RADAR GAY E PRIMI APPROCCI GAY

Questo articolo mira a dare alcuni esempi di come in concreto un ragazzo gay possa avvicinare un altro ragazzo sia nel caso che sappia che anche l’altro ragazzo è gay, sia nel caso che non sappia nulla circa il suo orientamento sessuale.

Gli indirizzi comportamentali di massima ai quali farò riferimento derivano dall’esperienza e si riferiscono a contatti tra ragazzi che si realizzano in ambienti della vita ordinaria che non sono qualificati come gay.

Alcune osservazioni fondamentali:

I gay sono una percentuale della popolazione tra l’8 e il 10%. Teniamoci alle stime prudenti e assumiamo che siano l’8%.

Alcuni ragazzi gay, una netta minoranza, sono pubblicamente dichiarati e quindi non temono di frequentare locali esplicitamente etichettati come gay. La grande maggioranza dei ragazzi gay non è pubblicamente dichiarata e non frequenta locali gay.

Un ragazzo gay non dichiarato pubblicamente non può quindi pensare di trovare altri ragazzi gay non dichiarati in locali esplicitamente gay. I ragazzi gay non dichiarati si trovano ovunque non ci sia una etichetta gay.

Alla domanda: “Qual è il posto dove è più probabile trovare ragazzi gay non dichiarati?” Rispondo per esperienza che la maggior parte delle storie “serie” tra ragazzi gay comincia all’interno delle università. Basti pensare che in un’aula universitaria con 100 studenti, ce ne sono in media 8 che sono gay non dichiarati e in una classe di scuola con 25 studenti in media 2 sono gay.

Un ragazzo gay che voglia incontrare un altro ragazzo gay in un ambiente non gay deve tenere conto di diverse osservazioni:

1) I rapporti affettivi, di qualunque orientamento (gay o etero) e di qualunque natura (con o senza coinvolgimento sessuale) hanno un senso serio solo se nascono su una base di reciprocità. Questa reciprocità può essere totale (sia sul piano affettivo che sul piano sessuale) come “può” avvenire tra due ragazzi gay ma può anche essere limitata al piano affettivo, escludendo la reciprocità sessuale, come accade nei rapporti tra un gay e un etero o tra due ragazzi gay dei quali uno non è attratto fisicamente dall’altro. Rapporti senza reciprocità a nessun livello non hanno senso a nessun livello e per un ragazzo gay possono rappresentare, se le cose non sono chiarite in tempi brevi, delle condizioni di stallo affettivo che possono durare anni se non decenni. Un innamoramento può anche essere unilaterale ma perché sussista una storia d’amore o d’amicizia seria bisogna necessariamente essere in due.

2) La finalità di fondo di un approccio serio di natura affettiva tra due ragazzi gay è uno scambio affettivo “alla pari”, questa parità si deve realizzare fin dal primo approccio che è già un momento di condivisione. Non ha alcun senso dunque pensare di giocare tenendo le proprie carte totalmente coperte, in attesa che sia l’altro a scoprire il proprio gioco. Un comportamento simile è avvertito come aggressivo e non paritario e chi lo mette in pratica è tenuto a distanza come giocatore non leale. In un approccio affettivo serio si cerca di capire in due fino a che punto ha senso arrivare e si rischia in due.

3) Un ragazzo gay non dichiarato predilige i ragazzi che sente simili a sé nei comportamenti, all’esitazione dell’uno deve corrispondere l’esitazione dell’altro, all’atteggiamento più affettuoso dell’uno deve corrispondere l’atteggiamento più affettuoso dell’altro, se questo non accade, chi percepisce nell’altro un comportamento di difesa alza a sua volta barriere di difesa e il rapporto diventa formale. Quindi è buona regola “rispondere alle esigenze dell’altro” dimostrando la massima disponibilità.

4) Un elemento assolutamente fondamentale nei primi approcci è la manifestazione di una disponibilità reciproca sostanziale.

a) Se A propone a B di prendere un caffè insieme e B accetta mostrandosi compiaciuto dell’invito il dialogo fa un passo avanti, in caso contrario, se B non accetta o peggio ancora se non giustifica adeguatamente il suo rifiuto, il dialogo si interrompe.

b) Se B, dopo il caffè, si trattiene a palare con A e lo fa sorridendo e dimostrando di stare a suo agio il dialogo fa un ulteriore passo avanti. Lo stesso succede se a breve distanza di tempo B invita a sua volta A a prendere un caffè.

