THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE

Il breve capitolo di “Uranismo e Unisessualità”, che intendo presentarvi qui, deve essere letto non molta attenzione e con molto rispetto, perché la storia che contiene è tragica. Raffalovich la racconta molto succintamente, anche perché le fonti biografiche relative a Beddoes sono scarsissime. La vita di quest’uomo più che essere emblematica dell’omosessualità nella prima metà dell’800, rappresenta in modo drammatico la commessione dell’omosessualità con la depressione.

Beddoes era un uomo colto e intelligente, nato in una famiglia benestante inglese, aveva studiato in modo appassionato il Tedesco, si era trasferito in Germania, aveva studiato medicina prima  a Gottinga e poi a Würzburg, dove si era laureato, per la sua epoca era un profondo conoscitore della fisiologia, aveva partecipato ai primi movimenti democratici e per questo era stato mandato in esilio a Zurigo, era stato proposto per una cattedra di anatomia comparata, insomma era un uomo professionalmente realizzato, e non privo di interessi politici avanzati. Il suo soggiorno tra la Germania e la Svizzera, però, aveva cambiato profondamente il suo carattere. Gli amici inglesi che lo rividero dopo vent’anni di soggiorno fuori dall’Inghilterra notarono tutti che si era incupito e dava segni di misantropia e di depressione.

Raffalovich parla di due ferite che Beddoes si sarebbe procurato. Leggendo il testo sbrigativamente si ha l’impressione che si tratti di incidenti, in realtà si tratta di due episodi di autolesionismo, che, con l’ottica odierna avrebbero potuto essere interpretati come segni di fortissimo disagio. Il primo episodio di autolesionismo comportò conseguenze per la salute che durarono mesi, il secondo, seguito da atti di intolleranza di Beddoes, che si strappava le bende che gli venivano applicate, comportò una cancrena, seguita dall’amputazione di una gamba. Ma anche dalle conseguenze di questo secondo episodio Beddoes si riprese  e programmò addirittura un viaggio in Italia. Quando fu in grado di andare in città, andò a comprare del curaro (era un medico e poteva farlo) e si avvelenò lasciando una lettera con le sue ultime volontà ad un amico inglese.

In che cosa la vita tragica di quest’uomo tocca l’omosessualità? Sappiamo che dal giugno 1847 alla primavera del 1848, Beddoes, che aveva 44 anni, visse a Francoforte con un panettiere diciannovenne, Degen, che una cugina di Beddoes conobbe e che descrive in modo molto positivo affermando che aveva una “dignità naturale”. Beddoes dedicò tutta la sua vita a Degen, gli insegnò l’Inglese, gli mise in mente che ne avrebbe fatto un attore drammatico (vecchio sogno dello stesso Beddoes) e arrivò al punto di prendere in affitto per una sera un intero teatro per vederlo recitare.

Non sappiamo che tipo di rapporto ci fosse tra i due, ma il primo episodio di autolesionismo risale proprio al periodo della loro convivenza a Francoforte. Il secondo episodio di autolesionismo pare sia conseguenza di una lite tra i due seguita da una temporanea separazione. A parte i 25 anni di differenza di età, il vero problema per Degen era rappresentato dalla difficoltà di convivere con un depresso, che non si sa come gestire, e che, per un verso, si attacca disperatamente al suo compagno e per l’altro tende a soffocarlo e ad opprimerlo.

Se è certamente vero che al tempo di Beddoes la condizione di un omosessuale era molto diversa da quella che sarà 50 anni dopo tipica di Addington Symons e dello stesso Raffalovich, e che perfino per un medico colto era estremamente difficile avere una cognizione seria di che cosa fosse l’omosessualità, al di là dei manuali di psichiatria precedenti Krafft-Ebing e dei moralismi universamente diffusi, è pur vero che l’omosessualità, qui, non è il problema sostanziale. Oggi la gestione degli stati depressivi profondi può giovarsi di farmaci enormemente evoluti con prognosi nettamente migliori di quanto accadeva quasi 200 anni fa, e ci sono mezzi che possono aiutare a ridurre l’isolamento e la progressiva chiusura in sé di queste persone. La riflessione sulla biografia di Beddoes può in ogni caso aiutarci a capire quanto la solitudine possa aggravare la depressione e quanto un ambiente omofobo possa condizionare la vita di un omosessuale.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.

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THOMAS LOVELL BEDDOES

Thomas Lovell Beddoes (1803-1849), un interessante e curioso poeta inglese, sembra essere stato unisessuale. La sua vita intima è poco conosciuta, ma la sua passione più viva (che precedette il suo suicidio) fu per un giovane panettiere tedesco.

Il padre di Beddoes era un medico molto conosciuto. Sua madre era sorella di Maria Edgeworth, la famosa romanziera. In collegio (cominciò a scrivere verso i 14 anni), era già originale e indipendente. Amava Shakespeare e i poeti drammatici, e imitava con molto piacere gli attori alla moda. Declamava, recitava: la sua voce era molto gradevole, il suo eloquio e i suoi gesti interessavano abbastanza uno dei suoi compagni perché questi acconsentisse a recitare con lui il ruolo di un nemico o di un’amante, ricevendo carezze o colpi, secondo le esigenze del dramma.

Nel 1820, andò ad Oxford dove scrisse e pubblicò due volumetti di poesie. Ma la sua timidezza, che si trasformò in misantropia, era molto forte e lui aveva pochi amici. Si diede a studiare Tedesco, con un successo tale che se ne andò, nel 1825, in Germania per studiare medicina. Il professor Blumenbach divenne suo amico e gli fu utile nel suo perseguire appassionatamente lo studio della fisiologia e della medicina. Non aveva rinunciato alla sua ambizione di essere poeta drammatico. Si mescolò anche ad intrighi politici. Nel suo trentesimo anno, ottenne la laurea di dottore all’Università di Würzburg.[1] I suoi gusti politici lo costrinsero, nel 1832, a rifugiarsi in Svizzera. Per alcuni anni, praticò la medicina a Zurigo. Il chirurgo Schoenlien lo propose anche all’Università di medicina di questa città come professore di anatomia comparata. Ma nel 1839, la politica lo allontanò di nuovo, e non ebbe più tranquillità. Si hanno pochi dettagli sulla sua vita. Nel 1841, si legò a Berlino con il giovane dottor Frey. Nel 1842, andò in Inghilterra. Nel 1843, si stabilì a Aargau, una piccola città vicino Zurigo. Passò l’inverno del 1844 a Giessen dove Liebig era professore. Scriveva poesie satiriche in Tedesco.

Nel 1847 ritornò in Inghilterra dove restò per dieci mesi. I suoi amici, che non lo avevano visto da vent’anni, lo trovarono cambiato, cupo, eccentrico, misantropo.

Nel mese di giugno del 1847, andò a Francoforte dove visse fino alla primavera del 1848 con un giovane panettiere di diciannove anni, Degen, che la cugina di Beddoes, Miss Zoé King, descrive così: “Un giovane uomo gentile nella sua persona, in una camicia blu, che aveva una bella espressione e una dignità naturale.” Durante questo periodo, Beddoes si procurò una ferita alla mano con un bisturi;[2] cadde malato e rimase indebolito per molto tempo. Per sei mesi non volle vedere nessuno ad accezione di Degen. Gli mise in testa di diventare attore e gli insegnò l’Inglese, rinunciando a qualsiasi altra compagnia.

Si lascia crescere la barba e assomiglia a Shakespeare come in giovinezza aveva somigliato a Keatz. Nel mese di maggio del 1848, viaggiano insieme. A Zurigo, Beddoes affitta il teatro per una sera per vedere Degen recitare il ruolo di Hotspur.[3] Per sei settimane Beddoes fu felice. Ma una separazione, probabilmente una lite con Degen a Bâle, fu seguita dalla malinconia nera del poeta che si procurò una profonda ferita a una gamba. “Era infelice e voleva uccidersi”, disse il ragazzo dell’albergo. Si strappava le bende che gli mettevano. Ne seguì la cancrena, poi l’amputazione della gamba (il 9 settembre). Andò meglio, Degen tornò a Bâle e si stabilì vicino a lui. Beddoes leggeva e scriveva. Aveva il progetto di andare in Italia. Il 26 gennaio 1849, abbastanza ristabilito per andare in città, comprò del curaro (era un medico) e al rientro si suicidò, lasciando una lettera a un amico d’Inghilterra che conteneva la sue ultime volontà. Nel 1857, Miss Zoé King, sua cugina, andò a Bâle e incontrò Degen, il dottor Frey, il dottor Ecklin che gli aveva amputato la gamba, ecc..

Il suo amico di giovinezza Itelsall pubblicò le sue poesie inedite, che furono molto ben accolte.

(Riprendo questi dettagli dalla piccola biografia di Edmond Gosse che precede le opere di Beddoes. – 2 v. Dent, 1890, Londra)

Non ci sono aneddoti o leggende che riguardino amori di Beddoes per una donna, e io credo che in Inghilterra ne avrebbero quasi inventata una, se avessero potuto. In ogni caso Beddoes sembra un uranista, o un indifferente sessuale che, sotto l’influenza della malattia e dell’isolamento, si accese di una grande passione per Degen il panettiere (passione probabilmente esaltata), o piuttosto quella fu solo l’ultima della passioni rifiutate o sconosciute di un timido taciturno.

 Fu in ogni caso un poeta lirico, e non banale. Quanto all’ossessione della morte pittoresca che riempiva i suoi versi, la si può perdonare ad un uomo che si suicida, evitando di definirla un’affettazione letteraria. I suoi modelli in poesia (eccettuato Shelley) sono essi stessi poeti bizzarri ed eccentrici.

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[1] Nota di project: – Nel 1824, era andato a Göttingen, per studiare medicina, attratto dall’idea di trovare qualche evidenza fisica della sopravvivenza dello spirito umano dopo la morte del corpo, ma ne era stato espulso e aveva dovuto riprendere e terminare gli studi a Würzburg.

[2] Nota di Project: – Non si tratta di un incidente ma di un atto di autolesionismo, che sarà seguito da un secondo e più grave atto della stessa natura.

[2] Nota di project:- Hotspur è un soprannome di Sir Henry Percy (1364-1403), noto come Harry Hotspur, figlio maggiore del primo conte di Northumberland, come raffigurato nell’Enrico IV, Parte 1, di Shakespeare.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5922

RFFALOVICH E LE TEORIE SULL’OMOSESSUALITA’ DI KRAFFT-EBING

Nel capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, Raffalovich si sofferma ad analizzare le “teorie” sull’omosessualità in discussione ai suoi tempi e in particolare quelle di Krafft-Ebing, nella loro formulazione definitiva. Scendere in dettagli in questa sede sul contributo di Krafft-Ebing allo studio dell’omosessualità richiederebbe troppo spazio. Una sintesi di tutto rispetto si può trovare nel capitolo dedicato alla Psychopathia Sexualis, l’opera fondamentale di Krafft-Ebing, da John Addinton Symonds, nel suo “A Problem in Modern Ethics” (1896); il lettore potrà leggere la mia traduzione italiana nella Biblioteca di Progetto Gay: “Un Problema di Etica Moderna” pagine 39-50. (http://gayproject.altervista.org/questione_etica.pdf)

Krafft-Ebing era uno psichiatra e considerava l’omosessualità essenzialmente sotto il profilo psichiatrico; ebbe l’indubbio merito di contribuire alla depenalizzazione almeno parziale dell’omosessualità che, proprio in quanto “malattia”, escludeva la responsabilità penale del soggetto, ma è indubbio che Krafft-Ebing, nel demolire la figura dell’omosessuale criminale ha creato quella dell’omosessuale malato psichiatrico e con questo ha influenzato pesantemente la storia stessa della lotta per i diritti degli omosessuali. Con l’andare degli anni Krafft-Ebing ha via via corretto il tiro, dimostrando certamente onestà intellettuale, ma la sua conoscenza dell’omosessualità resta sempre quella di uno psichiatra eterosessuale che vede l’omosessualità dall’esterno.

Le opere che ho citato sopra di Addington Symonds e di Raffalovich sono più o meno coeve del pensiero più maturo di Krafft-Ebing ma sono sostanzialmente diverse perché sono opere di due omosessuali che hanno vissuto l’omosessualità nella loro esperienza personale e hanno conosciuto molti omosessuali, che non erano né criminali né malati psichiatrici, e quindi potevano allargare lo sguardo su ambienti mai prima esplorati dando luogo ad una conoscenza della realtà omosessuale dall’interno.

Dal capitolo di Raffalovich, qui di seguito riportato, il lettore potrà constatare potrà quanto la psichiatria fosse, all’epoca, condizionata dalle teorie che dominavano la medicina, come quelle della degenerazione, dell’atavismo e dell’ereditarietà, che rimaneva più che altro una vaga intuizione alla quale si riconnettevano in modo sostanzialmente arbitrario tentativi interpretativi di ogni genere.

Uno spazio particolare Raffalovich dedica al rapporto tra omosessualità ed effeminatezza. L’idea che l’omosessuale fosse una “anima muliebris virili corpore inclusa”, cioè un’anima femminile chiusa in un corpo maschile, tipica di Karl Heinrich Ulrichs, aveva diffuso anche negli ambienti scientifici l’idea che gli omosessuali fossero una specie di terzo sesso, un sesso intermedio, come sostenne, in seguito anche Edward Carpenter. L’effeminatezza era considerata una forma di degenerazione, imputabile forse all’atavisto, o a una specie di ritardo mentale, o a uno sviluppo incompleto della sessualità e queste categorie venivano facilmente estese a tutti gli omosessuali, fino al paradosso di classificare come degenerati o ritardati mentali personaggi come Platone o Michelangelo.

Raffalovich, che in questo capitolo fornisce alcune delle sue pagine più belle, si oppone a queste idee veramente aberranti e sostiene che la morale di Platone “consiste nella speranza e nella convinzione che l’uomo sia capace di tutte la variazioni, di tutte le modulazioni, e che possa perfezionarsi in certi ambiti più che in altri (ciò che ha detto Goethe), che abbia diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza comunque danneggiare gli altri; ecco l’origine psicologica delle filosofie.”

La filosofia di Platone, che è un’apoteosi dell’omosessualità elevata a valore morale, non distrugge, come fanno altre filosofie, l’individualità degli omosessuali, che hanno diritto “ad una loro filosofia”, ovviamente sempre nel rispetto degli altri.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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A proposito degli ultimi punti di vista di Krafft-Ebing

Nel 1894 Krafft-Ebing (Jahrbucher fur Psychiatrie und Neurologie) ha riassunto il suo ultimo punto di vista sulle cause dell’inversione sessuale.

Egli elenca le teorie o le ipotesi precedenti e si può solo seguirlo con interesse. Ma prima di cominciare io protesterei vivamente contro uno dei punti di partenza di Krafft-Ebing (punto di partenza secondo me erroneo, che in questo osservatore eccellente, in quest’uomo così superiore, io posso spiegarmi solamente attraverso lo studio preponderante dei casi clinici): cioè che nell’inversione sessuale completa l’uomo si senta donna di fronte all’uomo. È l’effeminazione che causa questa percezione di un ruolo femminile nell’uomo, non è l’inversione. Ci sono molti uomini eterosessuali che non si sentono nel ruolo maschile di fronte alla loro amante. Non bisogna confondere l’uranismo effeminato e l’uranismo virile.

Michelangelo, Platone o Socrate non si sentivano donne di fonte ai loro beneamati, e nemmeno li consideravano come donne. Nella forma più leggera di inversione, dice Ktafft-Ebing (ed è il medico che parla, in questo momento, più che lo psicologo) l’uomo non ama l’uomo sessualmente, e non si sente donna davanti a lui, nei suoi rapporti con lui, perché ignora le vera natura della sua sessualità.

Questa asserzione di Krafft-Ebing mi sembra così perniciosa e nello stesso tempo così di appoggio per la mia convinzione contraria, che devo fermarmi qui.

In questa forma meno grave di inversione, l’uomo, stando a Krafft-Ebing, non ha segni fisici della sessualità femminile o ne ha pochi, non si sente donna di fronte all’uomo ma ama solo l’uomo. È l’uranista maschio (anche se l’invertito maschio, la cui inversione è acquisita, e il cui corpo e il cui carattere restano maschili, assomiglia all’uomo che ama e si confonde con lui) quello che è stato poco studiato nei libri di psichiatria, di criminologia e di medicina, perché non è né malato, né criminale, né necessariamente alienato. È di lui che si occupano Platone o Hafiz, la filosofia, la poesia, la storia. I guerrieri tebani non si sentivano donne uno nei confronti dell’altro, Epaminonda e gli altri, i maestri, gli uomini saggi che innalzavano un’anima più giovane non si sentivano donne davanti al loro amato, quando accettavano la soddisfazione della carne. E i Greci amati che amavano, anch’essi (dato che secondo Platone nessun tipo d’amore sarebbe stato onesto se non fosse stato reciproco e consensuale) sarebbero stati ben presto respinti e oltraggiati se avessero amato come le donne. Quando i filosofi greci vollero esporre l’aspetto superiore e psichico dell’unisessualità, vollero mostrare come innalzandosi al di sopra di una tendenza naturale e istintiva, fosse possibile servirsene per un perfezionamento reciproco degli uomini; vollero dare a dei sentimenti completamente naturali, istintivi, usciti dalle radici stesse dell’umanità, una sanzione, una giustificazione, una elevazione che si può paragonare esclusivamente al punto di vista della Chiesa cattolica di fronte al matrimonio. Il matrimonio è un sacramento; il matrimonio ha per fine la continenza e la perpetuazione della razza; è per coloro che non possono raggiungere la perfetta castità, che non possono conservare la loro verginità, e che non vogliono bruciare di desiderio per la fornicazione.

È così che la filosofia greca ha considerato l’unisessualità. Essa ha visto che l’inversione congenita o acquisita era naturale, che derivava dalla natura umana, cosa che la scienza di oggi, grazie alla medicina e all’embriologia, ha scoperto di nuovo, senza curarsi delle scoperte psicologiche di altri tempi, proprio come è naturale e deriva dalla natura umana l’eterosessualità congenita o acquisita.

Invece di insorgere e di rivoltarsi contro la sessualità propria delle persone, ha voluto dimostrare che l’eroismo, la costanza, la temperanza, la giustizia, in una sola parola la virtù maschile, non erano sotto tutti gli aspetti contrari alla natura umana, che l’ideale della castità non era contrario all’ideale della continenza, e che l’ideale dalla continenza poteva essere raggiunto dall’uomo sensuale o almeno poteva purificare e attenuare la sua sensualità fino al punto di renderlo capace di perfezionarsi o di perfezionare un altro.

In questo modo il migliore doveva aiutare colui che aveva mano esperienza, e la creazione di figli immortali, cioè di belle azioni derivanti da bei pensieri, doveva essere il fine di questo matrimonio spirituale, al quale Platone e i suoi simili davano una sanzione celeste simile al sacramento del matrimonio cattolico.
Se ne è conservata la tradizione nei secoli e Michelangelo, Shakespeare, Herder, Gothe, Platen, Shelley (per non parlare dei viventi), l’hanno apprezzata o per affinità congenita o acquisita o perché essi hanno visto una morale alta, inaccessibile a quelli che credono l’inversione una questione di effeminazione o di sodomia, cioè di coito anale attivo o passivo.

Questa tradizione, che Platone non ha inventato ma ha fissato, ha uno scopo morale, sociale, individuale e religioso, comparabile con quello del matrimonio; e proprio come il matrimonio può apparire come una istituzione superiore e venerabile a un materialista, a un evoluzionista, a uno scettico, a un uranista, a un non conformista sessuale – allo stesso modo la morale di Platone può apparire superiore e venerabile quando si è completamente eterosessuali, conformisti o femministi, – perché essa consiste nella speranza e nella convinzione che l’uomo sia capace di tutte la variazioni, di tutte le modulazioni, e che possa perfezionarsi in certi ambiti più che in altri (ciò che ha detto Goethe) che abbia diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza comunque danneggiare gli altri; ecco l’origine psicologica delle filosofie.

Gli invertiti hanno dunque il diritto di avere la loro filosofia e la loro morale, e di servirsene secondo il loro successo e di ispirarsi ad essa, e secondo le loro potenzialità sociali e individuali possono essere valutati e scelti. Sarà uno dei compiti dell’educazione quello di servirsi degli uranisti per il loro bene più grande e per quello dell’umanità. E sarà anche uno dei compiti del diritto penale e della società reprimere il più severamente, il più prontamente e il più efficacemente possibile tutte le infrazioni a certe regole di condotta che l’uomo civilizzato deve seguire – tutti gli attentati contro gli impuberi, qualsiasi sia la loro natura o il loro genere. – tutti gli atti vi violenza o di indecenza notoria o pubblica, saranno sempre di dominio della legge penale e spetta alla società creare difese contro le cattive influenze, contro l’andazzo immorale, contro le cause e le tendenze della sessualità.

Sociologicamente l’inversione non è contraria all’eterosessualità, le è parallela, le è legata, perché entrambe derivano dalla sessualità. Accanto alla prostituzione femminile si trova sempre la prostituzione pederastica, in altri tempi come oggi. I Greci rispettavano la donna sposata, la vita domestica; ma essi nobilitavano allo stesso tempo l’unisessualità. Avevano delle cortigiane e nello stesso tempo dei bei favoriti.

Se Krafft-Ebing aveva ragione nello spiegare la mascolinità morale e sentimentale degli uranisti della prima classe attraverso l’illusione che essi si creano, la mascolinità del loro corpo non è però illusoria, essa è uno degli indici della loro mascolinità psichica. Sono loro che hanno scoperto delle regole di morale e di condotta per se stessi per i loro simili, e queste regole e queste scoperte non sono dovute a un’illusione così grossolana.

Ammettendo che Krafft-Ebing non si sbagli credendo che sia per ignoranza che questo tipo di uranista non si sente donna, allora quando un altro del medesimo genere ha rapporti con lui, si trovano uno di fronte all’altro due uomini che credono entrambi di essere percepiti come uomini e che in realtà si sentono come donne, è dunque la passione della similarità, che io considero come una della passioni inerenti all’uomo, che li spinge.

“Il pubblico, dice Krafft-Ebing, crede molto facilmente che l’inversione sia una deviazione, un vizio, e disprezza chi ne è colpito. In mondo giudiziario, nella maggior parte dei casi, condivide questa opinione e persegue con delle punizioni questo supposto vizio.

“Alcuni invertiti credono che l’inversione sia un’anomalia (un capriccio della natura) altrettanto naturale e che ha altrettanto diritto all’esistenza dell’amore eterosessuale. Questa spiegazione, che corrisponde completamente al loro modo di essere e di pensare, è stata esposta da Platone ai giorni nostri.”

Ulrichs ha sostenuto che l’anima di una donna si trovasse in un corpo maschile. Ma la cosa è altrettanto inammissibile che avere un cervello femminile e un sesso maschile.

Krafft-Ebing trova che il tentativo di Binet di spiegare l’inversione con l’aiuto dell’associazione delle idee è ingegnoso ma inammissibile e io sono completamente d’accordo con lui. Secondo Binet, quando l’istinto sessuale non è ancora differenziato, la vista e il contatto di un maschio coincidono con una eccitazione sessuale; e così si forma un’associazione, Chevalier obietta, con ragione, che questo non spiega affatto la precocità dell’inversione, né l’antipatia contro la donna, né certi caratteri sessuali secondari. Binet, comunque, ha detto chiaramente che le associazioni avevano luogo solo tra i predisposti, cosa che poi riporta ad ammettere l’inversione congenita.

