ETERO E GAY DI FRONTE ALL’ESPLORAZIONE OMOSESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte seconda
(etero e gay di fonte all’esplorazione omosessuale)

Le due storie tratte dal volume sull’inversione sessuale di Havelock Ellis e tradotte da me, che riporto qui di seguito sono estremamente interessanti, sia perché rappresentano bene attraverso quali esperienze a sfondo sessuale i gay di allora arrivassero alla consapevolezza di essere gay, sia perché chiariscono in modo esemplare come un gay e un etero interpretino in modo radicalmente diverso allora come oggi) gli stessi comportamenti di intimità spinta con altri ragazzi e di gioco sessuale. Per i ragazzi gay questi comportamenti hanno un chiarissima valenza sessuale e si stampano nel loro cervello come ricordi indelebili destinati a durare tutta la vita. I ragazzi eterosessuali, invece li vedono come esplicazione di una pura curiosità sessuale, se non addirittura come un modo per esercitare il proprio dominio su altri ragazzi, cose comunque transitorie che saranno del tutto dimenticate quando saranno possibili vere esperienze eterosessuali e non interferiranno con la sessualità adulta.

STORIA 5

S. W., 64 anni, inglese, giornalista musicale. La comunicazione che segue (un po’ abbreviata) è stata scritta quando S.W. non aveva ancora letto nulla sull’inversione sessuale e quando credeva ancora che il suo caso fosse assolutamente unico.

“Io sono figlio di un uomo di chiesa, ho vissuto per i primi tredici anni della mia vita nella cittadina dove sono nato. Poi mio padre è diventato vicario di un villaggio di campagna, dove ho vissuto fino a quando sono andato fuori, nel mondo, all’età di 18 anni. Dato che durante tutto questo tempo mio padre aveva alcuni alunni, sono stato educato con loro, e non sono mai andato a scuola. Sono nato, credo, con le passioni sessuali più forti che si possano immaginare, e nello stesso tempo sono stato molto precoce nel mio ingresso nella fase della pubertà. Il seme iniziò a formarsi un po’ prima del mio dodicesimo compleanno, i peli seguirono subito dopo, e dopo un anno ero in queste cose alla pari con un ragazzo medio di 15 o 16 anni. Parlavo liberamente con i miei compagni dei rapporti fra i sessi, ma, a differenza di loro, non provavo alcun sentimento personale verso le ragazze. Con il tempo mi resi conto che ero diverso, come credevo allora e credo ancora adesso, da tutti gli altri uomini. I miei organi sessuali erano abbastanza perfetti, ma nell’aspetto di un uomo avevo i pensieri sessuali di una femmina. Rifiuto senza riserve anche la minima inclinazione a compiere atti innaturali; l’idea di commettere atti di sodomia sarebbe per me molto disgustosa.

Per venire alla mia attuale condizione mentale: mentre sono del tutto indifferente alla persona della donna (ho sempre apprezzato molto la loro amicizia e compagnia, e molti dei miei migliori amici sono stati donne), ho avuto un ardente desiderio di avere rapporti carnali con un maschio, e avevo la capacità di innamorarmi, per dire così, nella misura massima. Nell’immaginazione, possedevo l’organo femminile, e mi sentivo verso un uomo esattamente come si sentirebbe una donna innamorata. Nel momento in cui sono diventato pienamente cosciente della mia condizione, ho dato poca importanza a questo fatto, io non avevo la più pallida idea della sua terribile importanza, né della futura miseria che avrebbe comportato. Cose tutte che ho dovuto imparare dall’amara esperienza.

Una volta ho pensato di forzarmi ad avere un rapporto sessuale con una prostituta, al fine di vedere se il godimento sensuale effettivo potesse portare un cambiamento, per avere così la possibilità di sposarmi. Ma quando si è trattato di pensare ai modi e ai mezzi, la mia ripugnanza all’atto è diventata tale che la cosa praticamente era fuori questione. Nel caso invece di qualunque maschio al quale mi sono affezionato, volevo che ci si sentisse insieme, pelle contro pelle, e che avessimo il privilegio di prenderci le libertà che si prenderebbe una donna innamorata, se tutto fosse permesso. Cercavo una gratificazione non puramente sessuale di qualsiasi tipo; il mio amore era troppo genuino per questo.

Durante il poco più di mezzo secolo trascorso dal mio dodicesimo compleanno, sono stato veramente innamorato circa tredici volte. Non credo di riuscire a dare un’idea della profondità e della realtà dei miei sentimenti. Ho accennato alla mia precocità. Ero innamorato quando a 12 anni, l’oggetto del mio amore era un uomo di 24, un noto chimico analitico Venne a casa di mio padre molto frequentemente; e il mio cuore batteva anche alla sola menzione del suo nome.

Avevo circa 15 anni al tempo del mio secondo innamoramento serio. Questa volta era il figlio di un agricoltore, circa due anni più grande di me. Non penso di essermi mai trovato da solo con lui, e in realtà lo conoscevo soltanto come un membro della sua famiglia, ma per un certo tempo fu l’interesse fondamentale della mia vita.

Quando avevo 21 anni ho avuto un ‘compagno’, un giovane di 17 anni, che aveva per me, in ogni caso, un affetto fraterno. Eravamo sotto lo stesso tetto, una mattina presto d’estate si alzò dal letto ed è venne dritto nella mia stanza per parlare di una cosa o di un’altra. Per poter parlare più comodamente si mise nel letto con me e rimanemmo lì come avrebbero fatto due ragazzine di scuola. Questa vicinanza era più di quanto potessi sopportare, e il mio cuore cominciò a battere in modo tale che era impossibile che non potesse notarlo. Dato che, naturalmente, non poteva avere la minima idea della ragione, disse in tutta innocenza: ‘Il tuo cuore batte così forte che riesco a sentirlo abbastanza chiaramente.’

Finora i miei dettagli sono puramente innocenti. Fino a 18 anni, ci furono familiarità a intervalli tra me e il figlio del medico del paese, un giovane circa due anni più grande di me, e precocemente immorale. Non mi interessava veramente molto, ma lui era il mio compagno più importante. Poi sono diventato un assistente scolastico, e per circa sei anni sono riuscito a controllarmi, solo, ahimè, per ricaderci di nuovo. Poi un nuovo proposito e l’ho rispettato per otto anni, una lunga lotta con la mia natura. Poi ancora una volta ho peccato in tre casi, che si sono estesi su tre o quattro anni. Vengo ora un episodio molto doloroso e ricco di conseguenze nella mia vita infelice che avrei volentieri tralasciato se fosse stato possibile. Nel bel mezzo della vita è stato un caso di peccato, di scoperta e anche di grande follia.

Prima di entrare nei dettagli, per quanto può essere necessario, non posso fare a meno di chiedervi di considerare con calma e spassionatamente la mia condizione esatta rispetto a quella dei miei simili nel loro insieme. Nelle mie lotte per resistere, in passato, a volte mi sentivo come se stessi lottando tra le spire di un pitone. Ho peccato di nuovo, con un giovane e il suo amico. Abbastanza stranamente, il fatto fu scoperto da un uomo che era spinto da un sentimento di vendetta per un atto che a me appariva assolutamente giusto. I ragazzi si rifiutarono di dichiarare più della verità, e questo non bastò a quell’uomo, e fu messo in mezzo un terzo ragazzo, che era disposto a dire qualsiasi cosa. Ma questo non era ancora tutto; circa dodici o quindici altri ragazzi fecero accuse simili La convinzione generale, di conseguenza, fu che avevo commesso crimini “innominabili” in tutte le direzioni, a mio piacimento. Se mi si chiedesse una spiegazione per l’azione di tutti questi ragazzi al di là del terzo, che, naturalmente, aveva alcune motivazioni speciali, non ne potrei offrire nessuna. Potrebbero aver pensato che il trio originale era visto piuttosto nella luce degli eroi; perché non avrebbero dovuto essere eroi anche loro?

Potevo certamente sentirmi schiacciato sotto un tale carico di accuse, ma questo non giustifica l’incredibile follia della mia condotta. Negai allo stesso modo quel briciolo di verità che pure c’era, come la massa delle menzogne, e me ne andai in America. Tuttavia, col passare del tempo, quando la mia mente entrò in uno stato migliore, mi resi conto che la verità va detta una volta o l’altra. Perciò scrissi dall’America al giusto indirizzo una piena confessione del mio peccato per quanto riguarda i due giovani che avevano detto solo la verità, allo stesso tempo sottolineando la falsità di tutte le altre accuse.

Rimasi in America sei anni, e alla fine riuscii a fare soldi, in modo da poter tornare in Inghilterra con un piccolo capitale. Avevo promesso alle mie tre sorelle (tutte più grandi di me), che sarei tornato prima della loro morte. Il mio programma era di acquistare una piccola impresa a Londra, e tranquillamente guadagnarmi da vivere, non facendo però sapere a nessuno che ero tornato. Feci acquistare una tale impresa, ma fui truffato nel modo più intelligente, e persi fino all’ultimo centesimo che possedevo al mondo! Dovetti far conoscere la mia situazione ai vecchi amici che tutti mi regalarono o mi prestarono denaro. Comunque la mia posizione era molto precaria. Provai con un’agenzia assicurativa, una delle ultime risorse della persona colta e indigente, ma ben presto scoprii che ero inadatto per un lavoro in cui la sfacciataggine è il fattore primario Poi arrivò un colpo straordinario di fortuna; quasi contemporaneamente iniziai ad avere un paio di allievi di musica e del lavoro letterario in collegamento con una buona rivista musicale.

Rendere la mia presenza nota ai vecchi amici comportò che le stesse informazioni giungessero a coloro che non erano amici. La mia identità come giornalista divenne nota, e col passare del tempo mi sembrava come se mezzo mondo avesse sentito parlare delle mie presunte iniquità. Le persone che non avevano mai messo gli occhi su di me sembrava che mi vedessero come un mostro di iniquità che non si dovrebbe neppure tollerare che esista. Tutti questa gente, che non c’entrava niente, credeva che avessi commesso delitti ‘innominabili’ moltissime volte e alzava le mani in un silenzio inorridito per l’audacia di un uomo che, nella sua situazione, osa apparire apertamente in pubblico, con il suo proprio nome, e guardare la gente in faccia. Non avevano nemmeno il cervello per vedere che questo coraggio dimostrava il carattere fittizio delle loro credenze. E poi, credevano che se solo avessero potuto ottenere il mio licenziamento dal mio posto di giornalista io mi sarei ridotto alla fame. Questo fino a un anno fa era vero. Poi un vecchio parente morì e mi lasciò un po’di proprietà che ho venduto per investire in una rendita, e così ho appena quanto basta per vivere tranquillamente, oltre quello che posso guadagnare. In tali condizioni strane si potrebbe chiedere se la vita non fosse insopportabile. Francamente, non posso dire che la vedo così. Ho a Londra un paio di amici scapoli che vanno con me ai teatri, ecc.. In periferia ho circa una mezza dozzina di amici di famiglia. Qui trovo una compagnia piacevole e un caloroso benvenuto. Sono appassionato di musica, ho un eccellente pianoforte, e posso sentire i migliori concerti in Europa. Vado a tutti i buoni divertimenti. Sono un buon giocatore di scacchi. Infine, sono un lettore onnivoro. Ammetterete che le mie risorse per passare il tempo sono illimitate.

Certo, mi dispiace che ho peccato, e vorrei non averlo fatto. Ma io rifiuto ogni sentimento di vergogna.”

S. W. era il più giovane di quattro figli e l’unico maschio. Suo padre aveva 40 anni alla sua nascita, sua madre 33. Il padre era un intellettuale di carattere debole, la madre una donna di carattere violento ed eccentrico, con, egli crede, forti passioni sessuali. S. W. Non trova nulla nella sua famiglia che possa spiegare la sua condizione anomala.

È basso (cinque piedi cinque pollici), ma ben costruito, con un forte petto e una voce potente. Le sue braccia sono deboli e flaccide (femminili, pensa), ma le gambe sono muscolose. Da ragazzo di 14 anni poteva camminare per quaranta miglia con facilità, e ha giocato a calcio fino a circa 45 anni. È considerato virile nel carattere e nei gusti, ma si commuove facilmente fino alle lacrime dopo una forte emozione. Non ci sono informazioni per quanto riguarda il tipo di uomo verso cui è attratto. Posso osservare, tuttavia, che il chimico analitico che per primo suscitò l’ammirazione di S. W. fu ben noto a me una trentina di anni più tardi, come mio insegnante di chimica. A quel tempo era un uomo anziano di aspetto e di carattere attraente, simpatico e affascinante ad un livello quasi femminile.

S. W. non ha mai sentito la minima attrazione sessuale verso il sesso opposto. Le prime indicazioni del sentimento invertito si ebbero all’età di 6 o 7 anni. Guardando gli allievi del padre, ragazzi di 13 o 14 anni, dalle finestre, rifletteva su come potessero essere i loro organi genitali. “In relazione ad una ragazza”, egli scrive, “non avrei pensato assolutamente a una cosa del genere più che nel caso di un blocco di marmo.” In questo periodo, infatti, a volte dormiva con una sorella di 10 anni, che lo indusse ad assumere gli atteggiamenti della congiunzione sessuale, dicendo che era “così divertente”; ma si limitò a fare questo per compiacerla, e senza il minimo interesse o sentimento da parte sua. Questo atteggiamento divenne più marcato con l’aumentare della consapevolezza, fino a quando si innamorò ardentemente, all’età di 12 anni. Per tutta la vita egli ha praticato la masturbazione in una certa misura, ed è pronto a difendere questa pratica nel suo caso. I suoi sogni erotici sono stati solo di carattere molto vago e molto oscuro. Egli è in grado di fischiare. È molto interessato alla politica e alle opere filantropiche. Ma il suo principale interesse è la musica e ha pubblicato numerose composizioni musicali. Nel complesso, e nonostante la persecuzione che ha subito, egli non considera la sua vita come infelice. Allo stesso tempo, egli è profondamente consapevole dell’atmosfera da “Paria” che circonda gli invertiti, e nel suo caso questa non è mai stata alleviata da alcun senso di condivisione della sventura. La facilità con cui si dice che alcuni invertiti riconoscano gli altri della loro stessa specie è abbastanza incomprensibile per lui; non ne ha mai incontrato uno per quanto ne sa.

STORIA 6

E. S., medico, 50 anni.
“Ho qualche ragione”, scrive, “per credere che alcuni dei miei parenti (dal lato paterno), non fossero normali nella loro vita sessuale, ma, dato che erano persone molto riservate, sono sicuro che i loro amici e i loro colleghi non lo hanno mai sospettato. Gran parte dei miei parenti stretti sono rimasti celibi o hanno differito il matrimonio fino a tarda età. Nessuno di loro è stato un bravo uomo d’affari, tutti sembrano essere più profondamente interessati ad altre cose più che a fare soldi o a tenerseli. Per lo più non hanno preso o hanno preso poco parte alla vita pubblica, e non si sono molto curati della vita sociale. Tuttavia, sono stati gente di capacità superiore alla media, con interessi intellettuali ed estetici. Siamo inclini agli entusiasmi, ma manchiamo di perseveranza. Siamo discorsivi e superficiali, forse, ma nessuno potrebbe chiamateci stupidi Siamo forse eccessivamente egocentrici e consapevoli, mai crudeli o viziosi. I nostri poteri di autocontrollo sono considerevoli; siamo persone tradizionali solo perché siamo pigri e abbiamo in forte antipatia qualsiasi autoaffermazione pubblica. Eppure siamo nervosi, piuttosto che flemmatici. Tutto questo riguarda il lato paterno. I miei antenati materni erano interessati all’agricoltura e al mare e anch’essi hanno avuto una simile mancanza di capacità imprenditoriale, ma con meno adattabilità mentale e la vigilanza, però con maggiore fermezza di propositi, sempre pronti a fare piuttosto che sognare. Tra di loro ricordo un cugino che era probabilmente anormale, anche se è morto quando io ero troppo giovane per fare caso a molte cose. Anche in questo caso, erano tutti persone piuttosto riservate, ma più geniali con gli estranei, più portare ai rapporti sociali, e con meno autocontrollo.

Ero figlio unico, ed un figlio unico viziato. Ero sempre sveglio a scuola, interessato all’apprendimento, e non consideravo penoso studiare. Non mi piaceva lo studio serio. Ma per fini scolastici non lo ritenevo necessario, e non avevo difficoltà ad apprendere tutto quello che mi veniva messo davanti. Non sono mai stato appassionato di giochi, anche se mi piaceva molto stare fuori di casa e camminare. Pochissimi dei miei parenti sono stati appassionati di sport. Non ho stretto forti amicizie a scuola e non ero molto popolare tra i miei compagni di scuola, che, tuttavia, tolleravano i miei strani modi meglio di quanto ci si sarebbe aspettato. Ero facilmente portato ad apprezzare la buona letteratura, ma non ho mai avuto molta capacità espressiva e di pensiero profondo. Ero estremamente sensibile e impressionabile, mosso dalla bellezza di qualsiasi tipo, ma assolutamente mai ambizioso o in qualsiasi modo creativo. Ero facilmente stimolato a lavorare, e poi mi piaceva lavorare, ma, a meno che lo stimolo non fosse mantenuto, l’indolenza naturale della mia indole si manifestava, e ho sprecato i miei poteri in sogni e sciocchezze. La mia memoria era in genere molto veloce e capace di conservare i ricordi, ma curiosamente capricciosa. Sono sempre stato mancante di iniziativa e di capacità decisionale. Al college i miei successi sono proseguiti. Ho ottenuto medaglie e premi, passavo i miei esami facilmente, mi sono laureato ‘con lode di prima classe.’ Nel mio lavoro professionale di una vita ho avuto successo piuttosto oltre la media. Mi piace moltissimo, con tutto il cuore.

