COPPIE GAY E FANTASIE SESSUALI

Mau85 – Ciao Project, come stai? È un bel po’ che non ci sentiamo

Project – Qui per fortuna tutto abbastanza bene, e tu?

Mau85 – io pure bene, anzi oggi proprio bene! Ti ricordi di me?

Project – sì, mi ricordo della storia col tuo ex che di fatto non era conclusa, perché avevate continuato a sentirvi

Mau85 – Sì proprio lui, chiamiamolo Andrea, e ti ricordi altro? Non voglio mettere alla prova la tua memoria, ma devo capire da dove riprendere la storia

Project – Mi ricordo che Andrea aveva anche altri ragazzi e che questo fatto per te non era affatto sconvolgente

Mau85 – sconvolgente no, insomma lo avrei voluto tutto per me ma lui è fatto così, ha bisogno anche di altro, se mai io avevo paura che potessero portarmelo via, cioè avevo paura che potesse smettere di volermi bene perché stava pure con altri ragazzi, però non gli potevo mica chiedere di lasciare quei ragazzi perché lui a loro voleva bene veramente

Project – sì, queste cose me le ricordo

Mau85 – lui però da questi ragazzi si sentiva soddisfatto solo a metà, nemmeno tanto dal punto di vista affettivo perché in fondo lo rispettavano e gli volevano bene, ma proprio dal punto di vista sessuale

Project – Cioè?

Mau85 – Nel senso che lui cercava di coinvolgerli nelle sue fantasie sessuali, che non sono proprio comuni, ma loro non lo stavano a sentire e alla fine, per lui, il sesso era una cosa molto meccanica, perché era lui a doversi adattare. In realtà non so nemmeno che cosa possa avere raccontato di sé a quei ragazzi ma penso che sia stato piuttosto esplicito, come è stato con me, però esattamente non lo so. Lui ha provato spesso a coinvolgere pure me nelle sue fantasie, che non è che mi vengano proprio spontanee, ma alla fine io facevo finta di non capire e cercavo di fare quello che facevano gli altri ragazzi, cioè cercavo di portalo sul mio terreno, cosa che poi puntualmente succedeva, anche se alla fine lui era soddisfatto solo a metà. Ti devo dire che vedere che dopo aver fatto sesso con me lui non era veramente soddisfatto mi metteva addosso parecchia malinconia al punto che cercavo di diradare i nostri incontri perché mi aspettavo che comunque sarebbe rimasto deluso. Project, ho visto che non mi hai fatto domande per andare più nello specifico e hai fatto bene. Ti devo dire solo che ad Andrea io voglio un bene dell’anima, lo stimo come persona, gli piace il sesso, fa sesso con altri ragazzi, ma alcuni di quei ragazzi io li conosco e sono ragazzi che gli vogliono bene.

Project – da quello che mi avevi detto era chiaro che il tuo rapporto con Andrea era una cosa seria, che ci sia gente che possa vedere la cosa in modo del tutto diverso è scontato, per quello che può valere. L’importante è quello che di Andrea pensi tu, perché tu lo conosci molto bene, il resto non conta

