COPPIE GAY E FANTASIE SESSUALI

Mau85 – Ciao Project, come stai? È un bel po’ che non ci sentiamo

Project – Qui per fortuna tutto abbastanza bene, e tu?

Mau85 – io pure bene, anzi oggi proprio bene! Ti ricordi di me?

Project – sì, mi ricordo della storia col tuo ex che di fatto non era conclusa, perché avevate continuato a sentirvi

Mau85 – Sì proprio lui, chiamiamolo Andrea, e ti ricordi altro? Non voglio mettere alla prova la tua memoria, ma devo capire da dove riprendere la storia

Project – Mi ricordo che Andrea aveva anche altri ragazzi e che questo fatto per te non era affatto sconvolgente

Mau85 – sconvolgente no, insomma lo avrei voluto tutto per me ma lui è fatto così, ha bisogno anche di altro, se mai io avevo paura che potessero portarmelo via, cioè avevo paura che potesse smettere di volermi bene perché stava pure con altri ragazzi, però non gli potevo mica chiedere di lasciare quei ragazzi perché lui a loro voleva bene veramente

Project – sì, queste cose me le ricordo

Mau85 – lui però da questi ragazzi si sentiva soddisfatto solo a metà, nemmeno tanto dal punto di vista affettivo perché in fondo lo rispettavano e gli volevano bene, ma proprio dal punto di vista sessuale

Project – Cioè?

Mau85 – Nel senso che lui cercava di coinvolgerli nelle sue fantasie sessuali, che non sono proprio comuni, ma loro non lo stavano a sentire e alla fine, per lui, il sesso era una cosa molto meccanica, perché era lui a doversi adattare. In realtà non so nemmeno che cosa possa avere raccontato di sé a quei ragazzi ma penso che sia stato piuttosto esplicito, come è stato con me, però esattamente non lo so. Lui ha provato spesso a coinvolgere pure me nelle sue fantasie, che non è che mi vengano proprio spontanee, ma alla fine io facevo finta di non capire e cercavo di fare quello che facevano gli altri ragazzi, cioè cercavo di portalo sul mio terreno, cosa che poi puntualmente succedeva, anche se alla fine lui era soddisfatto solo a metà. Ti devo dire che vedere che dopo aver fatto sesso con me lui non era veramente soddisfatto mi metteva addosso parecchia malinconia al punto che cercavo di diradare i nostri incontri perché mi aspettavo che comunque sarebbe rimasto deluso. Project, ho visto che non mi hai fatto domande per andare più nello specifico e hai fatto bene. Ti devo dire solo che ad Andrea io voglio un bene dell’anima, lo stimo come persona, gli piace il sesso, fa sesso con altri ragazzi, ma alcuni di quei ragazzi io li conosco e sono ragazzi che gli vogliono bene.

Project – da quello che mi avevi detto era chiaro che il tuo rapporto con Andrea era una cosa seria, che ci sia gente che possa vedere la cosa in modo del tutto diverso è scontato, per quello che può valere. L’importante è quello che di Andrea pensi tu, perché tu lo conosci molto bene, il resto non conta

Mau85 – beh, si lo conosco bene da anni, con lui non si può fare coppia tradizionale, è diverso, ma non è una cosa meno seria. Lui ha bisogno di altri ragazzi, io no, ma noi ci vogliamo bene lo stesso. Però questo lo sai già e non era di questo che ti volevo parlare, ma proprio di quello che è successo tra noi il 29 febbraio, un sabato, prima di questa faccenda del virus, quando si poteva ancora circolare. Insomma mi chiama e senza preamboli mi dice che sta sotto casa mia e che vuole salire. Nel nostro linguaggio vuol dire che ha voglia di fare sesso con me. Io tante volte gli ho detto di no, ma in quel momento ero contento che lui fosse venuto da me, mi era mancato molto negli ultimi giorni. Sale a casa, tu lo sai che io vivo solo, mi dice che non ha i preservativi, quando viene da me li ha sempre lui, io faccio una faccia perplessa, come per dire: allora che sei venuto a fare? Lui sa benissimo che per me l’idea di fare sesso con lui senza preservativo è assolutamente inconcepibile e allora mi risponde: Ok, non ci sfioriamo nemmeno, ognuno sta per conto suo a due metri di distanza, però devi venire tu nelle mie fantasie, devi farmi fare per una volta, almeno a fantasia, una cosa che sta bene a me, ok? Io o guardo e gli dico ok! Poi aggiunge, però arriviamo fino in fondo, ti prego non cambiare discorso. Io gli dico che va bene e in pratica ci seghiamo insieme mentre io gli racconto una storia erotica del tipo di quelle che piacciono a lui. La cosa all’inizio non era molto spontanea, ma vedevo che lui ne era molto preso e sono andato avanti nella storia che alla fine sembrava piuttosto coinvolgente pure a me. La faccio breve. Siamo arrivati alla fine più o meno insieme, lui era stanchissimo e onestamente pure io. Beh, è stata la prima volta che non è rimasto deluso, eppure non ci siamo nemmeno sfiorati. Mi ha detto che cominciavo a capire di che cosa lui aveva bisogno e che apprezzava moltissimo il fatto che io non avessi cercato di driblare la faccenda e di fare le solite cose, poi mi ha detto che i preservativi non se li era portati apposta. In genere dopo i nostri incontri di sesso, appena fatto, lui se ne va via. Ma il 29 febbraio invece abbiamo cucinato e cenato insieme ed è rimasto a dormire a casa mia. Abbiamo parlato moltissimo, lo vedevo sereno, per niente frustrato, scherzava, diceva scemenze, insomma è stata una serata incredibile, prima di andarsene a dormire “nella sua stanza” mi ha detto. “Ti voglio bene!” e mi ha dato un bacetto sulla guancia. Poi non ci siamo sentiti per un po’ ma tra noi non è una cosa rara. Ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo rivisti sabato 14 marzo, ma sono intervenuti i decreti del governo e non ci siamo più potuti muovere da casa né lui né io, ma l’esperienza del 29 febbraio in qualche modo è stata replicata un paio di volte via web, che non è proprio lo stesso, però mi sono reso conto che non avevo più resistenze e che cercare di condividere le sue fantasie mi sembrava molto più spontaneo, cioè eravamo praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, non c’era bisogno di discorsi o di preamboli di nessun genere, una volta arrivati a destinazione però continuavamo a parlare di mille altre cose anche lontanissime dal sesso, lo sentivo sciolto, senza note malinconiche. Mi raccontava di quando era bambino, delle costruzioni lego, ma anche dei pomeriggi lunghissimi che passava da solo, praticamente abbandonato dai genitori, di come aveva imparato a disegnare (cosa che fa ancora adesso e molto bene) e di come aveva imparato da sé a suonare la chitarra, qualche volta quando gli prendevano le malinconie le scacciava facendo esercizi con la chitarra. Abbiamo passato due serate o piuttosto due nottate a parlare e siamo stati bene in un senso profondo, lui si sentiva accettato, non strumentalizzato, Mi diceva: non sei il mio tipo, ma con te sto bene, sto bene veramente e pure io ti voglio bene, non sono innamorato di te ma ti voglio bene. Questa frase può sembrare strana ma io so che è assolutamente vera. Adesso spero che le limitazioni alla circolazione vengano rimosse quanto prima, chiaramente perché significherebbe che l’epidemia sta scemando, ma anche perché potrei rivedere Andrea, perché per me esiste solo lui. Questi sono i fatti. Che ne pensi, Project?

Project – Tu sei stato contento e pure lui, dimmi che questo non è volersi bene! C’è stato un fidarsi uno dell’altro, accettare uno le regole dell’altro e poi lui non si è sentito rifiutato nelle fantasie più intime, gli hai fatto capire che non ti sentivi condizionato, insomma lo hai messo a suo agio. Magari tra le coppie monogame ci fosse questo livello di disponibilità sessuale! Ma credimi è molto raro. Spessissimo nel sesso ci sono dei veri tentativi di prevaricazione, dei tentativi di imporre modelli senza mai adeguarsi all’altro

Mau85 – Ma io mi sono sentito felice e mi sono detto che sono stato uno stupido quando ho cercato di svicolare e di non assecondarlo, quando invece l’ho fatto l’ho visto felice, perché non si è sentito rifiutato. Io penso che quando tu fai capire al tuo partner di che cosa hai bisogno e quello fa finta di non capire e ti vuole portare sulla sua strada la sensazione di frustrazione deve essere tremenda, perché lì senti che non c’è coppia, che tu conti solo come corpo disponibile alle fantasie altrui. Insomma, Project, sto imparando piano piano a capire il senso di tante cose che qualche anno fa avrei rifiutato e mi sarebbero sembrate del tutto assurde. Io avevo il modello classico di coppia e pensavo che non mi sarei mai adattato a nulla di diverso e invece quando Andrea mi ha detto che si era innamorato di un altro ragazzo ma mi voleva bene lo stesso io questa cosa l’ho accettata e non me ne sono mai pentito e poi adesso imparo che per vivere bene la sessualità bisogna cercare di lasciare spazio all’altro, di rispettarlo e di accettarlo. Io l’ho visto sorridere ed era una cosa bellissima. Se gli voglio bene non gli devo dire di no per ragioni più o meno stupide. E poi le serate passate insieme a parlare sono state meravigliose. Io sento che mi vuole bene veramente.