Westphal e altri medici si sono accontentati di studiare i casi clinici o di assicurare che l’inversione è spesso congenita.

Krafft-Eging (e pure Sérieux, a quanto pare) hanno studiato anche i rapporti tra l’inversione e la degenerazione. Ed è per questo che Krafft-Ebing insiste un po’ troppo su quest’ultima. Ma è anche andato più lontano, ha scoperto che le perversioni sessuali si ritrovano frequentemente tra i genitori, gli ascendenti, e suppone probabile che si arrivi alle diverse fasi dell’inversione sulla strada dell’ereditarietà.

È evidente che in questo campo l’ereditarietà gioca un ruolo come lo gioca in ogni campo, ma il ruolo dell’ereditarietà in ciò che concerne la psicologia è ancora meno conosciuto che in ciò che concerne la patologia. L’ereditarietà non spiega ancora gran che, se non ci si accontenta di spiegazioni molto ipotetiche. E da quando è comparso all’orizzonte Wiesmann, si esita un po’ prima di chiamare in causa l’ereditarietà. I caratteri acquisiti, per esempio, non sono più gli argomenti convincenti di un tempo.

Frank Lydslon (1888) e Kiernan (1888), ispirandosi alla bisessualità degli esseri inferiori, hanno voluto dedurre la monosessualità dalla bisessualità. Kiernan sembra spiegare l’inversione facendo ricorso all’ermafroditismo ancestrale. Comunque l’inversione sessuale è una cosa completamente diversa dall’ermafroditismo, e non potrebbe essere una forma di atavismo. Così Chevalier, dopo Laccassagne, ha ben ragione di considerare come un ritardato quello che Lombroso chiamava atavico.

Ma bisogna allora tenere presente che il ritardato di Lacassagne non è necessariamente un ritardato per il fatto che è un invertito – che la differenziazione del maschio generatore e della femmina generatrice può non essere lo scopo esclusivo dell’umanità – che Platone non è né un atavico né un ritardato, ma sotto molti punti di vista uno più avanzato degli altri, come Goethe, come ogni genio morale, equilibrato e elevato. Gli effeminati sono dei ritardati, lo ammetto, ma gli effeminati innamorati delle donne lo sono come gli effeminati innamorai degli uomini.

Krafft-Ebing osserva che l’apparato genitale dell’uomo comprende: 1) (a) gli organi della riproduzione; 2) (b) i centri spinali che agiscono su questi organi per la nutrizione, l’erezione, l’eiaculazione, ecc.; e 3) (c) il dominio cerebrale in cui i processi psicosomatici hanno origine, la vita sessuale, il senso sessuale, l’istinto sessuale.

È provato anatomicamente che fino alla fine del terzo mese (a) è bisessuale e sarebbe logico pensare che (b) e (c) siano anche bisessuali allo stato embrionale.
Normalmente si sviluppa una sola sessualità in accordo col centro cerebrale che corrisponde alla ghiandole sessuali.

Più questa differenza sessuale è marcata, più l’uomo è perfetto antropologicamente; più i caratteri sessuali psichici o fisici si rassomigliano, più basso è il livello dell’uomo o della donna, un livello che ci riporta indietro di parecchie migliaia di anni. Qui io protesto di nuovo. La differenza sessuale tra gli animali non deve essere presa come l’ideale della differenza sessuale tra l’uomo e la donna. Il tipo greco di uomo più grazioso dell’uomo comune, o della danna dal corpo più elegante della donna comune, indicano forse una retrocessione, una inferiorità? L’uomo e la donna in uno stato di civiltà non possono differenziarsi fino a questo punto e non si può considerare questa differenziazione assoluta come l’ideale della razza umana nello stadio della civiltà che noi conosciamo.

È necessario che la donna sia abbastanza donna per essere figlia, sorella, moglie, madre, compagna, che l’uomo sia abbastanza uomo per essere cittadino, marito, padre, compagno.

Ma a meno di avere cittadini e cittadine unicamente al fine della riproduzione della razza, a meno di avere uomini stalloni e donne nelle case di riproduzione come covatrici, questa differenza non può essere mantenuta e non è desiderabile.
L’ermafroditismo psichico ha ben poco a che vedere con la questione dell’inversione, perché non si può accusare di inversione un individuo che non avendo un sesso sufficientemente determinato fisicamente, sceglie o pratica di volta in volta le due sessualità.

“Nell’individuo normale, dice Krafft-Ebing, la lotta tra le due tendenze sessuali si determina in favore di un sesso, e in via definitiva, ma negli individui aggravati da una degenerazione congenita, l’evoluzione psichica e fisica non è più così semplice e le due sessualità lottano tra loro. Questa è anche la spiegazione dell’inversione acquisita: perché la lotta tra le due sessualità, che avrebbe dovuto concludersi prima della nascita del bambino, perdura e si ha l’ermafroditismo morale; in altri casi si riscontra il paradosso di un sesso maschile congiunto all’amore del maschio. È ancora più strano, aggiunge Krafft Ebing, che l’inversione non abbia nulla a che fare con l’ermafroditismo e che più l’individuo è colpito dalla degenerazione, più ha i caratteri sessuali secondari dell’altro sesso.”

Qui Krafft-Ebing colloca all’inizio questa forma meno grave di inversione: un uomo ama soltanto gli uomini, non ha nulla della donna e si sente uomo. Secondo lui, quell’uomo si sbaglia e la sua tendenza è quella di una donna – cosa che io nego.
Quando l’inversione è più grave, quando non è soltanto nel dominio sessuale, l’uomo si sente donna, si trova bene quando assume un ruolo femminile, e questo ruolo passivo gli sembra del tutto naturale. Questa è l’effeminazione, l’inversione degli effeminati che tanto è stata studiata.

“Infine, dice Krafft-Ebing, mi sembra dimostrata la tesi che l’inversione sessuale congenita non si presenta e non è immaginabile che con un certo grado di degenerazione.”

È dal 1877 che Krafft-Ebing ha considerato l’inversione come una degenerazione funzionale. L’atavismo, ci dice ancora, spiegherebbe l’ermafroditismo ma per nulla l’uranismo.

A questa conclusione (che rimonta al 1877), secondo la quale l’uranismo e l’inversione acquisita derivano dalla degenerazione, applicherei una critica che si può applicare quasi a tutte le teorie dell’unisessualità, cioè che queste teorie si mettono dal punto di vista dell’eterosessualità, e secondo me questo punto di vista è tanto falso quanto il punto di vista unisessuale.

Che un uomo sia un uomo, che una donna sia una donna, che la razza si perpetui e aumenti; ecco i sine qua non dell’umanità – ma che ogni uomo desideri avere rapporti sessuali con una donna e viceversa non è una condizione indispensabile. Proviamo a guardare le cose da un punto di vista più alto e al di fuori dai luoghi comuni, il mondo ci guadagnerebbe forse un bel po’ o anche solo qualcosa? Certo, se si potessero abolire la prostituzione, la sifilide, i ricatti, le malattie che si acuiscono dopo gli eccessi sessuali, allora le cose sarebbero diverse – ma in che cosa un uranista che tiene a freno le sue tendenze e diventa per questo ancora più devoto a quelli che hanno bisogno di lui, o un invertito che si innamora di un uomo sobrio e rispettabile sono più degenerati si un povero disgraziato che una volta all’anno fa fare un figlio a una donna non in buona salute, in che cosa a priori sono peggiori per la società rispetto a una donna che si paga dei giovani amanti o a un uomo che non si sposa e si accontenta dell’adulterio? Mi sembra che sia proprio sbagliato mescolare l’idea della morale con quella della degenerazione. Alcuni invertiti sono arrivati alla loro inversione intellettualmente, attraverso l’entusiasmo, per antipatia verso la donna.

Non mi stupisco più di certe teorie degli invertiti o di quelli che si interessano alla metafisica dell’inversione quando vedo i medici o i filosofi fare rinascere la teleologia.

Qualunque sia la credenza che l’uomo ha o crede di avere, se non è anarchico, nihilista, incoerente, con lui ci si può spiegare: perché tutti gli uomini che attribuiscono un senso alla vita (qualsiasi esso sia) appartengono alla medesima grande famiglia dell’uomo ragionevole.

Ammettendo dunque che il caso non sia sufficiente da solo a spigare tutte le complicazioni dell’universo che noi conosciamo, ammettendo che la conservazione della razza sia uno dei principi più facili da scoprire (attraverso il quale l’uomo si consola della distruzione dell’individuo), ammettendo che questo principio si applichi soprattutto agli animali, che tra gli animali bisogna soprattutto riprodursi per vivere, che una razza animale deve essere numerosa per sopravvivere, per resistere, tutto questo vale in modo identico per l’uomo più o meno civilizzato, per l’uomo che parla, scrive, pensa e agisce? Oggi tra i popoli civili la conservazione dell’individuo è diventata di un’importanza capitale. Tutti gli sforzi di tutte le civiltà hanno mirato a questo. La difficoltà, il problema universale, sta nel conciliare la conservazione della razza e quella dell’individuo. Nei regimi dispotici, nello stato di schiavitù, in tempo di guerra, di peste, il problema era completamente diverso: alcuni individui (relativamente poco numerosi) dovevano essere preservati a qualunque costo. (Bayard consigliava di esporre alla morte i contadini, non i cavalieri), per gli altri era un si salvi chi può.

Ma da quando la pietà, la misericordia, la paura degli uomini di basso livello come l’amore per essi, la paura di perdere delle voci, dei suffragi, da quando la filantropia è diventata una passione facile e diffusa, un modo di guadagnarsi il pane, un’occupazione, per qualcuno quasi un vizio, il vizio della pietà incontinente e sciolta – si scopre che l’individuo ha un’importanza enorme. Ci vediamo in presenza di una popolazione che deborda, in presenza di folli, di epilettici, di delinquenti, di malati che non muoiono, in presenza di nevrastenici e di alcolisti che si riproducono deplorevolmente – e noi non possiamo impedirglielo. Ogni uomo ha diritto al piacere sessuale, almeno così crede, così gli si dice. Da un lato gli si dice di sposarsi e dall’altro di avere figli anche se non si sposa – e quando gli si dice di sposarsi e di non avere figli si è perseguiti dalla morale pubblica e in Inghilterra vi fanno pure il processo.

Predicate la castità in Inghilterra e la metà della gente vi prenderà in giro e l’altra metà crederà di dovervi rispettare e lodare, ma predicate la continenza o una sessualità sterile e sobria, e vi tratteranno come il marchese de Sade o come un oltraggio pubblico al pudore.

Ecco, l’uranista non ha forse la giustificazione di credersi scelto dalla natura per ristabilire l’equilibrio, per compensare le devastazioni della popolazione troppo numerosa, dell’eccesso di donne? L’invertito che non è casto, senza essere colpevole di atti delittuosi (sodomia, seduzione, dissolutezza con impuberi) o che non incoraggia la prostituzione maschile, può ritenersi utile al progresso della civiltà o almeno può ritenere di non ostacolarla come il marito dissoluto, il seduttore, l’amante di ragazzine, il signore serio che sale in camera con le prostitute, il frequentatore di bordelli o lo sfruttatore della prostituzione;[1] e l’uranista superiore ha il diritto di vantarsi di essere provvidenzialmente lontano dai problemi del matrimonio tanto da potersi dedicare a un’arte, a una scienza, a una vocazione a un ideale qualsiasi che comporti il celibato e il coraggio di agire bene.

Quanto all’uomo di genio o di azione, non lo considera così da vicino (Federico, Eugenio, Guglielmo III d’Inghilterra) e si accontenta di essere quello che è e di fare del suo meglio.

Le api, le formiche hanno dei lavoratori sterili che non si riproducono e che sono necessari al benessere della comunità. Non si può forse considerare l’invertito e soprattutto l’uranista come uno sforzo della natura per arrivare a un risultato simile, l’uranista (forse più frequente ai nostri tempi) essendo così destinato a ricoprire un ruolo sociale o se non vi è destinato, come credono gli uranisti, perché non cercare di trasformare questa credenza in una forma di realtà, perché non considerarlo in questo modo e allevarlo per questo? Questa non sarebbe un’utopia se gli eterosessuali seri e gli invertiti seri si riconoscessero, si capissero e si rendessero giustizia.

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[1] Raffalovich usa espressioni tipiche “le monsieur sérieux, le miché, ou le souteneur”, nell’argot degli sfruttatori della prostituzione di fine ‘800, “le miché” è il cliente della prostituta, ma le prostitute stesse distinguono “le miché serieux” o “le monsieur serieux”: il cliente che sale in camera con la prostituta, dal semplice “miché” o “flanelle”, che si accontenta di accarezzare la ragazza e di pagarle da bere. Il “souteneur” è lo sfruttatore della prostituzione.

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GLI OMOSESSUALI REALIZZATI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi è intitolato “I forti e i forti”. Il titolo è preso da una poesia di Verlaine, che Raffalovich riporta, in cui si descrivono i rapporti sessuali di una coppia di omosessuali virili e di forte carattere. La poesia di Verlaine non è sempre di immediata comprensione per il lettore di oggi e contiene espressioni strane che, come si vedrà nel seguito del capitolo, hanno riferimenti sessuali precisi. Non si deve credere che Verlaine avesse qualche reticenza in fatto di sessualità, il suo linguaggio criptico era un’esigenza per evitare il ritiro dell’opera per oscenità.

Raffalovich mette a paragone la coppia omosessuale di due “forti” alla maniera di Verlaine, con la coppia onorevole di Platone ed è evidente che le sue preferenze vanno a Platone. Riporta poi alcuni casi emblematici di omosessualità di uomini virili profondamente soddisfatti della loro sessualità omosessuale, tratti da Krafft-Ebing, e ne fornisce interpretazioni certamente più convincenti di quelle fornite dallo stesso Krafft-Ebing.

Il paragrafo dedicato all’eredità, affronta poi un concetto che dominava la medicina di fine 800 e cioè il concetto di ereditarietà, di cui Krafft-Ebing faceva largo uso e che si ritrova fortemente presente anche in Havelock Ellis. Raffalovich, con una verve quasi comica mette in crisi la faciloneria con la quale, per spiegare l’omosessualità di uomini perfettamente normali, si cercavano o se del caso si inventavano patologie di vario tipo nei loro ascendenti e se ne deduceva tutto o il contrario di tutto senza un minimo di serietà scientifica. Non per nulla, alla descrizione medica dei casi di omosessualità Raffalovich preferisce le ricostruzioni storiche e le analisi psicologiche approfondite.

Molte riflessioni che Raffalovich espone in questo capitolo sono sostanzialmente valide ancora oggi, ma lasciamo a lui la parola.
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I forti e i forti

Verlaine, in una delle sue meravigliose poesie, ha cantato l’amore fisico degli unisessuali virili. Penso che le pagine precedenti renderanno più facile capire il senso fisico di questa poesia.

Queste passioni ch’essi soli chiamano ancora amori
sono anch’esse amori, teneri e furiosi,
con particolarità curiose
che non hanno certamente gli amori di tutti i giorni.

Eroiche, anche più e meglio delle altre passioni,
si adornano di splendori d’anima e di sangue
tali che al confronto gli amori nei ranghi
non sono che Riso e Gioco o necessità erotiche,

che vani proverbi, che un nulla da bambini troppo viziati.
– “Ah! i poveri amori banali, animali,
normali! Voglie grossolane o pulsioni frugali,
senza contare la sciocchezza delle fecondità!”

– Coloro che l’alto Rito consacra possono dire,
avendo conquistato la pienezza del piacere,
e l’insaziabilità del loro desiderio
che benedice la fedeltà del loro merito.

La pienezza! Essi l’hanno completamente:
baci saziati, ingozzati, mani privilegiate
nella ricchezza di carezze ripagate,
e questo divino finale annientamento!

Così sono i forti e i forti, l’abitudine
della forza li rende invincibili nel godimento.
Abbondante, saporoso, debordante, il godimento!
Lo credo bene che hanno la pienezza piena!

E per esaudire i loro voti, ciascuno a turno
compie l’azione suprema, ha la perfetta estasi
– Talvolta la coppa o la bocca e talvolta il vaso –
in deliquio come la notte, fervente come il giorno.

I loro bei trastulli sono grandi e gioiosi. Niente di quelle crisi:
vapori, nervi. No, giochi coraggiosi, poi felici
braccia stanche attorno al collo, per sonni a due più
stretti che languidi, spesso interrotti per essere ripresi.

Dormite, innamorati! Mentre intorno a voi
il mondo disattento alle cose delicate,
strepita o riposa in sonnolenze scellerate,
senza nemmeno, è così stupido!, essere di voi geloso.

E questi risvegli franchi, chiari, ridenti, verso l’avventura
di fieri dannati d’un più magnifico sabba?
Salve, testimoni puri dell’anima in questo combattimento
per l’affrancamento dall’opprimente natura![1]

Il velo che Verlaine solleva ci mostra, anche se tra dei “forti”, degli accoppiamenti molti differenti da quelli permessi dall’amore platonico fisico: quegli “stretti sonni a due, spesso interrotti per essere ripresi” sono proprio quello che Platone, nella sua saggezza, trovava abominevole. Evidentemente perché lui permetteva, santificava l’amore fisico che contribuisce anche all’amore essenziale, costante, filosofico. Delle notti interrotte e riprese più volte non possono che indebolire, alla lunga, la fibra morale di questi amori, non possono che avvicinare la sazietà[2], la fine. Platone permetteva (proprio come san Paolo che concedeva il matrimonio a quelli che non potevano rimanere casti e vergini) la soddisfazione fisica tra amici-amanti di lungo periodo se non a vita; egli proibiva la sazietà.

Si vede ora un po’ più chiaramente la morale dell’amor platonico, la sua gerarchia. Gli innamorati sazi di Verlaine stanno agli amanti platonici onorevoli come gli innamorati sazi di belle cortigiane stanno agli amanti coniugali. Riconoscere la gerarchia platonica (cosa della quale si ha tanta paura oggi) non presenta più rischi che riconoscere la superiorità del matrimonio sulla fornicazione.

Krafft-Ebing ha fornito numerosi casi di soddisfazione fisica tra forti e forti. Così troviamo M. O., di 32 anni, che aveva un ruolo nell’alta amministrazione, che a quattro anni provò chiaramente le sue prime tendenze unisessuali, all’età di sei anni si trovò a praticare la suzione peniena su suo fratello maggiore. Tra gli 8 e i 14 anni non ebbe una vita sessuale. Pubertà a 14 anni. A 15 un sogno lascivo unisessuale. A 16 masturbazione solitaria con fantasie unisessuali. Poi amore platonico per un giovane uomo il cui odore era gradito ad O. Durante i diciotto mesi di questo amore platonico, niente masturbazione. A 20 anni coito con una prostituta, senza godimento. Come al solito, questi coiti con delle ragazze sono seguiti da una forte pulsione unisessuale, che rende il coito sempre più raro e sempre più difficile. Ne deriva che O. è forzato ad immaginarsi un uomo, quando sta con una donna. Oscilla tra disperazione, noia della vita, masturbazione, onanismo, coito con ragazze coi capelli corti e con le anche strette che hanno l’aria di un ragazzo grande. A 31 anni incontra in viaggio un uomo simpatico. Coito orale reciproco seguito da un grande e salutare benessere, dice Krafft-Ebing. È il “Talvolta la coppa o la bocca e talvolta il vaso” dell’ingegnoso Verlaine. M. O., dice Krafft-Ebing, non presenta alcun segno di degenerazione; è completamente virile e di aspetto distinto. I suoi organi sessuali sono ben formati. Dato che una di queste ragazze dall’apparenza di ragazzo gli ha comunicato un’infezione venerea, e dato che tutti i suoi rapporti con ragazze erano a malincuore, e dato che a 31 anni si è trovato così soddisfatto dall’onanismo orale reciproco, è probabile che questo coito unisessuale divenga la sua soddisfazione abituale. Si può senza esitazione far risalire questa predilezione per l’onanismo orale alla seduzione da parte del fratello, ma non si può dire altrettanto per l’unisessualità in sé. Questo è uno dei casi che Krafft-Ebing designa a torto: ermafroditismo psichico. Ma è un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali.

Krafft-Ebing ci presenta anche il caso di M. B., di 32 anni, che non ha mai trovato interessante la donna, che non ha mai avuto rapporti con una donna, che prova anche un certo orrore quando pensa ad un coito eterosessuale. Si è sentito attirato verso altri ragazzi giovani, quando era giovane. Si è masturbato molto. I suoi rapporti unisessuali si limitano alla masturbazione reciproca, di tanto in tanto. La sua inversione, il suo uranismo, non gli producono alcun dolore. Non deve essere sentimentale. Il suo corpo è completamente maschile, il suo modo di fare è virile. Gli organi sessuali sono normali. Non presenta alcun segno di degenerazione, ma ha l’occhio nevropatico. Bisogna ricordarsi che la masturbazione reciproca è la soddisfazione unisessuale dei timidi, dei repressi, degli attenti, dei sorvegliati. Un amore condiviso, delle abitudini sentimentali, più tempo libero e molte altre cause porterebbero facilmente questo giovane uranista di 32 anni ad altre soddisfazioni.

Il caso di M. R., di 23 anni, è molto istruttivo. All’età di 6 anni, quando faceva il bagno insieme ad altri bambini, i loro corpi nudi lo eccitavano e producevano in lui delle erezioni sessuali. (proveniva da una famiglia neuropatica: cosa che, secondo me, spiega la precocità del suo eretismo, ma non la sua unisessualità.) A scuola, era sempre innamorato. Le donne non lo hanno mai interessato. Le sue occupazioni, le sue tendenze, i suoi giochi, non hanno avuto nulla di femminile o di effeminato. È stato sempre un ragazzo vero. Si è masturbato solo per poco tempo, dopo la pubertà. Secondo me la masturbazione che non precede la pubertà produce risultati del tutto diversi e non abbassa necessariamente il livello intellettuale o fisico.

Ha sempre amato, in modo esclusivo, dopo essere arrivato all’adolescenza, giovani uomini tra i 20 e i 30 anni, ben fatti e ben messi. Ha tentato di avere rapporti eterosessuali, ma il disgusto e l’assenza di una spinta sufficiente per andare avanti lo hanno portato alla decisione di non indirizzarsi più verso le donne.

Dal suo ventunesimo anno ha rapporti unisessuali. Pratica il coito attivo inter femora viri; ma verso un amico uranista, suo simile, col quale ha una relazione permanente, prova il suo affetto alternandosi con lui, “tantôt la coupe, tantôt le vase” (“qualche volta la coppa, qualche volta il vaso”). Questo tipo di coito gli dà sempre una sensazione di benessere.

Si rivolge a Krafft-Ebing per consultarlo a proposito di alcune nervosità. È completamente contento della sua vita sessuale, solo da un anno soffre qualche volta di una impotenza “psichica” di fronte ad un uomo che non sia completamente pulito, o che sia pagato, o che appartenga a una classe troppo elevata della società.

Queste tre categorie possono aprire un po’ gli occhi di coloro che ignorano l’estensione dell’unisessualità. Questa “impotenza psichica” significa secondo me che R. non è naturalmente dissoluto e che egli dovrebbe sottomettersi all’idea di seguire soltanto le sue vere tendenze.

