RADAR GAY E PRIMI APPROCCI GAY

Questo articolo mira a dare alcuni esempi di come in concreto un ragazzo gay possa avvicinare un altro ragazzo sia nel caso che sappia che anche l’altro ragazzo è gay, sia nel caso che non sappia nulla circa il suo orientamento sessuale.

Gli indirizzi comportamentali di massima ai quali farò riferimento derivano dall’esperienza e si riferiscono a contatti tra ragazzi che si realizzano in ambienti della vita ordinaria che non sono qualificati come gay.

Alcune osservazioni fondamentali:

I gay sono una percentuale della popolazione tra l’8 e il 10%. Teniamoci alle stime prudenti e assumiamo che siano l’8%.

Alcuni ragazzi gay, una netta minoranza, sono pubblicamente dichiarati e quindi non temono di frequentare locali esplicitamente etichettati come gay. La grande maggioranza dei ragazzi gay non è pubblicamente dichiarata e non frequenta locali gay.

Un ragazzo gay non dichiarato pubblicamente non può quindi pensare di trovare altri ragazzi gay non dichiarati in locali esplicitamente gay. I ragazzi gay non dichiarati si trovano ovunque non ci sia una etichetta gay.

Alla domanda: “Qual è il posto dove è più probabile trovare ragazzi gay non dichiarati?” Rispondo per esperienza che la maggior parte delle storie “serie” tra ragazzi gay comincia all’interno delle università. Basti pensare che in un’aula universitaria con 100 studenti, ce ne sono in media 8 che sono gay non dichiarati e in una classe di scuola con 25 studenti in media 2 sono gay.

Un ragazzo gay che voglia incontrare un altro ragazzo gay in un ambiente non gay deve tenere conto di diverse osservazioni:

1) I rapporti affettivi, di qualunque orientamento (gay o etero) e di qualunque natura (con o senza coinvolgimento sessuale) hanno un senso serio solo se nascono su una base di reciprocità. Questa reciprocità può essere totale (sia sul piano affettivo che sul piano sessuale) come “può” avvenire tra due ragazzi gay ma può anche essere limitata al piano affettivo, escludendo la reciprocità sessuale, come accade nei rapporti tra un gay e un etero o tra due ragazzi gay dei quali uno non è attratto fisicamente dall’altro. Rapporti senza reciprocità a nessun livello non hanno senso a nessun livello e per un ragazzo gay possono rappresentare, se le cose non sono chiarite in tempi brevi, delle condizioni di stallo affettivo che possono durare anni se non decenni. Un innamoramento può anche essere unilaterale ma perché sussista una storia d’amore o d’amicizia seria bisogna necessariamente essere in due.

2) La finalità di fondo di un approccio serio di natura affettiva tra due ragazzi gay è uno scambio affettivo “alla pari”, questa parità si deve realizzare fin dal primo approccio che è già un momento di condivisione. Non ha alcun senso dunque pensare di giocare tenendo le proprie carte totalmente coperte, in attesa che sia l’altro a scoprire il proprio gioco. Un comportamento simile è avvertito come aggressivo e non paritario e chi lo mette in pratica è tenuto a distanza come giocatore non leale. In un approccio affettivo serio si cerca di capire in due fino a che punto ha senso arrivare e si rischia in due.

3) Un ragazzo gay non dichiarato predilige i ragazzi che sente simili a sé nei comportamenti, all’esitazione dell’uno deve corrispondere l’esitazione dell’altro, all’atteggiamento più affettuoso dell’uno deve corrispondere l’atteggiamento più affettuoso dell’altro, se questo non accade, chi percepisce nell’altro un comportamento di difesa alza a sua volta barriere di difesa e il rapporto diventa formale. Quindi è buona regola “rispondere alle esigenze dell’altro” dimostrando la massima disponibilità.

4) Un elemento assolutamente fondamentale nei primi approcci è la manifestazione di una disponibilità reciproca sostanziale.

a) Se A propone a B di prendere un caffè insieme e B accetta mostrandosi compiaciuto dell’invito il dialogo fa un passo avanti, in caso contrario, se B non accetta o peggio ancora se non giustifica adeguatamente il suo rifiuto, il dialogo si interrompe.

b) Se B, dopo il caffè, si trattiene a palare con A e lo fa sorridendo e dimostrando di stare a suo agio il dialogo fa un ulteriore passo avanti. Lo stesso succede se a breve distanza di tempo B invita a sua volta A a prendere un caffè.

5) Tenendo sempre presente che un rapporto si costruisce solo quando c’è una reciprocità, due elementi devono essere tenuti nella massima considerazione, il sorriso, quello che manifesta disponibilità affettiva vera e non quello di maniera delle relazioni formali, e il guardarsi negli occhi in modo diretto, che è uno dei segni più tipici di interesse affettivo forte. La presenza di questi due elementi accompagna di norma una conversazione più intima. Non intendo alludere ad una conversazione su temi troppo privati, ma ad una conversazione “per la conversazione” cioè ad una conversazione in cui non ci devono essere per forza argomenti concreti di studio o di lavoro di cui parlare, si tratta della cosiddetta conversazione libera e non strutturata nella quale prevale una componente emotiva e creativa.

6) Una cosa importantissima è l’uso della battuta e dello scherzo nell’ambito di una conversazione seria, cosa che in genere si realizza solo in presenza di persone di cui ci si fida e da cui non si teme di essere giudicati.

7) È sempre controproducente parlare di altri in termini non positivi e comunque non rispettosi oppure riferire cose troppo private e troppo delicate che appartengono alla sfera privata di altre persone. Chi si trova di fronte a queste situazioni teme di divenire oggetto di pettegolezzo e si chiude rapidamente (e giustamente) ad ogni forma di comunicazione. Un ragazzo gay non dichiarato considera la privacy un valore assoluto. E non gradisce neppure i cosiddetti discorsi a metà cioè i discorsi iniziati e lasciati a metà “adducendo a motivo la privacy di un’altra persona”.

8) In un discorso che abbia una base affettiva quello che conta è ascoltare l’altro, capirlo, o anche soltanto sentirne la voce. Cambiare discorso o non rispondere a tono è un segno palese di disinteresse. Ancora peggio è non ricordarsi di un appuntamento, arrivare tardi, promettere e non mantenere la promessa.

9) Un ragazzo gay non dichiarato non parla di donne, se un ragazzo parla della “sua ragazza” o di una “sua amica” e ne parla in modo non superficiale, la probabilità che si tratti di un ragazzo gay è bassa. Analogo discorso vale quando un ragazzo parla male della sua ragazza o di una sua amica. Un ragazzo gay non fa discorsi che tocchino sostanzialmente il mondo femminile né in positivo né in negativo.

10) Quando un ragazzo gay parla d’amore nell’ambito di un approccio con un altro ragazzo, in genere non dice il falso che sarebbe per lui come un tradire la fiducia del suo interlocutore, ma usa discorsi non sessualmente connotati, ossia senza nessuna espressione linguistica che permetta di capire se si riferisce a un ragazzo o a una ragazza (senza participi passati: venuto/a; senza pronomi: lui/lei). Se un ragazzo gay fa un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive e si sente rispondere con un discorso sessualmente connotato al femminile il dialogo si congela. È sufficiente l’uso del pronome “lei” per capire l’orientamento sessuale dell’interlocutore. Se invece a un discorso non sessualmente connotato segue una risposta anch’essa non sessualmente connotata il dialogo fa un passo in avanti. Va precisato che se a un discorso non sessualmente connotato su questioni affettive, segue una risposta sessualmente connotata al maschile la cosa è presa come segnale di pericolo perché è vista come un tentativo inopportuno e unilaterale di introdurre una tematica gay. Sottolineo che un ragazzo non dichiarato in genere non ama forzature su questi contenuti.

