COPPIA GAY E GATTI

Quella che segue è una parte della storia privata di Armando e Peppino, i protagonisti di “Vita gay negli anni 40-50”.

Potete ascoltare direttamente la storia in podcast su Radio Progetto Gay: http://progettogayradio.blogspot.com/2013/09/coppia-gay-e-gatti.html

E beh… e che devo dire… mi vergogno di parlare di queste cose, sono cose nostre, sono cose private e poi perché te ne dovrei parlare? Così tu le scrivi e poi qualcuno le legge? … e Peppino che dice? Gliel’hai chiesto a Peppino? … Tanto lui dice sempre di sì, non ha mai detto di no a nessuno… è una brav’uomo, no, no… questo proprio lo posso dire… è un uomo proprio bravo… però certe volte esagera un pochetto… mo’ in mezzo al palazzo lo pigliano pure per pazzo, ma quello pazzo non è … no, no… è cominciato tutto con la storia dei gatti… sì, sì, dei gatti… ne tenevamo uno di gatto, e uno si poteva pure tenere, poi s’è presentato con un altro, uno piccolo, dice che quello era abbandonato, che non c’ha la mamma, e avrebbe fatto una brutta fine… e lui che ti fa? … Si pensa che la mamma la può fare lui… sì, sì, la mamma del gatto, sì… che tu che ti credi che quando un gatto è piccolo fa come quando è grosso… che quello il gatto piccolo lo doveva allattare col contagocce e mica una volta… sette o otto volte al giorno… insomma era una storia che si dimenticava di tutte le altre cose e pensava solo ai gatti… poi, manco s’era fatto grande quello piccolo che me n’ha portato un altro… e io che dovevo fare? Ce lo siamo pigliato e basta! E che dovevamo fare? Io gli dicevo… e mo’ che vuoi fare? Mo’ sei diventato nu gattaro? Che tu a me devi pensare, no ai gatti! Che se io ero un gatto tu a me ci pensavi di più … ma mo’ hai da pensa’ ai gatti! … E lui si metteva come nu cane bastonato e io dicevo: E famme ‘nu sorriso! Su! Tu sei il gattaro mio! … Insomma… noi siamo arrivati a avere otto o dieci gatti per casa… otto! Hai capito! … E va bene! Ma lui così stava contento… e che dovevo fare… insomma ce li siamo pigliati… poi gl’è venuta in mente un’altra storia… che alla villa comunale stavano altri gatti e che a quelli non ci pensava nessuno… allora io ho detto… “Senti Peppi’… ma non è che mo’ ci vogliamo portare a casa tutti i gatti della città?” e lui ha detto: “No! Ma quando mai! … Questo non lo devi nemmeno pensare…” … però fatto sta che mo’ i gattini piccoli s’erano fatti grandi e lui se ne usciva la mattina per portare da mangiare ai gatti alla villa comunale… e non è che portava gli avanzi… no, no… la sera cucinava … sì  sì! … Cucinava apposta per i gatti e tutta roba buona che me la sarei mangiata pure io… mo’ sai la gente com’è… insomma che qua la gente già gli affari loro non se li sanno fare, quelli lo vedevano uscire con le buste la mattina e lo sapevano tutti dove andava… quando passava quelli dicevano: Là, vedi là? Là sta il gattaro! … e io ero diventato quello che sta col gattaro. Prima lasciava le cose per i gatti vicino alla palazzina del comune, dentro alla villa… poi una volta gli hanno messo una multa… perché dice che sporcava tutto… insomma che poi venivano i topi… insomma 150 euro! Hai capito! Ma che ti credi che quelli del comune l’hanno finita così… ma manco per niente, che quelli tengono tante gente, tanto personale che sta lì senza fa’ niente… e siccome a lui lo chiamavo “il gattaro”… che t’hanno combinato quelli? Insomma hanno mandato l’assistente sociale… una donna… ma io le ho detto… ma voi che venite a cercare qua? Che io manco pensavo che fosse per’ i gatti, insomma tu hai capito a che cosa pensavo io … e che dovevo pensare.. Insomma essa ha