GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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UN GAY RIDIMENSIONATO

Ciao Project,
leggere i tuoi siti mi ha molto aiutato quando vedevo l’omosessualità come un problema o meglio come il mio problema per eccellenza. Leggendo il forum mi sono sentito meno solo e la cosa mi ha fatto stare meglio ma, forse per l’educazione che ho rivenuto in famiglia, continuavo a pensare alla omosessualità come ad un problema, comunque ho vissuto la mia vita e a 27 anni ho avuto la fortuna di trovare un compagno. Niente colpi di fulmine, semplicemente ci siamo accorti entrambi che dall’altra parte c’era un’attenzione speciale, nemmeno dichiarata ma reale. Abbiamo cominciato a frequentarci solo come amici, poi la cosa è cresciuta da sé, ci rendevamo conto che un punto di limite tra noi realmente non c’era. Poi una sera in cui girava male ad entrambi e avevamo bisogno di non essere soli, ci siamo abbracciati in un modo speciale e non c’è stato più bisogno di dire nulla. Nonostante tutto, all’esterno, siamo rimasti solo due amici che si frequentano ma hanno ciascuno la sua vita. Viviamo ancora entrambi a casa dei nostri genitori, che non sospettano di nulla. Fin qui potrebbe essere la storia di una qualunque coppia gay del sud un po’ spaventata dalle reazioni della gente. Io mi lamentavo spesso della mia e anzi della nostra situazione e mi sentivo il più disgraziato degli uomini ma non avevo capito proprio nulla.Poco dopo che ci siamo messi insieme, il mio compagno ha cominciato a stare male, i medici prendevano le cose alla leggera ma io vedevo che le cose non andavano bene, insomma l’ho portato a Roma all’ospedale dei tumori e lì, purtroppo, ma dovrei dire per fortuna, sono arrivati alla vera diagnosi. Il mio compagno aveva un tumore. Quando glielo hanno detto gli è crollato il mondo addosso, e a me è successo qualcosa di simile, anche se non ero coinvolto in prima persona. Ti dico subito che le cose sono andate bene, adesso è tecnicamente guarito e deve fare solo dei controlli periodici, ma l’oncologo dice che il rischio di recidiva è oggettivamente minimo. Per uscire dal tunnel ci sono voluti sei anni, adesso ne ho 34 e lui 32, Project, questa esperienza ci ha proprio trasformato la vita. Quello che ho visto accompagnando il mio amico in ospedale mi ha ridimensionato. Adesso mi vergognerei a pensare che essere gay è un problema. I problemi sono altri e la cosa veramente terribile è doverli affrontare da soli, ma noi eravamo in due. La sua famiglia minimizzava e all’inizio mi dicevano che volevo mettere in testa al mio amico idee assurde e che lui stava benissimo, poi piano piano si sono resti conto. Non hanno mai capito perché io facessi per lui tutto quello che facevo, hanno sempre pensato che fosse solo per amicizia ma non era così. Non ho mai desiderato il bene e la vita del mio ragazzo come quando lo vedevo prostrato e depresso e cercavo di fare di tutto per tirarlo fuori dalla sua angoscia. Abbiamo vissuto insieme tutte le fasi, dal terrore vissuto con una fatalistica accettazione che era in realtà sono un tentativo di nascondere l’angoscia profonda per il futuro, alla prima luce di speranza, e poi, via via, tutta la strada verso l’uscita dal tunnel, sempre con l’idea di non andare troppo in là con la speranza e di non illudersi troppo. Avremmo voluto tante volte risposte incoraggianti dai medici ma erano sempre molto professionali e parlavano solo in termini di probabilità. Ricordo in particolare il medico che lo ha seguito in tutto il percorso, avrà avuto tra 55 e 60 anni, io penso che abbia capito che rapporto c’era tra noi, ci ha fatto sempre entrare insieme, e poi si fermava a spiegarci le cose nel dettaglio ma non sorrideva mai, era uno scienziato vero, ho visto il suo curriculum, quando gli mandavo una mail esprimendo dei dubbi, mi rispondeva in giornata. Solo le ultime volte l’ho visto in un modo diverso, dopo aver letto le analisi ci ha detto: “adesso possiamo stare relativamente tranquilli” poi ha visto che quel “relativamente” per me era stato come una pugnalata, ha accennato un sorriso e ha detto che la cautela in quelle cose ci vuole sempre ma che il mio amico per i protocolli medici era da considerare clinicamente guarito.

Abbiamo passato insieme sei anni della vita e li abbiamo passati insieme a combattere per la vita e adesso siamo veramente una coppia, restiamo per gli altri solo due amici perché non abbiamo denaro e lui è disoccupato mentre io ho un lavoro che ci permette a stento di starcene per conto nostro due o tre giorni al mese. Sembra poco ma per noi la vita vera è quella e quando lo abbraccio e lo stringo forte e sento che lui c’è, che è vivo e che mi sta abbracciando mi viene da piangere per la felicità. Project, per me, essere gay è stata la cosa più bella che potesse capitarmi.

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ANDY – ROMANZO GAY 17

Qui di seguito potete leggere il capitolo 17 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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La mattina Andy si svegliò per primo, si rese subito conto che la luce non veniva dalla parte dei piedi del letto, come alla piccionaia, ma dal lato destro, ed era una luce diversa, le persiane di metallo lasciavano filtrare il chiarore dell’esterno, ma non si vedevano le classiche linee delle di luce delle tapparelle. Anche l’aria era strana, il volume della stanza era diverso, e soprattutto la sensazione di silenzio era assolutamente inusuale, dopo qualche minuto passato a godersi quelle sensazioni, Andy si alzò, il letto scricchiolò leggermente ma Marco non si svegliò. Andy aprì la finestra e rimase abbagliato dalla luce fortissima, aveva il sole in faccia e l’aria era straordinariamente tersa, Andy provò un attimo di intensa emozione per quel contatto così diretto con la natura poi, vedendo che Marco non si era alzato, uscì fuori, Massimiliano stava ancora appallottolato nella sua bacinella e sotto la sua copertina.

– Ciao, micio! Hai dormito bene?

Andy cominciò ad accarezzare il micio che si alzò sulle zampette, si stiracchiò vistosamente e poi saltò in grembo a Andy che non ci pensò due volte, lo portò dentro casa e lo poggiò sul letto di Marco, il micio si muoveva con destrezza e con estrema lievità si accostò al viso di Marco e cominciò a strofinarglisi contro.

– Cucciolo! Hai visto quanto è bello questo micetto! Guarda come ti vuole bene…

– Bello! Massimiliano! …. Ma come sei tenero!

Mentre Marco si alzava Andy si portò il gatto in cucina.

– Micio, micio, micio… vieni qui… guarda che c’è qui! C’è il lattuccio di Massimiliano.

Il micio bevve tutto il latte senza complimenti, Andy preparò la colazione e Marco lo raggiunse, cominciarono mangiare senza dire una parola, guardavano soltanto Massimiliano con facce di compiacimento, poi il micio salì in grembo a Marco.

– Hai visto! Viene pure da me!

– Certo, tu sei il papà!… Cucciolo, io spiccio tutto in pochi minuti e dopo ce ne andiamo fare una passeggiata qui intorno… che dici?

– Sì, certo! E vedrai che Massimiliano ci viene appresso come un cagnolino…

– Ecco, faccio in un minuto…

Un minuto dopo erano fuori, camminavano appaiati, Massimiliano non li seguiva ma camminava davanti a loro allontanandosi anche un po’.

– Lo vedi, Cucciolo, ormai si è abituato a noi… che dici… ce lo portiamo?

– Io me lo porterei… ma mi sa che lo stanno cercando e poi secondo me è scappato da qualche parte.

– Sì, lo so, forse è così ma è troppo caruccio… lo sai Cucciolo, qualche volta ieri sera, quando si è appisolato sulle mie gambe mi è venuta pure una reazione di tipo sessuale… insomma mi veniva l’erezione a forza di accarezzare Massimiliano… strano eh?

– No! È ovvio!

– Ma succede pure a te?

– Eh… sì!

– Ma perché succedono queste cose?

– Birillo, la sessualità è una cosa così complicata che di cose ovvie ce ne sono veramente poche… no! Mi sto contraddicendo… boh! Comunque queste cose succedono!

– Ma tu dici che Massimiliano se ne è accorto?

– Be’, questo proprio non lo so, non sono mai stato un gatto, ma da come si comportava penso che si trovasse perfettamente a suo agio.

Arrivati al termine della strada battuta si girarono per tornare indietro, Massimiliano con una rapida manovra si portò di nuovo davanti a loro, girarono tutto l’oliveto che non era poi piccolissimo e andarono a sedersi su una panca di pietra sotto un albero, il Micio salì in grembo a Andy.

– Miciotto! Bellissimo miciotto! Mh! Ma che bel micio che sono io! … Mannaggia, Cucciolo, mi sa che mi risuccede!

– E allora?

– No, allora niente…

– Però da te ci viene di più! Si vede che sei più sexy!

– Cucciolo… ma tu l’hai visto come è bello? Ma è proprio un capolavoro della natura!

– E sì, pensa che se vai indietro nella sua genealogia c’è una linea ininterrotta fino dalle origini della vita sulla terra…

– Quindi un po’ siamo pure parenti!

– Eh, sì!… questo cuccioletto prova delle sensazioni, sta bene o sta male come noi, riconosce le persone che gli vogliono bene… pure quello come noi, come si fa a non affezionarsi a un cuccioletto così?

– Cucciolo, ce ne andiamo a fare due passi qui intorno, ci devono essere dei posti bellissimi…

– E Massimiliano?

– Ce lo portiamo… me lo porto io in braccio…

Andy chiamò il micio che si avvicinò senza nessuna paura, poi lo prese in braccio, Massimiliano rimaneva tranquillo come se fosse abituato ad essere portato in braccio.

– Lo vuoi portare tu, Cucciolo?

– E come te lo tolgo un piacere così? E poi mi pare che lui stai meglio con te… guarda là, sembri la sua mamma! … Birillo, se ti va di camminare possiamo andare alla mola vecchia, ma ci vuole una mezz’oretta, però è un posto bello, c’è una specie di fiumiciattolo, con una specie di stagno e i pesci…

– Andiamo dove vuoi tu, se dici che è bello…

– Pochissimo tempo dopo che avevano cominciato a scendere verso valle incontrarono una signora sulla sessantina, la signora vide il gatto a distanza.

– Scusate, è vostro il gatto?

– No, l’abbiamo trovato in campagna…

– Puccio!

Il micio appizzò le orecchie e cominciò ad agitarsi, Andy lo poggiò a terra e il micio corse dalla padrona a coda alta.

– Puccio! Bello di mamma sua! Quanto l’ho cercato, tutto ieri sono stata in giro a cercarlo, avevo una paura che me lo avessero ammazzato, che fosse finito sotto una macchina… ma invece eccolo qua… ma voi quando l’avete trovato?

– Ieri pomeriggio, poi gli abbiamo dato qualche cosa da mangiare e gli abbiamo messo una copertina fuori di casa in un cesto e lui si è addormentato lì e stamattina c’era ancora, non se ne era mica scappato!

– Ma lui quando sta bene non se ne scappa mai!

– Però da quello che si vede il gatto le è affezionato!

– Lui è della quinta generazione tutta la sua famiglia è vissuta a casa mia, sono quasi trent’anni che prima la nonna e poi la mamma di adesso questo cucciolo sono stati a casa mia… ma lui non scappa, è che è un maschietto, sta crescendo e comincia diventare un po’ intraprendente, qualche volta si è allontanato pure prima ma all’ora di cena tornava sempre a casa, poi ha trovato voi che gli avete dato da mangiare e si è dimenticato della mamma… Puccio! Bello di mamma!… Ma voi dove abitate?

– Su, alla croce, ma veniamo qui solo qualche volta, noi viviamo a Roma…

– Ma che siete i figli di Rocco?

Marco rispose subito per trarre di impaccio Andy.

– Sì, perché lei conosce papà?

– Be’ Rocco l’ho visto solo qualche volta ma ne avevo sentito parlare da Mario… quel pezzo di terra l’aveva comprato lui..

– Zio Mario, il fratello di mamma… ma lei lo conosceva bene?

– Be’, qualche volta parlavamo, lui era stato qui per qualche anno ma è roba degli anni ’50 o ’60, poi, dopo qualche anno, si è comprato la terra… lì prima c’era un deposito di travertino…

– Lo so, papà ce l’ha detto tante volte…

– Io mi chiamo Silvana, casa mia è quella lì in fondo, quella vicino ai quei tre alberi grossi… quando volete rivedere Puccio potete venire a trovarmi… ragazzi… io me ne torno a casa… quando vedere papà gli dite che lo saluta Silvana, Silvana “dell’ombrosa”, mi sa che lui mi conosce…

Marco e Andy risposero quasi in coro:

– Arrivederla signora!

Poi proseguirono per la mola vecchia.

– Mannaggia, Cucciolo, Peccato! Lo so che Massimiliano era della signora però era così bello… mannaggia adesso mi manca mi ci ero affezionato proprio…

– Lo so, Birillo, pure io… però che possiamo fare… e poi mi sembra che la signora i gatti li tenga bene, a vedere da come le andava appresso…

– Sì, lo so… però…

– Hai visto che ci ha preso per fratelli?

– E tu sei stato al gioco… altro che magliette per uscire allo scoperto!

– Ma che le dovevo dire: Andy è il mio ragazzo?

– Be’, perché no?

– E perché non glielo hai detto tu?

– Perché hai parlato solo tu!

– Sì?! Secondo me tu non avresti nemmeno saputo che dire…

– Dai, Cucciolo, lasciamo perdere… ma è ancora molto lontano?

– No, guarda, è in fondo alla discesa…

– Ma in pratica è al fondo di questo canalone…

– Sì… ma è bello, vedrai, se non c’è gente si sta benissimo…

– Perché? Ci potrebbe pure essere gente?

– Sì, qualche volta ci vanno anche  a fare il picnic, l’inverno non c’è nessuno ma di questa stagione la gente c’è… però il posto è bello, guarda, di qua si vede bene…

– In mezzo a tutti quegli alberi?

– Sì, li in mezzo…

– Be’ non c’è male, il posto promette bene, ma ci sono pure le macchine posteggiate… Cucciolo, lì c’è gente…

– E va be’, noi diamo un’occhiata e ce ne andiamo.

– Ma è molto incassato nella vallata! Qui è tutto umido è tutto verde, si sente pure il rumore dell’acqua, ma l’acqua non si vede… ma si può scendere fino in fondo? Fino al fiume?

– Sì, ma adesso non ti aspettare un fiume, d’inverno magari di acqua ce ne è tanta ma di questa stagione non è un gran che…

– Ma guarda che è bello, c’è tanta ombra, è tutto verde… il laghetto è quello?

– Sì, ci sono pure i pesci, vieni a vedere…

– Sì ma c’è pure gente… Cucciolo, facciamo solo un giretto e ce ne andiamo…

– Ok… non ti preoccupare…

– Ammappete, ma è bello veramente, sembra un posto delle favole, si sente solo il rumore dell’acqua e delle foglie… vedi! I pesci! E ce ne sono tanti! … Cucciolo e la gente dove sta? Qui non ci sta nessuno!

– Stanno più sopra, c’è uno spiazzo attrezzato, ci sono i tavolini e un piccolo bar che funziona solo d’estate… Che pensi, Birillo?

– Non ti offendi se penso che bisognerebbe tornare indietro e andare a studiare un po’?

– No, mi sa che è ora…

– Però lo sai che adesso, senza Massimiliano, mi sento solo… non è una cosa stupida…

– Birillo, manca pure a me…

– Ma tu che dici che ci ritorna da noi?

– E perché no! Dopo tutto l’abbiamo trattato bene…

– Sì, ma non l’abbiamo fatto stare la notte dentro casa… forse sarebbe stato meglio…

– Dai, va’, adesso cominciamo ad avviarci perché siamo venuti qui per studiare…

– Mh! Che brutta cosa! Era più bello giocare con Massimiliano!

– Lo so, ma adesso ci tocca studiare… e poi quando contiamo di tornare a Roma?

– Oggi no, domani sera, forse domani sera o anche dopodomani sera…

– E le piante alla piccionaia?

– Se chiamiamo papà ci potrebbe anche pensare lui…

– Dai, Birillo, adesso fatti coraggio perché a scendere è stata facile ma a salire la strada è molto più faticosa!

– È vero, si fatica proprio!

– Dai, tu sei mio fratello e non dovresti sentire la fatica…

– Fratello? …

– Perché non potrebbe essere?

– Certo che potrebbe essere ma non è… aspetta, Cucciolo, sono stanco… non correre, faccio fatica a correrti appresso…

– Dai! Che mollaccione che sei! Certe volte sembri tanto forte e poi…

– Io sono forte ma non ho tanta resistenza…

Dopo circa mezz’ora di buon passo erano ormai di nuovo a casa.

– Cucciolo, che brutto stare qui senza Massimiliano!

– Lo stavo pensando anch’io…

– Dai, va’, andiamo a lavorare e non perdiamo tempo! … Aspetta, aspetta… prendi il libro e ci mettiamo sotto un olivo…

– Ti porto pure la sedia comoda, così dopo non ti fa male la schiena! Vado!

– Aspetta, arrivo subito, ci portiamo qualche cosa da mangiare…

– Birillo… qui, ecco, così, bello tranquillo e io sto vicino a te… così… il sedile di pietra fa da tavolino e noi stiamo sulle sedie comode… tutto bene Birillo?

– Sì, tutto bene… ma adesso viene il peggio… Cucciolo! Non ho voglia di studiare! Si sta così bene qui a fare niente!… Sì, lo so, ma non ce lo possiamo permettere…

– Su, dai attacca…

– Allora… eravamo… ma Birillo, il registratore?

– Te lo vado a prendere io, tu stai qua…

– Hai fatto in un lampo!

– Dai adesso cominciamo, se no mi passa pure quella pochissima voglia che ho!

– Allora… siamo qui… L’evoluzione del diritto penale dopo l’introduzione del nuovo codice di rito…

Andy cercava di prestare attenzione, ma l’ambiente esterno sembrava fatto apposta per creare distrazioni: prima un’ape, poi un po’ di vento che disturbava la registrazione, quindi la sedia che cambiava posizione sul terreno ancora morbido per la pioggia. Andy cercò di resistere ma l’attenzione veniva meno, fece cenno di chiudere il registratore.

– Cucciolo, qui si sta bene ma non si riesce a studiare bene, forse dovremmo andare dentro…

– Mi sa che è meglio… dai, forza e coraggio e cerchiamo di non perdere troppo tempo…

– Magari facciamo così: studiamo, poi dopo tre ore ci mettiamo fuori e ce ne stiamo un po’ a guardare le piante… che dici?

– Mi sa che è l’unica cosa da fare… su adesso dentro, le sedie le lasciamo fuori per dopo, ma adesso dentro a studiare!

Ripresero la lettura dentro casa, l’ambiente era tranquillissimo, il silenzio quasi irreale, la luce naturale era forte e gradevole, Andy si sentì più concentrato ma nonostante tutto non riusciva a seguire tanto bene il discorso, alla fine del capitolo lo disse a Marco.

– Cucciolo io non ho capito quasi niente! Sono cose di un tecnicismo assurdo… è la scienza che si confonde con la scemenza! È uno spaccare un capello in quattro che mi sembra che sia proprio campato per aria e poi mi mancano proprio i riferimenti…

– Birillo… questo è … e bisogna cercare di digerirlo così com’è… in effetti bisognerebbe lavorare col codice… ma ci vorrebbe troppo tempo… Che facciamo, Birillo? Che dici?

– Dico che non mi piace per niente e che se va avanti così ci mettiamo una vita e non capiamo assolutamente niente… però… mh! Che storiaccia! Quando trovi il libro bello va tutto bene ma ci sono pure gli elenchi telefonici come questo… Cucciolo, se andiamo avanti finiamo per non capire più nulla… dai, su, ricominciamo da capo…

– Mannaggia, quando le pagine non scorrono mi viene il panico!

– Dai, non facciamo storie e mettiamoci a lavorare, che fai… leggi tu?

– No, forse è meglio se leggi tu… se lo sento leggere forse mi fa un altro effetto…

– Però Cucciolo, santa pazienza e ci cerchiamo pure tutti i riferimenti…

– Per forza… vai!

La seconda lettura fu molto più analitica, i richiami del codice vennero tutti esaminati, ogni tanto passavano alla discussione, poi tornavano a leggere, ma i riferimenti erano molti, troppi!

– Cucciolo… un po’ si capisce ma ci mettiamo una vita!

– Dai, non fare storie e continua a leggere!

All’una non avevano letto nemmeno venti pagine.

– Cucciolo! Che pippa! Ma è uno strazio! Ma quanto ce n’è ancora fino alla fine del capitolo?

– Più o meno altre venti pagine… Birillo, qui ci vuole tutta la giornata! E poi non è che abbiamo capito gran che!

– Be’, meglio di niente…, ma … insomma almeno un’idea ce l’abbiamo… dai, ricominciamo!

Andarono avanti fino alla sera, senza pranzo ma con la volontà caparbia di chiudere il capitolo. Alle otto, il capitolo era finito.

– Cucciolo! Uffa! Adesso lo rileggiamo tutto al registratore…

Marco lo guardò con una faccia distrutta!

– Adesso?

– Sì, dai, quando l’abbiamo finito l’abbiamo finito! Senti, quando c’è la citazione tu intervieni e leggi gli articoli del codice… e registriamo pure quelli…

– Ma ci mettiamo una vita!

– Cucciolo, se non facciamo così non ci si capisce niente!

– Dai, allora sotto!

La lettura questa volta risultava molto più chiara e le puntualizzazioni che venivano dal codice fornivano elementi di riferimento molto precisi, il lavoro procedeva con lentezza ma la logica del capitolo ormai era chiara. Lavorarono senza sosta quasi fino a mezzanotte, verso la fine contavano entrambi le pagine mentalmente, alle undici e tre quarti chiusero finalmente il libro e il registratore.

– Cucciolo! Mamma mia che strazio! È proprio una cosa terribile!

– Però ce lo siamo tolto e abbiamo capito quello che voleva dire e un senso ce l’aveva!

– Sì, è vero, ma se i libri fossero tutti così sarebbe meglio spararsi… Cucciolo, abbiamo fatto 45 pagine in una giornata e non abbiamo mica perso tempo!

– Lo so, ma le abbiamo fatte.

– Ma il resto del libro è tutto così? … Passamelo, un po’… Mh! Qui mi sa che non c’è trippa per gatti! … Mannaggia questo sembra tutto così… sono 350 pagine e ne abbiamo fatte solo 45, a questi ritmi non basta una settimana!

– Birillo, ci vogliamo immalinconire? … Su, adesso è ora di cena e non abbiamo nemmeno pranzato… che ti faccio?

– Che c’è?

– Qua! Ecco, il frigo è quasi pieno, c’è tutto quello che vuoi…

– Dai, tira fuori qualche cosa di consistente perché la fame non mi manca…

– Tu mettiti tranquillo che faccio presto presto!

– Lo sai che mi fa un effetto strano pensare che non c’è la televisione… niente telegiornale…

– Ci dovrebbe essere una radiolina nella stanza di papà…

– La porto qui?

– Sì, sì…

– No, dai stiamo così, è più intimo e poi qui è già notte fonda… Cucciolo, le sedie le abbiamo lasciate fuori… che faccio? Le vado a prendere?

– Magari! E quando esci accendi la luce fuori, l’interruttore sta a destra della porta…

Andy uscì e tornò dopo qualche minuto con le sedie, le depositò vicino all’ingresso e se ne tornò in cucina.

– Cucciolo, si sta bene fuori, poi ci mettiamo fuori!

– Sì e non ci sono nemmeno le zanzare, qui non ci sono quasi mai…

– Però ci vorrebbe un divano fuori… stare seduto su una sedia vicino a te non è lo stesso, mi piace proprio il contatto fisico, ma qui divani non ce ne sono… io questa cosa gliela devo dire a papà.. chissà che non ci si possa mettere un divano… lo spazio c’è, si potrebbe mettere lì, su quella parete lì, un divano leggero che si possa pure portare fuori la sera… che dici?

– Lo diciamo a papà… e mi sa che… non dovrebbe essere tanto difficile… ma adesso vieni a mangiare, che è tutto pronto…

– Senti che profumino! Cucciolo prima un bacetto! Te lo meriti!

Andy strinse Marco fortissimo per quasi un minuto, poi spostò il suo piatto, il bicchiere e le posate e si sedette vicino a Marco, non dall’altra parte del tavolo.

– Cucciolo, così mi posso appoggiare alla tua spalla… ti posso carezzare un pochettino…

– Lo sai Birillo che stiamo ancora ampiamente nei tempi previsti… e se andiamo avanti così la storia dei tre esami potrebbe anche diventare realtà…

– Lo so, il conto l’ho fatto anch’io ma cerchiamo di non gasarci troppo… però lo so e mi fa piacere e non poco… ma poi lo sai benissimo che mi fa piacere… Cucciolo e poi cucini bene!

– Queste cose le ha fatte mamma, io le ho solo scaldate!

– Ah!

– Però qualche cosa buona la so fare pure io!

– Lo so, Cucciolo, lo so e poi quando ci sei le cose sono più buone…

– Dai, tu finisci di mangiare che io cerco di sistemare fuori in un modo più comodo…

Marco entrò e uscì due o tre volte, Andy non poteva vederlo ma sentiva solo il rumore della porta, poi, finalmente Marco rientrò definitivamente.

– È tutto pronto, Birillo!

– Andiamo va’! … ma che hai fatto Cucciolo, un’amaca a due piazze!

– No, non è a due piazze ma a una piazza e mezza, ma per noi può andare benissimo, è una invenzione di papà, i ganci d’acciaio sotto il portico al punto giusto li ha messi lui, qualche volta prima si metteva fuori la sera, adesso non lo fa più ma prima lo faceva…

– Ma non c’è pericolo di cadere, cioè proprio di cappottare?

– No, Birillo, sopra l’amaca c’è una staffa larga, l’amaca dondola ma è appesa ai quattro vertici e non c’è pericolo di cadere nemmeno se ti metti al bordo… poi aspetta c’è un’altra cosa, se ti sembra troppo bassa o troppo alta c’è la carrucola, si può alzare o abbassare…

– Ma come l’avete pensata?

– L’ha pensata papà… e poi si sta comodi perché ci si può dondolare… sali prima tu?

Andy si arrampicò sull’amaca e Marco lo seguì, sul fondo c’era un materassino leggero ma non c’erano cuscini perché la posizione a barca manteneva già la testa nella posizione giusta.

– Cucciolo… che bella pensata! Qui stiamo proprio a letto insieme… sarebbe bellissimo se l’amaca fosse dentro casa…

– Sì, ma c’è solo qui…

– Come stai Cucciolo?

– Bene… abbiamo lavorato tanto e adesso stiamo qui vicini vicini… è bellissimo, Andy! Non si può sognare di stare meglio di così.

– Cucciolo, ma questa vita gay, alla fine dei conti, non è proprio niente male, ma tu ti credi che gli altri riescano a sentirsi bene così? … Io sto col mio Cucciolo ma io al mio Cucciolo gli voglio bene con tutta l’anima, c’è anche il sesso, ma non è solo quello, è proprio che sto bene vicino a te, ti sento complementare… un Cucciolo che mi vuole bene… quando ci siamo incontrati la prima volta non me lo sarei nemmeno immaginato, pensavo che se fosse andata proprio benissimo sarei riuscito a fare l’amore con te, ma tutto il resto non me lo aspettavo, onestamente non pensavo che mi avresti sconvolto la vita fino a questo punto… e poi mi preoccupavo del fatto che tu avessi una famiglia, se fossi stato solo al mondo mi sarebbe sembrato più facile amarti ma tu una famiglia ce la dovevi avere per forza e io non sapevo come l’avrebbero presa, pensavo che saremmo rimasti sempre a livello di amanti segreti, un po’ di sesso… e poi in sostanza basta… l’idea di vivere insieme… per me era proprio una cosa folle, una assurdità totale… non me la sognavo nemmeno e quella di essere accettato dai tuoi poi… quando dicevo che mi sarebbe piaciuto essere adottato mi sarei contentato di molto meno e invece mi ci sono trovato in mezzo fino in fondo, coinvolto, cioè non coinvolto ma assorbito nel tuo mondo…

– Birillo… ma avresti voluto un mondo più tuo, cioè avresti preferito che il mondo nostro ce lo costruissimo insieme…

– No, Cucciolo, io un mondo mio da offriti non ce l’avevo, doveva finire così per forza… cioè, anzi, non per forza… voglio dire che tu in un mondo mio non ci potevi entrare proprio perché un mondo mio esisteva solo nella mia fantasia… e poi io stavo scappando e mi sarei aggrappato a qualunque cosa, anche molto al di sotto di quello che ho trovato, non ero proprio in condizione di discutere, quando me ne sono andato di casa non avevo niente, solo i vestiti che avevo addosso… ormai questa è anche casa mia, dico sul serio, papà e mamma sono la mia famiglia vera, quella affettiva, quella che conta… adesso tutte queste cose sono mie… Cucciolo, è successo tutto perché ci siamo piaciuti… è strano… uno s’innamora e gli cambia la vita… e adesso c’è pure l’idea del futuro… con te… un futuro senza di te non riseco nemmeno ad immaginarlo… e poi stiamo lavorando… Cucciolo, è bello! … Non so che altro dire ma sto bene qui, sto bene con te, mi sento coccolato da te, da papà e mamma… Cucciolo… e tu?

Marco gli strinse fortissimo la mano.

– Birillo! Tu pensa che io nei tuoi confronti avevo un problema…

– E cioè?

– Mi sembravi uno di livello sociale troppo alto per me, uno troppo ricco, con una casa troppo bella, all’inizio, ma proprio all’inizio, pensavo che non sarebbe durata in ogni caso e che la difficoltà sarebbe stata quella…

– Ammappete… io troppo ricco! Bello! E quando ti sei reso conto di come stavano veramente le cose che hai pensato?

– In effetti è passata quasi subito, però io una certa coda di paglia per le questioni sociali e di quattrini ce l’ho sempre avuta, mi sento condizionato da queste cose…

– Quando sono venuto a stare alla piccionaia… pensa Cucciolo, adesso stavo dicendo “a casa tua!” però mi sono fermato a tempo… Insomma quando sono venuto a vivere alla piccionaia mi sentivo un mantenuto… lo sai Cucciolo, io mi sento abbastanza autonomo nel mio modo di pensare ma certi stereotipi mi li sono portati appresso per tantissimo tempo, anche certi stereotipi di vita gay, certi modelli di comportamenti… quando sognavo certe cose le segnavo per schemi, molto più stupide di come sono state poi veramente… poi piano piano cresci e ti rendi conto che l’unica categoria veramente gay è il fatto di innamorarsi di un ragazzo e il resto sono solo fesserie… però il fatto è innamorarsi, quello è essenziale, non è un problema di sesso… per me un gay vero è solo uno che si innamora di un ragazzo, non uno che ci va a letto, se si innamora e ci va a letto va bene, ma se ci va solo a letto quello non è un gay, è uno che si perde il meglio… Cucciolo, adesso mi sento così bene che non ho bisogno di sesso, mi sento sereno proprio in modo profondo, mi pare di avere trovato una stabilità…

– Ah… Birillo…

– Che pensi?

– Penso alla stabilità…

– Io ti ho detto tante volte che del futuro non so nulla però adesso mi sembra che il mio futuro possa essere uno solo…

– No, Birillo, non pensavo a questo… pensavo al fatto che si può andare in crisi per motivi che adesso non ci immaginiamo nemmeno, pensavo, che ne so, a cose veramente brutte…

– Dai, Cucciolo, stasera niente malinconie… guarda un po’! Adesso devo essere io a cacciare le tue malinconie… Che pensi, Cucciolo?

– Penso che mi piace starti a sentire… è per questo che non parlo, la tua felicità di questi momenti la percepisco benissimo e non la voglio disturbare con troppi discorsi…

– Ma tu sei felice, Cucciolo?

Marco si voltò verso Andy, lo abbracciò e gli passò una mano tra i capelli.

– Andy! E che ci manca a noi?

– Niente, Cucciolo, … se morissi adesso morirei felice, sì…

– E mi lasceresti solo?

– No, per carità! … Cucciolo, noi dobbiamo morire insieme… sì, il Padre Eterno ci deve fare questo piacere, ci deve fare morire insieme, se io avessi da campare più di te alla differenza ci rinuncio… e che ci faccio io senza il Cucciolo? Cucciolo, se noi siamo così legati adesso pensa tu quando saremo vecchi! … Cucciolo, quanti pensieri! … Ma sono pensieri belli… anche da vecchi, Cucciolo, anche da vecchi noi non saremo soli!

– Speriamo, Birillo, speriamo!

– Cucciolo che ore sono?

– È passata l’una…

– Io sento un po’ di fresco, c’è aria mossa… un po’ di fresco si sente… che facciamo? Torniamo dentro?

– Sì, è meglio… certo ci vorrebbe anche l’amaca dentro perché stare vicini in questo modo è bellissimo… però ci sono solo i due lettini…

– Cucciolo e se dicessimo a papà di metterci un letto matrimoniale?

– Alla fine lo potrebbe pure accettare ma mi sembrerebbe una forzatura…

– Io credo di no, credo che non farebbero nessun problema… quando vedo papà glielo dico… che dici? Lo faccio?

– Be’… non lo so, veramente sono un po’ perplesso…

– Allora non glielo dico, Cucciolo, come vuoi tu, forse è meglio non fare forzature… però del divano glielo diciamo?

– Sì, del divano sì, è diverso…

– Però, Cucciolo, mi sa che tu li sottovaluti…

– Birillo, tu potresti avere anche ragione… prova a dirglielo… perché no, potrebbe pure essere la cosa migliore…

– Cucciolo io glielo dico! Io penso che non ci dobbiamo preoccupare di papà e mamma, loro tanto stanno sempre dalla parte nostra…e poi, scusa, ma che c’è di male?

– Eh! Potresti anche aver ragione… anzi forse hai proprio ragione non ci dobbiamo preoccupare di papà e mamma, in effetti ce l’hanno detto chiaro in tutti i modi…

– Rientriamo, Cucciolo?

– Sì.

– Qui che facciamo? Togliamo tutto?

– No, l’amaca è tutta di legno verniciato e di nylon e può stare fuori, togliamo solo il materassino perché se lo lasciamo fuori si bagna…

Rientrarono e andarono a prepararsi per la notte, non ci furono ritualismi di nessun genere, erano stanchissimi e soddisfatti, quando furono a letto si presero per mano…

– Andy…

– Che c’è?

– Mi sa che a papà glielo dobbiamo dire… mi sembra una cosa più onesta anche nei loro confronti e poi non la prenderanno male…

– Ma certo che non la prenderanno male! Tu sei troppo bacchettone e moralista! Papà e mamma certe volte hanno i piedi per terra molto più di noi…

– Mh! Forse hai ragione…

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Che stai pensando?

– Non penso… provo delle sensazioni…

– E cioè?

– Boh! Non so come dirlo ma mi sento sereno, il corpo non lo sento quasi, mi piace il tocco delle lenzuola fresche… e la mano calda di Andy…

– Cucciolo…. vengo nel letto tuo?

– Vieni!

Marco scostò la copertina e Andy entrò nel suo letto.

– Cucciolo è bello stare così… quanto le avevo sognate queste cose, mi sembravano impossibili, assurde, sogni solo miei, un po’ fantasie che non si sarebbero mai realizzate… però io prima ero più stupido, mi immaginavo che in una situazione del genere avrei solo fatto sesso con te, allora era una cosa che mi mancava tantissimo ma adesso non mi manca più e adesso mi posso godere proprio la tenerezza… Cucciolo… come mi sai coccolare tu… mi sarebbe piaciuto che mi coccolassero così quando ero bambino ma non è successo mai, stavo praticamente sempre solo… sì, avevo la stanza mia, era mia… sì, era mia… però era un po’ come stare in quarantena, se uscivo mi ributtavano dentro, quando c’era gente non volevano che uscissi, non andavo mai in giro con mia madre, lei si voleva fare passare per signorina, io andavo sempre con la tata di turno, all’asilo, a scuola… sempre in qualche altro posto, mai dove andava mia madre, quando sono diventato più grandicello, 10-11 anni, mi hanno fatto uscire allo scoperto, ma  sempre ai margini… i regali sì, quelli me ne facevano tanti… però con me non ci giocava mai nessuno… quando mi sono accorto di essere gay ho pensato che non sarei mai riuscito a uscire dalla gabbia, all’inizio mi sembrava quasi naturale, mi sentivo quasi un caso patologico, i miei parlavano dei gay come se fossero… non so nemmeno come dire… insomma come se fossero solo merda… ma credo che loro un gay vero non lo abbiano mai conosciuto, era tutto per sentito dire… però erano convinti… io pure non è che avessi le idee tanto chiare però non mi sentivo affatto un pezzo di merda e pensavo che come me di ragazzi ce ne dovevano essere tanti, per anni… praticamente da quando mi sono accorto di avere una sessualità… cioè da quando mi sono accorto di essere gay, che poi le due cose sono venute insieme… insomma da allora ho solo sognato e realmente non credevo che sarebbe mai successo niente di vero… mi masturbavo pensando a come sarebbe stato… però mi immaginavo cose belle, non mi veniva la paura… cioè non pensavo che il ragazzo di cui mi sarei innamorato mi potesse trattare male… mh! In effetti è per quello che mi sono buttato quando ci siamo conosciuti… per me era veramente il tutto per tutto in tutti i sensi, all’inizio, proprio i primi giorni ero complessatissimo, non sapevo che fare, avevo paura che tu ti potessi stancare, mi piacevi tantissimo ma avevo quasi paura di te, ti volevo compiacere il più possibile, mi dicevo che dovevo fare tutto quello che volevi tu, specialmente in cose di sesso… se non lo avessi fatto ti saresti stancato di me… cose del genere… Cucciolo, non sghignazzare! Io allora non ti conoscevo bene… grazie! Mi piace tanto quando mi passi una mano tra i capelli! … Ti scoccio, Cucciolo?

