COPPIA GAY SENZA VINCOLI

Ciao Project,
stasera mi sento invaso da pensieri di tenerezza. Il mio ex mi ha chiamato oggi pomeriggio per dirmi che voleva fare l’amore con me. Non è una richiesta strana, ogni tanto succede. È venuto a casa mia, bello come il sole, non siamo ragazzini, io ho 42 anni e lui 31, ma se lo vedessi rimarresti estasiato. Credo di non avere mai visto un ragazzo più bello! Non ti descrivo la serata, puoi solo immaginarla, dire sesso è riduttivo, io direi che è stata proprio una forma di tenerezza totale, di intimità, di volerci essere.

Non siamo una coppia, Project, lui ha la sua vita, vede altri ragazzi, ma non credo che si comporti con loro come fa con me. Il senso del suo fare l’amore non è mai riduttivo, ti coinvolge. In genere, anni fa, dopo che avevamo passato una serata a fare l’amore, gli venivano i momenti di ripensamento, di rifiuto e di malinconia profonda. Forse è successo anche questa volta, ma era una malinconia appena percettibile, siamo andati insieme a prenderci una pizza, un evento rarissimo tra noi. Non ha voluto essere accompagnato a casa (abita molto vicino a casa mia). L’atmosfera era molto dolce, perfetta. Io lo guardavo, ne ero incantato, guardavo i suoi occhi chiari, ascoltavo la sua voce, lo vedevo molto meno nevrotico di altre volte, un po’ malinconico ma anche disposto ad un mezzo sorriso.

Mi sono chiesto come sia possibile che lui trovi gratificante fare l’amore con me, che non è certamente il massimo. È vero che ha altri ragazzi, ma lui non appartiene a nessuno, ha bisogno di esser accettato, voluto per quello che è. Adesso nella mia stanza c’è il suo profumo e io mi sento felice. Siamo stati insieme, come una coppia classica, solo per otto mesi, ormai tanti anni fa, ma nella sostanza non ci siamo mai più lasciati.

Mi chiama quando vuole e sa che non gli direi mai di no, non per generosità verso di lui ma perché con lui sto bene, sto totalmente bene. Non sono geloso, io cerco amore e non penso che il fatto che lui possa voler bene ad altri mi sottragga qualcosa, e in effetti ogni volta che ci rivediamo non dobbiamo ricucire niente perché non c’è mai stato nessuno strappo. Non posso dire che lui “sa che gli sono sempre stato fedele”, perché questa espressione è priva di senso, io ho avuto solo lui, ormai sono anni che nella mia vita non c’è nessun altro, e non mi costa nulla non andare con altri ragazzi, è proprio una cosa che non sento, che non desidero, so che non lo perderò, che prima o poi si rifarà vivo e non mi sento affatto solo. Mi tratta con rispetto e con affetto, sa che su di me ci può contare! Quando ho avuto veramente bisogno di lui, lui era accanto a me.

Il sesso, quello vero, cioè quello che ti fa sentire un ragazzo veramente vicino, l’ho imparato da lui e ha avuto pazienza perché ero un pessimo allievo. Mi dice che non lo metto in crisi proprio perché non gli dico mai di no e nello stesso tempo non faccio del sesso un valore assoluto. Mi dice che, in una coppia, di fissati col sesso ne basta uno, ma se faccio i paragoni tra il suo modo di essere fissato col sesso e il modo di considerare il sesso di certi che ho conosciuto prima di lui, la differenza mi sembra stratosferica. Lui chiede, insiste, ma non pretende, mi dice che mi vuole vedere convinto.

Ultimamente qualche volta mi dice anche incidentalmente che mi vuole bene e sono cose nuove e in qualche modo inattese, ma non me lo dice mai mentre facciamo sesso. Ho desiderato per dieci anni che mi dicesse “ti voglio bene!” e adesso comincia a succedere. Mi chiede se farei le stesse cose che faccio con lui anche con altri ragazzi, me lo chiede perché sa benissimo la risposta: lui è lui e il resto non esiste, è non è un modo di dire. Oggi mi ha detto una cosa che mi è piaciuta moltissimo: “nel sesso, la cosa più bella è vedere l’altro che si lascia andare”.

Lui nel sesso è sciolto e spontaneo, imprevedibile, io qualche volta sono stanco, non di lui ma perché ho lavorato tutta la giornata, e lui lo capisce e mi dice che non vuole forzarmi a fare nulla che io non voglia fare, ed è proprio così e allora restiamo solo abbracciati nel letto finché non ci addormentiamo. Tante volte mi sento un po’ complessato da lui, come se non fossi capace di corrispondere veramente ai suoi bisogni, perché, se è vero che non gli dico mai di no, non prendo neppure mai l’iniziativa. Io so che lui ha bisogno anche di altro e non devo essere possessivo.

Certe volte ho pensato che, paradossalmente, nel mio modo di fare sesso, a lui possano piacere soprattutto le esitazioni, le indecisioni, il suo potersi fare maestro, cosa che fa con estrema dolcezza. I primi tempi temevo che potesse innervosirsi se qualche volta gli dicevo di no, e qualche volta è successo, poi col passare degli anni non si limitava più a chiedermi di capirlo ma era lui per primo che mi capiva ed evitava di insistere. Sono ormai più di dieci anni che il nostro rapporto va avanti e non dà segni di stanchezza.

La paura di poterlo deludere ce l’ho ancora, ed è in un certo senso simmetrica alla sua paura di insistere troppo. Non so se è lui che ha cambiato me o sono stato io che ho cambiato lui, probabilmente sono vere entrambe le cose. All’apparenza il nostro rapporto si fonda sul sesso, ma le cose sono molto più complesse. Quando mi chiama mi dice che vuole stare con me, che ha la sua vita ma che non vuole stare senza di me, perché non vede ragioni per limitarsi dato che è lui a volerlo.

Non ama molto i discorsi stupidi, quelli che si fanno tanto per dire qualcosa, se ha qualcosa da dirmi di importante, non usa mezzi termini. Prima con me si arrabbiava, adesso non succede praticamente mai, desiste e basta, ma senza atteggiamenti rivendicativi o frustrati. Vorrei solo che sorridesse di più, perché è sempre serio, ha sempre in viso un velo di malinconia.

Ha ottenuto grossi successi professionali e nel suo mondo è una persona stimata, eppure non dà a questi suoi successi alcun valore, li vede come un modo come un altro per guadagnarsi da vivere, è come se la sua vita fosse altrove, soprattutto nel mondo degli affetti, ma in quel mondo ha ricevuto tanti rifiuti e ha incontrato tanta incomprensione.

