GAY, ADULTI INAFFIDABILI E MITI DI VIRILITA’ E MASCOLINITA’

Ciao Project,

c’è una cosa che mi piace del tuo forum, non ci sono geremiadi, lamentazioni, forme di vittimismo di varia natura. In fondo i gay hanno tanti problemi e in certi paesi sono effettivamente perseguitati, ma in Europa o negli U.S., devono al massimo sopportare il peso dell’ignoranza ancora diffusissima e dei preconcetti che sono ancora l’ostacolo più grosso alla vera integrazione dei gay. Molti dei problemi dei gay derivano dal fatto che non sono una maggioranza, che non possono imporre nulla ma devono farsi accettare facendo crescere gli altri e inducendoli piano piano a superare i preconcetti e l’omologazione.

Il mio problema più grosso, quando ero giovane (oggi ho 45 anni) è stato riconoscere i ragazzi gay in una folla di ragazzi in cui essi facevano di tutto per nascondersi e rendersi invisibili. In pratica internet ha facilitato molto le cose e, diciamolo una buona volta, ha anche messo fuori  gioco tanti loschi individui che sugli incontri tra omosessuali avevano costruito piccole fortune. Adesso è pensabile e possibile tutto quello che 25-30 anni fa non lo era affatto. Quindi c’è meno motivo per lamentarsi, però l’accresciuto livello di confidenza dei ragazzi gay verso vari ambienti sociali ha anche diminuito la percezione del rischio. Tanti ragazzi si fidano troppo facilmente, se non proprio del primo venuto, almeno delle figure istituzionali che hanno vicino, in primo luogo dei genitori e poi degli insegnanti, degli allenatori, dei preti, ecc. ecc., tutte persone che “dovrebbero” avere una propensione al dialogo sostanziale ma che spasso non sono veramente coscienti del loro ruoli e non sono culturalmente o addirittura umanamente in grado di assolvere ai loro doveri. Cito solo un episodio.

Un ragazzo, a scuola, confidò di essere gay ad un insegnate, anch’egli gay. In una situazione del genere, la prima regola, quella veramente inderogabile dovrebbe essere il rispetto della privacy altrui. È già assurdo che un insegnante che ha ricevuto una confidenza di questo tipo non rispetti la riservatezza di chi gli ha fatto quella confidenza, ma è molto più assurdo che lo faccia un insegnate gay! Eppure queste cose accadono. Ho visto professori universitari fare commenti ironici diretti durante la lezione ad un loro studente ritenuto gay. Ho visto un allenatore, che si vantava di essere un tombeur de femmes, ironizzare su un ragazzo gay o presunto gay allenato da lui. Ho visto anche un prete raccontare, a suo dire “a fin di bene”, ai genitori di un ragazzo che il figlio era omosessuale dopo averlo appreso in confessione. Ho visto più di una volta psicologi incapaci di rispettare la privacy di quanti si rivolgevano a loro. Un atteggiamento mi è sembrato sempre molto stupido negli adulti, e cioè il sentirsi superiori ai ragazzi, come se gli anni fossero veramente una garanzia di maturità. Due insegnanti che parlano sghignazzando di un loro alunno gay pensano di scherzare ma non si rendono conto che il loro comportamento, sostanzialmente infantile, può provocare danni terribili. È come se gli adulti si vantassero di essere adulti, come se una cosa del genere fosse un merito, e in certi casi, cioè quando manca veramente la maturità intellettuale e morale di un individuo, essere adulti rende particolarmente grave quella mancanza.

Ho visto ragazzi soffrire molto per la stupidità di quelli che stavano intorno a loro, Bisognerebbe veramente cambiare mentalità… comunque niente lamentazioni! In fondo non serve a niente chiedersi di chi è la colpa della stupidità così largamente diffusa. Moltissimi adulti di oggi, invece di ricevere una educazione sessuale sono cresciuti a forza di  preconcetti, costretti in modo più o meno esplicito ad allinearsi al pensiero dominante, e questo forse li scusa parzialmente.

Dimmi tu, Project, come si può cominciare, almeno cominciare a cambiare un po’ le cose. O forse dobbiamo rassegnarci a tenercele cosi?

Aspetto una tua risposta.

Danny

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Ciao Danny,

Ieri sera, leggendo un post di un terapista nero gay (post), che raccontava come suo padre intendeva insegnargli che cosa è la virilità (con le botte e con il rifiuto di qualsiasi forma di dialogo), mi sono chiesto quale enorme fatica abbia fatto questa persona a liberarsi. Per i gay, i due concetti di virilità e di mascolinità sono sempre stati origine di problemi di vario genere, perché il modo di pensare comune attribuisce ai gay una specie di effeminatezza naturale che non è possibile reprimere e che rende il gay riconoscibile. Come se un gay non fosse virile o maschile proprio in quanto gay, come se essere gay significasse appartenere ad una specie di terzo sesso, intermedio tra gli uomini e le donne. Posso dire che ho ammirato l’autore del post che ho letto ieri sera, perché è riuscito a liberarsi dai pregiudizi e dalla omofobia interiorizzata e ha avuto il coraggio di pubblicare quel post che penso possa aiutare molte persone a sentirsi più forti dei pregiudizi.

Project

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UN VERO TRADIMENTO GAY

Caro Project,
sono rimasto molto colpito dal nostro colloquio di ieri sera e ti spiego subito perché, tu sei più grande di mio padre e non di poco ma sei sereno, non sei nevrotico, non hai scatti di collera, non aggredisci come fa lui, non pretendi di cambiare le persone. Mi sono reso conto che ragioni in un modo piuttosto diverso dal mio ma non hai cercato di imporre il tuo punto di vista e poi tendi a ridimensionare i problemi, a farli diventare non problemi, cose comuni, da affrontare certo, ma niente di particolare, sei rassicurante.

Stanotte ho cercato di riflettere su quello che ci siamo detti ieri sera: tu pensi che le mie perplessità siano infondate e che con Mirco esista un rapporto solido, cioè che non sia affatto una cosa strumentale a fini di sesso. Ti dico subito che penso che tu abbia ragione, anche se per me, togliermi i miei dubbi dalla testa non è facile, sono un po’ come un tarlo che si insinua in profondità e che rischia di mettere in crisi tutto, ma probabilmente è solo una mia nevrosi, una specie di fissa che mi logora e che vorrei superare del tutto.

In effetti mi sono chiesto parecchie volte perché lui mi abbia sempre cercato, perché io non sono certamente il massimo, con me si è sempre sentito libero di tirare fuori tutte le sue nevrosi perché sapeva che sarebbe stato accettato comunque e poi, specialmente nei tempi più recenti, si è lasciato andare anche a qualche parola affettuosa, è successo di rado ma è successo, di me si è fidato totalmente e questo mi colpiva e mi colpisce molto. Con me non ha mai avuto freni inibitori, piano piano ha finito per accettare che tra noi c’erano anche modi diversi di vedere la sessualità, lui è molto più focoso, più trasportato dal sesso, io sono molto più per le coccole e per le affettuosità, prima sembravano due mondi inconciliabili, poi, piano piano, un equilibrio lo abbiamo trovato, non era il paradiso terrestre ma era qualcosa. Se ci penso bene, non posso dire di essermi mai sentito frustrato e poi io, oggi come oggi, ho delle certezze, posso non sentirlo anche per una decina di giorni, ma poi torna a farsi vivo. Quando litighiamo, cosa che succede spesso, molto ripetitivamente e in modo quasi rituale, non ci sentiamo per un paio di settimane, ma poi si fa risentire, proprio come se non fosse successo niente, io gli dico che sono contentissimo di sentirlo, il che in fondo è verissimo, lui risponde un po’ imbarazzato, perché non vuole parlare di affettività, ma sono convinto che gli faccia piacere sapere che su qualcosa può contare.

