SONO GAY E NON POSSO MENTIRE A ME STESSO

ciao project…
mi sono accorto del tuo blog soltanto oggi e ho pensato subito ch sia veramente utile soprattutto per chi,come me,ha appena scoperto di essere omosessuale..o meglio,vorrei raccontare la mia storia perchè penso che possa essere utile per molti ragazzi…credo che la cosa più importante per un ragazzo gay sia ammettere la propria omosessualità innanzitutto a se stesso…te lo dice uno che ha passato la maggiorparte della sua vita(ho quasi 18 anni)a mentire a se stesso e agli altri.Ho subito spesso discriminazioni(anche se alle supriori è andata molto meglio..) e posso dire di non aver passato momenti bellissimi…ma sono consapevole che questo non è successo solo a me ma a moltisimi altri ragazzi…la conseguenza è stata quella di chiudermi inevitabilmente in me stesso e di rinunciare a capire una cosa che alla fine sapevo da sempre…sentivo di esserlo…sentivo che ciò che pensavo non era etero…E LO SAPEVO, ma continuavo a prendermi in giro e a costruire la mia vita su qualcosa di irreale…il discorso sessualità per me era un tabù…sapevo che se lo avessi affrontato un giorno avrei inevitabilmente ammesso quello che alla fine tutti hanno sempre pensato…penso che molti sappiano quello di cui sto parlando..tutti l’hanno sempre pensato di me…e l’unico che non era riuscito ad ammetterlo ero proprio io!!ma non mi do colpe,perchè il trauma subito per la mia emarginazione mi ha portato a costrure un muro,un muro che per foruna sono riuscito ad abbattere appena 2 mesi fa… non so cosa mi sia successo…non so perchè l’ho fatto..so solo che ho avvertito il bisogno di smetterla di fingere che tutto andasse bene e che io fossi normale…ho capito che la normalità non la decide nessuno e che era ora che io semplicemente mi accettassi…e cosi è stato!Quando davanti allo specchio mi sono detto"sono gay"…quello si,è stato il momento più semplicemente LIBERO della mia vita…ho sentito finalmente di essere me stesso,e ho avvertito il bisogno di dirlo alle mie tre amiche più care,che non mi hanno mai abbandonato e che mi sono sempre state vicine!ho sentito la necessità di fare il mio piccolo,circoscritto coming out e adesso mi sento molto meglio,sia cn me stesso che cn gli altri… non posso certo dire che sia tutto rose e fiori…non è cosi per nessuno..ho una tremenda paura di quello che mi aspetta e non so se dirlo ad altre persne o no,perchè so che è importante la prudenza!ho molta paura di ferire i miei genitori ma allo stesso tempo ho bisogno di buttarmi a capofitto in tutto ciò perchè non ho nessuna esperienza a livello sentimentale ma non ne ho mai avuto tanto bisogno… Spero che sarai daccordo cn me in quello che ho detto…continuerò a seguire il tuo blog cercando di trovare molti altri consigli…
puoi pubblicarla se vuoi,
ciao!
__________________
 
Ciao, ho letto la tua mail solo ora, e me ne dispiace, perché merita non solo di essere pubblicata ma di trovare una risposta seria. Per un ragazzo, ammettere la realtà davanti a se stesso, ossia ammettere di essere gay, significa fare il primo passo decisivo verso una vita che sia realmente tale. In realtà gli schermi e le difese che allontanano i ragazzi dall’idea di accettarsi come gay sono molti e pesanti ma sono solo il frutto di preconcetti e di luoghi comuni diffusi da gente che non ha la più pallida idea di che cosa significa veramente essere gay. L’idea che si tratti di un vizio o di una malattia è ancora ben lontana dal tramontare e chi non ha alcuna possibilità di vedere le cose da vicino e quindi non sa nulla dei gay può diffondere concezioni false senza nemmeno rendersene conto e talvolta in totale buona fede. I ragazzi, sulla base di questi preconcetti, costruiscono la loro idea del che cosa sia l’essere gay e chiaramente se ne danno una rappresentazione che non ha nulla a che vedere con la realtà. Le categorie della falsa morale che condanna i gay sulla base di assurdi presupposti o la visione della omosessualità in chiava di patologia, che è ancora largamente dominante, si stampano profondamente nella mente dei ragazzi. È ovvio che se un ragazzo sente dentro di sé delle pulsioni gay è portato ad applicare per valutarle le uniche categorie di cui dispone in proposito e che gli appaiono confermate dall’autorità della famiglia, della chiesa e della società. Ovviamente nessuno accetta di essere considerato un caso patologico e l’unico modo per allontanare da sé una tale qualificazione è negare di essere gay, negare perfino l’evidenza. Ho visto casi di ragazzi che per anni, ben oltre i 20 anni, hanno vissuto una sessualità masturbatoria esclusivamente gay ma hanno continuato a considerarsi etero perché avevano una ragazza nei confronti della quale non provavano alcun coinvolgimento sessuale e tentavano di interpretare l’affetto che forse provavano, o tentavano di provare, per quella ragazza come una forma sublimata di coinvolgimento sessuale. Ma ti dirò di più, ho conosciuto ragazzi che per avendo in fondo ben chiara l’idea di essere gay sono arrivati a sposarsi e a vivere anni di vita matrimoniale con una doppia vita sessuale: una sessualità etero con la moglie e una esclusivamente gay nella masturbazione. Questi ragazzi hanno tentato la via del matrimonio come una specie di terapia anti-omosessualità. La cosa non solo non ha senso ma porta a complicare ancora le cose e in modo molto pesante, perché in questo modo un problema individuale diventa anche un problema di coppia e con risvolti legali e affettivi notevoli se ci sono figli. Arrivare a dire: “sono gay!” per un ragazzo non è facile perché deve prima smontare il pregiudizio che ha messo radici nel suo cervello. Il pregiudizio però si smonta con un buon bagno di realtà e di consapevolezza. In questi giorni ho avuto la possibilità di conoscere di persona alcuni dei ragazzi che mi avevano contattato in chat. Bene, ho avuto modo di fare con alcuni di loro delle lunghe passeggiate e di parlare molto. Quello che mi ha colpito è stata la qualità umana altissima di questi ragazzi. E non lo dico perché sono tenuto a una difesa d’ufficio ma perché è quello che ho visto. Questi ragazzi non hanno assolutamente nulla in comune con quello che la gente pensa sia un gay. Sono ragazzi serissimi, che pensano allo studio, al lavoro, a costruirsi un futuro, ragazzi profondamente onesti con se stessi e con gli altri, ragazzi che sono, e l’ho detto spesso, una patrimonio enorme che la società ignora del tutto. Sono ragazzi giovani, tra me e loro la differenza di età è enorme, eppure sembrava che ci si conoscesse da sempre e la spontaneità è stata totale. Voglio aggiungere che alla fine del pomeriggio la gratificazione da parte mia è stata profonda e credo non solo da parte mia. C’è stato modo di parlare liberamente di cose gay, che non sono cose patologiche ma cose normalissime della vita di milioni d persone. C’è stato modo di parlare di queste cose senza nessuna complicazione e soprattutto c’è stato modo di parlare di mille altre cose, dell’università, del lavoro in Italia e all’estero. A che serve Progetto Gay? Serve a fare vedere che il mondo è pieno di ragazzi gay come si deve, di persone che sono da ammirare e alle quali non si può non portare, come minimo, un totale rispetto. Rendersi conto che sono questi i ragazzi gay, la stragrande maggioranza dei ragazzi gay, aiuta i ragazzi ad aprire gli occhi e a capire che essere gay significa essere come questi ragazzi, niente di patologico, niente di assurdo, niente di strillato. Bisogna capire che il mondo gay, il mondo della stragrande maggioranza dei ragazzi gay è fatto di rispetto reciproco, di sentimenti veri, di desiderio di amare e di essere amati. È così che si spiana la strada all’idea di accettare la propria omosessualità, che è un modo profondo di amare. Ti ringrazio per la tua mail e penso che la sua pubblicazione potrà indurre tanti ragazzi a vedere la realtà dell’essere gay e al non averne più paura.
 
