MALINCONIE E NOSTALGIE GAY

Caro Project,
ti racconto la mia storia, spero che tu abbia la pazienza di ascoltarmi e di rispondermi e so che lo farai.
Ho 36 anni, non sono bellissimo ma a stento passabile, non sono al top in niente. Per fortuna ho un lavoro fisso, niente di che, ma almeno mi permette di andare avanti. Vivo a casa dei miei genitori, forse con un po’ di sforzo potrei anche arrivare a vivere da solo, ma non ho una vera ragione per andarmene da casa. I miei sono ormai vecchi ma sono brave persone e mi hanno voluto bene. Non so che cosa hanno capito di me, ma a casa vige la regola che c’era nell’esercito americano: don’t ask, don’t tell. E non credo che sia per non mettere me in difficoltà, i miei non mi hanno fatto mai domande su questi argomenti, nemmeno quando avevo 14 anni. La mia vita non è stata molto caratterizzata dal fatto di essere gay, un po’ di porno, ma non ho mai avuto la fissa, un po’ di ricerca di notizie in rete, ma mai chat o siti di incontri. Fino a 25 anni non avevo mai conosciuto un gay di persona. Facevo la mia vita, le cose gay erano più il contorno che il centro della mia vita, erano, diciamo così, il proibito e non certo il quotidiano. Le cose sono cambiate a Natale del 2007. Tramite dei compagni di lavoro avevo conosciuto una compagnia di amici e mi ero unito a loro anche se molto riluttante, perché c’erano diverse ragazze intraprendenti che pensavo mi potessero mettere in difficoltà. Io stavo ai margini del gruppo, uscivo con loro ma non mi sentivo veramente coinvolto, poi si è unito al gruppo anche un ragazzo più giovane di noi, che aveva all’epoca vent’anni, e che chiamerò Luca, era un bel ragazzo ma francamente, all’inizio, lo sentivo lontanissimo e lo tenevo a distanza come tutti gli altri. Una ragazza provò a rompere il ghiaccio con Luca, ma le risposte di Luca non erano standard, lui la teneva a distanza, giocava un po’ con lei ma non si faceva coinvolgere. Luca aveva anche un’altra caratteristica che mi intrigava molto, diversamente da tutti gli altri, non raccontava i fatti suoi a tutti e non raccontava nemmeno i fatti degli altri. Piano piano ho cominciato a scambiare qualche sguardo di intesa con Luca, non parlavamo nemmeno, ma io approvavo quello che faceva lui e lui approvava quello che facevo io, è andata avanti così per qualche settimana, poi è cominciato un timidissimo colloquio nel quale non dicevamo quasi nulla di noi, ma parlavamo d’altro per il solo piacere di parlare tra noi. Una sera lo vedo nervosissimo, provo a parlarci, ma reagisce male, io non mi faccio smontare e insisto, alla fine, mi dice che un tipo lo ha minacciato. Io resto perplesso e cerco di capire qualcosa in più, il dialogo è difficilissimo. Cerco di vederci chiaro ma lui non si spiega, è reticente, cade in contraddizione. Sono molto allarmato e gli dico che bisogna fare la denuncia e non sopportare le minacce senza fare nulla, ma in realtà non so perché è stato minacciato né da chi. Continuiamo a parlare e alla fine mi dice che si è inventato tutto, al che mi arrabbio proprio, ed è una cosa che mi capita di rado. Non si giustifica neppure, mi dice solo ciao e se ne va, e io resto col dubbio. Il giorno appresso cerco di insistere, ci vediamo, mi fa parlare molto ma lui parla pochissimo, io cerco di insistere e mi dice: “ma tu perché ti interessi tanto a me?” Io esito prima di rispondere e lui mi chiede: “sei gay?” e gli dico di sì, e mi risponde che non c’è bisogno di fare tutta quella manfrina, che se voglio fare sesso con lui a lui sta bene. Mi prende in contropiede e mi verrebbe di sparire all’istante, ma gli rispondo che forse sarà per il sesso, ma certo non è solo per quello, ma in ogni caso a lui ci tengo. Mi risponde: “se vuoi fare sesso ok, altrimenti sparisci, non voglio persone che fanno solo chiacchiere!” Io aspetto qualche secondo prima di rispondere ma lui non aspetta, si gira e se ne va. Non c’è bisogno di dire che ci resto malissimo, ma sono quasi contento che sia finita così. Me ne torno a casa distrutto ma con la convinzione che per Luca non posso fare nulla. Un paio di giorni dopo suona al mio citofono e mi dice solo: “scendi”. Io scendo e comincio a parlare ma mi blocca subito, mi dice: “Mi hai fatto passare la voglia di parlare con te” e se ne va. Dopo altre due o tre scene di questo genere mi mette di fronte ad un’alternativa: fare sesso con lui o sparire, gli dico che ho paura dell’aids e mi dice: “ma anche sesso non pericoloso” e finisce che ce ne andiamo in un posto di campagna e ci masturbiamo reciprocamente. Mi chiede se per me era la prima volta, gli dico di sì. Mi aspetto che sia finito tutto lì e invece non è così: cominciamo a parlare e restiamo a parlare fino alla mattina dell’indomani. Quando la mattina appresso sono andato a lavorare, a parte la stanchezza avevo mille idee per la testa. Mi aveva detto tantissime cose di sé e molte non erano cose buone, in pratica mi aveva presentato anche il lato peggiore di sé, o almeno quello che lui considerava tale, cioè il fatto che a suo dire era ossessionato dal sesso ma non riusciva mai ad innamorarsi di nessuno. Mi aveva detto di non prenderlo sul serio perché al di là del sesso a lui di me non interessava proprio nulla. Sul momento ho pensato che aveva messo tanti ragazzi in grossi problemi e che non avrebbe dovuto assolutamente farlo, ma lui diceva a loro di non fidarsi di lui, loro invece si fidavano e credevano di poterlo gestire a loro piacimento e lui questo non lo sopportava e allora cominciava a giocare con loro, li illudeva e poi li deludeva pesantemente con qualche commento tagliente o magari non presentandosi agli appuntamenti e non rispondendo al telefono. Luca non è una ragazzo gioviale, è invece molto ispido e aggressivo, anche se mai fino a fare veramente male. Beh, nonostante tutto questo me ne ero innamorato, anche se sapevo che non avrei avuto nessuna possibilità. Per lunghi periodi lo sentivo di meno, perché si trovava un ragazzo e cercava di costruirci qualcosa, poi si faceva risentire in certi momenti di depressione che mettevano paura. Il sesso era ormai una specie di escamotage per arrivare a parlare un po’, non succedeva spesso, ma quando succedeva era una cosa serissima. Ho cercato di trattarlo sempre bene e di essere sempre disponibile, e anche lui, tutto sommato, penso che ci abbia messo un po’ di buona volontà per trattarmi con rispetto. Dal mese di gennaio non l’ho più sentito, il che può anche essere una cosa buona perché potrebbe avere trovato una sua stabilità con un ragazzo ma io ho comunque il timore che la depressione possa metterlo in situazioni veramente difficili. Adesso non so che fare, se cercalo o lasciare andare tutto così. In fondo io per lui non ho fatto niente. Un po’ mi manca, ma per l’altro verso penso di non poter entrare veramente nel suo mondo, o meglio non credo di poterlo veramente portare a qualcosa di positivo, che poi sarebbe qualcosa di positivo solo dal mio punto di vista, ma con ogni probabilità non dal suo, che comunque non riesco a capire del tutto. Mi dovrei muovere per primo? Gli farebbe piacere o magari potrei stare solo lì a ricordargli cose vecchie che per lui non hanno più senso. In certi momenti ho provato con lui il senso di una comunicazione totale, ma sono stati momenti rarissimi. Mi sento un po’ in colpa per il mio non fare nulla, ma ho anche paura di entrare in un rapporto che poi non riuscirei a gestire. I miei sembrano ripensamenti tardivi e forse lo sono, mi basterebbe sapere che sta bene ma mi immalinconisco nell’immobilismo. Tu che faresti al mio posto?
Aspetto la tua risposta.
A. A.
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ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