Francamente io non riesco a capire come possa fare un ragazzo a rifiutare uno come lui, forse è proprio il tentativo di forzare le cose e di costruire con lui una coppia classica che alla fine distrugge il rapporto. Se gli chiedi una monogamia assoluta cerchi di mettergli un guinzaglio e poi l’amore non si costruisce con gli obblighi. Se non gli chiedi niente è capace di darti l’anima, ma se pretendi di vincolarlo in qualche modo, allora se ne va e non torna più.

Non capisco la gelosia, Project, amare e possedere sono cose molto diverse. Io gli voglio bene, i miei amici mi dicono che mi accontento di poco, ma è una frase stupida, io gli voglio bene, voglio vederlo sorridere, voglio che sia felice, voglio che quel velo di malinconia che si porta appresso sia sempre più sottile, fino a sparire del tutto. Ci ho messo tanti anni a capire che cosa andavo cercando e a staccarmi da modelli che in fondo non sono miei. Se lui mi venisse meno, se ci fossero delle incomprensioni vere, allora sì che ci starei male, ma non è mai successo. In tante cose lui è diversissimo da me, io sono calmo, spesso indeciso, sono abituato ai tempi lunghi, lui è decisionista, istintivo, nevrotico, eppure siamo stati per tanti anni un punto di riferimento uno per l’altro.

Lui mi ha sempre detto dei ragazzi di cui si è innamorato, e in fondo sapeva che tra noi non sarebbe cambiato nulla. Non mi ha mai detto che si era innamorato di me, comincia solo adesso timidamente a dirmi che mi vuole bene, ma so che è una cosa diversa, e non è diversa in termini di sesso, io penso che la vera differenza sia in termini di accettazione. I ragazzi che ha avuto lo volevano cambiare a loro immagine e somiglianza, lui, in fondo, avrebbe dovuto recitare. Io lo voglio com’è perché il nostro rapporto lui lo ha voluto fondare sulla totale chiarezza: “Ti dico quello che sono, se mi vuoi, mi prendi così, altrimenti e meglio che ognuno se ne vada per la sua strada.” E dopo tanti anni lo sento più vicino che mai!

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UN MODO SOFT DI ESSERE GAY

Caro Project,

seguo da anni Progetto Gay e devo dire che mi è stato utilissimo, prima per capire un po’ più seriamente che cosa è l’omosessualità, perché è un argomento tabù per tantissime persone e all’inizio lo è stato anche per me, e poi anche per capire come l’atteggiamento dei ragazzi gay verso l’omosessualità cambia nel tempo.

Ho 30 anni, sono cresciuto in un ambiente ufficialmente laico ma permeato di perbenismo quasi cattolico. In pratica ho sentito parlare di politica da quando ero bambino ma di politica moderata, più di teoria della politica che di passione politica, comunque in questo campo un’educazione l’ho avuta e posso dire che a 30 anni condivido ancora tanti dei principi che mi sono stati trasmessi. Per quanto riguarda la sessualità, invece il tabù è stato praticamente totale. Tutto era dato per scontato al punto che non se ne parlava affatto. Io sapevo che avrei incontrato una ragazza e che ci saremmo sposati e avremmo avuto due bambini, esattamente due, non uno solo né più di due. Gli amici dei miei genitori che io vedevo spesso per casa erano della stessa pasta dei miei genitori, tutte coppie con figli e molto standardizzate, i discorsi erano sempre gli stessi, come se più o meno si recitasse un copione. Quando avevo 19 anni persi letteralmente la testa per un ragazzo, figlio di amici dei miei genitori, cosa che mi mise in crisi perché mi sentivo molto condizionato dal fatto che i miei genitori si sarebbero accorti facilmente di quello che stava accadendo, ma alla fine il problema non fu quello. Lui aveva un anno meno di me ed era, o sembrava l’unico non standardizzato del gruppo degli amici di famiglia. Era un bellissimo ragazzo. Io l’idea mitica del trovarmi una ragazza l’avevo già messa da parte da un pezzo e mi ero dedicato solo a studiare. Vivevo di due cose: studio e pornografia, tutto sommato ero abbastanza contento così, non mi facevo troppi problemi e l’idea di trovarmi un ragazzo vero non la prendevo nemmeno in considerazione. Ma da quando ho cominciato a pensare a Marco (lo chiamerò così), il figlio degli amici dei miei genitori, mi è cambiata la vita. In pratica lui è diventata una fissazione, ne ero innamorato perso, fantasticavo su di sui, ero talmente coinvolto sessualmente che quasi non facevo più uso di pornografia. Come puoi immaginare sono cominciati i classici dubbi: è gay o non è gay? Non aveva mai avuto una ragazza, ma era pure giovanissimo, era il classico bravo ragazzo sempre perfetto in tutto: bravissimo a scuola, sportivo, informato di tutto ma entusiasta di niente, prudentissimo nel parlare, apparentemente privo di emozioni e di sentimenti. Un bel giorno usciamo insieme per una passeggiata, mentre i nostri genitori parlano di cose loro. L’imbarazzo è totale. Gli avrei chiesto: “Ce l’hai una ragazza?” Ma chiedere a Marco una cosa del genere non era possibile. Abbiamo parlato di letteratura, io cercavo di portare il discorso su una letteratura con almeno qualche ventura gay ma lui schivava il discorso e rispondeva come un libro di scuola: solo letteratura neutra, con al massimo qualche minima concessione alla politica. Immaginavo che saremmo arrivati presto a rompere il ghiaccio ma non succedeva affatto così. Le nostre passeggiate in città si ripetevano ma il copione era sempre lo stesso: pH 7, assolutamente neutro. Insomma, nessun argomento neppure lontanamente riferibile non dico alla omosessualità, ma neppure alla sessualità. Il rapporto con Marco andò avanti in questi termini per tre anni: io lo cercavo, lui non mi diceva di no, uscivamo, ma poi tutto finiva lì. Francamente cominciai a stancarmi di quel ragazzo tutto perfetto; cominciava a sembrarmi un bambolotto telecomandato dai genitori. Io ormai mi ero staccato dalla dipendenza dai miei e non cercavo nemmeno più la loro approvazione. La relazione con Marco si raffreddò e svanì nel nulla. Due anni fa ho saputo che era gay e che aveva avuto un compagno, col quale però la storia era durata poco. Al tempo in cui mi ero innamorato di lui, non aveva un ragazzo ma evidentemente era ancora troppo giovane o semplicemente non era interessato a me. Dopo, lui se ne era andato a studiare all’estero e non se ne erano avute più notizie. Dopo la storia di Marco ho messo da parte l’idea dei grandi amori e del ragazzo bellissimo che ti cambia la vita, ho finito gli studi e ho cominciato a lavorare in modo stressante, o meglio stressante sì ma anche ben pagato e sono diventato realmente autonomo. Ho conosciuto due ragazzi gay, una coppia ma non in ambienti gay, li ho conosciuti sul lavoro, non erano dichiarati, fisicamente non mi attraevano affatto e con loro stavo bene perché non ero il terzo incomodo. Conoscendo a fondo questa coppia mi sono reso conto di come può essere vario il modo di vivere l’omosessualità. Loro in coppia stavano bene e ci stavano da anni senza problemi, io stavo bene da solo e ci stavo senza problemi. Mi hanno raccontato della loro vita, di come sono arrivati a mettersi in coppia. Per tanti aspetti vengono da un mondo lontanissimo dal mio e hanno fatto esperienze che io non vorrei mai fare, eppure mi sembrano bravi ragazzi, non li considererei mai come possibili compagni di vita, ma in fondo, fino adesso, di possibili compagni di vita non ne ho trovati proprio. Un po’ di esperienze sessali le ho fatte anche io ma solo con due o tre ragazzi, tranquillo, Project, sempre stando attento alla prevenzione, qualcuna di queste esperienze ha portato anche ad una mezza relazione, ma molto rilassata, non sono mai stato geloso di quei ragazzi, o forse sì, ma solo un pochettino, erano ragazzi gradevoli, educati, coi quali stavo bene ma non li avrei mai considerati compagni di vita e lo stesso valeva per loro nei miei confronti. Ho avuto anche un’amica, cosa che non avevo assolutamente messo tra le cose possibili, ci si sentiva di rado, ma quando accadeva era una cosa gradevole. Pensavo allora, e lo penso ancora adesso, che quella ragazza non fosse affatto innamorata di me ma di una sua amica della quale mi parlava. In pratica lei cercava l’amicizia, se non l’amore, di quella ragazza perché pensava che quella ragazza non sarebbe mai stata bene con un ragazzo e avrebbe finito per sposarsi solo per compiacere la famiglia e trovare un ruolo sociale. Con la mia amica non siamo mai arrivati ad un discorso esplicito ma che il nostro rapporto non aveva niente a che vedere con l’attrazione sessuale era un fatto evidente: non c’è mai stato un momento di intimità nemmeno a livelli minimi, e anzi c’era da entrambe le parti la massima attenzione a mantenere le distanze. Ovviamente lei ufficialmente non sa che io sono gay, ma probabilmente lo intuisce. Amicizie vere con ragazzi posso dire di non averne avute. I miei colleghi di lavoro erano e sono tutti etero, sposati o con una ragazza fissa da anni. Quelli che chiamavo amici erano i tre ragazzi coi quali avevo anche qualche esperienza sessuale, con loro si parlava abbastanza seriamente e ci si capiva. Uno potrebbe dire che queste cose sono banali, che la vita affettiva vera non è questa e compagnia bella, ma in effetti con questi ragazzi stavo oggettivamente bene senza aspettarmi la luna. Quando ho passato momenti difficili non mi hanno lasciato solo e questo mi ha stupito e ha rafforzato quel legame, se vogliamo superficiale ma autentico, che ci univa. Tu credi che possa essere questa la mia vita gay? Cioè che non ci sarà niente di diverso in futuro? Attualmente io non sogno altro, un po’ di sesso ce l’ho, e anche un po’di affetto e nello stesso tempo non ho vincoli, non ho obblighi, non sono tenuto ai rituali della vita da innamorato, tipo: regalini, messaggini, telefonate di ore, incontri coi genitori, cosa particolarmente odiosa, che non sono mai riuscito a sopportare. Sul tuo sito ho letto diversi post in cui mi sono un po’ riconosciuto, probabilmente i 30 sono l’età della ragione per i gay, l’età in cui si prende coscienza della realtà e si esce dal mondo delle favole. Leggere quelle storie mi fa sentire meno strano. Certe volte, parlando di sfuggita in chat (la tua chat) con qualche ragazzo gay, avverto che mi trattano come uno strano, come uno che deve crescere, che si deve liberare dai complessi, ma loro non capiscono che io sto bene così, questo è il modo soft di essere gay ed è il mio modo.