Non sono in grado di dire con certezza delle prime manifestazioni dei miei istinti sessuali, ma credo di poter affermare che essi non mi hanno portato in nessun momento a nessun desiderio per il sesso opposto. È vero che il mio primo ricordo del genere è connesso con l’intimità con una ragazzetta, compagna di giochi, ma dato che all’epoca avevamo raggiuto solo la bella età di 7 anni (al massimo) immagino che il nostro reciproco mostrarci – dato che non c’era proprio niente di più – soddisfacesse semplicemente la nostra naturale curiosità. Certamente questi ricordi, nella mia mente, non hanno in alcun modo un posto diverso da quello di tutti gli altri tipi di gioco. Inoltre mi ricordo del solito parlare da scolaretto di cose nascoste e proibite, ma fin quando avevo 12 anni o giù di lì questo era semplicemente un parlare sporco, che coinvolgeva più le funzioni renali e intestinali che qualche sensazione o qualche sottinteso sessuale. Un ragazzo era noto a tutti noi (e della mia cerchia non trascurabile dei primi amici, tutti sono diventati persone normali, che si sono sposate e hanno avuto figli, a tempo debito) per la dimensione insolita delle sue parti intime e per la libertà con cui eccitava e soddisfaceva la curiosità dei suoi amici. Doveva essere precoce, perché non poteva aver avuto più di 12 anni, e ricordo di aver sentito che aveva una folta vegetazione di peli pubici. Anche allora, anche se so che la mia curiosità, per dirla in quel modo, era attiva, non mi sono mai permesso di avere rapporti di nessun genere con lui; e penso che non li avrei certo incoraggiati se mi fossero stati proposti. Questa è la cosa strana della mia vita: le cose che desideravo intensamente di fare non mi sarei mai permesso di farle, non per un qualche scrupolo religioso o morale, ma per una qualche pignoleria inspiegabile o scrupolo, che è ancora attivo come sempre, anche se sono sicuro che non sarebbe in grado di resistere se dovessero ripetersi queste condizioni favorevoli, ma sarebbe travolto da desideri imperiosi e completamente sviluppati, che, per la lunga repressione, o per un allontanarsene senza soddisfarli, sono diventati molto forti. Infatti, se se ne presentasse l’opportunità, con la certezza che nessuno ne sarebbe sedotto per la prima volta o corrotto, quei desideri potrebbero rivelarsi quasi incontenibili.

Certo, molto prima della pubertà, che per me fu precoce, ricordo che ero molto attratto da alcuni ragazzi, e che desideravo di avere l’opportunità di dormire con loro. Se fossi stato in grado di farlo, sono sicuro che sarei stato spinto a entrare nel più stretto contatto possibile con il loro corpo nudo, e non credo che avrei poi ho desiderato qualcosa di più. Conoscevo alcuni ragazzi, forse un po’ più grandi, che già allora avevano relazioni, che certamente non erano innocenti, con un ragazza che era di un anno o due più grande di noi. Lei una volta mi baciò, con mia intensa vergogna. Ma mi resi conto che questi rapporti sarebbero stati indicibilmente disgustosi e non ebbi alcun particolare interesse a sentirne parlare.

Mi ricordo di essere stato coccolato e accarezzato da un bel ragazzo di 16 anni, di tre o quattro anni più grande di me, perché avevo riportato qualche ferita durante il gioco, e sono ancora in grado di ricordare il brivido di gioia che ho sperimentato al suo tocco Non successe nulla che il mondo intero non potesse vedere, ma mi ricordo di essere stato preso tra le ginocchia mentre stava seduto, e mi metteva le braccia intorno al collo, e la calda, soffice presa delle cosce ebbe un effetto indicibile su di me.

Più o meno nello stesso periodo, poi, un ragazzo più grande, forse circa di 18 anni, aveva l’abitudine di tenere fermi i ragazzi più piccoli durante le passeggiate in campagna, di buttarli giù a terra e di guardare i loro genitali e di giocarci. Lui stesso era un bel ragazzo, e io ero molto emozionato quando mi fu raccontato di questo da parte dei ragazzi che lo avevano sperimentato, e desideravo fortemente che succedesse a me, ma non è mai successo, e se un tentativo ci fosse stato, so che avrei resistito con tutte le mie forze, anche se i miei desideri avessero messo il fuoco addosso. Questo ragazzo è morto prima dei 20 anni, per un ascesso dello psoas, e mi ricordo di aver pianto la notte che ho saputo della sua morte. Ero spesso attratto da un altro ragazzo, di circa tre anni più grande di me, che aveva i capelli molto setosi, e io cercavo sempre di accarezzarglieli, ma lui non voleva.

Dovevo avere circa 12 anni quando mi fu insegnato a masturbarmi da un cugino che era un po’ più grande. In un primo momento ho pensato che fosse una cosa stupida, ma avevo l’abitudine di guardarlo mentre lo faceva, e mi masturbavo da solo di tanto in tanto fino a quando sono diventato sufficientemente grande per provare la sensazione corretta. Poi ho ragione di pensare che ho rinunciato alla masturbazione piuttosto liberamente, ma generalmente lo facevo in solitudine, anche se era molto tempo prima che mi rendessi conto che c’era qualcosa di sbagliato in essa o che poteva rivelarsi dannosa. Ripensandoci ora, mi sento perfettamente certo che i miei istinti fossero totalmente omosessuali fin dall’inizio. Questo cugino, che possedeva doti intellettuali e artistiche di rilievo, si sposò, ma sono sicuro che la sua simpatia per il suo sesso non fosse normale.

Con un altro cugino, più giovane di me di quasi un anno, ero sempre nell’intimità più affettuosa. Le mie vacanze a casa dei suoi genitori erano la mia più grande gioia. Stavamo sempre insieme, di notte o di giorno, abbiamo dormito nello stesso letto, letteralmente l’uno nelle braccia dell’altro. A me dava il più acuto piacere sessuale stringermi al suo corpo nudo. Avevamo l’abitudine di maneggiare e accarezzarci reciprocamente le nostre parti intime, ma senza alcun tentativo di masturbazione reciproca, anche se in quel periodo la praticavo regolarmente su me stesso. Gli ho chiesto una volta della masturbazione, ma ancora non l’aveva imparata da altri, e con mio grande orgoglio e soddisfazione posso dire che non l’ho mai praticata su di lui e neanche gli ho chiesto mai di praticarla su di me. Parlo di questo come un esempio della mia concreta moderazione, anche se i miei pensieri e i miei desideri non conoscevano questi limiti. Ricordo anche che un suo fratello maggiore, forse tre o quattro anni più grande di me, una volta mi ha mostrato (quando avevo circa 12 anni, suppongo) il suo pene semieretto. Non mi avrebbe permesso di toccarlo, ma mi mostrò come tirare indietro il prepuzio in modo da scoprire il glande. Il suo pene era grande, e il fatto non è stato dimenticato. Tra noi non c’era nessun rapporto e so che sia lui che il mio amico sono cresciuti fino ad essere uomini abbastanza normali.

Credo di aver avuto circa 17 anni quando mi spaventai per il verificarsi di emissioni notturne, che credevo fossero il risultato del male della masturbazione, e per due o tre anni ho continuato a provare notevole disagio mentale fino a che, quando ero nel mio secondo o terzo anno di college, ho trovato il coraggio sufficiente per consultare il nostro buon vecchio medico di famiglia, che mi ha rassicurato, ma ha fatto, ora penso, fin troppa luce sulle mie confidenze, in modo che io sono ricaduto nelle vecchie abitudini più facilmente, anche se molto più tardi.

Dalle nostre finestre di casa vedevamo un po’ di terreno fino alla spiaggia, e io avevo l’abitudine di stare a guardare, nei caldi pomeriggi d’estate, i ragazzi che potevano stare lì a fare il bagno, per osservarli attraverso il nostro telescopio. Tutto questo l’ho tenuto rigorosamente segreto e non sono stato mai sorpreso in questa attività. Avrei potuto altrettanto facilmente, e senza destare il minimo sospetto sul mio movente, camminare fino alla spiaggia, avrei potuto vederli e chiacchierare con loro ma non sarei mai arrivato a farlo. Mi dava notevole soddisfazione sessuale quando ero in grado di vederli fare il bagno senza mutande. Avevo anche l’abitudine di guardarli mentre giocavano sul terreno, e mi sentivo ricompensato quando vedevo, come non di rado accadeva, le familiarità sessuali che avevano luogo. Queste mi eccitavano violentemente e, talvolta, mi portavano all’orgasmo, sempre, comunque, ad una piacevole erezione. In effetti, è stata un’esperienza di questo tipo che mi ha fatto tornare alla masturbazione dopo che l’avevo messa da parte per un po’. Ricordo che un giorno mentre guardavo due ragazzi di circa 16 anni stesi sull’erba al sole, d’un tratto il ragazzo più grande allungò la mano e cercò di aprire i pantaloni del suo compagno. Quello resistette con tutte le sue forze, e ne seguì una lunga lotta, che terminò con il ragazzo più piccolo con il suo pene esposto e manipolato dall’altro. Anche oggi il ricordo di questo fatto mi eccita. Entrambi i ragazzi sono cresciuti e sono diventati uomini normali.

Due volte soltanto sono stato avvicinato da persone adulte. Quando avevo circa 13 anni mi capitava di incontrare spesso, quando andavo a scuola con il treno, un vecchio signore che mi corteggiava, per così dire, mi parlava spesso e mi chiedeva di andare a vedere le sue ben note collezioni scientifiche, ma ho sempre avuto una vaga diffidenza nei sui confronti e non ci sono mai andato. Un giorno, in estate, durante un’ora libera l’ho incontrato in una stanza vuota nel museo, dove c’erano di solito pochissimi visitatori in quel momento della giornata, e dove le grandi vetrine di esposizione permettevano di nascondersi. Mi si avvicinò e mi disse che era stato lontano in campagna, e che, mentre stava percorrendo la via del ritorno attraversando siepi cespugli spinosi, alcune spine erano rimaste bloccate tra i suoi vestiti e gli stavano ancora dando fastidio. ‘Ti sarei molto grato,’ disse, ‘se volessi mettere la mano in basso e provare se si può sentire qualche spina conficcata nella mia biancheria e tirarla fuori.’ Sbottonò poi le bretelle da un lato, slacciò i pantaloni e mi fece mettere la mano sul suo inguine e sul basso addome. Evitai di toccare i suoi genitali, ma lui spinse la mia mano verso il basso in quella direzione fino a quando, bruciando di vergogna, me ne scappai, senza fermarmi fino a quando fui al sicuro a scuola. Capii appena quanto che era accaduto, ma non ne parlai mai, e dopo evitai sempre quell’uomo. Ho saputo in seguito che era uno scapolo benestante che aveva un grande interesse per i ragazzi della classe lavoratrice e per i giovani uomini e che fece molto per aiutarli nella vita e per evitare, così si diceva, che cadessero in cattive compagnie. Morì a un’età avanzata e lasciò la maggior parte della sua fortuna ad un istituto per ragazzi, lasciò anche per testamento grosse somme ai giovani dei quali si era interessato.

L’altra volta fu su di un tram quando un uomo adulto, che era schiacciato a me il più vicino che poteva, cominciò a parlare, elogiò i miei occhi scuri, poi mise la mano sulla mia coscia sotto il mantello aperto e tastò in alto, verso le mie parti intime. Allo stesso tempo, prese la mia mano, l’accarezzò e se la mise sulle parti intime (era al tramonto). Questo mi eccitò e, se non fossimo stati a destinazione, penso che gli avrei permesso volentieri ulteriori familiarità. Provò a chiedermi dove vivevo, ma non c’era tempo per rispondere, e la mia parente che era con me (su un altro sedile) avrebbe senza dubbio impedito che la cosa potesse avere ulteriormente seguito.

In più di un’occasione ho sperimentato l’orgasmo sessuale come risultato dell’ansia mentale. La prima volta che questo si verificò fu quando mi stavo affrettando per evitare di arrivare in ritardo a scuola. Un’altra volta fu quando avevo circa 24 anni, ed ero estremamente ansioso di rispettare un appuntamento per il quale ero in ritardo. Così abbondante fu l’emissione che dovetti tornare a casa per cambiarmi.

Quando ero studente di medicina, il primo riferimento che portava decisamente al tema dell’inversione sessuale fu fatto nella lezione di Giurisprudenza Medica, dove certi crimini sessuali furono accennati, molto sommariamente e inadeguatamente, ma nulla fu detto dell’esistenza dell’inversione sessuale come condizione ‘normale’ di certe persone infelici, né fu fatta alcuna distinzione tra i vari atti non normali, che erano tutti classificati insieme come manifestazioni di depravazione criminale di gente comune o di folli. Per uno studente che cominciava ad essere acutamente consapevole che la sua natura sessuale differiva profondamente da quella dei suoi compagni, nulla poteva essere più sconcertante e inquietante, e mi rinchiusi in modo più completo nella mia riservatezza. Compresi che questo insegnamento doveva basarsi su qualche errore radicale o pregiudizio o fraintendimento, perché io sapevo dal mio più chiaro ricordo del mio proprio sviluppo, che la mia particolarità non era acquisita, ma innata; era la mia grande sventura senza dubbio, ma non era colpa mia.

È stata ancora una sfortuna maggiore che nel corso delle lezioni di Clinica Medica non ci fosse la minima allusione all’argomento. Malattie di ogni genere, alcune rare – che non ho ancora incontrato nel corso di ventuno anni di fitta pratica professionale – erano analizzate in modo completo, ma ci lasciavano completamente all’oscuro di un argomento di così vitale importanza per me personalmente, e, come mi sembra, per la professione a cui aspiravo. Ci potrebbe essere stato un riferimento incidentale alla masturbazione – anche se non me ne ricordo – ma il suo vero significato non ha ricevuto alcuna attenzione, e ciò che noi studenti sapevano di essa era il risultato della nostre letture o delle nostre esperienze personali.

Nelle lezioni di Malattie Mentali c’era, naturalmente, un più dettagliato e sistematico riferimento ai fatti della vita sessuale e all’inversione sessuale come una condizione patologica rara. Ma ancora non c’era una parola di conforto per rassicurare me, che crescevo sempre più irrimediabilmente vergognandomi di quella che sembrava una natura criminale o gravemente morbosa.

Tra tutti i miei compagni di studio non conoscevo nessuno come me, ma la mia naturale riservatezza – aumentata, ovviamente, per la mia coscienza di quello che sapevo avrebbero ritenuto una tendenza criminale – non mi spingeva certo a scambiare confidenze o a formare amicizie strette.

Dopo la laurea sono diventato medico ospedaliero e assistente privato a uno dei professori, un medico e un docente di fama mondiale Con lui mi sono associato alle condizioni più cordiali e affettuose; e spesso nel corso della conversazione provavo a portarlo a discutere l’argomento, ma senza successo Evidentemente era sgradevole e poco interessante per lui. Disse però abbastanza da permettermi di capire che faceva sue le idee correnti in materia, e non avrei voluto permettergli per nessuna ragione al mondo di credere che io stesso facevo parte della categoria disprezzata e contaminata.

Raramente ho sentito discutere di inversione sessuale tra i miei amici professionisti. Ne parlano con disgusto o divertimento. Non ho mai incontrato un medico professionista che considerasse l’inversione spassionatamente e scientificamente. Per loro era un argomento appartenente esclusivamente alla medicina psicologica.

Non ho avuto nessun caso inversione ammessa tra i miei pazienti, ma spesso ho istintivamente pensato che alcuni che mi consultavano su altre questioni sarebbero entrati in confidenza con me su tale argomento se non fosse stato per la loro paura di essere crudelmente fraintesi.

Per quanto riguarda il mio atteggiamento morale ho paura di esprimermi. La grossolanità mi disgusta; ma non sono sicuro che sarei in grado di resistere alla tentazione se me la trovassi di fronte, ma sono assolutamente sicuro che non tenterei mai, in nessun caso, qualsiasi atto vergognoso. Se mai ho commesso un atto sessuale con uno del mio stesso sesso che amavo, non ho potuto guardare la cosa o affrontarla in qualsiasi altro che fosse un modo sacramentale. Questo suona blasfemo e scioccante, ma non posso esprimere altrimenti esprimere quello che intendo.

