ANDY – ROMANZO GAY 13

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Nella mente di Marco fluivano rapidissime le sensazioni, Andy era tra le sue braccia, sembrava contento, sorrideva, scherzava, manifestava in ogni modo il suo sentirsi al suo posto, ma Marco era sconvolto, Andy era con lui, avrebbero fatto l’amore, ma Andy reclamava la sua libertà, forse voleva solo provare, almeno provare, che cosa fosse l’innamorarsi di una ragazza, voleva tentare di farsi accompagnare da Marco verso altri orizzonti e altre felicità, Andy non sapeva nemmeno se qualcuna delle felicità in cui sperava sarebbe mai esistita, ma voleva provare a staccarsi da Marco, per lo meno voleva provare a cercare una sua strada. Marco lo aveva amato con tutto se stesso ma sempre con l’idea che la sua felicità e quella di Andy sarebbero state una cosa sola, Marco non aveva mai pensato realmente che Andy potesse allontanarsi da lui, tutto questo per lui era stato sempre e totalmente relegato nel regno delle possibilità teoriche, forse il suo amore per Andy dipendeva proprio da questo presupposto: essere due ma essere totalmente una sola cosa. Marco cominciava a rendersi conto che Andy non era un altro Marco, che aveva una sua storia affettiva, un suo mondo di sentimenti e di paure che Marco non conosceva, ne aveva sentito parlare da Andy, ma non sapeva di che cosa si trattasse in realtà. L’idea della identificazione aveva retto dall’interno il loro rapporto fin dall’inizio, Marco ci aveva creduto totalmente, Andy solo in modo parziale. Eppure Andy si stringeva a Marco e voleva fare l’amore con lui. Marco era assalito da sensazioni contraddittorie, amava Andy e lo sentiva vicinissimo e totalmente disponibile nei suoi confronti ma nello stesso tempo cominciava a pensare che Andy, prima o poi, se ne sarebbe andato per la sua strada, o che almeno questo sarebbe stato possibile, non lo sentiva più suo in senso totale, cominciava ad avere se non la certezza almeno il timore di perderlo. Fece appello a tutte le sue doti di altruismo e cercò di vedere Andy da un altro punto di vista, che in fondo era quello che sarebbe piaciuto di più a Andy, cercò di accettare la prospettiva di vivere in funzione di Andy, della sua felicità, dei suoi sogni, cercò di accettare l’idea di dedicarsi totalmente a realizzare la felicità di Andy mettendo da parte la propria, per Marco, alla fine dei conti, tutto questo non appariva nemmeno come una cosa particolarmente difficile, in fondo anche Andy lo amava e lo amava in modo totale, compatibilmente con il suo io più profondo e con i sogni stratificati nella sua anima, Marco sapeva bene che Andy lo amava veramente e che non avrebbe voluto in nessun modo farlo stare male, che anche per Andy la lotta contro se stesso sarebbe stata difficilissima, anche Andy avrebbe dovuto distruggere un mondo di sogni per cercare di essere se stesso, avrebbe dovuto cercare il coraggio di andare per la sua strada o almeno di cercarla e anche per lui sarebbe stato un cammino difficilissimo. Marco comprendeva che Andy aveva necessità di staccarsi da lui in modo morbido, senza traumi, sentendosi sempre amato e con la certezza di poter tornare indietro in qualsiasi momento, tutto questo in teoria per Marco avrebbe potuto essere difficilissimo da accettare eppure in quei momenti non gli sembrava che fosse così, dentro di sé pensava ancora che Andy alla fine sarebbe comunque tornato da lui, ma di tanto in tanto gli veniva in mente l’idea di doverlo perdere per il bene stesso di Andy. Marco non riusciva a capire che cosa potesse passare esattamente per la mente di Andy, prese il coraggio a due mani e cominciò a parlare chiaro mentre accarezzava Andy, perché non si sentisse nemmeno sfiorato dal sospetto di non essere amato.

– Birillo, mannaggia… lo sai che mi metti un po’ in crisi?

– Lo so, Cucciolo, lo so e mi dispiace…

– No, non ti deve dispiacere, tu devi cercare una tua strada, è giusto che sia così.

Andy provò un attimo di terrore, sentì come il rifiuto di Marco, ma Marco continuò.

– Però, Andy, tu mi devi permettere di starti vicino lo stesso, io ti voglio bene… non so come dirtelo, Birillo, vorrei che tu non ti sentissi solo neanche un istante, ti voglio stare vicino… lo so che devi cercare la tua strada ma non la devi cercare da solo, ci voglio essere pure io vicino a te, almeno finché tu vorrai, … io ti voglio vedere felice…

– Cucciolo…

– Sì.

– Io voglio che mi ci porti tu alla mia felicità, lo so che mi vuoi bene, il tuo amore lo sento fortissimo e non ne posso fare a meno, però non so se è la mia strada vera, questo non lo so, Cucciolo, non ti so dire quello che succederà, ho paura che sia stata solo una fase, che la tua presenza sia servita a farmi maturare, a farmi cercare dentro me stesso, tu hai già avuto una funzione enorme per me, io prima ero una nullità totale, poi sono stato vicino a te e sto crescendo, sono molto incerto di me stesso, ma mi sento molto più forte di prima, tu mi hai dato una spinta affettiva fortissima, adesso io sto vicino a te, ci stiamo abbracciando, per me è una cosa tenerissima, io non ho segreti per te, almeno cerco di non averne, a nessun livello… però la mia vita vera, quella di fondo, potrebbe essere un’altra, tutte queste cose non me le dimenticherò mai, sono state la mia vita e lo sono ancora adesso, ma potrebbero non esserlo più in futuro, ma Cucciolo, io ti dico potrebbero, perché quello che succederà io non lo so, penso che potrei conoscere una ragazza e potrei sposarmi e avere figli, non mi dispiacerebbe affatto, però continuerei a pensare a te cento volte al giorno… magari poi chissà mi potrebbero venire dei momenti neri anche in quella situazione e potrei avere bisogno di stare vicino a te… non lo so, Cucciolo, non lo so… però non mi sento di mettere da parte a priori l’idea di una vita diversa… certe volte penso che quella potrebbe essere veramente la mia strada, mi sento frenato perché so che ti sto facendo male, questo non lo posso sopportare perché tu non te lo meriti, io vorrei riuscire a fare tutte e due le cose: cercare la mia strada e nello stesso tempo rimanerti vicino, ma non so se una cosa del genere sarà possibile…

– Birillo, una cosa del genere sta già succedendo, se non potrò avere Andy come amante almeno avrò un amico come si deve, uno che mi capisce fino in fondo, e poi non è una questione di ruolo, io non voglio perdere il mio Andy, che sarà sempre e comunque mio, potrà avere moglie e figli ma sarà sempre il mio Birillo…

– Cucciolo, ma tu pensi veramente che funzionerebbe?

– Sì, ne sono sicuro.

– E papà e mamma come ci resterebbero?

– Ti vorrebbero bene come prima, tra noi non cambierebbe nulla.

– Tu pensi?

– Sì, Birillo, ne sono certo.

– Allora domani mi accompagni alla fermata.

– Certo che ti accompagno alla fermata.

– E adesso ti va di fare l’amore con me?

– Birillo…

Fecero l’amore in modo struggente, come se fossero sul punto di separarsi per sempre, Andy sentì tutto l’amore di Marco, tutta la sua dedizione. Marco stava facendo in modo che Andy si sentisse amato, totalmente amato e senza nessuna condizione e nessuna riserva. Dopo rimasero abbracciati per un po’.

– Notte Cucciolo.

– Notte Birillo.

Si addormentarono l’uno nelle braccia dell’altro.

Al mattino Andy si alzò per primo, andò a preparare la colazione ma non fece la doccia, quando tutto fu pronto chiamò Marco con un bacio leggero.

– Cucciolo… è ora di alzarsi…

– Mh… vengo, vengo subito…

– Dai, che facciamo la doccia, la colazione è pronta e poi mi accompagni all’autobus…

– Arrivo, Birillo…

Entrarono nel box della doccia insieme, come succedeva tutte le mattine.

– Dai, Cucciolo, dammi una lavata come si deve… oggi mi devo fare bello…

– Ma tu non ne hai nessun bisogno.

Si insaponarono a vicenda e terminarono la doccia in pochi minuti senza allusioni sessuali, si asciugarono ciascuno per conto proprio, Marco ripensò a quando Andy voleva farsi asciugare da lui ed ebbe un attimo di malinconia, ma la scacciò subito. Andy volle che Marco gli facesse la barba come succedeva nei giorni importanti.

– Ma sei narcisista forte! Ma tanto sei bello di natura, non c’è proprio bisogno che ti atteggi… aspetta, una goccia di dopobarba profumato, … così… sei proprio irresistibile…

– Cucciolo, vieni di là… la colazione è pronta.

Si sedettero al tavolo.

– Cucciolo… che c’è?

– Niente… mi fa uno strano effetto…

– Lo so però cerca di sorridere… ecco, così!

– Io ti vedo così, bellissimo, irresistibile… mannaggia pensare che non sei solo per me… ma… niente! Va bene così, io voglio un Andy splendido…

– Cucciolo, io torno all’ora di pranzo e ti racconto tutto ma tu cerca di stare sereno, lo so che non è facile… che stai pensando adesso?

– Che ti vorrei accompagnare fino all’università e non fino alla fermata…

– Va bene…

– No, forse è meglio di no.

– Cucciolo, lo so che mi vuoi bene, non c’è bisogno che tu mi dia delle conferme… però adesso all’università mi ci accompagni…

– Almeno quello…

– Non mi fare il geloso, ti prego, non mi mettere in crisi, anche per me è già tanto difficile così…

– Scusa, Birillo, dai, finisci di prepararti e andiamo.

– Mi porto il telefonino, per ogni evenienza, tu però il tuo portatelo sempre appresso…

– Me lo porto, me lo porto…

– E tu che fai stamattina?

– Studiare non mi pare il caso, tanto studiamo insieme il pomeriggio, non lo so, forse me ne vado un po’ a spasso a prendere un po’ di sole, da papà non ci vado, il discorso è troppo prematuro… o semplicemente me ne vado a letto…

– No, a letto no…

– Perché?

– No, così, non c’è nessuna ragione specifica…

In macchina il discorso si fece più pericoloso.

– Cucciolo, però non mi devi odiare per quello che sto facendo…

– Io non ti potrei odiare per nessun motivo e poi tu adesso stai solo cercando la tua strada e io non ho nessun motivo per volerti bene meno di prima… ricordatelo, Birillo, ci sono e ci voglio rimanere qualunque cosa accada.

Le pause si facevano più lunghe e discorsi più assertivi e ripetitivi, entrambi avevano trovato il loro modo di comportarsi in una situazione come quella, poi Andy si fece più ardito.

– Cucciolo, è sicuro che non hai niente altro da dirmi?

– Birillo… io ce la sto mettendo tutta ma non mi stressare troppo.

– Scusa, Cucciolo, sono uno stupido, certe volte passo i limiti…

– No, non passi proprio niente… è che io non lo so come reagirò dentro, adesso credo che reagirò bene ma in sostanza non lo so, io ci proverò in tutte le maniere e con tutta la buona volontà ma quello che succederà io non lo so…

– Cucciolo, ma non è colpa mia, prova a metterti nei miei panni…

– E tu prova a metterti nei miei, hai ragione quando dici che non è colpa tua ma questo non mi risolve il problema, Birillo, io sono innamorato di te e non so se ce le farò a pensare che tu stai andando verso altri lidi, non è così facile…

– Lo so, Cucciolo, lo so, … mannaggia come mi sento strano, anch’io lo sento quasi come un tradimento, anche se tu non me lo dici…

– Ma non è un tradimento, Birillo, tu devi cercare la tua strada… non posso fare finta di non capirlo, significherebbe che ti voglio male e che mi sono innamorato di te solo perché puoi essere l’oggetto dei miei desideri ma mi sembra che sia una cosa squallida, solo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… io tutte queste cose razionalmente le so, ma quando mi trovo a metterle in pratica lo sento eccome il senso della difficoltà…

– Cucciolo, siamo arrivati… che faccio? Dimmelo tu, io non so più che fare…

– Vai Birillo, non ci pensare due volte, ti aspetto a casa per pranzo e se ti capita qualche cosa di interessante mi fai un colpo di telefono e ci vediamo per cena… Ti voglio bene, Birillo!

– Ciao, Marco, ci vediamo a casa a ora di pranzo.

Andy scese e Marco mise in moto solo dopo che Andy ebbe girato l’angolo.

Andy non sapeva che fare, aveva portato con sé qualche libro nella borsa, se ne andò nella sala grande della biblioteca, quella dove aveva notato maggiore movimento, poggiò i libri sul tavolo e si mise a studiare, leggeva senza distrazione e la lettura di quel libro gli faceva tornare in mente Marco ma rimase lì, l’ambiente era tranquillissimo, non c’era quasi nessuno, gli appelli d’esame erano già tutti conclusi  e solo qualche raro studente si aggirava in quei locali alla vana ricerca di qualche collega. Andy ogni tanto alzava lo sguardo dal libro per vedere se ci fosse nei paraggi qualche viso conosciuto ma non vide nessuno, se non qualche ragazzo molto giovane che Andy non aveva mai visto prima all’università, in genere anche quei pochissimi passavano oltre e non si fermavano nella sala di lettura. Andy tornava di tanto i tanto a pensare a Marco, si diceva che avrebbero potuto studiare in modo utile per una mattinata e cercava di allontanare questo pensiero. Entrarono due ragazze, a Andy non piacevano, sbuffavano per il caldo e chiacchieravano in continuazione, si misero ad un altro tavolo, lontano, Andy si alzò e se ne andò a guardare fuori dalla finestra, nel cortile vide Sonia che leggeva un libro seduta su una panchina, era una ragazza che qualche volta aveva scambiato qualche sguardo con lui, Andy lasciò i libri sul tavolo e si diresse verso il cortile esterno per salutare Sonia, ma fece solo a tempo a vedere che saliva su una macchina e andava via con un’amica. Andy se ne tornò dentro e si rimise a leggere il libro, era arrivato alle otto e mezza e fino alle dieci e mezza non aveva scambiato una parola con nessuno, cominciava a fare caldo, Andy si stava annoiando e stava cominciando a pensare molto seriamente di chiamare Marco e di tornare a casa ma vide passare una ragazzo che conosceva, un certo Guido, lo salutò e quello si fermò a parlare con Andy, evidentemente Guido non aveva nulla da fare, si sedette vicino ad Andy, poi lo invitò a mettere i libri nella borsa e a uscire fuori, Andy non se lo fece ripetere, di Guido non sapeva nulla ma gli sembrava un ragazzo simpatico e tutto sommato niente male fisicamente. La conversazione partì dal banale.

– Com’è che stavi in biblioteca? Generalmente non ti ci vedo mai, e poi adesso qui non c’è più nessuno.

– E tu com’è che stai da queste parti?

– Io sto sempre qui, ci passo le giornate intere, non ci si sta male, c’è tanta gente, cioè non adesso, ma quando c’è lezione e ci sono gli esami, ci sono tanti amici…

Andy si buttò.

– Ci sono pure ragazze?

Seguì qualche istante di silenzio.

– … Certo!

– E tu ne conosci molte?

– Di qui, dell’università?

– Sì.

– Be’, no, qualcuna, qualcuna che conoscevo dai tempi del liceo, anche qualche altra…

Andy si fece più spavaldo.

– E allora che ci vieni a fare qui?

Guido lo guardò con un’aria tra perplessa e sorpresa.

– Ma guarda che non ci si vive solo per quello…

– Sì, va be’, però l’università così non mi piace proprio… è una desolazione…

– E poi di che ti lamenti tu che qui non ci metti mai piede?

– Ma in effetti all’università che ci si viene e fare? Ci saranno pure quelli che vengono per le lezioni, ma credo siano piuttosto pochi…

– Ma tu pensi a una cosa sola!

– No, va be’, si dice per dire…

– E quel ragazzo che studiava con te?

Andy tentò una manovra diversiva.

– Quale?

– Quello che ti somiglia… mi pare che si chiami Marco…

– Ma quale, quello un po’ grosso…

– No, uno secco, spiccicato a te.

– Ah, ho capito… l’ho visto qualche giorno fa, ma quello non è come me, quello c’ha voglia di lavorare, prima abbiamo provato a studiare insieme ma poi per me erano ritmi impossibili e ho lasciato perdere…

– Peccato, era uno serio e pure simpatico, qualche volta abbiamo pure parlato un po’…

– E di che?

– Così, della vita, degli esami… di tante cose… di ragazze no!

Guido sorrise e Andy notò che aveva un bel sorriso.

– Guido ma tu non ci vai in vacanza?

– Ma dove me ne vado, io devo studiare… e poi per andare in giro ci vogliono tanti quattrini…

– Be’ te ne vai qualche girono con la tua ragazza… non ci vogliono molti soldi.

– Meglio che non ci penso… cambiamo discorso, tu che esami devi fare?

Parlarono un po’ degli esami, Guido era più indietro di Andy e continuava a fare domande su domande e Andy rispondeva di buon grado entrando sempre di più nella parte del maestro, poi si buttò di nuovo su questioni pericolose.

– Ma tu non ce l’avresti qualche ragazza da presentarmi? Io adesso sono di nuovo scapolo e mi brucia un po’…

L’espressione impropria di Andy. “mi brucia un po’” venne colta al volo da Guido ma in un significato sexy, Andy notò un lampo negli occhi di Guido ma il discorso andò avanti come se nulla fosse successo.

– Mi dispiace, ma caschi proprio male, prova alla biblioteca del terzo piano, lì, dicono, se ne fanno proprio di tutti i colori…

– Mi ci accompagni?

– Perché no…

Salirono alla biblioteca del terzo piano ma era tutto chiuso con i lucchetti e le bacheche erano completamente vuote.

– Mh! Niente da fare! Mi sa che è meglio che ti rassegni. Che ore sono?

– Sono quasi le undici.

– Che fai resti qui? Io me ne vado.

– Aspetta va’, vengo anch’io, tanto qui non si batte chiodo.

– No, qui ormai siamo a fine stagione, se ne parla a settembre, quando arrivano le matricolette nuove e inesperte…

– Mah! Mi sa che è meglio che torno a settembre.

Se ne andarono alla fermata del tram, ma dovevano andare da parti opposte, si salutarono.

– Ah… Se vedi Marco salutamelo…

– Sì certo, non ti preoccupare…

Andy riprese il tram e si diresse verso casa, non sapeva come avrebbe trovato Marco.

Marco appena rientrato si era messo a dormire con la radio accesa, voleva pensare il meno possibile e sentire il meno possibile l’assenza di Andy, poi, verso le dieci e mezza si era alzato, aveva preparato il pranzo per due e si era rimesso di nuovo sul letto in stato di dormiveglia. Squillò il telefonino.

– Ciao Marco, sono in tram e sto tornando a casa, all’università non c’è nessuno, è tutto deserto, ho incontrato Guido che ti saluta…

– Ah, grazie… non so che dire… a parte che sono contento… Butto la pasta! Ti aspetto, Birillo.

– Ci vediamo tra pochi minuti, ciao.

Marco si affacciò al balcone e lo vide arrivare, lo chiamò ma Andy non sentì, allora Marco fece un fischio potentissimo e Andy guardò verso l’alto e fece un cenno di saluto. La salita in ascensore gli parve eccessivamente lunga, ma finalmente Andy era di nuovo a casa.

– Vieni, Birillo! Mannaggia come mi manchi quando non ci sei!

– Buono che mo’ ti racconto tutto… tanto è presto fatto, era tutto chiuso, ho incontrato solo Guido che mi ha parlato solo di te, io ho cercato di parlargli solo di ragazze e credo che mi abbia preso per un mezzo maniaco sessuale…

– Ma tu vai a parlare di ragazze proprio con Guido!

– Perché?

– Se tu ci avessi parlato di altre cose te ne saresti reso conto da solo…

– O Dio! Possibile?

– Possibile sì! Anzi ci scommetterei dieci a uno, con me certe volte ha fatto dei discorsi così pericolosi che io non li avrei fatti mai.

– Ma dici veramente?

– Certo, Birillo! E tu me lo vai a mettere in mezzo con discorsi di ragazze… povero Guido!

– Effettivamente, adesso che ci penso è stato molto sfuggente… e tu come sei stato?

– Prima ho dormito, poi ho cercato di non pensare… e adesso sto pensando che se invece di Guido tu avessi incontrato magari una ragazza carina adesso io starei di merda…

– Be’, forse Guido poteva essere sufficiente, ma io ho cominciato a fare i discorsi del deficiente e l’ho spiazzato subito… lo vedi, ti sei salvato in corner, se non mi fossi bruciato da solo come uno stupido io starei ancora a chiacchierare con Guido e magari non solo a chiacchierare… dopo tutto ti è andata bene… ma tanto io domani ci torno all’università…

– Secondo me puoi fare tutto quello che vuoi, ragazze zero e Guido ormai te lo scordi! Lo vedi che ci si guadagna a fare il grande viveur!

– In un certo senso hai ragione… ma è solo perché adesso è tempo di vacanze, ma tornerà pure settembre e allora povero te, me ne vado alla biblioteca del terzo piano, dove mi dicono che se ne fanno di tutti i colori…

– Questa l’ho sentita anch’io, ma non spetta certo a me darti le dritte giuste… adesso mangia ché poi dobbiamo studiare… tu pensa che abbiamo sprecato quattro ore di studio…

– Lo so, ma il pomeriggio ci rimettiamo in paro… aspetta, adesso vado a vedere le piante… in timo è un po’ giù e pure la gazania, solo la rosellina sta veramente bene…

– Ma la rosellina ormai si è ambientata, le altre piantine devono cominciare tutto da capo: allargare le radici, rimettersi dal trauma del trapianto, ecc. ecc. …

– Mi sa che pure per me non è tanto facile trapiantarmi… però se trovo una bella…

– Una bella che?

– No, niente… una bella ragazza.

– Mi sa che tu non stavi per dire ragazza…

– E allora? Non ho capito? Ma il sesso non ce l’hanno solo i ragazzi…

– Questo lo so anch’io, l’ho imparato a scuola…

– Però, Cucciolo, io una bella ragazza la potrei trovare veramente…

– Zitto, va, non girare il coltello nella piaga!

– Va  be’ è meglio che sto zitto. E dopo pranzo i piatti li lavo io…

– E’ il minimo che puoi fare per farti perdonare… di avere messo Guido in crisi…

– Mannaggia, ma se tu me l’avessi detto prima io magari potevo attaccare bottone con Guido, che non è poi così malaccio, anzi!

– Ma senti tu che commenti! Da uno che è andato all’università a caccia di ragazze non me lo sarei aspettato proprio… però se tu avessi trovato una ragazza che ti interessava che avresti fatto

– Lì ce ne erano due, ma erano due cozze, ho visto pure Sonia, sono uscito per parlarci ma l’ho vista andare via in macchina con un’amica…

– Allora almeno ci hai provato…

– Cucciolo, il caffè lo fai tu, io faccio i piatti… e poi ho pensato che se trovo veramente una ragazza che mi interessa con lei devo parlare chiaro e come faccio a raccontarle la nostra storia? Credo che per una ragazza innamorata sarebbe proprio una mazzata in testa terribile, poi magari mi chiederebbe di lasciarti su due piedi e io le dovrei dire di no… chissà se una ragazza l’accetterebbe una situazione come questa… io credo di no, però se fosse veramente innamorata dovrebbe passare sopra a tutto… io, se avesse avuto altri ragazzi, non mi formalizzerei…

– E se ne avesse uno contemporaneamente a te?

– Be’, quello sarebbe un po’ diverso, no, quello non lo sopporterei…

– E allora perché lei dovrebbe sopportare la mia presenza?

– Ma noi non andremmo più a letto insieme e il problema sarebbe risolto…

– Risolto? Ma tu non ti rendi proprio conto!

– Perché saremmo solo due buoni amici…

– E tu pensi che lei se la beve?

– Ma tu devi sempre sfottere, guarda che oggi è finita in barzelletta ma non è detto che finisca sempre così, se la trovo veramente una ragazza che mi piace… mh, mi sa che se succede il primo ad andare a pezzi sono io… senti lasciamo perdere, per oggi il malumore me l’hai fatto passare ma adesso pensiamo a studiare… dai non perdere tempo, io qui coi piatti ho finito, forza, prepara i libri e non perdere tempo.

– Birillo, tu dici che domani ci rivai all’università?

– No, tanto non c’è nessuno, ci potrei beccare solo Guido, ma adesso ho perso la faccia anche con lui…

– E allora, hai altri programmi?

– Senti, Cucciolo, smettila di sfottere, adesso l’abbiamo presa a ridere ma non si sa mai, quindi cerca di stare calmo…

– Birillo, il libro è pronto… allora?

– Vai! Che aspetti?

– Allora eravamo alla pagina 66. Dunque…

Lavorarono in pace per circa due ore.

– Pausa, Cucciolo, forse mi sbaglio ma ci sono delle cose strane, o sono io che non ho capito niente, tutta quella storia dei consulenti, del collegio peritale, mi sfugge proprio la logica di fondo, c’è un giudice monocratico e poi c’è un collegio peritale, ma allora il vero tribunale è il collegio peritale e tutta quella cosa sulla nomina del perito del tribunale è tutta una cosa che non ho capito, proviamo a rimettere un po’ in ordine le idee?

– Sì, mi sa che è meglio, dai Birillo, leggi tu.

– Allora, riprendo dalla pag. 66, perdiamo tempo, ma almeno dopo abbiamo capito qualche cosa di più.

– Vai e non ti preoccupare… aspetta! Birillo, Un’idea, ma perché queste letture non le registriamo, così poi le possiamo risentire senza fatica, il registratore c’è e ci dovrebbero essere anche una decina di nastri, li prendo subito.

Marco montò il registratore e mise il microfono davanti ad Andy che cominciò la lettura recitata. Marco seguiva con la massima attenzione, quando il nastro finì fecero una breve interruzione per girarlo e Andy ricominciò a leggere, poco prima di finire il capitolo sui collegi peritali Andy fece cenno di chiudere il registratore. Marco chiuse esattamente al termine del capitolo. In un nastro erano entrate circa 30 pagine, compilarono l’adesivo con l’indicazione esatta dei contenuti e lo attaccarono al nastro, poi misero via il nastro.

– Bella idea Cucciolo, veramente bella…

– Un po’ costosa…

– Ma no, i nastri costano poco e così abbiamo tutto il libro in nastro e ce lo possiamo sentire quando ci pare… aspetta, adesso cerchiamo di riordinare le idee, provi tu o provo io.

– Provo io…

Finita la discussione sull’argomento, passarono al successivo capitolo e al nuovo nastro. All’ora di cena avevano letto quasi ottanta pagine e le avevano tutte registrate.

– Cucciolo, ci sono ancora delle cose che mi sembrano poco chiare sulla riunione dei procedimenti, sul litisconsorzio e tutte quelle cose lì…

– E sì, queste maledette cose sembrano tutte semplicissime e alla fine non sono semplici per niente, che facciamo risentiamo il pezzo del nastro?

– Sì, è tutto il terzo e la prima metà del quarto, dai mettiamolo subito.

Si misero ad ascoltare la lettura con la massima attenzione, Andy stava in piedi e sottolineava i ritmi della voce con i gesti delle mani, la lettura era enfatica e la comprensione ne era veramente facilitata. Il lavoro andò avanti ancora per due ore, alle undici e mezza il capitolo era stato riascoltato per intero e risultava molto più chiaro che alla prima lettura. Si guardano in faccia con una certa soddisfazione.

– Cucciolo, mi sa che il tempo perso di stamattina lo abbiamo recuperato integralmente, siamo anche più avanti di quanto avevamo programmato, non mi pare vero…

– Non ti gasare troppo, Birillo, il libro è molto facile e ci sono molte note che noi non leggiamo ma poi un discorso del genere dovremmo essere in grado di ripeterlo noi, non il registratore…

– Sì. Forse è pure vero, però ne abbiamo fatto un bel pezzo, domani, se lavoriamo pure la mattina ne possiamo fare il doppio e così il primo volume è arrivato a metà, cioè possiamo fare un volume ogni sei giorni, in venti giorni possiamo finire la prima lettura del mattone… che ne dici?

– Non sarebbe malaccio ma il peggio potrebbe stare tutto in fondo, succede spesso…

– Cucciolo, che ti faccio per cena?

– Oggi tocca a me!

– No, dai mi devo fare perdonare il tempo perso di stamattina, adesso gli entusiasmi stanno venendo pure a me… Cucciolo, se a novembre ci togliamo questa benedetta procedura civile poi possiamo cominciare a pensare al diritto penale e alla procedura penale, noi fino adesso abbiamo fatto solo cose di interesse pubblicistico e privatistico ma niente di penale, quello è proprio tutto un altro mondo, però se a novembre facciamo procedura civile, dobbiamo pure fare… Cucciolo, ne dobbiamo fare quattro a novembre, se no non stiamo nei tempi…

– E quali sarebbero?

– Due sono quelli che stiamo preparando, uno ce lo scegliamo noi, di quelli piccoli complementari e poi potremmo provare penale generale… Cucciolo, non è pazzesco, adesso siamo ancora ai primi di luglio, c’è tutto luglio, tutto agosto, tutto settembre e tutto ottobre, dei primi due stiamo già a buon punto, il terzo è piccolo, il problema potrebbe essere solo penale generale, io non ne so nulla, non so nemmeno com’è il libro… che facciamo, domani ce lo compriamo?

– Birillo, non so come stiamo messi a quattrini e poi ci vorrebbe pure un codice penale commentato… ci vorrebbero più o meno trecento euro, io ne ho da parte duecento…

– Io pure ne ho da parte più o meno altrettanti, ce la dovremmo fare, senza toccare quelli per i viveri e senza chiedere quattrini a papà. Allora domani si comincia anche penale, ok?

– Ok!

– Allora Cucciolo, che ti faccio per cena?

– Una cosa rapida rapida…

– No, oggi hai mangiato poco e adesso ti faccio due spaghetti, ho voglia di muovermi e di cucinare…

– Allora facciamo due spaghetti col tonno…

– Benissimo… intanto rimetti il primo nastro ché non lo abbiamo risentito e poi ci manca la seconda metà del quarto, vai!

Alla fine dei nastri la cena era ormai al termine e Marco pregustava l’idea di andare a dormire, ma Andy lo prevenne.

– Cucciolo, ti posso fare una propostaccia?

– Quale?

– Ci facciamo un altro capitolo? Sono solo venticinque pagine, se lo facciamo passiamo oltre la metà del primo volume ed è anche una cosa bella da vedere.

Andy fece scorrere tra le dita le pagine da leggere come per dire che si trattava di poca cosa.

– Ok, Birillo, ma solo quelle perché è già passata mezzanotte, dai, prendi il registratore.

Andy sembrava animato da un sacro fuoco, preparò il registratore ma volle che fosse Marco a leggere, per paura che si addormentasse. Marco ce la mise tutta, diverse pagine erano cariche di note e il testo da leggere non era più lungo di una quindicina di pagine piene, Marco le contava mentalmente, ma Andy lo osservava attentamente e non gli dava modo di distrarsi. Alla fine della lettura, quando vide ormai l’ultima pagina Andy si preparò a spegnere il registratore quando Marco avesse finito la lettura e il momento finalmente arrivò.

– Wow Cucciolo! Ce l’abbiamo fatta! Sei grande Cucciolo! Sei grande! E adesso ce ne possiamo andare a letto!

– Camere separate?

– Nooo! Ma che stupidaggine! Se non ti salto addosso stasera non sono più io! Cucciolo! Sei grande! Tu non te ne rendi conto ma sei grande! Mi hai fatto passare dalla testa un bel po’ di stupidaggini, sai tutta quella cosa sul fatto che potrei trovare una ragazza… al limite potrebbe essere pure vero, ma se capita capita, io non me la vado a cercare davvero, se dovrà essere sarà e quando sarà, ma io non mi posso rovinare il mio presente per aspettare cose che potrebbero anche succedere tra vent’anni o addirittura mai e poi io qui ci sto bene e adesso non mi passa per la testa che mi possono venire altre malinconie, se per caso mi pigliano tu mi devi cominciare a sfottere in modo violento, fino a farmi mettere da parte tutta la mia stupidità! Cucciolo, cuccioletto mio! Ieri mi sentivo in crisi ma adesso mi sembra di essere stato uno stupido totale… Cucciolo, ma mi ci vedi tu a correre dietro a una ragazza?

– Be’, non lo so, forse potrebbe pure succedere, dipende dal momento, adesso qualche paura più di prima ce l’ho, Birillo, seriamente, adesso ci scherzi sopra ma prima o poi certe cose torneranno a galla…

– Dai, adesso non fare così e andiamocene a letto, se mi fai il geloso mi smonti e mi perdo pure quel po’ di entusiasmo che mi hai fatto ritrovare…

– Scusa, Birillo, sono proprio uno stronzo, certe volte mi comporto come un imbecille…

– Adesso non ti buttare giù in questo modo, dai vieni a letto perché ti voglio coccolare un pochettino.

– Birillo, ma tu stasera sei felice veramente?

– Penso di sì, adesso non ho malinconie per la testa…

– Nemmeno piccole, nemmeno in fondo in fondo?

– No, nemmeno! Cucciolo, io con te sto bene, ma questo lo sai, perché? Ti sembra strano?

– No, ma mi piacerebbe che tu fossi mio senza riserve.

– Ma io riserve non ne ho affatto, adesso mi sento completamente del mio Cucciolo, in fondo io penso che alla fine non cambierà nulla e che col tempo sarò sempre di più del mio Cucciolo ma non ne sono certo al cento per cento, se ti dicessi il contrario ti imbroglierei, però io ti voglio bene, io sono innamorato del Cucciolo, senza riserve e poi se io mi innamorassi di una ragazza non ti vorrei bene di meno… forse è tutto una cosa ipotetica, non lo so, ma potrebbe essere una cosa vera, ma in ogni caso tu resteresti il mio Cucciolo, non so se continuerei a fare l’amore con te, forse non lo farei per riguardo a lei ma forse lo farei lo stesso, non lo so, ma dentro di me tu un posto importantissimo lo avresti comunque… che ti credi che certe cose si possono dimenticare? Ma tu lo sai benissimo come stanno le cose, tu sai benissimo che sono cotto di te, in qualche momento mi sembra che tutto questo non mi soddisfi, ma sono solo dei momenti, poi passa, poi anch’io scendo con i piedi per terra e mi accorgo che vicino a me c’è solo il mio Cucciolo… ti ricordi quella canzone napoletana della luna rossa?

E ‘a luna rossa mme parla ‘e te,

Io lle domando si aspiette a me,

e mme risponne: “Si ‘o vvuó’ sapé,

ccá nun ce sta nisciuna…”

E i’ chiammo ‘o nomme pe’ te vedé,

ma, tutt”a gente ca parla ‘e te,

risponne: “E’ tarde che vuó’ sapé?!

Ccá nun ce sta nisciuna!…”

Mi sa che io rischio di fare come quello della canzone… aspetta, aspetta e non ci sta nessuna! Cucciolo, ma tu mi fai pensare a un’altra canzone napoletana, cioè è una canzone che potresti cantare tu nei miei confronti…

– E cioè?

– Ciccio Formaggio, la canzone di Nino Taranto, aspetta, mi pare che fa così:

Si mme vulisse bene overamente,

nun mme facisse ‘ncujetá da ‘a gente…

Nun mme tirasse ‘e pile ‘a dint”e rrecchie,

nun mme mettisse ‘o dito dint’a ll’uocchie,

nun mme mettisse ‘a neve dint”a sacca,

nun mme squagliasse ‘ncapa ‘a ceralacca!

Si’ na ‘nfá’…si’ na ‘nfá’…si’ na ‘nfama…

Te n’abù’…te n’abù’…te n’abuse…

te n’abuse ca Ciccio Formaggio,

nun tene ‘o curaggio

nemmeno ‘e parlá!

… che dici? Ti ci ritrovi?

– Ma sei briccone forte! Adesso ti va di giocare, ieri sera sembravi uno deluso e depresso e adesso ti va di scherzare… però mi piace tanto quando ti vedo così, così sei il mio idolo… Birillo!!! Ti posso saltare addosso?

– E che stai aspettando?

– Be’…

– Proprio imbranato come Ciccio Formaggio…

– Andy! Quando ti vedo così mi sento in orbita… e abbiamo pure studiato da matti… ma che ci manca a noi?

– Non ci manca proprio nulla e lo sai benissimo come lo so io, io qualche volta me lo dimentico ma tu non te lo dimentichi mai… Cucciolo, sono quasi le due, non è più ora di fare l’amore! … No, aspetta, non fare quella faccia! Fermo! Calmo! Oh! Aspetta! Ma tu saresti quello tranquillo… mannaggia, ma ti vuoi stare fermo! Cucciolo, un momento solo, aspetta, poi ci scateniamo ma adesso dammi un momento solo, adesso voglio un momento Cucciolo, adesso mi devi stare vicino come si deve, ne ho bisogno, abbracciami, poi fai tutto quello che vuoi, ma adesso abbracciami e tienimi stretto stretto.

Marco si avvicinò e abbracciò Andy in modo avvolgente.

– Birillo… quando tu parli con la luna rossa e ti svegli non è vero che non trovi nessuno, trovi il tuo Cucciolo e quando io ho bisogno del mio Andy io lo so che sta sempre vicino a me, che mi pensa pure quando non siamo vicini fisicamente… un po’ mi ero messo paura stamattina ma un po’ mi sembrava una cosa così irreale che non sono stato male veramente…

– Ci risiamo, Cucciolo! Un’altra volta discorsi di gelosia e di trappole psicologiche!

– Senti, Birillo, io dico quello che mi pare, se ti sta bene bene, se non ti sta bene ti puoi cercare un’altra strada! Senti, Birillone mio, tu puoi pure mettermi in crisi per un po’ ma il bel gioco dura poco, a chi la vuoi andare a raccontare la storiella? Io alla befana non ci credo più, tu cerchi di raccontarmela bene la favola ma io ormai non ci credo più e ti metto alla prova… ma tanto tu torni sempre all’ovile e non è perché non sai dove andare ma perché qui ci stai bene!

– E allora? Hai fatto la scoperta dell’America! Dai adesso non continuare a sfottermi per sei mesi… ho capito, ho fatto la figura dell’imbecille! E allora? Perché tu la figura dell’imbecille non l’hai fatta mai? Ma adesso non ci roviniamo quello che ci resta delle notte. Cucciolo, domani ci dobbiamo alzare presto ma stanotte io voglio fare l’amore con te, per il motivo opposto a quello di ieri, ma lo voglio fare lo stesso e mi voglio scatenare… mannaggia, ma quanto sei bello!

– Non mi carezzare la barba contro pelo! Ho la barba lunga e mi fa male!

– E allora? Io lo faccio lo stesso! Se non ti sta bene picchiami!

– Bella forza! Tanto lo sai che sei più forte di me!

– Non è vero, Cucciolo, io sono più forte solo fisicamente ma tu sei più  forte in tutti gli altri sensi… lo sai che mi stai insegnando tantissime cose? Io adesso ho voglia di giocare, di perdere il controllo… Cucciolo, fatti baciare! La sai una cosa stupida… quando stamattina ho parlato con Guido gli ho detto che la mia ragazza mi aveva piantato e che mi bruciava ancora, lui ha fatto un minimo accenno di sorriso, deve avere pensato che a bruciarmi ancora era una certa cosa! … mh… secondo me l’ha pensato, gli si leggeva in faccia il pensierino sconcio, non lo ha detto ma lo ha pensato di certo…

– Ma quando mai!

– No! L’ha pensato sicuro!

– E tu te lo sei lasciato scappare! Che broccolo! Un’occasione così strepitosa sprecata per fare lo sciupafemmine… che broccolo!

– Ah! Ancora con questa storia! … Cucciolo, ma lo sai che sei veramente dolcissimo, adesso stai un po’ zitto che mi devo concentrare un po’! Se chiacchieri troppo finisco per diventare bisex!

– Non dico più una parola! St!

– Cucciolo, ma come sei eccitato stasera!

– St! Zitto, Birillo, se no divento bisex anch’io!

Rimasero a fare l’amore e a scherzare tra loro fino alle tre e oltre, poi si addormentarono.

La mattina molto presto, quando i primi raggi di sole quasi orizzontali filtravano dalle tapparelle, Andy cominciò a rigirarsi nel letto, piuttosto irrequieto, poi, cercando di non disturbare Marco, si alzò e se ne andò in bagno, si sentiva un po’ strano, aveva freddo, percepì nettamente sulla pelle la temperatura più bassa della mattina, e non gli capitava mai, aveva necessità di liberarsi, aveva la diarrea, se ne accorse ma non ci fece troppo caso, poi se ne tornò a letto, ma si sentiva sconvolto e soprattutto infreddolito, si accostò a Marco.

– Cucciolo, ti dispiace se mi accosto a te? Sento freddo, non fa freddo ma io lo sento lo stesso…

– Birillo, ma tu stai tremando…

Marco si alzò e tirò fuori dall’armadio una coperta pesante e la mise sopra Andy.

– Grazie, Cucciolo, ce ne era veramente bisogno, anche se io ho freddo lo stesso…

– Ma che c’è, Birillo, non ti senti bene?

– Sono andato in bagno e ho la diarrea e mi sento un po’ scombussolato…

Marco prese dall’armadio una maglione col collo alto e lo passò a Andy.

– Grazie, Cucciolo, così e meglio, mannaggia… be’ adesso va un po’ meglio… Cucciolo, vieni pure tu, così mi scaldi un po’.

– Vengo tra un po’, adesso vado a farti una tazza di tè caldo…

– Va bene, grazie, Cucciolo, tu sei sempre buono con me…

Dopo pochi minuti Marco si ripresentò con una enorme tazza di tè bollente.

– Andy, ecco, se te la bevi tutta ti riscalda un po’ e ti reintegra i liquidi che hai perduto…

Andy bevve avidamente anche se lentamente perché il tè era caldissimo, poi si rimise sotto la coperta e anche Marco entrò nel letto.

– Come vai, Birillo?

– Un po’ meglio, comincio a prendere calore…

Marco gli strinse la mano destra.

– Birillo, ma tu hai ancora le mani fredde…

– Le tue sono caldissime…

– Come vai, Andy?

– Meglio, Cucciolo, meglio! Mi sento un po’ stordito e stanco ma ho meno freddo di prima.

Marco gli si accostò.

– Andy! Ma che mi fai?

– No, niente, tra un po’ mi passa, … adesso mi sta tornando il sonno e non ho nemmeno voglia di parlare…

– E allora dormi, Birillo, nessuno ci corre dietro.

Marco gli passò una mano sulla fronte come con una carezza.

– Birillo, sei fresco, non credo che tu abbia febbre…

– No, non credo nemmeno io…

Marco gli riprese la mano e sentì il polso, con un occhio fisso alla sveglia.

– Anche la frequenza cardiaca è bassa, hai 67, non puoi avere febbre…

– Ma io non ho febbre e adesso non ho nemmeno più tanto freddo, adesso ho solo voglia di dormire. Buonanotte Cucciolo!

– Buonanotte Birillo.

Il sole cominciava ad alzarsi e le strisce di luce scendevano sempre più inclinate verso il pavimento, Andy era di nuovo addormentato e Marco lo guadava dormire, ogni tanto gli accarezzava la fronte, Andy prese calore e cominciò a scoprirsi, Marco lo svegliò.

– Birillo, vuoi che ti tolgo la coperta?

– Magari! E’ troppo pesante, adesso mi dà fastidio, ce ne vorrebbe una più leggera.

Marco ne prese una più leggera e la mise al posto di quella più pesante.

– Così va meglio, Birillo?

– Sì, grazie, sì…

– Come ti senti, Birillo?

– Ho una specie di pizzicorino alla gola ma da una parte sola, solo sulla destra…

– Posso vedere, Birillo?

Andy aprì la bocca e Marco osservò la sua gola.

– Hai la gola irritata, ti sei beccato un raffreddore in piena estate, adesso preparo la colazione e ti prendi uno Zerinol, preso subito potrebbe anche risolvere tutto.

Marco si rialzò e andò a preparare la colazione, poi la portò a Andy su un vassoio di quelli che si possono poggiare sul letto.

– Birillo, ecco…

Andy si tirò fuori dal letto e cominciò a mangiare con molto appetito, poi ingoiò la pastiglia e si rimise sotto la coperta.

– Adesso riposati, Birillo, hai la faccia un po’ sbattutella ed è meglio che ti riguardi un po’.

– Però resta a letto anche tu…

– Sì, come vuoi tu, ecco…

– Ma tu hai fatto colazione?

– Sì, ho mangiato tutto di corsa ma ho fatto colazione…

– Che pensi, Cucciolo? Che sono una peste e che mi devi accudire come i bambini piccoli?

– No, penso che adesso sto facendo per te quello che papà ha fatto per me qualche anno fa, in effetti sto ripetendo i suoi comportamenti e quasi i suoi gesti… ma tu come ti senti, Birillo?

– Meglio, mi sento molto pigro, sì, più pigro che stanco, ma non mi va di alzarmi… Cucciolo, anche se perdiamo un po’ di tempo poi lo recuperiamo…

– Adesso statti tranquillo è ancora molto presto e puoi dormire altre due ore e anche di più, se vuoi.

– Però rimettiti a letto pure tu.

– Arrivo, Birillo…  ma tu come ti senti?

– Piuttosto benino, Cucciolo, non ho voglia di fare nulla ma mi sento piuttosto benino, almeno mi sembra.

– Andy…

– Sì…

– Ti voglio bene!

– Lo so, Cucciolo, anch’io ti voglio bene, dai abbracciami, ché mi dai un po’ di calore… così, Cucciolo, così, è bello, si sta bene abbracciati stretti stretti…

– Andy… mannaggia, certi momenti lo sento fortissimo quanto sei importante per me, io non posso pensare che tu non stia bene…

– Cucciolo, ma è solo un po’ di diarrea, io sto bene, è che non ho tanta voglia di alzarmi e poi adesso con lo zerinol, piano piano comincio a sentirmi meglio… adesso resto a letto più per pigrizia che per altro, mi piace farmi coccolare… tra qualche minuto ci alziamo, facciamo così tra un’ora, metti la sveglia…

– Non ce n’è bisogno, la tengo d’occhio io.

– Però tienimi stretto, non ti girare dall’aperte tua, la sveglia lasciala perdere… ecco, bravo così, così è bello… Cucciolo e tu non lo sai in questi momenti come la sento forte io la tua presenza, non ne potrei fare più a meno, la mia vita è questa, la mia vita sei tu, senza il Cucciolo Andy non ha più senso.

Marco gli strinse forte la mano destra, Andy si voltò verso di lui e si baciarono per un attimo lunghissimo.

– Lo sai Birillo che hai un fiato profumato?

– Ma dai! Non mi sono nemmeno lavato i denti… e poi anche il tuo è gradevole, non lo sento come una cosa estranea, mi pare che tra noi ci sia una continuità totale anche quando respiro il tuo fiato… Cuuucciolo!

– Che c’è?

– Perché non mi scarmigli i capelli? Mi piace tanto…

– Questo non me lo avevi mai detto…

– Ecco, così… mh… che bello, fa proprio un certo effetto… e poi adesso mi sto scaldando un po’…

– Hai un po’ di barba, Birillo, mi piace tanto quando ti accarezzo il viso, mi piace pensare che tu puoi stare bene con me, mi pare un sogno, Andy, è bellissimo, è una cosa reciproca non sono io che sono innamorato di te e tu magari a chissà che pensi, no, pure tu mi vuoi bene e mi vuoi bene veramente… hai capito, Birillo, io voglio te e tu vuoi me, mi sembra una cosa quasi incredibile, Andy esiste! Non me lo sono sognato…

– No, Cucciolo, esisto sì! Sai che sto pensando?

– No, che cosa?

– Che certe volte bisognerebbe fermare il tempo, quella maledetta sveglia sta correndo e sono passati quasi quaranta minuti… ce ne rimangono solo venti ma io vorrei rimenare sempre così, senza mangiare, senza studiare, sempre a letto insieme, nemmeno a fare l’amore, non ce n’è bisogno, ma solo a letto insieme così, come adesso…

– Andy, Andy, Andy!

– Cucciolo! Cucciolo! Cucciolo! Dai, adesso ti coccolo un po’ io… hai due occhi che mi ci tufferei e poi quando accenni un po’ di sorriso ti illumini, come adesso… Cucciolo… Cucciolo di Andy… ti dovrei portare al guinzaglio, proprio come un cuccioletto… no, la museruola no.. se no come faccio a baciarti… ma forse nemmeno il guinzaglio, tanto tu non scappi, io magari qualche fantasia me la posso fare venire ma tu no… tu sei un Cucciolo fedele… pure io però, almeno fino adesso… non fare quella faccia, dico così per dire, quando fai quelle smorfie diventi più brutto e non mi piaci più… no, non esageriamo, mi piaci meno, anzi mi piaci lo stesso, ma io ti voglio vedere sorridere… ecco, Cucciolo, così… lo sai che è un po’ di tempo che non giochiamo più, stiamo diventando troppo seri, due studenti che non pensano che a studiare, che non fanno più a cuscinate, non fanno più la lotta, che non litigano più, be’, magari quello è meglio, ma dovremmo giocare di più…

– Birillo, ti posso dire una cosa sgradevole?

– Che cosa?

– E’ ora!

– Mannaggia lo so… ma perché tutti i sogni devono finire? Va be’ mi alzo però ce ne andiamo a fare la doccia insieme e subito…

– Sì, Birillo, come vuoi tu.

Entrarono insieme nel box.

– Ma lo sai, Cucciolo, che sono ancora un po’ a pezzettini, sto meglio di prima, ma non bene come quando tutto va proprio bene… fai tutto tu, Cucciolo, io mi siedo sul fondo.

Andy si sedette sul fondo del box e Marco lo insaponò, gli passò lo sciampo tra i capelli e poi lo risciacquò, Andy non si mosse nemmeno, poi Marco pensò a se stesso e fece in un attimo, ma la reazione di Andy gli sembrava troppo passiva, non lo vedeva come negli altri giorni.

– Va tutto bene, Birillo?

– Male non va, certo non mi sentirei di fare cento vasche di nuoto… Cucciolo, non ti preoccupare non c’è nessun problema, sono solo pigro.

All’uscita dal box Andy volle che Marco lo asciugasse chiudendolo in un grande asciugamano, come facevano nei primissimi tempi, Marco lo strinse nell’asciugamano ma Andy anziché giocare o lasciarsi andare a qualche riferimento sessuale, sembrava piuttosto un malato che si fa lavare per dovere, non reagiva con il solito scatto, sorrideva sì, ma in modo più spento e malinconico. Marco evitò ogni contatto sessuale e rivestì Andy molto rapidamente, poi gli asciugò i capelli col fon e si limitò ad asciugare i propri in modo sommario, poi lo prese in braccio e lo riportò a letto. Andy aveva qualche brivido, dal modo in cui si tirò la coperta Marco si rese conto che Andy non stava troppo bene, prese il termometro, lo abbassò e lo passò a Andy che lo mise sotto l’ascella senza nemmeno chiedere perché, dopo cinque minuti Andy passò il termometro a Marco.

– Birillo, febbre non ne hai, hai 36.2, ma a quest’ora è una temperatura normalissima.

– Io però un po’ di freddo ce l’ho e mi pizzica la gola, mannaggia, mi sa che mi sono beccato un bel raffreddore… ho anche il naso che mi cola un po’… mannaggia, mi dispiace di doverti fare perdere tempo… Cucciolo, però, se vuoi, possiamo studiare lo stesso, tu stai qui e leggi al registratore e io ti ascolto, questo lo posso fare benissimo.