Un caro saluto.

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DIVERSI APPROCCI ALLA SESSUALITA’ GAY

Ciao Project,
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.

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RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI SENZA SCHEMI

Caro Project,
ho letto il capitolo sui rapporti intergenerazionali del manuale Essere Gay e sono rimasto stupito, intanto perché hai trattato l’argomento, che in genere non è mai preso seriamente nemmeno dai gay, e poi perché quello che ho letto corrisponde abbastanza bene alla mia esperienza, nel senso che ho visto in diversi documenti gli stessi dubbi e gli stessi atteggiamenti che ho avuto io stesso, e poi ho notato che qua e là nel forum, si vedono tracce di rapporti intergenerazionali in qualche modo simili a quello che ho vissuto e che sto vivendo anche io.
Ho 56 anni, mi chiamo Piero, non sono ancora vecchio e tutto sommato, fisicamente, mi porto ancora bene, sono sportivo, faccio attività sportiva in modo regolare, sto attento all’alimentazione e fino ad oggi non ho avuto malattie serie, questo mi spinge a considerarmi in qualche modo ancora giovane. Ovviamente dieci anni fa ero già un uomo maturo, ma allora ero veramente quasi un giovane, mi davano molti anni di meno di quelli che avevo, e proprio a 46 anni ho incontrato Dario (nome di fantasia) che ne aveva 19. Io, gay, o meglio gay che aveva messo da parte l’idea di trovarsi un compagno, perché per me essere gay, a quel tempo, significava proprio trovarsi un compagno, avevo quasi smesso di guardarmi intorno.
Una sera mi invitano a una festa di laurea, ci vado perché conoscevo il ragazzo che si era laureato. Mentre sono lì arriva Dario, dire che era bello è riduttivo, non avevo mai visto un ragazzo come lui, con un sorriso così luminoso, alto biondo, con gli occhi azzurri. Quando l’ho visto ho pensato una cosa sola: “Che bel ragazzo!” Non mi è passata nemmeno per la mente l’idea di avvicinarmi a lui, era evidente che era giovanissimo, mi dispiaceva solo di essere troppo vecchio. Ho fatto di tutto per distrarmi e per pensare ad altro. Non ho ballato, perché non ballo mai, ho chiacchierato un po’ col ragazzo che si era laureato, poi mi sono seduto ad osservare.
Dario non ballava, non faceva la corte alle ragazze, erano le ragazze che facevano la corte a lui, i ragazzi non lo consideravano proprio. A un certo punto mi guarda dritto negli occhi, io sento come una fitta fortissima, lui lascia il gruppetto delle ragazze e viene a sedersi vicino a me e mi dice: “Mi sa che ti stai annoiando! Si vede!” Io mi limito a sorridere un po’, poi scambiamo qualche parola, lui si accorge che sono quasi in imbarazzo e si presenta, io faccio lo stesso, parliamo ancora qualche minuto del più e del meno, poi tira fuori dal taschino un biglietto, ci scrive il suo nome e il numero di cellulare e me lo passa, poi mi chiede: “Mi dai il tuo?” Io gli dico: “Certo!” ma devo averlo detto con la luce negli occhi, e lui mi risponde con un sorriso meraviglioso, poi se ne torna del gruppetto delle ragazze, che si lamentano di essere state abbandonate, lui dice che ha dovuto salutare un vecchio amico (io), e torna alle sue precedenti conversazioni. Poco prima di mezzanotte si siede di nuovo vicino a me, mi chiede se ho la macchina, gli dico di sì e mi chiede se posso accompagnarlo a casa, io gli dico: “Certo!” e anche questa volta devo averglielo detto lasciando trasparire il mio entusiasmo. Lui mi risponde col solito sorriso. Saluta i suoi amici che pensavano che lui sarebbe rimasto con loro fino a tardi, poi ce ne andiamo.
Abita lontano, ma non lontanissimo, in 20 minuti siamo a destinazione. Durante il viaggio all’inizio parliamo di banalità, poi, quando siamo quasi a destinazione, mi chiede a bruciapelo: “Sei gay?” io mi sento avvampare la faccia poi gli dico: “Sì! … “ prima che io possa aggiungere altro mi risponde: “Anche io!” Ma aggiunge che è tardi e che deve rientrare ma che si farà sentire. Mi saluta senza nemmeno darmi la mano e mi fa cenno di ripartire subito. Io eseguo.
Mentre torno verso casa mia mi sento frastornato, non avrei mai (e dico mai) pensato che potesse succedere qualcosa di simile: un ragazzo di 19 anni che chiede a bruciapelo a un uomo di 46 se è gay e glielo chiede perché lo ha capito da pochi minuti di dialogo. Naturalmente la mia fantasia parte in quarta, ma poi mi dico: “Ma che stai pensando! Dario è un ragazzino!” A casa faccio di tutto per non pensarci, però mi sento stravolto anche perché lui non è un ragazzo qualunque, le ragazze gli corrono appresso a frotte e penso pure i ragazzi, ma lui affronta proprio me con quella domanda secca: “Sei gay?” … ed è gay pure lui …. Ma che me lo dice a fare? Lui può trovarsi tutti i ragazzi che vuole … perché lo dice a me? Il passaggio in macchina glielo avrebbero dato anche i suoi amici ma lui lo aveva chiesto a me.
Il giorno appresso non mi chiama, e ci resto malissimo, avevo aspettato quella telefonata ma non era arrivata, ero proprio depresso, a terra del tutto, mi sentivo un cretino e un illuso. Dopo mezzanotte mi chiama e mi dice: “Io non ti ho chiamato per vedere se mi avresti chiamato tu e tu non lo hai fatto! Si deve che di me non te ne frega proprio niente!” Abbiamo parlato quasi fino all’alba, era evidente che tra noi c’era una complicità totale e non perché eravamo due gay. Mi ha detto che quando andava a trovare un suo amico era affascinato dal padre di questo amico e me lo ha descritto, in pratica però ha descritto me, e ha aggiungo: “Ma quello era etero … “ E dopo qualche secondo ha aggiunto: “Tu no!” Ora il discorso era chiaro.