5) Tenendo sempre presente che un rapporto si costruisce solo quando c’è una reciprocità, due elementi devono essere tenuti nella massima considerazione, il sorriso, quello che manifesta disponibilità affettiva vera e non quello di maniera delle relazioni formali, e il guardarsi negli occhi in modo diretto, che è uno dei segni più tipici di interesse affettivo forte. La presenza di questi due elementi accompagna di norma una conversazione più intima. Non intendo alludere ad una conversazione su temi troppo privati, ma ad una conversazione “per la conversazione” cioè ad una conversazione in cui non ci devono essere per forza argomenti concreti di studio o di lavoro di cui parlare, si tratta della cosiddetta conversazione libera e non strutturata nella quale prevale una componente emotiva e creativa.

6) Una cosa importantissima è l’uso della battuta e dello scherzo nell’ambito di una conversazione seria, cosa che in genere si realizza solo in presenza di persone di cui ci si fida e da cui non si teme di essere giudicati.

7) È sempre controproducente parlare di altri in termini non positivi e comunque non rispettosi oppure riferire cose troppo private e troppo delicate che appartengono alla sfera privata di altre persone. Chi si trova di fronte a queste situazioni teme di divenire oggetto di pettegolezzo e si chiude rapidamente (e giustamente) ad ogni forma di comunicazione. Un ragazzo gay non dichiarato considera la privacy un valore assoluto. E non gradisce neppure i cosiddetti discorsi a metà cioè i discorsi iniziati e lasciati a metà “adducendo a motivo la privacy di un’altra persona”.

8) In un discorso che abbia una base affettiva quello che conta è ascoltare l’altro, capirlo, o anche soltanto sentirne la voce. Cambiare discorso o non rispondere a tono è un segno palese di disinteresse. Ancora peggio è non ricordarsi di un appuntamento, arrivare tardi, promettere e non mantenere la promessa.

9) Un ragazzo gay non dichiarato non parla di donne, se un ragazzo parla della “sua ragazza” o di una “sua amica” e ne parla in modo non superficiale, la probabilità che si tratti di un ragazzo gay è bassa. Analogo discorso vale quando un ragazzo parla male della sua ragazza o di una sua amica. Un ragazzo gay non fa discorsi che tocchino sostanzialmente il mondo femminile né in positivo né in negativo.

10) Quando un ragazzo gay parla d’amore nell’ambito di un approccio con un altro ragazzo, in genere non dice il falso che sarebbe per lui come un tradire la fiducia del suo interlocutore, ma usa discorsi non sessualmente connotati, ossia senza nessuna espressione linguistica che permetta di capire se si riferisce a un ragazzo o a una ragazza (senza participi passati: venuto/a; senza pronomi: lui/lei). Se un ragazzo gay fa un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive e si sente rispondere con un discorso sessualmente connotato al femminile il dialogo si congela. È sufficiente l’uso del pronome “lei” per capire l’orientamento sessuale dell’interlocutore. Se invece a un discorso non sessualmente connotato segue una risposta anch’essa non sessualmente connotata il dialogo fa un passo in avanti. Va precisato che se a un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive, segue una risposta sessualmente connotata al maschile la cosa è presa come segnale di pericolo perché è vista come un tentativo inopportuno e unilaterale di introdurre una tematica gay. Sottolineo che un ragazzo non dichiarato in genere non ama forzature su questi contenuti.

11) La misura della profondità del coinvolgimento reciproco tra due ragazzi è data dalla tendenza a trascorrere il tempo insieme senza nessuna motivazione formale. La proposta accettata di trascorrere una domenica insieme è un segno positivo estremamente importante, specialmente se la cosa si ripete.

12) Un elemento fondamentale, e dopo i primissimi approcci anche discriminante, è la tendenza a non coinvolgere nel rapporto altre persone, a non allargare il dialogo a parlare di altri, a limitarsi ad incontri a due evitando sistematicamente l’ipotesi che un contatto interpersonale a due possa trasformarsi in una occasione sociale di incontrare altri amici in gruppo. Se a una proposta di andare a prendere una pizza, sottintendendo che ci sia debba andare in due, si ottiene in risposta la controproposta di invitare anche Tizio e Caio, bisogna prendere atto che il rapporto ha una dimensione sociale e non autenticamente affettiva.

Quanto detto in precedenza non è che un cenno a una questione delicatissima ma penso possa dare un’idea di come un ragazzo gay si possa realmente orientare alla ricerca di contatti affettivi significativi. Resta in ogni caso che l’onestà di fondo, la moralità di un ragazzo, la sua schiettezza, sono i presupporti fondamentali per la costruzione di qualsiasi rapporto affettivo serio.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32684659

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NON ACCETTARSI COME GAY

Mi è capitato ieri di parlare in chat con un ragazzo che mi diceva “Io non mi accetterò mai come gay, al massimo, forse, potrò riuscire a tollerarmi, ma ad accettarmi no. Se potessi vorrei essere etero e vivere una vita normale, con una famiglia, dei figli, ma queste cose per me non ci saranno mai perché sono gay”. Questo ragazzo era convinto che almeno il 90% dei ragazzi gay, se potesse, vorrebbe essere etero e insisteva nel dire che per lui la vita era praticamente finita proprio perché “purtroppo” è gay e una vita affettiva “vera” (cioè etero) non l’avrà mai.

