FINE DI UN RAPPORTO GAY INTERGENERAZIONALE

Caro Project,
ho letto quello che hai scritto su “Essere Gay” dei rapporti intergenerazionali e sono rimasto molto colpito, è la prima volto che trovo questo argomento trattato in un modo serio. Leggere poi qualche storia di questo genere nel forum, mi ha dato coraggio. Oggi, 21 Luglio 2017, sento il bisogno di dare anche il mio contributo, vedrai tu come usarlo, sentiti comunque del tutto libero. La mia storia è per buona parte diversa dalla storie che ho letto nel forum ed è proprio per questo che penso possa essere utile.
Sono un uomo di quasi sessant’anni, sono sempre stato gay, ho avuto amici gay ma non ho mai avuto un compagno, in realtà non mi sono mai innamorato di nessuno, fino a circa 10 anni fa, allora ero ancora in buono stato fisico, ma avevo già messo da parte del tutto l’idea di trovarmi un compagno, quando, in modo del tutto inatteso, ho conosciuto un ragazzo che aveva allora 20 anni, un ragazzo che mi ha colpito subito, direi l’unica persona che ha avuto per me delle attenzioni vere. Non mi dilungo sul nostro incontro e su tutto quello che ha provocato. Nonostante le mie fortissime resistenze, e la lotta interiore che dovevo affrontare, abbiamo finito per diventare una coppia molto sui generis, però, anche se stavamo bene insieme, capivo perfettamente che lui aveva bisogno di altro. Ha avuto le sue storie, anche importanti, ma poi finivano e tornavamo insieme. Siamo andati avanti così per dieci anni. Io credo che tra noi ci sia un rapporto speciale, ma penso anche che questo rapporto possa essere per lui un condizionamento pesantissimo, e l’ho sempre pensato. Ieri sera ci siamo visti e ho notato che era nervosissimo e aggressivo nei miei confronti, mi ha rimproverato di mille cose, ed erano rimproveri fondati, poi mi ha detto che aveva bisogno di vivere la vita di un ragazzo normale e che la mia presenza era per lui un ostacolo enorme dal quale avrebbe voluto liberarsi anche se non ci riusciva, il discorso era molto serio, io non sapevo che dire, lui ha visto che ero proprio a disagio, e mi ha detto che non ce l’aveva con me, che sono una brava persona, ma che se gli voglio bene veramente devo allontanarmi da lui, mi ha proprio detto “aiutami, ti prego, a cambiare strada.” Gli ho promesso che lo farò. Ha cancellato il mio numero dal cellulare e tutti i miei messaggi e mi ha detto di bloccarlo sul telefono e sui media. Gli ho promesso che lo farò. Poi abbiamo fatto l’amore “per l’ultima volta”. Ci siamo lasciati con molta emozione. Era notte alta e l’unica cosa che ho potuto fare, assurda quasi perché riferita a me, mi sono messo a pregare il Padre eterno che lo aiuti, che lo faccia sentire felice, che allontani da lui i momenti di depressione che ogni tanto gli arrivano. Oggi sono solo ma penso soltanto a lui, alla sua felicità, che desidero più di qualsiasi altra cosa. Anche il nostro addio è stato un modo di dirsi che ci si voleva bene, nonostante tutto, e che chi veramente vuole bene all’altro, deve accettare di farlo andare per la sua strada. È stata l’unica storia d’amore della mia vita e mi sono sentito amato. Continuerò a pensare a lui e a pregare per lui, anche se indegnamente. È stato la luce della mia vita e lo è stato anche nel dirmi addio.

