AMORE GAY E ACCETTAZIONE OLTRE I PREGIUDIZI SESSUALI

Ciao Project,

vorrei sottoporti un problema che mi ha tenuto per molto tempo (anni) in uno stato di incertezza. Cerco di descriverti per sommi capi la situazione. Io ho 45 anni, il mio ex-fidanzato (anche se questa espressione è decisamente inadatta nel caso concreto) ne ha 29. Lui è il mio ex, certo, ha avuto le sue storie dopo che ci siamo lasciati, ma alla fine non è riuscito a stare bene con nessuno; è un ragazzo che ha avuto un passato molto difficile con momenti di depressione profonda ma da tutto questo, o almeno dalle fasi peggiori di tutto questo sembra sia uscito.

Abbiamo mantenuto costantemente un rapporto anche quando non stavamo più insieme. Lui è un po’ nevrotico (un bel po’) ma tra noi c’è stato sempre un feeling speciale che è andato ben oltre il sesso.

Io penso che lui sia una persona di intelligenza superiore, anche se si è sempre sottovalutato. Negli studi ha perso tempo per ragioni legate soprattutto alla depressione e alle sue nevrosi, ma alla fine ha ottenuto risultati eccellenti, ma, a parte i risultati degli studi, vedo che ha un interesse profondo per il suo settore (tipicamente scientifico) e questo gli provoca anche ansia perché quando si applica molto ai suoi studi e ha l’impressione di non capire esattamente quello che sta leggendo o di non riuscire a sviluppare le ipotesi sulle quali sta lavorando, va in crisi e in quei momenti rischia di vanificare tutto. Col passare degli anni, però, ho notato che queste crisi sono sempre meno profonde e che non lo distruggono più come accadeva qualche anno fa.

Non so che cosa farà nella vita oltre studiare (che è la cosa che mi sembra più adatta per lui); fino ad ora ha realizzato molto di più di quello che lui stesso si sarebbe immaginato all’inizio.

Voglio sottolineare che gli voglio bene in modo profondo e che tra noi c’è una comunicazione che non ho mai avuto con nessun’altra persona. Quando sto accanto a lui non so mai come comportarmi, anche se adesso mi faccio meno problemi. Tra noi esiste anche qualche contatto sessuale, succede di rado ma succede, tanto più adesso che non ha un ragazzo da diversi mesi.

Io, per mia natura tendo a creare rapporti prima di tutto affettivi e questo succede soprattutto con lui che è tanto più giovane di me. Tendo spesso a rassicurarlo, a dirgli che gli voglio bene, cosa che è verissima e che lui sa molto bene, ma il vero problema si presenta sul piano sessuale, che per lui è fondamentale. Ha sempre avuto la paura di poter essere messo da parte perché in lui la sessualità produce quasi una specie di frenesia e ha paura che tutto questo possa mettere in crisi i suoi partner, e qualche volta è successo.

Anche io mi sono posto molte domande ma poi ho capito che i suoi atteggiamenti nei confronti del sesso sono condizionati dal suo passato e ho finito per pensare che in effetti non ci fosse niente di cui essere allarmati. L’idea di allontanarlo l’ho avuta anche io, ma solo in qualche situazione molto particolare e molto rara, alla fine però si è sempre superato tutto e penso che il nostro rapporto, per quanto sia strano, è comunque molto saldo.

Lui mi richiede dei comportamenti sessuali che a me non verrebbero in mente, sono cose che non mi sconvolgono affatto ma un po’ contrastano con l mio modo di essere. Lui dice che con lui devo essere autoritario, duro, che devo farmi rispettare, che lo devo umiliare e la cosa mi sconcerta un po’, io qualche volta provo a fare quello che mi chiede, ma per me è un gioco, perché stare con lui mi fa una estrema tenerezza e mi sento portato ad abbracciarlo e non certo ad aggredirlo.

Certe volte lui considera il mio atteggiamento come un non voler capire il senso di quello che mi chiede. Ne abbiamo parlato molto ed è evidente che nel chiedermi dei comportamenti duri, punitivi nei suoi confronti, gioca un ruolo fondamentale il ricordo delle sue prime esperienze. Io vorrei staccarlo dal ricordo di quelle esperienze e vorrei che lui entrasse nella dimensione di una sessualità fatta di tenerezza e di affetto reciproco, ma mi rendo conto che il peso dei ricordi per lui è molto forte e che la sua visione della sessualità, ormai a 30 anni, è ancora profondamente condizionata dalla sue prime esperienze.

Certe volte è come se volesse essere punito per qualcosa che lui deve vedere assolutamente come una colpa, per esempio il fatto che, dopo essere stato con me, è stato con altri ragazzi. Io di tutto questo non gli ho mai fatto una colpa, perché ho pensato che trovarsi un ragazzo che gli volesse bene potesse essere fondamentale per la sua vita. Lui non è un mio possesso, è solo una persona che amo e che mi ama e di questo sono certo.

Il punto è questo, Project, che devo fare? Assecondarlo come vuole lui o mantenere una linea intermedia, cioè fare anche un po’ come vuole lui ma senza trascurare mai di dirgli che gli voglio bene? E poi mi chiedo se il mio cercare di allontanarlo dai suoi ricordi sia una cosa giusta o se sia solo un tentativo di fargli chiudere forzatamente una parentesi che per lui non è affatto chiusa. È un po’ come se lui volesse rivivere con me, ma chiaramente in una dimensione anche affettiva, certe sue vecchie esperienze, forse rivivendole in un modo diverso potrebbe liberarsi dalla presenza ossessiva di quei contenuti.

Vorrei sottolineare che lui ha avuto e ha dei problemi perché ha vissuto una vita difficile, ma non è una caso patologico. Sono felice di contare qualcosa per lui e, francamente, se lui sparisse dalla mia vita mi sentirei maledettamente solo. Certe volte quando mi parla dei suoi studi mi affascina anche se è sempre pronto a sottolineare che sono più le cose non chiare di quelle chiare. Adesso vedo in lui più autostima, anche se l’autostima non è mai stata la sua nota caratteristica.

Mi sono affezionato a lui perché lo sento molto simile a me, io non sono uno scienziato e ho vissuto una vita molto banale finché non l’ho incontrato, ma in molti suoi atteggiamenti e in molti suoi modi di reagire mi identifico profondamente. Non mi ha mai imbrogliato, è generoso, ruvido ma anche affettuoso. Non vorrei nessun altro accanto a me perché noi più che una coppia siamo una famiglia.

Quando mi chiama mi sento felice anche se non so mai come comportarmi. Anni fa litigavamo spesso e poi ci comportavamo come se non fosse accaduto nulla, adesso non litighiamo praticamente più e il dialogo non sembra più un confronto duro ma un modo di raccontarci reciprocamente le nostre emozioni. Resto incantato da come riesce in modo semplice e diretto a manifestarmi il suo bisogno di sesso; io non saprei fare niente di simile, ma in fondo lui sa che stargli vicino per me è la felicità e sa anche che questa è una certezza che non verrà meno.

Aspetto la tua risposta, Project, se vuoi metti anche questa mail nel blog. Ti ho allegato il mio contatto skype; mi farebbe piacere parlare un po’ con te.

