GAY E AMICIZIE SPECIALI

Questo post è dedicato ad un aspetto spesso sottovalutato delle relazioni interpersonali e in particolare delle relazioni interpersonali tra gay, ossia al valore e al significato delle amicizie profonde tra gay.

Per introdurre l’argomento, riporto qui di seguito un brano di una mail che ho rivenuto da un ragazzo trentunenne.

“Io non ho un ragazzo, cioè non ho una storia di coppia nel senso che a questa espressione si dà comunemente. Ho avuto delle occasioni ma non era esattamente quello che volevo. Puntare tutto su una sola persona, se le cose vanno bene, può portare alla felicità, ma se le cose vanno male o semplicemente non vano bene come si sperava, porta a lunghi periodi di stress quando il rapporto va in crisi e lentamente viene meno. Io ho vissuto un paio di volte questa esperienza e, francamente, non intendo ripeterla. Non so se la mia è una rinuncia a trovare l’amore, ma francamente non credo che sia così. Il mito del compagno ideale, del cosiddetto principe azzurro non mi convince e francamente penso che il mio benessere personale dipenda sostanzialmente da me e da quello che faccio molto più che da un’altra persona che dovrebbe darmi la felicità, o meglio, l’altra persona può essere importante ma se va bene si costruisce in due e non ci si può aspettare che tutto ci piova dal cielo con l’arrivo del principe azzurro.

Attualmente, come ho detto non ho un ragazzo, ma ho un amico speciale col quale qualche volta c’è anche un po’ di sesso, ma capita di rado, siamo essenzialmente due amici che si vogliono bene, che si stimano, che  si rispettano, che si capiscono, che possono benissimo avere ciascuno la propria vita, ma che, prima di tutto, parlano chiaro tra loro, che non si raccontano falsità, e penso che sia proprio per questo che il nostro rapporto va avanti. Dall’ultimo incontro in cui abbiamo fatto sesso sono passati più di due mesi, in questi due mesi un paio di volte abbiamo fatto sesso per telefono, so bene che sembra squallido, ma per noi non lo è mai stato, serve a confermarci nell’idea che tra noi c’è anche quel tipo di interesse, però ci tengo a sottolineare che non è certo per il sesso che noi stiamo, per così dire, insieme. Il nostro rapporto si basa proprio su altre cose, che viste dall’esterno possono sembrare stupide e di nessun significato, come per esempio il nostro modo di trasmetterci reciprocamente sicurezza circa il fatto che continuiamo a volerci bene, e soprattutto il parlare chiaro. Quando lui ha sentito il bisogno di stare con un altro ragazzo, me lo ha detto nel modo più semplice. Io francamente sapevo che questo fatto non avrebbe messo in crisi il nostro rapporto, che è andato avanti, per un po’ senza sesso, ma con le stesse attenzioni reciproche, con le stesse sottolineature del fatto che ci vogliamo bene. Lui ha passato un lungo periodo di problemi con l’università  e ha perso un paio d’anni, se devo dire la verità, questo fatto mi ha creato molti più problemi del fatto che lui stesse con un altro ragazzo, tra l’altro con un ragazzo molto serio che gli ha voluto bene veramente. Quando è uscito dal periodo negativo e si è rimesso a studiare me lo ha fatto sapere, senza troppe sottolineature, perché sapeva che la cosa mi avrebbe fatto immensamente piacere. Io credo che alla base del nostro rapporto ci sia la certezza che continueremo a volerci bene, ovviamente senza vincoli di nessun genere, ma continueremo a volerci bene. Io so che lui non si dimenticherà di me e che tra noi ci sarà sempre la massima sincerità. Quando ci sentiamo per telefono ci tengo moltissimo a chiudere la telefonata sottolineando che sono contentissimo di aver parato con lui, e sono contentissimo veramente, lui è meno espansivo ma sa benissimo che gli vorrò sempre bene. In effetti, ci conosciamo ormai da 10 anni e il nostro rapporto non è mai andato veramente in crisi. Insomma, siamo una certezza uno per l’altro. Non so se questo significa essere una coppia, in un certo senso lo siamo, ma solo in un certo senso.”

Un’altra testimonianza può evidenziare il valore centrale delle piccole cose.

“Caro Project, per me oggi è una giornata stupenda! Alcuni giorni fa ho avuto occasione di conoscere un po’ più da vicino un ragazzo bellissimo che conoscevo anche prima ma molto superficialmente. Abbiamo parlato e un po’ mi ha stupito. Gli ho chiesto se ha una ragazzo e mi ha detto che non è fidanzato e che adesso sta cercando altro, cioè sta cercando soprattutto amici veri. Non nego che questa risposta ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi, ma poi ci siamo messi a parlare di tante cose e quello che lui mi ha detto mi è piaciuto molto. Parliamo molto su skype, scherziamo, stiamo bene insieme, ma ci ripetiamo sempre che si tratta solo di amicizia. Io fatico un po’ a considerarlo solo un amico, per me è molto di più, ma lui insiste sul fatto che siamo solo amici, anche se l’amicizia non è affatto una cosa banale, certo non ci sono prospettive sessuali però mi rendo conto che a me ci tiene veramente. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare molto: “Io sono gay, ma cerco solo un amico vero, tu sei un ragazzo come si deve e mi sto affezionando a te, ma non sono innamorato di te, sto solo bene con te.” Io mi sono chiesto che differenza c’è. La differenza sta nel sesso? Non so proprio che cosa pensare. Una sera viene sotto casa mia del tutto inaspettatamente e andiamo a prendere una pizza e poi restiamo a parlare in macchina, io penso che si arriverà a fare un po’ di sesso, ma non succede, gli dico che me lo sarei aspettato ma mi risponde: “Te lo avevo detto, io cerco solo un amico vero, se non ti sta bene devi dirmelo chiaro.” Penso di averlo offeso e non credo che mi chiamerà di nuovo, ma non succede così, dopo tre giorni, torna ancora sotto casa mia, io scendo a lui mi dice: “Solo amici?” e io gli dico: “Ok!”.”

Una terza testimonianza, interessante è di un quarantenne single che ha creato un rapporto di amicizia con un cinquantenne, anch’egli single.