Col tempo avevo imparato una cosa, o meglio avevo superato un blocco: ero convinto che per volersi bene ci volesse un rapporto assolutamente monogamico e che il cosiddetto tradimento rappresentasse l’ultima spiaggia di una coppia, sia etero che gay. Ne ero proprio convinto, poi ho visto la storia di un mio amico etero, Luigi, che si è sposato e dopo qualche anno ha divorziato ma non ha rotto i rapporti con la moglie, continuano a vedersi, ognuno ha le sue storie, ma non si sono persi di vista, si danno ancora una mano quando serve e, in un certo senso si vogliono ancora bene. La cosa all’inizio mi sembrava strana, contraddittoria, quasi impossibile. Avevo in testa il mito della coppia esclusiva, dell’appartenersi per la vita ecc. ecc., eppure avevo sotto gli occhi il fatto che volersi bene non comporta affatto l’esclusività. Io cercavo giustificazioni nell’idea che magari a livello affettivo le cose potessero funzionare anche così, ma che a livello di sesso il rapporto esclusivo fosse indispensabile. Poi mi sono fermato a parlare di queste cose con Luigi e lui mi ha detto che è capitato che, anche dopo il divorzio, qualche volta ha fatto l’amore con la ex-moglie. Gli ho chiesto, un po’ perplesso, se il fatto che lei avesse un altro uomo lo metteva in difficoltà e lui mi ha risposto una cosa che non mi sarei mai aspettato, cioè che il compagno della sua ex-moglie sapeva come stavano le cose e lasciava la moglie libera di comportarsi come voleva. Una cosa simile non l’avrei mai immaginata. Luigi ha aggiunto che, chiaramente, sia lui che la sua ex-moglie prendevano tutte le possibili precauzioni, in modo da non creare problemi né di gravidanze non desiderate né di possibili malattie. Gli ho chiesto se succede spesso che abbia rapporti con la sua ex-moglie, e mi ha detto che in un anno sarà successo 4 o 5 volte.

La riflessione sulla storia di Lugi aveva messo in moto il mio cervello. Mi ero chiesto mille volte che cosa avrei fatto se Mirco mi avesse detto di avere un altro ragazzo… l’idea mi spaventava ma avevo cercato piano piano di abituarmici, in modo da prevenire gli effetti di una possibile eventualità di quel genere. Poi, un bel giorno, a Gennaio 2016, ne ho parlato con Mirco che mi ha detto che “adesso” (a Gennaio 2016) non aveva un altro ragazzo e quella parola, “adesso”, mi ha proprio messo in crisi, se non ce l’ha “adesso” vuol dire che ne ha avuti prima? Ho provato a chiederglielo e mi ha detto che ne aveva avuto uno mentre noi stavamo insieme e che poi gli erano venuti mille scrupoli, non per l’infedeltà ma perché poteva avermi fatto correre dei rischi, ma mi ha fatto vedere l’esito del test, uno fatto all’epoca e uno molto recente, entrambi negativi, e mi ha detto che quella è stata l’unica volta. Non me lo aveva detto perché aveva paura di perdermi. Gli ho chiesto se sentiva ancora quel ragazzo e mi ha detto di no, perché quel ragazzo non ne aveva più voluto sapere di lui e lo aveva piantato perché diceva che lui era troppo nevrotico. Gli ho chiesto se quel ragazzo sapeva di me, e mi ha risposto che sapeva che io ero il suo ex, ma non che continuavamo a vederci.

Dopo questa confessione, devo dire che mi sono sentito tradito. Di Mirco mi fidavo completamente e da un momento all’altro mi sono trovato spiazzato in una situazione di tradimento che non immaginavo proprio. Lui mi ha guardato un po’ preoccupato e poi mi ha detto: “È successo ma non lo rifarei.” Confesso che mi sono sentito in grosse difficoltà. Dopo tutto, lui mi aveva tradito veramente, cioè aveva tradito la mia fiducia, non era come la storia di Luigi, Mirco aveva proprio giocato sporco. Sì, è vero che in fondo lo aveva ammesso, anche se avrebbe comunque potuto continuare a fingere, ma mi aveva tradito. Quella sera ci siamo salutati in modo diverso dal solito, io mi sentivo congelato, strumentalizzato, volevo stare solo, non volevo più saperne di nessuno.

Sono passati 15 giorni, più o meno la pausa massima tra due contatti con Mirco, e Mirco non si era più fatto sentire, mi stava prendendo il panico, la rabbia per il tradimento era abbondantemente sbollita e cominciavo a sentire il vuoto per l’assenza di Mirco, ma non l’ho chiamato comunque. La terza settimana senza Mirco è stata veramente brutta, pensavo di essere ormai definitivamente solo. Dopo 25 giorni mi ha richiamato. Ha detto soltanto: “Come stai?” Io non sapevo che cosa dire, non ho risposto, sono rimasto in silenzio ma non ho chiuso il telefono. Mi ha detto: “Sono qui sotto al portone, ti va di fare due passi?” e lo ha detto con voce molto esitante. Gli ho risposto solo: “Sali su.” Lui è salito e ci siamo abbracciati strettissimi. Averlo di nuovo tra le mie braccia mi sembrava un miracolo. Siamo rimasti così almeno dieci minuti. Poi ci siamo seduti sul divano, lui si è appoggiato a me e siamo rimasti in silenzio assoluto per moltissimo tempo a sentire l’uno il calore dell’altro. Non mi importava più niente del tradimento, in fondo era una cosa che ci aveva resi più forti e io avevo ancora il mio Mirco, le sue nevrosi le vedevo con tenerezza, non c’era nemmeno bisogno di parlare, ci capivamo anche senza dire nulla.

Di questa storia non ho parlato se non con Luigi, che è stato a sentire e che mi ha detto che l’amore che resiste nel tempo è l’unico vero e che Mirco ha commesso un errore, certo, ma non ha mai smesso di volermi bene. Con altri amici (etero) che parlano solo di corna e di tradimenti non mi azzardo proprio a parlare della mia storia, per loro sarei solo l’imbecillotto di turno, “cornuto e contento”!

Se vuoi, pubblica pure questa mail. Ti richiamerò nei prossimi giorni.
G.B.
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TRADIMENTO GAY E AMORE GAY

Ciao Project,

Il tuo blog mi piace perché ci si trovano tante cose che hanno il sapore della vita reale. Siccome leggendo il blog non ho mai provato sensazioni di rigetto e nemmeno di perplessità, ti vorrei raccontare una parte della mia storia, che qualche anno fa mi ha messo in crisi e che è andata a finire in un modo assolutamente non standard. Questo per dire che le regole astratte di comportamento non hanno alcun senso.

L’argomento è il tradimento. La storia in fondo è semplice, io avevo un ragazzo e facevamo anche sesso insieme, anche se la cosa non era affatto così banale, perché noi ci capivamo, ci stimavamo e semplicemente ci volevamo bene, poi per varie ragioni lui ha avuto le sue esperienze ma siamo rimasti comunque in contatto, non eravamo ex-fidanzati, perché non eravamo mai stati fidanzati, semplicemente ci volevamo bene ed è una cosa diversa.

A un certo punto lui è rimasto solo e ci siamo rimessi insieme. Nota che lui aveva sempre parlato con me molto sinceramente, io conoscevo i ragazzi che lui frequentava e mi sembravano bravi ragazzi, cioè ragazzi che gli volevano bene. Non dico che mi sembravano bravi ragazzi perché ora penso che non lo siano, al contrario ne sono ancora più convinto ora di prima. Lui non ha mai interrotto del tutto i rapporti (anche sessuali) con i ragazzi che gli hanno voluto bene veramente, e tra quei ragazzi ci sono anche io, non ho neanche la presunzione di essere per lui più importante degli altri, per la precisione degli altri due.

