DOCCIA FREDDA GAY

Ciao Project,

Ti mando il file che ti avevo detto, avevo cominciato a scriverlo come una cosa non indirizzata a te ma al forum, però mi accorgo che in certi puntI sembra una lettera ma non ho voglia di correggerlo. Mettilo così.

DOCCIA FREDDA GAY

Io (Marco) 26 anni, ex-etero. Lui, Andrea, 25 anni, ex-mezzo-etero.
Ex-etero significa che fino a 20 anni, cioè fino a quando ho conosciuto Andrea io ero etero, campavo di porno etero, avevo avuto sei ragazze, una dopo l’altra ovviamente, e avevo fatto con loro tutto quello che si poteva fare. Dopo le mollavo e ciao! Facevo la corte alle ragazze ma solo per portarmele a letto.
Andrea, ragazze zero! Ma zero totale, a livello sesso dico, però, cavolo, stava sempre a chiacchierare con le amiche sue. Amici maschi niente! Amiche del cuore tre! Una più cozza dell’altra!
Non so se mi sono mai innamorato di Andrea, francamente non l’ho mai capito, perché che significa innamorarsi forse non lo so nemmeno.
Una mattina all’università me lo vedo passare davanti. Uno etero che fa? Non si gira! E invece io mi sono girato. Andrea è un bel ragazzo, non posso dire quello che avevo sempre sognato perché io non avevo mai sognato un ragazzo, comunque mi sono girato e la cosa, a ripensarci dopo qualche secondo, m’ha fatto pensare: Ma che cavolo sto a fare! Te la faccio breve ma è stata una cosa complicata. Dopo due ore mi ripassa davanti, ok! Sono etero, però perché non lo devo seguire? Io lo seguo. L’ho pedinato tutta la giornata e non ho fatto altro, non sono nemmeno andato a lezione ma sono andato alla lezione dove andava lui. Mi studiavo tutte le tecniche per non perderlo d’occhio, proprio con un pedinamento da cacciatore che deve stanare la preda. Stava sempre a cincischiare con le ragazze. A me non è che me ne fregasse più di tanto, perché io ero etero! Allora stavo con Monica, la mia sesta ragazza, un gran pezzo.. (vabbe’, hai capito). Poi quella brava ragazza di Monca se ne va con un’amica non so dove per una settimana. Un giorno, due e poi comincio a pensare ad Andrea e quando lo penso vado il tiro, poi una cosa tira l’altra, insomma mi faccio una sega pensando ad Andrea. Tu puoi dire: “Allora sei andato in crisi!” No! Manco per il cavolo, mi piaceva proprio. Mi sono detto. “Marco! Oh! Sei gay! … però gay è bello!” Monica manco ho dovuto pensare a liquidarla perché m’ha liquidato lei che se n’era trovato un altro, me l’ha detto e ha fatto: “Mi dispiace, ma proprio non me la sento do continuare!” E io gli ho fatto: Vabbe’, dai, un po’ ci siamo divertiti, perché ti devi dispiacere?” Lei è rimasta un po’ perplessa di questa fine così rapida della nostra relazione, ma contenta lei, contento io, meglio di così! Ho pensato che dovevo fare con Andrea come facevo con le ragazze perché me lo volevo portare a letto. Dopo sei ragazze un ragazzo ci sta bene! Accorcio, ok. Lo abbordo proprio di brutto, alla malandrina, gli faccio l’occhietto, lui mi sorride, penso: “è fatta!” Si avvicina e mi chiede: “Sei gay?” Io mi sento preso alla sprovvista e rispondo: “No! Cioè sì! Da una settimana.” La risposta gli è piaciuta. Vabbe’. Una cinquantina di ore dopo stavamo a letto insieme. Project, qui non si può dire (e mi sto buono!) però, ma come ho fatto a essere etero fino a 20 anni? Con Andrea non c’è stato proprio nessun problema. Pure lui mi diceva: “Beh per essere uno che è gay da una settimana te la cavi bene!” Insomma, abbiamo passato un mesetto a fare solo quello. Esami in malora, non tornavo a casa la notte. I miei erano convinti al 200% che c’avevo chissà che ragazza! Siamo proprio spariti dalla circolazione. E poi sai, oh! Cose di ormoni sono, io c’avevo 20 anni e lui 21 e quindi puoi capire. Però c’è una cosa, noi ci volevamo bene ma in un modo strano, litigavamo un sacco ma finiva sempre a letto. Certe volte mi provocava proprio perché magari non c’aveva la faccia di dirmi che lo voleva rifare e così, in un modo o nell’altro ci si arrivava. Stavamo sempre insieme, ma proprio sempre. Stessi amici e ci andavamo sempre insieme. Insomma insieme 24 ore su 24. Fino qui tu puoi dire: “Una meraviglia!” Effettivamente pure io la vedevo così ma c’erano tante cose che non capivo perché con Andrea finiva sempre nello stesso modo, non potevi nemmeno provare a prendere un discorso serio che manco mi stava a sentire. In effetti non avevamo poi tanti discorsi da fare, almeno così sembrava, è andata avanti così per 5 anni, tutto sommato anni belli, poi una sera sentiamo una canzone, mi chiede se è bella e io gli dico che in effetti non mi piace troppo, un attimo resta perplesso, mi chiede perché no? Io cerco di minimizzare perché sento che sta per arrivare il fulmine, ma lui alza i toni, ma non come faceva sempre, lo fa con freddezza, io cerco di avvicinarmi per buttarla sul piano sessuale ma mi risponde cose viperine, che non sono la sua puttana e che non lo rispetto ecc. ecc. Mi girano le scatole di butto e invece di rispondere mi prendo il giubbotto e me ne vado, mi porto appresso il cellulare ma non mi ferma e dopo non mi chiama, passano le ore e non mi chiama, lo stronzo! Me la deve fare pesare! Io ci sono stato malissimo camminavo per strada e mi veniva da piangere, la sera alle nove sono andato a casa dei miei, ho detto che Andrea quella sera non c’era e che volevo stare da loro, mi sono distratto un po’ ma il tarlo mi rodeva dentro e Andrea non chiamava. Io non volevo mollare, non gli volevo dare la soddisfazione. Dopo mezzanotte squilla il cellulare, penso che sia lui, ma non è, è Michele un amico nostro etero, che mi aggredisce, mi dice che Andrea lo ha chiamato che era disperato che io lo facevo stare malissimo, che è stato a piangere con lui al telefono per un’ora. Michele era convinto che lo avessi offeso, umiliato, che ne so. Gli ho detto che tutto era cominciato da una canzone, ma non ci ha creduto, mi ha detto che Andrea non è stupido e mi ha fatto capire che secondo lui dovevo avere fatto qualcosa di terribile. Ha insistito che lo dovevo chiamare subito. Io l’ho fatto mettendo sotto i piedi la mia dignità. Mi è costato moltissimo. Al massimo gli avrei mandato un sms e invece l’ho chiamato e dopo mezzo minuto me ne sono pentito amaramente. Mi ha detto che se mi ero stancato di lui dovevo dirglielo chiaramente, ma l’ha detto con livore, in modo aggressivo, si sentiva dalla voce. L’ho supplicato per mezz’ora, finalmente si è deciso, non a dirmi di tornare, no! Ma a rispondere “fai quello che vuoi” quando gli ho chiesto se mi voleva a casa. Ho salutato i miei e ho detto che Andrea era ritornato e che dovevo andare da lui. Quando sono tornato a casa, l’ho cercato ma si era chiuso a chiave in camera e non ha nemmeno risposto. Era notte fonda e non potevo strillare. Ho dormito sul divano. Dormito! Si fa per dire, perché la rabbia mi mangiava dentro. Il girono appresso io lavoravo di mattina e lui di pomeriggio. Quando sono tornato se n’era andato di casa, aveva raccattato tutte le sue cose e se n’era andato. Neanche un sms di saluto. I primi 5 o 6 giorni sono stato malissimo poi ho pensato che se quello è il livello del nostro comprenderci reciprocamente, beh allora è meglio che ce ne andiamo ognuno per la strada propria. Ma questo non basta, ha montato contro di me tutti miei amici, che adesso sono solo amici suoi e ha riempito la città di pettegolezzi. Dal giorno che se n’è andato sono passati 32 giorni e ormai Andrea è una storia conclusa e, da parte mia, conclusa con una sensazione di amarezza e di schifo, perché se cerco un motivo di tutto questo precipitare delle cose non ce lo trovo proprio, non riesco proprio a trovarlo. Non mi risulta che stia con un ragazzo, gli ex-amici comuni, e ora solo amici suoi, non fanno che pensare che gli ho rovinato la vita e che dovrei avere gli scrupoli di coscienza, ma io adesso sono contento che la storia sia finita così. Un po’ mi dispiace per Andrea, però penso che uno che reagisce così ha qualche rotella che non funziona. Non so se lui troverà un altro ragazzo, io l’idea me la sono fatta passare e poi quello che mi sconcerta è l’assurdità del tutto. Ho pensato che se non c’era un motivo per rompere non c’era neppure un motivo per stare insieme. In fondo io quello che gli passava per la testa non lo sapevo proprio, tutto era giocato sulla dimensione sesso, ma si vede che non basta, o forse una coppia gay io non ho mai capito che cosa possa essere. Fatto sta che oggi come oggi, dopo cinque anni di convivenza con un ragazzo mi ritrovo da capo solo, come se non fosse successo niente e comincio a chiedermi che cosa sarebbe stato se non avessi mai incontrato Andrea. Forse starei solo lo stesso, non lo so, meglio o peggio è difficile dirlo. Project, dimmi che non è finita così e che c’è ancora un futuro, adesso mi sento soltanto un passato pesante dietro le spalle. Se ci sei stasera ti rompo un po’ le scatole. Una storia come la mia, in fondo, la posso raccontare solo a te. Tu sui gay sei ottimista! Beato te! Io adesso comincio a pensare che è tutto un fallimento. Quest’estate mi avevi promesso che saremmo andati a prendere una pizza. Fissiamo una giornata perché l’esatte sta finendo, però a ora di pranzo perché la sera non posso tornare a casa troppo tardi, perché adesso sto definitivamente dai miei!

