PROGETTOGAYFORUM QUINTO IN ITALIA TRA I TOP SITES GAY

Alexa, sito notissimo di statistiche sul web, nel suo elenco di “top sites by category”, nella categoria “Gay, Lesbiche e Bisessuali”, classifica al quinto posto, a livello nazionale, il forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/index.php

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La classifica è stabilita da Alexa sulla base del rank di traffico mensile, calcolato usando una combinazione del numero medio di visitatori giornalieri e di pagine visitate per visitatore nel mese precedente.
Come si vede, il Forum di Progetto Gay ha delle caratteristiche assolutamente peculiari, i nuovi visitatori che accedono tramite i motori di ricerca sono appena lo 0.50%, il 99,5% delle visite viene da utenti fidelizzati che tornano sistematicamente a leggere il forum e si trattengono a leggerlo, in media, per più di mezz’ora al giorno (!), visitando in media 20 pagine a testa al giorno, questi due indici dimostrano che il Forum di Progetto Gay non è un sito mordi e fuggi, ma è il centro aggregatore di una comunità stabile. Questa era in fondo la finalità del Progetto partito ormai dieci anni fa.
Nel comunicarvi questi dati, di cui sono orgoglioso, ringrazio di cuore tutti quelli che hanno collaborato e collaborano tuttora al buon funzionamento del Progetto!

IL ROMANZO DI UN IN INVERTITO NATO (ottava e nona parte)

Voi avete già indovinato che amo la buona cucina tanto quanto lo stesso Brillat-Savarin. Io non mangio molto ma adoro i vini squisiti, anche quelli che non mi sembrano tali, purché abbiano un nome celebre e costino cari. Ho una passione per la selvaggina e i fagiani e qualsiasi volatile molto frollato fa la mia delizia. Amo i formaggi più rari e più profumati. Tutte le raffinatezze della tavola mi affascinano e non mi trovo bene in una cena se la tavola non è brillantemente illuminata e il servizio non è irreprensibile. Adoro il caffè turco e ne bevo molto, anche se sempre in piccole quantità e molto bollente. Anche i liquori mi piacciono ma a dosi molto piccole. Ho spesso sognato le orge romane, e una delle scene che mi hanno più affascinato è quella dell’orgia di Arbacies negli ultimi giorni di Pompei.

Adoro questa città e la percorro spesso evocando tutta la sua morta bellezza e la sua vita estinta dal Vesuvio. Ho la più viva passione per gli spettacoli equestri e la bellezza degli atleti, la loro forza e perfezione di forme mi fanno l’effetto più vivo. Invece le saltatrici e le ballerine del circo mi fanno pena e disgusto. Adoro i bei cavalli, ma preferisco farmi trainare in vettura che montare a cavallo, anche se vado a cavallo abbastanza bene. Non manco quasi mai agli spettacoli di bestie feroci e ho sempre assistito al pasto e ai giochi dei leoni e delle tigri col segreto desiderio di veder colare un po’ di sangue. Preferivo un bel domatore a tutti i poeti maligni di questo mondo. Quando vedo degli uomini – e nella mia passione per loro voglio lo scatto, la bravura, la forza e la bellezza – la delicatezza mi piace poco in loro, sono io stesso così delicato!

Amo appassionatamente il gioco. I giochi più rischiosi mi piacciono di più. Ho abbastanza fortuna nel gioco, ma il denaro scivola dalle mie mani e non resta mai nelle mie tasche. Ho spesso pagato i debiti dei gioco del mio amico, in realtà piccoli debiti. Io spendo poco per me stesso e quasi esclusivamente per i libri, la bigiotteria e per la mia toletta, che mi interessa molto.

Amo lo chic severo e corretto degli Inglesi, di cui noi seguiamo tutte le mode semplici e singolari. Mi piace molto il nero, che fa risaltare la mia figura bionda e gentile. Mi piacciono gli abiti abbaglianti e gli stivali più eleganti e all’ultima moda. Sono molto elegante di taglia e non ho mai un’aria atteggiata. Mi piacciono poco i gioielli usati dagli uomini e porto solo spille da cravatta molto semplici e il mio orologio che è una vera meraviglia. Al mignolo sinistro porto solo un chiodo di ferro, con un grande diamante che mia madre mi ha regalato. Il mio gran lusso sono i miei bastoni da passeggio: ne ho di Verdier e sono meravigliosi, uno soprattutto con un bellissimo pomo di cristallo di rocca.

Mi sembra di non avervi parlato delle mie mani che sono veramente superbe, forse la cosa più bella che ho, eccettuati il mio colorito e i miei capelli. Ne sono molto fiero, tanto più che esse sono ammirate e mi hanno detto che era un piacere essere toccati dalle mie mani. Un grande scultore, che sfortunatamente è appena morto e che ho conosciuto, ha voluto riprodurle e ho una copia di questa riproduzione in camera mia, poggiata su un cuscino di velluto blu. La loro forma è perfetta, benché strana; è lunga e snella, senza apparenza di nodi o di muscoli, le dita sono lunghe, larghe all’origine e terminano e forma di fuso. Benché di una delicatezza inaudita e di una finezza estrema, terminano in forma quadrata e c’è stato bisogno di tagliare proprio in questa forma le unghie che somigliano del resto a delle pietre preziose e sono di un rosso vivo come vernice e che passano, dopo la loro mezza luna bianca, attraverso tutte le gradazioni del rosa. Benché quadrate, la loro forma è perfetta e la carne di cui sono bordate e che le supera, malgrado la loro lunghezza, è bianca e fine come la pellicola dell’uovo. Mentre vi scrivo, ammiro le mie mani: sono veramente meravigliose.

Il pollice è delizioso, arrotondato, e la sua unghia è ovale. La mano è come di velluto bianco e vi si vedono delle leggere impercettibili sfumature di blu causate dalla vene.

L’ultima falange delle dita è rialzata in modo curioso e il colore è di un rosa vivo che contrasta con la bianchezza del resto. Il palmo della mano – che è stato studiato con cura da una signora tedesca che fa della chiromanzia e si occupa di tavolini che girano – è attraversata da linee forti, lunghe e ben tracciate che corrono senza fermarsi da nessuna parte. Esse sono del resto attraversate da una linea trasversale interrotta e divisa, che le taglia diagonalmente. La signora mi ha spiegato le linee ma credo in modo fantasioso e tutto tedesco. Io ho preso la bellezza delle mani e del mio volto dalla mia nonna paterna che era bellissima e le cui braccia e le cui mani furono così superbe che Canova le fece un giorno i complimenti. Si dice che sia stata l’amante di …. [nota di Zola: qui c’è il nome di un re.]– se si sapesse che lo scrivo – che d’altra parte non fece nulla per la famiglia e al quale noi dobbiamo forse solo la forma del nostro labbro e del nostro mento.

