GAY E BISEX

Ciao Project,
ecco, questa è la mia storia, la racconto a te perché non ho nessun altro cui raccontarla.
Ho 38 anni e da quasi quattro mesi è finita (forse) la mia unica storia d’amore, una storia bella, quasi incredibile con ragazzo che ora ha 21 anni e che ne aveva 19 quando ci siamo conosciuti. Forse non sarei mai entrato in una storia simile se non ci fosse stato lui, sarei scappato via, ma con lui è stato diverso, mi ha voluto bene e anche io a lui. Stavamo bene ma qualche volta, specialmente quando non potevamo vederci, aveva delle giornate di malinconia profonda. In quei momenti pensavo che la mia presenza in fondo non avesse la forza di tirarlo fuori dalla sua malinconia ed era una malinconia profonda. Il sesso sembrava soprattutto un modo di esorcizzare questa malinconia che però tornava inevitabilmente. Ci dicevamo tutto, certe volte si arrabbiava con me e mi diceva che non lo capivo, ma nonostante tutto ci si voleva bene in modo profondo. In effetti fin dall’inizio mi aveva detto che mi voleva bene ma che il sesso con me non lo trascinava veramente. La cosa non mi sorprende perché non sono né bello né troppo entusiasta di certe cose. Lui aveva bisogno di innamorarsi anche a livello sessuale, come gli era già capitato prima di conoscermi senza poter arrivare a nessuna conclusione perché si era innamorato di un etero. Mi diceva anche che avrebbe voluto provare con una ragazza e pensava che la cosa sarebbe andata bene, ma in realtà gli mancava un ragazzo della sua età o almeno io credevo che fosse così. Project, io a 38 anni cominciavo a pensare che stare con lui potesse essere un danno per lui e che dovesse vivere in un altro modo la sua giovinezza allora ho cominciato a prendere le distanze e a lasciargli il massimo spazio possibile. Quando non chattava con me, ormai non lo faceva quasi più, chattava con una ragazza. Io lo sapevo e lui me ne parlava, poi ci siamo sentiti sempre meno ma non abbiamo mai interrotto i contatti, ci scambiavamo sms e messaggi su msn, anche molto affettuosi ma io sapevo che ormai la sua strada era un’altra. All’inizio di ottobre mi chiede di vederci e si presenta con la ragazza, una bella ragazza evidentemente innamorata di lui che è un bel ragazzo. Lei non sapeva nulla non solo di noi ma neppure del fatto che lui fosse gay e che lo fossi io, questo era evidente. Mi sono sentito terribilmente a disagio. Siamo andati a prendere un gelato e poi me ne sono andato via con una scusa. Lui c’è rimasto male e la sera mi ha chiamato su msn. Gli ho chiesto se si rendeva conto di quello che stava facendo con quella ragazza e mi ha detto che ne era innamorato e diceva sul serio. Io non capivo più nulla. Mi ha spiegato che avevano fatto l’amore e che lui era stato benissimo. Non sapevo che dire, ho cercato di fare di tutto per non deluderlo e per incoraggiarlo a seguire la sua strada o almeno quella che gli sembrava la sua strada. Non ti dico come ci sono rimasto, soprattutto perché mi sono detto che di quel ragazzo non avevo capito assolutamente niente. Ho cercato di mantenere con lui un comportamento del tutto normale, come prima. Dopo 15 giorni mi chiama, viene a casa mia, cosa che non faceva da molto tempo, e mi provoca esattamente come faceva prima, ma in modo molto dolce, come uno che cerca un contatto affettuoso. Io non so che fare, gli chiedo della ragazza e mi dice che è innamoratissimo ma che la ragazza non gli basta, che lui ha provato a fare di tutto per dimenticarmi ma non c’è riuscito e che ha bisogno di me. Sul momento mi sembra uscito di testa. Mi dice che lui non si sentirebbe completo né a stare solo con me né a stare solo con la ragazza. La cosa mi imbarazza un po’ e di primo impulso sono tentato di respingerlo ma in pratica è impossibile, mi fa una tenerezza enorme e si vede che a me ci tiene moltissimo. Quando lo abbraccio penso che lui sta pure con una ragazza e mi sento strano nei confronti della ragazza. Alla fin dei conti io so come stanno le cose e lo accetto, e in fondo per me, lo dico onestamente, non è poi una cosa sconvolgente, ma la ragazza non sa nulla. Parliamo molto proprio di questo, io non voglio forzare nessuna situazione perché penso che la ragazza non lo accetterebbe per niente, lo lascerebbe e lui ci rimarrebbe malissimo e ripiomberebbe nelle sue malinconie nere. Ti dico onestamente, Project, io a questo ragazzo voglio bene, adesso lo vedo più sereno di prima, ma temo che il suo tentativo di conciliare cose difficilmente conciliabili lo porti a delusioni molto profonde. Lui della ragazza è innamorato veramente e si vede. Project, ho letto le cose che hai scritto sulla bisessualità e i conti tornano. Tu dici che per un gay mantenere un rapporto con un bisex è difficile ma io penso che ci riuscirei. Il problema adesso non sono io ma la possibile reazione della ragazza. Lui sa che con la ragazza deve parlarne ma non lo fa, prede tempo, e vive quel rapporto come se fosse un ragazzo etero. La ragazza non sa che ci vediamo e che lui dorme da me una sera a settimana e questo mi imbarazza terribilmente. Con lui sto bene, o meglio ci starei veramente bene solo se la ragazza accettasse veramente una cosa del genere, ma credo che non succederà mai. D’altra parte spingere lui a parlare con la ragazza mi sembra come spingerlo verso la rovina. A lui sembra tutto facile, probabilmente proprio non si rende conto e parla di fare un figlio con la ragazza, ci crede veramente. Certe volte vorrei tanto stare fuori da questa situazione ma poi quando viene da me, se provo a mantenere una posizione rigida ci resta malissimo e allora lo abbraccio e faccio finta di non avere tutti questi pensieri per la testa. Quando mi vede preoccupato pensa a tutto meno che al vero motivo della mia preoccupazione. Ho pensato addirittura di parlare io con la ragazza, perché lei alla fine mi considererà un individuo spregevole e non avrebbe certo tutti i torti. Che devo fare Project? Mi piacerebbe parlarne un po’ con te. Mi sa che quando parlavi di difficoltà di rapporto tra gay e bisex ti riferivi soprattutto a questo genere di problemi. Io non so nemmeno se sono innamorato di lui, so solo che gli voglio bene e che vorrei vederlo felice perché penso che abbia sofferto e che possa soffrire ancora molto più di me e non vorrei che accadesse per nessuna ragione.
Un abbraccio.

