GIOCO E SESSO GAY

Questo post è dedicato al rapporto tra il gioco e la sessualità e mira a mettere in luce il diverso significato del gioco sessuale in relazione all’orientamento sessuale delle persone coinvolte.
Un grandissimo numero di ragazzi, se non addirittura tutti, si sono ritrovati prima o poi a partecipare o ad assistere a episodi di gioco a sfondo sessuale cioè di gioco nel quale intervengono più o meno scopertamente contenuti sessuali o contenuti concernenti la nudità. Si parte da contenuti esclusivamente verbali, come nel gioco della verità su contenuti sessuali, e si passa per il contatto fisico non specificamente genitale, come nella lotta fatta per gioco che, per esempio al mare, fatta con addosso il solo costume, comporta un contato fisico molto diretto, e si arriva fino a giochi esplicitamente sessuali in cui è compresa anche la possibilità di toccarsi i genitali, oppure è previsto che uno dei partecipanti resti nudo alla fine del gioco (strip poker). Il gioco sessuale può essere non malizioso, cioè può nascere senza alcuna esplicita finalità sessuale, ma può anche essere programmato proprio al fine di creare un coinvolgimento sessuale. In alcuni casi il gioco sessuale rasenta il confine della violenza, quando cioè si tratta di giochi di gruppo imposti a una vittima non consenziente. È il caso del “fare la stira”, un gioco sessuale non privo di violenza che si praticava in ambiente scolastico o universitario nei confronti delle matricole o in ambiente militare, quando il servizio militare era obbligatorio, e consisteva nel denudare un ragazzo in gruppo, ovviamente contro la sua volontà, tenendolo fermo e impedendogli di difendersi, spesso gli altri ragazzi toccavano anche i genitali della vittima anche se in atteggiamento giocoso. La dimensione violenta era notevolmente attenuata dal’idea del gioco che accompagnava il rito e dal fatto che chi era stato vittima della stira poteva la volta successiva partecipare al gioco verso un altro ragazzo. Va sottolineato che questo gioco sessuale è caratteristico di ambienti esclusivamente maschili (caserme e classi scolastiche maschili). Oggi, con l’obbligo delle classi miste e anche delle squadre di educazione fisica miste, questi usi sono pressoché scomparsi. Tra i giochi al limite del gioco sessuale c’è il tickling, cioè il solletico, che comincia banalmente come un gioco ma consente a due ragazzi di familiarizzarsi con la reciproca fisicità e soprattutto abbassa la soglia delle difese e scioglie molto i comportamenti. Il riso diventa sfrenato e il contatto fisico si accetta in una dimensione di gioco e di divertimento. Non è affatto improbabile che un ragazzo gay vada in erezione trovandosi in una situazione simile, cosa che non accadrebbe con altrettanta facilità anche in situazioni esplicitamente sessuali. Il ridere è il cavallo di Troia della sessualità che permette ad un ragazzo di accettare in questo modo ciò che esplicitamente non accetterebbe. Attraverso il tickling e attraverso i giochi sessuali si manifestano spesso i primi segni di una sessualità gay in ragazzi che si sono ritenuti sempre etero. Tuttavia il partecipare a giochi sessuali tra persone dello stesso sesso non significa affatto che si è gay. In una classe maschile fare la stira era un tipico gioco sessuale etero. Sottolineo che non è la partecipazione al gioco sessuale che determina l’orientamento sessuale ma che a seconda dell’orientamento sessuale, la partecipazione al gioco sessuale è vissuta in modo totalmente diverso. I ragazzi etero, che partecipano a un gioco sessuale tra ragazzi dello stesso sesso, lo vedono come gioco, al massimo come gioco disinibito, ma non come attività sessuale, i ragazzi gay che partecipano allo stesso gioco lo vivono specificamente come un’attività sessuale. La differenza nel modo di partecipare si riverbera nel fatto che un ragazzo etero che ha partecipato a un gioco sessuale con altri ragazzi non ne caricherà il ricordo di valenze sessuali, cosa che invece farà il ragazzo gay. Il ragazzo gay farà di quel ricordo, che per lui è chiaramente un’esperienza sessuale, una fantasia masturbatoria forte e quel ricordo si stamperà in modo indelebile nella sua memoria.