Il caso di M. G. (negoziante, 31 anni, completamente virile di corpo, di aspetto e di andatura) è complicato da alcune circostanze dipendenti dall’ereditarietà e da circostanze dovute all’ambiente. G. è il settimo di 14 figli di un padre alcolista. Un fratello più grande è invertito. Si sospetta l’inversione di due sorelle morte giovani “perché evitavano le persone giovani e preferivano alla cucina la scuderia e i lavori da uomo”. Ma, dato che G., fino ai sette anni ha portato abiti da femminuccia, e dato che amava dare una mano in cucina e nella gestione della casa, e dato che questa famiglia non era ricca ed era resa infelice dall’ubriachezza del padre, i lavori maschili delle sorelle e l’aiuto che dava il ragazzino potevano certamente derivare da buon cuore e dal desiderio di alleggerire il fardello materno. Questo è un esempio eccellente delle lacune dell’osservazione clinica. Sembra che Krafft-Ebing non abbia chiesto a G. se il desiderio di venire in aiuto della madre potesse spiegare la sua condotta e quella delle sorelle. A 6 anni G. si sentì attratto da uomini che avevano la barba. Non ci viene detto se il padre che rendeva così triste quella casa fosse un uomo rasato: il bambino avrebbe potuto per contrasto amare i barbuti. O al contrario, se il padre ubriacone fosse stato mal rasato o avesse portato una barba mal pettinata, una barba incolta, un contrasto di un altro tipo avrebbe potuto affascinare il piccolo. I bambini le cui madri soffrono hanno delle precocità tragiche. A 10 anni arrossiva di fronte ad un uomo simpatico – cosa che accade alla maggior parte dei bambini un po’ tristi. A partire dalla pubertà si mise a fantasticare su uomini coi baffi. Gli uomini rasati non lo interessavano. Andava spesso al ballo per vedere dei begli uomini. Cercava la compagnia degli uomini nella speranza di trovare qualcuno che lo amasse. Si sentiva solo e abbandonato. A 18 anni, mentre un uomo “simpatico” si schiacciava contro di lui, G. provò l’orgasmo sessuale con il relativo sollievo; ma la sua timidezza (dovuta forse tanto a una giovinezza imbarazzata e infelice, sotto certi aspetti, quanto alla sua effeminatezza) gli impedì di trovare un amante. A 20 anni si diede all’onanismo e si sentì infelice, solo e disgustato della vita.

A 29 anni trovò un amore condiviso e la pace. Da allora visse con il suo mante in una grande città, come marito e moglie. È felice. Nei loro rapporti sessuali (masturbazione reciproca, coitus inter femora) lui è soprattutto passivo. Non è un caso di effeminazione ma di uranismo contrastato e intristito dalle circostanze. Nove anni di onanismo e di desiderio di essere amato, senza una fibra virile corrispondente alla costituzione virile del corpo, avrebbero prodotto un’effeminazione psichica o fisica. Si vede qui, ancora una volta, la differenza tra l’onanismo dopo la pubertà, dopo la crescita, e l’onanismo malaticcio degli impuberi.

Eredità[3]

Mi sono occupato poco fin qui dell’eredità. Non trovo che i dettagli che ci vengono dati sugli ascendenti e sui fratelli e le sorelle degli uranisti ci facilitino la conoscenza e la comprensione del loro uranismo. Credo invece di riconoscere che la debolezza, la nevrosi, l’alcolismo dei genitori spieghino piuttosto la mancanza di coraggio, la mancanza di iniziativa di certi unisessuali, piuttosto che la loro unisessualità. Gli uranisti che non hanno la gioia di vivere, che non osano, che si credono i bastardi della natura, hanno un’eredità più appesantita degli uranisti che accettano i loro istinti e non si ribellano contro la natura. La nevrosi ereditaria si oppone all’unisessualità più di quanto non la spieghi.

Per quelli che non vogliono o non possono ammettere la possibilità che l’uranismo sia un istinto quasi primordiale (posizione che si potrebbe difendere con vigore, se se ne credesse venuto il tempo) e che non possono in coscienza trovare tutti gli uranisti degenerati, o imbastarditi, o di minor valore fisiologico, c’è stato certamente il bisogno di servirsi dell’eredità. Essa tira fuori gli autori imbarazzati dalla loro perplessità in questo modo: l’eterosessuale, uomo normale, acquisisce abitudini di inversione e gusto per l’uomo. L’eredità trasforma questo gusto acquisito in gusto congenito sotto l’influenza avversa della malattia fisica o psichica degli ascendenti, delle loro nevrastenie, del loro alcolismo o che so io, di tutto quello che può succedere di sconveniente o di affaticante per dei genitori. È così che si può essere severi verso l’uranismo, che si possono biasimare i genitori e compiangere i figli. Si finirà per scoprire tutto quello che c’è di illusorio, di effimero, in questo punto di vista. È poco logico, se un uomo non è un degenerato, dissotterrargli, o addirittura inventargli, se ce ne fosse bisogno, dei genitori viziosi o degenerati.

Si trovano, tra i genitori degli uranisti, tanto eterosessuali indefettibili quanto sifilitici o sessualmente freddi, o uranisti per nascita o per caso.

Sembra che tutte le eredità portino all’uranismo, e anche che l’uranismo porti a tutte le eredità, a tutte le trasmissioni possibili. La storia ci mostra uranisti incontestabili che sono stati padri di eterosessuali altrettanto incontestabili; e il contrario è altrettanto frequente. Enrico IV è padre dell’uranista Vendôme[4] che a sua volta è il nonno del noto unisessuale Vendôme[5] “che prese Barcellona e la sifilide[6] dalla parte sbagliata”, e suo fratello il priore, ugualmente unisessuale. I due Condé sono unisessuali, il padre[7] al quale Enrico IV diede in moglie M.lle de Montmorency, perché sapeva che era nemico delle donne, e il figlio,[8] vincitore di Rocroi.

Non so se sia un’allegoria scientifica (altrimenti è la leggerezza con la quale si invoca l’eredità che guasta le buone intenzioni di avere un po’ di logica) ma ci si immagina facilmente un umo che ha commesso degli eccessi eterosessuali che lascia in eredità (dalla concezione di suo figlio) qualcosa che potrà ben manifestarsi in sessualità diminuita o esagerata, in freddezza sessuale o in ipersessualità eterosessuale, o in uranismo. Allo stesso modo un padre freddo potrebbe essere causa della freddezza o dell’ardore di suo figlio. Siamo così abituati a vedere i figli somigliare molto ai loro genitori o essere completamente diversi da loro e opposti a loro, o rassomigliare loro un po’, in ogni caso l’eredità ci appare sempre ugualmente chiara e interessante.

Weismann[9] riportando la dottrina dell’eredità ad un nuovo inizio, e volendo distruggere la teoria accettata dei caratteri acquisiti, ha reso secondo me un grande servizio alla psicologia. La teoria di Weisemann stesso non è ancora abbastanza completa, abbastanza controllata, abbastanza sviluppata per essere uno strumento nelle mani di chiunque. C’è, per un ingegnoso e paziente investigatore, uno studio interessante da intraprendere sulla teoria di Weisemann e l’uranismo congenito. Io non sono competente e non ho il tempo per essere presuntuoso, ma mi sembra che la teoria di Weisemann si applichi molto bene all’inversione congenita assoluta e all’eterosessualità con tendenze uraniste; se il primo contatto non mi inganna, questo va molto in favore di Weisemann.[10]

Insufficienza delle osservazioni mediche

Malgrado la loro grande importanza, malgrado la loro necessità, le osservazioni cliniche, mediche, presentano degli svantaggi intrinseci. L’invertito o l’eterosessuale abnorme si precipita del medico più che presentarsi a lui; arriva ad un momento di crisi, di scoraggiamento,[11] di eccitazione; e succede lo stesso quando scrive o detta la sua piccola autobiografia. Si trova nel momento in cui non riesce più a sopportare la propria esistenza; se non trova l’amore o l’affetto che cerca, non potrà continuare la sua vita così com’è, con piedi per terra, repressa e costretta. Ma comunque per la maggior parte del tempo si rassegna e continua a vivere come nel passato, con un ideale più alto o diminuito oppure incerto – ma in tutti i casi molto pochi soccombono alla crisi.

Si sarebbe dunque portati troppo facilmente a considerare questo stato acuto come permanente negli invertiti: una volta che sono occupati, interessati, divertiti, ben portanti, quando riescono nei loro progetti in un modo o nell’altro, quando amano o credono di amare qualcosa o qualcuno, si comportano come gli altri uomini.

E poi, l’età degli invertiti osservati varia talmente che è impossibile classificarli in modo utile; perché il giovane uomo di 26 anni che sembra un eterosessuale con tendenze omosessuali potrà facilmente confondersi un giorno con l’uomo di 36 anni (al quale oggi non somiglia affatto) che è un fellator incallito, amante dei soldati e dei macellai. Potrà anche un giorno somigliare a quest’uomo di una certa età, vedovo, che ama tutti gli uomini indistintamente, o potrà essere il marito modello, padre di otto figli, che è alla ricerca di tutti gli uomini giovani, e non inganna la moglie se non con dei signori maturi con una leggera calvizie e con le mani pelose.

L’osservazione psicologica e l’osservazione storica possono parzialmente supplire a quello che manca molto all’osservazione medica. Il medico pone certe domande che richiamano certe risposte; per semplificare le difficoltà il medico aiuta il povero interrogato, e dei dettagli poco significativi si ritrovano ingranditi per il fatto stesso che vengono registrati. È in questo modo, forse, che la precocità dell’istinto sessuale negli uranisti è stata così affermata e sottolineata.

L’osservazione storica raffigurandoci la vita intera di un individuo ci permette meglio di classificarla, di metterla in questa o in quella categoria della famiglia sessuale. L’osservazione psicologica, essendo più dettagliata, là dove essa penetra, rispetto a quella del medico, e impegolandosi meno in cose che sono meno importanti, riesce a dare una rappresentazione migliore: è più un ritratto che una carta scritta.
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[1] Nota di Project: – Paul Verlaine (1844-1896) -“Parallèlement”; 1889.

[2] È probabile che un amore intellettuale e sentimentale che reclama certe soddisfazioni fisiche non possa resistere alle scosse di più che un certo numero di queste soddisfazioni. Gli amori lunghi hanno probabilmente delle soddisfazioni fisiche meno numerose degli amori di breve durata.

[3] Quella che è veramente abusiva è l’accezione elastica data da molti sociologi naturalisti alla parole eredità, che serve loro a esprimere alla bella e meglio attraverso la trasmissione dei caratteri vitali nella generazione, la trasmissione delle idee, dei costumi, delle regole sociali, per tradizione ancestrale, per educazione domestica, per imitazione-abitudine. (Tarde)

[4] Nota di Project: – Cesare di Borbone (1594-1665), figlio illegittimo di Enrico IV, legittimato nel ’95. Il padre, che fu già duca di Vendôme, prima di diventare re di Francia, gli conferì in appannaggio il ducato di Vendôme.

[5] Nota di Project: – Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme (1654-1712), figlio primogenito di Luigi di Borbone-Vendôme (1612-1669), e quindi nipote di Cesare di Borbone- Vendôme . Raffalovich allude al fatto che gli fu affidata l’armata contro la Spagna con la quale invase la Catalogna, occupò la città di Barcellona (9 agosto 1697) e fu nominato viceré di Catalogna. Raffalovich cita anche il fratello di Luigi Giuseppe: Filippo di Borbone-Vendôme (1655-1727), detto Il priore di Vendôme.

[6] Nota di Project: – Il testo originale è: « qui prit Barcelone et la vérole du mauvais côté ». “La vérole” può indicare sia il vaiolo che la sifilide (petite vérole) o anche la blenorragia. La citazione, volutamente maliziosa, allude alla sodomia.

[7] Nota di Project: – Enrico II di Borbone–Condé (1588-1646), terzo principe di Condé non conobbe i suoi genitori, il padre fu assassinato e la madre fu imprigionata per l’assassinio. Entico IV si incaricò della sua educazione. Lo stesso re gli diede in moglie nel 1609 Carlotta di Montmorency. Condé non era interessato alla moglie che però interessava il vecchio Enrico IV, che le fece una corte spietata tanto da costringere la coppia a lasciare Parigi.

[8] Nota di Project: – Luigi II di Borbone-Condé (1621-1686), figlio di Enrico II di Borbone-Condé (1588 –1646). Nel 1643, il suo successo nella battaglia di Rocroi, dove guidò i Francesi ad un’inaspettata vittoria contro gli Spagnoli, lo consacrò come grande generale ed eroe popolare in Francia. Con la battaglia di Rocroi la Francia si avviò alla vittoria nella guerra dei trent’anni.

[9] Friedrich Leopold August Weismann (1834-1914), nel 1887, intuì per primo che la meiosi, descritta in quel periodo, fosse una divisione riduzionale, cioè fosse atta a dotare i gameti di metà dei cromosomi, cosicché dalla loro unione si ritorna al numero presente nelle cellule somatiche. Weisemann tende a rifondare la teoria dell’eredità riportandola a precise basi scientifiche.

[10] Uno studio psicosessuale dei re di Francia, dei loro ascendenti e dei loro discendenti, sarebbe altrettanto sconvolgente di quello degli imperatori romani.

[11] Gli invertiti che si indirizzano ad un medico vogliono spesso sposarsi perché sono stati spaventati attraverso un ricatto a fine di estorsione.

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GAY E AUTOCOMMISERAZIONE

Presento oggi ai lettori il breve capitolo intitolato “Autobiografie”, tratto da “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich. Per capire esattamente il senso di questo capitolo bisogna tenere presente che poco prima di scriverlo, Raffalovich ha avuto modo di leggere il “Romanzo di un invertito nato”, un libro-documento che ho tradotto e pubblicato nella biblioteca di Progetto Gay (http://gayproject.altervista.org/romanzo.pdf). Si tratta in pratica delle confessioni di un ragazzo omosessuale italiano di 23 anni, inviate a Zola perché ne facesse un romanzo di successo. Zola non prese in considerazione la proposta ma passò il manoscritto ad un medico suo amico che ne curò la pubblicazione sugli Annali di antropologia criminale. La vicenda è complessa, ma molto interessante, mi limito a rinviare alla prefazione del libro sopra citato della biblioteca di Progetto Gay.
Effettivamente la lettura del “Romanzo di un invertito nato” non è una lettura edificante per gli omosessuali ed è il ritratto di un individuo di alto livello sociale, che si vanta e si compatisce dimostrando una grave immaturità personale.

Raffalovich lesse questa autobiografia e ne fu molto male impressionato, cosa che non fece che confermare che l’auto-commiserazione rappresenta una delle categorie tipiche non degli omosessuali, ma delle persone prive di energia morale, siano essere omosessuali o eterosessuali.

Va sottolineato che ancora oggi esiste tra gli omosessuali la tendenza a considerarsi vittime. Sottolineo che la lotta per i diritti civili è una cosa e il sentirsi vittime e cercare la commiserazione altrui è una cosa radicalmente diversa.

Secondo Raffalovich gli uomini superiori (non solo i gay superiori) sono quelli che non si fanno sovrastare dalle circostanze ma cercano con spirito positivo di realizzare la loro missione nel mondo.

Le riflessioni di Raffalovich sono ampiamente condivisibili anche oggi. Lo dico un po’ malinconicamente perché nel capitolo successivo, dedicato agli effeminati, Raffalovich tirerà fuori il peggio di sé e dimostrerà che lo spirito autenticamente morale emerso nel capitolo sulle autobiografie si mescola in lui con un moralismo di bassa lega, spesso aggressivo e denigratorio. Ma di questo avremo modo di parlare. Ora lasciamo la parola a Raffalovich.
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AUTOBIOGRAFIE

Gli invertiti, nelle loro biografie, raccontano spesso di non essersi resi conto della loro inversione. Si sono innamorati dei loro amici, si forse amati sessualmente, ecc. ecc., poi hanno avuto relazioni con donne, poi a poco a poco hanno scoperto che non era l’ignoranza che li aveva tenuti lontani dalle donne, che la loro scarsa tendenza verso le donne non era un fatto casuale, ecc., – ma che erano sempre stati uranisti, invertiti. Allora hanno amato con terrore, ardore ed entusiasmo un soldato qualunque, non importa chi fosse, – hanno forse lottato contro la loro tendenza, poi si sono arresi ad essa.

Tutti quelli che hanno letto le opere specialistiche dedicate all’inversione riconosceranno le storie alle quali faccio allusione.

Mi sembra che non sia opportuno approfondire troppo su queste biografie né dare ad esse troppa importanza. Se si collezionassero biografie di donne adultere si sarebbe colpiti dalle somiglianze: stessa logica, stessa mancanza di logica, stesso egoismo feroce, stessi rimorsi, stessa apologia. E comunque gli scienziati non ci chiedono di assolvere e di compiangere le donne adultere in quanto adultere.

Allo stesso modo io chiedo che non ci si abitui a compiangere gli invertiti in quanto invertiti. Gli uranisti entusiasti non vorrebbero cambiare. Con chi lo potrebbero fare? I veri omosessuali, quelli che hanno la passione della similarità, se fossero donne, amerebbero le donne.

Io non penso affatto che gli invertiti debbano essere compatiti, come pensa Ktafft-Ebing – se sono invertiti superiori non soffrono se non quello che soffrono ogni giorno gli uomini superiori; la lotta tra la coscienza e le tendenze, tra la saggezza e il mondo, non è peggiore per l’invertito superiore che per l’uomo eterosessuale superiore.

Compatiamo gli uomini superiori, se vogliamo, ma la lotta contro le passioni è più o meno la stessa qualsiasi siano le passioni e il lottatore, se egli è un grande. Quanto agli invertiti ordinari e abietti, non sono e non si credono da compatire più degli ubriaconi per piacere o per abitudine, o degli uomini che si attaccano alle prostitute o alle donne leggere o interessate.

Compiangiamo pure l’umanità intera, se vogliamo, compiangiamola amaramente se non abbiamo religione, niente di meno o niente di più, ma non scegliamo gli invertiti per la nostra pietà estrema. Questo avvertimento non sarà mai ripetuto troppo.

Gli invertiti abietti o entusiasti non ritengono affatto di dover essere campatiti. Gli invertiti superiori non sono da compatire più degli eterosessuali superiori.

Quanto agli invertiti che si compiangono e si lamentano e che si rivolgono agli scrittori, sono nella maggior parte dei casi individui che si sarebbero compatiti e si sarebbero lamentati anche se fossero stati eterosessuali. Non si trova facilmente una persona del sesso opposto che sia in grado di soddisfare insieme, sia il sesso, sia l’anima, sia la società che la famiglia. Perché l’invertito dovrebbe avere quello che l’eterosessuale trova con tale difficoltà? Quanti eterosessuali sono infelici a causa ella loro vita sessuale? La sifilide, le malattie nervose, la perdita di credito sociale, lo scioglimento di tanti legami, e anche tante altre cose, perseguitano l’eterosessuale infelice o senza carattere.

L’individuo che non è né casto, né sobrio, né vigoroso, né ragionevole, né moto coraggioso, né molto illuminato, né molto pio sarà sempre da compiangere, sia che si tratti di un invertito sia che si tratti di un eterosessuale. I grandi invertiti si sono sempre fatti perdonare la loro inversione, essa non ha mai impedito loro di essere se stessi, di portare a termine il loro lavoro su questa terra. Pensate forse che Platone, Walt Whitman, Michelangelo, il gran Condé, Winckelmann e tutta la legione degli altri abbiano il diritto o il desiderio di compiangersi per la loro omosessualità?

I grandi uomini sono grandi perché lo sono nonostante tutte le infermità e di tutti gli accidenti di questa esistenza.

I geni omosessuali, o eterosessuali, o indifferenti, ci dimostrano chiaramente che non bisogna separare gli uomini dalle tendenze della loro sessualità, ma da ben altre considerazioni, di un ordine completamente diverso.

Si i grandi uomini o gli uomini di gran cuore o di grande spirito si collocano al di fuori della pietà che si vuole organizzare per venire in soccorso agli invertiti, gli uomini ordinari che sono uranisti[1] e che sono malati, degenerali, squilibrati, malaticci, infelici e ipocriti, dovrebbero essere giudicati come malati, infelici, deboli o rammolliti; ma perché incitare la nostra simpatia verso di loro? Leggete attentamente le loro autobiografie e ditemi sinceramente, scavando nella vostra coscienza, sarebbero stati uomini di maggior valore, sarebbero stati più felici, più virtuosi, se fossero stati eterosessuali altrettanto inclini alla sessualità?[2]
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[1] Sono sicuro che il Dott. Koch de Zwiefalten, l’eminente autore di Minderwertigkeiten [Inferiorità (psicopatica): Koch, J.L.A. Die psychopathischen Minderwertigkeiten. (1891-93) Ravensburg: Maier] sarebbe dell’avviso che senza religione non si saprebbe guarire dall’uranismo.
[2] Quanto ai prostituti, ai ricattatori, agli sfruttatori, si sia giusti con loro, ma indulgenti proprio no! Parlo dei prostituti a tutti i livelli della gerarchia sociale, anche quelli che si vendono con piacere e che amano il loro mestiere e il loro sostenitore, che si dedicano al ricatto e al furto. L’uomo di mondo che si rivolge ad uno di loro sa quello che rischia e non merita affatto la pietà che gli si accorderebbe volentieri si si pensasse esclusivamente alle conseguenze della sua follia.
Gli ipocriti o i debosciati cinici, che tentano di corrompere o corrompono i bambini, i ragazzi giovani o gli uomini molto giovani sono trattati dall’opinione pubblica con una giustizia e un disprezzo meritato. Non bisogna certo diminuire questa severità e questo disprezzo.

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OMO O BI-SESSUALITA’? KRAFFT-EBING E RAFFALOVICH RISPONDONO

Raffalovich conclude i suoi cinque casi sessuali citando un caso ripreso da Krafft-Ebing, cosa assai poco usuale per lui. In effetti, il caso è stato analizzato e valutato in modo molto diverso da Krafft-Ebinbg e da Raffalovich. Krafft-Ebing ne offre una valutazione esclusivamente esteriore, basata sui comportamenti oggettivi (la cosiddetta oggettività dell’osservazione scientifica), che si orienta verso la bisessualità, Raffalovich ragiona invece da gay, cioè da persona che valuta le situazioni relative ai comportamenti omosessuali in modo non schematico e, inevitabilmente, legato anche alla propria esperienza personale, e vede nel caso presentato la storia di un omosessuale, nonostante la presenza di rapporti eterosessuali. Se un gay dovesse valutare i comportamenti di un eterosessuale in un rapporto con una donna, dovrebbe necessariamente fermarsi ad una valutazione formale, o al massimo analogica, perché non avrebbe le coordinate necessarie per comprendere l’elemento soggettivo connesso con quei comportamenti. Da qui un’osservazione nasce spontanea: i primi studi “seri”, ossia meno formali e più capaci di capire le cose dall’interno, sul tema della omosessualità sono opera di omosessuali, e si potrebbe andare oltre, affermando che, per esempio, che chiarire le tematiche legate alla omosessualità maschile con un terapeuta eterosessuale o con una donna terapeuta, è molto diverso che farlo con un terapeuta omosessuale. In molte situazioni, sia di studio, che di rapporto terapeutico, per quanto si cerchi di spersonalizzare le funzioni dei soggetti coinvolti, il vissuto personale degli operatori può fare la differenza.
Vi lascio al breve testo di Raffalovich, che permetterà di chiarire meglio la situazione.
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Mi è sembrato più utile citare in modo esteso quattro casi sessuali (quelli di due uomini alteri e generosi, Alfieri e Baber, quello di un genio sofferente, ingrato, desolante, che ci fa dubitare della natura umana quando lo si mette a confronto con la sua opera, che ha tutti i difetti del valletto, dell’uomo di lettere, del masturbatore, – e quello del libertino gioioso e instancabile) piuttosto che concedere solo qualche riga a una ventina di casi. Il caso seguente, che io riprendo da Krafft-Ebing, è troppo interessante per non figurare qui.

