IL CASO DI OSCAR WILDE (secondo Raffalovich) 1

Con questo post inizia una serie di quattro post tutti dedicati al caso di Oscar Wilde così come presentato da Raffalovich in “Uranismo e Unisessualità”. Va subito chiarito che sono stati fatti diversi studi sugli atti giudiziari e sui riflessi della vicenda Wilde, così come appaiono dai giornali dell’epoca, ma l’analisi e il giudizio di Raffalovich hanno un’importanza specialissima, in primo luogo perché Raffalovich è un contemporaneo, scrive pochissimo tempo dopo la conclusione del processo, è omosessuale, conosce personalmente Wilde e proprio per questo vede le cose dall’interno e non si affida al sentito dire o a sintesi altrui. Al di fuori delle persone direttamente implicate nel caso Wilde, ben poche persone sono state così profondamente coinvolte da esso come Raffalovich.

Va però anche sottolineato che Raffalovich ha avuto motivi di incomprensione con Wilde dovuti a ragioni molto private. Nel 1891 Wilde pubblica “The picture of Dorian Gray”, un libro importante sotto molti aspetti nella vicenda umana di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892, cioè l’anno successivo alla pubblicazione del ritratto di Dorian Gray,  Raffalovich, a Londra, conosce John Gray, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ’94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed Unisexualité” in cui dedica parecchio spazio alle vicende giudiziarie di Oscar Wilde. Aggiungo per completezza che John Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stesso anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. Nella sostanza Raffalovich sottrasse John Gray all’influenza di Wilde. Tra Raffalovich e Wilde le incomprensioni reciproche erano sostanziali, Raffalovich era rigorosamente omosessuale e considerava l’omosessualità come un valore fondante della moralità di una vita e la sua vicenda personale lo testimonia. Wilde, che era sposato e aveva due figli, considerava l’omosessualità come un insieme di avventure personali e sosteneva che “non si può essere innamorati della stessa persona per più di sei settimane”. Raffalovich, con ogni probabilità, visse dopo la sua conversione in castità monastica, Wilde si riteneva libero da ogni limite nella sua ricerca del piacere. Si tratta di due mondi molto lontani. Tutto questo spiega l’atteggiamento duro che Raffalovich dimostra nei confronti di Wilde, a fronte di un atteggiamento molto più rispettoso e comprensivo verso Alfred Douglas, di cui sui sottolinea la devozione assoluta al suo amante.

Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.

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IL CASO DI OSCAR WILDE

Le società hanno i criminali che si meritano (Lacassagne)

Al termine delle lunghe giornate rattristate dall’emozione per il caso di Oscar Wilde, cercavo di consolarmi leggendo le conversazioni del grande Goethe. Cercavo di innalzarmi fino alla sua serenità e traevo ispirazione dalla sua saggezza chiara e profonda. Anche lui, mi dicevo, si sarebbe rattristato vedendo tanta ignominia e tanta ignoranza. Il modo di fare del pubblico sarebbe stato per lui rivoltante come gli atteggiamenti degli accusati e dei coinvolti. E avrebbe buttato lontano da sé i giornali inglesi o stranieri con i loro apprezzamenti assurdi o scontati. In questo processo parla la storia ed è tempo di abbandonare molti stereotipi.

“Ogni uomo, ha detto Goethe, ha diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità. Questa è l’origine psicologica delle filosofie.” Ed era altrettanto persuaso che quelle Forze, quelle Decisioni, che egli chiamava das daemonische [il demoniaco] non permettono per troppo tempo ad una individualità di oltraggiare le altre individualità. Ciò che rende così giuste le vendette del tipo di questa (perché ci sono delle occasioni in cui ci si sente quasi in diritto di parlare di persone specifiche) è la loro stessa lentezza: non è più una questione di colpevolezza ma di criminalità. Se Oscar Wilde, per esempio, fosse stato colpito qualche anno fa, la sua colpevolezza dal punto di vista di una morale alta non avrebbe raggiunto il livello della criminalità.

Quando lo accuso di criminalità, non mi occupo più degli atti sessuali che gli sono stati rimproverati ma del ruolo che ha rivestito, dell’influenza che ha assunto e così male impiegato, delle giovani vanità che lui ha falsificato, dei vizi che ha tanto incoraggiato. La società inglese è altrettanto colpevole. Quanto a lui, che sia stato o meno “come la grande Saffo” con tutti “questi galoppini dagli occhi di tribade”, la morale più indulgente e la più lassista ora lo condannano da altri punti di vista, come fa l’opinione pubblica. Solo che l’opinione pubblica mi ispira poca stima su questo argomento; essa lo ha supportato, sostenuto, intrattenuto, l’ha subìto, questo infelice sacerdote di Priapo, ammalato del male delle rivendicazioni; l’opinione pubblica gli ha perdonato molte cattive parole che erano cattive azioni, e oggi è la sua colpevolezza che essa attacca più che la sua criminalità. E chissà come l’opinione pubblica cambierà direzione un giorno: forse in suo favore.

Sarebbe una buonissima cosa (e non necessariamente un’utopia) se questo processo aiutasse a chiarire la questione dell’inversione sessuale, una delle più importanti del presente e dell’avvenire. Questo processo, ancora più storico che scandaloso, secondo me, contribuirà a questo chiarimento necessario che arriverà, mi chiedo solo perché debba arrivare oscurato dalla licenza dei costumi.

Un’ultima parola prima di cominciare: per giustizia verso l’Inghilterra e per fare un po’ vergognare i giornali stranieri che hanno spinto lo sciovinismo fino a negare l’universalità dell’unisessualità, citerò una lettera di Madame, la moglie di Gastone l’invertito, cognata di Luigi XIV e madre del Reggente:

“Dunque voi pensate, mia cara Amelia, che non ci sia un gran numero di monelli che hanno le stesse inclinazioni dei Francesi! Se lo pensate vi sbagliate di grosso. Gli Inglesi sono altrettanto determinati e non si comportano meglio. Mi fate ridere se pensate che questo peccato non si commette in Germania                                            . Credetemi, anche i Tedeschi si intendono molto bene di quest’arte. Se Carlo-Luigi non fosse stato presente, il principe di Eisenach, che è caduto in Ungheria, avrebbe ucciso il principe di Wolfenbuttel. Quest’ultimo voleva fargli violenza e l’altro non ci sentiva da quell’orecchio. Carlo-Luigi mi ha raccontato anche che tutta l’Austria era infestata da vizi simili…,” 3 settembre 1708.

Dopo avere appassionato i curiosi, gli oziosi, gli sfaccendati, dopo avere occupato le persone serie, i colpevoli o gli imprudenti, il caso di Oscar Wilde appartiene ora alla scienza e alla storia. Gli storici della morale sociale non potranno trascurarlo. Nessun caso che riguardi i comportamenti di questo tempo è stato di una simile portata. Gli scandali di Cleveland Street,[1] che sono diventati famosi in Francia attraverso le battute sui giovani telegrafisti, e sono stati seguiti dall’allontanamento forzato di lord Arthur Somerset, non evidenziavano che dei vizi individuali che si servivano della comune organizzazione del vizio. Nessuno dei disgraziati coinvolti in questo caso si era  innalzato apertamente contro l’opinione pubblica. Nascondevano le loro abitudini. Avevano paura, provavano vergogna. La loro ipocrisia confinava con la decenza e la loro prudenza era un omaggio al pudore. Non si poteva accusare la società di una tolleranza indebita e nemmeno i colpevoli di aver voluto celebrare apertamente Sodoma.

Locali come quelli di Cleveland Street, clienti, prostituti, gestori di case di prostituzione esistono dovunque. Esiste Sodoma, la città invisibile, venale e minacciosa.

Ma la tragedia che ha Oscar Wilde per titolo e di un’altra natura. Oscar Wilde è stato incoraggiato, tollerato dalla società inglese. Si diceva che fosse un’istituzione. Ha deviato sempre di più e sotto il dominio della vanità e dell’impunità era arrivato da lì alla vita più audace e più pericolosa per la salute pubblica e anche per lui stesso.

È stato vittima di se stesso, della società e dei suoi amici. Se lo si compatisce nella sua grande disgrazia, ci si ricorda che è stato un pericolo nazionale; senza tutto questo, se fosse stato soltanto un pervertito cerebrale sospettato di perversioni sessuali e acciuffato dalla polizia, il sua caso non meriterebbe uno studio così approfondito. Il caso di Oscar Wilde, considerato seriamente, è di una importanza capitale. Come è stato permesso a un uomo simile di tenere un corso di mutuo egoismo con l’assenso della società inglese? E come, attraverso quali inconcepibili imprudenze, una impunità così consolidata è andata improvvisamente in pezzi?

