AMORE GAY E ACCETTAZIONE OLTRE I PREGIUDIZI SESSUALI

Ciao Project,

vorrei sottoporti un problema che mi ha tenuto per molto tempo (anni) in uno stato di incertezza. Cerco di descriverti per sommi capi la situazione. Io ho 45 anni, il mio ex-fidanzato (anche se questa espressione è decisamente inadatta nel caso concreto) ne ha 29. Lui è il mio ex, certo, ha avuto le sue storie dopo che ci siamo lasciati, ma alla fine non è riuscito a stare bene con nessuno; è un ragazzo che ha avuto un passato molto difficile con momenti di depressione profonda ma da tutto questo, o almeno dalle fasi peggiori di tutto questo sembra sia uscito.

Abbiamo mantenuto costantemente un rapporto anche quando non stavamo più insieme. Lui è un po’ nevrotico (un bel po’) ma tra noi c’è stato sempre un feeling speciale che è andato ben oltre il sesso.

Io penso che lui sia una persona di intelligenza superiore, anche se si è sempre sottovalutato. Negli studi ha perso tempo per ragioni legate soprattutto alla depressione e alle sue nevrosi, ma alla fine ha ottenuto risultati eccellenti, ma, a parte i risultati degli studi, vedo che ha un interesse profondo per il suo settore (tipicamente scientifico) e questo gli provoca anche ansia perché quando si applica molto ai suoi studi e ha l’impressione di non capire esattamente quello che sta leggendo o di non riuscire a sviluppare le ipotesi sulle quali sta lavorando, va in crisi e in quei momenti rischia di vanificare tutto. Col passare degli anni, però, ho notato che queste crisi sono sempre meno profonde e che non lo distruggono più come accadeva qualche anno fa.

Non so che cosa farà nella vita oltre studiare (che è la cosa che mi sembra più adatta per lui); fino ad ora ha realizzato molto di più di quello che lui stesso si sarebbe immaginato all’inizio.

Voglio sottolineare che gli voglio bene in modo profondo e che tra noi c’è una comunicazione che non ho mai avuto con nessun’altra persona. Quando sto accanto a lui non so mai come comportarmi, anche se adesso mi faccio meno problemi. Tra noi esiste anche qualche contatto sessuale, succede di rado ma succede, tanto più adesso che non ha un ragazzo da diversi mesi.

Io, per mia natura tendo a creare rapporti prima di tutto affettivi e questo succede soprattutto con lui che è tanto più giovane di me. Tendo spesso a rassicurarlo, a dirgli che gli voglio bene, cosa che è verissima e che lui sa molto bene, ma il vero problema si presenta sul piano sessuale, che per lui è fondamentale. Ha sempre avuto la paura di poter essere messo da parte perché in lui la sessualità produce quasi una specie di frenesia e ha paura che tutto questo possa mettere in crisi i suoi partner, e qualche volta è successo.

Anche io mi sono posto molte domande ma poi ho capito che i suoi atteggiamenti nei confronti del sesso sono condizionati dal suo passato e ho finito per pensare che in effetti non ci fosse niente di cui essere allarmati. L’idea di allontanarlo l’ho avuta anche io, ma solo in qualche situazione molto particolare e molto rara, alla fine però si è sempre superato tutto e penso che il nostro rapporto, per quanto sia strano, è comunque molto saldo.

Lui mi richiede dei comportamenti sessuali che a me non verrebbero in mente, sono cose che non mi sconvolgono affatto ma un po’ contrastano con l mio modo di essere. Lui dice che con lui devo essere autoritario, duro, che devo farmi rispettare, che lo devo umiliare e la cosa mi sconcerta un po’, io qualche volta provo a fare quello che mi chiede, ma per me è un gioco, perché stare con lui mi fa una estrema tenerezza e mi sento portato ad abbracciarlo e non certo ad aggredirlo.

Certe volte lui considera il mio atteggiamento come un non voler capire il senso di quello che mi chiede. Ne abbiamo parlato molto ed è evidente che nel chiedermi dei comportamenti duri, punitivi nei suoi confronti, gioca un ruolo fondamentale il ricordo delle sue prime esperienze. Io vorrei staccarlo dal ricordo di quelle esperienze e vorrei che lui entrasse nella dimensione di una sessualità fatta di tenerezza e di affetto reciproco, ma mi rendo conto che il peso dei ricordi per lui è molto forte e che la sua visione della sessualità, ormai a 30 anni, è ancora profondamente condizionata dalla sue prime esperienze.

Certe volte è come se volesse essere punito per qualcosa che lui deve vedere assolutamente come una colpa, per esempio il fatto che, dopo essere stato con me, è stato con altri ragazzi. Io di tutto questo non gli ho mai fatto una colpa, perché ho pensato che trovarsi un ragazzo che gli volesse bene potesse essere fondamentale per la sua vita. Lui non è un mio possesso, è solo una persona che amo e che mi ama e di questo sono certo.

Il punto è questo, Project, che devo fare? Assecondarlo come vuole lui o mantenere una linea intermedia, cioè fare anche un po’ come vuole lui ma senza trascurare mai di dirgli che gli voglio bene? E poi mi chiedo se il mio cercare di allontanarlo dai suoi ricordi sia una cosa giusta o se sia solo un tentativo di fargli chiudere forzatamente una parentesi che per lui non è affatto chiusa. È un po’ come se lui volesse rivivere con me, ma chiaramente in una dimensione anche affettiva, certe sue vecchie esperienze, forse rivivendole in un modo diverso potrebbe liberarsi dalla presenza ossessiva di quei contenuti.

Vorrei sottolineare che lui ha avuto e ha dei problemi perché ha vissuto una vita difficile, ma non è una caso patologico. Sono felice di contare qualcosa per lui e, francamente, se lui sparisse dalla mia vita mi sentirei maledettamente solo. Certe volte quando mi parla dei suoi studi mi affascina anche se è sempre pronto a sottolineare che sono più le cose non chiare di quelle chiare. Adesso vedo in lui più autostima, anche se l’autostima non è mai stata la sua nota caratteristica.

Mi sono affezionato a lui perché lo sento molto simile a me, io non sono uno scienziato e ho vissuto una vita molto banale finché non l’ho incontrato, ma in molti suoi atteggiamenti e in molti suoi modi di reagire mi identifico profondamente. Non mi ha mai imbrogliato, è generoso, ruvido ma anche affettuoso. Non vorrei nessun altro accanto a me perché noi più che una coppia siamo una famiglia.

Quando mi chiama mi sento felice anche se non so mai come comportarmi. Anni fa litigavamo spesso e poi ci comportavamo come se non fosse accaduto nulla, adesso non litighiamo praticamente più e il dialogo non sembra più un confronto duro ma un modo di raccontarci reciprocamente le nostre emozioni. Resto incantato da come riesce in modo semplice e diretto a manifestarmi il suo bisogno di sesso; io non saprei fare niente di simile, ma in fondo lui sa che stargli vicino per me è la felicità e sa anche che questa è una certezza che non verrà meno.