Un abbraccio
Marco

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay
http://progettogay.forumfree.net/?t=30582843

GENITORI DI FIGLI OMOSESSUALI

In questo forum, il post “SCOPRIRE L’OMOSESSUALITA’ DI UN FIGLIO” è il secondo tra quelli assolutamente più cliccati ed è, tra l’altro, il più commentato dai ragazzi in assoluto, questo fatto non è casuale.

Le chiavi di ricerca che fanno pensare che ad accedere siano genitori (come “associazione genitori di figli gay”, “mio figlio è gay”, “accettare un figlio gay”) sono frequenti. Parlando con ragazzi di tutte le età, dai giovanissimi ai quarantenni, si avverte netta la sensazione che spesso l’omosessualità dei figli all’interno della famiglia è avvertita sia dai figli che dai genitori come un qualcosa di dirompente e di pericoloso, capace di mettere in crisi anche i rapporti affettivi più profondi. Questo timore, diffusissimo a tutte le età, genera sia da parte dei genitori che da parte dei ragazzi atteggiamenti di chiusura e di difesa.

I ragazzi, ma anche gli uomini adulti di 40 anni che vivono in famiglia o che sono comunque a stretto contatto con la famiglia, non solo evitano nel modo più assoluto qualunque comportamento che possa spingere i genitori a considerarli omosessuali ma, ciò che è peggio, finiscono talvolta per rinunciare del tutto alla loro sessualità, anche nelle forme più sublimate: non invitano amici a casa, non escono la sera, fanno una vita apparentemente irreprensibile ma del tutto innaturale e forzata. Il fatto che un ragazzo debba sistematicamente rinunciare alla propria sessualità per evitare problemi familiari comporta sensi di frustrazione profonda verso i genitori che sono sentiti come presenza condizionante e castrante. Ci sono ragazzi gay che arrivano a 40 anni non solo senza mai avere avuto un contatto sessuale con un ragazzo, ma senza mai aver vissuto nemmeno l’esperienza di un innamoramento serio. Una cosa del genere non può restare senza conseguenze a livello psichico profondo. I ragazzi gay che vivono così si sentono defraudati della loro stessa vita e della loro identità profonda dai loro più o meno inconsapevoli genitori. Cose del genere creano modi di convivenza solo formali che nascondono recriminazioni profonde.

