UNA DIFFICILE RELAZIONE GAY

Ciao Project,
ho 18 anni e ti vorrei parlare di una cosa che mi è capitata e che mi fa stare malissimo. È una storia complicata, ma ti prego di avere pazienza e di dirmi che cosa ne pensi.
Ai primi di gennaio di quest’anno stavo malissimo, perché stavo solo e non avevo un ragazzo. Io non riesco a stare solo e un ragazzo mi mancava tantissimo, mi ero preso un paio di volte delle cotte tremende, ma poi avevo visto il ragazzo in questione con una ragazza e la cosa mi aveva fatto a pezzi, ma sapevo che non c’era molto da fare. Passavo le giornate a fantasticare su come potesse essere bello avere un ragazzo che mi capisce, che ci potessi parlare, che ragionasse come me e che mi volesse bene, lo volevo anche bello, cioè non bello, ma come piace a me, un ragazzo dolce, affettuoso. A scuola, a un’assemblea vedo un ragazzo che mi piace un casino, diciamo che prima non lo avevo notato, ma all’assemblea mi è sembrato bellissimo. Dopo i due di picche che avevo preso con gli altri, non mi illudevo molto, anche perché io non sono bello come lui. Però lui mi si è avvicinato e ha cominciato a parlare con me, io non sapevo che dire, non mi volevo illudere però mi piaceva. A febbraio, dopo le pagelle, siamo andati in gita scolastica, siamo finiti in camera insieme, noi due soli. Ti giuro che non è stata una cosa programmata, ma è successo. Insomma, quando ce ne siamo andati a letto, dopo un po’ lui si è alzato dal letto e mi si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva entrare nel mio letto. Io non sapevo che fare, lo volevo, ma non sapevo che cosa sarebbe successo, però gli ho detto di sì e subito dopo gli ho chiesto se era gay e lui ha detto di sì. È stato bellissimo, ci siamo toccati e ci siamo masturbati reciprocamente, io ero in orbita e pure lui era molto preso. Siamo stati attenti a non fare cose pericolose perché lui mi ha confessato che l’aveva fatto con altri ragazzi. Ero felice, come non sono mai stato in vita mia. L’indomani l’abbiamo rifatto e lui ha insistito per andare oltre, ma io non volevo, alla fine ha fatto sesso orale lui a me ma non io a lui, anche se la voglia era tanta, però l’ho masturbato. Poi la gita è finita e siamo tornati a Milano e lì è cominciata la mia angoscia. Non mi chiamava, non rispondeva ai miei messaggi, però voleva che io andassi a casa sua quando non c’erano i suoi (lavorano il pomeriggio) a fare sesso, per qualche giorno ci sono andato ma, dopo il sesso, la cosa finiva lì. Io avrei voluto anche un po’ di tenerezza, ma se gli facevo una carezza mi guardava strano e mi diceva che quelle cose non gli piacevano. Quando gli mandavo qualche sms si arrabbiava perché mi diceva che lo potevano trovare i suoi, però quando i suoi genitori non stavano a casa pretendeva che io mi fiondassi da lui. Una volta non potevo proprio, perché avevo nonna a casa e non ci sono andato e lui si è arrabbiato nero, ha alzato la voce, poi è passata. Beh, adesso da qualche giorno non ce la faccio più a stargli appresso, mi chiede se mi è piaciuto quello che abbiamo fatto e cose simili, io provo a dirgli che mi piacerebbe qualcosa con un po’ più di sentimento e lui mi risponde che a me ci tiene moltissimo ma io ho l’impressione che non sia per niente così. Insomma, io penso che per lui conto solo perché corro a casa sua a fare sesso quando vuole lui, e il nostro rapporto in pratica finisce qui. Project, adesso sono al punto che comincio a non sopportarlo più. I primi tempi mi masturbavo pensando a lui, adesso non lo faccio più e quando sto a casa sua mi chiedo: Ma che cavolo ci faccio qui? Ci sto a fare un po‘ di sesso è vero, ma fatto così mi sembra proprio una cosa meccanica. Io penso che dovrei staccarmi da lui, ieri ci ho provato, ma si è arrabbiato, ha alzato la voce, ha cominciato a dire che lo strumentalizzo che lo uso quando mi fa comodo e poi penso di poterlo buttare via come un cencio, mi ha detto che se gli dico di no, tra noi è finita per sempre e che non lo merito, ma si vedeva che stava a disagio. Io non sapevo come reagire perché non volevo fargli male e alla fine ho ceduto e abbiamo fatto sesso come le altre volte, ma io avevo proprio il cervello da un’altra parte. Penso onestamente che sentirsi dire di no gli faccia un effetto terribile e non gli voglio fare male nel senso pesante, perché dopo tutto gli voglio bene e non so proprio che cosa fare.