La differenza nel modo di vivere la partecipazione al gioco sessuale da parte di un ragazzo etero e da parte di un ragazzo gay può creare grossi problemi e di fatto li crea nel caso in cui il gay si sia innamorato dell’etero e tra i due ragazzi l’atmosfera sia tanto disinibita da consentire di fatto giochi sessuali, cosa tutt’altro che rara. Ciascuno dei due proietta sull’altro il proprio modo di vivere il gioco sessuale, così l’etero pensa che anche per il suo amico il gioco sessuale sia solo un gioco senza vere valenze sessuali e in questa chiave si sente disinibito perché presuppone che l’altro ragazzo sia anche lui etero. Il gay interpreta la partecipazione al gioco sessuale da parte del suo amico etero come se fosse una vera e propria attività sessuale gay e comincia a lavorare di fantasia sul fatto che il suo amico dice di essere etero ma in realtà è un gay latente che prima o poi si accorgerà di essere gay perché “se uno partecipa a un’attività chiaramente sessuale con un ragazzo non può che essere gay”. Come è comprensibile questi tipi di proiezioni sull’altro del proprio modo di vivere l’esperienza del gioco sessuale possono creare attese, illusioni e successivamente cocenti disillusioni. Il gioco sessuale viene spesso usato dai ragazzi gay, consapevolmente o inconsapevolmente, come tentativo per coinvolgere un loro amico in una dimensione sessuale. Per un ragazzo gay è effettivamente molto difficile capire che un ragazzo etero vive un gioco sessuale in modo completamente diverso. In questo senso provare a coinvolgere un amico in un gioco sessuale non è assolutamente un sistema sensato per verificare il suo eventuale essere gay. Per capire se un ragazzo è gay c’è una sola strada, cioè parlare con lui in modo esplicito, cosa molte volte assai difficile se non impossibile, ma ricorrere a surrogati non espliciti del discorso diretto significa scegliere metodi del tutto inaffidabili.
Una caratteristica tipica dei giochi sessuali nei quali un ragazzo gay tenta di coinvolgere un suo amico per testarne l’eventuale omosessualità o per indurlo alla omosessualità, è costituita dalla gradualità che è una caratteristica tipica del gioco sessuale non spontaneo ma pianificato. In questa situazione, un ragazzo gay che non conosce l’orientamento sessuale del suo compagno cerca di coinvolgerlo dapprima in giochi in cui la dimensione sessuale sia poco evidente, se la risposta partecipativa dell’amico è spontanea, dopo un po’ di tempo, il ragazzo gay sperimenta un gioco in cui i contenuti sessuali sono più espliciti, se anche in questo caso la partecipazione dell’amico è spontanea diventa possibile programmare un altro passo in avanti verso una sessualità ancora più esplicita. Secondo il punto di vista del ragazzo gay, quando l’amico avrà accettato giochi scopertamente sessuali avrà con ciò stesso dichiarato la sua omosessualità. Questa strategia dei piccoli passi sposta sempre più avanti il limite che separa il gioco dalla sessualità. Non sono rarissimi i casi di ragazzi etero che accettino perfino di farsi masturbare dal loro amico che ritengono etero. Un fatto del genere viene automaticamente interpretato dal ragazzo gay come manifesta ammissione di omosessualità da parte del compagno. Questa conclusione deriva da un presupposto, che, cioè, ciò che conta per identificare un gay sono i comportamenti esterni, ossia che ci sono “comportamenti” tipicamente gay che un etero non metterebbe mai in pratica. In realtà l’esperienza insegna che per identificare un ragazzo gay bisogna conoscere l’interpretazione che egli dà dei comportamenti propri ed altrui. In altri termini non sono i comportamenti in sé che definiscono un gay ma le interpretazioni che quella persona dà di quei comportamenti.

