RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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GAY TRA APP E CAM

Ciao Project,
ho letto molto sul forum e anche il manuale Essere Gay e ho tirato un respiro di sollievo perché ne viene fuori un’immagine della vita gay che è molto vicina a quella che vivo io. Avevo girato molto su Internet in cerca di qualcosa di realistico, ma francamente ero sempre rimasto deluso. Ho passato anche un periodo di approccio alle chat e alle app dedicate ai gay e lì, per me, era proprio come andare a esplorare la luna. Mi chiedevo: ma come è possibile che non esistano ragazzi gay “normali”, cioè non fissati col sesso e non movimentisti che devono per forza avere una bandiera. Io, con una unica eccezione che tra poco capirai, non ho mai visto il classico ragazzo gay della porta accanto. Ok, siamo pochi, anche se non pochissimi, ma io non ne vedevo nemmeno uno e non ne sentivo nemmeno una traccia vaga, proprio zero! Io ho 26 anni, per tutto il periodo dell’università sono stato attentissimo a spiare possibili segnali gay ma non ne ho trovati, o al massimo qualche indizio così labile che scoraggiava dall’andare avanti a qualsiasi livello. Poi ho trovato Progetto Gay, tante belle testimonianze, però Project, sono tutte vecchie, anche di diversi anni fa, di quest’anno c’è pochissimo, quasi niente, insomma, Project, i ragazzi gay sono scappati pure da Progetto Gay! Dove saranno finiti? Io penso tutti nelle app che esplodono per quanta gente c’è, però è un peccato, perché il forum serviva a riflettere e a capire qualcosa della vita degli altri e della propria. Comunque, chiudo questa parentesi e arrivo al motivo della mia mail. Il pratica la storia riguarda il mio rapporto con le chat e con alcune persone conosciute in chat, in particolare con una.
Un paio d’anni fa, dopo mille esitazioni, dopo dubbi, scrupoli e tutto quello che vuoi tu, mi registro su un’app famosa per incontri gay, non ne faccio il nome, ma penso si capisca a che cosa mi riferisco. Quando entro per la prima volta mi sento come Pinocchio nel paese ei balocchi. Mi dicevo: “Ma è tutto così facile! Ma come ho fatto a non capirlo prima? Sono stato del tutto cretino!” Mi arriva il primo contatto. Io mi aspetto una cosa molto rozza: quattro domande e poi al sodo! E invece no, trovo un ragazzo molto gentile che mi chiede da quanto tempo frequento l’app, come mi chiamo, in che regione d’Italia mi trovo, ecc. ecc., in pratica una chiacchierata normale, poi mi chiede se possiamo vederci in cam, qui resto molto interdetto, un po’ dovevo immaginarmelo, ma lì per lì mi sono sentito preso in contropiede, alla fine gli ho detto che non me la sentivo, lui ha provato a insistere, ma non ho cambiato parere e allora mi ha salutato con una frase molto caratteristica: “Ma allora che ci vieni a fare qui?”
Comunque, quell’esperienza mi metteva di fronte a un dubbio shakespeariano che dovevo risolvere: “Cam o non cam?” Alla fine mi sono detto che app senza cam non ha senso e ho deciso che mi sarei fatto vedere in cam (vestito, ovviamente!). Al contatto successivo, più o meno stesso rituale, un po’ di chiacchiere e poi la richiesta di andare in cam. Apro la cam, ma mi trovo di fronte uno che non mi ispira proprio: unghie lunghe e sporche, capelli unti, no! Proprio repellente e poi, probabilmente over 40! Prima di farlo parlare gli ho detto brutalmente: “Non sei il mio tipo, non sono interessato, ciao!” Lui ha risposto con insulti indicibili: “Pezzo di m…a sei bello tu! A stro..o!” poi io ho chiuso ed è finita lì.
Dopo un’astinenza da app durata pochi giorni ci riprovo, all’inizio il copione è più o meno il solito, apriamo la cam, beh, questa volta devo dire che mi fa una discreta impressione, non è il ragazzo dei miei sogni, ma penso che valga la pena provare, ma mi gela subito: “No, lasciamo perdere! Non sei il mio tipo, a me piacciono più in carne, scusami, Ciao!” Dopo essere stato scaricato anche io in questo modo spiccio, ho eliminato l’app, ma poi un paio di mesi dopo l’ho scaricata di nuovo e stavolta al primo colpo faccio bingo, il ragazzo mi piace, è giovane, dice di avere 23 anni, è pure carino e non mi chiude la cam in faccia. Parliamo, in pratica mai di sesso, ma non parla nemmeno di donne come mi era capitato con uno in una chat. Diciamo che questo non è male, passa una settimana e non parla mai di sesso, ok, mi dico che forse è un po’ inibito, d’altra parte è giovane, passa un’altra settimana e parliamo di tutto, dai frattali ai quark, dai mandala al celacanto ma di sesso non parliamo mai. Io non ho mai sopportato quelli che parlano subito di sesso, però a un certo punto ci devi pure arrivare.
Non so se avviare il discorso, ma non so proprio da dove cominciare, lo lascio parlare, ma attacca a parlare della cinematografia cinese e di cose del genere, allora non ci ho visto più e gli ho detto: “Ma tu perché mi hai cercato sull’app? E lui mi ha detto, ti ho cercato perché io ti conosco bene… “ Gli ho detto che non lo avevo mai visto e mi ha risposto in un modo del tutto inatteso: “Se ti riferisci a quello che hai visto in cam, quello non sono io, è un amico che si è prestato…” Ho cominciato ad avere paura perché non sapevo con chi stavo parlando e temevo qualcosa di brutto, tipo un ricatto o che magari si potesse trattare di uno psicopatico. Mi ha detto: “Io so molte cose di te! So che stamattina sei andato al lavoro in ritardo…”
Qui ho cominciato a preoccuparmi davvero, poteva essere qualcuno dei miei colleghi di lavoro, mi sembrava strano che qualcuno seguisse i miei movimenti e mi spiasse, non capivo che motivo ci potesse essere per fare una cosa simile. Poi prima che io scrivessi la mia risposta ha chiuso. Mi sentivo agitato, non ci ho dormito la notte. Chi poteva avere interesse a spiarmi e se il tipo sapeva che ero arrivato tardi al lavoro poteva essere solo uno dei miei colleghi. La mattina mi presento al lavoro, ma ho l’impressione che non sia cambiato nulla, i tre colleghi coi quali lavoro e anche chiacchiero un po’ ogni giorno non danno segni di nessun genere. I conti non mi tornano.
Chi poteva sapere che ero arrivato tardi al lavoro? Il tipo non si fa vivo per due giorni, non so se sentirmi più tranquillo o più agitato, poi mi arriva un suo messaggio: “Sei perplesso eh … ti posso capire!” Io ho cercato di farmi vedere tranquillo e di allargare il discorso per avere qualche elemento in più per capire quello che stava succedendo. Mi ha risposto: “Si sente che sei preoccupato e che fingi di non esserlo, devi imparare e recitare meglio.” Al che gli ho chiesto: “Ma chi sei? Che vuoi da me?” Mi ha risposto: “Io sono la tua coscienza! E ti voglio portare a ragionare un po’. Io ti conosco, so che oggi al bar non hai fatto la solita colazione, hai cambiato, ma perché? Sei agitato, forse?” “Ma io ti banno del tutto e chiudo questa mer.a di app!” “Certo puoi farlo, ma l’idea di essere controllato ti resterà, ci sono tante strade …” E ha chiuso.
Ho cercato di ricordare chi ci fosse vicino a me al bar ma non avevo notato nessuno di strano, almeno avevo escluso che si trattasse di un collega di lavoro, perché la mattina al bar non c’era nessuno che conoscessi, ma qualcuno evidentemente conosceva me. Comunque nei giorni successivi il tipo non sarebbe più tornato al mio bar, di questo potevo stare certo. Diceva di essere la mia coscienza e di volermi fare ragionare. Poteva essere una persona che non conosco? Ma che interesse avrebbe un estraneo a fare tutta questa commedia? Comunque, ad ogni buon fine l’ho bannato e ho eliminato di nuovo l’app.
Qualche giorno dopo sono entrato in una chat dove andavo qualche volta anche prima e ho avuto una chiamata da uno sconosciuto con nick “Mattew92-bis” e la cosa mi ha messo in allarme perché Mattew92 era il mio nick. Mi chiede: “Come stai?” Gli chiedo subito se ci conosciamo e mi dice “Certo!”, poi aggiunge: “Hai fatto bene a eliminare l’app, ma qui che stai cercando?” Gli ho detto: “Ma tu chi sei? Perché stai diventando un’ossessione per me!” Ha risposto: “No! Basta che chiudi la chat e io sparisco!” E gli ho detto: “Ma poi ti ritrovo da un’altra parte?” Ha detto solo: “Vedremo” e ha staccato.
Ho chiuso definitivamente il mio account sulla chat e poi sono rientrato con un nick diverso, ma lui era ancora lì e mi ha detto: “Ma perché stai giocando con me? Che fai ti cancelli e poi rientri?” Insisto: “Ma chi sei? Se non me lo dici mi rivolgo alla polizia.” Mi ha detto: “E se fossi proprio della polizia?” ho insistito a chiedere: “Ma sei un poliziotto?” e ha chiuso. Ero proprio spaventato e non sapevo che cosa aspettarmi, poi mi è arrivata una mail da “Mattew92-bis”, te la riporto qui di seguito.

“Ciao Matteo, da adesso non mi sentirai più, mi dispiace se ti ho fatto preoccupare, mi chiamo Matteo anche io e sono nato lo stesso anno e lo stesso mese in cui sei nato tu, ma pochi giorni dopo. Abito di fronte a casa tua, tu non ti sei mai accorto di me ma io ti ho osservato a lungo, lasci la finestra aperta e hai uno specchio dietro le spalle che mi consente di vedere quello che fai al PC anche se tu non te ne rendi conto, so che sei gay, non ti preoccupare, perché lo sono gay anche io e non ti sputtanerò, il giorno che hai fatto tardi al lavoro io ti ho seguito da casa fino a dove lavori, quando hai fatto colazione in modo diverso io ero nel bar, ma non te se nei nemmeno accorto, quando entri sulla chat lo vedo subito e so anche il tuo nick, per quanto riguarda l’applicazione io ho una versione un po’ modificata da me nel senso che io posso localizzare i gay che ho intorno ma loro non possono localizzare me perché la mia localizzazione risulta fissa e sempre nello stesso posto. Se ti affacci alla finestra potrai vedere da dove ti osservo: c’è una tenda verde con dei cerchi disegnati, uno di quei cerchi è un buco e da lì ti osservo con un potente telescopio. Adesso so che metterai anche tu una tenda e che non avrò più il mio spettacolo, però, invece di andare a caccia di ragazzi sulle app e sulle chat perché non mi vieni a trovare? Tu sei veramente un bel ragazzo, io … beh … non sono io che devo giudicare, ma ti allego una mia foto, così capisci chi sono! Ti aspetto, ormai sai dove trovarmi! Nota bene che non cerco sesso, se poi viene da sé, ok, ma io cerco un amico gay serio e mi sa che potresti essere tu, se mai riuscirai a perdonarmi.”

