UN FIGLIO FORSE GAY

Ho aspettato molto prima di scriverti, poi sono entrato in chat per vedere che aria tirava, ho visto che ti stimano anche se ti considerano come uno un po’ troppo vecchio per gestire una cosa del genere. Comunque ti prendono sul serio, ed è quello che mi interessa. Non sono una ragazzo ma un over 45 sposato e con figli ormai grandi (20 e 18). Mio figlio grande studia Ingegneria, ha una ragazza fissa ormai da un bel po’ e lo vedo tranquillo, il piccolo (chiamiamolo Enzo) tra finendo il penultimo anno dello scientifico ed è da un po’ tempo (almeno due anni) che ho l’impressione che stia prendendo una brutta strada. Sinceramente non lo vedo bene, è sfuggente, aggressivo, manda la scuola in rovina e non perché gli manchino le capacità, ma quasi per partito preso. Faceva molte assenze, allora con la scuola abbiamo cominciato a tenere le assenze sotto controllo e lui ha ricominciato a frequentare, ma quando ci sono i compiti in classe consegna il foglio in bianco, anche il compito di Italiano e quello di Inglese dove certo non ha problemi di nessun genere. Non ho l’impressione che tra lui e professori ci siano motivi di attrito, lui non ce l’ha con loro e loro non sanno che cosa fare. Adesso è maggiorenne e sta moltissimo tempo fuori casa, mangia fuori casa, spesso sia a pranzo che a cena, mi chiede soldi e li chiede anche alla madre che glieli dà senza dirmi nulla, ma in fondo i soldi che chiede non sono poi molti e non penso che ci compri cose strane. Io temo soprattutto i suoi amici, che non conosco e che lui si guarda bene dal farmi conoscere. In tutta questa storia c’è un solo fatto positivo, Enzo va d’accordo col fratello, che lo copre e quando vede preoccupati me o la madre cerca di minimizzare i rischi e dice che ormai Enzo è grande e che lo dobbiamo lasciare solo. Project, tu ti chiederai perché sto scrivendo a te e qui c’è bisogno di chiarire alcune cose. Enzo non ha e non ha mai avuto una ragazza, non parla di ragazze, non parla di cose del genere nemmeno col fratello, ed è strano che un ragazzo di 18 anni, che è anche un bel ragazzo, non abbia una ragazza, non dico che cerchi lui una ragazza, ma è strano che nessuna ragazza gli stia appresso. Tutto questo, lo capisco bene, non significa niente. Lui ha un suo PC ma mi sono imposto di non metterci il naso, ma penso che sarebbe comunque impossibile perché secondo me Enzo ha preso tutte le precauzioni perché questo non accada. Col grande abbiamo parlato anche di profilattici, e anche in presenza di Enzo, ma la sua reazione è stata la più totale indifferenza, e anche questo è strano. Nei suoi libri non ci sono libri che parlano di omosessualità, c’è il Ritratto di Dorian Gray, ma non lo ha nemmeno aperto. È ovvio che oggi un ragazzo gay, ammesso che lui lo sia, non avrebbe bisogno di libri che parlano di omosessualità, oggi si fa tutto in rete, ma anche qui i conti non quadrano, sta spesso sveglio fino alle ore piccole attaccato al telefonino ma sta in camera col fratello, potrebbe usare una chat solo scritta, perché non lo sento mai parlare a voce, ma non credo che una cosa del genere possa essere una grande soddisfazione. Non so dirti da dove derivano i miei sospetti che sia gay, però questa idea la vedo sempre più concreta. Non ne ho parlato né col fratello grande, né con la madre perché Enzo non tollererebbe che io facessi una cosa simile. Un giorno ho visto i suoi amici dalla finestra e ho notato che sono tutti maschi, non ci sono ragazze, e pure questo è strano. Sembrano tutti più o meno coetanei, tra loro, in quei pochi secondi in cui li ho osservati, non ci sono state forme di familiarità di nessun genere. Mi chiedo se suo fratello sappia qualcosa, ma lui insiste nel dire che non ci sono pericoli. Io penso che Enzo ce l’abbia con me per qualcosa e che tutti i comportamenti strani siano un modo di farmi vedere che mi disprezza, ma francamente con arrivo a capire perché. Non ho mai cercato di spingerlo verso le ragazze, ultimamente ho cercato di fargli capire che non poteva rischiare di perdere l’anno, mi ha risposto con sufficienza e ha continuato a fare come prima. Con la madre il rapporto è quasi nullo ed è limitato dal fatto che i soldi li chiede soprattutto a lei. L’idea che possa essere gay mi viene più da quello che non trovo nella sua vita che da quello che ci trovo, che non ha nulla che mi sembri gay, anche se non ha comunque nulla di etero. A scuola nessuno mi ha neppure vagamente accennato all’idea che possa essere gay, che poi, anche se fosse, pensi tu, Project, che potrebbe provocare tutto questo sconquasso nella sua vita? Fino ai 16 anni era bravissimo a scuola, poi le cose sono cambiate. Project, se fosse gay, io, onestamente non ne farei una tragedia, ma non sono sicuro di come potrebbe reagire la madre, penso che di facciata lo accetterebbe ma poi dentro di sé la prenderebbe malissimo, ma ti ripeto, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie e, dai discorsi che fa, penso che riduca tutto a delle ipotetiche difficoltà incontrate negli studi, cosa che secondo me non ha alcun senso. Però, Project, io ho paura che le cose possano prendere una brutta piega nel senso che Enzo potrebbe magari finire in ambienti poco raccomandabili e si potrebbe cacciare nei pasticci, questo a parte il danno della possibile bocciatura a scuola. Non so che fare. Devo provare a rompere il muro che si è alzato tra noi? Devo cercare di parlargli in modo diretto? Ma ho paura che sia una specie di violenza. Vorrei fargli capire che per me non sarebbe un problema ma non so da dove cominciare. È vero che non ho argomenti oggettivi che mi dicano che è gay, ma me lo sento. Insomma ho paura che un fatto che non è di per sé un problema possa diventarlo proprio a causa della mia incapacità di gestire la situazione. Io ho paura che mio figlio respinga qualsiasi tentativo di dialogo sul punto specifico, come ha sempre respinto altri tentativi simili, anche se molto più generici. Quando vedo che esce e non so dove va mi prende il panico, mi viene in mente di seguirlo ma se se ne accorgesse perderei del tutto anche quel po’ di rispetto che c’è rimasto. Project, credimi, non riseco a tenermi tutte queste cose per me, ho bisogno di un confronto per capire che cosa possa essere meglio fare. Spero di ricevere presto una tua risposta e di poter magari parlare direttamente con te. Se vuoi, pubblica la mail, non so se Enzo potrà mai avere occasione di leggerla, ma forse potrà essere utile a qualcuno. Grazie ancora e a presto.

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GAY E MATRIMONI DI COPERTURA RECIPROCA

Caro Project,
mi chiamo Michele, ho 36 anni, vivo in un paese della Calabria ionica e mi trovo in un brutto momento per una serie di ragioni. Ho lavorato in condizioni molto precarie fino a novembre, poi è finito tutto. Lavoravo fuori dal mio paese e lavoravo da anni, guadagnavo poco, ma alla fine mi bastava per sopravvivere e per avere un minilocale in affitto in comune con un altro ragazzo, cioè in pratica una piccolissima casa. Avevo un amico, che per me era più di un amico, quello che condivideva il locale con me. Lavoravamo nello stesso posto, lui guadagnava meno di me ma né io né lui saremmo riusciti da soli a pagare un buco di casa dove vivevamo. Abbiamo deciso di condividere le spese e abbiamo preso insieme il minilocale, lo abbiamo ripulito, lo abbiamo arredato come potevamo e in qualche modo avevamo risolto il problema di casa. Tutto questo ormai diversi anni fa. All’epoca, io e il mio amico condividevamo solo l’appartamento (stanza unica). Era una vita piccola piccola, ma stavamo bene così. Io tornavo a casa dei miei genitori il meno possibile e quando ci tornavo era un’ossessione di discorsi di trovarsi una ragazza e sistemarsi. Non ne potevo più. Poi, col mio amico (lo chiamerò Giuseppe, ma non si chiama così) si è stabilito un clima di sempre maggiore confidenza. Lui è uno molto calmo, molto ritirato, non ha mai fatto stupidaggini e te ne puoi fidare. Insomma, arriviamo al fatto che mi deciso e gli dico come stanno le cose. Non so che reazione aspettarmi e magari potrebbe andare a pezzi anche la storia della casa in comune, ma non succede così, mi dice che lui è bisessuale, però, anche se ci conoscevamo da molti mesi, non lo avevo mai visto con una ragazza, e anzi le ragazze le teneva a distanza. C’è da dire che, però, pure non me, anche se stavamo sempre insieme e da molto tempo, non c’era mai stata nessuna manifestazione di interesse, come anche io non ero interessato a lui. In pratica eravamo solo amici, almeno fino al chiarimento, e nella sostanza lo siamo stati anche dopo, con un po’ di intimità in più, un po’ di coccole e sporadicamente anche un po’ di sesso. Stavamo bene insieme, senza pretese, la vita andava avanti giorno per giorno, ci capivamo. Non eravamo amanti nel senso che la gente dà a questa parola, ci volevamo bene e soprattutto andava bene così, non c’erano desideri frustrati, non c’era il tentativo di trasformare il nostro rapporto in altro. In pratica le cose andavano avanti così, diciamo bene, da sei anni, poi, all’improvviso l’azienda va in ristrutturazione e c’è il taglio del personale e siamo finiti fuori tutti e due. Per noi è stata una rovina totale. Ci siamo messi subito alla ricerca di alternative ma non abbiamo trovato assolutamente nulla, se non lavori giornalieri con paghe letteralmente di fame. In pratica siamo stati costretti tutti e due a tornare a casa dei nostri genitori. Giuseppe sta in un altro paese, piuttosto lontano. Quando va bene ci vediamo la domenica. Gli altri giorni io vado a lavorare nella campagna di mio padre e lui cerca di arrangiarsi con qualche lavoretto per il negozietto di famiglia, che dopo l’apertura del supermercato resta aperto quasi in perdita. La mia vita è a questo punto. Certe volte mi prendono attacchi di depressione terribile, ho visto crollare tutto il mio, anzi il nostro piccolo mondo, che per me era tutto e adesso sono di nuovo con i miei che hanno ripreso a insistere per farmi sistemare. Invitano a casa ragazze per farmele conoscere, io non mi faccio trovare e mio padre va su tutte le furie. D’altra parte è un tipo molto collerico e se avesse le idee chiare su di me non riesco ad a immaginare come reagirebbe. Devo fingere che tutti i miei malesseri sono legati al fatto che non lavoro, in buna parte è così, ma non posso negare che stare in famiglia e non poter stare con Giuseppe per me è distruttivo. Quando vado a trovare Giuseppe vedo che lui fa di tutto per tirarmi su di morale ma mi rendo conto che pure lui è a pezzi. La sua famiglia è pure peggio della mia, e noi adesso viviamo entrambi alle spalle dei nostri genitori. Mio padre, che ovviamente non sa niente di Giuseppe, mi ha proposto una cosa, cioè di andare a lavorare la terra con lui, perché ha un bel pezzo di terra che, lavorata bene, potrebbe rendere qualcosa, lui la vede come la soluzione ideale, e dice: “Ti sposi e te ne vieni a vivere con noi!” Per lui la soluzione è questa e va in bestia quando vede che io non ne voglio sapere. Non capisce perché una cosa, che a lui sembra la più ovvia del mondo, per me è del tutto priva i senso. Non arriverà mai a capire che lui è lui e io sono io, e d’altra parte io non perderò nemmeno tempo a spiegarglielo. Da qualche settimana c’è una novità che ha complicato ulteriormente le cose e cerco di spiegartela. Giuseppe ha una sorella, più giovane di noi, ma non è una ragazzina, ha 31 anni. Ha avuto tanti fidanzati ma di sposarsi non ne ha mai voluto sapere. I genitori hanno cercato di costringerla al matrimonio ma non c’è stato niente da fare. Qualche settimana fa, lei e Giuseppe hanno parlato chiaro e in pratica la sorella di Giuseppe si sente da sempre attratta verso le donne. Una domenica che sono stato da loro abbiamo parlato di questo fatto ed è stata una cosa liberatoria, penso per tutti e tre. Adesso la sorella di Giuseppe lavora nel negozietto dei genitori (che sono anziani e malandati) ma non ne può più delle pressioni dei genitori che la vogliono vedere sistemata a tutti i costi. Insomma, era venuta fuori un ‘idea, non lo so se è una cosa sensata, ma potrebbe pure essere, cioè io potrei sposare la sorella di Giuseppe e potremmo cercare di andare a vivere tutti e tre insieme, però per fare una cosa del genere dovremmo trovare un lavoro tutti e tre più o meno nello stesso posto e questo è quasi impossibile. L’idea del matrimonio è venuta fuori da sé in modo spontaneo e penso che né Giuseppe né la sorella l’avessero pensata prima. Però le complicazioni sarebbero moltissime, non tanto per me e per Giuseppe, ma per la sorella, perché da sposata per lei sarebbe molto più difficile trovarsi una compagna e poi io e lei dovremmo vivere insieme, il che complica ancora di più le cose. Però ci sarebbero i vantaggi di zittire i nostri genitori e io potrei anche continuare a convivere con Giuseppe. Sto cercando di riflettere su questa cosa da un paio di settimane, per cercare di prevedere tutti i possibili lati negativi. La sorella di Giuseppe è anche una bella ragazza e poi ragiona in pratica come noi, non è formalista, ma bisogna stare molto attenti, penso, prima di fare passi del genere. Poi c’è la questione che forse la cosa più ovvia sarebbe non il matrimonio ma l’unione civile, che è molto meno vincolante, ma i nostri genitori una cosa del genere non l’accetterebbero mai, per loro la strada è solo quella del matrimonio e nemmeno del matrimonio civile, proprio di quello in chiesa, che però ci creerebbe una marea di problema anche a livello legale, problemi che non riesco nemmeno a prevedere. Poi, sempre per restare nel mondo sei sogni, ci sarebbe l’idea di aprire una piccola attività commerciale in tre, sarebbe bellissimo e ci lavoreremmo tutti e tre col massimo entusiasmo, ma non qui, bisognerebbe trasferirsi nel nord dove la mentalità è un’altra e dove forse qualche possibilità ci sarebbe, ma ci vorrebbero troppi soldi e di soldi non ce ne sono proprio. Al momento il problema vero è il lavoro e finché non arriva il lavoro, tutto il resto rimane in sospeso. Project, che pensi dell’idea del matrimonio? Mi piacerebbe molto avere un tuo parere e magari anche il parare dei ragazzi del progetto. Se vuoi, pubblica questa mail, ma non i brani che ti ho scritto in corsivo. Fai tu, io mi fido.
Fammi sapere.
B.

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URANISMO E UNISESSUALITÀ

Dopo alcune incertezze dovute alla mole del lavoro, mi sono deciso ad avviare la pubblicazione di un nuovo volume della Biblioteca di Progetto Gay: “URANISMO E UNISESSUALITÀ” di Marc-André Raffalovich, in una mia traduzione originale. Il testo ha ormai 120 anni e per alcuni aspetti è superato e discutibile, ma resta comunque un documento che conserva molti aspetti di attualità. Il lettore resterà un po’ disorientato dalla “Tavola riassuntiva delle sessualità”, premessa al volume, che sembra un tentativo esasperato di classificazione delle diverse sessualità, ma ha una caratteristica unica nella sua epoca, ossia tratta l’eterosessualità e l’omosessualità in modo esattamente simmetrico. Il vero spirito di Raffalovich emerge però nelle pagine successive, alcune veramente magistrali. Si vede chiaramente che, quantunque non ne faccia cenno nel testo, Raffalovich non è né un medico né uno psicologo ma è un omosessuale, perché il suo approccio alla materia è ancora oggi tipicamente omosessuale. Su molte questioni il lettore moderno può avere delle sensibilità diverse e avvertire, per esempio, l’avversione di Raffalovich per l’effeminatezza se non addirittura una sua larvata misoginia, ma la lettura non sarà in nessun caso priva di interesse.