Abbiamo cominciato a vederci tutti i giorni, senza sesso, parlavamo, andavano a fare la spesa o a prendere un panino, lui era contento, io pensavo che in quel modo, cioè senza sesso, si potesse andare avanti all’infinito, ma mi sbagliavo. Lui vedeva più lontano di me e nel tempo di qualche mese ci siamo arrivati. Il suo coinvolgimento era totale, il mio alquanto reticente, io avevo cominciato a volergli bene perché tra noi non c’era solo sesso, paravamo molto, lui cercava un confronto ma aveva in mente le sue idee e aveva una personalità molto spiccata, ci simo raccontati le nostre vite anche negli aspetti più intimi, la mia vita era stata in sostanza tutta un vuoto, c’era tanta fantasia ma niente di reale, quella sua era molto più complicata, cose che non avrei mai immaginato e che lo hanno condizionato molto pesantemente.
Io avvertivo di non essere il massimo per lui, ma la questione sembrava essere piuttosto relativa, si è innamorato più volte di ragazzi giovani e io spesso l’ho incoraggiato, ma quelle storie duravano poco e alla fine tornavamo insieme apparentemente solo per questioni di sesso ma in realtà perché tra noi c’era una forma di simbiosi profonda. Certe volte mi chiamava nel cuore della notte e mi diceva di andare sotto casa sua, io ci andavo, lui scendeva e restavamo in macchina, si metteva piangere, mi raccontava delle sue delusioni, poi facevamo l’amore, ma alla fine lui se ne pentiva e si sentiva come sporco, non ce l’aveva con me ma con se stesso, però aveva bisogno di essere accettato, amato, mi ha raccontato anche di aspetti inquietanti della sua personalità e lo ha fatto pensando che io me ne sarei andato ma io non solo non me ne sono andato ma ho pensato che doveva veramente fidarsi di me senza riserve.
Adesso Dario ha quasi 30 anni, dopo un percorso di studi inizialmente non semplice, condizionato soprattutto dall’emotività, sta finendo il dottorato di ricerca in una disciplina scientifica molto particolare ed è veramente apprezzato dai suoi colleghi e così ha riacquistato anche una certa autostima, che è stata sempre il suo punto debole. Ha vissuto di recente una lunga e seria storia d’amore con un ragazzo di cui era profondamente innamorato, ma alla fine quel ragazzo lo ha scaricato e lui c’è rimasto malissimo. Durante quel periodo ci vedevamo molto meno, adesso abbiamo ripreso a vederci quasi tutte le settimane, la domenica, passiamo la giornata insieme, parliamo molto e facciamo anche un po’ di sesso ma il tutto è molto naturale, non ci poniamo troppe domande. Con me si scatena proprio, cosa che non credo che faccia con i ragazzi di cui è innamorato, è come se con quei ragazzi lui cercasse soprattutto il lato affettivo e con me soprattutto quello sessuale, anche perché quei ragazzi da lui cercano soprattutto sesso mentre io cerco soprattutto prossimità, calore umano, e anche sesso, ovviamente, ma il sesso non è mai stato la mia fissa. Quando sto con lui cerco di limitare i contatti a cose non rischiose o a rischio molto basso, lui inizialmente faceva storie perché si sentiva frenato, ma poi ha finito per accettare la cosa in modo piuttosto tranquillo.
Adesso non ha un ragazzo, ma penso abbia altre persone (poche e sempre le stesse) con le quali fa sesso di tanto in tanto. Lui dice di non amare i rapporti affettivi e di cercare da me solo sesso, ma in effetti, dopo 10 anni, continuiamo a vederci e quando stiamo insieme stiamo proprio bene a tutti i livelli. Ci conosciamo bene reciprocamente sia a livello sessuale che di storia personale. Io non ho mai parlato di questa storia con persone che conosco, proprio mai, vivo da solo, quindi non ho problemi in famiglia, devo solo stare un po’ attento ai miei vicini pettegoli, perché capita che Dario venga a casa mia anche la notte tardi e che se ne vada la mattina successiva. In sostanza, su questa storia non mi posso confrontare con nessuno mettendomi in piazza direttamente, ma mi è capitato una volta, una volta sola, di ascoltare un discorso su questo argomento fatto da ragazzi che io penso fossero gay, e sono rimasto molto amareggiato, davano giudizi feroci, sparavano sentenze senza appello senza capire assolutamente niente, loro avevano in mente il loro modello di coppia gay e tutto quello che non era su quel binario lo consideravano patologico. Io con Dario non vivo niente di simile un rapporto di coppia gay come quello che loro hanno in mente, ma vivo una relazione che ha un senso, non mi sento frustrato per niente né mi sono sentito geloso quando lui aveva un ragazzo, il sesso tra noi c’è ma penso che abbia soprattutto il senso della conferma del fatto che esiste tra noi una relazione affettiva fondamentale, della quale non parliamo mai, ma forse è meglio, perché non sono le parole che contano. Io non vorrei da lui niente di diverso da quello che ricevo.
Questo è il rapporto che c’è tra noi, ma funziona ormai da 10 anni, non è una storia da romanzo, ma francamente non la cambierei con nulla al mondo. Penso a lui mille volte al giorno e non penso solo al sesso ma penso soprattutto ai suoi successi, alla sua autostima alla sua dignità, al fatto che si è costruito da solo, che non si è mai asservito a nessuno, non si è mai fatto affascinare dal denaro, che non ha mai fatto del male a nessuno. E poi, se penso che si fida di me (e d’altra parte io mi fido di lui) mi sento orgoglioso. Io penso che il nostro rapporto sia veramente un modo di volersi bene, un modo assolutamente fuori schema ma è un modo. Una cosa ho sempre ammirato in lui e cioè il parlare chiaro, il non usare troppe parole e dire quello che pensa anche brutalmente. Tra noi in pratica non abbiamo mai litigato, ci siamo detti addio decine di volte ma poi ce ne siamo dimenticati perché il senso dello stare insieme era forte al di là di qualsiasi convenzione.
Insomma, Project, che cosa ne pensi?
Piero62
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GAY TRA APP E CAM