Ti mando il mio contatto skype (omissis), perché mi piacerebbe parlarne un po’, dato che non posso parlarne con nessuno.
Sandro

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TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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UN MASSAGGIATORE GAY

Ciao Project,
sono un tuo fan ormai da anni e in pratica non passa giorno che io non guardi che c’è di nuovo nel forum, per un po’ sembrava che ci fosse poca gente e che le novità fossero pochine, ma ho visto che l’attività è ripresa e mi fa veramente piacere, e allora penso pure io di poter dare un contributo raccontando la mia storia. Premetto che non è una storia legata a forme di disagio o a problemi seri, direi che il mio contributo è leggerino, ma penso possa essere interessante.
Io sono un fisioterapista, un fisioterapista vero, laureato con una laurea quinquennale e ho fatto diversi corsi professionali di riabilitazione e di fisioterapia sportiva, ho 28 anni. Dopo i primi tempi, in cui nessuno mi conosceva, ho cominciato a lavorare con persone anziane e pazienti traumatizzati o con malattie invalidanti, ho avuto le mie soddisfazioni, ma, lo devo dire, provo anche tanta malinconia quando vedo persone molto mal ridotte, e siccome sono tutti anziani mal messi, capita che ogni tanto qualcuno venga a mancare e la cosa mi fa un effetto terribile perché sono persone che ho conosciuto molto da vicino. Diciamo che questo tipo di attività non è esattamente quello che avrei voluto fare. Di recente ho fatto un corso di qualificazione per l’uso del DAE (defibrillatore semi automatico) e un altro corso sul primo soccorso cardiologico e ho mandato il mio curriculum ad alcune società sportive. Pensavo che nessuno mi avrebbe risposto, ma non è stato così. Una società semiprofessionistica della mia zona mi ha contattato per un colloquio, io ci sono andato e ho portato i miei titoli. C’era un medico, il presidente della società e altre due persone. Sui titoli non hanno avuto niente da dire, e mi hanno detto subito che loro avrebbero potuto farmi un contratto, ma con compensi molto limitati perché il loro bilancio è proprio ridotto all’osso. Ho chiesto quali sarebbero state le condizioni e gli orari e mi hanno detto che avrei lavorato quasi sempre due mattinate alla settimana, giovedì e domenica per 4 ore ogni volta, quindi circa 30 ore al mese in 9 mattinate. Ho chiesto quale sarebbe stato il mio compenso netto e mi hanno risposto poco più di 600 euro, però con l’obbligo di seguire la squadra una domenica sì e una no, quando va in trasferta, in quel caso le spese di spostamento, vitto e alloggio sarebbero state a carico della società. Non ci ho pensato due volte e ho accettato. Ho firmato un contrattino, dopo avergli dato una rapida letta, ma era un modello standard dell’AIC (associazione Italiana calciatori) e quindi mi potevo fidare. Mi ci è voluta una settimana per riordinare gli appuntamenti coi miei pazienti poi, finalmente il giovedì successivo ho fatto primo ingresso in società. L’appuntamento era per le 8.00, sono arrivato alle 7.30 e non c’era ancora nessuno. Sono andato al bar a prendere un cappuccino e c’erano diversi ragazzi con la borsa da calciatore, mi sono fatto coraggio e ho chiesto se erano lì per l’allenamento e poi ho detto che ero il nuovo massaggiatore. Mi hanno risposto che non ne avevano mai avuto uno, comunque sono stati simpatici e il cappuccino me lo hanno offerto loro. Poco prima delle 8.00 siamo entrati, ma il mister non era ancora arrivato, alle 8.05 i ragazzi della squadra c’erano tutti, il mister è arrivato alle 8.30 con una super-macchina, in pratica non staccava dal telefonino, in uno dei rari momenti di pausa mi sono presentato ma lui ha detto solo “bene” ed tornato a fare i cavoli suoi; ha mandato i ragazzi a cambiarsi e poi in campo a fare “un po’ di riscaldamento”, in pratica facevano tutto i ragazzi e il mister continuava a pensare solo agli affari suoi. Io restavo a bordo campo e non sapevo che cosa dire, poi il mister, quando non erano nemmeno le 9.00, mi ha detto: “fagli fare tu qualche cosa, io devo scappare, quando hai finito ti tiri la porta.” E se ne è andato. Quando i ragazzi hanno visto che il mister se ne era andato, se ne volavano andare pure loro, ma io, per contratto dovevo stare lì altre tre ore e non sapevo come fermarli e lì mi è venuta l’idea: li ho chiamati tutti nella palestra, e ho