COPPIA GAY SENZA VINCOLI

Ciao Project,
stasera mi sento invaso da pensieri di tenerezza. Il mio ex mi ha chiamato oggi pomeriggio per dirmi che voleva fare l’amore con me. Non è una richiesta strana, ogni tanto succede. È venuto a casa mia, bello come il sole, non siamo ragazzini, io ho 42 anni e lui 31, ma se lo vedessi rimarresti estasiato. Credo di non avere mai visto un ragazzo più bello! Non ti descrivo la serata, puoi solo immaginarla, dire sesso è riduttivo, io direi che è stata proprio una forma di tenerezza totale, di intimità, di volerci essere.

Non siamo una coppia, Project, lui ha la sua vita, vede altri ragazzi, ma non credo che si comporti con loro come fa con me. Il senso del suo fare l’amore non è mai riduttivo, ti coinvolge. In genere, anni fa, dopo che avevamo passato una serata a fare l’amore, gli venivano i momenti di ripensamento, di rifiuto e di malinconia profonda. Forse è successo anche questa volta, ma era una malinconia appena percettibile, siamo andati insieme a prenderci una pizza, un evento rarissimo tra noi. Non ha voluto essere accompagnato a casa (abita molto vicino a casa mia). L’atmosfera era molto dolce, perfetta. Io lo guardavo, ne ero incantato, guardavo i suoi occhi chiari, ascoltavo la sua voce, lo vedevo molto meno nevrotico di altre volte, un po’ malinconico ma anche disposto ad un mezzo sorriso.

Mi sono chiesto come sia possibile che lui trovi gratificante fare l’amore con me, che non è certamente il massimo. È vero che ha altri ragazzi, ma lui non appartiene a nessuno, ha bisogno di esser accettato, voluto per quello che è. Adesso nella mia stanza c’è il suo profumo e io mi sento felice. Siamo stati insieme, come una coppia classica, solo per otto mesi, ormai tanti anni fa, ma nella sostanza non ci siamo mai più lasciati.

Mi chiama quando vuole e sa che non gli direi mai di no, non per generosità verso di lui ma perché con lui sto bene, sto totalmente bene. Non sono geloso, io cerco amore e non penso che il fatto che lui possa voler bene ad altri mi sottragga qualcosa, e in effetti ogni volta che ci rivediamo non dobbiamo ricucire niente perché non c’è mai stato nessuno strappo. Non posso dire che lui “sa che gli sono sempre stato fedele”, perché questa espressione è priva di senso, io ho avuto solo lui, ormai sono anni che nella mia vita non c’è nessun altro, e non mi costa nulla non andare con altri ragazzi, è proprio una cosa che non sento, che non desidero, so che non lo perderò, che prima o poi si rifarà vivo e non mi sento affatto solo. Mi tratta con rispetto e con affetto, sa che su di me ci può contare! Quando ho avuto veramente bisogno di lui, lui era accanto a me.

Il sesso, quello vero, cioè quello che ti fa sentire un ragazzo veramente vicino, l’ho imparato da lui e ha avuto pazienza perché ero un pessimo allievo. Mi dice che non lo metto in crisi proprio perché non gli dico mai di no e nello stesso tempo non faccio del sesso un valore assoluto. Mi dice che, in una coppia, di fissati col sesso ne basta uno, ma se faccio i paragoni tra il suo modo di essere fissato col sesso e il modo di considerare il sesso di certi che ho conosciuto prima di lui, la differenza mi sembra stratosferica. Lui chiede, insiste, ma non pretende, mi dice che mi vuole vedere convinto.

Ultimamente qualche volta mi dice anche incidentalmente che mi vuole bene e sono cose nuove e in qualche modo inattese, ma non me lo dice mai mentre facciamo sesso. Ho desiderato per dieci anni che mi dicesse “ti voglio bene!” e adesso comincia a succedere. Mi chiede se farei le stesse cose che faccio con lui anche con altri ragazzi, me lo chiede perché sa benissimo la risposta: lui è lui e il resto non esiste, è non è un modo di dire. Oggi mi ha detto una cosa che mi è piaciuta moltissimo: “nel sesso, la cosa più bella è vedere l’altro che si lascia andare”.