– E io ti scoccio, Birillo?

– Non mi prendere in giro!

– Ma io sto solo giocando…

– Mh! Però se ti scoccio me lo devi dire… No! No! Niente! Non ho detto niente! … E va be’, su, mi è scappata! …

– Birillo…

– Che c’è?

– Ti andrebbe di fare l’amore adesso?

– Sì, però fai tutto tu… mi piace sentirmi desiderato… Mh! Cucciolo! … che bello! Così Cucciolo, così!

– Andy… ma perché sei così bello?

– Non lo so, mamma mi ha fatto così, anche se non l’ha fatto apposta! Cuuucciolo! Mh!

– Birillo… e se ci stiamo zitti zitti?

– Ti sto scocciando eh? … No, niente! Come non detto!… Però pure tu… mh! Che Cucciolone che sei. Cuuucciolo! Buono…

– Ma che bel Birillo!

– Ma adesso lo conosci bene… ma perché ti interessa tanto? Buono, Cucciolo! Aspetta, tranquillo!

– Non lo so, forse mi permette di capire meglio le tue reazioni, se a un certo momento non ti tirasse più avrei una brutta impressione, … ma adesso lasciamo perdere la teoria… Birillo, ma lo sai che potresti fare benissimo l’attore porno… ci sono dei ragazzi grandi e grossi che ce l’hanno piccolissimo, tu invece sei bello secco secco ma ce l’hai grosso… chissà perché in genere i ragazzi magri ce l’hanno più grosso… [e certi ragazzini di sedici o diciassette anni c’hanno certi piselli da fare invidia ai campioni di body building…] ma tu sei bello per natura… è proprio tutta reazione fisiologica, è tutta salute… un bacetto, Birillo! Così, bravo…

– Non mi dire “bravo”, mi sembrano le cose solite che si dicono alle puttane… sai quelle cose come: Quanto sei brava! … che significano solo che fa bene i [pompini]… Cucciolo, ma come fa una ragazza a fare bene [un pompino]? Credo che non si possa rendere proprio conto… è come se io volessi capire che cosa vuol dire [masturbarsi] per una ragazza… però, Cucciolo, essere gay ci dà una forma di partecipazione completamente diversa… Buono! Piano!

– Mannaggia, sei troppo bello! Ma come faccio a fermarmi… è una cosa compulsiva e poi vedo che ci stai… Birillo ci pensi a quelli che violentano la gente… ma che ci trovano? … È bello perché tu ci stai e ci vuoi stare, se non fosse così non mi interesserebbe proprio… e poi mi piace la tua voce, è sexy, mi piace tutto quello che dici quando facciamo l’amore… lo paragono con quello che penso io, con quello che provo io…, in genere, di sesso in termini espliciti, di quello che provi quando lo fai non parli con nessuno, come di quando ti [masturbi], ma è bello parlarne… è intimo… Birillo… io ti mangerei tutto intero… Buono! Adesso ti sei svegliato! Birillo… mannaggia, cerca di fare piano se no me lo stacchi… il birillo ce lo dobbiamo conservare a lungo, non lo possiamo mettere a rischio così… lo sai Birillo che ormai mi sono talmente abituato a te, proprio dal punto di vista fisico, che ti riconoscerei al buio tra mille… proprio al tatto… non avrei nessun dubbio… e poi sei così scattante… tu non sei mollaccione come me, tu sei un fascio di nervi… sei una potenza della natura…

– Be’, non esageriamo… e poi tu non sei per niente mollaccione, io te lo dico tante volte  ma non è vero, sei un po’ più robustello, ma solo un po’… non sei ciccione, Cucciolo, nemmeno grosso, ma non sei magrissimo e su di te mi posso appoggiare, sei un po’ il mio cuscino, però senti qua! Hai dei muscoli d’acciaio… Cucciolo… noi dovremmo fare un po’ di sport… mi sa che ci servirebbe a tenerci in forma…

– E che stiamo facendo? Birillo, più sport di questo! È tutta adrenalina, e poi lo sport è solo esercizio fisico ma fare l’amore è più bello, è più globale… Birillo…

– Che c’è?

– Ma come ho fatto a trovarti?

– È stato un caso… stavamo lì e a te t’è venuto duro a guardarmi…

– E a te?

– Lo sai benissimo e l’hai anche visto!

– Birillo, ma perché a un certo punto scattano certi meccanismi? Cioè quando ti si drizza è come se il birillo sapesse prima che ragazzo hai di fronte, è una cosa istintiva, non hai più paura, passi i limiti… e se poi trovi una risposta come vuoi tu… eh! Allora entri proprio in un mondo diverso, il sesso la cambia la vita!

– Be’, a noi ce l’ha cambiata in meglio… però in tante situazioni è esattamente il contrario, c’è gente che è uscita di cervello per cose del genere…

– E ci sono quelli che si sono rovinati anche fisicamente…

– Lo so… Lo sai, Cucciolo, io non capisco l’idea del tradimento, della infedeltà… mi sembra assurda…

– Ma, Birillo, anche solo tre mesi fa non facevi questi discorsi…

– Sì, ma adesso mi sembrano cose assurde… pensare di tradirti… no! Non mi verrebbe proprio in mente!

– Birillo! Mai dire mai!

– Ma no, Cucciolo, che c’entra, se mi sentissi deluso da te mi passerebbe completamente la fantasia… non ne cercherei un altro… cioè se finisce male con te con un altro non ha proprio nessun senso… no! Io non ti tradirei mai! … Penso che al limite potrei trovarmi deluso da te, che tu potresti tradirmi, lo so che è un paradosso, ma al limite si può pensare, ma io non credo proprio che ti tradirei, cioè l’idea di andare a cercare un altro ragazzo… no! … Sì, può essere bello e pure bellissimo… ma non mi verrebbe nemmeno l’idea di andarci a letto! … Ma di innamorarmi no! Non mi passerebbe nemmeno per l’anticamera del cervello! Ma come si fa a essere innamorato di uno e a cercarne un altro? Per me è pazzesco!

– Birillo, quelli che lo fanno non sono innamorati… sono cose diverse, quelli stanno insieme solo per fare l’amore, cioè per fare un po’ di sesso ma non si vogliono bene, Birillo, c’è tanta gente che di sesso ne fa ma che cos’è l’amore non lo ha mai provato… noi siamo stati fortunati… io ho trovato in mio Birillo, ma avrei potuto trovare cose molto diverse e allora che avrei fatto? … Mi sarei tenuto quello che c’era magari storcendo il naso o avrei cercato qualche altra cosa? Forse, se proprio non mi fosse stata bene la situazione avrei cercato qualche alternativa… Birillo, innamorarsi purtroppo non è la regola… anzi!…

– Però, Cucciolo, come siamo fatti noi così possono benissimo essere fatti tanti altri ragazzi… e perché quelli non si dovrebbero innamorare? Non sarebbe nemmeno giusto, una esperienza del genere ti cambia dentro, sono cose belle… a un certo punto … ma perché a tanta gente no?

– Birillo… la vita non è fatta di cose giuste… è così e basta… senza quella benedetta festa io sarei rimasto solo, malinconico, depresso, senza sesso, senza amore, senza prospettive… sì, è così! Noi, Birillo, abbiamo meno possibilità degli altri, il non poter uscire allo scoperto ci mette in una specie di ghetto… Birillo… non mi guardare con quella faccetta… è così! È così ancora oggi, noi abbiamo rischiato ed è andata bene… ma se quando ci siamo conosciuti tu avessi reagito male, se mi avessi sputtanato in giro… Birillo… io la vita me la sarei rovinata…

– Mh! Che brutta cosa! … Però io lo sentivo che sarebbe andata bene! Non so come ma lo sentivo, uno le antenne ce le ha!

– Birillo! Se uno vince alla roulette pensa di essere un veggente… ma è solo perché gli è andata bene… ma in genere si perde!

– Ma così è brutto!

– Lo so, Birillo, ma è così…

– Ma non è giusto! Ma perché deve essere così e basta? Ma scusa, se noi… no, niente.

– Se noi… che cosa?

– No, dico, se fossimo la maggioranza… ma tanto non è… che fai, Cucciolo, che fai? Ti giri dall’altra parte?

Marco si era girato dall’altra parte senza nemmeno riflettere, i discorsi di Andy lo avevano distratto e aveva smarrito la partecipazione giocosa al contatto sessuale con lui, di fatto si era dimenticato che stavano facendo l’amore perché l’atmosfera e i discorsi erano effettivamente di tutt’altro segno.

– Be’ adesso un po’ mi sono distratto… scusa…

– No, ve be’, se non ti va… lasciamo perdere…

La voce di Andy in qual momento sembrava diversa, più formale, più in difesa, Marco si accorse di aver commesso un errore e cercò di rimediare.

– Ma sei pollo! Io ti faccio un giochetto così e tu ci caschi subito… Andy… abbracciami stretto stretto!

– Ma sei sicuro che ti va? … Buono! Piano! Ma che cavolo fai? Cucciolo! Mi fai male! … Ma guarda questo… ma che ti prende?

– Mi piace tanto quando fai così… mi piace tanto spettinarti tutto, mi piace quando ti difendi… lo so che ti piace! … Birillo! Mh! Che bel birillo che hai!

– Cucciolo… ti stai un po’ buono?

– No!

– Dai su, non fare così, coccolami un po’ ma con dolcezza… adesso non mi va di giocare… quando ti sei girato dall’altra parte non mi è piaciuto per niente! Cucciolo, non mi è piaciuto, è inutile che fai quella faccia strana… non mi è piaciuto proprio… io non lo so se l’hai fatto solo per prendermi in giro, mi viene da pensare che poi hai cercato di recuperare e di tornare indietro ma l’hai pensato dopo e hai fatto la commedia con me come se stessi giocando… Cucciolo, tu non stavi giocando, tu ti sei girato dall’altra parte e basta… Lo vedi… te lo avevo letto in faccia… Cucciolo, no, no, non ti preoccupare, non è successo niente… ma guai a te se lo fai un’altra volta! …

– Birillo ma io ero solo stanco!

– No! Non fare finta di non capire… se ti giri dall’altra parte perché non ti va, va tutto bene, non mi crolla niente, ma non mi devi dire una cosa per un’altra in nessun modo… guai a te se ci riprovi!

– Hai ragione Andy, non lo dovevo fare…

– Cucciolo, guarda che adesso non sei tenuto a fare l’amore per forza… se non ti va me lo devi dire onestamente, senza trucchi…

– Be’ adesso non mi va tanto di fare l’amore, dopo probabilmente la voglia mi tornerà ma adesso stiamo così abbracciati…

– Cucciolo… tu non devi fare quello che piace a me ma quello che piace a te…

– Ma è quello che voglio fare io…

– E allora com’è che sembravi così carico cinque minuti fa?

– Be’, stavo facendo la commedia… mh… sì, un po’ stavo facendo la commedia pure prima… se la verità la vuoi è questa… è così, non mi guardare come se avessi ammazzato qualcuno, ho fatto una cosa stupida… una cosa falsa…

– Dai, Cucciolo, stringiti a me… così…

– Sei arrabbiato, Birillo?

– No! Non è successo niente… Cucciolo…. mi dispiace quando ti dico cose sgradevoli… però che dovevo fare? Io l’avevo capito che stavi facendo la commedia, proprio all’inizio all’inizio non era tutta commedia ma dopo un po’ si sentiva… dovevamo andare avanti così?

– No, Birillo, hai fatto benissimo… che stai pensando?

– Penso che aderisco a te completamente e non solo in senso fisico… mi piace pure quando ammetti di avere fatto una stupidaggine… lo ammetti subito… Cucciolo…

– Che c’è?

– Ti sei arrabbiato?

– No! Neanche un po’.

– Però dimmelo onestamente…

– Be’ un po’ mi sono sentito piccato che mi hai sputtanato subito… quando faccio una stupidaggine mi piacerebbe potere tornare indietro senza essere sputtanato subito… è questo che mi brucia un po’…

– Lo vedi che ci sei rimasto male…

– Un po’ sì, ma con me stesso… Birillo cose del genere succedono…

– Io ne ho fatte di molto più grosse di queste e lo sappiamo tutti e due benissimo… quindi sono proprio l’ultima persona che può dare lezioni… però, Cucciolo, ce l’hai con me?

– Andy! Facciamo una cosa?

– Che cosa?

– Ci alziamo e ci mettiamo a studiare un po’… così mettiamo da parte tutte queste storie… che ne dici?

– Mh! Tu dici?

– Sì !

– E allora… forza! Qui non abbiamo nessun problema né di orario né di niente io in effetti mi sento piuttosto carico…ci facciamo una bella tazza di caffè e ci mettiamo a lavorare… però, Cucciolo, un bacetto me lo devi dare! E se c’è qualche cosa di me che non ti sta bene me lo devi dire… capito?

Il bacetto fu lungo, intenso, autentico, Andy si staccò strizzando gli occhi come nei momenti di felicità. Erano passate le due, Marco preparò il caffè.

– Birillo, il caffè! È caldo caldo!

– Bello! È profumato! … Ci mettiamo in sala o stiamo qui?

– Come vuoi…

– Allora stiamo qui, chi legge sta sulla sedia a sdraio e l’altro sta sul letto…

– Ok! Chi comincia?

– Vai, Cucciolo, comincia tu!

– Allora… mannaggia quel libro… ma non ne possiamo leggere un altro?

– No, Cucciolo, tu vai e io tengo pronto il codice, quando c’è la citazione la leggiamo subito.

– Ok. Il registratore?

– Già, il registratore… ecco, la cassetta c’è… vai Cucciolo!

– … È tradizione che lo studio della disciplina penalistica…

Andy si mise a sedere nel letto evitando di stare sdraiato per non addormentarsi, Marco leggeva in modo cadenzato, con toni da conferenza, per le prime pagine almeno lo studio andò avanti in modo tranquillo, il discorso si seguiva abbastanza bene, in un paio di casi Andy fece segno di chiudere il registratore e di rileggere, ma questo non creò alcun impaccio, dopo le prime venti pagine Andy propose di darsi il cambio nella lettura ma Marco non volle.

– Perché Cucciolo?

– Perché ogni tanto alzo gli occhi e vedo il mio Birillo sdraiato sul letto in pantaloncini ed è una cosa bella da vedere… Andy… sei sexy… veramente…

– Ecco perché mi sembravi un po’ distratto… Vieni, Cucciolo!

– Andy adesso solo un bacetto, poi dobbiamo fare altre 31 pagine e ci si potrebbe pure riuscire, non sono nemmeno così complicate…

– Però dopo le 31 pagine… eh? Che dici?

– Dopo le 31 pagine ci facciamo una doccia calda insieme… aspetta, vado ad accendere lo scaldabagno, tanto l’acqua fa a tempo a scaldarsi… e adesso sotto a lavorare…

– Cucciolo… lo sai che comincio a pensare che ci laureeremo veramente e pure in tempo…

– Si vede, Birillo, adesso davanti allo studio non scappi più… preferisci studiare che fare l’amore!

– Che battutaccia! … Va be’…dai, su, non perdiamo tempo!

Questa volta il lavoro fu più complesso e più faticoso, le citazioni del codice erano numerose ma non si fecero scoraggiare e ad ogni riferimento seguì la lettura del codice, in questo modo i tempi si allungavano  di molto ma il lavoro risultava proficuo, Marco due o tre volte fece scorrere le pagine da leggere tra le dita, ogni volta faceva cenno ad Andy per indicargli quante ne mancavano, quando girarono l’ultima pagina erano quasi le cinque.

– Cucciolo, faccio un caffè e poi andiamo a fare la doccia… se ti va… se no ne possiamo fare pure a meno…

– Guardami negli occhi, Birillo! Stai penando anche tu quello che sto pensando io?

– Sì, però adesso prima facciamo il caffè… e poi ci facciamo la doccia!

– No!

– No che cosa?

– Guarda che faccia allarmata! La doccia la facciamo eccome! “No” significa solo niente caffè, facciamo il tè! Ci stanno pure due pacchi di biscotti…

– Mannaggia ma tu sfotti sempre! …Allora, Cucciolo, facciamo prima la doccia e tutto quello che segue e poi facciamo colazione regolarmente e poi ce ne andiamo a fare una passeggiata fuori che tra un po’ fa giorno…

– Birillo, ti voglio portare in braccio, come facevano gli antichi romani quando portavano dentro casa la sposa, la prendevano in braccio e io ti devo portare in bagno in braccio e ti devo far fare un bagno memorabile, come non lo facevano nemmeno i satrapi orientali… Così! Mannaggia quanto pesi! … No! Tu non pesi tanto… è il birillo che pesa!

– Non mi fare cadere, Cucciolo!

– Ma guarda che io un po’ di forza ce l’ho… allora… Birillo… vuoi tu entrare con me sotto la doccia di questa casa ed essermi fedele, amarmi e rispettarmi per tutta la vita?

– Sì, lo voglio! E vuoi tu, Cucciolo, essermi fedele, amarmi e rispettarmi per tutta la vita?

– Sì, lo voglio! … E adesso possiamo fare la doccia insieme!… però ti voglio spogliare io, tanto che c’è li sotto lo so e comunque si vede benissimo… Ma come sei bello! Io lo so benissimo come sei fatto, ma sei proprio bellissimo!

– Dai, Cucciolo, adesso ti spoglio io…. Sì sì… Ma che bel Cucciolotto! Proprio bellissimo! Eccitatissimo!… Ma lo sai che quando ti ho visto la prima volta io già lo sapevo come ce l’avevi [il pisello]?

– Bum!…

– No c’è niente da fare bum! Lo sapevo e basta… Ah! Cucciolo è gelata!…

– Aspetta, adesso arriva quella calda… dai sediamoci sul fondo…

– No, adesso nessuna dilazione, adesso tutto sesso e basta!

Rimasero a fare l’amore sotto il getto caldo della doccia, [poi vennero entrambi] e si sedettero esausti sotto il getto dell’acqua.

– Bella… Cucciolo! Una cosa così mi mancava!

– Mannaggia! Che bomba! È stata una cosa intensissima….

– Cucciolo, adesso ci prepariamo e ce ne andiamo a fare una passeggiata prima nell’oliveto e poi saliamo verso monte… o andiamo al paese a fare una colazione come si deve… che dici?

– Birillo, dopo quello che abbiamo fatto mi sento leggero leggero, andrei dovunque, anche volando… Verso monte o in paese?

– Prima in paese, colazione come si deve al bar e poi verso monte per i boschi…

– Che ore sono, Birillo?

– È prestissimo, sono le sei meno un quarto, mi sa che a quest’ora i bar non sono nemmeno aperti…

– Il bar centrale del paese apre alle sei, finché ci prepariamo arriviamo giusti giusti…  però un caffè ce lo facciamo qui e subito perché se no crolliamo dal sonno… e poi quando torniamo a casa ci mettiamo a dormire… Birillo, però i capelli te li devi asciugare bene! … così, ecco… e adesso vieni qui che ti voglio dare un bacetto fresco fresco… mh! Ma che bel ragazzo!… e poi è mio!

– Oggi sei in vena poetica…

– Sì, Birillo, tutta poesia erotica!

– Che facciamo? Dobbiamo chiudere casa completamente?

– No, papà non lo fa mai, chiude la porta a chiave e il cancello fuori… tanto non succede niente.

Uscirono di casa, il fresco della mattina si faceva sentire, Andy voleva prendere un maglioncino o almeno una camicetta più pesante ma poi ne fece a meno, salirono in macchina e andarono in paese, ma il bar era chiuso per turno.

– Peccato, Cucciolo, e adesso?

– Facciamo una cosa andiamo a quello dell’autostrada!

– Ma bisogna entrare in autostrada?

– No, si può entrare anche dalla strada comune che fiancheggia un tratto dell’autostrada, c’è un parcheggio separato dall’altra parte dell’autogrill, ci va tanta gente anche dei pendolari che non prendono l’autostrada, con papà ci sono stato tante volte, tanto sono pochissimi chilometri, tre o quattro al massimo…

Arrivarono all’autogrill dell’autostrada in pochi minuti.

– Che strana sensazione, Cucciolo, mi pare che stiamo per partire per un viaggio, l’autostrada fa una certa impressione e questi locali non sono come i bar, è tutta un’altra atmosfera… ma questo è nella direzione verso Roma?

– Sì, credo che sia l’ultimo o il penultimo grill prima della città.

– Però non c’è quasi nessuno…

– Ma è estate ed è pure presto… Che prendi Birillo?

– Cappuccino e cornetto… anzi e due cornetti…

– Allora due cappuccini e quattro cornetti…

Pagata la colazione si avvicinarono al banco, a servirli c’era un ragazzo bruno più o meno della loro età, lo notarono entrambi ma cercarono di fare gli indifferenti, poi entrò tanta gente tutta insieme, probabilmente una comitiva di gitanti scesi da un pullman, Marco e Andy uscirono dal locale.

– Cucciolo, l’hai visto quello che ci ha fatto i cappuccini?

– L’ho visto sì!

– Ammappete! Era notevole, proprio un bel ragazzo!

– È vero, Birillo, era proprio un bel ragazzo, poi tranquillo, dolce nei modi e aveva pure una bella voce…

– Cucciolo, quello secondo te come ce l’ha?

– Piccolo, Birillo, piccolo piccolo e brutto…

– Non sfottere!

– E che ti devo dire… non lo so! … E poi quello che sa sempre queste cose e le prevede sei tu!

– Non sfottere! … Secondo me quello ce lo deve avere bello… hai visto che sorriso che aveva?

– Sì, va be’, ma non vedo il nesso…

– Be’, anche tu hai un bel sorriso…

– Mh! Mi sa che è meglio che qui non ti ci porto più!

– Non ti preoccupare, non scappo col ragazzo del bar! Stamattina ci siamo sposati… ricordatelo!

– Io me lo ricordo, ma mi sa che tu sei un po’ troppo farfallone…

– Dai, ho solo detto che era un bel ragazzo…

– Birillo… e adesso dove andiamo?

– Torniamo nel bar!

– Non sfottere!

– Ma io non sto sfottendo, dico sul serio…

– Ma va’…

– Allora, dove vogliamo andare?

– Mi sa che è meglio che torniamo a casa e ci mettiamo a dormire perché non mi reggo proprio in piedi!

– Cucciolo, mi sa che hai ragione, forse ieri sera abbiamo tirato troppo la corda… io mi sento addosso una debolezza… no, un sonno terribile, mi sento stonato, stordito… e tu?

– Io un po’ mi reggo ancora ma credo che da qui a un’ora non ce la farò a stare in piedi… Birillo… allora a casa?

– Sì, è meglio… però poi non è bello mettersi a dormire quando fuori c’è il sole… e se ci mettessimo sull’amaca?

– Be’, in due e di giorno non mi sembrerebbe proprio il caso…

– Dici che ci tanano eh?

– Eh… be’, credo di sì, forse no, ma credo di sì, il porticato di casa si vede pure da fuori…

– Ma quando ce la mettiamo una bella siepe intorno? Un po’ di privacy sarebbe indispensabile… ma qui è tutto aperto…

– Lo vedi, Birillo, anche tu ti vuoi nascondere…

– Ma che stupidaggini dici… noi se decidiamo di uscire fuori per un motivo serio poi lo facciamo e allora forse vale la pena ed ha senso ma se ci mettiamo nella merda per disattenzione facciamo proprio la figura degli imbecilli… Cucciolo, che non è un gioco l’hai detto tu!

– E non è un gioco… va be’ tanto la siepe non ce la possiamo mettere e se pure ce la mettessimo ci metterebbe anni per crescere, quindi tanto vale stare attenti e non fare stupidaggini di nessun genere…

– Così va meglio… Cucciolo… ma quando torniamo a casa a Roma?

– Quando vuoi…

– Facciamo così, stamattina dormiamo… il pomeriggio studiamo e poi la sera ce ne andiamo a dormire presto, domani mattina facciamo colazione al bar del paese e poi facciamo un po’ di cose in campagna… se è bella giornata… poi dopo pranzo torniamo a Roma…

– Va bene, almeno ce ne andiamo dopo avere fatto una scorpacciata di luce…

– Tanto, Cucciolo, anche con lo studio stiamo bene…

– Sì, ho fatto un po’ di conti, siamo circa una settimana avanti, però poi bisogna vedere come si mette il calendario degli esami… quella settimana bisogna che ce la conserviamo di anticipo perché ce li potrebbero mettere pure tutti nella prima settimana…Birillo, del libro brutto ce ne sono ancora 250 pagine e sono tante ma poi i mattoni grossi li abbiamo letti tutti… poi ci sono i quattro volumetti piccoli, ma sono 800 pagine in tutto e poi bisogna ripetere… per finire la prima lettura ci mancano 1050 pagine, ma quando la lettura scorre se ne fanno anche 120 al giorno, quindi se tutto va liscio finiamo la prima lettura entro dieci giorni, e poi non dobbiamo nemmeno rileggere perché ci sono le cassette registrate, si possono sentire mentre cuciniamo, mentre mettiamo a posto la casa…

– Mentre facciamo l’amore…

– No, va be’… non esageriamo…

– Lo sai, Cucciolo, tutti questi conti me li sono fatti anch’io e penso che ci si può riuscire, e se ce la facciamo dopo siamo arrivati al terzo anno vero! Cioè abbiamo praticamente finito gli esami del primo biennio! Non mi sembra malaccio… Cucciolo, noi abbiamo cominciato a lavorare insieme alla metà di marzo, se riusciamo a fare i tre esami ne abbiamo fatti 7 tra marzo e novembre… sono tanti! Tantissimi! Non credo che ci sia gente che fa 7 esami in 9 mesi e poi alle lezioni del terzo anno ci possiamo andare, possiamo frequentare, non siamo autodidatti…

– Sì, ma poi non è che conti molto, fino adesso non abbiamo frequentato e le cose sono andate bene lo stesso…

– Sì, lo so, ma frequentare significa potere fare un po’ di lecchinaggio con i professori  senza ammazzarsi di fatica, insomma poi non dobbiamo più recuperare, tanto, prima di altri due anni non ci possiamo laureare… basta fare quello che fa uno studente in corso… la rincorsa è finita, poi andiamo a passo normale…

– Sì, in un certo senso è vero, ma bisogna fare in modo di discutere la tesi a giugno del quarto anno, se ce la facciamo non perdiamo il biennio di pratica e lo cominciamo subito, quindi anche nel terzo bisogna anticipare tutto quello che si può anticipare in modo da tenersi liberi per la tesi… e poi, Birillo, bisogna lavorare tantissimo perché c’è lo scoglio dell’abilitazione… e quello non è una cosa da niente… e lì bisogna cercare di passare tutti e due al primo colpo e statisticamente è una cosa molto difficile, la gente che passa al primo colpo è poca e passare tutti e due non sarà facile per niente… quello sarà uno scoglio vero…

– Cucciolo, però non ci buttiamo giù prima del tempo… di difficoltà ne troveremo tante ma intanto se riusciamo a passare i tre esami entro novembre abbiamo già fatto molto…

– Sì, è vero… è meglio che affrontiamo i problemi uno alla volta…

– … Cucciolo e se trovassimo di nuovo Massimiliano?

– Non fantasticare, Birillo, quello sta bene dove sta… e ormai di noi se ne è dimenticato…

– Ma perché, Cucciolo, mi sa che lo ritroviamo…

– Birillo, non mi dire che questa è un’altra delle tue famose preveggenze…

– No, queste sono di un altro tipo, ma potrebbe essere benissimo… scommettiamo?

– Sì, scommettiamo, se c’è cucino e faccio i piatti io, se non c’è cucini e fai i piatti tu…

– Ok! … Allora scommesso!

– Scommesso!

Quando rientrarono all’oliveto Andy scese dalla macchina e si mise a cercare Massimiliano da tutte le parti, lo chiamò, fece richiami e salti in mezzo alle piante ma del micio non c’era nemmeno l’ombra.

– Mannaggia! Non c’è… mi sa che quello se ne è dimenticato veramente… io i gatti profittatori… quello è venuto, si è fatto coccolare e poi via di nuovo… quello non si è affezionato veramente, era bellino, sì, però… mh!

– Birillo! Ma quello era solo un cuccioletto di pochi mesi…

– Sì ma i gatti crescono presto…

– Dai, adesso non te la prendere con Massimiliano, era un bel gattino, anzi un gattino molto bello ma era un gattino con la sua vita…

– Sì, però non mi piace tanto che adesso non ci sia… non è che penso che si sia dimenticato di me… non sono mica cretino… però mi piacerebbe che ci fosse…

– Se la mettiamo in questi termini ti posso anche dare ragione… ma, Birillo, noi che cosa gli possiamo dare? Lui una casa ce l’ha, è la casa della sua famiglia, della mamma, della nonna e via di seguito, noi saremmo solo due paparini… no! Massimiliano deve stare a casa sua…

– Va be’, va’…

– Birillo, i piatti li faccio io e cucino io lo stesso…

– No, io la scommessa l’ho persa… io che lo avrei trovato qui ci credevo almeno un po’… va be’, lasciamo perdere e adesso che facciamo, Cucciolo? Se potessimo stare qui un bel po’ di giorni mi metterei a lavorare un po’ in campagna ma se dobbiamo andare via domani non ha senso… che facciamo?

– Ti va di lavorare, Birillo?

– Mannaggia, ma si va a finire sempre là… Uffa, Cucciolo, io vorrei giocare un po’…

– Cioè fare che cosa?

– Farmi coccolare un pochino, ma non c’è nemmeno un divano… l’amaca fuori di giorno non si può mettere… mannaggia quante restrizioni! … Facciamo una cosa… ce ne andiamo a letto per un po’… No! Non mi piace, fuori c’è il sole… Che dici Cucciolo? Che facciamo?

– Io la mia proposta te l’ho fatta…

– Ma sempre studiare? … Cucciolo, io adesso voglio essere coccolato, facciamo così, tra un’ora ricominciamo a studiare ma adesso non mi va, adesso dobbiamo pensare a noi… Cucciolo, non fare quella faccia, ce la dobbiamo pure godere un po’, noi non siamo macchine solo per studiare… Cucciolo, ma non c’è un posto un po’ riparato che non si vede da fuori?

– No, completamente riparato no… Birillo, non c’è!

– Quando avremo un pezzo di terra tutto nostro ci dobbiamo fare intorno un muro alto tre metri e la siepe impenetrabile agli sguardi, ci dobbiamo potere camminare pure nudi… ma perché deve essere tutto visibile, tutto in piazza? Io un pezzo mio privato lo voglio, non ci deve mettere becco nessuno… Uffa! Va be’… andiamocene a studiare… però non tiriamo troppo la corda e poi a papà del divano glielo dobbiamo dire… e pure del letto! Dai su, andiamo, tanto la tortura non si può allontanare di molto… forza, che se finiamo veramente la prima lettura in dieci giorni siamo a buon punto… su, Cucciolo, coraggio! Mi sa che non ti va nemmeno a te…

– Lo faccio perché si deve fare ma farei molto più volentieri un’altra cosa…

– Che cosa?

– Resterei a coccolarti per ore…

– Mannaggia… e invece niente! Però quando torniamo a Roma ci dobbiamo rifare, lì c’è tutto il mobilio necessario… Allora, questo è il registratore… vai tu?

– No, forse è meglio che cominci tu…

Andy cercò con tutta la buona volontà di cui era capace di impegnarsi nonostante non si sentisse assolutamente in vena, Marco se ne accorse.

– Ti va di lavorare Birillo?

– No, proprio no! Almeno adesso no, Cucciolo… mannaggia, ma perché ci deve essere questa tortura dello studio?

– Perché la vita è così…

– Ma tu pensi che vivere in questo modo abbia senso… non per noi, per noi lo so che il senso c’è, ma non è per lo studio in sé, è che siamo in due… ma dico proprio per tutti, si vive solo per studiare, poi per lavorare… poi aspettando la pensione e continuando a lavorare e nel frattempo la salute si rovina e quando avresti finalmente il tempo libero non hai più la salute per godertelo… Cucciolo, noi ci preoccupiamo degli esami, e mi sta bene, ma è la vita come tale che non ha senso… è tutta e solo una corsa e alla fine della corsa non c’è niente…

– Però noi ci siamo!

– Lo so, Cucciolo, ma noi siamo stati fortunati, ma la stragrande maggioranza delle persone non ha nulla nemmeno sotto il profilo affettivo, sono proprio soli… quella che vita è? In due c’è meno disperazione, almeno si parla, ci si vuole bene, ma da soli non c’è nemmeno bisogno di parlare… e poi quando diventi vecchio… Cucciolo, la vecchiaia mi spaventa…non quella anagrafica ma la vecchiaia come decadenza fisica lenta e inesorabile… quando vai in pensione quanto ti resta da campare? Tutta la vita l’hai passata a lavorare… e la maggior parte della gente non fa nemmeno un lavoro gratificante, tirano la carretta e basta, Cucciolo, se ci pensi è spaventoso…

– Va be’, ma noi lavoriamo per costruire un futuro nostro e fino adesso sembra che la cosa funzioni…

– Lo so, Cucciolo, ma è sempre tutto a termine… è importante come vuoi tu, ma si tratta di lavorare per avere qualche anno di stabilità, chiamiamola pure felicità, ma è solo questione di tempo…

– Birillo, adesso mi pare che la stai mettendo un po’ troppo sul filosofico…

– Macché filosofico! Sono cose spaventosamente vere, il fatto è che non ci si pensa, non ci pensano nemmeno i vecchi, figurati quelli della nostra età! Cucciolo, adesso è una bella giornata, c’è sole… adesso io vorrei stare fuori, non so a fare che cosa ma sicuramente a fare qualche cosa… no, non lo so nemmeno io ma mi sento irrequieto, è vero che stiamo lavorando, questi valori me li hai insegnati tu… però… Cucciolo, il nostro tempo noi lo stiamo bruciando in funzione del futuro… ce lo avremo pure un futuro… lo so, ha pure senso costruire perché se no dopo è peggio, ma noi il tempo nostro lo stiamo bruciano così… Cucciolo, noi siamo giovani ma non siamo ragazzini, un pezzo di giovinezza se ne è già andata… e quella se ne è andata proprio in niente, adesso noi stiamo insieme ma prima il tempo passava e basta… io adesso questi discorsi li posso fare e tu li stai a sentire ma prima non c’era proprio niente, praticamente noi i primi otto anni di vita adulta li abbiamo buttati via… quelli non ce li ridarà più nessuno… tu almeno sei stato con i tuoi che ti hanno voluto bene, io li solo buttati via… sono tutte possibilità perse… anche adesso io vorrei stare con te nel senso più profondo possibile, mi vorrei fondere con te… lo so che sembra assurdo ma avrei quasi l’impressione di non morire… e invece noi dobbiamo studiare e tutte queste cose sembrano solo chiacchiere… Cucciolo, non sono chiacchiere! Adesso c’è luce, è giorno… bisognerebbe studiare di notte, almeno si avrebbe l’impressione di non buttare via le ore di luce… non mi va di lavorare, Cucciolo, mi sento strano, mi vengono le malinconie…

Marco ebbe un attimo di panico, si avvicinò a Andy e lo abbracciò senza dire una parola…

– Lo  vedi, Cucciolo, queste cose sono importanti, è la sensazione fisica che conta tantissimo, noi in fondo siamo animali… hai visto come stava bene Massimiliano quando gli facevamo le coccole… per noi è lo stesso. Sono le carezze, è il calore fisico che ti fa stare meglio, se no certe volte non sai dove sbattere la testa… certe volte quando comincia ad avanzare il pomeriggio e la luce cambia mi vengono dei momenti strani di malinconia brutta… ti ricordi tutta quella storia della sera e della morte che ci facevano studiare a scuola? … Ma è vero! Sono delle sensazioni strane ma  ti condizionano eccome… poi dicono che si deve restare razionali… ma non è possibile! … Cucciolo, noi siamo animali… siamo emotivi… è proprio la natura che è così… stringimi, Cucciolo… è bello così… mannaggia, mi viene da piangere e non so nemmeno perché… mannaggia, Cucciolo, ma che mi piglia? Non sono capace di mantenere un comportamento adulto. Mi comporto come un ragazzino… Cucciolo…

Marco cominciò ad accarezzargli i capelli, poi lo prese per mano.