Un abbraccio fortissimo! E grazie ancora per avermi permesso di pubblicare la tua mail! (l’ho messa nel Nuovo Forum Progetto Gay: http://progettogay.gratisforum.tv/ alla sezione “CAPIRE DI ESSERE GAY”)
Project
_________
 
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Nuovo Forum Progetto Gay: http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=14&t=222

IL VERO MONDO DEI RAGAZZI GAY

Scrivo questo post come ringraziamento ad alcuni ragazzi che ho avuto modo di conoscere meglio in quest’ultimo periodo. Con alcuni di loro mi è stato possibile incontrarmi di persona e dopo quegli incontri si è ulteriormente rafforzata la mia convinzione che nella vita di tutti i giorni si incontrano moltissimi ragazzi gay che non solo sono bravissimi ragazzi, ma hanno una ricchezza di umanità, una dignità, una levatura morale veramente eccezionale. Questo mi porta a dire che oggi per i ragazzi gay la strada verso la realizzazione di una vita affettiva di alto profilo esiste eccome e che il futuro offre prospettive reali molto positive. Talvolta parlando in chat coi ragazzi avverto une certa negatività di fondo, quasi una passiva accettazione di una specie di destino di infelicità, sento parole sconsolate che sembrano preludere a una vita vuota. Questi discorsi mi fanno ribollire dentro perché so che la tendenza a lasciarsi andare è distruttiva, mentre la realizzazione affettiva seria di questi ragazzi è realmente possibile e ne ho le prove ogni giorno. Un ragazzo mi ha contattato tramite la chat di Progetto Gay, ci eravamo già sentiti quattro o cinque volte con lo stesso mezzo, mi ha detto che non poteva usare msn perché a casa sua c’è sempre gente che entra ed esce dalla sua stanza e non poteva nemmeno inviarmi mail perché condivide il computer con altre persone. Per lui l’unico sistema per parlare un po’ poteva essere il parlare di persona. Era un po’ titubante, poi mi ha chiesto di incontrarci, dopo un po’ di esitazione abbiamo fissato un appuntamento in una zona della città lontana da dove risiede. Ci siamo incontrati alle cinque del pomeriggio. Sembrava che ci si conoscesse da sempre. Lui conosceva bene i contenuti di Progetto Gay e poi ci si capiva al volo, si parlava la stessa lingua. Abbiamo fatto un lungo giro per la città parlando di tutto con la massima spontaneità, dalle questioni personali all’università, alle prospettive di lavoro in Italia e all’estero. Il pomeriggio è passato rapidissimo e in modo estremamente gradevole. Faceva freddo, siamo entrati in un bar per prendere una cioccolata calda, poi l’ho accompagnato all’autobus e ci siamo salutati. Posso solo dire che mi sentivo felice. Ho ricevuto poi un bellissimo sms da parte sua che mi ha dato la misura di quanto la cosa deve essere risultata gradita anche a lui. Eppure dall’esterno sembrano solo banalità, una passeggiata e quattro chiacchiere. Ma quelle quattro chiacchiere sono proprio quelle che non si fanno mai, e l’assoluta naturalezza del discorso è la misura della realtà dei ragazzi gay, mille miglia lontana da modelli e da stereotipi. Quando dico a quel ragazzo che troverà eccome la sua realizzazione affettiva, io dico una cosa della quale sono profondamente convinto. Non faccio l’apologia dei gay per difesa d’ufficio ma dico che il mondo è pieno di ragazzi gay come si deve e per questi ragazzi la strada verso una vita di affetti veri e profondi esiste eccome. È per questo che mi sento dentro un ottimismo prorompente. Costruire un’amicizia seria, non dico altro, tra ragazzi di questo livello vuol dire riempire la vita di un significato vero. Chi vede queste cose, come le vedo io in pratica ogni giorno, ha dei gay una visione realistica ed insieme altamente positiva. Un futuro di felicità per questi ragazzi è concretamente possibile e per quello che potrò, farò di tutto per dissipare i dubbi, per fare svanire le malinconie e per strillare fortissimo che la vita va vissuta col cuore aperto alla speranza. L’amore tra due ragazzi gay esiste eccome e di esempi ne ho avuti molti. Volersi bene è l’unica strada verso la realizzazione affettiva e volersi bene significa costruire insieme un futuro migliore. La felicità per i ragazzi gay è possibile e lo vedo ogni giorno!

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Nuovo Forum Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=21&t=212&start=0