11) La misura della profondità del coinvolgimento reciproco tra due ragazzi è data dalla tendenza a trascorrere il tempo insieme senza nessuna motivazione formale. La proposta accettata di trascorrere una domenica insieme è un segno positivo estremamente importante, specialmente se la cosa si ripete.

12) Un elemento fondamentale, e dopo i primissimi approcci anche discriminante, è la tendenza a non coinvolgere nel rapporto altre persone, a non allargare il dialogo a parlare di altri, a limitarsi ad incontri a due evitando sistematicamente l’ipotesi che un contatto interpersonale a due possa trasformarsi in una occasione sociale di incontrare altri amici in gruppo. Se a una proposta di andare a prendere una pizza, sottintendendo che ci sia debba andare in due, si ottiene in risposta la controproposta di invitare anche Tizio e Caio, bisogna prendere atto che il rapporto ha una dimensione sociale e non autenticamente affettiva.

Quanto detto in precedenza non è che un cenno a una questione delicatissima ma penso possa dare un’idea di come un ragazzo gay si possa realmente orientare alla ricerca di contatti affettivi significativi. Resta in ogni caso che l’onestà di fondo, la moralità di un ragazzo, la sua schiettezza, sono i presupporti fondamentali per la costruzione di qualsiasi rapporto affettivo serio.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32684659

NON ACCETTARSI COME GAY

Mi è capitato ieri di parlare in chat con un ragazzo che mi diceva “Io non mi accetterò mai come gay, al massimo, forse, potrò riuscire a tollerarmi, ma ad accettarmi no. Se potessi vorrei essere etero e vivere una vita normale, con una famiglia, dei figli, ma queste cose per me non ci saranno mai perché sono gay”. Questo ragazzo era convinto che almeno il 90% dei ragazzi gay, se potesse, vorrebbe essere etero e insisteva nel dire che per lui la vita era praticamente finita proprio perché “purtroppo” è gay e una vita affettiva “vera” (cioè etero) non l’avrà mai.

Non posso negare che queste affermazioni mi hanno lasciato scosso. Questo post è dedicato al disagio derivato dalla non accettazione dell’essere gay.

Partiamo da una osservazione: un ragazzo che si registra sul forum di Progetto Gay e che parla con me della sua non accettazione dell’identità gay non è affatto un ragazzo che non si accetta. Un gay che non si accetta non si iscriverebbe mai ad un forum gay, ma non solo, non ammetterebbe neppure lontanamente di essere gay. Pur sapendolo negherebbe in primo luogo a se stesso la propria identità.

Ovviamente non posso incontrare su Progetto Gay ragazzi che non si accettano, ma posso incontrarne che non si sono accettati in altri periodi della loro vita e non sono certo una rara eccezione. Dai colloqui con questi ragazzi emerge che nella maggioranza dei casi ci sono comportamenti e reazioni simili tra i ragazzi gay che non si accettano.

Un ragazzo gay che non si accetta:

1) Avverte più o meno consapevolmente delle pulsioni gay e nel contempo le nega, per esempio:
a) Si sente coinvolto in forme di amicizia amorosa ma le interpreta come una semplice amicizia.
b) Ammette al massimo di avere provato in qualche momento un’attrazione “solo fisica” per un ragazzo ma non accetta di sentirsi coinvolto a livello affettivo.

2) Tende o forzare la propria sessualità in direzione etero, se la cosa gli è possibile, fidanzandosi “in modo visibile” con un ragazza a giungendo a fare sesso con lei anche controvoglia; oppure se fare sesso con un ragazza è per lui proprio improponibile, tende a leggere quel rifiuto in un’altra chiave, come “scelta di castità” volontaria per ragioni religiose o per non togliere tempo allo studio o ad altri impegni.

3) Si masturba raramente e lo fa con sensi di colpa perché nella masturbazione emergono immancabilmente le fantasie gay. Classica è l’equazione: “Quando mi masturbo penso ai ragazzi e quindi sono gay, quando non mi masturbo non ci penso e quindi sono etero”.

4) Tende a vedere nella masturbazione la causa dell’essere gay, tolta la quale, anche l’essere gay si risolverà.

5) Parla di sé esclusivamente in chiave etero, rimuovendo automaticamente l’idea di essere gay.

6) Tenta di vaccinarsi preventivamente contro i gay per evitare di innamorarsi. Evita tutte le situazioni che possano metterlo in
condizioni di provare emozioni di carattere sessuale verso i ragazzi (momenti di colloquio a due molto coinvolgente, amicizie maschili strette, ambienti esclusivamente maschili).

7) Non ammette che ci sia un problema di “non accettazione” o lo ammette ma dice che è un “falso problema” e che deriva solo da una interpretazione erronea dei fatti.

Quando un ragazzo si trova in situazioni come quelle sopra descritte la possibilità di un dialogo serio su tematiche legate al’orientamento sessuale è praticamente impossibile. La reazione è automatica e non esiste alcuna possibilità di comunicazione.

Il ragazzo col quale ho parlato non è dunque un ragazzo gay che non si accetta. Il dialogo con lui ha un senso e non è affatto schematico. Parte dal presupposto che è gay anche se questo presupposto è accettato come una specie di menomazione.

In situazioni del genere, che non sono rare, si intrecciano elementi significativi di varia natura:

1) In primo luogo si tratta di ragazzi giovani ma non giovanissimi intorno ai 30 anni o anche oltre, che tendono ad addurre l’età come motivo ulteriore di scoraggiamento, con la tipica affermazione “Ma alla mia età ormai non potrò costruire più nulla” espressione che detta da un trentenne non ha alcun significato in termini oggettivi e risulta quasi una giustificazione “poco credibile” dell’immobilismo e della sostanziale rinuncia alla vita affettiva.

2) Questi ragazzi tendono a sottolineare con marcature fortemente negative il loro disagio esistenziale e la loro condizione “inferiore” rispetto ai ragazzi etero coetanei che si sposano e possono avere una vita affettiva e sessuale gratificante. Classico è lo stato di disagio ai matrimoni degli amici e il tentativo di evitare di dover assistere a scene di realizzazione sessuale o affettiva anche nei film.

3) Questi ragazzi non hanno mai vissuto un innamoramento gay nel senso vero del termine e non hanno alcuna esperienza di reciprocità affettiva nemmeno a livello di amicizie, ritengono l’innamoramento una specie di scelta e di atto volontario, al quale, in linea di principio, non hanno rinunciato. Ritengono che un gay non possa essere felice e non possa sentirsi realizzato in termini affettivi e sessuali perché non avrà mai una “vera” famiglia con dei figli e considerano che tra due ragazzi un rapporto affettivo stabile e serio sia impossibile.

La nota dominante in queste situazioni è la paura di essere gay, paura che deriva dalla assoluta mancanza di contatti di qualunque genere con altri ragazzi gay. Un ragazzo gay che non conosce altri gay tende ad identificare i gay con l’immagine che ne forniscono i media e siccome si sente mille miglia lontano da quella immagine è portato a respingere la propria identità gay come inaccettabile. La conoscenza di altri ragazzi gay comporta la presa di coscienza che i ragazzi gay veri non hanno nulla a che vedere con le immagini mediatiche comuni e che con i ragazzi gay veri l’identificazione non solo non è impossibile ma è addirittura spontanea.

Perché dunque un ragazzo che si registra su Progetto Gay viene a dirmi che non si accetta? La risposta è automatica. Lo fa per sentirsi dire che ha torto e per aggiungere una ulteriore conferma ad una verità che in sostanza è stata già da lui perfettamente accettata. In genere quando un ragazzo si sente contraddetto in modo sistematico, prima o poi abbandona la conversazione. In questi casi non succede nulla di simile. Il mio interlocutore non ha alcuna incertezza su quale sarà la mia risposta già prima che io cominci a parlare. Ma non solo, le affermazioni, con il passare del tempo, diventano meno perentorie e piano piano cominciano ad affiorare altre tematiche, decisamente più concrete, si lascia da parte il rifiuto radicale dell’identità gay ed emerge la pura di vivere una forma di refrattarietà affettiva o sessuale, cioè una vera e propria insensibilità affettiva e sessuale. Un ragazzo mi diceva: “Mi sento congelato anche solo quando un amico mi mette un braccio sulle spalle, io penso che non riuscirei mai a stare con un ragazzo”. Non è affatto improbabile che il rifiuto “teorico” dichiarato di essere gay corrisponda ad un timore “reale” di un coinvolgimento affettivo e sessuale per il quale ci si sente del tutto impreparati.