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FANTASIE GAY E REPRESSIONE IN PISCINA

Ciao Project,

leggendo i post del tuo blog sono rimasto molto colpito da alcuni che riguardano le reazioni dei ragazzi di fronte al clima che si crea nelle palestre e nelle piscine. Io ho 23 anni, sono un ragazzo credo almeno passabile, al momento il mio vero problema consiste nel fatto che da sei mesi a questa parte la mia vita è totalmente concentrata sulla piscina che frequento tre volte alla settimana. Dico totalmente concentrata perché anche se ho cominciato il secondo anno della specialistica e i miei studi vanno bene, in pratica, io vivo solo in funzione della piscina. Sono un nuotatore di livello medio, non proprio una schiappa e potrei magari fare anche un po’ di attività agonistica se mi ci applicassi seriamente, ma per me la piscina ha un altro significato. Mi vergogno molto a scrivere queste cose, tra l’altro vedo che i ragazzi scrivono molto liberamente di argomenti sui quali mi sentirei in imbarazzo anche solo a scrivere due righe. Penso qualche volta che potrei anche essere complessato. Comunque proverò a dire quello che mi succede, diciamo che mi sento un po’ guardone. A costruire un rapporto con un ragazzo non mi ci metto nemmeno perché ho troppa paura, però i giorni che devo andare in piscina mi sento molto gasato, non so se hai capito. In pratica lo spogliatoio è un po’ una tortura, ci rimarrei a vita se potessi ma so che non posso eccedere in nessun modo e devo stare anche molto attento alle mie reazioni. Per un verso mi tenta e per l’altro so che mi devo reprimere. Ormai ho i turni fissi da tanto tempo e i ragazzi del mio turno le conosco tutti, ci scommetterei la testa che nessuno sospetta niente, con me sono naturalissimi e proprio spigliati, io sto molto attento a non dare nell’occhio. Ci sono tre ragazzi, un po’ più giovani di me (20/21) che stanno sempre insieme e che non fanno che scherzare tra loro anche a livello sessuale ma non ho alcun dubbio che siano tutti etero, li ho visti con le loro ragazze e poi i loro scherzi nello spogliatoio probabilmente avevano un significato sessuale solo per me. Arrivo a pensare che mi piacerebbe essere etero per stare con qui tre ragazzi e potermi sentire alla pari e invece non è così. Sono diventati un po’ la mia ossessione. Per tanto tempo avevo pensato che potessero essere gay, o almeno che potesse esserlo uno di loro, ma poi piano piano ho perso le speranze. Però restano per me un’immagine bellissima, un po’ l’immagine dei ragazzi per eccellenza, belli, sereni, felici di vivere. Io invece non faccio che guardarli e non solo per l’estetica, in pratica conosco ogni dettaglio anatomico di ognuno dei tre e queste cose mi si sono bene impresse nella mente. Me li sogno spesso, e anche in sogni non proprio ingenui e il resto te lo puoi immaginare e mi sento anche un ladro perché in effetti io a loro sto rubando qualcosa che loro non mi darebbero se sapessero come stanno veramente le cose. Sono fuori di testa Project? Io penso che non starò mai con un ragazzo, diciamo che ne sono quasi certo, per me la sessualità sarà solo questa. È come se io non volessi crescere e cercassi di tenermi aggrappato per forza al mio salvagente che è lo spogliatoio della mia piscina. Ma poi anche lì il senso di frustrazione è totale, ci sono le docce senza separazione ma non ci vado mai, anche questa è un’altra cosa che mi mette enormemente a disagio, perché non ci vado lo puoi capire, eppure ogni volta che esco di casa per andare alla piscina mi dico mille volte che è la volta buona e che quella volta ci devo andare senza scappare via, ma poi l’imbarazzo prende il sopravvento e mi trattengo nello spogliatoio e anche lì ho sempre paura di starci qualche minuto di troppo e di dare a qualcuno argomento per fare le sue deduzioni e arrivare al fatto che sono gay. In pratica per me fantasie e repressione si mescolano insieme. Ho pensato sinceramente di non andare più in piscina proprio per evitare questo tormento, ma dopo che cosa mi resterebbe? Solo la pornografia? Beh, mi sembra squallido e almeno in piscina i ragazzi sono ragazzi veri. Non ho amici gay, penso che non ne avrò mai, non fosse altro perché magari sarebbero gay che si sentono realizzati, cioè che hanno un ragazzo o che almeno provano ad averne uno ma io non ci provo proprio, mi sento senza volontà di reagire, quasi abbandonato alla corrente e penso che col passare del tempo non cambierà nulla. Dovrei andare da uno psicologo? Con i miei in pratica non ho dialogo, a loro non potrei mai dire che sono gay e sono pure figlio unico. Perché ti scrivo, Project? Non lo so nemmeno io, è come se avessi l’impressione di conoscerti, ho letto tanti tuoi post e mi sembrano seri. Insomma, non so nemmeno io che cosa vado cercando, forse solo uno che mi dica quello che pensa di me. Se vuoi pubblica la mail, tanto è generica, chissà che cosa diranno i ragazzi del forum, comunque loro stanno già molto avanti rispetto a me, io sto ancora a zero. Questo è il mio primo tentativo di essere me stesso e mi costa tantissimo.