Lui nel sesso è sciolto e spontaneo, imprevedibile, io qualche volta sono stanco, non di lui ma perché ho lavorato tutta la giornata, e lui lo capisce e mi dice che non vuole forzarmi a fare nulla che io non voglia fare, ed è proprio così e allora restiamo solo abbracciati nel letto finché non ci addormentiamo. Tante volte mi sento un po’ complessato da lui, come se non fossi capace di corrispondere veramente ai suoi bisogni, perché, se è vero che non gli dico mai di no, non prendo neppure mai l’iniziativa. Io so che lui ha bisogno anche di altro e non devo essere possessivo.

Certe volte ho pensato che, paradossalmente, nel mio modo di fare sesso, a lui possano piacere soprattutto le esitazioni, le indecisioni, il suo potersi fare maestro, cosa che fa con estrema dolcezza. I primi tempi temevo che potesse innervosirsi se qualche volta gli dicevo di no, e qualche volta è successo, poi col passare degli anni non si limitava più a chiedermi di capirlo ma era lui per primo che mi capiva ed evitava di insistere. Sono ormai più di dieci anni che il nostro rapporto va avanti e non dà segni di stanchezza.

La paura di poterlo deludere ce l’ho ancora, ed è in un certo senso simmetrica alla sua paura di insistere troppo. Non so se è lui che ha cambiato me o sono stato io che ho cambiato lui, probabilmente sono vere entrambe le cose. All’apparenza il nostro rapporto si fonda sul sesso, ma le cose sono molto più complesse. Quando mi chiama mi dice che vuole stare con me, che ha la sua vita ma che non vuole stare senza di me, perché non vede ragioni per limitarsi dato che è lui a volerlo.

Non ama molto i discorsi stupidi, quelli che si fanno tanto per dire qualcosa, se ha qualcosa da dirmi di importante, non usa mezzi termini. Prima con me si arrabbiava, adesso non succede praticamente mai, desiste e basta, ma senza atteggiamenti rivendicativi o frustrati. Vorrei solo che sorridesse di più, perché è sempre serio, ha sempre in viso un velo di malinconia.

Ha ottenuto grossi successi professionali e nel suo mondo è una persona stimata, eppure non dà a questi suoi successi alcun valore, li vede come un modo come un altro per guadagnarsi da vivere, è come se la sua vita fosse altrove, soprattutto nel mondo degli affetti, ma in quel mondo ha ricevuto tanti rifiuti e ha incontrato tanta incomprensione.

Francamente io non riesco a capire come possa fare un ragazzo a rifiutare uno come lui, forse è proprio il tentativo di forzare le cose e di costruire con lui una coppia classica che alla fine distrugge il rapporto. Se gli chiedi una monogamia assoluta cerchi di mettergli un guinzaglio e poi l’amore non si costruisce con gli obblighi. Se non gli chiedi niente è capace di darti l’anima, ma se pretendi di vincolarlo in qualche modo, allora se ne va e non torna più.

Non capisco la gelosia, Project, amare e possedere sono cose molto diverse. Io gli voglio bene, i miei amici mi dicono che mi accontento di poco, ma è una frase stupida, io gli voglio bene, voglio vederlo sorridere, voglio che sia felice, voglio che quel velo di malinconia che si porta appresso sia sempre più sottile, fino a sparire del tutto. Ci ho messo tanti anni a capire che cosa andavo cercando e a staccarmi da modelli che in fondo non sono miei. Se lui mi venisse meno, se ci fossero delle incomprensioni vere, allora sì che ci starei male, ma non è mai successo. In tante cose lui è diversissimo da me, io sono calmo, spesso indeciso, sono abituato ai tempi lunghi, lui è decisionista, istintivo, nevrotico, eppure siamo stati per tanti anni un punto di riferimento uno per l’altro.

Lui mi ha sempre detto dei ragazzi di cui si è innamorato, e in fondo sapeva che tra noi non sarebbe cambiato nulla. Non mi ha mai detto che si era innamorato di me, comincia solo adesso timidamente a dirmi che mi vuole bene, ma so che è una cosa diversa, e non è diversa in termini di sesso, io penso che la vera differenza sia in termini di accettazione. I ragazzi che ha avuto lo volevano cambiare a loro immagine e somiglianza, lui, in fondo, avrebbe dovuto recitare. Io lo voglio com’è perché il nostro rapporto lui lo ha voluto fondare sulla totale chiarezza: “Ti dico quello che sono, se mi vuoi, mi prendi così, altrimenti e meglio che ognuno se ne vada per la sua strada.” E dopo tanti anni lo sento più vicino che mai!