Leonardo

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GAY E AMICIZIE SPECIALI

Questo post è dedicato ad un aspetto spesso sottovalutato delle relazioni interpersonali e in particolare delle relazioni interpersonali tra gay, ossia al valore e al significato delle amicizie profonde tra gay.

Per introdurre l’argomento, riporto qui di seguito un brano di una mail che ho rivenuto da un ragazzo trentunenne.

“Io non ho un ragazzo, cioè non ho una storia di coppia nel senso che a questa espressione si dà comunemente. Ho avuto delle occasioni ma non era esattamente quello che volevo. Puntare tutto su una sola persona, se le cose vanno bene, può portare alla felicità, ma se le cose vanno male o semplicemente non vano bene come si sperava, porta a lunghi periodi di stress quando il rapporto va in crisi e lentamente viene meno. Io ho vissuto un paio di volte questa esperienza e, francamente, non intendo ripeterla. Non so se la mia è una rinuncia a trovare l’amore, ma francamente non credo che sia così. Il mito del compagno ideale, del cosiddetto principe azzurro non mi convince e francamente penso che il mio benessere personale dipenda sostanzialmente da me e da quello che faccio molto più che da un’altra persona che dovrebbe darmi la felicità, o meglio, l’altra persona può essere importante ma se va bene si costruisce in due e non ci si può aspettare che tutto ci piova dal cielo con l’arrivo del principe azzurro.

Attualmente, come ho detto non ho un ragazzo, ma ho un amico speciale col quale qualche volta c’è anche un po’ di sesso, ma capita di rado, siamo essenzialmente due amici che si vogliono bene, che si stimano, che  si rispettano, che si capiscono, che possono benissimo avere ciascuno la propria vita, ma che, prima di tutto, parlano chiaro tra loro, che non si raccontano falsità, e penso che sia proprio per questo che il nostro rapporto va avanti. Dall’ultimo incontro in cui abbiamo fatto sesso sono passati più di due mesi, in questi due mesi un paio di volte abbiamo fatto sesso per telefono, so bene che sembra squallido, ma per noi non lo è mai stato, serve a confermarci nell’idea che tra noi c’è anche quel tipo di interesse, però ci tengo a sottolineare che non è certo per il sesso che noi stiamo, per così dire, insieme. Il nostro rapporto si basa proprio su altre cose, che viste dall’esterno possono sembrare stupide e di nessun significato, come per esempio il nostro modo di trasmetterci reciprocamente sicurezza circa il fatto che continuiamo a volerci bene, e soprattutto il parlare chiaro. Quando lui ha sentito il bisogno di stare con un altro ragazzo, me lo ha detto nel modo più semplice. Io francamente sapevo che questo fatto non avrebbe messo in crisi il nostro rapporto, che è andato avanti, per un po’ senza sesso, ma con le stesse attenzioni reciproche, con le stesse sottolineature del fatto che ci vogliamo bene. Lui ha passato un lungo periodo di problemi con l’università  e ha perso un paio d’anni, se devo dire la verità, questo fatto mi ha creato molti più problemi del fatto che lui stesse con un altro ragazzo, tra l’altro con un ragazzo molto serio che gli ha voluto bene veramente. Quando è uscito dal periodo negativo e si è rimesso a studiare me lo ha fatto sapere, senza troppe sottolineature, perché sapeva che la cosa mi avrebbe fatto immensamente piacere. Io credo che alla base del nostro rapporto ci sia la certezza che continueremo a volerci bene, ovviamente senza vincoli di nessun genere, ma continueremo a volerci bene. Io so che lui non si dimenticherà di me e che tra noi ci sarà sempre la massima sincerità. Quando ci sentiamo per telefono ci tengo moltissimo a chiudere la telefonata sottolineando che sono contentissimo di aver parato con lui, e sono contentissimo veramente, lui è meno espansivo ma sa benissimo che gli vorrò sempre bene. In effetti, ci conosciamo ormai da 10 anni e il nostro rapporto non è mai andato veramente in crisi. Insomma, siamo una certezza uno per l’altro. Non so se questo significa essere una coppia, in un certo senso lo siamo, ma solo in un certo senso.”

Un’altra testimonianza può evidenziare il valore centrale delle piccole cose.

“Caro Project, per me oggi è una giornata stupenda! Alcuni giorni fa ho avuto occasione di conoscere un po’ più da vicino un ragazzo bellissimo che conoscevo anche prima ma molto superficialmente. Abbiamo parlato e un po’ mi ha stupito. Gli ho chiesto se ha una ragazzo e mi ha detto che non è fidanzato e che adesso sta cercando altro, cioè sta cercando soprattutto amici veri. Non nego che questa risposta ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi, ma poi ci siamo messi a parlare di tante cose e quello che lui mi ha detto mi è piaciuto molto. Parliamo molto su skype, scherziamo, stiamo bene insieme, ma ci ripetiamo sempre che si tratta solo di amicizia. Io fatico un po’ a considerarlo solo un amico, per me è molto di più, ma lui insiste sul fatto che siamo solo amici, anche se l’amicizia non è affatto una cosa banale, certo non ci sono prospettive sessuali però mi rendo conto che a me ci tiene veramente. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare molto: “Io sono gay, ma cerco solo un amico vero, tu sei un ragazzo come si deve e mi sto affezionando a te, ma non sono innamorato di te, sto solo bene con te.” Io mi sono chiesto che differenza c’è. La differenza sta nel sesso? Non so proprio che cosa pensare. Una sera viene sotto casa mia del tutto inaspettatamente e andiamo a prendere una pizza e poi restiamo a parlare in macchina, io penso che si arriverà a fare un po’ di sesso, ma non succede, gli dico che me lo sarei aspettato ma mi risponde: “Te lo avevo detto, io cerco solo un amico vero, se non ti sta bene devi dirmelo chiaro.” Penso di averlo offeso e non credo che mi chiamerà di nuovo, ma non succede così, dopo tre giorni, torna ancora sotto casa mia, io scendo a lui mi dice: “Solo amici?” e io gli dico: “Ok!”.”

Una terza testimonianza, interessante è di un quarantenne single che ha creato un rapporto di amicizia con un cinquantenne, anch’egli single.

“Ha dieci anni più di me e le sue esperienze le aveva fatte, ma anche io avevo avuto le mie storie, come risultato abbiamo cercato di evitare di metterci insieme per chissà quale ragione o con chissà quali speranze, siamo rimasti su cose di basso profilo, semplici ma reali. Ci sentiamo spesso, spesso parliamo di cose di lavoro, perché lavoriamo in settori molto affini, ci sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà, quando c’è bisogno di sfogarsi un po’. Lui ha problemi con i genitori anziani e deve pensarci lui perché è figlio unico. Ci si vede di rado, ci si sente per telefono in pratica ogni giorno, però non sono mai telefonate rituali o ripetitive. Partiamo dai problemi del lavoro e poi finiamo a parlare di tutt’altro. Ogni tanto mi propone una pizza, poi la maggior parte delle volte non riusciamo a combinare nulla perché lui è vincolato dalla famiglia e allora ci sentiamo per telefono e parliamo un po’. Non abbiamo mai parlato della possibilità di trasformare il nostro rapporto in un vero rapporto di coppia, prima di tutto perché non sarebbe possibile per ragioni logistiche e poi perché è un’ipotesi che realmente non interessa né a lui né a me. Semplicemente stiamo bene così. Così le cose funzionano. La telefonata non ci manca mai e ogni tanto c’è pure una pizza, ma quando ci sono problemi seri ci sentiamo sempre. Forse sarà un tentativo di porre un rimedio alla solitudine, però in qualche modo funziona e gli effetti positivi li sento. Lui mi dice che adesso si sente tranquillo, che non ha più la sensazione di avere fatto fallimento nella sua vita, che ha recuperato una prospettiva per il futuro in modo da non invecchiare completamente solo. Io gli dico che mi sento a mio agio, ed è proprio così. Certo non era questo il mio sogno di tanti anni fa, ma il mio sogno non aveva nulla di reale, mentre il mio amico (non dico nemmeno il mio compagno) esiste veramente ed è un punto di riferimento fondamentale.”