Una osservazione è doverosa. Spesso in chat, in situazioni come quelle descritte, mi sento dire: “Ho un caratteraccio, non ci sarà mai nessuno che voglia stare con me!” Ma frasi del genere non hanno nulla a che vedere con la realtà, perché sono dette da ragazzi che hanno una fortissima carica affettiva anche se terribilmente repressa e che sarebbero non solo certamente capaci di vivere situazioni affettive profondamente coinvolgenti, ma saprebbero dare al loro compagno delle gratificazioni autentiche notevolissime.

Essere gay è difficile, è vero, ma vorrei dire a tutti ragazzi che si sentono scoraggiati e che tendono a pensare che per loro non ci sarà mai amore vero, che la loro affettività profonda e la loro sessualità sono realtà alle quali è assurdo pensare di rinunciare, sono valori assoluti perché sono parti fondamentali della loro persona. Amare ed essere amato, per un gay, è una realtà possibile, né più né meno che per un etero. Le difficoltà ci sono ma con un atteggiamento positivo possono essere superate e allora si capisce che la felicità è possibile.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=61&start=0

GAY E SENSI DI COLPA

In questo articolo cercherò di analizzare il rapporto tra gay e senso di colpa.

La “colpa” in termini oggettivi si valuta in termini di difformità rispetto ad un comportamento ritenuto moralmente o giuridicamente corretto. Un medesimo comportamento può quindi essere ritenuto colpevole o incolpevole a seconda del comportamento che si assume come moralmente o giuridicamente corretto. In altri termini, anche la valutazione oggettiva della colpa dipende dal sistema di valori che si assume come parametro.

Il “senso di colpa” si distingue dalla “colpa” perché si riferisce non all’oggettività di un fatto valutato sulla base di un parametro esterno di tipo formale come la legge o come un codice comportamentale ben definito, ma alla soggettività della percezione di un fatto come colpa da parte di un individuo in rapporto ad un proprio sistema di valori.

In questo senso, esistono comportamenti legalmente e moralmente colposi rispetto a parametri oggettivi esterni che non producono nessun senso di colpa perché sono giudicati dal soggetto del tutto morali rispetto al sistema di valori interno del soggetto stesso. La legge può impormi comportamenti che ritengo immorali, io non li metterò in pratica, sarò oggettivamente colpevole rispetto al parametro oggettivo esterno “legge” ma non rispetto al parametro soggettivo interno “coscienza individuale” e quindi non proverò sensi di colpa. Un comportamento in violazione di una regola esterna provoca colpa in termini oggettivi, ma non senso di colpa in termini soggettivi se quel comportamento non è contrario alla coscienza individuale.

Questo discorso in termini logici è conseguente. Il problema del senso di colpa è intrinsecamente legato alla definizione dei valori della “coscienza individuale”, e la coscienza individuale è una realtà che caratterizza la vita adulta. La definizione della “coscienza individuale” è un fenomeno molto complesso nel quale intervengono molte variabili di tipo familiare e ambientale. Mi soffermerò ora sulla definizione della coscienza individuale di un ragazzo gay, per tornare allo specifico di questo articolo.

GAY E INTERIORIZZAZIONE DELLA EDUCAZIONE ETERO

Parto da una costatazione: non esiste una educazione differenziata per i ragazzi gay. Le famiglie non si pongono neppure il problema di poter dare ai loro figli una educazione differenziata perché sono gay, non saprebbero neppure da dove cominciare e nella maggior parte dei casi non si rendono nemmeno conto di trovarsi di fronte ad un ragazzo gay. Nella scuola o in altri ambienti educativi (religiosi, sportivi, politici) i centri di interesse sono altri e l’identità sessuale dei ragazzi è del tutto marginalizzata se non addirittura repressa.

Tutti i ragazzi, specialmente in età adolescenziale finiscono per assimilare une educazione ed un sistema di valori tipicamente etero. Basti notare che in pratica quando si parla d’amore a scuola si parla esclusivamente di amore etero. Se si aggiunge poi la pressione in senso etero dei media e del gruppo dei pari in cui i gay sono una minoranza che tende a mimetizzarsi per difendersi, si comprende come inevitabilmente l’assimilazione di un sistema di valori etero finisca per configgere con lo sviluppo di una sessualità gay in un ragazzo che sta crescendo.

GAY E ETERO DI FRONTE ALLA MASTURBAZIONE

Emblematici sono gli atteggiamenti di fronte alla masturbazione da parte dei ragazzi etero e da parte dei ragazzi gay.

Un ragazzo etero giovanissimo che non ha contatti sessuali con le ragazze vede nella masturbazione una anticipazione del sesso etero di coppia che, nonostante i divieti e le limitazioni, resta comunque “un valore oggettivamente fondamentale” nella società. Quel ragazzo etero potrà avere non sensi di colpa ma momenti di frustrazione derivanti dalla masturbazione quando arriverà a ritenere la masturbazione un’attività sessuale sostitutiva di una sessualità etero di coppia che sembra molto difficile raggiungere o che si allontana molto nel tempo.

Per un ragazzo gay la masturbazione non è un’anticipazione di un comportamento sessuale generalmente approvato ma è una conferma che il proprio orientamento sessuale, che emerge chiamante nella masturbazione, è proprio quello che è socialmente considerato riprovevole. Da qui i sensi di colpa che sono insieme per la masturbazione e per l’omosessualità. È invece piuttosto difficile che un ragazzo gay più grande viva la masturbazione con senso di frustrazione perché per un ragazzo gay l’alternativa tra masturbazione e sessualità di coppia è puramente ipotetica e di fatto spessissimo la masturbazione costituisce per un ragazzo gay l’unico modo di vivere la sessualità.

Mi capita spesso di parlare con ragazzi che cercano di reprimersi e di evitare di masturbarsi e alcuni ci riescono per lunghi periodi di tempo e quando poi si masturbano vanno in crisi e si sentono in colpa. Altri per il fatto di praticare la masturbazione si sentono “sporchi” o pensano di masturbarsi troppo frequentemente. In un caso come nell’altro la masturbazione è caricata di sensi di colpa e di situazioni ansiose. Mi capita di parlare con ragazzi che quando parlano di queste cose si aspettano come reazione una predica e una condanna moralistica e addirittura si stupiscono di non trovare nulla di simile e di trovare invece la possibilità di parlare di queste cose in modo serio. Per un ragazzo che prova sensi di colpa nella masturbazione è fondamentale capire che la masturbazione non è un comportamento patologico ma è un comportamento normale comune a tutti i ragazzi e anche agli adulti. Sembra incredibile che nel XXI secolo ci siano ancora ragazzi che provano sensi di colpa per la masturbazione, ma è più frequente di quanto non si creda. Oltre a rendersi conto che di masturbazione si può parlare benissimo in modo serio con persone adulte, è fondamentale, per un ragazzo gay, parlare di queste cose in modo serio con altri ragazzi gay più o meno coetanei, cosa che comporta la possibilità di rendersi conto che non si è affatto “strani”. Trovare in altri ragazzi comportamenti sessuali analoghi ai propri e poterne parlare apertamente fa superare il senso della solitudine e dà della sessualità una visione assai meno mitica e trasgressiva.