Project – Tu sei arrivato a queste conclusioni ma la stragrande maggioranza delle coppie non ci arriverebbe mai, semplicemente perché non c’è affetto vero, o forse c’è ma mettendo prima la realizzazione di sé, prima la nota egoistica. Le cose che dici scandalizzerebbero tanta gente, eppure sono cose verissime. Ricordo che mi avevi detto che Andrea non ti aveva mai ingannato, beh, dire questo di un ragazzo vuol dire fargli il complimento più bello che si possa fare. Non mi stupisce che tu ti sia innamorato di Andrea e ancora meno che tu non abbia mai sentito il bisogno di trovarti un altro ragazzo perché un rapporto con Andrea c’è eccome ed è di quelli profondi, che non si perdono con gli anni.

Mau85 – Lo sapevo che avresti capito, pensa che ho raccontato un piccolo riassunto di questa storia su un altro sito gay e mi hanno chiesto se avevo tutte le rotelle a posto, alla fine mi hanno lasciato in pace perché pensavano che mi stessi prendendo gioco di loro! Mi fa piacere parlare con te, mi sento incoraggiato. Comunque se vuoi pubblicare questa chat pubblicala, magari mette in crisi qualcuno! Ti ringrazio, Project, Progetto mi ha dato tanto!
Buonanotte.

Project – Grazie a te! E un abbraccio a te e ad Andrea!

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STORIA DI UNA COPPIA GAY

e-mail del 4 marzo 2020

Caro Project,

Leggo il tuo forum da diversi anni e lo trovo particolare perché ci sono parecchi messaggi individuali originali e molto fuori schema.

Ho 42 anni, sono single nel senso che non ho un ragazzo, ne ho avuto solo uno col quale ho avuto un rapporto molto complesso ma anche molto vero. Io non sono mai stato troppo interessato al sesso, che invece per lui è assolutamente fondamentale. Dopo di me ha avuto altri ragazzi ma in sostanza si è trattato solo di una serie di illusioni-disillusioni. In pratica lui non ha mai vissuto un rapporto veramente simmetrico, non lo ha vissuto nemmeno con me. Lui è giovane, ha 32 anni, ma ha paura di diventare vecchio senza realizzare nulla di concreto a livello affettivo. Non so dire se gli voglio ancora bene o se gliene ho mai voluto, i nostri rapporti sono stati sempre molto contorti, anzi ci siamo sempre detti che non ci capivamo e che cercavamo cose diverse, che avremmo fatto meglio a trovarci altre persone, ecc. ecc.. Però quel minimo di rapporto che c’era quando stavamo insieme non si è mai perduto del tutto. Lui mi ripeteva continuamente che era interessato a me solo per il sesso, perché aveva paura che io mi innamorassi e ci rimanessi male, e io invece gli ripetevo, usando le espressioni più varie, che ero proprio innamorato di lui soprattutto sentimentalmente: erano posizioni tra le quali non si poteva trovare un equilibrio e difatti la cosa è finita.

Era un rapporto di coppia il nostro? Proprio non credo e non credo che lo fosse neppure all’inizio perché io ho sempre avuto molte riserve e non mi sono mai sentito veramente innamorato anche se gli ripetevo in continuazione che lo ero, come d’altra parte pure lui non era affatto innamorato di me. Stavamo insieme, c’era un po’ di sesso, troppo poco per lui e troppo senza sentimento per me, tra noi in fondo non c’era niente di concreto, eppure questo “niente” non si è perso del tutto neppure dopo che ciascuno se ne è andato per la sua strada, ma anche adesso il nostro non è un volersi bene ma un dipendere un po’ uno dall’altro, un dipendere perché lui mi considera un amico col quale fare sesso qualche volta, sempre troppo poco per lui e sempre troppo senza amore per me. In pratica andiamo avanti come prima solo che in modo ancora più diluito, ci sentiamo una volta ogni tanto, ma anche a distanza di mesi, quando lui non trova di meglio (so che dire così è un po’ una cattiveria) oppure quando mi prende un po’ di depressione e lui mi manca e io lo chiamo nell’illusione che ci possa essere un contatto affettivo anche minimo, perché mi illudo ancora che possa succedere.

Devo dire che negli ultimi mesi ho sentito in me un progressivo raffreddamento nei suoi confronti, anni fa mi mancava moltissimo, cioè, quando non c’era ci stavo proprio male, adesso, certe volte preferisco che non ci sia, mi sento più tranquillo, mi illudo che sia felice con qualche altro e questo mi basta come scusa per evitare di cercarlo.

Qualche volta provo a mettermi nei suoi panni e mi accorgo che non vive bene per niente, e allora mi vengono un po’ di sensi di colpa perché io adesso lo sto veramente abbandonando a se stesso, mi piacerebbe che tra noi ci fosse un minimo di rapporto anche affettivo, ma lui di queste cose non ne vuole sapere, mi dice che si è innamorato anche di recente, ma non di me, e che la storia sembrava importante ma poi il ragazzo ha cominciato ad essere geloso e ossessivo (che sono gli stessi difetti che lui rimprovera a me) e lui si è sentito in gabbia e ha preferito chiudere la storia perché finiva per stare troppo in ansia. Con me la storia non l’ha chiusa ma l’ha svuotata dall’interno. Mi dice che io non accetto mai compromessi e che si deve fare sempre come dico io, ma io penso di lui esattamente lo stesso. Dopo di lui mi sono tenuto alla larga dal sesso, un po’ per la paura delle malattie e un po’ perché mettere di mezzo il sesso crea una marea di problemi, ognuno ha le sue fisse e le sue fantasie, ognuno ha il suo modo di vivere quelle cose e trovare uno spazio comune è molto difficile, e allora sono arrivato alla conclusione che è molto meglio mettere da parte il sesso e coltivare solo delle amicizie, poi, magari, se qualcuna di quelle amicizie dovesse diventare più profonda e se ci fosse un coinvolgimento reciproco anche sessuale, ok, mi starebbe benissimo, ma di sesso senza amore condiviso non ne voglio più.

In certe situazioni si resta in bilico tra la necessità di non farsi travolgere da ritmi che non sono i propri e l’illusione di poter fare capire ad altri il proprio modo di vita, e lì cominciano le incertezze, i dubbi e le oscillazioni, ma piano piano le oscillazioni si smorzano e si resta definitivamente a metà, senza veri coinvolgimenti e senza vera libertà.

Non posso negare, però, che non riesco a togliermelo definitivamente dalla testa. Vorrei che fosse felice, perché allora sarei felice anche io, ma non vorrei più che fosse felice con me perché so benissimo che una cosa del genere è impossibile. Purtroppo, col passare del tempo, sono sempre più portato a pensare che lui non sarà felice con nessuno. Io a non avere una vita di coppia mi ci sono adattato facilmente, per lui è molto più difficile, perché anche se lo nega, ha bisogno di un rapporto affettivo forte che è difficilissimo costruire fuori da una relazione di coppia, ma una vita di coppia non sarebbe conciliabile col suo modo libero di vivere la sessualità.

Certe volte penso che tra gli etero la presenza dei figli stemperi molto tutte queste problematiche, nelle coppie gay, invece, dove tutto avviene solo all’interno della coppia, certe problematiche finiscono per diventare condizionanti.

Usa questa mail come vuoi ma, se puoi, cerca di rispondermi perché mi aiuterebbe a capire tante cose che forse non capisco affatto.

Giulio

e-mail del 6 marzo 2020

Caro Giulio,

la tua storia, se la consideri in astratto, sembra la storia contorta di un fallimento, ma francamente a me appare piuttosto come una difficile storia d’amore, e di amore vero, aggiungerei anche reciproco. È evidente che sei ancora innamorato di quel ragazzo ma è altrettanto evidente che lui non è mai sparito e che ti considera una persona importante. A modo suo certamente, all’apparenza senza coinvolgimento affettivo, sarà forse un amore parziale, difettoso, diverso da come tu lo avresti voluto, ma è una forma d’amore perché dura nel tempo e perché ha superato tante difficoltà che avrebbero portato facilmente alla dissoluzione di un rapporto di coppia superficiale. Le storie d’amore vere sono sempre molto diverse da come ce le eravamo prefigurate, sono sempre molto più problematiche, molto meno lineari ma nello stesso tempo hanno la persistenza della realtà. Che il tuo fare l’amore con quel ragazzo sia “senza amore” da parte sua non lo credo proprio, anche se tra voi ci sono state tante incomprensioni, non si è mai trattato di contrasti irreparabili e distruttivi. Tu dici che avete creato una specie di dipendenza reciproca e sembra quasi che consideri questo fatto come larvatamente patologico, ma non c’è niente di patologico, volersi bene significa anche questo, anzi se questa dipendenza reciproca (nota l’aggettivo che è tipico delle coppie vere) non ci fosse non ci sarebbe nemmeno un rapporto d’amore. Questo ragazzo, in fondo, se cercasse solo sesso potrebbe trovarlo molto facilmente da altre parti, ma se lo cerca da te e lo fa ancora dopo anni, beh, probabilmente non cerca solo quello, sa che da te troverà comunque comprensione, che lo accoglierai bene comunque, che potrà dirti quello che pensa e che gli risponderai dicendogli quello che pensi tu veramente. L’affettività si può anche esprimere attraverso il sesso. Il sesso anaffettivo è effimero, porta a cambiare tanti partner a non costruire nulla con nessuno ma non è quello che ti è successo con quel ragazzo. Il suo amore non è esclusivo, questo sì che potrebbe rappresentare un problema per te, ma per alcune persone l’esclusività non è essenziale e si può arrivare a sviluppare rapporti serissimi anche se non esclusivi, dove però c’è il problema serio del rischio hiv.

