ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
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AMORE GAY CON POCO SESSO

Caro Project,

ho 42 anni, sono gay e non c’è bisogno nemmeno di dirlo, ho avuto le mie esperienze, in realtà poche, una sola significativa che dura ancora adesso, che è va avanti più o meno un paio d’anni, prima di questa mia ultima storia il mio essere gay si era limitato solo ai porno gay e a un po’ di fantasia. Non avevo mai avuto occasioni concrete. Ho conosciuto alcuni ragazzi gay tramite dei siti di incontri, in realtà pochi ragazzi, mi sembravano abbastanza seri, facevamo amicizia, ma era un’amicizia superficiale, loro avevano il loro gruppo, il loro mondo, molto lontano dal mio. Piano piano perdevo i contatti con quei ragazzi e non me ne accorgevo nemmeno. Ho passato anni lavorando dalla mattina alla sera per risparmiare un po’ di denaro e comprare finalmente una casa. Due anni fa ho acquistato un mini-appartamento in centro e ho speso tutto quello che avevo messo da parte e mi resta ancora da pagare il mutuo, anche se non molto gravoso. Da questo punto di vista mi sono sentito realizzato, ma il mio buco nero era la vita affettiva che, fino a due anni fa, non era mai decollata. Sono un tipo molto comune, non ho niente di eccezionale in nessun campo, fisicamente sono una persona normale, non penso di essere particolarmente brutto, ma a 42 anni certo non sono il classico bel ragazzo e d’altra parte non lo sono mai stato. Sotto il profilo economico ho un lavoro stabile, ma niente di eccezionale. Non sono un tipo brillante, non frequento locali gay né di altro genere, passo il mio tempo a lavorare anche quando sto a casa, perché mi collego col mio ufficio anche da casa, quindi non so che cosa sia la noia, mentre so certamente che cosa sono la fatica e lo stress.