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TENTAZIONI GAY

Ciao Project,
ti scrivo per parlarti un po’ di me, puoi chiamarmi Marco, ho 20 anni, quasi 21, fino a un anno fa repressissimo e forse pure adesso. Ho avuto un’educazione cattolica nemmeno tanto male, ma che mi ha messo in testa un’idea terribile della tentazione. Diciamo che per accettare il mio essere gay ho finito per lasciare la chiesa e un po’ mi dispiace, ma alla fine non sarei mai stato come loro volevano che fossi e così sono in pratica due anni che non ho più niente a che fare con quelle cose e ho anche perso tutti gli amici che avevo lì. Però un po’ mi sono rimasti in testa certi schemi, specialmente relativamente all’idea della tentazione e della colpa. Per accettare serenamente la masturbazione e per potermela godere senza sensi di colpa mi ci è voluto tantissimo, prima la vivevo proprio secondo lo schema classico: tentazione, cedimento, senso di colpa, ma adesso per fortuna non è più lo stesso. Più o meno è stato lo stesso con la pornografia e grosso modo nello stesso periodo, però adesso non mi sento affatto dipendente dalla pornografia, non la rifiuto certo ma le mie fantasie non hanno bisogno di quelle cose, viaggio bene lo stesso senza e forse pure meglio. Mi resta però un’altra cosa che adesso comincio a sentire in modo terribile come una tentazione e ho la terribile idea che finirò per cedere e alla fine combinerò qualche guaio. È un po’ di tempo che comincio a girare intorno alle chat erotiche e ai siti di incontri non ho un profilo da nessuna parte e non oso entrarci, ne ho proprio paura, ma la tentazione è grossissima. Qualche volta apro uno di quei siti e sto lì lì per cliccare per mettere il mio profilo, anzi il profilo l’ho scritto e in diverse versioni più o meno hard. Diciamo che nel mese di maggio è diventata proprio un’ossessione, una tentazione violentissima. D’altra parte che un ragazzo della mia età voglia fare anche un po’ di sesso mi sembra normale. Poi una decina di giorni fa sono capitato sul tuo forum e da lì mi sono perso nei meandri dei tuoi siti che sono tantissimi. Martedì e mercoledì scorso sono stato a leggere tutta la notte. Non ti nascondo che è stata per me una sensazione stranissima, non avevo mai trovato siti così. Naturalmente all’inizio sono andato a cercare i post che avessero un contenuto più direttamente sessuale, onestamente mi aspettavo magari qualche storiella piccante e invece no. Poi ho cominciato a cercare cose che riguardassero esperienze di ragazzi con gente incontrata in una chat erotica o in un sito di incontri e sono rimasto molto perplesso, un po’ congelato. Mi hai fatto venire la paura dell’aids (ho letto il tuo post chilometrico) e, devo dire, che era una cosa della quale non avevo tenuto minimamente conto. Probabilmente mi sarei anche buttato in cose sessuali senza protezione magari dando retta a quello che mi avrebbe detto l’altro ragazzo. Da questo punto di vista ti ringrazio di avermi messo sull’avviso. Ma leggendo mi sono sentito anche un po’ cretino perché probabilmente le mie tentazioni sono un po’ infantili, diciamo così, e si può essere gay a un altro livello. Project, adesso ti faccio una domanda, ma come fa un ragazzo della mia età a vivere la sua sessualità? Un ragazzo fisso e serio, ok, il test per l’hiv, rapporti strettamente monogamici, tutto questo va bene, ma dove lo trovo io un ragazzo serio come dici tu? Me ne innamorerei, di questo ne sono sicuro, ma il fatto è che quel ragazzo non esiste. Tu dici di cercarlo nei posti come si deve, ok, va bene pure quello, ma dove? E soprattutto come? Adesso seguo quello che scrivono i ragazzi sul tuo forum e non posso negare che mi piace leggere, ma ho paura che siano cose lontane dalla mia mentalità, che ne so, che i ragazzi siano un po’ troppo sognatori, troppo a caccia d’amore e poco di sesso, magari solo a parole, che ci sia un po’ troppo buonismo e troppa sublimazione. Non mi sono iscritto al forum per questo, perché mi sento più sanguigno e più deciso dei ragazzi del forum. Io avrò pure bisogno d’amore, ma non in modo astratto, io ho anche bisogno di un po’ di sesso e pensare solo a rinviare mi fa paura. Io vivo pure adesso. Sbaglio? Sto scrivendo stupidaggini? Io dico solo la verità, almeno la mia verità e mi piacerebbe sapere quello che pensi tu e magari quello che ne pensano i ragazzi. Se vuoi, la mail pubblicala. E se proprio non ti sembro uno fissato irrecuperabile, questo è il mio contatto msn [ … omissis … ]
Marco

