MODELLI DI AFFETTIVITA’ E SESSUALITA’ GAY

Accade spesso che persone del tutto estranee alla realtà gay parlino di matrimonio gay o di coppie gay, estrapolando semplicemente al campo gay dei modelli di affettività e di sessualità tipici del mondo etero. Accade che anche gli stessi gay siano spesso portati a conformare più o meno consapevolmente i loro comportamenti ad analoghi comportamenti etero. In realtà i modelli di affettività e di sessualità etero non sono esportabili nel mondo gay perché mentre nella realtà etero dominano categorie come la complementarità sessuale, il suo fine procreativo e la dimensione sociale del rapporto di coppia, nella realtà gay dominano categorie come la parità sessuale, l’orientamento non procreativo della sessualità e la privacy. Questo post mira a puntualizzare l’originalità dei modelli di affettività e di sessualità gay rispetto ai corrispondenti modelli etero.

Modelli sessuocentrici e modelli a sessualità diffusa

Le diverse concezioni della vita affettiva possono essere classificate a seconda del ruolo che in esse assume la sessualità. Esistono modelli in cui la sessualità riproduttiva domina a tal punto da rendere secondaria anche la scelta del/della partner, in altri casi la sessualità, considerata fondamentale anche al di là della finalità riproduttiva, resta comunque al centro della vita affettiva, il che significa che una rapporto interpersonale assume un significato importante solo quando sfocia in un rapporto sessuale, che la fedeltà si identifica esclusivamente con la fedeltà sessuale e che il rapporto va in crisi quando il rapporto sessuale non è più gratificante.

Alcune affermazioni tipiche di certi modelli di sessualità etero come: “lo scopo essenziale della sessualità è la nascita dei figli”, “la masturbazione è inammissibile perché significa sprecare il seme”, “il rapporto tra due persone dello stesso sesso non può essere un rapporto d’amore perché non può trasmettere la vita”, “la verginità è una virtù importantissima” e simili, sono indici di modelli sessuocentrici. Analogamente può dirsi quando si ritiene che un contatto sessuale etero non sia realmente gratificante quando manca la penetrazione e si afferma che tutto ciò che viene prima è soltanto una preparazione. Sono sempre in una dimensione sessuocentrica le sottolineature della mascolinità e della femminilità come ruoli ben definiti anche a livello sociale. La dimensione sessuocentrica della vita affettiva può portare a dare particolare enfasi al rapporto sessuale e quindi ad ansia di prestazione.

Nel diffondere modelli sessuocentrici un ruolo particolare compete alla pornografia che identifica la sessualità con i rapporti sessuali e diffonde, per imitazione, modelli di comportamento non spontaneo che possono essere profondamente condizionanti. Mi capita spesso di parlare con ragazzi non più giovanissimi cresciuti con una educazione o meglio con una diseducazione sessuale affidata esclusivamente alla pornografia. Il vero danno provocato a questi ragazzi dalla pornografia consiste nell’impedire o nel ritardare lo sviluppo di una vera sessualità affettiva.

I modelli sessuocentrici arrivano a diffondersi anche tra i gay proprio attraverso la pornografia. Molte caratteristiche dei modelli sessuocentrici etero sono assimilate acriticamente anche dai gay che non fanno che trascrivere quei modelli in chiave gay. Un antidoto potente contro i danni della pornografia è rappresentato dai modelli affettivi non sessuocentrici derivati dagli esempi della vita familiare. I ragazzi gay cresciuti in famiglie in cui dominavano modelli di sessualità diffusa (coccole, affettuosità) sono in un certo senso vaccinati contro le visioni sessuocentriche della pornografia.

La trascrizione meccanica in chiave gay dei modelli sessuocentrici etero induce i ragazzi a non fare troppa attenzione ai propri sentimenti ma a considerare fondamentali solo le reazioni strettamente sessuali. Mi capita spesso di parlare con ragazzi che attribuiscono una importanza fondamentale alla sessualità tecnica intesa come centro della vita affettiva, tipiche in questo senso sono le situazioni dei ragazzi che si concentrano totalmente sulla propria risposta sessuale, in questi casi l’ipervalutazione della sessualità tecnica porta talvolta a reazioni nevrotiche come il mettersi alla prova a livello sessuale (esperimenti sessuali) cosa che può manifestarsi anche in modo ripetitivo e disturbante al limite del contenuto ossessivo. In queste situazioni sarebbe necessaria una vera rieducazione affettiva o meglio una rieducazione alla sessualità affettiva cosa possibile però solo con un partner che non abbia anche lui una visione sessuocentrica dell’affettività.

L’affettività può però manifestarsi anche in modo diffuso, con caratteristiche che non sono affatto sessuocentriche. Questo non vuol dire che non esista una sessualità nel senso stretto del termine ma solo che questa sessualità è una componente del rapporto affettivo ma non ne è l’essenza. La sostanziale differenza tra affettività sessuocentrica e sessualità diffusa consiste nel fatto che una sessualità diffusa permea di sé tutto il comportamento affettivo di una persona e non si limita ai momenti tecnicamente sessuali. Ovviamente la sessualità diffusa non è né etero né gay ma è un modo di concepire la sessualità, resta però che, da quello che vedo, ho l’impressione che per una coppia gay la sessualità diffusa, in assenza di condizionamenti della pornografia, sia una dimensione spontanea, certamente non indotta dall’esterno e non imitativa. Il significato profondamente affettivo e appagante che può avere una abbraccio per un ragazzo gay non è legato al fatto che l’abbraccio può preludere ad un rapporto sessuale ma deriva dalla dimensione di calore, di intimità che quell’abbraccio assume in una dimensione di sessualità diffusa.

Una conseguenza significativa della sessualità diffusa gay si ritrova nel confine tendenzialmente più labile tra amicizia e amore. Per un gay pensare ad una dimensione sessualizzata dell’amicizia non è necessariamente dirompente proprio perché la sessualità spesso non è vista come l’essenza del rapporto di coppia, in questo senso l’infedeltà episodica diventa tollerabile perché è intesa come un modo sessualizzato di dimostrare il proprio affetto ad un amico più che come un tentativo di costruire una coppia alternativa.

La coppia gay “possibile”

Vorrei dedicare la seconda parte di questo post al concetto di coppia gay possibile. Con questa espressione intendo indicare che per un gay la possibilità di realizzare al 100% i suoi desideri in termini di vita di coppia rappresenta una eventualità non comune. Un etero ha molte più possibilità di scelta e molta più libertà di azione, per un gay la realizzazione di una vita di coppia è legata all’eventualità a priori improbabile che il ragazzo del quale si innamora sia gay.

Quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo etero, cioè ne è attratto in modo forte e a livello globale, sia affettivo che sessuale, prima o poi deve prendere atto che i suoi desideri non si realizzeranno, a quello stesso ragazzo gay potranno presentarsi poi delle occasioni concrete di conoscere altri ragazzi gay e di poter creare con loro un rapporto di coppia “possibile”, questa dimensione di coppia resta però spesso apparentemente indebolita dal fatto che ci sono altri ragazzi anche etero e, direi, quasi sempre etero, che risultano per il ragazzo gay decisamente più attraenti sul piano sessuale del suo compagno “possibile”. Su questa base si potrebbe pensare in modo automatico ad una fragilità di coppia. In realtà non è così, se la coppia “possibile” non soddisfa in pieno uno dei due partner sotto il profilo del desiderio sessuale, che può rimanere concentrato anche su altri ragazzi (partner impossibili), resta comunque che si tratta di un rapporto “possibile” ossia reale contrapposto a desideri che sono irrealizzabili. Il rapporto di coppia in questi termini non può essere sessuocentrico e si modifica, pur mantenendo una dimensione sessuale, ponendo al centro una affettività-sessualità diffusa. È il caso classico del voler bene al proprio ragazzo in modo profondo considerandolo come un compagno di vita nel senso più serio del termine pur senza provare per lui una forte attrazione sessuale. In queste situazioni la sessualità si vive come un completamento del rapporto affettivo e non come un valore di per se determinante, si vive una sessualità affettiva di coppia e nello stesso tempo una masturbazione non dedicata al proprio compagno ma a un ragazzo “impossibile” verso il quale ci si sente sessualmente attratti.