Oscar Wilde (figlio di un medico irlandese molto conosciuto e di una madre tuttora vivente e che, col nome di Speranza, scriveva poesie irlandesi), è sempre stato molto irlandese, poteva parlare molte ore senza stancarsi, amava il suono della sua voce lenta, rideva violentemente alla sue stesse battute incessanti, faceva spesso l’effetto di masticare le sue parole come se fossero caramelle. Non lo si poteva veder parlare senza notare le sue labbra sensuali, i suoi denti scoloriti e la sua lingua che sembrava leccare le parole. Questo paragone triviale è di una esattezza scioccante. Era un parlatore di cui si vedeva la macchina in funzione. I miei lettori lo hanno probabilmente visto: di alta statura, un negro sbianchito o arrossito, imberbe, pettinato con cattivo gusto.

Quando comparve a Londra, si conquistò una fama di eccentricità e di talento da buffone. A Oxford si era distinto per gli studi seri. Guidato da M. Whistler (che lo ha molto rimpianto dopo e che gli aveva fornito molto spirito e molta originalità), entrò nell’ambiente mondano, preoccupato soprattutto di stupire, di divertire, di fare parlare di sé, senza disdegnare alcuna forma di stupidità, sempre in cerca di qualsiasi spiritosaggine o battuta impudente, felice di essere fischiato, capace di imporsi poco a poco.

La società inglese ebbe il suo buffone come aveva la sua bellezza, Mm Langtry; la carriera della dona più bella e del più vanitoso degli uomini si commentano reciprocamente, ma dato che lei vive ancora, e anche lei fa parte della storia, anche se della storia aneddotica, non parlerò che in modo molto riservato dell’opinione della “nuova Elena” sul suo poeta e amico. Un giornale americano l’ha consultata, e stando al giornalista americano, lei ha risposto che aveva conosciuto Oscar Wilde dopo che lo avevano rimandato indietro da Oxford, che lui aveva sempre queste idee, che era un uomo affascinante, di cui tutti ridevano nella più alta società e che lo si amava senza prenderlo sul serio.

Autentica o no, questa risposta del Giglio di Jersey, della bella per la quale fu inventato il titolo di bellezza professionale, è un modo di scusare la società di Londra, il peggior modo di scusarla. Oscar Wilde faceva ridere, divertiva soprattutto gli ignoranti, i giovani che non hanno letto granché, le donne che hanno letto ancora meno, e anche qualche uomo serio troppo occupato per approfondire, anche solo un po’, qualcosa di così frivolo come l’influenza di un uomo che fa ridere.

I pittori dicevano di lui: capisce tutto meno che la pittura. I letterati al di sopra dei 23 anni: tutto salvo la letteratura. I musicisti: tutto salvo la musica. E così via. In Inghilterra la notorietà e la celebrità sono contigue. In un ambiente mondano le donne e i ragazzi giovani  vogliono divertirsi a qualsiasi costo; la borghesia imita questi atteggiamenti come può, e lo scherno delle classi intermedie e inferiori aumenta la notorietà. Il principe di Galles volle fare la conoscenza di Oscar Wilde. Oscar Wilde diventò l’uomo più ricercato e più ridicolizzato. Si vantava del suo egoismo, della sua pigrizia,  della sua vanità, della sua incostanza, di tutti i vizi confessabili. Era proprio l’avventuriero che divora le cose care e rare. Aveva ventotto anni. Se ne andò a fare delle conferenze in America. Lì risero di lui graziosamente, ma eccitare il riso faceva parte del suo progetto. Ritornò lamentandosi dell’Oceano che lo aveva deluso. Si sposò con una affascinante irlandese che aveva un po’ di patrimonio. Da questo matrimonio[2] sono nati due figli. Oscar Wilde avrebbe potuto essere felice senza la sua divorante vanità e in una società che non gli avesse fornito tanto pascolo. Ma allora era molto lontano dalle avventure di oggi. Il suo egoismo, è vero, era imperturbabile. Si orientava verso il più giovane e cercava di fargli girare la testa a forza di adulazioni e di fare di lui un discepolo. Discuteva, discuteva incessantemente, e fumava sigarette.

Si interessava allora di tutte le perversioni sessuali, le temeva, ne aveva paura in rapporto a se stesso. Gli piaceva parlarne, sapeva le storielle di tutta Londra. Le grandi tribadi lo affascinavano come i sodomiti coraggiosi o innamorati. Ci girava intorno. Era innocente, così diceva, ma seguiva la pista degli altri.

“Non credo proprio, diceva ai suoi giovani amici, che quelli che fanno queste cose si divertano tanto quanto mi diverto io a parlarne”[3]

Fu preso da un vero accesso di febbre cerebrale dopo aver letto “Monsieur Vénus” e ne raccontava la trama con un ardore poetico più che ammirevole. Era inesauribile. Per lui, quanto a lui, aveva paura. Sapeva di essere tanto conosciuto, che la sua immagine era così riconoscibile, che non avrebbe osato, in un luogo pubblico, discutere con sconosciuti compromettenti. Si vedrà la strada che ha percorso dopo.

Si ricordava allora di tutte quelle regole di prudenza e di decenza che aiutano un uomo onesto, anche se è invertito, a vivere con la fronte alta e senza paura. Se diceva ai giovani uomini del suo mondo: “Solo voi sapreste darmi un brivido di novità, solo voi sapreste mescolare il romanzesco e l’ironia, il romanticismo e il cinismo”, se rifiutava Mon Frère Yves, come troppo blando, troppo innocente, se la lettura in “A Rebours” dell’incontro del giovane uomo e di des Esseintes, gli dava un po’ della febbre di Monsieur Vénus, era soprattutto curioso, girandolone, timoroso, giocava con l’idea del pericolo più che col male in sé.

“Non posso farvi conoscere il signor Tizio o il signor Caio, diceva ai suoi giovani amici, perché potrebbero compromettervi.”

Quando gli si chiedeva di spiegare la situazione psicologica degli unisessuali del bel mondo, di quelli che vanno dappertutto, ma tirano dritto per la loro strada, assicurava che essi cominciavano con la gioia, il delirio della loro originalità, della loro indipendenza, ma che man mano che si isolavano sempre di più, man mano che erano per così dire marcati in volto, soffrivano molto. Secondo lui, essi cominciavano dall’esaltazione e dall’orgoglio e finivano per sentirsi dannati…

Ci fu qualche momento di esitazione quando scrisse Dorian Gray, un romanzo poco originale (Oscar Wilde non è mai stato originale), artificiale, superficiale, effeminato. L’unisessualità regnava ma senza vigore, nel chiaroscuro, nell’affettazione della paura.

Non vedo alcun argomento serio contro lo studio dell’unisessualità nell’arte. I maestri non ne hanno paura, da Eschilo a Swinburne. In Inghilterra, il teatro, il romanzo, la poesia, se ne sono impossessati o serviti, ma sempre in modo franco, eroicamente, o satiricamente, o appassionatamente.[4]

Oscar Wilde non avendo né il senso della vita né un talento che gli fosse proprio, ha potuto trattare l’inversione o la perversione sessuale solo debolmente, con una certa ipocrisia, languidamente.

Quelli che avevano capito e detestato la china sulla quale stava scivolando lo avevano abbandonato e avevano preso le distanze da lui prima del Dorian Gray. Quelli che aveva intorno non se ne rendevano conto, si divertivano con lui, condividevano i suoi gusti, lo capivano.[5] Questo è Oscar si diceva, tutti lo conoscono, può fare quello che vuole. I suoi amici e gli amici degli amici amavano ripetere: “Gli piace parlarne, ma non lo fa.”

Le sue lezioni di egoismo, di falsità, di menzogna, di sovrastrutture, di poveri paradossi spaccati in quattro, non erano abbastanza per screditarlo. Si permetteva ai propri figli di adularlo e di esserne adulati, di lasciarsi chiamare “il nuovo ragazzo di Oscar”.

Si era messo a lavorare e si parlava meno di lui quando la sua commedia “Il ventaglio di lady Windermere” fu messa in scena in uno dei migliori teatri di Londra. Mi ricordo di questa prima. La commedia corrispose a quello che mi attendevo dal suo talento e dalla sua sicurezza in se stesso: niente di così vecchio come la commedia, niente di così personale come il suo condimento.

La novità di questo tipo di plagio, gli interpreti, la moda, la famosa sigaretta che l’autore fumava gustando la sua apoteosi, dopo l’ultimo atto, in presenza del pubblico che lo acclamava, e il famoso garofano verde[6] all’occhiello gli provocarono un successo strepitoso. Il pubblico inglese ama le vecchie pagnotte; e Oscar Wilde, in più, gli offriva i vecchi ritornelli “artistici” e tutto lo “spirito” della sua esistenza e del suo mondo.

