SIAMO O NON SIAMO UNA COPPIA GAY?

“Bello? Sì, oggettivamente è bello… e io no. È sexy? Sì, eccome… e io… lasciamo perdere. E allora che dovrei fare? Mi dovrei fare avanti sperando che si accorga che mi sono innamorato di lui? A parte che non so nemmeno se è gay, e ci credo poco, ma pure se lo fosse, uno come quello se capisce che mi sono innamorato di lui si fa etero subito! E poi dove mi vado a nascondere? E se non è gay è proprio da sparire sotto il tappeto. Però è bello, non è un merito ma attira, attira eccome, e io mi ci fisso, come un cretino. Mi devo mettere in mente che non è cosa per me, io lo posso guardare da lontano, e basta, però non è giusto. Quella stupida di Marcella mi ha detto che ho il complesso del brutto anatroccolo, ma è proprio cretina, mi sa che lo dice perché gli sbava dietro pure lei. E lei di me non sa nulla, se lo sapesse mi sentirei sprofondare. Gli vanno appresso tante ragazze e lui ci gioca, come gioca con me a fare il mezzo gay, che ci mette lui a fare cascare una pischella? Un po’ di moine, una frasetta coccolosa e cascano come pere cotte. Mh… ci casco pure io, ok, lo so che sono stupido quando faccio così. Basta! Non ne posso più! Ma perché non è brutto come me? Forse qualche possibilità l’avrei avuta.”

Questo era un pezzo del mio diario di ormai più di tre anni fa (20 Maggio 2012). Il ragazzo bello di cui parlo, lo chiamerò Daniele.  Che è successo dopo? Una valanga di cose, veramente molto inattese, ma andiamo con ordine. Dopo un po’ di farneticazioni tipo quelle che ho appena citato, mi sono messo l’anima in pace. Vedevo Daniele quasi tutti i giorni, sempre pieno di ragazze e non solo, sempre solare. Lo osservavo da lontano, all’inizio andavo nella sua stanza per vederlo, con qualche scusa di lavoro, ma lui nemmeno si accorgeva di me, poi ho lasciato perdere e sono tornato a chiudermi nel mio mondo, dopotutto Daniele era un estraneo e sarebbe rimasto un estraneo. Le cose sono cambiate improvvisamente il 24 dicembre del 2012.

Era un lunedì e quasi tutti i nostri colleghi lo avevano preso come giorno di ferie per fare il ponte e in pratica andarsene in vacanza da sabato 22, per tornare direttamente il 27, in fondo era un’occasione unica. Io e Daniele invece eravamo al lavoro la mattina del 24, in un ufficio semivuoto. All’epoca avevo già messo da parte l’idea di provare ad accostarmi a Daniele, e quindi me ne stavo per i fatti miei a sistemare un po’ di pratiche che ormai stavano invecchiando sul mio tavolo. Aspettavo le fatidiche ore 14.00 per andarmene finalmente a casa. Preciso, per chi non lo sapesse, che io allora vivevo da solo a Roma in un micro (nemmeno mini) appartamento, oltre l’ultima fermata della metro. I miei genitori erano in Canada, ospiti di uno zio che era emigrato lì parecchi anni fa. Io avrei passato il Natale da solo. Di inviti ne avevo avuti tanti, ma alla fine avevo preferito starmene da solo a leggere o a vedere un film.

Verso l’una e mezza mi si presenta Daniele e mi porta un caffè dalla macchinetta distributrice. Facciamo due chiacchiere, mi chiede che farò per Natale, gli rispondo che non farò nulla e che starò a casa, gli chiedo che cosa farà lui e mi dice che anche lui starà solo. Faccio una faccia stupita. Daniele da solo a Natale? Lui nota la mia faccia curiosa e mi risponde che ha avuto degli inviti ma che sono cose che non lo attirano troppo. Dato che lui è di Roma, gli chiedo perché non passa Natale con la sua famiglia e mi risponde che è una storia lunga e mentre lo dice fa un sospiro e alza le spalle. Poi aggiunge: “Se ti va, possiamo pranzare insieme…” e io gli dico di sì, ma senza l’entusiasmo che avrei avuto qualche mese prima, gli dico di sì, come si fa con un collega qualunque che ti fa una proposta simile. Andiamo a sistemare le ultime cose in ufficio e usciamo insieme, mi chiede dove preferisco andare a pranzare  e gli rispondo che non ho alcuna preferenza, poi mi chiede dove abito, perché sa che non sono di Roma e che sto qui solo da qualche mese. Gli dico dove abito. Mi chiede se a casa mia ci sono altre persone, cioè se abito con altri ragazzi, gli dico che vivo solo. Mi chiede se preferisco un ristorante, o se magari si può fare un po’ di spesa e cucinare da me. Resto un po’ perplesso di questa proposta che non mi aspettavo assolutamente, ma gli rispondo che va bene anche a casa. Facciamo un rapido giro in cerca di un supermercato, ma è tutto chiuso. Gli dico che comunque a casa ho già tutto quello che serve, che non è molto ma basta certamente, perché avevo fatto la spesa la sera prima.

Casa mia è piccolissima ma è il mio regno, è pulitissima, quasi in modo maniacale, e potrà sembrare strano ma non c’è nulla di gay. I libri, i dischi, le cassette e tutto il resto, ho lasciato tutto a Catania; qui a Roma le mie cose le tengo nel computer e basta. Il tablet pure è completamente pulito perché lo porto anche al lavoro. Ma torno a Daniele. Arriva a casa, si guarda intorno, mi fa i complimenti. Gli dico di sedersi e stare tranquillo a vedere la televisione, ma mi dice che dobbiamo preparare insieme. Si toglie la giacca e viene in cucina con me. Guarda le provviste e il frigo, mi dice che ce n’è per un esercito. Vede che c’è la farina e che ci sono le uova, gli viene in mente di fare le fettuccine, lo guardo perplesso, ma mi dice che le fa lui e che non sporca niente, si tira su le maniche e comincia a lavorare, gli chiedo che cosa posso fare io, mi dice di scongelare il pesce e di mettere a lessare i cavoli. Gli chiedo: “Ma i cavoli col pesce?” Mi sorride e mi dice: “Beh, perché? … dai vediamo che ne viene fuori, secondo me viene bene!” Insomma, comincia a impastare e ci sa fare, tira la pasta col mattarello, la affina e la avvolge, poi la taglia col coltello e apre le fettuccine sul tavolo. Gli dico che sono troppe, mi risponde che sono anche per domani. Prepara il pesce poi lo mette a cuocere, in cucina ci sa fare, è molto sicuro di sé.

Durante la preparazione del pranzo parliamo molto poco e in pratica solo di cucina. Mi dice di apparecchiare la tavola, gli rispondo che il tavolo è solo uno e che ci sta cucinando sopra, mi dice: “Ok allora ancora cinque minuti e te lo pulisco bene bene.” Toglie il pesce dal fuoco, scola le fettuccine, le condisce col sugo del pesce e con pezzetti di pesce ripassati con i cavoli. Mette nel piatto, spolvera di pepe, niente formaggio. Io assaggio. È una cosa squisita, mi sorride! Poi mangiamo a televisione spenta, nessuno dei due ha intenzione di accenderla. Si parla un po’ di politica, è molto prudente, cerca di capire come la penso, non mi vuole contraddire, trova qualcosa di giusto in quello che dico anche quando non è d’accordo. Restiamo a tavola per quasi un’ora. Mi parla del suo lavoro precedente, ma non mi dice nulla della sua famiglia e non fa nessun cenno a ragazze o a cose che possano richiamare anche da lontano il sesso. Poi si alza e si mette a lavare i piatti. Cerco di seguirlo ma mi dice che c’è troppo poco spazio e che basta solo per una persona. In effetti è così. Ripulisce tutto molto rapidamente. Poi ci risediamo al tavolo perché lo spazio è piccolo.

Si crea un momento di imbarazzo, io penso che lui stia per andarsene, mi guarda stupito e mi dice: “Se hai da fare ti lascio tranquillo…” Gli dico che non ho nulla da fare e mi risponde che allora pensava di trattenersi ma non dice fino a che ora. Gli dico che siccome è la notte di Natale i suoi magari lo aspettano. Qui si fa più cupo, e fa una smorfia: “Loro stanno meglio soli…” gli dico che comunque farebbe bene ad avvisare che rientra più tardi, mi risponde che lo farà ma non lo fa. Mi chiede se può sedersi sul divanetto, gli rispondo che può fare tutto quello che vuole. Si allunga un po’ sul divano e accende la televisione. Girando i canali trova “La vita è una cosa meravigliosa”, che stava proprio incominciando, un vecchio film di natale degli anni ’30 con una bella morale di fondo, cioè che se sei in questo mondo puoi fare tanto di buono, Il film ci prende, si vede che gli piace molto. Alla fine mi chiede se mi è piaciuto e gli dico di sì, molto, mi sorride di nuovo, è la seconda volta nella serata.

Mi chiede di parlargli di me e qui mi mette in crisi, gli dico che c’è poco da dire, che cerco di tirare avanti lavorando… poi mi viene in mente che se non gli parlo di donne la cosa può suonare strana, ma decido di non recitare, in fondo lui con me non lo aveva fatto. Mi fa domande ma mai troppo sul privato, io rispondo e il tempo passa. Gli chiedo che rapporti ha coi suoi, anche questa volta una smorfia e un’alzata di spalle, poi cambia discorso, mi parla un po’ di sé ma sempre senza scendere troppo sul privato. Nessun accenno a ragazze, anche se al lavoro le donne lo cercano con qualsiasi pretesto. Ma se uno passa con me la notte di Natale vuol dire che non ha una ragazza, questo mi sembrava ovvio, e se uno come lui non ha una ragazza un motivo serio ci deve pure essere. Logicamente arrivavo alla conclusione che non poteva che essere gay. Piano piano le ore passano, girando i canali troviamo la messa del papa, allora era ancora Benedetto XVI. Gli chiedo che cosa pensa del papa, mi guarda facendo una smorfia come quando parlava della sua famiglia e alzando le spalle. Questo fatto mi rafforza nell’idea che sia gay, ma mi tengo ben lontano da argomenti troppo privati, come fa lui, d’altra parte.

Dopo la cena, mi chiede se può rimanere a dormire da me. La cosa mi spizza molto, non sono attrezzato per una cosa simile, ma mi affretto a dirgli comunque di sì. Ho nel cassettone una vecchia branda tipo militare, la montiamo. Non ho un secondo materasso, ma si accontenta di una coperta, poi gli do un piumino di scorta che conservavo dal tempo del campeggio. Chiacchieriamo ancora fin dopo l’una, poi andiamo a dormire.

La mattina si alza prima di me, cerca la macchinetta del caffè ma io non ho una macchinetta del caffè. Va in bagno, io mi alzo, poi ci accontentiamo di un pocket coffee e di un po’ di biscotti. Non so che intenzione abbia. Usciamo, è una giornata eccezionalmente calda per essere Natale, direi una bella giornata. A un tratto mi chiede se mi sta rompendo le scatole, gli rispondo che se non ci fosse stato lui il Natale lo avrei passato da solo. Da qui comincia il discorso sugli amici, miei e suoi. È evidente che non ha molti amici, anzi che non ne ha per niente e nemmeno amiche, e per uno come lui è strano. Nel rispondere alle sue domande mi faccio un punto d’onore del non dire bugie, omettere è una cosa, dire il falso è una cosa molto diversa.

Cominciavo a chiedermi che cosa Daniele volesse da me, la fantasie correva lontano, o meglio cercava di correre lontano ma io la trattenevo il più possibile. Abbiamo fatto una lunghissima passeggiata. Con lui stavo bene, era tranquillo, a suo agio anche se il discorso era statico e i confini erano piuttosto rigidi. Passa Natale e resta a casa mia anche nella notte tra il 25 e il 26 e in quella tra il 26 e il 27. Nessuna dichiarazione esplicita. Il dubbio che potesse non essere gay stava sempre lì e d’altra parte nemmeno io avevo fatto discorsi chiari.

Dopo quei giorni, al lavoro, i nostri rapporti si sono fatti più sciolti, lui ha ricominciato ad essere circondato da una nuvola di ragazze, a ridere e a scherzare con loro. Io, dopo qualche giorno di malinconia, mi sono detto che la parentesi era chiusa e che dovevo riprendere la mia strada e le cose sono andate avanti così per parecchi mesi. In pratica mi stavo quasi dimenticando di lui.

Una quindicina di giorni fa nel mio cervello ha ricominciato a suonare il campanello. Durante la pausa pranzo parlo con una collega che in genere stava molto appresso a Daniele e lei mi fa un discorso strano, lasciando quasi intendere che Daniele fosse un seduttore con qualche rotella che non girava nel senso giusto e conclude: “No, non mi convince…” e lei era una di quelle che gli correvano appresso di più. Ho provato a rimettere insieme i pezzi di pettegolezzi che mi arrivavano da varie parti e l’ipotesi che fosse gay ci stava eccome, però, con me, dopo i tre giorni di Natale, peraltro molto neutri, non c’era stato assolutamente nulla. Poteva magari essere gay e non essere interessato a me, però in ufficio c’erano anche dei ragazzi carini e lui non li considerava proprio. Una collega gli aveva proposto una pizza insieme la sera, in fondo una cosa banalissima (anche se una pizza in due tra un uomo e una donna non è mai una cosa tanto banale) e lui aveva rifiutato, lei gli aveva chiesto se era fidanzato e lui aveva detto di no. Insomma il misero si infittiva.