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STORIA DI UN GAY SPOSATO

Ciao Project, ho avuto ieri sera il piacere di parlare con te, era la prima volta che parlavo con uno che sapevo con certezza essere gay ed è stato tutto molto più facile del previsto. La conversazione è stata agevole, si potrebbe dire una normale chiacchierata, anche se gli argomenti non erano affatto comuni, almeno per me, perché a quasi 40 anni, avevo ancora idee piuttosto preconcette sui gay. Per un uomo sposato e divorziato, per fortuna senza figli, con una, chiamiamola così, tradizione etero alle spalle, non è per niente facile avvicinarsi all’idea che in fondo per tanti anni non si è fatto che rimuovere e si è vissuta una vita da etero, matrimonio compreso, che non era in fondo quello che si voleva. Mi sono chiesto se sono stato veramente etero, ma penso che non sia assolutamente così. Ho sposato la mia ex-moglie ma non l’ho amata. Quando eravamo sposti e vedevo un bel ragazzo per la strada non solo mi fermavo a guardarlo ma pensavo che tornato a casa non avrei trovato lui ma mia moglie. A parte la sofferenza psicologica che ho imposto anche a lei, la cosa più atroce, per me, è stata tirare avanti “per non mettere in crisi il matrimonio”. In realtà le cause del tirare avanti erano ben altre e molto meno nobili: avevo paura di una vita da gay, avevo paura delle reazioni della gente, della mia famiglia, dei compagni di lavoro. Avere una moglie mi metteva al sicuro. La storia aveva ben poco di sessuale, lei non se ne rendeva conto, ma per me fare sesso con lei era una forzatura, alla fine qualche volta succedeva ma non era quello che volevo, piano piano, anzi piuttosto velocemente, il sesso lo abbiamo messo da parte del tutto, ma il problema non era nemmeno quello, mia moglie si aspettava qualcosa da me, qualcosa che non potevo darle, si era adattata all’idea di un matrimonio senza sesso, ma avrebbe voluto almeno un po’ d’amore, ma per me non era possibile, la nostra era una convivenza, un condividere la casa, un fare i turni per lavare i piatti e fare la spesa, ma tra noi affetto zero. Lei non capiva, io non avevo il coraggio di parlare e si andava avanti così. Io non ho cercato avventure gay, perché di quelle cose avevo il terrore, mi bastava un po’ di pornografia e un po’ di fantasia. Mi dicevo che non ero gay perché non ero mai stato con un uomo e che in fondo avevo fatto anche sesso con una donna, cosa che secondo me un gay non avrebbe mai fatto, e andavo avanti così. Poi ho incontrato Mauro e lì mi è crollato il mondo addosso. Non so se Mauro fosse gay, io penso di sì, ma non ne sono sicuro. Con lui stavo bene, ci vedevamo spesso, ma per un caffè, per fare due passi e per chiacchierare un po’, ma tra noi c’era una complicità totale, non vedevo l’ora di uscire con lui, di restare solo in macchina a parlare con lui. Ho sempre pensato che lui si aspettasse una prima mossa da parte mia, ma quella prima mossa non c’è mai stata e siamo andati avanti così per quasi tre anni, poi ha trovato lavoro altrove e se ne è andato. Io ci sono stato malissimo, dovevo tornare ad una vita che non era la mia, Mauro mi mancava. Ci siamo sentiti un po’ su skype, poi piano piano non ci siamo sentiti più. Ma alla fine avevo capito che mi mancava un’amicizia maschile, allora non pensavo assolutamente di essere gay, non avevo interessi sessuali su Mauro, o forse li avevo sublimati, però usavo solo porno gay e questo mi avrebbe dovuto fare riflettere. Diciamo che alla fine avevo anche ipotizzato di poter essere gay ma la cosa mi sconvolgeva proprio. Io gay? Io che non ho mai avuto niente di strano, niente di effeminato? Mi sembrava proprio impossibile. Con mia moglie le cose andavano a rotoli: incomprensioni, risposte piccate senza nessun motivo, insomma eravamo in crisi. Devo dire a onore di mia moglie che lei ha tenuto i nostri problemi solo per noi, i suoi genitori non ne sanno assolutamente nulla. Insomma, due mesi fa l’ho vista proprio a terra e sono finalmente riuscito a parlare chiaro e la sua reazione mi ha stupito. Mi ha ascoltato senza dire una parola, quando ho finto il mio discorsetto, mi ha detto che era contenta che fossimo arrivati a chiarirci e si è anche sentita in colpa perché era stata lei che era voluto arrivare al matrimonio, mentre io cercavo di svicolare e di metterla al massimo in termini di convivenza. Poi abbiamo parlato molto del che cosa fare, lei era disposta al divorzio consensuale e non pretendeva nulla, ma la nostra casa l’avevamo comprata e pagata insieme, io ne avevo un’altra piccolina e avrei lasciato casa nostra a lei, ma non l’ha voluta, allora abbiamo stabilito che l’avremmo venduta dividendoci poi il ricavato. Adesso siamo divorziati, ma ci vediamo ancora, non siamo più ragazzi e non so se io o lei riusciremo a rifarci una vita. Ovviamente non viviamo più insieme ma è rimasta una stima reciproca. I miei suoceri sono rimasti perplessi del nostro divorzio, proprio perché abbiamo continuato a vederci anche dopo. Adesso sto cominciando a cercare di capire che cosa è il mondo gay, sarei già contento di trovare un amico gay per parlare un po’, specialmente se avesse un’esperienza analoga alla mia, ma ho ancora molta paura di queste cose. Quello che sarà sarà, oggi come oggi sono soprattutto contento di come sono andate le cose con mia moglie e sto veramente molto meglio di prima. Vedremo che cosa mi riserverà il futuro.

