DIVERSI APPROCCI ALLA SESSUALITA’ GAY

Ciao Project,
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.

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GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”

Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”

Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.

Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.

Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:

“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”

“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”

“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”

Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.

È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.

Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.

Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.

Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”

Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.

Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”

Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.

Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!

Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.

Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.

Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”

Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.

Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.

Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.

L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.

Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.

Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.

In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.

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RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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UNA COPPIA GAY IN UN TERRIBILE CALVARIO

Caro Project,
mi ha fatto veramente piacere poter parlare con te ieri sera, ne avevo assoluto bisogno e accolgo con entusiasmo l’idea di riportare il discorso di ieri in una mail che poi potrai inserire nel forum.

Ho 31 anni, nella mia vita sono sempre stato convinto di avere mille problemi, dall’idea che non avrei mai trovato un ragazzo che mi amasse all’idea di non essere fisicamente e psicologicamente all’altezza di un compagno serio e a tante altre cose. Per quelle cose mi ci sentivo male, mi sentivo una nullità e pensavo di avere sperimentato il peggio, le situazioni più problematiche della vita, poi ho conosciuto un ragazzo e piano piano, senza colpi di fulmine, abbiamo cominciato a volerci bene. Non so che cosa ci abbia portato a metterci insieme ma è successo.

Per molto tempo non abbiamo potuto convivere, perché non ne avevamo la possibilità, in teoria siamo stati solo due buoni amici, ma in realtà eravamo una coppia. Non ci vedevamo ogni giorno, e capitava che magari in una settimana ci vedessimo solo una volta, ma quando stavamo insieme stavamo veramente bene, abbiamo imparato a volerci bene, a capirci, a fidarci uno dell’altro. Io pensavo di avere trovato la mia serenità e credo che lo pensasse anche lui, ma, improvvisamente lui ha cominciato ad accusare dei disturbi, è andato dal medico che lo ha mandato dallo specialista e ha fatto degli esami strumentali molto approfonditi ed è emerso che il mio ragazzo ha un problema di salute molto serio. Non entro in dettagli, ma è stato veramente un fulmine a ciel sereno.

Al momento ha disturbi abbastanza sopportabili, ma non sarà sempre così e ce lo hanno detto, adesso lui ha cominciato il suo percorso di malattia, che, a parte la gravità della cosa in sé, gli creerà grossissimi problemi anche col lavoro, perché è dipendente di una grossa azienda privata e quando per fare terapia dovrà assentarsi dal lavoro rischierà il licenziamento. Per mia fortuna io ho un buon lavoro e se dovesse servire potrei dargli una mano. Al momento lui non ha detto nulla della malattia ai suoi genitori, che sono anziani e malandati e vivono con lui, non vuole preoccuparli, ma prima o poi si renderanno conto che c’è qualcosa che non va.

I miei genitori conoscono il mio ragazzo, che è stato tante volte a casa mia con loro, ma pensavano che fosse solo un amico. Qualche tempo fa, mio padre, che ha 70 anni, mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Si vede che non sei tranquillo, che c’è che non va?” E io gli ho detto tutto, che ero gay e che il mio ragazzo stava male e lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Su me e su tua madre, ci potete contare sempre e per qualsiasi cosa.” Mi sono sentito un po’ confortato ma avrei voluto che a sentirsi confortato fosse il mio ragazzo, che invece con i suoi genitori non può parlare.

Mio padre mi ha chiesto dell’ospedale dove va il mio ragazzo, dei medici che lo seguono e ha detto che sono gente seria, lui conosce quegli ambienti perché anche lui ha avuto problemi oncologici, adesso sotto controllo.

Ho modificato i miei orari di lavoro per poter essere accanto al mio ragazzo il più possibile, lo accompagno al lavoro e vado a riprenderlo, lo accompagno sempre all’ospedale, al medico che lo segue abbiamo detto che siamo una coppia e non ha fatto una piega.