Project

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URANISMO

E UNISESSUALITÀ

STUDIO

SU DIVERSE MANIFESTAZIONI DELL’ISTITNO SESSUALE

DI

Marc-André RAFFALOVICH

LYON                                                     PARIS

                     A. STORK, Éditeur                                MASSON & Cie,Éditeurs

       78, Rue de L’Hôtel-de-Ville                   120, Boulevard Saint-Germain

1896

                                                       Traduzione di Project,

      per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY

                                                                   2016

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PREFAZIONE DI PROJECT

Sono trascorsi esattamente 120 anni da quando uscì per la prima volta “Uranismo e Unisessualità” del 32enne Marc-André Raffalovich.
La letteratura scientifica di fine ‘800 si era occupata già più volte di omosessualità, nel ’57 Ambroise Tardieu aveva pubblicato il suo “Etude Médico-légale sur les attentats aux moeurs” in cui affermava che gli omosessuali praticanti potevano essere identificati dall’ano imbutiforme, una deformazione causata dalla sodomia, e dal membro canino, un’altra deformazione sempre causata dalla sodomia; nel ’65 Karl Heinrich Ulrichs aveva steso le “Regole per una unione degli Urning”, il progetto della pima associazione omosessuale della storia; tra il ’69 e il ’70 Carl Westphal aveva pubblicato il suo “Die Konträre Sexualempfindung” che è sostanzialmente il primo studio medico serio sulla omosessualità; nel ‘73 e nell’83 Johan Addington Symonds aveva pubblicato le prime due edizioni del suo “A problem in Greek ethics” in cui si analizzava il ruolo della pederastia nella Grecia Classica; nel ’91 Albert Moll aveva pubblicato il suo celebre “Die Konträre Sexualempfindung” che ebbe notevole successo e, pur considerando ancora l’omosessualità come una patologia, la riteneva incolpevole e richiedeva l’abolizione delle leggi penali contro gli omosessuali. Dello stesso ’91 è anche “A problem in modern ethisc” di John Addington Symons, il primo studio scientifico serio della omosessualità sotto vari profili (antropologici, religiosi, penali e sociali), era uno studio modernissimo e coraggioso, ma fu stampato privatamente in solo cento copie. Il ’91 è anche l’anno dalla pubblicazione del “The picture of Dorian Gray” di Wilde, un libro importante sotto molti aspetti nella biografia di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ‘94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed unisexualité”. Aggiungo per completezza che Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stessa anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. All’epoca in cui Raffalovich scrisse il libro, Rimbaud e Varlaine avevano già diffuso le loro poesie, Walt Whitman era morto nel 1892 e il processo a Wilde, che riaccese nell’opinione pubblica l’interesse per i temi connessi con l’omosessualità, apparteneva ancora al futuro.

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AL SIGNOR LACASSAGNE

OMAGGIO DI SIMPATIA RICONOSCENTE

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Filiæ Luxuriæ sunt octo, scilicet cœcitas mentis,
inconsideratio, præcipitatio, amor sui, odium Dei,
affectus præsentis sæculi, ed desperatio futuri sæculi.

[Otto sono l figlie della lussuria, e precisamente la cecità della mente  la sconsideratezza, la precipitazione, l’amore di sé, l’odio di Dio, l’affetto per il mondo presente e lamnacnza di speranza nel mondo venturo.]

Thomas Aquinas

A causa di un preconcetto di pudore mal speso, questi argomenti sono sati trattati da un punto di vista scientifico solo con una certa timidezza. Gli autori, perfino quelli che si ritengono più emancipati, hanno paura di essere sospettati di pornografia o di trattare di argomenti sconvenienti per la scienza e si lasciano andare, con la foga di un predicatore, a vari epiteti sul vizio che essi tacciano di abominazione, di mostruosità, di infamia, ecc., ecc., come se il carattere realmente straordinario di questi fatti, in tutte le società, in tutte le epoche della storia, non dovesse attirare l’attenzione dello psicologo.

A. LACASSAGNE

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AVVISO AL LETTORE

72, South Audley Street, Londres W.

Sarò molto riconoscente verso chi vorrà farmi conoscere qualche errore di fatto che ho commesso o avrà la gentilezza di indicarmi documenti letterari o storici, sia in appoggio delle mie teorie, sia in contraddizione con esse.

André RAFFALOVICH

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TAVOLA RIASSUNTIVA DELLE SESSUALITÀ

Gli uranisti si possono dividere in ultra-virili, virili, effeminati, passivi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco piacere fisico, poca voluttà intellettuale o nulla. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con la donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo che non accetta questo atto.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Da non confondere con gli eterosessuali che diventano invertiti.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, gelosia, vendetta, ma senza modificazioni o con un aumento del loro uranismo.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, dell’ambiente, della volontà, dell’abitudine al vizio), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

6). – Che si concilia con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente sia con periodicità, e che conduce alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali o all’indifferenza sessuale acquisita dei freddi. Questo è l’ermafroditismo psichico di alcuni autori, espressione che mi sembra fuorviante.

7). – Che porta all’eterosessualità acquisita alla quale cede dopo una lotta più o meno prolungata (una lotta che danneggia più o meno i deboli), senza periodicità e senza ritorno. È su questo stato che contano i padri che mandano i figli in collegio. Per contro, un carattere forte può uscire ulteriormente rafforzato dalla lotta.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi, o cede ad essi.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con una periodicità.

10). – Che porta all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità.

A. –Eterosessualità congenita incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali, comprendente:

1). – Coloro che non soltanto non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo fuggevole, e in alcun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, o in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze, di sentimenti sensuali unisessuali, e che troverebbero più naturale e pensabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi donna, o la masturbazione solitaria, di qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi uomo.
È l’eterosessualità acquisita e congenita; essa deve tanto all’educazione quanto alla natura.

1 bis). – Coloro che, pur conservando questo punto di vista, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, sia con dei ragazzi giovani femminili o eunuchi che con delle donne. È la sodomia degli eterosessuali, che hanno imparato questo vizio per deviazione dal coito vaginale o per mancanza di donne. Ricercano uno spasimo più profondo di quello della masturbazione. Non sono né invertiti né unisessuali. Hanno per finalità sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.

2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali solo con le donne.
Si trovano tra loro dei feticisti, dei saffici, dei masochisti.

Eterosessualità congenita per tutta la tutta malgrado dei rapporti unisessuali, comprendente

3). – Coloro che hanno avuto dei rapporti unisessuali per necessità, per paura, per povertà, per giovinezza, inesperienza, assenza di donne, esempi, letture, affetti, educazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impossessarsi di una persona potente, isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta, ubriachezza, opportunità, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.

B: – Eterosessualità congenita (sotto l’influenza di tutte le cause enumerate sopra, o sotto l’influenza di un invertito superiore), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o cede ad essa.

3). – Che si concilia con l’inversione acquisita, sia simultaneamente sia con una periodicità.

5). – Che porta all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.

C). – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi o cede ad essi.

6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo la pubertà.

7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

8). – Che porta all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.

NOTE SULL’IMPOTENZA

Non ho incluso l’inversione sessuale causata dall’impotenza (congenita o acquisita) di fonte a una donna, perché una tale causa non può determinare la soppressione dell’eterosessualità o lo sviluppo dell’unisessualità. Si sa che la castrazione non sopprime necessariamente la tendenza verso le donne. Stando a Richard Burton, gli eunuchi sposati a un certo punto avrebbero morso le loro mogli se non si fosse data loro qualcosa, un fazzoletto, un cuscino, da fare a pezzi. Senza arrivare a teli violenze, l’impotente può amare ancora di più il sesso femminile perché è impotente; può ricercare il suo contatto, tutte le forme di coito esclusa quella feconda, il saffismo reciproco o unilaterale, la suzione peniena o vaginale, tutti i piaceri o tutte le concessioni della mezza-vergine prostituta, deflorata o intacta; o può abbassarsi all’abiezione criminale e infame, alla passione contro natura: quella delle ragazzine.
Non c’è un cammino logico che porti dall’impotenza all’unisessualità: soltanto l’impotenza degli unisessuali li conduce meno facilmente al crimine di quella degli eterosessuali, non si esaspera fino alla deflorazione manuale della ragazzina, certo più criminale della masturbazione, perché lo stupro manuale è una violenza fisica e morale, la masturbazione è un rivoltante stupro morale.
Mettendo da parte gli abietti, i criminali e i grandi (principi, milionari, ambasciatori), gli impuniti e gli impunibili, e anche gli impotenti eterosessuali, per ritornare agli impotenti (assolutamente o relativamente) uranisti, si troveranno tra loro molti passivi, effeminati e virili esausti. Questi passivi, questi effeminati non sono necessariamente dei sodomiti passivi, come li crederebbe subito il pregiudizio degli ignoranti, ma si potrebbero trovare tra loro degli uomini (qualche volta di bel portamento e di bella prestanza) per i quali il rapporto sessuale normale è il coito perineale anteriore (in cui essi hanno un ruolo puramente passivo) spesso considerato come il coito normale dell’invertito passivo; altri si prestano a tutte le esigenze, pur conservando la mezza-verginità anale, se così posso esprimermi; altri sono dei sodomiti passivi. Questi impotenti (imponenti nel senso che l’erezione e l’eiaculazione – quando ha luogo – dipendono dal piacere dato e dall’idea che il passivo se ne fa) arrivano al massimo dei piaceri soprattutto in modo più che in un altro, a seconda del gruppo al quale essi appartengono, ma si prestano per compiacenza agli altri modi e si legano soprattutto o quello e a quelli la cui voluttà favorita e complementare della loro.
Quando questa impotenza è solo un esaurimento o una mancanza momentanea, l’uranista virile può comportarsi passivamente senza divenire per questo effeminato o passivo, salvo che durante l’atto sessuale. Il virile può anche accettare il ruolo passivo per economia fisica.
Quando questa impotenza è precoce e persistente, o acquisita molto presto, l’uranista tenderà verso l’effeminazione, verso la passività morale, intellettuale, verso la degenerazione e l’imitazione barocca della donna.

PREFAZIONE

È dovere e diritto di ogni uomo equilibrato rendersi conto della psicologia dell’inversione sessuale, congenita o acquisita, dell’uranismo e dell’unisessualità, della psicologia degli atti o delle tendenze unisessuali. L’unisessualità è molto diffusa oggi e lo è sempre stata. Se ci si domanda perché l’inversione sessuale (uranismo, unisessualità, omosessualità, istinto sessuale contrario) assume oggi un’importanza più grande che in altre epoche, perché è considerata una questione del giorno, una questione urgente, la risposta è facile: gli invertiti aumentano con l’aumentare della popolazione; tutte le cause fisiche, sociali, fisiologiche, patologiche, morali, che influiscono sull’umanità, influiscono sull’inversione, la producono e la modificano; gli invertiti cominciano a contarsi, a censirsi, e gli invertiti corrotti e vili, o di minore valore sociale e morale, tenderanno ad aumentare di numero più degli invertiti virili, o teneri e buoni, o inoffensivi.

Ogni cittadino in età di compiere i suoi doveri di cittadino, sia egli padre o marito, istruttore o discepolo, capo e servitore, preposto o subordinato, maestro o alunno, ha il diritto e il dovere di conoscere l’inversione sessuale, assoluta o momentanea, di combattere e prevenire la corruzione, il crimine, il vizio, di imparare e di insegnare il ruolo sociale dell’inversione, la morale unisessuale, i doveri dell’unisessuale verso se stesso, verso gli unisessuali, verso gli eterosessuali, verso le donne e i bambini; i doveri dell’eterosessuale verso l’unisessuale non sono affatto minori, né meno difficili, né meno indispensabili.

Nessun uomo e nessuna donna ha il diritto di risvegliare le cupidigie ignorate, o le lussurie latenti, o le curiosità della giovinezza; nessuno ha il diritto di rendere più corta o meno completa la durata preziosa dell’infanzia impubere; o più pericolosa l’inevitabile difficoltà della pubertà; nessuno ha il diritto di fare morire, con la persuasione o con la corruzione, con la forza dolce o con la forza brutale, la giovane pubertà, la pubertà precoce, la pubertà indecisa.

È stupido e iniquo permettere alla maggioranza di credere che tutto le è permesso mentre nulla è consentito alla minoranza. È stupido e iniquo per la minoranza credere che tutto le sia permesso perché niente le è accordato. Per limitare i danni e le devastazioni dell’unisessualità bisogna limitare le devastazioni e i danni dell’eterosessualità. Gli eterosessuali, col loro esempio e la loro condotta, hanno creato molti invertiti. Spetta a loro, ora, riformarsi, se vogliono riformare i loro fratelli non-conformisti. C’è una relazione costante tra la condotta e i principi degli unisessuali e la condotta e i principi degli eterosessuali. La rilassatezza degli uni è la rilassatezza degli altri. Sessualmente tutti gli uomini sono solidali. La psicologia sessuale ha certamente delle ramificazioni, ma non delle contraddizioni essenziali.

Se la giustizia e la scienza non si congiungono per studiare e rendere chiara l’unisessualità, la corruzione dei costumi, io credo, sarà appesantita molto malamente da questa mancanza.

Se l’alchimia è venuta meno davanti ai progressi della chimica, se l’astrologia è stata utile all’astronomia, se i maghi e le streghe non sono altro che medici o ciarlatani o folli, se la persecuzione dei maghi e degli eretici non conduce più (salvo che molto sporadicamente) alla brutalità, alla cupidigia, alla cattiveria dei persecutori, come alla cattiveria, alla folle e isterica vanità e alla menzogna dei perseguitati; non vedo perché il ventesimo secolo con potrebbe celebrare la scoperta della patologia sessuale.

Ogni uomo, Gœthe lo ha detto, ha diritto ad una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza per questo danneggiare l’individualità degli altri. È questa l’origine psicologica delle filosofie. E il mio studio di certe manifestazioni dell’istinto sessuale si basa su questo assioma indistruttibile, secondo me, incontestabile.

 

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Il 15 gennaio 1894, gli Archives d’Anthtopologie criminelle avviarono un’inchiesta sull’inversione sessuale, e io inviai alcune osservazioni in risposta al paragrafo 1 del questionario:

“Quali sono le vostre idee, le vostre teorie, le vostre ipotesi sulla questione? Che cosa pensare delle cause del male, della sua estensione e dei suoi rimedi?”

Ecco la mia risposta, che è comparsa il 15 marzo 1894: Nella mia qualità di osservatore e vivendo molto nel mondo, ho conosciuto e riconosciuto molti invertiti. Le loro confessioni serie, tristi, futili, impudenti, le loro menzogne e le loro reticenze mi hanno insegnato molte cose ignorate o trascurate.

Ecco alcune osservazioni: Gli invertiti non si accontentano della vecchia spiegazione dell’anima femminile nel corpo maschile. Alcuni sono più maschili degli uomini comuni e si sentono attratti verso il proprio sesso in ragione della rassomiglianza. Dicono che disprezzano troppo le donne per essere effeminati.

Altri credono che la similarità sia una passione paragonabile a quella suscitata dalla dissimilarità sessuale. Uomini, amano un uomo; ma affermano che se fossero stati donne avrebbero amato una donna. Sono questo gli unisessuali per eccellenza. Sono anche quelli superiori, i più interessanti, i soli, forse, che non mentono per il piacere di mentire o senza saperlo. Si potrebbe ammettere (e si tratterebbe di una regola abbastanza generale) che più valore morale ha un unisessuale, meno è effeminato.