Ho aperto la foto e mi è venuto in mente che quel ragazzo lo avevo visto un paio di volte di sfuggita ed era pure un bel ragazzo. Mi sono fatto coraggio e sono andato a casa sua. Gli ho detto che mi aveva fatto preoccupare molto, e che alla fine ha fatto il guardone. Mi ha risposto: “Sì, è vero, è cominciata così, ma poi mi hai intrigato veramente.” Effettivamente non cercava sesso, non so se prima o poi tra noi ci sarà anche sesso, io mi auguro di sì, però mi sta bene anche così, ho trovato un amico del tutto inaspettato. Non voleva che frequentassi le chat perché mi voleva per sé, adesso ci vediamo tutti i giorni, perché abita proprio nel palazzo di fronte, è un ragazzo di una intelligenza mostruosa e a me ci tiene proprio tanto. Come finirà la storia non lo so proprio ma mi sembra un bella storia e poi, visto da vicino è proprio bello, dolce ma sicuro di sé, rassicurante.
Beh, io un coming out del genere proprio non me lo aspettavo. Non ho messo nessuna tenda alla finestra, a casa sua ho visto il suo il telescopio col quale mi spiava, era un accrocco enorme mi ha detto con uno specchio di 35 cm, e si vedeva proprio tutto nei minimi dettagli. Mi ha detto che la prima cosa che lo aveva colpito era che a casa mia non c’erano mai ragazze e che tutto e partito di lì, un bel ragazzo (lui dice che sono bello), niente ragazze … la cosa va approfondita! E ha fatto bingo! Mi ha fatto cacare sotto dalla paura ma adesso siamo in due!
Ti abbraccio forte, Project, e grazie del tuo contatto skype, ci sentiremo presto.
Matteo92

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UN RAGAZZO GAY VA DALL’ANDROLOGO

Ciao Project,

sono un trentenne non dichiarato che vive in una cittadina molto omofoba dell’Italia del ricco nord-est. Vorrei raccontarti la mia storia e chiederti che cosa ne pensi.

Solo un cenno sulla mia vita fino ad un paio di anni fa, all’inizio ho cercato l’amore vero e non l’ho mai trovato, forse perché l’ho cercato nei posti sbagliati e coi metodi sbagliati, poi ho cominciato a non andare tanto per il sottile (Tranquillo! Ho sempre usato tutti i metodi di prevenzione.)

A 27 anni, lo devo dire, ero uno sbandato del sesso, in un anno avevo collezionato quasi una decina di storie, che non fossero cose serie è ovvio, ma alla fine erano proprio frustranti. Io avrei voluto un ragazzo normale che mi volesse bene e avrei messo molto volentieri il punto finale a tutto il turbinio delle mie ricerche sulle app.

Un giorno proprio tramite un’app mi contatta un ragazzo, dice di avere 26 anni, parliamo un po’, è educato, sembra uno non fissato col sesso, mi propone di vederci, io penso che sia troppo presto e tendo a prendere tempo, mi aspetto che sparisca e invece non succede. Mi chiede delle foto ma io non gliele do, però continuiamo a parlare anche nei giorni successivi, parliamo di tutto, anche di sesso ma senza eccedere e sempre in modo molto educato.

Dopo tre settimane di contatti online mi chiede di nuovo di incontrarlo, questa volta gli dico di sì ma siccome non voglio problemi di nessun genere, concordiamo di vederci in un’altra città e di passare insieme sabato e domenica (io il sabato non lavoro). Decido di andare in treno in modo da non essere identificabile nemmeno dalla targa dell’auto. Nota, Project, che io non avevo mai visto nemmeno una sua foto e lui non ne aveva mai vista una mia. Ci diamo l’appuntamento in stazione alle 9.00 del mattino. Io dico ai miei genitori che devo andare in missione per due giorni (cose del genere sono successe altre volte).

Non so chi mi troverò davanti, ma mi sento molto eccitato, c’è qualcosa che mi dice che non sarà il solito incontro scappa e fuggi. Quando salgo sul treno mi accorgo di non avere con me i preservativi, ma penso che li posso comprare anche lì e che potrebbero pure non servire a nulla. Al posto dell’appuntamento lui è già lì che mi aspetta, il segnale di riconoscimento funziona (un certo giornale sotto il braccio destro). Mi sembra un bel ragazzo, anzi molto bello. Lasciamo i bagagli al deposito della stazione e ce ne andiamo in giro, è una splendida mattinata di sole.

È tutto radicalmente diverso dai miei precedenti incontri, non parliamo di sesso, anzi si avverte un certo imbarazzo, facciamo insieme colazione, ci scambiamo spesso sorrisi, è un ragazzo dolcissimo, vorrei sapere qualcosa di più su di lui ma fare domande mi sembra inopportuno. Lui conosce la città, anche se non è la sua città e ha già preparato tutto un progetto di cose da fare e di posti dove andare.

Io percepivo la sua presenza, c’erano molti silenzi, poi gli ho chiesto se si sentiva in imbarazzo e mi ha risposto: “Prima di vederti, mentre ti aspettavo sì! ma adesso no! Proprio per niente! E tu?” “Io … beh sto proprio bene, nessun problema.” Poi abbiamo cominciato a scherzare a raccontarci barzellette. Noto che non racconta barzellette a sfondo sessuale e che usa un linguaggio molto pulito. Andiamo a pranzo insieme in una trattoria, il clima è molto disteso, sereno, gradevole.

Passeggiamo fino a sera, ceniamo insieme, poi è il momento di andare in albergo, mi dice: “Ti dispiace se prendiamo due singole?” Gli dico di no, ma quella richiesta raffredda molto i miei entusiasmi. Lui è contento che io non abbia insistito per prendere una doppia. Andiamo in albergo ma non ci sono camere singole, lui mi guarda e mi dice: “Che facciamo? Va bene anche una doppia?” Io allargo le braccia e faccio cenno che va bene anche così, dato che non c’è altra possibilità.

Andiamo in camera, lui è imbarazzatissimo e mi dice: “Adesso che si fa?” Gli rispondo che mi piacerebbe fare un po’ di sesso anzi mi piacerebbe molto ma non ho preservativi con me e gli chiedo se ne ha lui, mi dice di no, ma aggiunge che ci sono anche i modi non pericolosi di fare sesso e che a lui piacciono soprattutto quelli. La stanza è molto ben riscaldata. Project, ti risparmio i particolari e ti dico solo che non avevo mai fatto sesso così con un ragazzo, solo masturbazione reciproca e tanta intimità fisica, ma è stata una cosa assolutamente unica perché lo vedevo proprio coinvolto in un modo così totale che non avrei immaginato neppure che potesse esistere. Era proprio una cosa esaltante a livelli che non avevo mai provato. Alla fine ci siamo addormentati uno nella braccia dell’altro.

Al mattino non avevamo tempo per ripetere l’esperienza perché dovevamo lasciare la stanza entro le 10.00. Abbiamo passato la mattina della domenica scherzando e giocando tra noi, poi siamo andati insieme a pranzo e ho cominciato a chiedergli quando avremmo potuto incontrarci di nuovo. Lui mi ha guardato un po’ in imbarazzo e poi mi ha detto: “C’e una cosa che non ti ho detto, io sono fidanzato!” Ci sono rimasto malissimo e gli ho detto: “Ma come, tu hai un ragazzo e non me lo dici?” E mi ha risposto: “Non hai capito, io ho una ragazza … “

Gli ho detto che i conti non mi tornavano perché non mi sembrava affatto un ragazzo etero in cerca di distrazione, lui mi ha detto: “Io lo so che sono gay, con te sono stato benissimo e ci starei sempre ma proprio non posso, perché ho una ragazza da anni e ormai lei fa parte della mia famiglia e penso che tra un anno al massimo ci sposeremo” L’ho guardato con un’aria perplessa e gli ho chiesto come andava il sesso con la ragazza e mi ha risposto: “Beh, in qualche modo va, lei non si è mai accorta di nulla ma quando lo facciamo io penso proprio ad altro, io non sono etero, c’è poco da fare, se fosse per me non farei mai sesso con una donna, quando mi ci trovo, alla fine funziona lo stesso ma è una cosa che si fa perché si deve fare anche quello, e poi con lei non potrei mai parlare chiaro perché si sentirebbe tradita, ormai siamo davanti a tutti una coppia solidissima e lo crede pure lei, non credo proprio che potrei evitare di sposarla ormai sono troppo avanti con quella storia, è una brava ragazza ma a me non interessa.”

Il resto del pomeriggio l’ho passato a cercare di farlo ragionare, ma si sentiva ormai in trappola e aveva gettato le armi, si sentiva rassegnato a fare il bravo maritino a casa e il bravo gay, magari con me, qualche sabato sera in albergo. Mi ha detto che doveva staccarsi da me, che io lo mettevo in crisi, lo mettevo davanti alla responsabilità delle sue scelte ma che tanto ormai le scelte erano fatte e non ci sarebbe stata nessuna possibilità di tornare indietro. Abbiamo ripreso il treno e ce ne siamo tornati a casa.

È sparito per due settimane, non rispondeva alle mail e nemmeno al telefono, poi si è rifatto vivo, ci siamo visti un pomeriggio ed era proprio disfatto. Questo è quello che mi ha detto: “Qui mi stanno proprio ingabbiando, non ce la faccio a starne fuori, è tutta una trappola, sono dovuto andare per otto giorni con lei in un resort all’estero, tutto pagato dai miei genitori! Ed è stata una cosa allucinante, lei era felice, io non la sopportavo più ma lei faceva la vittima e mi toccava pure consolarla, sono stato costretto a fare l’amore con lei perché se no finiva in depressione. Non capiva proprio nulla. Io ho pensato di parlare chiaro ma non osavo immaginare la sua reazione e allora ho fatto finta di essere preoccupato per ragioni di lavoro. Io pensavo che nel resort saremmo stati soli e invece i genitori di lei ci hanno fatto la bella sorpresa che c’erano pure loro! Io non ne posso più, ne devo uscire ma non so come. Se dicessi che sono gay non ci crederebbe nessuno … ”

Che cosa si poteva fare per risolvere la situazione? Alla fine ne abbiamo pensata una che poteva funzionare, lui sarebbe andato un paio di volte a visita andrologica, magari la prima volta accompagnato dalla ragazza, accusando dolori ai testicoli e poi dopo la seconda visita avrebbe dovuto dire che doveva fare lo spermiogramma e qualche giorno dopo che il risultato era che non avrebbe potuto avere figli, tanto poi come gay non ne avrebbe certamente avuti da un’altra donna.

Lui non voleva accettare tutta la sceneggiata, gli sembrava troppo un imbroglio, ma poi quando pensava che l’alternativa sarebbe stata il matrimonio veniva a più miti consigli. Lui non sapeva se parlare chiaro coi suoi genitori, ma quando i tuoi genitori non si rendono nemmeno conto che tu non stai bene con la tua ragazza e ti costringono ad andare per forza in vacanza con lei … parlare chiaro significherebbe solo spalancare una pentola senza sapere che cosa c’è dentro.

Alla fine abbiamo concordato tutti i dettagli e tutti i discorsi preparatori. Mi rendo conto che, visto dal di fuori, tutto questo sembra proprio un espediente di infima lega per evitare il coming out, ma un coming out in una situazione come quella sarebbe stato rovinoso. Per realizzare tutto il progetto, una meschina messa in scena, è vero, ma forse la soluzione meno traumatica, c’è voluto più di un mese.

Quando lui è andato dalla ragazza e le ha detto che non poteva avere figli, la ragazza se lo aspettava e la recita del grande dolore era stata ben preparata dalla famiglia di lei e finiva con la promessa di restare amici, ma lui ha voluto restituire tutti i regali e ha detto che preferiva chiudere definitivamente un’esperienza che aveva finito per essere traumatica.