Mio padre a un certo punto ha chiamato Stefano al telefono e Stefano è venuto a pranzo a casa mia, è una cosa che è successa tante volte, ma questa volta mio padre ha detto a Stefano una cosa che lui non si aspettava: “Luigi mi ha detto tutto e noi (cioè lui e mia madre) abbiamo pensato che potreste stare meglio se poteste avere una vostra privacy e una vostra vita autonoma, e allora abbiamo pensato che potreste stare in questo appartamento, noi ce ne possiamo andare in una casetta che abbiamo al paese, che è a solo 15 chilometri da qua, però poi i tuoi genitori resterebbero soli e magari la prenderebbero male, non so … Tu che ne pensi?” Stefano era perplesso e non sapeva che cosa dire e anche io, in realtà. Avrebbe dovuto andare via dalla casa dei genitori e la cosa sembrava proprio irrealizzabile. Mio padre, viste le perplessità, non ha insistito e ha detto solo: “La proposta è sempre valida, se decidete di metterla in pratica, si fa in due giorni al massimo”.

Quando ho riaccompagnato Stefano a casa sua e ci siamo separati, lui ha pensato che se fosse stato con me nella stessa casa sarebbe stato più tranquillo, anche per la malattia, perché i suoi non sapevano nulla e in caso di necessità non avrebbero saputo che cosa fare. Mi ha detto: “Devo provare a farlo accettare ai miei genitori, ma loro hanno anche mia sorella e non rimarrebbero comunque soli … vediamo che succede.” Dopo nemmeno una settimana, i miei sono andati a vivere in paese e Stefano si è trasferito a casa mia. Era felice di stare con me, era anche quello un modo di realizzare un sogno, ma alla base di tutto c’era una terribile malinconia. Vedevo Stefano sorridente e apparentemente tranquillo ma avevo paura del trascorrere del tempo, mi sembrava tutto effimero e paurosamente instabile.

Al momento la situazione è questa, Stefano fa controlli in ospedale ogni due mesi, i medici non si sbilanciano, decideranno loro che cosa fare passo dopo passo, io mi porto dentro un’angoscia terribile e penso a quello che può provare Stefano, noi parliamo di tutto, meno che della malattia, il che significa che sta provando a rimuoverla e a non farsi condizionare troppo.

Io mi sento in imbarazzo soprattutto per il sesso, ti giuro, Project, non so mai come comportarmi, prima non avevamo mai avuto problemi, veniva tutto da sé in modo spontaneo, adesso lanciare l’idea mi sembra inopportuno, ma alla fine questo è pure un discorso stupido. Lui ogni tanto prende l’iniziativa, raramente arriviamo al sesso, nella maggior parte dei casi ci limitiamo a sorridere e a passare oltre. È diverso per le coccole, adesso c’è molta più tenerezza di prima, un po’ per compensare la diminuzione netta della sessualità e soprattutto, penso, perché adesso abbiamo una intimità nostra, abbiamo una casa nostra e possiamo accoccolarci uno appoggiato all’altro a vedere la televisione o semplicemente a sentire che ci siamo e che ci vogliano bene.

Project, mai avrei pensato di dover affrontare una situazione come questa, che mi mette alla prova in modo violento a livello emotivo. Ho il terrore del futuro, i medici non incoraggiano ma non scoraggiano nemmeno, parlano della fase di terapia verso la quale si sta andando ma non parlano mai di prospettive a lungo termine. Io non faccio domande quando andiamo insieme in ospedale. Stefano chiede qualcosa e io cerco di memorizzare le risposte del dottore e di rimettere insieme i pezzi del puzzle per capire qualcosa in più. Ci siamo imposti di non andare a leggere Wikipedia e di lasciare fare ai medici il loro lavoro.

Qualche volta al mattino mi sveglio accanto a Stefano e mi metto a pregare per Stefano, e io non sono mai stato religioso, però adesso un conforto nelle idee della religione ce lo trovo. Di questo non posso parlare con Stefano, non tanto perché lui è radicalmente razionalista e non credente, ma perché per lui sarebbe come una ulteriore conferma che io considero insormontabile il suo problema di salute. Anche lui, secondo me, non vede affatto prospettive favorevoli, ma non ne parla mai. Certe volte, quando ci abbracciamo, mi chiedo che cosa stia pensando ma ovviamente lui non dice nulla. Quei momenti di silenzio sono intensissimi, il nostro modo di stringerci le mani è già molto eloquente. Anche questo è essere gay e io non lo avevo mai immaginato.

Adesso mi rendo conto di quanto fossero assurdi i problemi che avevo qualche anno fa, adesso ho fatto un bagno di realtà che mi ha messo a contatto con la natura umana nella sua fragilità. Sto imparando delle lezioni durissime, so solo che amo Stefano, che non lo lascerò mai solo, non voglio pensare a un futuro senza Stefano, la sola idea mi fa venire da piangere, perché lo vedo accanto a me sereno che mi stringe la mano, sento la sua voce un po’ esitante e lo vedo anche sorridere, è lui che cerca di non farmi pensare e di farmi coraggio.

