ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=6213

QUESTI LEONI – Romanzo gay 1986

Vi comunico che, in data 5 Febbraio 2016, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “Questi Leoni” Romanzo Gay, scritto nel 1986.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore e di amicizia di due ragazzi.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project

SEDUZIONE DI UN ETEROSESSUALE DA PARTE DI UN OMOSESSUALE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi è tratto integralmente dal “Romanzo di un invertito nato”, un documento molto interessante, in pratica una lunga confessione che un omosessuale italiano 23enne fece a Zola sperando che questi ne facesse un romanzo di successo. Zola, temendo le reazioni del pubblico e della critica (a quanto lui stesso sostiene) o forse per più profonde ragioni legate a una celata omofobia, si limitò a trasmettere il testo ad un suo amico medico, che lo fece pubblicare negli Archivi di antropologia criminale.

Il testo del capitolo di Raffalovich è un condensato della narrazione contenuta nell’originale. A Raffalovich interessa fare risaltare, attraverso la lettura, l’assoluta superficialità della seduzione del ragazzo eterosessuale da parte dell’“invertito nato”. La storia tra i due, in apparenza una vera storia d’amore, termina non solo nella banalità ma in un modo allo stesso tempo tragico e squallido. Il giovane militare sedotto, che sembrava essere destinato a diventare il compagno inseparabile del suo seduttore, viene ucciso da un suo commilitone per questioni banali inerenti al servizio e il suo vecchio seduttore non dà nemmeno molto peso a quella morte, che ormai non lo interessa più. La storia dimostra una terribile mancanza di senso morale da parte dell’”invertito nato” che è volubile e sostanzialmente disinteressato alle persone, anche a quelle che sembravano aver suscitato in lui il massimo dell’entusiasmo.

Mi sono sempre chiesto quanto, nell’ambito di un rapporto affettivo-sessuale, sia riferibile ad una forma di vero amore per l’altro o l’altra come persona, nella sua realtà umana, nelle sue debolezze, nella sua libertà, e quanto sia invece dovuto solo all’idea di sentirsi protagonista di un sostanziale monologo, in cui l’altro o l’altra sono solo comparse, che contano perché recitano un ruolo, e in quel ruolo potrebbero essere benissimo sostituiti da altri. La brevità delle relazioni affettive dei nostri tempi sembra indicare che il peso dei legami affettivi profondi è in realtà assai ridotto. È proprio per questo che il senso di frustrazione è così comune.

In ogni caso, con buona pace di Raffalovich, il racconto dell’”invertito nato” non è certamente il modello, almeno a livello teorico, di un rapporto tra un etero e un gay, Vorrei aggiungere che la vera causa del cinismo dell’”invertito nato” verso il suo ex-amante andrebbe ricercata in territori che hanno poco a che vedere con la sessualità, e cioè nella grande differenza di rango sociale tra i due, differenza che nell’800 rappresentava quasi una differenza ontologica.

Mi sono chiesto se possano ancora oggi trovarsi forme di seduzione analoghe a quelle descritte in questo capitolo, onestamente credo di no. Seduzioni di un eterosessuale da parte di un omosessuale sono pensabili, e accadono realmente, solo se l’omosessuale è ricco, o potente e se l’eterosessuale è un arrampicatore sociale, ma in casi del genere, anche se si parla impropriamente di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, bisognerebbe parlare di una corruzione reciproca, perché assegnare all’eterosessuale arrivista e interessato il ruolo della vittima è oggettivamente molto riduttivo. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
__________

Seduzione di un eterosessuale da parte di un invertito

Testo preso dall’autobiografia di un invertito effeminato comparsa negli Archivi di antropologia criminale. Si noterà la differenza di casta sociale, la leggera differenza di età (l’invertito è più giovane) e l’ardore amoroso del seduttore che facilita o rende possibile la caduta di un giovane uomo onesto.[1]

“Mi sentivo pieno di amicizia per questo ragazzo che faceva così tristemente il suo dovere, era sobrio e usciva poco. Ma io non avevo comunque nessun desiderio su di lui e non pensavo che avrebbe mai avuto la capacità di capirmi. Spesso la sera mi sedevo al suo fianco e mi piaceva fargli raccontare qualche cosa del suo paese, della sua vita di prima, della sua famiglia. Non aveva madre e suo padre aveva avuto parecchi figli da un’altra donna e questo lo aveva spinto a continuare la vita militare. Suo padre era un piccolo impiegato che gli aveva dato una qualche educazione.”

“Cominciai via via a sentirmi sempre più compiaciuto della sua compagnia provai molto presto per lui la più tenera amicizia. Lo invitavo molte volte a venire al teatro con noi e questo non parve contrariare i miei compagni che avevano anche loro simpatia per questo ragazzo. Venne anche a cena con noi qualche volta ma si mostrava sempre molto freddo e riservato. Aveva molti compiti da svolgere e la sera, la maggior parte delle volte, era così stanco che preferiva non uscire dalla caserma. Avrei voluto offrirgli del denaro ma temevo che non lo avrebbe accettato.”

“In poco tempo non potei più fare a meno di lui e cercavo tutte le occasioni per essere gentile con lui. Mi accontentavo di toccare la sua mano e di passare qualche volta la mia sulla sua testa che era bella e seria, con i capelli fini, lisci, castano scuro. Notavo e ammiravo la bellezza dei suoi denti e della sua piccola bocca ornata, ma non nascosta, da piccoli baffetti castani. Rivedevo in lui tutti i miei eroi favoriti, quando lui passava con la sua bella uniforme nera e gialla su un bel cavallo, io lo paragonavo ad Ettore o ad Achille.”

“Ero geloso di lui ma mi piaceva fargli raccontare le sue avventure di guarnigione e i suoi amori passeggeri. Benché dotato di un fisico notevole, non andava a cercare donne se non al massimo due volte al mese perché erano molto care e lui aveva poco denaro.”

“D’altra parte si corrompeva poco con donne e amori, essendo stato sotto le armi dall’età di diciassette anni, aveva poco tempo libero per raffinare i suoi sensi. Io invidiavo furiosamente tutte le donne che, anche una sola volta, avevano tenuto nelle loro braccia e avevano reso felice questo bel ragazzo che io consideravo adesso come un dio! Avrei dato tutta una vita di gioie per poter avere questa soddisfazione almeno una volta.”

”E poi non avrei mai osato dirgli una parola di tutto questo. Sarei morto di vergogna prima di aver finito l’orribile frase. Ma quello che doveva succedere successe. Una sera noi eravamo stati a cena tutti insieme e il nostro amico era della partita. Tutti avevano bevuto e molto. Al rientro agli alloggi parecchi di noi si sentirono ignobilmente male. I soldati non dormivano con noi ma in una sala vicina. I nostri otto o dieci letti si perdevano nell’immensità della sala buia, illuminata da una piccola lampada che si spegneva nel mezzo della notte.”

“Noi eravamo più o meno eccitati e i nostri giochi chiassosi si prolungarono parecchio prima della notte. Il furiere, che dormiva in una piccola camera vicina, ubriaco fradicio anche lui, ronfava in modo orribile. Il mio letto era nell’angolo più scuro di fronte a quello di un giovane sottufficiale che, anche lui, era allegro grazie al vino generoso che aveva bevuto e al quale non era affatto abituato per ragioni di vario tipo. I miei compagni erano addormentati da molto tempo quando noi non ci eravamo ancora spogliati. Alla fine mi decisi e sbarazzandomi dell’uniforme mi rannicchiai nella mia camicia di baptiste ed entrai nel mio piccolo letto sul quale avevo fatto sedere il mio giovane amico al quale, nella nostra eccitazione e nell’intossicazione causata dal vino e dal chiasso che avevamo appena fatto, prodigai come per scherzo le più dolci carezze e la parole più adulatrici. Ero steso a metà sul cuscino che ci permettevano di tenere sul nostro letto, lui era mezzo spogliato, sedeva sulle mie cosce piegato verso di me. Io gli parlavo come nel rapimento di una mezza ubriachezza dovuta al sonno e al calore del letto che stavano cominciano ad aver ragione di me, quando lui si abbassò completamente su di me, mi strinse tra le braccia e mi baciò sul volto e contemporaneamente infilò le mani sotto le coperte e afferrò a piene mani la mia carne. Io mi sentii morire e come una gioia immensa mi rapì di colpo. Così per un piccolo momento ci stringemmo, poggiando le teste una accanto all’altra, mentre le gote bruciavano e la mia bocca era attaccata alla sua bocca, sul dolce cuscino. Io non sono stato mai così felice!!”

“La lampada poggiata a terra mandava dei raggi incerti nell’immenso dormitorio dove nei letti lontani i miei compagni dormivano e lasciava nella più profonda oscurità questo angolo dove noi eravamo così felici. Ebbi comunque paura che qualcuno ci vedesse e volendo gioire completamente di quell’abbandono del mio amico, gli dissi all’orecchio baciandolo: “Vai a spegnere la lampada e torna, ma presto”: si alzò inciampando e andò a bere alla brocca che era poggiata a terra vicino alla lampada; spense molto dolcemente la fiammella che stava già per spegnersi da sé. Il dormitorio non fu più rischiarato che dalla lampada del dormitorio vicino, cioè, ci si vedeva un po’ al centro della sala ma tutto il resto era nelle tenebre più dense.”

“Lo vidi nella penombra che ritornava al suo letto di fronte al mio. Lo sentii spogliarsi in fretta e tornare verso di me trattenendo il respiro. Quel piccolo momento mi sembrò un secolo e quando lo sentii vicino a me tra le coperte calde, lo abbracciai alla vita.”
“ “Mai ho provato un piacere così forte con una donna.”, disse, i loro baci e le loro carezze non sono né così caldi né così pieni d’amore” Queste parole mi inondarono di gioia e di orgoglio. Lo avevo dunque conquistato quest’uomo così desiderato, e che uomo affascinate! Qualsiasi donna me lo invidierebbe.”

“Alla fine ci separammo. Promettendoci di amarci sempre e di fare il possibile per restare sempre insieme.”

“L’indomani, quando ci alzammo, non osavamo scambiarci un solo sguardo, la vergogna era subentrata momentaneamente ai nostri folli ardori e l’aria fresca del mattino ci aveva fatto smaltire la sbornia. Per tutta la mattina non scambiammo che qualche parola ma la sera, dopo che andammo a letto, soli nell’oscurità profonda, il desiderio mi assalì di nuovo, mi alzai trattenendo il respiro e andai a trovarlo. Era sveglio e mi aspettava, così mi disse.”

“Da quella notte venne meno ogni freno, e passammo quasi tutte le notti uno nel letto dell’altro ad abbracciarci e a coccolarci. “Che belle guance hai, mi diceva, sono più dolci di quelle delle donne, e i piedi, si direbbero quelli di un bambino”.

“Questi discorsi mi facevano trasalire dalla gioia ; non desideravo più di essere una donna, perché trovavo questa passione terribile molto più saporosa e gradevole, superiore a quello che può offrire l’amore più conosciuto, che d’altra parte non mi attirava affatto. Mi innamorai talmente di questo bel ragazzo che arrivai ad amarlo più di qualunque cosa al mondo e non ebbi pensieri che per lui.”

“Il nostro anno di servizio militare volgeva ormai al termine e (cosa che un anno prima avevo creduto impossibile) vedevo approssimarsi la mia partenza con un vero terrore, l’idea di dovermi separare per parecchio tempo, se non per sempre, dal mio amico, mi era insopportabile, e spesso la notte ne piangevamo insieme. Lui doveva ancora fare parecchi anni e vedeva con dolore il momento di restare solo e isolato lì dove aveva avuto un amico così fortemente attaccato a lui.”

“… io ritardai la mia partenza per poter godere una volta ancora del mio caro ed amato amico. Gli lasciai tutto il denaro che avevo e anche molti oggetti come ricordi e gli raccomandai di scrivermi il più spesso possibile, lui me lo promise e alla fine partii.”

“Al ritorno nella mia casa paterna, provai una spaventosa sensazione di vuoto e le abitudini della famiglia mi sembrarono insopportabili. Tutti mi accolsero nel modo più caloroso e fui coccolato nel modo più tenero.”

“Comunque, dopo tre mesi tornai perfettamente in salute e cominciai ad occuparmi di nuovo di pittura e di letteratura, cose che mi interessavano molto. L’immagine del mio amico si sbiadì ben presto e perse tutto il suo charme e la sua vivacità. Mi scriveva ancora qualche volta ma io non rispondevo che a lunghi intervalli con lettere via via più fredde. Smise ben presto di scrivere e io non ne fui gran che dispiaciuto. Sei mesi dopo la mia partenza, il suo reggimento cambiò guarnigione e lui fu ucciso con un colpo di pistola da uno dei suoi compagni ubriachi che aveva avuto una discussione con lui su una faccenda relativa al servizio. Morì sul colpo sulla strada bordata di abeti che si stende tra la città e la fortezza. Il suo assassino fu condannato al carcere a vita. Non ho rimpianto quella morte, che ho appreso dai giornali e della quale ho saputo dei dettagli da un sottufficiale che ho incontrato più tardi.”[2]
________________

[1] Uso qui la mia traduzione del Romanzo di un invertito nato, pubblicata nella Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/romanzo.pdf]

[2] Si vede che l’amore meno vizioso di un effeminato non vale più di quello di una donna leggera e frivola. Questo invertito disse di avere avuto rapporti sessuali piuttosto semplici con questo giovane uomo.

___________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5714

SEDUZIONE OMOSESSUALE

Vi presento oggi il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” intitolato: “Seduzione di un eterosessuale da parte di un unisessuale, seduzione di un eterosessuale da parte di un eterosessuale, inversione per orgoglio, noia o ideale.”

Nella prima parte del capitolo Raffalovich porta come primo esempio di seduzione il rapporto tra Vautrin e Lucien de Rubempré, come presentato da Balzac. È necessario però fare alcune precisazioni. Raffalovich vede nel rapporto Vautrin-Rebempré “il simbolo dell’uranismo maschile che si impossessa dell’eterosessuale attraente e impressionabile e lo induce alla unisessualità sicura, segreta e utile” ma, va sottolineato, non c’è nulla di esplicito in Balzac che faccia pensare ad una relazione omosessuale tra i due. Balzac non è un verista e i suoi personaggi sono spesso caricati dei colori più forti e inseriti in modo esplicito in situazioni di aperta corruzione ma, nonostante la possibilità “facile” di calcare sull’omosessualità, in questo caso Balzac tace. La lettura in chiave omosessuale del rapporto tra i due, ammesso che sia giustificata, sarebbe però quanto mai significativa, perché di fatto presenterebbe Vautrin, l’omosessuale (e probabilmente lo era veramente), come non soltanto un criminale, ma come un corruttore di giovani. Non va dimenticato che Rubempré si impicca in carcere ancora giovanissimo.
Ma le cose non sono così semplici, perché il giovane Lucien è rappresentato come l’androgino, dal lunghi capelli biondi boccoluti e dalle mani femminili, ma anche come un arrampicatore sociale che vuole arrivare con ogni mezzo a “possedere” Parigi. Che tra Vautrin e Rubempré ci sia un rapporto dominatore-dominato in cui però il dominato è anche se non soprattutto un opportunista, è evidente al lettore, ma che questo rapporto possa essere considerato un modello di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, appare indubbiamente una forzatura, anche se Raffalovich lo dà per scontato.

C’è però un argomento di un certo peso a favore della lettura di Raffalovich: nel romanzo di Balzac “La fille aux yeux d’or” del 1835 c’è un personaggio, Margherita, che sembra incarnare al femminile lo stesso cliché di Vautrin. Margherita è lesbica, si innamora della protagonista Paquita, ma il suo amore folle è in realtà piuttosto una desiderio di dominio, che porta Margherita a consumarsi di gelosia. Le analogie tra Vautrin, letto alla maniera di Raffalovich, e Margherita sono decisamente significative.

Il capitolo prosegue citando due personaggi della storia francese, certamente noti al pubblico omosessuale ottocentesco destinatario del libro ma probabilmente poco conosciuti in Italia oggi, si tratta del cavaliere di Lorena e del marchese di Cinq-Mars, le loro vicende, più che un emblema dell’omosessualità, rappresentano il segno del cinismo politico e della strumentalizzazione delle persone alla corte di Francia.

Il cavaliere di Lorena, Filippo di Lorena, bellissimo e assolutamente privo di scrupoli, fu dal 1658 l’amante di Monsieur Duca di Orléans e fratello di Luigi XIV; ordì intrighi sia contro Enrichetta d’Inghilterra, prima moglie di Monsier che contro la principessa del Palatinato, sua seconda moglie. Fu sospettato di aver fatto avvelenare Enrichetta d’Inghilterra nel 1670 ed esiliato a Roma. Monsieur accettò di risposarsi solo a condizione che il cavaliere di Lorena fosse richiamato a corte. Il cavaliere risultò anche compromesso nell’uccisone di un giovane mercante che rifiutava di farsi abusare dalla cricca del Lorena. Nell’82 fu accusato di avere iniziato all’omosessualità Luigi di Borbone, allora 12enne, figlio di Luigi XIV, il re andò su tutte le furie ma poi utilizzò i buoni uffici del Lorena per indurre Monsieur ad acconsentire alle nozze del figlio maggiore, Filippo, con una figlia illegittima del Re, Mademoiselle de Blois.