Non posso negare che queste affermazioni mi hanno lasciato scosso. Questo post è dedicato al disagio derivato dalla non accettazione dell’essere gay.

Partiamo da una osservazione: un ragazzo che si registra sul forum di Progetto Gay e che parla con me della sua non accettazione dell’identità gay non è affatto un ragazzo che non si accetta. Un gay che non si accetta non si iscriverebbe mai ad un forum gay, ma non solo, non ammetterebbe neppure lontanamente di essere gay. Pur sapendolo negherebbe in primo luogo a se stesso la propria identità.

Ovviamente non posso incontrare su Progetto Gay ragazzi che non si accettano, ma posso incontrarne che non si sono accettati in altri periodi della loro vita e non sono certo una rara eccezione. Dai colloqui con questi ragazzi emerge che nella maggioranza dei casi ci sono comportamenti e reazioni simili tra i ragazzi gay che non si accettano.

Un ragazzo gay che non si accetta:

1) Avverte più o meno consapevolmente delle pulsioni gay e nel contempo le nega, per esempio:
a) Si sente coinvolto in forme di amicizia amorosa ma le interpreta come una semplice amicizia.
b) Ammette al massimo di avere provato in qualche momento un’attrazione “solo fisica” per un ragazzo ma non accetta di sentirsi coinvolto a livello affettivo.

2) Tende o forzare la propria sessualità in direzione etero, se la cosa gli è possibile, fidanzandosi “in modo visibile” con un ragazza a giungendo a fare sesso con lei anche controvoglia; oppure se fare sesso con un ragazza è per lui proprio improponibile, tende a leggere quel rifiuto in un’altra chiave, come “scelta di castità” volontaria per ragioni religiose o per non togliere tempo allo studio o ad altri impegni.

3) Si masturba raramente e lo fa con sensi di colpa perché nella masturbazione emergono immancabilmente le fantasie gay. Classica è l’equazione: “Quando mi masturbo penso ai ragazzi e quindi sono gay, quando non mi masturbo non ci penso e quindi sono etero”.

4) Tende a vedere nella masturbazione la causa dell’essere gay, tolta la quale, anche l’essere gay si risolverà.

5) Parla di sé esclusivamente in chiave etero, rimuovendo automaticamente l’idea di essere gay.

6) Tenta di vaccinarsi preventivamente contro i gay per evitare di innamorarsi. Evita tutte le situazioni che possano metterlo in
condizioni di provare emozioni di carattere sessuale verso i ragazzi (momenti di colloquio a due molto coinvolgente, amicizie maschili strette, ambienti esclusivamente maschili).

7) Non ammette che ci sia un problema di “non accettazione” o lo ammette ma dice che è un “falso problema” e che deriva solo da una interpretazione erronea dei fatti.

Quando un ragazzo si trova in situazioni come quelle sopra descritte la possibilità di un dialogo serio su tematiche legate al’orientamento sessuale è praticamente impossibile. La reazione è automatica e non esiste alcuna possibilità di comunicazione.

Il ragazzo col quale ho parlato non è dunque un ragazzo gay che non si accetta. Il dialogo con lui ha un senso e non è affatto schematico. Parte dal presupposto che è gay anche se questo presupposto è accettato come una specie di menomazione.

In situazioni del genere, che non sono rare, si intrecciano elementi significativi di varia natura:

1) In primo luogo si tratta di ragazzi giovani ma non giovanissimi intorno ai 30 anni o anche oltre, che tendono ad addurre l’età come motivo ulteriore di scoraggiamento, con la tipica affermazione “Ma alla mia età ormai non potrò costruire più nulla” espressione che detta da un trentenne non ha alcun significato in termini oggettivi e risulta quasi una giustificazione “poco credibile” dell’immobilismo e della sostanziale rinuncia alla vita affettiva.

2) Questi ragazzi tendono a sottolineare con marcature fortemente negative il loro disagio esistenziale e la loro condizione “inferiore” rispetto ai ragazzi etero coetanei che si sposano e possono avere una vita affettiva e sessuale gratificante. Classico è lo stato di disagio ai matrimoni degli amici e il tentativo di evitare di dover assistere a scene di realizzazione sessuale o affettiva anche nei film.

3) Questi ragazzi non hanno mai vissuto un innamoramento gay nel senso vero del termine e non hanno alcuna esperienza di reciprocità affettiva nemmeno a livello di amicizie, ritengono l’innamoramento una specie di scelta e di atto volontario, al quale, in linea di principio, non hanno rinunciato. Ritengono che un gay non possa essere felice e non possa sentirsi realizzato in termini affettivi e sessuali perché non avrà mai una “vera” famiglia con dei figli e considerano che tra due ragazzi un rapporto affettivo stabile e serio sia impossibile.

