GLI OMOSESSUALI REALIZZATI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi è intitolato “I forti e i forti”. Il titolo è preso da una poesia di Verlaine, che Raffalovich riporta, in cui si descrivono i rapporti sessuali di una coppia di omosessuali virili e di forte carattere. La poesia di Verlaine non è sempre di immediata comprensione per il lettore di oggi e contiene espressioni strane che, come si vedrà nel seguito del capitolo, hanno riferimenti sessuali precisi. Non si deve credere che Verlaine avesse qualche reticenza in fatto di sessualità, il suo linguaggio criptico era un’esigenza per evitare il ritiro dell’opera per oscenità.

Raffalovich mette a paragone la coppia omosessuale di due “forti” alla maniera di Verlaine, con la coppia onorevole di Platone ed è evidente che le sue preferenze vanno a Platone. Riporta poi alcuni casi emblematici di omosessualità di uomini virili profondamente soddisfatti della loro sessualità omosessuale, tratti da Krafft-Ebing, e ne fornisce interpretazioni certamente più convincenti di quelle fornite dallo stesso Krafft-Ebing.

Il paragrafo dedicato all’eredità, affronta poi un concetto che dominava la medicina di fine 800 e cioè il concetto di ereditarietà, di cui Krafft-Ebing faceva largo uso e che si ritrova fortemente presente anche in Havelock Ellis. Raffalovich, con una verve quasi comica mette in crisi la faciloneria con la quale, per spiegare l’omosessualità di uomini perfettamente normali, si cercavano o se del caso si inventavano patologie di vario tipo nei loro ascendenti e se ne deduceva tutto o il contrario di tutto senza un minimo di serietà scientifica. Non per nulla, alla descrizione medica dei casi di omosessualità Raffalovich preferisce le ricostruzioni storiche e le analisi psicologiche approfondite.

Molte riflessioni che Raffalovich espone in questo capitolo sono sostanzialmente valide ancora oggi, ma lasciamo a lui la parola.
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I forti e i forti

Verlaine, in una delle sue meravigliose poesie, ha cantato l’amore fisico degli unisessuali virili. Penso che le pagine precedenti renderanno più facile capire il senso fisico di questa poesia.

Queste passioni ch’essi soli chiamano ancora amori
sono anch’esse amori, teneri e furiosi,
con particolarità curiose
che non hanno certamente gli amori di tutti i giorni.

Eroiche, anche più e meglio delle altre passioni,
si adornano di splendori d’anima e di sangue
tali che al confronto gli amori nei ranghi
non sono che Riso e Gioco o necessità erotiche,

che vani proverbi, che un nulla da bambini troppo viziati.
– “Ah! i poveri amori banali, animali,
normali! Voglie grossolane o pulsioni frugali,
senza contare la sciocchezza delle fecondità!”

– Coloro che l’alto Rito consacra possono dire,
avendo conquistato la pienezza del piacere,
e l’insaziabilità del loro desiderio
che benedice la fedeltà del loro merito.

La pienezza! Essi l’hanno completamente:
baci saziati, ingozzati, mani privilegiate
nella ricchezza di carezze ripagate,
e questo divino finale annientamento!

Così sono i forti e i forti, l’abitudine
della forza li rende invincibili nel godimento.
Abbondante, saporoso, debordante, il godimento!
Lo credo bene che hanno la pienezza piena!

E per esaudire i loro voti, ciascuno a turno
compie l’azione suprema, ha la perfetta estasi
– Talvolta la coppa o la bocca e talvolta il vaso –
in deliquio come la notte, fervente come il giorno.

I loro bei trastulli sono grandi e gioiosi. Niente di quelle crisi:
vapori, nervi. No, giochi coraggiosi, poi felici
braccia stanche attorno al collo, per sonni a due più
stretti che languidi, spesso interrotti per essere ripresi.

Dormite, innamorati! Mentre intorno a voi
il mondo disattento alle cose delicate,
strepita o riposa in sonnolenze scellerate,
senza nemmeno, è così stupido!, essere di voi geloso.

E questi risvegli franchi, chiari, ridenti, verso l’avventura
di fieri dannati d’un più magnifico sabba?
Salve, testimoni puri dell’anima in questo combattimento
per l’affrancamento dall’opprimente natura![1]

Il velo che Verlaine solleva ci mostra, anche se tra dei “forti”, degli accoppiamenti molti differenti da quelli permessi dall’amore platonico fisico: quegli “stretti sonni a due, spesso interrotti per essere ripresi” sono proprio quello che Platone, nella sua saggezza, trovava abominevole. Evidentemente perché lui permetteva, santificava l’amore fisico che contribuisce anche all’amore essenziale, costante, filosofico. Delle notti interrotte e riprese più volte non possono che indebolire, alla lunga, la fibra morale di questi amori, non possono che avvicinare la sazietà[2], la fine. Platone permetteva (proprio come san Paolo che concedeva il matrimonio a quelli che non potevano rimanere casti e vergini) la soddisfazione fisica tra amici-amanti di lungo periodo se non a vita; egli proibiva la sazietà.

Si vede ora un po’ più chiaramente la morale dell’amor platonico, la sua gerarchia. Gli innamorati sazi di Verlaine stanno agli amanti platonici onorevoli come gli innamorati sazi di belle cortigiane stanno agli amanti coniugali. Riconoscere la gerarchia platonica (cosa della quale si ha tanta paura oggi) non presenta più rischi che riconoscere la superiorità del matrimonio sulla fornicazione.

Krafft-Ebing ha fornito numerosi casi di soddisfazione fisica tra forti e forti. Così troviamo M. O., di 32 anni, che aveva un ruolo nell’alta amministrazione, che a quattro anni provò chiaramente le sue prime tendenze unisessuali, all’età di sei anni si trovò a praticare la suzione peniena su suo fratello maggiore. Tra gli 8 e i 14 anni non ebbe una vita sessuale. Pubertà a 14 anni. A 15 un sogno lascivo unisessuale. A 16 masturbazione solitaria con fantasie unisessuali. Poi amore platonico per un giovane uomo il cui odore era gradito ad O. Durante i diciotto mesi di questo amore platonico, niente masturbazione. A 20 anni coito con una prostituta, senza godimento. Come al solito, questi coiti con delle ragazze sono seguiti da una forte pulsione unisessuale, che rende il coito sempre più raro e sempre più difficile. Ne deriva che O. è forzato ad immaginarsi un uomo, quando sta con una donna. Oscilla tra disperazione, noia della vita, masturbazione, onanismo, coito con ragazze coi capelli corti e con le anche strette che hanno l’aria di un ragazzo grande. A 31 anni incontra in viaggio un uomo simpatico. Coito orale reciproco seguito da un grande e salutare benessere, dice Krafft-Ebing. È il “Talvolta la coppa o la bocca e talvolta il vaso” dell’ingegnoso Verlaine. M. O., dice Krafft-Ebing, non presenta alcun segno di degenerazione; è completamente virile e di aspetto distinto. I suoi organi sessuali sono ben formati. Dato che una di queste ragazze dall’apparenza di ragazzo gli ha comunicato un’infezione venerea, e dato che tutti i suoi rapporti con ragazze erano a malincuore, e dato che a 31 anni si è trovato così soddisfatto dall’onanismo orale reciproco, è probabile che questo coito unisessuale divenga la sua soddisfazione abituale. Si può senza esitazione far risalire questa predilezione per l’onanismo orale alla seduzione da parte del fratello, ma non si può dire altrettanto per l’unisessualità in sé. Questo è uno dei casi che Krafft-Ebing designa a torto: ermafroditismo psichico. Ma è un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali.

Krafft-Ebing ci presenta anche il caso di M. B., di 32 anni, che non ha mai trovato interessante la donna, che non ha mai avuto rapporti con una donna, che prova anche un certo orrore quando pensa ad un coito eterosessuale. Si è sentito attirato verso altri ragazzi giovani, quando era giovane. Si è masturbato molto. I suoi rapporti unisessuali si limitano alla masturbazione reciproca, di tanto in tanto. La sua inversione, il suo uranismo, non gli producono alcun dolore. Non deve essere sentimentale. Il suo corpo è completamente maschile, il suo modo di fare è virile. Gli organi sessuali sono normali. Non presenta alcun segno di degenerazione, ma ha l’occhio nevropatico. Bisogna ricordarsi che la masturbazione reciproca è la soddisfazione unisessuale dei timidi, dei repressi, degli attenti, dei sorvegliati. Un amore condiviso, delle abitudini sentimentali, più tempo libero e molte altre cause porterebbero facilmente questo giovane uranista di 32 anni ad altre soddisfazioni.

Il caso di M. R., di 23 anni, è molto istruttivo. All’età di 6 anni, quando faceva il bagno insieme ad altri bambini, i loro corpi nudi lo eccitavano e producevano in lui delle erezioni sessuali. (proveniva da una famiglia neuropatica: cosa che, secondo me, spiega la precocità del suo eretismo, ma non la sua unisessualità.) A scuola, era sempre innamorato. Le donne non lo hanno mai interessato. Le sue occupazioni, le sue tendenze, i suoi giochi, non hanno avuto nulla di femminile o di effeminato. È stato sempre un ragazzo vero. Si è masturbato solo per poco tempo, dopo la pubertà. Secondo me la masturbazione che non precede la pubertà produce risultati del tutto diversi e non abbassa necessariamente il livello intellettuale o fisico.

Ha sempre amato, in modo esclusivo, dopo essere arrivato all’adolescenza, giovani uomini tra i 20 e i 30 anni, ben fatti e ben messi. Ha tentato di avere rapporti eterosessuali, ma il disgusto e l’assenza di una spinta sufficiente per andare avanti lo hanno portato alla decisione di non indirizzarsi più verso le donne.

Dal suo ventunesimo anno ha rapporti unisessuali. Pratica il coito attivo inter femora viri; ma verso un amico uranista, suo simile, col quale ha una relazione permanente, prova il suo affetto alternandosi con lui, “tantôt la coupe, tantôt le vase” (“qualche volta la coppa, qualche volta il vaso”). Questo tipo di coito gli dà sempre una sensazione di benessere.

Si rivolge a Krafft-Ebing per consultarlo a proposito di alcune nervosità. È completamente contento della sua vita sessuale, solo da un anno soffre qualche volta di una impotenza “psichica” di fronte ad un uomo che non sia completamente pulito, o che sia pagato, o che appartenga a una classe troppo elevata della società.

Queste tre categorie possono aprire un po’ gli occhi di coloro che ignorano l’estensione dell’unisessualità. Questa “impotenza psichica” significa secondo me che R. non è naturalmente dissoluto e che egli dovrebbe sottomettersi all’idea di seguire soltanto le sue vere tendenze.

Il caso di M. G. (negoziante, 31 anni, completamente virile di corpo, di aspetto e di andatura) è complicato da alcune circostanze dipendenti dall’ereditarietà e da circostanze dovute all’ambiente. G. è il settimo di 14 figli di un padre alcolista. Un fratello più grande è invertito. Si sospetta l’inversione di due sorelle morte giovani “perché evitavano le persone giovani e preferivano alla cucina la scuderia e i lavori da uomo”. Ma, dato che G., fino ai sette anni ha portato abiti da femminuccia, e dato che amava dare una mano in cucina e nella gestione della casa, e dato che questa famiglia non era ricca ed era resa infelice dall’ubriachezza del padre, i lavori maschili delle sorelle e l’aiuto che dava il ragazzino potevano certamente derivare da buon cuore e dal desiderio di alleggerire il fardello materno. Questo è un esempio eccellente delle lacune dell’osservazione clinica. Sembra che Krafft-Ebing non abbia chiesto a G. se il desiderio di venire in aiuto della madre potesse spiegare la sua condotta e quella delle sorelle. A 6 anni G. si sentì attratto da uomini che avevano la barba. Non ci viene detto se il padre che rendeva così triste quella casa fosse un uomo rasato: il bambino avrebbe potuto per contrasto amare i barbuti. O al contrario, se il padre ubriacone fosse stato mal rasato o avesse portato una barba mal pettinata, una barba incolta, un contrasto di un altro tipo avrebbe potuto affascinare il piccolo. I bambini le cui madri soffrono hanno delle precocità tragiche. A 10 anni arrossiva di fronte ad un uomo simpatico – cosa che accade alla maggior parte dei bambini un po’ tristi. A partire dalla pubertà si mise a fantasticare su uomini coi baffi. Gli uomini rasati non lo interessavano. Andava spesso al ballo per vedere dei begli uomini. Cercava la compagnia degli uomini nella speranza di trovare qualcuno che lo amasse. Si sentiva solo e abbandonato. A 18 anni, mentre un uomo “simpatico” si schiacciava contro di lui, G. provò l’orgasmo sessuale con il relativo sollievo; ma la sua timidezza (dovuta forse tanto a una giovinezza imbarazzata e infelice, sotto certi aspetti, quanto alla sua effeminatezza) gli impedì di trovare un amante. A 20 anni si diede all’onanismo e si sentì infelice, solo e disgustato della vita.

