E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUARTA PARTE

IL RUOLO DEGLI URANISTI NELLA SOCIETÀ

Per quante visioni diverse ci possano essere sui problemi più importanti che le sessualità intermedie presentano e per quanto difficile sia la soluzione delle questioni coinvolte, c’è una cosa che mi appare incontestabile: e precisamente che un vasto numero di intermedi svolgono ora un lavoro sociale molto apprezzabile e che essi lo fanno in parte in ragione del loro temperamento sociale.
Questo fatto, in genere, non è conosciuto come dovrebbe per la semplice ragione che l’uranista stesso non è riconosciuto, e infatti (come abbiamo già detto) tende a nascondere il suo temperamento al pubblico. Non c’è dubbio che, se fosse ampiamente noto che cosa sono gli uranisti, il mondo rimarrebbe stupito di trovare tanti tra i suoi grandi uomini e tanti trai suoi leader in mezzo a loro.
Ho pensato che sarebbe stato utile indicare alcune delle linee lungo le quali un lavoro considerevole viene effettivamente svolto, o è stato svolto, dalle persone di questo orientamento; e nel fare questo non intendo certo mascherare o nascondere il fatto che ci sono parecchie persone omosessuali che sono soltanto frivole o deboli o anche viziose, che in pratica non fanno assolutamente alcun lavoro utile per la società, così come ci sono persone normali che non fanno alcun lavoro utile per la società. L’esistenza di quelli che non fanno alcun lavoro significativo non altera il fatto dell’esistenza degli altri il cui lavoro è di grande importanza. Desidero anche chiarire che io uso la parola uranisti per indicare semplicemente quelli le cui vite e la cui attività sono ispirate da una genuina amicizia o da amore per quelli del loro stesso sesso, senza avventurarmi a specificare le loro particolari e specifiche abitudini o le loro relazioni con quelli che amano (relazioni che in molti casi non abbiamo alcun modo di conoscere). Alcuni intermedi illuminati e leader – certamente non pochi – sono fisicamente molto riservati e continenti; altri sono sensuali in grado maggiore o minore. Il punto è che essi sono tutti uomini o donne la cui motivazione più profonda deriva del fatto di dedicarsi al loro stesso genere e che in qualche modo si limitano a quello. E se sembra strano e anomalo che in questi casi un lavoro di particolare importanza per la società sia fatto da gente i cui affetti e le cui stesse disposizioni la società stessa biasimerebbe, dopo tutto si tratta di un fatto che è accaduto già prima centinaia di volte nella storia del mondo.
Come ho già accennato, il temperamento uraniano (probabilmente proprio a causa della sua doppia natura e della veloce e costante interazione tra i suoi elementi maschili e quelli femminili) è enormemente sensibile ed emotivo; e non c’è dubbio che per questa ragione un gran numero di artisti, musicisti, letterati, pittori appartengano a questa categoria. Quella delicata e sottile corrispondenza con ogni onda e con ogni fase della sensibilità, che rende possibile l’esistenza di un artista, è anche specificamente una caratteristica degli uranisti (di tipo maschile), e rende facile e naturale per un uranista diventare artista. Nelle confessioni e nei casi raccolti da Krafft-Ebing, Havelock Ellis e altri, è veramente considerevole il largo numero di uomini di questo temperamento che appartengono alla classe degli artisti. Nel suo volume sulla “Inversione sessuale” [1] che parla dei casi raccolti da lui stesso, Ellis dice: “Un esame dei miei casi rivela il fatto interessante che trentadue di essi, cioè il sessantotto per cento, possiede in grado variabile un’attitudine artistica. Galton ha trovato, attraverso un’indagine su circa mille persone, che la media generale di quelli che mostrano attitudini artistiche in Inghilterra è solo di circa il trenta per cento. Bisogna anche dire che i miei numeri sono probabilmente al di sotto della verità, perché nessuna particolare attenzione era stata usata per indagare questo punto specifico, e anche perché in molti dei miei casi le attitudini artistiche sono di alto livello. Rispetto alla particolare occupazione dei miei casi, bisogna dire ovviamente che nessuna occupazione fornisce una salvaguardia contro l’inversione. Ci sono comunque alcune occupazioni verso le quali gli invertiti sono particolarmente attratti. L’attore è certamente una delle più importanti. Tre dei mie casi appartengono alla professione drammatica e altri hanno spiccate attitudini drammatiche. E ancora, l’arte nelle sue varie forme e la musica esercitano su di loro molta attrazione. Nella mia esperienza, comunque, la letteratura è l’attività verso la quale gli invertiti si sentono più fortemente vocati e in cui d’altra parte possono trovare nel più alto grado successo e reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei casi sono uomini di lettere di successo”.
Della letteratura in questo senso e dei grandi scrittori del mondo il cui lavoro è stato in parte ispirato dall’amore uraniano ho già parlato io stesso. [2] Si può dire in aggiunta che quelli tra i moderni scrittori d’arte e i poeti che hanno fornito i più grandi servizi sulla strada della interpretazione e della ricostruzione della vita greca e degli ideali greci – uomini come Winckelmann, Goethe, Addington Symonds, Walter Pater – hanno avuto una marcata nota di questo temperamento in loro. E questo è stato un servizio di grande valore, in servizio che il mondo a stento avrebbe potuto permettersi di perdere.
I pittori e gli scultori, specialmente del del periodo del rinascimento in Italia forniscono non pochi esempi di uomini il cui lavoro è stato ispirato in questo modo – come nei casi di Michelangelo, Leonardo, Bazzi, Cellini e altri. Quanto alla musica, questa è certamente l’arte che nella sua sottigliezza e tenerezza – e forse in una certa inclinazione ad indulgere all’amozione – si colloca più vicino alla natura uranista. Ce ne sono pochi, infatti, di questa natura che non abbiano qualche dono nella direzione della musica – anche se non sembra, se non citiamo Tschaikowsky, che molti uomini profondamente Uranisti abbiano raggiunto i più alti livelli in questa arte.
Un’altra direzione verso la quale il temperamento uranista trova del tutto naturalmente il suo sbocco è l’importante lavoro sociale dell’educazione. La capacità che un uomo ha, in questi casi, di dedicarsi al benessere dei ragazzi e dei giovani è chiaramente una cosa che non dovrebbe essere gettata via e che può essere molto preziosa e utile. Non si può contestare che un gran numero di uomini (e di donne) sono attratti verso la professione dell’insegnamento da questo sentimento – e il lavoro che essi fanno è in molti casi decisamente sottostimato. Fortunato il ragazzo che si incontra con un aiuto simile nella prima fase della sua vita! Conosco un uomo – un pensatore e uno scrittore emergente e vigoroso – che deve quasi tutto, mentalmente, ad un simile amico della sua adolescenza, che ebbe per lui il massimo interesse, lo vide quasi ogni giorno per anni, e quindi gli chiarì non solo le questioni mentali ma anche quelle morali, dandogli l’affetto e la guida di cui il suo giovane cuore aveva bisogno. Ed io stesso ho conosciuto e visto non pochi di questi insegnanti, sia in scuole pubbliche che in scuole private, e ho visto qualcosa del loro lavoro e quanto siano stati di esempio per i loro ragazzi. Ostacolati come sono stati dalla facilità del mondo nell’interpretare male le cose, sono stati comunque capaci di fare un lavoro prezioso. Ovviamente qua e là capita qualche caso nel quale c’è stato abuso di posizione, ma anche allora il giudizio del mondo è spesso irragionevolmente severo. Un povero ragazzo, una volta, mi disse con le lacrime agli occhi del lavoro che un uomo aveva fatto per lui. Quest’uomo aveva salvato il ragazzo dai genitori ubriachi, lo aveva portato via dai quartieri malfamati e attraverso un club lo aveva inserito nel mondo. Era chiaro che ne aveva salvati decine e decine di altri nello stesso modo. Ma in un’occasione o nell’altra si trovò nei guai e fu accusato di familiarità improprie. Nessuna scusante e nessun ricordo di una vita utile fu del minimo aiuto. Qualsiasi spropositata calunnia otteneva credito, qualsiasi motivo meschino gli veniva imputato, dovette rinunciare alla sua posizione e andarsene da un’altra parte, il suo lavoro di una vita fu distrutto e per non essere mai più ricominciato.
La capacità di affetto sincero che fa in modo che un uomo più grande si prenda cura con tale attenzione del benessere di un giovane o di un ragazzo trova una corrispondenza in una corrispondente capacità del giovane di devozione verso un uomo più grande. Questo fatto spesso non è riconosciuto. Ma ho visto casi di ragazzi e anche di giovani uomini che potevano provare l’attaccamento più romantico verso uomini abbastanza maturi, talvolta fino a quaranta o cinquant’anni di età e solo verso di loro – che non prendevano assolutamente in considerazione i loro coetanei, dell’uno o dell’altro sesso, ma che si preoccupavano solo di ottenere una risposta affettiva da questi altri. Può sembrare strano ma è vero. E questo fatto non solo ci fa capire quali rovelli ci siano, addormentati, nei petti dei nostri figli ma quanto sia importante che noi cerchiamo di comprenderli – perché qui, in casi come questi, trovare un cuore che ti corrisponde in un uomo più grande potrebbe essere proprio la salvezza del più giovane.
Sarebbe certo difficile dire quanto dell’enorme ammontare del lavoro filantropico fatto ai giorni nostri – da donne in mezzo a ragazze bisognose e indigenti di tutti i tipi o da uomini tra categorie corrispondenti di ragazzi – è ispirato da questo sentimento; ma deve trattarsi comunque di una notevole percentuale. Io personalmente credo che il miglior lavoro filantropico, proprio perché è quello più personale, più affettuoso, e il meno riducibile ad aspetti solo formali, il meno presuntuoso, ha una forte fibra di cuore uraniano che lo percorre. E se andrebbe detto che un lavoro di tipo così personale è più soggetto a pericoli e a difficoltà in quel senso, è l’unico che è veramente dei migliori in tutti i settori.
Eros è un grande livellatore. Probabilmente la democrazia si trova, molto più saldamente che in qualsiasi altro luogo in un sentimento che facilmente supera i limiti di classe e di casta e unisce negli affetti più stretti i livelli più distanti della società. È da notare quanto frequentemente gli uranisti di buona posizione e di buona educazione sono portati verso i tipi più rozzi, come i lavoratori manuali e frequentemente si formino rapporti molto stabili in questo modo, che, anche se non pubblicamente riconosciuti hanno un’influenza decisiva sulle istituzioni sociali, sulle usanze e sulle tendenze politiche e che avrebbero ancora un bel po’ di influenza in più se fosse data loro una maggiore visibilità e un maggiore riconoscimento. Ci sono casi che ho conosciuto (anche se il comune mondo commerciale lo può credere a stento) di datori di lavoro che hanno fatto in modo che i loro dipendenti, o molti di loro, si affezionassero a loro in modo molto personale, e il cui scopo nel condurre i loro affari era almeno altrettanto quello di dare un buon tenore di vita ai loro dipendenti, quanto di darlo a loro stessi; mentre i dipendenti, rendendosene conto hanno corrisposto come meglio potevano. È possibile che qualcosa di simile alle gilde e alle confraternite del medioevo possa quindi essere ricostruito ma su una base molto più intima e personale ai nostri giorni; e infatti non mancano i segni che una simile ricostruzione si stia attualmente verificando.
Le “Lettere di Amore e di Lavoro” scritte sa Samuel M: Jones di Toledo, Ohio, ai suoi dipendenti in uno stabilimento industriale di cui era il direttore, sono molto interessanti a questo riguardo. Esse emanano uno spirito di affetto straordinariamente personale verso i dipendenti e una grande confidenza con loro, sentimenti che erano di cuore corrisposti da questi ultimi e tutta l’impresa era gestita con grande successo sulla base di un principio di stretta e amichevole collaborazione a tutto tondo. [3]
Queste cose suggeriscono in realtà che è possibile che lo spirito uranista possa condurre a qualcosa di simile ad un generale entusiasmo di umanità, e che le persone uraniste possano essere destinate a formare l’avanguardia del grande movimento che trasformerà un giorno la vita comune sostituendo un legame di affetto personale e di compassione ad altri vincoli, monetari, legali o comunque esterni che adesso controllano e limitano la società. Non possiamo ovviamente aspettarci che gli uranisti possano ricoprire un tale ruolo a meno che la disponibilità per il loro tipo d affetto esista – benché in germe e in modo non sviluppato – nell’animo dell’umanità su larga scala. E il pensiero e la ricerca moderna procedono su questa strada per confermare che questo può avvenire.
Il Dtt. E. Bertz nel suo recente studio su Whitman come persona di temperamento fortemente omogenico [4] tira fuori l’obiezione che il Vangelo del Cameratismo come mezzo di rigenerazione sociale è fondato su una falsa base perché (Così dice il Dott. Bertz) questo Vangelo di Whitman deriva da una anormalità in lui stesso, e quindi non può certo avere una applicazione universale né creare un entusiasmo generale. Ma questo è piuttosto il caso in cui si dà per scontato il punto che deve essere dimostrato. Whitman sostiene costantemente che il suo orientamento, a qualsiasi livello è normale e che lui rappresenta il modello di uomo medio. E può essere vero, almeno finché è interessato il suo temperamento uraniano, perché mentre questo era particolarmente sviluppato in lui, i germi di esso sono quasi universali. Se è così il cameratismo sul quale Whitman fonda una gran parte del suo messaggio, può nel corso del tempo trasformarsi in un entusiasmo generale, i più nobili uranisti di oggi possono essere destinati, come abbiamo suggerito, ad essere i suoi pionieri e le sue avanguardie. Come uno di essi ha cantato:

Queste cose accadranno! Una razza più alta,
Di quelle che il mondo ha mai conosciuto, sorgerà
Con la fiamma della libertà nelle loro anime,
E con la luce della scienza nei loro occhi.
Nazione con nazione, terra con terra,
Senza armi vivranno libere come compagne;
In ogni cuore e in ogni cervello palpiterà
Il battito della fraternità.
[John Addington Symonds.]