“Ha dieci anni più di me e le sue esperienze le aveva fatte, ma anche io avevo avuto le mie storie, come risultato abbiamo cercato di evitare di metterci insieme per chissà quale ragione o con chissà quali speranze, siamo rimasti su cose di basso profilo, semplici ma reali. Ci sentiamo spesso, spesso parliamo di cose di lavoro, perché lavoriamo in settori molto affini, ci sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà, quando c’è bisogno di sfogarsi un po’. Lui ha problemi con i genitori anziani e deve pensarci lui perché è figlio unico. Ci si vede di rado, ci si sente per telefono in pratica ogni giorno, però non sono mai telefonate rituali o ripetitive. Partiamo dai problemi del lavoro e poi finiamo a parlare di tutt’altro. Ogni tanto mi propone una pizza, poi la maggior parte delle volte non riusciamo a combinare nulla perché lui è vincolato dalla famiglia e allora ci sentiamo per telefono e parliamo un po’. Non abbiamo mai parlato della possibilità di trasformare il nostro rapporto in un vero rapporto di coppia, prima di tutto perché non sarebbe possibile per ragioni logistiche e poi perché è un’ipotesi che realmente non interessa né a lui né a me. Semplicemente stiamo bene così. Così le cose funzionano. La telefonata non ci manca mai e ogni tanto c’è pure una pizza, ma quando ci sono problemi seri ci sentiamo sempre. Forse sarà un tentativo di porre un rimedio alla solitudine, però in qualche modo funziona e gli effetti positivi li sento. Lui mi dice che adesso si sente tranquillo, che non ha più la sensazione di avere fatto fallimento nella sua vita, che ha recuperato una prospettiva per il futuro in modo da non invecchiare completamente solo. Io gli dico che mi sento a mio agio, ed è proprio così. Certo non era questo il mio sogno di tanti anni fa, ma il mio sogno non aveva nulla di reale, mentre il mio amico (non dico nemmeno il mio compagno) esiste veramente ed è un punto di riferimento fondamentale.”

Questi tre documenti, che rappresentano modi diversi ma tutti non standard di vivere l’affettività e la sessualità gay, descrivono situazioni molto più comuni di quando non si creda; sono in effetti tre risposte diverse alla crisi del modello tradizionale di coppia. I modelli di relazione affettiva ispirati al matrimonio eterosessuale tradizionale sono da molti anni in crisi anche nello stesso campo eterosessuale e i tentativi di applicarli al campo omosessuale si sono dimostrati funzionali solo in una percentuale relativamente ridotta di casi: le coppie omosessuali stabili e rigidamente monogamiche esistono e in tempo di HIV non è certo un fatto negativo, ma i gay che non cercano più un rapporto di coppia di quel tipo ormai sono molto numerosi. Tendono quindi a formarsi nuovi modelli, come le tre mail dimostrano chiaramente. Cerchiamo ora di capire che cosa ci sia alla base di questi nuovi modelli.

Si rileva innanzitutto che la sessualità non è l’elemento determinante della relazione, in alcuni casi è presente in modo sporadico, cioè non è esclusa a priori, in altri non entra in modo esplicito nel rapporto ed è anzi tenuta deliberatamente lontana. La base di queste relazioni è l’affettività e il valore centrale è il parlare sempre con la massima chiarezza, cioè il non nascondere nulla al proprio amico-compagno. La fedeltà sessuale non è un elemento fondante, mentre l’onestà nel dichiarare i propri sentimenti lo è.

In secondo luogo viene spesso sottolineata l’assenza di legami formali: il rapporto è totalmente libero è resiste proprio perché voluto e rinnovato giorno dopo giorno. Paradossalmente, la stabilità deriva proprio dall’assenza di legami formali.

In terzo luogo, l’affettività viene coltivata attraverso una serie di attenzioni reciproche che manifestano un interesse alla persona del proprio compagno. Quell’interesse può essere anche sessuale, ma può anche essere semplicemente affettivo, può tradursi in un amarsi anche senza sesso, in un rapporto di tipo quasi familiare.

L’apparente debolezza interna delle relazioni di questo tipo le rende per un verso più rare e per l’altro più stabili delle relazioni di tipo quasi matrimoniale basate sulla fedeltà sessuale. In altri termini, per creare rapporti basati sull’affettività bisogna essere se stessi più che conformarsi a modelli e bisogna aver maturato una certa esperienza della vita affettiva, ma proprio per questo, quando queste relazioni nascono, sono il frutto di una scelta ben meditata da parte di persone che ormai sono andate oltre le visioni mitiche della vita di coppia.

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UN VERO TRADIMENTO GAY

Caro Project,
sono rimasto molto colpito dal nostro colloquio di ieri sera e ti spiego subito perché, tu sei più grande di mio padre e non di poco ma sei sereno, non sei nevrotico, non hai scatti di collera, non aggredisci come fa lui, non pretendi di cambiare le persone. Mi sono reso conto che ragioni in un modo piuttosto diverso dal mio ma non hai cercato di imporre il tuo punto di vista e poi tendi a ridimensionare i problemi, a farli diventare non problemi, cose comuni, da affrontare certo, ma niente di particolare, sei rassicurante.

Stanotte ho cercato di riflettere su quello che ci siamo detti ieri sera: tu pensi che le mie perplessità siano infondate e che con Mirco esista un rapporto solido, cioè che non sia affatto una cosa strumentale a fini di sesso. Ti dico subito che penso che tu abbia ragione, anche se per me, togliermi i miei dubbi dalla testa non è facile, sono un po’ come un tarlo che si insinua in profondità e che rischia di mettere in crisi tutto, ma probabilmente è solo una mia nevrosi, una specie di fissa che mi logora e che vorrei superare del tutto.

