ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6078

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L’OMOSESSUALITA’ TRA I VAGABONDI

Potete leggere qui di seguito un articolo di Josiah Flynt intitolato “L’omosessualità tra i vagabondi” (Homosexuality among tramps), pubblicato da Havelock Ellis in appendice al suo volume  sull’inversione sessuale. A proposito di questo articolo e di alcune note, aggiunte da Ellis sulla base di scritti inviatigli da suoi corrispondenti, vanno fatte alcune premesse fondamentali.

Il titolo dell’articolo parla di omosessualità tra i vagabondi, ma il termine omosessuale in questo caso riguarda tutti coloro che hanno rapporti sessuali con persone del loro stesso sesso, concetto questo molto diverso dal concetto moderno di omosessuale come persona che “si innamora” di persone del proprio sesso. In termini moderni, come si vedrà, per molte situazioni descritte nell’articolo non si userebbe affatto il termine omosessualità ma il termine pedofilia, trattandosi quasi sempre di rapporti con minori, spesso ben al di sotto dell’età del consenso. Ma c’è di più, in moltissimi casi si tratta di vere forme di violenza sessuale su minori, che all’epoca, trattandosi di minori delle classi sociali più basse, non venivano minimamente perseguite o punite. Si tratta in buona sostanza di comportamenti che oggi sarebbero giustamente sanzionati penalmente in modo molto pesante.

Il testo, letto criticamente come documento storico, dimostra quanta strada sia stata fatta sul terreno delicatissimo della protezione dei minori. Chi si occupa ogni giorno di sessualità sa bene che dalla violenza e dall’abuso sui minori possono derivare danni gravissimi e che la tutela dei minori è in assoluto la prima garanzia di libertà.

Project

L’OMOSESSUALITA’ TRA I VAGABONDI

di “JOSIAH FLYNT”

Ho fatto uno studio piuttosto analitico sulla categoria dei vagabondi negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Germania, ma conosco meglio la situazione degli Stati Uniti. Ho vissuto lì con i vagabondi per otto mesi consecutivi, e ho anche passato numerosi periodi più brevi in loro compagnia, e la conoscenza che ho di loro dura da quasi dieci anni. Il mio scopo nell’andare in mezzo a loro è stato quello di conoscere la loro vita in particolare e quella degli emarginati in genere. Questo scopo può essere perseguito solo diventando parte integrante di quella stessa vita.

Ci sono due tipi di vagabondi negli Stati Uniti: i disoccupati e gli “hobo”. I disoccupati non sono veri e propri vagabondi; essi veramente cercano un lavoro e non hanno alcuna simpatia per gli hobo. Questi ultimi sono i veri vagabondi. Trasformano l’accattonaggio in un affare – e anche in un affare molto buono – e si limitano ad esso, di regola, fino alla fine dei loro giorni. L’whisky e il “Wanderlust”, o l’amore del vagabondaggio, sono probabilmente le cause principali della loro esistenza; ma molti di loro sono criminali scoraggiati, uomini che hanno provato a mettersi nel campo del crimine e hanno scoperto che mancavano di intelligenza criminale. Essi diventano vagabondi perché trovano che la vita “sulla strada” è la più vicina alla vita che speravano di condurre. Hanno abbastanza talento per avere successo come mendicanti, meglio, in genere, degli uomini che sono finiti sulla strada semplicemente come ubriaconi; conoscono più a fondo i trucchi del mestiere e sono intelligenti nell’escogitare piani e storie. Tutti i veri vagabondi in America, tuttavia, si somigliano molto, per quanto riguarda i comportamenti e la filosofia di vita, e tutti sono ugualmente benvenuti nei “ritrovi”. [1] La classe sociale da cui provengono è generalmente la più bassa di tutte, ma ci sono degli hobo che provengono da classi sociali molto elevate, e questi ultimi sono frequentemente altrettanto viziosi e depravati dei loro fratelli di meno buona famiglia.