V. – Uranismo congenito molto caratterizzato, con rapporti intermittenti con le donne per ignoranza o imitazione, dal ventesimo al trentesimo anno.
J…, dell’età di trentasei anni (padre alcolista, ma nessun’altra eredità fastidiosa; solo, uno dei suoi fratelli è invertito e una delle sue sorelle passa per amare le donne; gli altri tre figli dello stesso padre sono normali, o meglio non ci viene detto nulla di loro), muscoloso, maschile, di buona costituzione, eccellente uomo d’affari. Preferisce le arti e la letteratura allo sport. È dolce, un po’ timido, un bravo ragazzo.

A quattro anni la vista del sesso di un uomo gli face molto effetto e si interessò sempre di più alle nudità maschili e usò tutti i trucchi (inimmaginabili) dell’infanzia per vederne. Penso che se avesse potuto ricordarsi di periodi anteriori a suoi quattro anni, avrebbe trovato che già si interessava all’uomo prima di aver visto la sua virilità. Comunque non è questa visione che ha determinato il suo uranismo. A quattordici anni imparò a da solo a masturbarsi e si immaginava uomini nudi. Dormiva con suo fratello e lo masturbava. A quindici anni si innamorò di un compagno ma tra loro non ci furono rapporti sessuali. A diciannove anni (al momento di questa seconda verginità dell’adolescenza) idolatrò uno studente; il suo amore era così sincero che rinunciò per un anno (il periodo che durò questo amore) alla masturbazione e non profanò mai il suo amore con delle proposte sessuali. A vent’anni (dopo questo amore) tentò il coito eterosessuale che non gli riuscì. Successivamente ci arrivò con delle donne amichevoli. Qualche volta, quando queste non gli procuravano piacere era costretto a far credere di avere rapporti con un uomo. A ventitré anni si innamorò di un uomo per un breve periodo. Poi ritornò alle donne per non masturbarsi, perché la sua abitudine diventava penosa per lui. Le donne non gli hanno mai ispirato nulla, nessun sentimento, nessun interesse; è solo dopo un’astinenza abbastanza prolungata che gli veniva il desiderio del coito. Si rese conto della sua vita sessuale solo a trent’anni. I suoi sogni erotici hanno sempre avuto per tema la masturbazione reciproca con uomini. A trentaquattro anni ha una folle passione per un giovane uomo che la condivide. Masturbazione reciproca. Poi, improvvisamente, rimorsi e rottura: seguita da una paura incessante di ricaderci. A trentacinque anni legge la Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing e va a consultarlo. Doveva sposarsi ed essere padre? Chiede se i figli gli somiglieranno. Informato dal dottore che è possibile, rinuncia completamente al matrimonio.

Krafft-Eging definisce questo come un caso di ermafroditismo psichico. Io non ci vedo nessun ermafroditismo. È un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali; o secondo la mia classificazione appartiene alle due categorie seguenti:

A. – Uranismo incoercibile malgrado dei rapporti eterosessuali,

[1] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno creduto che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore, e non hanno subito nessuna modificazione del loro uranismo;

[2] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato dei rapporti con delle donne per arrivare poi alla conoscenza della loro vita sessuale.
Dal punto di vista della psicologia delle soddisfazioni sessuali sarebbe interessante sapere se la masturbazione reciproca di J… provenisse dalla difficoltà di ottenere un coito più completo; perché J… disse al medico che la masturbazione reciproca gli era antipatica. Krafft-Ebing non spiega perché J… non cercasse altre soddisfazioni.

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RAFFALOVICH: COME AFFRONTARE L’OMOSESSUALITA’

Nelle pagine dedicate al metodo e al punto di vista, Raffalovich, sotto le apparenze di un dotto discorso letterario, cerca di fare emergere la sostanziale complessità della questione relativa all’omosessualità, che non si può ridurre a patologia sessuale. Raffalovich ha a cuore la figura dell’omosessuale superiore, che lui individua col non effeminato e tende a mettere in evidenza che le qualità morali di una persona non hanno nulla a che vedere col suo orientamento sessuale. Si ferma parecchio sulla presunta femminilizzazione dell’omosessuale, sulla famosa formula dell’anima femminile nel corpo maschile, ancora sostenuta da Ulrichs, al quale rimprovera che, per evitare di fare dell’omosessuale un criminale ne aveva fatto un malato. Raffalovich ha una concezione nettamente più moderna dell’omosessualità, basata su una conoscenza molto larga e documentata della questione. Egli sostiene che l’omosessuale congenito può ben arrivare al coito con una donna senza per questo essere meno omosessuale, può sposarsi ed essere anche un ottimo marito ma non sarà in nessun caso un marito felice, perché il suo vero interesse non si rivolgerà comunque alle donne. Raffalovich rimprovera ai suoi contemporanei l’idea ossessiva che in qualsiasi rapporto, anche omosessuale, ci debbano essere comunque un uomo e duna donna, egli sostiene che l’omosessuale non si sente affatto donna, e spesso non è un mezzo uomo ma un uomo e mezzo e molti grandi condottieri del passato lo dimostrano ampiamente. In buona sostanza Raffalovich evidenzia le pretese, le contraddizioni e gli errori di metodo della pseudo-scienza del suo tempo, che partendo da presupposti a priori, concludeva sostenendo il carattere chiaramente criminale e patologico dell’omosessualità.
Project
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IL METODO

Si è tanto studiata la psicopatia sessuale, la patologia dell’inversione sessale, che è diventato indispensabile risalire più in alto e più indietro e seguire la psicologia di queste manifestazioni dell’istinto sessuale che si chiamano uranismo, inversione sessuale, sessualità contraria, unisessualità, omosessualità.

Per parlare dell’inversione sessuale con competenza bisogna adottare un punto di vista che non è quello dell’omosessuale; altrimenti tutto quello che si scrive farebbe solo più o meno torto alla verità e diventerebbe un monumento di maggiore o minor valore per gli psicologi e i moralisti del futuro.

Non ignoro la difficoltà dell’impresa, ma essa non ha nulla di impossibile. Io vorrei applicare alla psicologia umana, alla conoscenza degli uomini, un po’ di quella equità critica sognata e indicata da Sainte-Beuve. Così, nel brano seguente, se sostituisco a Raffaello la Natura, o quello che c’è nella Natura, o lo scopo della natura, e alla parola arte la parola Morale, si avrà un’impressione oscura di quello che io conto di evitare:

“Un giorno che, davanti a una tela di Raffaello, uno dei nostri pittori moderni, grandi intenditori di estetica più che pittori, uomo dalle vaste idee e dai progetti grandiosi, aveva sviluppato davanti a qualche suo discepolo una di quelle teorie sull’arte cristiana e sull’arte del Rinascimento, in cui il nome di Raffaello, continuamente invocato, è preso a pretesto, si girò improvvisamente allontanandosi, e da uomo di spirito qual è, gridò: E dire che se ci avesse ascoltato non ci avrebbe capito niente! Io non vorrei mai che una cosa simile si potesse dire dell’autore, dell’artista (1) che si sta spiegando, anche dopo secoli, e che si sta commentando. ”

Dopo l’apologo Sainte-Beuve fa intravedere il metodo:

“Io so che i punti vi vista cambiano e si spostano; che avanzando nel cammino, tappa dopo tappa, delle nuove prospettive si aprono verso il passato e vi gettano delle luci, certe volte impreviste. Si può dunque, fino ad un certo punto, vedere in un’opera una cosa diversa da quella che ci ha visto l’autore, isolare quello che egli ci ha messo a sua insaputa e quello a cui egli non aveva neppure pensato in modo esplicito. Così come egli avrebbe certamente molte cose da insegnarci, se ci fosse concesso di rivederlo, e noi saremmo ricondotti al vero su molte questioni sulle quali siamo andati al di là, io credo che gli si potrebbero anche insegnare, a lui su lui stesso, alcune cose nuove. In questo (se ci si riuscisse) consisterebbe la legittima gloria del critico. In questo consisterebbe la sua parte legittima di invenzione. Così mi piacerebbe che quando si scrive su un autore (e intendo soprattutto parlare di un poeta o di un artista, di un autore di sentimento o d’immaginazione) lo si immaginasse presente ad ascoltare quello che noi ne diciamo. Questa ipotesi, all’inizio, potrebbe intimidire ma un po’ di timidezza non fa male…”

“Questa prima impressione di pudore sarebbe ben presto dissipata, e ci si metterebbe a parlare a discutere… con libertà, in modo ardito, immaginandosi qualche volta di poterlo anche sorprendere un po’ e di poterlo stupire, ma sforzandosi nello stesso tempo di convincerlo delle nostre idee. Si sarebbe allora animati da un’idea molto gratificante e da una spinta potente, dall’idea di potergli insegnare qualcosa, anche a lui, che gli si possa far fare un passo in più vero la conoscenza di lui stesso e del posto che occupa… Ci si sentirebbe contenti di toglierli un velo davanti agli occhi che gli nascondeva qualche aspetto, che gli si possa spiegare meglio di quando non possa fare lui stesso la sua azione sugli uomini , in che cosa essa è stata utile, salutare e favorevole alla crescita; o, oserei aggiungere, anche in che cosa essa è stata meno opportuna e qualche volta funesta. ” La cura che si metterebbe nel toccare questi argomenti difettosi per la morale o per l’arte, e le precauzioni che si userebbero nel convincerlo (lui sempre presupposto invisibile e presente) sarebbero un omaggio in più al genio e alla fama.(2) … Non si parlerebbe di Racine, di La Fontaine, di Orazio (Orazio, La Fontaine e Racine sempre considerati presenti), come di Bossuet e di Corneille. Ci si metterebbe subito, per quanto possibile, all’unisono, perché la cosa importante sarebbe che il grande scrittore trovasse che noi entriamo nel suo senso del testo in modo abbastanza diretto per consentire in seguito a lui di entrare un po’ nel nostro senso. Si arriverebbe per gradi al punto in cui l’accordo cessa (se deve cessare), al limite. Si farebbe notare all’uno quello che ha detto senza saperlo, e all’altro quello che ha fatto senza volerlo. Il grande uomo, fino allora così ben condotto dalla sua guida, sarebbe come costretto ad avanzare con il lettore; non sarebbe che un lettore in più, e il più interessato di tutti. Si potrebbe portare Racine fino a capire l’elogio di Shakespeare e si potrebbe spiegare davanti a Bossuet che cosa è la tolleranza… Tra un fatto così generale e comune a tutti come il suolo e il clima, e un risultato così complicato e così diverso come la varietà delle specie e degli individui che ci vivono, c’è spazio per moltissime cause e per le forze più particolari e più immediate, e finché non le si è comprese, non si è spiegato nulla. E lo stesso vale per gli uomini e per gli spiriti che vivono nello stesso secolo, cioè in un medesimo clima morale: si può bene, quando li si studia uno alla volta, mostrare tutti i rapporti che essi hanno con quei tempi in cui sono nati e sono vissuti; ma mai, se si conoscesse la sola epoca, e anche se la si conoscesse a fondo nei suoi caratteri principali, si potrebbe concludere in anticipo che essa avrebbe dovuto dare i natali a questo o a quell’altro tipo di individui, a quello o a quell’altro tipo di talento. Perché Pascal invece di La Fontaine? Perché Chaulieu piuttosto che Saint-Simon? Si ignora dunque il punto essenziale del problema: il come della creazione e della formazione, il mistero ci sfugge. Ciò che di più saggio si può fare è guardare bene e osservare… Le formule generali non attestano che un punto di vista o un desiderio di certi spiriti; è meglio essere sobri nell’usare formule generali e farle intervenire soltanto quando si è arrivati proprio alla fine, perché quando sono troppo frequenti e presenti in tutti i momenti, esse non fanno che offuscare e schiacciare.”

Da questo punto di vista ci si accorge che l’amore unisessuale, come le depravazioni e le follie unisessuali possono dedursi a priori dalle condizioni della vita e dalla natura umana. La psicopatologia moderna non ha avuto il coraggio o la capacità speculativa di servirsi della psicologia e della conoscenza dei caratteri.

Quando ci si dimentica della tesi che si vuole difendere pro o contro la morale convenzionale, pro o contro l’opinione della minoranza o della maggioranza, – o pro o conto qualsiasi altra cosa, – in una sola parola, quando si studia l’inversione con imparzialità e acutezza, con calma, si scopre che l’unisessualità e tutte le sue ramificazioni e complicazioni, discendono dalla natura umana, dalla sessualità virtuosa o viziosa, moderata, sobria o eccessiva, dal carattere debole o forte, indeciso o pertinace, dall’intelligenza, dalla continenza come dall’incontinenza, da tutte le educazioni e da tutte le resistenze. Non c’è nessun incontro di circostanze che non possa avere un qualche rapporto con una delle forme o delle trasformazioni dell’unisessualità: non si può né negarla, né distruggerla, né diminuirla. – ma bisogna comprenderla, studiarla, diminuirne i pericoli e i crimini.(3)

PUNTI DI VISTA

Una delle difficoltà è stata il punto di vista falso o la conclusione determinata a priori. Il materialista, per esempio (che ha molto più bisogno di buoni costumi i quanto non abbia bisogno di religione)(4) o anche lo scettico, desideroso non contraddire l’opinione scritta o gli assiomi, non trovando l’unisessualità né criminale a priori né difficile da immaginare o da collocare nell’insieme della vita umana, sono costretti ad occuparsi soprattutto dei malati, dei criminali, per classificarli come degenerati. – M. Chevalier (così eccellente su qualsiasi argomento, salvo che sull’inversione congenita) arriva a confondere quasi l’effeminatezza (dell’uranista) con l’inversione. L’uomo invertito, secondo lui, si sente donna di fronte all’uomo: ma è quello che accade all’invertito effeminato, all’invertito degenerato, malato – ma l’invertito maschile e superiore si sente uomo di fronte all’uomo. L’invertito congenito di M. Chevalier è l’invertito femminile, futile, pericoloso e loquace, – quello dal quale l’invertito maschio fugge come fugge dalla donna femminile. I grandi uranisti non appartengono a questa categoria.

Se ci si ricorda che M. Chevalier, nel suo capitolo sull’inversione congenita, si occupa soprattutto di effeminatezza congenita, non si può con congratularsi con lui per il suo libro così nutrito e coscienzioso. Ma non posso impedirmi di credere che lo studio dell’invertito maschio lo abbia un po’ bloccato al punto di farlo arrivare alla degenerazione forzata dell’uranista.

E, nonostante tutto, il suo capitolo storico è eccellente e riassume molto bene l’universalità dell’unisessualità in tutti i tempi e in tutti i paesi. Solo se si deve arrivare alla conclusione del minor valore, dell’inferiorità dell’uranista superiore, io credo che allora ci si preoccupi di studiare soprattutto malati, impulsivi, alienati e criminali.

Mi adeguo senza problemi all’opinione degli scienziati quando trattano dell’unisessualità come risultato della smania di potere a tutti i livelli; come vizio (pederastia venale, prostituzione unisessuale, rivettes, jésus, ricattatori, ecc.) nato dalla povertà, dalla pigrizia, dalle tentazioni e dalle eccitazioni derivanti dalla vita nelle città, anche nelle piccole città, dal desiderio degli uni ed alla docilità degli altri, e dai desideri degli uomini che pagano; quando trattano dell’unisessualità come risultato di tutte le agglomerazioni di maschi (penitenziarie, militari, religiose, ospedaliere, industriali, scolastiche); di atti unisessuali commessi per effetto di infantilismo o di ermafroditismo fisico, per depravazione cerebrale, per snobismo, ecc., degli atti unisessuali legati alla mania, alla melanconia, al delirio dei perseguitati o dei persecutori, alla follia ereditaria, all’epilessia (pederastia periodica di Tarnowsky), alla paralisi generale (pederastia paralitica di Tarnowsky), alla demenza senile (pederastia senile di Tarnowsky, pederastia degli effeminati e dei degenerati), ma mi rifiuto di seguire i loro lettori quando pensano che questi scienziati abbiano chiarito la psicologia intima dell’inversione.

La conservazione della specie diventa, per gli scienziati di oggi, quasi altrettanto formidabile del “crescete e moltiplicatevi” e la differenziazione assoluta dei due sessi diventa il segno stesso della civiltà. Si mette un po’ da parte (in teoria) la conservazione dell’individuo, e un po’ meno la differenziazione dell’individuo. Ma l’unisessualità non impedisce la conservazione della razza, perché la si è trovata in tutti i tempi e in tutti i paesi del mondo – e, se ci si occupa delle teleologia, non si può rifiutare agli unisessuali di avere la loro teoria secondo la quale l’unisessualità esiste per impedire che il mondo troppo popolato sia costretto a dover uccidere una certa percentuale di bambini o di nonni.

Se la differenziazione dei due sessi (se l’uomo molto uomo(5) e la donna molto donna,(6) cioè a dire il maschio dell’homo sapiens e la femmina dell’homo sapiens) è la finalità e il segno stesso della civiltà, penso che il mondo dovrebbe ricominciare da capo se lo si volesse ben riuscito. E anche in un mondo in cui ogni uomo fosse un Adamo e ogni donna fosse un’Eva, l’unisessualità comparirebbe ben presto perché l’amore della similarità è una passione umana proprio come l’amore della dissimilarità. Questa idea che c’è sempre un maschio e una femmina (qualsiasi sia il sesso) perseguita tutta la psicologia sessuale. Oggi come oggi questo amore della similarità congiunto con l’amore della dissimilarità costituisce l’amore di molti uomini superiori per delle donne superiori. – La donna troppo differenziata finisce per essere un gingillo e questo porta quasi al feticismo, e parecchi uomini sono diventati o sono rimasti unisessuali a causa di questa differenziazione spinta all’estremo.

Man mano che l’uomo si civilizza, si complica e si perfeziona, man mano che diventa più sensibile, chiede alla donna delle qualità che essa non può ottenere senza assimilarsi a lui, senza rassomigliarli o sena fingere si rassomigliargli. Quanti uomini amano l’eco femminile (questa eco contro la quale tante donne oggi insorgono) e si immaginano di trovarla là dove essa non è, – se la donna fosse veramente tale quale la si definisce,(7) ci sarebbe ancora più unisessualità di quanta ce n’è ora, a causa della troppo grande incompatibilità.

L’invertito sessuale normale non è necessariamente un malato(8) né un criminale; e non è alla mercede del suo istinto sessuale più di qualsiasi altro uomo civilizzato, con dei principi, dei doveri e delle convenzioni da rispettare.

Ci sono invertiti sessuali criminali, ce ne sono di malati. Cu sono dei criminali e dei malati che sono sessualmente invertiti o pervertiti. Ma non si può rifiutare di riconoscere l’esistenza dell’invertito sessuale non squilibrato, non degenerato. Non presenta più segni di degenerazione dell’eterosessuale normale. È spesso molto maschio, un maschio e mezzo, più che un mezzo maschio, o se è effeminato, non lo è più di miriadi di eterosessuali.

INVERSIONE SESSUALE SENZA DEGENERAZIONE O SQUILIBRIO

L’invertito sessuale normale non è affatto necessariamente incapace di praticare il coito con una donna, e non è per questo meno congenitamente invertito. Può, nel corso della sua vita, amare o immaginarsi di amare una donna, ma corregge facilmente il suo errore, nella maggior parte dei casi prima dello snudamento amoroso. Può essere sposato e può essere un buono, indulgente e rispettabile marito, e se ha dei principi o è timido, o se non incontra nessuno che gli piaccia, potrà essere fedele a sua moglie e infedele al proprio ideale. È comunque da compiangere, benché sia degno di stima. In ogni caso non saranno le donne che lo attireranno.

La legge, i medici, la maldicenza, ora, respingono nell’oscurità l’invertito sessuale normale.(9)

Col caso di Oscar Wilde ancora presente nella memoria e quello degli établissements de bains di rue Pethièvre, credo, si capirà facilmente le paura della legge, e la maldicenza non ha bisogno di spiegazioni.(10)

I medici e coloro i cui libri si appoggiano su di loro, vogliono fare degli invertiti dei malati, per non farne dei criminali. Secondo me bisogna assumere la difesa di quelli che non sono né malati né criminali. Altrimenti non vedo proprio come si potrà arrivare a cambiare le leggi e a illuminare l’opinione pubblica e gli stessi invertiti.

Non avrei neppure iniziato questo libro se gli invertiti fossero comunque malati o criminali. L’ignoranza, la malafede, i pregiudizi, hanno oscurato questa questione da molto tempo e la nascondono ancora. Anche la pseudoscienza di oggi contribuisce al nostro accecamento. È solo a partire dai nostri giorni che si è cercato di classificare scientificamente gli invertiti, ma ci si è occupati soprattutto degli effeminati che sono pieni di menzogna e di vanità; è come se si prendessero Célimène, Manon Lescaut, Marguerite Gautier come prototipi della donna.

Studiando si si è scoperto che molti uomini nascono invertiti, che essi sono portati verso l’uomo come la maggior parte degli uomini è portata verso la donna. Tutto ciò che è stato scritto dopo, risente ancora dell’impulso dato dal famoso invertito Ulrichs, che proclamava la sua propria inversione e rivendicava la giustizia e la libertà per i suoi fratelli. Ulrichs difendeva la causa di volta in volta con troppo entusiasmo o con troppa ignoranza. Credeva ancora ad un’anima di donna in un cervello di uomo. Ci si è aggrappati in modo ostinato all’idea che l’effeminatezza e l’inversione fossero legate insieme. E poi si è voluto e si vuole ancora (ed è qui che la pseudoscienza di autori che hanno letto Krafft Ebing e alcuni altri va a fare danni) che gli invertiti di nascita, gli uranisti, come sono chiamati dalla parola urning inventata da Ulrichs, che hanno sempre amato gli uomini e che non hanno mai conosciuto la sodomia tecnicamente detta, cioè il coito anale, siano considerati come dei disgraziati e non come dei colpevoli, che la legge debba risparmiarli, riservando i suoi rigori solamente per i pervertiti, per i viziosi, per i dissoluti che stuprano i bambini o i ragazzi giovani.

Tutto questo è veramente lodevole sotto parecchi aspetti, ma è intriso di tutti gli errori possibili. Alessandro, Cesare, Federico il grande, il gran Condé, il principe Eugenio (più o meno la metà dei grandi condottieri) avevano conosciuto tutti degli amori e anche dei vizi omosessuali, ma il principe Eugenio soltanto fra questi cinque, comunque, io credo, non aveva mai avuto rapporti con una donna. Non si capirebbe dunque come poter fare dell’uranismo assoluto, dell’impossibilità di avere rapporti con una donna, il sine qua non dell’irresponsabilità unisessuale.