Quando ci siamo rimessi insieme però lui era solo nel senso che quei ragazzi lo tenevano a distanza, perché avrebbero voluto da lui un comportamento monogamico, che per lui però è praticamente impossibile. E qui l’alternativa in teoria è chiara, o lo accetti com’è, oppure te ne vai via. Ecco, questo era quello che pensavo, ma ero decisamente ingenuo. O meglio, pensavo di avere capito le regole che governano la vita affettiva, ma non avevo capito nulla.

Una notte, ad un’ora molto tarda, in pratica quasi di mattina, si presenta a casa mia, col rischio di svegliare tutti i miei vicini pettegoli, e mi dice che vuole fare sesso con me, ma mi dice anche che prima mi deve dire una cosa: “Prima di venire qui sono stato da A. (uno degli altri due ragazzi) e ho fatto sesso con lui, perché non riuscivo a farne a meno. Ti dà fastidio?” Gli ho risposto: “No, proprio non mi dà fastidio, A. è un ragazzo come si deve e con te non ha mai giocato e ti ha voluto bene nel vero senso della parola.”

Poi ho aggiunto che non avevo voglia di fare sesso con lui perché ero stanchissimo per la giornata precedente. Lui si è alzato per andarsene e mi ha detto: “Va bene … ho capito.” Ma era deluso. Gli ho risposto: “Tu non hai capito niente e a quest’ora non ti lascio andare in giro in macchina, se no l’infarto mi viene prima del tempo! Ti preparo la stanza, almeno dormi un po’.” Era un discorso che non si aspettava, mi ha guardato felicemente sorpreso, poi mi ha detto: “Vorrei una tazza di tè, dimmi dove sono le cose necessarie che lo faccio io.” Siamo andati in cucina, ho messo l’acqua a bollire e mentre lui aspettava sono andato a preparargli la stanza. Poi gli ho preparato il tè, dopo che lo ha bevuto si è alzato in piedi, si è avvicinato a me e mi ha abbracciato e mi ha dato anche una strizzatina lì, dicendo: “Ok, sarà per la prossima volta. Ti voglio bene B.!”

L’indomani mattina abbiamo parlato a lungo e molto seriamente dei suoi studi, lo vedevo tranquillo, molto meno nevrotico del solito. Poi abbiamo ricominciato a frequentarci di più, ma sempre sottolineando che noi non siamo una coppia, che siamo liberi e che tra noi non c’è nessun obbligo. Non era il mondo dei sogni che avevo desiderato a 18 anni, ma secondo me aveva (e ha) un senso profondo e poi a me non importa che lui sia il mio ragazzo nel senso classico del termine, queste cose le abbiamo superate ormai da anni, per me conta solo il fatto che lui sia felice, o meglio che lui stia meglio con me  di come starebbe se fosse solo. Lui di me si fida, mi considera una persona seria, sa che gli voglio bene e questo fatto non gli è indifferente, anche se in realtà non è bastato per portarlo alla monogamia, o meglio alla monogamia stretta, al 100%.

Quando ho provato a raccontare questa storia ai miei amici, anche agli amici gay, ho trovato una reazione che mi ha dato molto fastidio: mi ritenevano stupido, debole, mi dicevano che mi ero fatto ingannare, che le regole ci devono essere e che quelli che non rispettano le regole bisogna allontanarli e basta. Solo una ragazza ha capito il senso di quello che stavo dicendo, non ha dato giudizi ma si è dimostrata dell’idea che se avevo fatto una scelta del genere non era certo per ingenuità ma per amore, perché probabilmente mi rendevo conto più o meno inconsciamente, che anche lui mi voleva bene, anche se a modo suo. Ma gli altri erano tutti allineati sull’idea che in coppia si sta solo con una unione tipo matrimonio e che chi non accetta una cosa simile deve essere emarginato e basta.

Io, secondo loro non sto in coppia con nessuno e sono solo un cretino che si è fatto abbindolare da un ragazzo poco serio, ma per me le cose non stanno affatto così. Noi ci vogliamo bene, penso che siamo veramente importanti uno per l’altro. Non mi sono mai pentito delle mie scelte e le rifarei. Mi hanno detto che sto buttando via la vita e le occasioni serie, ma serio che cosa significa? Dovrei rinunciare al mio ragazzo (che forse non è nemmeno il mio ragazzo, ok)  per cercarmene un altro? No! Proprio no! Ormai sono quasi 10 anni che “in qualche modo” stiamo insieme, lui è nevrotico, collerico, ecc. ecc., tutto quello che volete, però è onesto, non mi nasconde nulla, non mi imbroglia, mi dice quello che pensa, tutto, anche brutalmente, ma lui, con tutti i suoi difetti, non mi ha mai veramente abbandonato, nei momenti neri me lo sono trovato vicino, non faceva discorsi, ma c’era e capiva come stavo veramente.

Alcuni miei amici lo hanno conosciuto e lo evitano  perché quando loro fanno i loro discorsetti ipocriti lui glielo fa notare e li mette in imbarazzo. Certe volte mi invitano sottolineando che devo andare da solo, altre volte non mi invitano affatto, ma la cosa non mi dispiace, io a lui non ci rinuncio di certo per andare a una festa!

Ecco questa è la storia, Project. Lui non è perfetto, ha tanti difetti, lo so benissimo e poi di difetti ne ho tanti anche io. Mi dicono che se sto con lui non sarò mai felice, eppure è vero esattamente il contrario. È andato e va con altri ragazzi, in realtà solo due e gli unici due che gli hanno voluto bene veramente, ma io non riesco proprio a vedere una cosa del genere come un tradimento, ma un tradimento di che cosa? Lui ha bisogno di sesso e anche di affetto, lo e lo capisco benissimo, e  non me ne sento affatto sconvolto. Noi abbiamo un modo tutto nostro di volerci bene, le regole degli altri non ci interessano, ai loro occhi possiamo anche apparire due deficienti che non capiranno mai nulla, ma a noi di quello che dice la gente non importa assolutamente nulla.  Aggiungo una cosa prima di salutarti, Project, io sono convinto che di situazioni come la nostra ce ne siamo parecchie, anche se nessuno le racconta. Non ci sono regole quando ci si vuole bene, i sentimenti sono l’unico riferimento possibile.

Che ne pensi, Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se lo credi opportuno.

Sta’ bene!