Il meccanismo che ho descritto è tipico dei gay ed ha un valore enorme nel processo di crescita della persona in quanto allontana da visioni molto schematiche della sessualità. Devo sottolineare che questi rapporti di coppia non sono di serie B rispetto ai rapporti in cui desiderio sessuale e affettività vanno perfettamente d’accordo, ma stanno in rapporto con quelli come la realtà possibile sta alle ipotesi teoriche. La più grande paura per un ragazzo gay non è non avere un compagno con cui fare sesso ma non essere amato e la coppia “possibile” risponde al bisogno affettivo in modo serio ed è proprio per questo che i ragazzi che vivono un rapporto di “coppia possibile” non sono frustrati, come si potrebbe pensare dall’esterno. È evidente che la visione sessuocentrica dell’affettività è incompatibile con queste situazioni.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=1015&start=0

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VITA GAY NEGLI ANNI 60

Riporto qui di seguito un post già pubblicato sul Blog Progetto Gay il 31/8/2007 e mai pubblicato in questo Blog.

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Essere gay non è un problema, almeno non è un problema grosso, voglio dire: la fame nel mondo, l’ingiustizia, la povertà sono problemi nel vero senso della parola, problemi complessi che toccano miliardi di persone e che creano sofferenza, il cosiddetto problema gay, di fatto, almeno qui in Europa, è un problema piccolo, non richiede denaro o mezzi ma solo una società più civile. In fondo non sarebbe nemmeno troppo difficile la convivenza, solo con un minimo di tolleranza reciproca e col passare degli anni qualche raggio di sole si comincia a vedere. O no? Comunque stiano le cose o comunque le si voglia valutare resta che questi sono solo problemi o non problemi dei giovani gay, i vecchi ormai hanno fatto il loro corso, la loro esperienza non può essere riciclata o forse si? Comunque sono cambiate le condizioni, i giovani hanno altre prospettive, i giovani hanno sempre altre prospettive, basta sentire le discussioni in televisione, i giovani hanno sempre capito tutto, o meglio quelli che strillano hanno capito o credono di aver capito sempre tutto, gli altri stanno solo ad assistere a tutto quello che verrà, la condizione passiva se la portano nel sangue, anche perché combattere serve solo ai giovani. Forse qualcuno dei vecchi ha vissuto in qualche paradiso dell’eden, in un’Italia senza repressione e senza chiesa, ma è solo un’ipotesi e poi dovrebbero essere troppo vecchi, fatto sta che tanta letteratura e tanta televisione che si vede in giro è solo sui gay giovani, sui vecchi c’è poco o nulla, diceva Marco Aurelio che il sole che sorge ha sempre più adoratori del sole che tramonta. Eppure la vecchiaia gay non è solo un’ipotesi è una realtà comune di tantissime persone, di quelli che si ricordano delle loro paure e dei loro amori quando ne hanno avuti, perché moltissimi hanno vissuto solo di desideri e di attimi rubati, perché a quel tempo vivere un amore omosessuale era difficile, troppo difficile per essere possibile, allora si contavano le parole, gli sguardi, c’era la chiesa che spiegava ogni cosa e ti metteva in mente che tu non avresti nemmeno dovuto esistere, l’erotismo degli altri serviva a collaborare al piano di Dio, quello tuo serviva a realizzare il regno si Satana, eppure ti sentivi nascere dentro un amore vero, nulla di contorto o di satanico, allora la via era difficile, non c’erano gruppi organizzati, oggi ce ne sono troppi e soprattutto hanno finalità troppo commerciali o politiche per avere una credibilità, allora c’erano le grandi idee da rispettare: che fai? non ti sposi? e perché? Allora c’era l’idea della famiglia come obbligo, come condizione di normalità, allora non c’era il gay, c’era il frocio, allora la crocifissione del gay era la regola, oggi è sufficiente la solitudine. Allora le libertà sessuali c’erano, erano tante, ma tutte ritualizzate in una dimensione almeno apparentemente etero, c’erano i giochi a sfondo tipicamente sessuale, la nudità fra ragazzi non era una cosa rarissima, c’era cameratismo, potevi fare i tuoi apprezzamenti su un altro ragazzo ma sempre ridendo e parlando di donne. C’erano i ricchi e i poveri, allora la distinzione contava di più, oggi un povero è quasi meno povero, ma allora era povero anche culturalmente allora un povero si sentiva povero e aveva paura, se vuoi, puoi dire rispetto, di quelli più ricchi di lui, la ricchezza era una condizione relativa all’essere e non all’avere. Allora tu non sapevi, eri giovane, ragazzo, addirittura ragazzino o poco più, provavi dei sentimenti e non sapevi o si faceva di tutto perché tu non sapessi di che cosa si trattava, c’era il prete pronto a spiegarti che la cosa si sarebbe risolta da sé se tu avessi trovato la ragazza (o la puttana) giusta, a casa poi niente libri o giornali che toccassero l’argomento, l’argomento proprio non esisteva, c’erano i giornaletti porno ma praticamente tutti etero e poi andarli a comprare all’edicola sotto casa era una cosa troppo rischiosa… si facevano passeggiate di chilometri per comprare un giornaletto porno in un altro quartiere, però c’erano anche degli aspetti positivi, almeno sotto un certo punto di vista, la privacy allora non esisteva, si viveva in tanti in una casa piccola, allora la popolazione era in crescita, per i poveri soprattutto esisteva una dimensione collettivistica, per i ricchi meno. Oggi i gay in genere li vedi troppo, e specialmente dove non c’entrano nulla, al tempo avevi addirittura l’idea di essere l’unico, anche se, in effetti, anche oggi, al di fuori di quelli che fanno capo alle associazioni, di gay dichiarati ne vedi pochi, almeno di quelli di una certa età… non dico della mia età, ma anche di quelli di quarant’anni, ecco oggi di gay giovani ne vedi tanti, di quelli vecchi ne vedi pochissimi, perché la stragrande maggioranza è rimasta legata alla sua mentalità e alla sua paura, o direi meglio alla sua vita, quando la paura diventa l’essenza della vita si identifica con la vita. Ma un gay vecchio di oggi che vita fa? In genere è solo, magari infilato in una gran truppa di parenti che aspetta prima o poi l’eredità (piccola o grossa) dello zio, o peggio è solo come un cane, solo anche perché povero, con una pensione da sopravvivenza e in questo finalmente uguale a molti altri, che però hanno almeno una pensione di reversibilità, parlo soprattutto di vedovi vecchi, ma in ogni caso il gay vecchio è solo in un senso speciale, può parlare di tutto ma non della sua vita, di politica, di soldi, di ladri, perfino di donne, ma deglii amori gay, dei ricordi o delle fantasie mai realizzate della sua vita non può nemmeno accennare e poi ai ragazzi gay si perdona qualsiasi cosa perché sono giovani e hanno sempre ragione, sono puri (almeno in un certo senso) ma la vecchiaia è la forma peggiore di impurità, la vecchiaia deve essere legata a chissà quali cose nobili perché la vecchiaia legata al ricordo o al desiderio o meglio alla fantasia sessuale e automaticamente una cosa sporca, non perché c’è di mezzo qualcosa di sessuale, ma perché la sessualità è contaminata dalla vecchiaia. E poi per un vecchio il sesso è deprimente anche nella dimensione del ricordo perché la sessualità vera è una questione fisica e con gli anni queste cose si perdono, il sesso, nella misura in cui è possibile con l’andare degli anni, non fa che sottolineare che non è più tempo per quelle cose, in questo caso l’anima invecchia più lentamente del corpo, ma forse anche l’anima invecchia e anche l’idea dell’amore, anche quello affettivo, emotivo, finisce con l’età, alla fine non ne puoi più di cercare l’araba fenice, alla fine ti rendi conto che hai passato una vita a cercare e che non hai concluso nulla, qualcuno sì, ti ha voluto bene ma poi è finito tutto, cose più o meno nobili, ma passato, e con un passato così dietro le spalle non c’è nemmeno più voglia di futuro, ti bastano i dolori, la fatica dell’alzarsi la mattina, anche se poi quando vai in giro per la strada qualche bel ragazzo ti fa tornare qualche fantasia ma è più un piacere estetico che un interesse sessuale, tu non c’entri nulla, c’è un tempo per tutte le cose, che cosa avresti da dire a quel ragazzo, gay o etero non conta più nulla, se è un etero il discorso è banale, ma se è gay è ancora più deludente perché ormai la differenza tra te e qual ragazzo non è data dal sesso ma dalla aspettativa di vita e di felicità, tu potresti essere un buon nonnetto per quel ragazzo ma non vi capireste mai, tu tutto questo lo sai benissimo e lasci perdere, d’altra parte che altro potresti fare? Ormai siamo vecchi, la prospettiva è chiudere al meglio le cose, non quelle gay ma proprio tutte, eppure la nostra vita ha avuto delle sue caratteristiche, era una vita gay, oggi direbbero che era un purgatorio e non una vita, eppure abbiamo vissuto, noi vecchi ci siamo stati e tutto quello che si godono questi ragazzi di oggi non l’hanno conquistato loro ma noi, piano piano, a partire dal poco, altro che tutto e subito, altro che “diritti”, si trattava di trovare uno spazio, di cominciare dal poco, dalla tolleranza, dall’essere accettati, dal trovare un amico che ti volesse bene, il sesso era un problema soprattutto di ipotesi, poco di realtà, anche allora c’erano le donne nude, meno di oggi, ma qualche cosa si cominciava a vedere, forse non erano nude, ma in costume da bagno, ma bei ragazzi, non dico nudi ma nemmeno senza camicia, se ne vedevano pochi, dovevi andare al mare, lì qualche sorriso si rimediava ma doveva essere un sorriso rubato, una complicità, poi c’era il militare, la visita a diciotto anni, tutti nudi alla sala medica, uno spettacolo unico, un imbarazzo terribile e nello stesso tempo un interesse morboso, un’esperienza che cominciava a scavare nella fantasia ben prima che divenisse reale e si stampava poi in modo indelebile nella memoria, all’approssimarsi del giorno fissato cresceva il panico, soprattutto per il rischio di non riuscire a controllarsi in una situazione simile, ma con un fortissimo precondizionamento psicologico ci si poteva riuscire, poi, a casa, stavi a fantasticarci per mesi. Anche a scuola quando si faceva ginnastica, la materia più malandrina che c’è, andare allo spogliatoio era un piacere, uno dei pochissimi veri piaceri per un ragazzo gay dei miei tempi, era una piacere pesantemente condizionato da scrupoli religiosi, oggi sembra quasi assurdo dirlo, ma era un piacere, già vedere i ragazzi in mutande era un piacere, c’era un clima di naturalezza, di situazione assolutamente ordinaria, ogni tanto qualche scherzo un po’ pesante ai danni di qualcuno, ma così, per scherzare, io stavo sempre al di fuori di queste cose, mi bastava guardare, in genere la vittima designata degli scherzi più pesanti (che cambiava di volta in volta) faceva finta di arrabbiarsi, ma anche quello era un gioco, allora non c’erano le docce, lo spettacolo del nudo integrale non era comune, ma quando venne nella mia classe un ragazzo nuovo, ripetente, lo