Ma adesso vengo al vero motivo della mia mail. Circa due anni fa ho conosciuto tramite un sito di incontri un ragazzo di 26 anni (molti meno dei miei). Abbiamo scambiato qualche mail, abbiamo chattato un po’, mi sembrava un bravo ragazzo. Dopo qualche giorno ci siamo incontrati di persona, e siamo andati a prendere una pizza insieme, poi abbiamo fatto un po’ di sesso in macchina, ma solo toccarsi reciprocamente perché io non volevo correre rischi e nemmeno lui. Cose di quel genere mi erano capitate qualche altra volta e in genere tutto finiva lì, e non ci si rivedeva più. Con lui non è stato così. In pratica, il giorno appresso io lo avevo già dimenticato, perché davo per scontato che tutto fosse ormai finito, ma non è stato così. Mi ha chiamato e mi ha detto che per lui era stata un’esperienza molto importante, che aveva percepito il mio rispetto, il fatto che cercavo di non metterlo in difficoltà, che non volevo indurlo a fare nessuna cosa che lui non volesse fare, ecc.. Mi ha chiesto se potevamo rivederci e gli ho detto di sì. Francamente mi sembrava strano che lui cercasse uno come me, più vecchio di lui di 14 anni e la cosa mi metteva un po’ in agitazione. Quando ci siamo incontrati per la seconda volta era domenica e siano andati insieme al mare, era estate, faceva caldo e abbiamo passato insieme l’intera giornata, c’è stato anche questa volta un po’ di sesso, io pensavo che le cose sarebbero andate oltre, ma si sono fermate allo stesso punto della volta precedente. Confesso che la cosa non solo non mi sconvolgeva ma per me era un elemento rassicurante. Stare lì con quel ragazzo era veramente gradevole, visto in costume da bagno era proprio un bel ragazzo, e stava lì al mare con me … Ci stava per fare sesso? Forse, ma non mi sembrava che fosse quella la vera finalità. Tra noi si creava un ambiente quasi familiare fatto di attenzioni reciproche, del ricordare tutte le parole dell’altro, del rimarcare che si stava bene e che una giornata come quella era veramente importante. Certe volte mi guardava quasi sovrappensiero e poi mi sorrideva, parlava poco, i silenzi erano lunghi la le espressioni del viso e degli occhi erano fortemente comunicative. Alla fine della giornata siamo tornati in città. Non ha voluto essere accompagnato a casa ma solo alla fermata della metropolitana. Quando sono tornato a casa mi sentivo contento, stranamente contento. Che cosa potevo aspettarmi da quel ragazzo? Oggettivamente poco o nulla, eppure era stata anche per me una domenica assolutamente unica. Nei tre giorni successivi non l’ho risentito e ho cominciato a provare nostalgia della sua presenza, ma ho deciso di non chiamarlo comunque. Il quarto giorno, alle cinque di pomeriggio, mi manda un sms: “Sono sotto casa tua, ti va di fare due passi?” Ho risposto: “Ok!” e sono sceso. Come suo solito ha parlato pochissimo, ma ha fatto molte domande, ha voluto cercare di farsi un’idea più chiara della mia vita. Mi ha chiesto se avevo un ragazzo, se ne avevo avuti in passato, come intendevo la vita di coppia, che valore aveva per me il sesso e tante alte cose di questo genere. Io all’inizio ho risposto alle sue domande ma poi gli ho detto che non sapevo nulla di lui e mi ha risposto solo: “Hai ragione, scusami, sono inopportuno e intrusivo.” Però non mi ha parlato si sé. Ci sono stati momenti di imbarazzo, non sapevamo che cosa dire, poi lui mi ha guardato negli occhi per qualche secondo e mi ha detto: “Sei sicuro di voler sapere qualcosa di me?” E gli ho risposto: “Penso di sì.” Ha cominciato a parlare di sé partendo dal presente: studia ancora, vive a casa dei suoi genitori che non sanno nulla di lui e non sospettano neppure che sia gay perché ha tante amiche e le porta anche a casa. Tramite  i siti di incontri ha conosciuto diversi ragazzi, in realtà solo 5, coi quali ha provato a costruire un rapporto, ma non è stato possibile perché erano ragazzi che cercavano solo sesso, quindi sono state 5 delusioni. Nessuno di quei ragazzi era interessato a costruire qualcosa o a capire come lui stesse veramente. Con me dice si sentirsi a suo agio, di sentirsi libero, non assillato. Poi ha preso un altro argomento che non mi aspettavo, mi ha detto di essere stato violentato a 19 anni da un tipo che poi si è saputo essere sieropositivo, ma per fortuna non ci sono state conseguenze perché quel tipo con ogni probabilità non era ancora sieropositivo