LE STATISTICHE SULLA SESSUALITA’ GAY

Ho appena pubblicato un foglio Excell contenete i risultati del sondaggio sulla sessualità gay attivato da Progetto Gay. La pagina Excell permette di avere un’idea assai più chiara sia rispetto alla pubblicazione anonima dei singoli moduli che rispetto del riassunto statistico per ogni singola domanda del questionario. La tabella appena pubblicata suggerisce molte riflessioni. Buona lettura:

http://spreadsheets.google.com/pub?key=p-wzI5KP1k9hRhIg-_ZKXRw&output=html&gid=0&single=true

Ricordo che per partecipare al sondaggio è sufficiente compilare un modulo online completamente anonimo, che potete trovare alla pagina:

https://sites.google.com/site/progettogay/gay-e-sessualita

Tutti i riferimenti ai sondaggi si possono trovare alla pagina:

https://sites.google.com/site/progettogay/servizi-di-progetto-gay

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Se volete, potete partecipare alla discussione in proposito aperta sul forum Progetto Gay:

http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=20&t=255

AMO UN ETERO E LO SOGNO GAY

Ciao Project,
ho 22 anni e mi sento molto deluso dalla vita. Sono gay, lo so, ma mi sembra una specie di condanna, non dico per la cosa in sé e nemmeno perché devo sempre fare finta di essere etero, anche in famiglia, cosa che mi dà moltissimo fastidio, ma per il fatto che i miei amici etero possono stare con una ragazza in pratica quando vogliono mentre io non posso stare con nessuno. A 22 anni non ho mai avuto un ragazzo, non dico solo che non ho mai avuto rapporti sessuali ma nemmeno una carezza, nemmeno un bacio, niente! Che cosa conosco io della sessualità? Che cosa è cambiato da quando avevo 14 anni? In pratica non è cambiato niente e mi sento proprio uno che nella vita non combinerà mai niente, almeno da questo punto di vista. Penso che un ragazzo con me ci potrebbe stare veramente bene, penso che me ne innamorerei in modo totale, ma dove lo trovo un ragazzo che voglia stare con me? Ho letto sul tuo blog delle storie di ragazzi gay che si innamorano di ragazzi etero e sono felici così, in pratica senza sesso. Ma com’è possibile una cosa del genere? Quei ragazzi saranno solo frustrati. O sono così ipocriti da non dire nemmeno a se stessi che sono dei falliti o io vivo proprio su un altro pianeta. Ma come fai a vent’anni a fare finta di essere felice anche senza sesso? Non ha senso! Perché devo fare a meno della sessualità? Le seghe non mi bastano più, voglio un ragazzo vero. Project, questo non è un discorso volgare, ma perché io non posso vivere le cose che vivono tutti gli altri ragazzi? Solo perché le ragazze non mi interessano? Ma non è giusto! Certe volte per la strada vedo certi ragazzi da togliermi il fiato per quanto solo sexy e io mi devo girare dall’altra parte, devo fare finta che non mi interessano. Un ragazzo etero quando vede una ragazza che gli piace se la mangia con gli occhi, ma io non posso fare la stessa cosa se mi fermo a guardare un ragazzo quello si stranisce e allora non lo posso nemmeno guardare. Io lavoro fuori Milano e prendo il treno tutti i giorni. Una volta mi capita davanti un ragazzo splendido, io lo guardo, lui mi guarda, poi ho dovuto fare finta di dormire per tutto il viaggio perché quello stava cominciando a fare facce strane. E poi mi trovo le ragazze che mi fanno gli occhi dolci, tra l’altro non sarò bellissimo ma almeno passabile sono, e mi vengono appresso e non ne posso più perché mi asfissiano. Devo stare attento a quello che dico, devo dire bugie coerenti perché se no mi trovo in difficoltà. Se una ragazza con me ci prova (e succede spesso) devo cambiare discorso e quella ci resta male perché per lei è ovvio che è un rifiuto di lei come persona, ma non le posso dire: scusa sai, ma sono gay! Poi non sopporto le ragazze invadenti e quelle che ti vogliono toccare per forza, per loro è un gioco per me è proprio sgradevole, a una un altro poco le rompevo proprio un braccio. L’anno scorso mi sono iscritto a una palestra, c’erano veramente dei bei ragazzi e la tentazione dello spogliatoio era grandissima, ma in pratica ci sono andato solo due volte. La prima sono andato anche nello spogliatoio, la seconda ci volevo andare ma mi veniva un’erezione violenta e ci ho dovuto rinunciare. Ma te lo immagini, Project, che cosa provavo io a 21 anni a dover non andare più in palestra? Non è giusto! Era una spinta sessuale profondissima e nello stesso tempo non ci potevo andare. Ma perché no? Ma scusa, ma l’imbarazzo in effetti non sarebbe stato nemmeno il mio. Mi capita così … e allora? Ma perché devo rinunciare a una cosa che per me è eccitante per non dare fastidio agli altri? Comunque partita chiusa, quella almeno è chiusa. Non mi sono più iscritto. Ma ci sono tante altre cose che per me sono importantissime: fare due chiacchiere con un amico da solo a solo, proprio con una certa intimità, almeno a parole, oppure magari andarmene due giorni in montagna con un amico. Project, ma tu credi che queste cose siano possibili? Ma nemmeno per sogno! E poi, anche se volessi mettere da parte il sesso (e non voglio proprio) mi piacerebbe almeno potere avere amici gay come si deve, mi piacerebbe potere stare bene con loro parlando di tutto senza tabù e non pensare a cose assurde, cioè non avere paura di cose assurde, parlare proprio di come vivono loro, se lo hanno detto a casa, di come si sentono dentro. Ma perché due ragazzi etero si possono scambiare un po’ di confidenze intime e io non lo posso fare con nessuno? E mi fa una rabbia fortissima perché di ragazzi gay ce ne sono tantissimi e penso che a tantissimi di questi andrebbe benissimo tutto quello che ho detto, ci potrebbero stare benissimo pure loro e invece non succede niente e ce ne stiamo ognuno nel suo buco, rintanati ad aspettare chissà che cosa. Non solo non ho un ragazzo ma nemmeno un amico, uno come me, voglio dire. Insomma, ho provato a contattare qualcuno in chat quando non ce la facevo più, si attaccava a chiacchierare, apparentemente suonava tutto benissimo ma mi sembrava un copione imparato a memoria. Ho avuto praticamente sempre la stessa impressione che l’interesse per me ci fosse solo finché c’era l’ipotesi di finire a letto in poco tempo. Quando provavo a staccarmi un po’ e a rinviare sparivano. Se parlavo di cose mie nemmeno mi stavano a sentire, era tutto finalizzato a ottenere un risultato. Il giorno prima frasi d’amore bollente: “Tu non sei come gli altri!” il giorno dopo: “Vaffanculo! Stronzo!” solo perché non ci sono voluto stare. Adesso con quelle cose basta! L’idea di trovarmi un ragazzo solo per fare una scopatina mi è passata ma mi era durata un paio d’anni. Lo ammetto, anche solo sesso, mi sarebbe piaciuto. Mi aspettavo chissà che cosa, ma con certi deficienti è meglio non avere proprio a che fare. Ultimamente credo di essermi cacciato in un vicolo cieco. Ho un amico da tanti anni, chiamiamolo Marco. Marco mi ha voluto sempre bene e io a lui. Marco è etero, in pratica su questo non ho nessun dubbio. Bene! Se è etero, diresti tu, lascialo perdere perché etero è e etero resta. Lo so che è così, però, anche a livello sessuale, quello che provo pensando a lui è completamente diverso da quello che ho provato con i ragazzi della chat. Con quelli delle chat c’era un po’ l’interesse per la cosa in sé, di loro non me ne fregava proprio niente, con Marco c’è proprio un po’ a’more, anche sessuale. Praticamente quando mi faccio le seghe penso solo a lui ed è una cosa travolgente. È etero, ok, lo so, ma tanto non me lo tolgo dalla testa lo stesso, non ci provo nemmeno, tanto non ci riesco e almeno un po’ di amore anche sessuale me lo sogno, tanto posso solo sognarmelo. Marco mi vuole bene, ma la verità non posso dirla nemmeno a lui, rischierei di sconvolgerlo e almeno come amico voglio tenermelo caro. Project, ma che pensi? Sono incoerente? Me lo dicono tutti! Mi piace il sesso e mi innamoro di un etero! … però la vita è tutta una frustrazione, alla fine che si sogna a fare?
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RAGAZZI GAY E ABUSI SESSUALI