GAY E PORNOGRAFIA

Un discorso analogo a quello sulla masturbazione si può fare a proposito dell’uso dei siti porno. Che i ragazzi cerchino dei siti porno per masturbarsi è un dato di fatto. Quando queste cose sono vissute come forme di trasgressione generano inevitabilmente sensi di colpa.

L’accesso al sesso come “proibito” è vissuto ansiosamente il che significa che è vissuto senza un atteggiamento critico, i modelli dedotti dalla pornografia, proprio perché non sottoposti a critica vengono assimilati passivamente. Quando invece è possibile parlare di queste cose in modo serio e rendersi conto che sono anche questi dei comportamenti comuni, la dimensione ansiosa tende a venire meno, del porno si può parlare, comprendendone i rischi, ma senza demonizzarlo s priori.

Un discorso serio sulla masturbazione e sulla pornografia aiuta la creazione di una “coscienza individuale” di tipo non imitativo ma critico, in buona sostanza aiuta i ragazzi a pensare con la propria testa, a considerarsi ragazzi come tutti gli altri, a recuperare una maggiore stima di sé e a vivere la sessualità non come trasgressione associata immancabilmente a sensi di colpa ma come una componente fondamentale della vita della quale non ci si deve vergognare.

GAY ED EDUCAZIONE REPRESSIVA

Ogni forma di morale esterna, non assimilata criticamente ma imposta e assunta con intransigenza e sulla base di un principio di autorità, spinge non alla costruzione di una “coscienza individuale” ma all’asservimento della coscienza che si afferma proprio attraverso i sensi di colpa e l’idea della trasgressione. Dove non esiste la possibilità di un discorso libero sulla masturbazione, sulla pornografia e più in generale sulla sessualità prevalgono categorie come devianza e perversione con il conseguente obbligo di adeguarsi al comportamento ritenuto giusto. In altre parole prevale l’atteggiamento repressivo.

TIPICI SENSI DI COLPA GAY

Alcuni ragazzi si fanno una colpa del non aver parlato ai loro genitori della loro omosessualità e in questo modo danno la colpa a se stessi della impossibilità di un rapporto corretto con i genitori. Altri ragazzi poi si sentono in colpa di non aver detto di essere gay all’amico di cui sono innamorati. Altri si sentono in colpa per le loro ingenuità nei confronti di altri ragazzi, ingenuità imputabile non a loro ma a una totale mancanza di educazione alla omosessualità. Si arriva al punto che alcuni ragazzi gay che hanno avuto una ragazza, si sentono in colpa di non amarla come, secondo loro, dovrebbero. Altri si sentono il colpa anche per il solo fatto di essere gay.

Tutti questi sensi di colpa si possono superare attraverso una forma sostanziale di socializzazione che rompa la logica dell’isolamento e aiuti a costruire quella del dialogo e del confronto.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32611573

SONDAGGIO SUI RAPPORTI TRA I RAGAZZI GAY E I GENITORI

Nel ringraziare quanti (non pochi) hanno risposto alla ultima intervista on line di Progetto Gay (aggiornerò il life dei risultati al più presto), ho il piacere di comunicarvi che è in rete un nuovo sondaggio dedicato al rapporto tra ragazzi gay e genitori. Mi auguro che questo sondaggi possa non solo fare conoscere ai gay come gli altri gay vivano o abbiano vissuto i rapporti con i loro genitori, ma sia utile anche ai genitori per stabilire un migliore rapporto con i figli gay. È per questa ragione che pubblico l’annuncio della messa in rete di questo sondaggio nella sezione “ragazzi gay e genitori”.

Il link al modulo dell’intervista online è:

http://xoomer.alice.it/progettogay/sondaggio2.htm

appena saranno pervenuti i primo moduli metterò in rete i primi risultati.

Se volere, potete partecipare alla diescussione di questo post nella sezione "Genitori di Ragazzi Gay" del forum di Progetto gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32419684

LE NUOVE INTERVISTE ON LINE DI PROGETTO GAY

Cari Utenti di Progetto Gay,

sono lieto di comunicare che, finalmente, risolti i problemi tecnici, è stato possibile dare une veste adeguata sia in ingresso che in uscita alle INTERVISTE ONLINE DI PROGETTO GAY.

E’ stata realizzato un modulo-intervista generale online sulla sessualità (sondaggio 1), chiunque volesse partecipare può trovare il modulo da riempire, in modo totalmente anonimo, alla pagina:
http://xoomer.alice.it/progettogay/sondaggi_sper.htm

Chiunque volesse leggere i risultati del sondaggio può trovarli alla pagina:
http://xoomer.alice.it/progettogay/risultati_sondaggio1.htm

Questo nuovo sondaggio sostituisce e migliora due sondaggi precedenti, avviati da Progetto Gay in forma sperimentale, le cui risultanze si possono leggere alla pagina:
http://xoomer.alice.it/progettogay/risultati_dei_form_di_progetto_g.htm

Partecipare ai sondaggi di Progetto Gay significa collaborare a far conoscere a tutti (gay e non) la reale vita dei gay.

AMICIZIE GAY PER I RAGAZZI CHE SI SENTONO GAY DA POCO

Cercherò di descrivere qui le sensazioni e le esperienze tipiche dei ragazzi che si sono appena accettati come gay evidenziando i rischi cui vanno incontro e prospettando, sulla base dell’esperienza, un percorso quanto meno traumatico possibile di approccio all’identità gay.

Assumerò come punto di partenza che si tratti di ragazzi che non hanno ormai più dubbi circa il loro orientamento sessuale (dello scoprirsi gay ho parlato abbondantemente altrove). In questa fase, presa coscienza ella sua omosessualità, un ragazzo si pone una domanda: “Sono gay! Ok! E adesso che faccio?”. È a questa domanda cui proverò a dare una risposta.

La prima cosa che viene in mente ad un ragazzo che si è appena accettato come gay è pensare che le fantasie sessuali che ha represso per parecchio tempo o che ha coltivato solo a livello della masturbazione, possano o debbano realizzarsi finalmente in termini concreti.

Ora io distinguerei due situazioni tra loro alquanto diverse

1) Il ragazzo che si è accettato come gay ha acquisito la sua consapevolezza attraverso un percorso essenzialmente affettivo e subordinatamente anche sessuale. Parlo qui dei ragazzi che hanno vissuto vere e proprio esperienze di innamoramento verso altri ragazzi, anche se mascherate sotto l’apparenza di amicizie molto forti e hanno sperimentato in concreto un contatto affettivo forte con un altro ragazzo, anche se non immediatamente leggibile in chiave sessuale.

2) Il ragazzo che si è accettato come gay ha acquisto la sua consapevolezza attraverso un percorso esclusivamente sessuale. Parlo qui dei ragazzi che sono giunti alla consapevolezza di essere gay attraverso una sessualità etero non gratificante o anche attraverso la masturbazione in chiave gay ma senza sperimentare in concreto che cosa significhi un rapporto affettivo forte con un ragazzo, neppure a livello di amicizia profonda.

Per quanto il primo impulso provato da un ragazzo gay che si è appena accettato sia certamente di tipo sessuale, nel primo e nel secondo caso le modalità sono alquanto diverse.

I ragazzi del primo tipo cercano essenzialmente un rapporto affettivo con un altro ragazzo, fatto di confidenza reciproca, di affetto, di atmosfere calde e accoglienti nelle quali c’è posto “anche” per la sessualità, che comunque non è la prima preoccupazione di questi ragazzi. Per loro omosessualità significa amare un altro ragazzo con fedeltà e dedizione, in modo esclusivo.

I ragazzi del secondo tipo tendono a identificare l’omosessualità in termini strettamente sessuali più che affettivi. Per loro la parola omosessualità è prevalentemente congiunta a contenuti esplicitamente sessuali, analoghi a quelli che hanno vissuto e vivono nella masturbazione.

Ovviamente i ragazzi del primo tipo sono più attrezzati per affrontare un’affettività a due perché sanno che cosa sono le delusioni affettive e le hanno già sperimentate e sanno quanto sia difficile costruire un rapporto serio.