Questi tre documenti, che rappresentano modi diversi ma tutti non standard di vivere l’affettività e la sessualità gay, descrivono situazioni molto più comuni di quando non si creda; sono in effetti tre risposte diverse alla crisi del modello tradizionale di coppia. I modelli di relazione affettiva ispirati al matrimonio eterosessuale tradizionale sono da molti anni in crisi anche nello stesso campo eterosessuale e i tentativi di applicarli al campo omosessuale si sono dimostrati funzionali solo in una percentuale relativamente ridotta di casi: le coppie omosessuali stabili e rigidamente monogamiche esistono e in tempo di HIV non è certo un fatto negativo, ma i gay che non cercano più un rapporto di coppia di quel tipo ormai sono molto numerosi. Tendono quindi a formarsi nuovi modelli, come le tre mail dimostrano chiaramente. Cerchiamo ora di capire che cosa ci sia alla base di questi nuovi modelli.

Si rileva innanzitutto che la sessualità non è l’elemento determinante della relazione, in alcuni casi è presente in modo sporadico, cioè non è esclusa a priori, in altri non entra in modo esplicito nel rapporto ed è anzi tenuta deliberatamente lontana. La base di queste relazioni è l’affettività e il valore centrale è il parlare sempre con la massima chiarezza, cioè il non nascondere nulla al proprio amico-compagno. La fedeltà sessuale non è un elemento fondante, mentre l’onestà nel dichiarare i propri sentimenti lo è.

In secondo luogo viene spesso sottolineata l’assenza di legami formali: il rapporto è totalmente libero è resiste proprio perché voluto e rinnovato giorno dopo giorno. Paradossalmente, la stabilità deriva proprio dall’assenza di legami formali.

In terzo luogo, l’affettività viene coltivata attraverso una serie di attenzioni reciproche che manifestano un interesse alla persona del proprio compagno. Quell’interesse può essere anche sessuale, ma può anche essere semplicemente affettivo, può tradursi in un amarsi anche senza sesso, in un rapporto di tipo quasi familiare.

L’apparente debolezza interna delle relazioni di questo tipo le rende per un verso più rare e per l’altro più stabili delle relazioni di tipo quasi matrimoniale basate sulla fedeltà sessuale. In altri termini, per creare rapporti basati sull’affettività bisogna essere se stessi più che conformarsi a modelli e bisogna aver maturato una certa esperienza della vita affettiva, ma proprio per questo, quando queste relazioni nascono, sono il frutto di una scelta ben meditata da parte di persone che ormai sono andate oltre le visioni mitiche della vita di coppia.

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UN VERO TRADIMENTO GAY

Caro Project,
sono rimasto molto colpito dal nostro colloquio di ieri sera e ti spiego subito perché, tu sei più grande di mio padre e non di poco ma sei sereno, non sei nevrotico, non hai scatti di collera, non aggredisci come fa lui, non pretendi di cambiare le persone. Mi sono reso conto che ragioni in un modo piuttosto diverso dal mio ma non hai cercato di imporre il tuo punto di vista e poi tendi a ridimensionare i problemi, a farli diventare non problemi, cose comuni, da affrontare certo, ma niente di particolare, sei rassicurante.

Stanotte ho cercato di riflettere su quello che ci siamo detti ieri sera: tu pensi che le mie perplessità siano infondate e che con Mirco esista un rapporto solido, cioè che non sia affatto una cosa strumentale a fini di sesso. Ti dico subito che penso che tu abbia ragione, anche se per me, togliermi i miei dubbi dalla testa non è facile, sono un po’ come un tarlo che si insinua in profondità e che rischia di mettere in crisi tutto, ma probabilmente è solo una mia nevrosi, una specie di fissa che mi logora e che vorrei superare del tutto.

In effetti mi sono chiesto parecchie volte perché lui mi abbia sempre cercato, perché io non sono certamente il massimo, con me si è sempre sentito libero di tirare fuori tutte le sue nevrosi perché sapeva che sarebbe stato accettato comunque e poi, specialmente nei tempi più recenti, si è lasciato andare anche a qualche parola affettuosa, è successo di rado ma è successo, di me si è fidato totalmente e questo mi colpiva e mi colpisce molto. Con me non ha mai avuto freni inibitori, piano piano ha finito per accettare che tra noi c’erano anche modi diversi di vedere la sessualità, lui è molto più focoso, più trasportato dal sesso, io sono molto più per le coccole e per le affettuosità, prima sembravano due mondi inconciliabili, poi, piano piano, un equilibrio lo abbiamo trovato, non era il paradiso terrestre ma era qualcosa. Se ci penso bene, non posso dire di essermi mai sentito frustrato e poi io, oggi come oggi, ho delle certezze, posso non sentirlo anche per una decina di giorni, ma poi torna a farsi vivo. Quando litighiamo, cosa che succede spesso, molto ripetitivamente e in modo quasi rituale, non ci sentiamo per un paio di settimane, ma poi si fa risentire, proprio come se non fosse successo niente, io gli dico che sono contentissimo di sentirlo, il che in fondo è verissimo, lui risponde un po’ imbarazzato, perché non vuole parlare di affettività, ma sono convinto che gli faccia piacere sapere che su qualcosa può contare.

Col tempo avevo imparato una cosa, o meglio avevo superato un blocco: ero convinto che per volersi bene ci volesse un rapporto assolutamente monogamico e che il cosiddetto tradimento rappresentasse l’ultima spiaggia di una coppia, sia etero che gay. Ne ero proprio convinto, poi ho visto la storia di un mio amico etero, Luigi, che si è sposato e dopo qualche anno ha divorziato ma non ha rotto i rapporti con la moglie, continuano a vedersi, ognuno ha le sue storie, ma non si sono persi di vista, si danno ancora una mano quando serve e, in un certo senso si vogliono ancora bene. La cosa all’inizio mi sembrava strana, contraddittoria, quasi impossibile. Avevo in testa il mito della coppia esclusiva, dell’appartenersi per la vita ecc. ecc., eppure avevo sotto gli occhi il fatto che volersi bene non comporta affatto l’esclusività. Io cercavo giustificazioni nell’idea che magari a livello affettivo le cose potessero funzionare anche così, ma che a livello di sesso il rapporto esclusivo fosse indispensabile. Poi mi sono fermato a parlare di queste cose con Luigi e lui mi ha detto che è capitato che, anche dopo il divorzio, qualche volta ha fatto l’amore con la ex-moglie. Gli ho chiesto, un po’ perplesso, se il fatto che lei avesse un altro uomo lo metteva in difficoltà e lui mi ha risposto una cosa che non mi sarei mai aspettato, cioè che il compagno della sua ex-moglie sapeva come stavano le cose e lasciava la moglie libera di comportarsi come voleva. Una cosa simile non l’avrei mai immaginata. Luigi ha aggiunto che, chiaramente, sia lui che la sua ex-moglie prendevano tutte le possibili precauzioni, in modo da non creare problemi né di gravidanze non desiderate né di possibili malattie. Gli ho chiesto se succede spesso che abbia rapporti con la sua ex-moglie, e mi ha detto che in un anno sarà successo 4 o 5 volte.