Oscar Wilde guadagnava ora denaro. Viveva poco a casa sua, stava qualche volta in un albergo, qualche volta in un altro. Rinunciava per la maggior parte del tempo alla vita domestica, ma il suo successo lo avrebbe potuto riportare alla vita rispettabile. Anche senza vivere una vita priva di sospetti, anche predicando la corruzione, anche circondato dai giovani uomini più visionari, più scintillanti di Londra, avrebbe potuto non crollare. Ecco uno dei punti curiosi del caso, una delle numerose lezioni commentate senza dubbio a Sodoma come a Londra.

Anche se fosse stato assolto, sarebbe comunque rimasto il modello di quello che non si deve fare. L’indulgenza che gli si accordava, il successo della sua commedia, la sua insensata vanità, la sua corte di gente giovane, sempre più giovane, come capita ad ogni celebrità sul punto di tornare indietro, la sua enorme indulgenza per i suoi propri capricci, lo avevano guastato e lui schiacciava tutto quello che stava intorno a lui o dentro di lui, anche le sue qualità, anche le sue amicizie.

Quello che Goethe chiama “das daemonische” [il demoniaco] gli fece fare la conoscenza di Alfred Douglas, figlio del marchese di Queensberry. Lord Queensberry, le cui due mogli hanno divorziato, è sempre stato famoso per il suo trasporto collerico, per la sua ostinazione, per le sue opinioni religiose professate o piuttosto proclamate a una prima di Tennyson. Suo padre, suo fratello e il suo figlio più grande sono morti tragicamente, uccisi da un’arma da fuoco. Un altro fratello è morto su una montagna. Una sorella ha sposato un giovane panettiere. Un’altra sorella non ha mai temuto la pubblicità, e ora protegge gli animali che la sua passione per lo sport prima perseguitava.

Lord Queensberry era stato profondamente amareggiato dalla elevazione del suo figlio maggiore, lord Drumlawing, segretario di Lord Roseberry, a pari di Inghilterra, mentre lui non sedeva nella camera dei lord.

I suoi figli avevano tutti preso le parti della loro madre, e i rapporti non avevano niente di cordiale.

Lord Alfred, un giovane uomo pallido e artificiale, sempre vicino ad ogni tipo di imprudenza e a ogni tipo di esagerazione, scriveva dei versi sui “due amori” e su “la lode della vergogna”,[7] traduceva dal Francese in Inglese la Salomé[8] che è dedicata a lui, collerico come suo padre, trascinò Oscar Wilde alla rovina. Lo fece precipitare nel bel mezzo di un odio familiare comparabile con quello della razza di Atreo. Un figlio raramente ha odiato suo padre così apertamente come lord Alfred ha odiato lord Queensberry. Non penso di dovermene stupire più di tanto. Ci sono sentimenti più deplorevoli che bizzarri. Assolutamente indifferente non solo al che se ne dirà ma anche al che se ne dice, o forse non sdegnando affatto di essere celebre, abituato a vedere nella sua famiglia le teorie messe in pratica, sceglieva le sue amicizie e le sue conoscenze dove gli pareva, non sdegnando di cenare né con gestori di case di tolleranza né con piccoli Gesù [prostituti], né con degli amanti ben noti di carne maschile venduta a prezzo, la sua curiosità, la sua sfida, hanno dovuto affascinare Oscar Wilde, il curioso timido e impertinente. Wilde aveva ripetuto a sazietà che non si poteva amare lo stesso individuo per più di sei settimane ma il suo entusiasmo per lord Alfred dura dal 1891. La nascita di Lord Alfred, la sua giovinezza avventurosa e fuorviata, di cui avrebbe dovuto avere pietà, il suo aspetto insieme artificiale e indifferente, stanco e infaticabile, la lealtà commuovente, emozionante, degna di miglior causa, lo affascinarono e lo avvinsero. Bisogna sapere che in Inghilterra il figlio cadetto di una famiglia nobile esercita un prestigio fantastico agli occhi di molti borghesi. Così si è vista, in questi ultimi anni, una donna vestita da uomo farsi passare per lord A. Pelham Clinton (l’eroe defunto del processo Bolton e Park, processo di pederasti) e intascare il denaro dei borghesi. Man mano che Wilde si impaludava, il prestigio del giovane lord Alfred brillava sempre più chiaramente agli occhi dell’Irlandese.

Lord Alfred Douglas ha gettato una sfida così vigorosa e totale (non ha che ventiquattro anni) a tutte le cose che si definiscono convenienze, che non può stupirsi, irritarsi o offendersi se lo si tratta con la curiosità e con la franchezza dovute  a un contemporaneo. La sua giovinezza, la sua estrema arditezza, le sue inutili imprudenze, la sua fedeltà senza limiti, il suo odio, le sue lettere ai giornali, fanno fremere ogni uomo minimamente serio che la psicologia non abbia indurito. Più ci si avvicina alle laceranti divisioni interne alla sua famiglia, più si vede quanto avesse bisogno di una direzione e di essere diretto, più si trova terribile la sorte che lo legò a Wilde. In compagnia di un amico sicuro, lusingatore e lusingato, Oscar Wilde si inaridì fino a conoscere i professionisti del vizio.

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[1] Lo scandalo di Cleveland Street del 1889 vide molti aristocratici accusati di frequentare a Londra un bordello per la prostituzione maschile. Lord Arthur Somerset, avvocato di uno degli imputati, minacciò di coinvolgere il principe Albert Victor, secondo nella linea di successione al trono. Lo scandalo alimentò l’omofobia nel paese e l’idea che l’omosessualità fosse un vizio da ricchi. I giovani prostituti, che lavoravano anche come fattorini del telegrafo, furono oggetto di feroce satira sulla stampa francese.

[2] Notiamo la superiorità del giornalismo inglese (nonostante i suoi grandi difetti) sul giornalismo americano. Tutti i giornali inglesi hanno rispettato la tragica situazione della signora Wilde e dei figli. In America è stata pubblicata la loro biografia con le fotografie.

[3] Da questo punto di vista possiamo aggiungere il fatto che tutti i giovani uomini che hanno testimoniato contro di lui hanno raccontato la stessa storia: il coito orale praticato su di loro e poi la sua soddisfazione inter eorum femora [tra le loro cosce]. Anche non volendo prestare fede a queste testimonianze, si vede il rapporto logico tra questi atti e le sue parole.

[4] Si veda la nota alla fine di questo capitolo.

[5]  Ci sarà un giorno da fare uno studio sull’influenza delle donne inglesi o americane a favore della pederastia.

[6] Ci si ricorda del caso Abadie, detto delle cravatte verdi. Ecco qualche parola sui garofani verdi. Questi garofani, arrivati dalla Francia, colorati artificialmente, comparvero presso qualche fioraio elegante. In un modo o nell’altro, ne furono acquistati per metterli all’occhiello senza nemmeno sapere chiaramente perché. So che il primo acquirente si trovò (al teatro) molto imbarazzato dagli sguardi curiosi rivolti al suo occhiello, e giurò di non usare più fiori verdi. Oscar Wilde adottò questo “fiore dei poeti” e i suoi discepoli, di cui parecchi erano truccati o ne avevano l’aria (c’è un modo di pettinarsi e di camminare ondeggiando che va d’accordo con il bistro artificiale, il rosa delle labbra ecc.), si credettero obbligati ad imitarlo. I giornali pubblicarono degli articoli di una violenza inaudita; si accusavano i cavalieri dal garofano verde di far parte di una banda di pederasti. Era il segno della riscossa. Il fiore fu bruciato sulla scena e la sala risuonò di applausi. Dopo le minacce di processo contro alcuni giornalisti,  si smise di portare questi garofani verdi e di parlarne, fino all’anno scorso quando un romanzo “L’oeillet vert” [il garofano verde] fece la parodia di Oscar Wilde e Alfred Douglas.

Aggiunta di Project: – Robert S. Hichens nel 1894 scrisse un romanzo intitolato The Green Carnation in cui Oscar Wilde era caratterizzato come  M. Amarinth. Questo accadeva nel periodo in cui i garofani verdi apparivano agli occhielli del gruppo di amici di Wilde. Interrogato su questo argomento, Wilde disse che essi portavano dei fiori per generare conversazione. Comunque, il libro di Hitchens utilizza il garofano verde per rappresentare una persona come Oscar Wilde, totalmente senza paura della vita.

Noel Coward nel 1929, scrisse una commedia musicale intitolata Bitter Sweet in cui i garofani verdi appaiono come un mezzo per distinguere gli omosessuali. Oscar Wilde, che era apertamente gay, portava spesso il garofano verde, che era diventato di fatto un modo per dichiarare la propria omosessualità.

[7] Oscar Wilde attestò che vergogna voleva dire modestia, pudore – una spiegazione che vale ancora di più dell’analisi dettagliata dei sonetti e dei “giovani”.