È un errore credere che gli unisessuali, gli invertiti, si riconoscano tra di loro. È una delle loro vanterie che è stata molto ripetuta. Ma uno dei loro argomenti di conversazione è proprio il domandarsi se il tale o il talaltro condivide i loro gusti, le loro abitudini o le loro tendenze. Naturalmente gli effeminati si riconoscono, ma per riconoscerli non c’è bisogno di essere effeminati. La prudenza, l’amor proprio, l’orgoglio, il rispetto di sé, un affetto profondo, mille sentimenti impediscono ad un unisessuale di lasciarsi andare così, se non è un corrotto o uno molto effeminato.

Io credo che gli invertiti per nascita siano meno viziosi, meno libertini, più onesti, più stimabili della maggior parte dei pervertiti. Si può, senza troppi inconvenienti (o anche senza nessun inconveniente) essere amici di un invertito nato, ma non mi è mai capitato di trovare un pervertito la cui perversione fosse unicamente sessuale. È peraltro possibile che delle circostanze eccezionali (l’isolamento, l’influenza di un invertito notevole e superiore) agiscano su un individuo e lo invertano senza troppo danneggiare il resto del suo carattere. In questo caso non ci si accorgerebbe neppure dell’inversione perché essa sarebbe limitata a dei rapporti con un solo individuo, l’invertito superiore, ed essa potrebbe alla lunga affinarsi al punto da essere irriconoscibile. E quanto all’inversione prodotta dall’isolamento, essa potrebbe sparire con la fine dell’isolamento, o, se persistesse, potrebbe rimanere esclusivamente sessuale.

È nell’invertito di nascita che si ritrova più frequentemente l’inversione esclusivamente sessuale. L’invertito nato si abitua al suo carattere, non ha imparato la sua inversione attraverso il vizio, o attraverso l’impotenza, o attraverso la vanità o per amore del guadagno o per imitazione o per rilassatezza, o per paura, o per desiderio di impossessarsi di qualcuno che gli sia necessario o utile, cause tutte della perversione.
I medici che cercano di guarire gli invertiti non hanno considerato abbastanza i pericoli ai quali espongono i loro pazienti: essi possono trasformare il loro invertito in un pervertito. Io non credo troppo alle guarigioni permanenti del senso sessuale – ogni guarigione imperfetta può fare di un invertito un pervertito. – E se l’invertito è dannoso e contagioso, il pervertito lo è molto di più. Ha molti più punti di contatto col giovane normale, lo spaventa meno, si impossessa di lui meno profondamente dell’invertito, ma più facilmente. Gli uomini che hanno sedotto, corrotto, infangato le anime e le vite dei loro simili più giovani sono stati abitualmente dei pervertiti. Non sono stati sempre unisessuali. Hanno maggior presa. Sono più viziosi. L’unisessuale che prova la bisessualità diventa altrettanto corrotto dell’uomo sessualmente normale che prova l’unisessualità; ha tutti i vizi, quelli che gli appartengono e gli altri. Si ricordino di questo i medici guaritori prima di prendere in cura un invertito nato.

Al posto di aggiungere a ciò che egli ha di anormale i vizi dell’uomo normale, l’invertito superiore (che è l’unico che potrebbe desiderare vivamente di cambiare il suo stato: gli invertiti inferiori trovano troppo facilmente delle soddisfazioni adeguate) potrebbe (ben guidato) cercare di elevarsi al di sopra di se stesso e del suo vizio. Le tendenze della nostra epoca e il disprezzo che si ha per la religione rendono la castità più difficile per chiunque e l’invertito ne soffre più degli altri. In presenza di un invertito onesto, invece di cercare di farne un donnaiolo e dopo un marito infelice di una donna poco felice o un padre di figli che soffriranno quanto o più di lui, bisognerebbe cercare di occuparlo, di interessarlo, di mostrargli degli orizzonti che egli potrebbe raggiungere con l’impegno e con la volontà. Se la castità fosse una virtù più accreditata, la consiglierei ai medici come un rimedio più efficace che mandare un invertito a una “puella” per prepararlo al matrimonio e alla paternità. Sarebbe meglio non aumentare il numero dei mariti e dei padri invertiti, pervertiti. Al posto di mostrare all’invertito come finalità lo stato normale, che per lui è impossibile, bisognerebbe fagli sperare di arrivare un giorno ben al di sopra dello stato normale. Ma come è possibile fare queste cose senza onorare un po’ di più la castità? Quanto all’invertito che vuole sposarsi per avere figli, il suo desiderio è quasi colpevole; se si sposa per convenienza sociale, per riabilitarsi, per far piacere alla sua famiglia, dovrebbe sposare una donna più grande di lui, una donna di mondo, che non ignori nulla e che accetti la situazione. Ma anche in questo caso il futuro sarebbe molto incerto.

Le donne di oggi si interessano certamente dell’unisessualità maschile. Se ne parla molto oggi: le donne sono molto informate in proposito, non solo le donne unisessuali (che sono tutte complici degli uomini unisessuali ad ogni livello, da quello platonico fino all’abiezione), ma anche le donne oneste. Le donne non hanno certo contribuito poco alla sfrontatezza dell’unisessualità maschile mondana. Giunte a una certa età, le donne che non attirano più l’omaggio dei veri uomini, si circondano di uomini unisessuali che fanno loro la corte per farsi notare. È così che invertiti e pervertiti, che bisognerebbe rinchiudere nelle case di cura o nei penitenziari, se ne vanno per il mondo e sono lì dei veri focolai di infezione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5506

OMOSESSUALITÀ ACQUISITA E CATTIVI ESEMPI SECONDO ELLIS

Riporto qui di seguito la prima parte del quinto capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale.

L’autore analizza sotto diversi profili i casi di inversione che ha precedentemente presentato. Si sofferma in particolare a considerare i profili razziali, l’ereditarietà familiare, la salute generale dei soggetti presi in esame. Ellis confuta l’associazione tradizionale tra omosessualità e malattia mentale: “Sembra comunque probabile che le famiglie alle quali appartengono gli invertiti, non presentino normalmente profondi segni di degenerazione nervosa, come eravamo portati a credere in precedenza. Quello che noi chiamiamo genericamente “eccentricità” è comune tra loro; la follia è molto più rara.”

Ma la parte più interessante del capitolo riguarda l’ipotesi che l’omosessualità sia causata da “suggestioni” esterne, i cosiddetti “cattivi esempi”. Ellis arriva, a partire dall’analisi dei casi concreti, all’idea che il ruolo della “suggestione” vada decisamente ridimensionato e che essa possa essere un elemento scatenante dell’omosessualità soltanto in individui già predisposti. Non ha quindi alcun senso impedire ai propri figli di frequentare compagni omosessuali per paura che anch’essi diventino omosessuali seguendo quel “cattivo esempio”, perché l’omosessualità non è un fenomeno culturale ma ha delle basi fisiologiche che ne sono le uniche cause determinanti. Queste riflessioni, che risalgono ormai a cento anni fa, dovrebbero condurre ad un’educazione del tutto priva di omofobia “difensiva”. Non si diventa omosessuali, o lo si è o non lo si è, e l’omosessualità non si contagia.

Buona lettura.

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Prima di definire brevemente le mie conclusioni sulla natura dell’inversione sessuale, mi propongo di analizzare i fatti evidenziati nelle storie, che ho avuto la possibilità di studiare.[1]

RAZZA Tutti i miei casi, nel numero di 80, sono inglesi o americani, 20 vivono negli Stati Uniti, gli altri sono inglesi. La loro ascendenza, per quanto riguarda la razza, non è stata oggetto di specifica investigazione. Appare però chiaro che almeno 44 sono di ascendenza inglese o fondamentalmente inglese; almeno 10 sono scozzesi o di estrazione scozzese; due sono di ascendenza irlandese e altri 4 di ascendenza in gran parte irlandese; 4 hanno padre o madre tedeschi; un altro ha entrambi i genitori tedeschi, mentre altri due sono di remota ascendenza tedesca; due sono parzialmente di ascendenza francese e uno è di ascendenza interamente francese; due hanno ascendenza portoghese e almeno due sono più o meno di ascendenza giudaica. A parte la presenza visibilmente frequente dell’elemento tedesco, non c’è nulla da notare in queste ascendenze.

EREDITARIETÀ È sempre difficile trattare in modo certo con il significato dell’ereditarietà, o anche solo stabilire una ben definita base di fatti. E io non sono sfuggito in nessun modo a queste difficoltà, perché in alcuni casi non ho neppure avuto la possibilità di un esame incrociato dei soggetti le cui storie mi sono pervenute. In ogni caso, i fatti, così come essi emergono, sono di un qualche interesse. Sono in possesso alcune annotazioni sull’ereditarietà in 62 dei casi esaminati. Di questi, non meno di 24, cioè circa il 39%, asseriscono di aver motivo di credere che nelle loro famiglie si siano presentati altri casi di inversione, e, anche se in alcuni casi si tratta solo un forte sospetto, in altri non c’è il minimo dubbio. In un caso c’è motivo di sospettare l’inversione nelle famiglie di entrambi i genitori. Normalmente i parenti invertiti erano fratelli, sorelle, cugini o zii. In un caso un figlio bisessuale sembra avere avuto un padre bisessuale.

Questo carattere ereditario dell’inversione (che è stato negato da Näcke) è un fatto di notevole significato e dato che si presenta in casi che conosco molto bene non posso avere alcun dubbio circa l’esistenza di una tendenza. L’influenza della suggestione può spesso essere del tutto esclusa, specialmente quando le persone sono di sesso diverso. Sia Krafft-Ebing che Moll hanno notato una simile tendenza. Von Römer afferma che in un terzo dei casi c’era inversione in altri membri della famiglia. Anche Hirschfeld ha trovato che c’è una proporzione relativamente alta di casi di inversione familiare.

Venticinque, per quanto si può accertare, appartengono a famiglie ragionevolmente in buona salute: un’indagine più accurata potrebbe probabilmente ridurne il numero ed è degno di nota il fatto che anche in alcune famiglie in buona salute c’era solo un figlio nato dal matrimonio dei genitori. In 28 casi c’è una tendenza più o meno grande alla morbilità o all’anormalità – eccentricità, alcolismo, nevrastenia, pazzia o disturbi nervosi – nelle famiglie di uno o di entrambi i genitori, oltre l’inversione, o indipendentemente da essa. In alcuni di questi casi il sorgere dell’inversione è il risultato dell’unione di un’ascendenza molto sana con una realmente morbosa; in altri casi si trova nelle famiglie di entrambi i genitori un livello minore di anormalità.

SALUTE GENERALE  È possibile parlare con maggior sicurezza della salute del singolo piuttosto che di quella della famiglia. Degli 80 casi, 53 – cioè circa due terzi – si può dire che godano di una buona, e talvolta anche molto buona salute, anche se occasionalmente di deve fare qualche piccola specificazione. In 22 casi la salute è delicata, al meglio solo discreta; in questi casi c’è talvolta la tendenza alla consunzione e spesso una marcata nevrastenia e un temperamento più o meno squilibrato. Quattro casi sono di malattia di grado notevole. Il caso rimanente ha presentato alcuni accessi di delirio folle che hanno richiesto un trattamento in manicomio. Una buona parte di quelli che hanno una salute buona o almeno discreta possono essere decritti come persone di temperamento estremamente nervoso e in molti casi è proprio così che si descrivono. Una certa proporzione di questi combina una grande energia fisica e specialmente mentale con questo nervosismo; tutti questi sono indubbiamente di temperamento nevrotico.[2] Si può dire che quelli che mancano di energia siano veramente pochi. Nel complesso, quindi, una gran parte di questi invertiti sta attraversando nella vita uno stato di salute indebolita, che consente loro di fare almeno la loro parte di lavoro nel mondo: in una notevole proporzione dei casi che ho esaminato, questo lavoro è di alto valore intellettuale. Solo in 5 casi, o al massimo in 6, la salute generale si può considerare marcatamente cattiva.

Questo risultato può forse sembrare sorprendente. Si deve ricordare però che i casi da me esaminati, complessivamente, non rappresentano la categoria che solo il medico più di regola fare emergere: cioè gli invertiti sessuali che soffrono in modo più o meno grave di un completo crollo nervoso.

Non c’è relazione frequente tra omosessualità a pazzia, e l’omosessualità che si trova nei manicomi è in genere di carattere spurio. Questo punto è stato sottolineato in particolare da Näcke (e.g., “Homosexualität und Psychose,” Zeitschrift für Psichiatrie, vol. lxviii, No. 3, 1911). Näcke ha citato le opinioni di diversi famosi psichiatri circa la rarità dei casi di genuina inversione nei quali si erano imbattuti, e citava anche le sue esperienze personali. Non aveva mai incontrato un vero invertito in manicomio durante tutta la sua carriera, anche se era disposto ad ammettere che ci possano essere invertiti non riconosciuti nei manicomi, ed un paziente lo aveva informato, una volta uscito, che lui era invertito e aveva attirato l’attenzione della polizia sia prima che dopo il ricovero anche se nulla era successo in manicomio. Tra i 1500 pazienti in manicomio, nel periodo di un anno, la pedicatio attiva si presentava circa nell’uno per cento dei casi e questi pazienti erano spesso idioti o imbecilli e nello stesso tempo masturbatori, solitari o in coppia. Hirschfeld ha informato Näcke che, tra le persone omosessuali, le condizioni isteriche (di regola non su base ereditaria) sono piuttosto comuni e la nevrastenia di altro grado è decisamente frequente, ma dato che gli stati di depressione sono comuni, non aveva mai visto la vera depressione psichica [melanconia] e molto raramente aveva notato la mania, ma aveva notato frequentemente idee deliranti paranoiche, e concordava con Bryan di Broadmoor che le ossessioni religiose non sono rare. La paralisi generale si riscontra, ma è relativamente rara e si può dire lo stesso della demenza precoce. Nel complesso, anche se Hirschfeld non era in grado di dare cifre precise, non c’era alcuna ragione per supporre una prevalenza anomala di follia. Questo era il parere di Näcke. È abbastanza vero, concludeva, che atti omosessuali si ritrovano in ogni forma di psicosi, specialmente nei dementi congeniti o secondari e nei periodi di eccitazione. Ma qui abbiamo a che fare con “pseudo-omosessualità” piuttosto che con vera inversione. Hirschfeld trova che il 75% degli invertiti è di sana ereditarietà; questa sembra essere una percentuale troppo alta; in ogni caso si deve ammettere una certa elasticità per le differenze nel metodo e i dettagli dell’investigazione.

Sono abbastanza certo che un’indagine completa potrebbe allargare considerevolmente la proporzione dei casi con ereditarietà morbosa. Ma nello stesso tempo questo allargamento sarebbe ottenuto essenzialmente mettendo in evidenza anomalie minori e bisognerebbe anche notare quanto le famiglie delle persone medie o normali sono libere da tali anomalie. Spesso ci si chiede: quale famiglia è libera da qualche tara neuropatica? Al presente è difficile dare una risposta precisa a questa domanda. C’è una buona base per credere che una proporzione piuttosto grande di famiglie siano libere da questa tara. Sembra comunque probabile che le famiglie alle quali appartengono gli invertiti, non presentino normalmente profondi segni di degenerazione nervosa, come eravamo portati a credere in precedenza. Quello che noi chiamiamo genericamente “eccentricità” è comune tra loro; la follia è molto più rara.