La riflessione sulla storia di Lugi aveva messo in moto il mio cervello. Mi ero chiesto mille volte che cosa avrei fatto se Mirco mi avesse detto di avere un altro ragazzo… l’idea mi spaventava ma avevo cercato piano piano di abituarmici, in modo da prevenire gli effetti di una possibile eventualità di quel genere. Poi, un bel giorno, a Gennaio 2016, ne ho parlato con Mirco che mi ha detto che “adesso” (a Gennaio 2016) non aveva un altro ragazzo e quella parola, “adesso”, mi ha proprio messo in crisi, se non ce l’ha “adesso” vuol dire che ne ha avuti prima? Ho provato a chiederglielo e mi ha detto che ne aveva avuto uno mentre noi stavamo insieme e che poi gli erano venuti mille scrupoli, non per l’infedeltà ma perché poteva avermi fatto correre dei rischi, ma mi ha fatto vedere l’esito del test, uno fatto all’epoca e uno molto recente, entrambi negativi, e mi ha detto che quella è stata l’unica volta. Non me lo aveva detto perché aveva paura di perdermi. Gli ho chiesto se sentiva ancora quel ragazzo e mi ha detto di no, perché quel ragazzo non ne aveva più voluto sapere di lui e lo aveva piantato perché diceva che lui era troppo nevrotico. Gli ho chiesto se quel ragazzo sapeva di me, e mi ha risposto che sapeva che io ero il suo ex, ma non che continuavamo a vederci.

Dopo questa confessione, devo dire che mi sono sentito tradito. Di Mirco mi fidavo completamente e da un momento all’altro mi sono trovato spiazzato in una situazione di tradimento che non immaginavo proprio. Lui mi ha guardato un po’ preoccupato e poi mi ha detto: “È successo ma non lo rifarei.” Confesso che mi sono sentito in grosse difficoltà. Dopo tutto, lui mi aveva tradito veramente, cioè aveva tradito la mia fiducia, non era come la storia di Luigi, Mirco aveva proprio giocato sporco. Sì, è vero che in fondo lo aveva ammesso, anche se avrebbe comunque potuto continuare a fingere, ma mi aveva tradito. Quella sera ci siamo salutati in modo diverso dal solito, io mi sentivo congelato, strumentalizzato, volevo stare solo, non volevo più saperne di nessuno.

Sono passati 15 giorni, più o meno la pausa massima tra due contatti con Mirco, e Mirco non si era più fatto sentire, mi stava prendendo il panico, la rabbia per il tradimento era abbondantemente sbollita e cominciavo a sentire il vuoto per l’assenza di Mirco, ma non l’ho chiamato comunque. La terza settimana senza Mirco è stata veramente brutta, pensavo di essere ormai definitivamente solo. Dopo 25 giorni mi ha richiamato. Ha detto soltanto: “Come stai?” Io non sapevo che cosa dire, non ho risposto, sono rimasto in silenzio ma non ho chiuso il telefono. Mi ha detto: “Sono qui sotto al portone, ti va di fare due passi?” e lo ha detto con voce molto esitante. Gli ho risposto solo: “Sali su.” Lui è salito e ci siamo abbracciati strettissimi. Averlo di nuovo tra le mie braccia mi sembrava un miracolo. Siamo rimasti così almeno dieci minuti. Poi ci siamo seduti sul divano, lui si è appoggiato a me e siamo rimasti in silenzio assoluto per moltissimo tempo a sentire l’uno il calore dell’altro. Non mi importava più niente del tradimento, in fondo era una cosa che ci aveva resi più forti e io avevo ancora il mio Mirco, le sue nevrosi le vedevo con tenerezza, non c’era nemmeno bisogno di parlare, ci capivamo anche senza dire nulla.

Di questa storia non ho parlato se non con Luigi, che è stato a sentire e che mi ha detto che l’amore che resiste nel tempo è l’unico vero e che Mirco ha commesso un errore, certo, ma non ha mai smesso di volermi bene. Con altri amici (etero) che parlano solo di corna e di tradimenti non mi azzardo proprio a parlare della mia storia, per loro sarei solo l’imbecillotto di turno, “cornuto e contento”!

Se vuoi, pubblica pure questa mail. Ti richiamerò nei prossimi giorni.
G.B.
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TRADIMENTO GAY E AMORE GAY

Ciao Project,

Il tuo blog mi piace perché ci si trovano tante cose che hanno il sapore della vita reale. Siccome leggendo il blog non ho mai provato sensazioni di rigetto e nemmeno di perplessità, ti vorrei raccontare una parte della mia storia, che qualche anno fa mi ha messo in crisi e che è andata a finire in un modo assolutamente non standard. Questo per dire che le regole astratte di comportamento non hanno alcun senso.

L’argomento è il tradimento. La storia in fondo è semplice, io avevo un ragazzo e facevamo anche sesso insieme, anche se la cosa non era affatto così banale, perché noi ci capivamo, ci stimavamo e semplicemente ci volevamo bene, poi per varie ragioni lui ha avuto le sue esperienze ma siamo rimasti comunque in contatto, non eravamo ex-fidanzati, perché non eravamo mai stati fidanzati, semplicemente ci volevamo bene ed è una cosa diversa.

A un certo punto lui è rimasto solo e ci siamo rimessi insieme. Nota che lui aveva sempre parlato con me molto sinceramente, io conoscevo i ragazzi che lui frequentava e mi sembravano bravi ragazzi, cioè ragazzi che gli volevano bene. Non dico che mi sembravano bravi ragazzi perché ora penso che non lo siano, al contrario ne sono ancora più convinto ora di prima. Lui non ha mai interrotto del tutto i rapporti (anche sessuali) con i ragazzi che gli hanno voluto bene veramente, e tra quei ragazzi ci sono anche io, non ho neanche la presunzione di essere per lui più importante degli altri, per la precisione degli altri due.

Quando ci siamo rimessi insieme però lui era solo nel senso che quei ragazzi lo tenevano a distanza, perché avrebbero voluto da lui un comportamento monogamico, che per lui però è praticamente impossibile. E qui l’alternativa in teoria è chiara, o lo accetti com’è, oppure te ne vai via. Ecco, questo era quello che pensavo, ma ero decisamente ingenuo. O meglio, pensavo di avere capito le regole che governano la vita affettiva, ma non avevo capito nulla.