Lorenzo

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RAGAZZI GAY E MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE

Caro Project,

oggi per la prima volta ho avuto la prova della stupidità di certi ragazzi e uno l’ho anche mandato a quel paese, per non dire di peggio, anche se per tanti aspetti era un bravissimo ragazzo e mi piaceva pure parecchio. Ho sempre avuto paura delle malattie sessualmente trasmesse e ti spiegherò perché, e poi alcune cose che tu mi hai raccontato hanno accentuato i miei timori. Non credo che col sesso si raggiunga la felicità, anche se il sesso è comunque una cosa che crea una dimensione di intimità molto forte, comunque, pensare di rovinarsi la vita per cinque minuti di sesso non protetto fatto con uno sconosciuto mi sembra proprio un comportamento da persona totalmente irresponsabile. Avevo un amico, anzi per fortuna ce l’ho ancora, è un ragazzo di origini irlandesi che chiamerò Patrick, anche se non si chiama così. Patrick è diventato sieropositivo per aver sottovalutato i rischi. È vero che adesso non si finisce subito in AIDS perché ci sono i farmaci antiretrovirali che controllano abbastanza bene la situazione e quindi le prospettive sono molto meno terribili di qualche decina di anni fa, ma la vita  di Patrick ormai sarà definitivamente condizionata dall’HIV. Io ho visto come è cambiato Patrick dopo la diagnosi e tutto quello che deve fare per la terapia e per i controlli clinici connessi e non sono per niente banalità e comunque l’HIV non si elimina definitivamente. Parlare con Patrick mi mette in crisi e mi fa rabbia che nessuno lo abbia fatto ragionare prima, d’altra parte non l’ho fatto nemmeno io, perché pensavo che fosse molto attento alla prevenzione e invece non è successo, e non posso nemmeno biasimarlo perché non aveva comportamenti rischiosi o almeno non sembrava ne avesse. Lui era stato solo col suo compagno e il suo compagno non sapeva di essere sieropositivo. Quindi, in buona sostanza, nessuno nemmeno il suo compagno è colpevolmente responsabile di quello che è successo. Si potrebbe cercare di capire chi ha contagiato il suo compagno ma si finirebbe per risalire la catena dei contagi senza nessuna utilità concreta. L’unico modo per evitare quello che è successo sarebbe stato fare il test prima di avere rapporti sessuali e rifarlo dopo il periodo finestra senza avere rapporti sessuali nel periodo tra i due test, ma è una cosa lunga, non semplicissima da realizzare e si finisce per trascurarla con le conseguenze terribili che adesso Patrick sta sopportando. Devo dire che io sono informatissimo sull’HIV (studio Medicina) e ho continuato a frequentare Patrick, ma molti dei suoi amici, dopo aver saputo della sua sieropositività lo hanno abbandonato del tutto e questo ha aggravato molto la sua situazione psicologica. Dopo che ho visto come è cambiata la vita di Patrick, perché di queste cose con lui parlo spesso, sono diventato assolutamente intransigente in fatto di prevenzione, direi quasi maniacale. Allora io non avevo ancora avuto rapporti sessuali con nessuno ed ero tranquillo per la mia situazione personale, ma poi ho avuto anche io un ragazzo. Fino a pochi mesi fa, stavo con un ragazzo, che purtroppo si è stancato di stare con me e se ne è andato, ma sotto il profilo della prevenzione era un ragazzo col cervello in testa. Quando abbiamo pensato che potevamo avere rapporti sessuali, siamo andati di comune accordo a fare il test e poi ci siamo riandati quattro mesi dopo per l’effetto finestra, e ci siamo andati sempre insieme, sia a fare il test che a ritirare i risultati, in modo da toglierci ogni dubbio, quindi, quando abbiamo avuto rapporti sessuali non avevamo in sottofondo il fantasma della paura dell’HIV. A parte il fatto che non c’è solo l’HIV ma ci sono parecchie altre malattie a trasmissione sessuale, che fanno forse meno paura ma provocano danni gravi comunque. E poi, se uno va a fare il test, si responsabilizza e impara anche che la prevenzione è una cosa fondamentale. Certo abbiamo aspettato quattro mesi e mezzo per fare sesso, ma quando lo abbiamo fatto abbiamo potuto pensare solo al sesso e non ai possibili rischi. Ok, questo era il mio ex-ragazzo e perderlo mi è dispiaciuto parecchio anche perché non era certo il tipo da scappatelle sessuali, anche lui aveva conosciuto Patrick e questo gli aveva fatto vedere molto da vicino che i rischi esistono. Comunque il mio ex-ragazzo se ne è andato perché su altre cose ragionavamo in modi molto diversi, comunque se ne è andato, e ciao! Ma da allora era passato più di un anno e piano piano mi stavo innamorando di un altro ragazzo, un ragazzo molto bello e anche molto dolce, un ragazzo che mi piaceva molto. Abbiamo cominciato a chattare, poi a vederci la sera per parlare un po’ (abita piuttosto vicino a casa mia). Poi, quasi inevitabilmente si sono create anche aspettative sessuali. Io gli ho raccontato la mia storia e lui mi ha detto delle sue. A questo punto lui pensava che si sarebbe arrivati subito al sesso, perché in quello che ci eravamo detti non sembrava ci fossero rischi di malattie sessualmente trasmesse, ma in queste cose la parola “sembrare” non la eccetto proprio e gli ho detto che prima dovevamo fare il doppio test, come avevo fatto con il mio precedente ragazzo. È rimasto molto stranito da questo discorso. Ti allego un pezzetto di una sua mail in proposito:

“Mi sono sentito trattato come un appestato. Tu non ti fidi di quello che ti dico. Ma perché ti dovrei raccontare cose false? Vuoi usare il preservativo? Ok, mi sta bene, ma usarlo pure per il sesso orale mi sembra proprio assurdo. Ma non ti basta nemmeno questo, tu vuoi proprio fare il test e lo vuoi fare due volte! Ma così dobbiamo buttare via cinque mesi ad aspettare. Ma ti pare giusto? E tutto per una questione di puntiglio, perché tu sai benissimo che di me ti puoi fidare. Ti prego, ripensaci!”

Ovviamente io non potevo cedere, gli ho detto che non volevo assolutamente rischi e il nostro rapporto ha cominciato ad andare in crisi. Ci siamo visti un altro paio di volte, la seconda volta gli ho raccontato la storia di Patrick perché pensavo che lo avrebbe indotto a ragionare ma questo non è successo e anzi ha reagito in un modo che mi ha dato fastidio e probabilmente da qui il nostro rapporto è andato veramente in crisi. Gli avevo detto che Patrick aveva avuto rapporti solo col suo ragazzo e che il suo ragazzo non sapeva di essere positivo all’HIV. Glielo avevo detto perché era quello che era successo veramente, ma lui ha cominciato a fare facce strane, come per dire che Patrick probabilmente aveva avuto rapporti con tanti ragazzi e che probabilmente era lui ad avere contagiato il suo compagno, ma erano tutte osservazioni completamente prive di senso, perché lui aveva sentito nominare Patrick da me solo 10 minuti prima. Poi sono diventato il bersaglio delle sue frustrazioni, mi considerava proprio uno psicopatico. Alla fine mi ha posto un ultimatum “o stasera lo facciamo e come dico io, oppure la storia finisce qui. Vedrai che sarai contento.” Io non sopporto gli ultimatum e ancora meno il fatto che qualcuno giudichi senza sapere di che cosa sta parlando, ho provato comunque a fargli capire il mio punto di vista e gli ho risposto così:
“Ma come fai a non capire che non è un problema psicologico ma un rischio reale? Patrick è uscito devastato dal fatto di essersi fidato. Tu non lo conosci, non sai nulla di lui e pensi di poterlo giudicare, ma tu non sai come sta adesso, lo dovresti conoscere e capiresti tante cose in più. Comunque non te ne faccio una colpa, pure io prima di vedere la vicino la storia di Patrick consideravo queste cose molto superficialmente, è stato lui a farmi ragionare e a insegnarmi a non fidarmi. Non sono uno complessato dal sesso come pensi tu, non sto cercando di scappare da nulla, prima di conoscere te avevo un ragazzo e il sesso c’era eccome, ma era sesso sicuro. Ho visto più di una volta ragazzi angosciati per aver avuto rapporti non protetti, ragazzi che hanno aspettato i risultati del test con un’ansia terribile e si sono sentiti in estrema difficoltà come se avessero giocato alla roulette russa. Alla fine a loro è andata bene, ma la tua risposta: “Allora perché non dovrebbe andare bene a te?” Mi sembra del tutto assurda, perché a Patrick è andata male. Ma, scusami, non è maglio anche per te avere una sicurezza di un altro livello? Si tratta di aspettare, e poi si può stare benissimo insieme anche senza sesso, mica per sempre, ma solo per un po’.”