spettacolo diventò comune, si spogliava completamente per mettersi degli slip e dei calzoncini per fare atletica, aveva 18 anni, rimaneva nudo a chiacchierare con gli altri ragazzi senza nessun imbarazzo, come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo, alla cosa sembrava non dare proprio peso. Un anno si andò tutti allo stadio, lì c’era lo spogliatoio con le docce, la mattina le porte dello spogliatoio erano chiuse, io tolsi le chiusure in modo che si potesse entrare subito, appena entrati cominciarono gli scherzi pesanti ma ovviamente sempre nell’atmosfera del gioco cameratesco. I miei compagni si spogliarono senza troppo spettacolo e andarono ai campi, al ritorno, dopo l’allenamento, in molti fecero la doccia nudi, alcuni evitavano di rivestirsi proprio per farsi vedere dagli altri, alcuni di quelli che tornavano nudi dalla sala docce venivano complimentati dagli altri e ridevano mentre si asciugavano. Naturalmente tutta quella, chiamiamola così, naturalezza per me era assolutamente imbarazzante, nei giorni in cui avevo le lezioni di educazione fisica andavo a scuola in tuta, non mi sono mai spogliato nello spogliatoio e non ho mai fatto la doccia con i miei compagni… ma questo è ovvio. Se al liceo il clima era questo alle medie le cose erano molto diverse. Alla fine delle medie ricordo tanta violenza sessuale quanta non ne ho mai rivista in seguito, probabilmente era proprio una conseguenza della totale immaturità dei ragazzi, si trattava spesso di imporre a un altro una umiliazione, in sostanza la dimensione dominante era la violenza per la violenza, non era il gioco come al liceo, dove in effetti di violenza non ce n’era proprio. La vita militare, un’esperienza che i ragazzi di adesso non provano più, era una cosa più complicata, temibile solo in un certo senso, c’era il nonnismo ma con molta prudenza si riusciva ad evitarlo, c’erano i nudi alle docce e tutto il resto e tra l’altro con ragazzi più grandi che erano già uomini, ma c’era anche uno strano ambiente cameratesco, dico strano perché erano cose che non ti saresti mai aspettato, con alcuni ragazzi si creavano quasi dei momenti di intesa sessuale, ma questa volta, penso, erano cose basate su una forma di tenerezza reciproca tra quanti hanno bisogno di non sentirsi soli. Scherzi sessuali ce ne erano pochi, esibizionismo sessuale se ne vedeva ma in momenti particolari, in pratica solo nelle docce. Con qualcuno si creava un ambiente più caldo, più confortevole, guai però a sbagliare l’interpretazione dei fatti, bisognava stare attentissimi a non mettersi nei guai e a non scambiare una dimensione affettiva di amicizia seria per una forma di disponibilità sessuale, un errore in questo campo non sarebbe stato perdonato facilmente. Uno era veramente un bel ragazzo, siciliano, di quelli con un sorriso franco e con denti meravigliosi, lo vedevo nudo alle docce quasi tutte le mattine e non ha mai mostrato segni di imbarazzo, cercavo di stare con lui anche in tanti altri momenti, ci fermavamo spesso a chiacchierare, cercava di darmi risposte sincere, cercava di costruire un rapporto di amicizia e io non sapevo fin dove sarebbe arrivato, si chiamava Salvatore, qualche volta mi sussurrava delle cose all’orecchio o a bassa voce con un atteggiamento di intimità, era un bravissimo ragazzo, forte e sincero, quasi ingenuo per quanto era onesto e dolce, pensavo che con lui avrei potuto passare la vita: dolce, onesto e bello, perché essere belli non è una cosa secondaria, tutto il suo nudo era meraviglioso, forte ma nello stesso tempo senza esagerazione e senza sfoggio, ero preso dal dubbio: glielo dico o non glielo dico, se gli avessi detto come stavano le cose avrei potuto realizzare il mio sogno ma avrei anche potuto distruggerlo perdendo quella forma speciale di familiarità che si era creata, allora ero proprio angosciato da questo problema, alla fine decisi che sarebbe stato meglio salvare la prudenza e non gli dissi nulla, adesso, col senno di poi e di tanti anni dopo so che ho fatto bene a non dire nulla, Salvatore ha ormai tre figli grandi, dopo il militare ci siamo rivisti più di qualche volta, quando viene a Roma viene a trovarmi, è rimasto un brav’uomo e mi piace anche oggi, non ha perso quella sua gentilezza di fondo, sembra strano ma lo amo ancora, è un uomo che mi piace, la moglie è stata fortunata. E’ proprio vero che tra il fisico e la personalità c’è un rapporto strettissimo. Ai miei tempi, per moltissimi ragazzi come me era un’altra esperienza da passare, quasi un rito di passaggio, c’erano i gruppi dell’azione cattolica, dato che le ragazze non erano troppo gradire in quegli ambienti c’erano quasi solo ragazzi e l’ambiente era dolcissimo, tutti ragazzi carucci e di buona famiglia, si poteva chiacchierare, si potevano guardare questi ragazzi da vicino, ma di sessuale nel senso stretto del termine c’era ben poco, lì doveva bastare solo la fantasia. L’università è stata una storia a parte, in effetti la ricordo poco, ragazzi interessanti non ce n’erano o solo qualche rapida meteora, qualcuno bello da vedere ma poi spariva come era arrivato, qualcuno anche bello ma con idee troppo grandi: era un po’ il tempo di quelli che si devono realizzare e che hanno deciso di rimandare la vita vera a un’altra epoca, quelle rarissime volte che si creava un minimo di comunicativa si faceva troppo presto a ricredersi, tutti, o praticamente tutti avevano una ragazza, ma non era un problema affettivo o sessuale, era semplicemente una cosa che era così perché non poteva che essere così, quei pochissimi che non avevano una ragazza facevano di tutto per far finta di averla, allora, e la cosa mi stupiva, i miei pensieri erano lontano dal sesso, pensavo a realizzare chissà che cosa, a costruire chissà quale futuro, allora avevo il mito della cultura, mi piaceva studiare, pavoneggiarmi con le cose più astruse, stavo cercando di mettere da parte la vita affettiva, di coprire la voragine del desiderio di essere amato con qualche altra cosa, con la carriera, con la cultura o con altre cose di quel genere, cominciavo lentamente a capire che per me la condizione del pari tra i pari era o cominciava ad essere impossibile, al liceo non era così, ma all’università mi rendevo conto sempre più che con gli altri non avevo nulla da spartire, all’università non c’era nessun Salvatore, c’erano tanti tipetti arrivisti e affaristi che tentavano la loro scalata ma la cosa mi interessava poco, cominciavo a pensare che avrei già allora dovuto rivolgermi verso ragazzi più giovani, non era un problema di preferenze sessuali, ma nei miei coetanei vedevo ormai atteggiamenti così lontani dai miei che non mi interessavano nemmeno sessualmente, avrei potuto fare il papà, il fratello più grande, non sarebbe stato come stare alla pari ma in qualche modo avrei avuto la possibilità di non perdere definitivamente i contatti con quei ragazzi che mi potevano interessare: allora mi piacevano molto i ragazzi dai 18 anni fino ai 22-23, è un’età meravigliosa e ricca sotto il profilo affettivo, poi tanti ragazzi si cristallizzano e solo pochi mantengono una disponibilità o sarebbe meglio dire una fame affettiva che permetta loro di conservare rapporti veri e non stereotipati. Ero affascinato dai ragazzi di quell’età, ma non c’erano reali possibilità di aggancio, allora non c’era internet, ti dovevi guardare intorno e dovevi rischiare, se volevi rischiare, senza la protezione dell’anonimato. Allora sognavo molto e soprattutto costruivo il mio sogno in modo sempre più strutturato, avrei voluto un ragazzo bellissmo, verissmo, onestissimo, che mi amasse veramente, anche due cuori e una capanna: pochi soldi, esattamente divisi a metà, indipendentemente da chi li avesse guadagnati, immaginavo che ognuno dei due avrebbe stretto la cinghia per arrivare a natale a fare all’altro il regalo più bello possibile, immaginavo una reciprocità totale, una intimità al limite della identificazione e della fusione fisica, desideravo che si potesse essere finalmente in due, che si potesse costituire una coppia, un sogno matrimoniale, di lì tutti i progetti sul lavoro comune, sul dirsi tutto, sul capirsi fino in fondo, sul piacere di stare insieme, in questo modo avrei potuto veramente avere un mondo ideale, ma la realtà non aveva nulla a che vedere con tutto ciò, la dimensione della solitudine avanzava giorno dopo giorno irreversibilmente. Dopo, sul lavoro, mi sentivo ormai vaccinato, in sostanza avevo già elaborato il senso della mia rinuncia, voglio dire che non mi interessava particolarmente cercare di risolvere il mio problema, avevo ormai dimostrato a me stesso il teorema di inesistenza delle soluzioni, niente amore, niente sesso, mi dicevo, ma non certo niente affettività e in effetti ho avuto una vita affettiva tutto sommato piuttosto ricca, ho avuto degli amici veri ai quali ho parlato chiaro e che non mi hanno mai messo in difficoltà, erano sempre più giovani di me e di parecchio, anche di vent’anni, mi volevano bene, avevano la loro vita affettiva e sessuale con le donne ma mi volevano bene, ero un po’ un papà, potevo non chiamarli ma alla fine sapevo che mi avrebbero richiamato, con questi amici ho sognato di avere meravigliose storie d’amore e in effetti ne ero innamorato ma sapevo benissimo che la loro presenza era compatibile solo con un legame molto elastico, se avessi cercato di stringere le cose sarebbero spariti, forse no, ma mi avrebbero tenuto comunque a distanza. Questi amici ora sono uomini grandi con famiglia e figli, credo che le mogli non abbiano mai capito fino in fondo il significato preciso del legame che c’era o meglio che c’è tra noi, in un certo senso il mio rapporto con questi ragazzi (allora erano ragazzi) è stato bello e lo è tuttora ma, se si può, mette ancora più in evidenza che il mio sogno era del tutto irrealizzabile. Io lo so benissimo, adesso il mio giovane lettore mi potrebbe dire che la vita va avanti e che prima o poi l’amore arriva (parafrasando Benni), però piano piano non hai più voglia di innamorarti, avrei bisogno di un uomo non giovane, di uno che ha vissuto le delusioni della sua vita e che vuole uno spazio per ripensarle, ma dovrebbe essere una ipotesi di reale vita comune, che se è difficile a vent’anni, a sessanta è praticamente impossibile. Se un senso può avere tutto quello che ho vissuto, o meglio sarebbe dire che non ho vissuto, credo che si debba cercarlo nell’idea di non tenersi per sé la propria esperienza, è meglio raccontarsi ai giovani, a quelli che adesso hanno vent’anni, quelli hanno bisogno di confronto o di esperienza, forse non lo sanno nemmeno loro ma ne hanno bisogno, devono cominciare a capire che la giovinezza non dura in eterno e che le scelte non possono essere continuamente rinviate, quello che mi sento di dire a questi ragazzi è che non devono rinunciare ai loro sogni e ai loro amori. Attenti all’aids per carità! Ma ricordatevi che la felicità esiste e la vita vostra può essere la felicità per qualcun altro, sarebbe bellissimo, a me non è successo, ma l’ho sognato tutta la vita.