A 29 anni trovò un amore condiviso e la pace. Da allora visse con il suo mante in una grande città, come marito e moglie. È felice. Nei loro rapporti sessuali (masturbazione reciproca, coitus inter femora) lui è soprattutto passivo. Non è un caso di effeminazione ma di uranismo contrastato e intristito dalle circostanze. Nove anni di onanismo e di desiderio di essere amato, senza una fibra virile corrispondente alla costituzione virile del corpo, avrebbero prodotto un’effeminazione psichica o fisica. Si vede qui, ancora una volta, la differenza tra l’onanismo dopo la pubertà, dopo la crescita, e l’onanismo malaticcio degli impuberi.

Eredità[3]

Mi sono occupato poco fin qui dell’eredità. Non trovo che i dettagli che ci vengono dati sugli ascendenti e sui fratelli e le sorelle degli uranisti ci facilitino la conoscenza e la comprensione del loro uranismo. Credo invece di riconoscere che la debolezza, la nevrosi, l’alcolismo dei genitori spieghino piuttosto la mancanza di coraggio, la mancanza di iniziativa di certi unisessuali, piuttosto che la loro unisessualità. Gli uranisti che non hanno la gioia di vivere, che non osano, che si credono i bastardi della natura, hanno un’eredità più appesantita degli uranisti che accettano i loro istinti e non si ribellano contro la natura. La nevrosi ereditaria si oppone all’unisessualità più di quanto non la spieghi.

Per quelli che non vogliono o non possono ammettere la possibilità che l’uranismo sia un istinto quasi primordiale (posizione che si potrebbe difendere con vigore, se se ne credesse venuto il tempo) e che non possono in coscienza trovare tutti gli uranisti degenerati, o imbastarditi, o di minor valore fisiologico, c’è stato certamente il bisogno di servirsi dell’eredità. Essa tira fuori gli autori imbarazzati dalla loro perplessità in questo modo: l’eterosessuale, uomo normale, acquisisce abitudini di inversione e gusto per l’uomo. L’eredità trasforma questo gusto acquisito in gusto congenito sotto l’influenza avversa della malattia fisica o psichica degli ascendenti, delle loro nevrastenie, del loro alcolismo o che so io, di tutto quello che può succedere di sconveniente o di affaticante per dei genitori. È così che si può essere severi verso l’uranismo, che si possono biasimare i genitori e compiangere i figli. Si finirà per scoprire tutto quello che c’è di illusorio, di effimero, in questo punto di vista. È poco logico, se un uomo non è un degenerato, dissotterrargli, o addirittura inventargli, se ce ne fosse bisogno, dei genitori viziosi o degenerati.

Si trovano, tra i genitori degli uranisti, tanto eterosessuali indefettibili quanto sifilitici o sessualmente freddi, o uranisti per nascita o per caso.

Sembra che tutte le eredità portino all’uranismo, e anche che l’uranismo porti a tutte le eredità, a tutte le trasmissioni possibili. La storia ci mostra uranisti incontestabili che sono stati padri di eterosessuali altrettanto incontestabili; e il contrario è altrettanto frequente. Enrico IV è padre dell’uranista Vendôme[4] che a sua volta è il nonno del noto unisessuale Vendôme[5] “che prese Barcellona e la sifilide[6] dalla parte sbagliata”, e suo fratello il priore, ugualmente unisessuale. I due Condé sono unisessuali, il padre[7] al quale Enrico IV diede in moglie M.lle de Montmorency, perché sapeva che era nemico delle donne, e il figlio,[8] vincitore di Rocroi.

Non so se sia un’allegoria scientifica (altrimenti è la leggerezza con la quale si invoca l’eredità che guasta le buone intenzioni di avere un po’ di logica) ma ci si immagina facilmente un umo che ha commesso degli eccessi eterosessuali che lascia in eredità (dalla concezione di suo figlio) qualcosa che potrà ben manifestarsi in sessualità diminuita o esagerata, in freddezza sessuale o in ipersessualità eterosessuale, o in uranismo. Allo stesso modo un padre freddo potrebbe essere causa della freddezza o dell’ardore di suo figlio. Siamo così abituati a vedere i figli somigliare molto ai loro genitori o essere completamente diversi da loro e opposti a loro, o rassomigliare loro un po’, in ogni caso l’eredità ci appare sempre ugualmente chiara e interessante.

Weismann[9] riportando la dottrina dell’eredità ad un nuovo inizio, e volendo distruggere la teoria accettata dei caratteri acquisiti, ha reso secondo me un grande servizio alla psicologia. La teoria di Weisemann stesso non è ancora abbastanza completa, abbastanza controllata, abbastanza sviluppata per essere uno strumento nelle mani di chiunque. C’è, per un ingegnoso e paziente investigatore, uno studio interessante da intraprendere sulla teoria di Weisemann e l’uranismo congenito. Io non sono competente e non ho il tempo per essere presuntuoso, ma mi sembra che la teoria di Weisemann si applichi molto bene all’inversione congenita assoluta e all’eterosessualità con tendenze uraniste; se il primo contatto non mi inganna, questo va molto in favore di Weisemann.[10]

Insufficienza delle osservazioni mediche

Malgrado la loro grande importanza, malgrado la loro necessità, le osservazioni cliniche, mediche, presentano degli svantaggi intrinseci. L’invertito o l’eterosessuale abnorme si precipita del medico più che presentarsi a lui; arriva ad un momento di crisi, di scoraggiamento,[11] di eccitazione; e succede lo stesso quando scrive o detta la sua piccola autobiografia. Si trova nel momento in cui non riesce più a sopportare la propria esistenza; se non trova l’amore o l’affetto che cerca, non potrà continuare la sua vita così com’è, con piedi per terra, repressa e costretta. Ma comunque per la maggior parte del tempo si rassegna e continua a vivere come nel passato, con un ideale più alto o diminuito oppure incerto – ma in tutti i casi molto pochi soccombono alla crisi.

Si sarebbe dunque portati troppo facilmente a considerare questo stato acuto come permanente negli invertiti: una volta che sono occupati, interessati, divertiti, ben portanti, quando riescono nei loro progetti in un modo o nell’altro, quando amano o credono di amare qualcosa o qualcuno, si comportano come gli altri uomini.

E poi, l’età degli invertiti osservati varia talmente che è impossibile classificarli in modo utile; perché il giovane uomo di 26 anni che sembra un eterosessuale con tendenze omosessuali potrà facilmente confondersi un giorno con l’uomo di 36 anni (al quale oggi non somiglia affatto) che è un fellator incallito, amante dei soldati e dei macellai. Potrà anche un giorno somigliare a quest’uomo di una certa età, vedovo, che ama tutti gli uomini indistintamente, o potrà essere il marito modello, padre di otto figli, che è alla ricerca di tutti gli uomini giovani, e non inganna la moglie se non con dei signori maturi con una leggera calvizie e con le mani pelose.

L’osservazione psicologica e l’osservazione storica possono parzialmente supplire a quello che manca molto all’osservazione medica. Il medico pone certe domande che richiamano certe risposte; per semplificare le difficoltà il medico aiuta il povero interrogato, e dei dettagli poco significativi si ritrovano ingranditi per il fatto stesso che vengono registrati. È in questo modo, forse, che la precocità dell’istinto sessuale negli uranisti è stata così affermata e sottolineata.

L’osservazione storica raffigurandoci la vita intera di un individuo ci permette meglio di classificarla, di metterla in questa o in quella categoria della famiglia sessuale. L’osservazione psicologica, essendo più dettagliata, là dove essa penetra, rispetto a quella del medico, e impegolandosi meno in cose che sono meno importanti, riesce a dare una rappresentazione migliore: è più un ritratto che una carta scritta.
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[1] Nota di Project: – Paul Verlaine (1844-1896) -“Parallèlement”; 1889.

[2] È probabile che un amore intellettuale e sentimentale che reclama certe soddisfazioni fisiche non possa resistere alle scosse di più che un certo numero di queste soddisfazioni. Gli amori lunghi hanno probabilmente delle soddisfazioni fisiche meno numerose degli amori di breve durata.

[3] Quella che è veramente abusiva è l’accezione elastica data da molti sociologi naturalisti alla parole eredità, che serve loro a esprimere alla bella e meglio attraverso la trasmissione dei caratteri vitali nella generazione, la trasmissione delle idee, dei costumi, delle regole sociali, per tradizione ancestrale, per educazione domestica, per imitazione-abitudine. (Tarde)

[4] Nota di Project: – Cesare di Borbone (1594-1665), figlio illegittimo di Enrico IV, legittimato nel ’95. Il padre, che fu già duca di Vendôme, prima di diventare re di Francia, gli conferì in appannaggio il ducato di Vendôme.

[5] Nota di Project: – Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme (1654-1712), figlio primogenito di Luigi di Borbone-Vendôme (1612-1669), e quindi nipote di Cesare di Borbone- Vendôme . Raffalovich allude al fatto che gli fu affidata l’armata contro la Spagna con la quale invase la Catalogna, occupò la città di Barcellona (9 agosto 1697) e fu nominato viceré di Catalogna. Raffalovich cita anche il fratello di Luigi Giuseppe: Filippo di Borbone-Vendôme (1655-1727), detto Il priore di Vendôme.

[6] Nota di Project: – Il testo originale è: « qui prit Barcelone et la vérole du mauvais côté ». “La vérole” può indicare sia il vaiolo che la sifilide (petite vérole) o anche la blenorragia. La citazione, volutamente maliziosa, allude alla sodomia.

[7] Nota di Project: – Enrico II di Borbone–Condé (1588-1646), terzo principe di Condé non conobbe i suoi genitori, il padre fu assassinato e la madre fu imprigionata per l’assassinio. Entico IV si incaricò della sua educazione. Lo stesso re gli diede in moglie nel 1609 Carlotta di Montmorency. Condé non era interessato alla moglie che però interessava il vecchio Enrico IV, che le fece una corte spietata tanto da costringere la coppia a lasciare Parigi.

[8] Nota di Project: – Luigi II di Borbone-Condé (1621-1686), figlio di Enrico II di Borbone-Condé (1588 –1646). Nel 1643, il suo successo nella battaglia di Rocroi, dove guidò i Francesi ad un’inaspettata vittoria contro gli Spagnoli, lo consacrò come grande generale ed eroe popolare in Francia. Con la battaglia di Rocroi la Francia si avviò alla vittoria nella guerra dei trent’anni.

[9] Friedrich Leopold August Weismann (1834-1914), nel 1887, intuì per primo che la meiosi, descritta in quel periodo, fosse una divisione riduzionale, cioè fosse atta a dotare i gameti di metà dei cromosomi, cosicché dalla loro unione si ritorna al numero presente nelle cellule somatiche. Weisemann tende a rifondare la teoria dell’eredità riportandola a precise basi scientifiche.

[10] Uno studio psicosessuale dei re di Francia, dei loro ascendenti e dei loro discendenti, sarebbe altrettanto sconvolgente di quello degli imperatori romani.

[11] Gli invertiti che si indirizzano ad un medico vogliono spesso sposarsi perché sono stati spaventati attraverso un ricatto a fine di estorsione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5778

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MASOCHISMO, SADISMO E COITO ANALE OMOSEX SECONDO RAFFALOVICH

I due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi sono dedicati al sadismo e al masochismo il primo e al coito anale omosessuale il secondo.Circa il sadismo e il masochismo Raffalovich tende a distinguere molto nettamente il vero sadismo, che è una manifestazione criminale, dal sadismo letterario, cioè da un comportamento nel quale ci si limita a dei pizzicotti o poco più, in questo ultimo caso si tratta in sostanza una reminiscenza infantile non risolta e non di una vera tendenza sadica. Una distinzione analoga vale per Raffalovich anche tra vero masochismo e masochismo letterario. I riferimenti operati da Raffalovich presuppongono che il lettore conosca certi argomenti e certi personaggi, ben noti nell’età vittoriana, ma ormai decisamente poco conosciuti; proprio per questo è stato necessario ricorrere a note esplicative che possono risultare pesanti.

Per quanto riguarda il coito anale omosessuale, la posizione di Raffalovich è particolarmente interessante, afferma senza ombra di dubbio che non fa parte dei desideri spontanei degli omosessuali e che è una deviazione delle sessualità “etero”. Cita gli psichiatri e le opere degli stessi omosessuali per confermare che il coito anale non è praticato “in Europa” se non per depravazione, ma aggiunge che quelli che se ne sdegnano, se invece che essere vissuti in Europa, fossero vissuti in altri paesi, probabilmente non disdegnerebbero questa pratica. In sostanza ritiene il coito anale una pratica non spontanea ma appresa culturalmente, assai poco praticata in Europa, con la curiosa eccezione dell’Italia, ma certamente diffusa in paesi non europei.

La conclusione del discorso lascia però perplessi. Raffalovich ritiene che, in Europa, la grande maggioranza degli omosessuali incoraggi apertamente la legge contro la sodomia a patto che si lascino in pace gli omosessuali non sodomiti, come dire che le persecuzioni contro gli omosessuali in genere non sono giustificabili, ma quelle contro gli omosessuali che praticano il sesso anale sì!