al momento del fatto. Mi ha detto che ha fatto più volte il test e che è venuto sempre negativo. Poi mi ha detto che per lui il sesso anale è una cosa intollerabile, perché gli ricorda cose che non vuole ricordare. Mi ha detto che il fatto che io non ho insistito per fargli fare cose che non vuole fare lo ha apprezzato moltissimo e mi ha chiesto se per me il sesso anale è molto importante. Gli ho risposto che non ho mai avuto fantasie di quel genere e che per me essere gay è essenzialmente una questione affettiva, certo c’è anche l sesso, ma come forma di tenerezza, non certamente di aggressività o di dominio, cosa che mi sembrerebbe squallida. Il pomeriggio è passato così. Poi mi ha detto che doveva studiare perché doveva fare un esame  dopo circa un mese e ci siamo salutati. Pensavo che quel discorso preludesse ad una separazione più o meno di un mese ma non è stato così. L’indomani mi ha chiamato e mi ha chiesto se poteva stare a casa mia perché aveva bisogno di tranquillità per studiare. Io ero perplesso ma poi gli ho detto di sì e dopo un paio d’ore era da me con una borsa piena di libri e col suo computer. Gli avevo preparato la stanza, col letto appena fatto, la scrivania e la poltrona, erano quasi le quattro del pomeriggio, lui si è sistemato nella stanza e poi si è messo a studiare, abbiamo scambiato solo poche parole. Io sono andato nella mia stanza e mi sono messo a lavorare. Verso le otto, sono andato in cucina e ho preparato la cena, ho messo i piatti per lui su un vassoio e gli ho portato tutto in camera, mi ha guardato e ha fatto un bellissimo sorriso. Gli ho risposto: “Stai tranquillo, più tardi ti porto un caffè.” Ha studiato fino alle 23 circa poi ha aperto la porta della stanza e mi ha fatto entrare dentro, mi ha fatto sedere sulla poltrona e si è steso sul letto, mi ha detto di non dire nulla e io l’ho fatto. Dopo una decina di minuti mi da detto: “Ti dispiace se oggi non lo facciamo? … perché sono stanco morto e ho bisogno di dormire.” Gli ho risposto che mi bastava vederlo sorridere. Mi ha abbracciato stretto, poi gli ho chiesto a che ora voleva essere svegliato l’indomani, mi ha detto: “Alle sette.” E me ne sono andato a dormire nella mia stanza. L’indomani mi sono alzato alle 6.30, sono sceso al bar ho preso la colazione per me e per lui e poi gliela ho portata in camera col vassoio. L’ho salutato, gli ho detto che in frigo era già tutto pronto per il pranzo e sono uscito di casa per andare a lavorare. Il pomeriggio l’ho trovato impegnatissimo a studiare. Non aveva mangiato, allora ho cucinato io qualcosa in modo molto rapido, lui ha interrotto lo studio e abbiamo pranzato insieme anche se era ormai pomeriggio avanzato. Nei 30 giorni prima dell’esame ci sono stati anche contatti sessuali, sempre molto leggeri ma voluti da entrambe le parti, scambi di tenerezze rassicuranti. Abbiamo parlato molto poco, lui era totalmente assorbito dallo studio, quando non capiva qualcosa riempiva pagine di calcoli per cercare di superare il problema e se non ci riusciva si deprimeva un bel po’. Man mano che si avvicinava il giorno dell’esame era sempre più teso. La notte prima dell’esame abbiamo dormito insieme abbracciati, ma senza sesso. La mattina l’ho accompagnato a fare gli esami e ho aspettato che finisse la prova scritta. Sembrava abbastanza soddisfatto, ma l’ansia non era del tutto svanita. L’indomani mi ha mandato un sms al lavoro per dirmi che lo scritto era andato bene e che avrebbe avuto l’orale l’indomani. Anche quella sera abbiamo domito abbracciati. L’indomani ho ricevuto un altro sms: “Tutto ok!” Sono rientrato a casa dopo le 18, lui dormiva e non l’ho svegliato. Mi sono seduto sulla poltrona accanto al suo letto e sono rimasto lì  a vederlo riposare. Quando si è svegliato mi ha detto: “Ti voglio bene!” E io mi sono sentito felice fino al settimo cielo! Tra noi c’è anche il sesso, ma quello che apprezzo di più è che per lui sia fondamentale il volersi bene. Tra noi non ci sono mai state dichiarazioni formali di nessun genere, adesso sta a casa mia, anche perché è vicina all’università, studia, lo vedo motivato, tra noi si è creato un rapporto molto bello che non avevo mai pensato si potesse realizzare. Sono passati ormai due anni e non saprei più stare senza di lui. La cosa che mi piace di più è quando si addormenta tra le mie braccia. Non ho mai provato momenti di tenerezza più profonda.