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GAY O NON GAY?

Caro Project,

mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, un po’ mi hai smontato ma mi ci voleva. Stavo finendo per alimentare io stesso mille paure, però, se uno ci pensa bene, sono paure che esistono solo perché uno se le crea. Ci sono mille cose concrete che possono fare paura, perché non le puoi controllare o le puoi controllare solo in modo molto parziale, parlo soprattutto della malattie, ma anche del lavoro; ma l’omosessualità perché dovrebbe fare paura? Per le reazioni della gente? Ma basterebbe tenersi i fatti privati per sé. Oppure la paura potrebbe venire del fatto che magari uno ha un’idea dei gay che lo spaventa, per me era probabilmente questo. Tu tendi a ridimensionare i problemi a fare vedere la normalità dell’essere gay e la normalità del mondo gay (parlo dei veri rapporti tra gay, non del concetto di omosessualità usato per altri fini). Ieri sera mi sono sentito un po’ stupido, uno che ha paura della sua ombra. L’educazione c’entra di sicuro, ma a un certo punto bisogna svegliarsi. Diciamo che adesso sono ad un altro livello, adesso i timori sono molto più specifici, adesso le mie insicurezze sono legate al fatto che vorrei fare un passo avanti. Ieri te l’ho solo accennato, c’è un ragazzo che mi piace e col quale c’è un minimo di dialogo, diciamo, strano, cioè c’è un modo di capirsi e una complicità che mi intriga molto. Lui non ha la ragazza e penso non ne abbia mai avuta una… ovviamente questo non significa nulla però è un fatto che mi fa pensare. Ti racconto alcuni episodi ai quali ho dato e do tuttora molto valore.

Primo episodio: Un giorno ci siano incontrati per caso all’università, verso l’ora di pranzo. Abbiamo un nostro gruppetto di 5-6 ragazzi, però in quel momento stavamo soli, mi vede, mi saluta, e poi si comincia a parlare, ma a parlare di niente, ma non se ne va. Andiamo a prendere un tramezzino insieme, poi restiamo a chiacchierare per due ore fino alla lezione successiva, andiamo insieme alla lezione successiva, poi mi accompagna a casa a piedi, una passeggiata di quasi un’ora, anche se lui abita da tutt’altra parte. Devo dire che si stava bene, io sentivo che lui c’era e che ci voleva essere

Secondo episodio: Lo vedo che chiacchiera con una ragazza e ci resto un po’ male, non mi avvicino, penso che lui non mi abbia notato, invece mi ha notato, molla subito la ragazza e viene a parlare con me. Ha il modo di fare di un ragazzino che è stato preso con le mani nella marmellata. Io non gli chiedo nulla, ma mi dice che la ragazza è solo una collega, che la conosce appena, e che è una palla. Non l’ho più rivisto con quella ragazza.