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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MASOCHISMO, SADISMO

Per creare una corrispondenza col sadismo, cioè con la crudeltà sessuale di Gilles de Rais[1] o del marchese de Sade,[2] si è chiamato masochismo (nome derivato dal romanziere galiziano Sacher Masoch[3]) il desiderio di esporsi a un’apparenza di crudeltà sessuale. Si potrebbe accusare di sadismo lo stupratore e di masochismo la novizia che chiese all’abbadessa quando ci sarebbe stato lo stupro? Rousseau è un masochista storico, che desierò sempre di essere frustato e violentato da una donna.

Si è molto abusato in psicopatologia del sadismo e del masochismo. Da quanto è stata scoperta la strana familiarità tra la voluttà sessuale, saziata o non saziata, e la crudeltà, la rabbia distruttrice che si impossessa di certi esseri umani dopo il piacere sessuale o che proprio ne prende il posto, si è creduto di possedere una delle chiavi del problema della sessualità. Ma il vero sadismo è una follia criminale che secondo me è solo illusoriamente collegata al falso sadismo letterario o psicologico.

L’uomo che infila aghi o spilli nel corpo delle sue amanti non può assolutamente essere interpretato nello stesso modo dell’uomo ironico o irritabile che dà delle punzecchiature di amor-proprio alle donne che lo amano. Anche l’uomo che si diverte a fare un po’ di male, che dà dei pizzicotti, che ha conservato certi istinti infantili, non mi sembra affatto poter spiegare l’uomo che usa aghi e spilli. L’uomo degli spilli, al contrario, ha solo bisogno di tempo, potere e ossessione per arrivare da lì al vero sadismo mostruoso, a Tiberio che rompeva le gambe del bel ragazzo che aveva appena posseduto, a Gilles de Rais, a Zastrow.[4]

Tra la crudeltà esercitata con piacere e il desiderio di esercitare una parvenza di crudeltà c’è una differenza fondamentale che gli osservatori clinici tendono a trascurare. L’uomo che chiede alle sue amanti non di concedersi ma di lasciarsi prendere non dovrebbe essere confuso con il rapitore di ragazzine campagnole, di bambine parigine o altre, col minotauro della “Pall Mall Gazette”.[5] L’uomo che cerca una falsa conquista che sa che raggiungerà o che si diverte coi simboli della vittoria, è un falso sadico, un umo stanco, affaticato, che chiede ai rapporti sessuali un interesse diverso da quello fisico; il rapitore di campagna o di fortezza è invece un uomo brutale; il minotauro, il mostro che divora i bambini, che non può avere voluttà sessuale senza la sofferenza vera e non simbolica della sua vittima; quello è il vero sadico.

In questo culto infernale, colui che cerca la sofferenza morale o il suo simbolo è solo un idolatra, che non ha nulla a che vedere con i veri credenti; i veri credenti non possono mettere da parte la vera sofferenza fisica. Non bisogna confondersi e scambiare l’idolatra per il credente. L’uno è dispettoso, villano, egoista, senza cuore, incapace di simpatia; l’altro è crudele, cattivo, malvagio con una violenta forza di immaginazione distruttrice. Tra il codardo, il vile tra i vili e il nervoso, il timido capace di tutte le belle azioni, c’è meno distanza che tra il vero e il falso sadico.

Una distanza simile separa il vero masochista da quello falso, dal masochista letterario, immaginato, illusorio. Io chiamo masochista colui che ama la sua propria sofferenza, come certi sodomiti passivi, nel piacere sessuale di un altro, o colui che ha bisogno di essere maltrattato, malmenato per arrivare ad un orgasmo sufficiente (come pensava Rousseau). È possibile che Rousseau si sbagliasse, che non avrebbe affatto amato essere fustigato. È possibile che ogni vero masochista finisca per ottenere quello che desidera, ma è una cosa meno frequente di quanto non si creda. Non bisogna confondere l’uomo che ceca il simbolo del dolore e dell’umiliazione con colui che assapora la voluttà del dolore in quanto tale.

Secondo me il masochismo non chiarisce nulla che riguardi l’inversione. Non ci insegna nulla sugli ultra-virili e i virili sani di copro e di spirito; non è affatto usuale tra gli effeminati e i passivi, dolci come le donne anche quando a loro piace essere trattati in modo rude. L’astinenza, l’abuso del sesso e la dissolutezza spingono gli squilibrati verso il masochismo o il sadismo, sia che siano eterosessuali sia che siano unisessuali.

I falsi, gli pseudo-masochisti e gli pseudo-sadici sono fino a un certo punto così poco eccentrici che queste etichette non vanno più bene per loro. Ogni crudeltà, ogni cattiveria di un essere sessuale e sensuale non è automaticamente una forma di pseudo-sadismo; ogni abbassamento volontario, ogni forma di umiliazione non è automaticamente una forma di pseudo-masochismo. Questi termini, più letterari, più allegorici che psicologici, portano le persone meno serie di Krafft-Ebing dritte al lombrosianesimo.

Mac Donald[6] stesso cita Manon Lescaut con la parentesi (masochismo). Ma è un errore psicologico.

Tutto quello che accentua la sensazione di personalità, di individualità, la coscienza di sé (sensazione del corpo o coscienza del pensiero e della percezione) interessa naturalmente l’individuo innamorato, affascinato, voluttuoso, appassionato. Se è debole, vanitoso, la sua debolezza e la sua vanità, portate all’estremo, gli daranno un piacere estremo e nuovo. Mentre se egli è forte, tutto ciò che aumenta la sua sensazione di essere forte, potente e padrone, lo affascinerà.

Così un uomo esagererà la sua vanità, la sua affettazione; un altro la sua brutalità e riceverà tanto maggior piacere nella sua affettazione quanto più essa sarà la caricatura di una tendenza vera e quanto più essa avrà effetto sull’altro, sul partner.

Altri uomini si divertiranno in certi momenti della loro vita di far credere ad altri, e forse a loro stessi, che possiedono anche le doti opposte alle loro debolezze o alla loro forza. Si sa quale piacere dia ai tranquilli e ai timidi un’ora turbolenta di chiasso e di enfasi. E allo stesso modo, un rude, un turbolento troverà una profonda soddisfazione in un’ora di asservimento, di obbedienza e di dolcezza.

Essendo l’amore una mescolanza di emozioni, di sensazioni, di pensieri così personali e che interessano così vivamente colui che li prova anche solo debolmente, non ci si può stupire di trovarci un po’ di tutto, anche nei sani.
Questo capitoletto comporta degli sviluppi che non possono essere svolti in questo volume.

SODOMIA, COITO ANALE

Questo coito, a quanto si afferma nei libri degli psichiatri e degli invertiti, è raro negli invertiti d’Europa. Abbiamo già visto che si tratta di una deviazione dai desideri fisici abituali dell’uranista. Se si continua a stupirsi che questo coito non sia una delle finalità naturali dell’uranista, basta ricordarsi che, nello stato naturale e non istruito, il coito vaginale non è lo scopo naturale, indispensabile, del desiderio del ragazzo e della ragazza. Si rilegga Dafni e Cloe. E tra gli uomini civilizzati, molto civilizzati d’Asia e d’Europa, non è sempre quello che gli uomini chiedono alla donna amata o quello che sognano di avare soprattutto da lei. E poi, essendo il coito anale contrario al punto di vista dell’Europeo, proprio in quanto Europeo, si capisce che non appare nemmeno all’invertito come lo scopo del suo amore, del suo desiderio, a meno che non sia molto giovane, molto ignorante, molto passivo, molto innamorato di tutto ciò che è maschio, e non creda in qual modo di rivaleggiare col sesso della donna.

Io non nego che gli uranisti che hanno in Europa questo senso di rivolta contro l’idea di sodomia e che per ciò stesso si credono molto superiori ai sodomiti, forse non proverebbero questo stesso senso di rivolta se fossero nati in Cina, in Africa, in Turchia, in Persia, in Afganistan, per non dire in Italia.

Quello che resta in termini di verità indiscutibile è che gli invertiti d’Europa (forse perché la sodomia è stata trattata duramente, perché è stata la scusa per certe punizioni, perché essa è generalmente e comunemente considerata come la finalità degli invertiti, perché è spesso dolorosa da mettere in pratica, sia per il passivo che per l’attivo, e perché le persone rozze, ignoranti e di poca educazione, non esitano a darsi a questa pratica) non commettono l’atto di intromissione anale o non lo subiscono che per dissolutezza, rozzezza, brutalità e ignoranza (perché credono che sia quello l’amore greco) perché si immaginano che sia quello l’amore unisessuale completo, non sapendo che si tratta di una deviazione dell’amore eterosessuale.

Per gli uranisti effeminati o passivi che, per un motivo o per l’altro, non amano compiere la suzione peniena, o che in seguito alla loro conformazione fisica (estrema magrezza, verga dolorante o troppo sensibile, ecc. ecc.) non sono adatti al coito perineale anteriore, la sodomia passiva rappresenta un ideale fisico, si accorda col loro desiderio cerebrale, con il calore della loro estrema vanità. E perfino questi si accontenterebbero del coito usuale tra le natiche, se la loro vanità, la loro passività non li mettesse in potere di dissoluti soddisfatti solo dal provare tutto, e che usano della loro docilità.

Noi siamo arrivati qui ai confini della follia e del crimine; la sodomia passiva confina con la follia e quella attiva col crimine.[7] L’ignoranza, la vanità, la grossolanità, come anche le abitudini locali, spingo a questo uomini che non sono né folli né criminali.

Mi si potrà obiettare che, dato che i depravati non hanno motivo per dire la verità a questo proposito, e che la sodomia senza violenza non lascia le tracce indelebili che si erano enumerate, la questione è e resterà oscura.

La cosa essenziale è che tutti gli invertiti concorderebbero nell’incoraggiare la legge a non incrudelire se non contro i sodomiti, escludendo gli altri unisessuali, e che essi non si considererebbero lesi nei loro piaceri, nei loro diritti e nei loro amori. Questo è certamente di una grande importanza pratica.
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[1] Nota di Project: – Gilles de Montmorency-Laval, barone di Rais, 1405-1440, partecipa alla guerra dei cent’anni combattendo contro gli Inglesi, insieme con Giovanna d’Arco. Pari di Francia e ciambellano di Carlo VII, che lo nomina Maresciallo di Francia prima della sua incoronazione, Rais fu presente all’incoronazione del re nel 1429. Nel 1432 ereditò da nonno una immensa fortuna (aveva perso i genitori in giovane età). Abbandonò la vita militare e si diede ad uno stile di vita dispendiosissimo. In breve tempo dissipò l’intero patrimonio. La moglie lo abbandonò e Carlo VII lo dichiarò interdetto in modo che i contratti di vendita da lui sottoscritti fossero considerati nulli, ma il vescovo di Nantes, interessato all’acquisto delle proprietà di Rais, ignorò l’interdetto e nominò Rais luogotenente generale di Bretagna. Rais, ormai a corto di denaro, cominciò a dedicarsi all’occultismo e alle evocazioni sataniche. Nel frattempo tentò di riprendersi con le armi le sue vecchie proprietà, dopo averle vendute, violando anche luoghi sacri. Fu arrestato e processato e otto testimoni parlarono di rapimenti di bambini ordinati da Rais, la cui colpa era stata fatta ricadere su una sua serva, che era già in prigione. Dalle testimonianze risultò che Rais aveva fatto rapire 140 bambini e li aveva torturati e uccisi in modo atroce. Messo alle strette, anche con la tortura, Rais confessò un numero enorme di delitti atroci. Fu dichiarato colpevole di apostasia e invocazione demoniaca; a nome del solo vescovo fu dichiarato colpevole anche di sodomia, sacrilegio e violazione dell’immunità della Chiesa. Dopo aver ricevuto l’assoluzione per i suoi peccati, fu impiccato e bruciato sul rogo. Carlo VII, a seguito delle pressioni dei familiari, scrisse una lettera ai procuratori penali competenti per avviare un’indagine sulle circostanze del processo, ma la lettera non fu mai spedita.

[2] Nota di Project: – Il marchese de Sade (1740-1814), fu un aristocratico, scrittore, filosofo, drammaturgo, saggista e politico, delegato alla Convenzione nazionale, ma fu anche un criminale. Propugnatore del libertinismo e dell’illuminismo più radicale e materialista. I suoi romanzi sono trasgressivi e “sadici” cioè pervasi da una sessualità accompagnata atti di vera crudeltà. Fu accusato di violenza sessuale, di sodomia, di tentato omicidio, di condotta immorale, ma fu condannato solo per libertinaggio, e produzione di materiale pornografico. Trascorse lunghi periodi della vita in carcere e poi all’albergo dei pazzi.

[3] Nota di Project: – Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895) giornalista e scrittore austriaco, nei suoi romanzi erotici è descritta la parafilia che Krafft-Ebing chiamerà masochismo proprio da Masoch.