Co passare degli anni il cavaliere di Lorena si mantenne nelle grazie di Monsieur procurandogli giovani amanti. Pare che il duca di Orléans sia stato effettivamente innamorato del Lorena, che però, ben lungi dal condividere quei sentimenti, sarebbe stato solo un abilissimo manipolatore.

Decisamente più tragica è la storia di Enrico di Cinq-Mars. Il padre, maresciallo di Francia e marchese di Effiat, molto amico del cardinale Richelieu, alla sua morte, lascio il figlio Enrico, allora dodicenne, alle cure del cardinale, che lo prese sotto la sua protezione. Lo stesso Richelieu, nel 1639, presenterò Cinq-Mars, appena 19enne, a Luigi XIII, allora 38enne e di note simpatie omosessuali, nella speranza che diventasse il favorito del re. Cinq-Mars ottenne rapidamente notevoli onori ma i rapporti col Re si interruppero perché Luigi XIII era malinconico, paternalista e troppo austero per i gusti del giovane, che si diede quindi alla bella vita, agli amori femminili e anche a lamentarsi del re, che, comunque, gli lasciò fare qualsiasi cosa. L’arroganza del ragazzo crebbe al punto che egli arrivò a pretendere la mano di Maria Gonzaga-Nevers, di dieci anni più grande di lui e di rango sociale nettamente più alto. Richelieu gli si schierò contro e il progetto andò a monte. Da quel momento Cinq-Mars concepì un vero odio contro Richelieu, promosse quindi ad una congiura filospagnola che prevedeva l’assassinio di Richelieu, ma le guardie del cardinale intercettarono la corrispondenza segreta tra i congiurati. Il re è informato. I congiurati, catturati, furono condannati e giustiziati. Il 12 settembre 1642 Cinq-Mars, che aveva allora 22 anni, venne decapitato e il re non fece nulla per salvarlo.

Le storie di questi personaggi sono indubbiamente il segno di una vita civile molto degradata, ma c’è da chiedersi se le loro vicende possano essere considerate veramente esempi di seduzione omosessuale. Francamente l’interpretazione appare forzata.
___________

Seduzione di un eterosessuale da parte di un unisessuale, seduzione di un eterosessuale da parte di un eterosessuale, inversione per orgoglio, noia o ideale.

Seduzione. – Non bisogna trascurare l’influenza di un individuo su un altro individuo, di una personalità su un’altra personalità. La seduzione morale, intellettuale può portare a qualsiasi risultato. Vautrin si impossessa di Lucien al momento propizio e lo porta poco a poco ad appartenergli e lo tiene legato con tutti i vincoli possibili; un uomo meno forte non avrebbe asservito Lucien. Balzac ha vigorosamente simboleggiato l’uranismo maschile (Vautrin) che si impossessa dell’eterosessuale attraente e impressionabile e lo induce all’unisessualità sicura, segreta e utile. Anche se Vautrin non aveva amato molto Lucien, avrebbe potuto comunque asservirlo alla sua sessualità, per sua propria soddisfazione o anche per avere Lucien più in suo potere. Ma sarebbe difficile immaginarsi Lucien che ha rapporti con un uomo diverso da Vautrin o che si priva di donne brillanti, appassionate e che gli sono necessarie. Ogni uomo forte, ogni Vautrin, sembra che ricrei il mondo che lo circonda per colui che è sotto la sua influenza. I Lucien non possono proprio reagire e neppure desiderare per lungo tempo di sfuggire. D’altra parte è nel carattere dell’uomo di non vedere somiglianze tra gli atti che si commettono con una persona, gli atti che quella persona commette con un’altra e gli atti che commettono altri. Un eterosessuale che ha un unico legame unisessuale non si considererebbe mai come uno che fa parte della truppa degli unisessuali. Se ha cominciato con l’abbandonare la sua anima, la sua volontà, gli atti che derivano da questo abbandono non avrebbero affatto la fisionomia di atti di quel genere senza la preventiva cessione dell’anima e della volontà.

Non è solo la forza di un uomo che ricrea un mondo, ma è anche il suo grande patrimonio.

Il cavaliere di Lorena, eterosessuale come Lucien, coglie l’occasione per farsi amare da Monsieur, fratello di Luigi XIV, invertito effeminato, ma non gli si attribuiscono altre relazioni unisessuali ad di fuori di quelle con Monsieur. Si prestava a tutti i capricci fisici e non solo, comportandosi come un favorito senza pregiudizi (non si può certo restare il favorito se si hanno pregiudizi), ma senza Monsieur avrebbe potuto passare tutta la vita in intrighi con le donne. L’uranista maschile e l’invertito al livello di un principe possono sempre impossessarsi di un eterosessuale e legarlo, asservirlo e trattenerlo senza lasciarsene dominare. Il debole, anche se è un re come Luigi XIII, non potrà che amare e trattenere il suo favorito, farà dormire con lui Cinq-Mars, lo amerà platonicamente e lascerà che gli si rivolti contro e che muoia.

Ci sono parecchi di questi rapporti (Lucien, il cavaliere di Lorena, Cinq-Mars) in tutte le classi sociali. I sovrani hanno sempre potuto e possono ancora persuadere brillanti eterosessuali a prestarsi e ad abituarsi all’unisessualità; e lo stesso vale per i principi, per i grandi, per i ricchi e per quelli che, di qualunque rango e livello siano, a partire dal principe di sangue o dal fratello di un re o di un sovrano fino al padrone di una casa, fino al piccolo coltivatore, hanno la forza, il potere e la capacità di persuasione in grado sufficiente.

Molte famiglie illustri, molti uomini che hanno fatto buona riuscita, hanno ottenuto aiuto e successo grazie alla loro obbedienza, alla loro docilità, alla loro discrezione.
Il signore ricco, che secondo Strindberg ogni giovane uomo incontra almeno una volta, ha molte incarnazioni e molte forme differenti.

E chi oserebbe dire che tutti gli eterosessuali che cedono, per ambizione, subordinazione, inferiorità, riconoscenza, vanità lusingata, amor proprio, non si creino delle scuse, delle illusioni? È probabile che se non fossero stati suscettibili in qualche modo a farsi trascinare o non avessero avuto una tendenza verso il seduttore, se non verso la seduzione, questi rapporti non sarebbero mai esistiti. Un primo ministro che promuove il suo segretario, un uomo ricco che garantisce il destino del suo impiegato o che spinge un attore verso il successo, ecc. ecc., stanno probabilmente scegliendo qualcuno le cui qualità intellettuali o anche morali danno loro un senso di sicurezza che la bellezza, la giovinezza, lo spirito, non sarebbero sufficienti a produrre. Questi uomini hanno troppo l’abitudine di essere padroni di sé per decenza o onore o ipocrisia, per il rispetto che essi hanno per se stessi o per la loro posizione o per la società, per innamorarsi follemente. Possono probabilmente fare a meno dei capricci sessuali senza troppe difficoltà, ma se vogliono qualcosa di più durevole, di più onesto ai loro occhi, hanno il tempo libero per scegliere.

Se una ragazza virtuosa può essere sedotta, può esserlo anche un giovane uomo ambizioso se il suo protettore se ne fa carico; e a questo giovane uomo, accasato, sposato, padre e marito felice, una volta morto il protettore, che cosa resterà di questo passato nascosto? Tutto dipenderà da tante cose. Sarà forse molto severo con gli altri, oppure indulgente per le debolezze dell’ambizione e della decenza, o solamente per quelle della passione, oppure scettico. Sorveglierà forse i suoi figli un po’ più strettamente o, meglio, insegnerà loro che l’onore, la rispettabilità e la decenza non devono lasciarsi mai intaccare. E alcuni di questi padri, di questi uomini che hanno avuto successo, arrivati a un’età matura, a una posizione solida, si lasceranno tentare o interessare da un uomo giovane che ricorderà loro lo loro stessa giovinezza. La generosità, la magnanimità farà in modo che essi aiutino questo giovane uomo, come essi stessi sono stati aiutati ma senza pretendere le medesime compiacenze, e anche senza neppure desiderarle. Si diranno che in questo modo espiano la loro condotta di altri tempi. Altri uomini invece sentiranno la tentazione di agire come altri hanno agito nei loro confronti, e tra di loro alcuni cederanno a quella tentazione, ma forse senza arrivare tutti allo stesso risultato, allo stesso risultato del loro protettore di un tempo; perché quello aveva probabilmente amato con convinzione, con determinazione e nei suoi imitatori potrebbe non esserci che spirito di imitazione, depravazione, noia, ritorno ad una giovinezza ormai passata.

Ci sono parecchie cose che non si fanno e che non si capiscono che quando ci si trova in una situazione analoga. Così, molti eterosessuali sedotti non saranno tentati di sedurre se non si troveranno completamente nella situazione del seduttore; altri al contrario fuggiranno questo momento con particolare paura e determinazione.

Nei casi indicati qui, si arriva a un risultato curioso: la seduzione di un eterosessuale da parte di un altro eterosessuale.

Questo eterosessuale è stato lui stesso sedotto, è vero, ma la seduzione di un eterosessuale da parte di un altro eterosessuale spesso non ha avuto un prologo del genere.

Non parlo delle prigioni, della caserme e dei collegi, dove l’assenza di donne sarebbe sufficiente per mettere insieme due maschi o almeno per avvicinarli l’uno all’altro, perché la seduzione è una questione di scelta, non di necessità (fino al momento in cui un uomo non si sia decisamente lanciato alla ricerca del successo), non di carenza. Parlo di uomini liberi che vivono in paesi civili.

Per avventurarsi in questa analisi, la più delicata e difficile di questo volume, bisognerebbe possedere qualità contrastanti, il libertinaggio di Crébillon figlio [Claude-Prosper Jolyot de Crébillon, detto Crébillon fils, 1707- 1777] e il buon senso di Diderot, quando era insensibile, e bisognerebbe disporre di documenti inaccessibili allo stesso Krafft Ebing. Alcuni poeti e romanzieri contemporanei hanno provato questo tipo di analisi, essa era più facile per loro che per un autore più metodico perché a costui si potrebbe fare a torto questa obbiezione, che uno almeno dei suoi eterosessuali appartiene agli uranisti con tendenze eterosessuali o agli eterosessuali con tendenze uraniste, oppure agli eterosessuali con inversione acquisita. Questa allettante obbiezione è falsa. Un eterosessuale non diventa invertito per il solo fatto che viene sedotto, che commette uno o qualche atto unisessuale, così come qualche assaggio di haschisch non compromette l’integrità di un uomo. Se questi atti unisessuali giocano un ruolo più che effimero nella vita sessuale di questo individuo, se portano a pensieri, fantasie unisessuali, ad atti, a una modificazione della sua condotta, allora le cose sono diverse. Ma un eterosessuale non sarà né un invertito né uno pseudo-ermafrodita né niente altro che un eterosessuale se un tale episodio isolato ha luogo nella sua vita.

Molti eterosessuali hanno ceduto a degli invertiti, ma se questi invertiti fossero stati in realtà degli eterosessuali che per una ragione o per un’altra, o piuttosto per molte ragioni, si erano fatti convincere a vedere di che si trattava, si può affermare che essi non avrebbero affatto ceduto. Si rilegga nel Romanzo di un invertito (trasmesso da Zola agli Archivi di antropologia criminale) l’episodio del giovane militare; se l’invertito fosse stato eterosessuale fino ad allora il giovane militare avrebbe agito in un altro modo? E poi non è comunque proprio l’idea di compiere un atto qualunque seguita quasi immediatamente da questo atto, non è comunque l’atto commesso senza un’intenzione precedente che gli fa accettare l’atto compiuto come il primo di una serie di una nuova situazione e che dà importanza generale ad un atto isolato? L’eterosessuale che, una volta compiuto un atto unisessuale, si riprende, si salva dalla memoria di quell’atto, lo cancella, lo raschia via, è forse psicologicamente molto diverso da prima, è diverso da come sarebbe se un sogno assurdo lo avesse stupito o svegliato?

L’eterosessuale non è al riparo dai sofismi, dalle frasi di quelli che pretendono che l’unisessualità prepari piaceri più vivi della sessualità abituale, dal contagio, dall’infiltrazione per così dire, dalla curiosità,[1] da tutti gli argomenti in favore dell’unisessualità, e da tutti gli argomenti contrari, ogni argomento contro conferma l’argomento a favore, in uno stato di curiosità, perché c’è (così ci si dice) minor rischio quando si conosce l’antidoto.

L’analisi indicata qui è incompleta, merita più tempo e più spazio.

In un romanzo tedesco[2] che fece il suo clamore una cinquantina d’anni fa, un uomo sposato con una donna seducente, si lascia invadere dall’amore dell’arte, della bellezza greca, pagana, e arriva a voler cedere la sua donna al suo bello e giovane amico che ne è innamorato, a condizione di possedere l’amico stesso.
È un esempio un po’ violento della tentazione unisessuale subita da un eterosessuale, che lo spinge verso un altro eterosessuale.[3]

Dato che ho avviato questa esplorazione di un terreno molto più psicologico che patologico, non dimenticherò la tentazione dell’orgoglio, dell’orgoglio che dice all’uomo che nulla di ciò che è umano gli deve essere estraneo, che egli ha il diritto di gustare tutte le voluttà dell’anima e del corpo. Quest’uomo può cominciare dal non voler gustare se non quelle dell’anima, dell’intelligenza, del dominio; può anche non andare mai oltre o al di fuori di questo, ma può ugualmente trovare un momento di complicità del corpo che reclama la sua parte, il momento in cui l’atto del copro sembra solo un’espressione del cervello, dello spirito, dell’anima.

Il paradosso spinto ad oltranza, la vanità (perché l’orgoglio di cui parlavo sarebbe piuttosto segreto, personale, e non si darebbe in pasto al mondo) condurrebbe anche l’eterosessuale a imitare il modo di camminare dell’invertito che si mette in primo piano, a copiarlo, a difenderlo a lasciarsi compromettere da lui (sia per la pretesa della giovinezza che si crede al di sopra del buon senso e della maldicenza, sia per una ingenua devozione). Se nessuno gli presta attenzione l’eterosessuale guarirà probabilmente dalle sue affettazioni, ma se la calunnia lo attacca, se lo si perseguita, di due cose l’una: l’ingiustizia lo renderà quasi maniaco contro l’unisessualità di cui è stato accusato a torto, ma non senza verosimiglianza, oppure si dirà: Perché no? Dato che mi si accusa, perché non avere anche i privilegi oltre che gli orrori della situazione?[4]

Lascio agli invertiti o ai romanzieri l’ampiezza degli argomenti in favore dell’inversione: si possono leggere in molte opere filosofiche, in tutte le diatribe contro le donne, in tutti i capitoli sulle donne, in Alfred de Vigny come in La Bruyère, in tutti i moralisti.

La donna non realizza del tutto la felicità dell’uomo sensato o sensibile. Certi uomini hanno più facilmente certe qualità che la maggior parte delle donne non possiede o non impara o non gradisce affatto, ecc. Tutte queste massime, prese dall’invertito ragionatore, inducono a delle conclusioni più rigorose che logiche.

M. Trade diceva che il numero di persone capaci di provare e di ispirare un amore duraturo, un’amicizia duratura e superiore, era veramente piccolo rispetto a quello delle persone che cercavano questo amore, questa amicizia, che se ne ritenevano capaci, o capaci di ispirarli, ed è da questa sproporzione che nascono gli uranisti, ci si stupirebbe di non trovarne e ci si potrebbe considerare ciechi non vedendoli.

In effetti, quando si pensa a tutto quello che è stato detto, scritto e pensato contro le donne di tutti i tempi, in tutte le epoche, a tutto quello che gli uomini hanno sognato, desiderato vicino a loro o al di fuori di loro, ci si sorprenderebbe di non trovare un certo numero di uomini indirizzarsi verso la continenza, il celibato o la sentimentalità unisessuale, la lussuria unisessuale. È in questo modo che si forma l’uranista per ideale, per convinzione.

Se la donna non interessa le facoltà superiori di un uomo tenero, gli resta più di un’alternativa: amare una donna per il piacere che dà la sua pelle fine, il suo grazioso balbettio, amarla come un gingillo, come un animale domestico, come una selvaggia di Pierre Loti, senza lasciarsene dominare e invadere e dunque fino al punto di ribellarsi o di non ribellarsi, fino al punto di rivoltarsi con l’aiuto della continenza, del celibato, dell’indifferenza, o coi i cambiamenti di moglie o di amante o amando un fratello Yves [Mon frère Yves, opera di Pierre Loti del 1883, che suscitò sospetti di omosessualità sull’autore] rivolgendosi verso l’unisessualità platonica o no, in un modo o in un altro.