– Vieni Andy! Adesso lasciamo perdere i libri e cerchiamo di stare vicini il più possibile.

Se avessero avuto un divano Marco avrebbe fatto stendere Andy in modo che posasse il capo sulle sue ginocchia come avevano fatto spesso alla piccionaia ma non c’erano divani.

– Andy, stenditi sul letto…

– Non chiudere la finestra, lascia entrare il sole!

– Non la chiudo… girati dalla parte del sole…

– Cucciolo il sole è bello, lo senti che ti entra dentro, è una cosa fisica, una cosa forte…

– Io mi metto qui, vicino a te… dammi la mano, Birillo…

Andy gli diede la mano e Marco la tenne sotto la sua.

– È bello, Cucciolo, si sente il calore vivo…

Con l’altra mano Marco ricominciò ad accarezzargli i capelli.

– Lo sai, Birillo, che io un ragazzo come te non l’ho mai conosciuto, forse non l’ho nemmeno sognato… tu hai una personalità tua, sei una persona… non so come dire, non sei una copia in serie di un modello, hai i tuoi equilibri, le tue reazioni emotive forti, io di te in mente ho un’idea ma tu mi sorprendi parecchie volte, le cose che dici non sono monologhi vuoti… certe volte ti sto a sentire incantato… i monologhi di Andy mi fanno pensare, certe volte penso che tu abbia una capacità di capire certe cose che io non ho… io mi sento razionale, questo sì, ma tu vedi le cose più nel profondo… io un po’ la mia emotività l’ho rimossa, non l’ho messa da parte del tutto, ma la lascio un po’ da parte, poi quando ti sto a sentire in certi momenti… così, nei momenti più intensi come adesso… insomma mi sento coinvolto, affascinato, come se tu parlassi una lingua che io in qualche modo ho dimenticato, però le cose che dici… quando le dici, mi sembrano mie, cioè sono mie, tu me le hai fatte ritornare a galla, è un po’ come se ci fosse un inconscio e tu svegliassi certi contenuti e certe situazioni, ma il mio inconscio non è sessuale… è l’inconscio della solitudine, della paura del tempo che passa… tu invece di queste cose hai un’idea presente, tu non le hai rimosse e quando ne parli mi sento affascinato dalle tue parole e penso che siamo simili anche nelle cose più profonde, io le ho rimosse, tu no, ma le cose sono le stesse, quando tu mi ci fai ripensare, anche a me viene in testa il senso della solitudine… ma non è nemmeno quello, il senso della paura delle privazioni affettive… Birillo… è proprio quel senso di insicurezza di fondo… come si può dire? È un po’ l’idea di dovere creare un mondo da sé, senza punti di riferimento…

– Sai, Cucciolo, una volta, a scuola era San Valentino, i ragazzi compravano le rose alle ragazze, si scambiavano i regaletti, tutte queste cose qui, poi si appartavano dietro la colonna per scambiarsi un bacetto… a me tutte queste cose facevano un effetto terribile, quelli erano contenti, le loro storielle d’amore per loro erano importanti e in fondo erano cose accettate e incoraggiate, pure i professori dicevano che erano cose belle… quei ragazzi all’idea dell’amore non ci sono arrivati tramite la sofferenza ma tramite una spinta sociale… praticamente era una cosa che facevano tutti, per loro aveva anche un interesse erotico ma era una cosa approvata da tutti, anche dalle famiglie… ma che vuoi di più? … Si sentivano felici… io non c’entravo affatto, a me nessuno faceva regaletti, e io non ne potevo fare, se avessi fatto qualche cenno a quello che mi passava per la testa sarei finito non soltanto non capito ma sputtanato e emarginato sia a scuola che in tutti gli altri posti… in casa ero già abbondantemente sputtanato… Insomma, Cucciolo… ma perché deve funzionare così? È questo che non capisco! Ci fosse almeno un senso… ma non c’è… adesso per noi il peggio è passato, ma di gente che rimane sola ce ne deve essere tantissima… però è assurdo… perché quello che per tutti gli altri è normale per noi non lo deve essere? È proprio assurdo!

– Andy! Non mi fare troppo il rivendicativo! Dai, non ci lamentiamo!

– Lo so che può sembrare stupido, ma almeno avremmo potuto non buttare via otto anni della vita e del tempo migliore… e invece… cioè per gli altri ragazzi c’è subito la possibilità di innamorarsi, per noi no! Cucciolo, noi viviamo un pezzo di vita di meno…

– Questo in un certo senso è vero…

– Ma non è nemmeno questo… è che proprio la vita stessa non ha senso, è che nessuna conquista è stabile, è che siamo fatti di carne e la carne col tempo invecchia, è che si decade comunque… cioè il non senso è molto più generale… a scuola mi piaceva tanto Leopardi… l’ho sentito sempre molto vicino… forse era pure gay… anzi probabilmente… e poi che fine ha fatto… anche quello è un esempio tipico!

– Andy, ma noi non possiamo cercare di goderci quello che abbiamo adesso? Dopo tutto non è così male… è vero che è tutto precario, è vero che è una cosa più unica che rara, ma adesso noi una nostra felicità in fondo ce l’abbiamo, le malinconie esistenziali ci possono essere benissimo ma noi abbiamo ancora la vita davanti, è vero che un po’ della giovinezza è già passata, è vero che si diventa vecchi, tutte queste cose sono vere ma noi adesso siamo ancora giovani e possiamo essere felici, non dico in assoluto, ma almeno felici di stare vicini, di essere in due… perché dobbiamo svalutare tutte queste cose in nome di cose che sono pure verissime ma non sono la vita nostra di adesso? … Birillo, io adesso vorrei che tu non fossi di cattivo umore, ci sono stati momenti in cui ti andava di giocare, di ridere… adesso vorrei che tornassero quei momenti, allora mi sembravi più felice…

– Forse lo ero di meno, Cucciolo… mi sa che forse hai ragione… però restami vicino, stringimi le mani… così, così è bellissimo… hai detto che abbiamo tutta la vita davanti… in effetti è vero… perché dobbiamo pensare che possa finire tutto male da un momento all’altro? … Mh! Forse hai ragione… però non ci mettiamo a studiare, adesso non mi va… lo so che dovremmo studiare ma adesso non mi va… e mi manca tanto un divano… io adesso sto sul letto ma tu stai seduto scomodo e non stiamo insieme veramente, alla piccionaia è meglio… mi piace tantissimo quando mi sdraio e metto la testa sulle tue ginocchia, è una cosa che mi rilassa tantissimo… è parlare stando vicini, mentre ci si può accarezzare… lo sai, Cucciolo, mi sento più calmo… mi hai fatto ragionare piano piano e mi sono passate le malinconie… tu sei un maestro nel farmi ragionare, anche nel tuo modo di dire non sei mai aggressivo… e questo è bello, le cose me le dici chiare ma piano piano… Cucciolo…

– Che c’è?

– Ti volevo chiedere se mi vuoi bene… la risposta la so e un po’ mi vergogno di farti questa domanda… però mi piace sentirmi dire cose belle…

– Vuoi essere coccolato, Birillo?

– Sì!

– Che bei capelli che ha il mio Birillo… sono morbidi, sono bellissimi e poi hai due occhi che innamorano… lo sai Birillo che hai veramente occhi bellissimi? … Sono chiari, limpidi, ci si vede l’anima e un’anima dolcissima… ci sono persone che sono nate per fare soldi o per fare chissà che cosa ma il mio Andy è nato per farsi amare… in questo sei straordinario… sei un ragazzo bellissimo ma la cosa conta molto all’inizio, ma poi potrebbe non bastare, ma Andy mi affascina da tanti altri punti di vista, certe volte penso che sei tu a reggermi dall’interno, tu le mie giornate le riempi di cose meravigliose, di tenerezza, di amore vero… Birillo… dirlo a parole è difficile ma mi sento innamorato nel senso più vero del termine, io non voglio solo il corpo di Andy, io voglio l’anima di Andy… poi in certi momenti quando ti vedo sorridere mi sembri proprio un bambino, un bambino felice e mi sento pure un po’ papà, poi penso che sei tu che mi reggi dall’interno… in fondo io vivo perché ci sei tu, la mia vita è tutta orientata su di te, è un modo di sentirsi vicinissimi, di non perdere nemmeno un respiro del mio Birillo, e in effetti, Birillo, a me la felicità l’hai data tu …e la felicità l’hai data anche a papà e mamma, li hai proprio portati ad un’altra intensità di vita, loro ti vogliono bene veramente…

– Cucciolo, stasera ci mettiamo sull’amaca?

– Io non vedo l’ora.

– Nemmeno io, Cucciolo… è bello stare proprio vicini vicini, aderire l’uno all’altro, voglio mettere la testa tra la tua spalla e il tuo collo, e sentire il respiro del Cucciolo e il cuore che batte… ci portiamo anche una copertina così possiamo stare lì finché non ci viene proprio il sonno… Cucciolo… senti qua! Hai un po’ di barba… ma d’altra parte sei un Cucciolo grande… non sei un cuccioletto… e nemmeno io… però ancora non siamo due vitelloni…

– In che senso?

– Come nel film di Fellini…

– Vitelloni come ragazzi un po’ troppo cresciuti?

– E sì…

– Be’ noi non siamo nemmeno vitelli, siamo torelli…

– No, siamo cuccioli, Cucciolo, siamo ancora cuccioli, a me le cose tipiche dei grandi non interessano affatto, a me i soldi, il potere… non mi interessano proprio, a me piacciono le coccole… e poi io non voglio crescere… pensa un po’ tutto questo periodo dell’università… è stressante, tutto quello che ti pare, però è bello, si sta bene, si costruisce in due… e che vuoi di più, certe volte mi viene da pensare che poi passa e allora mi viene un po’ di malinconia… quando dovremo lavorare… i clienti, le cause e tutta quella roba lì… come faccio, Cucciolo, a farmi fare le coccole a quarant’anni suonati? … Perché anche i quarant’anni arrivano… però io le coccole le voglio lo stesso… e quando avremo una  casa tutta nostra ci sarà una sola camera da letto con un letto matrimoniale e di quello che dicono gli altri ce ne dovremo infischiare… sai un’altra cosa che mi è venuta in testa…

– Che cosa?

– Ho pensato che potremmo trovare dei ragazzi giovani e magari pure gay che possono credere in noi, come avvocati intendo, ma forse non solo… lo so che di queste cose abbiamo già parlato, ma fantasticare non costa niente… io credo che noi li prenderemmo seriamente, molto seriamente…

– Lo vedi, Birillo, lo sapevo… lo sai che cosa significano questi discorsi?

– No, che significano?

– È il desiderio di paternità… Birillo, noi stiamo cercando di fantasticare sull’idea di avere figli in questo modo, penso che un cucciolo che crede in noi mi sembrerebbe veramente un coronamento delle vita… Birillo, in una situazione del genere il nostro amore potrebbe essere un modello di moralità, noi a un ragazzo giovanissimo possiamo insegnare quali sono le cose che valgono veramente…

– Però, Cucciolo, papà non mi ci sento ancora, in quel senso, non mi dispiacerebbe sicuramente ma non  è una cosa che può succedere a breve termine, mi sento ancora troppo insicuro… io in effetti adesso mi sento figlio… quando sto con papà lo sento che ha un’altra età, in qualche modo mi rassicura, lo fai pure tu ma lui lo fa in un altro modo, papà è più autorevole, mamma mi dà altre cose… mi coinvolge in modo più immediato, adesso mi piace quando mi bacia così energicamente e quando mi chiama Bello! Prima mi imbarazzava un po’. Fa di tutto per mettermi a mio agio… papà è un po’ più distaccato ma quando si fa infervorare e gli viene un po’ di entusiasmo mi piace tantissimo… come quando mi fa la predica, sono prediche sentite, prediche morali nel senso vero della parola… tu in effetti hai preso moltissimo dai tuoi… anche qui in campagna c’è tutta un’atmosfera tipica.. ci si sente la mano di papà e di mamma, la dispensa in cantina, le tendine, la cura dei dettagli, le piante vicino alla casa… l’amaca… Cucciolo… che ore sono?

– Sono quasi le undici.

– Ti va di studiare un po’?

– Prima un bacetto… Birillo!

Ricominciarono a studiare senza fare pausa per il pranzo, Andy ce la mise tutta per non deludere, ebbero la fortuna di incontrare un capitolo piuttosto scorrevole e andarono avanti fino alle cinque del pomeriggio, poi Andy chiuse il registratore e fece cenno che non ne poteva più.

– Quante ne abbiamo fatte Cucciolo?

– Una novantina… esattamente novantaquattro… non c’è male, siamo in regola con la tabella di marcia.…

– Cucciolo, ci mettiamo un po’ fuori? Questo ultimo scorcio di sole non me lo voglio perdere…dopo tutto siamo venuti in campagna per stare fuori…

– Lo sai Birillo, che qui ci sono anche altri animali oltre i gatti?

– E cioè?

– Io una volta ho trovato due ricci, uno grosso e uno piccolo, madre e figlio forse, una volta ho visto una talpa… qualche volta qualche serpentello e papà dice che qualche volta nel bosco hanno visto pure i cinghiali, lui non li ha mai visti, ma qui qualche cacciatore qualche cinghiale lo ha preso… e poi ci sono le tortore…

– Allora quei richiami un po’ lamentosi erano le tortore…

– Sì.

– E altri animali?

– Per esempio?

 – Che ne so, lupi, volpi, faine…

– Be’ adesso non credo che ce ne siano più ma i vecchi del paese dicono che c’erano eccome, non qui, un po’ più verso monte, ma c’erano…

– E pesci? … Solo quelli del fosso?

– Be’, sì, qui fiumi veri non ce ne sono, dicevano che al fosso c’erano i gamberi di fiume e dicono pure che i gamberi di fiume dove ci sono indicano che l’acqua e pulitissima, ma adesso non ci sono più… ah! Mi viene in testa una cosa, sulla parte scoscesa del canalone c’è un contadino che ha nel terreno una sorgente, non una fontana, proprio una sorgente, c’è una specie di masso enorme, grande quanto una casa, che spunta dal terreno, da sotto quel masso esce l’acqua, ci hanno scavano una specie di laghetto che è sempre pieno d’acqua, ci sono i pesci, l’acqua scola via costantemente in un rigagnoletto piuttosto consistente, d’estate meno ma d’inverno sembra un fiumicello in miniatura…

– Bello! Quell’acqua che esce di là chissà quanto tempo è stata a girare per la montagna… lo sai Cucciolo noi faremo gli avvocati ma a me sarebbe piaciuto anche fare il botanico, il naturalista…

– … l’ornitologo…

– No, quello meno…

– Si! … Ma a chi vuoi prendere in giro?

– Cucciolo! Ma tu prendi tutto a scherzo! … Io dicevo seriamente, la natura è bella…

– Sì, ma è selvaggia, il pesce grosso mangia quello piccolo…

– Già, si torna sempre lì… è tutto un nascere per essere mangiati… o prima o dopo… e anche per mangiarsi il prossimo o prima o dopo… anzi se non te lo mangi non sopravvivi… mannaggia, lo vedi da dove viene l’aggressività… in questo senso mi sento proprio contro natura…

– Vieni, dai, Birillo, ti metto l’amaca fuori così ti ci puoi mettere…

– E tu?

– Io mi ci metterei ma non mi pare il caso…

– Allora non mi ci metto nemmeno io… Cucciolo, una cosa o si fa insieme o non si fa…

– Allora che facciamo?

– Non lo so, se qui ci dovessimo rimanere di cose da fare ce ne sarebbero tante ma così….

– Ci raccogliamo un po’ di verdura fresca per la cena?

– Eh!

– E poi, Birillo, quando torniamo a Roma?

– Domani sera?

– Andy se vogliamo stare qui possiamo pure stare qui…

– No, domani sera torniamo e allora la verdura da portare a mamma la raccogliamo domani al momento di partire…e a mamma portiamo pure qualche rosa, ce ne sono di belle, appena sbocciate… però adesso che si fa? … Cucciolo, mi sa che ho capito… si torna a studiare fino all’ora di cena… ceniamo per le nove così alle nove e mezza, quando è tutto buio ci possiamo mettere fuori sull’amaca… adesso possiamo studiare per tre ore e mezza… dai, Cucciolo, non fare quella faccia, dopo tutto stiamo lavorando e se lavoriamo adesso la possibilità di fare i tre esami e di arrivare a finire il programma dei primi due anni entro novembre non è poi così remota…

– Forza e coraggio! Tre ore e mezza e poi la sera è tutta nostra!

Cominciarono a lavorare  a forza di volontà, nessuno dei due aveva realmente voglia di studiare, ma si facevano forza reciprocamente, dopo i primi minuti però l’argomento si fece interessante e la lettura diventò scorrevole, più che un trattato universitario sembrava di leggere il testo trascritto di una conferenza, molti erano i richiami e le ripetizioni, molti gli artifici della retorica tipica del parlato. Andy si sciolse e cominciò a leggere enfaticamente, man mano che andava avanti e vedeva scorrere la pagine l’entusiasmo cresceva. Fecero una sola pausa per prendere un tè e poi andarono avanti stoicamente fin dopo il tramonto. Intorno alle otto e mezza il capitolo era finito.

– Cucciolo, basta!

– Lo sai quante ne abbiamo fatte oggi pomeriggio?

– Quante?

– Più di 80! Birillo…. Siamo in anticipo sulla tabella di marcia di quasi 200 pagine, se andiamo avanti così finiamo la prima lettura di tutte le materie tra sei giorni…

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Fuori è tutto pronto?

– Sì è tutto pronto… ma adesso mangiamo ancora qualche cosa così nel frattempo finisce di fare buio… Che ti do Birillo?

– Poca roba… facciamo solo un’insalata con le olive e con la mozzarella… peccato che non c’è il pane fresco…

– Quello che c’è lo taglio a fette e lo metto al forno, così facciamo la bruschetta con l’olio e poi ci sono le verdure fresche… prendiamo pure un barattolo di melanzane di papà…

– Basta così, Cucciolo, così va benissimo…

– Siediti lì che faccio in un attimo… però il lavoro è andato avanti… te l’avevo detto io che ci saremmo riusciti… Birillo, se a novembre va tutto bene siamo già nella seconda metà del giro… comincia il girone di ritorno… Andy! Che pensi? Sei perplesso? Io penso che ce la facciamo…

– Cucciolo, il materassino l’hai già messo fuori?

– No.

– Allora lo porto fuori io.

Andy se ne andò in camera da letto e oltre il materassino per l’amaca portò anche due cuscini e una copertina più pesante, quando rientrò, Marco avrebbe voluto chiedergli che intenzioni avesse ma si limitò a parlare ancora di università.

– Andy… stiamo lavorando bene…

– Cucciolo, adesso non mi ammorbare con l’università, mi hai già torturato tutta la giornata ma adesso cerchiamo di pensare a noi… dai su, non fare quella faccia, lo so che tu lo fai a fin di bene però io adesso non voglio pensare all’università…e  dopo tutto non è l’unico argomento che mi interessi e nemmeno il più importante…

– Zitto, zitto! Ho capito! … però non mi tirare le orecchie!

– Io ti vorrei tirare qualche altra cosa! … E poi, Cucciolo, noi non ci dobbiamo drogare con l’università… studiare, va bene! Ma impazzire per l’università no! Cucciolo io adesso voglio stare un po’ con te… io questi momenti li ho aspettati e me li sono meritati, ma adesso me li voglio godere… dai, non fare quella faccia, non ho in mente niente di strano… un po’ di sesso se viene da sé… ma se no va bene pure stare abbracciati insieme… Cucciolo io voglio un po’ di tenerezza…

– Birillo, senti questa bruschetta! … Aspetta, prima un po’ di aglio, poi l’olio, poi due melanzane e due olive…

– Mh! È una cosa squisita!

– Ma tu non eri quello che faceva i toast meglio di me?

– I toast… ma questa è bruschetta.

– Birillo, adesso se ti bacio so di aglio!

– Be’, pure io!

– Questa è l’insalata, è solo di lattuga, cetrioli e pomodori, c’è anche un po’ di basilico…

– È buona, è profumata e poi è buono il sughetto finale… aspetta che mi lecco il piatto… non si dovrebbe però… lasciare tutto questo ben di Dio mi sembra un peccato… allora lo fai pure tu!

– Io l’ho fatto solo perché tu non ti sentissi a disagio!

– Cucciolo, ce lo beviamo un bicchiere di vino? … O papà ci spara perché gli apriamo tutte le bottiglie… dai fai tu così io sparecchio e ce ne andiamo fuori.

Marco scese a prendere il vino, quando risalì dalla cantina Andy stava finendo di passare la scopa.

– Dai su, stappa e brindiamo… lo sai Cucciolo che sono cinque mesi che ci siamo conosciuti! Sono cinque mesi esatti… cinque mesi fa a quest’ora stavamo andando alla festa… ne sono cambiate di cose in cinque mesi… Grazie Cucciolo, un bacetto mi ci voleva, ma adesso brindiamo e ce ne andiamo fuori…

– Allora! Alla felicità nostra!

– Alla nostra, Cucciolo! … Senti che vino!

– È quello delle grandi occasioni!

– E adesso l’amaca è tutta nostra.

Uscirono, era buio, salirono sull’amaca, e si stesero uno a fianco all’altro. L’amaca dondolava leggermente.

– Cucciolo, così! Zitti zitti! Senza pensare a niente voglio solo sentire che ci sei…

– Birillo… io…

– Zitto! Stai così! Non dire niente! Non c’è niente da dire…

Andy prese la mano di Marco e se la pose sotto le narici, il respiro di Andy si riverberava sulla mano di Marco e la sensazione del respiro è la sensazione della vita, poi appoggiò il volto sul dorso della mano di Marco, si girò completamente verso di lui, non erano in grado di vedersi distintamente perché era già molto buio ma il fiato di Andy sulla mano e la sensazione provocata dalla sua barba facevano a Marco una fortissima impressione, Marco percepì che Andy voleva trasmettergli la sensazione di essere vivo, del respiro, del calore, di una guancia morbida un po’ ispida per la barba non rasata, Andy voleva essere percepito come una presenza vivente, voleva che Marco non lo considerasse solo un’immagine, ma un corpo vivo, caldo, che percepisse la sua fisicità, la sua precarietà ma anche la sua forza. Andy non diceva nulla e Marco non voleva perdere l’intensità di quei momenti. Erano entrambi sereni, l’università in quei momenti per loro non contava più nulla, percepivano reciprocamente la loro fisicità e la loro presenza, poi Andy passò una mano tra i capelli di Marco e gli accarezzò leggermente la guancia, il gesto era lentissimo, delicato, Andy stava attento a non accarezzare la guancia di Marco contro pelo e Marco se ne accorse ma non disse nulla, si aspettava che di lì a non molto Andy avrebbe tentato un approccio sessuale più diretto, ma non accadde nulla del genere, Andy si strinse a Marco, cercò di aderire a lui il più possibile, poi lentamente e insensibilmente scivolò nel sonno, Marco se ne accorse dal mutato ritmo del fiato di Andy che gli sollecitava in parte il dorso della mano ma non si mosse, non avrebbe voluto svegliare Andy per nulla al mondo, il fatto che Andy si addormentasse così, cercando di aderirgli totalmente, faceva a Marco una tenerezza totale, il sesso sarebbe stato una scelta meno significativa, Andy voleva essere protetto, riscaldato, amato nella sua più totale semplicità, oltre il sesso, senza bisogno di nulla che non fosse la presenza calda di Marco in un contatto avvolgente, venne in mente a Marco che, in questo, Andy aveva conservato una fisicità quasi di tipo infantile, sembrava che per lui l’adolescenza non fosse mai venuta, tanti ragazzi, col crescere conquistano la sessualità ma perdono la fisicità, Andy non l’aveva certo perduta, Andy non aveva un briciolo di egoismo nella sua fisicità, si sentiva fisicamente libero quando stava con Marco, libero di scegliere un contato più direttamente sessuale o di mantenere un contatto di tipo più genericamente fisico. Marco cercò di coprire meglio Andy perché, anche se non c’era vento, l’aria non era veramente ferma; nel muoversi, involontariamente, svegliò Andy.

– Che c’è, Cucciolo?

– Niente, ti voglio sistemare meglio la coperta, perché se no mi prendi un po’ freddo…

– Mh! Mi sa che è meglio perché si sta bene ma mi sa che se ci addormentiamo fuori senza coperta ci prendiamo un malanno… Cucciolo, ci vai tu a prendere una coperta più consistente, così ci mettiamo dentro tutti e due, avvolti stretti stretti… ci vai tu?

– Sì … ma poi ti devo dire delle cose…

– Che cosa?

– Cose belle! …Però adesso vado e vengo subito!

Dopo pochissimi minuti Marco aveva sistemato sull’amaca una grande coperta matrimoniale di lana sopra un copriletto, anch’esso matrimoniale, di cotone, aveva rimboccato le coperte e si era infilato di nuovo nel letto.

– Grazie Cucciolo!

– Niente!

– Cucciolo, qual è la cosa bella che mi dovevi dire?

– Che quando ti sei addormentato mi facevi una tenerezza enorme… lo sai, Birillo, che ti voglio bene?

– Lo so, lo so… forse non me lo merito ma lo so…

– Birillo, se non te lo meriti tu… io che devo dire?

– Niente non devi dire niente, devi solo stare zitto e stringerti a me… così, sì, così… e la coperta ce la tiriamo fin sopra la testa… Cucciolo, sembra di stare sotto una tenda… il mondo sta fuori ma noi stiamo qui dentro… è bello così, si sente più forte che cosa significa essere due… Cucciolo, sotto una tenda come questa non c’è la solitudine… lo sai, Cucciolo, che tu non prevarichi mai? È come un flash, mi è venuto in mente adesso, io a stare tranquillo l’ho imparato da te, tu sei dolce Cucciolo, non sei aggressivo… prima pensavo che fosse un difetto ma dopo che ho visto che tu non cercavi di prevalere mi… non mi vengono le parole… insomma mi hai messo in crisi… se una cosa la fai tu per me è automaticamente una cosa giusta e se non è quella che avrei fatto io vuol dire che quella che avrei fatto io era sbagliata… Cucciolo, tu hai la forza della debolezza, tu non ti atteggi e poi non mi contraddici mai… forse qualche volta sì ma solo quando ce ne è bisogno e quando succede hai ragione tu… però solo tu ti comporti così, gli altri vivono di violenza, di prevaricazione, di trucchi di tutti i generi… pure io facevo così…

– Non è vero, Birillo, tu cercavi un contatto vero, Birillo, tu eri diverso perché avevi la disperazione dentro… Ma adesso noi stiamo qui, insieme, soli, sotto questa coperta…

– Cucciolo, adesso non siamo soli, è strano il modo di dire ma siamo più soli quando stiamo in mezzo alla gente, qui siamo noi due, non noi due “soli”, se mai soltanto noi due…

– Birillo, tu dovevi fare il filosofo, non l’avvocato! … Però hai ragione, solo non mi ci sento nemmeno un pochettino…

– Cucciolo, ti piace quando arriva il sonno e cominci a perdere il controllo?

– Mi piace sì!

– Chissà se la morte è così…

– No, non credo proprio…

– Chissà come sarà…

– Birillo, cambiamo discorso…

– Allora questo tabù ce l’hai pure tu…

– Sì, è l’unica cosa che mi mette in crisi… non l’unica forse ma la più terribile… ma mi mette in crisi anche l’idea della sofferenza, neanche della mia, anzi non tanto della mia ma della sofferenza dei bambini, quella è una cosa che mi sembra terribilmente ingiusta, un adulto la può sopportare… ma un bambino non dovrebbe mai soffrire…

– Mh! … i bambini che soffrono… è una cosa brutta…

– E ce ne sono tanti…

– Cucciolo, ma noi riusciremo mai a fare qualche cosa di buono?

– Adesso stiamo studiando e mi pare che funziona…

– No, ma non in quel senso, quella in fondo è una scelta egoistica… dico proprio fare qualche cosa di buono veramente, qualche cosa per gli altri… certe volte penso che partire per andare a fare il missionario in qualche posto dove si vive male non sarebbe poi tanto male, quelli fanno una vita seria, al prossimo ci si dedicano veramente… e deve essere pure una soddisfazione grossa, tu lavori tutta la giornata per gli altri, hai una spinta diversa… quelle cose mi piacerebbero, forse anche più del sesso… ci vuole tanto coraggio ma sono cose serie… certe volte penso che quando andremo all’altro mondo, cioè quando andrò all’altro mondo il Padre eterno mi potrebbe chiedere che cosa ho fatto di buono nella vita… non penso che mi chiederebbe niente del sesso o di cose del genere, però che cosa ho fatto di buono nella vita me lo potrebbe chiedere eccome… e allora che gli potrei rispondere? … Mi sentirei in imbarazzo… non so nemmeno se ho fatto qualche cosa di buono per te e se l’ho fatto l’ho fatto anche per me perché sapevo che ci sarei stato meglio anche io… però per quelli che stanno male veramente io non ho fatto niente, io non dico che vorrei essere come madre Teresa, quelle sono cose di un’altra dimensione… però qualche cosa di buono la vorrei fare anch’io… chissà quanta gente potrebbe avere bisogno di noi…  e noi invece continuiamo a pensare solo ai fatti nostri… Cucciolo… certe volte mi sento un verme, dopo tutto penso solo ai cavoli miei… cioè io degli altri me ne frego in senso sostanziale, non lo dico ma lo faccio… forse faccio solo chiacchiere, anzi certamente, sono tutte cose che tanto resteranno come sono adesso… Cucciolo, io sono un vigliaccone che predica predica e non conclude mai niente…

– Ma dai, Birillo, tu sei veramente uno come si deve… e ce ne sono pochi…

– Vedi, Cucciolo, è per questo che ci portiamo sempre delle insoddisfazioni di fondo, io almeno, cioè tu ti senti più soddisfatto perché ti dedichi a me ma io non mi dedico a te, io prendo e basta…

– Ma che dici? Birillo!

– No, è così! Forse se tu avessi bisogno veramente di me e io potessi fare per te qualche cosa che mi costa veramente… non lo so, ma allora forse mi sentirei meglio…

– Birillo, sai che cosa penso?

– Che cosa?

– Che stai cominciando ad arzigogolare un po’ troppo la faccenda e noi non dobbiamo fare giochi psicologici…

– Ma non sono giochi psicologici!

– Birillo, se tu ti vuoi sentire in colpa puoi trovare centomila ragioni… ma noi dobbiamo costruire… senza pestare i calli a nessuno, senza cercare scorciatoie… ma dobbiamo costruire e non solo per noi, per papà e mamma e anche perché se ci sono due persone oneste in più è un bene per tutti… il resto per noi è fuori portata… tu scavi troppo, vai troppo alla ricerca di cose impossibili… e poi, scusa, tutto quello che hai fatto tu per me… ma ti rendi conto di quello che hai fatto?

– Ma io non ho fatto niente!

– Non è vero, Birillo, tu ci sei stato, tu non sei scappato dietro chissà quali sogni, tu ci sei stato pure quando ti è costato caro… tu mi avresti potuto sbattere tante volte la porta in faccia e non l’hai mai fatto…

– Ma io l’ho fatto per me, non per te!

– Birillo, questo non è vero… sei tu che mi… Birillo, io ti voglio bene e basta! I ragionamenti d’ora in poi li dobbiamo fare in prospettiva, guardando al futuro… devono essere ragionamenti costruttivi, progetti…

– Insomma, dobbiamo parlare solo di università…

– No, noi possiamo avere anche i “nostri” progetti di vita…le nostre ambizioni…

– Che brutta parola, Cucciolo! … Scusa, ma mi sembra una cosa stupida…

– Mh! Hai ragione, mi sa che sto cambiando mentalità… già! Prima facevo altri discorsi, chi lo sa, forse l’affettività vera ce l’hanno solo i disperati, quelli che un abbraccio lo vogliono a tutti i costi, quelli che invece un contatto affettivo vero ce l’hanno la cosa la svalutano e cominciano a parlare di ambizioni… Mannaggia, Birillo! Hai ragione… piano piano sto cominciando a vendermi l’anima… però tu non lo fai… mi sa che tu sei ancora un po’ disperato… tu non vai cercando le ambizioni…

– Forse mi bastano i sensi di colpa… ne ho tanti… anche nei tuoi confronti… Cucciolo, certe volte penso che per te potrei essere una palla al piede… non dico adesso, ma magari tra qualche anno… io le tue ambizioni le posso frenare e forse tu potresti essere più felice cercando di realizzarle… queste cose mi vengono in mente spesso… c’era una canzone di fondo nel film Querelle di Fassbinder…ognuno uccide sempre colui che ama… io non vorrei finire per rovinarti veramente la vita…

– Stai un po’ zitto Birillo?

– Sì, mi sa che è meglio!

– Si sente che le malinconie te le porti ancora dentro… ma passeranno, Birillo, passeranno e adesso tu stai vicino a me e noi abbiamo la vita davanti… non la sprecheremo, Birillo, non la sprecheremo… qualche cosa di buono la faremo anche noi… senza correre dietro alle ambizioni stupide… Andy, mi piace tanto quando mi richiami all’ordine e mi rimetti sulla buona strada, le cose che dici in fondo sono anche mie… io le metto da parte più facilmente… tu sei un po’ la mia coscienza…

– Il grillo parlante…

– No! … E poi senza il grillo parlante la coscienza si addormenta troppo facilmente… come stai Andy?

– Non lo so, mi sento carico, non so come dire… mi sembra come se dovesse succedere qualche cosa di importante da un momento all’altro, ma voglio dire qualche cosa di negativo… è una sensazione vaga ma ce l’ho…

– Ci pensi più al sesso?

– No, cioè, non lo so, forse meno o forse addirittura per niente…

– Ti senti frustrato, Birillo?

– In che senso?

– Non lo so, magari avresti voluto altre cose che non hai trovato…

– No, … no, dopo tutto non riuscirei a sognare niente di meglio che stare qui con te… no, Cucciolo, frustrato no, realmente no…

– E allora che cos’è?

– Mi sento insicuro, … non di te o della vita che faccio… mi sembra di non sapere che cosa voglio veramente, mi sembra di avere un po’ assimilato la tua vita… io una vita mia non l’ho mai avuta, io sono stato adottato in tutti i sensi, anche da te… mi ci sto abituando, ma ci vogliono anni… io adesso la sensazione di vivere una vita che è mia solo relativamente ce l’ho… è strano… è una vita che voglio vivere ma è una vita che per me è senza passato, senza abitudini, è tutta da scoprire…

Marco si rese conto che Andy stava di nuovo scivolando nella malinconia, gli infilò una mano sotto la maglietta e cominciò ad accarezzargli il petto.

– Andy! Io ti darei l’anima, ma certe volte non so che fare…

– Lo vedi che ti sto rovinando la vita…

– No, Birillo! Tu la vita me la stai facendo vivere, io adesso con te voglio un contatto totale, io la malinconia te la voglio portare via…

Marco lo abbracciò strettissimo e Andy si lasciò andare alla sensazione fisica del contatto ma era evidente che il valore di quell’abbraccio per Andy non aveva nulla a che vedere con il sesso, Andy voleva essere salvato dalla marea della vita, dall’angoscia montante che non riusciva a controllare, l’abbraccio di Marco gli dava forza, indicava una presenza morale forte, se quell’abbraccio avesse dimostrato una valenza sessuale, in quel momento Andy lo avrebbe rifiutato. Andy per un attimo ebbe la sensazione che questo potesse accadere, se fosse successo avrebbe odiato Marco almeno per un attimo, lo avrebbe sentito lontanissimo da sé e assolutamente incapace di capire, Andy non sapeva se esprimere questo timore per cercare di esorcizzarlo o rimanere in silenzio e aspettare passivamente, in un caso come nell’altro temeva di rovinare tutto, temeva che il suo abbraccio con Marco potesse fargli sentire Marco lontanissimo. Andy sarebbe stato disposto a fingere per non deludere Marco, ma il loro rapporto profondo ne sarebbe stato minato gravemente. Rimase in silenzio. Marco si rese conto che qualche cosa non andava per il verso giusto e ritirò la mano.

– Scusa, Birillo! Sono stato aggressivo, perdonami certe volte non riesco a controllarmi e mi sembra di potere fare qualsiasi cosa…

– No, tu lo fai a fin di bene… Cucciolo… grazie… non mi andava proprio di metterla sul piano sessuale… stasera no! Non lo so perché, ma stasera no… non ti sto rifiutando ma sono contento che lo hai capito…

– Birillo, vuoi che ti faccio una tazza di tè?

– No, resta qui, adesso devi stare qui, ci devi stare perché il tuo calore è importante… Cucciolo, che hai pensato?