In effetti mi sono chiesto parecchie volte perché lui mi abbia sempre cercato, perché io non sono certamente il massimo, con me si è sempre sentito libero di tirare fuori tutte le sue nevrosi perché sapeva che sarebbe stato accettato comunque e poi, specialmente nei tempi più recenti, si è lasciato andare anche a qualche parola affettuosa, è successo di rado ma è successo, di me si è fidato totalmente e questo mi colpiva e mi colpisce molto. Con me non ha mai avuto freni inibitori, piano piano ha finito per accettare che tra noi c’erano anche modi diversi di vedere la sessualità, lui è molto più focoso, più trasportato dal sesso, io sono molto più per le coccole e per le affettuosità, prima sembravano due mondi inconciliabili, poi, piano piano, un equilibrio lo abbiamo trovato, non era il paradiso terrestre ma era qualcosa. Se ci penso bene, non posso dire di essermi mai sentito frustrato e poi io, oggi come oggi, ho delle certezze, posso non sentirlo anche per una decina di giorni, ma poi torna a farsi vivo. Quando litighiamo, cosa che succede spesso, molto ripetitivamente e in modo quasi rituale, non ci sentiamo per un paio di settimane, ma poi si fa risentire, proprio come se non fosse successo niente, io gli dico che sono contentissimo di sentirlo, il che in fondo è verissimo, lui risponde un po’ imbarazzato, perché non vuole parlare di affettività, ma sono convinto che gli faccia piacere sapere che su qualcosa può contare.

Col tempo avevo imparato una cosa, o meglio avevo superato un blocco: ero convinto che per volersi bene ci volesse un rapporto assolutamente monogamico e che il cosiddetto tradimento rappresentasse l’ultima spiaggia di una coppia, sia etero che gay. Ne ero proprio convinto, poi ho visto la storia di un mio amico etero, Luigi, che si è sposato e dopo qualche anno ha divorziato ma non ha rotto i rapporti con la moglie, continuano a vedersi, ognuno ha le sue storie, ma non si sono persi di vista, si danno ancora una mano quando serve e, in un certo senso si vogliono ancora bene. La cosa all’inizio mi sembrava strana, contraddittoria, quasi impossibile. Avevo in testa il mito della coppia esclusiva, dell’appartenersi per la vita ecc. ecc., eppure avevo sotto gli occhi il fatto che volersi bene non comporta affatto l’esclusività. Io cercavo giustificazioni nell’idea che magari a livello affettivo le cose potessero funzionare anche così, ma che a livello di sesso il rapporto esclusivo fosse indispensabile. Poi mi sono fermato a parlare di queste cose con Luigi e lui mi ha detto che è capitato che, anche dopo il divorzio, qualche volta ha fatto l’amore con la ex-moglie. Gli ho chiesto, un po’ perplesso, se il fatto che lei avesse un altro uomo lo metteva in difficoltà e lui mi ha risposto una cosa che non mi sarei mai aspettato, cioè che il compagno della sua ex-moglie sapeva come stavano le cose e lasciava la moglie libera di comportarsi come voleva. Una cosa simile non l’avrei mai immaginata. Luigi ha aggiunto che, chiaramente, sia lui che la sua ex-moglie prendevano tutte le possibili precauzioni, in modo da non creare problemi né di gravidanze non desiderate né di possibili malattie. Gli ho chiesto se succede spesso che abbia rapporti con la sua ex-moglie, e mi ha detto che in un anno sarà successo 4 o 5 volte.

La riflessione sulla storia di Lugi aveva messo in moto il mio cervello. Mi ero chiesto mille volte che cosa avrei fatto se Mirco mi avesse detto di avere un altro ragazzo… l’idea mi spaventava ma avevo cercato piano piano di abituarmici, in modo da prevenire gli effetti di una possibile eventualità di quel genere. Poi, un bel giorno, a Gennaio 2016, ne ho parlato con Mirco che mi ha detto che “adesso” (a Gennaio 2016) non aveva un altro ragazzo e quella parola, “adesso”, mi ha proprio messo in crisi, se non ce l’ha “adesso” vuol dire che ne ha avuti prima? Ho provato a chiederglielo e mi ha detto che ne aveva avuto uno mentre noi stavamo insieme e che poi gli erano venuti mille scrupoli, non per l’infedeltà ma perché poteva avermi fatto correre dei rischi, ma mi ha fatto vedere l’esito del test, uno fatto all’epoca e uno molto recente, entrambi negativi, e mi ha detto che quella è stata l’unica volta. Non me lo aveva detto perché aveva paura di perdermi. Gli ho chiesto se sentiva ancora quel ragazzo e mi ha detto di no, perché quel ragazzo non ne aveva più voluto sapere di lui e lo aveva piantato perché diceva che lui era troppo nevrotico. Gli ho chiesto se quel ragazzo sapeva di me, e mi ha risposto che sapeva che io ero il suo ex, ma non che continuavamo a vederci.

Dopo questa confessione, devo dire che mi sono sentito tradito. Di Mirco mi fidavo completamente e da un momento all’altro mi sono trovato spiazzato in una situazione di tradimento che non immaginavo proprio. Lui mi ha guardato un po’ preoccupato e poi mi ha detto: “È successo ma non lo rifarei.” Confesso che mi sono sentito in grosse difficoltà. Dopo tutto, lui mi aveva tradito veramente, cioè aveva tradito la mia fiducia, non era come la storia di Luigi, Mirco aveva proprio giocato sporco. Sì, è vero che in fondo lo aveva ammesso, anche se avrebbe comunque potuto continuare a fingere, ma mi aveva tradito. Quella sera ci siamo salutati in modo diverso dal solito, io mi sentivo congelato, strumentalizzato, volevo stare solo, non volevo più saperne di nessuno.

Sono passati 15 giorni, più o meno la pausa massima tra due contatti con Mirco, e Mirco non si era più fatto sentire, mi stava prendendo il panico, la rabbia per il tradimento era abbondantemente sbollita e cominciavo a sentire il vuoto per l’assenza di Mirco, ma non l’ho chiamato comunque. La terza settimana senza Mirco è stata veramente brutta, pensavo di essere ormai definitivamente solo. Dopo 25 giorni mi ha richiamato. Ha detto soltanto: “Come stai?” Io non sapevo che cosa dire, non ho risposto, sono rimasto in silenzio ma non ho chiuso il telefono. Mi ha detto: “Sono qui sotto al portone, ti va di fare due passi?” e lo ha detto con voce molto esitante. Gli ho risposto solo: “Sali su.” Lui è salito e ci siamo abbracciati strettissimi. Averlo di nuovo tra le mie braccia mi sembrava un miracolo. Siamo rimasti così almeno dieci minuti. Poi ci siamo seduti sul divano, lui si è appoggiato a me e siamo rimasti in silenzio assoluto per moltissimo tempo a sentire l’uno il calore dell’altro. Non mi importava più niente del tradimento, in fondo era una cosa che ci aveva resi più forti e io avevo ancora il mio Mirco, le sue nevrosi le vedevo con tenerezza, non c’era nemmeno bisogno di parlare, ci capivamo anche senza dire nulla.