Un giorno ho fatto una cosa scorretta, l’ho pedinato. Sapevo il suo indirizzo ufficiale, quello della casa dei genitori, e pensavo che si sarebbe diretto lì, ma lui va da tutt’altra parte, Alla fine entra in una pensioncina di terz’ordine, penso che ci sia entrato per vedere una ragazza, mi tengo a rispettosa distanza  e aspetto, passano le ore, due, tre, quattro, si fa notte fonda ma lui non esce. Torno a casa mia a dormire, ma l’indomani prestissimo sono sotto la sua pensione e lo vedo uscire per andare al lavoro, lo fermo, lui ha un attimo di smarrimento, capisce che non sto lì per caso e mi chiede che sto facendo e gli dico che l’ho seguito perché avevo l’impressione che in ufficio le cose fossero cambiate e ci volevo capire qualcosa di più. Mi risponde che se ne è andato di casa perché non ce la faceva più a stare con i suoi, ma non aggiunge altro.

Istintivamente, proprio senza rendermi conto di quello che gli stavo proponendo gli dico: “Ma perché non vieni a stare con me?” Si vede che è tentato ma poi gli sembra una cosa assurda e cerca di cambiare discorso. Lo guardo fisso e gli dico in modo perentorio: “Vai a prendere le tue cose e le mettiamo in macchia, e poi andiamo in ufficio che si fa tardi.” Si ferma a guardarmi perplesso, ma gli dico “Vai!” in tono perentorio e lui va. Riscende dopo 10 minuti, carichiamo la valigia in macchina e andiamo in ufficio. Entriamo separati, a distanza di qualche minuto. In ufficio non ci parliamo per tutta la mattina, poco prima di uscire gli dico:  “Ti aspetto al terzo cancello.” Lui fa segno di sì. In macchina è silenzioso e perplesso, a casa le perplessità si fanno più forti, ma non gli do modo di sfuggire, apro la sua valigia e metto i suoi vestiti nell’armadio accanto ai miei.

Mi dice che è in imbarazzo, gli rispondo che deve cucinare senza perdere tempo che dopo mi deve raccontare tante cose. Si mette a cucinare, poi a tavola parliamo. È in rotta con i genitori perché ha rotto il fidanzamento con la ragazza che i genitori volavano fargli sposare e loro che avevano già preparato tutto non lo hanno accettato. Gli chiedo se era innamorato di quella ragazza, mi risponde che era una cosa tutta costruita dalla famiglia e che ha rotto perché per lui sposarla sarebbe stata una follia. Gli dico che il mondo è pieno di ragazze e che ne troverà certamente una che sta bene a lui, ma sorride e mi dice che per lui le ragazze sono sempre state un incubo, perché gli correvano appresso e non riusciva a liberarsene ma lui non aveva mai amato una ragazza, poi aggiunge: “Hai capito?” Gli dico: “Sì ho capito! E con questo?” Mi guarda sconsolato e mi dice: “Ma a casa mia una cosa del genere è un crimine…” Gli rispondo: “Ma lasciali perdere, tu non hai bisogno di loro, hai un lavoro e adesso hai pure una casa … a proposito nemmeno io mi sono mai innamorato di una ragazza…” Mi guarda perplesso e mi dice: “Ma è vero?” Gli ripeto che è vero e che sono molto contento che si sia arrivati a parlare chiaro, lui però a questo punto ci tiene subito a mettere in chiaro che non è interessato a me, gli rispondo che l’avevo capito ma che per essere buoni amici e per condividere una casa non si deve essere per forza amanti. All’ora di cena eravamo entrambi esausti.

Adesso è passato qualche giorno, con lui sto bene, siamo due gay, uno bello e uno no, non siamo una coppia ma piano piano stiamo imparando a volerci bene. Quando torneranno i miei dal Canada, Daniele li potrà conoscere. Io un po’ di fantasie su di lui ce le faccio, anche se so che lui non è interessato, però anche così si può stare bene. Che succederà quando si troverà un ragazzo? Questo proprio non lo so, se non fosse molto geloso si potrebbe prendere una casa in tre, ma se riuscirò e vederlo felice per me andrà bene anche tornare ad essere solo, che poi non sarebbe affatto un essere solo.

Grazie a tutti ragazzi! Se avete avuto la pazienza di leggere fin qui vuol dire che di pazienza ne avete da vendere!

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=5233

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RAPPORTI INTERGENERAZIONALI, SESSO, AFFETTO E DOMINIO

Ciao Project,
sono un ragazzo milanese di 28 anni, ho letto i tuoi post sui rapporti intergenerazionali che però mi sembrano un po’ (un bel po’) viziati da un pregiudizio (sì, anche tu hai pregiudizi), da un pregiudizio nei confronti del sesso non romantico, del sesso come sesso e basta o anche come forma di dominio su un’altra persona. Tu pensi che alla base ci sia sempre o ci debba essere sempre un sentimento, ma non è così e non solo nei rapporti intergenerazionali. Già da quando ero giovanissimo mi piacevano i senior, cioè mi attizzavano proprio sessualmente. Capisco che per tanti è una cosa inconcepibile, ma per me era così. Non era una fissa esclusiva, perché mi prendevo cotte anche per coetanei, e pure cotte folli, ma, diciamo così, con un coetaneo gay era abbastanza facile arrivare a fare sesso, con un senior no e forse proprio per questo la cosa mi piaceva di più, la vedevo come una sfida, una posizione da conquistare. Appena arrivato all’università, avevo 19 anni, notai un prof. anzianotto che una volta mi trattò con molta gentilezza e si fermò a spiegarmi delle cose che non avevo capito. Non era uno dei miei prof. ma era della stessa facoltà, anche se di un indirizzo piuttosto lontano dal mio, lo avevo conosciuto quasi per caso perché volevo parlare con uno dei miei prof. che però in quel giorno non c’era e lui mi disse: “Il collega non c’è, ma se posso esserle utile, può dire a me.” Ecco è cominciata così. Sono andato più volte a chiedergli chiarimenti in istituto, si vedeva che gli faceva piacere, non portava la fede, stava in laboratorio dalla mattina alla sera tardi, insomma, non ci ho messo molto a capire che era gay, anche se era un gay vecchio stile, praticamente uno che non era mai stato con un uomo. Piano piano il nostro è diventato un rapporto personale. Lui tendeva a sfuggire, ma io lo tallonavo. Se fosse stato per lui non sarebbe successo niente, invece a forza di insistere ha ceduto, ma era evidente che aveva mille perplessità e la cosa mi solleticava ancora di più. Dopo più di sei mesi abbiamo avuto il primo rapporto sessuale. Non è stato come farlo con un ragazzo, capivo che poteva sentirsi in colpa e poteva pensare che stava facendo una cosa che non si deve fare, perché lui non era solo un maturo, ma praticamente un anziano. Gran parte del mio piacere veniva dal fatto che gli facevo superare le sue esitazioni e che gli facevo conoscere che cosa vuol dire il sesso vero, il maestro ero io e lo facevo crescere in cose che lui non conosceva se non dai libri. L’iniziativa la prendevo sempre io, ma alla fine lui non provava nemmeno più a dirmi di no e a cercare scuse. Dopo qualche mese, in cui penso di averlo sconvolto o forse solo svegliato, ho conosciuto un mio coetaneo che è diventato il mio ragazzo. L’ho detto al mio senior, che probabilmente l’ha presa come una liberazione (anche se lo ha sempre negato) e mi ha molto incoraggiato ad andare col mio nuovo ragazzo. Il guaio è che il mio senior si era innamorato di me, sì, anche se mi incoraggiava ad andare per la mia strada, si era innamorato di me, “forse” c’entrava anche il sesso, ma penso che in realtà fosse soprattutto un innamoramento romantico come quelli di cui parli tu. Io però non ero mai stato innamorato di lui, per me era una questione di sesso e basta, perché con lui non provavo imbarazzo e sapevo che comunque non mi avrebbe mai detto di no. Alla fine mi metto col mio nuovo ragazzo. I primi tempi tutto bene, poi col mio ragazzo cominciano le incomprensioni, lui voleva essere un po’ un padrone, voleva sapere tutto di me, cioè voleva impicciarsi di tutto e io questo atteggiamento io non lo sopportavo, un bel giorno lo becco ad armeggiare col mio telefonino alla ricerca di tracce di possibili tradimenti, la cosa mi manda in bestia, litigo furiosamente col mio ragazzo, lui ci sta malissimo, io peggio di lui, mi sento uno schifo ma non voglio dargliela vinta, non posso farmi mettere sotto i piedi da lui. Telefono al mio senior in piena notte e gli dico che sto male, dopo un’ora o anche meno, arriva sotto casa mia, io scendo e ci mettiamo a parlare, dopo un paio d’ore di conversazione inevitabilmente siamo di nuovo lì a fare sesso, io gli dico chiaramente che è solo sesso e che non sono innamorato di lui, lui mi dice che lo sa benissimo, poi mi dice un po’ di quelle cose sdolcinate, tipo “ti voglio bene” che mi fanno incazzare e mi arrabbio pure con lui, ma poi mi passa. Insomma, mi riporta a casa che era già giorno. Poi il mio ragazzo si rifà vivo e dopo un po’ di tira e molla ci rimettiamo insieme. Però a me stare solo col mio ragazzo non mi bastava. Col mio senior mi sentivo in un altro modo, che non mi bastava nemmeno quello, però per me era comunque necessario. Lui voleva mettersi da parte, almeno a livello sesso, ma io non volevo e alla fine l’ho portato ad accettare di fare sesso con me almeno una volta ogni tanto. Penso di averlo costretto ad accettare una cosa simile, perché non volva mettersi in mezzo tra me e il mio ragazzo, però penso che se io fossi sparito ci sarebbe rimasto molto male, l’avrebbe accettata, certo, ma penso molto malinconicamente. Nel frattempo ho conosciuto anche altri ragazzi e anche con loro ho avuto rapporti sessuali. Un paio di volte sono stato anche molto in ansia perché avevo avuto rapporti non protetti e il mio senior mi ha mandato di corsa a fare il test. Dopo però lui non ha più voluto avere rapporti con me, nemmeno protetti, all’inizio la cosa mi ha dato molto fastidio, perché in fondo gli avevo detto di avere avuto comportamenti a rischio, cioè ero stato onesto con lui, e mi sembrava che lui mi stesse rifiutando e questo proprio non lo sopportavo, ma piano piano l’ho portato, per esempio, a masturbarci insieme al telefono o su Messenger, lui era imbarazzato, ma alla fine non diceva di no, credo di averlo condizionato moltissimo e di questo magari mi sento anche un po’ in colpa. Comunque da allora ho cercato di stare più attento alla prevenzione. Io lo vedo, diciamo così, come un amico col quale si può fare sesso, e ovviamente sesso sicuro, perché è stato solo con me, ma penso che per lui le cose siano diverse, per esempio, ci teneva molto ai risultati dei miei esami e mi diceva che avevo un cervello fori dalla media, la cosa, però, detta da lui mi dava quasi fastidio un po’ come se cercasse di cambiare discorso e di assumere un altro ruolo che non era quello che volevo dargli io. Mi sono laureato con la lode e lui è venuto ad assistere alla tesi anche se gli avevo detto chiarissimo che non ce lo volevo, si è tenuto in disparte ma c’era. Io credo che lui non la veda tanto sotto il lato sesso quanto piuttosto come una specie di famiglia anomala, cioè tende a fare il papà e la cosa mi disturba parecchio, io un padre ce l’ho e mi basta e avanza, con lui voglio fare sesso quando ne ho voglia, e basta, sembra paradossale ma è proprio così, in un certo senso di lui e dei suoi sentimenti non me ne importa niente o quasi niente e lui lo sa benissimo anche se mi dice che non ci crede, e quando lo dice mi fa incazzare perché non voglio che dipenda da me, gli dico che deve avere la schiena dritta e non adattarsi sempre a tutto. Io ho un carattere dominante e spesso mi capita di non sopportarlo, specialmente quando cerca di non fare quello che dico io, di farsi compatire per il fatto che è vecchio e di cambiare discorso. Diverse volte l’ho mandato a quel paese ma poi l’ho cercato di nuovo come se non fosse successo nulla e l’ho cercato sempre io, o quasi sempre. Noi non siamo una coppia, l’idea stessa della coppia mi fa venire l’orticaria, diciamo che mi sta bene così, lo cerco quando ne ho voglia e lui non mi dice di no, anche se solo via Messenger. D’altra parte ho le mie esigenze, ho avuto diversi ragazzi ma alla fine li ho lasciati tutti, con l’ultimo si va avanti, anche se lui non sa del mio senior, se lo sapesse mi ammazzerebbe e allora non glielo dico. Al mio attuale ragazzo io voglio bene, come ho voluto bene a quelli precedenti. Il mio problema adesso è uno: avrei trovato un lavoro come si deve ma è nel sud e dovrei lasciare Milano, il mio ragazzo e il mio senior, e la cosa non mi piace affatto. Il mio ragazzo mi dice che devo mollare il lavoro per restare con lui a Milano, e il mio senior mi dice che devo andare a Bari e che ci devo andare col mio ragazzo. Sono proprio punti di vista opposti. Mi sono posto anche il problema di parlare chiaro col mio ragazzo, ma in fondo perché dovrei farlo? Del mio senior non ho mai detto niente a nessuno. E poi il mio ragazzo non capirebbe assolutamente nulla, non lo accetterebbe assolutamente, allora si va avanti così, giorno per giorno. Mi sono chiesto perché mi ostino a tenermi il mio senior, penso che in fondo sia perché posso dominarlo e fargli fare tutto quello che dico io, l’ho detto anche a lui, che ovviamente la vede in modo molto più romantico e probabilmente meno realistico. Anche questa è una storia intergenerazionale, Project, e mi pare che sia molto diversa dalle storie che racconti tu.