– Che vorrei farti stare bene veramente… ma non ci riesco…

– No, Cucciolo… in effetti, se non ci fossi stato tu chissà adesso dove sarei andato a finire… io devo crescere piano piano, mi devo abituare alla vita nuova… se avrai pazienza mi vedrai crescere piano piano, io voglio abituarmi alla vita nuova, alla tua vita, che adesso è anche la mia… ma, Cucciolo, non è facile.. lo so che ti sto chiedendo molto ma mi devi volere bene, Cucciolo, mi devi aiutare, devi avere pazienza…

– Birillo! … Ti voglio bene!

– Anche se non mi va di fare l’amore con te?

– Certo, anche!

– E anche se io ti rompo sempre le scatole e pretendo da te cose assurde?

– Quando qualcuno pretende da te qualche cosa come tu fai con me vuol dire che per quel qualcuno conti veramente molto…

– Cucciolo, e se di fare l’amore con te non mi andasse più?

– Ti vorrei bene esattamente nello stesso modo…

– Ma tu lo dici per dire…

– No, Birillo, … e poi non c’è bisogno di sesso per fare l’amore, noi adesso ci stiamo comportando come due innamorati che si dicono tutto… anzi in genere gli innamorati non lo fanno o non lo fanno fino a questo punto…

– Tu dici che questo è fare l’amore?

– Sì… Birillo, tu stai cercando una forma di tenerezza e la stai cercando da me…

– Sì, ma senza sesso…

– Birillo, ma il sesso è un mezzo per volersi bene, non è un fine…

– Sì, ma è importante…

– No, Birillo, per te in questo momento non è importante, altrimenti con me lo faresti, in tante altre situazioni non hai avuto nessuna inibizione e poi, Birillo, se tu non mi volessi bene non staresti qui adesso, in effetti tu questi momenti te li sei preparati per tutta la sera…

– Cucciolo, in effetti è vero… io adesso dal punto di vista sessuale mi sento meno carico, ma non solo verso di te, proprio meno carico in generale…se lo facessi lo farei per te, non per me e alla fine non piacerebbe nemmeno a te…

– Birillo, ti posso accarezzare?

– Certo! … E adesso non mi punire per quello che ho detto… Cucciolo, non mi devi tenere a distanza!

– Non ne ho la minima intenzione! …

– E poi farsi accarezzare da te è bellissimo, la sento la tua esitazione e mi piace tantissimo… ma, Cucciolo, a te capita mai di avere periodi in cui il sesso ti interessa meno?

– Birillo, il fatto è che adesso non mi succede da parecchio tempo, prima di conoscerti qualche volta mi è successo ma erano situazioni particolari, erano momenti di frustrazione, momenti di ansia… queste cose le ho vissute anch’io, non come te ma le ho vissute anch’io… quando mi capitava il periodo nero avevo altre idee per la testa, nei momenti neri le fantasie sessuali non mi venivano proprio, qualche volta dormivo poco la notte e mi sembrava che non sarei riuscito a portare avanti le cose che volevo fare … insomma quando le cose mi andavano male il sesso non mi attirava proprio… adesso, alla fine di tutto questo ragionamento, mi viene da pensare che non ti passino per la testa cose buone…

– In un certo senso è così, ma non so nemmeno io che cosa mi passa per la testa… Cucciolo, ma tu pensi che io sono maturo?

– Se non lo pensassi con te non mi ci metterei proprio… io voglio un confronto vero, una cosa che stia bene anche a me, se non fosse così non ci troverei la mia soddisfazione…

– Lo sai, Cucciolo, che certe volte ho pensato che forse ti facevo un po’ pena… sì, esattamente, e mi veniva in mente che tu forse stavi con me proprio per quello…

– Andy! … E allora io sarei stato l’imbecille di turno che dice sempre sissignore? … Ma come ti vengono in mente certe cose? Birillo… mamma mia! …

– Lo vedi! Pensi che io sono stupido e non lo vuoi dire…

– Me lo fai un piacere, Birillo?

– Che cosa?

– Ti stai un po’ zitto?

– Lo vedi che mi zittisci perché mi consideri un po’ un caso patologico…

– Birillo! Non mi costringere a reagire male!

– E cioè… che faresti?

– Non lo so… anzi lo so! … Birillo, farei quelle cose che tu non vuoi fare… e poi me ne pentirei…

– Perché te ne pentiresti?

– Perché tu la prenderesti male…

– E chi te lo dice?

– … Mh! … Birillo! … Basta!… Lasciamo stare!

– Che cosa volevi dire, Cucciolo?

– Voglio dire che non mi devi provocare, Birillo! Non mi devi mettere in difficoltà mandandomi messaggi contraddittori, io sono sempre disposto a fare quello che vuoi tu e anche a non farlo se a te sta bene così, ma non mi devi mettere in crisi, non mi devi mettere nella posizione di quello che tanto alla fine sbaglia comunque… questo non è giusto, Birillo, che diresti tu se io ti dicessi una cosa diversa ogni cinque minuti?

– Scusa, Cucciolo, … alla fine le orecchie me le hai tirate anche oggi… ma io me lo sono meritato… ti sembro stupido, Cucciolo?

– Be’, quando fai questi giochetti tipo “mamma Ciccio mi tocca… toccami Ciccio che mamma non c’è!”… insomma, allora non mi sembri stupido ma mi sembra che tu mi voglia stressare tenendomi sulla corda e la cosa non mi piace… Birillo, devi essere più autentico, se vuoi una cosa dimmelo, ma non mi mettere in imbarazzo…

– Scusa, Cucciolo, … non ci ho fatto caso ma hai ragione… sono quei meccanismi di seduzione come dominio che mi porto ancora dentro… però anch’io in realtà non lo so se voglio fare l’amore con te oppure no, non lo so veramente, non ci posso fare niente… Cucciolo, io onestamente non ho le idee chiare, lo so che ti può dare fastidio che io cambi idea ogni cinque minuti ma non è per te… è una cosa che mi capita, non è una cattiveria per tenerti sulla corda ma è che proprio non so che fare e nemmeno che cosa desiderare… tanti ragazzi sono cresciuti con la loro mitologia, loro lo sapevano che cosa dovevano desiderare… io non l’ho mai saputo… è anche per quello che mi può venire in testa di essere bi, adesso non mi viene in testa da parecchio tempo ma potrebbe tornarmi in mente ma non per reazione contro di te… Cucciolo, se anche fossi bi, tu per me saresti sempre il mio Cucciolo.

– Birillo…

– Che c’è?

– Mi sa che hai ragione tu anche su questo, in fondo lo penso anch’io che tu non sai veramente quello che vuoi…

– Cucciolo, lo dici con un tono di voce un po’ aspro…

– No, ognuno è com’è!

– Mi stai rimproverando, Cucciolo?

– No, e poi non mi sento per niente inquieto, in fondo tutte queste cose le abbiamo dette tante altre volte… lo so che di cose per la testa te ne possono passare tante… ma so pure che alla fine dei conti non cambierai strada… Birillo, tu non sei un ragazzino, tu la tua scelta l’hai fatta…

– Adesso mi sembri proprio papà! … Fai le prediche nello stesso modo!

– Perché mi sfotti, Birillo?

– Non mi permetterei mai… lo dico nel senso buono, in fondo io ho bisogno di certezze … io mi voglio sentire libero ma voglio pure essere incoraggiato… Cucciolo… mannaggia, adesso mi verrebbe in mente di fare l’amore però non so come potresti prenderla… no, va’, è meglio di no! … Però la voglia mi comincia a venire… Cucciolo… mi sa che sto ricominciando a dire fesserie incoerenti… Cucciolo, tu ne hai voglia?

– Be’ veramente adesso avrei più che altro voglia di dormire… però… ma forse è meglio di no!

– Cucciolo, non fare come faccio io, non mi imitare, mi da fastidio! … Sono stato stupido ma non me lo fare rimarcare, l’ho capito da solo!

– E a te ti va, Birillo?

– Mannaggia, ti risponderei di no per farti dispetto però mi va troppo…

– Va be’ però ci pensiamo domani!

– Cucciolo! Ancora a sfottere!

– Lo facciamo alla piccionaia, lì c’è il letto adatto… veramente, Birillo, adesso non mi va troppo…

– Cucciolo, mi da un fastidio quando fai così che ti spaccherei la faccia! Brutto stronzo! Ma perché devi giocare così con me? … O adesso o niente!

– Be’ allora adesso, ma dentro perché qui rischiamo di dare spettacolo perché sta per sorgere la luna…

– Dai, Cucciolo, … allora dentro!

– Nella doccia?

– Per forza! È il posto più sexy che esiste perché qui non c’è nemmeno il letto… Vieni su…

Portarono dentro i materassini e le coperte ma nessuno dei due prendeva l’iniziativa di avviarsi verso la doccia: dopo qualche minuto Andy uscì allo scoperto.

– Se non ti va più, va bene lo stesso, tanto pure io mi sento scarico…

– Andy! Mamma mia quanti complessi ci stiamo facendo! … Birillo, un po’ di sesso non vale tutte queste complicazioni e tutti questi giri di parole… Birillo: basta coi giochi psicologici! Allora?

– Cucciolo, che io lo voglio fare mi sembra evidente ma tu non l’hai capito…

– Ti sembra evidente? Va be’, lasciamo perdere…

Marco cominciò ad avviarsi verso il bagno, entrarono insieme e cominciarono a spogliarsi. Marco riprese il discorso.

– Mettici un po’ di calore, Birillo! … È anche un gioco! Me l’hai insegnato tu ed è vero!

– Ci sediamo nel box, Cucciolo?

– Sì.

– Cucciolo, se ti dico una cosa non mi ammazzi vero?

– Che cosa mi devi dire, Birillo?

– Ti voglio dire che adesso casco dal sonno e magari se lo facciamo domani viene un po’ meglio… eh? … Che dici?

– Allora una doccia rapida rapida e poi dritti a letto e domani prima si studia e poi la sera ci teniamo liberi dalle sei e ne facciamo di tutti i colori…

– Promesso!

– Non promettere, Birillo! Tanto poi alla fine le promesse non le mantieni!

– Quando fai così ti comporti come uno stronzo! Non mi piace per niente quando fai così!

– Scusa, Birillo, mi è scappata…

Marco aprì il getto a tutta forza, in pochi secondi erano fuori, si asciugarono in fretta, poi se ne andarono a letto.

– Come va, Cucciolo?

– Mi sento in paradiso Birillo!

– Anch’io, Cucciolo! Allora non sei arrabbiato?

– L’unica cosa che mi manca è che non posso dormire con te… adesso non sono più abituato a dormire solo… Ti voglio bene! … Notte Birillo!

– Anch’io! … Notte, Cucciolo!

 

RIVIVERE LE PRIME ESPERIENZE GAY

Ciao Project,

spero tutto bene.

Io bene, ho passato gli ultimi mesi abbastanza tranquilli, nulla di nuovo da raccontare, almeno fino a ieri…

Ieri infatti è successa una cosa che ti voglio raccontare. È successo che mi sono imbattuto in un libro francese uscito recentemente: Arrète avec tes mensonges, di Philippe Besson.

Il libro, non ancora tradotto in italiano, è in testa alle classifiche di vendita in Francia, ed è un libro autobiografico in cui Besson racconta della sua adolescenza a metà anni 80.

È scritto benissimo (occorre conoscere un po’ di francese per capirlo ed apprezzarlo).

Ma soprattutto, quello che mi ha sconvolto (e sono arrivato solo a metà) è che la storia che racconta si sovrappone quasi alla perfezione con l’esperienza che ho avuto io!

Il protagonista (che è l’autore, gay dichiarato, scrittore di successo in Francia), nel 1984 ha 17 anni, vive in una cittadina di provincia e frequenta il locale liceo. È il classico ragazzo intelligente e sensibile, bravo a scuola, poco amante degli sport, cui piace leggere più che giocare a calcio. Il padre era il preside della sua scuola elementare ed è sempre stato un po’ freddo ed esigente nei suoi confronti. Philippe capisce che gli piacciono i ragazzi a 11 anni, quando ha le primissime esperienze pre-adolescenziali (le classiche toccatine reciproche) con un amico di due anni più grande di lui.

Quando è al liceo i compagni di classe cominciano a sfotterlo per i suoi modi non proprio rudi e lo apostrofano con i classici nomignoli che si affibbiano ai ragazzi ritenuti omosessuali (frocio, fighetta, ecc.). Philippe non reagisce a queste prese in giro, ne soffre, fa finta di nulla (lui scrive: non reagivo come avrebbe reagito un ragazzo etero, prendendo a pugni chi lo offendeva, ma facevo finta di non sentire, mi atteggiavo a ragazzo normale, ben sapendo di essere omosessuale).

Poi nel 1984, a 17 anni, nota un ragazzo di un’altra classe e se ne invaghisce. Il ragazzo si chiama Thomas, è bello, di una bellezza un po’ selvaggia, diversa dall’aspetto da bravo ragazzo di Philippe. Philippe se ne invaghisce, pur pensando che Thomas sia etero.

Un giorno però Thomas lo avvicina, e gli propone di vedersi. I due si incontrano e Thomas chiede a bruciapelo a Philippe se vuole fare sesso con lui. Philippe non crede alle proprie orecchie e senza starci troppo a pensare accetta. Il primo incontro avviene in una stanza della palestra della scuola, ed è descritto benissimo. A questo incontro ne seguono altri anche a casa di Philippe, mentre i genitori sono fuori per lavoro. Dopo aver fatto sesso Philippe e Thomas assumono in pubblico (a scuola, alle feste tra amici) un atteggiamento completamente freddo e distaccato. Soprattutto Thomas (che è considerato da tutti come assolutamente etero) è molto freddo con Philippe, che ne soffre e si ingelosisce quando vede le ragazze flirtare con Thomas.

Sono arrivato a questo punto del libro e ne sono completamente sedotto. Ho rivissuto pagina per pagina, parola per parola, la mia adolescenza. La descrizione delle prese in giro dei compagni di classe e la sofferenza nascosta di Philippe sono identiche a ciò che ho vissuto io.

Il primo contatto sessuale con Thomas, la descrizione delle emozioni provate da Philippe nell’abbracciare Thomas, nello sbottonargli i jeans, nel vedere il suo sesso, sono, parola per parola, quello che ho provato io alla stessa età, con un mio compagno di classe. Ricordo perfettamente il momento in cui ci siamo tolti la maglietta (il colore della sua maglietta!), in cui ci siamo sbottonati i jeans. Ricordo il momento in cui ho visto il suo sesso e ho pensato: eccolo, che bello che è. Ricordo gli sforzi per non venire subito, il chiedergli di togliere la sua mano dal mio sesso per non farmi venire troppo presto. E poi l’eccitazione che cresce, e poi l’orgasmo e la sensazione di scombussolamento che dura alcuni minuti dopo l’orgasmo.

La storia di Philippe è una storia con due ragazzi, ma soprattuto con Thomas; la mia storia è con tre ragazzi: il primo, a 14 anni, quello che mi ha reso cosciente di essere gay, il secondo a 17 anni appunto, e il terzo a 18 anni, un ragazzo con cui non ho fatto sesso, ma di cui mi ero invaghito come Philippe si era invaghito di Thomas. La descrizione che Philippe fa di Thomas e del suo innamoramento per Thomas, è identica (identica!) alla mia storia con quest’ultimo ragazzo. La prima volta che lo avevo notato, a scuola, ne avevo guardato il sedere, bello, proporzionato, dentro un paio di jeans attillati che ne esaltavano le forme, mentre si alzava dal banco. Poi avevo cominciato a guardare tutto il suo fisico, e lo cercavo durante l’intervallo per poterlo guardare, un po’ di nascosto, senza che altri compagni potessero accorgersene.

Avevo anche cercato di fargli capire che mi piaceva e forse lo aveva capito, ma né io né lui abbiamo avuto il coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Però, però quante volte mi sono masturbato pensando a lui! E quando mi masturbavo pensavo le stesse identiche cose che sono descritte nel libro per raccontare gli incontri tra Philippe e Thomas.

Ecco, per me i tre ragazzi (due con cui sono stato e uno di cui mi sono innamorato) sono fusi insieme nella figura di Thomas descritta nel libro. Ma la storia è incredibilmente identica.

Sono a metà del libro e non vedo l’ora di finirlo, anche se immagino che non ci sarà un lieto fine, anzi.

Non avrei ma pensato di trovare, per caso, un libro che raccontasse così bene la mia storia.

Questo libro mi ha fatto tornare adolescente, mi ha fatto rivivere quei momenti nei minimi particolari. Mi sono persino masturbato ieri sera, tanta era l’emozione e i ricordi che suscitava in me.

Questo libro, che non è un libro pornografico, ma è un vero capolavoro ed è il numero uno nelle classifiche francesi, è stupendo.

Se volevo la prova di cosa vuol dire essere omosessuale, e se volevo capire se ero davvero omosessuale quando, da adolescente, vivevo le mie prime esperienze con i ragazzi, questo libro mi ha levato ogni dubbio.

In altre occasioni ti avevo chiesto di aiutarmi a capire se ero o meno gay; se ero etero e semplicemente avevo avuto qualche esperienza “di passaggio” come tanti ragazzi 100% etero nel periodo adolescenziale.

Tu mi avevi giustamente messo di fronte alla realtà del mio essere omosessuale senza se e senza ma.

Questo libro è stato, come direbbero i francesi, “boulversant” per me. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di tutto quello che pensavo di me, di tutto quello che mi avevi detto di me.

Appena ho finito il libro ti racconto il resto delle mie impressioni ed emozioni. Intanto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Comunque è incredibile, le stesse identiche esperienze, sensazioni ed emozioni che ho provato io! Potrei averlo scritto io.

Un abbraccio,

Marco

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Caro Marco,

non ho letto il libro, ma da quello che tu ne scrivi penso possa essere proprio un ottimo libro. D’altra parte un libro è bello non quando tenta di dimostrare una tesi ma quando è vero, quando racconta cosa vere, quando è autobiografico, ed è ovvio che un libro crei una continuità tra autore e lettore non per questioni culturali e di stile, ma perché attraverso il libro si coglie una stretta analogia di esperienze reali. Vorrei allargare il discorso su un punto, quello che tu hai descritto non è solo esperienza tua  e dell’autore del libro, che così bene la rappresenta, ma, credimi, è l’esperienza comune di moltissime persone di tutte le età, che hanno vissuto turbamenti analoghi nella loro adolescenza. Il successo del romanzo è dovuto proprio al fatto che ci si sono ritrovati in tanti e che la risposta emotiva di tantissimi lettori è strettamente simile alla tua. I gay ce l’hanno eccome un patrimonio comune di esperienze, di emozioni, di sensazioni, e sono cose fondamentali, che magari si vivono a 13-14 anni, ma che poi non si dimenticano più per tutta la vita. Tu manifesti un così vivo interesse per il libro perché ti permette di tornare indietro negli anni e di rivivere esperienze che sono state intensissime. In effetti l’essere gay non è una cosa qualunque, un gay può vivere esperienze molto forti, nello stesso tempo profonde e coinvolgenti, che hanno certo una fondamentale componente sessuale ma che vanno molto al di là di questo. Innamorarsi ed essere ricambiati, cosa certo non comune, vuol dire arrivare a condividere l’intimità sessuale perché si sa che si condivide anche l’intimità affettiva e addirittura quella spirituale. L’innamorarsi, specialmente quello delle prime esperienze, ha una sua intima purezza, legata la fatto di non risentire di complicazioni intellettualistiche. Gli amori adolescenziali sono immediati e totali e non si scordano più, diventano gli archetipi della sessualità. Il primo contatto con la sessualità condivisa è travolgente, su questo non ci sono dubbi e se ne conserva distintamente memoria per tutte la vita.

Ti faccio una proposta, se te la senti: perché non mettere la tua mail nel forum? Penso che potrebbe essere utilissima a fare riflettere tanti ragazzi che faticano a riconoscere l’evidenza.

Un forte abbraccio e grazie della mail!