È per questo che il matrimonio porta inevitabilmente certi uomini all’unisessualità. Hanno creduto, hanno sperato che la donna-sposa li avrebbe consolati dei guai che avevano avuto accanto a donne-ragazze, a donne-amanti capricciose o corrotte o a donne che li arpionano; è inutile descrivere tutti i fastidi di tutte le relazioni su base poco onesta o poco solida. La donna-sposa, addobbata di tante qualità (di tutte le qualità non ancora colte al punto giusto) non corrisponde alla aspettative. È come per la Marthe di “Charles Demailly” [Romanzo di Edomond de Goncourt, 1860], come tante donne che la letteratura ha modellato così spesso. Il marito non vuole l’adulterio perché è contro le sue concezioni, contro la sua idea di quello che è dovuto anche a una donna sgradevole, o perché il fastidio della relazione sarebbe un peso per lui come prima lo era la noia, o perché è a corto di pazienza e non si interessa più alle donne; e se non ha ancora l’età o l’inclinazione spirituale che fanno vivere senza interessi sentimentali, o se le numerose occupazioni, manie, ecc. ecc. della vita mondana non lo assorbono e se possiede certe qualità gradevoli, si avvicinerà all’unisessualità. Gli unisessuali lo scopriranno, lo cercheranno, oppure lui ne troverà uno stranamente simpatico, oppure ci sarà ancora una volta la seduzione di un eterosessuale da parte di un altro eterosessuale.[5]

All’età della ragione, quando l’età della prima lascivia, della prima impazienza dei sensi è passata, l’amore non più esclusivamente sessuale all’inizio, o non è più di origine genitale. Così, dopo una certa età, la vista di una qualsiasi ragazza carina o attraente non eccita più il desiderio, o al momento stesso in cui nasce, il desiderio è strangolato da altre considerazioni. Questo non impedisce che un altro sentimento di un’altra origine, alla lunga, diventi genitale, sessuale.

Non è il desiderio dell’altro sesso che si sostituisce al desiderio del sesso femminile negli eterosessuali, ma è una cosa più complessa, è un isolamento di fronte alle donne, unito a un distacco sentimentale che permette al desiderio di trovarsi senza oggetto e poi di precisarsi basandosi sull’immagine o sull’idea di un individuo maschio, per arrivare poco a poco a un rapporto comparabile con quello che c’è tra compagni di scuola o tra prigionieri. Questo isolamento psichico conduce là dove conduce l’isolamento fisico.

L’uomo imprigionato nel mondo femminile si scopre un compagno sentimentale, intellettuale, sessuale. E come accade nelle agglomerazioni forzate di uomini, anche qu la prima scelta e lunga, lenta e complicata.

Ideale. – Un uranista con tendenze eterosessuali o un eterosessuale possono entrambi scegliere l’unisessualità per ideale, perché essi pensano di trovare in questo stato intellettuale e fisico, in questa espressione della loro individualità il summum della felicità o della soddisfazione o della virtù o dell’equilibrio. A chi ritenesse questi uomini degli imitatori risponderei che non esiste nulla che l’uomo non imiti, che “l’uomo imita soprattutto quello che ha.” L’ideale greco e l’ideale cristiano (espressi nel libro che Dugas non vorrebbe mettere nelle mani dei giovani uomini), dell’amore non pederastico, sodomitico, ma tra simili, tra uguali, tra discepolo e allievo, o per il giovane dio sofferente, lo slancio d’amore per il dolce simbolo maschile e divino, così come il culto della purezza, potrebbero trascinare un ragazzo, un giovane uomo. Poco a poco questo ideale senza donna morirebbe in lui per il fatto che lo allontana dagli approcci fisici con una donna.
Nel frattempo l’ideale della donna come fidanzata, amante o moglie, l’ideale delle poesie d’amore, dei romanzi di ogni tempo, potrebbe strutturare un uomo in modo da fargli considerare il ruolo dell’amante amoroso di una donna come il più ammirevole. Se diventa un buon marito, un buon padre di famiglia, questo ideale sarà stato utile ed egli potrà non capire affatto la possibilità di amare sentimentalmente o voluttuosamente un essere di sesso maschile, che non può avere figli e che non ha bisogno di protettori.

Altri ancora potrebbero considerare come cosa molto moderna (e lo è sempre stata) il non seguire che i loro modi di fare, la loro complicazione, il poter amare indifferentemente l’uomo o la donna e tutte le sfumature psico-sessuali. Si sono forgiati l’ideale di un piacere sottile, artistico, molto esigente.

Sono più rari perché l’ermafroditismo morale permanente conduce a ogni tipo di complicazioni sociali. Le gelosie tra un uomo e una donna in rapporto ad un uomo sono di una violenza inaudita anche presso le persone mondane. Che si siano osservate o meno quelle gelosie, si capisce la causa della loro intensità. I gelosi nell’odiare un individuo odiano tutto un sesso. La maggior parte delle donne gelose sono gelose di una donna rivale o di una donna che rappresenta una classe rivale (quella delle donne leggere, o delle donne di mondo o delle ragazze o delle donne del popolo) che però non rappresenta un intero sesso.

Torno all’uranista per ideale, bisogna fare i conti con lui, senza relegarlo tra le invenzioni degli psicologi o tra gli ingannatori che dissimulano così una disposizione naturale viziosa.

Immaginiamoci un giovane uomo dotato di qualità morali e fisiche che si faccia dell’unisessualità un ideale altrettanto romantico dell’ideale eterosessuale acquisito da un altro giovane uomo. Si sa che gli ideali sono pericolosi per tutti gli uomini, che chiedono loro l’irrealizzabile; e come il giovane eterosessuale si uccide per un’attrice, allo stesso modo il giovane unisessuale per ideale può perdersi o perdere la sua credibilità.

Io penso che più giovani uomini siano stati gettati nell’inversione dalla sentimentalità che dal vizio, più dal desiderio di amare e di essere amati che per conoscere il piacere dello spasmo.

Sono quelli che Stafanowsky chiama erotomani, sono quelli che restano uranisti per convinzione, che lo sono o congenitamente o per evoluzione del loro ideale.

L’istinto sessuale, malgrado la sua tirannia, si presta alle esigenze del carattere e della volontà e una intelligenza precoce può essersi forgiata un ideale prima del risveglio dei sensi o un ideale che ad essi si impone; come il bambino che vorrebbe essere soldato prima di sapere se ha la salute indispensabile, questo bambino si è detto che l’amicizia, l’eroismo greco, la superiorità maschile o che so io sarebbero stati lo scopo della sua vita. L’istinto sessuale non è abbastanza potente per cancellare questa vocazione e si piega, si tira indietro, si nasconde: e c’è un uranista in più, un uomo di forte temperamento ma con il pungiglione del sesso proprio come gli altri. Quando non si sa distinguere, nella propria giovinezza, il piacere fisico dai sentimenti nobili, quando si ha un’anima forte e fiera e poco malleabile, pertinace nel conservare le impressioni profonde, l’uomo rischia di diventare un platonico – un erotomane, come dicono gli scienziati.

È una nuova preoccupazione per quelli che si occupano di educazione: è meglio vedere un ragazzo che cresce diventare un platonico, un erotomane, come si dice, disposto a qualsiasi sacrificio e forse a qualsiasi eroismo, oppure diventare un amante delle voluttà facili? Il problema sarebbe troppo crudo se non trovasse la sua soluzione radicale al di fuori dell’educazione e delle scelte di quelli che educano.
_______
[1] L’eterosessuale sarebbe più facilmente colpito dalla curiosità rispetto all’uranista, perché l’uranista, avendo (grazie alle condizioni sociali e legali di oggi) una inimicizia o una repulsione concreta verso le donne, sarà meno tentato di essere curioso dell’eterosessuale ignorante, indifferente. L’ignoranza è più vicina alla curiosità di quanto l’antipatia non sia vicina alla curiosità. D’altra parte lo studio dell’effeminato insegnerebbe all’uranista tutti i difetti della donna, e lui ne troverebbe le qualità nei maschi.
[2] Eritis sicut deus.
[3] Il possedere un uomo che possiede una donna ha occupato molti cervelli e la lussuria, la vendetta, non si sono fermate prima della messa in pratica di questa idea. L’eroe del romanzo tedesco comunque non voleva due possessioni simultanee.
[4] Pe molti uomini il punto di vista è una cosa importante, per altri poco o nulla.
[5] Gli uomini per i quali un’idea non è seguita da un’altra idea, i sentimenti di affetto, i sentimenti di amicizia, possono un giorno o l’altro essere esposti all’unisessualità.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5710

EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5677

MODELLI DI COMPORTAMENTO OMOSESSUALE E PORNOGRAFIA

Partiamo dalla definizione di eterosessuale maschio (etero) come di persona di sesso maschile che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di donne o di ragazze, e di omosessuale maschio (o gay) come persona, sempre di sesso maschile, che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di uomini o di ragazzi.

Secondo la nozione comune, un rapporto affettivo o sessuale “omosessuale maschile” o, brevemente, “omosessuale” è un rapporto “tra due persone di sesso maschile”, ma è evidente che, di fatto, le situazioni che possono verificarsi sono due e sono nettamente diverse tra loro. Se il rapporto si crea tra due gay si parlerà di rapporto gay-gay, se si crea tra un etero e un gay si parlerà di rapporto etero-gay. Non deve stupire che esistano i rapporti etero-gay, perché un etero pur potendosi “innamorare” affettivamente e sessualmente solo di donne o di ragazze, può certamente, per vari motivi, trovarsi ad avere rapporti, in genere privi di una vera componente affettiva, con ragazzi gay, il fenomeno, anzi, è piuttosto comune, come avremo modo di vedere nella sezione dedicata alla sessualità gay.

Storicamente i rapporti etero-gay e quelli gay-gay sono nati in epoche molto diverse e si sono strutturati secondo modelli molti diversi.

Rapporti etero-gay 

In tempi passati, uomini eterosessuali di classe sociale alta, fortemente frustrati nella loro sessualità etero a causa dei matrimoni combinati, erano portati a trovare uno sfogo per la loro sessualità in avventure sessuali con prostitute, o in veri amori ancillari, socialmente negati ma sostanzialmente tollerati perché apparentemente non mettevano in crisi l’istituzione matrimoniale.

L’eterosessualità dei giovani di alto rango sociale era spesso frustrata da matrimoni in cui la moglie era oggettivamente di classe sociale superiore al marito, che finiva per orbitare nella famiglia di lei e per dipendere dai suoi redditi e dalle sue proprietà. In sostanza un uomo eterosessuale poteva sentirsi un oggetto comprato dalla famiglia della moglie. La tendenza a fuggire alla morsa del matrimonio era talvolta notevole ma c’erano certamente freni inibitori rappresentati dalla religione e dai sensi di colpa in materia sessuale da essa ispirati, come pure dal fatto che la crisi di un matrimonio poteva pesare negativamente sui bilanci della famiglia del marito.

Chiaramente, in queste situazioni, la rottura del matrimonio, visto oggettivamente come una vera e propria trappola, nella quale si era entrati per totale inesperienza e sulla base delle pressioni familiari, poteva trovare un’alternativa tollerabile nel fatto di avere un’amante.

Cercarsi un’amante, anch’essa di alto livello sociale, avrebbe comportato la possibilità che si ricreassero rapporti di dipendenza sostanzialmente analoghi a quelli già provati nel matrimonio e per di più i legami sarebbero stati difficilmente dissimulabili in ragione del fatto che moglie e amante provenivano dallo stesso ambiente, molto più facile sarebbe stato trovarsi un’amante di basso livello sociale, la cui fedeltà sarebbe stata garantita dal suo stesso bisogno di denaro, anche qui ritorna la logica del comprare l’amore, ma non si tratta brutalmente di prostituzione ma di qualcosa di molto più complesso in cui intervenivano anche sentimenti nobili, come la tendenza a proteggere la ragazza povera e ad emanciparla dai rischi della vera prostituzione, ben più brutale. Le storie d’amore di questo tipo sono comuni alla fine del ’700 e nel primo ’800 e hanno alimentato tanta letteratura.

Se l’uomo eterosessuale di alta società incontrava una ragazza povera ma fedele e oggettivamente innamorata di lui, il rapporto poteva diventare stabile e anche molto gratificante, fermo restando che non avrebbe mai potuto trasformarsi in matrimonio a causa della enorme differenza di livello sociale. La storia di Cenerentola rappresenta, in forma molto nobilitata, un rapporto d’amore tra una ragazza povera e il suo amante nobile e ricco. Va sottolineato che i rapporti degli uomini etero con le loro amanti avevano anche una componente di potere non trascurabile, la differenza di classe sociale aveva un ruolo fondamentale ed era la base di una struttura del rapporto del tutto dissimmetrica: la ragazza era totalmente dipendente dall’amante non solo a livello economico ma anche a livello culturale, era in genere analfabeta, mentre il suo amante era un uomo che aveva ricevuto un’educazione raffinata e che frequentava gli ambienti dell’alta società. All’epoca, la condizione della donna, ai livelli sociali bassi, era di netta subordinazione e, in genere, una ragazza povera che si vedeva corteggiata da un ricco signore, ben si guardava dal reclamare una parità di fatto impossibile. Su queste basi i rapporti tra un eterosessuale ricco e la sua amante potevano durare per anni ed essere sostanzialmente gratificanti per entrambi.

Accadeva però anche che talvolta le fughe dal matrimonio verso amori con altre donne di classe sociale bassa fossero tutt’altro che gratificanti per la venalità della ragazza, per la sua infedeltà e, più raramente, per la sua riluttanza ad accettare un rapporto che comunque l’avrebbe lasciata in una condizione di sottomissione.
In situazioni del genere, un uomo eterosessuale ricco finiva per mescolare al risentimento verso la moglie anche un risentimento più generale verso l’universo femminile, percepito come dominatore e venale a tutti i livelli e si sentiva per un verso dominato dalla moglie e per l’altro condizionato e quasi ricattato dall’amante. In questi casi, e non raramente, capitava che ricchi uomini eterosessuali sviluppassero simpatie importanti non verso ragazze ma verso ragazzi di condizione sociale più bassa: stallieri, domestici, ma anche contadini e operai economicamente indipendenti.

La prostituzione omosessuale esisteva anche allora, ma era molto più limitata di quella eterosessuale; gli uomini “eterosessuali” che fuggivano dal mondo femminile, in genere, non si rivolgevano alla prostituzione maschile ma tendevano a costruire con alcuni ragazzi dei rapporti stabili, analoghi a quelli che, in condizioni più favorevoli, avrebbero costruito con delle ragazze povere.

I rischi per il partner di livello sociale più alto, in questo tipo di rapporti, consistevano essenzialmente nella possibilità di ricatto da parte del partner di livello sociale più basso, mentre i rischi per il partner di livello sociale più basso consistevano nella possibilità di trovarsi di fronte ad un volgare rapporto di prostituzione travestito da rapporto amichevole-amoroso di lunga durata.

Nel “Maurice” di Forster, il ricco borghese Maurice tende a manifestare il suo rispetto profondo per il guardiacaccia Scudder, non solo non rimarca mai la differenza sociale che lo separa da Scudder, come farebbe un ragazzo etero ricco che cerca una relazione etero-gay, ma tende fin dal primo momento a costruire il suo rapporto con Scudder su un piano di autentica parità, che è indice di un vero rapporto gay-gay. Maurice manifesta però inizialmente gli stessi timori del ricatto che avrebbe un ricco borghese eterosessuale in cerca di un rapporto etero-gay.

Per far capire a Scudder che si è innamorato di lui come un vero gay, Maurice deve mostrare a Scudder il suo profondo interesse affettivo, al di là dell’interesse meramente sessuale. Quando Maurice teme che Scudder stia per emigrare non si limita a salutarlo, dandogli magari il ben servito con una somma di denaro, come avrebbe fatto un ricco borghese implicato in un rapporto etero-gay, convinto che una volta andato via Scudder non sarebbe stato difficile trovare un sostituto; Maurice è autenticamente sconvolto dall’idea di perdere Scudder che ai suoi occhi non è sostituibile, e lo cerca con ansia, finché poi non lo ritrova per non lasciarlo mai più.

Sottolineo una cosa fondamentale: dal punto di vista dell’uomo ricco eterosessuale che costruisce un rapporto extra-matrimoniale, un rapporto eterosessuale e uno omosessuale sono cose nettamente diverse, nel rapporto eterosessuale l’uomo eterosessuale trovava una gratificazione che poteva essere profondissima, accompagnata da un senso di libertà totale e di reciprocità affettiva oltre che sessuale, in altre parole, un uomo omosessuale poteva innamorarsi veramente della ragazza povera, mentre non sarebbe mai accaduto lo stesso in una storia con un ragazzo, che sarebbe stato visto sempre e comunque come il “sostituto di una donna”.