cominciato una predica… e l’igiene… e la casa sporca… e i comportamenti spia… proprio così… ma quale? Che essa era una spia… no Peppino mio che è sempre stato nu bravo cristiano! … Insomma sai che t’ha fatto l’assistente sociale? … m’ha dato un libro… che dice che l’aveva fatto il comune… ma mo’ non era proprio un libro… insomma una cosa piccola, un libretto… il Manuale della Ecogattara! Eh! Sì, sì! Proprio… il Manuale della Ecogattara… hai visto che cosa fanno al comune! … e poi dicono che al comune non fanno niente! … Insomma intanto le ho detto… ma se mai me lo deve dare del gattaro e no della gattara, e si stava innervosendo, insomma abbiamo pigliato questo libretto… ma quello era una cosa da pazzi! E dice che doveva pulire prima di mettere il mangiare… e che dopo doveva raccattare tutto, tutto… piattini… insomma tutto quanto… e diceva che se i gatti lasciavano escrementi là vicino lui li doveva togliere con la paletta, li doveva metter dentro la busta chiusa, però poi dice che ai rifiuti non li poteva buttare e manco dentro al cassonetto… insomma che doveva fare, se li doveva portare a casa? Mo’ hanno fatto quella legge che se tieni il cane e quello la fa per terra tu la devi raccogliere… e va bene’… ma mo’ pure quella dei gatti? Ma com’è che prima, quando non ci andava Peppino, lì stavano escrementi da tutte le parti e nessuno se ne preoccupava… e mo’ che ci va lui se n’è uscita pure l’assistente sociale? Che lei mica ci va a pulire, viene a rompere solo le scatole a noi… Poi, manco sono passati tre o quattro mesi che Peppino s’è ammalato e è stato all’ospedale 15 giorni… Madonna mia! Che sono stati quei 15 giorni! … io poi di gatti non ne capivo niente… lui all’ospedale, che non è che pensava a quello che teneva… no! Pensava ai gatti… hai capito! … E io che potevo fare? … la mattina e la sera due ore e due ore con lui all’ospedale e tutto l’altro tempo lo passavo a cucinare per i gatti, a tenere quelli di casa, che quelli erano una decina, e poi dovevo andare alla villa… a portare da mangiare ai gatti che stavano là… e pulisci prima e pulisci dopo… E poi stava pure un vigile alla villa… che quello stava là solo perché doveva sorvegliare a me per vedere se le cose le facevo come stava scritto sul libro dei gatti… e che vuoi fare… stanno tanti lavori a questo mondo… e quello a me doveva controllare… stava sempre là! Poi Peppino è uscito dall’ospedale e grazie a Dio è andato tutto bene… e io mi sono sentito un altrettanto! Sì, qualche cosetta la facevo pure io ma lui era il capo in testa! Le decisioni tutte lui le pigliava… sai quelle cose che devi capire se il gatto sta male… se lo devi portare al veterinario… che noi quei quattro soldi di pensione ce li spendevamo tutti per dare da mangiare ai gatti e per portarli al veterinario… Ma mo’ tutta ‘sta storia che c’azzecca? … Mo’ guardati attorno… stanno gatti per casa? … Niente! Manc’uno! L’ha portati tutti Peppino alla pensione… come stanno le pensioni per i cristiani… mo’ stanno pure pei gatti… E lo sai com’è che s’è fatto convincere? … Pure quella è un’altra bella storia… insomma un giorno se ne viene un’altra assistente sociale… che quella, quando ha detto assistente sociale io già le stavo a chiudere la porta in faccia… le ho detto: Ma un’altra volta con la storia dei gatti?  