Mio nonno si sposò e morì ancora giovane, per i dolori provocatigli dalla moglie che del resto non gli sopravvisse di molto; è morta prima della mia nascita. Come vi ho già detto, i miei fratelli sono molto robusti e di buona costituzione. Il più grande è molto bello, somiglia a mio padre ma forse è meno bello, gli altri due non sono belli, il terzo soprattutto rassomiglia alla famiglia di mia madre che mi è odiosa. Tutti sono più grandi e forti di me e sono nati a poca distanza l’uno dell’altro. Io sono venuto al mondo dieci anni dopo l’ultimo di loro e dopo una terribile malattia di mia madre, che la portò a due passi dalla tomba; delle febbri maligne io credo. Tutti i figli dei miei fratelli sono belli, forti e di buona costituzione; c’era una bambina che mi rassomigliava in un modo stupefacente, dicevano, ma è morta diciotto mesi dopo la nascita, in poche ore, senza alcun sintomo precorritore di una morte imminente. Anche io spero di morire in questo modo.

Del resto sono di una costituzione perfetta; di una forza nervosa, di uno slancio e di una vivacità considerevoli. Molte volte cado in un grande torpore, poi ne esco con dei momenti di gioia straordinaria e con un gran desiderio di ridere. Allora non risparmio nessuno e divento il favorito di tutti per i miei discorsi, le mie adulazioni e le mie moine insinuanti ci cui ricolmo quelli che mi circondano.

Improvvisamente divento silenzioso e triste e tutti si meravigliano di questi cambiamenti repentini e senza causa – secondo loro. L’espressione del mio volto (in cui il labbro superiore è separato dal naso da una piccola curva) cambia come i colori del mare in un giorno di tempesta. Gli occhi sono quasi sempre melanconici e persi sotto le loro lunghe ciglia; li si intravede appena e il loro colore è indefinibile, sono a rotazione blu, grigi e verdi, spesso diventano violacei. Mi dicono che ho un’aria arrogante di scherno e di derisione. In realtà prendo spesso questa espressione per nascondere la mia timidezza e il mio imbarazzo davanti al mondo che tengo a distanza in questo modo. Penso che al mondo ci siano pochi personaggi egoisti come me. Per uno dei miei piaceri io sacrificherei tutti e, quando sono solo, nelle mie improvvise passioni, capisco un sacrificio fatto per altri. Nella mia famiglia che mi ha sempre viziato – scherzano sulla mia freddezza e spesso mi trattano come un ingrato per questo. Questo è sempre stato il tormento di mio padre che è troppo debole per me e che anche nei momenti poco favorevoli, non si opponeva a nessuno dei miei desideri e dei miei capricci, nemmeno quelli più straordinari e inutili. In realtà ho poco affetto per loro – e gliel’ho detto nei momenti di cattivo umore – e la causa la potete senza dubbio indovinare. Io li considero come la causa (innocente, è vero) della mia natura pervertita e straordinaria e non posso perdonare loro di avermi fatto così. Conservo verso di loro un astio terribile, ma io adesso provo a mettere da pare questi sentimenti cattivi e mi sforzo di testimoniare loro una grande amicizia, che qualche volta è proprio vera e che io provo effettivamente. Spesso mi hanno crudelmente ferito parlandomi e scherzando con me sulle mie probabili avventure e sull’amore che le donne hanno per me. In questi momenti li odio e non rispondo loro se non in un modo molto brutale che loro tollerano soltanto da me, mentre si rivolterebbero se altri mancassero loro di rispetto.

Mio padre va poco in società, la casa e la preoccupazione di ornarla e di abbellirla lo occupa completamente e si preoccupa poco del resto, se non si tratta dei suoi nipotini che lo adorano e che lui ama molto. Sono stato geloso di loro e non li potevo soffrire. Ho la massima cura della mia salute, benché all’età di quindici o sedici anni – prima del capitano – e nella solitudine nella quale mi trovavo e nelle terribili scoperte che facevo in me stesso, ho desiderato la morte senza sapere che cosa fosse ma come un cambiamento del mio stato che era impossibile; ho ben presto lasciato da parte questo sentimento comprendendo l’orrore del nulla e della putrefazione. Allora passavo ore, la notte, al mio balcone, quasi nudo, quando c’era molto freddo, pensando di uccidermi così e di sfuggire alla mie passioni che allora nessuno soddisfaceva. Non mi sono ammalato e ho ben presto lasciato da parte queste stupidaggini. Ho capito dopo che, mentre uno vive può essere felice, e io spero di vivere ancora tutta la mia giovinezza. Forse arrivato alla fine della giovinezza vorrò vivere ancora fino a cent’anni. È possibile!

Faccio docce tutti i giorni e mi do da fare al meglio possibile per avere tutte le mie forze pronte a servire le mie passioni e ad accontentare il mio amante che adesso è lontano e di cui attendo con impazienza il ritorno. Mi scrive spesso e mi parla dell’Ungheria, dei suoi cavalli e delle donne del paese. Dio sa le marachelle che mi fa! Basta che non le faccia con dei ragazzi! È tutto quello che voglio e desidero.

La sua festa è stata in questi giorni e gli ho mandato una bellissima frusta, magnificamente cesellata. Mi ha anche scritto che, malgrado il viaggio attraverso paesi selvaggi e affaticanti, è di ottimo umore ed ha sempre davanti a sé una mia fotografia che non lascia mai. Mi ha detto che non pensa che a tornare e che sogna spesso di me e del mio profumo favorito. Non lascia quasi mai – mi dice – il severo abito a coda e i colletti eleganti che gli ho imposto.

Dimenticavo di dirvi che gradirei che voi deste un po’ più di dettagli sul fisico dei vostri personaggi; il fisico non spiega forse tutta la morale dei popoli e degli individui? Ho appena letto M.lle de Maupin e ne sono completamente incantato. Oh! Il bel libro e la bella corruzione così dolce e così delicata! Scusate la scrittura spaventosa e tutti gli errori di francese e di ortografia ma la mia anima e le mie passioni mi trasportavano e io guardavo solo dentro me stesso.

Post scriptum

Nell’hotel dove mi trovo ho fatto conoscenza con un Signore di una trentina d’anni. È successo alla tavola calda. Era evidente che tentava di allettarmi e in breve tempo mi augurai quello che lui voleva. È di taglia grande, abbastanza gentile di figura, molto pallido ed elegante, con delle lunghe gambe magre; è un milanese. Se io volessi, succederebbe immediatamente! Ma io mi imbarcherei di nuovo in un’avventura del genere? Il sangue mi brucia e temo di non poter resistere alla seduzione. Se venisse adesso, temo che sarebbe subito cosa fatta. Se il capitano lo sapesse sarebbe un bel guaio. Sarebbe capace di strangolarmi.