Project

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6006

ANDY – ROMANZO GAY 16

Qui di seguito potete leggere il capitolo 16 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Andy si svegliò pochi minuti prima che la sveglia suonasse, si alzò senza chiamare Marco e se ne andò a preparare la colazione, quando suonò la sveglia Marcò ebbe un sussulto, Andy non era vicino a lui! Il cuore di Marco cominciò a battere velocemente ma dopo pochi secondi alcuni rumori di tazze e di piatti provenienti dalla cucina lo rassicurarono, si alzò in fretta e andò in cucina, abbracciò Andy e si baciarono teneramente.
– Come va, Cucciolo?
– Io bene e tu?
– Pure io, Cucciolo, e stamattina dobbiamo lavorare tantissimo per recuperare il tempo perso di ieri.
– Adesso non sono nemmeno le sette, alle sette cominciamo e finiamo a mezzogiorno, il pranzo ce l’abbiamo già e possiamo andare avanti come un treno!
– Birillo, mentre tu finisci di preparare la colazione io preparo la stanza per studiare… le cassette nuove dove stanno?
– Stanno in camera da letto nel primo cassetto del comò, ce ne dovrebbero essere parecchie… una dozzina almeno…
In pochi minuti la colazione fu in tavola. Andy innaffiò rapidamente le piante.
– Cucciolo, hai visto che belle! Ci sono due roselline che si stanno aprendo…
– Belle! Sono vive vive! Birillo, queste le abbiamo salvate noi!
– Sì, stavano per fare una brutta fine… mi piace tanto quando una pinta che era stata buttata via poi viene curata e rifiorisce, mi ricorda tanto il caso mio…
– Ma tu non sei una rosellina!
– Sì, però la sostanza è quella! Cucciolo, adesso basta con le chiacchiere e studiamo!
– Quasi mi stupisci, Birillo!
– Dai, su, non perdiamo tempo, quante pagine abbiamo oggi in calendario?
– Per recuperare veramente tutto al meglio 145!
– Allora cominci tu?
– Ok! Passami il libro…
– Allora: … Lo sviluppo della discipline amministrativistiche…
Il lavoro procedeva abbastanza speditamente, Quando leggeva, Marco diverse volte si accostava a Andy e gli dava un buffetto sulla guancia, quando leggeva Andy, Marco gli accarezzava per un attimo la mano, questi gesti erano evidentemente molto graditi e il sorriso luminoso di Andy in quei momenti portava Marco alle stelle. Non c’era distrazione sostanziale, la volontà di procedere con rigore era di entrambi e la determinazione li sosteneva anche in quei tratti della lettura nei quali, specialmente all’inizio, si perdeva il filo del discorso. Man mano che la lettura procedeva il libro sembrava assumere un significato sempre più concreto e anche condivisibile, Andy sembrava addirittura entusiasta e con la voce sottolineava i tratti essenziali del discorso, l’argomentazione non era pignola né troppo puntuale, diversi concetti avevano una vaga ispirazione di tipo filosofico e Andy ci si trovava particolarmente a suo agio, Marco si lasciava trasportare dalla logica dell’argomentazione e ne era compiaciuto. Talvolta il testo sembrava addirittura un po’ ripetitivo ma proprio per questo la fissazione dei concetti nella mente era largamente facilitata e il senso generale era ulteriormente sottolineato. Le note erano relativamente poche, la lettura risultava veloce oltre che gradevole. Lavorarono ininterrottamente fino alle undici, poi, al termine della cassetta, Andy fece cenno che potevano fermarsi.
– Pausa Cucciolo, adesso facciamo merenda, vieni in cucina e facciamo presto presto, due toast e un po’ di frutta… ma hai visto quanto è bello questo libro?
– È di un professore che adesso ha più di ottant’anni, gente così adesso non ce n’è più, per questi la legge era una cosa che doveva avere una moralità, era una cosa alta, dignitosa… insomma è bello, mi piace…
– Anche a me, ma è un peccato che poi il sistema giuridico con tutte queste cose ha ben poco a che vedere… questi ci credevano! Questi stavano cercando di costruire qualche cosa di buono, qui di tecnicismi estremi non ce ne sono proprio… però quelli di queste generazioni erano professori in un altro modo, ti insegnavano pure a vivere, adesso è solo una questione di formalità e di tecnicismi… vedendo questa gente che non c’è più mi sembra che ora siamo caduti veramente in basso, adesso le cose serie non si fanno più, adesso se ti ci metti con impegno morale passi solo per imbecille… mannaggia, Cucciolo, mi sa che noi dovevamo nascere parecchi anni fa, forse il mondo degli anni 50 mi sarebbe piaciuto di più.
– Cucciolo, allora i gay se non li mandavano al rogo ma ci mancava poco…
– Mi sa che sono tutti pregiudizi, mi sa che allora si poteva fare molto più di quello che si fa oggi, c’era anche tanta meno intolleranza…
– E tu che ne sai?
– Ho letto Pasolini…
– E ne hai dedotto che allora i gay campavano bene?
– Almeno in un certo senso sì, però non lo so, credo… Dai, Cucciolo, adesso la merenda e poi al lavoro di nuovo, voglio vedere come va a finire il libro perché è avvincente…
– Questo è vero, ha una dignità! Oggi sarebbe controcorrente!
– Però i toast ci mettono cinque minuti… che facciamo in questi cinque minuti? Birillo, siediti sulle mie ginocchia così ti posso baciare… e non solo…
– Mh! Mi tenti ma ci dobbiamo andare piano!
– Bravo così… ma lo sai che hai le spalle da atleta?
– Spalle con la s?
– Che battutaccia! No, Birillo, quello con le spalle da atleta sei tu, io al massimo posso avere le spalle da avvocato e forse nemmeno quelle…
– Non è vero, Cucciolo, sei veramente un bel ragazzo, ma proprio tanto… almeno per me è così, la prima volta che ti ho visto mi hai fulminato… bacetto, bacetto! Bravo così! … E adesso i toast sono pronti… prendi la frutta nel frigo…
– Birillo, e se il libro ce lo finissimo tutto oggi?, sarebbero solo altre 55 pagine…
– Ma adesso non ci allarghiamo troppo! Se ci si arriva bene, se no bene lo stesso, basta pure a 145… su, Cucciolo, non cominciamo a perdere tempo, adesso leggi tu perché se no ti distrai…
– Ok, allora tu metti il registratore…
– …La sostanziale tenuta del sistema si fonda sull’attitudine…
La lettura, ricominciata sotto i buoni auspici di finire il libro al più preso, andò avanti spedita e senza intoppi sostanziali ben oltre l’ora solita di pranzo, né Andy né Marco proposero una sosta, il malloppo delle pagine da trattare andava diminuendo a vista d’occhio e il discorso era sostanzialmente chiaro, poco dopo le cinque avevano finito la lettura delle 145 pagine che avevano prefissato come programma di minima e, in sostanza, avevano recuperato tutto il tempo perduto.
Si guardarono in faccia con un senso di profonda soddisfazione, non solo per il numero delle pagine fatte ma anche perché entrambi ritenevano che quella lettura avesse veramente un senso, si sentivano più spinti allo studio che in fondo, in alcuni casi almeno, aveva per loro un riconosciuto valore formativo.
– Cucciolo, adesso mangiamo perché ho una fame da lupo e penso pure tu ma dopo ricominciamo e lo finiamo perché è bello e mi piace veramente.
– Sì, è bello! È una cosa seria, dignitosa, è un fare l’avvocato in modo serio, non in modo ipocrita, è fare l’avvocato onesto!
– Cucciolo, allora un’ora per il pranzo, … no, mezz’ora e mangiamo solo qualche cosa di leggero e poi ci rimettiamo a lavorare finché non abbiamo finito e poi stasera ceniamo come si deve… ma adesso non ci appesantiamo… ok?
– Ok! Dai vieni, cinque minuti di grill ed è pronto… prendi l’acqua e il succo d’arancia in frigo… Birillo, lo sai che oggi mi sei piaciuto tantissimo?
– Vuoi dire che ieri non ti sono piaciuto per niente?
Marco lo abbracciò e lo sollevò da terra.
– Ma ti rendi conto, Birillo, se finiamo il libro siamo in anticipo di quasi sessanta pagine e… ci potremmo prendere un giorno di pausa…
– Ma quale pausa? Il libro era bello e tutto sommato facile, ma non ti credere che gli altri siano tutti così, ci sono pure quelli che sono piccoli, anzi no, grossi elenchi telefonici…
– Su, non cominciamo a portare sfiga! Ecco, è tutto pronto…
– Però è buono, è veramente buono, mamma cucina proprio bene!
– Se glielo dici è contenta…
– Sai che faccio? Glielo dico adesso.
Andy prese il telefono sotto gli occhi sgranati di Marco e chiamò a casa di Rocco, Rosa rispose.
– Pronto.
– Ciao mamma, sono Andy, ti volevo dire che adesso abbiamo finito di studiare, ci siamo messi mangiare le cose hai cucinato tu, che sono buonissime… non è un complimento, sono veramente buonissime e poi ci sentiamo coccolati e fa un certo effetto…
– Andy, Bello, ma che cosa mi dici, mo’ mi fai diventare rossa!
– Adesso torniamo a studiare ma te lo volevo dire… ti passo un attimo Marco…
– Ciao mamma, vedessi quello che combina Andy, oggi abbiamo fatto 145 pagine e con quelle che faremo dopo finiamo il libro grosso… insomma abbiamo fatto 200 pagine in un giorno e si sono anche capite!
– Hai visto! Quando state insieme, voi altri sapete fare cose speciali… salutamelo a Andy e adesso andatevene a studiare, io intanto mi metto a preparare il pranzo per domani e dopodomani e dopo quello che mi ha detto prima Andy non posso sfigurare… mo’ andate a studiare e non perdete tempo, Rocco è andato a fare la spesa se no ve lo passavo… Ciao Marco e salutami Andy…
– Ciao mamma!
– Che dici, Cucciolo, abbiamo fatto male?
– No, credo che mamma si sia sentita esaltata.
– Be’ in effetti se lo merita e non solo come cuoca, ma anche come donna perché è una persona veramente come si deve e soprattutto come mamma perché ha fatto un figlio come te!
– Birillo, sei in vena di complimenti?
– Un po’… ma tu non sai stasera che ti faccio! Ma adesso andiamo a finire il libro… prima il piacere e poi il dovere!
– Come sarebbe, Birillo?
– No, volevo dire il contrario: prima il dovere e poi il piacere! Ti giuro… non era una battutaccia!
– Allora Birillo, questa volta leggi tu… pronto? … Aspetta un attimo che la cassetta è finita… ecco, siamo pronti!
– …La sostanza del procedimento…
La stanchezza si faceva sentire ma la volontà di arrivare al termine era tanta, Marco non trascurava i piccoli segnali di natura affettiva lanciati ad Andy di tanto in tanto e Andy rispondeva con un sorriso. L’ultima parte del libro era costituita da esempi concreti in applicazione di quanto detto in precedenza. All’atto di un cambio di cassetta del registratore Andy fece il suo commento.
– Ma è un libro serio anche dal punto di vista didattico, quando hai letto un libro così, alla fine, hai capito veramente qualche cosa!
– Ma è che noi ormai siamo intelligenti per due! Non è tutto merito del libro…
– Vai Cucciolo adesso leggi tu…
Andarono avanti fino alla fine e poco dopo le otto chiusero finalmente il libro.
– Bello, Cucciolo, se la cultura fosse tutta così varrebbe la pena di studiare, peccato che di professori così non se ne trovino più…
– Però, Birillo, il professore nostro questo libro l’ha adottato e questo è già un buon segno…
– Cucciolo, adesso sei mio… e dove scappi più? Dai adesso ti voglio coccolare un po’ io, in genere lo fai sempre tu, ma non è nemmeno giusto, è una cosa bella e la devi provare pure tu… Cucciolo, vieni, qui, mettiti sul divano, così, sdraiati sulle mie gambe, come faccio sempre io… bravo così e adesso la copertina… e il Cucciolo è tutto mio… ed è bellissimo, è bellissimo proprio! E adesso ti voglio raccontare un po’ dei miei sogni, non dei desideri, proprio dei sogni… Cucciolo, lo sai che quando stai vicino a me come adesso, cioè quando sento il tuo calore mi sento felice veramente, in fondo la felicità non è una cosa spirituale ma una cosa fisica, la felicità ha la temperatura di una mano affettuosa … il Cucciolo vicino è la felicità!
– Birillo… il sogno?
– Ah! Giusto… be’, è un po’ difficile perché è un sogno erotico però ti riguarda e te lo devo raccontare, è di qualche giorno fa… insomma mi sembrava di stare in un posto conosciuto o che somigliava a un posto conosciuto ma conosciuto non era, cose del genere ne ho sognate tante, io li chiamo i sogni della confusione, giravo per la strada senza sapere dove andare e senza nemmeno orientarmi troppo, poi ho visto da lontano un ragazzo bellissimo che ti somigliava tantissimo, cioè aveva la tua fisionomia, camminava come te…, insomma hai capito… era pure vestito come te, io pensavo che fossi tu, era lontano, mi sono avvicinato, veniva di fronte a me ma non si è girato verso di me, più mi avvicinavo e più mi dicevo che non eri tu ma solo perché quello non si girava verso di me e tirava avanti, ma eravate identici, quel ragazzo mi piaceva tantissimo, proprio da rimanere magneticamente attratto da lui, abbiamo continuato a camminare e mi è passato vicino senza girarsi, io l’avrei fermato ma non ho avuto il coraggio e l’ho seguito, l’ho seguito a distanza ma l’ho seguito, in modo che non potesse notare che lo seguivo, è andato all’università, non era proprio la nostra ma somigliava molto, in qualche momento mi sembrava la stessa ma non era, sai quelle sensazioni strane, quelle cose tipiche del sogno, insomma l’ho seguito anche lì dentro, poi si è seduto come ti siedi tu quando ti appoggi alla spalliera della sedia e butti indietro la testa… sì, così, esattamente così… si metteva a posto i capelli come fai tu, poi l’ho sentito parlare e parlava come te, proprio la stessa voce, mi sentivo in imbarazzo e mi sono seduto all’altro capo del corridoio per osservare senza essere troppo notato, mi stavo per decidere a fermarlo poi è arrivata una ragazza bellissima, alta slanciata, con un sorriso smagliante, bionda naturale, molto sorridente, insomma una ragazza che… cioè… non ti so dire a che livello ma piaceva anche a me, forse non come il tuo sosia, no, certo, non allo stesso modo, ma mi piaceva eccome… voglio dire che forse se mi ci fossi trovato insieme… be’ forse il fattaccio ce l’avrei fatto, cioè mi tirava proprio, con il ragazzo, se fosse stato possibile, credo avrei avuto una familiarità più diretta, dalla ragazza ero attratto ma anche intimorito… insomma, quella ragazza si è avvicinata al tuo sosia e si sono salutati teneramente, poi è uscito un altro ragazzo e si sono messi a parlare in tre, il tuo sosia si era appoggiato alla ragazza da dietro e le aveva strette le braccia intorno alla vita, ma il gesto non era aggressivo, era tenero, era bello, non solo non mi suscitava rabbia ma mi faceva tenerezza, quel ragazzo mi piaceva ancora di più, mi sembrava che tu con una ragazza ti saresti comportato più o meno nello stesso modo, con dolcezza, poi si sono baciati ma in modo lieve e si sono allontanati, per un attimo camminando mano nella mano, quando stavano per uscire dalla facoltà li ho fermati con una scusa, non mi ricordo quale, ma cose di appelli, di libri, non mi ricordo… si sono fermati a parlare con me e si stava bene anche in tre, erano gentili, parlavano con me educatamente ma io mi rendevo conto che con loro non avevo nulla a che fare, la ragazza si chiamava Patrizia ed era veramente bella, il ragazzo si chiamava Marco, vedi la combinazione! … Ed era bello come te… quasi più di te, ma erano presi l’uno dall’altra e io mi sentivo fuori, ho salutato e me ne sono andato e mi sono sentito solo, quei due erano solo una bella immagine e con me non avevano niente a che vedere… allora mi sono messo a camminare e ho camminato tantissimo e sono capitato sotto la piccionaia e mi sono seduto davanti al portone ad aspettare… poi ti ho visto a distanza, mi hai visto anche tu e mi sei corso incontro e ti ridevano gli occhi e ci siamo abbracciati in mezzo alla strada, mi hai abbracciato tanto forte che mi hai sollevato da terra, visto da vicino eri meno bello del tuo sosia, meno curato… ma eri mio… Cucciolo, tu eri contento di stare con me, siamo saliti su alla piccionaia e abbiamo fatto l’amore in un modo dolcissimo e poi mi sono svegliato… di come abbiamo fatto l’amore non mi ricordo niente ma lo abbiamo fatto perché a me è rimasta una sensazione fortissima di prossimità, di contatto fisico totale, però non mi ricordo altro, Cucciolo, questo è il sogno, che ne pensi?
– È bello, Birillo, molto bello, è un sogno tenero, è un sogno tuo…
– Che pensi che significa?
– Che non sono più tanto bello…
– Ma no, dai, non scherzare…
– Ma come si fa a interpretare queste cose, danno una sensazione di tenerezza, ma francamente non penso di poter capire che cosa possa significare… il cervello va dove vuole… secondo me però il sogno significa che con me tu stai bene, forse mi vorresti meglio di come sono ma alla fine con me stai bene, è questo che penso, Birillo.
– E la ragazza che cosa significa?
– Non lo so, non credo tu abbia paura che io scappi con una ragazza, la ragazza in qualche senso può essere per te, una specie di modello alternativo, ma alla fine non è il modello che hai finito per scegliere… Birillo… te la posso fare una domanda un po’ strana?
– Quale?
– Se al posto mio, a quella benedetta festa, ci fosse stata quella ragazza con lei avresti vissuto la stessa storia che hai vissuto con me?
– Cucciolo, con una ragazza non si può vivere un rapporto analogo a quello che si vive con un ragazzo, sono cose totalmente differenti…
– E tu che ne sai?
– Veramente non lo so, però mi pare che gli schemi tipici e i comportamenti non siano alla fine molto affini… no, Cucciolo, sono due mondi…
– E tu quale preferisci?
– Be’ adesso preferisco stare con te, quello che succederà dopo non lo so, certo che se avessi avuto con una ragazza comportamenti non dico come quelli che ho avuto con te, ma anche solo molto meno fuori bordo, mi avrebbe preso a calci nelle palle senza pensarci una seconda volta, in un certo senso non penso che una ragazza possa capirmi come mi capisci tu, e poi io a te dico tutto quello che penso e non sarei capace di dirlo a una ragazza…
– Birillo, ma tu hai mai avuto una ragazza?
– Nel senso di andarci a letto?
– No, anche solo nel senso che ti sarebbe piaciuto stare con una ragazza concreta, non una cosa ipotetica ma una ragazza reale…
– Sì, forse qualche volta ho pensato che avrei potuto provare ma francamente non ho mai desiderato una ragazza specifica, tante mi piacevano pure ma molto a livello teorico, quando sto con te credo tu possa essere felice di stare con me, cioè ne sono sicuro, forse non sempre al cento per cento ma praticamente quasi sempre, con una ragazza non succederebbe lo stesso, mi chiederei più volte come comportarmi… io a te racconto di queste cose come mi vengono in mente e non ti cambiano nulla, ma a una ragazza non potrei dire che mi sono innamorato di un ragazzo…
– Birillo, ma io non ho alcun merito, il fatto è che io la concorrenza di una ragazza in concreto non la posso temere, ma una ragazza la concorrenza mia la sentirebbe eccome… è ovvio che lei ci potrebbe rimanere male … che non ci resti male io mi sembra ovvio perché il rischio che tu possa preferire una ragazza è solo teorico…
– Sì, lo so… ma desso non pensiamo a cose teoriche… io sto qui e ho il mio Cucciolo sulle ginocchia e francamente adesso non ti cambierei con la venere di Milo e nemmeno con l’Apollo del Belvedere… tu non sei l’Apollo del Belvedere, sei il Cucciolo della Piccionaia, è una cosa più popolare ma più vera, il Cucciolo esiste, Apollo no! E poi il Cucciolo è tenero, è caldo, si fa coccolare da me e forse è pure contento di stare con me…
– Birillo, non provocare!
– No, no, non provoco, lo so che sei contento di stare con me… che pensi, Cucciolo?
– Non penso, sto bene e basta…
– Io invece penso che “adesso” sto bene ma le cose potrebbero cambiare… aspetta… no, no, non è il solito discorso… voglio dire che le cose possono cambiare ma non per questioni psicologiche ma proprio per problemi oggettivi, non so, una malattia, ma non solo nostra, anche di papà o di mamma, una cosa che non sappiamo come affrontare, capisci, Cucciolo… una cosa di quelle che ti sconvolgono la vita… se succede una cosa del genere ci troviamo scombussolati, siamo sempre noi due, ma non siamo più in questa atmosfera di vacanze che viviamo adesso, adesso noi problemi per il presente non ne abbiamo, per il passato io ho avuto i miei ma tutto sommato li sto mettendo da parte, qualche volta tornano a galla, ma quella non è più la mia vita…e il futuro, se non ci capita qualche cosa di imprevedibile, ce lo stiamo costruendo, cioè adesso noi mentalmente siamo liberi di pensare solo a noi stessi e al nostro futuro… è questo stato di cose che vorrei che durasse, ma la vita tante volte è molto diversa da come ce la sogniamo… quando ci penso mi vengono le paure… certe volte mi sveglio la notte e non riseco a riprendere sonno, specialmente verso la mattina presto, guardo la serranda e non si vede un filo di luce, non mi riaddormento più, penso che è tutto precario e che potrebbe crollare o almeno che potrebbe cambiare molto rapidamente se cambiassero le circostanze, certe volte penso che cosa succederebbe se papà o mamma si ammalassero… Dio mio! Credo che una cosa del genere mi distruggerebbe! Cucciolo noi la nostra felicità ce la stiamo costruendo, ma se non ci fossero stati loro noi dove saremmo andati a finire? In effetti il mondo nostro, … ma non solo in termini economici ma anche in termini di serenità interiore dipende da loro, io ci ho pensato tante volte, prima tu mi dicevi che io cercavo le rassicurazioni di papà e che volevo la sua approvazione… ma in un certo senso è vero, ma ci pensi se fossero stati come i miei? Sarebbe stato terribile, noi la possibilità di crescere non l’avremmo avuta affatto, non avremmo avuto nessun appoggio… e poi le feste che ci fanno…
– Birillo, ma anche loro ormai vanno verso la vecchiaia e credo che pure per loro la nostra presenza sia una cosa molto importante…
– Sì, questo è vero ma ci sono persone che invecchiando inacidiscono, magari neanche per colpa loro ma perché il cervello non funziona tanto bene, ma papà e mamma sono proprio persone come si deve…
– Ma erano così pure prima, certo il problema di un figlio gay o di due figli gay non se lo ponevano ma sono sempre stati così, una tenerezza di fondo l’hanno sempre avuta…
– E io penso che tra loro si vogliano bene…
– Sì, di questo non ho nessun dubbio…
– Cucciolo, lo sai che loro sono un po’ il modello della nostra vita di coppia, pure io piano piano sto cercando di imitare i loro modi di fare perché mi piacciono, prima mi sembravano invadenti, un po’ troppo napoletani, quasi prevaricatori a forza di complimenti, però è durata poco, poi ho capito quello che c’era dietro… ma secondo te loro di noi che cosa pensano?
– Ma loro non pensano, ci vogliono bene e basta.
– Mh! Sì… Io adesso ai miei genitori veri non ci penso proprio più, prima mio padre lo avrei ammazzato ma adesso mi fa pena, in fondo si è perso il meglio della vita e non è stato nemmeno in grado di capirlo, mia madre forse il lavaggio del cervello l’ha subito dai nonni da quando era bambina e non se ne è nemmeno accorta. Mah!
– Birillo, ho notato che quando parli dei tuoi dici “mio padre” e “mia madre”, quando parli dei nostri dici “papà” e “mamma”…
– E non è un caso, non ci avevo mai fatto attenzione ma è proprio così, sono due tipi di rapporto molto diversi… e poi adesso io una famiglia vera ce l’ho, i miei mi fanno solo pena perché pure loro sono stati stritolati… però in qualche modo la volevano fare pagare a me… va be’, lasciamo perdere… adesso voglio pensare a vivere questa splendida vacanza col mio Cucciolo, lo sai Cucciolo, che adesso non ho più paura di perderti?
– Ci mancherebbe altro… Birillo… mh! Come mi coccoli bene, mi piace quando mi accarezzi i capelli così, adesso capisco perché piace tanto anche a te, è veramente bellissimo… Birillo…
– Sì…
– Ti va di fare l’amore?
– Sì… Cucciolo sono già eccitato…
– Pure io!
– Sai una cosa…
– Che cosa?
– Prima, quando giravo sui siti gay, ne avevo trovato uno veramente carino, ci ero arrivato tramite selfipics, era il sito di un ragazzo americano di ventun’anni, si chiamava angelsurfer2000, il suo sito era bellissimo ed era vero, c’erano le fotografie, le storie della famiglia, dei ragazzi che aveva avuto, della scuola, e poi c’era una parte sulla omosessualità, ma molto bella, molto seria, non ti nascondo che a quel ragazzo avrei mandato una mail, quando era giovanissimo aveva avuto un amico col quale aveva avuto un rapporto importante. Forse l’amico pensava che la faccenda sarebbe stata solo una questione di sesso, poi quello lo ha cominciato a chiamare con i peggiori appellativi e lui c’è rimasto malissimo, ma alla fine l’amico si è ammazzato, la ragazza dell’amico lo ha pianto, ma lui non poteva nemmeno piangerlo, va be’, insomma, sul sito di questo ragazzo c’erano dei link molto interessanti, uno di younggayamerica, un sito veramente interessante, mi ricordo che c’era una foto di un ragazzo con una maglietta con sopra scritto “nobody knows I’m gay”, la cosa mi era piaciuta ma quella era la “nobody knows I’m gay” shirt, una maglietta che i ragazzi gay non dichiarati si mettono quando vogliono uscire allo scoperto, sembra una buona idea, ma francamente mi lascia molto perplesso, una cosa del genere potrebbe andare più a vantaggio del movimento in generale che dei singoli ragazzi, i quali la potrebbero pagare veramente cara… comunque sul sito c’erano tante storie vere di ragazzi gay sia dichiarati che non e ne avevo lette alcune, loro facevano le cosiddette closet interview… molti ragazzi si dichiarano al primo anno di college, portando la maglietta durante le lezioni… pensa tu che succederebbe se qui noi facessimo una cosa del genere!
– Be’… forse ci lincerebbero ma forse no…
– No? Secondo me ci farebbero a tocchi! … La maggior parte dei racconti dei ragazzi che erano venuti allo scoperto era quasi entusiasmante, tutto bello! Tutto facile! Mah!? Francamente non credo proprio che sia così, forse in America… ma qui proprio no! Cucciolo, qui il mondo com’è lo sappiamo, di com’è in America lo leggiamo solo su internet ma sono cose di parte, quelli che dopo che si dichiarano fanno una brutta fine non scrivono a Young Gay America… Una volta avevo letto proprio su un sito di un ragazzo gay un consiglio che lì per lì mi sembrava assurdo: state attenti e pensate bene a quello che fare, le associazioni gay possono essere le vostre peggiori nemiche perché vi possono spingere a mettervi nei guai grossi a forza di presentare tutto facile… e può anche essere vero…
– Eh! Sì, probabilmente è vero, Birillo, ormai noi non abbiamo più sedici anni, ormai un bel po’ di strada l’abbiamo fatta ma francamente l’idea di mettermi allo scoperto per il momento non l’ho proprio avuta, non so tu, ma io proprio no.
– Nemmeno io Cucciolo, noi l’identità nostra la conosciamo bene e non c’è bisogno di metterla in piazza… però… eh no! Cucciolo non è vero che noi non siamo usciti allo scoperto! I nostri lo sanno eccome!
– Sì, va be’, ma uscire allo scoperto non è quello!
– Non è vero, noi siamo usciti allo scoperto almeno in famiglia, per te è stata una cosa che è venuta da sé, ma per me non è stato così facile… però adesso sono contento, se non lo avessi fatto non so adesso come farei ad andare avanti…
– Birillo, ma tu non potevi non farlo!
– Potevo eccome! Potevo non uscire allo scoperto nemmeno con te e cominciare un tira e molla di frasi mezze mezze e di appuntamenti ambigui… e invece mi sono buttato, il mio primo coming out l’ho fatto con te, in un certo senso poteva essere rischiosissimo ma si capiva che non era poi così pericoloso… e poi coi tuoi… anche lì tutto per tutto! Tu invece sempre passivo, sempre come il ragno nella tana che aspetta che la mosca caschi nella ragnatela…
– Ma quando mai, quel benedetto giorno tu hai avuto da me una marea di segnali di incoraggiamento! Dì di no?
– È vero, questo è vero, ma queste cose forse non sono come mettersi la maglietta col nobody knows I’m gay! No, c’è una differenza enorme! Io questo uscire allo scoperto proprio tanto per il gusto di farlo non lo accetto, se esco allo scoperto, in un certo senso, coinvolgo anche delle persone che mi potrebbero volere bene… voglio dire che tanti ragazzi etero e gay possono volere bene a un gay non dichiarato, ma quando si dichiara sono forzati pure loro a fare una scelta e la cosa non mi piace troppo, a parte che può essere molto pericoloso, non mi piace proprio il fatto che in sostanza siano costretti… Con il ragazzo che ti piace tanto capisco pure che si possa rischiare e io l’ho fatto, ma con la gente che non c’entra niente, solo per il gusto di dichiararsi… no! È un modo di creare un ghetto! Un aut aut che non mi piace. E poi il rischio di rimanere soli è altissimo, qui almeno, da noi, tanta gente ti girerebbe le spalle, magari con garbo e con i tempi giusti ma lo farebbero perché a stare vicino a te ci sfigurerebbero pubblicamente, la gente su certe questioni ha veramente due modi di vedere le cose, uno pubblico molto conformista e uno privato, molto più tollerante e con meno pregiudizi ma tanto quello che prevale è il modello di comportamento pubblico… Cucciolo, lo sai che a forza di parlare di queste cose mi sento molto più gay di prima… mi sembra che sia la mia unica identità possibile…
– Però, Birillo, non bisogna sentirsi coinvolti per ragioni sbagliate e magari solo umanitarie…
– Ma quali ragioni umanitarie! Cucciolo, noi adesso stiamo parlando di queste cose ma non è un discorso accademico… io volevo fare l’amore con te dal primo momento che ti ho visto, quella è stata la molla di fondo, non ho subito nessuna pressione, mi sei piaciuto subito ed è per questo che mi piaci pure adesso, è una questione ormonale, tu a livello fisico per me sei un po’ un altro me stesso, è per questo che mi sento completamente libero con te e non credo che possa succedere con nessun’altra persona…
– Birillo!!! Io già prima ti avrei divorato di baci ma adesso voglio fare di più… Andiamo a farci una bella doccia come piace a noi e così c’è anche tutto il contatto fisico che vogliamo perché con i vestiti addosso non è facile… Birillo! Ma come si può campare senza di te? Io sono completamente dipendente…
– Dai vieni, ci chiudiamo in bagno… sai, non si sa mai… no? Va be’, non chiudiamo a chiave la porta… tanto a quest’ora non viene nessuno. Vieni Cucciolo… mh! Mamma mia che cosa bella che sei! Cucciolo noi esistiamo! Non ti sto sognando! Non è un sogno erotico, qui sei veramente tu!
– Zitto, Birillo, non parlare se no mi deconcentro perché certe cose si fanno in silenzio e a occhi chiusi.
Andy rimase in silenzio, si spogliarono vicendevolmente, lentamente, scambiandosi baci e carezze, quando giunsero agli slip Marco disse:
– Insieme.
…omissis… (Marco e Andy entrano insieme nella doccia, passano diverso tempo in una esplorazione reciproca che li conferma nell’idea di essere profondamente simili, poi arrivano a fare l’amore in modo molto coinvolgente)
– Mannaggia Cucciolo è bello ma è pure stressante… io penso che è come fare una fatica fisica grossa… però è bello…
– Dai, Birillo, ci asciughiamo un po’ rapidamente e ce ne andiamo a mangiare qualche cosa perché ho una fame da lupo…
– Pure io… poi, sai, quando finisce la fame di sesso comincia quella di cose da mangiare… è vero è così… Cucciolo, asciugati bene la testa se no ti prendi un malanno… non fare così, che ti costa asciugarti bene? …
– Ma quante premure hai per me stasera!
– Ma io le premure per te le ho avute sempre, che ti credi?… Cucciolo, e se studiassimo un altro po’?
– Dici sul serio?
– Sì, adesso mi andrebbe, mi sono scaricato bene e adesso si potrebbe pure fare e poi si tratta di cominciare l’altro libro, quello medio…
– Tu dici?
– Sì, dai proviamoci!
– Ok, però prima mangiamo qualche cosa, non possiamo stare digiuni…
– Vado io, Cucciolo, tanto sono già pronto, ma tu asciugati bene… mi raccomando…
– Sì… va bene…
Andy si precipitò in cucina, mise a scaldare nel grill due porzioni piccole di lasagna, due pezzi di pollo e un po’ di patatine fritte e poi preparò di nuovo la stanza per studiare, per ultimo, mentre Marco si asciugava i capelli col fon, mise su una caffettiera piccola.
– Ma come mai tu non ti asciughi mai col fon e hai sempre i capelli asciutti e io invece devo perdere tempo col fon?
– Cucciolo, tu non ti asciughi bene con l’asciugamano, forse per paura di rovinare la tua capigliatura e allora ci vuole anche il fon, se facessi come me ne faresti a meno…
– Sì però così i capelli non si rovinano…
– Questo lo dici tu… ci passi l’asciugamano più pesantemente ma non ci passi il fon caldo!
– Mh… forse è vero…
– Dai su, adesso a tavola e facciamo presto perché il libro ci aspetta, ecco, dai c’è tutto, pure le patate… e il pollo.
– Grazie Birillo, tu saresti un perfetto cameriere!
– Tu sfotti sempre!
– No, io dico seriamente…
– Cucciolo, quante ne facciamo stasera?
– Di che?
– Mh! Che battutaccia! Di pagine!
– Tu quante dici?
– Ho guardato il libro e ne dovremmo fare una sessantina, se le cose vanno bene si dovrebbe finire prima dell’una di notte…
– Mh… che bella notizia… va bene Birillo, tanto sono nelle tue mani! Però se poi del libro non ci si capisce niente ci fermiamo a quaranta, facciamo così: quaranta minimo e sessanta massimo…
– Ok, ma non perdiamo tempo, è già tutto pronto.
– Va be’ però fammi mangiare! Non mi posso mica ingozzare…
– Su, non fare tante storie, io vado a vedere le piante…
Marco si sbrigò a finire di mangiare e uscì sul balcone dove Andy stava spazzando il pavimento.
– A te scopare ti piace proprio tanto!
– Un’altra battuta da deficiente!
– Scusa! Chiedo venia!
– Perdonato, ma per punizione di pagine ne facciamo proprio sessanta…
– No! Non ricominciamo coi ricatti!
– Tie’ questo è il libro, la cassetta è già nel registratore, vai, leggi!
– …Fin dalla firma del trattato di Roma…
Marco leggeva e cercava di capire ma in realtà il libro era estremamente tecnico e sembrava un lungo e puntiglioso elenco di cose tutte più o meno generiche e più o meno simili tra loco. La lettura continuò nonostante tutto ma più si andava avanti più le cose si ingarbugliavano, il libro sembrava non avere un senso unitario ma essere in buona sostanza un lungo elenco di citazioni di sentenze della corte europea e di cosiddetti principi ai quali era per altro difficilissimo attribuire un significato preciso. Marco era perplesso ma continuò a leggere e anche con una certa lentezza per dare comunque un senso alla lettura, alla fine del capitolo introduttivo, fece cenno a Andy di spegnere il registratore.
– Birillo, qui se è tutto così c’è da spararsi, sembra una massa di banalità senza capo né coda e forse non abbiamo capito proprio niente e siamo solo a pagina tredici…
– Allora facciamo così, arriviamo solo fino a 40!
– Sì, mi pare logico…
– Ma poi rileggiamo tutto…
– Ma così diventano 80! Birillo, no! È una tortura!
– No! È solo studiare seriamente, su vai non perdere tempo!
– Ok! …Capitolo II. Le nuove prospettive di riforma del sistema monetario europeo…
Il secondo capitolo sembrava più accessibile, era più che altro una specie di excursus storico e si poteva seguire piuttosto agevolmente, alla pagina 27 il capitolo finì.
– Birillo, il capitolo II si capiva abbastanza…
– Sì, per fortuna, se fosse stato tutto come il capitolo introduttivo ci sarebbe stato da spararsi, ma adesso mi sembra che si cammini più spediti… Cucciolo, vuoi che ti dia il cambio nella lettura? No, va’, no, è meglio che continui a leggere tu, così ti distrai di meno…
– Allora… Capitolo III – Il valore sostanzialmente normativo delle sentenze della corte di giustizia europea…
Anche il terzo capitolo tutto sommato era abbastanza scorrevole ma era lungo 23 pagine, Marco continuò a leggere per le prime tredici, poi chiese il cambio, Andy lo sostituì e cercò di vivacizzare la lettura. Poco dopo l’una le quaranta pagine erano finite, Andy pretendeva che si leggesse di nuovo il primo capitolo, Marco cercò di dribblare, ma non ci fu mezzo, scaldarono il caffè e ripresero a leggere, questa volta leggeva Andy e commentava vivacemente secondo quello che aveva capito, la lettura fatta in questo modo cominciava ad avere un senso e poco prima delle due il lavoro era terminato.
– Cucciolo, abbiamo finito! E tu lo sia quante pagine abbiamo letto da stamattina alle sette fino adesso?
– Sì, lo so, sono 240! Un libro intero!
– Ma molte erano pagine di note e di pagine intere di testo non ce n’erano poi troppe…
– Sì, però una faticata tremenda l’abbiamo fatta… Birillo, se non mi coccoli adesso ti picchio! Mi hai fatto fare tutto quello che volevi tu e adesso mi devi ricompensare, voglio essere coccolato almeno per un’ora!
– E quando dormiamo? La sveglia per domani è alle sei!
– Tra quattro ore? No! Birillo, io devo pure dormire!
-Va be’, ti coccolo mezz’ora e domani ci alziamo alle sette ma non dopo le sette… ok?
– Be’ già è meglio, ma desso la promessa la devi mantenere…
– Va be’, coccolato come?
– A letto, sì, così mi addormento e te la cavi solo in cinque minuti, tanto finisce così! Non mi reggo in piedi!
– Dai non mi fare la vittima… Cucciolo, se andiamo avanti così gli esami li facciamo veramente…
– Se non ci piglia l’esaurimento nervoso…
– Non ti piglia, non ti piglia!… E poi sai papà e mamma come sarebbero contenti! E sono altri passi verso la sistemazione… Cucciolo, prima me lo dicevi tu che queste sono cose importanti!
– Ma lo so che sono cose importanti e mi fa piacere che abbiamo studiato, ma pure dormire è importante!
– Qua, così, bravo… e adesso fatti baciare… perché quando protesti tanto sei ancora più dolce… Mannaggia Cucciolo, mi sento di nuovo una certa frenesia…
– Sì, ma devi fare tutto tu, io sto crollando!
– Adesso sei bellissimo, tutto mezzo addormentato, tutto così passivo, che ti fai fare qualunque cosa… guarda un po’, nemmeno reagisce… Cucciolo! Non fare finta di dormire!
– Ma io non faccio finta… Sto proprio crollando… Notte Birillo!
– Va be’. Notte Cucciolo!
All’inizio Andy riuscì ad addormentarsi ma poi si svegliò verso le quattro, era molto agitato e non capiva perché, pensò subito che prima di farsi aggredire dalla malinconia avrebbe dovuto svegliare Marco e questa volta lo fece.
– Cucciolo! Cucciolo! Ti posso svegliare?
– Che c’è Birillo? Che ore sono?
– No, non è ora di alzarsi, è notte fonda ma io non riseco a dormire.
Marco sentì un’ansia insolita nelle espressioni di Andy e cercò di essere totalmente vigile, si girò verso Andy e lo abbracciò
– Andy! Non c’è nessuna ragione di stare agitati, va tutto bene, noi ci vogliamo bene… Dai, Birillo! Non voglio che tu stia male per nessun motivo… Andy… ti voglio bene… che c’è che non va? Non me lo vuoi dire? O non me lo sai dire? Adesso cerca di stare tranquillo e vedrai che il sonno ti ritorna, Birillo, siamo stanchi e dobbiamo dormire… non c’è nessuna ragione per stare agitati… quando ti accarezzo i capelli e quando ti stringo a me so che senza di te non potrei stare… io voglio un Andy felice, un Andy realizzato dentro, un Andy che non ha paura di niente e di nessuno, io voglio il mio Andy sorridente… Come stai Birillo? … Stare vicino a te è una cosa tenerissima… Birillo, ti stai addormentando accanto al tuo Cucciolo, che sta qui per te, al tuo Cucciolo che ti vuole bene… Andy, respiro il tuo respiro, sento il tuo calore… Andy il tuo Cucciolo vive per te… Marco continuò a parlare e ad accarezzare i capelli di Andy e lentamente Andy riprese sonno, Marco continuò a parlare per diversi minuti, anche quando vide che Andy si era addormentato, poi lentamente cominciò a parlare più piano e ad accarezzare in modo sempre più lieve i capelli di Andy e alla fine si ritirò nella propria parte del letto ma rimase girato verso Andy che ormai aveva ripreso sonno in modo piuttosto tranquillo. Due cose avevano colpito Marco, la prima era la fragilità di Andy, la seconda era la capacità che lo stesso Marco, e forse solo lui, aveva di fare stare bene il suo Birillo. Andy si tranquillizzava perché Marco restava qualche minuto a parlare con lui e ad accarezzarlo e così sparivano tutti i fantasmi che si potevano risvegliare nella sua mente. Marco deliberatamente prese una mano di Andy e la strinse… Andy non si svegliò. Piano piano anche Marco ricadde nel sonno.
Al mattino Marco si alzò prima della sveglia ma non andò subito a preparare la colazione, preferì invece svegliare Andy con un bacio.
– Andy, Birillo… È ora di alzarsi!
Poi si sedette al bordo del letto e cominciò ad accarezzare il volto e i capelli di Andy.
– Cucciolo! È bello risvegliarsi così, è molto bello! … Cucciolo, stanotte ti ho dato fastidio?
– Birillo, quando ho visto che avevi ripreso sonno mi sono sentito felice, in qualche modo riesco a farti stare bene…
– È vero… e se mi ricapita ti sveglio di nuovo, quando ci sei tu io nel buco della malinconia non ci finisco più, un potere su di me ce l’hai veramente, un po’ come una droga… no! Un po’ come uno scacciapensieri! Mi dai tanta serenità… tu ne hai tanta e me la puoi trasmettere… Cucciolo io stanotte sono stato felice perché ci sei stato tu… ma se io fossi stato solo, cioè se proprio non ci fossimo mai incontrati, pensa che fine avrei potuto fare… spaventoso… ma tu ci sei! Cucciolo, tu ci sei!
– Tu mi dici sempre cose bellissime!
– Lo sai che mi viene in mente, Cucciolo?
– No, che cosa?
– Che in fondo noi ci ripetiamo sempre, che per noi tutte le giornate in fondo sono uguali… studiare, studiare e poi ancora studiare… Io qualche diversivo te l’ho dato, anche un po’ pericoloso, te l’ho dato ma credo almeno sia servito a vivacizzare l’ambiente…
– Be’, insomma…
– Su, dai, adesso non mi rimproverare…
– Non lo farei mai, Birillo! Ti voglio troppo bene…
– Allora ti posso mettere i piedi in testa! No scherzo! Cucciolo, lo sai che noi veramente diciamo sempre le stesse cose anche tra noi, proprio a livello affettivo, in fondo ci ripetiamo…
– Lo so, ma la vita è anche questo, in fondo lo fanno tutti, se non fosse così sarebbe una corsa nevrotica…
– Sì, in un certo senso sì… però non sarebbe male vivacizzare un po’…
– Ma noi dobbiamo studiare, Birillo, se no ad avere un mondo nostro non ci arriviamo mai…
– Sì, io tutte queste cose le so… però… be’, lasciamo perdere tanto sono tutte cose campate in aria… Dai, va’, facciamo colazione e rimettiamoci a studiare… però, Cucciolo, quando arriverà il tempo nostro? Cioè il tempo per vivere alla grande e non pensare solo a studiare?
– Adesso studiamo per l’università, dopo studieremo per la professione ma in fondo non cambierà nulla…
– E allora un po’ di libertà non ce l’avremo mai?
– No, al cento per cento no! Però avremo per noi almeno i ritagli di tempo…
– Mannaggia, Cucciolo, che schifezza! Per noi solo i ritagli? Non mi piace proprio! Ma sei sicuro che abbiamo scelto la strada giusta?
– Be’, non lo so… comunque mi viene in testa una frase che avevo letto da qualche parte: “To plant a garden is to believe in tomorrow”!
– Bella! La frase è bella però… Cucciolo e le piante? Ieri non le abbiamo innaffiate!
Andy uscì sul terrazzo ma nulla di secco si vedeva da nessuna parte, prese comunque l’annaffiatoio e le bagnò un po’, specialmente quelle più esposte al sole.