Adesso siamo a questo punto, Project, e il resto non lo conosce nessuno. Mi sento profondamente malinconico, mi sento una piuma portata dal vento. I miei cercano di essere presenti e di rasserenare un po’ l’atmosfera, trattano Stefano come se fosse un figlio loro, questo consola un po’, ma la malinconia terribile di fondo resta. Io amo Stefano anche perché ha una dignità anche in questa situazione, e non si chiude in se stesso, accetta di condividere le sue angosce con me, senza troppe parole ma con tanto amore.
Chiudo qui, Project, perché non riesco ad andare avanti.
Luigi

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RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI SENZA SCHEMI

Caro Project,
ho letto il capitolo sui rapporti intergenerazionali del manuale Essere Gay e sono rimasto stupito, intanto perché hai trattato l’argomento, che in genere non è mai preso seriamente nemmeno dai gay, e poi perché quello che ho letto corrisponde abbastanza bene alla mia esperienza, nel senso che ho visto in diversi documenti gli stessi dubbi e gli stessi atteggiamenti che ho avuto io stesso, e poi ho notato che qua e là nel forum, si vedono tracce di rapporti intergenerazionali in qualche modo simili a quello che ho vissuto e che sto vivendo anche io.
Ho 56 anni, mi chiamo Piero, non sono ancora vecchio e tutto sommato, fisicamente, mi porto ancora bene, sono sportivo, faccio attività sportiva in modo regolare, sto attento all’alimentazione e fino ad oggi non ho avuto malattie serie, questo mi spinge a considerarmi in qualche modo ancora giovane. Ovviamente dieci anni fa ero già un uomo maturo, ma allora ero veramente quasi un giovane, mi davano molti anni di meno di quelli che avevo, e proprio a 46 anni ho incontrato Dario (nome di fantasia) che ne aveva 19. Io, gay, o meglio gay che aveva messo da parte l’idea di trovarsi un compagno, perché per me essere gay, a quel tempo, significava proprio trovarsi un compagno, avevo quasi smesso di guardarmi intorno.
Una sera mi invitano a una festa di laurea, ci vado perché conoscevo il ragazzo che si era laureato. Mentre sono lì arriva Dario, dire che era bello è riduttivo, non avevo mai visto un ragazzo come lui, con un sorriso così luminoso, alto biondo, con gli occhi azzurri. Quando l’ho visto ho pensato una cosa sola: “Che bel ragazzo!” Non mi è passata nemmeno per la mente l’idea di avvicinarmi a lui, era evidente che era giovanissimo, mi dispiaceva solo di essere troppo vecchio. Ho fatto di tutto per distrarmi e per pensare ad altro. Non ho ballato, perché non ballo mai, ho chiacchierato un po’ col ragazzo che si era laureato, poi mi sono seduto ad osservare.
Dario non ballava, non faceva la corte alle ragazze, erano le ragazze che facevano la corte a lui, i ragazzi non lo consideravano proprio. A un certo punto mi guarda dritto negli occhi, io sento come una fitta fortissima, lui lascia il gruppetto delle ragazze e viene a sedersi vicino a me e mi dice: “Mi sa che ti stai annoiando! Si vede!” Io mi limito a sorridere un po’, poi scambiamo qualche parola, lui si accorge che sono quasi in imbarazzo e si presenta, io faccio lo stesso, parliamo ancora qualche minuto del più e del meno, poi tira fuori dal taschino un biglietto, ci scrive il suo nome e il numero di cellulare e me lo passa, poi mi chiede: “Mi dai il tuo?” Io gli dico: “Certo!” ma devo averlo detto con la luce negli occhi, e lui mi risponde con un sorriso meraviglioso, poi se ne torna del gruppetto delle ragazze, che si lamentano di essere state abbandonate, lui dice che ha dovuto salutare un vecchio amico (io), e torna alle sue precedenti conversazioni. Poco prima di mezzanotte si siede di nuovo vicino a me, mi chiede se ho la macchina, gli dico di sì e mi chiede se posso accompagnarlo a casa, io gli dico: “Certo!” e anche questa volta devo averglielo detto lasciando trasparire il mio entusiasmo. Lui mi risponde col solito sorriso. Saluta i suoi amici che pensavano che lui sarebbe rimasto con loro fino a tardi, poi ce ne andiamo.