Chiarito il punto di vista dell’uomo ricco etero nel rapporto etero-gay, cerchiamo di capire chi erano i ragazzi ai quali questi uomini si rivolgevano. Innanzitutto non erano prostituti capaci di andare indifferentemente per denaro sia con uomini che con donne, erano, nella maggior parte dei casi, ragazzi omosessuali, cioè ragazzi che si innamoravano sia affettivamente che sessualmente di ragazzi o di uomini e che sognavano una relazione stabile.

Sottolineo che negli ambienti sociali più bassi, la prostituzione maschile era in qualche modo accettata e giustificata sulla base di una necessità economica, mentre l’omosessualità era di fatto tacitamente tollerata ma non era socialmente accettata. La convivenza di due uomini era un fatto ritenuto inaccettabile, proprio perché l’omosessualità non era mai considerata come una condizione di vita normale e possibile. In simili circostanze, i ragazzi omosessuali erano estremamente sensibili a qualunque segnale, proveniente da altri ragazzi, che avesse lasciato trasparire qualche elemento di omosessualità. I segni di disponibilità dimostrati da alcuni uomini di classe sociale alta, stanchi del loro matrimonio e del mondo femminile in genere, facevano ritenere ai ragazzi gay di livello sciale più basso di aver finalmente trovato un ragazzo omosessuale innamorato di loro e quindi sollecitava la loro disponibilità.

È in questo clima che si sviluppavano le cosiddette relazioni etero-gay, da un lato un etero ricco in un momento di ribellione verso il mondo femminile che cercava il “sostituto di una ragazza” per sfogare la sua sessualità ed esercitare il suo senso di dominio, e dall’altro un ragazzo gay povero che sognava di trovare un altro gay col quale creare un rapporto stabile.

Questi rapporti, i cosiddetti rapporti etero-gay erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse appannaggio esclusivo del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari femminili.

I rapporti etero-gay sono stati una realtà frequente fino agli anni 60 e oltre del 1900. Nei rapporti etero-gay i ruoli sono fissi: il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. È proprio per questo che, ancora oggi, si usa parlare di “rapporto omosessuale completo” per indicare un rapporto che comprende anche la penetrazione anale, ma si tratta di un modo di dire derivato dal mondo etero.

Di norma, come abbiamo visto, il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti di potere legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay.

Va tenuto presente che quando i maschi borghesi eterosessuali si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante, i rapporti con le prostitute consentivano loro di dimenticare le loro frustrazioni e di sfogare il loro desiderio di dominio, talvolta, più che di sesso. Il senso di superiorità e di dominio si manifestava oltre che attraverso pratiche sessuali particolari, attraverso il denaro. Lasciare del denaro sul comodino “pour vos beaux yeux!”, come si diceva allora, era un modo fortissimo di marcare la differenza sociale e quindi il non coinvolgimento col partner. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui normalmente il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

Nascita della pornografia 

Si ritiene comunemente che la pornografia sia sempre esistita e se ne sia sempre fatto larghissimo uso, come accade oggi, ma le cose stanno in modo completamente diverso. Alla fine dell’800 Wilhelm von Gloeden, realizzò a Taormina una enorme quantità di foto, ritenute da molti foto pornografiche, si trattava in realtà di foto di nudo, quasi sempre maschile, anche se ci sono nudi femminili, ma c’erano anche paesaggi, foto di pastori e di contadini. Il nudo maschile era rappresentato sempre in una cornice mitologica greca e non esiste nessuna foto di von Gloeden che rappresenti rapporti sessuali o situazioni fortemente connotate in senso sessuale. Le foto di von Gloeden erano certamente ricercate dagli omosessuali, ma erano materiale raro e prezioso, diffuso sempre attraverso canali riservatissimi. Famose furono anche le foto di nudo maschile realizzate a Roma da Wilhelm von Plüschow, anch’esse diffuse riservatamente tra gli omosessuali di alto livello sociale, come testimonia un frammento di una lettera di John Addington Symonds a Charles Edward: Sayle:[1]

“Se siete interessato a studi veramente artistici di nudi, fatti per la maggior parte all’aria aperta, andate a trovare il mio amico G. Plüschow, Via Sardegna 34. Ne ha realizzato un’immensa collezione che sarà felice di mostrarvi. Sinceramente vostro. J A Symonds”

Chiamare pornografia le foto di Gloeden o di Plüschow è comunque una forzatura e in ogni caso la diffusione di quelle foto fu minima. In passato, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900, la diffusione di foto pornografiche, etero o gay, era considerata oltraggio al pudore ed era perseguita per legge, le foto erano costose e assolutamente non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In una realtà di questo genere la cosiddetta pornografia gay era di fatto rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello del rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia clandestina e per questo l’unico “ufficiale”, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

A partire dalla fine degli anni ’60 del ’900, con la liberazione sessuale ’68, i gay cominciarono ad avere un minimo di visibilità e, in alcuni casi almeno, come nei collettivi universitari, ebbero la possibilità di confrontarsi tra loro e di riconoscersi, cosa prima del tutto impossibile. Fu solo nei primi anni ’70 che i gay cominciarono ad abbandonare i vecchi rapporti etero-gay, in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, per vivere finalmente dei rapporti gay-gay. Fino all’inizio egli anni ’70 moltissimi gay vivevano rapporti di amicizia amorosa unidirezionale, spesso neppure dichiarata, verso ragazzi etero che si consideravano esclusivamente loro amici, ovviamente senza rapporti sessuali. I rapporti sessuali, cioè esclusivamente sessuali, continuavano ad essere appannaggio dei rapporti etero-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay, imposto dalla pornografia, ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso però anche il ruolo attivo era ricoperto da un gay.

Va ricordato che fino all’inizio degli anni ’70, non esistevano né pubblicazioni destinate ai gay né pornografia gay. La prima rivista omosessuale in Italia, “Fuori!”, comparve nel 1971, e la tiratura delle riviste omosessuali fu comunque molto bassa perché la diffusione in libreria o in edicola scoraggiava gli acquirenti.

Per capire come e quando la pornografia, in Italia, arriva alla grande distribuzione, bisogna tenere conto che la rivista “Le Ore”, nata nel 1953 come rivista di attualità cinematografica, distribuita fino al 1967, dal 1971 divenne una rivista erotica soft, con organi genitali maschili coperti e senza foto esplicite di rapporti sessuali. Nel corso degli anni ’70 la legislazione italiana sul buon costume si fece molto più elastica e nel 1977 “Le Ore” diventò una rivista hard. Dai primi anni ’80 le riviste porno saranno gradualmente soppiantate dalle videocassette. La prima rivista porno gay, “Gay Italia”, cominciò le pubblicazioni nel 1983. “Babilonia” la più nota rivista mensile italiana gay, con foto di nudo ma mai di cattivo gusto, e con articoli di interesse per i gay, iniziò le pubblicazioni del 1982 e proseguì fino al 2009.

Rapporti gay-gay 

Nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità che marcava una forte differenza rispetto al rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

In anni recenti, fine secolo XX e inizio del XXI, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay.

Nei colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che, man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane, la sessualità gay-gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli.

Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

Cercherò ora di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni. Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione anale un comportamento sessuale desiderabile.

Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale o di farsi praticare sesso orale da lui, mentre le fantasie riguardanti la penetrazione sono decisamente meno comuni. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che anzi è percepita spesso come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata, i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay. Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare il diverso da sé. Una coppia gay è caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il pene del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi. Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali ed è assolutamente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzarsi attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette coccole:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.
2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.
3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.
4) Rinviare la fase dell’orgasmo.
5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.
6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte, la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento, la pornografia nel senso classico del termine sta lentamente perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali. Mi rendo conto che la descrizione che ho dato della sessualità di coppia delle giovani coppie gay, in particolare formate da ragazzi non dichiarati, potrà apparire dogmatica e pretenziosa, parlare di un “principio di parità” nella sessualità gay di coppia potrebbe sembrare un tentativo di introdurre surrettiziamente regole del tutto prive di senso.

Mi è stato ricordato più volte che nei rapporti di coppia tutto può capitare e dipende da ciò che si desidera e dalle persone che si conoscono, in questo senso, quanto più ci si libera da categorie e schemi tanto più si è vicini alla realtà. Su questo non posso che concordare, ma devo sottolineare che il “principio di parità” non è un’invenzione di chi ha steso queste pagine ma è la sintesi di quanto è emerso da centinaia di mail e da centinaia di ore di colloquio nel corso di diversi anni. Ovviamente le rilevazioni hanno certamente un valore limitato a quanto riscontrato dal punto di osservazione di Progetto Gay e non sono necessariamente generalizzabili, ma hanno comunque una base oggettiva molto seria.
_______
[1] Lettera 1969 – John Addington Symonds, Letters, Wayne State University Press, 1969, vol. III. – If you care for extremely artistic studies from the nude, done mostly in the open air, go & see my friend G. Plüschow 34 Via Sardegna. He has made an immense collection which he will be delighted to show you. Very truly yours. J A Symonds

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5672

SESSUALITA’ GAY E GAY SPOSATI TRA 800 E 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte settima

Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 16, 17, 18 e 19, che presentano modi molto diversi di affrontare l’omosessualità, si passa da atteggiamenti risoluti e fortemente liberi da condizionamenti ambientali, a situazioni vagamente possibiliste nei confronti di un matrimonio etero, per arrivare al caso, veramente interessantissimo, di un gay sposato, trattato nella Storia 19.

Stupisce che Storie raccolte e pubblicate quasi cento anni fa siano ancora così attuali.

Buona lettura.

STORIA XVI

Irlandese, 36 anni; non ha notizia di nulla di insolito nei suoi antenati. I suoi gusti sono maschili sotto ogni aspetto. È  forte, sano, e appassionato di esercizi e di sport. I suoi istinti sessuali sono anormalmente sviluppati; confessa un grande desiderio quasi di tutto, mangiare, bere, fumare, e di tutte le cose buone della vita.

A circa 14 anni ha praticato la masturbazione con altri ragazzi della stessa età, e ha anche provato molto piacere nell’essere a letto con uno zio con il quale praticava la stessa cosa. In seguito ha praticato la masturbazione con ogni ragazzo o uomo con il quale era in rapporti di intimità; l’essere stato a letto con chiunque senza che avesse luogo nulla di simile gli avrebbe reso impossibile il sonno, e lo avrebbe fatto sentire assolutamente misero. I suoi sogni erotici in un primo momento riguardavano le donne, ma più di recente riguardano di solito giovani uomini, e molto raramente donne. È per lo più insensibile nei confronti delle donne, come anche le donne sono sempre state insensibili nei suoi confronti. Anche se è bello, forte, e maschile, non ha mai conosciuto una donna che si sia innamorata di lui. Quando aveva circa 18 anni pensò di essersi innamorato di una ragazza; e aveva spesso, coabitato con prostitute quando aveva tra 20 a 30 anni. Ricorda che una volta, molti anni fa, ebbe rapporti sessuali con una donna sette o otto volte in una notte, e poi dovette masturbarsi a mezzogiorno del giorno successivo. Non è sposato, e pensa che sia improbabile che possa mai sposarsi, ma aggiunge che se una donna sana, bella e intelligente, si innamorasse di lui, lui potrebbe cambiare idea, perché essere vecchio e solo sarebbe come essere abbandonati, e gli piacerebbe avere dei figli.

Non è mai attratto da uomini più anziani di lui, e preferisce i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Possono essere di qualsiasi classe sociale, ma non gli piace la gente comune, e non ama uniformi e livree. Le attrattive richieste sono: un occhio intelligente, una bocca voluttuosa, e “denti intelligenti.” “Se Alcibiade cercasse di corteggiarmi”, dice, “e avesse i denti brutti, il suo sforzo sarebbe inutile.” È stato a volte il partner attivo nella pedicatio, e ha provato il ruolo passivo per curiosità, ma preferisce la fellatio.

Non ritiene di stare facendo qualcosa di sbagliato, e considera i suoi atti come del tutto naturali. Il suo unico rammarico è la natura assorbente delle sue passioni, che si impongono anche nei momenti meno opportuni, e lo lasciano tranquillo solo raramente o addirittura mai, e talvolta rendono la sua vita un inferno. Eppure dubita che cambierebbe, anche se ne avesse la possibilità.

STORIA XVII

Età 25; è impiegato in una comune officina, e vive nei vicoli di una grande città in cui è nato e cresciuto. È bello, delicato e raffinato in apparenza. Gli organi sessuali sono normali e ben sviluppati, e le passioni sessuali forti. Sua madre è una donna grossa e mascolina, e lui le è molto legato. Il padre è delicato e debole. Ha sette fratelli e una sorella. I desideri omosessuali sono iniziati in tenera età, anche se non sembra essere stato sottoposto a qualche influenza perversa. Non è incline alla masturbazione. I sogni erotici sono sempre di maschi. Dichiara di non essersi mai curato di nessuna donna eccetto sua madre, e che non poteva sopportare di dormire con una donna.

Dice che generalmente si innamora di un uomo a prima vista, di regola, qualcuno più grande di lui e di classe sociale più elevata, e anela a dormire e a stare con lui. In un caso si innamorò di un uomo che aveva il doppio della sua età, e non ebbe pace finché non ottenne il suo affetto. Non si preoccupa molto di quale forma il rapporto sessuale prenda. È sensibile e femminile per natura, gentile e affettuoso. È pulito e ordinato nelle sue abitudini, e appassionato del lavoro domestico; aiuta la madre a lavare, ecc.. Sembra pensare che le relazioni con gli uomini sono perfettamente naturali.

STORIA XVIII

Inglese, nato a Parigi; 26 anni; un attore. Appartiene ad una antica famiglia inglese; suo padre, per quanto egli ne sa, non aveva inclinazioni omosessuali, né le aveva nessuno dei suoi antenati dal lato paterno; ma crede che alcuni della famiglia di sua madre, e in particolare uno zio materno, che aveva un forte interesse per la bellezza fisica, fossero molto simili a lui da questo punto di vista.

I suoi primi ricordi mostrano un’attrazione per i maschi. Alle feste dei bambini incorse nell’ira di suo padre per aver baciato altri ragazzini, e i suoi sentimenti crebbero di intensità con gli anni. Non ha mai praticato l’auto-abuso, e raramente aveva sogni erotici; quando si verificavano riguardavano maschi.

La sua sensazione fisica per le donne è di indifferenza assoluta. Ammira le belle donne nello stesso modo in cui si ammira uno splendido panorama. Allo stesso tempo, gli piace parlare con donne intelligenti, e ha formato molte amicizie con ragazze inglesi schiette, pure, e colte, per le quali egli ha la massima ammirazione e il massimo rispetto. Il matrimonio è impossibile, perché il piacere fisico con le donne è impossibile; ci ha provato ma non riesce ad ottenere la minima sensazione sessuale o la minima eccitazione.

Ammira soprattutto i giovani (anche se non devono essere immaturi) dai 16 o 17 anni a circa 25. Il tipo che lo attira di più e che lui attira di più, è fine, ha la pelle liscia, è delicato, piuttosto femminile ed effeminato, con la mollezza dell’ingenuo, non della cocotte. Il suo preferito, per attirarlo deve essere sottomesso e femminile; gli piace essere l’uomo e il maestro. Su questo punto aggiunge: “La grande passione della mia vita è un’eccezione, e sorge su una base completamente diversa. Realizza un ideale di matrimonio in cui nessuno dei due è padrone, ma entrambi condividono un potere congiunto, e in cui la tirannia sarebbe altrettanto dolorosa per entrambi. Ma questa amicizia e questo amore sono per un pari, un anno più giovane di me, e non esclude altri e meno affidabili legami, essendo la fedeltà fisica impossibile per gli uomini del nostro calibro.”

La pedicatio è la soddisfazione che preferisce, a condizione che abbia il ruolo attivo, e mai quello passivo. È bello, con le spalle larghe, bella figura, e con viso piuttosto classico, con begli occhi azzurri. Ama andare in barca e pattinare, ma non il cricket o il calcio, e di solito è pronto al divertimento, ma ha, allo stesso tempo, ha il gusto della lettura.

Non ha sentimenti morali su tali questioni; egli le considera come  al di fuori dell’etica, come mere questioni di temperamento e di sensibilità sociale. Se l’Inghilterra fosse spopolata, pensa che potrebbe eventualmente provare qualche lieve rimorso; ma, per come stanno le cose, sente che nel prostituire maschi piuttosto che femmine sta facendo un’azione meritoria.