– Allora facciamo così, io adesso vado un po’ in cucina e preparo il pranzo, poi vengo qui e cominciamo a leggere, sempre se ti va…

– Mi va, Cucciolo, mi va… me la puoi dare una caramella, una di quelle di rabarbaro… ecco, grazie, così la gola mi pizzica meno…

Allora io vado in cucina e cerco di fare presto… la vuoi un’altra tazza di tè?

– Magari, me la porti quando hai finito di preparare il pranzo…

– Va bene, Birillo! Allora io vado…

– Però lascia la pota aperta, almeno ti sento.

– Ok, Birillo…

Marco mise a lessare mezzo pollo, sbucciò quattro pere e le mise a cuocere a vapore, poi mise il pentolino per l’acqua del tè, mise anche una pila d’acqua per lessare dei fagiolini, prese il libro e il registratore e dopo pochi minuti tornò da Andy.

– Tutto fatto, Birillo, adesso posso ricominciare a leggere.

– Vai, Cucciolo, proviamo…

– Lo sai, Cucciolo, le malinconie mi tornano in mente specialmente quando è un giornata molto bella, specialmente quando è primavera… mi viene in mente una canzone che avevo trovato in un vecchio disco a 78 giri, l’avevo sentita tante volte quando ero bambino, mi faceva venire una malinconia tremenda, si chiamava “Come le rose”, l’ho sentita tante di quelle volte che me la sono imparata a memoria, faceva così..

Son tornate a fiorire le rose

E le dolci carezze del sol

Le farfalle s’inseguon festose

Nell’azzurro con trepido vol

Ma le rose non sono più quelle

Che fiorirono un giorno per te

Queste rose son forse più belle

Ma non hanno profumo per me

Ma la tua voce gentile

Più non allieta il mio cuore

Come le rose d’aprille

Le gioie

D’amore son morte per me

Queste rose baciate dal sole

Nel silenzio dei vesperi d’or

Non sentiron le dolci parole

Che il tuo cuore diceva al mio cuor

Quelle rose non hanno più vita

Come i sogni di mia gioventù

È un ricordo ogni rosa appassita

Quelle rose non parlano più

– Che effetto ti fa, Cucciolo?

– Non lo so Birillo, non la sento troppo mia, forse ci vuole un’altra età per capire veramente che cosa significa, io la primavera la prendo ancora bene, mi sembra che sia ancora la mia primavera…

– A me fa un effetto diverso, è come se la mia vita fosse già passata, quando sentivo questa canzone mi venivano proprio le malinconie forti, mi veniva quasi da piangere, quando ero piccolo avevo già l’impressione che la mia vita fosse finita, fosse passata, fosse impossibile, adesso ci sei tu mai prima ero proprio solo, Rocco e Rosa ti hanno fatto vivere una vita ricca dal punto di vista affettivo, ma a casa mia io non avevo nulla, ero solo, ma solo in modo terribile e allora una canzone come questa mi faceva pensare alle cose impossibili, in fondo la vita mia, la mia felicità era impossibile… come cercare di rivivere cose belle già vissute, io le cose belle non le avevo mia vissute ma non le avrei mai vissute, per me la malinconia era la regola…

– Birillo, adesso che mi ci hai fatto pensare capisco perché la canzone ti piace, è un po’ come la tua canzone, Birillo… però tu adesso non sei più solo…

– Lo so… però, Cucciolo, certe ferite te le porti dentro… mh…

– Andy, adesso cerca di riposare.

– Non mi va, Cucciolo, e poi non mi piace quando mi zittisci e minimizzi, si vede che tu non ci sei passato e qualche volta penso che in fondo di me non te ne importa poi tanto… adesso devi pensare a dormire, che te ne importa di quello che io ho passato prima, in fondo io vengo a letto con te lo stesso, se non te lo racconto tu non mi devi stare a sentire ed è una scocciatura in meno… però così è brutto…

– Dai Birillo, non mi fare la lagna…

– Ma non è fare la lagna, se tu mi dovessi conquistare mi staresti a sentire per ore perché avresti una finalità, ma adesso questa fase è passata e a te non te ne importa più niente… sì, è così, ti credi che non me ne accorgo… all’inizio sembrava che tu vivessi solo per me, poi piano piano hai cominciato a dare tutto per scontato…

– Birillo, e basta! Cerchiamo di dormire…

– Ma che verme che sei, neanche mi stai a sentire, mi fai proprio rabbia…

– Birillo!

– Che c’è?

– Ti ricordi quando con me delle cose delle tua famiglia non volevi proprio parlare? Te lo ricordi?

– Sì, me lo ricordo…

– Ma tu in effetti di quello che hai vissuto prima mi ha detto tutto fino a un certo punto…

– Cioè?

– Io avrei voluto sapere quello che ti passava per la testa, le tue reazioni, quelle profonde, ma tu quando parli di quelle cose le racconti i modo asettico e sostanzialmente indifferente, come non fossero cose tue, come se le avessi già rimosse, poi tornano a galla quando meno te lo aspetti…

– Però, Cucciolo, non è mica bello ricordarsi delle umiliazioni subite, mi hanno messo sotto i piedi tante volte, ho subito e basta…

– Mah! Io non credo che sia esattamente così.

– E cioè?

– Probabilmente non eri abbastanza disperato e tenerti stretto il tuo ambiente di alto livello ti stava anche bene…

– Cucciolo, ma perché mi dici queste cattiverie?

– Perché penso che siano vere, tu adesso ti sei adattato a una situazione di vita completamente diversa, non dai peso al denaro perché non ne hai, ma quando ce l’avevi e quando avevi una prospettiva di vita agiata probabilmente i quattrini ti piacevano e tu cercavi di tirare avanti per non perdere una certa situazione di agiatezza, forse non te ne sarebbe rimasta molta ma alla fine almeno un po’ saresti riuscito a mantenerla… tu adesso fai a meno dei quattrini perché la situazione è maturata e tu sei maturato e compromessi ne fai di meno, prima mantenere la tua situazione avrebbe comportato solo la perdita di sogni poco reali, ma adesso dovresti perdere qualche cosa che esiste, prima bastava evitare di scegliere, adesso hai già scelto e non credo tu possa tornare indietro, adesso hai rinunciato ai sogni di gloria e di quattrini perché quattrini non ne hai, ormai è fatta e ti sei adeguato al muovo stato, ma io credo che tu non ti sia adeguato del tutto, certe volte in strada ho visto come guardi certe macchine, le smart in particolare, oppure come guardi certi negozi di vestiti… quelle sono tutte le cose che hai perso e che vorresti non avere perso… in effetti io credo che un po’ dell’Andy prima maniera continui a vivere sotto la cenere, qualche volta io penso che tu tutta questa situazione l’accetti perché non hai alternativa e che non parlare dei tuoi o parlarne male sia un mezzo per esorcizzare o per non pensare, io credo che se tu ne avessi l’opportunità qualche passo indietro lo faresti, magari non sostanziale, ma cercheresti di non perdere il gruzzolo grosso, adesso hai fatto una scelta radicale, quando l’hai fatta ti è sembrata liberatoria ed eroica ma adesso, forse un passetto indietro lo faresti, non tutta macchina indietro, questo no, ma tornare indietro tanto quanto basta a recuperare una fetta della torta grossa…

– Cucciolo, questo è vero, certe volte ho sperato che qualcuno dei miei, mia madre o mio padre, diciamo così, si sentisse male, io li andrei a trovare e credo che cercherei di rifare pace, ma forse non sarebbe nemmeno solo per la fetta di torta, veramente! Potrei anche farci pace, se solo avessero un po’ di rispetto, tanto però tutte queste cose non sono possibili, sono solo fantasie…

– Ma ti dispiace almeno un po’ avere rotto con i tuoi?

– Non lo so, Cucciolo, io li vorrei diversi, forse mi dispererebbe pure ma solo se me li immagino come Rocco e Rosa, ma non ci somigliano nemmeno un po’, per come sono realmente non mi dispiace affatto, io la mia scelta l’ho fatta guardando in faccia la realtà, adesso qualche scrupolo mi viene ma solo perché in qualche momento me li costruisco a fantasia e mi dimentico come sono veramente… è tutta una fantasia sul come vorrei ma loro non sono così…

– Birillo, ti hanno dato fastidio le cose che ti ho detto?

– No, Cucciolo, sono cose vere, le penso anch’io… vedi, tu tutti questi pensieri per la testa non li hai, tu hai papà e mamma… lo capisci che vuol dire? Io sono entrato nella tua famiglia perché non ne ho mai avuta una mia, con i tuoi sto bene  però… non lo so… non so che dire…

– Birillo!

– Sì.

– E tu pensi che se io avessi occasione di fare quattrini facendo compromessi li farei?

– Non lo so, non credo…

– Eppure mi vengono certi dubbi… io pure ce li ho i miei sogni di gloria e di quattrini, mi manca l’occasione ma se ci capitassi in mezzo non so proprio quello che potrei fare… metti per esempio tra qualche anno, quando faremo gli avvocati, lì ci sono eccome delle possibilità di manovra… certe volte ho paura che li farei eccome i compromessi e mi ci sentirei malissimo perché cose del genere papà non le tollererebbe proprio e io finirei per non parlargliene e mi sentirei la coscienza sporca, papà mi ha sempre insegnato a essere onesto, credo che lui impicci non ne abbia mai fatti, insomma se io finissi per venire a patti con la coscienza alla fine mi brucerebbe molto, magari mi piacerebbe farmi vedere da papà come uno arrivato, coi soldi, con la bella macchina e magari per fare una cosa simile finirei per fare qualche cosa che non si deve fare… io penso tante volte che dopo, nel mondo professionale, troveremo tante tentazioni pericolose… non ho paura che ci possano fregare, questo no, ma credo che alla fine avremo meno scrupoli e meno moralismo di adesso e questo non mi piace molto… e anche i tuoi, in fondo, una certa mentalità l’hanno respirata nell’aria da quando erano piccoli… voglio dire che a tutti i topi piace il formaggio ed è facile essere moralisti quando non si può approfittare della situazione, in fondo giudicare da fuori è troppo facile, noi potremmo finire per fare peggio dei tuoi… E poi anche i miei, sono come si deve perché in fondo un accesso alla torta grossa non l’hanno mai avuto, sono gente come si deve, è vero, ma di tentazioni grosse non ne hanno mai avute e in certi termini non è nemmeno troppo difficile rimanere persone oneste..

– Certo però noi non avremo figli e non li potremo condizionare in nessun modo… Cucciolo… lo sai che quando ero piccolo, ma non proprio tanto, dodici, tredici anni, avevo tanti giocattoli, chiamiamoli così: la mazza da baseball, il pallone dei mondiali, la racchetta da tennis, la canna da pesca, perfino i pesi e gli attrezzi per la ginnastica, quattro mazze da golf, la bicicletta super e tutta una serie di videogiochi da non credere, a baseball non ci ho mai giocato, a pallone solo qualche volta, a tennis solo quando andavo al circolo con i miei ma non mi piaceva perché mi avevano messo appresso un istruttore ed era un po’ come andare a scuola, a pesca non ci sono mai andato, a golf ho provato a giocare quando i miei andavano ai campi ma era una cosa noiosa, un po’ per vecchi, in bicicletta ci dovevo andare da solo e non mi facevano uscire da solo, mi ci rimaneva la ginnastica che si può fare pure da soli… e poi praticamente solo i videogiochi, quelli sì, per ore e ore tutti i giorni, mi sarebbe piaciuto avere qualche amico, qualche ragazzo della scuola per giocare insieme, ma non è mai successo, anche i miei compagni di scuola in effetti erano ragazzi che non esistevano, ripetevano i modelli dei loro genitori, parlavano nello stesso modo, ragionavano nello stesso modo, a undici o dodici anni parlavano del loro futuro… ho sempre pensato che deve essere molto brutto fare il principe ereditario e loro erano tutti così, tutti presi dai loro magnifici destini, si vantavano, come i ragazzini, ma con la falsa modestia dei grandi… Alle medie ce ne era uno che mi piaceva un po’, aveva un nome strano, un po’ aristocratico, forse Orso Maria, vedi tu che accoppiamenti, mi chiedevo perché avesse un nome da femmina, mi sembrava una cosa strana, era caruccio, forse il meno peggio, io avevo tentato qualche approccio sui compiti per cercare di farlo venire a casa o di andare a casa sua il pomeriggio, ma non ha voluto, si capiva benissimo che avrebbe voluto ma che c‘erano disposizioni insuperabili della famiglia… quando parlava con me era di una correttezza, cioè di una ipocrisia, da manuale, non si arrabbiava mai, era una recita perfetta, alla fine l’ho mollato, mi sembrava falso.

– Birillo, ma tu ti senti migliore rispetto agli altri?

– Migliore? No, non credo, non ci ho mai pensato, mi sembrano categorie che non uso… ma perché mi fai questa domanda?

– No, solo perché mi è venuto i testa.

– E tu ti sei mai sentito migliore?

– Io?

– Sì… e perché no?

– Insomma, non so se è proprio quello il senso, forse non migliore moralmente, ma più fortunato sì, mi sembra che gli altri tante cose non le capiscano, che non capiscano che cosa significa volersi bene, c’è tanta gente che parla troppo di sesso e magari non ne fa per niente, però ne parla troppo e non parla mai d’amore, tanta gente si vergogna a dire che ha bisogno di sentirsi amata.

– Cucciolo, ma tu tra la gente ci metti pure me?

– Birillo, onestamente, tu sei stato l’unico che ho sentito simile a me sotto questo punto di vista, tu un affetto l’hai cercato con la massima partecipazione, col massimo coinvolgimento, le tue necessità emotive si capivano benissimo…

– Mah, tu le capivi benissimo, ma solo tu, agli altri non gliene è mai fregato nulla, con te è andata bene ma è stata una combinazione, una cosa eccezionale… Mi torna in mente l’idea di essere migliore… in effetti io ai soldi non ho mai dato troppo valore, anzi ci ho proprio rinunciato.

– Beh, ti ci hanno portato le circostanze ma le cose potevano andate anche diversamente…

– E’ vero però non mi sono mai venduto l’anima per i soldi.

– Però ci hai provato…

– No, Cucciolo, adesso mi fai arrabbiare, io avrei fatto di tutto perché noi potessimo stare meglio ma questo non è prostituirsi per i quattrini e poi anche prima se mi fossero interessati i quattrini dei miei avrei fatto il bravo ragazzo e basta, io qui sto bene ma se fossi rimasto a casa dei miei come dicevano loro avrei potuto avere la BMW, Cucciolo, non mi guardare così, è vero io a quelle cose ci ho rinunciato.

– In un certo senso è vero…

– Cucciolo, ma tu di me non sai niente, come ti permetti di giudicare? E poi perché mi devi giudicare male?

– Male? No, non c’entra niente. Mi sembra ovvio che non rinunceresti a quello che hai adesso per i quattrini e non penso nemmeno che una idea del genere sia per te una tentazione, adesso le cose stanno così ma ci siamo arrivati piano piano, è venuto tutto da sé e non è stata nemmeno una scelta.

– Beh, va bene, questo è vero.

– Cucciolo, tu hai avuto una virtù grandissima e quella te le devo riconoscere: non hai mai avuto ripensamenti.

– Sì, è vero, ma io scelta non ne avevo e quindi non c’è stata nessuna scelta.

– Sì, va bene, ma non hai avuto rimpianti.

– No, certo non tornerei indietro e poi un po’ dei miei sogni li ho realizzati e attraverso di te forse… certo non mi dispiacerebbe diventare un grande avvocato… con te… no, ma che sto dicendo… non diventeremo due avvocati famosi, no, due avvocati normali…

– No, due avvocati gay.

– Sì, va bene, sempre se non incontro la biondina che… ma che hai da sghignazzare, quando mi guardi con quell’aria di sufficienza, come se avessi capito tutto di me, penso che sei superficiale… no, anzi… però che sei un po’ stronzo lo penso veramente… guarda che se fai così non ti invito al matrimonio!

– Birillo!

– Sì.

– Mi sa che se continuiamo così avvocati ci diventiamo veramente, quanto grandi non lo so, ma ci diventiamo veramente e forse pure piuttosto presto…

– Dai non mi illudere, per farmi venire a letto con te non c’è bisogno di queste cose…

– Andy! Mannaggia, quanto ti voglio bene! Non è solo sesso, è che con te mi ci ritrovo proprio, anche tutte queste chiacchiere apparentemente senza senso, le abbiamo fatte tante volte ma mi piacciono tanto…

– Pure a me, Cucciolo, pure a me! E poi mi piace tantissimo proprio parlare con te, non sei distratto, alle cose mie ci pensi veramente e le vedi in modo serio, le vedi anche meglio di me, prima mi sembrava che mi stessi dicendo delle cattiverie ma poi ho capito quello che mi volevi dire e mi sembrava tutto vero… E poi Cucciolo, è proprio bello stare a parlare con te… con mia madre parlavo poco, cioè quando ero piccolo parlavamo, poi, piano piano si è legata di più al marito e con me si sono raffreddati i rapporti, certe volte mi sarebbe piaciuto che mi mettessero in collegio, almeno lì avrei avuto i compagni e qualche possibilità di vivere la mia vita, specialmente quando ero un po’ più grande, ma loro mi hanno tenuto sempre a casa, sotto controllo, il perché non l’ho mai capito, avrebbero potuto fare come se io non esistessi, ma non l’hanno fatto, mi sono stati addosso in modo pesantissimo, in effetti se mi avessero scaricato in qualche collegio sarebbe stato meglio per tutti…

– Ma tu pensi che a te non ci tenessero affatto?

– Non lo so, forse all’inizio un po’ ci tenevano, non solo mamma, ma pure mio padre, diciamo così, un po’ ci teneva però mi volevano plasmare a modo loro e questo non lo sopportavo proprio.

– Ma non potrebbero avere sbagliato senza rendersene conto?

– No! Non credo proprio… al limite potrebbe pure essere ma non mi pare possibile, almeno io non ho mai avuto questa sensazione, loro non amavano me, amavano il loro sogno e siccome io non ero come mi volevano hanno tagliato i ponti con me.

– Però tu pure non dovevi essere proprio un angioletto, almeno da quello che mi hai detto…

– Va bene, ammettiamo anche questo, ma mia madre che ha fatto? Lei ha scelto e non ha scelto me, io ero la sua cattiva coscienza, le piaceva troppo fare la signora, meglio la signora che la mamma, lei le tentazioni dei quattrini le ha vissute eccome e alla fine sono state quelle le cose che l’hanno condizionata, quando si è trovata a scegliere ha fatto la sua scelta, io, almeno così com’ero, ero solo di impaccio…

– E se tua madre dentro di sé l’avesse vissuta in tutta un’altra maniera, diversissima da come pensi tu?

– Ma non è così, Cucciolo, sono cose che si sentono a pelle e poi una cosa non gliela posso perdonare… ma perché gay no? Tu capisci, Cucciolo, secondo loro, noi qui stiamo facendo solo porcate, quello che fanno loro a letto è fare l’amore mentre noi facciamo solo porcate! Rosa e Rocco ti hanno voluto bene senza condizioni, i miei l’idea che fossi gay non la digerivano proprio… e questo per un ragazzo gay è un condizionamento terribile. Fanno di tutto per cambiarti il cervello… ma questo vuol dire che non ti vogliono bene…

– Ma potrebbero pure non arrivare a capire…

– Rocco e Rosa ci sono arrivati benissimo… è che i miei non volevano capire, mettermi i piedi in testa sì, capire… e poi per voler capire bisogna volersi bene e questo i miei non me l’anno mai dimostrato… Cucciolo, quando sto con te e mi abbracci mi sembra bellissimo… io queste cose non le ho avute mai… e quando Rocco mi ha abbracciato qualche volta mi sembrava una cosa bellissima, c’è un contatto fisico, capisci che non si vergogna di te, ti considera uno come lui, fatto nello stesso modo… e Rosa che quando mi bacia mi stringe forte forte… Cucciolo, tu tutte queste cose le hai avute, io no! E’ per questo che ho bisogno di farmi coccolare, perché così mi sento sicuro, la prossimità fisica di un’altra persona che ami è una cosa che ti dà la forza di vivere… ma tu te l’immagini come sarebbe stare soli? Cucciolo, sarebbe terribile, ma come saresti stato tu senza Rocco e Rosa? Prova a immaginartelo, io sono stato solo in quel modo e pure peggio…

– Andy!

– Che c’è… ti sto assillando?

– No! Vieni qui e stringimi forte, anch’io ho bisogno di coccole, della presenza fisica di Andy.

Marco gli si accostò e lo baciò sulla bocca in modo leggerissimo.

– Cucciolo, se ti assillo me lo devi dire, io non mi controllo…

– Birillo! Dammi la mano e cerchiamo di dormire perché domani c’è tantissimo da lavorare.

– Hai ragione, scusa. Notte Cucciolo!

– Notte Birillo! Ti voglio bene!

– Anch’io!

Al mattino la giornata si presentava fresca e azzurrissima, Marco sembrava più stanco e sonnacchioso. Andy si voltò verso di lui.

– Cucciolo… lo sai che ore sono?

– Mhhh, che ore sono?

– Sono le sei… è ora di alzarsi…

– Tra un minuto, Birillo, tra un minuto.

– Ok, Cucciolo, vado a fare il caffè…

Andy se ne andò in cucina, poi uscì sul balcone, le quattro piante facevano un angolino fresco che sapeva di vita, qualche piccola ape volava sui fiori del timo… erano proprio piccole api, non vespe, Andy si fermò a guardarle, l’aria era pungente e fu costretto a rientrare, preparò il caffè e la colazione, poi tornò da Marco.

– Cucciolo, buon giorno!

– Mannaggia, sono distrutto… Mhhh non è che si potrebbe dormire ancora un pochettino?

– No, Cucciolo, questo è il caffè ed è bello ristretto, ce ne è ancora un pochettino ma quello te lo metto nel latte al posto dell’orzo.

– Andy, ti prego, lasciami dormire ancora un po’

– Va bene, Cucciolo, ma solo mezz’ora, dopo dobbiamo studiare.

Andy si stese sul letto vicino a Marco.

Cucciolo…

– Mh, che c’è?

– Ma tu quando dormi sogni?

– Birillo, ma che domande mi fai…

– Ma a te ti vengono mai gli incubi?

– No, praticamente quasi mai, anzi proprio mai… e a te?

– Io stanotte non ho dormito tranquillo, è per quello che mi sono alzato presto, ho sognato cose brutte… Cucciolo, ho bisogno che ti svegli…

– Va tutto bene, Birillo?

– Be’, non proprio, stanotte ho sognato che avevo paura, che non sapevo che fare… ma nel sogno tu non c’eri, ero solo, era brutto, non c’erano cose spaventose, ma era una sensazione generale brutta, come non sapere che fare, sai quando stai in ansia e non sai nemmeno perché… io stavo a casa mia, ma non qualche mese fa, proprio adesso, in questo periodo, non sapevo che fare, dei miei non sapevo niente, a casa non c’era nessuno, giravo giravo ma non trovavo nessuno e non sapevo che fare, se stare lì o andarmene ma non sapevo nemmeno dove andare. Poi la scena è cambiata e stavo in Vietnam… tu mi dirai: che c’entra? E hai ragione perché non ha senso, c’era la guerra, le bombe, io stavo lì, nascosto da qualche parte e non sapevo nemmeno da che parte stavo, se ero un viet kong o un marine, avevo paura e basta, paura che mi trovassero, vedevo entrare e uscire da una base americana dei camion pieni di soldati, andavo avanti e indietro senza meta, con una grande paura addosso, ma senza capire nulla, poi la scena è cambiata ancora, stavo in una città che non era Roma, una città che non avevo mai visto, i posti mi ricordavano questo quartiere ma non era questo quartiere e non era Roma, mi sembrava di riconoscere i posti, mi aspettavo di vedere la farmacia all’angolo ma la farmacia non c’era, però le altre costruzioni somigliavano a quelle di questa zona ma non erano quelle, non erano molto diverse ma non erano quelle, quando mi sembrava di avere capito dove mi ritrovavo a un certo punto non capivo più nulla, non era nemmeno un’angoscia, era proprio uno stato di confusione, un po’ come sentirsi sballottato e non capire più nulla, io ho visto in ospedale persone che non connettevano troppo, mica matti da barzelletta, povera gente disperata che non ci si raccapezza più e che cerca punti di riferimento che non trova, è una cosa spaventosa e a me nel sogno succedeva proprio così, può darsi che sia rimasto suggestionato, non lo so, ma mi sentivo a disagio, smarrito… poi mi sono girato e mi sono svegliato, ho visto che c’era luce ma era ancora mattina prestissimo, svegliarti mi sembrava brutto, non volevo riprendere sonno e mi sono messo a pensare ai punti di riferimento… sì, proprio ai punti riferimento, ai punti cardinali, alla bussola, prima proprio pensando a quelli che navigavano per mare tanto tempo fa… poi piano piano mi sono venuti in mente altri riferimenti… i punti forti della mia vita… Cucciolo, quando ho pensato a te mi è venuto da sorridere… stavi qui vicino a me tutto raggomitolato e con una gamba fuori dal lenzuolo, poi ho pensato a papà e mamma e ci sono rimasto a lungo a pensare a papà e mamma… sono proprio persone come si deve, sono gente di vecchio stampo… io certe volte penso che mi ci vorrebbe proprio una rieducazione affettiva vera e propria e penso pure che non mi può venire da te, tu sei troppo simile a me, loro sono più grandi… non lo so ma è diverso, quando papà mi ha accennato al fatto che avevano sentito quando abbiamo fatto l’amore in campagna la cosa mi ha fatto un effetto fortissimo e adesso più ci ripenso più mi sembra che la loro approvazione per me è importantissima, quando vedo papà che mi tratta in modo così affettuoso e nello stesso tempo così autorevole mi pare che lui e mamma mi potrebbero dare una spinta molto positiva e qualche volta anche quando noi stiamo insieme mi mancano, quando parlo mi piacerebbe sapere quello che pensano delle cose che dico e poi quando parlano loro li starei a sentire per ore, ho l’impressione che abbiano tante cose da insegnarmi: quella pacatezza, quella determinazione affettiva, quel fare sempre la prima mossa e nello stesso tempo senza invadenza e senza presunzione, più ci penso più mi viene un senso di tenerezza profonda, per esempio, non mi prendere per pazzo, però mi piacerebbe che andassimo più spesso da papà… non ti offendere se te lo dico…

– Birillo, ma come faccio a offendermi per una cosa simile, tu pensi di papà e mamma quello che io ho sempre pensato… e poi non sono solo brave persone, ma ci vogliono  bene, Birillo il mondo nostro è fatto di quattro persone… se ci vogliamo andare più spesso io credo che i più contenti sarebbero loro, per loro tu non sei solo un figlio ma qualche cosa di più…

– In che senso, Cucciolo?

– Nel senso che la loro cotta per te se la sono presa pure loro, a modo loro e con tute le differenze ma secondo me si sono innamorati di Andy e questo fatto me li rende ancora più cari, se fosse possibile perché in fatto di persone hanno gli stessi gusti che ho io… non si sono innamorati del primo imbecille con un po’ di soldi in tasca, ma si sono innamorati di Andy… io a fare certe scelte l’ho imparato dai miei…

– Cucciolo, ci andiamo oggi?

– Pranzo o cena?

– Meglio cena perché si perde meno tempo per lo studio… che faccio li chiamo?

Marco si limitò a sorridere e Andy prese il telefono.

– Ciao mamma, come va?

– Andy, bello, come stai? Lo sai che oggi abbiamo parlato quasi tutta la giornata di voi io e Rocco…

– E che avete detto?

– Abbiamo detto che siamo contenti di Andy, che è un uomo come si deve, che gli vogliamo bene e che ci sta regalando dei momenti bellissimi…

– Dai, mamma, non esagerare…

– Andy, tu lo sai che è così…

– Senti mamma, ti volevamo chiedere se possiamo venire a cena da voi stasera…

– Andy… tu non lo sai ma io l’avevo appena finito di dire a Rocco ma lui mi aveva detto che non bisognava disturbarvi e che dovevate studiare… noi stiamo qui soli soli, due vecchietti, quando ci siete voi qui è festa… adesso Rocco è uscito per prendere il lattee non te lo posso passare… aspetta, aspetta… è lui, è arrivato… Rocco, è Andy, stasera vengono a cena… te l’avevo detto io!

– Andy, stasera ti faccio un risottino tutto vegetale, tutto ai profumi di campagna… mo’ mi devo sbizzarrire un pochettino…

– Papà non ti stancare… tu quello che ci piace a noi lo sai… allora facciamo alle nove?

– Alle nove, Andy, e buon lavoro.

– Aspetta, ti passo Marco…

Andy rimase ad ascoltare alla cornetta.

– Ciao papà… lo sai che Andy, da quando si è alzato non ha fatto che parlare di voi?

– E di che? Di noi non c’è molto da dire…

– Mi sa che Andy vi vuole bene!

– Marco, ma lo capisci tu che fortuna hai avuto a trovare uno come Andy? E che fortuna abbiamo avuto noi…

Andy era raggiante e si sentiva gratificato al massimo

– Papà, a fare certe scelte me l’hai insegnato tu… va be’, allora ci vediamo stasera alle nove…

– Vi aspettiamo ma fate tutto con comodo.

– Ciao papà.

– Ciao Marco.

Andy ripeté:

– Ciao papà.

– Ciao Andy, a stasera.

– Cucciolo hai visto, sono contenti.

– Questo lo sapevamo anche prima.

– Allora Cucciolo, ti alzi?

– Birillo ma com’è che fai sogni così strani?

– Non lo so, è successo oggi ma di solito non mi succede, anzi non sogno quasi mai, e soprattutto non sogno mai cose che sensate, io un po’ il cervello strano ce l’ho, che ci posso fare!

– Birillo, ma tu di fondo sei sereno, voglio dire adesso…

– Sì, credo di sì, forse ho bisogno di rassicurazioni, ma mi sento sereno, sì, perché no?

– Vieni qui Birillo, stenditi vicino a me, poi ci alziamo subito, ma adesso mettiti vicino a me…

– Cucciolo, pensi che sono strano eh?

– No, io nei tuoi sogni ci vorrei entrare, noi non dobbiamo stare insieme solo quando stiamo svegli, se no quando sogni resti solo e non mi piace che tu resti solo…

– Magari sarebbe meglio che entrassi io in un sogno tuo… ma non hai mai sognato…

– Sì, qualche volta ho sognato anche io…

– E che cosa sognavi?

– Be’ in genere mi ricordo solo i sogni erotici, gli altri non me li ricordo proprio…

– Raccontamene uno.

– Mah, non sono poi un gran che, non sono storie, non ci sono dialoghi, solo sensazioni, praticamente anche se con qualche variante la scena è più o meno sempre quella, io sto in uno spogliatoio e ci sono dei ragazzi che si mettono nudi con la massima naturalezza, che scherzano, che giocano un po’, io sto lì, non partecipo, in effetti nei sogni non partecipo mai, guardo, questo sì, guardo, in genere i ragazzi sorridono, c’è una bella atmosfera, intima e nello stesso tempo divertita, i ragazzi non fanno nemmeno sesso tra loro, giocano e basta ma senza troppe valenze sessuali… e poi da quando ci sei tu non ho più fatto sogni erotici, veramente non me ne ricordo nemmeno uno, forse non mi servono più…

– Cucciolo e, sogni erotici a parte, non mi hai mai sognato?

– No, credo di no, non mi pare…

– Io invece qualche volta ti sogno, esattamente come sei nella realtà, sogno che fai esattamente quello che fai sempre, non ti sogno mai in dimensione erotica, ma mentre lavi i piatti o mentre mi guardi negli occhi ma sono immagini brevi, storie non ne ho sognate mai.

Marco si voltò verso Andy e lo abbracciò.

– Birillo! Come sei bello la mattina quando non ti sei ancora fatto la barba!

– … Dai, Cucciolo, non è che non mi voglio fare coccolare… ma bisogna alzarsi e ci dobbiamo rimettere a lavorare.

Si alzarono in fretta,

– Andy, prima doccia o colazione?

– Prima doccia.

Entrarono insieme nel box senza nessun preliminare, ormai la cosa era assolutamente naturale.

– Cucciolo, faccio io, tu non pensare a nulla.

Andy versò lo sciampo sulla testa di Marco poi lo insaponò e lo sciacquò in fretta, poi pensò rapidamente a sé.

– Birillo, te la posso chiedere una cosa?

– Che cosa?

– Oggi non fare la barba!

– Però stasera ce la facciamo tutti e due prima di andare da papà penso che vederci con la barba mezza mezza non gli farebbe piacere…

– Mah, credo che non gliene importerebbe niente…

– No, Cucciolo, lo vedi, tu certe cose non le capisci… io non ho mai visto papà con la barba non fatta e poi la barba fatta sa più di bravo ragazzo…

– Ma che stai dicendo.

– Ma tu, scusa, se mi avessi visto capellone ti saresti innamorato lo stesso di me?

– Be’, penso di si… non lo so, sì, forse un po’ meno, a me piaci come sei adesso… anche con la barba fatta, anzi di più con la barba fatta… però con la barba non fatta sei un po’ più sexy, ma solo quando è la barba di un giorno, quella di due giorni già non mi piace più.

– E poi ci dobbiamo dare pure una spuntata ai capelli… pure tu perché ce ne è bisogno…

– Ok, Birillo, lo stilista sei tu.

La colazione fu rapida, si rimisero subito a studiare. Ogni tanto Andy interrompeva.

– Cucciolo, stasera andiamo da papà con camicia e cravatta?

– Perché? Non è una cerimonia, è una cena a casa di papà.

– Secondo me vale la pena…

– Beh, se vuoi si può pure fare, però non ti formalizzare…

– Io non mi formalizzo, è una questione di rispetto…

– Birillo, non dire scemenze… tu con papà e mamma devi essere meno formale possibile, secondo me camicia e cravatta sono fuori posto… la barba fatta è una cosa giusta, le scarpe pulite, queste cose vanno benissimo ma le cose troppo formali non sono adatte…

– E allora una rosa per mamma…

– Quello sarebbe un bel pensiero ma c’è il rischio che diventi anche quello una cosa eccessiva… Birillo, papà vuole che noi da lui ci sentiamo a casa nostra e ci comportiamo come faremmo a casa nostra, se facciamo così li facciamo contenti, se facciamo diversamente ci sentono meno figli…

– Mi sa che hai ragione… Cucciolo, e se dormissimo là?

– Beh, anche questo si può fare, anzi credo che una cosa del genere a loro potrebbe fare solo piacere, questa è una buona idea…

– Sì, però bisogna vedere come va la serata…

– Ma come vuoi che vada… non andiamo mica a fare un esame…

– Però io mi sento un po’ carico…

– Me ne sono accorto, Birillo, si vede benissimo.

– Dai, va’ adesso rimettiamoci a studiare

– Mi sa che forse è meglio… però, se mi devi dire che le cose che mi passano per la testa sono stupide fallo con prudenza perché la cosa mi da un po’ fastidio e la devo digerire piano piano, anche se hai ragione tu… dimmelo comunque con garbo, ti prego, cerca di stare più attento a queste cose…

– Te la sei presa, Birillo?

– No, lo so che hai ragione ma non mi piace troppo essere contraddetto, forse questo è proprio il segno che sono un po’ troppo suscettibile, quando mi riprendi fallo almeno con un sorriso…

– Birillo…

– Che c’è?

– Ti chiedo scusa, non me ne sono reso conto…

– Cucciolo, te l’ho detto, tu hai ragione ma devi avere pazienza, sono fatto male ma sono fatto così…

– No, sei fatto benissimo, e io lo so come sei fatto…

– No, Cucciolo, tu come sono fatto io dentro non lo sai ancora bene… cerca solo di avere un po’ più di pazienza…

– Però, Birillo, a me non sembrava di avere detto niente di aggressivo

– E allora perché mi hai chiesto scusa?

– Perché mi sembrava che tu ci fossi rimasto male…

– Ma non è una buona ragione, mi devi chiedere scusa quando che hai sbagliato lo pensi tu, non quando lo penso io, se no mi tratti proprio come un deficiente… comunque non ne parliamo più, sono cose da nulla… Cucciolo, dai prendi il libro e cominciamo a lavorare.

– Ti voglio bene, Birillo. E stasera la barba te la faccio io

– Anch’io ti voglio bene, anzi, Cucciolo, scusami tu per le stupidaggini che dico.

Marco fece il gesto di mandargli un bacetto.

Lo studio fu faticoso, Andy non lo prendeva troppo seriamente e Marco non sapeva come reagire, all’inizio la cosa sembrava solo momentanea, poi la distrazione e la superficialità di Andy passarono il segno e Marco si decise ad agire.

– Senti, Birillo, cerchiamo di mettercela tutta e di fare le cose un po’ più seriamente, mi sembra che non stiamo più lavorando tanto bene, oggi abbiamo perso un bel po’ di tempo…

– Vuoi dire che ti ho fatto perdere un bel po’ di tempo?

– Sì esattamente…

– E’ vero, Cucciolo, ma non mi va troppo di studiare, però non mi aggredire, hai ragione, non abbiamo lavorato bene e per colpa mia ma questo lo avevo capito anche da solo, Cucciolo, non so che mi prende ma non mi va troppo di studiare, anzi non mi va per niente… no, va be’, lasciamo perdere queste stupidaggini, hai ragione e basta, dai riproviamo… adesso cerco di non distrarmi… però non te la prendere, passami il libro che provo a leggere io… Allora…

Il lavoro riprese in modo un po’ diverso, Andy ci provava, leggeva ma poi doveva rileggere, si vedeva che era distratto.

– Birillo, dai, lasciamo perdere, riprendiamo domani, oggi non è aria…

– Mi sa che è meglio che sospendiamo veramente… Cucciolo, mi dispiace…

Andy aveva gli occhi rossi, Marco se ne accorse.

– Che c’è, Birillo?

– Non lo so, ma non mi sento all’altezza, ti sto facendo perdere tempo, ma io non vorrei… cioè vorrei studiare ma poi la testa non ci sta, mi dispiace, Cucciolo, mi dispiace, se vuoi ci riproviamo e ti giuro che questa volta mi ci metto seriamente…

– Birillo, ma hai qualche pensiero per la testa?

– No, almeno non credo, penso che stasera andiamo da papà, a quello ci penso un po’ ma non mi sembra una cosa che mi possa far distrarre dallo studio, Cucciolo, se vuoi adesso mi ci rimetto come si deve…

–  Ma ti va, Birillo?

– Be’, no, adesso no, veramente adesso no…

– Birillo, veramente non va nemmeno a me…

– Non è vero, lo dici solo per me…

– No, non mi va veramente, dai, Birillo, siediti qui.

Marco batté una mano sul divano e Andy andò a sedersi accanto a lui.

– Che pensi, Cucciolo? Pensi al libro che non avanti?

– No, penso a te e a papà.

– Cioè?

– Cioè credo che papà e mamma per te siano importanti più di quanto pensavo io…

– E ti dispiace?

– Per niente, anzi credo che loro abbiano delle possibilità di arrivare al cuore di Andy che io non ho.

– Ma che dici, Cucciolo!

– Ma non è una cosa strana, in fondo loro ti vogliono bene in modo ancora più incondizionato di come te ne voglio io, loro ti vogliono bene e basta…

– Secondo me anche loro si aspettano qualche cosa da me…

– E cioè?

– Secondo me loro ci tengono e lo sanno pure che su di me hanno una influenza enorme… non lo so, ma forse mi hanno adottato veramente, ma proprio nel senso serio del termine, voglio dire che non mi hanno accettato perché sono il tuo ragazzo ma proprio come persona… e poi loro di me hanno visto solo il lato migliore, quello peggiore l’hai visto solo tu…

– Perché, tu hai un lato peggiore?

– Be’, adesso magari certe cose te le sei dimenticate però sul momento ti hanno fatto un effetto decisamente negativo… ma tu sei passato oltre, tu lo sai a che cosa voglio alludere…

– No, non ho capito…

– A quando ti volevo violentare…

– Ma Birillo, tu pensi che oggi come oggi una cosa del genere mi lasci chissà quale ricordo negativo… io ho avuto paura che con te non ci potesse essere dialogo, allora una paura del genere l’ho provata, ma non è successo niente di tutto questo… anzi, quella è stata un’occasione per conoscerci meglio, lì per lì un po’ traumatica ma poi non è successo nulla di quello che avevo temuto… anzi… ma possibile che tu ci pensi ancora, francamente mi sembra proprio un’altra epoca… io penso che adesso dovremmo cercare di costruircelo il nostro futuro…

– E io ti faccio perdere tempo…

– Macché perdere tempo… Birillo, quante volte mi distraggo anch’io… e poi di lavoro serio ne abbiamo fatto tantissimo…

– Be’, questo è vero… Dai, Cucciolo, prendi il libro e facciamo altre venti pagine e poi sospendiamo, almeno non ci siamo fermati alla prima difficoltà.

– Però solo venti perché sono cotto anche io.

Ripresero a studiare con molta buona volontà e arrivarono alla fine delle venti pagine concordate più per non perdere l’onore delle bandiera che per altro.

– Basta! Adesso ci riposiamo un po’ e poi ce ne andiamo da papà. Cucciolo, che ore sono?

– E’ presto non sono nemmeno le cinque.

– Dai, Cucciolo, abbiamo tre ore tutte per noi… che facciamo?

– Tu che faresti?

– Mi metterei steso sul letto vicino a te per farmi coccolare un pochettino.

Nel dire queste cose Andy era alquanto malinconico.

– Birillo, come va?

– Te ne sei accorto eh?

– Mh!

– Però in fondo non va male, in fondo che cosa ci manca? … O forse è proprio che la malinconia uno se la porta dentro e basta e non sa nemmeno perché… Cucciolo, lo sai che è qualche giorno che mi è passata pure la voglia di sesso, prima mi sembrava una cosa importantissima, adesso molto meno, adesso non voglio stare solo ma non ho voglia di sesso, mi sembra una cosa che adesso non mi interessa proprio, è come se avessi la testa invasa da altre idee oppure la testa vuota, … forse è proprio così, una testa vuota, delle sensazioni più attutite, dei desideri meno violenti, il non pensare a nulla, un po’ il sentirsi vivere… Cucciolo, pensi che passerà?

– Be’, certo di queste cose il colore di fondo in qualche modo rimane ma penso che prima o poi un po’ di entusiasmo di quello tuo, forte, lo troverai sicuramente…

– Lo sai, Cucciolo, che io adesso mi sto sciogliendo molto, prima di queste cose non parlavo, nemmeno me ne rendevo conto, adesso, piano piano queste cose stanno venendo a galla e io te le dico… mi sembra quasi strano, non ho mai fatto discorsi del genere, almeno così diretti… è una cosa gradevole… Che dici, Cucciolo? Mi vedi diverso da prima?

– Onestamente no, adesso ci conosciamo meglio e c’è un’altra forma di confidenza, questo è vero, ma non ci vedo niente di veramente nuovo, io pensavo fin dal primo momento che prima o poi sarebbe successo…

– E papà questo lato del mio carattere se lo immagina?

– Mah! Non lo so, francamente non credo, tu con loro sei meno libero che con me, almeno in queste cose…

– Cucciolo, ma l’hai notato pure tu che c’è meno spinta sessuale? Voglio dire tu verso di me?

– No, Birillo, io non ho meno spinta sessuale nei tuoi confronti, anzi, se posso dire una cosa che mi è capitata spesso, io mi sento molto più attratto da te quando non ti gira bene… aspetta, cerca di capirmi, quando hai bisogno di un muretto su cui appoggiarti il fatto che quel muretto posso essere io, anzi posso essere solo io, mi dà una sensazione fortissima e mi sento totalmente fuso con te, anche spiritualmente, in quei momenti ti darei proprio l’anima…

– Ma adesso, te ne accorgi che sono meno disponibile nei tuoi confronti?

– No, Birillo, io non ho affatto questa impressione, uno che parla con me come fai tu lo sento già totalmente fuso con me, ci sei eccome, altro che indisponibilità… e poi il sesso è un modo… mi faresti male se ti chiudessi in te stesso, mi faresti malissimo se mi tenessi da parte, allora ne soffrirei proprio tantissimo… Cucciolo, ma tu lo capisci… ma chi ce l’ha un contatto forte come quello che abbiamo noi?

– Cucciolo, ma tu pensi che sono dipendente?

– E io allora? Ma quando ti innamori sei dipendente eccome se no che modo sarebbe di innamorarsi…

– Ma com’è che tu non fai lo stesso nei miei confronti?

– Non ho capito, che vuol dire?

– Tu con me delle tue malinconie non parli…

– Birillo, io, adesso almeno, malinconie per la testa non ne ho…

– Ma non hai l’impressine che io penso solo a me stesso? Cioè quando io comincio tutti questi arzigogoli, non ti senti un po’ trascurato?

– No, Birillo, trascurato da te non mi ci sento affatto…

– Ma tu sei generoso, nemmeno te ne accorgi, tu certe cose non le guardi, io qualche volta ho l’impressione che ti sfrutto, prima quando mi venivano questi pensieri pensavo solo alle questioni economiche, adesso penso che ti sfrutto anche psicologicamente, in fondo io parlo sempre e tu stai sempre a sentire e mi rispondi… ci sono ruoli fissi… non ti pare strano?

– Non ho capito, Birillo, che cosa mi dovrebbe sembrare strano?

– Tra noi non è tutto simmetrico…

– E allora?

– Già, e perché dovrebbe essere tutto simmetrico? Cucciolo…

– Sì?

– Mi vuoi bene?

– No!

– Quanto sei cattivo quando dici così…

Marco si voltò verso Andy e gli scarmigliò i capelli.

– Ecco, così va meglio!

– Andy, lo sai che adesso io non ho più paure che ti riguardino, mi sento sicuro su tutta la linea… io non potrei campare senza di te ma penso che nemmeno tu potresti stare senza di me…

– Mah! Cucciolo, questi sono teoremi che non si possono dimostrare… Certo senza il Cucciolo che mi coccola sarei una totale nullità, però questo vale per oggi…

– Lo so, Birillo, ma qualche entusiasmo lasciamelo passare, non mi razionalizzare tutto!

– Scusa, Cucciolo! In fondo sono discorsi teorici che abbiamo fatto tante volte… tanto piano piano le punte si smussano, le punte del ragionamento teorico, voglio dire, e si torna a ragionare in modo meno astratto…

– Birillo…

– Sì…

– Facciamo l’amore?

– Non mi viene Cucciolo, mi dispiace…

Marco si voltò verso Andy e lo abbracciò.

– Tanto io ti voglio bene lo stesso…

– Lo so, Cucciolo, magari stasera quando torniamo dopo cena…

– Quando vuoi tu, Birillo…

– Cucciolo, io non ho mica detto che non mi piace, anzi, mi sembra una cosa meno impellente di prima ma è tutto qui… e poi anche quel tipo di intimità ha un valore… io mi sono innamorato di te perché pensavo che tu fossi fisicamente perfetto… sei bellissimo, è vero…

– Ma che dici?

– Lasciami dire! Sei bellissimo, sì, ma non sei perfetto fisicamente, un po’ abbondantello un po’ cicciotello… prima, cioè quando me ne sono accorto, mi sembravano difetti, adesso mi piacciono tantissimo perché tu sei così… però potresti cercare di… No, vai bene anche così… e poi mi viene da pensare un po’ come una ragazza che si sposa: se non è bellissimo non fa nulla però è una brava persona e questo di te mi piace moltissimo, quasi più del fatto fisico, prima pensavo che queste cose contassero meno ma non è così… Cucciolo… Ci facciamo una tazza di tè?

– Te lo faccio subito…

– No! Ho detto ci facciamo! Guarda che tu con me non devi avere atteggiamenti servili… sono cose che mi piacciono, ma non mi trattare troppo come una ragazza da conquistare, non ce ne è bisogno… anzi il tè lo faccio io!

– E no! Lo facciamo insieme!

– Va bene, come vuoi tu!

– Io? … Come vuoi tu!

Però Cucciolo, adesso abbracciami un po’… sì, così, è bello sentire che il Cucciolo ti abbraccia.

Marco abbracciò Andy strettissimo e gli scarmigliò di nuovo i capelli, poi se ne andarono in cucina.

– Birillo, l’hai messa l’acqua alle piante?

– Certo che l’ho messa, se dovevano aspettare te stavano fresche! Tu non le innaffi mai, ti manca questo tipo di sensibilità…

– Non è vero, Birillo, io non le innaffio perché so che per te è un piacere e non te ne voglio privare…

– Dimmi la verità e non mi prendere in giro!

– E’ così, Birillo, è veramente così!

– Meglio così, perché se uno ama le piante ama le cose vive e quelli che amano le piante sono persone con un’altra sensibilità…

– Tipo tu!

– Be’, che c’è? Non sfottere!

– Birillo, accendiamo la TV?

– Noo! Per carità, non la accendiamo da parecchio ma è meglio così… Senti, va’, prepariamoci e ce ne andiamo da papà un po’ più presto.

– E forse non è nemmeno tanto presto.