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UN MODO SOFT DI ESSERE GAY

Caro Project,

seguo da anni Progetto Gay e devo dire che mi è stato utilissimo, prima per capire un po’ più seriamente che cosa è l’omosessualità, perché è un argomento tabù per tantissime persone e all’inizio lo è stato anche per me, e poi anche per capire come l’atteggiamento dei ragazzi gay verso l’omosessualità cambia nel tempo.

Ho 30 anni, sono cresciuto in un ambiente ufficialmente laico ma permeato di perbenismo quasi cattolico. In pratica ho sentito parlare di politica da quando ero bambino ma di politica moderata, più di teoria della politica che di passione politica, comunque in questo campo un’educazione l’ho avuta e posso dire che a 30 anni condivido ancora tanti dei principi che mi sono stati trasmessi. Per quanto riguarda la sessualità, invece il tabù è stato praticamente totale. Tutto era dato per scontato al punto che non se ne parlava affatto. Io sapevo che avrei incontrato una ragazza e che ci saremmo sposati e avremmo avuto due bambini, esattamente due, non uno solo né più di due. Gli amici dei miei genitori che io vedevo spesso per casa erano della stessa pasta dei miei genitori, tutte coppie con figli e molto standardizzate, i discorsi erano sempre gli stessi, come se più o meno si recitasse un copione. Quando avevo 19 anni persi letteralmente la testa per un ragazzo, figlio di amici dei miei genitori, cosa che mi mise in crisi perché mi sentivo molto condizionato dal fatto che i miei genitori si sarebbero accorti facilmente di quello che stava accadendo, ma alla fine il problema non fu quello. Lui aveva un anno meno di me ed era, o sembrava l’unico non standardizzato del gruppo degli amici di famiglia. Era un bellissimo ragazzo. Io l’idea mitica del trovarmi una ragazza l’avevo già messa da parte da un pezzo e mi ero dedicato solo a studiare. Vivevo di due cose: studio e pornografia, tutto sommato ero abbastanza contento così, non mi facevo troppi problemi e l’idea di trovarmi un ragazzo vero non la prendevo nemmeno in considerazione. Ma da quando ho cominciato a pensare a Marco (lo chiamerò così), il figlio degli amici dei miei genitori, mi è cambiata la vita. In pratica lui è diventata una fissazione, ne ero innamorato perso, fantasticavo su di sui, ero talmente coinvolto sessualmente che quasi non facevo più uso di pornografia. Come puoi immaginare sono cominciati i classici dubbi: è gay o non è gay? Non aveva mai avuto una ragazza, ma era pure giovanissimo, era il classico bravo ragazzo sempre perfetto in tutto: bravissimo a scuola, sportivo, informato di tutto ma entusiasta di niente, prudentissimo nel parlare, apparentemente privo di emozioni e di sentimenti. Un bel giorno usciamo insieme per una passeggiata, mentre i nostri genitori parlano di cose loro. L’imbarazzo è totale. Gli avrei chiesto: “Ce l’hai una ragazza?” Ma chiedere a Marco una cosa del genere non era possibile. Abbiamo parlato di letteratura, io cercavo di portare il discorso su una letteratura con almeno qualche ventura gay ma lui schivava il discorso e rispondeva come un libro di scuola: solo letteratura neutra, con al massimo qualche minima concessione alla politica. Immaginavo che saremmo arrivati presto a rompere il ghiaccio ma non succedeva affatto così. Le nostre passeggiate in città si ripetevano ma il copione era sempre lo stesso: pH 7, assolutamente neutro. Insomma, nessun argomento neppure lontanamente riferibile non dico alla omosessualità, ma neppure alla sessualità. Il rapporto con Marco andò avanti in questi termini per tre anni: io lo cercavo, lui non mi diceva di no, uscivamo, ma poi tutto finiva lì. Francamente cominciai a stancarmi di quel ragazzo tutto perfetto; cominciava a sembrarmi un bambolotto telecomandato dai genitori. Io ormai mi ero staccato dalla dipendenza dai miei e non cercavo nemmeno più la loro approvazione. La relazione con Marco si raffreddò e svanì nel nulla. Due anni fa ho saputo che era gay e che aveva avuto un compagno, col quale però la storia era durata poco. Al tempo in cui mi ero innamorato di lui, non aveva un ragazzo ma evidentemente era ancora troppo giovane o semplicemente non era interessato a me. Dopo, lui se ne era andato a studiare all’estero e non se ne erano avute più notizie. Dopo la storia di Marco ho messo da parte l’idea dei grandi amori e del ragazzo bellissimo che ti cambia la vita, ho finito gli studi e ho cominciato a lavorare in modo stressante, o meglio stressante sì ma anche ben pagato e sono diventato realmente autonomo. Ho conosciuto due ragazzi gay, una coppia ma non in ambienti gay, li ho conosciuti sul lavoro, non erano dichiarati, fisicamente non mi attraevano affatto e con loro stavo bene perché non ero il terzo incomodo. Conoscendo a fondo questa coppia mi sono reso conto di come può essere vario il modo di vivere l’omosessualità. Loro in coppia stavano bene e ci stavano da anni senza problemi, io stavo bene da solo e ci stavo senza problemi. Mi hanno raccontato della loro vita, di come sono arrivati a mettersi in coppia. Per tanti aspetti vengono da un mondo lontanissimo dal mio e hanno fatto esperienze