Essa m’ha guardato e ma detto: Che cosa? … quella con la storia della gatti non c’aveva niente a che vedere! … M’ha detto che era per una domanda che aveva fatto il signor Giuseppe al comune … ma quale domanda? Io non capivo niente! Le ho detto: Scusate… ma quale domanda? Io non ne so niente! Essa ha tirato fuori una carta, che era proprio come scrive Peppino. Insomma alla fine m’ha detto che si doveva presentare alla pediatria dell’ospedale il lunedì mattina e m’ha lasciato una carta… poi m’ha guardato e m’ha detto: Ma avete capito bene? M’ha dato proprio del voi… E io le ho risposto che vecchio sono, e sono pure un mezzo invalido, ma stupido non sono… insomma… e così se n’è andata… Quando è venuto Peppino con le cose dei gatti e ha visto quella carta s’è fatta proprio allegro allegro e allora la cosa me l’ha spiegata… ha detto che aveva fatto la domanda per fare il volontario all’ospedale… io gli ho detto, ma tu che sai fare? Tu non sei dottore, tu non se infermiere… tu non sai fare proprio niente! … ma tu che vai a fare là?  Tu puoi dare solo fastidio… mo’ proprio così l’ho detto… devi vedere com’è s’è fatto scuro, proprio pareva che l’era crollato il mondo addosso… e io che dovevo fare… insomma, così proprio non lo potevo vedere e allora gli ho detto un poco di cose belle, sai di quelle che si raccontano quando ti devi fare perdonare… gli ho detto che era un brav’uomo … che Peppino è veramente nu brav’uomo, che è sempre meglio per i cristiani che per i gatti… che pure quelli sono povere bestie… però, i cristiani sono un’altra cosa! Poi gli ho detto: Te lo pigli un caffè? … Noi non abbiamo mai litigato, ma quando c’è stato qualche screzio… perché in tanti anni qualche screzio c’è stato… quando facevamo la pace ci pigliavamo una tazzina di caffè insieme… Insomma questo caffè ce lo siamo pigliato e lui era di nuovo tutto contento… che quando Peppino sta di buon umore è una cosa bella a vedere! … Mo’ non sapeva più che doveva combinare coi gatti… quelli alla villa comunale stavano soli prima e sarebbero stati soli pure dopo… lui però ha mandato una bella lettera all’assistente sociale e le ha spiegato, tutto bello bello, che mo’ ai gatti non ci poteva pensare più lui e che mo’ ai gatti ci doveva pensare essa… l’assistente sociale! La facesse essa l’Ecogattara! Poi ha pensato ai gatti nostri… io gli ho detto: uno teniamocelo! Almeno uno! Ne abbiamo tenuti sempre una decina per casa… pure essi sono povere bestie! … E lui m’ha risposto che i gatti portano malattie e che non puoi lavorare all’ospedale e tenere gatti per casa… e mo’ s’è rivoltato il modo! Insomma tanto ha fatto e tanto ha detto, che quella decina di gatti l’ha piazzati tutti quanti: tre o quattro a gente del palazzo… ha detto che così i gatti li poteva rivedere, altri quattro o cinque di quelli più piccoli, agli amici nostri e due o tre alla sorella, quelli che ha dato alla sorella erano quelli che stavano peggio e dovevano essere più accuditi… non ti dico la sorella! Dice: Ma tu a me me li vuoi appioppare? … ma almeno dammi due gatti gatti! Che questi manco si reggono in piedi! Ma Peppino… alla sorella un altro poco e se la mangiava! Che alle bestie bisogna volergli bene che se uno le bestie le tratta così, quando è il tempo suo gli altri lo trattano allo stesso modo… insomma alla fine la sorella s’è pigliata i gatti vecchi… e mo’ Peppino già l’è andata a rompere le scatole tante volte perché andava trovando come stavano i gatti! … Insomma, poi ha fatto la visita medica… gli hanno trovato un poco di pressione alta e il dottore ha detto che è stata una fortuna che gliel’hanno misurata e mo’ prende pure certe pastiglie… certe cose piccole piccole per la pressione… comunque l’hanno fatto abile… che quello c’aveva paura che non se lo pigliavano per la storia della pressione… poi gli hanno fatto fare il corso… e quello una cosa interessante era… che pure io me le sono