IL PRIMO APPARIRE DELL’ISTINTO OMOSESSUALE  In 8 casi su 72, l’istinto si è orientato verso il medesimo sesso in età adulta o comunque dopo la pubertà; in tre di questi  casi c’era stata una delusione amorosa con una donna; nessun’altra causa se non questa può essere individuata per la transizione; ma è significativo che in almeno due di questi casi l’istinto sessuale non è sviluppato o è patologicamente debole, mentre il terzo soggetto è di fisico in qualche modo debole e un altro è stato per lungo tempo di salute cagionevole. In un ulteriore caso, anch’esso in qualche modo patologico, lo sviluppo era ancora più complicato.

In 64 casi, cioè circa nell’88 per cento, l’istinto anormale è cominciato nella prima infanzia, senza nessuna attrazione precedente verso il sesso opposto.[3] In 27 di questi casi, è cominciato nel periodo della pubertà e in particolare a scuola. In 39 casi la tendenza è cominciata prima della pubertà, tra i 5 e gli 11 anni, di norma tra i 7 e i 9, talvolta tanto presto quanto il soggetto può ricordare. Non bisogna assolutamente pensare che, in questi numerosi casi di apparire anticipato dell’omosessualità, le sue manifestazioni fossero di carattere specificamente sessuale, anche se in pochi casi si sono notate erezioni. Per la massima parte le manifestazioni sessuali sia omosessuali che eterosessuali, in un’età così anticipata, sono puramente psichiche.[4]

PRECOCITÀ SESSUALE E IPERESTESIA  È un fatto di notevole interesse e significato che in un così gran numero dei miei casi ci sia stata una chiara precocità delle emozioni sessuali, sia sul piano fisico che su quello psichico. Ci possono essere pochi dubbi sul fatto che, come molti osservatori precedenti hanno rilevato, l’inversione tende fortemente ad essere associata con la precocità sessuale. Penso che si potrebbe aggiungere che la precocità sessuale tende ad incoraggiare l’abitudine invertita, dove essa esiste. Perché debba essere così è evidente, se noi crediamo – e ci sono ragioni per crederlo – che in un’età anticipata l’istinto sessuale sia relativamente indifferenziato nelle sue manifestazioni. L’accentuazione precoce dell’impulso sessuale conduce ad una cristallizzazione ben definita delle emozioni in uno stadio prematuro. Si deve anche aggiungere che l’energia sessuale precoce tende a rimanere debole e che un’energia sessuale debole si adatta più facilmente alle relazioni omosessuali, nelle quali non c’è alcun atto definito che debba essere compiuto rispetto alle normali relazioni. È difficile dire quanti dei miei casi mostrino debolezza sessuale. In 6 o 7 è evidente, e la stessa cosa può essere sospettata in molti altri, in particolare in quelli che sono e spesso si descrivono come “sensibili” o “nervosi”, come in quelli il cui lo sviluppo sessuale è stato molto tardivo. In molti casi c’è iperestesia o debolezza irritabile. L’iperestesia stimola lo sforzo e, mentre ci possono essere pochi dubbi che alcuni invertiti sessuali (e in particolare i bisessuali) possiedano una inusuale energia sessuale, in altri casi essa non è che apparente; la ripetizione frequente di emissioni seminali, per esempio, può essere il risultato di una debolezza oltre che di uno sforzo. Bisogna anche aggiungere che questa irritabilità dei centri sessuali, in una notevole percentuale di invertiti è associata con forti tendenze emotive all’affetto e all’auto-sacrificio. Nella stravaganza del suo affetto e della sua devozione, è stato frequentemente osservato che l’invertito maschio somiglia a molte donne normali.

LA SUGGESTIONE E ALTRE CAUSE CHE STIMOLANO L’INVERSIONE In 18 dei miei casi è possibile che qualche avvenimento o qualche circostanza speciale, nella prima fase della vita abbiano avuto una più o meno grande influenza nel deviare gli istinti sessuali verso i canali omosessuali o nel fare emergere un’inversione latente. In 3 casi una delusione d’amore normale sembra aver prodotto una profonda scossa nervosa ed emotiva, che agisce, come ci sembra di essere costretti ad ammettere, in un organismo predisposto, e che produce una tendenza abbastanza permanente all’inversione. In 8 casi si è rilevata seduzione da parte di una persona più grande, ma in almeno 4 o 5 di questi casi vi era già una predisposizione ben marcata. In almeno 8 altri casi, l’esempio, di solito a scuola, si può ritenere che abbia esercitato una certa influenza. È interessante notare che in pochissimi dei miei casi possiamo rintracciare l’influenza di qualche specifico “suggerimento”, come affermato da Schrenck-Notzing, che crede che tra le cause dell’inversione sessuale (così come, senza dubbio, nel causare il feticismo erotico) dobbiamo dare il primo posto a “fattori accidentali di istruzione e di influenza esterna.” Schrenck-Notzing registra il caso di un bambino che guardava innocentemente con curiosità il pene di suo padre che orinava, e ricette un ceffone, e da lì si originò tutto un seguito di pensieri e di sentimenti che portarono all’inversione sessuale completa. In due dei casi che ho segnalato abbiamo incidenti simili, e qui si vede chiaramente che la tendenza omosessuale già esisteva. Non metto in dubbio il verificarsi di tali incidenti, ma mi rifiuto di accettare che essi siano la causa dell’inversione, e in questo sono supportato da tutte le prove  che sono in grado di ottenere. Sono d’accordo con un corrispondente che ha scritto: –

“Considerando che tutti i ragazzi sono esposti allo stesso ordine di suggestioni (vista degli organi nudi di un uomo, dormire con un uomo, essere toccati da un uomo), e che solo pochi di loro diventano sessualmente pervertiti, penso che sia ragionevole concludere che quei pochi fossero già precedentemente predisposti a recepire quella suggestione. In realtà, la suggestione sembra giocare esattamente la stessa parte sia nel risveglio normale che in quello anormale del sesso.”

Mi spingerei fino al punto di affermare che per i ragazzi le ragazze normali gli organi sessuali sviluppati del uomo adulto o della donna adulta – per le loro dimensioni, la pelosità, e il mistero che li avvolge – esercitano quasi sempre un certo fascino, sia esso di attrazione o di repulsione. [5] Ma questo non ha alcun legame con l’omosessualità, e, direi, con la sessualità nel suo complesso. Così, in un caso a me noto, ad un ragazzo di 6 o 7 anni piaceva accarezzare gli organi di un altro ragazzo, che aveva il doppio della sua età, organi che rimanevano passivi e indifferenti; ma questo bambino è cresciuto senza mai manifestare alcun istinto omosessuale. Il seme della suggestione si può sviluppare solo quando cade su un terreno adatto. Quando agisce su una natura abbastanza normale, la suggestione pervertita deve essere molto potente o iterata, e anche allora la sua influenza sarà probabilmente solo temporanea e scomparirà in presenza dello stimolo normale. [6]

Non solo la “suggestione” non è necessaria per lo sviluppo di un impulso sessuale già radicato nell’organismo, ma quando è esercitata in senso opposto è incapace deviare quell’impulso. Lo vediamo illustrato in molti dei casi dei quali ho presentato le storie. Così, in un caso, un ragazzo è stato sedotto dalla cameriera all’età di 14 anni e ha anche ottenuto piacere dalla ragazza, ma nonostante ciò l’istinto omosessuale nativo si è affermato un anno dopo. In un altro caso le suggestioni eterosessuali erano state offerte e accettate nella prima infanzia, ma, nonostante ciò, l’attrazione omosessuale si è lentamente evoluta dall’interno.

Ho, quindi, ben poco da dire sull’influenza della suggestione, che era in passato collocata in una posizione di primaria importanza nei libri sull’inversione sessuale. Questo non perché io sottovaluto il grande ruolo svolto dalla suggestione in molti campi della vita normale e anormale, ma perché sono stato in grado di trovare, solo poche tracce chiare di essa nell’inversione sessuale. In molti casi, senza dubbio, ci possono essere leggeri elementi di suggestione nello sviluppo l’inversione, anche se non possono essere rintracciati.[7] La loro importanza sembra di solito discutibile anche quando vengono scoperti. Considerate il caso di Schrenck-Notzing del bambino che ricevette un ceffone per quello che suo padre considerava una curiosità impropria. Trovo difficile credere che si possa generare una potente suggestione a meno che non ci sia una forte emozione con cui possa unirsi; in tal caso il seme cade sul terreno predisposto. L’ampia diffusione della sessualità normale è forse dovuta al  fatto che tanti ragazzini hanno ricevuto ceffoni per essersi presi delle brutte libertà con le donne? Se è così, io sono pronto ad accettare la spiegazione di Schrenck-Notzing come un resoconto completo della materia. So di un caso, infatti, in cui può essere rilevato un elemento di ciò che può ragionevolmente essere chiamato suggestione. È quello di un medico che era sempre stato in rapporti molto amichevoli con gli uomini, ma aveva avuto rapporti sessuali esclusivamente con le donne, trovandovi giusta soddisfazione, fino a quando le confessioni di un paziente invertito un giorno furono per lui come una rivelazione; da allora in poi adottò pratiche invertite e smise di trovare qualsiasi attrazione nelle donne. Ma anche in questo caso, a quanto mi pare di capire, la suggestione servì solo a rivelare a quell’uomo la sua stessa natura. Per un medico, adottare le abitudini pervertite che la visita di un paziente qualunque gli suggerisce difficilmente può essere un fenomeno di pura suggestione. Non abbiamo alcuna ragione di supporre che questo medico praticasse ogni tipo di perversione di cui aveva notizia dai suoi pazienti; ha adottato quella che si adattava alla sua natura.[8] In un altro caso, avances omosessuali erano state fatte ad un giovane ed erano state accettate, ma quel ragazzo era già stato attratto da uomini in età infantile. Ancora una volta, in un altro caso, c’erano state influenze omosessuali nella fanciullezza di un soggetto che diventò bisessuale, ma dato che il padre di quell’individuo era di un analogo temperamento bisessuale, non possiamo attribuire alcun potere alle semplici suggestioni. In un altro caso troviamo un’influenza omosessuale durante l’infanzia, ma il bambino era già delicato, timido, nervoso e femminile, in possesso di un temperamento chiaramente predestinato a svilupparsi in una direzione omosessuale.

La potenza irresistibile dell’impulso interiore è ben illustrata in un caso presentato da Hirschfeld e Burchard: “Mia figlia Erna”, ha detto la madre del soggetto, “ha mostrato inclinazioni da maschietto all’età di 3 anni, che sono aumentate di anno in anno, Non ha mai giocato con le bambole, solo con i soldatini di latta, le pistole e i castelli. Poteva arrampicarsi sugli alberi e saltare fossati; faceva amicizia con i conducenti di tutti i carri che venivano a casa nostra e loro la mettevano sulla schiena del cavallo. Il circo annuale era una gioia per lei per tutto l’anno. Fin da bambina piccola di 4 anni, era così spericolata sul dorso del cavallo che quelli che la osservavano le gridavano Brava! e tutti dicevano che era una cavallerizza nata. Il suo più grande desiderio era di essere un ragazzo. Avrebbe indossato abiti di suo fratello maggiore per tutto il giorno, nonostante l’indignazione di sua nonna. Il ciclismo, la ginnastica, il canottaggio e il nuoto erano la sua passione, e mostrava abilità in quelle cose. Quando diventò più grande odiava i cappelli e gli abiti graziosamente ornati. Ho avuto molti problemi con lei perché lei non voleva indossare cose belle. Più cresceva più i suoi modi di fare maschili e decisi si sviluppavano. Questo suscitò molto clamore e anche offese. La gente ritiene mia figlia poco femminile e sgradevole, ma tutte le mie difficoltà e le mie esortazioni non sono assolutamente servite a cambiarla.” Ora questa giovane donna che tutte le influenze di un ambiente femminile normale non sono riuscite a rendere femminile non era assolutamente una donna fisiologicamente. Il caso si è rivelato essere l’unico caso di un individuo che possiede tutte le caratteristiche esteriori di una donna in combinazione con tessuto testicolare interno in grado di emettere vero sperma maschile attraverso l’uretra femminile. Nessuna suggestione dell’ambiente sarebbe stata tale da per superare questo fatto fondamentale della costituzione interna. (Hirschfeld and Burchard, “Spermasekretion aus einer weiblichen Harnröhre,” Deutsche medizinische Wochenschrift, No. 52, 1911.)

Posso qui citare tre casi americani (non pubblicati in precedenza), per i quali sono in debito con il Prof. G. Frank Lydston, di Chicago. Mi sembra che essi illustrino l’unico tipo di suggestioni che svolgono un ruolo importante nell’evoluzione di inversione. Io li riporto nelle parole di Dr. Lydston:

CASO I – Un uomo di 45 anni, attratto dalla allusione al mio saggio sulla “Perversione sociale” contenuta nella traduzione inglese della Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing, mi consultò circa la possibilità di curare la sua condizione. Questo individuo era un uomo molto intelligente finemente colto, era un eccellente linguista, aveva un notevole talento musicale, ed era alle dipendenze di una società la cui attività era tale da esigere da parte dei suoi dipendenti un notevole acume giuridico, oltre a capacità amministrative e alla conoscenza delle transazioni immobiliari. Quest’uomo ha dichiarato che all’età della pubertà, senza alcuna conoscenza della perversione del sentimento sessuale, fu gettato in contatto intimo con maschi di età più avanzata, che usarono vari mezzi per eccitare le sue passioni sessuali, il risultato fu che si svilupparono pratiche sessuali pervertite, che poi proseguirono per un certo numero di anni. Egli da allora in poi notò una certa avversione per le donne. Cedendo alle sollecitazioni della sua famiglia finalmente si sposò, senza alcuna idea veramente chiara di ciò che, semmai, ci si sarebbe potuto aspettare da lui nel rapporto coniugale. L’assoluta impotenza, anzi, la ripugnanza per il congiungimento con la moglie, fu la conseguenza deplorevole. Si stava pensando al divorzio quando, fortunatamente per tutte le parti interessate, la moglie morì improvvisamente. Essendo un uomo di intelligenza più che normale, questo individuo, prima di cercare il mio aiuto, aveva cercato invano qualche rimedio per la sua infelice condizione. Egli ha dichiarato che credeva ci fosse un elemento di ereditarietà nel suo caso, dato che il padre era stato dipsomaniaco e un fratello era morto pazzo. Egli tuttavia precisava che era sua opinione che, nonostante la tara ereditaria, sarebbe stato perfettamente normale dal punto di vista sessuale, se non fosse stato per le impressioni acquisite nella pubertà o intorno al periodo della pubertà. Quest’uomo presentava caratteristiche fisiche tipicamente nevrotiche, si lamentava di essere molto nervoso, era prematuramente ingrigito, era solo di statura media, e aveva un nistagmo incontrollabile, che, a suo dire, esisteva da circa quindici anni. Come era prevedibile, il trattamento in questo caso non ebbe alcuna utilità. Feci in modo che iniziasse l’uso della suggestione ipnotica per mano di un ipnotizzatore professionista esperto. Ma essendo stato il paziente richiamato all’estero, alla fine rinunciò al trattamento, e non ho modo di sapere quale sia la sua condizione attuale.