Per quanto riguarda l’inversione sessuale tra i vagabondi, c’è molto da dire, e non posso certo cercare di riportare tutto quello che ho sentito dire in proposito, mi limiterò semplicemente ad un report generale sulla materia. Ogni hobo negli Stati Uniti sa che cosa significa l’espressione “rapporto sessuale innaturale”, e ne parla liberamente, e, secondo quello che ho riscontrato, un uomo su dieci lo pratica, e difende la sua condotta. I ragazzi sono le vittime di questa passione. I vagabondi si impossessano di questi ragazzi in vari modi. Un metodo comune è quello di fermarsi per un po’ in una città e fare conoscenza con i ragazzini dei quartieri poveri. Raccontano a questi ragazzini ogni tipo di storie circa la vita “sulla strada”, come possono viaggiare in treno gratis, sparare agli Indiani, o essere “perfeshunnels” (professionisti), e scelgono un ragazzo che a loro piace particolarmente. Con sorrisi e carezze lusinghiere gli fanno sapere che le storie sono state pensate solo per lui, e in poco tempo, se il ragazzo è un soggetto adatto, risponde al sorriso in modo altrettanto malizioso. Col tempo impara a pensare che lui è il favorito del vagabondo, che lo porterà con sé nei suoi viaggi, e comincia a pianificare incontri segreti con l’uomo. Il vagabondo, ovviamente, continua a eccitare la sua immaginazione con storie e carezze, e un bel giorno in quella città c’è un ragazzo di meno. Sulla strada il ragazzo è un “prushun” [parola di origine ignota che indica un ragazzo che viaggia con un vagabondo e chiede l’elemosina per lui] e il suo protettore un “jocker” [burlone]. La maggior parte dei prushuns hanno tra i 10 ei 15 anni, ma ne ho conosciuti alcuni sotto i 10 anni e pochi sopra i 15. Ogni prushun è costretto dalla legge degli hobo a lasciare che il suo jocker faccia con lui tutto quello che vuole, e molti, temo, imparano a godere il trattamento che il joker riserva loro. Essi sono inoltre tenuti a chiedere l’elemosina in ogni città in cui arrivano, e qualsiasi pigrizia da parte loro riceve una punizione molto severa.

Non è del tutto chiaro come avviene l’atto del rapporto sessuale innaturale; i vagabondi non concordano su questo. Da quello che ho osservato personalmente devo dire che si tratta di solito di quello che chiamano “lavoro di gamba” (intercrurale), ma a volte c’è l’immissio penis in anum, in entrambi i casi, il ragazzo è sdraiato a pancia in giù. Ho sentito storie terribili dei risultati fisici del rapporto anale per il ragazzo.

Una sera, nei pressi di Cumberland, Pennsylvania, fui testimone involontario di una delle peggiori scene che si possono immaginare. In compagnia di otto vagabondi, ero in una carrozza merci collegata ad un treno che si muoveva lentamente. Un ragazzo di colore riuscì salire sulla carrozza, e quando il treno riprese di nuovo a camminare a velocità normale, fu bloccato e “sedotto” (per usare l’eufemismo hobo) da ciascuno dei vagabondi. Non fece quasi nessuna resistenza, e scherzò e rise di quello che gli facevano come se se lo fosse aspettato. Ho trovato infatti che questo è il modo di reagire comune tra i ragazzi quando sono stati accuratamente iniziati. In un primo momento non si sottomettono, e sono inclini a scappare o a lottare, ma gli uomini li accarezzano e li coccolano, e dopo un po’ sembra che i ragazzi non se ne preoccupino più. Alcuni di loro mi hanno detto che provano nel rapporto un piacere paragonabile e quello che prova il jocker. Anche i ragazzini più piccoli, sotto i 10 anni, mi hanno detto la stessa cosa, e ho saputo che sollecitavano volontariamente i loro jocker al rapporto. In che cosa consista il piacere non saprei dirlo. I giovani stessi lo descrivono come una deliziosa sensazione di solletico nelle parti coinvolte, e questo è forse tutto per i ragazzi più piccoli. Coloro che hanno superato l’età della pubertà sembrano essere soddisfatti più o meno nello stesso modo in cui lo sono gli uomini. Tra gli uomini la pratica è decisamente una pratica passionale. La maggior parte di loro preferisce un prushun a una donna, e nulla è considerato peggiore dello stupro. Si legge spesso sui giornali che una donna è stata aggredita da un vagabondo, ma il vagabondo pervertito non è mai colpevole di queste aggressioni.