I genitori, che spesso agiscono in buona fede, nella stragrande maggioranza dei casi, non hanno la più pallida idea di quello che l’omosessualità è realmente e sono del tutto inconsapevoli della loro ignoranza in materia, non si documentano, non cercano di capire ma di “correre ai ripari”, assumendo atteggiamenti anche “violentemente” condizionanti nei confronti dei figli, che si manifestano in due modalità principali:

1) La medicalizzazione del “problema”, volta a “risolvere la questione” con un trattamento psicologico se non addirittura psichiatrico. Uno psichiatra serio non accetterà mai di avere in cura un ragazzo solo perché è gay. Uno psicologo serio potrà anche occuparsi di un ragazzo gay ma per aiutarlo ad essere gay, non certo per tentare di modificare la sua sessualità. Un ragazzo gay costretto o benevolmente costretto ad andare da uno psicologo, quando non vuole, percepirà una cosa del genere come una violenza pesante contro la sua persona, perché in realtà di questo si tratta, cioè non di un’accettazione ma di un rifiuto da parte dei genitori di ciò che il ragazzo è realmente, e di un tentativo di trasformarlo. Aggiungo un’osservazione importantissima: la medicalizzazione dell’omosessualità dei figli da parte dei genitori è, di fatto, un totale scarico di responsabilità oltre che una esplicita rinuncia a cercare con i figli un dialogo sul piano affettivo.

2) La violazione della privacy di un ragazzo, al fine di capire se è gay (leggere un diario privato o la corrispondenza, entrare nel computer dei figli, pretendere di controllare le loro amicizie e soprattutto pretendere da loro la confessione della loro omosessualità come se fosse un obbligo morale nei confronti dei genitori. Per un ragazzo giovane, e a maggior ragione per un adulto, non c’è nulla di più privato della propria sfera sessuale. Un’invadenza in questo settore da parte dei genitori è giustamente vissuta come una violenza. Se un ragazzo vorrà o meno fare il suo coming out di fronte ai genitori, resta in ogni caso una sua scelta assolutamente libera e personale, non un obbligo, perché chi non lo fa, non lo fa perché ha paura. Parlo spesso con ragazzi di 25/30 anni che dicono esplicitamente che non faranno mai coming out in famiglia. Se uno dei questi ragazzi si sentisse in qualche modo costretto dai genitori a parlare della propria omosessualità vivrebbe la cosa come una terribile violazione della sua privacy.

Il cattivo rapporto di un ragazzo gay con i genitori, e peggio la disistima nei loro confronti, impedisce alla radice un rapporto educativo. Il modello di vita affettiva assimilato in famiglia attraverso l’osservazione dei comportamenti dei genitori si incide profondamente anche nella mente dei ragazzi gay. I ragazzi gay che hanno avuto in famiglia esempi di rapporti di rispetto e di affetto tra i genitori hanno sicuramente molti meno problemi relazionali nella vita affettiva. Purtroppo il ragionamento vale anche al negativo.

Io passo le mie giornate, e spessissimo le mie nottate, a parlare con ragazzi gay e molti di loro non hanno rapporti chiari con i genitori, il che non significa solo che non si sono dichiarati gay con i loro genitori ma che tra genitori e figlio non c’è dialogo, che i genitori non hanno e spesso non hanno mai avuto un contatto affettivo con il figlio: alcuni ragazzi hanno letteralmente paura dei genitori e del loro giudizio e altri preferiscono non mettere a rischio la pur fragile pace familiare affrontando discorsi pericolosi senza nessuna prospettiva utile. Questi ragazzi hanno avvertito spesso nella loro famiglia un clima omofobo, hanno sentito discorsi di scherno verso i gay e si rendono conto che i genitori sono troppo condizionati dai pregiudizi per potersi applicare a comprendere realmente che cosa significhi essere gay.

In alcuni casi i commenti dei genitori a trasmissioni televisive o a notizie giornalistiche concernenti i gay hanno definitivamente allontanato i figli dal proposito di parlare apertamente coi loro genitori, in altri casi la condanna morale a priori della omosessualità, sulla scorta dell’atteggiamento della chiesa, ha provocato reazioni analoghe. In queste situazioni un ragazzo avverte chiaramente che, per i genitori, quello che dice la gente o quello che dice la chiesa conta più del figlio e che quindi non c’è nessuno sforzo da parte del genitore per capire che cosa significhi veramente essere gay.

Spesso anche atteggiamenti che possono sembrare di accettazione, in realtà, possono ferire i ragazzi molto pesantemente, quando essi avvertono una discordanza tra le parole dei genitori e il loro reale comportamento, quando, in altre parole, essi avvertono l’ipocrisia del genitori e il loro recitare un ruolo senza farsi coinvolgere troppo. Una parola fuori posto (ti voglio bene “anche” così) manifesta comunque una profonda non accettazione, ma spesso è sufficiente il tono della voce o il fatto che l’argomento viene congelato in modo definitivo.

I ragazzi vorrebbero parlare in modo serio con i loro genitori, vorrebbero capire le loro difficoltà e aiutarli a risolverle. Le vere difficoltà emergono quando manca la fiducia reciproca, quando genitori e figli non si stimano reciprocamente come persone. In situazioni del genere, il fatto che il figlio sia gay non costituisce il vero problema ma fa risaltare le incomprensioni e le sottostanti patologie nel rapporto genitori-figli.

Che significato vorrebbe avere Progetto Gay nei confronti di un genitore che ha un figlio gay? Prima di tutto Progetto Gay non è un sito per genitori di ragazzi gay ma un sito gay e la differenza è enorme. Qui un genitore di un ragazzo gay non troverà nessuno disposto a compartirlo o permettergli di sentirsi vittima di una specie di maledizione biblica, perché queste cose sono solo ridicole e penose e sono il segno evidente di una immaturità da parte del genitore. Qui, su Progetto Gay, un genitore di un ragazzo gay troverà un’immagine reale della vita del figlio e avrà la possibilità di liberarsi dagli stereotipi sui gay diffusi dai mass media, qui avrà la possibilità di creare un dialogo con i ragazzi gay per capire in modo serio, non i problemi dei genitori, ma finalmente quelli dei figli! La mancanza di dialogo tra genitori e figli non si elimina facendo parlare i genitori tra loro, ma spingendoli a parlare con i ragazzi e a mettersi in gioco in prima persona, senza ipocrisie e senza assunzioni pregiudiziali di ruoli.