Ciao Project. Aspetto la tua risposta.

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UN GAY CONTROCORRENTE

Ciao Project,
se dovessi definirmi mi definirei un ragazzo controcorrente e ti spiego perché. Vabbe’, a parte i complimenti per progetto gay, che mi ha spinto a farmi tante domande, vorrei chiederti che cosa ne pensi di un pensiero che mi torna alla mente in modo sempre più insistente. Ci ho ragionato tanto sopra, in parte mi sembra una specie di consolazione a priori per un fallimento quasi certo ma per altri aspetti mi sembra una cosa molto credibile sulla base di quello che leggo spesso (anche nel tuo forum).

Cerco di spiegarmi. Un ragazzo del forum ha detto che il problema n. 1 è la solitudine e il problema n. 2 è la felicità. Vedo tantissimi ragazzi, praticamente tutti, che non fanno che sognarsi il ragazzo, che innamorarsi pure dei ragazzi che non li noteranno nemmeno, tutti, sempre, con la fissa che “la solitudine si deve fuggire” (come dice una canzone per bambini). Mi chiedo se poi le storie che ci si trova a vivere realmente risolvono la solitudine nel senso che costruiscono veramente una vita a due o magari, non mantenendo affatto le promesse, la rendono ancor più insopportabile mentre insopportabile non sarebbe se non ci fossero mille ombre a farcela vedere così nera.

A una domanda fondamentale non si dà in realtà nessuna risposta: perché si desidera stare con un ragazzo? Le risposte come il sesso o l’amore in effetti sono molto parziali, si finisce per stare con persone che non si amano pur di stare con qualcuno e il sesso, alla fine, di veramente bello ha solo l’attesa e magari il fascino delle prime volte e della conquista, poi diventa abitudine e addirittura motivo di dissidio e di separazione. L’unica risposta credibile alla domanda: perché si desidera stare con un ragazzo, sta nella paura della solitudine, paura ampiamente preconcetta, in nome della quale si giustificano tanti comportamenti, ne cito uno fra tutti: i rapporti d’amore, o cosiddetti d’amore, a tempo determinato, le storie nate con la premessa (detta o non detta) del “finché non trovo di meglio”, storie che sono comunque più trasparenti di quelle in cui si finisce per recitare una parte pure con se stessi, spesso in modo non del tutto consapevole.

Non essere soli è fondamentale per i vecchi, per quelli che non sono in grado di avere una totale autonomia, quelli possono trovare nella vita di coppia un modo di stemperare la loro debolezza, ma quello che non capisco è il terrore di essere soli dei giovani che sembra dominare i ragazzi della mia età (23 anni) e anche più giovani. Si tratta di ragazzi che non hanno bisogno di nulla, che magari nella vita potranno anche trovare in ragazzo giusto di cui innamorarsi veramente ma la paura della solitudine è tale che cercano un innamorato, o quasi innamorato, che almeno per un po’ consenta loro di non essere soli. Il sesso, sì certo, può essere una spiegazione ma non mi convince, tanti ragazzi anche quando hanno il fidanzato usano i siti porno esattamente come prima.

Che cosa è il continuo tira e molla tra due fidanzati se non la commedia dei possibili abbandoni? E abbandono significa dolore perché significa ritorno a una solitudine vista solo come dolore.

Ho due amici gay, che stanno insieme, loro non sanno di me e pensano che io li osservi come un etero, magari come un etero tollerante, ma io li osservo come un gay e il sentimento vero che li domina è la paura della solitudine, una solitudine da esorcizzare per forza e comunque. Loro pensano che io sia etero, l’ho detto, e quando parlano con me mi chiedono perché non mi metto con una ragazza e io rispondo applicando a una coppia etero, quella che ipoteticamente mi dovrebbe coinvolgere, le cose che io ho cominciato a pensare proprio guardando loro due, cioè una coppia gay. La mia teoria sulla paura della solitudine li affascina e la giudicano verissima se applicata al mondo etero ma non si accorgono di essere loro stessi l’esempio di una coppia costruita sulla paura del vuoto.

Fino ad ora non ho mai avuto un ragazzo, francamente non mi è mai capitato di innamorarmi veramente di un ragazzo, se accadrà cercherò di capire meglio di che si tratta. Non ho paura di vivere i miei sentimenti e anche la mia sessualità, ma non sarà la paura della solitudine a portarmi a cercare un ragazzo, espressione che non ho mai capito. Se mi capiterà di trovare un ragazzo e di innamorarmene allora certo non mi farò scappare l’occasione, ma cercare un ragazzo per cacciare la solitudine proprio no!