Abita lontano, ma non lontanissimo, in 20 minuti siamo a destinazione. Durante il viaggio all’inizio parliamo di banalità, poi, quando siamo quasi a destinazione, mi chiede a bruciapelo: “Sei gay?” io mi sento avvampare la faccia poi gli dico: “Sì! … “ prima che io possa aggiungere altro mi risponde: “Anche io!” Ma aggiunge che è tardi e che deve rientrare ma che si farà sentire. Mi saluta senza nemmeno darmi la mano e mi fa cenno di ripartire subito. Io eseguo.
Mentre torno verso casa mia mi sento frastornato, non avrei mai (e dico mai) pensato che potesse succedere qualcosa di simile: un ragazzo di 19 anni che chiede a bruciapelo a un uomo di 46 se è gay e glielo chiede perché lo ha capito da pochi minuti di dialogo. Naturalmente la mia fantasia parte in quarta, ma poi mi dico: “Ma che stai pensando! Dario è un ragazzino!” A casa faccio di tutto per non pensarci, però mi sento stravolto anche perché lui non è un ragazzo qualunque, le ragazze gli corrono appresso a frotte e penso pure i ragazzi, ma lui affronta proprio me con quella domanda secca: “Sei gay?” … ed è gay pure lui …. Ma che me lo dice a fare? Lui può trovarsi tutti i ragazzi che vuole … perché lo dice a me? Il passaggio in macchina glielo avrebbero dato anche i suoi amici ma lui lo aveva chiesto a me.
Il giorno appresso non mi chiama, e ci resto malissimo, avevo aspettato quella telefonata ma non era arrivata, ero proprio depresso, a terra del tutto, mi sentivo un cretino e un illuso. Dopo mezzanotte mi chiama e mi dice: “Io non ti ho chiamato per vedere se mi avresti chiamato tu e tu non lo hai fatto! Si deve che di me non te ne frega proprio niente!” Abbiamo parlato quasi fino all’alba, era evidente che tra noi c’era una complicità totale e non perché eravamo due gay. Mi ha detto che quando andava a trovare un suo amico era affascinato dal padre di questo amico e me lo ha descritto, in pratica però ha descritto me, e ha aggiungo: “Ma quello era etero … “ E dopo qualche secondo ha aggiunto: “Tu no!” Ora il discorso era chiaro.
Abbiamo cominciato a vederci tutti i giorni, senza sesso, parlavamo, andavano a fare la spesa o a prendere un panino, lui era contento, io pensavo che in quel modo, cioè senza sesso, si potesse andare avanti all’infinito, ma mi sbagliavo. Lui vedeva più lontano di me e nel tempo di qualche mese ci siamo arrivati. Il suo coinvolgimento era totale, il mio alquanto reticente, io avevo cominciato a volergli bene perché tra noi non c’era solo sesso, paravamo molto, lui cercava un confronto ma aveva in mente le sue idee e aveva una personalità molto spiccata, ci simo raccontati le nostre vite anche negli aspetti più intimi, la mia vita era stata in sostanza tutta un vuoto, c’era tanta fantasia ma niente di reale, quella sua era molto più complicata, cose che non avrei mai immaginato e che lo hanno condizionato molto pesantemente.
Io avvertivo di non essere il massimo per lui, ma la questione sembrava essere piuttosto relativa, si è innamorato più volte di ragazzi giovani e io spesso l’ho incoraggiato, ma quelle storie duravano poco e alla fine tornavamo insieme apparentemente solo per questioni di sesso ma in realtà perché tra noi c’era una forma di simbiosi profonda. Certe volte mi chiamava nel cuore della notte e mi diceva di andare sotto casa sua, io ci andavo, lui scendeva e restavamo in macchina, si metteva piangere, mi raccontava delle sue delusioni, poi facevamo l’amore, ma alla fine lui se ne pentiva e si sentiva come sporco, non ce l’aveva con me ma con se stesso, però aveva bisogno di essere accettato, amato, mi ha raccontato anche di aspetti inquietanti della sua personalità e lo ha fatto pensando che io me ne sarei andato ma io non solo non me ne sono andato ma ho pensato che doveva veramente fidarsi di me senza riserve.