Per quanto riguarda il matrimonio degli invertiti, la mia sensazione è che per un invertito congenito, non importa quanto completamente la situazione si sia manifestata prima, si tratta di un passo irto di troppo grandi possibilità di tragedia e di profondissima infelicità, perché possa essere in qualche modo consigliabile. La mia opinione è che per l’invertito, molto più che per la persona comune, non c’è scampo dalla necessità suprema di autocontrollo in ogni rapporto che si può formare. Se ci si riesce l’ideale è un rapporto con un altro uomo di simile indole – non necessariamente platonico -, mediante il quale la somma felicità di entrambi può essere raggiunta. Ma questo può verificarsi molto raramente.

Sono molto sensibile alla poesia e alle arti, e ho dedicato una grande quantità di tempo a questo studio. Sono, anima e cuore, devoto alla musica, che per me conta sempre di più ogni anno che vivo. La Musica triviale o leggera non riesco a sopportarla, ma di Beethoven, Bach, Händel, Schumann, Schubert, Brahms, Tschaikowsky, e Wagner non ne avrei mai sentito abbastanza. Anche qui, le mie simpatie, sono molto cattoliche, e mi diletto a McDowell, Debussy, Richard Strauss, e Hugo Wolf “.

Annunci

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900

Sto traducendo in questi giorni “i casi” acclusi da Havelock Ellis al terzo capitolo del suo libro sull’inversione sessuale.
Havelock Ellis segue una tecnica per certi versi simile a quella seguita da me nel mio “Essere Gay”, presenta cioè le sue argomentazioni teoriche, che in genere tendono a smantellare le costruzioni dottrinali diffuse al suo tempo esponendone soprattutto la debolezza, derivante proprio dalla pretesa di sistematizzare una materia quanto mai varia e complessa, e poi lascia grandissimo spazio all’esposizione di casi concreti, limitandosi ai fatti, senza indulgere a commenti tanto facili quanto inutili. La sua conoscenza dell’omosessualità non veniva solo o soprattutto da studi teorici ma in primo luogo dall’esame obiettivo di moltissime situazioni particolari, le uniche che permettono di avere un’idea realistica di una realtà tanto complessa.
La raccolta dei “casi” di Havelock Ellis è oggettivamente di enorme importanza, perché si tratta di documentazione seria che risale ormai a quasi un secolo fa.
Credo sia particolarmente importante riprodurre qui i “casi” di Havelok Ellis, e lo farò in una serie di articoli successivi, perché questo permette al lettore di paragonare le esperienze degli omosessuali di un secolo fa con quelle degli omosessuali di oggi, esemplificate nei “documenti” acclusi ai singoli capitoli del mio “Essere Gay”. È un’esperienza che io stesso sto facendo e ritengo particolarmente utile per distinguere ciò che nell’omosessualità è costante e si ritrova oggi in modo più o meno simile a come si ritrovava cento anni fa, e ciò che, invece, è contingente ed è frutto di situazioni storico-culturali diverse.
In un mondo in cui l’omosessualità, e addirittura tutta la sessualità, era un tabù e la divisione in classi sociali era molto più netta di oggi, non ci supiremo di trovare un giornalista che ritiene di essere l’unico omosessuale al mondo, o di trovare sottolineature relative alla differenza di classe dei partner, o di vedere gli omosessuali cercare di darsi una spiegazione della loro omosessualità, sulla base di teorie tanto diffuse quanto poco scientifiche come quella del sesso intermedio di Carpenter; ma rimarremo certamente stupiti nel leggere di omosessuali di un secolo fa, orgogliosi della loro omosessualità e determinati a rivendicarne la dignità morale. Il lettore attento del XXI secolo proverà un’emozione profonda nella lettura dei “casi” di Havelock Ellis.

CASO 1
Entrambi i genitori sani; padre di fisico insolitamente buono. Egli stesso è un lavoratore manuale ed è anche di fisico eccezionalmente buono. È, tuttavia, di carattere nervoso. È mentalmente brillante, anche se non molto istruito, è un appassionato sportivo, e, in generale, un buon esempio di un inglese sano a tutto tondo.
Anche se è molto affettuoso, i suoi desideri sessuali non sono fortemente sviluppati sul lato fisico, e sembra che non lo siano mai stati. A volte si masturbava, intorno all’età della pubertà, ma mai dopo. Non sembra avere sogni erotici ben definiti. C’era una certa attrazione verso le donne, anche se non è mai stata forte. All’età di 26 anni fu sedotto da una donna ed ebbe un rapporto sessuale con lei una volta. In seguito ebbe ragione di pensare che quella lo avesse ingannato in vari modi. Ciò produsse la più forte antipatia, non solo verso questa donna, ma verso tutte le donne da marito. Un anno dopo questo episodio il sentimento omosessuale divenne per la prima volta chiaro e definito. Ora ha 33, e prova la stessa antipatia per le donne; odia anche parlare di matrimonio.
Si è verificata solo una volta un’attrazione veramente forte verso un uomo più o meno della sua stessa età, ma di diversa classe sociale, che in qualche modo era molto diverso da lui sia fisicamente che mentalmente. Per quanto riguarda l’atto fisico, questo rapporto non è decisamente sessuale, ma è del tipo più intimo possibile, e l’assenza dell’atto fisico è probabilmente in gran parte dovuta alle circostanze. Allo stesso tempo, non c’è desiderio consapevole dell’atto fine a se stesso, e l’armonia e la soddisfazione che si realizzano sono descritte come molto complete. Non c’è repulsione sul lato fisico, e lui considera l’intero rapporto come abbastanza naturale.

CASO 2
B. O., inglese, 35 anni, missionario all’estero. Un fratello è più decisamente invertito. B. O. non ha mai avuto relazioni decisamente omosessuali, anche se si è sempre dedicato ai ragazzi; né ha mai avuto relazioni con donne. “Per quanto riguarda le donne,” dice, “sento di non avere la pazienza per cercare di capirle, sono petulanti e mutevoli”, ecc. Si rifiuta di essere chiamato “anormale”, e pensa che le persone come lui siano “estremamente comuni.”
“Non ho mai voluto baciare i ragazzi”, scrive, “né toccarli in alcun modo, salvo mettere il mio braccio intorno a loro mentre stanno studiando o in altri momenti simili. Naturalmente, coi ragazzini piccoli, è diverso, i ragazzi e le ragazze sotto i 14 anni mi sembrano molto simili, e posso amarli entrambi altrettanto bene. Per quanto riguarda qualsiasi tipo di rapporto sessuale tra me e uno del mio stesso sesso, non riesco a pensarci se non con disgusto. Posso immaginare grande piacere nell’avere un rapporto sessuale con una donna, ma i loro caratteri non mi attraggono. In realtà, la mia simpatia per il mio sesso sembra consistere quasi interamente in una preferenza per il carattere maschile e nella sensazione che, come oggetto da guardare, il corpo maschile è davvero più bello di quello femminile. Quando provo qualche forte tentazione per la passione sessuale, nei miei momenti di veglia, è alle donne che penso. D’altro canto, devo confessare che dopo essere stato per un’ora o due con qualche ragazzo che amo, qualche volta ho sentito risvegliarsi i miei organi sessuali. Ma solo una volta nella mia vita ho sperimentato un forte desiderio di dormire nello stesso letto con un ragazzo in particolare, e anche allora nessuna idea di fare qualcosa è entrata nella mia mente. Inutile dire che non ho dormito con lui.
“Non mi sento mai tentato da nessuna ragazza qui, anche se ne vedo tante con i corpi liberamente esposti, e molte di loro hanno facce davvero belle. Neppure sento la tentazione di fare qualcosa di male con uno dei ragazzi, anche se spesso siedo a parlare con qualcuno assai poco vestito. Ma io trovo che la vista continua di membra nude e ben fatte abbia un curioso effetto sulla mente, che si presenti cioè alla nostra fantasia, come un’immagine nei momenti più impensati. Ma la cosa più curiosa di tutte è questa: Ci sono parecchi ragazzi qui cui sono molto affezionato. Ora, quando sono vicino a me, penso a loro soltanto con i sentimenti più puri e più teneri, ma a volte, di notte, quando sono mezzo addormentato, o quando sto facendo la mia siesta di mezzogiorno, la mia immaginazione mi mostra uno di questi ragazzi che si avvicina una ragazza, o addirittura sdraiato con lei, e la cosa strana è che non sento alcun desiderio di avvicinarmi alla ragazza, ma sento che vorrei essere al suo posto e che il ragazzo venisse da me. Nei miei calmi momenti di veglia mi disgusta o piuttosto mi fa orrore trovarmi apparentemente così non sessuato, ma le cose stanno così, e l’esperienza, con solo lievi modifiche, si ripete più e più volte. Non è che io, come uomo, voglio, anche nella fantasia, agire in modo improprio con un ragazzo, ma sento che mi piacerebbe essere al posto della ragazza, e la cosa strana è che in tutti questi sogni e queste fantasie in apparenza posso entrare nei sentimenti della donna meglio che in quelli dell’uomo. A volte mi immagino per un momento che forse la reincarnazione è vera e che ero una donna nella mia vita precedente. A volte mi immagino che quando ero nel grembo materno sono stato formato come una ragazza e gli organi sessuali sono cambiati solo all’ultimo momento. Si tratta di un problema curioso. Non credo di preoccuparmene particolarmente. Ci penso solo a lunghi intervalli … La cosa ha il suo lato positivo. I ragazzi e gli uomini sembrano avere sentimenti di tenerezza verso di me, come ci si aspetta che li abbiano per i membri del sesso opposto, e di conseguenza mi trovo con loro nel contatto più stretto che ci possa essere.”

CASO 3
F. R., inglese, 50 anni, appartiene da entrambi i lati a famiglie sane e normali, di capacità superiori alla media. Il padre aveva 35 anni al momento della sua nascita, e la madre 27. È il secondo di quattro figli. C’era un considerevole intervallo tra le nascite dei figli, che erano nati nel corso di ventun anni. Tutti sono normali, tranne F. R., due sono sposati e hanno famiglia.
A causa della differenza d’età tra i figli, F. R. (che era di tre anni più giovane del suo fratello maggiore, e aveva più di quattro anni più di sua sorella, che era il terzo figlio) non ha avuto compagnia maschile ed era costantemente solo con la madre. “Essendo naturalmente portato all’imitazione”, osserva, “penso che ho acquisito i suoi gusti, i suoi interessi e le sue abitudini di pensiero. Comunque sia, sono sicuro che i miei interessi e i miei divertimenti erano più da ragazzina che da ragazzo. A titolo di esempio, posso riferire che mi è stato detto spesso da un amico di mia madre, che una volta mi serviva un cappello nuovo, e dato che non se ne trovava nessuno di dimensioni adatte a me, mi sono congratulato con me stesso perché avrei dovuto essere obbligato ad avere un cappellino [da donna]! Per quanto riguarda i miei gusti femminili e i miei istinti, sono sempre stato consapevole di essere interessato alle questioni relative alle relazioni familiari, al galateo, ai vestiti (delle donne come e forse più che degli uomini) e ad altre cose di questo genere che, di regola, erano trattate con indifferenza o disprezzo. In casa presto più attenzione di mia sorella alle mancanze e alle trascuratezze delle donne di servizio, e sono molto più ordinato nel sistemare le mie cose di quando non sia lei.”
Non c’è nulla di marcatamente femminile nell’aspetto generale. Lo sviluppo puberale è avvenuto in tenera età, molto prima di quattordici anni, con emissioni notturne, ma senza sogni erotici. I testicoli sono ben sviluppati, il pene è, forse, piuttosto sotto la media in termini di dimensioni, e il prepuzio è lungo e stretto. L’erezione si verifica con molta facilità, soprattutto di notte. Quando era giovane non sapeva nulla della masturbazione, ma ha iniziato l’abitudine circa dieci anni fa, e l’ha praticata occasionalmente da allora.
Anche se fino ad un certo punto gli piace la compagnia delle donne, se ne stanca presto, e non ha mai avuto nessun desiderio di sposarsi. I suoi sogni sessuali non hanno alcuna relazione con le donne. “[nel sogno] sto generalmente facendo o dicendo qualcosa”, osserva, “ad un uomo che conosco da sveglio, qualcosa che ammetto potrei desiderare di dire o fare, se non fosse del tutto fuori discussione per motivi di correttezza e di auto-rispetto.”
Tuttavia, non ha mai avuto relazioni intime con gli uomini, al punto che sentire parlare di tali relazioni lo riempie di orrore.
“Quello che io sento su di me è”, egli scrive, “che ho, in una certa misura, o per certi aspetti, una mente femminile in un corpo maschile, o, potrei metterla così; che sono una combinazione di una donna immorale (di tendenza, piuttosto che in atto) e di un uomo religioso. Di tanto in tanto ho provato forte affetto per i giovani uomini, ma non posso illudermi che il mio affetto sia stato ricambiato. Al momento attuale vi è un giovane (di 23 anni), che mi fa da segretario e si siede nella mia stanza. È estremamente bello, e di una bellezza di un tipo che è generalmente considerato ‘aristocratico’, ma per quanto ne so (o ne sa lui stesso), è di classe sociale medio-bassa. C’è poco che lo renda raccomandabile al di là di un bel viso e di una bella presenza, e non c’è nulla tra noi che ci avvicini sotto il profilo mentale o sociale. Ma ho sempre sentito il forte desiderio di trattarlo come un uomo può trattare una giovane ragazza che ama calorosamente. Molte ovvie considerazioni mi impediscono di andare oltre le carezze quasi-paterne, e mi sento sicuro che si risentirebbe fortemente per qualcosa di più. Questa costante repressione sta mettendo alla prova oltre misura i miei nervi, e spesso mi sento abbastanza male per questa ragione. Non avendo avuto esperienze, sono sempre ansioso di conoscere tutto quello che posso delle relazioni sessuali di altri uomini, e dei loro organi, ma non ho nessuna curiosità concernente l’altro sesso. Il mio piacere principale e la mia fonte di gratificazione si trova nelle opportunità offerte dai bagni turchi e da altri bagni; in pratica dovunque si può trovare un maschio nudo. Ma raramente ho trovato in questi luoghi chi sembra avere la mia stessa tendenza, e certamente non ho trovato più di due casi tra gli assistenti, che hanno risposto al mio accennato desiderio di vedere tutto. Con uno sciampista, precisamente uno che non conosco, occasionalmente sperimento l’orgasmo, ma meno spesso ora rispetto a quando ero più giovane. ”
F. R. è molto miope. Il suo colore preferito è il blu. Egli è in grado di fischiare. I suoi gusti sono principalmente quelli di un personaggio letterario, e non ha mai avuto alcuna simpatia per lo sport. “Sono stato generalmente considerato inefficace nell’uso delle mie mani”, egli scrive, “e io non sono certo molto capace. Tutto quello che sono stato capace di fare con le mani è pescare con la rete e eseguire le forme più semplici di cucito; ma mi sembra più naturale fare, o cercare di fare, qualsiasi cosa di questo genere o suonare il pianoforte, piuttosto che sparare o fare giochi di squadra. Posso aggiungere che io sono più affettuoso coi bambini rispetto a molte donne, e generalmente mi considerano sorprendentemente in grado di tenerli! Certo mi piace farlo. Da giovane, avevo l’abitudine di recitare nelle commediole, ma ero troppo timido per farlo se non ero vestito come una donna e velato, e quando recitavo la parte di una donna avevo meno l’impressione di recitare di quando la interpretavo per me stesso. Un’osservazione fatta da uno zio una volta mi ha piuttosto infastidito:… che sembrava più una cosa naturale che una questione di arte. Ma aveva ragione.”

CASO 4
Di parentela proveniente dal bassopiano scozzese. Entrambi i lati della famiglia sono sani e senza malattie cerebrali o nervose. I desideri omosessuali sono cominciati durante la pubertà. Ha praticato l’onanismo in misura limitata a scuola e fino all’età di circa 22 anni. I suoi sogni erotici sono esclusivamente concentrati sui maschi. Pur essendo molto amichevole e intimo con le donne di tutte le età, è immediatamente respinto da qualsiasi manifestazione di affetto sessuale proveniente da loro. Questo è successo in varia misura in tre o quattro casi. Per quanto riguarda il matrimonio, egli osserva: “Dato che non sembra esserci pericolo immediato di estinzione per la razza, lascio il matrimonio a quelli cui piace.” Il suo ideale maschile è variato in una certa misura. Per alcuni anni si è orientato verso un sano, ben sviluppato, atletico tipo di lavoro all’aperto, è intelligente e simpatico, ma non propriamente intellettuale.
A scuola le sue relazioni sessuali erano del tipo più semplice. Da allora non ce ne sono state più. “Questo”, dice, “non è dovuto alla mancanza di desiderio o alla presenza di una ‘morale.’ Per dirla in breve, ‘non si trovavano mai insieme il momento e il luogo e la persona amata.’ Guardando le cose da un altro punto di vista, il desiderio fisico e l’affetto generale non sono sempre andati insieme verso la stessa persona, e il primo senza il secondo è relativamente transitorio; mentre il secondo arresta la gratificazione del primo, se si ritiene che tale gratificazione potrebbe in qualche modo rendere l’oggetto di affetto infelice, mentalmente o emotivamente.”
È sano e abbastanza ben sviluppato; di natura sensibile, emotiva, ma auto-controllato; mentalmente è ricettivo o aggressivo secondo i casi, a volte acritico, a volte analitico. Il suo temperamento è tranquillo, e lui è molto affettuoso. Molto appassionato di musica e di altre arti, ma non troppo fantasioso.
Sull’inversione sessuale in astratto dice di non avere idee, ma riassume così il suo atteggiamento morale: «Presumo che, se è lì, è lì per l’uso o per l’abuso, come piace agli uomini. Io condanno la gratificazione del desiderio fisico a scapito di altri, in qualsiasi modo ci si arrivi. Io non la condanno di più nella sua forma invertita rispetto alla forma ordinaria. Io credo che l’affetto tra persone dello stesso sesso, anche quando include la passione sessuale e il suo appagamento, può portare ai risultati più splendidi che la natura umana possa mai raggiungere. In breve, io lo metto assolutamente sullo stesso piano dell’amore, come comunemente inteso.”