Parto dall’idea (che alcuni con condividono) che la sessualità non debba mai essere buttata via in “sperimentazioni” di vario tipo (chat erotiche, siti di incontri ecc.) Uno dei più grossi pericoli per i ragazzi che si sono appena accettati come gay è costituito proprio dalla “sperimentazione sessuale”. Alcuni ragazzi ritengono che in quei luoghi si possa trovare il soddisfacimento dei propri desideri sessuali e della propria affettività. L’esperienza insegna esattamente il contrario e la possibilità di praticare sesso con sconosciuti costituisce per parecchi ragazzi una vera e propria droga, nel senso che crea dipendenze psicologiche dalle quali è molto difficile liberarsi. Chi entra nel giro delle chat e sei siti di incontri rischia seriamente di rimanerci impegolato. Anche ammettendo che prenda tutte le DOVUTE precuazioni per contenere al massimo i rischi per la salute, resta sempre il danno provocato dalla perdita di tempo rispetto alla costruzione di una vita affettiva soddisfacente. Se il primo incontro è di tipo traumatico, l’intossicazione da chat erotica e da sito di incontri si supera senza troppe difficoltà ammettendo di essere stati ingenui. Se invece il primo incontro non è risultato traumatico si creano forme di affidamento spesso deluse dopo pochi giorni, non si esce dalla dipendenza ma si tende a ripetere l’esperienza con un altro ragazzo nell’illusione che sia finalmente la volta buona. In alcuni casi si creano anche dei rapporti che danno l’illusione della stabilità per qualche mese, ma succede soprattutto quando gli incontri sono molto rari e ci si sente quasi esclusivamente in chat. La non serietà di questi rapporti, spesso da nessuno dei due punti di vista, si desume dal fatto che, nonostante queste preudo-relazioni, gli interessati proseguono, ciascuno per proprio conto e senza dirlo (segno di rapporti superficiali) la ricerca di “qualcosa di meglio”. È la tipica concezione dell’eros come investimento. Come il risparmiatore è sempre disposto a disinvestire il suo capitale abbandonando un titolo che rende meno per reinvestirlo in un titolo che rende di più, così fanno i ragazzi che hanno dell’amore una concezione di tipo economico: cercano di guadagnare sempre di più. Tutto questo evidentemente con l’amore non ha nulla che vedere anche se si tratta di una mentalità diffusa. In questi tentativi di ricerca della soddisfazione affettiva tramite chat erotica e nella infinita ricerca del meglio parecchi ragazzi perdono anni fondamentali per la loro vita. La ricerca spasmodica di un compagno o di un compagno migliore impegna le energie mentali di un ragazzo per molte ore al giorno e lo distoglie dallo studio o dal lavoro e crea situazioni complesse in cui ansia e frustrazione di intrecciano in un gioco senza fine. Gli studi sono spesso messi da parte, i rapporti sociali della vita ordinaria ne soffrono e il ragazzo si chiude il mondo tutto suo in cui è sempre più difficile entrare.

Il primo passo veramente fondamentale per un ragazzo che si accetta finalmente come gay non è mettersi alla ricerca del ragazzo della sua vita ma costruire dei seri rapporti di amicizia con altri ragazzi gay. Non intendo affatto dire che questi rapporti di amicizia sono in realtà un primo passo mascherato alla ricerca del ragazzo fondamentale della propria vita. Voglio invece dire che degli amici gay come si deve possono essere una guida per capire che cosa vuol dire essere gay. Con degli amici gay seri si può essere sinceri, ci si può confrontare, si possono esporre i propri dubbi, ci si può sentire finalmente vinci a ragazzi che hanno problemi simili e esperienze affini, il che fa diminuire moltissimo i livelli si ansia. Nella costruzione dei rapporti di amicizia con altri ragazzi gay non bisogna mai avere fretta, la fiducia reciproca si conquista gradualmente giorno dopo giorno.

E dove è possibile trovare amici gay seri quando non si sa proprio da dove cominciare? In situazioni del genere il forum di Progetto Gay può essere una risorsa importante. Si tratta di un ambiente piccolo ma controllato. L’utenza si è sostanzialmente auto-selezionata e chi ha voglia di discutere e di confrontarsi seriamente può trovarci persone come si deve, ma ci vuole tempo, bisogna farsi conoscere, palare di sé almeno un po’, rispondere alle discussioni avviate da altri. Si tratta di entrare, in sostanza, in una piccola comunità basata sul rispetto reciproco e sulla chiarezza, con poche regole che chiunque può condividere.

L’amicizia in chat esiste, non è una cosa virtuale e nella vita di tanti ragazzi ha un ruolo fondamentale. Dagli amici gay si comprende quanto il coming out pubblico sia, salvo rarissime eccezioni, improponibile, quanto la ricerca di un compagno per la vita sia difficile e finalmente quanto sia bello poter parlare liberamente della propria sessualità senza dover ascoltare ironie vedere sorrisetti beffardi. Solo un’amicizia gay seria può permettere ad un ragazzo un contatto diretto col mondo gay “vero” che non ha nulla a che vedere con quello presentato dai mass media.

È fondamentale conoscere la normalità del mondo gay attraverso amici gay seri. Per questa via si capiscono tante altre cose e le prospettive si allargano.

Se volere, potete partecipare alla discussione si questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32010343

interviste online di Progetto Gay

Ieri, 9 Settembre 2008, Porggetto Gay ha avviato una nuova attività: "I FORM DI PROGETTO GAY", si tratta di semplici questionari rivolti agli utenti, che possono essere compilati da chiunque in condizioni di totale anonimato. Non è richiesto altro che scegliere un nickname di fantasia che consenta agli altri utenti di fare riferimento a quel form in altre sedi (Forum, o altri form). Non è richiesta alcuna registrazione.Quanto raccolto tramite i form sarà pubblicato nel forum e nel sito di PROGETTO GAY.GAY.AL MOMENTO SONO DISPONIBILI DUE FORM: 1) MI PRESENTO 2) LA MIA SESSUATLITA’. Ed è altresì disponibile la prima pagina di risultati dei form, riguardanti la sessualità gay: RISULTATI.Sono cose importanti che mi hanno richiesto un lavoro massacrante, ma la pubblicazione dei risultati sarà istruttiva per tutti.

MODELLI SESSUALI GAY E PORNOGRAFIA

In contesti sociali, come quello italiano, in cui domina il moralismo e in cui il sesso è il tabù educativo più diffuso e radicato, non esiste alcuna forma minimamente seria di educazione sessuale, il che significa che i ragazzi, per conoscere il mondo della sessualità, finiscono per rivolgersi inevitabilmente all’unica fonte accessibile, ossia alla pornografia. Dato che alla pornografia è affidato di fatto un compito educativo così delicato, chiediamoci se essa sia in grado di assolverlo rappresentando realmente in modo esplicito la sessualità così come essa è realmente vissuta, oppure se ne discosti in modo sostanziale e, in particolare, se la pornografia gay rappresenti la reale sessualità dei gay e in che modo la influenzi.

