DUBBI DI UN GAY DICHIARATO

Ciao Project,
ho pensato molto prima di scriverti e ti spiego perché. Conosco Progetto Gay da anni ormai, quando ci entrai le prime volte, diversi anni fa, intorno al 2010, io ero invaso dal sacro fuoco dell’omosessualità, avevo vent’anni, e un ambiente come quello del forum mi sembrava vecchio, asfittico, l’ambiente tipico di gente senza palle che si rintana nell’anonimato perché non ha la faccia di essere quello che è, parlando molto diretto, mi facevate pena, ti avevo mandato una mail, ma mi avevi risposto raccomandando prudenza e al tempo per me la prudenza era il peggiore dei vizi. Quindi me ne sono andato per la mia strada, una strada molto diversa da quella di progetto gay, ero già dichiarato pubblicamente e non avevo particolari problemi ad andare in un locale gay, insomma, tra internet e locali ho cominciato la vita del gay dichiarato. Ho frequentato anche circoli gay famosi, ma l’aria era troppo ideologica e me ne sono andato anche da lì. La sera del sabato andavo a ballare col ragazzo di turno, con il seguito ovvio di sesso (protetto! Qui la prudenza non l’ho messa da parte!) I primi tempi era tutto molto sciolto, conoscevo tanti ragazzi, fare sesso era facile, ci si divertiva e in buona pare ci si illudeva, poi si cambiava ragazzo, si continuava ad andare a ballare, si aveva una comitiva tutta gay, e anche un bel po’ atteggiata, solo per andare a ballare. Comunque, in mezzo a tutto questo, non ha mondato all’aria le cose importanti, ho continuato a studiare e mi sono laureato. Ho trovato lavoro in un settore molto specialistico e ho cominciato a lavorare, tutto sommato con una certa soddisfazione, perché sul lavoro mi stimavano. Nel frattempo solite cose: comitive gay, gite, andare a ballare il sabato, sesso facile, ecc. ecc., ma col tempo tutte queste cose perdevano progressivamente il loro fascino e mi trovavo ad andare a ballare praticamente senza nessuna voglia di farlo, e lo stesso valeva anche per il sesso, si poteva fare ed era pure facile, ma alla fine era diventata una cosa banale come qualsiasi altra. Un paio d’anni fa ero proprio arrivato alla frutta, totalmente demotivato. Allora è capitato che del tutto casualmente sono finito di nuovo sul forum di Progetto Gay e mi sono messo a leggere una storia, e mi è piaciuta, direi che mi è piaciuta molto, anche se mi dicevo che quelle sono tutte favole, e che quelle cose capitano a uno su un milione, perché il mondo non funziona così. Da allora, però, ho ripreso a leggere il forum con una certa regolarità e devo dire che mi aiutato molto a non cadere nella malinconia. E qui comincia la seconda parte della mia storia. Nella mia ditta io lavoravo come tecnico laureato, quindi a buon livello, ma c’erano anche tanti ragazzi che facevano lavori meno qualificati e oggettivamente più pericolosi. In ditta c’è molta attenzione all’antiinfortunistica ma i rischi ci sono come in tutti i settori industriali. Sei ragazzi erano addetti ai magazzini, io li conoscevo di vista e poco più, mi davano del lei e mi chiamavano dottore, cosa che mi faceva una certa impressione. Uno di questi, un giorno cade da una scaffalatura e lo portano in ospedale, ha delle fratture ma dicono che se la caverà. Io il giorno che è successo non ero al lavoro e l’ho saputo il giorni appresso, ho chiesto a che ospedale lo avevo portato e nel pomeriggio sono andato a trovarlo. Era piuttosto mal concio, ma mi ha riconosciuto subito e mi ha sorriso, gli ho chiesto di darmi del tu e gli ho chiesto anche se erano venuti a trovarlo, ha detto che erano passati due suoi colleghi, gli ho chiesto della sua famiglia e mi ha detto che della famiglia non si era visto nessuno, perché lui non è in buoni rapporti con la famiglia e dell’incidente non aveva detto nulla a casa. La cosa mi è sembrata strana, perché è un ragazzo molto giovane, ma non ho fatto altre domande. Mi sono seduto accanto al letto, abbiamo parlato di quello che dicevano i medici, dei tempi di ripresa, di rientro al lavoro. Era preoccupato dei rapporti con l’azienda, dei certificati di ricovero e di malattia, dell’INAIL e di altre cose del genere, gli ho detto che ci avrei pensato io e che doveva pensare solo a rimettersi in salute presto e bene. Sono rimasto lì finché l’infermiera non ha cacciato via i visitatori perché era ora della cena. Andare a trovare questo ragazzo mi ha fatto un effetto fortissimo, perché era sostanzialmente solo e aveva preferito non avvisare la famiglia, con la quale evidentemente non aveva più rapporti. Lui con me era stato molto gentile e si vedeva che era contento che fossi andato a trovarlo. L’indomani mattina, mi informai in amministrazione delle pratiche da fare e dei documenti e nel pomeriggio tornai in ospedale, questa volta portando anche due dolcetti presi in pasticceria. Lui stava abbastanza bene ma mi disse che avrebbe dovuto subire un intervento per ricomporre una frattura e mi disse che sarebbe stato dopo due giorni. Il tempo della visita passò molto velocemente e questa volta nell’andare via gli strinsi la mano, il giorno prima non lo avevo fatto. Il giorno appresso mi dice che sarà operato l’indomani alle 8.00 del mattino, mentre sono lì passa il chirurgo per il consenso informato e lui dice al chirurgo di considerarmi uno di famiglia a tutti gli effetti. Il dottore non fa una grinza e mi dice: “Guardi, l’intervento non sarà brevissimo perché la frattura è scomposta, ma il ragazzo è giovane e non ci dovrebbero essere problemi particolari, se vuole può venire in chirurgia così può stargli vicino al risveglio che in genere non è un momento facilissimo” Poi il dottore dice all’infermiera di farmi un “passi” per il reparto chirurgia. Quando il dottore se ne va arriva l’infermiera che mi manda via. Il ragazzo (chiamiamolo Enzo) mi dice che non c’è bisogno che io venga l’indomani. Ci salutiamo stringendoci la mano. Esco, telefono in amministrazione e chiedo un giorno di ferie per l’indomani, fanno un po’ di storie ma poi mi danno il giorno. L’indomani alle 7.00 sono in chirurgia, alle 7.15 mi fanno entrare a salutare il paziente per un minuto e lo portano in sala operatoria per la preanestesia. Io vado a sedermi nell’atrio e comincia la mia attesa. Per fortuna c’è un’infermiera, che mi dice che il chirurgo è bravo e mi rassicura, a mi dice che ci vorrà tempo, circa due ore e poi riporteranno Enzo al reparto e lì potrò stargli vicino durante il risveglio.
Io aspetto, sono tranquillo, ci sono dei giornali, leggo, vado avanti e indietro. Alle 10.00 Enzo non è ancora uscito, comincio ad essere ansioso, l’infermiera mi calma, alle 11.00 non è ancora uscito. Supplico l’infermiera di informarsi e di dirmi che succede, lei entra e dopo 5 minuti esce e mi dice: “Hanno finito, stanno suturando, è andato tutto bene, tra venti minuti esce, stia tranquillo!” Effettivamente dopo venti minuti lo portano fuori e lo rimandano in reparto, io aspetto il chirurgo, che esce dopo poco e mi conferma che è andato tutto bene e che la cosa è stata solo un po’ più complicata del previsto, mi dice di andare da Enzo e aggiunge che per il risveglio ci sarebbe voluta un’ora e mezzo o due.
Mi precipito in reparto accanto a Enzo, respira tranquillo, ha le flebo attaccate ma ha un buon colorito e sembra molto tranquillo. Mi sento rassicurato. Lo posso osservare da vicino e molto in dettaglio, è proprio un bel ragazzo, ha un viso dolce, quasi adolescenziale con un po’ di barba chiara. Ha la mascherina dell’ossigeno ma è staccata. Chiedo all’infermiera se deve prendere l’ossigeno, ma mi dice che non ce n’è bisogno e che Enzo respira bene, che, se mai, potrà avere dei dolori al risveglio col venire meno dell’anestesia, mi dice che potrei dargli l’acqua con la cannuccia o bagnargli le labbra. Io mi risiedo vicino a lui, ormai è mezzogiorno. Dopo l’una e mezza comincia a muoversi e dà segno di avere dolori, poi si assopisce di nuovo. Viene l’infermiera, misura la pressione e la saturazione, poi mette una seconda flebo e dice che è l’antidolorifico e aggiunge che va tutto bene. Alle due e mezza Enzo apre gli occhi, mi riconosce e mi dice: “Ciao!” io gli tocco la spalla, non la mano perché ha le flebo da entrambe le parti, ha anche il catetere e c’è la borsa sotto il letto. Gli chiedo come si sente e fa una mossa col viso, gli dico che ho parlato col chirurgo e ha detto che è andato tutto bene e anche l’infermiera dice che il decorso post-operatorio è normale. Mi sorride e mi dice “Io dormo un po’.” Gli rispondo: “Certo! Oramai il peggio è passato.” Resto lì fino alla sera. Quando arriva l’orario di visita c’è un po’ più confusione e Enzo si risveglia, è molto più lucido, mi dice di andare a casa che ormai lui sta meglio, ma gli rispondo che ho il permesso per stare lì tutta la notte e che andrò via l’indomani alle 7.00 per andare al lavoro.
Sono stato a trovare Enzo ogni giorno finché non è stato dimesso e ho notato che a trovarlo ci sono andato solo io. Nel frattempo i miei amici, coi quali andavo in giro per locali gay, mi chiamavo ogni giorno ma io avevo altro per la testa. Enzo era diventato per me una persona importante. Dopo le dimissioni dall’ospedale abbiamo continuato a sentirci praticamente tutti i giorni e anche ad uscire insieme e ad andare insieme a prendere una pizza. Enzo non parlava di ragazze, e l’idea che potesse essere gay cominciava a prendere stabilmente possesso del mio cervello, ma non c’era nulla nel suo comportamento che mi potesse dare un’indicazione precisa. Della famiglia non parlava affatto e meno che mai dei motivi per cui non aveva rapporti coi genitori. A un certo punto gli ho fatto una domanda diretta: “Hai una ragazza?” Ha solo detto che era una questione complicata e che non gli andava di parlarne, al che ho fatto macchina indietro e mi sono tenuto i miei dubbi. Dopo quella domanda con me è più formale, ma le spiegazioni di questo fatto possono essere opposte, può avermi preso per un etero che gli faceva una domanda ovvia per un etero, ma potrebbe anche avermi preso per un gay che esplora il terreno. In ogni caso, adesso la conversazione è più ingessata. E qui vengono i dubbi. Che faresti Project?
Tieni presente che noi lavoriamo nello stesso posto e che in azienda ufficialmente non ci sono gay, non mi sono dichiarato nemmeno io, figuriamoci se potrebbe dichiararsi un ragazzo timido come Enzo, ammesso e non concesso che sia gay.
Dovrei dirgli esattamente come stanno le cose, cioè fare io coming out con lui per costringerlo a fare lui lo stesso con me? E se poi non è gay? Perché la possibilità c’è eccome. Insomma, io non lo vorrei perdere per nessuna ragione, gay o etero che sia, e non vorrei che se ne scappasse per paura di chissà che cosa. Non ho mai avuto tutti questi dubbi per la testa. Tu conosci tanti non dichiarati e forse capisci meglio di me come ragionano.
Ti ringrazio anticipatamente. Ovviamente, se vuoi pubblica pure questa mail, chissà che non la possa leggere anche lui!
Italo (non mi chiamo così, ma mi piace)

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UN MASSAGGIATORE GAY

Ciao Project,
sono un tuo fan ormai da anni e in pratica non passa giorno che io non guardi che c’è di nuovo nel forum, per un po’ sembrava che ci fosse poca gente e che le novità fossero pochine, ma ho visto che l’attività è ripresa e mi fa veramente piacere, e allora penso pure io di poter dare un contributo raccontando la mia storia. Premetto che non è una storia legata a forme di disagio o a problemi seri, direi che il mio contributo è leggerino, ma penso possa essere interessante.
Io sono un fisioterapista, un fisioterapista vero, laureato con una laurea quinquennale e ho fatto diversi corsi professionali di riabilitazione e di fisioterapia sportiva, ho 28 anni. Dopo i primi tempi, in cui nessuno mi conosceva, ho cominciato a lavorare con persone anziane e pazienti traumatizzati o con malattie invalidanti, ho avuto le mie soddisfazioni, ma, lo devo dire, provo anche tanta malinconia quando vedo persone molto mal ridotte, e siccome sono tutti anziani mal messi, capita che ogni tanto qualcuno venga a mancare e la cosa mi fa un effetto terribile perché sono persone che ho conosciuto molto da vicino. Diciamo che questo tipo di attività non è esattamente quello che avrei voluto fare. Di recente ho fatto un corso di qualificazione per l’uso del DAE (defibrillatore semi automatico) e un altro corso sul primo soccorso cardiologico e ho mandato il mio curriculum ad alcune società sportive. Pensavo che nessuno mi avrebbe risposto, ma non è stato così. Una società semiprofessionistica della mia zona mi ha contattato per un colloquio, io ci sono andato e ho portato i miei titoli. C’era un medico, il presidente della società e altre due persone. Sui titoli non hanno avuto niente da dire, e mi hanno detto subito che loro avrebbero potuto farmi un contratto, ma con compensi molto limitati perché il loro bilancio è proprio ridotto all’osso. Ho chiesto quali sarebbero state le condizioni e gli orari e mi hanno detto che avrei lavorato quasi sempre due mattinate alla settimana, giovedì e domenica per 4 ore ogni volta, quindi circa 30 ore al mese in 9 mattinate. Ho chiesto quale sarebbe stato il mio compenso netto e mi hanno risposto poco più di 600 euro, però con l’obbligo di seguire la squadra una domenica sì e una no, quando va in trasferta, in quel caso le spese di spostamento, vitto e alloggio sarebbero state a carico della società. Non ci ho pensato due volte e ho accettato. Ho firmato un contrattino, dopo avergli dato una rapida letta, ma era un modello standard dell’AIC (associazione Italiana calciatori) e quindi mi potevo fidare. Mi ci è voluta una settimana per riordinare gli appuntamenti coi miei pazienti poi, finalmente il giovedì successivo ho fatto primo ingresso in società. L’appuntamento era per le 8.00, sono arrivato alle 7.30 e non c’era ancora nessuno. Sono andato al bar a prendere un cappuccino e c’erano diversi ragazzi con la borsa da calciatore, mi sono fatto coraggio e ho chiesto se erano lì per l’allenamento e poi ho detto che ero il nuovo massaggiatore. Mi hanno risposto che non ne avevano mai avuto uno, comunque sono stati simpatici e il cappuccino me lo hanno offerto loro. Poco prima delle 8.00 siamo entrati, ma il mister non era ancora arrivato, alle 8.05 i ragazzi della squadra c’erano tutti, il mister è arrivato alle 8.30 con una super-macchina, in pratica non staccava dal telefonino, in uno dei rari momenti di pausa mi sono presentato ma lui ha detto solo “bene” ed tornato a fare i cavoli suoi; ha mandato i ragazzi a cambiarsi e poi in campo a fare “un po’ di riscaldamento”, in pratica facevano tutto i ragazzi e il mister continuava a pensare solo agli affari suoi. Io restavo a bordo campo e non sapevo che cosa dire, poi il mister, quando non erano nemmeno le 9.00, mi ha detto: “fagli fare tu qualche cosa, io devo scappare, quando hai finito ti tiri la porta.” E se ne è andato. Quando i ragazzi hanno visto che il mister se ne era andato, se ne volavano andare pure loro, ma io, per contratto dovevo stare lì altre tre ore e non sapevo come fermarli e lì mi è venuta l’idea: li ho chiamati tutti nella palestra, e ho detto che dovevano imparare a usare il defibrillatore, che era una cosa che poteva salvare loro la pelle. Ho chiesto dove stesse il defibrillatore, sapevano che da qualche parte c’era, ma non sapevano dove, poi lo abbiamo trovato in un armadio, ma scarico, abbiamo trovato il posto dove doveva stare e lo abbiamo messo dove doveva stare e ha cominciato a caricarsi, ma ci vuole tempo. Era un defibrillatore che avevo già usato al corso e sapevo farlo funzionare. Ho fatto sedere i ragazzi per terra e ho parlato loro del defibrillatore, di che cosa è, di come funziona e di come si adopera, del massaggio cardiaco, del primo soccorso cardiologico e di tante altre cose molto concrete e molto utili. Mi stavano a sentire, ho detto che non dovevamo perdere tempo e che potevamo fare delle simulazioni. Per rompere il ghiaccio ho fatto io da cavia e ho assunto il ruolo di uno che ha bisogno di soccorso cardiologico e ho chiesto a loro come si sarebbero comportati, si sono avvicinati, hanno fatto alcune manovre, ma non erano quelle giuste e allora ho spiegato loro che cosa dovevano fare, come disporre il paziente, come prendere il polso, come facilitare la respirazione e tutto con l’aiuto di uno che si è prestato a fare lui l’infortunato, poi si è sentito il beep del defibrillatore, segno che era carico, ho fatto vedere loro le spie, il pulsante e i segnali e ho detto che il defibrillatore verifica se c’è bisogno di defibrillazione e guida passo passo l’operatore. Ho chiesto a uno dei ragazzi to togliersi la maglietta perché volevo fare vedere loro dove vanno posti esattamente glie elettrodi, quello si è steso, ho applicato gli elettrodi e il ragazzo si è spaventato e li ha allontanati, pensava che gli potessi fare arrivare una scossa pericolosa, allora mi sono steso, ho messo gli elettrodi su di me e ho detto al ragazzo di avviare il defibrillatore, lui aveva paura di farlo, allora l’ho fatto io al suo posto e il defibrillatore ha risposto che non occorreva defibrillazione. Ho spiegato che l’apparecchio fa una rapida diagnosi e decide se è il caso di dare la scossa e la dà solo se è il caso, e dopo dà le istruzioni per le manovre di rianimazione e di massaggio cardiaco. I ragazzi sono rimasti molto colpiti, e mi hanno detto che era come nei film americani di pronto soccorso. Ho chiesto se c’era una sala medica e una per i massaggi, mi hanno portato in una stanzetta, con un tavolo e due sedie e hanno detto che era tutto lì, ho chiesto del lettino e si sono messi a ridere come per dire che non avevo ancora capito dove stavo. Chiedo ai ragazzi perché non hanno fatto la doccia dopo l’allenamento, mi fanno segno di seguirli, aprono una porta, c’è il locale docce con otto box ma è evidente che non funzionano da anni, oltre una seconda porta ci sono anche quattro gabinetti ma ne funziona solo uno. Mi dicono che la società non ha soldi, e allora lancio la proposta: “Chiediamo il permesso e mettiamo tutto a posto noi, ci sarà un po’ da lavorare ma siamo in tanti.” Erano perplessi, dicevano che bisognava chiedere il permesso al mister, io ho risposto che non era cosa del mister ma del presidente e ho detto che avrei provato a parlarci, mi guardavano come se fossi un animale raro caduto lì dentro per sbaglio. Erano passate da dopo le 11.00 e ho fatto andare via i ragazzi, ma non senza prendermi tutti i loro numeri di cellulare e senza dare a loro il mio. Dopo che se ne sono andati ho fatto un rapido giro dell’edificio che, se rimesso a posto, non sarebbe stato niente male, ho preso le misure della sala medica e degli altri locali e mi sono disegnato una piantina con tutti i dati. Poi ho chiamato la segretaria del presidente e le ho detto che avrei voluto parlare col presidente. Mi ha chiesto: “Ci sono problemi?” Ho risposto “No!” in modo deciso e dopo qualche secondo me lo ha passato. Gli ho detto che ero stato all’allenamento e che mi ero trovato molto bene e poi ho lanciato la mia proposta: “Se io mi mettessi al lavoro per rimettere un po’ in funzione le docce, i bagni e cose del genere lei mi lascerebbe fare?”, mi ha risposto: “Può fare quello che vuole, ma non si aspetti quattrini né per lei né per pagare altre spese, perché quattrini non ce ne sono.” Gli ho risposto: “Presidente, io non le sto chiedendo soldi ma solo il permesso di fare.” Lui mi ha detto che non aveva niente in contrario ma che aveva parlato chiaro e soldi non ne avrei avuti in nessun caso.
Ho comprato stracci, scope, spazzoloni, anticalcare, detersivi. Il mister mi aveva dato le chiavi e ho passato tutte le mie ore libere a pulire la sala docce, l’acqua c’era e gli scarichi funzionavano, era solo tutto sporco e incrostato. La domenica era giorno di partita, sono stato coi ragazzi prima dell’inizio, ma non si potevano fare massaggi perché non c’era nemmeno il lettino, nell’intervallo ho fatto stendere a terra uno che aveva ricevuto un calcio su un piede e ho lavorato sodo su quel piede e mi ha detto che stava meglio ed è tornato a giocare, alla fine della partita (purtroppo andata male) ho detto ai ragazzi che potevano fare la doccia, hanno aperto la porta del locale docce ed era tutto pulito, hanno fatto la doccia per la prima volta con l’acqua calda, io sono rimasto fuori, quando sono usciti mi hanno chiesto dove stavano stracci e detersivi perché non potevano lasciare tutto sporco. Hanno ripulito tutto e io ho chiesto che mi dessero una mano a portare un lettino per i massaggi e un armadietto che avevo a casa e che non avevo mai adoperato. Uno ha detto che poteva prendere per un’ora un furgone ma che bisognava farlo subito perché gli altri giorni lo usavano per il lavoro. Siamo andati a prendere il furgone, poi a casa mia, abbiamo caricato il lettino e l’armadietto e siamo andati di nuovo allo stadio e sistemare le cose. Ho chiesto perché il mister non fosse andato alla partita e mi hanno risposto alzando le braccia. Io però ho detto subito: “Ma tante cose possono cambiare!” Uno mi ha detto: “Il mister no!” io ho detto che anche restando lui formalmente il mister tante cose potevano cambiare, poi li ho salutati dicendo: ci vediamo giovedì e cerchiamo di fare un po’ di lavoro vero.
Il giovedì hanno trovato la sala medica perfettamente pulita, c’erano anche l’apparecchio per la pressione, il pulsossimetro e un po’ pomate per gli strappi muscolari. Il mister mi aveva avvertito che non sarebbe venuto. Ho proposto ai ragazzi un minimo di preparazione prima dell’allenamento, abbiamo portato il lettino nella palestra e si sono messi tutti intorno, ho chiesto un volontario e Marcello si è steso sul lettino. Ho detto loro che sono calciatori e che la preparazione deve riguardare soprattutto i muscoli delle gambe, ho fatto vedere alcune manovre per la distensione muscolare e per lo scioglimento delle articolazioni, io facevo il movimento su Marcello e loro lo rifacevano divisi a coppie, siamo stati quasi 40 minuti a fare esercizi, poi siamo andati a fare allenamento (senza il mister). Mi ero preparato tutta una serie di esercizi presi da un libro sull’allenamento di calcio. I ragazzi mi guardavano stupiti: mi chiedevano se ero stato un calciatore, ma io rispondevo che ero solo un fisioterapista. Abbiamo fatto più di un’ora di preparazione atletica e poi una partitella tutta giocata sulla tecnica più che sulla forza. Alla fine hanno fatto la doccia e hanno ripulito tutto. Uno mi ha detto che aveva tanti libri tecnici sul calcio e ha detto che poteva portarli e che forse potevano essere utili.
Insomma, Project, col tempo, con questi ragazzi si sono creati rapporti bellissimi, siamo diventati proprio amici. Io avevo la possibilità di massaggiarli, ma l’ho fatto sempre molto professionalmente e coi ragazzi che indossavano comunque gli slip. Ogni tanto qualcuno usciva nudo dalle docce ma la cosa era normalissima pure per me, quello che mi piaceva era l’atmosfera assolutamente magica che si respirava allo stadio, il fatto che in pratica eravamo come fratelli e che se c’era qualche problema ci davamo una mano uno con l’altro per risolverlo. Io sono gay e lo sono sempre stato, per me stare tra questi ragazzi è la felicità! Mi sono chiesto più volte se tra loro ci fosse qualche ragazzo gay, ma credo proprio che non ce ne siano. Se ce ne fossero stati, sarei stato molto meno disinvolto, perché un gay in certe situazioni si potrebbe sentire a disagio e questo proprio non deve succedere.
Ecco la storia è questa, non c’è niente di porno, c’è solo il fatto che con questi ragazzi, che sono quasi certamente tutti etero, si sta benissimo, Non mi sento un gay represso che si accontenta di amici etero. Io non mi sono innamorato di nessuno di questi ragazzi, quella sarebbe proprio un’altra storia, questi ragazzi, per me sono amici, ma sono così importanti che io sto bene così, al momento almeno. Le mie fantasie ce le faccio, beh, questo è umano, ma restano cose mie privatissime. Quando mi innamorerò le cose saranno diverse.
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LA VITA GAY STA CAMBIANDO