 __________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5304

BISESSUALE SPOSATO

Riporto qui di seguito uno dei documenti che sono stati pubblicati nel volume “Essere Gay” (la vita dei gay attraverso l’analisi di esperienze reali) della Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/manuale_di_omosessualita.pdf (si tratta di una discussione tratta dal Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/

—oooOooo—

ROBERT:

Ciao a tutti, ho bisogno di un po’ di consigli…

Ho 34 anni, sposato da 5 e insieme a lei da circa 15 anni. Fortunatamente, ad oggi senza bimbi anche se proprio recentemente abbiamo deciso di metterne in cantiere uno!

Fin da giovanissimo ho sempre avuto una vita totalmente etero, le prime esperienze nell’adolescenza e poi l’incontro con la donna che ho scelto come compagna di vita e che non ho mai tradito con nessun’altra donna; nonostante ciò ho sempre compreso ed apprezzato la bellezza del corpo femminile, quanto di quello maschile, senza però mai pensare di poterlo poi desiderare fisicamente (e mentalmente).

Negli anni di università, essendo distante dalla mia fidanzata e pur vivendo una vita eterosessuale con lei, mi è capitato spesso di fare delle semplici sessioni su skype con ragazzi della mia età, esperienza semplice e veloce! Più un’esigenza fisica più che altro, così l’ho sempre interpretata!

Circa due anni fa, in un periodo in cui io mi ero trasferito per 5 mesi all’estero, ho riprovato l’esperienza di quelle videochiamate ed ho – quasi inspiegabilmente – scoperto di piacere a molti dei ragazzi etero/bisessuali/gay con cui ho chattato. La cosa ha iniziato a piacermi e ho continuato a dialogare con alcuni di questi ragazzi, lasciando però tutto nella sfera virtuale, ma in alcuni casi creando amicizie che ancora oggi, con mille difficoltà, sto cercando di portare avanti. Soltanto una volta mi sono incontrato con un ragazzo molto più giovane di me (19 anni) che mi aveva coinvolto più mentalmente che fisicamente, ma la cosa è finita lì in quanto non l’avevo ritenuta particolarmente interessante, fino a quando….

Fino a quando ormai due mesi fa, in una noiosissima mattinata di lavoro entro su FB e vedo un post di un mio amico gay con una foto estratta da una pagina di una nota applicazione per incontri gay, mi incuriosisco, scarico l’app e creo un profilo. Da lì a poco iniziano ad arrivarmi messaggi di altri utenti che mi chiedevano di inviargli una foto del fisico e del viso. Dopo tante richieste e altrettanti dinieghi, all’ennesima richiesta rispondo un po’ piccato allegando la foto: tempo qualche secondo e il ragazzo mi chiede se per caso lavorassi nella società in cui lavoro. Mi si gela il sangue, non mi ero accorto che quest’applicazione per cellulari indicava anche i metri di distanza tra gli utenti!!! Preso un po’ dal terrore, ma avendo ormai inoltrato la mia foto completa, gli dico di sì ed iniziamo così a chattare e a conoscerci. Lui ha la mia stessa età, uno sguardo profondo e soprattutto un bel fisico, muscoloso e asciutto al punto giusto: il canone di bellezza maschile che mi è sempre piaciuto.

Dopo circa 4 giorni, decido di incontrarlo per prendere un caffè e gli dico di essere sposato e di non aver mai avuto una relazione con un uomo né di aver mai avuto rapporti sessuali. Lui inizialmente ci rimane un po’, però poi dice che gli piaccio e che vorrebbe frequentarmi. Così dopo qualche giorno, ci incontriamo e passiamo un bel – ma per me ricco anche di ansia, tanta ansia – pomeriggio insieme, fatto di tenerezza ed intesa. Scopro così che oltre ad avere un bel fisico ha anche una bell’anima, profonda e sensibile, ricca e generosa! Ormai da circa due mesi, dunque, va avanti questa relazione e io penso di iniziare a provare un sentimento – che non è amore o per lo meno non è nella forma che io ho già sperimentato con mia moglie – e se prima pensavo che il mio fosse un bisogno “sessuale” ho realizzato grazie a lui che ciò che mi manca è poter fare affidamento anche su un uomo, sentire il suo corpo, la sua vicinanza fisica, la sua prestanza ed avere un confronto alla pari. Insomma, ricercare tutte quelle sensazioni di sicurezza e accoglienza che ho sempre dato io a mia moglie e a tutte le persone a cui voglio bene.

Tutto questo per dirvi che… sono confuso! Non so come potrà evolvere questa relazione con lui a cui sento di non riuscire a dare il 100% di me stesso – questo mi fa male perché sento che lo sto privando della possibilità di godersi un amore vero e totale – e molto spesso mi verrebbe voglia di rendere partecipe mia moglie della felicità e della sensazione di completezza che sto raggiungendo anche grazie alle sensazioni che sto provando con lui.

Vorrei tanto confermarle che l’amo e che i progetti di vita che abbiamo fatto insieme li faremo insieme, ma allo stesso tempo vorrei convincerla della mia necessità di avere al mio fianco anche un uomo che possa rassicurarmi e parlarmi come solo un uomo potrebbe fare.

Ho pensato di dirglielo, ma so che le farei tanto male perché conosco l’idea che ha dei bisessuali (se i gay li tollera, per i bisessuali dice che sono dei pervertiti perché fanno quelli che “‘ndo cojo cojo!”) e non se lo meriterebbe; ma soprattutto dubito che possa capire.

Mi servono disperatamente consigli, voglio valutare la situazione con il vostro aiuto così da avere più elementi sotto mano e, qualora dovessi stravolgere la mia vita, vorrei avere un quadro più completo possibile delle conseguenze.

Grazie mille per l’aiuto!!

R.

PROJECT:

Ciao Robert, prima di tutto benvenuto nel forum!! E adesso passiamo alla questione specifica. Intanto la tua mail è “un classico” nel senso che è molto difficile descrivere meglio di così che cosa sia la vera bisessualità, cioè il fatto di provare un profondo coinvolgimento sessuale ed emotivo sia verso gli uomini che verso le donne. Intendo dire che nella maggior parte dei casi si assiste ad una dissociazione dell’emotività che resta eterosessuale dall’affettività che invece è marcatamente omosessuale, il che significa che un rapporto affettivo con un uomo diventa particolarmente difficile. Ma nel tuo caso affettività e sessualità non sono dissociate nemmeno un po’ e quindi tu puoi provare un vero innamoramento verso un uomo (cosa che in caso di dissociazione non si realizza).

Va detto subito che la vera bisessualità, per intenderci quella come la tua, non è una cosa comune. Ci sono molti più gay che veri bisessuali e sicuramente molte più persone con una bisessualità dissociata (affettività etero e sessualità gay) che persone realmente bisessuali.

La situazione di un bisessuale dissociato, paradossalmente, è meno complicata, perché le sue esigenze omosessuali possono essere risolte in modo occasionale e mettono meno in crisi la vita etero che tende almeno a livello affettivo a rimanere stabile. Per un vero bisessuale, la presenza di un compagno è invece prima di tutto una necessità affettiva e quindi il vero bisessuale tende a costruire rapporti stabili e seri con un uomo, esattamente come tende a fare con una donna, ma qui sorge il vero problema, perché una relazione etero seria, tanto più se formalizzata nel matrimonio, presuppone l’esclusività; anche una relazione gay seria presuppone l’esclusività, pur se forse in grado minore di quanto accade in un rapporto matrimoniale, ma per un bisessuale, e a maggior ragione per un bisessuale non dissociato, l’esclusività è una forzatura molto pesante. Un bisessuale, in ogni caso si trova di fronte ad una scelta: o lascia la sua vita affettiva e sessuale molto fluida, non solo senza sposarsi, ma proprio senza pretendere o cercare di realizzare relazioni stabili di nessun tipo, oppure deve necessariamente sacrificare la metà della propria affettività-sessualità.

In una situazione come la tua c’è addirittura un matrimonio e c’è alle spalle una vita eterosessuale durata diversi anni e col presupposto sia implicito che esplicito della stabilità. Dato che la tua vita al tempo del matrimonio era stata sempre e solo etero, arrivare al matrimonio era quasi una cosa automatica, voglio dire che chi sa di essere gay o di essere bisessuale dovrebbe pensarci molto bene prima di sposarsi, nel tuo caso non potevi prevedere l’evoluzione a distanza di anni della tua affettività-sessualità e quindi nessuno può farti una colpa di nulla. Non avete figli, ma dici che ci state pensando, beh, data la situazione cercherei di pensarci molto bene prima, soprattutto perché tua moglie non sa come stanno le cose e potrebbe non accettarle affatto, cosa molto probabile. Se non ci sono figli, con tutti i problemi che questo può comportare, si arriva alla separazione e poi al divorzio, ma se i figli ci sono i problemi rischiano di diventare molto grossi, non intendo solo dire per te, ma soprattutto per i figli che comunque sono costretti a vivere situazioni stressanti che possono avere per loro risvolti psicologici seri anche a distanza di anni. Anche con una moglie consapevole e disposta ad avere figli, il fatto di mettere al mondo un figlio, per un bisessuale sposato è comunque problematico, ma se la moglie è inconsapevole può ritenere di essere stata ingannata, non all’atto del matrimonio, ma quando tu stesso sei arrivato alla consapevolezza di come stavano le cose.

Altra osservazione: tu sei sposato, beh un uomo sposato, per un gay non è certo la scelta migliore, un gay sa benissimo che mettersi con un uomo sposato crea molte complicazioni e mettersi con un uomo sposato con figli ancora peggio. Questo significa che trovare un compagno per creare una coppia gay non sarebbe comunque facile. In genere, quando ci sono i figli, l’unica cosa possibile “realisticamente” sono le scelte di compromesso, in cui si crea un rapporto con un uomo, ma diciamo così, di basso profilo, più un rapporto di amicizia amorosa che un rapporto di coppia, perché l’esigenza fondamentale è la tutela dei figli. In una situazione del genere anche le mogli sono molto più prudenti nella scelta di separarsi, comunque è fondamentale mantenere con la moglie un rapporto chiaro e cercare di farle capire come stanno le cose, anche a rischio di mettere in crisi in matrimonio. Quando i figli non ci sono, le scelte possono essere meno di compromesso, ma resta il fatto che anche un rapporto di coppia gay stabile, finisce per non andare bene per un bisessuale vero, perché alla fine un compagno gay non vede il bisessuale come bisessuale ma lo vede come gay e si aspetta da lui una esclusività di tipo quasi matrimoniale. Realisticamente si potrebbe pensare piuttosto ad un’amicizia amorosa, se il partner è disposto ad accettare un rapporto di questo tipo, cosa possibile, se si trattasse di rapporti molto liberi e in ogni caso bisognerebbe fare lo sforzo di parlare chiaro con la moglie, anche a rischio di mettere in crisi il matrimonio, cosa qui meno dirompente che quando ci sono i figli.

So bene che moltissimi ragazzi gay non accettano il fatto che io tenda a consigliare soluzioni di compromesso, ma sono ragazzi gay e non bisessuali e soprattutto non hanno la prospettiva della vita matrimoniale. Questo è però onestamente quello che penso e anche la sintesi delle esperienze analoghe emerse da Progetto Gay.

Ti consiglierei di leggere nel volume “Essere Gay” i capitoli relativi alla bisessualità e ai gay sposati, in cui sono riportati diversi esempi reali di situazioni che potrebbero essere per te di interesse.

PUGSEY:

Ciao Robert, ho 33 anni, quasi 34, quindi posso darti un parere personale molto sentito. Sono gay, e mi sono accettato come tale a 23 anni, dopo un periodo di latenza bisessuale durato qualche anno.

Vivi questa vicenda che ti è capitata, come meglio credi, qualunque esito prenda la questione, però un consiglio molto “di pancia” te lo voglio dare: visto che solo adesso ti sono venuti dei dubbi sulla tua sessualità, evita di concepire un figlio con tua moglie, prima di esserti ben chiarito mentalmente. Per quanto un figlio è sempre un dono di Dio, vista la situazione potrebbe andare tutto a suo discapito in caso di divorzio, dico affettivamente. Non solo, immagina le conseguenze giuridiche che la cosa potrebbe avere se lasci tua moglie in presenza del bambino (che non avresti se non prolifichi). Se vorrai avere un consiglio a qualche tuo dubbio, siamo sempre pronti a darti il nostro parere in chat. Anzi, ti invito proprio ad entrare in chat così parliamo tranquillamente per discorrere di questa tua confusione mentale che stai vivendo.

Un caro saluto

Pugsley

ROBERT:

Caro Project,

Grazie innanzitutto per avermi fornito degli utilissimi elementi riguardo la mia condizione di – ora lo posso dire più tranquillamente – bisessuale vero.

Dall’analisi che hai fatto emerge, come al solito, che le situazioni chiare e semplici non mi si addicono proprio; al contrario, nonostante le evidenti difficoltà che ho avuto e che, probabilmente, continuerò ad avere, sono un po’ sollevato dal fatto che tu abbia riconosciuto in me la “vera” bisessualità. Condizione questa di cui ho parlato spesso proprio con Lui – che chiamerò Enzo – ed altri amici di chat che, come tu descrivi bene nel volume Essere Gay, mi hanno sempre risposto dicendo che la bisessualità non esiste e che dovevo ammettere di essere gay: insomma, come aggiungere confusione ed incertezza alla mia già difficile situazione!

È un momento davvero difficile, soprattutto perché oltre alla mia felicità in questo caso ci sono in ballo anche le vite di altre due persone – mia moglie ed Enzo – per le quali, in modo e con intensità diversa, provo un sentimento forte e profondo. È davvero tanta in me la paura di poter perdere mia moglie nel momento in cui le dovessi confidare la mia bisessualità e, allo stesso tempo, di poter perdere Enzo a fronte della certezza ad oggi di non potergli garantire alcun rapporto di esclusività.

Allo stesso tempo, penso di dover parlare a mia moglie di me, della mia situazione e del fatto che ho scoperto ad oggi di non sentirmi completamente me stesso perché una parte di me richiede qualcosa che lei non può darmi e che ricerco in un uomo. Facile a dirsi…no?

Mi domando a questo punto quale possa essere il passo successivo. Come dirglielo? Tacere sulla relazione che sto avendo con Enzo? E poi che accadrebbe se pensasse che si tratta soltanto di “follie” passeggere senza fondamento, in quanto non ho mai provato un sentimento per un uomo? Allora dirgli di Enzo? Facendola sentire ancora più tradita?

La confusione aumenta sempre di più e sono ancora più confuso su come agire perché, leggendo il volume che mi hai consigliato, capisco che anche qualora trovassi il coraggio di parlarne con lei la situazione non conoscerebbe comunque miglioramenti evidenti e prolungati. In particolare il passo in cui dici:

“Per un bisessuale 50/50 adeguarsi ad una sessualità esclusiva, sia essa etero o gay, costituisce un vincolo decisamente restrittivo ed in questi casi, realizzata metà della propria sessualità nel rapporto di coppia, è difficile ridurre l’altra metà alla sola masturbazione e si sente concretamente l’esigenza anche di una relazione di coppia dell’altro tipo.

In genere un bisessuale con componete gay al 50%, dato l’ambiente sociale in cui vive, tenderà ad orientarsi più a formare una coppia fissa etero che non una coppia fissa gay che sarebbe controcorrente. In genere per un bisessuale, proprio perché è molto più facile vivere una sessualità di copia etero, i modelli tipici della coppia etero finiscono per essere dominanti.”

Mi sembra dunque più una condanna la mia piuttosto che una strada per cercare la felicità, conscio ormai – e l’ho pensato un po’ sempre – che nel momento in cui dovessi decidere di stare con mia moglie o di seguire Enzo mi troverei sempre “non completo”, non adeguato, non felice. Eppure, sarebbe così bello poter condividere con le persone amate la propria felicità, l’essere realmente se stessi e dimostrare di poter amare – in modi ed intensità diverse – persone di sesso diverso e dello stesso sesso. Perché la società ci costringe all’esclusività? A sacrificare noi stessi e i nostri sentimenti?