Tutta la storia io l’ho riassunta in poche righe ma è stata molto impegnativa, stressante e anche rischiosa perché, se fosse finito sputtanato, per lui sarebbe stato un disastro, ma è andata bene! Dal sabato successivo abbiamo ricominciato a vederci in albergo nella città vicina e credo che la nostra storia continuerà. Stiamo benissimo insieme e stiamo programmando di cambiare entrambi lavoro e di trasferirci tutti e due in quella città, lontano da occhi indiscreti, anche lui non è dell’idea di fare coming out nemmeno in famiglia. Tra l’altro i suoi non sanno nulla del marchingegno dell’andrologo e pensano che lui non si sposerà mai perché non può avere figli ed è bene che continuino a pensarlo.

Project, non mi guardare male, il coming out in certe situazioni non è proprio pensabile. Così noi stiamo tranquilli e la ragazza si può fare la sua vita con uno che la vuole veramente e i genitori si sono messi l’anima in pace e almeno noi ci sono pettegolezzi che riguardano l’omosessualità perché la storia è tutta etero! Potevo mandarlo al macello del matrimonio? No! Doveva esporsi a un coming out distruttivo? No! Almeno così sono tutti contenti e noi prima di tutto.

Fammi avere presto tue notizie.
Davide

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RAGAZZI GAY E RIFIUTO DELLA SESSUALITA’