Mau85 – beh, si lo conosco bene da anni, con lui non si può fare coppia tradizionale, è diverso, ma non è una cosa meno seria. Lui ha bisogno di altri ragazzi, io no, ma noi ci vogliamo bene lo stesso. Però questo lo sai già e non era di questo che ti volevo parlare, ma proprio di quello che è successo tra noi il 29 febbraio, un sabato, prima di questa faccenda del virus, quando si poteva ancora circolare. Insomma mi chiama e senza preamboli mi dice che sta sotto casa mia e che vuole salire. Nel nostro linguaggio vuol dire che ha voglia di fare sesso con me. Io tante volte gli ho detto di no, ma in quel momento ero contento che lui fosse venuto da me, mi era mancato molto negli ultimi giorni. Sale a casa, tu lo sai che io vivo solo, mi dice che non ha i preservativi, quando viene da me li ha sempre lui, io faccio una faccia perplessa, come per dire: allora che sei venuto a fare? Lui sa benissimo che per me l’idea di fare sesso con lui senza preservativo è assolutamente inconcepibile e allora mi risponde: Ok, non ci sfioriamo nemmeno, ognuno sta per conto suo a due metri di distanza, però devi venire tu nelle mie fantasie, devi farmi fare per una volta, almeno a fantasia, una cosa che sta bene a me, ok? Io o guardo e gli dico ok! Poi aggiunge, però arriviamo fino in fondo, ti prego non cambiare discorso. Io gli dico che va bene e in pratica ci seghiamo insieme mentre io gli racconto una storia erotica del tipo di quelle che piacciono a lui. La cosa all’inizio non era molto spontanea, ma vedevo che lui ne era molto preso e sono andato avanti nella storia che alla fine sembrava piuttosto coinvolgente pure a me. La faccio breve. Siamo arrivati alla fine più o meno insieme, lui era stanchissimo e onestamente pure io. Beh, è stata la prima volta che non è rimasto deluso, eppure non ci siamo nemmeno sfiorati. Mi ha detto che cominciavo a capire di che cosa lui aveva bisogno e che apprezzava moltissimo il fatto che io non avessi cercato di driblare la faccenda e di fare le solite cose, poi mi ha detto che i preservativi non se li era portati apposta. In genere dopo i nostri incontri di sesso, appena fatto, lui se ne va via. Ma il 29 febbraio invece abbiamo cucinato e cenato insieme ed è rimasto a dormire a casa mia. Abbiamo parlato moltissimo, lo vedevo sereno, per niente frustrato, scherzava, diceva scemenze, insomma è stata una serata incredibile, prima di andarsene a dormire “nella sua stanza” mi ha detto. “Ti voglio bene!” e mi ha dato un bacetto sulla guancia. Poi non ci siamo sentiti per un po’ ma tra noi non è una cosa rara. Ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo rivisti sabato 14 marzo, ma sono intervenuti i decreti del governo e non ci siamo più potuti muovere da casa né lui né io, ma l’esperienza del 29 febbraio in qualche modo è stata replicata un paio di volte via web, che non è proprio lo stesso, però mi sono reso conto che non avevo più resistenze e che cercare di condividere le sue fantasie mi sembrava molto più spontaneo, cioè eravamo praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, non c’era bisogno di discorsi o di preamboli di nessun genere, una volta arrivati a destinazione però continuavamo a parlare di mille altre cose anche lontanissime dal sesso, lo sentivo sciolto, senza note malinconiche. Mi raccontava di quando era bambino, delle costruzioni lego, ma anche dei pomeriggi lunghissimi che passava da solo, praticamente abbandonato dai genitori, di come aveva imparato a disegnare (cosa che fa ancora adesso e molto bene) e di come aveva imparato da sé a suonare la chitarra, qualche volta quando gli prendevano le malinconie le scacciava facendo esercizi con la chitarra. Abbiamo passato due serate o piuttosto due nottate a parlare e siamo stati bene in un senso profondo, lui si sentiva accettato, non strumentalizzato, Mi diceva: non sei il mio tipo, ma con te sto bene, sto bene veramente e pure io ti voglio bene, non sono innamorato di te ma ti voglio bene. Questa frase può sembrare strana ma io so che è assolutamente vera. Adesso spero che le limitazioni alla circolazione vengano rimosse quanto prima, chiaramente perché significherebbe che l’epidemia sta scemando, ma anche perché potrei rivedere Andrea, perché per me esiste solo lui. Questi sono i fatti. Che ne pensi, Project?

Project – Tu sei stato contento e pure lui, dimmi che questo non è volersi bene! C’è stato un fidarsi uno dell’altro, accettare uno le regole dell’altro e poi lui non si è sentito rifiutato nelle fantasie più intime, gli hai fatto capire che non ti sentivi condizionato, insomma lo hai messo a suo agio. Magari tra le coppie monogame ci fosse questo livello di disponibilità sessuale! Ma credimi è molto raro. Spessissimo nel sesso ci sono dei veri tentativi di prevaricazione, dei tentativi di imporre modelli senza mai adeguarsi all’altro

Mau85 – Ma io mi sono sentito felice e mi sono detto che sono stato uno stupido quando ho cercato di svicolare e di non assecondarlo, quando invece l’ho fatto l’ho visto felice, perché non si è sentito rifiutato. Io penso che quando tu fai capire al tuo partner di che cosa hai bisogno e quello fa finta di non capire e ti vuole portare sulla sua strada la sensazione di frustrazione deve essere tremenda, perché lì senti che non c’è coppia, che tu conti solo come corpo disponibile alle fantasie altrui. Insomma, Project, sto imparando piano piano a capire il senso di tante cose che qualche anno fa avrei rifiutato e mi sarebbero sembrate del tutto assurde. Io avevo il modello classico di coppia e pensavo che non mi sarei mai adattato a nulla di diverso e invece quando Andrea mi ha detto che si era innamorato di un altro ragazzo ma mi voleva bene lo stesso io questa cosa l’ho accettata e non me ne sono mai pentito e poi adesso imparo che per vivere bene la sessualità bisogna cercare di lasciare spazio all’altro, di rispettarlo e di accettarlo. Io l’ho visto sorridere ed era una cosa bellissima. Se gli voglio bene non gli devo dire di no per ragioni più o meno stupide. E poi le serate passate insieme a parlare sono state meravigliose. Io sento che mi vuole bene veramente.

Project – Tu sei arrivato a queste conclusioni ma la stragrande maggioranza delle coppie non ci arriverebbe mai, semplicemente perché non c’è affetto vero, o forse c’è ma mettendo prima la realizzazione di sé, prima la nota egoistica. Le cose che dici scandalizzerebbero tanta gente, eppure sono cose verissime. Ricordo che mi avevi detto che Andrea non ti aveva mai ingannato, beh, dire questo di un ragazzo vuol dire fargli il complimento più bello che si possa fare. Non mi stupisce che tu ti sia innamorato di Andrea e ancora meno che tu non abbia mai sentito il bisogno di trovarti un altro ragazzo perché un rapporto con Andrea c’è eccome ed è di quelli profondi, che non si perdono con gli anni.