SONO GAY MA ALLONTANO I RAGAZZI

Ciao Project,

sono un ragazzo di 21 anni, tra i 16 e i 17 anni ho avuto qualche esperienza sessuale etero e lì per lì mi piaceva, avevo anche la ragazza ma abbiamo fatto sesso pochissime volte, lei voleva, a me non dispiaceva la cosa in sé ma non era la cosa che desideravo veramente. A 19 anni, un po’ come dici tu nei post, ho cominciato a pensare di essere gay ma l’ho presa bene, senza tragedie, se era così non potevo che prenderne atto, solo qualche problema perché pensavo che tutti i gay fossero un po’ tipo checca ma poi mi sono reso conto che avevo le idee parecchio confuse. Diciamo così, che è ormai un anno e mezzo che in pratica non ho più nessuna fantasia etero e che penso solo ai maschi. All’università, da me, ho compagni bellissimi, due in particolare, anche altri 5 o sei sono proprio bellissimi ma qui cominciano i problemi. Io penso di avere una sessualità un po’ assurda, cioè quei ragazzi mi piacciono moltissimo ma io alla fine cerco sempre di frenarmi, li schivo, li guardo solo da lontano. Venerdì mattina sono andato in aula e mi sono seduto vicino a uno bellissimo, proprio ne annusavo l’odore con tutto me stesso, sentivo il suo calore corporeo che si irradiava fino a me. Io mi sono seduto apposta vicino a lui, non è stato un caso, è stata la prima volta che ho preso un’inizitaiva del genere, ma dopo è stata una tortura. Sono stato tutta l’ora a pensare di appoggiare la gamba contro la sua o anche solo il piede ma naturalmente non ho fatto nulla, non solo sono stato seduto in modo rigidissimo ma non mi sono mai girato dalla parte sua nemmeno per una frazione di secondo,chiaramente non ho seguito la lezione e ho passato tutto il tempo solo a fare pensieri sessuali su di lui. Sono stato in erezione pazzesca e mi sono pure bagnato, per fortuna avevo il giubbotto altrimenti mi sarei seppellito per la vergogna. A controllarmi non ci riesco proprio, sono troppo dipendente da queste cose e me ne vergogno tantissimo, perché mi comporto come un ragazzino e non sono per niente padrone di me stesso. Leggendo i post del forum ho pensato di essere io quello un po’ strano, perché vedo che agli altri non succede niente di simile, dicono che vanno allo spogliatoio in palestra e riescono a controllare l’erezione. Ma come è possibile? Io non ci riuscirei mai e allora non ci vado, però non posso non andare all’università e lì non posso nemmeno fare finta di essere cieco. Con le ragazze non mi succedeva mai niente di simile ma coi ragazzi è proprio una cosa incontrollabile, automatica. Dirai, be’ che problema c’è? Ma il problema c’è eccome. Con quei ragazzi vorrei provare a fare amicizia e invece non ci riesco perché mi viene subito di buttarla tutta sul sessuale,ma non lo faccio apposta, cioè non lo vorrei, solo che succede e non ci posso fare niente. Il ragazzo che mi piace di più si chiama Maurizio, che è proprio sexy all’inverosimile, me lo sogno tutte le notti e il resto te lo immagini, ma quando vado a lezione mi metto sempre dalla parte opposta perché se gli sto vicino ho paura che non mi trattengo, come sia sia, non c’ho mai provato nemmeno a scambiare quattro chiacchiere. Intanto secondo me è etero e se è etero che ci provo a fare? E poi, ti pare a te che uno bello come Maurizio, pure se fosse gay, si andrebbe a mettere con uno come me? E allora che ci provo a fare? E poi a lui mi posso avvicinare solo d’inverno e col giubbotto addosso, perché d’estate se vado lì e mi viene duro non so proprio dove mi posso nascondere. Insomma, io i ragazzi che mi piacciono li evito sempre proprio per queste ragioni e adesso sto pure cominciando a pensare che in fondo sarei del tutto incapace di creare un rapporto affettivo con un ragazzo, è come se ne avessi paura, cioè non mi sento come loro, mi sembra che c’ho la fissa del sesso e che loro non ce l’hanno, che magari a un ragazzo gli piacerebbe pure sentirsi desiderato per la sua personalità ma io non sarei capace di fare una cosa simile. Che vuol dire innamorarsi veramente? A livello sessuale lo so ma dal punto di vista dei sentimenti credo di non esserne capace e poi non ci posso nemmeno provare perché i ragazzi li tengo proprio lontano. Te ne racconto una. Qualche settimana fa con un gruppo di amici siamo andati a una pizzeria. C’era un ragazzo di quelli che mi piacciono, non Maurizio, un altro, Nico, ma uno carino parecchio e che io ci avevo fatto le mie fantasie. Alla pizzeria mi potevo mettere vicino a lui almeno per provare a scambiare due chiacchiere, e invece no! Tanto io faccio sempre così. Mi sono andato a mettere in mezzo tra due ragazze. Proprio masochista! E queste ci volevano provare con me, ma proprio a mettermi le mani addosso, ma le ho schivate e nel frattempo mi guardavo Nico a distanza ma senza farmi accorgere. Vicino c’aveva un ragazzo e una ragazza e lui ha parlato solo col ragazzo. Allora mi vengono i sospetti. Io Nico non lo conosco per niente come tutti i ragazzi che mi piacciono, non ci parlo ma li spio da lontano però poi quando è il momento c’ho proprio paura di parlarci. Vabbe’, finita la pizza si alza e viene da me e mi dice che conosce mia cugina, e che mia cugina gli ha molto parlato di me (lei sa che io sono gay) io devo essere diventato rosso come un peperone. Lui mi guarda e mi fa un sorriso come a dire di non stare in imbarazzo, poi mi scrive il numero di cellulare e me lo mette nel taschino (fa tutto lui) e mi dice di salutare mia cugina, io non sapevo che fare, mi sono detto che allora lui sapeva di me e che quel sorriso era come per dire che la cosa stava bene anche a lui ma ho cercato di fare l’indifferente e di non farmi accorgere. Mi ha chiesto se volevo un passaggio e io gli ho detto di no! E me la sono fatta a piedi, quasi sei chilometri! Ma come facevo a andare con lui in macchina, uno che “forse” sapeva che ero gay. Lo so che è patologico ma sono fatto così. La sera ho chiamato mia cugina e l’ho messa alle strette per sapere che cavolo aveva detto a Nico di me, ma lei non gli aveva detto proprio niente di me, cioè non è che non gli aveva detto che sono gay, ma di me non gli aveva parlato proprio. Allora capisci le pippe mentali (scusa il termine) che mi sono fatto. Lei non gli ha detto niente di me, non ne ha parlato proprio e Nico viene da me e mi dice che mia cugina gli ha detto un sacco di cose su di me. Ho pensato: ma questo ci sta provando! A mia cugina non risulta che Nico sia fidanzato e questo conferma le mie ipotesi, pure alla pizza le ragazze non le guardava proprio. Nico non sta all’università con me e quindi non ho molta possibilità di vederlo. La mattina mi metto una mano nel taschino e trovo il numero di Nico, mi piglia proprio la tachicardia, non sapevo che fare, lo chiamo o non lo chiamo. Mi sono detto: io il numero lo butto e non ci penso più, poi non l’ho buttato ma l’ho nascosto in un angolo della soffitta perché non volevo assolutamente telefonare. Un’ora dopo sono andato in soffitta, ho ripreso il numero, ho provato a farlo dieci volte ma non sono mai arrivato alla fine, allora mi sono detto che il numero lo dovevo buttare nel bagno e così ho fatto, ma tanto ormai lo sapevo a memoria. Ho richiamato mia cugina siamo stati due ore al telefono, volevo sapere tutto di Nico ma lei lo conosceva pochissimo e io non ci volevo credere. La sera tardi gli mando un sms – mia cugina ti saluta – Mi risponde solo – Grazie, ciao – Ci resto male, e mi dico che sto solo buttando il tempo come un cretino. Ma che mi posso aspettare da Nico? Niente! Proprio niente! Vedi come ragiono io, per me tutto ha un doppio senso, tutto significa qualche cosa, ma in effetti sono solo paturnie mie. Ma come può fare uno come me a conoscere un ragazzo e magari a innamorarsene? Io vivo solo di ragionamenti assurdi e non me ne libererò mai. Un ragazzo vero non imparerò mai ad amarlo e non avrò nemmeno il coraggio di guardarlo in faccia. Certe volte penso do essere un po’ guardone di natura, cioè mi piace spiare i comportamenti degli altri. Mi piacerebbe vedere quello che combinano Maurizio o Nico almeno ci potrei fare sopra le mie fantasie perché tanto alla fine a me restano solo quelle. Magari qualcuno si potrebbe pure innamorare di me. Mi è venuto da pensare che forse Nico si era veramente innamorato di me ma che poi io l’ho congelato col mio comportamento stupido, è pure possibile e mi dispiacerebbe moltissimo ma tanto non lo saprò mai. Project, perché sono fatto così? Ma ce ne sono tanti di ragazzi gay come me? Mi sento proprio imbranato, sarà che magari c’ho tanti complessi che non te li racconto nemmeno ma ce li ho proprio a livello sessuale, cioè non mi sento un gran che da quel punto di vista e penso che gli altri siano meglio di me, mi faccio le fisse coi siti porno e mi dico: ma io con quelli come mi ci metto a paragone? Che ne so, sono cose stupide? Pensi che è assurdo che uno alla mia età sta ancora a questo punto? Dimmelo sinceramente.