Per cercare di affrontare in modo meno superficiale la questione degli abusi sessuali partiamo dal codice penale e cerchiamo di vedere in sintesi le nozioni penalistiche di:

1) Violenza sessuale
2) Atti sessuali con minorenne
3) Corruzione di minorenne
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VIOLENZA SESSUALE (da 5 a 10 anni di reclusione)

Perché si configuri una violenza sessuale si richiede costrizione a compiere o a subire atti sessuali con violenza o minaccia o abuso di autorità o delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa.
La violenza sessuale è aggravata (da 6 a 12 anni di reclusione) quando è commessa nei confronti di persona non ancora 14enne, oppure con l`uso di armi o di sostanze alcoliche narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa, oppure da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, oppure su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale, oppure nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici, della quale il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.
La violenza sessuale è ulteriormente aggravata (da 7 a 14 anni di reclusione) se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto i 10 anni.
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ATTI SESSUALI CON MINORENNE

Sono puniti con la stessa pena della violenza sessuale, anche in assenza di violenza o minaccia o abuso di autorità o delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa, gli atti sessuali con persona che al momento del fatto non ha compiuto i 14 anni o non ha compiuto i 16, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest`ultimo, una relazione di convivenza.
Non è punibile il minorenne che, in assenza di violenza o minaccia o abuso delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
La pena è aggravata se la persona offesa non ha compiuto i 10 anni.
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CORRUZIONE DI MINORENNE (da 6 mesi a tre anni)

Si ha corruzione di minorenne quando si compiono atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere.
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Se si pensa che la rapina è punita con la reclusione da 3 a 10 anni e che la violenza sessuale è punita con la reclusione da un minimo di 5 a un massimo di 14 se aggravata, si capisce che il codice penale intende sanzionare in modo molto netto la violenza sessuale. Le ragioni non sono solo da ravvisare nell’allarme sociale che quei delitti (si tratta di delitti in senso stretto) comportano ma nell’effettivo e grave danno provocato alla vittima. Danno che non è patrimoniale ma può condizionare spesso in modo pesantissimo la vita.

È chiaro che la violenza sessuale di gruppo o la violenza sessuale tramite costrizione fisica possono creare traumi profondissimi in chi le subisce proprio per l’elemento intrinsecamente violento che la caratterizza. Meno chiaro sembra a prima vista equiparare alla violenza sessuale gli atti sessuali con minore, anche in caso di assenza di violenza o minaccia, quando si tratti di minore infra-14enne o di minore infra-16enne e l’abuso si compiuto da familiari o dal tutore. Ma il legislatore ha inteso tutelare il minore non solo dalla violenza sessuale ma più specificamente da ogni forma di abuso anche non realizzato tramite violenza o minaccia.
Perché gli atti sessuali tra adulti non costituiscano reato si richiede il consenso dei partecipanti, detto consenso deve essere consapevole e libero. Il legislatore penale ha presupposto ex-lege che il consenso dell’infra-14enne o dell’infra16enne nei confronti del familiare non possa essere considerato valido proprio per la mancanza di piena consapevolezza e di libertà. La scelta del legislatore è l’unica compatibile con una tutela sostanziale del minore che non può dipendere dalla valutazione soggettiva del suo presunto consenso.
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Lasciamo da parte il codice penale. La violenza sessuale può essere considerata:

1) dal punto vista dell’autore
2) dal punto di vista della vittima

Per quanto riguarda il punto di vista dell’autore si apre un enorme capitolo legato alla pedofilia, alla sua valutazione penale e psicologica e al come prevenirla e superarla. Mi limito a due sole osservazioni:

1) La maggior parte degli atti sessuali pedofili (su infra-14enni) avviene in ambiente familiare da parte di genitori, zii e amici di famiglia, e già questo fatto li rende assai difficilmente perseguibili perché i responsabili sono proprio le persone che dovrebbero prendersi cura del minore.
2) La maggior parte delle persone che mostrano tendenze pedofile hanno subito a loro volta atti di violenza sessuale o di pedofilia.