guardate tutte le cose che gli hanno dato… sai tutte le cose di igiene e poi come è organizzato l’ospedale e come si ricevono i parenti… insomma tutte queste cose qua… ci stavano pure tante cose brutte sulle malattie dei bambini… ce ne stavano certe… Madonna mia! Ma insomma certe cose bisogna pure saperle… e poi se lui deve lavorare all’ospedale le deve sapere… dunque, passato il mese del corso, che quello quattro settimane è durato e stava lì tre pomeriggi alla settimana… insomma passato il corso non ti dico quello che ha combinato il primo giorno che è andato lì, quello non aveva dormito per tre giorni, sempre a pensare che doveva andare lì… stava tutto imbambolato che la mattina il caffè l’ho dovuto fare io, lui proprio non stava in piedi e io dicevo: Ma mo’ che vai all’ospedale perché non ti fai ricoverare pure tu? Ma lo vedi che non ti reggi in piedi! Ma lui pareva una molla, saltava da una parte e dall’altra… l’ho accompagnato fino all’ospedale ma non m’ha fatto entrare e ci siamo salutati al cancello. Io sono andato a casa e gli ho preparato il pranzo… una cosetta sfiziosa… che lui stava facendo una cosa importante… almeno così la vedeva lui… quando è arrivato a casa non la finiva più… e di questo e di quello… che aveva trovato quello che voleva fare… che noi bambini non ne abbiamo avuto, che se li avessimo avuti mo’ s’erano fatti vecchi pure loro… che lui in mezzo ai bambini stava bene che lo chiamavano nonno e era tutto contento… ma pure come stavano certi bambini…. Madonna Mia! Ma come fa Peppino a stare là dentro? Che quelle cose so’ brutte… so’ proprio cose che ti fanno il cuore piccolo piccolo… che tu dici… un vecchio… e va bene! Ma ‘nu bambino! Gesù! Ma perché? Quelli manco hanno cominciato… Insomma mo’ lasciamo da parte le cose brutte… insomma Peppino era proprio contento… poi gli è venuta l’idea! M’ha guardato e m’ha detto: Ma domani perché non ci vieni pure tu? Io pensavo che voleva che l’accompagnavo… e ho detto: Va bene, domani andiamo insieme… E lui m’ha fatto un sorriso ma tu dovevi vedere! S’è fatto rosso rosso e m’ha dato nu bacio… cosa che tra noi è proprio una cosa rara… io mi pensavo: Ma com’è mo’ tutta sta storia? Poi ho capito…. Peppino voleva che il volontario lo facevo pure io! … ma io non avevo capito niente! … e mo’? E che potevo fare? Mica gli potevo dire: Guarda! Tu non hai capito niente io pensavo che ti dovevo accompagnare e non che dovevo fare pure io quello che fai tu… E no! E come fai? Una cosa del genere? … e no! Peppino una cosa s’aspettava e io… e che dovevo fare? … Insomma gli ho detto che l’indomani la domanda l’avrei fatta pure io e lui era tutto contento… però mo’ tu questa cosa a Peppino non gliela devi dire… e no! Se no mi metti proprio in difficoltà! Questo tu non lo devi scrivere! Se no mi fai proprio arrabbiare! … Allora ci siamo capiti? … va bene… Insomma stavo dicendo che poi ho fatto la domanda però a me non m’hanno preso… mo’ se è buono o non è buono non lo so, però io alla fine penso che ci sarei pure stato bene… sì, sì… è finita così… va bene… insomma io l’avevo fatto per lui… però pure a me la cosa mi faceva piacere, prima l’idea non ce l’avevo ma poi, piano piano… Insomma mo’ Peppino va là tre volte la mattina e tre volte il pomeriggio e io sto a casa… mo’ vado io alla villa comunale a pensare ai gatti… ma lui m’ha comprato una tuta di plastica… quando torno la devo lavare subito… sai l’igiene! … però ai gatti mo’ ci penso io… e sai tu come mi chiama? Quando torna a casa mi dice: Tu sei il bel gattaro mio! … E va buo’ … e che dovevamo fare! Però mo’ sta proprio contento…