Per quanto riguarda il discorso figli, siamo in una fase un po’ di stallo. Indipendentemente dalle considerazioni sulla mia situazione personale ed intima, stiamo valutando bene la cosa perché non siamo convinti, non tanto di poter crescere e dare amore ad un eventuale figlio, quanto della certezza che potrà regalarci felicità sia come genitori, sia come singole persone.

La felicità è spesso quello che tutti cerchiamo; io, al contrario di tanti, ho sempre anteposto, nella mia vita da figlio, da marito e da amico, la felicità altrui alla mia e forse è proprio per questo che adesso sono arrivato al limite e la sto cercando, la desidero anche io per me. Pur conscio di non aver la certezza di raggiungerla e di dover necessariamente intraprendere un percorso difficile. Non so se avrò il coraggio, dovrei trovarlo, per me stesso…

Grazie ancora per la pazienza che hai nell’ascoltare le persone che si avvicinano a questo forum e per la professionalità e il garbo con cui rispondi alle loro richieste di aiuto e chiarimento. Davvero un bel lavoro!

R.

ROBERT:

Caro Pugsley,

grazie davvero anche a te per il saggissimo consiglio “di pancia”, ma secondo me molto ragionato, che mi hai voluto dare.

La mia intenzione, in questa piena e totale confusione, è evitare di fare del male alle due persone coinvolte, chi consapevolmente – Enzo – chi a sua insaputa – mia moglie – in questa nuova situazione che mi sta stravolgendo la vita. Come dicevo a Project, per ora il progetto figli è un po’ in stand-by per diverse motivazioni, ne parliamo spesso ma ancora non siamo totalmente convinti e stiamo procrastinando, sebbene l’intenzione di fondo permanga, ad oggi.

Accetto con piacere anche il consiglio di venire a fare quattro chiacchiere in chat, anche se sarà un po’ difficile visto che la vita di coppia permette di ritagliarmi solo alcuni istanti di intimità.

Qualsiasi ulteriore consiglio vorrai darmi, anche su quanto ho risposto a Project, sarà ben accetto: ne ho forte bisogno!!!

Grazie ancora per il supporto,

R.

PROJECT:

Ciao Robert,

sì effettivamente per un bisessuale l’esclusività è una condanna ed è una condanna sostanzialmente di origine sociale. Moltissime cose, che si danno comunemente per scontare, come se fossero delle leggi di base della vita, sono il realtà delle convenzioni che si sono cristallizzate nei secoli e che “oggettivamente” sono dei puri preconcetti. Noi abbiamo un modello di famiglia basata sul matrimonio che è un’istituzione che parte da postulati tutt’altro che ovvi. Lo stesso presumere di poter vincolare i sentimenti creando delle obbligazioni giuridiche per l’affettività e per la sessualità è assurdo. Ci si può obbligare per il futuro (e per brevi periodi) a svolgere un lavoro o a pagare una somma, ma non certo ad amare una persona. I fallimenti matrimoniali in Italia sono ormai più del 50% dei matrimoni, più del 50% dei matrimoni finiscono in separazioni e divorzi, segno che l’istituzione si basa su presupposti incongrui. La logica del matrimonio è tutto o niente, o amore al 100% e sempre o il matrimonio non esiste, la realtà però è completamente diversa, l’amore può essere al 70% o al 50% e anche meno ma è pur sempre amore. Il discorso vale anche in campo gay, tutti i ragazzi gay, all’inizio, sognano storie tipo principe azzurro e amori travolgenti ed eterni, poi piano piano imparano ad uscire dal mondo della favole e a tenere i piedi per terra nel mondo della realtà. Tantissimi gay, smettono di cercarsi un compagno, perché la vita di coppia di tipo matrimoniale può anche andare bene se sono verificati dei presupposti inderogabili, cioè se si tratta di una vera coppia “spontaneamente” esclusiva, il che però è molto raro. Va benissimo il riconoscimento del matrimonio omosessuale per il riconoscimento di una parità di diritti, ma come è accaduto in Spagna, il numero di matrimoni omosessuali sarà certamente basso, e va aggiunto che se fosse alto per effetto della pressione sociale, come accade tra gli etero, andrebbe incontro alle stesse patologie del matrimoni etero e si arriverebbe una proporzione simile di divorzi e separazioni. Nel mondo etero il matrimonio ha, in teoria, come finalità la tutela dei figli (come se costringere i genitori a rimanere insieme per legge fosse la situazione migliore per i figli), ma nel mondo gay dove l’ipotesi dei figli è marginale l’obbligo legale sarebbe controbilanciato solo da vantaggi economici come la reversibilità della pensione che però potrebbero essere legati, più che al matrimonio, all’assunzione di obblighi di mutua assistenza, perché spesso i matrimoni, con gli anni, diventano solo questo. Oggi come oggi la pretesa di esclusività esiste e penso che le cose resteranno così ancora per moltissimi anni. Ma che cosa si può fare? Fare capire ad una moglie che è cresciuta nel mito del matrimonio che un uomo bisessuale può sentirsi costretto in un rapporto esclusivo? Pretendere che questa donna ragioni con una mentalità che sarebbe in radicale disaccordo con la tradizione secolare della sua famiglia e di tutta la società? Francamente è difficile credere che la cosa possa funzionare. Ho visto anche, rarissimamente, donne che si sono adeguate a una situazione simile, ma devo dire che ne hanno sofferto moltissimo. D’altra parte tenere un piede in due scarpe non è nemmeno una soluzione praticabile perché è sostanzialmente un inganno nei confronti della moglie. E c’è anche un’altra complicazione, cioè che parlare con la propria moglie in modo libero comporta il fatto che poi lei ne parlerà “riservatissiamente” ai genitori e agli altri familiari e che loro, sempre ”riservatissimamente” ne parleranno ad altri, finché tutti sapranno non come stanno le cose realmente ma che tu sei uno strano, che hai in mente idee strane, che fai cose strane, ecc. ecc.. D’altra parte l’alternativa è chiudere del tutto nell’armadio l’altra metà della propria affettività e della propria sessualità, reprimendosi per cercare di salvare il matrimonio, cosa che alla lunga renderebbe il matrimonio stesso opprimente e insopportabile. Ultima osservazione: tra la scoperta del proprio lato gay e la possibilità di creare una storia “stabile ma non esclusiva” con un uomo c’è un abisso, visto da fuori sembra tutto facile ma i problemi si manifestano sempre dopo. In conclusione si tratta di una situazione molto complicata che comunque ti porterà a sacrificare qualcosa perché, che lo dicano o meno, sia tua moglie che l’uomo che ti interessa non si contenteranno del 50% di te.

TORALBA:

Ciao Robert,

Il mio orizzonte di esperienze è essenzialmente differente dal tuo. Esprimere un parare sulla situazione, per lo meno da parte mia, sarebbe quanto meno azzardato. Concordo in pieno con quanto hanno evidenziato sia Project che Pugsley, e cioè che la situazione nella quale ti trovi merita una profondissima riflessione, soprattutto per quanto concerne l’eventualità che tu e tua moglie vogliate avere figli. L’unica cosa che posso davvero dirti, è riflettere su come immagini la tua vita futura e in quale modo ti sentiresti davvero realizzato. Potresti, è vero, vivere una doppia vita, fatta del ricambio affettivo di tua moglie e, al contempo, di Enzo o di qualsiasi ragazzo con cui, eventualmente, ti sentiresti sulla stessa lunghezza d’onda. Ma potresti davvero riuscire a sopportare e a vivere una relazione così complicata e ansiogena? Mi viene difficile immaginare una doppia vita che sia realmente appagante e vissuta in maniera davvero tranquilla.

Da come parli, si evince che i sentimenti sia nei confronti di tua moglie che nei confronti di Enzo sono sinceri, però tu stesso avverti l’esigenza di metterti nei loro panni: qual è la vita che loro desiderano? Tua moglie con te desidera un rapporto esclusivo con il coronamento dei bambini. Enzo, presumibilmente, alla lunga potrebbe esigere da te un rapporto più esclusivo. La loro idea di vita e le loro esigenze affettive vanno rispettate tanto quanto le tue, per questo come problema centrale si pone la questione legata a quale vita tu davvero desideri.

Nella tua situazione, non saprei sinceramente come comportarmi. Personalmente tento di essere sempre onesto con le persone, per cui, probabilmente, cercherei di essere chiaro con mia moglie. Ma è un ragionamento puramente ipotetico e teorico che, se mi trovassi a viverlo, non saprei davvero come affrontare. La vita è sempre molto più complicata di qualsiasi teoria.

Ovviamente questo non è il suggerimento che ti do. Fare un passo del genere comporta dei rischi concreti che sfuggono al nostro controllo. Ma, al tempo stesso, il rapporto con tua moglie è già profondamente mutato.

Un caro saluto.

ALYOSHA:

Condivido molte delle cose che ti hanno scritto. Per come la vedo personalmente il discorso sul proprio orientamento sessuale potrebbe però risultare riduttivo. Proprio qualche giorno fa si leggeva in questo forum di un ragazzo che pare avere costruito una relazione affettiva con altri due ragazzi e si trovava anche lui di fronte al bivio di dover decidere cosa fare e come te pareva delineare dei caratteri complementari con entrambi i ragazzi che per ragioni diverse soddisfacevano lati diversi di lui. Anche lui come te fantasticava su un eventuale rapporto a tre, assai improbabile e non solo per questioni sociali ma per l’evidente difficoltà che ognuno di noi prova nel dover accettare di non essere sufficiente. Di situazioni simili in versioni etero poi ne trovi quante ti pare. Ti inviterei perciò a separare il momento della presa di consapevolezza della tua sessualità dalla situazione concreta nella quale ti sei incastrato e dalla quale in previsione potrai uscire solo facendo saltare il banco.

È evidente che tua moglie non accetterà mai la situazione e in proposito ti invito a leggere le tante storie di ragazze che in questo forum hanno condiviso la loro esperienza. Si tratta di donne confuse, che hanno difficoltà ad accettare l’omosessualità del proprio partner, e ad arrendersi all’evidenza che non possono essergli di aiuto. Tutte cose senz’altro complicate dalla tua situazione che è già poco chiara di suo, in quanto andresti a comunicare che sei bisessuale.

Non è neanche chiaro quanto il ragazzo in questione abbia contezza della tua bisessualità e accetterebbe sul serio di spartirti con la moglie e quanto piuttosto invece non stia aspettando che tu prenda una decisione chiara, sperando magari che nel dirlo a lei tu interrompa il rapporto con tua moglie per cominciare una relazione esclusiva con lui. Ti soffermi poco sulla questione, ma da quel poco che hai scritto pare tu ti sia già trovato nella condizione di dovergli spiegare che il rapporto con lui non ti completa al 100% e posso ipotizzare che non l’abbia presa bene.

Purtroppo tu non ti sei presentato da bisessuale ad entrambi, e loro non hanno avuto dal canto loro la possibilità di decidere di avere a che fare con un bisessuale, non hanno cioè messo in conto che poteva succedere in ogni momento che avrebbero dovuto spartirti con un’altra persona.

Hai vissuto delle relazioni asimmetriche in cui sicuramente tua moglie è rimasta all’oscuro di tutto, ma anche il ragazzo infondo ha potuto sperare fino alla fine che tu fossi in realtà un omosessuale confuso. Se per intanto questa confusione è sparita, almeno hai potuto fare chiarezza sulla tua sessualità e credimi che non è poco.

Secondo me l’ultima cosa in cui puoi sperare però è un rapporto a tre e nel dirlo aspettati che salti un po’ tutto. Tu solo puoi scegliere cosa fare, se dirlo o ambire a qualche forma di compromesso con la situazione. Se però ti sei ritrovato in questo bivio in un momento in cui probabilmente si andava concretizzando con tua moglie l’idea di avere un bambino, probabilmente è perché questa situazione di compromesso non ti piace e se realizzi questo è meglio interrompere il rapporto adesso che più in là in presenza di figli. Mi spiace perché mi rendo conto che per un bisessuale è ancora più semplice occultare la propria sessualità e questo non semplifica affatto le cose.

ROBERT:

Quest’ultima settimana in cui ho cercato di capire la situazione che stato vivendo ero all’estero per lavoro. Mi ero visto l’ultima volta con Enzo venerdì scorso, era stato un bello e lungo pomeriggio “rubato” al lavoro – e in parte a mia moglie – in cui avevamo fatto l’amore e parlato, intimamente come spesso abbiamo fatto.

È stata una settimana lunga, una settimana fatta di pensieri, tanti, sulla situazione che sto vivendo e di silenzi, tanti, di Enzo. Già da sabato scorso ho percepito la sua distanza; è stato assente per tutta la giornata, non ha risposto ai miei messaggi, si è chiuso in se stesso e ha risposto in maniera quasi monosillabica ai miei saluti: avevo capito che qualcosa era successo, che qualcosa era cambiato. E la settimana è andata avanti un po’ così, con me che lo cercavo e con lui che sì si faceva trovare, ma sempre con una distanza infinita tra noi.

Ieri sono tornato in città dopo questa settimana di trasferta e mi sono precipitato, teso, da lui; l’accoglienza è stata quella che mi aspettavo: non vederlo ad aspettarmi sull’uscio della porta mi ha fatto capire in un istante quanto distante, lontano, ma deciso e fermo fosse il suo animo.

Abbiamo preso un tè, abbiamo parlato e mi ha confermato quello che sentivo – e che voi stessi avete prospettato: questa situazione fatta di sue attese e dell’impossibilità di vivere con me un normale rapporto gli stava facendo male e, per il suo bene, ha deciso che è meglio che la cosa finisca qua. Le parole sono state diverse, il senso molto chiaro e ragionato: tanto ragionato che io non ho potuto né saputo dirgli nulla, se non che aveva ragione, con un’infinita tristezza nel cuore, e profondo senso di vuoto che ho provato e sto provando.

Mi ha detto di essere arrivato a questa scelta dopo le ultime conversazioni che abbiamo avuto venerdì scorso in cui io avrei detto che con certezza non sarei riuscito ad offrirgli quello che voleva e che mai avrei lasciato mia moglie.

Quando mi ha ricordato quanto da me detto, sinceramente, sono rimasto un po’ stranito perché sono settimane che al contrario sto mettendo in discussione me stesso, il mio matrimonio e la mia vita; non ricordo tanta fermezza nelle mie parole e sono davvero dispiaciuto lo abbiano ferito e fatto sentire solo.

Quello che sicuramente gli avevo detto venerdì è che l’Enzo che ho conosciuto io e a cui io tanto tengo meriterebbe di vivere una bella storia d’amore senza tutte le complicazioni che io con la mia vita ho portato nella sua vita. Questo sì, l’ho detto, a mio discapito ma a suo vantaggio: non per allontanarlo da me, ma perché sapere che lui non era totalmente felice “grazie” a me, mi ha sempre fatto sentire ancora più triste e insicuro. È davvero un ragazzo speciale e merita di più, molto di più, di quanto io possa offrirgli oggi e gli abbia dato fino ad oggi.

Riconosco dunque le mie colpe, ieri però una sua affermazione mi ha ferito: il senso era “tu non mi hai mai detto la verità, un giorno dicevi di volermi, l’altro di non potermi assicurare nulla, non posso credere ad una persona come te.” Questo sì, mi ha ferito, perché se c’è una cosa che ho sempre messo al centro del nostro rapporto è stata la sincerità piena e totale, non certo menzogne e bugie: è la confusione che sto vivendo che, forse, non mi porta a prendere sempre decisioni ferme e ad agire di conseguenza, ma mai ho voluto prendermi gioco di lui, approfittarmene e mentirgli. Non sono quel tipo di persona e mai mi sarei comportato così con una persona a cui voglio bene.

Mi ha detto che ognuno di noi deve prendersi il tempo per pensare a se stesso, pur rimanendo un rapporto di amicizia, la cui evoluzione sinceramente non so come sarà. Parlando di me, ha detto che devo pensare adesso a come risolvere la profonda crisi che sto vivendo con mia moglie; non sono sicuro di questa affermazione. Io non sento di stare vivendo alcuna crisi di coppia, ma “semplicemente” una mia crisi interna e profondamente intima dovuta alla necessità di dover completare me stesso condividendo la mia vita anche con un uomo, non tanto dal punto di vista sessuale – che mi piace, sia inteso – ma soprattutto mentale e sentimentale.

Per spiegargli il mio forte bisogno di avere anche un uomo affianco gli ho detto una cosa semplice, e per me efficace: provare ogni tanto anche io il senso di sicurezza “maschile” che il mio abbraccio regala a mia moglie, sollevandomi almeno per qualche istante dalla responsabilità di dover essere sempre io quello che sorregge gli altri.

Ma penso che qua ritornerei al discorso della bisessualità e delle difficoltà che un bisessuale come me vive e dovrà vivere.

Il rapporto con mia moglie non penso sia mutato negli anni né in questi mesi, l’intesa mentale è sempre viva, quella sessuale lo è altrettanto; ovviamente in questi mesi la mia mente è stata presa ad occuparsi anche di Enzo e del nostro rapporto, non lo nascondo, ma non sono certo che ciò possa far definire il nostro matrimonio un matrimonio in crisi. Mi servirà del tempo per continuare a pensare anche a questo.