Una notte, ad un’ora molto tarda, in pratica quasi di mattina, si presenta a casa mia, col rischio di svegliare tutti i miei vicini pettegoli, e mi dice che vuole fare sesso con me, ma mi dice anche che prima mi deve dire una cosa: “Prima di venire qui sono stato da A. (uno degli altri due ragazzi) e ho fatto sesso con lui, perché non riuscivo a farne a meno. Ti dà fastidio?” Gli ho risposto: “No, proprio non mi dà fastidio, A. è un ragazzo come si deve e con te non ha mai giocato e ti ha voluto bene nel vero senso della parola.”

Poi ho aggiunto che non avevo voglia di fare sesso con lui perché ero stanchissimo per la giornata precedente. Lui si è alzato per andarsene e mi ha detto: “Va bene … ho capito.” Ma era deluso. Gli ho risposto: “Tu non hai capito niente e a quest’ora non ti lascio andare in giro in macchina, se no l’infarto mi viene prima del tempo! Ti preparo la stanza, almeno dormi un po’.” Era un discorso che non si aspettava, mi ha guardato felicemente sorpreso, poi mi ha detto: “Vorrei una tazza di tè, dimmi dove sono le cose necessarie che lo faccio io.” Siamo andati in cucina, ho messo l’acqua a bollire e mentre lui aspettava sono andato a preparargli la stanza. Poi gli ho preparato il tè, dopo che lo ha bevuto si è alzato in piedi, si è avvicinato a me e mi ha abbracciato e mi ha dato anche una strizzatina lì, dicendo: “Ok, sarà per la prossima volta. Ti voglio bene B.!”

L’indomani mattina abbiamo parlato a lungo e molto seriamente dei suoi studi, lo vedevo tranquillo, molto meno nevrotico del solito. Poi abbiamo ricominciato a frequentarci di più, ma sempre sottolineando che noi non siamo una coppia, che siamo liberi e che tra noi non c’è nessun obbligo. Non era il mondo dei sogni che avevo desiderato a 18 anni, ma secondo me aveva (e ha) un senso profondo e poi a me non importa che lui sia il mio ragazzo nel senso classico del termine, queste cose le abbiamo superate ormai da anni, per me conta solo il fatto che lui sia felice, o meglio che lui stia meglio con me  di come starebbe se fosse solo. Lui di me si fida, mi considera una persona seria, sa che gli voglio bene e questo fatto non gli è indifferente, anche se in realtà non è bastato per portarlo alla monogamia, o meglio alla monogamia stretta, al 100%.

Quando ho provato a raccontare questa storia ai miei amici, anche agli amici gay, ho trovato una reazione che mi ha dato molto fastidio: mi ritenevano stupido, debole, mi dicevano che mi ero fatto ingannare, che le regole ci devono essere e che quelli che non rispettano le regole bisogna allontanarli e basta. Solo una ragazza ha capito il senso di quello che stavo dicendo, non ha dato giudizi ma si è dimostrata dell’idea che se avevo fatto una scelta del genere non era certo per ingenuità ma per amore, perché probabilmente mi rendevo conto più o meno inconsciamente, che anche lui mi voleva bene, anche se a modo suo. Ma gli altri erano tutti allineati sull’idea che in coppia si sta solo con una unione tipo matrimonio e che chi non accetta una cosa simile deve essere emarginato e basta.

Io, secondo loro non sto in coppia con nessuno e sono solo un cretino che si è fatto abbindolare da un ragazzo poco serio, ma per me le cose non stanno affatto così. Noi ci vogliamo bene, penso che siamo veramente importanti uno per l’altro. Non mi sono mai pentito delle mie scelte e le rifarei. Mi hanno detto che sto buttando via la vita e le occasioni serie, ma serio che cosa significa? Dovrei rinunciare al mio ragazzo (che forse non è nemmeno il mio ragazzo, ok)  per cercarmene un altro? No! Proprio no! Ormai sono quasi 10 anni che “in qualche modo” stiamo insieme, lui è nevrotico, collerico, ecc. ecc., tutto quello che volete, però è onesto, non mi nasconde nulla, non mi imbroglia, mi dice quello che pensa, tutto, anche brutalmente, ma lui, con tutti i suoi difetti, non mi ha mai veramente abbandonato, nei momenti neri me lo sono trovato vicino, non faceva discorsi, ma c’era e capiva come stavo veramente.

Alcuni miei amici lo hanno conosciuto e lo evitano  perché quando loro fanno i loro discorsetti ipocriti lui glielo fa notare e li mette in imbarazzo. Certe volte mi invitano sottolineando che devo andare da solo, altre volte non mi invitano affatto, ma la cosa non mi dispiace, io a lui non ci rinuncio di certo per andare a una festa!

Ecco questa è la storia, Project. Lui non è perfetto, ha tanti difetti, lo so benissimo e poi di difetti ne ho tanti anche io. Mi dicono che se sto con lui non sarò mai felice, eppure è vero esattamente il contrario. È andato e va con altri ragazzi, in realtà solo due e gli unici due che gli hanno voluto bene veramente, ma io non riesco proprio a vedere una cosa del genere come un tradimento, ma un tradimento di che cosa? Lui ha bisogno di sesso e anche di affetto, lo e lo capisco benissimo, e  non me ne sento affatto sconvolto. Noi abbiamo un modo tutto nostro di volerci bene, le regole degli altri non ci interessano, ai loro occhi possiamo anche apparire due deficienti che non capiranno mai nulla, ma a noi di quello che dice la gente non importa assolutamente nulla.  Aggiungo una cosa prima di salutarti, Project, io sono convinto che di situazioni come la nostra ce ne siamo parecchie, anche se nessuno le racconta. Non ci sono regole quando ci si vuole bene, i sentimenti sono l’unico riferimento possibile.

Che ne pensi, Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se lo credi opportuno.

Sta’ bene!

Lorenzo

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ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
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AMORE GAY CON POCO SESSO

Caro Project,

ho 42 anni, sono gay e non c’è bisogno nemmeno di dirlo, ho avuto le mie esperienze, in realtà poche, una sola significativa che dura ancora adesso, che è va avanti più o meno un paio d’anni, prima di questa mia ultima storia il mio essere gay si era limitato solo ai porno gay e a un po’ di fantasia. Non avevo mai avuto occasioni concrete. Ho conosciuto alcuni ragazzi gay tramite dei siti di incontri, in realtà pochi ragazzi, mi sembravano abbastanza seri, facevamo amicizia, ma era un’amicizia superficiale, loro avevano il loro gruppo, il loro mondo, molto lontano dal mio. Piano piano perdevo i contatti con quei ragazzi e non me ne accorgevo nemmeno. Ho passato anni lavorando dalla mattina alla sera per risparmiare un po’ di denaro e comprare finalmente una casa. Due anni fa ho acquistato un mini-appartamento in centro e ho speso tutto quello che avevo messo da parte e mi resta ancora da pagare il mutuo, anche se non molto gravoso. Da questo punto di vista mi sono sentito realizzato, ma il mio buco nero era la vita affettiva che, fino a due anni fa, non era mai decollata. Sono un tipo molto comune, non ho niente di eccezionale in nessun campo, fisicamente sono una persona normale, non penso di essere particolarmente brutto, ma a 42 anni certo non sono il classico bel ragazzo e d’altra parte non lo sono mai stato. Sotto il profilo economico ho un lavoro stabile, ma niente di eccezionale. Non sono un tipo brillante, non frequento locali gay né di altro genere, passo il mio tempo a lavorare anche quando sto a casa, perché mi collego col mio ufficio anche da casa, quindi non so che cosa sia la noia, mentre so certamente che cosa sono la fatica e lo stress.