Adesso non ti rompo più, se no nemmeno mi rispondi.

Fammi sapere se possiamo palare un po’ su msn e eventualmente quando. Il mio contatto è [ omissis ]

Trashboy

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Nuovo Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=42&start=0

UN GAY FIDANZATO DA 13 ANNI

Ciao Project,
chiamami Giacomo (non mi chiamo così), sono un ragazzo trentunenne di una piccola città della Lombardia e in questi giorni sto vivendo dei momento bruttissimi. Non ne posso parlare con nessuno, poi ho trovato il tuo blog tramite google e ci ho trovato parecchie cose che per me sono state importanti. Ho deciso di contattarti perché non so proprio dove sbattere la testa e perché il tuo blog è stato in pratica l’unico sito in tutto internet su cui ho trovato delle cose serie sulla questione che mi angoscia. Ti racconto in breve i fatti.
La mia è una famiglia tradizionale e piuttosto oppressiva ma me ne rendo conto solo adesso. Non ho mai avuto problemi di nessun genere, da quando avevo 18 anni ho avuto una ragazza che per di più è figlia di una signora amicissima di mai madre. Quando dico che ho avuto una ragazza voglio dire che la cosa è cominciata così, piano piano, quasi non me ne sono accorto, poi ovviamente i miei lo sapevano e approvavano e così da una cosa all’altra abbiamo finito per essere considerati fidanzati sia dai genitori miei che dai genitori di lei. È una bella ragazza e insomma ci siamo messi insieme. Per arrivare al sesso ci abbiamo messo un paio d’anni e diciamo che dai 20 anni e mezzo tra noi c’è stato anche un po’ di sesso ma mai completo. Non mi dispiaceva, anzi, e io pensavo che la sessualità fosse quella. Allora eravamo ragazzi e siccome c’era il problema dello studio e del lavoro all’idea del matrimonio non ci si pensava proprio. Andavamo sempre insieme, anche in vacanza, o io con i suoi o lei con i miei e ci lasciavano la massima libertà. Francamente ci stavo ben e pensavo che la mia vita sarebbe stata quella. Quando avevo 22 anni, l’estate, sono andato con lei al mare in campeggio e lì abbiamo conosciuto un’altra coppia, più o meno della nostra età. Stavamo sempre insieme. Il lui dell’altra coppia chiamiamolo Marco, il primo giorno non lo noto nemmeno poi, prima casualmente e poi meno casualmente, lo guardo negli occhi e lui mi sorride. Quel sorriso mi resta dentro. Mi sento turbato però mi piace guardarlo negli occhi. Una volta, mentre stavamo sulla spiaggia lui mi propone di farci una nuotata, le ragazze non ci seguono e noi andiamo. Ci allontaniamo parecchio dalla riva, a un certo punto si tuffa e quando io proprio non me lo aspettavo mi strappa il costume e me lo prende in mano (non il costume). Io mi sono sentito preso alla sprovvista e ho reagito, abbiamo fatto un po’ la lotta, come si può fare in acqua e sono riuscito pure io ad abbassargli il costume e a toccarglielo. Poi ci siamo rimessi i costumi e siamo tornati a riva. Gli ho detto in tono risentito che certe cose non mi piacciono e lui mi ha risposto: “E che sarà mai, sono cose che tra mici si fanno …” e mi ha pure chiesto scusa, ci siamo dati la mano, ci siamo scambiati un altro sorriso e la faccenda è finita lì, poi tra noi non è successo altro ed è tornato tutto come prima anzi, sulla cosa ci abbiamo pure scherzato. Per Marco evidentemente era solo uno scherzo ma per me non è stato così, siamo ripartiti due giorni dopo, abbracci e baci, scambio di contatti msn. Io non l’ho più chiamato e lui non ha più chiamato me. In pratica solo un’amicizia balneare, chiamiamola così, ma per me è stato l’inizio di un vero incubo che dura ormai da nove anni. In pratica quella chiamiamola così “esperienza gay” l’unica esperienza gay della mia vita mi ha sconvolto. Mi ritornava continuamente in mente, proprio in modo ossessivo. Le prime volte ho fatto di tutto per non pensarci ma in pratica già da pochi giorni dopo quell’esperienza ho cominciato a masturbarmi pensando a quel ragazzo, trovavo la giustificazione nella frase che mi aveva detto lui, che cioè tra amici quelle cose si fanno e mi sforzavo di credere che per me fosse esattamente come era stato per lui ma che non era così lo sapevo benissimo. È stato il periodo in cui ho fatto più sesso con la mia ragazza ma non era lei che volevo. Facevo di tutto per interpretare quello che era successo come una cosa normale, se era normale per Marco perché non doveva esserlo per me? Mi accorgevo che c’erano anche altri ragazzi che mi piacevano e prima non mi era mai successo. A 23 anni ho cominciato a visitare siti gay in cerca di qualche video interessante e ne ho visti tantissimi. Avevo una doppia vita sessuale ma la vera soddisfazione l’avevo quando mi masturbavo pensando ai ragazzi. Ho cominciato a frequentare una piscina e lì di immagini per fantasticare ne trovavo quante ne volevo. In pratica, Project, sono andato avanti così per anni nella convinzione o meglio nella falsa convinzione di essere etero. La mia ragazza non ha nemmeno mai sospettato nulla. Io avevo chiaro in mente che prima o poi si sarebbe arrivati al punto e che avrei dovuto scegliere, e adesso il punto è arrivato. Ho 31 anni, un buon lavoro, siamo fidanzati da 13 anni e tutti ci considerano un coppia inossidabile e si aspettano il matrimonio da qui a poco. Se lo aspetta prima di tutto lei e poi se lo aspettano i genitori, sia i suoi che i miei. Ho provato a dirle che non c’è bisogno di sposarsi per volersi bene e la cosa non l’ha sconvolta gran che ma insiste perché, matrimonio o non matrimonio, facciamo un figlio. Noi abbiamo fatto sempre sesso protetto. Io con lei a fare sesso ci riesco, non è il massimo dei miei desideri, ma non ho particolari problemi, quindi penso che una vita matrimoniale potrei anche riuscire ad affrontarla. Fino ad ora, a 31 anni, la mia vita gay (adesso grazie a quello che ho letto nel blog non ho più dubbi) l’ho sempre vissuta solo di masturbazione, potrei anche continuare così. Non so che pensare perché mi piacerebbe moltissimo trovare un ragazzo gay come Marco, quello per me sarebbe il massimo. Ma che possibilità ci sono di realizzare una cosa del genere? Credimi non so che fare. Con lei so già come funziona, con un ragazzo lo posso sognare ma credo che le cose sarebbero enormemente diverse. Non ho nessun esperienza di cose gay. Forse sarei anche disposto ad affrontare lo scandalo e a lasciare la mia ragazza se trovassi un ragazzo che mi piace e che mi vuole bene, ma lascerei il certo per l’incerto e temo che possa essere una cosa distruttiva. Onestamente, dopo che ho letto il blog, non mi sento nemmeno mezzo etero, mi sento proprio gay ma ho una paura terribile di fare sciocchezze. Lasciare la mia ragazza mi esporrebbe in ogni caso a problemi enormi, perché ormai le aspettative sono consolidate, però non me la sento di mettere al mondo un figlio. E poi tra me e la mia ragazza c’è un rapporto falso, io, in pratica, l’ho imbrogliata per anni, come ho imbrogliato me stesso, ma lei mi potrebbe giustamente rinfacciare che le ho fatto perdere gli anni più belli della vita e, se glielo dicessi, per lei, sarebbe peggio che prendere un tegola in testa e per i genitori più o meno lo stesso. Ormai in un certo senso i giochi sono fatti. Ma come faccio a vivere tutta la vita con una donna che ho imbrogliato per tanti anni e che continuerò a imbrogliare per tutta la vita?
Project, questo è il mio msm (- omissis -). Ho bisogno di fare chiarezza. Se puoi chiamami.
Ciao Ciao
Giacomo
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Nuovo Forum Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=70&start=0