[8] M. Aubrey Beardsley, un giovane artista di grandissimo talento, ebbe la fuorviante possibilità di illustrare questa Salomé, mediocre, con dodici disegni che deploro, anche se li ammiro. Ma non è stato ingannato da questa pubblicazione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5892

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URANISMO E UNISESSUALITÀ

Dopo alcune incertezze dovute alla mole del lavoro, mi sono deciso ad avviare la pubblicazione di un nuovo volume della Biblioteca di Progetto Gay: “URANISMO E UNISESSUALITÀ” di Marc-André Raffalovich, in una mia traduzione originale. Il testo ha ormai 120 anni e per alcuni aspetti è superato e discutibile, ma resta comunque un documento che conserva molti aspetti di attualità. Il lettore resterà un po’ disorientato dalla “Tavola riassuntiva delle sessualità”, premessa al volume, che sembra un tentativo esasperato di classificazione delle diverse sessualità, ma ha una caratteristica unica nella sua epoca, ossia tratta l’eterosessualità e l’omosessualità in modo esattamente simmetrico. Il vero spirito di Raffalovich emerge però nelle pagine successive, alcune veramente magistrali. Si vede chiaramente che, quantunque non ne faccia cenno nel testo, Raffalovich non è né un medico né uno psicologo ma è un omosessuale, perché il suo approccio alla materia è ancora oggi tipicamente omosessuale. Su molte questioni il lettore moderno può avere delle sensibilità diverse e avvertire, per esempio, l’avversione di Raffalovich per l’effeminatezza se non addirittura una sua larvata misoginia, ma la lettura non sarà in nessun caso priva di interesse.

Project

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URANISMO

E UNISESSUALITÀ

STUDIO

SU DIVERSE MANIFESTAZIONI DELL’ISTITNO SESSUALE

DI

Marc-André RAFFALOVICH

LYON                                                     PARIS

                     A. STORK, Éditeur                                MASSON & Cie,Éditeurs

       78, Rue de L’Hôtel-de-Ville                   120, Boulevard Saint-Germain

1896

                                                       Traduzione di Project,

      per la BIBLIOTECA DI PROGETTO GAY

                                                                   2016

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PREFAZIONE DI PROJECT

Sono trascorsi esattamente 120 anni da quando uscì per la prima volta “Uranismo e Unisessualità” del 32enne Marc-André Raffalovich.
La letteratura scientifica di fine ‘800 si era occupata già più volte di omosessualità, nel ’57 Ambroise Tardieu aveva pubblicato il suo “Etude Médico-légale sur les attentats aux moeurs” in cui affermava che gli omosessuali praticanti potevano essere identificati dall’ano imbutiforme, una deformazione causata dalla sodomia, e dal membro canino, un’altra deformazione sempre causata dalla sodomia; nel ’65 Karl Heinrich Ulrichs aveva steso le “Regole per una unione degli Urning”, il progetto della pima associazione omosessuale della storia; tra il ’69 e il ’70 Carl Westphal aveva pubblicato il suo “Die Konträre Sexualempfindung” che è sostanzialmente il primo studio medico serio sulla omosessualità; nel ‘73 e nell’83 Johan Addington Symonds aveva pubblicato le prime due edizioni del suo “A problem in Greek ethics” in cui si analizzava il ruolo della pederastia nella Grecia Classica; nel ’91 Albert Moll aveva pubblicato il suo celebre “Die Konträre Sexualempfindung” che ebbe notevole successo e, pur considerando ancora l’omosessualità come una patologia, la riteneva incolpevole e richiedeva l’abolizione delle leggi penali contro gli omosessuali. Dello stesso ’91 è anche “A problem in modern ethisc” di John Addington Symons, il primo studio scientifico serio della omosessualità sotto vari profili (antropologici, religiosi, penali e sociali), era uno studio modernissimo e coraggioso, ma fu stampato privatamente in solo cento copie. Il ’91 è anche l’anno dalla pubblicazione del “The picture of Dorian Gray” di Wilde, un libro importante sotto molti aspetti nella biografia di Raffalovich. Il romanzo di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’alta società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili. Proprio in quegli stessi anni, tra il ‘94e il ’96, Raffalovich porta a termine il suo “Uranisme ed unisexualité”. Aggiungo per completezza che Gray si fece prete cattolico e fece il parroco a Edimburgo, Raffalovich si convertì al Cattolicesimo, pagò gli studi a Gray e lo seguì a Edimburgo prendendo dimora in una casetta vicina alla parrocchia di Gray. Morirono nello stessa anno 1934 e furono sepolti nella stessa tomba. All’epoca in cui Raffalovich scrisse il libro, Rimbaud e Varlaine avevano già diffuso le loro poesie, Walt Whitman era morto nel 1892 e il processo a Wilde, che riaccese nell’opinione pubblica l’interesse per i temi connessi con l’omosessualità, apparteneva ancora al futuro.

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AL SIGNOR LACASSAGNE

OMAGGIO DI SIMPATIA RICONOSCENTE

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Filiæ Luxuriæ sunt octo, scilicet cœcitas mentis,
inconsideratio, præcipitatio, amor sui, odium Dei,
affectus præsentis sæculi, ed desperatio futuri sæculi.

[Otto sono l figlie della lussuria, e precisamente la cecità della mente  la sconsideratezza, la precipitazione, l’amore di sé, l’odio di Dio, l’affetto per il mondo presente e lamnacnza di speranza nel mondo venturo.]

Thomas Aquinas

A causa di un preconcetto di pudore mal speso, questi argomenti sono sati trattati da un punto di vista scientifico solo con una certa timidezza. Gli autori, perfino quelli che si ritengono più emancipati, hanno paura di essere sospettati di pornografia o di trattare di argomenti sconvenienti per la scienza e si lasciano andare, con la foga di un predicatore, a vari epiteti sul vizio che essi tacciano di abominazione, di mostruosità, di infamia, ecc., ecc., come se il carattere realmente straordinario di questi fatti, in tutte le società, in tutte le epoche della storia, non dovesse attirare l’attenzione dello psicologo.

A. LACASSAGNE

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AVVISO AL LETTORE

72, South Audley Street, Londres W.

Sarò molto riconoscente verso chi vorrà farmi conoscere qualche errore di fatto che ho commesso o avrà la gentilezza di indicarmi documenti letterari o storici, sia in appoggio delle mie teorie, sia in contraddizione con esse.

André RAFFALOVICH

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TAVOLA RIASSUNTIVA DELLE SESSUALITÀ

Gli uranisti si possono dividere in ultra-virili, virili, effeminati, passivi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco piacere fisico, poca voluttà intellettuale o nulla. La volontà e l’illusione li hanno avvicinati alla donna. Il coito con la donna di loro scelta equivale alla masturbazione per un uomo che non accetta questo atto.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Da non confondere con gli eterosessuali che diventano invertiti.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, gelosia, vendetta, ma senza modificazioni o con un aumento del loro uranismo.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, dell’ambiente, della volontà, dell’abitudine al vizio), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

6). – Che si concilia con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente sia con periodicità, e che conduce alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali o all’indifferenza sessuale acquisita dei freddi. Questo è l’ermafroditismo psichico di alcuni autori, espressione che mi sembra fuorviante.

7). – Che porta all’eterosessualità acquisita alla quale cede dopo una lotta più o meno prolungata (una lotta che danneggia più o meno i deboli), senza periodicità e senza ritorno. È su questo stato che contano i padri che mandano i figli in collegio. Per contro, un carattere forte può uscire ulteriormente rafforzato dalla lotta.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi, o cede ad essi.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con una periodicità.

10). – Che porta all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità.

A. –Eterosessualità congenita incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali, comprendente:

1). – Coloro che non soltanto non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo fuggevole, e in alcun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, o in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze, di sentimenti sensuali unisessuali, e che troverebbero più naturale e pensabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi donna, o la masturbazione solitaria, di qualsiasi atto sessuale o sensuale con qualsiasi uomo.
È l’eterosessualità acquisita e congenita; essa deve tanto all’educazione quanto alla natura.

1 bis). – Coloro che, pur conservando questo punto di vista, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, sia con dei ragazzi giovani femminili o eunuchi che con delle donne. È la sodomia degli eterosessuali, che hanno imparato questo vizio per deviazione dal coito vaginale o per mancanza di donne. Ricercano uno spasimo più profondo di quello della masturbazione. Non sono né invertiti né unisessuali. Hanno per finalità sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.

2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali solo con le donne.
Si trovano tra loro dei feticisti, dei saffici, dei masochisti.

Eterosessualità congenita per tutta la tutta malgrado dei rapporti unisessuali, comprendente

3). – Coloro che hanno avuto dei rapporti unisessuali per necessità, per paura, per povertà, per giovinezza, inesperienza, assenza di donne, esempi, letture, affetti, educazione, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impossessarsi di una persona potente, isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta, ubriachezza, opportunità, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.