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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:

http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

ANDY – ROMANZO GAY 12

Dopo una pausa di diversi anni, riprendo la pubblicazione di ANDY – Romanzo gay.
Pubblico qui di seguito il dodicesimo capitolo uno di quelli che amo di più di tutto il romanzo.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli dal primo al quattordicesimo sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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– Cucciolo, mi vuoi bene?
– Dai, Birillo, lo sai benissimo!
– Ma tu dimmelo di nuovo! Che ti costa? A me fa piacere sentirlo! …Va be’ va’ lasciamo perdere, forse hai ragione, è meglio che faccio le cose un po’ più serie… Cucciolo…
– Che c’è Birillo?
– Ma tu hai mai pensato che io sono un po’ stupido?
– No, stupido proprio no, strano, almeno un po’, quello sì, qualche volta l’ho pensato.
– E perché?
– Be’ qualche volta… ma Birillo, lo sai benissimo e te l’ho pure detto…
– Sì, ma tu pensi che non sono maturo?
– No, che c’entra, io credo che tu abbia un modo di reagire che io non capisco sempre bene, ma è tutto qui.
– Anch’io qualche volta ho pensato che tu fossi un po’ strano, soprattutto quando non capivi quello che mi passava per la testa… Cucciolo… mi coccoli un po’…
– Vieni, Birillo! Mettiti qua.
– Mi piace tanto appoggiarmi a te, mi sento… non lo so nemmeno io perché ma mi sento in un modo che mi piace.
– Birillo…
– Che c’è?
– Ma tu sei felice? Voglio dire… ti senti a tuo agio?
– A mio agio sì… felice non lo so… forse no… ma non penso che si possa essere felici del tutto.
– Birillo, io adesso sto proprio benissimo, ci sei tu e io mi sento felice… che ti devo dire, sarà una cosa stupida ma a me una cosa del genere mi fa stare bene.
– Forse sarà perché a me mi prendono sempre le malinconie, che ne so, io sto bene qui, adesso, ma me la sento un po’ di malinconia dentro… che ti posso dire… credo che mi sentirò sempre insoddisfatto… ma non di te, credo proprio di me stesso, non credo che avrei potuto avere dalla vita più di quello che ho avuto, non lo so, certo che mi sento sempre un po’ strano, ma non lo so nemmeno io perché…
– Birillo…
– Sì…
– Io ti voglio bene, l’ho pensato dal primo momento che vicino a te sarei stato felice, non lo so, ma credo che tu sia il mio complemento biologico, starti vicino per me è proprio una necessità fisiologica, quando non ci sei io sto male…
– Cucciolo, quello pure io… certo, quando non ci sei mi manchi, la sento anche io la differenza, però… quando poi ci sei non riesco ad essere felice del tutto… non lo so… però un po’ di malinconia dentro mi resta lo stesso.
– Sai, Birillo, io credo che passerà col tempo…
– Io credo di no… credo che non ci sarà molto da fare… comunque, certo, meglio di come sto adesso non sono mai stato, voglio dire che questo per me è il massimo, almeno credo…
– Birillo…
– Sì.
– Ma come fai ad essere così tenero?
– Dai, non mi sfottete!
– Non ti sto sfottendo… è che non mi vorrei allontanare da te nemmeno per cinque minuti…
– Cucciolo… ma tu mi vuoi bene veramente?
– Birillo, lo sai benissimo.
– Qualche volta penso che anche tu stia un po’ recitando, io certe volte lo faccio, adesso quando ti ho chiesto se mi vuoi bene veramente te l’ho chiesto perché a te fa piacere sentirlo, certe volte io faccio un po’ di sceneggiata per te… aspetta, non fare quella faccia… io non ti inganno mai, almeno credo, ma un po’ di recita di quella che può piacere anche a te la faccio… ma la faccio a fin di bene e penso che anche tu possa finire per recitare un po’ nei miei confronti, certe volte penso che ti piace molto la parte dell’innamorato, di quello che sta cercando di dirmi in tutti i modi che mi vuole bene… insomma, tu ti sei scelto una parte e stai cercando di recitarla come si deve… non credo che tu dica cose false, ma le carichi un po’… non ti arrabbiare, voglio dire che ci metti qualche sottolineatura di colore in più e che ti piace fare così, io qualche volta un po’ lo percepisco, lo so che mi vuoi bene ma sei un pochino teatrale, la tua parte in commedia ti piace e cerchi di recitarla al meglio… Cucciolo, io lo so che è così… Non ti preoccupare non mi dispiace mica, anzi, certe volte aiuti anche me un po’ a recitare, certe volte sembriamo due amanti quasi perfetti… ma secondo te lo siamo?
– Sì, Birillo, io credo di sì.
– Dilla tutta, Cucciolo…
– Be’, va bene, in un certo senso hai ragione, ma adesso non mi demolire questa storia d’amore.
– Io non la demolisco, sto solo cercando di capire come stanno veramente le cose… che sono cose importanti lo so benissimo, lo sento, però… non lo so, ma tu credi che non si dovrebbe cercare di togliere certe atmosfere… non è che mi sembrino false ma non sono vere al cento per cento. Forse sto cercando di sminuire.. ma no, non credo, forse sto cercando di dimostrare che mi vuoi bene al di là di tutto… ma tu che pensi?
– Io penso solo che tu sei il mio Birillo e che ti voglio bene, se vuoi te lo posso dire in un modo meno enfatico, che mi piace stare con te, che mi sento a mio agio solo quando ci sei, che quando non ci sei mi manchi, però alla fine il senso è lo stesso.
– Ma tu sogni su di me ne hai mai fatti.. voglio dire progetti? Cioè ci sono cose che tu ti aspetti da me?
– Sì, altroché, mi sembra ovvio…
– E cioè?
– Be’ io sogno di restare sempre con te, vorrei che fossimo una cosa sola.
– E tu pensi che sarebbe possibile?
– In genere non mi sembrerebbe una cosa possibile, voglio dire che se non si trattasse di noi non mi sembrerebbe possibile… ma visto che siamo noi due mi sembra ovvio… non credo che ci sarebbe nessun bisogno di prevedere o di programmare nulla, verrebbe, anzi verrà, tutto da sé.
– E la libertà?
– La mia o la tua?
– Io alla mia credo di poterci rinunciare senza grossi problemi, ma la tua?
– Dici sul serio, Birillo?
– Sì, credo di sì, adesso mi sembra una cosa naturale, quasi ovvia, ma tu alla tua ci rinunceresti per me?
– Birillo, io ci ho già rinunciato da tanto tempo e non me ne sono nemmeno accorto e poi che significa rinunciare, io non ho rinunciato a nulla, io ho scelto di stare con te, non è una rinuncia, la mia libertà è quando sto con te.
– Be’, lo vedi, sei più generoso di me, a me sembra ancora una rinuncia, una rinuncia che farei volentieri ma in qualche modo una rinuncia, però quello che dici è vero pure per me, io ho scelto liberamente il mio Cucciolo… è bello quello che hai detto, mi piace! Lo faccio mio! E poi perché te l’ho messa in questi termini? … Lo vedi! E’ la mia piccineria mentale! Io sono una mezza cartuccia in tutto, anche in questo!
– Andy! Tu non sai quante volte mi fermo a pensare a te… certe volte la mattina ti guardo mentre sei ancora addormentalo e poi penso che io sto vicino a te e mi sembra che non si possa desiderare niente di più bello. E anche adesso, quando ti guardo mi sembri bellissimo, mi piacciono le tue incertezze, mi piace sentire che per te sono una persona rassicurante, mi piace pensare che posso farti stare meglio, mi posso sentire importante, penso che per te sono importante…
– Questo è vero, Cucciolo, per me sei un punto di riferimento fondamentale, sei la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, il Cucciolo… Chissà dove starei adesso se non ci fossi stato tu…
– Ma tu lo sai che prima non mi ero mai innamorato di nessuno? Sesso sì, qualche interesse di quel genere l’ho provato, ma non mi ero mai innamorato, proprio mai. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse essere veramente importante per me. Cioè proprio la vita a due non la concepivo, pensavo che un ragazzo gay avrebbe dovuto comunque accettare di stare solo, qualche amico, un po’ di sesso, ma una vita di coppia non me la immaginavo proprio, erano sogni ma non la consideravo un’ipotesi reale.
– Nemmeno io, Cucciolo, di queste cose ne sentivo il bisogno ma non le conoscevo affatto, non mi erano mai capitate, e poi se non c’è un’affinità di fondo certe molle non scattano e non credo nemmeno che sia un problema di sesso, io credo che adesso, per assurdo, se tu ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso, cioè mi piaci come persona, come serietà, come modo di reagire, io di te ho un rispetto profondo perché so che sei uno come si deve, cioè mi piaci proprio come persona, te l’ho detto se tu non potessi stare con me come facciamo noi io ti vorrei bene lo stesso e credo che alla fine anche se tu stessi con una ragazza continueresti a volermi bene lo stesso perché non è solo una questione di sesso…
– Be’ sì… credo che sarebbe più o meno così, comunque sono solo ipotesi teoriche, però credo che certe cose di fondo non si perderebbero comunque, e il discorso vale pure per te, in teoria anche tu te ne potresti andare per metterti con una ragazza o con un ragazzo e forse non è nemmeno un’ipotesi così remota, non credo che per questo ti vorrei bene di meno, non lo sentirei nemmeno come un tradimento, lo sentirei come un’impossibilità, mi dispiacerebbe tantissimo ma lo accetterei, quello che non sopporterei sarebbe l’idea di perderti del tutto, quello mi farebbe stare malissimo…
– Io qualche volta l’ho anche pensato che avrei potuto mettermi con una ragazza, ma prima, adesso non mi viene più in mente, a un ragazzo non ci ho mai pensato, ce ne sono di carucci e li guardo anche ma non c’è quel feeling… con te c’è stato… se tu ti mettessi con un ragazzo ci rimarrei malissimo, credo, ti vorrei bene lo stesso, probabilmente sì, penso che da quel punto di vista non cambierebbe nulla, adesso qualche volta mi sento ancora un po’ geloso di te, sarà stupido ma voglio che tu non sia distratto da altri interessi, devi essere mio. Non so come dire, Cucciolo, ma se ti dovessi stancare di me, ecco, questo è il punto, non tanto se ti dovessi innamorare di un altro, ma proprio se ti stancassi di me, mi sentirei malissimo, mi sentirei tradito, lo so che questi termini non significano nulla, lo so che i sentimenti non si possono controllare… però, almeno mi piacerebbe che tu me lo dicessi subito, che non facessi la commedia, questo non lo sopporterei perché mi distruggerebbe l’immagine seria che ho di te… Il mio Cucciolo con me deve essere onesto fino in fondo, mi può dire che non mi ama più o che si è innamorato di un altro ma me lo deve dire subito, non deve fare la commedia…
– Birillo! Non ti preoccupare, non scappo! Da quando stiamo insieme non ho mai pensato a nessun altro, qualche volta ho pensato che non sarei riuscito a vivere con te perché non riuscivo a capire quello che ti passava per la testa, certe volte sono stato veramente sul punto di chiudere tutto, mi sembrava che rimanere solo sarebbe stata una cosa più tranquilla, tu mi esasperavi… ma non ho mai pensato a nessun’altro. Certe volte credo di averti odiato, … veramente, mi sembravi invadente, violento, altre volte mi sembravi un caso patologico, uno che non è in grado di capire come stanno realmente le cose, uno fissato che vive delle sue fissazioni e basta, anche fissazioni di sesso, ma fissazioni, poi ho visto che avevi sbalzi di umore fortissimi e che eri tu il primo a starci malissimo… e poi quando vedo che tu stai male io non riesco ad allontanarmi da te, non so come dire, mi fai una tenerezza totale, in quei momenti passerei sopra qualunque cosa, quando ti ho visto a pezzi la rabbia mi è passata subito, quando ho visto che cercavi di tornare indietro e di non fare crollare tutto mi sono sentito dentro una tenerezza fortissima… Però non ho mai pensato che sarei stato meglio con qualcun altro, solo forse sì, ma con un altro certamente no… e poi adesso stiamo qui a parlare e stiamo abbracciati così e ci diciamo tutto… ma tu credi che cose del genere possano esistere in altre situazioni? E poi non credo che certe cose si posano perdere, e non credo nemmeno che mi potrei innamorare di nessun altro… non riesco nemmeno a pensarla una cosa simile… io non mi staccherei mai da te…
– Lo so, Cucciolo, questo lo so… Ma tu pensi che arriveremo ad avere un lavoro serio in comune, che tutta la storia dell’università andrà in porto? Io certe volte comincio a pensare che sia possibile ma poi penso che mi sto illudendo e che alla fine avremo solo passato qualche anno insieme, qualche anno bello ma non per l’università e per le prospettive di lavoro, ma qualche anno bello perché siamo stati insieme, ecco questo è il fatto… però qualche volta credo anch’io che la cosa sia possibile, prima non mi veniva proprio in testa, adesso, qualche prospettiva mi sembra che ci possa anche essere… non fosse altro che per papà e mamma… mannaggia, poveretti… si sono fatti in quattro per noi… lo sai che a me questa cosa sembra quasi incredibile… loro ci credono quasi più di te, sì, l’hai visto benissimo… credo che loro adesso stiano tirando un po’ la cinghia per farci stare bene… e io campo a ricasco, … mi hanno proprio adottato.
– Birillo, ma anch’io campo a ricasco…
– E allora mi sa che è meglio che ce la mettiamo tutta per cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile… Cucciolo, ci dobbiamo comprare una casa grande in campagna con due appartamenti uno per noi e uno per papà e mamma, così almeno la vecchiaia se la possono passare in modo più tranquillo, mi piacerebbe veramente vivere insieme con loro, in due appartamenti separati ma vicini, d’altra parte se vivessimo proprio nella stessa casa credo che ci sarebbe un certo condizionamento reciproco, non mi sentirei completamente libero… lo so che lo sanno e che lo accettano, ma credo che non mi sentirei completamente libero comunque, magari ti potrei abbracciare mentre stiamo vedendo la televisione ma sesso credo che ne potremmo fare poco… Cucciolo… che pensi?
– Penso al futuro, penso che sarebbe veramente bello riuscire a costruire tutte queste cose e penso che col mio Birillo vicino ci riuscirò, che ci riusciremo. Quando stavo solo, prima di conoscerti, non riuscivo a fare niente, il tempo mi scivolava fra le mani e non riuscivo a concludere nulla, proprio nulla, ero abulico rispetto allo studio, ci avevo provato tante volte ma mai seriamente, un motivo vero per fare le cose serie non ce l’avevo… sì, è vero che papà e mamma si aspettavano qualche cosa da me… ma mi ci vedi tu a prendere da solo un librone come quelli e a mettermi a ripetere.
– Però lo sai Cucciolo che abbiamo fatto un lavoro veramente enorme… alla fine siamo riusciti a stare nei programmi, io all’inizio non l’avrei mai pensato, mi sembravano solo fantasie ma adesso stiamo già un pezzettino avanti… Cucciolo… e se adesso ci rimettessimo a studiare?
– Veramente non mi va proprio… però… mh, mi sa che forse sarebbe meglio. Birillo… dammi un bacetto, uno solo, e poi ci rimettiamo a studiare.
– Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma tu pensi che stiamo perdendo troppo tempo?
– No! Perché?
– Certe volte ho l’impressione che ti faccio perdere tempo e un po’ mi dispiace… no, no, va be’, adesso lasciamo perdere e cerchiamo di rimetterci a lavorare.
– Ma tu ti senti costretto?
– Non lo so, forse un pochettino, ma no, non credo, dai, su, su, non perdiamo altro tempo.
Marco prese il libro e cominciò a leggere stando seduto al tavolo, Andy si accomodò in poltrona, lavorarono per quasi due ore con una certa buona volontà che non poteva certo dirsi entusiasmo, poi Andy si fermò.
– Dai, Cucciolo, adesso facciamo una pausa, mi sono stufato.
– Dobbiamo proprio?
– Sì, dai, dieci minuti, facciamo mezz’ora, e poi ti prometto che mi rimetto a studiare ma adesso vieni qui, siediti vicino a me.
– Ma com’è che ti piace tanto farti coccolare?
– Cucciolo, adesso stai qui e abbracciami, sì, così e cerca di stare zitto, non c’è bisogno di dire niente mi piace stare così come se stessi per addormentarmi, così. Cuuuucciolo… Chissà che pensi?
– Be’ io..
– St! Zitto, non dire niente, tanto lo so quello che stai pensando.
Marco si limitò a sorridere.
– Cucciolo, ma a te ti vengono mai dei momenti di tenerezza come questa?
– Birillo…
– Zitto, non dire niente, tanto io lo so, te l’ho detto, … ma adesso stiamo zitti e fermi finché non è passata la mezz’ora, questi minuti me li voglio godere, mi piace sentirti respirare, sentire il tuo calore…
– Birillo, però così non è giusto.. devi stare zitto pure tu, pure io lo so quello che stai provando, perciò zitto!
– Ok.
Rimasero per qualche minuto in silenzio, Marco seduto sul divano e Andy steso, con il capo in grembo a Marco, entrambi avevano gli occhi chiusi, poi Andy si mise seduto vicino a Marco cercando di aderire a lui il più possibile, con il capo reclinato tra il collo e la spella di Marco. Andy non si muoveva. Marco aprì gli occhi e se lo vide vicino con un’espressione di beatitudine e di serenità totale, in quel momento anche Marco si sentì totalmente appagato, il pensiero del futuro non li preoccupava nemmeno un po’, il loro equilibrio sembrava perfetto, avevano davanti tutta una vita da vivere, una vita per amarsi, per vivere uno in funzione dell’altro per costruire il loro mondo adulto, per essere se stessi fino in fondo, per essere due ragazzi che si amano, nessuno dei due aveva in quei momenti il minimo dubbio che quello fosse amore, avevano superato la solitudine ed erano entrati in un’insperata vita di coppia, che appariva ad entrambi come l’unica cosa verso la quale si fossero sentiti sempre attratti, era in un certo senso il loro destino. A un certo punto Andy strinse Marco fortissimo, poi gli passò le mani tra i capelli e gli disse:
– Ti voglio bene, Cucciolo!… Dai adesso rimettiamoci a studiare, adesso ho ricaricato le batterie!
Marco fece cenno di mandargli un bacio e si alzarono insieme dal divano.
– Cucciolo, hai visto, non siamo eccitati, a me sembrava strano che non mi fosse successo, ma non è successo nemmeno a te.
Marco non sapeva che dire.
– Non c’è niente da dire, Cucciolo, io mi sento benissimo e tu?
– E me lo chiedi?
– Dai, adesso un caffè in cinque minuti e poi sotto coi libri.
Se ne andarono in cucina a preparare il caffè.
– Cucciolo, ma com’è che tra noi è stato tutto così facile? Cioè voglio dire che abbiamo fatto centro al primo tentativo… ma tu pensi che se fossimo stati un uomo e una donna sarebbe stato diverso?
– Francamente non lo so, non riesco proprio a immaginami una cosa del genere ma penso che tra un uomo e una donna il fatto che ci sono molte possibilità sia solo una complicazione, più o meno penso che ci si possa provare un po’ con tutti, per noi è il contrario, io di gente etero che ha avuto tante storielle più o meno serie ne ho conosciuta tanta…
– Ma io credo che succeda pure tra i gay, almeno tra quelli che frequentano i locali gay, fra quelli che si sono dichiarati pubblicamente… in fondo andare in quei posti significa andare a cercarci compagnia e avventure, un po’ come fanno gli etero chissà come sono le storie degli altri? Io credo che siano molto più complicate della nostra, a noi è andato tutto liscio…
– Be’, un po’ di problemini li abbiamo avuti anche noi…
– Sì, va be’, Cucciolo, ma quelli erano già problemi di coppia, erano proprio cose nostre, ma in effetti noi di gelosie e di forme di delusione vere non ne abbiamo avute.
– Sì, in sostanza è così…
– E poi voglio dire… non abbiamo avuto nemmeno fenomeni di disturbo esterni, non ci hanno mai messo in un giro di chiacchiere, non abbiamo mai subito i pettegolezzi di nessuno…
– Ma Birillo…i pettegolezzi di chi? Noi non conosciamo nessuno, è per quello che non ci hanno mai messo in mezzo, credo solo per quello, perché se facessimo vita sociale, anche solo un po’, che ne so, all’università o andando alle feste… vedresti che taglia e cuci, ma noi facciamo la vita dei frati…
– Be’, non proprio…
– Va be’, non dico da quel punto di vista, però certo noi andiamo poco girando.
– Cucciolo, ma a te manca la vita sociale, chessò, gli amici, le comitive?
– Ma per carità, lasciamo perdere! Stiamo così bene così!
– Mi sa che hai ragione, io prima avevo qualche volta un po’ di fantasie di andare un po’ più girando, ma poi mi sono passate, io sto bene solo quando sto con te, come adesso, Cucciolo, così quando parliamo, non solo quello… sì però sto bene quando posso discutere con te, non sei permaloso, non credi di essere il Padre eterno, mi rispondi in modo tranquillo, e poi mi piace quello che dici, mi ci ritrovo. Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma se ci fosse stato il rischio di finire in mezzo alle chiacchiere tu che avresti fatto?
– In che senso?
– Cioè se per stare con me tu avessi dovuto correre il rischio dei pettegolezzi, che avresti fatto?
– Mh! Be’ non è così facile da dire… credo che avrei corso il rischio se fosse stato un rischio inevitabile ma se fosse stata una cosa in qualche modo voluta da te, chessò per esibizionismo o solo per la voglia di chiacchierare troppo con gente poco affidabile… non lo so, ma non credo che mi sarei buttato, avrei pensato che per te la pubblicità valesse più che la cosa in sé, che tu non fossi capace di dare valore alle cose che contano veramente, che avessi più bisogno di fare chiacchiere che di volermi bene e queste cose non mi sarebbero piaciute… voglio dire che la riservatezza deve essere assoluta, quando è impossibile per ragioni ambientali, alla fine, si può anche cercare di sopportare il pettegolezzo, ma se se ne può fare a meno è stupido mettere a rischio delle cose importanti per motivi del genere… non ti è piaciuta Birillo?
– No, in fondo hai ragione, solo uno stupido potrebbe mettere a rischio una cosa come quella che stiamo vivendo noi per la smania di chiacchierare troppo, io credo che alla fine è proprio per questo che ce ne siamo stati lontani da tutto e da tutti… e poi anche a me non sono mai piaciuti i ragazzi che vogliono essere gay in modo strillato, quelli troppo dichiaratamente gay, per carità, serve anche quello un po’ a muovere l’opinione pubblica, ma non è il mio tipo, quando ti ho notato alla festa, al primo momento non sapevo che pensare, mi lasciavi nel dubbio, stavi fuori del giro e questo mi faceva pensare molto ma non avevi nessuna caratteristica da gay teatrale, anzi… però non ballavi, non andavi a fare la corte o i complimenti alle ragazze… ma una cosa del genere non è poi così significativa…
– E tu allora? Se non ti fossi avvicinato tu io non lo avrei fatto, in fondo il primo passo l’hai fatto tu, neanche tu ballavi, qualche complimento e qualche sorriso alle ragazze lo facevi e tante volte all’università lo fai anche adesso e la cosa mi lasciava perplesso, ti ricordi quando sei venuto vicino al buffet e si è avvicinata quella ragazza e vi siete messi a parlare? Be’, io l’avrei ammazzata…
– In effetti ha dato fastidio anche a me, ma quella poveretta che ne poteva sapere di quello che ci passava per la testa, anzi erano cose con non avrebbe mai immaginato.
– Però io pure temevo che tu fossi etero, avevo cercato di decifrare tutti i segni possibili e immaginabili ma mi restavano comunque dei dubbi piuttosto grossi, te l’ho detto, se non ti fossi buttato tu io non l’avrei fatto, me ne sarei tornato a casa a farmi prendere dalle malinconie ma non l’avrei fatto.
– Proprio un Cucciolo imbranato! Pensa tu dove staremmo adesso se non mi fossi deciso…
– Non mi ci fare pensare, tanto adesso stiamo qui ed è quello che conta… Andy, ma lo sai che hai fatto bene a fare quello che hai fatto?
– Lo so, lo so… Ma tu sempre broccolo! Qua, se non rischio io, tu non ci pensi nemmeno…
– No, per pensare ci penso eccome, magari poi non mi butto…
– E hai detto niente!
– Birillo… dopo il caffè a studiare…
– Lo so, Cucciolo, non ti preoccupare, non ti faccio perdere tempo, adesso certe cose comincio a capirle da solo… dai, non perdiamo tempo… che facciamo? Leggi tu o leggo io?
– Tu, Birillo, comincia tu!
– Va be’, allora eravamo alla pagina…
Lo studio andò avanti con un certo entusiasmo per buona parte del pomeriggio.
– Cucciolo… scusa ma io sono stanco morto, forse ce la farei ancora…
– Be’, comunque abbiamo lavorato bene e abbiamo pure concluso molto… va bene, va’. Per oggi basta.
– Cucciolo, ma tu la rosa la guardi mai?
– Certo che la guardo, e pure tante volte, hai visto, cinque roselline le ha fatte, forse sono poche ma la piantina all’inizio era mezza distrutta ma adesso mi pare che stia benino.
– Non è vero…
– Come non è vero?
– Non sta benino, sta bene, e si vede… Mannaggia, Cucciolo, tu sminuisci sempre… e poi hai visto che sta tirando fuori tre rami a foglia.
– …
– Sì. Tre rami a foglia, vieni a vedere.
– Quelli lì?
– Sì quelli.
– E come fai a dire che non sono boccioli di fiori?
– Perché sono verde chiaro e non sono scuri come i bocciolo dei fiori.
– Ma non è che ci vuole un po’ d’acqua?
– No, ce l’ho già messa, va bene così. Cucciolo, me lo faresti un favore?
– Tutto quello che vuoi.
– Io sto crollando dal sonno, perché non ce ne andiamo a dormire?
– Senza cena?
– Sì, senza cena, ma guada che non è una proposta erotica, sono proprio sfinito.
– Ok, Birillo, come vuoi tu… subito?
– Sì, è meglio, credo che non ce la farei più a lavorare, sono stanco morto (fece un larghissimo sbadiglio).
– Andy…
– Che c’è?
– Lo sai che sei proprio bellissimo, sei assolutamente a tuo agio, si sente.
– Be’, ci mancherebbe… sono stanco morto, ma sto col mio Cucciolo… non riesco a pensare di stare meglio di così… Cucciolo, ma lo sai che dovremmo chiamare papà e mamma, non li sentiamo da tre giorni e loro non si sono fatti sentire.
– E’ vero, ma adesso è un po’ tardi…
– Perché non li chiamiamo lo stesso? Penso che a loro farebbe piacere anche se è mezzanotte, dai.
– Ok! Chiamo io?
– No, chiamo io, lascia…
La risposta arrivò solo al quinto squillo.
– Ciao mamma, sono Andy.
– Che bella sorpresa… come stai? Va tutto bene?
– Va tutto benissimo… è solo che stavamo parlando di voi e abbiamo pensato di chiamarvi subito… come state?
– Be’, papà sta benino, io ho un po’ di cistite e devo prendere gli antibiotici, però tutto sommato sto benino… e voi?
– Qui va tutto bene, ma è un po’ che non ci vediamo… perché non cerchiamo di combinare…
– Quando vuoi tu a noi sta benissimo, ci fa proprio piacere, volete venire domani a pranzo… o la sera… quando volete voi, quando vi porta meno disturbo, per noi è una festa quando venite… Andy, tu lo sai…
– Allora facciamo così, ci vediamo domani verso le due.
– Benissimo! Adesso ti passo un attimo papà che ti vuole parlare.
– Ciao Andy… lo stai mettendo sotto a Marco eh? Avete fatto già tante cose, state lavorando proprio bene.
– Aspetta, te lo passo un attimo.
– Ciao papà…
– Andy ti sta mettendo sotto a studiare eh!
– Certe volte non lo reggo proprio, è un cilindro compressore, però mi sembra proprio di cambiare vita, mi torna addirittura la voglia di studiare… allora domani alle due?
– Sì, sì, domani alle due…
– Ti ripasso Andy.
– Ciao papà, allora a domani.
– Ciao Andy… e ci ha fatto proprio piacere, questa telefonata è proprio una cosa bella… Andy…
– Papà, il merito è tutto di Marco, ha detto lui di chiamare.
– Allora a domani… Ciao e buona notte anche a Marco.
– Ciao papà e buona notte.
Chiusero il telefono.
– Birillo, ma perché gli hai detto che l’idea era stata la mia?
– Perché è meglio così…
– Lo vedi Birillo… come si fa a non innamorarsi di te? … Sei proprio dolcissimo.
– Cucciolo, io non ho fatto nulla… so solo che ti voglio bene, io prima facevo le cose per ripicca, quasi per odio, che si potesse fare una cosa per amore non lo pensavo nemmeno… poi ho trovato il Cucciolo, poi sono stato adottato e adesso non penso nemmeno a quello che devo fare, non premedito più le mie azioni, mi vengono da sé.
– A nanna, Birillo, adesso a nanna e domani sveglia alle sette!
Si prepararono rapidamente per la notte.
– Notte Cucciolo! … Però abbiamo fatto bene a chiamare… io penso che siano stati contenti…
– Eccome Birillo! Io non so se sono stati loro che ti hanno adottato o sei stato tu ad adottarli…
– Noi ci siamo adottati a vicenda…
– E’ vero Birillo, è così… Notte Birillo!
– Cucciolo, ti posso chiedere una cosa?
– Che cosa?
– Ma tu alla morte ci pensi mai? Cioè proprio al fatto che potrebbe toccare a te oppure a me… non come problema in generale, ma proprio come una cosa che può capitare a noi?
– Che ti dico, Birillo? Veramente non so che dire… forse non ci ho mai pensato, almeno non ci ho mai pensato seriamente, no, forse non ci ho mai pensato, anzi certamente non ci ho mai pensato.
– Lo sai che invece ogni tanto ci penso, penso che se dovessi morire io non mi preoccuperebbe molto, ma se dovessi morire tu penso che per me sarebbe proprio una cosa spaventosa, cioè credo proprio che non riuscirei più a vivere, io ho sempre paura di soffrire, per questo mi spaventa l’idea della morte, non è la morte che mi spaventa ma il dolore, se dovesse succedere a te di soffrire io non riuscirei a sopportarlo, non lo so, forse ti ammazzerei prima o mi ammazzerei prima, non posso sopportare l’idea che quello che stiamo vivendo adesso possa finire, magari potrà cambiare con gli anni, ma finire no, non riesco ad accettarlo… tu adesso stai qui, io ti posso toccare, ho bisogno di te, separarmi da te mi sembrerebbe come staccarmi da me stesso, come essere diviso in due. Cucciolo, ma perché si deve morire? Non è giusto. E poi noi non abbiamo fatto niente di male però dobbiamo morire lo stesso e non è giusto.
– Ma anche se avessimo fatto chissà che cosa sarebbe comunque assurdo farci morire per quello.
– Sì, lo so, forse hai ragione, però forse si potrebbe accettare la morte come modo di finire di soffrire ma noi stiamo bene, siamo felici così, per noi la morte sarebbe la distruzione di tutto, cioè sarebbe finire di vivere prima di cominciare… mi sembra tutto assurdo.
– Birillo… ma perché adesso tutte queste idee strane?
– Mah! Te l’avevo detto che sono un po’ strano… e poi è che ho paura di perdere tutto quello che ho adesso, adesso tutte queste cose me le voglio godere, dico pure lo studio, perché no, anzi, è una delle cose più importanti, in fondo tra noi è una specie di collante, è un modo di vivre insieme, di costruire in due… Cucciolo… Cucciolo! Mannaggia! Però non ti devi addormentare mentre stiamo parlando…
– Eh … No, non mi sto addormentando, è che mi sto un po’ annebbiando, perdonami Birillo ma casco dal sonno…
– Perdonami tu, io quando prendo a chiacchierare a ruota libera non mi fermo più… Notte Cucciolo!
– Ti voglio bene! Notte Birillo!
Andy si svegliò per primo, la giornata era nuvolosa e coperta, sembrava che potesse piovere da un momento all’altro. In genere Andy non era indifferente al cima e al tempo, si girò verso Marco.
– Cucciolo…
– Mh… che c’è, Birillo?
– Hai visto che giornata?
– No, perché?
– E’ tutto coperto… mi piacciono di più le giornate di sole… Cucciolo…
– Sì.
– Perché non mi prepari la colazione, oggi toccherebbe a me ma non mi va tanto…
– Mh… va be’, ci vado io, ma tra qualche minuto…
– No, va be’, ci vado io… forse è meglio…
Marco colse al volo il tono di quel: forse è meglio.
– No, ci vado subito… resta lì.
Si alzò rapidamente, andò a sedersi sul letto dalla parte di Andy, si chinò per dargli un bacio leggero leggero, poi gli passò un braccio sotto la nuca e lo sollevò verso di sé.
– Andy, va tutto bene?
– Non lo so, mi sento un po’ strano, mannaggia, mi succede spesso, non ti so dire che cosa c’è ma quando mi sento così mi sento strano…
– Ma c’è qualche motivo particolare?
– No, non credo, vedi Cucciolo adesso mi è piaciuto tanto che sei venuto a sederti qui, se non lo avessi fatto ci sarei rimasto male… Cucciolo, non lo so, ma mi vengono un po’ di malinconie, forse sono cose stupide, ma mi sento strano…
– Ma strano nel senso che non riusciresti a studiare?
– No… però mi piacerebbe essere coccolato…
– Birillo, io sto qui…
Marco gli diede un altro bacio leggero.
– Aspetta, Cucciolo, mi alzo anch’io…
Se ne andarono in cucina insieme, l’umore di Andy sembrava essere già più sereno.
– Cucciolo, facciamo così… cerchiamo di studiare il più possibile… non si sa mai, forse le cose concrete mi faranno passare le malinconie, ma forse sono già passate…
Marco gli scarmigliò i capelli poi aprì la credenza, mise un po’ di marmellata su un biscotto e lo porse ad Andy.
– Grazie, Cucciolo… è buono… ma che marmellata è? E’ strana…
– E’ marmellata di marroni… non ti piace?
– No, anzi, non mi dispiace.
Marco preparò rapidamente per la colazione, fece scaldare il latte e preparò due toast. Andy non si muoveva, lo osservava senza dire nulla.
– Tutto bene Andy?
– Sì, non ci fare caso… se non ci fossi tu mi prenderebbe proprio male ma già è passata… credo… e poi che sono strano forte l’hai visto…
– Andy… spicciati, che dobbiamo andare a fare la doccia e poi ci dobbiamo mettere a studiare…
– Faccio presto presto, non ti preoccupare.
Nel dire così Andy si infilò in bocca il toast tutto intero.
– Calma! Non ti ingozzare! Non ce n’è bisogno…
– Fatto, Cucciolo, fatto.
Entrarono insieme nella doccia ma si percepiva qualche momento di imbarazzo, non sapevano come comportarsi.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– C’è qualche cosa che non va?
– No, Birillo, è che non so come comportarmi, mi sento un po’ in difficoltà.
– Si sente, Cucciolo… ma mi dispiace, mannaggia, ho rovinato tutto un’altra volta…
– Vieni, Birillo…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò, non sapeva se spogliarlo o evitare, pensò che avrebbe fatto meglio a spogliarsi per primo, non sapeva che fare.
– Cucciolo, non ti sentire in difficoltà, non stare a elucubrare troppo, comportati come ti viene.
– Birillo, dai, spogliamoci e andiamo a sederci sul fondo della doccia.
Si spogliarono insieme, l’atmosfera non dimostrava alcuna valenza sessuale, andarono a sedersi sul fondo della doccia poi Marco regolò il getto in modo che fosse lievissimo e si sedette accanto a Andy.
– Va tutto bene, Andy?
– No, Cucciolo, mi vengono delle malinconie brutte e non so perché… mi viene quasi da piangere, non so perché, mi sento strano, per fortuna ci sei tu… ma è come se non mi bastasse più, come se tu non potessi fare niente per me… io vorrei comunicarti quello che provo ma non lo so nemmeno io quello che provo, non ti vorrei tenere fuori ma non ci riesco, mi viene da chiudermi in me stesso, ho come l’impressione che tanto tu non puoi fare niente.. Cucciolo, non so che dire, non ho niente da dire ma non so nemmeno restare zitto, non ci riesco, ho bisogno di parlare lo steso, magari a vuoto…
– Birillo, ma ti manca qualche cosa? Non lo so ma magari ti mancano i tuoi…
– No, non lo so, non credo… certo potrebbe anche essere, ma è assurdo, io coi miei non ho più un rapporto vero da anni, però potrebbe anche essere, non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, no, forse questo non c’entra proprio… vedi, adesso stiamo qui, in altri momenti la cosa avrebbe un interesse erotico, ma adesso non è così, adesso mi sembra importante stare nudi insieme, stare vicini e basta, così, senza segreti almeno dal punto di vista fisico… io è come se ce l’avessi qualche segreto dentro e come se non te lo volessi dire, la sensazione è quella ma poi non riesco a capire di che cosa si tratta, è come se volessi tenere qualche cosa per me, Cucciolo, proprio come se non ti volessi bene abbastanza, e poi per me volerti bene è difficile, io vado sempre con le mezze misure, non lo so fare quel tutto o niente. Mi sento una cosa misera, non lo so ma non mi vengono entusiasmi mi sento giù di tono, in certi giorni da te mi sento coinvolto fino in fondo ma in certi giorni non succede, è come se mi venisse da pensare che mi sento un po’ stretto, ma non è così, cioè io non desidero nient’altro eppure non riesco a stare bene lo stesso.
– Birillo…
– Sì…
– Queste cose capitano un po’ pure a me però io ce l’ho uno scopo… cioè io ho te, quando non ti vedo su di tono mi sento subito coinvolto in modo radicale… è strano ma è proprio quando ti sento nei momenti giù che mi sento vicinissimo a te, in un certo senso penso che la possibilità di farti stare bene ce l’ho solo io…
– Cucciolo, certe volte non ce l’hai nemmeno tu, certo, se tu non ci fossi starei proprio malissimo, adesso posso parlare con te, lo so che mi stai a sentire e che cerchi di fare di tutto per farmi stare bene, questo l’ho sempre saputo… però, Cucciolo, certe volte mi sento proprio impermeabile… è come se non ci fosse nulla capace di toccarmi veramente… mi sento tanto stupido, non so mai essere all’altezza della situazione, sto sempre uno scalino al di sotto, cerco di fare del mio meglio, ma quando uno gli entusiasmi non ce li ha non ce li ha… Mah! Passami un po’ di sciampo va’.
Uscirono dalla doccia dopo pochi minuti, il sesso tra loro sembrava un capitolo chiuso, o almeno messo da parte.
– Birillo… ci rimettiamo a studiare subito?
– Sì, Cucciolo, tanto se mi faccio prendere peggio dalle malinconie alla fine non concludiamo proprio niente… però tu non mi prendere troppo sul serio, dopo passa, vedrai che stasera è tutto passato…
– Allora Birillo… leggi tu?
– Sì, forse è meglio.
Continuarono a studiare dalle nove fino all’una, il lavoro procedeva in modo serio, Andy non perdeva la concentrazione e in qualche momento si faceva prendere a tal punto dal discorso da sembrare un’altra persona, in quei momenti Marco pensava che il problema fosse superato, ma il tono ritornava rapidamente quello normale dello studio di routine. All’una Andy chiuse il libro.
– Cucciolo, adesso dobbiamo andare da papà.
Uscirono senza cambiarsi d’abito. In strada la conversazione riprese e Marco si rese conto che la malinconia di Andy non era passata.
– Come va, Birillo?
– Beh, insomma, tanto lo sai, un po’ così… e tu?
– No, io bene… però ti vorrei vedere sorridere.
Andy fece un bel sorriso a Marco.
– Grazie, Birillo, un sorriso così mi ci voleva.
– Cucciolo… e adesso come possiamo fare con papà e mamma, mi sa che dovrei mettere su un po’ di faccia di circostanza, ma tanto non mi riesce… chissà che mi diranno? E se poi mi viene che me ne voglio andare via? … Però forse ci vuole questo pranzo da papà.
Per strada pioveva, per terra c’erano pozzanghere da tutte le parti. Parcheggiarono e andarono al citofono, Andy volle che suonasse Marco, salirono al primo piano. Rosa stava sul pianerottolo, quando vide Andy allargò le braccia.
– Vieni, vieni, ma che bella cosa che avete fatto oggi… oggi è una giornata speciale.
Rosa abbracciò Andy che rispose con un entusiasmo un po’ più contenuto del solito, Rosa se ne accorse e rimase imbarazzata ma andò avanti secondo il solito copione. Anche Marco salutò Rosa in modo un po’ più ufficiale. Entrarono in casa, in cucina Rocco li aspettava col mestolo nella mano destra in una nuvola di vapore, nella sinistra aveva una grossa scodella di fettuccine fumanti, la poggiò, abbracciò Andy calorosamente.
– Andy, bello, come stai?
Andy fece un cenno come per dire che non si poteva lamentare, Rocco colse la cosa al volo.
– C’è qualche cosa che non va? Eh?
– No, papà, va tutto bene, più o meno…
– Che c’è Andy? Ce lo puoi dire?
– Certo che te lo posso dire… mi sento un po’ giù, tutto qua… mi dispiace che quando mi prende così alla fine rovino pure la giornata di Marco, lui, poveretto, fa di tutto per farmi stare bene ma io certe volte non ci riesco proprio.
– Andy, adesso mi devi dare una mano perché dobbiamo grattare il formaggio e dobbiamo preparare l’insalata e poi si va a tavola… tu mi dirai: ma prima mi inviti a pranzo e poi mi fai preparare l’insalata… guarda apri il frigo, l’insalata è già lavata, la devi solo asciugare e tagliare.
– Asciugare?
– Sì, asciugare,
– Ma con un panno?
– No, con la centrifuga, sta lì, sopra il frigo, la metti dentro e giri e l’acqua scola via tutta.
Andy eseguì.
– E’ caruccia questa cosa, sembra un giocattolo.
– E’ un bell’aggeggio ed è pure utile… così! Bene, adesso la tagli col coltello e la metti nell’insalatiera… ti sei lavato le mani?
– No.
– Allora… qua.
Andy si lavò le mani nel lavandino della cucina e cominciò a tagliare l’insalata, poi fu coinvolto anche Marco.
– Marco, senti, adesso mi devi grattugiare il formaggio, la macchinetta sta al solito posto.
Marco tirò fuori il parmigiano dal frigo, ne tagliò un bel pezzo e lo mise nella grattugia a rullo, poi cominciò a girare.
Rocco prese le olive snocciolate da mettere nell’insalata e ne passò una a Andy e una a Marco, Rosa entrò per condire le fettuccine, aggiunse il ragù fumante, nel frattempo l’insalata era pronta e il formaggio era grattugiato.
– E adesso tutti a tavola.
I posti ormai erano stabiliti, Andy e Marco sedevano vicini sul lato lungo del tavolo di fronte al televisore, che però era spento, Rocco e Rosa sedevano ai lati più stretti. Rocco fece i piatti, quello di Andy era enorme.
– Papà, per favore, un po’ meno, sono troppe.
– Macché troppe, vedrai come te le mangi…
Andy evitò di insistere.
Rocco cercò di rompere in ghiaccio, ma evitò di coinvolgere Andy in modo diretto.
– Allora, voi state sempre a studiare e vi dovete pure sostenere… Andy, se non ti va, non ti preoccupare…
– Papà, guada che Andy oggi non è in vena, non ce l’ha con te ma è un po’ giù di tono.
– Marco, lascia perdere, già ho ammorbato te stamattina, ma non vorrei rompere la scatole pure a mamma e a papà.
– Andy… tu qui non rompi le scatole a nessuno… tu stai a casa tua e se non ti senti a casa tua qui noi che ci stiamo a fare?
– Ma non sono cose che dipendono da voi, nemmeno da Marco, ma è che io non sto troppo bene.
– Ma hai bisogno di un dottore?
– No, mamma, non c’entra niente, è che non mi sento tanto contento, non so nemmeno come dirlo, mi sembrano cose stupide… sto un po’ giù e basta.
– Andy, bello, noi ti vogliamo bene perché sì ‘nu bravo guaglione e a me mi dispiace quando ti vedo così… ma Marco lo sa il motivo?
– No, ma non lo so nemmeno io, stamattina abbiamo parlato tanto ma certe volte non so nemmeno io quello che devo dire.
– Andy… vogliamo fare una cosa?
– Che cosa?
– Ce ne andiamo all’oliveto oggi pomeriggio? Tanto sono pochi chilometri… eh? Ti faccio vedere il mio paradiso.
– No, un’altra volta.
– Andy! Io insisto… vuoi dire di no a papà?
– Va be’, andiamo dove vuoi tu… però, papà, non ti devi mettere in complimenti…
– In complimenti? Andy! Ma che dici? Mo’ mi metto a fare i complimenti con te? Io ti ci voglio portare e ti voglio fare vedere una cosa che per me conta tanto, questo è il motivo, … e non solo questo… e allora? Ma tu non mi devi dire di no.
– Va bene, va bene, facciamo come vuoi tu.
– Allora facciamo così. Niente vino per chi deve portare la macchina, chi la porta? Andy a te ti escludiamo così un bicchiere di vino te lo puoi bere e forse ti fa pure bene, è tra me e Marco.
– E va bene, papà, la macchina la porto io.
– E invece no, la macchina la porto io! E quando mai papà deve togliere qualche cosa a voi…
Rocco versò il vino a Marco e a Andy e versò solo acqua nel suo bicchiere.
– Però cerchiamo di fare in fretta.
Rosa si mise in mezzo.
– Facciamo così, i dolci ce li portiamo lì.
Andy nel frattempo aveva finito il suo enorme piatto di fettuccine.
– Hai visto, Andy, che te le sei finite… adesso una cotoletta e l’insalata e poi tutti in macchina.
– Papà ma non è che piove?
– E allora, lì c’è la casetta nostra, 65 metri quadrati, ma c’è, sono due stanzette il bagnetto e il cucinino. Andy… ti posso fare una proposta?
– Che cosa?
– Ci restereste anche stanotte? Ce ne potremmo andare tutti domani mattina presto, lì la mattina è una cosa meravigliosa anche quando piove, tanto c’è tutto, anche i letti, sta tutto a posto.
Andy sgranò gli occhi e guardò Marco con una certa aria di perplessità, poi si voltò di nuovo verso Rocco.
– Ma non è troppo fastidio?
– Ma quale fastidio?
– Allora va bene.
– Rosa, prendi tu quello che serve, ma facciamo presto…
– Non ti preoccupare, tanto c’è anche la cena pronta, la metto nei recipienti e ce ne possiamo andare via… anche la frutta ce la portiamo lì.
Il pranzo finì rapidamente, Rosa non preparò il caffè ma scesero insieme al bar sotto casa, Rocco pagò il conto senza nessuna discussione ormai la regola era chiara, poi salirono in macchina.
– Allora, Andy, oggi finalmente ti portiamo a vedere l’oliveto, non ti credere chissà che cosa, è una cosetta piccola, più per divertirsi e giocare un po’ che per altro, però vedrai che ti piacerà, io lo so che ti piacerà. Io ci vado quasi sempre solo, la Rosellina mia non ci viene quasi mai ma quando ci possiamo venire insieme è una cosa bella, stiamo soli soli, prima ci venivamo con Marco, quando era piccolo, e gli piaceva pure, ma adesso è grande…
– Papà, non sfottere! Prima di conoscere Andy ci venivo eccome e ci sono stato sempre bene…
– E mo’ ci potete venire lo stesso, ci venite tutti e due, da soli, mo’ vi faccio fare le chiavi, una per te e una per Andy, ci potete venire quando volete, è bello, si sta tranquilli e poi proprio la campagna è una cosa bella… Andy, quando vi viene in testa di fare una passeggiata in campagna quella è casa vostra, non me lo dovete nemmeno dire, fate quello che vi piace a basta, ma io dico che ci verrete… tu che dici?
– Be’, non lo so, non so che dire…
– Magari tu eri abituato alle cose in grande stile, qua è tutto familiare, è tutto piccolo, non è una villa, è una casetta, solo una casetta con un po’ di terra… però è un posto dove si può stare tranquilli e poi è vicinissimo a Roma, se volete ci potete venire con l’autostrada e non ci mettete nemmeno cinquanta minuti, anche senza correre, noi adesso stiamo andando con la Tiburtina perché dobbiamo fare vedere a Andy dove si compra il pane e dove si compra il prosciutto… quello noi non lo facciamo…
Rocco continuava a parlare ma si rendeva conto che il suo era un monologo, Andy rimaneva in silenzio, la cosa continuò così finché non arrivarono a Tivoli. Rocco parcheggiò l’auto.
– Andy, adesso compriamo il pane e il prosciutto… ti piace il pane nero o preferisci i panini?
– Non so, fai tu, quello che ci vuole…
– Allora prendiamo una pagnotta grande, tre etti di prosciutto di montagna, un litro di latte… e poi? Andy, qualche cosa che ti piace?
– No, va tutto benissimo così.
Uscirono dal negozio. Rocco continuava il suoi discorsi.
– Il vino ce l’abbiamo, le olive pure, pure i pomodori, le patate e qualche altra cosa…
Andy fece una domanda.
– Scusa papà, ma il latte a che serve?
– Per domani mattina, per la colazione…
Andy ebbe un attimo di disappunto.
– Ce ne possiamo andare benissimo stasera, ma così, se volete, ci possiamo trattenere fino a domani, se partiamo di là alle sei siamo a Roma prima delle sette, sempre se voi volete, ma a questo ci pensiamo quando è ora.
Arrivarono all’oliveto, Rocco scese per aprire il cancello, poi rimontò in macchina e parcheggiò vicino alla casa. Il cielo si era aperto, il terreno era in lieve pendenza e verso Roma, a valle, si notava una pesante cappa di smog, Andy provò una strana sensazione di liberà.
– Ma che brutta cappa di fumo nero che c’è su Roma, mamma mia, non l’avrei mai pensato, qui c’è proprio un’altra aria, papà, ma qui è tutto un giardino… ma quanti metri sono?
– Non sono pochissimi, sono quasi due ettari, ma il terreno è in pendenza, va bene per gli olivi ma non è terreno da costruzione o da lottizzazione, cioè non vale molto…
– Ma è tutto curato, tutto pulito, fiori dappertutto… che belle piante di rose! Ma sono proprio belle!
– Queste sono piante che hanno più di 15 anni, ormai vanno da sole, io le poto solo due volte all’anno e ci metto un po’ di letame e niente altro, al massimo a novembre una spruzzata di verderame…
– Che begli olivi e come sono curati e quelle che sono?
– Vai, vai, avvicinati…
– Ma che profumo… che cos’è?
– E’ timo, qui cresce che è una bellezza, e quella è salvia, il rosmarino non viene bene perché è troppo freddo, ma c’è la maggiorana, senti che profumo…
– Ma è incredibile…
– E senti questa…
– Bellissima, sa di limone, ma che cos’è?
– E’ cedrina, e questa è lavanda, qui ci viene benissimo perché è terra calcarea.
– Ma è profumatissima…