STORIA XIX

T. N. La sua storia è riportata qui con le sue parole.

“Fin dal tempo delle mie prime fantasie, sono sempre stato attratto con forza dagli uomini e spesso ho pensato di essere rapito da grandi guerrieri e di vivere con loro nelle grotte e altrove. Quando avevo circa 7 anni, un ragazzo aveva l’abitudine di farmi vedere il suo pene e di maneggiare il mio di tanto in tanto. Nel convitto privato la masturbazione era abbastanza frequente e penso di essere stato iniziato alla masturbazione a circa 12 o 13 anni. Dopo aver lasciato il convitto, a volte indulgevo alla masturbazione, ma non successe niente fino a quando avevo circa 20 anni, salvo il fatto che ero spesso attratto da giovani uomini forti, ben strutturati e di buon carattere, un uomo che non fosse onesto e di buon cuore non mi attraeva affatto. A 20 anni sono stato molto legato ad un giovane della mia età. Era fidanzato. Questo non gli impedì, una volta, di tentare per gioco e con suo fratello di avere accesso alla mio corpo. Io ho resistito con successo, però, se fosse stato presente solo lui, non avrei resistito, ma avrei accolto con favore il tentativo, e ho spesso rimpianto di non averglielo fatto sapere. Ma avevo una vaga idea che il mio pene fosse un po’ sottodimensionato e questo mi rese timido. Le circostanze ci separavano. Circa due anni dopo, stavo attraversando la Manica, quando mi sono impegnato in una conversazione con un uomo che aveva più o meno otto anni più di me, che era uno del nostro gruppo in viaggio. Credo che l’attrazione sia stata un caso di amore a prima vista, di certo lo è stata da parte mia. Alcune notti più tardi, aveva sistemato le cose in modo che condividessimo una camera da letto, e lui venne subito verso di me e teneramente toccò il mio corpo. Io ricambiai, e torno indietro di tutti questi anni col pensiero a quella notte con piacere e senza vergogna. In un’occasione, in quel periodo, mi capitò di essere a letto con un altro giovanotto (un compagno di ufficio) in un giorno festivo, quando mi svegliai, trovai che lui teneva in mano mio pene e lo accarezzava. Io gentilmente spostai la sua mano e mi girai. Ciò nonostante pensai a lui, ma il mio corpo sembrava appartenere solo a me stesso e all’amico che amavo. L’amico che amavo non era un Urning, ne sono certo, ma stavamo spesso insieme è entrai molto nei suoi interessi e provai una soddisfazione infinita della vita, feci molti progressi ed ebbi molti amici. La nostra intimità fisica si ripeté, lui aveva la parte attiva nel contatto intercrurale. Poi si sposò felicemente. La nostra amicizia rimane, ma le circostanze ci impediscono di incontrarci spesso, e non c’è più alcun desiderio da nessuna delle due parti.

“Per alcuni anni sono stato piuttosto solitario nonostante avessi amici. Ero in qualche modo attratto da un altro uomo, ma la sua posizione sociale superiore era un difetto da me. Poi, a 28 anni circa, sono venuto in contatto con un giovane di 24, della classe artigiana, ma superiore per ideali e intelligenza alla maggior parte degli uomini. L’ho amato a prima vista e fino ad oggi. All’inizio era solo amicizia, ma ben presto la sua figura, la voce e i pensieri mi sono entrati nell’anima di giorno e di notte. Desideravo di stare sempre vicino a lui, di vederlo progredire e aiutarlo se potevo. Avrei rinunciato con gioia a casa, amici, e reddito, e lo avrei seguito fino alla fine del mondo, preferibilmente su un’isola dove noi due fossimo gli unici uomini bianchi. Sembrava incarnare tutto quello che desideravo quanto a conoscenza della natura, forza, e capacità pratiche, e la voglia di imitarlo in queste cose allargava e rafforzava il mio carattere. La prima volta che ho dormito con lui ho potuto solo trovare il coraggio di mettere il mio braccio sul suo petto, ma non riuscivo a dormire per il desiderio insoddisfatto, e l’erezione costante provocò un dolore sordo l’indomani. Non mi era mai piaciuto quel tipo di conversazione che confina con l’osceno e di conseguenza ero molto ignorante sul molte questioni; mi addolorava anche sentirlo ridere di tali osservazioni. Penso che se fosse stato intimo con me non avrei conversato molto su tali argomenti, ma allora provavo piacere in queste cose con lui perché esprimevano intimità. Lo sognavo e non ero mai veramente felice in sua assenza; la gioia più grande sarebbe stata quella di dormire tra le sue braccia; la pelosità delle sue gambe e delle sue braccia erano anche più affascinanti. Circa un anno più tardi, ci siamo trovati ancora una volta insieme la notte, e questa volta ho sentito, per gradi, con la mano, i suoi organi genitali, ma lui era freddo e mi sono sentito un po’ insoddisfatto. Volevo essere abbracciato. Questo è accaduto ancora una volta, e poi in un’altra occasione, – non che mi desse tanta soddisfazione, ma volevo stimolarlo all’ardore – tentai di masturbarlo. Questo provocò il suo disgusto e di conseguenza io rimasi sgomento. Mi disse che dovevo sposarmi e, anche se sapevo che il suo amore era tutto quello che volevo, non mi sentivo se non uno che può fare felice una donna. Le continue erezioni non soddisfatte che avevano luogo quando vedevo il mio amico adottare un atteggiamento gradevole mi causavano dolore in fondo alla schiena, e io consultai due specialisti, che, anche loro, mi consigliarono il matrimonio. Non ho detto loro che ero un ‘invertito’, perché neppure sapevo che era una cosa riconosciuta, ma dissi loro qualcosa di quello che era accaduto, loro non hanno fatto nessun commento, ma davano per scontato che fosse una cosa frequente. Il mio amico ora sentiva repulsione verso di me, ma non si esprimeva, e siccome altre circostanze, allora, in una certa misura, alzarono una barriera tra noi, non mi rendevo conto del vero motivo della sua freddezza. Ma mi sentivo assolutamente miserabile. Quando ho incontrato una donna nobile che avevo conosciuto da tempo, le ho chiesto di essere mia moglie e lei ha acconsentito. Anche se le ho detto molto presto, e molto prima del nostro matrimonio, dei miei limiti come marito e del mio costante desiderio per il mio amico, capisco ora di aver fatto un grande errore, e non riesco a capire perché non ne fossi più consapevole a quel tempo; che stessi in una certa misura ingannando i suoi parenti era inevitabile. Mi aspettavo di dedicare la mia vita a renderla felice, ma ho presto scoperto che il vero motivo dell’infedeltà apparente del mio amico era stata la mia azione, combinata con la sensazione da parte sua che il nostro rapporto affettivo avrebbe dovuto cessare comunque, anche a costo di incomprensioni. Da allora, tre anni fa, non ho avuto un giorno o una notte felice, e non sono quindi proprio in grado di promuovere la felicità degli altri. Senza il mio amico, non posso trovare alcuna soddisfazione con una moglie, un figlio, o una casa. La vita è diventata quasi insopportabile. Spesso ho seriamente pensato di suicidarmi, solo per rinviare poi la cosa ad un momento che fosse meno crudelmente inopportuno per gli altri. Vedo il mio amico (ora sposato) quasi ogni giorno, e soffro torture nel vedere gli altri più vicini a lui di me. Sembra impossibile che si possa arrivare ad un chiarimento tra noi, dato che l’idea stessa dell’inversione è così ripugnante per lui, ed essendo un uomo d’onore, per lui i legami coniugali escludono qualsiasi altro calore di affetto. Ma tutti i desideri della mia vita sembrano dover culminare in una forza trainante che mi porterà alla prostituzione maschile o alla morte. Non posso concentrare il mio pensiero su niente altro, e di conseguenza sono diventato inefficiente nel lavoro e non ho cuore per il gioco. So che, se i miei desideri potessero essere occasionalmente soddisfatti, recupererei immediatamente, ma il mio timore è che se io mi uccido, quelli che mi conoscevano in giorni più felici siano confermati solo nell’idea che io fossi un degenerato e pensino che siano stati miei istinti a provocare mio suicidio, mentre in realtà sarebbero proprio la negazione e la fame di quegli istinti ad aver prodotto quel risultato. Ora so per esperienza di me stesso e degli altri che la mia disposizione è congenita e che ho reso infelice me stesso e sono stato causa di infelicità per gli altri perché sono venuto troppo tardi a conoscenza di me stesso. L’esempio del mio ex amico che si è sposato mi ha portato a credere erroneamente che anche io avrei potuto sposarmi e fare una casa felice; e così, quando l’uomo che amavo mi ha consigliato in quel modo, ho deciso di farlo, come avrei fatto quasi altra cosa che egli mi avesse suggerito. Se avessi potuto tirarmi indietro senza imbarazzo dal fidanzamento con la donna devota che divenne mia moglie, lo avrei fatto, se lei me ne avesse dato l’opportunità. Nulla nel mio matrimonio mi ha dato piacere e spesso mi auguro che mia moglie possa cessare di amarmi in modo da poterci separare. Ma lei avrebbe il cuore spezzato anche solo all’idea e mi sento spinto a tentare di alleviare i miei sentimenti anche in un modo che in precedenza mi sembrava ripugnante, cioè mediante l’uso di denaro.

“Quanto ai miei sentimenti verso mio figlio non c’è molto da dire, in quanto non sono molto forti. Lo prendo in braccio, aiuto quando fa bagnetto e lo assisto tanto quanto la maggior parte dei padri, e quando lui sarà di qualche anno più grande spero di poterlo trovare molto socievole. Ma lui non mi ha portato una vera gioia, anche se vedo che altri uomini lo guardano quasi con affetto. Ma ha portato un po’ di felicità in più a sua madre.”

Il prossima Storia è interessante perché mostra lo sviluppo mentale ed emotivo in un caso molto radicale di inversione sessuale.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5318

SUBLIMAZIONE E SESSUALITA’ CLANDESTINA GAY TRA 800 E 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte sesta

 Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 14 e 15, che presentano situazioni molto diverse e, nel secondo caso, molto complesse e contraddittorie, capaci però di illustrare l’estrema complessità delle situazioni in cui l’omosessualità può presentarsi. Lo stesso Havelock Ellis, dopo aver tentato una classificazione teorica degli omosessuali ha preferito rinunciarci e presentare un’antologia di situazioni reali. Spiace purtroppo che si tratti in pratica, in modo esclusivo, di omosessuali appartenenti all’alta società o almeno all’alta borghesia e che non sia possibile ricostruire in modo altrettanto preciso la vita sessuale degli omosessuali appartenenti ai livelli sociali più bassi.

Buona lettura.

STORIA 14

Scozzese, di 38 anni. I suoi antenati paterni erano normali, per quanto ne sa. Sua madre apparteneva a una vecchia famiglia celtica, molto eccentrica. Poco dopo i 5 anni si innamorò talmente di un giovane pastore che il ragazzo dovette essere mandato via. Ha praticato la masturbazione molti anni prima dell’età della pubertà, e attribuisce importanza a questo come fattore nell’evoluzione della sua vita omosessuale.

Ha avuto raramente sogni erotici sugli uomini, più frequentemente sulle donne. Anche se è indifferente alle donne, non ha repulsione verso di loro. Ha avuto rapporti sessuali con le donne due o tre volte, ma senza provare emozioni passionali dello stesso livello di quelle provate con gli uomini.

Lui vorrebbe un figlio, ma non è mai stato in grado di trovare la quantità necessaria di passione per arrivare al matrimonio.

Ha sempre avuto un affetto sentimentale e platonico per gli uomini. In questi ultimi anni ha formato due amicizie di carattere affettuoso e anche erotico con adulti. Non è interessato a nulla, o quasi, oltre la masturbazione reciproca e i baci; ciò che desidera è l’amore del maschio.

In apparenza non vi è nulla di anormale in lui, tranne l’aria da giovanotto.  È forte, sia nel corpo che nella mente e ha un’enorme capacità di resistere alla fatica. È un eccellente uomo d’affari. È uno studente paziente. Non vede nulla di male nelle sue passioni omosessuali. È contrario alla promiscuità. Il suo ideale è un’unione permanente che comprende i rapporti sessuali.

STORIA 15

T. S., artista, 32 anni, “Sono nato in Inghilterra.  Mio padre era un ebreo, il primo a sposarsi fuori della sua famiglia e a sposare una cristiana. I miei bisnonni erano cugini; lui era tedesco e lei danese. Anche i miei nonni erano cugini, lui svedese e lei danese.

Mio nonno materno era un protestante inglese, e mia nonna materna era irlandese, fanaticamente cattolica romana, e una donna molto eccentrica.

Nella famiglia di mio padre ci sono stati molti membri degni di nota. Nella famiglia di mia madre ci sono stati molti avvocati di fama.

Mio padre aveva un fratello maggiore che era omosessuale. Lui era già, a 31 anni, un autore di primo piano, quando morì di consunzione.  Ho anche un cugino di secondo grado da parte di mio padre, che è un ottimo tenore, anche lui è omosessuale. Nella famiglia di mia madre non conosco nulla di anormale.

In nessuna delle due famiglie c’è o c’è stata qualche forma di follia, ma c’è piuttosto un’abbondanza di capacità mentali.

I miei genitori erano una coppia ideale felice. Si erano fidanzati dopo essersi conosciuti per sei giorni, e dopo essere stati separati tre mesi si sono sposati. Sono stati sposati trentacinque anni senza un litigio. Ho un fratello di tre anni più grande, nato un anno dopo il matrimonio, e una sorella di sette anni più giovane.

Mio fratello ha preso da suo padre, in apparenza. Lui è un grande amante delle donne e molto rovinato da loro. È  abbastanza normale e sobrio.

Mia sorella è una donna molto femminile. Da bambina lei disapprovava molto le amicizie femminili e confidava sempre in sua madre. A 13 anni ha incontrato l’uomo col quale ora è sposata. Hanno aspettato dieci anni prima di sposarsi e sono ora una coppia ideale felice. Mia sorella è perfettamente normale e molto sobria.

Ho vissuto i miei primi dieci anni in Inghilterra, diciotto anni in Svezia, due n Danimarca, due in Baviera, Austria e l’Italia, e ora vivo a Berlino. Mi considero inglese. Sono mentalmente un uomo, ma tutti miei sentimenti fisici e i miei desideri sono quelli di una donna.

Io sono di altezza media e sono molto esile. Peso 106 libbre inglesi, senza vestiti. Le mie mani ed i piedi sono piccoli e ben sagomati. La testa è di dimensioni normali. I lineamenti minuti. Gli occhi verdi. Ho portato gli occhiali da quando avevo 7 anni. Il mio colorito è giusto. L’aspetto non da ebreo. La pelle del mio corpo è molto bianca, senza macchie. Poco pelo sul mio viso. I peli sulla testa e sull’addome sono lussureggianti. Niente peli in nessun posto sullo stomaco e sul petto. Il colore dei peli è ramato ovunque tranne che sotto l’ombelico, dove sono neri. (I capelli di mio padre, di mia madre e di mio fratello erano marroni. Mia sorella ha i capelli ramati, e così li aveva lo zio citato sopra.). I miei seni sono leggermente rotondi; i miei fianchi sono normali. Non gesticolo molto. Dalla mia persona fisica sarebbe difficile trarre la conclusione che sono omosessuale. I miei organi sessuali sono normali.

Il mio carattere è apparentemente brillante, ma in realtà è malinconico. Ho molto poco amore per la natura umana, ma ho una predilezione per le razze britannica ed ebraica. Odio gli affari, la politica, lo sport e la vita sociale. Amo la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Ho un  profondo interesse per il misticismo. Sono chiaroveggente. Sono stato usato più volte come medium. Conduco due vite separate, una vita esterna ed una psichica interna. Sono un fatalista e un teosofo. Ho sempre avuto una fede profonda nella reincarnazione, perché quando ero un bambino potevo ‘ricordare’ molto. Ho una memoria eccellente, che risale fino al mio terzo anno. Sono sempre stato troppo auto-analitico. Fin dalla mia prima infanzia mi sono sentito un alieno. Sono molto sensibile, fisicamente e psichicamente. Non ho alcun desiderio di indossare abiti da donna o di fare lavori femminili. Per quanto riguarda i vestiti per me, preferisco il nero e non molti gioielli.