Ma adesso vengo al vero motivo della mia mail. Circa due anni fa ho conosciuto tramite un sito di incontri un ragazzo di 26 anni (molti meno dei miei). Abbiamo scambiato qualche mail, abbiamo chattato un po’, mi sembrava un bravo ragazzo. Dopo qualche giorno ci siamo incontrati di persona, e siamo andati a prendere una pizza insieme, poi abbiamo fatto un po’ di sesso in macchina, ma solo toccarsi reciprocamente perché io non volevo correre rischi e nemmeno lui. Cose di quel genere mi erano capitate qualche altra volta e in genere tutto finiva lì, e non ci si rivedeva più. Con lui non è stato così. In pratica, il giorno appresso io lo avevo già dimenticato, perché davo per scontato che tutto fosse ormai finito, ma non è stato così. Mi ha chiamato e mi ha detto che per lui era stata un’esperienza molto importante, che aveva percepito il mio rispetto, il fatto che cercavo di non metterlo in difficoltà, che non volevo indurlo a fare nessuna cosa che lui non volesse fare, ecc.. Mi ha chiesto se potevamo rivederci e gli ho detto di sì. Francamente mi sembrava strano che lui cercasse uno come me, più vecchio di lui di 14 anni e la cosa mi metteva un po’ in agitazione. Quando ci siamo incontrati per la seconda volta era domenica e siano andati insieme al mare, era estate, faceva caldo e abbiamo passato insieme l’intera giornata, c’è stato anche questa volta un po’ di sesso, io pensavo che le cose sarebbero andate oltre, ma si sono fermate allo stesso punto della volta precedente. Confesso che la cosa non solo non mi sconvolgeva ma per me era un elemento rassicurante. Stare lì con quel ragazzo era veramente gradevole, visto in costume da bagno era proprio un bel ragazzo, e stava lì al mare con me … Ci stava per fare sesso? Forse, ma non mi sembrava che fosse quella la vera finalità. Tra noi si creava un ambiente quasi familiare fatto di attenzioni reciproche, del ricordare tutte le parole dell’altro, del rimarcare che si stava bene e che una giornata come quella era veramente importante. Certe volte mi guardava quasi sovrappensiero e poi mi sorrideva, parlava poco, i silenzi erano lunghi la le espressioni del viso e degli occhi erano fortemente comunicative. Alla fine della giornata siamo tornati in città. Non ha voluto essere accompagnato a casa ma solo alla fermata della metropolitana. Quando sono tornato a casa mi sentivo contento, stranamente contento. Che cosa potevo aspettarmi da quel ragazzo? Oggettivamente poco o nulla, eppure era stata anche per me una domenica assolutamente unica. Nei tre giorni successivi non l’ho risentito e ho cominciato a provare nostalgia della sua presenza, ma ho deciso di non chiamarlo comunque. Il quarto giorno, alle cinque di pomeriggio, mi manda un sms: “Sono sotto casa tua, ti va di fare due passi?” Ho risposto: “Ok!” e sono sceso. Come suo solito ha parlato pochissimo, ma ha fatto molte domande, ha voluto cercare di farsi un’idea più chiara della mia vita. Mi ha chiesto se avevo un ragazzo, se ne avevo avuti in passato, come intendevo la vita di coppia, che valore aveva per me il sesso e tante alte cose di questo genere. Io all’inizio ho risposto alle sue domande ma poi gli ho detto che non sapevo nulla di lui e mi ha risposto solo: “Hai ragione, scusami, sono inopportuno e intrusivo.” Però non mi ha parlato si sé. Ci sono stati momenti di imbarazzo, non sapevamo che cosa dire, poi lui mi ha guardato negli occhi per qualche secondo e mi ha detto: “Sei sicuro di voler sapere qualcosa di me?” E gli ho risposto: “Penso di sì.” Ha cominciato a parlare di sé partendo dal presente: studia ancora, vive a casa dei suoi genitori che non sanno nulla di lui e non sospettano neppure che sia gay perché ha tante amiche e le porta anche a casa. Tramite  i siti di incontri ha conosciuto diversi ragazzi, in realtà solo 5, coi quali ha provato a costruire un rapporto, ma non è stato possibile perché erano ragazzi che cercavano solo sesso, quindi sono state 5 delusioni. Nessuno di quei ragazzi era interessato a costruire qualcosa o a capire come lui stesse veramente. Con me dice si sentirsi a suo agio, di sentirsi libero, non assillato. Poi ha preso un altro argomento che non mi aspettavo, mi ha detto di essere stato violentato a 19 anni da un tipo che poi si è saputo essere sieropositivo, ma per fortuna non ci sono state conseguenze perché quel tipo con ogni probabilità non era ancora sieropositivo al momento del fatto. Mi ha detto che ha fatto più volte il test e che è venuto sempre negativo. Poi mi ha detto che per lui il sesso anale è una cosa intollerabile, perché gli ricorda cose che non vuole ricordare. Mi ha detto che il fatto che io non ho insistito per fargli fare cose che non vuole fare lo ha apprezzato moltissimo e mi ha chiesto se per me il sesso anale è molto importante. Gli ho risposto che non ho mai avuto fantasie di quel genere e che per me essere gay è essenzialmente una questione affettiva, certo c’è anche l sesso, ma come forma di tenerezza, non certamente di aggressività o di dominio, cosa che mi sembrerebbe squallida. Il pomeriggio è passato così. Poi mi ha detto che doveva studiare perché doveva fare un esame  dopo circa un mese e ci siamo salutati. Pensavo che quel discorso preludesse ad una separazione più o meno di un mese ma non è stato così. L’indomani mi ha chiamato e mi ha chiesto se poteva stare a casa mia perché aveva bisogno di tranquillità per studiare. Io ero perplesso ma poi gli ho detto di sì e dopo un paio d’ore era da me con una borsa piena di libri e col suo computer. Gli avevo preparato la stanza, col letto appena fatto, la scrivania e la poltrona, erano quasi le quattro del pomeriggio, lui si è sistemato nella stanza e poi si è messo a studiare, abbiamo scambiato solo poche parole. Io sono andato nella mia stanza e mi sono messo a lavorare. Verso le otto, sono andato in cucina e ho preparato la cena, ho messo i piatti per lui su un vassoio e gli ho portato tutto in camera, mi ha guardato e ha fatto un bellissimo sorriso. Gli ho risposto: “Stai tranquillo, più tardi ti porto un caffè.” Ha studiato fino alle 23 circa poi ha aperto la porta della stanza e mi ha fatto entrare dentro, mi ha fatto sedere sulla poltrona e si è steso sul letto, mi ha detto di non dire nulla e io l’ho fatto. Dopo una decina di minuti mi da detto: “Ti dispiace se oggi non lo facciamo? … perché sono stanco morto e ho bisogno di dormire.” Gli ho risposto che mi bastava vederlo sorridere. Mi ha abbracciato stretto, poi gli ho chiesto a che ora voleva essere svegliato l’indomani, mi ha detto: “Alle sette.” E me ne sono andato a dormire nella mia stanza. L’indomani mi sono alzato alle 6.30, sono sceso al bar ho preso la colazione per me e per lui e poi gliela ho portata in camera col vassoio. L’ho salutato, gli ho detto che in frigo era già tutto pronto per il pranzo e sono uscito di casa per andare a lavorare. Il pomeriggio l’ho trovato impegnatissimo a studiare. Non aveva mangiato, allora ho cucinato io qualcosa in modo molto rapido, lui ha interrotto lo studio e abbiamo pranzato insieme anche se era ormai pomeriggio avanzato. Nei 30 giorni prima dell’esame ci sono stati anche contatti sessuali, sempre molto leggeri ma voluti da entrambe le parti, scambi di tenerezze rassicuranti. Abbiamo parlato molto poco, lui era totalmente assorbito dallo studio, quando non capiva qualcosa riempiva pagine di calcoli per cercare di superare il problema e se non ci riusciva si deprimeva un bel po’. Man mano che si avvicinava il giorno dell’esame era sempre più teso. La notte prima dell’esame abbiamo dormito insieme abbracciati, ma senza sesso. La mattina l’ho accompagnato a fare gli esami e ho aspettato che finisse la prova scritta. Sembrava abbastanza soddisfatto, ma l’ansia non era del tutto svanita. L’indomani mi ha mandato un sms al lavoro per dirmi che lo scritto era andato bene e che avrebbe avuto l’orale l’indomani. Anche quella sera abbiamo domito abbracciati. L’indomani ho ricevuto un altro sms: “Tutto ok!” Sono rientrato a casa dopo le 18, lui dormiva e non l’ho svegliato. Mi sono seduto sulla poltrona accanto al suo letto e sono rimasto lì  a vederlo riposare. Quando si è svegliato mi ha detto: “Ti voglio bene!” E io mi sono sentito felice fino al settimo cielo! Tra noi c’è anche il sesso, ma quello che apprezzo di più è che per lui sia fondamentale il volersi bene. Tra noi non ci sono mai state dichiarazioni formali di nessun genere, adesso sta a casa mia, anche perché è vicina all’università, studia, lo vedo motivato, tra noi si è creato un rapporto molto bello che non avevo mai pensato si potesse realizzare. Sono passati ormai due anni e non saprei più stare senza di lui. La cosa che mi piace di più è quando si addormenta tra le mie braccia. Non ho mai provato momenti di tenerezza più profonda.