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GAY E RELAZIONI ETERO

Vorrei passare ora ad esplorare un altro lato della questione “gay sposati” e cioè vorrei cercare di illustrare come le donne innamorate consapevolmente di ragazzi gay cercano di far fronte alla situazione.

Riporto qui di seguito, previa approvazione dell’autrice, una mail di una donna che si è resa conto che il suo ragazzo ha dei comportamenti che non sono quelli tipici dei ragazzi etero.

“Ti scrivo perché ho bisogno di chiarirmi un po’ le idee, o forse perché ho bisogno di parlare con qualcuno. Sono una ragazza di 25 anni e mi sono innamorata di un ragazzo di un anno più grande di me. È un ragazzo molto bello e anche molto dolce. Io prima ero stata con altri ragazzi ma un po’ boriosi e pieni di sé e certe volte mi facevano venire i nervi, pensavo che con tipi del genere non sarei mai andata d’accordo, poi ho trovato lui ed è stata una cosa completamente diversa, mi ascoltava, parlavamo molto, si comportava in modo diverso dagli altri ragazzi, mi trattava da amica, non ci provava con me e anche se ti sembrerà assurdo, la cosa mi piaceva moltissimo. Siamo diventati amici intimi, diciamo così, tante coccole qualche bacetto ma di tenerezza, non di passione, quasi non mi sembrava vero. Lui non parlava mai di sé ma lasciava parlare sempre me, a questa cosa all’inizio non avevo fatto caso. Ci vedevano ogni giorno ma non sapevo se avesse una ragazza (evidentemente no)  o se ne avesse avuta una prima, sembrava che questi argomenti non esistessero. Poi ho cercato di fare io il primo passo per disinibirlo un po’, l’espressione non mi piace ma, insomma, per me non era solo un’amicizia, e lì ho visto la sua paura, mi sono fatta due conti e ho pensato che potesse essere gay ma a lui non ho detto nulla. Col passare dei mesi ci siamo conosciuti sempre meglio e gli ho addirittura proposto di andare a vivere insieme, e alla fine mi ha detto che era gay. Io, stupidamente, gli ho risposto che per me non faceva nessuna differenza e che si poteva vivere insieme lo stesso, perché io volevo stare con lui comunque, ma lui mi ha guardato e mi ha detto: “Silvia, non ti arrabbiare, ma un gay può stare bene solo con un ragazzo.” Dopo questo discorso mi sono sentita molto ridimensionata, avrei voluto staccarmi da lui perché interpretavo quello che mi aveva detto come un rifiuto, ma non ci riuscivo, insistevo per vederlo, per consolarlo quando era malinconico ma lui si chiudeva sempre di più. Ho saputo da altre persone che probabilmente si è trovato un ragazzo ma ormai non lo vedo da tempo e mi sono rassegnata all’idea di non sentirlo più. Dopo aver vissuto la storia con lui, penso che non riuscirò più a innamorarmi di un altro ragazzo, sono stupida, lo so, non ha senso innamorarsi di uno che non ti vuole perché è gay, però a me è successo. Tu pensi che per me un qualche rapporto con lui sia recuperabile, dico solo come amica, ovviamente, o pensi che preferisca proprio stare alla larga? Per me se ha un compagno va benissimo, la cosa non mi creerebbe nessun problema, ma forse sto continuando a sognare come una stupida, mi sa che non ho capito bene che tipo di rapporti un gay può tenere con una donna, cioè l’ho capito ma non lo voglio capire, mi sa che la vedo ancora in modo troppo etero per poter andare d’accordo con lui.”