Comunque ci vedremo stasera. Mi vesto e scendo per la cena. Sarà una serata decisiva. Mi è sembrato di accorgermi che non ha bei denti; ha lunghi baffi che gli coprono la bocca. Sarà questo che mi farà decidere e poi avanti tutta! D’altra parte questo qui partirà molto presto. Ammesso che non si attacchi a me!! È inutile che vi dica che alla posta dove mando le mie lettere io do un nome falso e un indirizzo falso, e d’altra parte tra qualche giorno, io non starò più qui. Voi dunque non saprete più nulla di me. Addio, Signore, e forse arrivederci. L’orologio suona e devo cominciare la mia vera battaglia. Ore 7 della sera.

—ooOoo—

Fin qui il documento che Zola comunicò al Dr. Saint-Paul. Lo stesso Saint-Paul aggiunge però che esiste un altro post scriptum, si tratta di una cartolina indirizzata al Signor Emile Zola, uomo di lettere, Parigi. Quest’ultimo documento è interessante perché ci mostra che la tendenza all’atto così a lungo evitato solo per la paura del dolore, non attendeva che il momento, le circostanze, diciamo, per essere più espliciti i mezzi pratici per concretizzarsi. Saint-Paul scrive che quella tendenza “era innata in questo feminiforme e, per quanto immatura, esisteva in lui fin dall’infanzia”[pag. 95], riporta poi il testo di una cartolina indirizzata a Zola dal ragazzo autore della confessione:

Ultimo documento
(Cartolina indirizzata al Signor Emilio Zola, uomo di lettere. Parigi)

Signore,
Vi mando, in copia, due lettere che ho indirizzato ai vostri editori. I Signori Charpentier non conoscono il vostro indirizzo. Spero che vi siano arrivate entrambe e che non si siano fermate per la strada. Dato che la vostra personalità è molto conosciuta, vi invio questa senza indirizzo. Spero che vi arrivi anch’essa. Quello che doveva succedere è successo. Ne conservo ancora il più delizioso ricordo e stamattina sono perfettamente felice, ve lo assicuro. Lo griderei sopra i tetti. Là dove tutti avevano fallito, lui è riuscito.

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post, aperta nel Forum di Progetto Gay:

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IL ROMANZO DI UN INVERTITO NATO (seconda parte)

Infanzia. – Prime deviazioni

A cinque anni mi mandarono a scuola ma non ci rimasi che per qualche settimana, i medici della casa si erano accorti che diventavo pallido e malaticcio quando restavo seduto per troppo tempo sui banchi della scuola.

Quando ebbi sette anni cambiammo residenza e ce ne andammo a stare a Firenze. Gli affari di mio padre andavano magnificamente e avevamo una magnifica carrozza, lacché [domestici che precedevano a piedi la carrozza del padrone] e una bella casa dove mio padre radunò tutto quello che si piò immaginare di bello e di elegante. Fu presa allora una istitutrice per me, e subito fui preso dalla più viva e esaltata amicizia per questa signora, che era molto distinta e mi amava molto. La preferivo molto a mia madre, che era molto gelosa e cercava ogni volta che era possibile di staccarmene, cosa che non le riuscì affatto. A sette anni ero un ragazzino così affascinante come ero stato prima un bel bambino, con un’intelligenza che colpiva tutti quelli che mi avvicinavano. Avevo la massima ammirazione per tutto quello che era bello e grande e mi facevo prendere da una vera passione per tutte le belle signore e le regine di cui leggevo le storie con la mia istitutrice.

Ebbi una violenta ammirazione per la Rivoluzione francese e un giorno, avendo trovato un riassunto della Storia dei Girondini di Lamartine, lo divorai in qualche ora. La sognavo la notte e non la smettevo di voler parlare di quest’epoca grandiosa della storia di Francia. Maria Antonietta, M.me Elisabeth, la principessa di Lamballe, furono le mie grandi passioni; amavo meno gli eroi e le eroine popolari, avendo sempre avuto un’ammirazione senza limiti per le eroine e le donne sfortunate, vestire di velluto e che trascinavano mantelli di ermellino. I miei progressi nei miei piccoli studi furono rapidi e stupivo addirittura i miei maestri per la rapidità con la quale apprendevo e intuivo ogni cosa.

Allora era completamente innocente e non sospettavo assolutamente nulla. Frequentavo moto, con una governante, i musei dove, benché fossi così giovane, mi appassionavo molto alle arti, per le quali ho avuto una grande simpatia. La vista di un capolavoro mi commuoveva violentemente e lo studio della mitologia, che mi fecero fare in presenza dei capolavori antichi, mi appassionò molto e non sognavo che eroi, dei e dee. La guerra di Troia mi fece la più grande impressione ma, cosa strana, alla quale ho fatto attenzione solo più tardi, tutti i miei pensieri e tutti i miei entusiasmi erano più per gli eroi che per le eroine. Ammiravo molto Elena, Venere e Andromaca, ma il mio grande amore, la mia grande ammirazione , erano per Ettore, per Achille e Paride, ma soprattutto per il primo. Avevo una passione per lui e mi piaceva immaginare di essere Andromaca, per potere tenere nelle mie braccia l’eroe bardato di ferro, le cui belle forme atletiche, le belle braccia nude e l’alto elmo mi tenevano a pensare per lunghe ore. Mi ricordo ancora le dolci emozioni di queste ore passate nei lungi corridoi del museo dove vedevo tanti begli eroi e dèi nudi che la mia immaginazione animava prestando loro una vita immaginaria. Restavo per ore a riflettere sulla felicità di tutto questo mondo di marmo così perfetto, così al di sopra della realtà, non potevo spiegarmi tutto quello che sentivo.

Amavo già la solitudine e i giochi degli altri ragazzi quasi mi spaventavano. I miei fratelli erano troppo grandi per occuparsi di me, e d’altra parte passavano solo poco tempo a casa. Per loro non ho mai avuto molta simpatia. Il mio fratello più grande era molto bello, gli altri due meno, soprattutto il terzo, che con le sue gambe corte e con le se lunghe braccia rassomigliava alla famiglia di mia madre, famiglia che, grazie a Dio, abita lontano da noi e che io non amo affatto. I miei fratelli si sono sistemati molto bene; hanno tutti una famiglia e sono molto felici, soprattutto i primi due. Io rimasi solo nella casa paterna, cosa che non mi dispiacque affatto.

Continuai dunque i miei studi ma in un modo molto irregolare. Imparai diverse lingue e divorai tutte le letterature, entusiasmandomi per tutto quello che era bello e soprattutto poetico. I versi esercitavano una grande influenza su di me. I loro ritmi mi donavano veri brividi e imparavo a memoria lunghi monologhi e scene intere delle mie tragedie preferite. Anche la musica mi piaceva moltissimo. Ero trasportato dai bei versi come dalla bella musica. Vivevo veramente in un mondo ideale, come bambino di dieci anni non lo ha mai immaginato nei suoi sogni. Mi appassionavo sempre alle belle eroine della storia e dei poemi e le amavo come delle amiche perché la donna mi è sempre sembrata un essere gentile e pieno di fascino così lontana dalla terra che ne facevo quasi una divinità.