Ma fermiamoci sui problemi connessi alla violenza sessuale o agli atti sessuali su minori dal punto di vista della vittima e in particolare sui ragazzi che manifesteranno poi un orientamento sessuale gay.

Gli atti sessuali su minori sono molto più comuni della violenza sessuale vera e propria. Parlando in chat con i ragazzi non è raro incontrare ragazzi che abbiano subito una vera violenza sessuale ma è addirittura frequente incontrare ragazzi che, ben prima dei 14 anni, siano stati coinvolti in attività sessuali con adulti o con ragazzi decisamente più grandi di loro. Si tratta quindi di fattispecie penalmente sanzionate, ma spesso queste cose sono realizzate con familiari o con ragazzi più gradi, con i quali si crea un clima giocoso, le attività sessuali sono vissute dal minore appunto come un gioco e la consapevolezza di quello che è accaduto sopravviene molto tempo dopo i fatti. Quei fatti però si stampano nel cervello dei ragazzi che li hanno subiti e sono il loro vero imprinting sessuale.

Se poi si tratta di atti violenti o peggio di violenza di gruppo il trauma può essere gravissimo. I ragazzi che hanno subito ripetutamente una penetrazione violenta anche da parte di più persone finiscono per associare in modo molto stretto sesso e violenza cosa che crea enormi complicazioni nell’accettazione della loro sessualità.

Un ragazzo che abbia partecipato ad attività sessuali con un uomo adulto in età molto giovane, se arriverà a vivere una vera sessualità etero esclusiva, la vivrà anche come superamento del ricordo di quei fatti e in sostanza la sessualità adulta etero non ne sarà condizionata in modo veramente pesante. Quando invece il ragazzo che ha avuto esperienze sessuali con un uomo adulto quando era giovanissimo, nel crescere, avvertirà pulsioni omosessuali le vivrà male perché le interpreterà non come una sua esigenza spontanea ma come qualcosa che si è introdotto nella sua mente proprio a seguito dell’abuso subito. I ragazzi che hanno subito abusi sessuali proveranno in genere un forte rifiuto della loro identità gay.

I ragazzi che in assenza di violenza o di abusi a sfondo omosessuale si sarebbero identificati spontaneamente come gay, a seguito degli abusi sviluppano delle forme di “eterosessualità di fuga”. Si tratta in realtà di allontanarsi il più possibile dal ricordo della violenza o degli abusi e, siccome si è subito un abuso da uomini, la fuga verso l’eterosessualità è la strada maestra. In sostanza l’imprinting sessuale legato all’abuso (imprinting di rimozione) finisce per agire in senso opposto rispetto al comune imprinting sessuale. L’imprinting sessuale in genere induce a una sessualità imitativa, quello connesso a un abuso induce a una vera rimozione delle forme di sessualità ritenute in qualche modo affini all’abuso subito.

In genere l’orientamento sessuale profondo emerge anche se c’è un imprinting di rimozione, anche se emerge in modo più problematico e conflittuale e più tardivamente. È qui che si inserisce il problema della masturbazione. Come è noto le fantasie masturbatorie sono il principale indice dell’orientamento sessuale, al di là dei comportamenti nei rapporti di coppia. In genere, di norma, se non ci sono interferenze esterne pesanti, l’orientamento sessuale si manifesta chiaramente già dalle prime masturbazioni, non cambia nel corso della vita ed è nella grande maggioranza dei casi tendenzialmente univoco: o eterosessuale o omosessuale. In presenza di forti pressioni ambientali verso l’eterosessualità o di imprinting eterosessuale l’orientamento sessuale di fondo emerge più tardi, anche a 18/19 anni e in via graduale, in un breve periodo 2/3 anni, l’orientamento sessuale si stabilizza. Per i ragazzi che hanno subito abusi le cose sono meno facili, hanno avuto un imprinting sessuale gay ma connesso all’abuso e quindi tentano di rimuoverlo e per l’altro verso, avvertono le pulsioni della loro sessualità gay emergente e cercano di sublimarle o di reprimerle. Questi fenomeni, che condizionano lo sviluppo libero della sessualità, si manifestano attraverso una masturbazione non legata a fantasie esclusivamente etero o esclusivamente gay e lasciano i ragazzi nell’incertezza del loro orientamento sessuale, talvolta i ragazzi si identificano come bisessuali. In questo caso non è neppure il tempo che può risolvere il problema, è necessario staccate la sessualità gay da un ricordo negativo e ancorarla a una esperienza positiva. L’evento che porta alla soluzione del conflitto è l’innamoramento, specialmente quando si tratti di un innamoramento di tipo profondo con coinvolgimento sia a livello affettivo che a livello sessuale. Se il ragazzo si innamora, la sua masturbazione gay si stacca dal ricordo degli abusi e si lega al nuovo oggetto d’amore e in questo senso perde la sua problematicità. Per un ragazzo masturbarsi pensando al suo oggetto d’amore è assolutamente spontaneo e questo fa cadere piano piano il rifiuto della identità gay. Se poi all’innamoramento corrisponde dall’altra parte una risposta affettiva seria, anche non sessuale, il trauma dell’abuso si può considerare superato perché l’identità gay comincia ad essere vissuta come un valore.