Caro Project,
sono molto contento di aver parlato con te ieri sera. Ho trovato conferma al fatto che la situazione dei gay sta oggettivamente cambiando e che l’idea di omosessualità come normalità sta piano piano facendo breccia. Ho pensato di riassumere in un breve scritto la mia esperienza in proposito, che poi penso non sia affatto una cosa rara.

Dopo la laurea triennale, conseguita in una università del profondo Sud, ho cambiato università per frequentare i corsi della specialistica in una del profondo Nord. Nella nuova università ho trovato una didattica e una ricerca di tipo medio, realmente mi aspettavo qualcosa di meglio, quello che invece mi ha letteralmente sconvolto è stato il livello di normalità della vita dei ragazzi gay all’interno della facoltà, qualcosa di veramente inconcepibile per una università meridionale. Qui dove sono adesso l’essere gay non è più un tabu, i ragazzi non si nascondono, o almeno ce ne sono parecchi che non si nascondono e non sono solo i difensori estremi del movimento gay, qui non si nascondono neppure i ragazzi “gay normali” (sembra una strana associazione di parole). Io ero ben determinato a salvaguardare la mia privacy, ma poi, senza bisogno di ammettere o di dichiarare nulla, si è creato un gruppetto di ragazzi (almeno una decina) che si trovavano comunque reciprocamente simpatici e si capivano ad un altro livello. Dopo circa sei mesi ho avuto la prova provata che i ragazzi del gruppo erano tutti gay e qui, caro Project, devo dire che si andava ben oltre il fatidico 8% che tu consideri la proporzione dei gay sul totale della popolazione. Il nostro corso di laurea era frequentato da 51 ragazzi, e più o meno da una ventina di ragazze, su 51 ragazzi 11 sono gay! Più del 20%. E che siano gay ne sono certo perché me lo hanno detto loro. Mi chiedo come siano possibili queste concentrazioni anomale di gay in uno specifico corso di laurea, che è di orientamento nettamente tecnico-scientifico. Non potrebbe forse trovarsi la spiegazione nel fatto che i gay sono ben più dell’8% e che il loro numero è ampiamente sottostimato proprio in ragione del fatto che, salvo che in ambienti molto gay friendly, i ragazzi gay non escono allo scoperto? Mi chiedo se, in altri contesti ugualmente gay friendly, non si trovino percentuali vicine al 20%, cioè sostanzialmente identiche a quelle della mia facoltà.
Ma c’è anche un’altra cosa da rilevare: il dialogo tra gay diventa sempre più libero e spontaneo. Il peso delle chat erotiche e dei siti di incontri, almeno ai livelli culturali più alti, tende a diminuire, lentamente, è vero, ma progressivamente. Per tanti ragazzi etero, il fatto che un amico sia gay non scalfisce minimamente il rapporto di amicizia, ma non solo, nell’ambiente sociale circostante non ci sono pettegolezzi che abbiano ad oggetto l’omosessualità, qui almeno, l’argomento omosessualità è percepito come assolutamente neutro. Gli stessi gay hanno il piacere di stare insieme ma non si rinchiudono in un ghetto. Il loro stare insieme deriva dal loro condividere esperienze e sentimenti in qualche modo omogenei e non è finalizzato al sesso. Le amicizie tra gay durano nel tempo. Le coppie gay durano nel tempo. La rottura di un rapporto di coppia gay non fa venire meno il rapporto di stima e di amicizia, la solidarietà di base si percepisce molto forte. Noto anche un’altra cosa, all’interno del gruppo gay del nostro carso di laurea, i ragazzi parlano pochissimo di sesso e non per imbarazzo o per auto-repressione ma perché ritengono la sessualità una dimensione privata da preservare, però, se non si parla di sesso, si parla comunque d’amore e se ne parla usando categorie tipiche della vita affettiva e dei rapporti di coppia. Oggi un ragazzo gay, almeno nella mia facoltà, non si sente in imbarazzo quando parla di amore gay. Ho conosciuto diverse coppie, ed erano coppie che, almeno all’origine, nascevano come coppie destinate a durare. I rapporti col mondo etero, qui, almeno, non sono mai in termini di contrapposizione e le amicizie serie tra un ragazzo gay e uno etero non sono affatto una rarità, e parlo di amicizie in cui il ragazzo etero è consapevole che il suo amico è gay. Anche i rapporti con le ragazze sono molto tranquilli e, addirittura, accade spesso che una ragazza non si faccia alcun problema se il suo ragazzo frequenta un amico gay. Ho l’impressione che la persona venga valutata in quanto tale, e senza alcun riferimento a categorie generali tipo etero, gay o bisex. Anche un’altra cosa mi ha colpito moltissimo, qui quasi la metà dei ragazzi gay del mio gruppo 5 su 11 hanno fatto coming out coi genitori e, cosa ancora più sorprendente, non hanno trovato ostacoli da parte dei genitori. Nel mio paese d’origine i gay sono del tutto invisibili e il coming out in famiglia è una assoluta rarità. In queste cose il Nord è effettivamente ad un altro livello. Qui essere gay per moltissimi ragazzi non è un problema. Vivendo al Sud non mi ero affatto reso conto di quanto la situazione dei gay fosse diversa da zona a zona dell’Italia e non immaginavo neppure che ci potessero essere situazioni così favorevoli per i gay. Qui i locali gay sono pochissimi, cosa che non immaginavo, non c’è una sottocultura gay separata, però tra le persone anziane c’è ancora la tendenza apparente a ghettizzare i gay come gruppo, dico apparente perché i discorsi strani li fanno solo in rare occasioni, quando si sentono più o meno costretti a farli, cioè quando c’è un’aspettativa sociale in quel senso, ma anche i nonni che fanno i discorsi di maggior chiusura rispetto ai gay, alle fine hanno un nipote gay e lo trattano benissimo, ma in pubblico la recita un po’ omofobica è difficile evitarla. Tra i ragazzi del mio gruppo (gli undici ragazzi gay del mio corso) non ne ho trovato nemmeno uno oggettivamente preoccupato o angosciato del fatto di essere gay, ma per la verità non ne ho trovato nemmeno uno gasato dal fatto di essere gay, sono tutti ragazzi assolutamente tranquilli e la vivono in modo naturalissimo. Uno di questi ragazzi, quando ancora non sapevo che era gay, mi aveva mandato una mail che penso sia molto interessante. Te la riporto integralmente col suo permesso:

Ciao A.,
stamani mi ha fatto veramente piacere parlare con te, ci avrei giurato che eri un ragazzo intelligente, oltre che un fenomeno nello studio. Si dice tanto delle università del sud ma, a vedere te, non devono essere niente male, tu hai un’importazione molto teorica e scientifica, noi siamo molto più ingegneri maneggioni, tu tendi a spaccare il capello e a costruire modelli matematici precisi, noi linearizziamo tutto, e al massimo facciamo delle prove di laboratorio. Io, Andrea (detto il Ministro) e Marco (detto 1 Secco) abbiamo cominciato a studiare insieme e ci troviamo molto bene. Se la cosa per te va bene si potrebbe anche studiare in quattro invece che in tre, loro sono d’accordo. Noi siamo tutti e tre gay, ma non abbiamo pregiudizi verso gli etero intelligenti.
Fammi sapere.
Fabio (Genio Mancato)

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EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5677

LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE TRA 800 E 900

Con la pubblicazione della traduzione della  seconda appendice del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, dedicata alle amicizie scolastiche delle ragazze, il lavoro di traduzione del trattato di Ellis è terminato e l’intera opera è quindi scaricabile, senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla home del forum di Progetto Gay:

(http://progettogayforum.altervista.org/).

Il saggio che potete leggere qui di seguito riguarda le amicizie scolastiche tra ragazze, ma molte atmosfere, con le dovute differenze, sono strettamente affini a quelle che si creano nelle amicizie amorose nate in ambiente scolastico tra due ragazzi gay, anche se le amicizie amorose maschili sono molto più sessualizzate. Nel caso dei ragazzi, poi, le amicizie amorose non sono fenomeni transitori ma sono vere manifestazioni di omosessualità.

APPENDICE B

LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE

I

Un’amicizia scolastica è definita dalle ragazze italiane “fiamma” (flamma). Questo termine, come spiegato da Obici e Marchesini, indica, nel linguaggio proprio della scuola, sia la persona amata che l’amicizia in astratto; ma è un’amicizia che ha la caratteristica della passione, per come è intesa e compresa in questo ambiente. In ogni collegio la “fiamma” è considerata come una istituzione necessaria. Il rapporto è di solito di carattere marcatamente platonico, e generalmente esiste tra una convittrice da una parte e un’allieva esterna dall’altra. Però, nonostante la sua natura apparentemente non sessuale, tutte le manifestazioni della sessualità del collegio girano intorno ad essa e, nei suoi vari aspetti di diversa intensità, tutte le gradazioni del sentimento sessuale possono essere lì espresse.

Obici e Marchesini hanno svolto le loro indagini soprattutto tra le alunne delle Scuole Normali; l’età delle ragazze è compresa tra i 12 e i 19 o 20 anni. In questi collegi ci sono sia convittrici che alunne esterne; le convittrici sono più infiammabili, ma sono le alunne esterne che forniscono le scintille.

Obici e Marchesini hanno ricevuto molta assistenza nei loro studi da ex allieve che ora sono esse stesse insegnanti. Una di queste, un’alunna esterna che non era mai stata né oggetto né protagonista di una di queste passioni, ma aveva avuto ampia opportunità di fare osservazioni personali, scrive quanto segue: “La ‘fiamma’ procede esattamente come un rapporto d’amore, spesso accade che una delle ragazze presenti caratteristiche simili all’uomo, sia nel tipo fisico che nell’energia e nella risolutezza del carattere, l’altra si lascia amare, agendo con tutta l’ostinazione, e si potrebbe quasi dire la timidezza, che una ragazza usa con il suo amante. L’inizio di queste relazioni è molto diverso dai soliti inizi delle amicizie. Non è attraverso lo stare sempre insieme, il parlare e lo studiare insieme, che due ragazze diventano ‘fiamme’. No, in genere non si conoscono nemmeno, una vede l’altra sulle scale, nel giardino, nei corridoi, e l’emozione che sorge è quasi sempre suscitata dalla bellezza e dalla grazia fisica Poi quella che è stata colpita per prima inizia un corteggiamento regolare: frequenti passeggiate nel giardino, quando è probabile che l’altra sia alla finestra della sua aula, soste sulle scale per vederla passare; in breve, una adorazione muta fatta di sguardi e sospiri. Più tardi arrivano i regali di splendidi fiori, e piccoli messaggi trasmessi da compagne compiacenti. Infine, se la ‘fiamma’ mostra segni di apprezzare tutte queste prove di affetto, arriva la lettera di dichiarazione. Le lettere di dichiarazione sono lunghe e ardenti, a tal livello che uguagliano o superano le vere dichiarazioni d’amore. La corteggiata accetta quasi sempre, a volte con entusiasmo, più spesso con molte obiezioni e dubbi per quanto riguarda l’affetto dichiarato. È solo dopo molte preghiere che la corteggiata cede e comincia il rapporto.”

Un’altra collaboratrice, che ha lei stessa sempre suscitato numerose “fiamme”, fornisce una descrizione molto simile, insieme ad altri particolari. Si esprime così: “Si può dire che il 60 per cento delle ragazze in un collegio hanno rapporti di ‘fiamma’, e che del restante 40 solo la metà rifiuta per repulsione deliberata verso tali rapporti affettivi, l’altro 20 per cento è escluso o perché si tratta di ragazze non sufficientemente gradevoli nell’aspetto o perché il loro carattere non ispira simpatia.” E, per quanto riguarda il metodo usato per iniziare il rapporto, scrive: “A volte le ‘fiamme’ nascono ancora prima che le due future amiche si siano viste, solo perché una di loro è considerata bella, simpatica, carina o elegante. L’eleganza esercita un immenso fascino, soprattutto sulle convittrici, che sono vincolate ad abitudini monotone e semplici. Non appena una convittrice sente di un’alunna esterna che è affascinante ed elegante, comincia a provare una vivace simpatia verso di lei, e arriva rapidamente l’ansia di vederla. La mattina, sospirata a lungo, arriva. L’amata, inconsapevole del tumulto delle passioni che ha suscitato, va a scuola, senza sapere che il suo camminare, i suoi movimenti, i suoi vestiti sono osservati dalle scale o dal corridoio del dormitorio … . Per le convittrici questi eventi costituiscono una parte importante della vita del collegio, e spesso assumono, per un po’, l’aspetto di una tragedia, che, fortunatamente, si può gradualmente risolvere in una commedia o in una farsa.

Molte lettere sono scritte nel corso di queste relazioni; Obici e Marchesini hanno potuto leggere oltre 300 di queste lettere che erano state conservate con cura dalle destinatarie e che, anzi, hanno formato il materiale principale per il loro studio. Queste lettere mostrano chiaramente che la ‘fiamma’, la maggior parte delle volte, nasce da una simpatia fisica, un’ammirazione della bellezza e dell’eleganza. Le lettere scritte in questo rapporto di ‘fiamma’ sono piene di passione; sembrano essere spesso scritte durante periodi di eccitazione fisica e di eretismo psichico, e possono essere considerate, come Obici e Marchesini fanno notare, una forma di onanismo intellettuale, di cui le autrici in seguito provano rimorso e vergogna come di un atto fisico disonorevole. In riferimento alla segreta connessione di questi sentimenti con l’impulso sessuale, una signora collaboratrice scrive: “Posso dire che una ragazza che è innamorata di un uomo non prova mai le emozioni della ‘fiamma’ per una compagna.”

Obici e Marchesini riassumono così i caratteri differenziali che distinguono le ‘fiamme’ dalle amicizie comuni: “(1) la frequenza straordinaria con la quale, anche per mezzo di sotterfugi, le amanti si scambio lettere, (2) l’ansia di vedere e parlare con l’altra, di stringerle la mano, di abbracciarla e baciarla; (3) le lunghe conversazioni e le lunghissime fantasticherie; (4) la gelosia persistente, con le sue molteplici arti e gli abituali risultati; (5) l’esaltazione delle qualità dell’amata; (6) l’abitudine di scrivere ovunque il nome dell’amata, (7) l’assenza di invidia per le qualità della persona amata; (8) l’abnegazione dell’amante nel superare tutti gli ostacoli alle manifestazioni del suo amore; (9) la vanità con cui alcune rispondono alle dichiarazioni di ‘fiamma’; (10) la coscienza di fare una cosa proibita; (11) il piacere della conquista, di cui si conservano i trofei (lettere, ecc.)”

La differenza tra una ‘fiamma’ e un’amicizia è ben marcata nell’esclusività assoluta della prima, donde deriva la possibilità della gelosia. Allo stesso tempo l’amicizia e l’amore sono qui cose tessute insieme. Le lettere sono caste (poche eccezioni tra tante lettere non invalidano questa regola generale), e la purezza della relazione di ‘fiamma’ è dimostrata anche dal fatto che essa è di solito tra una convittrice e un’alunna esterna, tra ragazze di diverse classi e di diverse stanze, e raramente tra coloro che vivono in stretta vicinanza reciproca. “Certamente”, scrive una delle signore collaboratrici, “le prime manifestazioni dei sensi si sviluppano nelle ragazze con l’eccitazione fisica pura e semplice, ma (in ogni caso, io vorrei crederle) la maggior parte delle ragazze in collegio trovano soddisfazione sufficiente nell’essere quanto più vicine possibile alla persona amata (di qualsiasi sesso), nella reciproca ammirazione e nel baciarsi, o, molto spesso, nella conversazione che non è affatto morale, anche se di solito è molto metaforica. Lo scopo di tale conversazione è di scoprire i più importanti misteri della natura umana, la causa e la finalità delle cose; si tratta di necessità naturali, che la ragazza sente e che intuisce, ma ancora non sa nulla di preciso. Tali conversazioni sono all’ordine del giorno nelle scuole e nei collegi e in particolare riguardano la procreazione, il mistero più difficile di tutti. Anche se queste conversazioni sono un mucchio di sciocchezze.” Questa signora aveva avuto notizia di un solo rapporto decisamente omosessuale durante tutta la sua vita in collegio; la coppia in questione era poco gradita e non aveva altre ‘fiamme’. Le principali manifestazioni sessuali generali, questa signora conclude, che aveva notato tra le sue compagne erano il pensare costantemente ai misteri sessuali e la necessità di parlare continuamente di quei misteri.