Caro Giulio, non penso affatto che tu abbia perso quel ragazzo. Le storie superficiali svaniscono presto e la tua non mi sembra affatto una storia finita, e non dico dal tuo punto di vista ma dal suo.

Un abbraccio.

Project

e-mail dell’8 marzo 2020

Caro Project,

tu dici che il suo non è sesso anaffettivo e in realtà penso che non lo sia. Nella mia mail precedente ti avevo detto che con lui ho vissuto un rapporto molto complesso ma molto vero e questo, certe volte, tendo a dimenticarmelo. In effetti si è fidato di me, ha parlato con me anche di cose estremamente private e questo non posso dimenticarlo, si è esposto a un giudizio che poteva anche essere feroce e di rigetto, cioè lui ha rischiato moltissimo. Non mi ha compiaciuto per principio, è stato se stesso fino in fondo. Lui sa che gli voglio bene e anche quando mi tratta in modo brusco lo fa con rispetto, forse proprio con amore. Non lo sento da un po’ e non so se chiamarlo. Comunque ti ringrazio della tua risposta, perché mi hai fatto ripensare a lui mettendo da parte i miei meccanismi di difesa. I suoi pregi ce li ha, non ci sono dubbi, con me non ha mai recitato.

Grazie ancora.

Giulio

e-mail del 9 marzo 2020

Caro Project,

qui siamo tutti agitati dalla paura del virus, e anche io lo sono, ma ti volevo dire che oggi è successa una cosa che non mi aspettavo proprio. Quel ragazzo, e vorrei o dovrei dire il mio ragazzo, mi ha chiamato ieri sera e siamo stati a parlare fin quasi all’alba (il cielo era già luminoso), lui era sereno e io mi sentivo felice, abbiamo ricordato le nostre prime notti d’amore, le ritrosie e gli scrupoli da una parte e dall’altra. Pensa, Project, che io credevo che lui sarebbe arrivato ad odiarmi per quelle nottate di sesso, perché era tanto più giovane di me, e invece se le ricordava come una cosa bella, come dei momenti in cui si sentiva completamente libero e accettato. Lui chiedeva a me se mi ero mai sentito forzato perché temeva di avermi costretto a fare qualcosa che io non volevo fare. Gli ho detto che lui era l’unico ragazzo della mia vita, anzi proprio il modello del mio ragazzo ideale. Mi ha ricordato che lui ha anche amici coi quali qualche volta fa sesso, gli ho detto che me ne aveva parlato altre volte, mi ha chiesto se la cosa mi mette in imbarazzo, gli ho risposto che mi crea preoccupazione per il rischio delle malattie sessualmente trasmesse e ha aggiunto: “Ma, a parte le malattie, questo fatto ti imbarazza?” E gli ho risposto: “No, perché so che mi vuoi bene veramente, che tu possa voler bene anche ad altri ragazzi non ti allontana da me.” È stata una nottata molto emotiva e molto gratificante, del tutto imprevista e mi sono sentito importante nella sua vita. Tutto qui. Volevo fartelo sapere. Ovviamente puoi fare delle mie mail quello che vuoi. Grazie ancora.

Giulio

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COPPIA GAY SENZA VINCOLI

Ciao Project,
stasera mi sento invaso da pensieri di tenerezza. Il mio ex mi ha chiamato oggi pomeriggio per dirmi che voleva fare l’amore con me. Non è una richiesta strana, ogni tanto succede. È venuto a casa mia, bello come il sole, non siamo ragazzini, io ho 42 anni e lui 31, ma se lo vedessi rimarresti estasiato. Credo di non avere mai visto un ragazzo più bello! Non ti descrivo la serata, puoi solo immaginarla, dire sesso è riduttivo, io direi che è stata proprio una forma di tenerezza totale, di intimità, di volerci essere.

Non siamo una coppia, Project, lui ha la sua vita, vede altri ragazzi, ma non credo che si comporti con loro come fa con me. Il senso del suo fare l’amore non è mai riduttivo, ti coinvolge. In genere, anni fa, dopo che avevamo passato una serata a fare l’amore, gli venivano i momenti di ripensamento, di rifiuto e di malinconia profonda. Forse è successo anche questa volta, ma era una malinconia appena percettibile, siamo andati insieme a prenderci una pizza, un evento rarissimo tra noi. Non ha voluto essere accompagnato a casa (abita molto vicino a casa mia). L’atmosfera era molto dolce, perfetta. Io lo guardavo, ne ero incantato, guardavo i suoi occhi chiari, ascoltavo la sua voce, lo vedevo molto meno nevrotico di altre volte, un po’ malinconico ma anche disposto ad un mezzo sorriso.

Mi sono chiesto come sia possibile che lui trovi gratificante fare l’amore con me, che non è certamente il massimo. È vero che ha altri ragazzi, ma lui non appartiene a nessuno, ha bisogno di esser accettato, voluto per quello che è. Adesso nella mia stanza c’è il suo profumo e io mi sento felice. Siamo stati insieme, come una coppia classica, solo per otto mesi, ormai tanti anni fa, ma nella sostanza non ci siamo mai più lasciati.

Mi chiama quando vuole e sa che non gli direi mai di no, non per generosità verso di lui ma perché con lui sto bene, sto totalmente bene. Non sono geloso, io cerco amore e non penso che il fatto che lui possa voler bene ad altri mi sottragga qualcosa, e in effetti ogni volta che ci rivediamo non dobbiamo ricucire niente perché non c’è mai stato nessuno strappo. Non posso dire che lui “sa che gli sono sempre stato fedele”, perché questa espressione è priva di senso, io ho avuto solo lui, ormai sono anni che nella mia vita non c’è nessun altro, e non mi costa nulla non andare con altri ragazzi, è proprio una cosa che non sento, che non desidero, so che non lo perderò, che prima o poi si rifarà vivo e non mi sento affatto solo. Mi tratta con rispetto e con affetto, sa che su di me ci può contare! Quando ho avuto veramente bisogno di lui, lui era accanto a me.

Il sesso, quello vero, cioè quello che ti fa sentire un ragazzo veramente vicino, l’ho imparato da lui e ha avuto pazienza perché ero un pessimo allievo. Mi dice che non lo metto in crisi proprio perché non gli dico mai di no e nello stesso tempo non faccio del sesso un valore assoluto. Mi dice che, in una coppia, di fissati col sesso ne basta uno, ma se faccio i paragoni tra il suo modo di essere fissato col sesso e il modo di considerare il sesso di certi che ho conosciuto prima di lui, la differenza mi sembra stratosferica. Lui chiede, insiste, ma non pretende, mi dice che mi vuole vedere convinto.

Ultimamente qualche volta mi dice anche incidentalmente che mi vuole bene e sono cose nuove e in qualche modo inattese, ma non me lo dice mai mentre facciamo sesso. Ho desiderato per dieci anni che mi dicesse “ti voglio bene!” e adesso comincia a succedere. Mi chiede se farei le stesse cose che faccio con lui anche con altri ragazzi, me lo chiede perché sa benissimo la risposta: lui è lui e il resto non esiste, è non è un modo di dire. Oggi mi ha detto una cosa che mi è piaciuta moltissimo: “nel sesso, la cosa più bella è vedere l’altro che si lascia andare”.

Lui nel sesso è sciolto e spontaneo, imprevedibile, io qualche volta sono stanco, non di lui ma perché ho lavorato tutta la giornata, e lui lo capisce e mi dice che non vuole forzarmi a fare nulla che io non voglia fare, ed è proprio così e allora restiamo solo abbracciati nel letto finché non ci addormentiamo. Tante volte mi sento un po’ complessato da lui, come se non fossi capace di corrispondere veramente ai suoi bisogni, perché, se è vero che non gli dico mai di no, non prendo neppure mai l’iniziativa. Io so che lui ha bisogno anche di altro e non devo essere possessivo.

Certe volte ho pensato che, paradossalmente, nel mio modo di fare sesso, a lui possano piacere soprattutto le esitazioni, le indecisioni, il suo potersi fare maestro, cosa che fa con estrema dolcezza. I primi tempi temevo che potesse innervosirsi se qualche volta gli dicevo di no, e qualche volta è successo, poi col passare degli anni non si limitava più a chiedermi di capirlo ma era lui per primo che mi capiva ed evitava di insistere. Sono ormai più di dieci anni che il nostro rapporto va avanti e non dà segni di stanchezza.

La paura di poterlo deludere ce l’ho ancora, ed è in un certo senso simmetrica alla sua paura di insistere troppo. Non so se è lui che ha cambiato me o sono stato io che ho cambiato lui, probabilmente sono vere entrambe le cose. All’apparenza il nostro rapporto si fonda sul sesso, ma le cose sono molto più complesse. Quando mi chiama mi dice che vuole stare con me, che ha la sua vita ma che non vuole stare senza di me, perché non vede ragioni per limitarsi dato che è lui a volerlo.

Non ama molto i discorsi stupidi, quelli che si fanno tanto per dire qualcosa, se ha qualcosa da dirmi di importante, non usa mezzi termini. Prima con me si arrabbiava, adesso non succede praticamente mai, desiste e basta, ma senza atteggiamenti rivendicativi o frustrati. Vorrei solo che sorridesse di più, perché è sempre serio, ha sempre in viso un velo di malinconia.

Ha ottenuto grossi successi professionali e nel suo mondo è una persona stimata, eppure non dà a questi suoi successi alcun valore, li vede come un modo come un altro per guadagnarsi da vivere, è come se la sua vita fosse altrove, soprattutto nel mondo degli affetti, ma in quel mondo ha ricevuto tanti rifiuti e ha incontrato tanta incomprensione.