Adesso Dario ha quasi 30 anni, dopo un percorso di studi inizialmente non semplice, condizionato soprattutto dall’emotività, sta finendo il dottorato di ricerca in una disciplina scientifica molto particolare ed è veramente apprezzato dai suoi colleghi e così ha riacquistato anche una certa autostima, che è stata sempre il suo punto debole. Ha vissuto di recente una lunga e seria storia d’amore con un ragazzo di cui era profondamente innamorato, ma alla fine quel ragazzo lo ha scaricato e lui c’è rimasto malissimo. Durante quel periodo ci vedevamo molto meno, adesso abbiamo ripreso a vederci quasi tutte le settimane, la domenica, passiamo la giornata insieme, parliamo molto e facciamo anche un po’ di sesso ma il tutto è molto naturale, non ci poniamo troppe domande. Con me si scatena proprio, cosa che non credo che faccia con i ragazzi di cui è innamorato, è come se con quei ragazzi lui cercasse soprattutto il lato affettivo e con me soprattutto quello sessuale, anche perché quei ragazzi da lui cercano soprattutto sesso mentre io cerco soprattutto prossimità, calore umano, e anche sesso, ovviamente, ma il sesso non è mai stato la mia fissa. Quando sto con lui cerco di limitare i contatti a cose non rischiose o a rischio molto basso, lui inizialmente faceva storie perché si sentiva frenato, ma poi ha finito per accettare la cosa in modo piuttosto tranquillo.
Adesso non ha un ragazzo, ma penso abbia altre persone (poche e sempre le stesse) con le quali fa sesso di tanto in tanto. Lui dice di non amare i rapporti affettivi e di cercare da me solo sesso, ma in effetti, dopo 10 anni, continuiamo a vederci e quando stiamo insieme stiamo proprio bene a tutti i livelli. Ci conosciamo bene reciprocamente sia a livello sessuale che di storia personale. Io non ho mai parlato di questa storia con persone che conosco, proprio mai, vivo da solo, quindi non ho problemi in famiglia, devo solo stare un po’ attento ai miei vicini pettegoli, perché capita che Dario venga a casa mia anche la notte tardi e che se ne vada la mattina successiva. In sostanza, su questa storia non mi posso confrontare con nessuno mettendomi in piazza direttamente, ma mi è capitato una volta, una volta sola, di ascoltare un discorso su questo argomento fatto da ragazzi che io penso fossero gay, e sono rimasto molto amareggiato, davano giudizi feroci, sparavano sentenze senza appello senza capire assolutamente niente, loro avevano in mente il loro modello di coppia gay e tutto quello che non era su quel binario lo consideravano patologico. Io con Dario non vivo niente di simile un rapporto di coppia gay come quello che loro hanno in mente, ma vivo una relazione che ha un senso, non mi sento frustrato per niente né mi sono sentito geloso quando lui aveva un ragazzo, il sesso tra noi c’è ma penso che abbia soprattutto il senso della conferma del fatto che esiste tra noi una relazione affettiva fondamentale, della quale non parliamo mai, ma forse è meglio, perché non sono le parole che contano. Io non vorrei da lui niente di diverso da quello che ricevo.
Questo è il rapporto che c’è tra noi, ma funziona ormai da 10 anni, non è una storia da romanzo, ma francamente non la cambierei con nulla al mondo. Penso a lui mille volte al giorno e non penso solo al sesso ma penso soprattutto ai suoi successi, alla sua autostima alla sua dignità, al fatto che si è costruito da solo, che non si è mai asservito a nessuno, non si è mai fatto affascinare dal denaro, che non ha mai fatto del male a nessuno. E poi, se penso che si fida di me (e d’altra parte io mi fido di lui) mi sento orgoglioso. Io penso che il nostro rapporto sia veramente un modo di volersi bene, un modo assolutamente fuori schema ma è un modo. Una cosa ho sempre ammirato in lui e cioè il parlare chiaro, il non usare troppe parole e dire quello che pensa anche brutalmente. Tra noi in pratica non abbiamo mai litigato, ci siamo detti addio decine di volte ma poi ce ne siamo dimenticati perché il senso dello stare insieme era forte al di là di qualsiasi convenzione.
Insomma, Project, che cosa ne pensi?
Piero62
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