detto che dovevano imparare a usare il defibrillatore, che era una cosa che poteva salvare loro la pelle. Ho chiesto dove stesse il defibrillatore, sapevano che da qualche parte c’era, ma non sapevano dove, poi lo abbiamo trovato in un armadio, ma scarico, abbiamo trovato il posto dove doveva stare e lo abbiamo messo dove doveva stare e ha cominciato a caricarsi, ma ci vuole tempo. Era un defibrillatore che avevo già usato al corso e sapevo farlo funzionare. Ho fatto sedere i ragazzi per terra e ho parlato loro del defibrillatore, di che cosa è, di come funziona e di come si adopera, del massaggio cardiaco, del primo soccorso cardiologico e di tante altre cose molto concrete e molto utili. Mi stavano a sentire, ho detto che non dovevamo perdere tempo e che potevamo fare delle simulazioni. Per rompere il ghiaccio ho fatto io da cavia e ho assunto il ruolo di uno che ha bisogno di soccorso cardiologico e ho chiesto a loro come si sarebbero comportati, si sono avvicinati, hanno fatto alcune manovre, ma non erano quelle giuste e allora ho spiegato loro che cosa dovevano fare, come disporre il paziente, come prendere il polso, come facilitare la respirazione e tutto con l’aiuto di uno che si è prestato a fare lui l’infortunato, poi si è sentito il beep del defibrillatore, segno che era carico, ho fatto vedere loro le spie, il pulsante e i segnali e ho detto che il defibrillatore verifica se c’è bisogno di defibrillazione e guida passo passo l’operatore. Ho chiesto a uno dei ragazzi to togliersi la maglietta perché volevo fare vedere loro dove vanno posti esattamente glie elettrodi, quello si è steso, ho applicato gli elettrodi e il ragazzo si è spaventato e li ha allontanati, pensava che gli potessi fare arrivare una scossa pericolosa, allora mi sono steso, ho messo gli elettrodi su di me e ho detto al ragazzo di avviare il defibrillatore, lui aveva paura di farlo, allora l’ho fatto io al suo posto e il defibrillatore ha risposto che non occorreva defibrillazione. Ho spiegato che l’apparecchio fa una rapida diagnosi e decide se è il caso di dare la scossa e la dà solo se è il caso, e dopo dà le istruzioni per le manovre di rianimazione e di massaggio cardiaco. I ragazzi sono rimasti molto colpiti, e mi hanno detto che era come nei film americani di pronto soccorso. Ho chiesto se c’era una sala medica e una per i massaggi, mi hanno portato in una stanzetta, con un tavolo e due sedie e hanno detto che era tutto lì, ho chiesto del lettino e si sono messi a ridere come per dire che non avevo ancora capito dove stavo. Chiedo ai ragazzi perché non hanno fatto la doccia dopo l’allenamento, mi fanno segno di seguirli, aprono una porta, c’è il locale docce con otto box ma è evidente che non funzionano da anni, oltre una seconda porta ci sono anche quattro gabinetti ma ne funziona solo uno. Mi dicono che la società non ha soldi, e allora lancio la proposta: “Chiediamo il permesso e mettiamo tutto a posto noi, ci sarà un po’ da lavorare ma siamo in tanti.” Erano perplessi, dicevano che bisognava chiedere il permesso al mister, io ho risposto che non era cosa del mister ma del presidente e ho detto che avrei provato a parlarci, mi guardavano come se fossi un animale raro caduto lì dentro per sbaglio. Erano passate da dopo le 11.00 e ho fatto andare via i ragazzi, ma non senza prendermi tutti i loro numeri di cellulare e senza dare a loro il mio. Dopo che se ne sono andati ho fatto un rapido giro dell’edificio che, se rimesso a posto, non sarebbe stato niente male, ho preso le misure della sala medica e degli altri locali e mi sono disegnato una piantina con tutti i dati. Poi ho chiamato la segretaria del presidente e le ho detto che avrei voluto parlare col presidente. Mi ha chiesto: “Ci sono problemi?” Ho risposto “No!” in modo deciso e dopo qualche secondo me lo ha passato. Gli ho detto che ero stato all’allenamento e che mi ero trovato molto bene e poi ho lanciato la mia proposta: “Se io mi mettessi al lavoro per rimettere un po’ in funzione le docce, i bagni e cose del genere lei mi lascerebbe fare?”, mi ha risposto: “Può fare quello che vuole, ma non si aspetti quattrini né per lei né per pagare altre spese, perché quattrini non ce ne sono.” Gli ho risposto: “Presidente, io non le sto chiedendo soldi ma solo il permesso di fare.” Lui mi ha detto che non aveva niente in contrario ma che aveva parlato chiaro e soldi non ne avrei avuti in nessun caso.