Mau85 – Lo sapevo che avresti capito, pensa che ho raccontato un piccolo riassunto di questa storia su un altro sito gay e mi hanno chiesto se avevo tutte le rotelle a posto, alla fine mi hanno lasciato in pace perché pensavano che mi stessi prendendo gioco di loro! Mi fa piacere parlare con te, mi sento incoraggiato. Comunque se vuoi pubblicare questa chat pubblicala, magari mette in crisi qualcuno! Ti ringrazio, Project, Progetto mi ha dato tanto!
Buonanotte.

Project – Grazie a te! E un abbraccio a te e ad Andrea!

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UNA COPPIA GAY DIVISA DALLA ZONA ROSSA II

L’email che segue (che ho ricevuto il 24/3/2020) rappresenta il seguito del post:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6863 (email che avevo ricevuto il 13/3/2020)

Caro Project,

ti avevo scritto qualche giorno fa, penso ti ricorderai di Pietro e Paolo. Ti scrivo nei lunghi momenti di vuoto in cui non posso sentire Paolo e mi ritrovo da solo a riflettere su quello che sta succedendo.

La situazione generale dell’epidemia basterebbe da sola a chiunque per cominciare un ripensamento di tutta la vita, per chi ha perso persone care la situazione è terribile, si vede svanire in pochi giorni il progetto di una vita, la morte sconvolge le famiglie nel modo più violento e inatteso, ma per me e per Paolo la situazione non è per fortuna così drammatica, io ho paura per lui, so che è prudente e molto scrupoloso ma basta veramente poco per fare la differenza.

Quanto a me, che sono il meno esposto in modo diretto, ho cominciato a mettere in dubbio tante mie certezze, mi sento molto più fragile di prima, sto svalutando un sacco di cose che prima consideravo fondamentali, come la sicurezza economica e un’ampia possibilità di fare le mie scelte ma mi sento debole perché sono esposto al rischio di perdere Paolo e sarebbe per me una tragedia alla quale non oso neppure pensare.

Il padre di un mio amico è morto per il virus e altri due miei amici hanno un genitore in ospedale. Molti hanno paura e cercano di tirare avanti giorno per giorno come possono perché devono pure lavorare per sopravvivere. Io lavoro da casa, non corro rischi seri, almeno per il momento, ma sono preoccupato per Paolo, penso a lui in ogni momento della giornata perché è proprio in prima linea e lo sento stremato dalla fatica e abbattuto per quello che deve vedere ogni giorno e che quando parla con me cerca sistematicamente di omettere.

Gli ho sempre voluto bene, ma vedendo come si impegna per gli altri fino allo sfinimento comincio a considerarlo un mezzo santo, e penso che non sarò mai al suo livello. In questi giorni ha visto morire tantissima gente, ha cercato di dare conforto come era possibile e finché era possibile, ma poi vedeva cedere quelle persone che aveva cercato di salvare in ogni modo. Mi dice che ormai per lui la morte non è solo una realtà quotidiana ma una cosa che deve vedere più volte al giorno. Quando qualcuno esce dalla rianimazione si sente felice e in effetti qualche volta si tratta quasi di un miracolo.

Lui era già prima un ragazzo ottimo, generoso, altruista, ma adesso lo vedo proprio in un’altra atmosfera e, se possibile, gli voglio bene anche più di prima, perché l’ho visto all’opera, ho visto la sua dimensione morale. Ieri mi ha chiesto di dire una preghiera per lui, e io mi sono spaventato e gli ho chiesto sera positivo e mi ha detto di no, mi aveva chiesto una preghiera per essere aiutato ad andare fino in fondo e a non mollare, aveva bisogno di una forza più grande, di una consolazione, penso, da poter trasmettere a tutte le persone che cerca di curare ogni giorno.

Oggi mi sono fermato a pregare per lui, che poi è una cosa che non faccio mai, ma nella mia preghiera c’era qualcosa di egoistico, io pregavo di non perderlo, perché per me è essenziale come la luce del sole, ma lui mi aveva chiesto una cosa diversa, cioè di pregare per avere la forza di andare avanti. Io so che sta correndo rischi seri e sono molto spaventato e mi pare pure giusto chiedere al Signore che non me lo tolga, anche se siamo una coppia gay, perché noi ci vogliamo bene veramente.

Stasera mi sento molto agitato, certe volte la notte non riesco a prendere sonno, mi manca, mi manca dannatamente ma so che lui ha il suo dovere da compiere e che lo farà fino in fondo. Io non ho mai visto morire nessuno, ho visto dei morti, ma non ho mai visto morire nessuno, ma lui queste cose le vede ogni giorno e penso che sia proprio il vedere la sofferenza e la morte che gli dia una spinta fortissima a fare quello che fa.

Ieri mi ha raccontato che una signora che era uscita dalla terapia intensiva e che lui aveva assistito per giorni gli aveva regalato un rosario di legno e gli aveva detto che avrebbe pregato per lui e per la sua ragazza, lui si è commosso e ha detto alla signora che non aveva una ragazza ma un ragazzo perché era gay e la signora gli ha detto che andava bene lo stesso e che avrebbe pregato anche per il suo ragazzo, che lui era un bravo ragazzo e avrebbe potuto dare tanto al suo ragazzo. Poi la signora si è messa a piangere, perché aveva un figlio più o meno dell’età di Paolo. Quando mi ha raccontato questa storia aveva la voce rotta dall’emozione! Come fai a non amare un uomo come Paolo? Lo avrei abbracciato fortissimo! Lo avrei sollevato da terra per fargli sentire che gli voglio bene! Sono molto scosso e ansioso, Project, ma per me questi giorni sono un’esperienza profondissima che mi sta cambiano la vita.