Un’altra signora collaboratrice, aveva vissuto in una Scuola Normale e aveva avuto esperienze un po’ più ampie. Entrò all’età di 14 anni e sperimentò la solita solitudine e l’infelicità tipica della nuova allieva. Un giorno, mentre lei era in piedi pensosa e da sola in un angolo della stanza, una compagna – una che al suo arrivo era stata incaricata di mostrarle il collegio – corse verso di lei, “abbracciandomi, chiudendo la mia bocca con un bacio, e accarezzando dolcemente i miei capelli. La guardai con stupore, ma provai una deliziosa sensazione di conforto. Qui cominciò l’idillio! Ero sottoposta ad una furiosa tempesta di baci e carezze che mi stupiva molto e mi spinse a chiedermi il motivo di tale nuovo e imprevisto affetto. Ingenuamente ne chiesti la ragione, e la risposta fu: “ti amo, mi hai colpito appena ti ho visto, perché sei così bella e così bianca, e perché mi sento felice e calma quando posso passare le mani tra i tuoi capelli e baciare il tuo volto bianco e rotondetto. Ho bisogno di un’anima e di un corpo.” Questo mi sembrava il linguaggio di una persona superiore, perché non potevo cogliere tutta la sua importanza. Quando lei mi abbracciò per la prima volta, la guardai con stupore e non potevo per il momento rispondere a quella nuova furia di carezze e baci. Ho sentito che non erano come i baci di mia mamma, di mio papà, di mio fratello, e di altre compagne, quei baci mi davano sensazioni sconosciute; il contatto di quelle labbra umide e carnose mi disturbava. Poi vennero lo scambio di lettere e i diritti e i doveri abituali delle ‘fiamme’. Quando ci incontravamo in presenza di altri, dovevamo solo salutarci reciprocamente in modo semplice, perché le ‘fiamme’ erano severamente proibite. Io obbedivo, perché lei mi piaceva, ma anche perché avevo paura della sua gelosia, simile a quella di Otello. Mi avrebbe soffocata e addirittura morsicata, quando giocavo, con gioia e sconsideratamente, con le altre, e guai a me se non la chiamavo quando mi stavo pettinando. Le piaceva vedermi con i capelli sciolti e avrebbe poggiato la testa sulla mia spalla, soprattutto se ero parzialmente spogliata. Lasciai che facesse come le piaceva, e lei mi rimproverava severamente, perché non ero mai la prima nel desiderarla, nel correre per incontrarla e nel baciarla. Ma allo stesso tempo il pensiero di perderla, il pensiero che forse un giorno avrebbe dispensato le sue carezze ad altre, segretamente feriva il mio cuore. Ma non le parlai mai di questa cosa! Un giorno, però, mentre con la direttrice del collegio stavamo guardando un bel paesaggio, fui improvvisamente sopraffatta dalla tristezza e scoppiai a piangere, la direttrice chiese quale fosse il problema, e gettandomi tra le sue braccia singhiozzai: “Io la amo, e morirò se lei smetterà amarmi.” Lei sorrise, e quel sorriso mi entrò nel cuore. Capii in una sola volta quanto fossi sciocca e su che strada sbagliata fosse la mia compagna. Da quel giorno non riuscii più a sopportare la mia ‘fiamma’. La separazione fu assoluta, io con coraggio sopportai morsi e insulti, persino graffi sul mio viso, seguiti da lunghe lamentele e completa prostrazione. Pensai che sarebbe stato ingeneroso accusarla, e inventai un pretesto per farmi cambiare il numero del letto. Questo perché si sarebbe vestita con calma e avrebbe passato ore vicino al mio letto, appoggiando la testa sul cuscino. Diceva che voleva sentire il profumo della mia salute e della mia freschezza. Questo continuo desiderio turbolento ormai mi aveva nauseato, e desideravo evitarlo del tutto. Più tardi ho saputo che lei aveva instaurato un rapporto che non era stato benedetto da nessun rito sacro.”

Nonostante il carattere platonico delle corrispondenze, Obici e Marchesini osservano che c’è davvero un substrato di sessualità emotiva al di sotto di questi rapporti, ed è proprio questo substrato che trova la sua espressione nelle conversazioni indecorose cui abbiamo fatto riferimento. La ‘fiamma’ è una finzione amorosa, un gioco d’amore sessuale. Questa caratteristica viene fuori nei nomi spesso romantici, di uomini e donne, inventati per firmare le lettere.

Ma l’elemento di impressionabilità sessuale può essere rintracciato anche nelle lettere stesse. “Venerdì siamo andate ad una funzione a San B.”, scrive una ragazza che è stata in un istituto diretto da suore, “ma purtroppo ho visto M. L. alla finestra quando ho pensato che fosse in A. e sono stata nervosa per tutto il tempo. Immagina che quella cara donna era alla finestra con le braccia nude, e, come mi sembrava, solo in camicia.” Non c’è dubbio che una simile impressione potrebbe anche essere stata fatta su una ragazza che vive in famiglia. Ma è certo che la coloritura fantastica tende ad essere più vivace nelle ragazze che vivono in collegio e sono tagliate fuori da quelle osservazioni varie e innocenti che rendono le ragazze che vivono fuori dal collegio più libere e senza pregiudizi. Su un ragazzo che è libero di vedere tutte le donne che vuole, il volto di una donna non può fare un’impressione come quella che fa su un ragazzo che vive in un collegio e che rischia di essere, per così dire, elettrizzato se vede un oggetto appartenente a una donna, soprattutto se lo vede di nascosto o durante una fase di eccitazione erotica. Un tale oggetto risveglia tutta una serie di fantasie provocanti, fantasie che non avrebbe potuto risvegliare in un ragazzo che, dal suo ambiente, fosse già armato contro eventuali tendenze al feticismo erotico. L’attrazione esercitata dalle cose che vediamo di rado, e sulle quali la fantasia gioca assiduamente, l’attrazione del frutto proibito, produce tendenze e abitudini che difficilmente potrebbero svilupparsi in condizioni di libertà. La curiosità è acuta, ed è aumentata dagli ostacoli che si frappongono alla sua soddisfazione. L’attrazione di ‘fiamma’ è l’inizio di un feticismo morboso. Un sentimento che in altre condizioni non sarebbe mai andato oltre l’amicizia ordinaria può diventare così una ‘fiamma’, e persino una ‘fiamma’ di carattere marcatamente sessuale. Sotto queste influenze ragazzi e ragazze provano i sentimenti più puri e più semplici in modo iperestesico. Le ragazze qui studiate hanno perso una concezione esatta delle semplici manifestazioni dell’amicizia, e pensano di dare prova di squisita sensibilità e di vera amicizia amando una compagna alla follia; l’amicizia in loro è diventata una passione. Che questo intenso desiderio di amare una compagna con passione è il risultato degli ambienti universitari può essere visto dal seguente estratto da una lettera: “Sai, cara, molto meglio di me quanto acutamente le ragazze che vivono lontano dalle loro case, e lontane da tutti coloro che sono più cari a loro sulla terra, sentono il bisogno di amare e di essere amate. Puoi capire quanto sia duro essere costrette a vivere senza che nessuno che ti circondi di affetto;” e l’autrice continua col dire come tutto il suo amore si rivolge alla sua corrispondente.

Mentre vi è un elemento sessuale indiscutibile nel rapporto di ‘fiamma’, questo non può essere considerato come espressione assoluta di vera perversione congenita dell’istinto sessuale. La frequenza dei fenomeni, come pure il fatto che, uscendo collegio per entrare nella vita sociale, la ragazza di solito smette di provare queste emozioni, bastano a dimostrare l’assenza di anomalie congenite. La stima della frequenza delle ‘fiamma’ nelle Scuole Normali, data a Obici e Marchesini da diverse signore collaboratrici, era di circa il 60 per cento, e non vi è alcun motivo di supporre che le insegnanti indichino un più ampio contingente di individui perversi rispetto alle altre donne. La radice è organica, ma le manifestazioni sono ideali e platoniche e in contrasto con alcune altre manifestazioni presenti nella vita di collegio. Nessuna inchiesta è stata fatta sui dettagli delle manifestazioni sessuali solitarie nei collegi, il fatto che esse esistono in misura maggiore o minore è sufficientemente riconosciuto. Le conversazioni alle quali abbiamo fatto riferimento fanno capire la portata delle eccitazioni della sessualità che esistono in queste alunne interne dei collegi, la cui energia è moltiplicata attraverso la comunicazione. Questo discorso, ha scritto una collaboratrice, era all’ordine del giorno, e si svolgeva soprattutto nel momento in cui anche scrivere lettere era ancora più facile. Può ben essere che l’eccitazione sensuale, trasformata in sentimento etereo, serva ad aumentare l’intensità delle ‘fiamma’.

In sintesi, Obici e Marchesini concludono, la fiamma può essere considerata come una sintesi provvisoria. Troviamo qui, insieme, l’elemento fisiologico della sessualità incipiente, l’elemento psichico della tenerezza naturale per questa età e per questo sesso, l’elemento dell’occasione offerto dall’ambiente, e l’elemento sociale con il suo altruismo nascente.

II

Che i fenomeni descritti nei minimi dettagli da Obici e Marchesini siano molto simili ai fenomeni che esistono nelle scuole femminili inglesi è indicato dalla seguente comunicazione, della quale ringrazio una signora che ha familiarità con un collegio femminile inglese di tipo molto moderno:-

“Dalla ricerca effettuata in vari quartieri e attraverso l’osservazione personale e l’esperienza sono giunta alla conclusione che i legami romantici ed emotivi formati da ragazze con le loro amiche e compagne, legami che al momento hanno una grande presa sulle loro menti, sono di gran lunga più comuni di quanto generalmente si suppone tra le ragazze inglesi, soprattutto a scuola o all’università, o dovunque un certo numero di ragazze o giovani donne vivono insieme in un unico istituto, e sono molto isolate.

“Per quanto sono stata in grado di scoprire, questi legami – che hanno i loro nomi locali, ad esempio, ‘raves’ [impazzimenti], ‘spoons’ [amoreggiamenti] ecc. – sono relativamente rari nelle scuole private più piccole, e totalmente assenti tra le ragazze della classe più povera che frequentano scuole comunali o di stato, forse perché si mescolano più liberamente con il sesso opposto.

“Posso dire per esperienza personale che in uno dei più grandi e migliori collegi inglesi, dove ho trascorso alcuni anni, il ‘rave’ è particolarmente comune a dispetto degli accorgimenti che potevano essere considerati capaci di eliminare i sentimenti più malsani. Gli accorgimenti sono molto simili a quelli dei grandi collegi maschili. Ci sono numerose case-collegio, che hanno, in media, da quaranta a cinquanta studentesse. Ogni casa è sotto la gestione di una direttrice ben istruita, assistita da governanti della casa (nettamente distinte dalle insegnanti del collegio). Ogni casa ha un ampio giardino con campi da tennis, ecc.; e il cricket, l’hockey e altri giochi sono molto praticati, i giochi non solo sono molto incoraggiati ma assai apprezzati. Ogni ragazza ha una cabina separata o una camera da letto, e a nessuna ragazza giovane (sotto i 17 anni di età) è permesso di entrare nella cabina o nella camera da letto di un’altra senza chiedere il permesso, o di andare alle camere da letto durante il giorno. In realtà, tutto è fatto per scoraggiare eventuali sentimenti morbosi. Ma comunque, per quanto so dalla mia esperienza, le amicizie lì sembrano più violente e più emotive che nella maggior parte dei luoghi, e gli argomenti sessuali costituiscono uno dei principali temi di conversazione.

“In tali grandi scuole e collegi questi ‘rave’ non solo sono numerosi, ma sembrano essere continui tra le ragazze di tutte le età, dai 13 anni in su. Le ragazze al di sotto di quell’età possono essere appassionate di qualche altra studentessa o insegnante, ma in un modo del tutto diverso. Questi ‘rave’ non sono semplici amicizie nel senso ordinario del termine, né sono incompatibili con le amicizie comuni. Una ragazza con un ‘rave’ ha spesso diverse amiche intime, per le quali l’affetto si fa sentire senza le sensazioni emotive e la piacevole eccitazione che caratterizzano il ‘rave’.

“Da quello che è stato detto dalle ragazze che hanno sperimentato questi ‘rave’ e dopo sono state innamorate di uomini, le emozioni suscitate in entrambi i casi erano simili, anche se nel caso del ‘rave’, all’epoca, questo fatto non era riconosciuto. Ciò sembra indicare una base sessuale, ma, d’altro canto, vi sono molti casi in cui la sensazione sembra essere più spirituale, una sorta di elevazione di tutta l’anima con un intenso desiderio di condurre una vita molto buona – una sensazione di riverenza più che altro per la persona amata, senza nessun desiderio di diventare troppo intime e nessun desiderio di contatto fisico.

“I ‘rave’, di regola, iniziano improvvisamente. Essi possono essere reciproci o del tutto unilaterali. Nel caso di studentesse il ‘rave’ reciproco si trova di solito tra due compagne, oppure le ragazze possono avere un ‘rave’ per una delle loro insegnanti o per qualche conoscente adulta, che non entra necessariamente nella vita della scuola. In questo caso ci può essere o meno un sentimento di affetto per la ragazza da parte della sua ‘rave’, anche se tutte le sensazioni emotive saranno inferiori.

“Di tanto in tanto una studentessa grande avrà un ‘rave’ per una ragazzina, ma questi casi sono rari e non molto attivi nei loro sintomi, perché le ragazze oltre i 18 anni hanno meno ‘rave’ e generalmente li condannano.

“Nella grande scuola già citata, di cui ho conoscenza personale, il ‘rave’ era una cosa molto generale, e quasi nessuna ragazza ne era indenne. Ogni nuova studentessa sarebbe presto caduta vittima di quella moda, cosa che sembra indicare che il fatto è contagioso. A volte ci potrebbe essere una pausa nel ‘rave’ generalizzato, che potrebbe riapparire, però, dopo un certo intervallo di tempo, in una forma più o meno epidemica. A volte quasi tutti i ‘rave’ erano provati dalle studentesse per le loro insegnanti; altre volte il ‘rave’ era più evidente tra le ragazze stesse.

“A volte un’insegnante era oggetto di ‘rave’ da parte di diverse ragazze. In molti casi, le ragazze che vivevano il ‘rave’ per un’insegnante avevano una grande amicizia con una delle loro compagne – parlavano tra loro costantemente dei rispettivi ‘rave’, descrivendo i loro sentimenti e, in generale, sfogandosi reciprocamente, a volte indulgendo in manifestazioni attive di affetto che non potevano mostrare all’insegnante stessa, e, in alcuni casi, non avrebbero desiderato farlo nemmeno se avessero potuto.

“Per quanto sono stata in grado di giudicare, non vi è necessariamente una qualche attrazione per le caratteristiche fisiche, come la bellezza, l’eleganza, ecc.; le due partecipanti sono probabilmente entrambe di carattere forte oppure un carattere debole prova un ‘rave’ per uno più forte, ma raramente vice versa.

“Ho spesso notato che la stessa persona può essere oggetto di ‘rave’ in tempi diversi da parte di diverse persone di diverso carattere e di tutte le età. Per esempio, fino a 30 anni di età. È  difficile dire perché alcune persone più di altre dovrebbero ispirare questa sensazione. Spesso sono persone riservate, senza alcuna particolare attrattiva fisica, e spesso disprezzano il ‘raving’ e le amicizie emotive, e non le incoraggiano. Che la maggior parte dei ‘rave’ ha una base sessuale può essere vero, ma sono sicura che nella maggior parte dei casi in cui sono implicate ragazze giovani, questo quanto meno è un fatto non avvertito, e non si indulge ad alcuna impurità né la si desidera. La maggior parte delle ragazze sono completamente all’oscuro di tutte le questioni sessuali, e non ne capiscono assolutamente nulla. Ma loro se ne meravigliano e ne parlano in continuazione, soprattutto quando hanno un ‘rave’, il che sembra indicare un certo legame sottile tra le due cose. È in gran parte da deplorare che esista una simile ignoranza. L’argomento, se è pensato una volta, è sempre ripensato e sempre se ne parla, e alla lunga si ottengono informazioni in genere in maniera deplorevole. Per esperienza personale conosco i pessimi risultati che questa ignoranza e la ricerca costante di scoprire ogni cosa ha sulla mente e sui corpi delle studentesse. Se i genitori spiegassero accuratamente ai bambini le leggi naturali e semplici della creazione, molto male sarebbe impedito, e la conversazione non girerebbe sempre su questioni sessuali. La Bibbia è spesso consultata per la scoperta dei misteri nascosti.

“I ‘rave’ sulle insegnanti sono di gran lunga più comuni rispetto a quelli tra due ragazze. In questo caso la ragazza non fa mistero del suo attaccamento, ne parla costantemente, descrive i suoi sentimenti a chiunque si prenda cura di ascoltare e scrive lunghe lettere ai suoi amici sullo stesso argomento. Nel caso di due ragazze è più probabile che ci sia un elemento sessuale, e si prova grande piacere nello stretto contatto reciproco, nei baci e negli abbracci frequenti. Quando due ragazze unite in un ‘rave’ si separano, si scrivono lunghe lettere, spesso quotidianamente, sono lettere piene di espressioni affettuose d’amore, ecc., ma c’è anche un frequente riferimento alla felicità e alla voglia di agire bene, cose che il loro amore ha ispirato loro, mentre spesso sembrano essere generati sentimenti profondamente religiosi e si fanno molti buoni propositi. Le varie sensazioni emotive sono descritte dall’una all’altra nei minimi dettagli.

“La durata del ‘rave’ varia. Ho visto che durano anche tre o quattro anni, o il più delle volte solo pochi mesi. Occasionalmente, quello che era iniziato come un ‘rave’ potrà trasformarsi, in una sensibile e salda amicizia. Immagino che ci sia raramente qualche forma di inversione vera e propria, e col crescere i ‘rave’ in generale cessano. Che le ragazze unite da un ‘rave’ si sentano e agiscano come una coppia di amanti non c’è dubbio, e la maggior parte delle persone considera queste amicizie romantiche per il proprio sesso come dovute, in gran parte, nel caso delle ragazze nelle scuole, all’essere private della compagnia del sesso opposto. Questo può essere vero in alcuni casi, ma personalmente penso che la questione sia aperta alla discussione. Queste amicizie si trovano spesso tra le ragazze che hanno lasciato la scuola e hanno ogni libertà e anche tra le ragazze che hanno avuto numerosi flirt con il sesso opposto, che non possono essere accusate di inversione, e che hanno tutte le caratteristiche femminili e domestiche.

“A chiarimento di questi punti posso presentare il caso seguente: A. e B. erano due ragazze dello stesso collegio. Appartenevano a diverse cricche, o gruppi; occupavano diverse camere da letto, non si erano mai incontrate nel loro lavoro scolastico e si conoscevano solo per nome. Un giorno per caso capitò che fossero sedute l’una accanto all’altra per un pasto. Entrambe avevano già avuto dei ‘rave’, A. verso un attore che aveva visto di recente, B. verso una donna sposata, a casa sua. Capitò che la conversazione vertesse sui ‘rave’ e provarono improvvisamente un’attrazione reciproca. Da quel momento un nuovo interesse entrò nella loro vita. Vivevano una per l’altra. A quel tempo A. aveva 14 anni, B. un anno di più. Entrambe erano un po’ precoci per la loro età, erano pratiche, di molto buon senso, molto appassionate di giochi, interessate alle loro lezioni e molto indipendenti, ma allo stesso tempo avevano spiccate caratteristiche femminili ed erano popolari presso il sesso opposto. Dopo il primo sentimento di interesse ci fu un’eccitazione sottile e il desiderio di incontrarsi di nuovo. Tutti i loro pensieri erano concentrati su questo fatto. Ogni giorno combinavano quanti più incontri privati possibile. Si incontravano nei luoghi di passaggio per dirsi buona notte con molti abbracci. Per quanto possibile nascondevano i loro sentimenti al resto del loro mondo. Diventarono inseparabili, e tra loro nacque un affetto molto duraturo e reale, ma alquanto emotivo, in cui l’elemento sessuale era sicuramente rappresentato. Anche se allora erano entrambe abbastanza ignoranti di questioni sessuali, cedevano comunque ai loro istinti sessuali in una certa misura. Si sentivano sovraccariche di sentimenti ed emozioni fino ad allora mai provati, l’istinto le spingeva a lasciare che questi sentimenti avessero un ruolo, ma istintivamente avevano anche la sensazione che lasciare andare così le cose fosse sbagliato. Cercavano di capire e di spiegare questo sentimento. Quando si separavano per un certo periodo di tempo si sentivano molto tristi e si scrivevano lettere di pagine ogni giorno, tirando fuori per iscritto i loro sentimenti reciproci. In questo momento di attiva attrazione entrambe divennero profondamente religiose per un certo tempo. La parte attiva dell’affetto continuò per tre o quattro anni, e ora, dopo un intervallo di dieci anni, sono entrambe estremamente appassionate l’una dell’altra, anche se le loro strade nella vita sono diverse e ognuna, dopo di allora, ha avuto l’esperienza dell’amore per un uomo. Entrambe guardano indietro all’elemento sessuale nella loro amicizia con un certo interesse. Si può notare per inciso che A. e B. sono entrambe le ragazze attraenti per gli uomini e le donne, e B. in particolare sembra aver sempre suscitato sentimenti di ‘rave’ nel suo sesso, senza il minimo incoraggiamento da parte sua. La durata di questo ‘rave’ fu  eccezionalmente lunga, la maggior parte durano solo pochi mesi, mentre alcune ragazze hanno un ‘rave’ dopo l’altro o due o tre insieme.