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GAY E RELAZIONI ETERO

Vorrei passare ora ad esplorare un altro lato della questione “gay sposati” e cioè vorrei cercare di illustrare come le donne innamorate consapevolmente di ragazzi gay cercano di far fronte alla situazione.

Riporto qui di seguito, previa approvazione dell’autrice, una mail di una donna che si è resa conto che il suo ragazzo ha dei comportamenti che non sono quelli tipici dei ragazzi etero.

“Ti scrivo perché ho bisogno di chiarirmi un po’ le idee, o forse perché ho bisogno di parlare con qualcuno. Sono una ragazza di 25 anni e mi sono innamorata di un ragazzo di un anno più grande di me. È un ragazzo molto bello e anche molto dolce. Io prima ero stata con altri ragazzi ma un po’ boriosi e pieni di sé e certe volte mi facevano venire i nervi, pensavo che con tipi del genere non sarei mai andata d’accordo, poi ho trovato lui ed è stata una cosa completamente diversa, mi ascoltava, parlavamo molto, si comportava in modo diverso dagli altri ragazzi, mi trattava da amica, non ci provava con me e anche se ti sembrerà assurdo, la cosa mi piaceva moltissimo. Siamo diventati amici intimi, diciamo così, tante coccole qualche bacetto ma di tenerezza, non di passione, quasi non mi sembrava vero. Lui non parlava mai di sé ma lasciava parlare sempre me, a questa cosa all’inizio non avevo fatto caso. Ci vedevano ogni giorno ma non sapevo se avesse una ragazza (evidentemente no)  o se ne avesse avuta una prima, sembrava che questi argomenti non esistessero. Poi ho cercato di fare io il primo passo per disinibirlo un po’, l’espressione non mi piace ma, insomma, per me non era solo un’amicizia, e lì ho visto la sua paura, mi sono fatta due conti e ho pensato che potesse essere gay ma a lui non ho detto nulla. Col passare dei mesi ci siamo conosciuti sempre meglio e gli ho addirittura proposto di andare a vivere insieme, e alla fine mi ha detto che era gay. Io, stupidamente, gli ho risposto che per me non faceva nessuna differenza e che si poteva vivere insieme lo stesso, perché io volevo stare con lui comunque, ma lui mi ha guardato e mi ha detto: “Silvia, non ti arrabbiare, ma un gay può stare bene solo con un ragazzo.” Dopo questo discorso mi sono sentita molto ridimensionata, avrei voluto staccarmi da lui perché interpretavo quello che mi aveva detto come un rifiuto, ma non ci riuscivo, insistevo per vederlo, per consolarlo quando era malinconico ma lui si chiudeva sempre di più. Ho saputo da altre persone che probabilmente si è trovato un ragazzo ma ormai non lo vedo da tempo e mi sono rassegnata all’idea di non sentirlo più. Dopo aver vissuto la storia con lui, penso che non riuscirò più a innamorarmi di un altro ragazzo, sono stupida, lo so, non ha senso innamorarsi di uno che non ti vuole perché è gay, però a me è successo. Tu pensi che per me un qualche rapporto con lui sia recuperabile, dico solo come amica, ovviamente, o pensi che preferisca proprio stare alla larga? Per me se ha un compagno va benissimo, la cosa non mi creerebbe nessun problema, ma forse sto continuando a sognare come una stupida, mi sa che non ho capito bene che tipo di rapporti un gay può tenere con una donna, cioè l’ho capito ma non lo voglio capire, mi sa che la vedo ancora in modo troppo etero per poter andare d’accordo con lui.”

Questa è una mail tipica di una donna innamorata ma matura e consapevole della realtà. La storia con il ragazzo gay è finita e lei si rende conto che quel ragazzo non potrà mai essere il suo ragazzo. Gli vuole ancora bene ma capisce che in nome di quel bene non ha alcun senso rivendicare un ruolo che non venga da sé in modo spontaneo e condiviso. Se il ragazzo si allontana significa che deve andare per la sua strada e non ha senso cercare di trattenerlo. In fondo in questa storia il ragazzo non “illude” mai la ragazza, non passa oggettivamente i confini di una semplice anche se profonda amicizia, tiene cioè un comportamento che non favorisce i fraintendimenti.

La mail che segue è di un tenore completamente diverso ma è forse più interessante soprattutto per il diverso modo di agire del ragazzo che, volontariamente e colpevolmente, induce la ragazza in errore e provoca alla fine la sua reazione risentita.