Ciao Project,
ho letto molto sul forum e anche il manuale Essere Gay e ho tirato un respiro di sollievo perché ne viene fuori un’immagine della vita gay che è molto vicina a quella che vivo io. Avevo girato molto su Internet in cerca di qualcosa di realistico, ma francamente ero sempre rimasto deluso. Ho passato anche un periodo di approccio alle chat e alle app dedicate ai gay e lì, per me, era proprio come andare a esplorare la luna. Mi chiedevo: ma come è possibile che non esistano ragazzi gay “normali”, cioè non fissati col sesso e non movimentisti che devono per forza avere una bandiera. Io, con una unica eccezione che tra poco capirai, non ho mai visto il classico ragazzo gay della porta accanto. Ok, siamo pochi, anche se non pochissimi, ma io non ne vedevo nemmeno uno e non ne sentivo nemmeno una traccia vaga, proprio zero! Io ho 26 anni, per tutto il periodo dell’università sono stato attentissimo a spiare possibili segnali gay ma non ne ho trovati, o al massimo qualche indizio così labile che scoraggiava dall’andare avanti a qualsiasi livello. Poi ho trovato Progetto Gay, tante belle testimonianze, però Project, sono tutte vecchie, anche di diversi anni fa, di quest’anno c’è pochissimo, quasi niente, insomma, Project, i ragazzi gay sono scappati pure da Progetto Gay! Dove saranno finiti? Io penso tutti nelle app che esplodono per quanta gente c’è, però è un peccato, perché il forum serviva a riflettere e a capire qualcosa della vita degli altri e della propria. Comunque, chiudo questa parentesi e arrivo al motivo della mia mail. Il pratica la storia riguarda il mio rapporto con le chat e con alcune persone conosciute in chat, in particolare con una.
Un paio d’anni fa, dopo mille esitazioni, dopo dubbi, scrupoli e tutto quello che vuoi tu, mi registro su un’app famosa per incontri gay, non ne faccio il nome, ma penso si capisca a che cosa mi riferisco. Quando entro per la prima volta mi sento come Pinocchio nel paese ei balocchi. Mi dicevo: “Ma è tutto così facile! Ma come ho fatto a non capirlo prima? Sono stato del tutto cretino!” Mi arriva il primo contatto. Io mi aspetto una cosa molto rozza: quattro domande e poi al sodo! E invece no, trovo un ragazzo molto gentile che mi chiede da quanto tempo frequento l’app, come mi chiamo, in che regione d’Italia mi trovo, ecc. ecc., in pratica una chiacchierata normale, poi mi chiede se possiamo vederci in cam, qui resto molto interdetto, un po’ dovevo immaginarmelo, ma lì per lì mi sono sentito preso in contropiede, alla fine gli ho detto che non me la sentivo, lui ha provato a insistere, ma non ho cambiato parere e allora mi ha salutato con una frase molto caratteristica: “Ma allora che ci vieni a fare qui?”
Comunque, quell’esperienza mi metteva di fronte a un dubbio shakespeariano che dovevo risolvere: “Cam o non cam?” Alla fine mi sono detto che app senza cam non ha senso e ho deciso che mi sarei fatto vedere in cam (vestito, ovviamente!). Al contatto successivo, più o meno stesso rituale, un po’ di chiacchiere e poi la richiesta di andare in cam. Apro la cam, ma mi trovo di fronte uno che non mi ispira proprio: unghie lunghe e sporche, capelli unti, no! Proprio repellente e poi, probabilmente over 40! Prima di farlo parlare gli ho detto brutalmente: “Non sei il mio tipo, non sono interessato, ciao!” Lui ha risposto con insulti indicibili: “Pezzo di m…a sei bello tu! A stro..o!” poi io ho chiuso ed è finita lì.
Dopo un’astinenza da app durata pochi giorni ci riprovo, all’inizio il copione è più o meno il solito, apriamo la cam, beh, questa volta devo dire che mi fa una discreta impressione, non è il ragazzo dei miei sogni, ma penso che valga la pena provare, ma mi gela subito: “No, lasciamo perdere! Non sei il mio tipo, a me piacciono più in carne, scusami, Ciao!” Dopo essere stato scaricato anche io in questo modo spiccio, ho eliminato l’app, ma poi un paio di mesi dopo l’ho scaricata di nuovo e stavolta al primo colpo faccio bingo, il ragazzo mi piace, è giovane, dice di avere 23 anni, è pure carino e non mi chiude la cam in faccia. Parliamo, in pratica mai di sesso, ma non parla nemmeno di donne come mi era capitato con uno in una chat. Diciamo che questo non è male, passa una settimana e non parla mai di sesso, ok, mi dico che forse è un po’ inibito, d’altra parte è giovane, passa un’altra settimana e parliamo di tutto, dai frattali ai quark, dai mandala al celacanto ma di sesso non parliamo mai. Io non ho mai sopportato quelli che parlano subito di sesso, però a un certo punto ci devi pure arrivare.
Non so se avviare il discorso, ma non so proprio da dove cominciare, lo lascio parlare, ma attacca a parlare della cinematografia cinese e di cose del genere, allora non ci ho visto più e gli ho detto: “Ma tu perché mi hai cercato sull’app? E lui mi ha detto, ti ho cercato perché io ti conosco bene… “ Gli ho detto che non lo avevo mai visto e mi ha risposto in un modo del tutto inatteso: “Se ti riferisci a quello che hai visto in cam, quello non sono io, è un amico che si è prestato…” Ho cominciato ad avere paura perché non sapevo con chi stavo parlando e temevo qualcosa di brutto, tipo un ricatto o che magari si potesse trattare di uno psicopatico. Mi ha detto: “Io so molte cose di te! So che stamattina sei andato al lavoro in ritardo…”
Qui ho cominciato a preoccuparmi davvero, poteva essere qualcuno dei miei colleghi di lavoro, mi sembrava strano che qualcuno seguisse i miei movimenti e mi spiasse, non capivo che motivo ci potesse essere per fare una cosa simile. Poi prima che io scrivessi la mia risposta ha chiuso. Mi sentivo agitato, non ci ho dormito la notte. Chi poteva avere interesse a spiarmi e se il tipo sapeva che ero arrivato tardi al lavoro poteva essere solo uno dei miei colleghi. La mattina mi presento al lavoro, ma ho l’impressione che non sia cambiato nulla, i tre colleghi coi quali lavoro e anche chiacchiero un po’ ogni giorno non danno segni di nessun genere. I conti non mi tornano.
Chi poteva sapere che ero arrivato tardi al lavoro? Il tipo non si fa vivo per due giorni, non so se sentirmi più tranquillo o più agitato, poi mi arriva un suo messaggio: “Sei perplesso eh … ti posso capire!” Io ho cercato di farmi vedere tranquillo e di allargare il discorso per avere qualche elemento in più per capire quello che stava succedendo. Mi ha risposto: “Si sente che sei preoccupato e che fingi di non esserlo, devi imparare e recitare meglio.” Al che gli ho chiesto: “Ma chi sei? Che vuoi da me?” Mi ha risposto: “Io sono la tua coscienza! E ti voglio portare a ragionare un po’. Io ti conosco, so che oggi al bar non hai fatto la solita colazione, hai cambiato, ma perché? Sei agitato, forse?” “Ma io ti banno del tutto e chiudo questa mer.a di app!” “Certo puoi farlo, ma l’idea di essere controllato ti resterà, ci sono tante strade …” E ha chiuso.
Ho cercato di ricordare chi ci fosse vicino a me al bar ma non avevo notato nessuno di strano, almeno avevo escluso che si trattasse di un collega di lavoro, perché la mattina al bar non c’era nessuno che conoscessi, ma qualcuno evidentemente conosceva me. Comunque nei giorni successivi il tipo non sarebbe più tornato al mio bar, di questo potevo stare certo. Diceva di essere la mia coscienza e di volermi fare ragionare. Poteva essere una persona che non conosco? Ma che interesse avrebbe un estraneo a fare tutta questa commedia? Comunque, ad ogni buon fine l’ho bannato e ho eliminato di nuovo l’app.
Qualche giorno dopo sono entrato in una chat dove andavo qualche volta anche prima e ho avuto una chiamata da uno sconosciuto con nick “Mattew92-bis” e la cosa mi ha messo in allarme perché Mattew92 era il mio nick. Mi chiede: “Come stai?” Gli chiedo subito se ci conosciamo e mi dice “Certo!”, poi aggiunge: “Hai fatto bene a eliminare l’app, ma qui che stai cercando?” Gli ho detto: “Ma tu chi sei? Perché stai diventando un’ossessione per me!” Ha risposto: “No! Basta che chiudi la chat e io sparisco!” E gli ho detto: “Ma poi ti ritrovo da un’altra parte?” Ha detto solo: “Vedremo” e ha staccato.
Ho chiuso definitivamente il mio account sulla chat e poi sono rientrato con un nick diverso, ma lui era ancora lì e mi ha detto: “Ma perché stai giocando con me? Che fai ti cancelli e poi rientri?” Insisto: “Ma chi sei? Se non me lo dici mi rivolgo alla polizia.” Mi ha detto: “E se fossi proprio della polizia?” ho insistito a chiedere: “Ma sei un poliziotto?” e ha chiuso. Ero proprio spaventato e non sapevo che cosa aspettarmi, poi mi è arrivata una mail da “Mattew92-bis”, te la riporto qui di seguito.