Caro Project,
ho dato una rapida occhiata al libro Essere Gay, è veramente monumentale, da piccoli assaggi mi sembra interessantissimo ed è straordinario che si possa scaricare a costo zero. Hai fatto proprio un lavoro utile, non aggiungo altri aggettivi.
Io sono un ragazzo di 25 anni, vivo nel Nord Italia, quindi in un ambiente che dovrebbe essere diciamo così gay friendly. Qui ci sono le associazioni gay ma, se mi riferisco a quel mitico 8% di gay, devo concludere che quelli che frequentano le associazioni sono una sparuta minoranza e non ti dico i commenti che sento in proposito da parte dei benpensanti. Dove sono tutti gli altri gay? Io non li vedo da nessuna parte, quindi, anche qui i gay hanno paura, e penso che facciano bene ad aver paura perché il clima non è affatto buono, e a dire il vero è anche peggiore di come era alcuni anni fa.
Ai tempi della scuola non conoscevo un solo ragazzo gay, nessuno si dichiarava e esporsi troppo era pericoloso. I siti di incontri e le App, di cui tutti parlano, proprio non fanno per me, mi sembrano una cosa squallida. La mia vita, chiamiamola così, gay è cominciata all’università.
Ho frequentato e sto finendo di frequentare una facoltà con pochi iscritti, nemmeno una quarantina il primo anno e poi intorno ai 30 a anche meno fino alla fine, sono quasi tutti ragazzi, le ragazze sono piuttosto rare, nel mio corso mi pare che siano solo cinque, beh, poche settimane dopo l’inizio delle lezioni del mio primo anno mi sono reso conto che, diciamo così, non ero solo, e che la frequenza obbligatoria non serviva solo per gli esami ma anche per costruire rapporti con gli altri ragazzi.
In pratica l’università funziona su due livelli, uno formale, ufficiale, in cui ci sono i rapporti con i docenti, oggettivamente molto tecnici e molto ridotti, anche se siamo pochissimi, perché i corsi sono molto brevi e sono densissimi di contenuti, e uno sotterraneo, ma poi nemmeno troppo, in cui il fatto stesso di stare insieme dalla mattina alla sera crea in noi ragazzi un clima di collaborazione che favorisce la nascita di amicizie, e, in certi casi anche di qualcosa di più.
La mattina cominciamo le lezioni alle 8.00 e poi, con vari intervalli le finiamo intorno alle 17.00, ma mangiamo alla mensa, magari ad orari diversi, a seconda delle lezioni, ma è una mensa piccolissima, solo per la nostra facoltà e studiamo in pratica tutti insieme, anche se divisi in gruppi. Anche chi abita a due passi dall’università non torna a casa, perché insieme si sta bene. Non parlo di grossi gruppi ma di gruppetti di tre o quattro ragazzi, abbiamo due stanze studio per ogni anno di corso e sono anche bene attrezzate. I gruppi si dovrebbero formare sulla base di interessi uniformi, ed è quello che è successo, ma in genere non si tratta di interessi di studio.
Non so nemmeno come è accaduto, ma è accaduto, mi sono trovato con altri due colleghi, ci siamo scelti d’istinto, stavamo bene insieme, all’inizio non sapevamo affatto che eravamo gay tutti e tre, per me era un mondo nuovo tutto da scoprire, avvertivo che con quei ragazzi il rapporto era diverso da quello che avevo con gli altri, non c’era competizione, c’era solo tanta voglia di stare insieme, di lavorare insieme e anche di più. I due ragazzi del mio gruppetto di studio, Luigi e Antonio, erano molto diversi, Luigi era un bel ragazzo, ma non era il mio tipo, era simpatico, rassicurante, ma fisicamente mi attraeva poco, mentre Antonio era molto insicuro, sempre esitante, era alto, biondo e con gli occhi azzurri, coi capelli un po’ lunghetti, era un po’ nevrotico e complessato dalla paura di essere fuori posto, di dare fastidio, chiedeva spesso scusa, pure per cose molto banali, con lui anche io mi sentivo un po’ in ansia perché non volevo metterlo a disagio.
Che Luigi fosse gay l’ho saputo quasi subito, perché è stato proprio lui a dirmelo “a scanso di equivoci” ha aggiunto. Io non mi sono dichiarato. Luigi stava bene con me e con Antonio, ma da quello che avevo capito aveva un ragazzo e quindi aveva la sua vita, noi eravamo i suoi amici di studio e forse saremmo anche diventati amici di confidenze, ma i suoi interessi di fondo erano altrove.
Con Antonio le cose erano molto diverse, quando stavamo insieme da soli si sentiva un certo imbarazzo, spesso parlavamo di Luigi o di altri ragazzi. A un certo punto Antonio mi ha detto: “Ma lo sai che Luigi è gay? Me lo ha detto stamattina …” Gli ho risposto che lo sapevo, ho visto un attimo di perplessità sulla faccia di Antonio, penso si sia chiesto perché non glielo avevo detto, ma non ha fatto commenti e penso che abbia apprezzato la mia discrezione. Io speravo che il dialogo sull’argomento si allargasse ma non è successo e la cosa è finita lì.
Stavamo benissimo quando eravamo in tre, ma quando mi trovavo solo con Antonio non sapevo né che dire né che fare, lui aveva un comportamento imbarazzato e imbarazzante, non parlava mai di ragazze e ancora meno di ragazzi ma tra noi si era creato un legame serio, questo in qualche modo si capiva. Quando dovevamo separarci, la sera, nessuno di noi due prendeva l’iniziativa, e di quarto d’ora in quarto d’ora tornavamo a casa tardissimo quasi tutte le sere, ma parlavamo poco, passavamo quasi tutto il tempo in silenzio. Tra l’altro quando stavo con lui da solo ero imbarazzato anche perché ero quasi sempre in erezione e avevo paura che lui se ne accorgesse. Da quello che vedevo, lui invece non dava segni di erezione nemmeno minima e questa cosa non mi piaceva per niente.
L’ipotesi che fosse gay non mi sembrava troppo realistica nonostante il fatto che tendeva a stare sempre con me. Temevo che il nostro rapporto potesse trasformarsi in un rapporto di dipendenza ma in un certo senso mi sentivo molto attratto verso Antonio. Sono arrivato a pensare che avrei dovuto dirgli che sono gay, perché se lo avesse capito da sé o lo avesse saputo da altri avrebbe potuto sentirsi a disagio. Una delle lunghe serate passate a camminare aventi e dietro per la città, mi sono fatto coraggio e gliel’ho detto, lui mi ha detto: “Non ti preoccupare, lo avevo capito da diverso tempo” gli ho chiesto come avesse fatto a capirlo e mi ha detto: “Quando stai con me stai in erezione tutto il tempo…” Gli ho chiesto: “Ti senti in imbarazzo?” Mi ha risposto: “Se mi sentissi in imbarazzo non starei qui … “
Poi ha continuato: “Vuoi sapere se sono gay anche io?” Ho fatto cenno di sì e mi ha detto: “Sì, mi sento gay, o almeno non mi sento etero ma il sesso per me è un po’ un’ossessione e un po’ una frustrazione…” E allora siamo finalmente entrati in argomento. Questo è stato più o meno il discorso:
“Non mi sono mai innamorato di una ragazza, mentre quando sto vicino a te mi sento a mio agio, e mi sento a mio agio anche se sei in erezione e forse soprattutto per quello. Mi dirai che sono cretino, ma io sono veramente complessato da queste cose, penso di essere molto femminile, non mi sento donna, ma penso di avere movenze e atteggiamenti fisici femminili”
“Chi? Tu? Ma quando mai!”
“Hai visto anche Luigi, pure lui è gay, ma lui è molto maschile, lui non lo prende per gay nessuno … “
“No! Antonio, no! Togliti queste cose dalla testa! Sei un bellissimo ragazzo, ma sei molto maschile, non sei grezzo, non sei massiccio ma sottile, ma stai certo che sei maschile al 100% …”
“Mah … sarà … “
“Ma perché ti senti condizionato nel sesso?”
“Per me il sesso non è mai stato una cosa semplice, io non sono mai stato con nessuno …”
“Se è per questo nemmeno io …”
“Sì, ma tu vai in erezione quando ci sono io, io mi sento solo in imbarazzo, sono completamente bloccato, penso che mi sentirei totalmente a disagio a stare con un ragazzo … “
“Io penso che queste siano solo paure, quando ti succederà ti renderai conto che è una cosa semplicissima … ”
“Non credo che mi succederà mai … ”
“Ma almeno quando fai da te … lì le paure non ci sono … “
“Quando faccio da me, come dici tu, ed è una cosa rarissima, dopo, mi sento uno schifo … “
“Ma perché? Non c’è niente di male …”
“Ti dico una cosa che non sa nessuno … io da bambino, anzi nemmeno da bambino, da ragazzino, perché la prima volta che è successo avevo 14 anni, sono stato violentato da uno zio e la cosa è andata avanti per un mese, avevo proprio paura di lui, poi non l’ho sopportato più, l’ho minacciato che se si fosse ripresentato lo avrei detto a mio padre e lui è sparito. Lui aveva 44 anni e sono stato proprio violentato da dietro … poi non ti dico come mi sono sentito quando ho provato i primi interessi gay, proprio uno schifo, io non voglio essere gay, essere gay mi fa schifo … adesso forse riesci a capire … ”
“Oddio non lo avrei mai immaginato, se vuoi ti accompagno a casa, non ti voglio creare difficoltà di nessun genere … “
“Per favore stai zitto … fammi andare avanti, io sono una vittima dell’omosessualità e non voglio essere gay, non so se tu potrai mai capire una cosa simile, però anche se il ricordo di quelle cose mi fa proprio schifo io ho finito per diventare gay proprio per quel motivo … “
“No, Antonio, adesso devi stare zitto tu … ma quale diventare? E poi quello zio tu dici che era gay ma io non lo credo proprio.”
“Cioè?”
“Io sono gay, ho il piacere di stare vicino a te, anche piacere sessuale, è così e non me ne vergogno affatto, ma io non ho mai immaginato di penetrare un ragazzo da dietro, proprio mai.”
“Questo perché tu hai avuto un’educazione.”
“No! Questo perché io sono gay!”
“Non ho capito … che vuol dire?”
E lì, caro Project, ho preso lo smartphone e gli ho fatto leggere un pezzo del tuo libro in cui parli proprio di questo. Lui inizialmente era perplesso, poi è andato avanti a leggere, dopo qualche minuto mi ha guardato e mi ha chiesto:
“Ma quindi mio zio poteva anche non essere gay? … “
Gli ho detto che con ogni probabilità non lo era, perché quello non è un comportamento da gay. Era perplesso, spiazzato, ha insistito nel chiedermi se avevo mai avuto fantasie di quel genere e gli ho risposto che non era successo proprio mai. Il discorso non gli tornava perché aveva visto dei video porno in cui la penetrazione anale era in pratica sempre presente. Gli ho detto di leggersi tutto il tuo articolo e anche la parte del libro sugli etero curiosi e l’ho riaccompagnato a casa. Era perplesso, molto meditabondo ma ogni tanto faceva qualche gesto di soddisfazione e anche qualche sorriso abbozzato.
Il giorno appresso a lezione tutto è andato come se nulla fosse successo; subito dopo le 17.00 mi ha chiesto di riaccompagnarlo a casa, ma siamo andati in giro in macchina fino a notte alta a parlare. Aveva letto il libro e sembrava avere scoperto un mondo, mi ha detto:
“Leggendo il libro ho avuto l’impressione molto netta che mio zio non fosse affatto gay e mi sono reso conto che invece le mie fantasie sono proprio gay. Mio zio non prestava la minima attenzione al mio pene, proprio zero, non mi ha mai masturbato e io avevo più di 14 anni e avrei reagito eccome ma non lo ha mai fatto, invece voleva che io gli facessi sesso orale, ma mai lui a me, e soprattutto ci doveva essere la penetrazione e c’era pure una cosa che non capivo affatto, cioè l’attenzione ai miei capezzoli, una cosa veramente anomala, ai capezzoli sì e al pene no! Effettivamente con le fantasie di un gay non ci siamo proprio. Pure io non ho mai avuto fantasie di penetrazione anale ma pensavo che fosse una cosa solo mia, un rifiuto dovuto all’abuso, ma sembra che sia una cosa molto comune tra i gay”
Dato che Antonio parlava con me in modo così libero mi sono sentito in obbligo di farlo anche io e lui è rimasto molto incuriosito da quel discorso che non si aspettava per niente. Era ormai notte e c’era poca luce, mi ha chiesto se ero in erezione, gli ho detto di sì, mi ha chiesto se lo poteva toccare da fuori, gli ho detto di sì, lo ha toccato per una decina di secondi, poi mi ha guardato e mi ha detto: grazie! Si è scusato del fatto che non poteva permettermi di fare lo stesso, perché lui non era in erezione, poi ci ha ripensato e mi ha detto: “Dai, verifica, è giusto che siamo alla pari!”
Nei giorni successivi abbiamo parlato molto meno perché gli esami erano alle porte e abbiamo solo studiato, in tre all’università e poi in due a casa mia, un appartamento monocamera dove vivevo da solo perché ero fuori sede. Lui è venuto a stare a casa mia, perché è a due passi dalla facoltà. Abbiamo studiato moltissimo, abbiamo dormito insieme nello stesso letto ma tra non noi non c’è mai stato sesso, neppure a livello minimo. Dopo 15 giorni di superlavoro abbiamo fatto i tre esami che avevamo in calendario. Io mi aspettavo che si trasferisse di nuovo a casa sua ma mi ha chiesto di restare, io ovviamente gli ho detto di sì.
Avevamo delle lunghe serate da passare insieme e abbiamo parlato moltissimo in modo totalmente libero, abbiamo parlato delle nostre famiglie, dei nostri desideri e ovviamente anche di sesso. Ho potuto capire che il ricordo della violenza lo turbava profondamente e anche se cominciava anche lui ad accettare l’idea che suo zio non fosse affatto gay, ancora aveva molti dubbi in proposito, mi ha chiesto di parlargli delle mie fantasie sessuali e io l’ho fatto, mi ascoltava con la massima attenzione, mi diceva che il pene gli sembrava una cosa non desiderabile, lo associava solo alla violenza e questo fatto lo dilaniava perché anche lui provava pulsioni omosessuali ma miste al rigetto, gli ho chiesto se aveva provato sensazioni di repulsione quando glielo avevo fatto toccare da sopra i pantaloni e mi ha risposto semplicemente: no!
Mi ha detto che era contento di stare con me, che non gli avevo mai fatto pressione per nessun motivo e che io ero un’immagine positiva dei gay e che, “se ero gay io, poteva esserlo anche lui”. Questa frase mi è piaciuta tantissimo e gliel’ho detto con entusiasmo ma lui mi ha risposto che comunque per lui non sarebbe stato facile, che aveva bisogno di tempo e che io dovevo avere pazienza, anche se dormivamo nello stesso letto.
Un giorno, dopo una giornata di studio intensissimo siamo andati a dormire. Abbiamo spento la luce ma io sentivo che lui non si era girato dall’altra parte come faceva sempre ma era rimasto voltato verso di me. A un certo momento mi chiede: “Sei in erezione adesso?” gli dico di sì e lui mi chiede se lo può toccare, io gli dico di sì e lui lo tocca molto delicatamente, dopo un po’ mi dice: “Senti il mio!” E io sento che è in erezione. Mi dice che è la prima volta che gli succede in modo spontaneo e che non sente sensazioni di rigetto né nel toccarmi né nel farsi toccare, poi aggiunge che però non vuole andare oltre e smettiamo di toccarci ma continuiamo a parlare, mi dice che è contento ma che non vuole illudersi troppo e soprattutto che non vuole illudere troppo me.
Ci alziamo, ci rivestiamo, io mi metto sul divano e lui si stende poggiano la testa sulle mie gambe. Mi chiede: “Ti dispiace?” Gli rispondo solo con un sorriso e lui mi dice: “Mi devo abituare al contatto fisco … non ho mai fatto una cosa del genere.” È molto tardi e si addormenta sulle mie ginocchia, io non lo sposto. Quando comincia ad albeggiare lo prendo in braccio e lo riporto a letto. È veramente un bel ragazzo, o meglio, a me sembra bellissimo. Mi stendo nel letto accanto a lui e mi addormento anche io.
Nei giorni successivi sembra esserci completamente dimenticato di quello che era successo tra noi ma io non gli dico niente però quando mi siedo sul divano per vedere la tv viene quasi sempre a stendersi sulle mie gambe e sento il suo calore. Una sera, prima di andare a dormire, mi chiede di farmi vedere nudo perché non è mai successo prima, io sorrido e mi spoglio completamente davanti a lui e comincio ad andare in erezione, lui mi dice che sono bellissimo, poi si spoglia ed è in erezione anche lui, si avvicina e mi abbraccia stretto, ma proprio strettissimo, quasi da farmi male, poi mi chiede se possiamo dormire nudi, ovviamente gli dico di sì, metto solo una copertina in più sul letto perché fa un po’ di freddo. Ci abbracciamo stretti nel letto e restiamo così per tempi lunghissimi.
L’indomani era come se tra noi non fosse successo nulla, non nel senso che ci fosse disinteresse ma come se quello che era successo fosse assolutamente normale. Tra noi c’era certamente più contatto fisico, c’erano più abbracci, ci accarezzavamo le mani, ci appoggiavamo uno all’altro quando eravamo seduti sul divano, ma non c’erano contatti sessuali, eppure, nonostante questo io mi sentivo felice, lo vedevo sorridere, giocare, fare battute, era una cosa bellissima.
Una sera lo vedo molto scoraggiato, mi tiene a distanza, cerco di capire il perché e mi dice che ha provato a masturbarsi pensando a me ma che la cosa non è arrivata in porto perché provava un senso di rigetto molto forte, non per me ma per l’idea proprio del sesso, gli sembrava una cosa sporca quasi un modo per fare violenza a me, per giocare con la mia immagine, per mancarmi di rispetto. Insomma stava proprio a disagio e ho avuto la netta sensazione che ci fosse ben poco da fare e che non sarebbe mai uscito dal ricordo ossessivo della violenza.
L’ho abbracciato, ma era totalmente passivo, poi gli ho detto: “Ti voglio bene, Antonio!” Lui mi ha risposto: “Non arriverò mai a fare sesso con te …” Gli ho detto: “Io adesso ho solo paura di perderti e questo per me sarebbe devastante … ” Lui mi detto: “Non posso farci niente, ci ho provato, ma non ci riesco … “ Io non sapevo che dire, forse fino a qualche giorno prima mi era sembrato tutto troppo facile, ma piano piano cominciavo a mettere in dubbio che con Antonio si potesse creare una storia, diciamo così, normale, cioè anche con un po’ di sesso, non dico tanto, ma almeno un po’ per convincermi che lui mi volesse bene e non mi considerasse solo in relazione al ricordo della violenza. Cominciavo a capire che il problema era più serio di come lo avevo immaginato.
Abbiamo continuato a vivere insieme ma abbiamo rimosso qualsiasi comportamento che potesse avere anche un vago risvolto sessuale, abbiamo continuato a dormire nello stesso letto ma sempre con il pigiama, anche in piena estate, e lui ha smesso di stendersi sulle mie gambe quando vediamo la TV. Siamo buoni amici, questo sì, amici veri, amici che parlano di tutto con la massima sincerità, io gli voglio bene in modo profondo ma piano piano ho perso la fiducia che Antonio possa diventare il mio ragazzo.
Sono ormai passati anni, quasi quattro anni, io e Antonio viviamo ancora insieme, qualche volta c’è stato tra noi anche un minimo tentativo di approccio sessuale, che però ha portato più frustrazioni e delusione che altro. Penso che Antonio abbia di fatto messo da parte l’idea, non so se arriveremo mai a condividere anche il sesso, ho molti dubbi in proposito, ma so che senza Antonio mi sentirei perso. Non avrei mai immaginato di poter vivere così la mia vita, eppure sento che questa è la mia vita, ho sempre la speranza che le cose possano cambiare, ma la prima regola, per me, deve essere il rispetto assoluto di Antonio e dei suoi problemi, per me non è una rinuncia, io la mia scelta l’ho fatta e non credo proprio che sarei capace di vivere una vita diversa. Io e Antonio ci amiamo veramente e in fondo siamo ancora giovani e qualcosa potrebbe sempre cambiare, ma il nostro amore non verrà meno in nessun caso.
Ti abbraccio, Project, o spero che il tuo lavoro possa essere utile ad Antonio come è stato utile a me.
Carlo
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A conclusione, devo precisare che la mail che avete potuto leggere è riportata nel forum previo consenso di entrambi i protagonisti della storia. Il testo ha la forma di una mail ma è stato concordato in modo da poter evitare ogni rischio per la privacy e da poter risultare il più chiaro possibile. In particolare i riferimenti alla facoltà sono stati sensibilmente modificati per ragioni di privacy.
Devo sottolineare che, se è vero che questa storia tratta delle conseguenze della violenza e dell’abuso sessuale, la situazione descritta non è certamente delle peggiori, perché la violenza e l’abuso sessuale possono avere realmente conseguenze tragiche. I due ragazzi di cui avete letto la storia hanno costruito un rapporto affettivo molto forte in cui la sessualità, anche se limitata e negata è in qualche modo presente.
Devo sottolineare che mi è capitato diverse volte di parlare con ragazzi che avevano subito violenza o abusi e ho potuto vedere quanto questi episodi abbiano pesato sulla loro sessualità e sulla loro vita affettiva.
Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6730

DA COPPIA GAY A FAMIGLIA ALLARGATA

Ciao Project,

noi non ci conosciamo ma io un po’ ti conosco perché ho letto il forum tante volte e lo leggo ancora adesso e penso che sia mio dovere raccontarti la mia storia perché anche tu c’entri in qualche modo.