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COPPIA GAY SENZA VINCOLI

Ciao Project,
stasera mi sento invaso da pensieri di tenerezza. Il mio ex mi ha chiamato oggi pomeriggio per dirmi che voleva fare l’amore con me. Non è una richiesta strana, ogni tanto succede. È venuto a casa mia, bello come il sole, non siamo ragazzini, io ho 42 anni e lui 31, ma se lo vedessi rimarresti estasiato. Credo di non avere mai visto un ragazzo più bello! Non ti descrivo la serata, puoi solo immaginarla, dire sesso è riduttivo, io direi che è stata proprio una forma di tenerezza totale, di intimità, di volerci essere.

Non siamo una coppia, Project, lui ha la sua vita, vede altri ragazzi, ma non credo che si comporti con loro come fa con me. Il senso del suo fare l’amore non è mai riduttivo, ti coinvolge. In genere, anni fa, dopo che avevamo passato una serata a fare l’amore, gli venivano i momenti di ripensamento, di rifiuto e di malinconia profonda. Forse è successo anche questa volta, ma era una malinconia appena percettibile, siamo andati insieme a prenderci una pizza, un evento rarissimo tra noi. Non ha voluto essere accompagnato a casa (abita molto vicino a casa mia). L’atmosfera era molto dolce, perfetta. Io lo guardavo, ne ero incantato, guardavo i suoi occhi chiari, ascoltavo la sua voce, lo vedevo molto meno nevrotico di altre volte, un po’ malinconico ma anche disposto ad un mezzo sorriso.

Mi sono chiesto come sia possibile che lui trovi gratificante fare l’amore con me, che non è certamente il massimo. È vero che ha altri ragazzi, ma lui non appartiene a nessuno, ha bisogno di esser accettato, voluto per quello che è. Adesso nella mia stanza c’è il suo profumo e io mi sento felice. Siamo stati insieme, come una coppia classica, solo per otto mesi, ormai tanti anni fa, ma nella sostanza non ci siamo mai più lasciati.

Mi chiama quando vuole e sa che non gli direi mai di no, non per generosità verso di lui ma perché con lui sto bene, sto totalmente bene. Non sono geloso, io cerco amore e non penso che il fatto che lui possa voler bene ad altri mi sottragga qualcosa, e in effetti ogni volta che ci rivediamo non dobbiamo ricucire niente perché non c’è mai stato nessuno strappo. Non posso dire che lui “sa che gli sono sempre stato fedele”, perché questa espressione è priva di senso, io ho avuto solo lui, ormai sono anni che nella mia vita non c’è nessun altro, e non mi costa nulla non andare con altri ragazzi, è proprio una cosa che non sento, che non desidero, so che non lo perderò, che prima o poi si rifarà vivo e non mi sento affatto solo. Mi tratta con rispetto e con affetto, sa che su di me ci può contare! Quando ho avuto veramente bisogno di lui, lui era accanto a me.

Il sesso, quello vero, cioè quello che ti fa sentire un ragazzo veramente vicino, l’ho imparato da lui e ha avuto pazienza perché ero un pessimo allievo. Mi dice che non lo metto in crisi proprio perché non gli dico mai di no e nello stesso tempo non faccio del sesso un valore assoluto. Mi dice che, in una coppia, di fissati col sesso ne basta uno, ma se faccio i paragoni tra il suo modo di essere fissato col sesso e il modo di considerare il sesso di certi che ho conosciuto prima di lui, la differenza mi sembra stratosferica. Lui chiede, insiste, ma non pretende, mi dice che mi vuole vedere convinto.

Ultimamente qualche volta mi dice anche incidentalmente che mi vuole bene e sono cose nuove e in qualche modo inattese, ma non me lo dice mai mentre facciamo sesso. Ho desiderato per dieci anni che mi dicesse “ti voglio bene!” e adesso comincia a succedere. Mi chiede se farei le stesse cose che faccio con lui anche con altri ragazzi, me lo chiede perché sa benissimo la risposta: lui è lui e il resto non esiste, è non è un modo di dire. Oggi mi ha detto una cosa che mi è piaciuta moltissimo: “nel sesso, la cosa più bella è vedere l’altro che si lascia andare”.

Lui nel sesso è sciolto e spontaneo, imprevedibile, io qualche volta sono stanco, non di lui ma perché ho lavorato tutta la giornata, e lui lo capisce e mi dice che non vuole forzarmi a fare nulla che io non voglia fare, ed è proprio così e allora restiamo solo abbracciati nel letto finché non ci addormentiamo. Tante volte mi sento un po’ complessato da lui, come se non fossi capace di corrispondere veramente ai suoi bisogni, perché, se è vero che non gli dico mai di no, non prendo neppure mai l’iniziativa. Io so che lui ha bisogno anche di altro e non devo essere possessivo.