Credo, tuttavia, che ci siano anche alcuni vagabondi, pochi, che si sono rivolti ai ragazzi perché le donne sono molto scarse “sulla strada”. Per ogni donna tra gli hobo c’è un centinaio di uomini. Che questa sproporzione ha qualcosa a che fare con la popolarità dei ragazzi è chiarito dal seguente caso: in un carcere, dove fui rinchiuso per un mese durante la mia vita in vagabondaggio, feci conoscenza con un vagabondo che aveva la reputazione di essere un “sod” (sodomita). Un giorno, una donna venne nel carcere per vedere il marito, che era in attesa di processo. Uno dei prigionieri disse che l’aveva conosciuta prima che lei si sposasse e aveva vissuto con lei. Quel vagabondo stava per essere scarcerato, e chiese dove la donna vivesse. Sapendo che lei era ancora accessibile, lui la andò a trovare subito dopo il suo rilascio, e riuscì a stare con lei per quasi un mese. Mi disse più tardi che si era goduto la sua vita con lei molto di più che il suo rapporto con i ragazzi. Gli chiesi perché andava con i ragazzi, e lui rispose: “Perché non ci sono donne a sufficienza. Se non posso trovarne devo avere almeno i ragazzi.”

È nelle carceri che si vede il lato peggiore di questa perversione. Durante il giorno i prigionieri sono lasciati fuori in un lungo corridoio, e possono fare molto a loro piacimento; di notte sono rinchiusi, due e anche quattro in una cella. Se ci sono ragazzi in mezzo alla folla, sono abusati da tutti quelli che sono interessati ad averli. Se si rifiutano di sottomettersi, vengono imbavagliati e tenuti fermi. Lo sceriffo sa raramente ciò che accade, e per i ragazzi riferirgli qualcosa sarebbe un suicidio. C’è un’ignoranza criminale in tutti gli Stati Uniti su quanto riguarda la vita di queste carceri, e le cose vanno avanti in un modo che sarebbe impossibile in qualsiasi carcere ben regolamentato. In uno di questi luoghi una volta ho assistito alla lotta più feroce che io abbia mai visto tra vagabondi; un ragazzo ne fu la causa. Due uomini dicevano che lo amavano, e lui sembrava ricambiare l’affetto di entrambi con lo stesso desiderio. Fu proposta una lotta con i rasoi per stabilire chi dovesse averlo.[2] Gli uomini si prepararono per l’azione, mentre una folla si radunava attorno per guardare. Continuarono a ferirsi per più di mezz’ora, tagliandosi reciprocamente in modo terribile, poi i loro sostenitori li fermarono per paura di risultati fatali. Il ragazzo fu dato a quello che era stato meno ferito.

La gelosia è una delle prime cose che si avvertono in rapporto a questa passione. Li ho visti ritirarsi del tutto dalla vita dei loro ritrovi semplicemente per essere sicuri che i loro prushun non fossero toccati da altri vagabondi. Tali rapporti spesso durano per anni, e alcuni ragazzi rimangono con i loro primi jocker fino a quando non sono “emancipati”.

Emancipazione significa libertà di “intrappolare” qualche altro ragazzo, e farlo sottomettere come l’altro era stato costretto a sottomettersi quando più giovane. Di norma, il prushun viene liberato quando è in grado di proteggere se stesso. Se riesce a difendere il suo “onore” da tutti coloro si fanno avanti, è accettato nella classe delle “vecchie volpi”, e può fare ciò che vuole. Questo è l’unico premio promesso ai prushun durante il loro apprendistato. Viene loro detto che un giorno potranno avere un ragazzo e lo potranno usare come loro sono stati usati. Così il mondo degli hobo è sempre sicuro di avere reclute.