CONDIZIONAMENTI SESSUALI GAY

Partiamo da una premessa fondamentale. L’equilibrio psico-fisico di un ragazzo dipende da molti elementi come lo stato fisico generale, i rapporti familiari e sociali, la situazione economica e di lavoro, ecc. ecc., ma tra questi elementi ha un posto importantissimo la vita affettiva e sessuale. La gratificazione affettiva e la soddisfazione sessuale contribuiscono in modo determinante al benessere generale di un individuo e dal benessere generale dipendono. Se un ragazzo ha una vita affettiva e sessuale soddisfacente il suo livello di benessere è tendenzialmente alto e, per converso, se un ragazzo ha un livello di benessere alto la sua vita sessuale e affettiva è tendenzialmente soddisfacente.
C’è da chiedersi allora quali fattori condizionino la vita affettiva e sessuale dei ragazzi gay. Schematicamente potrebbero essere riassunti così:

A – Condizionamenti a priori in materia sessuale o affettiva che impediscono o rendono difficoltoso il rapporto con la sessualità in genere e con la omosessualità in particolare. Si tratta di condizionamenti di origine sociale, familiare o religiosa indotti per via educativa, aventi ad oggetto divieti espliciti o impliciti di vario tipo (condanna del sesso, della masturbazione, dei rapporti sessuali, della omosessualità ) o rappresentazioni devianti della omosessualità in forma di patologia oppure enfatizzazioni e mitizzazioni di modelli di comportamento eterosessuale. Tutti i ragazzi gay, chi più chi meno, hanno avuto a che fare con queste cose. Quando questi condizionamenti sono vissuti in modo cosciente come condizionamenti esterni, essi in genere non provocano traumi troppo profondi e la risposta più comune consiste nella finzione cioè nell’adeguamento formale alle richieste sociali e familiari, almeno finché è possibile. La finzione ha un contenuto minimo consistente nel dissimulare il proprio essere gay e può avere un contenuto massimo consistente nel simulare comportamenti etero in modo più o meno completo. Questo adeguamento è già vissuto dai ragazzi come una limitazione della libertà ma in genere essi imparano presto a vivere su due livelli, uno pubblico di apparenza etero e uno privato di realtà gay. Il vero problema dei condizionamenti a priori si presenta quando essi operano al di sotto della soglia di coscienza, cioè quando i ragazzi non si rendono conto di subire condizionamenti esterni ma agiscono in modo conforme a quei condizionamenti con la coscienza di aver fatto una scelta libera, non percepiscono cioè la dimensione reale del condizionamento. È il caso tipico che ragazzi che si impegnano ad evitare la masturbazione per motivazioni dichiaratamente religiose nella piena convinzione di fare una scelta di fede, oppure è il caso ancora più radicale dei ragazzi che mettono automaticamente tra parentesi tutti gli elementi che potrebbero indurli a prendere coscienza della propria omosessualità e si orientano in modo apparentemente libero verso l’idea di avere una ragazza e di incamminarsi con lei verso il matrimonio, oppure è il caso di quei ragazzi che, pur avvertendo in sé delle pulsioni omosessuali, fanno di tutto per combatterle come se la repressione della omosessualità fosse una loro libera scelta. Si tratta di situazioni che spesso matureranno con una presa di coscienza dopo molti anni provocando gravi momenti di confusione e di sconforto. In questi casi, non ha ovviamente alcun senso andare in cerca di responsabilità, che sono, in buona misura almeno, di natura diffusamente sociale. Normalmente i condizionamenti a priori si basano sulla presunzione di conoscere e di capire cose che in realtà né si capiscono né si conoscono. Questi condizionamenti svaniscono o si ridimensionano radicalmente quando un ragazzo fa esperienza reale di che cosa siano l’affettività e la sessualità gay.