Terzo episodio: Un giorno mi chiama al telefono, ma io non gli ho dato il numero, mi dice che lo ha chiesto ad un nostro collega, mi chiede se mi va in serata di andare al cinema, dovremmo essere in quattro, ma non mi dice chi. Ci vediamo per andare al cinema e mi dice subito che siamo solo noi perché gli altri due gli hanno dato buca. Gli propongo di lasciare perdere il cinema e di andare a prendere una pizza, gli brillano gli occhi. Restiamo a parlare fino all’una di notte.

Adesso hai un’idea più chiara del mio amico. Tieni presente che ci siamo visti più volte anche da soli, che abbiamo parlato moltissimo, ma mai di ragazze e neppure di colleghe. Potrebbe essere gay? E se fosse il classico ragazzo che cerca solo un amico. Che faccio? Andiamo avanti così o devo rischiare il tutto per tutto? Io non lo vorrei perdere per nessuna ragione e parlare chiaro potrebbe significare vederlo sparire. Non ho paura che mi sputtani con gli amici, non è proprio il tipo che può fare una cosa del genere. I dubbi sono molti ma intanto andiamo avanti così, magari a un certo punto le cose saranno così chiare che smetterò di farmi domande.

Matty95

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UNA DIFFICILE RELAZIONE GAY

Ciao Project,
ho 18 anni e ti vorrei parlare di una cosa che mi è capitata e che mi fa stare malissimo. È una storia complicata, ma ti prego di avere pazienza e di dirmi che cosa ne pensi.
Ai primi di gennaio di quest’anno stavo malissimo, perché stavo solo e non avevo un ragazzo. Io non riesco a stare solo e un ragazzo mi mancava tantissimo, mi ero preso un paio di volte delle cotte tremende, ma poi avevo visto il ragazzo in questione con una ragazza e la cosa mi aveva fatto a pezzi, ma sapevo che non c’era molto da fare. Passavo le giornate a fantasticare su come potesse essere bello avere un ragazzo che mi capisce, che ci potessi parlare, che ragionasse come me e che mi volesse bene, lo volevo anche bello, cioè non bello, ma come piace a me, un ragazzo dolce, affettuoso. A scuola, a un’assemblea vedo un ragazzo che mi piace un casino, diciamo che prima non lo avevo notato, ma all’assemblea mi è sembrato bellissimo. Dopo i due di picche che avevo preso con gli altri, non mi illudevo molto, anche perché io non sono bello come lui. Però lui mi si è avvicinato e ha cominciato a parlare con me, io non sapevo che dire, non mi volevo illudere però mi piaceva. A febbraio, dopo le pagelle, siamo andati in gita scolastica, siamo finiti in camera insieme, noi due soli. Ti giuro che non è stata una cosa programmata, ma è successo. Insomma, quando ce ne siamo andati a letto, dopo un po’ lui si è alzato dal letto e mi si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva entrare nel mio letto. Io non sapevo che fare, lo volevo, ma non sapevo che cosa sarebbe successo, però gli ho detto di sì e subito dopo gli ho chiesto se era gay e lui ha detto di sì. È stato bellissimo, ci siamo toccati e ci siamo masturbati reciprocamente, io ero in orbita e pure lui era molto preso. Siamo stati attenti a non fare cose pericolose perché lui mi ha confessato che l’aveva fatto con altri ragazzi. Ero felice, come non sono mai stato in vita mia. L’indomani l’abbiamo rifatto e lui ha insistito per andare oltre, ma io non volevo, alla fine ha fatto sesso orale lui a me ma non io a lui, anche se la voglia era tanta, però l’ho masturbato. Poi la gita è finita e siamo tornati a Milano e lì è cominciata la mia angoscia. Non mi chiamava, non rispondeva ai miei messaggi, però voleva che io andassi a casa sua quando non c’erano i suoi (lavorano il pomeriggio) a fare sesso, per qualche giorno ci sono andato ma, dopo il sesso, la cosa finiva lì. Io avrei voluto anche un po’ di tenerezza, ma se gli facevo una carezza mi guardava strano e mi diceva che quelle cose non gli piacevano. Quando gli mandavo qualche sms si arrabbiava perché mi diceva che lo potevano trovare i suoi, però quando i suoi genitori non stavano a casa pretendeva che io mi fiondassi da lui. Una volta non potevo proprio, perché avevo nonna a casa e non ci sono andato e lui si è arrabbiato nero, ha alzato la voce, poi è passata. Beh, adesso da qualche giorno non ce la faccio più a stargli appresso, mi chiede se mi è piaciuto quello che abbiamo fatto e cose simili, io provo a dirgli che mi piacerebbe qualcosa con un po’ più di sentimento e lui mi risponde che a me ci tiene moltissimo ma io ho l’impressione che non sia per niente così. Insomma, io penso che per lui conto solo perché corro a casa sua a fare sesso quando vuole lui, e il nostro rapporto in pratica finisce qui. Project, adesso sono al punto che comincio a non sopportarlo più. I primi tempi mi masturbavo pensando a lui, adesso non lo faccio più e quando sto a casa sua mi chiedo: Ma che cavolo ci faccio qui? Ci sto a fare un po‘ di sesso è vero, ma fatto così mi sembra proprio una cosa meccanica. Io penso che dovrei staccarmi da lui, ieri ci ho provato, ma si è arrabbiato, ha alzato la voce, ha cominciato a dire che lo strumentalizzo che lo uso quando mi fa comodo e poi penso di poterlo buttare via come un cencio, mi ha detto che se gli dico di no, tra noi è finita per sempre e che non lo merito, ma si vedeva che stava a disagio. Io non sapevo come reagire perché non volevo fargli male e alla fine ho ceduto e abbiamo fatto sesso come le altre volte, ma io avevo proprio il cervello da un’altra parte. Penso onestamente che sentirsi dire di no gli faccia un effetto terribile e non gli voglio fare male nel senso pesante, perché dopo tutto gli voglio bene e non so proprio che cosa fare.
Ti mando il mio contatto skype (omissis), perché mi piacerebbe parlarne un po’, dato che non posso parlarne con nessuno.
Sandro