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GAY SESSUALMENTE REPRESSI

Questo post mira a puntualizzare i meccanismi tipici della repressione della omosessualità.

L’orientamento sessuale non è una scelta ma un dato di fatto, non è qui il caso di chiedersi quali ne siano le cause, quello che qui interessa è che l’orientamento sessuale non ha nulla a che vedere con le scelte di un individuo, etero, gay o bisex si è o non si è ma di certo non sceglie di esserlo o di non esserlo.

Nell’affrontare le questioni connesse con l’orientamento sessuale si passa dalla inconsapevolezza alla coscienza di essere gay e quindi all’accettazione dell’essere gay, se non intervengono fattori esterni di disturbo il passaggio è graduale e non traumatico e può avvenire con modalità temporali estremamente variabili. Ci sono ragazzi che a 14 anni hanno già pienamente accettato la loro omosessualità e ci sono uomini adulti che non riescono ad accettarla nemmeno a 50 anni e vedremo tra poco perché.

I fattori che possono condizionare il processo verso la consapevolezza e l’accettazione sono molti e molto variabili in rapporto all’età e alla condizione individuale, tutti però rallentano o impediscono l’accettazione della omosessualità e sono quindi dei fattori di repressione della sessualità spontanea.

Prima della pubertà è improprio parlare di omosessualità, il termine assume un significato specifico solo dopo la pubertà quando un ragazzo comincia a sperimentare la sessualità fisica e scopre la masturbazione. È qui che intervengono le prime forme di repressione della sessualità, sia di quella etero che di quella gay, sulla base di sensi di colpa legati alla masturbazione. Sono gli anni in cui un ragazzo considera la masturbazione qualcosa di privatissimo e di proibito e cerca di ritagliarsi degli spazi di privacy che gli consentano una esplorazione sessuale non messa a rischio da elementi di disturbo. La coscienza religiosa e l’educazione moralistica, che vede nella sessualità qualcosa di morboso, possono reprimere la sessualità sul nascere e legarla stabilmente ai sensi di colpa. Questi meccanismi valgono per tutti i ragazzi, etero e gay, ma mentre, intorno agli 11/13 anni, per i ragazzi etero il gruppo dei pari tende a presentare la sessualità etero, e in particolare la masturbazione in chiave etero, come una trasgressione in qualche modo necessaria per diventare grandi, e questo fenomeno allevia la capacità repressiva dei meccanismi su base religiosa e familiare e conferma i ragazzi in un senso di appartenenza al gruppo, proprio sulla base si una sessualità come quella degli altri ragazzi, per i ragazzi gay il gruppo dei pari agisce in senso inverso perché la sessualità gay è pesantemente bollata con epiteti di vario tipo. Un ragazzo gay non si riconosce nelle esperienze sessuali dei suoi compagni e si rende conto che mentre loro posso parlare delle proprie esperienze e vantarsene per essere ritenuti grandi, per lui questa possibilità è esclusa a priori. Sono questi i terribili anni della scuola media, probabilmente quelli più sgradevoli per un ragazzo gay che deve rendersi conto che la sua sessualità non solo è diversa da quella degli altri ragazzi ma è considerata degradante e sporca. Questo fatto produce spesso forme di radicale repressione non della sessualità gay dei ragazzi più giovani, ma esclusivamente delle sue manifestazioni visibili. Un ragazzo 14enne non corteggerebbe comunque in modo esplicito un suo compagno perché la reazione sociale lo condiziona in questo, ma la sessualità gay della masturbazione resta e non viene in genere assolutamente condizionata dagli atteggiamenti sociali. Vorrei sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi nemmeno la repressione su base religiosa riesce ad indurre sensi di colpa nei ragazzi più giovani di fonte al loro essere gay. I ragazzi che vanno in chiesa si confessano di essersi masturbati, non di essersi masturbati con fantasie gay, cioè sentono come colpa l’atto e non la fantasia che lo determina. Molti ragazzi sono talmente lontani, in termini spontanei, dal considerare l’omosessualità di per sé una colpa che quando si rendono conto che la chiesa condanna l’omosessualità restano perplessi. In buona sostanza intendo dire che l’omosessualità scoperta attraverso la masturbazione subito dopo pubertà risente di condizionamenti che ne frenano le manifestazioni esterne ma che non riescono comunque a colpevolizzarla agli occhi dei ragazzi.