La nota dominante in queste situazioni è la paura di essere gay, paura che deriva dalla assoluta mancanza di contatti di qualunque genere con altri ragazzi gay. Un ragazzo gay che non conosce altri gay tende ad identificare i gay con l’immagine che ne forniscono i media e siccome si sente mille miglia lontano da quella immagine è portato a respingere la propria identità gay come inaccettabile. La conoscenza di altri ragazzi gay comporta la presa di coscienza che i ragazzi gay veri non hanno nulla a che vedere con le immagini mediatiche comuni e che con i ragazzi gay veri l’identificazione non solo non è impossibile ma è addirittura spontanea.

Perché dunque un ragazzo che si registra su Progetto Gay viene a dirmi che non si accetta? La risposta è automatica. Lo fa per sentirsi dire che ha torto e per aggiungere una ulteriore conferma ad una verità che in sostanza è stata già da lui perfettamente accettata. In genere quando un ragazzo si sente contraddetto in modo sistematico, prima o poi abbandona la conversazione. In questi casi non succede nulla di simile. Il mio interlocutore non ha alcuna incertezza su quale sarà la mia risposta già prima che io cominci a parlare. Ma non solo, le affermazioni, con il passare del tempo, diventano meno perentorie e piano piano cominciano ad affiorare altre tematiche, decisamente più concrete, si lascia da parte il rifiuto radicale dell’identità gay ed emerge la pura di vivere una forma di refrattarietà affettiva o sessuale, cioè una vera e propria insensibilità affettiva e sessuale. Un ragazzo mi diceva: “Mi sento congelato anche solo quando un amico mi mette un braccio sulle spalle, io penso che non riuscirei mai a stare con un ragazzo”. Non è affatto improbabile che il rifiuto “teorico” dichiarato di essere gay corrisponda ad un timore “reale” di un coinvolgimento affettivo e sessuale per il quale ci si sente del tutto impreparati.

Una osservazione è doverosa. Spesso in chat, in situazioni come quelle descritte, mi sento dire: “Ho un caratteraccio, non ci sarà mai nessuno che voglia stare con me!” Ma frasi del genere non hanno nulla a che vedere con la realtà, perché sono dette da ragazzi che hanno una fortissima carica affettiva anche se terribilmente repressa e che sarebbero non solo certamente capaci di vivere situazioni affettive profondamente coinvolgenti, ma saprebbero dare al loro compagno delle gratificazioni autentiche notevolissime.

Essere gay è difficile, è vero, ma vorrei dire a tutti ragazzi che si sentono scoraggiati e che tendono a pensare che per loro non ci sarà mai amore vero, che la loro affettività profonda e la loro sessualità sono realtà alle quali è assurdo pensare di rinunciare, sono valori assoluti perché sono parti fondamentali della loro persona. Amare ed essere amato, per un gay, è una realtà possibile, né più né meno che per un etero. Le difficoltà ci sono ma con un atteggiamento positivo possono essere superate e allora si capisce che la felicità è possibile.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=61&start=0

GAY E SENSI DI COLPA

In questo articolo cercherò di analizzare il rapporto tra gay e senso di colpa.

La “colpa” in termini oggettivi si valuta in termini di difformità rispetto ad un comportamento ritenuto moralmente o giuridicamente corretto. Un medesimo comportamento può quindi essere ritenuto colpevole o incolpevole a seconda del comportamento che si assume come moralmente o giuridicamente corretto. In altri termini, anche la valutazione oggettiva della colpa dipende dal sistema di valori che si assume come parametro.

Il “senso di colpa” si distingue dalla “colpa” perché si riferisce non all’oggettività di un fatto valutato sulla base di un parametro esterno di tipo formale come la legge o come un codice comportamentale ben definito, ma alla soggettività della percezione di un fatto come colpa da parte di un individuo in rapporto ad un proprio sistema di valori.

In questo senso, esistono comportamenti legalmente e moralmente colposi rispetto a parametri oggettivi esterni che non producono nessun senso di colpa perché sono giudicati dal soggetto del tutto morali rispetto al sistema di valori interno del soggetto stesso. La legge può impormi comportamenti che ritengo immorali, io non li metterò in pratica, sarò oggettivamente colpevole rispetto al parametro oggettivo esterno “legge” ma non rispetto al parametro soggettivo interno “coscienza individuale” e quindi non proverò sensi di colpa. Un comportamento in violazione di una regola esterna provoca colpa in termini oggettivi, ma non senso di colpa in termini soggettivi se quel comportamento non è contrario alla coscienza individuale.