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TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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DUBBI DI UN GAY DICHIARATO

Ciao Project,
ho pensato molto prima di scriverti e ti spiego perché. Conosco Progetto Gay da anni ormai, quando ci entrai le prime volte, diversi anni fa, intorno al 2010, io ero invaso dal sacro fuoco dell’omosessualità, avevo vent’anni, e un ambiente come quello del forum mi sembrava vecchio, asfittico, l’ambiente tipico di gente senza palle che si rintana nell’anonimato perché non ha la faccia di essere quello che è, parlando molto diretto, mi facevate pena, ti avevo mandato una mail, ma mi avevi risposto raccomandando prudenza e al tempo per me la prudenza era il peggiore dei vizi. Quindi me ne sono andato per la mia strada, una strada molto diversa da quella di progetto gay, ero già dichiarato pubblicamente e non avevo particolari problemi ad andare in un locale gay, insomma, tra internet e locali ho cominciato la vita del gay dichiarato. Ho frequentato anche circoli gay famosi, ma l’aria era troppo ideologica e me ne sono andato anche da lì. La sera del sabato andavo a ballare col ragazzo di turno, con il seguito ovvio di sesso (protetto! Qui la prudenza non l’ho messa da parte!) I primi tempi era tutto molto sciolto, conoscevo tanti ragazzi, fare sesso era facile, ci si divertiva e in buona pare ci si illudeva, poi si cambiava ragazzo, si continuava ad andare a ballare, si aveva una comitiva tutta gay, e anche un bel po’ atteggiata, solo per andare a ballare. Comunque, in mezzo a tutto questo, non ha mondato all’aria le cose importanti, ho continuato a studiare e mi sono laureato. Ho trovato lavoro in un settore molto specialistico e ho cominciato a lavorare, tutto sommato con una certa soddisfazione, perché sul lavoro mi stimavano. Nel frattempo solite cose: comitive gay, gite, andare a ballare il sabato, sesso facile, ecc. ecc., ma col tempo tutte queste cose perdevano progressivamente il loro fascino e mi trovavo ad andare a ballare praticamente senza nessuna voglia di farlo, e lo stesso valeva anche per il sesso, si poteva fare ed era pure facile, ma alla fine era diventata una cosa banale come qualsiasi altra. Un paio d’anni fa ero proprio arrivato alla frutta, totalmente demotivato. Allora è capitato che del tutto casualmente sono finito di nuovo sul forum di Progetto Gay e mi sono messo a leggere una storia, e mi è piaciuta, direi che mi è piaciuta molto, anche se mi dicevo che quelle sono tutte favole, e che quelle cose capitano a uno su un milione, perché il mondo non funziona così. Da allora, però, ho ripreso a leggere il forum con una certa regolarità e devo dire che mi aiutato molto a non cadere nella malinconia. E qui comincia la seconda parte della mia storia. Nella mia ditta io lavoravo come tecnico laureato, quindi a buon livello, ma c’erano anche tanti ragazzi che facevano lavori meno qualificati e oggettivamente più pericolosi. In ditta c’è molta attenzione all’antiinfortunistica ma i rischi ci sono come in tutti i settori industriali. Sei ragazzi erano addetti ai magazzini, io li conoscevo di vista e poco più, mi davano del lei e mi chiamavano dottore, cosa che mi faceva una certa impressione. Uno di questi, un giorno cade da una scaffalatura e lo portano in ospedale, ha delle fratture ma dicono che se la caverà. Io il giorno che è successo non ero al lavoro e l’ho saputo il giorni appresso, ho chiesto a che ospedale lo avevo portato e nel pomeriggio sono andato a trovarlo. Era piuttosto mal concio, ma mi ha riconosciuto subito e mi ha sorriso, gli ho chiesto di darmi del tu e gli ho chiesto anche se erano venuti a trovarlo, ha detto che erano passati due suoi colleghi, gli ho chiesto della sua famiglia e mi ha detto che della famiglia non si era visto nessuno, perché lui non è in buoni rapporti con la famiglia e dell’incidente non aveva detto nulla a casa. La cosa mi è sembrata strana, perché è un ragazzo molto giovane, ma non ho fatto altre domande. Mi sono seduto accanto al letto, abbiamo parlato di quello che dicevano i medici, dei tempi di ripresa, di rientro al lavoro. Era preoccupato dei rapporti con l’azienda, dei certificati di ricovero e di malattia, dell’INAIL e di altre cose del genere, gli ho detto che ci avrei pensato io e che doveva pensare solo a rimettersi in salute presto e bene. Sono rimasto lì finché l’infermiera non ha cacciato via i visitatori perché era ora della cena. Andare a trovare questo ragazzo mi ha fatto un effetto fortissimo, perché era sostanzialmente solo e aveva preferito non avvisare la famiglia, con la quale evidentemente non aveva più rapporti. Lui con me era stato molto gentile e si vedeva che era contento che fossi andato a trovarlo. L’indomani mattina, mi informai in amministrazione delle pratiche da fare e dei documenti e nel pomeriggio tornai in ospedale, questa volta portando anche due dolcetti presi in pasticceria. Lui stava abbastanza bene ma mi disse che avrebbe dovuto subire un intervento per ricomporre una frattura e mi disse che sarebbe stato dopo due giorni. Il tempo della visita passò molto velocemente e questa volta nell’andare via gli strinsi la mano, il giorno prima non lo avevo fatto. Il giorno appresso mi dice che sarà operato l’indomani alle 8.00 del mattino, mentre sono lì passa il chirurgo per il consenso informato e lui dice al chirurgo di considerarmi uno di famiglia a tutti gli effetti. Il dottore non fa una grinza e mi dice: “Guardi, l’intervento non sarà brevissimo perché la frattura è