Ho avuto allora il più grande interesse per la Vergine Maria, che consideravo come il tipo e il modello di tutte le donne. Mi piaceva partecipare della sua Natura Divina passavo molti mesi nella devozione più spinta, e tanto più straordinaria perché a casa nostra tutte le pratiche religiose erano abolite e nessuno se ne occupava. Mia madre aveva conservato della sua vecchia religione l’odio per le chiese e per tutte le liturgie religiose ed erano proprio quelle che mi affascinavano. Allora cambiai gisti e al posto di Elena, delle dee e degli eroi, mi piaceva stare in compagna dei santi, delle vergini e dei martiri. I muri della mia camera furono tappezzati di immaginette di santi e di angeli davanti ai quali dicevo le mie preghiere quasi ogni momento. Mentre seguivo una lezione chiedevo di uscire per un bisogno e correvo nella mia camera a dire le mie preghiere all’affascinante Madonna che consideravo come una sorella, come un’amica.

La devozione durò poco e crollò di colpo, non so come. Ne do spesso la colpa a una piccola immagine di Santa Maddalena dei Pazzi che apparteneva alla cameriera di mia madre, che trovai così orribile che non potevo rimanere serio davanti a questo piccolo mostro.

Da allora la mia ammirazione per le vergini e i santi finì e io ricaddi in piena mitologia. Divenni quasi idolatra, comprai una statuetta di Venere per bruciarle l’incenso e per portarle un mazzetto di fiori tutte le mattine.

Dopo qualche tempo sentivo fremere in me tutta una nuova vita, non potevo stare tranquillo e la mia fantasia mi presentava le più belle immagini e mi teneva sveglio per nottate intere. Leggevo tutto quello che mi capitava sotto mano e divoravo i romanzi illustrati collocati nella biblioteca di mio padre. Tutto questo mi infiammò e divenni così appassionato, così nervoso che tutti se ne meravigliavano. Parlavo sempre, a proposito e a sproposito, e in questo ribollire di giovinezza precoce passavo dai pensieri più audaci e dalla più forte esaltazione a momenti di tristezza e abbattimento senza causa apparente. Piangevo spesso da solo e per consolarmi mi rifugiavo nel mio mondo immaginario.

La mia passione per gli abiti con lo strascico durava sempre e quando ero solo mi mettevo davanti allo specchio di mia madre e camminavo tirandomi dietro le coperte del letto o dei vecchi scialli le cui lunghe pieghe cadevano giù dalla persona e il cui fruscio sui tappeti mi faceva fremere di gioia. Provavo sempre il desiderio di coprirmi con lunghi veli e questa passione, che dall’infanzia non mi aveva mai abbandonato del tutto, mi riconquistò ancora di più forte.

Un giorno che un’amica di mia madre mi disse scherzando che si cominciavano a vedere spuntare i miei baffi, poco ci mancò che la strozzassi per quanto questa insinuazione mi parve insultante e la notizia fu per me un grande dolore. Andai di corsa davanti allo specchio e fui molto felice di vedere le mie belle labbra rosate completamente libere dalla terribile peluria che tanto mi spaventava.

Mi compiacevo a farmi donna con l’immaginazione e la bellezza di cui mi dotavo, e le avventure che vivevo in spirito mi facevano trasalite di piacere.

Ero ancora molto innocente a tredici anni, quanti ne avevo allora, e non avevo alcuna idea dell’unione dei sessi e delle differenze che esistono tra loro. Questo sembrerà strano per un ragazzo così sveglio per la sua età, ma è la pura verità! Vivevo troppo di sentimenti e immaginazione, amavo troppo tutto quello che è ideale per vedere le cose che erano più vicine a me.

Uno stalliere [il testo usa il termine inglese “groom”] di circa 15 anni mise ben presto fine alla mia innocenza su questo argomento. Accadde durante un soggiorno in una città termale, dove tutti i nostri domestici ci avevano seguito. Andavo spesso alla scuderie a vedere i cavalli e mi divertivo a parlare e a giocare con un ragazzo della mia età col quale mi lasciavano qualche volta correre nel grande giardino. Fui ben presto istruito da questo ragazzino, che mi rese tanto consapevole quanto lui stesso. Quando venni a sapere come si facevano i bambini ne fui indignato ed ebbi un profondo disgusto per i miei genitori che non si erano vergognati di mettermi al mondo in quello strano modo.

Queste conversazioni finirono per infastidirmi terribilmente, perché se ero molto ben dotato dal punto di vista dell’intelligenza – troppo bene ahimè! – ero meno ben dotato dal punto di vista fisico e a tredici anni non era ancora uomo.
Questo ragazzo si masturbò parecchie volte davanti a me e benché io bruciassi dalla voglia di imitarlo e un sangue caldissimo circolasse nelle mie vene, non ci riuscii comunque quando fui da solo.

Ben presto questo ragazzo venne mandato via e se io non dimenticai le sue lezioni, comunque non ci pensai più molto. Ma quello che comunque mi stupiva abbastanza era il fatto che lui parlava sempre di andare a letto con donne nude e di fare loro quello che lui faceva, mentre io non provavo alcun desiderio di fare quelle cose e avrei trovato molto più naturale andare a letto con un uomo. Pensavo di essere troppo debole, troppo carino, troppo delicato per dormire con una donna alla quale rassomigliavo troppo e d’altra parte non ne avrei mai avuto il coraggio.

L’uomo mi sembrava fin da allora molto più belo della donna, perché ammiravo in lui una forza, un vigore di forme che io non avevo e mi sembrava impossibile che potessi mai avere. Io mi ero sempre immaginato di essere donna e tutti i miei desideri furono da allora quelli di una donna.

Avevo allora qualche amico e provavo, senza rendermene ancora conto, un’amicizia esagerata per loro. Ne ero geloso e quando mi passavano le braccia dietro la schiena, fremevo in tutta la mia persona. Ero geloso di loro e la mia più grande gioia era di dar loro qualche prova del mio affetto, e di fare per loro qualche piccolo sacrificio, ero tormentato dalla loro indifferenza e dai loro gusti rumorosi che differivano dai miei e avrei voluto che non si occupassero di altro che di me.

Ma quello che mi attirava soprattutto erano gli uomini maturi, uomini dai trenta ai quarant’anni. Ammiravo soprattutto la loro bella statura, la loro voce grave, che contrastava in modo netto con la mia voce ancora infantile. Non mi rendevo conto di quello che provavo. Ma avrei dato ogni cosa al mondo per essere stretto dalle loro braccia e per incollare tutta la mia persona sulla loro.

Passavo notti intere a sognare queste cose e a prestar loro un’apparenza di realtà. Non sapevo ancora fino a che punto può farci abbassare il vizio terribile che io nutrivo senza saperlo, mio malgrado, e che mi ha poi reso così infelice.