Potrei amare solo un uomo perfettamente virile tra i 21  e i 40 anni. Deve essere fisicamente bello e ben fatto. La dimensione degli organi genitali non giocano alcun ruolo. I muscoli devono essere sviluppati e le mani devono essere particolarmente ben formate. Le mani sono il mio feticcio. (Non potrei mai amare nessuno con le mani brutte.) Non deve avere alcun odore che provenga dal suo corpo (anche se non mi è sgradito un lieve profumo quando è vestito), e, soprattutto, non deve avere un alito cattivo. Deve essere intelligente, amare la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Deve essere raffinato e colto e deve avere girato il mondo. Deve avere semplicità nel comportamento, nel modo di vestire e nel tratto, e, soprattutto, deve essere pulito di corpo e di mente. Non sopporto il cinismo. (Qui posso dire che una volta avevo un cane San Bernardo che mi ricordava molto il mio ideale. Era sempre calmo, sempre amorevole e fedele, generalmente tranquillo. Si eccitava solamente quando era all’aria aperta.) Non sono stato in grado di andare avanti con le persone che non hanno il senso dell’umorismo. Dalla mia nascita ero fisicamente debole. Per prima cosa ho sofferto di eczema. Essendo nato con un doppio strabismo, sono stato operato a 2 anni e mezzo e di nuovo a 3 anni e mezzo, con un eccellente risultato. Da 4 a 12 anni ho avuto convulsioni (spesso), e tutte le malattie dell’infanzia. All’età di 12 anni e mezzo ho preso la scarlattina, seguita da una debolezza cardiaca, che è diventata più forte dopo un anno, e ho avuto anche la malattia di Bright, che è durata quindici anni quasi senza interruzione. Questa malattia ha avuto il suo effetto abituale di produrre melanconia e di sconvolgere l’intero sistema nervoso. La malattia di Bright si fermò di colpo, ma fu seguita da una serie di altre malattie. Poi ho avuto la neurite in forma molto grave. Poi me ne sono andato in Baviera, e per recuperare le forze nervose sono stato trattato con il metodo psicoanalitico di Freud, con grande successo. Ho avuto una brutta ricaduta, quando mio fratello, che aveva appena sentito che ero omosessuale, è venuto a farmi visita e mi ha minacciato di farmi mettere sotto tutore, se mio padre fosse morto. Mi ci sono volute settimane per riprendermi dallo shock. Abbiamo rotto tutti i rapporti, e anche se mio fratello è stato più volte nella stessa città dove sono stato anche io, siamo rimasti due estranei. In questo periodo mio padre morì improvvisamente. La scorsa primavera quattro suicidi di amici in alcune settimane hanno avuto un effetto molto negativo sui miei nervi. Ora sono a Berlino e sono di umore assai migliore, ma il crampo continua a farmi male, a volte.

A questo devo aggiungere che dal mio quattordicesimo anno, indipendente da qualsiasi malattia, ho sofferto mentalmente e fisicamente di dolori mestruali ricorrenti ogni ventotto giorni e che duravano da sei a otto giorni. Che questi fossero dolori equivalenti a quelli dei periodi mestruali di una donna non sono riuscito a farlo ammettere a nessun medico, finché sono stato trattato per un periodo di tempo da uno specialista tedesco di malattie nervose.

I dolori fisici iniziano bruscamente. Congestioni improvvise di sangue nel cervello e nell’addome. Sudori improvvisi, calore e freddo. Grandi dolori nervosi ai reni, anche ai centri nervosi del ventre e dello stomaco. Dolori acuti, lancinanti ai seni e soprattutto ai capezzoli. Mal di denti improvviso che si ferma improvvisamente. La pelle diventa più scura, a volte screziata. Ho tutto il tempo un sapore del sangue in bocca e spesso tutto quello che mangio sa di sangue. Ho grandi difficoltà in quei momenti a mangiare carne. Il desiderio fisico dell’avventura erotica è controbilanciato da nausea mentale alla semplice idea.

I sintomi mentali sono: improvviso senso di profonda depressione, tendenze suicide, in alternanza con improvvisa e inspiegabile leggerezza. Imprevedibilità e grande insoddisfazione di me stesso e della vita in genere. Orrore di fronte alla mia incompletezza sessuale, improvvisi attacchi di odio verso le donne e un grande desiderio di essere amato da uomini. Questa condizione cambia lentamente e torna a quella normale. Mi ci vogliono diversi giorni per perdere la mia debolezza fisica dovuta a questa causa.

Fisicamente mi sono sviluppato a 16 anni di età. Mentalmente mi sono sviluppato in età molto precoce, ma ho mantenuto la mia vita interiore piuttosto nascosta, giocando sempre a fare l’innocente. Nessuno casa credeva che io sapessi nulla della vita. Erano a volte molto sorpresi quando uscivo fuori dal ruolo che avevo previsto per me. Fino a quando avevo 17 anni, niente che avesse a che fare con la morale di altre persone fu mai discusso davanti a me. Sembravo così puro, ma so che le persone sono sempre attente di fronte a me. Mio padre non ha mai discusso di queste cose con me. Dalla mia prima infanzia ho amato gli uomini teneramente, anche se ero sempre ai ferri corti con mio padre e mio fratello. Io adoravo mia madre allora, come accade ora. Mia sorella ed io non andavamo affatto d’accordo da bambini, anche se ora noi siamo molto amici. Lei e suo marito, così come mia madre, sono stati la bontà personificata da quando hanno saputo della mia condizione. Fin dopo  i 30 anni non ho incontro un uomo che io potessi amare come mia madre, e lui è eterosessuale. Devo aver amato mio padre e mio fratello all’inizio, ma i conflitti continui, i temperamenti incompatibili, le incomprensioni reciproche e la mancanza di simpatia hanno reso la vita a casa orribile. Devo ammettere che dalla mia prima infanzia ho avuto un certo disprezzo per mio padre e per mio fratello, perché li ho trovati molto materialisti. Avevo tutti i miei litigi d’infanzia con mio fratello. Mio padre prendeva le parti di mio fratello, mia madre le mie. Dopo aver recuperato, dopo la morte improvvisa di mio padre (le mie prime parole furono dopo aver letto la lettera: ‘Grazie a Dio non si tratta di mia madre!’) Ho sentito un grande sollievo, ma ci è voluto molto tempo per me per capire che ero davvero libero.

Mi è sempre piaciuta la compagnia delle donne e, da giovane, ero molto interessato ai pettegolezzi, cosa che adesso non accade più in alcun modo. Ho molte amiche donne, più che amici uomini. Queste amiche donne sono tutte eterosessuali, tranne una. Molto spesso mi piacciono le donne anziane; penso di rivedere mia madre in queste donne. Una donna non avrebbe mai potuto farmi arrossire, ma un uomo che io ammiro ci riuscirebbe facilmente.

Avevo 23 anni quando una donna sposata di buona famiglia mi chiese di andare a passare la notte con lei. Ci andai, e anche se era molto ben fatta, in modo pulito, e anche se le sue vesti e gli appartamenti erano di grandissimo buon gusto, non ebbi alcuna erezione. D’altra parte, mi sentivo molto sporco e feci il bagno tre volte in ciascuno dei tre giorni successivi. Da allora non cercai più di avere rapporti sessuali con le donne.

A Copenhagen ho cercato di eccitare i miei sensi con ogni tipo di donna, ma invano. Suppongo che la mia natura sia così simile a quella di una donna che non ci può essere alcuna reazione. Con gli uomini io sono spesso molto timido e nervoso, muto, e le mie mani sudano. Non è mai successo così con le donne.

Da bambino ho amato gli uomini e mi innamoravo disperatamente di qualcuno che veniva a casa. Mi sarebbe piaciuto, quando non c’era nessuno, baciare i loro cappelli, o i loro guanti, o anche i loro bastoni.

Mi ricordo, quando avevo circa 6 anni, come mi sono innamorato di un tedesco 26enne molto bello. Aveva i capelli molto ricci e le mani molto belle. Era molto affezionato a me e io avevo l’abitudine di chiamarlo ‘il mio ragazzo.’ Quando veniva a farci visita, spesso aveva l’abitudine di rimboccarmi le coperte, dopo che l’infermiera era andata via. Aveva sempre dolci o qualcosa per me. Mi ricordo come gli gettavo le braccia al collo e gli coprivo il volto di baci. Gli avvicinavo la testa al mio cuscino e mi raccontava belle favole e mi addormentavo abbastanza felice.

A 7 anni di età, durante un soggiorno in campagna, uno stalliere di circa 25 anni, si comportò male con me. Avevo l’abitudine di fargli visita spesso nella stalla, dato che quest’uomo aveva una strana attrazione per me. Un giorno mi fece il solletico. Mentre lo stava facendo tirò fuori il mio pene e anche il suo, che era in piena erezione. Cercò in ogni modo di eccitare i miei sensi, ma invano. Per lui la cosa terminò con una eiaculazione. Mi proibì dirlo a chiunque, e io non lo dissi, ma ha cercai di scoprire tutto quello che potevo sull’argomento, con poco o nessun risultato. Da quel giorno odiai lo stalliere e provai una sorta di senso di colpa, come se avessi ‘perso qualche cosa.’ Non mi sono reso conto fino a quando non ho avuto 12 anni.

Dalla mia prima infanzia ho avuto un ideale di un uomo. Da questo ideale non ho mai deviato. All’età di 30 ho trovato un amico che, anche se abbastanza eterosessuale, senza alcun rapporto sessuale, mi ha dato l’amore di cui ho hanno sempre avuto bisogno.  È stato nell’ultimo paio di anni, una seconda madre, un padre, una sorella, un fratello e un amante. Grazie a lui ho riguadagnato la mia salute, il mio amore per la natura, e ha contribuito a smorzare il mio odio verso la natura umana e la mia amarezza. Non potrei mai trovare un amico migliore. Ha compensato tutti i miei anni di sofferenza fisica e mentale. Una cosa strana è che il sentimento è reciproco. Ha avuto una vita tragica, perché sua moglie, che egli amava al di là di tutto, è morta in circostanze molto tristi. Dice che io sono il migliore amico maschio che abbia mai avuto. Quando stavo con lui, gran parte della mia natura inferiore veniva estirpata. Io lo considererò sempre come il punto di svolta nella mia vita. Penso che abbia prodotto alcune delle sue migliori influenze attraverso la sua musica. Suonò Beethoven e Wagner per me per un paio d’ore al giorno per mesi, e, quindi, mi aprì un nuovo mondo …. lui è sei anni più grande di me.

Quando avevo 10 anni ci siamo trasferiti in Svezia, un paese che ho odiato dall’inizio alla fine. In quel periodo ho cominciato a notare che c’era qualcosa di strano in me. Mi sentivo un alieno, ho cominciato a sentirmi tale da allora. Un evento importante nella mia vita è stato, ne sono sicuro, quando la sorella di mio padre ha cercato di appropriarsi del ruolo di mia madre, lo ha fatto con gelosia e rancore, e mia zia ha dovuto chiedere perdono ai miei genitori. Esteriormente la faccenda fu rattoppata, ma sono sicuro che mio padre non perdonò mai sua sorella. Gli ebrei non perdonano mai.

Questo fatto risvegliò in me un grande odio verso le donne, e successe molti anni prima che io riuscissi in qualche modo a controllarlo.

All’età di 14 anni stavo molto con un americano interessato alla musica e di bell’aspetto, di un anno più grande di me. Un giorno, mentre ci divertivamo, successe proprio la stessa cosa che si era verificata con lo stalliere. Non avevo ancora sensazioni sessuali. Siamo rimasti buoni amici. Desideravo spesso di baciarlo. Dopo la prima volta non me lo permise più. Era molto apprezzato tra gli ufficiali e i cosiddetti uomini dell’alta società, e aveva sempre un sacco di soldi. Circa dieci anni dopo sentii che usava accettare denaro dopo un rapporto intimo con quegli uomini dell’alta società.

Durante il mio quindicesimo anno ebbi un grande desiderio di rapporti sessuali con gli uomini. In quel momento i primi segni di pelo si cominciavano a vedere sul mio addome.

All’età di 16 anni, un giardiniere, un uomo sposato con famiglia, mi iniziò al mutuo-abuso [masturbazione reciproca]. Viveva nel retro del condominio dove allora abitavamo . Aveva circa 40 anni, un uomo brutto ma muscolarmente sviluppato. Queste pratiche hanno avuto luogo nella cantina, che aveva tre ingressi. Non gli ho mai permesso di baciarmi, e la vista dei suoi figli risvegliava sempre in me una grande sensazione di nausea. Questa era la reazione naturale di una cattiva coscienza. Per l’uomo stesso ho avuto il massimo disprezzo. Questo uomo mi ha detto di diversi parchi e pissoirs dove gli uomini si incontravano, e sono andato in questi luoghi di tanto in tanto in cerca di avventure erotiche.

Devo qui riferire che, all’età di 16 anni mia madre mi ha messo in guardia contro l’auto-abuso. Questo fatto ha avuto l’effetto opposto, mi ha incuriosito, così ho cominciato subito. Ho continuato da allora, almeno una volta al giorno. (I non ho mai avuto un’emissione involontaria in tutta la mia vita.) Tra i 17 e 22 anni, ho avuto bisogno  di farlo più volte al giorno. Lavorare sull’arte, la pittura, e, soprattutto, sulla musica e la bellezza ha una forte influenza su di me e accende i miei desideri erotici in moto violento. Non ho mai trovato che questo mi facesse male. L’astinenza, invece, ha un effetto molto dannoso su di me,  e sconvolge l’intero sistema nervoso e fisico. Spesso trovo che ci sia un qualcosa di veramente carente nell’auto-abuso: la commistione di due corpi umani che sono mentalmente e fisicamente in sintonia dà una soddisfazione elettrica che acquieta l’intero sistema nervoso. Questa almeno è stata la mia esperienza.

Il giardiniere lasciò il lavoro e si trasferì in campagna. Ho poi, a volte, visitato i pissoirs o, come vengono spesso chiamati,  ‘i panorami’ (perché sono rotondi e lì c’è molto da vedere). Quello che ho visto nei parchi durante le lunghe notti d’estate fu quasi una vera rivelazione. Durante l’estate, quando i mariti avevano mandato le loro famiglie in campagna, molti di loro conducevano una vita molto indiscreta. Quello che ho visto la prima estate ha distrutto tutto il rispetto che avevo per le persone anziane. Avevo sempre connesso il matrimonio e i capelli grigi con la virtù e la morale; poi ho imparato che le cose stanno diversamente. Devo dire che diventai in quel periodo un maiale sensuale. Sapevo quanto fossero pericolosi questi luoghi a causa della polizia e dei ricattatori, ma questo aggiungeva alla caccia una nota piccante. A quel tempo conducevo una doppia vita e stavo sempre a guardare e ad analizzare me stesso. Ho avuto a che fare con un sacco di uomini di tutte le classi sociali. Mi hanno spesso offerto del denaro, che non avrei accettato per nessuna ragione. Pagare o essere pagati uccide ogni sorta di sentimento erotico in me e sempre lo ha fatto. Una volta volevo mettermi alla prova. Mi fu offerta una piccola somma di denaro da un ex maestro di scuola. La accettai solo per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Un attimo dopo buttai i soldi il più lontano possibile. Così vidi che non avevo in me nulla della natura di una prostituta. Ero semplicemente sopraffatto dalla sensualità. Ipotizzai di essere criminale e desiderai di vedere in quanti modi la mia natura avesse l’istinto criminale. Volevo vedere se potevo diventare un ladro. Rubai un bottone d’argento in un negozio dove si vendevano antichità, ma andai al negozio di nuovo lo stesso giorno e rimisi a posto il ​​bottone, senza che le persone se ne accorgessero. Scoprii che non potevo diventare un ladro. Poi mi venne la domanda. Perché mi ero sentito un criminale da quando avevo sette anni? Era colpa mia? Se no, di chi era la colpa? Non ho avuto una visione chiara nel mio carattere prima di studiare il sistema psicoanalitico freudiano.

Quando avevo 20 anni, ho incontrato un signore una notte in una pesante tempesta di neve. Abbiamo camminato e parlato e ci siamo compresi l’un l’altro. Apparteneva ad una delle prime famiglie aristocratiche della Svezia. Era estremamente raffinato. Mi ha chiesto di andare a casa sua. Ci siamo spogliati e ci siamo stesi uno a fianco all’altro. Aveva una testa bellissima e un ancor più bel corpo. Penso che tutti i miei sentimenti erotici si fossero congelati, guardando il suo bel corpo. Per me se ci fosse stato qualcosa di sensuale sarebbe stato un sacrilegio, ho pensato, e ricordo la sensazione di stupore che mi pervase. Lui aveva allora 20 anni, ma i suoi capelli erano tutti bianchi. Prima non capì, poi fu molto gentile con me. Sono rimasto perfettamente casto per tre mesi interi dopo la vista del suo corpo. Ci siamo rivisti spesso. Otto anni dopo ci siamo incontrati per l’ultima volta. Ha sofferto molto di melanconia. A quel tempo gli impedii di suicidarsi. Questo inverno, però, si è sparato.

Quando avevo 22 anni, mia sorella mi presentò un affascinante, intelligente e raffinato pittore, metà inglese e metà svedese. Ci ‘riconoscemmo’ l’un l’altro contemporaneamente, anche se non ci eravamo mai visti prima, e non sapevamo nulla dei nostri caratteri. Ai miei genitori piaceva molto più di qualsiasi altro amico che io abbia mai avuto. Lui e mia sorella furono fin dall’inizio come fratello e sorella. La prima sera a casa mia io e lui ci baciammo. Le donne erano pazze di lui. Più tardi ho trovato che anche molti uomini lo erano. Ero tre settimane più anziano di lui. Aveva le sue stanze. Non ho mai sentito una tale meravigliosa armonia come quando i nostri corpi nudi si mescolavano. Era come galleggiare nell’etere. L’unica volta che sono stato attivo nella fellatio è stata con lui. Stavamo molto insieme, anche se non molto fisicamente, perché aveva molti amori con le donne. Quello che ho amato è stato il modo in cui tagliava tutte le avances degli uomini, io ero il suo ‘fratello minore’ e così mi chiama ancora oggi. Ora è sposato in America, e padre di una bella bambina. Oggi siamo ottimi amici.