IL MODELLO ETERO-GAY

Per cercare una risposta a queste domande è necessario tenere conto che, in tempi passati, la distinzione tra etero e gay era molto meno netta di quando è oggi e molti uomini eterosessuali avevano talvolta, e non raramente, rapporti con gay che, non trovando alcuna possibilità di realizzare un rapporto gay-gay, si accontentavano di un rapporto con uomo etero. Questi rapporti (etero-gay) erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse totale appannaggio del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari “femminili”. Nei rapporti etero-gay, che erano una cosa frequente fino agli anni ’60 e oltre, i ruoli sono fissi. Il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità: il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. Spesso il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti “di potere” legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay. Va tenuto presente che spesso i maschi borghesi si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante. Per questa ragione la prostituzione era un fenomeno diffusissimo e le prostitute, normalmente di classe sociale bassa, consentivano al maschio borghese di sfogare il suo desiderio di dominio, più che di sesso. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui più di qualche volta il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

IL PUBBLICO DELLA PORNOGRAFIA

In passato, almeno fino agli anni ’50, le pubblicazioni pornografiche erano costose e non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In realtà di questo genere la “pornografia gay” era in realtà rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fra gli anni 30 e 40 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello si rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

LA SESSUALITÀ GAY-GAY

A partire dalla dine degli anni ’60, quando i gay cominciarono ad avere una certa visibilità, i gay, in alcuni casi almeno, ebbero la possibilità di vivere non soltanto dei rapporti etero-gay in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, ma per la prima volta, dei rapporti gay-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay imposto dalla pornografia ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso anche il ruolo attivo è ricoperto da un gay, tuttavia nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità ce marcava una forte differenza con rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

L’EVOLUZIONE DELLA SESSAULITÀ GAY-GAY

In anni recenti, anni ’90 e inizio del XXI secolo, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay. Negli colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane la sessualità gay gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli. Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

LA PARITÀ NEL RAPPORTO GAY-GAY

Cercherò qui di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni, con l’avvertenza che tra i 30enni le eccezioni non sono rare, mentre lo sono tra i giovanissimi, 20enni e meno che 20enni.

Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione un comportamento sessuale desiderabile. Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale mentre, le fantasie riguardanti la penetrazione sono rare. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che è percepita anzi nella grande maggioranza dei casi come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay.

Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare “il diverso da sé”.

Una coppia gay é caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il membro del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi.

Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali e assolutamente incompatibile con l’idea di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzare le fantasie masturbatorie “autonome” dei ragazzi e si realizza attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette “coccole”:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.
2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.
3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.
4) Rinviare la fase dell’orgasmo.
5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.
6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento la pornografia nel senso classico del termine sta perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31895066

ANGOSCE DEL PADRE DI UN FIGLIO GAY

Nel pomeriggio di oggi, 3 Settembre 2008, ho ricevuto una mail che mi ha toccato profondamente e che riporto per espressa volontà dell’autore, al quale ho risposto privatamente.
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Ciao Project,

ti scrivo per un motivo che ormai da qualche anno non mi fa vivere bene, mio figlio è omosessuale. Credimi per me e per mia moglie è stata una cosa difficilissima da accettare e noi, tante cose di quelle che tu consideri assurde, e giustamente voglio dire, le abbiamo fatte perché non sapevamo proprio che fare. Ma la storia te la racconto dall’inizio perché sei una persona che fa tanto per i ragazzi e un parere serio me lo puoi dare.

Io ho quasi 50 anni e mia moglie 47, nostro figlio ne ha 24 e abbiamo anche una ragazza di 16, questo per farti capire. Non siamo ricchi ma lavoriamo in due e grazie Dio non ci manca niente. Noi adesso un dialogo con nostro figlio non ce l’abbiamo più, forse non l’abbiamo avuto neanche prima.

Fino a quando ha fatto le medie era un ragazzo come tutti quanti gli altri poi, io non so come sia successo, ma è cambiato completamente, prima con noi ci parlava e poi più niente. Noi all’inizio pensavamo che fossero cose dell’adolescenza e non ci siamo preoccupati. Ha sviluppato presto e a 16 anni era già un bel ragazzo, ma lui da una parte e noi dall’altra. Tutto quello che dicevamo noi era sbagliato. Si chiudeva in camera sua e non ne sapevi più niente, usciva sì e no la sera per mangiare, però a scuola andava bene, non c’ha mai dato problemi, insomma, noi pensavamo che andava bene così. Però voleva sempre soldi, sempre soldi, lui diceva per il cellulare e noi ci siamo insospettiti un poco. Gli ho detto: dammi il numero che la ricarica te la faccio io e a lui gli è stato bene, quindi i soldi erano proprio per il cellulare, da un lato ci siamo tranquillizzati, ma dall’altro no. Ci dicevamo: ma a chi telefona, che spende tutti quei soldi? Pensavamo che c’avesse una ragazza, perché tanti atteggiamenti lo facevano pensare, quando doveva telefonare telefonava sempre dalla camera sua e si chiudeva dentro e non si sentiva niente perché parlava pianissimo. Una volta gliel’abbiamo detto che ce la doveva fare conoscere ma ha risposto che erano solo fatti suoi e che noi ci dovevamo stare al posto nostro.

La vera cosa che ci ha rovinato la vita (lo dico perché così è successo) è sta un giorno quando lui aveva 17 anni. Lui doveva stare a scuola e io dovevo andare a lavorare a Napoli. Sono arrivato a Napoli, dove dovevano lavorare non si poteva accedere perché ci stavano i Vigili del fuoco e ci hanno rimandato a casa. Io torno al paese colla corriera e passo vicino a un posto coi tavolini di legno dove la gente va a mangiare la domenica e mi vedo mio figlio abbracciato con un altro ragazzo che non avevo mai visto. Un attimo è stato ma era lui perché portava un giubbotto che si conosceva subito. Allora ho chiesto all’autista se mi faceva scendere subito e quello s’è fermato, ma l’autobus è andato ancora avanti un bel po’ rispetto al posto dove avevo visto mio figlio. Sono andato di corsa e stavano in un modo che non ti potevi sbagliare. Come m’hanno visto gli deve essere preso un colpo anche a loro. Quello che stava con lui non era un ragazzo, avrà avuto 40 anni, io non c’ho visto più e mi ci sono buttato addosso e mio figlio lo difendeva e m’ha detto di quelle parole che mai me le sarei immaginate da mio figlio. Mi sono messo a urlare che era minorenne e che a quello lo avrei denunciato, ma non ci stava nessuno, lo volevo ammazzare ma quello era più grosso di me e stava ammazzando lui a me e m’ha lasciato per terra che non mi potevo muovere poi s’è pigliato la macchina e se n’è scappato ma il numero i targa l’ho visto. Volevo parlare con mio figlio ma lì m’ha lasciato e se n’è andato per i fatti suoi.

Quando sono tornato a casa e l’ho raccontato a mia moglie, quella stava morendo. Lì per lì ho pensato che mio figlio lo dovevo ammazzare di botte e quell’altro lo dovevo denunciare, ma che fai? In un paese mica puoi andare dall’avvocato del paese. Ho preso l’appuntamento e sono andato a Napoli, il pomeriggio stesso ma l’avvocato mi ha detto che a 17 anni non è reato se non c’è violenza e il giudice se c’è stata violenza lo chiede alla vittima, ma mio figlio prima di dire una cosa del genere avrebbe cavato gli occhi a me.

Come stavo te lo puoi immaginare. Torno a casa che era sera tardi e mio figlio non era tornato. Tu non ti puoi immaginare quello che ho passato io quella notte, mi pensavo che s’era buttato da qualche parte e pure per colpa mia. Al cellulare non rispondeva. Non sapevo se andare dai carabinieri, non sapevo che pesci pigliare. Poi mia moglie ha avuto la pensata e ha detto: tu gli devi chiedere scusa se no quello è capace che qualche pazza la fa, se non l’ha già fatta, abbiamo pensato un sms così: papà ti chiede scusa è stato un momento di follia perdonami! Io l’ho scritto e l’abbiamo mandato ma quanto m’è costato manco te l’immagini.

Dopo una notte di terrore come quella, che mio figlio fosse omosessuale mi sembrava quasi accettabile purché non fosse morto. Ho pregato la Madonna dicendo: se si salva a me basta, mi sta bene pure omosessuale. Lui ha risposto dicendo che gli avevo rovinato la vita e che mi avrebbe odiato per tutta la vita, però ha risposto, gli abbiamo detto che doveva tornare a casa che adesso avevamo capito e che non l’avremmo ostacolato comunque. La sera appresso a casa è tornato ma sbattendo le porte e manco guardandoci in faccia. È entrato e s’è chiuso dentro.