Un domestico, che avevamo da poco al nostro servizio e che aveva una statura superba con baffi e barbetta neri, attirò tutta la mia attenzione.
Con dei trucchetti da ragazzino volevo indurlo a parlare di cose indecenti e lui si prestava con tutto l’entusiasmo. Mi piaceva molto e desideravo sempre di averlo al mio fianco quando andavo da qualche parte. Mi accompagnava la sera nella mia stanza al secondo piano e restava vicino a me finché ero quasi addormentato. Io lo facevo parlare delle sue amanti, dei luoghi cattivi dove andava, e ci trovavo tanto piacere che restavo poi delle lunghe ore sveglio e pieno di desideri dei quali non mi rendevo affatto conto. Avrei volto averlo a letto vicino a me, avrei voluto sentire il suo corpo biondo e levigato. Avrei voluto abbracciarlo per prenderne piacere e darne a lui. I miei desideri non andavano più lontano e non pensavo proprio ad altre cose. Una sera, dopo delle lunghe conversazioni sul nostro tema favorito e dopo che gli avevo fatto domande sulle cose più indecenti, improvvisamente fui preso dal desiderio di conoscerlo più intimamente, semplicemente e senza nessuna vergogna e come per ridere.

Gli chiesi di mostrarmi il suo pene per vedere se fosse così grande e bello come diceva. All’inizio non volle, ma avendo io promesso che non avrei detto nulla, si aprì i pantaloni e me lo mostrò eretto, per un’erezione che era derivata dalla mie parole. Si avvicinò al lettino in cui ero steso anelante per libidine o per pudore.

Non avevo mai visto il pene di un uomo adulto e rimasi così turbato che non riuscii a proferire parola. Spinto non so da qual forza o da quale desiderio innato, lo presi nella mano destra e molto lo strofinavo dicendo: “Quanto è bello! Quanto è bello!” Ardevo di un furioso desiderio di fare qualcosa di quel pene che riempiva tutta la mia mano destra, e violentemente desideravo che nel mio corpo ci fosse un buco attraverso il quale si potesse introdurre in me ciò che io ardentemente desideravo.

Sentendo un rumore il domestico si coprì subito e si ritirò lasciandomi bruciante di un desiderio che prima non avevo mai avuto e che non credevo potesse esistere. In fondo ai miei pensieri c’era già allora una sorta di disperazione e quasi la convinzione che non avrei mai potuto godere di quello che avrei tanto desiderato.

La sera volevo ricominciare la scena di quella orribile serata, ma l’uomo temeva apparentemente qualche indiscrezione e non volle mostrarmi nulla. Io dimagrii per la rabbia.

Una sera questo domestico fu violentemente rimproverato e fu quasi cacciato da mio padre, che si era accorto che lui faceva entrare quasi ogni notte una delle sue amanti nella nostra casa.

Venendo a sapere tutto questo e che c’era lì vicino una persona che godeva di lui desiderandolo ardentemente, piangevo di rabbia e maledissi il cielo per non avermi fatto nascere donna.

Ben presto quell’uomo uscì dalla nostra casa ma non fui gran che afflitto. Ero molto giovane allora e le mie impressioni, per forti che fossero non erano durature.

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum di Progetto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=4886