Ieri mentre scendevo le scale di casa sua, ho percepito un enorme distanza. Condivido la sua scelta, le sue parole, le sue motivazioni; le condivido pur sapendo di dover affrontare adesso l’esistenza di un vuoto dentro e la consapevolezza di dover comunque continuare a guardare dentro me per cercare di capire come immagino il mio futuro e quali priorità devo darmi. Non sarà facile, perché le scelte non sono facili, e a questo punto non sono nemmeno convinto riuscirò mai a perseguire una mia totale felicità. Ora devo prendere del tempo, silenzioso, per pensare a me e liberare un po’ la mente.

Riuscire ad amare due persone è una sensazione bellissima e io, a questo punto, posso dire di averlo provato, in modi e forme diverse, ma l’ho provato e sono contento di questo. Peccato non sia possibile gestirne l’evoluzione evitando di fare del male agli altri.

Enzo rimarrà una persona importante che è transitata nella mia vita e che potrebbe continuare ad avere un ruolo importante, come amico. Dico potrebbe perché non so proprio come io possa effettivamente reagire a questa nuova situazione e alla mancanza dei suoi abbracci e dei suoi sorrisi, sarà difficile. Oggi lo vedrò a lavoro e ci siamo detti che anche oggi, così come abbiamo fatto negli ultimi due mesi, faremo colazione insieme ed io cercherò di mostrarmi sereno e tranquillo, oggi sarà una costrizione per me, ma col tempo spero ritorni davvero a quegli stati d’animo.

Mi dispiace avergli fatto del male, ma l’affetto che ho per lui è sempre stato tanto e lo sarà anche nel futuro, ne sono quasi certo. Gli ho sempre detto che in fin dei conti “sarebbe stato meglio per entrambi se in quella f***** applicazione avessi conosciuto qualcuno interessato solo ad un incontro sessuale e non una persona bella come te”. In realtà oggi penso esattamente il contrario: è stato bello conoscerlo, incontrarlo, fare l’amore con lui, scoprire con una persona come lui una parte di me che è stata sempre nascosta. Porterò sempre un ottimo ricordo di questa esperienza e son sicuro mi emozionerò sempre pensando a lui e all’intimità che abbiamo raggiunto, più mentale che fisica.

Ciao,

R.

PROJECT:

Ciao Robert,

da quello che scrivi si capisce che Enzo non ti vede come un bisessuale ma come un gay, cosa d’altra parta comune in situazioni di questo genere. Si aspetta da te le reazioni tipiche di un gay sposato che ad un certo punto va in crisi con la moglie perché si decide a dare spazio alla sua omosessualità, ma tu non sei in crisi con tua moglie, a parte il fatto che lo dici esplicitamente, non lo sei proprio perché sei bisessuale e per te un’apertura verso l’affettività gay non mette in crisi certamente un matrimonio. Per te è bello amare due persone e non ti poni affatto i problema della scelta tra Enzo e tua moglie. Enzo sparirà del tutto dalla tua vita? Mah… prima di tutto, per quanto riguarda te, qualsiasi cosa accada, non lo dimenticherai, perché sai benissimo che il suo andare via non è un tradimento ma una impossibilità e per quanto riguarda lui, col tempo, potrebbe anche rendersi conto che anche tu non lo hai tradito e non gli hai mentito e in questo caso potrebbe tendere benissimo a ricreare un rapporto anche se su altre basi, parlo di un’amicizia che non è mai una cosa banale, se però dovesse trovare un compagno molto possessivo potrebbe anche finire per allontanarsi definitivamente. In ogni caso da queste esperienze si impara molto da entrambe le parti e si impara soprattutto a capire che l’altro è veramente un altro e che ha i suoi sogni e i suoi progetti e certe volte è difficile conciliare modi diversi di vedere la vita affettiva.

Ti chiedo permesso di inserire tutta questa discussione (a partire dal tuo post di apertura) nel volume Essere Gay, come documento accluso al capitolo sulla bisessualità, perché penso che questa discussione chiarisca molti concetti e possa essere estremamente utile a parecchie persone. Fammi sapere che ne pensi. Ovviamente, se non sei d’accordo, non se ne fa nulla.

ROBERT:

Caro Project,

scusa se ti rispondo dopo così tanto tempo, ma ho avuto settimane impegnative, sia dal punto di vista lavorativo sia sentimentale! La cosa importante è che sto continuando a sentirmi con Enzo e a vederlo. Grazie al vostro forum, abbiamo parlato più intensamente della mia-nostra situazione e stiamo cercando di portare avanti la nostra relazione, anche se entrambi con la consapevolezza di non riuscire a capire e ipotizzare l’evoluzione del nostro rapporto. Io sono molto felice, lo ammetto, perché il sentimento che provo è forte e poter parlare con lui, sentire il suo corpo, amarlo, è una sensazione bellissima che mi completa!

Per quanto riguarda la mia storia, mi fa piacere se potrà essere d’aiuto e supporto ad altri ragazzi/e in situazioni simili. Puoi dunque tranquillamente utilizzarla e pubblicarla nel volume Essere Gay.

Un caro saluto e ancora grazie per il supporto!

R.

PROJECT:

Ciao Robert!

Mi fa veramente piacere sapere che il tuo rapporto con Enzo prosegue. Si tratta di un fatto non comune che fa pensare che alla base ci sia qualcosa che comunque è molto forte. Certo le prospettive per il futuro non sono affatto scontate ma il vostro rapporto ha resistito alle prime scosse e questo fa pensare che potrebbe anche durare nonostante tutto. C’è poi un grosso punto interrogativo: bisessualità molto equilibrata, sì, certo, ma quello che scrivi di Enzo fa pensare che una prevalenza gay ci sia e, se c’è, costruire una relazione duratura con Enzo diventa un’ipotesi molto meno irreale.

Grazie per il permesso di pubblicazione, provvederò appena possibile!

OMOSESSUALITÀ E SCIENZA TRA ‘800 E ‘900

La società in quanto tale è depositaria e custode di eredità storiche e di scelte culturali che essa tende a trasmettere nonostante i lenti cambiamenti indotti dallo stesso scorrere del tempo al di là delle resistenze contingenti. Non ho parlato deliberatamente di valori ma solo di eredità storiche e di scelte culturali perché quelli che con molta fretta e con molta approssimazione si definiscono valori sono, talvolta, realmente tali solo agli occhi di una parte della società mentre sono per altri una zavorra pesantemente condizionante.

La legge dei tre stadi, di comtiana memoria, si applica bene anche alla storia dell’omosessualità. Da uno stadio teologico, in cui si parte da una assunzione dogmatica di principio secondo la quale l’omosessualità è un “vizio esecrando che grida vendetta al cospetto di Dio”, si passa ad uno stadio metafisico, si cerca cioè di leggere la sessualità inquadrandola nello schema “secondo natura” – “contro natura”, ovviamente partendo da una dimensione metafisica della Natura.

De Sade faceva dire a Sarmiento, nel suo “Aline e Valcour” : “Cerchiamo di studiare meglio questa indulgente Natura prima di osare di fissare i suoi limiti.” Introduceva cioè un’istanza di passaggio al terzo stadio, quello scientifico-positivo anche nel campo della sessualità. Come in ogni forma di progresso umano, anche qui nulla avviene in modo lineare e la scienza deve aprirsi la strada tra le perduranti eredità culturali della fase teologica e di quella metafisica per arrivare a rendere manifesto a tutti che alcuni pretesi valori, socialmente accettati e trasmessi, non sono in realtà valori ma mere eredità storiche derivanti dalla cristallizzazione e dalla assolutizzazione acritica di pregiudizi del tutto infondati. In tutto questo processo non c’è neppure una chiara distinzione di ruoli, tra fautori della scienza positiva da una parte e teologi e metafisici dall’altra. Il pregiudizio si annida spesso, ben protetto, anche nel profondo della mente degli uomini di scienza, che sono tali solo in parte. La scienza deve quindi arrivare ad un processo continuo di auto-rifondazione, sulla base di una costante e rispettosa osservazione della realtà. La storia della conquista dello stadio scientifico-positivo da parte della sessuologia e in particolare dello studio della omosessualità ha, tra l’altro, anche un significato concreto nella vita di moltissimi individui perché, ogni omosessuale, nella scoperta e nell’accettazione consapevole della propria omosessualità, segue un percorso che ripete passo dopo passo il cammino evolutivo della stessa scienza che studia l’omosessualità. È proprio perché, in sostanza, il cammino di liberazione dal pregiudizio teologico e metafisico che la scienza dell’omosessualità ha seguito presenta percorsi analoghi ai percorsi individuali che portano ad una piena e cosciente accettazione di sé da parete di ciascun omosessuale, che intendo delineare qui una breve storia della scienza che tratta l’omosessualità a cavallo tra ‘800 e ‘900, riportando di seguito il secondo capitolo del Libro di Havelock Ellis “Inversione sessuale”, in mia traduzione. Seguo l’edizione del 1927, il linguaggio non è esattamente quello del XXI secolo e alcune categorie sociali sono diverse da quelle attuali, ma la storia merita di essere seguita, perché ci fa capire quanto le generazioni precedenti abbiano sofferto a causa dei pregiudizi relativi alla omosessualità e quanti sacrifici abbiano richiesto alcune conquiste che oggi diamo assolutamente per scontate e che lo sono, purtroppo ancora oggi, solo in una parte del mondo.

—oooOooo—

Westphal, un eminente professore di psichiatria a Berlino, si può dire sia stato il primo a porre lo studio dell’inversione sessuale su una base scientifica sicura. Nel 1870 pubblicò, nell’Archiv für Psychiatrie, di cui fu per molti anni redattore, la storia dettagliata di una giovane donna che, fin dai suoi primi anni, differiva dalle altre ragazze: le piaceva vestirsi come un ragazzo, era interessata solo ai giochi dei ragazzi, e una volta cresciuta era sessualmente attratta solo dalle donne, con le quali formava una serie di teneri rapporti, in cui le amiche ottenevano gratificazione sessuale dalle carezze reciproche; mentre arrossiva ed era timida, in presenza di donne, e soprattutto della ragazza della quale le capitava di essere innamorata, era sempre assolutamente indifferente alla presenza degli uomini. Westphal – un allievo, va detto, di Griesinger, che aveva già richiamato l’attenzione sul più alto carattere a volte dimostrato dai soggetti di questa perversione – combinava una felice intuizione scientifica con un raro grado di simpatia personale per coloro che capitavano sotto la sua cura, e fu questa combinazione di doti che gli permise di cogliere la vera natura di un caso come questo, che dalla maggior parte dei medici in quel tempo sarebbe stato frettolosamente messo da parte come un esempio volgare di vizio o di follia. Westphal percepiva che questa anomalia era congenita, non acquisita, e che quindi non poteva essere definita vizio; e, mentre insisteva sulla presenza di elementi nevrotici, le sue osservazioni mostravano l’assenza di tutto ciò che può legittimamente essere definito follia. Diede a questa condizione il nome di “sentimento sessuale contrario” (Konträre Sexualempfindung), col quale è stata a lungo comunemente conosciuta in Germania. La strada era stata dunque aperta per il rapido progresso della nostra conoscenza di questa anomalia. Nuovi casi furono pubblicati in rapida successione, in un primo momento esclusivamente in Germania, e più in particolare nell’Archiv di Westphal, ma presto anche in altri paesi, soprattutto Italia e Francia.[1] Westphal fu il primo a mettere lo studio dell’inversione sessuale su una via di sviluppo, molte persone, però, avevano precedentemente gettato sguardi sull’argomento. Così, nel 1791, furono pubblicati due casi[2] di uomini che mostravano una tipica attrazione emotiva verso il proprio sesso, anche se non fu chiaramente fatto notare che l’inversione era congenita. Nel 1836, ancora una volta, uno scrittore svizzero, Heinrich Hössli, pubblicò un lavoro, di diffusione piuttosto larga, ma notevole, dal titolo Eros, che conteneva molto materiale di carattere letterario che riguardava questa materia. Egli sembra essere stato spinto a scrivere questo libro da un processo che aveva suscitato notevole attenzione a quel tempo. Un uomo di buona posizione aveva improvvisamente ucciso un giovane, e fu giustiziato per quel crimine, che, secondo Hössli, era dovuto all’amore omosessuale e alla gelosia. Hössli non era uno studioso qualificato; era in affari a Glarus come abile modista, il modista di maggior successo della città. Il suo temperamento si suppone sia stato bisessuale. Il suo libro fu vietato dalle autorità locali e in un periodo successivo l’intero stock rimanente fu distrutto in un incendio, in questo modo la sua circolazione fu molto ridotta. Ora, tuttavia, il suo lavoro è considerato da alcuni come il primo serio tentativo di affrontare il problema dell’omosessualità dopo il Simposio di Platone.[3] Alcuni anni più tardi, nel 1852, Casper, la principale autorità medico-legale del suo tempo in Germania, – perché è in Germania che sono state poste le fondamenta dello studio dell’inversione sessuale, – precisò nella Vierteljahrsschrift di Casper che la pederastia, in un senso ampio del termine, era a volte una sorta di “ermafroditismo morale”, dovuto ad una condizione psichica congenita, che in nessun modo coinvolgeva necessariamente la sodomia (immissio penis in anum). Casper portò avanti una notevole quantità di preziose testimonianze riguardo a questi punti fondamentali, che fu il primo a notare,[4] ma non riuscì a comprendere il pieno significato delle sue osservazioni, che non ebbero alcuna influenza immediata, anche se Tardieu, nel 1858, ammise un elemento congenito in alcuni pederasti.

L’uomo, però, che più di ogni altro portò alla luce i fenomeni dell’inversione sessuale non si era interessato né agli aspetti medici né a quelli penali della questione. Karl Heinrich Ulrichs (nato nel 1825 nei pressi di Aurich), che per molti anni espose e difese l’amore omosessuale, e le cui opinioni si dice abbiano avuto una certa influenza nel richiamare l’attenzione di Westphal sulla materia, era un funzionario legale Hannover (Amtsassessor), lui stesso sessualmente invertito. Dal 1864 in poi, in un primo momento con il nome di “Numa Numantius” e, successivamente, con il proprio nome, Ulrichs pubblicò, in varie parti della Germania, una lunga serie di opere che trattano di questo problema, e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione giuridica dell’invertito sessuale in Germania. Anche se non era un autore il cui punto di vista psicologico potesse avere molto peso scientifico, Ulrichs sembra essere stato un uomo di capacità molto brillanti, e le sue conoscenze si dice che siano state di portata quasi universale; non solo era ben preparato negli argomenti che gli erano propri, di giurisprudenza e teologia, ma in molte branche della scienza naturale, così come nell’archeologia; è stato anche considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli, e poi a L’Aquila negli Abruzzi, dove pubblicò un periodico latino. Morì nel 1895.[5] John Addington Symonds, che andò a L’Aquila nel 1891, scrisse: “Ulrichs è chrysostomos [bocca d’oro] nel più alto grado, dolce, nobile, un vero gentiluomo e un uomo di genio. Egli deve essere stato un tempo un uomo di singolare distinzione personale, così finemente definite sono le sue caratteristiche, e così larghi i confini del suo cervello.”[6] Per molti anni Ulrichs fu solo nei suoi sforzi per ottenere il riconoscimento scientifico dell’omosessualità congenita. Ideò (con allusione a Urano nel Simposio di Platone) la parola uranista o urning, da allora frequentemente usata per indicare l’amante omosessuale, mentre chiamò il normale amante eterosessuale dioning (da Dione). Egli considerava l’uranismo, o amore omosessuale, come un’anomalia congenita attraverso la quale un’anima femminile si univa ad un corpo maschile – anima muliebris in corpore virili inclusa – e le sue speculazioni teoriche costituirono il punto di partenza per molte speculazioni simili. I suoi scritti sono notevoli sotto vari aspetti, anche se, a causa del calore polemico col quale egli sostenne la sua causa, come uno che sta patrocinando pro domo sua, non ebbero una marcata influenza sul pensiero scientifico.[7] Questo privilegio fu riservato per Westphal. Dopo che egli ebbe mostrato la via e aperto il suo giornale alla pubblicazione, i nuovi casi apparvero in rapida successione. In Italia, anche Ritti, Tamassia, Lombroso, e altri cominciarono a studiare questi fenomeni. Nel 1882 Charcot e Magnan pubblicarono negli Archives de Neurologie il primo importante studio apparso in Francia per quanto riguarda l’inversione sessuale e le perversioni sessuali relative. Essi consideravano l’inversione sessuale come un episodio (sindrome) in un processo più fondamentale di degenerazione ereditaria, e la confrontavano con ossessioni morbose come la dipsomania e la cleptomania. Da un punto di vista più tipicamente medico-legale, lo studio dell’inversione sessuale in Francia fu promosso da Brouardel, e ancor più da Lacassagne, la cui influenza stimolante a Lione produsse risultati fruttuosi nel lavoro di molti discepoli.[8]