Insomma così è cominciato l’inferno a casa nostra e tutto sotto gli occhi della sorella. Quando noi stavamo a casa lui stava chiuso dentro, con noi non mangiava mai, si pigliava dentro il frigorifero quello che voleva e se lo postava nella camera sua. La mattina usciva per la scuola e io non ne sapevo più niente. Poi sono andato a parlare coi professori e m’hanno detto che aveva fatto tantissime assenze, tutte quante prima che facessi a botte con quel tipo ma dicevano i professori che adesso per fortuna aveva ripreso a andare a scuola seriemente perché si stava giocando l’anno. Quindi a scuola ci andava e studiava pure. A noi non ci chiedeva soldi, perché è pure molto orgoglioso e come faceva a andare avanti proprio non lo so. Però non si poteva andare avanti così. Insomma, io e mia moglie ci siamo fatti coraggio e a nostro figlio l’abbiamo affrontato e qualche cosa abbiamo capito. Quello di 40 anni era sparito e mi figlio era nero. Mi diceva che era omosessuale per colpa nostra e che poi noi ci mettevamo in mezzo per ostacolarlo. Insomma abbiamo litigato violentemente ma almeno abbiamo parlato un po’.

Non sapevamo che fare. Di nascosto da lui siamo andati da uno psicologo di Napoli che c’ha detto che dovevamo andare da lui tutti e tre, che lui ci poteva aiutare a stare meglio tutti e tre ma che se mio figlio era omosessuale, omosessuale sarebbe rimasto e noi abbiamo detto che a questo eravamo rassegnati ma almeno cercavamo un po’ di pace. A dirglielo a nostro figlio ci abbiamo provato ma ci guardava come due deficienti e ci diceva che lo volevano fare diventare eterosessuale. Mia moglie ha provato a dirgli quello che aveva detto lo psicologo ma lui pensava che fosse un trucco e manco la stava a sentire. Quindi pure la storia dello psicologo è finita in niente.

Madonna quanto abbiamo parlato io e mia moglie, dicevamo, beh, se si trova un ragazzetto dell’età sua si può pure fare, se sta attento alla gente, perché qua dove stiamo noi se ti scoprono che sei omosessuale diventi la favola del paese e non campi più, a altri ragazzi è successo. Abbiamo provato a dirglielo e lui è diventato una furia: che quelli erano cavoli suoi e basta. E sai che ha fatto, appena ha fatto 18 ani, il giorno appresso l’ha raccontato a tutto il paese, ma con tutta la storia che mi ero preso a botte con quello. Madonna mia quanto mi sono vergognato non del fatto che fosse omosessuale da di quello che diceva la gente, di come considerava lui e noi. Insomma siamo stati messi in piazza alle chiacchiere della gente, ma il primo a finire male è stato lui, era una cosa che non si poteva proprio andare avanti e a scuola non ci voleva andare più e doveva fare gli esami.

Insomma l’abbiamo dovuto mandare a una scuola privata a Napoli, gli abbiamo preso pure un buco di appartamento, perché stesse un poco libero e noi ce ne siamo andati a vivere in campagna ma per me e per mia moglie erano ore di viaggio in più per andare a lavorare e per la sorella per andare a scuola. Avevamo paura che alla scuola a Napoli non ci volesse andare perché la dovevamo pagare noi e pure la casa, ma poi non ha fatto storie perché pure per lui al paese non ci poteva vivere più. Le nostre telefonate si sono limitate a: come stai? Tutto bene, ciao.

I soldi glieli mandiamo per vaglia, non gli chiediamo mai niente, a 22 anni si è preso la prima laurea ma a noi non ce l’ha detto e noi non abbiamo chiesto niente, l’abbiamo saputo da un ragazzo che studia le cose che studia lui.

In pratica noi con nostro figlio non abbiamo più nessun rapporto, lui ci considera nemici, probabilmente, non lo so, ma adesso ha 24 anni. Ma perché le cose devono andare a finire così. Ho provato a pensare come si può sentire lui e penso che senta male pure lui. Ma perché dobbiamo continuare a andare avanti così? Sono sette anni che avanti così e non si vede luce. È omosessuale, mo l’ho capito, mi sono letto tante cose per capire meglio, pure quelle che hai scritto tu e mi hanno aiutato tanto. Adesso posso dire che io e mia moglie alla fine la cosa l’abbiamo accettata. Se abbiamo fatto sbagli non l’abbiamo fatto per cattiveria ma perché di queste cose non ne capivamo proprio niente. Tu, se fossi adesso al mio posto, che faresti? Credimi io a parlare con mio figlio ci ho provato tantissime volte ma non ne ha voluto sapere, ma noi gli vogliamo bene, se ci porta a casa un ragazzo ci sta bene lo stesso, ma perché ci deve guardare come due nemici? Te lo dico con le lacrime agli occhi, io lo vorrei abbracciare ma ho paura che non succederà più!

Se la vuoi mettere nel forum questa lettera mettila, ma rispondimi solo privatamente.
Adesso arrivo a capire che tu per i ragazzi fai cose buone, ma credimi per un genitore arrivarci è difficile.
Ti stimo tanto.
A. B. [la mail originale riporta nome e cognome per esteso]

Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31694980

AVVICINARSI DA ADULTI ALLA SESSUAITÀ GAY

Il presente post è dedicato alle persone che si sono accettate come gay in età adulta o si stanno avviando in quella direzione.

Nella mia attività di colloquio in chat sul tema della omosessualità e dell’orientamento sessuale, mi capita diverse volte di incontrare ragazzi non più giovanissimi, tra i 30 e i 40 anni, che si riconoscono gay in età pienamente adulta. Situazioni del genere si presentavano prima sporadicamente ma ultimamente non è più così e, tra le persone che mi contattano, i 30/40enni che escono da lunghi e faticosi percorsi di riconoscimento del proprio orientamento sessuale, tendono a diventare una percentuale consistente, in torno all’8-10%. A tutta prima l’idea che un ragazzo di oltre 30anni non si sia accettato come gay non sembra molto credibile perché in genere anche i ragazzi che provengono dalla eterosessualità finiscono per accettare l’identità gay intorno ai 21/22/23 anni. Esistono però situazioni in cui il processo di accettazione della identità gay si blocca sul nascere sia nel caso che ci siano state che nel caso che non ci siamo state esperienze affettive e sessuali etero.