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GAY O NON GAY?

Caro Project,

mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, un po’ mi hai smontato ma mi ci voleva. Stavo finendo per alimentare io stesso mille paure, però, se uno ci pensa bene, sono paure che esistono solo perché uno se le crea. Ci sono mille cose concrete che possono fare paura, perché non le puoi controllare o le puoi controllare solo in modo molto parziale, parlo soprattutto della malattie, ma anche del lavoro; ma l’omosessualità perché dovrebbe fare paura? Per le reazioni della gente? Ma basterebbe tenersi i fatti privati per sé. Oppure la paura potrebbe venire del fatto che magari uno ha un’idea dei gay che lo spaventa, per me era probabilmente questo. Tu tendi a ridimensionare i problemi a fare vedere la normalità dell’essere gay e la normalità del mondo gay (parlo dei veri rapporti tra gay, non del concetto di omosessualità usato per altri fini). Ieri sera mi sono sentito un po’ stupido, uno che ha paura della sua ombra. L’educazione c’entra di sicuro, ma a un certo punto bisogna svegliarsi. Diciamo che adesso sono ad un altro livello, adesso i timori sono molto più specifici, adesso le mie insicurezze sono legate al fatto che vorrei fare un passo avanti. Ieri te l’ho solo accennato, c’è un ragazzo che mi piace e col quale c’è un minimo di dialogo, diciamo, strano, cioè c’è un modo di capirsi e una complicità che mi intriga molto. Lui non ha la ragazza e penso non ne abbia mai avuta una… ovviamente questo non significa nulla però è un fatto che mi fa pensare. Ti racconto alcuni episodi ai quali ho dato e do tuttora molto valore.

Primo episodio: Un giorno ci siano incontrati per caso all’università, verso l’ora di pranzo. Abbiamo un nostro gruppetto di 5-6 ragazzi, però in quel momento stavamo soli, mi vede, mi saluta, e poi si comincia a parlare, ma a parlare di niente, ma non se ne va. Andiamo a prendere un tramezzino insieme, poi restiamo a chiacchierare per due ore fino alla lezione successiva, andiamo insieme alla lezione successiva, poi mi accompagna a casa a piedi, una passeggiata di quasi un’ora, anche se lui abita da tutt’altra parte. Devo dire che si stava bene, io sentivo che lui c’era e che ci voleva essere

Secondo episodio: Lo vedo che chiacchiera con una ragazza e ci resto un po’ male, non mi avvicino, penso che lui non mi abbia notato, invece mi ha notato, molla subito la ragazza e viene a parlare con me. Ha il modo di fare di un ragazzino che è stato preso con le mani nella marmellata. Io non gli chiedo nulla, ma mi dice che la ragazza è solo una collega, che la conosce appena, e che è una palla. Non l’ho più rivisto con quella ragazza.

Terzo episodio: Un giorno mi chiama al telefono, ma io non gli ho dato il numero, mi dice che lo ha chiesto ad un nostro collega, mi chiede se mi va in serata di andare al cinema, dovremmo essere in quattro, ma non mi dice chi. Ci vediamo per andare al cinema e mi dice subito che siamo solo noi perché gli altri due gli hanno dato buca. Gli propongo di lasciare perdere il cinema e di andare a prendere una pizza, gli brillano gli occhi. Restiamo a parlare fino all’una di notte.

Adesso hai un’idea più chiara del mio amico. Tieni presente che ci siamo visti più volte anche da soli, che abbiamo parlato moltissimo, ma mai di ragazze e neppure di colleghe. Potrebbe essere gay? E se fosse il classico ragazzo che cerca solo un amico. Che faccio? Andiamo avanti così o devo rischiare il tutto per tutto? Io non lo vorrei perdere per nessuna ragione e parlare chiaro potrebbe significare vederlo sparire. Non ho paura che mi sputtani con gli amici, non è proprio il tipo che può fare una cosa del genere. I dubbi sono molti ma intanto andiamo avanti così, magari a un certo punto le cose saranno così chiare che smetterò di farmi domande.