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VOGLIO UN RAGAZZO GAY COME ME

Ciao Project,

intanto complimenti, Progetto gay è proprio una specie di sollievo per chi ci capita. Ho 24 anni, a forza di girare su siti gay di tutti i tipi mi era preso lo sconforto. Mi dicevo: ma io non sono così. Ma che c’entro con tutta questa gente? Mi sono iscritto a un sito di incontri, beh, ci avevo messo che sono serio, riservato, che non ho esperienze (ed è vero) però tutti quelli che mi rispondevano volevano una cosa sola: prima la foto e poi si parla. Ce ne sono stati solo due o tre che hanno parlato con me anche senza vedere la foto ma per me è stato deprimente, all’inizio pure un po’ eccitante, ma alla fine deprimente. Insomma si parlava due minuti, anche meno, di cose banali, e poi si finiva a parlare di sesso ma proprio come quelli che non vogliono perdere tempo, tipo; se ci stai ci stai, io faccio questo e questo, ok? Insomma una contrattazione proprio di bassissimo livello. Uno solo mi è sembrato diverso, molto timido, non aggressivo. Abbiamo pure parlato un po’ però era troppo prolisso, attaccava a parlare di sé tutto con parole ricercatissime e ci metteva tre ore per dire una cosa banale, poi ripeteva sempre cose del tipo: perché mi fai questa domanda? Insomma sembravano un po’ troppo giochetti psicologici, alla seconda volta che ci ho parlato ho cominciato a pensare che non avesse tutte le rotelle a posto e ho cercato di tagliare, ma lui non mi mollava e aveva pure il mio cellulare. Insomma, ho dovuto lascare spento il cellulare per un mese e usarne un altro. Comunque non l’ho sentito più. Ma gli altri due mi hanno proprio shoccato, sembrava di stare al supermercato. Insomma è da lì che sono andato in crisi con i gay. Mi sono chiesto: se i gay sono così che ci sto a fare con questa gente? Vebbe’ te lo avevo già detto … ma mi hanno fatto sentire un caso patologico. Penso pure che dicessero un sacco di balle però mi hanno fatto sentire un imbranato. Una cosa che mi hanno detto è che se uno che è gay a 24 anni non lo ha ancora fatto vuol dire che è un deficiente. Ammetto di essere stato stupido a dire a certa gente una cosa del genere, però, Project, quello che dicono potrebbe essere vero? Perché se fosse vero mi sentirei veramente fuori. E poi come faccio a parlare di me con gente così, che è proprio fissata, loro dicono che il caso patologico sono io ma loro sono molto ma molto più fissati di me. Non ho mai avuto la possibilità di parlare di sesso in modo serio e libero, ma libero non vuol dire non serio, ma per loro pensare di parlare di sesso con cervello e non solo col … è praticamente impossibile. Il sesso va bene ma ci sono tante altre cose. Io fino ai 21/22 anni mi sono ritenuto etero e ho avuto anche un ragazza, io non ne ero innamorato, cioè non mi masturbavo pensando a lei ma certe volte con lei, quando non la metteva sul sessuale diretto, la cosa era bellissima, mi si addormentava in braccio e mi faceva un’impressione fortissima, perché si abbandonava proprio a me, al sesso ci pensava eccome, anche troppo dal mio punto di vista, perché io già allora stavo con lei ma mi masturbavo pensando ai ragazzi, però lei non era fissata con le cose del sesso, c’era tanta tenerezza che quasi quasi poteva andare bene anche a me. Io penso che tra un ragazzo e una ragazza c’è meno la fissa del sesso, ma forse non sono la persona più adatta a dirlo. Project, ma i gay come me o come i ragazzi del forum quanti sono? Perché io penso che siamo una minoranza risicata, la maggior parte vive di chat erotiche e di incontri sessuali (come dici tu, pure pericolosi). Poi c’è un’altra cosa, ma è vero che i ragazzi gay pensano più al sesso del loro ragazzo che al ragazzo? Ma avere bisogno di tenerezza più che di sesso è proprio da stupidi? Certe volte penso che magari c’è in me qualcosa che non va. Io al sesso ci penso eccome ma non è proprio una fissa. I ragazzi che mi attirano sono pochi e non sono nemmeno i tipici belli. Insomma tra i gay mi sento spaesato e una mezza idea che si starebbe meglio tra gli etero mi viene. Poi gira gira sono capitato sul tuo sito, quello Google. Mi sono detto: allora non sono l’unico e i gay come me in fondo ci sono. Leggere i post mi piace perché mi ci ritrovo proprio come mentalità, sono a misura mia, ci trovo le cose che vivo io. Poi ci sono altre cose di cui mi piacerebbe parlare con te ma non per mail. Se ti va, aggiungimi su msn, il mio contatto è [… omissis …].
Aspetto la tua risposta e magari anche la possibilità di fare due chiacchiere in chat, ci terrei veramente.

