MATRIMONIO GAY IN FRANCIA E LAICITÀ DELLO STATO

A partire dal 4 Aprile 2013 il Senato della Repubblica Francese  procederà all’esame del Progetto di Legge  N. 344 “per l’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso”

 (http://www.assemblee-nationale.fr/14/projets/pl0344.asp) già approvato dall’Assemblea Nazionale.

L’art. 1 del Progetto di Legge N. 344 prevede che il capitolo I del titolo V del libro primo del Codice Civile sia così modificato: “è inserito all’inizio di questo capitolo un art. 143 così definito:

«Art. 143 – Il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso.» ”.

Il Progetto di Legge prevede poi analiticamente tutte le disposizioni di adattamento dei codici al nuovo articolo 143. L’intera disciplina nel matrimonio, secondo le previsioni del Progetto di Legge, è reperibile alla pagina http://www.mariage-civil.fr/ .

Va sottolineato che il nuovo articolo 143 del Codice Civile francese non crea una normativa particolare per le coppie omosessuali, estensibile eventualmente anche alle coppie eterosessuali non sposate, ma semplicemente estende il diritto al matrimonio a tutti, senza alcuna preclusione dipendente dal sesso dei coniugi ed estende il diritto all’adozione anche alle coppie omosessuali sulla base della stessa disciplina che regola l’adozione per le coppie eterosessuali. Questo vuol dire che il nuovo art. 143 applica laicamente e rigorosamente il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

La definizione del nuovo art. 143 del Codice Civile francese costituisce l’esito di un lungo processo di laicizzazione del matrimonio

Il matrimonio, in Francia, è stato prerogativa esclusiva della Chiesa durante l’Ancien régime, la laicizzazione definitiva del matrimonio è stata sancita dall’articolo 7 della Costituzione 1791 in cui si afferma che “la legge considera il matrimonio come un contratto civile.” Il decreto 20-25 settembre 1792 ha quindi fissato le condizioni per la formazione del matrimonio, tra cui la celebrazione di fronte al funzionario comunale pubblico. Questa concezione civile e laica del matrimonio è stata fatta propria dai redattori del codice civile. Il matrimonio non trova nel Codice Civile francese nessuna definizione e il Codice non ne identifica alcuna finalità prefissata; il Codice si occupa degli atti di matrimonio, poi, in un titolo a parte, delle condizioni, degli effetti e dello scioglimento del matrimonio.

L’idea di aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso ha raccolto progressivamente maggiore consenso fin dall’approvazione della legge n ° 99-944 del 15 novembre 1999 sul Patto civile di solidarietà. La maggioranza dei francesi è ora favorevole all’accesso al matrimonio da parte delle coppie dello stesso sesso. È vero che il Patto civile di solidarietà ha permesso di soddisfare l’aspirazione reale della società e il regime che esso prevede è stato notevolmente rafforzato e avvicinato a quello del matrimonio, ma le differenze comunque rimangono e questo strumento giuridico non risponde né alla richiesta delle coppie dello stesso sesso che desiderano sposarsi né alla loro richiesta di accesso all’adozione.

Bisogna dunque fare un passo ulteriore. Questo è lo scopo del Progetto di legge n. 344, che apre il diritto di sposarsi a persone dello stesso sesso e di conseguenza apre anche l’accesso alla genitorialità per queste persone, attraverso il meccanismo dell’adozione.

Il Cardinale Philippe Barbarin, Arcivescovo di Lione, ha dichiarato che l’apertura del matrimonio agli omosessuali «è socialmente dirompente » e ha aggiunto «E poi, questo avrà una serie infinita di conseguenze. Dopo, vorranno fare le coppie a tre o a quattro. Poi, un giorno forse, cadrà anche il divieto dell’incesto.» (http://www.lepoint.fr/societe/le-cardinal-barbarin-choque-avec-ses-propos-sur-le-mariage-gay-15-09-2012-1506521_23.php).

Il Cardinale Arcivescovo di Parigi André Vingt-Trois ha giudicato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, “una soperchieria che scuoterà uno dei pilastri della nostra società”.

La Federazione protestante di Francia si è pronunciata contro “l’idea falsa del matrimonio per tutti” facendone una questione “non teologica ma sociale e antropologica”.

Il gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim ritiene che “gli argomenti invocati di uguaglianza, di amore, di protezione o di diritto al figlio non reggono e non possono, essi soltanto, giustificare una legge”.