Ma procediamo. L’uranista, anche se in genere è eccitabile e sensibile, certamente non è sempre un sognatore. È talvolta straordinariamente e inaspettatamente pratico; e un uomo simile può trasmettere e spesso trasmette un entusiasmo positivo tra i suoi subordinati in una organizzazione di affari. Lo stesso si può dire per l’organizzazione militare. Di regola il temperamento uranista (nel maschio) non è militarista. La guerra con i suoi orrori e i suoi modi selvaggi è qualcosa di alieno per questo tipo di uomini. Ma anche qui ci sono eccezioni; e in ogni tempo ci sono stati grandi generali (come Alessandro, Cesare, Carlo XII di Svezia o Federico II di Prussia, per non parlare di esempi più moderni) con una potente traccia in loro di natura omogenica e una stupefacente capacità di organizzazione e di comando che si combinava col loro personale interesse o per le loro truppe o col loro attaccamento ad esse, e l’entusiasmo suscitato in risposta ha reso le loro armate pressoché invincibili.
L’esistenza di questa abilità pratica in alcuni uranisti non può essere negata; ed essa mira all’importante lavoro che essi potrebbero dover fare nella ricostruzione sociale. Nello stesso tempo credo che sia da notare che la politica (a qualunque livello, nel senso moderno del termine, in relazione in particolare con questioni di partito e col governo dei partiti) di regola non sia cosa loro congeniale. L’elemento personale o affettivo è probabilmente troppo remoto o assente. Meri “punti di vista” o “questioni” e conflitti di partito sono cose lontane per un uomo uranista, come lo sono in genere per la donna comune.
Se la politica, comunque, non è loro particolarmente congeniale, è comunque da notare quanti personaggi di rango reale sono stati decisamente omogenici nel temperamento. Prendendo i re di Inghilterra dalla conquista normanna fino ai nostri giorni, ne possiamo contare più o meno trenta. E tre di essi, cioè in particolare Guglielmo il Rosso, Edoardo II e Giacomo I, erano omosessuali in modo marcato e possono senza problemi essere classificati come uranisti, mentre alcuni altri, come Gugliemo III, mostravano una forte componente dello stesso temperamento. Tre su trenta costituiscono una percentuale notevole – il dieci per cento – e considerando che i sovrani generalmente non scelgono da sé di essere sovrani ma finiscono nella loro posizione per caso o per nascita, la percentuale è certamente notevole. Questo suggerisce che la percentuale generale, nel mondo considerato nel suo complesso è ugualmente alta, ma che resta inavvertita, salvo che nella feroce luce che batte sui troni? O c’è un’altra spiegazione per la speciale predisposizione dei regnanti per l’inversione? Qualche volte è stata chiamata in causa la degenerazione ereditaria. Ma è difficile spiegare la faccenda anche con questa teoria, perché anche se l’epiteto “degenerato” si può forse applicare a Giacomo I, non sarebbe comunque applicabile a Guglielmo il Rosso e a Guglielmo III, che nei loro diversi modi, erano entrambi uomini di grade coraggio e di grande forza personale – mentre Edoardo II era senza dubbio mancante di abilità.
Ma mentre il temperamento uranista ha, in alcuni casi, aiutato coloro che lo possedevano a diventare persone distinte nell’arte o nell’educazione o nella guerra o nell’amministrazione, e li ha resi capaci di svolgere un lavoro di valore in questi campi; resta comunque vero che d’altra parte li ha favoriti e li favorisce marcatamente per il servizio negli affari di cuore.
È difficile immaginare persone più dotate in queste materie rispetto agli Intermedi. Perché, infatti, nessun altro probabilmente può trovare una risposta a tutte le fluttuazioni e a tutte le interazioni della vita umana maschile e femminile e può comprenderle meglio di loro. La falsa timidezza e la passività delle donne , la rude invasività degli uomini; la lussuria, la brutalità, le lacrime segrete, il cuore sanguinante; la rinuncia, la maternità, la finezza, il romanticismo, la devozione angelica, tutte queste cose si trovano addormentate nell’anima uranista, pronte ad esprimersi quando se ne presenta l’occasione; e se non sono sempre espresse, sono comunque sempre lì a scopo di divinazione o di interpretazione. Ci sono in realtà poche situazioni, nel corteggiamento o nel matrimonio che un uranista non possa capire istintivamente; ed è strano vedere come anche una persona illetterata di questo tipo possa spesso leggere facilmente manoscritti d’amore in casi in cui un uomo o una donna normale brancola su di essi come un bambino al buio. [5]
Che gli uranisti spicchino come aiutanti e guide, non solo in questioni educative, ma in questioni d’amore e di matrimonio è abbastanza evidente a tutti quelli che li conoscono. Per loro è una cosa comune essere consultati ora dagli uomini ora della donne le cui situazioni matrimoniali sono in crisi o sono addirittura al disastro, in genere non per il fatto che coloro che li consultano percepiscono la natura uranista, ma perché essi sentono istintivamente che c’è una grossa simpatia unita alla comprensione della questione dal loro punto di vista. In questo modo, il destino dell’uranista, benché non riconosciuto, è di avvicinare tempi più felici e una migliore comprensione reciproca tra quelli coi quali può trovarsi ad avere a che fare. Spesso diventa anche il confidente di ragazzi giovani di entrambi sessi, colti nel groviglio dell’amore e della passione, che non sanno a chi rivolgersi per cercare aiuto.
Penso, per esempio, a tutti i servizi che un uranista può rendere alla società. Un bel giorno si troverà che nel risolvere problemi di affetto e di cuore egli potrà rendere il più grande servizio. Si sta veramente avvicinando il giorno in cui, come abbiamo suggerito, l’amore dovrà prendere il suo giusto posto come collante e forza direttrice della società (al posto dei legami basati sul denaro) e la società dovrà trasformarsi di conseguenza andando verso un livello più alto, allora certamente i tipi superiori di uranista – preparati per questo servizio da una lunga esperienza e dal fatto di essersi dedicati ad essa, come da molta sofferenza, avranno un ruolo importante da giocare nella trasformazione. Perché gli uranisti nelle loro vite mettono l’amore davanti a qualsiasi altra cosa, posponendo ad esso le altre motivazioni, come il fare soldi, il successo negli affari, la fama, che occupano un così largo spazio nelle carriere di molte persone. Questo è un fatto che è evidente a tutti quelli che conoscono gli uranisti. Questo può significare dire poco o nulla in favore degli individui di questa categoria la cui concezione dell’amore è solo di tipo basso e frivolo; ma nel caso degli altri, che vedono il dio nella sua giusta luce, il fatto che essi servano il dio con onestà di cuore e senza mai interrompere il loro servizio, li innalza di un solo balzo nella posizione di leader naturali dell’umanità.
Da questo fatto – cioè dal fatto che queste persone si occupano molto spesso di problemi di cuore – e dal fatto che le loro relazioni e le loro amicizie si formano e si sviluppano per così dire al di sotto della superficie della società e perciò in qualche misura al di là delle ricerche e delle analisi della signora Grundy, discendono delle conclusioni interessanti.
Per un verso continuiamo a chiederci come la società si conformerebbe se fosse libera: che forma assumerebbe in questioni di amore e di matrimonio, se le attuali restrizioni e sanzioni fossero rimosse o fortemente modificate. Attualmente in queste materie, la Legge, la Chiesa, e una forte pressione della pubblica opinione interferiscono molto, costringendo all’osservanza di determinate norme; e diventa difficile dire quanto dell’ordine esistente è dovuto all’istinto spontaneo e al senso comune della natura umana e quando alla mera costrizione e all’interferenza esterna: quanto, per esempio, la monogamia sia naturale o artificiale; fino a che punto i matrimoni sarebbero stabili se la legge non li rendesse tali; quale sia una visione razionale del divorzio; se la gelosia sia il necessario completamento dell’amore, e così via. Questi sono problemi che sono continuamente discussi senza giungere a conclusioni; o non raramente con conclusioni abbastanza pessimistiche.
Ora nei gruppi degli urning esiste una certa libertà (anche se, ovviamente, incompleta). Al di sotto della superficie della società generale e per conseguenza in modo indipendente dalle sue leggi e dai suoi costumi, le relazioni si formano, si mantengono o si modificano o si rompono in accordo più con una necessità interna che per una pressione esterna. E così accade che in questi gruppi si presenta l’opportunità di notare e osservare i raggruppamenti in condizione di libertà, come non accade nel mondo ordinario. Di regola, io credo, bisognerebbe dire che i rapporti sono piuttosto stabili. Invece del selvaggio caos generale che tanta brava gente sembra aspettarsi nel caso che la legge fosse ammorbidita, si trova (eccettuati ovviamente pochi casi individuali) che prevalgono un comune senso della fedeltà e una forte tendenza alla stabilità. Nel mondo ordinario, finora, ha circolato il dubbio che molti oggi non credano affatto che un matrimonio libero possa durare tutta la vita. Tuttavia tra gli uranisti questa cosa si potrebbe dire che è quasi comune e ben nota; e certamente sono pochi tra loro quelli che non credono a questa possibilità.
Ci sono stati grossi dibattiti, in ogni tempo e dovunque, sulla gelosia; e su quanto la gelosia sia naturale, istintiva e universale e quanto sia il prodotto dell’opinione pubblica e del senso di opportunità e così via. Nell’ordinario matrimonio quella che si può chiamare gelosia sociale e appropriativa è indubbiamente un fattore importante. Ma questo tipo di gelosia difficilmente compare e opera nei gruppi di urning. Quindi abbiamo la possibilità di osservare questi ultimi in condizioni in cui esiste solo la gelosia naturale e istintiva. Questa ovviamente è presente tra gli uranisti – talvolta in modo aggressivo e violento, qualche volta quiescente e tendente a dissolversi nel nulla. Sembra dipendere quasi integralmente dall’individuo singolo; e noi certamente impariamo che la gelosia, anche se frequente e diffusa largamente, non è assolutamente una compagna necessaria dell’amore; ci sono casi di uranisti (sia uomini che donne) che, anche se uniti in modo permanente, non si oppongono ad amicizie minori da entrambe le parti, e ci sono casi invece di opposizione molto decisa. E noi possiamo concludere che in un certo senso la stessa cosa varrebbe per il matrimonio ordinario una volta rimosse le considerazioni sulla proprietà e la gelosia possessiva. Comunque la tendenza a stabilire una relazione di coppia, più o meno fissa, risulta essere molto forte tra gli intermedi e si può concludere che sia ugualmente forte tra le persone più normali.
Ancora con riguardo alla prostituzione, nel gruppo degli urning si vede che ci sono pochi prostituti nati; ma la prostituzione in quel mondo non riveste un ruolo così importante come quello che riveste nel mondo normale in parte perché il matrimonio obbligatorio definito dalla legge lì non esiste, e in parte perché la prostituzione ha naturalmente poche possibilità e non può entrare in competizione con un mondo in cui i rapporti sono liberi e c’è un largo spazio per l’amicizia. Da qui noi possiamo capire che la libertà delle unioni e del matrimonio nel mondo ordinario porterà probabilmente ad una grande diminuzione se non alla sparizione della prostituzione.
In questo e in altri modi l’esperienza del mondo uranista che si forma liberamente e che non è soggetto a leggi e ad istituzioni esterne ci giunge come una guida – e veramente si tratta di una guida piena di speranza – verso il futuro. Vorrei dire comunque che nel fare queste sottolineature su certe conclusioni che noi possiamo mettere insieme da alcune unioni spontanee e relativamente non ristrette, non intendo in nessun modo accusare le istituzioni e le tradizioni. Io credo che l’amore uraniano soffra certamente per la mancanza di riconoscimento e di standard. E anche se al presente è meglio che resti fuori piuttosto che venga assoggettato ad una regolamentazione sciocca e invadente, nel futuro esso avrà i suoi standard e i suoi ideali più o meno definiti, come l’amore normale. Se si considera per un momento come le relazioni ordinarie tra i sessi potrebbero soffrire se non ci fossero codici generalmente riconosciuti di onore e di condotta riguardo ad esse, si vede che forme e istituzioni ragionevoli sono un aiuto e piuttosto bisognerebbe meravigliarsi che i gruppi degli urning siano così ben condotti, come in realtà sono.
Ho detto che gli uomini urning, nelle loro vite mettono l’amore prima del fare soldi, del successo negli affari, della fama e di altri motivi che governano l’uomo normale. Sono sicuro che, per loro, considerati nel complesso, è altrettanto vero che mettono l’amore prima del sesso. E non sono certo che si possa dire altrettanto dell’uomo normale, a qualunque livello, nello stadio presente dell’evoluzione. È dubbio, se nell’insieme l’attrazione meramente fisica non sia la motivazione più forte per quest’ultimo gruppo. Per quanto il mondo nel suo complesso non sia disposto ad accreditare quello che sto per dire, e per quanto siano gravi le incomprensioni attuali dell’argomento, penso sia vero che gli uomini uranisti siano superiori agli uomini normali da questo punto di vista cioè rispetto al sentimento amoroso, che è per loro più grande, più coinvolgente, più considerato, più un fatto di cuore e meno una soddisfazione meramente fisica, rispetto al sentimento amoroso degli uomini ordinari.[6] Tutto questo discende in modo naturale dalla presenza in loro di un elemento femminile e dal suo mescolarsi col resto della loro natura. Ci si dovrebbe aspettare tutto questo a priori e dovrebbe essere immediatamente rilevato da quelli che hanno una qualche conoscenza del mondo degli urning. Gran parte dei fraintendimenti attuali circa il carattere e le abitudini degli urning deriva del fatto che li si confonde con l’ordinario libertino che, anche se di temperamento normale contrae abitudini omosessuali per curiosità e così via, ma questo è un punto che ho già toccato prima e che ora dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Se una buona volta si riconoscesse che la natura amorosa degli uranisti è di tipo sincero, profondamente umano e gentile, allora anche l’importanza del ruolo sociale dell’uranista e del lavoro sociale che egli può produrre dovrebbe essere certamente riconosciuta.
_______
[1] “Studies in the Psychology of Sex”, vol. ii, p. 173.
[2] Vedi il capitolo II, supra e anche Ioläus, nell’Antologia dell’Amicizia di E. Carpenter.
[3] Il sig. Jones divenne sindaco di Toledo, ma morì all’età ancora giovane di 53 anni. Vedi anche “Workshop Reconstruction” di C.R. Ashbee, Appendice, infra, pag. 138.
[4] Edward Bertz, “Whitman: ein Charakterbild”, (Leipzig, Max Spohr).
[5] Certamente questo non significa una superiorità di carattere del primo, ma solo che con la sua doppia capacità di penetrazione, egli vede delle cose che l’altro non vede.
[6] Vedi Appendice, p. 164-166.

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5173

Annunci

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” TERZA PARTE

IV

L’AFFETTO NELL’EDUCAZIONE

Il ruolo dell’affetto e del desiderio di affetto come forza educativa nella vita scolastica è un argomento che sta cominciando ad attrarre un bel po’ di attenzione. Fino ad ora l’educazione si è concentrata sullo sviluppo intellettuale (e fisico); ma gli affetti sono stati abbandonati a prendersi cura di se stessi. Ora si comincia a capire che gli affetti hanno moltissimo da dire nella crescita del cervello e del corpo. La loro evoluzione ed organizzazione, a qualche livello, sta probabilmente per diventare una parte importante della gestione della scuola.