scomposta, ma il ragazzo è giovane e non ci dovrebbero essere problemi particolari, se vuole può venire in chirurgia così può stargli vicino al risveglio che in genere non è un momento facilissimo” Poi il dottore dice all’infermiera di farmi un “passi” per il reparto chirurgia. Quando il dottore se ne va arriva l’infermiera che mi manda via. Il ragazzo (chiamiamolo Enzo) mi dice che non c’è bisogno che io venga l’indomani. Ci salutiamo stringendoci la mano. Esco, telefono in amministrazione e chiedo un giorno di ferie per l’indomani, fanno un po’ di storie ma poi mi danno il giorno. L’indomani alle 7.00 sono in chirurgia, alle 7.15 mi fanno entrare a salutare il paziente per un minuto e lo portano in sala operatoria per la preanestesia. Io vado a sedermi nell’atrio e comincia la mia attesa. Per fortuna c’è un’infermiera, che mi dice che il chirurgo è bravo e mi rassicura, a mi dice che ci vorrà tempo, circa due ore e poi riporteranno Enzo al reparto e lì potrò stargli vicino durante il risveglio.
Io aspetto, sono tranquillo, ci sono dei giornali, leggo, vado avanti e indietro. Alle 10.00 Enzo non è ancora uscito, comincio ad essere ansioso, l’infermiera mi calma, alle 11.00 non è ancora uscito. Supplico l’infermiera di informarsi e di dirmi che succede, lei entra e dopo 5 minuti esce e mi dice: “Hanno finito, stanno suturando, è andato tutto bene, tra venti minuti esce, stia tranquillo!” Effettivamente dopo venti minuti lo portano fuori e lo rimandano in reparto, io aspetto il chirurgo, che esce dopo poco e mi conferma che è andato tutto bene e che la cosa è stata solo un po’ più complicata del previsto, mi dice di andare da Enzo e aggiunge che per il risveglio ci sarebbe voluta un’ora e mezzo o due.
Mi precipito in reparto accanto a Enzo, respira tranquillo, ha le flebo attaccate ma ha un buon colorito e sembra molto tranquillo. Mi sento rassicurato. Lo posso osservare da vicino e molto in dettaglio, è proprio un bel ragazzo, ha un viso dolce, quasi adolescenziale con un po’ di barba chiara. Ha la mascherina dell’ossigeno ma è staccata. Chiedo all’infermiera se deve prendere l’ossigeno, ma mi dice che non ce n’è bisogno e che Enzo respira bene, che, se mai, potrà avere dei dolori al risveglio col venire meno dell’anestesia, mi dice che potrei dargli l’acqua con la cannuccia o bagnargli le labbra. Io mi risiedo vicino a lui, ormai è mezzogiorno. Dopo l’una e mezza comincia a muoversi e dà segno di avere dolori, poi si assopisce di nuovo. Viene l’infermiera, misura la pressione e la saturazione, poi mette una seconda flebo e dice che è l’antidolorifico e aggiunge che va tutto bene. Alle due e mezza Enzo apre gli occhi, mi riconosce e mi dice: “Ciao!” io gli tocco la spalla, non la mano perché ha le flebo da entrambe le parti, ha anche il catetere e c’è la borsa sotto il letto. Gli chiedo come si sente e fa una mossa col viso, gli dico che ho parlato col chirurgo e ha detto che è andato tutto bene e anche l’infermiera dice che il decorso post-operatorio è normale. Mi sorride e mi dice “Io dormo un po’.” Gli rispondo: “Certo! Oramai il peggio è passato.” Resto lì fino alla sera. Quando arriva l’orario di visita c’è un po’ più confusione e Enzo si risveglia, è molto più lucido, mi dice di andare a casa che ormai lui sta meglio, ma gli rispondo che ho il permesso per stare lì tutta la notte e che andrò via l’indomani alle 7.00 per andare al lavoro.
Sono stato a trovare Enzo ogni giorno finché non è stato dimesso e ho notato che a trovarlo ci sono andato solo io. Nel frattempo i miei amici, coi quali andavo in giro per locali gay, mi chiamavo ogni giorno ma io avevo altro per la testa. Enzo era diventato per me una persona importante. Dopo le dimissioni dall’ospedale abbiamo continuato a sentirci praticamente tutti i giorni e anche ad uscire insieme e ad andare insieme a prendere una pizza. Enzo non parlava di ragazze, e l’idea che potesse essere gay cominciava a prendere stabilmente possesso del mio cervello, ma non c’era nulla nel suo comportamento che mi potesse dare un’indicazione precisa. Della famiglia non parlava affatto e meno che mai dei motivi per cui non aveva rapporti coi genitori. A un certo punto gli ho fatto una domanda diretta: “Hai una ragazza?” Ha solo detto che era una questione complicata e che non gli andava di parlarne, al che ho fatto macchina indietro e mi sono tenuto i miei dubbi. Dopo quella domanda con me è più formale, ma le spiegazioni di questo fatto possono essere opposte, può avermi preso per un etero che gli faceva una domanda ovvia per un etero, ma potrebbe anche avermi preso per un gay che esplora il terreno. In ogni caso, adesso la conversazione è più ingessata. E qui vengono i dubbi. Che faresti Project?
Tieni presente che noi lavoriamo nello stesso posto e che in azienda ufficialmente non ci sono gay, non mi sono dichiarato nemmeno io, figuriamoci se potrebbe dichiararsi un ragazzo timido come Enzo, ammesso e non concesso che sia gay.
Dovrei dirgli esattamente come stanno le cose, cioè fare io coming out con lui per costringerlo a fare lui lo stesso con me? E se poi non è gay? Perché la possibilità c’è eccome. Insomma, io non lo vorrei perdere per nessuna ragione, gay o etero che sia, e non vorrei che se ne scappasse per paura di chissà che cosa. Non ho mai avuto tutti questi dubbi per la testa. Tu conosci tanti non dichiarati e forse capisci meglio di me come ragionano.
Ti ringrazio anticipatamente. Ovviamente, se vuoi pubblica pure questa mail, chissà che non la possa leggere anche lui!
Italo (non mi chiamo così, ma mi piace)