È difficile dire quanti vagabondi sono sessualmente invertiti. Non si sa nemmeno con certezza quanti vagabondi ci sono nel paese. Ho affermato in uno dei miei articoli su vagabondi che, contando i ragazzi, ci sono tra i cinquanta e i sessantamila veri vagabondi negli Stati Uniti. In Texas, un vagabondo che ha visto questa mia dichiarazione mi ha scritto che egli considerava la mia stima troppo bassa. I giornali l’hanno criticata come troppo alta, ma non sono in grado di giudicare. Se le mie cifre sono, come credo, almeno approssimativamente corrette, i vagabondi sessualmente pervertiti possono essere stimati tra i cinque e i seimila; questo includendo uomini e ragazzi.

Mi è stato detto di recente dai vagabondi che i ragazzi sono meno numerosi di quanto non fossero pochi anni fa. Dicono che ora è un affare rischioso essere visti con un ragazzo, e che è più redditizio, per quanto riguarda l’accattonaggio, andare in giro senza di loro. Se questo significa che la passione è meno forte di quanto non lo fosse prima, o che gli uomini trovano la loro soddisfazione sessuale tra di loro, non posso assolutamente dirlo. Ma da quello che so della loro riluttanza ad adottare la seconda alternativa, sono propenso a pensare che la passione stia andando un po’ scomparendo. Sono certo che le donne non sono più numerose “sulla strada” di quando non lo fossero in passato, e che il cambiamento, se un vero cambiamento c’è stato, non è stato causato da loro. Questo per quanto riguarda ciò che ho trovato negli Stati Uniti.

In Inghilterra, dove ho anche vissuto con i vagabondi per qualche tempo, ho trovato molto poca inversione sessuale. E così anche in Germania, eccetto che nelle carceri e negli stabilimenti di lavori forzati, l’inversione sembra molto poco conosciuta tra i vagabondi. Ci sono pochi vagabondi ebrei (a volte venditori ambulanti), che si dice abbiano ragazzi in loro compagnia, e mi viene detto che li usano come i vagabondi negli Stati Uniti utilizzano i loro ragazzi, ma non posso provare questa affermazione sulla base di quanto ho osservato personalmente. In Inghilterra ho incontrato un certo numero di vagabondi di sesso maschile che non hanno esitato a dichiarare la loro preferenza per il proprio sesso, e in particolare per i ragazzi, ma sono costretto a dire che raramente li ho visti con i ragazzi; come regola, stavano quasi sempre soli, e sembrano vivere essenzialmente da soli.

È un fatto degno di nota che sia in Inghilterra che in Germania c’è un gran numero di donne “sulla strada”, o, in ogni caso, così vicine ad essere sulla strada che il rapporto con loro è facile ed economico. In Germania quasi ogni città ha il suo quartiere di “Stadt-Schieze” [3]: donne che vendono i loro corpi per una somma molto bassa. Chiedono di rado più di trenta o quaranta pfennig per una notte, che di solito è passata all’aria aperta. In Inghilterra è praticamente la stessa cosa. In tutte le grandi città ci sono donne che sono ben felici di prestarsi per tre o quattro pence, e quelle che sono “sulla strada” lo fanno per ancora meno.

L’impressione generale fatta su di me dagli uomini sessualmente pervertiti che ho incontrato in vagabondaggio è che essi sono anormalmente maschili. Nel loro rapporto con i ragazzi hanno sempre il ruolo attivo. Mi è sembrato che i ragazzi fossero, in alcuni casi, insolitamente femminili, ma non è una regola. Nel complesso, sono molto simili agli altri ragazzi, e io non sono in grado di dire se la loro simpatia per il rapporto invertito sia innata o acquisita. Ma, come minimo, non posso dubitare che in moltissimi casi il rapporto invertito sia veramente gradito. Rapporto che, come tale e ancora di più proprio perché tale, merita di essere indagato in modo più completo e di essere trattato più razionalmente.