Francamente io non riesco a capire come possa fare un ragazzo a rifiutare uno come lui, forse è proprio il tentativo di forzare le cose e di costruire con lui una coppia classica che alla fine distrugge il rapporto. Se gli chiedi una monogamia assoluta cerchi di mettergli un guinzaglio e poi l’amore non si costruisce con gli obblighi. Se non gli chiedi niente è capace di darti l’anima, ma se pretendi di vincolarlo in qualche modo, allora se ne va e non torna più.

Non capisco la gelosia, Project, amare e possedere sono cose molto diverse. Io gli voglio bene, i miei amici mi dicono che mi accontento di poco, ma è una frase stupida, io gli voglio bene, voglio vederlo sorridere, voglio che sia felice, voglio che quel velo di malinconia che si porta appresso sia sempre più sottile, fino a sparire del tutto. Ci ho messo tanti anni a capire che cosa andavo cercando e a staccarmi da modelli che in fondo non sono miei. Se lui mi venisse meno, se ci fossero delle incomprensioni vere, allora sì che ci starei male, ma non è mai successo. In tante cose lui è diversissimo da me, io sono calmo, spesso indeciso, sono abituato ai tempi lunghi, lui è decisionista, istintivo, nevrotico, eppure siamo stati per tanti anni un punto di riferimento uno per l’altro.

Lui mi ha sempre detto dei ragazzi di cui si è innamorato, e in fondo sapeva che tra noi non sarebbe cambiato nulla. Non mi ha mai detto che si era innamorato di me, comincia solo adesso timidamente a dirmi che mi vuole bene, ma so che è una cosa diversa, e non è diversa in termini di sesso, io penso che la vera differenza sia in termini di accettazione. I ragazzi che ha avuto lo volevano cambiare a loro immagine e somiglianza, lui, in fondo, avrebbe dovuto recitare. Io lo voglio com’è perché il nostro rapporto lui lo ha voluto fondare sulla totale chiarezza: “Ti dico quello che sono, se mi vuoi, mi prendi così, altrimenti e meglio che ognuno se ne vada per la sua strada.” E dopo tanti anni lo sento più vicino che mai!

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DIVERSI APPROCCI ALLA SESSUALITA’ GAY

Ciao Project,
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.

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RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI SENZA SCHEMI

Caro Project,
ho letto il capitolo sui rapporti intergenerazionali del manuale Essere Gay e sono rimasto stupito, intanto perché hai trattato l’argomento, che in genere non è mai preso seriamente nemmeno dai gay, e poi perché quello che ho letto corrisponde abbastanza bene alla mia esperienza, nel senso che ho visto in diversi documenti gli stessi dubbi e gli stessi atteggiamenti che ho avuto io stesso, e poi ho notato che qua e là nel forum, si vedono tracce di rapporti intergenerazionali in qualche modo simili a quello che ho vissuto e che sto vivendo anche io.
Ho 56 anni, mi chiamo Piero, non sono ancora vecchio e tutto sommato, fisicamente, mi porto ancora bene, sono sportivo, faccio attività sportiva in modo regolare, sto attento all’alimentazione e fino ad oggi non ho avuto malattie serie, questo mi spinge a considerarmi in qualche modo ancora giovane. Ovviamente dieci anni fa ero già un uomo maturo, ma allora ero veramente quasi un giovane, mi davano molti anni di meno di quelli che avevo, e proprio a 46 anni ho incontrato Dario (nome di fantasia) che ne aveva 19. Io, gay, o meglio gay che aveva messo da parte l’idea di trovarsi un compagno, perché per me essere gay, a quel tempo, significava proprio trovarsi un compagno, avevo quasi smesso di guardarmi intorno.
Una sera mi invitano a una festa di laurea, ci vado perché conoscevo il ragazzo che si era laureato. Mentre sono lì arriva Dario, dire che era bello è riduttivo, non avevo mai visto un ragazzo come lui, con un sorriso così luminoso, alto biondo, con gli occhi azzurri. Quando l’ho visto ho pensato una cosa sola: “Che bel ragazzo!” Non mi è passata nemmeno per la mente l’idea di avvicinarmi a lui, era evidente che era giovanissimo, mi dispiaceva solo di essere troppo vecchio. Ho fatto di tutto per distrarmi e per pensare ad altro. Non ho ballato, perché non ballo mai, ho chiacchierato un po’ col ragazzo che si era laureato, poi mi sono seduto ad osservare.
Dario non ballava, non faceva la corte alle ragazze, erano le ragazze che facevano la corte a lui, i ragazzi non lo consideravano proprio. A un certo punto mi guarda dritto negli occhi, io sento come una fitta fortissima, lui lascia il gruppetto delle ragazze e viene a sedersi vicino a me e mi dice: “Mi sa che ti stai annoiando! Si vede!” Io mi limito a sorridere un po’, poi scambiamo qualche parola, lui si accorge che sono quasi in imbarazzo e si presenta, io faccio lo stesso, parliamo ancora qualche minuto del più e del meno, poi tira fuori dal taschino un biglietto, ci scrive il suo nome e il numero di cellulare e me lo passa, poi mi chiede: “Mi dai il tuo?” Io gli dico: “Certo!” ma devo averlo detto con la luce negli occhi, e lui mi risponde con un sorriso meraviglioso, poi se ne torna del gruppetto delle ragazze, che si lamentano di essere state abbandonate, lui dice che ha dovuto salutare un vecchio amico (io), e torna alle sue precedenti conversazioni. Poco prima di mezzanotte si siede di nuovo vicino a me, mi chiede se ho la macchina, gli dico di sì e mi chiede se posso accompagnarlo a casa, io gli dico: “Certo!” e anche questa volta devo averglielo detto lasciando trasparire il mio entusiasmo. Lui mi risponde col solito sorriso. Saluta i suoi amici che pensavano che lui sarebbe rimasto con loro fino a tardi, poi ce ne andiamo.
Abita lontano, ma non lontanissimo, in 20 minuti siamo a destinazione. Durante il viaggio all’inizio parliamo di banalità, poi, quando siamo quasi a destinazione, mi chiede a bruciapelo: “Sei gay?” io mi sento avvampare la faccia poi gli dico: “Sì! … “ prima che io possa aggiungere altro mi risponde: “Anche io!” Ma aggiunge che è tardi e che deve rientrare ma che si farà sentire. Mi saluta senza nemmeno darmi la mano e mi fa cenno di ripartire subito. Io eseguo.
Mentre torno verso casa mia mi sento frastornato, non avrei mai (e dico mai) pensato che potesse succedere qualcosa di simile: un ragazzo di 19 anni che chiede a bruciapelo a un uomo di 46 se è gay e glielo chiede perché lo ha capito da pochi minuti di dialogo. Naturalmente la mia fantasia parte in quarta, ma poi mi dico: “Ma che stai pensando! Dario è un ragazzino!” A casa faccio di tutto per non pensarci, però mi sento stravolto anche perché lui non è un ragazzo qualunque, le ragazze gli corrono appresso a frotte e penso pure i ragazzi, ma lui affronta proprio me con quella domanda secca: “Sei gay?” … ed è gay pure lui …. Ma che me lo dice a fare? Lui può trovarsi tutti i ragazzi che vuole … perché lo dice a me? Il passaggio in macchina glielo avrebbero dato anche i suoi amici ma lui lo aveva chiesto a me.
Il giorno appresso non mi chiama, e ci resto malissimo, avevo aspettato quella telefonata ma non era arrivata, ero proprio depresso, a terra del tutto, mi sentivo un cretino e un illuso. Dopo mezzanotte mi chiama e mi dice: “Io non ti ho chiamato per vedere se mi avresti chiamato tu e tu non lo hai fatto! Si deve che di me non te ne frega proprio niente!” Abbiamo parlato quasi fino all’alba, era evidente che tra noi c’era una complicità totale e non perché eravamo due gay. Mi ha detto che quando andava a trovare un suo amico era affascinato dal padre di questo amico e me lo ha descritto, in pratica però ha descritto me, e ha aggiungo: “Ma quello era etero … “ E dopo qualche secondo ha aggiunto: “Tu no!” Ora il discorso era chiaro.
Abbiamo cominciato a vederci tutti i giorni, senza sesso, parlavamo, andavano a fare la spesa o a prendere un panino, lui era contento, io pensavo che in quel modo, cioè senza sesso, si potesse andare avanti all’infinito, ma mi sbagliavo. Lui vedeva più lontano di me e nel tempo di qualche mese ci siamo arrivati. Il suo coinvolgimento era totale, il mio alquanto reticente, io avevo cominciato a volergli bene perché tra noi non c’era solo sesso, paravamo molto, lui cercava un confronto ma aveva in mente le sue idee e aveva una personalità molto spiccata, ci simo raccontati le nostre vite anche negli aspetti più intimi, la mia vita era stata in sostanza tutta un vuoto, c’era tanta fantasia ma niente di reale, quella sua era molto più complicata, cose che non avrei mai immaginato e che lo hanno condizionato molto pesantemente.
Io avvertivo di non essere il massimo per lui, ma la questione sembrava essere piuttosto relativa, si è innamorato più volte di ragazzi giovani e io spesso l’ho incoraggiato, ma quelle storie duravano poco e alla fine tornavamo insieme apparentemente solo per questioni di sesso ma in realtà perché tra noi c’era una forma di simbiosi profonda. Certe volte mi chiamava nel cuore della notte e mi diceva di andare sotto casa sua, io ci andavo, lui scendeva e restavamo in macchina, si metteva piangere, mi raccontava delle sue delusioni, poi facevamo l’amore, ma alla fine lui se ne pentiva e si sentiva come sporco, non ce l’aveva con me ma con se stesso, però aveva bisogno di essere accettato, amato, mi ha raccontato anche di aspetti inquietanti della sua personalità e lo ha fatto pensando che io me ne sarei andato ma io non solo non me ne sono andato ma ho pensato che doveva veramente fidarsi di me senza riserve.
Adesso Dario ha quasi 30 anni, dopo un percorso di studi inizialmente non semplice, condizionato soprattutto dall’emotività, sta finendo il dottorato di ricerca in una disciplina scientifica molto particolare ed è veramente apprezzato dai suoi colleghi e così ha riacquistato anche una certa autostima, che è stata sempre il suo punto debole. Ha vissuto di recente una lunga e seria storia d’amore con un ragazzo di cui era profondamente innamorato, ma alla fine quel ragazzo lo ha scaricato e lui c’è rimasto malissimo. Durante quel periodo ci vedevamo molto meno, adesso abbiamo ripreso a vederci quasi tutte le settimane, la domenica, passiamo la giornata insieme, parliamo molto e facciamo anche un po’ di sesso ma il tutto è molto naturale, non ci poniamo troppe domande. Con me si scatena proprio, cosa che non credo che faccia con i ragazzi di cui è innamorato, è come se con quei ragazzi lui cercasse soprattutto il lato affettivo e con me soprattutto quello sessuale, anche perché quei ragazzi da lui cercano soprattutto sesso mentre io cerco soprattutto prossimità, calore umano, e anche sesso, ovviamente, ma il sesso non è mai stato la mia fissa. Quando sto con lui cerco di limitare i contatti a cose non rischiose o a rischio molto basso, lui inizialmente faceva storie perché si sentiva frenato, ma poi ha finito per accettare la cosa in modo piuttosto tranquillo.
Adesso non ha un ragazzo, ma penso abbia altre persone (poche e sempre le stesse) con le quali fa sesso di tanto in tanto. Lui dice di non amare i rapporti affettivi e di cercare da me solo sesso, ma in effetti, dopo 10 anni, continuiamo a vederci e quando stiamo insieme stiamo proprio bene a tutti i livelli. Ci conosciamo bene reciprocamente sia a livello sessuale che di storia personale. Io non ho mai parlato di questa storia con persone che conosco, proprio mai, vivo da solo, quindi non ho problemi in famiglia, devo solo stare un po’ attento ai miei vicini pettegoli, perché capita che Dario venga a casa mia anche la notte tardi e che se ne vada la mattina successiva. In sostanza, su questa storia non mi posso confrontare con nessuno mettendomi in piazza direttamente, ma mi è capitato una volta, una volta sola, di ascoltare un discorso su questo argomento fatto da ragazzi che io penso fossero gay, e sono rimasto molto amareggiato, davano giudizi feroci, sparavano sentenze senza appello senza capire assolutamente niente, loro avevano in mente il loro modello di coppia gay e tutto quello che non era su quel binario lo consideravano patologico. Io con Dario non vivo niente di simile un rapporto di coppia gay come quello che loro hanno in mente, ma vivo una relazione che ha un senso, non mi sento frustrato per niente né mi sono sentito geloso quando lui aveva un ragazzo, il sesso tra noi c’è ma penso che abbia soprattutto il senso della conferma del fatto che esiste tra noi una relazione affettiva fondamentale, della quale non parliamo mai, ma forse è meglio, perché non sono le parole che contano. Io non vorrei da lui niente di diverso da quello che ricevo.
Questo è il rapporto che c’è tra noi, ma funziona ormai da 10 anni, non è una storia da romanzo, ma francamente non la cambierei con nulla al mondo. Penso a lui mille volte al giorno e non penso solo al sesso ma penso soprattutto ai suoi successi, alla sua autostima alla sua dignità, al fatto che si è costruito da solo, che non si è mai asservito a nessuno, non si è mai fatto affascinare dal denaro, che non ha mai fatto del male a nessuno. E poi, se penso che si fida di me (e d’altra parte io mi fido di lui) mi sento orgoglioso. Io penso che il nostro rapporto sia veramente un modo di volersi bene, un modo assolutamente fuori schema ma è un modo. Una cosa ho sempre ammirato in lui e cioè il parlare chiaro, il non usare troppe parole e dire quello che pensa anche brutalmente. Tra noi in pratica non abbiamo mai litigato, ci siamo detti addio decine di volte ma poi ce ne siamo dimenticati perché il senso dello stare insieme era forte al di là di qualsiasi convenzione.
Insomma, Project, che cosa ne pensi?
Piero62
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RAGAZZI GAY E RIFIUTO DELLA SESSUALITA’