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UN MASSAGGIATORE GAY

Ciao Project,
sono un tuo fan ormai da anni e in pratica non passa giorno che io non guardi che c’è di nuovo nel forum, per un po’ sembrava che ci fosse poca gente e che le novità fossero pochine, ma ho visto che l’attività è ripresa e mi fa veramente piacere, e allora penso pure io di poter dare un contributo raccontando la mia storia. Premetto che non è una storia legata a forme di disagio o a problemi seri, direi che il mio contributo è leggerino, ma penso possa essere interessante.
Io sono un fisioterapista, un fisioterapista vero, laureato con una laurea quinquennale e ho fatto diversi corsi professionali di riabilitazione e di fisioterapia sportiva, ho 28 anni. Dopo i primi tempi, in cui nessuno mi conosceva, ho cominciato a lavorare con persone anziane e pazienti traumatizzati o con malattie invalidanti, ho avuto le mie soddisfazioni, ma, lo devo dire, provo anche tanta malinconia quando vedo persone molto mal ridotte, e siccome sono tutti anziani mal messi, capita che ogni tanto qualcuno venga a mancare e la cosa mi fa un effetto terribile perché sono persone che ho conosciuto molto da vicino. Diciamo che questo tipo di attività non è esattamente quello che avrei voluto fare. Di recente ho fatto un corso di qualificazione per l’uso del DAE (defibrillatore semi automatico) e un altro corso sul primo soccorso cardiologico e ho mandato il mio curriculum ad alcune società sportive. Pensavo che nessuno mi avrebbe risposto, ma non è stato così. Una società semiprofessionistica della mia zona mi ha contattato per un colloquio, io ci sono andato e ho portato i miei titoli. C’era un medico, il presidente della società e altre due persone. Sui titoli non hanno avuto niente da dire, e mi hanno detto subito che loro avrebbero potuto farmi un contratto, ma con compensi molto limitati perché il loro bilancio è proprio ridotto all’osso. Ho chiesto quali sarebbero state le condizioni e gli orari e mi hanno detto che avrei lavorato quasi sempre due mattinate alla settimana, giovedì e domenica per 4 ore ogni volta, quindi circa 30 ore al mese in 9 mattinate. Ho chiesto quale sarebbe stato il mio compenso netto e mi hanno risposto poco più di 600 euro, però con l’obbligo di seguire la squadra una domenica sì e una no, quando va in trasferta, in quel caso le spese di spostamento, vitto e alloggio sarebbero state a carico della società. Non ci ho pensato due volte e ho accettato. Ho firmato un contrattino, dopo avergli dato una rapida letta, ma era un modello standard dell’AIC (associazione Italiana calciatori) e quindi mi potevo fidare. Mi ci è voluta una settimana per riordinare gli appuntamenti coi miei pazienti poi, finalmente il giovedì successivo ho fatto primo ingresso in società. L’appuntamento era per le 8.00, sono arrivato alle 7.30 e non c’era ancora nessuno. Sono andato al bar a prendere un cappuccino e c’erano diversi ragazzi con la borsa da calciatore, mi sono fatto coraggio e ho chiesto se erano lì per l’allenamento e poi ho detto che ero il nuovo massaggiatore. Mi hanno risposto che non ne avevano mai avuto uno, comunque sono stati simpatici e il cappuccino me lo hanno offerto loro. Poco prima delle 8.00 siamo entrati, ma il mister non era ancora arrivato, alle 8.05 i ragazzi della squadra c’erano tutti, il mister è arrivato alle 8.30 con una super-macchina, in pratica non staccava dal telefonino, in uno dei rari momenti di pausa mi sono presentato ma lui ha detto solo “bene” ed tornato a fare i cavoli suoi; ha mandato i ragazzi a cambiarsi e poi in campo a fare “un po’ di riscaldamento”, in pratica facevano tutto i ragazzi e il mister continuava a pensare solo agli affari suoi. Io restavo a bordo campo e non sapevo che cosa dire, poi il mister, quando non erano nemmeno le 9.00, mi ha detto: “fagli fare tu qualche cosa, io devo scappare, quando hai finito ti tiri la porta.” E se ne è andato. Quando i ragazzi hanno visto che il mister se ne era andato, se ne volavano andare pure loro, ma io, per contratto dovevo stare lì altre tre ore e non sapevo come fermarli e lì mi è venuta l’idea: li ho chiamati tutti nella palestra, e ho detto che dovevano imparare a usare il defibrillatore, che era una cosa che poteva salvare loro la pelle. Ho chiesto dove stesse il defibrillatore, sapevano che da qualche parte c’era, ma non sapevano