La verità è che non ci sono distinzioni assolute tra l’uomo eterosessuale e l’uomo omosessuale. C’è soprattutto l’uomo sessuale e l’uomo per il quale il sesso non è così preponderante. Questo può essere, senza danno per lui stesso o per gli altri, omosessuale o eterosessuale, o colpito da psico-ermafroditismo, è in questa categoria (di uomini presso i quali la sessualità, violenta o no, non è preponderante) che si trova normalmente il genio. Il genio più sensuale, il più sessuale, può sempre riprendersi dopo essersi lasciato andare.(11)

Nell’uomo di talento, al contrario, la sessualità è probabilmente più differenziata, più esclusivamente orientata in favore di un sesso, o di un’età o di un tipo o di un momento. Dante, il più grande genio d’Italia, notoriamente eterosessuale, ha giudicato l’uranismo in modo molto più giusto di qualsiasi altro poeta e io credo che tutti i grandi geni, se non hanno essi stessi ceduto all’unisessualità, l’hanno capita e conosciuta: in ogni caso l’hanno guardata dall’alto, senza menzogna e senza stupidità. Le circostanze non hanno permesso loro di venire in aiuto dell’ignoranza dell’umanità, ma Dante, Goethe e Shakespeare (letto nel senso che ho indicato) darebbero all’umanità la filosofia, la morale e la poesia dell’inversione sessuale. E se ci aggiungiamo Platone e qualche Padre della Chiesa, avremmo a stento bisogno degli autori che derivano da Ulrichs e del movimento scientifico della seconda parte del nostro secolo.

L’inversione sessuale è vecchia come il mondo e gli uomini l’hanno capita in altri tempi come la capiscono anche oggi. È ormai da parecchio tempo che tutte le questioni della morale sono state risolte, ma esse non sono state tutte codificate.

L’ignoranza della maggior parte degli uomini non deve sorprendere. Le visioni di insieme non appartengono alle maggioranze. Gli uomini che hanno scritto sull’inversione hanno avuto un punto di vista personale da difendere o da attaccare, o hanno avuto paura di mettere mano alla critica. Spesso quelli che hanno saputo e capito di più non hanno scritto nulla, e hanno detto ben poco, e hanno agito sui loro contemporanei e su quelli che stavano intorno a loro. Perché avrebbero dovuto rivelare senza scopo, in opere di filosofia, di morale o di pietà, la saggezza che si trova già in alcuni grandi libri?

Essi hanno saputo in tutte le epoche quello che noi dobbiamo imparare da capo, che la natura umana non è modificata sensibilmente dall’orientamento della sessualità.

Se volete un ritratto ammirabile dell’invertito effeminato come lo si ritrova negli ambienti mondani e artistici in cui ha agio di svilupparsi a suo piacimento, leggete la descrizione di Adolphe di Banjamin Constant: “Lo vedrete in molte e diverse circostanze, e sempre come vittima di questa mescolanza di egoismo e di sensibilità, che si uniscono in lui per la disgrazia sua e degli altri; capace di prevedere il male prima di farlo, e pronto a retrocedere disperatamente dopo averlo fatto; punito dalle sue qualità più ancora che dai suoi difetti, perché le sue qualità derivavano dalle sue emozioni e non dai suoi principi; di volta in volta il più devoto e il più duro degli uomini, ma che finisce sempre con la durezza dopo avere cominciato con la devozione, senza lasciare altra traccia che quella dei suoi torti…”
Il ritratto non colpisce forse per la rassomiglianza? E adesso leggete questo ritratto – non è forse quello di un uomo? – “A considerarlo da vicino, nelle sue azioni e nelle sue opere, si riconosce che con i suoi difetti e le sue colpe, Federico è della razza dei più grandi uomini, eroico per il carattere, per la volontà, superiore alla sorte, infaticabile nel lavoro, capace di dare ad ogni cosa il giusto peso, fermo, pratico, sensato, ardente fino alla sua ultima ora, sapeva mescolare, e nel suo modo geloso degli interessi di stato, un autentico e sincero spirito di philosophe, degli intervalli eleganti di conversazione, di cultura grave e di ornata umanità.” (Federico il grande descritto da Sante-Beuve).

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(1) E dell’uomo che si spiega, che si commenta.
(2) E alla verità.
(3) L’ignoranza che si ostenta su questo argomento, o che si ha realmente, non fa che aumentare il numero di bambini sfortunati e corrotti, di uomini inutili, infelici, mentitori e ingannatori – di prostituti maschio, di ricattatori, di ladri, di assassini. La prostituzione maschile aumenta.
(4) Quello che Diderot diceva del philosophe.
(5) L’intelligenza e la forza
(6) Il cuore e la grazia.
(7) Vedi Chevalier: Inversion sexuelle, première partie. Una maladie de la personnalité.
L’Inversion sexuelle (Psycho-physiologie, Sociologie, Tératologue, Aliénation mental, Psychologie morbide. Anthropologie, Médecine judiciaire) Lyon, Storck, et Paris, Masson, 1893.
(8) Non dico superiore, perché i superiori formano una classe più ristretta.
(9) L’invertito superiore si preoccupa meno di quello che dirà la gente e se ha delle ambizioni caritatevoli o elevate, seguirà la sua strada senza temere le calunnie o le facezie che fanno trasalire i suoi simili meno indipendenti.
(10) L’Inghilterra per esempio, ha avuto il processo del conte delle contessa Russel, in cui la contessa accusava suo marito di abitudini “contro natura” con un amico serio e poi durante il processo voleva fare rientrare il marito sotto il tetto coniugale.
(11) Goethe, il più grande genio tedesco, equilibrato per eccellenza, ha potuto cedere in un momento della sua vita, in un momento che richiederebbe uno degli studi più interessanti che si possano immaginare, all’amore unisessuale, ma si è ripreso, come si è sempre ripreso, e l’universo ha potuto glorificare Goethe, l’uomo che Napoleone chiamava enfaticamente: un uomo.
Lo stesso si potrebbe dire di Shakespeare, anche se personalmente credo che la differenza di età e di classe e un’amicizia entusiastica spieghino assolutamente i sonetti di Shakespeare, e lo stesso vale per Michelangelo, anche se egli rimase sempre uranista.

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LE CONCLUSONI DI HAVELOCK ELLIS SULLA OMOSESSUALITA’

Pubblico oggi la mia traduzione dell’ultimo capitolo del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Il testo, nell’edizione del 1927, comprende anche due appendici, la prima sull’omosessualità tra i barboni e la seconda sull’omosessualità femminile nei collegi americani a cavallo tra ‘800 e ‘900. Pubblicherò prossimamente la traduzione delle due appendici, che costituiscono interessanti documenti storici, anche se sono sostanzialmente al di fuori del disegno originario del trattato di Ellis.

Il Capitolo dedicato alle conclusioni, che state per leggere, è quanto mai ricco e interessate e per moltissimi aspetti anche moderno, parte dalla prevenzione dell’omosessualità, passa quindi successivamente all’influenza della scuola, alla coeducazione, al trattamento dell’inversione sessuale (castrazione, ipnotismo, terapia associativa, psicoanalisi, igiene fisica e mentale), per affrontare poi il tema del matrimonio e dei figli degli invertiti. La parte finale del capitolo è dedicata all’atteggiamento fortemente negativo della società nei confronti dell’omosessualità, alle origini di quell’atteggiamento e al rapporto tra legge penale e omosessualità. Ellis si chiede alla fine quale dovrebbe essere l’atteggiamento giusto della società verso l’omosessualità. Oggi le sue risposte possono sembrare almeno in parte insoddisfacenti, ma per la sua epoca erano di sconvolgente modernità.

Il testo che state per leggere contiene altresì brani emotivamente toccanti scritti da omosessuali per illustrare la loro situazione e resoconti di fatti, anche tragici, legati ad abitudini private diventate palesi al pubblico.

La lettura del capitolo che segue permetterà al lettore di capire quale e quanta strada si sia percorsa in cento anni e quanta strada resti, purtroppo, ancora da percorrere.

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CONCLUSIONI

Dopo aver completato l’analisi psicologica dell’invertito sessuale, per quanto ho potuto studiarlo, non resta che parlare brevemente dell’atteggiamento della società e della legge. Prima, però, qualche parola per quanto riguarda gli aspetti medici e di igiene dell’inversione. La questione preliminare della prevenzione dell’omosessualità è in una posizione troppo vaga attualmente per essere proficuamente discussa. Per quanto riguarda il vero invertito congenito, la prevenzione non può avere che una piccola influenza; ma una sana igiene sociale dovrebbe rendere difficile l’acquisizione della perversione omosessuale, o di ciò che è stato chiamato pseudo-omosessualità. È la scuola che è naturalmente il teatro principale delle manifestazioni omosessuali immature e temporanee, in parte perché la vita scolastica coincide in gran parte con il periodo in cui l’impulso sessuale tende spesso ad essere indifferenziato, e in parte perché nelle tradizioni delle grandi e antiche scuole una omosessualità artificiale è spesso profondamente radicata.

All’omosessualità nelle scuole inglesi ho già fatto brevemente riferimento nel capitolo III. Come quadro preciso e interessante dei fenomeni nelle scuole francesi, posso citare un racconto di Albert Nortal, Les Adolescents Passionnés (1913), scritto subito dopo che l’autore lasciò il college, anche se non pubblicato fino ad oltre venticinque anni più tardi, e chiaramente basato sull’osservazione personale e sull’esperienza. Per quanto riguarda le scuole tedesche, vedi, per esempio, Moll,Untersuchungen über die Libido Sexualis, pag. 449 e seguenti, e per le manifestazioni sessuali precoci nella vita in generale, dello stesso autore Sexual Life of the Child; anche Hirschfeld,Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, p. 47 e segg., e, per i riferimenti, Hirschfeld,Die Homosexualität, p. 46 e seguenti.

Mentre molto può essere fatto attraverso l’igiene fisica e con altri mezzi per evitare l’estensione dell’omosessualità nelle scuole, [1] non è possibile e neppure auspicabile, reprimere in modo assoluto le manifestazioni emotive del sesso sia nei ragazzi che nelle ragazze che hanno raggiunto l’età della pubertà. [2] Si deve sempre ricordare che gli impulsi organici profondamente radicati non possono essere efficacemente combattuti con metodi diretti. Uno scrittore di due secoli fa, Casanova, nel riferire la sua vita giovanile da seminarista avviato al sacerdozio, descrive le precauzioni prese per evitare che i giovani entrassero gli uni nei letti degli altri, e sottolinea la follia di tali precauzioni. [3] Come quel maestro del cuore umano osserva, tali divieti intensificavano il molto male che avevano lo scopo di evitare chiamando in suo aiuto l’impulso alla disobbedienza, naturale per ogni figlio di Adamo ed Eva, e questa osservazione, da allora, è stata spesso ripetuta dagli insegnanti. Con ogni probabilità dovremmo riconoscere che un modo per rendere tali manifestazioni sane, nonché per preparare i ragazzi per le relazioni di un’età più matura, è l’adozione, per quanto possibile, del metodo della coeducazione dei sessi [ragazzi e ragazze insieme], [4] – cosa che naturalmente non comporta necessariamente l’identità dell’istruzione per entrambi i sessi, – dato che una certa associazione tra i sessi aiuta a preservare la sanità dell’atteggiamento emotivo sessuale. L’associazione tra i sessi non può, naturalmente, prevenire lo sviluppo dell’inversione congenita. A questo proposito Bethe segnala che proprio a Sparta e a Lesbo, dove l’omosessualità era più idealmente coltivata, i due sessi, per quanto ne sappiamo, si mescolavano più liberamente che in qualsiasi altro Stato greco. [5]

La questione del trattamento dell’omosessualità deve essere affrontata con discernimento, prudenza e scetticismo. Al giorno d’oggi possiamo avere ben poca simpatia per coloro che, a tutti i costi, sono pronti a “curare” l’invertito. Non esiste un metodo sano di guarigione nei casi radicali.

Un tempo si sosteneva il metodo della castrazione, che appariva molto radicale e, occasionalmente, lo si metteva in pratica, come in un caso che ho riportato in un capitolo precedente (Storia XXVI). Come tutti i metodi di trattamento, chi lo ha realizzato crede che talvolta abbia avuto successo. Di solito, dopo un breve periodo, si trova che non ha avuto successo e in alcuni casi la condizione, soprattutto la condizione mentale, è resa peggiore. Non è difficile capire il motivo per cui questo dovrebbe accadere. L’inversione sessuale, non è una condizione genitale localizzata. È una condizione diffusa, e fermamente impressa su tutto lo stato psichico. Ci possono essere indicazioni per la castrazione, o per la più leggera operazione di vasectomia, ma, anche se la tensione sessuale può essere in tal modo diminuita, nessun autore ora crede che tale operazione abbia effetto sull’inversione vera e propria. Non si può pretendere che la castrazione del corpo in età adulta produca la castrazione della mente. Moll, Féré, Näcke, Bloch, Rohleder, Hirschfeld, sono tutti o contrari alla castrazione nell’inversione, o molto dubbiosi su eventuali risultati positivi.

In un caso, comunicato a me dal dottor Shufeldt, un invertito si fece castrare all’età di 26 anni per diminuire il desiderio sessuale, rendersi più simile a una donna, e per fermare la crescita della barba. “Ma l’unico effetto fisico apparente”, ha scritto, “è stato quello di aumentare il mio peso del 10 per cento e di rendermi un semi-invalido per il resto della mia vita. Dopo due anni la mia sessualità è diminuita, ma ciò potrebbe essere dovuto alla sazietà o all’avanzare degli anni. Sono diventato anche più facilmente irritabile per sciocchezze e più vendicativo. Mi sono venute in mente terribili auto-suggestioni criminali, mai sperimentate prima.” Féré (Revue de Chirurgie 10 Marzo 1905) ha pubblicato il caso di un invertito di origine inglese che era stato castrato. L’impulso invertito è rimasto invariato, così come il desiderio sessuale e l’attitudine per l’erezione; ma i sintomi nevrastenici, che esistevano prima, sono stati aggravati; si sentiva meno capace di resistere ai suoi impulsi, è diventato vagabondo nelle sue abitudini di vita e dedito all’uso di laudano. In un caso registrato di C. H. Hughes (Alienist and Neurologist, Agosto, 1914) i risultati sono stati meno insoddisfacenti; in questo caso il nervo dorsale del pene era stato asportato, senza alcun risultato (vedi anche Alienist and Neurologist, Febbraio 1904, pag. 70, per quanto riguarda i risultati negativi, ben al di là dell’inutilità, del taglio del nervo pudico), e più o meno un anno dopo i testicoli furono rimossi e il paziente ottenne tranquillità e soddisfazione; le sue inclinazioni omosessuali sembravano passate, e lui cominciò a mostrare inclinazione per le donne asessualizzate, essendo particolarmente ansioso di incontrarsi con una donna le cui ovaie erano state rimosse a causa dell’inversione. (Si può fare riferimento anche a Näcke, “Die Ersten Kastrationen aus sozialen Grunden auf europäischen Boden,” Neurologisches Centralblatt, 1909, n. 5, e a E. Wilhelm in Juristisch-psychiatrische Grenzfragen, vol. VIII, Heft 6 e 7, 1911 .)

Di solito si ripone più fiducia nel trattamento psicoterapeutico che nel trattamento chirurgico dell’omosessualità. Un tempo la suggestione ipnotica era applicata in modo molto energico su soggetti omosessuali. Krafft-Ebing sembra essere stato il primo sostenitore importante dell’applicazione dell’ipnotismo all’omosessuale. Il Dr. von Schrenck-Notzing ha dimostrato speciale zelo e insistenza in questo trattamento. Si è impegnato a trattare anche i casi più marcati di inversione con percorsi della durata di più di un anno, e che coinvolgono, in almeno un caso, quasi centocinquanta sedute ipnotiche; ha prescritto frequenti visite al bordello, prima delle quali il paziente prendeva grandi dosi di alcol; attraverso manipolazioni prolungate una prostituta tentava di eccitare l’erezione, un processo messo in pratica con risultati variabili. Sembra che in alcuni casi questo percorso di trattamento sia stato seguito con un qualche tipo di successo, al quale un’illimitata buona volontà da parte del paziente, è inutile dirlo, ha ampiamente contribuito. Il trattamento veniva, tuttavia, generalmente interrotto da ricadute continue in pratiche omosessuali e talvolta, naturalmente, la cura comportava un disturbo venereo. Il paziente era messo in grado di sposarsi e generare dei figli. [6] Si tratta di un metodo di trattamento che sembra aver trovato alcuni imitatori. Non dobbiamo rammaricarcene. Le storie che ho riportato nei capitoli precedenti dimostrano che non è raro che anche un individuo marcatamente invertito sia in grado a volte di effettuare il coito. E spesso diventa una cosa facile se in quel momento fissa il suo pensiero su immagini legate proprio sesso. Ma la perversione rimane inalterata; il soggetto sta semplicemente (per usare l’espressione di uno degli invertiti di Moll) praticando la masturbazione per via vaginale. Tale trattamento è un allenamento al vizio, e, come sottolinea Raffalovich, l’invertito è semplicemente pervertito e portato fino al livello vizioso che accompagna necessariamente la perversità. [7]

Non ci può essere alcun dubbio che in lievi e superficiali casi di omosessualità, la suggestione possa davvero esercitare un’influenza. Possiamo difficilmente aspettarci di esercitare tale influenza quando la tendenza omosessuale è profondamente radicata in un temperamento innato organico. In questi casi infatti il soggetto può resistere alla suggestione, anche quando è in stato ipnotico. Questo è sottolineato da Moll, una grande autorità nell’ipnosi, e con molta esperienza nella sua applicazione all’omosessualità, ma mai incline ad accreditare un concetto esagerato della sua efficacia in questo campo. Forel, che era anche lui un’autorità in materia di ipnosi, era ugualmente dubbioso quanto al suo valore in relazione all’inversione, soprattutto nei casi chiaramente innati. Krafft-Ebing, alla fine ha detto poco su queste cose, e Näcke (che non aveva fiducia in questo metodo di trattamento dell’inversione) ha dichiarato di essere stato informato dall’ultimo paziente omosessuale trattato da Krafft-Ebing con l’ipnotismo che, nonostante tutta la buona volontà dal lato del paziente, il trattamento era stato completamente inutile. Anche Féré non aveva fiducia nell’efficacia del trattamento suggestivo, né ne aveva Merzbach e nemmeno Rohleder. Numa Praetorius afferma che i soggetti omosessuali che conosceva, e che erano stati così trattati, non erano guariti, e Hirschfeld osserva che gli invertiti “curati” con l’ipnosi o non erano guariti o non erano invertiti. [8]

Moll ha mostrato i suoi dubbi circa l’ampia applicabilità delle terapie suggestive all’omosessualità, sviluppando negli ultimi anni ciò che egli definisce terapia associativa. In quasi tutti gli individui perversi, egli fa notare, c’è un ponte, – più o meno debole, senza dubbio, – che porta alla vita sessuale normale. Con lo sviluppo di tali legami con la normalità, Moll crede che sia possibile esercitare un’influenza guaritrice sull’omosessuale. Così un uomo che è attratto dai ragazzi può essere portato ad amare una donna infantile. [9] Le indicazioni di questo tipo sono state a lungo osservate e utilizzate, anche se non hanno prodotto un metodo sistematico di trattamento. Nel caso di individui bisessuali, o di soggetti giovani la cui omosessualità non è completamente sviluppata, è probabile che questo metodo sia utile. È difficile credere, tuttavia, che possieda una qualche influenza rilevante su casi pronunciati e sviluppati di inversione. [10]

In qualche modo lo stesso scopo della terapia associativa di Moll, anche se sulla base di una teoria più elaborata, è perseguito dal metodo psicoanalitico di Freud di trattare l’omosessualità. Per la teoria psicoanalitica (a cui si è fatto riferimento nel capitolo precedente) l’elemento congenito dell’inversione è un fattore raro e di solito poco importante; la parte principale è svolta da meccanismi psichici perversi. È compito della psicoanalisi raddrizzarli, e portare in primo piano gli elementi eterosessuali a partire dalla costituzione bisessuale, che è considerata comune a tutti, per ricostruire così una personalità normale, sviluppando nuovi ideali sessuali a partire dalla natura latente e subconscia propria del paziente. Sadger si è occupato in particolare del trattamento psicoanalitico dell’omosessualità e vanta molti successi. [11] Sadger ammette che ci siano molti limiti al successo di questo trattamento, e che esso non può influenzare i fattori congeniti dell’omosessualità, quando presenti. Altri psicoanalisti sono meno ottimisti per quanto riguarda la cura di inversione. Stekel sembra aver dichiarato di non aver mai visto una completa guarigione attraverso la psicoanalisi, e Ferenezi non è in grado di dare un buona spiegazione dei risultati; in particolare per quanto riguarda ciò che egli chiama omosessualità ossessiva, egli afferma che non è mai riuscito ad ottenere una completa guarigione, anche se le ossessioni, in generale, sono particolarmente trattabili con la psicoanalisi. [12]

Ho incontrato almeno due persone omosessuali che avevano subito un trattamento psicoanalitico e lo avevano trovato utile. Uno però era bisessuale, in modo che le difficoltà sulla strada del successo – ammesso che fosse un vero successo – non erano gravi . Nell’altro caso, l’inversione persisteva dopo il trattamento, esattamente come prima. Il beneficio che aveva ricevuto era dovuto al fatto che era stato messo in grado di comprendere meglio se stesso e di superare alcune delle sue difficoltà mentali. Il trattamento, quindi, nel suo caso, non era stato un metodo di cura, ma di igiene psichica, di ciò che Hirschfeld chiamerebbe “terapia di adattamento”. Non ci può essere alcun dubbio che – anche se mettiamo da parte ogni tentativo di guarigione e consideriamo la condizione di un invertito come innata e permanente – resta ancora un grande e importante spazio per una terapia.

Come abbiamo visto nei due capitoli precedenti, l’inversione sessuale non può essere considerata essenzialmente come uno stato folle o psicopatico. [13] Ma è spesso associata a condizioni nervose che possono trarre grande beneficio dall’igiene e dal trattamento, senza assolutamente nessun tentativo di superare un atteggiamento omosessuale che può essere radicato troppo profondamente per essere cambiato. L’invertito è particolarmente soggetto a soffrire di un alto grado di nevrastenia, che spesso comporta molta debolezza nervosa e irritabilità, perdita di autocontrollo, e iperestesia genitale. [14] Hirschfeld rileva che oltre il 67 per cento degli invertiti soffre di disturbi nervosi, e tra i casi trattati nel presente studio (come mostrato nel capitolo V) lievi disturbi nervosi funzionali sono molto comuni. Queste sono condizioni che possono essere migliorate, e possono essere trattate praticamente nello stesso modo come se non esistesse nessuna inversione, con tonici fisici e mentali; o, se necessario, con sedativi; con la ginnastica regolamentata, con esercizi all’aperto e con occupazioni che impegnano, senza forzare la mente. Un beneficio molto grande e permanente può essere ottenuto attraverso un percorso prolungato di tale igiene mentale e fisica; le condizioni nevrasteniche associate possono essere in gran parte rimosse, insieme con le paure morbose, i sospetti e le irritabilità che di solito sono parte della nevrastenia, e l’invertito può essere portato ad una condizione abbastanza sana e tonica di autocontrollo.