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Avevo scritto una risposta alla tua mail, poi mi sono accorto di avere commesso degli errori di valutazione molto grossi. Tu hai 28 anni e la storia con il tuo senior (come lo chiami tu), è cominciata quando ne avevi 19, quindi dura ormai da nove anni. Quando parli dei tuoi ragazzi, evidentemente più di uno e più di pochissimi, usi, è vero, l’espressione “il mio ragazzo” ma è più un modo di dire che altro. Dici di voler bene al tuo ultimo ragazzo, ”come a quelli che lo hanno preceduto” e che sono stati comunque archiviati. In tutti questi anni c’è stata, da quello che tu racconti, solo una costante e cioè il tuo senior, che ormai deve essere decisamente avanti negli anni. Quindi, se non altro, si tratta di un rapporto che dura negli anni. Ma veniamo all’idea che pervade un po’ tutto il post: il tuo senior sarebbe uno che controlli a tuo piacimento e al quale fai fare tutto quello che vuoi, sì, forse, dici che di lui non ti importa nulla o “quasi” nulla, ma quando non c’è lo cerchi, gli ordini in modo perentorio di non venire alla discussione della tua tesi, perché con ogni probabilità sai benissimo che ci verrà comunque. Ti arrabbi quando lui assume dei ruoli da papà e non da oggetto sessuale (espressione ridicola!) e dici che di padre ne hai uno che ti basta e avanza, però quando ti gira male cerchi il tuo senior. Dici che lo fai per sesso, ma l’impressione che si ha leggendo il tuo post è molto diversa. Ti sei mai chiesto come ci resteresti se il tuo senior un bel giorno smettesse di risponderti quando lo cerchi, o peggio, se venisse a mancare per motivi naturali (perché a una certa età può anche succedere)? Sarebbe proprio come avere perso un oggetto sessuale, che se ne perdi uno ne trovi subito un altro? Francamente penso che le cose sarebbero molto diverse. Usate un linguaggio diverso, però tra voi c’è qualcosa di duraturo. Tu dici che quando ti sei trovato un ragazzo, per lui è stata quasi una liberazione, ma tu stesso riconosci che in fondo lui a te ci tiene e addirittura che è innamorato di te in modo romantico come se foste una famiglia, e credo che per lui il sesso sia proprio la questione meno importante, o meglio, è importante perché è importante per te, ma per un uomo di quell’età le logiche sono altre. Francamente penso che anche per te, a livello sostanziale le logiche siano altre. Non penso che il tuo senior sia tuo succube, se si sentisse tale, se ne sarebbe già andato da anni, il fatto è che lui, in te, una risposta seria ce la trova, al di là di tutti i tuoi discorsi. E se dopo quasi dieci anni continui a cercarlo vuol dire che un senso ce lo trovi anche tu.

Project

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IL DOCUMENTO DEL SINODO E GLI OMOSESSUALI

Riporto qui di seguito il n.76 della Relazione finale del Sinodo dei Vescovi a Papa Francesco per cercare di darne una lettura non emozionale.

Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015)

76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”

Dopo una citazione di Papa Francesco secondo la quale Il Signore Gesù si è offerto per ogni persona senza eccezioni, si osserva una netta limitazione del punto di vista del Sinodo, che non si occupa degli Omosessuali se non in considerazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale.

La Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione». Il Sinodo cita qui espressamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, un documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a firma dell’allora prefetto card. Ratzinger, che rappresenta la manifestazione della più totale chiusura nei confronti degli omosessuali, e della più radicale omofobia ecclesiastica. Ratzinger non si preoccupa minimamente di chiedersi che cosa sia l’omosessualità, ma costruisce tutte le sue deduzioni su letture arbitrarie e discutibili della Scrittura e della Patristica, procede cioè in modo rigidamente dogmatico.

Il Sinodo cita di nuovo lo stesso documento di Ratzinger quando scrive «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia», ma il testo completo di Ratzinger è molto più esplicito:

«4. Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, «precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati». (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357.)
Nella Sacra Scrittura le relazioni omosessuali « sono condannate come gravi depravazioni… (cf. Rm1, 24-27; 1 Cor 6, 10; 1 Tm 1, 10). Questo giudizio della Scrittura non permette di concludere che tutti coloro, i quali soffrono di questa anomalia, ne siano personalmente responsabili, ma esso attesta che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati».(Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona humana, 29 dicembre 1975, n. 8.) Lo stesso giudizio morale si ritrova in molti scrittori ecclesiastici dei primi secoli (Cf. per esempio S. Policarpo, Lettera ai Filippesi, V, 3; S. Giustino, Prima Apologia, 27, 1-4; Atenagora, Supplica per i cristiani, 34.) ed è stato unanimemente accettato dalla Tradizione cattolica.
Secondo l’insegnamento della Chiesa, nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali «devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione ».(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358; cf. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986, n. 10.) Tali persone inoltre sono chiamate come gli altri cristiani a vivere la castità.( Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2359; Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1º ottobre 1986, n. 12.) Ma l’inclinazione omosessuale è «oggettivamente disordinata» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2358.) e le pratiche omosessuali «sono peccati gravemente contrari alla castità ». (Ibid., n. 2396.)»

Ma Ratzinger va ben oltre tutto questo e continua:

«Sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l’uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso. A coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall’approvazione o dalla legalizzazione del male. 
In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell’equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest’ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all’applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza.»

Ma la galleria degli orrori non si ferma neppure qui, Ratzinger si fa addirittura paladino della “retta ragione” nel dettare regole dogmatiche perfino agli Stati:

«Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale, all’unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un’istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.»
E ancora: «Mettendo l’unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri.» 

Per capire esattamente il senso della citazione di Ratzinger fatta dal Sinodo, che consiglia di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» bisogna tenere conto che Ratzinger non intende affatto dire che ogni discriminazione è ingiusta ma che, esistendo discriminazioni giuste, perché giustificate da un fine superiore, e discriminazioni ingiuste, perché immotivate, sono da evitare le sole discriminazioni ingiuste, mentre le altre non solo sono lecite ma addirittura doverose:

«A sostegno della legalizzazione delle unioni omosessuali non può essere invocato il principio del rispetto e della non discriminazione di ogni persona. Una distinzione tra persone oppure la negazione di un riconoscimento o di una prestazione sociale non sono infatti accettabili solo se sono contrarie alla giustizia. Non attribuire lo statuto sociale e giuridico di matrimonio a forme di vita che non sono né possono essere matrimoniali non si oppone alla giustizia, ma, al contrario, è da essa richiesto.»

L’immoralità radicale di queste affermazioni è evidente a chiunque ha una coscienza.

Ratzinger afferma perentoriamente che, relativamente alle unioni omosessuali «Ci sono invece buone ragioni per affermare che tali unioni sono nocive per il retto sviluppo della società umana, soprattutto se aumentasse la loro incidenza effettiva sul tessuto sociale.» Non si capisce quali siano queste buone ragioni ricordate con tanta sollecitudine pastorale.

Ratzinger si spinge a definire il dovere per ogni cattolico e in particolare per ogni politico cattolico di opporsi con ogni mezzo alle unioni civili omosessuali.

In conclusione, a detta dell’allora cardinale Ratzinger:

«La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell’umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società.»

Nel paragrafo 76 della Relazione del Sinodo, che tratta la questione omosessuale in poche righe, il documento di Ratzinger, di cui abbiamo analizzato i contenuti e che si può leggere integralmente alla pagina https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … essualita/, è citato ben due volte e si tratta di un richiamo inquietante.

Il Sinodo parla poi in modo sibillino di “una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale” espressione dietro la quale, dome dietro la parola discernimento, può nascondersi di tutto.

Il Sinodo conclude il suo paragrafo sugli Omosessuali in questo modo:

«Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”»

La Chiesa ha esercitato ed esercita pressioni pesantissime nella politica degli Stati, che Ratzinger ha addirittura innalzato a doveri pastorali e a testimonianze della verità, ma non intende subire le pressioni di alcuno! Non ci vuole un orecchio particolarmente raffinato per intendere la contraddizione.

La Chiesa è ancora quella di Ratzinger e non cambierà perché le parole rispetto e diritti, lì, non hanno cittadinanza.

Invito il lettore a confrontare il paragrafo 76 della Relazione finale del Sinodo con la deliberazione della Corte Suprema degli Stati Uniti con la quale si riconosceva il diritto al matrimonio delle coppie omosessuali in tutti gli Stati dell’Unione:

“Nessuna unione è più profonda del matrimonio, perché esso incarna i più alti ideali di amore, fedeltà, devozione, sacrificio e famiglia. Nel formare una unione matrimoniale, due persone diventano qualcosa di più grande di ciò che erano prima. Come alcuni dei firmatari di queste petizioni dimostrano nei casi citati, il matrimonio incarna un amore che può durare anche oltre la morte. Si fraintenderebbero questi uomini e queste donne se si dicesse che essi non rispettano l’idea del matrimonio. Il loro appello è basato sul fatto che essi la rispettano, che la rispettano così profondamente che cercano di trovare il suo compimento per loro stessi. La loro speranza è di non essere condannati a vivere in solitudine, esclusi da una delle più antiche istituzioni della civiltà. Chiedono pari dignità davanti alla legge. La Costituzione garantisce loro questo diritto.

La sentenza della Corte d’Appello per il sesto Circuito è capovolta.
Così ordiniamo.”

Chi ha orecchio per intendere intenda!

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SINODO E GAY

Il Sinodo sulla famiglia si chiude con un documento che sul tema della omosessualità non fa che ribadire quanto la Chiesa ha sempre affermato.

Mi sono sempre chiesto e continuo a chiedermi oggi, a maggior ragione, che cosa i cattolici omosessuali si aspettino dalla Chiesa.

Ad ogni evento apparentemente importante, si risveglia un coro di attese; un coro di figliuoli prodighi è pronto a correre nelle braccia del padre aspettandosi che questi faccia uccidere il vitello grasso, ma qui non sono i figlioli prodighi ad aver dissipato la loro parte di eredità ma è il padre ad averli cacciati come figli portatori di una “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, come persone di “costituzione patologica” caratterizzate da una “mancanza di evoluzione sessuale normale”, dedite a comportamenti “intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale”, la cui colpa, seconda per gravità solo all’omicidio volontario, “grida vendetta al cospetto di Dio”. È da questo “padre” che ci si aspetta di essere accolti a braccia aperte! Ma non solo, è questo “padre” che si ritiene unico portatore legittimo del messaggio di Gesù.

La Chiesa sta perdendo progressivamente il suo ruolo in Europa perché il mondo va avanti, l’ignoranza diminuisce e il desiderio di libertà continua a diffondersi. Chi vuole avere una vera moralità può solo seguire la propria coscienza e quando questa coscienza lo porta a prendere atto della posizione sostanzialmente immorale delle Chiesa in materia di omosessualità, deve trarne le dovute conseguenze. Le posizioni seguite dalla Chiesa in materia di omosessualità erano insostenibili già cento anni fa, ma oggi è palese a tutti che sono posizioni false, in contrasto con l’evidenza scientifica, salvo che non si voglia sostenere il dogma anche contro l’evidenza dei fatti.

Considerare i comportamenti omosessuali, cioè il vivere concretamente l’omosessualità, come una colpa morale significa disconoscere tutto quello che la scienza ormai unanimemente afferma da decenni, significa perpetuare il regime, quello sì funesto, di caccia alla streghe.

La Chiesa dovrebbe chiedere perdono dell’istigazione alla omofobia che ha condotto per secoli, nascosta adesso sotto più miti apparenze (il lupo travestito da agnello) per cercare almeno di salvare le apparenze.

Il rispetto e la tenerezza verso le famiglie che hanno al loro interno persone omosessuali in che cosa dovrebbe consistere? Forse nell’indicare loro qualche psichiatra compiacente che le indirizzi verso le terapie riparative?

Bisognerebbe finalmente aprire gli occhi senza cercare di salvare capra e cavoli a qualsiasi costo, sarebbe ora di capire che non ha alcun senso l’idea di una morale contro la propria coscienza e che la vera bestemmia consiste nell’asservire la propria anima e nel rinunciare alla propria dignità per essere accolti da chi è incapace perfino di aprire gli occhi alla verità.

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IL SESSO INTERMEDIO – EDWARD CARPENTER (IN ITALIANO)

La Biblioteca di Progetto Gay si arricchisce di un nuovo e importante volume, ossia della (mia) traduzione italiana di un famosissimo saggio di Edward Carpenter del 1908, che è stato per decenni il punto di riferimento e la “speranza” di parecchie generazioni di omosessuali.
Il libro ha più di un secolo ma conserva tutta la sua freschezza e tutta la sua carica di entusiasmo ed è ancora oggi un testo che tutti i gay dovrebbero leggere.