Questa è una mail tipica di una donna innamorata ma matura e consapevole della realtà. La storia con il ragazzo gay è finita e lei si rende conto che quel ragazzo non potrà mai essere il suo ragazzo. Gli vuole ancora bene ma capisce che in nome di quel bene non ha alcun senso rivendicare un ruolo che non venga da sé in modo spontaneo e condiviso. Se il ragazzo si allontana significa che deve andare per la sua strada e non ha senso cercare di trattenerlo. In fondo in questa storia il ragazzo non “illude” mai la ragazza, non passa oggettivamente i confini di una semplice anche se profonda amicizia, tiene cioè un comportamento che non favorisce i fraintendimenti.

La mail che segue è di un tenore completamente diverso ma è forse più interessante soprattutto per il diverso modo di agire del ragazzo che, volontariamente e colpevolmente, induce la ragazza in errore e provoca alla fine la sua reazione risentita.

“Bella gente i gay! Lo dico molto ironicamente! Ma che te lo dico a fare? Tanto tu sei convinto che sono tutti bravi ragazzi. Non è vero che sono solo i ragazzi etero che prendono in giro le ragazze, i gay fanno molto peggio e io, purtroppo, ci sono incappata in pieno. Uscivo da una storiaccia con uno str..o che mi piaceva molto fisicamente ma che era proprio grossolano e nello stesso tempo immaturo, insomma uno str..o! Ero nera. Vado una volta in disco con la mia comitiva e lì mi presentano Marco, neanche mi piace, mi sembra scipito, quell’altro era grezzo ma Marco mi sembrava addirittura un po’ viscido, non mi ispirava nemmeno a livello sessuale, e io quanto a ragazzi non ci vado tanto per il sottile. In pratica mi è del tutto indifferente, o anche meno, però mi accorgo che mi tiene d’occhio, quando cerco di guardalo negli occhi gira lo sguardo, ma continua ad osservarmi. Io mi chiedo “Ma questo che cavolo vuole?” mi decido e glielo chiedo. Mi risponde solo: “Sei carina!” Tu sai com’è, una cosa del genere a una ragazza fa piacere, e allora gli dico: “Sei carino pure tu!“ però così, solo per complimento, perché non mi attizzava proprio, poi abbiamo ballato e in pratica io mi sono persa il mio gruppo e ho passato la serata con lui che stava in discoteca da solo! Proprio così! Io con la mia solita logica generica ho pensato che se uno va in disco da solo vuol dire che va a caccia di ragazze e lui, in effetti, mi stava facendo la corte. La settimana appresso abbiamo continuato a sentirci e a scambiarci messaggini. Visto di giorno, alla luce del sole era meno viscido di come sembrava al buio della disco, non era un granché, un po’ troppo grassottello, paffuto va’,  però, insomma, si poteva pure fare. Dopo qualche giorno mi sono stufata di questo ragazzo e non l’ho chiamato più, ma lui continuava a farsi sentire a mandarmi messaggini da mezzo innamorato, mi provocava dicendomi che lo avevo colpito molto, che pensava spesso a me e tante altre cose del genere, io però non ero proprio interessata e non rispondevo, o forse solo raramente e solo per educazione, ma cercavo di tenermi molto sul neutro. Una sera mi chiama e mi dice che sta malissimo e che ha assolutamente bisogno di parlarmi di una cosa importantissima. Io gli dico che se deve sfogarsi lo può fare con un amico e con uno psicologo, ma lui insiste, la mette giù pesante ma non mi dice di che si tratta, alla fine non ce la faccio più, mi sfianca a forza di insistere e gli dico: “Ok, ci vediamo domani.” Insiste per vederci subito, ma gli dico che è tardi e che non saprei che cosa dire a mia madre e allora dice che va bene anche l’indomani. La sera appresso ci vediamo e ce ne andiamo a parlare in macchina. Mi aspetto un discorso chiaro e diretto ma comincia a parlare di cose generiche, non riesco a capire dove possa andare a parare, gli chiedo esplicitamente perché mi voleva parlare ma invece di rispondere insiste con le chiacchiere generiche. Gli chiedo: “Ma mi stai prendendo in giro?” Confesso che ho pensato che potesse magari essere uno col cervello un po’ bacato. Mi stavano proprio venendo i nervi, gli ho chiesto: “Che vuoi da me?” e lui mi ha preso la mano, allora gli ho detto: “Mi sa che ho capito! Ma tu non sei il mio tipo…” e lì il contatto tra noi ha preso un’altra piega e ci siamo baciati, cioè è stato lui a baciarmi, non mi piaceva nemmeno troppo però ci sono stata. Quando ci siamo staccati mi ha detto: “Pensi che ci si potrebbe mettere insieme?” Gli ho risposto: “Non lo so.” Lui mi ha detto: “Sei la prima ragazza di cui mi innamoro veramente.” Io l’ho preso come un complimento. Dopo un paio di giorni siamo passati a fare un po’ di sesso, cioè solo a toccarci perché lui ci andava piano. Aveva un modo di fare tutto suo, direi soprattutto contemplativo. Mi diceva che ero bellissima cosa che non è vera perché sono una ragazza molto ordinaria ma lui mi guardava con ammirazione, mi accarezzava, però non prendeva le iniziative che in genere prendono i ragazzi. Comunque ci siamo messi insieme. In genere i ragazzi tendono a stare alla larga dalla famiglia della ragazza, lui no! Voleva conoscere mia madre, mio padre, voleva venire a casa mia, un po’ come si faceva una volta quando c’era il fidanzamento ufficiale. È venuto a casa mia parecchie volte, i miei lo hanno invitato spesso a pranzo e io sono andata dai suoi, in pochi mesi eravamo diventati due fidanzatini ideali. Tutto sommato a me non dispiaceva, lui era serio, non faceva il galletto con le altre ragazze, stava finendo gli studi e si sarebbe trovato una ottima posizione sociale, anche se queste cose interessavano più a mio padre che a me. Dopo un anno di questa specie di fidanzamento in cui tra noi eravamo arrivati anche ad avere rapporti sessuali, sempre e solo su mia iniziativa e insistenza, finalmente comincia  parlare di matrimonio. I miei erano contenti e pure io, tutto sommato. Andavamo sempre in giro insieme con gli amici il sabato pomeriggio ed eravamo ormai un coppia a prova di bomba. Un giorno mi dice che purtroppo deve partire perché ha una zia che sta molto male e che non potrà venire con me il sabato successivo, io gli dico che va bene e non ci faccio proprio caso. Il sabato, siccome nella mia comitiva c’era un ragazzo gay, questo propone di andare in una disco gay ma di quelle dove possono andare tutti per divertirsi un po’, si decide e si va. Io mi sento come un pesce fuor d’acqua in quell’ambiente e non vado a ballare ma mi siedo un po’ defilata con due amici di vecchia data. A un certo punto ho l’impressione di vedere Marco sulla pista che balla con un altro ragazzo, le luci sono infernali ed è difficilissimo riconoscere le persone, ma in mezzo ai flash mi pare proprio che sia lui, resto sconvolta, ma non sono sicura e d’altra parte c’è troppa gente e troppo fumo per vedere bene tenendosi a distanza, e certamente non mi sarei mai avvicinata al punto di rischiare di essere riconosciuta. Dico ai miei amici che fa troppo caldo e che devo uscire un po’. La disco è praticamente in campagna e intorno c’è un grande parcheggio per i clienti. Esco, mi metto a girare nel parcheggio e la macchina di Marco sta lì. Mi sono sentita bollire di rabbia! Sono rientrata, ho detto ai miei amici che mi ero stufata e che me ne volevo andare e ce ne siamo andati tutti e quattro. Loro non avevano intuito nulla e non avevano assolutamente visto che Marco stava lì. L’indomani mattina Marco mi manda il solito sms di buongiorno, gli rispondo chiedendo come sta la zia e mi dice che “sta meglio”. Beh, non ci ho visto più! Gli ho risposto: “Ti ho visto dove sei stato veramente ieri sera. Sparisci dalla circolazione perché se mi compari davanti ti cavo gli occhi!” Lui nonostante tutto ha continuato a dire bugie e ad accusare me di omofobia! Io non gli ho più risposto e la storia è finita così. Non ti dico i casini a casa, ai miei non ho potuto raccontare quello che era successo, altrimenti sarei passata per stupida tutta la vita, quindi i miei hanno dato tutta la colpa a me perché: “era un bravissimo ragazzo, ecc. ecc.” Ecco questo è quello che ha fatto a me un ragazzo gay! Vediamo se tu hai il coraggio di pubblicare una mail simile! Comunque con ce l’ho con te, è ovvio, ma non immagini a che livello di viscido possa arrivare un gay che ti deve usare come donna dello schermo, è proprio un modo di fare odioso!”