Certe volte ho pensato che, paradossalmente, nel mio modo di fare sesso, a lui possano piacere soprattutto le esitazioni, le indecisioni, il suo potersi fare maestro, cosa che fa con estrema dolcezza. I primi tempi temevo che potesse innervosirsi se qualche volta gli dicevo di no, e qualche volta è successo, poi col passare degli anni non si limitava più a chiedermi di capirlo ma era lui per primo che mi capiva ed evitava di insistere. Sono ormai più di dieci anni che il nostro rapporto va avanti e non dà segni di stanchezza.

La paura di poterlo deludere ce l’ho ancora, ed è in un certo senso simmetrica alla sua paura di insistere troppo. Non so se è lui che ha cambiato me o sono stato io che ho cambiato lui, probabilmente sono vere entrambe le cose. All’apparenza il nostro rapporto si fonda sul sesso, ma le cose sono molto più complesse. Quando mi chiama mi dice che vuole stare con me, che ha la sua vita ma che non vuole stare senza di me, perché non vede ragioni per limitarsi dato che è lui a volerlo.

Non ama molto i discorsi stupidi, quelli che si fanno tanto per dire qualcosa, se ha qualcosa da dirmi di importante, non usa mezzi termini. Prima con me si arrabbiava, adesso non succede praticamente mai, desiste e basta, ma senza atteggiamenti rivendicativi o frustrati. Vorrei solo che sorridesse di più, perché è sempre serio, ha sempre in viso un velo di malinconia.

Ha ottenuto grossi successi professionali e nel suo mondo è una persona stimata, eppure non dà a questi suoi successi alcun valore, li vede come un modo come un altro per guadagnarsi da vivere, è come se la sua vita fosse altrove, soprattutto nel mondo degli affetti, ma in quel mondo ha ricevuto tanti rifiuti e ha incontrato tanta incomprensione.

Francamente io non riesco a capire come possa fare un ragazzo a rifiutare uno come lui, forse è proprio il tentativo di forzare le cose e di costruire con lui una coppia classica che alla fine distrugge il rapporto. Se gli chiedi una monogamia assoluta cerchi di mettergli un guinzaglio e poi l’amore non si costruisce con gli obblighi. Se non gli chiedi niente è capace di darti l’anima, ma se pretendi di vincolarlo in qualche modo, allora se ne va e non torna più.

Non capisco la gelosia, Project, amare e possedere sono cose molto diverse. Io gli voglio bene, i miei amici mi dicono che mi accontento di poco, ma è una frase stupida, io gli voglio bene, voglio vederlo sorridere, voglio che sia felice, voglio che quel velo di malinconia che si porta appresso sia sempre più sottile, fino a sparire del tutto. Ci ho messo tanti anni a capire che cosa andavo cercando e a staccarmi da modelli che in fondo non sono miei. Se lui mi venisse meno, se ci fossero delle incomprensioni vere, allora sì che ci starei male, ma non è mai successo. In tante cose lui è diversissimo da me, io sono calmo, spesso indeciso, sono abituato ai tempi lunghi, lui è decisionista, istintivo, nevrotico, eppure siamo stati per tanti anni un punto di riferimento uno per l’altro.

Lui mi ha sempre detto dei ragazzi di cui si è innamorato, e in fondo sapeva che tra noi non sarebbe cambiato nulla. Non mi ha mai detto che si era innamorato di me, comincia solo adesso timidamente a dirmi che mi vuole bene, ma so che è una cosa diversa, e non è diversa in termini di sesso, io penso che la vera differenza sia in termini di accettazione. I ragazzi che ha avuto lo volevano cambiare a loro immagine e somiglianza, lui, in fondo, avrebbe dovuto recitare. Io lo voglio com’è perché il nostro rapporto lui lo ha voluto fondare sulla totale chiarezza: “Ti dico quello che sono, se mi vuoi, mi prendi così, altrimenti e meglio che ognuno se ne vada per la sua strada.” E dopo tanti anni lo sento più vicino che mai!

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UN MODO SOFT DI ESSERE GAY

Caro Project,

seguo da anni Progetto Gay e devo dire che mi è stato utilissimo, prima per capire un po’ più seriamente che cosa è l’omosessualità, perché è un argomento tabù per tantissime persone e all’inizio lo è stato anche per me, e poi anche per capire come l’atteggiamento dei ragazzi gay verso l’omosessualità cambia nel tempo.