PADRE POLIZIOTTO E FIGLIO GAY

Ciao Project,
ho 56 anni, sono separato da mia moglie da più di venti, ho un figlio di 26 anni, che qui chiamerò Andrea, ma non si chiama così. Finché mio figlio ha avuto 19-20 anni io avevo con lui solo un rapporto molto condizionato dalla presenza della madre. In pratica tutte le sue scelte erano orientate della madre, avvertivo in lui una ostilità nei miei confronti e non sapevo trovarne una ragione credibile. Mio figlio con me era formale, mi teneva a distanza, mi rispondeva sempre in modo evasivo e, in pratica, penso non gradisse neppure passare il tempo con me anche se io facevo di tutto per non condizionarlo. Con mia moglie, nei primi mesi dopo la separazione, i rapporti sono stati più difficili, poi, col tempo, le cose sono cambiate, c’era di mezzo Andrea e né io né mia moglie abbiamo cercato di rifarci una vita. Finché Andrea ha avuto 15-16 anni, succedeva spesso che io e mia moglie parlassimo di lui, soprattutto perché non andava bene a scuola e non sapevamo che cosa fare, poi mia moglie si è chiusa progressivamente in un silenzio completo su Andrea, mi dava delle notizie ma solo col contagocce e sapere qualcosa da Andrea era praticamente impossibile perché a priori mi vedeva come un nemico. Le cose tra noi sono cambiate solo l’estate scorsa per un motivo legato al mio lavoro e questo fatto mi ha cambiato oggettivamente la vita. Io lavoro in polizia, non è il mestiere più facile e più gratificante che esiste ma era quello che avevo sempre desiderato. Bene, alcuni mesi prima, un’indagine molto delicata mi aveva portato a contatto con un gruppo di ragazzi gay, non gente di giri strani ma solo ragazzi gay. Due di questi ragazzi erano sospettati di un reato piuttosto pesante e correvano grossi rischi penali. Sembrava che tutti gli indizi si concentrassero su questi due ragazzi ma io con loro avevo parlato e non avevano proprio nulla che mi facesse pensare che potessero commettere un reato come quello, che aveva l’impronta tipica dei professionisti. La faccio breve per lasciare le cose nel vago e non mettere a rischio la privacy di nessuno. In pratica non ho chiuso il caso perché i conti non mi tornavano e sono andato più a fondo nella faccenda e ne è vento fuori che quei due ragazzi non c’entravano assolutamente nulla ma erano stati messi in mezzo da tre veri delinquenti. Per quei ragazzi è finita bene, anche perché non avevano fatto nulla, ma è evidente che per loro si è trattato con ogni probabilità della più brutta avventura della loro vita, erano maggiorenni ma ancora molto giovani e ci sono andati di mezzo i genitori che hanno saputo che i due ragazzi erano gay e hanno reagito nel peggiore dei modi. Dopo la fine delle indagini, i veri colpevoli sono stati rinviati a giudizio e la posizione dei due ragazzi è stata archiviata perché palesemente estranei ai fatti. I due ragazzi si sono sentiti rispettati da me e, a cose concluse, mi sono venuti a trovare prima in ufficio e poi a casa, con loro ho parlato diverse volte e siamo andati anche insieme a cena. Beh, in quella occasione ho capito molto più da vicino che cosa sono i gay, non che prima avessi particolari pregiudizi ma oggettivamente non ne sapevo molto. Bene, questi fatti, ormai di qualche mese prima, erano arrivati all’orecchio di mio figlio che qualche tempo dopo la fine della disavventura penale dei due ragazzi, li aveva conosciuti e aveva cominciato a frequentarli. Nota, Project, anche se sembra paradossale, che io non sapevo che mio figlio li frequentava ma loro lo sapevano che Andrea era mio figlio e non mi hanno detto nulla, è stato mio figlio che un giorno mi ha chiamato in ufficio e mi ha invitato a cena, una cosa decisamente anomala, che non era mai successa, ci siamo dati appuntamento alla mia solita pizzeria e lui si è presentato con i due ragazzi e si sono seduti tutti allo stesso tavolo. Sul primo momento io ero un po’ perplesso e non sapevo che dire, anche se fare due più due quattro era in realtà facilissimo. Andrea mi ha detto: “Papà, vabbe’ non c’è bisogno di dire nulla, il discorso più difficile non serve nemmeno farlo… o no?” Gli ho risposto: “Beh, effettivamente non c’è bisogno…”. Poi Andrea mi ha detto che aveva capito chi ero io veramente attraverso quei due ragazzi, perché mia moglie lo aveva sempre dissuaso dall’idea di parlare apertamente con me, dicendogli che non lo avrei mai capito né tanto meno accettato. È un anno che ho recuperato il rapporto con mio figlio ed è una cosa bellissima, ci sentiamo spesso e qualche volta viene a casa mia con i suoi amici, io dico casa mia, ma in sostanza è casa sua perché sta quasi sempre da me. Adesso conosco parecchi suoi amici e sono ragazzi come lui, certe volte ci sediamo tutti insieme in salotto e ci mettiamo a parlare, sono ragazzi che si innamorano di ragazzi, io penso che essere gay sia proprio questo, ma si innamorano veramente e poi, anche se sono ragazzi grandi (alcuni lavorano già) vedo che sono contenti di venire da me perché è un po’ come se ritrovassero qualcosa di simile a una famiglia accogliente che non hanno mai avuto. Vedendo questi ragazzi da vicino proprio non capisco perché tanta gente ce l’ha con loro, sono ragazzi come si deve che andrebbero capiti e rispettati. Ora spezzo una lancia in favore di mia moglie, lei non ha cercato di allontanare Andrea da me per tenerselo tutto per sé, ma veramente pensava che io l’avrei presa malissimo… questo è il segno di quanto poca comunicazione ci possa essere tra un marito e una moglie. Ora i miei rapporti con mia moglie sono migliorati proprio perché lei ha capito che non avrei in nessun modo reso la vita difficile ad Andrea. Pensare che mio faglio ha fiducia in me, che mi considera una persona come si deve con la quale si può parlare da pari a pari mi riempie di gioia perché sento di nuovo di avere un ruolo nella sua vita. Con me non recita ma dice quello che pensa veramente. Ormai non è più un ragazzo ma è un uomo adulto ed è un uomo come si deve, che ha una dignità e non si abbasserebbe mai a cose meschine. Tante volte abbiamo parlato anche di sesso e ne abbiamo parlato in modo molto diretto. In quelle situazioni ho cercato di essere con lui quanto più onesto possibile, senza assumere la parte del papà. Non credo che per un padre ci sia nulla di più bello che sentirsi apprezzato dal figlio ed è quello che da qualche mese ormai comincia a succedermi. Project, ti ho mandato questa mail perché mio figlio mi ha fatto conoscere Progetto gay e me ne ha parlato molto bene. Io ho cercato di leggere il più possibile per farmi una mia idea e non posso che confermare quello che mi ha detto mio figlio. Vai avanti nel fare quello che fai e non mollare per nessuna ragione perché stai facendo una cosa che ha un senso profondo, anche se spesso non visibile, stai seminando grano buono che porterà il suo frutto. Ovviamente mi farebbe piacere vedere questa mail pubblicata e penso che farebbe piacere anche a mio figlio!
Buona serata Project, da oggi hai un amico in più.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=4728

PROGETTO GAY RADIO

Da oggi Progetto Gay ha una sua radio “PROGETTO GAY RADIO” (PGR). Il sito/blog di riferimento è:

http://progettogayradio.blogspot.it/

Si tratta di una “podcasting radio” ossia di una radio “on demand”. Le trasmissioni non sono in diretta, perché questo richiederebbe una complessa struttura di produzione, ben oltre le possibilità di Progetto Gay, ma sono registrate e liberamente scaricabili, possono quindi essere ascoltate direttamente tramite il player inserito nei post del blog oppure possono essere scaricate in podcast su i-pod per essere poi ascoltate quando lo si desidera.

Progetto Gay, essendo strettamente non-profit, ha ritenuto di dover escludere qualsiasi tipo di interesse economico dalla gestione dei suoi siti. Il servizio è quindi totalmente gratuito e completamente privo di pubblicità sia in audio che in immagini.

Progetto Gay metterà in rete una serie di trasmissioni tramite una serie di post sul blog della Radio, contenenti ciascuno il player attraverso cui ascoltare direttamente il file audio e contenenti altresì il link ad una pagina della Community Audio di Archive.org, cui Progetto Gay ha aderito, tramite questo link è possibile scaricare il file in podcast in diversi formati.

Sul blog della Radio saranno altresì inseriti periodicamente gli indici tematici dei file audio pubblicati e ogni altra indicazione atta a rendere più facile la fruizione dei programmi che la radio propone.

BENVENUTI SU “PROGETTO GAY RADIO”!

CHIESA E GAY – LA LIBERTA’ DI DISCRIMINARE

Anche questa mattina, in un dibattito televisivo circa la legge anti-omofobia, un esponente di area cattolica ha ripetuto le sue obbiezioni, cioè quelle delle chiesa, nel confronti dell’approvazione della legge contro l’omofobia, sottolineando che una legge che includesse, come fa la legge Mancino per l’odio razziale o per le discriminazioni religiose, anche il divieto di propaganda, cioè in pratica vietasse con sanzioni penali di manifestare opinioni false e discriminatorie, sarebbe una lesione del diritto alla libertà di parola, ma aggiungeva che l’omosessualità e una malattia che si può curare con il ricorso alle terapie riparative.

Evidentemente questa persona non sa di che cosa sta parlando e ripete tesi palesemente smentite da decenni dalla organizzazione mondiale della sanità e dagli ordini degli psicologi e aggiunge che la legge contro l’omofobia è inaccettabile perché ha dietro una finalità che è quella di muovere l’opinione pubblica verso l’approvazione delle nozze omosessuali, cosa che a questa persona pare assolutamente contro natura.

Cerchiamo di capire che cosa dice veramente la legge Mancino

http://www.governo.it/Presidenza/USRI/confessioni/norme/dl_122_1993.pdf

DECRETO LEGGE 26 aprile 1993, n. 122, coordinato con la legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205, recante: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. 

Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa.

Articolo 1 

Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

1. L’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è sostituito dal seguente:

“Art. 3. – 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione dell’articolo 4 della convenzione, è punito:

a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi;

2. (soppresso dalla legge di conversione).