Ho 32 anni, non so se siano tanti ma a me sembrano tanti. Posso dire di essere stato fortunato e di avere avuto molto dalla vita. Ho genitori ai quali voglio bene, che ormai stanno invecchiando, ma è inevitabile, loro non mi hanno mai fatto sentire veramente solo.

Non ho mai avuto problemi con la mia omosessualità, o meglio, non ho avuto problemi ad accettarla, per me era una cosa ovvia e naturale, ho avuto qualche storiella, ma poco significativa, proprio quando ero giovanissimo, poi mi sono dedicato al lavoro in modo quasi esclusivo e ho messo da parte per un po’ il mio mondo affettivo. Ho conosciuto anche ragazzi gay ma, francamente, non mi sentivo attratto da loro.

Poi, quando avevo 26, anni ho conosciuto un ragazzo, che qui chiamerò Fulvio (perché è un po’ rosso di capelli). L’ho conosciuto sul posto di lavoro ma non è un mio collega, lavorava per una ditta che vive sulle commesse della ditta dove lavoro io. Quando ci siamo conosciuti, lo devo dire, mi era del tutto indifferente, per me era solo uno incontrato per caso col quale non avrei avuto assolutamente nulla da spartire. Per motivi di lavoro abbiamo avuto modo di incontrarci più volte e abbiamo cominciato a parlare un po’ ma di cose qualsiasi.

Col senno del poi posso dire che probabilmente lui aveva capito di me molto di più di quanto io avessi capito di lui. Sempre per motivi di lavoro abbiamo continuato a vederci spesso e io notavo che quando capitava, la cosa a me faceva piacere e probabilmente anche a lui, e così piano piano la nostra conoscenza si è approfondita. Lui è un ragazzo gradevole ma non un bel ragazzo, o almeno a me non sembrava un bel ragazzo, quindi non mi sentivo attratto da lui in quel senso. Un giorno era arrabbiatissimo, proprio furioso, era depresso, ma depresso rivendicativo, depresso aggressivo, e ha cominciato ad aggredirmi, certo, solo verbalmente, ma scaricava verso di me la sua rabbia e io non capivo il perché. Devo confessare che per questa ragione sono stato a disagio, non capivo la ragione della sua aggressività.

Nei giorni seguenti non ha cambiato atteggiamento e poi è sparito, non l’ho più visto e non sapevo che cosa pensare. Io continuavo ad andare alla sua azienda, sempre per motivi di lavoro, ma al suo posto c’era una signora di mezza età e io sentivo la mancanza di Fulvio. Alla fine mi sono fatto coraggio e ho chiesto di lui. Mi hanno detto che si era licenziato e che non si era più fatto vivo. Io non avevo il suo numero di cellulare, l’ho chiesto alla signora ma non me lo ha dato e ci sono rimasto molto male, ma un giorno, mentre attendevo la signora nel suo ufficio ho visto che c’era l’agenda aperta e siccome sapevo il nome del ragazzo l’ho cercato e l’ho trovato, ho memorizzato il numero e poi, quando è arrivata la signora mi sono comportato come al solito, come se niente fosse successo.

Arrivato a casa l’ho chiamato. Mi ha subito chiesto chi mi avesse dato il suo numero e gli ho detto che lo avevo rubato, lui è partito all’attacco e mi ha proprio aggredito malamente e poco dopo ha chiuso il telefono in modo brusco. Io mi sono sentito un totale imbecille per averlo cercato e sono rimasto di pessimo umore per buona parte della serata. Poi, verso le 23.00 mi richiama, si scusa, sempre in modo un po’ brusco, mi chiede se vivo da solo o se ci sono altri in casa, gli dico che non c’è nessuno, mi chiede dove abito, glielo dico e mi risponde che verrà a casa mia dopo pochi minuti, io mi limito a dirgli: ok!

Arriva, si guarda intorno, poi mi chiede: “Perché mi hai cercato?” Gli rispondo che non lo avevo visto da qualche giorno e altre banalità del genere. Lui mi ferma e mi dice: “Non si ruba un numero di telefono se non c’è un motivo serio!” Io mi sento un po’ messo alle strette e cerco di divagare, lui cambia apparentemente argomento: “Ce l’hai la ragazza?” Gli rispondo: “No! E tu?” Lui ha un momento di esitazione poi dice: “No!” Ma va subito oltre: “Allora, perché mi hai cercato?” Rispondo in modo volutamente neutro: “Perché mi trovavo bene a parlare con te.” Poi mi fa la domanda che non avrei mai voluto sentire: “Sei gay?” Mi sento in un imbarazzo terribile, ma gli dico: “Sì” e aggiungo subito: “E tu?” Aspetta qualche secondo e poi dice: “Sì, ma non voglio un ragazzo.” Gli rispondo: “Ma non mi sono innamorato di te, non sei il mio tipo, mi sembravi solo un ragazzo interessante …” Lui mi interrompe: “E che vuoi da me?” Gli dico che se è venuto sotto casa mia a notte fonda un motivo ci sarà pure, mi guarda con atteggiamento di sfida: “Tu pensi di avere capito tutto, ma non hai capito un cazzo! Mi fai solo rabbia!”

 Ecco, il nostro rapporto è cominciato così, in pratica come una contesa, come uno scontro. Niente di tenero, niente di affettuoso, assolutamente niente di sessuale. È stato a casa mia fino a dopo le due, gli ho proposto di dormire da me, ovviamente non nella mia stanza, ma non ne ha voluto sapere. Il suo comportamento mi ha destabilizzato. Nei giorni seguenti l’ho chiamato al telefono più volte ma non ha mai risposto. Dopo una settimana è tornato a casa mia la sera tardi, pensavo che volesse parlare un po’, ma mi ha chiesto se poteva restare per la notte e si è ritirato nella stanzetta degli ospiti e la mattina, molto presto, ho sentito che tirava la porta di casa, sono andato a vedere, era andato via e aveva lasciato un biglietto, con scritto solo: “Ti chiamo”.

Il nostro rapporto procedeva così, apparentemente senza una meta e senza senso. Non capivo nulla di lui, non sapevo nulla di lui. Mi chiedevo perché mi fossi andato a cacciare in quel pasticcio, mi sentivo usato e nello stesso tempo marginalizzato. Poi è intervenuto un fatto traumatico, ma non a livello psicologico, proprio a livello fisico: ho avuto un incidente stradale di una certa gravità e sono finito in ospedale in prognosi riservata per alcuni giorni. Di quei giorni non ricordo nulla, so solo che al mio risveglio, o meglio al mio primo riaffiorare alla coscienza, avevo intorno a me i miei genitori e Fulvio. Poi mi hanno detto che era stato lì tutti i giorni per tutto il tempo in cui gli permettevano di restare accanto al mio letto.

La mia ripresa è stata lenta, ci ho messo quasi tre mesi a tornare in condizioni accettabili, cioè a camminare più o meno normalmente e lui è rimasto tre mesi a casa mia ad assistermi, giorno e notte, e i primi tempi deve essere stata una cosa molto pesante. Ma non si limitava ad assistermi, si sedeva accanto a me e parlavamo molto, mi trattava con affetto. Piano piano ho imparato a capire il suo mondo, ed era un mondo difficile, tanto difficile che io non credevo che un mondo così potesse esistere.

Dormivamo nella stessa stanza, io sul letto ortopedico e lui su una brandina. Gli ho chiesto perché si era licenziato dal lavoro e mi ha detto che non si è licenziato ma che lo hanno licenziato perché uno dei suoi capi con lui ci aveva provato e lui lo aveva mandato a quel paese. Mi ha anche detto che stava a casa mia anche per il fatto che senza quattrini non poteva più pagarsi la stanza e che quindi aveva colto l’occasione anche per trovare una sistemazione momentanea. Questo discorso mi ha colpito molto.

Mi ha parlato molto brevemente della sua famiglia, se così possiamo chiamarla. Il padre non lo ha riconosciuto e, in pratica, lui non lo ha visto quasi mai, la madre è morta per overdose quando lui era piccolo ed è stato affidato alla nonna che viveva di pensione in condizioni molto precarie, poi quando lui aveva 22 anni è morta anche la nonna, lui aveva appena trovato un lavoretto e condivideva una stanza in affitto con un altro ragazzo, ma dopo che lo hanno licenziato ha dovuto lascaIre anche la stanza.

Fulvio è estremamente orgoglioso, ha una dignità, con me non ha mai parlato di denaro e questo vuol dire che, se sta con me, non ci sta per soldi o per trovare una sistemazione, Tra l’altro, nell’ultimo periodo della mia convalescenza si è anche trovato un lavoro. Proprio per questo siamo stati costretti ad arrivare ad un chiarimento. Mi ha detto che poteva essere di nuovo autonomo e che se ne sarebbe andato. Io ho cominciato ad avere paura, sapevo di non poter chiedergli di rimanere con me adducendo motivi di utilità economica perché una cosa del genere lo avrebbe fatto infuriare. Lui non voleva dipendere da nessuno, mi disse: “Adesso non hai più bisogno di me.”

È stato proprio per rispondere a quella affermazione che gli ho detto che mi ero innamorato di lui. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Non mentire! Si vede che non è vero!” Allora ho dovuto correggere il tiro: “Beh, penso che potrei innamorarmi di te, però, ti prego, non te ne andare!” Lui mi ha guardato fisso per qualche secondo: “Almeno non hai detto bugie.” Ed è rimasto con me. Temevo che volesse fissare un termine, per esempio che mi dicesse: “Resto solo un mese.” Ma notai subito che non aveva fissato nessun limite, ma ovviamente di questo non gli dissi nulla. La nostra convivenza è cominciata così.

Col nuovo lavoro ha avuto grossi problemi, volevano licenziarlo perché non voleva chiudere gli occhi di fronte a forme di malcostume molto radicate. Poi ha cambiato lavoro ed è stato meglio. Il nuovo lavoro lo impegnava di più ma era pagato meglio. Per un certo periodo (due o tre mesi) ho pensato che Fulvio si fosse trovato un ragazzo, perché stava molto tempo fuori casa, ero preoccupato ma non avevo il coraggio di chiedergli nulla, lo vedevo stanchissimo, stressato, quasi fisicamente distrutto dal lavoro.