– Ci si fanno i profumi… questo è issopo, questa dietro la casa, all’ombra, è mentuccia, poi i pomodori li conosci e pure i cetrioli e i peperoni, quelli verdi piccoli, ci sono pure due zucchine che sono ormai zucche ma che si possono mangiare lo stesso… Andy adesso non ti voglio annoiare con le varietà delle olive, quelle te le faccio solo assaggiare, adesso vieni a vedere casa… Ecco, è piccola piccola.
– Ma è un gioiello, ci stanno pure le tendine alle finestre…
– E che vuoi fare, la Rosellina mia ha fatto tutto lei…
– Ma che dici, Rocco? Qua hai fatto tutto tu…
– Andy, vieni a vedere, c’è pure una specie di sotterraneo, anche quello piccolo piccolo ma areato, sempre con la circolazione d’aria, vieni, vieni… Attento ai gradini… quelli sono pomodori secchi, questo peperoncino, e là sta un bel po’ di vino, aspetta, prendi questa qua, ne apriamo una sola, se no ce ne dovremmo portare una smezzata a Roma…
– E quel mucchio di terra che cos’è?
– Li ci sono le patate, si conservano così, al buio e sotto uno strato di terra, così non seccano e non cicciano, aspetta adesso ne prendo qualcuna, così tre o quattro bastano, poi un po’ di olive, così.
Usciti dalla cantinetta, Rocco passò le patate a Rosa, poi uscì di casa portandosi sempre appresso Andy.
– Andy, adesso ti faccio vedere come si fa un’insalata come si deve… vedi, un cespo di lattuga, due cetrioli, le olive ce le abbiamo, due pomodori, due peperoni da mangiare crudi… ti piace l’aglio nell’insalata?
– Non lo so, non l’ho mai mangiato… però credo che mi piacerebbe…
– E allora un po’ di aglio fresco, che è proprio tutta un’altra cosa… e poi un po’ di erbette, a gusto tuo, guada, quello è origano fresco… ci mettiamo due foglie di origano e una di maggiorana e se vuoi un po’ di mentuccia, il timo va bene per la carne ma nell’insalata non ci sta bene… purtroppo non c’è il limone, qui non ci cresce ma vedrai che non ce ne sarà bisogno, adesso portiamo tutto a Rosa che prepara… ma Marco dov’è andato a finire?
– L’ho visto andare dentro casa…
– Andiamo a vedere va’…
Lo trovarono nella stanza piccola, aveva sistemato i letti per la notte.
– Marco! Ma tu hai fatto tutto da solo…
– Be’ almeno così dopo non hai nemmeno la scusa che bisogna fare il letto…
– Ma allora è una trappola?
La domanda era rivolta a Marco ma rispose Rocco.
– Se la vuoi mettere così…
– Ma vi siete messi d’accordo prima?
– Birillo, tanto papà non lo fermo… lo potresti fermare tu, tu questo potere ce l’hai ma mi pare che non ne hai alcuna intenzione…
Rocco si intromise.
– Ragazzi… che facciamo? Mettiamo due sedie a sdraio fuori e ci prendiamo un po’ di sole, quello che c’è…
– O se no?
Rispose Andy.
– Se no ci mettiamo a curare un po’ l’orto e il giardino, tanto lì non si finisce mai.
– Giardino, papà, giardino, io non ho mai preso una zappa in mano ma credo che mi piacerebbe…
– Allora, Marco ti fa vedere dove stanno i vestiti per la campagna, vi cambiate e ci vediamo qui tra dieci minuti.
Andy rientrò in camera con Marco. Marco gli passò dei vestiti suoi che usava per la campagna, ma erano vestiti puliti e stirati, si cambiarono.
– Marco… ma perché tutta questa cosa?
– E’ tutto per te, Birillo… papà ha capito che c’era qualche cosa che non girava bene e ha cercato di coinvolgerti e c’è riuscito almeno un po’…
– Mah! Forse non del tutto…
– Dagli tempo… tu non lo conosci…
– Andiamo va’, non lo facciamo aspettare.
Si misero a lavorare in campagna, per Andy tutto era assolutamente nuovo, dal silenzio, al vento che cambiava da istante a istante, dal camminare sulla terra e non su un pavimento, alle piante viste da vicino.
– Papà, ma questo paradiso l’hai fatto tutto tu?
– No, la casa c’era già, io l’ho rimessa a posto, ma stava già in buone condizioni, però la campagna me la sono messa tutta a posto da solo, gli olivi, è ovvio, c’erano già, ma era tutto una massa di calcinacci e di croste di cemento, calce da tutte le parti, ghiaia grossa e piccola, polverino di calcare… qui intorno ci sono le cave di travertino… però qui amianto non ce n’era, questo terreno era di un signore che aveva una piccola cava di travertino sotto Tivoli, lavoravano, cioè macinavano gli scarti di lavorazione del travertino e poi li stoccavano qui, in pratica era una deposito di materiali di cava destinati all’edilizia, ma solo questo, era tutto sporco ma di polvere di travertino, di calcare, come la polvere di marmo… ma solo quello, e la cosa è importante perché l’amianto fa male alla salute, prima non si sapeva ma adesso si sa, comunque qui non ce n’è mai stato, se guardi in giro puoi vedere nel terreno delle zone più chiare e sono quelle dove c’era più calcare, quello superficiale me lo sono portato via alla discarica, sacco per sacco, ma quello già mescolato col terreno è rimasto lì, ma sicuramente questo era un terreno calcareo anche prima che ci facessero il deposito, qui le piante calcifughe, quelle adatte ai terreni acidi, non ci crescono proprio, avevo provato con una gardenia ma non c’è stato niente da fare… ma è così in tutti i terreni, il terreno buono per tutte le piante non esiste.
– Papà, e per l’acqua come fate?
– Per quella da bene usiamo l’acqua minerale, per tutto il resto, anche per innaffiare, c’è un pozzo, ma qui non c’è molto bisogno di innaffiare, ci piove in genere anche d’estate e le piante seccano difficilmente, l’acqua ci vuole solo quando trapianti un alberetto o metti una piantina di quelle molto superficiali…
– Papà… senti, ti vorrei chiedere un piacere però… no, no, niente.
– Come niente? Di che si tratta, dimmi!
– Me la daresti qualche piantina da mettere sul balcone, ti prometto che te la tratto bene…
– Ti puoi prendere tutto quello che vuoi, pure un olivo… Andy, dietro la casa ci sono dei vasi, prima di andare via ci prendiamo le più belle piantine che possono stare bene sul terrazzo ma quelle cose è bene farle all’ultimo momento, dimmi tu quelle che ti piacerebbero…
– Un po’ di piantine fiorite, di rose no, nemmeno quelle piccole, sono piante troppo grosse… non lo so, scegli tu quello che pensi sia meglio…
– Non ti preoccupare, allora faccio io… Andy, sono contento che me lo hai chiesto…
Andy rispose con un sorriso disarmato. Continuarono a zappare intorno alle piantine finché la luce non cominciò a calare, Marco e Andy non parlavano tra loro ma sempre in tre con Rocco, piano piano l’atmosfera si era rasserenata, Andy ogni tanto aveva finito per sciogliersi un po’ e per dire la sua e non solo in tono di cortesia, Rocco non si lasciava scappare l’occasione di notare il lavoro di zappa molto ben fatto da Andy.
– Guarda che bel lavoro hai fatto qua, questo per queste piante è una benedizione, così senza erbacce possono respirare un po’ e poi così arriva aria alle radici… Andy! Ma lo sai che ci sai fare! Mi sa che tu per la campagna c’hai una vocazione.
– Ma no! Faccio tutto a occhio.
– Papà, tu non lo sai quello che mi combina a casa con la storia della rosellina, se la va a guardare cento volte al giorno, ci ha messo i cartoni intorno, muove sempre la terra sopra e poi si mette lì con la lente a vedere se ci sono pidocchi, ma non ne ha mai trovato uno.
– Andy, tanto di pidocchi lì non ne puoi trovare, io non ce ne ho mai visti, c’è troppo sole e ci fa troppo caldo, almeno una cosa positiva c’è…. Ragazzi, ma non vi siete stancati?
– Un pochetto sì.
– E allora adesso tutti dentro, ci cambiamo, ci laviamo e poi tutti a cena.
Andy ebbe un pensiero gentile.
– Papà… senti, gliela porto una rosa a mamma?
– E come no… vedrai che sarà contenta.
Andy scelse una rosa in boccio di colore chiaro. Rientrarono in casa, era tutto apparecchiato per la cena.
– Venite, venite, accomodatevi, avete lavorato tutto il pomeriggio. Andy! Che balla rosa, che bel pensiero hai avuto, mo’ la metto subito nel vaso, ma voi accomodatevi…
– Mamma, forse ci dovremmo dare una lavata…
Fecero un turno per la doccia, entrò prima Andy, poi Marco e per ultimo Rocco, Andy e Marco avrebbero fatto la doccia insieme ma ne fecero a meno, neanche mezz’ora dopo erano tutti e tre a tavola. In ogni piatto c’erano due grosse fette di pane nero imbottite di prosciutto, al centro della tavola troneggiava una enorme insalatiera piena di verdura coloratissima e profumata. La luce era piuttosto bassa, l’atmosfera distesa, non c’era televisione.
– Allora, Andy, che ti pare della casetta e della campagna?
– E’ bellissimo, è un posto che non avrei mai immaginato così, è tutto tranquillo, tutto ordinato e poi si può stare fuori… è bello, è veramente bello…
– Adesso qui ci potete venire quando volete, ve ne potete venire qui a studiare un pomeriggio o anche per qualche giorno di fila, hai capito, Andy… fate tutto quello che volete.
– Papà, ma per le piantine da portare a Roma come facciamo, se domani dobbiamo partire presto…
– Tu non ti preoccupare, domani mattina troverai tutto in ordine, te ne preparo tre, solo tre ma sono belle, le ho già scelte, vedrai che ti piaceranno…
– Questo non c’è bisogno di dirlo.
Andy finì il suo panino, poi prese l’iniziativa di prendersi l’insalata, mentre lo stava facendo ebbe un attimo di esitazione.
– Scusate… però deve essere così buona… insomma, io non aspetto, me la prendo e basta.
– Oh! Così mi piace… qui non si chiedono permessi.
Andy guardò Marco.
– Sei stanco, eh?
– Insomma… un po’ sì, e tu?
– No, io potrei ricominciare da capo anche subito, non mi stanco tanto facilmente.
Andy prese la pagnotta e se ne tagliò una fetta, poi mise un po’ di olio nel fondo del piatto, con un pizzico di sale e qualche oliva. A un certo punto gettò la schiena all’indietro.
– Ma come si sta bene qui!
– E vedrai adesso che dormita che ti farai e domani mattina quando ti svegli tutti i doloretti che senti adesso non li senti più.
– Rocco, ma che stai dicendo, loro sono giovani, i doloretti ce li abbiamo noi…
– Be’, qualche dolore me lo sento pure io, magari Andy no, lui fisicamente è molto resistente, ha una forza enorme e una resistenza incredibile.
Andy sembrava sereno, Rocco gli avrebbe chiesto della sua malinconia ma ebbe l’impressione che il problema fosse risolto. Finita la cena, Rocco mandò i ragazzi subito a letto.
– Allora! Adesso a letto, domani sveglia presto, ma adesso a dormire.
Andy pensò ai piatti sporchi.
– Papà, senti, adesso voi ve ne andate a dormire e noi facciamo i piatti…
– No, Andy, voi ve ne andate a dormire e non pensate ad altro, io e Rosa mettiamo a posto tutto… su, su, niente storie… buonanotte Andy, buonanotte Marco.
Andy non sapeva come rispondere alla buonanotte, poi prese il coraggio a due mani e andò a dare il bacio della buonanotte a Rosa che lo abbracciò.
– Oggi ci hai fatti contenti, grazie, bello, grazie e statti sereno… buonanotte.
Andy diede il bacio della buonanotte anche a Rocco che non lo abbracciò.
– Andy, adesso sono contento perché ti vedo contento, non ci sta più la malinconia… buonanotte Andy, e domani mattina vi chiamo io, non vi preoccupate di niente.
Anche Marco diede a Rosa e a Rocco il bacio della buonanotte, anche se in genere si limitava ad augurare la buonanotte, poi se ne andarono nella loro camera, dove i letti erano separati, ma si misero entrambi nello stesso letto. Sentivano i rumori di Rocco e Rosa che rigovernavano in cucina mentre loro stavano abbracciati nello stesso letto. Andy cominciò sussurrando per timore che la sua voce potesse arrivare oltre la porta.
– Cucciolo… ma tutta questa cosa l’hanno fatta per me?
– Perché avevi qualche dubbio?
– No, ma perché?
– Dai, lo sai benissimo, loro dipendono da te, ma pure io… quando ti vediamo un po’ più pensieroso… e poi uno come te dove potevano trovarlo, sei unico, Birillo, unico.
– Tutti sono unici!
– No, tu hai una risposta affettiva forte e loro lo sentono eccome.
– Si però pure papà e mamma sono persone uniche, cose del genere per me non le farebbe nessuno… ma lo capisci Cucciolo, noi stiamo qui e loro stanno lì a lavare i piatti… in qualche modo non mi sembra giusto… però sai che alla fine mi sento veramente più sereno, in fondo sono rassicuranti, il fatto che mi accettino per me è importante…
– Ma, Birillo, non ti accettano, ti vogliono bene e secondo me la loro gratificazione ce l’hanno eccome.
– Cucciolo…
– Sì…
– Ma lo sai che mi sta venendo sonno… ti devo dire una cosa ma non la prendere male…
– Cioè?
– Qui con te sto bene ma il letto per due è troppo stretto e rischio di cadere per terra, se non ti dispiace me ne vado nell’altro letto…
– Ci mancherebbe, Birillo, certo che ci devi andare.
Andy cambiò letto.
– Com’è bello avere le lenzuola di bucato, è una bellissima sensazione sulla pelle… Cucciolo, l’hanno fatto per me, hai capito, l’hanno fatto per me! Adesso mi sto zitto… però ti voglio bene e anche a papà e a mamma, … vi voglio bene. Notte Cucciolo!
– Ti vogliamo bene, notte Birillo!
Andy non riuscì ad addormentarsi, tutto gli sembrava così nuovo e così strano che il suo cervello rimaneva vigile e girava all’impazzata. I rumori nella cucina finirono e Andy si rese conto che Rocco e Rosa erano andati a dormire, cercò di prendere sonno ma la cosa non gli pareva possibile, si alzò e senza fare rumore si diresse verso il letto di Marco, scostò la coperta.
– Posso, Cucciolo?
– Ti stavo aspettando… ma fai piano perché qui si sente tutto, c’è troppo silenzio.
– Ma tanto papà e mamma come stanno le cose lo sanno…
– Sì va be’, ma non tiriamo troppo la corda…
– Allora lo vedi che non lo accettano…
– No, dai, Birillo, il problema non è questo… però cerchiamo di non dare troppo nell’occhio…
– Ma lo vedi come sei… tu ti vergogni di me… almeno della situazione…
– Buono, Birillo, stai buono… ma che ti viene in mente, senti, lo facciamo domani…
– No! Dai, adesso…
– Ma per te passare i limiti è un impulso irrefrenabile…
– Sì, Cucciolo, e se ci sentono è pure meglio…
Andy cominciò ad alzare il tono della voce.
– Parla piano! Mannaggia, quando fai così ti strozzerei, tu mi vuoi sputtanare per forza…
– Tanto… più sputtanati di così…
– Buono! Stai buono!
– Ah! Così mi piace! Mi piace tanto vedere che ti posso mettere in crisi… e poi se papà e mamma ci vogliono bene veramente ci devono accettare come siamo…
– Birillo, non tiriamo troppo la corda…
– No! Io la voglio tirare per vedere se si spezza oppure no…
– Mannaggia… statti fermo… stai zitto! Almeno non fare troppo chiasso… io non capisco se tu adesso vuoi fare l’amore o vuoi solo dare spettacolo…
– Va bene… ho capito, va’, qui non c’è trippa per gatti, me ne torno al letto mio (e fece il gesto di alzarsi)…
– Aspetta! Dove stai andando?
– Al letto mio…
– Dai, Birillo, stai qua, ma non facciamo troppo casino…
– Cucciolo, noi adesso facciamo l’amore e domani mattina mamma trova le lenzuola sporche di sperma… bello eh? Io lo farei apposta…
– Tu saresti capace…
– A me gli ipocriti non sono mai piaciuti… e tu saresti quello coi comportamenti liberi… Cucciolo…
– Che c’è?
– E se mi metto a fare un po’ di mugolii sessuali a voce alta?
– Se ci provi ti castro!
Andy cominciò ad alzare un po’ la voce, Marco gli pose immediatamente una mano davanti alla bocca e Andy si zittì.
– Buono! Per carità!
– Tu c’hai paura, lo vedi, tu c’hai paura! Perché non li mettiamo alla prova mamma e papà?
– Birillo! Un po’ di rispetto lo dovresti avere, non dico di me, ma di loro… certe cose non se le meritano… tu tuo padre l’hai distrutto, ma il mio non lo devi distruggere…
– Cucciolo, ma tu credi che sto pensando cose cattive?
– Cattive no, ma un po’ provocatorie e secondo me non lo dovresti fare perché papà e mamma ti vogliono bene veramente e tu non li devi mettere alla prova per divertimento…
– Mannaggia, Cucciolo, mi sa che hai ragione! Certe volte sono proprio stupido, faccio come facevo con mio padre… mi sa che pure a lui alla fine gli ho rotto le palle oltre ogni limite… però lui se lo meritava, … va be’, va’… me ne torno a letto veramente…
– Birillo! Non mi cambiare umore… in effetti mi piace di più quando hai voglia di giocare…
– Allora adesso mi metto a mugolare di piacere…
– Zitto! …
– Cucciolo…
– Sì.
– Adesso, va bene, non facciamo stranezze troppo strane, ma tu pensi che papà e mamma mi vogliano bene veramente?
– Birillo, non te lo devo dire io, lo vedi da solo…
– Però se io poi la facessi qualche stranezza grossa…
– Ma che ti passa per la testa?
– No, voglio dire, se facessi qualche stranezza grossa non voluta, cioè se loro fossero messi alla prova proprio dalle circostanze…
– Birillo, mi sa che li abbiamo messi alla prova oltre ogni limite umano, penso che non si stupirebbero più di nulla, forse di una cosa sì: della stupidità!
– Mannaggia, Cucciolo, ma sei cattivo forte, mi dai certe frecciate tremende…
– Però secondo me ci vuole…
– Sì, lo so che ci vuole, però cerca di farmelo capire in modo meno brusco… in effetti è vero, provocare sarebbe una cosa stupida… mannaggia, Cucciolo, ma tu hai sempre ragione!
– Zitto, Birillo, e cerchiamo di dormire…
– Di dormire? No… che dormire? Cucciolo io voglio fare l’amore con te, qui, in questa casa, mentre papà e mamma stanno nell’altra stanza, magari zitti zitti… però non ci voglio rinunciare… lo facciamo al buio o accendiamo la luce… al buio mi piace meno perché non ti poso guadare negli occhi… Cucciolo…
– Sì.
– Che bello quando ti chiamo e mi rispondi: sì! Mi piace tanto! … non lo so nemmeno se adesso mi va di fare l’amore con te, tanto non potrebbe essere una cosa più tenera di così e poi al tuo corpo mi sono così abituato che quasi non mi eccita più…
Marco rimase perplesso e gli allungò una mano tra le gambe.
– Bugiardo! Tu mi sfotti sempre!
– Dai, non ti arrabbiare.
Andy lo abbracciò strettissimo. Fecero l’amore con una grande carica di serenità e di dolcezza, la notte era tutta per loro ma non impiegarono molto tempo, Andy fece la massima attenzione a non sporcare le lenzuola.
– Cucciolo…
– Sì.
– Non è tanto piacevole fare l’amore dovendo stare attenti a non sporcare tutto…
– Lo so, ma…
– Ho capito, ho capito… mannaggia ma quante manovre, qui i cleenex non si contano più… ecco, così… mi pare che adesso è tutto a posto… Cucciolo, ti dispiace se mi ritiro nel mio letto.. se no domattina… Notte Cucciolo!
– Notte Birillo! … Sei meraviglioso!
– Questo lo sapevo. Notte Cucciolo!
Andy osservò l’orologio luminoso, non era nemmeno l’una e mezza. Verso mattina, quando si percepiva a stento la prima luminosità dell’alba fuori della finestra, Andy si svegliò, sentì dei rumori. Rocco si era alzato ed era uscito fuori di casa, Andy dopo qualche minuto sentì Rocco che apriva la macchina e sistemava alcune cose nel portabagagli, rientrò dopo una ventina di minuti. Andy sentì armeggiare in cucina, ma in modo molto cauto, come di uno che non vuole fare rumore, distinse il rumore dell’accendigas e provò una sensazione per lui nuovissima: Rocco gli stava preparando la colazione, la cosa fece su di Andy un effetto notevole, non aveva mai provato in modo così netto la sensazione che un’altra persona, diversa da Marco, potesse fare una cosa simile per lui, si voltò verso Marco che dormiva ancora e pensò che per Marco quei rumori erano cose normali, Marco poteva non farci caso, lui era abituato a sentirsi coccolato. Andy si alzò, diede un bacio leggerissimo a Marco e se ne andò in cucina.
– Andy, che fai, torna a dormire, c’è ancora quasi mezz’ora, vai a dormire…
– No, io voglio stare qua, c’è tutta un’atmosfera così strana, è ancora buio e poi ti ho sentito quando ti sei alzato…
– Mannaggia, Andy, mi dispiace, ho cercato di fare piano ma qui si sente tutto.
Andy pensò per un attimo a quello che era successo la sera prima.
– No, voglio dire che in effetti non mi riesce tanto di dormire… qui è tutto nuovo per me… anche il fatto che tu mi stai preparando la colazione, mi sembra così strano… però la cosa mi piace molto…
– Andy, mettiti un giaccone pesante che ti faccio vedere le piantine che ti ho preparato…
Andy si mise il giaccone e uscì appresso a Rocco.
– Ecco, guarda, sono solo tre ma sono vive vive e dovrebbero crescere bene sulla terrazza…
– Ma che piante sono?
– Sono una gazania, quella con quei fori gialli che sembrano margherite, un timo volgare e quello che sembra un tappetino verde è timo serpillo, il timo è profumato e la gazania è fiorita.
– Che belli… grazie…
– Vieni dentro che qui fa ancora freddo. Senti come si sta meglio dentro!
– E’ vero è proprio un’altra temperatura, ma c’è il riscaldamento?
– No, è che la casa accumula calore di giorno al sole e poi lo perde lentamente durante la notte…
– Papà, ti posso chiedere una cosa?
– Tutto quello che vuoi.
– Ma ieri notte avete sentito un po’ di trambusto?
– Sì, sì, l’abbiamo sentito… Ma mo’ intanto prenditi questo caffè bollente…
– Papà, ma ieri notte che avete pensato…
– Andy, non mi mettere in difficoltà! … Mannaggia ma mi devi mettere in crisi per forza…
– Scusa, ma volevo sapere… no, no, scusa, hai ragione…
– Andy… e tu l’hai sentito il trambusto che abbiamo fatto io e Rosa?
– No…
– Allora si vede che siamo stati più bravi di voi.
Andy rispose con un larghissimo sorriso.
– Ti piace con tanto caffè… così ti svegli meglio… o lo preferisci leggero…
– No, meglio carico…
– Vai a chiamare Marco che io vado a vedere se la mia Rosellina s’è svegliata.
– Papà, ma tu credi che mamma abbia sentito quello che abbiamo detto prima?
– Sì che l’ha sentito, non è mica sorda… ma non mi guadare con quella faccia… dai, vai a chiamare Marco!
Andy si sentiva strano, quello scambio di battute con Rocco aveva per lui quasi il valore di una rivelazione… lo avevano accettato veramente! Gli sembrava quasi incredibile, se ne andò da Marco, che era ancora addormentato, gli avrebbe raccontato tutto subito ma non c’era tempo di farlo, provò ad accennare la cosa sottovoce.
– Cucciolo, sveglia, andiamo a fare colazione… Cucciolo, la sai una cosa?
– Mh… che c’è? Che cosa?
– Lo sai che ieri sera ci hanno sentito, se ne sono accorti…
Marco lo guardò perplesso.
– Sì, se ne sono accorti, papà me l’ha detto un minuto fa e ha detto che pure loro… insomma, l’hanno capito, no, l’hanno proprio sentito ieri sera…
– Con tutta quella commedia che hai fatto se ne sarebbe accorto chiunque…
– Ma non ti dà fastidio?
– Be’ un po’ avrei preferito mantenere la nostra privacy ma la cosa non mi sconvolge…
– E allora tutta quella commedia che hai fatto ieri sera…
– Quella era per te… io lo sapevo che non l’avrebbero presa male, non sono mica stupidi…
– Andiamo, va’, non li facciamo aspettare.
Marco si alzò e si mise in ordine rapidamente, poi andarono insieme a fare colazione, Andy non sapeva fino a che punto poteva permettersi un comportamento disinvolto, poi decise di mantenere una certa riservatezza. Rosa non si era ancora alzata ma la colazione era pronta…
– Allora, ragazzi, su, che poi dobbiamo partire…
– E mamma?
– A mamma la colazione l’ho portata a letto, non sta tanto bene, ma non è niente di grave, voi preparatevi…
– Posso andare a salutarla?
– Certo, Andy, puoi fare tutto quello che vuoi…
Andy entrò nella camera di Rocco e Rosa.
– Ciao mamma, come stai?
– Niente, niente va tutto bene, e tu come vai?
– Io bene, ma tu non…
– No, Andy, non è niente, ho un po’ di doloretti, ma sono le solite cose, adesso, vai non ti preoccupare, va tutto bene…
Andy si avvicinò e le diede un bacio.
– Grazie, Andy, e statti sereno… hai capito?
– Sì, ho capito.
Finita la colazione misero a posto le ultime cose e si prepararono per la partenza, Rocco aveva già sistemato le piante nel portabagagli, sistemò anche quello che era rimasto delle provviste, poi arrivò anche Rosa, con due grosse sporte.
– Perché mi guardi, Andy? Questa è la biancheria e questa sono i vestiti della campagna.
– Ma tu lavi sempre tutto?
– E certo, così quando tornate qua vi trovate tutto sistemato…
– Allora… signori, si parte… ciao casetta, ciao campagna! Si torna a Roma…
In macchina parlarono pochissimo, Andy si addormentò quasi subito sulla spalla di Marco e non lo svegliarono. Quando arrivarono alla piccionaia, Marco gli diede una scossa.
– Birillo, sveglia, siamo arrivati…
– Mh… sì, ecco… Ciao papà, ciao mamma… quando ci torniamo?
– Quando volete voi, adesso la strada la sai, domani vi faccio avere le chiavi, così ci potete andare quando volete…
– Sì, va be’, ma quando ci torniamo tutti insieme?
– Andy, questo dipende solo da te, per noi va sempre bene, basta che ce lo fai sapere il girono prima, ma pure il giorno stesso va bene.
– Grazie! E’ stato bellissimo, proprio tutto bellissimo…
– Una cosa Andy…
– Sì…
– Non sei tu che devi dire grazie a noi, ma noi che dobbiamo dire grazie a voi… noi siamo due vecchietti, voi siete giovani…
– Va be’, va’, tanto avete capito…
– Ciao Andy, ciao Marco…
– Ciao papà, ciao mamma… Marco, su, andiamo…
Usciti dalla macchina continuarono a salutare finché la macchina di Rocco non svoltò l’angolo. Salirono a casa, ma dopo pochissimi minuti sentirono suonare il citofono, Andy andò a rispondere.
– Ciao Andy, sono papà, ci siamo dimenticati le piante, se mi apri il portone te le metto nell’ascensore e te le richiami su.
– Mannaggia, me ne ero dimenticato, ti mando subito l’ascensore.
– Ciao Andy, salutami Marco di nuovo.
– Ciao papà!
Nel dire così il tono della voce aveva un accento nuovo, un po’ più convinto. Uscì sul pianerottolo a prendere i vasi ma c’era anche un sacchetto di terra. Portò il tutto sul balcone.
– Cucciolo, adesso le dobbiamo mettere a posto subito, se no soffrono…
– Macché soffrono!
– No, Cucciolo, quelle sono piante, sono cose vive.
– Dai, ti do una mano così facciamo presto presto.
Si misero d’impegno, Andy fu meticolosissimo, scelse i vasi in ordine di grandezza, ci mise la terra nuova, poi girarono i vasi che avevano usato per portare le piantine con la massima cura per non rompere il pane di terra, e sistemarono le cose nel modo migliore, Andy aveva già deciso i posti: la gazzania nel posto più soleggiato d’angolo, e le due piante di timo subito sotto la rosa, l’insieme era gradevole e molto verde.
– Sai Cucciolo, papà ha detto che il timo serpillo cresce e riempie i vasi e si allarga, perciò l’ho messo nel vaso più basso e più largo, l’altro l’ho messo nel vaso conico perché accestisce a cespuglietto, anche la gazzania ha un vaso molto largo e poco profondo perché anche quella tende ad allargare e poi dovrebbe sopportare bene anche un po’ di siccità, ma tanto qui avranno tutta l’acqua che vorranno e pure il concime… Stanco, Cucciolo?
– No.
Risistemarono e ripulirono rapidamente la terrazza.
– Mannaggia, Cucciolo, che giornata!
– Perché?
– E’ stata una cosa stranissima, ma tu hai capito che loro ci hanno sentito ieri sera?
– Sì che ho capito… ma lo sapevano anche prima, secondo me l’hanno capito da quando ho detto che avevo conosciuto un ragazzo speciale…
– Be’, però io non mi aspettavo una reazione simile.
– Perché? Ti aspettavi che ti mangiassero?
– No, ma che fossero più distaccati, più formali…
– Andy, ma lo sai che si vede che una famiglia normale non l’hai avuta mai?
– Non è vero, io ho avuto una famiglia normale, è la tua che è una famiglia di marziani.
– Ma adesso ti è passata la malinconia?
– Mi pare di sì. Sì. Credo proprio di sì… però sai Cucciolo, tu non mi basti mica, tu da solo non ci saresti riuscito a farmi passare la malinconia, ma loro ci sono riusciti…
– Sì, perché tu l’amore ieri sera l’hai fatto con loro, non è vero?
– Ma che c’entra quando dico che loro ci sono riusciti voglio dire che ci sono riusciti insieme con te.
– Così va meglio!
– Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno…
– No, Birillo, adesso dobbiamo lavorare, approfittiamo del fatto che è presto e non perdiamo tempo.
– Uffa! Che pizza! Tu devi sempre rovinare tutto… va be’, va’, si fa come vuoi tu, tanto qui si fa sempre come vuoi tu…
– Su, Birillo, tutte queste cose le hai già dette mille volte, cerca di inventartene altre…
– Quando fai così ti ammazzerei!
– Ci andiamo a prendere un caffè al bar?
– No, Cucciolo, lo facciamo a casa, i quattrini non li dobbiamo sprecare…
Mentre Andy preparò il caffè, Marco sistemò la stanza per cominciare il lavoro, dopo pochi minuti erano immersi nello studio, ma questa volta non si trattava solo di leggere e di ripetere, ogni tanto si accendevano discussioni animate su questioni di diritto, ma da una parte come dall’altra non si passavano i limiti di una discussione di carattere scientifico, quando Marco riconosceva che Andy aveva ragione, cosa per la verità piuttosto frequente, si ritirava di buon grado.
– Ok, mi pare che potresti avere ragione, aspetta, sì, hai ragione, hai ragione, aspetta, rifammi un po’ tutto il ragionamento, ma mi pare che hai ragione.
Andy si sentiva gratificato, esponeva tutta la sua teoria con la terminologia più accurata possibile cercando di sottolineare tutti i passaggi logici. Marco quando vedeva Andy totalmente coinvolto nel discorso si astraeva un po’ dalla discussione e ammirava la gioia sul volto di Andy, lo vedeva trasfigurato, in quei momenti non lo avrebbe invaso nessuna malinconia, si sentiva forte e anche utile e Marco cercava di accentuare il più possibile questa situazione ed effettivamente anche Marco cominciava ad avere un panorama più approfondito della materia, i ragionamenti di Andy lo avevano sveltito, gli avevano insegnato le malizie tipiche della disciplina e Marco aveva l’impressione di avere ormai in buona parte colmato il gap iniziale di preparazione, qualche volta, quando Andy si lanciava in affermazioni non perfettamente coerenti, Marco glielo faceva notare, Andy accettava l’osservazione, un po’ a malincuore ma l’accettava e Marco gli chiedeva subito un bacetto, come per rifare la pace.
– Cucciolo… la facciamo finita coi libri… non ne posso più, è dalle otto di stamattina e abbiamo fatto l’una…
– Va bene Birillo, però dopo pranzo ci rimettiamo a lavorare, io col codice faccio ancora fatica, ci sono troppe cose che non ho capito…
– Ma quando mai… ormai lo sappiamo a memoria.
– Tu lo sai a memoria…
– No, Cuccilolo, lo sai a memoria pure tu, prima mi hai messo i puntini sulle i tante volte e citando il codice a memoria.
– E allora andiamo avanti, cerchiamo di vedere se riusciamo a finire il libro…
– Quello non sarebbe male ma ne rimane più di metà, bisognerebbe mettersi sotto come si deve, ma proprio con ritmo di battaglia…
– Birillo, ci dobbiamo provare…
– Lo so, mannaggia, devo stare attento a non correre troppo con la fantasia, certe volte mi faccio i conti degli esami e dei tempi e mi sembra che si possa fare tutto molto in fretta… lo sai Cucciolo, certe volte comincio a crederci…
– Be’ guarda che oggettivamente ci sono tutti i presupposti per crederci, in effetti non solo abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare ma ci stiamo avvantaggiando per novembre…
– Be’, avvantaggiando no, stiamo lavorando perché ci sono tantissime cose da studiare, non ci stiamo avvantaggiando, se mai non stiamo perdendo tempo… senti, andiamo a vedere le piante e poi cuciniamo… Cucciolo, lo sai che sono veramente belle, la rosellina adesso è fiorita ma anche le piante verdi sono belle, anche questo timo serpillo è bello, fa tutto un prato di erbetta verde e secondo me questo crescerà pure, forse è pure più bello di quello a cespuglio… che faccio, ci metto un altro po’ d’acqua?
– No, Birillo, ce l’hai messa stamattina…
– Sì, forse è meglio, però mi sa che devo coprire i vasi come ho fatto per la rosa.
– Quello magari sarebbe utile.
– Allora forza, dammi una mano che facciamo in fretta e poi ci mettiamo a cucinare, però non mi dire di no, così il terrazzo è già molto più bello, è vivo, si vede che questa è una casa abitata…
– Sì, si vede che è la casa di Andy…, è vero, Birillo, è tutto curato… c’è qualcosa di femminile…
– No… Cucciolo, che c’entra, c’è solo un po’ di attenzione alle cose belle e vive… lo vedi che pregiudizi hai?
– Ma io dicevo così per dire…
– Però anche così per dire non mi è piaciuta.
– Scusa, Cucciolo, il balcone è molto maschile…
– Ma no, è solo più bello, è solo più nostro, Cucciolo, alla fine piace pure a te…
– E’ vero, mi piace e credo che cercherei di tenere bene le piante anche se non ci fossi tu, tu me l’hai insegnato ma io l’ho imparato.
– Guarda un po’, con questi cartoni così ti sembra che può andare?
– Non avresti potuto fare meglio…
– No! Non avremmo potuto fare meglio!
– Hai ragione… ma adesso in cucina…
– Che ti faccio, Cucciolo? Facciamo una cosa un po’ sfiziosa?
– Ho capito, hai voglia di perdere tempo!
– Senti brutto stronzone, se dici un’altra cosa come questa te la faccio pagare!
– Scusa… facciamo quello che vuoi tu!
– Lo vedi quanto sei stupido, questa è una risposta stupida, mi dovevi dire, chessò, mi piacerebbe una scaloppina o mi piacerebbe una pizza, ma tu rispondi in modo stupido!
– Allora facciamo un risotto coi funghi.
– Così va meglio.
– Birillo, mentre tu prepari io do una passata di aspirapolvere… però alle tre al massimo ricominciamo.
– Va bene alle tre ricominciamo, ma non mi ossessionare con queste cose, pure io voglio studiare ma non deve diventare un’ossessione.
– Però, Birillo, di cose ne abbiamo fatte tantissime e il libro che stiamo studiando adesso mi sembra piuttosto facile…
– Non cantare vittoria troppo presto, ma l’hai visto il manuale che cos’è? Mi fa spavento solo a guardarlo…
– Sì, ma se riuscissimo a finire il libro entro un paio di giorni potremmo passare al manuale già questa settimana… aspetta, facciamo così, invece di passare l’aspirapolvere ci leggiamo il primo capitolo del manuale, mentre tu cucini…
– Lo sapevo io che saremmo andati a finire così… va be’, però solo il primo capitolo, perché per il risotto non ci vuole più di mezz’ora…
– Ok, Birillo, grazie!
– Ma tu guarda questo! Mi deve torturare comunque… anche se in teoria per il mio bene…
– Allora, Birillo. Dunque: le problematiche giuprocessualistiche …
Andy entrò seriamente nell’argomento… quando il riso fu pronto lo mise nei piatti ma non interruppe Marco, il riso si freddò completamente e dopo quasi due ore il primo capitolo era stato letto. Cominciarono mangiare senza commentare il sapore del riso né il fatto che ormai fosse freddo.
– Cucciolo, però non sembra così difficile, ne abbiamo lette sessanta pagine…
– E’ vero ma quando una cosa sembra troppo facile bisogna diffidare sempre, forse non abbiamo capito niente…
– Certo è molto diverso dal diritto sostanziale, è proprio tutta un’altra logica, qui parla di figure, di rito… mi sa che queste cose sono molto più vicine alla pratica… chissà quanti processi si vincono e si perdono solo per questioni di procedura! Certo che chi ha in mano la tecnica del processo può riuscire a uscirne anche se ha torto…
– Birillo, ci mangiamo solo un po’ di frutta e ci rimettiamo a finire l’altro libro, se riusciamo a finirlo, dopodomani passiamo al manuale…
– Dai, Cucciolo, forza e coraggio… forse poi magari ci lascio la pelle il giorno prima di discutere la tesi… sai che meraviglia!
Lavorarono fino a tarda notte, senza interruzioni, le pagine andavano avanti facilmente, quasi troppo facilmente. Il terzo capitolo era ormai concluso, Marco si faceva portare dall’entusiasmo, Andy lo aveva seguito con la massima buona volontà, ma non voleva andare più avanti, era stanchissimo e non ce la faceva più.
– Dai, Cucciolo, adesso basta, ti prego, ne abbiamo fatto tantissimo…
– Va be’, sei stato bravissimo a tirare avanti fino a quest’ora, adesso basta… come va, Birillo?
– Dovrebbe andare tutto bene… però non lo so, forse sono troppo stanco…
– Ma veramente va tutto bene, Birillo?
– Cucciolo, io ti vedo entusiasta e questo mi fa piacere ma mi sembrano tutte cose strane, come fai a appassionarti a queste cose, sono cose che ti mettono di buon umore, si vede, ma a me sembra strano che tu ci possa trovare un entusiasmo, io ti seguo, Cucciolo, io ti voglio bene e non ti ostacolerei mai, anzi io cerco di fare tutto quello che ci può essere utile sotto questo punto di vista però l’entusiasmo non mi viene… adesso mi sento strano, parlo con te ma è come se non me ne importasse poi molto, è come se tu non mi potessi capire veramente, mi sembra inutile parlare con te, mi sembra di ripetere delle parti già scritte, io ti dico che mi vengono le malinconie e tu mi dici che non ce n’è nessuna ragione ecc. ecc., ma tu non lo sai che vuol dire avere dentro la malinconia, tu provi a fare la tua parte ma mi sembra che in effetti tu non riesca a capirmi, in certi momenti, non adesso, ma qualche volta è successo, avrei voluto rimanere solo, in certi momenti ho provato verso di te dei momenti di risentimento forte, come se tu mi stessi manovrando, lo so che non è così, razionalmente lo so, ma emotivamente certe volte reagisco male, mi sembra di non essere un uomo ma solo un giocattolo nelle tue mani, non lo penso sempre, ma quando mi sembra che tu non sia in sintonia perfetta con me, certe volte succede, anzi succede piuttosto spesso, quando capita io dentro di me ti rifiuto, mi chiudo e finisco per recitare un po’ la parte che tu vuoi sentire, in certi momenti mi verrebbe voglia di ribellarmi o forse vorrei solo che tu mi capissi di più… Cucciolo, mannaggia, mi sento strano, forse non mi va di parlare con te…
Marco gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui sul divano, Andy andò a sedersi e Marco si appoggiò alla sua spalla senza dire niente, erano entrambi assonnati, nessuno dei due aveva voglia di parlare o forse entrambi avevano paura delle parole, rimasero in silenzio, poi Marco poggiò la testa sulle ginocchia di Andy, generalmente succedeva il contrario, Andy si trovò un po’ spiazzato ma rimase in silenzio, passarono alcuni minuti.
– Birillo, che pensi?
– Non penso, sento che ci sei… è bello stare così, forse la comunicazione c’è più che con le parole… forse ci vorrà più tempo ma credo che finirai per capirmi veramente, adesso ti sento molto vicino…
– Anch’io, Birillo; è bello addormentarsi e farsi coccolare così, anche tu finirai per riuscire a capirmi fino in fondo… Andy…
– Che c’è?
– Ti voglio bene!
– Anch’io, Cucciolo. Chissà perché gli innamorati hanno sempre bisogno di conferme? … Ma tu ti senti innamorato veramente?
– Io sì, Birillo, dubbi non ne ho.
– Io i dubbi ce li ho, vorrei sentirmi innamorato di te, ma qualche volta non mi riesce e quando non mi riesce è brutto, mi sento solo, anzi, mi voglio sentire solo, certe volte penso alla morte, penso che non mi importa niente di niente, che la vita non ha senso, che io vado avanti solo perché ci sono e non faccio mai una cosa che voglio io veramente, adesso le cose che devo fare me le suggerisci tutte tu, a me sta bene così, ma certe volte lo sento che non sono cose mie…
– Per esempio?
– Per esempio l’università, non mi dice nulla, mi sembra un sogno tuo, non mio, a te piace l’idea di diventare avvocato, magari prima non ti ci eri messo come si deve e adesso sì, ma si vede che è una cosa che ti dà una spinta notevole, io ti vengo appresso, ma non è un sogno mio…
– Birillo, ma ti sarebbe piaciuta di più un’altra facoltà?
– No, per me una vale l’altra, e poi come ho scelto la facoltà universitaria lo sai, l’ho scelta solo per fare dispetto a mio padre e questo dice tutto.
– Ma a parte l’università ci sono altre cose che ti piacerebbe fare?
– Io avevo i miei sogni, ma erano tutti sogni affettivi, voglio dire che sognavo di trovare un ragazzo che mi volesse bene e non ne avrei mai potuto trovare uno meglio di te, e poi ci sono i tuoi… io da questo punto di vista sono contento, in effetti i miei sogni li ho realizzati però penso che ci sia qualche altra cosa che mi lascia perplesso, cioè io non lo so se questa è proprio la mia strada… Certe volte vorrei vivere diversamente, chessò avere una famiglia mia vera, con te sto bene, ma non è proprio una famiglia, io credo che potrei vivere con una ragazza, che mi potrei sposare, che potrei avere figli e penso che queste cose adesso mi mancano, lo so, è strano però una specie di tarlo di questo genere mi sta entrando nel cervello, credo che alla fine di una ragazza che mi volesse bene potrei anche innamorarmi, ma può esistere una ragazza che può volere bene a uno come me?
– Penso che potrebbe esistere eccome, non so se tu potresti essere la felicità di una ragazza, questo non lo posso capire, è troppo lontano dalla mia esperienza, ma credo, anzi so, che volerti bene è una cosa assolutamente naturale, tu sei uno come si deve e poi sei buono dentro, sei assolutamente onesto e questo è importantissimo… ma Birillo, tu hai già qualche idea più precisa in mente, cioè c’è una ragazza in particolare che ti piace?
– Non lo so, però forse sì, ho dei ricordi di qualche ragazza che non mi era indifferente, ricordi vaghi, ma ce li ho, ti sembra assurdo?
– No, Birillo, non mi sembra assurdo affatto, tu sei una persona diversa da me, anche se io ti adoro, puoi benissimo avere esigenze affettive diverse dalle mie, come il mio sogno sei tu, il tuo sogno può benissimo essere una ragazza, non c’è nulla di strano, anzi…
– Cucciolo, ma io dico sul serio, non sono discorsi solo teorici, qualche volta penso che con una ragazza potrei stare bene, non lo so ma questa sensazione mi è venuta e potrebbe essere una cosa molto seria, io qualche volta, anni fa, per una ragazza ho avuto anche un interesse sessuale… e forse neanche tanto banale…
– Birillo, quello che dici può essere molto importante… però una cosa voglio che tu la sappia: io ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque, non è per le cose che mi hai detto o per il fatto che potresti metterti con una ragazza che posso volerti meno bene, Birillo, starò sempre dalla parte tua…
– Cucciolo, che cose belle mi hai detto… lo sapevo che non ti saresti alterato… ma una cosa del genere te l’aspettavi?
– No, veramente no… forse un pochettino sì, ne hai parlato troppe volte perché possa essere una cosa detta tanto per dire…
– Ma ti mette in difficoltà?
– Che ti posso dire… non lo so, adesso mi sembra di no, poi magari potrebbe succedere… Birillo, io per te farei qualunque cosa, rinuncerei pure a te per farti stare bene, e poi in ogni caso credo che anche tu continueresti a volermi bene lo stesso…
– Cucciolo, ma tu l’accetteresti veramente una cosa del genere?
– Se fosse una cosa che ti fa stare bene sì, l’accetterei senz’altro.
– Ma tu pensi che una cosa del genere sarebbe possibile?
– Birillo, io ogni tanto li vedo i tuoi momenti di malinconia, si vede che quando ti capitano sei senza entusiasmo, una spinta come quella potrebbe essere veramente fondamentale…
– Però, Cucciolo, per entrare in un’altra orbita io potrei avere bisogno di staccarmi da te, cioè potrei avere bisogno di avere un mondo tutto mio…
– Birillo, se tu vuoi io me ne posso andare a vivere a casa di papà e tu puoi stare qua… per il resto tutto come prima…
– Non corriamo troppo, Cucciolo, andiamo per gradi penso che potrei cominciare da cose più piccole… non so se dirtelo, Cucciolo, non lo so…
– Che cosa?
– Io credo che dovrei staccarmi un po’ da te anche dal punto di vista sessuale, ti voglio bene e mi piaci moltissimo ma mi sento dipendente, mi tenti molto ma mi sento un po’ condizionato, mi sembra tutto troppo ovvio…
– Birillo, tutto quello che vuoi tu! Se vuoi ti chiamo Andy…
– No, non ha senso, anche due amici si possono chiamare con un soprannome… piuttosto, Cucciolo, si potrebbero separare i letti, cioè potrei andare a dormire nell’altra stanza…
– Va bene, Birillo, come vuoi, non ti preoccupare.
– Ma tu non la prendi male?
– Birillo, se certe cose non le senti tue al 100% non devi essere tu ad adattarti…
– Ma a te dispiace?
– Certo che mi dispiace, ma la tua libertà vale di più, io desidero che tu mi voglia bene, se andare a letto insieme può creare difficoltà se ne fa a meno, non ti preoccupare, almeno mi resta l’idea di avere fatto la cosa giusta.
– Cucciolo, però non stasera, stasera stiamo insieme… perché io col mio Cucciolo ci sto bene… Cucciolo, abbracciami, ti prego, abbracciami adesso…
– Marco lo strinse fortissimo e Andy cominciò a piangere.
– Mannaggia, io non sto mai bene da nessuna parte, non lo so nemmeno io quello che voglio, mentre parlavo di andarmene a dormire solo mi dicevo: ma che stai dicendo? Ma perché? Però quando sto con te alla fine non sto bene lo stesso… Cucciolo, non ce la faccio più.
– Non dire niente, Birillo, non c’è bisogno di dire niente, cerca di stare sereno… ti voglio bene, Birillo, ti vorrò bene sempre, comunque. Andy, tu mi hai fatto rivivere e io cercherò in tutti i modi di farti stare il meglio possibile…
– Cucciolo, io dico veramente quando dico che mi potrebbe mancare una ragazza però ho bisogno anche di te, mi ci devi portare tu ad essere felice, io da solo non ci arriverò mai, devi avere pazienza Cucciolo, mi devi stare vicino, io lo so che mi vuoi bene, nessuno mi ha mai voluto bene come hai fatto tu…
– Birillo…
– Che c’è?
– Come ti senti adesso?
– Non mi sento perfetto, non mi ci sento mai, ma sto bene… andiamocene a letto, va’ e poi i letti non li separiamo nemmeno domani, mi basta sapere che se mi dovessi sentire strano potrei andarmene a dormire da solo e tu non ci resteresti male…
Se ne andarono in camera da letto, Andy si sedette sulla sponda del letto e cominciò a spogliarsi ma continuava a parlare.
– Ma tu te lo immagini come deve essere andare a letto con una ragazza, tu pensi che quando lo fai poi può nascere un bambino… proprio un’altra persona vera, come me e come te, questo succede solo quando vai a letto con una ragazza, cioè la vita comincia così… Cucciolo, queste cose mi affascinano…
– Io le ho rimosse, cerco di non pensarci mai…
– Però sono cose vere, quella è la natura, quella è la vita e ci vuole una ragazza, ci vuole una donna… sai che ho notato una cosa, tu dici una ragazza, ma non dici mai una donna, la parola donna l’hai tolta dal vocabolario…
– Sì, in un certo senso è vero.
– Tu non sei misogino, l’ho notato tante volte, semplicemente per te le donne, nel senso di persone di sesso femminile non esistono, non fanno parte del tuo orizzonte…
– Più o meno è così…
– Ma io credo che anche tu potresti incontrare una ragazza capace di farti cambiare direzione…
– Be’, non ti allargare troppo… il teorema può valere per te ma per me non credo proprio, io pensieri come quelli che tu stai meditando adesso non ne ho mai avuti, proprio mai, le donne, diciamo la parola, le rispetto ma non le amo, non so perché, forse è tutto sbagliato, forse chissà perché… ma io non le amo, proprio come ci sono tanti ragazzi che per un altro ragazzo non potrebbero provare assolutamente un sentimento d’amore, perché non è nel loro archetipo…
Andy si infilò nel letto.
– Cucciolo, potremmo fare un esperimento, domani mattina me ne potrei andare all’università da solo… o la cosa ti sembra assurda?
– Non mi sembra assurda, mi sembrerebbe solo una perdita di tempo per lo studio, ma solo per quello, comunque anche con il libro siamo abbastanza avanti e credo che la cosa si possa fare.
– Va bene, però poi, quando torno non mi fare domande e non mi guardare strano…
– Promesso, Birillo, ce la metterò tutta per non essere invadente…
– No, non è per quello… se succede qualche cosa tanto sono io il primo a dirtela, ne posso parlare solo con te…
– Ok Birillo, domani facciamo come hai detto tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Domani me ne vado per conto mio ma stasera abbracciami.
Marco non se lo fece dire due volte.
– Birillo, mi rivolti come un pedalino, però per me sei tutto!
– No, Cucciolo, non mi dire queste cose, sono delle trappole psicologiche…
– Scusami Birillo, però quello che volevo dire lo hai capito lo stesso…
– Domani mi accompagni all’autobus…
– Se vuoi ti porto in macchina all’università…
– No, solo all’autobus… ma adesso abbracciami, non credo che sarà l’ultima volta, anzi penso proprio di no, però stanotte mi sento più libero… Cucciolo… pensi che sono pazzo?
– No, sento solo che ti voglio bene e che mi vuoi bene pure tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Ti andrebbe di fare l’amore… adesso?
– Birillo! Vieni più vicino!
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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