Le amicizie scolastiche ovviamente esistono e quasi ognuno di noi si ricorda che esse occupavano un grande spazio nel panorama dei suoi primi anni; ma si ricorda anche che esse non erano in alcun modo riconosciute, e che, di conseguenza la parte principale della loro forza e del loro valore andava perduta. È comunque evidente che il primo schiudersi di un forte attaccamento nell’adolescenza di un ragazzo o di una ragazza deve avere una profonda influenza; mentre se quell’attaccamento si produce tra compagni di scuola, uno più grande e l’altro più giovane, la sua importanza rispetto all’educazione ben difficilmente può essere sopravvalutata.

Pochi negheranno che tali sentimenti prendono talvolta forme piuttosto intense e romantiche. Ho davanti a me una lettera, nella quale l’autore, parlando di un attaccamento che aveva provato quando era un ragazzo di sedici anni, per un giovane in qualche modo più anziano di lui, dice:

“Avrei voluto morire per lui dieci volte. Gli strumenti e i piani per incontrarlo (imbattersi in lui casualmente, per così dire) erano quelli che un ragazzo usa per la sua innamorata, e quando lo vedevo, il mio cuore batteva così violentemente che mi toglieva il respiro e non potevo parlare. Ci siamo incontrati a … , e durante le settimane in cui lui si trattenne lì, io non pensai ad altro – pensavo a lui giorno e notte – e quando se ne tornò a Londra presi l’abitudine di scrivergli una lettera ogni settimana, si trattava di vere lettere d’amore, lunghe parecchie pagine. Non provai mai neppure la minima gelosia nonostante la nostra amicizia durasse da alcuni anni. Per quanto violenta e stravagante fosse la passione credo di essere stato perfettamente libero da sentimenti sessuali, perfettamente sano e in buono stato. Ciò contribuì marcatamente alla mia crescita. Guardando indietro a questo fatto e analizzandolo bene per quanto mi è possibile, mi sembra di riconoscere come elemento fondamentale in esso una fuga dallo stretto puritanesimo nel quale sono stato allevato, verso una natura larga, solare e ingenua che non conosceva affatto tutti quei legami dei quali allora stavo cominciano a diventare consapevole.”

Shelley nel suo frammentario “Saggio sull’amicizia” parla nel modo più splendido di un attaccamento che visse a scuola, e così fa anche Leigh Hunt nella sua “Autobiografia”. Dice quest’ultimo:

“Io non ho raccolto alcun altro beneficio dal “Christ’s Hospital”, ma la scuola mi sarebbe comunque cara per il ricordo delle amicizie che sono nate in essa, e per il primo sapore di paradiso che mi diede in questo affetto molto spirituale … Non dimenticherò mai l’impressione che ciò mi provocò. Amavo il mio amico per la sua gentilezza, il suo candore, la sua genuinità, la sua buona reputazione, la sua libertà anche dal mio modo di essere più vivace, la sua calma e ragionevole gentilezza … Dubito che abbia mai immaginato neppure un decimo del riguardo e del rispetto che io avevo nei suo confronti, e sorrido pensando alla perplessità (quantunque lui non l’abbia mai dimostrata) che probabilmente qualche volta provò di fronte alle mie espressioni entusiastiche; perché io lo consideravo una specie di angelo.”

Non è comunque necessario citare autori come questo su questo argomento [1] Chiunque abbia avuto esperienza dei ragazzi della scuola sa abbastanza bene che essi sono capaci ci creare queste forme di attaccamento romantico e devoto e che le loro alleanze sono spesso del tipo particolare cui abbiamo fatto cenno come fattori che hanno un peso sull’educazione – cioè tra uno più giovane e uno più anziano. Si tratta di forme di attaccamento genuino, libere di regola, e al loro inizio, da motivi secondari: non sono create dal più vecchio per qualche finalità personale. Più frequentemente, io credo, sono create dal più giovane che ingenuamente lascia che la sua ammirazione verso il più grande diventi visibile. Ma si tratta di forme di attaccamento intense e assorbenti, e da entrambe le parti la loro influenza è profondamente sentita ed è ricordata per molto tempo. È comunque evidente che queste forme di attaccamento possono essere di grandissimo valore. Il ragazzo più giovane vede l’altro come un eroe, ama trovarsi con lui, freme di piacere alle sue parole di orgoglio e di gentilezza, imita e fa suoi il sui percorso e i suoi standard, impara esercizi e giochi, contrae abitudini e ottiene informazioni da lui. Il più anziano, profondamente toccato, diventa protettore e ausilio, il lato non egoistico della sua natura è portato alla luce, ed egli sviluppa un autentico affetto e una tenerezza verso il più giovane. Sopporta fastidi di ogni tipo per iniziare il suo protetto agli sport di squadra o agli studi; è orgoglioso del successo del più giovane e lo guida, magari dopo un po’, a condividere le sue idee personali sulla vita, sul pensiero e sul lavoro.

Qualche volta l’alleanza comincerà, in un modo corrispondente dal lato del ragazzo più grande. Qualche volta, come abbiamo detto, un simile attaccamento, o il germe di esso, si ritrova tra un ragazzo e un insegnante; ed è veramente difficile dire quale abisso, o differenza di età, di cultura, di classe sociale sia tanto grande che un affetto di questo tipo non sia capace all’occasione di superarlo. Ho con me una lettera scritta da un ragazzo di undici o dodici anni ad un giovane di ventiquattro o venticinque. Il ragazzo era piuttosto servaggio, un “cattivo” ragazzo, e aveva dato ai suoi genitori (gente della classe lavoratrice) un bel po’ di problemi. Frequentava, comunque, una specie di scuola notturna o di corso pomeridiano e lì concepì un affetto forte (testimoniato da questa lettera) per il suo insegnante, il giovane in questione appunto, abbastanza spontaneamente e senza nessun tentativo da parte del giovane di sollecitarlo; e (cosa ugualmente importante) senza nessun tentativo da parte sua di negarlo. Il risultato fu molto favorevole; quell’unica forza che poteva realmente arricchire il ragazzo, per cos’ dire, era stata trovata e il ragazzo si sviluppò rapidamente e bene.

Il seguente estratto proviene da una lettera scritta da un uomo anziano che aveva una grande esperienza come insegnante. Egli dice:

“Mi è sempre sembrato che il rapporto che esiste tra due creature umane, sia che siano dello stesso sesso sia che siano di sesso diverso, sia una forza non sufficientemente riconosciuta e capace di produrre grandi risultati. Platone comprese completamente la sua importanza e mirò a dare una direzione nobile ed altra a ciò che per i suoi concittadini era più o meno sensuale … Dato che ho avuto molto a che fare con l’istruzione dei giovani e con l’avviarli alla vita, sono convinto che il grande segreto dell’essere un buon insegnante consista nella possibilità di quel rapporto, di natura non meramente intellettuale, ma che coinvolge certi elementi fisici, un affetto personale, quasi indescrivibile, che cresce tra allievo e insegnante e attraverso il quale i pensieri vengono condivisi e si crea un’influenza che non potrebbe esistere in nessun altro modo.”

E deve essere evidente a tutti che allargare la mente di un ragazzo giovane fino ad avere una relazione di affatto con una persona più grande, sensibile e disponibile, del suo stesso sesso, debba essere un dono di valore immenso. A quell’età l’amore per l’altro sesso non si è ancora manifestato e infatti non è esattamente quello che si va cercando. La mente non ancora formata richiede un modello ideale di se stessa, per così dire, al quale possa aggrapparsi o in direzione del quale possa svilupparsi. Ed è ugualmente evidente che la relazione e il suo successo dipenderanno fortissimamente dal carattere del più anziano, dall’autocontrollo e dalla tenerezza di cui è capace e dall’ideale di vita che egli ha in mente. Questa probabilmente è la ragione per cui La tradizione greca, almeno nei primi giorni dell’Ellade, non solo riconobbe le amicizie tra ragazzi più grandi e ragazzi più giovani come un’istituzione nazionale di grande importanza ma produsse anche leggi specifiche o regole concernenti la loro condotta perché fossero una guida e un aiuto per il più grande in quella che era riconosciuta come una posizione di responsabilità.

A Creta, per esempio,[2] si entrava in un’amicizia in modo piuttosto formale e pubblico, con la consapevolezza e l’approvazione dei parenti; la posizione del più anziano era chiaramente definita e diventava suo dovere allenare ed esercitare il più giovane nell’uso delle armi, nella caccia, ecc.; mentre il più giovane poteva ottenere una riparazione dalla legge se il più grande lo avesse sottoposto a insulti o ingiurie di qualsiasi tipo. Alla fine di un certo periodo di prova, se il più giovane lo desiderava, poteva lasciare il suo compagno; altrimenti diventava il suo attendente e accolito – mentre il più grande era obbligato a fornirgli l’equipaggiamento militare – e da allora in poi i due combattevano insieme in battaglia, “ispirati da un doppio valore, secondo il concetto dei Cretesi, dagli dei della guerra e dall’amore.”[3] Costumi simili erano dominanti a Sparta e, in un modo meno definito, negli altri stati greci; e infatti questi usi sono stati dominanti tra tutte le razze semi-barbariche alla soglia della civiltà.

Comunque, quando passiamo alla vita moderna e alla situazione attuale, come per esempio alle scuole pubbliche di oggi, ci può ben essere obiettato che dell’ideale suggerito troviamo molto poco, ma troviamo piuttosto una spaventosa discesa verso condizioni assai poco incoraggianti. Finora l’amicizia è passata dall’essere considerata una istituzione il cui valore era riconosciuto e compreso ad essere una realtà a stento riconosciuta che attualmente è spesso scoraggiata e mal compresa.

E anche se gli attaccamenti come quelli che noi abbiamo descritto esistono, esistono comunque in modo sotterraneo, per così dire, a loro rischio e mezzi soffocati in un’atmosfera che può solo essere descritta come quella della marginalità. In qualche modo il male di una sessualità prematura sembra aver preso possesso dei nostri centri di educazione. Pratiche e abitudini miserevoli abbondano, e (cosa che è forse il loro risultato peggiore) oscurano e degradano la concezione del ragazzo di quello che il vero amore o l’amicizia possono essere.

Per quelli che hanno familiarità con le grandi scuole pubbliche lo stato dei fatti non ha alcun bisogno di essere descritto. Un amico (che ha messo a disposizione alcuni suoi appunti) dice che ai suoi tempi una certa ben nota scuola pubblica era un ammasso di sporcizia, di incontinenza e di conversazioni oscene, mentre nello stesso tempo una grande quantità di affetto genuino, fino all’eroismo, si manifestava tra i ragazzi nei loro rapporti interpersonali. Ma “tutte queste cose erano trattate dagli insegnanti e dai ragazzi più o meno come cose empie col risultato che erano o ricercate o mese da parte secondo l’istinto sessuale o emotivo del ragazzo. Non si faceva alcun tentativo di distinguere. Un bacio era per esempio altrettanto sporco come l’atto della fellatio, e nessuno aveva una misura o un principio qualsiasi sulla base del quale guidare le voglie dell’adolescenza.”

L’autore entra poi in dettagli che non è necessario riportare qui. Lui e altri erano iniziati ai misteri del sesso dall’inserviente del dormitorio; e i ragazzi, corrotti in questo modo, abusavano uno dell’altro.

Naturalmente in qualsiasi atmosfera simile, le probabilità che non si arrivi alla formazione di un decente e sano attaccamento è molto grande. Se accade che il ragazzo più grande è dedito alla sensualità, egli ha qui la sua opportunità; se invece egli non è dedito alla sensualità, le idee correnti probabilmente hanno l’effetto di rendergli sospetta la sua stessa affettività, ed egli finisce a soffocare e a ripudiare la parte migliore della sua natura. In entrambi i casi si è fatto un danno.

I ragazzi grandi in questi posti diventano o triviali e licenziosi oppure duri e presuntuosi; i ragazzi più giovani, invece di essere educati e rafforzati dai più grandi diventano piccoli disgraziati effeminati, “favoriti”, ragazzi da accarezzare, i ragazzi disponibili della scuola. Con l’andare del tempo l’opinione pubblica sulla scuola cessa di credere nella possibilità di una sana amicizia; gli insegnati cominciano a dare per scontato (e non senza ragione) che ogni affetto significhi pratiche sensuali, e finiscono per fare del loro meglio per scoraggiare quegli affetti.

Ora questo stato dei fatti è veramente disperato. Non c’è nessun bisogno di essere puritani oppure di considerare gli errori dell’adolescenza come peccati imperdonabili, infatti si può ammettere per quanto possibile che un po’ di frivolezza sia migliore della durezza e della presunzione; ormai chiunque sappia qualcosa dell’argomento sente e deve sentire che lo stato delle nostre scuola è cattivo.

Ed è così perché dopotutto la purezza (nel senso di continenza) è di primaria importanza nell’adolescenza. Prolungare il periodo di continenza nella vita di un ragazzo significa prolungare il periodo di crescita. È una semplice legge psicologica e molto ovvia, e qualsiasi altra cosa si dica in favore della purezza, questa resta forse quella di maggior peso. Introdurre abitudini sensuali e sessuali – e uno dei peggiori di questi è l’auto-abuso – in un’età molto giovane significa arrestare la crescita sia fisica che mentale.

E ciò che è ancora peggio, significa arrestare la capacità affettiva. Io credo che l’affetto, l’attaccamento, – sia per un sesso che per l’altro, nasce normalmente in una giovane mente in una forma piuttosto diffusa, ideale ed emotiva – una forma di bramosia e di stupore, come qualcosa di divino – senza un pensiero definito o una specifica consapevolezza del sesso. Il sentimento si espande e riempie, come se fosse una marea che sale, ogni fessura della natura emotiva e morale. E quanto più (ovviamente entro limiti ragionevoli) il suo definito indirizzarsi verso il sesso è spostato nel tempo, tanto maggiore è la finezza, l’ampiezza, e la forza di carattere che ne deriva. Tutte le esperienze indicano che un troppo anticipato sbocco verso il sesso riduce e indebolisce la capacità affettiva.

Ma è proprio questo sbocco anticipato che costituisce il più grosso problema della scuola pubblica. E in realtà non sembra incredibile che il peculiare carattere dell’uomo della classe media di oggi, la sua natura affettiva non sviluppata e un certo abbrutimento e una certa legnosità siano largamente dovuti alla condizione prevalente dei posti deputati alla sua educazione. I Greci, col loro straordinario istinto per la salute, sembrano aver percepito il cammino giusto in tutta questa materia e, mentre incoraggiavano l’amicizia, come abbiamo visto, davano una grande importanza alla modestia nella prima parte della vita – perché i guardiani e gli insegnanti di ogni ragazzo di buona famiglia erano specificamente chiamati a sorvegliare la sobrietà delle sue abitudini e delle sue maniere.[4]

Nell’educazione, generalmente, mi sembra (sia che si tratti di ragazzi che di ragazze) ci troviamo a dover fare i conti con due grandi tendenze che non possono essere ignorate e devono essere candidamente riconosciute per dare loro la giusta direzione. Una di queste tendenze è quella all’amicizia. L’altra è la naturale curiosità dei ragazzi per il sesso. Quest’ultima è, o dovrebbe essere, un interesse perfettamente legittimo. Un ragazzo, al momento della pubertà naturalmente vuole sapere – e deve sapere – che cosa sta succedendo e quali sono gli usi e le funzioni del suo corpo. Il ragazzo non va molto in profondità nelle cose, un’informazione sommaria probabilmente potrà soddisfarlo. Ma la curiosità c’è , ed è quasi certo che il ragazzo, se è un ragazzo di buon senso o di carattere riuscirà in un modo o nell’altro a soddisfare quella curiosità.