Aspetto la tua risposta, Project, se vuoi metti anche questa mail nel blog. Ti ho allegato il mio contatto skype; mi farebbe piacere parlare un po’ con te.

Leonardo

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6312

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UN RAGAZZO GAY INNAMORATO DEL SUO PROFESSORE

Ciao Project,

sono arrivato al forum http://gayprojectforum.altervista.org attraverso un link in uno dei tuoi blog. Ti faccio i miei complimenti, perché è un forum veramente molto ben fatto e ci si trovano molte risposte che non si trovano altrove. È un peccato che i motori di ricerca non lo indicizzino adeguatamente. Ho visto che il blog in Italiano, invece, è molto indicizzato, ma per uno che non parla Italiano, avere un blog in Inglese sarebbe molto importante. Insisti e cerca di andare avanti, prima o poi riuscirai ad avere successo, almeno io lo spero.

Adesso vengo alla ragione di questa mail. Innanzitutto mi chiederai perché una mail (e da un indirizzo email a tempo) e non un bel post sul forum. La risposta a me sembra quasi ovvia. Voglio preservare al massimo la mia privacy e ho bisogno di capire come funzionano realmente le cose prima di fidarmi di te.

Ho quasi ventitré anni, sono uno studente di discipline scientifiche in una grande università di una città dell’Europa del Nord, dove vivo. Nella mia università ci sono anche associazioni gay, il clima per i gay dichiarati è piuttosto favorevole, ma il mio problema è che io non sono dichiarato e non voglio dichiararmi perché questo mi creerebbe qualche problema in famiglia (e non solo) o forse più che qualche problema mi provocherebbe un po’ di imbarazzo. Conosco tanti gay dichiarati; qui, in effetti dichiararsi non è un problema, con parecchi di quei ragazzi vado anche d’accordo ma vorrei cercare la mia strada in un altro modo e tra poco capirai perché.

Le associazioni gay universitarie sono posti piuttosto seri e non ho niente contro queste cose, ma lì la sessualità diventa un fatto sociale, un argomento di conversazione, un qualcosa che deve essere condiviso e ci sono inevitabilmente degli standard in cui io non mi riconosco pienamente. Cerco di spiegarmi meglio, io non mi innamoro dei miei coetanei ma di uomini adulti, i miei colleghi di corso mi considerano etero perché con loro io ho dei classici rapporti di amicizia come quelli tra ragazzi etero, perché i miei colleghi di università non mi attraggono sessualmente, mentre certi miei professori sono per me anche un interesse sessuale e ovviamente un discorso simile, in una associazione universitaria gay, suonerebbe piuttosto strano. Ho fatto una piccola indagine tra i ragazzi gay che conosco e non ce n’è neppure uno che abbia interessi simili ai miei, quindi ho preferito lasciare da parte le associazioni universitarie gay.

Non c’è bisogno di dire che mi sento molto solo, anche perché non posso parlare con nessuno della mia vera vita. E allora me ne sto da parte ed evito di farmi coinvolgere in modo diretto. Studio molto, ho buoni risultati, ma purtroppo non ho una mia vita affettiva-sessuale, vivo solo di fantasie e di proiezioni.

Lo scorso anno sono stato inserito in un gruppo di laboratorio di sei studenti, coordinato da un professore quarantenne che non è solo bravissimo ma anche bellissimo. Certe volte si stava in laboratorio anche per quattro ore di seguito. Una volta abbiamo messo su un esperimento che doveva durare per sei giorni di seguito e doveva essere monitorato senza interruzioni, giorno e notte. I miei cinque colleghi venivano solo la mattina, io mi sono offerto di rimanere lì e di monitorare l’esperimento e, in pratica, sono rimasto in Istituto una settimana di seguito, giorno e notte. Il professore veniva spesso il pomeriggio e qualche volta si tratteneva anche fin oltre la mezzanotte. Per me, vederlo era una vera felicità, parlavamo quasi soltanto dell’esperimento, io gli ho proposto una modifica e ho cercato di spiegargliene le ragioni, e lui mi è stato ad ascoltare con la massima attenzione e poi ha deciso di mettere in pratica quella modifica e la cosa mi ha fatto immensamente piacere. Le ultime due sere, è venuto in laboratorio e ha portato con sé la cena per lui e per me e abbiamo cenato insieme. Alla fine dell’esperimento mi ha proposto di fare con lui una piccola pubblicazione per descrivere l’esperimento e suoi risultati. Mi ha detto che avremmo lavorato insieme per tre giorni e che non sarebbe stato un grosso impegno.

La pubblicazione dell’articolo col mio nome dopo quello del professore mi ha creato una situazione di imbarazzo terribile coi miei colleghi che mi hanno considerato un opportunista e un arrampicatore sociale, ma in effetti anche loro avrebbero potuto partecipare in modo molto più concreto alla gestione dell’esperimento.

Il mio rapporto col professore era ottimo, ma ovviamente, per quanto riguardava me, non si trattava solo di una collaborazione si studio e di ricerca, io mi ero innamorato del professore, anche se non sapevo niente di lui. Non è sposato, questo lo so di certo. Sta spesso in giro sia in Europa che negli USA. L’ho sempre visto girare da solo, ma non ne so più tanto. Con me era perfettamente a suo agio, ma anche molto professionale. Nelle tante ore passate insieme abbiamo parlato solo dell’esperimento, non c’è mai stato nemmeno un cenno alla vita privata.

Adesso il periodo del gruppo di ricerca è finito, ogni tanto vedo il professore che va su e giù per le scale dell’Istituto, qualche volta vado a salutarlo nel suo ufficio e un paio di volte mi ha anche invitato a pranzo alla mensa dell’Istituto, ma non c’è mai stato nulla che andasse di un solo centimetro fuori dal perimetro del rapporto professionale. Sui social non ha un profilo, io ho la sua mail, ma è quella ufficiale dell’università. Non so che fare, Project, Io me ne sono innamorato ma ho paura di combinare guai. Molto sinceramente penso che lui abbia del tutto rimosso la vita affettiva e ormai si sia consacrato totalmente alla ricerca, ma io ho la vaga sensazione che la ricerca sia solo un modo per evitare di pensare. Ho la vaga sensazione che lui sia gay e, nonostante tutta la sua ostentata professionalità, penso di essere per lui anche una grande tentazione. Questa sensazione l’ho avuta più volte, non saprei nemmeno dirti una ragione precisa che mi spinge a pensarlo, ma dei piccoli sorrisi, delle frasi cominciate in un modo e finite in un altro, delle pause troppo lunghe e certi modi di distogliere lo sguardo mi hanno fatto pensare. Devo essere io a fare il primo passo o devo aspettare di essere fuori dall’università, se mai ne uscirò fuori, per fare con lui un discorso da pari a pari? Io credo che a lui accada una po’ qualcosa di simile a quello che accade a me, ma a parti invertite. Io sono troppo giovane per lui secondo il “modello standard” e lui è troppo vecchio per me, ma il modello standard non detto che debba sempre valere. Ci sono molte cose che quel modello non spiega. Certo all’università un professore non si può compromettere con uno studente, perché effettivamente sarebbe troppo rischioso, e mano ancora uno studente può fare la dichiarazione d’amore a un professore.