[4] Nota di Project: – Riporto direttamente il testo di Krafft-Ebinh, tratto dall’edizione inglese della sua Psicopatia Sessuale (1933), pag. 439, con la premessa che si tratta di un caso di chiaro interesse psichiatrico: “Owing to the circumstance that abnormally increased sexuality is almost a regular accompaniment of antipathic sexual feeling, acts of lustful sadistic cruelty in the satisfaction of libido are easily possible. A remarkable example of this is the case of Zastrow ( Casper-Liman , 7. Auflage, Bd. i., p. 160; ii., p. 487), who bit one of his victims (a boy), tore his prepuce, slit the anus, and strangled the child. Z. came of a psychopathic grandfather and melancholic mother. His brother indulged in abnormal sexual pleasures, and committed suicide. Z. was a congenital urning, and in habitus and occupation masculine. There was phimosis. Mentally, he was a weak, perverse, socially useless man. He had horror feminae, and, in his dreams, he felt himself like a woman toward a man. He was painfully conscious of his want of normal sexual feeling and of his perverse instinct, and sought satisfaction in mutual onanism, with frequent desire for pederasty.”

[5] Nota di Project: – La “Pall Mall Gazette” è una rivista londinese fondata nel 1865. “Pall Mall” è una strada di Londra dove sono nate molte persone note in età vittoriana. La rivista ottenne notevole successo a seguito della pubblicazione, nel 1883, di una serie di articoli sulla prostituzione minorile. Nell’85 la stessa rivista presentò il caso di una ragazza povera venduta per cinque sterline ad un bordello. Ma del rapimento della ragazza fu accusato proprio un giornalista della “Pall Mall Gazette”, che finì in carcere per tre mesi e poi fu scagionato. La Pall Mall Gazette ebbe nuovi picchi di vendite nel 1888, in occasione dei delitti del serial killer Jack lo squartatore.

[6] Nota di Project: – Arthur Mac Donald, Professore alla Clark University, membro dell’Ufficio dell’Educazione degli Stati Uniti.

[7] In Europa.

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PRATICHE E FANTASIE OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi, “Soddisfazioni sessuali”, esamina le pratiche e le fantasie sessuali degli omosessuali e cerca di spiegarne la genesi. Il coito anale non è sostanzialmente trattato. Raffalovich sostiene che è una cosa piuttosto rara tra gli omosessuali. Molto spazio è dedicato invece al sesso orale e alla masturbazione. Va sottolineato che oggi si tende a considerare masturbazione e onanismo come sinonimi. Raffalovich distingue un onanismo psichico, in cui la fantasia sessuale è lasciata libera ma non si arriva all’orgasmo, e un onanismo fisico, questo sì equivalente alla masturbazione, in cui invece si arriva all’orgasmo. È significativo che, secondo un modello già da lui sperimentato, Raffalovich usi paragonare e mettere sullo stesso livello comportamenti analoghi sia in campo omosessuale che in campo eterosessuale. Il brano riportato di seguito si conclude con un’analisi del significato degli odori nell’ambito della sessualità, l’argomento è trattato con i mezzi tipici della fine dell’800 ma non è privo di interesse.
Ma lasciamo la parola all’autore.
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SODDISFAZIONI UNISESSUALI

Non basta enumerare le diverse soddisfazioni unisessuali; solo il loro studio psicologico spiegherà come la sodomia estrema e criminale, il coito anale completo, il vero crimine contro natura (due o tre parole di cui ci si è tanto serviti a sproposito) risulti raramente compiuto dagli uranisti. Il coito anale attivo non presuppone affatto necessariamente la tendenza verso il maschio, e lo stesso discorso vale per un uomo che si lasci soddisfare da un fellator; mentre l’uomo che reclama che ci si soddisfi su di lui con il coito anale, o che rivendica la voluttà di praticare su un altro uomo la suzione peniena, è un invertito, quando non agisce esclusivamente per venalità, ambizione, riconoscenza, debolezza di carattere (non lottando contro l’affetto, l’ammirazione, le minacce, le promesse) o per inferiorità di età, o di classe, tutte cause degli atti più inverosimili.

Si sa che le donne sono completamente abituate a favorire o a sedurre i loro clienti o i loro amanti in questi due modi, per cupidigia, obbedienza, passività, o per gusto o per vanità. Tutte le donne che fingono di non soddisfarsi completamente se non lasciando che l’atto sessuale si compia al modo di Sodoma, o rivestendo il ruolo di Oscar Wilde,[1] probabilmente non dicono la verità; il desiderio di farsi pagare meglio, di stupire il cliente, di strangolarlo, di risparmiarsi una maggiore fatica e si tutelare anche lo stato stesso della loro salute o del loro corpo, le spingerebbe a parlare così. Ma anche scartando ed eliminando queste cause, è sicuro che per molte donne, soprattutto se amano l’uomo nel suo sesso, o un uomo in particolare, questi atti devono procurare loro un godimento complicato e violento paragonabile (anche se abbastanza inferiore) al godimento degli invertiti. Oscar Wilde è stato condannato a due anni di lavori forzati per questo genere frequente di sessualità.

Si dovrebbe spostare una parte della severità che ispirano gli atti unisessuali dirigendola su tutti gli uomini che praticano con le donne delle voluttà fellatrici o sodomitiche.

Lasciando da parte il coito anale, i rapporti unisessuali sono i seguenti: l’amor platonico di Platone, il platonismo intenso dei moderni, l’esaltazione virtuosa, lo stringersi le mani, gli accostamenti sentimentali, il braccio intorno al collo, alla vita, alle spalle, carezze timide, sfioramenti, baci da padre, da fratello[2] o da amante, baci sugli abiti più esterni con la stessa devozione che sulle pieghe più riposte del corpo nudo, baci privilegiati che si credono casti; notti passate insieme, all’aria aperta, o alla finestra, o in una camera, a parlare, quasi toccandosi, o in un letto;[3] il contatto di due corpi, il contatto non localizzato, la decentralizzazione della sessualità corporea, scopo dichiarato dell’amor platonico, cosa che lo distingue facilmente dall’amicizia; il coito perineale, tra le cosce, anteriore o posteriore; il coito tra le natiche, molto usato e che non bisogna sospettare di intenzione sodomitica; l’onanismo di uno da parte dell’altro, o dell’uno e dell’altro, o condiviso e reciproco, successivo o simultaneo, con tutti i preliminari, tutte le raffinatezze o senza nulla di tutto questo, semplicemente l’atto sessuale, senza carezze, senza parole, senza dichiarazioni, col il silenzio dopo e prima, – o anche questo stesso atto che diventa il momento definitivo di una grande possessione, equivalente al coito degli amanti eterosessuali appassionati; il coito orale, attivo o passivo, completo o incompleto; il contatto di un corpo nudo contro un corpo nudo con baci “di colomba”. – Interrompo qui la lista avendo indicato le principali soddisfazioni unisessuali. Le altre sono solo variazioni. Ho omesso tutti gli atti dettati dalla follia o dall’astinenza che conduce all’ossessione, il desiderio morboso di secrezioni o escrezioni, tutte le copromanie, che non appartengono né all’amore fisico, né alla dissolutezza, né al vizio. È un difetto delle osservazioni cliniche esagerare queste ossessioni, queste miserie, che si riscontrano sia negli eterosessuali che negli unisessuali malati o alienati.

Certi uomini sembrano cercare sempre uno o più di questi piaceri, sempre lo stesso o sempre gli stessi; altri li ricercano tutti, nello stesso periodo o successivamente; ma malgrado la complessità dell’argomento, è possibile, senza troppi dettagli, identificare delle differenze psicologiche e delle cause fisiche e sociali che spiegano questi diversi gusti.

Gli amori appassionati condivisi, che non finiscono platonicamente, dopo essere passati per le diverse fasi dell’amore-passione, si soddisferanno in un modo che dipenderà dalle circostanze esterne. Se i due uomini dispongono liberamente del loro tempo, passeranno la notte o le notti insieme e non faranno ricorso alla masturbazione[4] reciproca. Si ameranno certamente col massimo del contatto e con la maggiore comodità possibile, e secondo la loro costituzione fisica, la loro configurazione sessuale e l’influenza che l’una avrà sull’altra, le loro soddisfazioni avranno la semplicità di un contatto, di un allacciarsi, di una pressione voluttuosa dei due corpi, oppure si daranno ai coiti che preferiscono. E se provano l’uno per l’altro l’amicizia passione virtuosa, saranno gli amanti platonici scusabili, se non casti, secondo Platone. Se sono sensuali senza essere dissoluti, potranno benissimo lasciare perdere il coito orale: molti invertiti non lo trovano degno del loro amore, molti non ci trovano una voluttà naturale e spontanea.

Se non sono liberi, se non vivono soli né l’uno né l’altro, se sono sposati i vivono con degli amici, dei parenti, se per loro è impossibile isolarsi per un periodo lungo, soddisfarsi completamente, ripiegheranno su delle carezze più brevi, sulla masturbazione, sull’onanismo, in carrozza, in calesse, dovunque è possibile, quasi perfino nei luoghi pubblici, di giorno o di sera.[5] Se per caso si trovano per un po’ più di tempo in una camera o in una carrozza chiusa, uno di loro, esasperato dalle costrizioni sociali o domestiche, probabilmente praticherà il coito orale con passione; e questo sarà probabilmente per l’uno o per l’altro o per entrambi, l’inizio di un ardore durevole per questo genere di sessualità, attiva o passiva o mutua. Saranno le difficoltà della vita sociale che avranno insegnato ad uno di lor o a tutti e due a cercare il coito. È stato scritto che la suzione peniena è il modo abituale della soddisfazione unisessuale, ma solo l’amore delle categorie può continuare a farcelo credere, perché tutti i modi unisessuali dipendono da una quantità di circostanze. L’amore contrastato spinge a tutto proprio come la lussuria libera di agire.

Questi appassionati, questi innamorati, desidereranno con trasporto di procurarsi più tempo per loro, di passare delle ore, delle notti, una notte, insieme, e questo desiderio potrà portarli alla loro rovina, potrà far fare loro delle imprudenze crudeli; oppure alla lunga si separeranno, cercheranno o troveranno un altro amico più libero o il cui genere di vita gli permetta certe ore li libertà e di isolamento. Sto parlando qui di uomini che rispettano le decenze della vita, che non andrebbero mai con un prostituto, che si guardano bene dall’entrare nella cricca unisessuale del miglior mondo aristocratico, e che se ne guardano a seconda dei casi, per non compromettersi, per non compromettere i loro amici, o per sdegno e disgusto. Si vede chiaramente quanto la loro “virtù” assomiglia a quella di una donna di mondo sposata, e i loro rapporti assomigliano agli adulteri mondani. Essi si interessano anche a un romanzo come Peints par eux-mêmes, di
Paul Hervieu,[6] nel quale si trovano rappresentati.

Questi unisessuali considerano la costanza e le fedeltà come un modo per riscattare ciò che ci può essere di reprensibile nel loro amore; simili in questo agli eroi e alle eroine di Hervieu. Ed hanno verso gli unisessuali che amano sempre e chiunque, lo stesso disprezzo che ha la donna che ha un marito o un amante verso quelle verso quelle che ne hanno parecchi tutti in una volta.

Gli incostanti, i capricciosi, i leggeri, se maturano, hanno spesso una soddisfazione speciale. Spesso il loro genere di soddisfazione varia a seconda del tipo fisico, della casta, dell’età dell’altro, dell’amato o dell’amante. Coi bei soldati, con gli uomini di classe inferiore, ci sarà quello che è possibile fare all’angolo della strada, all’ombra di un parco, in una folla compatta, cioè una mano complice, una mano esploratrice.[7]

Con gli uomini del loro mondo, o della classe sociale vicina, ma al di sotto della loro, ci sarà probabilmente di più o una cosa diversa. L’ora, il momento e l’occasione decidono quando la sessualità è più legata alla sensualità che all’affetto. Se hanno la possibilità o il coraggio (che deriva dall’abitudine ancora più che dal desiderio fisico) di isolarsi sufficientemente con un soldato o con un uomo del popolo, dopo essersi accertati del suo stato di salute, potrebbero bene praticare su di lui il coito orale, per desiderio di sedurre, per vanità, per procurargli un piacere nuovo, un piacere che le donne che non sono troppo costose o troppo a buon mercato non gli hanno procurato o non gli procurerebbero. Il coito orale è uno dei modi di persuasione dell’unisessuale nei confronti dell’eterosessuale; e più di un eterosessuale si è lasciato conquistare da questo. Il coito orale può diventare un’abitudine, una mania per l’unisessuale, un bisogno sessuale e cerebrale che gli è necessario per eccitarsi. Altri si dedicano a questo esercizio per convincere il loro compagno (quando non è stato brutalmente comparto) a restituirgli l’equivalente della loro compiacenza.

In questo modo, il coito orale degli appassionati che può essere il risultato della costrizione sociale, quando è praticato dai dissoluti è al contrario il risultato della loro libertà e della loro licenza. I primi lo adottano per avere una compensazione, come un simbolo della loro devozione, della loro servitù; i secondi per eccitarsi.

Onanismo e masturbazione. –

Il ruolo dell’onanismo e della masturbazione è tra i più difficili da caratterizzare. I danni fisici dell’onanismo dei puberi sono stati molto esagerati e probabilmente esistono soltanto nei depravati, nei viziosi, nei malati, negli squilibrati. L’onanismo dei sobri e dei temperanti non può essere più pericoloso per un uomo di buona costituzione fisica, degli altri piaceri sessuali. Per quanto riguarda l’aspetto intellettuale e morale, la questione si complica. Io parlo degli onanisti sensati, le cui soddisfazioni sessuali non sono troppo ripetute o legate a una mania o a una malattia.