3. E’ vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiose. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni.”.

1-bis. Con la sentenza di condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654(1), o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, il tribunale può altresì disporre una o più delle seguenti sanzioni accessorie:

a) obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività per finalità sociali o di pubblica utilità, secondo le modalità stabilite ai sensi del comma 1-ter;

b) obbligo di rientrare nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora entro un’ora determinata e di non uscirne prima di altra ora prefissata, per un periodo non superiore ad un anno;

c) sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti di identificazione validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno, nonché divieto di detenzione di armi proprie di ogni genere;

d) divieto di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative successive alla condanna, e comunque per un periodo non inferiore a tre anni.

1-ter. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Ministro di grazia e giustizia determina, con proprio decreto, le modalità di svolgimento dell’attività non retribuita a

favore della collettività di cui al comma 1-bis, lettera a).

1-quater. L’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgersi al termine dell’espiazione della pena detentiva per un periodo massimo di dodici settimane, deve essere determinata dal giudice con modalità tali da non

pregiudicare le esigenze lavorative, di studio o di reinserimento sociale del condannato.

1-quinquies. Possono costituire oggetto dell’attività non retribuita a favore della collettività: la prestazione di attività lavorativa per opere di bonifica e restauro degli edifici danneggiati con scritte, emblemi o simboli propri o usuali

delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui al comma 3 dell’art. 3, L. 13 ottobre 1975, n. 654; lo svolgimento di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, quali quelle operanti nei confronti delle persone handicappate, dei tossicodipendenti, degli anziani o degli extracomunitari; la prestazione di lavoro per finalità di protezione civile, di tutela del patrimonio ambientale e culturale, e per altre finalità pubbliche

individuate con il decreto di cui al comma 1-ter.

1-sexies. L’attività può essere svolta nell’ambito e a favore di strutture pubbliche o di enti ed organizzazioni privati.

Articolo 2 

Disposizioni di prevenzione.

1. Chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, è punito con la

pena della reclusione fino a tre anni e con la multa da lire duecentomila a lire cinquecentomila.

2. È vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si recano con emblemi o simboli di cui al comma 1. Il contravventore è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno

3. Nel caso di persone denunciate o condannate per uno dei reati previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654, per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, o per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 del presente decreto, nonché di persone sottoposte a misure di prevenzione perché ritenute dedite alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica, ovvero per i motivi di cui all’articolo 18, primo comma, n. 2-bis), della legge 22 maggio 1975, n. 152 si applica la disposizione di cui all’articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, e il divieto di accesso conserva efficacia per un periodo di cinque anni, salvo che venga emesso provvedimento di archiviazione, sentenza di non luogo a procedere o di proscioglimento o provvedimento di revoca della misura di prevenzione, ovvero se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’articolo 178 del

codice penale o dell’articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.

Articolo 3 

Circostanza aggravante.

1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.

2. Le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall’articolo 98 del codice penale, concorrenti con l’aggravante di cui al comma 1, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante.

Articolo 4 

Modifiche a disposizioni vigenti. …

Articolo 5 

Perquisizioni e sequestri.

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654, e dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, l’autorità giudiziaria dispone la perquisizione dell’immobile rispetto al quale sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’autore se ne sia avvalso come luogo di riunione, di deposito o di rifugio o per altre attività comunque connesse al reato. Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l’autorizzazione telefonica del magistrato competente, possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al (2) Sostituisce il secondo comma dell’art. 4, L. 20 giugno 1952, n. 645. “Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. Se il fatto riguarda idee o metodi razzisti, la pena è della reclusione da uno a tre anni e della multa da uno a due milioni.” procuratore della Repubblica, il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore.

2. È sempre disposto il sequestro dell’immobile di cui al comma 1 quando in esso siano rinvenuti armi, munizioni, esplosivi od ordigni esplosivi o incendiari, ovvero taluni degli oggetti indicati nell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110. É sempre disposto, altresì, il sequestro degli oggetti e degli altri materiali sopra indicati nonché degli emblemi, simboli o materiali di propaganda propri o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui alle leggi 9

ottobre 1967, n. 962, e 13 ottobre 1975, n. 654, rinvenuti nell’immobile. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 324 e 355 del codice di procedura penale. Qualora l’immobile sia in proprietà, in godimento o in uso esclusivo a

persona estranea al reato, il sequestro non può protrarsi per oltre trenta giorni.

3. Con la sentenza di condanna o con la sentenza di cui all’articolo 444 del codice di procedura penale, il giudice, nei casi di particolare gravità, dispone la confisca dell’immobile di cui al comma 2 del presente articolo, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea al reato. É sempre disposta la confisca degli oggetti e degli altri materiali indicati nel medesimo comma 2.

Articolo 6 

Disposizioni processuali.

1. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, si procede in ogni caso d’ufficio.

2. Nei casi di flagranza, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di procedere all’arresto per uno dei reati previsti dai commi quarto e quinto dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, nonché, quando ricorre

la circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, del presente decreto, per uno dei reati previsti dai commi primo e secondo del medesimo articolo 4 della legge n. 110 del 1975 2-bis. All’articolo 380, comma 2, lettera l), del codice di procedura penale, sono aggiunte, in fine, le parole: «, delle organizzazioni, associazioni,

movimenti o gruppi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654»

3. Per i reati aggravati dalla circostanza di cui all’articolo 3, comma 1, che non appartengono alla competenza della corte di assise è competente il tribunale.

4. Il tribunale è altresì competente per i delitti previsti dall’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n. 654

5. Per i reati indicati all’articolo 5, comma 1, il pubblico ministero procede al giudizio direttissimo anche fuori dei casi previsti dall’articolo 449 del codice di procedura penale, salvo che siano necessarie speciali indagini.

6. Soppresso

Articolo 7 

Sospensione cautelativa e scioglimento.

1. Quando si procede per un reato aggravato ai sensi dell’articolo 3 o per uno dei reati previsti dall’articolo 3, commi 1, lettera b), e 3, della legge 13 ottobre 1975, n. 654 o per uno dei reati previsti dalla legge 9 ottobre 1967, n. 962, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che l’attività di organizzazioni, di associazioni, movimenti o gruppi favorisca la commissione dei medesimi reati, può essere disposta cautelativamente, ai sensi dell’articolo

3 della legge 25 gennaio 1982, n. 17, la sospensione di ogni attività associativa. La richiesta è presentata al giudice competente per il giudizio in ordine ai predetti reati. Avverso il provvedimento è ammesso ricorso ai sensi del quinto comma del medesimo articolo 3 della legge n. 17 del 1982.

2. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengono meno i presupposti indicati al medesimo comma.

3. Quando con sentenza irrevocabile sia accertato che l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi abbia favorito la commissione di taluno dei reati indicati nell’articolo 5, comma 1, il Ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, ordina con decreto lo scioglimento dell’organizzazione, associazione, movimento o gruppo e dispone la confisca dei beni. Il provvedimento è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Articolo 8

Disposizioni finali.