B – I condizionamenti in situazione sono spesso legati ai condizionamenti a priori non del tutto risolti. I condizionamenti a priori, anche quando vengono superati, lasciano una traccia più o meno profonda. Un ragazzo può superare i condizionamenti a priori nel senso che può effettivamente intraprendere una relazione affettiva e sessuale gay ma può trovarsi in grave imbarazzo sul come gestirla proprio per effetto delle tracce perduranti di quei condizionamenti che si mescolano con la paura della sessualità reale. Le condizioni di insicurezza sessuale e di ansia di prestazione sono in realtà frequenti. Consideriamo due esempi significativi il primo relativo alla masturbazione e il secondo alla sessualità di coppia.
Un ragazzo gay che per anni ha cercato di reprimere la sua sessualità motivando la sua scelta con la volontà di conformarsi a dei principi religiosi, giunge prima o poi (purtroppo non sempre) alla coscienza di essere condizionato, percepisce in modo esplicito il dissidio tra le proprie pulsioni e il precetto religioso e avverte come non libera la scelta di reprimere la propria sessualità, per questa ragione, nel suo riguadagnare la libertà di masturbarsi si mescolano due componenti, la prima legata all’idea di infrangere un tabù e di liberarsene e la seconda connessa all’idea del piacere sessuale. Il gesto cioè viene caricato di valenze di riaffermazione della propria libertà ben al di là di quanto avviene per i ragazzi etero. La piena soddisfazione nella masturbazione sarà avvertita come conferma del gesto liberatorio e l’eventuale insoddisfazione sarà avvertita in modo frustrante non solo in termini di incompleto piacere sessuale ma quasi come sanzione negativa all’atto di esercizio della propria libertà sessuale che apparirà immotivato o meno motivato se non addirittura solo e soltanto profondamente destabilizzante della personalità e senza alcuna utilità reale. In una situazione del genere la sessualità è vissuta in modo ansioso come una prova che testimoni la giustezza delle scelte fatte ed è proprio questa idea di mettersi alla prova, questa idea di sperimentare le proprie reazioni di fonte alla sessualità concreta che costituisce la premessa di tante esperienze deludenti. Nella misura in cui la sessualità risponde ad esigenze che non le sono proprie essa si espone al rischio concreto di non essere soddisfacente, perché la sessualità non si realizza attraverso scelte razionali e non comporta in ogni caso risposte automatiche ma in essa la dimensione soggettiva è ineliminabile e fondamentale. In genere il fallimento dei primi tentativi o meglio l’insoddisfazione che ne deriva carica ulteriormente di ansia i tentativi successivi e rischia così di istaurarsi un vero e proprio complesso di incapacità ossia un circolo vizioso: tentativo – frustrazione – tentativo.
Se queste cose accadono a livello della masturbazione, accadono sicuramente a maggior ragione quando si tratta di costruire un vero rapporto di coppia nel quale le insicurezze soggettive si sommano ai rischi della intersoggettività. Secondo il comune modo di pensare, i gay sono sessualmente nettamente disinibiti. Questa idea deriva dalla identificazione dei gay con i gay visibili (cioè con quelli dichiarati) che effettivamente, nella grande maggioranza dei casi, non sono sessualmente inibiti. Se si considerano però i gay nella loro globalità, includendo i gay non dichiarati, le cose cambiano radicalmente e l’inibizione sessuale risulta nettamente prevalente. Per moltissimi gay la masturbazione è in assoluto l’unica forma di sessualità vivibile. Si ritiene comunemente che questo fatto derivi da fattori condizionanti di tipo sociale e comunque esterni, connessi alla non visibilità dei gay non dichiarati e al rischio che le relazioni gay comportano soprattutto in termini di emarginazione sociale. Spesso tuttavia, se si analizzano i discorsi dei ragazzi che cercano di motivare il fatto che non praticano nessuna forma di sessualità di coppia, si resta stupiti perché ci si trova di fronte all’ipotesi del classico evento a probabilità statistica tendente a zero. Una tipica riposta potrebbe essere la seguente: “Non avrei nessun problema a fare sesso con un ragazzo che mi volesse veramente bene, che fosse convinto di quello che fa, che mi piacesse veramente. Se riuscissi a vederlo come il mio ragazzo in tutti i sensi e con lui ci fosse uno scambio totale, beh non avrei proprio nessun problema a vivere con lui la mia sessualità”. I “se” sono così numerosi e così radicalmente condizionanti da ridurre la probabilità dell’evento praticamente a zero. In effetti, molti ragazzi gay, molti più di quanto non si creda, quando hanno la possibilità di un contatto sessuale reale con un ragazzo non la realizzano, in buona parte chiedono delle garanzie prima di spendere la propria sessualità, cosa legittima ma certamente scoraggiante per l’altro ragazzo. In sostanza l’investimento della propria sessualità è valutato sulla base di un rapporto costi/benefici. Questo significa che la spinta verso l’eros di coppia è debole e che l’innamoramento non è una forma di trasporto capace di otrepassare la razionalità. Cioè anche il sesso è razionalizzato. Perché due ragazzi possano accettare reciprocamente la loro fisicità sessuale come elemento costituente della vita ordinaria, e non come sola avventura, è necessario che si conoscano bene e che l’affidamento reciproco sia totale, il che, stante l’idea della sessualità come investimento, spesso non si realizza.
C – Merita una particolare riflessione un’altra categoria di condizionamenti della sessualità alla quale non si dà in genere molto spazio perché si ritiene che si tratti di problemi rari e comunque marginali. Intendo parlare dei condizionamenti fisici. Lo sviluppo della sessualità non è soltanto psicologico ma anche e non secondariamente anatomico e fisiologico. Lo sviluppo psico-sessuale di un ragazzo può essere condizionato dal fatto che per quel ragazzo l’esercizio fisico della sessualità risulti impedito, parzialmente impedito o problematico. Alcune situazioni come la fimosi sono di evidenza anatomica e sono facilmente individuate dai ragazzi. In questi casi il condizionamento fisico è vissuto come un vero condizionamento fisico che, tra l’altro, comporta anche imbarazzo perché concernendo il pene lo si ritiene tabù. C’è tuttavia in età molto anticipata la consapevolezza della consistenza oggettiva del problema. Esistono però altre condizioni fisiche, che creano notevoli problemi alla sessualità, che non hanno alcuna evidenza anatomica e che pertanto sono ritenute dai ragazzi che ne fanno esperienza come cose assolutamente normali. In questo caso finisce per essere distorta la stessa percezione della normalità sessuale. L’esempio classico di questi disturbi è l’ipersensibilità del glande. Basta fare un giro su forumsalute per trovare diverse decine di pagine di messaggi connessi alla ipersensibilità del glande. Al di là delle cause e delle possibili terapie, che sono una questione tipicamente medica, va detto che la cosa comporta spesso grossi problemi psicologici. Cerco di spiegarmi illustrando una situazione tipica. Si tenga presente che l’ipersensibilità non comincia in età adulta ma in età infantile. Un ragazzo che vive la pubertà può viverla male per questa ragione. L’esposizione del glande può essere dolorosa e non poco. Se il glande scoperto viene a contatto con il tessuto della biancheria o viene toccato il dolore può essere notevole e addirittura il contatto del glande con l’acqua può fare molto male. In una situazione del genere un ragazzo può evitare di scoprire il glande per diversi anni anche fino a 16/17 anni, per lui la sessualità è in realtà impossibile e viene a mancare tutta un serie di esperienze sessuali legate alla manipolazione del pene che conducono in genere alla scoperta della masturbazione. Il ragazzo è cosciente della sua ipersensibilità ma la ritiene sostanzialmente normale o quasi e, senza individuarne coscientemente le motivazioni, finisce per sviluppare una radicale fobia nei confronti della dimensione fisica della sessualità al punto non solo di non masturbarsi ma di non mettersi mai in condizioni che comportino la scopertura del glande. Con l’andare del tempo la fobia della sessualità diventerà patrimonio tipico di questo ragazzo e lo indurrà ad isolarsi sempre di più dagli altri e a ritenersi asessuale. Il ragazzo ricercherà poi altrove le cause della sua presunta asessualità complicandosi parecchio la vita a livello psicologico. Quando questo ragazzo sentirà i suoi amici parlare di masturbazione o di rapporti sessuali non si renderà conto esattamente di che cosa siano quelle cose per non averle mai provate e per non aver neppure mai fantasticato su quelle cose. Si tratta di ragazzi che non solo con conoscono la masturbazione ma non hanno nemmeno sviluppato un sistema di fantasie sessuali. Per loro la sessualità a livello fisico è un terreno impraticabile e quella a livello fantastico manca di un supporto concreto. Si comprende facilmente il peso psicologico di condizionamenti fisici di questo tipo. Da situazioni del genere si esce tuttavia quando si prende coscienza delle reali cause del rifiuto della sessualità, che non ha motivazioni psicologiche ma mira ad evitare il dolore fisico che per questi ragazzi accompagna le esperienze sessuali. Oggi un bravo andrologo è in grado di suggerire terapie e tecniche di desensibilizzazione che possono permettere anche a questi ragazzi un contatto autentico e non doloroso con la sessualità.
 