Pietro

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STORIA DI UNA COPPIA GAY

e-mail del 4 marzo 2020

Caro Project,

Leggo il tuo forum da diversi anni e lo trovo particolare perché ci sono parecchi messaggi individuali originali e molto fuori schema.

Ho 42 anni, sono single nel senso che non ho un ragazzo, ne ho avuto solo uno col quale ho avuto un rapporto molto complesso ma anche molto vero. Io non sono mai stato troppo interessato al sesso, che invece per lui è assolutamente fondamentale. Dopo di me ha avuto altri ragazzi ma in sostanza si è trattato solo di una serie di illusioni-disillusioni. In pratica lui non ha mai vissuto un rapporto veramente simmetrico, non lo ha vissuto nemmeno con me. Lui è giovane, ha 32 anni, ma ha paura di diventare vecchio senza realizzare nulla di concreto a livello affettivo. Non so dire se gli voglio ancora bene o se gliene ho mai voluto, i nostri rapporti sono stati sempre molto contorti, anzi ci siamo sempre detti che non ci capivamo e che cercavamo cose diverse, che avremmo fatto meglio a trovarci altre persone, ecc. ecc.. Però quel minimo di rapporto che c’era quando stavamo insieme non si è mai perduto del tutto. Lui mi ripeteva continuamente che era interessato a me solo per il sesso, perché aveva paura che io mi innamorassi e ci rimanessi male, e io invece gli ripetevo, usando le espressioni più varie, che ero proprio innamorato di lui soprattutto sentimentalmente: erano posizioni tra le quali non si poteva trovare un equilibrio e difatti la cosa è finita.

Era un rapporto di coppia il nostro? Proprio non credo e non credo che lo fosse neppure all’inizio perché io ho sempre avuto molte riserve e non mi sono mai sentito veramente innamorato anche se gli ripetevo in continuazione che lo ero, come d’altra parte pure lui non era affatto innamorato di me. Stavamo insieme, c’era un po’ di sesso, troppo poco per lui e troppo senza sentimento per me, tra noi in fondo non c’era niente di concreto, eppure questo “niente” non si è perso del tutto neppure dopo che ciascuno se ne è andato per la sua strada, ma anche adesso il nostro non è un volersi bene ma un dipendere un po’ uno dall’altro, un dipendere perché lui mi considera un amico col quale fare sesso qualche volta, sempre troppo poco per lui e sempre troppo senza amore per me. In pratica andiamo avanti come prima solo che in modo ancora più diluito, ci sentiamo una volta ogni tanto, ma anche a distanza di mesi, quando lui non trova di meglio (so che dire così è un po’ una cattiveria) oppure quando mi prende un po’ di depressione e lui mi manca e io lo chiamo nell’illusione che ci possa essere un contatto affettivo anche minimo, perché mi illudo ancora che possa succedere.

Devo dire che negli ultimi mesi ho sentito in me un progressivo raffreddamento nei suoi confronti, anni fa mi mancava moltissimo, cioè, quando non c’era ci stavo proprio male, adesso, certe volte preferisco che non ci sia, mi sento più tranquillo, mi illudo che sia felice con qualche altro e questo mi basta come scusa per evitare di cercarlo.

Qualche volta provo a mettermi nei suoi panni e mi accorgo che non vive bene per niente, e allora mi vengono un po’ di sensi di colpa perché io adesso lo sto veramente abbandonando a se stesso, mi piacerebbe che tra noi ci fosse un minimo di rapporto anche affettivo, ma lui di queste cose non ne vuole sapere, mi dice che si è innamorato anche di recente, ma non di me, e che la storia sembrava importante ma poi il ragazzo ha cominciato ad essere geloso e ossessivo (che sono gli stessi difetti che lui rimprovera a me) e lui si è sentito in gabbia e ha preferito chiudere la storia perché finiva per stare troppo in ansia. Con me la storia non l’ha chiusa ma l’ha svuotata dall’interno. Mi dice che io non accetto mai compromessi e che si deve fare sempre come dico io, ma io penso di lui esattamente lo stesso. Dopo di lui mi sono tenuto alla larga dal sesso, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché mettere di mezzo il sesso crea una marea di problemi, ognuno ha le sue fisse e le sue fantasie, ognuno ha il suo modo di vivere quelle cose e trovare uno spazio comune è molto difficile, e allora sono arrivato alla conclusione che è molto meglio mettere da parte il sesso e coltivare solo delle amicizie, poi, magari, se qualcuna di quelle amicizie dovesse diventare più profonda e se ci fosse un coinvolgimento reciproco anche sessuale, ok, mi starebbe benissimo, ma di sesso senza amore condiviso non ne voglio più.