Ho 30 anni, sono cresciuto in un ambiente ufficialmente laico ma permeato di perbenismo quasi cattolico. In pratica ho sentito parlare di politica da quando ero bambino ma di politica moderata, più di teoria della politica che di passione politica, comunque in questo campo un’educazione l’ho avuta e posso dire che a 30 anni condivido ancora tanti dei principi che mi sono stati trasmessi. Per quanto riguarda la sessualità, invece il tabù è stato praticamente totale. Tutto era dato per scontato al punto che non se ne parlava affatto. Io sapevo che avrei incontrato una ragazza e che ci saremmo sposati e avremmo avuto due bambini, esattamente due, non uno solo né più di due. Gli amici dei miei genitori che io vedevo spesso per casa erano della stessa pasta dei miei genitori, tutte coppie con figli e molto standardizzate, i discorsi erano sempre gli stessi, come se più o meno si recitasse un copione. Quando avevo 19 anni persi letteralmente la testa per un ragazzo, figlio di amici dei miei genitori, cosa che mi mise in crisi perché mi sentivo molto condizionato dal fatto che i miei genitori si sarebbero accorti facilmente di quello che stava accadendo, ma alla fine il problema non fu quello. Lui aveva un anno meno di me ed era, o sembrava l’unico non standardizzato del gruppo degli amici di famiglia. Era un bellissimo ragazzo. Io l’idea mitica del trovarmi una ragazza l’avevo già messa da parte da un pezzo e mi ero dedicato solo a studiare. Vivevo di due cose: studio e pornografia, tutto sommato ero abbastanza contento così, non mi facevo troppi problemi e l’idea di trovarmi un ragazzo vero non la prendevo nemmeno in considerazione. Ma da quando ho cominciato a pensare a Marco (lo chiamerò così), il figlio degli amici dei miei genitori, mi è cambiata la vita. In pratica lui è diventata una fissazione, ne ero innamorato perso, fantasticavo su di sui, ero talmente coinvolto sessualmente che quasi non facevo più uso di pornografia. Come puoi immaginare sono cominciati i classici dubbi: è gay o non è gay? Non aveva mai avuto una ragazza, ma era pure giovanissimo, era il classico bravo ragazzo sempre perfetto in tutto: bravissimo a scuola, sportivo, informato di tutto ma entusiasta di niente, prudentissimo nel parlare, apparentemente privo di emozioni e di sentimenti. Un bel giorno usciamo insieme per una passeggiata, mentre i nostri genitori parlano di cose loro. L’imbarazzo è totale. Gli avrei chiesto: “Ce l’hai una ragazza?” Ma chiedere a Marco una cosa del genere non era possibile. Abbiamo parlato di letteratura, io cercavo di portare il discorso su una letteratura con almeno qualche ventura gay ma lui schivava il discorso e rispondeva come un libro di scuola: solo letteratura neutra, con al massimo qualche minima concessione alla politica. Immaginavo che saremmo arrivati presto a rompere il ghiaccio ma non succedeva affatto così. Le nostre passeggiate in città si ripetevano ma il copione era sempre lo stesso: pH 7, assolutamente neutro. Insomma, nessun argomento neppure lontanamente riferibile non dico alla omosessualità, ma neppure alla sessualità. Il rapporto con Marco andò avanti in questi termini per tre anni: io lo cercavo, lui non mi diceva di no, uscivamo, ma poi tutto finiva lì. Francamente cominciai a stancarmi di quel ragazzo tutto perfetto; cominciava a sembrarmi un bambolotto telecomandato dai genitori. Io ormai mi ero staccato dalla dipendenza dai miei e non cercavo nemmeno più la loro approvazione. La relazione con Marco si raffreddò e svanì nel nulla. Due anni fa ho saputo che era gay e che aveva avuto un compagno, col quale però la storia era durata poco. Al tempo in cui mi ero innamorato di lui, non aveva un ragazzo ma evidentemente era ancora troppo giovane o semplicemente non era interessato a me. Dopo, lui se ne era andato a studiare all’estero e non se ne erano avute più notizie. Dopo la storia di Marco ho messo da parte l’idea dei grandi amori e del ragazzo bellissimo che ti cambia la vita, ho finito gli studi e ho cominciato