Questo discorso in termini logici è conseguente. Il problema del senso di colpa è intrinsecamente legato alla definizione dei valori della “coscienza individuale”, e la coscienza individuale è una realtà che caratterizza la vita adulta. La definizione della “coscienza individuale” è un fenomeno molto complesso nel quale intervengono molte variabili di tipo familiare e ambientale. Mi soffermerò ora sulla definizione della coscienza individuale di un ragazzo gay, per tornare allo specifico di questo articolo.

GAY E INTERIORIZZAZIONE DELLA EDUCAZIONE ETERO

Parto da una costatazione: non esiste una educazione differenziata per i ragazzi gay. Le famiglie non si pongono neppure il problema di poter dare ai loro figli una educazione differenziata perché sono gay, non saprebbero neppure da dove cominciare e nella maggior parte dei casi non si rendono nemmeno conto di trovarsi di fronte ad un ragazzo gay. Nella scuola o in altri ambienti educativi (religiosi, sportivi, politici) i centri di interesse sono altri e l’identità sessuale dei ragazzi è del tutto marginalizzata se non addirittura repressa.

Tutti i ragazzi, specialmente in età adolescenziale finiscono per assimilare une educazione ed un sistema di valori tipicamente etero. Basti notare che in pratica quando si parla d’amore a scuola si parla esclusivamente di amore etero. Se si aggiunge poi la pressione in senso etero dei media e del gruppo dei pari in cui i gay sono una minoranza che tende a mimetizzarsi per difendersi, si comprende come inevitabilmente l’assimilazione di un sistema di valori etero finisca per configgere con lo sviluppo di una sessualità gay in un ragazzo che sta crescendo.

GAY E ETERO DI FRONTE ALLA MASTURBAZIONE

Emblematici sono gli atteggiamenti di fronte alla masturbazione da parte dei ragazzi etero e da parte dei ragazzi gay.

Un ragazzo etero giovanissimo che non ha contatti sessuali con le ragazze vede nella masturbazione una anticipazione del sesso etero di coppia che, nonostante i divieti e le limitazioni, resta comunque “un valore oggettivamente fondamentale” nella società. Quel ragazzo etero potrà avere non sensi di colpa ma momenti di frustrazione derivanti dalla masturbazione quando arriverà a ritenere la masturbazione un’attività sessuale sostitutiva di una sessualità etero di coppia che sembra molto difficile raggiungere o che si allontana molto nel tempo.

Per un ragazzo gay la masturbazione non è un’anticipazione di un comportamento sessuale generalmente approvato ma è una conferma che il proprio orientamento sessuale, che emerge chiamante nella masturbazione, è proprio quello che è socialmente considerato riprovevole. Da qui i sensi di colpa che sono insieme per la masturbazione e per l’omosessualità. È invece piuttosto difficile che un ragazzo gay più grande viva la masturbazione con senso di frustrazione perché per un ragazzo gay l’alternativa tra masturbazione e sessualità di coppia è puramente ipotetica e di fatto spessissimo la masturbazione costituisce per un ragazzo gay l’unico modo di vivere la sessualità.

Mi capita spesso di parlare con ragazzi che cercano di reprimersi e di evitare di masturbarsi e alcuni ci riescono per lunghi periodi di tempo e quando poi si masturbano vanno in crisi e si sentono in colpa. Altri per il fatto di praticare la masturbazione si sentono “sporchi” o pensano di masturbarsi troppo frequentemente. In un caso come nell’altro la masturbazione è caricata di sensi di colpa e di situazioni ansiose. Mi capita di parlare con ragazzi che quando parlano di queste cose si aspettano come reazione una predica e una condanna moralistica e addirittura si stupiscono di non trovare nulla di simile e di trovare invece la possibilità di parlare di queste cose in modo serio. Per un ragazzo che prova sensi di colpa nella masturbazione è fondamentale capire che la masturbazione non è un comportamento patologico ma è un comportamento normale comune a tutti i ragazzi e anche agli adulti. Sembra incredibile che nel XXI secolo ci siano ancora ragazzi che provano sensi di colpa per la masturbazione, ma è più frequente di quanto non si creda. Oltre a rendersi conto che di masturbazione si può parlare benissimo in modo serio con persone adulte, è fondamentale, per un ragazzo gay, parlare di queste cose in modo serio con altri ragazzi gay più o meno coetanei, cosa che comporta la possibilità di rendersi conto che non si è affatto “strani”. Trovare in altri ragazzi comportamenti sessuali analoghi ai propri e poterne parlare apertamente fa superare il senso della solitudine e dà della sessualità una visione assai meno mitica e trasgressiva.