Olivier Wang-Genh, vice-presidente della Unione dei Buddisti di Francia, si augura “che si rifletta sulle conseguenze che deriveranno da atti individualisti e egoisti”.

(http://www.20minutes.fr/france/1035092-mariage-homosexuel-mgr-vingt-trois-fustige-supercherie)

Il Consiglio francese per il culto musulmano (CFCM) ha pubblicato un documento ufficiale che spiega la contrarietà dei musulmani al Progetto di Legge ma precisa, laicamente, che «le regole e le norme di una religione non possono essere fatte valere per opporsi o sottrarsi alle norme e alle regole dello Stato che si applicano a tutti». Il documento sottolinea altresì che i musulmani «condannano fermamente ogni atto omofobo». Secondo il CFCM «la missione del matrimonio non si può ridurre al riconoscimento di un legame d’amore», il matrimonio presuppone «la fondazione di una famiglia stabile sotto la direzione dei due sposi» (http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2012/11/06/01016-20121106ARTFIG00611-mariage-gay-l-opposition-des-musulmans.php)

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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=78&t=3317

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OMOSESSUALITÀ E IGNORANZA

Il problema fondamentale per la concreta realizzazione dei criteri di libertà e di uguaglianza sui quali si dovrebbe fondare una società civile laica è rappresentato dall’ignoranza, in conseguenza della quale, in sostituzione di concetti fondati su fatti che non si conoscono subentrano dei preconcetti del tutto infondati.

Al fine di fare conoscere la realtà della omosessualità riporto qui di seguito, tradotto da me, un documento fondamentale della Organizzazione Mondiale della Sanità

(http://new.paho.org/hq/index.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=17703&Itemid) in cui sono sintetizzati alcuni punti di estrema importanza per le persone omosessuali. Questo documento di altissimo livello scientifico è la sintesi del lavoro di migliaia di specialisti in tutte le parti del mondo. Vi invito ad osservare come i contenuti di questo documento rispecchino fedelmente quanto Progetto Gay ha sempre sostenuto. Credo che non ci sia bisogno di affiancare a questo documento altri e ben noti documenti di origine confessionale.

Rinvio soltanto a due post già pubblicati su Progetto Gay.

GAY TRA MORALE VERA E TERAPIE RIPARATIVE

https://gayproject.wordpress.com/2007/12/26/gay-tra-morale-vera-e-terapie-riparative/

PAPA RATZINGER E L’OMOSESSUALITA’

http://nonsologay.blogspot.it/2013/02/papa-ratzinger-e-lomosessualita.html

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Organizzazione Panamericana della Sanità

Ufficio Regionale della

Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3  I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali  l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5  Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private ​​della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi  – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima. Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe  e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.

La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.

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1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.

<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;

Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56. <http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/AHRC-19-41_en.pdf&gt;

Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.

<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;

United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. <http://www.un.org/documents/ga/docs/56/a56156.pdf&gt;

I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.

American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;

Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.

<http://www.apa.org/about/governance/council/policy/sexual-orientation.pdf&gt;

Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel. Washington, DC. <http://www.apa.org/pi/lgbc/publications/justthefacts.html&gt;

4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.

American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.

APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;

Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.

<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;

Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.

<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;

Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente  all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.

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PAPA BERGOGLIO E GLI OMOSESSUALI