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Nuovo Forum Progetto Gay:

INDICI VECCHIO FORUM PROGETTO GAY E NUOVO FORUM PROGETTO GAY

PROGETTO GAY HA APERTO UN NUOVO FORUM: http://progettogay.gratisforum.tv/index.php. Tutti i testi pubblicati nel vecchio Forum di Progetto Gay sono stati salvati nel sito https://sites.google.com/site/progettogay/Home in quel sito è disponibile un ulteriore indice https://sites.google.com/site/progettogay/indici-vecchio-… . E’ possibile effettuare molto facilmente ricerche per argomento nell’ambito di tutto il sito https://sites.google.com/site/progettogay/Home utilizzando la funzione "ricerca nel sito" che compare in alto a destra in ogni pagina di quel sito. Qui di seguito si riporta l’indice tematico corrispondente all’indice delle singole sezioni del vecchio forum.

GAY ADOLESCENZA RITARDATA E ASESSUALITA’

Lo sviluppo psico-sessuale nel periodo della preadolescenza (età della scuola media) e dell’adolescenza (dai 13/14 anni fino ai 18/19) dipende in modo molto forte dai livelli di socializzazione. All’età della scuola media la spinta allo sviluppo psico-sessuale viene essenzialmente dal gruppo dei pari. Un ragazzo tra gli 11 e 13 anni sente il gap notevole che lo separa del mondo adulto e tende spontaneamente a integrarsi nel gruppo dei suoi coetanei. La scuola media non ha solo la funzione di istruire ma anche di favorire la socializzazione tra i ragazzi che è assolutamente fondamentale nello sviluppo della sessualità dei ragazi. Accanto alla scolarizzazione che è un’abitudine alla disciplina troviamo altre forme importantissime di esperienze che si realizzano nell’ambiente scolastico o intorno ad asso ma al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte degli adulti. I ragazzi sono indotti a socializzare, a fare attività sportiva in comune e hanno più volte occasione di rimanere in piccoli gruppi, anche di due sole persone, e di parlare così di argomenti che non affronterebbero mai con gli adulti o che con gli adulti potrebbero affrontare solo in modo formale. Attraverso questi contatti si creano le prime occasioni di parlare della sessualità. Ciò che per un adulto è ovvio in tema di sessualità non lo è affatto per un ragazzo tra gli 11 e 13 anni. Più o meno a quell’età si scopre la masturbazione e la socializzazione tra coetanei diminuisce di molto l’ansia di quella scoperta e in genere della scoperta della sessualità. I ragazzi apprendono l’idea della masturbazione dai discorsi dei coetanei e poi la mettono in pratica, oppure la scoprono in modo autonomo ma sono in grado di collegarla immediatamente ai discorsi che hanno sentito dai loro compagni. Al tempo della scuola media la scoperta della sessualità degli altri ragazzi avviene in modo spontaneo attraverso il dialogo. Ci si rende conto di come gli altri vivono la sessualità attraverso i loro discorsi e si ha spesso la possibilità di paragonare il proprio sviluppo sessuale (peli pubici, dimensione del pene) con quello degli altri ragazzi, attraverso la presenza nello spogliatoio che è un corollario tutt’altro che secondario dell’attività sportiva in comune. Si impara piano piano ad inserirsi nel gruppo dei pari abituandosi a parlare anche della propria sessualità e nello stesso tempo si sviluppa la disinibizione sessuale attraverso la nudità comune nello spogliatoio. Chiaramente, per un ragazzo che abbia già sperimentato le prime pulsioni omosessuali, la socializzazione nel gruppo dei pari è problematica il ragazzo percepisce chiaramente che termini come frocio, finocchio e simili si riferiscono ai suoi comportamenti sessuali e si trova di fronte a un bivio: 1) Fingere una socializzazione come se fosse etero; 2) Mettersi da parte e ridurre la socializzazione ai soli comportamenti formali. Il giovanissimo ragazzo gay sente il bisogno quasi fisico della presenza e della intimità dei suoi compagni ma nello stesso tempo li teme sentendoli diversi da sé. La maggior parte dei ragazzi sceglie la strada del fingersi etero che, non fosse altro, permette di ascoltare i discorsi a sfondo sessuale dei propri compagni. Questa scelta, per quanto difficile, è già il frutto di una certa consapevolezza e di un certo autocontrollo. I ragazzi che scelgono di isolarsi e di evitare il gruppo dei pari e per esempio preferiscono inserirsi in gruppi di ragazze che sentono meno aggressive, evitano completamente il confronto con gli altri ragazzi su temi sessuali e si privano della possibilità di ascoltare i loro discorsi e quindi di conoscere i loro comportamenti sessuali. In alcuni casi la chiusura rispetto al gruppo dei pari è talmente anticipata (prima della scoperta della masturbazione) che il ragazzo che si isola non ottiene all’età giusta l’input che potrebbe indurlo alla scoperta della masturbazione. La curiosità che permette di superare l’inibizione in questo campo viene molte volte proprio da quanto si è appreso nel gruppo dei pari, senza una socializzazione adeguata nel gruppo dei coetanei maschi la scoperta della masturbazione viene spesso posticipata e ciò rende più problematico lo strutturarsi della sessualità adulta. In ragazzo che si isola dal gruppo dei pari viene nello stesso tempo emarginato dagli altri ragazzi, che lo sentono diverso. L’autoemarginazione arriva al punto di non partecipare ad attività sportive in comune, a gite e a momenti tipici di forte socializzazione che assumono spesso valenze sessuali non secondarie. Bisogna sottolineare che, nella grande maggioranza dei casi, mentre il ragazzo che sceglie deliberatamente di fingersi etero per integrarsi comunque nel gruppo ha coscienza delle motivazioni delle sue scelte, il ragazzo che evita il gruppo dei pari non è consapevole delle motivazioni per le quale preferisce stare fuori dal gruppo. In diversi casi la consapevolezza della omosessualità sopravviene in età nettamente adulta per due distinte strade: 1) la prima conseguente ad esperienze spesso lunghe e ripetute di una sessualità etero sostanzialmente non soddisfacente; 2) l’altra conseguente alla cosiddetta asessualità. Ed è su questa che vorrei ora soffermarmi.