Il libro è scaricabile (ovviamente gratis e senza alcuna formalità) dalla home del forum, di Progetto Gay (http://progettogayforum.altervista.org/index.php), sezione Biblioteca di Progetto Gay, oppure direttamente da qui:

http://gayproject.altervista.org/carpenter.pdf

E. CARPENTER: “IL SESSO INTERMEDIO” QUINTA PARTE

APPENDICE

“In questo paese [Inghilterra] noi abbiamo per troppo tempo trascurato la scienza relativa al sesso per un senso di falso pudore. In Germania le cose stanno diversamente. Ci troviamo studiosi che hanno elaborato autonomamente una nuova scienza e che hanno offerto al mondo una conoscenza che è della massima importanza. Noi ora sappiamo che ci sono donne con forti caratteristiche maschi e vice-versa. Anatomicamente e mentalmente troviamo che esistono tutte le sfumature tra il puro genere maschile e il puro genere femminile. Perciò è stato definito quello che da un illustre esponente della scienza è stato giustamente denominato «il terzo sesso».” – Dr. James Burnet, The Medical Times and Hospital Gazette, vol. xxxiv, N. 1497, 10 Novembre 1906, Londra.

“Ogni cittadino in grado di adempiere i suoi dovere di cittadino, sia egli padre o marito, insegnante o studente, padrone o servo, ufficiale o subordinato, ha il diritto e addirittura il dovere, di conoscere i fatti dell’inversione sessuale, di combattere e di prevenire la dissolutezza, il crimine e il vizio, di imparare e di insegnare agli altri il ruolo dell’inversione nella società e la sua morale, i doveri dell’invertito di fronte a se stesso, di fronte agli altri invertiti, di fronte all’uomo normale e di fronte alle donne e ai bambini. E anche i doveri dell’uomo normale verso l’invertito non sono minori, non sono meno difficili né meno indispensabili.” – M. A. Raffalovich. “Uranisme et Unisexualité.” Parigi, 1896.
“Il fatto che l’inversione sessuale non è un fenomeno casuale … risulta evidente dal fatto che è stata osservata in ogni tempo e in ogni luogo, e tra popoli piuttosto nettamente separati gli uni degli altri” – A. Moll, “Die Konträre Sexualempfindung” seconda edizione, p. 15. Berlino, 1893.

“Circa la larga diffusione dell’inversione sessuale, e in genere dei fenomeni omosessuali, non ci possono essere dubbi di nessun genere. Moll afferma che a Berlino egli stesso ha visto tra seicento e settecento omosessuali e ha sentito parlare di altri duecentocinquanta o trecento. Ed io stesso ho molti riscontri della loro frequenza sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Quanto all’Inghilterra, a proposito della quale io posso naturalmente parlare con maggior sicurezza, le sue manifestazioni sono chiaramente evidenti per quelli che hanno gli occhi aperti. … Tra gli elementi di maggiore livello professionale e culturale in Inghilterra ci deve essere una percentuale notevole di invertiti che qualche volta possono arrivare al cinque per cento, anche se queste stime possono spesso essere arrischiate. Tra le donne della medesima classe la percentuale sembra essere almeno doppia – anche se qui i fenomeni sono meno definiti e radicati.” – Havelocl Ellis, “Psychology of Sex” vol. Sexual Inversion, pp. 29-30. Philadelphia, 1901.

“Secondo la notizia di De Joux in “The Disinherited of Love”, il numero degli Urning in tutta l’Europa è di circa cinque milioni, il 4-5% di tutti i maschi di Europa sono Urning. E allora, una malattia – se la si può chiamare malattia – che sia così diffusa, richiede la nostra massima attenzione; ed è strano che sia solo dagli anni ’70 che questo argomento è stato discusso nella letteratura scientifica.
È proprio a causa di questa ignoranza che l’opinione pubblica è stata dominata ed è ancora dominata dal pregiudizio secondo il quale l’ermafroditismo fisico e l’inversione sessuale non sono altro che crimini, crimini volontari, mentre invece derivano in modo necessario dalla originaria natura di questi individui.” – Norbert Grabowshy, “Die verkehrte Geschlechtsempfindung” p. 16, Lipsia, 1894.

Il Dr. Hirschfeld, nel suo “Statistischen Untersuchunge über den Prozentensatz der Homosexuellen” dà I risultati di varie ricerche statistiche su questo argomento; e il loro notevole grado di coincidenza lo autorizza a parlare in modo abbastanza affidabile. Egli dice (p. 41): “Ora sappiamo che dobbiamo considerare il numero di quelli che si allontanano dalla normalità non in unità millesimali ma in unità centesimali. Il fatto che come risultato di queste inchieste e di queste commissioni di studio sia emersa più o meno la stessa percentuale (per la proporzione delle persone esclusivamente omosessuali), in particolare, la cifra si aggira intorno all’1,5%. – cioè questo straordinario accordo non può con ogni probabilità essere casuale, ma deve poggiare su una legge – una legge di natura – cioè, in particolare, che dal 90 al 95% degli uomini hanno una sessualità normale dalla nascita; che una percentuale che va dall’1,5 al 2% sono nati puri omosessuali (dico che si tratta di circa un milione in Germania); e che tra le due categorie ci rimane circa un 4% costituito da bisessuali per natura.”
E ancora (p. 60): “Ma che cosa ci mostrano questi numeri? Ci mostrano che su 100.000 abitanti in media solo 94.600 sono sessualmente normali, mentre 5.400 si allontanano dalla norma. Di questi ultimi 1.500 sono esclusivamente omosessuali e 3.900 bisessuali, di questi 3.900 700 sono prevalentemente omosessuali: cosi che di 100.000 Tedeschi, 2.200 (cioè il 2,2%) sono omosessuali o in modo esclusivo o in modo predominante – si tratta di 1.200.000 per tutta la patria tedesca.”
“L’inversione sessuale è stata normalmente considerata come psicopatologica, come un sintomo di degenerazione; e quelli che la manifestano sono stati considerati come fisicamente malati. Questo punto di vista comunque sta cadendo in discredito, specialmente da quando Krafft-Ebing, il suo principale difensore lo ha abbandonato nelle ultime edizioni del suo lavoro. Ciò non di meno, non è comunque ammesso da tutti che gli invertiti sessuali possano essere d’altra parte in perfetta salute e siano abbastanza normali in altre questioni sociali. Quando si chiede loro se abbiano mai desiderato che le cose per loro fossero diverse sotto questo aspetto essi pressoché invariabilmente rispondono di no.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo IV, Heinemann, Londra 1906.

“La gente, comunemente crede che un maschio che prova amore il suo stesso sesso debba essere spregevole, degradato, depravato, vizioso e incapace di sentimenti umani e generosi. Se la storia greca non è bastata a demolire questi preconcetti, una piccola e paziente ricerca sui comportamenti moderni sarà sufficiente a rimuoverli.” – J. Addington Symonds, “A Problem in Modern Ethics”, p. 10.

“Mantegazza dice giustamente che gli Urning non si trovano di certo soltanto nella feccia del popolo, ma che bisognerebbe piuttosto cercarli nei gruppi che, per cultura, ricchezza e posizione sociale si collocano ai primi posti. Perciò non c’è il minimo dubbio che un gran numero di Urning si possono trovare tra gli aristocratici.” – A. Moll, op. cit. P. 76.

“In nessun gruppo ci sono tanti Urning come tra i servi. Si potrebbe dire che un domestico su tre è un Urning.” – De Joux. “Die Enterbten des Liebesglückes”, p. 193. Lipsia, 1893.

“È quindi certo, come abbiamo visto, che molti Urning vengono da famiglie nevrotiche e patologicamente predisposte … ma comunque devo dire che non c’è prova che in tutti i casi di inversione sessuale tra uomini, gli individui interessati siano così predisposti ereditariamente. E inoltre c’è da tenere presente che, secondo certi autori, l’estensione della tara ereditaria, è al presente così grande che si potrebbe dimostrare una tendenza alle malattie nervose e mentali quasi in chiunque.” – A. Moll, op. cit. p.221.

“La verità è che noi non possiamo spiegare i sentimenti sessuali invertiti meglio di come possiamo spiegare l’impulso normale; tutti i tentativi di spiegare queste cose e l’amore, sono carenti.” – ibid. p. 253.

“Tra le propensioni degli Urning si trova non di rado un grande interesse per l’arte e la musica – sia per l’interesse attivo che per il godimento passivo dell’arte e della musica .. Il talento dell’attore è particolarmente notevole in alcuni. … Ma non si deve credere che gli Urning siano capaci soltanto di una particolare attività dell’immaginazione. Al contrario ci sono casi indubbi in cui essi portano il loro contributo anche nel settore della scienza. … Anche nella poesia gli Urning talvolta dimostrano un talento eccezionale; specialmente nei versi d’amore indirizzati agli uomini.” – Ibid. p. 80.

“Un esame dei miei casi [di invertiti] dimostra il fatto interessante che il 68% possiede un’attitudine artistica in vario grado. Galton trova, da un’indagine su circa mille persone, che la media di coloro che mostrano gusti artistici, in Inghilterra, è solo del 30%.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 173.

“Nell’antichità, specialmente tra i Greci, sembra che ci siano stati molti uomini che nelle loro nature emotive erano ermafroditi. Io credo che lo studio dell’ermafroditismo fisico sia molto importante e penso che porterà ancora grande luce sulla stessa psicologia dell’amore. Le osservazioni condotte sino ad oggi, mostrano già che lo stesso individuo in momenti diversi può provar sentimenti sessuali piuttosto diversi.” – A. Moll, op. cit., p. 200.

“L’Urning è capace, attraverso la forza del suo amore, di compiere i più grandi sacrifici per il suo amato, e sotto questo profilo, l’amore di un Urning è stato spesso paragonato con l’amore di una donna. Proprio come l’amore di una donna, è più forte e più devoto di quello di un uomo normale, proprio perché supera quello dell’uomo in profondità, secondo Ulrichs, l’amore urning, sotto questo aspetto dovrebbe essere considerato più in altro di quello dell’uomo che ama le donne.” – Ibid. p. 118.

“Gli uomini femminili spesso sanno come trattare le donne meglio di come fanno gli uomini maschili. Gli uomini maschili, salvo casi molto rari, imparano come trattare le donne solo dopo una lunga esperienza e anche allora in modo molto imperfetto.” – O. Weininger, “Sex and Character”, capitolo V.

“È proprio necessario che tutte le donne e gli uomini siano nettamente separati in due gruppi ben distinti, le donne da una parte e gli uomini dall’altra, allo stesso modo e sotto ogni punto di vista? … Esistono forme di transizione tra metalli e non metalli, tra combinazioni chimiche e semplici misture, tra animali e piante, tra fanerogame e crittogame, tra mammiferi e uccelli. … Si può dare per certo quindi che sia assolutamente improbabile trovare in Natura una netta delimitazione tra tutto quello che è maschile da una parte e tutto quello che è femminile dall’altra; o che qualsiasi creatura vivente sia così semplice sotto questo aspetto, da poter essere collocata interamente da una parte o interamente dall’altra della linea di confine.” – Weininger, Ibid., Introduzione, p. 2.

“Su questo, Chéron fece un’osservazione piuttosto strana. ‘Noi abbiamo – disse – per quanto riguarda le distinzioni sessuali, dei concetti che la primitiva semplicità delle persone delle epoche trascorse non poteva nemmeno immaginare. Dal fatto che ci sono due sessi e solo due, essi deducevano che una donna è semplicemente una donna e un uomo è semplicemente un uomo. In realtà le cose non stanno così, ci sono donne che sono molto donne e donne che lo sono molto poco. Queste differenze, nascoste nei tempi andati dal costume e dal modo di vivere e mascherate dal pregiudizio, si notano invece ben chiaramente nella nostra società. E non solo, ma diventano sempre più accentuate e visibili di generazione in generazione.’” – Anatole France, “Sur la Pierre Blanche”, p. 301.

“In ogni essere umano sono presenti sia elementi maschili che elementi femminili, solo nelle persone normali (secondo il loro sesso) un gruppo di elementi è molto più sviluppato dell’altro. La differenza fondamentale, nel caso delle persone omosessuali, è che in loro gli elementi maschili e femminili sono più equilibrati; così che, quando per di più lo sviluppo generale è di grado elevato, noi troviamo in questa classe di persone il tipo più perfetto di umanità.” – Dr. Arduin, “Die Frauenfrage”, in Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen, vol. ii, p. 217. Lipsia, 1900.

“L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è sia antica che diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che effettivamente non vi sia una confusione lì tra due diverse teorie sulla creazione. Si dice che Dio abbia fatto prima l’uomo a Sua immagine, maschio femmina in un solo corpo, e abbia ordinato loro di moltiplicarsi, più tardi Egli creò la donna da una parte del suo uomo originario.” (Vedi anche il mito riportato da Aristofane nel Simposio di Platone.) – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 229.

“Quando l’istinto sessuale compare per la prima volta nella prima adolescenza, sembra essere molto meno specializzato di come diventa successivamente. Non solo al suo apparire è meno definitamente diretto verso uno specifico fine sessuale, ma anche il sesso del suo oggetto è talvolta incerto.” – Ibid., p. 44.