GAY E PORNOGRAFIA

Un discorso analogo a quello sulla masturbazione si può fare a proposito dell’uso dei siti porno. Che i ragazzi cerchino dei siti porno per masturbarsi è un dato di fatto. Quando queste cose sono vissute come forme di trasgressione generano inevitabilmente sensi di colpa.

L’accesso al sesso come “proibito” è vissuto ansiosamente il che significa che è vissuto senza un atteggiamento critico, i modelli dedotti dalla pornografia, proprio perché non sottoposti a critica vengono assimilati passivamente. Quando invece è possibile parlare di queste cose in modo serio e rendersi conto che sono anche questi dei comportamenti comuni, la dimensione ansiosa tende a venire meno, del porno si può parlare, comprendendone i rischi, ma senza demonizzarlo s priori.

Un discorso serio sulla masturbazione e sulla pornografia aiuta la creazione di una “coscienza individuale” di tipo non imitativo ma critico, in buona sostanza aiuta i ragazzi a pensare con la propria testa, a considerarsi ragazzi come tutti gli altri, a recuperare una maggiore stima di sé e a vivere la sessualità non come trasgressione associata immancabilmente a sensi di colpa ma come una componente fondamentale della vita della quale non ci si deve vergognare.

GAY ED EDUCAZIONE REPRESSIVA

Ogni forma di morale esterna, non assimilata criticamente ma imposta e assunta con intransigenza e sulla base di un principio di autorità, spinge non alla costruzione di una “coscienza individuale” ma all’asservimento della coscienza che si afferma proprio attraverso i sensi di colpa e l’idea della trasgressione. Dove non esiste la possibilità di un discorso libero sulla masturbazione, sulla pornografia e più in generale sulla sessualità prevalgono categorie come devianza e perversione con il conseguente obbligo di adeguarsi al comportamento ritenuto giusto. In altre parole prevale l’atteggiamento repressivo.

TIPICI SENSI DI COLPA GAY

Alcuni ragazzi si fanno una colpa del non aver parlato ai loro genitori della loro omosessualità e in questo modo danno la colpa a se stessi della impossibilità di un rapporto corretto con i genitori. Altri ragazzi poi si sentono in colpa di non aver detto di essere gay all’amico di cui sono innamorati. Altri si sentono in colpa per le loro ingenuità nei confronti di altri ragazzi, ingenuità imputabile non a loro ma a una totale mancanza di educazione alla omosessualità. Si arriva al punto che alcuni ragazzi gay che hanno avuto una ragazza, si sentono in colpa di non amarla come, secondo loro, dovrebbero. Altri si sentono il colpa anche per il solo fatto di essere gay.

Tutti questi sensi di colpa si possono superare attraverso una forma sostanziale di socializzazione che rompa la logica dell’isolamento e aiuti a costruire quella del dialogo e del confronto.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32611573

SONDAGGIO SUI RAPPORTI TRA I RAGAZZI GAY E I GENITORI

Nel ringraziare quanti (non pochi) hanno risposto alla ultima intervista on line di Progetto Gay (aggiornerò il life dei risultati al più presto), ho il piacere di comunicarvi che è in rete un nuovo sondaggio dedicato al rapporto tra ragazzi gay e genitori. Mi auguro che questo sondaggi possa non solo fare conoscere ai gay come gli altri gay vivano o abbiano vissuto i rapporti con i loro genitori, ma sia utile anche ai genitori per stabilire un migliore rapporto con i figli gay. È per questa ragione che pubblico l’annuncio della messa in rete di questo sondaggio nella sezione “ragazzi gay e genitori”.

Il link al modulo dell’intervista online è:

http://xoomer.alice.it/progettogay/sondaggio2.htm

appena saranno pervenuti i primo moduli metterò in rete i primi risultati.

Se volere, potete partecipare alla diescussione di questo post nella sezione "Genitori di Ragazzi Gay" del forum di Progetto gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32419684

LE NUOVE INTERVISTE ON LINE DI PROGETTO GAY

Cari Utenti di Progetto Gay,

sono lieto di comunicare che, finalmente, risolti i problemi tecnici, è stato possibile dare une veste adeguata sia in ingresso che in uscita alle INTERVISTE ONLINE DI PROGETTO GAY.

E’ stata realizzato un modulo-intervista generale online sulla sessualità (sondaggio 1), chiunque volesse partecipare può trovare il modulo da riempire, in modo totalmente anonimo, alla pagina:
http://xoomer.alice.it/progettogay/sondaggi_sper.htm

Chiunque volesse leggere i risultati del sondaggio può trovarli alla pagina:
http://xoomer.alice.it/progettogay/risultati_sondaggio1.htm

Questo nuovo sondaggio sostituisce e migliora due sondaggi precedenti, avviati da Progetto Gay in forma sperimentale, le cui risultanze si possono leggere alla pagina:
http://xoomer.alice.it/progettogay/risultati_dei_form_di_progetto_g.htm

Partecipare ai sondaggi di Progetto Gay significa collaborare a far conoscere a tutti (gay e non) la reale vita dei gay.