Dopo questo mio messaggio lui è sparito del tutto. Adesso lui non c’è ma non c’è nemmeno la paura di sottofondo. Ho raccontato a Patrick che quel ragazzo se ne è andato e lui mi ha detto:

“Ha tenuto un comportamento veramente infantile, se ti avesse voluto bene veramente avrebbe capito, ma ha preferito provare a forzare le cose e a imporre il suo punto di vista, e questo già non è un buon segno e poi di fatto ha cercato di imporre un comportamento imprudente, il che significa che sottovaluta i rischi e come lo ha fatto in questa occasione avrebbe potuto farlo in futuro. Io penso che se i ragazzi vedessero da vicino i problemi provocati dall’HIV userebbero molto di più il cervello e con una educazione seria in materia di prevenzione, il rischio dell’AIDS potrebbe piano piano essere del tutto eliminato.”

Se vuoi pubblica questa mail, anzi, io penso che la dovresti assolutamente pubblicare perché rendere i ragazzi consapevoli dei rischi del sesso non protetto potrebbe equivalere a salvare loro la vita.

Un abbraccio.

James

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UN GAY SPOSATO NON IN CRISI

Ciao Project,

ti ringrazio per la tua ultima mail che non mi aspettavo e che mi ha fatto molto piacere. Viviamo in paesi diversi, siamo di età diverse, ma alla fine riusciamo a capirci abbastanza bene. Forse il fatto che sei veramente lontanissimo da qui mi permette di esprimermi più liberamente. Mi colpisce il fatto che in teoria avremmo dovuto parlare soprattutto se non soltanto di sesso e invece siamo finiti a parlare di lavoro, di prospettive per il futuro e di mille altre cose. Per un gay sposato di 36 anni come me, è molto importante riuscire ad avere un amico con cui parlare liberamente senza sentirsi giudicato. Già la condizione dei gay è complicata perché l’aggressività della gente è forte, ma un gay sposato, almeno qui dove io vivo, è considerato un mostro, un caso patologico, uno che non può essere in nessun caso né un buon marito né un buon padre. Tu conosci già la mia storia e sai che sono stato particolarmente fortunato perché ho con mia moglie un dialogo vero, lei sa tutto di me e mi vuole bene, e anche io le voglio bene. Un tempo mi chiedevo spesso se per caso io non fossi bisessuale piuttosto che gay, perché voglio bene a mia moglie e posso anche avere rapporti sessuali con lei, poi sono arrivato alla conclusione che le voglio bene perché è una brava ragazza che mi vuole bene veramente e che, quando e ho detto quello che pensavo, mi ha aiutato ad essere quello che veramente sono. Lei non mi ha dato nessuna colpa e mi ha detto che ero un ottimo papà e che mi voleva bene senza condizioni. Puoi capire che dopo mesi di esitazioni, sentirmi fare un discorso simile mi ha messo in una condizione di euforia incredibile. Però scambiare qualche mail con te mi permette di capire tante altre cose e di superare tanti problemi o falsi problemi che mi sono portato appresso per anni, come per esempio i sensi di colpa per il matrimonio e l’idea di aver rovinato la vita di mia moglie e poi ho cominciato a mettere a fuoco il problema del rapporto tra affettività e sessualità e a capire quali possono essere le vere paure che mia moglie si porta dentro e delle quali non mi parla. Ho anche capito meglio come mia moglie possa considerare la mia situazione e la sua possibile evoluzione nel futuro. Ti dico onestamente che all’inizio non avevo dato molto peso al fatto che se avessi avuto rapporti sessuali con uomini senza una protezione adeguata non avrei messo a rischio solo me stesso ma anche lei. In pratica ho capito che devo essere sempre molto attento alla prevenzione. Fino a poco tempo fa mi ritornava spesso in mente l’idea di “provare” con un uomo, poi mi hai fatto capire che quello che conta è creare un rapporto affettivo vero, che possa durare nel tempo, con o senza sesso, e mi sono reso conto che posso aver desiderato sessualmente un ragazzo ma non mi sono mai innamorato di un ragazzo. Forse mi servirebbe avere amici gay per poter essere me stesso senza imbarazzo. Mi viene in mente una cosa che ti potrà sembrare strana, adesso mi sento molto meno condizionato nella masturbazione. I primi tempi la prendevo come un vero tradimento di mia moglie, mi dicevo che in fondo avevo già distrutto il matrimonio, poi, parlando con te, ho visto le cose in una luce del tutto diversa. Sono rimasto stupito quando mi hai detto che potevo parlarne a mia moglie, perché non avevo mai considerato possibile una cosa simile. Il giorno appresso mi sono fatto coraggio e ne ho parlato con lei che mi da detto che si sarebbe stupita forse del contrario e che non si riteneva assolutamente tradita o offesa dal fatto che io mi masturbassi pensando ai ragazzi. Project, ma perché non mi sono mai innamorato di un ragazzo? Fantasie sessuali sui ragazzi ne ho fatte eccome ma non mi sono mai innamorato di un ragazzo. Forse sono meno gay di quanto io creda di essere, o forse non ho ancora trovato il ragazzo giusto, e poi perché ho contattato te, che stai lontanissimo da qui e che probabilmente non conoscerò mai di persona, per poter parlare liberamente di queste cose? Sarebbe stato più facile cercare un ragazzo gay qui, ma io non l’ho fatto e ho cercato di mettermi al sicuro evitando scupolosamente ogni rischio di outing. Forse una ragione profonda per cui amo mia moglie è che lei sa tutto, ma non ha raccontato nulla a nessuno, nemmeno ai suoi genitori o alla sorella, lei ha fatto squadra con me e con nessun altro e questo mi rassicura. Io continuo a dormire con mia moglie nel letto matrimoniale e la cosa non mi imbarazza affatto e penso che non imbarazzi nemmeno lei perché tra noi qualche momento di intimità, al limite anche sessuale, c’è lo sesso, cioè lei non mi rifiuta e la cosa mi sembra al limite dell’incredibile. La nostra vita, ora, è tutta con centrata su nostro figlio Matteo che ha compiuto da poco due anni. Quando non lavoro il pomeriggio sto a casa con Matteo e giochiamo insieme, mi butto per terra, lo prendo a cavalluccio e lo vedo contento. Mia moglie ogni tanto viene nella stanza e vede tutto questo movimento e penso che ne sia contenta, poi entra anche lei in scena, si butta anche lei sul tappetto e giochiamo in tre. Due mesi fa Matteo non è stato bene e in quell’occasione ho trovato con mia moglie un momento di sintonia totale, ci siamo guardati negli occhi, senza dire nulla, lei è andata a vestire Matteo e io sono andato a prendere la macchina e lo abbiamo portato al pronto soccorso pediatrico. Lo hanno visitato e ci hanno rimandati a casa, con l’indicazione di una terapia da seguire, cosa che abbiamo fatto con la massima attenzione e Matteo è guarito del tutto in tre giorni. Vedi, Project, io con mia moglie sento di formare veramente una famiglia, so che non mi verrà mai meno, e non mi è venuta meno nemmeno quando ha saputo delle mie fantasie gay! Con un uomo potrebbe accadere qualcosa di simile? Francamente credo di no! Non che io creda che la cosa sia impossibile in generale, ma io credo che sarebbe impossibile nel mio caso, perché io una famiglia già ce l’ho e la sento mia, cioè non la metterei in crisi per nessuna ragione. Con mia moglie abbiamo fatto anche un ragionamento che non avrei mai immaginato, lei mi ha chiesto: “Ma tu pensi che si potrebbe avere un secondo figlio?” e io le ho risposto: “Certo!” Lei mi ha sorriso e ha detto: “Oh, aspettiamo che Matteo abbia tre anni!” Quindi anche mia moglie non considera la nostra come una famiglia in crisi e in realtà non lo è. Le mia fantasie gay non sono distruttive e mia moglie se ne rende conto. So bene che si tratta di una condizione più unica che rara, perché nelle storie dei gay sposati ho letto cose terribili sulle lotte con le mogli per l’affidamento dei figli. In pratica tutti davano per scontata la separazione e poi il divorzio e intendevano costruire una famiglia gay, cioè per loro essere gay era incompatibile con il loro matrimonio etero. E questo valeva anche in presenza di figli, cosa che a me sembra veramente inconcepibile. Però va pure detto che avevano mogli con le quali avevano rapporti solo formali e patrimoniali. Una cosa ancora devo dire di mia moglie: tra me e lei non abbiamo mai, e dico proprio mai, parlato di denaro e certamente non navighiamo nell’oro. Se una spesa la fa lei io so per certo che non si sarebbe potuto fare meglio. Penso sia anche per questo che l’idea del divorzio non mi è proprio mai venuta in mente. Chissà, forse mi basta avere un amico gay oltre oceano! Sono realmente gay? Da tutto quello che ti ho scritto potresti arrivare a dubitarne, ma io credo di esserlo. Faccio pochissimo uso di pornografia, mentre mi piacciono moltissimo i film gay in cui domina la tenerezza, perché è in fondo che quello che vorrei anche io. Chissà come sarebbe un vero rapporto di coppia con un uomo, ci penso spesso ma non riesco ad immaginarlo. Un gay riuscirebbe ad accettare l’idea che io continui a vivere con mia moglie compresa qualche tenerezza? E mi chiedo anche se mia moglie, nel caso io mi trovassi veramente un compagno, continuerebbe a dimostrare tutta l’apertura mentale che dimostra adesso che non ho nessun compagno. Il suo atteggiamento resisterebbe alla prova della realtà? Sarebbe comunque per lei una prova terribile. Adesso sono un gay (perché sono gay, anche se più sessualmente che affettivamente) che vive da etero ma non vive male, sono un individuo anomalo sia come etero che come gay. Ho parlato di te anche con mia moglie e le ho fatto leggere le tue mail, devo dire che le sono piaciute molto, dice che si vede che “ti intendi anche di donne!” Adesso ti lascio, Project, perché sento che Matteo si è svegliato e ha bisogno del suo papà.