L’inversione non è quindi rimossa. Ma se il paziente è ancora giovane, e se la perversione non sembra essere profondamente radicata nell’organismo, è probabile che – a patto che la sua buona volontà lo aiuti – le misure igieniche generali, insieme con il trasferimento in un ambiente favorevole, possano gradualmente portare allo sviluppo dell’impulso sessuale normale. Se ciò non accade, si rende necessario esercitare grande cautela nel raccomandare metodi più forti. La sola “associazione platonica con l’altro sesso”, Moll sottolinea, “porta a risultati migliori rispetto a qualsiasi prescritto tentativo di coito”. Infatti, anche quando tale tentativo ha successo, di solito non è possibile considerare i risultati con molta soddisfazione. Non solo l’acquisizione dell’istinto normale da parte di un invertito avviene quasi a livello dell’acquisizione di un vizio, ma probabilmente riesce ben raramente a sradicare l’istinto invertito originale. [15] Quello che succede di solito è che la persona diventa capace di vivere entrambi gli impulsi, e non è evidentemente uno stato di cose soddisfacente, può anzi essere disastroso, soprattutto se porta al matrimonio, come può accadere in un uomo invertito o ancora più facilmente in una donna invertita. Il cambiamento apparente non risulta essere profondo e la condizione dell’invertito è peggiore della sua condizione originaria, per sé e per la moglie. [16]

Si può osservare, nelle storie presentate nel capitolo III, che la posizione dell’invertito sposato (non dobbiamo, ovviamente, considerare il bisessuale) è di solito più angosciante di quella del celibe. Tra i miei casi, il 14 per cento sono sposati. Hirschfeld ritiene che il 16 per cento degli invertiti siano sposati e il 50 per cento siano impotenti; egli non è in grado di trovare una sola guarigione dell’omosessualità, e a stento trova qualche miglioramento dovuto al matrimonio; quasi sempre l’impulso rimane inalterato. La felicità del invertito è, tuttavia, spesso piegata ad una condizione peggiore, e non da ultimo per effetto della sensazione che egli stia privando la moglie della felicità. Un invertito, che aveva lasciato il suo paese per paura di essere arrestato e aveva sposato una donna ricca che era innamorata di lui, ha detto ad Hirschfeld: “Cinque anni di reclusione non sarebbero stati peggio di un anno di matrimonio.” [17] In un matrimonio di questo genere il partner omosessuale e quello normale – anche se ignoranti di questioni sessuali – sono entrambi coscienti, spesso con uguale dolore, che, anche in presenza di affetto e di stima e della migliore buona volontà del mondo, c’è qualcosa che manca. L’elemento istintivo ed emotivo, che è l’essenza dell’amore sessuale e scaturisce dal nucleo centrale della personalità organica, non può essere creato volontariamente o addirittura dato per scontato. [18]

Anche per il bene della eventuale prole il matrimonio è da evitare. A volte è solo per i figli che l’invertito desidera sposarsi. Ma bisogna rilevare che l’omosessualità è indubbiamente in molti casi ereditaria. Spesso, è vero, i bambini vengono fuori abbastanza bene, ma, in molti casi, testimoniano che appartengono a un ceppo nevrotico e debole; [19] Hirschfeld si spinge fino a dire che è sempre così, e conclude che dal punto di vista eugenetico il matrimonio di una persona omosessuale è sempre molto rischioso. In un gran numero di casi tali matrimoni si rivelano sterili. La tendenza all’inversione sessuale nelle famiglie eccentriche e nevrotiche sembra semplicemente essere il metodo misericordioso della natura per liquidare una preoccupazione, che, dal suo punto di vista, ha cessato di essere redditizia.

Come regola generale, gli invertiti non hanno alcun desiderio di essere diversi da quello che sono e, se hanno qualche desiderio del matrimonio, di solito è solo momentaneo. Fanno tuttavia molte richieste patetiche di aiuto. Posso citare una lettera indirizzata a me da un signore che desiderava un consiglio su questo argomento: “In parte scrivo a voi come ad un moralista e, in parte, come ad un medico. Il Dr. D. ha pubblicato un libro in cui, senza spiegazioni, il trattamento ipnotico di questi casi era segnalato come coronato da successo. Sono ansioso di sapere se la vostra opinione rimane quella che era. Questa nuova assicurazione viene da un uomo la cui morale, la cui fermezza e la cui delicatezza sono indiscutibili, ma vi sarà facile immaginare come uno possa sottrarsi l’impianto di nuovi impulsi nel proprio inconscio, dal momento che le inclinazioni di recente creazione potrebbero disturbare le condizioni di vita. In ogni caso, nella mia ignoranza dell’ipnotismo temo che lo sforzo di instillare l’istinto normale potrebbe portare al matrimonio senza la certezza che l’istinto normale sia stabile. Vi scrivo, dunque, per spiegare la mia condizione attuale e bramano il vostro consiglio. È con grande riluttanza che vi svelo il segreto della mia vita, gelosamente custodito. Non ho altra anomalia, e non ho finora tradito il mio istinto anormale. Non ho mai reso nessuna persona vittima della mia passione: i sentimenti morali e religiosi erano troppo potenti. Ho trovato che il mio rispetto per le altre anime è una salvaguardia perfetta contro qualsiasi approccio all’impurità. Non ho mai avuto interesse sessuale per le donne. Una volta ho avuto una grande amicizia con una bella e nobile donna, senza alcuna mescolanza di sensazioni sessuali da parte mia. Nulla sapevo della mia condizione, e ho l’amaro rimpianto di aver provocato in lei un amore senza speranza, orgogliosamente e tragicamente nascosto fino alla sua morte. Le mie amicizie con gli uomini, gli uomini più giovani, sono state colorate dalla passione, contro la quale ho combattuto continuamente. La vergogna di questo ha reso la mia vita un inferno, e l’orrore di questa anomalia, da quando sono venuto a sapere che cosa sia, è stato un nemico alla mia fede religiosa. Qui non ci potrebbe essere nessun istinto mandato dal cielo che io debba imparare ad usare in modo razionale e casto, sotto il controllo della lealtà spirituale. La potenza che mi ha dato la vita sembrava insistere sul mio fare ciò per cui quella stessa potenza mi avrebbe punto col rimorso. Se non c’è un rimedio, io sono costretto o a gridare contro l’ingiustizia di questa vita di tormento oscillante tra la natura e la coscienza, o a sottomettermi alla fiducia cieca dell’ignoranza sconcertata. Se c’è un rimedio, la vita non sembra essere una prova così intollerabile. Non sto sostenendo che devo cedere all’impulso. Non dubito che una vita di puro celibato sia possibile per quanto riguarda le azioni. Ma non riesco a capire come l’amicizia con uomini più giovani possa andare avanti non colorata da una mescolanza di sensualità, che mi riempie di vergogna e di disgusto. La gratificazione della passione – normale o anormale – è ripugnante al sentimento estetico. Ho quasi 42 anni e mi sono sempre allontanato da interessi personali che minacciassero di diventare pericolosi per me. Più di un anno fa, tuttavia, un nuovo destino è sembrato aprirsi alla mia vita infelice e solitaria. Sono diventato intimo con un giovane di 20 anni, della più rara bellezza fisica e di carattere. Sono sicuro che lui è ed è sempre stato puro. Vive una vita morale e religiosa elevata, dominato dall’idea che lui e tutti gli uomini sono partner della natura divina, e in grado, con la forza di quella natura, di essere liberi dal male. Io credo che lui sia normale. Si mostra compiaciuto dalla compagnia di giovani donne attraenti e in modo innocente e spensierato fa riferimenti al tempo in cui potrà essere in grado di sposarsi. È amato da tutti, ma si è rivolto a me come ad un amico e a un maestro. È povero, ed è stato possibile per me garantirgli una buona educazione. Ho cominciato ad aiutarlo partendo dai desideri di una vita solitaria. Ho voluto un figlio e un amico della mia desolazione interiore. Io desideravo la compagnia di questa natura pura e felice. Ho sentito un tale rispetto per lui che speravo di trovare l’elemento sensuale in me purgato via dalla sua purezza. Sono, infatti, del tutto incapace di fargli del male; io non sono moralmente debole; tuttavia l’elemento sensuale è lì, ed avvelena la mia felicità. Egli è ardentemente affettuoso ed espansivo. Trascorre le estati con me in Europa, e la tenerezza che prova per me lo ha spinto a volte ad abbracciarmi e baciami come sempre ha fatto con suo padre. Di recente ho iniziato a temere che, senza volontà o desiderio io possa danneggiare il fiorire del sentimento in lui, soprattutto se è vero che la tendenza omosessuale è latente nella maggior parte degli uomini. L’amore che mi mostra è la mia gioia, ma è una gioia avvelenata. È il pane e il vino della vita per me; ma non oso pensare in che cosa il suo affetto ardente potrebbe trasformarsi. Posso andare avanti nel combattere la battaglia del bene e del male nel mio attaccamento a lui, ma non posso definire il mio dovere verso di lui. Evitarlo sarebbe una crudeltà e sarebbe come smentire la sua fiducia nella fedeltà umana. Senza la mia amicizia non avrà i miei soldi – la condizione di una grande carriera. Certo potrei spiegare a lui quello che sto spiegando a voi, ma la prova e la vergogna sono troppo grandi, e non riesco a vedere che cosa ne potrebbe venire di buono. Se ha la capacità di sentire come un omosessuale, potrebbe essere violentemente stimolato; se non ha quella capacità, proverebbe repulsione.

“Supponiamo, quindi, che io possa cercare un trattamento ipnotico, io ancora non so quali trucchi una natura anomala potrebbe mettere in campo contro di me quando, deviato da una suggestione, potrei perdere la gioia di questa amicizia, senza alcuna compensazione. Ho paura, ho paura! Potrei non essere influenzato ad evitare le uniche persone che mi ispirano sentimenti altruisti?

“Abbiate pazienza nel seguire questo racconto della mia storia. Molte virtù sono facili per me, e la mia vita è spesa in attività culturali. Ahimè, tutta la cultura che mi viene attribuita, tutte le preghiere e le aspirazioni, tutta la forte volontà e gli eroici propositi non hanno liberato la mia natura da questa cattiva tendenza! Quello che desidero è il diritto di amare, non per la mera gratificazione fisica ma per il diritto di prendere un altro tra le braccia del mio cuore e di dimostrargli tutta la tenerezza che sento, di trovare la mia gioia nel pianificare la sua carriera insieme con lui, come uno che ha giustamente e naturalmente il diritto di farlo. Bramo questo dato che non posso avere un figlio. Interrompo qui il discorso.

“Quando leggo quello che ho scritto, vedo quanto è inutile. È possibile, infatti, che rimuginare sulla mia disgrazia personale ingrandisca nella mia mente il senso di pericolo per questo amico attraverso di me, e che io abbia solo bisogno di trovare il giusto rapporto di cordialità e freddezza che lo garantisca contro qualsiasi attaccamento troppo ardente. Certamente non ho paura di dimenticarmi di me stesso. Eppure due cose trovano posto dall’altra parte: mi ribello interiormente contro la necessità di isolarmi come se fossi un appestato, e mi ribello contro la macchia del sentimento sensuale. L’uomo normale può sentire che non deve vergognarsi del suo istinto quando lo spirito è capace di controllarlo. Io so che, per la coscienza degli altri, il mio istinto sarebbe un peccato e una viltà, e non ho la tendenza a costruirmi un sistema morale per me stesso. Ho, per restare tranquillo, dei momenti in cui dichiaro a me stesso che avrò la mia gratificazione sensuale, così come ce l’hanno gli altri uomini, ma nel momento in cui penso alla malvagità di essa, la ribellione è ben presto superata. La disistima di sé, il senso della tara, la necessità di ritirarmi dalla felicità per paura di trasmettere la mia tara, questa è una malattia spirituale che rende il tono di base della mia esistenza caratterizzato dal dolore e dalla malinconia. Se voi poteste offrirmi anche solo un po’ di conforto morale, senza la promessa di assistenza medica ve ne sarei comunque grato.”

In un caso come questo, si può fare poco più che avvisare il sofferente che, per quanto dolorosa la sua partita possa essere, non è priva di consolazioni, e che sarebbe stato meglio consigliargli di perseguire, con la leggerezza possibile, il percorso che lui stesso ha già da tempo definito da sé. L’invertito a volte non riesce a rendersi conto che per nessun uomo con alti ideali morali, per quanto normale sia, è facile trovare una giusta condotta di vita, e che se l’invertito deve essere soddisfatto di un affetto senza passione e di vivere una vita di castità, egli non sta facendo più di quello che hanno fatto migliaia di uomini normali, volontariamente e con soddisfazione. Per quanto riguarda l’ipnosi in un caso come questo, è del tutto irragionevole aspettarsi che la suggestione possa soppiantare gli impulsi organici profondamente radicati che sono cresciuti nel corso della vita.

Possiamo quindi concludere che nel trattamento dell’inversione il risultato più soddisfacente è solitamente ottenuto quando è possibile con metodi diretti e indiretti ridurre l’iperestesia sessuale, che spesso esiste, e affinare e spiritualizzare l’impulso invertito con metodi psichici, in modo che la perversione naturale invertita non possa diventare una causa di perversione acquisita in altri. L’invertito non è solo vittima della sua stessa ossessione anormale, è anche vittima di ostilità sociale. Dobbiamo cercare di distinguere la parte delle sue sofferenze imputabile a ciascuna di queste due cause. Quando rivedo i casi che ho presentato e la storia mentale degli invertiti che ho conosciuto, sono propenso a dire che se siamo stati in grado di permettere ad un invertito di essere sano, capace autonomamente di grandi sforzi e di auto-rispettarsi, abbiamo spesso fatto molto meglio che convertirlo in un mero simulacro debole di un uomo normale. Un appello alla pederastia dei giorni migliori della Grecia e la dignità, la temperanza, la castità anche, che essa ha comportato, a volte troveranno una pronta risposta nella natura emotiva entusiasta dell’invertito congenito. Si è spesso trovato che i Dialoghi di Platone sono stati una fonte di grande aiuto e consolazione per gli invertiti. L’”amore virile” celebrato da Walt Whitman in Leaves of Grass [Foglie d’erba], anche se può essere di valore più dubbio per un uso generale, fornisce un ideale sano e robusto all’invertito che è insensibile agli ideali normali. [20]

Tra libri recenti, : An Anthology of Friendship, a cura di Edward Carpenter, può essere raccomandato. Un libro simile in tedesco, di carattere più esteso, è Lieblingminne und Freudesliebe in der Weltliteratur, a cura di Elisar von Kupffer. Menzione può essere fatta anche del Freundschaft(1912) del barone von Gleichen-Russwurm, una sorta di storia letteraria dell’amicizia, senza specifico riferimento all’omosessualità, anche se vengono introdotti molti scrittori di tendenza invertita. Notevoli sono le Tagebücher di Platen, in pratica il diario di un invertito di carattere elevato e di alti ideali. I volumi dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen contengono molti studi che vertono sugli aspetti ideali ed estetici dell’omosessualità.

Vari poeti moderni di grandi capacità hanno dato espressione alle emozioni di amicizia esaltata o appassionata verso individui dello stesso sesso, sia che tale amicizia possa, sia che non possa propriamente essere definita omosessuale. È appena il caso di fare riferimento a In Memoriam, in cui Tennyson ha racchiuso il suo affetto per il suo amico di gioventù, Arthur Hallam, e ha sviluppato un quadro dell’universo sulla base di tale affetto. Le poesie di Edward Cracroft Lefroy sono notevoli, e il signor John Gambril Nicholson ha pubblicato privatamente parecchi volumi di versi (A Chaplet of Southernwood, A Garland of Ladslove, ecc.) che hanno un fascino delicato combinato con alta abilità tecnica. Alcuni libri, principalmente o interamente scritti in prosa, possono ragionevolmente essere inclusi nello stesso gruppo. Tali sono In the Key of Blue, di John Addington Symonds, e le Memoirs of Arthur Hamilton (pubblicato in forma anonima da un noto autore, A. C. Benson), in cui con un’espressione un po’ platonica viene elaborata l’idea che l’individuo malato deve passare “dall’amore di una giusta forma all’amore della bellezza astratta” e “dalla contemplazione della propria sofferenza alla considerazione della radice di ogni sofferenza umana.”

Per quanto riguarda la letteratura poetica moderna sull’omosessualità femminile probabilmente non c’è nulla da mettere a fianco ai vari volumi – patetici nella loro coraggiosa semplicità e sincerità – di “Renée Vivien” (vedi spèra, p. ??). La maggior parte delle altre donne che hanno cantato l’omosessualità hanno cautamente gettato un velo di eterosessualità sopra i loro canti.

I romanzi di un tono più o meno sicuramente omosessuale sono ormai molto numerosi in inglese, francese, tedesco e altre lingue. In inglese l’omosessualità è per la maggior parte velata e le la narrazione ha a che vedere in gran parte con la vita scolastica e i ragazzi in modo che il carattere emozionale e romantico delle relazioni descritte possa apparire più naturale. Così Tim, un libro anonimo pubblicato da H. O. Sturgis (1891), ha descritto la devozione di un ragazzo per un ragazzo più grande a Eton e la sua morte in tenera età. Jaspar Tristram, di A. W. Clarke (1899), ancora una volta, è una storia ben scritta di un’amicizia tra studenti di tono omosessuale; un ragazzo viene presentato come uno che prova attrazione per i ragazzi che sono come le ragazze; una ragazza è diventata attraente per l’eroe, perché lei è come un ragazzo e gli ricorda il fratello [di lei], che lui aveva precedentemente amato. The Garden God: A Tale of Two Boys, di Forrest Reid (1905), è un altro libro piuttosto simile, a suo modo un idillio affascinante e delicatamente scritto.Imre: A Memorandum, (1906), di “Xavier Mayne” (lo pseudonimo di un autore americano, che ha anche scritto The Intersexes), pubblicato privatamente a Napoli, è un libro di una classe diversa; che rappresenta la passione francamente omosessuale di due uomini reciprocamente attratti, un inglese che si suppone abbia scritto la storia, e un ufficiale ungherese; contiene una notevole rappresentazione dello sviluppo omosessuale che è probabilmente più o meno reale.

In francese ci sono parecchi romanzi che trattano di omosessualità, a volte con simpatia, a volte con indifferenza artistica, a volte con spirito satirico. André Gide (ne L’Immoraliste e altri libri), Rachilde (Madame Vallette), Willy (nella ben nota serie Claudine) possono essere menzionati, tra gli altri scrittori di più o meno notevoli, che hanno trattato una o più volte di omosessualità. Una particolare menzione va fatta per l’autore belga George Eekhoud, il cui Escal-Vigor (condannato a Bruges alla sua pubblicazione) è un libro di speciale potenza. Le storie omosessuali di Essebac, di cui L’Elu (1902) è considerata la migliore, sono di carattere romantico e sentimentale. Lucien(1910), di Binet-Valmer, è un penetrante e poco simpatico studio sull’inversione. Les Adolescents Passionnés di Nortal (già citato, p. ??) è uno studio particolare intimo e preciso dell’omosessualità nelle scuole francesi. Sarebbe facile citare molti altri libri.

In Germania, negli ultimi anni sono stati pubblicati molti romanzi di carattere omosessuale. Di solito non sono, a quanto pare, di grande carattere letterario, ma a volte sono notevoli come racconti più o meno mascherati di fatti reali. Aus Eines Mannes Mädchenjahren, di Body, si dice che sia un’autobiografia fedele. Der Neue Werther: eine Hellenische Passions-geschichte di Narkissos (1902) si dice che sia anche autentico. Un altro libro che può essere menzionato è Ein Junger Platos: Aus dem Leben eines Entgbeistes di Konradin (1914). Le opere letterarie tedesche sull’omosessualità, così come quelle di altri paesi, si troveranno riassunte in maniera adeguata e critica da Numa Praetorius nei volumi dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen. Vedi anche Die Homosexualität di Hirschfeld, pp. 47 e 1018 e seguenti.

È attraverso un qualche metodo simile di auto-trattamento come questo che la maggior parte degli uomini e delle donne più altamente intelligenti, le cui storie ho già ricordato brevemente, hanno finalmente, lentamente e istintivamente raggiunto una condizione di relativa salute e la pace, sia fisica che morale. Il metodo di autocontrollo e di auto-acculturazione, senza auto-repressione, sembra essere il metodo più razionale di trattare con l’inversione sessuale quando tale condizione è veramente organica e radicata. È meglio che un uomo possa avere la possibilità di sfruttare al meglio i propri forti istinti naturali, con tutti i loro svantaggi, piuttosto che essere asessuato e pervertito, schiacciato in una posizione che non ha naturale attitudine ad occupare. Come sia Raffalovich che Féré hanno ribadito, è l’ideale della castità, piuttosto che quello della sessualità normale, che l’invertito congenito dovrebbe tenere davanti agli occhi. Egli non può avere in sé la realizzazione dell’uomo medio sensuale; egli può avere in sé l’agire di un santo. [21] Quale lavoro positivo nel mondo un invertito possa fare è dimostrato dagli esempi storici di invertiti illustri; e, mentre è certamente vero che queste considerazioni valgono soprattutto per le nature più fini, le storie che ho messo insieme sono sufficienti a dimostrare che tali nature costituiscono una parte considerevole degli invertiti. L’appetito sessuale grossolano e senza speranza non può quindi essere influenzato in questo modo; ma ciò resta vero sia se l’appetito è omosessuale sia se è eterosessuale, e non si guadagna nulla a permettendogli di nutrirsi di donne così come di uomini.

Una vita rigorosamente ascetica, c’è a stento bisogno di dirlo, è difficilmente possibile per tutte le persone, sia omosessuali o eterosessuali. È, tuttavia, al di fuori della competenza del medico raccomandare ai suoi pazienti invertiti di vivere secondo i loro impulsi omosessuali, anche quando quegli impulsi sembrano essere naturali alla persona che li dimostra. Il massimo che il medico ha il diritto di fare, mi sembra, è presentare la situazione in modo chiaro e lasciare al paziente una decisione della quale egli stesso deve assumersi la responsabilità. Forel si spinge fino a dire che non vede alcun motivo per cui gli invertiti non dovrebbero costruire città loro proprie e sposarsi l’uno con l’altro se questo a loro piace, dal momento che non possono fare alcun danno agli adulti normali, mentre i bambini possono essere protetti da loro. [22] Tali concetti sono, tuttavia, troppo lontani dalle nostre presenti convenzioni sociali perché valga la pena di prenderli in seria considerazione.

Il punto di vista qui sostenuto, si può osservare, non nega in nessun modo all’invertito un diritto alla soddisfazione dei suoi impulsi. Numa Praetorius osserva, sembrerebbe giustamente, che mentre l’invertito deve essere correttamente messo in guardia contro la licenza sessuale innaturale, e mentre coloro che sono capaci di continenza fanno bene a preservarla, il negare qualsiasi diritto all’attività sessuale all’invertito produce come sola conseguenza il fatto che quegli invertiti che non sono incapaci di autocontrollo mettano incautamente da parte tutte le restrizioni (Zeitschrift für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, 1906, p. 726). Può darsi che l’invertito abbia diritto all’indulgere alla sessualità ma ha anche il dovere di accettare la piena responsabilità delle proprie azioni e la necessità di riconoscere l’attuale atteggiamento della società in cui vive. Non gli si può consigliare di mettersi in opposizione violenta con quella società.