Pubblico qui di seguito il Dodicesimo capitolo di Andy Romanzo Gay, è il capitolo che amo di più di tutto il romanzo.
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– Cucciolo, mi vuoi bene?
– Dai, Birillo, lo sai benissimo!
– Ma tu dimmelo di nuovo! Che ti costa? A me fa piacere sentirlo! …Va be’ va’ lasciamo perdere, forse hai ragione, è meglio che faccio le cose un po’ più serie… Cucciolo…
– Che c’è Birillo?
– Ma tu hai mai pensato che io sono un po’ stupido?
– No, stupido proprio no, strano, almeno un po’, quello sì, qualche volta l’ho pensato.
– E perché?
– Be’ qualche volta… ma Birillo, lo sai benissimo e te l’ho pure detto…
– Sì, ma tu pensi che non sono maturo?
– No, che c’entra, io credo che tu abbia un modo di reagire che io non capisco sempre bene, ma è tutto qui.
– Anch’io qualche volta ho pensato che tu fossi un po’ strano, soprattutto quando non capivi quello che mi passava per la testa… Cucciolo… mi coccoli un po’…
– Vieni, Birillo! Mettiti qua.
– Mi piace tanto appoggiarmi a te, mi sento… non lo so nemmeno io perché ma mi sento in un modo che mi piace.
– Birillo…
– Che c’è?
– Ma tu sei felice? Voglio dire… ti senti a tuo agio?
– A mio agio sì… felice non lo so… forse no… ma non penso che si possa essere felici del tutto.
– Birillo, io adesso sto proprio benissimo, ci sei tu e io mi sento felice… che ti devo dire, sarà una cosa stupida ma a me una cosa del genere mi fa stare bene.
– Forse sarà perché a me mi prendono sempre le malinconie, che ne so, io sto bene qui, adesso, ma me la sento un po’ di malinconia dentro… che ti posso dire… credo che mi sentirò sempre insoddisfatto… ma non di te, credo proprio di me stesso, non credo che avrei potuto avere dalla vita più di quello che ho avuto, non lo so, certo che mi sento sempre un po’ strano, ma non lo so nemmeno io perché…
– Birillo…
– Sì…
– Io ti voglio bene, l’ho pensato dal primo momento che vicino a te sarei stato felice, non lo so, ma credo che tu sia il mio complemento biologico, starti vicino per me è proprio una necessità fisiologica, quando non ci sei io sto male…
– Cucciolo, quello pure io… certo, quando non ci sei mi manchi, la sento anche io la differenza, però… quando poi ci sei non riesco ad essere felice del tutto… non lo so… però un po’ di malinconia dentro mi resta lo stesso.
– Sai, Birillo, io credo che passerà col tempo…
– Io credo di no… credo che non ci sarà molto da fare… comunque, certo, meglio di come sto adesso non sono mai stato, voglio dire che questo per me è il massimo, almeno credo…
– Birillo…
– Sì.
– Ma come fai ad essere così tenero?
– Dai, non mi sfottete!
– Non ti sto sfottendo… è che non mi vorrei allontanare da te nemmeno per cinque minuti…
– Cucciolo… ma tu mi vuoi bene veramente?
– Birillo, lo sai benissimo.
– Qualche volta penso che anche tu stia un po’ recitando, io certe volte lo faccio, adesso quando ti ho chiesto se mi vuoi bene veramente te l’ho chiesto perché a te fa piacere sentirlo, certe volte io faccio un po’ di sceneggiata per te… aspetta, non fare quella faccia… io non ti inganno mai, almeno credo, ma un po’ di recita di quella che può piacere anche a te la faccio… ma la faccio a fin di bene e penso che anche tu possa finire per recitare un po’ nei miei confronti, certe volte penso che ti piace molto la parte dell’innamorato, di quello che sta cercando di dirmi in tutti i modi che mi vuole bene… insomma, tu ti sei scelto una parte e stai cercando di recitarla come si deve… non credo che tu dica cose false, ma le carichi un po’… non ti arrabbiare, voglio dire che ci metti qualche sottolineatura di colore in più e che ti piace fare così, io qualche volta un po’ lo percepisco, lo so che mi vuoi bene ma sei un pochino teatrale, la tua parte in commedia ti piace e cerchi di recitarla al meglio… Cucciolo, io lo so che è così… Non ti preoccupare non mi dispiace mica, anzi, certe volte aiuti anche me un po’ a recitare, certe volte sembriamo due amanti quasi perfetti… ma secondo te lo siamo?
– Sì, Birillo, io credo di sì.
– Dilla tutta, Cucciolo…
– Be’, va bene, in un certo senso hai ragione, ma adesso non mi demolire questa storia d’amore.
– Io non la demolisco, sto solo cercando di capire come stanno veramente le cose… che sono cose importanti lo so benissimo, lo sento, però… non lo so, ma tu credi che non si dovrebbe cercare di togliere certe atmosfere… non è che mi sembrino false ma non sono vere al cento per cento. Forse sto cercando di sminuire.. ma no, non credo, forse sto cercando di dimostrare che mi vuoi bene al di là di tutto… ma tu che pensi?
– Io penso solo che tu sei il mio Birillo e che ti voglio bene, se vuoi te lo posso dire in un modo meno enfatico, che mi piace stare con te, che mi sento a mio agio solo quando ci sei, che quando non ci sei mi manchi, però alla fine il senso è lo stesso.
– Ma tu sogni su di me ne hai mai fatti.. voglio dire progetti? Cioè ci sono cose che tu ti aspetti da me?
– Sì, altroché, mi sembra ovvio…
– E cioè?
– Be’ io sogno di restare sempre con te, vorrei che fossimo una cosa sola.
– E tu pensi che sarebbe possibile?
– In genere non mi sembrerebbe una cosa possibile, voglio dire che se non si trattasse di noi non mi sembrerebbe possibile… ma visto che siamo noi due mi sembra ovvio… non credo che ci sarebbe nessun bisogno di prevedere o di programmare nulla, verrebbe, anzi verrà, tutto da sé.
– E la libertà?
– La mia o la tua?
– Io alla mia credo di poterci rinunciare senza grossi problemi, ma la tua?
– Dici sul serio, Birillo?
– Sì, credo di sì, adesso mi sembra una cosa naturale, quasi ovvia, ma tu alla tua ci rinunceresti per me?
– Birillo, io ci ho già rinunciato da tanto tempo e non me ne sono nemmeno accorto e poi che significa rinunciare, io non ho rinunciato a nulla, io ho scelto di stare con te, non è una rinuncia, la mia libertà è quando sto con te.
– Be’, lo vedi, sei più generoso di me, a me sembra ancora una rinuncia, una rinuncia che farei volentieri ma in qualche modo una rinuncia, però quello che dici è vero pure per me, io ho scelto liberamente il mio Cucciolo… è bello quello che hai detto, mi piace! Lo faccio mio! E poi perché te l’ho messa in questi termini? … Lo vedi! E’ la mia piccineria mentale! Io sono una mezza cartuccia in tutto, anche in questo!
– Andy! Tu non sai quante volte mi fermo a pensare a te… certe volte la mattina ti guardo mentre sei ancora addormentalo e poi penso che io sto vicino a te e mi sembra che non si possa desiderare niente di più bello. E anche adesso, quando ti guardo mi sembri bellissimo, mi piacciono le tue incertezze, mi piace sentire che per te sono una persona rassicurante, mi piace pensare che posso farti stare meglio, mi posso sentire importante, penso che per te sono importante…
– Questo è vero, Cucciolo, per me sei un punto di riferimento fondamentale, sei la mia famiglia, mio fratello, il mio ragazzo, il Cucciolo… Chissà dove starei adesso se non ci fossi stato tu…
– Ma tu lo sai che prima non mi ero mai innamorato di nessuno? Sesso sì, qualche interesse di quel genere l’ho provato, ma non mi ero mai innamorato, proprio mai. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse essere veramente importante per me. Cioè proprio la vita a due non la concepivo, pensavo che un ragazzo gay avrebbe dovuto comunque accettare di stare solo, qualche amico, un po’ di sesso, ma una vita di coppia non me la immaginavo proprio, erano sogni ma non la consideravo un’ipotesi reale.
– Nemmeno io, Cucciolo, di queste cose ne sentivo il bisogno ma non le conoscevo affatto, non mi erano mai capitate, e poi se non c’è un’affinità di fondo certe molle non scattano e non credo nemmeno che sia un problema di sesso, io credo che adesso, per assurdo, se tu ti innamorassi di una ragazza io ti vorrei bene lo stesso, cioè mi piaci come persona, come serietà, come modo di reagire, io di te ho un rispetto profondo perché so che sei uno come si deve, cioè mi piaci proprio come persona, te l’ho detto se tu non potessi stare con me come facciamo noi io ti vorrei bene lo stesso e credo che alla fine anche se tu stessi con una ragazza continueresti a volermi bene lo stesso perché non è solo una questione di sesso…
– Be’ sì… credo che sarebbe più o meno così, comunque sono solo ipotesi teoriche, però credo che certe cose di fondo non si perderebbero comunque, e il discorso vale pure per te, in teoria anche tu te ne potresti andare per metterti con una ragazza o con un ragazzo e forse non è nemmeno un’ipotesi così remota, non credo che per questo ti vorrei bene di meno, non lo sentirei nemmeno come un tradimento, lo sentirei come un’impossibilità, mi dispiacerebbe tantissimo ma lo accetterei, quello che non sopporterei sarebbe l’idea di perderti del tutto, quello mi farebbe stare malissimo…
– Io qualche volta l’ho anche pensato che avrei potuto mettermi con una ragazza, ma prima, adesso non mi viene più in mente, a un ragazzo non ci ho mai pensato, ce ne sono di carucci e li guardo anche ma non c’è quel feeling… con te c’è stato… se tu ti mettessi con un ragazzo ci rimarrei malissimo, credo, ti vorrei bene lo stesso, probabilmente sì, penso che da quel punto di vista non cambierebbe nulla, adesso qualche volta mi sento ancora un po’ geloso di te, sarà stupido ma voglio che tu non sia distratto da altri interessi, devi essere mio. Non so come dire, Cucciolo, ma se ti dovessi stancare di me, ecco, questo è il punto, non tanto se ti dovessi innamorare di un altro, ma proprio se ti stancassi di me, mi sentirei malissimo, mi sentirei tradito, lo so che questi termini non significano nulla, lo so che i sentimenti non si possono controllare… però, almeno mi piacerebbe che tu me lo dicessi subito, che non facessi la commedia, questo non lo sopporterei perché mi distruggerebbe l’immagine seria che ho di te… Il mio Cucciolo con me deve essere onesto fino in fondo, mi può dire che non mi ama più o che si è innamorato di un altro ma me lo deve dire subito, non deve fare la commedia…
– Birillo! Non ti preoccupare, non scappo! Da quando stiamo insieme non ho mai pensato a nessun altro, qualche volta ho pensato che non sarei riuscito a vivere con te perché non riuscivo a capire quello che ti passava per la testa, certe volte sono stato veramente sul punto di chiudere tutto, mi sembrava che rimanere solo sarebbe stata una cosa più tranquilla, tu mi esasperavi… ma non ho mai pensato a nessun’altro. Certe volte credo di averti odiato, … veramente, mi sembravi invadente, violento, altre volte mi sembravi un caso patologico, uno che non è in grado di capire come stanno realmente le cose, uno fissato che vive delle sue fissazioni e basta, anche fissazioni di sesso, ma fissazioni, poi ho visto che avevi sbalzi di umore fortissimi e che eri tu il primo a starci malissimo… e poi quando vedo che tu stai male io non riesco ad allontanarmi da te, non so come dire, mi fai una tenerezza totale, in quei momenti passerei sopra qualunque cosa, quando ti ho visto a pezzi la rabbia mi è passata subito, quando ho visto che cercavi di tornare indietro e di non fare crollare tutto mi sono sentito dentro una tenerezza fortissima… Però non ho mai pensato che sarei stato meglio con qualcun altro, solo forse sì, ma con un altro certamente no… e poi adesso stiamo qui a parlare e stiamo abbracciati così e ci diciamo tutto… ma tu credi che cose del genere possano esistere in altre situazioni? E poi non credo che certe cose si posano perdere, e non credo nemmeno che mi potrei innamorare di nessun altro… non riesco nemmeno a pensarla una cosa simile… io non mi staccherei mai da te…
– Lo so, Cucciolo, questo lo so… Ma tu pensi che arriveremo ad avere un lavoro serio in comune, che tutta la storia dell’università andrà in porto? Io certe volte comincio a pensare che sia possibile ma poi penso che mi sto illudendo e che alla fine avremo solo passato qualche anno insieme, qualche anno bello ma non per l’università e per le prospettive di lavoro, ma qualche anno bello perché siamo stati insieme, ecco questo è il fatto… però qualche volta credo anch’io che la cosa sia possibile, prima non mi veniva proprio in testa, adesso, qualche prospettiva mi sembra che ci possa anche essere… non fosse altro che per papà e mamma… mannaggia, poveretti… si sono fatti in quattro per noi… lo sai che a me questa cosa sembra quasi incredibile… loro ci credono quasi più di te, sì, l’hai visto benissimo… credo che loro adesso stiano tirando un po’ la cinghia per farci stare bene… e io campo a ricasco, … mi hanno proprio adottato.
– Birillo, ma anch’io campo a ricasco…
– E allora mi sa che è meglio che ce la mettiamo tutta per cercare di arrivare a destinazione il più presto possibile… Cucciolo, ci dobbiamo comprare una casa grande in campagna con due appartamenti uno per noi e uno per papà e mamma, così almeno la vecchiaia se la possono passare in modo più tranquillo, mi piacerebbe veramente vivere insieme con loro, in due appartamenti separati ma vicini, d’altra parte se vivessimo proprio nella stessa casa credo che ci sarebbe un certo condizionamento reciproco, non mi sentirei completamente libero… lo so che lo sanno e che lo accettano, ma credo che non mi sentirei completamente libero comunque, magari ti potrei abbracciare mentre stiamo vedendo la televisione ma sesso credo che ne potremmo fare poco… Cucciolo… che pensi?
– Penso al futuro, penso che sarebbe veramente bello riuscire a costruire tutte queste cose e penso che col mio Birillo vicino ci riuscirò, che ci riusciremo. Quando stavo solo, prima di conoscerti, non riuscivo a fare niente, il tempo mi scivolava fra le mani e non riuscivo a concludere nulla, proprio nulla, ero abulico rispetto allo studio, ci avevo provato tante volte ma mai seriamente, un motivo vero per fare le cose serie non ce l’avevo… sì, è vero che papà e mamma si aspettavano qualche cosa da me… ma mi ci vedi tu a prendere da solo un librone come quelli e a mettermi a ripetere.
– Però lo sai Cucciolo che abbiamo fatto un lavoro veramente enorme… alla fine siamo riusciti a stare nei programmi, io all’inizio non l’avrei mai pensato, mi sembravano solo fantasie ma adesso stiamo già un pezzettino avanti… Cucciolo… e se adesso ci rimettessimo a studiare?
– Veramente non mi va proprio… però… mh, mi sa che forse sarebbe meglio. Birillo… dammi un bacetto, uno solo, e poi ci rimettiamo a studiare.
– Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma tu pensi che stiamo perdendo troppo tempo?
– No! Perché?
– Certe volte ho l’impressione che ti faccio perdere tempo e un po’ mi dispiace… no, no, va be’, adesso lasciamo perdere e cerchiamo di rimetterci a lavorare.
– Ma tu ti senti costretto?
– Non lo so, forse un pochettino, ma no, non credo, dai, su, su, non perdiamo altro tempo.
Marco prese il libro e cominciò a leggere stando seduto al tavolo, Andy si accomodò in poltrona, lavorarono per quasi due ore con una certa buona volontà che non poteva certo dirsi entusiasmo, poi Andy si fermò.
– Dai, Cucciolo, adesso facciamo una pausa, mi sono stufato.
– Dobbiamo proprio?
– Sì, dai, dieci minuti, facciamo mezz’ora, e poi ti prometto che mi rimetto a studiare ma adesso vieni qui, siediti vicino a me.
– Ma com’è che ti piace tanto farti coccolare?
– Cucciolo, adesso stai qui e abbracciami, sì, così e cerca di stare zitto, non c’è bisogno di dire niente mi piace stare così come se stessi per addormentarmi, così. Cuuuucciolo… Chissà che pensi?
– Be’ io..
– St! Zitto, non dire niente, tanto lo so quello che stai pensando.
Marco si limitò a sorridere.
– Cucciolo, ma a te ti vengono mai dei momenti di tenerezza come questa?
– Birillo…
– Zitto, non dire niente, tanto io lo so, te l’ho detto, … ma adesso stiamo zitti e fermi finché non è passata la mezz’ora, questi minuti me li voglio godere, mi piace sentirti respirare, sentire il tuo calore…
– Birillo, però così non è giusto.. devi stare zitto pure tu, pure io lo so quello che stai provando, perciò zitto!
– Ok.
Rimasero per qualche minuto in silenzio, Marco seduto sul divano e Andy steso, con il capo in grembo a Marco, entrambi avevano gli occhi chiusi, poi Andy si mise seduto vicino a Marco cercando di aderire a lui il più possibile, con il capo reclinato tra il collo e la spella di Marco. Andy non si muoveva. Marco aprì gli occhi e se lo vide vicino con un’espressione di beatitudine e di serenità totale, in quel momento anche Marco si sentì totalmente appagato, il pensiero del futuro non li preoccupava nemmeno un po’, il loro equilibrio sembrava perfetto, avevano davanti tutta una vita da vivere, una vita per amarsi, per vivere uno in funzione dell’altro per costruire il loro mondo adulto, per essere se stessi fino in fondo, per essere due ragazzi che si amano, nessuno dei due aveva in quei momenti il minimo dubbio che quello fosse amore, avevano superato la solitudine ed erano entrati in un’insperata vita di coppia, che appariva ad entrambi come l’unica cosa verso la quale si fossero sentiti sempre attratti, era in un certo senso il loro destino. A un certo punto Andy strinse Marco fortissimo, poi gli passò le mani tra i capelli e gli disse:
– Ti voglio bene, Cucciolo!… Dai adesso rimettiamoci a studiare, adesso ho ricaricato le batterie!
Marco fece cenno di mandargli un bacio e si alzarono insieme dal divano.
– Cucciolo, hai visto, non siamo eccitati, a me sembrava strano che non mi fosse successo, ma non è successo nemmeno a te.
Marco non sapeva che dire.
– Non c’è niente da dire, Cucciolo, io mi sento benissimo e tu?
– E me lo chiedi?
– Dai, adesso un caffè in cinque minuti e poi sotto coi libri.
Se ne andarono in cucina a preparare il caffè.
– Cucciolo, ma com’è che tra noi è stato tutto così facile? Cioè voglio dire che abbiamo fatto centro al primo tentativo… ma tu pensi che se fossimo stati un uomo e una donna sarebbe stato diverso?
– Francamente non lo so, non riesco proprio a immaginami una cosa del genere ma penso che tra un uomo e una donna il fatto che ci sono molte possibilità sia solo una complicazione, più o meno penso che ci si possa provare un po’ con tutti, per noi è il contrario, io di gente etero che ha avuto tante storielle più o meno serie ne ho conosciuta tanta…
– Ma io credo che succeda pure tra i gay, almeno tra quelli che frequentano i locali gay, fra quelli che si sono dichiarati pubblicamente… in fondo andare in quei posti significa andare a cercarci compagnia e avventure, un po’ come fanno gli etero chissà come sono le storie degli altri? Io credo che siano molto più complicate della nostra, a noi è andato tutto liscio…
– Be’, un po’ di problemini li abbiamo avuti anche noi…
– Sì, va be’, Cucciolo, ma quelli erano già problemi di coppia, erano proprio cose nostre, ma in effetti noi di gelosie e di forme di delusione vere non ne abbiamo avute.
– Sì, in sostanza è così…
– E poi voglio dire… non abbiamo avuto nemmeno fenomeni di disturbo esterni, non ci hanno mai messo in un giro di chiacchiere, non abbiamo mai subito i pettegolezzi di nessuno…
– Ma Birillo…i pettegolezzi di chi? Noi non conosciamo nessuno, è per quello che non ci hanno mai messo in mezzo, credo solo per quello, perché se facessimo vita sociale, anche solo un po’, che ne so, all’università o andando alle feste… vedresti che taglia e cuci, ma noi facciamo la vita dei frati…
– Be’, non proprio…
– Va be’, non dico da quel punto di vista, però certo noi andiamo poco girando.
– Cucciolo, ma a te manca la vita sociale, chessò, gli amici, le comitive?
– Ma per carità, lasciamo perdere! Stiamo così bene così!
– Mi sa che hai ragione, io prima avevo qualche volta un po’ di fantasie di andare un po’ più girando, ma poi mi sono passate, io sto bene solo quando sto con te, come adesso, Cucciolo, così quando parliamo, non solo quello… sì però sto bene quando posso discutere con te, non sei permaloso, non credi di essere il Padre eterno, mi rispondi in modo tranquillo, e poi mi piace quello che dici, mi ci ritrovo. Cucciolo…
– Che c’è?
– Ma se ci fosse stato il rischio di finire in mezzo alle chiacchiere tu che avresti fatto?
– In che senso?
– Cioè se per stare con me tu avessi dovuto correre il rischio dei pettegolezzi, che avresti fatto?
– Mh! Be’ non è così facile da dire… credo che avrei corso il rischio se fosse stato un rischio inevitabile ma se fosse stata una cosa in qualche modo voluta da te, chessò per esibizionismo o solo per la voglia di chiacchierare troppo con gente poco affidabile… non lo so, ma non credo che mi sarei buttato, avrei pensato che per te la pubblicità valesse più che la cosa in sé, che tu non fossi capace di dare valore alle cose che contano veramente, che avessi più bisogno di fare chiacchiere che di volermi bene e queste cose non mi sarebbero piaciute… voglio dire che la riservatezza deve essere assoluta, quando è impossibile per ragioni ambientali, alla fine, si può anche cercare di sopportare il pettegolezzo, ma se se ne può fare a meno è stupido mettere a rischio delle cose importanti per motivi del genere… non ti è piaciuta Birillo?
– No, in fondo hai ragione, solo uno stupido potrebbe mettere a rischio una cosa come quella che stiamo vivendo noi per la smania di chiacchierare troppo, io credo che alla fine è proprio per questo che ce ne siamo stati lontani da tutto e da tutti… e poi anche a me non sono mai piaciuti i ragazzi che vogliono essere gay in modo strillato, quelli troppo dichiaratamente gay, per carità, serve anche quello un po’ a muovere l’opinione pubblica, ma non è il mio tipo, quando ti ho notato alla festa, al primo momento non sapevo che pensare, mi lasciavi nel dubbio, stavi fuori del giro e questo mi faceva pensare molto ma non avevi nessuna caratteristica da gay teatrale, anzi… però non ballavi, non andavi a fare la corte o i complimenti alle ragazze… ma una cosa del genere non è poi così significativa…
– E tu allora? Se non ti fossi avvicinato tu io non lo avrei fatto, in fondo il primo passo l’hai fatto tu, neanche tu ballavi, qualche complimento e qualche sorriso alle ragazze lo facevi e tante volte all’università lo fai anche adesso e la cosa mi lasciava perplesso, ti ricordi quando sei venuto vicino al buffet e si è avvicinata quella ragazza e vi siete messi a parlare? Be’, io l’avrei ammazzata…
– In effetti ha dato fastidio anche a me, ma quella poveretta che ne poteva sapere di quello che ci passava per la testa, anzi erano cose con non avrebbe mai immaginato.
– Però io pure temevo che tu fossi etero, avevo cercato di decifrare tutti i segni possibili e immaginabili ma mi restavano comunque dei dubbi piuttosto grossi, te l’ho detto, se non ti fossi buttato tu io non l’avrei fatto, me ne sarei tornato a casa a farmi prendere dalle malinconie ma non l’avrei fatto.
– Proprio un Cucciolo imbranato! Pensa tu dove staremmo adesso se non mi fossi deciso…
– Non mi ci fare pensare, tanto adesso stiamo qui ed è quello che conta… Andy, ma lo sai che hai fatto bene a fare quello che hai fatto?
– Lo so, lo so… Ma tu sempre broccolo! Qua, se non rischio io, tu non ci pensi nemmeno…
– No, per pensare ci penso eccome, magari poi non mi butto…
– E hai detto niente!
– Birillo… dopo il caffè a studiare…
– Lo so, Cucciolo, non ti preoccupare, non ti faccio perdere tempo, adesso certe cose comincio a capirle da solo… dai, non perdiamo tempo… che facciamo? Leggi tu o leggo io?
– Tu, Birillo, comincia tu!
– Va be’, allora eravamo alla pagina…
Lo studio andò avanti con un certo entusiasmo per buona parte del pomeriggio.
– Cucciolo… scusa ma io sono stanco morto, forse ce la farei ancora…
– Be’, comunque abbiamo lavorato bene e abbiamo pure concluso molto… va bene, va’. Per oggi basta.
– Cucciolo, ma tu la rosa la guardi mai?
– Certo che la guardo, e pure tante volte, hai visto, cinque roselline le ha fatte, forse sono poche ma la piantina all’inizio era mezza distrutta ma adesso mi pare che stia benino.
– Non è vero…
– Come non è vero?
– Non sta benino, sta bene, e si vede… Mannaggia, Cucciolo, tu sminuisci sempre… e poi hai visto che sta tirando fuori tre rami a foglia.
– …
– Sì. Tre rami a foglia, vieni a vedere.
– Quelli lì?
– Sì quelli.
– E come fai a dire che non sono boccioli di fiori?
– Perché sono verde chiaro e non sono scuri come i bocciolo dei fiori.
– Ma non è che ci vuole un po’ d’acqua?
– No, ce l’ho già messa, va bene così. Cucciolo, me lo faresti un favore?
– Tutto quello che vuoi.
– Io sto crollando dal sonno, perché non ce ne andiamo a dormire?
– Senza cena?
– Sì, senza cena, ma guada che non è una proposta erotica, sono proprio sfinito.
– Ok, Birillo, come vuoi tu… subito?
– Sì, è meglio, credo che non ce la farei più a lavorare, sono stanco morto (fece un larghissimo sbadiglio).
– Andy…
– Che c’è?
– Lo sai che sei proprio bellissimo, sei assolutamente a tuo agio, si sente.
– Be’, ci mancherebbe… sono stanco morto, ma sto col mio Cucciolo… non riesco a pensare di stare meglio di così… Cucciolo, ma lo sai che dovremmo chiamare papà e mamma, non li sentiamo da tre giorni e loro non si sono fatti sentire.
– E’ vero, ma adesso è un po’ tardi…
– Perché non li chiamiamo lo stesso? Penso che a loro farebbe piacere anche se è mezzanotte, dai.
– Ok! Chiamo io?
– No, chiamo io, lascia…
La risposta arrivò solo al quinto squillo.
– Ciao mamma, sono Andy.
– Che bella sorpresa… come stai? Va tutto bene?
– Va tutto benissimo… è solo che stavamo parlando di voi e abbiamo pensato di chiamarvi subito… come state?
– Be’, papà sta benino, io ho un po’ di cistite e devo prendere gli antibiotici, però tutto sommato sto benino… e voi?
– Qui va tutto bene, ma è un po’ che non ci vediamo… perché non cerchiamo di combinare…
– Quando vuoi tu a noi sta benissimo, ci fa proprio piacere, volete venire domani a pranzo… o la sera… quando volete voi, quando vi porta meno disturbo, per noi è una festa quando venite… Andy, tu lo sai…
– Allora facciamo così, ci vediamo domani verso le due.
– Benissimo! Adesso ti passo un attimo papà che ti vuole parlare.
– Ciao Andy… lo stai mettendo sotto a Marco eh? Avete fatto già tante cose, state lavorando proprio bene.
– Aspetta, te lo passo un attimo.
– Ciao papà…
– Andy ti sta mettendo sotto a studiare eh!
– Certe volte non lo reggo proprio, è un cilindro compressore, però mi sembra proprio di cambiare vita, mi torna addirittura la voglia di studiare… allora domani alle due?
– Sì, sì, domani alle due…
– Ti ripasso Andy.
– Ciao papà, allora a domani.
– Ciao Andy… e ci ha fatto proprio piacere, questa telefonata è proprio una cosa bella… Andy…
– Papà, il merito è tutto di Marco, ha detto lui di chiamare.
– Allora a domani… Ciao e buona notte anche a Marco.
– Ciao papà e buona notte.
Chiusero il telefono.
– Birillo, ma perché gli hai detto che l’idea era stata la mia?
– Perché è meglio così…
– Lo vedi Birillo… come si fa a non innamorarsi di te? … Sei proprio dolcissimo.
– Cucciolo, io non ho fatto nulla… so solo che ti voglio bene, io prima facevo le cose per ripicca, quasi per odio, che si potesse fare una cosa per amore non lo pensavo nemmeno… poi ho trovato il Cucciolo, poi sono stato adottato e adesso non penso nemmeno a quello che devo fare, non premedito più le mie azioni, mi vengono da sé.
– A nanna, Birillo, adesso a nanna e domani sveglia alle sette!
Si prepararono rapidamente per la notte.
– Notte Cucciolo! … Però abbiamo fatto bene a chiamare… io penso che siano stati contenti…
– Eccome Birillo! Io non so se sono stati loro che ti hanno adottato o sei stato tu ad adottarli…
– Noi ci siamo adottati a vicenda…
– E’ vero Birillo, è così… Notte Birillo!
– Cucciolo, ti posso chiedere una cosa?
– Che cosa?
– Ma tu alla morte ci pensi mai? Cioè proprio al fatto che potrebbe toccare a te oppure a me… non come problema in generale, ma proprio come una cosa che può capitare a noi?
– Che ti dico, Birillo? Veramente non so che dire… forse non ci ho mai pensato, almeno non ci ho mai pensato seriamente, no, forse non ci ho mai pensato, anzi certamente non ci ho mai pensato.
– Lo sai che invece ogni tanto ci penso, penso che se dovessi morire io non mi preoccuperebbe molto, ma se dovessi morire tu penso che per me sarebbe proprio una cosa spaventosa, cioè credo proprio che non riuscirei più a vivere, io ho sempre paura di soffrire, per questo mi spaventa l’idea della morte, non è la morte che mi spaventa ma il dolore, se dovesse succedere a te di soffrire io non riuscirei a sopportarlo, non lo so, forse ti ammazzerei prima o mi ammazzerei prima, non posso sopportare l’idea che quello che stiamo vivendo adesso possa finire, magari potrà cambiare con gli anni, ma finire no, non riesco ad accettarlo… tu adesso stai qui, io ti posso toccare, ho bisogno di te, separarmi da te mi sembrerebbe come staccarmi da me stesso, come essere diviso in due. Cucciolo, ma perché si deve morire? Non è giusto. E poi noi non abbiamo fatto niente di male però dobbiamo morire lo stesso e non è giusto.
– Ma anche se avessimo fatto chissà che cosa sarebbe comunque assurdo farci morire per quello.
– Sì, lo so, forse hai ragione, però forse si potrebbe accettare la morte come modo di finire di soffrire ma noi stiamo bene, siamo felici così, per noi la morte sarebbe la distruzione di tutto, cioè sarebbe finire di vivere prima di cominciare… mi sembra tutto assurdo.
– Birillo… ma perché adesso tutte queste idee strane?
– Mah! Te l’avevo detto che sono un po’ strano… e poi è che ho paura di perdere tutto quello che ho adesso, adesso tutte queste cose me le voglio godere, dico pure lo studio, perché no, anzi, è una delle cose più importanti, in fondo tra noi è una specie di collante, è un modo di vivre insieme, di costruire in due… Cucciolo… Cucciolo! Mannaggia! Però non ti devi addormentare mentre stiamo parlando…
– Eh … No, non mi sto addormentando, è che mi sto un po’ annebbiando, perdonami Birillo ma casco dal sonno…
– Perdonami tu, io quando prendo a chiacchierare a ruota libera non mi fermo più… Notte Cucciolo!
– Ti voglio bene! Notte Birillo!
Andy si svegliò per primo, la giornata era nuvolosa e coperta, sembrava che potesse piovere da un momento all’altro. In genere Andy non era indifferente al cima e al tempo, si girò verso Marco.
– Cucciolo…
– Mh… che c’è, Birillo?
– Hai visto che giornata?
– No, perché?
– E’ tutto coperto… mi piacciono di più le giornate di sole… Cucciolo…
– Sì.
– Perché non mi prepari la colazione, oggi toccherebbe a me ma non mi va tanto…
– Mh… va be’, ci vado io, ma tra qualche minuto…
– No, va be’, ci vado io… forse è meglio…
Marco colse al volo il tono di quel: forse è meglio.
– No, ci vado subito… resta lì.
Si alzò rapidamente, andò a sedersi sul letto dalla parte di Andy, si chinò per dargli un bacio leggero leggero, poi gli passò un braccio sotto la nuca e lo sollevò verso di sé.
– Andy, va tutto bene?
– Non lo so, mi sento un po’ strano, mannaggia, mi succede spesso, non ti so dire che cosa c’è ma quando mi sento così mi sento strano…
– Ma c’è qualche motivo particolare?
– No, non credo, vedi Cucciolo adesso mi è piaciuto tanto che sei venuto a sederti qui, se non lo avessi fatto ci sarei rimasto male… Cucciolo, non lo so, ma mi vengono un po’ di malinconie, forse sono cose stupide, ma mi sento strano…
– Ma strano nel senso che non riusciresti a studiare?
– No… però mi piacerebbe essere coccolato…
– Birillo, io sto qui…
Marco gli diede un altro bacio leggero.
– Aspetta, Cucciolo, mi alzo anch’io…
Se ne andarono in cucina insieme, l’umore di Andy sembrava essere già più sereno.
– Cucciolo, facciamo così… cerchiamo di studiare il più possibile… non si sa mai, forse le cose concrete mi faranno passare le malinconie, ma forse sono già passate…
Marco gli scarmigliò i capelli poi aprì la credenza, mise un po’ di marmellata su un biscotto e lo porse ad Andy.
– Grazie, Cucciolo… è buono… ma che marmellata è? E’ strana…
– E’ marmellata di marroni… non ti piace?
– No, anzi, non mi dispiace.
Marco preparò rapidamente per la colazione, fece scaldare il latte e preparò due toast. Andy non si muoveva, lo osservava senza dire nulla.
– Tutto bene Andy?
– Sì, non ci fare caso… se non ci fossi tu mi prenderebbe proprio male ma già è passata… credo… e poi che sono strano forte l’hai visto…
– Andy… spicciati, che dobbiamo andare a fare la doccia e poi ci dobbiamo mettere a studiare…
– Faccio presto presto, non ti preoccupare.
Nel dire così Andy si infilò in bocca il toast tutto intero.
– Calma! Non ti ingozzare! Non ce n’è bisogno…
– Fatto, Cucciolo, fatto.
Entrarono insieme nella doccia ma si percepiva qualche momento di imbarazzo, non sapevano come comportarsi.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– C’è qualche cosa che non va?
– No, Birillo, è che non so come comportarmi, mi sento un po’ in difficoltà.
– Si sente, Cucciolo… ma mi dispiace, mannaggia, ho rovinato tutto un’altra volta…
– Vieni, Birillo…
Marco si avvicinò a Andy e lo baciò, non sapeva se spogliarlo o evitare, pensò che avrebbe fatto meglio a spogliarsi per primo, non sapeva che fare.
– Cucciolo, non ti sentire in difficoltà, non stare a elucubrare troppo, comportati come ti viene.
– Birillo, dai, spogliamoci e andiamo a sederci sul fondo della doccia.
Si spogliarono insieme, l’atmosfera non dimostrava alcuna valenza sessuale, andarono a sedersi sul fondo della doccia poi Marco regolò il getto in modo che fosse lievissimo e si sedette accanto a Andy.
– Va tutto bene, Andy?
– No, Cucciolo, mi vengono delle malinconie brutte e non so perché… mi viene quasi da piangere, non so perché, mi sento strano, per fortuna ci sei tu… ma è come se non mi bastasse più, come se tu non potessi fare niente per me… io vorrei comunicarti quello che provo ma non lo so nemmeno io quello che provo, non ti vorrei tenere fuori ma non ci riesco, mi viene da chiudermi in me stesso, ho come l’impressione che tanto tu non puoi fare niente.. Cucciolo, non so che dire, non ho niente da dire ma non so nemmeno restare zitto, non ci riesco, ho bisogno di parlare lo steso, magari a vuoto…
– Birillo, ma ti manca qualche cosa? Non lo so ma magari ti mancano i tuoi…
– No, non lo so, non credo… certo potrebbe anche essere, ma è assurdo, io coi miei non ho più un rapporto vero da anni, però potrebbe anche essere, non lo so, Cucciolo, non lo so proprio, no, forse questo non c’entra proprio… vedi, adesso stiamo qui, in altri momenti la cosa avrebbe un interesse erotico, ma adesso non è così, adesso mi sembra importante stare nudi insieme, stare vicini e basta, così, senza segreti almeno dal punto di vista fisico… io è come se ce l’avessi qualche segreto dentro e come se non te lo volessi dire, la sensazione è quella ma poi non riesco a capire di che cosa si tratta, è come se volessi tenere qualche cosa per me, Cucciolo, proprio come se non ti volessi bene abbastanza, e poi per me volerti bene è difficile, io vado sempre con le mezze misure, non lo so fare quel tutto o niente. Mi sento una cosa misera, non lo so ma non mi vengono entusiasmi mi sento giù di tono, in certi giorni da te mi sento coinvolto fino in fondo ma in certi giorni non succede, è come se mi venisse da pensare che mi sento un po’ stretto, ma non è così, cioè io non desidero nient’altro eppure non riesco a stare bene lo stesso.
– Birillo…
– Sì…
– Queste cose capitano un po’ pure a me però io ce l’ho uno scopo… cioè io ho te, quando non ti vedo su di tono mi sento subito coinvolto in modo radicale… è strano ma è proprio quando ti sento nei momenti giù che mi sento vicinissimo a te, in un certo senso penso che la possibilità di farti stare bene ce l’ho solo io…
– Cucciolo, certe volte non ce l’hai nemmeno tu, certo, se tu non ci fossi starei proprio malissimo, adesso posso parlare con te, lo so che mi stai a sentire e che cerchi di fare di tutto per farmi stare bene, questo l’ho sempre saputo… però, Cucciolo, certe volte mi sento proprio impermeabile… è come se non ci fosse nulla capace di toccarmi veramente… mi sento tanto stupido, non so mai essere all’altezza della situazione, sto sempre uno scalino al di sotto, cerco di fare del mio meglio, ma quando uno gli entusiasmi non ce li ha non ce li ha… Mah! Passami un po’ di sciampo va’.
Uscirono dalla doccia dopo pochi minuti, il sesso tra loro sembrava un capitolo chiuso, o almeno messo da parte.
– Birillo… ci rimettiamo a studiare subito?
– Sì, Cucciolo, tanto se mi faccio prendere peggio dalle malinconie alla fine non concludiamo proprio niente… però tu non mi prendere troppo sul serio, dopo passa, vedrai che stasera è tutto passato…
– Allora Birillo… leggi tu?
– Sì, forse è meglio.
Continuarono a studiare dalle nove fino all’una, il lavoro procedeva in modo serio, Andy non perdeva la concentrazione e in qualche momento si faceva prendere a tal punto dal discorso da sembrare un’altra persona, in quei momenti Marco pensava che il problema fosse superato, ma il tono ritornava rapidamente quello normale dello studio di routine. All’una Andy chiuse il libro.
– Cucciolo, adesso dobbiamo andare da papà.
Uscirono senza cambiarsi d’abito. In strada la conversazione riprese e Marco si rese conto che la malinconia di Andy non era passata.
– Come va, Birillo?
– Beh, insomma, tanto lo sai, un po’ così… e tu?
– No, io bene… però ti vorrei vedere sorridere.
Andy fece un bel sorriso a Marco.
– Grazie, Birillo, un sorriso così mi ci voleva.
– Cucciolo… e adesso come possiamo fare con papà e mamma, mi sa che dovrei mettere su un po’ di faccia di circostanza, ma tanto non mi riesce… chissà che mi diranno? E se poi mi viene che me ne voglio andare via? … Però forse ci vuole questo pranzo da papà.
Per strada pioveva, per terra c’erano pozzanghere da tutte le parti. Parcheggiarono e andarono al citofono, Andy volle che suonasse Marco, salirono al primo piano. Rosa stava sul pianerottolo, quando vide Andy allargò le braccia.
– Vieni, vieni, ma che bella cosa che avete fatto oggi… oggi è una giornata speciale.
Rosa abbracciò Andy che rispose con un entusiasmo un po’ più contenuto del solito, Rosa se ne accorse e rimase imbarazzata ma andò avanti secondo il solito copione. Anche Marco salutò Rosa in modo un po’ più ufficiale. Entrarono in casa, in cucina Rocco li aspettava col mestolo nella mano destra in una nuvola di vapore, nella sinistra aveva una grossa scodella di fettuccine fumanti, la poggiò, abbracciò Andy calorosamente.
– Andy, bello, come stai?
Andy fece un cenno come per dire che non si poteva lamentare, Rocco colse la cosa al volo.
– C’è qualche cosa che non va? Eh?
– No, papà, va tutto bene, più o meno…
– Che c’è Andy? Ce lo puoi dire?
– Certo che te lo posso dire… mi sento un po’ giù, tutto qua… mi dispiace che quando mi prende così alla fine rovino pure la giornata di Marco, lui, poveretto, fa di tutto per farmi stare bene ma io certe volte non ci riesco proprio.
– Andy, adesso mi devi dare una mano perché dobbiamo grattare il formaggio e dobbiamo preparare l’insalata e poi si va a tavola… tu mi dirai: ma prima mi inviti a pranzo e poi mi fai preparare l’insalata… guarda apri il frigo, l’insalata è già lavata, la devi solo asciugare e tagliare.
– Asciugare?
– Sì, asciugare,
– Ma con un panno?
– No, con la centrifuga, sta lì, sopra il frigo, la metti dentro e giri e l’acqua scola via tutta.
Andy eseguì.
– E’ caruccia questa cosa, sembra un giocattolo.
– E’ un bell’aggeggio ed è pure utile… così! Bene, adesso la tagli col coltello e la metti nell’insalatiera… ti sei lavato le mani?
– No.
– Allora… qua.
Andy si lavò le mani nel lavandino della cucina e cominciò a tagliare l’insalata, poi fu coinvolto anche Marco.
– Marco, senti, adesso mi devi grattugiare il formaggio, la macchinetta sta al solito posto.
Marco tirò fuori il parmigiano dal frigo, ne tagliò un bel pezzo e lo mise nella grattugia a rullo, poi cominciò a girare.
Rocco prese le olive snocciolate da mettere nell’insalata e ne passò una a Andy e una a Marco, Rosa entrò per condire le fettuccine, aggiunse il ragù fumante, nel frattempo l’insalata era pronta e il formaggio era grattugiato.
– E adesso tutti a tavola.
I posti ormai erano stabiliti, Andy e Marco sedevano vicini sul lato lungo del tavolo di fronte al televisore, che però era spento, Rocco e Rosa sedevano ai lati più stretti. Rocco fece i piatti, quello di Andy era enorme.
– Papà, per favore, un po’ meno, sono troppe.
– Macché troppe, vedrai come te le mangi…
Andy evitò di insistere.
Rocco cercò di rompere in ghiaccio, ma evitò di coinvolgere Andy in modo diretto.
– Allora, voi state sempre a studiare e vi dovete pure sostenere… Andy, se non ti va, non ti preoccupare…
– Papà, guada che Andy oggi non è in vena, non ce l’ha con te ma è un po’ giù di tono.
– Marco, lascia perdere, già ho ammorbato te stamattina, ma non vorrei rompere la scatole pure a mamma e a papà.
– Andy… tu qui non rompi le scatole a nessuno… tu stai a casa tua e se non ti senti a casa tua qui noi che ci stiamo a fare?
– Ma non sono cose che dipendono da voi, nemmeno da Marco, ma è che io non sto troppo bene.
– Ma hai bisogno di un dottore?
– No, mamma, non c’entra niente, è che non mi sento tanto contento, non so nemmeno come dirlo, mi sembrano cose stupide… sto un po’ giù e basta.
– Andy, bello, noi ti vogliamo bene perché sì ‘nu bravo guaglione e a me mi dispiace quando ti vedo così… ma Marco lo sa il motivo?
– No, ma non lo so nemmeno io, stamattina abbiamo parlato tanto ma certe volte non so nemmeno io quello che devo dire.
– Andy… vogliamo fare una cosa?
– Che cosa?
– Ce ne andiamo all’oliveto oggi pomeriggio? Tanto sono pochi chilometri… eh? Ti faccio vedere il mio paradiso.
– No, un’altra volta.
– Andy! Io insisto… vuoi dire di no a papà?
– Va be’, andiamo dove vuoi tu… però, papà, non ti devi mettere in complimenti…
– In complimenti? Andy! Ma che dici? Mo’ mi metto a fare i complimenti con te? Io ti ci voglio portare e ti voglio fare vedere una cosa che per me conta tanto, questo è il motivo, … e non solo questo… e allora? Ma tu non mi devi dire di no.
– Va bene, va bene, facciamo come vuoi tu.
– Allora facciamo così. Niente vino per chi deve portare la macchina, chi la porta? Andy a te ti escludiamo così un bicchiere di vino te lo puoi bere e forse ti fa pure bene, è tra me e Marco.
– E va bene, papà, la macchina la porto io.
– E invece no, la macchina la porto io! E quando mai papà deve togliere qualche cosa a voi…
Rocco versò il vino a Marco e a Andy e versò solo acqua nel suo bicchiere.
– Però cerchiamo di fare in fretta.
Rosa si mise in mezzo.
– Facciamo così, i dolci ce li portiamo lì.
Andy nel frattempo aveva finito il suo enorme piatto di fettuccine.
– Hai visto, Andy, che te le sei finite… adesso una cotoletta e l’insalata e poi tutti in macchina.
– Papà ma non è che piove?
– E allora, lì c’è la casetta nostra, 65 metri quadrati, ma c’è, sono due stanzette il bagnetto e il cucinino. Andy… ti posso fare una proposta?
– Che cosa?
– Ci restereste anche stanotte? Ce ne potremmo andare tutti domani mattina presto, lì la mattina è una cosa meravigliosa anche quando piove, tanto c’è tutto, anche i letti, sta tutto a posto.
Andy sgranò gli occhi e guardò Marco con una certa aria di perplessità, poi si voltò di nuovo verso Rocco.
– Ma non è troppo fastidio?
– Ma quale fastidio?
– Allora va bene.
– Rosa, prendi tu quello che serve, ma facciamo presto…
– Non ti preoccupare, tanto c’è anche la cena pronta, la metto nei recipienti e ce ne possiamo andare via… anche la frutta ce la portiamo lì.
Il pranzo finì rapidamente, Rosa non preparò il caffè ma scesero insieme al bar sotto casa, Rocco pagò il conto senza nessuna discussione ormai la regola era chiara, poi salirono in macchina.
– Allora, Andy, oggi finalmente ti portiamo a vedere l’oliveto, non ti credere chissà che cosa, è una cosetta piccola, più per divertirsi e giocare un po’ che per altro, però vedrai che ti piacerà, io lo so che ti piacerà. Io ci vado quasi sempre solo, la Rosellina mia non ci viene quasi mai ma quando ci possiamo venire insieme è una cosa bella, stiamo soli soli, prima ci venivamo con Marco, quando era piccolo, e gli piaceva pure, ma adesso è grande…
– Papà, non sfottere! Prima di conoscere Andy ci venivo eccome e ci sono stato sempre bene…
– E mo’ ci potete venire lo stesso, ci venite tutti e due, da soli, mo’ vi faccio fare le chiavi, una per te e una per Andy, ci potete venire quando volete, è bello, si sta tranquilli e poi proprio la campagna è una cosa bella… Andy, quando vi viene in testa di fare una passeggiata in campagna quella è casa vostra, non me lo dovete nemmeno dire, fate quello che vi piace a basta, ma io dico che ci verrete… tu che dici?
– Be’, non lo so, non so che dire…
– Magari tu eri abituato alle cose in grande stile, qua è tutto familiare, è tutto piccolo, non è una villa, è una casetta, solo una casetta con un po’ di terra… però è un posto dove si può stare tranquilli e poi è vicinissimo a Roma, se volete ci potete venire con l’autostrada e non ci mettete nemmeno cinquanta minuti, anche senza correre, noi adesso stiamo andando con la Tiburtina perché dobbiamo fare vedere a Andy dove si compra il pane e dove si compra il prosciutto… quello noi non lo facciamo…
Rocco continuava a parlare ma si rendeva conto che il suo era un monologo, Andy rimaneva in silenzio, la cosa continuò così finché non arrivarono a Tivoli. Rocco parcheggiò l’auto.
– Andy, adesso compriamo il pane e il prosciutto… ti piace il pane nero o preferisci i panini?
– Non so, fai tu, quello che ci vuole…
– Allora prendiamo una pagnotta grande, tre etti di prosciutto di montagna, un litro di latte… e poi? Andy, qualche cosa che ti piace?
– No, va tutto benissimo così.
Uscirono dal negozio. Rocco continuava il suoi discorsi.
– Il vino ce l’abbiamo, le olive pure, pure i pomodori, le patate e qualche altra cosa…
Andy fece una domanda.
– Scusa papà, ma il latte a che serve?
– Per domani mattina, per la colazione…
Andy ebbe un attimo di disappunto.
– Ce ne possiamo andare benissimo stasera, ma così, se volete, ci possiamo trattenere fino a domani, se partiamo di là alle sei siamo a Roma prima delle sette, sempre se voi volete, ma a questo ci pensiamo quando è ora.
Arrivarono all’oliveto, Rocco scese per aprire il cancello, poi rimontò in macchina e parcheggiò vicino alla casa. Il cielo si era aperto, il terreno era in lieve pendenza e verso Roma, a valle, si notava una pesante cappa di smog, Andy provò una strana sensazione di liberà.
– Ma che brutta cappa di fumo nero che c’è su Roma, mamma mia, non l’avrei mai pensato, qui c’è proprio un’altra aria, papà, ma qui è tutto un giardino… ma quanti metri sono?
– Non sono pochissimi, sono quasi due ettari, ma il terreno è in pendenza, va bene per gli olivi ma non è terreno da costruzione o da lottizzazione, cioè non vale molto…
– Ma è tutto curato, tutto pulito, fiori dappertutto… che belle piante di rose! Ma sono proprio belle!
– Queste sono piante che hanno più di 15 anni, ormai vanno da sole, io le poto solo due volte all’anno e ci metto un po’ di letame e niente altro, al massimo a novembre una spruzzata di verderame…
– Che begli olivi e come sono curati e quelle che sono?
– Vai, vai, avvicinati…
– Ma che profumo… che cos’è?
– E’ timo, qui cresce che è una bellezza, e quella è salvia, il rosmarino non viene bene perché è troppo freddo, ma c’è la maggiorana, senti che profumo…
– Ma è incredibile…
– E senti questa…
– Bellissima, sa di limone, ma che cos’è?
– E’ cedrina, e questa è lavanda, qui ci viene benissimo perché è terra calcarea.
– Ma è profumatissima…
– Ci si fanno i profumi… questo è issopo, questa dietro la casa, all’ombra, è mentuccia, poi i pomodori li conosci e pure i cetrioli e i peperoni, quelli verdi piccoli, ci sono pure due zucchine che sono ormai zucche ma che si possono mangiare lo stesso… Andy adesso non ti voglio annoiare con le varietà delle olive, quelle te le faccio solo assaggiare, adesso vieni a vedere casa… Ecco, è piccola piccola.