Una volta passata la lascivia giovanile, il loro onanismo ha un lato psichico e cerebrale molto importante. Il momento stesso dello spasmo a loro non basta, non li interessa abbastanza, lascerebbe loro troppe delusioni senza una impalcatura romantica.

Alcuni si immaginano degli incontri con delle persone che hanno visto durante la giornata e si inventano dei casi fortunati, molto sentimentali, ma che portano a qualsiasi tipo di soddisfazioni, con degli individui giovani o maturi, a seconda delle inclinazioni di spirito dell’amante solitario. Altri hanno il desiderio di dare agli altri i piaceri che provano essi stessi, ed è così che il masturbatore che ha cominciato solamente per lo spasmo, senza immaginarsi un essere femminile o maschile, può andare a finire nell’unisessualità, nella passione di masturbare gli altri.

Quelli che onanizzandosi (questi si masturbano meno di quanto non si onanizzino: si è troppo confusa la masturbazione con l’onanismo) pensano soprattutto al piacere di un essere immaginario, al punto che essi si illudono di sentirlo accanto a loro; se se ne presenta l’occasione, possono arrivare alla passività, all’offerta delle voluttà callipigie,[8] alla suzione peniena, ma senza provarci gusto, o in tutti i casi senza perdere il gusto dei piaceri attivi, perché la solitudine, sdoppiandoli, avrà
insegnato loro dei desideri doppi: sono questi gli unisessuali docili ma esigenti.

Quelli che onanizzandosi pensano soprattutto al loro piacere, reclameranno invece, quando l’occasione si presenta, tutte le soddisfazioni attive complete possibili.
Alcuni individui, abbastanza freddi o abbastanza robusti fisicamente e sessualmente hanno soprattutto bisogno dell’eccitazione di un altro (sia essa vista o sentita o vivamente immaginata o indovinata) per eccitarsi.

Qualche volta è meno la freddezza fisica che la pudicizia o il pudore o il rifiuto morale, che svanisce davanti al godimento di un altro. Per i più freddi ancora, i più stanchi o più impotenti, l’eretismo dell’altro è sufficiente, li turba e li soddisfa.[9]
Altri amano le tenerezze malaticce, impotenti e profonde, i baci di eunuchi, le voluttà che non finiscono mai, e si credono molto casti e molto serafici.

L’onanismo fisico (molto confessato e molto incriminato), la contemplazione sensuale, congiunta all’immaginazione sentimentale, consolidano le tenerezze erotiche (platoniche o altre). Molti invertiti guardano con attenzione gli uomini o gli adolescenti grandi che passano per la strada o che vedono al teatro, nel mondo, e ne conservano uno nella loro immaginazione per evocarlo senza fretta, per mescolarlo a delle fantasticherie di cui egli sarà l’elemento interessante, l’eroe.

Che queste fantasie, sia di giorno che di notte, non scivolino mai dall’onanismo psichico all’onanismo fisico, come qualcuno pretenderebbe, non sta a me negarlo o affermare il contrario. Ma anche ammettendo l’onanismo esclusivamente psichico negli individui continenti o molto sobri, che conducono una vita ascetica o che vivono con una donna per prudenza o per dovere, o che hanno abbastanza volontà per resistere, bisogna riconoscere che l’onanismo fisico di tutti gli invertiti che non sono dei bruti deve essere più o meno unito all’onanismo psichico. Il coito con una donna è per loro probabilmente il punto culminante dell’onanismo fisico, meccanico.

L’odorato e l’unisessualità.

Molti uomini trovano sgradevole l’odore della donna mentre il sudore di un uomo sano e pulito per loro è attraente, gradevole o indifferente.

Ci sono uomini che non hanno mai avuto rapporti con altri uomini, che hanno delle amanti e le amano, e che nonostante tutto non amano l’odore particolare della donna quando questo odore si manifesta in modo sensibile. Ci sono pochi studi conosciuti sulla precocità dell’associazione tra odorato e sessualità.

Si capisce facilmente che un ragazzo o un giovane uomo invertito che si ricorda l’odore del suo copro in alcune crisi sessuali solitarie, associa il profumo maschile con i piaceri sessuali. Le emozioni erotiche (anche quelle severe e caste) si manifestano attraverso una intensificazione e una modificazione delle secrezioni, del sudore, per esempio, i sentori così prodotti agirebbero come auto-afrodisiaci, e ritrovati, percepiti in un altro, sveglierebbero e ricorderebbero delle emozioni erotiche.

L’argomento non è più scabroso di un altro, ma lo si è spesso trattato con quella disinvoltura e con quella superficialità che si riserva agli argomenti scabrosi. Così non si è ancora osservato e compreso sufficientemente se anche nei loro rapporti con le donne molti uomini non si lascino esaltare dall’odore del loro proprio corpo.

Gli onanisti, i masturbatori, lo si capisce, man mano che il loro senso olfattivo si raffina e diventa iperestesico, si innamorano naturalmente di più degli odori maschili, così numerosi, misteriosi e diversi. Ho sentito dire ad un osservatore di se stesso che ogni individuo che lo interessava era rappresentato più vivamente, per lui, da due elementi: la temperatura e l’odore.

Ci sono degli uomini così nervosi che hanno talmente abusato della sessualità o che si sono così staccati da essa, che dicono di essere sensibili al sentore di ciascun individuo. San Filippo Neri, il fondatore degli Oratoriani, distingueva a quanto hanno raccontato, la castità virile dall’odore del corpo. Gli antichi, che sapevano che lo stesso corpo ha parecchi odori diversi , avevano differenti profumi per le diverse parti del corpo.

Altri personaggi molto seri, che non sono mai stati accusati o sospettati di inversione, hanno descritto l’intossicazione prodotta su un uomo normale dal sudore di uomini ben portanti e poco vestiti.
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[1] Praticava la suzione peniena e pagava dei galoppini che si lasciavano adorare in questo modo.
[2] Nei romanzi tedeschi gli uomini si abbracciano sulla fronte, sulle guance, sulla bocca, seguendo la gradazione dell’amicizia: e questi tre baci si danno in pubblico. Nel libro dell’amicizia di Paul Heyse, un giovane uomo non permette al suo casto amico che gli ha salvato la vita di abbracciarlo, perché, essendo stato un ragazzo molto bello e giovane, aveva ricevuto troppe carezze.
[3] Dormire nel letto dell’amato, con carezze, ma senza atti sessuali, è lo scopo fisico dell’amor platonico secondo Platone. Secondo lui, alcuni atti sessuali molto distanziati, sono degli errori deplorevoli ma non criminali.
Alcuni seri Inglesi, hanno citato, in riviste inglesi serie o in libri seri, che si lascia che nelle raccolte di brani scelti sia inserito anche il brano di Walt Whitman, l’Americano, sulle delizie di condividere il letto dell’amico. Nel processo Wilde, uno dei suoi giudici ha dichiarato apertamente che sulle persone di buona educazione, che per la loro condizione economica potevano avere letti separati, e dormivano insieme per loro scelta, non si poteva che giungere alle conclusioni più severe, affermando la loro unisessualità. Questa è l’opinione che sembra predominare in Inghilterra.
Sarebbe interessante studiare il cambiamento dei nostri costumi che questo punto di vista indica. In altri tempi, nel medioevo, gli uomini dormivano insieme nudi. Più tardi, nell’ultimo secolo, nessuno si vergognava di avere dormito con un uomo, amico o sconosciuto. Goethe e Lavater hanno dormito più di una volta nello stesso letto. L’amor platonico casto ricerca la notte con l’amico amato, mentre l’amicizia più appassionata si accontenta di sopportare pazientemente questo accostamento quando le circostanze lo comportano. Oggi il pudore (parlo soprattutto dell’Inghilterra, ma accade probabilmente lo stesso negli altri paesi) è tale tra noi che gli uomini fanno finta (a meno che non si fidino di colui al quale stanno parlando) di credere che un uomo deve preferire dormire completamene vestito sul pavimento che sotto la medesima coperta con un amico d’infanzia. Se ci si occupasse seriamente di questa questione, si arriverebbe a degli approfondimenti molto importanti. Questa delicatezza, questa pudibonderia moderna, contribuisce all’inversione tanto quanto la promiscuità di altre epoche. Tutto quello che è proibito con sottigliezze esagerate, tutto quello che rende più suggestiva un’azione che non ha in sé niente di reprensibile, tutto quello che separa con enfasi due persone dello stesso sesso, come tutto quello che le avvicina troppo, agisce sulle giovani immaginazioni.
La letteratura inglese non è ancora così delicata come sono delicati gli Inglesi e le Inglesi, e i poveri bambini sono spesso colpiti da questa carenza.
[4] Vorrei riservare la parola onanismo per tutti gli atti sessuali che non sono né della masturbazione né un coito qualsiasi. Sembra che (preso in questo senso) l’onanismo risponda all’ideale di molti uranisti perché non imita in nulla un’unione con una donna.
[5] Un uomo timido o prudente, anche invertito, non potrebbe immaginare tutto quello che succede.
[6] Nota di Project: – Paul Hervieu (1857-1915), accademico di Francia dal 1900, scrittore e commediografo di successo, scrive nel 1893 il romanzo epistolare “Peints par eux-mêmes”.
Paul Hervieu, come ha detto Jules Lemaître [Les Contemporaines. Études et portraits littéraires (1888-89)] “è il pittore più realistico di quello che si chiama il mondo, ma dato che il mondo è in fondo un harem libero, sparso, nascosto, inconfessato, la vernice della vita cosiddetta elegante deve per forza ricoprire delle sorde brutalità.”
“Eccelle nel dipingere queste eleganze e nello stesso tempo i vizi che si nascondono sotto questo grazioso decoro. Ha reso a meraviglia il contrasto che esiste tra la superficie luccicante e lo sfondo cupo, in questa società che vive per le corse, le acqueforti e le prime. Lui non si scompone, Dipinge soprattutto i soggetti attraverso loro stessi senza declamazione e senza insistenza… Peints par eux-mêmes (frode, aborto, ricatto, suicidio, amori sfrenati; ma la faccia è salvata perché la nobile vedova non ha visto e non ha capito niente.)”[ Romans à lire et romans à proscrire – Louis, Abbé Bethleem, Ligaran.]
[7] Ci si può ricordare dei pantaloni che hanno delle aperture al posto delle tasche, che sono state trovati presso Alfred Taylor (nel processo a Wilde).
[8] Nota di Project: – Delle belle natiche.
[9] Si veda nelle confessioni di Arthur W… , in Legludic: Attentats aux mœurs.

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SEDUZIONE DI UN ETEROSESSUALE DA PARTE DI UN OMOSESSUALE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi è tratto integralmente dal “Romanzo di un invertito nato”, un documento molto interessante, in pratica una lunga confessione che un omosessuale italiano 23enne fece a Zola sperando che questi ne facesse un romanzo di successo. Zola, temendo le reazioni del pubblico e della critica (a quanto lui stesso sostiene) o forse per più profonde ragioni legate a una celata omofobia, si limitò a trasmettere il testo ad un suo amico medico, che lo fece pubblicare negli Archivi di antropologia criminale.

Il testo del capitolo di Raffalovich è un condensato della narrazione contenuta nell’originale. A Raffalovich interessa fare risaltare, attraverso la lettura, l’assoluta superficialità della seduzione del ragazzo eterosessuale da parte dell’“invertito nato”. La storia tra i due, in apparenza una vera storia d’amore, termina non solo nella banalità ma in un modo allo stesso tempo tragico e squallido. Il giovane militare sedotto, che sembrava essere destinato a diventare il compagno inseparabile del suo seduttore, viene ucciso da un suo commilitone per questioni banali inerenti al servizio e il suo vecchio seduttore non dà nemmeno molto peso a quella morte, che ormai non lo interessa più. La storia dimostra una terribile mancanza di senso morale da parte dell’”invertito nato” che è volubile e sostanzialmente disinteressato alle persone, anche a quelle che sembravano aver suscitato in lui il massimo dell’entusiasmo.

Mi sono sempre chiesto quanto, nell’ambito di un rapporto affettivo-sessuale, sia riferibile ad una forma di vero amore per l’altro o l’altra come persona, nella sua realtà umana, nelle sue debolezze, nella sua libertà, e quanto sia invece dovuto solo all’idea di sentirsi protagonista di un sostanziale monologo, in cui l’altro o l’altra sono solo comparse, che contano perché recitano un ruolo, e in quel ruolo potrebbero essere benissimo sostituiti da altri. La brevità delle relazioni affettive dei nostri tempi sembra indicare che il peso dei legami affettivi profondi è in realtà assai ridotto. È proprio per questo che il senso di frustrazione è così comune.

In ogni caso, con buona pace di Raffalovich, il racconto dell’”invertito nato” non è certamente il modello, almeno a livello teorico, di un rapporto tra un etero e un gay, Vorrei aggiungere che la vera causa del cinismo dell’”invertito nato” verso il suo ex-amante andrebbe ricercata in territori che hanno poco a che vedere con la sessualità, e cioè nella grande differenza di rango sociale tra i due, differenza che nell’800 rappresentava quasi una differenza ontologica.