a lavorare in modo stressante, o meglio stressante sì ma anche ben pagato e sono diventato realmente autonomo. Ho conosciuto due ragazzi gay, una coppia ma non in ambienti gay, li ho conosciuti sul lavoro, non erano dichiarati, fisicamente non mi attraevano affatto e con loro stavo bene perché non ero il terzo incomodo. Conoscendo a fondo questa coppia mi sono reso conto di come può essere vario il modo di vivere l’omosessualità. Loro in coppia stavano bene e ci stavano da anni senza problemi, io stavo bene da solo e ci stavo senza problemi. Mi hanno raccontato della loro vita, di come sono arrivati a mettersi in coppia. Per tanti aspetti vengono da un mondo lontanissimo dal mio e hanno fatto esperienze che io non vorrei mai fare, eppure mi sembrano bravi ragazzi, non li considererei mai come possibili compagni di vita, ma in fondo, fino adesso, di possibili compagni di vita non ne ho trovati proprio. Un po’ di esperienze sessali le ho fatte anche io ma solo con due o tre ragazzi, tranquillo, Project, sempre stando attento alla prevenzione, qualcuna di queste esperienze ha portato anche ad una mezza relazione, ma molto rilassata, non sono mai stato geloso di quei ragazzi, o forse sì, ma solo un pochettino, erano ragazzi gradevoli, educati, coi quali stavo bene ma non li avrei mai considerati compagni di vita e lo stesso valeva per loro nei miei confronti. Ho avuto anche un’amica, cosa che non avevo assolutamente messo tra le cose possibili, ci si sentiva di rado, ma quando accadeva era una cosa gradevole. Pensavo allora, e lo penso ancora adesso, che quella ragazza non fosse affatto innamorata di me ma di una sua amica della quale mi parlava. In pratica lei cercava l’amicizia, se non l’amore, di quella ragazza perché pensava che quella ragazza non sarebbe mai stata bene con un ragazzo e avrebbe finito per sposarsi solo per compiacere la famiglia e trovare un ruolo sociale. Con la mia amica non siamo mai arrivati ad un discorso esplicito ma che il nostro rapporto non aveva niente a che vedere con l’attrazione sessuale era un fatto evidente: non c’è mai stato un momento di intimità nemmeno a livelli minimi, e anzi c’era da entrambe le parti la massima attenzione a mantenere le distanze. Ovviamente lei ufficialmente non sa che io sono gay, ma probabilmente lo intuisce. Amicizie vere con ragazzi posso dire di non averne avute. I miei colleghi di lavoro erano e sono tutti etero, sposati o con una ragazza fissa da anni. Quelli che chiamavo amici erano i tre ragazzi coi quali avevo anche qualche esperienza sessuale, con loro si parlava abbastanza seriamente e ci si capiva. Uno potrebbe dire che queste cose sono banali, che la vita affettiva vera non è questa e compagnia bella, ma in effetti con questi ragazzi stavo oggettivamente bene senza aspettarmi la luna. Quando ho passato momenti difficili non mi hanno lasciato solo e questo mi ha stupito e ha rafforzato quel legame, se vogliamo superficiale ma autentico, che ci univa. Tu credi che possa essere questa la mia vita gay? Cioè che non ci sarà niente di diverso in futuro? Attualmente io non sogno altro, un po’ di sesso ce l’ho, e anche un po’di affetto e nello stesso tempo non ho vincoli, non ho obblighi, non sono tenuto ai rituali della vita da innamorato, tipo: regalini, messaggini, telefonate di ore, incontri coi genitori, cosa particolarmente odiosa, che non sono mai riuscito a sopportare. Sul tuo sito ho letto diversi post in cui mi sono un po’ riconosciuto, probabilmente i 30 sono l’età della ragione per i gay, l’età in cui si prende coscienza della realtà e si esce dal mondo delle favole. Leggere quelle storie mi fa sentire meno strano. Certe volte, parlando di sfuggita in chat (la tua chat) con qualche ragazzo gay, avverto che mi trattano come uno strano, come uno che deve crescere, che si deve liberare dai complessi, ma loro non capiscono che io sto bene così, questo è il modo soft di essere gay ed è il mio modo.

Un caro saluto.

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