“In me la natura omosessuale è singolarmente completa e certamente congenita. La più intensa delizia della mia fanciullezza (anche quando ero solo un esile ragazzino affidato alla mia balia) era di guardare gli acrobati e i cavallerizzi nel circo. E questo non dipendeva tanto dalle loro azioni abilissime quanto dalla bellezza dei loro corpi. Anche allora mi interessavo soprattutto i ragazzi più flessuosi e graziosi. La gente mi diceva che gli attori del circo erano malvagi e potevano rapire i ragazzini e così cominciai a vedere i miei favoriti come mezzi diavoli e mezzi angeli. Quando ero più grande e ci potevo andare da solo, andavo spesso in giro tra le tende degli spettacoli ambulanti nella speranza di intravedere gli attori. Desideravo ardentemente di vederli nudi senza le loro calzamaglie e avevo l’abitudine di rimanere sveglio la notte pensando a loro e desiderando di essere abbracciato e amato da loro.” Ibid., caso ix, p. 62.

“Avevo quindi anni, undici mesi e mezzo quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Non avevo avuto prima nessuna esperienza di soddisfazione sessuale, né in direzione omosessuale né nell’altra direzione. Questo avvenimento, quindi, arrivò abbastanza normalmente. Da parecchio tempo prima, comunque, ero stato soggetto in parte a tenere bramosie e in parte a desideri sensuali senza una forma o una finalità definita – rimanendo però le due emozioni separate una dell’altra e mai le avevo provate insieme per lo stesso ragazzo. Questi desideri sensuali senza finalità mi tormentavano spesso nelle ore di solitudine e non riuscivo a superarli. Mi si presentarono per la prima volto durante il mio quindicesimo anno, quando ero a scuola a Detmold, e nei due modi seguenti: – Per la prima volta furono risvegliati da un disegno sulle “Säulen-ordnungen” [gli ordini architettonici] di Normand, della figura di un dio greco o di un eroe che stava lì nella sua bellezza nuda. Questa immagine, cento volte respinta, tornò ancora cento volte alla mia mente. (Non c’è bisogno che io dica che quell’immagine non causò in me il temperamento urning; essa non fece che svegliare ciò che già stava lì addormentato – una cosa che qualsiasi altra circostanza avrebbe potuto provocare.) In secondo luogo, quando stavo studiando nella mia stanzetta, o quando giacevo sul mio letto, prima di andare a dormire, il pensiero era solito sorgere improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – ‘Che una volta un soldato potesse arrampicarsi attraverso la mia finestra ed entrare nella mia stanza!’ Allora la mia immaginazione mi dipingeva una splendida immagine di soldato di venti o ventidue anni; ed io ero, per così dire, tutto in fiamme. E comunque i miei pensieri erano abbastanza vaghi e non erano diretti a qualche tipo definito di soddisfazione, né avevo mai scambiato nemmeno una parola con un vero soldato.” – K. H. Ulrichs. “Memnon”, paragrafo 77. Lipsia, 1898. Vedi anche “Un Problema di Etica Moderna”, p. 73.

“Le amicizie di questo tipo, che ho formato a scuola, sono state solo due – Io non dimenticherò mai la loro assorbente profondità e intensità. Io non ho mai parlato di esse a nessuno e per questo esse erano molto più sacre e serie, né – benché possa sembrare strano – ho mai parlato di esse direttamente agli stessi ragazzi interessati e nemmeno ho mai mostrato il minimo segno di affetto verso di loro. Se avessi detto loro che io mi ero consacrato al loro benessere e che per quello volevo scarificare me stesso e tutto quello che avevo (cosa che era assolutamente vera) loro sarebbero rimasti semplicemente stupiti; e ancora di più dato che erano entrambi ragazzi giovani, non ancora arrivati alla pubertà.
Adesso io sono in qualche modo amaramente cosciente che in questi casi una delle più forti e positive influenze che mi sono capitate nella mia vita andò sprecata per i nove decimi. È impossibile immaginarsi quanto migliore sarebbe stata la situazione in condizioni più favorevoli. E ancora, tutto quello che ho provato per i ragazzi non lo avrei certamente provato senza quella buona influenza su di me, anche se (data la loro totale ignoranza dei mie sentimenti) quella influenza avrebbe potuto essere nulla. Ero consapevole dell’effetto tonificante e incoraggiante su tutta la mia natura, della confermata salute del corpo e soprattutto della enormemente accresciuta capacità di lavoro. E certamente tutto questo sarebbe stato mille volte intensificato se io fossi stato guidato qualche volta e incoraggiato anche da una pubblica opinione che approvasse queste amicizie.
Un ragazzo della Public School ha dopo tutto forti sentimenti di onore e di correttezza, e sono certo che si potrebbe fare molto di più coltivando l’opinione pubblica della scuola: rendendo le amicizie devote e disinteressate molto considerate e apprezzate e condannando come base e mezzo di correzione anche il minimo tentativo di insudiciare la purezza di un ragazzo giovane attraverso un desiderio grossolano ed egoistico di gratificazione personale. L’opinione pubblica della scuola, ne sono sicuro, si orienterebbe abbastanza prontamente a scorrere in questi canali. Ma tutto questo richiederebbe una vera apertura nel trattamento di tutta la questione, che certamente adesso non esiste. Il fatto che la più grande forza che il preside ha a sua disposizione sia così ignorata (e così immotivatamente) è più che assurdo, è mostruoso. E si tratta di una cosa che riguarda lui come insegnante quasi quanto riguarda i ragazzi stessi nelle loro reciproche relazioni. Io credo che guadagnarsi l’affetto del ragazzo venga necessariamente prima dell’insegnargli qualunque cosa. Altrimenti non gli si insegna assolutamente nulla.” – Lettera privata.

“Potrei raccontarvi un bel po’ di cose su un’altra amicizia ugualmente importante che io ho formato (io venticinquenne e il ragazzo quattordicenne) che è stato uno degli eventi più felici della mia vita. Era una cosa riconosciuta da entrambe e parti ma perfettamente controllata e pura: ci siamo conosciuti molto bene nei periodi di vacanza scolastica per quasi un anno. Io avrei potuto fare qualunque cosa con qual ragazzo, la mia influenza su di lui in quel tempo posso dire che fosse illimitata: e certamente portò un beneficio immenso ad entrambi.” – Ibid.

“Nella mia vita scolastica – come alunno esterno – avevo due amicizie di questo tipo, anche se, ovviamente, per un alunno esterno non c’era la stessa possibilità di svilupparle. Una era con un ragazzo più grande di me di circa cinque anni e un’altra con un maestro più grande di me di circa dodici. Io ero un ragazzino vergognoso e timido, e non avendo un fisico robusto, non entrai molto nell’attività atletica della scuola. Il mio amico più grande era un ragazzo molto delicato, gentile, fine di una purezza e di un’altezza di pensiero che era in contrasto stridente con la sporca atmosfera morale della scuola in quell’epoca, ma lui non era mai uno che giudicava e non era nemmeno superbo. Io sento che questa amicizia ha esercitato la più potente influenza nei miei primi anni di vita nel conservare un alto ideale di condotta davanti a me, molto più potente dell’influenza di casa, della quale non credo di essere stato molto consapevole.
“Dopo che lasciò la scuola per Cambridge, avevamo l’abitudine di scriverci regolarmente lunghe lettere, raramente di meno di tre pagine. Mi ricordo che io pensavo a lui come al più bel ragazzo che avessi mai conosciuto, ma guardando adesso la sua fotografia, presa più o meno in quell’epoca, e paragonandola con le altre, noto che i suoi tratti erano meno belli di quelli di molti altri miei compagni di scuola. Alla fine del secondo anno morì di consunzione. Successe durante le vacanze estive e allora io mi trovavo all’estero. Mi ricordo che avevo l’abitudine di sedermi a notte alta per scrivergli delle lunghe lettere su tutto quello che avevo visto, per interessarlo durante la sua malattia. Io non sapevo quanto fosse malato, ma avevo la paura terribile che non lo avrei rivisto un’altra volta. Quando rientrai in patria e seppi che era appena morto, il colpo fu terribile. Per settimane mi sentii come se io non avessi un amico in tutto il mondo. Non ho mai sentito nessuna perdita così profondamente né prima né dopo. …
“L’altra amicizia col mio insegnante di matematica, anche se non così intima, era comunque di un carattere molto affettivo. Io devo molto a quest’amicizia – Lui ha posto le fondamenta del mio ideale, del dovere di un insegnante verso i suoi alunni.” Lettera privata.

“Non è certo una novità: il sentimento che muoveva Gesù verso Giovanni, o Shakespeare verso il giovane dei sonetti o che ispirò le amicizie della Grecia è stato con noi prima e, nella nuova cittadinanza, sarà di nuovo con noi. L’amore per i compagni di Whitman è la sua moderna espressione; la Democrazia – concepita socialmente e non politicamente – è la sua base. Chiedersi quanta solidarietà nel lavoro o quanto dei moderni sindacati possa derivare da una fede inconscia in questo principio di cameratismo non è certo un domanda inutile. La più libera, la più diretta e la più genuina relazione tra uomini, che deriva da questo, deve costituire la base più profonda della fabbrica ricostituita”. – C. R. Ashbee, “Workshop Reconstruction and Citizenship”, p. 160.

Un caso di appassionato attaccamento tra due ragazzi Indiani è stato raccontato all’autore di questo libro da un maestro di una scuola in India. I ragazzi che avevano circa sedici anni, frequentavano la stessa scuola ed erano amici devoti, ma venne il tempo in cui dovettero dividersi. Uno fu portato via dai parenti verso una parte lontana del paese. L’altro era inconsolabile di fronte a questa prospettiva. Quando arrivò il giorno e il suo compagno fu allontanato, subito dopo, se ne andò tranquillamente ad un pozzo nel recinto della scuola, ci saltò dentro e annegò. La notizia, inviata per telegrafo, raggiunse l’amico in partenza che ancora era in viaggio. Quello disse poco, ma ad una delle stazioni abbandonò il treno e scomparve. Il treno andò avanti, ma dopo poco il ragazzo sbucò fuori dai cespugli vicino alla linea ferroviaria, si buttò sui binari e fu ucciso.

Quanto segue è tratto da uno dei casi ricordati da Havelock Eellis nel suo “Sexual Inversion”; “la più profonda sensazione sessuale di cui sono consapevole risale all’età di nove o dieci anni quando mi innamorai di un bel ragazzo che deve essere stato di un paio d’anni più anziano di me. Non ricordo di aver mai parlato con lui, ma il mio desiderio, per quanto posso ricordare, era che lui potesse impadronirsi di me e gestirmi. Io ho ancora una sensazione precisa di quanto gradevole sarebbero stati nelle sue mani anche il dolore fisico e la crudeltà.” – Havelock Eellis, op. cit., vcaso xiii, p. 71.

“Quando avevo circa sedici anni e mezzo, venne in casa un ragazzo di circa due anni più giovane di me, che divenne il pensiero più assorbente dei miei giorni di scuola. Non ricordo neppure un momento, da quando lo vidi per la prima volta a quando lasciai la scuola, in cui io non fossi innamorato di lui e l’affetto era ricambiato anche se alquanto riservatamente. Lui era sempre un po’ più avanti di me nei libri e nel lavoro scolastico ma quando il nostro affetto maturò passavano insieme molto del nostro tempo libero e lui rispondeva alle mie avances più o meno come una ragazza che viene corteggiata, un po’ ridendoci sopra, forse, ma con vero piacere. Mi permetteva di vezzeggiarlo e accarezzarlo, ma la nostra intimità non andò mai più in la di un bacio e su questo c’era pure il freno della vergogna; c’era sempre una barriera tra noi e non abbiamo mai nemmeno bisbigliato l’uno con l’altro su quelle cose sulle quali tutta la scuola parlava in modo osceno.” – Stesso caso, pag. 73.

“All’età di ventuno anni cominciai gradualmente a rendermi conto che in qualche modo non ero come i miei compagni, che non mi piacevano le occupazioni tipicamente maschili, che fumare, bere o giocare a carte mi dava poca soddisfazione, e che avevo un vero terrore mortale per il bordello. E infatti non ci ero mai stato e in ogni occasione, con un pretesto o con l’altro, ero riuscito a tenermene alla larga. Allora conciai a pensare a me stesso. Mi sentivo paurosamente solo, miserabile e sfortunato e sospiravo per un amico della mia stessa natura – ancora senza nemmeno immaginare che ci potessero essere altri come me. A ventidue anni arrivai a conoscere un ragazzo che almeno mi chiarì le idee sull’inversione sessuale e su quelli che ne sono affetti, al punto che lui – un urning come me – arrivò ad innamorarsi di me. Mi caddero le bende dagli occhi, e benedico il giorno che mi portò la luce. … Rispetto alle donne nel loro aspetto sessuale, provavo un vero orrore, che l’esercizio del mio più alto potere di immaginazione non poteva comunque superare; e infatti non ho mai nemmeno provato a superarlo dato che sono quasi persuaso dell’inutilità di un simile tentativo che mi sembra peccaminoso e innaturale.” – Krafft-Ebing, “Psycopathia Sexualis”, settima edizione, caso n. 122, p. 291. Stoccarda 1892.