Vorrei fare un’osservazione, ho conosciuto diversi dei ragazzi gay che hanno subito abusi, parlo soprattutto di abusi ripetuti o di vera violenza, e hanno raggiunto ottime posizioni sociali. In sostanza, la rimozione della sessualità gay, che nei casi peggiori può durare fin dopo i 30 anni, e la concreta impossibilità di partecipare profondamente a una relazione etero “di fuga” induce questi ragazzi a sublimare la sessualità e a dedicarsi in modo molto serio allo studio e alle attività professionali che sono un vero valore compensativo. La sessualità è ridotta alla masturbazione episodica e essenzialmente fisica, che crea indubbiamente molti meno problemi di una sessualità di coppia. La sublimazione delle energie sessuali verso le attività professionali, se per un verso complica e rallenta la maturazione psico-affettiva di questi ragazzi, per l’altro li gratifica e li compensa in modo non banale. Si tratta già comunque di una reazione positiva e concreta all’idea che aver subito abusi possa condizionare la vita e quasi distruggerla. L’autostima a livello sociale aumenta in modo netto anche se la sessualità-affettività resta in questi casi il grande rimosso che prima o poi bisognerà affrontare. Tuttavia essendo di fatto mancata la maturazione psico-affettiva adolescenziale, il ragazzo si trova ad affrontarne le tappe ad un’altra età, anche oltre i 30 anni, e deve imparare tutto da sé: deve capire che cosa vuole realmente e che la sessualità non è una scelta ma un dato di fatto con precise basi di carattere psico-fisiologico, deve capire che per un gay un rapporto con una donna, a livello sessuale, è possibile ma non è gratificante, che la sessualità e l’affettività sono cose complementari ma diverse. Quanto più pesante è risultato a livello soggettivo l’abuso subito, tanto più marcata è la spinta verso una sessualità etero di fuga e quindi verso la sublimazione della sessualità nell’attività professionale, non risultando la sessualità etero realmente soddisfacente. In buona sostanza i ragazzi che hanno subito abusi vissuti molto male si trovano a vivere in età decisamente adulta le esperienze dell’adolescenza gay, come il tentativo di fuga nell’etero o i sensi di frustrazione per una cotta verso l’amico etero. Queste cose possono andare avanti per anni ma poi, inevitabilmente, si arriva alla presa di coscienza del proprio vero orientamento sessuale.

Certo è che, se è comunque difficile per un ragazzo gay accettare la propria identità, lo è certamente di più per un ragazzo che abbia subito abusi. Il sostegno psicologico, in questi casi, può facilitare di molto il superamento del disagio.

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RAGAZZI GAY TRA DUBBI E INDECISIONI