“Bella gente i gay! Lo dico molto ironicamente! Ma che te lo dico a fare? Tanto tu sei convinto che sono tutti bravi ragazzi. Non è vero che sono solo i ragazzi etero che prendono in giro le ragazze, i gay fanno molto peggio e io, purtroppo, ci sono incappata in pieno. Uscivo da una storiaccia con uno str..o che mi piaceva molto fisicamente ma che era proprio grossolano e nello stesso tempo immaturo, insomma uno str..o! Ero nera. Vado una volta in disco con la mia comitiva e lì mi presentano Marco, neanche mi piace, mi sembra scipito, quell’altro era grezzo ma Marco mi sembrava addirittura un po’ viscido, non mi ispirava nemmeno a livello sessuale, e io quanto a ragazzi non ci vado tanto per il sottile. In pratica mi è del tutto indifferente, o anche meno, però mi accorgo che mi tiene d’occhio, quando cerco di guardalo negli occhi gira lo sguardo, ma continua ad osservarmi. Io mi chiedo “Ma questo che cavolo vuole?” mi decido e glielo chiedo. Mi risponde solo: “Sei carina!” Tu sai com’è, una cosa del genere a una ragazza fa piacere, e allora gli dico: “Sei carino pure tu!“ però così, solo per complimento, perché non mi attizzava proprio, poi abbiamo ballato e in pratica io mi sono persa il mio gruppo e ho passato la serata con lui che stava in discoteca da solo! Proprio così! Io con la mia solita logica generica ho pensato che se uno va in disco da solo vuol dire che va a caccia di ragazze e lui, in effetti, mi stava facendo la corte. La settimana appresso abbiamo continuato a sentirci e a scambiarci messaggini. Visto di giorno, alla luce del sole era meno viscido di come sembrava al buio della disco, non era un granché, un po’ troppo grassottello, paffuto va’,  però, insomma, si poteva pure fare. Dopo qualche giorno mi sono stufata di questo ragazzo e non l’ho chiamato più, ma lui continuava a farsi sentire a mandarmi messaggini da mezzo innamorato, mi provocava dicendomi che lo avevo colpito molto, che pensava spesso a me e tante altre cose del genere, io però non ero proprio interessata e non rispondevo, o forse solo raramente e solo per educazione, ma cercavo di tenermi molto sul neutro. Una sera mi chiama e mi dice che sta malissimo e che ha assolutamente bisogno di parlarmi di una cosa importantissima. Io gli dico che se deve sfogarsi lo può fare con un amico e con uno psicologo, ma lui insiste, la mette giù pesante ma non mi dice di che si tratta, alla fine non ce la faccio più, mi sfianca a forza di insistere e gli dico: “Ok, ci vediamo domani.” Insiste per vederci subito, ma gli dico che è tardi e che non saprei che cosa dire a mia madre e allora dice che va bene anche l’indomani. La sera appresso ci vediamo e ce ne andiamo a parlare in macchina. Mi aspetto un discorso chiaro e diretto ma comincia a parlare di cose generiche, non riesco a capire dove possa andare a parare, gli chiedo esplicitamente perché mi voleva parlare ma invece di rispondere insiste con le chiacchiere generiche. Gli chiedo: “Ma mi stai prendendo in giro?” Confesso che ho pensato che potesse magari essere uno col cervello un po’ bacato. Mi stavano proprio venendo i nervi, gli ho chiesto: “Che vuoi da me?” e lui mi ha preso la mano, allora gli ho detto: “Mi sa che ho capito! Ma tu non sei il mio tipo…” e lì il contatto tra noi ha preso un’altra piega e ci siamo baciati, cioè è stato lui a baciarmi, non mi piaceva nemmeno troppo però ci sono stata. Quando ci siamo staccati mi ha detto: “Pensi che ci si potrebbe mettere insieme?” Gli ho risposto: “Non lo so.” Lui mi ha detto: “Sei la prima ragazza di cui mi innamoro veramente.” Io l’ho preso come un complimento. Dopo un paio di giorni siamo passati a fare un po’ di sesso, cioè solo a toccarci perché lui ci andava piano. Aveva un modo di fare tutto suo, direi soprattutto contemplativo. Mi diceva che ero bellissima cosa che non è vera perché sono una ragazza molto ordinaria ma lui mi guardava con ammirazione, mi accarezzava, però non prendeva le iniziative che in genere prendono i ragazzi. Comunque ci siamo messi insieme. In genere i ragazzi tendono a stare alla larga dalla famiglia della ragazza, lui no! Voleva conoscere mia madre, mio padre, voleva venire a casa mia, un po’ come si faceva una volta quando c’era il fidanzamento ufficiale. È venuto a casa mia parecchie volte, i miei lo hanno invitato spesso a pranzo e io sono andata dai suoi, in pochi mesi eravamo diventati due fidanzatini ideali. Tutto sommato a me non dispiaceva, lui era serio, non faceva il galletto con le altre ragazze, stava finendo gli studi e si sarebbe trovato una ottima posizione sociale, anche se queste cose interessavano più a mio padre che a me. Dopo un anno di questa specie di fidanzamento in cui tra noi eravamo arrivati anche ad avere rapporti sessuali, sempre e solo su mia iniziativa e insistenza, finalmente comincia  parlare di matrimonio. I miei erano contenti e pure io, tutto sommato. Andavamo sempre in giro insieme con gli amici il sabato pomeriggio ed eravamo ormai un coppia a prova di bomba. Un giorno mi dice che purtroppo deve partire perché ha una zia che sta molto male e che non potrà venire con me il sabato successivo, io gli dico che va bene e non ci faccio proprio caso. Il sabato, siccome nella mia comitiva c’era un ragazzo gay, questo propone di andare in una disco gay ma di quelle dove possono andare tutti per divertirsi un po’, si decide e si va. Io mi sento come un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente e non vado a ballare ma mi siedo un po’ defilata con due amici di vecchia data. A un certo punto ho l’impressione di vedere Marco sulla pista che balla con un altro ragazzo, le luci sono infernali ed è difficilissimo riconoscere le persone, ma in mezzo ai flash mi pare proprio che sia lui, resto sconvolta, ma non sono sicura e d’altra parte c’è troppa gente e troppo fumo per vedere bene tenendosi a distanza, e certamente non mi sarei mai avvicinata al punto di rischiare di essere riconosciuta. Dico ai miei amici che fa troppo caldo e che devo uscire un po’. La disco è praticamente in campagna e intorno c’è un grande parcheggio per i clienti. Esco, mi metto a girare nel parcheggio e la macchina di Marco sta lì. Mi sono sentita bollire di rabbia! Sono rientrata, ho detto ai miei amici che mi ero stufata e che me ne volevo andare e ce ne siamo andati tutti e quattro. Loro non avevano intuito nulla e non avevano assolutamente visto che Marco stava lì. L’indomani mattina Marco mi manda il solito sms di buongiorno, gli rispondo chiedendo come sta la zia e mi dice che “sta meglio”. Beh, non ci ho visto più! Gli ho risposto: “Ti ho visto dove sei stato veramente ieri sera. Sparisci dalla circolazione perché se mi compari davanti ti cavo gli occhi!” Lui nonostante tutto ha continuato a dire bugie e ad accusare me di omofobia! Io non gli ho più risposto e la storia è finita così. Non ti dico i casini a casa, ai miei non ho potuto raccontare quello che era successo, altrimenti sarei passata per stupida tutta la vita, quindi i miei hanno dato tutta la colpa a me perché: “era un bravissimo ragazzo, ecc. ecc.” Ecco questo è quello che ha fatto a me un ragazzo gay! Vediamo se tu hai il coraggio di pubblicare una mail simile! Comunque con ce l’ho con te, è ovvio, ma non immagini a che livello di viscido possa arrivare un gay che ti deve usare come donna dello schermo, è proprio un modo di fare odioso!”

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