Project, tu hai scritto un post sulla fase frenetica, ma l’hai limitata ai soli ragazzi che si scoprono gay dopo anni di vita etero. Che per questi ragazzi ci sia una fase frenetica non lo metto minimamente in dubbio, ma la differenza tra quei ragazzi e gli altri, in pratica quelli che sono gay da sempre (come me), è solo una differenza di grado. Tutti i ragazzi gay (più degli etero) vivono una continua fase frenetica, magari in parte contenuta. Un etero ha meno paura della solitudine, un gay parte dal presupposto (che a me sembra sbagliato) che per un gay trovarsi un compagno sia difficilissimo e che per questo non bisogna farsi scappare le occasioni. Il che significa, tradotto nel mio linguaggio, che i gay hanno paura della solitudine più degli etero.

Io non mi sono mai innamorato, l’ho detto, ma non mi sento affatto angosciato per questo. In due casi due ragazzi si sono innamorati di me ma non io di loro, mi sorprendeva la loro insistenza nel propormi di provare, la loro fiducia (ci credevano seriamente) che un po’ di sesso potesse essere il collante perfetto per unire anche persone diversissime. Per quei due ragazzi innamorarsi era fondamentale, per me al momento non lo è. Non ho paura di essere solo adesso e nemmeno di rimanere solo. Preferisco rimanere solo che illudermi di essere innamorato, se questo non è vero.

Aspetto una tua risposta privata, Project, perché mi piacerebbe capire perché sto cominciando a ragionare così.

Un abbraccio

Un ragazzo controcorrente.

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GAY E INCERTEZZE DI COPPIA

Ciao Project,

sono Marco, quel ragazzo lombardo che gioca al calcio, ci siamo sentiti domenica notte. Ho pensato di scriverti perché non so più che fare col mio ragazzo, o meglio col mio ex-ragazzo, come stanno le cose lo sai, siamo stati insieme un anno, io 21, lui 28, un ragazzo d’oro, non lo posso negare, gli voglio bene e quando gli sto vicino lo abbraccerei e starei sempre stretto a lui, però non c’è niente a fare, non mi attira sessualmente. Per lui provo tenerezza, anche eccitazione sessuale, quando sta vicino a me, ma per altri ragazzi io provo proprio un interesse sessuale fortissimo che non è paragonabile a quello che provo per lui. Ne abbiamo parlato, lui non è geloso, mi dice che se trovo un ragazzo che mi piace e che mi vuole bene non ci devo pensare due volte, che lui mi vorrà bene comunque. Le prime volte pensavo che lo dicesse così per dire e che poi magari sarebbe stato gelosissimo, ma poi ho provato ad avere un paio di avventure con altri ragazzi e lui con me è stato dolcissimo lo stesso, cioè penso veramente che mi voglia bene anche indipendentemente dal sesso e d’altra parte nel sesso lui partecipava ma non era mai lui per primo a prendere un’iniziativa. Io verso di lui ho mille scrupoli perché anche se non mi attira sessualmente in modo forte, con lui sto bene, quando mi abbraccia lo sento che fa di tutto per trasmettermi qualcosa. Qualche volta ho quasi l’impressione che io magari non me ne andrei affatto e resterei legato definitivamente a lui e che se cerco di trovare altri ragazzi lo faccio solo per dargli retta, perché è lui che mi dice che non devo avere paura di cercarmi un altro ragazzo ma io non so nemmeno se lo voglio veramente e probabilmente non lo vuole nemmeno lui. Il nostro rapporto non è stato sempre idillico, abbiamo avuto anche brutti momenti di incomprensione ma non c’è stata in nessun caso né da parte sua né da parte mia nessuna tendenza a interrompere il rapporto. Certo ci sono dei ragazzi che mi attirano molto di più a livello sessuale, uno in particolare che mi viene dietro e che penso si sia innamorato di me. È un ragazzo che fisicamente mi piace ed è pure un bravo ragazzo ma non mi fa la tenerezza che mi fa lui, che per me continua ad esistere come prima, quando lo chiamo al cellulare si sente che è contento e mi fa sentire amato, allora lo abbraccerei. Non ci siamo mai identificati l’uno nell’altro siamo molto diversi, io sono esplosivo quando mi gira bene e cado in buchi neri di depressione quando mi gira male, lui è tendenzialmente malinconico ma con me fa di tutto per dimostrarmi il contrario, al punto che qualche volta ho pensato che recitasse, ma sicuramente non è così. Ho sempre apprezzato il fatto che con lui non mi sono mai sentito costretto e nemmeno trascurato, solo il sesso è stato soprattutto tenerezza, il che è pure bellissimo anche se penso di avere anche bisogno di altro, con lui l’altro non è mancato ma è come se lo avesse fatto per me più che per sé. Lui ha detto sempre che non era così ma questa idea mi passava qualche volta per la testa. Adesso non stiamo più insieme nel senso che ci si vede poco e ci si sente pure poco, lui è rimasto solo e, onestamente, non credo sia il tipo che andrà a cercarsi un altro ragazzo, io sto cercando di costruire una storia con quel ragazzo che mi fa il filo, ma è come se lo facessi per il ragazzo che mi fa il filo e non per me. Anche dopo che in pratica ci siamo separati io continuo a pensarlo e del ragazzo che mi fa il filo non mi importa poi molto. Mi viene da pensare che non sto cercando l’occasione della mia vita ma la sto buttando via e non so che fare perché se facessimo tutti e due un passo indietro e io rimanessi con lui in via definitiva alla fine mi sentirei comunque scontento lo stesso, alla lunga, è per questo che abbiamo deciso di separarci. Quando ci sentiamo l’imbarazzo è fortissimo, quando ci vediamo lo abbraccerei e penso che lui farebbe lo stesso ma non succede o se succede poi c’è un momento di imbarazzo come se avessimo fatto una cosa proibita. Un sogno d’amore da romanzo dove è tutto perfetto nella vita vera non esiste. Con lui non sarebbe una cosa perfetta ma sarebbe una cosa vera, calda, affettuosa, con il ragazzo che mi fa il filo penso che sotto il profilo sessuale mi sentirei più soddisfatto ma sotto altri aspetti mi sentirei più solo. Project in questi casi capire che cosa si vuole veramente è difficile. Aspetto la tua risposta. Se vuoi pubblica la mail mi piacerebbe sapere che cosa ne pensano i ragazzi.