Di questa storia non ho parlato se non con Luigi, che è stato a sentire e che mi ha detto che l’amore che resiste nel tempo è l’unico vero e che Mirco ha commesso un errore, certo, ma non ha mai smesso di volermi bene. Con altri amici (etero) che parlano solo di corna e di tradimenti non mi azzardo proprio a parlare della mia storia, per loro sarei solo l’imbecillotto di turno, “cornuto e contento”!

Se vuoi, pubblica pure questa mail. Ti richiamerò nei prossimi giorni.
G.B.
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TRADIMENTO GAY E AMORE GAY

Ciao Project,

Il tuo blog mi piace perché ci si trovano tante cose che hanno il sapore della vita reale. Siccome leggendo il blog non ho mai provato sensazioni di rigetto e nemmeno di perplessità, ti vorrei raccontare una parte della mia storia, che qualche anno fa mi ha messo in crisi e che è andata a finire in un modo assolutamente non standard. Questo per dire che le regole astratte di comportamento non hanno alcun senso.

L’argomento è il tradimento. La storia in fondo è semplice, io avevo un ragazzo e facevamo anche sesso insieme, anche se la cosa non era affatto così banale, perché noi ci capivamo, ci stimavamo e semplicemente ci volevamo bene, poi per varie ragioni lui ha avuto le sue esperienze ma siamo rimasti comunque in contatto, non eravamo ex-fidanzati, perché non eravamo mai stati fidanzati, semplicemente ci volevamo bene ed è una cosa diversa.

A un certo punto lui è rimasto solo e ci siamo rimessi insieme. Nota che lui aveva sempre parlato con me molto sinceramente, io conoscevo i ragazzi che lui frequentava e mi sembravano bravi ragazzi, cioè ragazzi che gli volevano bene. Non dico che mi sembravano bravi ragazzi perché ora penso che non lo siano, al contrario ne sono ancora più convinto ora di prima. Lui non ha mai interrotto del tutto i rapporti (anche sessuali) con i ragazzi che gli hanno voluto bene veramente, e tra quei ragazzi ci sono anche io, non ho neanche la presunzione di essere per lui più importante degli altri, per la precisione degli altri due.

Quando ci siamo rimessi insieme però lui era solo nel senso che quei ragazzi lo tenevano a distanza, perché avrebbero voluto da lui un comportamento monogamico, che per lui però è praticamente impossibile. E qui l’alternativa in teoria è chiara, o lo accetti com’è, oppure te ne vai via. Ecco, questo era quello che pensavo, ma ero decisamente ingenuo. O meglio, pensavo di avere capito le regole che governano la vita affettiva, ma non avevo capito nulla.

Una notte, ad un’ora molto tarda, in pratica quasi di mattina, si presenta a casa mia, col rischio di svegliare tutti i miei vicini pettegoli, e mi dice che vuole fare sesso con me, ma mi dice anche che prima mi deve dire una cosa: “Prima di venire qui sono stato da A. (uno degli altri due ragazzi) e ho fatto sesso con lui, perché non riuscivo a farne a meno. Ti dà fastidio?” Gli ho risposto: “No, proprio non mi dà fastidio, A. è un ragazzo come si deve e con te non ha mai giocato e ti ha voluto bene nel vero senso della parola.”

Poi ho aggiunto che non avevo voglia di fare sesso con lui perché ero stanchissimo per la giornata precedente. Lui si è alzato per andarsene e mi ha detto: “Va bene … ho capito.” Ma era deluso. Gli ho risposto: “Tu non hai capito niente e a quest’ora non ti lascio andare in giro in macchina, se no l’infarto mi viene prima del tempo! Ti preparo la stanza, almeno dormi un po’.” Era un discorso che non si aspettava, mi ha guardato felicemente sorpreso, poi mi ha detto: “Vorrei una tazza di tè, dimmi dove sono le cose necessarie che lo faccio io.” Siamo andati in cucina, ho messo l’acqua a bollire e mentre lui aspettava sono andato a preparargli la stanza. Poi gli ho preparato il tè, dopo che lo ha bevuto si è alzato in piedi, si è avvicinato a me e mi ha abbracciato e mi ha dato anche una strizzatina lì, dicendo: “Ok, sarà per la prossima volta. Ti voglio bene B.!”

L’indomani mattina abbiamo parlato a lungo e molto seriamente dei suoi studi, lo vedevo tranquillo, molto meno nevrotico del solito. Poi abbiamo ricominciato a frequentarci di più, ma sempre sottolineando che noi non siamo una coppia, che siamo liberi e che tra noi non c’è nessun obbligo. Non era il mondo dei sogni che avevo desiderato a 18 anni, ma secondo me aveva (e ha) un senso profondo e poi a me non importa che lui sia il mio ragazzo nel senso classico del termine, queste cose le abbiamo superate ormai da anni, per me conta solo il fatto che lui sia felice, o meglio che lui stia meglio con me  di come starebbe se fosse solo. Lui di me si fida, mi considera una persona seria, sa che gli voglio bene e questo fatto non gli è indifferente, anche se in realtà non è bastato per portarlo alla monogamia, o meglio alla monogamia stretta, al 100%.

Quando ho provato a raccontare questa storia ai miei amici, anche agli amici gay, ho trovato una reazione che mi ha dato molto fastidio: mi ritenevano stupido, debole, mi dicevano che mi ero fatto ingannare, che le regole ci devono essere e che quelli che non rispettano le regole bisogna allontanarli e basta. Solo una ragazza ha capito il senso di quello che stavo dicendo, non ha dato giudizi ma si è dimostrata dell’idea che se avevo fatto una scelta del genere non era certo per ingenuità ma per amore, perché probabilmente mi rendevo conto più o meno inconsciamente, che anche lui mi voleva bene, anche se a modo suo. Ma gli altri erano tutti allineati sull’idea che in coppia si sta solo con una unione tipo matrimonio e che chi non accetta una cosa simile deve essere emarginato e basta.