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GAY E PRETI GAY

Caro Project,

ho visto che ultimamente l’attività del forum è molto calata. Spero che tu abbia la possibilità di rispondermi perché sul tuo forum ho letto molte cose interessanti sui gay, cose molto diverse da quelle che avevo sentito per anni e che sento ancora oggi.

Ho 23 anni, sul fatto che sono gay non ho alcun dubbio, in pratica l’ho sempre saputo, non sapevo che quel mio modo di essere fosse l’omosessualità, di questo ho preso coscienza qualche anno fa, più o meno a 15 anni. Attualmente studio Ingegneria, gli studi vanno bene e non sono molto lontano  dalla laurea. Trovare lavoro sarà un problema, ma nel mio settore, per fortuna c’è poca gente e qualche possibilità esiste ancora, ma sono tutte cose che dovrò affrontare dopo.

Non sono pubblicamente dichiarato, anzi direi che non sono dichiarato affatto e questo mi condiziona un po’. In ogni caso non posso rischiare, né all’università, né a casa mia. All’università si parla solo di studio o di ragazze (ma poco), non ho mai sentito nulla di gay, nemmeno barzellette, l’argomento non esiste proprio, poi nel mio corso siamo veramente pochi, al massimo una quindicina, e non è l’ambiente giusto per trovarsi amici, anche perché tra noi la collaborazione è solo formale, anche se nessuno lo ammette esplicitamente, c’è una corsa a mettersi in evidenza e ognuno ha le sue mire non dichiarate ma evidenti, perché l’ambiente della nostra facoltà è molto legato all’industria e i professori sono in pratica un ottimo trampolino di lancio verso un lavoro di alto livello. Si studia molto, la facoltà è considerata ottima e lo è realmente, ma l’ambiente umano è concorrenziale e nella sostanza ben poco amichevole.

I miei genitori hanno meno di 55 anni, si sono sposati giovani. Ma con loro non ho molto dialogo. In pratica li tengo a distanza, quando capita l’occasione di parlare un po’ preferisco raccontare stupidaggini o cose dell’università delle quali in fondo non mi importa nulla. Non so se si siano mai fatti domande sul fatto che non ho mai avuto una ragazza, dato che i miei cosiddetti amici hanno tutti la ragazza. In ogni caso i miei non fanno domande. Da qualche frammento di telefonata tra mia madre e mia zia posso dedurre che secondo mia madre ho rinviato l’idea di farmi una ragazza a dopo la laurea, questo però significa che lei ha notato qualcosa di anomalo, ma non solo, significa anche che ne ha parlato con la sorella, il che mi dà veramente fastidio. Mio padre è un tipo un po’ diverso ma è succube di mia madre e, forse mi sbaglio, ma ho pensato che questo fatto sia una delle ragioni della mia omosessualità: io non voglio essere succube di nessuno. La dipendenza di mio padre da mia madre, secondo me, ha qualcosa di eccessivo, di patologico. Resta comunque il fatto che non ha senso provare a fare un discorso chiaro né con mio padre né con mia madre, quindi il problema non si pone proprio.

Ho passato le mie fasi di interesse per la pornografia, anche esagerato, ma poi l’interesse è calato. Più che di sesso avevo bisogno di un amico vero che mi somigliasse un po’, parlo di un amico gay, se poi non fosse rimasta solo amicizia sarebbe stato certamente meglio, ma non mi sembrava una cosa indispensabile. All’università non ci provo nemmeno, perché i rischi sono troppi e poi lì si recita come in teatro. Ho provato le chat, quelle un po’ hard ma erano veramente uno squallore.

dopo un po’, praticamente per caso, una domenica mattina ho accompagnato i miei genitori alla messa. Tempo fa, diciamo fino a tre anni fa, frequentavo gli ambienti della parrocchia e il clima mi era abbastanza familiare. I miei conoscono il parroco da anni e si sono messi a parlare con lui. Io mi sono seduto su un gradino ad aspettarli e ho visto un gruppetto di ragazzi che giocavano a pallone, più o meno una dozzina di ragazzi, ma non erano ragazzini, potevano avere più o meno la mia età. Uno di quei ragazzi ha attirato subito la mia attenzione, sorrideva, anzi rideva in modo molto diretto, era un bel ragazzo, alto, magro coi capelli castano chiaro, lisci, corti ma non cortissimi, per un attimo abbiamo incrociato gli sguardi e per me è stato come un fulmine. Aveva occhi bellissimi, sembrava proprio un ragazzo felice. Ma la cosa è finita lì, sono arrivati i miei e siamo andati a casa, ma io ho continuato a pensare a quel ragazzo. Poi è ricominciata la settimana di studio e ho finito per pensare ad altro.

La domenica successiva mi sono offerto io di accompagnare i miei genitori alla messa, proprio perché speravo di rivedere quel ragazzo. Finita la messa ho gettato uno sguardo nel cortile e il ragazzo c’era, stava seduto su un gradino a parlare con altri ragazzi, mi ha visto e mi ha fatto un cenno con la mano, io ho risposto allo sesso modo, evidentemente si ricordava di me. Poi sono andato via ed è passata un’altra settimana.

Insomma, io ho ripreso ad andare alla messa e dopo qualche settimana ho cominciato a scambiare anche qualche parola con quel ragazzo, che chiamerò Luca. Mi sentivo a mio agio, era molto diretto e nello stesso tempo non invadente e poi sorrideva. Abbiamo cominciato a salutarci con una stretta di mano, lui stringeva forte ed era una bella sensazione.