Un abbraccio.

Marco

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SESSUALITA’ GAY FRENETICA

Questo post è dedicato ad una particolare fase (la cosiddetta fase frenetica) del processo di accettazione della omosessualità da parte di ragazzi che si scoprono gay in età adulta (dopo l’adolescenza) oltre i 18/19 anni. Anche se su Progetto Gay sono stati già pubblicati diversi articoli concernenti questo argomento, può essere utile cercare di capire in modo più preciso di che cosa si tratta.

Come è noto, un 25/30% dei ragazzi che finiscono per riconoscersi definitivamente gay ha vissuto in precedenza, in modo più o meno convinto, una vita etero, il che significa che ha vissuto, almeno in una percentuale significativa dei casi, un’adolescenza tipicamente etero, spesso con un imprinting sessuale etero e con una sessualità masturbatoria esclusivamente etero. Per questi ragazzi la percezione della propria omosessualità arriva quando ormai hanno strutturato una sessualità adulta in chiave etero non solo a livello esterno e sociale ma spesso a livello di consuetudini sessuali consolidate (sessualità di coppia e masturbazione esclusivamente etero). Nella quasi totalità di casi, questi ragazzi provengono da ambienti in cui l’omofobia o almeno una forte spinta sociale alla eterosessualità è stata un elemento caratteristico di una educazione sessuale praticamente senza nessuna possibilità di scelta autonoma. Devo sottolineare che gli atteggiamenti familiari più pericolosi non si manifestano come repressione della omosessualità, che è argomento del tutto rimosso, ma come induzione dolce, cioè subliminale, non percepibile, alla eterosessualità.

Porto un esempio per essere più esplicito. Un ragazzo 23enne mi raccontò che quando aveva 15 anni la sua famiglia era andata in vacanza al mare con la famiglia di uno zio che aveva una figlia anche 15enne. Il ragazzo, che aveva assimilato del tutto passivamente, cioè senza nessuna esperienza concreta, i modelli di comportamento etero, compresa la masturbazione in chiave etero, non era però di fatto interessato alla cugina ma preferiva giocare a pallone con gli altri ragazzi sulla spiaggia con i quali parlava di sessualità etero anche se quei discorsi risultavano interessanti non perché si parlava di ragazze ma perché erano discorsi a sfondo sessuale condotti appunto con altri ragazzi in un clima quasi di complicità. I genitori è lo zio gli regalarono un battello gonfiabile a due posti e lo indussero ad usarlo per portare la cugina in giro sul mare. Il ragazzo, trovatosi solo con la cugina, ebbe con lei i primi contatti sessuali (imprinting sessuale etero), se ne sentì gratificato e la cosa è continuò. L’incoraggiamento delle due famiglie e una sessualità facile indussero questo ragazzo a ritenersi del tutto etero per diversi anni, ad avere tre ragazze e ad avere rapporti sessuali con tutte e tre. Solo all’età di 23 anni cominciò a riflettere sul fatto che aveva un amico importante e che stare col suo amico senza nessun contatto sessuale era per lui più gratificante che stare con la sua ragazza a avere rapporti sessuali con lei. Un giorno si trovò a parlare di sesso col suo amico, interpretò alcune reticenze dell’amico come una indiretta ammissione di omosessualità e si sentì sessualmente eccitato. Il discorso andò avanti, l’equivoco si chiarì, perché l’amico, che era etero, parlò di ragazze in modo tipicamente etero. Quel colloquio fu per il nostro ragazzo 23enne la scoperta della propria omosessualità.