Certe volte sono tentato di rischiare il tutto per tutto e penso che alla fine vincerei la mia scommessa, ma non lo voglio mettere in situazioni imbarazzanti. Ecco, io continuo ad andare avanti così. Sulla soglia di un rapporto che potrebbe essere bellissimo, e secondo me non è solo un’ipotesi astratta, ma sia a me che a lui manca il coraggio di fare il passo senza ritorno, sia per opportunità che soprattutto per la paura di sentirsi rispondere con un rifiuto. È il mio primo amore e ho paura di bruciare tutto per la fretta.

Adesso puoi capire come mi sento e che cosa posso provare. Io sogno il mio professore ogni notte, ma non lo sogno in cattedra ma nel mio letto, è diventata ormai una specie di ossessione… Che devo fare, Project? Ti è mai successo di vedere situazioni simili alla mia?

Se lo credi opportuno pubblica la mail, perché è abbastanza neutra.

G.O.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Foum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6311

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NON GIUDICARE GLI ALTRI GAY

Caro Project,

ho letto alcune parti del tuo libro “Essere Gay” e mi ha colpito l’idea di morale gay, cioè l’idea di distinguere tra una omosessualità buona e una cattiva o almeno meno buona. In questo modo io credo che tu voglia mettere in evidenza quanto c’è di buono nella omosessualità, e su questo non posso che concordare con te, ma purtroppo sottolineando quello che c’è di buono si finisce per sottolineare anche quello che c’è o ci può essere di negativo e qui potrei ancora essere d’accordo con te, ma con qualche limitazione significativa.

Project, tu dici di essere assolutamente laico e ti rispetto per questo, io vengo invece da una formazione cattolica abbastanza tradizionale, in teoria dovrei aver imparato a distinguere il bene dal male ma ho anche imparato a non giudicare e a non sottovalutare le ragioni degli altri, anche di quelli che hanno stili di vita diversissimi dal mio.

Sono ormai vicino ai 70 anni e ogni volta che mi capita di poter avere un dialogo serio con qualcuno che ha vissuto esperienze lontanissime dalle mie mi rendo conto che se per un verso mantengo la mia tendenza a giudicare, per l’altro sono fortemente frenato dal fatto che le cose sbagliate, quando sono viste da vicino sono molto meno strane e sbagliate di quanto appaiono quando sono viste solo da lontano o sono considerate solo in teoria.

Parlavo giorni fa con un ragazzo non ancora trentenne e, come mia vecchia abitudine e mio difetto, stavo per l’ennesima volta cercando di mettermi in cattedra, ma per fortuna mi sono trattenuto e ho lasciato spazio a quel ragazzo. Lui mi ha parlato con molta sincerità delle sue esperienze di vita e io mi sono sentito del tutto disarmato, mi rendevo conto che i miei argomenti moralistici non avevano alcun senso se confrontati con esperienze dure come quelle vissute da quel ragazzo. Mi sono sentito un totale imbecille, uno che si è illuso di capire tutto senza avere realmente alcuna conoscenza di ciò di cui sta parlando. Il mio mondo mi è sembrato solo un ammasso di chiacchiere vuote.

Che avrei fatto se mi fossi trovato nelle situazioni in cui si è trovato quel ragazzo? Che cosa avrei scelto? E poi, avrei avuto reamente la possibilità di scegliere? Quel ragazzo era radicalmente diverso da me nei suoi atteggiamenti perché aveva avuto una vita radicalmente diversa dalla mia e molto più dura della mia. Prima avrei giudicato male i ragazzi come lui, avrei detto che avevano l’idea fissa del sesso, ma, in fondo, vedevo sempre più chiaramente la stupidità di questi giudizi.

La moralità del mio essere gay, o almeno quella che a me sembra essere la moralità del mio essere gay, se vogliamo dire tutta la verità, mi viene dalla mia formazione cattolica, che mi ha in qualche modo preservato dalle esperienze più dure, cioè il mio essere cattolico mi ha fatto essere gay in un modo molto particolare, ma attenzione, si tratta di un modo più prudente, più oculato, più controllato, ma forse anche più ipocrita e meno sostanzialmente partecipativo. Ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi, sesso compreso, anche se con prudenza, non sono un santo e mi rimprovero soprattutto di non aver fatto quel po’ di bene che avrei potuto fare, poi mi fermo a riflettere e mi chiedo che cosa mi ha allontanato per esempio dalla ricerca del sesso sfrenato, e onestamente, pensandoci bene, non credo che sia stata l’educazione cattolica ma la paura, cioè brutalmente la necessità di salvare la faccia, che è una cosa comunque molto meschina, ecco che il confine tra moralità e meschinità diventa molto meno netto.

La necessità di salvare la faccia per me aveva un valore solo perché non sono mai stato veramente me stesso al 100% e soprattutto non sono mai stato messo con le spalle al muro da situazioni di fatto più forti di me, come è accaduto a quel ragazzo, perché in quel caso con ogni probabilità mi sarei comportato esattamente come lui. Quando si va alla sostanza delle cose la moralità delle persone, più che una qualità individuale è il risultato di un contesto e gli stessi concetti di merito e di colpa perdono i loro contorni chiari.

In fondo lo stesso papa Francesco aveva detto. “Chi sono io per giudicare un gay?” Sembrava una frase impacciata, che voleva indicare un’apertura ma è una frase che ha un significato estremamente serio. Ho provato ad applicare quella frase a me stesso e sono arrivato alla conclusione che non ho alcun diritto di giudicare. Anche chi va alla ricerca disperata e quasi nevrotica di sesso può avere ugualmente una sua morale e quella morale non è peggiore della mia, ed è solo apparentemente diversa.

Dal dialogo con quel ragazzo ho capito che il sesso non gli ha portato affatto la felicità e che in lui il bisogno di essere amato e rispettato per quello che è veramente è vivissimo, direi anzi che è molto più vivo che in me. Siamo rimasti a parlare per ore e abbiamo capito che tra noi c’era un rispetto reciproco profondo, un rispetto reciproco quasi inaspettato ma assolutamente reale.

Project, permettimi una divagazione, io, che sono gay e che non voglio perdere il contatto con la mia fede, ammiro molto papa Francesco, perché, secondo me, ha riportato il Cristianesimo ai suoi valori fondanti, non ha fatto polemica con la modernità ma si è messo alla ricerca delle persone e delle loro sofferenze, in sostanza non ha giudicato ma ha cercato di fare sentire la sua voce a favore degli ultimi. Fare qualcosa di buono e di concreto senza giudicare nessuno, questo è il suo stile.

Insomma, adesso sento che il mio essere gay può essere veramente conciliabile con il mio essere cristiano, almeno fino ad un certo punto. So che tu hai sostenuto il contrario, ma lo hai sostenuto in altri tempi, e mi piacerebbe capire che cosa pensi oggi, dopo che papa Francesco ha dato una lettura più evangelica del cattolicesimo. Scusami se mi sono permesso di provocarti con questa mia mail ma ti stimo molto e mi piacerebbe sapere se sei sempre dello stesso parere. Vorrei sottolineare che apprezzo molto quello che fai.