Una domenica, e non la dimenticherò mai, dovevamo andare in Umbria a casa di mia nonna e siamo andati a messa la mattina alle 7.00 alla prima messa e mi è preso quasi un infarto quando ho visto uscire dalla sacrestia Luca con i paramenti addosso, che veniva a dire messa. Luca è un prete, non lo avevo minimamente sospettato. In chiesa c’era poca gente e Luca ha fatto una breve predica che mi è rimasta in mente. L’idea di fondo era il non giudicare perché noi vediamo solo le apparenze e non il cuore delle persone. Quella predica, però, applicata a Luca, mi portava a chiedermi quale fosse l’apparenza e che cosa ci fosse nel suo cuore. Certo nel vedere che Luca era un prete ci sono rimasto scioccato. Ho continuato ad andare alla messa ma ho evitato di cercarlo. Alla fine è stato lui a cercare me.

Francamente temevo che mi cercasse per, diciamo così, ricondurmi all’ovile, ma non avevo l’impressione che la finalità fosse questa, piano piano, molto lentamente, è nata una vera amicizia, ovviamente mi guardavo bene dal raccontargli di me ma mi accorgevo che lui stava bene con me e cercava la mia compagnia. Lui viveva nella parrocchia, curava le attività coi ragazzi e il Parroco si fidava molto di lui ma lo teneva anche sotto controllo, mi ha detto che avrebbe voluto una sera andare a prendere una pizza con me ma che non poteva perché si sentiva controllato, ed era un discorso strano.

Un giorno mi chiama e mi dice che la nonna sta molto male e che deve andare a trovarla subito in un paese in provincia di Varese, mi chiede se sono disposto ad andare con lui fino a Milano. Io gli dico di sì e gli dico che lo avrei accompagnato in macchina, perché arrivare a Milano è facile ma arrivare da Milano al paese poteva essere molto difficile. Ho avvisato i miei e sono partito con Luca alle undici del mattino. Il viaggio era lungo e in macchina eravamo soli, e così è stato quasi inevitabile che si arrivasse a parlare del nostro privato. Lui non mi ha chiesto se avevo una ragazza. Io gli ho detto semplicemente: “bisogna che te lo dica: io sono gay.” E lui mi ha risposto: “anche io.” Poi è seguito un lungo silenzio.

Abbiamo parlato molto, mi ha raccontato della sua vita, mi ha raccontato che voleva fare qualcosa di buono e che non si è fatto prete per scappare a qualcosa ma per trovare qualcosa, mi ha detto che era felice, che in seminario ne aveva parlato col padre spirituale e che quello lo aveva incoraggiato ad andare avanti e a non lasciare la strada intrapresa. Mi ha detto anche che era molto contento di parlare con me e che per lui era come una liberazione, perché poteva essere se stesso come non gli era mai successo.

Mi sono guardato molto bene dal dire a Luca che mi ero innamorato di lui, perché lo avrei messo in gravi difficoltà, dentro di me non nego di aver provato qualche momento di amarezza e di essermi posto molte domande. Luca pensava veramente le cose che diceva o le diceva perché in qualche modo doveva dirle? Certo sembrava contento di essere prete e penso che lo fosse realmente, ma qualche volta anche avere un compagno di vita vicino può essere fondamentale, specialmente quando gli anni cominciano a passare.

Gli ho raccontato di me, praticamente tutto, omettendo solo il fatto che mi sono innamorato di lui e penso che anche lui mi abbia raccontato praticamente tutto di sé, omettendo il fatto che si è innamorato di me. Ma in una situazione simile che cosa si può fare?

Siamo arrivati a Varese la sera, non siamo andati al paese, perché la nonna era stata ricoverata in ospedale in città. Siamo andati a trovarla. Luca le ha portato la comunione, ma stava meglio e i dottori pensavano di dimetterla in pochi giorni. Dovevamo tornare indietro, mi sarebbe piaciuto fermarci in albergo per parlare un po’ e ripartire l’indomani mattina, ma ho finito per proporre io di partire subito perché non volevo metterlo in difficoltà. Siamo ripartiti.

Il viaggio è stato molto bello, sembravamo proprio una coppia gay, stavamo benissimo, ma in fondo avevamo scelto entrambi di omettere la cosa fondamentale e cioè quel “mi sono innamorato di te” che avrebbe potuto sconvolgere la le nostre vite. Ho guidato tutta la notte e la mattina presto Luca era di nuovo in parrocchia. Il parroco ha visto che siamo rientrati subito e ora si fida di me.

Ogni tanto, più o meno una volta al mese, vado a prendere una pizza con Luca. Certo la situazione è strana, ma lo vedo contento e la cosa allontana da me qualunque altro pensiero. Abbiamo anche parlato di cose gay, qualche volta, ma sempre in modo molto astratto e soprattutto non abbiamo mai parlato di noi.

È strana questa storia e posso dirti che tra le tante ipotesi che avevo fatto per il mio futuro questa proprio non l’avevo mai presa in considerazione. Adesso vado avanti così, mi basta vedere Luca sereno, anche se ho tanta paura che le cose possano cambiare da un momento all’altro.

Se vuoi, pubblica la mail (Ovviamente il paese non era in provincia di Varese!).