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SONO GAY E FINALMENTE MI SENTO SERENO

Il 28 maggio, alle ore 19.15 ho ricevuto questa mail. Ringrazio sentitamente Federico.
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Ciao Project,
devo ammettere che quando ho preso la decisione, per me molto difficile, di scriverti, non avevo la più pallida idea di quello che avrei potuto trovare. A 27 anni non sono certo giovanissimo e non è che avessi paura di cose strane o forse un po’ sì perché la mia esperienza nel settore è zero, però mi sono lanciato. Stamattina per la prima volta in vita mia ho parlato di sesso in modo libero ed è stata una cosa facilissima, pensavo che mi sarei trovato terribilmente a disagio e invece non è stato così per niente. È evidente che tu capisci che cosa significa essere gay però ti devo proprio dire grazie perché mi sento molto meglio, molto meno spaventato da quello che mi sta succedendo e forse ho anche un po’ di speranza di non restare completamente solo nella vita. A tante cose che mi hai detto ci ero arrivato anche da solo, ma sentirsele dire da uno che sa di che si tratta serve a rafforzare l’idea. Te lo dico sinceramente, non ero mai riuscito, nemmeno lontanamente a fare un discorso così diretto e così serio. Forse alla mia età, per uno come me che è sempre scappato e ha sempre fatto finta di non vedere, avere finalmente la possibilità di un confronto vero su certi temi è proprio una cosa fondamentale e liberatoria. Adesso mi sento perfino di dire “io sono gay”, pensa che sono stato a combattere contro questa idea per più di 10 anni, ho buttato in pratica 10 anni della vita perché pure se dentro di me sentivo fortissima la sessualità gay l’ho sempre repressa ma proprio fino al follia, pensavo che fosse chissà che cosa, che i gay fossero una cosa anomala, infetta, che ne so, una specie di alieni. Project, ti può sembrare assurdo, ma mi sento proprio più leggero, libero, adesso in qualche modo ho un punto di riferimento. Non ti spaventare ma credo che avrò bisogno di te piuttosto spesso. I miei sono divorziati e io non ho mai avuto nessun rapporto con mio padre. Mi ha scaricato fin da quando ero bambino, ma anche l’uomo di mia madre non ne voleva sapere di me, mi trattava bene, con gelati e regaletti, ma di me non si interessava veramente. Sia mio padre che l’uomo di mia madre erano nettamente e direi esasperatamente etero e lo capivo fin da quando ero ragazzino. Loro mi hanno considerato sempre etero, te l’ho detto, ho avuto tre ragazze, non si sono mai chiesti che cosa significassero per me, a loro bastava che io stessi vicino a una ragazza. Insomma, Project, ho proprio bisogno di parlare e di ritrovare un po’ di coraggio. Una cosa stamattina mi ha colpito, quando ti ho parlato di Andrea sei stato a sentire con la massima attenzione e ti sei chiesto le stesse cose che mi sono chiesto io, hai parlato d’amore, e io penso che sia amore. Vabbe’, non la faccio tanto lunga. Grazie! Progetto Gay è una cosa unica e per me significa tantissimo.
Federico