Questo post è dedicato ai dubbi e alle indecisioni dei ragazzi gay, non ai dubbi circa l’orientamento sessuale ma ai dubbi che assalgono i ragazzi quando si apre concretamente davanti a loro la prospettiva di una vita di coppia. Il sogno di un ragazzo gay è non solo la reciprocità dell’innamoramento ma trovare nel proprio ragazzo un appoggio, uno stimolo a superare in concreto situazioni che da soli è difficilissimo superare. Devo sottolineare che per un ragazzo gay la decisione di mettersi in coppia con un altro ragazzo ha un significato molto diverso da quello che ha per una ragazzo etero mettersi in coppia con una ragazza. Il fatto che la coppia etero sia la regola generale e la coppia gay sia l’eccezione, per un ragazzo gay è profondamente condizionante. La coppia gay ha una intrinseca dimensione di visibilità (comunque si cerchi di non pubblicizzarla) che non ha nulla a che vedere con la visibilità del singolo. Se un ragazzo è gay e non vuole manifestarlo, con un po’ di buon senso e di prudenza può continuare a passare per etero davanti a tutti senza eccessive difficoltà, se invece si mette in una coppia stabile la cosa diventa in qualche modo visibile, se poi la coppia convive l’evidenza dei fatti si impone a chiunque. In buona sostanza, per un ragazzo gay, costituire una coppia gay senza convivenza equivale a dichiararsi ad un limitato ma indefinito di numero di amici, mentre costituire una coppia gay convivente significa in pratica dichiararsi pubblicamente. Per questa ragione sono in particolare i ragazzi gay non dichiarati quelli che presentano le maggiori esitazioni di fronte all’idea di creare un rapporto di coppia. 1) Quando un ragazzo gay non dichiarato ma disposto a rischiare incontra un altro ragazzo della stessa mentalità la coppia, se ha solide basi affettive interne, nasce forte, ossia con una spontanea propensione ad affrontare le difficoltà sociali. In altri termini essere in coppia rafforza la volontà costruttiva. 2) Quando invece si incontrano due ragazzi di cui uno ha forti timori ed esitazioni cominciamo a nascere i problemi perché la prospettiva della vita di coppia è vista dai due ragazzi in modi profondamente diversi. 3) Quando poi entrambi i ragazzi sono assillati da dubbi e da timori la coppia nasce debolissima, se nasce. Riporto qui di seguito un tratto di conversazione in chat tipico della situazione 2): Marco: Che pensi? Andrea: Sì, sarebbe bello … Marco: Ma dipende solo da noi Andrea: Dai, non mi ci fare pensare, tanto è impossibile, ma dove andiamo? Marco: Scusa, ma lavoriamo tutti e due, una casetta piccola piccola ce la possiamo permettere Andrea: Ma come faccio? E a i miei che dico? Me ne vado di casa e dico che vado a vivere con te? È una cosa impossibile, dovrei rompere con tutti, e se poi non funziona? Marco: Ma perché non dovrebbe funzionare? Scusa, ma tu mi vuoi bene? Andrea: Ma lo sai, il problema non è quello, è che poi devo continuare a vivere pure il resto della vita mia, non posso tagliare con tutti. Se mia madre lo sapesse ci rimarrebbe secca, lei da me si aspetta che io metta su famiglia, ma con una ragazza Marco: Ma se ce ne andiamo proprio in un’altra città? Andrea: Guarda, intanto dovrei mollare il lavoro … e come faccio? E un altro lavoro dove lo trovo? Sono cose troppo incasinate. Qui in città avrebbe un senso, ma se ce ne andiamo da un’altra parte non ce la facciamo nemmeno a sopravvivere, scusa ma il lavoro chi ce lo dà? Marco: E allora qui, dai! Non i dire di no! Andrea, ti prego, pensaci seriamente, non sto scherzando Andrea: Marco, dai, lasciamo perdere, forse è stata anche una cosa sbagliata il fatto che ci siamo messi insieme, tu il coraggio dei certe cose ce l’hai, io, per te, sono una palla al piede Marco: Ma che dici!!! Ma ti sei rincitrullito, Andrea, io ti amo! Non posso vivere senza di te! Andrea: Marco, lasciamo perdere, le cose romantiche sono belle solo nei romanzi, noi non possiamo andare da nessuna parte. Marco: E se io una casetta minima a prendo? Sono andato per agenzie e ne ho trovata una che ce la possiamo pure permettere … Andrea: Marco non mi forzare, non mi piacciono queste cose, mi metti a disagio Marco: Scusa Andrea, però non voleva essere una forzatura, ma a te non piacerebbe proprio l’idea di vivere insieme? Andrea: Certo che mi piacerebbe, e lo sai benissimo, ma tanto non lo potremo mai fare, ma come faccio? Marco così ci sputtaniamo tutti e due, la gente gli occhi ce li ha. Un altro po’ e hanno capito anche così, ma se ce ne andassimo a vivere insieme sarebbe come pubblicare gli annunci sul giornale. Te la senti tu? Io onestamente no, sono un codardo lo so ma che ci posso fare, io di fare le crociate contro il mondo non me la sento Marco: Scusa Andrea, vabbe’ dai, lasciamo perdere, facciamo che non te l’ho detto Andrea: Ma io come ragioni tu lo so e mi sento come una valigia pesante che tu ti devi portare sempre appresso … vabbe’ dai, lasciamo perdere Molto spesso l’irresolutezza del costruire una convivenza esterna si riflette pesantemente anche sulla dimensione affettiva del legame di coppia. Il brano della conversazione che riporto di seguito ne è un esempio. Massimo: Mannaggia, ma tu fai sempre così, mi smonti sempre tutto Maurizio: Senti Max, ne abbiamo parlato tante volte, non me la sento, non me la sento e basta e poi non mi assillare. Scusa, se ti smonto sempre tutto e tu vuoi altro, che ti posso dire, finiamola qui, ma scusa ma tanto io che ci sto a fare? A casa tua hanno un’altra mentalità, a casa mia non lo accetterebbero mai, ma scusa ma perché i tuoi di te lo sanno e miei di me non sanno nulla? Perché io sono più cretino di te? Massimo a te ti è andata bene a me no! E non c’è niente da fare, non è colpa mia è così, e poi noi siamo diversi, è una dato di fatto, insomma certe volte mi sento a disagio, cioè io avrei bisogno di un ragazzo che ragiona come me, con tutte le mie paure e tutto il resto. Massimo: Ma se continui così non ti realizzerai mai, ormai hai 31 anni! Maurizio: Bella sottolineatura! Mi è piaciuta molto! Vabbe’, fammi andare che è tardi Esistono rimedi alle situazioni di indecisione? La risposta in termini immediati è al quanto scoraggiante. L’indecisione nella grande maggioranza dei casi non è legata alla situazione concreta ma rappresenta il riflesso di una condizione di repressione nella quale un ragazzo vive, almeno quando l’indecisione non ha radici nella vita affettiva o sessuale stretta della coppia. Chiaramente la dimensione dei rapporti familiari gioca un ruolo di primissimo piano. I ragazzi indecisi spesso non hanno alcun dialogo con i genitori o li temono, vivono in ambienti repressivi in cui il pregiudizio è forte. In situazioni del genere, spingere un ragazzo ad ingaggiarsi in una vita di coppia che avverte come intrinsecamente pericolosa è sostanzialmente una forma di violenza, anche se in teoria a fin di bene. Bisogna sempre tenere presente che l’opzione tra il dichiararsi e il non dichiararsi è una cosa privatissima che affonda radici profonde nel vissuto individuale. In questo campo i modelli sono difficilmente esportabili. Bisogna tenere presente che l’idea di costruire concretamente una vita di coppia convivente è ancora oggi una specie di utopia per la maggior parte dei ragazzi gay e non perché questo non sia nei loro desideri ma perché non vedono la cosa concretamente praticabile, in particolare in certe zone d’Italia o in piccole comunità dove non è possibile garantirsi nemmeno un minimo di privacy. Le esitazioni possono anche avere altre motivazioni di origine interna alla coppia, come per esempio: 1) Volontà di mantenere un ambito di indipendenza individuale che nella vita di una coppia convivente sarebbe difficile mantenere 2) Rapporto affettivo o sessuale non pienamente coinvolgente 3) Incomprensioni reciproche anche su problemi marginali che finiscono per incrinare la solidità del rapporto 4) Ruoli economici non confrontabili all’interno della coppia 5) Mancanza di sostanziale parità dovuta a differenze sociali o a comportamenti che possono mettere in crisi la stabilità di coppia (infedeltà) In questi casi le esitazioni possono essere così gravi da rendere impossibile la prosecuzione di una convivenza già iniziata o da impedire che si arrivi ad una convivenza. Le cosiddetta riserva mentale, ossia l’accettazione di un rapporto con riserva, costituisce la minaccia più seria alla vita di coppia. E’ il caso del “sì ma”, del “sì però” ove il ma e il però sono indici di mancato coinvolgimento a tutti i livelli. In sostanza l’accettazione “con riserva” di un rapporto significa accettazione finché non si trova di meglio. Una coppia è stabile quando i suoi componenti non cercano alternative. Chi sente nel ragazzo che ama una accettazione con riserva deve capire che si tratta appunto di accettazione con riserva e che una eventuale vita di coppia partirebbe in questo caso su radici molto deboli. L’amore ha una dimensione irrazionale, ma la costruzione della vita di coppia, e ancora di più la costruzione di una convivenza, ha bisogno di una valutazione razionale delle prospettive perché si tratta di impostare una vita a due e per impostare una vita a due bisogna essere realmente in due senza riserve.
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STORIA GAY A LIETO FINE