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DIRE DI NO AD UN ALTRO GAY

Caro Project,

sono un uomo non più giovanissimo, over 35, tutto sommato sono stato abbastanza fortunato sotto parecchi punti di vista: ho un lavoro, vivo per conto mio e in un certo senso ho trovato la mia sistemazione almeno sul piano economico, cioè non ho grosse ansie per il futuro. Il mio problema di fondo è la solitudine. Non ho fatto e non voglio fare coming out pubblico, ma ho alcuni amici gay, non pochissimi, tutti non dichiarati, come me, e con loro sto bene, abbiamo più o meno la stessa mentalità, veniamo da ambienti sociali molto simili, in breve, ci intendiamo bene. E qui proprio con i miei amici gay si crea il mio problema più grosso. Ho visto che hai ripetuto spesso che il teorema “gay + gay = amore” non funziona, non corrisponde alla realtà e posso dire di essere l’esempio vivente della tua affermazione. Quando ho conosciuto i miei amici gay mi aspettavo che quel teorema funzionasse ma non ha funzionato. Li vedo spesso, sto bene con loro, ma non ho mai perso la testa per nessuno di loro, forse è successo solo una volta e molto superficialmente con un ragazzo, ma quando ci siamo conosciuti “un po’ meglio” (e ancora molto superficialmente), l’interesse è proprio svanito del tutto e quando non ci siamo più sentiti ho tirato un respiro di sollievo. Ho anche amici etero ma non mi sono mai innamorato nemmeno di ragazzi etero, su di loro non ho fatto mai nemmeno ipotesi puramente teoriche. Fin qui potresti dirmi che la mia situazione è abbastanza comune, ecc. ecc., e che, se non sono suscettibile all’affettività sono fatti miei. Ok, potrebbe essere vero, ma qui arriva il vero problema. Come ci si comporta quando ci si accorge di essere oggetto dell’interesse di un altro ragazzo ma non si prova nulla per quel ragazzo? È esattamente questo che mi accade in questo periodo. Mi sono accorto da un paio di mesi che uno dei miei amici gay è interessato a me, lo capisco  dai suoi comportamenti imbarazzati, dal suo cedere sempre, dal suo avvicinarmi il più spesso possibile. Quando queste cose accadevano in occasione dei nostri incontri di gruppo, beh, non ci facevo troppo caso, ma poi quel ragazzo ha cominciato a contattarmi anche in privato, a mandarmi mail e sms. Io ho cercato di far finta di non capire e di rispondere in modo banale, ma evidentemente il mio messaggio, che era un “no, grazie” non è stato interpretato correttamente e lui sta continuando la sua manovra di avvicinamento. Mi sembra un bravo ragazzo, ma molto fragile, penso che stia vivendo nei miei confronti una storia d’amore che non ha proprio nessun senso, perché io non sono interessato. Parliamoci chiaro, non sono interessato perché non mi attira fisicamente e credo che non ci si possa fare nulla. Come amico mi sta bene. Non è come persona che lo respingo, è onesto, corretto, tutto quello che vuoi, ma proprio non lo vedo in nessun modo come un ipotetico ragazzo con cui costruire una vita insieme. Quando mi chiama, cosa che accade abbastanza spesso, cerco di restare su argomenti molto neutri e di non entrare mai nel personale, ma vedo che lui si ricorda le cose che dico, mi chiede in continuazione spiegazioni e soprattutto non si rende conto che io non sono interessato. Onestamente, Project, io ho paura di fare veramente del male a questo ragazzo sia dicendogli brutalmente come stanno le cose, sia facendo finta di niente, rimanendo nel vago e rinviando all’infinito il momento del chiarimento. Le ho pensate tutte: tagliare i rapporti col gruppo, cioè proprio sparire dalla circolazione, cosa comunque molto complicata da realizzare, dirgli o fargli capire che ho un altro ragazzo, e altre cose ancora più assurde. Lui non è eccessivamente insistente perché si controlla e si limita, ma io vedo che questo comportamento per lui non è assolutamente spontaneo. È più giovane di me di qualche anno, ha 31 anni, ma è un uomo adulto, io so, capisco, vedo che ha bisogno d’amore, più che di sesso, di un affetto stabile su cui contare, ma il suo punto di riferimento non posso essere io, perché la cosa non mi viene spontanea. Certe volte mi fa dei piccoli regali, che io non ricambio mai, ma lui continua a farmeli. Non sono oggetti di valore ma oggetti che hanno qualcosa di personale, oggetti particolari che lui ha cercato sulla base di qualche cosa che io ho detto e che lui non ha dimenticato, per esempio avevo parlato delle vecchie caffettiere napoletane di alluminio, di quelle degli anni ’50, e lui me ne ha regalata una. Che cosa avrei dovuto fare? Restituirgli i regali e dirgli che non aveva senso insistere con quelle cose? Io non sono stato capace di farlo. Quando chattiamo io cerco di allungare le pause, e lui mi aspetta anche per ore, io vedo che è ancora lì, che non se ne è andato e allora riprendo la conversazione, che non è sgradevole, ma da parte mia è forzata, o almeno un po’ forzata. Ho paura che stia sviluppando una dipendenza e non so che fare, perché non vorrei proprio fargli male. Tempo fa mi mandava un sms di buongiorno e uno di buonanotte, un po’ come fanno gli innamorati. Le prime volte gli rispondevo, poi ho cominciato a non rispondere e ha smesso, ma ho avuto la netta sensazione di fare una cosa cattiva. A me non costava nulla andare avanti coi messaggi, ma quei messaggi, per lui, significavano altro. Ho pensato che forse la cosa migliore sarebbe proprio parlare chiaro e dirgli che lo vedo come amico, cosa che gli ho già detto molte volte in modo più o meno esplicito, lui pensa che dall’amicizia possa anche svilupparsi altro, ma io però so che non si svilupperà proprio nulla. Project, sembrerà brutale, ma se uno non ti piace fisicamente, se lo senti e lo vedi spesso e non hai mai fatto fantasie su di lui, come fai a credere che possa diventare il tuo ragazzo? L’aspetto fisico conta e molto. Stare con lui e fare fantasie su altri ragazzi sarebbe proprio il modo peggiore di stare con lui, però penso che alla fine succederebbe proprio così. Non posso forzarmi a provare una relazione alla quale non mi sento portato istintivamente, lui si accorgerebbe che è una forzatura e sarebbe ancora peggio. Devo confessarti, Project, che l’idea di provare comunque mi è anche venuta perché penso che lui farebbe di tutto per avermi vicino, in qualche modo si adatterebbe a me, finirebbe per accettare qualsiasi cosa, ma io non voglio che succedano cose simili, non ci sarebbe quella parità all’interno della coppia che penso sia assolutamente fondamentale. Insomma, è proprio un momento critico, so di non potere andare avanti ancora per molto tempo coi rinvii, so che devo decidere e che devo decidere presto. Mi sento proprio spaccato in due, io so che è un bravo ragazzo, ma non posso fingere di esserne innamorato e non posso nemmeno cominciare un rapporto del tutto squilibrato perché alla fine il danno lo farei anche a lui. Lui è anche un bel ragazzo, anche se non è per niente il mio tipo, e ci sono degli amici comuni che probabilmente vorrebbero richiamare la sua attenzione, ma lui ormai pensa solo a me e ogni altra ipotesi è per lui totalmente impossibile. Non mi trovo in una bella situazione. Non voglio fare male a quel ragazzo ma non ne sono innamorato e non so come uscirne senza fare danni. Ti sarei grato se mi facessi sapere che cosa ne pensi. Se vuoi pubblica la mail, in fondo penso che il mio problema sia abbastanza diffuso e forse riflettere su queste cose può essere utile anche per altri.