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COMING OUT NEL MERIDIONE

Pubblico qui di seguito una mail che ho ricevuto il 2/5/2009.

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Ciao Project,

ho vent’anni, sono gay e meridionale. Ho detto tutto. A casa mia era un inferno, i miei insistevano perché mi mettessi con una ragazza o almeno mi facevano capire che sarebbe stato normale farlo perché pensavano che io non lo facessi per timore di chissà che cosa. Mi sono sentito così soffocato che ci ho provato ma mi sono sentito in trappola e non poteva andare avanti così. In più avevo un amico che mi piaceva moltissimo e che si comportava con me in modo molto disinvolto, in pratica me ne ero innamorato già da un anno ma ovviamente non potevo dire nulla. Sono arrivato a un livello di asfissia tale che a un certo punto non ce l’ho fatta più. Ho detto alla ragazza che ero gay e al ragazzo che mi ero innamorato di lui. All’inizio mi sembrava di avere fatto la cosa giusta. Lei probabilmente si era dovuta mettere con me per pressioni della sua famiglia e mi considerava più in peso che altro, lui all’apparenza aveva reagito bene, almeno i primi tempi. Per me era ovvio che una confidenza di questo genere dovesse rimanere assolutamente privata ma non è stato così. Nel tempo di un mese tutto il paese mi guardava strano anche se nessuno diceva niente. Lui era sparito e anche lei. I miei sono venuti a sapere della cosa dal pettegolezzo generale e se la sono presa a morte con me non perché sono gay ma perché mi sono messo in una situazione insostenibile e non mi sono prima consigliato con loro. Coi miei però le cose sono cambiate in modo sostanziale, in pratica mi considerano come una specie di vergogna per la famiglia anche se mi tollerano: “Noi ti vogliano bene anche se sei così!” dove quell’anche dice tutto. Ho passato un anno di inferno. Mi ero iscritto all’università ma non ho combinato nulla, avevo proprio paura di andare a lezione perché mi guardavano strano. Insomma, la faccio breve, dopo tanta insistenza sono riuscito a convincere mio padre a mandarmi a Milano da mia zia, a partire da settembre, per ricominciare l’università lì, lontano dal sud e soprattutto in un ambiente dove potrò cominciare tutto da capo. Adesso non voglio pensare all’essere gay o a cose del genere e soprattutto non ne voglio parlare con nessuno, adesso voglio studiare, voglio laurearmi. Non so se troverò mai un ragazzo ma la mia sicurezza non la voglio costruire sulle spalle di nessuno, devo essere capace di andare avanti da solo, se ci sarà un ragazzo come lo voglio io bene, ma se non ci sarà dovrò andare avanti lo stesso. E poi non voglio colorire di gay tutta la mia vita, c’è anche il lavoro che è fondamentale e che non ha nulla a che vedere con l’essere gay. Non posso pretendere che gli altri mi accettino come gay, non è una questione loro e non mi posso fare condizionare oltre dalle loro reazioni, quindi devo evitare qualsiasi riferimento a cose gay.

Project, non sai quanto mi ha aiutato il tuo Progetto Gay. Io non voglio dipendere da nessuno e meno che mai dall’idea di essere gay, lo sono, è vero, ma sono anche tante altre cose e l’essere gay deve essere una cosa mia e, se lo troverò, del ragazzo che mi vorrà bene, gli altri li voglio lasciare fuori della porta.

Adesso aspetto che arrivi settembre facendo il conto alla rovescia. Con l’università ho perso un anno ma non ne voglio perdere due!

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