B: – Eterosessualità congenita (sotto l’influenza di tutte le cause enumerate sopra, o sotto l’influenza di un invertito superiore), che si concilia dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o cede ad essa.

3). – Che si concilia con l’inversione acquisita, sia simultaneamente sia con una periodicità.

5). – Che porta all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.

C). – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che persiste insieme con essi o cede ad essi.

6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo la pubertà.

7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

8). – Che porta all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.

NOTE SULL’IMPOTENZA

Non ho incluso l’inversione sessuale causata dall’impotenza (congenita o acquisita) di fonte a una donna, perché una tale causa non può determinare la soppressione dell’eterosessualità o lo sviluppo dell’unisessualità. Si sa che la castrazione non sopprime necessariamente la tendenza verso le donne. Stando a Richard Burton, gli eunuchi sposati a un certo punto avrebbero morso le loro mogli se non si fosse data loro qualcosa, un fazzoletto, un cuscino, da fare a pezzi. Senza arrivare a teli violenze, l’impotente può amare ancora di più il sesso femminile perché è impotente; può ricercare il suo contatto, tutte le forme di coito esclusa quella feconda, il saffismo reciproco o unilaterale, la suzione peniena o vaginale, tutti i piaceri o tutte le concessioni della mezza-vergine prostituta, deflorata o intacta; o può abbassarsi all’abiezione criminale e infame, alla passione contro natura: quella delle ragazzine.
Non c’è un cammino logico che porti dall’impotenza all’unisessualità: soltanto l’impotenza degli unisessuali li conduce meno facilmente al crimine di quella degli eterosessuali, non si esaspera fino alla deflorazione manuale della ragazzina, certo più criminale della masturbazione, perché lo stupro manuale è una violenza fisica e morale, la masturbazione è un rivoltante stupro morale.
Mettendo da parte gli abietti, i criminali e i grandi (principi, milionari, ambasciatori), gli impuniti e gli impunibili, e anche gli impotenti eterosessuali, per ritornare agli impotenti (assolutamente o relativamente) uranisti, si troveranno tra loro molti passivi, effeminati e virili esausti. Questi passivi, questi effeminati non sono necessariamente dei sodomiti passivi, come li crederebbe subito il pregiudizio degli ignoranti, ma si potrebbero trovare tra loro degli uomini (qualche volta di bel portamento e di bella prestanza) per i quali il rapporto sessuale normale è il coito perineale anteriore (in cui essi hanno un ruolo puramente passivo) spesso considerato come il coito normale dell’invertito passivo; altri si prestano a tutte le esigenze, pur conservando la mezza-verginità anale, se così posso esprimermi; altri sono dei sodomiti passivi. Questi impotenti (imponenti nel senso che l’erezione e l’eiaculazione – quando ha luogo – dipendono dal piacere dato e dall’idea che il passivo se ne fa) arrivano al massimo dei piaceri soprattutto in modo più che in un altro, a seconda del gruppo al quale essi appartengono, ma si prestano per compiacenza agli altri modi e si legano soprattutto o quello e a quelli la cui voluttà favorita e complementare della loro.
Quando questa impotenza è solo un esaurimento o una mancanza momentanea, l’uranista virile può comportarsi passivamente senza divenire per questo effeminato o passivo, salvo che durante l’atto sessuale. Il virile può anche accettare il ruolo passivo per economia fisica.
Quando questa impotenza è precoce e persistente, o acquisita molto presto, l’uranista tenderà verso l’effeminazione, verso la passività morale, intellettuale, verso la degenerazione e l’imitazione barocca della donna.

PREFAZIONE

È dovere e diritto di ogni uomo equilibrato rendersi conto della psicologia dell’inversione sessuale, congenita o acquisita, dell’uranismo e dell’unisessualità, della psicologia degli atti o delle tendenze unisessuali. L’unisessualità è molto diffusa oggi e lo è sempre stata. Se ci si domanda perché l’inversione sessuale (uranismo, unisessualità, omosessualità, istinto sessuale contrario) assume oggi un’importanza più grande che in altre epoche, perché è considerata una questione del giorno, una questione urgente, la risposta è facile: gli invertiti aumentano con l’aumentare della popolazione; tutte le cause fisiche, sociali, fisiologiche, patologiche, morali, che influiscono sull’umanità, influiscono sull’inversione, la producono e la modificano; gli invertiti cominciano a contarsi, a censirsi, e gli invertiti corrotti e vili, o di minore valore sociale e morale, tenderanno ad aumentare di numero più degli invertiti virili, o teneri e buoni, o inoffensivi.

Ogni cittadino in età di compiere i suoi doveri di cittadino, sia egli padre o marito, istruttore o discepolo, capo e servitore, preposto o subordinato, maestro o alunno, ha il diritto e il dovere di conoscere l’inversione sessuale, assoluta o momentanea, di combattere e prevenire la corruzione, il crimine, il vizio, di imparare e di insegnare il ruolo sociale dell’inversione, la morale unisessuale, i doveri dell’unisessuale verso se stesso, verso gli unisessuali, verso gli eterosessuali, verso le donne e i bambini; i doveri dell’eterosessuale verso l’unisessuale non sono affatto minori, né meno difficili, né meno indispensabili.

Nessun uomo e nessuna donna ha il diritto di risvegliare le cupidigie ignorate, o le lussurie latenti, o le curiosità della giovinezza; nessuno ha il diritto di rendere più corta o meno completa la durata preziosa dell’infanzia impubere; o più pericolosa l’inevitabile difficoltà della pubertà; nessuno ha il diritto di fare morire, con la persuasione o con la corruzione, con la forza dolce o con la forza brutale, la giovane pubertà, la pubertà precoce, la pubertà indecisa.

È stupido e iniquo permettere alla maggioranza di credere che tutto le è permesso mentre nulla è consentito alla minoranza. È stupido e iniquo per la minoranza credere che tutto le sia permesso perché niente le è accordato. Per limitare i danni e le devastazioni dell’unisessualità bisogna limitare le devastazioni e i danni dell’eterosessualità. Gli eterosessuali, col loro esempio e la loro condotta, hanno creato molti invertiti. Spetta a loro, ora, riformarsi, se vogliono riformare i loro fratelli non-conformisti. C’è una relazione costante tra la condotta e i principi degli unisessuali e la condotta e i principi degli eterosessuali. La rilassatezza degli uni è la rilassatezza degli altri. Sessualmente tutti gli uomini sono solidali. La psicologia sessuale ha certamente delle ramificazioni, ma non delle contraddizioni essenziali.

Se la giustizia e la scienza non si congiungono per studiare e rendere chiara l’unisessualità, la corruzione dei costumi, io credo, sarà appesantita molto malamente da questa mancanza.

Se l’alchimia è venuta meno davanti ai progressi della chimica, se l’astrologia è stata utile all’astronomia, se i maghi e le streghe non sono altro che medici o ciarlatani o folli, se la persecuzione dei maghi e degli eretici non conduce più (salvo che molto sporadicamente) alla brutalità, alla cupidigia, alla cattiveria dei persecutori, come alla cattiveria, alla folle e isterica vanità e alla menzogna dei perseguitati; non vedo perché il ventesimo secolo con potrebbe celebrare la scoperta della patologia sessuale.

Ogni uomo, Gœthe lo ha detto, ha diritto ad una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza per questo danneggiare l’individualità degli altri. È questa l’origine psicologica delle filosofie. E il mio studio di certe manifestazioni dell’istinto sessuale si basa su questo assioma indistruttibile, secondo me, incontestabile.

 

URANISMO E UNISESSUALITÀ

Il 15 gennaio 1894, gli Archives d’Anthtopologie criminelle avviarono un’inchiesta sull’inversione sessuale, e io inviai alcune osservazioni in risposta al paragrafo 1 del questionario:

“Quali sono le vostre idee, le vostre teorie, le vostre ipotesi sulla questione? Che cosa pensare delle cause del male, della sua estensione e dei suoi rimedi?”

Ecco la mia risposta, che è comparsa il 15 marzo 1894: Nella mia qualità di osservatore e vivendo molto nel mondo, ho conosciuto e riconosciuto molti invertiti. Le loro confessioni serie, tristi, futili, impudenti, le loro menzogne e le loro reticenze mi hanno insegnato molte cose ignorate o trascurate.

Ecco alcune osservazioni: Gli invertiti non si accontentano della vecchia spiegazione dell’anima femminile nel corpo maschile. Alcuni sono più maschili degli uomini comuni e si sentono attratti verso il proprio sesso in ragione della rassomiglianza. Dicono che disprezzano troppo le donne per essere effeminati.