Fin qui ci siamo occupati di ragazzi che hanno vissuto la loro infanzia e la loro preadolescenza senza traumi e senza carenze affettive. Il discorso si complica certamente quando i ragazzi crescono in situazioni stressanti o sono sottoposti a traumi (assistere a scene di violenza, subire violenza fisica da parte di familiari, essere coinvolti inconsapevolmente in attività sessuali da parte di adulti). Su queste situazioni, come su quelle dei ragazzi che manifestano forme significative di ansia o toni marcatamente depressivi già in età adolescenziale o che presentano disturbi caratterizzati da idee ricorrenti dalle quali non sembra possibile liberarsi, bisognerebbe allargare molto il discorso. Il periodo che va dagli 11 ai 14 anni è in realtà delicatissimo, si pongono le basi emotive e psicologiche della sessualità ed è bene che questo accada in un clima sereno, senza tensioni emotive e con degli esempi di rapporti affettivi familiari che possano essere punti di riferimento.

Ma lasciando da parte queste situazioni decisamente più complesse e chiediamoci perché i meccanismi repressivi della sessualità gay agiscono in modo più pesante sui ragazzi più grandi e sugli adulti che non sui ragazzi più giovani. Per dare una risposta a questa domanda dobbiamo tenere presente che un ragazzo giovanissimo va strutturando la propria sessualità e la costruisce senza bisogno di demolire nulla, per un ragazzo grande e per un adulto, che hanno già una sessualità strutturata, lasciare libero lo sviluppo della propria sessualità gay può richiedere un processo di destrutturazione della propria identità sessuale precedente, cioè della precedente coscienza di una diversa identità sessuale. In altri termini un ragazzo grande o un adulto per accettare la propria identità sessuale gay deve demolire il concetto che ha di sé come etero per poterlo sostituire con una diversa percezione di sé come gay e tutto questo incontra notevoli resistenze.

In genere ad andare incontro alle forme di più forte repressione della omosessualità non sono i ragazzi che si sono sentiti gay fin dall’inizio ma quelli che dopo essersi formati una coscienza di sé come etero si trovano nelle condizioni di dover mettere in crisi buona parte della struttura della loro personalità. In sostanza i veri meccanismi di repressione della omosessualità intervengono a tutela di una sessualità già strutturata in un altro modo. La domanda che sorge spontanea è però perché un gay possa finire per strutturare una sessualità etero, cioè per avere di se stesso un’immagine come di un sé etero? Qui il meccanismo non è repressivo e deriva in sostanza da un insieme di errori interpretativi nei quali si cade o si è indotti a cadere per il fatto che siamo immersi in una società che sottolinea i segnali di tipo etero e trascura del tutto quelli di tipo gay.

Faccio un solo esempio prendendo in considerazione due situazioni simmetriche, nella prima un ragazzo che si ritiene gay avverte pulsioni etero mentre nella seconda un ragazzo che si ritiene etero avverte pulsioni gay. Vedremo che se un errore di interpretazione ci può essere in entrambi i casi, la repressione sessuale opera solo nel secondo, ossia per il ragazzo che si è sempre ritenuto etero e che prova pulsioni gay.

Un ragazzo gay, cioè un ragazzo che ha una sessualità masturbatoria gay, che si trovi in una situazione sessuale coinvolgente con una ragazza, va in erezione, può provare desiderio sessuale per quella ragazza, può arrivare anche ad avere con lei un rapporto sessuale, anche coinvolgente. Sulla base del modello interpretativo legato al “comportamento” sessuale scatta la deduzione: “posso fare sesso con una ragazza in modo gratificante, quindi sono etero!” Questo ragionamento appare tra l’altro confortante perché svincola il ragazzo dalle complicazioni che l’essere gay gli comporterebbe ed è rassicurante in termini di accettazione sociale. Nel sottovalutare la masturbazione gay a favore della sessualità di coppia etero per identificare il proprio orientamento sessuale non opera alcuna forma di repressione.

Se consideriamo invece un ragazzo che si è ritenuto sempre etero, cioè con una masturbazione e con una sessualità di coppia costantemente etero, e ipotizziamo che questo ragazzo cominci a provare attrazione sessuale per un altro ragazzo al punto di masturbarsi pensando a quel ragazzo o addirittura di avere rapporti sessuali con lui, non arriveremo altrettanto automaticamente alla deduzione: “sono sessualmente attratto da un ragazzo, quindi sono gay!” perché in questo caso la deduzione sarebbe destabilizzante, e per accettarla bisognerebbe destrutturare la visione di sé come etero per sostituirla con una visione di sé come gay. Sono queste le situazioni tipiche in cui scatta la repressione della sessualità gay. Il ragazzo che si crede etero smette di frequentare il ragazzo che gli desta delle reazioni sessuali perché in questo modo il rischio di destabilizzare la propria sessualità diminuisce, ma siccome questo in genere non basta, smette addirittura forzatamente di masturbarsi perché la sua masturbazione sarebbe in chiave gay, cosa che metterebbe in crisi la sua identità sessuale etero.

Vorrei sottolineare un elemento fondamentale: la repressione della sessualità gay ha due aspetti complementari, il primo si concretizza nell’evitare ogni occasione di eccitamento sessuale in chiave gay e il secondo si manifesta in una intensificata attività sessuale etero a livello di coppia, spesso questo secondo meccanismo porta a reazioni nevrotiche perché non si tratta di rapporti sessuali desiderati per ragioni legate all’affettività ma di meccanismi di conferma della propria identità sessuale. In alcuni casi la repressione della sessualità gay porta a decisioni irrevocabili come il matrimonio, che è considerato in questi casi come medicina della omosessualità, cosa priva di senso sotto qualunque punto di vista. L’omosessualità, per quanto repressa, finisce comunque prima o poi per tornare a galla.

Aggiungo un’altra cosa importante. A spingere forzatamente verso l’eterosessualità i ragazzi gay che reprimono la loro omosessualità a vantaggio di un possibile rapporto di coppia etero e al limite del matrimonio sono spesso le loro ragazze che non hanno la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità e che si sentono dispostissime ad indurre, o a cercare di indurre i loro ragazzi ad una eterosessualità esclusiva sulla base di criteri di seduzione femminile. Queste cose, all’inizio, sembrano anche avere successo perché l’eliminazione della sessualità gay è compensata da una sessualità etero più intensa e per di più socialmente accettata e incoraggiata che dà la sensazione di essere realmente etero. Ma alla lunga il meccanismo si logora e spesso le stesse ragazze che hanno incoraggiato i loro ragazzi gay al matrimonio si ritrovano in posizioni di contrasto radicale con i loro mariti di cui non possono in nessun modo accettare l’omosessualità. Una donna etero sposa un uomo gay perché pensa che non sia gay o che non lo sia più, perché identifica l’orientamento sessuale del ragazzo con i comportamenti sessuali che vede e non con i desideri sessuali che non vede, quando si accorge che il marito è realmente gay e che in una situazione matrimoniale si sente a disagio se la prende col marito considerandolo un traditore del matrimonio, ma il realtà, se il ragazzo ha detto come stavano le cose alla ragazza prima del matrimonio e i sue sono arrivati alla decisione di sposarsi lo stesso, spesso la responsabilità è dei familiari e di personaggi di vario tipo che non sapendo nulla di omosessualità si presentano come consiglieri affidabili in una materia tanto delicata.