– Le piante stanno bene, non è successo niente! E le roselline stanno crescendo ancora, sono proprio belle!
– Birillo, quando parli di diversivo che intendi?
– Perché me lo chiedi?
– Perché a vivacizzare la cosa ci si potrebbe pure pensare, come non lo so ma ci si potrebbe pure pensare, si potrebbe andare da qualche parte…
– Cucciolo perché non ce ne andiamo un paio di giorni all’oliveto di papà? Da soli non ci siamo mai andati.
– Questa è una cosa facile da fare, quando ci vuoi andare, Birillo?
– Oggi! Ci possiamo andare portandoci tutto appresso, lo mettiamo in macchina e partiamo… eh?
– Va bene e se vuoi ci possiamo rimanere più di due giorni…
– Be’ vediamo che effetto fa e poi decidiamo…
– Ok, Birillo… certo non è come andare a Parigi, però, nel nostro piccolo credo che questo ce lo possiamo permettere… su adesso due toast e subito la colazione…
– Però, Cucciolo, se non ci vuoi andare non ci andiamo… Non lo devi mica fare per me!
– Birillo… ma ti devo picchiare per forza?
– Su, non te la prendere dicevo per dire…
– Ma con me non devi dire le cose tanto per dire!
– Scusa, Cucciolo, vuol dire che per autopunizione i toast li faccio io!
– No! Se lo devi fare per autopunizione allora li faccio io…
– No, dai preferisco farli io… e poi tu i toast non li sai fare!
– Birillo, ma che mi fai?
– Perché, che ho fatto?
– Se vuoi fare tu i toast perché io li faccio male sei liberissimo di farlo, ma non dire che lo fai per autopunizione… è una piccola ipocrisia!
– Mannaggia, non te ne scappa una! Però questa volta hai ragione, niente comportamenti strani e discorsi stupidi… ho capito la lezione, di disastri ne ho fatti già abbastanza! Però i toast li faccio io!
– E falli buoni, mi raccomando, … perché a me i miei piacevano! Comunque se ti piace tanto te li faccio fare pure quando andiamo in campagna…
– E poi lì c’è tanta roba buona…
– Questo lo puoi dire!
– Ecco qua, questo è il succo di frutta e i toast sono a secondi… senti quel profumino di pane tostato?
– Sì, ma quello non è merito tuo…
– Aspetta… ecco, una goccia di olio a crudo… uno e due!
– Mh! Birillo, sono buoni! Altro che avvocato, tu dovevi fare il cuoco! Che ci hai messo?
– Pomodoro, mozzarella, origano e un mio ingrediente segreto…
– Cioè?
– Se è segreto!
– Ma che ci hai messo? Perché sono veramente buoni?
– Ci ho messo un po’ d’amore, Cucciolo! E poi oggi ce ne andiamo in campagna… vai, adesso una tazza di caffè e poi via a studiare, tanto non se ne può fare a meno e allora tanto vale darsi da fare come si deve… leggi tu, Cucciolo?
– Pronto! Quando vuoi posso partire.
– Vai Cucciolo!
– …L’allargamento dell’Unione Europea ad altri paesi…
La lettura andò avanti spedita, al termine della cassetta Andy fece cenno che si facesse una pausa.
– Cucciolo… lo so che abbiamo lavorato solo mezz’ora… però adesso mi voglio fermare un momento…
– Ok, Birillo, però solo dieci minuti!
– Va bene… Cucciolo…
– Che stai pensando, Birillo? Tu stai rimuginando qualche cosa… quella è la faccia tipica di Andy che ha avuto un’intuizione geniale…
– No! Anzi! … la cosa ti sembrerà stupida e ne abbiamo parlato tante volte… ma tu perché mi vuoi bene?
– Non lo so, Birillo, io questi problemi non me li sono mai posti. Io ti voglio bene e questo mi basta a che serve cercare un perché? Si potrebbero trovare cento ragioni, ma sarebbero solo parole mentre secondo me di ragioni vere che si possono spiegare a parole non ce ne sono proprio… forse è proprio una cosa fisiologica… anzi probabilmente è proprio così, non dipende da un ragionamento, quando ci sei sto bene e quando non ci sei sto male… questo è l’unico motivo serio per cui ti voglio bene, perché per me sei essenziale…
– Ma essenziale in che senso?
– Non te lo so spiegare, Birillo, è proprio una reazione fisiologica, anche sessuale, se vuoi, …
– Ma tu pensi mai a come sarebbe se non fosse così?
– Ma Birillo, io penso a quello che esiste e a come si può cercare di non perderlo… le cose che potevano essere e non sono state non mi interessano affatto…
– Be’, ma possono servire a capire il senso delle cose che esistono…
– Sì, va be’, però io cerco di preoccuparmi delle cose che possono succedere da adesso in poi, quelle passate le ho già capitalizzate, quelle che sono esistite intendo, le altre sono solo ipotesi…
– Sai che mi sono chiesto tante volte che fine avrei fatto se non ci fossi stato tu?
– E che fine avresti fatto?
– Non lo so, ma una diversa da questa…
– Sì, va be’, e allora? Quando hai detto che “a è diverso da b” sei convinto di avere detto qualche cosa di a, ma in effetti di a non sai niente e poi sono tutte cose campate per aria…
– Mh! In un certo senso hai ragione… però tu sei troppo razionalista, troppo legato alla logica, la fantasia… no! Lasciamo perdere!
– Perché “lasciamo perdere!”?
– Cucciolo, hai una faccia strana…
– Birillo, ma io non ti voglio mica zittire…
– Lo so, lo so, in fondo hai ragione tu, sono tutte cose stupide e bisogna fare progetti da adesso in avanti… in effetti… cioè… ve be’, hai ragione, hai ragione tu… perché poi tu anche se ragioni così una vita affettiva ce l’hai eccome… cioè tutte le mie fantasie non servono veramente a niente… mi sa che faremmo meglio a rimetterci subito a studiare… hai ragione, però aspetta, non mi fare la faccia perplessa, Cucciolo… adesso ti voglio abbracciare… così… stiamo così per un minuto solo…com’è bello stare così! In effetti ha senso cercare di conservare queste cose perché ci si sta bene e non ha senso chiedersi nulla di quello che avrebbe potuto essere… sei razionale, Cucciolo, e la razionalità ha un senso, è vero, ha un senso… un bacetto conta più di tanti ragionamenti… è vero, Cucciolo, le parole sono la rovina dell’amore, troppi distinguo, troppi se e troppi ma che con l’amore non hanno nulla a che vedere e poi è vero che è una cosa essenzialmente di tipo fisiologico, prima mi sembrava una cosa negativa… ma perché dovrebbe essere negativa? È solo un fatto! E che fatto! Mh! Ho capito un’altra cosa…, pensa che prima mi sembrava assurda, io ho sempre avuto bisogno di sublimazioni…
– No! Birillo, non è vero, ma quali sublimazioni? Abbiamo fatto l’amore in un modo così libero che non me lo sarei mai sognato!
– Sì, ma io non dico di sublimazioni per scappare dal sesso ma per accettarlo con auliche motivazioni teoricamente più nobili… Dire “mi piace Marco” mi sembrava stupido, mentre arzigogolarci sopra mi sembrava intelligente… ma le cose sono sempre meno complicate di come te le immagini… e poi i “se” sono cose pericolose, è vero, sono pericolosi! Mi ricordo quando studiavo a scuola il periodo ipotetico… il periodo ipotetico della irrealtà era la chiave della retorica… e pure della mia vita… Mh! Lo sai, Cucciolo, mi hai messo KO con la tua logica, cioè con la logica perché in effetti… va be’, adesso andiamo a studiare… però prima facciamoci un caffè, se no rischio che mi riprenda la sonnolenza…
Dopo il caffè ripresero lo studio, tutto sommato di buona lena, l’idea di andare in campagna il pomeriggio galvanizzava Andy e la cosa si riverberava su Marco, il libro procedeva piuttosto agevolmente e le pagine scorrevano senza grossi intoppi, arrivarono all’ora di pranzo con un buon vantaggio sulla tabella di marcia.
– Adesso basta, Cucciolo… che facciamo? Mangiamo qui o ci portiamo direttamente tutto fuori anche per il pranzo, se mangiamo alle tre non fa niente e tanto lì i piatti alla fine li dobbiamo lavare comunque e quindi tanto vale che ci portiamo tutto…
– Birillo, dei piatti non c’è bisogno, ci sono quelli di carta nell’armadio, pure per le posate e per i bicchieri non c’è problema, se vuoi andiamo via adesso ma per i piatti non c’è problema…
– Meglio! … Però cerchiamo di fare in fretta, se riusciamo a fare in fetta ci possiamo godere ancora un po’ di luce in campagna… Io prendo le provviste, tu prendi i libri, le penne, il registratore e tutto quello che può servire…. Cucciolo, pensi che dobbiamo avvisare papà?
– Be’, se ci cercano non ci trovano e si potrebbero preoccupare, ci sono i telefonini, è vero, però è meglio avvisarli…
– Li chiamo io…
Andy compose il numero.
– Ciao Mamma…
– Ciao Bello, come state?
– Bene, bene… vi volevano dire che oggi pomeriggio, praticamente adesso, ce ne andiamo in campagna, quindi se ci cercate e non ci trovate non vi dovete preoccupare…
– Va benissimo Andy e divertitevi, pensate e godervela un po’ la campagna che vi fa bene!…
– Mamma, ti passo Marco…
– Grazie, Bello, vi saluta pure papà, ciao…
– Pronto mamma, Andy ti ha già detto tutto…
– Statevi bene e divertitevi, Marco, se ti ricordi, quando tornate, mi potete portare un po’ di patate e un po’ di verdura, fate voi, quello che c’è di maturo… tanto tu lo sai… va bene?
– Sì, ok! Non ti preoccupare…
– Senti ripassami un attimo Andy…
– Andy! Mamma vuole parlare con te…
– Andy, senti, quando arrivate a destinazione ce lo mandate un sms?
– Non ti preoccupare, me lo ricordo io…
– Grazie, Bello, e andate piano!
– Ciao mamma, e saluta papà.
Dopo la telefonata, in pochi minuti prepararono tutto il necessario.
– Cucciolo, allora siamo pronti?
– Sì, mi pare che abbiamo preso tutto, ma comunque lì c’è tutto quello che ci serve, noi ci portiamo le cose già pronte perché ci stanno ma si potrebbe pure preparare tutto lì…
– Dai, allora, chiudi tu o chiudo io? … Forse è meglio che chiudo io…
Scesero in strada, sistemarono i bagagli in macchina, poi Marco si mise al volante, dei due era sicuramente il più tranquillo alla guida e Andy quando Marco portava la macchina si sentiva anche lui tranquillo più che se l’avesse guidata lui stesso. In strada Marco avrebbe voluto avviare il registratore per risentite le ultime cassette registrate, ma Andy non era dello stesso parere.
– Cucciolo, dai, godiamocelo questo viaggetto, non stiamo andando in Sud America ma solo all’oliveto di papà… dai, adesso chiacchieriamo un po’… ti va?
– Mi va sì! Certo mi piace molto più che studiare… Birillo, sai che sono contento che stiamo andando in campagna?
– Sì, lo so, in fondo noi siamo contenti più o meno delle stese cose… sai una cosa Cucciolo?
– Che cosa?
– Mi sta venendo in mente che quando stavo a scienze politiche, ogni tanto c’era qualche bel ragazzo…
– E me lo dici così!
– Dai, su, non fare lo stupido e stammi a sentire!
– Mh…
– Insomma, c’era qualche ragazzo proprio caruccio, io qualche volta su uno di questi ci avevo fatto i miei pensierini e non solo, però lui non se ne era nemmeno accorto… era un bel ragazzo e questo te l’ho detto… ma proprio bello parecchio, di quelli che ti attirano proprio parecchio, uno come te… più o meno… insomma, io avevo cercato di attaccare bottone, qualche volta ci siamo anche fermati a fare quattro chiacchiere e non era malaccio, cioè partecipava alla conversazione in modo interessante; per un po’, ma pochissimo, ci siamo sentiti praticamente tutti i giorni, lui mi chiedeva delle cose… cioè voleva appunti, libri, cose così, io i libri glieli davo, quando non ce li avevo li compravo per poterglieli dare e dicevo che ce li avevo già, ma gli appunti io non li avevo proprio, allora non studiavo granché… però siccome lui li voleva e io non volevo dire di no li andavo a chiedere a qualcuno e poi li fotocopiavo e glieli portavo a casa, non glieli davo all’università ma proprio glieli portavo a casa, lui in genere mi trattava piuttosto bene, anche con qualche riguardo… cioè con rispetto… apparentemente anche in modo affettuoso, anche se molto a modo suo… insomma a me la cosa in un certo senso piaceva ma in un altro senso mi sentivo un po’ asservito a questa situazione, io finivo per passare i pomeriggi in giro per cercare le cose che servivano a lui… non abbiamo mai studiato insieme, non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto, ma non è mai successo…
– Ma tu gliel’hai proposto?
– No… pensavo che mi avrebbe scaricato con qualche scusa e la cosa mi avrebbe dato fastidio… insomma ci vedevano all’università e poi a casa sua ma solo quando andavo a portare le cose che mi chiedeva …certe volte mi sentivo un po’ la Cenerentola della situazione però la cosa continuava così, è durata qualche mese questa storia…
– E poi com’è finita?
– È qui è il bello… una volta ci siamo fermati a chiacchierare un po’ più disinvoltamente ma non di sesso o chissacché… proprio delle cose comuni della vita e già le cose che mi diceva non mi piacevano troppo, erano cose lontane dal mio modo di pensare, poi ha cominciato a dire che gli appunti che gli avevo portato due settimane prima non erano chiari, che non si capiva niente e che se gli dovevo dare degli appunti dovevano essere battuti al computer… insomma, facciamola breve, io pure quella volta gli ho detto di sì e ho passato tre nottate a trascrivere al computer delle dispense per lui, ma mi sono sentito talmente cretino che ho detto: Basta! Io di questo non ne posso più! Me ne devo liberare! Ma me ne volevo liberare senza dare troppo nell’occhio, con disinvoltura… insomma, ho finito di battere le dispense e gliele ho portate, naturalmente non le ha nemmeno guardate, del lavoro enorme che mi erano costate non ha capito assolutamente nulla… io sorridevo, come al solito, ma dentro contavo mentalmente i secondi… quello doveva essere l’ultimo incontro… e poi: Basta! L’ho salutato in apparenza calorosamente come al solito, ma non sono più andato a scodinzolargli intorno, mi sono tenuto alla larga, ho cominciato a frequentare corsi diversi dai suoi, ammesso e non concesso che il mio bighellonare per l’università fosse un frequentare le lezioni. Quando è finito il nostro ultimo colloquio io mi sentivo come uno che è riemerso dal mare in tempesta, no, meglio, come uno che è scappato da un campo di prigionia… eppure, guada, era un bel ragazzo… però era “solo” un bel ragazzo, quando apriva la bocca lo avrei preso a pugni, se io pensavo una cosa ero quasi certo che per lui sarebbe stata una cosa stupida…
– Birillo, ma come si chiamava questo ragazzo?
– Si Chiamava Massimiliano ma si faceva chiamare Max.
– Ma era gay?
– Questo non l’ho mai capito e all’inizio è stata una questione cruciale, ma poi, gay o non gay, quando apriva la bocca lo avrei preso a sganassoni lo stesso perché mi sembrava uno un po’ stronzo… no, nemmeno, … comunque uno che non può andare d’accordo con me… però sai Cucciolo, quando me ne sono liberato non ho avuto proprio nessun rimpianto, ma proprio nessuno, in inglese si dice “let’s get reed of someone!” proprio nel senso di scaricarsene, di liberarsene e passare oltre, no, neanche, non provavo indifferenza ma proprio soddisfazione di averla fatta finita, fosse stato anche Brad Pitt lo avrei mandato a quel paese lo stesso… mi veniva proprio da fare l’apologia della solitudine, cioè in quei momenti stavo veramente molto meglio solo… mi godevo i momenti in cui non stavo con lui… ti sembra strano?
– No… mi sembrerebbe strano il contrario… ma poi vi siete rivisti?
– Sì, qualche volta ma solo formalmente, lui non mi ha chiesto più niente e io mi sono tenuto alla larga…
– Ma tu, Birillo, l’apologia della solitudine nei miei confronti l’hai mai fatta?
– Cucciolo, per arrivare a una cosa come quella ci vuole una umiliazione pesante e continuata nel tempo, con te io ho provato qualche momento di disappunto e di esitazione, questo sì, qualche momento di non sapere che cosa fare, ma tu non mi hai dato mai il tempo di pensarci troppo e la situazione è durata al massimo qualche ora e poi i tuoi tentativi di recupero erano così entusiastici che alla fine mi sentivo più innamorato di prima… no… io con te mi sento sulla stessa lunghezza d’onda, realmente non ho mai avuto da te impressioni starne… anzi… be’, qualche cosa di strano qualche volta, cioè qualche cosa che non mi è piaciuta forse l’ho avvertita, ma nel senso che in qualche momento ti mettevi troppo nel ruolo di quello che sta facendo qualche cosa di buono per gli altri e questo mi dava fastidio…
– Birillo! Ma che mi stai dicendo! Ma tu hai pensato veramente che io stessi facendo una buona azione nei tuoi confronti?
– … Be’, Cucciolo, io qualche volta l’ho pensato… eri troppo remissivo… cioè eri con me un po’ come ero io con quel ragazzo e questo non mi piaceva, poi, quando hai cominciato a mettermi i puntini sulle i, mi sono sentito più a mio agio… eri più vero…almeno mi sembravi meno finto… E tu Cucciolo l’apologia della solitudine nei miei confronti l’hai mai fatta?
– Sì, una volta è successo…
– Quel giorno che ti volevo mettere sotto? …
– Sì, esattamente, in quei momenti mi sembravi proprio violento, cattivo, uno di quelli che io non posso sopportare… poi quando ho visto come hai reagito ho cambiato subito idea, però allora ti avrei scaricato definitivamente e senza rimpianti…
– Senza rimpianti?
– Be’ questo non lo posso dire… anzi un po’ in crisi mi ci avresti messo eccome, però allora non ti sopportavo proprio… cioè sul momento… mh! No, forse non è esattamente così… mi sa che il teorema è più complicato di come lo faccio io… Birillo, meno male che le cose sono andate in tutto un altro modo…
– Sai, Cucciolo, io penso che tu in effetti hai una forza grandissima che è quella di fare il primo passo verso di me nonostante tutto… e l’hai fatto, anche allora l’hai fatto, cioè tu ti sei abbassato per venirmi incontro e una cosa del genere la fanno solo le persone che ti vogliono bene…
– E poi c’è una cosa di te che mi ha sempre affascinato tantissimo, tu da me non cercavi sesso o un’avventura, all’inizio parlavi poco ma avevi voglia di parlare, avevi voglia di farti conoscere di farti amare per quello che sei veramente… a parte quella volta che mi volevi mettere sotto, ti sei comportato sempre da cucciolo e questo mi piace tantissimo… se tu stai con uno solo per sesso, poi quello ne può trovare un altro… ma se ci stai perché ci stai bene e perché quella persona ti piace proprio per com’è, perché si sta bene insieme… allora è proprio un’altra cosa… e poi certe volte tu sei stato veramente un cucciolo dolcissimo…
– Cucciolo… adesso non rivoltiamo le carte in tavola… il Cucciolo non sono io, il Cucciolo sei tu!
– Sì, ma di nome, di fatto il Cucciolo sei tu!
– Cucciolo, se potessi adesso ti bacerei, ma devi guidare e ti bacerò a destinazione… vuoi che risentiamo una cassetta?
– Ti va?
– Sì, adesso sì… allora metto quella che comincia dall’inizio…
– Ok! Vai!
Per il resto del viaggio ascoltarono la rilettura del libro più grosso di diritto penale; ascoltarono senza commenti in totale silenzio, con attenzione, la lettura era piuttosto lenta e i concetti tornavano alla mente in modo ordinato, lungo la strada il tempo cominciò a cambiare e il cielo si coprì di nuvole nere, quando arrivarono al cancello Andy scese per aprire e poi non risalì in macchina. Marco parcheggiò e poi si avviarono verso casa.
– Cucciolo! Che senso di libertà c’è qui! È bellissimo, puoi camminare sulla terra, c’è il vento, ci sono le piante, quelle vere, non quelle in vaso come ce le abbiamo sul balcone… Cucciolo! È bellissimo!
Andy chiuse il cancello e poi si avviò verso la casa.
– Cucciolo, io faccio il giro dell’oliveto, arrivo subito! … Vieni pure tu!
– Andy, sta per piovere! Guarda che ti prendi una bella sgrullata…
Andy non ascoltò e si mise a fare il giro dell’oliveto camminando vicino alla rete di recinzione, cercava di mettersi in mente la posizione delle singole piante. All’improvviso cominciò a piovere fortissimo, Marco uscì di casa con l’ombrello per andare incontro a Andy che però fece a tempo a bagnarsi ben bene. Cinque minuti dopo erano entrambi in casa, Marco relativamente asciutto e Andy con i capelli bagnati e con i vestiti non proprio zuppi ma certo importabili.
– Mannaggia! Non mi ha dato nemmeno il tempo di finire il giro…
– Birillo, adesso cambiati e non mi restare bagnato…
Marco fece una pausa, avrebbe continuato dicendo “in camera mia” ci sono dei vestiti asciutti, ma fece a tempo a correggersi.
– In camera nostra ci sono dei vestiti asciutti, se vuoi fare una doccia la puoi fare ma l’acqua è fredda e forse non è il caso…
– No! Non è il caso… quella la facciamo dopo, con l’acqua calda e insieme… adesso mi cambio subito.
Andy se ne andò in camera, si cambiò in un minuto e tornò da Marco con i capelli tutti arruffati.
– Ecco fatto!
– Birillo, c’è il fon in bagno… asciugati i capelli…
– Ma non ce n’è bisogno!
– Be’, almeno asciugateli con un pezzo di carta-casa, sta lì, nella credenza… ecco, così, dai asciugali bene… bravo.
– Cucciolo, lo sai che mi stai trattando un po’ come un bambino piccolo…
– E allora?
– Allora niente… va bene così! … Come piove! Si è fatto tutto scuro, c’è vento forte, … la manda giù a catinelle… ma noi stiamo qui al sicuro… è bello così… Cucciolo, noi stiamo qui soli… insieme… mh! Che dici?
Marco lo guardò con una tenerezza totale. Si gettarono insieme sulla panca di legno e cominciarono a baciarsi e a toccarsi.
– Cucciolo… mannaggia com’è bello stare qui con te! … Ma tu pensi che papà e mamma l’abbiano mai fatto qui?
– Sì, credo di sì…
– Cucciolo… ma pensi che si arrabbierebbero se usassimo il loro letto, almeno non è così duro…
– Non credo che se la prenderebbero per questo…
– Allora andiamo in camera loro…
Se ne andarono nella camera di Rocco e Rosa ma rimasero fermi a guardare il letto.
– Cucciolo, papà da che parte dorme?
– A sinistra…
– Allora lì ti ci metti tu!
– Ma quanto sei stupido!
– No, dai, è giusto così, io mi sento virile a tutti i livelli ma quello è il posto tuo… e poi io mi voglio fare coccolare…
– Andy… sei felice?
– Sì, Cucciolo, adesso sì, non mi manca più nulla.
– Allora, ci buttiamo?
– No, Cucciolo, mi sento in imbarazzo a fare l’amore in questa stanza, mi sembra di invadere una intimità che noi non dobbiamo invadere… torniamocene nella nostra stanza… il letto è piccolo ma è nostro, almeno tuo!
– Ok, Birillo, mi sa che facciamo bene a fare così…
– In fondo a noi non piacerebbe se invadessero il nostro campo e noi non dobbiamo invadere il loro, non sarebbe giusto… Cucciolo… che pensi?
– Che qui con te si sta bene… peccato che qui non c’è un divano… lo sai Birillo che quando ti sei bagnato mi hai fatto una tenerezza grandissima? E poi lo sai che quando ci sei tu io penso solo a te e non riesco a distarmi nemmeno per un istante…
– Cucciolo, qui a parte il letto di papà e mamma non ci sono letti adatti a fare l’amore come si deve… facciamo una cosa, appena spiove usciamo un po’ fuori e ci facciamo il giro tutto intorno e mi fai vedere le piante… mi piacciono tanto le piante in piena terra, sono bellissime perché si sostengono da sé, come vuole madre natura… lo vedi, il cielo si sta aprendo e poi è così bello subito dopo che ha piovuto, c’è proprio l’odore della terra bagnata, ci sono le foglie bagnate, le ragnatele con tutte le goccioline appese e poi la terra è più molle…
– Birillo, sei un poeta!
– Non sfottere! Dai usciamo… Lo vedi, non piove più, adesso è bellissimo, subito dopo la pioggia… Cucciolo… st! Lo vedi lì?
– Sì!
– Cerchiamo di non farlo scappare…
Acquattato tra le piante, in un piccolo avvallamento del terreno, c’era un gattino rosso, Andy non si mosse e cominciò a fare richiami al gatto.
– Ps! Ps!Ps! Mao, mao, mao… sss, sss, sss…
Il gattino aveva appizzato le orecchie e non era scappato, Andy continuò a fare richiami senza avvicinarsi troppo, poi si accucciò a terra per non farsi vedere dal gatto e continuò con i richiami, il gatto pareva sempre più interessato, si nascondeva meno, piano piano si alzò sulle quattro zampe e si fece vedere, Andy continuava a fare richiami, Marco lo osservava senza muoversi a debita distanza, Andy si avvicinò al gattino ma con movimenti lenti e naturali, mantenendosi basso sul terreno, si sporcava i jeans ma l’idea di non fare scappare il gattino gli sembrava troppo importante, quando fu a un metro dal gatto si getto spalle a terra, il gatto lo osservava incuriosito, poi Andy tentò una lenta manovra di allontanamento sempre camminando carponi, il gatto lo seguì con circospezione, ma lo seguì, Andy continuava con i suoi richiami e il gatto piano piano gli andava dietro sempre con minor timore, poi Andy provò qualche balzo di tipo felino nel terreno mosso e il gatto lo imitava, tre balzi faceva Andy e tre ne faceva il gatto nella stessa direzione, il gioco ormai era accettato e scoperto. Andy si sedette sotto il portico su un sedile di legno e il gatto prima gli andò vicino poi cominciò ad arrampicarglisi addosso ma senza cavare fuori le unghie, Andy lo prese e se lo mise sulle gambe.
– Bello, micetto, bello… ma che bel micetto sono io! Ma che bel micetto…
Andy continuava ad accarezzare il micio e a parlargli come se parlasse a una persona, Marco entrò in casa prese un po’ di latte e lo mise in un piattino e andò a sedersi vicino a Andy, il gatto si mosse per bere il latte, poi si appallottolò sulle gambe di Andy che lo accarezzava con molta delicatezza, il micio non nascondeva una certa partecipazione sensuale alle carezze di Andy, ma poi finì per addormentassi sulle sue gambe, lasciando proprio la testina abbandonata, come avrebbe fatto un bambino piccolo.
– Cucciolo, hai visto quanto è bello! È dolcissimo, proprio un esserino tenerissimo che reagisce con dei modi di fare che mi sembrano quasi i tuoi… sì, è bellissimo, è tenerissimo, come te! … Cucciolo perché non prendi una cassetta in macchina e ce la sentiamo, tanto adesso, col gatto non possiamo leggere, almeno possiamo riascoltare…
– Vado, Birillo! … Lo sai che sembri mamma gatta?
Marco tornò col registratore
– Birillo… e adesso come facciamo, ce lo portiamo dentro?
– No, tanto fuori non fa freddo, gli possiamo mettere qui fuori una bacinella con qualche pezza di lana se ce ne sono, un po’ di latte l’ha preso e adesso questo si sveglia domani mattina…i gatti dormono molto…
– Ma i gatti vanno in giro di notte…
– Ma questo è piccolo…
Marco preparò una specie di cuccia per il micio, con la massima attenzione per non disturbarlo troppo, adagiarono il gatto sotto un panno di lana come se fosse sotto una copertina, il micio ronfava di piacere a non accennava nemmeno a muoversi, Marco e Andy se ne andarono dentro.
– Birillo, mi sa che ti devi cambiare perché così sei tutto sporco…
– Ma il gatto l’abbiamo addomesticato…
– Con tutte le moine che gli hai fatto tu avresti addomesticato pure un elefante… mi sa che tu col micio hai fatto come hai fatto con me! … Però ci sai fare, io me lo sarei fatto scappare, ma tu hai avuto una pazienza incredibile…
– Sì, ma per me il micetto non è una preda, per me è un cucciolo da amare, magari per un giorno ma il micio deve essere contento che ci ha incontrato… e poi io sono stato contento di incontrarlo, è veramente un cucciolo delizioso… non ti offendere, Cucciolo, però lui è proprio un cuccioletto piccolo piccolo… e hai visto come giocava… ma tu credi che domani lo ritroveremo lì?
– Sì, io penso proprio di sì!
– Speriamo!
– Allora, Cucciolo mi do una lavata e poi ci mettiamo a studiare…
– Però, Birillo, stasera…
– Be’ tu sei il mio micetto grosso… a proposito, come lo chiamiamo?
– Ma tu dici che è maschio o femmina?
– Questo proprio non lo so, però io voglio un maschietto… allora come lo chiamiamo?
– Non lo so? Quali sono i nomi da gatto?
– Ma perché nomi da gatto? È un cuccioletto che sembra quasi una persona, ci vuole un nome di persona… dai dimmi un nome da ragazzo che ti sembra sexy e lo mettiamo al gatto o gatta che sia…
– Lo chiamiamo Massimiliano?
– Bene Massimiliano mi piace… almeno posso dire che Massimiliano non è scappato, che non ha resistito ai miei richiami e che si è fatto accarezzare con una sensualità sopraffina… però dire che gli abbiamo dato da bere il latte e che lo abbiamo lasciato fuori della porta la notte suona male… però noi non lo diciamo, aspetta, fammi vedere se c’è… Sì… c’è sta tutto aggomitolato sotto la copertina… ma è proprio bellissimo!
– Veramente è un esseruccio tenerissimo… e poi per andare d’accordo con te non poteva che essere così… Andy, mettiti la felpa perché qui la notte fa un po’ di freschetto…
– Ok, … ma non è che dobbiamo portare dentro Massimiliano? Mi dispiacerebbe proprio se si prendesse un malanno, povero cuccioletto!
– Ma Massimiliano sta così bene lì, quello sta ronfando e si sta sognando tutte le gattine del circondario…
– O tutti i gattini…
– Può darsi… se ha preso da noi… mh! Ma che mi fai dire, Birillo!
– Dai adesso si lavora… almeno fino a mezzanotte si lavora… tanto ormai è buio e non si può stare fuori…
– Ok, dai, prendi il libro… mamma mia, che strazio!
– Lo so, Cucciolo, ma prima il dovere…
– E poi…?
– Lo sai, dai, quello stasera, su, Cucciolo, tanto dobbiamo comunque lavorare e non se ne può fare a meno…
– Lo so, lo so… allora, questo è il registratore e questo è il libro… Leggi tu?
– No, leggi tu così ti distrai di meno…
Ricominciarono il solito lavoro di lettura dei testi e non trovarono grosse difficoltà, dopo avere registrato 80 pagine Andy chiese una pausa.
– Cucciolo, facciamo così, per oggi basta, ci prepariamo qualche cosa da mangiare e ne portiamo un pezzettino a Massimiliano e poi ce ne andiamo a letto… che dici?
– Birillo, … Che facciamo? Lo facciamo entrare?
– No, lo lasciamo lì e gli portiamo qualche cosa da mangiare, poi ci giochiamo domani mattina ma col sole… se lo portiamo dentro poi si abitua e quando ce ne andiamo resta solo e gli vengono le malinconie, povero cucciolo…
– Birillo, ma ce lo potremmo portare a casa!
– Cucciolo, quello non è un gatto randagio, quello è un gatto domestico, hai visto come si fida delle persone? Quello è il gatto di qualcuno che magari l’ha perso e che lo sta cercando da tutte le parti… mi piacerebbe tantissimo se ce lo potessimo portare a casa ma quel cucciolo una famiglia ce l’ha e lo hanno pure educato bene… dai, non ci pensiamo… e hai visto come è tutto pulito e spazzolato? Può darsi che se ne torni a casa sua o che lo vengano a cercare… dai su, sarebbe bellissimo ma se ce lo prendiamo lo togliamo al suo ambiente…
– Mi sa che hai ragione, però la cena gliela dobbiamo portare… che gli diamo?
– Latte e un pezzettino di carne, è piccolo ma i suoi dentini ce li ha eccome.
– E basta?
– E sì, non credo che si mangerebbe l’insalata o la banana…
– Guarda un po’, così può andare?
– Sì, così va benissimo, però adesso mangiamo noi e poi andiamo da Massimiliano…
– Lo sai che tra una cosa e l’altra oggi non abbiamo pranzato?
– Lo so, però ne valeva la pena… lo sai, Cucciolo, se non ci capitano accidenti strani abbiamo tanti anni davanti per essere felici, Cucciolo, noi siamo giovani… lo capisci, Cucciolo, che fortuna abbiamo avuto! … E adesso ce la dobbiamo godere tutta… tutta! Cucciolo, per tanti anni! Ma tu te lo immagini? Diventare grandi insieme, passare le nottate abbracciati… a me l’idea dell’apologia della solitudine non mi torna più in mente! Io non ho vicino solo un bel Cucciolo, ma un Cucciolo buono, uno che mi vuole bene… io nei tuoi confronti in certi momenti ho provato anche aggressività forte, ma indifferenza mai, proprio mai, e la fine dell’amore è proprio nell’indifferenza… Buona! Cucciolo, ma che cos’è?
– Esattamente non lo so, l’ha fatta mamma è una specie di gateau!
– A proposito! … Andiamo a vedere Massimiliano!
Lo osservarono prima dai vetri della finestra, poi uscirono cercando di non fare rumore, Massimiliano dormiva appallottolato nella bacinella sotto lo straccio di lana.
– Massimiliano! Micetto dolcissimo… Buonasera! La vuoi la pappa? Senti com’è buona!… Mh, ma che buona pappa deve mangiare Massimiliano che deve diventare un gatto grosso grosso…
Il micio cominciò a ronfare e a stiracchiarsi si allungò verso il viso di Andy, lo toccò con le zampette e gli diede due leccate, poi puntò direttamente verso il pezzetto di carne e cominciò a masticarla con un’aria di totale beatitudine, la divorò in meno di un minuto, poi passò al latte che però non bevve tutto e tornò ad accoccolarsi sulle gambe di Andy.
– Vedi, Cucciolo, se un gatto fa così vuol dire che è abituato. Questo è un gatto domestico…
– E sì… ma quando ce ne andiamo poi ci resta male…
– Lo so, ma quando ce ne andiamo lui torna a casa sua e non fa stare in pensiero la famiglia.
Marco sedette vicino a Andy e si appoggiò a lui spalla a spalla.
– Lo sai Birillo che è bello vedere come tratti Massimiliano… è una cosa tenera…
– Certo che è una cosa tenera, se gli vuoi bene, lui ti vuole bene… e poi vedi come si fida… questo è un micetto che è stato molto coccolato!
– Mh! … Guarda che fa, Birillo, si vuole arrampicare su di te… guarda come si strofina…
– Cucciolo, ma hai visto che zampette che ha, guarda, coi cuscinetti rosa, sembrano una miniatura, sono perfette, e coperte di una pelliccia finissima e che musetto che ha, i baffi e lo sguardo vispo e tenero allo stesso tempo… è proprio dolcissimo… Buono! Massimiliano, stai buono! Così, ecco, così, sei pure un micetto intraprendente, un micetto scalatore… però ti piace farti coccolare… Cucciolo gli diamo un altro pezzetto di carne?
– Lo prendo subito… ecco qua… questo però glielo do io così si affeziona pure a me…
– Sì! Lo vedi, questo marpione non ha paura di nessuno, guarda qua, Cucciolo, ti cammina addosso come niente fosse…
– Come è bello, è morbidissimo, tenerissimo, proprio come un peluche… però si muove, è caldo, è vivo, è bellissimo…
– Cucciolo, noi e gli animali abbiamo tante cose in comune, non la razionalità astratta ma l’affettività sì… e si vede…guada tu le confidenze che si prende, come se ci conoscesse da sempre… ma noi ci conosciamo solo da stamattina… micio!
– Massimiliano le cose le capisce per istinto e non sbaglia! Proprio come te! …Birillo, che facciamo? Ce ne torniamo dentro?
– Sì, mi sa che è meglio, ma Massimiliano sarà una parola non farlo entrare dentro casa… buono, micio, buono, dai, adesso devi stare alla cuccia, su, stai buono! Buonanotte, micetto! Buonanotte! Ci vorranno diversi minuti per farlo addormentare ma ci dobbiamo riuscire piano piano.
In effetti ci vollero quasi venti minuti per fare addormentare Massimiliano, parlando di continuo al micetto ma alla fine lo misero a cuccia e rientrarono in casa.
– Cucciolo, ce l’abbiamo fatta… tu pensa come deve essere difficile per quelli che hanno bambini! …però pure Massimiliano è bello!
– Lo sai, Birillo, che mi sento stanco…
– Pure io, Cucciolo…
– Che facciamo… ce ne andiamo a dormire?
– Forse è meglio… ma per i letti come facciamo?
– Birillo, non ti arrabbi se li mettiamo vicini vicini e ce ne stiamo ognuno al lettino suo?
– Non mi arrabbio… anzi mi sento così stanco che non mi va nemmeno di fare il letto…
– Quello lo faccio io, tu, se vuoi, mettiti nel letto mio che è già fatto…
– Vado, Cucciolo?
– Certo, tanto io faccio prestissimo.
Marco preparò il letto in tre minuti e lo accostò a quello dove si era messo Andy, si spogliò e rapidamente si mise sotto le lenzuola, poi stese un braccio e strinse la mano di Andy.
– Cucciolo, lo sai, mi fa un effetto strano stare a letto da solo, mi sembra una cosa di un’altra epoca della vita… però adesso tu stai qui e noi ci teniamo per mano, stare soli è tutta un’altra cosa!
– Birillo, anche tu sei come un gattino, a Massimiliano somigli proprio tanto, hai lo stesso modo di fare, hai fiducia, ti fidi, vuoi essere coccolato …
– Cucciolo, quando andavo a scuola avevo una professoressa di scienze un po’ strana, era una signora anziana, un po’ claudicante e fisicamente un bel po’ decaduta, quando veniva in classe ci diceva sempre che lei della sua materia aveva una conoscenza approssimativa e che, per essere sincera, avrebbe dovuto dire che lei conosceva bene solo due argomenti di scienze: i gatti e le medicine, diceva: “io il gatto ce l’ho e le medicine le ho prese praticamente tutte”… era una signora simpatica, molto autoironica, anzi una signorina che si avviava ai settant’anni, ma non si prendeva mai troppo sul serio… non era niente male… e poi adesso capisco perché era così affezionata al gatto, c’è gente che dice che il gatto non si affeziona… ma non è vero, Massimiliano è un cuccioletto meraviglioso… che fai? Dormi?
– No, ti ascolto…
– Ma ti do fastidio?
– Birillo! Ancora queste domande…
– Ma io dico per dire… Cucciolo… che silenzio c’è qui! Pure alla piccionaia c’è silenzio perché stiamo all’ultimo piano ma qui il silenzio è irreale, si sentono i grilli… non si sente una macchina, sono i rumori di tanti anni fa…poi c’è un altro odore, un’altra temperatura, è proprio tutto diverso… salvo il mio Cucciolo… che è sempre uguale… Cucciolo forse è meglio che adesso facciamo proprio la nanna… notte Cucciolo!
– Notte Birillo! Ti voglio bene!
Andy non riuscì ad addormentarsi, la situazione gli pareva nuova, aveva Marco vicino a sé ma l’atmosfera della campagna gli sembrava insolita, anche il letto era diverso, più piccolo, più cigolante, ma Andy aveva in realtà anche altre idee per la mente, si chiedeva se quello fosse realmente il suo posto, in fondo se ne era quasi convinto, ma ancora qualche dubbio si annidava nelle pieghe più riposte della sua anima, non voleva svegliare Marco e, d’altra parte, non aveva nemmeno paura delle sue malinconie perché era sveglio ma non afflitto dall’angoscia, non provava una sensazione di solitudine ma si sentiva al contrario ormai completamente ingaggiato in un’avventura bella sì ma forse non totalmente sua, la sensazione però non durò molto, ad un’ora ormai molto avanzata Andy si addormentò, i suoi sonni furono poco tranquilli, aveva la sensazione di avere freddo ma stentava a svegliarsi per risolvere il problema, poi sentì dei rumori che destarono la sua attenzione e lo richiamarono alla veglia, Marco si stava alzando anche se era ancora tutto buio, Andy d’istinto avrebbe voluto aspettare per vedere che cosa sarebbe successo ma la cosa non gli sembrò dignitosa e preferì chiederlo direttamente a Marco.
– Che c’è Cucciolo, tutto bene?
Il tono di Andy era lievemente ansioso.
– Tutto bene, Birillo, ma fa un po’ freddo, vado a prendere due coperte, tu stai tranquillo, arrivo subito.
Marco uscì dalla stanza, prese due coperte, ne stese una sul letto di Andy e una sul suo.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– Posso venire nel letto tuo?
– Certo, vieni, almeno stiamo più caldi…
– Mh… così si sta meglio e poi stare abbracciati quando fa freddo è veramente bellissimo…
– Che fai?
– Ci chiudiamo dentro la coperta… pure la testa, così ci scaldiamo col fiato…
– Ma hai tanto freddo Birillo?
– No… solo un pochettino, ma così mi passa subito… lo sai che non avevo preso sonno…
– E perché non mi hai chiamato?
– Per non darti fastidio… e poi non ce ne era bisogno… non mi venivano idee brutte per la testa, solo che forse non sono convinto al 100% che questa sia la mia strada…
Marco rimaneva in silenzio.
– Cucciolo, tu lo sai, te l’ho detto tante volte, adesso sono convinto al 90% ma non sono ancora convinto completamente…
– Ma neanche io sono convinto al 100%…
– No?
– Be’, forse… cioè… non lo so, può darsi che qualche dubbio mi possa anche venire…
– Va be’, ma il dubbio c’è o no?
– Adesso?
– Sì, adesso..
– No, adesso, non c’è…
– E allora perché hai detto di sì…
– I dubbi me li fai venire tu…
Andy si irrigidì nell’abbraccio.
– Cucciolo, non mi dire cattiverie, io cerco di trattarti come si deve, ti dico le cose come le sento, ma perché dovrei farne a meno? Sarebbe tutto più facile, forse, ma anche più falso…
– Birillo… in effetti hai ragione, tante volte noi preferiamo farci imbrogliare, è più semplice, la verità è sempre più complicata delle bugie… Andy! Ma perché ti vengono i dubbi?
– Non lo so, Cucciolo, onestamente non lo so, non c’è nessuna ragione, però alla fine qualche incertezza ce l’ho, non ci posso fare niente…
Marco lo abbracciò.
– Birillo! … lo sai che se adesso ci vedesse il Papa ci prenderebbe per sporcaccioni che fanno le cose turche… eppure è una cosa così bella, così semplice… è una cosa perfettamente naturale…
– Che fai Cucciolo? Stai cercando di distrarmi portandomi su discorsi ideologici? … Sono trucchi vecchi… e poi io adesso non sto male per niente, qualche dubbio ce l’ho ma piccolo piccolo… insomma… io ti voglio bene lo stesso… però è vero che qualche sensazione di non essere sempre al posto giusto qualche volta ce l’ho… ma non è nemmeno questo, penso che sia soprattutto la paura del futuro e poi per noi una vita di coppia è tutta in salita, perché al di là di papà e mamma siamo fuori dal mondo…
– Birillo, ma è meglio una vita di coppia fuori dal mondo o una vita da soli in mezzo al mondo?
– Be’, va be’…però è meno semplice di come la fai tu… e poi noi abbiamo appena cominciato, ma tu pensi che non usciremo mai allo scoperto?
– Non lo so, però credo che, per noi, pubblico e privato saranno comunque cose separate… sì, come dici tu… sarebbe bello se… ma il gioco non vale la candela… giocare a rischiatutto sarebbe come giocare al massacro…
– Però così non è bello… non è giusto… ma perché un ragazzo e una ragazza si possono scambiare tenerezze per la strada e noi no?
– Birillo, pensa che ci sono quelli che hanno veramente problemi enormi di fame e di sopravvivenza… Birillo, ma che ci manca?
– Lo so, però sarebbe bello se si potesse…
– Birillo… sai come aveva detto un ragazzo che conosco di fronte a un ragionamento del genere?
– No…
– “Se mi’ nonno c’aveva tre palle era un flipper!”
– La battuta è caruccia… ma in sostanza vuol dire che o abbozzi o abbozzi…
– E sì, Birillo, probabilmente i problemi dei gay si risolveranno con tempo, ma dovranno passare tanti anni, va be’ che siamo giovani… ma quei tempi non li vedremo… intanto già è molto che non ci mandano al rogo… una volta si faceva… in nome della fede in Gesù Cristo…
– Ma come facevano a dedurre dal Vangelo cose del genere?
– Ah! Non ne ho la più pallida idea… ma quello che è peggio, tanta gente la prendeva in piena coscienza come una cosa seria…
– Coscienza? Mizzica! … va be’… lasciamo perdere… Cucciolo. Però così si sta bene… ma la gente che deve capire? … Però è vero che noi siamo un po’ come una torre d’avorio… il mondo è tutto fuori… però a noi che ce ne frega? Cucciolo, noi ci siamo, se troveremo mai persone come si deve non lo so… ma anche se non le troviamo campiamo bene lo stesso…
– Magari tu ti fai un po’ troppe preoccupazioni…
– Ma io me le faccio di riflesso perché mi ci fai pensare tu…
– Per oggi forse è vero ma in tanti altri casi ci hai pensato da solo…
– Mh! Va be’, Cucciolo, ma tanto non ci possiamo fare niente… e poi non mi piace nemmeno fare tante chiacchiere su cose che sono fuori della nostra portata… Cucciolo, ma tu l’hai fatto un piano per l’università a breve scadenza? Cioè ce l’hai in testa un progetto dettagliato da qui fino all’inverno?
– Sì, un progetto per la testa ce l’ho, … ne dobbiamo fare tre, i soliti tre…
– Va be’, Cucciolo, adesso cerchiamo di dormire ancora un po’ se no domani non ci reggiamo in piedi… ti dispiace se torno nel mio letto?
– Sì, mi dispiace, ma non si può fare diversamente, se no rischiamo di cadere dal letto…
– Allora vado, Cucciolo… Ecco, però almeno tienimi la mano…Notte Cucciolo!
– Notte Birillo!