Matty95

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UNA DIFFICILE RELAZIONE GAY

Ciao Project,
ho 18 anni e ti vorrei parlare di una cosa che mi è capitata e che mi fa stare malissimo. È una storia complicata, ma ti prego di avere pazienza e di dirmi che cosa ne pensi.
Ai primi di gennaio di quest’anno stavo malissimo, perché stavo solo e non avevo un ragazzo. Io non riesco a stare solo e un ragazzo mi mancava tantissimo, mi ero preso un paio di volte delle cotte tremende, ma poi avevo visto il ragazzo in questione con una ragazza e la cosa mi aveva fatto a pezzi, ma sapevo che non c’era molto da fare. Passavo le giornate a fantasticare su come potesse essere bello avere un ragazzo che mi capisce, che ci potessi parlare, che ragionasse come me e che mi volesse bene, lo volevo anche bello, cioè non bello, ma come piace a me, un ragazzo dolce, affettuoso. A scuola, a un’assemblea vedo un ragazzo che mi piace un casino, diciamo che prima non lo avevo notato, ma all’assemblea mi è sembrato bellissimo. Dopo i due di picche che avevo preso con gli altri, non mi illudevo molto, anche perché io non sono bello come lui. Però lui mi si è avvicinato e ha cominciato a parlare con me, io non sapevo che dire, non mi volevo illudere però mi piaceva. A febbraio, dopo le pagelle, siamo andati in gita scolastica, siamo finiti in camera insieme, noi due soli. Ti giuro che non è stata una cosa programmata, ma è successo. Insomma, quando ce ne siamo andati a letto, dopo un po’ lui si è alzato dal letto e mi si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva entrare nel mio letto. Io non sapevo che fare, lo volevo, ma non sapevo che cosa sarebbe successo, però gli ho detto di sì e subito dopo gli ho chiesto se era gay e lui ha detto di sì. È stato bellissimo, ci siamo toccati e ci siamo masturbati reciprocamente, io ero in orbita e pure lui era molto preso. Siamo stati attenti a non fare cose pericolose perché lui mi ha confessato che l’aveva fatto con altri ragazzi. Ero felice, come non sono mai stato in vita mia. L’indomani l’abbiamo rifatto e lui ha insistito per andare oltre, ma io non volevo, alla fine ha fatto sesso orale lui a me ma non io a lui, anche se la voglia era tanta, però l’ho masturbato. Poi la gita è finita e siamo tornati a Milano e lì è cominciata la mia angoscia. Non mi chiamava, non rispondeva ai miei messaggi, però voleva che io andassi a casa sua quando non c’erano i suoi (lavorano il pomeriggio) a fare sesso, per qualche giorno ci sono andato ma, dopo il sesso, la cosa finiva lì. Io avrei voluto anche un po’ di tenerezza, ma se gli facevo una carezza mi guardava strano e mi diceva che quelle cose non gli piacevano. Quando gli mandavo qualche sms si arrabbiava perché mi diceva che lo potevano trovare i suoi, però quando i suoi genitori non stavano a casa pretendeva che io mi fiondassi da lui. Una volta non potevo proprio, perché avevo nonna a casa e non ci sono andato e lui si è arrabbiato nero, ha alzato la voce, poi è passata. Beh, adesso da qualche giorno non ce la faccio più a stargli appresso, mi chiede se mi è piaciuto quello che abbiamo fatto e cose simili, io provo a dirgli che mi piacerebbe qualcosa con un po’ più di sentimento e lui mi risponde che a me ci tiene moltissimo ma io ho l’impressione che non sia per niente così. Insomma, io penso che per lui conto solo perché corro a casa sua a fare sesso quando vuole lui, e il nostro rapporto in pratica finisce qui. Project, adesso sono al punto che comincio a non sopportarlo più. I primi tempi mi masturbavo pensando a lui, adesso non lo faccio più e quando sto a casa sua mi chiedo: Ma che cavolo ci faccio qui? Ci sto a fare un po‘ di sesso è vero, ma fatto così mi sembra proprio una cosa meccanica. Io penso che dovrei staccarmi da lui, ieri ci ho provato, ma si è arrabbiato, ha alzato la voce, ha cominciato a dire che lo strumentalizzo che lo uso quando mi fa comodo e poi penso di poterlo buttare via come un cencio, mi ha detto che se gli dico di no, tra noi è finita per sempre e che non lo merito, ma si vedeva che stava a disagio. Io non sapevo come reagire perché non volevo fargli male e alla fine ho ceduto e abbiamo fatto sesso come le altre volte, ma io avevo proprio il cervello da un’altra parte. Penso onestamente che sentirsi dire di no gli faccia un effetto terribile e non gli voglio fare male nel senso pesante, perché dopo tutto gli voglio bene e non so proprio che cosa fare.
Ti mando il mio contatto skype (omissis), perché mi piacerebbe parlarne un po’, dato che non posso parlarne con nessuno.
Sandro