Una considerazione conclusiva. Dalla repressione della omosessualità legata ai meccanismi che abbiamo descritto sopra si esce solo se l’ambiente è favorevole e se un gay ha il coraggio di dirsi la verità, cosa che non è mai scontata. Ci sono persone che preferiscono reprimersi o forse che non hanno di fatto nessuna scelta. In ogni caso non è possibile sostituirsi ad un gay represso e cercare di indurlo ad uscire dalla repressione sessuale sulla base del nostro modo di vedere le cose, uscire dalla repressione sessuale autoimposta non è affatto facile e non è neppure detto che la cosa produca comunque un risultato positivo se mancano le condizioni necessarie.

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AMORE E DISAGIO GAY

Ricevo e pubblico la seguente mail. Ho eliminato soltanto i riferimenti espliciti a luoghi e circostanze che metterebbero a rischio la privacy delle persone.

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Carissimo Project,

Ci conosciamo da tempo ormai, abbiamo avuto le nostre liti ed i nostri momenti di serenità io e te. Durante questi ultimi mesi me ne sono capitate di tutti i colori, e questo mi ha fatto molto pensare.

Mi spiego meglio … ti ricordi che ti avevo condannato qualche mese fa per il tuo comportamento? Sì, avevo detto che non era giusto che tu ti mettessi a dire che il tuo lavoro non serve a nulla, ed anzi è un danno. Sì, mi sono sentito tradito da queste tue affermazioni e dal fatto che ti ero stato vicino tutto quel tempo, confortandoti e cercando di fornirti mezzi per affrontare la situazione desolante nella quale eri, senza alcun risultato. Come se i miei sforzi non servissero a nulla, come se alla fine il tuo egoismo fosse più importante dell’affetto e rispetto che ci ha legato tutto questo tempo.

Bene. Mesi sono passati da quei giorni, ed ho riflettuto. Ora come ora sto vivendo una situazione per certi versi “simile” con un ragazzo. Mi ritrovo a parlare con lui via sms o msn, mai al telefono men che meno ci siamo visti. Un “rapporto” che dura da 3 mesi circa.

Questo ragazzo non vuole vedermi, perché ha paura che poi le cose sarebbero peggiori, ha paura che alla fine non serva a nulla, non ha alcuno stimolo vitale. Dice che vorrebbe morire.

Gli sono stato vicino, e lui dice di avermi aperto il suo cuore dicendomi che effettivamente mi vuole bene… Ma un affetto senza che ci si possa incontrare, che destino può mai avere?

Tra pochi mesi, in teoria se tutto va come deve andare, mi dovrò trasferire a in un’altra città, lontano dal remoto frammento toscano dove lui abita… e gli ho chiesto ancora per un’ultima volta se volesse vivere con me, anche a costo di doverlo mantenere lavorando il doppio. Cioè la mia famiglia se ne va al nord, ma io per lui sarei restato volentieri qui sebbene sia la sola ragione per la quale me ne starei quaggiù. Perché non ho altro quaggiù, non ho amici né altre forme forti di serenità.

Lui continua a dirmi che il suo proposito di autoannientamento non è stato rimosso, nonostante l’affetto che prova per me.

Ho provato, giuro che ho provato in ogni modo possibile di chiedergli il perché. Di offrirgli un’alternativa piacevole ad una lenta morte da vegetale.

Niente… Insomma: io ancora lo amo!!! Ed al diavolo quello che dicono tutti che “si cerca un ragazzo per non stare soli”… Idiozie !!! Io volevo costruire un futuro insieme a lui, vivere un vero amore (magari eterno).

Ho sempre pensato che amare sia condividere, sia donarsi e ricevere dall’altro, sia costruirsi una serenità e felicità con l’altro. Cosa c’è di male a volere essere felici in due? Perché si deve pensare che voler stare insieme a qualcuno sia necessariamente sintomo di non riuscire a stare soli? [E questo lo dico per tutti quelli che credono questo] Io ci sono abituato a stare solo, è da quando ero piccolo che sono rimasto completamente solo e che non ho più affetti profondi (ora ho 22 anni). Insomma, non è una questione di solitudine, è che volevo davvero stare bene insieme ad una persona bella come questo ragazzo, facendo stare bene anche lui… Volevo che tutti e due si potesse essere felici.

Ma vabbé, giusto per dare un filo logico conduttore tra la prima parte della mail in cui ricordavo i trascorsi con te, Project, e la seconda con questo ragazzo, volevo dire a tutti quanti una cosa che penso sia molto importante (spesso forse sottovalutata, perché data per scontato):

1) Cercate di adottare forme di “pensiero deboli”, cioè non granitiche, che possono rivedere facilmente le proprie convinzioni a favore di quelle degli altri, andando in contro a quelle degli altri. Nello specifico della mia situazione prendo il caso del ragazzo: “Ma cosa gli costava provare? Cercare almeno di essere felice?”… perché dopo tutte le prove che gli ho dato di amore e sincerità, lui poteva essere felice con me…

2) Gli ho persino chiesto perché si “ostinava a mettere davanti al suo affetto per me le sue paure”… Insomma! Un vero amore dovrebbe essere più forte di queste debolezze, come pure degli egoismi più stupidi (come non voler mutare almeno di un po’ il proprio modo di vedere le cose). Io sono sempre stato dell’idea che “l’Amore sia più forte pure della morte, in quanto gli sopravvive ad essa”. E se non altro, “l’Amore dovrebbe essere più forte dell’orgoglio”.

Sempre per ritornare al ragazzo, visto che ci sono, gli ho anche detto che per me un qualsiasi rapporto con lui sarebbe andato bene. E’ affetto, o amore nel suo stato più puro, quello che mi lega a lui. Gli ho detto questo perché essenzialmente lui continuava a dirmi che per lui “l’amore è una debolezza” e “non credo che se stessimo insieme le cose andrebbero meglio, né che durerebbero”… Insomma, l’ho fatto perché gli voglio bene, lo voglio vicino a me, ma anche per lui! Per farlo stare più a suo agio, visto che rifugge l’amore. E non c’è stato nulla da fare nemmeno qui.

Mi sono impuntato sul vederlo almeno una volta nella mia vita prima di andarmene per sempre. Non ho intenzione di chiudere una faccenda così umana in un modo così freddo come l’sms.

Insomma… quello che dovevo dire a tutti l’ho detto, e credo di non aver sbagliato nel mio pensiero né con lui o altre persone ancora. Se volete dirmi qualche cosa fate pure, sia critiche che consigli che riflessioni. Qualsiasi cosa.

Tutto è ben accetto, e vi ringrazio già ora per il supporto morale. Perché giuro che sono distrutto dal fare tutti questi sforzi e poi non vederli mai nemmeno accolti e non riuscire mai a raggiungere un briciolo di serenità.

Per favore Project, pubblicala (taglia quello che non ti piace, ma lascia inalterato almeno il succo del discorso)…

Ciao.