Di importanza molto maggiore nella storia della teoria dell’inversione sessuale fu il lavoro di Richard von Krafft-Ebing (nato a Mannheim nel 1840 e morto a Graz nel 1902), per molti anni professore di psichiatria all’Università di Vienna e uno dei più illustri alienisti del suo tempo. Attivo in tutti i campi di psichiatria e autore di un famoso libro di testo, dal 1877 fu particolarmente interessato alla patologia dell’impulso sessuale. La sua Psychopathia Sexualis conteneva oltre duecento storie, non solo relative all’inversione sessuale, ma a tutte le altre forme di perversione sessuale. Per molti anni fu l’unico libro sull’argomento e rimase a lungo la raccolta principale di fatti. Passò attraverso molte edizioni e fu tradotto in molte lingue (ci sono due traduzioni in Inglese), godette di un immenso e non del tutto invidiabile successo. I metodi di Krafft-Ebing erano aperti a qualche obiezione. Il suo pensiero non era di ordine strettamente critico. Pubblicò nuove e sempre più allargate edizioni del suo libro con straordinaria rapidità, a volte rimodellandole. Introdusse nuove suddivisioni di volta in volta nella sua classificazione delle perversioni sessuali, e, anche se questa classificazione piuttosto sottile ha senza dubbio contribuito a dare precisione al soggetto e a far avanzare il suo studio scientifico, non fu mai generalmente accettata. Il grande servizio reso da Krafft-Ebing stava nell’entusiasmo clinico con cui affrontava lo studio delle perversioni sessuali. Con la ferma convinzione che stava conquistando un grande campo trascurato della psicologia patologica, un campo che appartiene di diritto al medico, accumulò senza falsi pudori una vasta massa di storie dettagliate, e la sua reputazione indusse molti individui sessualmente anormali in tutte le direzioni a mandargli le loro autobiografie, nel desiderio di beneficiare i loro compagni di sventura. Dobbiamo considerare Krafft-Ebing più come un medico che come uno psicologo. All’inizio egli considerava l’inversione come un segno funzionale di degenerazione, una manifestazione parziale di uno stato neuropatico e psicopatico che è nella maggior parte dei casi ereditario. Questa sessualità perversa appare spontaneamente con lo sviluppo della vita sessuale, senza cause esterne, come la manifestazione individuale di una modifica anormale della vita sexualis, e deve quindi essere considerata congenita; o si sviluppa in conseguenza di particolari influenze nocive che lavorano su una sessualità che era stata inizialmente normale, e allora deve essere considerata come acquisita, tuttavia, Krafft-Ebing, alla fine, ritiene che un’attenta analisi di questi cosiddetti casi acquisiti, indichi che la predisposizione consiste in una omosessualità latente, o almeno in una bisessualità, che richiede per la sua manifestazione l’intervento di cause accidentali. Nell’ultima edizione della sua opera Krafft-Ebing era incline a considerare l’inversione non tanto una degenerazione quanto una variante, una semplice anomalia, e riconosceva che la sua opinione in tal modo si avvicinava a quello che gli stessi invertiti avevano sostenuto da lungo tempo.[9] Krafft-Ebing, che aveva iniziato accettando l’idea, in quel momento prevalente tra gli alienisti, che l’omosessualità fosse un segno di degenerazione, al momento della sua morte adottava invece pienamente e poneva il sigillo della sua autorità sull’idea, già espressa da alcuni ricercatori scientifici nonché dagli stessi invertiti, che l’inversione sessuale deve essere considerata semplicemente come un’anomalia, qualsiasi differenza di opinione ci possa essere sul valore di quell’anomalia. Così era aperta anche la via per una visione come quella di Freud e della maggior parte degli psicoanalisti di oggi, che considerano una radice di omosessualità come normale e quasi costante, con un significato profondo per la vita psico-nervosa.

Nel 1891 il Dr. Albert Moll, di Berlino, pubblicò la sua opera, Die Konträre Sexualempfindung, che in seguito fu ripubblicata in edizioni molto allargate e rivedute. Il libro di Moll rapidamente sostituì tutti i libri precedenti come esposizione completa e discussione giudiziosa dell’inversione sessuale. Moll non si accontentava di presentare materiale clinico fresco. Prendeva direttamente in considerazione il problema che ormai era diventato di primaria importanza: la natura e le cause dell’inversione sessuale. Analizzava i fenomeni come psicologo anche più che come medico, tenendo conto degli aspetti più generali del problema, profondamente critico verso le opinioni accettate, ma giudiziosamente cauto nel prospettare delle conclusioni. Spazzò via vari antichi pregiudizi e superstizioni che Krafft-Ebing, aveva anche a volte incautamente ripetuto. Fece sua la dottrina generalmente accettata secondo la quale gli invertiti sessuali solitamente appartengono a famiglie in cui prevalgono vari disturbi nervosi e mentali, ma sottolineò al tempo stesso che non è possibile in tutti i casi dimostrare che ci troviamo di fronte ad individui che possiedono una tara nevrotica ereditaria. Respinse anche qualsiasi classificazione minuta degli invertiti sessuali, riconoscendo solo l’ermafroditismo psico-sessuale e l’omosessualità. Allo stesso tempo, mise in dubbio l’esistenza dell’omosessualità acquisita, in senso stretto, salvo in casi occasionali, e sottolineò che anche quando un normale impulso eterosessuale appare durante la pubertà, e un impulso omosessuale più tardi, può benissimo essere che il primo sia acquisto ed il secondo che sia innato.

In America si era data attenzione a questi fenomeni in un periodo abbastanza precoce. Si può fare menzione specialmente di J. G. Kiernan e G. Frank Lydston, entrambi hanno presentato classificazioni convenienti di manifestazioni omosessuali una trentina di anni fa.[10] Più di recente (1911) un autore americano, sotto lo pseudonimo di Xavier Mayne, ha stampato privatamente un ampio lavoro intitolato The Intersexes: A History of Similisexualism as a Problem in Social Life, scritto in linguaggio popolare e compilato a partire da molte fonti. Questo libro, da un punto di vista soggettivo e poco scientifico, afferma che le relazioni omosessuali sono naturali, necessarie e legittime.[11]

In Inghilterra i primi tentativi di affrontare seriamente, dal punto di vista moderno, il problema dell’omosessualità sono arrivati in ritardo, e sono stati pubblicati o in privato o all’estero. Nel 1883 John Addington Symonds ha stampato privatamente sua discussione sulla pederastia nell’antica Grecia, sotto il titolo di A Problem in Greek Ethics e poi nel 1889-1890 ha ulteriormente scritto, e nel 1891 ha stampato privatamente, A Problem of Modern Ethics: Being an Enquiry into the Phenomena of Sexual Inversion. Nel 1886 Sir Richard Burton ha aggiunto alla sua traduzione delleMille e una notte un Saggio conclusivo sullo stesso argomento. Nel 1894 Edward Carpenter ha stampato privatamente a Manchester un opuscolo intitolato Homogenic Love, in cui criticava vari punti di vista psichiatrici sull’inversione comuni al suo tempo, e ha sostenuto che le leggi dell’amore omosessuale sono identiche a quelle dell’amore eterosessuale, rimarcando, però, che il primo possiede una particolare attitudine ad essere esaltato a un livello di cameratismo più alto e più spirituale, in modo da soddisfare una funzione sociale benefica. Più recentemente (1907) di Edward Carpenter ha pubblicato un volume di documenti sull’omosessualità e i suoi problemi, sotto il titolo di The Intermediate Sex, e più tardi (1914) uno studio più specifico sull’invertito nella religione primitiva e in guerra, Intermediate Types among Primitive Folk.

Nel 1896 fu pubblicato in Inghilterra, in Francese, il libro più completo scritto sull’argomento fino ad allora, dal Sig André Raffalovich (nella Bibliothèque de Criminologie di Lacassagne), Uranisme et Unisexualité. Questo libro trattava principalmente dell’inversione congenita, non pubblicava nuovi casi, ma rivelava una grande conoscenza della materia. Raffalovich portò avanti molte giuste e sagaci riflessioni sulla natura e il trattamento dell’inversione e sull’atteggiamento della società verso la sessualità pervertita. Le parti storiche del libro, che sono di particolare interesse, si occupano in gran parte della notevole prevalenza dell’inversione in Inghilterra, trascurata dagli studiosi precedenti. Raffalovich, il cui atteggiamento è, nel complesso, filosofico più che scientifico, considera l’inversione congenita come un fattore importante e inevitabile nella vita umana, ma, assumendo il punto di vista cattolico, egli condanna ogni sessualità, sia eterosessuale che omosessuale, ed esorta l’invertito a frenare le manifestazioni fisiche del suo istinto e a puntare ad un ideale di castità. Nel complesso, si può dire che il libro è opera di un pensatore che ha raggiunto i suoi risultati a modo suo, e questi risultati hanno un’impronta di originalità e di libertà dalla tradizione.

Negli ultimi anni nessuno ha così ampiamente contribuito a mettere la nostra conoscenza dell’inversione sessuale su una base più ampia e più precisa del dottor Magnus Hirschfeld di Berlino, che possiede una conoscenza senza pari dei fenomeni dell’omosessualità in tutti i loro aspetti. Ha studiato la questione in modo esaustivo in Germania e in una certa misura anche in altri paesi; ha ricevuto le storie di mille invertiti; si dice che abbia incontrato più di diecimila persone omosessuali. Come editore dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, da lui fondato nel 1899, e autore di diverse importanti monografie, – specialmente sugli stadi psichici e fisici di transizione tra mascolinità e femminilità – Hirschfeld aveva già contribuito notevolmente al progresso della ricerca in questo campo prima della comparsa nel 1914 della sua grande opera, Die Homosexualität des Mannes und des Weibes. Questo non è solo il più grande ma il più preciso, dettagliato e completo, – e anche il più condensato – lavoro che è stato pubblicato sull’argomento. È, infatti, un’enciclopedia dell’omosessualità. Per un tale compito Hirschfeld si era preparato attraverso molti anni di intensa attività, come medico, ricercatore, esperto medico legale dinanzi ai giudici, e attraverso la sua posizione come presidente del Wissenschaftlich-humanitären Komitee, che si occupa della difesa degli interessi degli omosessuali in Germania. Nel libro di Hirschfeld la concezione patologica dell’inversione è completamente scomparsa; l’omosessualità è considerata principalmente come un fenomeno biologico di estensione universale, e secondariamente come un fenomeno sociale di grande importanza. Non vi è alcun tentativo di inventare nuove teorie; il valore principale del lavoro di Hirschfeld si trova, infatti, nel tentativo costante di tenersi vicino a fatti precisi. È questa qualità che rende il libro una fonte indispensabile per tutti coloro che cercano informazioni illuminate e precise su questa questione. Anche l’esistenza di un trattato come quello di Hirschfeld è sufficiente a dimostrare quanto rapidamente lo studio di questo soggetto sia cresciuto. Alcuni anni fa – per esempio, quando il dottor Paul Moreau scrisse il suo Aberrations du Sens Génésique – l’inversione sessuale non era neppure un nome. Era un ripugnante vizio senza nome, da toccare solo con un paio di pinze, rapidamente e con precauzioni. Per come si presenta ora, si tratta di un problema psicologico e medico-legale così pieno di interesse che non dobbiamo temere di affrontarlo, e così pieno di grave attualità sociale che siamo costretti ad affrontarlo.

_______

[1] In Inghilterra l’aberrazione dell’istinto sessuale, o la tendenza degli uomini a occupazioni femminili e delle donne a occupazioni maschili, era stata citata nel Medical Times and Gazette, 9 febbraio 1867; Sir G. Savage per primo descrisse un caso di “perversione sessuale” nel Journal of Mental Science, vol. xxx ottobre 1884.

[2] Moritz, Magazin für Erfahrungsseelenkunde, Berlin, Bd. viii.

[3] Un completo e interessante resoconto su Hössli e sul suo libro è dato da Karsch in Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. v, 1903, pp. 449-556.

[4] “Eugen Dühren” (Iwan Bloch) osserva, tuttavia (Neue Forschungen über den Marchese de Sade und seine Zeit, pag. 436), che de Sade nel suo Aline e Valcour sembra riconoscere che l’inversione è a volte innata, o per lo meno naturale, e suscettibile di svilupparsi in età molto precoce, a dispetto di tutte le spinte all’atteggiamento normale. “E se questa inclinazione non fosse naturale” fa dire a Sarmiento, “l’impulso verso di essa potrebbe essere stato ricevuto nell’infanzia? … Cerchiamo di studiare meglio questa indulgente Natura prima di osare di fissare i suoi limiti.” Ancora prima, nel 1676 (come Schouten ha sottolineato, Sexual-Probleme, gennaio 1910, pag. 66), un sacerdote italiano di nome Carretto riconobbe che le tendenze omosessuali sono innate.

[5] Per delle notizie su Ulrichs vedi Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. i, 1899, p. 36.

[6] Horatio Brown, John Addington Symonds, a Biography, vol. ii, p. 344.

[7] Ulrichs non si avventurò tuttavia tanto lontano da affermare che sia l’amore omosessuale che quello eterosessuale sono ugualmente normali e sani. Questo è stato comunque sostenuto in tempi più recenti.

[8] Bisogna menzionare in particolare L’Inversion Sexuelle, un libro abbondante e comprensivo, quantunque talvolta poco critico, del Dr. J. Chevalier, pubblicato nel 1893, e Perversion et Perversité Sexuelles del Dr. Saint-Paul, che scriveva sotto lo pseudonimo di “Dr. Laupts”, pubblicato nel 1896 e nuovamente, in un’edizione allargata, dal titolo “L’Homosexualité et les Types Homosexuels”, in 1910.

[9] Krafft-Ebing manifestò i suoi ultimi punti di vista in una nota letta davanti all’International Medical Congress, a Parigi, nel 1900 (Comptes-rendus, “Section de Psychiatrie”, pp. 421, 462; e anche in contributi allo Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. iii, 1901)

[10] Kiernan, Detroit Lancet, 1884, Alienist and Neurologist, April, 1891; Lydston, Philadelphia Medical and Surgical Reporter, 7 settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892.

[11] Un riassunto delle conclusioni di questo libro, del quale furono stampate solo poche copie, si può trovare nell’articolo di Hirschfeld in Vierteljahrsberichte, Ottobre, 1911, pp. 78-91.

_____

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

 http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5283

WALT WITMAN OMOSESSUALE

La lettura di Leaves of Grass e in particolare di “Calamus” di Walt Whitman, il poeta-profeta della Democrazia americana della seconda metà dell’Ottocento, fa parte dell’itinerario classico di formazione di ogni omosessuale di media cultura. Le poesie contenute in Calamus, agli occhi di un lettore moderno, appaiono avere chiaramente un’ispirazione omosessuale, e lo stesso John Addington Symonds, uno dei pionieri della cultura omosessuale, non aveva dubbi in proposito ma avrebbe desiderato che Whitman lo riconoscesse apertamente. Non sappiamo esattamente che cosa Symonds avesse scritto a Whitman in proposito (i due si stimavano molto e avevano contatti epistolari), ma possediamo la risposta di Whitman, una risposta sdegnata e irritata dal fatto che la poesia di Leaves of Grass potesse essere interpretata in chiave omosessuale. La risposta di Whitman sembrò risolvere ogni ambiguità e lo stesso Symonds evitò di tornare sull’argomento. Havelock Ellis, che conosceva molto bene Symonds, perché aveva scritto insieme con lui la prima edizione del suo trattato sull’inversione sessuale, e in quella edizione si era fermato a proposito di Whitman là dove si era fermato Symonds, approfondì successivamente le ricerche e raccolse delle testimonianze estremamente significative che sono alla base della completa riscrittura della parte relativa a Whitman nella terza edizione del trattato sull’inversione sessuale, che riposto di seguito. Ma è ora di lasciare la parola direttamente ad Havelock Ellis.

—-oooOooo—-

Una grande personalità degli ultimi tempi, largamente considerata con rispetto come il profeta-poeta della Democrazia[1] – Walt Whitman – ha suscitato discussioni col suo atteggiamento positivo verso l’amicizia appassionata, o “l’amore virile” come egli lo chiama, in Leaves of Grass. In questo libro, in “Calamus”, “Drumtaps,” e altrove, Whitman celebra un’amicizia di cui il contatto fisico e una sorta di silenziosa emozione voluttuosa sono elementi essenziali. Al fine di risolvere la questione del significato preciso di “Calamus”, J. A. Symonds scrisse a Whitman, ponendo schiettamente la domanda. La risposta (scritta da Camden, New Jersey, il 19 agosto, 1890) è l’unica dichiarazione dell’atteggiamento di Whitman verso l’omosessualità, ed è pertanto auspicabile che essa sia esposta puntualmente: –

“Circa le domande su ‘Calamus,’ ecc, piuttosto mi stordiscono. Leaves of Grass deve solo essere giustamente interpretato attraverso e all’interno della sua propria atmosfera e del suo carattere essenziale – rientrandovi rigorosamente tutte le sue pagine e le sue parti. Che la sezione ‘Calamus ‘ abbia mai permesso la possibilità di una tale costruzione, come quella menzionata, è terribile. Sarei contento di sperare che le pagine stesse non siano nemmeno citate per tale gratuita e allo stesso tempo mai sognata e mai desiderata possibilità di inferenze morbose, che sono sconfessate da me e appaiono da condannare.”