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TRENTENNI GAY RINUNCIATARI

Sono stanco, certe volte mi sento proprio fuori posto, mi sento agitato, confuso, senza une direzione precisa, cambio parere ogni quarto d’ora, cerco conforto nel giudizio altrui, quasi me ne sento dipendente, se quel giudizio mi è favorevole ne sono contento e lo sopravvaluto, se non è secondo quello che penso io me ne sento depresso. Mi sento un individuo gretto, senza prospettive ideali, molto calcolatore, piccolo di cervello e tutto chiuso su se stesso. Sono incapace di fare cose serie, cose vere, cose che hanno un valore morale. Non sto parlando del lavoro che va più o meno bene sempre con la solita navigazione in acqua bassa. Sopravvivo nel piccolo cabotaggio, rintanato in pensieri e in dubbi gretti, sono incapace di guardare lontano, sono avaro, invidioso, sembra un paradosso ma la lussuria è il minore dei miei vizi, perché del sesso non solo posso fare benissimo a meno, ma di fatto l’ho archiviato, neanche per scelta, solo per debolezza, per fatica, perché ci vorrebbe una partecipazione che non c’è più e forse non c’è mai stata. Quella che invece c’è sempre di più è la paura di lasciarsi andare a cose che possono creare problemi, aspettative, illusioni di vario tipo: la mia regola è: “stando fuori, almeno non si hanno problemi.” E quindi tutto è vissuto dal di fuori, quel poco che è vissuto. Vivo all’insegna del precario, e dire vivo è già esagerare, perché in realtà sopravvivo. Non ho molta stima di me stesso, l’ho avuta in altri tempi ma piano piano la sto perdendo, non parlo di autostima come effetto del successo sociale, perché la gente non mi conosce ma di autostima proprio come valutazione di sé, indipendentemente da altri parametri. Non mi sento un brav’uomo, sono una persona onesta per abitudine, perché non essere onesti è faticoso, la mia onestà ha la lettera minuscola, perché l’Onestà con la lettera maiuscola richiede volontà e impegno. Sono onesto per paura dell’autorità, per evitare guai, non per vocazione. Che effetto mi fanno oggi i ragazzi? Se c’è qualche bel ragazzo mi colpisce, a qualche ragazzo ho voluto e voglio ancora bene (ovviamente tutto e solo nella mia testa), ma sono pochissimi, la stragrande maggioranza dei ragazzi mi è totalmente indifferente, mi hanno detto che non mi concentro sui ragazzi ma su quello che potrei fare con loro, ma la cosa mi sembra proprio grottesca, in realtà di quello che in teoria si potrebbe fare con un ragazzo non mi interessa assolutamente nulla e certe volte mi chiedo perché al sesso fisico si attribuisce tanta importanza. Ho ancora i miei sogni, non cerco più di realizzarli, me li tengo come sogni, come fantasia che non si concretizzerà. Mi dicono che ormai sono vecchio, anche se non ho ancora 30 anni, o che ragiono da vecchio, che sono vecchio dentro, e forse è vero. Mi dicono che sono un po’ depresso, ma in realtà mi sento solo stanco, non stanco di vivere, ma stanco fisicamente e di conseguenza anche mentalmente. La scorsa estate mi hanno proposto di fare le vacanze insieme con gli amici (tutti etero), io sono rimasto a casa, non sono andato con loro ma nemmeno con i miei amici gay (una coppia), me ne sono rimasto a casa, praticamente da solo. Certe volte penso che mi piacerebbe farmi coinvolgere in qualcosa di serio, di moralmente impegnato, ma ogni volta che se ne presenta l’occasione (alcuni amici fanno volontariato) faccio di tutto per schivarla con la massima cura. Sogno un ragazzo, ma oggettivamente non lo desidero, mi basta l’idea, perché so che non funzionerebbe, quando ci ho provato è durata pochissimo ed è finita male. E poi i motivi di incomprensione, che alla fine distruggevano tutto, erano i più incredibili, praticamente sempre legati alla privacy, cioè al fatto che non tolleravano che io volessi tenere almeno un po’ del mio privato solo per me. Mettersi insieme, ok, lo capisco, ma mettere insieme proprio tutto no! Ci sono cose più private perfino del sesso, che non voglio condividere con nessuno, in fondo, coppia o non coppia, ognuno resta se stesso e il mondo suo più intimo se lo tiene ben stretto. Per esempio non sopportavano che io non parlassi mai dei miei ex, se così li posso chiamare, ma tra me e i miei cosiddetti ex c’era un mondo privato in comune che non apparteneva agli altri ragazzi. Gli ex sono ex, e va bene, ma almeno hanno lasciato un ricordo che è solo mio e loro, tutti gli altri non c’entrano. Mi sento debole e lo sono, sia fisicamente che moralmente, e mi piacciono i ragazzi deboli, sogno di abbracciarli e di addormentarmi nel loro calore. Ovviamente non succede niente di tutto questo, ma è meglio il sogno di una brutta realtà piena di condizionamenti assai poco nobili. In fondo ognuno cerca di realizzare il suo sogno, di trasportarlo nella realtà ma questo significa che la coppia non esiste e che ciascuno vuole solo cercare un altro protagonista per la “sua” storia, un secondo protagonista che va bene nella misura in cui recita il suo ruolo in commedia, non conta quello che è, ma come recita la sua parte, solo che anche lui ha i suoi sogni e vuole tirarti dentro il suo sogno e vuole che anche tu reciti la parte che lui ha in testa per te, questa sarebbe la vita di coppia! Meglio sognare, è molto meno impegnativo e poi i sogni non si devono necessariamente condividere con qualcuno.
Project, mi rendo conto che questa mia mail stride parecchio col clima tutto positivo (o quasi) del forum, comunque fanne quello che vuoi. Non ti nascondo che un po’ mi piacerebbe sapere che ne pensano gli altri.
Uno Qualunque
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DUBBI DI UN GAY DICHIARATO