Altri credono che la similarità sia una passione paragonabile a quella suscitata dalla dissimilarità sessuale. Uomini, amano un uomo; ma affermano che se fossero stati donne avrebbero amato una donna. Sono questo gli unisessuali per eccellenza. Sono anche quelli superiori, i più interessanti, i soli, forse, che non mentono per il piacere di mentire o senza saperlo. Si potrebbe ammettere (e si tratterebbe di una regola abbastanza generale) che più valore morale ha un unisessuale, meno è effeminato.

È un errore credere che gli unisessuali, gli invertiti, si riconoscano tra di loro. È una delle loro vanterie che è stata molto ripetuta. Ma uno dei loro argomenti di conversazione è proprio il domandarsi se il tale o il talaltro condivide i loro gusti, le loro abitudini o le loro tendenze. Naturalmente gli effeminati si riconoscono, ma per riconoscerli non c’è bisogno di essere effeminati. La prudenza, l’amor proprio, l’orgoglio, il rispetto di sé, un affetto profondo, mille sentimenti impediscono ad un unisessuale di lasciarsi andare così, se non è un corrotto o uno molto effeminato.

Io credo che gli invertiti per nascita siano meno viziosi, meno libertini, più onesti, più stimabili della maggior parte dei pervertiti. Si può, senza troppi inconvenienti (o anche senza nessun inconveniente) essere amici di un invertito nato, ma non mi è mai capitato di trovare un pervertito la cui perversione fosse unicamente sessuale. È peraltro possibile che delle circostanze eccezionali (l’isolamento, l’influenza di un invertito notevole e superiore) agiscano su un individuo e lo invertano senza troppo danneggiare il resto del suo carattere. In questo caso non ci si accorgerebbe neppure dell’inversione perché essa sarebbe limitata a dei rapporti con un solo individuo, l’invertito superiore, ed essa potrebbe alla lunga affinarsi al punto da essere irriconoscibile. E quanto all’inversione prodotta dall’isolamento, essa potrebbe sparire con la fine dell’isolamento, o, se persistesse, potrebbe rimanere esclusivamente sessuale.

È nell’invertito di nascita che si ritrova più frequentemente l’inversione esclusivamente sessuale. L’invertito nato si abitua al suo carattere, non ha imparato la sua inversione attraverso il vizio, o attraverso l’impotenza, o attraverso la vanità o per amore del guadagno o per imitazione o per rilassatezza, o per paura, o per desiderio di impossessarsi di qualcuno che gli sia necessario o utile, cause tutte della perversione.
I medici che cercano di guarire gli invertiti non hanno considerato abbastanza i pericoli ai quali espongono i loro pazienti: essi possono trasformare il loro invertito in un pervertito. Io non credo troppo alle guarigioni permanenti del senso sessuale – ogni guarigione imperfetta può fare di un invertito un pervertito. – E se l’invertito è dannoso e contagioso, il pervertito lo è molto di più. Ha molti più punti di contatto col giovane normale, lo spaventa meno, si impossessa di lui meno profondamente dell’invertito, ma più facilmente. Gli uomini che hanno sedotto, corrotto, infangato le anime e le vite dei loro simili più giovani sono stati abitualmente dei pervertiti. Non sono stati sempre unisessuali. Hanno maggior presa. Sono più viziosi. L’unisessuale che prova la bisessualità diventa altrettanto corrotto dell’uomo sessualmente normale che prova l’unisessualità; ha tutti i vizi, quelli che gli appartengono e gli altri. Si ricordino di questo i medici guaritori prima di prendere in cura un invertito nato.

Al posto di aggiungere a ciò che egli ha di anormale i vizi dell’uomo normale, l’invertito superiore (che è l’unico che potrebbe desiderare vivamente di cambiare il suo stato: gli invertiti inferiori trovano troppo facilmente delle soddisfazioni adeguate) potrebbe (ben guidato) cercare di elevarsi al di sopra di se stesso e del suo vizio. Le tendenze della nostra epoca e il disprezzo che si ha per la religione rendono la castità più difficile per chiunque e l’invertito ne soffre più degli altri. In presenza di un invertito onesto, invece di cercare di farne un donnaiolo e dopo un marito infelice di una donna poco felice o un padre di figli che soffriranno quanto o più di lui, bisognerebbe cercare di occuparlo, di interessarlo, di mostrargli degli orizzonti che egli potrebbe raggiungere con l’impegno e con la volontà. Se la castità fosse una virtù più accreditata, la consiglierei ai medici come un rimedio più efficace che mandare un invertito a una “puella” per prepararlo al matrimonio e alla paternità. Sarebbe meglio non aumentare il numero dei mariti e dei padri invertiti, pervertiti. Al posto di mostrare all’invertito come finalità lo stato normale, che per lui è impossibile, bisognerebbe fagli sperare di arrivare un giorno ben al di sopra dello stato normale. Ma come è possibile fare queste cose senza onorare un po’ di più la castità? Quanto all’invertito che vuole sposarsi per avere figli, il suo desiderio è quasi colpevole; se si sposa per convenienza sociale, per riabilitarsi, per far piacere alla sua famiglia, dovrebbe sposare una donna più grande di lui, una donna di mondo, che non ignori nulla e che accetti la situazione. Ma anche in questo caso il futuro sarebbe molto incerto.

Le donne di oggi si interessano certamente dell’unisessualità maschile. Se ne parla molto oggi: le donne sono molto informate in proposito, non solo le donne unisessuali (che sono tutte complici degli uomini unisessuali ad ogni livello, da quello platonico fino all’abiezione), ma anche le donne oneste. Le donne non hanno certo contribuito poco alla sfrontatezza dell’unisessualità maschile mondana. Giunte a una certa età, le donne che non attirano più l’omaggio dei veri uomini, si circondano di uomini unisessuali che fanno loro la corte per farsi notare. È così che invertiti e pervertiti, che bisognerebbe rinchiudere nelle case di cura o nei penitenziari, se ne vanno per il mondo e sono lì dei veri focolai di infezione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5506

MATRIMONIO OMOSESSUALE – IRLANDA CATTOLICA E IRLANDA LAICA

L’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, dopo la vittoria del sì ai matrimoni omosessuali in Irlanda, è sembrato a qualcuno fare quasi autocritica: “Quanto accaduto non è solo l’esito di una battaglia per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale.” “È un cambiamento notevole i cui effetti sono imprevedibili.” Ma lo stesso arcivescovo continuava in modo paradossale: “Il matrimonio in Chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione, se il legislatore non mette dei limiti.”

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di stato Vaticano così si esprime: “Sono rimasto molto triste per questo risultato. La Chiesa deve tenere conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione.” “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità.” “La famiglia rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difendere, tutelare e promuovere la famiglia, perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa, anche di fonte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni, rimane la famiglia.” “colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro.”

Le espressioni usate dal cardinale Parolin presentano la Chiesa come baluardo a difesa della famiglia. Ma cerchiamo di capire quale sia stato il vero ruolo della Chiesa cattolica in Irlanda, in rapporto, in particolare alle ragazze madri, fino al 1996.

Faccio una breve premessa sulla Chiesa cattolica in Irlanda. Le case Magdalene, o lavanderie Magdalene (Magdalene laundries) erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. La maggior parte di questi istituti furono gestiti da suore che appartenevano a vari ordini religiosi, per conto della Chiesa cattolica. È stato calcolato che circa 30.000 donne vi furono ospitate nel corso dei 150 anni di storia di queste istituzioni. L’ultima Casa Magdalene in Irlanda è stata chiusa il 25 settembre del 1996. A tutt’oggi non esiste una statistica esatta di quante vite siano state irrimediabilmente danneggiate in quelle case in nome della morale cattolica.

Il “COMITATO SUI DIRITTI DEL FANCIULLO” dell’ONU, nelle Osservazioni conclusive sulla seconda relazione periodica della Santa Sede, si esprime così:
https://gayproject.wordpress.com/2014/0 … i-bambini/

Tortura e altri trattamenti crudeli o degradanti

37 . Il Comitato è preoccupato dal fatto che la Santa Sede non ha adottato le misure necessarie per proteggere e garantire la giustizia per le ragazze arbitrariamente collocate dalle loro famiglie, dalle istituzioni dello Stato e dalle chiese nelle “lavanderie Magdalene” d’Irlanda gestite da quattro congregazioni di suore cattoliche fino al 1996.

Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che :

(a) Le ragazze collocate in queste istituzioni erano costrette a lavorare in condizioni di schiavitù, ed erano spesso oggetto di trattamenti inumani, crudeli e degradanti nonché di abusi fisici e sessuali;

(b) le ragazze erano private della loro identità, della formazione e spesso degli alimenti e dei farmaci essenziali ed era loro imposto l’obbligo del silenzio e il divieto di avere qualsiasi contatto con il mondo esterno;

(c) le ragazze non sposate che avevano partorito prima di entrare o durante la detenzione nelle lavanderie erano separate dai loro bambini con la forza e

(d) anche se le quattro congregazioni cattoliche interessate erano sotto l’autorità della Santa Sede, non è stata intrapresa alcuna azione per indagare il comportamento delle suore che gestivano le lavanderie e per collaborare con le forze dell’ordine per individuare i responsabili degli abusi, così come tutti coloro che hanno organizzato il lavoro non pagato delle ragazze e consapevolmente ne hanno tratto profitto.