A un certo punto ho pensato che avesse veramente problemi gravi perché stava a casa solo la notte e per pochissime ore, e allora non ce l’ho fatta più e gli ho chiesto che cosa avesse. Mi ha guardato, ha meditato un momento e poi mi ha detto: “È giusto che tu lo sappia: io ho un ragazzo, se vuoi faccio le valigie oggi stesso e me ne vado.” Io l’ho fermato e gli ho detto: “Ok, hai un ragazzo, ma perché sei così stressato?” E mi ha risposto: “Perché Claudio ha problemi enormi e stiamo cercando di risolverli, io lavoro dalla mattina alla sera, faccio i turni doppi e non riesco a vederlo quasi mai…” È così che mi ha parlato di Claudio, “un ragazzo che la famiglia ha rifiutato e che sta uscendo da brutti giri, che è scappato dalla sua città perché aveva proprio paura dei delinquenti che lo costringevano a … beh, hai capito …”

Mi ha detto che Claudio aveva un posto letto in affitto e che non lavorava perché fisicamente era conciato molto male. Gli ho detto: “Ma portalo qui! Ci stringiamo un po’ e ci entriamo tutti e tre, poi vediamo che cosa si può fare.” Mi ha guardato strano, poi ha detto: “Ti rendi bene conto di quello che stai dicendo?” Gli ho risposto: “Forse no, ma non perdiamo tempo, andiamolo a prendere.” Claudio era veramente messo male: pelle o ossa, due ore dopo era a casa con Fulvio. Ho ceduto a loro la mia stanza che aveva un letto doppio e io mi sono spostato nella stanzetta, loro non volevano, ma li ho costretti. Il pomeriggio stesso abbiamo portato Claudio da un medico molto bravo che gli ha prescritto una serie di esami e che ci ha spiegato come fare per far prendere in carico Claudio dal servizio sanitario della nostra regione, dato che lui viene da un’altra. Ovviamente Claudio ha fatto anche il test HIV e siccome non aveva avuto rapporti sessuali ormai da parecchio tempo, era trascorso anche il periodo finestra. L’esame ha dato esisto negativo e ci siamo tranquillizzati, dopo pochi giorni abbiamo avuto in mano tutti i risultati clinici. In pratica Claudio si portava appresso gli esiti di una broncopolmonite non curata e il recupero pieno avrebbe richiesto tempo. Tutto il resto era in ordine. Claudio aveva allora 23 anni, era molto alto ma aveva già la schiena curva ed era magrissimo. Ci siamo presi cura di lui e lo abbiamo visto lentamente rifiorire. Fulvio ne era innamorato pazzo e vederli insieme mi faceva una tenerezza immensa, con me erano assolutamente naturali e disinvolti. Certe volte vedevamo la televisione insieme, io in poltrona e loro accoccolati insieme sul divano. Io che in teoria avrei dovuto essere geloso, mi sentivo felice di vederli così.

Sono passati ormai quasi 5 anni. Viviamo ancora insieme, ormai siamo una famiglia, loro sono una coppia molto tenera e molto vera, io non so che cosa sono, all’inizio ero un po’ una tata, adesso sono “solo” un amico vero che a loro vuole bene. Adesso anche Claudio lavora e dividiamo tutte le spese, me l’hanno posto come condizione inderogabile per continuare a stare insieme. Il mio è certamente uno strano modo di essere gay eppure non ci rinuncerei per nulla al mondo: la loro felicità è la mia felicità!

Devo aggiungere ancora un’altra cosa che mi sembra molto importante. Un giorno mi sono trovato a casa dei miei genitori, ho preso il coraggio a due mani e ho raccontato loro tutta la storia. Non sapevo come l’avrebbero presa. Mio padre mi ha guardato fisso negli occhi, poi si è alzato in piedi, mi ha detto: “Vieni qua!” e mi ha abbracciato stretto, poi ha scambiato un’occhiata di intesa con mamma e mi ha detto: “Domenica venite a pranzo da noi!” Non ci sono stati altri commenti di nessun genere. La domenica, quando Fulvio e Claudio sono venuti a casa, te lo dico quasi con le lacrime agli occhi, i miei erano proprio felici come due ragazzini e Fulvio e Claudio sono stati benissimo. Adesso ogni tanto mamma passa a casa mia, mette a posto le cose e ci porta qualcosa di già cucinato da mangiare. Fulvio e Claudio hanno un bellissimo rapporto coi miei genitori, in pratica siamo una famiglia allargata.

Questo è tutto, Project, ovviamente puoi mettere la mail dove credi meglio perché non ci sono elementi identificabili e i nomi sono stati cambiati. Fulvio e Claudio ti salutano, anche loro hanno sentito parlare di te!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6709

PAPA FRANCESCO NON SA CHE COSA SIA L’OMOSESSUALITA’

Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si è espresso:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è … ci sono tante cose da fare… con la psichiatria o.. , o… per vedere come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere…”

Mi chiedo senza spirito di polemica come possa un Papa non avere la più pallida idea di che cosa sia realmente l’omosessualità.

Nella classificazione dei disordini mentali e comportamentali contenuta nella decima formulazione del documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la classificazione della malattie (ICD-10), l’omosessualità non è più in alcun modo considerata una malattia e si riconosce l’esistenza di forme distoniche di tutti gli orientamenti sessuali. L’omosessualità eco-distonica è una omosessualità riconosciuta dal soggetto ma non accettata. Se un omosessuale, pienamente cosciente di essere omosessuale, entra in conflitto col suo orientamento sessuale per ragioni religiose, morali o sociali e desidera cambiare orientamento sessuale, si dice che la sua è una omosessualità ego-distonica. Questa categoria è ormai desueta e l’omosessualità ego-distonica non è più classificata come disturbo mentale, ma come semplice disagio dovuto a ragioni culturali o sociali. L’ICD-10 è stato approvato dalla 43esima Assemblea della OMS nel maggio del 1990 ed è entrato in uso negli Stati aderenti alla OMS dal 1994. È attesa la pubblicazione del l’ICD-11 entro il 2018, e si prevede che sia completamente eliminato qualsiasi riferimento alla omosessualità anche ego-distonica.

Il mantenimento della categoria di “Omosessualità ego-distonica” ha alimentato il florido mercato delle terapie di conversione mirate al riportare gli omosessuali alla eterosessualità, perché queste pratiche aberranti erano considerate ufficialmente forme di cura per una “malattia” e quindi erano rimborsabili dalle assicurazioni sanitarie o dai servizi sanitari nazionali, ove presenti.

L’omosessualità era stata eliminata fin dal 1973 dal DSM (Diagnostic and Statistical Manual del American Psychiatric Association (APA)), dopo un percorso molto tortuoso in cui resistenze di tipo ideologico, opportunismi politici e interessi economici si intrecciavano in vario modo, in un territorio di confine in cui la scienza (psichiatria) rischiava di perdere anche l’apparenza dell’oggettività. Rinvio a questo proposito a un bell’articolo di Jack Drescher: Out of DSM: Depathologizing Homosexuality https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4695779/ che illustra il percorso che ha portato alla depatologizzazione della omosessualità da parte dell’APA.

Riporto qui di seguito un documento fondamentale in tema di terapie riparative:
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Organizzazione Panamericana della Sanità
Ufficio Regionale della
Organizzazione Mondiale della Sanità

“CURE” PER UNA MALATTIA CHE NON ESISTE

Le presunte terapie volte a cambiare l’orientamento sessuale mancano di giustificazione medica e sono eticamente inaccettabili.

Introduzione

Moltissimi esseri umani vivono la loro vita circondati da rifiuto, maltrattamenti e violenza per il loro essere percepiti come “diversi”. Tra loro, milioni sono vittime di atteggiamenti di diffidenza, disprezzo e odio a causa del loro orientamento sessuale. Queste espressioni di omofobia sono basate sull’intolleranza derivante da cieco fanatismo ma anche da concezioni pseudoscientifiche che considerano il comportamento sessuale non-eterosessuale e non procreativo una “deviazione” o il risultato di un “difetto di sviluppo”.

Qualsiasi siano le sue origini e le sue manifestazioni, ogni forma di omofobia ha effetti negativi sulle persone colpite, le loro famiglie e gli amici e la società in generale. Sono moltissimi i racconti e le testimonianze di sofferenze, sensi di colpa e di vergogna, esclusione sociale, minacce e lesioni e sono moltissime le persone che sono state brutalizzate e torturate fino al punto da riportare lesioni, cicatrici permanenti e anche la morte. Di conseguenza, l’omofobia rappresenta un problema di salute pubblica che deve essere affrontato energicamente.

Ogni espressione di omofobia è deplorevole ma i danni causati da professionisti della sanità a causa di ignoranza, pregiudizio, intolleranza o sono assolutamente inaccettabili e devono essere evitati a tutti i costi. Non solo è di fondamentale importanza che ogni persona che utilizza i servizi sanitari sia trattata con dignità e rispetto, ma è anche fondamentale impedire l’applicazione di teorie e modelli che vedono l’omosessualità come una “deviazione” o una scelta che può essere modificata attraverso il “potere della volontà” o attraverso presunti “supporti terapeutici”.

In molti paesi delle Americhe, è stata evidenziata una promozione continua, attraverso presunte “cliniche” o “singoli terapeuti”, di servizi volti a “curare” l’orientamento non-eterosessuale, un approccio noto come “riparativo” o “terapia di conversione.”1 Preoccupa il fatto che questi servizi sono spesso forniti non solo al di fuori della sfera di attenzione pubblica, ma in modo clandestino. Dal punto di vista dell’etica professionale e dei diritti umani protetti dai trattati regionali e universali e dalle convenzioni, come la Convenzione americana sui diritti umani e dal suo protocollo addizionale (“Protocollo di San Salvador”) 2, queste pratiche sono ingiustificabili e devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

L’omosessualità come variante naturale e non patologica

Gli sforzi volti a modificare gli orientamenti sessuali non eterosessuali non hanno giustificazione medica in quanto l’omosessualità non può essere considerata una condizione patologica.3 I professionisti concordano sul fatto che l’omosessualità rappresenta una variante naturale della sessualità umana, senza alcun effetto intrinsecamente nocivo sulla salute delle persone interessate o delle persone vicine a loro. In nessuna delle sue manifestazioni individuali l’omosessualità costituisce un disturbo o una malattia, e quindi non necessita di cura. Per questo motivo l’omosessualità è stata rimossa da diversi decenni dai sistemi di classificazione delle malattie.4

L’inefficacia e la nocività delle “terapie di conversione”

Oltre alla mancanza di indicazione medica, non vi è alcuna prova scientifica dell’efficacia degli sforzi di riorientamento sessuale. Anche se alcune persone riescono a limitare l’espressione del loro orientamento sessuale in termini di comportamento, l’orientamento in sé appare in genere come una caratteristica integrale della persona, che non può essere modificata. Allo stesso tempo, abbondano le testimonianze sui danni alla salute fisica e mentale derivanti dalla repressione dell’orientamento sessuale di una persona. Nel 2009, l’American Psychological Association ha condotto una revisione di 83 casi di persone che erano state oggetto di interventi di “conversione”.5 Non solo è stato impossibile dimostrare variazioni dell’orientamento sessuale dei soggetti ma lo studio ha rilevato anche che l’intenzione di cambiare l’orientamento sessuale è legata alla depressione, all’ansia, all’insonnia, al senso di colpa e di vergogna, e anche a propositi e a comportamento suicidari. Alla luce di queste evidenze, il suggerire ai pazienti che essi soffrono di un “difetto” e che essi dovrebbero cambiare costituisce una violazione del primo principio dell’etica medica: “In primo luogo, non fare del male”. Si tratta di una lesione del diritto all’integrità personale nonché del diritto alla salute, soprattutto nelle sue dimensioni psicologiche e morali.