Cari genitori che leggete questo post, vi siete mai domandati perché, sulle centinaia di genitori che aprono la sezione di Progetto Gay dedicata ai genitori, nessun genitore abbia mai lasciato un commento? Io una risposta ce l’ho. È molto più facile farsi accogliere dalle braccia premurose di un sito “per genitori” di figli gay che in quelle molto più rudi di un sito gay. Chi scappa e non scrive qui, nonostante l’assoluto anonimato, non sta cercando onestamente di risolvere il problema del figlio ma solo il proprio!

Se volete un posto in cui discutere seriamente con dei ragazzi gay per capire il loro punto di vista, non cercate siti per genitori che vi facciano sentire vittime e vi coccolino, ma cercate di capire veramente il punto di vista dei ragazzi e cercate un dialogo serio.

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UN GAY 43ENNE NUOVO PROF ASHENBACH

Project, ciao.

Mi vergogno un po’ a scrivere in un forum dove ci sono tanti ragazzi, io che ragazzo non sono più, la parola mi piace tanto ma purtroppo non mi guarda di persona. Per fortuna non puoi vedere una mia foto, non sono giovane, ho 43 anni, non sono bello e non lo sono mai stato. I ragazzi non mi sono mai venuti appresso, nemmeno quando avevo 20 anni. Sembra paradossale ma a 43 anni non ho mai fatto l’amore con nessuno, con un paio di ragazze la possibilità c’era ma la volontà mancava del tutto, con un paio di ragazzi la volontà c’era ma la possibilità mancava del tutto. Ho trovato solo uno che mi fatto la corte, aveva 14anni più di me, una brava persona indubbiamente, l’ho conosciuto quando avevo 19 anni e lui 33, mi sembrava vecchissimo e io allora guardavo solo i ragazzi della mia età, mi è stato tanto appresso, anche se sapeva che da me non avrebbe avuto nulla. Adesso siamo amici, non credo che non sia più innamorato di me e poi un po’ le parti si sono invertite, lui regge benissimo e io invece sono in preda alla decadenza galoppante, quando andiamo in giro io sembro più vecchio di lui, ma ormai anche questa è una storia finita. Lui sarebbe stato l’unico forse ad amarmi veramente ma io non ero innamorato di lui ed è finita così. Altre storielle tante, specialmente negli ultimi 7/8 anni, diciamo dai 35 in su, ma proprio storielle, ragazzi che vedi per la prima volta e che vogliono fare l’amore con te, tu una mezza tentazione pure pure per la testa ce l’hai ma poi ti dici: che faccio? Mi metto pure a rischio di beccarmi un malanno e tutto per 10 minuti senza cervello? No, non lo faccio! E allora dici a quei ragazzi che non sono il tuo tipo e li scarichi subito, perché tanto il problema è se scaricarli subito o scaricarli dopo un po’ di sesso, allora meglio subito. Poi, sai, giocando giocando, nemmeno ti accorgi che gli anni passano e che stai uscendo di scena, prima hai il piacere di sentirti più grande ma pi ti prende l’angoscia. Tra i 39 e i 40 anni più mi guardavo allo specchio più mi spaventavo, stavo facendo la faccia del vecchio o almeno di quello che chiamano l’uomo di mezza età, di quelli che ormai stano proprio chiudendo un ciclo, e io lo chiudevo con bilancio a zero, senza guai, senza pasticci, senza vere preoccupazioni, ma senza nessuna realizzazione concreta. Ormai la giovinezza era passata e io stavo ancora a zero, due ragazze sui 35 mi correvano appresso perché non avevano trovato niente di meglio nemmeno loro o forse il fatto che io non volessi andare di corsa a letto con loro le tranquillizzava, con una delle due c’è stato un abbozzo di storia, lei lo voleva e io non ce la facevo a tirarmi indietro, poi alla fine quando stava per diventare pericoloso mi sono defilato. Un ragazzo non lo avrò mai e va bene, ma certo non poso passare la vita a fare cose che non sento. Quindi adesso ho 43 anni, sono solo come un cane, esperienze sessuali nessuna, gay sì, fino al midollo, tanto che quando vedo un bel ragazzo ci sto proprio male perché non riesco a mettermi in mente che per me quelle cose sono ormai partita chiusa. Ho parecchi capelli bianchi, una bella pancetta. Dove lavoro ci sono dei ragazzi giovani che mi trattano con molto rispetto, hanno quasi paura di me, mi vedono come uno di un’altra generazione, quando stanno parlando tra loro e io mi avvicino cambiano subito discorso e questo fatto mi dà molto fastidio, con me sorridono sempre ma recitano, non si fidano, non so, non pensano che il mio mondo possa essere simile al loro. Adesso ho lasciato le chat e non cerco più nessuno in rete quindi la mia attenzione si concentra sui miei colleghi di lavoro ma li guardo come uno zoologo guarda i gorilla, senza una immedesimazione, quel mondo per me non ha più senso. Certe volte guardo la pelle di quei ragazzi e poi guardo la mia: gli anni si vedono tutti, la vecchiaia non è una cosa teorica, si diventa proprio diversi a livello fisico: rughe, pelle disidratata, capelli bianchi, fatica a sorridere. E allora mi rifugio in altre cose per cercare di mascherare la frustrazione, ho comprato una bella macchina, non eccessiva, ma non proprio utilitaria minima, chi la vede mi fa i complimenti, ma non a me, alla macchina. Vado spesso dal medico, faccio le analisi tutti gli anni, mi sono fatto rimettere a posto i denti e ho speso un patrimonio, cerco di concedermi qualche passatempo, vado al mare da solo, mi porto un libro e mi metto sotto l’ombrellone, non mi metto sulla spiaggia, ma sulla terrazza del bar, non vado mai in costume da bagno ma sempre vestito di chiaro, con gli occhiali da sole graduati e fotocromatici (un altro lusso). Lascio cinque euro di mancia al ragazzo del bar. Insomma, se qualcuno di voi ha mai visto Morte a Venezia di Visconti, beh io sono un po’ come il prof. Ashenbach, spero però di non fare quella fine. Per me non c’è nessun Tadzio a rubarmi l’anima. Vedo i ragazzi di 20 anni che giocano a pallone ma poi torno al mio libro. Project non sai che cultura letteraria mi sto facendo adesso! Romanzi russi, romanzi americani moderni. Tutta droga per non pensare . Ho anche un modo di fare molto pacato, da signore di mezza età, mi rispettano tutti, io d’altra parte non pesto i calli a nessuno, mi faccio gli affari miei e dico bene pure delle persone che ammazzerei. Ho una casa discreta che ho attrezzato di tutto, è il mio paradiso e la mia tana, quando torno a casa mi metto in libertà, un altro privilegio di chi vive solo e mi godo la mia tecnologia: tutto razionalizzato, fatica ridotta al minimo. C’è solo un dettaglio: a casa mia non ci viene mai nessuno. Fino a poco tempo fa andavo a caccia di sesso in rete, ma poi mi sono stancato pure di quello che in pratica non mi fa più nessun effetto. Preferisco un libro o meglio ancora un audiolibro. Mi stendo sul letto e sento leggere un libro. Sto così anche tre ore di seguito a luce spenta o qualche volta metto un po’ di musica jazz, un’altra mia passione. Project, ho visto che tu sei molto più grande di me e che stai cercando di dare alla tua vita un’impronta di impegno gay forte, beh, io ho fatto il contrario, il mio essere gay piano piano l’ho rimosso, perché oltre certi limiti non puoi trovare niente di serio e allora preferisci non pensare. Non mi sento veramente anziano ancora e, al limite, non ho proprio perso tutte le speranze però diciamo che il mio futuro lo vedo di solitudine al 99,9%. La mia sembra una proposta di svendita della vita forse svendita per fallimento, sì probabilmente è così, ma fare finta del contrario sarebbe ancora più patetico.