Caro Project,
ho dato una rapida occhiata al libro Essere Gay, è veramente monumentale, da piccoli assaggi mi sembra interessantissimo ed è straordinario che si possa scaricare a costo zero. Hai fatto proprio un lavoro utile, non aggiungo altri aggettivi.
Io sono un ragazzo di 25 anni, vivo nel Nord Italia, quindi in un ambiente che dovrebbe essere diciamo così gay friendly. Qui ci sono le associazioni gay ma, se mi riferisco a quel mitico 8% di gay, devo concludere che quelli che frequentano le associazioni sono una sparuta minoranza e non ti dico i commenti che sento in proposito da parte dei benpensanti. Dove sono tutti gli altri gay? Io non li vedo da nessuna parte, quindi, anche qui i gay hanno paura, e penso che facciano bene ad aver paura perché il clima non è affatto buono, e a dire il vero è anche peggiore di come era alcuni anni fa.
Ai tempi della scuola non conoscevo un solo ragazzo gay, nessuno si dichiarava e esporsi troppo era pericoloso. I siti di incontri e le App, di cui tutti parlano, proprio non fanno per me, mi sembrano una cosa squallida. La mia vita, chiamiamola così, gay è cominciata all’università.
Ho frequentato e sto finendo di frequentare una facoltà con pochi iscritti, nemmeno una quarantina il primo anno e poi intorno ai 30 a anche meno fino alla fine, sono quasi tutti ragazzi, le ragazze sono piuttosto rare, nel mio corso mi pare che siano solo cinque, beh, poche settimane dopo l’inizio delle lezioni del mio primo anno mi sono reso conto che, diciamo così, non ero solo, e che la frequenza obbligatoria non serviva solo per gli esami ma anche per costruire rapporti con gli altri ragazzi.
In pratica l’università funziona su due livelli, uno formale, ufficiale, in cui ci sono i rapporti con i docenti, oggettivamente molto tecnici e molto ridotti, anche se siamo pochissimi, perché i corsi sono molto brevi e sono densissimi di contenuti, e uno sotterraneo, ma poi nemmeno troppo, in cui il fatto stesso di stare insieme dalla mattina alla sera crea in noi ragazzi un clima di collaborazione che favorisce la nascita di amicizie, e, in certi casi anche di qualcosa di più.
La mattina cominciamo le lezioni alle 8.00 e poi, con vari intervalli le finiamo intorno alle 17.00, ma mangiamo alla mensa, magari ad orari diversi, a seconda delle lezioni, ma è una mensa piccolissima, solo per la nostra facoltà e studiamo in pratica tutti insieme, anche se divisi in gruppi. Anche chi abita a due passi dall’università non torna a casa, perché insieme si sta bene. Non parlo di grossi gruppi ma di gruppetti di tre o quattro ragazzi, abbiamo due stanze studio per ogni anno di corso e sono anche bene attrezzate. I gruppi si dovrebbero formare sulla base di interessi uniformi, ed è quello che è successo, ma in genere non si tratta di interessi di studio.
Non so nemmeno come è accaduto, ma è accaduto, mi sono trovato con altri due colleghi, ci siamo scelti d’istinto, stavamo bene insieme, all’inizio non sapevamo affatto che eravamo gay tutti e tre, per me era un mondo nuovo tutto da scoprire, avvertivo che con quei ragazzi il rapporto era diverso da quello che avevo con gli altri, non c’era competizione, c’era solo tanta voglia di stare insieme, di lavorare insieme e anche di più. I due ragazzi del mio gruppetto di studio, Luigi e Antonio, erano molto diversi, Luigi era un bel ragazzo, ma non era il mio tipo, era simpatico, rassicurante, ma fisicamente mi attraeva poco, mentre Antonio era molto insicuro, sempre esitante, era alto, biondo e con gli occhi azzurri, coi capelli un po’ lunghetti, era un po’ nevrotico e complessato dalla paura di essere fuori posto, di dare fastidio, chiedeva spesso scusa, pure per cose molto banali, con lui anche io mi sentivo un po’ in ansia perché non volevo metterlo a disagio.
Che Luigi fosse gay l’ho saputo quasi subito, perché è stato proprio lui a dirmelo “a scanso di equivoci” ha aggiunto. Io non mi sono dichiarato. Luigi stava bene con me e con Antonio, ma da quello che avevo capito aveva un ragazzo e quindi aveva la sua vita, noi eravamo i suoi amici di studio e forse saremmo anche diventati amici di confidenze, ma i suoi interessi di fondo erano altrove.
Con Antonio le cose erano molto diverse, quando stavamo insieme da soli si sentiva un certo imbarazzo, spesso parlavamo di Luigi o di altri ragazzi. A un certo punto Antonio mi ha detto: “Ma lo sai che Luigi è gay? Me lo ha detto stamattina …” Gli ho risposto che lo sapevo, ho visto un attimo di perplessità sulla faccia di Antonio, penso si sia chiesto perché non glielo avevo detto, ma non ha fatto commenti e penso che abbia apprezzato la mia discrezione. Io speravo che il dialogo sull’argomento si allargasse ma non è successo e la cosa è finita lì.
Stavamo benissimo quando eravamo in tre, ma quando mi trovavo solo con Antonio non sapevo né che dire né che fare, lui aveva un comportamento imbarazzato e imbarazzante, non parlava mai di ragazze e ancora meno di ragazzi ma tra noi si era creato un legame serio, questo in qualche modo si capiva. Quando dovevamo separarci, la sera, nessuno di noi due prendeva l’iniziativa, e di quarto d’ora in quarto d’ora tornavamo a casa tardissimo quasi tutte le sere, ma parlavamo poco, passavamo quasi tutto il tempo in silenzio. Tra l’altro quando stavo con lui da solo ero imbarazzato anche perché ero quasi sempre in erezione e avevo paura che lui se ne accorgesse. Da quello che vedevo, lui invece non dava segni di erezione nemmeno minima e questa cosa non mi piaceva per niente.
L’ipotesi che fosse gay non mi sembrava troppo realistica nonostante il fatto che tendeva a stare sempre con me. Temevo che il nostro rapporto potesse trasformarsi in un rapporto di dipendenza ma in un certo senso mi sentivo molto attratto verso Antonio. Sono arrivato a pensare che avrei dovuto dirgli che sono gay, perché se lo avesse capito da sé o lo avesse saputo da altri avrebbe potuto sentirsi a disagio. Una delle lunghe serate passate a camminare aventi e dietro per la città, mi sono fatto coraggio e gliel’ho detto, lui mi ha detto: “Non ti preoccupare, lo avevo capito da diverso tempo” gli ho chiesto come avesse fatto a capirlo e mi ha detto: “Quando stai con me stai in erezione tutto il tempo…” Gli ho chiesto: “Ti senti in imbarazzo?” Mi ha risposto: “Se mi sentissi in imbarazzo non starei qui … “
Poi ha continuato: “Vuoi sapere se sono gay anche io?” Ho fatto cenno di sì e mi ha detto: “Sì, mi sento gay, o almeno non mi sento etero ma il sesso per me è un po’ un’ossessione e un po’ una frustrazione…” E allora siamo finalmente entrati in argomento. Questo è stato più o meno il discorso:
“Non mi sono mai innamorato di una ragazza, mentre quando sto vicino a te mi sento a mio agio, e mi sento a mio agio anche se sei in erezione e forse soprattutto per quello. Mi dirai che sono cretino, ma io sono veramente complessato da queste cose, penso di essere molto femminile, non mi sento donna, ma penso di avere movenze e atteggiamenti fisici femminili”
“Chi? Tu? Ma quando mai!”
“Hai visto anche Luigi, pure lui è gay, ma lui è molto maschile, lui non lo prende per gay nessuno … “
“No! Antonio, no! Togliti queste cose dalla testa! Sei un bellissimo ragazzo, ma sei molto maschile, non sei grezzo, non sei massiccio ma sottile, ma stai certo che sei maschile al 100% …”
“Mah … sarà … “
“Ma perché ti senti condizionato nel sesso?”
“Per me il sesso non è mai stato una cosa semplice, io non sono mai stato con nessuno …”
“Se è per questo nemmeno io …”
“Sì, ma tu vai in erezione quando ci sono io, io mi sento solo in imbarazzo, sono completamente bloccato, penso che mi sentirei totalmente a disagio a stare con un ragazzo … “
“Io penso che queste siano solo paure, quando ti succederà ti renderai conto che è una cosa semplicissima … ”
“Non credo che mi succederà mai … ”
“Ma almeno quando fai da te … lì le paure non ci sono … “
“Quando faccio da me, come dici tu, ed è una cosa rarissima, dopo, mi sento uno schifo … “
“Ma perché? Non c’è niente di male …”
“Ti dico una cosa che non sa nessuno … io da bambino, anzi nemmeno da bambino, da ragazzino, perché la prima volta che è successo avevo 14 anni, sono stato violentato da uno zio e la cosa è andata avanti per un mese, avevo proprio paura di lui, poi non l’ho sopportato più, l’ho minacciato che se si fosse ripresentato lo avrei detto a mio padre e lui è sparito. Lui aveva 44 anni e sono stato proprio violentato da dietro … poi non ti dico come mi sono sentito quando ho provato i primi interessi gay, proprio uno schifo, io non voglio essere gay, essere gay mi fa schifo … adesso forse riesci a capire … ”
“Oddio non lo avrei mai immaginato, se vuoi ti accompagno a casa, non ti voglio creare difficoltà di nessun genere … “
“Per favore stai zitto … fammi andare avanti, io sono una vittima dell’omosessualità e non voglio essere gay, non so se tu potrai mai capire una cosa simile, però anche se il ricordo di quelle cose mi fa proprio schifo io ho finito per diventare gay proprio per quel motivo … “
“No, Antonio, adesso devi stare zitto tu … ma quale diventare? E poi quello zio tu dici che era gay ma io non lo credo proprio.”
“Cioè?”
“Io sono gay, ho il piacere di stare vicino a te, anche piacere sessuale, è così e non me ne vergogno affatto, ma io non ho mai immaginato di penetrare un ragazzo da dietro, proprio mai.”
“Questo perché tu hai avuto un’educazione.”
“No! Questo perché io sono gay!”
“Non ho capito … che vuol dire?”
E lì, caro Project, ho preso lo smartphone e gli ho fatto leggere un pezzo del tuo libro in cui parli proprio di questo. Lui inizialmente era perplesso, poi è andato avanti a leggere, dopo qualche minuto mi ha guardato e mi ha chiesto:
“Ma quindi mio zio poteva anche non essere gay? … “
Gli ho detto che con ogni probabilità non lo era, perché quello non è un comportamento da gay. Era perplesso, spiazzato, ha insistito nel chiedermi se avevo mai avuto fantasie di quel genere e gli ho risposto che non era successo proprio mai. Il discorso non gli tornava perché aveva visto dei video porno in cui la penetrazione anale era in pratica sempre presente. Gli ho detto di leggersi tutto il tuo articolo e anche la parte del libro sugli etero curiosi e l’ho riaccompagnato a casa. Era perplesso, molto meditabondo ma ogni tanto faceva qualche gesto di soddisfazione e anche qualche sorriso abbozzato.