“Posso citare un altro caso, in cui io credo che se c’era una base sessuale, questa non era riconosciuta dalle parti interessate o dai loro amici Due ragazze di più di 20 anni di età, passavano in un corridoio. Scambiarono poche parole: l’inizio di un’amicizia molto calda e veloce. Dicevano che non era un ‘rave’. Erano assolutamente devote l’una all’altra, ma da quello che so di loro e da quello che da allora mi hanno detto, i loro sentimenti erano piuttosto liberi da qualsiasi desiderio sessuale, anche se il loro amore reciproco era grande. Quando si speravano si scambiavano lettere ogni giorno, ma cercavano sempre di spingersi vicendevolmente a tutte le virtù, e per quanto ho potuto capire non hanno mai dato spazio a sentimenti che non ritenessero un bene per le loro anime.

“Si scambiano lettere e regali, si scambiano promesse di amore eterno, litigano in per il solo piacere di riconciliarsi, e la gelosia si manifesta facilmente. Anche se i ‘rave’ si trovano soprattutto tra le ragazze della scuola, non si limitano affatto a loro, ma sono comuni in tutte le comunità di donne di ogni età, per esempio, di meno di 30 anni, e non sono sconosciuti tra le donne sposate, quando non vi è alcuna inversione. In queste oasi di solito non c’è, ovviamente, nessuna ignoranza delle questioni sessuali.

“Non sono in grado di dire se vi sia o meno un qualche danno diretto in queste amicizie. Nel caso delle ragazze della scuola, se non si generano troppe emozioni e se non si indulge in sensazioni sessuali, penso che possano fare più bene che male. Più tardi nella vita, quando i desideri e i sentimenti individuali sono al loro massimo, la cosa è più dubbia.”

III

Che i fenomeni che si trovano nei collegi femminili americani sono esattamente simili a quelli che si riscontrano in Italia e in Inghilterra è mostrato, tra le altre prove, da alcune comunicazioni inviate al sig. E. G. Lancaster, della Clark University, Worcester, Mass., pochi anni fa.

Il sig. E. G. Lancaster ha inviato ad oltre 800 insegnanti e agli studenti più grandi un questionario che trattava di vari punti collegati con l’adolescenza, e ha ricevuto da 91 persone risposte che contengono informazioni rilevanti per il tema che stiamo trattando.[1] Tra queste 91 persone, 28 maschi e 41 femmine erano state innamorate prima dei 25 anni, mentre 11 persone di ciascun sesso non avevano avuto esperienze d’amore, questo indica, dal momento che le femmine erano in maggioranza, che l’assenza di esperienza d’amore è più comune tra gli uomini che tra le donne. Queste risposte venivano da giovani tra i 16 e i 25 anni di età. Due maschi e 7 femmine hanno amato personaggi immaginari, mentre 3 maschi e non meno di 46 femmine parlano di amore appassionato per lo stesso sesso. L’amore dello stesso sesso, osserva Lancaster, anche se non generalmente riconosciuto, è molto comune; non è semplice amicizia; l’amore è forte, vero, e appassionato. Si può osservare che questi 49 casi sono stati segnalati, senza una richiesta specifica, dal momento che non vi era alcun riferimento all’amore omosessuale nel questionario. Molte delle risposte al programma sono così belle, osserva Lancaster, che se potessero essere stampate integralmente, non sarebbe necessario alcun commento. Egli cita alcune delle risposte. Così scrive una donna di 33 anni: “A 14 anni ho avuto il mio primo caso di amore, ma era con una ragazza. Era un amore insano, intenso, ma aveva la stessa qualità e produceva le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a 18 anni. In nessuno dei due casi l’oggetto è stato idealizzato. Ero perfettamente a conoscenza dei loro difetti, tuttavia, tutto il mio essere era perso, immerso nella loro esistenza. La prima storia è durata due anni, la seconda sette anni. Nessun amore da allora è stato così intenso, ma ora queste persone, anche se sono vive, non sono per me che veri estranei.” Un’altra donna di 35 anni scrive:. “Le ragazze di età compresa tra 14 e 18 anni nei collegi o nelle scuole femminili, si innamorano spesso dello stesso sesso Questa non è amicizia. La persona amata è più grande, più matura, più affascinante e bella. Quando ero una matricola all’università sapevo di almeno una trentina di ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Alcune la cercavano perché era di moda, ma sapevo che il mio omaggio e quello di molte altre, era sincero e appassionato. L’amavo perché lei era brillante e del tutto indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se al momento pensavamo che lo fosse. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, era stata male per due settimane. Al suo ritorno, stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu troppo grande e svenne. Quando arrivai all’ultimo anno fui io la destinataria di sguardi languidi, versi originali, rose, e appassionate lettere scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.” Nessuna confessione simile si registra da parte degli uomini.

IV

In Sud America fenomeni corrispondenti sono stati trovati nelle scuole e nelle università della stessa classe. Lì sono stati particolarmente studiati da Mercante nelle Scuole Superiori conventuali di Buenos Aires, dove gli studenti sono ragazze di età compresa tra 10 e 22 anni.[2] Mercante ha trovato che l’omosessualità qui non è chiaramente definita o esplicita e normalmente si combina con una predisposizione al romanticismo e al misticismo. È di solito di tipo passivo, ma in questa forma è così diffusa da costituire una sorta di epidemia. È risultata più evidente nelle istituzioni in cui si è data la massima attenzione all’istruzione religiosa.

Le ricreazioni della scuola in questione erano tranquille e snervanti; le attività sportive o chiassose erano proibite al fine di coltivare le buone maniere. Nelle stanze per il gioco, le ragazze osservavano strettamente l’etichetta, e la disciplina era rispettata indipendentemente dalla supervisione da parte delle insegnanti. Mercante non riusciva a credere, comunque, che il decoro fosse più che esterno.

Più tardi, quando le ragazze si separavano, le si trovava in coppie o in piccoli gruppi, negli angoli, sulle panchine, accanto alle colonne, a braccetto o che si tenevano per mano. Si potrebbero fare ipotesi sui loro discorsi. “La loro conversazione e le loro confidenze sono giunte fino a me indirettamente. Erano innamorate che parlavano delle loro storie. Nonostante il carattere spirituale e femminile di queste unioni, un elemento era attivo, l’altro passivo, confermando in tal modo gli autori che trattano di questa materia, Garnier, Régis , Lombroso, Bonfigli.”

Mercante ha trovato che i punti di vista dei due membri di ogni coppia erano molto diversi sotto il profilo morale. “Una prende l’iniziativa, comanda, si preoccupa, offre, dà, prende le decisioni, considera il presente, si immagina il futuro, supera le difficoltà, dà incoraggiamento, l’altra è docile, tralascia le controversie, ed esprime il suo affetto con dolci parole e promesse di amore e sottomissione. L’atmosfera, silenziosa e tranquilla, è stata, tuttavia, accusata di essere altresì carica di gelosia, battibecchi, desideri, illusioni, sogni e lamenti.”

L’informatrice di Mercante gli assicurò che praticamente ogni ragazza aveva le sue simpatie, e che c’erano almeno una ventina di storie d’amore ben definite. La ragazza attiva inizia la conquista con un gioco di sguardi, poi diventa più intima, e, infine, fa proposte. Essendo le donne molto adattabili, la neofita, a meno che non sia ribelle, entra nello spirito di tutto questo. Se non è compiacente, deve prepararsi ad un conflitto, perché la preda diventa tanto più desiderabile quanto maggiore è la resistenza che si incontrata.

È stata offerta a Mercante l’opportunità di osservare parte della corrispondenza tra le ragazze. Nonostante la mediocre formazione e le mediocri capacità in altri aspetti, le ragazze parlano e scrivono per quanto riguarda le loro storie d’amore con il lessico e lo stile più ammirevole. Non ci vengono forniti elementi per quanto riguarda i rapporti intimi effettivi tra le ragazze.

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[1] E. G. Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, Luglio, 1897, p. 88.

[2] Victor Mercante, “Fetiquismo y Uranismo feminino en los internados educativos,” Archivos de Psiquiatria y Criminologia, 1905, pp. 22-30; riassunto da D. C. McMurtrie, Urologic Review, Agosto, 1914.

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5491

LE CONCLUSONI DI HAVELOCK ELLIS SULLA OMOSESSUALITA’

Pubblico oggi la mia traduzione dell’ultimo capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Il testo, nell’edizione del 1927, comprende anche due appendici, la prima sull’omosessualità tra i barboni e la seconda sull’omosessualità femminile nei collegi americani a cavallo tra ‘800 e ‘900. Pubblicherò prossimamente la traduzione delle due appendici, che costituiscono interessanti documenti storici, anche se sono sostanzialmente al di fuori del disegno originario del trattato di Ellis.

Il Capitolo dedicato alle conclusioni, che state per leggere, è quanto mai ricco e interessate e per moltissimi aspetti anche moderno, parte dalla prevenzione dell’omosessualità, passa quindi successivamente all’influenza della scuola, alla coeducazione, al trattamento dell’inversione sessuale (castrazione, ipnotismo, terapia associativa, psicoanalisi, igiene fisica e mentale), per affrontare poi il tema del matrimonio e dei figli degli invertiti. La parte finale del capitolo è dedicata all’atteggiamento fortemente negativo della società nei confronti dell’omosessualità, alle origini di quell’atteggiamento e al rapporto tra legge penale e omosessualità. Ellis si chiede alla fine quale dovrebbe essere l’atteggiamento giusto della società verso l’omosessualità. Oggi le sue risposte possono sembrare almeno in parte insoddisfacenti, ma per la sua epoca erano di sconvolgente modernità.

Il testo che state per leggere contiene altresì brani emotivamente toccanti scritti da omosessuali per illustrare la loro situazione e resoconti di fatti, anche tragici, legati ad abitudini private diventate palesi al pubblico.

La lettura del capitolo che segue permetterà al lettore di capire quale e quanta strada si sia percorsa in cento anni e quanta strada resti, purtroppo, ancora da percorrere.

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CONCLUSIONI

Dopo aver completato l’analisi psicologica dell’invertito sessuale, per quanto ho potuto studiarlo, non resta che parlare brevemente dell’atteggiamento della società e della legge. Prima, però, qualche parola per quanto riguarda gli aspetti medici e di igiene dell’inversione. La questione preliminare della prevenzione dell’omosessualità è in una posizione troppo vaga attualmente per essere proficuamente discussa. Per quanto riguarda il vero invertito congenito, la prevenzione non può avere che una piccola influenza; ma una sana igiene sociale dovrebbe rendere difficile l’acquisizione della perversione omosessuale, o di ciò che è stato chiamato pseudo-omosessualità. È la scuola che è naturalmente il teatro principale delle manifestazioni omosessuali immature e temporanee, in parte perché la vita scolastica coincide in gran parte con il periodo in cui l’impulso sessuale tende spesso ad essere indifferenziato, e in parte perché nelle tradizioni delle grandi e antiche scuole una omosessualità artificiale è spesso profondamente radicata.

All’omosessualità nelle scuole inglesi ho già fatto brevemente riferimento nel capitolo III. Come quadro preciso e interessante dei fenomeni nelle scuole francesi, posso citare un racconto di Albert Nortal, Les Adolescents Passionnés (1913), scritto subito dopo che l’autore lasciò il college, anche se non pubblicato fino ad oltre venticinque anni più tardi, e chiaramente basato sull’osservazione personale e sull’esperienza. Per quanto riguarda le scuole tedesche, vedi, per esempio, Moll,Untersuchungen über die Libido Sexualis, pag. 449 e seguenti, e per le manifestazioni sessuali precoci nella vita in generale, dello stesso autore Sexual Life of the Child; anche Hirschfeld,Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, p. 47 e segg., e, per i riferimenti, Hirschfeld,Die Homosexualität, p. 46 e seguenti.

Mentre molto può essere fatto attraverso l’igiene fisica e con altri mezzi per evitare l’estensione dell’omosessualità nelle scuole, [1] non è possibile e neppure auspicabile, reprimere in modo assoluto le manifestazioni emotive del sesso sia nei ragazzi che nelle ragazze che hanno raggiunto l’età della pubertà. [2] Si deve sempre ricordare che gli impulsi organici profondamente radicati non possono essere efficacemente combattuti con metodi diretti. Uno scrittore di due secoli fa, Casanova, nel riferire la sua vita giovanile da seminarista avviato al sacerdozio, descrive le precauzioni prese per evitare che i giovani entrassero gli uni nei letti degli altri, e sottolinea la follia di tali precauzioni. [3] Come quel maestro del cuore umano osserva, tali divieti intensificavano il molto male che avevano lo scopo di evitare chiamando in suo aiuto l’impulso alla disobbedienza, naturale per ogni figlio di Adamo ed Eva, e questa osservazione, da allora, è stata spesso ripetuta dagli insegnanti. Con ogni probabilità dovremmo riconoscere che un modo per rendere tali manifestazioni sane, nonché per preparare i ragazzi per le relazioni di un’età più matura, è l’adozione, per quanto possibile, del metodo della coeducazione dei sessi [ragazzi e ragazze insieme], [4] – cosa che naturalmente non comporta necessariamente l’identità dell’istruzione per entrambi i sessi, – dato che una certa associazione tra i sessi aiuta a preservare la sanità dell’atteggiamento emotivo sessuale. L’associazione tra i sessi non può, naturalmente, prevenire lo sviluppo dell’inversione congenita. A questo proposito Bethe segnala che proprio a Sparta e a Lesbo, dove l’omosessualità era più idealmente coltivata, i due sessi, per quanto ne sappiamo, si mescolavano più liberamente che in qualsiasi altro Stato greco. [5]

La questione del trattamento dell’omosessualità deve essere affrontata con discernimento, prudenza e scetticismo. Al giorno d’oggi possiamo avere ben poca simpatia per coloro che, a tutti i costi, sono pronti a “curare” l’invertito. Non esiste un metodo sano di guarigione nei casi radicali.

Un tempo si sosteneva il metodo della castrazione, che appariva molto radicale e, occasionalmente, lo si metteva in pratica, come in un caso che ho riportato in un capitolo precedente (Storia XXVI). Come tutti i metodi di trattamento, chi lo ha realizzato crede che talvolta abbia avuto successo. Di solito, dopo un breve periodo, si trova che non ha avuto successo e in alcuni casi la condizione, soprattutto la condizione mentale, è resa peggiore. Non è difficile capire il motivo per cui questo dovrebbe accadere. L’inversione sessuale, non è una condizione genitale localizzata. È una condizione diffusa, e fermamente impressa su tutto lo stato psichico. Ci possono essere indicazioni per la castrazione, o per la più leggera operazione di vasectomia, ma, anche se la tensione sessuale può essere in tal modo diminuita, nessun autore ora crede che tale operazione abbia effetto sull’inversione vera e propria. Non si può pretendere che la castrazione del corpo in età adulta produca la castrazione della mente. Moll, Féré, Näcke, Bloch, Rohleder, Hirschfeld, sono tutti o contrari alla castrazione nell’inversione, o molto dubbiosi su eventuali risultati positivi.

In un caso, comunicato a me dal dottor Shufeldt, un invertito si fece castrare all’età di 26 anni per diminuire il desiderio sessuale, rendersi più simile a una donna, e per fermare la crescita della barba. “Ma l’unico effetto fisico apparente”, ha scritto, “è stato quello di aumentare il mio peso del 10 per cento e di rendermi un semi-invalido per il resto della mia vita. Dopo due anni la mia sessualità è diminuita, ma ciò potrebbe essere dovuto alla sazietà o all’avanzare degli anni. Sono diventato anche più facilmente irritabile per sciocchezze e più vendicativo. Mi sono venute in mente terribili auto-suggestioni criminali, mai sperimentate prima.” Féré (Revue de Chirurgie 10 Marzo 1905) ha pubblicato il caso di un invertito di origine inglese che era stato castrato. L’impulso invertito è rimasto invariato, così come il desiderio sessuale e l’attitudine per l’erezione; ma i sintomi nevrastenici, che esistevano prima, sono stati aggravati; si sentiva meno capace di resistere ai suoi impulsi, è diventato vagabondo nelle sue abitudini di vita e dedito all’uso di laudano. In un caso registrato di C. H. Hughes (Alienist and Neurologist, Agosto, 1914) i risultati sono stati meno insoddisfacenti; in questo caso il nervo dorsale del pene era stato asportato, senza alcun risultato (vedi anche Alienist and Neurologist, Febbraio 1904, pag. 70, per quanto riguarda i risultati negativi, ben al di là dell’inutilità, del taglio del nervo pudico), e più o meno un anno dopo i testicoli furono rimossi e il paziente ottenne tranquillità e soddisfazione; le sue inclinazioni omosessuali sembravano passate, e lui cominciò a mostrare inclinazione per le donne asessualizzate, essendo particolarmente ansioso di incontrarsi con una donna le cui ovaie erano state rimosse a causa dell’inversione. (Si può fare riferimento anche a Näcke, “Die Ersten Kastrationen aus sozialen Grunden auf europäischen Boden,” Neurologisches Centralblatt, 1909, n. 5, e a E. Wilhelm in Juristisch-psychiatrische Grenzfragen, vol. VIII, Heft 6 e 7, 1911 .)