“Josiah Flynt”, che ha scritto il precedente rendiconto sulla vita del vagabondo per la seconda edizione di questo volume, era ben noto come autore, sociologo e vagabondo. Era soprattutto, e sembrerebbe per temperamento innato, un vagabondo, e quel ruolo ha incarnato alla perfezione (lui stesso parla della sua

“weasoned face and diminutive form”) sentendosi in esso completamente a suo agio. In questo modo era in grado di gettare molta luce sulla psicologia del vagabondo, e i suoi libri (comeTramping with Tramps) sono importanti da questo punto di vista. Il suo vero nome era F. Willard ed era un nipote di Miss Frances Willard. Morì a Chicago, nel 1907, all’età di 38 anni, poco dopo aver scritto un’autobiografia franca e notevole. Sono in grado di integrare le sue osservazioni sui vagabondi, per quanto concerne l’Inghilterra, coi seguenti passaggi da una memoria dettagliata inviatami da un corrispondente inglese: –

“Sono un invertito maschio con inclinazioni sessuali completamente femminili. Diversi incontri con i ‘vagabondi’ mi hanno portato a cercare l’intimità con loro e per circa vent’anni, mi sono dato anche io al vagabondaggio e per questo posso venire in stretto contatto con loro, in Inghilterra, Scozia e Galles.

“Come negli Stati Uniti, ci sono due classi di vagabondi coloro che vorrebbero lavorare, come mietitori, lavoratori di strada, ecc., e quelli che non vogliono lavorare ma vogliono trasformare il vagabondaggio in una professione. Tra queste due classi, secondo la mia  esperienza, il 90 per cento, o addirittura potrei azzardarmi a dire il 100 per cento, indulge all’omosessualità quando se ne presenza l’occasione, e in questo non noto alcuna distinzione tra le due classi.

“Di questo fatto ci sono numerose ragioni e io ne elencherò alcune. Un certo numero può preferire il rapporto normale con una donna, ma ad eccezione di quelli che viaggiano nei carri e dei pochi che hanno ‘prime donne’ con loro, le donne non sono disponibili, come prostitute permettono molto raramente l’intimità per ‘amore’, tranne quando sono ubriache. I vagabondi sono anche spaventati da ogni specie di malattia venerea che comporterebbe il tormento della reclusione in ospedale. La maggior parte di loro è socievole e preferisce il vagabondare con un ‘make’ [bel tipo]. Con questo compagno, con il quale dorme e riposa e ‘si ubriaca’ quando hanno solidi, l’intimità sessuale si verifica naturalmente, secondo la mia esperienza uno dei due è maschio e l’altro femmina nei loro desideri sessuali, ma so di casi in cui hanno rivestito entrambi i ruoli. E poi, la prostituzione maschile si può avere per niente, e di tanto in tanto, quando un vagabondo incontra un “toff” [una persona distinta], è un mezzo per guadagnare denaro, sia onestamente che in altro modo. Non ho mai conosciuto un vagabondo maschio che rifiutasse di darmi soddisfazione se gli offrivo un drink o due, o una piccola somma di denaro. Uno mi ha detto che non invidiava ‘né i nobili né le persone distinte’ dato che otteneva un sacco di ‘alcol e sodomia.’

“Un altro, che mi ha raccontato di essere stato venticinque anni sulla strada, mi ha detto che non poteva sopportare di dormire da solo. (Era un venditore ambulante, all’apparenza di libri religiosi di basso costo e segretamente di opuscoli più vili e di fotografie). Aveva fatto il suo tempo e diceva che la pena più grande per lui era il non essere in grado di avere un ‘tipo’ che si prestasse alla penetrazione, anche se non era particolarmente interessato a che forma l’atto sessuale prendesse. Un altro bel giovane, che mi capitò di incontrare il giorno stesso in cui fu rilasciato da una lunga detenzione in carcere per furto con scasso e col quale ho passato una notte di incessante e quasi brutale intimità, disse che il suo tormento era vedere uomini sempre intorno a lui e non poter avere rapporti sessuali con loro. Un altra e molto potente spinta dei ‘vagabondi’ verso l’omosessualità è che, nelle locande di basso livello che sono obbligati a frequentare, un letto singolo è talvolta condiviso con un compagno di letto forse mai visto prima, e soprattutto nella stagione calda, quando la regola è la nudità.