“Ciao Matteo, da adesso non mi sentirai più, mi dispiace se ti ho fatto preoccupare, mi chiamo Matteo anche io e sono nato lo stesso anno e lo stesso mese in cui sei nato tu, ma pochi giorni dopo. Abito di fronte a casa tua, tu non ti sei mai accorto di me ma io ti ho osservato a lungo, lasci la finestra aperta e hai uno specchio dietro le spalle che mi consente di vedere quello che fai al PC anche se tu non te ne rendi conto, so che sei gay, non ti preoccupare, perché lo sono gay anche io e non ti sputtanerò, il giorno che hai fatto tardi al lavoro io ti ho seguito da casa fino a dove lavori, quando hai fatto colazione in modo diverso io ero nel bar, ma non te se nei nemmeno accorto, quando entri sulla chat lo vedo subito e so anche il tuo nick, per quanto riguarda l’applicazione io ho una versione un po’ modificata da me nel senso che io posso localizzare i gay che ho intorno ma loro non possono localizzare me perché la mia localizzazione risulta fissa e sempre nello stesso posto. Se ti affacci alla finestra potrai vedere da dove ti osservo: c’è una tenda verde con dei cerchi disegnati, uno di quei cerchi è un buco e da lì ti osservo con un potente telescopio. Adesso so che metterai anche tu una tenda e che non avrò più il mio spettacolo, però, invece di andare a caccia di ragazzi sulle app e sulle chat perché non mi vieni a trovare? Tu sei veramente un bel ragazzo, io … beh … non sono io che devo giudicare, ma ti allego una mia foto, così capisci chi sono! Ti aspetto, ormai sai dove trovarmi! Nota bene che non cerco sesso, se poi viene da sé, ok, ma io cerco un amico gay serio e mi sa che potresti essere tu, se mai riuscirai a perdonarmi.”