“Senza l’amore degli uomini non potrei più esistere, senza un tale amore non posso che rimanere in conflitto con me stesso. … Se esistesse il matrimonio tra uomini credo che non sarei affatto preoccupato da una relazione che dura tutta la vita, cosa che con una donna mi sembra sostanzialmente impossibile. … Ma dato che comunque questo tipo d’amore è considerato criminale, attraverso la sua soddisfazione io posso essere in armonia con me stesso ma mai col mondo e perciò necessariamente ci deve essere qualcosa di discordante e tanto più perché ho un carattere aperto e odio e bugie di qualsiasi tipo. Questo tormento di dover sempre nascondere tutto, mi ha costretto a confessare la mia anomalia a pochi amici, della cui comprensione e della cui riservatezza sono sicuro. Anche se spesso la mia condizione mi sembra abbastanza triste per la difficoltà di trovare soddisfazione e per il disprezzo generale degli amori maschili, sono comunque spesso almeno un po’ orgoglioso di avere questi anomali sentimenti. Naturalmente non mi sposerò mai – ma questo non mi sembra in nessun modo una sfortuna, anche se sono innamorato della vita familiare, e fino adesso ho passato il mio tempo solo tra le mie relazioni. Vivo nella speranza di poter avere più tardi un amante fisso; e lo devo avere, altrimenti il futuro mi sembrerebbe grigio e scolorito e tutti gli oggetti che la gente di solito insegue – onore, alta posizione sociale, ecc. – mi sembrerebbero solo cose vane per nulla attrattive.
“Se questa speranza non dovesse realizzarsi, so che sarei incapace di dedicarmi ai miei interessi permanentemente e con piacere e che sarei capace di mettere da parte qualsiasi cosa per ottenere l’amore di un uomo. Non sento più alcuno scrupolo morale a causa della mia inclinazione anomala e in genere non sono mai stato turbato dal fatto che mi sento attratto verso i giovani. … Fino adesso mi è sembrato cattivo e immorale fare cose che sono aggressive verso gli altri o che non vorrei fossero fatte a me e da questo punto di vista posso dire che cerco il più possibile di non infrangere i diritti degli altri e sono capace di reagire violentemente a qualsiasi ingiustizia fatta agli altri.” – Ibid. p. 249, caso n. 110 (funzionario in una fabbrica, 31 anni).

“I miei pensieri non sono in nessun modo esclusivamente del corpo o morbosamente sensuali. Quanto spesso alla vista di un bel ragazzo mi prende un umore profondamente entusiastico e io offro una preghiera, per così dire, con le gloriose parole di Heine – ‘Tu sei come un fiore, così grazioso, così bello, così puro’ … Finora nessun ragazzo ha mai sospettato il mio amore per lui, non ho mai corrotto o messo a rischio la moralità di nessuno, ma per molti ho qua e là ho consumato la loro strada: e quindi non ho problemi e faccio sacrifici, che sono l’unica cosa che posso fare per loro.
E quindi, quando ho la fortuna di avere un amico amato vicino a me, al quale insegnare qualcosa, da supportare, da aiutare, quando il mio amore inconfessato trova una risposta amorosa (anche se naturalmente non sessuale), allora tutte le immagini immonde svaniscono sempre di più nella mia mente. Allora il mio amore diventa piuttosto platonico e si innalza solo per poi scivolare di nuovo nel fango quando è privato della sue specifica attività.
Quanto al resto, io non sono, e posso dirlo senza presunzione, uno degli uomini peggiori. Mentalmente più sensibile di molti uomini normali. Mi interesso a qualsiasi cosa che emoziona l’umanità. Sono ben disposto, tenero, e facilmente mi muovo a pietà, non posso fare alcun male ad alcun animale, e certamente non ad una creatura umana, ma sono al contrario attivo in un modo amichevole verso la gente, se e come posso.
Perciò, quindi, davanti alla mia coscienza non posso rimproverarmi, e anche se devo certamente rigettare il giudizio del mondo su di noi, soffro comunque molto. Nella massima sincerità, non ho offeso nessuno e mantengo il mio amore nella sua più nobile attività altrettanto santamente quando fanno gli uomini normalmente disposti, ma sotto un destino infelice che non ci concede né tolleranza né riconoscimento. Soffro spesso più di quanto la mia vita possa sopportare.” – Ibid. p. 286, caso n. 114.

“Descrivere tutta la miseria, tutte le situazioni sfortunate, il costante terrore si essere scoperti nella propria particolarità e di diventare una persona non tollerabile in società – dare un’idea di tutto questo è veramente molto più di quanto la penna o le parole possano fare. Il pensiero stesso di perdere la propria esistenza sociale e di essere rigettato da tutti, appena sorge, è un tormento più grande di quanto si possa immaginare. In una situazione del genere qualsiasi cosa, qualsiasi cosa che uno avesse fatto nella via del bene sarebbe dimenticata; nella coscienza della sua alta moralità ogni uomo con disposizioni normali si gonfia di orgoglio, per quanto abbia potuto agire in modo frivolo a proposito del suo amore. Io conosco parecchie persone normali di questo tipo di cui mi è molto difficile capire la concezione svilente dell’amore.” – Ibid., p. 269.

“Prima di dormire vedo immagini tormentose di amore tradito, e così sono costretto, diverse volte, a fare ricorso al cloralio. I miei sogni sono solo la prosecuzione della mia vita attuale e sono altrettanto penosi. Come tutto questo finirà realmente non lo so; ma io penso che queste emozioni profonde debbano fare il loro corso. … L’unica fine ragionevole della lotta è la morte.” – A. Moll, “Conträre Sexualempfindung”, seconda edizione, pag. 123 (citazione da una lettera).

“Stanco e logoro, sono passato attraverso ogni tempesta di angoscia e di disperazione. Anni della più rovinosa agonia mentale sono passati sulla mia testa senza uccidermi. Attraverso gli orologi della lunga notte, ho sentito rintoccare le ore incessanti. Al sonno non ho neppure mai pensato, ma sono stato steso sul mio letto cercando di leggere qualche libro o inginocchiato vicino al mio letto a sforzarmi di innalzare il mio cuore e il mio spirito alla preghiera cercando soccorso e perdono. Alla fine, incapace di andare avanti, con la bocca fortemente serrata e la fronte corrugata, il Charmer ha attutito i miei sensi per una o due brevi ore; ma solo perché potessi svegliarmi con una più forte e più chiara percezione della mia condizione senza speranza.
Non so come siano passati i giorni, come io abbia potuto vivere così a lungo in questa miseria, non lo so proprio. Ma una tortura di questo tipo è crudelmente lenta oltre che certa. È tipico dei giovani sopportare per molto tempo quando l’amore è messo alla prova e un casuale barlume – una specie di beffardo fantasma di speranza così simile alla speranza come la meteora veloce lo è al sole che dura – aiuta a tollerare il peso della miseria e così lo prolunga. Io mi sento vecchio di centinaia di anni nel mio squallore di ogni momento. Non posso combattere contro l’amore e schiacciarlo – mai! Dio ha inserito nel mio cuore la necessità del sentimento; ma è difficile non chiedersi perché ha inserito un elemento così divino nella mia natura che è condannata a morire insoddisfatta che è destinata alla fine ad essere la mia vera morte.” – Da un manoscritto consegnato all’autore da un Urning.

H. Ellis, nell’appendice D del suo libro sull’Inversione sessuale, parla alquanto estesamente delle amicizie scolastiche della ragazze, che loro chiamano “fiamme” e “deliri”, dell’amore a prima vista, del romanticismo, del corteggiamento, degli incontri nonostante gli ostacoli, delle lunghe lettere, della gelosia, dello scrivere ovunque il nome dell’amata, ecc.; queste relazioni sono talvolta sessuali, ma molto frequentemente non è così, anche se sono piene di “eretismo psichico”.
Nella stessa appendice cita una donna di trentatré anni che scrive; “A quattordici anni mi sono innamorata per la prima volta, ma è stato con una ragazza. Era un amore insano e intenso, ma aveva le stesse qualità e provocava le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a diciotto anni. In nessuno dei due casi l’oggetto d’amore era idealizzato: io ero completamente consapevole dei loro difetti, ciò nonostante tutta la mia persona era persa, immersa nella loro esistenza. Il primo durò due anni, il secondo sette anni. Da allora nessun amore è stato così intenso ma adesso queste due persone , anche se sono ancora viventi, non sono per me nulla di più che autentici estranei.”
Un’altra donna di trentacinque anni scrive: “Le ragazze tra i quattordici e i diciotto anni in collegio o nella scuola femminile spesso si innamorano di persone dello stesso sesso. Non si tratta di amicizia. L’amata è più grande, più avanzata, più affascinante o più bella. Quando ero una matricola in collegio ho conosciuto più o meno trenta ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Molte la ricercavano per il fascino, ma io so che il mio omaggio e quello di molte altre era sincero e appassionato. Io l’amavo perché era brillante e completamente indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se all’epoca la consideravamo bella. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, si sentì male per due settimane. Al suo ritorno stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu tropo grande e lei svenne. Quando raggiunsi l’ultimo anno fui io a ricevere gli sguardi languidi, i versi originali, le rose e le lettere appassionate scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.
L’amore appassionato tra ragazze, da quello più innocente alle escursioni più elaborate nella direzione del lesbismo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici che, e ancora forse di più, nei cori e tra le ballerine.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 130.

“L’amore delle donne omosessuali è spesso molto appassionato, come quello degli urning. Proprio come gli urning, le donne omosessuali si sentono felicissime quando amano in modo felice. Comunque, per molte di loro, come per gli urning esiste la circostanza molto penosa che in conseguenza della loro antipatia per il tocco del maschio non sono in condizione di fondare una famiglia. Talvolta, quando l’amore di una donna omosessuale non è corrisposto, ne seguono seri disturbi del sistema nervoso, che portano anche al parossismo della furia.” – A. Moll, op. cit p. 338.

“È degno di nota il numero di donne invertite che, con maggiore o minore frode sono state sposate con donne di loro scelta e la coppia ha vissuto felicemente insieme per lunghi periodi. So di un caso, probabilmente unico, nel quale la cerimonia è andata avanti senza nessun inganno da nessuna delle due parti; una donna inglese congenitamente invertita, di notevole abilità intellettuale, ora morta, era legata alla moglie di un uomo di chiesa che, nella piena consapevolezza di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due donne nella sua chiesa.” – Havelocj Ellis, op. cit., p. 146, nota a fondo pagina.

“Ci si dice (nel “Giornale del viaggio in Italia” di Montaigne, 1350) che sette o otto ragazze che erano di Chaumont, decisero di vestirsi e di lavorare come uomini; una di esse venne a Vitry per lavorare come tessitore e fu ritenuta un ragazzo di buna condizione, come tale era amato da tutti. A Vitry si fidanzò con una donna ma, siccome sorse un problema, non si celebrò alcun matrimonio. Successivamente si innamorò di una donna che sposò e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice. Ma essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumint e portata davanti alla giustizia, fu condannata all’impiccagione, Disse che avrebbe preferito essere impiccata al vivere ancora come una ragazza e fu impiccata per avere usato invenzioni illecite per supplire ai difetti del suo sesso.” – Ibid. p. 119.

“È evidente che ci devono essere delle ragioni profonde della frequenza della omosessualità tra le prostitute. Una di queste cause, senza dubbio, risiede nel carattere delle relazioni delle prostitute con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale e dato che l’elemento economico è enfatizzato, la possibilità della soddisfazione sessuale diminuisce; nel migliore dei casi, anche qui manca il senso di parità sociale, la sensazione del possesso e l’ambito necessario all’esercizio dell’affetto e della devozione femminile.” – Ibid., p. 149.

“Tra le prostitute registrare a Berlino ce ne sono senza dubbio un gran numero che onorano l’amore delle donne. Fonti bene informate mi dicono che circa il 25% delle prostituite di Berlino hanno relazioni con altre donne.” – A. Moll, op. cit., p.331.

“Karl Heinrich Ulrichs (nato vicino Aurich nel 1825), aveva esposto e difeso l’amore omosessuale, e i suoi punti di vista si dice abbiano avuto una certa influenza nell’attirare l’attenzione di Westphal sull’argomento; era un ufficiale legale di Hannover (Agente del fisco), lui stesso invertito sessuale. Da 1864 in poi, all’inizio sotto lo pseudonimo di Numa Numantius e poi usando il suo vero nome, Ulrichs pubblicò in varie parti della Germania una lunga serie di lavori che trattavano di questa questione e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione legale dell’invertito sessuale in Germania.
Pur non essendo un autore i cui punti di vista psicologici possono avere molto peso scientifico, Ulrichs ci appare essere stato un uomo di abilità molto brillante e la sua conoscenza si dice essere stata quasi universale; non era solo molto versato nei suoi argomenti specifici di giurisprudenza e di teologia ma anche in molti settori delle scienze naturali come anche nell’archeologia; era inoltre considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli e poi all’Aquila degli Abruzzi da dove pubblicò anche un periodico latino. Morì nel 1895.” – Havelock Ellis, op. cit., p. 33.