Segnalazioni di violazioni della integrità personale e di altri diritti umani

Come fattore aggravante, le “terapie di conversione” devono essere considerate minacce per il diritto all’autonomia personale e all’integrità personale. Ci sono diverse testimonianze di adolescenti che sono stati sottoposti a interventi “riparativi” contro la loro volontà, molte volte su iniziativa delle loro famiglie. In alcuni casi, le vittime sono state internate e private della loro libertà, a volte fino al punto di essere tenute in isolamento per parecchi mesi.6 Le testimonianze offrono racconti di trattamento degradante, estrema umiliazione, violenza fisica, condizionamento forzato attraverso scosse elettriche o sostanze chimiche e persino molestie sessuali e tentativi di “stupro riparativo”, soprattutto nel caso delle donne lesbiche. Tali interventi violano i diritti umani e la dignità delle persone interessate, indipendentemente dal fatto che il loro effetto “terapeutico” è nullo o addirittura controproducente. In questi casi, il diritto alla salute non è stato protetto come richiesto dagli obblighi nazionali e internazionali stabiliti attraverso il Protocollo di San Salvador e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali.

Conclusione

Gli operatori sanitari che offrono “terapie riparative” aderiscono a puri pregiudizi sociali e manifestano una forte ignoranza in materia di sessualità e di salute sessuale. Contrariamente a quanto molti credono o presumono, non vi è alcuna ragione – con l’eccezione dello stigma risultante proprio da tali pregiudizi – per la quale le persone omosessuali non possano godere di una vita piena e soddisfacente. Il compito dei professionisti della salute è quello di non causare danni e di offrire un sostegno ai pazienti per alleviare le loro sofferenze e i loro problemi, certamente non di rendere questi problemi più gravi. Un terapeuta che classifica i pazienti non-eterosessuali come “devianti” non solo li offende, ma contribuisce anche all’aggravamento dei loro problemi. Le terapie “riparative” o ” di conversione” non hanno alcuna indicazione medica e rappresentano una grave minaccia per i diritti umani e la salute delle persone. Esse costituiscono pratiche ingiustificabili che devono essere denunciate e assoggettate a sanzioni adeguate.

Raccomandazioni

Per i governi:

I maltrattamenti omofobi da parte degli operatori sanitari o di altri membri del team di assistenza sanitaria violano gli obblighi in termini di diritti stabiliti dai trattati universali e regionali. Tali trattamenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerati.

Le terapie “riparative” o “di conversione” e le cliniche che le offrono dovrebbero essere segnalate e assoggettate a sanzioni adeguate.
Le istituzioni che offrono tali “trattamenti” al margine del settore sanitario devono essere considerate come lesive del diritto alla salute, perché assumono un ruolo propriamente di pertinenza del settore sanitario e recano pregiudizio al benessere individuale e collettivo.7

Le vittime di maltrattamento omofobi devono essere trattate in accordo con i protocolli per fornire loro sostengono nel recupero della loro dignità e autostima.
Questo include l’obbligo di fornire loro un trattamento per il danno fisico ed emotivo e la protezione dei loro diritti umani, in particolare del diritto alla vita, all’integrità personale, alla salute, e all’uguaglianza di fronte alla legge.

Per le istituzioni accademiche:

Le istituzioni pubbliche responsabili della formazione degli operatori sanitari dovrebbero comprendere nei loto programmi corsi sulla sessualità umana e la salute sessuale, con un focus particolare sul rispetto della diversità e l’eliminazione di atteggiamenti di patologizzazione, rifiuto e odio verso le persone non-eterosessuali. La partecipazione di queste persone alle attività didattiche contribuisce allo sviluppo di modelli di ruolo positivi e all’eliminazione degli stereotipi comuni sulle comunità di persone non-eterosessuali.

La formazione di gruppi di sostegno all’interno delle facoltà e all’interno della comunità studentesca contribuisce a ridurre l’isolamento e a promuovere la solidarietà e le relazioni di amicizia e di rispetto tra i membri di questi gruppi.

Meglio ancora è la formazione di “alleanze di diversità sessuali” che includono persone eterosessuali.

Le molestie omofobe e i maltrattamenti da parte dei docenti della facoltà e degli studenti sono inaccettabili e non dovrebbero essere tollerate.

Per le associazioni di professionali:

Le associazioni professionali devono divulgare i documenti e le risoluzioni provenienti dalle istituzioni e dalle agenzie nazionali e internazionali che richiedono la de-psicopatologizzazione della diversità sessuale e la prevenzione di qualsiasi intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale.

Le associazioni professionali dovrebbero adottare posizioni chiare e definite in materia di tutela della dignità umana e dovrebbero definire le azioni necessarie per la prevenzione e il controllo dell’omofobia come problema di salute pubblica che incide negativamente sul godimento dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

L’applicazione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione” deve essere considerata come fraudolenta e come una violazione dei principi fondamentali di etica medica. Le persone o le istituzioni che offrono questi trattamenti dovrebbero essere oggetto di sanzioni adeguate.

Per i mezzi di comunicazione:

La rappresentazione dei gruppi, delle popolazioni o degli individui non-eterosessuali nei media dovrebbe essere basata sul rispetto personale, evitando stereotipi o umorismo basato sullo scherno, sui maltrattamenti, o su violazioni della dignità o del benessere individuale o collettivo.

L’omofobia, in qualsiasi sua manifestazione ed espressa da qualsiasi persona, deve essere presentata come un problema di salute pubblica e una minaccia alla dignità umana e ai diritti umani.

L’uso di immagini positive di persone o gruppi non-eterosessuali, lungi dal promuovere l’omosessualità (in virtù del fatto che l’orientamento sessuale non può essere modificato), contribuisce a creare una visione più umana e più aperta alla diversità, a dissipare timori infondati e promuovere sentimenti di solidarietà.
La pubblicità che incita all’intolleranza omofoba dovrebbe essere denunciata come contributo all’aggravamento di un problema di salute pubblica e come una minaccia per il diritto alla vita, in particolare in quanto contribuisce alla cronica sofferenza emotiva, alla violenza fisica, e ai crimini di odio.

La pubblicità diffusa da “terapeuti”, “centri di cura”, o eventuali altri operatori che offrono servizi volti a cambiare l’orientamento sessuale dovrebbe essere considerata illegale e dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti.

Per le organizzazioni della società civile:

Le organizzazioni della società civile possono sviluppare meccanismi di vigilanza civile per individuare le violazioni dei diritti umani delle persone non eterosessuali e segnalarle alle autorità competenti. Essi possono anche aiutare a identificare e segnalare le persone e le istituzioni coinvolte nella gestione delle cosiddette terapie “riparative” o “di conversione”.

I gruppi già esistenti o emergenti di auto-aiuto, i parenti o gli amici di persone non-eterosessuali possono facilitare il collegamento ai servizi sanitari e sociali, con l’obiettivo di proteggere l’integrità fisica e morale degli individui maltrattati, oltre che di segnalare abusi e violenze.

Promuovere interazioni rispettose e quotidiane tra persone di diverso orientamento sessuale è arricchente per tutti e promuove modi armonici, costruttivi, salutari e pacifici di convivenza comune.
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1 Human Rights Committee (2008). Concluding Observations on Ecuador(CCPR/C/ECU/CO/5), paragraph 12.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrc/docs/co/CCPR.C.ECU.CO.5.doc&gt;
Human Rights Council (2011). Discriminatory Laws and Practices and Acts of Violence Against Individuals Based on Their Sexual Orientation and Gender Identity (A/HRC/19/41), paragraph 56. <http://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/RegularSession/Session19/AHRC-19-41_en.pdf&gt;
Human Rights Council (2011). Report of the Special Rapporteur on the Right of Everyone to the Enjoyment of the Highest Attainable Standard of Physical and Mental Health (A/HRC/14/20), paragraph 23.
<http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/docs/14session/A.HRC.14.20.pdf&gt;
United Nations General Assembly (2001). Note by the Secretary-General on the Question of Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (A/56/156), paragraph 24. <http://www.un.org/documents/ga/docs/56/a56156.pdf&gt;
2 I diritti umani che possono essere lesi da queste pratiche includono, tra gli altri, il diritto alla vita, all’integrità personale, alla privacy, all’uguaglianza di fonte alla legge, alla libertà personale, alla salute, e ai benefici del progresso scientifico.
3 American Psychiatric Association (2000). Therapies Focused on Attempts to Change Sexual Orientation (Reparative or Conversion Therapies): Position Statement. <http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200001.aspx&gt;
Anton, B. S. (2010). “Proceedings of the American Psychological Association for the Legislative Year 2009: Minutes of the Annual Meeting of the Council of Representatives and Minutes of the Meetings of the Board of Directors”. American Psychologist, 65, 385–475.
<http://www.apa.org/about/governance/council/policy/sexual-orientation.pdf&gt;
Just the Facts Coalition (2008). Just the Facts about Sexual Orientation and Youth: A Primer for Principals, Educators, and School Personnel. Washington, DC. <http://www.apa.org/pi/lgbc/publications/justthefacts.html&gt;
4 World Health Organization (1994). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (10th Revision). Geneva, Switzerland.
American Psychiatric Association (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders(4th ed.,text revision). Washington, DC.
5 APA Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation (2009). Report of the Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. Washington, DC.<http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf&gt;
6 Taller de Comunicación Mujer (2008). Pacto Internacional de Derechos Civiles y Políticos: Informe Sombra.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/Informe%20Sombra%202009%20LBT.pdf&gt;
Centro de Derechos Económicos y Sociales (2005). Tribunal por los Derechos Económicos, Sociales y Culturales de las Mujeres.
<http://www.tcmujer.org/pdfs/TRIBUNAL%20DESC%20ECUADOR%20MUJERES.pdf&gt;
7 Vedi il Commento generale No. 14 da parte del Committee on Economic, Social, and Cultural Rights relativamente all’obbligo di rispettare, proteggere e conformarsi agli obblighi relativi ai diritti umani da parte degli Stati membri dell’International Covenant on Economic, Social, and Cultural Rights.
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Ovviamente Papa Francesco non conosce questi documenti ma solo il Catechismo della Chiesa Cattolica. Avrà anche coraggio nel lottare contro la pedofilia ma non ha assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità. D’altra parte la Chiesa sembra suggerire ancora oggi, stando alle parole del Papa, una terapia riparativa da applicare in età molto anticipata.

Per capire che cosa sono in concreto le terapie riparative vi consiglio la lettura di in reportage giornalistico molto documentato concernente le “terapie riparative della omosessualità” ossia le terapie che i gruppi cattolici consigliano per risolvere il problema della omosessualità (http://progettogaytest.altervista.org/t … rative.htm) tutto sotto la supervisione di un professore di psicologia della Pontificia Università Gregoriana.