In certe situazioni si resta in bilico tra la necessità di non farsi travolgere da ritmi che non sono i propri e l’illusione di poter fare capire ad altri il proprio modo di vita, e lì cominciano le incertezze, i dubbi e le oscillazioni, ma piano piano le oscillazioni si smorzano e si resta definitivamente a metà, senza veri coinvolgimenti e senza vera libertà.

Non posso negare, però, che non riesco a togliermelo definitivamente dalla testa. Vorrei che fosse felice, perché allora sarei felice anche io, ma non vorrei più che fosse felice con me perché so benissimo che una cosa del genere è impossibile. Purtroppo, col passare del tempo, sono sempre più portato a pensare che lui non sarà felice con nessuno. Io a non avere una vita di coppia mi ci sono adattato facilmente, per lui è molto più difficile, perché anche se lo nega, ha bisogno di un rapporto affettivo forte che è difficilissimo costruire fuori da una relazione di coppia, ma una vita di coppia non sarebbe conciliabile col suo modo libero di vivere la sessualità.

Certe volte penso che tra gli etero la presenza dei figli stemperi molto tutte queste problematiche, nelle coppie gay, invece, dove tutto avviene solo all’interno della coppia, certe problematiche finiscono per diventare condizionanti.

Usa questa mail come vuoi ma, se puoi, cerca di rispondermi perché mi aiuterebbe a capire tante cose che forse non capisco affatto.

Giulio

e-mail del 6 marzo 2020

Caro Giulio,

la tua storia, se la consideri in astratto, sembra la storia contorta di un fallimento, ma francamente a me appare piuttosto come una difficile storia d’amore, e di amore vero, aggiungerei anche reciproco. È evidente che sei ancora innamorato di quel ragazzo ma è altrettanto evidente che lui non è mai sparito e che ti considera una persona importante. A modo suo certamente, all’apparenza senza coinvolgimento affettivo, sarà forse un amore parziale, difettoso, diverso da come tu lo avresti voluto, ma è una forma d’amore perché dura nel tempo e perché ha superato tante difficoltà che avrebbero portato facilmente alla dissoluzione di un rapporto di coppia superficiale. Le storie d’amore vere sono sempre molto diverse da come ce le eravamo prefigurate, sono sempre molto più problematiche, molto meno lineari ma nello stesso tempo hanno la persistenza della realtà. Che il tuo fare l’amore con quel ragazzo sia “senza amore” da parte sua non lo credo proprio, anche se tra voi ci sono state tante incomprensioni, non si è mai trattato di contrasti irreparabili e distruttivi. Tu dici che avete creato una specie di dipendenza reciproca e sembra quasi che consideri questo fatto come larvatamente patologico, ma non c’è niente di patologico, volersi bene significa anche questo, anzi se questa dipendenza reciproca (nota l’aggettivo che è tipico delle coppie vere) non ci fosse non ci sarebbe nemmeno un rapporto d’amore. Questo ragazzo, in fondo, se cercasse solo sesso potrebbe trovarlo molto facilmente da altre parti, ma se lo cerca da te e lo fa ancora dopo anni, beh, probabilmente non cerca solo quello, sa che da te troverà comunque comprensione, che lo accoglierai bene comunque, che potrà dirti quello che pensa e che gli risponderai dicendogli quello che pensi tu veramente. L’affettività si può anche esprimere attraverso il sesso. Il sesso anaffettivo è effimero, porta a cambiare tanti partner a non costruire nulla con nessuno ma non è quello che ti è successo con quel ragazzo. Il suo amore non è esclusivo, questo sì che potrebbe rappresentare un problema per te, ma per alcune persone l’esclusività non è essenziale e si può arrivare a sviluppare rapporti serissimi anche se non esclusivi, dove però c’è il problema serio del rischio hiv.

Caro Giulio, non penso affatto che tu abbia perso quel ragazzo. Le storie superficiali svaniscono presto e la tua non mi sembra affatto una storia finita, e non dico dal tuo punto di vista ma dal suo.

Un abbraccio.

Project

e-mail dell’8 marzo 2020

Caro Project,

tu dici che il suo non è sesso anaffettivo e in realtà penso che non lo sia. Nella mia mail precedente ti avevo detto che con lui ho vissuto un rapporto molto complesso ma molto vero e questo, certe volte, tendo a dimenticarmelo. In effetti si è fidato di me, ha parlato con me anche di cose estremamente private e questo non posso dimenticarlo, si è esposto a un giudizio che poteva anche essere feroce e di rigetto, cioè lui ha rischiato moltissimo. Non mi ha compiaciuto per principio, è stato se stesso fino in fondo. Lui sa che gli voglio bene e anche quando mi tratta in modo brusco lo fa con rispetto, forse proprio con amore. Non lo sento da un po’ e non so se chiamarlo. Comunque ti ringrazio della tua risposta, perché mi hai fatto ripensare a lui mettendo da parte i miei meccanismi di difesa. I suoi pregi ce li ha, non ci sono dubbi, con me non ha mai recitato.

Grazie ancora.