Poche ore fa, il cardinal Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires, è stato eletto Papa, col nome di Francesco. La scelta del nome sembra essere un presagio di cambiamento, ma, se un cambiamento ci sarà, non riguarderà certamente il rapporto tra la Chiesa cattolica e gli omosessuali.
Il cardinal Bergoglio si è trovato in posizioni di forte polemica col governo argentino sulla questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il 9 luglio 2010, pochi giorni prima della discussione della legge i sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, i l cardinale primate ha indirizzato una lettera alle monache carmelitane di Buenos Aires in cui ha descritto il progetto di legge sul matrimonio tra omosessuali come “una mossa del Diavolo” e ha incoraggiato ad aderire alla “guerra di Dio” contro la possibilità che gli omosessuali possono sposarsi. L’ex presidente Nestor Kirchner ha criticato le “pressioni” della Chiesa su questo punto. La Presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha accusato Bergoglio in termini forti, giudicando la posizione della Chiesa come “tipica del Medioevo e dell’Inquisizione”.
Riporto qui di seguito il testo completo della lettera indirizzata dal cerdinal Beroglio alle monache carmelitane di Buenos Aires pochi giorni prima della discussione della legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nella lettera si sottolinea che “Questa non è solo lotta politica ma è il tentativo di distruggere il piano di Dio”, e si giudica il progetto per consentire il matrimonio tra persone dello stesso sesso di origine diabolica, “una mossa del padre della menzogna.”
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Testo della lettera
Scrivo queste righe a ciascuna di voi che siete nei quattro monasteri di Buenos Aires. Il popolo argentino si troverà ad affrontare nelle prossime settimane una situazione il cui esito può ferire gravemente la famiglia. Questo è il disegno di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La posta in gioco qui è l’identità e la sopravvivenza della famiglia: padre, madre e figli. La posta in gioco è la vita di tanti bambini che saranno discriminati in anticipo privandoli della crescita umana che Dio ha voluto che fosse data da un padre e da una madre. La posta in gioco è un rifiuto diretto della legge di Dio, che è anche inciso nei nostri cuori.
Mi ricordo di una frase di S. Teresa quando parla della sua malattia infantile. Dice che l’invidia del diavolo cercò di far pagare alla sua famiglia l’entrata al Carmelo di sua sorella maggiore. Anche qui opera l’invidia del diavolo, per la quale il peccato è entrato nel mondo, che cerca astutamente di distruggere l’immagine di Dio: l’uomo e la donna che hanno il compito di crescere, moltiplicarsi e soggiogare la terra.
Cerchiamo di non essere ingenui: non è solo una lotta politica, è una pretesa di distruggere il piano di Dio. Non è solo un disegno di legge (questo è solo lo strumento), ma una “mossa” padre della menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio.
Gesù ci dice che per difenderci contro questo accusatore bugiardo ci manderà lo Spirito di Verità. Oggi la patria, in questa situazione, ha bisogno dell’assistenza speciale dello Spirito Santo che ponga la luce della verità fra le tenebre dell’errore, ha bisogno di questo Avvocato per difenderci dal sortilegio di molti sofismi con cui si tenta di giustificare questo progetto di legge e che confondono e ingannano anche le persone di buona volontà.
Per questo mi rivolgo a voi per chiedere la preghiera e il sacrificio, le due armi invincibili che Santa Teresa diceva di possedere. Invocate il Signore affinché mandi il Suo Spirito ai senatori che devono dare il loro voto perché non siano mossi dall’errore o da particolari congiunture ma da ciò che la legge di natura e la legge di Dio indicano loro. Pregate per loro, per le loro famiglie che il Signore li assista, li rafforzi e li conforti. Pregate affinché facciano un gran bene alla patria.
Il disegno di legge sarà discusso al Senato dopo il 13 luglio. Guardiamo San Giuseppe, Maria e il Bambino e chiediamo loro con fervore di difendere la famiglia in Argentina in questo momento. Ricordiamoci di ciò che Dio stesso disse al suo popolo in un momento di grande sconforto, “la battaglia non è vostra, ma di Dio”. Possano essi soccorrere, difendere e unirsi a questa guerra di Dio.
Grazie per quello che farete in questa lotta per la Patria. E, per favore, vi chiedo anche di pregare per me. Gesù vi benedica la Santa Vergine abbia cura di voi.
Cordiali saluti,
Card. Jorge Mario Bergoglio SJ, Arcivescovo di Buenos Aires
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GAY E ANSIA

Questo articolo è finalizzato a definire il rapporto tra sessualità gay e ansia sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay.