Paolo

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Caro Paolo,

ho letto la tua mail con vivo interesse. Sì: non giudicare! È un principio evangelico ma è anche un dovere morale laico. Quello che dici di quel ragazzo, mi è capitato più volte e mi ha messo in crisi più volte. Adesso la mia tendenza a giudicare si è ridotta notevolmente e ho recuperato la consapevolezza della mia ignoranza e delle mie incapacità. Credo di avere ancora moltissimo da imparare e purtroppo, alla mia età, non avrò il tempo per capire molte cose, ma certo l’idea di giudicare la terrò a freno.

Quanto a papa Francesco, non posso negare che, pur sentendomi radicalmente laico, ascolto con la massima attenzione quello che dice e cerco di farne tesoro. Ho anche io l’impressione che abbia riportato il cattolicesimo a valori più autenticamente evangelici. Il cattolicesimo non è o non dovrebbe essere un’ideologia. Direi che è un papa che ha atteggiamenti sostanzialmente laici e condivisibili da molte persone di buon senso anche fuori dalla chiesa cattolica, ha indubbiamente coraggio. Non posso negare che, specialmente negli ultimi mesi, sono rimasto molto colpito dal fatto che Francesco non sottolinei mai le divisioni ma cerchi la collaborazione degli uomini d buona volontà per fare tutti insieme qualcosa di buono e di concreto. Effettivamente papa Francesco non ha giudicato ma ha cercato di perseguite il bene impegnandosi per le periferie del mondo. Mi dispiace solo che sia ormai un uomo anziano perché la sua presenza potrebbe essere archiviata rapidamente dopo la sua uscita di scena e sarebbe veramente un danno per tutti, cattolici e no. Beh, credo che si capisca abbastanza bene quello che penso di papa Francesco.

Paolo, ti ringrazio veramente moltissimo della tua “provocazione”! Magari ci fossero tante provocazioni di questo tipo!

Project

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AMORE GAY PRIMA E DOPO

Ciao Project,
ho letto tanti articoli sulle coppie gay, da quelli di tipo scientifico-sociologico a quelli di gossip, a quelli di sessuologia di coppia, in quegli articoli si parla di tutto, di sesso, di fantasie sessuali, delle possibili realizzazioni di quelle fantasie, di ruoli sociali, di tolleranza e ovviamente di bellezza e di fascino, ecc. ecc., ma secondo me ci manca sempre l’elemento fondamentale, ossia il fatto che ci si ami veramente.
Amare sarà anche un questione di sesso, questo non lo nego, ma secondo me è molto di più. Non so perché con certe persone succede e con altre persone non succede affatto, ma volersi bene significa prima di tutto rispettarsi, capirsi, pure nella propria diversità. L’altro non è un altro me stesso, in lui non amo me stesso ma qualcosa di diverso che sento affine, certo, ma non identico, amo la sua libertà anche quando lo allontana da me, amo il suo essere diverso da me e il suo amarmi nonostante tutto, un amarmi che mi valorizza e mi fa sentire vivo, apprezzato, gratificato.
In coppia si sta bene solo quando ci si ama veramente, quando si desidera il bene dell’altro, quando la sua felicità conta più della nostra, ma per volersi bene non è affatto necessario essere in coppia.
Ho avuto una bellissima storia con un ragazzo che ho amato tantissimo e che mi ha amato tantissimo, adesso non stiamo più insieme, eppure ci amiamo lo stesso, perché il rispetto, l’affetto, la comprensione che c’erano tra noi sono rimasti identici, è venuta meno l’esclusività sessuale, eppure noi continuiamo ad amarci, anche se lui ha un nuovo compagno e poi, chi ha detto che si possa amare solo una persona alla volta?
Se il mio ex avesse bisogno di me, per lui farei qualunque cosa, perché gli voglio bene, e sono certo che il suo attuale compagno non sarebbe affatto geloso e sarebbe il primo a spingermi in quella direzione, tra l’altro ci conosciamo e ci stimano. L’unica cosa che avrebbe potuto mettere in crisi i rapporti tra me e il mio ex-compagno sarebbe stata l’inganno, il raccontare una cosa e farne un’altra, ma è proprio quello che tra noi non è mai accaduto.
Non sono gli obblighi legali a creare i sentimenti. Non ho mai capito i ragazzi che odiano i loro ex, se li odiano “dopo” vuol dire che non li amavano “prima”. Ho sempre considerato il mio ex una persona ottima sotto tutti i punti di vista, di lui mi fidavo totalmente. Ora non siamo più una coppia ma io continuo a considerarlo una persona ottima, non ho cambiato opinione su di lui per il fatto che non siamo più una coppia.
Secondo me, noi tutti, e in particolare noi gay ci facciamo trascinare dal modello di rapporto matrimoniale tradizionale, che contiene delle oggettive assurdità. Provo a spiegarmi meglio: quando un uomo e una donna si sposano, almeno quando si sposano con un rito religioso, si promettono amore eterno, intendendo per amore non solo rispetto e dedizione ma addirittura coinvolgimento sessuale esclusivo e nel promettere una cosa di questo genere si impegnano a garantire qualcosa che non è in loro potere.
Io posso promettere rispetto e assistenza in caso di necessità, queste sono le cose che posso promettere, quanto al coinvolgimento sessuale esclusivo, che non è una scelta ma è qualcosa di libero e spontaneo, posso al massimo affermare che quel coinvolgimento c’è adesso, ma siccome non è un atto volontario non posso promettere niente per il futuro.
Ma forse il matrimonio tradizionale prescinde dall’amore, non mi obbliga ad amare una persona per tutta la vita ma solo ad astenermi dai rapporti sessuali con altre persone, il che vuol dire che mi obbliga a dei comportamenti assolutamente non spontanei.
Ora, forse nel campo etero un comportamento di questo genere può avere senso perché ci sono gli interessi dei figli da salvaguardare, ammesso e non concesso che per i figli sia meglio avere un genitore costretto a livello legale alla fedeltà sessuale, cosa che mi sembra del tutto assurda, o che almeno considero come una indebita semplificazione perché mira a garantire forzatamente quello che non è coercibile. Ma per una coppia gay, in cui non ci sono figli, il modello matrimoniale non ha senso, perché l’unica cosa che conta è l’amore, che è cosa diversa dalla fedeltà sessuale.
Io non sono un ragazzo, ho 55 anni e il mio ex-compagno ne ha pochi di meno. Due anni fa ho avuto un infarto e rischiavo di finire male. Non avevo più parenti stretti ed ero affidato in pratica alle associazioni di volontariato. Al mio ex-compagno non avevo detto nulla per non creargli obblighi di nessun genere. Lui è venuto a sapere che io ero in ospedale da altre persone ed è venuto subito a trovarmi in ospedale.
Era estate e lui era in ferie col suo compagno. Hanno interrotto le ferie e sono venuti subito da me, sono venuti tutti e due, e hanno fatto i turni per non lasciarmi solo fino alle dimissioni e poi sono venuti a stare a casa mia, si sono proprio trasferiti a casa mia, finché io sono stato in convalescenza, cioè per circa due mesi e se ne sono ritornati a casa loro solo quando hanno visto che io potevo essere autosufficiente e anche dopo son venuti spesso a trovarmi e lo fanno ancora. Io ho visto che il mio ex era contento e che il suo compagno era un uomo serissimo. Mi sono sentito amato da loro.
So bene che questo non è il tipo di amore che in genere si considera più importante, eppure, per me, questo tipo di amore è stato l’unica vera spinta verso l’uscita dai miei problemi, cioè l’unica vera spinta verso la vita. Aggiungo una cosa: da allora trascorriamo le feste insieme e posso solo dire che stiamo bene.
Trent’anni fa non avrei mai immaginato una situazione del genere. Trent’anni fa avevo in mente tanti modelli e sognavo cose che mi sembravano bellissime ma erano del tutto irreali e non ero in grado di dare un valore alle cose che effettivamente ne avevano. Poi, piano piano, ho cominciato a rendermi conto e a capire che cosa vuol dire veramente amarsi. L’ho capito, in pratica solo da vecchio.
Pensa, Project, che quando col mio ex-compagno abbiamo deciso di separarci io credevo che non ci saremmo più visti, perché secondo me, allora, le alternative erano solo due o amore perfetto (la favola) o l’indifferenza totale, se non addirittura astio e odio. E invece non è stato affatto così. Non mi sono mai sentito tradito o imbrogliato, non ho mai pensato di avere buttato via gli anni della mia vita, niente di tutto questo, semplicemente, ho imparato a capire quanto ci può essere di bello in un rapporto che resta un rapporto d’amore, di rispetto e di affetto reciproco, anche quando l’attrazione sessuale viene meno.
Non sono un assertore dell’amore libero nel senso di vivere la sessualità in modo superficiale col primo che capita e poi ciao! No, niente di tutto questo, ma l’amore è libero e, se è vero amore, non viene meno nemmeno quando l’attrazione sessuale svanisce. Ho provato a raccontare la mia esperienza a dei ragazzi gay giovani ma mi hanno guardato con sospetto, come se fossi una caso patologico, per loro i modelli ci sono eccome e penso che sia proprio questa la ragione che provoca in loro tanta insoddisfazione.
Se interiorizzo profondamente i modelli delle favole e li confondo con la realtà, finirò per essere sempre deluso dalla realtà. La realtà deve essere capita, bisogna imparare a vederne i lati positivi, che sono tanti anche se non sono così evidenti.
Ho impiegato anni a superare i modelli di comportamento di tipo matrimoniale ma posso affermare che adesso mi sento molto più libero.
Devo dire però che non credo che la mia esperienza sia facilmente generalizzabile, perché il mio ex-compagno è veramente una persona speciale; se mi fossi innamorato di una persona superficiale, incapace di sentimenti veri e condizionata al punto di dover reagire sempre e soltanto nella maniera standard, probabilmente in quegli schemi ci sarei rimasto impegolato anche io. Non voglio quindi farmi maestro, perché sono stato estremamente fortunato, però devo dire che la mia esperienza fuori-schema non è stata per niente fallimentare ed è stata in pratica la scoperta di un mondo nuovo, molto meno condizionato e molto più autentico.
Se lo ritieni opportuno, pubblica questa mail, forse a qualcuno potrebbe essere utile.
Lorenzo
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6306