La mail pubblicala se vuoi e se proprio ti resta uno scampoletto di tempo, aggiungimi. Mi trovi in rete solo dalle 12.00 alle 14.00 ma due parole mi farebbero piacere, chissà che tu non possa contagiarmi un po’ del tuo mitico entusiasmo! Il mio contatto è [omissis].

Un possibile amico.

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http://progettogay.forumfree.net/?t=30366185

DIGNITÀ GAY 2

e-mail di Alberto, di cui ho pubblicato una precedente mail:

http://progettogay.forumfree.net/?t=29040167

Ciao Project,

ti scrivo perché mi è difficilissimo sentirti in chat e quando arrivo a casa devo assolutamente dormire e per me non c’è né sabato né domenica. Penso di essere vicino al tracollo, non ce la faccio sto lavorando come un matto per cercare di mettere un po’ di soldi da parte che mi permettano di sopravvivere da settembre in poi, perché da settembre dovrò tornare a scuola e ho la maturità che mi aspetta, quindi di lavoro per guadagnare qualche soldo ne potrò fare ben poco e vorrei cercare di mantenere questa mini-casa per non essere costretto a tornare in famiglia. I miei non mi cercano nemmeno, per loro sono solo un problema risolto in tutti i sensi, se riesco a spesarmi da solo, ma poi, dopo la maturità, che potrò fare? Come farò a sopravvivere, a lavorare, a studiare? Non ci sarà proprio il tempo materiale, la vedo come un incubo che si avvicina. I miei amici di scuola, chiamiamoli così, se ne stanno tutti comodi a fare nulla, se ne vanno in vacanza e si divertono, io sto qui ad ammazzarmi di lavoro per sopravvivere. Queste sono le prospettive di studio e di lavoro, belle vero! Almeno prima avevo Luca vicino, ma adesso lavora fuori città, c’ha la ragazza, quando ci vediamo sono contento perché ci vogliamo bene ma mi prendono pure delle malinconie terribili, a lui, di me, non ho detto nulla, siamo due buoni amici che adesso non lavorano più insieme e che si vedono sì e no due ore alla settimana. Una volta è venuto alla pizzeria e mi sono sentito in un imbarazzo terribile, l’ho servito al tavolo, stava con la ragazza, io sono stato sorridente e disinvolto come se niente fosse, ma dentro mi sentivo morire. Io dicevo che Luca mi sarebbe stato bene comunque ma adesso lo sento come un estraneo, un estraneo al quale in qualche modo voglio pure bene, ma lui ha la sua vita e io non c’entro niente. Quindi adesso coi miei genitori partita finita, con Luca pure, che cosa mi resta? Lavorare fino alla follia, studiare, e poi l’università per me non esisterà proprio, i miei amici si stanno facendo tutti i loro conti, uno vuole andare a medicina, l’altro a ingegneria, ecc. ecc. e quando lo chiedono a me io che posso rispondere? Io non ci andrò! Perché per poterci andare dovrei tornare a casa dei miei e dovrei chiedere a loro i soldi e io non lo farò, poi adesso, da quello che sento l’università è tosta e selettiva, quindi o fai solo quello o non vai da nessuna parte. Il mio sogno sarebbe stato fare statistica, non so perché ma ho sempre avuto questa fissa e lì ci sono pochissimi studenti e si deve frequentare per forza. Che schifo la vita! È tutto casuale, puoi vincere la lotteria o finire sotto il treno, con c’è un perché. Ho provato a dare uno sguardo a quel sito Universo-MIUR che mi hai mandato, ma è un caos, non ci si capisce nulla, ti perdi in un mare enorme di possibilità e di scelte. Magari potremmo provare a guardarcelo insieme, ma tanto temo che alla fine sarà solo una cosa inutile perché per me resteranno solo sogni. Come mi sento in questi giorni non te lo puoi immaginare, ho proprio la sensazione che per me la vita non sarà altro che lavoro. Un ragazzo? Ma è solo un sogno balordo, qui ognuno pensa ai fatti suoi e poi che cosa posso offrire a un ragazzo, una vita da morto di fame oppure se lui lavora e magari molto meglio di me io posso fare il mantenuto. No! È meglio stare soli e penso che dovrò cominciare ad abituarmici.