I due anni a Copenaghen sono stati tra i più felici che ho passato, anche se quasi tutto il tempo avevo dolori fisici. In Austria ho trovato, tra i contadini tirolesi, che gli Inglesi, che vanno lì in inverno per gli sport e in estate per l’alpinismo, hanno avvilito i giovani contadini di sesso maschile con il denaro. Il rapporto omosessuale è facile da raggiungere se si è disposti a pagare il prezzo, più alto in buona stagione, meno alto fuori stagione.

In Italia è solo una questione di soldi o di passione, ma qualsiasi cosa, in amore, lì è abbastanza transitoria.

In Baviera ho trovato l’amore e la pace ‘al di là del comprensibile.’ Questo amore e quest’amicizia senza nulla di natura fisica intima mi ha ritratto dal ‘abisso nero profondo’ in cui stavo velocemente scivolando. Quando ho incontrato il mio amico ero quasi alla fine del mio incatenamento. Quello che il suo amore e la sua amicizia hanno fatto per me, insieme con il sistema psicoanalitico freudiano, nessuno lo saprà mai.

Da quando sono a Berlino, una città che mi piace molto, una vita nuova si è aperta per me, una vita in cui si vive come uno desidera se non si ha a che fare con i ragazzi giovani. Qui ci sono bagni omosessuali, pensioni, ristoranti, e alberghi, dove si può andare con uno del proprio sesso a un certo prezzo per ogni ora. Berlino è una rivelazione. Ma dal momento che stando qui ho trovato che il lato fisico erotico della mia natura è poco eccitato, suppongo che sia la vecchia storia del’ frutto proibito.’

I miei genitori avevano una casa molto ospitale. Gli ultimi due anni in Svezia non sono stato mai a casa. Odiavo la vita di società e sapevo molto, o addirittura troppo, delle storie private di coloro venivano a casa mia. Tutti appartenevano alla più alta società. La società più alta e quella più bassa sono molto simili. Naturalmente i miei genitori non sapevano nulla su queste persone. Quando ho detto a mia madre una grande quantità di storie private di persone che venivano a casa nostra, è stato per lei uno shock e ha potuto finalmente capire il mio disprezzo per la cosiddetta buona società. Negli anni successivi ho frequentato solo ambienti artistici e teatrali; considero questa categoria di persone più naturale rispetto alle altre e molto più di buon cuore.

La mia vita ha anche un altro lato, il lato mistico. Ma questa sarebbe una storia molto più lunga. Basti dire che io sono di natura altamente sensibile, dotato di una seconda vista”. [Un resoconto dettagliato delle visioni, delle premonizioni di morte di conoscenti ecc. del soggetto, mi è stato fornito da lui.]

Ho provato in quattro occasioni a suicidarmi, ma ora vedo che non c’è nulla da guadagnare facendo un gesto simile.

Due anni fa ho detto ai miei genitori della mia condizione sessuale. È stato un colpo terribile per loro. A mio padre è stato necessario spiegare le circostanze; ma non ha mai capito la questione e non l’ha mai discussa con me. Se glielo avessi detto prima, sono quasi certo che, con la sua natura dispotica, mi avrebbe messo in una gabbia di matti. Mia madre e mia sorella mi hanno trattato molto gentilmente sempre. Mio fratello mi ha rinnegato.”

__________

Se volete, potete commentare partecipare alla discussione di questo post  aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5317

SESSO E AMORE GAY NELLE SCUOLE INGLESI DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quarta

Nell’ambito del progetto di riedizione in traduzione italiana delle storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis, presento qui la storia n. 13. Si tratta di un documento di importanza eccezionale per far luce su alcuni argomenti particolarmente interessanti:

1. Le abitudini sessuali delle scuole inglesi del primo ‘900,

2. Il contrasto tra la sessualità di sottomissione delle scuole e l’ideale di lirico di certe forme di amore omosessuale.

3. La paura fobica della masturbazione, alimentata da forti pregiudizi della classe medica,

4. Le esperienze eterosessuali dei gay con le prostitute, come tentativo autoimposto di recuperare una sessualità etero.

5. Le amicizie affettuose, anche con implicazioni sessuali, tra un gay e un etero.

Buona lettura.

STORIA XIII

Artista, dell’età di 34 anni. “La prima sensazione sessuale di cui sono cosciente”, scrive, “la provai all’età di 9 o 10 anni, quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato circa due anni più grande di me. Non mi ricordo neppure di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che avrebbe dovuto impadronirsi di me e occuparsi di me. Ho ancora la netta impressione di quanto anche il dolore e la crudeltà sarebbero stati piacevoli nelle sue mani. (ho notato che nei bambini piccoli è spesso difficile distinguere le emozioni sessuali da quello che un adulto definirebbe crudeltà.)

Deve essere stato in quel periodo che scoprii, completamente da solo, l’atto della masturbazione. Il processo si sviluppò del tutto naturalmente, anche se non posso non pensare che la mia vita da rinchiuso in una strada di Londra e in una scuola di Londra e la mancanza di esercizio fisico, di paesaggi, di colori e di belle forme, avessero molto a che fare con quel processo. L’impostazione della scuola in cui mi trovavo era singolarmente corretta, ma mi chiedo se la vantata correttezza dell’impostazione  delle scuole diurne può compensare la vita libera e disciplina rilassata di una scuola pubblica inglese.

Non so fino a che punto la masturbazione, piuttosto frequente tra i 10 e i 13 anni, possa avere influito sulla mia debole salute, ma quando avevo 12 anni fui portato da mia madre da un famoso dottore. Non mi fece nessuna domanda di natura sessuale, ma raccomandò che fossi mandato lontano da Londra. Aveva un orrore spontaneo per i giochi violenti tra ragazzi, e sconsigliò diverse scuole pubbliche che ci erano state suggerite. Alla fine fui mandato a una scuola privata in riva al mare.

La scuola privata era pulita e sana. Il tuffo nel Cocito sessuale della grande scuola pubblica che seguì fu bruscamente improvviso. Ai miei tempi  – omissis – era un perfetto spezzatino  di impurità. C’era un sacco di incontinenza, non molta crudeltà, la conversazione sporca era una cosa continua, ma c’era anche una grande quantità di affetto genuino, anche fino all’eroismo, mostrato tra i ragazzi nelle loro relazioni gli uni con gli altri. Tutte queste cose erano trattate dagli insegnanti e dai ragazzi come più o meno diaboliche, col risultato che venivano o  perseguite o del tutto trascurate, secondo l’istinto sessuale o emozionale di ciascuno. Non si provava nemmeno a fare una distinzione. Un bacio era sporco come l’atto della fellatio, e nessuno aveva un qualsiasi metro o principio con cui guidare le voglie della fanciullezza.

La mia prima iniziazione ai misteri del sesso fu nelle mani dell’addetto del dormitorio, che mi mostrava il suo pene quando mi svegliava la mattina, e mi masturbava quando mi faceva il bagno caldo la notte del Sabato. Questa vecchia canaglia 45enne commetteva l’atto della fellatio con la maggior parte dei ragazzi a turno quando faceva il giro del dormitorio. Per i ragazzi più grandi non posso parlare, ma su di noi più giovani di 14 e 15 anni esercitava una sorta di terrore osceno e di fascino. Era molto popolare, andavamo da lui come le colombe vanno da un serpente. Quando ho rivisitato la mia vecchia scuola molti anni dopo, occupava una posizione di molta responsabilità nella cappella del college, e notai che aveva quella espressione di reverenza furba che credo di poter ora scoprire immediatamente quando la vedo in un uomo.

Per il resto il dormitorio era chiassoso e volgare, e c’era una buona dose di bullismo, che probabilmente ha fatto poco male. Il mio ricordo principale è ora quello del mistero sporco del parlare osceno, del quale non mi sono mai preoccupato e che non ho mai capito. Ciò di cui avevo veramente bisogno, come tutti gli altri ragazzi, era un piccolo aiuto tempestivo per i problemi sessuali, ma nessuno di noi lo ha mai ottenuto, e ognuno doveva elaborare da solo il proprio principio di condotta. Era un processo lungo, difficile e costava una grande fatica, e non posso che credere che molti di noi abbiano fallito nel loro sforzo. Eravamo arrivati impreparati per la mancanza di qualsiasi istruzione. Il principio al quale eravamo apparentemente addestrati era la repressione di ogni istinto. Mia madre era ignorante per la sua innocenza, mio ​​padre per la sua indifferenza, e così, stando tra di loro, sono stato mandato fuori indifeso. Una madre si assume una grande responsabilità nel mandare suo figlio lontano impreparato. Un genitore non dovrebbe cercare di scaricare la sua responsabilità sul maestro di scuola. Solo l’amore dovrebbe essere la fonte da cui dovrebbero fluire le rivelazioni [sul sesso]…; il maestro, per la stessa natura della sua posizione, non può rivelare alcunché.

Una imminente crisi della mia salute – dovuta, a quanto apparirebbe oggi a cause abbastanza ovvie – mi liberò dal purgatorio del dormitorio del collegio, e fui trasferito in un istituto privato. Questi istituti erano considerati più selezionati e meno ‘ruvidi ‘. L’atmosfera sociale era, però, forse più malsana, perché più effeminata, e il collegio era pieno di giovani nobili poppanti. Il capo nominale della casa in condizioni normali avrebbe potuto essere un vero leader. Ma, in realtà, il vero capo della casa era un giovane paria di livello scolastico piuttosto basso e pieno d’ipocrisia e di innaturali concupiscenze. Il ragazzo che occupava il cubicolo accanto al mio era anche lui un brutto caso di sviamento sessuale, anche se non aveva una distinzione sociale che lo rendesse un personaggio raffinato da temere. Ebbi tutte le opportunità di osservarlo fino a quando, due anni più tardi, per fortuna, gli fu chiesto di andarsene. Parlava in modo osceno dalla mattina alla sera, si ubriacò in una o due occasioni, si masturbava costantemente senza nascondersi, aveva rapporti sessuali inter femora con molti dei ragazzi più giovani, ma senza dimostrate alcuna attenzione o affetto per loro, e dava l’impressione di essere nato per un bordello. L’unica cosa che lo redimeva era la presenza di qualche elemento di buon cuore: una caratteristica che si trova spesso tra quelli che sono egoisti e irresponsabili. Mi è stato detto, dopo, che si è perso del tutto. Non so se gli istinti sessuali di questo giovane cucciolo avrebbero potuto essere trasformati o guidati; ma una vita più ruvida e più semplice di quella di una scuola pubblica e un clima più aperto e meno ipocrita avrebbero potuto metterlo in una condizione migliore. L’ipocrisia è un vizio, però, di cui gli scolari stessi sono fortunatamente privi. È un vizio che viene dopo. Il tono tra i ragazzi era francamente e violentemente impuro, anche se impuro non per istinto, ma per la mancanza di direzione e per la repressione.

Non ho un solo ricordo felice di questo periodo della mia vita scolastica. Ma da questo pantano di virtù mal concepite ho colto il mio primo bocciolo di affetto sincero. Lo definisco un bocciolo perché non è mai maturato fino al fiore. All’inizio mi era stato dato il massimo della sporcizia perché me ne alimentassi, e alla fine per me stesso il massimo della castità. Sarà per me una questione di rammarico destinato a durare tutta la vita il fatto che l’amore, che è stato la stella polare dei miei anni di scuola, non è mai stato portato a compimento e non si mai poggiato su un solida base di cameratismo.

Quando avevo più o meno 16 anni e mezzo entrò in collegio un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero dominante dei miei giorni di scuola. Non ricordo un momento, da quando l’ho visto la prima volta fino al tempo in cui ho lasciato la scuola, in cui non fossi innamorato di lui, e l’affetto era ricambiato, anche se un po’ riservatamente. È sempre stato un po’ più avanti di me nei libri e nelle borse di studio, ma mentre il nostro affetto maturava trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo libero insieme, accettava le mie proposte come una ragazza che viene corteggiata, un po’ beffardamente, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di coccolarlo e di accarezzarlo, ma la nostra intimità non è mai andata oltre il bacio, e anche su questo c’era l’onta della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi, e non abbiamo mai nemmeno sussurrato tra noi le cose di cui tutta la scuola parlava oscenamente. Non ci è mai venuto in mente alcun collegamento tra le nostre emozioni e la morale sessuale della scuola. In effetti, vivevamo una vita di sogno fatta di castità che non si poteva paragonare ad alcun’altra condizione umana. Tutto questo andò improvvisamente in pezzi. Il mio amico era molto bello ed era un oggetto di attrazione per gli altri. Che alcuni dei ragazzi più anziani gli avevano fatto proposte di rapporti sessuali, lo sapevo,  ma le avevano fatte a lui come a me, che ero di una malvagità indicibile. Un giorno ho sentito che quattro o cinque di questi suoi pretendenti lo avevano maltrattato; gli avevano, credo, tolto i pantaloni e avevano tentato di masturbarlo. L’offesa era probabilmente una animalesca presa in giro; a me sembrò un’offesa imperdonabile. La questione fu segnalata al direttore da un inserviente, ma perché seguisse la punizione era necessaria una prova di conferma. Ero lacerato dalle passioni, non potevo quindi riflettere e, alla fine, commisi il più grande dei crimini per uno ragazzo di scuola: feci la spia. L’azione, date le circostanze, era coraggiosa, ma la cosa mi era indifferente dato che il ragazzo che mi piaceva mi giudicava bene. Il risultato fu che, alla fine del trimestre, a quattro o cinque dei ragazzi più grandi fu ‘chiesto di andarsene’. Il breve periodo rimanente della mia vita scolastica, che in precedenza era stata un inferno, divenne davvero felice. Il fatto che questo abbia procurato un danno ai quattro o cinque ragazzi il cui peccato, dopo tutto, non era che un impulso male indirizzato di cui era responsabile il sistema, mi sembra ora molo ingiusto. Dei ragazzi mandati via, però, certamente tre hanno fatto carriere importanti. Dato che il mio amico ed io, ci preoccupavamo più di prima uno dell’altro; man mano che il nostro affetto aumentava, aumentava anche la paura di quei sentimenti. L’amicizia era troppo eterea da vivere; ma anche adesso abbiamo un profondo rispetto uno per l’altro.

Quando, all’età di 19 lasciai la scuola mi fu permesso di vagabondare per un anno prima di entrare all’università. In questo periodo mi capitò un’esperienza sessuale che, fosse o non fosse una cosa di cui tenere conto, certamente considero ora con rammarico, se non con orrore. Mio padre aveva scoperto, qualche mese prima di questa data, che io avevo l’abitudine di masturbarmi, e mi aveva dato quello che pensava fosse il consiglio giusto, secondo le circostanze: ‘Se lo fai [se ti masturbi],’ disse,’ non sarai mai in grado di utilizzare il tuo pene con una donna. Quindi la cosa migliore da fare sarà andare con una prostituta. Se ci andrai, però, potrai forse prendere una malattia terribile. Pertanto il modo più sicuro sarebbe quello di farlo all’estero, se ne avrai l’occasione, perché lì le case di tolleranza sono controllate’. Dopo essersi dichiarato di questo avviso non s preoccupò ulteriormente della faccenda, ma mi lasciò ad occuparmi del mio destino. Il grande medico, dal quale fui portato in questo periodo, mi diede anche lui il suo consiglio su questo punto. ‘La masturbazione’, disse,’ è la morte. Un certo numero di giovani uomini viene da me con la stessa storia. Dico loro che si stanno uccidendo, e anche tu ti ucciderai.’ La speranza del medico era apparentemente di spaventare i suoi giovani pazienti per portarli verso quelle che egli riteneva essere le condizioni naturali di vita, e uno se ne andò via con l’impressione che ogni manifestazione sessuale su se stessi fosse una infermità fisica, dovuta alla propria debolezza morale. Tutto questo mi capitò, un po’ di tempo prima che potessi prendere la decisione di seguire i consigli di mio padre, ma dopo un periodo di vera e propria angoscia morale, deliberatamente e completamente a sangue freddo, mi diedi da fare per mettere in pratica la cosa. Cercai una puttana per le strade di – omissis – ed andai a casa con lei. Da qualcosa che mi disse capii di averle dato piacere, e mi chiese di andare di nuovo da lei. Lo feci due volte, ma senza alcun vero piacere. Il tutto era troppo sordido e senz’anima, l’uomo che decide di prendere una cattiva medicina regolarmente deve prima rendersi conto che ne ha veramente bisogno.