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Ciao,

innanzitutto sono contento di risentirti e di vedere che non hai perso la volontà di metterti in gioco, quell’oggetto della mail “scendo in campo” mi è piaciuto veramente moltissimo. È vero che quando ho passato momenti grigi ha cercato di fare di tutto per farmi andare oltre ma poi sei rimesto deluso dal fatto che io fossi portato a vedere le cose soprattutto in negativo. In certi momenti ho sentito anche te su toni molto negativi che mi hanno preoccupato, ma questa mail la vedo di un altro genere, si capisce che dietro ci sono sentimenti veri che ti hanno dato delle motivazioni serissime, si vede che ti sei lasciato coinvolgere dai sentimenti, che è poi l’unica cosa che può dare serenità. Non pensare solo a se stessi e ai propri problemi ma potersi dedicare ad un’altra persona migliora la qualità della vita, il fatto è che poi scattano dei meccanismo incontrollabili e ci si aspetta una risposta, ci si aspetta dall’altra parte un coinvolgimento simmetrico che purtroppo è molto raro, quando poi dall’altra parte trovi toni realmente depressi sei portato a intensificare gli sforzi perché quella depressione sia superata ma spesso vedi che tutti i tuoi sforzi sono inutili, lo dico perché è capitato anche a me parecchie volte, proprio quando tu hai cercato di farmi vedere le cose in una luce più positiva, ma ti devo dire una cosa, che sembra paradossale ma qualche volta è vera, la felicità di un’altra persona alla quale noi possiamo tenere moltissimo può benissimo non dipendere da noi ma altre persone e da altre situazioni che possono realmente cambiare le cose. È molto difficile accettare una cosa del genere perché il bene dell’altro non corrisponde col nostro, in questi casi le risposte più frequenti sono quelle nette: o stai con me o non ci sentiamo più, ma è proprio qui che ha senso quella scelta di atteggiamento debole alla quale facevi riferimento, certe volte accettare ruoli di basso profilo serve realmente al bene dell’altro che deve sentire una presenza vicino se e quando ne sente la necessità ma non deve sentirsi messo alla strette. Certo, se tu potessi pensare alla felicità di quel ragazzo magari lontano da te ma alla sua felicità fuori dalla depressione, allora ti sarebbe più facile accettare anche un ruolo di basso profilo, al momento questo non è lo scenario che ti si presenta e quindi tendi ad essere comunque presente e credo sia inevitabile, ma il basso profilo spesso ha un valore inestimabile, msn, gli sms, non sono banalità e quando trovi una persona che non si lascerebbe coinvolgere ad altri livelli, questi mezzi di comunicazione hanno un’importanza enorme. La serenità di fondo di una persona dipende in gran parte dalla consapevolezza di essere importante per qualcuno. Si può essere importanti in tanti modi, si può addirittura vivere insieme, ma si può essere importanti, e dico importanti nel senso serio del termine, anche solo come punto di riferimento quando se ne sente la necessità. Anche a me è capitato di parlare spesso con ragazzi tendenzialmente depressi e che non sembravano schiodarsi di un millimetro da posizioni di totale negatività e questo fatto mi ha creato ansia e preoccupazioni notevoli, ma poi per un verso i contatti si sono diluiti e per l’altro sono cominciati ad emergere anche elementi positivi. Il mio livello di ansia e di preoccupazione nei confronti di questi ragazzi è diminuito e il dialogo vero non si affatto perso. Capisco che per te il discorso è diverso ed accettare un ruolo di basso profilo verso un ragazzo di cui sei innamorato è difficilissimo, ma anche questo è un modo di amare.

Un abbraccio forte.

Project

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PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE

Questo post è dedicato all’analisi della promiscuità sessuale gay. Girando su Internet è facile imbattersi in affermazioni concernenti la promiscuità sessuale gay, dai blog ultracattolici, che citando San Pio X ritengono l’omosessualità colpa gravissima, seconda per gravità solo all’omicidio volontario, e affermano che la promiscuità gay grida vendetta al cospetto di Dio, a studi che hanno almeno l’apparenza della scientificità. Ho provato a leggere un po’ di saggi e di statistiche in proposito ma devo dire chiaramente che spesso sanno più di delirio che di indagine scientifica. Per esempio, in “A comparative demographic and sexual profile of older homosexually active men”, uno studio di Paul Van de Ven pubblicato sul Journal of Sex Research, si legge che il 21,6% degli omosessuali anziani afferma di avere avuto nella vita tra 101 e 500 partner e che una percentuale superiore al 10% afferma di averne avuti addirittura più di 1000. Esistono per fortuna anche lavori che hanno altri livelli di serietà, come il libro-indagine “Omosessuali moderni” dei sociologi dell’Università di Bologna Marzio Barbagli e Asher Colombo (Il Mulino 2007). Questo studio che ha analizzato un campione di 3502 donne e uomini di ogni età arriva alla conclusione che il 48% dei gay ha avuto meno di 20 partner in tutta la vita dato praticamente identifico a quello della popolazione maschile etero. Devo sottolineare che lo studio di Barbagli e Colombo si riferisce a gay dichiarati. In effetti, quello che rilevo da un osservatorio privilegiato come Progetto Gay, che si occupa soprattutto di gay non dichiarati, non fa che restringere ulteriormente quel numero di 20 partner che lo studio di Barbagli e Colombo attribuisce ai gay dichiarati ad un numero orientativamente compreso tra 5 e 10. Questo significa che per i gay dichiarati la promiscuità sessuale è di fatto identica a quella degli etero e per i gay non dichiarati è significativamente minore. Da dove viene allora la legenda metropolitana che identifica i gay come molto più promiscui degli etero? Conoscendo il mondo dei gay non dichiarati più a fondo (ma credo che sotto questo aspetto tra i gay dichiarati le cose siano praticamente le stesse), rilevo che le forme di socializzazione dei gay sono diverse dalle forme di socializzazione degli etero perché per un gay la distinzione tra amicizia e amore è certamente meno netta. Nei rapporti etero, tradizionalmente, si davano per scontate alcune regole di comportamento, in primo luogo che quando una coppia che aveva avuto una relazione sessuale si scioglieva il ragazzo e la ragazza non potessero rimanere amici. Questa regola, che comincia a trovare numerose eccezioni anche tra gli etero, è seguita molto raramente in ambiente gay, non fosse altro perché, tra gay non dichiarati, incontrarsi è difficile e perdere il contatto con un ragazzo gay non è ritenuta una buona cosa. La sessualità non è neppure considerata come l’elemento determinante di un rapporto. I ragazzi in genere mantengono buoni rapporti con i loro ex e continuano a frequentarli anche dopo che il loro rapporto di coppia è finito. Questo è un comportamento piuttosto comune in una alta percentuale di gay ma le manifestazioni esterne di questo comportamento sono spessissimo lette come una forma di prosecuzione della relazione sessuale con il partner precedente anche dopo l’instaurarsi di un nuovo rapporto sessuale di coppia. Esiste poi una ulteriore motivazione, in realtà molto specificamente gay, che porta al mantenimento di una relazione affettiva con i propri ex partner sessuali e si tratta del fatto che in diversi casi, data la difficoltà per i gay (in particolare non dichiarati) di incontrarsi, si creano con una certa frequenza delle relazioni sessuali di coppia anche tra ragazzi che hanno in realtà mondi affettivi significativamente diversi. Molti ragazzi sentono il peso della solitudine, temono di dover passare la vita in attesa di un ragazzo che possa rappresentare per loro il massimo ma nello stesso tempo temono che quel ragazzo ideale possa non arrivare mai, perché per loro la possibilità di incontrare altri ragazzi gay non dichiarati è, almeno nelle loro aspettative, piuttosto remota. Di qui l’idea di non attendere troppo e di provare a vivere una vita di coppia anche col presupposto che possa trattarsi di un’esperienza destina ad esaurirsi per le ragioni più varie. Questo significa che molte relazioni sessuali tra ragazzi gay nascono non dall’idea di giocare con la sessualità, come la gente spesso crede, ma dalla necessità di riempire dei vuoti affettivi, di creare comunque una coppia senza rinviare troppo. Si sceglie quindi tra ciò che esiste perché l’attesa di ciò che al momento non esiste è stressante e induce alla depressione. Con questi presupposti non è raro che le relazioni siano solo parzialmente soddisfacenti e che alla lunga la trasposizione delle esigenze affettive in chiave sessuale, puntando esclusivamente sul rapporto di coppia, mostri tutti i suoi limiti. Intendo dire che, quantomeno a livello affettivo la promiscuità è di fatto un’esigenza primaria perché in nessun caso il rapporto di coppia copre tutte le esigenze affettive dei ragazzi. Questo vale nelle coppie etero e vale a maggior ragione nelle coppie gay. Dall’esterno tutto questo è interpretato come promiscuità sessuale e questa interpretazione, interiorizzata dai ragazzi gay, non solo non li porta a forme di vera promiscuità sessuale ma li spinge a chiudersi anche sotto il profilo affettivo concentrando sul rapporto di coppia tutte le loro attese, cosa che carica il rapporto di coppia di ruoli di supplenza che non gli competono. Il miglioramento della vita sociale dei ragazzi gay, la possibilità di costruire amicizie e di incontrare altri ragazzi gay diminuirebbe i timori per il futuro, porterebbe a scelte di coppia che non sono in realtà delle forme di fuga dalla solitudine e sottolineerebbe il carattere di normalità dell’essere gay, con effetti benefici anche sulla vita di coppia. Il mito della promiscuità gay è ancora oggi una della ragioni che rendono problematica l’accettazione della omosessualità. Mi rendo conto che questo post va contro l’ondata delle interpretazioni comuni e che è una ben misera cosa, ma è almeno un tentativo di dire la verità sull’argomento.