Ciao Project. Se mi rispondi almeno mi rendo conto che qualcuno 10 minuti per me ce li ha persi. Lo so che lo farai.

Tuo Alberto

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SENTIRSI GAY A 16 ANNI MA SI PUÒ SBAGLIARE

Ricevo e pubblico.
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Ciao Project,

ho 16 anni ma prima di natale ne faccio 17, ti scrivo ma non avrei mai il coraggio né di parlare con te in chat né di iscrivermi al forum, perché oggettivamente sento che certe cose non le potrei accettare. Lo so che non c’è niente di strano ma se leggi fino in fondo potrai capire perché dico così. Tu però, se vuoi, mi puoi aiutare veramente, ieri ho letto praticamente tutta la sezione orientamento gay per i più giovani perché sono due settimane che ho in testa un dubbio assurdo e penso che tu mi possa dare un parere serio, però nel forum una risposta chiara a una situazione come la mia non l’ho trovata.

Mi sono sempre piaciute le ragazze, ma ti giuro sempre, sono state la mia fissazione, le mie fantasie, quando mi masturbavo le facevo sempre e solo sulle ragazze e l’idea di pensare a un ragazzo l’avrei considerata proprio pazzesca. Con la mia attuale ragazza ci sto bene, cioè proprio mi eccita. Non abbiamo fatto niente perché lei non vuole, ma ti giuro solo per quello, io l’avrei fatto eccome. Diciamo che le cose stavano così fino a due settimane fa.

Io, dalle elementari, conosco un ragazzo, chiamiamolo Marco, con Marco siamo cresciuti insieme proprio come due fratelli, per me casa mia o casa sua era lo stesso e così pure per lui. Mia mamma l’ha considerato sempre come un figlio e i suoi facevano lo stesso con me. Marco è il mio migliore amico, ci siamo sempre detti tutto, e più o meno da quando facevamo la seconda media abbiamo parlato pure di sesso. Pure lui è sempre stato etero e ha sempre avuto la ragazza e con la ragazza sua lui qualche cosa di sesso ce l’ha pure fatta, perché a me la ragazza me l’ha raccontato. Quando parlavamo di sesso parlavamo solo di ragazze, di quello che gli avremmo fatto, come fanno tutti i ragazzi. A me l’idea che Marco sia gay non mi era mai passata per la testa. Pure questo tutto fino a due settimane fa.

Però due settimane fa è successa una cosa che ha cambiato tutto. Lui era venuto in campagna a casa dei miei per una settimana, ma l’ha fatto tutti gli anni e qualche volta ci veniva pure con la ragazza o io andavo da lui. Quando sta in campagna dai miei stiamo in camera insieme e la notte parliamo sottovoce per non fare sentire quello che diciamo e in genere parliamo solo di ragazze.

Due settimane fa però, non so nemmeno come può essere successo, ma ci siamo messi a fare gli stupidi tra noi e ci siamo masturbati insieme ma non ognuno per conto suo. Prima parlavamo soltanto di cose sessuali ma tra noi non avevamo mai fatto niente. Adesso sto malissimo per quello che abbiamo fatto, ci sto malissimo. I giorni seguenti per lui era come se non fosse successo niente e ha continuato a parlare di ragazze come faceva prima e a dirmi che si faceva le seghe pensando alle ragazze, ma io da quel giorno non sono più riuscito a masturbarmi pensando a una ragazza, mentre la sera prima di quello che ti ho detto l’avevo fatto benissimo.

Mi sta venendo l’ossessione di essere gay, ma io ho 16 anni e in queste cose poso sbagliare, anche se però comincio ad esserne proprio convinto. Project, io non riesco più togliermelo dalla testa e per quanto gli volevo bene io adesso lo odio perché penso che mi ha rovinato la vita e per una cosa così stupida che per lui non contava nulla.

Dimmi che ne pensi Project perché così sto tropo male, in 15 giorni mi è crollato il mondo addosso, continuo a vedere tutti i giorni la mia ragazza, ma non è più lo stesso e non sarà più lo stesso. Ho l’impressione che la mia vita stia prendendo una piega che mi farà stare malissimo.

Non credo di essere l’unico ragazzo a vivere situazioni del genere. Ho bisogno di capire. La lettera, ti prego, mettila nel forum, può darsi che qualcuno mi risponda, tu però non mi fare stare in ansia e dimmi “tutto” quello che pensi, tanto più o meno me l’aspetto!

Andrea
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Parlando poco fa con un ragazzo coetaneo di Andrea, chiamiamolo Lorenzo, gli ho accennato alla mail di Andrea, lui mi ha chiesto di mandargliene il tesoro e io l’ho fatto, lui lo ha letto e questo è il seguito della conversazione:

Lorenzo scrive:
povero

Project scrive:
già letto tutto?

Lorenzo scrive:
si

Project scrive:
che risponderesti?

Lorenzo scrive:
innanzi tutto gli direi: “Non stare troppo in pensiero perché la vita va vissuta bene e non devi pensare che solo una SOLA esperienza ti debba cambiare la vita, forse ti resterà impressa però non devi mollare, perché se non ti ritieni gay allora non devi darci peso anche se è difficile però tentar non nuoce. Masturbati pensando alle ragazze e prova a vedere se cambia qualcosa e metti da parte il ricordo di quella nottata con Marco.”

Lorenzo scrive:
in poche parole gli direi ciò che ho fatto io

Project scrive:
Risposta molto saggia!!!

Lorenzo scrive:
già anche se io ancora a volte mi masturbo pensando a maschi però anche alle donne booo non saprei come spiegartelo

Lorenzo scrive:
ma poi è solamente la verità.
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Caro Andrea,

intanto ti ringrazio per la tua mail. Non sei sicuramente l’unico ad avere vissuto esperienze di quel tipo. Lorenzo, del quale ho riportato quello che mi ha detto in chat sulla tua mail, ha un’esperienza molto simile alla tua. Etero senza esitazioni in partenza, ha sperimentato un contatto sessuale con un ragazzo e da allora, per lui, le fantasie masturbatorie gay si alternano a quelle etero. Ho riportato quello che mi ha detto in chat circa la tua esperienza proprio perché penso che l’analogia sia piuttosto stretta. Nel ragionamento di Lorenzo ci sono già tutti gli elementi di un’analisi seria del faccenda.