Il processo è realmente solo un processo mentale. Il desiderio – salvo qualche caso anormale – non si è ancora manifestato con forza; e c’è spesso e forse sempre all’inizio una reale ripugnanza per qualsiasi cosa tipo le pratiche sessali.

Ma il desiderio di informazione esiste ed è, io dico, abbastanza legittimo.[5] In quasi tutte le società umane, eccettuate, curiosamente, le nazioni moderne, ci sono state istituzioni per l’iniziazione di entrambi i sessi in queste materie, e queste iniziazioni sono spesso state associate, nel fiore che si apre della giovane mente, con l’idea di inculcate gli ideali di virilità e femminilità, di coraggio, di ardimento e i doveri del cittadino e del soldato.[6]

Ma che cosa fa ma scuola moderna? Chiude una botola sull’intera questione. C’è un tacere, un sinistro tacere. Una curiosità legittima ben presto diventa una curiosità illegittima dello stesso tipo e un desiderio furtivo si insinua dove prima non c’era desiderio. Il metodo della marginalità prevale. In assenza di ogni riconoscimento dei bisogni dell’allievo, l’informazione di contrabbando passa furtivamente da uno all’altro; la presa in giro e “l’oscenità” prendono il posto delle spiegazioni ragionevoli e decenti, le pratiche insane seguono, la sacralità del sesso se ne va per la sua strada per non tornare più e la scuola è piena di discorsi e di pensieri prematuri e morbosi su un argomento che dovrebbe giustamente solo sorgere appena sull’orizzonte della mente.

L’incontro di queste due correnti , dell’attaccamento ideale e del desiderio sessuale, costituisce un momento piuttosto critico anche quando si verifica per la via normale – cioè più avanti, all’età del matrimonio. Anche nelle condizioni più favorevoli, al loro primo incontro, sorge un certo conflitto nella mente. Ma nella moderna scuola, questo conflitto, anticipato di gran lunga troppo presto e accompagnato da una soppressione artificiale della corrente più nobile e dalla rapida precipitazione di quella più bassa, finisce semplicemente nel disastro per la prima. Gli insegnanti conducono una guerra contro l’incontinenza e fanno bene a farlo. Ma come la conducono? Come ho detto con un sinistro silenzio e con furia, guidando l’ascesso a scendere sempre più in profondità, coprendo la fogna, e confondendo, quando si presentano davanti ai loro occhi – sia nei loro pensieri che in quelli dei ragazzi – un vero attaccamento con quello che essi condannano.

Non molto tempo fa il preside di una grande scuola pubblica, uscendo in modo inatteso dal suo studio colse per caso due ragazzi che si abbracciavano nel corridoio. Forse, e anche probabilmente, si trattava della semplice e naturale espressione di un attaccamento non sofisticato, certo non era nulla che di per sé si potesse definire giusto o sbagliato. Che cosa fece? Fece entrare i due ragazzi nel suo studio, fece loro una lunga lezione sulla nefandezza della loro condotta con abbondanti allusioni al fatto che lui sapeva che cosa quelle cose significassero e a che cosa conducessero, e finì per punirli entrambi in modo adeguato. Ci poteva essere qualcosa di più sciocco? Se la loro amicizia era pulita e naturale, il maestro stava solo cercando di fare sentire loro che invece era sporca e innaturale, e che una cosa amabile e onorevole era abominevole. Se l’atto era – ciò che è almeno improbabile – un mero segno di lussuria – anche allora la cosa migliore sarebbe stata presumere che fosse una cosa onorevole, e parlando ai ragazzi, sia insieme che separatamente, cercare di ispirare solo un ideale migliore; mentre se tra queste due posizioni il maestro realmente avesse creduto che l’affetto, benché onorevole avrebbe portato a cose indesiderabili, allora ovviamente, punire i due ragazzi avrebbe avuto solo il risultato di cementare la loro unione, di dar loro una ragione forte per nasconderla e di accelerare la loro corsa in avanti. Ma ognuno sa che questo è il metodo tipico con cui questo argomento è affrontato nelle scuole. È il metodo della disperazione. E gli insegnanti (forse non innaturalmente) rendendosi conto di non avere il tempo che ci vorrebbe per trattare personalmente con ciascun ragazzo, e nemmeno le forze a loro disposizione attraverso le quali sperare di introdurre nuovi ideali di vita e di condotta nella loro piccola comunità e sentendosi quindi completamente incapaci di far fronte alla situazione, si lasciano trasportare ad un atteggiamento di mero silenzio riguardo a queste cose, temperato da scoppi di incontrollata e irragionevole severità.

Mi azzardo a pensare che i maestri di scuola non risolveranno mai il problema finché non riconosceranno con coraggio i due bisogni in questione e finché non procederanno candidamente a dar loro un’adeguata soddisfazione.

Il bisogno di informazione – la legittima curiosità – dei ragazzi (e delle ragazze) deve essere affrontata

(1) in parte con lezioni di fisiologia,

(2) in parte con discorsi privati e confidenze tra il più grande e il più giovane, basate sull’amicizia.

Quanto al punto (1), lezioni di questo genere sono state felicemente realizzate in poche scuole avanzate e con buoni risultati. E anche se queste lezioni possono trattare, nella quali generalità dei casi, i fatti relativi alla maternità e alla generazione, non possono mancare, se ben condotte, di imprimersi nelle giovani menti e dare loro un’idea più grande e più rilevante dell’argomento che normalmente trattano.

Quanto al punto (2), anche se qualche rudimentale insegnamento sul sesso e delle lezioni di fisiologia possono essere date in classe è ovvio che un’istruzione più avanzata e in sostanza ogni vero aiuto nella condotta della vita e nella moralità può arrivare solo attraverso confidenze strette e ténere tra il più grande e il più giovane, come esistono dove c’è una forte amicizia da cui cominciare. È ovvio che un aiuto concreto può arrivare solo per questa via e che questa è la sola via attraverso cui si può desiderare che arrivi. L’amico più grande in questo caso, si potrebbe dire che dovrebbe essere, e in molti casi può essere, il genitore, madre o padre – che dovrebbe essere certamente capace di imprimere nel figlio che si stringe a lui la sacralità della relazione. E sarebbe veramente desiderabile che i genitori prendessero in considerazione il modo per assumere questo ruolo più liberamente in futuro. Ma per qualche motivo non chiarito c’è comunque spesso un abisso di riservatezza tra i genitori (inglesi) e i figli; e il ragazzo, che passa molto tempo a scuola, finisce piuttosto sotto l’influenza dei suoi compagni più gradi che dei suoi genitori. Se quindi i ragazzi e i giovani non possono essere rassicurati e incoraggiati a formare decenti amicizie amorose tra loro o con quelli che sono più grandi o più giovani di loro, – nelle quali molte questioni delicate potrebbero essere affrontate e la tradizione di una condotta assennata e virile con riguardo al sesso potrebbe essere trasmessa – ci troviamo veramente in una situazione molto critica e siamo coinvolti in un circolo vizioso dal quale sembra difficile uscire.

E così (noi crediamo) il bisogno di attaccamento affettivo deve essere affrontato anche attraverso il suo completo riconoscimento e la garanzia della sua espressione entro ragionevoli limiti, attraverso la disseminazione di un bel po’ di amicizia e con l’inserimento di essa dalla parte della virilità e della temperanza.

Non è forse sommamente desiderabile che le scuole riconoscano rapidamente i rapporti camerateschi come una normale istituzione – molto più importante, dico, dello “stancarsi” {fagging} – una istituzione che ha il suo ruolo definito nella vita della scuola, nei giochi e negli studi, con i suoi doveri, le sue responsabilità, i suoi privilegi, ecc., un’istituzione che deve ramificarsi attraverso la piccola comunità, deve tenerla unita ed ispirare i suoi membri con le due qualità dell’eroismo e della tenerezza, che insieme formano le basi di un buon carattere?

Ma qui bisogna dire che se noi speriamo in qualche grande cambiamento nella condotta della grosse scuole per ragazzi, le cosiddette scuole pubbliche non sono certo i posti adatti in cui andare a cercare quel cambiamento – o a qualsiasi livello anche solo un suo inizio. In primo luogo queste istituzioni sono ostacolate dalle loro potenti tradizioni che naturalmente le rendono conservatrici; e in secondo luogo la loro stessa grandezza e il numero dei ragazzi rende loro difficile gestire la tradizione o modificarla. Gli insegnanti sono sovraccaricati di lavoro; e la (necessaria) di visione di così tanti ragazzi in “case” separate ha come effetto che l’insegnante che introduce una migliore tradizione all’interno della sua casa ha sempre davanti a sé la prospettiva che il suo lavoro sarà cancellato dal continuo e talvolta contaminante contatto con i ragazzi che provengono da altre case. No, sarà invece nelle piccole scuole, dico quelle tra 50 e 100 ragazzi, che l’influenza personale del preside sarà una forza reale che raggiunge ogni giovane e in cui egli potrà realmente plasmare la tradizione della scuola, e solo lì noi potremo vedere un migliorato stato delle cose.[7]

Non c’è dubbio che i primi passi in qualsiasi riforma di questo tipo siano difficili; ma gli insegnanti sono in genere ostacolati dalla confusione nella mente del pubblico alla quale abbiamo già fatto riferimento, che così spesso continua ad abbassare qualsiasi forma di attaccamento tra due ragazzi o tra un ragazzo e il suo insegnante a niente altro che sensualità. Molti insegnanti capiscono abbastanza bene la situazione ma si sentono privi di aiuto di fronte all’opinione pubblica. Chi è così adatto (essi talvolta lo percepiscono) per illuminare un giovare ragazzo e guidare la crescita della sua mente, di uno di loro, quando un legame di affetto esiste tra i due? Come l’autore della lettera citata nella prima parte di questo saggio essi credono che “un affetto personale, quasi indescrivibile, cresce tra l’allievo e il maestro, attraverso il quale i pensieri sono condivisi e si crea un’influenza che non potrebbe esistere in nessun altro modo”. Tuttavia, quando il ragazzo si incontra con uno col quale tutto questo può diventare vero, un ragazzo che dai suoi sguardi supplichevoli mostra il sentimento che lo anima e la profonda impronta che desidera ricevere, per così dire, dal suo insegnante, quest’ultimo lo tradisce, nega il suo proprio istinto e il grande desiderio del ragazzo e lo tratta con freddezza mantenendo le distanze. E perché? Semplicemente perché teme, anche se la desidera, la confidenza del ragazzo. Ha paura dell’ingenua e perfettamente naturale manifestazione dell’affetto del ragazzo con la carezza o con l’abbraccio perché sa come la bastarda opinione pubblica la interpreterà o meglio la interpreterà malamente; e piuttosto che correre un rischio del genere, chiude le fontane del cuore, nega l’aiuto che solo l’amore può dare e deliberatamente morde il tenero bocciolo che si rivolge a lui per avere luce e calore.[8]

Il terrore panico che prevale in Inghilterra riguardo a questo tipo di espressione di affetto ha il suo aspetto comico. L’affetto esiste e si sa che esiste da entrambe le parti; ma noi dobbiamo seppellire la testa nella sabbia e far finta di non vederlo. E se per caso siamo costretti a riconoscerlo, dobbiamo dimostrare il nostro grande discernimento gettando su di esso il sospetto. E così gettiamo via nell’immondizia uno degli elementi più nobili e più preziosi dell’umana natura. Certamente se i dinieghi o i sospetti su ogni affetto naturale fossero benèfici, potremmo scoprirli nelle nostre scuola; ma vedendo lì il fallimento nel chiarificare i toni, è abbastanza evidente che il metodo in sé è sbagliato.

Le osservazioni in questo saggio hanno sostanzialmente come riferimento la boy’s school, dove gli stessi problemi prevalgono nettamente, con questa differenza, che nella scuola per le ragazze l’amicizia invece di essere repressa è piuttosto incoraggiata dall’opinione pubblica; solo che sfortunatamente si tratta di amicizie di una settimana e di avvicendamento sentimentale, e non sono molto sane, né in sé che né le abitudini cui conducono. Anche qui, nella scuola delle ragazze, l’argomento richiede che si guardi dall’altra parte; l’amicizia richiede di essere stabilità su una base più solida e meno sentimentale; e sull’argomento del sesso, così straordinariamente importante per le donne, bisogna che ci sia un insegnamento consistente e attento, sia pubblico che privato. Forse l’educazione comune di ragazzi e ragazze potrebbe essere utile nel rendere i ragazzi un po’ meno vergognosi dei loro sentimenti e le ragazze più sane nell’espressione di qui sentimenti.

A qualsiasi livello, più si riflette sulla materia, più chiaramente, io credo, apparirà chiaro che un sano affetto deve, alla fine, essere la base dell’educazione e che il riconoscimento di questo fatto sarà l’unica strada per uscire dalle difficoltà della scuola moderna.

È vero che un cambiamento simile rivoluzionerebbe la vita scolastica; ma quel cambiamento arriverà comunque e non c’è dubbio che procederà di pari passo con quelli che stanno prendendo piede nella società libera.

_____________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

[1] Per altri esempi, vedi Appendice, pp. 135-140.

[2] Müller, “Storia delle antichità della razza dorica”.

[3] Müller.

[4] Confronta l’incidente alla fine del “Lisia” di Platone, quando arrivano i tutori di Lisia e Menesseno e mandano i ragazzi a casa.

[5] Per un utile manualetto su questo argomento, vedi: “Come siamo nati” di Mrs. N.J. (Daniel, London). Per un’argomentazione generale in favore dell’insegnamento del sesso vedi: “La formazione del giovane alle leggi del sesso”, di Canon Lyttelton, preside del College di Eton (Longmans).

[6] Vedi J. G. Wood, “Storia naturale dell’uomo”, volume “Africa” p.324 ( I Bechuanas); e anche il volume “Australia”, p.75.