Ultichs entra in una classificazione elaborata di tipi umani, con una corrispondente nomenclatura, che, benché un tantino ponderosa, è stata utile. Tra i maschi, per esempio, distingue l’uomo abbastanza normale, che lui chiama “Dioning”, dall’invertito, che chiama “Urning”. Tra gli Urning, di nuovo, distingue (1) coloro che sono completamente maschili nell’apparenza, nelle abitudini mentali e nel carattere (“Mannlings”) e che tendono ad amare soggetti più morbidi e più giovani del loro stesso sesso; (2) Coloro che sono di apparenza e di modo di pensare effeminato (”Weiblings”) e amano uomini più rozzi e più vecchi; e (2) quelli che sono di un tipo intermedio (“Zwischen Urnings”) e amano i giovani uomini. Poi di nuovo c’è l’”Urano.dioning”, che è nato con la capacità di amare in entrambe le direzioni, cioè sia uomini che donne, Questo è generalmente di tipo maschile. E al di à di queste ci sono alcune sotto-specie come l’”Uraniaster”, che è un uomo normale che ha contratto abitudini urning, e l’”Urning virilizzato”, che è un Urning che ha contratto abitudini normali, anche se queste non sono naturali per lui! Il tutto si può riassumere in una tabella come segue: –

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Se aggiungiamo a questa una tabella corrispondente per il sesso femminile avremo un’idea della complicazione del sistema di Ulrichs! Per quanto il sistema sia complicato e per quante critiche possiamo muovergli, dobbiamo riconoscere che non eccede comunque la complicazione dei fatti reali di natura. (Vedi K.H. Ulrichs, “Memnon”, capitoli iii-v.)

L’analisi dell’argomento di Krafft-Ebing è nel complesso tanto elaborata quanto quella di Ulrichs. È data da J.A. Symonds in forma di tabella, come segue:

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A Symonds continua: – “Qual è la spiegazione razionale dei fatti che ci è presentata dall’analisi che ci ho formulato in questa tabella, non può ancora essere completamente chiarito. Non conosciamo ancora abbastanza circa le leggi del sesso nelle creature umane per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e gli autori della sua scuola sono attualmente inclini a riferirsi tutti alle malattie dei centri nervosi, ereditarie, congenite, risvegliate da abitudini precoci di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho anche richiamato l’attenzione sul fatto che non ci dà sufficientemente conto dei fenomeni che ci sono noti attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.” [Bisognerebbe notare che nelle edizioni più tarde del suo libro, Krafft-Ebing modifica considerevolmente l’idea secondo la quale queste variazioni sessuali indicano tutte malattia.] – “Un Problema di Etica Moderna”, p. 46.

Moll, parlando dell’atto così comunemente accreditato agli Urning (sodomia), dice: “Comunemente si dà per scontato che il rapporto sessuale tra Urning consista in questo. Ma è un grosso errore supporre che questo atto sia così frequente tra di loro.” – A- Moll, op. cit., p. 139.

E Krafft-Ebing ne parla come di cosa rara tra i veri Urning, quantunque piuttosto comune tra i vecchi viziosi e debosciati di più normale temperamento. – “Psychopathia Sexualis”, settima edizione, pag. 258.

“L’urning non solo nega l’innaturalità delle sue inclinazioni ma anche il loro carattere patologico; protesta contro il paragone con gli zoppi e coi sordi. La coincidenza occasionale dell’inversione sessuale con altre condizioni realmente morbose non significa nulla e nemmeno il ricordare che essa è contraria alla finalità di propagazione della razza è una prova; chi infatti ci può garantire che la natura abbia inteso destinare tutti alla propagazione della razza? Anche all’ape operaia la natura non ha garantito questa funzione anche se nei suoi rachitici organi sessuali femminili esiste una innegabile indicazione o un suggerimento di sentimenti sessuali.” – A. Moll, op. cit., p. 271. (Da una lettera di un Urning sessantenne.)

“L’omosessualità, quindi, può essere definita come una varietà anormale dell’impulso sessuale, ma difficilmente come una varietà patologica. Se volete, potrebbe essere definita un arresto dello sviluppo o una specie di reversione. E questo si accorda abbastanza col fatto che i migliori esperti di questo argomento non hanno finora scoperto più anormalità fisiche tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali – e nemmeno più degenerazione o segni di degenerazione.” – Consulente medico Dr. Paul Naeke, in “Der Tag”, 26 ottobre 1907.

“Come risultato di queste considerazioni Ulrichs conclude che non c’è alcuna base reale per la persecuzione degli Urning salvo quella che può essere trovata nella ripugnanza provata dalla grande maggioranza numerica verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia i matrimoni, perdona la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle sue proprie inclinazioni sessuali. Rende illegali le unioni temporanee o permanenti per la minoranza, la cui inversione dell’istinto aborrisce. E questa persecuzione, nel pensiero popolare, a qualunque livello, è giustificata come molti altri atti iniqui di pregiudizio e ignoranza, da presupposti teologici e da cosiddette disposizioni della rivelazione” – “Un problema di etica moderna” p. 83.

“Noi intendiamo come “omosessuale” una persona che si sente portata verso individui dello stesso sesso da sentimenti di vero amore. Dal punto di vista scientifico è indifferente se egli agisca o meno in accordo col suo sentimento omosessuale. Così come ci sono persone normali che vivono castamente, così ci sono persone omosessuali in cui amore ha chiaramente un carattere psichico, ideale e “platonico”. …
“L’impronta femminile, nel caso degli uomini omosessuali, è in genere evidenziata dalla presenza di una maggiore sensibilità e recettività e anche dalla predominanza della vita emotiva, da un forte senso artistico, specialmente in direzione della musica, e anche spesso da una tendenza al misticismo, e da diverse inclinazioni e abitudini femminili sia nel senso migliore che in quello peggiore del termine. Questa mescolanza di temperamento, comunque, non rende l’omosessuale come tale una persona di minor valore. Egli non è infatti della stessa natura dell’eterosessuale, ma è di uguale valore.” Testimonianza del Dr. M. Hirschfeld come medico specialista nel processo Moltke-Harden.

“Una seria obiezione al riconoscimento e alla tolleranza dell’inversione sessuale, è sempre stata che essa tende alla limitazione della popolazione. Questo era un argomento politico e sociale sano al tempo di Mosé, quando una piccola tribù militare aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. In nessun modo è un argomento valido nella nostra epoca, quando le porzioni abitabili del globo stanno diventando rapidamente sovrappopolate. E per di più dobbiamo tenere a mente che la società, nell’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile e in questo modo, uomini e donne, quantunque normalmente procreativi, sono sterilizzati in misura indefinita.” – J. A. Symonds, “Un problema di etica moderna”, p.82.

“Prima di Giustiniano, sia Costantino che Teodosio approvarono leggi contro l’inversione sessuale, affidando i colpevoli alle “fiamme vendicatrici”. Ma queste norme non erano applicate rigidamente e si può dire che l’opinione pubblica moderna derivi dalla legislazione di Giustiniano. Le opinioni in materia di costumi e comportamenti seguono sempre la legge. Anche se gli editti imperiali non potevano sradicare una passione che è inerente alla natura umana, avevano l’effetto di diffondere le più estreme punizioni in tutti i codici della nazioni cristiane e di creare un permanente odio sociale.” – Ibid. p.13.

“Il nostro atteggiamento moderno è in qualche modo fatto risalire alla legge giudaica e alla sua sopravvivenza nelle opinioni di san Paolo su questa materia. Ma la legge giudaica stessa aveva un fondamento. Ogni qualvolta l’allargamento della popolazione diventa una necessità sociale fortemente sentita, come accadeva tra i Giudei, nella loro esaltazione della vita familiare, e come accadeva quando i popoli europei furono costituiti, lì l’omosessualità è considerata come un crimine, punibile perfino con la morte … Fu nel secolo quarto di Roma che la forte opposizione moderna all’omosessualità fu formulata in legge. La razza romana era stata in decadenza per parecchio tempo, fiorivano perversioni sessuali di tutti i tipi, la popolazione stava calando, e nello stesso tempo il Cristianesimo, con la sua ostilità giudaico-paolina alla omosessualità stava rapidamente diffondendosi. Gli uomini di stato del tempo, ansiosi di accelerare le pulsazioni della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio e Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità – l’ultimo ordinando in ogni caso come pena le “fiamme vendicatrici”” – Havelock Ellis, op. cit. p.206.

“Oggi i calzolai che fanno le scarpe su misura, trattano in modo più personale con gli individui dei nostri insegnanti e dei nostri direttori di scuola nel loro applicare i principi morali. Gli individui della forma sessualmente intermedia sono trattati come se essi fossero esattamente dei buoni esempi del tipo ideale di maschio o di femmina. Ci manca un trattamento “ortopedico” dell’anima, invece dalla tortura provocata dall’applicazione di forme convenzionali già pronte. Il sistema attuale elimina molto di ciò che è originale, sradica molto di ciò che è veramente naturale e distorce molto in forme artificiali e innaturali.” O. Weininger. “Sesso e carattere”, capitolo v.

“Ciò che è nuovo, nel mio modo di vedere la cose è che stando ad esso l’omosessualità non può essere considerata come un atavismo o come dovuta ad un arresto dello sviluppo embrionale o ad una incompleta differenziazione sessuale; non può essere considerata come un’anomalia rara che si intrufola nella comune completa separazione dei sessi. L’omosessualità è solo la condizione sessuale di quelle forme sessuali intermedie che si estendono da una condizione sessuale ideale all’altra condizione sessuale ideale. Secondo me, ogni organismo attuale ha sia omosessualità che eterosessualità.” – O. Weininger, “Sesso e carattere”, cap. iv.

“E dunque come può accadere che nella nostra epoca, considerata così filantropica, tutte le categorie di uomini, in ragione di anormalità mentali congenite, siano bollate e bandite, freneticamente perseguitate, pubblicamente marchiate, e trattate con le condanne penali più severe? Si stenta a credere che casi gravi di omicidi criminali, parlando moralmente, accadano in questa materia ancora alla fine del diciannovesimo secolo. Alla penosa ignoranza dei giudici, ai mille pregiudizi ereditari della pubblica opinione, come anche alla schiavitù mentale dei corpi legislativi, si deve ascrivere il fatto che il codice penale degli stati più civili è ancora in grande misura formulato nello spirito cupo del medioevo.” – O. de Joux, “Die Enterbten des Liebesglückes” [I diseredati della felicità amorosa] p. 16.

“Fino adesso l’umanità omosessuale si è trovata in una posizione particolare. La sua bocca era chiusa e non poteva parlare; era legata mani e piedi e non poteva muoversi. Ma ora c’è stato un cambiamento importante. La Scienza ha preso le parti di queste persone e ha difeso il loro onore. … Io dichiaro quindi apertamente che questi uomini non dovrebbero più essere marchiati in nome della Cristianità né per mezzo della legge né con qualsiasi altro mezzo.” Da una lettera scritta da un prete cattolico, in risposta ad una circolare inviata dal Comitato delle Humane-Science di Berlino. (Vedi “Jahrbuch der Sexuellen Zwischenstufen) [Annuario degli intermedi sessuali] vol. ii, p. 177.)

“Così il peggiore di tutti i mestieri, quello del ricatto [delle lettere anonime] è incoraggiato dalla legge. … Il miserabile disgraziato perseguitato, messo nell’alternativa di pagare denaro o diventare socialmente impresentabile, perdendo una posizione importante e vedendo il disonore esplodere su di lui e sulla sua famiglia, paga; ma non solo, più paga più grande diventa il vampiro che gli succhia il sangue e la vita, finché alla fine davanti a lui non resta nulla se non la totale rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non sono capaci di sopportare uno sforzo così terribile? In alcuni casi i nervi cedono tutti insieme. … Cambiate la legge e invece di aumentare il vizio lo diminuirete. La tentazione di esercitare un mestiere disgraziato con lo scopo di estorcere denaro sarebbe eliminata.” – “Un problema di Etica Moderna”, pagine 56 e 86.

“Ne dedurrete giustamente che è difficile per me dire esattamente come io considero (moralmente) la tendenza omosessuale, comunque sono certo che anche se fosse possibile non vorrei cambiare la mia natura di invertito in una normale. Io sospetto che le amozioni sessuali, e anche quelle di un invertito, abbiano un senso più sottile di quello che si attribuisce loro generalmente; ma i moderni moralisti o dibattono timidamente di interpretazioni trascendentali o non ne considerano alcuna, e io sono ignorante e incapace di risolvere il mistero che questi sentimenti sembrano implicare”. – Havelock Ellis, op. cit. p. 65, caso ix.
“Io non posso considerare i miei sentimenti sessuali come innaturali o anormali, dato che si sono dischiusi dentro di me in modo così perfettamente naturale e spontaneo. Tutto quello che ho letto nei libri o ho sentito dire sull’ordinario amore sessuale, la sua intensità a la sua passione, la devozione per tutta la vita, l’amore a prima vista, ecc. mi sembrano potersi facilmente paragonare con le mie esperienze di tipo omosessuale; e rispetto alla moralità di questo difficile argomento, la mia sensazione è che sia la stessa che potrebbe manifestarsi nell’amore tra un uomo e una donna, e precisamente che nessuna soddisfazione fisica sarebbe ricercata al costo di stressare o degradare un’altra persona. Sono certo che questo tipo di amore è, nonostante le difficoltà fisiche che lo accompagnano, così profondamente eccitante e nobilitante come l’amore dell’altro tipo, se non anche di più; e credo che per una perfetta relazione le vere gratificazioni sessuali (qualsiasi esse siano) probabilmente rivestano un’importanza minore in questo amore che nell’altro.” – Ibid, “caso” vii, p. 58.