dove, poi lo abbiamo trovato in un armadio, ma scarico, abbiamo trovato il posto dove doveva stare e lo abbiamo messo dove doveva stare e ha cominciato a caricarsi, ma ci vuole tempo. Era un defibrillatore che avevo già usato al corso e sapevo farlo funzionare. Ho fatto sedere i ragazzi per terra e ho parlato loro del defibrillatore, di che cosa è, di come funziona e di come si adopera, del massaggio cardiaco, del primo soccorso cardiologico e di tante altre cose molto concrete e molto utili. Mi stavano a sentire, ho detto che non dovevamo perdere tempo e che potevamo fare delle simulazioni. Per rompere il ghiaccio ho fatto io da cavia e ho assunto il ruolo di uno che ha bisogno di soccorso cardiologico e ho chiesto a loro come si sarebbero comportati, si sono avvicinati, hanno fatto alcune manovre, ma non erano quelle giuste e allora ho spiegato loro che cosa dovevano fare, come disporre il paziente, come prendere il polso, come facilitare la respirazione e tutto con l’aiuto di uno che si è prestato a fare lui l’infortunato, poi si è sentito il beep del defibrillatore, segno che era carico, ho fatto vedere loro le spie, il pulsante e i segnali e ho detto che il defibrillatore verifica se c’è bisogno di defibrillazione e guida passo passo l’operatore. Ho chiesto a uno dei ragazzi to togliersi la maglietta perché volevo fare vedere loro dove vanno posti esattamente glie elettrodi, quello si è steso, ho applicato gli elettrodi e il ragazzo si è spaventato e li ha allontanati, pensava che gli potessi fare arrivare una scossa pericolosa, allora mi sono steso, ho messo gli elettrodi su di me e ho detto al ragazzo di avviare il defibrillatore, lui aveva paura di farlo, allora l’ho fatto io al suo posto e il defibrillatore ha risposto che non occorreva defibrillazione. Ho spiegato che l’apparecchio fa una rapida diagnosi e decide se è il caso di dare la scossa e la dà solo se è il caso, e dopo dà le istruzioni per le manovre di rianimazione e di massaggio cardiaco. I ragazzi sono rimasti molto colpiti, e mi hanno detto che era come nei film americani di pronto soccorso. Ho chiesto se c’era una sala medica e una per i massaggi, mi hanno portato in una stanzetta, con un tavolo e due sedie e hanno detto che era tutto lì, ho chiesto del lettino e si sono messi a ridere come per dire che non avevo ancora capito dove stavo. Chiedo ai ragazzi perché non hanno fatto la doccia dopo l’allenamento, mi fanno segno di seguirli, aprono una porta, c’è il locale docce con otto box ma è evidente che non funzionano da anni, oltre una seconda porta ci sono anche quattro gabinetti ma ne funziona solo uno. Mi dicono che la società non ha soldi, e allora lancio la proposta: “Chiediamo il permesso e mettiamo tutto a posto noi, ci sarà un po’ da lavorare ma siamo in tanti.” Erano perplessi, dicevano che bisognava chiedere il permesso al mister, io ho risposto che non era cosa del mister ma del presidente e ho detto che avrei provato a parlarci, mi guardavano come se fossi un animale raro caduto lì dentro per sbaglio. Erano passate da dopo le 11.00 e ho fatto andare via i ragazzi, ma non senza prendermi tutti i loro numeri di cellulare e senza dare a loro il mio. Dopo che se ne sono andati ho fatto un rapido giro dell’edificio che, se rimesso a posto, non sarebbe stato niente male, ho preso le misure della sala medica e degli altri locali e mi sono disegnato una piantina con tutti i dati. Poi ho chiamato la segretaria del presidente e le ho detto che avrei voluto parlare col presidente. Mi ha chiesto: “Ci sono problemi?” Ho risposto “No!” in modo deciso e dopo qualche secondo me lo ha passato. Gli ho detto che ero stato all’allenamento e che mi ero trovato molto bene e poi ho lanciato la mia proposta: “Se io mi mettessi al lavoro per rimettere un po’ in funzione le docce, i bagni e cose del genere lei mi lascerebbe fare?”, mi ha risposto: “Può fare quello che vuole, ma non si aspetti quattrini né per lei né per pagare altre spese, perché quattrini non ce ne sono.” Gli ho risposto: “Presidente, io non le sto chiedendo soldi ma solo il permesso di fare.” Lui mi ha detto che non aveva niente in contrario ma che aveva parlato chiaro e soldi non ne avrei avuti in nessun caso.