38 . Con riferimento alle raccomandazioni formulate dal Comitato contro le Torture nel 2011 per la Repubblica d’Irlanda (CAT/C/IRL/CO/1para.11) per perseguire e punire i colpevoli con pene commisurate alla gravità del reati commessi, e per garantire che tutte le vittime ottengano un risarcimento e abbiano diritto ad una riparazione, il Comitato invita la Santa Sede a:

(a) condurre un’inchiesta interna sulla condotta del personale religioso che lavorava nelle lavanderie Magdalene in Irlanda, così come in tutti i paesi in cui questo sistema era in vigore, e ad assicurarsi che tutti i responsabili di quei reati siano sanzionati e segnalati alle autorità giudiziarie nazionali per i relativi procedimenti penali;

(b) garantire il pieno risarcimento da versare alle vittime e alle loro famiglie sia attraverso le congregazioni stesse sia tramite la Santa Sede come supremo potere della Chiesa, legalmente responsabile per i suoi subordinati collocati in ordini religiosi cattolici sotto la sua autorità;

(c) prendere tutte le misure necessarie per assicurare il recupero fisico e psicologico e il reinserimento sociale delle vittime di tali reati e

(d) valutare le circostanze e le ragioni che hanno portato a tali pratiche e prendere tutte le misure necessarie per garantire che nessuna donna e nessun bambino possono essere arbitrariamente reclusi in futuro per nessun motivo.

Fin qui il documento del Comitato ONU sulla Repubblica di Irlanda. Ma il Vaticano, che tanto si preoccupa della difesa della famiglia dal matrimonio gay (?) secondo lo stesso Comitato ha gravi responsabilità, ampiamente documentate dai singoli Stati, in merito alla copertura degli abusi su minori e in merito al tentativo di risolvere il problema dei figli dei preti e dei religiosi cattolici garantendo un sussidio economico alle madri solo a condizione che esse rinuncino definitivamente al riconoscimento della paternità. Evidentemente tutte queste pratiche sono in perfetto accordo con la morale cattolica. Il Comitato ONU, in particolare, sulle posizioni della Santa Sede relative agli omosessuali così si esprime:

“il Comitato è preoccupato per le pronunce e le dichiarazioni precedenti della Santa Sede sull’omosessualità, che contribuiscono alla stigmatizzazione sociale e alla violenza contro lesbiche, gay, bisessuali e transgender, adolescenti e bambini cresciuti da coppie dello stesso sesso.” 

Chi ha orecchio per intendere intenda.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post  aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=5037

Gli “Annali dell’Omosessualità” di André Raffalovich

Mi accingo a pubblicare online, a puntate, una mia traduzione di un testo, unico nel suo genere, ossia degli Annali dell’Omosessualità di André Raffalovich. In realtà l’autore, nel titolo, usa il termine unisessualità e non omosessualità, ma il termine originale suonerebbe strano nel XXI secolo.

Mark André Raffalovich (Parigi, 11 settembre 1864 – 14 febbraio 1934) è un personaggio la cui vita e la cui opera sono piene di contraddizioni. Non era un medico anche se polemizzò con medici, psicologi e antropologi e scrisse di antropologia criminale. Fu soprattutto un omosessuale che raccolse una mole enorme di dati e di testimonianze sulla omosessualità che sono un’autentica miniera per la conoscenza dell’omosessualità alla fine dell’800.

Nato in una famiglia di ricchi banchieri ebrei di Odessa, fuggiti dalla Russia nel 1863, studiò a Oxford e si stabilì poi a Londra dove conobbe Oscar Wilde, il rapporto tra i due non fu mai di autentica simpatia. La vita di Raffalovich è comunque legata ad Oscar Wilde per un’altra ragione. Il Ritratto di Dorian Gray, capolavoro di Wilde, si ispira a John Gray, personaggio molto in vista della vita mondana londinese, un esteta di umili origini, nato nel 1866, che aveva abbandonato la scuola a 13 anni ma che era riuscito a farsi apprezzare nell’altà società. Nel 1892 Raffalovich, a Londra, conosce Gay, che aveva allora 26 anni (Raffalovich ne aveva 28) e tra i due nasce un amore profondo che li terrà uniti per tutta la vita, anche se in situazioni, all’inizio, neppure lontanamente ipotizzabili.

Nel 1896 Raffalovich pubblica “Uranismo ed unisessualità: studio sulle diverse manifestazioni dell’istinto sessuale”. Dello stesso anno sono gli “Annali dell’unisessualità”, di cui mi accingo a pubblicare la traduzione. Si tratta in pratica del primo tentativo di una pubblicazione scientifica di periodicità prevista come annuale, interamente dedicata allo studio dell’omosessualità e alla raccolta di documentazione in merito. Fino a questo punto Raffalovich appare come uno dei paladini della omosessualità; i suoi scritti sono enormemente più moderni di quelli di moltissimi uomini di scienza che si ritenevano esperti del settore.

Ma proprio dal 1896 la vita di Raffalovich e quella di Gray arrivano ad una svolta. Spinto da Gray, Raffalovich si converte al Cattolicesimo. Raffalovich entrerà nel terzo ordine domenicano, Gray diverrà sacerdote e Raffaolovich gli pagherà gli studi in seminario. Gray sarà nominato parroco ad Edimburgo e Raffalovich contribuirà in modo consistente alle spese per la sua nuova chiesa e si stabilirà in una casa accanto alla parrocchia dell’amico, per potergli rimanere vicino. Moriranno entrambi nel 1934 senza mai essersi separati e saranno sepolti nella stessa tomba.

Come avremo modo di vedere, per Raffalovich, anche nel 1896, la distinzione fondamentale non è tra omosessuali ed eterosessuali, ma tra onesti e depravati, ossia tra quanti sono in grado di controllare le loro pulsioni e quanti ne sono invece dominati.

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NOTE E DOCUMENTI
DI PSICOLOGIA NORMALE E PATOLOGICA

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Annali dell’unisessualità, di André Raffalovich. – Un progetto e un frammento di annali unisessuali. -La morale delle persone oneste. – Revisione critica dei libri e degli uomini:James, Maudsley, Dallemagne, Clement Dukes, Mabel Hawtrety Haverlock Ellis, Edward Carpenter, Howard, Hoche, Kurella, Krafft-Ebing, Næke, Penta, Lino Ferriani, Pelandi, Laupts, Legludic, Féré.
Appendice A: unisessualità francese. – Appendice B: unisessualità inglese. – Appendice C: Caso Cordes (Berlino). – Appendice D: Libri e letteratura frivola.

Quando si potrà inaugurare l’impresa che oggi sto per indicare? Conosciamo L’Année psychologique di Binet et Beaunis: un volume enorme che contiene alcuni articoli originali, molti rendiconti e una ricca bibliografia. È anche noto il giornale omosessuale una volta tentato dal poco giudizioso Ulrichs. Io non propongo né il tono di Ulrichs (e dei suoi numerosi imitatori), né le sue digressioni teoriche (1) né il peso dell’Année psychologique; non chiedo nessuna perorazione male intesa, nessuna pubblicazione troppo folta, ma mi piacerebbe vedere ogni anno un volume serio e ben nutrito, dedicato interamente all’unisessualità.

Vorrei che questo libro fosse caratterizzato da quella psicologia sana e maschile che, sola, può farci conoscere e capire l’unisessualità. Ci sono già abbastanza pensatori e osservatori capaci di accorgersi che gli invertiti non sono necessariamente né degenerati (2), né malati, né criminali; essi scoprono anche che gli invertiti non si dividono in passivi e attivi, la distinzione tra l’invertito maschio e l’invertito femmina spiega solo un piccolo numero di unioni unisessuali; essi cominciano a capire in un modo o nell’altro la mia classificazione, la mia divisione; passivi, effeminati, virili, ultra-virili.

In questi annali dell’inversione sessuale non ci si dovrebbe sottomettere alle affermazioni antiquate e retrograde. Si dovrebbero mettere da parte i luoghi comuni; non si parlerebbe affatto di antifisici, non si invocherebbe più la natura pretendendo che essa si contraddica in continuazione; ci si guarderebbe bene dagli epiteti infamanti (3), non li si metterebbe se non al posto giusto, e ci si ricorderebbe che il punto di vista scientifico e morale non è né eterosessuale né omosessuale (4).