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EXPLORE GAY SEXUALITY AT THE AGE OF 25

Hallo Project,

I’m a 25 y. o. guy. I came to U.S. few months ago in order to reach my goal and get specialized in high energy physics. I came from Eastern Europe and I was used to speak English during my university training. I think my English could sound very strange to native English speakers. I’m sorry, I don’t speak Italian al all. I got in touch with Gay Project only reading the English blog “Not only gay”. I got there by chance searching for “Maurice” the novel by Forster on Google. At that time I was searching for novels to read in English in order to improve my reading and my vocabulary. Well, that’s why I got in touch with your blog. Clearly I like better improve my English reading gay novels because I’m gay. On “Not only gay” I got your novel “Only seven days”, something that troubled me deeply. In my home country I had an excellent education at all but I missed the very essential thing. Basically I was forced to deal alone with my homosexuality, because I’ve never had anyone to talk seriously about these things. Up to 24 y. o., I simply removed the problem and I pretended that there wasn’t any problem. I was always studying, I had to think of anything else and so I walked away from the idea of being gay, or rather I was trying to convince myself more and more to be straight. In my country I had a girlfriend and I told her again and again that we could not get married because I would have gone abroad to study and she would not have been able to follow.

I now begin to understand that in fact my desire to go to study abroad was largely due to the idea to get away from her. She is a girl that I admire but I don’t love. I think if I get the chance, I’ll stay to live in the U.S.. For the moment I still have much to study and study hard. But I’m starting to open my eyes about myself and about life that I have done until now. I do not like pornography, I’d really like to talk about homosexuality in a serious way. As I told you I do not speak Italian but I tried to read the English translation of your posts through Google translator, it’s not the best but at least I could follow your arguments.

Well, now you understand how I came up with “gay project”. I have many things to ask, but first I must tell you a little about me. Basically my sexuality was just straight up to 23. I tell you “basically”, because I had a girl and had normal sexual intercourse with her but also, despite everything, I was still attracted to guys, I did not want to accept it, but it was so. I have come to deny even the most obvious things, even my sexual desire, I have completely removed the masturbation because my fantasies ran toward the boys and I could not accept such a thing. I was taught that sex was a bad thing, dirty, ugly, and I could not think otherwise. I read that many guys have lived similar things and I found myself in some of your posts.

Now I’m slowly discovering my sexuality but everything remains at the level of masturbation, I do not think in any case I could have sexual intercourse with a boy, it’s as if his physical contact disgusts me. And then there’s the other big problem, I have never been in love with a guy, with the girls I am comfortable with the guys I feel deeply uncomfortable and I cannot see a boy as a love object but only as an object of sexual interest. I do not know if this situation may change over time, but now I’m 25 and I fear that things will not change. I have few friends here in the U.S., I have colleagues who are very serious people, but they are all straight, or so it seems, and I don’t think I could talk freely with them of my things. What can I expect from the future? just study and never affective and sexual life? Now I’m working hard to specialize and to find work as soon as possible but I also want to start living my life from other points of view. I see that others live their lives peacefully, but I think I have only to study because I cannot live things I still dream. When I go to bed I dream of hugging a guy, a guy who was my boyfriend, but I have no boyfriend and dreams remain dreams. I don’t want to start looking for a guy here, don’t even know the language well and outside the university I still feel like a foreigner.

I think you understood my problem well enough, if you can, answer me in private. If you want, publish this email as well, but if you can, try to answer me by mail.

A hug.  B. K.

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If you like, you can comment this post in the Gay Project Forum:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=11&t=975&start=0

GAY PROJECT INTERNATIONAL CHAT

Hi, my nickname is project, on August 2007 I started “Gay Project” in Italian “Progetto Gay”, something I can’t even define, community without association, organization without staff and structure, or simply a variable group of friends, in fact around some web sites (forum, chat and blog) there is now a little community of gay people. Nothing to do with sex chats or dating sites, only guys that meet on the chat and write posts to the forum. Now our irc chat service has been internationalized and everyone can join the chat from everywhere in the world. We are Italian guys and we usually chat in Italian but we can also speak English of French if necessary and Spanish in very similar to Italian in the vocabulary and also in the grammar. No problem if you write in your own language because the chat provides online translation from Italian into your language and vice versa. On our pages with links to the chat you can find the clock with Rome time. You can find people on the chat in the afternoon e in the night till two after midnight, Rome time. We’d like to enjoy chatting with friends from over the world and if you are also interested in learning spoken Italian you have a good chance to improve your Italian chatting with Italian gay friends. We’re waiting for you! See you soon on Gay Project Chat!

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Hola, mi apodo es project, en agosto de 2007 empecé a “Proyecto Gay” en italiano “Progetto Gay”, algo que ni siquiera puede definir, comunidad sin asociación, organización sin personal y estructura, o simplemente un grupo variable de amigos, de hecho en torno a algunos sitios web (foro, chat y blog) ahora hay una pequeña comunidad de personas homosexuales. Nada que ver con sitios web y chat erótico. Ahora nuestro servicio de chat IRC se ha internacionalizado y todo el mundo puede unirse a la conversación de todas partes del mundo. Somos chicos italianos y utilizamos la lengua italiana para el chat, pero también se puede hablar Inglés o Francés en caso necesario y español muy similar al italiano en el vocabulario y la gramática. No hay problema si usted escribe en su propio idioma, porque el chat ofrece servicios de traducción en línea del italiano en su idioma y viceversa. En nuestras páginas con enlaces a los chat se puede encontrar el reloj con el tiempo de Roma. Usted puede encontrar a gente en el chat en el correo por la tarde en la noche hasta las dos después de la medianoche, hora de Roma. Nos gustaría disfrutar charlando con amigos de todo el mundo y si también están interesados en aprender italiano hablado usted tiene una buena oportunidad para mejorar su italiano en el chat con amigos gays italianos. Esperamos verte pronto en el chat! Nos vemos pronto en el Chat Proyecto Gay!

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Salut, mon pseudo est projet, en août 2007, j’ai commencé “Gay Projet” en italien “Progetto Gay”, quelque chose que je ne peux même pas définir, communauté sans association, organisation sans personnel et structure, ou tout simplement un groupe variable de copains, en fait autour de certains sites web (forum, chat et le blog) il y à maintenant une petite communauté des personnes gaies. Rien à voir avec les chats de sexe ou les sites de rencontre, les gars répondent seulement aux messages dans le chat et dans le forum. Maintenant, notre service de chat IRC a été internationalisé et tout le monde peut rejoindre le chat de partout dans le monde. Nous sommes gars italien et nous avons l’habitude de chatter en italien, mais nous pouvons aussi parler anglais ou français s’il est nécessaire et aussi espagnol, très semblable à l’italien dans le vocabulaire et la grammaire. Pas de problème si vous écrivez dans votre propre langue parce que le chat en ligne permet de traduire de l’italien dans votre langue et vice versa. Sur nos pages avec des liens vers le chat, vous pouvez trouver l’horloge avec le temps de Rome. Vous pouvez trouver des gens sur le chat dans l’après-midi et dans la nuit jusqu’à deux heures après minuit, heure de Rome. Nous aimerions profiter de bavarder avec des amis de partout dans le monde et si vous êtes également intéressés à apprendre la langue italienne parlée vous avez une bonne chance d’améliorer votre italien en bavardant avec des amis gay italiens. Nous vous attendons! A bientôt sur le Chat de Projet Gay!

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Ciao, il mio nickname è il project, nell’agosto 2007 ho dato avvio a “Progetto Gay”, qualcosa che non riesco nemmeno a definire, comunità senza associazione, organizzazione senza personale e struttura, o semplicemente un gruppo di amici variabile, infatti intorno ad alcuni siti web (forum, chat e blog) ora esiste una piccola comunità di persone gay. Niente a che vedere con le chat o i siti di incontri, solo ragazzi che si incontrano in chat e scrivono sul forum. Ora il nostro servizio di chat IRC è stato internazionalizzato e tutti possono partecipare alla chat da tutto il mondo. Siamo ragazzi italiani e di solito chattiamo in italiano, ma possiamo anche parlare inglese o francese se necessario e lo spagnolo è molto simile all’Italiano nel vocabolario e nella grammatica. Nessun problema se scrivete nella vostra lingua, perché la chat fornisce la traduzione on-line dall’italiano nella vostra lingua e viceversa. Sulle nostre pagine con i link alla chat è possibile trovare l’orologio con il tempo di Roma. Potete trovare le persone in chat nel pomeriggio e nella serata fino alle due dopo mezzanotte, tempo di Roma. Vorremmo chattare con gli amici da tutto il mondo e se siete anche interessati ad imparare lingua italiana parlata avete una buona occasione per migliorare il vostro italiano chattando con amici gay italiani. Vi stiamo aspettando! A presto su Progetto Gay Chat!