[7] Con il rapido sviluppo che si sta affermando, nelle possibilità e nella credibilità sociale delle scuole pubbliche diurne, è probabile che si realizzi qualche cambiamento di opinione circa la ragionevolezza di mandare ragazzi giovani dal 10 ai 14 anni nei collegi di alto livello sociale. Per i ragazzi di 15 o 16 anni o più grandi, il sistema del collegio può avere i suoi vantaggi. Da quell’età in poi un ragazzo è abbastanza grande da capire certe questioni, è abbastanza grande da avere idee razionali sulla condotta umana e da governare la propria nel perseguimento di esse; e può imparare molto nella vita al di fuori della sua casa sulla strada della disciplina, dell’organizzazione, della fiducia in se stesso, ecc. Ma mandare un ragazzo giovanissimo, inesperto della vita e di carattere ancora piuttosto informe a cogliere la sua occasione, giorno e notte, in una scuola pubblica come quelle che esistono oggi, è, per dire il minimo, fare una cosa avventata.

[8] Bisognerebbe dire anche, per correttezza, che la paura di mostrare una parzialità non dovuta spesso si trasforma in un’influenza così paralizzante.

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5154

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” SECONDA PARTE

III

L’AFFETTO OMOGENICO

Nelle sue varie forme, per quanto noi le conosciamo, l’Amore sembra sempre avere un profondo significato e anche una più pratica importanza per noi piccoli mortali. In una forma, come semplice amore sessuale semi-cosciente che circola attraverso la creazione negli animali più semplici e nelle piante, esso appare come una specie di base organica per l’unità di tutte le creature; in un’altra forma, come amore di una madre per il suo bambino – che può anche essere definito passione – sembra promettere che si dedicherà alla cura e alla vigilanza della razza futura; in un’altra forma ancora, come matrimonio tra un uomo e una donna, diventa il vero fondamento della società mana. E così possiamo credere a stento che nella sua forma omogenica, della quale qui ci stiamo occupando, non abbia anche un profondo significato e un’utilità e una funzione sociale che ci saranno sempre più chiare man mano che le approfondiremo.

A qualcuno forse parrà un po’ strano collocare l’ultima forma di affetto che abbiamo menzionato ad un livello di importanza pari alle altre e queste persone possono essere portare a negare all’amore omogenico, (1) quello omosessuale, quel carattere intenso, penetrante e a tratti prepotente che gli darebbe il rango di grande passione umana. Ma in realtà questo punto di vista, se lo prendiamo attentamente in considerazione, nasce dalla mancanza di conoscenza dei fatti reali; e non sarà inopportuno qui, nel modo più breve possibile, prima di passare ad altre considerazioni, esaminare quello che la storia del mondo, la letteratura e l’arte hanno da dirci sotto questo aspetto. Certamente, se affrontare un pericolo e sopportare un dolore e una fatica per il bene dell’amato, se il sacrificio, l’incrollabile devozione e l’unione per tutta la vita costituiscono prove della realtà e dell’intensità (e diciamo anche della sanità) di questo sentimento, allora queste prove sono state date in innumerevoli casi di questo affetto, non solo come esistente tra uomini ma anche tra donne, fin dall’inizio del mondo. Le memorie dell’amore cavalleresco, le gesta dei cavalieri per il bene delle loro dame, le storie di Ero e Leandro, ecc., possono essere facilmente paragonate, se non sorpassate dalle storie dei commilitoni e tirannicidi Greci – di Cratino e Aristodemo che si offrirono insieme in sacrificio volontario per la purificazione di Atene; di Caritone e Melanippo,(2) che tentarono di assassinare Falaride, tiranno di Agrigento; o di Cleomaco che in modo simile, in una battaglia tra Calcidesi ed Eretri, essendo entrato in battaglia contro gli Eretri, “chiese al giovane che amava, che si trovava lì vicino, se sarebbe stato a guardare la battaglia; e quando quello gli rispose di sì, e affettuosamente baciò Cleomaco e gli mise in testa l’elmo, Cleomaco con gioia orgogliosa si piazzò davanti ai più valorosi dei Tessali e andò all’assalto della cavalleria nemica con una tale impetuosità che li gettò nello scompiglio e li sbaragliò;  e fuggendo quindi la cavalleria eretria, i Calcidesi ottennero una splendida vittoria.”(3) Gli annali di tutte le nazioni contengono memorie simili, anche  se probabilmente in nessuna l’ideale di questo amore è stato così entusiastico ed eroico come tra i Greci post-omerici. È ben noto che tra gli isolani della Polinesia, una popolazione per la gran parte molto gentile e affettuosa, che ha probabilmente ereditato le tradizioni di una cultura più antica, rispetto a quella che essi possiedono oggi, è (o era) in voga la più romantica amicizia maschile. Dice Herman Melville in “Omoo” (capitolo 39), “Il modo veramente curioso con cui tutti i Polinesiani sono abituati a fare amicizie affettuose necessita di una spiegazione … Negli annali dell’isola (Tahiti) ci sono esempi di amicizie stravaganti, non superati dalla storia di Damone e Pitias che è in realtà molto più meravigliosa, perché nonostante la devozione alla quale  arrivavano, in certi casi anche fino al sacrificio della vita, erano colpiti a prima vista da qualche straniero proveniente da un’altra isola.” Queste unioni erano così profondamente riconosciute che Melville spiega (in “Typee”, cap. 18) che se due uomini di tribù o di isole ostili si promettevano fedeltà reciproca, allora ciascuno dei due poteva passare per il territorio nemico senza paura di essere infastidito o ferito, e la natura passionale di questo affetto è indicata dal seguente brano di “Omoo” (un altro libro di Melville): “Anche se poco portati alla gelosia nelle ordinarie questioni d’amore, i Taitiani non tollerano rivali nell’amicizia.”

Anche tra le razze selvagge, un bel po’ più giù di queste nella scala dell’evoluzione e che sono normalmente accusate di essere governate nelle loro questioni d’amore solo dai desideri più animali, troviamo un sentimento genuino di cameratismo che comincia ad affermarsi, come tra i Balonda(4) e altre tribù africane, dove regolari cerimonie di fidanzamento tra compagni hanno luogo, attraverso la trasfusione di alcune gocce di sangue nelle ciotole per bere l’uno dell’altro, attraverso lo scambio dei nomi(5) e il dono reciproco dei loro possedimenti più preziosi; ma sfortunatamente, a causa dell’ottusità dell’opinione pubblica europea su questo argomento, queste  e altre usanze simili sono state assai poco investigate e non hanno ricevuto assolutamente l’attenzione che meritavano.

Quando passiamo alle espressioni poetiche e letterarie delle nazioni più civilizzate su questo argomento, non possiamo che essere colpiti dal grado e dalle intensità delle emozioni espresse, dalla bella trenodia di Davide sul suo amico il cui amore sorpassava l’amore delle donne, per passare poi al vasto panorama dell’Iliade omerica del quale l’eroica amicizia di Achille e del suo caro Patroclo costituisce realmente il tema fondamentale, fino ai lavori della grande età greca, le splendide odi di Pindaro brucianti di chiaro fuoco di passione, le alte elegie di Teognide, piene di saggi precetti per il suo amato Cirno, le dolci bucoliche di Teocrito, le appassionate liriche di Saffo o i più sensuali rapimenti di Anacreonte. Alcuni dei drammi di Eschilo e Sofocle, come i “Mirmodini” del primo e gli “Amanti di Achille” del secondo, sembrano avere avuto proprio questo argomento per loro nucleo centrale;(6) e molti dei dialoghi di Platone, veri poemi in prosa, erano certamente ispirati da questo tema.

Poi, venendo alla letteratura dell’età romana, il cui spirito materialistico poteva solo a fatica afferrare la più fine ispirazione dell’amore omogenico e che in autori come Catullo e Marziale poteva al massimo dare espressione al suo lato più grossolano, troviamo solo in Virgilio un esempio nobile e notevole. La sua seconda Ecloga porta i segni di una genuina passione, e secondo alcuni,(7) Virgilio stesso, lì, sotto il nome di Alessi, rende immortale il suo proprio amore per il giovane Alessandro. E non è nemmeno possibile tralasciare su questo argomento la grande massa della letteratura persiana e i poeti Sadi, Hafiz, Jami, e molti altri, i cui nomi e le cui opere sono per ogni tempo e i cui meravigliosi canti d’amore (“Amaro e dolce è il bacio di separazione sulle labbra di un amico”) sono per la gran parte, se non per la massima parte, indirizzati a quelli del loro stesso sesso.(8)

Del periodo medievale in Europa abbiamo ovviamente solo pochi documenti. Verso la sua parte a noi più vicina troviamo l’interessante storia di Amis e Amile (tredicesimo secolo), riesumata dal sig. W. Pater dalla Biblioteca Elzeviriana(9) Anche se c’è l’evidenza storica della prevalenza della passione omogenica, di questo periodo possiamo dire che il suo ideale era certamente più quello dell’amore cavalleresco che quello dell’amore dei compagni. Ma col Rinascimento italiano e col periodo elisabettiano in Inghilterra, l’amore dei compagni torna ancora una volta in evidenza in un’esplosione di espressione poetica(10) che forse ha la sua massima manifestazione nei magnifici sonetti di Michelangelo e di Shakespeare: di Michelangelo, la cui pura bellezza di espressione innalza l’entusiasmo nelle regioni più alte, come diretta percezione del divino in forma mortale,(11) e di Shakespeare, le cui parole appassionate e la spiritualità della cui amicizia amorosa, hanno costituito per parecchio tempo una perplessità per i commentatori più retrivi. Da qui, attraverso scrittori minori (non trascurando Winckelmann(12) in Germania) passiamo a tempi abbastanza moderni, nei quali, nonostante il fatto che la passione è stata molto mal compresa e male interpretata, due nomi emergono, quelli di Tennyson, il cui “In Memoriam” costituisce probabilmente l’opera migliore, e di Walt Whitman, l’entusiasmo della cui poesia sul cameratismo si può solo mettere a confronto con la devozione del suo lavoro per i suoi fratelli feriti nella guerra civile americana.

Si noterà che qui noi abbiamo, interessati al tema, alcuni dei nomi veramente più grandi della letteratura; e che le loro espressioni su questo argomento, uguagliano, se non sorpassano, in bellezza, intensità e umanità di sentimento, tutto quello che è stato scritto in lode dell’altro amore più comunemente riconosciuto.

E quando nuovamente ci rivolgiamo ai monumenti dell’Arte, e paragoniamo il modo il cui la percezione dell’amore e della bellezza umana si è espressa nel ritrarre la forma maschile e quella femminile, ritroviamo esattamente la stessa cosa. Una visione completa della statuaria greca mostra in alto grado la passione maschile per la bellezza.  Eppure, anche se le statue di uomini e di giovani (scolpite da scultori maschi) sono più notevoli, probabilmente molto più notevoli, sia per il numero che per la cura dell’esecuzione rispetto alle statue di figure femminili, è significativo che, come J. A. Symonds dice nella sua “Vita di Michelangelo”, in tutto l’insieme di statue raffiguranti uomini ce ne sono a stento due o tre che hanno nell’espressione qualcosa di licenzioso, cosa che non è invece così rara nelle statue che raffigurano donne. Conoscendo come noi la conosciamo la forza della passione fisica maschile nella vita dei Greci, questo solo fatto ci dice molto sul senso di proporzione che deve aver caratterizzato questa passione a qualsiasi livello nell’età più produttiva della loro Arte.

Nel caso di Michelangelo abbiamo un artista che col pennello e col cesello ha ritratto letteralmente migliaia di figure umane, ma con questa peculiarità, che mentre molte delle sue figure maschili sono ovviamente soffuse di sentimento romantico e ispirate da quel sentimento, accade lo stesso a stento per una delle sue figure femminili, questa ultima è essenzialmente rappresentativa della donna nel suo ruolo di madre o di sofferente o di profetessa o di poetessa o in età avanzata, o in qualsiasi aspetto di forza o di tenerezza, salvo quello che si associa in modo speciale con l’amore romantico. La purezza e la dignità delle figure maschili di Michelangelo sono incontestabili e portano una testimonianza decisiva di quella nobiltà di sentimento in lui che noi abbiamo già visto illustrata nei suoi sonetti.(13)

Questo breve cenno può bastare per dare al lettore un’idea del ruolo e della posizione che riveste nel mondo il particolare sentimento di cui stiamo discutendo; né mancherà di fare une certa impressione – in rapporto agli autori citati – il senso di dignità e di solidità del sentimento, a qualunque livello, quando è gestito da alcuni dei più grandi uomini del mondo. E allo stesso tempo sarebbe un’ostentazione  ignorare il fatto che, proprio accanto a questa visione dell’argomento c’è stata un’altra corrente di opinione che ha portato la gente – specialmente nei tempi più moderni, in Europa – a considerare l’affettività del tipo in questione con molto sospetto e disfavore.(14) E può essere necessario qui dire poche parole su quest’ultimo punto di vista.

L’origine di questo punto di vista non deve essere cercata molto lontano. Coloro che non hanno essi stessi un dono particolare verso questo tipo di amicizia – che non sono all’interno del cerchio di essa, per così dire, e non capiscono e non apprezzano il suo carattere profondamente emotivo e romantico, hanno ciò non di meno sentito di una certa corruzione e di eccessi; perché queste ultime cose balzano al livello della cronaca. Hanno sentito della dissolutezza di Nerone o di Tiberio; hanno notato gli scandali dei Tribunali di Polizia, forse hanno avuto qualche esperienza degli abusi che si possono trovare nelle scuole pubbliche o nelle caserme; ed essi (naturalmente) ne deducono che queste cose, questi eccessi e queste forme di sensualità sono il vero motivo degli affetti camerateschi e la ragione per la quale essi esistono; e quindi essi non riconoscono alcun tipo di legame più profondo ed intimo. A questa gente le intimità fisiche di qualsiasi tipo (a qualsiasi livello, tra maschi) sembrano inescusabili. Non c’è alcuna distinzione, nelle loro menti, tra la più semplice e la più ingenua espressione di sentimento e il più grave abuso dei diritti umani e della decenza; non c’è alcuna distinzione tra un genuino attaccamento affettivo e la mera curiosità carnale. Loro vedono certi mali che capitano o che sono capitati e credono, del tutto candidamente, che qualsiasi misura sia giustificabile per evitare che cose simili accadano di nuovo. Ma essi non vedono l’interiore sentimento d’amore che, quando esiste, richiede legittimamente una qualche espressione. Questa gente, infatti, non avendo in sé la chiave per comprendere la situazione reale, frettolosamente dà per scontato che l’affettività omogenica non abbia altro motivo che, o sia semplicemente un velo e una copertura per la sensualità – e quindi la vedono con sospetto e la condannano.

Così sorge la curiosa discrepanza di punti di vista della gente su questo importante argomento – una discrepanza che dipende dal punto di vista dal quale essi ci si avvicinano.