C. C.

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UN GAY DI FRONTE A UNA SCELTA

Caro Project,

ti riassumo in breve i fatti. Ho 39 anni, tanti, troppi, fino a 36 anni esperienze gay assolutamente zero, un po’ di prono, un po’ di fantasia, ma un ragazzo vero mai, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché non ne ho trovato uno col quale valesse la pena di provarci. Per carità, ragazzi ottimi, così, a livelli di conoscenza, ne ho conosciuti parecchi, ma la simpatia non basta e se non scatta qualcosa anche a livello sessuale, non vale nemmeno la pena di partire. Tre anni fa conosco un ragazzo giovanissimo, 20 anni, un bel ragazzo, mi attira molto, ma è troppo giovane e lo sento lontanissimo, risultato: passo oltre, come ho sempre fatto. Ma lui no, non passa oltre, mi sta appresso, mi mette alle strette, mi dice che è gay e mi chiede esplicitamente se lo sono anche io, io gli rispondo onestamente, cerco di svicolare perché  non ho voglia di farmi coinvolgere, ma poi le cose cambiano, parliamo molto e mi accorgo che non è affatto un ragazzino. Cerco di resistere un po’ ma poi finiamo a fare sesso, è la prima volta sia per lui che per me e devo dire che mi sento al settimo cielo, non mi sarei mai aspettato una cosa simile. I problemi però non mancano, la differenza di età è troppa, lui ha un suo gruppo di amici in cui io starei come i cavoli a merenda. Ci vediamo spesso, ma sempre in orari assurdi e sempre di nascosto. Comunque con lui capisco che il sesso è una cosa importante, perché fino a 36 anni non lo avevo mai pensato. È andata avanti così per un paio d’anni, e devo dire che sono stati anni belli, che non dimenticherò, poi ho cominciato a vedere che dopo il sesso lui era triste, quasi contrariato, era nervoso e non ne voleva parlare, i nostri incontri si sono diradati ma sono continuati. Un giorno, dopo il sesso, lo vedo proprio turbato e cerco di capire il perché e viene fuori che lui da mesi ha un altro ragazzo, che non sa di noi, che ha provato a concentrarsi su quell’altro ragazzo ma non ci riesce poi mi dice che è bene che noi tagliamo i ponti e non ci vediamo più, me lo dice con dispiacere, ma è evidente che sta cercando di costruire un rapporto serio con l’altro ragazzo. Ci salutiamo con l’impegno di non risentirci e la cosa va avanti per una decina di giorni, poi mi richiama e mi dice che mi vuole vedere. Io so bene che vedersi vuol dire anche fare sesso. Il sesso che facciamo noi non è pericoloso, in pratica solo coccole intime e masturbazione reciproca, ma mi sento profondamente in imbarazzo. Lui mi dice che l’altro ragazzo non lo sa, ma che lui non riesce a fare a meno di me, cioè a fare a meno di fare sesso con me, insiste che non gli devo dire di no, perché ne ha proprio bisogno, e lo dice con la massima serietà, al che io non so che dire e adesso mi trovo nell’incertezza. Che cosa dovrei fare? È evidente che in teoria la cosa migliore sarebbe tagliare corto e lasciargli la possibilità di stare con quell’altro ragazzo, che è quasi suo coetaneo, e in fondo sarebbe anche la cosa più giusta, ma per lui (Sandro) sentirsi rifiutato da me deve essere proprio una brutta esperienza. Insiste, mi vuole coinvolgere, capisco che starebbe malissimo se gli dicessi di no. Lui mi ha chiesto esplicitamente di dirgli di no, ma credo che quello sia solo un atteggiamento razionale, a livello emotivo essere rifiutato sessualmente da me, tanto più dopo tutto quello che c’è stato tra noi, per Sandro sarebbe veramente umiliante, e d’altra parte io con lui sto bene, sono sempre stato bene e penso che starei bene anche adesso, nonostante tutto, perché per me sessualità e amore (amore vero) hanno un solo nome: Sandro. Quando sento la sua voce mi sciolgo, non credo che lui mi cerchi solo per il sesso, perché uno come lui, se vuole, ne trova cento. Tra noi c’è un feeling speciale, ma lui avverte che se ci fosse un legame più stretto, diciamo da fidanzati (espressione che non mi piace affatto) lui si sentirebbe in gabbia e quindi razionalmente cerca di mettermi da parte. Per un verso so che cosa dovrei fare ma per l’altro la tentazione di cedere è fortissima. In fondo se con l’altro ragazzo stesse veramente bene, Sandro  non verrebbe a cercarmi. Penso a lui spessissimo, non poso negare che mi sento profondamente coinvolto perché l’unico ragazzo col quale sono stato e che mi ha voluto veramente bene mi chiede di stare con me e per me quello è l’unico ragazzo che conta. Starebbe veramente bene col suo ragazzo? Io mi metterei da parte senza battere ciglio se lo vedessi veramente felice, ma continua a cercarmi e a cercare proprio me e questo mi fa sciogliere.

Andrea

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MALINCONIE E NOSTALGIE GAY

Caro Project,
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo farai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un’altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.
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ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

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