AMICIZIE GAY PER I RAGAZZI CHE SI SENTONO GAY DA POCO

Cercherò di descrivere qui le sensazioni e le esperienze tipiche dei ragazzi che si sono appena accettati come gay evidenziando i rischi cui vanno incontro e prospettando, sulla base dell’esperienza, un percorso quanto meno traumatico possibile di approccio all’identità gay.

Assumerò come punto di partenza che si tratti di ragazzi che non hanno ormai più dubbi circa il loro orientamento sessuale (dello scoprirsi gay ho parlato abbondantemente altrove). In questa fase, presa coscienza ella sua omosessualità, un ragazzo si pone una domanda: “Sono gay! Ok! E adesso che faccio?”. È a questa domanda cui proverò a dare una risposta.

La prima cosa che viene in mente ad un ragazzo che si è appena accettato come gay è pensare che le fantasie sessuali che ha represso per parecchio tempo o che ha coltivato solo a livello della masturbazione, possano o debbano realizzarsi finalmente in termini concreti.

Ora io distinguerei due situazioni tra loro alquanto diverse

1) Il ragazzo che si è accettato come gay ha acquisito la sua consapevolezza attraverso un percorso essenzialmente affettivo e subordinatamente anche sessuale. Parlo qui dei ragazzi che hanno vissuto vere e proprio esperienze di innamoramento verso altri ragazzi, anche se mascherate sotto l’apparenza di amicizie molto forti e hanno sperimentato in concreto un contatto affettivo forte con un altro ragazzo, anche se non immediatamente leggibile in chiave sessuale.

2) Il ragazzo che si è accettato come gay ha acquisto la sua consapevolezza attraverso un percorso esclusivamente sessuale. Parlo qui dei ragazzi che sono giunti alla consapevolezza di essere gay attraverso una sessualità etero non gratificante o anche attraverso la masturbazione in chiave gay ma senza sperimentare in concreto che cosa significhi un rapporto affettivo forte con un ragazzo, neppure a livello di amicizia profonda.

Per quanto il primo impulso provato da un ragazzo gay che si è appena accettato sia certamente di tipo sessuale, nel primo e nel secondo caso le modalità sono alquanto diverse.

I ragazzi del primo tipo cercano essenzialmente un rapporto affettivo con un altro ragazzo, fatto di confidenza reciproca, di affetto, di atmosfere calde e accoglienti nelle quali c’è posto “anche” per la sessualità, che comunque non è la prima preoccupazione di questi ragazzi. Per loro omosessualità significa amare un altro ragazzo con fedeltà e dedizione, in modo esclusivo.

I ragazzi del secondo tipo tendono a identificare l’omosessualità in termini strettamente sessuali più che affettivi. Per loro la parola omosessualità è prevalentemente congiunta a contenuti esplicitamente sessuali, analoghi a quelli che hanno vissuto e vivono nella masturbazione.

Ovviamente i ragazzi del primo tipo sono più attrezzati per affrontare un’affettività a due perché sanno che cosa sono le delusioni affettive e le hanno già sperimentate e sanno quanto sia difficile costruire un rapporto serio.

Parto dall’idea (che alcuni con condividono) che la sessualità non debba mai essere buttata via in “sperimentazioni” di vario tipo (chat erotiche, siti di incontri ecc.) Uno dei più grossi pericoli per i ragazzi che si sono appena accettati come gay è costituito proprio dalla “sperimentazione sessuale”. Alcuni ragazzi ritengono che in quei luoghi si possa trovare il soddisfacimento dei propri desideri sessuali e della propria affettività. L’esperienza insegna esattamente il contrario e la possibilità di praticare sesso con sconosciuti costituisce per parecchi ragazzi una vera e propria droga, nel senso che crea dipendenze psicologiche dalle quali è molto difficile liberarsi. Chi entra nel giro delle chat e sei siti di incontri rischia seriamente di rimanerci impegolato. Anche ammettendo che prenda tutte le DOVUTE precuazioni per contenere al massimo i rischi per la salute, resta sempre il danno provocato dalla perdita di tempo rispetto alla costruzione di una vita affettiva soddisfacente. Se il primo incontro è di tipo traumatico, l’intossicazione da chat erotica e da sito di incontri si supera senza troppe difficoltà ammettendo di essere stati ingenui. Se invece il primo incontro non è risultato traumatico si creano forme di affidamento spesso deluse dopo pochi giorni, non si esce dalla dipendenza ma si tende a ripetere l’esperienza con un altro ragazzo nell’illusione che sia finalmente la volta buona. In alcuni casi si creano anche dei rapporti che danno l’illusione della stabilità per qualche mese, ma succede soprattutto quando gli incontri sono molto rari e ci si sente quasi esclusivamente in chat. La non serietà di questi rapporti, spesso da nessuno dei due punti di vista, si desume dal fatto che, nonostante queste preudo-relazioni, gli interessati proseguono, ciascuno per proprio conto e senza dirlo (segno di rapporti superficiali) la ricerca di “qualcosa di meglio”. È la tipica concezione dell’eros come investimento. Come il risparmiatore è sempre disposto a disinvestire il suo capitale abbandonando un titolo che rende meno per reinvestirlo in un titolo che rende di più, così fanno i ragazzi che hanno dell’amore una concezione di tipo economico: cercano di guadagnare sempre di più. Tutto questo evidentemente con l’amore non ha nulla che vedere anche se si tratta di una mentalità diffusa. In questi tentativi di ricerca della soddisfazione affettiva tramite chat erotica e nella infinita ricerca del meglio parecchi ragazzi perdono anni fondamentali per la loro vita. La ricerca spasmodica di un compagno o di un compagno migliore impegna le energie mentali di un ragazzo per molte ore al giorno e lo distoglie dallo studio o dal lavoro e crea situazioni complesse in cui ansia e frustrazione di intrecciano in un gioco senza fine. Gli studi sono spesso messi da parte, i rapporti sociali della vita ordinaria ne soffrono e il ragazzo si chiude il mondo tutto suo in cui è sempre più difficile entrare.