Ciao Project,
ho pensato molto prima di scriverti e ti spiego perché. Conosco Progetto Gay da anni ormai, quando ci entrai le prime volte, diversi anni fa, intorno al 2010, io ero invaso dal sacro fuoco dell’omosessualità, avevo vent’anni, e un ambiente come quello del forum mi sembrava vecchio, asfittico, l’ambiente tipico di gente senza palle che si rintana nell’anonimato perché non ha la faccia di essere quello che è, parlando molto diretto, mi facevate pena, ti avevo mandato una mail, ma mi avevi risposto raccomandando prudenza e al tempo per me la prudenza era il peggiore dei vizi. Quindi me ne sono andato per la mia strada, una strada molto diversa da quella di progetto gay, ero già dichiarato pubblicamente e non avevo particolari problemi ad andare in un locale gay, insomma, tra internet e locali ho cominciato la vita del gay dichiarato. Ho frequentato anche circoli gay famosi, ma l’aria era troppo ideologica e me ne sono andato anche da lì. La sera del sabato andavo a ballare col ragazzo di turno, con il seguito ovvio di sesso (protetto! Qui la prudenza non l’ho messa da parte!) I primi tempi era tutto molto sciolto, conoscevo tanti ragazzi, fare sesso era facile, ci si divertiva e in buona pare ci si illudeva, poi si cambiava ragazzo, si continuava ad andare a ballare, si aveva una comitiva tutta gay, e anche un bel po’ atteggiata, solo per andare a ballare. Comunque, in mezzo a tutto questo, non ha mondato all’aria le cose importanti, ho continuato a studiare e mi sono laureato. Ho trovato lavoro in un settore molto specialistico e ho cominciato a lavorare, tutto sommato con una certa soddisfazione, perché sul lavoro mi stimavano. Nel frattempo solite cose: comitive gay, gite, andare a ballare il sabato, sesso facile, ecc. ecc., ma col tempo tutte queste cose perdevano progressivamente il loro fascino e mi trovavo ad andare a ballare praticamente senza nessuna voglia di farlo, e lo stesso valeva anche per il sesso, si poteva fare ed era pure facile, ma alla fine era diventata una cosa banale come qualsiasi altra. Un paio d’anni fa ero proprio arrivato alla frutta, totalmente demotivato. Allora è capitato che del tutto casualmente sono finito di nuovo sul forum di Progetto Gay e mi sono messo a leggere una storia, e mi è piaciuta, direi che mi è piaciuta molto, anche se mi dicevo che quelle sono tutte favole, e che quelle cose capitano a uno su un milione, perché il mondo non funziona così. Da allora, però, ho ripreso a leggere il forum con una certa regolarità e devo dire che mi aiutato molto a non cadere nella malinconia. E qui comincia la seconda parte della mia storia. Nella mia ditta io lavoravo come tecnico laureato, quindi a buon livello, ma c’erano anche tanti ragazzi che facevano lavori meno qualificati e oggettivamente più pericolosi. In ditta c’è molta attenzione all’antiinfortunistica ma i rischi ci sono come in tutti i settori industriali. Sei ragazzi erano addetti ai magazzini, io li conoscevo di vista e poco più, mi davano del lei e mi chiamavano dottore, cosa che mi faceva una certa impressione. Uno di questi, un giorno cade da una scaffalatura e lo portano in ospedale, ha delle fratture ma dicono che se la caverà. Io il giorno che è successo non ero al lavoro e l’ho saputo il giorni appresso, ho chiesto a che ospedale lo avevo portato e nel pomeriggio sono andato a trovarlo. Era piuttosto mal concio, ma mi ha riconosciuto subito e mi ha sorriso, gli ho chiesto di darmi del tu e gli ho chiesto anche se erano venuti a trovarlo, ha detto che erano passati due suoi colleghi, gli ho chiesto della sua famiglia e mi ha detto che della famiglia non si era visto nessuno, perché lui non è in buoni rapporti con la