CASO II – Una signora, mia paziente, che era un’attrice, e di conseguenza una donna di mondo, mi portò per un parere un po’ di corrispondenza che era intercorsa tra il suo fratello più giovane e un uomo che vive in un altro Stato, con il quale il ragazzo aveva rapporti abbastanza intimi. In una di queste lettere si alludeva vari viaggi volanti a Chicago al fine di incontrare il ragazzo, il quale, tra l’altro, aveva solo 17 anni. È emerso anche, come dimostrano le lettere, che in diverse occasioni il ragazzo era stato portato in viaggio in carrozza Pullman dal suo amico, che era un funzionario di primo piano delle ferrovie. Il carattere della corrispondenza era come quello che un uomo medio sano userebbe per rivolgersi ad una donna della quale è innamorato. Sembrava che l’autore della corrispondenza avesse applicato al suo ragazzo il nome di Cenerentola, e le dichiarazioni di appassionato affetto che erano rivolte verso Cenerentola certamente avrebbero soddisfatto la donna più esigente. Il giovane ragazzo in seguito mi fece delle confessioni, e io mi misi in corrispondenza col suo amico di sesso maschile, con il risultato che quello si rivolse a me e io ottenni una storia completa del caso. Il modo di lasciarsi andare al sesso in questo caso era il solito della masturbazione orale, in cui il ragazzo era la parte passiva. Non sono stato in grado di ottenere tutti i dati definitivi riguardanti la storia familiare dell’individuo più anziano, in questo caso, ma capisco che c’era una macchia di follia nella sua famiglia. Lui stesso era un robusto e bell’uomo, intorno alla mezza età, ben educato e molto intelligente, come necessariamente doveva essere, data la posizione di primo piano che occupava in una importante società ferroviaria. Citerò, come una questione degna di interesse, il fato che il ragazzo, che ora ha 23 anni, mi ha recentemente consultato per impotentia coeundi, manifestando frigidità verso le donne, e, dalle dichiarazioni del giovane, sono convinto che sia sulla buona strada della perversione sessuale definitiva.

Un punto interessante a questo proposito è che la sorella del giovane, l’attrice già accennata, ha recentemente avuto un attacco di mania acuta.

Ho avuto altri casi inediti che potrebbero essere di interesse, ma questi due sono alquanto classici e caratterizzano in misura maggiore o minore la maggior parte degli altri casi. Io, però, citerò un altro caso, che si è verificato in una donna.

CASO III – Una donna sposata di 40 anni. È stata abbandonata dal marito a causa della sua sessualità pervertita. Presenta una storia nevrotica su entrambi i lati della famiglia, e diversi casi di pazzia dalla parte materna. In questo caso erano presenti l’affinità per lo stesso sesso e il desiderio pervertito per il sesso opposto, una combinazione tutt’altro che infrequente. Si è provata la suggestione ipnotica, ma senza successo. La causa era evidentemente la suggestione e l’esempio da parte di un’altra donna pervertita con la quale aveva legato prima del matrimonio. Il matrimonio arrivò tardi, a 35 anni. In tutti questi casi c’è stato un elemento di ciò che può essere chiamato suggestione, ma che era veramente molto più di questo; si trattava probabilmente in tutti i casi di seduzione attiva di una persona più giovane, predisposta, da parte di una persona più grande. Si osserverà che in ogni caso c’era, almeno, una base nevrotica organica sulla quale la suggestione e la seduzione potevano lavorare. Non riesco a considerare però questi casi tanto significativi da modificare il nostro atteggiamento verso la suggestione.

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[1] L’analisi che segue si basa su versioni un po’ più complete delle mie Storie rispetto a quanto è stato pubblicato nei capitoli precedenti, nonché su varie altre Storie che non vengono qui affatto pubblicate. Numerose apparenti discrepanze possono così essere spiegate.

[2] Questa frequenza di sintomi nervosi è in accordo con le osservazioni più affidabili di qualsiasi fonte. Così, Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 177) afferma che di 500 invertiti, il 62 per cento ha mostrato sintomi nervosi di un tipo o di un altro: insonnia, sonnolenza, tremori, balbuzie, ecc..

[3] Hirschfeld ritiene che il 54 per cento, degli invertiti diventino coscienti della loro anomalia prima dei 14 anni di età. L’anomalia può, comunque, essere presente in questa età precoce, ma non consapevolmente fino ad un’età più adulta. Da qui la maggiore percentuale registrata in precedenza.

[4] A questo proposito posso citare un’osservazione di Raffalovich: “È naturale che l’invertito possa ricordare  molto chiaramente la precocità delle sue inclinazioni. Nell’esistenza di ogni invertito arriva un momento in cui egli scopre l’enigma dei suoi gusti omosessuali. Poi egli classifica tutti i suoi ricordi, e per giustificarsi ai propri occhi, ricorda che è stato quello che è fin dalla prima infanzia. L’omosessualità ha colorato tutta la sua giovane vita. Ha pensato ad essa, ha sognato di essa, ha riflettuto su di essa, molto spesso in perfetta innocenza. Quando era molto piccolo immaginava di essere stato portato via dai briganti, dai selvaggi; a 5 o 6 anni sognava il calore dei loro petti e delle loro braccia nude. Sognò che era loro schiavo e amava la sua schiavitù e suoi padroni. Egli non ha avuto il minimo pensiero che fosse crudamente sessuale, ma ha scoperto la sua vocazione sentimentale “.

[5] Leppmann cita un caso (certamente estremo e anomalo) di una bambina di 8 anni che passava la notte nascosta sul tetto, al solo scopo di essere in grado di osservare la mattina gli organi sessuali di un cugino maschio adulto (Bulletin de l’Union Internationale de Droit Pénal, 1896, p. 118).

[6] Ammetto senza riserve, come tutti gli investigatori devono fare, la difficoltà di rintracciare l’influenza delle prime suggestioni, in particolare nei rapporti con le persone che sono abituate all’auto-analisi. A volte capita, soprattutto per quanto riguarda il feticismo erotico, che, mentre le domande dirette non riescono a raggiungere alcuna suggestione formativa molto anticipata, tale suggestione è casualmente scoperta in un’occasione successiva.

[7] Posso aggiungere che non vedo alcuna inconciliabilità fondamentale tra il punto di vista qui adottato e i fatti presentati (ed erroneamente interpretate) da Schrenck-Notzing. Nel suo Beiträge zur Ætiologie der Conträrer Sexualempfindung (Vienna, 1895), questo autore afferma: “La disposizione neuropatica è congenita, come lo è la tendenza alla comparsa precoce degli appetiti, la mancanza di resistenza psichica e la tendenza ad associazioni imperative; ma non è dimostrato che l’ereditarietà possa estendersi all’oggetto dell’appetito, e influenzare il contenuto di queste caratteristiche. Le esperienze psicologiche sono contro tutto ciò, come lo è la possibilità, che ho dimostrato sperimentalmente, di cambiare questi impulsi rimuovendo così il loro pericolo per il carattere dell’individuo.” Non si deve affermare che “l’ereditarietà si estende all’oggetto dell’appetito”, ma semplicemente che l’ereditarietà culmina in un organismo che è sessualmente più soddisfatto da tale oggetto. È anche un errore supporre che i caratteri congeniti non possano essere, in alcuni casi, ampiamente modificati da processi pazienti e laboriosi come quelli condotti da Schrenck-Notzing. Nello stesso opuscolo questo scrittore si riferisce alla follia morale e all’idiozia a sostegno del suo punto di vista. È curioso che entrambe queste manifestazioni congenite siano state usate da me, in modo indipendente, come argomenti contro la sua posizione. Le esperienze dell’Elmira Reformatory e di Bicêtre – per non parlare delle istituzioni di più recente istituzione – da tempo hanno mostrato che sia il folle morale che l’idiota possono notevolmente migliorare con un trattamento appropriato. Schrenck-Notzing sembra essere indebitamente influenzato dal suo interesse per l’ipnosi e la suggestione.

[8] “Se un invertito recepisce qualcosa, sotto l’influenza di condizioni esterne,” ha scritto Féré dicendo il vero (L’Instinct Sexuel, p 238)., “è perché è nato con l’attitudine a tale acquisizione: attitudine che manca in coloro che sono stati sottoposti alle stesse condizioni senza fare le stesse acquisizioni.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5405

DA ETERO A GAY: LA SCOPERTA TARDIVA DELLA PROPRIA SESSUALITÀ

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte tredicesima

Prosegue la pubblicazione delle Storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis.

Nella Storia n. 27, che potete leggere qui di seguito, si può seguire il percorso di emersione della omosessualità in un ragazzo americano di fine 800. Nella storia si ha una chiarissima esemplificazione di un concetto fondamentale riguardante la sessualità: l’imprinting sessuale (cioè le prime esperienze sessuali o para-sessuali vissute in età infantile).

Da una lettura attenta risulta chiaramente che l’imprinting, nel caso specifico molto forte e molto anticipato, e la facilità nel procacciarsi sesso etero, hanno reso impossibile l’emersione della omosessualità fino all’età adulta. Aggiungo che l’assenza della masturbazione dovuta alla facilità e alla frequenza del coito eterosessuale, privava di fatto il ragazzo di un elemento fondamentale per il riconoscimento del proprio orientamento sessuale.

Buona lettura!

STORIA 27

H. C., americano, 28 anni, possidente, non sposato, il maggiore dei due figli. La sua storia può essere meglio espressa con le sue stesse parole:

“Io sono, dalla parte di entrambi i genitori, di ascendenze inglesi molto antiche, essendo i primi coloni del mio nome arrivati nel New England nel 1630. Sia la famiglia di mio padre che quella di mia made sono state prolifiche di soldati e statisti; la famiglia di mia madre diede un presidente degli Stati Uniti. Per quanto ne so, nessuno dei miei predecessori ha fatto sospettare stranezze mentali, ad eccezione di uno zio materno, il quale, per eccesso di studio, divenne folle per un anno.

“Sono laureato in due università con una laurea in belle arti e una in medicina. Dopo un anno come medico in un ospedale, abbandonai la medicina del tutto, per seguire la letteratura, una predilezione che avevo dall’inizio della fanciullezza.

“Mi sono svegliato al sentimento sessuale all’età di 7 anni, quando, in una piccola scuola privata, intravedendo le cosce nude sopra le calze delle mie compagne di scuola femmine, mi esaltavo vagamente. Questo feticismo, è cresciuto più definitamente centrato alla fine sulle cosce e poi su tutta la persona di una ragazza in particolare. Il mio primo sogno tinto di sessualità fu su di lei, mentre lei mi stava vicino io schiacciavo il mio pene sopra un’incudine rovente e poi, in beatifica auto-immolazione, esponevo il moncherino carbonizzato ai suoi supplicanti occhi rotondi. Questo amore, però, diminuì all’arrivo di una nuova ragazza nella scuola, che, non più bella, ma più formosa, esercitava una forte attrazione sulla mia sessualità nascente. Un pomeriggio, nella soffitta della scuderia di suo padre, mi indusse a spogliarmi, dando lei stessa l’esempio. L’erezione che le nostre manipolazioni reciproche produssero fu per me senza impulso cosciente, provai solo una curiosità infantile vedendo la nostra differenza genitale. Ma l’episodio diede l’avvio a capricci stravaganti, uno dei quali con insistenza mi ossessionava: con queste differenze fisiche, ovviamente, compensatorie, perché io e quella ragazza non avremmo dovuto realizzare un qualche tipo di rapporto sessuale? Questa fantasia, derivante esclusivamente da quell’esperienza unica, mi affascinò solo con quello che aveva di grottesco, perché in quel momento la mia sensibilità sessuale non era che rudimentale e la mia conoscenza del sesso era nulla. L’idea bizzarra, presentata alla ragazza altrettanto ignorante e da lei approvata, nacque nella soffitta dell’aia paterna e là, in modo molto pasticciato, giunse a un compimento sorprendente e piacevole.

“Nei quattro anni successivi ho ripetuto l’atto non di rado con questa ragazza e con altre.

“Quando avevo 11 anni io e mia sorella fummo portati dai nostri genitori in Europa, dove rimanemmo sei anni, frequentando la scuola ogni inverno in una città diversa e viaggiando, durante l’estate, in diversi paesi.

“All’estero il mio desiderio fu saziato al massimo grado: la disponibile ragazza compagna di giochi era onnipresente, e io la maneggiavo con ardore negli alberghi svizzeri, negli stabilimenti termali tedeschi, nelle pensioni francesi, dove non l’ho fatto? Verso la pubertà per la prima volta ho fatto ricorso, qualche volta, alle prostitute.

“Alla masturbazione, eccetto alcuni esperimenti, non ho mai fatto ricorso. Pochi dei miei compagni di scuola la praticavano dichiaratamente.

“Di omosessualità avevo sentito qualcosa esclusivamente attraverso i classici, in cui, senza lunga ponderazione, riconoscevo solo il nostro cameratismo moderno, poeticamente esaltato, mascherato con gli abiti con la fraseologia antica. L’omosessualità non riuscì mai ad annidarsi dentro di me e non trovò nessuna consonanza nella scala delle mie simpatie, non possedevo nessuna pietra di paragone per tradurre le esibizioni di quegli amori ambigui in messaggi infuocati Il rapporto con il mio sesso consisteva, intellettualmente, in un’amicizia occasionale priva di forte affetto, e fisicamente, in un blando antagonismo, il corpo nudo di un uomo era per me alquanto repellente. Le statue di donne mi evocavano una risposta sia carnale che estetica, quelle degli uomini, non mi suscitavano alcuna emozione, salvo un approfondimento di quella antipatia originaria. Allo stesso modo accadeva per i dipinti, la letteratura, il dramma, gli uomini servivano solo come complemento per le deliziose fanciulle, che visitavano i miei serragli aerei e mi leccavano nei miei rosei sogni.

“Nel mio diciottesimo anno tornammo in America, dove entrai all’università.

“Il corso del mio amore per le donne era ormai un po’ irregolare, il rapporto sessuale normale cominciò a perdere fascino. Già avevo definito, senza l’aiuto di nessuno la logica del coito, così ora l’immaginazione, brancolando nel buio, concepì un nuovo impulso per il desiderio, il  cunnilingus. Ma questo, anche se per un po’ fu abbastanza adeguato, presto cessò di soddisfarmi. In quel frangente, il Natale del mio primo anno di college, fui nominato direttore di una piccola rivista, una pecca precoce del modo di procedere di questa rivista fu la scarsità di storie d’amore. Tale abbandono improvvido era in linea con il mio modo deviante di vedere le donne, un modo di vedere che mi era stato dato dalla auto-dissipazione del glamour attraverso il quale si voleva che apparissero. Avevo vagato in qualche modo dietro le quinte e avevo visto, senza l’intervento delle luci della ribalta del sesso, che le fate una volta così raggianti si riducevano ad una umanità imbellettata, simpatica come sempre, ma non più desiderabile.

“Poco dopo, si cominciò a parlare del caso di Oscar Wilde. I resoconti dei giornali su questa faccenda, mentre  mi illuminavano, non accendevano alcuna luce di auto-rivelazione; correggevano soltanto alcune inutili congetture che, su alcuni vizi mistici, avevo sentito sussurrare. Qua e là un’allusione giornalistica ancora troppo recondita mi veniva faticosamente chiarita da un compagno di studi effemminato, che, immagino ora, non avrebbe mostrato alcuna reticenza se lo avessi pregato di aggiungere una dimostrazione pratica. Acquistai anche delle fotografie di Oscar Wilde, le guardavo sotto gli auspici untuosi di quello stesso svirilizzato mentore blandiloquente. Se il mio interesse per Oscar Wilde derivava da qualche altra emozione che non fosse la curiosità piuttosto morbosa allora quasi universale, non ne ero comunque consapevole.

“I sogni erotici, preclusi fino ad allora dal coito, vennero subito ad affliggermi. I protagonisti di questi sogni erano (e sono tuttora) invariabilmente le donne, con questa sola eccezione che io posso ricordare: sognai che Oscar Wilde, una delle mie fotografie di lui incarnata, si avvicinò a me con un languore buffonesco e eseguì una fellatio su di me, un atto che mi era stato spiegato verbalmente poco prima dal mio oracolo. Per un mese o più, il ricordo di questo sogno mi disgustò.

“I pochi tentativi successivi, timidi e svogliati, di ripristinare la mia attività sessuale erano predestinati a fallire, anche perché avevo temuto che lo fossero: l’erezione era incompleta, l’eiaculazione senza piacere.

“Sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo comportamento. Perché coito senza desiderio sensuale del coito? Nessun senso del dovere mi spingeva, né alcun timore di un’aberrazione sessuale. La spiegazione è questa: l’attrazione per le donne non era stata eliminata, ma semplicemente sublimata, la mia immaginazione, che non importava più le immagini delle donne dall’osservazione, creava le proprie sirene deliziose, una volta diventata ​​esigente e trascendente, si rivolgeva invano alla realtà. La sostanza era svanita stabilmente, e presto anche queste sue ombre tormentose divennero via via più evanescenti, finché anch’esse svanirono nel nulla .

“Gli antipodi della sfera sessuale vennero sempre più verso la luce della mia tolleranza. L’inversione, fino ad allora macchiata da una leggera ripugnanza, divenne alla fine esteticamente incolore, e poi riprese delicatamente colore, in un primo momento solo attraverso la pietà verso le sue vittime, ma alla fine, il colore si fece più marcato con l’inclinazione semicosciente ad applicarla a me stesso come una remota possibilità. Questa rivoluzione, però, non avvenne senza una spinta esterna. Il tono prevenuto di un libro che stavo leggendo, Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing, incitando il mio sdegno, mi portò alla simpatia. Il mio prendere le difese degli omosessuali, puramente astratto anche se era solo un inizio, comportava però il mio guardare le cose con occhi ipoteticamente invertiti, un orientamento per amor di discussione. Dopo un po’, insensibilmente e non in un momento ben preciso, l’ipotesi si fuse con la realtà: io stesso ero un invertito. L’inversione occasionale e fittizia non si era mai sovrapposta, credo, a questa vera inversione, ma piuttosto una vera e propria inversione, dormiente per tutti quegli anni, aveva semplicemente risposto alla fine ad uno stimolo forte e abbastanza prolungato, come un uomo che si risveglia quando è chiamato ad alta voce.

“Nel presentare me stesso così sessualmente trasformato, non affermo di aver avuto fin dall’inizio una qualche inclinazione definitiva. L’istinto, così evoluto da poco tempo, rimase per un po’ offuscato. La sua espressione primaria era un interesse debolmente sensuale per le caratteristiche fisiche dei ragazzi specialmente nelle loro somiglianze con le donne. A questo interesse non opponevo alcuna disapprovazione; dato che la lascivia con le donne in molte e diverse situazioni aveva molto tempo prima intossicato la mia coscienza sessuale fino a portarla alla letargia, nessun ragionamento si oppose al tentativo di ricostituire quella coscienza sessuale. D’altra parte, il piacere intellettuale per le promesse del nuovo mondo, così come la sensualità, mi conducevano alla sua esplorazione deliberata. Eppure, per un anno, il desiderio si fermò ad una vera libidine su nulla di più concreto dei giovani, la coabitazione coi quali era la mia unica fantasia.

“Un giovane chirurgo, dopo aver letto la mia copia della Psychopathia Sexualis, si mise una sera a discutere sugli invertiti con tale gusto che gli chiesi ingenuamente se lui stesso fosse invertito. Diventò rosso, se confermativamente o altrimenti non potevo immaginarlo, nonostante il suo no veemente. Immediatamente ritirò molto sottilmente la sua negazione. Ma alla sua domanda, in risposta alla mia, io mantenni il mio no, per paura che mi proponesse qualche atto sessuale, un cosa che l’estetica della mia inversione sessuale in pieno sviluppo non avrebbe ancora permesso, i ragazzi della mia immaginazione dominavano ancora la scena.

“Una sera, subito dopo, mi scortò a molte delle caffetterie dove gli invertiti sono soliti radunarsi. Questi luoghi di incontri amorosi segreti erano tutti molto simili: un lungo corridoio, con l’orchestra ad una estremità, tavoli in marmo lungo le pareti, che lasciavano il pavimento libero per ballare. Attorno ai tavoli sedevano ragazzi e giovani, Adoni sia per effetto dell’arte che della natura, disponibili per un drink o una chiacchierata col Samaritano di turno, e timidamente venivano importunati per i piaceri per i quali, al piano di sopra, c’erano piccole stanze in affitto. Uno dei ragazzi, supportato dall’orchestra, cantava “l’aria dei gioielli” del ‘Faust’. La sua voce aveva la limpida, tremula purezza di un clarinetto, e il suo volto la bellezza di un angelo. La canzone si concluse, lo invitammo al nostro tavolo, dove si sedette a sorseggiare un brandy liscio, mentre rispondeva beffardamente alle mie domande libresche. I ragazzi prostituti che abbelliscono queste sale, ci informò, avevano nomi fantasiosi, alcuni di attrici famose, altri di eroi del teatro, il suo nome era Dorian Gray. I rivali, si lamentava, avevano assunto lo stesso nome, ma lui era l’originale Dorian, gli altri erano solo impostori gelosi. I suoi capelli ricci erano d’oro; le guance rosa; le labbra, rosso corallo, si aprivano incessantemente per rivelare il bianco perla scintillante dei suoi denti Eppure, anche se lo ritenevo il giovane più bello del mondo, non provavo nessun interesse sessuale né per lui né per gli altri ragazzi, che in realtà erano tutti belli – la bellezza era la loro principale risorsa. Dorian, inoltre, esaltato dallo splendore del suo abbigliamento femminile, corsetti di raso, abiti da sera scollati, ecc, si vestiva, nelle notti di gala, in modo da mettere in mostra le sue spalle lucenti e le sue braccia belle, paffute e bianche. Così messo in mostra, scherzava, e avrebbe stregato perfino me, ancora così impassibile, fino a quando non mi fossi buttato, in lacrime di felicità, nel suo abbraccio d’amore.

“La mia prima esperienza di fellatio fu un mese più tardi, con il giovane chirurgo. Gli confessai lo sfizio di provare, e lui accettò. Anche se questo atto nauseante e faticoso, molto imperfettamente eseguito, era dovuto soprattutto alla curiosità, sorse ben presto una passionale velleità di ripetizione. In breve, il desiderio della fellatio crebbe lentamente dalla notte di quel fiasco sdolcinato e divenne alla fine in un desiderio sovrano.

“Forse l’abortire spontaneo di quell’esperimento iniziatico era dovuto alla precipitazione, all’incubazione del mio istinto perverso che non era ancora completa. Ci fu poi una pausa di un mese, nella quale, anche se non ci fu alcun tentativo di una ulteriore fellatio, la mia mente andò via via sempre più vicino ad una conciliazione con la grossolanità dell’atto, e cominciò a scoprire qualche correlazione tra le sue creature e i bei ragazzi visti in carne e ossa. Una sera, a Broadway, concepii improvvisamente un desiderio totale per un giovane che stava uscendo da un hotel mentre passavo. I nostri sguardi si incontrarono e si  fermarono insieme. Si accostò a me per la prima volta vicino a una vetrina. Era un invertito. Con lui, nella sua stanza presso l’hotel da dove lo avevo visto uscire, ho passato una notte apocalittica. Da allora in poi il contatto con i ragazzi limitato solo allo spirito cessò di essere un fine, le immagini si erano trasformate in carne, uscivano dal loro contesto a andavano per le strade. Quel ragazzo, quel deus ex machina, lo vedo chiaramente: i suoi capelli ricci marroni, gli occhi azzurri come il mare, il suo petto insieme così ad arco e così pieno, le braccia arrotondate, la sua vita stretta, il rigonfiamento aggraziato dei suoi fianchi e le cosce, piene e bianche come la neve; ricordo come ieri le fossette nelle sue ginocchia, la snellezza delle sue caviglie, la morbidezza dei suoi piccoli piedi, con il collo del piede rosa come l’interno di una conchiglia. Come gongolavo sulle sue ampie rotondità, le sue ricche ondulazioni!

“Negli ultimi otto anni ho eseguito la fellatio (mai la pedicatio) con più di trecento uomini e ragazzi. La mia preferenza è per i ragazzi tra i 15 ei 20 anni, raffinati, carini, con un fare da ragazzina, e loro stessi omosessuali.

“Personalmente, salvo questo amore per i maschi, sono da ogni punto di vista maschile, dedito agli sport all’aria aperta, e a fumare e a bere moderatamente. All’apparenza, non sono che un ragazzo di 18 anni. La mia faccia e la figura sono generalmente considerate belle. Sono ben rasato, con capelli neri e ricci, le guance rosse e gli occhi castani, i lineamenti delicati e regolari; il corpo, di media statura, ovunque praticamente senza peli. Con anni di allenamento ho raggiunto anche grande forza e proporzioni classiche, i contorni dei muscoli sono facilmente arrotondati dal tessuto adiposo. Le mie mani ed i piedi sono di piccole dimensioni. Il mio pene, anche se perfettamente formato, è decisamente enorme – eretto, dieci pollici e mezzo di lunghezza, sette pollici e un quarto di circonferenza.

“Qualche spinta alla mia apostasia dai metodi ortodossi è venuta, senza dubbio, da questa ipertrofia del pene, che già nel mio ventesimo anno aveva acquisito la sua attuale dimensione eccessiva, rendendo il coito impraticabile con la maggior parte delle donne. Io tentavo e dolorosamente quando l’inserimento riusciva. Dal quando mi ritrovai erede dell’inversione, un unico ritorno del desiderio normale, sei anni fa, mi convinse a tentare il coito con undici o dodici prostitute, e, abbastanza stranamente, con quasi tutta la lascivia dei vecchi tempi e con la piena erezione, ma, come avvenne, sempre con troppo grande disparità delle parti per il successo.”

Una certa ricercatezza nei modi di questa comunicazione può essere attribuita in parte alla natura degli interessi letterari che lo scrittore di preferenza coltiva, e in parte, senza dubbio più fondamentalmente, al carattere speciale del suo temperamento, prevalentemente estetico e all’attrazione per l’esotico. Un’attrazione per esperienze esotiche non sarà, tuttavia, sufficiente a spiegare lo sviluppo piuttosto tardivo delle tendenze omosessuali, uno sviluppo ritardato che può essere la base per collocare questo caso proprio nel gruppo degli invertiti ritardati. H. C. stesso ha sottolineato a me che la sua avversione per le donne, che cominciò ad apparire nel diciottesimo anno, era già notevole prima che avesse mai sentito parlare chiaramente di atti omosessuali specifici e un anno intero prima che egli sperimentasse il minimo interesse sessuale per gli uomini o per i ragazzi. Inoltre, se è vero che la tendenza attuale all’attrazione omosessuale è apparsa solo dopo che aveva letto Krafft-Ebing ed era venuto a contatto con gli invertiti, tali influenze non sarebbero sufficienti a cambiare la natura sessuale di un uomo normalmente costituito.

Si può aggiungere che H. C. non è attratto da uomini normali. Per quanto riguarda il suo atteggiamento morale egli osserva: “Non ho scrupoli nell’indulgere alla mia passione. Capisco le obiezioni morali avanzate, ma esse sono così speculative e costruite, mentre, in modo immediato, l’inversione è la fonte di tanto bene.” Egli considera tutta la questione sessuale come in gran parte una questione di gusto.

Considero il caso precedente, un caso di notevole interesse. Presenta ciò che è comunemente considerato un tipo molto diffuso di inversione, di cui Oscar Wilde sarebbe il massimo esponente, in cui una persona eterosessuale diventa chiaramente omosessuale per effetto dell’esercizio della curiosità intellettuale e dell’interesse estetico. In realtà il tipo è tutt’altro che comune; infatti, una curiosità intellettuale e un interesse estetico, abbastanza forti da dirigere anche in apparenza l’impulso sessuale in qualche nuova direzione, sono a loro volta tutt’altro che comuni. Inoltre, una lettura critica di questa storia suggerisce che il controllo apparente della ragione sull’impulso sessuale è un fenomeno superficiale. Qui, come sempre, la ragione non è che uno strumento nelle mani delle passioni. Le cause apparenti sono in realtà gli effetti; e noi assistiamo al graduale emergere di un impulso omosessuale ritardato.

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OMOSESSUALITA’ REPRESSA E NEVROSI SESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte ottava

Riporto qui di seguito la Storia n. 20, acclusa al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Questa storia e la successiva (la n. 21, che pubblicherò tra breve) contengono esempi tipici di nevrosi sessuale prodotta dalla repressione dell’omosessualità. Si tratta di fenomeni oggi decisamente più rari, perché la libertà degli omosessuali è molto maggiore di quanto non fosse cento anni fa, in particolare nelle classi sociali alte di allora, ma prima dell’avvento di internet, cioè in pratica ancora trent’anni fa, le cose non erano molto diverse, almeno in alcuni casi, da quanto rappresentato nella storia che state per leggere. Oggi l’educazione sessuale repressiva, seguita da una finale accettazione, per quanto sofferta, dell’omosessualità, induce soprattutto e in tempi brevi alla cosiddetta “fase frenetica” nella quale la paura di perdere il treno e il desiderio di recuperare il tempo perduto, spingono spesso ad una ricerca frenetica e perfino pericolosa di una sessualità gay senza precauzioni. Cento anni fa non c’era l’aids, ma c’era la sifilide, una malattia allora incurabile, che portava alla demenza e alla morte, quindi molte logiche del comportamento omosessuale di fine 800 o dei primi del 900, in termini di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse (allora si diceva veneree), sono comunque molto simili a quelle che si ritrovano anche nei nostri tempi.

Buona lettura.

STORIA 20

Inglese, possidente, 49 anni. Il padre e la famiglia  del padre erano persone robuste, sane e prolifiche. Dal lato materno, sono rintracciabili: tisi, pazzia, e eccentricità. Egli appartiene a una grande famiglia, alcuni dei cui componenti sono morti nella prima infanzia o alla nascita, mentre altri sono normali. Lui stesso era un bambino debole e altamente nervoso, soggetto a terrori notturni e sonnambulismo, di eccessiva timidezza e inquietudine religiosa.

La coscienza sessuale si svegliò prima dell’età di 8 anni, quando la sua attenzione fu rivolta al suo pene. La sua infermiera, mentre fuori camminava con lui un giorno, gli disse che quando i ragazzini crescono ‘i loro peni cadono’. La bambinaia ridacchiò, e lui capì che ci doveva essere qualcosa di particolare a proposito del pene. Soffriva di irritabilità del prepuzio e l’infermiera lo spolverava di talco prima che lui andasse a dormire. Non ci fu nessun passaggio da questo all’auto-abuso.

All’incirca nello stesso periodo andò soggetto a sogni curiosi a metà tra il sonno e la veglia. In essi si immaginava servo di molti marinai adulti nudi; si rannicchiava tra le loro cosce e si faceva chiamare il loro sporco maiale, ai loro ordini faceva servizi ai loro genitali e ai loro glutei, che contemplava e manipolava con gusto. Più o meno nello stesso periodo, in cui queste visioni cominciarono a manifestarsi, casualmente sentì che un uomo aveva l’abitudine di esporre i suo corpo davanti alla finestra di una stanza dove stavano le cameriere; questo lo turbava vagamente. Tra l’età di 8 e 11 anni, per due volte, prese in bocca il pene di un cugino, dopo aver dormito insieme con lui; la sensazione provocata dal pene gli piacque. Quando dormiva con un altro cugino, avevano l’abitudine di stare stesi tenendo le mani tese per coprirsi a vicenda il pene o le natiche. Lui preferiva le natiche, suo cugino il pene. Nessuno di questi cugini era omosessuale, e non ci fu alcun tentativo di masturbazione reciproca. Aveva l’abitudine di giocare con cinque cugini maschi. Uno di questi ragazzi era malvisto dagli altri, che avevano inventato un metodo per punirlo per presunte colpe. Si sedevano intorno alla stanza sulle sedie, ognuno con il suo pene in vista, e il ragazzo che doveva essere punito andava in giro per la stanza in ginocchio e prendeva ogni pene in bocca a turno. Questo doveva umiliarlo. Questo però non portò alla masturbazione. In un’occasione il bambino accidentalmente osservò un ragazzo che sedeva accanto a lui a scuola mentre giocava con il suo pene accarezzandolo. Questo gli provocò una forte sensazione di disagio. Per quanto riguarda tutti questi punti il ​​soggetto osserva che nessuno dei ragazzi ai quali era legato in quel periodo, e che sono stati esposti proprio alle stesse influenze, è diventato omosessuale.