Alcuni ragazzi, che non provano nessuna pulsione eterosessuale, e che quindi non possono essere indotti da pressioni ambientali a sentirsi etero, finiscono per centrare “tutta” la loro vita si aspetti non sessuali. Si tratta di ragazzi che tendono a razionalizzare molto, che vanno molto bene a scuola, che riempiono la loro giornata di mille impegni, tutti ufficiali, nessuno cioè che consenta un contatto affettivo profondo, che si integrano meglio in un gruppo di ragazze per le quali comunque non provano né attrazione sessuale né interesse affettivo. Si tratta di ragazzi che rifuggono dall’uso di termini esplicitamente correlati alla sessualità e che tendono a dare alla loro sessualità una interpretazione esclusivamente fisiologica mettendo da parte i coinvolgimenti sessuali di tipo affettivo-emotivo. Alla base di questi meccanismi c’è spesso la negazione della masturbazione. Questi ragazzi, che non hanno scoperto la masturbazione intorno ai 12/13 anni, come accade di solito, possono finire per non praticarla mai, cosa certamente meno comune, o per praticarla al solo livello meccanico quindi senza tutto il supporto della fantasie masturbatorie che danno alla cosa una valenza psicologica fondamentale. In entrambi i casi, sia i ragazzi che non si masturbano accontentandosi delle polluzioni notturne, spesso non accompagnate da sogni erotici, o che lo fanno in modo meccanico, si privano per anni di una potenzialità di sviluppo psico-sessuale. Va sottolineato che questi ragazzi non sono consapevoli delle reali motivazioni del loro evitare la masturbazione, perché non hanno avuto un imprinting sessuale in questa direzione al momento opportuno. Quando un ragazzo che evita la masturbazione diventa cosciente di quello che è il comportamento comune, cosa che può accadere anche molto tardi, per quanto possa sembrare strano, a giustificazione del suo comportamento adotta altre motivazioni, a volte esterne, come: lo faccio per motivi di fede, oppure: un bravo ragazzo non fa queste cose, e altre volte interne e dirette: non ne sento il desiderio, e può realmente essere così. La visione che questi ragazzi hanno della masturbazione è ampiamente distorta e lo si capisce dalle notazioni negative con le quali ne parlano e forse più ancora dalla necessità di trovare delle motivazioni serie per masturbarsi. Va tenuto presente che questi ragazzi, mano mano che crescono vivono tutte le esperienze sessuali tipiche dei loro coetanei a livello fisiologico, dalla erezione, che tuttavia non li porta alla masturbazione, alla eiaculazione notturna che chiaramente per loro è più frequente e arriva ad essere quasi settimanale, ma da queste forme di sessualità solo fisiologica continua ad essere separata la parte sessuale-emotiva. Mentre ai temi della scuola media l’isolamento di un ragazzo dal gruppo dei pari può essere totale, col passare degli anni le occasioni di contatti aventi valenza sessuale possono aumentare. L’intolleranza del gruppo dei pari diminuisce con l’avanzare dell’età e in genere un gruppo di sedicenni ha già un modo di atteggiarsi, nelle relazioni interne tra i membri del gruppo, di tipo decisamente adulto, intorno a questa età, anche a seguito delle cosiddette amicizie amorose, molti ragazzi per i quali non era accaduto prima, ricevono un imprinting sessuale e cominciano a capire il senso della masturbazione e la sua valenza nell’ambito della sessualità. In alcuni casi la fase della scoperta della sessualità è ulteriormente posticipata anche fino ai 24/25 anni quando i ragazzi vivono isolati, non hanno accesso a internet e quindi alla pornografia che in qualche caso può avere valenza di stimolo. Fino al momento di presa di coscienza della loro sessualità, questi ragazzi vivono l’esperienza della “asessualità” che non è traumatica perché non è cosciente e perché manca il secondo termine di paragone. Prima o poi la vita stessa mette questi ragazzi di fronte alla loro sessualità talvolta in età pienamente adulta e in modo traumatico. Il momento della crisi arriva quando essi si rendono conto di andare in erezione quando stanno vicino a un ragazzo e di cominciare, finalmente, anche se tardivamente, a fare fantasie sessuali su quel ragazzo. Quando queste cose avvengono in età adulta a ragazzi che in pratica non hanno mai vissuto la loro adolescenza con le relative valenze sessuali, la scoperta apre la porta ad un mondo assolutamente sconosciuto, che con la razionalità non ha nulla a che vedere. Si tratta in sostanza di un’adolescenza ritardata, vissuta in età adulta, che comporta lo smantellamento degli schemi di interpretazione del sé costruiti nel corso degli anni. Un ragazzo che si avvia a vivere un’adolescenza ritardata avverte la difficoltà di relazionarsi con fenomeni che sono per lui sostanzialmente nuovi e che hanno una enorme forza emotiva. Alcuni ragazzi gay che vivono un’adolescenza ritardata assumono atteggiamenti che tendono alla sublimazione. Avvertono il trasporto verso un altro ragazzo ma lo leggono in chiave esclusivamente affettiva e non sessuale o meglio lo accettano in chiave sessuale ma solo fino all’erezione e continuano a evitare la masturbazione perché in realtà non sanno seriamente di che cosa si tratta e come possa essere vissuta. Per questi ragazzi, accettare l’idea di una fantasia sessuale strutturata che li porti alla masturbazione come modo di vivere a livello fantastico un contatto sessuale che non è realizzabile nella realtà, è oggettivamente molto difficile. Come sempre, nelle questioni relative alla psicologia sessuale non senso alcuna forma di tentativo che non derivi da una profonda e autonoma esigenza. Già il fatto di arrivare a parlare di queste cose ha un significato importante perché le sdrammatizza e aiuta a vederle per quello che sono realmente evitando che si strutturino dei veri e propri complessi di impossibilità. Un messaggio rassicurante mi sento di darlo senza esitazioni: l’adolescenza ritardata si supera in modo spontaneo, non occorrono forzature, che anzi sono controproducenti. La scoperta della propria sessualità è e resta a tutte le età uno dei viaggi più entusiasmanti della vita. Ciò che conta è non chiudersi al confronto con gli altri e accettare quello che si è con tutte le proprie pulsioni, accettare cioè e non rimuovere la propria sessualità. La gratificazione che viene a un ragazzo dal vivere la propria sessualità in modo sereno, libero, senza condizionamenti, migliora notevolmente la qualità della vita e la rende più autenticamente umana.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta nel Nuovo Forum Progetto Gay:

http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=20&t=192