– Ma è un gioiello, ci stanno pure le tendine alle finestre…
– E che vuoi fare, la Rosellina mia ha fatto tutto lei…
– Ma che dici, Rocco? Qua hai fatto tutto tu…
– Andy, vieni a vedere, c’è pure una specie di sotterraneo, anche quello piccolo piccolo ma areato, sempre con la circolazione d’aria, vieni, vieni… Attento ai gradini… quelli sono pomodori secchi, questo peperoncino, e là sta un bel po’ di vino, aspetta, prendi questa qua, ne apriamo una sola, se no ce ne dovremmo portare una smezzata a Roma…
– E quel mucchio di terra che cos’è?
– Li ci sono le patate, si conservano così, al buio e sotto uno strato di terra, così non seccano e non cicciano, aspetta adesso ne prendo qualcuna, così tre o quattro bastano, poi un po’ di olive, così.
Usciti dalla cantinetta, Rocco passò le patate a Rosa, poi uscì di casa portandosi sempre appresso Andy.
– Andy, adesso ti faccio vedere come si fa un’insalata come si deve… vedi, un cespo di lattuga, due cetrioli, le olive ce le abbiamo, due pomodori, due peperoni da mangiare crudi… ti piace l’aglio nell’insalata?
– Non lo so, non l’ho mai mangiato… però credo che mi piacerebbe…
– E allora un po’ di aglio fresco, che è proprio tutta un’altra cosa… e poi un po’ di erbette, a gusto tuo, guada, quello è origano fresco… ci mettiamo due foglie di origano e una di maggiorana e se vuoi un po’ di mentuccia, il timo va bene per la carne ma nell’insalata non ci sta bene… purtroppo non c’è il limone, qui non ci cresce ma vedrai che non ce ne sarà bisogno, adesso portiamo tutto a Rosa che prepara… ma Marco dov’è andato a finire?
– L’ho visto andare dentro casa…
– Andiamo a vedere va’…
Lo trovarono nella stanza piccola, aveva sistemato i letti per la notte.
– Marco! Ma tu hai fatto tutto da solo…
– Be’ almeno così dopo non hai nemmeno la scusa che bisogna fare il letto…
– Ma allora è una trappola?
La domanda era rivolta a Marco ma rispose Rocco.
– Se la vuoi mettere così…
– Ma vi siete messi d’accordo prima?
– Birillo, tanto papà non lo fermo… lo potresti fermare tu, tu questo potere ce l’hai ma mi pare che non ne hai alcuna intenzione…
Rocco si intromise.
– Ragazzi… che facciamo? Mettiamo due sedie a sdraio fuori e ci prendiamo un po’ di sole, quello che c’è…
– O se no?
Rispose Andy.
– Se no ci mettiamo a curare un po’ l’orto e il giardino, tanto lì non si finisce mai.
– Giardino, papà, giardino, io non ho mai preso una zappa in mano ma credo che mi piacerebbe…
– Allora, Marco ti fa vedere dove stanno i vestiti per la campagna, vi cambiate e ci vediamo qui tra dieci minuti.
Andy rientrò in camera con Marco. Marco gli passò dei vestiti suoi che usava per la campagna, ma erano vestiti puliti e stirati, si cambiarono.
– Marco… ma perché tutta questa cosa?
– E’ tutto per te, Birillo… papà ha capito che c’era qualche cosa che non girava bene e ha cercato di coinvolgerti e c’è riuscito almeno un po’…
– Mah! Forse non del tutto…
– Dagli tempo… tu non lo conosci…
– Andiamo va’, non lo facciamo aspettare.
Si misero a lavorare in campagna, per Andy tutto era assolutamente nuovo, dal silenzio, al vento che cambiava da istante a istante, dal camminare sulla terra e non su un pavimento, alle piante viste da vicino.
– Papà, ma questo paradiso l’hai fatto tutto tu?
– No, la casa c’era già, io l’ho rimessa a posto, ma stava già in buone condizioni, però la campagna me la sono messa tutta a posto da solo, gli olivi, è ovvio, c’erano già, ma era tutto una massa di calcinacci e di croste di cemento, calce da tutte le parti, ghiaia grossa e piccola, polverino di calcare… qui intorno ci sono le cave di travertino… però qui amianto non ce n’era, questo terreno era di un signore che aveva una piccola cava di travertino sotto Tivoli, lavoravano, cioè macinavano gli scarti di lavorazione del travertino e poi li stoccavano qui, in pratica era una deposito di materiali di cava destinati all’edilizia, ma solo questo, era tutto sporco ma di polvere di travertino, di calcare, come la polvere di marmo… ma solo quello, e la cosa è importante perché l’amianto fa male alla salute, prima non si sapeva ma adesso si sa, comunque qui non ce n’è mai stato, se guardi in giro puoi vedere nel terreno delle zone più chiare e sono quelle dove c’era più calcare, quello superficiale me lo sono portato via alla discarica, sacco per sacco, ma quello già mescolato col terreno è rimasto lì, ma sicuramente questo era un terreno calcareo anche prima che ci facessero il deposito, qui le piante calcifughe, quelle adatte ai terreni acidi, non ci crescono proprio, avevo provato con una gardenia ma non c’è stato niente da fare… ma è così in tutti i terreni, il terreno buono per tutte le piante non esiste.
– Papà, e per l’acqua come fate?
– Per quella da bene usiamo l’acqua minerale, per tutto il resto, anche per innaffiare, c’è un pozzo, ma qui non c’è molto bisogno di innaffiare, ci piove in genere anche d’estate e le piante seccano difficilmente, l’acqua ci vuole solo quando trapianti un alberetto o metti una piantina di quelle molto superficiali…
– Papà… senti, ti vorrei chiedere un piacere però… no, no, niente.
– Come niente? Di che si tratta, dimmi!
– Me la daresti qualche piantina da mettere sul balcone, ti prometto che te la tratto bene…
– Ti puoi prendere tutto quello che vuoi, pure un olivo… Andy, dietro la casa ci sono dei vasi, prima di andare via ci prendiamo le più belle piantine che possono stare bene sul terrazzo ma quelle cose è bene farle all’ultimo momento, dimmi tu quelle che ti piacerebbero…
– Un po’ di piantine fiorite, di rose no, nemmeno quelle piccole, sono piante troppo grosse… non lo so, scegli tu quello che pensi sia meglio…
– Non ti preoccupare, allora faccio io… Andy, sono contento che me lo hai chiesto…
Andy rispose con un sorriso disarmato. Continuarono a zappare intorno alle piantine finché la luce non cominciò a calare, Marco e Andy non parlavano tra loro ma sempre in tre con Rocco, piano piano l’atmosfera si era rasserenata, Andy ogni tanto aveva finito per sciogliersi un po’ e per dire la sua e non solo in tono di cortesia, Rocco non si lasciava scappare l’occasione di notare il lavoro di zappa molto ben fatto da Andy.
– Guarda che bel lavoro hai fatto qua, questo per queste piante è una benedizione, così senza erbacce possono respirare un po’ e poi così arriva aria alle radici… Andy! Ma lo sai che ci sai fare! Mi sa che tu per la campagna c’hai una vocazione.
– Ma no! Faccio tutto a occhio.
– Papà, tu non lo sai quello che mi combina a casa con la storia della rosellina, se la va a guardare cento volte al giorno, ci ha messo i cartoni intorno, muove sempre la terra sopra e poi si mette lì con la lente a vedere se ci sono pidocchi, ma non ne ha mai trovato uno.
– Andy, tanto di pidocchi lì non ne puoi trovare, io non ce ne ho mai visti, c’è troppo sole e ci fa troppo caldo, almeno una cosa positiva c’è…. Ragazzi, ma non vi siete stancati?
– Un pochetto sì.
– E allora adesso tutti dentro, ci cambiamo, ci laviamo e poi tutti a cena.
Andy ebbe un pensiero gentile.
– Papà… senti, gliela porto una rosa a mamma?
– E come no… vedrai che sarà contenta.
Andy scelse una rosa in boccio di colore chiaro. Rientrarono in casa, era tutto apparecchiato per la cena.
– Venite, venite, accomodatevi, avete lavorato tutto il pomeriggio. Andy! Che balla rosa, che bel pensiero hai avuto, mo’ la metto subito nel vaso, ma voi accomodatevi…
– Mamma, forse ci dovremmo dare una lavata…
Fecero un turno per la doccia, entrò prima Andy, poi Marco e per ultimo Rocco, Andy e Marco avrebbero fatto la doccia insieme ma ne fecero a meno, neanche mezz’ora dopo erano tutti e tre a tavola. In ogni piatto c’erano due grosse fette di pane nero imbottite di prosciutto, al centro della tavola troneggiava una enorme insalatiera piena di verdura coloratissima e profumata. La luce era piuttosto bassa, l’atmosfera distesa, non c’era televisione.
– Allora, Andy, che ti pare della casetta e della campagna?
– E’ bellissimo, è un posto che non avrei mai immaginato così, è tutto tranquillo, tutto ordinato e poi si può stare fuori… è bello, è veramente bello…
– Adesso qui ci potete venire quando volete, ve ne potete venire qui a studiare un pomeriggio o anche per qualche giorno di fila, hai capito, Andy… fate tutto quello che volete.
– Papà, ma per le piantine da portare a Roma come facciamo, se domani dobbiamo partire presto…
– Tu non ti preoccupare, domani mattina troverai tutto in ordine, te ne preparo tre, solo tre ma sono belle, le ho già scelte, vedrai che ti piaceranno…
– Questo non c’è bisogno di dirlo.
Andy finì il suo panino, poi prese l’iniziativa di prendersi l’insalata, mentre lo stava facendo ebbe un attimo di esitazione.
– Scusate… però deve essere così buona… insomma, io non aspetto, me la prendo e basta.
– Oh! Così mi piace… qui non si chiedono permessi.
Andy guardò Marco.
– Sei stanco, eh?
– Insomma… un po’ sì, e tu?
– No, io potrei ricominciare da capo anche subito, non mi stanco tanto facilmente.
Andy prese la pagnotta e se ne tagliò una fetta, poi mise un po’ di olio nel fondo del piatto, con un pizzico di sale e qualche oliva. A un certo punto gettò la schiena all’indietro.
– Ma come si sta bene qui!
– E vedrai adesso che dormita che ti farai e domani mattina quando ti svegli tutti i doloretti che senti adesso non li senti più.
– Rocco, ma che stai dicendo, loro sono giovani, i doloretti ce li abbiamo noi…
– Be’, qualche dolore me lo sento pure io, magari Andy no, lui fisicamente è molto resistente, ha una forza enorme e una resistenza incredibile.
Andy sembrava sereno, Rocco gli avrebbe chiesto della sua malinconia ma ebbe l’impressione che il problema fosse risolto. Finita la cena, Rocco mandò i ragazzi subito a letto.
– Allora! Adesso a letto, domani sveglia presto, ma adesso a dormire.
Andy pensò ai piatti sporchi.
– Papà, senti, adesso voi ve ne andate a dormire e noi facciamo i piatti…
– No, Andy, voi ve ne andate a dormire e non pensate ad altro, io e Rosa mettiamo a posto tutto… su, su, niente storie… buonanotte Andy, buonanotte Marco.
Andy non sapeva come rispondere alla buonanotte, poi prese il coraggio a due mani e andò a dare il bacio della buonanotte a Rosa che lo abbracciò.
– Oggi ci hai fatti contenti, grazie, bello, grazie e statti sereno… buonanotte.
Andy diede il bacio della buonanotte anche a Rocco che non lo abbracciò.
– Andy, adesso sono contento perché ti vedo contento, non ci sta più la malinconia… buonanotte Andy, e domani mattina vi chiamo io, non vi preoccupate di niente.
Anche Marco diede a Rosa e a Rocco il bacio della buonanotte, anche se in genere si limitava ad augurare la buonanotte, poi se ne andarono nella loro camera, dove i letti erano separati, ma si misero entrambi nello stesso letto. Sentivano i rumori di Rocco e Rosa che rigovernavano in cucina mentre loro stavano abbracciati nello stesso letto. Andy cominciò sussurrando per timore che la sua voce potesse arrivare oltre la porta.
– Cucciolo… ma tutta questa cosa l’hanno fatta per me?
– Perché avevi qualche dubbio?
– No, ma perché?
– Dai, lo sai benissimo, loro dipendono da te, ma pure io… quando ti vediamo un po’ più pensieroso… e poi uno come te dove potevano trovarlo, sei unico, Birillo, unico.
– Tutti sono unici!
– No, tu hai una risposta affettiva forte e loro lo sentono eccome.
– Si però pure papà e mamma sono persone uniche, cose del genere per me non le farebbe nessuno… ma lo capisci Cucciolo, noi stiamo qui e loro stanno lì a lavare i piatti… in qualche modo non mi sembra giusto… però sai che alla fine mi sento veramente più sereno, in fondo sono rassicuranti, il fatto che mi accettino per me è importante…
– Ma, Birillo, non ti accettano, ti vogliono bene e secondo me la loro gratificazione ce l’hanno eccome.
– Cucciolo…
– Sì…
– Ma lo sai che mi sta venendo sonno… ti devo dire una cosa ma non la prendere male…
– Cioè?
– Qui con te sto bene ma il letto per due è troppo stretto e rischio di cadere per terra, se non ti dispiace me ne vado nell’altro letto…
– Ci mancherebbe, Birillo, certo che ci devi andare.
Andy cambiò letto.
– Com’è bello avere le lenzuola di bucato, è una bellissima sensazione sulla pelle… Cucciolo, l’hanno fatto per me, hai capito, l’hanno fatto per me! Adesso mi sto zitto… però ti voglio bene e anche a papà e a mamma, … vi voglio bene. Notte Cucciolo!
– Ti vogliamo bene, notte Birillo!
Andy non riuscì ad addormentarsi, tutto gli sembrava così nuovo e così strano che il suo cervello rimaneva vigile e girava all’impazzata. I rumori nella cucina finirono e Andy si rese conto che Rocco e Rosa erano andati a dormire, cercò di prendere sonno ma la cosa non gli pareva possibile, si alzò e senza fare rumore si diresse verso il letto di Marco, scostò la coperta.
– Posso, Cucciolo?
– Ti stavo aspettando… ma fai piano perché qui si sente tutto, c’è troppo silenzio.
– Ma tanto papà e mamma come stanno le cose lo sanno…
– Sì va be’, ma non tiriamo troppo la corda…
– Allora lo vedi che non lo accettano…
– No, dai, Birillo, il problema non è questo… però cerchiamo di non dare troppo nell’occhio…
– Ma lo vedi come sei… tu ti vergogni di me… almeno della situazione…
– Buono, Birillo, stai buono… ma che ti viene in mente, senti, lo facciamo domani…
– No! Dai, adesso…
– Ma per te passare i limiti è un impulso irrefrenabile…
– Sì, Cucciolo, e se ci sentono è pure meglio…
Andy cominciò ad alzare il tono della voce.
– Parla piano! Mannaggia, quando fai così ti strozzerei, tu mi vuoi sputtanare per forza…
– Tanto… più sputtanati di così…
– Buono! Stai buono!
– Ah! Così mi piace! Mi piace tanto vedere che ti posso mettere in crisi… e poi se papà e mamma ci vogliono bene veramente ci devono accettare come siamo…
– Birillo, non tiriamo troppo la corda…
– No! Io la voglio tirare per vedere se si spezza oppure no…
– Mannaggia… statti fermo… stai zitto! Almeno non fare troppo chiasso… io non capisco se tu adesso vuoi fare l’amore o vuoi solo dare spettacolo…
– Va bene… ho capito, va’, qui non c’è trippa per gatti, me ne torno al letto mio (e fece il gesto di alzarsi)…
– Aspetta! Dove stai andando?
– Al letto mio…
– Dai, Birillo, stai qua, ma non facciamo troppo casino…
– Cucciolo, noi adesso facciamo l’amore e domani mattina mamma trova le lenzuola sporche di sperma… bello eh? Io lo farei apposta…
– Tu saresti capace…
– A me gli ipocriti non sono mai piaciuti… e tu saresti quello coi comportamenti liberi… Cucciolo…
– Che c’è?
– E se mi metto a fare un po’ di mugolii sessuali a voce alta?
– Se ci provi ti castro!
Andy cominciò ad alzare un po’ la voce, Marco gli pose immediatamente una mano davanti alla bocca e Andy si zittì.
– Buono! Per carità!
– Tu c’hai paura, lo vedi, tu c’hai paura! Perché non li mettiamo alla prova mamma e papà?
– Birillo! Un po’ di rispetto lo dovresti avere, non dico di me, ma di loro… certe cose non se le meritano… tu tuo padre l’hai distrutto, ma il mio non lo devi distruggere…
– Cucciolo, ma tu credi che sto pensando cose cattive?
– Cattive no, ma un po’ provocatorie e secondo me non lo dovresti fare perché papà e mamma ti vogliono bene veramente e tu non li devi mettere alla prova per divertimento…
– Mannaggia, Cucciolo, mi sa che hai ragione! Certe volte sono proprio stupido, faccio come facevo con mio padre… mi sa che pure a lui alla fine gli ho rotto le palle oltre ogni limite… però lui se lo meritava, … va be’, va’… me ne torno a letto veramente…
– Birillo! Non mi cambiare umore… in effetti mi piace di più quando hai voglia di giocare…
– Allora adesso mi metto a mugolare di piacere…
– Zitto! …
– Cucciolo…
– Sì.
– Adesso, va bene, non facciamo stranezze troppo strane, ma tu pensi che papà e mamma mi vogliano bene veramente?
– Birillo, non te lo devo dire io, lo vedi da solo…
– Però se io poi la facessi qualche stranezza grossa…
– Ma che ti passa per la testa?
– No, voglio dire, se facessi qualche stranezza grossa non voluta, cioè se loro fossero messi alla prova proprio dalle circostanze…
– Birillo, mi sa che li abbiamo messi alla prova oltre ogni limite umano, penso che non si stupirebbero più di nulla, forse di una cosa sì: della stupidità!
– Mannaggia, Cucciolo, ma sei cattivo forte, mi dai certe frecciate tremende…
– Però secondo me ci vuole…
– Sì, lo so che ci vuole, però cerca di farmelo capire in modo meno brusco… in effetti è vero, provocare sarebbe una cosa stupida… mannaggia, Cucciolo, ma tu hai sempre ragione!
– Zitto, Birillo, e cerchiamo di dormire…
– Di dormire? No… che dormire? Cucciolo io voglio fare l’amore con te, qui, in questa casa, mentre papà e mamma stanno nell’altra stanza, magari zitti zitti… però non ci voglio rinunciare… lo facciamo al buio o accendiamo la luce… al buio mi piace meno perché non ti poso guadare negli occhi… Cucciolo…
– Sì.
– Che bello quando ti chiamo e mi rispondi: sì! Mi piace tanto! … non lo so nemmeno se adesso mi va di fare l’amore con te, tanto non potrebbe essere una cosa più tenera di così e poi al tuo corpo mi sono così abituato che quasi non mi eccita più…
Marco rimase perplesso e gli allungò una mano tra le gambe.
– Bugiardo! Tu mi sfotti sempre!
– Dai, non ti arrabbiare.
Andy lo abbracciò strettissimo. Fecero l’amore con una grande carica di serenità e di dolcezza, la notte era tutta per loro ma non impiegarono molto tempo, Andy fece la massima attenzione a non sporcare le lenzuola.
– Cucciolo…
– Sì.
– Non è tanto piacevole fare l’amore dovendo stare attenti a non sporcare tutto…
– Lo so, ma…
– Ho capito, ho capito… mannaggia ma quante manovre, qui i cleenex non si contano più… ecco, così… mi pare che adesso è tutto a posto… Cucciolo, ti dispiace se mi ritiro nel mio letto.. se no domattina… Notte Cucciolo!
– Notte Birillo! … Sei meraviglioso!
– Questo lo sapevo. Notte Cucciolo!
Andy osservò l’orologio luminoso, non era nemmeno l’una e mezza. Verso mattina, quando si percepiva a stento la prima luminosità dell’alba fuori della finestra, Andy si svegliò, sentì dei rumori. Rocco si era alzato ed era uscito fuori di casa, Andy dopo qualche minuto sentì Rocco che apriva la macchina e sistemava alcune cose nel portabagagli, rientrò dopo una ventina di minuti. Andy sentì armeggiare in cucina, ma in modo molto cauto, come di uno che non vuole fare rumore, distinse il rumore dell’accendigas e provò una sensazione per lui nuovissima: Rocco gli stava preparando la colazione, la cosa fece su di Andy un effetto notevole, non aveva mai provato in modo così netto la sensazione che un’altra persona, diversa da Marco, potesse fare una cosa simile per lui, si voltò verso Marco che dormiva ancora e pensò che per Marco quei rumori erano cose normali, Marco poteva non farci caso, lui era abituato a sentirsi coccolato. Andy si alzò, diede un bacio leggerissimo a Marco e se ne andò in cucina.
– Andy, che fai, torna a dormire, c’è ancora quasi mezz’ora, vai a dormire…
– No, io voglio stare qua, c’è tutta un’atmosfera così strana, è ancora buio e poi ti ho sentito quando ti sei alzato…
– Mannaggia, Andy, mi dispiace, ho cercato di fare piano ma qui si sente tutto.
Andy pensò per un attimo a quello che era successo la sera prima.
– No, voglio dire che in effetti non mi riesce tanto di dormire… qui è tutto nuovo per me… anche il fatto che tu mi stai preparando la colazione, mi sembra così strano… però la cosa mi piace molto…
– Andy, mettiti un giaccone pesante che ti faccio vedere le piantine che ti ho preparato…
Andy si mise il giaccone e uscì appresso a Rocco.
– Ecco, guarda, sono solo tre ma sono vive vive e dovrebbero crescere bene sulla terrazza…
– Ma che piante sono?
– Sono una gazania, quella con quei fori gialli che sembrano margherite, un timo volgare e quello che sembra un tappetino verde è timo serpillo, il timo è profumato e la gazania è fiorita.
– Che belli… grazie…
– Vieni dentro che qui fa ancora freddo. Senti come si sta meglio dentro!
– E’ vero è proprio un’altra temperatura, ma c’è il riscaldamento?
– No, è che la casa accumula calore di giorno al sole e poi lo perde lentamente durante la notte…
– Papà, ti posso chiedere una cosa?
– Tutto quello che vuoi.
– Ma ieri notte avete sentito un po’ di trambusto?
– Sì, sì, l’abbiamo sentito… Ma mo’ intanto prenditi questo caffè bollente…
– Papà, ma ieri notte che avete pensato…
– Andy, non mi mettere in difficoltà! … Mannaggia ma mi devi mettere in crisi per forza…
– Scusa, ma volevo sapere… no, no, scusa, hai ragione…
– Andy… e tu l’hai sentito il trambusto che abbiamo fatto io e Rosa?
– No…
– Allora si vede che siamo stati più bravi di voi.
Andy rispose con un larghissimo sorriso.
– Ti piace con tanto caffè… così ti svegli meglio… o lo preferisci leggero…
– No, meglio carico…
– Vai a chiamare Marco che io vado a vedere se la mia Rosellina s’è svegliata.
– Papà, ma tu credi che mamma abbia sentito quello che abbiamo detto prima?
– Sì che l’ha sentito, non è mica sorda… ma non mi guadare con quella faccia… dai, vai a chiamare Marco!
Andy si sentiva strano, quello scambio di battute con Rocco aveva per lui quasi il valore di una rivelazione… lo avevano accettato veramente! Gli sembrava quasi incredibile, se ne andò da Marco, che era ancora addormentato, gli avrebbe raccontato tutto subito ma non c’era tempo di farlo, provò ad accennare la cosa sottovoce.
– Cucciolo, sveglia, andiamo a fare colazione… Cucciolo, la sai una cosa?
– Mh… che c’è? Che cosa?
– Lo sai che ieri sera ci hanno sentito, se ne sono accorti…
Marco lo guardò perplesso.
– Sì, se ne sono accorti, papà me l’ha detto un minuto fa e ha detto che pure loro… insomma, l’hanno capito, no, l’hanno proprio sentito ieri sera…
– Con tutta quella commedia che hai fatto se ne sarebbe accorto chiunque…
– Ma non ti dà fastidio?
– Be’ un po’ avrei preferito mantenere la nostra privacy ma la cosa non mi sconvolge…
– E allora tutta quella commedia che hai fatto ieri sera…
– Quella era per te… io lo sapevo che non l’avrebbero presa male, non sono mica stupidi…
– Andiamo, va’, non li facciamo aspettare.
Marco si alzò e si mise in ordine rapidamente, poi andarono insieme a fare colazione, Andy non sapeva fino a che punto poteva permettersi un comportamento disinvolto, poi decise di mantenere una certa riservatezza. Rosa non si era ancora alzata ma la colazione era pronta…
– Allora, ragazzi, su, che poi dobbiamo partire…
– E mamma?
– A mamma la colazione l’ho portata a letto, non sta tanto bene, ma non è niente di grave, voi preparatevi…
– Posso andare a salutarla?
– Certo, Andy, puoi fare tutto quello che vuoi…
Andy entrò nella camera di Rocco e Rosa.
– Ciao mamma, come stai?
– Niente, niente va tutto bene, e tu come vai?
– Io bene, ma tu non…
– No, Andy, non è niente, ho un po’ di doloretti, ma sono le solite cose, adesso, vai non ti preoccupare, va tutto bene…
Andy si avvicinò e le diede un bacio.
– Grazie, Andy, e statti sereno… hai capito?
– Sì, ho capito.
Finita la colazione misero a posto le ultime cose e si prepararono per la partenza, Rocco aveva già sistemato le piante nel portabagagli, sistemò anche quello che era rimasto delle provviste, poi arrivò anche Rosa, con due grosse sporte.
– Perché mi guardi, Andy? Questa è la biancheria e questa sono i vestiti della campagna.
– Ma tu lavi sempre tutto?
– E certo, così quando tornate qua vi trovate tutto sistemato…
– Allora… signori, si parte… ciao casetta, ciao campagna! Si torna a Roma…
In macchina parlarono pochissimo, Andy si addormentò quasi subito sulla spalla di Marco e non lo svegliarono. Quando arrivarono alla piccionaia, Marco gli diede una scossa.
– Birillo, sveglia, siamo arrivati…
– Mh… sì, ecco… Ciao papà, ciao mamma… quando ci torniamo?
– Quando volete voi, adesso la strada la sai, domani vi faccio avere le chiavi, così ci potete andare quando volete…
– Sì, va be’, ma quando ci torniamo tutti insieme?
– Andy, questo dipende solo da te, per noi va sempre bene, basta che ce lo fai sapere il girono prima, ma pure il giorno stesso va bene.
– Grazie! E’ stato bellissimo, proprio tutto bellissimo…
– Una cosa Andy…
– Sì…
– Non sei tu che devi dire grazie a noi, ma noi che dobbiamo dire grazie a voi… noi siamo due vecchietti, voi siete giovani…
– Va be’, va’, tanto avete capito…
– Ciao Andy, ciao Marco…
– Ciao papà, ciao mamma… Marco, su, andiamo…
Usciti dalla macchina continuarono a salutare finché la macchina di Rocco non svoltò l’angolo. Salirono a casa, ma dopo pochissimi minuti sentirono suonare il citofono, Andy andò a rispondere.
– Ciao Andy, sono papà, ci siamo dimenticati le piante, se mi apri il portone te le metto nell’ascensore e te le richiami su.
– Mannaggia, me ne ero dimenticato, ti mando subito l’ascensore.
– Ciao Andy, salutami Marco di nuovo.
– Ciao papà!
Nel dire così il tono della voce aveva un accento nuovo, un po’ più convinto. Uscì sul pianerottolo a prendere i vasi ma c’era anche un sacchetto di terra. Portò il tutto sul balcone.
– Cucciolo, adesso le dobbiamo mettere a posto subito, se no soffrono…
– Macché soffrono!
– No, Cucciolo, quelle sono piante, sono cose vive.
– Dai, ti do una mano così facciamo presto presto.
Si misero d’impegno, Andy fu meticolosissimo, scelse i vasi in ordine di grandezza, ci mise la terra nuova, poi girarono i vasi che avevano usato per portare le piantine con la massima cura per non rompere il pane di terra, e sistemarono le cose nel modo migliore, Andy aveva già deciso i posti: la gazzania nel posto più soleggiato d’angolo, e le due piante di timo subito sotto la rosa, l’insieme era gradevole e molto verde.
– Sai Cucciolo, papà ha detto che il timo serpillo cresce e riempie i vasi e si allarga, perciò l’ho messo nel vaso più basso e più largo, l’altro l’ho messo nel vaso conico perché accestisce a cespuglietto, anche la gazzania ha un vaso molto largo e poco profondo perché anche quella tende ad allargare e poi dovrebbe sopportare bene anche un po’ di siccità, ma tanto qui avranno tutta l’acqua che vorranno e pure il concime… Stanco, Cucciolo?
– No.
Risistemarono e ripulirono rapidamente la terrazza.
– Mannaggia, Cucciolo, che giornata!
– Perché?
– E’ stata una cosa stranissima, ma tu hai capito che loro ci hanno sentito ieri sera?
– Sì che ho capito… ma lo sapevano anche prima, secondo me l’hanno capito da quando ho detto che avevo conosciuto un ragazzo speciale…
– Be’, però io non mi aspettavo una reazione simile.
– Perché? Ti aspettavi che ti mangiassero?
– No, ma che fossero più distaccati, più formali…
– Andy, ma lo sai che si vede che una famiglia normale non l’hai avuta mai?
– Non è vero, io ho avuto una famiglia normale, è la tua che è una famiglia di marziani.
– Ma adesso ti è passata la malinconia?
– Mi pare di sì. Sì. Credo proprio di sì… però sai Cucciolo, tu non mi basti mica, tu da solo non ci saresti riuscito a farmi passare la malinconia, ma loro ci sono riusciti…
– Sì, perché tu l’amore ieri sera l’hai fatto con loro, non è vero?
– Ma che c’entra quando dico che loro ci sono riusciti voglio dire che ci sono riusciti insieme con te.
– Così va meglio!
– Cucciolo, lo sai che mi sta venendo sonno…
– No, Birillo, adesso dobbiamo lavorare, approfittiamo del fatto che è presto e non perdiamo tempo.
– Uffa! Che pizza! Tu devi sempre rovinare tutto… va be’, va’, si fa come vuoi tu, tanto qui si fa sempre come vuoi tu…
– Su, Birillo, tutte queste cose le hai già dette mille volte, cerca di inventartene altre…
– Quando fai così ti ammazzerei!
– Ci andiamo a prendere un caffè al bar?
– No, Cucciolo, lo facciamo a casa, i quattrini non li dobbiamo sprecare…
Mentre Andy preparò il caffè, Marco sistemò la stanza per cominciare il lavoro, dopo pochi minuti erano immersi nello studio, ma questa volta non si trattava solo di leggere e di ripetere, ogni tanto si accendevano discussioni animate su questioni di diritto, ma da una parte come dall’altra non si passavano i limiti di una discussione di carattere scientifico, quando Marco riconosceva che Andy aveva ragione, cosa per la verità piuttosto frequente, si ritirava di buon grado.
– Ok, mi pare che potresti avere ragione, aspetta, sì, hai ragione, hai ragione, aspetta, rifammi un po’ tutto il ragionamento, ma mi pare che hai ragione.
Andy si sentiva gratificato, esponeva tutta la sua teoria con la terminologia più accurata possibile cercando di sottolineare tutti i passaggi logici. Marco quando vedeva Andy totalmente coinvolto nel discorso si astraeva un po’ dalla discussione e ammirava la gioia sul volto di Andy, lo vedeva trasfigurato, in quei momenti non lo avrebbe invaso nessuna malinconia, si sentiva forte e anche utile e Marco cercava di accentuare il più possibile questa situazione ed effettivamente anche Marco cominciava ad avere un panorama più approfondito della materia, i ragionamenti di Andy lo avevano sveltito, gli avevano insegnato le malizie tipiche della disciplina e Marco aveva l’impressione di avere ormai in buona parte colmato il gap iniziale di preparazione, qualche volta, quando Andy si lanciava in affermazioni non perfettamente coerenti, Marco glielo faceva notare, Andy accettava l’osservazione, un po’ a malincuore ma l’accettava e Marco gli chiedeva subito un bacetto, come per rifare la pace.
– Cucciolo… la facciamo finita coi libri… non ne posso più, è dalle otto di stamattina e abbiamo fatto l’una…
– Va bene Birillo, però dopo pranzo ci rimettiamo a lavorare, io col codice faccio ancora fatica, ci sono troppe cose che non ho capito…
– Ma quando mai… ormai lo sappiamo a memoria.
– Tu lo sai a memoria…
– No, Cuccilolo, lo sai a memoria pure tu, prima mi hai messo i puntini sulle i tante volte e citando il codice a memoria.
– E allora andiamo avanti, cerchiamo di vedere se riusciamo a finire il libro…
– Quello non sarebbe male ma ne rimane più di metà, bisognerebbe mettersi sotto come si deve, ma proprio con ritmo di battaglia…
– Birillo, ci dobbiamo provare…
– Lo so, mannaggia, devo stare attento a non correre troppo con la fantasia, certe volte mi faccio i conti degli esami e dei tempi e mi sembra che si possa fare tutto molto in fretta… lo sai Cucciolo, certe volte comincio a crederci…
– Be’ guarda che oggettivamente ci sono tutti i presupposti per crederci, in effetti non solo abbiamo fatto tutto quello che dovevamo fare ma ci stiamo avvantaggiando per novembre…
– Be’, avvantaggiando no, stiamo lavorando perché ci sono tantissime cose da studiare, non ci stiamo avvantaggiando, se mai non stiamo perdendo tempo… senti, andiamo a vedere le piante e poi cuciniamo… Cucciolo, lo sai che sono veramente belle, la rosellina adesso è fiorita ma anche le piante verdi sono belle, anche questo timo serpillo è bello, fa tutto un prato di erbetta verde e secondo me questo crescerà pure, forse è pure più bello di quello a cespuglio… che faccio, ci metto un altro po’ d’acqua?
– No, Birillo, ce l’hai messa stamattina…
– Sì, forse è meglio, però mi sa che devo coprire i vasi come ho fatto per la rosa.
– Quello magari sarebbe utile.
– Allora forza, dammi una mano che facciamo in fretta e poi ci mettiamo a cucinare, però non mi dire di no, così il terrazzo è già molto più bello, è vivo, si vede che questa è una casa abitata…
– Sì, si vede che è la casa di Andy…, è vero, Birillo, è tutto curato… c’è qualcosa di femminile…
– No… Cucciolo, che c’entra, c’è solo un po’ di attenzione alle cose belle e vive… lo vedi che pregiudizi hai?
– Ma io dicevo così per dire…
– Però anche così per dire non mi è piaciuta.
– Scusa, Cucciolo, il balcone è molto maschile…
– Ma no, è solo più bello, è solo più nostro, Cucciolo, alla fine piace pure a te…
– E’ vero, mi piace e credo che cercherei di tenere bene le piante anche se non ci fossi tu, tu me l’hai insegnato ma io l’ho imparato.
– Guarda un po’, con questi cartoni così ti sembra che può andare?
– Non avresti potuto fare meglio…
– No! Non avremmo potuto fare meglio!
– Hai ragione… ma adesso in cucina…
– Che ti faccio, Cucciolo? Facciamo una cosa un po’ sfiziosa?
– Ho capito, hai voglia di perdere tempo!
– Senti brutto stronzone, se dici un’altra cosa come questa te la faccio pagare!
– Scusa… facciamo quello che vuoi tu!
– Lo vedi quanto sei stupido, questa è una risposta stupida, mi dovevi dire, chessò, mi piacerebbe una scaloppina o mi piacerebbe una pizza, ma tu rispondi in modo stupido!
– Allora facciamo un risotto coi funghi.
– Così va meglio.
– Birillo, mentre tu prepari io do una passata di aspirapolvere… però alle tre al massimo ricominciamo.
– Va bene alle tre ricominciamo, ma non mi ossessionare con queste cose, pure io voglio studiare ma non deve diventare un’ossessione.
– Però, Birillo, di cose ne abbiamo fatte tantissime e il libro che stiamo studiando adesso mi sembra piuttosto facile…
– Non cantare vittoria troppo presto, ma l’hai visto il manuale che cos’è? Mi fa spavento solo a guardarlo…
– Sì, ma se riuscissimo a finire il libro entro un paio di giorni potremmo passare al manuale già questa settimana… aspetta, facciamo così, invece di passare l’aspirapolvere ci leggiamo il primo capitolo del manuale, mentre tu cucini…
– Lo sapevo io che saremmo andati a finire così… va be’, però solo il primo capitolo, perché per il risotto non ci vuole più di mezz’ora…
– Ok, Birillo, grazie!
– Ma tu guarda questo! Mi deve torturare comunque… anche se in teoria per il mio bene…
– Allora, Birillo. Dunque: le problematiche giuprocessualistiche …
Andy entrò seriamente nell’argomento… quando il riso fu pronto lo mise nei piatti ma non interruppe Marco, il riso si freddò completamente e dopo quasi due ore il primo capitolo era stato letto. Cominciarono mangiare senza commentare il sapore del riso né il fatto che ormai fosse freddo.
– Cucciolo, però non sembra così difficile, ne abbiamo lette sessanta pagine…
– E’ vero ma quando una cosa sembra troppo facile bisogna diffidare sempre, forse non abbiamo capito niente…
– Certo è molto diverso dal diritto sostanziale, è proprio tutta un’altra logica, qui parla di figure, di rito… mi sa che queste cose sono molto più vicine alla pratica… chissà quanti processi si vincono e si perdono solo per questioni di procedura! Certo che chi ha in mano la tecnica del processo può riuscire a uscirne anche se ha torto…
– Birillo, ci mangiamo solo un po’ di frutta e ci rimettiamo a finire l’altro libro, se riusciamo a finirlo, dopodomani passiamo al manuale…
– Dai, Cucciolo, forza e coraggio… forse poi magari ci lascio la pelle il giorno prima di discutere la tesi… sai che meraviglia!
Lavorarono fino a tarda notte, senza interruzioni, le pagine andavano avanti facilmente, quasi troppo facilmente. Il terzo capitolo era ormai concluso, Marco si faceva portare dall’entusiasmo, Andy lo aveva seguito con la massima buona volontà, ma non voleva andare più avanti, era stanchissimo e non ce la faceva più.
– Dai, Cucciolo, adesso basta, ti prego, ne abbiamo fatto tantissimo…
– Va be’, sei stato bravissimo a tirare avanti fino a quest’ora, adesso basta… come va, Birillo?
– Dovrebbe andare tutto bene… però non lo so, forse sono troppo stanco…
– Ma veramente va tutto bene, Birillo?
– Cucciolo, io ti vedo entusiasta e questo mi fa piacere ma mi sembrano tutte cose strane, come fai a appassionarti a queste cose, sono cose che ti mettono di buon umore, si vede, ma a me sembra strano che tu ci possa trovare un entusiasmo, io ti seguo, Cucciolo, io ti voglio bene e non ti ostacolerei mai, anzi io cerco di fare tutto quello che ci può essere utile sotto questo punto di vista però l’entusiasmo non mi viene… adesso mi sento strano, parlo con te ma è come se non me ne importasse poi molto, è come se tu non mi potessi capire veramente, mi sembra inutile parlare con te, mi sembra di ripetere delle parti già scritte, io ti dico che mi vengono le malinconie e tu mi dici che non ce n’è nessuna ragione ecc. ecc., ma tu non lo sai che vuol dire avere dentro la malinconia, tu provi a fare la tua parte ma mi sembra che in effetti tu non riesca a capirmi, in certi momenti, non adesso, ma qualche volta è successo, avrei voluto rimanere solo, in certi momenti ho provato verso di te dei momenti di risentimento forte, come se tu mi stessi manovrando, lo so che non è così, razionalmente lo so, ma emotivamente certe volte reagisco male, mi sembra di non essere un uomo ma solo un giocattolo nelle tue mani, non lo penso sempre, ma quando mi sembra che tu non sia in sintonia perfetta con me, certe volte succede, anzi succede piuttosto spesso, quando capita io dentro di me ti rifiuto, mi chiudo e finisco per recitare un po’ la parte che tu vuoi sentire, in certi momenti mi verrebbe voglia di ribellarmi o forse vorrei solo che tu mi capissi di più… Cucciolo, mannaggia, mi sento strano, forse non mi va di parlare con te…
Marco gli fece cenno di andare a sedersi vicino a lui sul divano, Andy andò a sedersi e Marco si appoggiò alla sua spalla senza dire niente, erano entrambi assonnati, nessuno dei due aveva voglia di parlare o forse entrambi avevano paura delle parole, rimasero in silenzio, poi Marco poggiò la testa sulle ginocchia di Andy, generalmente succedeva il contrario, Andy si trovò un po’ spiazzato ma rimase in silenzio, passarono alcuni minuti.
– Birillo, che pensi?
– Non penso, sento che ci sei… è bello stare così, forse la comunicazione c’è più che con le parole… forse ci vorrà più tempo ma credo che finirai per capirmi veramente, adesso ti sento molto vicino…
– Anch’io, Birillo; è bello addormentarsi e farsi coccolare così, anche tu finirai per riuscire a capirmi fino in fondo… Andy…
– Che c’è?
– Ti voglio bene!
– Anch’io, Cucciolo. Chissà perché gli innamorati hanno sempre bisogno di conferme? … Ma tu ti senti innamorato veramente?
– Io sì, Birillo, dubbi non ne ho.
– Io i dubbi ce li ho, vorrei sentirmi innamorato di te, ma qualche volta non mi riesce e quando non mi riesce è brutto, mi sento solo, anzi, mi voglio sentire solo, certe volte penso alla morte, penso che non mi importa niente di niente, che la vita non ha senso, che io vado avanti solo perché ci sono e non faccio mai una cosa che voglio io veramente, adesso le cose che devo fare me le suggerisci tutte tu, a me sta bene così, ma certe volte lo sento che non sono cose mie…
– Per esempio?
– Per esempio l’università, non mi dice nulla, mi sembra un sogno tuo, non mio, a te piace l’idea di diventare avvocato, magari prima non ti ci eri messo come si deve e adesso sì, ma si vede che è una cosa che ti dà una spinta notevole, io ti vengo appresso, ma non è un sogno mio…
– Birillo, ma ti sarebbe piaciuta di più un’altra facoltà?
– No, per me una vale l’altra, e poi come ho scelto la facoltà universitaria lo sai, l’ho scelta solo per fare dispetto a mio padre e questo dice tutto.
– Ma a parte l’università ci sono altre cose che ti piacerebbe fare?
– Io avevo i miei sogni, ma erano tutti sogni affettivi, voglio dire che sognavo di trovare un ragazzo che mi volesse bene e non ne avrei mai potuto trovare uno meglio di te, e poi ci sono i tuoi… io da questo punto di vista sono contento, in effetti i miei sogni li ho realizzati però penso che ci sia qualche altra cosa che mi lascia perplesso, cioè io non lo so se questa è proprio la mia strada… Certe volte vorrei vivere diversamente, chessò avere una famiglia mia vera, con te sto bene, ma non è proprio una famiglia, io credo che potrei vivere con una ragazza, che mi potrei sposare, che potrei avere figli e penso che queste cose adesso mi mancano, lo so, è strano però una specie di tarlo di questo genere mi sta entrando nel cervello, credo che alla fine di una ragazza che mi volesse bene potrei anche innamorarmi, ma può esistere una ragazza che può volere bene a uno come me?
– Penso che potrebbe esistere eccome, non so se tu potresti essere la felicità di una ragazza, questo non lo posso capire, è troppo lontano dalla mia esperienza, ma credo, anzi so, che volerti bene è una cosa assolutamente naturale, tu sei uno come si deve e poi sei buono dentro, sei assolutamente onesto e questo è importantissimo… ma Birillo, tu hai già qualche idea più precisa in mente, cioè c’è una ragazza in particolare che ti piace?
– Non lo so, però forse sì, ho dei ricordi di qualche ragazza che non mi era indifferente, ricordi vaghi, ma ce li ho, ti sembra assurdo?
– No, Birillo, non mi sembra assurdo affatto, tu sei una persona diversa da me, anche se io ti adoro, puoi benissimo avere esigenze affettive diverse dalle mie, come il mio sogno sei tu, il tuo sogno può benissimo essere una ragazza, non c’è nulla di strano, anzi…
– Cucciolo, ma io dico sul serio, non sono discorsi solo teorici, qualche volta penso che con una ragazza potrei stare bene, non lo so ma questa sensazione mi è venuta e potrebbe essere una cosa molto seria, io qualche volta, anni fa, per una ragazza ho avuto anche un interesse sessuale… e forse neanche tanto banale…
– Birillo, quello che dici può essere molto importante… però una cosa voglio che tu la sappia: io ti voglio bene e ti vorrò bene sempre e comunque, non è per le cose che mi hai detto o per il fatto che potresti metterti con una ragazza che posso volerti meno bene, Birillo, starò sempre dalla parte tua…
– Cucciolo, che cose belle mi hai detto… lo sapevo che non ti saresti alterato… ma una cosa del genere te l’aspettavi?
– No, veramente no… forse un pochettino sì, ne hai parlato troppe volte perché possa essere una cosa detta tanto per dire…
– Ma ti mette in difficoltà?
– Che ti posso dire… non lo so, adesso mi sembra di no, poi magari potrebbe succedere… Birillo, io per te farei qualunque cosa, rinuncerei pure a te per farti stare bene, e poi in ogni caso credo che anche tu continueresti a volermi bene lo stesso…
– Cucciolo, ma tu l’accetteresti veramente una cosa del genere?
– Se fosse una cosa che ti fa stare bene sì, l’accetterei senz’altro.
– Ma tu pensi che una cosa del genere sarebbe possibile?
– Birillo, io ogni tanto li vedo i tuoi momenti di malinconia, si vede che quando ti capitano sei senza entusiasmo, una spinta come quella potrebbe essere veramente fondamentale…
– Però, Cucciolo, per entrare in un’altra orbita io potrei avere bisogno di staccarmi da te, cioè potrei avere bisogno di avere un mondo tutto mio…
– Birillo, se tu vuoi io me ne posso andare a vivere a casa di papà e tu puoi stare qua… per il resto tutto come prima…
– Non corriamo troppo, Cucciolo, andiamo per gradi penso che potrei cominciare da cose più piccole… non so se dirtelo, Cucciolo, non lo so…
– Che cosa?
– Io credo che dovrei staccarmi un po’ da te anche dal punto di vista sessuale, ti voglio bene e mi piaci moltissimo ma mi sento dipendente, mi tenti molto ma mi sento un po’ condizionato, mi sembra tutto troppo ovvio…
– Birillo, tutto quello che vuoi tu! Se vuoi ti chiamo Andy…
– No, non ha senso, anche due amici si possono chiamare con un soprannome… piuttosto, Cucciolo, si potrebbero separare i letti, cioè potrei andare a dormire nell’altra stanza…
– Va bene, Birillo, come vuoi, non ti preoccupare.
– Ma tu non la prendi male?
– Birillo, se certe cose non le senti tue al 100% non devi essere tu ad adattarti…
– Ma a te dispiace?
– Certo che mi dispiace, ma la tua libertà vale di più, io desidero che tu mi voglia bene, se andare a letto insieme può creare difficoltà se ne fa a meno, non ti preoccupare, almeno mi resta l’idea di avere fatto la cosa giusta.
– Cucciolo, però non stasera, stasera stiamo insieme… perché io col mio Cucciolo ci sto bene… Cucciolo, abbracciami, ti prego, abbracciami adesso…
– Marco lo strinse fortissimo e Andy cominciò a piangere.
– Mannaggia, io non sto mai bene da nessuna parte, non lo so nemmeno io quello che voglio, mentre parlavo di andarmene a dormire solo mi dicevo: ma che stai dicendo? Ma perché? Però quando sto con te alla fine non sto bene lo stesso… Cucciolo, non ce la faccio più.
– Non dire niente, Birillo, non c’è bisogno di dire niente, cerca di stare sereno… ti voglio bene, Birillo, ti vorrò bene sempre, comunque. Andy, tu mi hai fatto rivivere e io cercherò in tutti i modi di farti stare il meglio possibile…
– Cucciolo, io dico veramente quando dico che mi potrebbe mancare una ragazza però ho bisogno anche di te, mi ci devi portare tu ad essere felice, io da solo non ci arriverò mai, devi avere pazienza Cucciolo, mi devi stare vicino, io lo so che mi vuoi bene, nessuno mi ha mai voluto bene come hai fatto tu…
– Birillo…
– Che c’è?
– Come ti senti adesso?
– Non mi sento perfetto, non mi ci sento mai, ma sto bene… andiamocene a letto, va’ e poi i letti non li separiamo nemmeno domani, mi basta sapere che se mi dovessi sentire strano potrei andarmene a dormire da solo e tu non ci resteresti male…
Se ne andarono in camera da letto, Andy si sedette sulla sponda del letto e cominciò a spogliarsi ma continuava a parlare.
– Ma tu te lo immagini come deve essere andare a letto con una ragazza, tu pensi che quando lo fai poi può nascere un bambino… proprio un’altra persona vera, come me e come te, questo succede solo quando vai a letto con una ragazza, cioè la vita comincia così… Cucciolo, queste cose mi affascinano…
– Io le ho rimosse, cerco di non pensarci mai…
– Però sono cose vere, quella è la natura, quella è la vita e ci vuole una ragazza, ci vuole una donna… sai che ho notato una cosa, tu dici una ragazza, ma non dici mai una donna, la parola donna l’hai tolta dal vocabolario…
– Sì, in un certo senso è vero.
– Tu non sei misogino, l’ho notato tante volte, semplicemente per te le donne, nel senso di persone di sesso femminile non esistono, non fanno parte del tuo orizzonte…
– Più o meno è così…
– Ma io credo che anche tu potresti incontrare una ragazza capace di farti cambiare direzione…
– Be’, non ti allargare troppo… il teorema può valere per te ma per me non credo proprio, io pensieri come quelli che tu stai meditando adesso non ne ho mai avuti, proprio mai, le donne, diciamo la parola, le rispetto ma non le amo, non so perché, forse è tutto sbagliato, forse chissà perché… ma io non le amo, proprio come ci sono tanti ragazzi che per un altro ragazzo non potrebbero provare assolutamente un sentimento d’amore, perché non è nel loro archetipo…
Andy si infilò nel letto.
– Cucciolo, potremmo fare un esperimento, domani mattina me ne potrei andare all’università da solo… o la cosa ti sembra assurda?
– Non mi sembra assurda, mi sembrerebbe solo una perdita di tempo per lo studio, ma solo per quello, comunque anche con il libro siamo abbastanza avanti e credo che la cosa si possa fare.
– Va bene, però poi, quando torno non mi fare domande e non mi guardare strano…
– Promesso, Birillo, ce la metterò tutta per non essere invadente…
– No, non è per quello… se succede qualche cosa tanto sono io il primo a dirtela, ne posso parlare solo con te…
– Ok Birillo, domani facciamo come hai detto tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Domani me ne vado per conto mio ma stasera abbracciami.
Marco non se lo fece dire due volte.
– Birillo, mi rivolti come un pedalino, però per me sei tutto!
– No, Cucciolo, non mi dire queste cose, sono delle trappole psicologiche…
– Scusami Birillo, però quello che volevo dire lo hai capito lo stesso…
– Domani mi accompagni all’autobus…
– Se vuoi ti porto in macchina all’università…
– No, solo all’autobus… ma adesso abbracciami, non credo che sarà l’ultima volta, anzi penso proprio di no, però stanotte mi sento più libero… Cucciolo… pensi che sono pazzo?
– No, sento solo che ti voglio bene e che mi vuoi bene pure tu…
– Cucciolo…
– Sì.
– Ti andrebbe di fare l’amore… adesso?
– Birillo! Vieni più vicino!
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Potete trovare gli indici dei capitoli pubblicati in rete alla pagina:
http://nonsologay.blogspot.com/2007/10/andy-romanzo-gay-indici.html