Era da se stesso, fin dall’inizio, indifferente al sesso opposto. Nella prima infanzia, e fino all’età di 13 anni, ha avuto frequenti occasioni di ispezionare da vicino gli organi sessuali delle ragazze, sue compagne di gioco. Questo non gli provocava nessuna eccitazione sessuale. Al contrario, l’odore delle parti femminili lo colpiva sgradevolmente. Una volta, vedere un compagno di scuola che copulava con una ragazzina, gli diede un senso di orrore mistico. Nemmeno la vista degli organi maschili gli suscitava alcuna sensazione particolare. È, tuttavia, dell’opinione che, vivendo con le sorelle durante l’infanzia, si sentiva più curioso di come fossero le persone del proprio sesso perché erano più lontane da lui. Non mostrava alcuna effeminatezza nelle sue preferenze per i giochi o il lavoro.

Andò a una scuola pubblica. Qui fu provocato da ragazzi amici a masturbarsi, ma, anche se vide spesso l’atto mentre si svolgeva,  questo gli ispirò solo con un senso di indecenza. Nel suo quindicesimo anno la pubertà iniziò con le emissioni notturne, e, allo stesso tempo, egli iniziò a masturbarsi, e continuò a farlo circa una volta alla settimana, o ogni quindici giorni, durante un periodo di otto mesi; sempre con la sensazione che quella fosse una ben misera e ripugnante soddisfazione. I suoi pensieri non erano rivolti né ai maschi né femmine mentre si masturbava. Parlò con suo padre di questi segni della pubertà e, su consiglio di suo padre, abbandonò del tutto l’onanismo; riprese la pratica, soltanto,  e in una certa misura, dopo i 30 anni, quando si trovò senza cameratismo maschile.

Dopo aver abbandonato l’auto-abuso, le emissioni notturne diventarono molto frequenti ed estenuanti. Furono trattate farmacologicamente con tonici come la chinina e stricnina. Egli pensa che questo trattamento abbia aumentato la sua nevrosi.

Per tutto questo tempo, nessun tipo di sentimento sessuale per le ragazze si fece sentire. Non riusciva a capire che cosa i suoi compagni di scuola trovassero nelle donne, o le storie che ha raccontavano circa la lascivia e la delizia del coito.

I suoi vecchi sogni di marinai erano scomparsi. Ma ora godeva di visioni di bei ragazzi e di statue squisite; spesso pianse quando pensava a loro. Questi sogni persistettero per anni. Ma un altro tipo di sogno gradualmente usurpò il loro posto in una certa misura. Queste seconde visioni presero la forma di grandi organi sessuali eretti di giovani stallieri o contadini nudi. Queste visioni volgari offendevano il suo gusto e gli facevano male, anche se, allo stesso tempo, evocavano un forte desiderio attivo di possesso; provava uno strano piacere poetico nella bellezza ideale. Ma le perdite seminali che accompagnavano entrambi i tipi di sogni erano una fonte perpetua di disagio per lui.

Non c’è dubbio che in questo momento, cioè, tra il quindicesimo e il sedicesimo anno, la diatesi omosessuale ormai era diventata stabile. Non ha mai frequentato prostitute, anche se a volte pensava che sarebbe stato il modo migliore per combattere la sua inclinazione crescente per i maschi. E pensa che avrebbe potuto spingersi a indulgere liberamente nel piacere puramente sessuale con le donne se avesse fatto prima la loro conoscenza in un costume maschile, come taglialegna, cherubini, paggi di corte, o giovani alabardieri, in quanto solo quando erano così vestite le donne sul palco o in sala da ballo lo hanno eccitato.

Il suo ideale di moralità e la paura del contagio venereo, più dell’incapacità fisica, lo hanno conservato, come si dice, casto. Non ha mai sognato le donne, non ha mai cercato la loro compagnia, non ha mai sentito la minima eccitazione sessuale in loro presenza, non le ha mai idealizzate. Esteticamente, le ritiene molto meno belle rispetto agli uomini. Statue e immagini di donne nude non esercitavano attrazione si di lui, mentre tutti gli oggetti d’arte che rappresentavano bei maschi lo turbavano profondamente.

Nel suo diciottesimo anno si verificò un evento, che egli considera come determinante nel suo sviluppo. Lesse Platone. Un nuovo mondo si aprì davanti a lui, ed egli sentì che la sua stessa natura si era rivelata. L’anno successivo formò un’appassionata ma pura amicizia con un ragazzo di 15 anni. Il contatto fisico con il ragazzo gli causava erezione, estrema agitazione e un piacere dolente, ma non l’eiaculazione. In quattro anni non ha mai visto il ragazzo nudo e non lo ha mai toccato in modo pruriginoso. Solo due volte lo ha baciato. Dice che questi due baci furono le gioie più perfette che avesse mai provato.

A questo punto, suo padre cominciò a preoccuparsi seriamente per la sua salute e per la sua reputazione. Lo avvertì dei pericoli sociali e legali che potevano derivare dal seguire il suo temperamento. Ma non lo incoraggiò a provare il coito con le donne. Egli stesso pensa che il suo senso del pericolo abbia permesso il successo di questo metodo, o che, in ogni caso, l’abitudine del rapporto sessuale con le donne avrebbe potuto diminuire la sua nevrosi e avrebbe deviato la sua mente in una certa misura dai pensieri omosessuali.

Un periodo di grande dolore e ansia si apriva ora per lui. Ma la sua nevrastenia aumentò; soffriva di insonnia, di oscuro disagio cerebrale, di balbuzie, di congiuntivite cronica, di incapacità di concentrare l’attenzione, e di sconforto. Nel frattempo le sue emozioni omosessuali si rafforzarono, e assunsero un carattere più sensuale. Si astenne dall’indulgere in esse, come anche dall’onanismo, ma fu spesso costretto, con vergogna e riluttanza, a frequentare posti come bagni, orinatoi, e così via, dove c’erano opportunità di vedere uomini nudi.

Non avendo alcuna passione per le donne, fu facile per lui evitarle. Eppure le donne non gli ispiravano proprio orrore. Aveva l’abitudine di sognare di trovare una via d’uscita dalla sua situazione dolorosa attraverso la convivenza con ragazze del popolo un po’ grossolane, con atteggiamenti da ragazzo; ma la sua paura della sifilide lo ostacolò. Sentiva, però, di doversi vincere attraverso sforzi di volontà e attraverso un persistente indirizzamento dei suoi pensieri verso le immagini eterosessuali. Cercava la compagnia di donne illustri. Una volta riuscì a mettere su un affetto romantico per una giovane ragazza di 15 anni, che finì in nulla, probabilmente perché la ragazza percepiva l’assoluta mancanza di passione nel suo corteggiamento. Lei eccitava la sua immaginazione, e lui davvero l’amava; ma lei non stimolava affatto il suo appetito sessuale, nemmeno nel contatto più intimo. Una volta, quando lui la baciò appena dopo che lei si era alzata dal letto al mattino, percepì una curiosa ripugnanza fisica, vissuta con un triste sentimento di delusione.

I medici gli consigliarono fortemente di sposarsi. Lui alla fine lo fece. Scoprì che era sessualmente potente, e generò diversi figli, ma scoprì anche, con suo disappunto, che la tirannia degli organi genitali maschili sulla sua fantasia aumentava. Per questa ragione il suo disagio fisico, mentale e morale divenne acuto. La sua salute crollò.

A circa 30 anni, incapace di sopportare più a lungo la sua condizione, cedette finalmente alle sue inclinazioni sessuali. Quando cominciò a fare questo, cominciò anche a riguadagnare la calma e una relativa salute. Formò uno stretto legame con un giovane di 19 anni. Tale relazione era in gran parte sentimentale e caratterizzata da una sorta di sensualità di tipo etereo. La relazione non comportò atti sessuali al di là di baci, del contatto nudo e di rare emissioni involontarie. Intorno ai 36 anni iniziò a seguire liberamente le inclinazioni omosessuali. Dopo di ciò, recuperò rapidamente la sua salute. I disturbi nevrotici si placarono.

Ha sempre amato uomini più giovani di lui. A circa 27 anni aveva cominciato ad ammirare i giovani soldati. Dal momento che si lasciava andare liberamente alle sue inclinazioni, gli uomini che cercò furono invariabilmente persone di un rango sociale più basso del suo. Portò avanti una relazione ininterrottamente per dodici anni, che iniziò senza passione dalla parte dell’amico, ma a poco a poco crebbe fino ad avere quasi uguale forza su entrambi i partner. Non è attratto dalle uniformi, ma cerca qualche figlio incontaminato della natura.

I metodi di soddisfazione per lui sono stati diversi, secondo le diverse fasi della sua passione. All’inizio erano romantici e platonici, quando il tocco di una mano, un raro bacio, o la semplice presenza bastavano. Nel secondo periodo ci furono il dormire uno accanto all’altro, l’ispezione del corpo nudo dell’uomo amato, gli abbracci e le emissioni occasionali dopo un contatto prolungato. Nel terzo periodo la gratificazione divenne più francamente sensuale. Prese ogni forma possibile: la masturbazione reciproca, il coito intercrurale, la fellatio, l’irrumatio, e di tanto in tanto la pedicatio attiva; sempre secondo l’inclinazione o concessione del maschio amato.

Egli stesso interpreta sempre la parte maschile attiva. Non si abbandona mai all’altro ruolo, e afferma che non ha mai avuto la gioia di sentirsi desiderato con un ardore pari al suo. Non si sottrae alla pedicatio passiva; ma è una cosa che lui non richiede mai. Il coito con i maschi, come sopra descritto, gli sembra sempre sano e naturale; lascia un profondo senso di benessere, e ha cementato amicizie durature. Ha sempre cercato di formare legami permanenti con gli uomini che egli ha adorato così eccessivamente.

È di statura media, non robusto, ma dotato di grande energia nervosa, di grande forza di volontà e autocontrollo, in grado di resistere alla fatica e ai cambiamenti delle circostanze esterne.

Nella fanciullezza non aveva simpatia per le occupazioni femminili o per la compagnia delle ragazze, preferendo lo studio e la solitudine. Evitava i giochi e le occupazioni rumorose dei ragazzi, ma non era maschile solo nella sua indifferenza allo sport, non è mai stato femminile nel vestire o nelle abitudini. Non è mai riuscito nei suoi tentativi di fischiare. È un grande fumatore, e a volte ha venuto molto. Gli piacciono l’equitazione, il pattinaggio, e l’arrampicata, ma è un ben misero cavaliere, ed è impacciato con le sue mani. Non ha capacità per le belle arti e la musica, anche se è molto interessato a queste cose, ed è un autore prolifico.

Ha sofferto molto per tutta la vita, grazie alla sua percezione della differenza tra sé e i normali esseri umani. Dichiara che nessun piacere che egli abbia goduto può eguagliare la millesima parte del dolore causato dalla coscienza interna di essere un paria. Il massimo che può invocare a sua difesa, ammette, è l’irresponsabilità, perché riconosce che il suo impulso può essere morboso. Ma si sente assolutamente certo che nella prima parte della sua vita la sua salute è stata rovinata e il suo riposo morale distrutto a causa del perenne conflitto con la propria natura innata, e che sollievo e forza gli sono venute dall’indulgere alla sua natura. Anche se ha sempre davanti a sé il terrore della scoperta, egli è convinto che i suoi rapporti sessuali con gli uomini siano stati totalmente sani per lui, che abbiano aumentato di molto la sua energia fisica, morale e intellettuale e non siano stati dannosi per gli altri. Non ha alcuna percezione di un qualche errore morale nelle sue azioni, e considera l’atteggiamento della società nei confronti di quanti sono nella sua condizione come assolutamente ingiusto e fondato su principi falsi.

Il prossimo caso è, come il precedente, quello di un uomo di lettere di successo, che è anche lui passato attraverso un lungo periodo di conflitto mentale prima di riconciliarsi con i suoi istinti omosessuali. Egli appartiene a una famiglia in cui tutti sono in buona salute e hanno dimostrato marcata capacità in diversi campi di attività intellettuale. Si sente certo del fatto che uno dei suoi fratelli sia come lui un invertito assoluto e che un altro sia attratto da entrambi i sessi. Sono in debito con lui per il seguente racconto dettagliato che descrive le sue emozioni e le sue esperienze durante l’infanzia, che considero di grande interesse, come contributo non solo alla psicologia dell’inversione, ma alla embriologia delle emozioni sessuali in genere. Vediamo qui descritte, in una forma eccessivamente precoce e iperestesica, idee e sentimenti, che, in una forma più leggera e più frammentata, possono essere messi in parallelo con le prime esperienze di molti uomini e donne normali. Ma è certamente raro trovare così tanti punti della psicologia sessuale così definitamente illustrati in un singolo bambino. Si può aggiungere che la narrazione non è priva di interesse come studio dell’evoluzione di un uomo di lettere; un bambino la cui immaginazione era stata così precocemente esercitata e sviluppata era predestinato a una carriera letteraria.

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SESSO E AMORE GAY NELLE SCUOLE INGLESI DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quarta

Nell’ambito del progetto di riedizione in traduzione italiana delle storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis, presento qui la storia n. 13. Si tratta di un documento di importanza eccezionale per far luce su alcuni argomenti particolarmente interessanti:

1. Le abitudini sessuali delle scuole inglesi del primo ‘900,

2. Il contrasto tra la sessualità di sottomissione delle scuole e l’ideale di lirico di certe forme di amore omosessuale.

3. La paura fobica della masturbazione, alimentata da forti pregiudizi della classe medica,

4. Le esperienze eterosessuali dei gay con le prostitute, come tentativo autoimposto di recuperare una sessualità etero.

5. Le amicizie affettuose, anche con implicazioni sessuali, tra un gay e un etero.

Buona lettura.

STORIA XIII

Artista, dell’età di 34 anni. “La prima sensazione sessuale di cui sono cosciente”, scrive, “la provai all’età di 9 o 10 anni, quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato circa due anni più grande di me. Non mi ricordo neppure di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che avrebbe dovuto impadronirsi di me e occuparsi di me. Ho ancora la netta impressione di quanto anche il dolore e la crudeltà sarebbero stati piacevoli nelle sue mani. (ho notato che nei bambini piccoli è spesso difficile distinguere le emozioni sessuali da quello che un adulto definirebbe crudeltà.)

Deve essere stato in quel periodo che scoprii, completamente da solo, l’atto della masturbazione. Il processo si sviluppò del tutto naturalmente, anche se non posso non pensare che la mia vita da rinchiuso in una strada di Londra e in una scuola di Londra e la mancanza di esercizio fisico, di paesaggi, di colori e di belle forme, avessero molto a che fare con quel processo. L’impostazione della scuola in cui mi trovavo era singolarmente corretta, ma mi chiedo se la vantata correttezza dell’impostazione  delle scuole diurne può compensare la vita libera e disciplina rilassata di una scuola pubblica inglese.