UN FIGLIO FORSE GAY

Ho aspettato molto prima di scriverti, poi sono entrato in chat per vedere che aria tirava, ho visto che ti stimano anche se ti considerano come uno un po’ troppo vecchio per gestire una cosa del genere. Comunque ti prendono sul serio, ed è quello che mi interessa. Non sono una ragazzo ma un over 45 sposato e con figli ormai grandi (20 e 18). Mio figlio grande studia Ingegneria, ha una ragazza fissa ormai da un bel po’ e lo vedo tranquillo, il piccolo (chiamiamolo Enzo) tra finendo il penultimo anno dello scientifico ed è da un po’ tempo (almeno due anni) che ho l’impressione che stia prendendo una brutta strada. Sinceramente non lo vedo bene, è sfuggente, aggressivo, manda la scuola in rovina e non perché gli manchino le capacità, ma quasi per partito preso. Faceva molte assenze, allora con la scuola abbiamo cominciato a tenere le assenze sotto controllo e lui ha ricominciato a frequentare, ma quando ci sono i compiti in classe consegna il foglio in bianco, anche il compito di Italiano e quello di Inglese dove certo non ha problemi di nessun genere. Non ho l’impressione che tra lui e professori ci siano motivi di attrito, lui non ce l’ha con loro e loro non sanno che cosa fare. Adesso è maggiorenne e sta moltissimo tempo fuori casa, mangia fuori casa, spesso sia a pranzo che a cena, mi chiede soldi e li chiede anche alla madre che glieli dà senza dirmi nulla, ma in fondo i soldi che chiede non sono poi molti e non penso che ci compri cose strane. Io temo soprattutto i suoi amici, che non conosco e che lui si guarda bene dal farmi conoscere. In tutta questa storia c’è un solo fatto positivo, Enzo va d’accordo col fratello, che lo copre e quando vede preoccupati me o la madre cerca di minimizzare i rischi e dice che ormai Enzo è grande e che lo dobbiamo lasciare solo. Project, tu ti chiederai perché sto scrivendo a te e qui c’è bisogno di chiarire alcune cose. Enzo non ha e non ha mai avuto una ragazza, non parla di ragazze, non parla di cose del genere nemmeno col fratello, ed è strano che un ragazzo di 18 anni, che è anche un bel ragazzo, non abbia una ragazza, non dico che cerchi lui una ragazza, ma è strano che nessuna ragazza gli stia appresso. Tutto questo, lo capisco bene, non significa niente. Lui ha un suo PC ma mi sono imposto di non metterci il naso, ma penso che sarebbe comunque impossibile perché secondo me Enzo ha preso tutte le precauzioni perché questo non accada. Col grande abbiamo parlato anche di profilattici, e anche in presenza di Enzo, ma la sua reazione è stata la più totale indifferenza, e anche questo è strano. Nei suoi libri non ci sono libri che parlano di omosessualità, c’è il Ritratto di Dorian Gray, ma non lo ha nemmeno aperto. È ovvio che oggi un ragazzo gay, ammesso che lui lo sia, non avrebbe bisogno di libri che parlano di omosessualità, oggi si fa tutto in rete, ma anche qui i conti non quadrano, sta spesso sveglio fino alle ore piccole attaccato al telefonino ma sta in camera col fratello, potrebbe usare una chat solo scritta, perché non lo sento mai parlare a voce, ma non credo che una cosa del genere possa essere una grande soddisfazione. Non so dirti da dove derivano i miei sospetti che sia gay, però questa idea la vedo sempre più concreta. Non ne ho parlato né col fratello grande, né con la madre perché Enzo non tollererebbe che io facessi una cosa simile. Un giorno ho visto i suoi amici dalla finestra e ho notato che sono tutti maschi, non ci sono ragazze, e pure questo è strano. Sembrano tutti più o meno coetanei, tra loro, in quei pochi secondi in cui li ho osservati, non ci sono state forme di familiarità di nessun genere. Mi chiedo se suo fratello sappia qualcosa, ma lui insiste nel dire che non ci sono pericoli. Io penso che Enzo ce l’abbia con me per qualcosa e che tutti i comportamenti strani siano un modo di farmi vedere che mi disprezza, ma francamente con arrivo a capire perché. Non ho mai cercato di spingerlo verso le ragazze, ultimamente ho cercato di fargli capire che non poteva rischiare di perdere l’anno, mi ha risposto con sufficienza e ha continuato a fare come prima. Con la madre il rapporto è quasi nullo ed è limitato dal fatto che i soldi li chiede soprattutto a lei. L’idea che possa essere gay mi viene più da quello che non trovo nella sua vita che da quello che ci trovo, che non ha nulla che mi sembri gay, anche se non ha comunque nulla di etero. A scuola nessuno mi ha neppure vagamente accennato all’idea che possa essere gay, che poi, anche se fosse, pensi tu, Project, che potrebbe provocare tutto questo sconquasso nella sua vita? Fino ai 16 anni era bravissimo a scuola, poi le cose sono cambiate. Project, se fosse gay, io, onestamente non ne farei una tragedia, ma non sono sicuro di come potrebbe reagire la madre, penso che di facciata lo accetterebbe ma poi dentro di sé la prenderebbe malissimo, ma ti ripeto, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie e, dai discorsi che fa, penso che riduca tutto a delle ipotetiche difficoltà incontrate negli studi, cosa che secondo me non ha alcun senso. Però, Project, io ho paura che le cose possano prendere una brutta piega nel senso che Enzo potrebbe magari finire in ambienti poco raccomandabili e si potrebbe cacciare nei pasticci, questo a parte il danno della possibile bocciatura a scuola. Non so che fare. Devo provare a rompere il muro che si è alzato tra noi? Devo cercare di parlargli in modo diretto? Ma ho paura che sia una specie di violenza. Vorrei fargli capire che per me non sarebbe un problema ma non so da dove cominciare. È vero che non ho argomenti oggettivi che mi dicano che è gay, ma me lo sento. Insomma ho paura che un fatto che non è di per sé un problema possa diventarlo proprio a causa della mia incapacità di gestire la situazione. Io ho paura che mio figlio respinga qualsiasi tentativo di dialogo sul punto specifico, come ha sempre respinto altri tentativi simili, anche se molto più generici. Quando vedo che esce e non so dove va mi prende il panico, mi viene in mente di seguirlo ma se se ne accorgesse perderei del tutto anche quel po’ di rispetto che c’è rimasto. Project, credimi, non riseco a tenermi tutte queste cose per me, ho bisogno di un confronto per capire che cosa possa essere meglio fare. Spero di ricevere presto una tua risposta e di poter magari parlare direttamente con te. Se vuoi, pubblica la mail, non so se Enzo potrà mai avere occasione di leggerla, ma forse potrà essere utile a qualcuno. Grazie ancora e a presto.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6005

ANDY – ROMANZO GAY 15

Qui di seguito potete leggere il capitolo 15 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Andy era sveglio, aveva dormito solo tre ore e non aveva potuto riprendere sonno, fuori era ancora tutto buio, non sapeva che fare, si sentiva carico, per niente assonnato, si girò a guardare Marco che dormiva, completamente abbandonato dalla sua parte del letto, Andy avrebbe voluto chiamarlo ma si trattenne, cominciò a pensare all’indomani, a Rocco e a Rosa, allo studio che bisognava portare avanti, poi si guardò intorno e ad un tratto si sentì spaesato, si chiese che cosa ci facesse in quel letto, era sì anche il suo letto ma la cosa a Andy sembrava strana: come aveva potuto abituarsi in così poco tempo ad una situazione così anomala e così strana? In fondo ad Andy ora la cosa sembrava illogica, quasi non sua, anche Marco gli sembrò estraneo, in fondo Marco dormiva della grossa mentre lui non dormiva affatto, forse questo era il segno che erano diversi, che tra loro non c’era poi tutta quella continuità e quella corrispondenza che Andy aveva sempre sottolineato a parole ma, così pensò in quei momenti, solo a parole. Andy tentò di fare qualche rumore per fare svegliare Marco ma senza che fosse all’apparenza un risveglio provocato volutamente, ma Marco non si mosse, la cosa lasciò Andy nella sua solitudine, avrebbe avuto bisogno di Marco in quei momenti ma Marco non lo capiva, Marco dormiva. Andy si alzò facendo la massima attenzione a non scuotere il letto e a non fare rumore, si vestì e se ne andò in cucina, la cucina gli sembrò più familiare ma era ancora buia e Andy non voleva accendere la luce, si sentì solo, disperatamente solo, gli venivano le lacrime agli occhi, i minuti passavano e l’ansia di Andy cresceva, uscì di casa tirando la porta con cura per non fare rumore e cominciò a girovagare per le strade, faceva freddo ma Andy non sembrava sentirlo, anche se batteva i denti, lentissimamente cominciò a fare giorno, la cosa non confortò Andy che continuò a girare per la città, quasi incoscientemente si avviò per la strada dove abitava suo padre, era mezzo congelato, non aveva portato con sé i soldi e non poté entrare in un caffè per scaldarsi e par fare colazione, vide una macchia di sole sbiadito e ci si infilò per riprendere un po’ di calore, la sensazione di sollievo fu immediata, poco prima delle sette Andy era sotto la casa di suo padre, si appoggiò al muro e si fermò ad aspettare, i minuti passavano e non accedeva nulla, dopo quasi mezz’ora il cancello del residence si aprì e Andy vide uscire la BMW del padre, non si avvicinò né tentò di fermarla, dopo qualche minuto uscirono altre macchine dallo steso cancello, ogni volta il cancello si richiudeva automaticamente, Andy osservava piuttosto assorto, non pensava, era invaso da una passività e da una insensibilità quasi totali, non pensava a suo padre né a sua madre, né a Marco o a Rocco e a Rosa, viveva quei momenti in modo quasi vegetale, intanto la luce era diventata più calda e Andy non provava più sensazioni di freddo ma continuava a rimanere sostanzialmente impassibile, si riscosse solo quando cominciò a colare dal balcone sopra di lui l’acqua che veniva giù dai vasi di fiori appena innaffiati. Pensò a Marco ma con distacco, come se fosse una questione tecnica, pensò che avrebbe dovuto avvisarlo, ma era molto lontano da casa e non voleva tornare dalle pari della piccionaia, cominciò a girovagare senza meta, la vita intorno a lui aveva ripreso i ritmi normali, le donne andavano a fare la spesa e tanta gente indaffarata camminava e quasi correva in su e in giù per le strade, rispetto a tutte queste cose Andy si sentiva un estraneo, ma in quei momenti si sentiva un estraneo anche rispetto a Marco e alla sua famiglia, arrivò al fiume, scese dal parapetto e cominciò a costeggiarlo passeggiando lungo le banchine proprio a pochissima distanza dall’acqua che scorreva melmosa e veloce sotto di lui, gli venne l’idea di scivolare in quell’acqua, Andy sapeva nuotare ma la corrente era forte e prima o poi lo avrebbe sopraffatto, Andy era sempre stato convinto che qualche cosa prima o poi lo avrebbe sopraffatto, se avesse solo perso l’equilibrio, o meglio se lo avesse voluto perdere in pochi minuti la sua storia si sarebbe chiusa, Marco lo avrebbe cercato, non lo avrebbe trovato e piano piano, inevitabilmente si sarebbe dimenticato di lui, i vivi si dimenticano sempre dei morti. Continuò a camminare, sotto i ponti c’era sporcizia ammassata e in molti punti l’acqua era più bassa, il suicidio non fu per Andy una ipotesi credibile, ci sarebbe voluto troppo coraggio e in fondo Andy si sentiva un vile, uno che non avrebbe mai fatto una scelta così radicale perché aveva paura del dolore fisico, certo non per altre ragioni, della sua vita non gli importava più nulla, non provava emozioni, si sentiva affettivamente freddo, solo, un atomo proiettato in un infinito interstellare, risalì al livello della strada e continuò a camminare, ma non verso casa, camminava meccanicamente contando i passi, poi cominciò a contare le macchine che passavano, poi neanche più quello, ormai era lontanissimo dalla piccionaia e continuava ad allontanarsi, continuava volutamente ad allontanarsi, salì oltre Monte Mario, in lontananza vedeva la campagna, cominciava ad essere stanco, trovò un largo spiazzo erboso, qualcosa di mezzo tra uno sterro e una piazzola curata, c’era qualche albero, qualche panchina, sembrava la brutta copia di un parco pubblico e non c’era nessuno, si distese per terra e la stanchezza finì per prevalere ma il sonno durò poco perché Andy fu risvegliato dagli insetti che cominciavano a camminargli dappertutto, si rialzò, si spolverò, pensò a Marco, questa volta pensò a Marco in modo più partecipativo, pensò che stesse a casa a disperarsi, lo avrebbe chiamato ma non aveva un soldo e non gli piaceva chiedere denaro ad estranei, si rimise in cammino verso casa, cominciava a rendersi conto di quello che aveva fatto, si affrettava fin quasi a correre pur di riguadagnare un po’ di tempo, la strada era tantissima e la stanchezza si faceva sentire ma Andy ormai voleva tornare a casa il più presto possibile.

Marco si era svegliato alle sette e un quarto, con la sveglia, non aveva trovato Andy vicino a sé  ma in un primo momento non aveva realizzato la portata del fatto, pensava che sarebbe rientrato in camera da un momento all’altro, poi si alzò e andò a cercarlo ma non lo trovò, non aveva nessun motivo per pensare che Andy se ne volesse andare via, ma verso le otto cominciò a preoccuparsi, Andy aveva lasciato a casa il telefonino, i soldi, i documenti, Marco non capiva dove potesse essere andato, alle otto e un quarto Marco cominciò a preoccuparsi seriamente e chiamò i genitori.

– Papà, scusa l’ora, ma ti devo dire una cosa importante, Andy se ne è andato!

– Cioè? Avete litigato?

– No! Non abbiamo affatto litigato, ieri sera siamo stati a parlare insieme per tantissimo tempo, fino quasi alle quattro di stamattina, ma abbiamo parlato normalmente, di cose gradevoli, … papà io non me lo aspettavo proprio, ma Andy se ne è andato…

– Ma si è portato via le sue cose?

– No! Ha lasciato tutto qui, pure i documenti, i soldi e il telefonino…

– Ma ieri sera ti sembrava turbato?

– No! Proprio per niente… è stato tanto cucciolo, come sa fare lui, io sono stato benissimo… papà, non ci sono motivi nostri, non ce ne sono proprio…

– Ma stamattina avete avuto qualche diverbio?

– Ma no, papà, io mi sono svegliato e Andy non c’era, non abbiamo parlato affatto, se ne è andato e basta, se ne è andato durante la notte, io non me ne sono nemmeno accorto…

– Senti Marco, adesso cerca di stare tranquillo, noi veniamo subito…

– Va bene, vi aspetto… però mi viene per la testa che possa fare qualche gesto inconsulto…

– Su, mo’ non diciamo cose grosse, stai tranquillo, veniamo subito.

Dopo nemmeno venti minuti Rocco e Rosa erano alla piccionaia, si fecero raccontare di nuovo tutta la vicenda, ma le cose non avevano un senso, Marco era terrorizzato, l’assenza di Andy gli procurava una terribile sensazione di vuoto, guardava l’orologio ogni minuto, poi cominciò a piangere lentamente, il senso della disperazione lo invase, Rosa era sconvolta, cercava di consolare il figlio ma piangeva anche lei, solo Rocco cercava di mantenere un atteggiamento razionale, ma il passare delle ore rendeva la situazione insostenibile, poi Marco si riprese.

– Papà… mannaggia, in che situazione mi sono andato a cacciare, se non lo avessi mai conosciuto sarebbe stato meglio…

– No, Marco, no! Queste cose non le dire, Andy può essere stato molto peggio di te, tu hai il dovere di volergli bene, adesso più di prima, perché Andy se non ha avuto un incidente è stato così a disagio da andarsene di casa e noi non lo abbiamo capito, Andy è un ragazzo come te e se gli vuoi bene veramente devi cercare di farlo stare bene, non ti deve venire nemmeno in mente che senza di lui saresti stato meglio… Marco a una persona o si vuole bene o non si vuole bene e Andy a te ha voluto bene veramente…

– Scusa papà, certe volte dico delle stupidaggini grosse… ma adesso che facciamo, io ho paura che faccia cose assurde, certe volte non riesco a capire quello che gli passa per la mente, ma se gli passano i cinque minuti negativi Andy non si controlla più ed è capace di fare qualsiasi cosa, pure la più assurda…

– Vuoi fare una denuncia di scomparsa alla polizia?

– Forse sarebbe meglio, ma poi  che cosa raccontiamo alla polizia?

– Diciamo come stanno veramente le cose… che vuoi fare? Andiamo alla polizia? Mi sa che è meglio…

– Andiamo va… mamma tu resta qui, se arriva Andy ci chiami…

– Sì, sì, andate, andate!

In pochi minuti arrivarono al commissariato di PS, dopo una breve fila furono chiamati per sporgere la denuncia.

– Che dovete fare?

– Una denuncia di sparizione…

– Di furto?

– No, di una persona che non si trova e non sappiamo che fine abbia fatto, è uscito di casa nella notte e non è tornato più a casa…

– Ah… aspettate, vi faccio parlare coll’ispettore Nesti… venite, venite, accomodatevi, prego…

L’ispettore poteva avere tra i 35 e 40 anni, aveva un aspetto tranquillo e un modo di fare molto informale, Marco notò che portava la fede.

– Buongiorno ispettore…

– Prego, accomodatevi… di che si tratta…

– Dovremmo fare una denuncia di sparizione di una persona, è uscito durante la notte o la mattina molto presto e non è rientrato a casa…

– Ma quando è successo?

– Stamattina…

– Ma non sono nemmeno le undici… perché pensate a una sparizione? Voi chi siete? Siete familiari?

– No, si tratta di un ragazzo di 23 anni, viveva da noi, cioè a casa di mio figlio, studiano insieme, e stanotte è sparito…

– Scusate… ricominciamo da capo, posso avere le vostre generalità…

– Ecco, questi sono i documenti… e questi sono i documenti del ragazzo che non si trova…

– Marco, Andrea stava da lei? Aveva la residenza a casa sua? No, stava solo da me ma non aveva la residenza da me.

– E dove aveva la residenza?

– A casa dei suoi genitori, all’indirizzo che sta sui documenti…

– E voi i genitori li avete avvisati?

– No, veramente no, Andrea non andava assolutamente d’accordo con i genitori ed era venuto a vivere da me proprio per questo…

– Sì, va bene, ma è sempre figlio loro e bisogna avvisarli…

– Sì ma è maggiorenne e con loro non voleva avere nulla a che fare e poi è figlio solo di sua madre il padre non c’entra affatto.

– La signora si è risposata?

– No… il figlio è nato prima che la madre si sposasse ma è figlio di un altro…

– Mh… ho capito… però per denunciare una sparizione mi sembra presto… scusate, adesso vi devo chiedere qualche altra cosa, a vostra conoscenza Andrea fa uso di stupefacenti?

– No, assolutamente no! Non ha mai nemmeno fumato.

– Lavora?

– No, studiamo insieme giurisprudenza.

– E come si mantiene?

– Sta da me, di denaro non ne ha bisogno e quello che serve ce lo da papà.

– Da quanto tempo vive a casa sua?

– Be’ ormai sono più di cinque mesi…

– Frequenta persone che voi non conoscete o persone che a voi non piacciano?

– No, non frequenta nessuno…

– Questo non può dirlo…

– No, non frequenta proprio nessuno.

– Ha mai avuto problemi mentali o qualche patologia importante?

– No, non credo proprio…

– Ma avete avuto qualche ragione di diverbio ieri sera?

– No, le giuro, nessun diverbio di nessun genere…

– Mah, la cosa è molto strana, penso che vi stiate preoccupando eccessivamente… comunque potrebbe anche non essere così, possiamo venire a casa vostra a fare un sopralluogo?

– Certo, quando volete.

– Però dobbiamo portare il cane per gli stupefacenti…

– Non c’è problema, potete venire anche subito.

Appena Andy ebbe finito di dire queste parole si rese conto che la cosa sarebbe stata problematica, alla piccionaia c’era un solo letto e per giunta matrimoniale, ma c’era anche un divano letto nella stanza piccola e avrebbero potuto dire che Andy dormiva lì.

Rocco tornò alla piccionaia con la sua macchina, mentre Marco arrivò con l’ispettore sulla macchina della polizia, all’ascensore incontrarono gente conosciuta del palazzo, Rocco aveva una faccia tesa e vederlo con uno della polizia in divisa e per di più col cane, faceva una strana impressione.

– Buongiorno Rocco…

– Buongiorno!

– Tutto bene?

L’ispettore intervenne.

– Tutto bene signora, sono un amico di famiglia, non devo arrestare nessuno.

E aggiunse un sorriso.

– Be’ allora fatevi sentire è un pezzo che non vi si vede più, i ragazzi li vediamo ma voi non vi deviamo più… salite, salite prima voi, che dovete fare più strada…

Nell’ascensore Rocco ringraziò.

– Grazie ispettore!

– La discrezione è il primo dovere di un poliziotto.

Rosa li fece accomodare, il cane girò per tutta la casa e come era ovvio non trovò nulla, L’ispettore chiese dove dormisse Andy, lo portarono nella stanza piccola ma risultava assolutamente evidente che in quella stanza non dormiva nessuno, il divano letto era chiuso il letto all’interno disfatto, e nei mobili non c’era nulla, poi l’ispettore chiese un indumento di Andy, Marco gli diede una sua camicia e il cane si fermò a cercare nella stanza grande dove stava il letto matrimoniale. L’ispettore chiese di poter parlare con Marco separatamente è scesero insieme nella macchina della polizia.

– Scusi se le faccio una domanda inopportuna… ma i suoi genitori sono a conoscenza del tipo di rapporti che c’è tra lei e l’altro ragazzo?

– Che intende ispettore?

– Andrea non vive nella stanza che voi mi avete indicato ma nella stanza grande, quella col letto matrimoniale, questo è evidente…

– Dice se i miei sanno che io e Andrea siamo una coppia gay?

– Sì, esattamente.

– Sì, lo sanno perfettamente e loro Andrea lo conoscono bene e gli vogliono bene.

– E ci sono altre persone che lo sanno?

– No, nessuno.

– Lei sa se Andrea frequentava strani giri del mondo gay?

– No, non li frequentava affatto…

– Ma secondo lei che ragione può avere avuto per andarsene via di notte senza avvisare? È sicuro che non avevate avuto nessun diverbio nei giorni scorsi?

– No, glielo giuro, proprio niente, anzi ieri sera siamo stati a parlare insieme fino quasi alle quattro e siamo stati benissimo, ci vogliamo bene veramente, lo so che è strano da credere ma è così…

– Non è strano da credere, quello che è strano è che se ci si vuole bene veramente non si decide di andarsene di casa senza dire niente a nessuno…

– Ma Andrea è anche un ragazzo un po’ strano…

– In che senso?

– Certe volte è un po’ depresso, ieri notte mi diceva che pensava che non sarebbe stato mai veramente felice, penso che abbia fatto una vita spaventosa, la famiglia non lo ha mai voluto e lui con i miei ha sempre avuto un rapporto come se fossero i suoi genitori veri, i miei poi lo adorano e in effetti non è possibile non volergli bene perché è uno come si deve, certe volte un po’ malinconico e un po’ depresso ma uno vero, uno serio, che quando ti vuole bene è capace di fare per te qualsiasi cosa, quello che temo è che possa avere avuto i cinque minuti di depressione brutta… ma in genere anche di queste cose… insomma se ne libera abbastanza bene…

– Ho capito, adesso torniamo a casa e trascriviamo tutti i dati… però io credo che Andrea tornerà… ma lei crede veramente che non ci possano essere pericoli esterni? Brutte compagnie, debiti, droga? Droga pare di no… ma non si sa mai…

– No, ispettore, tutte queste cose non c’entrano affatto… ma lei pensa che sia presto per una denuncia di sparizione?

– Sì, penso che sia prematuro, io sono in ufficio anche stasera fino alle venti, possiamo fare una cosa, se non è rientrato per le 19.00 mi potete chiamare e formalizziamo tutto, sempre se lo credete opportuno… se no avviamo tutto subito… però… insomma nella sostanza pericoli come rapimenti, droga, delinquenza e cose simili non ce ne sono… la cosa non mi sembra molto pericolosa per se stessa…

– Va bene ispettore, restiamo così, la chiamo senz’altro dopo le 19.00.

– Va bene, adesso torniamo su.

Tornarono nella stanza dove Rocco e Rosa li aspettavano con ansia.

– Allora signori, io ho tutte le informazioni necessarie, siamo d’accordo con vostro figlio che ci risentiremo dopo le 19.00, ma io ho buoni motivi per pensare che Andrea ritornerà… vedrete che ritornerà.

– Grazie, ispettore, grazie!

– Dovere! E state tranquilli, vedrete che si risolverà!

Era ormai quasi l’una, Rocco, Rosa e Marco erano seduti in salotto e cercavano di darsi coraggio a vicenda, ogni cinque minuti Rosa si affacciava al balcone e guardava la strada molti metri sotto di lei per cercare di scorgere la figura di Andy, ma non se ne vedeva traccia, Marco aveva gli occhi rossi, il silenzio era pesante e l’angoscia montava, non sapevano più che cosa fare e che cosa sperare, parlavano a frasi smozzicate, declinavano la loro fiducia nelle forze dell’ordine, la loro speranza nel buon senso di Andy e nel fatto che Andy a loro non avrebbe certo dato un brutto dispiacere, si dicevano che Andy avrebbe potuto magari avere un incidente ma deprecavano l’eventualità, erano terrorizzati dal passare dal tempo, Rocco raccontò a Rosa dell’ispettore Nesti e di quello che aveva fatto davanti all’ascensore, disse che era stato di una discrezione squisita, Marco raccontò per filo e per segno quanto era avvenuto nel dialogo nella macchina della polizia, con tutto questo riuscirono ad andare avanti qualche altro minuto, poco dopo le quattro Rosa tornò ad affacciarsi al balcone ed ebbe un sussulto.

– È Andy, sta venendo! Marco, Rocco! Eccolo! È lui! È Lui!

Respirava a larghi respiri, come per riprendersi dai momenti in cui si era sentita mancare il respiro. Marco corse al balcone.

– È Andy! Papà è lui!

Si abbracciarono strettissimi, Marco si precipitò giù con l’ascensore per abbracciare Andy appena entrato nel portone.

– Andy!

Lo strinse strettissimo.

– Mannaggia, me ne hai fatto prendere di spavento! Dai vieni su! Papà e mamma stanno in angoscia… Andy! Sorridi!

Andy fece un sorriso come per scusarsi.

– Marco io certe volte non mi regolo proprio, mannaggia, mi sa che questa volta l’ho fatta proprio grossa…

– Su, su, adesso a casa ma tu sei stanco morto… dai, dai… dopo si parla adesso ci si abbraccia!

Andy rimase senza parole, quando entrò in casa lo abbracciarono e lo baciarono come se fosse risuscitato, poi lo fecero sedere sul divano, Rosa preparò il caffè, poi Marco si ricordò dell’ispettore Nesti.

– Andy, adesso ti dobbiamo dire una cosa…

– Che cosa?

– Una cosa un po’ complicata… noi abbiamo denunciato la tua sparizione alla polizia…

– Oddio che casino ho combinato!

– Adesso dobbiamo andare subito alla polizia se no peggioriamo le cose, aspetta, vedo se c’è l’ispettore. Pronto, ispettore Nesti, sono quel ragazzo di stamattina, Andrea è tornato a casa!

– Benissimo! È una bellissima notizia, però dovete venire qui e dobbiamo mettere un po’ di cose a posto… vi aspetto.

– Veniamo subito?

– Sì, prima è meglio è!

– Grazie, ispettore, a fra poco.

Rocco li accompagnò al commissariato ma aspettò fuori, Andy e Marco salirono dall’ispettore che li fece accomodare in un salottino separato, dove non c’era nessuno.

– Ispettore, questo è Andrea, è tornato!

– Accomodatevi, ho bisogno di fare quattro chiacchiere con voi e soprattutto con lei, Andrea, ma prima di tutto mi spiega perché se ne è andato di casa di notte senza avvisare nessuno? Lei deve stare attento a quello che fa, non può mettere il mondo a soqquadro e fare come se non fosse successo niente, adesso tutto è finito bene ma la polizia deve pensare alle cose serie, questo è procurato allarme e a parte la polizia lei ha fatto stare in angoscia il suo amico e i suoi genitori e questo non è giusto e adesso mi deve spiegare perché lo ha fatto.

– Ispettore io ho fatto un casino infernale ma non me ne sono nemmeno reso conto, stamattina mi sembrava… non lo so, non so che dire…

– Ma che è andato a fare? Dove è andato?

– Sono andato in giro per la città, a piedi, non ho incontrato nessuno, io non conosco nessuno, le giuro io non pensavo che sarebbe successo tutto questo casino.

Andy aveva gli occhi rossi, l’ispettore se ne accorse.

– Le va bene perché la denuncia sta ancora sul mio tavolo ma lei pensi che per la sua bravata avremmo potuto mettere in allarme una marea di gente che dovrebbe pensare a cose più serie che andare cercando persone che hanno i cinque minuti di malinconia e a quello che fanno agli altri con i loro comportamenti non ci pensano proprio.

Marco intervenne a difesa di Andy.

– Ispettore forse siamo stati noi troppo frettolosi a rivolgerci alla polizia…

– No, voi avete fatto quello che andava fatto, è lui che ha fatto quello che non andava fatto… comunque adesso è finita… e mi permetta ancora una cosa… ma perché se ne è andato? Stava male col suo amico?

– No, anzi! … Marco, che faccio, glielo dico?

– Andy, lo sa già, lo ha capito da solo!

– Guardi ispettore, se non fossero stati Marco e la sua famiglia io non so che fine avrei fatto, noi ci stiamo costruendo un futuro e per noi non è facile…

– Mi permetta una cosa… lei deve capire che questo signore e i suoi genitori le vogliono bene veramente e lei non si deve permettere di metterli in crisi in nessun modo… adesso deve scusarmi perché sono andato un po’ oltre la mia funzione… lo prendete un caffè?

– No, grazie, mi sento eccitatissimo!

– Allora un succo di frutta…

L’ispettore ordinò tre succhi di frutta, nell’attesa continuarono a parlare ma con qualche difficoltà, Andy si sentiva uno stupido e stava zitto in disparte, ma l’ispettore cercò di coinvolgerlo.

– Andrea, su, non stia sempre zitto.

– Veramente non so che dire, lo so che ho combinato un casino!

– No! Non è un casino tanto grosso, anzi non è per niente un casino… certo ci poteva diventare ma non è successo… ma adesso deve pensare ad altro, Marco mi ha detto che state studiando giurisprudenza, a che punto siete?

– Andy si lasciò coinvolgere nella conversazione, l’ispettore lo lasciava parlare e lo ascoltava attentamente, poi Andy, dopo avere notato che l’ispettore portava la fede, si azzardò a fargli una domanda.

– Lei è sposato, ispettore?

– Sì, da più di dieci anni e ho due bambini di sei e quattro anni.

– Perché ho notato che nei nostri riguardi ha avuto molta discrezione.

– Io ho degli amici gay che sono persone che stimo e che amo… e penso che voi siete già molto fortunati perché siete in due, quelli che stanno veramente male sono quelli che restano soli, è vero che possono avere lo stesso tanti amici anche etero ma non è esattamente la stessa cosa e poi il fatto che i genitori di Marco lo sappiano e lo accettino è veramente una cosa eccezionale… comunque adesso prendetevi il succo di frutta e poi andatevene a casa, ecco, questo è il mio numero dell’ufficio, quello di casa ve lo scrivo qui sotto, per qualsiasi cosa… ma speriamo che non ce ne sia mai bisogno e se passate di qua fate un salto su, se ci sono ci possiamo prendere un caffè… e a lei, Andrea… mi raccomando… non me lo metta in crisi Marco… perché non se lo merita…

– Ho capito, ho capito… Mi dispiace di avere provocato tutto questo casotto però a qualche cosa è servito.

– Allora, ispettore, ancora grazie…

– Di nulla, è stato un piacere… arrivederci…

Quando tornarono da Rocco che li aspettava di sotto Andy e Marco erano radiosi, ma Rocco era preoccupato.

– Che è successo? Ci sono stati problemi?

– No, papà, nessun problema, è solo che l’ispettore mi ha tirato le orecchie e me le ha tirate forte, mi ha detto in sostanza che sono un cretino…

– Non è vero, Andy, non ti ha detto niente di simile…

– No, però mi ha detto che vi ho fatto prendere uno spavento inutile e che poco ci è mancato che non ho messo in subbuglio polizia e carabinieri…

– Andy, facciamo una cosa, mo’ andiamo a prendere Rosa e ve ne venite a casa nostra e ceniamo insieme… eh?

– Mi pare il meno che si possa fare per cercare di metterci una pezza…

– Ma poi perché stanotte te ne sei andato?

– Che ti devo dire, papà, mi sono sentito solo, Marco dormiva, io non ci riuscivo, mi sentivo agitato…

– Ma abbiamo fatto qualche cosa che ti ha dato fastidio? Non so, c’è stato qualche modo di fare di Marco che non ti è piaciuto?

– No, papà, voi non c’entrate niente, più di quello che fate non potreste fare e Marco resta a parlare con me fino a notte alta praticamente tutti i giorni, che mi volete bene lo so, ma forse dentro di me non ci potete entrare nemmeno così, certe volte mi sento solo lo stesso…

– Andy, noi ti vogliamo bene, oggi ci hai fatto prendere un accidente a tutti e tre e ce l’hai fatto pigliare proprio brutto, Rosa s’era messa a piangere come una bambina, a Marco pure ogni tanto gli scappava una lacrimuccia e non sapeva dove sbattere la testa, io dovevo cercare di tenerli tranquilli ma un accidente l’hai fatto prendere pure a me… ma adesso cambiamo discorso, mo’ siamo arrivati… io vi aspetto qua e voi andate su, prendete mamma e scendete subito e ce ne andiamo a casa nostra, su, svelti.

Rosa era stata avvisata via cellulare ed era già pronta, scesero in un minuto, erano ormai quasi le sei, in macchina Andy era silenzioso, Rocco cercò di farlo parlare ma senza successo.

– Andy, mo’ ti fai una bella mangiata, noi avevamo già preparato tutto… sarai stanco, no?

Andy non rispondeva.

– Mo’ statti un po’ tranquillo che una giornata agitata l’hai avuta anche tu e forse pure peggio della nostra, a casa vi potete mettere comodi, Andy se vuoi ti puoi fare una bella doccia e così ci rilassiamo un po’ tutti quanti.

Andy continuava a stare zitto, dentro di sé stava rimuginando, si sentiva un po’ stupido, un po’ fuori posto, in sostanza un po’ spaesato, come nei primi periodi in cui aveva incontrato Rocco e Rosa, rimaneva in silenzio perché non aveva che dire e tutti quei tentativi di coinvolgerlo lo facevano sentire ancora più a disagio, poi Marco gli passò un braccio sopra la spalla, Andy gradì moltissimo quel gesto e chinò la testa sulla spalla di Marco, Marco con l’altra mano gli strinse forte la mano sinistra e Andy si strofinò sulla spalla di Marco quasi con un gesto di riconoscenza, poi Marco intervenne.

– Papà, scusa, ti vorrei dire una cosa, Andy non ha la faccia di dirtela, ma adesso noi vorremmo stare un po’ da soli a casa nostra…

– E be’, e allora vi riportiamo alla piccionaia, che problema c’è… Andy, tu devi parlare liberamente, l’importante è che stai bene tu…

Ma Andy anche in questo caso non rispose e continuò a rimanere in silenzio finché non arrivarono, alla piccionaia, Rocco e Rosa salutarono in modo molto rapido senza aggiungere parole inutili e Marco e Andy salirono a casa.