Il primo passo veramente fondamentale per un ragazzo che si accetta finalmente come gay non è mettersi alla ricerca del ragazzo della sua vita ma costruire dei seri rapporti di amicizia con altri ragazzi gay. Non intendo affatto dire che questi rapporti di amicizia sono in realtà un primo passo mascherato alla ricerca del ragazzo fondamentale della propria vita. Voglio invece dire che degli amici gay come si deve possono essere una guida per capire che cosa vuol dire essere gay. Con degli amici gay seri si può essere sinceri, ci si può confrontare, si possono esporre i propri dubbi, ci si può sentire finalmente vinci a ragazzi che hanno problemi simili e esperienze affini, il che fa diminuire moltissimo i livelli si ansia. Nella costruzione dei rapporti di amicizia con altri ragazzi gay non bisogna mai avere fretta, la fiducia reciproca si conquista gradualmente giorno dopo giorno.

E dove è possibile trovare amici gay seri quando non si sa proprio da dove cominciare? In situazioni del genere il forum di Progetto Gay può essere una risorsa importante. Si tratta di un ambiente piccolo ma controllato. L’utenza si è sostanzialmente auto-selezionata e chi ha voglia di discutere e di confrontarsi seriamente può trovarci persone come si deve, ma ci vuole tempo, bisogna farsi conoscere, palare di sé almeno un po’, rispondere alle discussioni avviate da altri. Si tratta di entrare, in sostanza, in una piccola comunità basata sul rispetto reciproco e sulla chiarezza, con poche regole che chiunque può condividere.

L’amicizia in chat esiste, non è una cosa virtuale e nella vita di tanti ragazzi ha un ruolo fondamentale. Dagli amici gay si comprende quanto il coming out pubblico sia, salvo rarissime eccezioni, improponibile, quanto la ricerca di un compagno per la vita sia difficile e finalmente quanto sia bello poter parlare liberamente della propria sessualità senza dover ascoltare ironie vedere sorrisetti beffardi. Solo un’amicizia gay seria può permettere ad un ragazzo un contatto diretto col mondo gay “vero” che non ha nulla a che vedere con quello presentato dai mass media.

È fondamentale conoscere la normalità del mondo gay attraverso amici gay seri. Per questa via si capiscono tante altre cose e le prospettive si allargano.

Se volere, potete partecipare alla discussione si questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32010343

interviste online di Progetto Gay

Ieri, 9 Settembre 2008, Porggetto Gay ha avviato una nuova attività: "I FORM DI PROGETTO GAY", si tratta di semplici questionari rivolti agli utenti, che possono essere compilati da chiunque in condizioni di totale anonimato. Non è richiesto altro che scegliere un nickname di fantasia che consenta agli altri utenti di fare riferimento a quel form in altre sedi (Forum, o altri form). Non è richiesta alcuna registrazione.Quanto raccolto tramite i form sarà pubblicato nel forum e nel sito di PROGETTO GAY.GAY.AL MOMENTO SONO DISPONIBILI DUE FORM: 1) MI PRESENTO 2) LA MIA SESSUATLITA’. Ed è altresì disponibile la prima pagina di risultati dei form, riguardanti la sessualità gay: RISULTATI.Sono cose importanti che mi hanno richiesto un lavoro massacrante, ma la pubblicazione dei risultati sarà istruttiva per tutti.