Ho comprato stracci, scope, spazzoloni, anticalcare, detersivi. Il mister mi aveva dato le chiavi e ho passato tutte le mie ore libere a pulire la sala docce, l’acqua c’era e gli scarichi funzionavano, era solo tutto sporco e incrostato. La domenica era giorno di partita, sono stato coi ragazzi prima dell’inizio, ma non si potevano fare massaggi perché non c’era nemmeno il lettino, nell’intervallo ho fatto stendere a terra uno che aveva ricevuto un calcio su un piede e ho lavorato sodo su quel piede e mi ha detto che stava meglio ed è tornato a giocare, alla fine della partita (purtroppo andata male) ho detto ai ragazzi che potevano fare la doccia, hanno aperto la porta del locale docce ed era tutto pulito, hanno fatto la doccia per la prima volta con l’acqua calda, io sono rimasto fuori, quando sono usciti mi hanno chiesto dove stavano stracci e detersivi perché non potevano lasciare tutto sporco. Hanno ripulito tutto e io ho chiesto che mi dessero una mano a portare un lettino per i massaggi e un armadietto che avevo a casa e che non avevo mai adoperato. Uno ha detto che poteva prendere per un’ora un furgone ma che bisognava farlo subito perché gli altri giorni lo usavano per il lavoro. Siamo andati a prendere il furgone, poi a casa mia, abbiamo caricato il lettino e l’armadietto e siamo andati di nuovo allo stadio e sistemare le cose. Ho chiesto perché il mister non fosse andato alla partita e mi hanno risposto alzando le braccia. Io però ho detto subito: “Ma tante cose possono cambiare!” Uno mi ha detto: “Il mister no!” io ho detto che anche restando lui formalmente il mister tante cose potevano cambiare, poi li ho salutati dicendo: ci vediamo giovedì e cerchiamo di fare un po’ di lavoro vero.
Il giovedì hanno trovato la sala medica perfettamente pulita, c’erano anche l’apparecchio per la pressione, il pulsossimetro e un po’ pomate per gli strappi muscolari. Il mister mi aveva avvertito che non sarebbe venuto. Ho proposto ai ragazzi un minimo di preparazione prima dell’allenamento, abbiamo portato il lettino nella palestra e si sono messi tutti intorno, ho chiesto un volontario e Marcello si è steso sul lettino. Ho detto loro che sono calciatori e che la preparazione deve riguardare soprattutto i muscoli delle gambe, ho fatto vedere alcune manovre per la distensione muscolare e per lo scioglimento delle articolazioni, io facevo il movimento su Marcello e loro lo rifacevano divisi a coppie, siamo stati quasi 40 minuti a fare esercizi, poi siamo andati a fare allenamento (senza il mister). Mi ero preparato tutta una serie di esercizi presi da un libro sull’allenamento di calcio. I ragazzi mi guardavano stupiti: mi chiedevano se ero stato un calciatore, ma io rispondevo che ero solo un fisioterapista. Abbiamo fatto più di un’ora di preparazione atletica e poi una partitella tutta giocata sulla tecnica più che sulla forza. Alla fine hanno fatto la doccia e hanno ripulito tutto. Uno mi ha detto che aveva tanti libri tecnici sul calcio e ha detto che poteva portarli e che forse potevano essere utili.