GAY E AMICIZIE SPECIALI

Questo post è dedicato ad un aspetto spesso sottovalutato delle relazioni interpersonali e in particolare delle relazioni interpersonali tra gay, ossia al valore e al significato delle amicizie profonde tra gay.

Per introdurre l’argomento, riporto qui di seguito un brano di una mail che ho rivenuto da un ragazzo trentunenne.

“Io non ho un ragazzo, cioè non ho una storia di coppia nel senso che a questa espressione si dà comunemente. Ho avuto delle occasioni ma non era esattamente quello che volevo. Puntare tutto su una sola persona, se le cose vanno bene, può portare alla felicità, ma se le cose vanno male o semplicemente non vano bene come si sperava, porta a lunghi periodi di stress quando il rapporto va in crisi e lentamente viene meno. Io ho vissuto un paio di volte questa esperienza e, francamente, non intendo ripeterla. Non so se la mia è una rinuncia a trovare l’amore, ma francamente non credo che sia così. Il mito del compagno ideale, del cosiddetto principe azzurro non mi convince e francamente penso che il mio benessere personale dipenda sostanzialmente da me e da quello che faccio molto più che da un’altra persona che dovrebbe darmi la felicità, o meglio, l’altra persona può essere importante ma se va bene si costruisce in due e non ci si può aspettare che tutto ci piova dal cielo con l’arrivo del principe azzurro.

Attualmente, come ho detto non ho un ragazzo, ma ho un amico speciale col quale qualche volta c’è anche un po’ di sesso, ma capita di rado, siamo essenzialmente due amici che si vogliono bene, che si stimano, che  si rispettano, che si capiscono, che possono benissimo avere ciascuno la propria vita, ma che, prima di tutto, parlano chiaro tra loro, che non si raccontano falsità, e penso che sia proprio per questo che il nostro rapporto va avanti. Dall’ultimo incontro in cui abbiamo fatto sesso sono passati più di due mesi, in questi due mesi un paio di volte abbiamo fatto sesso per telefono, so bene che sembra squallido, ma per noi non lo è mai stato, serve a confermarci nell’idea che tra noi c’è anche quel tipo di interesse, però ci tengo a sottolineare che non è certo per il sesso che noi stiamo, per così dire, insieme. Il nostro rapporto si basa proprio su altre cose, che viste dall’esterno possono sembrare stupide e di nessun significato, come per esempio il nostro modo di trasmetterci reciprocamente sicurezza circa il fatto che continuiamo a volerci bene, e soprattutto il parlare chiaro. Quando lui ha sentito il bisogno di stare con un altro ragazzo, me lo ha detto nel modo più semplice. Io francamente sapevo che questo fatto non avrebbe messo in crisi il nostro rapporto, che è andato avanti, per un po’ senza sesso, ma con le stesse attenzioni reciproche, con le stesse sottolineature del fatto che ci vogliamo bene. Lui ha passato un lungo periodo di problemi con l’università  e ha perso un paio d’anni, se devo dire la verità, questo fatto mi ha creato molti più problemi del fatto che lui stesse con un altro ragazzo, tra l’altro con un ragazzo molto serio che gli ha voluto bene veramente. Quando è uscito dal periodo negativo e si è rimesso a studiare me lo ha fatto sapere, senza troppe sottolineature, perché sapeva che la cosa mi avrebbe fatto immensamente piacere. Io credo che alla base del nostro rapporto ci sia la certezza che continueremo a volerci bene, ovviamente senza vincoli di nessun genere, ma continueremo a volerci bene. Io so che lui non si dimenticherà di me e che tra noi ci sarà sempre la massima sincerità. Quando ci sentiamo per telefono ci tengo moltissimo a chiudere la telefonata sottolineando che sono contentissimo di aver parato con lui, e sono contentissimo veramente, lui è meno espansivo ma sa benissimo che gli vorrò sempre bene. In effetti, ci conosciamo ormai da 10 anni e il nostro rapporto non è mai andato veramente in crisi. Insomma, siamo una certezza uno per l’altro. Non so se questo significa essere una coppia, in un certo senso lo siamo, ma solo in un certo senso.”