famiglia e dell’incidente non aveva detto nulla a casa. La cosa mi è sembrata strana, perché è un ragazzo molto giovane, ma non ho fatto altre domande. Mi sono seduto accanto al letto, abbiamo parlato di quello che dicevano i medici, dei tempi di ripresa, di rientro al lavoro. Era preoccupato dei rapporti con l’azienda, dei certificati di ricovero e di malattia, dell’INAIL e di altre cose del genere, gli ho detto che ci avrei pensato io e che doveva pensare solo a rimettersi in salute presto e bene. Sono rimasto lì finché l’infermiera non ha cacciato via i visitatori perché era ora della cena. Andare a trovare questo ragazzo mi ha fatto un effetto fortissimo, perché era sostanzialmente solo e aveva preferito non avvisare la famiglia, con la quale evidentemente non aveva più rapporti. Lui con me era stato molto gentile e si vedeva che era contento che fossi andato a trovarlo. L’indomani mattina, mi informai in amministrazione delle pratiche da fare e dei documenti e nel pomeriggio tornai in ospedale, questa volta portando anche due dolcetti presi in pasticceria. Lui stava abbastanza bene ma mi disse che avrebbe dovuto subire un intervento per ricomporre una frattura e mi disse che sarebbe stato dopo due giorni. Il tempo della visita passò molto velocemente e questa volta nell’andare via gli strinsi la mano, il giorno prima non lo avevo fatto. Il giorno appresso mi dice che sarà operato l’indomani alle 8.00 del mattino, mentre sono lì passa il chirurgo per il consenso informato e lui dice al chirurgo di considerarmi uno di famiglia a tutti gli effetti. Il dottore non fa una grinza e mi dice: “Guardi, l’intervento non sarà brevissimo perché la frattura è scomposta, ma il ragazzo è giovane e non ci dovrebbero essere problemi particolari, se vuole può venire in chirurgia così può stargli vicino al risveglio che in genere non è un momento facilissimo” Poi il dottore dice all’infermiera di farmi un “passi” per il reparto chirurgia. Quando il dottore se ne va arriva l’infermiera che mi manda via. Il ragazzo (chiamiamolo Enzo) mi dice che non c’è bisogno che io venga l’indomani. Ci salutiamo stringendoci la mano. Esco, telefono in amministrazione e chiedo un giorno di ferie per l’indomani, fanno un po’ di storie ma poi mi danno il giorno. L’indomani alle 7.00 sono in chirurgia, alle 7.15 mi fanno entrare a salutare il paziente per un minuto e lo portano in sala operatoria per la preanestesia. Io vado a sedermi nell’atrio e comincia la mia attesa. Per fortuna c’è un’infermiera, che mi dice che il chirurgo è bravo e mi rassicura, a mi dice che ci vorrà tempo, circa due ore e poi riporteranno Enzo al reparto e lì potrò stargli vicino durante il risveglio.
Io aspetto, sono tranquillo, ci sono dei giornali, leggo, vado avanti e indietro. Alle 10.00 Enzo non è ancora uscito, comincio ad essere ansioso, l’infermiera mi calma, alle 11.00 non è ancora uscito. Supplico l’infermiera di informarsi e di dirmi che succede, lei entra e dopo 5 minuti esce e mi dice: “Hanno finito, stanno suturando, è andato tutto bene, tra venti minuti esce, stia tranquillo!” Effettivamente dopo venti minuti lo portano fuori e lo rimandano in reparto, io aspetto il chirurgo, che esce dopo poco e mi conferma che è andato tutto bene e che la cosa è stata solo un po’ più complicata del previsto, mi dice di andare da Enzo e aggiunge che per il risveglio ci sarebbe voluta un’ora e mezzo o due.