Da una parte abbiamo anatemi ed esecrazioni, dall’altra abbiamo l’alto entusiasmo di un uomo come Platone – uno dei leader del pensiero del mondo di tutti i tempi – che pone, per esempio, nella bocca di Fedro (nel “Simposio”) un brano come questo:(15) “Io non conosco nessun dono più grande, per un giovane uomo che comincia la vita, che un amante virtuoso o, per l’amante, di quel giovane amato. Perché il principio che dovrebbe essere la guida degli uomini che vogliono vivere nobilmente – quel principio, io dico, né i parenti, né l’onore, né la ricchezza, né alcun altro motivo è capace di inculcarlo così bene come fa l’amore. Di che cosa sto parlando? Del senso dell’onore e del disonore, senza il quale né gli individui né gli stati fanno mai nulla di buono o di grade … Quale amante non preferirebbe essere visto da tutta l’umanità piuttosto che da suo amato, quando abbandona il suo posto o quando getta via le sue armi? Sarebbe pronto a morire mille volte piuttosto che sopportare una cosa simile. O chi abbandonerebbe il suo amato o gli verrebbe meno nell’ora  del pericolo? Il peggiore codardo diventerebbe un eroe ispirato, al livello dei più coraggiosi, se si trovasse in una situazione simile; l’amore lo ispirerebbe. Quel che, come dice Omero, il dio insuffla nell’animo degli eroi, l’amore della propria natura lo ispira nell’amante.“ O ancora nel Fedro, Platone fa dire a Socrate:(16) “In modo simile, i seguaci di Apollo e di qualunque altro dio, seguendo la via del loro dio, cercano un amore che consiste nell’essere come il loro dio, e quando lo hanno trovato, essi stessi imitano il loro dio e spingono il loro amato a fare lo stesso e lo conducono all’armonia con la forma e con le strade del dio, tanto quanto possono: perché essi non hanno sentimenti di invidia o di gelosia nei confronti del loro amato, ma essi fanno il loro massimo per creare in lui il massimo gradimento di loro stessi e del dio che essi onorano.  Così è cosa giusta e beata per l’amato, quando è coinvolto, il desiderio di un amante ispirato e l’iniziazione da parte di quello, io dico, ai misteri del vero amore se il loro proposito si realizza.”

Dopo queste sottolineature preliminari, possiamo passare oltre, a considerare alcune recenti indagini scientifiche della materia che stiamo trattando. Negli ultimi tempi – cioè più o meno durante gli ultimi trent’anni – Un gruppo di capaci uomini di scienza, soprattutto in Germania, in Francia e in Italia, ha fatto studi specifici in materia più o meno imparziali. Tra questi si può citare il Dott. Albert Moll di Berlino; R. von Krafft-Ebing, una delle massime autorità mediche di Vienna, il cui libro sulla “Psicopatia sessuale” è giunto alla decima edizione; il Dott. Paul Moreau (“Delle aberrazioni del senso genesico”); Cesare Lombroso, l’autore di molti lavori di Antropologia; M. A. Raffalovich (“Uranismo e Unisessualità”); Auguste Forel (“La questione sessuale”); Mantegazza; K. H. Ulrichs; e ultimo ma certo non il minore, il Dott. Havelock Ellis, il secondo volume del suo grande lavoro sulla psicologia del sesso è dedicato all’argomento della “Inversione sessuale.”(17)

Da queste investigazioni è emerso che troppo spesso in passato si è dato all’argomento un aspetto molto alterato. Mentre all’inizio si diede troppo facilmente per scontato che questi fenomeni fossero di carattere patologico e che l’inclinazione del sentimento amoroso verso uno dello stesso sesso fosse sempre associata con la degenerazione o con la malattia, è veramente considerevole il fatto che passo dopo passo, attraverso l’accumulazione di informazioni affidabili, questi presupporti sono stati abbandonati. Il punto di vista è cambiato; e il cambiamento è stato molto marcato soprattutto negli autori più recenti come A. Moll e Havelock-Ellis.

Non è possibile qui dare alcun rendiconto dettagliato dei lavori di questi vari autori, delle loro teorie e dell’immenso numero di casi interessanti e di osservazioni che essi hanno presentato. Ma alcune delle conclusioni generali che derivano dalle loro ricerche possono essere puntualizzate. Innanzitutto i loro lavori hanno stabilito il fatto, noto fino ad oggi solo agli individui singoli, che l’inversione sessuale – che è l’inclinazione del desiderio verso uno dello stesso sesso – è in un gran numero di casi più o meno istintiva e congenita, mentalmente e fisicamente, strettamente collegata alle vere radici della vita individuale e praticamente non sradicabile.  Agli uomini e alle donne affetti da una inclinazione omosessuale innata, Ulrichs ha dato il nome di Urning(18) perché quasi universalmente accettato dagli scienziati.  Nel mio saggio precedente ho dato alcuni dettagli in riferimento agli “Urning”, ma bisognerebbe dire che non è mai abbastanza sottolineata la distinzione tra questi “amanti nati” del loro stesso sesso e quella classe di persone con la quale sono così spesso confusi, che per mera curiosità carnale o stravaganza di desiderio o per mancanza di opportunità di una soddisfazione più normale (come nelle scuole e nelle caserme) adottano alcune pratiche omosessuali. È proprio questo ultimo gruppo che è diventato nettamente più visibile all’occhio del pubblico e che eccita, abbastanza naturalmente, la pubblica riprovazione. Nel loro caso l’attrazione è sentita da loro stessi e da tutti gli interessati, come meramente sensuale e morbosa. Nel caso degli altri, comunque, il sentimento è, come abbiamo detto, così profondamente radicato e unito con la vita mentale ed emotiva che la persona interessata ha difficoltà ad immaginarsi in una situazione diversa da quella nella quale si trova, e almeno ai suoi occhi il suo amore appare sano e naturale, e anzi proprio una parte necessaria della sua stessa individualità.

In secondo luogo è diventato chiaro che il numero di individui affetti da “inversione sessuale” ad un livello maggiore o minore, è molto grande – molto più grande di quanto comunemente si crede che sia. È comunque molto difficile, se non addirittura impossibile, arrivare a cifre attendibili sull’argomento,(19) per la semplice ragione che le proporzioni variano in modo molto notevole tra i differenti popoli e anche in diversi settori della società  e in differenti località, e perché ovviamente ci sono tutti i gradi possibili di inversione sessuale con cui fare i conti, da quelli in cui l’istinto è quasi esclusivamente diretto verso il medesimo sesso, all’altro estremo in cui l’istinto sessuale è ordinariamente rivolto al sesso opposto ma è anche capace di inversione verso il proprio occasionalmente e in condizioni eccezionali – questa ultima condizione è probabilmente molto diffusa in alcuni popoli, se non è addirittura universale.

In terzo luogo attraverso il raffronto e la comparazione di un gran numero di casi e di “confessioni”, è stato riscontrato piuttosto chiaramente che gli individui affetti da inversione in grado notevole, dopotutto, non differiscono dal resto del mondo maschile o di quello femminile in nessun altro particolare fisico o mentale che possa essere chiaramente identificato.(20) Nessuna associazione congenita con qualche particolare conformazione o malformazione fisica è stata ancora scoperta; e nemmeno con qualche particolare malattia del corpo o della mente. Non sembra neppure che le persone di questa categoria siano usualmente di tipo grossolano o particolarmente basso, se mai piuttosto il contrario – sono spesso di natura raffinata e sensibile e includono, come Krafft-Ebing sottolinea (“Psicopatia sessuale”, settima edizione, pag. 227) un gran numero di persone “altamente dotate  nelle belle arti, specialmente nella musica e nella poesia”; e come dice Mantegazza(21) molte persone di notevole distinzione letteraria e sociale. È vero che Ktafft-Ebing insiste sul fatto che queste persone (tra gli uomini) sono generalmente sessualmente ben dotate ma egli si affretta a dire che il loro amore emotivo è anche “entusiastico ed esaltante”(22) e che mentre il contatto fisico è desiderato, il particolare atto che volgarmente si attribuisce loro è in molti casi ripugnate per loro.(23)

La sola caratteristica definita che gli autori di articoli scientifici affermano di aver identificato è una marcata tendenza allo sviluppo di ansia sull’argomento, non raramente associata con malattie nervose; ma – come avrò tra poco occasione di mostrare – c’è motivo di credere che la validità anche di questa caratteristica sia stata esagerata.

Se prendiamo il caso generale degli uomini con una marcata preferenza esclusiva per persone del loro stesso sesso, Krafft-Ebing dice (“P.S.”, p. 256): “La vita sessuale degli Omosessuali è mutatis mutandis esattamente la stessa nel normale amore sessuale. … L’Urning ama, deifica il suo amato esattamente come l’uomo che corteggia le donne fa con la sua amata. Per lui è capace del più grande sacrificio, prova i tormenti dell’amore infelice e non corrisposto, dell’infedeltà da parte del suo amato, della gelosia e così via. La sua attenzione è legata fortemente  solo alla figura maschile. … La visione delle grazie femminili per lui è indifferente, se non ripugnante.” Quindi Krafft-Ebing prosegue dicendo che molti uomini di questo tipo, nonostante la loro reale ripugnanza al rapporto sessuale con la donna, alla fine si sposano – o per ragioni etiche, come qualche volta accade, o per considerazioni di tipo sociale. Tuttavia sono veramente notevoli e anche patetici – per illustrare la profondità e la tenacia dell’istinto omogenico(24) – i racconti che lo stesso Krafft-Ebing fa di questi casi; perché in molti di essi la vera amicizia e il rispetto all’interno della coppia sposata non riusciva comunque a superare il disgusto da parte di uno dei due partner per il rapporto sessuale con l’altro, o a prevenire l’esperienza di un vero stress fisico  dopo un tale rapporto, o a controllare il flusso continuo dell’affettività verso una persona esterna alla coppia e dello stesso sesso; e così involontariamente, per così dire, alla fine questa inclinazione restava comunque causa di sofferenza.

Io ho detto che all’inizio si dava per scontato che l’emotività omogenica fosse patologica in sé e probabilmente sempre associata con particolari malattie, o fisiche o mentali, ma che il progredire della ricerca è stato utile per dissipare via via sempre di più questo modo di vedere le cose; e che è notevole che i più recenti tra gli autori autenticamente scientifici siano i meno disposti a sottolineare la teoria della patologicità in sé. È pur vero che Krafft-Ebing inclina a credere che ci sia generalmente qualche nevrosi o degenerazione dei centri nervosi, o una tendenza ereditaria in questa direzione, associata con l’istinto; vedi la pagina 190 (settima edizione), e anche la pagina 227, dove ne parla, però piuttosto vagamente, oppure “una tendenza ereditaria neuropatica o psicopatica”, neuro (psycho) pathische Belastung. Ma su questo punto si può fare l’obiezione ovvia che ci sono poche persone nella vita moderna, o addirittura che non ce ne sono, che si possano definire totalmente libere da una simile Belastung!  E possiamo ben dubitare che i Dori Greci o gli isolani della Polinesia, o i montanari Albanesi, o una delle altre razze considerevolmente forti tra le quali questa tendenza si è sviluppata fossero particolarmente preoccupati dalla degenerazione nervosa!

Quanto a Moll, anche se parla dell’istinto come patologico (sentendosi magari obbligato a fare così), è molto significativo il fatto che abbandoni il terreno dell’associazione dell’istinto con altri sintomi patologici – dato che questa associazione, dice, non è sempre rilevabile; volentieri si sofferma sul dictum secondo il quale il mero venir meno dell’istinto sessuale di propagare la specie e di per sé patologico – un dictum che a sua volta deriva dal pregiudizio degli scienziati che il generare sia il solo oggetto dell’amore,(25) e che se portato alle sue conseguenze, coinvolgerebbe il buon dottore in terribili paradossi, come per esempio che ogni ape operaia sia un individuo patologico.

Finalmente troviamo che Havelock Ellis, uno dei più recenti autori di peso su questo argomento, al capitolo VI del suo “Inversione sessuale”, combatte l’idea che questo temperamento sia necessariamente patologico e suggerisce che la tendenza dovrebbe piuttosto essere considerata un’anomalia che una malattia. Dice (Seconda edizione, p. 186.)(26) “Così, nell’inversione sessuale abbiamo quello che si potrebbe giustamente chiamare uno “sport” della variabilità, una di quelle aberrazioni organiche che possiamo vedere nella natura vivente nelle piante e negli animali.”(27)

Rispetto alla teoria delle degenerazione nervosa, anche se si può concedere che l’inversione sessuale sia non raramente connessa con un temperamento particolarmente nervoso, bisogna ricordarsi che associarlo occasionalmente con turbe o malattie nervose e tutta un’altra cosa; dato che questi disturbi dovrebbero piuttosto essere considerati come risultati piuttosto che come cause dell’inversione. Ovviamente è difficile per chi sta al di fuori e non ha un’esperienza personale in materia, immaginare il grande sforzo di tensione nervosa nel quale queste persone crescono da quando sono bambini a quando sono uomini – o da quando sono bambine a quando sono donne – dato che essi trovano i loro più profondi e più forti istinti completamente banditi dalla società che li circonda; dato che prima di capire chiaramente la tendenza della loro natura scoprono di essere come tagliati fuori dalla simpatia e dalla comprensione di coloro che sono a loro più vicini; e dato che sanno che non potranno mai esprimere i loro sentimenti affettuosi più teneri senza esporsi alla possibile accusa per azioni stigmatizzate come crimini odiosi.(28) Il fatto che un simile sforzo, agendo su individuo forse già di temperamento nervoso, potrebbe tendere a causare prostrazione nervosa o anche disturbi mentali è chiaramente ovvio; e se si trova che questi disturbi sono più comuni tra gli amanti omogenici che tra la gente comune, abbiamo in queste cause sociali una sufficiente spiegazione del fatto.

E poi, anche in questa connessione non si deve mai dimenticare che il ricercatore medico-scientifico è complessivamente vincolato ad incontrare solo dei casi che sono di carattere patologico piuttosto che individui che sono sani nelle loro manifestazioni, perché in realtà sono i malati quelli ai quali si dedica. E dato che il campo della sua ricerca è normalmente una grande città moderna, c’è poco da meravigliarsi se la malattia colora le sue conclusioni. Nel caso del Dott. Moll, che ha condotto le sue ricerche in gran parte sotto la guida della polizia di Berlino (la cui conoscenza sarebbe ovviamente limitata agli aspetti meno soddisfacenti dell’amore omogenico) l’unica cosa di cui ci si può meravigliare è che il suo giudizio sia così marcatamente favorevole, come di fatto è. Come scrive Krafft-Ebing nella sua prefazione, “È triste privilegio della Medicina e specialmente della Psichiatria, guardare sempre dall’altro lato della vita, alla debolezza e alla miseria umana.”