Mi sono chiesto se possano ancora oggi trovarsi forme di seduzione analoghe a quelle descritte in questo capitolo, onestamente credo di no. Seduzioni di un eterosessuale da parte di un omosessuale sono pensabili, e accadono realmente, solo se l’omosessuale è ricco, o potente e se l’eterosessuale è un arrampicatore sociale, ma in casi del genere, anche se si parla impropriamente di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, bisognerebbe parlare di una corruzione reciproca, perché assegnare all’eterosessuale arrivista e interessato il ruolo della vittima è oggettivamente molto riduttivo. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Seduzione di un eterosessuale da parte di un invertito

Testo preso dall’autobiografia di un invertito effeminato comparsa negli Archivi di antropologia criminale. Si noterà la differenza di casta sociale, la leggera differenza di età (l’invertito è più giovane) e l’ardore amoroso del seduttore che facilita o rende possibile la caduta di un giovane uomo onesto.[1]

“Mi sentivo pieno di amicizia per questo ragazzo che faceva così tristemente il suo dovere, era sobrio e usciva poco. Ma io non avevo comunque nessun desiderio su di lui e non pensavo che avrebbe mai avuto la capacità di capirmi. Spesso la sera mi sedevo al suo fianco e mi piaceva fargli raccontare qualche cosa del suo paese, della sua vita di prima, della sua famiglia. Non aveva madre e suo padre aveva avuto parecchi figli da un’altra donna e questo lo aveva spinto a continuare la vita militare. Suo padre era un piccolo impiegato che gli aveva dato una qualche educazione.”

“Cominciai via via a sentirmi sempre più compiaciuto della sua compagnia provai molto presto per lui la più tenera amicizia. Lo invitavo molte volte a venire al teatro con noi e questo non parve contrariare i miei compagni che avevano anche loro simpatia per questo ragazzo. Venne anche a cena con noi qualche volta ma si mostrava sempre molto freddo e riservato. Aveva molti compiti da svolgere e la sera, la maggior parte delle volte, era così stanco che preferiva non uscire dalla caserma. Avrei voluto offrirgli del denaro ma temevo che non lo avrebbe accettato.”

“In poco tempo non potei più fare a meno di lui e cercavo tutte le occasioni per essere gentile con lui. Mi accontentavo di toccare la sua mano e di passare qualche volta la mia sulla sua testa che era bella e seria, con i capelli fini, lisci, castano scuro. Notavo e ammiravo la bellezza dei suoi denti e della sua piccola bocca ornata, ma non nascosta, da piccoli baffetti castani. Rivedevo in lui tutti i miei eroi favoriti, quando lui passava con la sua bella uniforme nera e gialla su un bel cavallo, io lo paragonavo ad Ettore o ad Achille.”

“Ero geloso di lui ma mi piaceva fargli raccontare le sue avventure di guarnigione e i suoi amori passeggeri. Benché dotato di un fisico notevole, non andava a cercare donne se non al massimo due volte al mese perché erano molto care e lui aveva poco denaro.”

“D’altra parte si corrompeva poco con donne e amori, essendo stato sotto le armi dall’età di diciassette anni, aveva poco tempo libero per raffinare i suoi sensi. Io invidiavo furiosamente tutte le donne che, anche una sola volta, avevano tenuto nelle loro braccia e avevano reso felice questo bel ragazzo che io consideravo adesso come un dio! Avrei dato tutta una vita di gioie per poter avere questa soddisfazione almeno una volta.”

”E poi non avrei mai osato dirgli una parola di tutto questo. Sarei morto di vergogna prima di aver finito l’orribile frase. Ma quello che doveva succedere successe. Una sera noi eravamo stati a cena tutti insieme e il nostro amico era della partita. Tutti avevano bevuto e molto. Al rientro agli alloggi parecchi di noi si sentirono ignobilmente male. I soldati non dormivano con noi ma in una sala vicina. I nostri otto o dieci letti si perdevano nell’immensità della sala buia, illuminata da una piccola lampada che si spegneva nel mezzo della notte.”

“Noi eravamo più o meno eccitati e i nostri giochi chiassosi si prolungarono parecchio prima della notte. Il furiere, che dormiva in una piccola camera vicina, ubriaco fradicio anche lui, ronfava in modo orribile. Il mio letto era nell’angolo più scuro di fronte a quello di un giovane sottufficiale che, anche lui, era allegro grazie al vino generoso che aveva bevuto e al quale non era affatto abituato per ragioni di vario tipo. I miei compagni erano addormentati da molto tempo quando noi non ci eravamo ancora spogliati. Alla fine mi decisi e sbarazzandomi dell’uniforme mi rannicchiai nella mia camicia di baptiste ed entrai nel mio piccolo letto sul quale avevo fatto sedere il mio giovane amico al quale, nella nostra eccitazione e nell’intossicazione causata dal vino e dal chiasso che avevamo appena fatto, prodigai come per scherzo le più dolci carezze e la parole più adulatrici. Ero steso a metà sul cuscino che ci permettevano di tenere sul nostro letto, lui era mezzo spogliato, sedeva sulle mie cosce piegato verso di me. Io gli parlavo come nel rapimento di una mezza ubriachezza dovuta al sonno e al calore del letto che stavano cominciano ad aver ragione di me, quando lui si abbassò completamente su di me, mi strinse tra le braccia e mi baciò sul volto e contemporaneamente infilò le mani sotto le coperte e afferrò a piene mani la mia carne. Io mi sentii morire e come una gioia immensa mi rapì di colpo. Così per un piccolo momento ci stringemmo, poggiando le teste una accanto all’altra, mentre le gote bruciavano e la mia bocca era attaccata alla sua bocca, sul dolce cuscino. Io non sono stato mai così felice!!”

“La lampada poggiata a terra mandava dei raggi incerti nell’immenso dormitorio dove nei letti lontani i miei compagni dormivano e lasciava nella più profonda oscurità questo angolo dove noi eravamo così felici. Ebbi comunque paura che qualcuno ci vedesse e volendo gioire completamente di quell’abbandono del mio amico, gli dissi all’orecchio baciandolo: “Vai a spegnere la lampada e torna, ma presto”: si alzò inciampando e andò a bere alla brocca che era poggiata a terra vicino alla lampada; spense molto dolcemente la fiammella che stava già per spegnersi da sé. Il dormitorio non fu più rischiarato che dalla lampada del dormitorio vicino, cioè, ci si vedeva un po’ al centro della sala ma tutto il resto era nelle tenebre più dense.”

“Lo vidi nella penombra che ritornava al suo letto di fronte al mio. Lo sentii spogliarsi in fretta e tornare verso di me trattenendo il respiro. Quel piccolo momento mi sembrò un secolo e quando lo sentii vicino a me tra le coperte calde, lo abbracciai alla vita.”
“ “Mai ho provato un piacere così forte con una donna.”, disse, i loro baci e le loro carezze non sono né così caldi né così pieni d’amore” Queste parole mi inondarono di gioia e di orgoglio. Lo avevo dunque conquistato quest’uomo così desiderato, e che uomo affascinate! Qualsiasi donna me lo invidierebbe.”

“Alla fine ci separammo. Promettendoci di amarci sempre e di fare il possibile per restare sempre insieme.”

“L’indomani, quando ci alzammo, non osavamo scambiarci un solo sguardo, la vergogna era subentrata momentaneamente ai nostri folli ardori e l’aria fresca del mattino ci aveva fatto smaltire la sbornia. Per tutta la mattina non scambiammo che qualche parola ma la sera, dopo che andammo a letto, soli nell’oscurità profonda, il desiderio mi assalì di nuovo, mi alzai trattenendo il respiro e andai a trovarlo. Era sveglio e mi aspettava, così mi disse.”

“Da quella notte venne meno ogni freno, e passammo quasi tutte le notti uno nel letto dell’altro ad abbracciarci e a coccolarci. “Che belle guance hai, mi diceva, sono più dolci di quelle delle donne, e i piedi, si direbbero quelli di un bambino”.

“Questi discorsi mi facevano trasalire dalla gioia ; non desideravo più di essere una donna, perché trovavo questa passione terribile molto più saporosa e gradevole, superiore a quello che può offrire l’amore più conosciuto, che d’altra parte non mi attirava affatto. Mi innamorai talmente di questo bel ragazzo che arrivai ad amarlo più di qualunque cosa al mondo e non ebbi pensieri che per lui.”

“Il nostro anno di servizio militare volgeva ormai al termine e (cosa che un anno prima avevo creduto impossibile) vedevo approssimarsi la mia partenza con un vero terrore, l’idea di dovermi separare per parecchio tempo, se non per sempre, dal mio amico, mi era insopportabile, e spesso la notte ne piangevamo insieme. Lui doveva ancora fare parecchi anni e vedeva con dolore il momento di restare solo e isolato lì dove aveva avuto un amico così fortemente attaccato a lui.”

“… io ritardai la mia partenza per poter godere una volta ancora del mio caro ed amato amico. Gli lasciai tutto il denaro che avevo e anche molti oggetti come ricordi e gli raccomandai di scrivermi il più spesso possibile, lui me lo promise e alla fine partii.”

“Al ritorno nella mia casa paterna, provai una spaventosa sensazione di vuoto e le abitudini della famiglia mi sembrarono insopportabili. Tutti mi accolsero nel modo più caloroso e fui coccolato nel modo più tenero.”

“Comunque, dopo tre mesi tornai perfettamente in salute e cominciai ad occuparmi di nuovo di pittura e di letteratura, cose che mi interessavano molto. L’immagine del mio amico si sbiadì ben presto e perse tutto il suo charme e la sua vivacità. Mi scriveva ancora qualche volta ma io non rispondevo che a lunghi intervalli con lettere via via più fredde. Smise ben presto di scrivere e io non ne fui gran che dispiaciuto. Sei mesi dopo la mia partenza, il suo reggimento cambiò guarnigione e lui fu ucciso con un colpo di pistola da uno dei suoi compagni ubriachi che aveva avuto una discussione con lui su una faccenda relativa al servizio. Morì sul colpo sulla strada bordata di abeti che si stende tra la città e la fortezza. Il suo assassino fu condannato al carcere a vita. Non ho rimpianto quella morte, che ho appreso dai giornali e della quale ho saputo dei dettagli da un sottufficiale che ho incontrato più tardi.”[2]
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[1] Uso qui la mia traduzione del Romanzo di un invertito nato, pubblicata nella Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/romanzo.pdf]

[2] Si vede che l’amore meno vizioso di un effeminato non vale più di quello di una donna leggera e frivola. Questo invertito disse di avere avuto rapporti sessuali piuttosto semplici con questo giovane uomo.

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EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ (Raffalovich) – URANISMO

Nelle pagine del libro di Raffalovich su “Uranismo e unisessualità” che potete leggere qui di seguito, l’autore non solo definisce che cosa sia l’unisessualità ma cerca di sintetizzarne la complessità attraverso la definizione di categorie basate sull’osservazione della realtà. L’omosessuale del XXI secolo si rende perfettamente conto che la classificazione di Raffalovich ha ben poco di clinico e che ormai, per lui, l’idea che l’omosessualità sia materia per psichiatri, è del tutto fuorviante. Raffalovich classifica la normalità dell’omosessualità, chiaramente per come si manifesta alla fine dell’800. Il peso del condizionamento sociale, nello spingere gli omosessuali al matrimonio è ancora molto forte ed è evidente che gli omosessuali di fine ‘800 non avevano altro modo di incontrarsi se non gli squallidi luoghi della prostituzione maschile o i salotti dell’altra società, che Raffalovich conosceva bene. Il linguaggio che l’autore usa è in parte diverso da quello che si userebbe oggi, ma i concetti sono decisamente chiari e molto ben delineati. Si potrebbe dire che, a parte internet, che ha fornito agli omosessuali enormi possibilità di confronto e di incontro, e a parte alcuni recentissimi istituti giuridici che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali unite civilmente diritti analoghi a quelli riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate, ben poco è cambiato a livello sociale. L’omosessualità come normalità è ancora lontanissima dai giornali e anche dal cinema, e la dimensione scandalistica, più o meno attutita da un atteggiamento politicamente corretto più “tollerante”, non fa che perpetuare il solco che lascia l’omosessualità in una specie di limbo sociale. Dalla pubblicazione del libro di Raffalovich sono passati più di 120 anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Ma lasciamo la parola all’autore.

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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti a) super-virili, ultra-virili, un maschio e mezzo, ultra-maschili; b) virili, c) effeminati, d) passivi, che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.

1). – Che non ne hanno il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, malgrado dei rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti (appartenenti alle classi b) virili e c) effeminati, perché gli appartenenti alle classi a) ultra-virili e d) passivi, non hanno affatto rapporti sessuali con le donne, a meno di non esserci costretti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco o nessun piacere fisico, o lo dona raramente. Le cause del loro matrimonio o della loro relazione sono state sentimentali, ricercate, volute, nate dalla volontà e dall’illusione.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Questa sezione non comprende affatto gli ultra-virili o i passivi, ma molti effeminati e virili. Non si deve confondere questa sezione con la classe dell’inversione acquisita.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, ma senza modificazioni o con un’intensificazione del loro uranismo.