Il mondo non sarà un luogo tollerabile per le persone marcatamente invertite fino a quando quelle persone non saranno meglio comprese, e questo comporterà un radicale cambiamento nell’opinione pubblica generale e anche in quella della classe medica. Un medico invertito, della più alta fama e di successo nella sua professione, mi scrive su questo punto: “La prima e più semplice cosa da fare, mi sembra, è convincere la classe medica che noi, persone sfortunate, non siamo solo altrettanto sani di mente, ma altrettanto morali, dei nostri fratelli normali, e che siamo ancora più attivi di loro nella suprema necessità dell’autocontrollo (necessario sotto tutti i punti di vista). Non è la licenza che vogliamo ma la giustizia; noi vogliamo abolire la crudeltà e il pregiudizio convenzionale, non la giusta a opportuna indignazione della società verso i crimini contro l’ordine sociale. Vogliamo rendere possibile per noi soddisfare i nostri istinti innati (che non riguardano essenzialmente e solo i cosiddetti atti sessuali) senza per questo diventare criminali. Uno di noi che, in qualsiasi circostanza, seducesse una persona del suo stesso sesso, di minore età, e in particolare uno la cui tendenza sessuale sia sconosciuta, meriterebbe la severa punizione comminata a una persona normale che ha fatto lo stesso con una ragazza, ma non di più; mentre, fino a quando non viene commesso alcun reato pubblico, non ci dovrebbe essere nessuna condanna o calunnia in conseguenza di atti sessuali commessi con pieno consenso tra persone mature. Questi atti possono o non possono essere sbagliati e immorali, proprio come gli atti sessuali tra persone mature di sesso diverso possono o non possono essere sbagliati o immorali. Ma in nessuno dei due casi la legge deve preoccuparsene; e l’opinione pubblica non dovrebbe fare alcuna distinzione tra le due situazioni. È sommamente importante che sia chiaro che noi non vogliamo alcun rilassamento degli obblighi morali. Al momento soffriamo di un male inconcepibilmente crudele.”

Dobbiamo sempre ricordare, e non vi è, infatti, alcuna possibilità di dimenticare che la questione dell’omosessualità è una questione sociale. Entro certi limiti la gratificazione dell’impulso sessuale normale, anche al di fuori del matrimonio, non suscita una indignazione generale o profonda; ed è considerata come una questione privata; a torto o a ragione, la gratificazione dell’impulso omosessuale è considerata invece una questione pubblica. Questo atteggiamento si riflette più o meno esattamente nella legge. Così accade che ogni volta che un uomo è chiaramente colto in un atto omosessuale, per quanto esemplare sia stata la sua vita in precedenza, per quanto ammirevole essa possa ancora essere sotto tutti gli altri aspetti, qualsiasi ordinario cittadino normale, per quanto licenziosa e gaudente sia la sua vita, sente come un dovere morale il fatto di considerare l’autore del reato come irrimediabilmente dannato e di collaborare a cacciarlo fuori dalla società. A molto brevi intervalli si verificano casi, che senza raggiungere i giornali sono più o meno ampiamente noti, in cui uomini illustri in vari campi, non di rado uomini del clero, improvvisamente scompaiono dal paese o si suicidano in conseguenza di qualche simile esposizione al pubblico ludibrio anche solo minacciata. È probabile che molte tragedie oscure trovino la loro spiegazione in una causa omosessuale.

Alcuni dei vari modi tragici con cui le passioni omosessuali si mostrano alla società possono essere illustrati dalla la seguente comunicazione di un corrispondente, non invertito, che qui narra i casi che sono venuti sotto la sua osservazione in varie parti degli Stati Uniti. I casi cui si fa riferimento saranno forse noti a molti, ma ho modificato i nomi delle persone e dei luoghi: –

“All’età di 14 anni ero un corista della chiesa di …, il cui maestro di cappella, un inglese di nome M. W. M,, era un uomo abile, apparentemente un perfetto gentiluomo e un devoto uomo di chiesa. Sembrava che non si interessasse mai alla compagnia signore e non si mescolava molto nemmeno con gli uomini, ma ricercava la compagnia dei coristi della mia età. Faceva spesso visita alle case dei suoi preferiti, per prendere il tè, e quando chiedeva il consenso dei genitori per avere la compagnia di George o di Frank in una gita o per andare a teatro, e per passare poi la notte con lui, tale richiesta trovava senza eccezione una risposta positiva. Ricorderò sempre la mia prima notte con lui. Cominciò a blandirmi e ad accarezzami, calmando il mio stato di allarme con rassicurazioni circa il fatto che non mi avrebbe fatto male e, dopo, richiedendomi di mantenere il segreto, e anche con la promessa di molti piaceri futuri. Io acconsentii al suo desiderio o meglio alla sua passione, che sembrava soddisfare con un tentativo di fellatio. Era depravazione? Direi: “No!” dopo aver letto la sua successiva confessione, trovata nella sua stanza dopo la sua morte per suicidio. Arrivò al suicidio per i suoi rapporti troppo intimi con il figlio del rettore che contrasse il ballo di San Vito [un tipo di encefalite] e nel delirio di una febbre che ne seguì per esaurimento nervoso raccontò di lui e delle sue azioni. Si fece un’indagine approfondita e M. scappò, un uomo con il cuore spezzato e caduto in disgrazia, che, come risultato del rimorso, della persecuzione implacabile, e dell’esposizione a pubblico ludibrio per diversi anni, concluse la sua vita per annegamento volontario. Nella sua confessione raccontò di essere stato allevato sotto fortissimi freni morali e di aver vissuto una vita esemplare, con l’eccezione di questo strano desiderio che la sua forza di volontà non riusciva a controllare.

“Il caso successivo è quello di C. H.. Veniva da un’antica famiglia di uomini cervellotici che avevano occupato e occupano ancora oggi posti di primo piano sul pulpito e nel foro, ed era lui stesso un giovane avvocato di talento. L’ho conosciuto intimamente, dato che per sei anni è stato un vicino molto prossimo ed eravamo soci in un’attività alberghiera. Era un ometto effeminato, alto 5 piedi e 2 pollici, del peso di 105 libbre, molto miope, e aveva una voce sottile, non tremante o in falsetto, ma pur sempre una voce che sviliva materialmente la bella retorica che scorreva dalle sue labbra. Aveva servito il suo paese come suo rappresentante in parlamento e aveva ricevuto la nomina a senatore, nel corso di una battaglia politica combattuta. L’ultima richiesta di voti e gli ultimi discorsi furono fatti in una città che era piena di gente proprio per questa ragione. Quella notte H. doveva occupare una stanza con uno sconosciuto, di nome E., un commesso viaggiatore. C’erano due letti in quella stanza. Il signor E., il giorno dopo disse a diverse persone che durante la notte era stato svegliato da H., che era venuto sul suo letto e aveva la bocca sulla sua ‘persona’, che aveva minacciò di cacciarlo fuori dalla stanza, ma che H. lo aveva supplicato, era caduto in ginocchio e aveva giurato che era stato sopraffatto da una passione che aveva fino ad allora controllato, e gli aveva chiesto di non esporlo al pubblico ludibrio. Una volta venuti questi fatti a conoscenza dei suoi avversari, essi entro ventiquattro ore, si affrettarono a trarne vantaggio etichettando H. come un secondo Oscar Wilde, ed esponendo i fatti nella misura in cui la decenza e la legge lo consentivano. Gli amici di H. andarono da lui e gli diedero una delle due alternative: se colpevole, o di uccidersi o di lasciare quella sezione per sempre; se non colpevole, di uccidere il suo diffamatore, E. H. affermò la sua innocenza, e in compagnia di due amici, C. e J., prese il treno per … . Venuti a sapere sul treno che E. si trovava in una città dodici miglia ad est, presero a noleggio una carrozza veloce e ci andarono via terra. Trovarono E. alla stazione, in attesa dell’arrivo di un treno. H., con una pistola, si fece avanti e nella sua eccitazione disse: ‘Mi hai esposto al pubblico ludibrio, vero?’ Essendo miope, la sua mira di dimostrò fuori bersaglio. E. balzò in avanti e afferrò H. per impossessarsi della pistola, ma fu sparato da C. e J., che lo colpirono alla schiena. Spirò in pochi minuti, la sua ultima dichiarazione fu nel senso che H era colpevole di ciò di cui era accusato. H., C., e J. furono condannati al carcere a vita. Durante i miei sei anni di conoscenza con H. non venni a sapere nulla di negativo sul suo carattere, né nessuno si è mai fatto avanti per dire che in qualsiasi altra occasione egli abbia mai mostrato questa debolezza. So che la sua vita precedente era stata condotta in un’atmosfera pura, dato che lui era figlio unico ed era l’idolo di entrambi i suoi genitori, che nutrivano grandi speranze circa il suo futuro successo, genitori che sopravvivono a questa vergogna, ma hanno il cuore spezzato.

“Il caso successivo è quello del Rev. T. W., professore presso l’Università di … . Il signor W. è un gentiluomo studioso, affabile nel suo discorso, eloquente nella sua oratoria, e fine conoscitore dei classici. Fu esposto al pubblico ludibrio da alcuni dei suoi studenti, che, per usare una frase gergale, lo accusarono di essere un ‘head-worker’. [che significa sia “capo operaio” che “uno che lavora di testa”] Quando il suo caso fu esaminato da parte del corpo docente, confessò la sua debolezza e disse che non riusciva a controllare la sua passione diabolica. Le sue dimissioni furono accettate sia dalla chiesa che dal college, e se ne andò.

“So di alcuni altri casi che hanno i loro tratti peculiari, e credo che queste persone non siano diventate dipendenti da questa abitudine attraverso le cosiddette “indiscrezioni della giovinezza”, dato che in ogni caso i loro primi anni di vita erano più liberi dalla contaminazione di quelli del 90 per cento dei ragazzi che, avendo ereditato lo stato di uomo, non hanno, come me, alcun desiderio di deviare dalla vecchia maniera formulata dal nostro antico padre Adamo.”

Si può difficilmente affermare che la coscienza di questo atteggiamento della società sia favorevole alla realizzazione da parte dell’invertito di uno stato mentale abbastanza sano ed equilibrato. Questo atteggiamento è, infatti, una delle grandi difficoltà nella sua strada, e spesso lo porta ad oscillare tra gli estremi della melanconia e dell’esaltazione egoista. Noi consideriamo tutta l’omosessualità con disgusto assoluto e non mitigato. Siamo stati educati a venerare Alessandro Magno, Epaminonda, Socrate, e altri eroi antichi; ma essi sono sepolti al sicuro nel passato remoto, e non influenzano il nostro disprezzo dell’omosessualità nel presente.

È stato nel IV secolo, a Roma, che la forte opposizione moderna all’omosessualità è stata chiaramente formulata nelle leggi. [23] La razza romana era stata a lungo in decadenza; perversioni sessuali di ogni genere fiorivano; la popolazione stava diminuendo. Allo stesso tempo, il cristianesimo, con il suo antagonismo giudaico-paolino all’omosessualità, si stava rapidamente diffondendo. Gli statisti del giorno, ansiosi di accelerare gli impulsi della vita nazionale che stavano venendo meno, utilizzarono questo potente sentimento cristiano. Costantino, Teodosio, Valentiniano, tutti approvarono leggi contro l’omosessualità, l’ultimo, ordinando in ogni caso come condanna le vindices flammæ; ma le leggi da loro promulgate non sembrano essere state rigorosamente applicate. Nell’anno 538, Giustiniano, agitando il terrore di carestie, terremoti e pestilenze in cui vide la misteriosa “ricompensa adeguata” profetizzata da San Paolo, [24] emise il suo editto condannando i trasgressori innaturali ad essere passati a fil di spada, “per paura che, come risultato di questi atti empi” (come recita il preambolo della sua Novella 77) “intere città periscano, insieme ai loro abitanti”, dato che ci viene insegnato dalla Sacra Scrittura che, attraverso questi atti, le città sono morte con gli uomini che contenevano.” [25] Questo editto (che Giustiniano fece seguire da una nuova ordinanza per ottenere lo stesso effetto) ha costituito il fondamento della promulgazione legale e dell’opinione sociale per quanto riguarda questa materia in Europa per milletrecento anni. [26] in Francia le vindices flammæ sono sopravvissute fino all’ultimo; San Luigi aveva consegnato questi delinquenti sacrileghi alla Chiesa perché fossero bruciati; nel 1750 due pederasti furono bruciati in Place de Grève, e solo pochi anni prima della Rivoluzione fu bruciato anche un frate cappuccino di nome Pascal.

Dopo la rivoluzione, però, iniziò un nuovo movimento, che è proseguito lentamente e costantemente da allora, anche se ancora divide le nazioni europee in due gruppi. Giustiniano, Carlo Magno e San Luigi avevano insistito sul peccato e sul sacrilegio della sodomia, presi come base per la sua punizione. [27] È stato senza dubbio in gran parte come reato religioso che il Code Napoléon ha omesso di punirlo. La legge francese fa una distinzione chiara e logica tra crimine, da un lato, vizio e irreligiosità dall’altro, preoccupandosi solo del primo. Le pratiche omosessuali in privato, tra due partner consenzienti adulti, uomini o donne, non vengono assolutamente puniti dalCode Napoléon e dalla legge francese di oggi. Solo in tre casi l’atto omosessuale rientra nella competenza della legge come reato: (1) quando vi è outrage public à la pudeur, – cioè quando l’atto viene eseguito in pubblico o con la possibilità che ci siano testimoni; (2) quando vi è violenza o assenza di consenso, qualunque sia il grado in cui l’atto sia stato consumato; (3) quando una delle parti è minorenne, o non in grado di dare un valido consenso; in alcuni casi sembra possibile applicare l’articolo 334 del codice penale, diretto contro l’incitazione abituale alla corruzione dei giovani di entrambi i sessi di età inferiore ai 21 anni.

Questo modo di trattare i reati innaturali si è diffuso ampiamente, in un primo momento a causa dell’influenza politica della Francia, e più recentemente, perché un tale atteggiamento si è fatto notare per i suoi meriti. In Belgio la legge è simile a quella del Code Napoléon, come è anche in Italia, Spagna, Portogallo, Romania, Giappone, e in numerose terre del Sud America. In Svizzera la legge è un po’ vaga e varia leggermente nei diversi cantoni, ma non è severa; a Ginevra e in alcuni altri cantoni non c’è sanzione penale; la tendenza generale è quella di infliggere una breve carcerazione, quando sono state presentate denunce gravi e alcuni casi, a volte, possono essere risolti privatamente dal magistrato.

Gli unici grandi paesi europei in cui l’omosessualità in sé rimane un reato penale sembrano essere la Germania, l’Austria, la Russia e l’Inghilterra. In molti degli Stati tedeschi, come la Baviera e l’Hannover, la semplice omosessualità prima non era punita, ma da quando nel 1871 le leggi di Prussia furono applicate al nuovo impero tedesco, non è stato più così, e la carnalità innaturale tra maschi è diventata un reato contro la legge. Questo articolo del codice tedesco (sezione 175) ha causato grande discussione e molte difficoltà pratiche, perché, anche se i termini della legge rendono necessario intendere come widernatürliche Unzucht [sodomia] altre pratiche oltrepædicatio, non ogni pratica omosessuale è inclusa; mentre deve essere inclusa qualche pratica simile normale coito. Vi è una opinione diffusa che questo articolo del codice dovrebbe essere abolito; sembra che una volta una commissione autorevole si sia pronunciata a favore di questo passo e che la proposta si sia avvicinata ad essere adottata. La legge austriaca è in qualche modo simile a quella tedesca, ma si applica alle donne e agli uomini; questo è logico, perché non c’è alcun motivo per cui l’omosessualità dovrebbe essere punita negli uomini e lasciata impunita nelle donne. In Russia la legge contro le pratiche omosessuali sembra essere molto severa, e comporta, in alcuni casi, l’esilio in Siberia e la privazione dei diritti civili; ma può difficilmente essere eseguita rigorosamente.

La legge vigente in Inghilterra è severa, ma semplice. La conoscenza carnale per anum di un uomo o di una donna o di un animale è punita con una pena dei lavori forzati per non meno di tre anni, o della reclusione per non più di due anni. Anche gli “atti osceni” tra maschi, anche se commessi in privato, costituiscono reato dal 1885. [28] Questa norma è aperta alle critiche. Con l’omissione delle parole “o in privato” sarebbe una norma giusta e in armonia con la legislazione europea più illuminata; ma occorre ricordare che un atto diventa indecente solo quando coloro che lo compiono o vi assistono lo considerano come indecente. L’atto che ha portato ognuno di noi nel mondo non è indecente; diventerebbe tale, se svolto in pubblico. Se due persone di sesso maschile, che hanno raggiunto l’età del discernimento, concordano insieme di eseguire qualche atto di intimità sessuale in privato, nessuna indecenza è stata commessa. Se una delle parti consenzienti dichiara successivamente di aver compiuto quell’atto, può senza dubbio nascere l’indecenza, come può accadere anche nel caso del rapporto sessuale normale, ma sembra contrario alla buona politica che tale annuncio possa convertire l’atto stesso in un reato. Inoltre, “atti osceni” tra i maschi di solito significa una qualche forma di masturbazione reciproca; nessun codice penale considera la masturbazione come un reato, e non sembra che ci sia una ragione sufficiente per cui la masturbazione reciproca debba essere considerata in questo modo. [29] Il punto principale da garantire è che nessuno, ragazzo o ragazza, che non abbia raggiunto l’età del discernimento sia sedotto o abusato da una persona più grande, e questo punto è ugualmente ben garantito sulla base introdotta dal Code Napoléon. Per quanto vergognoso, disgustoso, personalmente immorale, e indirettamente antisociale possa essere per due persone adulte dello stesso sesso, uomini o donne, concordare insieme di compiere un atto di intimità sessuale in privato, non vi è alcuna base giusta e alcun adeguato terreno per definire tale atto reato per legge.

Una delle più gravi obiezioni al riconoscimento giuridico degli “atti osceni” privati è il fatto evidente che solo in rarissimi casi tale indecenza può diventare nota alla polizia, e così quindi noi perpetriamo ciò che è molto simile a una farsa legale. “La violazione di poche leggi”, come osserva giustamente Moll, per quanto riguarda la legge tedesca, “va così spesso impunita come la violazione di questa.” Accade lo stesso in Inghilterra, come è ampiamente dimostrato dal fatto che, degli invertiti sessuali inglesi, dei quali ho ricevuto le storie, neppure uno, per quanto ne so, è mai apparso in una corte penale con questa accusa.

Si può inoltre osservare che la legislazione contro l’omosessualità non ha alcun effetto evidente né nel diminuire né nell’aumentare la sua prevalenza. E non può che essere così per quanto riguarda il nucleo del gruppo omosessuale, se vogliamo considerare una parte considerevole di casi come congenita. In Francia l’omosessualità in quanto tale non è stata toccata dalla legge per un secolo; tuttavia abbonda, soprattutto, a quanto pare, tra i livelli più bassi della comunità; anche se la legge tace, il sentimento sociale è forte, e quando, come è accaduto in un caso, un uomo di genio indiscusso ha il suo nome associato a questa perversione, diventa difficile o impossibile per gli ammiratori del suo lavoro legare con lui personalmente; pochissimi casi di omosessualità sono stati registrati in Francia tra le classi più intelligenti; la letteratura sull’omosessualità è lì poco più che la letteratura sulla prostituzione maschile, a quanto dicono i funzionari di polizia, ed è portata avanti in gran parte a vantaggio degli stranieri. In Germania e in Austria, dove la legge contro l’omosessualità è severa, essa abbonda comunque, forse in misura molto maggiore che in Francia; [30] di certo si afferma con maggior vigore; è stato registrato un numero molto maggiore di casi rispetto a qualsiasi altro paese, e la letteratura tedesca sull’omosessualità è molto ampia, spesso pubblicata in forma popolare, ed è a volte entusiasticamente elogiativa. In Inghilterra la legge è particolarmente severa; tuttavia, secondo la testimonianza di coloro che hanno una conoscenza internazionale di queste questioni, l’omosessualità è esattamente altrettanto diffusa qui che sul continente; alcuni direbbero che lo è anche di più. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, anche se lì c’è meno da vedere in superficie. Non si può, quindi, affermare che i provvedimenti legislativi abbiano molta influenza sulla prevalenza dell’omosessualità. L’effetto principale sembra essere che il tentativo di soppressione spinge le menti più fini tra gli invertiti sessuali ad intraprendere una difesa entusiastica dell’omosessualità, mentre le menti più grossolane sono stimolate alla spavalderia cinica. [31]

Per quanto riguarda la prevalenza dell’omosessualità negli Stati Uniti, posso citare un corrispondente americano ben informato:

“La grande prevalenza dell’inversione sessuale nelle città americane è dimostrata dalla larga conoscenza della sua esistenza. Novantanove normali su cento sono stati avvicinati per le strade da invertiti, o hanno tra i loro conoscenti uomini che essi sanno essere sessualmente invertiti. Ognuno ha visto degli invertiti e sa quello che sono. L’atteggiamento del pubblico verso di loro è generalmente negativo: indifferenza, divertimento, disprezzo.

“Il mondo degli invertiti sessuali è, infatti, grande in ogni città americana, ed è una comunità chiaramente organizzata, con linguaggi, costumi e tradizioni sue proprie; e ogni città ha i suoi numerosi luoghi di ritrovo: alcune chiese dove gli invertiti si riuniscono; alcuni caffè ben noti per il carattere invertito dei loro proprietari, alcune strade dove, durante la notte, un uomo su cinque è un invertito. Gli invertiti hanno i loro ‘club’, con incontri notturni. Questi ‘club’ sono, in realtà, sale da ballo, collegate al saloon, e controllate dal titolare del saloon, lui stesso quasi sempre un invertito, come lo sono tutti i camerieri e i musicisti. I frequentatori di questi luoghi sono invertiti sessuali maschi (di solito dai 17 ai 30 anni di età); i turisti non trovano difficoltà a ottenere l’ingresso; in realtà, sono bene accolti per le bevande che acquistano per la compagnia e per altre ragioni. Gli spettacoli di canto e di ballo da parte di alcuni artisti preferiti sono le caratteristiche di questi incontri, con molti pettegolezzi e molte bevute ai tavolini allineati lungo le quattro pareti della stanza. I frequentatori di questi luoghi sono, in genere, invertiti del tipo più marcato, cioè, completamente femminili nella voce e nelle maniere, con il movimento caratteristico dell’anca nel loro camminare; anche se non ho mai visto lì alcun approccio all’abito femminile, senza dubbio, il desiderio  non ne manca e solo i regolamenti di polizia relegano quegli abiti ad altre occasioni e ad altri luoghi. Si può giustamente dedurre che la polizia sa di questi luoghi e sopporta la loro esistenza per un corrispettivo; non è insolito per lo straniero che lo chiede di essere diretto lì proprio da un poliziotto”.

Il processo di Oscar Wilde (vedi ante, pag. …), con la sua ampia pubblicità, e la natura fondamentale delle questioni che ha suggerito, sembra che abbia generalmente contribuito a dare determinatezza e autoconsapevolezza alle manifestazioni dell’omosessualità e che abbia spinto gli invertiti ad assumere un atteggiamento definito. Mi è stato assicurato in più parti che è così e che da quel caso, le manifestazioni dell’omosessualità sono diventate più pronunciate. Un corrispondente scrive: –

“Fino al momento del processo di Oscar Wilde non sapevo quale fosse la situazione della legge. La questione morale in sé, la sua relazione con la mia vita e quella dei miei amici, credevo di averla risolta; ma ora dovevo chiedermi fino a che punto fossi giustificato non solo nel violare la legge, ma nell’essere causa di una simile violazione  per altri, e altri più giovani di me. Non ho mai permesso che la norma di legge interferisse con quello che consideravo uno sviluppo morale, in qualsiasi giovane del quale sono responsabile. Non posso dire che il processo mi abbia indotto a cambiare il corso della mia vita, della giustezza della quale sono troppo convintamente persuaso, ma mi ha reso molto più attento e probabilmente ha acuito il mio senso di responsabilità verso il giovane. Recensire i risultati del processo nel suo complesso, senza dubbio ha fatto danni incalcolabili, e ha intensificato il nostro vizio nazionale dell’ipocrisia. Ma penso che esso abbia anche fatto qualcosa di buono nel senso che ha fatto sì che quanti, come me, hanno ragionato e hanno fatto profondamente esperienza in materia, e non devono essere pochissimi, siano pronti a sferrare un colpo, quando arriverà il momento, per quello che noi riteniamo essere giusto, onesto e pulito.”