Ma torniamo alla questione generale. A 18/19 anni, un ragazzo che si è sentito sempre gay ha una percezione piuttosto precisa di che cosa significhi essere gay, di quali siano i meccanismi e i rischi tipici dell’innamoramento gay, in buona sostanza è cresciuto con il suo essere gay, che ormai è maturo ed ha una dimensione solidamente affettiva. Un ragazzo 18/19enne, gay fin dall’origine, ha ormai nella grande maggioranza dei casi una maturità affettiva gay che lo mette al riparo da errori grossolani di valutazione. Per un gay che si scopre gay a 22/23 anni, dopo aver vissuto una vita etero le cose sono piuttosto diverse: manca del tutto la conoscenza e l’esperienza della vita gay, che non ha nulla a che vedere con i modelli mediatici ma ha molto a che vedere con la tutela assoluta della propria riservatezza, con la prudenza sia a livello sociale sia verso i ragazzi dei quali ci si può innamorare, ma, cosa ancora più significativa, quel ragazzo 22/23enne è portato a sopravvalutare la sessualità rispetto alla dimensione affettiva: avere esperienze è di fatto una esigenza molto più urgente che costruire una storia. Le pulsioni gay più direttamente sessuali che un ragazzo che si sente gay fin dall’inizio prova nella prima adolescenza, un ragazzo che si scopre gay a 22/23 anni le prova nettamente più tardi. Nella prima adolescenza c’è il timore del mondo circostante e c’è di solito una dose non piccola di prudenza, a 22/23 anni si ha l’impressione che le pulsioni che si provano e che finalmente non provocano più sensi di colpa possano essere realizzate facilmente. È la fase dell’ “adesso mi sono accettato” come se l’accettazione a livello personale della omosessualità preludesse in modo automatico alla realizzazione di una vita di coppia pienamente soddisfacente. È qui che comincia la fase frenetica. La totale assenza di conoscenza della realtà gay porta un ragazzo in fase frenetica a considerare automaticamente gay tutte le cose che gli appaiono con quell’etichetta. Essere gay viene identificato non con il costruire una storia di affetto vero con un ragazzo ma col realizzare un contatto sessuale in tempi rapidi e attraverso i canali che si considerano tipicamente gay come le chat erotiche e i siti di incontri. E qui cominciano i rischi della fase frenetica, il primo è quello dell’aids che non deve mai essere sottovalutato e che spesso lo è in modo del tutto irresponsabile. Le chat erotiche e i siti di incontri sono luoghi in cui la quasi totalità dei frequentatori entra per cercare sesso facile, si tratta di persone che hanno molti partner e quindi ad alto rischio. Ma al di là del rischio aids se ne deve registrare un altro di tipo psicologico, legato al fatto che si finisce di fatto per identificare la realtà gay con quello che si trova nei siti di incontri e nelle chat erotiche, cosa del tutto lontana dalla realtà. Un ragazzo in fase frenetica non cerca un amore ma un’esperienza, non ha pazienza, non è prudente come i gay che sono stati sempre gay, tende invece a buttarsi facilmente nella mischia, a parlare d’amore anche di fonte a cose che con l’amore non hanno nulla a che vedere, tende a cercare il ragazzo ideale dove è assolutamente improbabile che possa trovarlo. Sottolineo che la volontà di fare esperienze appare nella grande maggioranza dei casi coperta da dichiarazioni di principio in termini di prudenza e di buoni sentimenti. La pulsione a provare è talmente forte che il ragazzo si autoinganna, non ammetterà mai di cercare sesso perché si sentirebbe squalificato, ma dirà “io ci voglio solo parlare”, “non è il sesso che mi interessa” ecc. ecc.. Un ulteriore rischio della fase frenetica è che si entri nei giri di frequentatori di locali di chat e di siti di incontri e che di fatto non se ne esca più. Quando è nella fase frenetica un ragazzo è particolarmente disponibile alla seduzione, si fa portare facilmente dalle belle parole dell’altro e finisce per seguirlo e quasi per diventarne dipendente, tipica è l’espressione: “non posso dirgli di no”. Dopo la prima delusione non segue un risveglio dalla primitiva illusione ma si passa ad una nuova illusione rimanendo sempre nello stesso ambiente. Perché si arrivi ad una presa di coscienza ci vogliono 6/12 mesi in cui si collezionano delusioni o piccole soddisfazioni che aiutano a ridimensionare e a ridisegnare del tutto il proprio essere gay.  Un’altra caratteristica spesso presente tra i ragazzi in fase frenetica è la frenesia del coming out, considerato un dovere quasi sacro che porterà un gay a vedersi accettato in famiglia, dagli amici e sul porto di lavoro. Non è un caso che i sostenitori del coming out come elemento essenziale dell’essere gay siano più numerosi tra i ragazzi che hanno avuto in precedenza una vita etero. La sottovalutazione del rischio del coming out porta parecchi ragazzi in situazioni difficili che essi poi attribuiscono genericamente all’essere gay mentre dipendono dall’esserlo in modo imprudente e sostanzialmente poco attento alla realtà circostante. Siccome tutti i modelli mediatici, a partire dalla pornografia, puntano sulla sessualità e non sull’affettività, per un ragazzo che arriva alla coscienza della propria omosessualità a 22/23 anni è molto difficile rendersi conto che l’omosessualità non è una questione di pratiche sessuali ma di sentimenti e che la soddisfazione più profonda di una ragazzo gay sta nell’amare un altro ragazzo e nel sentirsene riamato. Il superamento della fase frenetica, che è di fatto un’adolescenza gay ritardata, consiste proprio nel passaggio da una concezione tipicamente sessuale dell’essere gay ad una dimensione realmente affettiva.

Che cosa può aiutare un ragazzo ad uscire dalla fase frenetica più in fretta e senza danni? La risposta almeno in linea di principio è semplice: sono da considerare positive e utili tutte le circostanze che aiutano il ragazzo capire che cosa significa veramente essere gay. In questo senso, un forum come Progetto Gay può avere certamente una funzione come sono importantissimi i contatti, non con finalità sessuali, con altri ragazzi gay, che aiutino a capre ciò che la vita di un ragazzo gay è veramente e allontanino da modelli del tutto irrealistici. Socializzare, interagire con altri ragazzi, discutere con loro seriemente aiuta a superare le visioni mitiche, in positivo o in negativo, della realtà gay e a farsi un’idea più matura dell’essere gay. La fase frenetica, all’inizio è dominata da pulsioni molto forti ma con l’andare dei mesi la fase di passaggio al omosessualità si supera e si recupera una serenità di fondo caratteristica della vita gay adulta.

Va sottolineato che la fase frenetica in diversi casi è accompagnata anche da una permanente sessualità etero che potrebbe essere recessiva (bisessualità di passaggio) ma potrebbe anche preludere a una qualche forma di bisessualità stabile. La sessualità etero, in questi casi, è vissuta in modo limitato e con molti sensi di colpa mentre quella gay segue il tipico sviluppo frenetico.