ANDY Romanzo gay 2002

Vi comunico che, in data 13 Febbraio 2017, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “ANDY” Romanzo Gay, scritto nel 2002.

Al momento la pubblicazione non è ancora completa, sono stati pubblicati i primi 13 capitoli (più di 400 pagine) su un totale di 24. Gli altri capitoli saranno pubblicati man mano che il lavoro di prima revisione e di formattazione di ciascun capitolo sarà completato.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore di due ragazzi gay, ricostruita nelle sue dinamiche psicologiche e nella sua complessità sulla base di documenti originali (lettere e diari) e sulle testimonianze dirette dei protagonisti.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project

GAY E MATRIMONI DI COPERTURA RECIPROCA

Caro Project,
mi chiamo Michele, ho 36 anni, vivo in un paese della Calabria ionica e mi trovo in un brutto momento per una serie di ragioni. Ho lavorato in condizioni molto precarie fino a novembre, poi è finito tutto. Lavoravo fuori dal mio paese e lavoravo da anni, guadagnavo poco, ma alla fine mi bastava per sopravvivere e per avere un minilocale in affitto in comune con un altro ragazzo, cioè in pratica una piccolissima casa. Avevo un amico, che per me era più di un amico, quello che condivideva il locale con me. Lavoravamo nello stesso posto, lui guadagnava meno di me ma né io né lui saremmo riusciti da soli a pagare un buco di casa dove vivevamo. Abbiamo deciso di condividere le spese e abbiamo preso insieme il minilocale, lo abbiamo ripulito, lo abbiamo arredato come potevamo e in qualche modo avevamo risolto il problema di casa. Tutto questo ormai diversi anni fa. All’epoca, io e il mio amico condividevamo solo l’appartamento (stanza unica). Era una vita piccola piccola, ma stavamo bene così. Io tornavo a casa dei miei genitori il meno possibile e quando ci tornavo era un’ossessione di discorsi di trovarsi una ragazza e sistemarsi. Non ne potevo più. Poi, col mio amico (lo chiamerò Giuseppe, ma non si chiama così) si è stabilito un clima di sempre maggiore confidenza. Lui è uno molto calmo, molto ritirato, non ha mai fatto stupidaggini e te ne puoi fidare. Insomma, arriviamo al fatto che mi deciso e gli dico come stanno le cose. Non so che reazione aspettarmi e magari potrebbe andare a pezzi anche la storia della casa in comune, ma non succede così, mi dice che lui è bisessuale, però, anche se ci conoscevamo da molti mesi, non lo avevo mai visto con una ragazza, e anzi le ragazze le teneva a distanza. C’è da dire che, però, pure non me, anche se stavamo sempre insieme e da molto tempo, non c’era mai stata nessuna manifestazione di interesse, come anche io non ero interessato a lui. In pratica eravamo solo amici, almeno fino al chiarimento, e nella sostanza lo siamo stati anche dopo, con un po’ di intimità in più, un po’ di coccole e sporadicamente anche un po’ di sesso. Stavamo bene insieme, senza pretese, la vita andava avanti giorno per giorno, ci capivamo. Non eravamo amanti nel senso che la gente dà a questa parola, ci volevamo bene e soprattutto andava bene così, non c’erano desideri frustrati, non c’era il tentativo di trasformare il nostro rapporto in altro. In pratica le cose andavano avanti così, diciamo bene, da sei anni, poi, all’improvviso l’azienda va in ristrutturazione e c’è il taglio del personale e siamo finiti fuori tutti e due. Per noi è stata una rovina totale. Ci siamo messi subito alla ricerca di alternative ma non abbiamo trovato assolutamente nulla, se non lavori giornalieri con paghe letteralmente di fame. In pratica siamo stati costretti tutti e due a tornare a casa dei nostri genitori. Giuseppe sta in un altro paese, piuttosto lontano. Quando va bene ci vediamo la domenica. Gli altri giorni io vado a lavorare nella campagna di mio padre e lui cerca di arrangiarsi con qualche lavoretto per il negozietto di famiglia, che dopo l’apertura del supermercato resta aperto quasi in perdita. La mia vita è a questo punto. Certe volte mi prendono attacchi di depressione terribile, ho visto crollare tutto il mio, anzi il nostro piccolo mondo, che per me era tutto e adesso sono di nuovo con i miei che hanno ripreso a insistere per farmi sistemare. Invitano a casa ragazze per farmele conoscere, io non mi faccio trovare e mio padre va su tutte le furie. D’altra parte è un tipo molto collerico e se avesse le idee chiare su di me non riesco ad a immaginare come reagirebbe. Devo fingere che tutti i miei malesseri sono legati al fatto che non lavoro, in buna parte è così, ma non posso negare che stare in famiglia e non poter stare con Giuseppe per me è distruttivo. Quando vado a trovare Giuseppe vedo che lui fa di tutto per tirarmi su di morale ma mi rendo conto che pure lui è a pezzi. La sua famiglia è pure peggio della mia, e noi adesso viviamo entrambi alle spalle dei nostri genitori. Mio padre, che ovviamente non sa niente di Giuseppe, mi ha proposto una cosa, cioè di andare a lavorare la terra con lui, perché ha un bel pezzo di terra che, lavorata bene, potrebbe rendere qualcosa, lui la vede come la soluzione ideale, e dice: “Ti sposi e te ne vieni a vivere con noi!” Per lui la soluzione è questa e va in bestia quando vede che io non ne voglio sapere. Non capisce perché una cosa, che a lui sembra la più ovvia del mondo, per me è del tutto priva i senso. Non arriverà mai a capire che lui è lui e io sono io, e d’altra parte io non perderò nemmeno tempo a spiegarglielo. Da qualche settimana c’è una novità che ha complicato ulteriormente le cose e cerco di spiegartela. Giuseppe ha una sorella, più giovane di noi, ma non è una ragazzina, ha 31 anni. Ha avuto tanti fidanzati ma di sposarsi non ne ha mai voluto sapere. I genitori hanno cercato di costringerla al matrimonio ma non c’è stato niente da fare. Qualche settimana fa, lei e Giuseppe hanno parlato chiaro e in pratica la sorella di Giuseppe si sente da sempre attratta verso le donne. Una domenica che sono stato da loro abbiamo parlato di questo fatto ed è stata una cosa liberatoria, penso per tutti e tre. Adesso la sorella di Giuseppe lavora nel negozietto dei genitori (che sono anziani e malandati) ma non ne può più delle pressioni dei genitori che la vogliono vedere sistemata a tutti i costi. Insomma, era venuta fuori un ‘idea, non lo so se è una cosa sensata, ma potrebbe pure essere, cioè io potrei sposare la sorella di Giuseppe e potremmo cercare di andare a vivere tutti e tre insieme, però per fare una cosa del genere dovremmo trovare un lavoro tutti e tre più o meno nello stesso posto e questo è quasi impossibile. L’idea del matrimonio è venuta fuori da sé in modo spontaneo e penso che né Giuseppe né la sorella l’avessero pensata prima. Però le complicazioni sarebbero moltissime, non tanto per me e per Giuseppe, ma per la sorella, perché da sposata per lei sarebbe molto più difficile trovarsi una compagna e poi io e lei dovremmo vivere insieme, il che complica ancora di più le cose. Però ci sarebbero i vantaggi di zittire i nostri genitori e io potrei anche continuare a convivere con Giuseppe. Sto cercando di riflettere su questa cosa da un paio di settimane, per cercare di prevedere tutti i possibili lati negativi. La sorella di Giuseppe è anche una bella ragazza e poi ragiona in pratica come noi, non è formalista, ma bisogna stare molto attenti, penso, prima di fare passi del genere. Poi c’è la questione che forse la cosa più ovvia sarebbe non il matrimonio ma l’unione civile, che è molto meno vincolante, ma i nostri genitori una cosa del genere non l’accetterebbero mai, per loro la strada è solo quella del matrimonio e nemmeno del matrimonio civile, proprio di quello in chiesa, che però ci creerebbe una marea di problema anche a livello legale, problemi che non riesco nemmeno a prevedere. Poi, sempre per restare nel mondo sei sogni, ci sarebbe l’idea di aprire una piccola attività commerciale in tre, sarebbe bellissimo e ci lavoreremmo tutti e tre col massimo entusiasmo, ma non qui, bisognerebbe trasferirsi nel nord dove la mentalità è un’altra e dove forse qualche possibilità ci sarebbe, ma ci vorrebbero troppi soldi e di soldi non ce ne sono proprio. Al momento il problema vero è il lavoro e finché non arriva il lavoro, tutto il resto rimane in sospeso. Project, che pensi dell’idea del matrimonio? Mi piacerebbe molto avere un tuo parere e magari anche il parare dei ragazzi del progetto. Se vuoi, pubblica questa mail, ma non i brani che ti ho scritto in corsivo. Fai tu, io mi fido.
Fammi sapere.
B.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=5978

QUESTI LEONI – Romanzo gay 1986

Vi comunico che, in data 5 Febbraio 2016, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “Questi Leoni” Romanzo Gay, scritto nel 1986.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore e di amicizia di due ragazzi.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project

AUGUST VON PLATEN OMOSESSUALE SECONDO RAFFALOVICH

Con il capitolo intitolato “Platen o l’uranista superiore”, André Raffalovich chiude il suo libro “Uranismo e Unisessualità”. Non è certamente un caso. Raffalovich ha sempre manifestato una notevole simpatia per von Platen e per la sua concezione dell’omosessualità, che viene celebrata da lui al termine del capitolo con accenti di autentico entusiasmo oltre che di condivisione morale.Va detto subito che Raffalovich, nella sua panoramica sugli omosessuali notevoli della storia e della letteratura si è fermato al primo ‘800, con l’unica eccezione di Wilde. Nel suo lavoro, quindi, non sono presenti personaggi fondamentali nella storia dell’omosessualità quali John Addington Symonds, Edward Carpenter e lo stesso Raffalovich, che appartengono alla seconda metà dell’800 e in qualche caso hanno esteso la loro attività anche ai primi decenni del ‘900.

Platen, come Grillparzer, Motitz, Goethe, e lo stesso Byron, appartengono ad un periodo, in cui il dibattito sull’omosessualità è ancora qualcosa di utopistico e di vago da collocare in un futuro di cui non si avvertono neppure gli albori.

La distruzione delle memorie e di molte lettere di Byron dopo la sua morte è il segno di quanto l’idea dell’omosessualità dell’autore fosse ritenuta improponibile.

Grillparzer e Moritz furono attentissimi nel difendere la loro onorabilità dal rischio di accuse di omosessualità. Tutti questi personaggi (con l’eccezione, forse di Byron) attraversarono periodi di dubbi, di oscillazioni e di incertezze circa la reale dimensione della loro sessualità perché del tutto o quasi privi di riscontri che potessero mettere in crisi il pregiudizio dominante. Vissero tutti storie eterosessuali in cui la partecipazione affettiva era veramente ridotta e che oggi non si faticherebbe a identificare come relazioni di copertura.

Byron, che aveva tenuto un comportamento più libero, fu costretto dal pettegolezzo ad abbandonare l’Inghilterra e non vi fece più ritorno.

Prima di Platen, i segni dell’omosessualità vanno ricercati in elementi biografici poco conosciuti o nelle ambiguità delle opere, dove sono quasi sempre trascritti in chiave eterosessuale. Per Platen non è così. Si potrebbe dire che Platen è il primo omosessuale nel senso moderno del termine, perché riconosce la sua omosessualità, almeno di fronte agli amici, che non lo rinnegano per questo, e afferma il suo diritto ad amare e ad essere amato da un amico di animo nobile, perché il suo sentimento non ha nulla di cui ci si debba vergognare. Ravvalovich interpreta il fatto che Platen ritenga dignitoso e altro il suo amore omosessuale ponendo per ipotesi l’idea che si trattasse di un amore senza sesso o quasi, e comunque con una sessualità estremamente sublimata, ipotesi proponibile forse per Platen giovane, ma probabilmente poco realistica per il periodo Italiano della vita del poeta.

Non va dimenticato che l’Italia, per tutto l’800, fu per i ricchi omosessuali del nord Europa un vero paradiso terrestre, del tutto privo del moralismo inglese e dell’ipocrisia tedesca in materia di sessualità.

Certo Platen, a quanto sembra, anche in Italia non condusse una vita sregolata al livello che sarà poi tipico di Wilde e sembra anzi mantenere atteggiamenti moralistici anche quando condanna poeti molto libertini che intendono creare un rapporto di amicizia con lui.

Ma Platen è moderno anche per un’altra ragione: il suo non circondare la sua vita e le sue poesie di troppe cautele lo espone al pettegolezzo e finisce per essere vittima di attacchi personali molto pesanti e triviali, ovviamente con l’accusa di omosessualità, avanzata nei modi più volgari da un personaggio come Heine, per altri versi eccellente e fine letterato di origini ebraiche. La polemica tra Heine e Platen naque per ragioni di orgoglio letterario, pare che Heine non avesse apprezzato molto una poesia di Platen e avesse espresso un giudizio molto critico, se non sprezzante, Platen rispose tirando in ballo le origini ebraiche di Heine e questi per tutta risposta si lasciò andare ad insulti contro Platen legati alla sua omosessualità.

La storia della querelle tra Platen e Heine è il segno di quanto l’accusa di omosessualità fosse (ed in parte sia ancora oggi) un’arma che si tiene in serbo e si può sfoderare ogni qual volta se ne presenti l’occasione.

Thomas Mann da dedicato un lungo saggio a Platen che, nella sua morte solitaria a Siracusa, per colera (forse), è l’Ispiratore di “Morte a Venezia”, da cui Visconti trasse il suo capolavoro cinematografico. Ma il lavoro di Mann su Platen, più che rappresentare una ipotetica lotta di Platen contro l’omosessualità, incarna in Platen l’analoga e ben più angosciosa lotta di Mann contro la propria omosessualità. Oggi, dopo la pubblicazione integrale dei diari di Platen, la lettura del personaggio fatta da Mann non può più essere condivisa. Platen, a differenza della stragrande maggioranza degli omosessuali colti della sua generazione (e anche di molti delle successive) aveva accettato la propria omosessualità e la considerava un valore irrinunciabile. Certo, in un mondo in cui l’omosessualità era penalmente perseguita in modo pesante e il negazionismo era l’unico atteggiamento di tutti, omosessuali compresi, un uomo come Platen passò la vita tra delusioni e frustrazioni, innamoramenti rivolti ad amici eterosessuali, incomprensioni e fraintendimenti, ma per lui l’omosessualità era una forma d’Amore con la A maiuscola e non si sarebbe certo abbassato all’idea del sesso mercenario, in questo è un personaggio che ha mantenuto alto, anche come omosessuale, il livello della sua moralità.

Ma lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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PLATEN O L’URANISTA SUPERIORE

Vorrei presentare con chiarezza la nobile, interessante e melanconica figura del poeta Auguste, conte di Platen-Hallermünde.

È per eccellenza l’uraniana nato, destinato, sicuro di sé, retto, completo, coraggioso, elevato, tutto dedito al suo amore per la gloria poetica, per l’arte poetica, per la bellezza intellettuale e fisica, nel modo più vivo in cui lui la sente, e per come la sente in accordo con la sua dignità di uomo. Ha fortemente appassionato i suoi amici, il conte Fugger, Liebig, A. Kopisch, Gustav Schwab, ecc. e ha sollevato odi infami. Ancora oggi la biblioteca di Monaco detiene i diciotto volumi del diario di Platen, e questo deposito prezioso aspetta una pubblicazione rispettosa e intelligente, che i signori von Laubman e L. von Scheffler hanno promesso.

Nel 1860 Engelhardt ha pubblicato dei frammenti del diario che si fermano al 1828 – Platen era nato nel 1796 e morì nel 1838. È con l’aiuto di questo frammento autobiografico, delle sue opere, delle sue lettere e delle pubblicazioni dei suoi amici che cercherò di mostrare la sua fisionomia.

Auguste, conte di Platen-Hallermünde (o conte di Platen, come preferiva essere chiamato) nacque il 21 Ottobre 1796 a Ansbach dove suo padre era al servizio della Prussia. Il primo conte di Platen, Franz-Ernest, aveva ricevuto il suo titolo il 20 luglio 1689 Leopoldo I.

Il padre di Platen, nato nel 1740, aveva sposato in prime nozze la signorina von Reitzenstein, e da questo matrimonio erano nati sei figli, un maschio e cinque femmine. Il matrimonio fu infelice e portò ad un divorzio. Il conte Platen si risposò nel 1795 con Louise-Friederike Christiane Eichler von Auritz. Ebbero due figli, il primo fu il poeta, il più giovane morì a tre anni.

Auguste von Platen, o Platen come io lo chiamerò, quando era ancora molto piccolo, ebbe una lunga malattia, il famoso medico di Erlangen, Hildebrand, la considerò incurabile; ma il bambino crebbe ugualmente, allevato con semplicità, e come accadeva alla maggior parte dei bambini nobili nati dopo la Rivoluzione francese, gli fu insegnato a dare del tu ai suoi genitori e a sentirsi libero in loro presenza: non gli parlarono mai della sua nascita nobile. Platen ricordava che i suoi primi amici d’infanzia erano stati Simon Langenfoss e Jeannot Asimont, figli di un insegnante di francese, e due Liebeskind. Andava anche spesso al castello a giocare con la principessina, figlia del principe Luigi di Prussia, fratello del re. Incontrava lì anche le zie della bambina, la regina Luisa di Prussia e la principessa di Thurn und Taxis.

Il padre di Platen faceva tanti piccoli viaggi per visitare le foreste delle quali si doveva occupare e il bambino rimaneva solo con la madre. Lei gli leggeva ad alta voce e gli fece amare la lettura. Ben presto preferì i libri ai suoi molti giocattoli. Imparò anche presto a scrivere. Il primo libro che lesse da solo conteneva commedie infantili. Adorava il teatro, ci andava il più possibile, recitava delle commediole con i suoi compagni. Scrisse nel suo settimo anno una commedia pastorale e la inviò a un giovane amico.

Scrisse molte piccole parti in versi, piene di fate, streghe e maghi. Anche la mitologia si impossessò della sua immaginazione, ma le storie d’amore lo lasciavano indifferente. Considerava l’amore solo un artificio teatrale. Nonostante la sua predilezione per le favole era piuttosto scettico. Rispose ad un professore che non esisteva l’inferno. Voleva dire che non c’era un posto dove si arrostivano le anime.

La madre si ritirò completamente dal mondo per occuparsi unicamente di suo figlio. Lo spingeva al lavoro. Gli faceva scrivere delle lettere ad una ragazzina inglese della sua età, che lui non aveva mai visto, figlia di un amico d’infanzia della contessa. Una ragazzina, Caroline von Gemmingen, venne ben presto a vivere con loro. Platen e lei erano sempre in guerra.

Nel 1806 il bambino, nel suo nono anno, vide la sconfitta dei soldati dell’Imperatore d’Austria, Bernadotte che passava per Ansbach e la caduta della Prussia; e si interessò molto a tutti questi eventi.

Nello stesso anno il generale Werneck, capo del corpo dei Cadetti a Monaco di Baviera, amico d’infanzia del padre di Platen, gli offrì di incorporarlo tra i cadetti. Il padre accettò e la madre portò il bambino a Monaco.

Separarsi dalla madre fu per lui un grande dolore, e gli abiti rigidi e pesanti lo infastidirono – ma la novità lo divertì, e ciò che lo riconciliato con il suo nuovo stile di vita fu l’amicizia.

Rimase quattro anni tra i Cadetti. Ha descritto molto bene la vita che lì si conduceva, – la scuola dei Cadetti era stata un monastero gesuita. C’erano un centinaio di cadetti. Quasi non si permetteva loro di leggere, le loro letture unitamente alla loro corrispondenza, venivano rigorosamente esaminate. I cadetti erano continuamente sorvegliati: durante le lezioni dagli insegnanti, durante la ricreazione dagli ufficiali, di notte dai domestici. Non venivano mai lasciati soli. Si insegnavano loro le matematiche, la geometria, la storia, la geografia, lo stile, il latino, la religione, il francese al quale si prestava grande attenzione, la scherma, la danza e quasi tutti gli strumenti musicali.

Ci si burlava dei suoi versi. Era sempre, ai pasti, a tavola nel mezzo: c’erano tre tavoli sui quali il cibo era proporzionale al progresso o alle recidive degli allievi. – Si recitavano commedie; il numero di commedie era limitato per la mancanza di ruoli femminili. Platen non ci recitò mai. – Nel suo decimo anno aveva probabilmente superato la malattia dell’infanzia, perché si ricordava, non senza piacere, di un viaggio a piedi fatto durante le vacanze con alcuni compagni e alcuni insegnanti, un viaggio nel Tirolo. Il Tirolesi gli sembravano gentili e premurosi. I cadetti dormivano sulla paglia, ma erano ben nutriti. Trascorse a casa il resto delle vacanze, felice di essere libero. Le costrizioni del collegio gli erano insopportabili. La sua ostinazione attirava su di lui talmente tante punizioni che finirono per aggravare questo tratto del suo carattere. Si trovò presto in cattivi rapporti con le autorità militari e con il professore di religione luterana. Platen, benché luterano, aveva preso le difese del cattolicesimo per spirito di contraddizione. La sua testardaggine, lo dice lui stesso, era punibile, ma era anche l’inizio della sua indipendenza di giudizio.

Amicizia, in fondo, gli diede il collegio sopportabile. L’amicizia era la dea della cadetti. Ciascuno poteva cercare e trovare un’anima affine alla propria, e nonostante i vincoli esterni, lì ci si poteva legare ad un amico per la vita.
Il suo primo confidente fu Friedrich Schnizlein, al quale affidò i suoi primi scritti. Era un confidente perfetto, ma non era favorevole al fervore del sentimento nell’amicizia.

Ludwig von Luder, ugualmente protestante, ricevette anche lui la confidenza letteraria del giovane Platen. Era più grande e molto intelligente, amante della scienza, senza inclinazioni disordinate. Rimase sempre l’amico sincero di Platen, e le loro discussioni furono solo a proposito della politica.

Tra i cadetti della sua classe vedeva spesso Ernst Wiebeking, il conte Sprety, Kasimir Baeumler, Tettenborn, etc.; tra quelli delle altre classi, Karl e Alexander Welden, Krazeisen, Brand, Kaeser, Normann, Wilhelm e Joseph Gumppenberg.

Max von Gruber lo attirava particolarmente. Non era molto dotato, ma pieno di volontà, un matematico amante della poesia, giusto, solido e senza pregiudizi.
Avrebbe perdonato a Voltaire il suo ateismo se Voltaire non lo avesse così spesso negato; – Non biasimava nessuna delle cattive azioni di Napoleone se facevano parte del suo ruolo di conquistatore. È comprensibile che il giovane Platen, che si doveva sentire diverso dagli altri, si aggrappasse a Max von Gruber, onesto e pieno di rispetto per le differenze essenziali tra gli uomini di valore o di genio. Rimasero sempre amici. Anche Gustav Jacobs, figlio del filologo, fu molto strettamente legato a Platen; era un ragazzo semplice e aperto, odiava la pedanteria, poco amato dalle autorità, biasimava le lamentazioni di Platen ma lodava molto le sue poesie e si interessava ad esse.

Anche i due fratelli Fugger amavano molto Platen, e Friedrich, il maggiore, entusiasta di Goethe, rimarrà nella storia della letteratura tedesca legato al nome di Platen, onorato dalla sua lunga, tenera e modesta amicizia.

Friedrich Fugger era legato soprattutto a Wilhelm Gumppenberg e unito a lui dall’amore per la musica. Il conte Fugger successivamente mise in musica molte poesie di Platen, e in collegio condivideva già la sua avversione per i canti dei bevitori.

Ma di tutte queste amicizie, la più tenera era quella per Joseph Xylander. Si erano visti in collegio durante tre anni, prima di conoscersi meglio. Ebbero questa felicità nel mese di marzo 1810, e fino all’autunno di quell’anno, quando Platen se ne andò, godettero di un’amicizia quasi romantica.

Platen scrisse per lui molte poesie che Xylander non vide mai. Scrisse anche un inno all’amicizia, delle novelle e una commedia, parodie e satire, che lo resero poco gradito nell’ambiente.

Tutte questi tentativi furono distrutti prima della fine del 1810. La lettura di Omero lo entusiasmò e lo trasportò nel mondo greco che gli fu così caro.

La guerra del 1809 con l’Austria gli insegnò a tacere.

I Bavaresi adoravano Napoleone: Platen avrebbe preferito il successo degli Austriaci, e quando Monaco fu occupata dagli Austriaci e gli ufficiali austriaci vennero a visitare la scuola dei Cadetti, Platen nascose le sue simpatie.

Nel settembre 1810 Platen lasciò i cadetti e divenne uno dei paggi del re. Prima di entrare nel gruppo dei paggi trascorse due mesi in casa di suo padre. Aveva molto sofferto lasciando Xylander.

A quattordici anni il carattere di Platen sembra già ben delineato: amore per la poesia e l’amicizia, l’amicizia per giovani della sua età, educati, seri, e allo stesso tempo un attaccamento esclusivamente sentimentale per qualcuno un po’ più giovane di lui, e poi molta testardaggine, sensibilità e capacità di soffrire, – un saldo punto di vista patriottico e il desiderio di amare, di essere amato, e di migliorarsi.

Questo è il ragazzo che a vent’anni scriverà nel suo diario che Dio, la castità, l’amicizia e l’apprendimento sono la base del suo sistema.

Rimase nel gruppo dei paggi dal 1810 fino al 1815. La sua prima impressione fu triste: non aveva amici. Lo guardavano con occhi indifferenti. Non aveva nessuno con cui confidarsi. Poco a poco si trovò bene. Il conte Kuenigl, che lui conosceva, gli venne in aiuto. Tra i paggi c’era molta più educazione che tra i cadetti, c’era più libertà, più pulizia, il cibo era migliore. Gli abiti erano più belli, e ci si poteva cambiare d’abito quando si voleva. Si era trattati come ragazzi grandi. Si poteva lavorare per conto proprio e si potevano leggere tutti i libri classici.

Amava il latino e il greco, l’italiano e l’inglese. Scriveva sempre molto e distruggeva quello che aveva scritto. Il re era molto buono con i paggi, e le cerimonie di corte erano per loro un divertimento. Platen piano piano si fece degli amici, ma non un amico intimo. Un certo conte Lodron Laterano ebbe per lui una qualche importanza, facendogli amare l’Italiano. Il barone Perglas, un giovane con uno zelo di ferro, lo stimolava al lavoro, così come i conti Gajetan Berchem e Saporta. Ma aveva soprattutto fiducia in un certo barone Massenbach, ragazzo molto onesto. Tutti furono utili alla sua educazione. Era debolmente religioso e pregò con fervore solo nei momenti spiacevoli, ma non si dimenticò mai del tutto di pregare decentemente, senza borbottare. La sua prima comunione, nel 1811, gli fece fare molti buoni propositi.

Il professor Hafner, l’uomo più importante della scuola dei paggi, faceva molto per divertire e far crescere i paggi. Li portava nei musei, presso l’Accademia, leggeva loro ad alta voce, e quando i paggi erano a letto raccontava loro delle storie.

Nel 1813 Platen si decise a diventare ufficiale, non per affetto verso lo stato militare, ma perché questo stato, secondo lui, comportava più tempo libero e più libertà.

Il suo futuro poetico lo tormentava sempre, voleva scrivere una tragedia su Corradino, l’amicizia del giovane Federico per Corradino doveva riempire più di una bella scena. È interessante il fatto che a diciassette anni si sentisse obbligato ad aggiungere anche una ragazza innamorata di Corradino, che lo seguiva travestita e non riconosciuta fino in Italia.

Non aveva ancora trovato la sua strada letteraria.

Qualche anno più tardi, riprende il tema di Corradino, trova l’amicizia di Federico e Corradino più che sufficiente e non ha più bisogno di inventarsi una ragazza.

Due giorni prima del suo diciassettesimo compleanno, Platen inizia il suo diario – e lo continuerà fino alla morte, per venticinque anni. – Ci sono dei pezzi di diario in Francese, altri in Inglese, in Italiano e in Portoghese.

Aveva la passione di leggere i poeti nella loro lingua, e imparò lo Spagnolo, lo Svedese, il Danese, il Persiano.

Nel suo diciottesimo anno, pensa di essere innamorato di una giovane marchesa Eufrasia, la più bella ragazza della corte. Va ad abitare nella stessa casa, la vede di tanto in tanto, ma si rende conto in quello stesso anno che si è sbagliato, e lascia la buona vedova, presso la quale è alloggiato, e la madre di questa eccellente persona, con molto più rammarico di quello provato nel lasciare la marchesa Eufrasia.

Egli nota questo errore sentimentale, l’unico della sua vita, a quanto pare, e rapidamente dissipato. Non credo che nessun’altra donna lo abbia veramente interessato dopo di allora. Questo interesse passeggero per Eufrasia è un momento curioso e istruttivo nella storia di Platen. La necessità di concentrarsi su qualcuno e di essere interessante, l’idea che si debba essere teneramente innamorati di qualcuno, la monotonia della sua vita, gli danno questa illusione.
Non molti unisessuali si sono lasciati illuminare così facilmente come Platen; il crollo di un amoretto ordinario ha fatto cercare loro con insistenza le sensazioni o le emozioni che dà alla donna, ma Platen non ricominciò affatto. Aveva già abbastanza desideri, abbastanza aspirazioni. Voleva vedere paesi stranieri, l’Italia, Londra, Roma.

Il 31 marzo 1814 diventa tenente. Non gli piace la compagnia degli ufficiali. Si consola leggendo molto, lavorando molto. È abbastanza sconvolto dalla licenza dei costumi intorno a lui. Viene a sapere che un giovane poeta, di nome Hesse, ha spedito dei versi a Goethe e ha ricevuto una risposta da lui. Ne resta molto colpito, si chiede se i suoi versi siano degni di una tale spedizione.

Nel bel mezzo della sua fantasia per Eufrasia un’amicizia improvvisa per un giovane uomo, Issel, basta a mostrare il più vivo interesse di Platen per l’amicizia.
Issel è un giovane pittore che il Granduca di Darmstadt fa viaggiare. All’inizio (l’amicizia comincia il 28 maggio e termina in giugno: quindi innanzitutto non ha avuto una lunga durata), Issel non lo ha interessato, poi ha notato in lui una grande molteplicità di interessi, un gusto puro nell’arte, molta cordialità, molte attenzioni. Issel sarebbe partito da lì a otto o nove giorni.

Venendo a sapere che Platen è interessato alla poesia, Issel gli racconta di aver ricevuto dal giovane Voss un ricciolo dei capelli di Schiller morto e si offre di dividerlo con lui.

Lasciati insieme dall’amico che li aveva fatti incontrare, parlano delle lingue straniere, delle opere di Goethe, della vita così breve e dell’arte così lunga. Issel abita presso Nathan Schlichtegroll e consiglia a Platen di fare la sua conoscenza. Poi discutono della riforma della scuola mistica di Schlegel, di Werner che Issel conosce. Issel chiede a Platen di accompagnarlo in Italia. Platen non capisce come un uomo di tanto spirito possa essere interessato a lui.

Si vedono spesso dopo questo primo incontro. Un giorno Issel supplica Platen di leggergli delle poesie [1] e gli legge le sue. L’indomani Platen gli legge parecchie altre poesie ma poi rimpiange di averlo fatto. Si sente triste, crede di aver profanato il paradiso dei suoi pensieri avendoci introdotto un estraneo. È possibile che Issel (poeta mediocre del resto), non avesse abbastanza apprezzato Platen. Platen si ripromette di smettere di scrivere i versi e si incupisce al pensiero della solitudine che lo attende. L’indomani arriva la riconciliazione: trascorrono una bella serata insieme.

Issel lo supplica di non abbandonare la poesia, e il giorno seguente gli invia i capelli Schiller e riceve una poesia in cambio. Il 6 giugno Issel gli racconta di avere scritto una tragedia (fischiata a Francoforte, sulla contessa Platen che ha giocato un ruolo importante alla corte del duca di Brunswick, padre di Giorgio I d’Inghilterra). Lo stesso giorno Platen viene a sapere che deve portare dei carri con delle tende a Battenberg in Tirolo. Issel lo consola, offrendosi di accompagnarlo La stessa sera beve alla sua fratellanza con lui e Schlichtegroll.

Il 9, Issel e Platen partono insieme, discutendo del Dr. Gall, che Issel conosceva, leggendo Wallenstein.

Il 10 Platen è felice di vedere un così bel paesaggio in una così cara compagnia. Lo stesso giorno hanno dei problemi. Issel ferisce il suo amor proprio, poi lo accusa di curiosità, di indiscrezione, etc. Platen trova offensivo giustificarsi. Non si parlano più.

Eppure, salendo una collina, incontra Issel, che ne discende, che gli urla di avere inciso il nome di Platen su una pietra. Quando lui e Issel si lasciando definitivamente, Platen rimpiange di averlo messo da parte per il suo umore irritabile e ammette che la sua testardaggine lo renderà infelice e allontanerà molti uomini da lui. E trascorre i due giorni dopo la partenza di Issel a scrivere diverse canzoni.

Il 17 giugno rientra a Monaco.

Ho raccontato dettagliatamente questo episodio, perché ci si ritrova ciò che caratterizza e distingue fortemente Platen: il suo entusiasmo per il giovane amico, intelligente, colto, o che voleva insegnare o imparare. Naturalmente malinconico lui stesso (da quando aveva lasciato a casa paterna) l’allegria di chi gli piace, l’umore dolce e pacato, le risate dell’amico, lo fanno trasalire di gioia. Issel era più grande di lui, è vero, ma Platen era allora molto giovane, aveva diciotto anni.
In seguito, quando arriverà a un più alto grado di maturità, il suo amico sarà un po’ più giovane, abbastanza giovane per dargli l’impressione di una bella gioventù, ma abbastanza grande per rassomigliargli, per condividere i suoi gusti.

L’amor platonico (filosofico o onorevole) ha sempre deliziato Platen; per quelli diversi da lui ebbe amicizia, affetto, riconoscenza, rispetto. Ma la sua passione si orientava verso coloro che gli sembravano suoi simili, con più bellezza e con la grazia virtuosa in più.

Questo episodio di Issel non durò a lungo, ma mostra Platen a 18 anni come a 12, che si innamorava subito, aspettandosi di trovare tutto e non trovando sempre grandi cose (come in questo Issel) ma in ogni caso non trovando la felicità.

È questo amore al tempo stesso intellettuale, appassionato e sentimentale che l’ha fatto soffrire così tanto, ma che l’ha anche mantenuto integro e dignitoso. Quando scrisse all’età di 20 anni le regole di condotta, una era di dimenticare ciò che è sensuale in lui; un’altra era di non studiare i misteri della fisionomia nelle persone che lo interessano, di non pensare gli assenti, di perfezionarsi, di migliorarsi.

Quando parla di non pensare gli assenti, non dobbiamo crederlo indifferente ai suoi amici; al contrario, è stato loro fedele, ma è a quello che è più di un amico che cerca di non pensare troppo per poter lavorare e vivere.

Possiamo già vedere la differenza che c’è tra Platen e un dissoluto; non cerca mai sensazioni rare, ma un amore duraturo e affascinante.

Avrebbe indietreggiato con orrore di fronte agli amori di Oscar Wilde, davanti agli amori venali che non sono la quintessenza di due esistenze nobili e virili.

A metà del 1814 non si riconosce né come uomo né come poeta, non si interessa abbastanza a Eufrasia perché lei possa ispirarlo o occuparlo. Lo stato militare non gli si addice, gli viene consigliato di studiare le scienze, la poesia ancora non gli appartiene, va a tentoni, non si è trovato. I suoi amici non sono a Monaco, sono dispersi. Non ha il tempo di leggere abbastanza. La natura non lo affascina quando è solo o annoiato. Legge comunque molto, in molte lingue, Petrarca, Dante, il Pastor Fido, Pope, Corneille, Voltaire, Racine, Boileau, ecc., e sempre Goethe. Si potrebbe applicare a Goethe, ha detto allora, quello che Goethe ha detto Hamann: “Le sue opere sono spesso libri sibillini che si capiscono solo quando ci si trova nella stessa situazione del poeta.” E vediamo, per esempio, Platen in diversi momenti della sua vita che legge e rilegge Goethe, con tanto profitto quanta ammirazione. E man mano che si trova in una situazione diversa, la stessa opera di Goethe diventa sempre più chiara, vera e commuovente. Per esempio, “La figlia naturale”, che egli non apprezza affatto all’inizio, e che poi ammira per il suo spirito nel 1814, diventa per lui nel 1821, dopo il tragico naufragio della sua grande passione per Otto von Bulow, uno specchio prezioso del suo dolore.

Ora si consola del suo vuoto e della sua noia, della sua vita che egli aspetta con l’impazienza scoraggiata della giovinezza, leggendo e scrivendo in Inglese con Perglas, leggendo con lui anche Virgilio e Tasso, pattinando, concentrandosi sulla politica. Quando Napoleone torna dall’isola d’Elba, prova un entusiasmo patriottico ma Wiebeking gli rovina questo sentimento: “Se voi doveste andare a servire come soldato semplice per la libertà dell’Europa potreste rivendicare una piccola parte di gloria, ma voi siete un ufficiale, e ci sono tanti ufficiali. Sarebbe facilissimo rimpiazzarvi. Voi potreste servire la vostra patria in un modo più utile.”

Il 30 novembre, legge in un giornale delle massime tratte dalla poesia orientale, e ne copia un certo numero, colpito senza sapere perché, emozionato come si è vagamente in presenza di un evento importante. La poesia persiana stava per esprimere da lì e poco tempo il suo segreto ideale.

Nella primavera del 1815 si sente più felice, va ogni mattina nel giardino inglese a raccogliere giunchiglie e a leggere il Pastor Fido. Scrive poesie patriottiche che gli uomini seri leggono con piacere. Il 15 aprile, il suo reggimento si mette in marcia e arriva a Fontainebleau il 19 luglio e Platen si trova nuovamente in Germania nel mese di novembre. Sembra aver ben sopportato i disagi della marcia, il caldo opprimente. Il suo diario è molto bello e simpatico. Si interessa gentilmente alla brava gente che incontra, legge molto Petrarca, Jacopone da Todi, Goethe, l’Eulenspiegel, Eloisa e Abelardo, di Pope, che rilegge continuamente. Ammira i giardini, i fiori, invidia le gioie calme e familiari, vorrebbe avere con Goethe solo una conversazione sul destino dell’umanità e lo spirito del cristianesimo; poi trova le vere lettere di Eloisa molto più belle di Pope, e così vere. Legge con grande piacere le lettere di sua madre, scrive in prosa e in versi a Xylander e ad altri amici. I contadini francesi lo affascinano, la loro gentilezza, la loro lingua lo incantano. Si trova abbastanza isolato tra gli ufficiali, detesta totalmente i loro eccessi e le loro conversazioni lascive alle quali non prende parte. Una poesia mostra quanto soffriva della immoralità antipatica dei suoi compagni. A Bar-le-Duc, è anche scioccato dalla corruzione dei libri francesi che ha trovato nella sua stanza – e la sua padrona di casa lo stupisce dicendogli: Leggere, amico mio, perché è la lettura che educa i giovani.

A Châlons ha la gioia non solo di incontrare il suo amico Schlichtegroll, ma anche di fare la conoscenza di un giovane tedesco, il segretario di Barclay de Tolly, che gli dice che lo conosce già molto bene attraverso i racconti di Schlichtegroll. Platen è abbastanza colpito da questa osservazione. A Nemours, è anche felice nel giardino di un certo medico Micheleau la cui moglie non è più giovane, ma è così dolce e premurosa. Parla francese con lei con piacere, e parla inglese con una vecchia signora inglese che gli presta dei libri inglesi. Lascia queste persone gentili con rammarico e anche un vecchio curato di 86 anni, molto realista, che dice Messa ogni Domenica, senza altra compagnia che del suo cane e soprattutto del suo canarino, che gli era stato dato da un certo Rouxelle, un radicale, anticristiano, separato dalla moglie cattolica, e che vive con la sua serva, non facendo battezzare suoi figli. “Uno può essere un buon uomo, diceva il curato, senza essere cristiano.”

Il sotto-prefetto di Tonnerre, una città deliziosa, gli piace molto, un giovane affascinante, il più bel modello immaginabile per un giovane romano. Il 6 ottobre, si ritrova con alcuni vecchi compagni e altri giovani uomini istruiti, e Platen può sinceramente gioire prendendo parte a una conversazione intelligente, senza ambiguità e in un dialetto puro. Il 2 novembre, scrive nel suo diario che la vergogna è naturale, la spudoratezza acquisita. È certo che Platen fosse fondamentalmente modesto e pieno di pudore. Il 3 novembre, a Troyes, compra Bérenice, la sua tragedia preferita di Racine. E annota di aver visto presso un ricco negoziante un impiegato che assomigliava molto al suo amico Xylander.

Tornato in Germania, cerca di formarsi un sistema di morale e di condotta basato su: Dio, una severa moralità, il desiderio di imparare, l’amore per gli amici. Senza questi principi, come si può essere felice? Come si può fare a meno di aspirare a ciò che c’è di più alto, come si può fare a meno della castità del corpo e dello spirito, dell’amore dello studio, degli amici? E trova sempre di più che non può discutere con dei giovani uomini che parlano solo di cavalli, di cani e di piaceri, che non hanno né serietà nel loro carattere, né il desiderio di perfezionarsi e di migliorarsi. Si sente arricchito da tutto quello che ha visto, letto, pensato quest’anno.

Nel 1816, si reca in Svizzera; nel 1817 tra le montagne della Baviera. Legge ancora molto Pascal, Ariosto, Omero, Orazio, Alfieri (col quale trova diverse somiglianze) [2], Tasso, Goethe, Byron, Camoens, Calderon, etc.. Fa molti progetti di tragedie, poemi eroici, o che ne so io, tutta l’effervescenza di un talento che vaga. Si riconosce in un libro sul temperamento nel capitolo: Del malinconico sensuale. Ci sono molti impulsi di amicizia-amore che non portano a nulla, e tuttavia è feroce conro quelli che lo cercano. Ha una natura molto maschile nelle sue virtù, come nei suoi difetti. Bisogna che sia lui quello che ama, che scopre, che distingue, e reclama una simpatia che non trova affatto. Si intravedere, confrontando i frammenti pubblicati del suo diario e le sue poesie di quel tempo, come un certo amico, ad esempio Voelderndorf, lo preoccupava e lo interessava. Riporta nel diario ogni volta che ha incontrato un giovane, educato e gentile; costruisce senza dubbio ogni volta un’impalcatura di speranze. Nota in una bella poesia l’improvvisa emozione di un amico alla vista di Platen e si chiede se è il poeta che ha fatto battere il cuore dell’amico, o se si tratta di una coincidenza. A quel tempo, Platen si accontenterebbe di molto poco, ma non si stupirebbe di ottenere tutto. Ritiene di essere diventato molto ragionevole, crede di aver rinunciato ai sogni che rendevano la sua vita sopportabile. È pieno di pudore, di diffidenza, non crede nella sua vocazione, è riconoscente quando viene incoraggiato. Vorrebbe avere un consigliere, ha troppa falsa vergogna per coltivare quelli che lo potrebbe aiutare. Trova un brano nelle Confessioni di Rousseau che si applica a lui, l’unione ” di un temperamento molto ardente, delle passioni vivaci e delle idee lente a nascere, imbarazzate, e che non si presentano se non col senno di poi.” Ritiene che il suo merito consista nella sua lotta per arrivare alla verità e al bene. I viaggi sono per lui una distrazione squisita. Credo che sia impossibile leggere le sue impressioni di viaggio senza provare simpatia per lui.

Il giorno prima del suo ventunesimo compleanno, una delle sue poesie viene pubblicata, ne manda subito delle copie ai suoi genitori, a Max von Gruber, a Fugger, a Dall’Armi, a Perglas, ecc.. Il suo amico Schlichtegroll, che ne aveva venticinque copie, ne manda una al pittore a Issel, e Platen e riceve da lui una foglia cresciuta sulla tomba di Virgilio.

Nonostante i suoi amici, che amano tutti le lettere e le scienze, per lui la vita a Monaco diventa insopportabile e la voglia di istruirsi, di imparare cresce talmente in lui, che ottiene che il re lo mandi in una Università, prima a Würzburg e poi a Erlangen, prima per una anno e poi per un periodo più lungo. Il re gli corrisponde 600 guldens l’anno (era un privilegio concesso a qualcuno dei paggi), suo padre gliene dà 300, e ne riceve come ufficiale 12 al mese. Dopo sei mesi di Würzburg, Schelling, che lui aveva conosciuto da bambino, lo trattiene a Erlangen. Platen ci resta fino al 1826.

Non appena arriva a Erlangen, il cambiamento di ambiente, i professori che si interessano a lui, gli studenti che sono intorno a lui, l’ardore del lavoro, gli fanno alla fine trovare la sua strada poetica. Inizia a scrivere canzoni ammirevoli che solo l’ingiustizia ha fatto conoscere meno di quelle di Heine.

Platen deve ora essere pervaso dal suo ideale maschile, dal suo amore maschile. Ama in silenzio, si dichiara. «Tu mi richiami a un dovere doloroso. Ancora per un’ultima volta ti abbraccerei, non mi ricordare nulla prima. Chi potrebbe avvicinarsi a te con l’indifferenza, Chi potrebbe con freddezza vedere la bella, la divina figura, la divina, la bella forma. – Studia la mia vita; esaminala per vedere se sono mai stato bruciato da un amore colpevole – è solo la tua presenza dionisiaca che ha conquistato il mio cuore.

“Tu dici che mi sono sbagliato, tu me lo giuri, ma io so che mi hai amato, ma ora non mi ami più. I tuoi begli occhi bruciavano, i baci bruciavano anche di più, tu mi amavi, confessalo, ma tu ora non mi ami più. Non conto su nessun ritorno del tuo amore. Confessa solo che mi hai amato e non mi ami più.”

È impossibile sapere a chi siano indirizzati questi versi, ma sono facili da decifrare. Platen, essendo sempre alla ricerca di un’anima fraterna e appassionata, deve aver avuto parecchie delusioni; era amato in modo calmo, superficialmente, ma non con passione, e, probabilmente, coloro che lo avrebbero amato con passione, fisicamente, non lo avrebbero attirato. Perché in lui i sensi si confondevano quando l’immaginazione si infiammava.

Nel 1820 scrive (il 24 febbraio): “Non indagare mai il mio segreto, tu non devi approfondirlo, la simpatia te lo svelerebbe, se noi ci capissimo. Non chiedere più che cosa ci separa. È sufficiente che siamo separati l’uno dall’altro. Quello che mi sta intorno, non mi comprende e mi travolge e mi spinge, ma se cerco di consolarmi nella poesia mi ritrovo del tutto.”

Platen, comprendendo finalmente il suo amore unisessuale, non è rimasto danneggiato o depravato da questo fatto.

Ha 24 anni, è ardente, innamorato, e vuole amare solo a modo suo e solo colui che egli crederà degno di essere amato.

Egli vuole appassionatamente trovarlo, si getta alla sua ricerca, si riprende, e allora è contento del riposo del suo cuore e del suo lavoro. Il 10 maggio 1820: “La primavera ha invitato tutti, ma non me. Mi ha visto prigioniero, ero attaccato alle sue guance, a quella faccia. Ora sono libero, ora arriva la primavera, solo ora posso godere appieno, anche se più tranquillo e più calmo dei ruscelli e delle rose.”

Nel mese di luglio si sente di nuovo innamorato. – Ma nel mese di agosto trova che solo l’eco gliene è rimasta. Il suo cuore chiede amore ma lui non sa chi amare. Questa condizione di incertezza del desiderio gli strappa molte delle poesie più belle della letteratura tedesca.

È molto interessato al Persiano, studia Hafiz, scrive degli affascinante Ghaselen molto ben accolti e apprezzati, poi arriva alla sua grande passione per Otto von Bulow nel 1821; il 13 luglio fa la sua conoscenza. Era un giovane ufficiale dei dragoni di Hannover, che aveva ricevuto il permesso di trascorrere un anno presso l’Università di Erlangen. Era gioioso, leggero, senza affettazione e senza arroganza, sempre gentile e amabile.

Platen, malinconico di natura, che annotava con gioia e stupore i due amici con i quali aveva riso molto nel corso della sua vita, si innamora perdutamente, appassionatamente, platonicamente di Otto von Bulow. Legge i sonetti di Shakespeare con avidità e ci ritrova tutto il suo affetto per Bulow. Pieno di Hafiz e del suo amore, ritrovando finalmente l’ideale sognato e desiderato, non ci si può stupire della rapidità con la quale la passione di Platen si esaltò per il suo “bell’amico”, come Fugger lo chiama nelle sue lettere a Platen. L’attività letteraria del poeta aumenta naturalmente molto; studia molto i libri e le letterature orientali, si fa arrivare libri da Londra, Vienna, Monaco. – Legge Calderon e Sofocle, e accoglie con favore il sentimento religioso profondo che penetra l’Aiace. – Durante una breve assenza di Bulow, scrive una poesia su di lui dove il nome di Bulow si ritrova in ogni strofa. Vediamo la sua gloria ma anche la paura che Bulow sul petto di una bella ragazza, prenda in giro forse il suo amico. – “Dovrei morire se non ti scrivessi; perdonami, Bulow, di amarti così tanto. Chi non sarebbe incatenato da questi occhi e da queste guance? A chi non piacerebbe una tale allegria, ma soprattutto un cuore così onesto? Il bel Bulow non lo cede che al bene.”

Questa felicità (penso sia ridicolo dubitare della castità di un amore così eloquente e esaltato in quel momento) non durò a lungo. All’inizio di settembre Bulow viene richiamato nel suo paese e Platen lo accompagna fino a Goettingen. Lì, abbandonato alla sua disperazione, compone la maggior parte dei “Ghaselen” dello Specchio di Hafiz, che riflette esclusivamente l’amore di Platen per Bulow. Legge Cervantes, Persiles e Sigismunde, e altri libri in diverse lingue.

Incontra Goethe, e altri ancora, ma senza trarne alcun profitto, perché riceve una lettera da Bulow che gli dice che è costretto a rimanere ad Hannover. La disperazione di Platen appare nelle sue lettere a Fugger. Giura di non scrivere più poesie prima di rivedere Bulow. Si riconosce la delicatezza di cuore e di spirito del fedele Fugger leggendo le sue lettere. Non cerca di consolare il suo povero amico raccomandandogli la rassegnazione o l’oblio. Gli consiglia, invece, di sperare in un incontro con Bulow; Bulow, dice, non potrà dimenticarlo né smettere di essergli riconoscenti[3]. Fugger viene anche a trascorrere un po’ di tempo con Platen, a Erlangen, per distrarlo.

Nel mese di dicembre 1821, Platen sogna di fare un lungo viaggio a Pasqua per rivedere Bulow. Avrebbe fatto il viaggio a piedi, spendendo circa due guldens al giorno. Non avrebbe avuto abbastanza denaro per vedere Bulow a lungo, ma almeno lo avrebbe visto; poteva anche andare al mare insieme con lui.

Legge la Bibbia ogni sera a letto, e il primo gennaio gli viene l’idea di scrivere un dramma su Davide e Jonathan, argomento che gli era già venuto in mente in passato.

Il 3 febbraio, vede l’affascinante Liebig e fa la sua conoscenza il il 17. Il famoso scienziato non aveva ancora 20 anni ed era allora, come molto tempo dopo, estremamente attraente. Una tenera amicizia lo legò subito a Platen. Il 17 Platen scrive: “Ha in tutto idee chiare e sa quello che vuole; più due uomini si avvicinano l’un l’altro, più cercano di svelarsi l’uno all’altro, più diventano enigmatici, e solo un uomo superficiale può credere che due uomini si conoscano veramente.” Scrive versi per Liebig. Liebig lascia Erlangen quasi subito e in maggio trascorre un paio di giorni con Platen a Darmstadt; non rivide mai più Platen, ma continuarono comunque a scriversi, ad amarsi, a rispettarsi, e Liebig, più tardi testimoniò pubblicamente la sua amicizia per Platen. Quest’ultimo non andò a raggiungere Bulow, per motivi che non conosco. Fu per mancanza di denaro, o Bulow si era troppo raffreddato nei suoi confronti?

In ogni caso, annuncia a Fugger, quando torna dal suo viaggio, che è andato solo fino a Colonia. Si spiega a voce.

Una nuova passione sembra aver preso possesso di lui, o meglio è la stessa passione per un ideale che non può addomesticare né trattenere. È Cardenio che egli considera il nuovo simbolo, la nuova incarnazione del suo idolo. Il 22 Luglio 1822, gli scrive una epistola in versi, un’altra il 19 agosto. – Scrive diversi ghaselen e nel 1823 sette sonetti a Cardenio, e il 13 marzo un ghasele (a Krieger, studente a Erlangen), che sembra chiudere l’episodio: “L’edificio di schiuma della speranza si disfa -, eppure stavamo così bene insieme – i capelli scuri, il mio viso … ” le poesie dedicate a Cardenio sono tra le più autobiografiche e le più chiare.