Giulio

e-mail del 9 marzo 2020

Caro Project,

qui siamo tutti agitati dalla paura del virus, e anche io lo sono, ma ti volevo dire che oggi è successa una cosa che non mi aspettavo proprio. Quel ragazzo, e vorrei o dovrei dire il mio ragazzo, mi ha chiamato ieri sera e siamo stati a parlare fin quasi all’alba (il cielo era già luminoso), lui era sereno e io mi sentivo felice, abbiamo ricordato le nostre prime notti d’amore, le ritrosie e gli scrupoli da una parte e dall’altra. Pensa, Project, che io credevo che lui sarebbe arrivato ad odiarmi per quelle nottate di sesso, perché era tanto più giovane di me, e invece se le ricordava come una cosa bella, come dei momenti in cui si sentiva completamente libero e accettato. Lui chiedeva a me se mi ero mai sentito forzato perché temeva di avermi costretto a fare qualcosa che io non volevo fare. Gli ho detto che lui era l’unico ragazzo della mia vita, anzi proprio il modello del mio ragazzo ideale. Mi ha ricordato che lui ha anche amici coi quali qualche volta fa sesso, gli ho detto che me ne aveva parlato altre volte, mi ha chiesto se la cosa mi mette in imbarazzo, gli ho risposto che mi crea preoccupazione per il rischio delle malattie sessualmente trasmesse e ha aggiunto: “Ma, a parte le malattie, questo fatto ti imbarazza?” E gli ho risposto: “No, perché so che mi vuoi bene veramente, che tu possa voler bene anche ad altri ragazzi non ti allontana da me.” È stata una nottata molto emotiva e molto gratificante, del tutto imprevista e mi sono sentito importante nella sua vita. Tutto qui. Volevo fartelo sapere. Ovviamente puoi fare delle mie mail quello che vuoi. Grazie ancora.

Giulio

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RAGAZZI GAY E ANSIA DELL’ATTESA

Caro Project,
mi ha fatto bene parlare con te ieri sera, ma le preoccupazioni di fondo restano e spero che alla fine possano svanire, perché se non succedesse, sarebbe veramente un incubo. Uno considera certe cose sempre lontane e quasi impossibili, poi ti rendi conto che può succedere, e che il fatto che non succede personalmente a te alla fine ti consola solo un po’. Può succedere alle persone alle quali vuoi bene e se dovesse accadere sarebbe proprio distruttivo. Tu hai cercato di togliermi dalla testa i complessi di colpa, in un certo senso ci sei riuscito perché quelli in effetti non erano problemi, so benissimo che, qualunque cosa sia successa, non è immediatamente imputabile a me, ma questo non mi fa stare meglio. Ci sarà ancora qualche giorno da attendere e prego Dio che non ci siano notizie terribili. Di lui ho parlato solo con te, in completo anonimato, prima di tutto per rispetto a lui e poi perché i miei amici non capirebbero niente, per loro quando una storia è chiusa è chiusa, se uno è il tuo ragazzo, allora tu hai dei doveri, ma se non lo è più sei totalmente libero, ma per me non è mai stato così. Lui non è più il mio ragazzo da anni ormai ma gli voglio bene lo stesso, pensare che possa stare male mi mette KO. Per tanto tempo non ci siamo sentiti, e io sono stato tranquillo, cioè ho pensato che stesse bene, poi mi ha chiamato con quei dubbi per la testa e mi ha messo in crisi. Mi si contorcono proprio le viscere, ho paura, paura per lui. Non è una cosa razionale, aspettare i risultati fa un brutto effetto, e se lo fa a me, mi immagino come possa farlo a lui. Avevamo parlato tanto di stare attenti, di non mettersi nei guai, ma adesso lui ha dei dubbi e ha dei disturbi. Io posso solo stargli vicino perché stare male e stare solo deve essere veramente terribile. A chi potrebbe dirlo? Ai genitori? Mh … no, non è proprio possibile, ai suoi partner? Lo schiverebbero come un lebbroso. Project, al momento sono tutte ipotesi che potrebbero benissimo essere del tutto sbagliate e spero che lo siano, ma lo sento ansioso, preoccupato e non so come farlo stare meglio. Abbiamo a breve tutta una serie di controlli medici in previsione e posso solo sperare che non ci siano brutte novità. Potrebbe anche avere problemi che non c’entrano niente con le malattie sessualmente trasmesse, ma lo vedo in crisi, non è nel suo stato normale, è vero che l’ansia può essere distruttiva, e spero che si tratti solo di quello. Noi ci siamo voluti bene, poi lui ha cercato altro, e posso capirlo, ma tra noi è rimasto un rispetto e anche un affetto profondo. Project, mi viene proprio l’angoscia dell’attesa, altro che atteggiamento razionale, anche se abbiamo programmato tutto nel modo che sembra più razionale, mi sento agitato insicuro, ho la sensazione che la vita umana sia portata dal vento come le foglie. Per quel po’ che posso, devo cercare di stargli vicino, se mi faccio prendere dall’angoscia faccio stare peggio anche lui. Project, mi ha stupito il tuo atteggiamento in chat, non hai banalizzato come fanno tutti, non hai detto il classico: “vedrai che non sarà niente” no! Mi hai detto: “Comunque vadano le cose hai un ruolo insostituibile” e questa frase mi è rimasta in mente.
Ti abbraccio forte, Project, ti richiamerò su skype nel pomeriggio o in serata.