“Essendo i miei desideri sessuali rivolti agli invertiti di sesso maschile sono venuto più in contatto con loro e ho trovato che formano il gruppo più numeroso. Tra mietitori e i marinai vagabondi è raro trovare un ‘Dandy’, come io ero considerato e come tale avidamente corteggiato, e ogni proposta di intimità da parte mia trovava rapidamente risposta. Per quanto riguarda l’uso di giovani ragazzi per indulgere ai piaceri omosessuali, non è comune in quanto è troppo pericoloso, anche se ho conosciuto ragazzi, in particolare quelli appartenenti ai carrozzoni o zingari, che si prostituivano sempre per denaro.

“In un’occasione ho visto un ragazzo che ha creato una vera esplosione di lussuria di natura omosessuale. L’incidente è avvenuto in una piccola città marinara in Scozia la sera prima di quando si doveva tenere una fiera. È successo in un pub di basso livello, dove era radunato un buon numero di uomini molto rozzi e per lo più ubriachi. È arrivato un cieco guidato da un giovane molto carino ma di aspetto effeminato, di circa 17 anni, che indossava un kilt lacero, con gambe e piedi nudi. Aveva  lunghi capelli biondi riccioluti, che gli arrivavano alle spalle e sopra i capelli stava appollaiato un vecchio berretto. Indossava anche una vecchia giacca da caccia di velluto. Tutti gli occhi erano rivolti sulla coppia e rapidamente fu offerto loro da bere. Un’osservazione fu fatta da un uomo che credeva che il giovane fosse una ragazza. Il ragazzo disse, ‘Vi mostrerò che io sono un ragazzo’ e tirò su il gonnellino, esponendo i genitali e poi il suo posteriore. Risate chiassose accolsero questa esposizione indecente e questo suggerimento, e altre bevande furono servire. Il cieco poi suonò il suo violino e il ragazzo ballò con frequenti ripetizioni delle stesse indecenze. Fu agguantato, baciato e accarezzato da un certo numero di uomini, alcuni dei quali cercavano di masturbarlo, cosa alla quale fece resistenza, ma si masturbò per loro. Dopo che arrivò l’orario di chiusura, io e circa dieci o dodici uomini occupammo tutti la stessa stanza; il vecchio continuò a suonare e il giovane, completamente nudo, continuò a ballare e suggerì che anche altri dovessero farlo, ed ebbe luogo una scena erotica che non potemmo vedere perché il ‘padrone’ che era presente spense la lampada.

“Due classi di vagabondi che ho incontrato dichiarano apertamente la loro preferenza per l’omosessualità. Sono uomini che sono stati sotto le armi e marinai e gente di mare in generale. Si dice che ‘Jack ha una moglie in ogni porto’, ma credo che, secondo la mia esperienza, la moglie, in molti casi sia di sesso maschile, e questo tra quelli di tutte le nazionalità, come succede con i soldati. Tra questi la gelosia è anche più comune di quanto non sia tra i vagabondi ordinari, e se tu ti comporti da ‘Dandy’ con un soldato, se fai proposte o le accetti da uno più anziano, è probabile che si verifichi qualche guaio tra di loro.

“Potrei citare molti esempi delle mie esperienze personali per dimostrare che i ‘vagabondi’ sono visti dagli uomini nelle campagne come oggetti legittimi, compiacenti, e comprabili anche per il desiderio omosessuale.”

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[1] Questa è la casa della fraternità. In pratica si tratta di ogni angolo dove possono poggiare il capo; ma, di regola, o si tratta di una locanda o di un carro merci, o di un rifugio nel prato vicino al serbatoio dell’acqua della ferrovia.

[2] Tutti i vagabondi portano con sé rasoi, sia per la rasatura che per la difesa. Strano a dirsi, riescono a farli entrare abusivamente nelle carceri, in quanto non sono mai perquisiti accuratamente.

[3] Questa parola è di origine ebraica, e significa ragazza (Mädchen).

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