Sembrerebbe da questa lettera[2] che Whitman non si fosse mai reso conto che sussiste una qualche relazione tra l’emozione appassionata del contatto fisico tra uomo e uomo, come lui l’aveva sperimentata e cantata, e l’atto che, insieme con altre persone, egli avrebbe considerato come un crimine contro natura. Questo può essere singolare, perché ci sono molte persone invertite che hanno trovato soddisfazione in amicizie meno fisiche e passionali di quelle descritte inLeaves of Grass, ma Whitman era un uomo di temperamento concreto, emotivo e istintivo, privo di potere analitico, ricettivo verso qualsiasi influenza, e incurante di armonizzazione quelle influenze. Avrebbe certamente rifiutato di ammettere di essere argomento della sessualità invertita. Resta vero, tuttavia, che “l’amore virile” nel suo lavoro ha un ruolo predominante che si potrebbe a stento contenere nei sentimenti dell’”uomo medio”, che Whitman vuole onorare. Una persona normalmente costituita, dopo aver assunto l’atteggiamento molto franco fatto proprio da Whitman, sarebbe stata spinta a dedicare molto più spazio e molto più ardore al tema dei rapporti sessuali con le donne e a tutto ciò che ha a che vedere con la maternità rispetto a quanto è accordato a questi argomenti in Leaves of Grass. Alcune delle lettere esistenti di Whitman indirizzate a giovani uomini, anche se non gettano luce definitiva sulla questione, sono di carattere molto affettuoso,[3] e, anche se Whitman era un uomo di notevole vigore fisico, non si è mai sentito incline al matrimonio.[4] Rimane alquanto difficile classificarlo dal punto di vista sessuale, ma certo sbagliamo poco nel riconoscere la presenza di una tendenza omosessuale.

Vorrei aggiungere che alcuni amici e ammiratori di Whitman non sono disposti ad accettare l’evidenza della lettera a Symonds. Sono in debito con “Q” per la seguente comunicazione relativa alle obiezioni:

“Quanto a me, penso che sia un errore dare molto peso a questa lettera, forse anche che sia un errore il fatto stesso di introdurla, dato che una volta introdotta avrà, naturalmente, un peso. E questo per tre o quattro ragioni:

1. Che è difficile conciliare la lettera stessa (con il suo forte tono di disapprovazione), con l”atmosfera’ generale di Leaves of Grass, il cui tenore mira a lasciare tutto aperto e libero.

2. Che la lettera è in conflitto inconciliabile con la sezione ‘Calamus’ delle poesie. Infatti, qualsiasi fossero le linee morali che Whitman poteva aver definito al momento di scrivere queste poesie, mi sembra veramente incredibile che la possibilità di alcune inferenze morbose o altro, non fosse stata nemmeno immaginata.

3. Che la lettera è stata scritta pochi mesi prima della sua ultima malattia e della morte, ed è l’unica espressione di questo tipo che egli sembra aver pronunciato.

4. Che la lettera di Symonds, alla quale questa costituiva la risposta, non è venuta fuori, e noi di conseguenza non sappiamo quali temerarie espressioni possa avere contenuto, che hanno portato Whitman (con la sua estrema cautela) a mettere al riparo il suo nome dal possibile uso per giustificare dubbie pratiche.”

Posso aggiungere che ho cercato di ottenere la lettera di Symonds, ma egli non era in grado di produrla, e non ne è stata trovata alcuna copia tra le sue carte.

Va detto che l’atteggiamento di Whitman verso Symonds era caratterizzato da grande considerazione e ammirazione. “Addington Symonds è un uomo meraviglioso”, ha commentato poco prima della sua morte; “per certi versi l’uomo più indicativo, penetrante e significativo del nostro tempo. Symonds è un curioso compagno ,… io lo amo teneramente. È di formazione e di educazione da college, orribilmente letteraria e sospettosa, e gode delle cose. Un grande compagno per scavare nelle persone e nel concreto, e persino nel fisiologico e nel gastrico, e anche meravigliosamente carino.” Ma in questa occasione ha scavato invano.

Le osservazioni precedenti (sostanzialmente contenute nelle precedenti edizioni di questo libro) si basavano principalmente sulle informazioni ricevute da parte di J. A. Symonds. Ma in anni più recenti una luce interessante è stata gettata su questa straordinaria lettera da parte di Walt Whitman. La pazienza boswelliana, l’entusiasmo e l’abilità che Orazio Traubel ha trasfuso nel suo lavoro completo ed elaborato, ora in corso di pubblicazione, With Walt Whitman in Camden, rivelano chiaramente, nel corso di varie conversazioni, l’atteggiamento di Whitman rispetto alla domanda di Symonds e indicano lo stato d’animo che portò avanti le cose fino a questa lettera.

Whitman parlò molto di Symonds con Traubel dal 27 aprile 1888 (subito dopo la data in cui inizia il lavoro di Traubel), in poi. Symonds gli aveva scritto più volte, a quanto pare, per quanto riguarda i “rapporti passionali degli uomini con gli uomini”, come Whitman li chiamava. “Lui torna sempre alla carica con me su questo: È quello il senso di Calamus? – volutamente o no, è questo che significa? Ho detto di no, ma il no non lo soddisfa [Non vi è, tuttavia, nessuna traccia da parte di Symonds di una qualche lettera da Whitman a Symonds in questo senso fino a questa data] Ma leggete questa lettera, leggetela per intero: è molto scaltra, molto carina, seria fino all’estremo: mi assale, quasi mi costringe, è urgente, insistente: lui quasi si trova in mezzo alla strada e dice ‘non mi muoverò fino a quando risponderai alla mia domanda.’ Vedete, questa è una vecchia lettera – vecchia di sedici anni – e lui sta ancora facendo la stessa domanda: si riferisce ad essa in una delle sue ultime note. È sicuramente un uomo meraviglioso – un raro uomo pulito – un’anima candida, un personaggio eroico …. Un giorno starai scrivendo qualcosa su Calamus”, disse W. [a Traubel]. “e questa lettera, e quello che dico, ti potrà aiutare a chiarire le tue idee; Calamus ha bisogno di idee chiare, può essere facilmente, innocentemente distorto dal suo naturale, originario corpo di dottrina.”

La lettera, datata 7 Febbraio 1872, di una certa lunghezza, viene poi riprodotta. Racconta quantoLeaves of Grass, e in particolare la sezione Calamus, avesse aiutato lo scrittore. “Ciò che l’amore dell’uomo per l’uomo è stato in passato”, ha scritto Symonds: “io credo di saperlo. Quello che c’è qui, ora, so anche quello – ahimè! Quello che dici che quell’amore dovrebbe e potrebbe essere, io vagamente lo ritrovo nelle tue poesie. Ma questo a stento mi soddisfa, tanto sono desideroso di imparare ciò che tu insegni. Un giorno, forse, – in qualche modo, io non so quale, ma in un modo scelto da te, – mi dirai di più sull’amore degli amici. Fino ad allora io aspetterò.”

“W. disse: ‘Beh, che cosa ne pensi? Pensi che si potrebbe dare una risposta?’ ‘Non vedo perché tu consideri quella lettera irritante. È  abbastanza tranquilla, pone solo delle domande, e le pone in modo abbastanza morbido’,’ Suppongo che tu abbia ragione “irritante” non è la parola giusta: ma voi sapete quanto odio essere catechizzato. Symonds ha ragione, senza dubbio, di porre le domande. Ma io ho altrettanta ragione se non rispondo a quelle domande e altrettanta ragione se rispondo. Io spesso dico a me stesso su Calamus che forse significa più o meno quello che ho pensato io, o forse significa altro: forse non so che cosa significa tutto questo, forse non l’ho mai saputo. Il mio primo istinto a proposito di tutto quello che Symonds scrive è di violenta reazione – un istinto forte e brutale per un no, no, no, e poi subentra l’idea che io forse non conosco tutti i miei propri significati: dico a me stesso: “Anche tu, vai via, torna indietro, studia il tuo stesso libro, come uno straniero o un estraneo, studia il tuo stesso libro, vedi quanto vale.” Una volta o l’altra dovrò scrivergli chiaramente su Calamus, gli dovrò dire la mia su quello che intendevo o intendo che significhi.”

Ancora, un mese più tardi (24 maggio 1888), Whitman parla a Traubel di una “bella lettera” da Symonds. “Vedrai che insiste sulle poesie di Calamus un’altra volta. Non vedo perché dovrebbe, ma il suo ritornare su tale argomento mi irrita un po’. Suppongo che mi potresti dire – perché non lo zittisci rispondendogli? Non c’è una risposta logica, credo: ma posso chiedere a mia volta: ‘Che diritto ha lui di fare comunque domande?’” W. rise un po’. “Comunque la domanda torna a me quasi ogni volta che scrive. È abbastanza cortese su questo – questo è il motivo per cui non sono risentito con lui. Suppongo che il tutto si concluderà con una risposta, un giorno.”

Segue la lettera. Il punto principale di essa è che l’autore spera di non essere stato importuno nella domanda che aveva posto su Calamus tre anni prima.

“Io [Traubel] dissi a W.: ‘Questa è una lettera abbastanza umile: non ci vedo nulla di irritante. Non ti chiede di rispondere alla vecchia domanda, infatti si scusa piuttosto per aver fato la domanda.’ W. Si inalberò ‘E chi è irritato? Per quanto riguarda tale questione, non fa che chiedere ancora e ancora: lo chiede, lo chiede, lo chiede.’ Ho riso per reazione alla sua veemenza. ‘Bene, posto che lo faccia, non ti danneggia certo. E poi non hai niente da nascondere. Penso che il tuo silenzio lo potrebbe portare a supporre che ci sia un negro pronto da accusare. [nota di project: che ci fosse qualcosa da nascondere]‘ ‘Oh, sciocchezze, ma per trent’anni i miei nemici e i miei amici sono stati a farmi domande su Leaves: sono stanco di non rispondere alle domande.’ È stato molto divertente vedere la sua faccia quando ha dato un tocco umoristico alla stranezza della sua ultima frase. Poi si è rilassato e ha aggiunto: ‘Comunque amo Symonds. Chi potrebbe non amare un uomo capace di scrivere una simile lettera? Suppongo che bisognerà pur dargli una risposta, accidenti a lui!’”

È chiaro che queste conversazioni diminuiscono notevolmente la forza della dichiarazione contenuta nella lettera di Whitman. Vediamo che la lettera che, a prima vista, avrebbe potuto rappresentare la reazione immediata e indignata di un uomo che, messo improvvisamente di fronte alla possibilità che il suo lavoro possa essere interpretato in un senso perverso, ripudia con forza quell’interpretazione, non era in realtà niente del genere. Symonds per almeno diciotto anni aveva continuato delicatamente, premurosamente, anche con umiltà, ma con insistenza, a porre la stessa domanda perfettamente legittima. Se la risposta fosse stata davvero un enfatico no, quella risposta avrebbe dovuto molto più naturalmente essere data nel 1872 e non nel 1890. Inoltre, di fronte a questa domanda sempre ricorrente, Whitman parla costantemente ai suoi amici del suo grande affetto per Symonds e della sua ammirazione per la sua carineria intellettuale, sentimenti che sarebbero entrambi singolarmente fuori luogo se applicati a un uomo non faceva altro che suggerire la possibilità che gli scritti di Whitman contenessero deduzioni che erano “terribili”, “morbose” e “deprecabili”. Evidentemente, in tutti questi anni, Whitman non arrivò a decidere che cosa rispondere. Da una parte era spinto dal suo orrore di essere interrogato, dalla sua cautela, dalla sua naturale avversione ad esprimere approvazione per tutto ciò che si potrebbe considerare innaturale o anormale. Dall’altra parte, era mosso dal desiderio di lasciare il suo lavoro parlare da solo, dalla sua determinazione dichiarata di lasciare tutto aperto, e, forse, da  una simpatia più o meno consapevole verso le deduzioni che gli venivano prospettate. È stato solo negli ultimi anni della sua vita, quando la sua vita sessuale apparteneva ormai al passato, quando la debolezza stava avendo il sopravvento su di lui, quando voleva salvare tutto il possibile delle sue energie, che – essendo costituzionalmente incapace di una valutazione scientifica equilibrata – scelse la soluzione più semplice e più facile del problema. [5]

_______

[1] È proprio come tale che bisognerebbe accostarsi a Whitman, e vorrei protestare contro la tendenza, ormai ben definita in molti ambienti, a trattarlo solo come un invertito e a diffamarlo o a glorificarlo secondo i casi. Per quanto l’inversione possa essere importante come chiave psicologica della personalità di Whitman, essa gioca solo un piccolo ruolo nel lavoro di Whitman e, a detta di molti che si occupano di questo lavoro, un ruolo addirittura trascurabile. (Mi si consenta di fare riferimento al mio saggio su Whitman, in The New Spirit, scritto quasi trent’anni fa).

[2] Posso aggiungere che Symonds (nel suo libro su Whitman) ha accettato questa lettera come una dichiarazione sincera e finale che dimostrava che Whitman era assolutamente ostile alla inversione sessuale, che non aveva nemmeno preso in considerazione le sue manifestazioni, e che egli aveva «omesso di percepire che ci sono punti di contatto inevitabili tra l’inversione sessuale e la sua dottrina sull’amicizia.” Cita, tuttavia, i versi di Whitman, alla fine di “Calamus” nell’edizione Camden del 1876: –

“Ecco le mie ultime parole, e le più sconcertanti,

Ecco le mie foglie più fragili, e comunque quelle che dureranno di più,

Qui io copro e nascondo i miei pensieri, io non li espongono,

Eppure essi mi espongono più di tutte le mie altre poesie.”

[3] Le lettere di Whitman a Peter Doyle, un incolto giovane, conduttore di tram, profondamente amato dal poeta, sono state raccolte dal dottor Bucke, e pubblicate a Boston: Calamus: A Series of Letters, 1897.

[4] Whitman ha riconosciuto, tuttavia (come nella lettera a Symonds già citata), di aver avuto sei figli; sembrano essere nati nella prima parte della sua vita, quando viveva nel Sud. (Vedi il capitolo sui figli di Walt Whitman nell’interessante libro di Edward Carpenter, Days with Walt Whitman, 1906.) E anche suo fratello George Whitman diceva: “Non ho mai saputo che Walt si sia innamorato di ragazze giovani, o anche che abbia mostrato per loro particolare attenzione.” E Doyle, che lo conobbe intimamente durante dieci anni di vita più matura, diceva: “Le donne, in quel senso, non gli sono mai passate per la testa.” La relazione eterosessuale giovanile sembra essere stata un’eccezione nella sua vita. Per quanto riguarda il numero dei figli, so che, a giudizio di una signora che conosceva Whitman nel Sud, non vi può essere alcun ragionevole dubbio circa l’esistenza di un figlio, ma che, quando ne enumerava sei, probabilmente includeva anche i nipoti.

[5] Mentre la tensione omosessuale in Walt Whitman è stata più o meno definitivamente ammessa da vari autori, i tentativi più vigorosi di presentare il carattere omosessuale della sua personalità e della sua opera sono dovuti a Eduard Bertz in Germania, e al Dr. W. C. Rivers in Inghilterra. Bertz ha prodotto tre pubblicazioni su Whitman: vedi in particolare il suo Der Yankee-Heiland, 1906 e Whitman-Mysterien, 1907. Gli argomenti di Rivers sono sinteticamente esposti in un opuscolo intitolato Walt Whitman’s Anomaly (London: George Allen, 1913). Sia Bertz che Rivers sottolineano i tratti femminili di Whitman. Un interessante quadro indipendente Whitman, più o meno alla data della lettera di Symonds, accompagnato da ottime fotografie originali dell’autore, è fornito dal Dr. John Johnston, A Visit to Walt Whitman, 1898. si può aggiungere che, probabilmente, sia la portata che il significato dei tratti femminili in Whitman sono stati sopravvalutati da alcuni autori. La maggior parte degli artisti e degli uomini di genio ha alcuni tratti femminili; essi non provano l’esistenza di inversione, né la loro assenza la confuta. Il Dr. Clark Bell mi scrive in riferimento al piccolo libro del Dr. Rivers: “Conoscevo Walt Whitman personalmente. Secondo me il signor Whitman era uno degli uomini più robusti e virili, proprio in modo straordinario. Secondo il mio punto di vista, non era assolutamente femminile, ma fisicamente maschile e robusto. La problema è che un uomo virile e forte che sia poetico nel temperamento, ardente e tenero, può avere fasi e stati d’animo di passione ed emotività, che sono suscettibili di essere fraintesi.” Una visione in qualche modo simile, in opposizione a Bertz e Rivers, è stata vigorosamente sostenuta da Bazalgette (che ha scritto uno studio molto approfondito su Whitman in francese), in particolare nel Mercure de France del primo luglio, primo ottobre, e 15 novembre 1913.

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5273