Un’altra testimonianza può evidenziare il valore centrale delle piccole cose.

“Caro Project, per me oggi è una giornata stupenda! Alcuni giorni fa ho avuto occasione di conoscere un po’ più da vicino un ragazzo bellissimo che conoscevo anche prima ma molto superficialmente. Abbiamo parlato e un po’ mi ha stupito. Gli ho chiesto se ha una ragazzo e mi ha detto che non è fidanzato e che adesso sta cercando altro, cioè sta cercando soprattutto amici veri. Non nego che questa risposta ha un po’ raffreddato i miei entusiasmi, ma poi ci siamo messi a parlare di tante cose e quello che lui mi ha detto mi è piaciuto molto. Parliamo molto su skype, scherziamo, stiamo bene insieme, ma ci ripetiamo sempre che si tratta solo di amicizia. Io fatico un po’ a considerarlo solo un amico, per me è molto di più, ma lui insiste sul fatto che siamo solo amici, anche se l’amicizia non è affatto una cosa banale, certo non ci sono prospettive sessuali però mi rendo conto che a me ci tiene veramente. Mi ha detto una cosa che mi ha fatto pensare molto: “Io sono gay, ma cerco solo un amico vero, tu sei un ragazzo come si deve e mi sto affezionando a te, ma non sono innamorato di te, sto solo bene con te.” Io mi sono chiesto che differenza c’è. La differenza sta nel sesso? Non so proprio che cosa pensare. Una sera viene sotto casa mia del tutto inaspettatamente e andiamo a prendere una pizza e poi restiamo a parlare in macchina, io penso che si arriverà a fare un po’ di sesso, ma non succede, gli dico che me lo sarei aspettato ma mi risponde: “Te lo avevo detto, io cerco solo un amico vero, se non ti sta bene devi dirmelo chiaro.” Penso di averlo offeso e non credo che mi chiamerà di nuovo, ma non succede così, dopo tre giorni, torna ancora sotto casa mia, io scendo a lui mi dice: “Solo amici?” e io gli dico: “Ok!”.”

Una terza testimonianza, interessante è di un quarantenne single che ha creato un rapporto di amicizia con un cinquantenne, anch’egli single.

“Ha dieci anni più di me e le sue esperienze le aveva fatte, ma anche io avevo avuto le mie storie, come risultato abbiamo cercato di evitare di metterci insieme per chissà quale ragione o con chissà quali speranze, siamo rimasti su cose di basso profilo, semplici ma reali. Ci sentiamo spesso, spesso parliamo di cose di lavoro, perché lavoriamo in settori molto affini, ci sentiamo soprattutto nei momenti di difficoltà, quando c’è bisogno di sfogarsi un po’. Lui ha problemi con i genitori anziani e deve pensarci lui perché è figlio unico. Ci si vede di rado, ci si sente per telefono in pratica ogni giorno, però non sono mai telefonate rituali o ripetitive. Partiamo dai problemi del lavoro e poi finiamo a parlare di tutt’altro. Ogni tanto mi propone una pizza, poi la maggior parte delle volte non riusciamo a combinare nulla perché lui è vincolato dalla famiglia e allora ci sentiamo per telefono e parliamo un po’. Non abbiamo mai parlato della possibilità di trasformare il nostro rapporto in un vero rapporto di coppia, prima di tutto perché non sarebbe possibile per ragioni logistiche e poi perché è un’ipotesi che realmente non interessa né a lui né a me. Semplicemente stiamo bene così. Così le cose funzionano. La telefonata non ci manca mai e ogni tanto c’è pure una pizza, ma quando ci sono problemi seri ci sentiamo sempre. Forse sarà un tentativo di porre un rimedio alla solitudine, però in qualche modo funziona e gli effetti positivi li sento. Lui mi dice che adesso si sente tranquillo, che non ha più la sensazione di avere fatto fallimento nella sua vita, che ha recuperato una prospettiva per il futuro in modo da non invecchiare completamente solo. Io gli dico che mi sento a mio agio, ed è proprio così. Certo non era questo il mio sogno di tanti anni fa, ma il mio sogno non aveva nulla di reale, mentre il mio amico (non dico nemmeno il mio compagno) esiste veramente ed è un punto di riferimento fondamentale.”

Questi tre documenti, che rappresentano modi diversi ma tutti non standard di vivere l’affettività e la sessualità gay, descrivono situazioni molto più comuni di quando non si creda; sono in effetti tre risposte diverse alla crisi del modello tradizionale di coppia. I modelli di relazione affettiva ispirati al matrimonio eterosessuale tradizionale sono da molti anni in crisi anche nello stesso campo eterosessuale e i tentativi di applicarli al campo omosessuale si sono dimostrati funzionali solo in una percentuale relativamente ridotta di casi: le coppie omosessuali stabili e rigidamente monogamiche esistono e in tempo di HIV non è certo un fatto negativo, ma i gay che non cercano più un rapporto di coppia di quel tipo ormai sono molto numerosi. Tendono quindi a formarsi nuovi modelli, come le tre mail dimostrano chiaramente. Cerchiamo ora di capire che cosa ci sia alla base di questi nuovi modelli.

Si rileva innanzitutto che la sessualità non è l’elemento determinante della relazione, in alcuni casi è presente in modo sporadico, cioè non è esclusa a priori, in altri non entra in modo esplicito nel rapporto ed è anzi tenuta deliberatamente lontana. La base di queste relazioni è l’affettività e il valore centrale è il parlare sempre con la massima chiarezza, cioè il non nascondere nulla al proprio amico-compagno. La fedeltà sessuale non è un elemento fondante, mentre l’onestà nel dichiarare i propri sentimenti lo è.

In secondo luogo viene spesso sottolineata l’assenza di legami formali: il rapporto è totalmente libero è resiste proprio perché voluto e rinnovato giorno dopo giorno. Paradossalmente, la stabilità deriva proprio dall’assenza di legami formali.

In terzo luogo, l’affettività viene coltivata attraverso una serie di attenzioni reciproche che manifestano un interesse alla persona del proprio compagno. Quell’interesse può essere anche sessuale, ma può anche essere semplicemente affettivo, può tradursi in un amarsi anche senza sesso, in un rapporto di tipo quasi familiare.

L’apparente debolezza interna delle relazioni di questo tipo le rende per un verso più rare e per l’altro più stabili delle relazioni di tipo quasi matrimoniale basate sulla fedeltà sessuale. In altri termini, per creare rapporti basati sull’affettività bisogna essere se stessi più che conformarsi a modelli e bisogna aver maturato una certa esperienza della vita affettiva, ma proprio per questo, quando queste relazioni nascono, sono il frutto di una scelta ben meditata da parte di persone che ormai sono andate oltre le visioni mitiche della vita di coppia.