Dall’America una signora scrive con riferimento alla posizione morale degli invertiti, pur senza allusione al processo Wilde: –

“Gli invertiti dovrebbero avere il coraggio e l’autonomia per essere se stessi, e per chiedere una indagine. Se uno si sforza di vivere con onore, e considera un valore il maggior bene per il maggior numero di persone, non è un crimine né una vergogna essere un invertito. Non ho bisogno della legge per difendermi, né desidero che mi sia fatta qualche concessione, né chiedo ai miei amici di sacrificare i loro ideali per me. Anch’io ho ideali ai quali mi manterrò sempre fedele. Tutto ciò che io voglio e che rivendico come mio diritto, è la libertà di esercitare questo dono divino di amare, che non è una minaccia per la società né una vergogna per me. Lasciate che si capisca una buona volta che l’invertito medio non è un degenerato morale né un degenerato mentale, ma semplicemente un uomo o di una donna che è meno altamente specializzato, meno completamente differenziato, rispetto ad altri uomini e donne, e credo che il pregiudizio contro di loro scomparirà, e se vivranno rettamente otterranno sicuramente la stima e la considerazione di tutte le persone che ragionano. So che cosa vuol dire per un invertito, che si sente messo da parte dal resto del genere umano, trovare un cuore umano che si fida di lui e lo capisce, e so che questo è quasi impossibile e resterà tale fino a quando il mondo non sarà reso consapevole di questi fatti.”

Ma, mentre la legge non ha avuto più influenza nel reprimere la sessualità anormale di quanta, ovunque abbia cercato di farlo, ne ha avuto nel reprimere l’istinto sessuale normale, è servita comunque a promuovere un altro reato. Quello che in Inghilterra viene chiamato blackmailing, in Francia chantage, e in Germania  Erpressung, – in altre parole, l’estorsione di denaro con la minaccia di mettere in pubblico qualche reato reale o fittizio – trova il suo principale campo di applicazione in relazione all’omosessualità. [32] Senza dubbio la rimozione della sanzione penale contro la semplice omosessualità non elimina il ricatto, come l’esistenza di questo tipo di chantagein Francia dimostra, ma rende il suo successo meno probabile.

Per tutti questi motivi, e tenendo in considerazione il fatto che la tendenza di una legislazione moderna, in generale, e il consenso di una opinione pubblica autorevole in tutti i paesi, sono in questo senso, sembra ragionevole concludere che né la “sodomia” (cioè la immissio membri in anum hominis vel mulieris), né gli “atti osceni” dovrebbero essere reati penali, tranne in determinate circostanze particolari. Vale a dire, che se due persone di uno o di entrambi i sessi, dopo aver raggiunto l’età del discernimento, [33] decidono privatamente di praticare qualche modalità perversa di rapporto sessuale, la legge non può essere chiamata ad intervenire. La funzione della legge in questa materia dovrebbe essere di prevenire la violenza, di proteggere il giovane, e di preservare l’ordine pubblico e la decenza. Qualunque cosa la legge abbia stabilito al di là di questo, deve essere lasciata agli individui stessi, ai moralisti, e all’opinione pubblica.

Allo stesso tempo, e mentre tale modifica nella legge sembra essere ragionevole, l’effetto che ne conseguirebbe sarebbe meno rilevante di quanto possa apparire a prima vista. In una percentuale di casi molto elevata, infatti, sono coinvolti dei ragazzi. È istruttivo osservare che sui 246 casi di Legludic (comprendendo le vittime e gli aggressori insieme) in Francia, 127, o più della metà, erano di età compresa tra 10 e 20 anni, e 82, cioè esattamente un terzo, erano di età compresa tra 10 e 14 anni. Resta quindi un notevole campo di applicazione per la legge, qualsiasi sia la percentuale di casi che possano non andare incontro a nessun altra sanzione al di là del discredito sociale.

Che, tuttavia, l’opinione pubblica – legge o non legge – parlerà senza voce incerta è molto evidente. Una volta l’omosessualità era soprattutto una questione di popolazione o di religione. Ora percepiamo poco sia i suoi aspetti economici che la sua trasgressività sacrilega; è per noi soprattutto un abominio disgustoso, vale a dire, una questione di gusto, di estetica; e, mentre è una cosa indicibilmente brutta per la maggioranza, è proclamata come bella da una piccola minoranza. Non so se abbiamo bisogno di trovare delle colpe con questo modo estetico di giudicare l’omosessualità, ma esso difficilmente si presta a fini legali. Lasciarsi andare ad una denuncia violenta della natura disgustosa dell’omosessualità, e proporzionare la sentenza al disgusto suscitato, o rimpiangere, come un giudice inglese si dice che abbia fatto nell’emanare la sentenza, che gli “atti osceni” non siano punibili con la morte, significa mettere in campo considerazioni del tutto estranee alla materia. I giudici che cedono a questa tentazione certamente non si lascerebbero mai influenzare consapevolmente dalle le loro opinioni politiche quando siedono in tribunale. Eppure le opinioni estetiche sono altrettanto estranee alla legge quanto le opinioni politiche. Un atto non diventa criminale perché è disgustoso. Mangiare escrementi, come osserva Moll, è estremamente disgustoso, ma non è un atto criminale. La confusione che esiste, anche nella mente legale, tra il disgustoso e il criminale è la prova ulteriore della indesiderabilità della sanzione penale della semplice omosessualità. Allo stesso tempo, essa mostra che l’opinione pubblica è ampiamente sufficiente per affrontare le manifestazioni della sessualità invertita. Questo per quanto riguarda gli aspetti legali dell’inversione sessuale.

Ma mentre non ci può essere alcun dubbio sul carattere ampiamente adeguato della reazione sociale esistente a tutte le manifestazioni della sessualità perversa, resta ancora la questione fino a che punto non solo la legge, ma anche lo stato dell’opinione pubblica, dovrebbe essere modificato alla luce di uno studio di tipo psicologico come quello che abbiamo qui condotto. È chiaro che questa opinione pubblica, modellata principalmente o esclusivamente con riferimento al vizio lordo, tende ad essere eccessivamente violenta nella sua reazione. Qual è, allora, è l’atteggiamento ragionevole della società verso l’inversione sessuale congenita? L’atteggiamento opportuno sembra trovarsi nell’evitare i due estremi. Da un lato, non ci si può aspettare che sia tollerato l’invertito che sbandiera in faccia alla società la sua perversione, e presuppone di essere di argilla più fine di quella del volgo, perché preferisce prendersi piacere con un soldato o con un poliziotto piuttosto che con le loro sorelle. Dall’altra parte, la società potrebbe anche astenersi dallo schiacciare con un’ignoranza irrazionale sotto il peso della vergogna chi è portatore di un’anomalia, che, come abbiamo visto, non è stata trovata incapace di impieghi positivi. L’inversione è un’aberrazione dal corso solito della natura. Ma lo scontro di elementi contrastanti che devono spesso segnare la storia di una tale deviazione, porta di tanto in tanto, e abbastanza frequentemente, ad attività più nobili rispetto a quelle prodotte dalla stragrande maggioranza di coloro che sono nati per consumare i frutti della terra. Essa porta, per la maggior parte, la sua sanzione nella struttura stessa del suo organismo. Noi siamo vincolati a proteggere i membri indifesi della società nei confronti dell’invertito. Se andiamo più in là, e cerchiamo di distruggere l’invertito stesso prima che abbia peccato contro la società, superiamo il mandato della ragione, e così facendo possiamo, forse, distruggere anche i figli dello spirito che possiedono a volte un valore maggiore rispetto ai figli della carne.

A questo punto possiamo lasciare la questione dell’inversione sessuale. Nel trattarla ho cercato di evitare l’atteggiamento di superiorità morale, che è così comune nella letteratura su questo argomento, e ho evitato di sottolineare quanto ripugnante sia questo fenomeno, o quanto orribile sia quell’altro. Un tale atteggiamento è tanto fuori posto nella ricerca scientifica come in un’inchiesta giudiziaria, e potrebbe ben essere lasciato al dilettante. Il medico che non prova se non disgusto alla vista della malattia è improbabile che possa portare soccorso ai suoi pazienti o istruzione ai suoi allievi.

Che l’inchiesta che abbiamo qui condotto non ci è solo utile nel soccorrere l’organismo sociale e i suoi membri, ma anche nel far luce sul campo della psicologia sessuale, è ora, spero, chiaro ad ogni lettore che mi ha seguito fino a questo punto. C’è una moltitudine di questioni sociali che non siamo in grado di affrontare direttamente e onestamente se non possediamo una conoscenza precisa come quella che è stata qui messa insieme per quanto riguarda il ruolo svolto dalla tendenza omosessuale nella vita umana. Inoltre, lo studio di questa tendenza perversa si estende al di là di se stesso;

“Al di sopra di quell’arte

Che dite aggiunga alla natura, c’è quell’arte

Che la natura stessa fa.”

La patologia non è che la fisiologia che lavora in condizioni nuove. Il flusso della natura scorre ancora nel canale piegato dell’inversione sessuale, e ancora scorre seguendo la legge. Non abbiamo sprecato il nostro tempo in questa escursione faticosa. Con la conoscenza qui maturata siamo i meglio attrezzati per avviarci allo studio delle più ampie questioni del sesso.

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[1] A questo proposito posso fare riferimento a Moll Sexual Life of the Child, agli scritti di Dr. Clement Dukes, medico della Rugby School, che riconosce pienamente i rischi della vita scolastica, e alla discussione sul vizio sessuale nelle scuole, iniziata da un discorso del Rev. J. M. Wilson, preside del Clifton college, nell’English Journal of Education, 1881-1882.

[2] Per quanto riguarda l’importanza delle emozioni sessuali in genere e la loro formazione, si veda il noto libro di Edward Carpenter, Coming of Age; il Professor Gurlitt ( “Knabenfreundschaften,”Sexual-Probleme, ottobre, 1909) difende anche che le amicizie intime della giovinezza, che nella sua esperienza non hanno mai avuto nemmeno il sospetto di omosessualità.

[3] Casanova, Mémoires, vol. i (edizione Garnier), p. 160. Vedi anche le rilevanti note presentate da un maestro esperto di una delle più grandi scuole pubbliche inglesi, che ho presentato nel vol. i di questi studi, “Auto-erotism”, terza ed., 1910.

[4] Vedi, per esempio, del professor J. R. Angell, “Some Reflections upon the Reaction from Coeducation,” Popular Science Monthly, Novembre 1902;  e anche Moll Sexual Life of the Child, cap. ix, e per una discussione generale sulla coeducazione, S. Poirson, La Coéducation 1911.

[5] Bethe, “Die Dorische Knabenliebe,” Rheinisches Museum für Philologie; vol. LXII, Heft 3, p. 440; confronta Edward Carpenter, Intermediate Types among Primitive Folk, cap. VI.

[6] Schrenck-Notzing, Suggestionstherapie bei krankhaften Erscheinungen des Geschlechtsinnes, 1892. (Traduzione inglese: Therapeutic Suggestion 1895.)

[7] Raffalovich, Uranisme et Unisexualité, 1896, p. 16. Egli osserva che l’invertito congenito che non ha mai avuto rapporti con le donne, e la cui anomalia, per usare la distinzione di Krafft-Ebing, è una perversione e non una perversità, è molto meno pericoloso e portato a sedurre gli altri rispetto alla persona più versatile e corrotta che ha conosciuto tutti i metodi di gratificazione.

[8] Vedi, per esempio, Moll, Konträre Sexualempfindung, cap. xi; Forel, Die Sexuelle Frage, cap. xiv; Näcke, “Die Behandlung der Homosexualität,” Sexual-Probleme, Agosto 1910; Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xxii.

[9] Moll, Zeitschrift für Psychotherapie, 1911, Heft 1; id., Handbuch der Sexualwissenschaften, 1912, p. 662 e seguenti.

[10] Questo è anche il parere di Numa Praetorius, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Gennaio 1913, pag. 222.

[11] Vedi, in particolare, Sadger, Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 12, 1908; anche Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. ix 1908; i metodi di Sadger sono criticati da Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. XXII, e difesi da Sadger, Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Luglio 1914, p. 392. Per una discussione del trattamento psicoanalitico dell’omosessualità condotta da un leader freudiano americano, si veda Brill, Journal American Medical Association, 2 Agosto 1913.

[12] Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914.

[13] Questo è ora generalmente riconosciuto. Vedi, ad esempio, Roubinovitch e Borel, “Un Cas d’Uranisme,” L’Encéphale, Agosto, 1913. Questi autori concludono che è oggi impossibile considerare l’inversione come l’equivalente o il sintomo di uno stato psicopatico, anche se dobbiamo riconoscere che coesiste frequentemente con stati emotivi morbosi. Anche Näcke, nella sua vasta esperienza, ha scoperto che l’omosessualità è rara nei manicomi e di tipo leggero; ha affrontato la questione in varie occasioni; vedi, per esempio, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii 1906.

[14] Krafft-Ebing riteneva che l’associazione temporanea o duratura dell’omosessualità con la nevrastenia, avendo la sua radice in condizioni congenite, è “quasi invariabile,” e alcuni autori (come Meynert) hanno considerato l’inversione come uno sviluppo accidentale sulla base della nevrastenia.

[15] Féré si è espresso in merito al trattamento generale dell’omosessualità nello stesso senso, e anche più enfaticamente (Féré, L’Instinct Sexuel, 1899, pp. 272, 286). Egli ritiene che tutte le forme di inversione congenita resistono al trattamento, e che, dal momento che un cambiamento negli istinti dell’invertito deve essere considerato piuttosto come una perversione dell’invertito stesso che come una cura dell’inversione, ci si può permettere di dubitare non solo dell’utilità del trattamento, ma anche la legittimità del fatto di ricorrere ad esso. Il trattamento dell’inversione sessuale, ha dichiarato, è tanto al di fuori della competenza della medicina come il ripristino della visione dei colori nel daltonico. L’ideale che il medico e l’insegnante devono presentare all’invertito  è quello della castità; egli deve cercare di aspirare a cose grandi.

[16] Mi è stato detto da un medico illustre, che è stato consultato sul caso, di un invertito congenito posto ad alto livello al servizio del governo inglese, che si è sposato nella speranza di sfuggire alla sua perversione, e non era nemmeno in grado di consumare il matrimonio. È inutile insistere sulla miseria che si crea in questi casi. Non nego, ovviamente, che tali matrimoni possono a volte diventare alla fine felici. Così Kiernan (“Psychical Treatment of Congenital Sexual Inversion,” Review of Insanity and Nervous Diseases, Giugno 1894) riporta il caso di una ragazza completamente invertita che sposò il fratello dell’amica alla quale era stata precedentemente legata al solo scopo di garantirsi la compagnia della sorella. Era in grado di sopportare e anche di godere di un rapporto sessuale immaginando che il marito, che assomigliava alla sorella, fosse un’altra sorella. La simpatia e la stima per il marito gradualmente aumentarono e dopo la morte della sorella nacque una bambina, che tanto le assomigliava; “L’interesse della moglie passò dall’amore della sorella ad un intenso e naturale amore per la figlia, in quanto somigliante alla sorella, e attraverso questo alla normalità dell’amore del marito come padre e fratello” Il risultato finale può essere stato soddisfacente, ma questa successione di circostanze non avrebbe potuto essere calcolata in precedenza. Moll è anche contrario, nel complesso (ad esempio, Deutsche Presse medicinische, No. 6, 1902), al matrimonio e alla procreazione per gli invertiti.

[17] Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xxi. Potrebbe sembrare, sul piano teorico, che il matrimonio di un uomo omosessuale con una donna omosessuale possa riuscire bene. Hirschfeld, tuttavia, afferma che egli sa di 14 matrimoni di questo tipo, e l’aspettativa teorica non è risultata giustificata; 3 dei casi sono finiti rapidamente col divorzio, 4 delle coppie vivevano separatamente, e tutti, salvo 2 delle restanti coppie deploravano il passo che avevano compiuto. Posso aggiungere che in tal caso, anche l’aspettativa di felicità sembra poco ragionevole, dal momento che nessuna delle parti può sentire un vero impulso di accoppiamento verso l’altra.

[18] Hirschfeld rileva inoltre (Die Homosexualität, pag. 95) che spesso le donne istintivamente sentono che c’è qualcosa di sbagliato nell’amore dei loro mariti invertiti, che possono forse riuscire a copulare, ma tradiscono i loro sentimenti più profondi attraverso la ripugnanza a toccare le parti sessuali con la mano. Anche la donna omosessuale, come sottolinea Hirschfeld altrove nei i casi che descrive (p. 84), può soffrire seriamente per il fatto di subire rapporti sessuali normali.

[19] Féré riporta il caso di un invertito di grande capacità intellettuale che non aveva mai avuto rapporti sessuali, e non era contrario ad una vita casta; fu sollecitato dal suo medico ad acquisire la capacità di un rapporto sessuale normale e a sposarsi, sulla base del fatto che la sua perversione era semplicemente una perversione della fantasia. Lo fece, e, anche se sposò una donna perfettamente forte e sana, ed era lui stesso sano, salvo che quando era coinvolta sua perversione, la prole si rivelò disastrosa. Il figlio maggiore era un epilettico, quasi un imbecille, e con impulsi omosessuali fortemente marcati; il secondo e il terzo figlio erano idioti assoluti; il più giovane morì di convulsioni nella prima infanzia (Féré, L’Instinct Sexuel, pag. 269 e segg.) Non c’è dubbio che questo caso non rappresenta la media, ma i numerosi esempi di figli di matrimoni simili descritti da Hirschfeld (op. cit. , p. 391) non presentano un risultato molto migliore.

[20] È appena il caso di aggiungere che lo stesso principio è adattabile al caso di donne omosessuali. “In tutti questi casi”, scrive una donna medico americana, “mi sento di raccomandare che il senso morale sia addestrato e promosso, e le persone alle quali è permesso di mantenere la loro individualità, imparino a ricordare sempre che sono diverse dagli altri, piuttosto che sacrificare i loro propri sentimenti o la loro felicità quando necessario. È una buona disciplina per loro, e servirà a lungo termine più di qualsiasi altra strada, per fare in modo che si porti loro più simpatia e più affetto. Questa qualità o idiosincrasia non è essenzialmente un male, ma, se usata correttamente, può trasformarsi in una benedizione per gli altri e in un buona possibilità nella vita dell’individuo, e non induce alcun discredito su chi la possiede “.

[21] All’esistenza di un’affinità tra l’omosessualità e il temperamento religioso si è fatto riferimento nel cap. i,  come a cosa riconosciuta in molte parti del mondo. Si veda, per una discussione più estesa, Horneffer, Der Priester, e Bloch, Die Prostitution, vol. I, pp. 101-110. Anche gli psicoanalisti hanno toccato questo punto; così Pfister, Die Frommingkeit des Grafen von Zinzendorf  (1910), sostiene che il fondatore della setta pietistica della Herrenhuter era di temperamento omosessuale (o bisessuale) sublimato.

[22] Forel, Die Frage Sexuelle, pag. 528. Tali idee sono, naturalmente, spesso sostenute dagli stessi invertiti.

[23] Il diritto romano sembra, in una pima fase, essersi limitato in questa materia alla protezione dei ragazzi. La legge Scantinia e altre leggi romane contro la pederastia sembrano essere state di solito lettera morta. Si veda, per varie note e riferimenti, W. G. Holmes, The Age of Justinian and Theodora, vol. i, p. 121.

[24] Lettera ai Romani, capitolo I, versetti 26-7.

[25] In pratica questa pena di morte sembra essere stata a volte commutata nell’ablazione degli organi sessuali.

[26] Per un quadro completo dei decreti legali contro i rapporti omosessuali nei tempi antichi e moderni, si veda Numa Praetorius, “Die straflichen Bestimmungen gegen den gleichgeschlechtlichen Verkehr,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. I, pp. 97-158. Questo scrittore sottolinea che Giustiniano, ed ancora più chiaramente, Pio V, nel XVI secolo, distinguevano l’omosessualità occasionale dall’inversione radicata, e venivano puniti solo i delinquenti abituali, non quelli che avevano commesso la colpa solo una o due volte.

[27] L’influenza del presunto collegamento della sodomia con l’incredulità, l’idolatria e l’eresia nel suscitare l’orrore verso di essa tra le religioni antiche è stato sottolineato da Westermarck, The Origin and Development of the Moral Ideas, vol. i, p. 486 e seguenti.

[28] “Ogni persona di sesso maschile che in pubblico o in privato, o è parte nella commissione di, o provochi o tenti di provocare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile di qualsiasi atto di grave indecenza con un’altra persona di sesso maschile, è colpevole di un misfatto e, condannata per quel misfatto, sarà punita a discrezione del giudice con la carcerazione per un periodo non superiore a due anni, con o senza lavori forzati.”

[29] Questo punto è sostenuto dal Dr. Léon de Rode nella sua relazione su “L’Inversion Génitale et la Législation,”, per il Terzo (Bruxelles) Congresso di Antropologia Criminale del 1892. Sullo stesso punto insiste qualcuno dei miei corrispondenti.

[30] Si tratta di un fatto notevole e forse significativo che, mentre l’omosessualità è oggi in discredito assoluto in Francia, non era così sotto la legge meno tollerante dei secoli XVII e XVIII. Il Duc de Gesvres, come descritto da Besenval (Mémoires, I, p 178), è stato un invertito ben definito di tipo femminile, impotente, e che ostentava pubblicamente tutte le maniere delle donne; tuttavia egli era trattato con considerazione. Nel 1687 Madame, la madre del Reggente, scrive sottintendendo che “tutti i giovani e molti dei vecchi” praticavano la pederastia: il n’y a que les gens du commun qui aiment les femmes. [Solamente la gente del volgo ama le donne] La marcata tendenza all’inversione nella famiglia reale francese in questo periodo è ben nota.

[31] Un uomo con abitudini omosessuali, mi è stato detto, ha dichiarato che sarebbe stato dispiaciuto di vedere la legge inglese cambiata, perché poi non avrebbe trovato nessun piacere nelle sue pratiche.

[32] Il ricatto sembra essere il rischio più grave che l’invertito corre. Hirschfeld afferma in un interessante studio sul ricatto (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913) che la sua esperienza dimostra che tra 10.000 persone omosessuali difficilmente una cade vittima della legge, ma più di 3000 diventano vittime di ricattatori.

[33] Krafft-Ebing stabilirebbe questa età non al di sotto dei 16 anni, l’età in cui in Inghilterra le ragazze possono legalmente acconsentire ai rapporti sessuali normali (Psychopathia sexualis1893, p. 419). Certamente il termine non dovrebbe essere fissato ad un’età inferiore.

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