Non ci si lascerebbe spaventare da coloro che affermano l’impossibilità di non essere guidati dalla equazione personale, dalla risposta individuale. Ci sono così tanti spauracchi dei quali bisogna rendersi conto e che bisogna evitare. Ci si terrebbe al corrente dei libri pubblicati, di quelli relativi all’unisessualità di quelli che la chiariscono in un modo o nell’altro. Si reagirebbe alla grande congiura contro la verità. Noi si disdegnerebbero alcuni libri frivoli (5) più di quanto non si disdegnano le confidenze di uomini frivoli quando si sa come farne uso, e ci sarebbero il tempo e lo spazio necessari per soffermarsi su opere significative e di peso.

Se vogliamo cogliere le verità sconosciute non possiamo cominciare certo alla leggera né superficialmente. E bisogna non avere paura né di infastidire né di divertire. Non si trascurerebbero neppure le ricerche storiche, le documentazioni vaste, e un giorno non saremo più costretti a leggere queste visioni storiche sorprendenti che ignorano l’unisessualità dei tempi cavallereschi e in cui il patriottismo interviene per chiamare italiano, francese, tedesco, greco, inglese, asiatico, ciò che appartiene a tutte le epoche storiche, a tutta la terra abitata. Le biografie dei morti sarebbero per noi sempre più interessanti (6).

Le osservazioni contemporanee sarebbero recepite; gli osservatori che ancora non si decidono a scrivere i loro romanzi o a pubblicare le loro memorie potrebbero venirci in aiuto. Gli stessi giornali fornirebbero una messe abbondante, anche se difficile da stimare in termini di valore, ma la cui attualità compenserebbe in qualche modo la mescolanza. Inizialmente un volume sarebbe sufficiente per l’Europa e l’America; ma a poco a poco ogni grande nazione da sola potrebbe produrre annualmente un simile volume. I documenti così raccolti, consultati, confrontati, controllati, fornirebbero agli avvocati, ai medici, agli educatori, ai genitori, gli uomini che conservano e rappresentano la coscienza mutevole della civiltà dei materiali necessari, le conclusioni inevitabili.

Ora mi accingo a cominciare con un frammento dell’annata 1896 questi annali molto al di sopra delle forze di un solo uomo, ma che richiedono una direzione per essere veramente utili e seri.

Prima di iniziare vorrei che si leggesse attentamente quello che Sainte-Beuve ha detto della moralità delle persone oneste; questo ci aiuterà a capire una delle grandi difficoltà dello studio della sessualità in generale e dell’unisessualità in particolare:

“Questa morale delle persone oneste non è la virtù, ma un composto di buone abitudini, buone maniere, metodi onesti basati solitamente su uno sfondo più o meno generoso, su una natura più o meno ben nata. 
Essere di buona famiglia, come si dice, avere intorno a sé esempi onorevoli, aver ricevuto un’educazione che ha conservato i nostri sentimenti, non mancare di coscienza, preoccuparsi soprattutto di una giusta considerazione, ecco, con mille varianti che si possono facilmente intuire, con più fuoco e generosità quando siamo giovani, con più cautela e calcolo, ben inteso, dopo trent’anni, ecco più o meno quello che compone questa morale delle relazioni ordinarie, come ce la offre all’inizio la superficie della società di oggi, e che penetra nella società anche molto prima … entrano a farne parte dei risultati filosofici, vi si mantengono delle abitudini e delle massime cristiane; è un compromesso che serve così alle esigenze della giornata. 
In quello che ha di meglio, direi che è un cristianesimo razionalizzato o piuttosto passato allo stato di pratica sociale utile. È stato in parte distrutto il Tempio, ma i pezzi sono ancora buoni, e li si utilizzata, li si fa valere senza rendersene troppo conto. Questa nuova forma dello spirito e delle abitudini pubbliche deve essere considerata come un progresso? socialmente, di sicuro; interiormente e profondamente parlando, la cosa è più dubbia. 
Pascal diceva: Le invenzioni degli uomini avanzano di secolo in secolo: la bontà e la malizia del mondo in generale rimane la stessa. Ora questa morale delle persone oneste rientra piuttosto tra le invenzioni di uomini, e se si tratta di un progresso in questo senso, non va in profondità, non tocca affatto il fondo generale della bontà o della cattiveria umana … 
Uno dei metodi una delle strategie di questa morale consiste nell’ignorare tutto il male che essa non vede direttamente e che non salta agli occhi. La società, la cui facciata e i cui piani principali hanno di solito, nei momenti prestabiliti, un’apparenza onesta e decente, nasconde nelle cantine e nei sotterranei molte malvagità; e talvolta è una parete molto sottile che le divide … Quando tutto questo non deborda visibilmente, la morale delle persone oneste non ne tiene alcun conto, e non suppone nemmeno che quelle cose esistano. »

Non potremmo definire meglio lo stato attuale della morale inefficace (per molti versi) delle persone oneste.
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(1) Il suo temperamento, la sua condotta, le circostanze, le sue disavventure, lo hanno portato alle peggiori stravaganze; ma questo declassato, questo ribelle, questo sessuale, questo sensuale accecato, ha svolto un ruolo di un’importanza riconosciuta, di un’ utilità ancora problematica, ma indubbia.
(2) Tranne che nel senso che farebbe di tutti gli uomini dei degenerati: l’assoluta armonia fisica e mentale non si verifica; su questo punto il determinismo e il cristianesimo potrebbero andare d’accordo. Il mio molto leale e simpatico avversario ed amico, il signor Dallemagne nel suo interessante articolo sul mio libro (e Uranisme et Uniseanialité, A. Storck, 1896) dice che devo avere “un parere molto personale sulla degenerazione – e temo che sia anche molto isolato – per credere che ci possono essere invertiti sessuali che non siano né degenerati né squilibrati. “(Annali della società di medicina legale del Belgio, Anno VIII, n. 2). Dovrei citare invece, per contro, i quattro articoli di M. P. Næcke sullo stesso libro (Zeitschrift fur psychiatrie, Irrenfreund, Centralblatt di Kurella, Archivio delle psicopatie sessuali di Penta) che crede certamente che degli invertiti sessuali possano non essere dei degeneri? Dovrei citare Havelock Ellis, e gli altri? Se il signor Dallemagne accetterà di trattare tutti gli uomini come degenerati, allora dirò con lui che tutti invertiti sessuali sono degenerati. La degenerazione mi sembra che somigli sempre di più al peccato della teologia e uno spirito scettico potrebbe divertirsi a fare risaltare questa somiglianza. Uno psicologo così delicato come W. James ha potuto superare abbastanza il suo pudore istintivo e acquisito da ammettere la probabilità, la possibilità dell’universalità dell’unisessualità. Egli ammette che tutti gli uomini ne sono capaci (Psychology, Volume 2, pagina 439). Ed è di mala voglia che il professor James è stato costretto a parlare così e a sostenere con la sua autorità una verità che tanti scrittori senza misura possono gridare troppo forte. La sua squisita prudenza su questo tema dà ancora più merito alla sua testimonianza. Credo che molti pensatori e scrittori stiano cominciando a reagire contro un’applicazione o troppo estesa o non abbastanza estesa della degenerazione. H. Maudsley per esempio in Alienist and Neurologist ha riportato il suo discorso, pronunciato nel mese di agosto 1895 davanti alla sezione psicologica della British Medical Association, egli si lamenta dell’abuso che si fa della teoria della degenerazione. Essa ha avuto, dice Maudsley, significato e valore, ma ha cambiato molto il senso della parola facendole significare tutte le specie e tutti i gradi di deviazione da un modello ideale, tutte le deviazioni da un modo di pensare e di sentire ideale, e queste deviazioni vanno dalle cattive abitudini di pensare e di sentire fino alla più grave idiozia, e alcune di queste deviazioni non sono più serie della lunghezza del naso o delle gambe. E sottolinea il pericolo delle parole che così tante persone utilizzano come se avessero un senso ben definito. Ognuno tira la parola un po’ dalla parte sua, ed una confusione grave è inevitabile. M. Tarde ha ottimamente detto queste cose della parola eredità.
(3) È spesso difficile. Ci sono delle glorificazioni dell’iperestesia sessuale scritte da uomini illustri e citate da medici così rivoltanti. E si riesce a mantenere il proprio sangue freddo solo ricordandosi delle grossolane indecenze eterosessuali. Quando l’erotismo si esprime in modo alto, le sessualità si equivalgono e si assomigliano.
(4) Mi riferisco al mio libro (Uranisme et Unisexualtté) e a quello del signor Legludic (Attentats aux mœurs). Spero che sia prossimo il tempo in cui non dovrò più citarmi, quando avrò solo l’imbarazzo della scelta per sapere a chi rinviare il lettore.
(5) Vedi Appendice D.
(6) Ne ho citati molti nel mio libro, ma ne conosco parecchi che aspettano ricerche coscienziose e penetranti.

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