Appena chiusa la porta Marco abbraccio Andy strettissimo ma Andy era totalmente passivo, Marco avrebbe voluto un sorriso ma il sorriso non ci fu. Marco ebbe il terrore che tra loro il feeling iniziale potesse essersi interrotto, Andy andò a sedersi sul divano e Marco preparò il caffè e glielo portò con qualche biscotto, Andy non era nemmeno andato in cucina, Marco posò il caffè sul tavolino ma Andy lo lasciò lì, non per dispetto o per fare un gesto eclatante ma perché si sentiva quasi un estraneo, si sentiva strano, assorto, passivo, lontano, in un mondo tutto suo e impenetrabile. Marco era incerto, non sapeva come comportarsi.

– Birillo, come stai?

Ma Andy non rispondeva.

– Sei stanco? Vuoi riposare?

Andy fece cenno di non con il capo. Marco andò a sedersi vicino a lui, spalla a spalla, Andy si appoggiò a lui come aveva fatto in macchina, Marco appoggiò il suo capo sul capo di Andy, poi Andy gli prese la mano ma non la strinse forte, era come se volesse racchiudere la sua mano nella mano di Marco, come se ne ricercasse il calore, Marco cominciò ad accarezzargli i capelli molto lentamente, senza dire una parola, Andy si lasciava andare, si sentiva più confortato ma non si muoveva e non parlava, piano piano gli si fecero gli occhi rossi, a un tratto Marco sentì una lacrima cadere sulla sua mano, si voltò verso Andy, avrebbe voluto baciarlo ma ebbe un istante di esitazione, poi si riprese.

– Andy… ti voglio bene…

Finalmente Andy rispose.

– Lo so, Cucciolo, lo so.

Andy si sporse un po’ in avanti e si rannicchiò in grembo a Marco, Marco continuò ad accarezzargli i capelli in silenzio, voleva che il suo amore si trasfondesse in Andy attraverso la delicatezza del suo gesto e attraverso il suo silenzio, Andy era caldo, vivo, sembrava un po’ più tranquillo, il loro contatto era costituito dalla loro reciproca presenza. Marco provò una felicità enorme nel sentire il suo Andy nelle sue braccia a anche Andy per un attimo almeno non si sentì solo. Marco provava la sensazione della presenza fisica di Andy, si sentiva invaso dal senso della sua presenza e nello stesso tempo caricato di una responsabilità enorme, la felicità di Andy era nelle sue mani ed era una cosa preziosissima e fragile nello stesso tempo, mai come in quei momenti Marco comprendeva di essere veramente l’unica speranza di Andy e mai come in quei momenti desiderava che Andy fosse totalmente felice perché quella sarebbe stata anche la felicità di Marco. Per la seconda volta Marco osò ripetere la sua dichiarazione d’amore.

– Andy, ti voglio bene.

Andy gli rispose con una nota in lieve crescendo.

– Lo so, Cucciolo, l’ho sempre saputo.

Ma non aggiunse nulla, Marco avrebbe voluto che Andy gli rispondesse: anch’io, ma questo non accadde. Andy sentiva il calore di Marco che ormai lo invadeva e lo confortava, cominciava a sentirsi nuovamente a casa sua, poi alzò lo sguardo verso Marco.

– Ti voglio bene, Cucciolo…

Marco lo strinse fortissimo e lo baciò, il bacio fu molto tenero e molto coinvolgente.

– Cucciolo, ho fatto una assurda fesse…

Marco non gli diede modo di finire la frase e lo baciò di nuovo, quando si staccarono il discorso cambiò tono.

– Lo vuoi il caffè?

Andy fece cenno di sì.

– Te lo riscaldo…

– No, stai qui…

Marco gli porse la tazzina e Andy bevve il caffè.

– Cucciolo… l’ho fatta grossa…

– Birillo io vorrei solo che tu fossi sereno, mi fa paura quando ho l’impressione di non potere entrare dentro di te, allora mi sento impotente e penso che tante delle cose che stiamo facendo insieme per te sono un po’ dei doveri… io non so come fare a farti felice e non so nemmeno se è possibile…

– Ti ricordi… tanto tempo fa te l’avevo detto che stare con me sarebbe stato difficile… Cucciolo io non ci riesco ad essere felice veramente…

Marco non aspettò che Andy finisse la frase e lo abbracciò strettissimo, Andy si lasciò scivolare sul divano e Marco si mise accanto a lui dalla parte esterna, si guardarono in viso e si abbracciarono stando distesi, Marco accomodò un cuscino sotto la testa sua e sotto quella di Andy, i loro fiati si confondevano.

– Cucciolo… si sta bene così, vicini vicini…

– Birillo, magari io per te non posso fare molto ma io voglio stare con te, voglio cercare di renderti felice… Birillo, un tuo sorriso per me è la felicità.

Andy sorrise per un attimo.

– Grazie Birillo!

– Ma non l’ho fatto per te… è che adesso un po’ sono felice, un po’, però quel po’ esiste veramente… Cucciolo, ho un po’ di freddo…

– Vuoi venire a letto?

– No, prendi una coperta  e stiamo qui.

Marco si alzò prese la coperta e tornò da Andy che non si era mosso di un millimetro, ripresero la stessa posizione di prima, ma questa volta stavano un po’ più caldi.

– Cucciolo… ti voglio bene… tanto… veramente… adesso lo capisco meglio, sto bene quando stiamo così… e poi tu non mi hai rimproverato, non mi hai detto niente… io mi sono comportato come un cretino…

– Birillo… cerca di stare un po’ zitto! Adesso godiamoceli questi minuti così, io stamattina quando tu non c’eri mi sono messo a piangere come un ragazzino disperato… Birillo, io pensavo che forse non ti avrei rivisto più, mi veniva il terrore, proprio il panico, lo sconvolgimento fisico… ma il mio Birillo adesso è qui con me… Andy… che cosa meravigliosa è poterti stare vicino… ma io ti farò felice, Birillo, vedrai… ci riuscirò, io lo voglio sorridente il mio Birillo… Andy… che fai? No, non c’è ragione di piangere… dai, stiamo qui, Andy la felicità è questa…

– Cucciolo… ma come fai a  volere bene a uno come me?

– Ma che dici, Birillo? E dove lo potrei trovare uno meglio?

– Ma tu dici che papà e mamma si sono spaventati?

– Penso di sì e molto, loro hanno i loro modi, magari stasera volevano cercare di tirarti su a loro modo e avrebbero fatto di tutto per riuscirci, ti vogliono bene veramente… e come si fa a non volerti bene?

– Dici che li dovrei chiamare?

– Te la senti, Birillo?

– Sì, perché no?

– Allora chiamali, che saranno contenti è certo…

– E se ci andassimo adesso?

– Ti va, Birillo?

– Sì, credo di sì…

Andy prese il telefono e chiamò.

– Pronto mamma, sono Andy.

– Come stai Bello? Va un po’ meglio?

– Sì, va meglio… e se venissimo adesso per cenare insieme?

– Venite, venite, sta già tutto pronto!

– Ma non è che è un po’ presto?

– No, no, venite, venite, vi aspettiamo, Andy senza pensarci due volte venite subito e basta… allora vi aspettiamo, va bene?

– Va bene, allora a tra poco.

Si prepararono in fretta, Andy aveva le scarpe un po’ impolverate.

– Siediti lì e dammi le scarpe.

– Perché?

– Non ti preoccupare e fidati.

– Andy si sedette sul divano e si sfilò le scarpe, Marco le prese e se le portò in bagno dopo tre minuti ritornò con le scarpe lucidate.

– Ma le potevo pulire io…

– No! Le scarpe te le pulisco io… va bene?

– Va be’…

Scesero in strada, non spesero molte parole ma provavano entrambi la felicità di essere in due, Rosa li aspettava alla finestra e li salutò con ampi gesti, in casa tutto aveva un’aria familiare, Rosa era in vestaglia, quella di tutti i giorni, la tovaglia era pulita ma non era la tovaglia delle grandi occasioni, anche i piatti erano quelli di tutti i giorni e le posate non erano quelle del servizio d’argento, ma tutto era apparecchiato a puntino. Rocco accolse Andy come il figliol prodigo.

– Vieni vieni, che bella cosa che ci hai fatto, mo’ sediamoci un po’ in salotto mentre Rosa finisce di preparare… te lo do’ mezzo bicchiere di vino?

– No, papà, magari mi piacerebbe un piattino di quelle cose sfiziose che fai tu… che dici? Si può fare?

– Sì, sì, mo’ vado e vedi che ti porto.

Rocco prese d’assalto la dispensa e aprì tanti di quei barattoli che poi non avrebbe nemmeno potuto consumare e si presentò a Andy con un piattino ricchissimo: dai pomodori secchi alle olive, dal pecorino romano al prosciutto, a qualche fetta di soppressata e poi zucchine, melanzane e funghetti.

Andy si era tolto le scarpe e si era seduto sul divano a gambe incrociate, Rocco gli porse un tovagliolo e il piatto senza forchetta ma con uno stecchino. Andy sembrava contento, almeno distratto, aveva gradito molto il clima più familiare col quale era stato accolto e il fatto che nessuno parlasse della sua fuga notturna.

Rosa si presentò con un tegame di fettuccine fumanti e con tanto parmigiano, il primo piatto fu per Andy.

– Dai, mangia, mangia, che aspetti? Dai che si fredda tutto…

Fu Rocco a tirare fuori l’argomento centrale.

– Andy… lo sai che ce l’hai fatto pigliare un bello spavento… mo’ è passata ma noi ti vogliamo bene e certe paure non ce le devi fare prendere… noi siamo due vecchierelli e certe cose ci possono fare pure male… zitto! Zitto! Non devi dire niente, basta, argomento chiuso però una cosa ce la devi dire: che possiamo fare noi per farti stare un poco meglio?

– Più di così, credo che non si possa fare proprio niente… sono io che non ho tutte le rotelle a posto…

– No, Andy, tu le rotelle ce le hai tutte al posto giusto, tu ne devi avere passate di tutti i colori e a stare sereno come noi non ci sei abituato… ma tu lo sai, noi siamo qui per te e per Marco e ti vogliamo bene, ma proprio tanto perché te lo meriti…

– Ma io certe volte faccio delle stronzate come quella di stanotte…

– Andy, mo’ non la facciamo troppo grossa, tu non hai ammazzato nessuno, era solo che non ti sentivi tanto a tuo agio e te ne sei andato a fare una passeggiata…

– Sono andato a casa di mio padre e l’ho visto uscire con la macchina, poi ho camminato tanto lungo la sponda del Tevere, non a livello della strada, ma proprio sotto, sul bordo vicino all’acqua e mi è pure venuto in tesata di lasciami cadere nell’acqua…

– Uh! Gesù benedetto! Andy! Ma perché?

– No, mamma, non ti preoccupare, io sono un vigliacco e un gesto simile non lo farei mai perché non ne ho il coraggio… però mi è venuto in mente perché tanto a questo mondo che ci sto a fare? Io posso solo rompere le scatole a qualcuno e dare fastidio…

– Ma che dici, Bello? Ma quando mai! E che ci vuoi mettere in croce a tutti quanti? Ma tu lo capisci quello che stai dicendo? Andy, mo’ mi fai arrabbiare…

– No, io mi sento inutile veramente, penso che non sarò mai felice… lo penso veramente…

– Mo’ senti a papà io non ti voglio fare la predica, sei grande e ragioni molto meglio di me però una cosa te la devo dire, Andy tu non devi bestemmiare contro la vita! La vita non si butta via! No! Tu con la tua vita puoi fare tante cose buone, puoi fare del bene al prossimo, puoi cercare di volere bene a quelli che hai intorno, la vita la puoi spendere in un modo serio anche a vantaggio del tuo prossimo, o almeno delle persone alle quali vuoi bene, figlio mio, tu puoi essere felice in un solo modo, quando la vita la spendi per gli altri, quando la spendi per cercare di fare stare meglio quelli che ti stanno vicino, se tu vai cercare la tua felicità è sicuro che non la troverai mai perché la felicità tua se non è anche la felicità di qualche altro non serve a niente è solo una forma di egoismo… Andy, tu non devi cercare la felicità tua ma quella di chi ti sta vicino, allora troverai anche la tua, io sono un ignorante e non so tutte le cose che sapete voi, ma un po’ di esperienza di questo mondo ce l’ho e quelle volte che sono stato felice è stato perché non ho pensato a me stesso… hai capito Andy!

– Papà, io non sono capace di volere bene alle persone…

– Andy! Figlio mio, ma se non sei capace tu gli altri si dovrebbero sparare! Ma tu non lo vedi che ti vogliamo bene e questo perché è successo? È successo perché tu hai voluto bene a noi, noi l’abbiamo sentito subito…

– Mh! Be’ però non è facile da capire…

– Andy, figlio mio, ma non si va in paradiso in carrozza, non ti pensare che la felicità ti è dovuta, te la devi conquistare e non è facile per niente… Andy essere un uomo significa non farsi distruggere da niente, certo per Marco è stata più facile che per te, ma tu devi pensare che tu puoi fare tante cose buone per tanti ragazzi come te e pure per tanti vecchietti come noi, tu devi lavorare per il futuro, per le persone che ancora non conosci e che potrebbero avere bisogno di Andy, ma non per farsi buttare giù ancora di più, no! Per tornare a galla quando ti sembra che stai per affogare e tu hai tanta sensibilità che puoi fare delle cose ottime, e le devi fare, la vita ha un senso per questo… Adesso scusami se ho parlato troppo… e poi un’altra cosa: con l’idea della morte non si scherza, la morte è un mistero che sta in mano a Dio, è una cosa terribilmente seria, io l’ho vista la gente che doveva morire ma quelli non se lo sognavano nemmeno di bestemmiare contro la vita. Andy tu devi studiare, devi trovare una soddisfazione professionale, per te, per Marco e anche per noi, voi siete giovani a la vita l’avete tutta davanti a voi, è adesso che dovete costruire per avere una vita di serenità… che pensi, Andy?

– Sto pensando a quello che hai detto, forse queste cose prima non me le aveva dette mai nessuno, almeno non nello stesso modo…

Rosa intervenne per interrompere l’imbarazzo di Andy.

– Andy, adesso se vuoi la trota c’è, se no ci sono due fettine di fegato.

– Fatte come?

– Semplicemente in padella.

– Allora vada per il fegato.

– Marco, pure tu?

– Sì, pure io.

– La cena andò avanti rapidamente, arrivarono al caffè, ormai i discorsi erano leggeri e Andy aveva ricominciato a sentirsi a suo agio, Rocco avrebbe provato a proporre ai ragazzi di rimanere lì a dormire ma Marco lo prevenne.

– Adesso, se non vi dispiace sarebbe ora di tornare a casa che credo che Andy sia stanchissimo e pure io…

– Ecco, io ho preparato qualche cosa che vi potete portare per domani, era già tutto pronto… va bene?

– Sì, mamma, va benissimo, aspetta, quello dallo a Andy, io prendo questo… ecco.

– Allora, ciao Andy, Rocco passa dopodomani a portarvi il pranzo e la volta appresso vengo io, così ci vediamo più spesso. Ciao Bello, e stai contento che tu per noi sei il centro del mondo, ciao Marco e adesso per la strada state attenti e andate piano, quando arrivate ce lo fate uno squillo, così, senza rispondere…

– Ok, mamma non ti preoccupare, ciao papà.

– Ciao Andy e mi raccomando cerca di stare bene che a te non ti manca niente e devi fare tante cose buone, ciao Marco e non correte.

– Ciao…

Rocco e Rosa si affacciarono alla finestra e continuarono a salutare finché i ragazzi non ebbero girato l’angolo. In macchina Andy aveva un aspetto sfinito.

– Come stai Birillo?

– Be’, un po’ a pezzi per tante cose però non c’è male e poi sto pensando alle cose che mi ha detto papà, in effetti sono belle, non so se sono proprio a misura mia ma sono cose belle… Cucciolo io dal mio punto di vista della giornata di oggi sono contento, secondo me il bilancio è piuttosto positivo…

– Anche secondo me… magari non abbiamo studiato, ma da un punto di vista sostanziale tutto quello che è successo è stato utile eccome, adesso mi sento di nuovo innamorato cotto di Andy, veramente Birillo, mi sento proprio una certa frenesia, ti mangerei a mozzichi, no, a forza di baci!

– Veramente Cucciolo?

– Veramente sì!

– Ma tu pensi che io ti voglio bene?

– Sì, Birillo, non ne ho il minimo dubbio, ma nemmeno piccolissimo…

– Cucciolo…

– Che c’è?

– No, niente, una cosa stupida…

– No, non è vero, quando tu fai così è una cosa importante che non vuoi dire, ma adesso me la devi dire, non ne puoi fare a meno…

– Cucciolo, ma tu faresti l’amore con me stanotte?

– No, non io farei, ma io farò l’amore con te stanotte e proprio stanotte perché è una cosa che ci vuole per tutti e due…

– Mannaggia Cucciolo… che bello! Già, però una cosa tenera, come piace a me…

– No, una cosa tenera come piace a noi!

– E va bene, come piace a noi… Cucciolo… mh! Adesso ricomunico a pensare al sesso, è strano, prima mi sembrava una cosa un po’ strana pensarci ma adesso mi torna per la testa…

– Andy… ma perché stamattina non mi hai svegliato?

– … Non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, lo so che sarebbe stata la cosa più ovvia, ma io quando mi sento solo mi isolo totalmente e poi pensavo che non mi avresti capito, non lo so, mi chiedevo che cosa avresti pensato… ma poi, no… non mi sono chiesto proprio niente, tu dormivi e mi è sembrato che tu non mi volessi ascoltare, avevo pure cercato di fare rumore per farti svegliare ma tu non ti sei svegliato… Cucciolo, ma perché me lo chiedi? Non mi mettere in difficoltà…

– Ma io non ti voglio mettere in difficoltà, io vorrei sapere che cosa posso fare per farti stare meglio…

– Ma non puoi fare nulla… tanto io a stare meglio… no, lasciamo perdere, se no è sempre la solita solfa e se ci fosse papà mi direbbe che non devo bestemmiare contro la vita e forse avrebbe ragione… niente, lasciamo perdere… va tutto bene…

– Mi stai prendendo in giro Birillo?

– No, in fondo va tutto bene veramente, basterebbe convincersene, in fondo che cosa ci manca, lo so pure io che non mi manca nulla, … è vero, è così e forse farei veramente meglio a cambiare prospettiva e a cominciare a guardare al concreto, proprio come dice papà, a noi non ci regala niente nessuno, Cucciolo, io lo so che quello che dice papà è vero, ne sono pure convinto … però a fare qualche cosa di buono non ci sono mai riuscito…

– Andy, se non ci sei riuscito tu… Birillo, ma che dici? … aspetta che arriviamo a casa!

Andy abbozzò un mezzo sorriso, poi, dopo qualche minuto di silenzio tornò sull’argomento.

– Cucciolo, mi sa che mi sono passate le fantasie, quando saliamo a casa è meglio che ci mettiamo a studiare…

– Perché? Birillo, ma ti gira male?

– No, è che non ti voglio… no, aspetta, ricomincio da capo, è che non dobbiamo perdere tempo, stasera bisognerebbe studiare un po’ perché abbiamo perso tutta la giornata…

– Questo è vero, ma è già tardi… però è sicuro che il motivo è solo questo?

– Sì, Cucciolo, è solo questo, fare l’amore con te mi piacerebbe, ma lo facciamo domani sera se riusciamo a recuperare tutto il tempo perso… o ti dispiace? Io sono disposto a fare quello che vuoi tu in ogni caso…

– Sta bene come hai detto tu, stasera si studia, Birillo quando siamo a casa tu prepari per lo studio e io faccio il caffè perché mi sa che ce ne sarà bisogno.

– A che pagina dovevamo arrivare oggi?

– Mi pare 550, sì, 550.

– E a che pagina siamo?

– Mi pare 455, sì 455.

– Allora, Cucciolo, stasera fino a 505… almeno ci proviamo.

– Ok, 505.

Arrivarono a casa, Andy andò automaticamente a preparare i libri e la stanza e Marco mise su la macchinetta del caffè, dopo pochissimi minuti erano al tavolo da lavoro. Andy avviò la lettura.

– Dai, leggo io, tu pronto col registratore… allora. Nell’ambito delle problematiche giuspubblicistiche…

Andy leggeva con enfasi, ogni tanto si alzava, quasi recitando, Marco era felice di vederlo di nuovo nella sua parte. Il discorso non era semplicissimo.

– Cucciolo, il codice, art. 435.

– …Chiunque con inganno o raggiro…

Andy fece cenno a Marco che era ora di darsi il cambio nella lettura ma non si interruppe per questo, Marco si sedette vicino a Andy e continuò a leggere dall’inizio del capitolo successivo e Andy passò al controllo del registratore, Marco fece cenno col dito che necessitava il codice.

– Articolo 460.

– Chiunque in stato di…

Non guardarono mai l’orologio, Marco era nuovamente incantato del suo Andy, andavano all’unisono come due concertisti esperti, non ci fu un attimo di caduta di attenzione e lo scambiarsi le parti e gli interventi per la lettura degli articoli del codice mantennero il clima operativo e collaborativo al massimo grado, la lettura dei riferimenti al codice diventava sempre più recitata e il testo in fondo non aggiungeva molto a quello che era già contenuto nel codice, i minuti passavano velocemente, passò la mezzanotte, poi l’una, le due, alle due e venticinque Andy alzò ancora il tono della lettura per sottolineare che erano ormai alla fine di quanto programmato e Marco spense il registratore con un gesto di estrema soddisfazione.

– Wow, Cucciolo, ce l’abbiamo fatta! È stata un’ammazzata ma ce l’abbiamo fatta… Cucciolo, così la giornata di oggi l’abbiamo persa solo per metà…

Andy si alzò e con un sorriso un po’ birichino si diresse verso Marco.

– Birillo, quando mi guardi così tu pensi a una cosa sola…

– Sì, sì, sì, sì, hai capito benissimo…

Gli si buttò addosso e cominciò ad abbracciarlo e a toccarlo in modo molto scopertamente sessuale.

– Cucciolo! Mannaggia come sei bello, me lo ero quasi dimenticato, tutto morbido, tutto tenero, tutto caldo caldo…

– Marco sentiva di nuovo il suo Andy, quello del quale si era innamorato e non fece alcun commento, strinse Andy fortissimo e lo rovesciò sul divano, poi lo coprì di bacetti sul viso e sul collo, Andy si schermiva blandamente poi lo prese in braccio e lo portò in camera da letto. Andy mentre era in braccio a Marco gli disse in un orecchio.

– Però piano, Cucciolo, qui sono le tre di notte e non possiamo fare troppo rumore.

Marco mise Andy sul letto, spense la luce grande e accese quella piccola sul comodino, poi si girò a baciare Andy senza dire una parola, gli passò le mani tra i capelli più e più volte, poi lo baciò sul collo mentre lo teneva abbracciato, Andy era completamente rilassato non passivo ma totalmente abbandonato come uno che si affida totalmente perché si sente a suo agio, Marco voleva spogliare Andy ma in questo non voleva assumere assolutamente la parte del dominatore, si staccò da Andy, si sfilò la camicia poi accennò a sfilarsi i pantaloni ma Andy lo interruppe.

– Faccio io, Cucciolo…

Marco rimase in piedi e Andy gli sfibbiò i pantaloni poi glieli fece scivolare alle caviglie e Marco ne uscì fuori, poi Marco sfilò i jeans di Andy, erano entrambi in slip ed entrarono insieme nel letto.

– Ti ricordi Cucciolo quando facevo il sommergibile che si immerge sottocoperta…

– Sì che mi ricordo!

– Scendevo giù così…

Andy scese sotto il lenzuolo, sfilò gli slip di Marco e lo abbracciò ai fianchi.

– Bello, Cucciolo, me ne ero quasi dimenticato… certo che a 24 anni sei ancora bellissimo, tutto morbido, hai una pelle splendida, liscia liscia, senza una irregolarità, niente…

Marco si mosse e anche lui, scese sotto il lenzuolo, per un attimo fecero un po’ di lotta rituale, poi Andy lasciò che Marco gli sfilasse gli slip. Avevano ritrovato una forma di complicità che sembravano avere perduto da tantissimo tempo. Marco, senza dirlo, pensò che il sesso è una componente importantissima della vita di coppia, non è un problema di gay o di etero, quando uno ti vuole sessualmente vuol dire che ti vuole veramente, quando ti rifiuta sessualmente vuol dire che non ti ama veramente. Rimasero a giocare tra loro, a toccarsi, a baciarsi, ad abbracciarsi, poi si distesero uno vicino all’altro e si portarono reciprocamente all’orgasmo. Fu un’esperienza esaltante. Rimasero abbracciati per parecchi minuti, poi quando ormai avevano perso l’erezione andarono a sciacquarsi e tornarono a letto.

– Cucciolo! Che cosa meravigliosa! Mi sento felice… sì, proprio… forse è questo che mi ci mancava, Cucciolo, io di queste cose ne ho bisogno…

– E io? E tu pensa che ne abbiamo fatto a meno tante volte, certo che siamo proprio stupidi… era una cosa così semplice e sembrava una cosa impossibile…

– Cuuucciolo! Adesso ce ne stiamo abbracciati finché ci addormentiamo, domani ci dobbiamo alzare preso perché dobbiamo recuperare le altre cinquanta pagine…

– Senti Birillo, se per caso stanotte ti svegli e ti viene in mente di andare a fare una passeggiata… chiamami! … Ahi! …Ma che fai?

– Quando fai così un calcio nelle palle te lo meriti proprio!

Andy assalì Marco a schiaffi e pugni, ma in modo molto giocoso e finirono di nuovo abbracciati.

– Adesso non ti mollo finché non ti addormenti! Così impari!

– Va be’, Birillo, tanto qui comandi tu perché ce l’hai più grosso!

– Be’ questo lo puoi dire perché è vero!

– Bum! Adesso l’hai sparata grossa!

– Misuriamo?

– Dai!

– Lo vedi, il mio è più grosso! Tu ce l’hai da ragazzino! Insomma… da ragazzino cresciuto… ma a me mi chiamavano Birillo! A te solo Cucciolo!

– Va be’, va’, però cerca di stare attento alle ragazze tu!

– Canta, canta, tu, che potrebbe pure essere!

Questa volta Marco saltò addosso ad Andy e lo abbracciò strettissimo.

– Se ti becco con una ragazza te lo stacco a mozzichi e ci faccio un trofeo!

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Mi vuoi bene?

– No!

– Nemmeno io! Notte Cucciolo!

– Notte Birillo!

– Cucciolo…

– Che c’è?

– Lo sai che sto bene con te…

Marco si voltò verso Andy  e lo baciò lievemente.

– Certo che lo so.

– Ma tu pensi che ci siano tanti ragazzi come noi?

– In che senso?

– Cioè tanti ragazzi come si deve che vivono un po’ le stesse cose che abbiamo passato noi, magari in un altro modo…

– E che significa ragazzi come si deve?

– Non montati, non maniaci di cose stupide, non illusi di essere chissà chi, cioè ragazzi che cercano un equilibrio affettivo come abbiamo fatto noi…

– Ma tu dici anche che lo hanno trovato come lo abbiamo trovato noi?

– No, solo che lo cercano… però parlo di ragazzi gay…

– Be’, Birillo, di bravi ragazzi sicuramente ce ne sono milioni, però proviamo a pensarci, i gay sono circa l’otto per cento della popolazione, tra ragazzi e ragazze, prescindendo dall’età, cioè tutti, compresi quelli di novant’anni, … comunque ho letto su una rivista di statistica che più o meno alla nostra età, un intervallo di età di un anno corrisponde all’1,4% della popolazione, quindi se consideriamo i ragazzi tra i 16 e i 25, no facciamo tra i 16 e i 30 anni, se no stiamo troppo vicini ai limiti, l’intervallo di età è di quattordici anni, dunque 14 per 14 fa 196, facciamo 200, arrotondando per eccesso, sono poco meno del 20% della popolazione, la metà sono ragazze, i ragazzi tra i 16 e i 30 anni sono poco meno del 10% della popolazione, se è gay l’otto per cento siamo ad una media dello 0,8% del totale, che sarebbero tutti i ragazzi gay da 16 a 30 anni, adesso tra questi una buona fetta di ragazzi plagiati dalle famiglie, montati a vario titolo, aggressivi, presuntuosi, ecc. ecc. ci sarà certamente, ammettiamo che siano una metà, resta lo 0,4% della popolazione, diamo per ipotesi che Roma abbia tre milioni di abitanti, l’uno per cento sarebbero trentamila, lo 0,4% sono circa dodicimila ragazzi gay di tipo nostro su una città di tre milioni di abitanti, più o meno il conto è questo, con tutte le approssimazioni del caso.

– Mannaggia, Cucciolo, sono tantissimi…

– No, Birillo, sono pochissimi, fatti un conto rapido su una scuola di mille ragazzi, l’8% sono 80, 40 sono ragazze, dei 40 ragazzi 20 hanno altre idee per la testa e comunque ragionano diversamente da noi, ne restano 20, mille studenti se si conta una classe in media di 25 sono 40 classi, in media c’è una ragazzo gay per classe e una ragazza lesbica per classe, circa la metà non se ne rendono perfettamente conto o fanno finta di non capire, o semplicemente non possono o se hanno capito cercano cose diverse da quelle che cerchiamo noi, ci sono pure quelli che si credono un caso patologico, sembra assurdo ma ci sono, di quelli che possono interessare a noi ce ne è in media uno ogni due classi, in una classe totalmente maschile ce ne è in media uno per classe, ma adesso tutte le classi sono miste… e poi Birillo quel senso di smarrimento e di mancanza di riferimenti l’hai provato pure tu, l’ho provato pure io… altro che tanti, siamo pochi, questa è la verità… e poi, Birillo, a parte il numero c’è il fatto che anche quei pochi che ci sono fanno di tutto per nascondersi… Birillo, ma tu quanti compagni di scuola gay avevi individuato?

– Secondo me qualcuno l’avevo individuato…

– Sì, ma secondo te… cioè tirando a indovinare… quei dodicimila sono pochissimi, per riuscire ad aggregarsi dovrebbero non avere paura, quelli che escono allo scoperto sono veramente una percentuale minima, sono o quelli che non hanno niente da perdere perché sono già sputtanati per qualche ragione o quelli che hanno tali livelli di protezione sociale che si possono permettere di fare quello che vogliono, ma quelli in genere non sono nemmeno ragazzi giovanissimi, è gente che lavora e che ha tanti soldi, ma tu te lo immagini una ragazzo giovane gay che fa l’operaio o peggio l’impiegato in qualche ufficio… se uscisse allo scoperto sarebbe divorato dai pettegolezzi e uno deve pure sopravvivere… Birillo, la fortuna che abbiamo avuto noi due è enorme è quasi più difficile che vincere la lotteria, sono cose non rare ma uniche, la realtà è questa.

– È brutta questa cosa Cucciolo, non mi piace per niente… e poi sai che penso… se l’essere gay fosse una cosa presentata per quello che è credo che tanti ragazzi uscirebbero allo scoperto, almeno parzialmente, ma c’è tutta la cosa della pornografia… insomma sembra che gay significhi chissà quale perversione, io credo che tanti ragazzi abbiano paura di una etichetta negativa e non della cosa in sé, tanto più se già sanno di che si tratta… ti immagini se dopo che siamo diventati avvocati ci capitasse di difendere un ragazzo gay in un processo perché è stato discriminato … mi ci vorrei trovare in un processo simile, mi sentirei un leone, mi sembrerebbe di battermi per una cosa giusta…

– E se ci capitasse di difendere qualche morto di fame padre di famiglia perché lo hanno discriminato per ragioni economiche?

– Be’ adesso mi metti in crisi… be’ credo che mi ci metterei di impegno lo stesso, ma sarebbe un impegno morale voluto, mentre quello per difendere un ragazzo gay sarebbe spontaneo…

– Tanto più se è un bel ragazzo… uno dolce come piace a te…

– Be’, perché? Che c’è di male? E poi credo che un ragazzo gay si troverebbe molto meglio con due avvocati come noi che con due avvocati qualsiasi magari pure omofobi… e che gli spillano solo i quattrini…

– Be’, va bene, … però tanto a noi capiteranno tutte cause di parafanghi ammaccati e di ladri di polli, se ci va bene, se no nemmeno quello…

– Ma perché? No! Ci capiteranno le cose serie, vedrai tu se non ci capitano le cose serie… Notte Cucciolo…

– Note Birillo…

Andy si girò dalla sua parte del letto e cercò di prendere sonno, cambiò posizione al cuscino, si agitò un bel po’, cambiò di nuovo posizione, poi di nuovo sistemò il cuscino, finalmente si girò verso Marco, che nel sentirlo rigirare ogni minuto non aveva preso sonno.

– Cucciolo… Ci pensi mai alla morte?

– Mh… no, non troppo spesso, adesso penso alla laurea… a tante altre cose ma alla morte no… praticamente non ci penso mai…

– Io invece ogni tanto ci penso, ogni tanto mi torna in mente… ma è una cosa che uno non riesce a pensare, cioè io cerco di pensarci ma non riesco ad immaginarmela, quando ero bambino mi mettevo sul letto, disteso, fermo fermo, quella per me era la morte… va be’, allora ero piccolo, poi piano piano le cose sono cambiate ma tante volte provo a immaginarmela e non ci riseco, penso che sia come provare un dolore intensissimo ma anche quello forse è solo un aspetto e forse non c’entra molto… Cucciolo, è proprio l’idea dello spegnersi che mi fa paura… noi adesso siamo giovani, stiamo bene e poi piano piano diventeremo vecchi, chissà che cosa penseremo quando diventeremo vecchi… mi sa che allora penseremo di più alla morte, Cucciolo, ma tu hai paura di morire?

– Birillo, che domande mi fai? Non so che dire, probabilmente non penso mai seriamente a queste cose, non riseco nemmeno a pensare una cosa che mi sembri seria su un argomento del genere, quando mi sembra di essermi fatto una mia idea la prima cosa che mi viene in mente è che è stupida e probabilmente è vero…

– Però lo vedi che ci pensi…

– Birillo, io realmente adesso penso a vivere, al futuro nostro, a queste cose, le altre sono più grandi di me, … se noi non posiamo nemmeno capire bene il senso del codice civile è inutile che ci mettiamo a chiederci quale sia il senso della vita…

– Forse hai ragione, … papà ha detto che è un mistero che sta in mano a Dio, l’espressione mi è piaciuta… ma così, come immagine, in realtà non riseco a capire che senso preciso possa avere…

– Andy, ma come fai a capire il senso di certe cose? … Quando ti dicono che è un mistero significa che non si possono capire…

– E allora sono solo parole?

– No, non lo so, può essere, forse è solo un modo di dire che sono cose più grandi di noi… io di filosofia non ne so nulla ma non credo proprio che la filosofia ti possa fare capire certe cose, se ne può parlare… ma così, solo parlare, nella sostanza non se ne sa niente, non ne sa proprio niente nessuno…

– Mh… lo sai, Cucciolo, tu sei un mezzo scettico razionalista… io sono più romantico io non la finirei mai di discutere di queste cose, mi piacciono proprio tanto, mi affascinano… mi sa che se non avessi incontrato te magari sarei pure finito in qualche setta esoterica…

– Sì! Ma lo so io di che setta si sarebbe trattato! …

– Be’, c’è poco da ridere, anche il sesso è una specie di culto…

– Sì, sì… mh, però… qui la metafisica non c’entra affatto.

– Ma noi siamo fatti di anima e corpo… il corpo esiste…

– Be’, di questo non avevo avuto mai alcun dubbio, dell’anima non saprei dire… ma al corpo ci credo…

– Sì, ma il sesso non è solo una questione fisica…

– E lo dici a me? Birillo, mi sa che di questo sono stato sempre più convinto io di te…

– Sì, in un certo senso… va be’, va’, Cucciolo, adesso dormiamo e non perdiamo altro tempo…

– Alleluia!

– Lo vedi che hai perso la pazienza!

– No, non posso perdere la pazienza con te! … Però ci sono andato vicino…

– Cucciolo, tu non mi prendi sul serio…

– Dai, su, Andy… ma tu vuoi essere coccolato anche con le parole…

– Sì…

– Questo l’avevo capito.

Marco si girò verso Andy e lo abbracciò.

– Bella Cucciolo! Questo mi ci voleva, tu lo sai sempre come zittirmi!

– Mh!

– Sto zitto, sto zitto! Però restiamo abbracciati! Ci addormentiamo così… Cucciolo…

– Zitto!

– Sì…

Marco cominciò ad accarezzargli i capelli.

– Bello, Cucciolo, così mi piace…

– Zitto, se no smetto!

– Sì, sì, … notte Cucciolo!

– Notte Birillo!