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GAY, ADULTI INAFFIDABILI E MITI DI VIRILITA’ E MASCOLINITA’

Ciao Project,

c’è una cosa che mi piace del tuo forum, non ci sono geremiadi, lamentazioni, forme di vittimismo di varia natura. In fondo i gay hanno tanti problemi e in certi paesi sono effettivamente perseguitati, ma in Europa o negli U.S., devono al massimo sopportare il peso dell’ignoranza ancora diffusissima e dei preconcetti che sono ancora l’ostacolo più grosso alla vera integrazione dei gay. Molti dei problemi dei gay derivano dal fatto che non sono una maggioranza, che non possono imporre nulla ma devono farsi accettare facendo crescere gli altri e inducendoli piano piano a superare i preconcetti e l’omologazione.

Il mio problema più grosso, quando ero giovane (oggi ho 45 anni) è stato riconoscere i ragazzi gay in una folla di ragazzi in cui essi facevano di tutto per nascondersi e rendersi invisibili. In pratica internet ha facilitato molto le cose e, diciamolo una buona volta, ha anche messo fuori  gioco tanti loschi individui che sugli incontri tra omosessuali avevano costruito piccole fortune. Adesso è pensabile e possibile tutto quello che 25-30 anni fa non lo era affatto. Quindi c’è meno motivo per lamentarsi, però l’accresciuto livello di confidenza dei ragazzi gay verso vari ambienti sociali ha anche diminuito la percezione del rischio. Tanti ragazzi si fidano troppo facilmente, se non proprio del primo venuto, almeno delle figure istituzionali che hanno vicino, in primo luogo dei genitori e poi degli insegnanti, degli allenatori, dei preti, ecc. ecc., tutte persone che “dovrebbero” avere una propensione al dialogo sostanziale ma che spasso non sono veramente coscienti del loro ruoli e non sono culturalmente o addirittura umanamente in grado di assolvere ai loro doveri. Cito solo un episodio.

Un ragazzo, a scuola, confidò di essere gay ad un insegnate, anch’egli gay. In una situazione del genere, la prima regola, quella veramente inderogabile dovrebbe essere il rispetto della privacy altrui. È già assurdo che un insegnante che ha ricevuto una confidenza di questo tipo non rispetti la riservatezza di chi gli ha fatto quella confidenza, ma è molto più assurdo che lo faccia un insegnate gay! Eppure queste cose accadono. Ho visto professori universitari fare commenti ironici diretti durante la lezione ad un loro studente ritenuto gay. Ho visto un allenatore, che si vantava di essere un tombeur de femmes, ironizzare su un ragazzo gay o presunto gay allenato da lui. Ho visto anche un prete raccontare, a suo dire “a fin di bene”, ai genitori di un ragazzo che il figlio era omosessuale dopo averlo appreso in confessione. Ho visto più di una volta psicologi incapaci di rispettare la privacy di quanti si rivolgevano a loro. Un atteggiamento mi è sembrato sempre molto stupido negli adulti, e cioè il sentirsi superiori ai ragazzi, come se gli anni fossero veramente una garanzia di maturità. Due insegnanti che parlano sghignazzando di un loro alunno gay pensano di scherzare ma non si rendono conto che il loro comportamento, sostanzialmente infantile, può provocare danni terribili. È come se gli adulti si vantassero di essere adulti, come se una cosa del genere fosse un merito, e in certi casi, cioè quando manca veramente la maturità intellettuale e morale di un individuo, essere adulti rende particolarmente grave quella mancanza.

Ho visto ragazzi soffrire molto per la stupidità di quelli che stavano intorno a loro, Bisognerebbe veramente cambiare mentalità… comunque niente lamentazioni! In fondo non serve a niente chiedersi di chi è la colpa della stupidità così largamente diffusa. Moltissimi adulti di oggi, invece di ricevere una educazione sessuale sono cresciuti a forza di  preconcetti, costretti in modo più o meno esplicito ad allinearsi al pensiero dominante, e questo forse li scusa parzialmente.

Dimmi tu, Project, come si può cominciare, almeno cominciare a cambiare un po’ le cose. O forse dobbiamo rassegnarci a tenercele cosi?

Aspetto una tua risposta.

Danny

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Ciao Danny,

Ieri sera, leggendo un post di un terapista nero gay (post), che raccontava come suo padre intendeva insegnargli che cosa è la virilità (con le botte e con il rifiuto di qualsiasi forma di dialogo), mi sono chiesto quale enorme fatica abbia fatto questa persona a liberarsi. Per i gay, i due concetti di virilità e di mascolinità sono sempre stati origine di problemi di vario genere, perché il modo di pensare comune attribuisce ai gay una specie di effeminatezza naturale che non è possibile reprimere e che rende il gay riconoscibile. Come se un gay non fosse virile o maschile proprio in quanto gay, come se essere gay significasse appartenere ad una specie di terzo sesso, intermedio tra gli uomini e le donne. Posso dire che ho ammirato l’autore del post che ho letto ieri sera, perché è riuscito a liberarsi dai pregiudizi e dalla omofobia interiorizzata e ha avuto il coraggio di pubblicare quel post che penso possa aiutare molte persone a sentirsi più forti dei pregiudizi.

Project

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UN VERO TRADIMENTO GAY

Caro Project,
sono rimasto molto colpito dal nostro colloquio di ieri sera e ti spiego subito perché, tu sei più grande di mio padre e non di poco ma sei sereno, non sei nevrotico, non hai scatti di collera, non aggredisci come fa lui, non pretendi di cambiare le persone. Mi sono reso conto che ragioni in un modo piuttosto diverso dal mio ma non hai cercato di imporre il tuo punto di vista e poi tendi a ridimensionare i problemi, a farli diventare non problemi, cose comuni, da affrontare certo, ma niente di particolare, sei rassicurante.

Stanotte ho cercato di riflettere su quello che ci siamo detti ieri sera: tu pensi che le mie perplessità siano infondate e che con Mirco esista un rapporto solido, cioè che non sia affatto una cosa strumentale a fini di sesso. Ti dico subito che penso che tu abbia ragione, anche se per me, togliermi i miei dubbi dalla testa non è facile, sono un po’ come un tarlo che si insinua in profondità e che rischia di mettere in crisi tutto, ma probabilmente è solo una mia nevrosi, una specie di fissa che mi logora e che vorrei superare del tutto.