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SOLITUDINE DI UN ACCADEMICO GAY

Caro Project,
ti scrivo in un momento molto particolare in cui ho bisogno di raccontare come mi sento e quali emozioni mi porto dentro. Sono un quarantacinquenne che quando stava ormai mettendo da parte i suoi sogni d’amore, all’età di trent’anni, si è innamorato di un ventitreenne e ha vissuto con lui una bellissima storia, con alti e bassi, come tutte le storie vere, ma veramente una bellissima storia, una storia vera, appunto, anche se assolutamente fuori da tutti gli schemi. Dopo quasi 15 anni ho avuto la netta sensazione che questa relazione fosse andata in crisi, non saprei nemmeno dire per colpa di chi, perché anche io ho fatto la mia parte, e comunque parlare di colpa in queste cose non ha molto senso. Il mio ragazzo, se lo vogliamo chiamare così, perché aveva 38 anni, sembrava essersi allontanato da me, aveva avuto altre esperienze e a me sembrava che si sentisse molto più realizzato in quelle esperienze che nello stare con me. Non mi ha mai nascosto nulla, io sapevo che era alla ricerca di altre relazioni e che ne aveva bisogno. Potrà sembrare strano ma il nostro rapporto si reggeva su altri equilibri. Non abbiamo mai litigato, ma l’ho sentito allontanarsi sempre di più, poi un paio di mesi fa, è praticamente sparito e non l’ho più sentito, pensavo che avesse costruito un’altra storia e che avesse trovato la sua strada, ma una telefonata avrebbe anche potuto farmela, perché non è da lui sparire del tutto. Non sapevo che cosa pensare, mi chiedevo se avrei fatto bene a chiamarlo ma i dubbi erano tanti e così ho lasciato passare tanto tempo, poi finalmente mi sono deciso e l’ho chiamato. Abbiamo ricominciato a parlare come se quei due mesi non fossero proprio esistiti, sembrava che nel nostro rapporto non ci fosse mai stata una pausa, non gli ho chiesto del suo compagno ma dal discorso ho avuto l’impressione che fosse assolutamente solo. Si dedica ai suoi studi, perché è veramente uno scienziato, ma lascia andare tutto il resto. Nei giorni di festa non si rade, si alza tardissimo, non cucina nemmeno ed è praticamente abbandonato a se stesso. Mi chiede se mi va di andare a casa sua, io ci vado e trovo la più totale confusione, biancheria sporca dappertutto, piatti da lavare, letto in disordine, la scrivania piena di libri e di fogli di tutti i generi. Quando mi apre la porta ha la barba non rasata, i capelli arruffati e la faccia stravolta, a vederlo fa pensare a un drogato ma è drogato solo di caffè, i bicchierini di caffè sono sparsi dovunque. Mi chiede se mi va di fare sesso con lui. Gli dico: “Dopo! Adesso diamo una pulita.” Lavoriamo in due per un paio d’ore prima di dare alla casa un aspetto minimamente decente (ed è una casa piccolissima). Poi apro il frigo ed è una desolazione totale, praticamente ci sono solo avanzi vecchissimi. Nella dispensa c’è solo una scatola di fagioli, per fortuna c’è anche un po’ di pasta e una testa d’aglio in condizioni passabili. Facciamo due lavatrici, ma lui è distratto, non gli chiedo del suo ex, perché la risposta è evidente nei fatti: è di nuovo solo. Mangiamo una pasta e fagioli che però è buona e lo rimette di buon umore. Intorno alle tre del pomeriggio finiamo di pranzare, poi si mette in pedi di fronte a me, come fa quando vuole fare sesso, ma dovrei dire quando ha bisogno di fare sesso perché per lui è proprio un bisogno profondo. Io ero stanco morto e affaticato ma ho cercato di essere all’altezza della situazione. Lui voleva in tutti i modi cercare di coinvolgermi nelle sue fantasie sessuali che sono piuttosto diverse dalle mie, mi descriveva situazioni in cui si è trovato quando era ancora ragazzo, se non addirittura ragazzino, e che hanno lasciato tracce profonde dentro di lui. Il sesso con me era quasi un modo di rivivere quelle situazioni, mi chiedeva che cosa avrei fatto se mi fossi trovato in quelle situazioni, se per me erano eccitanti oppure no. Io cercavo di rispondere con la massima onestà, ma sempre col timore che le mie risposte fossero lontane da quelle che lui avrebbe voluto, vedevo il suo il suo tentativo di coinvolgermi nel suo mondo, nella sua sessualità e dovevo nello stesso tempo dire la verità e non deluderlo. Mi dice che devo cercare di andargli incontro, che devo farlo per lui, però pretende anche che io gli dica veramente quello che penso. Se fingessi si sentirebbe incoraggiato e confortato, ma prima o poi si renderebbe conto che quello che gli dico non è vero e una cosa del genere non l’accetterebbe proprio. Mi sono sempre chiesto se con gli altri suoi partner abbia mai affrontato certi discorsi ma credo che non sia mai successo. Una volta mi ha spiegato che agli altri non ha mai raccontato bugie e quando gli hanno fatto domande ha risposto dicendo la verità, ma nessuno era veramente interessato a quello che poteva passare per la sua testa. Con gli altri semplicemente ometteva gli argomenti più privati, lasciava tutto a un livello più superficiale e proprio per questo finiva col sentirsi uno che recita, perché omettere significa non considerare l’altro all’altezza di capire, non fidarsi di lui. Da me si sente accettato a un altro livello, non si sente giudicato e in effetti la cosa che in lui ho apprezzato più di qualunque altra è la tendenza spontanea a fidarsi istintivamente di me. In fondo io non mi aspetto da lui una fedeltà sessuale, forse prima o poi arriverà anche quella, probabilmente non a breve, ma non ha molta importanza, da lui mi aspetto invece il parlare chiaro, e su questo punto non è mai venuto meno. Certe volte, mesi fa, quando andavo a sentirlo quando teneva qualche conferenza, rimanevo incantato, anche se non capivo nulla di quello che diceva. Sembrava un’altra