Io, secondo loro non sto in coppia con nessuno e sono solo un cretino che si è fatto abbindolare da un ragazzo poco serio, ma per me le cose non stanno affatto così. Noi ci vogliamo bene, penso che siamo veramente importanti uno per l’altro. Non mi sono mai pentito delle mie scelte e le rifarei. Mi hanno detto che sto buttando via la vita e le occasioni serie, ma serio che cosa significa? Dovrei rinunciare al mio ragazzo (che forse non è nemmeno il mio ragazzo, ok)  per cercarmene un altro? No! Proprio no! Ormai sono quasi 10 anni che “in qualche modo” stiamo insieme, lui è nevrotico, collerico, ecc. ecc., tutto quello che volete, però è onesto, non mi nasconde nulla, non mi imbroglia, mi dice quello che pensa, tutto, anche brutalmente, ma lui, con tutti i suoi difetti, non mi ha mai veramente abbandonato, nei momenti neri me lo sono trovato vicino, non faceva discorsi, ma c’era e capiva come stavo veramente.

Alcuni miei amici lo hanno conosciuto e lo evitano  perché quando loro fanno i loro discorsetti ipocriti lui glielo fa notare e li mette in imbarazzo. Certe volte mi invitano sottolineando che devo andare da solo, altre volte non mi invitano affatto, ma la cosa non mi dispiace, io a lui non ci rinuncio di certo per andare a una festa!

Ecco questa è la storia, Project. Lui non è perfetto, ha tanti difetti, lo so benissimo e poi di difetti ne ho tanti anche io. Mi dicono che se sto con lui non sarò mai felice, eppure è vero esattamente il contrario. È andato e va con altri ragazzi, in realtà solo due e gli unici due che gli hanno voluto bene veramente, ma io non riesco proprio a vedere una cosa del genere come un tradimento, ma un tradimento di che cosa? Lui ha bisogno di sesso e anche di affetto, lo e lo capisco benissimo, e  non me ne sento affatto sconvolto. Noi abbiamo un modo tutto nostro di volerci bene, le regole degli altri non ci interessano, ai loro occhi possiamo anche apparire due deficienti che non capiranno mai nulla, ma a noi di quello che dice la gente non importa assolutamente nulla.  Aggiungo una cosa prima di salutarti, Project, io sono convinto che di situazioni come la nostra ce ne siamo parecchie, anche se nessuno le racconta. Non ci sono regole quando ci si vuole bene, i sentimenti sono l’unico riferimento possibile.

Che ne pensi, Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se lo credi opportuno.

Sta’ bene!

Lorenzo

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ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
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GAY E PRETI GAY

Caro Project,

ho visto che ultimamente l’attività del forum è molto calata. Spero che tu abbia la possibilità di rispondermi perché sul tuo forum ho letto molte cose interessanti sui gay, cose molto diverse da quelle che avevo sentito per anni e che sento ancora oggi.

Ho 23 anni, sul fatto che sono gay non ho alcun dubbio, in pratica l’ho sempre saputo, non sapevo che quel mio modo di essere fosse l’omosessualità, di questo ho preso coscienza qualche anno fa, più o meno a 15 anni. Attualmente studio Ingegneria, gli studi vanno bene e non sono molto lontano  dalla laurea. Trovare lavoro sarà un problema, ma nel mio settore, per fortuna c’è poca gente e qualche possibilità esiste ancora, ma sono tutte cose che dovrò affrontare dopo.

Non sono pubblicamente dichiarato, anzi direi che non sono dichiarato affatto e questo mi condiziona un po’. In ogni caso non posso rischiare, né all’università, né a casa mia. All’università si parla solo di studio o di ragazze (ma poco), non ho mai sentito nulla di gay, nemmeno barzellette, l’argomento non esiste proprio, poi nel mio corso siamo veramente pochi, al massimo una quindicina, e non è l’ambiente giusto per trovarsi amici, anche perché tra noi la collaborazione è solo formale, anche se nessuno lo ammette esplicitamente, c’è una corsa a mettersi in evidenza e ognuno ha le sue mire non dichiarate ma evidenti, perché l’ambiente della nostra facoltà è molto legato all’industria e i professori sono in pratica un ottimo trampolino di lancio verso un lavoro di alto livello. Si studia molto, la facoltà è considerata ottima e lo è realmente, ma l’ambiente umano è concorrenziale e nella sostanza ben poco amichevole.

I miei genitori hanno meno di 55 anni, si sono sposati giovani. Ma con loro non ho molto dialogo. In pratica li tengo a distanza, quando capita l’occasione di parlare un po’ preferisco raccontare stupidaggini o cose dell’università delle quali in fondo non mi importa nulla. Non so se si siano mai fatti domande sul fatto che non ho mai avuto una ragazza, dato che i miei cosiddetti amici hanno tutti la ragazza. In ogni caso i miei non fanno domande. Da qualche frammento di telefonata tra mia madre e mia zia posso dedurre che secondo mia madre ho rinviato l’idea di farmi una ragazza a dopo la laurea, questo però significa che lei ha notato qualcosa di anomalo, ma non solo, significa anche che ne ha parlato con la sorella, il che mi dà veramente fastidio. Mio padre è un tipo un po’ diverso ma è succube di mia madre e, forse mi sbaglio, ma ho pensato che questo fatto sia una delle ragioni della mia omosessualità: io non voglio essere succube di nessuno. La dipendenza di mio padre da mia madre, secondo me, ha qualcosa di eccessivo, di patologico. Resta comunque il fatto che non ha senso provare a fare un discorso chiaro né con mio padre né con mia madre, quindi il problema non si pone proprio.

Ho passato le mie fasi di interesse per la pornografia, anche esagerato, ma poi l’interesse è calato. Più che di sesso avevo bisogno di un amico vero che mi somigliasse un po’, parlo di un amico gay, se poi non fosse rimasta solo amicizia sarebbe stato certamente meglio, ma non mi sembrava una cosa indispensabile. All’università non ci provo nemmeno, perché i rischi sono troppi e poi lì si recita come in teatro. Ho provato le chat, quelle un po’ hard ma erano veramente uno squallore.

dopo un po’, praticamente per caso, una domenica mattina ho accompagnato i miei genitori alla messa. Tempo fa, diciamo fino a tre anni fa, frequentavo gli ambienti della parrocchia e il clima mi era abbastanza familiare. I miei conoscono il parroco da anni e si sono messi a parlare con lui. Io mi sono seduto su un gradino ad aspettarli e ho visto un gruppetto di ragazzi che giocavano a pallone, più o meno una dozzina di ragazzi, ma non erano ragazzini, potevano avere più o meno la mia età. Uno di quei ragazzi ha attirato subito la mia attenzione, sorrideva, anzi rideva in modo molto diretto, era un bel ragazzo, alto, magro coi capelli castano chiaro, lisci, corti ma non cortissimi, per un attimo abbiamo incrociato gli sguardi e per me è stato come un fulmine. Aveva occhi bellissimi, sembrava proprio un ragazzo felice. Ma la cosa è finita lì, sono arrivati i miei e siamo andati a casa, ma io ho continuato a pensare a quel ragazzo. Poi è ricominciata la settimana di studio e ho finito per pensare ad altro.