Oggi, 20 Marzo 2009, alle 17.24, mi è pervenuta una e-mail che pubblico con estremo piacere su tutti i siti di Progetto Gay. Chiedo scusa all’autore ma sono costretto, per ragioni di privacy, a omettere mezza riga del testo e a cambiare i nomi delle persone, che renderebbero potenzialmente identificabili i protagonisti. _____________
Ciao Project, sono capitato sul tuo sito cercando storie di ragazzi gay un po’ piccantine ed invece quello che mi colpisce sono alcuni post di belle storie che nulla hanno di erotico. Mi piace l’idea di raccontare la quotidianità della vita gay, quella vera che proviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, con gioie e dolori. E proprio questo mi è improvvisamente venuto voglia di fare: raccontare la mia storia e se vorrai potrai pubblicarla sul sito (lo spero). E sai perché ho voglia di raccontarla? Perché è una storia qualunque e perciò è speciale nella sua normalità. Ma soprattutto perché è una storia serena, a lieto fine. E ce n’è bisogno in questo periodo. Non per via della famigerata crisi, no, ma a causa del clima di intolleranza, paura ed oscurantismo che si respira tutti i giorni filtrato dalla tv, dai giornali da internet. Ma nella mia storia non c’è spazio, per mia enorme fortuna, per queste parole ma solo per l’amore, Mi chiamo Marco, ho 30 anni e lavoro (omissis). Ho conosciuto l’altro protagonista di questa storia, Maurizio circa 7 anni fa. Io uscivo a pezzi dalla prima e burrascosa storia della mia vita che durava da quando avevo 18 anni. Ho scoperto presto di essere gay (14 anni) finendo tra le braccia di un compagno di classe davvero bellissimo. Altrettanto presto mi dichiaro in famiglia ricevendone in cambio dolore e disprezzo. Ma dura poco e i miei imparano lentamente ed a fatica ad accettarmi. Tra i 16 ed i 18 anni frequento locali, rispondo ad annunci (non si usava quasi per niente internet allora…) e conosco una miriade di ragazzi. Con qualcuno ci faccio anche sesso ma mi innamoro di un ragazzo molto più grande ed assolutamente incompatibile con me verso i 18. La nostra storia è un tira e molla continuo fatto di litigi ed incomprensioni ma fatto sta che dura parecchio, Poi lui mi lascia ed io mi struggo più per la paura di restare solo che per amore di lui. Nella testa mi ronza assillante una domanda: troverà qualcuno da amare? Li per lì la risposta mi sembra :no! Quanti altri gay felicemente in coppia conosci? Nessuno, mi rispondo! Mi inizio ad immaginare un futuro fatto di saune e batuage (all’epoca esistevano, ora non so…), siti internet e locali per rimediare un po’ di calore. C’è chi vuole vivere così, niente di male. Ma non è quello che desidero io. Non mi do per vinto e inizio a setacciare il web alla ricerca di un "fidanzato" e mi imbatto in Maurizio. 10 anni più di me, informatico, serio ma capace di chattare per ore ricordando i manga ed i cartoni dell’infanzia. Mi attira e ci conosciamo. Niente fuoco e fiamme o amore a prima vista. Solo una sensazione: tra i tanti ragazzi che ho visto, conosciuto o con cui ho solo chattato è il primo che mi va di rivedere…Da allora siamo inseparabili. Abbiamo comprato insieme la casa dove viviamo da 4 anni e coltiviamo l’hobby per i viaggi "zaino in spalla" attraverso il Sud America (almeno questo perchè per il resto siamo diventati così pantofolai…). I nostri amici (quelli veri!!!) sanno di noi e nessuno ci ha voltato le spalle, anzi con alcuni la relazione è migliorata perché ora si può parlare con sincerità di tutto. Lui è riuscito a confessarsi anche a sua madre, fervente cattolica. Non ti dico i tentennamenti (come mi facevano stare male…) e la paura di essere rifiutato, di dover rompere con la madre che tanto ama. Ma non è andata così. Ci ha letteralmente dato la sua benedizione dando prova di grande apertura mentale. Siamo stati fortunati, è vero. e dobbiamo ringraziare lei, i miei genitori e parenti, sua sorella e suo cognato ed i nostri meravigliosi amici (Francesca ed Emanuela, Silvana, Mary, Aldo, Roberto, Elena e Giulia ecc). Tutto qua… abbiamo una vita maledettamente normale e forse noiosa. Ma è la vita che volevamo e siamo felici. Insieme. Marco
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GAY E TRAPPOLE FAMILIARI

Ciao Project,

ti mando questa mail perché penso che possa essere utile a tanti ragazzi, se vuoi pubblicala.