Tenendo conto dunque della direzione in cui la scienza si è costantemente mossa in questa materia, non è difficile rendersi conto che l’epiteto “patologico”, tra non molto sarà abbandonato come descrittivo delle tendenza omogenica – cioè del sentimento generale d’amore verso una persona dello stesso sesso. Che ci siano eccessi di passione – casi, come nell’ordinario amore sessuale, in cui il mero desiderio fisico diventa una mania – lo possiamo ammettere tranquillamente; ma come non sarebbe corretto giudicare della purezza del matrimonio dalle evidenze delle Corti del divorzio, così sarebbe mostruoso valutare la verità e la bellezza dell’affetto in questione attraverso quegli esempi che sono forse più evidenti al pubblico moderno; e dopo tutte queste deduzioni ci resta la gran parte dei casi nei quali la manifestazione dell’istinto ha completamente il carattere della normalità e della piena salute, tanto da costituire questa tendenza come una distinta varietà della passione sessuale. La questione ovviamente non è se l’istinto sia capace di manifestazioni patologiche o stravaganti – perché questo si può provare facilmente di qualsiasi istinto – ma se è capace di una manifestazione non patologica e sana. E questo, noi crediamo, lo ha abbondantemente dimostrato da sé.

Comunque il lavoro che la Scienza ha fatto praticamente è stato quello di distruggere la tendenza dogmatica della vecchia opinione corrente dalla quale essa stessa era partita e di lasciare tutto l’argomento libero da una gran massa di fraintendimenti e molto più aperto di prima. Se da una parte i suoi risultati sono stati soprattutto di carattere negativo e se la scienza stessa ammette di non comprendere l’esatto ruolo e le basi di questa affettività, dall’altro lato, dato che riconosce le influenze nettamente benefiche di un’intima relazione d’amore del tipo usuale per coloro che vi sono coinvolti, riconosce anche che ci siano alcune persone per le quali queste reazioni necessarie possono derivare unicamente da uno del loro stesso sesso.

“L’amore ricambiato”, dice Moll (p.125), “esercita un’utile influenza sull’Urning. La sua condizione mentale e fisica migliora, e aumenta la sua capacità di lavoro – esattamente come accade nel caso di un ragazzo normale  con il suo amore”. E più avanti (p.173) in una lettera di un uomo di questo tipo si trovano queste parole: “La passione, suppongo, è così potente, proprio perché si cerca tutto nell’uomo amato – Amore, amicizia, ideale e soddisfazione dei sensi. … Al momento io soffro l’agonia di una passione profonda non corrisposta, che come un incubo mi ha risvegliato dal sonno. E sono consapevole di una sofferenza fisica  nella regione cardiaca.” In queste situazioni l’amore, espresso in qualche modo anche fisicamente, per un’altra persona dello stesso sesso, può benissimo essere una necessità e una condizione di una vita sana e attiva, esattamente come nei casi più ordinari accade per l’amore di una persona del sesso opposto.

Se poi l’elemento fisico che è qualche volta presente nell’amore del quale stiamo parlando è una difficoltà o un ostacolo, bisogna ammettere che è una difficoltà che la Natura ci pone di fronte e che non può essere eliminata con il semplice anatema o con l’esecrazione. L’unica teoria – da K. H. Ulrichs ad Havelock Ellis – che non ha ceduto il campo in questa materia, è che nei casi congeniti di inversione sessuale c’è una mescolanza di elementi maschili e femminili nella stessa persona; in modo che, per esempio, nello stesso embrione, le regioni emotive e nervose possono svilupparsi su una linea femminile mentre il corpo visibile e le sue funzioni posso determinare esse stesse un individuo nettamente maschile o vice versa. Questo sviluppo incrociato può avvenire ovviamente in molti modi, e quindi può forse spiegare le notevoli varietà del temperamento uraniano; ma in tutti questi casi, per quanto strani possano essere i problemi che ne derivano, questi problemi sono prodotti dalla Natura stessa e difficilmente possono essere messi fuori dalla porta dall’individuo che letteralmente deve portare la sua croce. Per questi individui diventano naturali delle espressioni del sentimento che ad altri sembrano fuori luogo e superflue; e non solo naturali ma necessarie e inevitabili.  Proibire a queste persone qualsiasi espressione della loro emotività, alla fine, non fa che portarle ad esplodere con maggiore violenza; e si può suggerire che il nostro codice inglese di buone maniere, proibendo i minimi cenni di affettività tra i giovani e gli uomini agisce esattamente in senso opposto rispetto alle sue intenzioni, e spinge più in basso le intimità verso canali meno aperti e meno reprensibili.

Circa questo elemento fisico bisogna ricordare che dato che l’amore omogenico – sia tra uomo e uomo che tra donna e donna – può, secondo la natura del caso, non trovare mai sul lato fisico un’espressione così libera e completa come nel caso dell’amore ordinario,  esso deve tendere anche più dell’amore ordinario a svilupparsi lungo canali emotivi e a trovare il suo sfogo in simpatie della vita sociale e in rapporti con i compagni. Se si studia con attenzione l’espressione  delle statue greche (vedi pag. 9 supra) e la lezione della letteratura greca si vede chiaramente che l’ideale della vita greca era molto continente: l’uomo allenato, l’atleta, l’uomo temperante e controllato, anche casto, al fine di migliorare le sue prestazioni. Fu intorno a questo concetto che i Greci infiammarono le loro migliori emozioni. E così era per i loro amori: indulgere in cose basse e licenziose non era in linea con tutto ciò. Possono anche non aver sempre tenuto fede al loro ideale, ma quell’ideale c’era. E io sono portato a credere che l’istinto omogenico (per le ragioni che ho detto prima), nel lungo periodo, tenderebbe esso stesso ad orientarsi in questa direzione. E concorda con questa idea il fatto che questa passione, nel passato, (come precisato da J. Addington Symonds nel suo saggio sugli “Ideali danteschi e platonici d’amore”)(29), ha in realtà ispirato una tale quantità di eroismo e di romanticismo, paragonabile solo agli amori della cavalleria, che ovviamente, per il loro carattere speciale, erano soggetti ad analoghe trasformazioni.

In tutti questi argomenti l’opinione popolare è stata probabilmente largamente influenzata dall’idea arbitraria che la funzione dell’amore sia limitata all’allevamento dei bambini e che ogni tipo di amore non coinvolto nella propagazione della razza debba necessariamente essere di carattere dubbio. E nel rafforzare  questo modo di vedere le cose non c’è dubbio che la tradizione ebraica e quella cristiana abbiano esercitato un’influenza potente – a partire, come è quasi certo, da tempi molto antichi quando la moltiplicazione della tribù era uno dei primi doveri dei suoi membri e una delle prime necessità della vita associata.(30) Ma oggi che le necessità hanno preso una strada completamente diversa sembra ragionevole supporre che una simile rivoluzione possa manifestarsi anche nei modi di pensare della gente circa il ruolo e il significato dell’amore non finalizzato all’allevamento di bambini.

_____

Fin qui credo di aver detto abbastanza per dimostrare che anche se in rapporto all’affettività omogenica molte cose restano oscure, e anche se essa può avere le sue specifiche insidie e le sue tentazioni, che rendono necessario tenere sotto controllo l’eccessiva larghezza sotto il profilo fisico; comunque nei suoi aspetti etici e sociali l’affettività omogenica è gravida di significati e ha ricevuto varie volte nella storia un’abbondante giustificazione. Non sembra certo impossibile supporre  che come l’amore ordinario ha la funzione speciale di propagare la razza così l’altro amore abbia la sua speciale funzione nel campo sociale ed eroico e nella generazione – non di figli fisicamente – ma di quei figli relativamente alla loro mente, nel generare le concezioni filosofiche e le idee che trasformano le nostre vite e la vita stessa della società. J. Addingron Symonds nel suo pamphlet pubblicato privatamente  “Un problema di etica greca” (ora pubblicato in traduzione tedesca)(31) si sforza di ricostruire, così come essa si realizzò, la genesi dell’amore cameratesco tra i Dori nei primi tempi della Grecia. E così “Senza un numero sufficiente di donne, senza le cose sacre di una vita domestica stabile, ispirati dalle memorie di Achille e venerando il loro antenato Eracle, i guerrieri dori avevano la speciale opportunità di innalzare il cameratismo al rango di entusiasmo. Gli incidenti dell’emigrazione in una terra straniera – i pericoli del mare, gli attraversamenti dei fiumi e delle montagne, gli assalti alle fortezze e alle città, gli approdi sulle spiagge ostili, le veglie notturne accanto ai fari illuminati, le spedizioni alla ricerca di cibo, i servizi di picchetto di fronte al nemico vigile – coinvolgevano avventure capaci di riversare un lustro romantico sull’amicizia: queste circostanze coinvolgendo le virtù della simpatia per il debole, la tenerezza per il bello e la protezione verso il giovane, insieme con le qualità corrispondenti di gratitudine, devozione e ammirevole attaccamento nell’agire possono aver contribuito a cementale le unioni tra uomo e uomo in modo non meno fermo di come accade nel matrimonio. Un saggio comandante avrebbe confidato proprio su questi rapporti per dare forza al suo battaglione e per tenere viva la fiamma dell’impresa e dell’audacia.” L’autore procede poi suggerendo che anche se nelle relazioni del tipo di quelle indicate, l’elemento fisico aveva probabilmente un certo ruolo, comunque a quel tempo non sovrastava l’elemento emotivo e spirituale, e non conduceva alla corruzione e all’effeminatezza dell’età più tarda.

A Sparta l’amante era chiamato Eispnêlos, l’ispiratore, e il giovane amato Aïtes, l’acoltatore. Questo solo fatto metterebbe in evidenza gli aspetti in parte educativi in cui il cameratismo fu concepito; e centinaia di brani della letteratura classica potrebbero essere citati per provare quanto profondamente esso fosse entrato nella mentalità greca e che questo amore fosse la culla della cavalleria sociale e della vita eroica. E infine sembra essere stata dottrina favorita di Platone l’idea che la relazione, se condotta in modo adeguato, porti allo svelamento della vera filosofia nella mente e alla divina visione della “mania” e al ricordo del riaccendersi all’interno dell’anima di tutte le forme della bellezza celeste. Parla anche di questo tipo di amore come capace di produrre una “nascita nella bellezza”(32) nell’anima dell’amante. L’immagine dell’amato, passando nella mente dell’amante e risalendo attraverso i suoi più profondi recessi raggiunge e unisce se stessa alle forme essenziali della divina bellezza lì nascoste per lungo tempo – le forme originali di tutta la creazione – e richiamandole alla vita eccita una specie di discesa generativa di pensieri e di impulsi nobili, che da quel momento in poi modificano tutto l’insieme dei pensieri e della vita di colui che è così coinvolto.

Se c’è una qualche verità – anche uno o due soli granelli – in queste riflessioni, è facile vedere che l’amore del quale stiamo specificamente trattando è un elemento molto importante nella società e che il trascurarlo o il reprimerlo o la sua diffusa errata interpretazione possono essere causa di considerevoli rischi o danni per il benessere comune. È facile vedere che mentre da un lato il matrimonio è di un’importanza fondamentale per lo Stato perché fornisce l’officina, per così dire, per la riproduzione e la crescita dei figli, l’altra forma di unione è quasi altrettanto indispensabile per fornire le basi di attività sociali di altro genere. Ciascuno di noi è cosciente che senza uno stretto legame affettivo di qualche tipo la sua vita non sarebbe completa, le sue potenzialità sarebbero azzoppate e le sue energie sarebbero spese in modo inadeguato. Non c’è comunque da aspettarsi (anche se ovviamente può accadere) che gli uomini o le donne che si sono dedicati gli uni alle altre e vice versa e alla vita di famiglia possano abbandonare la cura dei loro figli e il lavoro che devono fare a casa al fine di svolgere doveri sociali di un carattere molto più remoto e meno ovvio, anche se forse più arduo. E nemmeno ci si dovrebbe aspettare che un uomo con una mano sola, senza l’aiuto di un compagno nell’ora della difficoltà, o senza l’amore di lui o di lei nell’ora del bisogno possa sentirsi adeguato a queste più larghe attività. Se – per riferirmi ancora una volta alla storia classica – l’amore di Armodio fosse stato per una moglie e per i figli a casa, probabilmente non si sarebbe curato di uccidere il tiranno, e ben difficilmente un fatto simile sarebbe stato compito suo. E d’altra parte, se ciascuno dei due amici non avesse avuto l’amore del suo compagno a sostenerlo, i due ben difficilmente avrebbero avuto il coraggio di compiere quell’impresa audace e degna di memoria eterna. Così è difficile credere che qualsiasi cosa possa fornire la forza e liberare le energie richieste per le attività sociali e mentali più necessarie, altrettanto bene come l’unione cameratesca, che già lascia i due amanti liberi dalle responsabilità e dagli impedimenti della vita familiare.

Perché, se assassinare i tiranni non è certo oggi il principale dovere morale, abbiamo tra noi individui con teste di  Idra, almeno altrettanto numerosi dei tiranni di un tempo e più difficili da gestire e che richiedono un coraggio non piccolo a chi li deve affrontare. Ma al di là dell’estirpazione del male abbiamo molto lavoro concreto che aspetta d’essere fatto nella paziente costruzione che dura tutta la vita di nuove forme della società, nuovi ordini di pensiero, nuove istituzioni dell’umana solidarietà – cose tutte che nella loro genesi devono fare i conti con l’opposizione, col ridicolo, con l’odio e anche con la violenza. Queste lotte – anche se di tipo diverso da quelle dei montanari Dori descritte sopra – avranno bisogno di uguale ardimento e di uguale coraggio e avranno bisogno di un cameratismo altrettanto vero e valente. E si potrebbe realmente dubitare che la più alta vita eroica e spirituale di una nazione possa essere realmente possibile senza un riconoscimento nelle sue istituzioni di questa affettività, che aggiunga una nuova gamma e una nuova portata alle possibilità dell’amore.(33)

 Walt Whitman,  l’iniziatore, posiamo quasi dirlo, di un mondo nuovo di ideali democratici e di letteratura, e – come uno dei nostri migliori critici ha sottolineato – il più greco, nello spirito e nell’azione, degli scrittori moderni, insiste continuamente su questa funzione sociale “dell’intenso e amoroso cameratismo, personale e dell’appassionato attaccamento dell’uomo all’uomo.” “Io voglio produrre,“ dice, “la migliore razza sulla quale il sole abbia mai brillato, io voglio creare spazi divini e magnetici. … Io voglio creare città insperabili con le braccia ciascuna al collo dell’altra, attraverso l’amore dei compagni.” E ancora in “Prospettive democratiche”, ” È allo sviluppo, all’identificazione, alla generale prevalenza di questo fervido cameratismo (l’amore adesivo, che come minimo compete  con l’amore degli amanti che fino a qui ha dominato la letteratura immaginativa, se non va addirittura oltre), che io guardo per controbilanciare e compensare la materialistica e volgare democrazia americana e per la sua spiritualizzazione. … Io dico che la democrazia comporta questo cameratismo amoroso, come proprio inevitabile gemello e propria controparte, senza il quale sarebbe incompleta, vana e incapace di perpetuarsi.”