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ESSERE GAY E RICOMINCIARE

Ciao Project,
ti ricordi di me? Penso di sì, sono Mat, abbiamo parlato a lungo giovedì notte, non l’ultimo giovedì, era il 16 settembre. Avrai pensato che ero fuori di testa perché non c’era nessun motivo perché me la prendesi con te in quel modo. Hai decisamente una calma unica, penso di avere passato di parecchio i confini dell’educazione ma non ti sei arrabbiato. In genere mi mandano a quel paese per molto meno ma tu non lo hai fatto. Ho reagito male perché mi sono sentito punto nel vivo, mi hai detto in pratica che sono un immaturo ed è vero, ma sentirmelo dire mi ha dato immensamente fastidio. Project, io ho fatto una marea di stupidaggini e lo riconosco ma io non ho mai avuto nessuno con cui confrontarmi. Con te sono stato maleducato e pure peggio ma adesso ho capito e ti chiedo scusa ed è una cosa che non faccio mai con nessuno. Mi sono messo in situazioni incredibili come un deficiente e me le sono andate a cercare, ma un ragazzo di 22 anni che può fare? Non si può mica fermare, il sesso è una cosa fondamentale, questo lo sai benissimo anche tu e allora me lo sono andato a cercare, da stupido, va bene, però la colpa non la dare tutta a me. Non è nemmeno giusto che un ragazzo come me ci debba rinunciare, va bene, avrei potuto evitare di andare a cercare nei posti sbagliati ma a me chi me lo ha mai detto che il sesso può anche essere una cosa legata all’amore? Io ancora adesso stento a crederci e non so se ci riuscirò mai. Per me il sesso è sempre stata una cosa diversa da quella che dici tu, una cosa da rubare o da prendersi con la forza o quasi, lo sai, te l’ho raccontato, quello che ho passato quando avevo 14 anni e non me lo scordo più, non voglio cercare giustificazioni, vorrei pure imparare a vedere le cose in un altro modo ma non è per niente facile e poi dove lo trovo io un ragazzo che mi possa volere bene? Gli altri dicono che è difficile per un motivo o per l’altro ma uno come me in un posto come quello dove vivo io non lo vuole nessuno. Io vivo in un posto piccolo dove tutti sanno gli affari tuoi e quello che è successo a me lo sanno tutti. Ti riporto qui un pezzo della conversazione del 16 settembre: “Fai presto tu a dire che devo allontanarmi da qui e andare a vivere in una grande città del nord, ma io dove posso andare? Come mi posso staccare da casa mia? Io non studio, io lavoro e non ho scelta e non solo, io lavoro qui al mio paese e lavoro nel negozio dei miei, io la possibilità di andare via di qua non ce l’ho e non ce l’avrò mai, me la poso sognare, ma per realizzarla ci vogliono possibilità concrete”. Project, nonostante tutto, anche se ero incavolato nero, parlare con te mi ha messo in moto il cervello e due cose te le devo dire (la più importante te la dico per ultima), sono andato a (omissis) e mi sono iscritto a scuola per finire gli studi, l’ho detto ai miei e l’hanno presa bene, però devo pure lavorare il pomeriggio perché serve proprio per casa. Sono andato a scuola dal 5 ottobre. Mi hanno trattato bene. La preside mi ha cercato una classe come si deve e ho ricominciato. Mi sento un po’ vecchio rispetto agli altri ma stringerò i denti. Non so dove andrò a finire e ho una paura matta del futuro. Seconda cosa, la più importante, ho fatto il test ed è negativo, il dottore del centro ha detto che, dati i tempi passati dall’ultimo rapporto, posso stare tranquillo ed è stato anche questo a farmi tornare a scuola. Project, ho pure capito che il 16 settembre ti ho proprio fatto venire l’angoscia, sul momento non lo avevo capito ma dopo ci ho ripensato. Se ti ho fatto stare malissimo allora queste due notizie te le devo dare almeno adesso. Sono stato un animale a non farti sapere subito del test e ti chiedo scusa vergognandomi di me stesso, però adesso ho cercato di rimediare all’errore. Project a cambiare proprio vita ci voglio provare con tutte le mie forze, ma tu che dici, ce la farò? Quando ti avevo mandato la prima mail, dopo avere inviato mi sentivo stupido a credere che una cosa del genere potesse avere un senso ma ho l’impressione che sia stata una delle poche cose intelligenti che ho fatto in vita mia. Quando ho cominciato a scrivere avrei voluto che questa mail rimanesse solo tra noi ma adesso penso esattamente il contrario. Pubblicala senz’altro (magari dopo avere rimesso un po’ a posto i verbi e i congiuntivi). Non ho proprio tempo per chiamarti in chat ma mi farò vivo per email appena posso.
Un abbraccio, Project, t.v.b.
Mat
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Che cosa bella Mat!!! Mi sento profondamente felice! Avevo passato effettivamente un pomeriggio di angoscia e poi non ti ho sentito per parecchi giorni e la sensazione di disagio aumentava perché pensavo che avresti fatto il test. Matt!!! Grazie!! Un abbraccio fortissimo!! T.v.b.
Project