Sono un ragazzo di 24 anni, sono cresciuto in una famiglia che mi ha voluto bene, almeno all’inizio. Fin da giovanissimo sono stato istradato in tutti i modi verso l’eterosessualità. L’idea della fidanzatina è stata una delle mie ossessioni da quando ho cominciato ad avere una qualche idea di che cosa fosse il sesso. Ho una cugina che ha due anni più di me ed è figlia unica come me. È la mia unica cugina e non ho cugini maschi. Un solo zio, fratello di mio padre e padre di mia cugina. I miei da quando ero piccolissimo hanno provato in tutti i modi a farmi mettere insieme a mia cugina, mi ricordavano di farle un “regalino” quando era il suo onomastico o il compleanno e il regalino lo pagavano loro, ma i regalini, da quando abbiamo avuto 15/16 anni, si sono fatti regaloni, orologi di valore, spille d’oro e perfino la fedina. Io all’inizio non capivo bene il senso di tutto questo e un po’ mi sentivo lusingato. Siamo sempre andati in vacanza insieme la mia famiglia e la sua (gli unici parenti), prendevamo un unico appartamento e ci stavamo insieme al mare due mesi. I miei mi hanno anche regalato una bella canoa da rematore, naturalmente a due posti, io e mia cugina stavamo sempre in canoa, dalla mattina alla sera, tutto sembrava nomale. Diciamo che fino a 16/17 anni la presenza costante di mia cugina mi aveva anche fatto pensare che in fondo avrei potuto innamorarmene, anche se la mia sessualità privata è sempre stata esclusivamente gay. Le pressioni dei suoi su di lei hanno avuto l’effetto voluto, perché penso si sia proprio innamorata di me, ma per me dovere sentire le pressioni dei miei che davano ormai tutto per sconto era un vero incubo. Per fortuna mia cugina è molto cattolica e diciamo che sul lato sessuale si è sempre frenata molto e, almeno fino a 19/20 anni non mi ha mai messo in grosse difficoltà da quel punto di vista. Poi sono cominciati i problemi perché era evidente che cercava una strada per arrivarci, un po’ per gioco e un po’ sul serio mi abbracciava, finché la cosa era semplice e diretta ci si poteva pure stare, in pratica erano coccole a basta, ma poi, giocando giocando ha cominciato a provocare di brutto e a cercare di toccarmi. Io l’ho fermata una volta con una scusa, poi un’altra con la cosa della religione e ho cominciato a prendere le distanze. Lei insisteva, io cercavo di diradare le situazioni in cui ci si sarebbe trovati da soli insieme, ma ogni tanto era inevitabile che succedesse e lì mi sentivo proprio aggressivo, in parole povere la odiavo. Non ce l’ho con mia cugina che tra l’altro è una bella e brava ragazza, ma io non voglio finire stritolato da un meccanismo perverso di carattere familiare e non voglio nemmeno raccontare i fatti miei a nessuno, lei tra l’altro non è un’estranea ma la figlia dell’unico fratello di mio padre quindi, se lei sapesse, tutti i miei parenti saprebbero e per me una cosa del genere è assolutamente inconcepibile. Capisco che se non faccio un discorso chiaro devo arrivare comunque a interrompere il rapporto e lo devo fare subito e nel modo più radicale possibile, a costo di distruggere l’armonia familiare. La settimana scorsa è accaduto un fatto che mi ha dato estremamente fastidio e che mi ha fatto capire quanto i miei siano ipocriti. Hanno invitato mia cucina a pranzo a casa mia. Mamma ha preparato tutto e poi lei e papà se ne sono usciti con una scusa in tarda mattinata. Mia cugina è arrivata, i miei l’hanno avvisata per telefono che sarebbero arrivati non prima delle otto di sera e “poi” hanno avvisto anche me. In pratica sono stato costretto a rimanere solo a casa con mia cugina e nessuno mi toglie dalla testa che lo abbiano fatto apposta perché mia cugina mi ha detto che aveva detto a mia madre che io con lei non ci provavo mai veramente. Insomma, mia cugina,giocando giocando ci prova pesantemente. Io la respingo ma proprio in modo drastico, lei mi fa una scenata da film e se ne va sbattendo la porta, ovviamente chiama i miei e racconta tutto. I miei tornano a casa dopo 10 minuti (vedi la combinazione!) e mi chiedono che cosa è successo, io dico urlando a mia madre: “Ma lo sai che voleva quella da me?” e mia madre mi risponde “Beh, e che c’è di male!” Mia madre e sempre stata cattolica irriducibile ma secondo lei il fatto che dovessi fare l’amore con mia cugina (in una situazione combinata proprio da mia madre!) era una cosa ovvia! Mia cugina non l’ho più vista da qualche giorno ma penso che l’abbiano convinta/costretta a chiedermi scusa, cosa che mi fa scadere mia cugina sotto le scarpe e penso che torneranno all’assalto. Mia madre mi ha preso di punta e voleva sapere i particolari, poi ha insistito per sapere se avevo un’altra ragazza. Ai miei l’idea che uno possa essere gay non passa nemmeno per l’anticamera del cervello, perché loro pensano che i gay siano quelli che vanno in giro tipo checca. Io ho avuto la dabbenaggine di insistere sul fatto che non c’era nessun’altra ragazza e qui sono stato veramente cretino, perché adesso tornare indietro e inventarsene una è difficile. Comunque, in un modo o nell’altro ne devo assolutamente uscire, perché sono arrivato a odiare la mia famiglia che considero un aggregato di ipocrisia e di maneggi di tipo economico. Non si sono mai chiesti che cosa potesse passare per la testa a me. Project, puoi capire che tipo di vita gay posso avere io! Devo stare attento a tutto, in pratica qualche volta, non più di un paio, mi sarebbe piaciuto cominciare a pensare di coltivare un’amicizia seria con due ragazzi dell’università. Con loro ho provato a studiare insieme, forse non se ne sarebbe fatto nulla comunque, ma in pratica ho abbandonato la partita prima di cominciare perché tanto non sarei potuto andare da nessuna parte. La prossima estate dovrei laurearmi e non vedo l’ora di andarmene da casa. Voglio cambiare città, se potrò me ne andrò all’estero. Non ne me voglio andare per andare a fare chissà che cosa ma per non vedere più i miei che hanno solo tentato di ingabbiarmi. Non so se troverò mai un ragazzo, forse non lo troverò ma a questo ci sono preparato ma quello che voglio prima di tutto è andarmene di casa, mi basterebbe anche solo trovare un amico per chiacchierare un po’ e per essere me stesso, per smetterla finalmente di fingere. Mi sono anche detto che potrei fare un bel coming out in famiglia e fregarmene di tutto ma una cosa del genere la potei fare solo se non stessi più a casa mia. Se la facessi adesso sarebbe un inferno. Ma come fa gente adulta e anche evoluta a non avere la più pallida idea dei gay? Ho anche pensato che potrebbero essere tutte e solo fisse mie e che magari se lo dicessi ai miei loro capirebbero, ma non credo proprio che sarebbe così. Ma adesso tutti questi problemi sono ancora lontani. Adesso devo capire come difendermi dalle scuse di mia cugina. Alla fine penso che la soluzione più semplice sarebbe inventarsi una ragazza o magari portare i miei a un sospetto concreto di questo tipo. Ho dato il cellulare a diversi miei amici che mi chiamano spesso e sono uscito con loro la sera più volte di seguito proprio perché si pensasse che ho un’altra ragazza. Mia madre forse i primi sospetti ce l’ha. Project, sembra una situazione paradossale, tu che faresti? Ma cose di questo genere succedono a molti altri ragazzi? Mi piacerebbe moltissimo saperlo. Certe volte mi sento proprio in gabbia e non ho il coraggio di fare un passo e questo a 24 anni penso sia proprio pazzesco. Forse sono io che non sono all’altezza della situazione, però preferisco pensare che il mio comportamento derivi dalla necessità di non espormi. Ti confesso un’altra cosa, è la prima volta che contatto un sito gay e sono un po’ in ansia perché non so che cosa posso aspettarmi. Diciamo che io in dimensione gay sto a zero totale. L’indirizzo del mittente di questa mail è anche il mio contatto msn (tutto creato per l’occasione!).