La domenica successiva mi sono offerto io di accompagnare i miei genitori alla messa, proprio perché speravo di rivedere quel ragazzo. Finita la messa ho gettato uno sguardo nel cortile e il ragazzo c’era, stava seduto su un gradino a parlare con altri ragazzi, mi ha visto e mi ha fatto un cenno con la mano, io ho risposto allo sesso modo, evidentemente si ricordava di me. Poi sono andato via ed è passata un’altra settimana.

Insomma, io ho ripreso ad andare alla messa e dopo qualche settimana ho cominciato a scambiare anche qualche parola con quel ragazzo, che chiamerò Luca. Mi sentivo a mio agio, era molto diretto e nello stesso tempo non invadente e poi sorrideva. Abbiamo cominciato a salutarci con una stretta di mano, lui stringeva forte ed era una bella sensazione.

Una domenica, e non la dimenticherò mai, dovevamo andare in Umbria a casa di mia nonna e siamo andati a messa la mattina alle 7.00 alla prima messa e mi è preso quasi un infarto quando ho visto uscire dalla sacrestia Luca con i paramenti addosso, che veniva a dire messa. Luca è un prete, non lo avevo minimamente sospettato. In chiesa c’era poca gente e Luca ha fatto una breve predica che mi è rimasta in mente. L’idea di fondo era il non giudicare perché noi vediamo solo le apparenze e non il cuore delle persone. Quella predica, però, applicata a Luca, mi portava a chiedermi quale fosse l’apparenza e che cosa ci fosse nel suo cuore. Certo nel vedere che Luca era un prete ci sono rimasto scioccato. Ho continuato ad andare alla messa ma ho evitato di cercarlo. Alla fine è stato lui a cercare me.

Francamente temevo che mi cercasse per, diciamo così, ricondurmi all’ovile, ma non avevo l’impressione che la finalità fosse questa, piano piano, molto lentamente, è nata una vera amicizia, ovviamente mi guardavo bene dal raccontargli di me ma mi accorgevo che lui stava bene con me e cercava la mia compagnia. Lui viveva nella parrocchia, curava le attività coi ragazzi e il Parroco si fidava molto di lui ma lo teneva anche sotto controllo, mi ha detto che avrebbe voluto una sera andare a prendere una pizza con me ma che non poteva perché si sentiva controllato, ed era un discorso strano.

Un giorno mi chiama e mi dice che la nonna sta molto male e che deve andare a trovarla subito in un paese in provincia di Varese, mi chiede se sono disposto ad andare con lui fino a Milano. Io gli dico di sì e gli dico che lo avrei accompagnato in macchina, perché arrivare a Milano è facile ma arrivare da Milano al paese poteva essere molto difficile. Ho avvisato i miei e sono partito con Luca alle undici del mattino. Il viaggio era lungo e in macchina eravamo soli, e così è stato quasi inevitabile che si arrivasse a parlare del nostro privato. Lui non mi ha chiesto se avevo una ragazza. Io gli ho detto semplicemente: “bisogna che te lo dica: io sono gay.” E lui mi ha risposto: “anche io.” Poi è seguito un lungo silenzio.

Abbiamo parlato molto, mi ha raccontato della sua vita, mi ha raccontato che voleva fare qualcosa di buono e che non si è fatto prete per scappare a qualcosa ma per trovare qualcosa, mi ha detto che era felice, che in seminario ne aveva parlato col padre spirituale e che quello lo aveva incoraggiato ad andare avanti e a non lasciare la strada intrapresa. Mi ha detto anche che era molto contento di parlare con me e che per lui era come una liberazione, perché poteva essere se stesso come non gli era mai successo.

Mi sono guardato molto bene dal dire a Luca che mi ero innamorato di lui, perché lo avrei messo in gravi difficoltà, dentro di me non nego di aver provato qualche momento di amarezza e di essermi posto molte domande. Luca pensava veramente le cose che diceva o le diceva perché in qualche modo doveva dirle? Certo sembrava contento di essere prete e penso che lo fosse realmente, ma qualche volta anche avere un compagno di vita vicino può essere fondamentale, specialmente quando gli anni cominciano a passare.

Gli ho raccontato di me, praticamente tutto, omettendo solo il fatto che mi sono innamorato di lui e penso che anche lui mi abbia raccontato praticamente tutto di sé, omettendo il fatto che si è innamorato di me. Ma in una situazione simile che cosa si può fare?

Siamo arrivati a Varese la sera, non siamo andati al paese, perché la nonna era stata ricoverata in ospedale in città. Siamo andati a trovarla. Luca le ha portato la comunione, ma stava meglio e i dottori pensavano di dimetterla in pochi giorni. Dovevamo tornare indietro, mi sarebbe piaciuto fermarci in albergo per parlare un po’ e ripartire l’indomani mattina, ma ho finito per proporre io di partire subito perché non volevo metterlo in difficoltà. Siamo ripartiti.

Il viaggio è stato molto bello, sembravamo proprio una coppia gay, stavamo benissimo, ma in fondo avevamo scelto entrambi di omettere la cosa fondamentale e cioè quel “mi sono innamorato di te” che avrebbe potuto sconvolgere la le nostre vite. Ho guidato tutta la notte e la mattina presto Luca era di nuovo in parrocchia. Il parroco ha visto che siamo rientrati subito e ora si fida di me.

Ogni tanto, più o meno una volta al mese, vado a prendere una pizza con Luca. Certo la situazione è strana, ma lo vedo contento e la cosa allontana da me qualunque altro pensiero. Abbiamo anche parlato di cose gay, qualche volta, ma sempre in modo molto astratto e soprattutto non abbiamo mai parlato di noi.