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GAY E DESIDERIO SESSUALE

Caro Project,

sono un ragazzo di 26 anni, vivo una città del nord, non ho mai avuto dubbi sul mio essere  gay. Non sono certo uno fissato col sesso, adesso sono single ma per tre anni ho avuto un ragazzo e non ti posso negare che con lui stavo veramente bene, poi ho cominciato ad avvertire che, anche se pure lui mi voleva bene, non sarei mai stato veramente la metà della sua vita. Lui non mi ha tradito, di questo ne sono certo, quando stavamo insieme stavamo benissimo, c’era proprio una bella complicità ma quando non stavamo insieme mi diceva che pensava ad altri ragazzi, che mi voleva bene e che era attratto da me ma che fisicamente non rappresentavo il suo tipo ideale. Di tutto questo abbiamo parlato molto, lui è un ragazzo onesto che ha sempre detto le cose come stanno, all’inizio ci sono rimasto molto male, pensavo che lo avrei perduto del tutto, poi mi sono convinto che fosse bene per lui e forse anche per me che lui potesse guardare anche in altre direzioni e gli ho detto che comunque avrei continuato a volergli bene ma che doveva fare ciò che riteneva giusto per sé. Sono passati quasi due anni, ci sentiamo meno ma ci sentiamo lo stesso. Lui per me resta una persona importante ma non ne sono innamorato, non dico che non ne sono più innamorato ma che forse non ne ero innamorato fin dall’inizio anche se i tre anni passati con lui sono stati bellissimi. Non sento adesso l’angoscia del distacco e d’altra parte non sentivo nemmeno prima un desiderio sconvolgente di stare con lui. Probabilmente nemmeno lui è mai stato innamorato di me, se questo significa essere tutto l’uno per l’altro. Pensa che lo avevo conosciuto negli ambienti della parrocchia che all’epoca frequentavo e per arrivare a dirci che eravamo gay ci abbiamo messo due anni. Perché ti scrivo questa mail? In sostanza mi sento sereno, gli voglio bene e penso che per me resterà sempre una persona importante, il punto non è lui, il punto sono io. Non so se ho veramente una sessualità gay, non voglio dire che ho pulsioni etero, che non ho mai avuto, ma forse anche il mio essere gay è più una questione mentale che altro. Con lui dal punto di vista sessuale non ci sono mai stati problemi ma era come se, diciamo così, la partecipazione fosse meno coinvolgente di quanto mi sarei aspettato. Avevo sempre sognato di fare l’amore con un ragazzo, la sognavo come una cosa travolgente, ma quando è successo è stato bello, ma nello stesso tempo semplice, diciamo così, quasi una cosa normale, una forma di intimità bella, calda, che ti fa stare bene ma tutte quelle fantasie che avevo prima, sul momento, non ci sono state affatto. Il mio compagno invece lo vedevo coinvolto proprio sessualmente e moltissimo, era evidente che per lui fare sesso con me aveva una valenza molto più forte. Certe volte era lui che mi portava al sesso, io francamente ne avrei anche fatto a meno, cioè non lo ritenevo essenziale, per me non era quella la finalità dello stare insieme, non lo era nemmeno per lui probabilmente e io mi stupivo di come io potessi rappresentare per lui un interesse sessuale così forte, tra l’altro non sono male ma non sono certo un bel ragazzo da copertina. Ho sempre pensato che per me trovare un ragazzo come il mio compagno fosse stata una fortuna grandissima proprio perché il suo modo molto forte di vivere la sessualità mi trascinava anche se qualche volta lo ritenevo eccessivo. Con lui, cioè con l’aiuto del suo entusiasmo sessuale, io ho finalmente vissuto la sessualità in coppia e sono stato bene, non posso negarlo. Adesso lui non c’è più, o almeno non c’è più da quel punto di vista e io ho l’impressione di avere perso praticamente del tutto l’interesse per la sessualità. Non sento affatto l’impulso di andarmi a cercare un altro ragazzo, sto bene con me stesso, non cerco sesso nemmeno a livello di masturbazione con qualche rara eccezione. Ma la masturbazione l’avevo quasi del tutto messa da parte da quando ci eravamo messi insieme, mi bastava lui, quando non c’era ci pensavo sì ma non avevo bisogno di uno sfogo sessuale. Mi sono chiesto parecchie volte, specialmente adesso, se queste cose alla mia età sono normali ma mi manca il metro di paragone, quando leggo di come i ragazzi gay vivono il sesso mi sento un alieno e mi chiedo se sono veramente sessualmente gay o se magari è una cosa tutta intellettuale. Ultimamente ho frequentato per un po’ due ragazzi, uno dei dure è anche un bel ragazzo e si vede che a me ci tiene però verso di lui pulsioni sessuali non ne provo proprio. Lo abbraccerei questo sì ma poi finirebbe tutto lì. Forse mi manca il mio ex, quando ci capita di incontrarci ci raccontiamo delle nostre storie come se fossimo due fratelli, ma penso di essere ancora per lui un centro di interesse sessuale, probabilmente molto di più adesso che non al tempo in cui ci siamo lasciati. Sembra assurdo, ci siamo lasciati perché piano piano non si era più sentito coinvolto da me a livello forte, poi abbiamo fatto ciascuno la propria vita, o la propria non vita, e alla fine probabilmente sente un’attrazione nei mie confronti che ritorna. E ora non so che fare, io vorrei stare con lui, vorrei l’esclusività in un rapporto con lui ma mi rendo conto che questo per lui sarebbe un sacrificio e magari se ci rimettessimo insieme alla fine l’interesse sessuale nei miei confronti lo perderebbe di nuovo. Project ti mando il mio contatto [omissis] mi piacerebbe parlare un po’. P.s. se pensi che abbia un senso, pubblica pure questa mail.

A.

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