Ho aperto la foto e mi è venuto in mente che quel ragazzo lo avevo visto un paio di volte di sfuggita ed era pure un bel ragazzo. Mi sono fatto coraggio e sono andato a casa sua. Gli ho detto che mi aveva fatto preoccupare molto, e che alla fine ha fatto il guardone. Mi ha risposto: “Sì, è vero, è cominciata così, ma poi mi hai intrigato veramente.” Effettivamente non cercava sesso, non so se prima o poi tra noi ci sarà anche sesso, io mi auguro di sì, però mi sta bene anche così, ho trovato un amico del tutto inaspettato. Non voleva che frequentassi le chat perché mi voleva per sé, adesso ci vediamo tutti i giorni, perché abita proprio nel palazzo di fronte, è un ragazzo di una intelligenza mostruosa e a me ci tiene proprio tanto. Come finirà la storia non lo so proprio ma mi sembra un bella storia e poi, visto da vicino è proprio bello, dolce ma sicuro di sé, rassicurante.
Beh, io un coming out del genere proprio non me lo aspettavo. Non ho messo nessuna tenda alla finestra, a casa sua ho visto il suo il telescopio col quale mi spiava, era un accrocco enorme mi ha detto con uno specchio di 35 cm, e si vedeva proprio tutto nei minimi dettagli. Mi ha detto che la prima cosa che lo aveva colpito era che a casa mia non c’erano mai ragazze e che tutto e partito di lì, un bel ragazzo (lui dice che sono bello), niente ragazze … la cosa va approfondita! E ha fatto bingo! Mi ha fatto cacare sotto dalla paura ma adesso siamo in due!
Ti abbraccio forte, Project, e grazie del tuo contatto skype, ci sentiremo presto.
Matteo92

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UN RAGAZZO GAY VA DALL’ANDROLOGO

Ciao Project,

sono un trentenne non dichiarato che vive in una cittadina molto omofoba dell’Italia del ricco nord-est. Vorrei raccontarti la mia storia e chiederti che cosa ne pensi.

Solo un cenno sulla mia vita fino ad un paio di anni fa, all’inizio ho cercato l’amore vero e non l’ho mai trovato, forse perché l’ho cercato nei posti sbagliati e coi metodi sbagliati, poi ho cominciato a non andare tanto per il sottile (Tranquillo! Ho sempre usato tutti i metodi di prevenzione.)

A 27 anni, lo devo dire, ero uno sbandato del sesso, in un anno avevo collezionato quasi una decina di storie, che non fossero cose serie è ovvio, ma alla fine erano proprio frustranti. Io avrei voluto un ragazzo normale che mi volesse bene e avrei messo molto volentieri il punto finale a tutto il turbinio delle mie ricerche sulle app.

Un giorno proprio tramite un’app mi contatta un ragazzo, dice di avere 26 anni, parliamo un po’, è educato, sembra uno non fissato col sesso, mi propone di vederci, io penso che sia troppo presto e tendo a prendere tempo, mi aspetto che sparisca e invece non succede. Mi chiede delle foto ma io non gliele do, però continuiamo a parlare anche nei giorni successivi, parliamo di tutto, anche di sesso ma senza eccedere e sempre in modo molto educato.

Dopo tre settimane di contatti online mi chiede di nuovo di incontrarlo, questa volta gli dico di sì ma siccome non voglio problemi di nessun genere, concordiamo di vederci in un’altra città e di passare insieme sabato e domenica (io il sabato non lavoro). Decido di andare in treno in modo da non essere identificabile nemmeno dalla targa dell’auto. Nota, Project, che io non avevo mai visto nemmeno una sua foto e lui non ne aveva mai vista una mia. Ci diamo l’appuntamento in stazione alle 9.00 del mattino. Io dico ai miei genitori che devo andare in missione per due giorni (cose del genere sono successe altre volte).

Non so chi mi troverò davanti, ma mi sento molto eccitato, c’è qualcosa che mi dice che non sarà il solito incontro scappa e fuggi. Quando salgo sul treno mi accorgo di non avere con me i preservativi, ma penso che li posso comprare anche lì e che potrebbero pure non servire a nulla. Al posto dell’appuntamento lui è già lì che mi aspetta, il segnale di riconoscimento funziona (un certo giornale sotto il braccio destro). Mi sembra un bel ragazzo, anzi molto bello. Lasciamo i bagagli al deposito della stazione e ce ne andiamo in giro, è una splendida mattinata di sole.

È tutto radicalmente diverso dai miei precedenti incontri, non parliamo di sesso, anzi si avverte un certo imbarazzo, facciamo insieme colazione, ci scambiamo spesso sorrisi, è un ragazzo dolcissimo, vorrei sapere qualcosa di più su di lui ma fare domande mi sembra inopportuno. Lui conosce la città, anche se non è la sua città e ha già preparato tutto un progetto di cose da fare e di posti dove andare.

Io percepivo la sua presenza, c’erano molti silenzi, poi gli ho chiesto se si sentiva in imbarazzo e mi ha risposto: “Prima di vederti, mentre ti aspettavo sì! ma adesso no! Proprio per niente! E tu?” “Io … beh sto proprio bene, nessun problema.” Poi abbiamo cominciato a scherzare a raccontarci barzellette. Noto che non racconta barzellette a sfondo sessuale e che usa un linguaggio molto pulito. Andiamo a pranzo insieme in una trattoria, il clima è molto disteso, sereno, gradevole.

Passeggiamo fino a sera, ceniamo insieme, poi è il momento di andare in albergo, mi dice: “Ti dispiace se prendiamo due singole?” Gli dico di no, ma quella richiesta raffredda molto i miei entusiasmi. Lui è contento che io non abbia insistito per prendere una doppia. Andiamo in albergo ma non ci sono camere singole, lui mi guarda e mi dice: “Che facciamo? Va bene anche una doppia?” Io allargo le braccia e faccio cenno che va bene anche così, dato che non c’è altra possibilità.

Andiamo in camera, lui è imbarazzatissimo e mi dice: “Adesso che si fa?” Gli rispondo che mi piacerebbe fare un po’ di sesso anzi mi piacerebbe molto ma non ho preservativi con me e gli chiedo se ne ha lui, mi dice di no, ma aggiunge che ci sono anche i modi non pericolosi di fare sesso e che a lui piacciono soprattutto quelli. La stanza è molto ben riscaldata. Project, ti risparmio i particolari e ti dico solo che non avevo mai fatto sesso così con un ragazzo, solo masturbazione reciproca e tanta intimità fisica, ma è stata una cosa assolutamente unica perché lo vedevo proprio coinvolto in un modo così totale che non avrei immaginato neppure che potesse esistere. Era proprio una cosa esaltante a livelli che non avevo mai provato. Alla fine ci siamo addormentati uno nella braccia dell’altro.