In effetti mi sono chiesto parecchie volte perché lui mi abbia sempre cercato, perché io non sono certamente il massimo, con me si è sempre sentito libero di tirare fuori tutte le sue nevrosi perché sapeva che sarebbe stato accettato comunque e poi, specialmente nei tempi più recenti, si è lasciato andare anche a qualche parola affettuosa, è successo di rado ma è successo, di me si è fidato totalmente e questo mi colpiva e mi colpisce molto. Con me non ha mai avuto freni inibitori, piano piano ha finito per accettare che tra noi c’erano anche modi diversi di vedere la sessualità, lui è molto più focoso, più trasportato dal sesso, io sono molto più per le coccole e per le affettuosità, prima sembravano due mondi inconciliabili, poi, piano piano, un equilibrio lo abbiamo trovato, non era il paradiso terrestre ma era qualcosa. Se ci penso bene, non posso dire di essermi mai sentito frustrato e poi io, oggi come oggi, ho delle certezze, posso non sentirlo anche per una decina di giorni, ma poi torna a farsi vivo. Quando litighiamo, cosa che succede spesso, molto ripetitivamente e in modo quasi rituale, non ci sentiamo per un paio di settimane, ma poi si fa risentire, proprio come se non fosse successo niente, io gli dico che sono contentissimo di sentirlo, il che in fondo è verissimo, lui risponde un po’ imbarazzato, perché non vuole parlare di affettività, ma sono convinto che gli faccia piacere sapere che su qualcosa può contare.

Col tempo avevo imparato una cosa, o meglio avevo superato un blocco: ero convinto che per volersi bene ci volesse un rapporto assolutamente monogamico e che il cosiddetto tradimento rappresentasse l’ultima spiaggia di una coppia, sia etero che gay. Ne ero proprio convinto, poi ho visto la storia di un mio amico etero, Luigi, che si è sposato e dopo qualche anno ha divorziato ma non ha rotto i rapporti con la moglie, continuano a vedersi, ognuno ha le sue storie, ma non si sono persi di vista, si danno ancora una mano quando serve e, in un certo senso si vogliono ancora bene. La cosa all’inizio mi sembrava strana, contraddittoria, quasi impossibile. Avevo in testa il mito della coppia esclusiva, dell’appartenersi per la vita ecc. ecc., eppure avevo sotto gli occhi il fatto che volersi bene non comporta affatto l’esclusività. Io cercavo giustificazioni nell’idea che magari a livello affettivo le cose potessero funzionare anche così, ma che a livello di sesso il rapporto esclusivo fosse indispensabile. Poi mi sono fermato a parlare di queste cose con Luigi e lui mi ha detto che è capitato che, anche dopo il divorzio, qualche volta ha fatto l’amore con la ex-moglie. Gli ho chiesto, un po’ perplesso, se il fatto che lei avesse un altro uomo lo metteva in difficoltà e lui mi ha risposto una cosa che non mi sarei mai aspettato, cioè che il compagno della sua ex-moglie sapeva come stavano le cose e lasciava la moglie libera di comportarsi come voleva. Una cosa simile non l’avrei mai immaginata. Luigi ha aggiunto che, chiaramente, sia lui che la sua ex-moglie prendevano tutte le possibili precauzioni, in modo da non creare problemi né di gravidanze non desiderate né di possibili malattie. Gli ho chiesto se succede spesso che abbia rapporti con la sua ex-moglie, e mi ha detto che in un anno sarà successo 4 o 5 volte.

La riflessione sulla storia di Lugi aveva messo in moto il mio cervello. Mi ero chiesto mille volte che cosa avrei fatto se Mirco mi avesse detto di avere un altro ragazzo… l’idea mi spaventava ma avevo cercato piano piano di abituarmici, in modo da prevenire gli effetti di una possibile eventualità di quel genere. Poi, un bel giorno, a Gennaio 2016, ne ho parlato con Mirco che mi ha detto che “adesso” (a Gennaio 2016) non aveva un altro ragazzo e quella parola, “adesso”, mi ha proprio messo in crisi, se non ce l’ha “adesso” vuol dire che ne ha avuti prima? Ho provato a chiederglielo e mi ha detto che ne aveva avuto uno mentre noi stavamo insieme e che poi gli erano venuti mille scrupoli, non per l’infedeltà ma perché poteva avermi fatto correre dei rischi, ma mi ha fatto vedere l’esito del test, uno fatto all’epoca e uno molto recente, entrambi negativi, e mi ha detto che quella è stata l’unica volta. Non me lo aveva detto perché aveva paura di perdermi. Gli ho chiesto se sentiva ancora quel ragazzo e mi ha detto di no, perché quel ragazzo non ne aveva più voluto sapere di lui e lo aveva piantato perché diceva che lui era troppo nevrotico. Gli ho chiesto se quel ragazzo sapeva di me, e mi ha risposto che sapeva che io ero il suo ex, ma non che continuavamo a vederci.

Dopo questa confessione, devo dire che mi sono sentito tradito. Di Mirco mi fidavo completamente e da un momento all’altro mi sono trovato spiazzato in una situazione di tradimento che non immaginavo proprio. Lui mi ha guardato un po’ preoccupato e poi mi ha detto: “È successo ma non lo rifarei.” Confesso che mi sono sentito in grosse difficoltà. Dopo tutto, lui mi aveva tradito veramente, cioè aveva tradito la mia fiducia, non era come la storia di Luigi, Mirco aveva proprio giocato sporco. Sì, è vero che in fondo lo aveva ammesso, anche se avrebbe comunque potuto continuare a fingere, ma mi aveva tradito. Quella sera ci siamo salutati in modo diverso dal solito, io mi sentivo congelato, strumentalizzato, volevo stare solo, non volevo più saperne di nessuno.

Sono passati 15 giorni, più o meno la pausa massima tra due contatti con Mirco, e Mirco non si era più fatto sentire, mi stava prendendo il panico, la rabbia per il tradimento era abbondantemente sbollita e cominciavo a sentire il vuoto per l’assenza di Mirco, ma non l’ho chiamato comunque. La terza settimana senza Mirco è stata veramente brutta, pensavo di essere ormai definitivamente solo. Dopo 25 giorni mi ha richiamato. Ha detto soltanto: “Come stai?” Io non sapevo che cosa dire, non ho risposto, sono rimasto in silenzio ma non ho chiuso il telefono. Mi ha detto: “Sono qui sotto al portone, ti va di fare due passi?” e lo ha detto con voce molto esitante. Gli ho risposto solo: “Sali su.” Lui è salito e ci siamo abbracciati strettissimi. Averlo di nuovo tra le mie braccia mi sembrava un miracolo. Siamo rimasti così almeno dieci minuti. Poi ci siamo seduti sul divano, lui si è appoggiato a me e siamo rimasti in silenzio assoluto per moltissimo tempo a sentire l’uno il calore dell’altro. Non mi importava più niente del tradimento, in fondo era una cosa che ci aveva resi più forti e io avevo ancora il mio Mirco, le sue nevrosi le vedevo con tenerezza, non c’era nemmeno bisogno di parlare, ci capivamo anche senza dire nulla.

Di questa storia non ho parlato se non con Luigi, che è stato a sentire e che mi ha detto che l’amore che resiste nel tempo è l’unico vero e che Mirco ha commesso un errore, certo, ma non ha mai smesso di volermi bene. Con altri amici (etero) che parlano solo di corna e di tradimenti non mi azzardo proprio a parlare della mia storia, per loro sarei solo l’imbecillotto di turno, “cornuto e contento”!

Se vuoi, pubblica pure questa mail. Ti richiamerò nei prossimi giorni.
G.B.
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