“Sono cresciuto, ho cominciato i miei studi professionali e ne sono stato molto felice. Vivevo in una grande capitale, mi muovevo molto in società. Avevo un grande e vivace gruppo di amici. Ma sempre, ogni volta, io capivo che nel nucleo, alla radice profonda di me stesso, c’erano un palpito e un calore, un riflusso e un’ondata, una ricerca come in un sogno vano di realizzare ancora quella passione di amicizia che potesse trascendere finalmente la fredda idea moderna di legame; la super-amicizia, l’amore-amicizia dell’Ellade che significava che tra uomo e uomo poteva esistere l’amore fisico sessuale. Questo era ancora possibile! Ora lo sapevo. Avevo letto nei versi e nella prosa di autori greci, latini o orientali, che avevano descritto ogni ombra della sua bellezza o della sua bruttezza, il suo potere di svilimento – Da Teocrito a Marziale, o ad Abu-Nuwas, a Platen, a Michelangelo, a Shakespeare. Lo avevo imparato dalle statue degli scultori – in queste linee così spesso vivide per la mera bellezza fisica maschile – lavori che generano, che fanno sorgere il senso di essa in una razza. Lo avevo quasi indovinato nella musica di Beethoven e di Tschaikowsky, prima di conoscere la biografia ci ciascuno di loro. E avevo riconosciuto che cosa esso rappresenti per la maggior parte della gente oggi – dal disgusto al disprezzo alle risate dei miei simili – quando si accenna appena ad una simile emozione.” “Imre: a memorandum” di Xavier Mayne, p. 120. Napoli, R. Rispoli, 1906.

“Finalmente, in quello stesso inverno, il caso mi ha aperto bene gli occhi su me stesso. Da allora, non ho più avuto bisogno di conoscere altro del mio albero del bene e del male. Mi sono buttato in una massa di studi seri: Tedesco, Italiano, Francese, Inglese, a partire dai migliori specialisti e teorici europei di materie intorno alla sessualità, molti di loro con idee molto diverse da quelle del mio bene intenzionato ma fin troppo assertivo dottore Yankee (che aveva raccomandato il matrimonio come cura). Ho letto delle teorie più discusse sul “sesso secondario” e sull’”intersessualità”, ho imparato molto circa le teorie e i fatti relativi all’omosessualismo, l’amore uraniano, la razza uraniana, il “sesso all’interno dello stesso sesso”… Sono venuto a sapere della loro enorme distribuzione nel mondo oggi, e della notevole attenzione che gli scienziati e i giuristi europei hanno dedicato ai problemi collegati con l’omosessualismo. Potrei seguire intelligentemente gli sforzi di ben disporre l’opinione pubblica verso questa non sradicabile e non compresa fase dell’umanità. Ho capito che ero sempre stato membro di quelle confraternita nascosta e di quel sub-sesso o super-sesso. Mi sono anche preoccupato di informarmi della sue profondamente istintive framassonerie, anche di quelle organizzate, in ogni classe sociale, in ogni paese e in ogni civiltà.” – Ibid., pp. 134-135.

“Così nell’inversione sessuale troviamo quello che si può giustamente chiamare “gioco” della variazione, una di quelle aberrazioni organiche che vediamo nella natura vivente, nella piante e negli animali.” … “ Tutte queste variazioni organiche che io ho menzionato qui per illustrare l’inversione sessuale sono anormalità. È molto importante che noi abbiamo un’idea chiara di che cosa sia l’anormalità. Molta gente immagina che ciò che è anormale sia necessariamente patologico. Ma non è così a meno che noi non diamo alla parola malattia un’estensione sconveniente e illegittima. È insieme sconveniente e inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio come malattie nello stesso senso in cui parliamo di scarlattina, tubercolosi o paralisi generale come malattie.” – Havelock Ellis, op. cit. p. 186.

“Ho sostenuto da qualche tempo una teoria su questa questione “omogenica” – io non credo che sia nuova – ma il fatto è che quando un uomo raggiunge un certo stato di sviluppo e si avvicina alla totalità della natura umana, viene all’esistenza in lui, anche in tono minore all’inizio, un elemento femminile oltre quello maschile. Questo significa che quando egli supera le varie barriere, supera anche le barriere del sesso, nel suo percorso per diventare un essere umano completo, un Universale.” – Da una lettera privata.

“I grandi geni, uomini come Goethe, Shakespeare, Shelley, Byron, Darwin, avevano tutti un’anima femminile ben sviluppata in loro. … Come noi incontriamo comunemente nelle città donne che sono maschi per un quarto o per un ottavo e così via, … Così c’è all’interno di noi un analogo mezzo sangue che si adatta alle circostanze con la massima facilità. I Greci riconoscevano che un essere simile poteva esistere anche in armonia con la natura e così lo abbellirono e lo idealizzarono come Saffo.” – Charles G. Leland, “Il sesso alternato”, pag. 41 e 57. Londra, 1904.

“Ho analizzato e indagato questa questione per molti anni ed è mia ferma convinzione da molto tempo che nessuna violazione della moralità è coinvolta nell’amore omosessuale che, come ogni altra passione, tende quando debitamente inteso e controllato da un sentimento spirituale, alla salute fisica e morale dell’individuo e della razza, e che sono solo le sue brutali perversioni che sono immorali. Ho conosciuto molte persone più o meno soggette a questa passione e ho trovato che erano una categoria di uomini di pensiero particolarmente elevato, retti, fini e, devo aggiungere, puri di mente.” – Comunicato dal prof. … in Appendice a “Inversione sessuale” di Havelock Ellis, p. 240.

“Ciò che fin dal principio mi bloccava di più ma ora mi sembra perfettamente chiaro e anzi proprio necessario è che tra gli omosessuali si trova il gruppo più notevole di uomini, specificamente quelli che io chiamo super-virili. Questi uomini stanno in virtù della speciale variazione della loro anima tanto al di sopra degli uomini comuni quanto un uomo di sessualità normale sta sopra una donna. Un individuo simile è capace di ammaliare gli uomini con suo odore di anima, come loro, benché passivamente, ammaliano lui. Ma dato che lui vive sempre nella società degli uomini, e gli uomini, per così dire, siedono ai suoi piedi, ne deriva che questo super-virile spesso scala le cime più altre dall’evoluzione spirituale, dello stato sociale e della capacità virile. Da qui deriva che i nomi più famosi del mondo e della storia della cultura stanno a ragione o a torto nella lista degli omosessuali. Nomi come Alessandro il Grande, Platone, Giulio Cesare, Michelangelo, Carlo XII di Svezia, Guglielmo d’Orange e così via. Non solo è così ma deve essere così. Così come certamente come eroe delle donne rimane un uomo spiritualmente inferiore, così l’eroe degli uomini è proprio un eroe degli uomini, se in qualche modo ha materia per esserlo.
Di conseguenza il codice penale tedesco, nel bollare l’omosessualità come crimine mette il fior fiore dell’umanità nella lista di proscrizione.” Prof. Dott. Jaeger, “Die Entdeckung der Seele” [la scoperta dell’anima] pp. 268-269.

“I tipi licenziosi, garruli o morbosi di invertiti sono stati così onorari dalla pubblicità che gli altri tipi sono ancora poco conosciuti. Questi ultimi nella maturità della loro natura intellettuale e morale, smettono di cercare il sesso come il perno dell’universo, smettono di rattristarsi della loro sorte. Hanno la loro missione da compiere quaggiù e cercano di compierla quanto meglio possono. Nello stesso modo troviamo che ci sono eterosessuali (o normali) che in un certo stadio della loro crescita si liberano della vita sessuale.” – M. A. Raffalovich. “Uranismo e unisessualità”, p. 74.

“Il beneducato e molto acculturato Urning è un completo idealista; la materia per lui non è che un simbolo del pensiero e il reale non è che l’espressione vivente dell’invisibile”. – De Joux, “Die Enterbten des Liebesglücks” [I diseredati della felicità amorosa], p. 46.

“Dato che la natura e la legge sociale sono così crudeli da imporgli un severo celibato, tutto il suo essere è conseguentemente di straordinaria freschezza e di superba purezza, e i sui modi di vita sono modesti come quelli di un santo – una cosa che nel caso di un uomo di salute florida e che gira il mondo è certamente inusuale.” – Ibid. p. 41.

“Se l’anima di una donna nella sua forma usuale rappresenta un segreto chiuso con sette sigilli, quando è imprigionata nel robusto copro di un uomo e fusa con alcuni dei motivi della virilità, nessuno potrà mai essere certo della scrittura ben più enigmatica di quei significati sibillini. Solo un Urning può capire un Urning.” – Ibid. p. 63.

“Dato che essi stessi (gli Urning) sono di natura molto complessa e messi insieme a partire da elementi opposti, essi ricercano ed amano le nature semplici, schiette, franche. Dato che soffrono in continuazione per la ribellione dei loro desideri contro il buon gusto e la morale, spesso bramano una libertà barbarica. E poiché ogni loro emozione è accorciata, distratta e usurata dalle migliaia di dubbi e di sospetti delle loro menti urning, radunano intorno a sé uomini che sono abituati ad andare direttamente dalla sensazione all’azione e che lavorano a partire da istinti basilari selvaggi con la stessa certezza degli animali.” – Ibid. p. 96.

“È vero che noi siamo spesso inferiori agli uomini normali quanto a forza di volontà, sapienza mondana e senso del dovere; ma d’altra parte, nella profondità e nella delicatezza del sentimento e in ogni virtù del cuore noi siamo molto superiori. Non possiamo amare le donne, ma ci lamentiamo con loro e le aiutiamo al focolare e accanto alla culla, nel bisogno e nella solitudine come i loro amici più altruisti. … Noi non disprezziamo le donne perché sono deboli perché siamo molto più perspicaci e abbiamo molto meno pregiudizi dei cosiddetti signori della creazione, siamo molto più nobili, molto più utili e abbiamo una visione molto più corretta della loro … Comunque, se uno dei sessi ha un motivo per limitare il rispetto in qualsiasi grado nei confronti dell’altro, chi ne ha più motivo? Di’ pire di loro quello che vuoi, il secondo e il terzo sesso (le Donne e gli Urning) sono sempre molto migliori degli uomini brutali ed egoisti, che oggi sono immersi nel grossolano materialismo; perché, con qualsiasi livello di corruzione, i due sessi citati prima sono comunque di cuore più puro e si infiammano più facilmente verso tutto ciò che è buono e sono più capaci di entusiasmo genuino e di amore dei loro compagni rispetto al sesso maschile.” – Ibid. p. 224.

“Incarnando come realmente incarna amore, pazienza, rinuncia, umiltà e dolcezza, potrebbe cercare di colpire con la sua mano gentile tutti i cuori e di guarire tutte le ferite che sono il risultato della debole peccaminosità originale dell’uomo. Le tenere emozioni nel suo petto, il suo cuore sempre tenero facilmente sconvolto, la sua delicata sensibilità e la sua recettività verso tutto ciò che è alto e puro, la sua mitezza, la sua bontà e la sua inesauribile pazienza – tutti questi doni divini della sua anima portano chiaramente alla conclusione che il grande creatore del mondo intendeva creare negli Urning un nobile sacerdozio, una razza di Samaritani, un ordine rigorosamente puro di uomini per offrire un forte contrappeso alle tendenze immorali della razza umana, che aumentano con l’aumentare della sua cultura.” – Ibid. p. 253.

“Quando riprendo in considerazione i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono portato a dire che se noi potessimo fare in modo che un invertito fosse in buona salute, autocontrollato, capace di rispetto verso se stesso, avremmo fatto spesso ben più che convertirlo ad un mero debole simulacro di un uomo normale. Un riferimento alla pederastia dei tempi migliori dei Greci e alla dignità, alla temperanza e anche alla castità che essa comportava troverà spesso una pronta risposta nella natura emozionale entusiastica dell’invertito congenito. L’amore “maschile” celebrato da Walt Wgitman in “Leaves of Grass”, anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un sano e robusto ideale all’invertito che è insensibile ai normali ideali. È con alcuni metodi del genere, di auto-trattamento come questo, che molti degli uomini più intelligenti e delle donne le cui storie ho già brevemente ricordato, hanno alla fine lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa sanità e di pace fisica e morale.” – Havelock Ellis, “Sexual Inversion”, p. 202.

“Dall’America una signora scrive: “Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’indipendenza di essere se stessi e di richiedere un’analisi seria della loro condizione. Se uno si sforza di vivere onorevolmente e prende in considerazione il più grande bene per il più grande numero di persone, non è un crimine e nemmeno una disgrazia essere un invertito. Non ho certo bisogno della legge per difendermi, e nemmeno desidero di aver qualche concessione fatta a mio vantaggio, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anche io ho ideali che sosterrò sempre. Tutto quello che desidero e che pretendo come mio diritto è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è né una minaccia per la società né una disgrazia per me. Lasciate una buona volta che sia chiaro che l’invertito medio non è un degenerato morale e nemmeno un degenerato mentale ma semplicemente un uomo o una donna meno altamente specializzato, meno completamente differenziato degli altri uomini e delle altre donne, e io credo che il pregiudizio su di essi sparirà, e se essi vivono rettamente si guadagneranno certamente la stima e la considerazione di tutte le persone intelligenti. Io so che cosa significa essere un invertito (che si percepisce come messo da parte dal resto dell’umanità) e trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so come queste cose siano e saranno quasi impossibili finché il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.” Ibid., p. 213.

FINE

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