Si trova tra loro la maggior parte dei sovrani uranisti, Edoardo II, Giacomo I, Guglielmo III d’Inghilterra, Enrico III di Francia, Federico, re del Wurtembourg, Federico il grande e molti altri, come innumerevoli principi, duchi, nobili, banchieri, artisti, contadini. Senza rifletterci troppo si potrebbe citare Monsieur, fratello di Luigi XIV, il gran Condé, il marchese di Gesvres, M. de Custine, il Sodoma; tutti quelli che si sposano per obbedire a ragioni di famiglia, per aumentare le loro fortune, per stabilizzarsi in modo più solido, per ingannare il mondo, per avere una domestica devota, per avere figli, perché hanno paura del loro uranismo. Tra loro ci sono anche molti amanti di attrici.

URANISMO A. – (1,2,3,4,5)

Gli scienziati riconoscono oggi l’esistenza di numerosi individui maschi che (per la maggior parte fin dalla loro infanzia, prima della pubertà) sono esclusivamente, spontaneamente, portati sessualmente, sentimentalmente, sensualmente, amorosamente, intellettualmente, verso altri individui del medesimo sesso. Questi sono gli uranisti.

Come ho già detto, il coito anale (attivo o passivo) non è il fine della loro sessualità o la soddisfazione del loro istinto sessuale; ne è piuttosto una deviazione, nello stesso modo in cui il coito anale è una deviazione per gli eterosessuali.

L’amore gli uomini per gli impuberi è ugualmente al di fuori dell’uranismo normale, come l’amore per le ragazzine è al di fuori dell’eterosessualità normale. Ci sono eterosessuali depravati che cercano bambine, come ci sono degli uranisti depravati che cercano bambini.

La sodomia, coito anale attivo o passivo, e l’amore sessuale che si soddisfa con dei ragazzini, non riguardano più l’unisessualità che l’eterosessualità.

Gli uranisti che amano giovani uomini o uomini maturi non sono necessariamente effeminati.

Ci sono uranisti di tutti i generi, dagli ultra-virili e i virili (Michelangelo, il principe Eugenio, August von Platen, Winckelman, Johannes von Muller), fino agli effeminati, fino ai passivi (Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito il cui romanzo è stato pubblicato negli Archives d’Anthropologie criminelle, Ulrichs, il Mercante di burro di cui parla Emile Laurent  in “Les Habitué des prisons”, il conte Cajus di cui parla Casper); da quelli la cui passione è la similarità, fino a quelli che ristabiliscono tra maschi la differenza sessuale che c’è tra l’uomo e la donna, amando un maschio più maschile o più femminile.(1)

L’uranismo si sviluppa precocemente – o, quanto meno, gli uranisti si ricordano delle loro tendenze precoci per il sesso maschile, – e si trova più spesso essere la causa dell’onanismo e della masturbazione al tempo della pubertà, più che essere causato da loro.(2)

Nell’età dell’indifferenza sessuale che caratterizza l’infanzia e che precede o accompagna il risveglio della sessualità, gli uranisti più veri, possono amare molto donne o giovani ragazze, ma senza sessualità, a meno che non siano così eccitabili che qualsiasi essere umano metta in agitazione i loro sensi. I loro sogni a occhi aperti o quando dormono sono unisessuali. I loro tentativi con le donne (quando non si sono ancora resi conto del loro temperamento, o quando si sono messi in mente di superarlo, o quando si sposano per ragioni politiche, amicizia o interesse, o per fondare una famiglia e avere dei figli) sono poco soddisfacenti e danno loro più senso di fatica e di fastidio che di appagamento. Quando incontrano qualcuno del loro sesso che a loro piace o al quale piacciono molto, capiscono la loro situazione, se non l’hanno capita con l’aiuto della lettura e della riflessione, e la maggior parte di loro si accontenta dei sentimenti che la natura ha loro accordato.

I loro primi amori assomigliano molto a quelli degli eterosessuali, forse con in più l’amicizia: lettere, regali, scene di gelosia, riconciliazioni, sacrifici, mano nella mano, carezze, baci … Se si lasciando andare, se seducono o sono sedotti, ne possono seguire tutte le soddisfazioni unisessuali, salvo la sodomia che è rara.(3)

Il corso della loro vita dipenderà dai loro caratteri, dall’ambiente, dalle circostanze, da tutto quello che agisce sull’uomo, lo migliora o lo sminuisce.

Tra gli uranisti si trovano persone caste, persone moderate ma anche sensuali, viziosi e depravati; maschi ultra-virili, soprattutto dediti all’amore della similarità, amore fisico o psichico, o sia l’uno che l’altro; altri che sono anche maschi e che cercano nel maschio qualcosa di più delicato che l’uomo o la donna, che cercano questa sensibilità ragionevole, così poco femminile, che si può raggiungere senza falsa galanteria; altri che sono maschi anche loro, che sono inseguiti dalla passione della dissimilarità, che sono affascinati dal fatto di introdurre in un rapporto unisessuale tutte le sdolcinatezze, tutte le galanterie, tutte le civetterie dell’amore eterosessuale, che ameranno un uomo come una donna virile ama un uomo, o come un uomo ama una donna, secondo l’età, le circostanze, l’individuo amante o amato.

Altri sono effeminati e i loro amori sono sempre o quasi sempre gli amori di una donna per un umo. Se sono ancora più effeminati, sono gli amori di una donna per una donna. “Non si conoscono le carezze se non si è stati amati da un essere debole” disse Diderot. Questi si sentono donne, vorrebbero essere donne, adorano i dolcetti, le menzogne, i profumi, i salottini, i cancan, le attrattive femminili, gli abiti femminili. La brutalità non dispiace loro più che a una donna.

Non è solo la natura che li ha formati così effeminati, ma si sono abituati a questo modo di essere. Ci si sono compiaciuti e ci hanno sguazzato. Hanno esagerato le loro tendenze femminili e anche il mondo ha contribuito a esagerarle, sia lamentandosene sia accettandole e divertendosene benevolmente. Le loro piccole paure, le loro piccole vanità sono state incoraggiate dalle donne come dagli uomini.(4) Questi vecchi Cherubini (perché sono spesso vecchi e di Cherubino non hanno che il travestimento) trovano spesso delle contesse Rosine.

Questi effeminati sono degli strumenti di tortura per la società che li alleva e si prende cura di loro. Essendo oziosi per la maggiora parte del tempo, dato che un uomo occupato non saprebbe come trovare il tempo libero per effeminarsi a un livello così estremo, possono non solo imitare ma anche sorpassare la donna in tutto ciò che essa ha di più frivolo e di più riprovevole.

La vanità, una volta scatenata, trovando buon nutrimento, non si ferma, se le circostanze le vengono in aiuto.

Sono questi effeminati che ricercano così tanto gli eterosessuali per vanità, perché è molto più esaltante dominare un uomo che ama le donne, perché sembra una cosa più difficile, anche se in sostanza è forse più facile, se si sceglie l’eterosessuale povero o venale o socialmente inferiore e vanitoso o che non conosce la perfidia o il sottile valore dell’uranista effeminato.

Quando gli uranisti virili o ultra-virili evitano gli uranisti evidenti, e sembrano cercare l’eterosessuale, il cosiddetto uomo normale, non è affatto per vanità o per vizio, ma è perché conoscono bene le falsità e i difetti degli invertiti effeminati, – perché sono alla ricerca di un amico-amante senza la tara della femminilità o dell’effeminatezza, di un amico che sia degno di essere amico, e di un amante che essi possano plasmare e completare. Sanno che molti uomini apparentemente eterosessuali sanno poco di se stessi e non si ritengono capaci di unisessualità o anche votati all’unisessualità, se l’amante giusto si presentasse.

Se scoprissero che l’uomo maschio che amano è vergine, questi uranisti maschi potrebbero solo amarlo di più, anche se molti uranisti effeminati subirebbero  (a meno che non fossero molto giovani o molto maturi  o molto corruttori) la delusione di molte donne in presenza di un uomo vergine. L’ideale di molti uranisti sarebbe un uranista apparentemente eterosessuale, che loro siano i primi a scoprire; essi avrebbero dalla sorte le primizie di una verginità sentimentale e sessuale e non correrebbero il rischio del discredito sociale. Molti uranisti non osano avvicinarsi agli uomini “di cui abbiamo parlato” che sono loro simpatici e attendono dal caso l’avvicinamento desiderato.

Si è così spesso parlato della preferenza degli uranisti per gli eterosessuali al punto che è importante capirne le cause, e chiarire che un uranista maschio non può preferire un eterosessuale che nella speranza di trovare un fratello degno di lui, o perché se ne innamora o per prudenza o per vizio – mentre con l’effeminato bisognerebbe soprattutto fare leva sulla vanità.(5)

Tutti gli uranisti di cui ho parlato si tengono dunque all’unisessualità quando hanno pienamente riconosciuto il carattere della loro sessualità. Un uranista può ignorare, lo ripeto, fino a un certo momento il suo uranismo, o non crederlo completo e non sradicabile e può mettersi alla prova con l’eterosessualità per un motivo o per l’altro, ignoranza, imitazione, vanità, perché crede di obbedire a una delle necessità della virilità. Ma se abbandona questi rapporti perché non sono un piacere per lui, perché gli sembrano sgradevoli, insipidi, sporchi o contrari alla natura, e se si rende conto di queste cause, e se il sesso maschile lo attira, allora è un uranista.

Se ha un’amante per sviare i sospetti o perché altre donne lo lascino tranquillo, o perché non ha il coraggio di rompere un legame avviato quando lui sapeva poco di se stesso, o se si sposa per obbedire a dei motivi di denaro, alla sua famiglia, per avere dei figli o per paura dello scandalo, è sempre un uranista, se il sesso maschile lo attira più di quello femminile, o se per lui avere un’amante o una moglie è un dovere o un asservimento, se l’infedeltà per lui non è possibile o non gli sembra possibile se non con un uomo.

La paura, la prudenza, la coscienza posso trattenerlo vicino alla donna che egli ha subito o si è imposto, ma è comunque un uranista, e l’unisessualità può farlo stare bene.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, della volontà, dell’abitudine, dell’ambiente, del vizio), che si allea dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, all’eterosessualità acquisita, o che le cede;

6). – Che si allea con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente, sia periodicamente, e che porta alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali, e all’indifferenza sessuale acquista dei freddi. È l’ermafroditismo psichico di Krafft-Ebing, espressione che mi sembra fuorviante.

7).  – Che porta all’eterosessualità acquisita, e che le cede (dopo una lotta più o meno prolungata) senza periodicità e senza ritorno. Se questo stato si presenta poco dopo il ventesimo anno, prima dell’ingresso nel mondo, non lo si potrebbe affatto distinguere dalla eterosessualità congenita assoluta. È su questo stato che contano i padri di famiglia quando mandano i loro figli in collegio.

Questi eterosessuali, a base unisessuale, quando non sono grandi uomini o degli uomini dediti al dovere, sembrano spesso avere subito una specie di castrazione morale.

URANIMO B. – (6,7)

Questa seconda divisione o categoria comprende gli uranisti che possono modificarsi o essere modificati fino al punto di acquisire non solo abitudini e vizi, ma anche gusti e tendenze eterosessuali, sia al posto del loro istinto unisessuale, che anche simultaneamente o periodicamente.

Questa seconda categoria comprende dunque gli uranisti che (per dovere, per obbligo, per costrizione, per coscienza, per vanità, cupidigia, interesse, coinvolgimento, curiosità, debolezza, simpatia, per tutte le ragioni morali, sociali e intellettuali), si allenano all’eterosessualità e rinunciano, per un motivo o per l’altro, alla loro sessualità naturale e finiscono per rimpiazzarla con quella acquisita, e quelli che cumulano le due sessualità. Questi ultimi sono i perversi, i più pervertiti, gli uranisti più pericolosi per il benessere morale. La sessualità normale carica e asservisce già abbastanza un uomo; e questo ermafroditismo psichico o psicosessuale completo dà troppo spazio e troppa importanza alla sessualità di un uomo e porta troppo squilibrio.(6)

I rapporti con una donna, invece di pacificare certi uomini di questa classe li avviano verso una eccitazione unisessuale; il contrario ha luogo raramente tra gli uranisti con eterosessualità acquisita.

Se invece il dovere austero, o l’altruismo o una passione per una scienza o una occupazione non producono cambiamenti di direzione sessuale (perché allora il dovere si manifesta in uomini di grande valore dotati di singolare spirito di dedizione, che arrivano a un’abnegazione, a un sacrificio, a una disciplina che li ricompensa) questi uranisti non sono uomini dotati di molta forza di carattere.

La paura, la mollezza, l’obbedienza alle convenzioni sociali, l’abitudine, la regolarità, hanno un ruolo altrettanto importante nella loro condotta di quello della volontà, dell’energia e della convinzione.

Si troverebbero più virtù virili e più potenti negli uranisti impenitenti che nei convertiti. Questi convertiti mi danno spesso l’idea di aver subito una castrazione morale.