Di solito si ripone più fiducia nel trattamento psicoterapeutico che nel trattamento chirurgico dell’omosessualità. Un tempo la suggestione ipnotica era applicata in modo molto energico su soggetti omosessuali. Krafft-Ebing sembra essere stato il primo sostenitore importante dell’applicazione dell’ipnotismo all’omosessuale. Il Dr. von Schrenck-Notzing ha dimostrato speciale zelo e insistenza in questo trattamento. Si è impegnato a trattare anche i casi più marcati di inversione con percorsi della durata di più di un anno, e che coinvolgono, in almeno un caso, quasi centocinquanta sedute ipnotiche; ha prescritto frequenti visite al bordello, prima delle quali il paziente prendeva grandi dosi di alcol; attraverso manipolazioni prolungate una prostituta tentava di eccitare l’erezione, un processo messo in pratica con risultati variabili. Sembra che in alcuni casi questo percorso di trattamento sia stato seguito con un qualche tipo di successo, al quale un’illimitata buona volontà da parte del paziente, è inutile dirlo, ha ampiamente contribuito. Il trattamento veniva, tuttavia, generalmente interrotto da ricadute continue in pratiche omosessuali e talvolta, naturalmente, la cura comportava un disturbo venereo. Il paziente era messo in grado di sposarsi e generare dei figli. [6] Si tratta di un metodo di trattamento che sembra aver trovato alcuni imitatori. Non dobbiamo rammaricarcene. Le storie che ho riportato nei capitoli precedenti dimostrano che non è raro che anche un individuo marcatamente invertito sia in grado a volte di effettuare il coito. E spesso diventa una cosa facile se in quel momento fissa il suo pensiero su immagini legate proprio sesso. Ma la perversione rimane inalterata; il soggetto sta semplicemente (per usare l’espressione di uno degli invertiti di Moll) praticando la masturbazione per via vaginale. Tale trattamento è un allenamento al vizio, e, come sottolinea Raffalovich, l’invertito è semplicemente pervertito e portato fino al livello vizioso che accompagna necessariamente la perversità. [7]

Non ci può essere alcun dubbio che in lievi e superficiali casi di omosessualità, la suggestione possa davvero esercitare un’influenza. Possiamo difficilmente aspettarci di esercitare tale influenza quando la tendenza omosessuale è profondamente radicata in un temperamento innato organico. In questi casi infatti il soggetto può resistere alla suggestione, anche quando è in stato ipnotico. Questo è sottolineato da Moll, una grande autorità nell’ipnosi, e con molta esperienza nella sua applicazione all’omosessualità, ma mai incline ad accreditare un concetto esagerato della sua efficacia in questo campo. Forel, che era anche lui un’autorità in materia di ipnosi, era ugualmente dubbioso quanto al suo valore in relazione all’inversione, soprattutto nei casi chiaramente innati. Krafft-Ebing, alla fine ha detto poco su queste cose, e Näcke (che non aveva fiducia in questo metodo di trattamento dell’inversione) ha dichiarato di essere stato informato dall’ultimo paziente omosessuale trattato da Krafft-Ebing con l’ipnotismo che, nonostante tutta la buona volontà dal lato del paziente, il trattamento era stato completamente inutile. Anche Féré non aveva fiducia nell’efficacia del trattamento suggestivo, né ne aveva Merzbach e nemmeno Rohleder. Numa Praetorius afferma che i soggetti omosessuali che conosceva, e che erano stati così trattati, non erano guariti, e Hirschfeld osserva che gli invertiti “curati” con l’ipnosi o non erano guariti o non erano invertiti. [8]

Moll ha mostrato i suoi dubbi circa l’ampia applicabilità delle terapie suggestive all’omosessualità, sviluppando negli ultimi anni ciò che egli definisce terapia associativa. In quasi tutti gli individui perversi, egli fa notare, c’è un ponte, – più o meno debole, senza dubbio, – che porta alla vita sessuale normale. Con lo sviluppo di tali legami con la normalità, Moll crede che sia possibile esercitare un’influenza guaritrice sull’omosessuale. Così un uomo che è attratto dai ragazzi può essere portato ad amare una donna infantile. [9] Le indicazioni di questo tipo sono state a lungo osservate e utilizzate, anche se non hanno prodotto un metodo sistematico di trattamento. Nel caso di individui bisessuali, o di soggetti giovani la cui omosessualità non è completamente sviluppata, è probabile che questo metodo sia utile. È difficile credere, tuttavia, che possieda una qualche influenza rilevante su casi pronunciati e sviluppati di inversione. [10]

In qualche modo lo stesso scopo della terapia associativa di Moll, anche se sulla base di una teoria più elaborata, è perseguito dal metodo psicoanalitico di Freud di trattare l’omosessualità. Per la teoria psicoanalitica (a cui si è fatto riferimento nel capitolo precedente) l’elemento congenito dell’inversione è un fattore raro e di solito poco importante; la parte principale è svolta da meccanismi psichici perversi. È compito della psicoanalisi raddrizzarli, e portare in primo piano gli elementi eterosessuali a partire dalla costituzione bisessuale, che è considerata comune a tutti, per ricostruire così una personalità normale, sviluppando nuovi ideali sessuali a partire dalla natura latente e subconscia propria del paziente. Sadger si è occupato in particolare del trattamento psicoanalitico dell’omosessualità e vanta molti successi. [11] Sadger ammette che ci siano molti limiti al successo di questo trattamento, e che esso non può influenzare i fattori congeniti dell’omosessualità, quando presenti. Altri psicoanalisti sono meno ottimisti per quanto riguarda la cura di inversione. Stekel sembra aver dichiarato di non aver mai visto una completa guarigione attraverso la psicoanalisi, e Ferenezi non è in grado di dare un buona spiegazione dei risultati; in particolare per quanto riguarda ciò che egli chiama omosessualità ossessiva, egli afferma che non è mai riuscito ad ottenere una completa guarigione, anche se le ossessioni, in generale, sono particolarmente trattabili con la psicoanalisi. [12]

Ho incontrato almeno due persone omosessuali che avevano subito un trattamento psicoanalitico e lo avevano trovato utile. Uno però era bisessuale, in modo che le difficoltà sulla strada del successo – ammesso che fosse un vero successo – non erano gravi . Nell’altro caso, l’inversione persisteva dopo il trattamento, esattamente come prima. Il beneficio che aveva ricevuto era dovuto al fatto che era stato messo in grado di comprendere meglio se stesso e di superare alcune delle sue difficoltà mentali. Il trattamento, quindi, nel suo caso, non era stato un metodo di cura, ma di igiene psichica, di ciò che Hirschfeld chiamerebbe “terapia di adattamento”. Non ci può essere alcun dubbio che – anche se mettiamo da parte ogni tentativo di guarigione e consideriamo la condizione di un invertito come innata e permanente – resta ancora un grande e importante spazio per una terapia.

Come abbiamo visto nei due capitoli precedenti, l’inversione sessuale non può essere considerata essenzialmente come uno stato folle o psicopatico. [13] Ma è spesso associata a condizioni nervose che possono trarre grande beneficio dall’igiene e dal trattamento, senza assolutamente nessun tentativo di superare un atteggiamento omosessuale che può essere radicato troppo profondamente per essere cambiato. L’invertito è particolarmente soggetto a soffrire di un alto grado di nevrastenia, che spesso comporta molta debolezza nervosa e irritabilità, perdita di autocontrollo, e iperestesia genitale. [14] Hirschfeld rileva che oltre il 67 per cento degli invertiti soffre di disturbi nervosi, e tra i casi trattati nel presente studio (come mostrato nel capitolo V) lievi disturbi nervosi funzionali sono molto comuni. Queste sono condizioni che possono essere migliorate, e possono essere trattate praticamente nello stesso modo come se non esistesse nessuna inversione, con tonici fisici e mentali; o, se necessario, con sedativi; con la ginnastica regolamentata, con esercizi all’aperto e con occupazioni che impegnano, senza forzare la mente. Un beneficio molto grande e permanente può essere ottenuto attraverso un percorso prolungato di tale igiene mentale e fisica; le condizioni nevrasteniche associate possono essere in gran parte rimosse, insieme con le paure morbose, i sospetti e le irritabilità che di solito sono parte della nevrastenia, e l’invertito può essere portato ad una condizione abbastanza sana e tonica di autocontrollo.

L’inversione non è quindi rimossa. Ma se il paziente è ancora giovane, e se la perversione non sembra essere profondamente radicata nell’organismo, è probabile che – a patto che la sua buona volontà lo aiuti – le misure igieniche generali, insieme con il trasferimento in un ambiente favorevole, possano gradualmente portare allo sviluppo dell’impulso sessuale normale. Se ciò non accade, si rende necessario esercitare grande cautela nel raccomandare metodi più forti. La sola “associazione platonica con l’altro sesso”, Moll sottolinea, “porta a risultati migliori rispetto a qualsiasi prescritto tentativo di coito”. Infatti, anche quando tale tentativo ha successo, di solito non è possibile considerare i risultati con molta soddisfazione. Non solo l’acquisizione dell’istinto normale da parte di un invertito avviene quasi a livello dell’acquisizione di un vizio, ma probabilmente riesce ben raramente a sradicare l’istinto invertito originale. [15] Quello che succede di solito è che la persona diventa capace di vivere entrambi gli impulsi, e non è evidentemente uno stato di cose soddisfacente, può anzi essere disastroso, soprattutto se porta al matrimonio, come può accadere in un uomo invertito o ancora più facilmente in una donna invertita. Il cambiamento apparente non risulta essere profondo e la condizione dell’invertito è peggiore della sua condizione originaria, per sé e per la moglie. [16]

Si può osservare, nelle storie presentate nel capitolo III, che la posizione dell’invertito sposato (non dobbiamo, ovviamente, considerare il bisessuale) è di solito più angosciante di quella del celibe. Tra i miei casi, il 14 per cento sono sposati. Hirschfeld ritiene che il 16 per cento degli invertiti siano sposati e il 50 per cento siano impotenti; egli non è in grado di trovare una sola guarigione dell’omosessualità, e a stento trova qualche miglioramento dovuto al matrimonio; quasi sempre l’impulso rimane inalterato. La felicità del invertito è, tuttavia, spesso piegata ad una condizione peggiore, e non da ultimo per effetto della sensazione che egli stia privando la moglie della felicità. Un invertito, che aveva lasciato il suo paese per paura di essere arrestato e aveva sposato una donna ricca che era innamorata di lui, ha detto ad Hirschfeld: “Cinque anni di reclusione non sarebbero stati peggio di un anno di matrimonio.” [17] In un matrimonio di questo genere il partner omosessuale e quello normale – anche se ignoranti di questioni sessuali – sono entrambi coscienti, spesso con uguale dolore, che, anche in presenza di affetto e di stima e della migliore buona volontà del mondo, c’è qualcosa che manca. L’elemento istintivo ed emotivo, che è l’essenza dell’amore sessuale e scaturisce dal nucleo centrale della personalità organica, non può essere creato volontariamente o addirittura dato per scontato. [18]

Anche per il bene della eventuale prole il matrimonio è da evitare. A volte è solo per i figli che l’invertito desidera sposarsi. Ma bisogna rilevare che l’omosessualità è indubbiamente in molti casi ereditaria. Spesso, è vero, i bambini vengono fuori abbastanza bene, ma, in molti casi, testimoniano che appartengono a un ceppo nevrotico e debole; [19] Hirschfeld si spinge fino a dire che è sempre così, e conclude che dal punto di vista eugenetico il matrimonio di una persona omosessuale è sempre molto rischioso. In un gran numero di casi tali matrimoni si rivelano sterili. La tendenza all’inversione sessuale nelle famiglie eccentriche e nevrotiche sembra semplicemente essere il metodo misericordioso della natura per liquidare una preoccupazione, che, dal suo punto di vista, ha cessato di essere redditizia.

Come regola generale, gli invertiti non hanno alcun desiderio di essere diversi da quello che sono e, se hanno qualche desiderio del matrimonio, di solito è solo momentaneo. Fanno tuttavia molte richieste patetiche di aiuto. Posso citare una lettera indirizzata a me da un signore che desiderava un consiglio su questo argomento: “In parte scrivo a voi come ad un moralista e, in parte, come ad un medico. Il Dr. D. ha pubblicato un libro in cui, senza spiegazioni, il trattamento ipnotico di questi casi era segnalato come coronato da successo. Sono ansioso di sapere se la vostra opinione rimane quella che era. Questa nuova assicurazione viene da un uomo la cui morale, la cui fermezza e la cui delicatezza sono indiscutibili, ma vi sarà facile immaginare come uno possa sottrarsi l’impianto di nuovi impulsi nel proprio inconscio, dal momento che le inclinazioni di recente creazione potrebbero disturbare le condizioni di vita. In ogni caso, nella mia ignoranza dell’ipnotismo temo che lo sforzo di instillare l’istinto normale potrebbe portare al matrimonio senza la certezza che l’istinto normale sia stabile. Vi scrivo, dunque, per spiegare la mia condizione attuale e bramano il vostro consiglio. È con grande riluttanza che vi svelo il segreto della mia vita, gelosamente custodito. Non ho altra anomalia, e non ho finora tradito il mio istinto anormale. Non ho mai reso nessuna persona vittima della mia passione: i sentimenti morali e religiosi erano troppo potenti. Ho trovato che il mio rispetto per le altre anime è una salvaguardia perfetta contro qualsiasi approccio all’impurità. Non ho mai avuto interesse sessuale per le donne. Una volta ho avuto una grande amicizia con una bella e nobile donna, senza alcuna mescolanza di sensazioni sessuali da parte mia. Nulla sapevo della mia condizione, e ho l’amaro rimpianto di aver provocato in lei un amore senza speranza, orgogliosamente e tragicamente nascosto fino alla sua morte. Le mie amicizie con gli uomini, gli uomini più giovani, sono state colorate dalla passione, contro la quale ho combattuto continuamente. La vergogna di questo ha reso la mia vita un inferno, e l’orrore di questa anomalia, da quando sono venuto a sapere che cosa sia, è stato un nemico alla mia fede religiosa. Qui non ci potrebbe essere nessun istinto mandato dal cielo che io debba imparare ad usare in modo razionale e casto, sotto il controllo della lealtà spirituale. La potenza che mi ha dato la vita sembrava insistere sul mio fare ciò per cui quella stessa potenza mi avrebbe punto col rimorso. Se non c’è un rimedio, io sono costretto o a gridare contro l’ingiustizia di questa vita di tormento oscillante tra la natura e la coscienza, o a sottomettermi alla fiducia cieca dell’ignoranza sconcertata. Se c’è un rimedio, la vita non sembra essere una prova così intollerabile. Non sto sostenendo che devo cedere all’impulso. Non dubito che una vita di puro celibato sia possibile per quanto riguarda le azioni. Ma non riesco a capire come l’amicizia con uomini più giovani possa andare avanti non colorata da una mescolanza di sensualità, che mi riempie di vergogna e di disgusto. La gratificazione della passione – normale o anormale – è ripugnante al sentimento estetico. Ho quasi 42 anni e mi sono sempre allontanato da interessi personali che minacciassero di diventare pericolosi per me. Più di un anno fa, tuttavia, un nuovo destino è sembrato aprirsi alla mia vita infelice e solitaria. Sono diventato intimo con un giovane di 20 anni, della più rara bellezza fisica e di carattere. Sono sicuro che lui è ed è sempre stato puro. Vive una vita morale e religiosa elevata, dominato dall’idea che lui e tutti gli uomini sono partner della natura divina, e in grado, con la forza di quella natura, di essere liberi dal male. Io credo che lui sia normale. Si mostra compiaciuto dalla compagnia di giovani donne attraenti e in modo innocente e spensierato fa riferimenti al tempo in cui potrà essere in grado di sposarsi. È amato da tutti, ma si è rivolto a me come ad un amico e a un maestro. È povero, ed è stato possibile per me garantirgli una buona educazione. Ho cominciato ad aiutarlo partendo dai desideri di una vita solitaria. Ho voluto un figlio e un amico della mia desolazione interiore. Io desideravo la compagnia di questa natura pura e felice. Ho sentito un tale rispetto per lui che speravo di trovare l’elemento sensuale in me purgato via dalla sua purezza. Sono, infatti, del tutto incapace di fargli del male; io non sono moralmente debole; tuttavia l’elemento sensuale è lì, ed avvelena la mia felicità. Egli è ardentemente affettuoso ed espansivo. Trascorre le estati con me in Europa, e la tenerezza che prova per me lo ha spinto a volte ad abbracciarmi e baciami come sempre ha fatto con suo padre. Di recente ho iniziato a temere che, senza volontà o desiderio io possa danneggiare il fiorire del sentimento in lui, soprattutto se è vero che la tendenza omosessuale è latente nella maggior parte degli uomini. L’amore che mi mostra è la mia gioia, ma è una gioia avvelenata. È il pane e il vino della vita per me; ma non oso pensare in che cosa il suo affetto ardente potrebbe trasformarsi. Posso andare avanti nel combattere la battaglia del bene e del male nel mio attaccamento a lui, ma non posso definire il mio dovere verso di lui. Evitarlo sarebbe una crudeltà e sarebbe come smentire la sua fiducia nella fedeltà umana. Senza la mia amicizia non avrà i miei soldi – la condizione di una grande carriera. Certo potrei spiegare a lui quello che sto spiegando a voi, ma la prova e la vergogna sono troppo grandi, e non riesco a vedere che cosa ne potrebbe venire di buono. Se ha la capacità di sentire come un omosessuale, potrebbe essere violentemente stimolato; se non ha quella capacità, proverebbe repulsione.

“Supponiamo, quindi, che io possa cercare un trattamento ipnotico, io ancora non so quali trucchi una natura anomala potrebbe mettere in campo contro di me quando, deviato da una suggestione, potrei perdere la gioia di questa amicizia, senza alcuna compensazione. Ho paura, ho paura! Potrei non essere influenzato ad evitare le uniche persone che mi ispirano sentimenti altruisti?

“Abbiate pazienza nel seguire questo racconto della mia storia. Molte virtù sono facili per me, e la mia vita è spesa in attività culturali. Ahimè, tutta la cultura che mi viene attribuita, tutte le preghiere e le aspirazioni, tutta la forte volontà e gli eroici propositi non hanno liberato la mia natura da questa cattiva tendenza! Quello che desidero è il diritto di amare, non per la mera gratificazione fisica ma per il diritto di prendere un altro tra le braccia del mio cuore e di dimostrargli tutta la tenerezza che sento, di trovare la mia gioia nel pianificare la sua carriera insieme con lui, come uno che ha giustamente e naturalmente il diritto di farlo. Bramo questo dato che non posso avere un figlio. Interrompo qui il discorso.

“Quando leggo quello che ho scritto, vedo quanto è inutile. È possibile, infatti, che rimuginare sulla mia disgrazia personale ingrandisca nella mia mente il senso di pericolo per questo amico attraverso di me, e che io abbia solo bisogno di trovare il giusto rapporto di cordialità e freddezza che lo garantisca contro qualsiasi attaccamento troppo ardente. Certamente non ho paura di dimenticarmi di me stesso. Eppure due cose trovano posto dall’altra parte: mi ribello interiormente contro la necessità di isolarmi come se fossi un appestato, e mi ribello contro la macchia del sentimento sensuale. L’uomo normale può sentire che non deve vergognarsi del suo istinto quando lo spirito è capace di controllarlo. Io so che, per la coscienza degli altri, il mio istinto sarebbe un peccato e una viltà, e non ho la tendenza a costruirmi un sistema morale per me stesso. Ho, per restare tranquillo, dei momenti in cui dichiaro a me stesso che avrò la mia gratificazione sensuale, così come ce l’hanno gli altri uomini, ma nel momento in cui penso alla malvagità di essa, la ribellione è ben presto superata. La disistima di sé, il senso della tara, la necessità di ritirarmi dalla felicità per paura di trasmettere la mia tara, questa è una malattia spirituale che rende il tono di base della mia esistenza caratterizzato dal dolore e dalla malinconia. Se voi poteste offrirmi anche solo un po’ di conforto morale, senza la promessa di assistenza medica ve ne sarei comunque grato.”

In un caso come questo, si può fare poco più che avvisare il sofferente che, per quanto dolorosa la sua partita possa essere, non è priva di consolazioni, e che sarebbe stato meglio consigliargli di perseguire, con la leggerezza possibile, il percorso che lui stesso ha già da tempo definito da sé. L’invertito a volte non riesce a rendersi conto che per nessun uomo con alti ideali morali, per quanto normale sia, è facile trovare una giusta condotta di vita, e che se l’invertito deve essere soddisfatto di un affetto senza passione e di vivere una vita di castità, egli non sta facendo più di quello che hanno fatto migliaia di uomini normali, volontariamente e con soddisfazione. Per quanto riguarda l’ipnosi in un caso come questo, è del tutto irragionevole aspettarsi che la suggestione possa soppiantare gli impulsi organici profondamente radicati che sono cresciuti nel corso della vita.

Possiamo quindi concludere che nel trattamento dell’inversione il risultato più soddisfacente è solitamente ottenuto quando è possibile con metodi diretti e indiretti ridurre l’iperestesia sessuale, che spesso esiste, e affinare e spiritualizzare l’impulso invertito con metodi psichici, in modo che la perversione naturale invertita non possa diventare una causa di perversione acquisita in altri. L’invertito non è solo vittima della sua stessa ossessione anormale, è anche vittima di ostilità sociale. Dobbiamo cercare di distinguere la parte delle sue sofferenze imputabile a ciascuna di queste due cause. Quando rivedo i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono propenso a dire che se siamo stati in grado di permettere ad un invertito di essere sano, capace autonomamente di grandi sforzi e di auto-rispettarsi, abbiamo spesso fatto molto meglio che convertirlo in un mero simulacro debole di un uomo normale. Un appello alla pederastia dei giorni migliori della Grecia e la dignità, la temperanza, la castità anche, che essa ha comportato, a volte troveranno una pronta risposta nella natura emotiva entusiasta dell’invertito congenito. Si è spesso trovato che i Dialoghi di Platone sono stati una fonte di grande aiuto e consolazione per gli invertiti. L’”amore virile” celebrato da Walt Whitman in Leaves of Grass [Foglie d’erba], anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un ideale sano e robusto all’invertito che è insensibile agli ideali normali. [20]

Tra libri recenti, : An Anthology of Friendship, a cura di Edward Carpenter, può essere raccomandato. Un libro simile in tedesco, di carattere più esteso, è Lieblingminne und Freudesliebe in der Weltliteratur, a cura di Elisar von Kupffer. Menzione può essere fatta anche del Freundschaft(1912) del barone von Gleichen-Russwurm, una sorta di storia letteraria dell’amicizia, senza specifico riferimento all’omosessualità, anche se vengono introdotti molti scrittori di tendenza invertita. Notevoli sono le Tagebücher di Platen, in pratica il diario di un invertito di carattere elevato e di alti ideali. I volumi dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen contengono molti studi che vertono sugli aspetti ideali ed estetici dell’omosessualità.

Vari poeti moderni di grandi capacità hanno dato espressione alle emozioni di amicizia esaltata o appassionata verso individui dello stesso sesso, sia che tale amicizia possa, sia che non possa propriamente essere definita omosessuale. È appena il caso di fare riferimento a In Memoriam, in cui Tennyson ha racchiuso il suo affetto per il suo amico di gioventù, Arthur Hallam, e ha sviluppato un quadro dell’universo sulla base di tale affetto. Le poesie di Edward Cracroft Lefroy sono notevoli, e il signor John Gambril Nicholson ha pubblicato privatamente parecchi volumi di versi (A Chaplet of Southernwood, A Garland of Ladslove, ecc.) che hanno un fascino delicato combinato con alta abilità tecnica. Alcuni libri, principalmente o interamente scritti in prosa, possono ragionevolmente essere inclusi nello stesso gruppo. Tali sono In the Key of Blue, di John Addington Symonds, e le Memoirs of Arthur Hamilton (pubblicato in forma anonima da un noto autore, A. C. Benson), in cui con un’espressione un po’ platonica viene elaborata l’idea che l’individuo malato deve passare “dall’amore di una giusta forma all’amore della bellezza astratta” e “dalla contemplazione della propria sofferenza alla considerazione della radice di ogni sofferenza umana.”