I temi legati alla sessualità sono affrontati in genere con delle categorie specifiche diverse da quella usate per tutti gli altri temi. La prima reazione, o per meglio dire la prima reazione pubblica, si manifesta tramite sorrisi, ammiccamenti, battute di alleggerimento, tutti atteggiamenti basati sulla omologazione, che equivalgono a dire che “tutti sanno come vanno queste cose!”
È difficile, in pubblico, andare oltre il livello della omologazione. La sessualità è concepita quasi sempre come una faccenda privata o, in pubblico, come una questione ideologica. Proprio per questa ragione il confronto serio di esperienze oltre il limite della omologazione avviene in pratica soltanto tra due persone o in gruppi limitatissimi. Sussiste ancora la paura di essere giudicati quando si parla di sessualità e per questo il discorso resta, in pubblico, su linee molto generali e solo in privato è possibile un confronto serio.
Direi che la sessualità è l’ambito in cui il livello di omologazione è massimo. In un gruppo di cento persone scelte a caso, emergono attraverso la discussione, orientamenti politici e culturali di tutti i generi ma in tema di sessualità il gruppo appare omogeneamente costituito da eterosessuali, si possono mettere in dubbio alcuni comportamenti esterni ma non l’eterosessualità in sé. Cito un esempio concreto: in una scuola con mille studenti ci sono in media ottanta ragazzi gay ma non se ne individua neppure uno. Gli eterosessuali “sembrano” dominare l’orizzonte, ma in realtà, quando si comincia a conoscere singolarmente ciascuno dei componenti del gruppo ci si accorge che le cose non stanno così, che l’omosessualità esiste e che non è un fenomeno relativo a minime minoranze. Se, entrando nello specifico, ci fermiamo a parlare con quell’8% circa di popolazione omosessuale ci rendiamo conto che per quelle persone in realtà non solo non esiste nessuna omologazione con l’idea generale di essere etero, ma la sessualità è ancora considerata da loro come una specie di tabù e può quindi essere vissuta solo di nascosto e con sensi di colpa, in sostanza ci si rende conto che la sessualità gay è molto spesso vissuta con ansia.
Mentre il 67,97% degli etero ha risposto al sondaggio di Progetto Gay di non aver mai vissuto con ansia le questioni connesse al proprio orientamento sessuale, solo il 20,45% dei gay ha fornito la medesima risposta.
Quali punti di riferimento può avere un ragazzo gay in termini di sessualità? Le risposte sembrano ovvie, prima i genitori poi il gruppo dei pari, poi il sistema educativo, ecc. ecc.. In realtà è già difficile per un ragazzo etero parlare di sessualità coi propri genitori, ma per un ragazzo gay il problema è molto spesso insuperabile, non solo non troverebbe dall’altra parte una risposta competente ma rischierebbe seriamente di sentirsi rifiutato all’interno della propria famiglia. Lo stesso potrebbe accadere con il gruppo dei pari (compagni di scuola, amici e simili).
Il sistema educativo nella grande maggioranza dei casi è del tutto impreparato a fornire risposte serie in questi ambiti. Ci sono significative eccezioni nei paesi del Nord Europa ma nei paesi dell’Europa meridionale, in gran parte degli Stati Uniti e nella quasi totalità degli altri Stati, non solo non esiste alcuna forma di educazione sessuale che preveda anche di trattare seriamente della omosessualità, ma in pratica i progetti si riducono a trasmettere qualche nozione di fisiologia della riproduzione lasciando del tutto da parte la dimensione affettiva e le problematiche psicologiche legate alla sessualità. Ho avuto modo di esaminare alcuni progetti di educazione sessuale presentati in Italia, destinati a ragazzi dai 16 ai 18 anni, e di riscontrare non solo la totale assenza di qualunque riferimento alla omosessualità ma addirittura la totale assenza di ogni riferimento alla masturbazione, che resta quindi, ancora oggi, argomento tabù anche in campo etero.
Per avere un quadro concreto della situazione possiamo giovarci delle statistiche di Progetto Gay.
La seguente tabella compara la percentuale di ragazzi gay e di ragazzi etero che non hanno mai usato chat erotiche o non hanno mai usato siti di incontri.
                                         etero        gay
mai chat erotiche       80,47%    61,14%
mai siti di incontri      84,38%    53,14%
È evidente che gay fanno molto più uso di chat erotiche e si siti di incontri rispetto agli etero ma la ragione di tutto questo non sta in una maggiore propensione verso il sesso come divertimento o verso il sesso mordi è fuggi, si tratta invece di una reazione del tutto prevedibile all’emarginazione cui i ragazzi gay sono sottoposti.
Un’altra significativa differenza si trova nella reazione dei ragazzi gay e dei ragazzi etero alla scoperta della masturbazione:
                                                   etero        gay
non lo dice a nessuno           58,59%   80,57%
lo dice ad amici coetanei     35,94%   15,43%
È evidente che per un ragazzo gay parlare di sessualità è molto più problematico. La confidenza nel gruppo dei coetanei, per un ragazzo gay, in media, è meno della metà di quella di un ragazzo etero.