Ti saluto e aspetto la tua mail.

Christian

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ESSERE GAY E SEMBRARE GAY

Caro Project,
tu pubblichi sui tuoi siti solo storie gay edificanti, belle storie d’amore che mi emozionano molto quando le leggo, ma che purtroppo non ho mai sperimentato nella pratica. Qualche ragazzo gay simile a quelli delle mail che pubblichi sul forum lo conosco anche io, ma ho conosciuto anche dei gay che erano l’esatto contrario. Può anche darsi che io sia stato sfortunato ma ti voglio raccontare almeno un fatto significativo che mi è accaduto all’inizio del 2016. C’è un ragazzo gay, anzi ci sono due ragazzi gay con due modi di fare strani, secondo me non sono cattivi ragazzi né l’uno né l’altro, ma per capire devi leggere.
Nel veglione di capodanno 2016 avevo incontrato per caso un ragazzo esuberante, quasi esplosivo, che mi aveva colpito molto: lo chiamerò Tano, bellissimo sorriso, sempre a dire battute e a ridere, anche simpatico a parlarci. In breve, mi piaceva. Allora non avevo un ragazzo e la mia fantasia ha cominciato subito a lavorare su di lui. Durante il veglione abbiamo parlato un po’, ma c’era un chiasso indiavolato e siamo dovuti uscire nel cortile del locale, però ho avuto la sensazione di avere fatto anche io colpo su di lui, anche se abbiamo fatto solo discorsi banalissimi. Esci dal veglione e stai a parlare fuori nel cortile, ok, ma lo fai con una ragazza, se lo fai con un ragazzo non succede certo per caso. Quando siamo rientrati a casa la mattina di capodanno ci siamo scambiati i numeri di cellulare. Il 2 gennaio l’ho richiamato e mi è sembrato contento di risentirmi, siccome il 2 era sabato e il 3 sarebbe stata domenica, l’ho invitato a venire con il mio gruppo a una passeggiata al mare e ci siamo dati un appuntamento per l’indomani alle 8.00.
Il mio gruppo è tutto di etero, questo vuol dire soprattutto che c’è un 50% di ragazze e ci sono molte coppie; i ragazzi del gruppo mi considerano etero al 100%, ovviamente, perché non ho proprio nulla che possa fare pensare che sono gay e poi sono affari miei e me li voglio tenere per me. Di Tano non sapevo niente, meno che mai se fosse gay o etero, l’avevo invitato solo perché mi piaceva. Ovviamente nemmeno Tano sapeva nulla di me, lo avevo conosciuto solo la sera prima!
Domenica alle 8.00 i ragazzi del gruppo ci sono già tutti, siamo in 11, io dico che bisogna aspettare Tano, e invece di partire ci mettiamo a chiacchierare. Alle 8.30 Tano ancora non si vede, qualcuno comincia a storcere il naso. Lo chiamo al telefono, mi dice che sta arrivando. Alle 8.45 si presenta con il suo sorriso smagliante. Nessuno fa storie con lui per il ritardo. Quattro coppie vanno con due macchine, io, Tano e un’altra coppia siamo sulla mia macchina. Subito dopo la partenza Tano comincia a fare il cretino, facendo domande inopportune e molto da ficcanaso alla coppia che stava in macchina con noi. Chiede se stanno insieme, cosa che si vedeva a un chilometro, e loro chiedono a lui perché è solo, lui risponde che non è solo ma è con me, che sono il suo ragazzo! Io mi affretto a smentire e sottolineo che l’ho conosciuto solo due giorni prima, ma lui insiste a fare il cretino: noi stavano davanti e la coppia di amici stava dietro. Io avevo la mano sul cambio, lui prende e mette la sua mano sulla mia. Gli dico: “Stai fermo, che so guidando!” allora ritira la mano in modo molto teatrale e mi dice: “Vabbe’, ma che ho fatto?” Poi chiede alla coppia: “Voi che ne pensate delle coppie gay?” Francamente in quel momento lo avrei ammazzato!
I ragazzi della mia comitiva hanno il perfetto controllo di sé, rispondono da manuale e non si fanno trascinare in discorsi strani. La ragazza quando vede che i discorsi di Tano si fanno pesanti e insistono un po’ troppo, entra in mia difesa: “Tano, mi sa che hai sbagliato obiettivo, io conosco Silvia, la sua ragazza, stanno insieme da due anni!” Ma Tano insiste: “Questo non me lo avevi detto… vabbe’ vuol dire che sei un po’ bisex!” Stavo proprio perdendo la pazienza. “Tano, vuoi scendere qui?” e lui mi risponde: “Ma che ho detto? Ma non si può nemmeno parlare?” Ovviamente non esiste nessuna Silvia, ma Tano non lo sa. La ragazza riprende il discorso su Silvia, e anche io faccio prudentemente la mia parte. Silvia agli occhi di Tano prende sempre maggiore consistenza e i discorsi da checca gay finiscono. Per tutto il resto del viaggio parliamo solo in tre. Tano è praticamente fuori gioco, forse si aspettava una comitiva gay, ma ne ha trovata una etero (o quasi) e si è sentito a disagio. Una volta arrivati al mare, con gli altri ragazzi tiene un comportamento educato anche se spigliato, niente di simile a quello che era successo durante il viaggio. Quando eravamo a tavola, io ero di fronte a Tano, mi arriva una chiamata al cellulare, rispondo. Era la ragazza che stava con noi in macchina. Mi dice: “Vedo che hai “quello” di fonte a te, fai come se ti avesse chiamato veramente la tua ragazza, se no non te lo scrolli più di dosso.” Io volevo che il pomeriggio passasse tranquillamente e ho accettato di fingere. Ho coperto il cellulare con la mano perché non si sentissero le parole (e non stavo dicendo proprio niente) e ho fatto facce molto compiaciute da innamorato che parla con la sua bella. Tano fingeva di guardare dall’altra parte ma stava attentissimo al mio comportamento. Quando ho chiuso la telefonata lui ha fatto finta di niente e ha cominciato a parlare col ragazzo che aveva al fianco. A Gennaio, fa notte preso e torniamo a casa. Accompagniamo a casa i due ragazzi che erano in macchina con noi, poi vado ad accompagnare Tano che si scusa per l’accaduto, dice che è stato stupido da parte sua, che non aveva pensato che mi poteva causare dei problemi ma aggiunge che comunque aveva pensato che io non fossi