Ma Whitman non avrebbe potuto parlare, come fece, con una qualche autorità su questo argomento, se non fosse stato perfettamente consapevole del fatto che nelle masse del popolo questa affettività era già viva e operante – anche se certamente in una forma in qualche modo repressa e inconscia – e se non avesse avuto lui stesso ampia conoscenza dei suoi effetti e della sua influenza in lui e in altri intorno a lui. Come tutti i grandi artisti non poteva se non dare forma e luce a ciò che già esisteva fioco e rudimentale nel cuore del popolo. Per quelli che si sono immersi al di sotto della superficie in questa direzione dovrebbe essere abbastanza familiare l’idea che la passione omogenica è largamente ramificata attraverso la società moderna e che nelle masse del popolo, come attraverso le classi, anche al di sotto della stolida superficie  e delle riserve delle buone maniere britanniche, i messaggi circolano e si formano rapporti durevoli, che non differiscono in nessun modo evidente da quelle corrispondenze che persone di sesso opposto intessono tra loro in circostanze simili; ma fino ad ora mentre questo tipo di relazione è arrivata alla conoscenza del pubblico nelle sue forme più grossolane e nei suoi abusi, attraverso i rapporti della polizia ecc., le sue manifestazioni più sane e spirituali – anche se sono realmente una forza motrice nel corpo politico – sono rimaste sconosciute.

In questi giorni, quando le questioni sociali si profilano così largamente davanti a noi, appena c’è bisogno di sottolineare l’importanza di un legame che attraverso la pulsione più appassionata e duratura può riunire insieme membri di classi diverse, e (come spesso appare) non meno fortemente perché sono membri di classi diverse. Un solo momento di riflessione ci può convincere che un tale cameratismo può, come dice Whitman, avere “rapporti profondissimi con la politica generale”. Ed è anche da notare che, in questa profondissima relazione con la politica, il movimento delle donne verso la loro liberazione ed emancipazione, che si sta diffondendo in tutto il mondo civilizzato, è stato accompagnato da un marcato sviluppo della passione omogenica nel sesso femminile. Si può dire che una certa forzatura nelle relazioni tra i sessi opposti che è venuta fuori a causa della coscienza via via crescente tra le donne di essere state oppresse e trattate in modo ingiusto dagli uomini e di un desiderio via via crescente di non consegnarsi sbilanciatamente al matrimonio, che questa forzatura ha fatto in modo di spingere il mondo femminile a stringersi più strettamente in sé e a cementare alleanze al proprio interno. Ma, qualunque sia la causa, è quasi certo che queste alleanze cameratesche – e di tipo abbastanza devoto – stanno diventando sempre più comuni, e specialmente, forse, tra le classi più colte delle donne, che sono impegnate nella grande causa della liberazione del loro sesso; e nemmeno è difficile vedere l’importanza  di queste alleanze in lotte di questo genere. Negli Stati Uniti, dove la battaglia per l’indipendenza delle donne è ugualmente combattuta la tendenza citata è fortemente marcata.

Bisogna dire qui poche parole sull’aspetto legale di questa importante questione. Bisogna sottolineare che lo stato attuale della legge, sia in Germania che in Inghilterra, derivando, come deriva in realtà, parzialmente da alcuni degli errori di valutazione che ho citato sopra, e parzialmente dalla pura mancanza di volontà dei legislatori di discutere la questione – è realmente impraticabile. Mentre la legge cerca giustamente di prevenire atti di violenza o di pubblico scandalo, si può ben comprendere che va ben al di fuori del su terreno quando tenta di regolare le relazioni private e volontarie di persone adulte tra loro. L’affetto omogenico è una forza sociale considerevole e in alcuni casi un elemento necessario di nobile carattere umano. Tuttavia le legge del 1885 in questi casi considera quasi ogni familiarità come una possibile base per una incriminazione penale. Non c’è dubbio che la legge abbia trovato il suo sostrato sostanziale in precedenti statuti sullo stesso argomento – avendo a che fare con una norma piuttosto grossolana; ma nel condannare così pesantemente anche la minima familiarità tra persone di sesso maschile(34) noi pensiamo che sia andata troppo lontano. Ha tentato di imporre una censura sulla vita morale privata (prescindendo completamente dai suoi riflessi sociali) e questo non è competenza della legge e se fosse sua competenza, essa non potrebbe comunque realizzarlo:(35) essa ha aperto la porta ben più largamente di prima ad un male e ad un crimine vero e ben più serio, quello del ricatto, e ha gettato una cortina di tenebre sopra le espressioni più semplici e più ordinarie  di un attaccamento che può, come abbiamo visto, avere un grande valore nella vita nazionale.

Che l’amore omosessuale, come quello eterosessuale possa condurre a pubblici abusi della libertà e della decenza, che esso richieda un forte autocontrollo, e che su questo argomento siano necessari un grande insegnamento e una grande istruzione, noi, ovviamente, non lo neghiamo. Ma proprio come nel caso di persone di sesso opposto la legge si limita nel complesso al mantenimento dell’ordine pubblico, alla protezione del debole dalla violenza e dall’aggressione,(36) e dei giovani per la loro inesperienza, nello stesso modo noi pensiamo debba accadere anche nel caso si tratti di persone dello stesso sesso. L’insegnamento molto necessario e la vera moralità in argomento devono essere trasmesse –  perché possono solo essere trasmesse – attraverso un allargamento di una adeguata educazione e di idee giuste, e non attraverso la goffa mazza ferrata del libro delle leggi.(37)

 Avendo quindi in qualche modo mostrato l’importanza dell’attaccamento omogenico o cameratesco, nella vita nazionale, sembrerebbe giunto il momento, ora, che i popoli moderni possano riconoscerlo nelle loro istituzioni e possano cercare almeno nell’opinione pubblica dei loro paesi e nei sistemi educativi di far comprendere di che si tratta e di dagli uno spazio adeguato. Gli innegabili mali che esistono rispetto ad esso, per esempio nelle nostre scuole pubbliche così come nella nostra vita pubblica, devono la loro esistenza per la gran parte al fatto che tutto l’argomento, per così dire, è lasciato nella volgarità, nell’oscurità e nel nascondimento. Nessuno offre un indizio di cose migliori e nemmeno indica una strada per uscire dalla giungla; e attraverso questo autentico mancato riconoscimento la passione è pervertita nei canali meno soddisfacenti. Ogni forma d’amore, si potrebbe dire, deve assumersi le sue responsabilità, altrimenti è responsabile della sua degenerazione e del suo dissiparsi in mero sentimentalismo o in sensualità. Il normale matrimonio tra un uomo e una donna conduce alla fondazione di un gruppo familiare, di una famiglia: l’amore tra genitori e figli comporta doveri e attenzioni da entrambe le parti. L’affettività omogenica, quando resta non riconosciuta, facilmente perde qualcosa delle sue migliori qualità e diventa una cosa effimera o corrotta. Come abbiamo già detto e come puntualizzerò nel capitolo successivo, questa affettività può, quando si presenta tra uno più giovane e uno più vecchio, dimostrare di essere un’immensa forza educativa; mentre tra coetanei può volgersi ad usi sociali ed eroici, cosa che a stento si può chiedere o ci si può aspettare dal matrimonio ordinario. Sembrerebbe ormai giunto il tempo, io credo, che la pubblica opinione riconosca questi fatti e possa così dare a questa forma di affettività la sanzione e la dignità che deriva dal pubblico riconoscimento, così come una forma definita e dei precisi confini che deriverebbero dall’esistenza di un ideale accettato o di uno standard in questa materia. Si parla spesso di quanto sia necessaria per la moralità del matrimonio ordinario una qualche forma di riconoscimento pubblico della relazione, e di qualche standard accettato di condotta all’interno di essa. Non potrebbe forse, magari in grado minore, valere qualcosa di simile (come suggerito nel capitolo successivo) per l’affettività omogenica? Essa ha avuto il suo ruolo come istituzione riconosciuta e salvaguardata nelle società più antiche e più primitive e sembra abbastanza probabile che un simile ruolo le possa essere riconosciuto nelle società del futuro.

_____________

(1)    “Omosessuale”, generalmente usato nei lavori scientifici, è ovviamente una parola bastarda. “Omogenico”  è stato suggerito perché derivante da due radici entrambe greche, cioè “omos”, lo stesso, e “genos”, sesso.

(2)    Ateneo XIII, 78.

(3)    Vedi: Plutarco. “Eroticus”, XVII.

(4)    Vedi: “Storia naturale dell’uomo” di J. G. Wood, volume “Africa”, pag. 419.

(5)    Vedi anche: “Spedizione allo Zambesi” di Livingstone, 1865, pag. 148.

(6)    Anche se queste due ultime opere, salvo che per qualche citazione, sono andate perdute.

(7)    Mantegazza e Lombroso. Vedi: Albert Moll “Conträre Sexual-empfindung”, seconda edizione, pag. 36.

(8)    Quantunque questo fatto, nelle traduzioni, sia spesso, con una pia frode, travestito.

(9)    W. Pater, “Renaissance”, pp. 8-16.

(10) Tra gli scrittori di prosa di questo periodo, Montaigne, il cui modo di trattare l’argomento è entusiastico e non equivoco, non dovrebbe essere trascurato. Vedi Hazlitt, “Montaigne”, cap. XXVII.

(11) Mi scuso di citare qui il sonetto n. 54 di Michelangelo, nella traduzione di J. A. Symonds:

Veggio nel tuo bel viso, signor mio,

quel che narrar mal puossi in questa vita:

l’anima, della carne ancor vestita,

con esso è già più volte ascesa a Dio.

   E se ‘vulgo malvagio, isciocco e rio,

di quel che sente, altrui segna e addita,

non è l’intensa voglia men gradita,

l’amor, la fede e l’onesto desio.

   A quel pietoso fonte, onde siàn tutti,

s’assembra ogni beltà che qua si vede

più c’altra cosa alle persone accorte;

   né altro saggio abbiàn né altri frutti

del cielo in terra; e chi v’ama con fede

trascende a Dio e fa dolce la morte.

I lavori di von Scheffler, seguiti di J. A. Symonds, hanno ora, in modo quasi definitivo stabilito il pio imbroglio del nipote e il fatto che le poesie d’amore di Michelangelo anziano, fossero, per la gran parte, dedicate ad amici maschi.

(12) Vedi un testo interessante in W. Pater, “Renaissance”.

(13) Per una collezione più completa di esempi di questa amicizia-amore nella storia del mondo, vedi “Ioläus , un’Antologia”, di E. Carpenter. E anche “Liebling-minne und Freudesliebe in der Welt-literatur” di Elisar von Kopffer (Adolf Brand, Beriln, 1900).

(14) Come nel caso, per esempio di “In Memoriam” di Tennyson, per il quale il poeta fu sonoramente valutato negativamente dal Times, al tempo della sua pubblicazione.

(15) Jovett, “Plato”, seconda edizione, vol. II, pag. 30.

(16) Jovett, vol. II, pag. 130.

(17) Avrei dovuto citare anche alcuni autori recenti, come il Dott. Magnus Hirschfeld e il Dott. von Römer, il cui lavoro, anche se dichiaratamente favorevole al movimento Urning, è comunque scientifico in alto grado e nettamente affidabile.

(18) Da Uranos – Vedi, per la derivazione la pag. 20 supra [dell’edizione originale di questo libro] e anche il discorso di Pausania nel “Simposio” di Platone.

(19) Si veda per delle stime l’Appendice, pagine 126-128 [dell’edizione originale].

(20) Anche se è indubbia una generale tendenza verso la femminilità nell’Urning maschio e verso la mascolinità nella femmina.

(21) “Gli amori degli uomini”.

(22) “Psicopatia sessuale”, settima edizione, pag. 227.

(23) Ibidem, pagine 229 e 258. Vedi Appendice [dell’edizione originale], p. 152.

(24) “Quanto siano profonde le radici dell’inversione sessuale lo si può dedurre dal fatto che il sogno di piacere dell’Urning maschio ha a che vedere solo con maschi e quello delle donne Urning solo con le donne” – Krafft-Ebing, “P.S.”, settima edizione, pag. 228.

(25) “La maggiore età dell’amore”.

(26) Editore: F. A. Davis, Philadelphia, 1901.

(27) Otto Weininger va ancora oltre e considera quel temperamento come una forma intermedia naturale  (“Sesso e carattere”, cap. IV). Vedi anche Appendice infra, pag. 161.

(28) “Anche se davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi,  ciò nonostante soffro molto. In realtà non ho ferito nessuno e ho considerato il mio amore, nella sua più nobile espressione, altrettanto santo quanto quello degli uomini normalmente disposti, ma sotto l’infelice fato che non ci consente né sofferenza né riconoscimento. Io soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” Estratto da una lettera citata da Krafft-Ebing.

(29) Vedi “Nella tonalità del blu” di J. A. Symonds (1893).

(30) Vedi Appendice, pagine 154 e 155.

(31) Vedi “Das Konträre Geschlechtsgefühl” di Havelock Ellis  e J. A. Symonds.

(32) “Simposio”, discorso di Socrate.

(33) È interessante in rapporto a ciò notare l’estremo fervore, quasi il romanticismo del legame che spesso unisce amanti dello stesso sesso per molti anni in una tenerezza di trattamento che non viene meno e nella considerazione reciproca, uguale a quella che si nota nei matrimoni più riusciti. L’amore di molti uomini di questo tipo, dice Moll (p. 111), “sviluppato in gioventù, dura talvolta per tutta la vita. So di tali uomini che non avevano visto il loro primo amore per anni, anche decenni,  e che appena lo hanno incontrato di nuovo hanno dimostrato l’antico fuoco della loro passione iniziale. In altri casi, una stretta intimità amorosa dura incontaminata per molti anni.”

(34) Omettendo in modo del tutto improprio qualsiasi menzione delle donne.

(35) Il Dott. Moll sostiene (Seconda edizione, pag. 314-315) che se le familiarità tra persone dello stesso sesso vengono condannate come cose immorali, anche l’auto-abuso [la masturbazione] a maggior ragione dovrebbe essere ugualmente condannato.

(36) Anche se ci sono dubbi sul fatto che le leggi sul matrimonio facciano proprio questo.

(37) In Francia dall’adozione del Codice Napoleone, l’inversione sessuale è tollerata con le stesse restrizioni della sessualità normale, e secondo Carlier, ex-capo della polizia francese, Parigi non è più depravata in questa materia di Londra. Anche l’Italia nel 1889 ha adottato i principi del Codice Napoleone su questo argomento. Per considerazioni più approfondire rispetto alla legge, vedi Appendice, pagine 156-157.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5146