Il giorno appresso a lezione tutto è andato come se nulla fosse successo; subito dopo le 17.00 mi ha chiesto di riaccompagnarlo a casa, ma siamo andati in giro in macchina fino a notte alta a parlare. Aveva letto il libro e sembrava avere scoperto un mondo, mi ha detto:
“Leggendo il libro ho avuto l’impressione molto netta che mio zio non fosse affatto gay e mi sono reso conto che invece le mie fantasie sono proprio gay. Mio zio non prestava la minima attenzione al mio pene, proprio zero, non mi ha mai masturbato e io avevo più di 14 anni e avrei reagito eccome ma non lo ha mai fatto, invece voleva che io gli facessi sesso orale, ma mai lui a me, e soprattutto ci doveva essere la penetrazione e c’era pure una cosa che non capivo affatto, cioè l’attenzione ai miei capezzoli, una cosa veramente anomala, ai capezzoli sì e al pene no! Effettivamente con le fantasie di un gay non ci siamo proprio. Pure io non ho mai avuto fantasie di penetrazione anale ma pensavo che fosse una cosa solo mia, un rifiuto dovuto all’abuso, ma sembra che sia una cosa molto comune tra i gay”
Dato che Antonio parlava con me in modo così libero mi sono sentito in obbligo di farlo anche io e lui è rimasto molto incuriosito da quel discorso che non si aspettava per niente. Era ormai notte e c’era poca luce, mi ha chiesto se ero in erezione, gli ho detto di sì, mi ha chiesto se lo poteva toccare da fuori, gli ho detto di sì, lo ha toccato per una decina di secondi, poi mi ha guardato e mi ha detto: grazie! Si è scusato del fatto che non poteva permettermi di fare lo stesso, perché lui non era in erezione, poi ci ha ripensato e mi ha detto: “Dai, verifica, è giusto che siamo alla pari!”
Nei giorni successivi abbiamo parlato molto meno perché gli esami erano alle porte e abbiamo solo studiato, in tre all’università e poi in due a casa mia, un appartamento monocamera dove vivevo da solo perché ero fuori sede. Lui è venuto a stare a casa mia, perché è a due passi dalla facoltà. Abbiamo studiato moltissimo, abbiamo dormito insieme nello stesso letto ma tra non noi non c’è mai stato sesso, neppure a livello minimo. Dopo 15 giorni di superlavoro abbiamo fatto i tre esami che avevamo in calendario. Io mi aspettavo che si trasferisse di nuovo a casa sua ma mi ha chiesto di restare, io ovviamente gli ho detto di sì.
Avevamo delle lunghe serate da passare insieme e abbiamo parlato moltissimo in modo totalmente libero, abbiamo parlato delle nostre famiglie, dei nostri desideri e ovviamente anche di sesso. Ho potuto capire che il ricordo della violenza lo turbava profondamente e anche se cominciava anche lui ad accettare l’idea che suo zio non fosse affatto gay, ancora aveva molti dubbi in proposito, mi ha chiesto di parlargli delle mie fantasie sessuali e io l’ho fatto, mi ascoltava con la massima attenzione, mi diceva che il pene gli sembrava una cosa non desiderabile, lo associava solo alla violenza e questo fatto lo dilaniava perché anche lui provava pulsioni omosessuali ma miste al rigetto, gli ho chiesto se aveva provato sensazioni di repulsione quando glielo avevo fatto toccare da sopra i pantaloni e mi ha risposto semplicemente: no!
Mi ha detto che era contento di stare con me, che non gli avevo mai fatto pressione per nessun motivo e che io ero un’immagine positiva dei gay e che, “se ero gay io, poteva esserlo anche lui”. Questa frase mi è piaciuta tantissimo e gliel’ho detto con entusiasmo ma lui mi ha risposto che comunque per lui non sarebbe stato facile, che aveva bisogno di tempo e che io dovevo avere pazienza, anche se dormivamo nello stesso letto.
Un giorno, dopo una giornata di studio intensissimo siamo andati a dormire. Abbiamo spento la luce ma io sentivo che lui non si era girato dall’altra parte come faceva sempre ma era rimasto voltato verso di me. A un certo momento mi chiede: “Sei in erezione adesso?” gli dico di sì e lui mi chiede se lo può toccare, io gli dico di sì e lui lo tocca molto delicatamente, dopo un po’ mi dice: “Senti il mio!” E io sento che è in erezione. Mi dice che è la prima volta che gli succede in modo spontaneo e che non sente sensazioni di rigetto né nel toccarmi né nel farsi toccare, poi aggiunge che però non vuole andare oltre e smettiamo di toccarci ma continuiamo a parlare, mi dice che è contento ma che non vuole illudersi troppo e soprattutto che non vuole illudere troppo me.
Ci alziamo, ci rivestiamo, io mi metto sul divano e lui si stende poggiano la testa sulle mie gambe. Mi chiede: “Ti dispiace?” Gli rispondo solo con un sorriso e lui mi dice: “Mi devo abituare al contatto fisco … non ho mai fatto una cosa del genere.” È molto tardi e si addormenta sulle mie ginocchia, io non lo sposto. Quando comincia ad albeggiare lo prendo in braccio e lo riporto a letto. È veramente un bel ragazzo, o meglio, a me sembra bellissimo. Mi stendo nel letto accanto a lui e mi addormento anche io.
Nei giorni successivi sembra esserci completamente dimenticato di quello che era successo tra noi ma io non gli dico niente però quando mi siedo sul divano per vedere la tv viene quasi sempre a stendersi sulle mie gambe e sento il suo calore. Una sera, prima di andare a dormire, mi chiede di farmi vedere nudo perché non è mai successo prima, io sorrido e mi spoglio completamente davanti a lui e comincio ad andare in erezione, lui mi dice che sono bellissimo, poi si spoglia ed è in erezione anche lui, si avvicina e mi abbraccia stretto, ma proprio strettissimo, quasi da farmi male, poi mi chiede se possiamo dormire nudi, ovviamente gli dico di sì, metto solo una copertina in più sul letto perché fa un po’ di freddo. Ci abbracciamo stretti nel letto e restiamo così per tempi lunghissimi.
L’indomani era come se tra noi non fosse successo nulla, non nel senso che ci fosse disinteresse ma come se quello che era successo fosse assolutamente normale. Tra noi c’era certamente più contatto fisico, c’erano più abbracci, ci accarezzavamo le mani, ci appoggiavamo uno all’altro quando eravamo seduti sul divano, ma non c’erano contatti sessuali, eppure, nonostante questo io mi sentivo felice, lo vedevo sorridere, giocare, fare battute, era una cosa bellissima.
Una sera lo vedo molto scoraggiato, mi tiene a distanza, cerco di capire il perché e mi dice che ha provato a masturbarsi pensando a me ma che la cosa non è arrivata in porto perché provava un senso di rigetto molto forte, non per me ma per l’idea proprio del sesso, gli sembrava una cosa sporca quasi un modo per fare violenza a me, per giocare con la mia immagine, per mancarmi di rispetto. Insomma stava proprio a disagio e ho avuto la netta sensazione che ci fosse ben poco da fare e che non sarebbe mai uscito dal ricordo ossessivo della violenza.
L’ho abbracciato, ma era totalmente passivo, poi gli ho detto: “Ti voglio bene, Antonio!” Lui mi ha risposto: “Non arriverò mai a fare sesso con te …” Gli ho detto: “Io adesso ho solo paura di perderti e questo per me sarebbe devastante … ” Lui mi detto: “Non posso farci niente, ci ho provato, ma non ci riesco … “ Io non sapevo che dire, forse fino a qualche giorno prima mi era sembrato tutto troppo facile, ma piano piano cominciavo a mettere in dubbio che con Antonio si potesse creare una storia, diciamo così, normale, cioè anche con un po’ di sesso, non dico tanto, ma almeno un po’ per convincermi che lui mi volesse bene e non mi considerasse solo in relazione al ricordo della violenza. Cominciavo a capire che il problema era più serio di come lo avevo immaginato.
Abbiamo continuato a vivere insieme ma abbiamo rimosso qualsiasi comportamento che potesse avere anche un vago risvolto sessuale, abbiamo continuato a dormire nello stesso letto ma sempre con il pigiama, anche in piena estate, e lui ha smesso di stendersi sulle mie gambe quando vediamo la TV. Siamo buoni amici, questo sì, amici veri, amici che parlano di tutto con la massima sincerità, io gli voglio bene in modo profondo ma piano piano ho perso la fiducia che Antonio possa diventare il mio ragazzo.
Sono ormai passati anni, quasi quattro anni, io e Antonio viviamo ancora insieme, qualche volta c’è stato tra noi anche un minimo tentativo di approccio sessuale, che però ha portato più frustrazioni e delusione che altro. Penso che Antonio abbia di fatto messo da parte l’idea, non so se arriveremo mai a condividere anche il sesso, ho molti dubbi in proposito, ma so che senza Antonio mi sentirei perso. Non avrei mai immaginato di poter vivere così la mia vita, eppure sento che questa è la mia vita, ho sempre la speranza che le cose possano cambiare, ma la prima regola, per me, deve essere il rispetto assoluto di Antonio e dei suoi problemi, per me non è una rinuncia, io la mia scelta l’ho fatta e non credo proprio che sarei capace di vivere una vita diversa. Io e Antonio ci amiamo veramente e in fondo siamo ancora giovani e qualcosa potrebbe sempre cambiare, ma il nostro amore non verrà meno in nessun caso.
Ti abbraccio, Project, o spero che il tuo lavoro possa essere utile ad Antonio come è stato utile a me.
Carlo
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A conclusione, devo precisare che la mail che avete potuto leggere è riportata nel forum previo consenso di entrambi i protagonisti della storia. Il testo ha la forma di una mail ma è stato concordato in modo da poter evitare ogni rischio per la privacy e da poter risultare il più chiaro possibile. In particolare i riferimenti alla facoltà sono stati sensibilmente modificati per ragioni di privacy.
Devo sottolineare che, se è vero che questa storia tratta delle conseguenze della violenza e dell’abuso sessuale, la situazione descritta non è certamente delle peggiori, perché la violenza e l’abuso sessuale possono avere realmente conseguenze tragiche. I due ragazzi di cui avete letto la storia hanno costruito un rapporto affettivo molto forte in cui la sessualità, anche se limitata e negata è in qualche modo presente.
Devo sottolineare che mi è capitato diverse volte di parlare con ragazzi che avevano subito violenza o abusi e ho potuto vedere quanto questi episodi abbiano pesato sulla loro sessualità e sulla loro vita affettiva.
Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6730