etero, non sapeva perché ma lo aveva pensato. In quei momenti io non sapevo che cosa dire. Tano a me piaceva, anche se era troppo invadente e maldestro. Dovevo dirgli che non c’era nessuna ragazza e che lo avevamo preso in giro per farlo stare tranquillo, ma così lo avrei perso, d’altra parte lo avrei perso anche se avessi continuato a recitare la parte dell’etero. Ero veramente in imbarazzo. Si sarebbe potuto superare l’imbarazzo con un contatto fisico che sarebbe stato più significativo di qualunque discorso, ma un gesto simile mi avrebbe impedito di cambiare atteggiamento in caso di necessità, cioè se Tano si fosse dimostrato troppo invadente o comunque, alla prova dei fatti, fosse stato incompatibile con me. Alla fine ho scelto di continuare a fare l’etero che ha la ragazza, perché l’altra strada mi sembrava troppo arrischiata e soprattutto troppo prematura. Tano era deluso, ma “se uno è etero” c’è poco da fare! Nei giorni successivi non mi ha richiamato e dopo qualche giorno l’ho richiamato io, era contento di sentirmi, ma di una contentezza ufficiale, era controllato nei discorsi e non propenso a prolungare la telefonata. Per un paio di mesi siamo andati avanti così, io lo chiamavo, cercavo di parlare con lui, che però era sfuggente, ma la mia insistenza ha cominciato a sembrargli strana. Il primo di Marzo mi ha fatto una proposta inattesa, mi ha detto: “Vengo a prendere una pizza con te se ci viene pure Silvia.” Era segno che ormai aveva capito. Gli ho detto che andava bene e ci siamo dati appuntamento per la sera del tre in un ristorante. Io sono arrivato prima, ho fatto preparare un tavolo per tre e mi sono seduto ad aspettare. Tano è arrivato, ha visto l tavolo per tre e ha fatto una faccia strana: “Non è che vi rovino la cena?” Gli ho risposto che non avrebbe rovinato niente, e che Silvia era in bagno a risistemarsi un po’. Poi gli ho detto intanto di ordinare e mi ha risposto: “Ma no, aspetto!” e allora gli ho svelato il mistero, ma per gradi: “Silvia non è potuta venire, perché… non esiste…” Allora sulla faccia di Tano è tornato il suo sorriso malizioso: “Veramente?” “Sì” “Allora anche tu… “ “Eh…” “Wow!!” Dopo abbiamo cenato in santa pace!
Così è cominciata la mia storia con Tano, che dura quasi da due anni, ma, sia ben chiaro, non penso affatto che Tano sia senza difetti. Stiamo bene insieme, questo lo posso dire, ma su certe cose non andremo mai d’accordo. Vengo ad elencare i difetti di Tano, o almeno quelli che io considero difetti:
Innanzitutto pretendeva di portarmi nella sua comitiva gay, cosa che a me non sta bene non perché sono gay ma perché si atteggiamo molto, almeno in certe situazioni, e non capiscono che questo può dare fastidio anche agli altri gay. Nella comitiva di Tano ci sono sei ragazzi in tutto, compreso Tano, se li prendi uno per uno sono bravissimi ragazzi, calmi, che pensano prima di agire, ma se li metti tutti insieme diventano un pericolo pubblico, si scatenano e possono creare certamente problemi a uno come me che non si vuole mettere in piazza. Quando Tano voleva andare con loro io non ci andavo, e dopo un po’ non c’è andato più nemmeno Tano, però abbiamo continuato a frequentare gli amici del suo gruppo, uno o due alla volta. E posso dire che Tano l’ha accettato.
In secondo luogo Tano all’inizio ha avuto l’idea fissa che io dovessi fare per forza un coming out pubblico, cosa che, a parte il fatto che non mi piace in nessun caso, non potrei proprio fare, perché una cosa del genere mi potrebbe creare problemi grossissimi sul lavoro. Adesso si è adeguato all’idea che si può essere una coppia anche se uno è dichiarato e uno no!
Terza e ultima cosa, questa molto più privata, Tano ha un’idea di sesso come divertimento che mi sembra molto riduttiva. Gli ho fatto venire la fissa della prevenzione (prima non ci stava troppo attento). Ha un’idea di sessualità gay, diciamo così, molto classica e non mi piace affatto che insista pesantemente per farmi fare cose che non voglio. E qui una volta siamo arrivati proprio sull’orlo della rottura. Gli ho detto: “Essere in due vuol dire essere veramente in due, io mi sono adeguato a tante cose per farti piacere, ok, va benissimo, ma l’elasticità ci vuole da entrambe le parti, altrimenti trovatene un altro!” Lui pensa di incarnare l’essenza della “gayezza” e non capisce che è solo uno dei tanti e che di gay che sono gay al 100% e che ragionano in modo diversissimo dal suo ce ne sono moltissimi. Comunque Tano ha un modo bellissimo di vivere il sesso, è proprio travolto dalla sessualità. Io sarei travolto molto meno, ma quando vedo lui mi faccio portare anche io dall’entusiasmo e le cose funzionano molto bene.
Adesso un pregio di Tano: ti dice le cose in faccia, qualche volta anche brutalmente, e certe volte mi ha impedito di fare grosse stupidaggini proprio con la sua franchezza. Se c’è una cosa che non credo possibile è che possa tradirmi, mi spiego meglio, non credo possibile che possa andare con un altro ragazzo senza dirmi nulla, invece che possa andare con un altro ragazzo dicendomelo prima è possibile ed è un fatto che temo molto, anche se non è mai successo niente di simile.
La nostra vita di coppia non è male, ma per me Tano non è una religione, è una realtà da verificare giorno per giorno. Ora non viviamo insieme, anche se io ho casa per conto mio, perché il pettegolezzo sarebbe distruttivo per entrambi e mi creerebbe problemi enormi anche il famiglia. Stiamo lavorando molto entrambi por poterci comprare una casetta in campagna, senza vicini impiccioni, ma le case costano e ci vorrà tempo, questo, al momento è il nostro sogno come coppia.
Grazie per quello che fai Project, ovviamente puoi pubblicare la mail, l’ha letta anche Tano ed è d’accordo.
Ciao.
Pas e Tano
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