Mi precipito in reparto accanto a Enzo, respira tranquillo, ha le flebo attaccate ma ha un buon colorito e sembra molto tranquillo. Mi sento rassicurato. Lo posso osservare da vicino e molto in dettaglio, è proprio un bel ragazzo, ha un viso dolce, quasi adolescenziale con un po’ di barba chiara. Ha la mascherina dell’ossigeno ma è staccata. Chiedo all’infermiera se deve prendere l’ossigeno, ma mi dice che non ce n’è bisogno e che Enzo respira bene, che, se mai, potrà avere dei dolori al risveglio col venire meno dell’anestesia, mi dice che potrei dargli l’acqua con la cannuccia o bagnargli le labbra. Io mi risiedo vicino a lui, ormai è mezzogiorno. Dopo l’una e mezza comincia a muoversi e dà segno di avere dolori, poi si assopisce di nuovo. Viene l’infermiera, misura la pressione e la saturazione, poi mette una seconda flebo e dice che è l’antidolorifico e aggiunge che va tutto bene. Alle due e mezza Enzo apre gli occhi, mi riconosce e mi dice: “Ciao!” io gli tocco la spalla, non la mano perché ha le flebo da entrambe le parti, ha anche il catetere e c’è la borsa sotto il letto. Gli chiedo come si sente e fa una mossa col viso, gli dico che ho parlato col chirurgo e ha detto che è andato tutto bene e anche l’infermiera dice che il decorso post-operatorio è normale. Mi sorride e mi dice “Io dormo un po’.” Gli rispondo: “Certo! Oramai il peggio è passato.” Resto lì fino alla sera. Quando arriva l’orario di visita c’è un po’ più confusione e Enzo si risveglia, è molto più lucido, mi dice di andare a casa che ormai lui sta meglio, ma gli rispondo che ho il permesso per stare lì tutta la notte e che andrò via l’indomani alle 7.00 per andare al lavoro.
Sono stato a trovare Enzo ogni giorno finché non è stato dimesso e ho notato che a trovarlo ci sono andato solo io. Nel frattempo i miei amici, coi quali andavo in giro per locali gay, mi chiamavo ogni giorno ma io avevo altro per la testa. Enzo era diventato per me una persona importante. Dopo le dimissioni dall’ospedale abbiamo continuato a sentirci praticamente tutti i giorni e anche ad uscire insieme e ad andare insieme a prendere una pizza. Enzo non parlava di ragazze, e l’idea che potesse essere gay cominciava a prendere stabilmente possesso del mio cervello, ma non c’era nulla nel suo comportamento che mi potesse dare un’indicazione precisa. Della famiglia non parlava affatto e meno che mai dei motivi per cui non aveva rapporti coi genitori. A un certo punto gli ho fatto una domanda diretta: “Hai una ragazza?” Ha solo detto che era una questione complicata e che non gli andava di parlarne, al che ho fatto macchina indietro e mi sono tenuto i miei dubbi. Dopo quella domanda con me è più formale, ma le spiegazioni di questo fatto possono essere opposte, può avermi preso per un etero che gli faceva una domanda ovvia per un etero, ma potrebbe anche avermi preso per un gay che esplora il terreno. In ogni caso, adesso la conversazione è più ingessata. E qui vengono i dubbi. Che faresti Project?
Tieni presente che noi lavoriamo nello stesso posto e che in azienda ufficialmente non ci sono gay, non mi sono dichiarato nemmeno io, figuriamoci se potrebbe dichiararsi un ragazzo timido come Enzo, ammesso e non concesso che sia gay.
Dovrei dirgli esattamente come stanno le cose, cioè fare io coming out con lui per costringerlo a fare lui lo stesso con me? E se poi non è gay? Perché la possibilità c’è eccome. Insomma, io non lo vorrei perdere per nessuna ragione, gay o etero che sia, e non vorrei che se ne scappasse per paura di chissà che cosa. Non ho mai avuto tutti questi dubbi per la testa. Tu conosci tanti non dichiarati e forse capisci meglio di me come ragionano.
Ti ringrazio anticipatamente. Ovviamente, se vuoi pubblica pure questa mail, chissà che non la possa leggere anche lui!
Italo (non mi chiamo così, ma mi piace)

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ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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