OMOSESSUALITA’ E PARAFILIE

Questo post è dedicato alla parafilie in ambito omosessuale. Come è noto, il “Dagnostical and statistical manual of mental disorders – fifth edition” (DSM-5) contiene alcune definizioni utili per circoscrivere il campo, innanzitutto la distinzione tra parafilia e disturbo parafilico, e stabilisce poi i criteri per la definizione di una diagnosi per alcuni tipi di parafilie.

Come è ovvio, il DSM-5 è una fondamentale indicazione di massima, rivolta essenzialmente agli psichiatri e prende in considerazione molte situazioni diverse che gli psichiatri possono incontrare nella pratica quotidiana della professione. Il manuale ha anche un valore indicativo per la conoscenza di fenomeni di parafilia che non necessariamente sfociano in disturbi parafilici ma che sono decisamente più comuni e si ritrovano anche al di fuori delle aree di intervento tipiche della psichiatria. Come c’è una psicopatologia della vita quotidiana così c’è una diffusa parafilia della vita quotidiana che in alcuni casi può spostarsi verso la linea di confine con i veri disturbi parafilici.

Ovviamente cercherò di affrontare la questione sulla base delle esperienze maturate in Progetto Gay.
Vanno tenute comunque presenti alcune osservazioni metodologiche fondamentali.

1) Perché si arrivi a parlare delle proprie parafilie è necessario avere le maggiori garanzie di riservatezza, non tanto perché si tratta di questioni legate alla sessualità quanto perché certi comportamenti possono essere penalmente rilevanti, come accade per la pedofilia. Mi è capitato diverse volte di parlare con persone che avevano fantasie pedofile, ma non esclusive e, ciò che è più importante, mai messe in pratica. Le fantasie sono una questione individuale di rilievo psicologico ma non penale, mentre i comportamenti sono penalmente sanzionati, non sorprende quindi che emergano le sole fantasie.

2) Alcune parafilie possono comportare forme di contatto sessuale con persone non consenzienti (frotteurismo) o forme di violenza (sadismo) o di inganno (voyeurismo) e quindi sono difficili da ammettere perché possono comportare discredito morale, se restano a livello di fantasie, o addirittura sanzioni penalii se ne seguono comportamenti concreti.