1) Il fatto che non ci fosse nessuna traccia di omosessualità prima del fatto, nemmeno a livello di fantasie, e questo a 16 anni e mezzo, mi porta a ritenere improbabile che una sola esperienza gay, per quanto intensa, possa avere determinato l’orientamento sessuale di un ragazzo, tra l’altro non proprio giovanissimo. In questo concordo sostanzialmente con Lorenzo lasciando però almeno una piccola percentuale di probabilità alla eventualità che ciò, invece, possa essere accaduto. Ma uno spiraglio alla probabilità dell’orientamento gay lo lascia anche Lorenzo, quando dice che se non ti senti gay non devi dare peso a quell’episodio, anche se è molto difficile e conclude con un “tentar non nuoce”.

2) Concordo perfettamente con Lorenzo su due altri punti: non preoccuparti troppo e non dare eccessivo peso a queste cose, perché, come dice giustamente Lorenzo, avere fantasie sia sui ragazzi che sulle ragazze non è un problema ma semplicemente un fatto. L’ansia, caro Andrea, spesso non è solo una complicazione di problemi sessuali ma ne è addirittura la causa

3) Non posso invece concordare con Lorenzo su consiglio di masturbarsi pensando alle ragazze. La masturbazione è un’espressione spontanea della sessualità e nulla è più deprimente che masturbarsi pensando intenzionalmente a cose che non verrebbero spontanee alla mente.

4) Una raccomandazione: non odiare il tuo amico Marco perché, ammesso e non concesso che tu finisca per riconoscerti gay, non ne è certo lui la causa, al massimo potrebbe averti portato prima alla consapevolezza.

5) Aggiungo un’altra cosa. Ti ho mandato il mio contatto, vedi tu se usarlo. Parlare avrebbe sicuramente un senso, non per appiccicare definitivamente un’etichetta gay o etero sopra Andrea ma per abituarsi considerare queste cose senza ansia e con la massima consapevolezza che, comunque, essere gay non comporterebbe nulla di tragico.

Project
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=59&start=0

MALINCONIA E DEPRESSIONE GAY

e-mail di Paolo di lunedì 7 luglio 2008

Ciao Project,

ti ricordi ancora di me? Sono Paolo, il ventiduenne indomabile di Brescia. Ti ricordi? Ci siamo conosciuti quasi quattro mesi fa, era il 21 di marzo e mi avevi fatto notare che era il primo giorno di primavera. Intanto grazie per averci provato allora a mettermi in testa quattro idee non stupide, ma io allora ero proprio refrattario. Ti ho fatto perdere la pazienza per due settimane, poi ti ho mandato a quel paese e ho cancellato il tuo contatto msn. Adesso te lo ricordi vero? Io sono un cafone, lo avrai pensato certamente, lo so, ma mi dava enormemente fastidio che tu potessi guardarmi dentro. Ti avevo cercato io, ma non volevo che arrivassi alla soluzione anche se lo sapevo benissimo qual’era la soluzione. Lo so che è pazzesco a 22 anni non sapere ancora se vuoi andare con un ragazzo o con una ragazza, però io non lo sapevo o facevo ancora finta di non saperlo. Poi quello che volevi tirarmi fuori non mi piaceva proprio, ti ho raccontato balle, lo so che è pazzesco pure venirti a cercare per parlare con te e poi raccontarti balle, ma comunque tu non ci sei cascato, abbiamo perso decine di ora a girarci intorno, tu a cercare di capire e io a cercare di non farti capire. Io mi aspettavo che tu mi dicessi: Ok, sei gay. E basta. Ma tu hai avuto paura della mia reazione (Confessalo, è così! Sei stato vigliacco pure tu! Di me hanno paura tutti), l’hai presa alla larga, me lo ricordo benissimo, hai fatto una lunga pausa e poi hai cominciato a dirmi che stavo fingendo anche con me stesso e avrei fatto bene a non coinvolgere altre persone nella mia finzione e lì non c’ho visto più, in fondo stavi solo dicendo che sono gay e io lo sapevo benissimo, ma non mi piaceva il modo, proprio con un gesto di stizza ho chiuso tutto e ti ho cancellato. Ero proprio furioso nero. Poi, ovvio, lo sapevo che avevi ragione. Era l’inizio di Aprile e avevo gli esami alla fine di Maggio ma ho preso tutti i soldi che avevo e me ne sono andato da casa, ma senza dire niente a nessuno. Ai miei ho fatto prendere un accidente, loro non sanno nulla di me, avevo staccato il cellulare, poi dopo tre giorni quando l’ho riattaccato ho trovato 100 messaggi dei miei e li ho chiamati. Loro non c’entrano proprio per niente, ma non sono tornato a casa, poi il cellulare si è scaricato e si è spento. Sono stato a Milano e ho cercato di restare lì spendendo il meno possibile, volevo arrivare fino a primi di giugno e passare lì il tempo degli esami, randagio, e provare il piacere di mandare tutto alla malora per dire che io sono più forte di tutte quelle stronzate dell’università. Dormivo sulle panchine o nelle sale d’aspetto delle stazioni. Così sono arrivato al 9 giugno e con gli ultimi soldi contati che mi erano rimasti ho ripreso il treno e sono tornato a casa. I miei non hanno detto nulla, come se nulla fosse accaduto, mi hanno salutato affettuosamente (in modo un po’ falso) come se fossi tornato da un viaggio. Probabilmente pure loro ormai hanno paura di me e delle mie reazioni. All’università la sessione l’ho perduta e poi non ho voglia nemmeno di provarci. Fino a ieri sera ho fatto la vita del vegetale e non mi va proprio di fare nulla e di spiegare niente a nessuno, sono proprio stufo della vita e non so nemmeno bene perché ti mando questa mail.

Paolo

p. s. scusami la chiusa secca ma non sono in vena di smancerie

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e-mail di Paolo di martedì 8 luglio 2008

Ciao Project,

devo chiederti scusa, ma ieri sera è successa la stessa cose di 4 mesi fa. Ma perché non facciamo due chiacchiere e basta? Ma a te che te ne frega della vita mia, ne senti centomila! È inutile che ti metti in testa di portarmi sulla buona strada tanto ormai io sono fuori ed è proprio di vivere che non me ne frega più niente.