C). – Inversione sessuale congenita, uranismo parziale, che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o a partire dalla pubertà, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, si allea con loro o cede loro.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali, (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Che viene meno insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

10). – Che conduce all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità- Se questo stato si produce all’epoca dell’ingresso in società, non lo si saprebbe distinguere dall’eterosessualità congenita.

Sembra utile ora parlare della 3^ categoria eterosessuale.

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(1) L’effeminatezza può essere acquista o congenita, transitoria o permanete. Si può essere effeminati a causa della giovinezza, dell’ignoranza di sé, prima di raggiungere la virilità, o per effeminatezza naturale, imitazione spontanea o voluta della donna. Si può essere effeminati senza essere passivi.

(2) La masturbazione degli impuberi ha cause e risultati del tutto diversi sul carattere e sulla salute.

(3) Kræpelin  nella sua “Psychiatrie”, viene in appoggio di tutto questo, solo che le sue eccellenti sottolineature sono modificate dal fatto che si occupa di malati.

(4) Renée et Maxime in “La Curée” di Zola.

(5) L’effeminato (che non è coraggioso) sembra provocare molto di più l’opinione pubblica rispetto all’uranista virile. Quest’ultimo, infatti, aspetta per affrontare l’opinione pubblica, che di una tale audacia o di una tale indifferenza ne valga veramente la pena.

(6) I malati ipnotizzati da Schrenck-Notzing appartengono a questi gruppi.

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Se volete, potete partecipare alla discussioe di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5665

DONNE E OMOSESSUALITA’ MASCHILE – A PROPOSITO DI MARIA DI FRANCIA

Il brano che segue del trattato di André Raffalovich su “Uranismo e Unisessualità” parte da una citazione dai lais di Maria di Francia e da qui passa ad analizzare la posizione delle donne di fronte all’unisessualità maschile, non senza qualche punta di misoginia. La seconda parte del testo è dedicata al tema dell’educazione degli omosessuali, che per Raffalovich deve essere educazione alla castità e all’autocontrollo, perché secondo lui “la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo”. In sostanza l’unica scelta possibile per un omosessuale è la sublimazione della sessualità. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Maria di Francia (seconda metà del XII secolo) ha probabilmente scritto in Inghilterra. Fu celebre; i suoi lais sono dedicati a un re, probabilmente a Enrico II d’Inghilterra.(1)
La biblioteca dell’università di Upsala possiede la traduzione di diversi lais di Maria di Francia, compreso il Lanval a partire dal verso 150, cioè compreso il brano che ho citato e quello che citerò. Questa traduzione fu fatta per ordine del re Hakon (1217-1263).
Ecco il brano ingenuo e istruttivo:

“Signora”, disse lui, “lasciatemi stare!
Io non mi curo di amarvi.
A lungo ho servito il re
Non voglio smentire la mia fedeltà.
Né per voi né per il vostro amore,
Farò un torto al mio signore”.
La regina se ne corrucciò,
si adirò, e così inveì:
“Lanval”, disse lei, “lo credo bene:
Voi non amate quel piacere;
Mi hanno detto spesso
Che non avete il gusto delle donne.
Avete valletti ben allevati:
E vi divertite insieme con loro.
Villano codardo, malvagio sleale,
È proprio in una brutta condizione il mio re
Che vi ha tollerato accanto a lui;
Per quanto ne so, che Dio mi perda!”.
Quando lui udì ciò, ne fu molto addolorato;
ma nel rispondere non fu certo lento.
E per collera disse cose
di cui si pentì spesso.
“Signora”, disse lui, “in quel mestiere
non saprei nemmeno che cosa fare.”(2)

Si rimprovera anche spesso alle donne di oggi (rimprovero che faccio anche io) di leggere tutti i dettagli di un processo come quello di Oscar Wlde,(3) e questo rimprovero è abbastanza fondato. È facile per una donna cadere nella mania di sospetti, intravedere ovunque tendenze o atti unisessuali, mormorare, ascoltare le calunnie, perseguitare. Non è una cosa rara.

Il signor Chevalier proibisce alla donne la lettura del suo libro sull’inversione sessuale. La sua proibizione deriva da un sentimento naturale: non si vorrebbe falsare o eccitare l’immaginazione delle donne, ma comunque esse non sono tanto ignoranti come le si crede, e hanno ancora più bisogno di istruirsi e di capire una questione che le tocca così da vicino, che di conservare un’ignoranza poco duratura, fragile, pericolosa, per il mondo così com’è. Il matrimonio, la maternità, l’educazione dei figli, i doveri di famiglia, mettono molto le donne in rapporto con l’unisessualità e con l’inversione degli uomini. Oggi come oggi, ne conoscono per la maggior parte solo gli scandali, i pettegolezzi (come la Sconosciuta delle lettere di Mérimée), e hanno veramente poche conversazioni(4) così istruttive come quelle di M.lle de Lespinasse col dottore, e pochissime hanno guide così illuminate come il Diderot di M.lle Voland.

In epoca classica le donne sapevano che bisognava proteggere l’infanzia e la prima adolescenza e ammiravano la virtù del precettore che, a tavola, dichiarava il suo orrore verso la pederastia.

Nel medioevo, non erano così virtuose come lasciano credere Maria di Francia e tutte le signore che amavano i suoi Lais.

Nei secoli seguenti avevano certo a loro disposizione, nella vita e nella letteratura, tutto il necessario per imparare l’importanza dell’unisessualità.

Sarebbe interessante saper quando per una donna divenne cosa virtuosa e di buon gusto ignorare l’unisessualità. Oggi, mentre ritorniamo esteriormente alla libertà e alla licenza dei tempi passati, questa regola diventa meno severa, meno potente.

La questione è delicata e complicata. Sarei portato facilmente a credere che sia necessario risalire al punto in cui la letteratura di democratizzò al punto da contare le donne tra le sue lettrici indispensabili e ausiliarie. Non posso precisare questo momento, ma dovette presentarsi in questo ultimo secolo. Divenne allora di moda sopprimere tutto quello poteva scioccare il pudore delle donne come l’uomo credeva che esso dovesse essere.

Si potrebbe arrivare a fissare questo momento dopo qualche mese di ricerche. Quando hanno cominciato i romanzieri a rivolgersi alla loro lettrici? Sterne dice Sir or Madam. È vero che non ometteva certo un’allusione all’unisessualità, quando voleva. Smollett è l’ultimo romanziere inglese(5) (non l’ultimo americano) che descrive senza reticenze e come un galantuomo un episodio di sodomia. Non dico certo che l’inversione non esiste nel romanzo inglese contemporaneo, ma ci si ritrova malaticcia, mistificatrice, prudente e dà un’impressione peggiore della saggezza dei lettori e degli autori. Lascio ad altri il compito di rintracciare il momento storco della nascita di questo pudore delle donne, e mi accontenterò di fare notare che se le donne continuano ad allevare i loro figli dovranno di buono o di mal grado, imparare il senso dell’inversione, i suoi pericoli e la sua morale.

L’educazione degli invertiti di nascita non è stata ancora affrontata. Noi ignoriamo stranamente gli indici di unisessualità tra i bambini. L’unisessualità aumenta e aumenterà. Non possiamo affatto guarire gli invertiti. L’ipnosi non è convincente e il matrimonio è il peggiore dei rimedi, perché sacrifica la tranquillità e la salute dei figli alla guarigione inverosimile del padre e alla sua riabilitazione problematica. Ci sono troppi invertiti e pervertiti mariti e padri e ipocriti perché il matrimonio oggi come oggi salva l’onore di un omosessuale.

L’educazione dell’uranista è un dovere e diventerà ben presto una necessità. Se ci applichiamo a scoprire l’uranista bambino, a perfezionarlo e a migliorarlo, se gli facilitiamo la continenza, la castità, la serietà, i doveri, ci troveremo di fronte ad una nuova categoria di persone, adatta al celibato, al lavoro, alla religione (dato che la realizzazione dei loro desideri non è di questo mondo).

Come il medico ideale di Platone, saranno di complessione abbastanza fragile per comprendere i mali dei loro simili e di volontà abbastanza forte per rendersi utili.

La castità di certi grandi uomini, qualsiasi ne sia la causa, ha grandemente contribuito alla civiltà. Lo studio e il perseguimento dell’educazione degli uranisti avrebbe risultati immediati. Non solo si potrebbero migliorare molti piccoli esseri che ora sono stati già generati o che vagiscono nelle loro culle, ma si imparerebbero molte cose che non sappiamo.

La cause dell’uranismo (parlo delle cause prime) sono probabilmente altrettanto misteriose di quelle della differenza dei sessi; non sono probabilmente nelle possibilità della scienza di cui disponiamo, ma potremmo arrivare a conoscerne il meccanismo, le ascendenze, l’ereditarietà.

Solo le donne non potrebbero impiegare mezzi meravigliosi o ricette ciarlatanesche. E soprattutto dovranno farsi convincere che l’inversione non è il peccato irremissibile, il peccato vergognoso per eccellenza che la donna non può perdonare. Quanto ai padri di famiglia, hanno ancora di più da imparare: al giorno d’oggi la posizione logica del padre di famiglia non è sostenibile. L’unisessualità fiorisce nei collegi, è un peccato nascosto e perdonato. Dopo il collegio è un crimine. I genitori hanno bisogno di un’educazione così come i figli.

Rinvio a più tardi uno sguardo sull’universalità della unisessualità per non rinviare la classificazione delle diverse sessualità congenite e acquisite, classificazione che aiuterà a comprendere non solo gli invertiti di oggi ma anche quelli della storia e della geografia.

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(1) Denis Pyramus, nella sua introduzione alla vita di sant’Edmond dice a proposito di “dame Marie” e dei suoi lais:

Ed ella ne riceve molte lodi
E la sua poesia è amata dovunque;
Perché molto la amano, e l’hanno molto cara
Conti, baroni e cavalieri
E ne amano molto lo scritto
E lo fanno leggere, ne provano piacere
E lo fanno spesso trascrivere.
I Lamenti solevano piacere alla dame;
Con gioia li ascoltano di buon grado
Perché sono secondo la loro volontà.

(2) Rinvio ai Lais di Maria di Francia, editi da Karl Warnke, Halle, 1885. Terzo volume della Bibliotheca Normannica (Herausgegeben von H. Suchier)

(3) Un processo che le donne inglesi non hanno affatto trascurato di leggere, anche quelle che non leggerebbero un romanzo francese senza essere rassicurate che non contiene niente di spiacevole o di volgare, eufemismi delle donne di buona famiglia che non trovano femminile dire indecente, scioccante o sconveniente. Le donne che non l’hanno letto se ne sono astenute perché un uomo ha chiesto loro di non leggerlo o perché avevano per principio di non leggere processi sessuali; ma anche queste hanno potuto soccombere alla magia della notorietà.

(4) Veramente poche, in rapporto alle altre così numerose; ma alcune donne di valore che che hanno conosciuto da vicino e amato uno o più invertiti, tentano di comprendere la questione e di giudicarla dall’alto.

(5) I romanzieri francesi contemporanei non sono così dissimulatori e ipocriti come gli inglesi quando si tratta di unisessualità maschile. Lo si potrà giudicare dalla seguente lista di francesi che se ne sono serviti, lista che sarebbe più lunga se non mi limitassi a citare solamente quelli che io ho letto personalmente: Balzac, Catulle Mendès (soprattutto in “La Maison del vieille”, ammirevoli e realistici quadri della vita unisessuale).René Maizeroy (“Le Boulet”, ecc.) Paul Margueritte (“Tous quatre”), Octave Mirbeau, Jean Richepin, Jean Ajalbert, Huysmans, Péladan, Paul Adam, Henri d’Argis, Georges de Lys, Maurice Montégut, Alexis Bouvier, Oscar Méténier, M. Leblanc, Paul Bourget, Georges Bonnamour, Gaston Méry, Paul Bonnetain, Abel Hermant, Beysson, Rachilde,Maurice Barrès, Jean Lorrain, Emile Goudeau, Pierre Loti, Lucien Descaves, Emile Zola, Léon Cladel, G. Darien, Jules Renard e per venire ai morti, J. Méry (“Monsieur Auguste”), Gautier, Flaubert, Jean Lombard (“L’Agonie”), Dumas padre.
Malgrado delle deplorevoli deviazioni, l’attitudine degli autori francesi è più manly, più maschile di quella degli autori inglesi.
È interessante vedere che Tolstoj nella “Sonata a Kreutzer”, e Grimmelshausen nel grande romanzo tedesco del diciassettesimo secolo (simplicius simplicissimus) fanno dire al loro eroe che lui non è sodomita come tanti altri.
L’eroe di Tolstoj era convinto che la sua moralità fosse irreprensibile:
“L’idea che avevo della mia moralità proveniva dal fatto che nella mia famiglia non si conoscevano affatto queste dissolutezze speciali così ben conosciute nei nostri ambienti di gentiluomini proprietari terrieri e anche dal fatto che né mio padre né mia madre si ingannavano a vicenda… Non ero seduttore e non avevo gusti contro natura.”
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5664