. Non sono quel tipo di persona e mai mi sarei comportato così con una persona a cui voglio bene.

Mi ha detto che ognuno di noi deve prendersi il tempo per pensare a se stesso, pur rimanendo un rapporto di amicizia, la cui evoluzione sinceramente non so come sarà. Parlando di me, ha detto che devo pensare adesso a come risolvere la profonda crisi che sto vivendo con mia moglie; non sono sicuro di questa affermazione. Io non sento di stare vivendo alcuna crisi di coppia, ma “semplicemente” una mia crisi interna e profondamente intima dovuta alla necessità di dover completare me stesso condividendo la mia vita anche con un uomo, non tanto dal punto di vista sessuale – che mi piace, sia inteso – ma soprattutto mentale e sentimentale.

Per spiegargli il mio forte bisogno di avere anche un uomo affianco gli ho detto una cosa semplice, e per me efficace: provare ogni tanto anche io il senso di sicurezza “maschile” che il mio abbraccio regala a mia moglie, sollevandomi almeno per qualche istante dalla responsabilità di dover essere sempre io quello che sorregge gli altri.

Ma penso che qua ritornerei al discorso della bisessualità e delle difficoltà che un bisessuale come me vive e dovrà vivere.

Il rapporto con mia moglie non penso sia mutato negli anni né in questi mesi, l’intesa mentale è sempre viva, quella sessuale lo è altrettanto; ovviamente in questi mesi la mia mente è stata presa ad occuparsi anche di Enzo e del nostro rapporto, non lo nascondo, ma non sono certo che ciò possa far definire il nostro matrimonio un matrimonio in crisi. Mi servirà del tempo per continuare a pensare anche a questo.

Ieri mentre scendevo le scale di casa sua, ho percepito un enorme distanza. Condivido la sua scelta, le sue parole, le sue motivazioni; le condivido pur sapendo di dover affrontare adesso l’esistenza di un vuoto dentro e la consapevolezza di dover comunque continuare a guardare dentro me per cercare di capire come immagino il mio futuro e quali priorità devo darmi. Non sarà facile, perché le scelte non sono facili, e a questo punto non sono nemmeno convinto riuscirò mai a perseguire una mia totale felicità. Ora devo prendere del tempo, silenzioso, per pensare a me e liberare un po’ la mente.

Riuscire ad amare due persone è una sensazione bellissima e io, a questo punto, posso dire di averlo provato, in modi e forme diverse, ma l’ho provato e sono contento di questo. Peccato non sia possibile gestirne l’evoluzione evitando di fare del male agli altri.

Enzo rimarrà una persona importante che è transitata nella mia vita e che potrebbe continuare ad avere un ruolo importante, come amico. Dico potrebbe perché non so proprio come io possa effettivamente reagire a questa nuova situazione e alla mancanza dei suoi abbracci e dei suoi sorrisi, sarà difficile. Oggi lo vedrò a lavoro e ci siamo detti che anche oggi, così come abbiamo fatto negli ultimi due mesi, faremo colazione insieme ed io cercherò di mostrarmi sereno e tranquillo, oggi sarà una costrizione per me, ma col tempo spero ritorni davvero a quegli stati d’animo.

Mi dispiace avergli fatto del male, ma l’affetto che ho per lui è sempre stato tanto e lo sarà anche nel futuro, ne sono quasi certo. Gli ho sempre detto che in fin dei conti “sarebbe stato meglio per entrambi se in quella f***** applicazione avessi conosciuto qualcuno interessato solo ad un incontro sessuale e non una persona bella come te”. In realtà oggi penso esattamente il contrario: è stato bello conoscerlo, incontrarlo, fare l’amore con lui, scoprire con una persona come lui una parte di me che è stata sempre nascosta. Porterò sempre un ottimo ricordo di questa esperienza e son sicuro mi emozionerò sempre pensando a lui e all’intimità che abbiamo raggiunto, più mentale che fisica.

Ciao,

R.

PROJECT:

Ciao Robert,

da quello che scrivi si capisce che Enzo non ti vede come un bisessuale ma come un gay, cosa d’altra parta comune in situazioni di questo genere. Si aspetta da te le reazioni tipiche di un gay sposato che ad un certo punto va in crisi con la moglie perché si decide a dare spazio alla sua omosessualità, ma tu non sei in crisi con tua moglie, a parte il fatto che lo dici esplicitamente, non lo sei proprio perché sei bisessuale e per te un’apertura verso l’affettività gay non mette in crisi certamente un matrimonio. Per te è bello amare due persone e non ti poni affatto i problema della scelta tra Enzo e tua moglie. Enzo sparirà del tutto dalla tua vita? Mah… prima di tutto, per quanto riguarda te, qualsiasi cosa accada, non lo dimenticherai, perché sai benissimo che il suo andare via non è un tradimento ma una impossibilità e per quanto riguarda lui, col tempo, potrebbe anche rendersi conto che anche tu non lo hai tradito e non gli hai mentito e in questo caso potrebbe tendere benissimo a ricreare un rapporto anche se su altre basi, parlo di un’amicizia che non è mai una cosa banale, se però dovesse trovare un compagno molto possessivo potrebbe anche finire per allontanarsi definitivamente. In ogni caso da queste esperienze si impara molto da entrambe le parti e si impara soprattutto a capire che l’altro è veramente un altro e che ha i suoi sogni e i suoi progetti e certe volte è difficile conciliare modi diversi di vedere la vita affettiva.

Ti chiedo permesso di inserire tutta questa discussione (a partire dal tuo post di apertura) nel volume Essere Gay, come documento accluso al capitolo sulla bisessualità, perché penso che questa discussione chiarisca molti concetti e possa essere estremamente utile a parecchie persone. Fammi sapere che ne pensi. Ovviamente, se non sei d’accordo, non se ne fa nulla.

ROBERT:

Caro Project,

scusa se ti rispondo dopo così tanto tempo, ma ho avuto settimane impegnative, sia dal punto di vista lavorativo sia sentimentale! La cosa importante è che sto continuando a sentirmi con Enzo e a vederlo. Grazie al vostro forum, abbiamo parlato più intensamente della mia-nostra situazione e stiamo cercando di portare avanti la nostra relazione, anche se entrambi con la consapevolezza di non riuscire a capire e ipotizzare l’evoluzione del nostro rapporto. Io sono molto felice, lo ammetto, perché il sentimento che provo è forte e poter parlare con lui, sentire il suo corpo, amarlo, è una sensazione bellissima che mi completa!

Per quanto riguarda la mia storia, mi fa piacere se potrà essere d’aiuto e supporto ad altri ragazzi/e in situazioni simili. Puoi dunque tranquillamente utilizzarla e pubblicarla nel volume Essere Gay.

Un caro saluto e ancora grazie per il supporto!

R.

PROJECT:

Ciao Robert!

Mi fa veramente piacere sapere che il tuo rapporto con Enzo prosegue. Si tratta di un fatto non comune che fa pensare che alla base ci sia qualcosa che comunque è molto forte. Certo le prospettive per il futuro non sono affatto scontate ma il vostro rapporto ha resistito alle prime scosse e questo fa pensare che potrebbe anche durare nonostante tutto. C’è poi un grosso punto interrogativo: bisessualità molto equilibrata, sì, certo, ma quello che scrivi di Enzo fa pensare che una prevalenza gay ci sia e, se c’è, costruire una relazione duratura con Enzo diventa un’ipotesi molto meno irreale.

Grazie per il permesso di pubblicazione, provvederò appena possibile!