Platen nega sempre di bruciare di un amore proibito,[4] e si lamenta della crudeltà del suo amico. Cardenio è freddo e orgoglioso, sottile e dolce. -La sera Platen lo vedeva lavorare coi suoi capelli ricci illuminati dalla lampada. Cardenio è la sua ultima speranza, ci sono momenti in cui lui pensa che entrambi soffrano allo stesso modo. Non può capire se ispira odio, una predilezione per lui o indifferenza.

Ah! se potesse solo riposare sul petto amato di Cardenio. Ah! No, perché una testa più bella poggia sul suo petto; “Prendi questa lettera, dalla al tuo beneamato perché si chieda se sente in sé una consistenza come la mia.”

Desidera di essere la pipa tra le labbra di Cardenio, che riceve il suo bacio perpetuo, invidia il suo berretto, lui che non ha quasi mai potuto toccare i suoi capelli. È stato illuminato, una sera d’inverno da Cardenio che portava una torcia, e questo ricordo gli ispira un bellissimo sonetto. – Dopo lunghe prove e lunghi dubbi, sembra che dei nemici di Platen (i poeti ne hanno sempre, particolarmente quelli sobri, quelli chiusi e quelli austeri che no si concedono troppo) abbiano indisposto Cardenio nei confronti del suo amico. Un fatto casuale li lasciò soli per tutta la notte, e Platen osò mettere il suo braccio intorno a Cardenio e confessare il suo amore. Cardenio non sembrò affatto timido, e non si ritrasse, sembrava essere acquiescente col suo silenzio, e Platen lo lasciò, ebbro d’amore, credendo che le loro anime si stessero fondendo, che i loro cuori andassero a battere uno accanto all’altro, credendo Cardenio suo – ma i giorni che seguirono Cardenio divenne sempre più freddo, sempre più duro, e Platen si lascia andare ai lamenti armoniosi. Se il suo desiderio fosse stato colpevole avrebbe capito quella freddezza; tutto lo rattrista; aveva uno specchio senza macchia in cui specchiarsi, ora non può specchiarsi che in ciò che è morto, e nascondere tutti i dolori che gli si preparano.

I desideri di Platen si precisano: risposare sul petto di un amico intellettuale, bello e degno di fiducia sembra essere l’ideale amoroso di Platen. Si ritroverà, tre anni più tardi, nel 1826, lo stesso ideale nei sonetti a Karl-Theodor German, e anche nel grande sonetto trionfale che si trova verso la fine dei sonetti.

È questa aspirazione amorosa senza uno scopo sessuale o pronunciato o ammesso che ha fatto in modo che il furioso e triviale Heine chiamasse Platen uomo tribade.

In ogni caso il desiderio di Platen, nel suo orientamento e nella sua intensità è assolutamente uranista, unisessuale platonico. La sodomia, i rapporti sessuali sono molto lontani da questo amore; e questo è probabilmente quello che lo aiuta a risollevarsi, agli occhi di Platen, quello che glielo fa definire un amore non colpevole. – Dal punto di vista della religione o del codice delle convenzioni sociali, ovviamente, si potrebbe dire che questo tipo di castità è pericoloso e riprovevole, ma come potrà l’amante giudicare in questo modo di un amore tirannico, che non chiede nulla di quanto la dissolutezza domanda?

“Il mio amore può non essere lodevole, dice Platen un giorno, ma sembra temerario biasimarlo.”

Platen non è mai stato falso o ipocrita; e quando ha proclamato il suo amore per Otto von Bulow e per Cardenio, credeva sinceramente di amare in modo elevato e dignitoso. Egli ha creduto di decentralizzare l’istinto sessuale, di trasfigurare i sensi, facendo loro provare sensazioni spirituali, e di consolare l’anima insegnandole emozioni corporee. “Io sono per te ciò che l’anima è per il corpo, che il corpo è per l’anima, io sono per te quello che la donna è per l’uomo,[5] ciò che l’uomo è per la donna” dice in un ghasele, ed esprime così con franchezza la natura del suo amore. È la passione della similarità, dell’omosessualità, che spinge Platen.

L’uranismo, l’unisessualità si differenziano in lui in questo modo: messo da parte il sesso femminile, il suo amore non si indirizza né agli effeminati, né ai giovanissimi, né agli uomini maturi.

Platen è sempre stato tutto d’un pezzo, diretto, e come tale è stato anche trattato da tanti uomini illustri, con rispetto e considerazione. L’elenco dei contemporanei che hanno reso omaggio al suo carattere e al suo talento è lungo e contiene nomi nobili. “Io, che non ho mai amato l’arte o la bellezza a metà, ho il diritto, dice, di far sentire accenti raramente sentiti”, ed è certamente quello che anche i suoi amici hanno pensato. Goethe si è fatto un punto di onorare di rendere omaggio pubblicamente a Platen e di affermare la sua superiorità rispetto Ruckert.

Nel 1823, dopo la delusione di Cardenio, Platen scrive con ispirazione e facilità parecchie poesie, e grazie alle lettere di Liebig, grazie all’amicizia del professor Engelhardt, di Schelling, di Bruchmann, dello scienziato Doellinger, di Kernell, un giovane tisico col quale studiava lo Svedese, vide splendidi giorni. Questo è il culmine del suo soggiorno a Erlangen. In Platen, che non ha nulla dell’erotomane o del degenerato, le sofferenze d’amore sono seguite da una grande attività intellettuale, come accade a tutti gli uomini superiori che non cercano l’oblio nella dissipazione o nel piacere.

Egli scrive in cinque giorni “La scarpetta di vetro”, una favola. Il flemmatico svedese Kernell ne fu così affascinato che si gettò al collo Platen; – E il racconto, letto agli amici e alle loro mogli e sorelle, ebbe molto successo.

Le ultime Ghaselen furono molto ben accolte. Platen riceve da Cassel, da Ludwig-Sigismund Ruhl,[6] una lettera interessante. Ruhl gli dice che la simpatia è un mistero che non vuole approfondire. I primi versi di Platen gli avevano già fatto conoscere una simpatia che proviamo per poche persone. Sembra aver capito Platen prima che Platen stesso si capisse e non esita a dirglielo. Se mai si incontreranno, Platen potrà convincersi del rapporto tra le loro menti e le loro vite. Desidera una risposta. Platen gli chiede il suo ritratto e lo riceve accompagnato da una lettera entusiasta.

La poesia drammatica ora interessa Platen. Scrive il Tesoro di Rhampstnit, Aucassin e Nicolette. Il 21 agosto 1824 si reca a Venezia. Il suo primo volume di commedie gli è valso 154 fiorini. La zia di Hannover gli ha mandato sei luigi d’oro. Venezia gli ispira gli ammirevoli sonetti veneziani, e si entusiasma dei pittori italiani, per il vangelo della bellezza. Il suo gusto artistico si perfeziona e matura.

Venezia gli fa dimenticare la sua vita passata, e si trova in un presente senza ieri.
Il 24 ottobre festeggia il suo compleanno a Venezia andando la mattina a vedere Barbara de Palma nella chiesa di S. Maria Formosa, poi Tiziano e Bellini a S. Giovanni e Paolo, poi il Cristo di Campagna a San Giuliano, poi va a S. Crisostomo a vedere Piombo, poi a San Samuele a vedere il “Sebastiano” del Veronese, io non continuo l’itinerario. Il 9 novembre, si stacca da Venezia e il 19 arriva a Monaco dopo sette anni di assenza. Pensa che lì era stato felice, sconosciuto e impegnato. Va a trovare Xylander e sua moglie e altri amici, vecchi e nuovi. Viene festeggiato, i suoi sonetti sono applauditi.

Rivede dopo sette anni Eufrasia, che aveva creduto di amare, e che nessun’altra donna era venuta a cancellare nella sua mente. – Torna a Erlangen che ora lo annoia, viene punito militarmente per aver superato il suo periodo di congedo militare, e resta dal 2 gennaio al 22 marzo agli arresti a Norimberga. Legge molto in questo periodo e scrive in prosa e in versi.

Il 23 marzo, riceve una lettera di una poetessa malinconica, innamorata di Platen. Erlangen non gli piace di più dopo Venezia e Monaco. I suoi amici sono troppo occupati, e ha bisogno di vedere facce nuove, posti nuovi.

14 giugno a Erlangen va in scena la sua commedia (Aucassin e Nicolette) con grande successo davanti ad un pubblico giovane e amico.

È acclamato dal pubblico e viene portato quasi suo malgrado sul palcoscenico. Schelling dopo lo spettacolo riunisce degli amici per onorare il poeta.

È qui che si fermano i frammenti del diario che dobbiamo al professor Engelhardt e a Karl Pfeufer.[7]

Nel 1826 Platen scrisse una commedia aristofanesca e anche ventisei sonetti per Karl-Theodor German, sonetti e elegie, di ribellioni, di desideri, di passione. In una lettera a Fugger, dice che l’autore della commedia è il più sfortunato degli uomini.
Questi sonetti a Karl-Theodor German sono tra i più belli della letteratura tedesca. Platen nel sonetto vola al di sopra sopra tutti poeti tedeschi, compreso Goethe.
La perfezione della forma, l’emozione struggente e sontuosa si riflette in essi perfettamente. Il sentimento è lo stesso dei sonetti di Shakespeare (con la nota personale) e la forma è quella del sonetto italiano o francese. Platen nei suoi sonetti ha raggiunto una delle vette della poesia. Ma non ricevette apparentemente che ostilità e male da parte di questo German, e fu perseguitato ancora una volta dalla sua scelta infelice. Quelli che amava di più gli sono stati portati via dall’assenza o non sono mai stati suoi. È sempre stato pronto ad amare fedelmente, costantemente, sempre, e non ha mai avuto l’occasione di dimostrare la sua sincerità, ma ha mantenuto almeno una promessa, quella di dare l’immortalità, la celebrità.

Chi conoscerebbe Otto von Bulow o Karl-Theodor German senza il grande poeta?

L’ultimo sonetto (il ventunesimo) [8] del poeta imbevuto di amarezza si conclude così: “Quanto sono stanco della mia patria!”

E nello stesso anno si recò in Italia dove rimase fino alla sua morte a Siracusa, con l’eccezione di un viaggio a Monaco per vedere la sua amata madre divenuta vedova.

La raccolta di novantasette sonetti termina in un modo sorprendente e unico. Dopo essersi consolato delle sue sofferenze d’amore, ricordando che ha sempre ripristinato l’equilibrio della sua vita con tutta la forza e tutta la dignità della sua anima, il poeta che ha tanto amato e tanto sofferto, termina con una epitalamio di amore unisessuale vittorioso e con il suo proprio epitaffio, dicendo con calma quello che ha fatto, vantando quello stile puro che non è stato superato, le sue odi e sonetti, e la sua influenza sulla lingua tedesca.

Arrivò a Roma il trentesimo anniversario della sua nascita e morì a Siracusa 5 Dicembre 1835.

Questa non è una biografia di Platen, e neppure la sua storia letteraria. Per questo poche righe saranno sufficienti. Avendo avuto grande successo (ed essendone cosciente) nella ghasele, nella canzone, e nel sonetto, l’ode è l’unica forma lirica che lo incanta e ne scrive di sempre più complicate e formalmente rigorose. Ora si conosce a fondo. Ciò che diverte gli altri laggiù nel suo paese, non lo diverte. La natura, per la sua sofferenza, ha affinato suo udito e gli ha permesso di utilizzare la musica per perpetuare ogni dolore. È stato calunniato e, nonostante il suo silenzio, ne soffre molto. Anche in politica (e la politica lo interessa sempre di più) non può dire quello che pensa. Bisogna dunque mettere da parte (dice in un’ode) il manto dell’illusione, l’abito ricamato dei sensi.

E l’ode seguente, con la sua malinconia amorosa dei baci di miele, i suoi sospiri e i suoi sguardi, messaggeri di felicità, forse, e il silenzio e l’oscurità, mostrano che il sentimento poetico non dormiva nemmeno in questa attraente Italia. Non vedeva forse allora frequentemente un giovane artista italiano, la più bella creatura che avesse mai incontrato? Ma ben presto la sua bontà, il suo affetto e il suo desiderio di essere utile lo legano ad August Kopisch, musicista e poeta, che ha espresso lui stesso la sua gratitudine verso il suo illustre amico.

“Il nostro legame non è come la maggior parte dei legami, ha detto Platen, i nostri testimoni sono il mare e la terra. L’immagine della tua immagine da lungo tempo era in me, dal momento in cui la vocazione all’amicizia si era risvegliata nella mia anima che desidera tanto rivedersi, ma più nobile, in un altro. Petto contro petto, servi dell’amore, costruiamogli una nuova Roma.”

Dopo il 1829 le poesie d’amore cessano. Quell’anno compare l’Edipo Romantico, grande commedia Aristofanesca; poi, nel 1833, una storia del Regno di Napoli dal 1414 al 1443, quindi la Lega di Cambrai; poi, nel 1834, il bel poema in nove canti, gli Abassidi; poi, nel 1854, la seconda edizione delle sue poesie. Dopo la sua morte furono pubblicate le sue poesie politiche.

Il clima dell’Italia, i suoi molti amici italiani, i Tedeschi che vi viaggiavano, gli ammiratori che gli scrivevano, i suoi amici in Germania che lo amavano sempre, e l’assenza delle coercizioni che aveva subito in Germania, certamente gli resero più felici gli anni d’Italia. E si può essere certi che anche in questa Italia così voluttuosa e meno ipocrita della sua Baviera, Platen non rinunciò né ai suoi principi, né alla sua dignità. Il piacere senza amore non lo ispirò mai, e un poeta così autobiografico avrebbe sicuramente cantato i bei corpi e le carezze classiche se l’amore venale avesse giocato un ruolo importante nella sua vita. E un uomo così onesto e veritiero (sua madre, che gli sopravvisse, diceva che non aveva mai detto una bugia), se avesse scritto, avrebbe scritto la verità. Prima del 1829 si trovano ancora delle odi d’amore molto belle, e ci si stupirebbe se dopo aver tanto sofferto di amare senza corpo, Platen non fosse stato tentato da corpi senza anime; tentato, ma non sconfitto.

Quando ci si deciderà a pubblicare il diario completo di Platen, penso che la morale, la psicologia e la letteratura ne guadagneranno molto.

Platen è, secondo me, chiaramente il poeta maschio e uranista dell’amicizia entusiasta e dell’uranismo più elevato. E, come lui stesso ha detto, se è impossibile lodare la sua concezione dell’amore, è temerario incolparla. Volle soddisfare nella maniera più intellettuale e ideale le esigenze della sua natura delicata e ardente, ricercando sempre l’immagine che aveva dentro di sé, cercando di trovare questo nobilissimo specchio, non contento di nessun’altra consolazione che l’amicizia e l’arte, quando gli mancava l’amore. Perché non si devono confondere le sue amicizie e i suoi amori. Le sue amicizie furono durature in quanto erano basate sulle sue solide virtù; i suoi amori non lo furono perché erano un’illusione, un ideale da perseguire, dei simboli di culto.

“Ci sono due anime che si capiscono completamente? Ha detto; che l’uomo cerchi la risposta a questo enigma, cercando degli uomini come lui, fino alla morte, fino a quando potrà cercare e morire.”

In una lettera a Schwab Guslav, da Roma, 16 febbraio 1828, Platen parla di un giovane Waiblinger che aveva scritto una poesia per lui e ne desiderava una. Il poeta rifiutò perché questo Waiblinger gli ripugnava troppo. “Ha talento, ma non abbastanza. La sua permanenza in Italia gli è funesta. Le sue poesie non sono migliori perché ci mette il Pantheon, il Colosseo, ecc.. Ma come volete che si diventi un Sofocle quando si è vissuto come un maiale, cosa che egli stesso ammette ogni giorno, perché la sua franchezza, non teme di essere disgustosa. Lord Byron, è vero, è stato in grado di dare qualche credito ai geni libertini, ma certamente non si è comportato male nemmeno la metà di quanto hanno detto, e poi viveva nel lusso e non aveva bisogno di frequentare taverne e bordelli.”

I rapporti tra veracità, bugie e vita sessuale sono stretti. Gli effeminati sono bugiardi a tutti i livelli, dalla perfidia minuziosa all’incoscienza, fino all’incontinenza delle falsità. Osservano male e riferiscono male ciò che hanno osservato. Si conoscono dagli isterici, dai malati, dai criminali, dagli alienati, le esagerazioni della menzogna e della sessualità.

Le cortigiane o le indipendenti, Ninon de l’Enclos e i suoi seguaci si sono talvolta piccati di essere onesti, cosa che è molto difficile per molti effeminati, e impossibile per un certo numero.

L’uranista, l’unisessuale maschio, come Platen o Michelangelo, che è sincero con se stesso e con gli altri, è in una posizione particolare per quanto riguarda la sua sessualità, una volta raggiunta l’età della ragione.

Il suo temperamento focoso, vivace, infiammabile, gli fa desiderare furiosamente un amore completo senza paura, senza ritegno e senza sospetto, la sicurezza nell’amore, allo stesso tempo ha un ideale del quale non saprebbe fare a meno. Non può fingere di amare qualcuno che non gliene sembra degno per ottenere la dolcezza dell’illusione. Gli effeminati, i presuntuosi, gli avidi, i volubili, i curiosi, quelli che si abbandonerebbero all’apparenza per un po’ di divertimento, non possono capire la posizione dell’uranista che la verità e la veridicità difendono dai piaceri frivoli, dalle passioni ingannatrici, dai rapporti che non durano, e che hanno troppo da fare, troppo da sperare, per ubriacarsi dei piaceri dell’Eros di strada.

Insegniamo in primo luogo la verità, la veracità, la sincerità, se vogliamo che l’uomo sessuale, eterosessuale o unisessuale, non inciampi sotto il peso della sua sessualità.
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[1] Oggetto di queste poesie giovanili è l’amore di una ragazza per il suo beneamato.

[2] La stessa timidezza, la stessa “taciturna natura” [in Italiano nel testo], la stessa lentezza e “ritrosità” [in Italiano nel testo] verso le nuove conoscenze, la stessa testardaggine, la stessa ostinazione. Era contento, come lui, di essere nobile perché poteva più facilmente disprezzare i pregiudizi della sua casta senza essere accusato di invidia. Non gli piaceva neanche la danza. Non poteva abituarsi alla coercizione militare, e provava sempre una certa malinconia, quando non gli piaceva qualcuno o qualcosa.

[3] Ancora una volta devo trascurare parecchie sfumature interessanti e parecchie gradazioni delicate.

[4] Come Michelangelo in molte poesie.

[5] Heine ha commesso l’azione volgare di citare solamente questo emistichio e non il successivo.

[6] Una biografia di quest’uomo interessante è auspicabile.

[7] Pubblicato nel 1860.

[8] A K. T. German.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=136&t=5973

GRILLPARZER OMOSESSUALE SECONDO RAFFALOVICH

Vi presento oggi il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato a Grilllparzer, un grande poeta austriaco dell’800, certamente non molto conosciuto oggi in Italia. Come al solito, Raffalovich, non si preoccupa dell’opera ma dell’uomo e in particolare dalla sua vita affettiva e sessuale.

La biografia affettiva di Grillparzer mostra con chiarezza quali difficoltà dovesse affrontare un omosessuale per avere una chiara coscienza di sé nell’800.

Grillparzer è un uomo colto, un poeta, un drammaturgo affermato, nella sua biografia, per un verso non emergono tracce esplicite di storie omosessuali, ma solo di profonde amicizie maschili, che si esprimono però nel linguaggio tipico dell’amore; per l’altro si nota la tendenza a coltivare relazioni affettuose con donne, potenzialmente orientate al matrimonio, ma il matrimonio non interviene mai, e lo stesso Grillparzer non considera queste relazioni come storie d’amore, insiste anzi nel dichiarare ad un amico l’assenza di un suo coinvolgimento profondo. Grillparzer ebbe una eterna fidanzata che, dopo la rottura dei rapporti poco prima del matrimonio, si riconciliò con lui; vissero insieme per 50 anni, ma la cosa fu possibile proprio per l’assenza di coinvolgimenti profondi, quella donna e le sue sorelle furono come una famiglia per Grillparzer, furono fonte di una tranquillità senza cosse, ma senza un vero calore affettivo.

Dalla corrispondenza di Grillparzer giovane emerge l’amicizia amorosa per Altmüller, piena di passione, di possessività e di gelosie, dalla parte di Grillparzer.

Questa amicizia si presenta come un vero rapporto d’amore unilaterale sublimato, ma non per questo meno violento. Grillparzer parla con Altmüller sempre con espressioni ambigue e non si rivolge a lui dichiarandogli i suoi veri sentimenti e cercando di coinvolgerlo, lo intrattiene soprattutto parlandogli dei suoi rapporti con le donne e della sua passione per l’arte. Un rapporto del genere produsse certamente ansia e attese ma anche disillusioni e senso di frustrazione.

Nella corrispondenza di Grillparzer maturo (quarantaquattrenne) emerge una storia di tipo molto diverso, che fa molto pensare ad un amore omosessuale, questa volto condiviso, anche se comunque sublimato, non fosse altro per la differenza di età, si tratta del rapporto del poeta con Otto Prechtler, un giovane 22enne, un personaggio la cui vita andrebbe studiata molto attentamente, drammaturgo, librettista d’opera e funzionario dell’amministrazione imperiale austriaca. I toni usati da Grillparzer sono estremamente misurati ma affettuosi, quelli usati da Prechtler sono invece i tipici toni dell’innamorato. Prechtler afferma di avere capito quali angosce fanno stare male Grillparzer ma aggiunge che terrà sempre per sé quello che ha capito. Il rapporto tra i due durò per molti anni e fu probabilmente molto più complesso e profondo di come appare dai pochi documenti che abbiamo a nostra disposizione.

La vita di Grillparzer è caratterizzata, al di là dei suoi successi teatrali e poetici, da un senso di insoddisfazione, di frustrazione e di irrequietezza; è molto probabile che all’origine di tutto questo ci fossero una omosessualità autentica ma repressa più o meno consapevolmente e una eterosessualità di facciata costruita con la forza della volontà ma del tutto insoddisfacente.

Vi annuncio fin da ora che il prossimo post, sul quale sto lavorando, più lungo e più complesso di quello che vi presento oggi, sarà dedicato a Von Platen, un personaggio che Raffalovich considera il modello dell’omosessuale superiore. Con l’analisi del personaggio di Von Platen termina “Uranismo e Unisessualità”.

Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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GRILLPARZER

Franz Grillparzer (1791-1872), il più famoso e anche il miglior poeta dell’Austria, illustre perché è unico in Austria, ma giustamente famoso, merita un lungo studio psicologico. Fu un invertito superiore, sfortunato e onesto.

Nacque a Vienna nel 1791 e morì nel 1872. Dopo Klopstock, nessun poeta tedesco ebbe un simile funerale.

Grazie alla sua autobiografia, breve e incompleta, ma del più alto interesse, ma soprattutto grazie alla Grillparzer Gesellschaft [Associazione Grillparzer] e ad Heinrich Laube, si hanno a disposizione molti documenti per ricostruire la vita e il carattere di Grillparzer. Molto onesto, molto diretto, molto impressionabile, vale a dire, o molto suscettibile o molto indifferente, ha molto sofferto e molto fatto soffrire, ma rimarrà comunque come un ottimo esempio di una vita dedicata all’arte, al disinteresse. Soffrì fino ad indebolirsi, ma fu coscienzioso fino rendersene forte.

Fu uno degli scrittori più degni, più stimabili; un modello di virtù civica e un poeta drammatico di grande interesse, – ma la sua vita intima è sotto certi aspetti più interessante delle sue opere letterarie.

Cresciuto in una famiglia benestante, una fantastica madre musicista, che morì in un modo tragico e misterioso, un padre molto onesto, molto silenzioso, tranne quando si occupava di botanica o si prendeva cura dei fiori, molto riservato, e che morì di dolore nel vedere la sua fortuna distrutta con la rovina dell’Austria, Grillparzer si trovò costretto a diciotto anni a sostenere sua madre e i suoi fratelli.
Si fece carico per tutta la vita delle sue responsabilità familiari con una dedizione toccante.

Il suo secondo fratello, che soffriva di forti mal di testa durante l’infanzia, a diciassette anni fuggì dalla casa paterna. Ricomparve dopo lungo tempo con una donna e dei bambini. Grillparzer gli trovò un lavoro, pagò i suoi debiti, poi un giorno Karl scappò di nuovo, e finì per accusarsi falsamente di un omicidio. Fu riconosciuto affetto da follia melanconica.

Un altro fratello, molto bello, Camillo, che, essendo un bambino, prendeva sul serio i suoi lavori di cucito, e si compiaceva nel ruolo di una bambina, aveva talento musicale e fu molto infelice.

Il fratello più giovane si uccise a diciassette anni, lasciando una lettera commovente:

“Ho molto ingannato mamma e Franz, e chiedo loro perdono. Non mi maledicano. O mio Dio, forse soffrirò ancora molto all’altro mondo. Se mai Franz avrà figli, che li educhi e non somigliarmi. Se ho il diritto di chiedere qualcosa, che i miei vestiti siano dati a Bepi.”

Camillo (nato il 15 agosto 1793, morto il primo giugno 1865), scrisse a suo fratello maggiore il 4 maggio 1817 (all’età di 24 anni), una lettera strana e oscura ricordandogli che fin dalla sua nascita era stato più impressionabile di una donna, di costituzione più fragile, sempre desideroso di ciò che era grande in lui senza avere la forza di possederlo o i mezzi per arrivarci.

Fino a 19 anni si consolava della sua imperfezione e si credeva felice, ma la ragione gli mostrò quanto si fosse ingannato. Parlava della sua estrema paura delle impressioni sgradevoli e inevitabili, della singolarità della sua natura.

Una seconda lettera ancora più misteriosa, dell’anno seguente, spiega a suo fratello perché la loro madre non dorme la notte – lui stesso non dorme più di tre ore per notte. Si lamenta di rassomigliare tanto alla madre, ma di soffrire anche più di lei, essendo un uomo. Sappiamo che la madre, andava pazza per la musica, e perdeva tutta la sua dolcezza al pianoforte. La vita intima di Camillo non è stata sufficientemente chiarita perché ci si possa soffermare su questi documenti.

Il diario di Franz Grillparzer e la sua autobiografia ce lo mostrano precoce, inquieto, che non sa esattamente se è un grande poeta o no, casto ma soprattutto puritano, che si crede sempre innamorato di una donna idealizzata, ma evidentemente più preoccupato delle sue amicizie.

Così c’è un certo Altmüller, che egli critica aspramente nel 1808 (Grillparzer è nato nel 1791 e dunque ha diciassette anni), accusandolo di egoismo, di incoerenza, di atteggiarsi, e si sforza di dimostrare a se stesso che Altmüller e Wohlgemuth gli sono amici, ma insiste nel credere quelle amicizie illusorie.

Eppure l’attaccamento di Grillparzer e Altmüller cresce; i due giorni in cui Grillparzer è molto innamorato di Antoinetta, e tutte le sue passioncelle fittizie sembrano ostacolare molto poco questo affetto.

1808 – “Balliamo stasera dai Wohlgemuth, – le due belle W. ci saranno: nessuna delle due mi piace particolarmente, eppure io sono stato per tutto il giorno più inquieto che nei giorni del mio più profondo amore per Teresa, quando la andavo a trovare. Da dove viene tutto questo?”

1808 – “Antoinetta si sposa e non sarà felice con il marito. Ho pietà di lei … lei mi ha amato e mi amerebbe ancora se la mia incostanza non avesse rotto il legame che ci univa.”

“Sarò mai qualcosa di più di un poeta mediocre? Questa domanda mi fa disperare.”

Elenca ciò che ha del poeta: una forte, bruciante immaginazione, comprovata da molte ore felici e molte ore infelici, dalla distruzione della salute fisica, da passioni violente. Ma gli manca, secondo lui, questo furore poetico. La poesia lo raffredda invece di riscaldarlo. Sembra che le donne producano lo stesso effetto su di lui.

Suo padre muore nel 1809.

Nel 1810 dobbiamo soffermarci su un episodio della sua amicizia con Altmüller.

Il 16 giugno, alle undici di sera, era andato a casa di Altmüller, e trovando che era uscito, aveva sfogliato i suoi libri e i suoi manoscritti. In un quaderno del suo diario aveva trovato delle lettere a un certo Karl N. e degli appunti su lui stesso.

Grillparzer non si era mai reso conto fino a quel momento della forza della sua amicizia per Altmüller. Si parlava di lui in quelle confidenze. La sua vanità lo spinse a leggere, sperava di trovare qualcosa di lusinghiero. Lungi da ciò, ebbe la sfortuna di leggere che Altmüller si era sempre ritrovato ingannato nelle sue amicizie. Grillparzer quasi non riusciva a ricordarsi di aver mai accusato un tale colpo.

L’amor proprio, la vergogna e la gelosia lo misero in uno stato che l’arrivo di Altmüller peggiorò ulteriormente.

Lo rimproverò della sua falsità e gettò il quaderno sul tavolo.

“Non si può giustificare, scrisse nel suo diario quella stessa sera, che Altmüller abbia chiamato questo giovane “tu”, e suo caro Karl. Quante volte mi ha detto che era geloso di Mailler, cosa della quale comunque non ha mai avuto motivo, e ora! Il pensiero di venire dopo questo giovane è intollerabile per me comunque.”

Poi si lancia in lamentazioni su se stesso, sulla sua ridotta sensibilità, sulla sua freddezza, sulla sua mancanza di immaginazione.

Lui, che era sempre innamorato, ora vede le ragazze più belle senza un pensiero d’amore, e anche il suo ideale di un’amata comincia a svanire. Si lamenta di diventare sgradevole per i suoi amici. Non capisce la causa della sua malinconia, che comunque cresce ogni giorno.

“Non so pensare a nulla di più accattivante che lasciare Vienna e l’Austria, tenendo Altmüller per mano, cercando in altri paesi una felicità che non riesco a trovare qui.”

Si avvicina all’idea del suicidio, poi torna di nuovo sulla giornata che ha trascorso:
“Questo rapporto con Altmüller, che consideravo da così lungo tempo una parte della mia felicità … essere allontanato, allontanato da lui che ho pensato mi tradisse con qualsiasi parola un po’ intima con un altro, da lui che la mia assenza rattristava, che la mia freddezza spingeva fino alla malinconia. Io sacrificato a un giovane sconosciuto, uno straniero, senza carattere, come dimostrato dal suo desiderio. Altmüller, che il mio atteggiamento riservato e disattento non poteva allontanare, cerca in seno a questo individuo … quello che non può trovare in me.

È stato sempre ingannato nell’amicizia ed è per questo che è ricorso a lui. Quindi doveva pur accadere questa cosa che pensavo impossibile, e Wohlgemuth ha ragione, non è per la mia incostanza (che Altmüller mi rimproverava), ma per la sua. Ma dove avevo gli occhi? Perché non ho notato da molto tempo la sua indifferenza? Lui, nelle cui braccia mi sono riposato durante quelle ore sacre, lui che solo, solo tra tutti gli uomini, ha conosciuto le profondità del mio cuore, – lui ha potuto un po’ di tempo fa interessarsi a questo pedante arabo e ora ha potuto conoscere questo ragazzo e scrivergli, dargli del tu. – Oh! quella notte indimenticabile quando gli ho dato del tu per la prima volta, e quando ho con questa parola sigillato per sempre la mia amicizia! Come era sacra per me questa parola, e lui la profana oggi. E prende in prestito da lui venti guldens. Proprio questo mi ha scosso più violentemente. Quale intimità questo fatto fa supporre, oppure … Oh! quanto ti ho capito male, o quanto mi hai ingannato … devo andare a casa sua, ho bisogno di un chiarimento, non posso rimanere più a lungo in questo stato d’animo. Ma a che fine chiarire una cosa che già è così chiara… Sta suonando l’una. Vado a letto e a dimenticare, almeno per un paio d’ore.”

“17 Giugno, ore sette di sera.

“Sono stato a casa sua. Lui è innocente. Le lettere che ho letto sono immaginarie e la nostra amicizia è forte come prima. Un altro al mio posto, Altmüller stesso, avrebbe perso le speranze, ma no, che nessun dubbio venga a turbarmi. Lui è il mio amico, e giuro, non ho l’ombra di un sospetto. Mi sento felice, leggero, ma comunque non è tutto come dovrebbe essere; la mia malinconia che è così inspiegabile per me, non è purtroppo ancora dissipata.”

La sua malinconia, così inspiegabile per lui, cerca delle consolazioni fantastiche.

L’ideale della libertà svizzera lo incanta. Reclama per sé e per George (Altmüller) una casetta in Svizzera con una moglie virtuosa nata in Svizzera! Per quanto riguarda le donne del suo paese, le odia, scrive nel suo diario, questo sesso spregevole che non è mai ciò che sembra, che piange senza dolore, ride senza gioia, – del quale egli ha confuso troppo a lungo la stupidità con l’innocenza e il sentimentalismo con il “cuore”.

Il 29 novembre 1810, gli accade qualcosa di straordinario. Un cantante famoso, il castrato Velluti, era a Vienna e Grillparzer era determinato a non andarlo a sentire, avendo orrore di tutto ciò che è contro natura, e in particolare in questo genere di cose. Infastidito, costretto ad andare a teatro, spinto lì da alcuni amici e dalla sua noia, viene punito. Non appena il castrato cominciò a cantare, una sensazione strana e dolorosa si impossessò di Grillparzer; lui cercò violentemente di sottometterla, ma il suo disagio crebbe talmente che fu sul punto di svenire e di lasciare mezzo morto il teatro. Non ricordava di aver mai avuto nella sua vita una sensazione così sgradevole. (Aveva allora quasi 20 anni).

A 21 anni, si innamora di un’attrice che interpretava il ruolo di Cherubino, e la sua travestita gli strappa dei bei versi di cui egli in seguito si meraviglierà: il sentimento di questi versi è abbastanza sessualmente ambiguo. Egli sostiene nella sua autobiografia che questi versi siano arrivati in un modo piuttosto misterioso e anonimo a Cherubino, e Cherubino, che allora era una ricca mantenuta, abbia dichiarato che, se avesse trovato il poeta che aveva composto quei versi, avrebbe abbandonato il suo protettore per lui. Fu (secondo Grillparzer) il protettore di Cherubino che diversi anni dopo gli recitò quei versi anonimi per dimostrargli che i grandi poeti restavano ignorati, e gli raccontò della inutile infatuazione della signora. È pensabile che una relazione tra Cherubino e Grillparzer avrebbe potuto cambiare il corso della sua vita sessuale. Cherubino era probabilmente abbastanza virile e abbastanza carina per piacere Grillparzer.

Del resto, le attrici possono sempre (soprattutto quelle che recitano come travestite) sedurre più facilmente delle altre donne gli uomini la cui sessualità è indecisa.

Se si crede che è esagerato parlare già dell’indecisione della sessualità di Grillparzer, il resto della sua vita giustificherà questa asserzione.

Era alto, aveva bellissimi occhi azzurri, un viso pallido e interessante e bei capelli castani. Era molto semplice, gentile, timido, amante del silenzio, e trovava molto doloroso costringersi a parlare quando non lo desiderava. Certamente in gioventù era un uomo molto simpatico, sia agli uomini che alle donne. A 25 anni riportò un enorme successo con il suo dramma L’Antenato, che lo collocò subito in prima fila [tra gli autori di teatro], il successo ben presto proseguì col successo della sua Saffo, dramma che mostrava un notevole progresso. Era considerato unanimemente il poeta dell’Austria.

Alcune donne lo amarono – Marie Piquot, una ragazza, lo amò in segreto, morì e nel suo testamento pregò i genitori di adottare Grillparzer e di occuparsi di lui. Rimpiangeva in questo testamento di non potersi fare amare da lui per esser buona e dolce con lui. Attraverso le banalità di una conoscenza mondana, Maria aveva indovinato l’anima del poeta, le sue difficoltà di carattere, tutto quello che gli rendeva difficile dedicarsi agli altri e accettare il fatto che gli altri si dedicassero a lui.

Grillparzer si rimproverò di non essere abbastanza toccato dalla morte e dalla tenerezza di Maria.

Una bella donna, sposata con uno dei suoi parenti, Carlotta, lo amò anche lei e lo fece passare attraverso le sofferenze dell’odio e dell’amore. Lei lo attivata e nello stesso tempo gli era repellente. Era evidentemente la donna nella sua sensualità che lo tormentava così. Benché Grillparzer dica che questa donna aveva cambiato il platonismo della sua natura (aveva allora 29 anni e si diceva molto interessato), io non penso che sia mai stato il suo amante. Lei gli confessò sul letto di morte di averlo amato più di quanto lui potesse immaginare.

Mi affretto ad arrivare alla grande e misteriosa amicizia-amore di Grillparzer (e alla sua eterna fidanzata Kathi Froehlich), che durò mezzo secolo e stupì i contemporanei col suo enigma. Noi ne conosciamo la chiave.

Una lettera del poeta ad Altmüller ci riassumerà la situazione.

Verso il suo trentesimo anno cercò di fortificare il suo corpo – con l’idroterapia, il nuoto, l’acqua fredda, la scherma – e credette di trovare in questi esercizi la causa della diminuzione della sua fantasia, della sua immaginazione. Forse, si diceva, per essere poeta avrebbe dovuto conservare la fragilità del suo essere fisico.

Evidentemente si sbagliava: osservava i suoi sintomi con acutezza, ma certamente non aveva una visione d’insieme del suo stato fisico e mentale.

A 31 anni fece la conoscenza delle quattro sorelle Froehlich, sorelle musiciste, di cui la terza, e forse la più bella, lo amò per 50 anni. Lei aveva dieci anni meno di lui.

Grillparzer, nel suo affetto per le donne, cominciava sempre dal farsi un’idea di questo affetto e del modo in cui quella donna doveva pensare e comportarsi. Non appena riscontrava una minima differenza tra la sua idea e la realtà si tirava indietro. “In tal modo, egli scrive, ho giocato con le donne il ruolo di un seduttore, e comunque avrei sempre fatto di tutto per essere per loro quello che desideravano. In questo modo, quindi, sono stato la disgrazia di tre donne, tutte e tre di carattere forte. Due sono morte. Ma non ho mai barato su un’inclinazione che io stesso ho invocato.” Vale a dire sul fatto che il suo sentimentalismo superficiale e l’affetto di una donna non erano sufficienti per attirarlo e trattenerlo.
Scrive ad Altmüller a proposito di Kathi una lettera di capitale importanza, una delle lettere più curiose scritte da un uomo distinto e famoso.

La riassumo:

“Tu mi chiedi di descrivere la persona che amo. La persona che amo, tu dici? Piacesse a Dio che io potessi dire sì. Piacesse a Dio che il mio essere fosse capace di questo abbandono, di questa dimenticanza di sé, di tutta questa unione che è l’amore. Ma non so se sia egoismo supremo, o qualcosa di peggio, o un desiderio sconfinato per l’arte e tutto ciò che riguarda l’arte, ma tutte le altre cose non possono tenermi che per un momento. Insomma io non sono in grado di amare. C’è sempre per me qualcosa di più alto di una persona cara, e dopo un oggi dei più teneri, senza intervallo, senza motivo, c’è un domani di freddezza, di dimenticanza, di inimicizia. Credo di aver notato che amo nell’amata solo l’immagine disegnata dalla mia fantasia, in modo che la realtà diventa per me un’opera d’arte che mi affascina per la sua somiglianza con i miei pensieri, e che mi respinge tanto più violentemente quando noto la minima differenza. Si può chiamare amore questo? Abbi pietà di me e di lei che ha ben meritato di essere amata veramente per se stessa.”

“La conoscenza di questa infelice caratteristica del mio carattere mi ha tenuto lontano il più possibile dalle relazioni con le donne alle quali del resto ero abbastanza portato dalla mia natura fisica.

Ma ogni volta che mi sono lasciato trattenere ho fatto questa triste esperienza, tanto più naturalmente perché sono sempre stato attratto esclusivamente verso quelle meno adatte a me – vale a dire, quelle il cui carattere aveva dei tratti decisi, che davano al mio gusto per l’analisi psicologica e alla mia immaginazione di poeta più alimento, e che d’altra parte avevano qualcosa di freddo e di segreto che rendeva impossibile qualsiasi fusione, qualsiasi unione.”

Poi racconta del suo incontro con Kathi, di come lei lo annoiava con le sue lodi la prima volta che si videro.

Si resero reciprocamente molto infelici. Grillparzer si spiegava in molti modi il loro affetto difficile e doloroso. Lui non ammetteva mezze misure e lei ancora non riusciva a contenersi o a sottomettersi. Ma se non ci fosse stata proprio questa impossibilità lei lo avrebbe interessato?

“Dopo tutto, scrive ancora, è un mio capriccio non possedere questa ragazza che mi ha messo in questo stato deplorevole. Capriccio, perché non era una decisione veramente virtuosa, ma forse solo il piacere estetico ed artistico che la purezza di questa ragazza mi deva, che mi impediva di fare ciò che le mie emozioni e i miei pensieri quasi irresistibilmente mi spingevano a fare.”

“Forse” e “quasi” ricorrono costantemente in queste confessioni. Grillparzer racconta come, nella sua lotta contro l’eccitazione sensuale, emanava da lui una tale atmosfera erotica che l’innocente Kathi ne rimase scossa inconsciamente e subì tutti gli effetti dell’istinto sessuale contrastato. Divenne gelosa, violenta, rissosa, e anche il lato intellettuale “così favolosamente bello” di questo affetto fu rovinato.

Non possiamo essere sorpresi che, al momento di sposarsi, malgrado tutto, dopo aver affittato un appartamento, il rapporto si ruppe – dopo una accesa discussione. Fu un accesso di gelosia che per un momento li separò del tutto. Grillparzer se ne andò. Kathi si ammalò gravemente. Lui si trovò preso tra la debolezza e la crudeltà. Cedette. Ritornò come amico, e rimase l’amico per quarantacinque anni. Le sorelle gli avevano detto che Kathi non sarebbe sopravvissuta a una rottura completa. “Ho pranzato dalle Froehlich,” ha scritto –

“Come sempre, dopo una riconciliazione, una specie di desiderio si risvegliò in me. La presi in grembo e l’accarezzai per la prima volta dopo molti anni. Ma l’emozione è spenta. Non posso farla rinascere.”

Kathi, secondo lui, avrebbe potuto fare felice un uomo occupato tutto il giorno che desiderasse la sera un po’ di allegria e di vivacità, ma non lui. Questa singolare catena esisteva da cinque anni quando Grillparzer, annoiato, stanco, cercò riposo in un viaggio. Andò a trovare Goethe, e lì la sua natura nervosa e difficile lo fece soffrire di nuovo. Grillparzer era poco incline all’ammirazione per i suoi contemporanei. Goethe soltanto gli imponeva il rispetto dovuto ad un essere sovrumano. Goethe lo accolse molto bene, lo trovò simpatico. Grillparzer pianse quando lo prese per mano per andare a pranzo. Goethe lo condusse nel suo giardino con l’aria di un re e di un padre. Ma Goethe era troppo grande, troppo arrivato, troppo olimpico, e Grillparzer si allarmò all’idea di trascorrere la serata con lui. Non osava. Non si sentiva abbastanza forte per difendere la sua posizione letteraria. Fuggì, portando con sé la vergogna e il rimorso per la sua debolezza e per la sua ingratitudine. Goethe lo aveva rattristato compiangendolo per il fatto di non avere a Vienna né uguali né le persone che lo potessero capire.

Ebbe sempre un sacco di problemi, problemi di famiglia, di rapporti sociali (perché le protezioni più alte non sembravano evitargli dei veri tormenti burocratici nella sua vita di impiegato nei ministeri), d’ingiustizia, di teatro. Le sue opere non avevano sempre immediatamente successo; doveva sopportare tutte le ingiustizie, nonostante l’ammirazione che non gli veniva rifiutata. Una cosa curiosa: egli fu presente solo alla prima della suo primo dramma. Gli fece un’impressione così sgradevole che giurò di non assistere più a nessuna delle sue opere, e mantenne la parola. Era un uomo molto testardo quando prendeva una decisione, molto determinato e molto coscienzioso.

Verso il suo cinquantesimo anno smise di scrivere versi lirici, personali. Si concesse piuttosto degli epigrammi. Era insieme scontento, rassegnato, triste e coraggioso.

Si è colpiti leggendo il diario dei suoi viaggi in Italia, Grecia, Francia, Germania, dalla nitidezza, dall’interesse, dalla severità e dall’indulgenza di quest’uomo.

Restava facilmente scioccato: le parolacce, i bagni dove gli uomini si mostravano nudi, l’egoismo, la noia, il disagio, fanno una viva e dolorosa impressione su di lui. Ma è ugualmente colpito dalla bellezza dei ragazzi o dei giovani uomini, dalla grazia, dalla bella figura e dal bel viso delle donne, dal buon senso o dalla bontà degli uomini. Per questo si possono leggere tutte le sue impressioni di viaggio con grande piacere. Si sente sempre che è un uomo che scrive, anche quando è sofferente, ingiusto e mal disposto.

Nel 1848 la sua poesia al generale Radetzky fu solennemente letta a tutti gli ufficiali di Radetzky. Fece il suo dovere come poeta patriottico. Stanco delle emozioni di quell’anno, decise di rimanere a casa delle sorelle Froehlich, al quarto piano. Trascorse lì gli ultimi venti anni della sua vita. Ricevette molte onorificenze. Il primo ministro, il principe Schwarzenberg, salì i suoi quattro piani per consegnargli una decorazione, Radetzky lo invitò ad un banchetto, l’Accademia lo cooptò, e per essa scrisse la sua Autobiografia.

Lassù, al quarto piano, trascorse i suoi ultimi vent’anni, scrivendo, leggendo, ascoltando con indifferenza quando gli raccontavano del successo di tutte le sue opere teatrali, che venivano rimesse in scena. Quelle che in precedenza non erano state bene accolte avevano ora successo.

“Incredibile”, diceva, scuotendo la testa.

Kathi Froehlich, sua erede, istituì, con quello che Grillparzer le aveva lasciato, un premio triennale per il miglior dramma austriaco. Dopo la sua morte, furono messe in scena le quattro opere teatrali che non aveva ancora pubblicato.

La maggiore delle sorelle Froehlich, l’unica sposata, Giuseppina Bogner, era un tipo strano, a quanto pare, sembrava più un ragazzo che una donna. Suo figlio Wilhelm fu adottato dal Grillparzer che lo amò molto e si prese cura della sua educazione. Il giovane morì all’età di 22 anni. Grillparzer non lo abbandonò durante la sua malattia – e fu dopo la sua morte che si decise ad andare a vivere con le zie. – La madre diventò sempre più eccentrica e, ci viene detto, finì per essere « un original féminin » [si noti l’articolo al maschile] “un originale femminile”.

La famiglia Froehlich era molto unita e Grillparzer, che amava la musica, amava tutte le sorelle. Ogni volta che voleva rinunciare a vedere Kathi le sorelle lo riportavano indietro. Per lui era una famiglia. La sua non gli procurava che dolore.
Le lettere di Grillparzer a Kathi non sono lettere d’amore. Le dice una volta di essere sul punto di innamorarsi. Ma di solito è freddo o sarcastico, o annoiato, o giocoso con l’intenzione di esserlo. Le lettere di Kathi mostrano che diventa sempre più umile e devota con l’età.

Lei ha sofferto tanto quanto Grillparzer. Vivendo in un ambiente artistico, in una grande città poco austera, molte persone pensavano che Grillparzer fosse o fosse stato il suo amante, perché non si sposarono. Lei, così impulsiva, così polemica, non sembra aver rimproverato Grillparzer su questo punto.

Quello che c’era di sbagliato, di crudele e di fastidioso in quella situazione si riscatta negli ultimi venti anni della vita di Grillparzer, quando le tre sorelle che erano state così attraenti, così ricercate e così festeggiate, e che Bauernfeld chiamava ora le tre Parche, si dedicarono tutte e tre al poeta.

Si possono leggere le lettere e i telegrammi che i sovrani tedeschi gli indirizzavano, l’imperatore d’Austria, il Re di Baviera, l’imperatrice di Germania.
Quando ebbe ottant’anni, l’anno prima della sua morte, l’imperatore d’Austria gli diede una pensione di 3.000 gulden.

Nel primo volume pubblicato dalla Grillparzer Gesellschaft (Associazione Grillparzer) si trova una lettera singolare e chiara scritta da un giovane uomo di ventidue anni a Grillparzer che aveva allora quarantaquattro anni; è di Otto Prechtler, poeta che succedette a Grillparzer in uno dei suoi posti di lavoro e che morì nel 1881.

“Enigmatico miracoloso, così estraneo eppure così intimo, così pieno di pudore eppure troppo forte per essere sradicato, così unico, mi sembra il rapporto spirituale tra di noi nei quattro anni da quando vi conosco, da quando siete apparso nella mia vita come l’asilo, il faro.”

Trova così strano, essendo lui così giovane, così oscuro e Grillparzer così maturo, così uomo, che ogni periodo della vita di uno corrisponda ad un periodo nella vita dell’altro. Se Grillparzer fosse morto e se lui credesse alla trasmigrazione, avrebbe pensato che l’anima di Grillparzer gli facesse l’onore di vivere in lui.

Gli aveva scritto una poesia, poi era andato a pregare nella grande Stephanskirche (cattedrale di Santo Stefano) di non perdere la fede in Grillparzer.

Aveva amato appassionatamente una certa Eloisa, e assicura Grillparzer che il suo amore per lui assomiglia notevolmente all’amore per lei; la differenza tra questi due amori è la stessa che c’è tra poeta e uomo. – “Vi amo come ho amato Eloisa, con quella tenerezza e quella venerazione che escludono tutti gli altri sentimenti sensuali. Amavo Eloisa come voi, con quella timidezza che arrossisce, con quel desiderio di mostrare il meglio di me.”

Grillparzer lo aveva incoraggiato, lo aveva spinto a credere nel suo talento e gli aveva procurato una posizione sociale. Ricorda a Grillparzer di aver provato il dolore di chiedergli denaro. Gli ricorda anche che una volta aveva detto: Mi dispiace che voi abbiate cercato un rifugio vicino ad una natura così tormentata, così distrutta come la mia.

E, con la chiaroveggenza dell’affetto e di molte altre cose, il giovane uomo proclama con orgoglio di aver capito Grillparzer. Terrà sempre nel suo cuore quello che ha compreso. Si accontenta di dire che la bontà, l’elevazione, la simpatia, la santa mansuetudine e la bontà verso di lui, Prechtler, derivano da questa ammirabile natura distrutta.

Si esalta sempre di più per il piacere che gli danno le attenzioni benevole di Grillparzer e i suoi tratti nobili. Rivede sul suo volto i grandi momenti del lavoro drammatico del maestro, l’entusiasmo di Saffo, la passione Jaromir, ecc..
“Nessuno può amarvi di più, può adorarvi di più. Vorrei che voi foste collocato meno in alto per arrivare più vicino al vostro cuore, o vorrei essere una ragazza. Vi avrei amato ineffabilmente, vi avrei idolatrato. Ma io sono povero di anni e di esperienza, e voi siete anche direttore degli archivi.”

C’è un’altra lettera dal 1863, quando Grillparzer fece una brutta caduta su una scala, “il solo passo falso della vostra esistenza”, dice Prechtler.

Grillparzer è per me l’uranista con inclinazioni eterosessuali, la cui sfortunata eredità e i cui dolori costanti hanno represso gli istinti unisessuali senza distruggerli, ma non tanto da dare un libero sviluppo agli istinti eterosessuali.

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