Ciao Project, mi piacerebbe molto sapere che ne pensi.

M.P.

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GAY INDECISO

Ciao Project,

salto i convenevoli e vengo al fatto. Se ti chiedo un consiglio lo faccio dopo averci pensato parecchio.

33 anni di cui quasi 20 passati a chiedermi che cosa vado cercando. Da quando mi ricordo. fantasie sulle donne pochissime, avventure etero parecchie, fantasie sui ragazzi tantissime, da sempre, ma storie con ragazzi nemmeno l’ombra. Con le ragazze non ho mai avuto problemi ma lo faccio perché piace a loro. Per me non è sgradevole, anzi non mi dispiace ma i miei desideri sono proprio altri, a due delle ragazze che ho avuto ho provato a dire che sono gay ma il risultato è stato che si sono fatte una risata. Io vado in erezione facilmente quando sto in tante situazioni diverse, mi succede anche con le ragazze ma mi succede anche quando vado in autobus perché l’autobus dà dei sobbalzi. Project, che io ricordi, negli ultimi 10 anni non mi sono mai masturbato pensando a una ragazza. Prima raramente succedeva ma da quando ho cominciato ad avere rapporti con le ragazze non ho fatto più fantasie su di loro. Mi capita spesso di stare con una ragazza e di immaginare che sia un ragazzo. Preferisco le ragazze con pochissimo seno proprio perché mi danno la sensazione di abbracciare un ragazzo. Quando sto con una ragazza non mi piace andare al sodo, alla fine lo faccio perché sarebbe strano non farlo, ma per me le carezze e le coccole ancora vanno bene anche con una ragazza ma poi quando si va proprio sul genitale la sensazione che non è un ragazzo è nettissima e il pensiero se ne va da un’altra parte. Sui ragazzi ci fantastico tanto e cerco di non mettermene in testa nessuno in particolare, vado praticamente a cercare foto e video anche porno ma non è proprio una fissa, qualche volta sono rimasto incantato anche dalle foto di ragazzi vestiti, immagino di abbracciarli e di sentire il loro calore. Ho pensato tante volte che preferirei potermi addormentare al fianco di un bel ragazzo senza fare nulla piuttosto che passare 10 notti di sesso con una ragazza. Mi costruisco mentalmente le storie che mi piacerebbe vivere, anche sesso, ma francamente quello tipo porno proprio mi disgusta. Con un ragazzo vorrei complicità, tenerezza, insomma mi sono chiesto tante volte se in effetti non sono solo un mezzo gay. Project, ho letto le cose che hai scritto sui gay invisibili e mi ci sono ritrovato molto. Non so se per essere gay, diciamo così, sia obbligatorio pensare alle cose che si vedono nei video porno. Se fosse così io non sarei nemmeno gay o solo un po’. Io penso a un ragazzo perché mi innamoro di un ragazzo, anche sessualmente è ovvio, però quella è solo una parte di un rapporto molto più complesso. Poi c’è un’altra cosa, io con le ragazze sono poligamo, nel senso che anche quando sto con una, magari posso pure dire di sì ad un’altra, ed è pure successo. Con un ragazzo non succederebbe affatto così penso che sarei monogamo in senso stretto anche dal punto di vista affettivo. Però il punto cruciale è proprio questo io con un ragazzo non c’ho mai provato, mi piace pensarci, diciamo che è un po’ la mia fissa intellettuale, ma poi quando mi trovo vicino non a un ragazzo qualunque ma uno di quelli che mi fanno un effetto sessuale, mi blocco del tutto, mi sento imbranato, magari mi incanto a sentirlo parlare ma non ho nemmeno il coraggio di dirgli ciao. E cavolo, ho 33 anni! E forse il punto è anche questo, mi piacciono i ragazzi più giovani di me, diciamo soprattutto dai 18 ai 22/23, anche oltre, però per quelli fino ai 23 anni ho una specie di venerazione. Non è nemmeno una questione sessuale. Sono belli. In fondo è il massimo splendore della bellezza di un ragazzo. Già all’età mia non hai più nulla di quello che eri dieci anni prima. Ho visto ieri un ragazzo di una bellezza unica, Project, sto delirando, mi capita spesso, poi quando una ragazzo così me lo trovo davanti mi sento un imbranato completo al punto che se ci parlo mi impappino e magari dico enormi scemenze e allora non c i parlo. È da gay una cosa del genere? E se poi magari con uno che mi piace riuscissi a rompere il ghiaccio e lui magari fosse pure interessato alla fine che ci combinerei? Io penso proprio niente ed è per questo che non mi ci caccio nemmeno. Project t, ti allego il mio contatto msn [omissis]

Un abbraccio

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