È strana questa storia e posso dirti che tra le tante ipotesi che avevo fatto per il mio futuro questa proprio non l’avevo mai presa in considerazione. Adesso vado avanti così, mi basta vedere Luca sereno, anche se ho tanta paura che le cose possano cambiare da un momento all’altro.

Se vuoi, pubblica la mail (Ovviamente il paese non era in provincia di Varese!).

C. C.

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SESSO GAY AFFETTIVO

Caro Project,

leggendo qua e là sui siti di Progetto Gay mi sono sentito a mio agio e non mi ero sentito nello stesso modo leggendo altri siti che parlano di sessualità gay. Mi sono sentito spesso in imbarazzo nel parlare di sesso coi ragazzi e sono arrivato a pensare che in me qualcosa non funzionasse come si deve. Ho 26 anni e non ho mai avuto rapporti sessuali con nessuno. Qualche volta, ma in pratica solo un paio di volte, ho pensato che con i ragazzi con cui parlavo si potesse arrivare anche al sesso, ma l’impressione è stata rapidamente smentita quando ho sentito che cosa intendevano loro per sessualità gay. Forse io sogno troppo, forse sono rimasto infantile nel mio modo di concepire la sessualità, ma ho l’impressione che con un ragazzo, diciamo meglio, con la maggioranza dei ragazzi mi sentirei a disagio. Non sono sessuofobico, non ho complessi legati alla nudità, anzi pratico sport di squadra da anni e non ho mai avuto problemi con gli spogliatoi e con le docce, non ho complessi di natura religiosa, mi masturbo come fanno in pratica tutti i ragazzi che non hanno un compagno fisso e anche su questo non ho mai avuto complessi. Fisicamente penso di essere un ragazzo non dico bello ma almeno normale, ma dal punto di vista sessuale mi sento un disadattato.

Cerco di spiegarti un po’ come io intendo il sesso gay, o meglio cerco di spiegarti come mi piacerebbe fare sesso con un ragazzo.

Prima di tutto io sogno l’amore e non il sesso, e non è una questione di parole, sogno di amare e di essere amato, sogno un amore vero, profondo, reciproco. So bene che tanti mi direbbero che sono solo fantasie e che la realtà è un’altra, ma se stessi con un ragazzo che non mi ama veramente e che io non amo veramente mi sentirei veramente a disagio, sarebbe una strumentalizzazione reciproca. La mia finalità non è fare sesso con un ragazzo ma creare un rapporto d’amore che possa durare nel tempo, che possa farci sentire coppia, che possa aiutarci nelle difficoltà vere della vita e poi, che sia stabile e fedele. Voglio un ragazzo di cui potermi fidare non uno che dice una cosa e ne fa un’altra, lui deve essere il mio ragazzo e io il suo, cioè il nostro amore deve essere esclusivo, altrimenti è meglio stare soli. Col mio ragazzo ci dovrebbe essere una consonanza perfetta, una complicità totale, un capirsi senza dire neppure una parola.

Ma vengo alle fantasie sessuali: in primo luogo sogno le coccole, perché le vedo come un segno di tenerezza, di affetto, di prossimità fisica, di condivisione senza riserve anche della fisicità. Sogno lo stare a letto insieme nudi, il sentire il calore del mio compagno, il poter aderire a lui con tutto il copro, il poterlo accarezzare e ovviamente sogno anche che lui faccia lo stesso con me. Non ho mai, e ribadisco mai, pensato a dei ruoli sessuali, il mio rapporto con un ragazzo deve essere assolutamente paritario, nella massima spontaneità e in accordo totale. Mai e poi mai imposizioni, neppure velate, e neppure richieste insistite. Il rapporto deve procedere da sé in modo totalmente spontaneo.  Do una particolare importanza allo stare abbracciati per alcuni minuti, per scambiarsi calore, poi, ovviamente ai baci, alla carezze, al passarsi le mani nei capelli e allo stringersi forte nudo contro nudo.

Poi penso anche a una parte più strettamente sessuale e qui la mia distanza dalla mentalità di tanti ragazzi la sento fortissima. Ti potrà sembrare in credibile, ma non ho mai avuto fantasie sessuali sulla penetrazione anale e, direi, nemmeno sul sesso orale. La pornografia è piena di queste cose ma sono cose che non riesco a capire proprio perché nelle mie fantasie non ci sono mai state. Io invece penso ad una intimità sessuale basata sulle carezze genitali intime, sul capire le reazioni sessuali fisiche dell’altro, sempre in condizioni di totale reciprocità. Sogno di avere un compagno con un membro molto simile al mio, perché in qualche modo lo conoscerei già e saprei come reagisce. Poi penso che si arriverebbe facilmente alla masturbazione reciproca, ma sempre avendo molto tempo a disposizione, con delle pause anche lunghe, cioè senza fare del sesso un momento separato dal resto della vita, ma integrandolo con tutto il resto in modo del tutto spontaneo. E poi il rapporto non finirebbe con l’eiaculazione ma andrebbe avanti anche dopo, col rimanere vicini, con l’abbracciarsi, con il coccolarsi anche dopo.

Vorrei aggiungere una cosa che potrebbe sembrare stupida ma che penso sia molto importante. Ho pensato spesso che il mio modo di vedere il sesso gay ridurrebbe radicalmente il rischio della malattie sessualmente trasmesse e, secondo me almeno, non ridurrebbe affatto il piacere di stare con un ragazzo.

Puoi immaginare le reazioni che ho avuto quando ho parlato di queste cose in chat coi ragazzi. Essere preso per marziano era il minimo, più spesso mi consideravano uno psicopatico irrecuperabile, poi quando sono arrivato su Progetto Gay, ho trovato il tuo articolo sul sesso anale e sono rimasto sbalordito. Non sono un caso patologico! Ma non solo, ci sono tanti ragazzi che ragionano più o meno come me anche se purtroppo non è facile trovarli.

Project, ti allego una mail che ho ricevuto da un ragazzo di una chat dopo che abbiamo parlato un po’. Credo che possa essere indicativa.