persona, era perfettamente in ordine, senza essere eccessivo in nulla. Lo vedevo assolutamente razionale, un vero scienziato, capace di un perfetto e spontaneo autocontrollo, non recitava una parte, trattava il suo pubblico quasi professionalmente, con la disinvoltura e nello stesso tempo col distacco di uno che è abituato alle relazioni sociali. Vedevo come lo trattavano con rispetto e quasi con deferenza, nonostante fossero quasi tutti più vecchi di lui, e di questo ero contento, ma sapevo che questo era solo un aspetto della sua vita, e non dei fondamentali. Dedica moltissimo tempo alla sostanza dei suoi lavori scientifici più che all’apparire, anche se l’interesse per la scienza, che gli fa passare tante notti in bianco e che ha qualcosa di ossessivo, viene probabilmente da un tono di fondo piuttosto depresso, cerca in quel modo di sfuggire a una solitudine sostanziale che lo isola a livello affettivo. Non è più giovanissimo ma è decisamente un bel ragazzo, se vogliamo dire così, perché ha ancora, soprattutto in privato, il modo di fare impulsivo e emotivo di un ragazzo, è affermato nel suo campo, è affascinante, ma dietro c’è un abisso di solitudine al quale nessuno fa caso. Io gli voglio bene e penso anche di essere importante per lui, lui dice che lo sono soltanto o quasi soltanto a livello sessuale, ma io credo che non sia così, non ama l’idea di legarsi a qualcuno, di dipendere affettivamente da qualcuno anche se di queste cose ha bisogno, non ha certo bisogno di dipendere ma di essere amato, ha bisogno di qualcuno che gli voglia bene per i suoi lati deboli. Lui sa che io non lo mollerò, che capisco quando non sta bene e che lo accetto com’è. Lui di me si fida e io mi fido di lui, non mi ha mai fatto trovare in situazioni imbarazzanti. Mi torna in mente una conferenza che tenne più o meno sei mesi fa. Prima che iniziasse, mi vide tra il pubblico e scese a salutarmi, dandomi del lei, come avrebbe salutato un luminare della scienza, quasi un premio Nobel, nessuna familiarità, solo rispetto. Ricordo che quando mi rimisi a sedere molti mi guardavano chiedendosi chi fossi. Alla fine della conferenza andai a stringergli la mano e lui mi rispose facendomi un piccolo inchino. Gli voglio bene, vorrei che fosse felice, prima pensavo che potesse essere felice con qualche altro, ma oggi comincio a pensare che forse non sarà mai felice nel vero senso della parola e che avrà comunque bisogno di essere capito e accettato con tutte le sue contraddizioni. Lui si è fidato di me come non ha fatto con nessun altro, mi ha fatto entrare nel suo mondo più intimo dove credo non sia mai entrato nessuno, non so se questo si chiama amore, ma credo di sì. La relazione che ho con lui non sarà mai una relazione standard, con una sessualità standard, sarà un mondo solo nostro, che visto dall’esterno potrebbe sembrare del tutto assurdo, se non addirittura patologico, Oggi so che non l’ho perduto e ne sono felice, ma non è una cosa da prendere alla leggera, non è una favola o un gioco con le parti già scritte, è una realtà tutta da costruire. Certe volte ho quasi paura che lui possa investire tutta la sua affettività su di me senza nemmeno rendersene conto, ho paura di non essere all’altezza, qualche volta penso pure che potrei morire molto prima di lui, sono più vecchio ed è nell’ordine delle cose. In certi momenti, molto nostri e molto intimi, sento che si scioglie totalmente, che si fa abbracciare, quasi proteggere, e sono i momenti più belli, altre volte mi mette in crisi con ragionamenti terribili o richiamandomi quando comincio a parlare a ruota libera e a ripetere le stesse cose. Certe volte mi dice che sono ipocrita ed è vero, che devo imparare a dire la verità brutale, che non devo nascondermi dietro le parole. Ho perso tanti amici ma non ho mai perso lui perché abbiamo creato quasi una simbiosi, forse si tratta proprio di questo. Non mi pongo più tante domande, mi sento semplicemente felice di stare vicino a lui anche se so che non sarà facile per niente.

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GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”

Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”

Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.

Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.

Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:

“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”

“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”

“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”

Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.

È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.

Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.

Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.

Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”

Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.

Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”

Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.

Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!

Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.

Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.

Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”

Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.

Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.

Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.

L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.

Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.

Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.

In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.

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RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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