Per quanto riguarda la letteratura poetica moderna sull’omosessualità femminile probabilmente non c’è nulla da mettere a fianco ai vari volumi – patetici nella loro coraggiosa semplicità e sincerità – di “Renée Vivien” (vedi spèra, p. ??). La maggior parte delle altre donne che hanno cantato l’omosessualità hanno cautamente gettato un velo di eterosessualità sopra i loro canti.

I romanzi di un tono più o meno sicuramente omosessuale sono ormai molto numerosi in inglese, francese, tedesco e altre lingue. In inglese l’omosessualità è per la maggior parte velata e le la narrazione ha a che vedere in gran parte con la vita scolastica e i ragazzi in modo che il carattere emozionale e romantico delle relazioni descritte possa apparire più naturale. Così Tim, un libro anonimo pubblicato da H. O. Sturgis (1891), ha descritto la devozione di un ragazzo per un ragazzo più grande a Eton e la sua morte in tenera età. Jaspar Tristram, di A. W. Clarke (1899), ancora una volta, è una storia ben scritta di un’amicizia tra studenti di tono omosessuale; un ragazzo viene presentato come uno che prova attrazione per i ragazzi che sono come le ragazze; una ragazza è diventata attraente per l’eroe, perché lei è come un ragazzo e gli ricorda il fratello [di lei], che lui aveva precedentemente amato. The Garden God: A Tale of Two Boys, di Forrest Reid (1905), è un altro libro piuttosto simile, a suo modo un idillio affascinante e delicatamente scritto.Imre: A Memorandum, (1906), di “Xavier Mayne” (lo pseudonimo di un autore americano, che ha anche scritto The Intersexes), pubblicato privatamente a Napoli, è un libro di una classe diversa; che rappresenta la passione francamente omosessuale di due uomini reciprocamente attratti, un inglese che si suppone abbia scritto la storia, e un ufficiale ungherese; contiene una notevole rappresentazione dello sviluppo omosessuale che è probabilmente più o meno reale.

In francese ci sono parecchi romanzi che trattano di omosessualità, a volte con simpatia, a volte con indifferenza artistica, a volte con spirito satirico. André Gide (ne L’Immoraliste e altri libri), Rachilde (Madame Vallette), Willy (nella ben nota serie Claudine) possono essere menzionati, tra gli altri scrittori di più o meno notevoli, che hanno trattato una o più volte di omosessualità. Una particolare menzione va fatta per l’autore belga George Eekhoud, il cui Escal-Vigor (condannato a Bruges alla sua pubblicazione) è un libro di speciale potenza. Le storie omosessuali di Essebac, di cui L’Elu (1902) è considerata la migliore, sono di carattere romantico e sentimentale. Lucien(1910), di Binet-Valmer, è un penetrante e poco simpatico studio sull’inversione. Les Adolescents Passionnés di Nortal (già citato, p. ??) è uno studio particolare intimo e preciso dell’omosessualità nelle scuole francesi. Sarebbe facile citare molti altri libri.

In Germania, negli ultimi anni sono stati pubblicati molti romanzi di carattere omosessuale. Di solito non sono, a quanto pare, di grande carattere letterario, ma a volte sono notevoli come racconti più o meno mascherati di fatti reali. Aus Eines Mannes Mädchenjahren, di Body, si dice che sia un’autobiografia fedele. Der Neue Werther: eine Hellenische Passions-geschichte di Narkissos (1902) si dice che sia anche autentico. Un altro libro che può essere menzionato è Ein Junger Platos: Aus dem Leben eines Entgbeistes di Konradin (1914). Le opere letterarie tedesche sull’omosessualità, così come quelle di altri paesi, si troveranno riassunte in maniera adeguata e critica da Numa Praetorius nei volumi dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen. Vedi anche Die Homosexualität di Hirschfeld, pp. 47 e 1018 e seguenti.

È attraverso un qualche metodo simile di auto-trattamento come questo che la maggior parte degli uomini e delle donne più altamente intelligenti, le cui storie ho già ricordato brevemente, hanno finalmente, lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa salute e la pace, sia fisica che morale. Il metodo di autocontrollo e di auto-acculturazione, senza auto-repressione, sembra essere il metodo più razionale di trattare con l’inversione sessuale quando tale condizione è veramente organica e radicata. È meglio che un uomo possa avere la possibilità di sfruttare al meglio i propri forti istinti naturali, con tutti i loro svantaggi, piuttosto che essere asessuato e pervertito, schiacciato in una posizione che non ha naturale attitudine ad occupare. Come sia Raffalovich che Féré hanno ribadito, è l’ideale della castità, piuttosto che quello della sessualità normale, che l’invertito congenito dovrebbe tenere davanti agli occhi. Egli non può avere in sé la realizzazione dell’uomo medio sensuale; egli può avere in sé l’agire di un santo. [21] Quale lavoro positivo nel mondo un invertito possa fare è dimostrato dagli esempi storici di invertiti illustri; e, mentre è certamente vero che queste considerazioni valgono soprattutto per le nature più fini, le storie che ho messo insieme sono sufficienti a dimostrare che tali nature costituiscono una parte considerevole degli invertiti. L’appetito sessuale grossolano e senza speranza non può quindi essere influenzato in questo modo; ma ciò resta vero sia se l’appetito è omosessuale sia se è eterosessuale, e non si guadagna nulla a permettendogli di nutrirsi di donne così come di uomini.

Una vita rigorosamente ascetica, c’è a stento bisogno di dirlo, è difficilmente possibile per tutte le persone, sia omosessuali o eterosessuali. È, tuttavia, al di fuori della competenza del medico raccomandare ai suoi pazienti invertiti di vivere secondo i loro impulsi omosessuali, anche quando quegli impulsi sembrano essere naturali alla persona che li dimostra. Il massimo che il medico ha il diritto di fare, mi sembra, è presentare la situazione in modo chiaro e lasciare al paziente una decisione della quale egli stesso deve assumersi la responsabilità. Forel si spinge fino a dire che non vede alcun motivo per cui gli invertiti non dovrebbero costruire città loro proprie e sposarsi l’uno con l’altro se questo a loro piace, dal momento che non possono fare alcun danno agli adulti normali, mentre i bambini possono essere protetti da loro. [22] Tali concetti sono, tuttavia, troppo lontani dalle nostre presenti convenzioni sociali perché valga la pena di prenderli in seria considerazione.

Il punto di vista qui sostenuto, si può osservare, non nega in nessun modo all’invertito un diritto alla soddisfazione dei suoi impulsi. Numa Praetorius osserva, sembrerebbe giustamente, che mentre l’invertito deve essere correttamente messo in guardia contro la licenza sessuale innaturale, e mentre coloro che sono capaci di continenza fanno bene a preservarla, il negare qualsiasi diritto all’attività sessuale all’invertito produce come sola conseguenza il fatto che quegli invertiti che non sono incapaci di autocontrollo mettano incautamente da parte tutte le restrizioni (Zeitschrift für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, 1906, p. 726). Può darsi che l’invertito abbia diritto all’indulgere alla sessualità ma ha anche il dovere di accettare la piena responsabilità delle proprie azioni e la necessità di riconoscere l’attuale atteggiamento della società in cui vive. Non gli si può consigliare di mettersi in opposizione violenta con quella società.

Il mondo non sarà un luogo tollerabile per le persone marcatamente invertite fino a quando quelle persone non saranno meglio comprese, e questo comporterà un radicale cambiamento nell’opinione pubblica generale e anche in quella della classe medica. Un medico invertito, della più alta fama e di successo nella sua professione, mi scrive su questo punto: “La prima e più semplice cosa da fare, mi sembra, è convincere la classe medica che noi, persone sfortunate, non siamo solo altrettanto sani di mente, ma altrettanto morali, dei nostri fratelli normali, e che siamo ancora più attivi di loro nella suprema necessità dell’autocontrollo (necessario sotto tutti i punti di vista). Non è la licenza che vogliamo ma la giustizia; noi vogliamo abolire la crudeltà e il pregiudizio convenzionale, non la giusta a opportuna indignazione della società verso i crimini contro l’ordine sociale. Vogliamo rendere possibile per noi soddisfare i nostri istinti innati (che non riguardano essenzialmente e solo i cosiddetti atti sessuali) senza per questo diventare criminali. Uno di noi che, in qualsiasi circostanza, seducesse una persona del suo stesso sesso, di minore età, e in particolare uno la cui tendenza sessuale sia sconosciuta, meriterebbe la severa punizione comminata a una persona normale che ha fatto lo stesso con una ragazza, ma non di più; mentre, fino a quando non viene commesso alcun reato pubblico, non ci dovrebbe essere nessuna condanna o calunnia in conseguenza di atti sessuali commessi con pieno consenso tra persone mature. Questi atti possono o non possono essere sbagliati e immorali, proprio come gli atti sessuali tra persone mature di sesso diverso possono o non possono essere sbagliati o immorali. Ma in nessuno dei due casi la legge deve preoccuparsene; e l’opinione pubblica non dovrebbe fare alcuna distinzione tra le due situazioni. È sommamente importante che sia chiaro che noi non vogliamo alcun rilassamento degli obblighi morali. Al momento soffriamo di un male inconcepibilmente crudele.”

Dobbiamo sempre ricordare, e non vi è, infatti, alcuna possibilità di dimenticare che la questione dell’omosessualità è una questione sociale. Entro certi limiti la gratificazione dell’impulso sessuale normale, anche al di fuori del matrimonio, non suscita una indignazione generale o profonda; ed è considerata come una questione privata; a torto o a ragione, la gratificazione dell’impulso omosessuale è considerata invece una questione pubblica. Questo atteggiamento si riflette più o meno esattamente nella legge. Così accade che ogni volta che un uomo è chiaramente colto in un atto omosessuale, per quanto esemplare sia stata la sua vita in precedenza, per quanto ammirevole essa possa ancora essere sotto tutti gli altri aspetti, qualsiasi ordinario cittadino normale, per quanto licenziosa e gaudente sia la sua vita, sente come un dovere morale il fatto di considerare l’autore del reato come irrimediabilmente dannato e di collaborare a cacciarlo fuori dalla società. A molto brevi intervalli si verificano casi, che senza raggiungere i giornali sono più o meno ampiamente noti, in cui uomini illustri in vari campi, non di rado uomini del clero, improvvisamente scompaiono dal paese o si suicidano in conseguenza di qualche simile esposizione al pubblico ludibrio anche solo minacciata. È probabile che molte tragedie oscure trovino la loro spiegazione in una causa omosessuale.

Alcuni dei vari modi tragici con cui le passioni omosessuali si mostrano alla società possono essere illustrati dalla la seguente comunicazione di un corrispondente, non invertito, che qui narra i casi che sono venuti sotto la sua osservazione in varie parti degli Stati Uniti. I casi cui si fa riferimento saranno forse noti a molti, ma ho modificato i nomi delle persone e dei luoghi: –

“All’età di 14 anni ero un corista della chiesa di …, il cui maestro di cappella, un inglese di nome M. W. M,, era un uomo abile, apparentemente un perfetto gentiluomo e un devoto uomo di chiesa. Sembrava che non si interessasse mai alla compagnia signore e non si mescolava molto nemmeno con gli uomini, ma ricercava la compagnia dei coristi della mia età. Faceva spesso visita alle case dei suoi preferiti, per prendere il tè, e quando chiedeva il consenso dei genitori per avere la compagnia di George o di Frank in una gita o per andare a teatro, e per passare poi la notte con lui, tale richiesta trovava senza eccezione una risposta positiva. Ricorderò sempre la mia prima notte con lui. Cominciò a blandirmi e ad accarezzami, calmando il mio stato di allarme con rassicurazioni circa il fatto che non mi avrebbe fatto male e, dopo, richiedendomi di mantenere il segreto, e anche con la promessa di molti piaceri futuri. Io acconsentii al suo desiderio o meglio alla sua passione, che sembrava soddisfare con un tentativo di fellatio. Era depravazione? Direi: “No!” dopo aver letto la sua successiva confessione, trovata nella sua stanza dopo la sua morte per suicidio. Arrivò al suicidio per i suoi rapporti troppo intimi con il figlio del rettore che contrasse il ballo di San Vito [un tipo di encefalite] e nel delirio di una febbre che ne seguì per esaurimento nervoso raccontò di lui e delle sue azioni. Si fece un’indagine approfondita e M. scappò, un uomo con il cuore spezzato e caduto in disgrazia, che, come risultato del rimorso, della persecuzione implacabile, e dell’esposizione a pubblico ludibrio per diversi anni, concluse la sua vita per annegamento volontario. Nella sua confessione raccontò di essere stato allevato sotto fortissimi freni morali e di aver vissuto una vita esemplare, con l’eccezione di questo strano desiderio che la sua forza di volontà non riusciva a controllare.

“Il caso successivo è quello di C. H.. Veniva da un’antica famiglia di uomini cervellotici che avevano occupato e occupano ancora oggi posti di primo piano sul pulpito e nel foro, ed era lui stesso un giovane avvocato di talento. L’ho conosciuto intimamente, dato che per sei anni è stato un vicino molto prossimo ed eravamo soci in un’attività alberghiera. Era un ometto effeminato, alto 5 piedi e 2 pollici, del peso di 105 libbre, molto miope, e aveva una voce sottile, non tremante o in falsetto, ma pur sempre una voce che sviliva materialmente la bella retorica che scorreva dalle sue labbra. Aveva servito il suo paese come suo rappresentante in parlamento e aveva ricevuto la nomina a senatore, nel corso di una battaglia politica combattuta. L’ultima richiesta di voti e gli ultimi discorsi furono fatti in una città che era piena di gente proprio per questa ragione. Quella notte H. doveva occupare una stanza con uno sconosciuto, di nome E., un commesso viaggiatore. C’erano due letti in quella stanza. Il signor E., il giorno dopo disse a diverse persone che durante la notte era stato svegliato da H., che era venuto sul suo letto e aveva la bocca sulla sua ‘persona’, che aveva minacciò di cacciarlo fuori dalla stanza, ma che H. lo aveva supplicato, era caduto in ginocchio e aveva giurato che era stato sopraffatto da una passione che aveva fino ad allora controllato, e gli aveva chiesto di non esporlo al pubblico ludibrio. Una volta venuti questi fatti a conoscenza dei suoi avversari, essi entro ventiquattro ore, si affrettarono a trarne vantaggio etichettando H. come un secondo Oscar Wilde, ed esponendo i fatti nella misura in cui la decenza e la legge lo consentivano. Gli amici di H. andarono da lui e gli diedero una delle due alternative: se colpevole, o di uccidersi o di lasciare quella sezione per sempre; se non colpevole, di uccidere il suo diffamatore, E. H. affermò la sua innocenza, e in compagnia di due amici, C. e J., prese il treno per … . Venuti a sapere sul treno che E. si trovava in una città dodici miglia ad est, presero a noleggio una carrozza veloce e ci andarono via terra. Trovarono E. alla stazione, in attesa dell’arrivo di un treno. H., con una pistola, si fece avanti e nella sua eccitazione disse: ‘Mi hai esposto al pubblico ludibrio, vero?’ Essendo miope, la sua mira di dimostrò fuori bersaglio. E. balzò in avanti e afferrò H. per impossessarsi della pistola, ma fu sparato da C. e J., che lo colpirono alla schiena. Spirò in pochi minuti, la sua ultima dichiarazione fu nel senso che H era colpevole di ciò di cui era accusato. H., C., e J. furono condannati al carcere a vita. Durante i miei sei anni di conoscenza con H. non venni a sapere nulla di negativo sul suo carattere, né nessuno si è mai fatto avanti per dire che in qualsiasi altra occasione egli abbia mai mostrato questa debolezza. So che la sua vita precedente era stata condotta in un’atmosfera pura, dato che lui era figlio unico ed era l’idolo di entrambi i suoi genitori, che nutrivano grandi speranze circa il suo futuro successo, genitori che sopravvivono a questa vergogna, ma hanno il cuore spezzato.

“Il caso successivo è quello del Rev. T. W., professore presso l’Università di … . Il signor W. è un gentiluomo studioso, affabile nel suo discorso, eloquente nella sua oratoria, e fine conoscitore dei classici. Fu esposto al pubblico ludibrio da alcuni dei suoi studenti, che, per usare una frase gergale, lo accusarono di essere un ‘head-worker’. [che significa sia “capo operaio” che “uno che lavora di testa”] Quando il suo caso fu esaminato da parte del corpo docente, confessò la sua debolezza e disse che non riusciva a controllare la sua passione diabolica. Le sue dimissioni furono accettate sia dalla chiesa che dal college, e se ne andò.

“So di alcuni altri casi che hanno i loro tratti peculiari, e credo che queste persone non siano diventate dipendenti da questa abitudine attraverso le cosiddette “indiscrezioni della giovinezza”, dato che in ogni caso i loro primi anni di vita erano più liberi dalla contaminazione di quelli del 90 per cento dei ragazzi che, avendo ereditato lo stato di uomo, non hanno, come me, alcun desiderio di deviare dalla vecchia maniera formulata dal nostro antico padre Adamo.”

Si può difficilmente affermare che la coscienza di questo atteggiamento della società sia favorevole alla realizzazione da parte dell’invertito di uno stato mentale abbastanza sano ed equilibrato. Questo atteggiamento è, infatti, una delle grandi difficoltà nella sua strada, e spesso lo porta ad oscillare tra gli estremi della melanconia e dell’esaltazione egoista. Noi consideriamo tutta l’omosessualità con disgusto assoluto e non mitigato. Siamo stati educati a venerare Alessandro Magno, Epaminonda, Socrate, e altri eroi antichi; ma essi sono sepolti al sicuro nel passato remoto, e non influenzano il nostro disprezzo dell’omosessualità nel presente.

È stato nel IV secolo, a Roma, che la forte opposizione moderna all’omosessualità è stata chiaramente formulata nelle leggi. [23] La razza romana era stata a lungo in decadenza; perversioni sessuali di ogni genere fiorivano; la popolazione stava diminuendo. Allo stesso tempo, il cristianesimo, con il suo antagonismo giudaico-paolino all’omosessualità, si stava rapidamente diffondendo. Gli statisti del giorno, ansiosi di accelerare gli impulsi della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio, Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità, l’ultimo, ordinando in ogni caso come condanna le vindices flammæ; ma le leggi da loro promulgate non sembrano essere state rigorosamente applicate. Nell’anno 538, Giustiniano, agitando il terrore di carestie, terremoti e pestilenze in cui vide la misteriosa “ricompensa adeguata” profetizzata da San Paolo, [24] emise il suo editto condannando i trasgressori innaturali ad essere passati a fil di spada, “per paura che, come risultato di questi atti empi” (come recita il preambolo della sua Novella 77) “intere città periscano, insieme ai loro abitanti”, dato che ci viene insegnato dalla Sacra Scrittura che, attraverso questi atti, le città sono morte con gli uomini che contenevano.” [25] Questo editto (che Giustiniano fece seguire da una nuova ordinanza per ottenere lo stesso effetto) ha costituito il fondamento della promulgazione legale e dell’opinione sociale per quanto riguarda questa materia in Europa per milletrecento anni. [26] in Francia le vindices flammæ sono sopravvissute fino all’ultimo; San Luigi aveva consegnato questi delinquenti sacrileghi alla Chiesa perché fossero bruciati; nel 1750 due pederasti furono bruciati in Place de Grève, e solo pochi anni prima della Rivoluzione fu bruciato anche un frate cappuccino di nome Pascal.

Dopo la rivoluzione, però, iniziò un nuovo movimento, che è proseguito lentamente e costantemente da allora, anche se ancora divide le nazioni europee in due gruppi. Giustiniano, Carlo Magno e San Luigi avevano insistito sul peccato e sul sacrilegio della sodomia, presi come base per la sua punizione. [27] È stato senza dubbio in gran parte come reato religioso che il Code Napoléon ha omesso di punirlo. La legge francese fa una distinzione chiara e logica tra crimine, da un lato, vizio e irreligiosità dall’altro, preoccupandosi solo del primo. Le pratiche omosessuali in privato, tra due partner consenzienti adulti, uomini o donne, non vengono assolutamente puniti dalCode Napoléon e dalla legge francese di oggi. Solo in tre casi l’atto omosessuale rientra nella competenza della legge come reato: (1) quando vi è outrage public à la pudeur, – cioè quando l’atto viene eseguito in pubblico o con la possibilità che ci siano testimoni; (2) quando vi è violenza o assenza di consenso, qualunque sia il grado in cui l’atto sia stato consumato; (3) quando una delle parti è minorenne, o non in grado di dare un valido consenso; in alcuni casi sembra possibile applicare l’articolo 334 del codice penale, diretto contro l’incitazione abituale alla corruzione dei giovani di entrambi i sessi di età inferiore ai 21 anni.