Al mattino non avevamo tempo per ripetere l’esperienza perché dovevamo lasciare la stanza entro le 10.00. Abbiamo passato la mattina della domenica scherzando e giocando tra noi, poi siamo andati insieme a pranzo e ho cominciato a chiedergli quando avremmo potuto incontrarci di nuovo. Lui mi ha guardato un po’ in imbarazzo e poi mi ha detto: “C’e una cosa che non ti ho detto, io sono fidanzato!” Ci sono rimasto malissimo e gli ho detto: “Ma come, tu hai un ragazzo e non me lo dici?” E mi ha risposto: “Non hai capito, io ho una ragazza … “

Gli ho detto che i conti non mi tornavano perché non mi sembrava affatto un ragazzo etero in cerca di distrazione, lui mi ha detto: “Io lo so che sono gay, con te sono stato benissimo e ci starei sempre ma proprio non posso, perché ho una ragazza da anni e ormai lei fa parte della mia famiglia e penso che tra un anno al massimo ci sposeremo” L’ho guardato con un’aria perplessa e gli ho chiesto come andava il sesso con la ragazza e mi ha risposto: “Beh, in qualche modo va, lei non si è mai accorta di nulla ma quando lo facciamo io penso proprio ad altro, io non sono etero, c’è poco da fare, se fosse per me non farei mai sesso con una donna, quando mi ci trovo, alla fine funziona lo stesso ma è una cosa che si fa perché si deve fare anche quello, e poi con lei non potrei mai parlare chiaro perché si sentirebbe tradita, ormai siamo davanti a tutti una coppia solidissima e lo crede pure lei, non credo proprio che potrei evitare di sposarla ormai sono troppo avanti con quella storia, è una brava ragazza ma a me non interessa.”

Il resto del pomeriggio l’ho passato a cercare di farlo ragionare, ma si sentiva ormai in trappola e aveva gettato le armi, si sentiva rassegnato a fare il bravo maritino a casa e il bravo gay, magari con me, qualche sabato sera in albergo. Mi ha detto che doveva staccarsi da me, che io lo mettevo in crisi, lo mettevo davanti alla responsabilità delle sue scelte ma che tanto ormai le scelte erano fatte e non ci sarebbe stata nessuna possibilità di tornare indietro. Abbiamo ripreso il treno e ce ne siamo tornati a casa.

È sparito per due settimane, non rispondeva alle mail e nemmeno al telefono, poi si è rifatto vivo, ci siamo visti un pomeriggio ed era proprio disfatto. Questo è quello che mi ha detto: “Qui mi stanno proprio ingabbiando, non ce la faccio a starne fuori, è tutta una trappola, sono dovuto andare per otto giorni con lei in un resort all’estero, tutto pagato dai miei genitori! Ed è stata una cosa allucinante, lei era felice, io non la sopportavo più ma lei faceva la vittima e mi toccava pure consolarla, sono stato costretto a fare l’amore con lei perché se no finiva in depressione. Non capiva proprio nulla. Io ho pensato di parlare chiaro ma non osavo immaginare la sua reazione e allora ho fatto finta di essere preoccupato per ragioni di lavoro. Io pensavo che nel resort saremmo stati soli e invece i genitori di lei ci hanno fatto la bella sorpresa che c’erano pure loro! Io non ne posso più, ne devo uscire ma non so come. Se dicessi che sono gay non ci crederebbe nessuno … ”

Che cosa si poteva fare per risolvere la situazione? Alla fine ne abbiamo pensata una che poteva funzionare, lui sarebbe andato un paio di volte a visita andrologica, magari la prima volta accompagnato dalla ragazza, accusando dolori ai testicoli e poi dopo la seconda visita avrebbe dovuto dire che doveva fare lo spermiogramma e qualche giorno dopo che il risultato era che non avrebbe potuto avere figli, tanto poi come gay non ne avrebbe certamente avuti da un’altra donna.

Lui non voleva accettare tutta la sceneggiata, gli sembrava troppo un imbroglio, ma poi quando pensava che l’alternativa sarebbe stata il matrimonio veniva a più miti consigli. Lui non sapeva se parlare chiaro coi suoi genitori, ma quando i tuoi genitori non si rendono nemmeno conto che tu non stai bene con la tua ragazza e ti costringono ad andare per forza in vacanza con lei … parlare chiaro significherebbe solo spalancare una pentola senza sapere che cosa c’è dentro.

Alla fine abbiamo concordato tutti i dettagli e tutti i discorsi preparatori. Mi rendo conto che, visto dal di fuori, tutto questo sembra proprio un espediente di infima lega per evitare il coming out, ma un coming out in una situazione come quella sarebbe stato rovinoso. Per realizzare tutto il progetto, una meschina messa in scena, è vero, ma forse la soluzione meno traumatica, c’è voluto più di un mese.

Quando lui è andato dalla ragazza e le ha detto che non poteva avere figli, la ragazza se lo aspettava e la recita del grande dolore era stata ben preparata dalla famiglia di lei e finiva con la promessa di restare amici, ma lui ha voluto restituire tutti i regali e ha detto che preferiva chiudere definitivamente un’esperienza che aveva finito per essere traumatica.

Tutta la storia io l’ho riassunta in poche righe ma è stata molto impegnativa, stressante e anche rischiosa perché, se fosse finito sputtanato, per lui sarebbe stato un disastro, ma è andata bene! Dal sabato successivo abbiamo ricominciato a vederci in albergo nella città vicina e credo che la nostra storia continuerà. Stiamo benissimo insieme e stiamo programmando di cambiare entrambi lavoro e di trasferirci tutti e due in quella città, lontano da occhi indiscreti, anche lui non è dell’idea di fare coming out nemmeno in famiglia. Tra l’altro i suoi non sanno nulla del marchingegno dell’andrologo e pensano che lui non si sposerà mai perché non può avere figli ed è bene che continuino a pensarlo.

Project, non mi guardare male, il coming out in certe situazioni non è proprio pensabile. Così noi stiamo tranquilli e la ragazza si può fare la sua vita con uno che la vuole veramente e i genitori si sono messi l’anima in pace e almeno noi ci sono pettegolezzi che riguardano l’omosessualità perché la storia è tutta etero! Potevo mandarlo al macello del matrimonio? No! Doveva esporsi a un coming out distruttivo? No! Almeno così sono tutti contenti e noi prima di tutto.

Fammi avere presto tue notizie.
Davide

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