Più o meno nello stesso tempo mi capitò di stare, per alcuni mesi, in una città universitaria tedesca, e decisi, dato che ne avevo l’opportunità, di portare il consiglio paterno alla conclusione logica. Provai una casa autorizzata. Il posto era pulito e decente, e le condizioni, lo riconosco, erano come quelle che normalmente si trovano in qualsiasi città continentale adeguatamente regolamentata, ma a me la cosa appariva indicibilmente orribile. Era un’operazione puramente commerciale, e non aveva nemmeno l’elemento qualificante del rischio per se stessi, o della trasgressione nei confronti di un codice sociale o disciplinare. Sono andato via con la  sensazione di avere toccato il fondo nelle mie esperienze sessuali, e ho capito che cosa Faust aveva visto quando il topo rosso usciva dalla bocca della strega nella danza di Valpurga.

Queste furono le uniche occasioni in cui ebbi un rapporto sessuale con le donne. Guardando indietro a queste cose, mi sembra che fossero quasi inevitabili. Ma se avessi la mia vita da vivere di nuovo io le eviterei come se fossero un progetto letale. Credo di essere uscito dal fuoco illeso, probabilmente, anzi, mi ha fatto bene, nel senso che ha reso possibile per me guardare più in profondità nella vita, anche se fino a che punto vedere i tormenti dei dannati ci spinge  riflettere, forse solo un Dante potrebbe dirlo. Ritengo fondamentalmente sbagliato e immorale farsi delle conoscenze a scapito della vergogna e della miseria altrui. Per me il pensiero principale e quello più amaro è che ho gettato via il primo sorgere della mia virilità dove non ho ottenuto nessun amore  in cambio. Sia per un ragazzo che per una ragazza, la propria verginità è, o dovrebbe essere, un bene tanto glorioso e sacro da essere custodito gelosamente, e da dare solo al richiamo dell’amore, a chi ci ama, sia esso compagno, amante, o moglie, e noi possiamo amare a nostra volta.

La vita universitaria completa in cui entrai all’età di 20 anni portò con sé una marea di nuove idee, sentimenti e sensazioni. Le amicizie che feci lì rimarranno sempre quelle centrali della mia vita. Fino al mio ultimo trimestre al college all’età di 24 anni ho sempre indossato la mia corazza di castità artificiale, ma poi un cambiamento gradualmente arrivò, e cominciai a capire il rapporto tra i fenomeni fisici del sesso e le sue manifestazioni intellettuali e fantastiche (io non ero destinato a capire pienamente tutto questo per alcuni anni e per di più esclusivamente attraverso la mia esperienza personale.)  Fu lo studio di “Foglie d’erba” di Walt Whitman che per la prima volta gettò luce su questa questione. Fino a quel momento avevo tenuto le due cose rinchiuse, di fatto, in due compartimenti stagni separati, le mie amicizie in uno, i miei istinti sessuali in un altro, – da tenere sotto controllo e da reprimere seguendo il codice della scuola pubblica come io lo concepivo.

È inutile dire che sono stato continuamente turbato da fenomeni sessuali abituali: sogni erotici, perdita di liquido seminale, erezioni fastidiose di notte, ecc. Queste cose le ho represse come meglio ho potuto, con la masturbazione abituale e con la dieta regolare e l’esercizio fisico che vita accademica ha reso possibile. Una volta, per il periodo di un anno dovrei dire, ho provato a superare il desiderio della masturbazione a tappe graduali, sul principio della cura dell’ubriacone con la quale egli prendeva ogni giorno meno vino inserendo un ciottolo in più nella sua bottiglia. Ho segnato sul mio calendario i sogni erotici e le notti in cui mi masturbavo, e ho cercato gradualmente di prolungare i tempi intermedi. Sei settimane, tuttavia, sono state il periodo più lungo nel quale sono stato in grado di astenermene.”

Pochi anni dopo l’autore di questa comunicazione formò una relazione intima (in cui non fece lui le prime avances) con un ragazzo, di qualche anno più giovane di lui e di bassa classe sociale, il cui progresso fu in grado di assistere. “Ma per quanto mi riguarda”, osserva, “gli devo tanto quanto gli ho dato, perché il suo amore ha illuminato l’oro dell’affetto che era in me e ha consumato le scorie. È da lui che ho imparato che tra il fisico e lo spirituale nell’amicizia non c’era nulla di simile ad una linea invalicabile.” Questo rapporto è durato per alcuni anni, fin quando il giovane uomo si è sposato; i suoi effetti sono descritti come molto vantaggiosi per entrambe le parti; tutti i problemi sessuali sono scomparsi, insieme con il desiderio di masturbarsi. “Tutto nella vita ha cominciato a cantare di gioia, e quel poco di vero lavoro creativo che io posso aver fatto lo attribuisco in gran parte alla capacità di lavoro che nacque dentro di me in quegli anni.”

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5313

GAY CHE VEDONO GLI AMICI ETERO COME AMANTI GAY

Ciao Project,
mi ha fatto piacere parlare con te in chat ieri sera, è stata una cosa inattesa ma per me molto positiva. In pratica la prima volta in cui ho potuto parlare liberamente di me e della mia sessualità. Mi hanno colpito le tue risposte, sempre molto tranquille, cioè delle risposte che tendevano a sdrammatizzare e a farmi notare la normalità di tante cose che a me sembravano strane.

Ho deciso di mandarti questa mail per andare ancora di più nello specifico. Ho cambiato i riferimenti dei posti e i nomi delle persone, ma i fatti sono esattamente quelli che mi sono accaduti, quindi, se vuoi puoi pubblicare la mail nel forum. Vado per ordine cronologico.

Sono sempre stato gay in modo esclusivo, cioè ho desiderato per anni, da quando avevo undici o dodici anni, di stare in intimità sessuale con maschi, con ragazzi coetanei o un po’ più grandi. Le fantasie della masturbazione sono state sempre ed esclusivamente gay, però ho avuto anche una ragazza, ho anche fatto sesso con questa ragazza, ci masturbavamo a vicenda e una decina di volte abbiamo anche avuto rapporti completi, però non mi sono mai sentito etero.

Potevo anche fare sesso con una ragazza, ma non era quello che volevo. Se avessi potuto scegliere se farlo con una ragazza o con un ragazzo non avrei avuto il minimo dubbio, però le ragazze mi puntavano e fi facevano una corte spietata, in pratica me la offrivano su un piatto di argento, mentre di ragazzi non se ne vedeva nemmeno l’ombra.

Anche quando stavo con la mia ragazza la mia masturbazione è stata sempre e solo con fantasie gay, ho provato a forzarmi ad usare fantasie etero ma era proprio un modo per violentarmi, e poi onestamente non ero innamorato della mia ragazza, mi dava fastidio quando di mandava i messaggini o quando mi telefonava e attaccava a chiacchierare e non la finiva più. Quando stavo con la mia ragazza avevo 18-19 anni e la cosa era cominciata perché non ero riuscito a dire di no e, lo devo dire, la cosa, un po’ (ma veramente poco) mi incuriosiva.

Le prime volte che abbiamo fatto sesso, solo masturbazione, io mi sono studiato su internet che cosa fare (so che è assurdo ma è così), poi quando si è trattato di avere rapporti completi, il mio . . . si rifiutava proprio, alla fine ci sono riuscito, ma, sai proprio una cosa molto relativa. Io penso che per un ragazzo etero che penetra una ragazza, specie le prime volte, l’eiaculazione arrivi presto e sia potente, almeno è quello che ho sempre sentito raccontare, per me non era così, non mi veniva spontaneo e arrivavo all’orgasmo solo dopo quando mi masturbava.

E devo dire che tante volte mi sono chiesto che cosa stavo a fare lì, anche se poi succedeva di nuovo. E una decina di volte è successo. Il bello è che lei era contenta e proprio non si rendeva conto che la cosa non mi diceva quasi nulla, adesso ho 27 anni, mi sono laureato e ho trovato lavoro.

Allora, verso quella ragazza non provavo repulsione ma sentivo che era una cosa non mia, comunque con un’altra ragazza non ci sarei mai andato nemmeno allora, con quella si era creata l’occasione ed era stato comunque sgradevole dovere rompere i rapporti, perché ci furono risentimenti, ma ero già allora molto deciso a fare di tutto per non trovarmi mai più in una situazione simile. Comunque adesso è finita da otto anni. E poi, una volta chiusa la storia con quella ragazza, non ho più voluto saperne di nessun’altra ragazza proprio perché io volevo un ragazzo.

Passavo le nottate in chat a caccia del ragazzo giusto, ma, francamente non c’era nessuno che mi sembrasse il ragazzo giusto. Quella era la mia vita notturna, la vita diurna era quella del classico ragazzo etero o meglio del classico ragazzo senza interessi sessuali almeno in apparenza, dedito solo allo studio e agli amici. E qui comincio ad entrare nel vivo della faccenda.

All’università ho avuto modo di conoscere parecchi ragazzi. Prima si parla un po’ solo dell’università, poi si comincia a studiare insieme, poi ci si conosce meglio, c’è la pizza insieme, lo sport, che per noi è stato fondamentale, poi si comincia ad andare in vacanza insieme, o almeno ad uscire insieme la domenica, insomma si diventa amici e, diciamo così, le amicizie si selezionano da sé, si fa un gruppetto sempre più piccolo e sempre più legato. Diciamo che quando avevo vent’anni avevo tanti amici, ma amici un po’ per modo di dire, mentre a 23 o 24 anni ne avevo molti di meno ma tra noi i rapporti erano molto più stretti. Diciamo che intorno ai 25 anni si è formato un gruppo di 4 ragazzi che ormai sembrava indistruttibile.

Un giorno stavamo a pranzo a casa dei genitori di uno e un altro giorno a casa dei genitori di un altro. La nostra amicizia era un fatto pubblico e accettato dalle nostre famiglie. Ci eravamo conosciuti per motivi di studio e avremmo potuto darci una mano anche finita l’università.

Un giorno venne in mente a Lorenzo (nome ovviamente cambiato) che saremmo potuti andare in palestra insieme, in un gruppo dilettantistico di pallavolo, era uno sport che piaceva a tutti e quattro e ci iscrivemmo alla polisportiva locale. Qui bisogna aprire una parentesi. Noi quattro stavamo bene insieme, nessuno di noi quattro aveva al momento una ragazza, ma tutti e quattro (me compreso) avevamo avuto una ragazza, ma nessuno di noi quattro parlava di ragazze o di discoteca.

Fu proprio allora che cominciai a chiedermi che cosa ci fosse di comune tra noi che ci faceva stare tanto bene insieme e mi cominciò a venire l’idea che fosse proprio il fatto che non si parlasse di ragazze e che si stesse spessissimo tra noi. Ma tra noi l’atmosfera era molto sciolta, non eravamo quattro tipi arcigni ma quattro simpaticoni che “tra loto” si divertivano a fare i buffoni e a dire cazzate. Con gli altri, o se c’erano altri, non lo facevamo mai, ma tra noi sì. Ogni tanto ci scappava (sempre tra noi) la battuta a sfondo sessuale, ma non sulle ragazze ma sulla masturbazione.

Cominciamo a frequentare la palestra, per me un vero trauma, non ero mai stato in una palestra e vedere tutti quei ragazzi nudi che giravano così disinvolti, come se niente fosse, mi portava il cuore a 120, e poi c’erano i miei tra amici e potevo vederli nudi, anche se per ovvie ragioni dovevo stare attendo a controllarmi molto. Ci furono anche battute sui nostri attributi, ma proprio battute per ridere e basta. Con l’andare del tempo, andare agli allenamenti era diventata una cosa abituale anche per me, o quasi abituale, perché certe volte arrivavano ragazzi nuovi che erano proprio bellissimi e io dovevo sforzarmi di non guardarli.

Un giorno che venne un ragazzo nuovo particolarmente bello, vidi uno dei miei amici che lo osservava e pure io mi feci sorprendere dai miei amici mentre lo guardavo. E lì cominciarono le battute, ma anche questa volta, cose molto semplici, senza cattiveria, un vero e proprio gioco. Ora, il mio amico Marco (nome falso), che si era girato a guardare il bellissimo, era anche quello dei tre che a me piaceva di più: alto, biondo, con un sorriso intelligente. Allora cominciai a mettere insieme le tessere del mosaico: non parla di ragazze, fa battute sulla masturbazione e non sulle ragazze e si gira a guardare un ragazzo bellissimo nudo . . . che vuol dire? Basta tirate le somme: Marco è gay! Mi sembrava che averlo visto sbirciare il ragazzo bellissimo nello spogliatoio equivalesse ad un coming out in piena regola. E fu così che cominciai a perdere la testa appresso a Marco.

Cercai di mettere insieme tutto quello che si potevo sapere di lui (non lo avevo mai fatto prima) esplorai il suo facebook, quello che suoi amici, feci tutte le ricerche possibili ma di ragazze nemmeno l’ombra. L’idea che fosse gay diventava sempre più una certezza e nello stesso tempo cresceva in me l’idea di provarci con lui, di dirgli che mi ero innamorato di lui e che era diventato la mia idea fissa. Fare un discorso del genere, comunque, non era facile, anzi era praticamente impossibile.

In una breve vacanza di noi quattro amici in montagna, io e Marco siamo capitati (non casualmente) nella stessa stanza, io ero carico all’inverosimile ma non sapevo decidermi. Un giorno che si doveva uscire per un’escursione ci siamo svegliati tardi e abbiamo fatto la doccia insieme, con tanto di toccatine reciproche, io stavo andando in erezione di brutto ma lui mia ha detto che dovevamo prepararci con la massima fretta e ha aggiunto con un sorriso malizioso: “ne riparliamo stasera!” Quella frase mi ha martellato il cervello per tutta la giornata. Mi ripetevo che ci avevo visto giusto e che era gay e che non potevo sbagliare, perché io un gay lo identifico anche solo a guardarlo.

Insomma . . . finisce l’escursione, la sera si va a cena e io non vedo l’ora che finisca per potermene andare in camera con Marco, ma un altro degli amici propone la discoteca e Marco accetta entusiasta. Ci sono rimasto malissimo.
Evidentemente non si ricordava nemmeno quello che era successo la mattina.

Si va in disco, gli altri due si mettono a ballare come forsennati ma non in coppia, semplicemente in gruppo, Marco invece resta vicino a me, è il solito Marco: intelligente, simpatico, forse gay, d’altra parte come si può pensare che sia etero un ragazzo che va in disco e non balla nemmeno con una ragazza.

A un certo punto mi guarda negli occhi e mi dice: “Che c’è?” Qualche cosa che non va?” Io gli dico di no e lui mi risponde: “Vuoi che torniamo in albergo?” Ovviamente gli dico di no, ma mi guarda di nuovo e mi dice: “Non mi sono mica dimenticato!” Quella frase mi rimette in moto il cervello. Dopo venti minuti eravamo di nuovo in albergo. Saliamo in camera, chiudiamo la porta a chiave e mi butta sul letto e comincia a farmi il solletico. Abbiamo giocato come due ragazzini: solletico, cuscinate, fare la lotta, ovviamente tutto per gioco, poi mi rendo conto che è eccitato. Lo butto sul letto e comincio a toccarlo e lui lascia fare.

Adesso non voglio scendere in dettagli da film a luci rosse ma in breve arriviamo a masturbarci reciprocamente e non penso affatto che a lui la cosa creasse problemi. Io lo avrei baciato ma non ho preso l’iniziativa e non l’ha presa nemmeno lui. Dopo siamo rimasti a parlare ma non di sesso, ma di quando eravamo bambini e di come passavamo le feste. Io ero felice, è stato uno dei momento più esaltanti della mia vita, eppure, già nei giorni successivi mi sono reso conto che per lui il senso di quello che avevamo fatto era molto relativo. Non è più tornato sull’argomento, ma non perché fosse stato rimosso, semplicemente perché era stato un momento, e quel momento era passato. Siamo rimasti amici, anzi amicissimi, ma sono passati due anni e quell’episodio non si è mai più ripetuto.

Ancora adesso lui non ha una ragazza e nemmeno un ragazzo e nemmeno io. Il coraggio di chiedergli se è gay non ce l’ho avuto allora e meno che mai ce lo avrei adesso e d’altra parte lui non fa fatto domande a me. Perché è così dannatamente difficile parlare chiaro. Se fosse stato gay ci avrebbe riprovato? Io penso proprio di sì, ma lui non lo ha fatto e adesso mi sento comunque attratto da lui in modo fortissimo, è il ragazzo più sexy che io abbia mai conosciuto, è il mio ragazzo ideale, ma questo non basta a renderlo affettivamente il mio ragazzo. Molte delle mie illusioni si sono perse del tutto o si stanno perdendo per la strada, insomma è un bravo ragazzo, gli voglio bene, ma non credo proprio che sia gay, e per arrivare a questa conclusione ci ho messo anni. Oggi come oggi credo e temo che il nostro strano rapporto a metà andrà avanti e ci impedirà di vivere la nostra vita come avremmo voluto.

_______________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=4966