1. Il settimo comma dell’articolo 4 della legge 18 aprile 1975, n. 110, è abrogato.

2. Le disposizioni dei commi da 1 a 5 dell’articolo 6 si applicano solo per i fatti commessi successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

Articolo 9 

Entrata in vigore.

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.

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In estrema sintesi la legge Mancino prevede che sia punito:

a) con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; 

b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; 

Se la legge Mancino fosse estesa anche all’omofobia la legge prevedrebbe la reclusione per chi (Comma 1 modificato) “in qualsiasi modo” diffonde idee fondate sulla superiorità di un orientamento sessuale sull’altro o sull’odio per motivi di orientamento sessuale o incita a commettere atti di discriminazione per motivi di orientamento sessuale, e per chi (Comma 2 modificato) “in qualsiasi modo” incita a commettere violenza o atti di provocazione alla violenza per motivazioni omofobe.

Non è certo tipico dei gruppi cattolici incitare a commettere violenza o provocare la violenza, almeno nel senso stretto che questi termini hanno nel codice penale, quindi il mondo cattolico non teme certo la modifica del comma 2, mentre la modifica del comma 1 incriminerebbe la condotta di chi “in qualsiasi modo” diffonda idee fondate sulla superiorità di un orientamento sessuale sull’altro o sull’odio per motivi di orientamento sessuale o inciti a commettere atti di discriminazione per questo motivi. E qui i cattolici vedono una limitazione della libertà di parola. In altri termini, secondo loro, diffondere idee fondate sulla superiorità di un orientamento sessuale sull’altro o sull’odio per motivi di orientamento sessuale o incitare a commettere atti di discriminazione per questi motivi è parte delle libertà fondamentali garantite dalla costituzione.

Non c’è bisogno di sottolineare che nell’imminenza della discussione della legge, che sarà comunque una legge minimalista rispetto a provvedimenti analoghi di altri stati d’europa, la chiesa sta tentando in ogni modo di accreditare punti di vista che non troverebbero credito in nessun paese civile.

Vi segnalo un articolo del Corriere della Sera (http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/cronaca/2013/19-agosto-2013/a-bisceglie-bufera-chiesa-arcigay-azione-cattolica-accusata-omofobia-2222672886123.shtml) Leggete l’articolo e potrete farvi un’idea dei livelli a cui si arriva.

E’ evidente che la chiesa non vuole una legge seria contro l’omofobia perché nel documenti pontifici si tratta di omosessualità come di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. Non è omofobia questa? A qualcuno sembra solo libertà di parola, anche se si tratta di forme di istigazione all’odio sulla base di puri pregiudizi. Le terapie riparative sono proposte e sostenute da personaggi legati alla chiesa.

Sarebbe ora di vedere finalmente la dignità di uno stato laico che assume le sue decisioni in termini di diritto senza farsi condizionare da presupposti ideologici profondamente immorali, che sono un insulto alla libertà e una grave mancanza di rispetto nei confronti del prossimo.

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GAY LAICI E LIBERTA’

È di moda parlare di gay e chiesa, di gay e politica ma nella maggior parte dei casi di gay classificabili in base a categorie di carattere ideologico. In realtà, non solo per i gay, ma per tutti, sarebbe bene tenere presente la categoria fondamentale della laicità, cioè la capacità di mantenere una autonoma capacità personale di giudizio, al di là delle appartenenze religiose o politiche, che non devono mai essere forme di vera abdicazione alla capacità di pensare in nome di fedi di vario genere che si presentano come risposte definitive capaci di dare un senso alla vita.

Intendo dire che qualunque appartenenza ha un valore se è un’appartenenza laica, revocabile, senza vincoli perpetui, senza la rinuncia a pensare. Cattolici, se ci si sente tali, ma laicamente cattolici, cioè cattolici liberi di pensare e di non essere più cattolici senza drammi se si comincia a percepire quel messaggio come estraneo o forzato. Lo stesso discorso vale per le appartenenze politiche, aderire al partito X o Y, se lo si ritiene giusto, ma mantenendo l’uso del proprio cervello, aderire cioè laicamente, al di là delle identificazioni viscerali o per reazione.

La laicità non consiste nell’essere contro qualcuno o qualcosa ma nel non dipendere, nel non essere condizionati, nel considerare la capacità di pensare liberamente come la caratteristica fondamentale del pensiero e la libertà e la pari dignità di tutti come obiettivo dell’attività politica. In questo senso esiste solo una morale ed è la morale della libertà e dell’uguaglianza, la morale del rispetto, ma anche della fermezza contro le prevaricazioni che non sono esercizio di libertà ma abuso.

Perché questi discorsi in un forum gay? La risposta è chiara: gay, certo, ma laicamente gay, gay che non devono fare massa, che non sono assimilabili gli uni agli altri solo in quanto gay, gay diversi, ciascuno con la sua storia e il suo cervello. A qualcuno potrebbe sembrare che essere gay senza una ideologia gay sia in realtà un modo di svilire l’identità gay, ma l’identità gay va vissuta laicamente, senza identificazioni a priori con una pretesa ideologia di gruppo, mantenendo cioè sempre la propria capacità di giudizio. Gay, quindi, in una forma di pluralismo culturale in cui il valore unificante, che non è né gay né etero, come non è né cattolico né non cattolico, è la laicità, cioè l’istinto della libertà e il rifiuto delle servitù intellettuali.

Molti gay fanno esperienza sulla loro pelle della dimensione asfissiante delle appartenenze non laicamente vissute, e quindi imparano, attraverso l’esperienza, quale sia il valore della libertà. Da qui deriva una specie di istinto per la libertà, una capacità di fiutare le servitù di pensiero anche quando sono presentate come un valore di fedeltà. L’unica fedeltà che ha un valore è la fedeltà alla propria coscienza. L’apparire di maestri di morale, di dottrine e di regole è la prima spia dell’assenza di libertà.

È difficile capire il senso della morale della libertà perché le morali che si sono incarnate storicamente non sono state ispirate dalla libertà o hanno proclamato principi di libertà solo a parole. La morale delle libertà non è costituita da un corpo di regole che sostituisce un altro copro di regole, si tratta invece di una realtà interna alla coscienza, basata su valori di rispetto reciproco e di apertura al diverso, finché quel diverso non divenga prevaricazione della libertà altrui.

La libertà non dà certezze ma propone dubbi, la libertà non dà risposte ma propone nuove domande, la libertà aiuta a passare dalla logica della paura alla logica delle scelte, la libertà consiste nell’essere se stessi, nel lasciare parlare la propria coscienza, la libertà è anche libertà di sbagliare e di correggere i propri errori, è libertà di cambiare idea, la libertà non viene dall’esterno ma è dentro di noi.

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