“Ma mi stai prendendo in giro? Le coccole? Ma quanti anni hai? Mi sa che devi cominciare a farti un po’ di esperienza reale, devi svegliarti! Se vuoi io sono disponibile a svezzarti e penso che ti piacerà. Tanti ragazzi fanno gli schizzinosi ma poi, quando hanno capito che cosa è veramente il sesso, non se ne staccano più.”

Forse è ancora più interessante una mail di un altro ragazzo.

“Alt! Fermati! Se stai fuori di testa ti cancello subito. Di psicopatici ne ho abbastanza, io cerco solo sesso, te l’ho detto chiaro e non ho tempo da perdere, quindi ciao e ti blocco subito.”

Avevo ricevuto solo una mail seria e, devo dire la verità, mi ero illuso che potesse essere la persona giusta. Ho pensato molto a che cosa avrei dovuto rispondere e alla fine ho mandato la mia mail lunga e meditata. Ovviamente non ho avuto risposta e quell’utente è sparito dalla chat.

Penso che innamorarsi e sentire l’amore dell’altro debba essere bellissimo, ma a me non è mai successo. Non so se mai succederà, ma ancora non mi sento di rinunciare ai miei sogni per trovare risposte, che non sarebbero comunque quello che vado cercando. Almeno su Progetto Gay ho l’impressione di non essere solo.

Se vuoi pubblica questa mail, potrebbe forse servire a non fare sentire solo qualcun altro.

L.V.

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UN GAY DI FRONTE A UNA SCELTA

Caro Project,

ti riassumo in breve i fatti. Ho 39 anni, tanti, troppi, fino a 36 anni esperienze gay assolutamente zero, un po’ di prono, un po’ di fantasia, ma un ragazzo vero mai, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché non ne ho trovato uno col quale valesse la pena di provarci. Per carità, ragazzi ottimi, così, a livelli di conoscenza, ne ho conosciuti parecchi, ma la simpatia non basta e se non scatta qualcosa anche a livello sessuale, non vale nemmeno la pena di partire. Tre anni fa conosco un ragazzo giovanissimo, 20 anni, un bel ragazzo, mi attira molto, ma è troppo giovane e lo sento lontanissimo, risultato: passo oltre, come ho sempre fatto. Ma lui no, non passa oltre, mi sta appresso, mi mette alle strette, mi dice che è gay e mi chiede esplicitamente se lo sono anche io, io gli rispondo onestamente, cerco di svicolare perché  non ho voglia di farmi coinvolgere, ma poi le cose cambiano, parliamo molto e mi accorgo che non è affatto un ragazzino. Cerco di resistere un po’ ma poi finiamo a fare sesso, è la prima volta sia per lui che per me e devo dire che mi sento al settimo cielo, non mi sarei mai aspettato una cosa simile. I problemi però non mancano, la differenza di età è troppa, lui ha un suo gruppo di amici in cui io starei come i cavoli a merenda. Ci vediamo spesso, ma sempre in orari assurdi e sempre di nascosto. Comunque con lui capisco che il sesso è una cosa importante, perché fino a 36 anni non lo avevo mai pensato. È andata avanti così per un paio d’anni, e devo dire che sono stati anni belli, che non dimenticherò, poi ho cominciato a vedere che dopo il sesso lui era triste, quasi contrariato, era nervoso e non ne voleva parlare, i nostri incontri si sono diradati ma sono continuati. Un giorno, dopo il sesso, lo vedo proprio turbato e cerco di capire il perché e viene fuori che lui da mesi ha un altro ragazzo, che non sa di noi, che ha provato a concentrarsi su quell’altro ragazzo ma non ci riesce poi mi dice che è bene che noi tagliamo i ponti e non ci vediamo più, me lo dice con dispiacere, ma è evidente che sta cercando di costruire un rapporto serio con l’altro ragazzo. Ci salutiamo con l’impegno di non risentirci e la cosa va avanti per una decina di giorni, poi mi richiama e mi dice che mi vuole vedere. Io so bene che vedersi vuol dire anche fare sesso. Il sesso che facciamo noi non è pericoloso, in pratica solo coccole intime e masturbazione reciproca, ma mi sento profondamente in imbarazzo. Lui mi dice che l’altro ragazzo non lo sa, ma che lui non riesce a fare a meno di me, cioè a fare a meno di fare sesso con me, insiste che non gli devo dire di no, perché ne ha proprio bisogno, e lo dice con la massima serietà, al che io non so che dire e adesso mi trovo nell’incertezza. Che cosa dovrei fare? È evidente che in teoria la cosa migliore sarebbe tagliare corto e lasciargli la possibilità di stare con quell’altro ragazzo, che è quasi suo coetaneo, e in fondo sarebbe anche la cosa più giusta, ma per lui (Sandro) sentirsi rifiutato da me deve essere proprio una brutta esperienza. Insiste, mi vuole coinvolgere, capisco che starebbe malissimo se gli dicessi di no. Lui mi ha chiesto esplicitamente di dirgli di no, ma credo che quello sia solo un atteggiamento razionale, a livello emotivo essere rifiutato sessualmente da me, tanto più dopo tutto quello che c’è stato tra noi, per Sandro sarebbe veramente umiliante, e d’altra parte io con lui sto bene, sono sempre stato bene e penso che starei bene anche adesso, nonostante tutto, perché per me sessualità e amore (amore vero) hanno un solo nome: Sandro. Quando sento la sua voce mi sciolgo, non credo che lui mi cerchi solo per il sesso, perché uno come lui, se vuole, ne trova cento. Tra noi c’è un feeling speciale, ma lui avverte che se ci fosse un legame più stretto, diciamo da fidanzati (espressione che non mi piace affatto) lui si sentirebbe in gabbia e quindi razionalmente cerca di mettermi da parte. Per un verso so che cosa dovrei fare ma per l’altro la tentazione di cedere è fortissima. In fondo se con l’altro ragazzo stesse veramente bene, Sandro  non verrebbe a cercarmi. Penso a lui spessissimo, non poso negare che mi sento profondamente coinvolto perché l’unico ragazzo col quale sono stato e che mi ha voluto veramente bene mi chiede di stare con me e per me quello è l’unico ragazzo che conta. Starebbe veramente bene col suo ragazzo? Io mi metterei da parte senza battere ciglio se lo vedessi veramente felice, ma continua a cercarmi e a cercare proprio me e questo mi fa sciogliere.

Andrea

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