che io non vorrei mai fare, eppure mi sembrano bravi ragazzi, non li considererei mai come possibili compagni di vita, ma in fondo, fino adesso, di possibili compagni di vita non ne ho trovati proprio. Un po’ di esperienze sessali le ho fatte anche io ma solo con due o tre ragazzi, tranquillo, Project, sempre stando attento alla prevenzione, qualcuna di queste esperienze ha portato anche ad una mezza relazione, ma molto rilassata, non sono mai stato geloso di quei ragazzi, o forse sì, ma solo un pochettino, erano ragazzi gradevoli, educati, coi quali stavo bene ma non li avrei mai considerati compagni di vita e lo stesso valeva per loro nei miei confronti. Ho avuto anche un’amica, cosa che non avevo assolutamente messo tra le cose possibili, ci si sentiva di rado, ma quando accadeva era una cosa gradevole. Pensavo allora, e lo penso ancora adesso, che quella ragazza non fosse affatto innamorata di me ma di una sua amica della quale mi parlava. In pratica lei cercava l’amicizia, se non l’amore, di quella ragazza perché pensava che quella ragazza non sarebbe mai stata bene con un ragazzo e avrebbe finito per sposarsi solo per compiacere la famiglia e trovare un ruolo sociale. Con la mia amica non siamo mai arrivati ad un discorso esplicito ma che il nostro rapporto non aveva niente a che vedere con l’attrazione sessuale era un fatto evidente: non c’è mai stato un momento di intimità nemmeno a livelli minimi, e anzi c’era da entrambe le parti la massima attenzione a mantenere le distanze. Ovviamente lei ufficialmente non sa che io sono gay, ma probabilmente lo intuisce. Amicizie vere con ragazzi posso dire di non averne avute. I miei colleghi di lavoro erano e sono tutti etero, sposati o con una ragazza fissa da anni. Quelli che chiamavo amici erano i tre ragazzi coi quali avevo anche qualche esperienza sessuale, con loro si parlava abbastanza seriamente e ci si capiva. Uno potrebbe dire che queste cose sono banali, che la vita affettiva vera non è questa e compagnia bella, ma in effetti con questi ragazzi stavo oggettivamente bene senza aspettarmi la luna. Quando ho passato momenti difficili non mi hanno lasciato solo e questo mi ha stupito e ha rafforzato quel legame, se vogliamo superficiale ma autentico, che ci univa. Tu credi che possa essere questa la mia vita gay? Cioè che non ci sarà niente di diverso in futuro? Attualmente io non sogno altro, un po’ di sesso ce l’ho, e anche un po’di affetto e nello stesso tempo non ho vincoli, non ho obblighi, non sono tenuto ai rituali della vita da innamorato, tipo: regalini, messaggini, telefonate di ore, incontri coi genitori, cosa particolarmente odiosa, che non sono mai riuscito a sopportare. Sul tuo sito ho letto diversi post in cui mi sono un po’ riconosciuto, probabilmente i 30 sono l’età della ragione per i gay, l’età in cui si prende coscienza della realtà e si esce dal mondo delle favole. Leggere quelle storie mi fa sentire meno strano. Certe volte, parlando di sfuggita in chat (la tua chat) con qualche ragazzo gay, avverto che mi trattano come uno strano, come uno che deve crescere, che si deve liberare dai complessi, ma loro non capiscono che io sto bene così, questo è il modo soft di essere gay ed è il mio modo.

Un caro saluto.

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DIVERSI APPROCCI ALLA SESSUALITA’ GAY

Ciao Project,
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.

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GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”

Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”

Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.

Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.

Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:

“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”

“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”

“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”

Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.

È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.

Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.

Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.

Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”

Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.

Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”

Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.

Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!

Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.

Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.

Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”

Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.

Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.

Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.

L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.

Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.

Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.

In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.

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RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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