3) Alcune parafilie (coprofilia, pissing, spermatofagia) possono essere molto difficili da ammettere perché possono generare repulsione.

4) Va sottolineato che, proprio per quanto sopra, emergono nei colloqui solo parafilie non episodiche e spesso caratterizzate da concomitanti stati ansiosi seri più o meno connessi con la parafilia in sé, si tratta quindi di veri disturbi parafilici.

5) Spesso più parafilie si manifestano insieme e si delinea un quadro molto complesso strettamente correlato con la storia individuale della persona.

6) Dai colloqui emergono alcune correlazioni costanti che sembrano indicare nessi causali più che probabili, valga come esempio il fatto che “tutte, senza eccezione,” le persone che ho incontrato che hanno avuto fantasie pedofile hanno riferito di aver subito abusi sessuali in età infantile.

Tanto precisato, mi sembra indispensabile sottolineare un aspetto delle parafilie: la persona che ha disturbi parafilici sperimenta spesso la difficoltà di relazionarsi “sessualmente” con un’altra persona perché la presenza della paraflia e la tendenza a metterla in pratica in modo talvolta ossessivo suscitano perplessità nel partner che prima o poi inevitabilmente si allontana perché ha l’impressione che la sessualità sia letteralmente dominata dalla parafilia o addirittura si riduca ad essa. La sensazione di rifiuto e di abbandono accompagna quasi sempre la vita della persona che manifesta parafilie. Si osserva spesso nel soggetto portatore di parafilie la tendenza a proiettare le sue parafilie su altri soggetti, dando per scontato che gli altri possano reagire a quegli stimoli con una eccitazione sessuale simile, cosa che però non si realizza affatto e questo è uno dei motivi che rendono particolarmente problematica una relazione sessuale con una persona che ha disturbi parafilici.

Vorrei aggiungere alle parafilie elencate nel DSM-5 un’altra parafilia legata al coinvolgimento inconsapevole di un’altra persona nel rapporto sessuale: si tratta del fare sesso mentre si parla d’altro al telefono con un’altra persona con la quale si sono avuti rapporti sessuali. In questo comportamento l’elemento centrale è il “tradimento” della fiducia della persona con la quale si parla d’altro. Va sottolineato che quando il comportamento trasgressivo perde la sua trasgressività perché in qualche modo viene accettato e giustificato dal partner e soprattutto dalla terza persona, perde rapidamente la sua valenza sessuale.

Ho osservato spesso ragazzi portatori di parafilie che tendevano non a colpevolizzarsi e a cercare di cambiare le cose ma a considerarsi elementi ormai socialmente esclusi e quasi condannati a vivere una vita senza affetti, ormai definitivamente preda di una sessualità che non è possibile condividere con altri.

Spesso la reazione alla sensazione di marginalizzazione non porta alla depressione ma a forme di razionalizzazione e di esame critico della propria sessualità. In pratica il soggetto agisce su due livelli distinti, uno razionale, in cui la solitudine è accettata come qualcosa con cui convivere e uno sessuale, caratterizzato dalla perdita del controllo razionale e dal totale abbandono all’emotività e inevitabilmente alla parafilia. Il vero problema sta nel costruire un rapporto affettivo “conciliabile con la sessualità”, perché la persona con disturbo parafilico in genere non ha problemi nel costruire un rapporto amicale, se quel rapporto nasce e si mantiene del tutto privo di valenze sessuali, i problemi nascono invece nei rapporti in cui entra esplicitamente in gioco la sessualità. Ho potuto osservare più volte come in casi del genere, al fine di conservare almeno il rapporto di amicizia, la persona con disturbi parafilici abbia cercato deliberatamente e razionalmente di evitare ogni occasione di coinvolgimento sessuale.

Chi si trova coinvolto in un rapporto di coppia con un parafilico, all’inizio, può non rendersene neppure conto o può percepire soltanto una polarizzazione del suo partner su alcuni aspetti strettamente sessuali del rapporto, poi, col tempo, e col lo svilupparsi del rapporto, il parafilico arriverà a parlare del suo problema col suo partner per il quale comincerà un periodo di dubbi sul comportamento da tenere, con continue oscillazioni tra una minimizzazione del problema e una maggiore presa di coscienza.

Come ho già detto, alcune parafilie non mettono affatto in crisi i rapporti affettivi ma ne condizionano pesantemente i possibili sviluppi sessuali. Il parafilico ha bisogno d’amore, è in genere una persona gradevole e tende a mantenere la parafilia solo al livello di fantasie, o di discorsi con un partner affidabile e spesso dà un valore di trasgressione a comportamenti che di trasgressivo hanno molto poco e tende ad enfatizzare alcuni suoi comportamenti trasgressivi come se fossero abituali anche se sono avvenuti magari una sola volta.

I ragazzi che presentano parafilie hanno bisogno innanzitutto di rispetto e si sentono feriti da reazioni preconcette e da comportamenti discriminatori. Il loro bisogno di integrarsi li rende in genere graditi ai loro amici e anche ai loro partner sessuali coi quali hanno di norma un colloquio molto onesto e non sopportano comportamenti ipocriti.

Ho potuto notare spesso come molte parafilie siano collegate alle esperienze infantili e tendano e riprodurre situazioni del vissuto infantile, un vissuto infantile che resta ben presente nei ricordi dei ragazzi e che essi stessi considerano come la base delle parafilie. La rielaborazione del vissuto infantile e la sua razionalizzazione sono condizioni indispensabili per uscire dalla dipendenza dalle parafilie.

In genere sono piuttosto restio all’idea di un facile ricorso all’intervento di uno psicologo, ma di fronte alle parafilie la presenza di uno psicologo non può essere sostituita da quella di un amico o peggio del partner, perché un amico o il partner possono essere coinvolti molto profondamente a livello affettivo e non solo e non sono certamente le persone più adatte ad aiutare il loro amico nel recupero della razionalità e soprattutto nella elaborazione del vissuto infantile.

La difficoltà del parafilico di creare un rapporto affettivo-sessuale condiviso è dovuta al meccanismo ossessivo della parafilia, non alla parafilia in sé. Se la parafilia non si presentasse con modalità ossessive sarebbe solo una variante temporanea del comportamento sessuale che con ogni probabilità non genererebbe problemi di coppia, ma le parafilie si presentano sempre con un meccanismo di tipo ossessivo, sono una specie di idea fissa che la persona deve realizzare sulla base di un vero e proprio rapporto di dipendenza, possono esserci periodi di astinenza più o meno lunghi, relativamente liberi dalla parafilia, che poi però finisce per ripresentarsi e fa crollare il meccanismo razionale di astinenza. Spesso i periodi di astinenza si interrompono quando il tentativo di costruire un rapporto sessuale staccato dalla parafilia incontra difficoltà impreviste, cioè quando la persona sperimenta per l’ennesima volta il meccanismo del rifiuto.

Il ritorno alla parafilia tramite un contatto sessuale con un partner che la accetta, anche se solo episodicamente, provoca una sensazione di sicurezza e di controllo su quel partner ed è quindi almeno relativamente tranquillizzante. Si tratta però di esperienze che non comportano una vera condivisione della sessualità e che lasciano anche una forte sensazione di precarietà e di non autentica corrispondenza a livello di coppia.

Ho visto più volte persone soggette a parafilie che, dopo una serie di fallimenti nella creazione di rapporti affettivi-sessuali, hanno finito per mettere da parte l’idea di avere un partner con cui costruire una relazione e hanno operato una specie di scissione tra affettività e sessualità, riservando l’affettività agli amici coi quali si mantiene un rapporto stabile e senza implicazioni sessuali e vivendo la sessualità, con alcuni partner occasionali, in genere sempre gli stessi, con i quali però si esclude a priori qualsiasi possibile implicazione affettiva.

Quando parlo di partner occasionali non intendo riferirmi a persone sconosciute trovate su internet tramite i siti di incontri o con particolari applicazioni, ma quasi sempre ai propri ex, e questo perché mentre i propri ex sono più o meno consapevoli dell’esistenza della parafilia e bene o male l’accettano, gli estranei del tutto inconsapevoli ne rimarrebbero quasi certamente colpiti negativamente e non si adeguerebbero, accentuando così la sensazione di impossibilità e di rifiuto.

I soggetti portatori di parafilie non sono le uniche vittime della parafilia, perché anche i ragazzi che tentano di costruire con loro dei rapporti affettivi-sessuali vivono esperienze complesse e contraddittorie e vanno spesso in crisi perché vedendo che le cose non vanno, cercano di capire di chi è la “colpa” e in questo modo o colpevolizzano la persona portatrice di parafilie che, sembra a loro strana, complicata e in qualche modo patologica, o colpevolizzano se stessi, dandosi la colpa di non riuscire a sopportar tutto nella presunzione che volere bene a una persona significhi accettarla condividendo tutto, e al limite anche le patologie.

L’atteggiamento più sbagliato nei confronti di una persona portatrice di parafilie consiste nel ritenere le parafilie una specie di gioco fatto per sperimentare. Questo atteggiamento manifesta una radicale incomprensione della serietà del problema che causa in chi lo vive forme di sofferenza profonda che meritano il massimo rispetto. Aggiungo una osservazione ovvia, ma particolarmente importante in questi casi: una persona che arriva a parlare delle proprie parafilie ha diritto alla massima riservatezza e qualunque violazione di questa riservatezza è una vera ferita inferta a chi, parlando in modo serio di problemi di cui non è affatto facile parlare, sta di fatto chiedendo aiuto.
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