Non so fino a che punto la masturbazione, piuttosto frequente tra i 10 e i 13 anni, possa avere influito sulla mia debole salute, ma quando avevo 12 anni fui portato da mia madre da un famoso dottore. Non mi fece nessuna domanda di natura sessuale, ma raccomandò che fossi mandato lontano da Londra. Aveva un orrore spontaneo per i giochi violenti tra ragazzi, e sconsigliò diverse scuole pubbliche che ci erano state suggerite. Alla fine fui mandato a una scuola privata in riva al mare.

La scuola privata era pulita e sana. Il tuffo nel Cocito sessuale della grande scuola pubblica che seguì fu bruscamente improvviso. Ai miei tempi  – omissis – era un perfetto spezzatino  di impurità. C’era un sacco di incontinenza, non molta crudeltà, la conversazione sporca era una cosa continua, ma c’era anche una grande quantità di affetto genuino, anche fino all’eroismo, mostrato tra i ragazzi nelle loro relazioni gli uni con gli altri. Tutte queste cose erano trattate dagli insegnanti e dai ragazzi come più o meno diaboliche, col risultato che venivano o  perseguite o del tutto trascurate, secondo l’istinto sessuale o emozionale di ciascuno. Non si provava nemmeno a fare una distinzione. Un bacio era sporco come l’atto della fellatio, e nessuno aveva un qualsiasi metro o principio con cui guidare le voglie della fanciullezza.

La mia prima iniziazione ai misteri del sesso fu nelle mani dell’addetto del dormitorio, che mi mostrava il suo pene quando mi svegliava la mattina, e mi masturbava quando mi faceva il bagno caldo la notte del Sabato. Questa vecchia canaglia 45enne commetteva l’atto della fellatio con la maggior parte dei ragazzi a turno quando faceva il giro del dormitorio. Per i ragazzi più grandi non posso parlare, ma su di noi più giovani di 14 e 15 anni esercitava una sorta di terrore osceno e di fascino. Era molto popolare, andavamo da lui come le colombe vanno da un serpente. Quando ho rivisitato la mia vecchia scuola molti anni dopo, occupava una posizione di molta responsabilità nella cappella del college, e notai che aveva quella espressione di reverenza furba che credo di poter ora scoprire immediatamente quando la vedo in un uomo.

Per il resto il dormitorio era chiassoso e volgare, e c’era una buona dose di bullismo, che probabilmente ha fatto poco male. Il mio ricordo principale è ora quello del mistero sporco del parlare osceno, del quale non mi sono mai preoccupato e che non ho mai capito. Ciò di cui avevo veramente bisogno, come tutti gli altri ragazzi, era un piccolo aiuto tempestivo per i problemi sessuali, ma nessuno di noi lo ha mai ottenuto, e ognuno doveva elaborare da solo il proprio principio di condotta. Era un processo lungo, difficile e costava una grande fatica, e non posso che credere che molti di noi abbiano fallito nel loro sforzo. Eravamo arrivati impreparati per la mancanza di qualsiasi istruzione. Il principio al quale eravamo apparentemente addestrati era la repressione di ogni istinto. Mia madre era ignorante per la sua innocenza, mio ​​padre per la sua indifferenza, e così, stando tra di loro, sono stato mandato fuori indifeso. Una madre si assume una grande responsabilità nel mandare suo figlio lontano impreparato. Un genitore non dovrebbe cercare di scaricare la sua responsabilità sul maestro di scuola. Solo l’amore dovrebbe essere la fonte da cui dovrebbero fluire le rivelazioni [sul sesso]…; il maestro, per la stessa natura della sua posizione, non può rivelare alcunché.

Una imminente crisi della mia salute – dovuta, a quanto apparirebbe oggi a cause abbastanza ovvie – mi liberò dal purgatorio del dormitorio del collegio, e fui trasferito in un istituto privato. Questi istituti erano considerati più selezionati e meno ‘ruvidi ‘. L’atmosfera sociale era, però, forse più malsana, perché più effeminata, e il collegio era pieno di giovani nobili poppanti. Il capo nominale della casa in condizioni normali avrebbe potuto essere un vero leader. Ma, in realtà, il vero capo della casa era un giovane paria di livello scolastico piuttosto basso e pieno d’ipocrisia e di innaturali concupiscenze. Il ragazzo che occupava il cubicolo accanto al mio era anche lui un brutto caso di sviamento sessuale, anche se non aveva una distinzione sociale che lo rendesse un personaggio raffinato da temere. Ebbi tutte le opportunità di osservarlo fino a quando, due anni più tardi, per fortuna, gli fu chiesto di andarsene. Parlava in modo osceno dalla mattina alla sera, si ubriacò in una o due occasioni, si masturbava costantemente senza nascondersi, aveva rapporti sessuali inter femora con molti dei ragazzi più giovani, ma senza dimostrate alcuna attenzione o affetto per loro, e dava l’impressione di essere nato per un bordello. L’unica cosa che lo redimeva era la presenza di qualche elemento di buon cuore: una caratteristica che si trova spesso tra quelli che sono egoisti e irresponsabili. Mi è stato detto, dopo, che si è perso del tutto. Non so se gli istinti sessuali di questo giovane cucciolo avrebbero potuto essere trasformati o guidati; ma una vita più ruvida e più semplice di quella di una scuola pubblica e un clima più aperto e meno ipocrita avrebbero potuto metterlo in una condizione migliore. L’ipocrisia è un vizio, però, di cui gli scolari stessi sono fortunatamente privi. È un vizio che viene dopo. Il tono tra i ragazzi era francamente e violentemente impuro, anche se impuro non per istinto, ma per la mancanza di direzione e per la repressione.

Non ho un solo ricordo felice di questo periodo della mia vita scolastica. Ma da questo pantano di virtù mal concepite ho colto il mio primo bocciolo di affetto sincero. Lo definisco un bocciolo perché non è mai maturato fino al fiore. All’inizio mi era stato dato il massimo della sporcizia perché me ne alimentassi, e alla fine per me stesso il massimo della castità. Sarà per me una questione di rammarico destinato a durare tutta la vita il fatto che l’amore, che è stato la stella polare dei miei anni di scuola, non è mai stato portato a compimento e non si mai poggiato su un solida base di cameratismo.

Quando avevo più o meno 16 anni e mezzo entrò in collegio un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero dominante dei miei giorni di scuola. Non ricordo un momento, da quando l’ho visto la prima volta fino al tempo in cui ho lasciato la scuola, in cui non fossi innamorato di lui, e l’affetto era ricambiato, anche se un po’ riservatamente. È sempre stato un po’ più avanti di me nei libri e nelle borse di studio, ma mentre il nostro affetto maturava trascorrevamo la maggior parte del nostro tempo libero insieme, accettava le mie proposte come una ragazza che viene corteggiata, un po’ beffardamente, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di coccolarlo e di accarezzarlo, ma la nostra intimità non è mai andata oltre il bacio, e anche su questo c’era l’onta della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi, e non abbiamo mai nemmeno sussurrato tra noi le cose di cui tutta la scuola parlava oscenamente. Non ci è mai venuto in mente alcun collegamento tra le nostre emozioni e la morale sessuale della scuola. In effetti, vivevamo una vita di sogno fatta di castità che non si poteva paragonare ad alcun’altra condizione umana. Tutto questo andò improvvisamente in pezzi. Il mio amico era molto bello ed era un oggetto di attrazione per gli altri. Che alcuni dei ragazzi più anziani gli avevano fatto proposte di rapporti sessuali, lo sapevo,  ma le avevano fatte a lui come a me, che ero di una malvagità indicibile. Un giorno ho sentito che quattro o cinque di questi suoi pretendenti lo avevano maltrattato; gli avevano, credo, tolto i pantaloni e avevano tentato di masturbarlo. L’offesa era probabilmente una animalesca presa in giro; a me sembrò un’offesa imperdonabile. La questione fu segnalata al direttore da un inserviente, ma perché seguisse la punizione era necessaria una prova di conferma. Ero lacerato dalle passioni, non potevo quindi riflettere e, alla fine, commisi il più grande dei crimini per uno ragazzo di scuola: feci la spia. L’azione, date le circostanze, era coraggiosa, ma la cosa mi era indifferente dato che il ragazzo che mi piaceva mi giudicava bene. Il risultato fu che, alla fine del trimestre, a quattro o cinque dei ragazzi più grandi fu ‘chiesto di andarsene’. Il breve periodo rimanente della mia vita scolastica, che in precedenza era stata un inferno, divenne davvero felice. Il fatto che questo abbia procurato un danno ai quattro o cinque ragazzi il cui peccato, dopo tutto, non era che un impulso male indirizzato di cui era responsabile il sistema, mi sembra ora molo ingiusto. Dei ragazzi mandati via, però, certamente tre hanno fatto carriere importanti. Dato che il mio amico ed io, ci preoccupavamo più di prima uno dell’altro; man mano che il nostro affetto aumentava, aumentava anche la paura di quei sentimenti. L’amicizia era troppo eterea da vivere; ma anche adesso abbiamo un profondo rispetto uno per l’altro.

Quando, all’età di 19 lasciai la scuola mi fu permesso di vagabondare per un anno prima di entrare all’università. In questo periodo mi capitò un’esperienza sessuale che, fosse o non fosse una cosa di cui tenere conto, certamente considero ora con rammarico, se non con orrore. Mio padre aveva scoperto, qualche mese prima di questa data, che io avevo l’abitudine di masturbarmi, e mi aveva dato quello che pensava fosse il consiglio giusto, secondo le circostanze: ‘Se lo fai [se ti masturbi],’ disse,’ non sarai mai in grado di utilizzare il tuo pene con una donna. Quindi la cosa migliore da fare sarà andare con una prostituta. Se ci andrai, però, potrai forse prendere una malattia terribile. Pertanto il modo più sicuro sarebbe quello di farlo all’estero, se ne avrai l’occasione, perché lì le case di tolleranza sono controllate’. Dopo essersi dichiarato di questo avviso non s preoccupò ulteriormente della faccenda, ma mi lasciò ad occuparmi del mio destino. Il grande medico, dal quale fui portato in questo periodo, mi diede anche lui il suo consiglio su questo punto. ‘La masturbazione’, disse,’ è la morte. Un certo numero di giovani uomini viene da me con la stessa storia. Dico loro che si stanno uccidendo, e anche tu ti ucciderai.’ La speranza del medico era apparentemente di spaventare i suoi giovani pazienti per portarli verso quelle che egli riteneva essere le condizioni naturali di vita, e uno se ne andò via con l’impressione che ogni manifestazione sessuale su se stessi fosse una infermità fisica, dovuta alla propria debolezza morale. Tutto questo mi capitò, un po’ di tempo prima che potessi prendere la decisione di seguire i consigli di mio padre, ma dopo un periodo di vera e propria angoscia morale, deliberatamente e completamente a sangue freddo, mi diedi da fare per mettere in pratica la cosa. Cercai una puttana per le strade di – omissis – ed andai a casa con lei. Da qualcosa che mi disse capii di averle dato piacere, e mi chiese di andare di nuovo da lei. Lo feci due volte, ma senza alcun vero piacere. Il tutto era troppo sordido e senz’anima, l’uomo che decide di prendere una cattiva medicina regolarmente deve prima rendersi conto che ne ha veramente bisogno.

Più o meno nello stesso tempo mi capitò di stare, per alcuni mesi, in una città universitaria tedesca, e decisi, dato che ne avevo l’opportunità, di portare il consiglio paterno alla conclusione logica. Provai una casa autorizzata. Il posto era pulito e decente, e le condizioni, lo riconosco, erano come quelle che normalmente si trovano in qualsiasi città continentale adeguatamente regolamentata, ma a me la cosa appariva indicibilmente orribile. Era un’operazione puramente commerciale, e non aveva nemmeno l’elemento qualificante del rischio per se stessi, o della trasgressione nei confronti di un codice sociale o disciplinare. Sono andato via con la  sensazione di avere toccato il fondo nelle mie esperienze sessuali, e ho capito che cosa Faust aveva visto quando il topo rosso usciva dalla bocca della strega nella danza di Valpurga.

Queste furono le uniche occasioni in cui ebbi un rapporto sessuale con le donne. Guardando indietro a queste cose, mi sembra che fossero quasi inevitabili. Ma se avessi la mia vita da vivere di nuovo io le eviterei come se fossero un progetto letale. Credo di essere uscito dal fuoco illeso, probabilmente, anzi, mi ha fatto bene, nel senso che ha reso possibile per me guardare più in profondità nella vita, anche se fino a che punto vedere i tormenti dei dannati ci spinge  riflettere, forse solo un Dante potrebbe dirlo. Ritengo fondamentalmente sbagliato e immorale farsi delle conoscenze a scapito della vergogna e della miseria altrui. Per me il pensiero principale e quello più amaro è che ho gettato via il primo sorgere della mia virilità dove non ho ottenuto nessun amore  in cambio. Sia per un ragazzo che per una ragazza, la propria verginità è, o dovrebbe essere, un bene tanto glorioso e sacro da essere custodito gelosamente, e da dare solo al richiamo dell’amore, a chi ci ama, sia esso compagno, amante, o moglie, e noi possiamo amare a nostra volta.

La vita universitaria completa in cui entrai all’età di 20 anni portò con sé una marea di nuove idee, sentimenti e sensazioni. Le amicizie che feci lì rimarranno sempre quelle centrali della mia vita. Fino al mio ultimo trimestre al college all’età di 24 anni ho sempre indossato la mia corazza di castità artificiale, ma poi un cambiamento gradualmente arrivò, e cominciai a capire il rapporto tra i fenomeni fisici del sesso e le sue manifestazioni intellettuali e fantastiche (io non ero destinato a capire pienamente tutto questo per alcuni anni e per di più esclusivamente attraverso la mia esperienza personale.)  Fu lo studio di “Foglie d’erba” di Walt Whitman che per la prima volta gettò luce su questa questione. Fino a quel momento avevo tenuto le due cose rinchiuse, di fatto, in due compartimenti stagni separati, le mie amicizie in uno, i miei istinti sessuali in un altro, – da tenere sotto controllo e da reprimere seguendo il codice della scuola pubblica come io lo concepivo.

È inutile dire che sono stato continuamente turbato da fenomeni sessuali abituali: sogni erotici, perdita di liquido seminale, erezioni fastidiose di notte, ecc. Queste cose le ho represse come meglio ho potuto, con la masturbazione abituale e con la dieta regolare e l’esercizio fisico che vita accademica ha reso possibile. Una volta, per il periodo di un anno dovrei dire, ho provato a superare il desiderio della masturbazione a tappe graduali, sul principio della cura dell’ubriacone con la quale egli prendeva ogni giorno meno vino inserendo un ciottolo in più nella sua bottiglia. Ho segnato sul mio calendario i sogni erotici e le notti in cui mi masturbavo, e ho cercato gradualmente di prolungare i tempi intermedi. Sei settimane, tuttavia, sono state il periodo più lungo nel quale sono stato in grado di astenermene.”

Pochi anni dopo l’autore di questa comunicazione formò una relazione intima (in cui non fece lui le prime avances) con un ragazzo, di qualche anno più giovane di lui e di bassa classe sociale, il cui progresso fu in grado di assistere. “Ma per quanto mi riguarda”, osserva, “gli devo tanto quanto gli ho dato, perché il suo amore ha illuminato l’oro dell’affetto che era in me e ha consumato le scorie. È da lui che ho imparato che tra il fisico e lo spirituale nell’amicizia non c’era nulla di simile ad una linea invalicabile.” Questo rapporto è durato per alcuni anni, fin quando il giovane uomo si è sposato; i suoi effetti sono descritti come molto vantaggiosi per entrambe le parti; tutti i problemi sessuali sono scomparsi, insieme con il desiderio di masturbarsi. “Tutto nella vita ha cominciato a cantare di gioia, e quel poco di vero lavoro creativo che io posso aver fatto lo attribuisco in gran parte alla capacità di lavoro che nacque dentro di me in quegli anni.”

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