Vale la pena di sottolineare un particolare importante. Nella quasi totalità dei casi i ragazzi che si riconoscono gay dopo i 30 anni sono pienamente consapevoli da moltissimo tempo del loro orientamento sessuale, intendo dire che, a differenze dei ragazzi che terminano il loro processo di accettazione a 21/22 anni, non si sono mai considerati veramente etero. Un ragazzo che si riconosce gay a 20/21 anni può essere stato profondamente innamorato di una ragazza e può essersi sentito etero nel senso vero del termine, cioè può avere anche desiderato sessualmente delle ragazze masturbandosi pensando a quelle ragazze, il che significa che l’orientamento sessuale di quel ragazzo aveva tutti i caratteri di un orientamento eterosessuale, che dopo si è scoperto inconsistente ma che di gay non aveva nulla; in sostanza questi ragazzi sono inizialmente inconsapevoli della loro vera sessualità e il loro comportarsi come etero non è una finzione, quando però si accorgono che quella non è la loro vera sessualità cercano inizialmente di reprimere la sessualità gay anche avviando relazioni etero, ma il tentativo non consiste mai in una repressione violenta della propria sessualità, perché le fantasie gay spesso non sono represse e questi ragazzi si masturbano pensando ai ragazzi, senza nessun senso di colpa, questi ragazzi, in fondo, sanno già, più o meno chiaramente, che finiranno per accettarsi come gay e il problema, più che interno alla persona, è di tipo sociale e familiare. I ragazzi che si riconoscono gay in età adulta (30-40 anni) anni, invece, nella grande maggioranza dei casi, sono consapevoli del proprio orientamento sessuale fin dall’inizio e lo reprimono, ma il livello di repressione non è analogo a quello dei ragazzi che mettono in conto la possibilità di accettare l’identità gay, se la riconoscono come la propria. Questi ragazzi tentano letteralmente una distruzione della loro sessualità che può operare a due livelli, uno esterno che si manifesta in atteggiamenti senili, nel sistematico sviare ogni argomento che rimandi in qualsiasi modo alla omosessualità, nell’usare abbigliamento molto serio, o addirittura formale anche quando non è assolutamente necessario, nel moderare il linguaggio escludendo ogni possibile riferimento sessuale. Spesso questi atteggiamenti si accompagnano ad una tendenziale riduzione dell’attività sessuale che, ovviamente, è vissuta quasi esclusivamente a livello di masturbazione. La masturbazione è disturbata da sensi di colpa, da iterati tentativi di smettere o di viverla solo a livello fisico senza nessun coinvolgimento della fantasia, dato che si tratterebbe di fantasie gay. Talvolta emerge un tentativo di sessualità etero alla base del quale c’è però la piena consapevolezza che non è quello che si vuole. Questi ragazzi vivono il sesso etero come una specie di male necessario se si vuole esorcizzare l’idea di essere gay, se non addirittura come una forma di violenza autoimposta. La conseguente dimensione di frustrazione sessuale è profonda sia a livello di masturbazione che a livello di rapporti eterosessuali, quando ci sono. Devo sottolineare che questi ragazzi non fingono di reprimersi ma lo fanno veramente e in modo violento al punto di manifestare segni di depressione. Vedono il futuro nero, sono portati a sopravvalutare la situazione di disagio in cui vivono, considerandola tragica, vivono le amicizie solo in modo formale e quindi non hanno amici. Se l’educazione ricevuta, il clima sociale in cui sono inseriti e alte circostanze contribuiscono ad appesantire la situazione, lo stress diventa fortissimo, ma quando il disagio è, o appare, insostenibile, arriva, finalmente, in parecchi casi almeno, l’idea di “rompere il cerchio” e di uscire dal meccanismo perverso dell’autorepressione. Questi ragazzi cominciano a cercare qualcosa di gay in internet ma, lo devo sottolineare, in genere non cercano sesso ma tentano di esplorare il mondo gay per capire se in quel mondo c’è un posto “dignitoso” anche per loro. La parola “dignitoso” è fondamentale, perché questi ragazzi sono spesso profondamente scoraggiati, per loro, venire a contatto con il mondo gay non è affatto un’esperienza facile e per accettare l’idea devono vincere remore profonde. Se questi ragazzi si sentissero respinti dal mondo gay al momento del primo approccio con questa realtà, finirebbero per tonare in un meccanismo perverso di repressione-frustrazione. Quello che cercano è la “normalità gay”, vogliono capire se il mondo gay sia compatibile con una vita normale. Questi ragazzi del mondo gay non sanno nulla, lo vedono con timore ma anche con infinita curiosità. Va detto che quando un ragazzo 30/40enne si iscrive ad un forum come Progetto Gay o entra nella nostra chat e avvia un discorso serio, quel ragazzo è già fuori dal guado e il problema più grosso lo ha sostanzialmente risolto da sé. Quando incontro ragazzi in queste situazioni mi rendo conto che per loro l’esigenza assolutamente prioritaria è quella di poter parlare, perché questi ragazzi si ritengono spesso dei casi limite, dei casi unici e valutano i loro comportanti come segno di un fallimento totale della loro vita. I colloqui con questi ragazzi sono una cosa serissima, si tratta di adulti che stanno cercando una loro strada e che lo fanno in totale onestà. Il dialogo parte lentamente ma è autentico, non reticente, e col passare delle ore si manifesta un calo dei livelli di ansia. Per questi ragazzi, sentirsi dire: “Tanti ragazzi vivono esperienze del tutto simili alle tue” è una rivelazione. Tendono a creare un rapporto di amicizia e, per la prima volta, vedono la realtà del mondo gay e si possono rendere conto che non c’è nulla di patologico, che essere gay non ha nulla di eccessivo e che, in buona sostanza, un posto per loro in una dimensione gay sera c’è eccome. Trattandosi di adulti, il discorso su temi strettamente sessuali è piuttosto facile e questi ragazzi nel poter parlare “seriamente” della loro sessualità provano un senso di liberazione notevole. Non si tratta di temi tabù ma di temi che riguardano la vita di tutti. Ciò che in genere mi colpisce di più nei contatti con questi ragazzi è il tono depresso e la lentezza nell’aprire un varco alla speranza. La proiezione verso il futuro è assente o debolissima, la fiducia in se stessi è minima, la paura, ormai non di essere gay, ma di vivere la propria identità è spesso angosciosa, il bisogno di incoraggiamento si avverte fortissimo. Si tratta di ragazzi che stanno vivendo una vera e propria rinascita e il processo è traumatico. Parlare con questi ragazzi è gratificante perché si costruiscono dei rapporti di vera e seria amicizia, il confronto è leale e il dialogo autentico. Per questi ragazzi avere amici gay seri è importantissimo perché con loro possono trovare una possibilità di confronto su tematiche gay. Chi si sente gay, ormai senza problemi, tende a sottovalutare le difficoltà che questi ragazzi devono superare anche per il fatto che si tratta di adulti, cosa che però in questo caso non rende affatto le cose più facili. Quando questi ragazzi hanno riguadagnato un po’ di fiducia in se stessi e nel futuro, si apre davanti a loro un nuovo capitolo, che non è più quello dell’identità gay, ma quello dell’approccio alla sessualità gay. In genere in questa seconda fase si manifestano le vere debolezze di questi adulti per i quali in sostanza la sessualità gay, come cosa possibile, è una scoperta recente. Non è facile trovare l’equilibrio nelle cose del sesso, e persone che si sono represse in modo drastico per anni si fanno prendere facilmente dall’idea del “tutto e subito” e, paradossalmente si sentono attratte dai siti di incontri e dalle chat che sembrano offrire in tempi rapidissimi un modo per risolvere il problema. Il rischio di queste cose consiste nella dissociazione tra sessualità e affettività e nella riduzione dell’essere gay al praticare il sesso “come si crede che facciano i gay”. Si affacciano a questo punto discorsi che si sentono anche in altre situazioni, del tipo: “Visto che non potrò avere mai una vita affettiva come la desidero, almeno trovo una soddisfazione sul piano sessuale.” In questo discorso, in questa situazione specifica, come in tutte le altre situazioni in cui lo si sente, c’è una premessa sbagliata: “Non potrò mai avere una vita affettiva come la desidero”. Questa premessa è il segno evidente che chi la mette in campo non si è mai innamorato. Mi spiego meglio. Chi si è innamorato sa benissimo che innamorarsi non serve a realizzare i propri desideri ma a creare una comunicazione profonda con un altro individuo, nell’innamorarsi c’è un incontro di due persone, innamorarsi nel senso “reciproco” del termine significa provare la sensazione di essere finalmente in due. Chi non ha passato un’esperienza del genere manca di un elemento fondamentale e valuta l’amore in termini di soddisfazione individuale e non di altruismo, che è l’essenza dell’amore. Sembrerà paradossale ma un ragazzo 16enne che ha vissuto un innamoramento profondo vede il sesso con più maturità di un adulto che non ha mai conosciuto un vero innamoramento reciproco. L’ipervalutazione della sessualità, e per di più in chiave si soddisfazione individuale, è uno dei rischi più grossi della scoperta della sessualità gay in età adulta. Ma non voglio chiudere parlando di rischi. A che servono gli amici gay seri? Servono a creare un dialogo serio e un confronto aperto anche sui temi della sessualità perché lo scambio di esperienze aiuta a crescere e a vivere.

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