Già in altra occasione ho avuto modo di accennare alla gaia scienza di sedicenti scienziati, ma qui la cosa è più seria perché dietro queste cose c’è l’avallo della Chiesa e non si tratta quindi del solito guru isolato. In queste cose sono coinvolti uomini di Chiesa. Sono personalmente convinto che il messaggio cristiano sia una cosa serissima, o meglio una cosa che, se presa seriamente, è una cosa serissima, e ho conosciuto uomini di Chiesa che hanno veramente speso la vita per il prossimo. Mi chiedo come sia possibile che le cose che sono descritte nell’articolo ottengano l’avallo della Chiesa. Come sia possibile che un ragazzo di 15/16 anni e ancora peggio un ragazzino debba subire per volontà dei genitori una farneticante terapia “riparativa dell’omosessualità” queste cose non sono solo immorali ma sono al limite del codice penale.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6649

GAY E RIMOZIONE DEL SESSO

Caro Project, sono capitato casualmente sul tuo forum e posso dire che sono rimasto colpito, perché permette di gettare veramente uno sguardo sulla realtà gay. Io ho passato i 50, ho avuto i miei problemi e anche le mie storie e adesso sono di nuovo felicemente single (o quasi) da anni. Mi dispiace solo che sento il mio primo e forse unico ex-compagno (se posso chiamarlo così) molto raramente, è un brav’uomo, non c’è dubbio, ma alla fine non ha molto senso cercare di stare insieme per forza quando si avverte che forse si starebbe meglio soli. Quando ci siamo lasciati, penso che sia stata una liberazione per entrambi. Lo ripeto, penso che sia una bravissima persona, ma questo non è un motivo sufficiente per stare insieme. All’inizio, ormai quasi dieci anni fa, c’era qualcosa di forte che ci spingeva uno verso l’altro, forse ci conoscevamo ancora poco e ognuno poteva proiettare nell’altro tutto quello che voleva, in pratica ci siamo innamorati delle nostre proiezioni, i primissimi tempi sono stati belli, poi sono arrivate le prime insoddisfazioni, i primi dubbi, i primi tentativi di provare a rinsaldare il rapporto. Non so se mi ha mai tradito, e francamente non credo, ma il motivo della crisi del nostro rapporto non ha niente a che fare con queste cose e nemmeno con modi incompatibili di vedere la vita, perché sotto quel punto di vista siamo molto simili. Io penso che anche lui, più che altro, abbia provato il desiderio di non essere legato più a nessuno, non so se puoi capire: il fatto di tornare a casa dal lavoro e di trovare il tuo compagno che aspetta non basta e qualche volta puoi sentirlo come una mancanza di libertà, perché se quando torni a casa il tuo compagno nemmeno ti guarda, non perché ha un amante segreto, ma molto brutalmente, perché si è stufato di te, perché è annoiato e anche deluso dal fatto di vivere in coppia… beh, che cosa ti resta da fare se non prenderne atto e cominciare a fare le valigie. Tra l’altro non abbiamo proprietà in comune e la casa è in affitto, quindi basta dare la disdetta e passare il contratto a nome di uno solo di noi e le complicazioni giuridiche sono finite. In pratica quando ci siamo lasciati, la casa è rimasta a lui e io sono andato da un’altra parte in via temporanea, poi, per fortuna, ho trovato un lavoro migliore in un’altra città e me ne sono andato. Questa è la prima parte della storia.

Arrivato nella nuova città, all’inizio ho avuto qualche problema per trovare casa, poi ne ho trovata una che poteva andare bene per me (2 stanze) e mi sono sistemato lì. Sul lavoro mi trovavo abbastanza bene ma c’era una cosa che mi piaceva poco e che mi metteva in ansia. I miei colleghi (otto persone in tutto, sei uomini, quattro sposati e due no, e due donne, una sposata e una no) erano abituati a una vita comune che a me non piaceva per niente. Si incontravano spesso, andavano spesso in vacanza insieme, si invitavano reciprocamente a cena una o due volte alla settimana, e ovviamente hanno cercato di coinvolgere anche me, ma io sono rimasto sempre in disparte e non ho mai partecipato a nessuna della loro attività, evidentemente ci sono rimasti male e alla fine non mi hanno più invitato, cosa che per me è stata una vera liberazione. Il mio tempo libero, che in realtà era poco, lo passavo in casa, a leggere, a sentire musica, oppure su internet, a cercare siti gay come il tuo ma anche siti porno, non mi vergogno di dirlo, ma contatti con persone non ne ho mai voluti, quindi niente facebook, niente social di nessun genere e niente siti di incontri o chat erotiche, insomma, la mia era una vita totalmente da single ed è andata avanti così per parecchi mesi. E questa è la seconda parte della storia.

Un giorno mi fermo a parlare con uno dei miei colleghi (32 anni, non sposato, io ero molto più vecchio di lui) la conversazione è gradevole ma dura pochi minuti, perché sul lavoro di tempo libero ce n’è veramente poco, mi invita a pranzare con lui durante la pausa ma io gli dico che non posso perché ho molto da lavorare. Una risposta del genere, per me significava: “No, grazie! Non sono interessato!” ma evidentemente lui l’ha letta come: “Vorrei venire a pranzo con te, ma purtroppo ho troppo lavoro e non posso!” e da qui è cominciato il gioco degli equivoci. Lui ha cominciato ad insistere e io ho cominciato a raccontare bugie, una appresso all’altra. Era evidente che mi stava facendo la corte, cosa un po’ strana perché un bell’uomo come lui, se vuole, ne trova cento! Io mi sentivo in imbarazzo, lui mi piaceva ma io non volevo più saperne di cominciare storie di coppia e nemmeno di avere avventure. In pratica gli ho sempre detto di no, ad ogni proposta e senza nemmeno tentennare, ma lui non mollava e la cosa mi teneva in agitazione. A un certo punto ho avuto la netta sensazione che prima o poi avrei ceduto, ma non volevo che succedesse e allora ho preso una decisione estrema, senza dire niente a nessuno ho chiesto trasferimento in un’altra città, ed è stata una cosa molto complicata, perché volevo andarmene ad ogni costo e ho dovuto fare una ricerca approfondita per chiedere una nuova sede in modo da essere sicuro di ottenere il trasferimento. Ho disdetto l’appartamento, venendo a patti col proprietario che mi è toccato rabbonire con una adeguata bustarella. Arrivano le feste di Natale, mi viene comunicato che dal 2 gennaio dovrò prendere servizio nella nuova sede. Ovviamente non dico nulla a nessuno, lo sa solo il dirigente, che sta in un altro palazzo, lontanissimo da dove lavoro io. Vado nel mio ufficio quando non c’è nessuno, faccio un pacco di tutte le mie cose e mene vado come un ladro. Arrivo nella nuova città, dal 2 gennaio prendo servizio, vivo temporaneamente in una pensione, nel frattempo cerco un appartamento, ma qui è molto difficile trovarne uno, o sono costosissimi o solo lontanissimi dal mio posto di lavoro. Dopo tre settimane trovo una soluzione che mi sembra accettabile. Nel frattempo ricevo le telefonate sconcertate dei miei ex-colleghi che hanno pensato di avermi fatto qualche sgarbo magari inavvertitamente tanto da spingermi ad andare via in quella maniera. Ricevo le telefonate di “tutti” i miei colleghi con l’unica eccezione di “lui” che non si fa proprio sentire. Non nego che ci sono rimasto un po’ male perché ho pensato che lui il vero motivo della mia fuga lo abbia capito. Non so se lui avesse capito che ero gay, ma non è affatto scontato, potrebbe aver pensato di aver insistito troppo con la persona sbagliata che poi lo ha scaricato in quel modo non potendo fare altrimenti. Nella nuova sede siamo in tanti, tantissimi e i rapporti tra colleghi sono molto superficiali, in pratica ognuno si fa i fatti propri e nessuno si impiccia della vita altrui, l’ambiente è proprio quello che io andavo cercando. Il dirigente è un po’ pignolo ma è anche molto tranquillo e se ci sono problemi non te li scarica addosso ma si prende le sue responsabilità. E questa è la terza parte della mia storia.

Dopo quasi dieci mesi nella nuova sede, una mattina vado al lavoro e rimango trasecolato, nella stanza dove lavoravo da solo hanno aggiunto una seconda scrivania, chiedo perché e mi dicono che il lunedì successivo sarebbe arrivato un novo collega e che siccome gli altri erano già due in ogni stanza, lo potevano sistemare solo da me. La cosa è logica e non posso obiettare nulla. Beh, Project, penso che tu abbia capito chi era il nuovo collega. La mattina del lunedì lo trovo già in stanza. Ci salutiamo come due colleghi che si ritrovano per caso, ma non era assolutamente un caso. Ormai bisognava arrivare ad un chiarimento serio. A fine mattina mi dice che ha le valigie al deposito bagagli della stazione e che dovrà stare in albergo perché non è riuscito a trovare casa, poi mi invita a pranzare con lui, questa volta accetto. L’imbarazzo è palpabile. Ti riporto qui di seguito il dialogo, così come l’ho ricostruito il giorno stesso per non perdere memoria di nulla. Salto tutti discorsi di circostanza e vado subito al sodo.

Lui: Ma perché sei andato via in quel modo? Però, dimmi la verità…
Io: Senti Paolo [lui si chiama Paolo], non fare troppe domande…
Lui: Hai avuto paura?
Io: Paura? E di che?
Lui: di me…
Io: Perché dovrei avere paura di te?
Lui: Uno che non ha paura non scappa…
Io: ma io non sono scappato…
Lui: non dire bugie!
Io: E tu perché sei venuto qui?
Lui: perché io non ho paura…
Io: ma che cosa vuoi da me?
Lui: Non mi dire che non ci siamo capiti… perché non è vero … se è veramente quello che vuoi posso anche chiedere un altro trasferimento, magari un una sede disagiata, così ti lascio in pace… non ti voglio dare fastidio…
Io: ma che dici? Piuttosto, se vuoi puoi stare da me finché non trovi una sistemazione, perché qui trovare casa è complicato…
Lui: Grazie! Me ne vado appena trovo casa, stai tranquillo!
Io: Per favore non insistere su questo tasto! Mi pare che non c’è molto altro da dire…
Lui: beh, ci sarebbe eccome…
Io: Voglio dire che non c’è bisogno di dirlo.

Finita la giornata di lavoro siamo andati alla stazione a prendere i suoi bagagli e li abbiamo portati a casa, si è sistemato nella seconda stanza, non sembrava un ospite, faceva tutto lui, ha preparato la cena, non mi ha permesso di lavare i piatti, alle 22.00 mi ha detto che era stanchissimo ed è andato a dormire. Io ero completamente sottosopra, sono andato a dormire anche io ma ho dormito molto poco. L’indomani mi sono alzato prestissimo, alle 6.15, mi sono preparato e sono sceso al bar a prendere il necessario per la colazione, colazione a casa! Erano anni che non facevo colazione a casa! Preparo tutto con molta cura e mi sorprendo quasi interessato a fare una bella figura con Paolo. Paolo guarda compiaciuto il tavolo e mi dà un pacchetto. Mi dice questo è per te! È una bottiglia di lavanda. Mi dice che è la stessa che usa lui, evidentemente il gesto è simbolico.

Ormai sono passati tre mesi, gli ho detto che se vuole può stare a casa mia “dividendo le spese”, per dare una motivazione formale alla cosa. Ci siamo comportati sempre come buoni amici e niente di più. Ti sembrerà strano, Project, ma io voglio che le cose vadano avanti così e magari spero pure che si trovi un ragazzo e che se ne vada con lui. Ho cominciato a volergli bene, ma non voglio avventure e nemmeno storie serie, lui lo sa, non insiste. Non so se diventeremo mai una famiglia nel vero senso della parola, o forse siamo già una famiglia. A me sta bene così, anche se è incredibile, forse ho più bisogno di un figlio che di un amante o forse mi sento amato anche così.

Insomma Project, non so se lui soffra per questa situazione ma non mi sembra proprio, In questo modo abbiamo trovato un nostro equilibrio e così la cosa può andare avanti senza vincoli di nessun genere, salvo un po’ di affetto. Quando sento la gente che parla di tradimenti mi viene da pensare che io quasi quasi vorrei essere tradito da lui, per il suo bene, non lo odierei affatto, ansi penso che tra noi non cambierebbe proprio nulla, o forse sì ma in meglio.

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6599