Questo modo di trattare i reati innaturali si è diffuso ampiamente, in un primo momento a causa dell’influenza politica della Francia, e più recentemente, perché un tale atteggiamento si è fatto notare per i suoi meriti. In Belgio la legge è simile a quella del Code Napoléon, come è anche in Italia, Spagna, Portogallo, Romania, Giappone, e in numerose terre del Sud America. In Svizzera la legge è un po’ vaga e varia leggermente nei diversi cantoni, ma non è severa; a Ginevra e in alcuni altri cantoni non c’è sanzione penale; la tendenza generale è quella di infliggere una breve carcerazione, quando sono state presentate denunce gravi e alcuni casi, a volte, possono essere risolti privatamente dal magistrato.

Gli unici grandi paesi europei in cui l’omosessualità in sé rimane un reato penale sembrano essere la Germania, l’Austria, la Russia e l’Inghilterra. In molti degli Stati tedeschi, come la Baviera e l’Hannover, la semplice omosessualità prima non era punita, ma da quando nel 1871 le leggi di Prussia furono applicate al nuovo impero tedesco, non è stato più così, e la carnalità innaturale tra maschi è diventata un reato contro la legge. Questo articolo del codice tedesco (sezione 175) ha causato grande discussione e molte difficoltà pratiche, perché, anche se i termini della legge rendono necessario intendere come widernatürliche Unzucht [sodomia] altre pratiche oltrepædicatio, non ogni pratica omosessuale è inclusa; mentre deve essere inclusa qualche pratica simile normale coito. Vi è una opinione diffusa che questo articolo del codice dovrebbe essere abolito; sembra che una volta una commissione autorevole si sia pronunciata a favore di questo passo e che la proposta si sia avvicinata ad essere adottata. La legge austriaca è in qualche modo simile a quella tedesca, ma si applica alle donne e agli uomini; questo è logico, perché non c’è alcun motivo per cui l’omosessualità dovrebbe essere punita negli uomini e lasciata impunita nelle donne. In Russia la legge contro le pratiche omosessuali sembra essere molto severa, e comporta, in alcuni casi, l’esilio in Siberia e la privazione dei diritti civili; ma può difficilmente essere eseguita rigorosamente.

La legge vigente in Inghilterra è severa, ma semplice. La conoscenza carnale per anum di un uomo o di una donna o di un animale è punita con una pena dei lavori forzati per non meno di tre anni, o della reclusione per non più di due anni. Anche gli “atti osceni” tra maschi, anche se commessi in privato, costituiscono reato dal 1885. [28] Questa norma è aperta alle critiche. Con l’omissione delle parole “o in privato” sarebbe una norma giusta e in armonia con la legislazione europea più illuminata; ma occorre ricordare che un atto diventa indecente solo quando coloro che lo compiono o vi assistono lo considerano come indecente. L’atto che ha portato ognuno di noi nel mondo non è indecente; diventerebbe tale, se svolto in pubblico. Se due persone di sesso maschile, che hanno raggiunto l’età del discernimento, concordano insieme di eseguire qualche atto di intimità sessuale in privato, nessuna indecenza è stata commessa. Se una delle parti consenzienti dichiara successivamente di aver compiuto quell’atto, può senza dubbio nascere l’indecenza, come può accadere anche nel caso del rapporto sessuale normale, ma sembra contrario alla buona politica che tale annuncio possa convertire l’atto stesso in un reato. Inoltre, “atti osceni” tra i maschi di solito significa una qualche forma di masturbazione reciproca; nessun codice penale considera la masturbazione come un reato, e non sembra che ci sia una ragione sufficiente per cui la masturbazione reciproca debba essere considerata in questo modo. [29] Il punto principale da garantire è che nessuno, ragazzo o ragazza, che non abbia raggiunto l’età del discernimento sia sedotto o abusato da una persona più grande, e questo punto è ugualmente ben garantito sulla base introdotta dal Code Napoléon. Per quanto vergognoso, disgustoso, personalmente immorale, e indirettamente antisociale possa essere per due persone adulte dello stesso sesso, uomini o donne, concordare insieme di compiere un atto di intimità sessuale in privato, non vi è alcuna base giusta e alcun adeguato terreno per definire tale atto reato per legge.

Una delle più gravi obiezioni al riconoscimento giuridico degli “atti osceni” privati è il fatto evidente che solo in rarissimi casi tale indecenza può diventare nota alla polizia, e così quindi noi perpetriamo ciò che è molto simile a una farsa legale. “La violazione di poche leggi”, come osserva giustamente Moll, per quanto riguarda la legge tedesca, “va così spesso impunita come la violazione di questa.” Accade lo stesso in Inghilterra, come è ampiamente dimostrato dal fatto che, degli invertiti sessuali inglesi, dei quali ho ricevuto le storie, neppure uno, per quanto ne so, è mai apparso in una corte penale con questa accusa.

Si può inoltre osservare che la legislazione contro l’omosessualità non ha alcun effetto evidente né nel diminuire né nell’aumentare la sua prevalenza. E non può che essere così per quanto riguarda il nucleo del gruppo omosessuale, se vogliamo considerare una parte considerevole di casi come congenita. In Francia l’omosessualità in quanto tale non è stata toccata dalla legge per un secolo; tuttavia abbonda, soprattutto, a quanto pare, tra i livelli più bassi della comunità; anche se la legge tace, il sentimento sociale è forte, e quando, come è accaduto in un caso, un uomo di genio indiscusso ha il suo nome associato a questa perversione, diventa difficile o impossibile per gli ammiratori del suo lavoro legare con lui personalmente; pochissimi casi di omosessualità sono stati registrati in Francia tra le classi più intelligenti; la letteratura sull’omosessualità è lì poco più che la letteratura sulla prostituzione maschile, a quanto dicono i funzionari di polizia, ed è portata avanti in gran parte a vantaggio degli stranieri. In Germania e in Austria, dove la legge contro l’omosessualità è severa, essa abbonda comunque, forse in misura molto maggiore che in Francia; [30] di certo si afferma con maggior vigore; è stato registrato un numero molto maggiore di casi rispetto a qualsiasi altro paese, e la letteratura tedesca sull’omosessualità è molto ampia, spesso pubblicata in forma popolare, ed è a volte entusiasticamente elogiativa. In Inghilterra la legge è particolarmente severa; tuttavia, secondo la testimonianza di coloro che hanno una conoscenza internazionale di queste questioni, l’omosessualità è esattamente altrettanto diffusa qui che sul continente; alcuni direbbero che lo è anche di più. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, anche se lì c’è meno da vedere in superficie. Non si può, quindi, affermare che i provvedimenti legislativi abbiano molta influenza sulla prevalenza dell’omosessualità. L’effetto principale sembra essere che il tentativo di soppressione spinge le menti più fini tra gli invertiti sessuali ad intraprendere una difesa entusiastica dell’omosessualità, mentre le menti più grossolane sono stimolate alla spavalderia cinica. [31]

Per quanto riguarda la prevalenza dell’omosessualità negli Stati Uniti, posso citare un corrispondente americano ben informato:

“La grande prevalenza dell’inversione sessuale nelle città americane è dimostrata dalla larga conoscenza della sua esistenza. Novantanove normali su cento sono stati avvicinati per le strade da invertiti, o hanno tra i loro conoscenti uomini che essi sanno essere sessualmente invertiti. Ognuno ha visto degli invertiti e sa quello che sono. L’atteggiamento del pubblico verso di loro è generalmente negativo: indifferenza, divertimento, disprezzo.

“Il mondo degli invertiti sessuali è, infatti, grande in ogni città americana, ed è una comunità chiaramente organizzata, con linguaggi, costumi e tradizioni sue proprie; e ogni città ha i suoi numerosi luoghi di ritrovo: alcune chiese dove gli invertiti si riuniscono; alcuni caffè ben noti per il carattere invertito dei loro proprietari, alcune strade dove, durante la notte, un uomo su cinque è un invertito. Gli invertiti hanno i loro ‘club’, con incontri notturni. Questi ‘club’ sono, in realtà, sale da ballo, collegate al saloon, e controllate dal titolare del saloon, lui stesso quasi sempre un invertito, come lo sono tutti i camerieri e i musicisti. I frequentatori di questi luoghi sono invertiti sessuali maschi (di solito dai 17 ai 30 anni di età); i turisti non trovano difficoltà a ottenere l’ingresso; in realtà, sono bene accolti per le bevande che acquistano per la compagnia e per altre ragioni. Gli spettacoli di canto e di ballo da parte di alcuni artisti preferiti sono le caratteristiche di questi incontri, con molti pettegolezzi e molte bevute ai tavolini allineati lungo le quattro pareti della stanza. I frequentatori di questi luoghi sono, in genere, invertiti del tipo più marcato, cioè, completamente femminili nella voce e nelle maniere, con il movimento caratteristico dell’anca nel loro camminare; anche se non ho mai visto lì alcun approccio all’abito femminile, senza dubbio, il desiderio  non ne manca e solo i regolamenti di polizia relegano quegli abiti ad altre occasioni e ad altri luoghi. Si può giustamente dedurre che la polizia sa di questi luoghi e sopporta la loro esistenza per un corrispettivo; non è insolito per lo straniero che lo chiede di essere diretto lì proprio da un poliziotto”.

Il processo di Oscar Wilde (vedi ante, pag. …), con la sua ampia pubblicità, e la natura fondamentale delle questioni che ha suggerito, sembra che abbia generalmente contribuito a dare determinatezza e autoconsapevolezza alle manifestazioni dell’omosessualità e che abbia spinto gli invertiti ad assumere un atteggiamento definito. Mi è stato assicurato in più parti che è così e che da quel caso, le manifestazioni dell’omosessualità sono diventate più pronunciate. Un corrispondente scrive: –

“Fino al momento del processo di Oscar Wilde non sapevo quale fosse la situazione della legge. La questione morale in sé, la sua relazione con la mia vita e quella dei miei amici, credevo di averla risolta; ma ora dovevo chiedermi fino a che punto fossi giustificato non solo nel violare la legge, ma nell’essere causa di una simile violazione  per altri, e altri più giovani di me. Non ho mai permesso che la norma di legge interferisse con quello che consideravo uno sviluppo morale, in qualsiasi giovane del quale sono responsabile. Non posso dire che il processo mi abbia indotto a cambiare il corso della mia vita, della giustezza della quale sono troppo convintamente persuaso, ma mi ha reso molto più attento e probabilmente ha acuito il mio senso di responsabilità verso il giovane. Recensire i risultati del processo nel suo complesso, senza dubbio ha fatto danni incalcolabili, e ha intensificato il nostro vizio nazionale dell’ipocrisia. Ma penso che esso abbia anche fatto qualcosa di buono nel senso che ha fatto sì che quanti, come me, hanno ragionato e hanno fatto profondamente esperienza in materia, e non devono essere pochissimi, siano pronti a sferrare un colpo, quando arriverà il momento, per quello che noi riteniamo essere giusto, onesto e pulito.”

Dall’America una signora scrive con riferimento alla posizione morale degli invertiti, pur senza allusione al processo Wilde: –

“Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’autonomia per essere se stessi, e per chiedere una indagine. Se uno si sforza di vivere con onore, e considera un valore il maggior bene per il maggior numero di persone, non è un crimine né una vergogna essere un invertito. Non ho bisogno della legge per difendermi, né desidero che mi sia fatta qualche concessione, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anch’io ho ideali ai quali mi manterrò sempre fedele. Tutto ciò che io voglio e che rivendico come mio diritto, è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è una minaccia per la società né una vergogna per me. Lasciate che si capisca una buona volta che l’invertito medio non è un degenerato morale né un degenerato mentale, ma semplicemente un uomo o di una donna che è meno altamente specializzato, meno completamente differenziato, rispetto ad altri uomini e donne, e credo che il pregiudizio contro di loro scomparirà, e se vivranno rettamente otterranno sicuramente la stima e la considerazione di tutte le persone che ragionano. So che cosa vuol dire per un invertito, che si sente messo da parte dal resto del genere umano, trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so che questo è quasi impossibile e resterà tale fino a quando il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.”

Ma, mentre la legge non ha avuto più influenza nel reprimere la sessualità anormale di quanta, ovunque abbia cercato di farlo, ne ha avuto nel reprimere l’istinto sessuale normale, è servita comunque a promuovere un altro reato. Quello che in Inghilterra viene chiamato blackmailing, in Francia chantage, e in Germania  Erpressung, – in altre parole, l’estorsione di denaro con la minaccia di mettere in pubblico qualche reato reale o fittizio – trova il suo principale campo di applicazione in relazione all’omosessualità. [32] Senza dubbio la rimozione della sanzione penale contro la semplice omosessualità non elimina il ricatto, come l’esistenza di questo tipo di chantagein Francia dimostra, ma rende il suo successo meno probabile.

Per tutti questi motivi, e tenendo in considerazione il fatto che la tendenza di una legislazione moderna, in generale, e il consenso di una opinione pubblica autorevole in tutti i paesi, sono in questo senso, sembra ragionevole concludere che né la “sodomia” (cioè la immissio membri in anum hominis vel mulieris), né gli “atti osceni” dovrebbero essere reati penali, tranne in determinate circostanze particolari. Vale a dire, che se due persone di uno o di entrambi i sessi, dopo aver raggiunto l’età del discernimento, [33] decidono privatamente di praticare qualche modalità perversa di rapporto sessuale, la legge non può essere chiamata ad intervenire. La funzione della legge in questa materia dovrebbe essere di prevenire la violenza, di proteggere il giovane, e di preservare l’ordine pubblico e la decenza. Qualunque cosa la legge abbia stabilito al di là di questo, deve essere lasciata agli individui stessi, ai moralisti, e all’opinione pubblica.

Allo stesso tempo, e mentre tale modifica nella legge sembra essere ragionevole, l’effetto che ne conseguirebbe sarebbe meno rilevante di quanto possa apparire a prima vista. In una percentuale di casi molto elevata, infatti, sono coinvolti dei ragazzi. È istruttivo osservare che sui 246 casi di Legludic (comprendendo le vittime e gli aggressori insieme) in Francia, 127, o più della metà, erano di età compresa tra 10 e 20 anni, e 82, cioè esattamente un terzo, erano di età compresa tra 10 e 14 anni. Resta quindi un notevole campo di applicazione per la legge, qualsiasi sia la percentuale di casi che possano non andare incontro a nessun altra sanzione al di là del discredito sociale.

Che, tuttavia, l’opinione pubblica – legge o non legge – parlerà senza voce incerta è molto evidente. Una volta l’omosessualità era soprattutto una questione di popolazione o di religione. Ora percepiamo poco sia i suoi aspetti economici che la sua trasgressività sacrilega; è per noi soprattutto un abominio disgustoso, vale a dire, una questione di gusto, di estetica; e, mentre è una cosa indicibilmente brutta per la maggioranza, è proclamata come bella da una piccola minoranza. Non so se abbiamo bisogno di trovare delle colpe con questo modo estetico di giudicare l’omosessualità, ma esso difficilmente si presta a fini legali. Lasciarsi andare ad una denuncia violenta della natura disgustosa dell’omosessualità, e proporzionare la sentenza al disgusto suscitato, o rimpiangere, come un giudice inglese si dice che abbia fatto nell’emanare la sentenza, che gli “atti osceni” non siano punibili con la morte, significa mettere in campo considerazioni del tutto estranee alla materia. I giudici che cedono a questa tentazione certamente non si lascerebbero mai influenzare consapevolmente dalle le loro opinioni politiche quando siedono in tribunale. Eppure le opinioni estetiche sono altrettanto estranee alla legge quanto le opinioni politiche. Un atto non diventa criminale perché è disgustoso. Mangiare escrementi, come osserva Moll, è estremamente disgustoso, ma non è un atto criminale. La confusione che esiste, anche nella mente legale, tra il disgustoso e il criminale è la prova ulteriore della indesiderabilità della sanzione penale della semplice omosessualità. Allo stesso tempo, essa mostra che l’opinione pubblica è ampiamente sufficiente per affrontare le manifestazioni della sessualità invertita. Questo per quanto riguarda gli aspetti legali dell’inversione sessuale.

Ma mentre non ci può essere alcun dubbio sul carattere ampiamente adeguato della reazione sociale esistente a tutte le manifestazioni della sessualità perversa, resta ancora la questione fino a che punto non solo la legge, ma anche lo stato dell’opinione pubblica, dovrebbe essere modificato alla luce di uno studio di tipo psicologico come quello che abbiamo qui condotto. È chiaro che questa opinione pubblica, modellata principalmente o esclusivamente con riferimento al vizio lordo, tende ad essere eccessivamente violenta nella sua reazione. Qual è, allora, è l’atteggiamento ragionevole della società verso l’inversione sessuale congenita? L’atteggiamento opportuno sembra trovarsi nell’evitare i due estremi. Da un lato, non ci si può aspettare che sia tollerato l’invertito che sbandiera in faccia alla società la sua perversione, e presuppone di essere di argilla più fine di quella del volgo, perché preferisce prendersi piacere con un soldato o con un poliziotto piuttosto che con le loro sorelle. Dall’altra parte, la società potrebbe anche astenersi dallo schiacciare con un’ignoranza irrazionale sotto il peso della vergogna chi è portatore di un’anomalia, che, come abbiamo visto, non è stata trovata incapace di impieghi positivi. L’inversione è un’aberrazione dal corso solito della natura. Ma lo scontro di elementi contrastanti che devono spesso segnare la storia di una tale deviazione, porta di tanto in tanto, e abbastanza frequentemente, ad attività più nobili rispetto a quelle prodotte dalla stragrande maggioranza di coloro che sono nati per consumare i frutti della terra. Essa porta, per la maggior parte, la sua sanzione nella struttura stessa del suo organismo. Noi siamo vincolati a proteggere i membri indifesi della società nei confronti dell’invertito. Se andiamo più in là, e cerchiamo di distruggere l’invertito stesso prima che abbia peccato contro la società, superiamo il mandato della ragione, e così facendo possiamo, forse, distruggere anche i figli dello spirito che possiedono a volte un valore maggiore rispetto ai figli della carne.

A questo punto possiamo lasciare la questione dell’inversione sessuale. Nel trattarla ho cercato di evitare l’atteggiamento di superiorità morale, che è così comune nella letteratura su questo argomento, e ho evitato di sottolineare quanto ripugnante sia questo fenomeno, o quanto orribile sia quell’altro. Un tale atteggiamento è tanto fuori posto nella ricerca scientifica come in un’inchiesta giudiziaria, e potrebbe ben essere lasciato al dilettante. Il medico che non prova se non disgusto alla vista della malattia è improbabile che possa portare soccorso ai suoi pazienti o istruzione ai suoi allievi.

Che l’inchiesta che abbiamo qui condotto non ci è solo utile nel soccorrere l’organismo sociale e i suoi membri, ma anche nel far luce sul campo della psicologia sessuale, è ora, spero, chiaro ad ogni lettore che mi ha seguito fino a questo punto. C’è una moltitudine di questioni sociali che non siamo in grado di affrontare direttamente e onestamente se non possediamo una conoscenza precisa come quella che è stata qui messa insieme per quanto riguarda il ruolo svolto dalla tendenza omosessuale nella vita umana. Inoltre, lo studio di questa tendenza perversa si estende al di là di se stesso;

“Al di sopra di quell’arte

Che dite aggiunga alla natura, c’è quell’arte

Che la natura stessa fa.”

La patologia non è che la fisiologia che lavora in condizioni nuove. Il flusso della natura scorre ancora nel canale piegato dell’inversione sessuale, e ancora scorre seguendo la legge. Non abbiamo sprecato il nostro tempo in questa escursione faticosa. Con la conoscenza qui maturata siamo i meglio attrezzati per avviarci allo studio delle più ampie questioni del sesso.

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[1] A questo proposito posso fare riferimento a Moll Sexual Life of the Child, agli scritti di Dr. Clement Dukes, medico della Rugby School, che riconosce pienamente i rischi della vita scolastica, e alla discussione sul vizio sessuale nelle scuole, iniziata da un discorso del Rev. J. M. Wilson, preside del Clifton college, nell’English Journal of Education, 1881-1882.

[2] Per quanto riguarda l’importanza delle emozioni sessuali in genere e la loro formazione, si veda il noto libro di Edward Carpenter, Coming of Age; il Professor Gurlitt ( “Knabenfreundschaften,”Sexual-Probleme, ottobre, 1909) difende anche che le amicizie intime della giovinezza, che nella sua esperienza non hanno mai avuto nemmeno il sospetto di omosessualità.