Ho comprato stracci, scope, spazzoloni, anticalcare, detersivi. Il mister mi aveva dato le chiavi e ho passato tutte le mie ore libere a pulire la sala docce, l’acqua c’era e gli scarichi funzionavano, era solo tutto sporco e incrostato. La domenica era giorno di partita, sono stato coi ragazzi prima dell’inizio, ma non si potevano fare massaggi perché non c’era nemmeno il lettino, nell’intervallo ho fatto stendere a terra uno che aveva ricevuto un calcio su un piede e ho lavorato sodo su quel piede e mi ha detto che stava meglio ed è tornato a giocare, alla fine della partita (purtroppo andata male) ho detto ai ragazzi che potevano fare la doccia, hanno aperto la porta del locale docce ed era tutto pulito, hanno fatto la doccia per la prima volta con l’acqua calda, io sono rimasto fuori, quando sono usciti mi hanno chiesto dove stavano stracci e detersivi perché non potevano lasciare tutto sporco. Hanno ripulito tutto e io ho chiesto che mi dessero una mano a portare un lettino per i massaggi e un armadietto che avevo a casa e che non avevo mai adoperato. Uno ha detto che poteva prendere per un’ora un furgone ma che bisognava farlo subito perché gli altri giorni lo usavano per il lavoro. Siamo andati a prendere il furgone, poi a casa mia, abbiamo caricato il lettino e l’armadietto e siamo andati di nuovo allo stadio e sistemare le cose. Ho chiesto perché il mister non fosse andato alla partita e mi hanno risposto alzando le braccia. Io però ho detto subito: “Ma tante cose possono cambiare!” Uno mi ha detto: “Il mister no!” io ho detto che anche restando lui formalmente il mister tante cose potevano cambiare, poi li ho salutati dicendo: ci vediamo giovedì e cerchiamo di fare un po’ di lavoro vero.
Il giovedì hanno trovato la sala medica perfettamente pulita, c’erano anche l’apparecchio per la pressione, il pulsossimetro e un po’ pomate per gli strappi muscolari. Il mister mi aveva avvertito che non sarebbe venuto. Ho proposto ai ragazzi un minimo di preparazione prima dell’allenamento, abbiamo portato il lettino nella palestra e si sono messi tutti intorno, ho chiesto un volontario e Marcello si è steso sul lettino. Ho detto loro che sono calciatori e che la preparazione deve riguardare soprattutto i muscoli delle gambe, ho fatto vedere alcune manovre per la distensione muscolare e per lo scioglimento delle articolazioni, io facevo il movimento su Marcello e loro lo rifacevano divisi a coppie, siamo stati quasi 40 minuti a fare esercizi, poi siamo andati a fare allenamento (senza il mister). Mi ero preparato tutta una serie di esercizi presi da un libro sull’allenamento di calcio. I ragazzi mi guardavano stupiti: mi chiedevano se ero stato un calciatore, ma io rispondevo che ero solo un fisioterapista. Abbiamo fatto più di un’ora di preparazione atletica e poi una partitella tutta giocata sulla tecnica più che sulla forza. Alla fine hanno fatto la doccia e hanno ripulito tutto. Uno mi ha detto che aveva tanti libri tecnici sul calcio e ha detto che poteva portarli e che forse potevano essere utili.
Insomma, Project, col tempo, con questi ragazzi si sono creati rapporti bellissimi, siamo diventati proprio amici. Io avevo la possibilità di massaggiarli, ma l’ho fatto sempre molto professionalmente e coi ragazzi che indossavano comunque gli slip. Ogni tanto qualcuno usciva nudo dalle docce ma la cosa era normalissima pure per me, quello che mi piaceva era l’atmosfera assolutamente magica che si respirava allo stadio, il fatto che in pratica eravamo come fratelli e che se c’era qualche problema ci davamo una mano uno con l’altro per risolverlo. Io sono gay e lo sono sempre stato, per me stare tra questi ragazzi è la felicità! Mi sono chiesto più volte se tra loro ci fosse qualche ragazzo gay, ma credo proprio che non ce ne siano. Se ce ne fossero stati, sarei stato molto meno disinvolto, perché un gay in certe situazioni si potrebbe sentire a disagio e questo proprio non deve succedere.
Ecco la storia è questa, non c’è niente di porno, c’è solo il fatto che con questi ragazzi, che sono quasi certamente tutti etero, si sta benissimo, Non mi sento un gay represso che si accontenta di amici etero. Io non mi sono innamorato di nessuno di questi ragazzi, quella sarebbe proprio un’altra storia, questi ragazzi, per me sono amici, ma sono così importanti che io sto bene così, al momento almeno. Le mie fantasie ce le faccio, beh, questo è umano, ma restano cose mie privatissime. Quando mi innamorerò le cose saranno diverse.
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