Insomma, Project, col tempo, con questi ragazzi si sono creati rapporti bellissimi, siamo diventati proprio amici. Io avevo la possibilità di massaggiarli, ma l’ho fatto sempre molto professionalmente e coi ragazzi che indossavano comunque gli slip. Ogni tanto qualcuno usciva nudo dalle docce ma la cosa era normalissima pure per me, quello che mi piaceva era l’atmosfera assolutamente magica che si respirava allo stadio, il fatto che in pratica eravamo come fratelli e che se c’era qualche problema ci davamo una mano uno con l’altro per risolverlo. Io sono gay e lo sono sempre stato, per me stare tra questi ragazzi è la felicità! Mi sono chiesto più volte se tra loro ci fosse qualche ragazzo gay, ma credo proprio che non ce ne siano. Se ce ne fossero stati, sarei stato molto meno disinvolto, perché un gay in certe situazioni si potrebbe sentire a disagio e questo proprio non deve succedere.
Ecco la storia è questa, non c’è niente di porno, c’è solo il fatto che con questi ragazzi, che sono quasi certamente tutti etero, si sta benissimo, Non mi sento un gay represso che si accontenta di amici etero. Io non mi sono innamorato di nessuno di questi ragazzi, quella sarebbe proprio un’altra storia, questi ragazzi, per me sono amici, ma sono così importanti che io sto bene così, al momento almeno. Le mie fantasie ce le faccio, beh, questo è umano, ma restano cose mie privatissime. Quando mi innamorerò le cose saranno diverse.
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ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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AMORE GAY E RICOSTRUZIONE AFFETTIVA

Caro Project,
ho 27 anni e mi sono innamorato di un ragazzo di 22, gli voglio proprio bene, non è solo una questione di sesso, tra noi c’è una forma di intimità molto profonda. Lui non è alla prima esperienza e penso che ne abbia passate di brutte, cioè che abbia vissuto proprio situazioni molto difficili, lui qualche ammissione l’ha fatta e, mettendo insieme i pezzi del puzzle, penso che abbia avuto esperienze di prostituzione, non sono riuscito ancora a capire perché, dato che ha una famiglia passabile, forse non ottima, ma certo non delle peggiori. Non è uno che butta via soldi per cose stupide, è anzi molto attento al denaro, alla fine sono arrivato alla conclusione che lo abbia fatto non per soldi ma per buttarsi via. Quando il livello del discorso tra noi è arrivato al punto che almeno sul fatto in sé il discorso è stato chiaro, lui si aspettava di essere scaricato, ma è una cosa che non avrei mai fatto, ero sconvolto da quello che mi aveva detto e pensavo a quello che poteva aver passato per arrivare a quel punto. Non si è sentito giudicato, per fortuna. Io non ho fatto domande ma gli ho detto che doveva fare il test hiv. Prima si è arrabbiato in modo furioso e aggressivo, mi ha detto che lo trattavo come un appestato, ma dopo un paio di giorni siamo andati insieme a fare il test (l’ho fatto anche io), aveva paura e si vedeva ma per fortuna il test è venuto negativo. Dopo era molto più sollevato. Mi ha raccontato qualcosa di quello che ha passato ed era evidente che era talmente abituato all’idea che non potesse esistere per lui nessuna forma d’amore, che per fortuna dalle sue esperienze non ha riportato traumi pesanti. È stato quasi sempre con uomini anziani che, pure in una situazione come quella, non lo hanno umiliato, qualcuno, dopo aver parlato cinque minuti con lui se ne andava senza pretendere nulla e addirittura chiedendogli scusa, altri purtroppo erano un po’ come animali ma almeno usavano il preservativo. Mi ha raccontato quello che gli succedeva ma non ho capito come sia arrivato a quel punto, certo c’è arrivato, diciamo così, senza intermediari, cioè senza entrare nel cosiddetto giro della prostituzione e questa è stata una cosa molto positiva. Project, puoi capire che, dopo il test anche io ho tirato un respiro di sollievo perché un po’ di sesso l’avevamo fatto, comunque adesso è un problema superato. Tra noi c’è molta intimità, parliamo molto ma facciamo anche molto sesso, io di lui sono innamorato cotto e penso che il sesso per lui sia una cosa fondamentale, ha una forma di partecipazione totale, un lasciarsi andare senza riserve che mi riempie di tenerezza. In pratica il sesso per noi è un mezzo di comunicazione potente e insostituibile. In questo ho imparato tantissimo da lui, perché prima ero del tutto imbranato e condizionato e pensavo che il sesso fosse solo divertimento. Resto molto colpito dal fatto che sia arrivato a parlare con me liberamente di cose così delicate, si stupisce quasi del fatto che sono innamorato di lui e penso di essere per lui una persona importante. I rapporti coi genitori sono o negativi o al massimo neutri, lui non li considera proprio, cioè non fanno realmente parte del suo mondo, le storie che ha avuto con altri due ragazzi, al di fuori dei siti di prostituzione, non hanno lasciato praticamente traccia, il discorso con loro era rimasto a un livello estremamente superficiale. Che cosa si porta dentro il mio ragazzo io in realtà non lo so, penso che adesso stia meglio che qualche mese fa, ma lo vedo ancora poco attrezzato per affrontare un mondo competitivo come quello del lavoro. Ufficialmente studia, ma è molto indietro con gli esami, anche se è intelligentissimo, certe volte capisce immediatamente cose che io fatico ad intuire. Il suo punto debole è l’affettività, non riesce a capire che ci si può innamorare di lui proprio come persona e che le cose che dice non solo non distruggono nulla ma possono portare ad un rapporto più profondo. Lui parla di sesso ma non d’amore, si sente gratificato dal fatto di essere desiderato sessualmente e dal fatto che io non gli chiedo nessuna prestazione sessuale particolare ma lo lascio del tutto libero e lo seguo in tutto, mi chiede spesso di dirgli e di ripetergli che mi sento sessualmente gratificato da lui e che con lui sto bene, cosa tra l’altro verissima, perché adesso io vivo per lui. Qualche volta vorrei parlare con lui anche d’altro, tipo gli studi e il futuro lavorativo, ma non mi permette di andare su questi argomenti, mi dice che non vuole essere diretto, che non devo dargli consigli, e allora mi sto zitto e gli sorrido o gli dico solo che gli voglio bene. Qualche volta gli prendono attacchi di malinconia e allora vado nel panico perché ho l’impressione che si senta profondamente solo, lui si stende sul letto e io mi siedo vicino a lui e gli stringo la mano in silenzio e sono momenti intensissimi, quasi più del sesso. Nell’ultimo periodo lo sento più disponibile, meno intransigente e radicale dei suoi discorsi, come se volesse riconoscermi un maggiore spazio di autonomia, mi rimprovera meno se non do subito seguito a quello che mi chiede e, se cerco di giustificarmi, mi dice: Tranquillo, non è successo niente! Io penso che al di là del discorso della prostituzione ci siano anche altre situazioni che possono aver pesato molto sul mio ragazzo e penso che siamo cose ancora più difficili da ammettere, non ho idee troppo precise in mente e in ogni caso mi asterrò da qualsiasi sollecitazione. Io posso solo restargli vicino perché quando sto con lui mi sento felice e oggettivamente non ho nessuna esitazione. Se metto a confronto il rapporto che ho con lui con quello che ho avuto con i miei due ex storici, la differenza risulta evidente ed enorme, di lui sono profondamente innamorato, con gli altri ragazzi avevo una relazione ma non ne ero innamorato. Project, ho tanta paura di sbagliare, non di sbagliare per me ma di fare male a lui perché proprio non se lo merita, è un ragazzo profondamente buono, con tanti problemi, certo, ma è il mio ragazzo e non sono stato mai così felice come da quando ci siamo conosciuti. Lui ha cambiato la mia vita e l’ha resa infinitamente migliore, vorrei tanto che fosse felice come lo sono io!