[3] Casanova, Mémoires, vol. i (edizione Garnier), p. 160. Vedi anche le rilevanti note presentate da un maestro esperto di una delle più grandi scuole pubbliche inglesi, che ho presentato nel vol. i di questi studi, “Auto-erotism”, terza ed., 1910.

[4] Vedi, per esempio, del professor J. R. Angell, “Some Reflections upon the Reaction from Coeducation,” Popular Science Monthly, Novembre 1902;  e anche Moll Sexual Life of the Child, cap. ix, e per una discussione generale sulla coeducazione, S. Poirson, La Coéducation 1911.

[5] Bethe, “Die Dorische Knabenliebe,” Rheinisches Museum für Philologie; vol. LXII, Heft 3, p. 440; confronta Edward Carpenter, Intermediate Types among Primitive Folk, cap. VI.

[6] Schrenck-Notzing, Suggestionstherapie bei krankhaften Erscheinungen des Geschlechtsinnes, 1892. (Traduzione inglese: Therapeutic Suggestion 1895.)

[7] Raffalovich, Uranisme et Unisexualité, 1896, p. 16. Egli osserva che l’invertito congenito che non ha mai avuto rapporti con le donne, e la cui anomalia, per usare la distinzione di Krafft-Ebing, è una perversione e non una perversità, è molto meno pericoloso e portato a sedurre gli altri rispetto alla persona più versatile e corrotta che ha conosciuto tutti i metodi di gratificazione.

[8] Vedi, per esempio, Moll, Konträre Sexualempfindung, cap. xi; Forel, Die Sexuelle Frage, cap. xiv; Näcke, “Die Behandlung der Homosexualität,” Sexual-Probleme, Agosto 1910; Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xxii.

[9] Moll, Zeitschrift für Psychotherapie, 1911, Heft 1; id., Handbuch der Sexualwissenschaften, 1912, p. 662 e seguenti.

[10] Questo è anche il parere di Numa Praetorius, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Gennaio 1913, pag. 222.

[11] Vedi, in particolare, Sadger, Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 12, 1908; anche Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. ix 1908; i metodi di Sadger sono criticati da Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. XXII, e difesi da Sadger, Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Luglio 1914, p. 392. Per una discussione del trattamento psicoanalitico dell’omosessualità condotta da un leader freudiano americano, si veda Brill, Journal American Medical Association, 2 Agosto 1913.

[12] Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914.

[13] Questo è ora generalmente riconosciuto. Vedi, ad esempio, Roubinovitch e Borel, “Un Cas d’Uranisme,” L’Encéphale, Agosto, 1913. Questi autori concludono che è oggi impossibile considerare l’inversione come l’equivalente o il sintomo di uno stato psicopatico, anche se dobbiamo riconoscere che coesiste frequentemente con stati emotivi morbosi. Anche Näcke, nella sua vasta esperienza, ha scoperto che l’omosessualità è rara nei manicomi e di tipo leggero; ha affrontato la questione in varie occasioni; vedi, per esempio, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii 1906.

[14] Krafft-Ebing riteneva che l’associazione temporanea o duratura dell’omosessualità con la nevrastenia, avendo la sua radice in condizioni congenite, è “quasi invariabile,” e alcuni autori (come Meynert) hanno considerato l’inversione come uno sviluppo accidentale sulla base della nevrastenia.

[15] Féré si è espresso in merito al trattamento generale dell’omosessualità nello stesso senso, e anche più enfaticamente (Féré, L’Instinct Sexuel, 1899, pp. 272, 286). Egli ritiene che tutte le forme di inversione congenita resistono al trattamento, e che, dal momento che un cambiamento negli istinti dell’invertito deve essere considerato piuttosto come una perversione dell’invertito stesso che come una cura dell’inversione, ci si può permettere di dubitare non solo dell’utilità del trattamento, ma anche la legittimità del fatto di ricorrere ad esso. Il trattamento dell’inversione sessuale, ha dichiarato, è tanto al di fuori della competenza della medicina come il ripristino della visione dei colori nel daltonico. L’ideale che il medico e l’insegnante devono presentare all’invertito  è quello della castità; egli deve cercare di aspirare a cose grandi.

[16] Mi è stato detto da un medico illustre, che è stato consultato sul caso, di un invertito congenito posto ad alto livello al servizio del governo inglese, che si è sposato nella speranza di sfuggire alla sua perversione, e non era nemmeno in grado di consumare il matrimonio. È inutile insistere sulla miseria che si crea in questi casi. Non nego, ovviamente, che tali matrimoni possono a volte diventare alla fine felici. Così Kiernan (“Psychical Treatment of Congenital Sexual Inversion,” Review of Insanity and Nervous Diseases, Giugno 1894) riporta il caso di una ragazza completamente invertita che sposò il fratello dell’amica alla quale era stata precedentemente legata al solo scopo di garantirsi la compagnia della sorella. Era in grado di sopportare e anche di godere di un rapporto sessuale immaginando che il marito, che assomigliava alla sorella, fosse un’altra sorella. La simpatia e la stima per il marito gradualmente aumentarono e dopo la morte della sorella nacque una bambina, che tanto le assomigliava; “L’interesse della moglie passò dall’amore della sorella ad un intenso e naturale amore per la figlia, in quanto somigliante alla sorella, e attraverso questo alla normalità dell’amore del marito come padre e fratello” Il risultato finale può essere stato soddisfacente, ma questa successione di circostanze non avrebbe potuto essere calcolata in precedenza. Moll è anche contrario, nel complesso (ad esempio, Deutsche Presse medicinische, No. 6, 1902), al matrimonio e alla procreazione per gli invertiti.

[17] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xxi. Potrebbe sembrare, sul piano teorico, che il matrimonio di un uomo omosessuale con una donna omosessuale possa riuscire bene. Hirschfeld, tuttavia, afferma che egli sa di 14 matrimoni di questo tipo, e l’aspettativa teorica non è risultata giustificata; 3 dei casi sono finiti rapidamente col divorzio, 4 delle coppie vivevano separatamente, e tutti, salvo 2 delle restanti coppie deploravano il passo che avevano compiuto. Posso aggiungere che in tal caso, anche l’aspettativa di felicità sembra poco ragionevole, dal momento che nessuna delle parti può sentire un vero impulso di accoppiamento verso l’altra.

[18] Hirschfeld rileva inoltre (Die Homosexualität, pag. 95) che spesso le donne istintivamente sentono che c’è qualcosa di sbagliato nell’amore dei loro mariti invertiti, che possono forse riuscire a copulare, ma tradiscono i loro sentimenti più profondi attraverso la ripugnanza a toccare le parti sessuali con la mano. Anche la donna omosessuale, come sottolinea Hirschfeld altrove nei i casi che descrive (p. 84), può soffrire seriamente per il fatto di subire rapporti sessuali normali.

[19] Féré riporta il caso di un invertito di grande capacità intellettuale che non aveva mai avuto rapporti sessuali, e non era contrario ad una vita casta; fu sollecitato dal suo medico ad acquisire la capacità di un rapporto sessuale normale e a sposarsi, sulla base del fatto che la sua perversione era semplicemente una perversione della fantasia. Lo fece, e, anche se sposò una donna perfettamente forte e sana, ed era lui stesso sano, salvo che quando era coinvolta sua perversione, la prole si rivelò disastrosa. Il figlio maggiore era un epilettico, quasi un imbecille, e con impulsi omosessuali fortemente marcati; il secondo e il terzo figlio erano idioti assoluti; il più giovane morì di convulsioni nella prima infanzia (Féré, L’Instinct Sexuel, pag. 269 e segg.) Non c’è dubbio che questo caso non rappresenta la media, ma i numerosi esempi di figli di matrimoni simili descritti da Hirschfeld (op. cit. , p. 391) non presentano un risultato molto migliore.

[20] È appena il caso di aggiungere che lo stesso principio è adattabile al caso di donne omosessuali. “In tutti questi casi”, scrive una donna medico americana, “mi sento di raccomandare che il senso morale sia addestrato e promosso, e le persone alle quali è permesso di mantenere la loro individualità, imparino a ricordare sempre che sono diverse dagli altri, piuttosto che sacrificare i loro propri sentimenti o la loro felicità quando necessario. È una buona disciplina per loro, e servirà a lungo termine più di qualsiasi altra strada, per fare in modo che si porti loro più simpatia e più affetto. Questa qualità o idiosincrasia non è essenzialmente un male, ma, se usata correttamente, può trasformarsi in una benedizione per gli altri e in un buona possibilità nella vita dell’individuo, e non induce alcun discredito su chi la possiede “.

[21] All’esistenza di un’affinità tra l’omosessualità e il temperamento religioso si è fatto riferimento nel cap. i,  come a cosa riconosciuta in molte parti del mondo. Si veda, per una discussione più estesa, Horneffer, Der Priester, e Bloch, Die Prostitution, vol. I, pp. 101-110. Anche gli psicoanalisti hanno toccato questo punto; così Pfister, Die Frommingkeit des Grafen von Zinzendorf  (1910), sostiene che il fondatore della setta pietistica della Herrenhuter era di temperamento omosessuale (o bisessuale) sublimato.

[22] Forel, Die Frage Sexuelle, pag. 528. Tali idee sono, naturalmente, spesso sostenute dagli stessi invertiti.

[23] Il diritto romano sembra, in una pima fase, essersi limitato in questa materia alla protezione dei ragazzi. La legge Scantinia e altre leggi romane contro la pederastia sembrano essere state di solito lettera morta. Si veda, per varie note e riferimenti, W. G. Holmes, The Age of Justinian and Theodora, vol. i, p. 121.

[24] Lettera ai Romani, capitolo I, versetti 26-7.

[25] In pratica questa pena di morte sembra essere stata a volte commutata nell’ablazione degli organi sessuali.

[26] Per un quadro completo dei decreti legali contro i rapporti omosessuali nei tempi antichi e moderni, si veda Numa Praetorius, “Die straflichen Bestimmungen gegen den gleichgeschlechtlichen Verkehr,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. I, pp. 97-158. Questo scrittore sottolinea che Giustiniano, ed ancora più chiaramente, Pio V, nel XVI secolo, distinguevano l’omosessualità occasionale dall’inversione radicata, e venivano puniti solo i delinquenti abituali, non quelli che avevano commesso la colpa solo una o due volte.

[27] L’influenza del presunto collegamento della sodomia con l’incredulità, l’idolatria e l’eresia nel suscitare l’orrore verso di essa tra le religioni antiche è stato sottolineato da Westermarck, The Origin and Development of the Moral Ideas, vol. i, p. 486 e seguenti.

[28] “Ogni persona di sesso maschile che in pubblico o in privato, o è parte nella commissione di, o provochi o tenti di provocare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile di qualsiasi atto di grave indecenza con un’altra persona di sesso maschile, è colpevole di un misfatto e, condannata per quel misfatto, sarà punita a discrezione del giudice con la carcerazione per un periodo non superiore a due anni, con o senza lavori forzati.”

[29] Questo punto è sostenuto dal Dr. Léon de Rode nella sua relazione su “L’Inversion Génitale et la Législation,”, per il Terzo (Bruxelles) Congresso di Antropologia Criminale del 1892. Sullo stesso punto insiste qualcuno dei miei corrispondenti.

[30] Si tratta di un fatto notevole e forse significativo che, mentre l’omosessualità è oggi in discredito assoluto in Francia, non era così sotto la legge meno tollerante dei secoli XVII e XVIII. Il Duc de Gesvres, come descritto da Besenval (Mémoires, I, p 178), è stato un invertito ben definito di tipo femminile, impotente, e che ostentava pubblicamente tutte le maniere delle donne; tuttavia egli era trattato con considerazione. Nel 1687 Madame, la madre del Reggente, scrive sottintendendo che “tutti i giovani e molti dei vecchi” praticavano la pederastia: il n’y a que les gens du commun qui aiment les femmes. [Solamente la gente del volgo ama le donne] La marcata tendenza all’inversione nella famiglia reale francese in questo periodo è ben nota.

[31] Un uomo con abitudini omosessuali, mi è stato detto, ha dichiarato che sarebbe stato dispiaciuto di vedere la legge inglese cambiata, perché poi non avrebbe trovato nessun piacere nelle sue pratiche.

[32] Il ricatto sembra essere il rischio più grave che l’invertito corre. Hirschfeld afferma in un interessante studio sul ricatto (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913) che la sua esperienza dimostra che tra 10.000 persone omosessuali difficilmente una cade vittima della legge, ma più di 3000 diventano vittime di ricattatori.

[33] Krafft-Ebing stabilirebbe questa età non al di sotto dei 16 anni, l’età in cui in Inghilterra le ragazze possono legalmente acconsentire ai rapporti sessuali normali (Psychopathia sexualis1893, p. 419). Certamente il termine non dovrebbe essere fissato ad un’età inferiore.

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MALINCONIE GAY E MANCANZA DI LAVORO

Gli anni stanno passando, mi sto avvicinando a 30 ma non mi sembra che sia cambiato nulla, forse sono più disorientato di prima, come un perpetuo adolescente. Prima pensavo che fare esperienze potesse farmi maturare. Le mie esperienze le ho fatte ma non sono maturato affatto, mi sento molto portato dal vento, molto dipendente da come mi gira. Ho fatto anche cose che non avrai mai pensato di poter fare, mi sono laureato, anche se con un po’ di ritardo, ma non ho trovato se non lavori che tutto sono meno che lavori stabili, sarà forse anche questo che contribuisce al mio senso di instabilità … mi pesa il dover dipendere da mia madre che per me si spacca la schiena e ormai è una donna grande, ma non vedo molte prospettive. Lei non sa di me ma sospetta e anche con lei non so che fare, dirglielo o no, in fondo non credo che cambierebbe niente. È stata contenta quando mi sono laureato, ci teneva veramente tanto, adesso si aspetterebbe un lavoro, non credo che si aspetti che le porti a casa una ragazza, penso che questa fase l’abbiano passata da anni e lei stessa non ne parla più, proprio capitolo chiuso. Ma onestamente non credo di avere particolari problemi con mia madre che forse su di me ha perso tutte le speranze e ha finito per adattarsi e basta. Mi sento vuoto, project, comincia a non fregarmene più niente di nessuna cosa, proprio indifferenza, tanto alla fine non cambia niente o quasi. Gay? Ma che vuol dire questa parola? Mi piacciono i ragazzi? Sì, ma non mi sono mai innamorato di nessuno, ho avuto le mie storie ma sono state sempre cose molto incerte, precarie, partite in fondo con delle grosse riserve, un po’ come dire: vediamo che cosa succede questa volta. Leggo sul forum di ragazzi che si prendono cotte tremende, ma a me non è mai capitato. Ho in mente il mio modello di vita ma lo sento diverso da quello degli altri ragazzi. Io vorrei una stabilità, o meglio un’affidabilità nel mio compagno, non vorrei essere per lui un’avventura sessuale o poco più. Diciamo che preferirei una storia non travolgente ma stabile. Ti dico che se il mio ragazzo avesse le sue scappatelle la cosa non mi sconvolgerebbe, ma non dovrebbero essere cose che distruggono il rapporto tra noi, o forse sto delirando, tanto un ragazzo non ce l’ho e non l’ho mai avuto. Gli altri mi dicono che ne ho avuti tre, ma non è un po’ di sesso che mi cambia le cose. Tu dici che si può stare anche soli e che potrebbe anche essere meglio, io adesso sono solo e in fondo lo sono sempre stato ma non sto bene lo stesso e non penso nemmeno di poter trovare un ragazzo che mi vada bene. Ogni tanto torno dai miei ex perché sono il meno peggio che ho trovato, sono diversi da me ma anche se li ho liquidati non mi hanno portato rancore. Ah, una cosa strana, le mie storie non sono mai finite perché c’era un altro ragazzo, ma sono finite solo per stanchezza e sfinimento interno. Dopo ci rimaneva una mezza amicizia che comunque un qualche senso ce l’aveva. Almeno ci si conosceva un po’ e si potevano fare due chiacchiere. Sono andato a fare dei colloqui con uno psicologo che non ha dato quasi peso all’omosessualità e al fatto che non avessi un ragazzo ma ha insistito sul fatto che non riesco a trovare lavoro. Dice che col lavoro avrei molto meno tempo per dedicarmi alle malinconie e dice pure che mi tornerebbero anche un po’ di entusiasmi sul lato ragazzi. Potrebbe non avere torto, ma il fatto è che il lavoro non si trova e passo ogni giorno ore e ore a spulciare internet a alla ricerca di una qualche possibilità e a mandare curriculum senza avere quasi mai riscontro. Avevo conosciuto un ragazzo, quando ho lavorato per l’ultima volta, che mi sembrava simpaticissimo, un ragazzo gay, non proprio dichiarato pubblicamente, ma insomma gli amici lo sapevano e anche i colleghi di lavoro. A me quel ragazzo piaceva, abbiamo parlato un po’ ma mi sembrava strano, gli avevo detto che ero gay anche io ma lui ha insistito per presentarmi una ragazza, francamente non capivo il perché, poi me l’ha presentata e ho capito, era una legatissima a certi movimenti ecclesiali, come lui d’altra parte, e mi voleva portare a una delle loro riunioni, al che la mia reazione è stata immediata e ho capito perché mi sembravano persone strane. Per fortuna la settimana appresso il mio contratto è scaduto. Quel ragazzo e anche la ragazza mi hanno tempestato di telefonate per convincermi a seguirli, ma alla fine ho proprio risposto male, gli ho detto che sono come gli avvoltoi che se vedono uno un po’ messo male gli si buttano addosso per farlo a pezzi. Ci sono rimasti malissimo, non li ho sentiti più e ne sono contentissimo. Non sopporto la gente appiccicosa. C’è stata solo una storia (ma non è nemmeno una storia) che mi ha scosso un po’ in questi ultimissimi anni. Sono stato un paio d’anni fa a fare un corso di pasticceria industriale a Milano, un corso residenziale di una settimana. Ho condiviso la stanza non un ragazzo etero, sul fatto che fosse etero non c’era il minimo dubbio perché è venuta due volte a trovarlo la sua ragazza a Milano. Beh con questo ragazzo mi sono sentito a mio agio, gli ho detto che sono gay e la cosa, tra noi, non ha cambiato nulla, quando è venuta la ragazza una volta siamo andati a cena fuori in tre. Con questo ragazzo ho parlato un po’, certo non era gay ma era intelligente e soprattutto era una ragazzo normale, senza paturnie di nessun genere, mi ci vorrebbe un ragazzo gay più o meno come lui, ma finora non l’ho trovato. Ormai il corso è finito da tanto tempo, noi non abbiamo interessi di lavoro in comune eppure ogni tanto si fa vivo e ci facciamo una chiacchierata su skype, in un certo senso si è creata un’amicizia, è vero che è una cosa molto relativa ma parlare con lui è una cosa che faccio con piacere, ma succede di rado. Io non lo chiamo mai, ma sono contento quando mi chiama. Ah, poi un’altra cosa, penso proprio stupidissima, dunque, io vado a fare la spesa per me e per mia madre e cucino e tango la casa a posto, tanto non ho realmente altro da fare. Beh, quando vado al supermercato, dentro c’è il banco della salumeria, ci sono tanti ragazzi e anche uomini più grandi che servono i clienti e c’è anche un ragazzo che mi ha colpito subito, molto dolce, con un bellissimo sorriso, quando vado al supermercato passo sempre accanto al banco della salumeria,  se lui non c’è passo oltre e non compro nulla, ma se c’è, cerco di fare in modo di prendere il numeretto per potere essere servito da lui, poi  se gli altri salumieri sono più veloci, faccio passare avanti gli altri clienti in modo da essere servito da lui e quando è il mio turno compro tanti salumi, tutti diversi, che mia mamma mi dice che sono proprio troppi. Comunque con quel ragazzo si è creata una simpatia, mi sorride, non mi dà né del tu né del lei, come fa con gli altri clienti, però mi sorride e mi piace tanto vederlo sorridere, è più giovane di me, penso, potrà avere 22 o 23 anni. È una storia questa? Proprio no! Però è una bella cosa. Se avessi tanti soldi proverei ad aprire una salumeria… vabbe’, il cervello deve pure fantasticare! Project, hai capito più o meno chi sono? Un po’ stranetto, certo, però non depresso, diciamo un po’ spento, questo sì, mi godo la storia del ragazzo etero che mi chiama ogni tanto e quella del ragazzo della salumeria, poi sarà quello che sarà. Per adesso mi manca soprattutto il lavoro, lo so che non è poco, ma spero di trovare qualcosa di buono, dicono che c’è la ripresa ma crederci mi sembra come credere alla befana.

Un abbraccio, Project, se ti va, mandami il tuo contatto skype.

Ciao, Fede

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