Analogo discorso si rileva dalla domanda “Hai mai detto a nessuno che facevi uso della pornografia?”
                                                        etero        gay
non l’ho detto a nessuno           36,72%    64,00%
l’ho detto ad amici coetanei     56,25%    25,15%
Molto significativa è la comparazione dei numero di coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali
                                                                etero        gay
non ho mai avuto rapporti sessuali   32,03%    46,29%
età media del campione                    26,23       26,25
Il quadro complessivo dimostra che un ragazzo gay ha molte più difficoltà di un ragazzo etero nel parlare di sessualità con i genitori, con i coetanei e in ambito scolastico-educativo, e si rivolge quindi alle chat erotiche e ai siti di incontri in misura nettamente superiore rispetto ad un ragazzo etero e, a parità di età, ha molte meno possibilità di avere esperienze sessuali rispetto ad un ragazzo etero.
Purtroppo, anche se è sconfortante, la prima fonte di informazioni sulla sessualità, per i ragazzi gay, è internet, e in particolare la pornografia e l’ambiente delle chat erotiche e dei siti di incontri, che forniscono immagini spesso lontanissime dalla realtà della vita della stragrande maggioranza dei gay. Internet influisce sui ragazzi gay assai di più di quanto influisce sui ragazzi etero. Tutto questo rende la sessualità un argomento tabù per i ragazzi gay molto più che per i ragazzi etero.
Mi capita spesso di parlare in chat con ragazzi gay che hanno della realtà gay un’immagine derivata integralmente da internet, il che significa quasi esclusivamente dalla pornografia, dalle chat erotiche e dai siti di incontri. Spesso questi ragazzi non si identificano affatto nei modelli che hanno appreso dalla pornografia o nelle chat e finiscono per considerare il loro atteggiamento come qualcosa di anomalo e di deviante da correggere e per questo motivo si sforzano di modificare il proprio punto di vista. Ma se conoscessero la realtà della vita degli altri ragazzi gay si renderebbero conto di non avere assolutamente nulla da correggere.
Sono ancora frequenti tra i gay i problemi legati all’ansia di prestazione e in questi casi il deficit erettivo è spesso considerato dagli stessi ragazzi come un proprio problema personale da risolvere attraverso la completa accettazione di un modello di comportamento che a torto si ritiene la regola del mondo gay ma che è invece lontanissimo dalla realtà e deriva quasi esclusivamente dalla pornografia. Ci sono ragazzi di eccellente livello culturale e di notevolissime doti intellettuali che si fanno dominare dall’ansia connessa all’idea di avere il pene piccolo o di avere problemi di reattività sessuale, che non hanno affatto se non come conseguenza di un tentativo di integrarsi ad ogni costo, cioè forzatamente, in un particolare ambiente gay che essi ritengono essere l’espressione tipica della omosessualità.
Ci sono ragazzi che non usano mai la parola gay e evitano qualsiasi argomento connesso alla sessualità fisica. L’idea che si possa parlare in modo serio anche di sesso orale o di masturbazione fatica ad affermarsi. In realtà queste cose non dovrebbero essere considerate in nessun modo un tabù perché la sessualità costituisce una parte essenziale della vita di tutti i ragazzi. Un bravo ragazzo non è un bravo studente che farà strada nella vita ma che per essere un bravo ragazzo non deve avere una sessualità o deve reprimerla, no! Un bravo ragazzo ha ovviamente, è sarebbe assurdo pensare il contrario, una sua sessualità e ha il sacrosanto diritto di viverla in qualsiasi modo ritenga giusto, col solo limite del rispetto della libertà altrui. Un bravo ragazzo vive la sua masturbazione e vive il suo sesso di coppia, quando ha un compagno, ed è fondamentale che viva queste cose in modo sereno, senza stupidi condizionamenti, perché la sessualità è uno dei pilastri del benessere individuale. Nella sessualità, più che in qualunque altra cosa, la limitazione della libertà ha riflessi pesantemente negativi.
Manca pressoché del tutto, in particolare tra i ragazzi gay, l’idea che la sessualità è una realtà ordinaria della vita di tutti, che non è nulla di cui ci si debba vergognare e che della sessualità si può parlare seriamente come di tutte le altre cose.
In situazioni di isolamento, cioè in condizioni un cui non è possibile o è molto difficile qualsiasi forma di confronto sui contenuti della sessualità, la reazione ansiosa prevale e i comportamenti possono diventare rischiosi. La stessa autostima è spesso pesantemente condizionata dalla percezione della propria sessualità come qualcosa di cui non si può parlare.
Affrontare seriamente le tematiche connesse alla sessualità mettendo da parte l’ansia significa recuperare autostima, ridimensionare i problemi e mantenere un contatto sereno con la realtà, cioè, in sintesi, stare meglio con se stessi e con gli altri.
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