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I GAY E LA MISTICA DEL SESSO

Ciao Project,

avevo già avuto modo di parlare con te in chat parecchio tempo fa, oltre un anno, avevamo parlato della sessualità gay e avevi messo in crisi parecchie delle mie certezze, che però erano nello stesso tempo, diciamo così, delle certezze problematiche e sgradevoli. Oggi ti vorrei proporre un’altra questione che comincia a darmi un po’ di fastidio.  Dato per scontato che gli etero abbiano il loro mondo e che possano non capire niente di quello gay e che quindi possano sparare giudizi anche stupidi su quelle cose, mi chiedo perché i gay, che pure dovrebbero avere meno pregiudizi, sono spesso più ipocriti degli etereo e pure più piccoli di cervello. Hanno il loro campicello e pensano che per il solo fatto di essere gay uno debba somigliare loro in tutto, ma non è così per niente e loro non lo capiscono, Io ho degli amici gay, e sono amici di vecchia data, ma giudicano eccome, come gli etero e pure peggio, per loro esiste un solo modo di essere gay, il loro, e hanno tutto il loro repertorio e lo considerano il manuale della perfezione gay, fanno battute e allusioni che non sono semplici battute e allusioni ma dei giudizi stupidi sulla vita degli altri. Sono standardizzati, credono di aver capito tutto. Mi chiedo se veramente, per loro, il sesso ha un’importanza così fondamentale come dicono. Parliamoci chiaro, a me fare sesso piace, ma non ho la mistica del sesso, se c’è e se è col ragazzo che mi interessa e sta bene pure a lui, allora mi sta non bene ma benissimo, ma non capisco proprio il fatto di usare i telefonini per scovare i gay, di frequentare i siti di incontri, che poi comportano anche un certo rischio.  Ho l’impressione che la mistica del sesso sia ancora dominante e la cosa mi stupisce, io posso capire che abbia una visone mistica del sesso il ragazzetto giovanissimo che non ci è mai capitato, ma quando hai trent’anni e oltre, quando di storie ne hai avute tante, troppe, il che significa che non ne hai avuta nemmeno una che valesse qualcosa, cioè quando sei rimasto fregato non una ma moltissime volte, come fai ad avere ancora la mistica del sesso? E poi, come si concilia la mistica del sesso con i siti di incontri? Se uno mi dicesse: “per me il sesso è solo un modo di divertirmi, e del ragazzo non me ne frega niente”, allora la chat di incontri la potrei capire, quello che non capisco è parlare del sesso come di una cosa sublime e poi finire addirittura con un escort che lo fa per soldi. Che mistica sarebbe questa? Ma non basta… uno dei miei amici, che mi piace molto fisicamente, anche se secondo me ha parecchi problemi psicologici, è uno dei classici mistici del esso “che ne fanno di ogni genere”. Beh, su di lui ci ho fatto le mie fantasie, poi ho tergiversato un po’ e alla fine mi sono deciso e gli ho detto: “Ti andrebbe di fare un po’ di sesso con me?” Beh, non immagini la risposta, ha fatto una faccia schifata, gli ho chiesto se faccio proprio schifo e lui mi ha detto di no e ha aggiunto che ai suoi occhi sono scaduto molto, perché una proposta simile, cioè una proposta diretta e scoperta, da me non se la sarebbe mai aspettata. Io l’ho guardato strano ma lui non ha capito e ha continuato col suo atteggiamento. Io non ho insistito e questa volta è stato lui che c’è rimasto stranito. Avrebbe voluto che io insistessi, per tenermi sulla corda, per umiliarmi e alla fine per dirmi di sì, ma ha sbagliato i conti, perché chi fa così mi fa incazzare , perché si comporta da ipocrita. E poi, se ti va mi dici ok, va bene, se non ti va mi dici: no, grazie! E basta, ma senza discorsi moralistici, senza facce sconvolte e senza atteggiamenti da pezzo di m… . Ma non basta, io mi sarei aspettato che finisse lì, ma non è finita, è andato a raccontare il fatto, ovviamente tutto a modo suo, ad altri nostri amici e mi ha fatto fare una figura di m… . Io penso che le faccende di sesso tra due persone debbano restare una cosa privata tra quelle due persone e basta e non debbano diventare argomento di conversazione: tipo che se uno si porta a letto un altro se ne vanta con gli amici e se gli dice di no, ci fa sopra un pettegolezzo che non finisce più. Tu mi dirai che il mio è solo uno sfogo perché lui mi ha detto di no, ma non è così, di ragazzi che mi hanno detto di no ce ne sono stati e non pochissimi, ma erano seri, o avevano il ragazzo oppure non se la sentivano proprio di entrare in una cosa del genere, ma prima di tutto me lo hanno detto chiaro e poi non ci hanno fatto sopra pettegolezzi.  Ma perché fare una proposta sessuale diretta a qualcuno  deve essere preso come una cosa strana, mente fargli la dichiarazione d’amore solo per andarci a letto deve essere considerato una cosa sublime? In effetti è un’ipocrisia .Forse l’ipocrisia è la base della mistica del sesso! Che ne pensi Pro?

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GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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