(e-mail non firmata)

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e-mail di Project di mercoledì 9 luglio 2008

Senti Paolo,

non mi piaccino questi giochi al massacro, sei stato già cretino abbastanza, io i giochi dei ragazzini non li sopporto! Ma non ti accorgi che fai pena? Ti comporti come un deficiente, te ne vai da casa, fai prendere un accidente ai tuoi, salti una sessione intera di esami, passi che mi rispondi a parolacce, ma che cominci a fare i discorsi stupidi sulla vita e la morte non lo sopporto proprio! Bello mio, ma è possibile che tu faccia tutta questa commedia perché sei gay, si lo hai capito benissimo che sei GAY, ma il patologico non è nell’essere gay ma nel fare tutta questa commedia, ma per che cosa? Per farti compatire? Bello! Di ragazzi gay ne ho visti centinaia ma stupidi come te no! È gente seria che non fa il pagliaccio come fai tu, è gente che ha una dignità!

Paolo, capiamoci bene! Se hai veramente intenzione di fare le cose serie puoi stare certo che su di me ci puoi contare, ti do pure l’anima! Ma se per caso vuoi giocare con la morte perché sei deficiente fino a questo punto allora dimenticati che esisto!

Ti aspetto in chat domani mattina alla 10.00, ma se non ci sei con me hai chiuso.
Un abbraccio (se per te vale ancora qualche cosa)

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e-mail di Project di giovedì 10 luglio 2008

Ciao Paolo,

queste sono un po’ le mie riflessioni a freddo. Intanto fammi dire che avevo una paura forte di non sentirti stamattina alle 10.00. Quando ti ho visto comparire sono stato felice. Ispido sei stato come lo sei stato sempre, però per la prima volta (perché non era mai successo!) abbiamo parlato seriamente. E qui tocca a me chiederti scusa perché non pensavo che le cose stesero a questo punto, è vero che non avevo nemmeno la possibilità di capirlo, ma indubbiamente ho semplificato troppo il quadro. Se devo dire la verità, mi vergogno molto dei toni aggressivi che usato con te, erano manifestazioni della mia stupidità e del fatto che io, invece di cercare di capire, consideravo stupide le tue reazioni. Stamattina, te lo confesso, mi sono sentito un verme. Ma è la prima volta che mi sono realmente sentito vicino a Paolo. Dovrei avere una giornata completamente libera entro fine luglio e penso di poterti venire a trovare, ma ci metteremo d’accordo via chat. Intanto ti mando questa, poi appena ti vedo in linea ti chiamo subito.

Un abbraccio fortissimo

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e-mail di Paolo di domenica 20 luglio 2008

Ciao [omissis],

adesso sei tu a non essere in linea e invece ne avrei un bisogno disperato. Almeno ti scrivo questa per colmare il vuoto, perché mi sento proprio uno schifo. Che devo fare? Ormai con l’università un anno l’ho perso, non ho proprio la forza di andare avanti, per me non è un problema di laurea e nemmeno di gay o non gay, quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, io non ce la faccio più a stare solo, ho bisogno di sfogarmi, ma sono proprio al limite. Adesso la storia la sai tutta, tu dici che alla fine si risolvono pure quelle cose, ma io qui non ci voglio più stare, me ne voglio andare via, da un’altra parte, voglio stare solo, non so se ce la farò a cominciate tutto da capo ma io all’università non ci voglio più andare, non ce la faccio proprio. Per gli esami avevo pure studiato, però se quelli poi me li ritrovo davanti che faccio? È un rigetto fisico. Si potrebbe pure pensare di andare a Milano, su questo hai ragione, e i miei un supporto economico me lo darebbero eccome, sono brave persone, ma loro non sanno nulla e se mio padre lo venisse a sapere gli prenderebbe un infarto. Io è da più di un anno che non mi faccio mai vedere in giro con loro perché non voglio che la gente mi associ a loro. Sto sempre in giro, esco presto di casa e torno di notte o, quando sono stanco, non esco proprio per giorni. Quando non sto a casa parto la mattina prestissimo, prendo il treno e vado a passeggiare sul lago di Garda, il treno parte prestissimo e sto lì praticamente alle sei di mattina e resto lì fino alla sera, mi porto un libro, ma non lo apro mai, vado solo avanti e dietro per il lungo lago, mi siedo sulle panchine e aspetto. Adesso è estate e si sta bene, praticamente ci vengo due o tre volte alla settimana, ma ci venivo pure d’inverno e allora si motiva di freddo e passavo le giornate alla sala d’aspetto della stazione, allora magari, d’inverno, il libro un po’ lo leggevo. Gli esami che non ho fatto li ho preparati così e li ho preparati perché pensavo che a rimette piede lì ce l’avrei fatta e invece sono stato un vigliacco totale. Quando arrivo sul lago la mattina, adesso che è estate, è bellissimo, fresco, un posto meraviglioso e la paura di vivere mi passa è sto bene fino a mezzogiorno, poi mi mangio la mia pagnottella e mi rimetto a passeggiare e mano mano che passano le ore mi prende un’angoscia tremenda. So che non posso tornare a casa troppo presto e allora aspetto che venga la notte ma è proprio un incubo. Adesso magari ti posso mandare un sms ma prima era zero totale, sai che vuol dire “solo” nel senso più assoluto, ecco così! Poi adesso andare al lago mi fa un effetto stranissimo, è pieno di ragazzi. Stanno tutti insieme, sono contenti, giocano, scherzano, loro la loro gioventù se la vivono e io che faccio? Li osservo e basta. Io con loro non c’entro niente. E adesso ti dico di ieri perché dopo che avevo parlato con te stavo un po’ meglio, ma dopo quello che è successo ieri sto uno schifo peggio di prima. Arrivo al lago, scendo dal treno e mi trovo davanti due ragazzi bellissimi, non un ragazzo e una ragazza, ma proprio due ragazzi, sicuramente turisti americani. Mannaggia [omissis]! Giocavano tra loro, ma sai proprio in un modo così dolce, ma con qualcosa di disinibito, di sensuale, che mi strappavano l’anima. Ma io non mi sono mosso, poi uno di loro è venuto a chiedermi un’informazione, volevano andare a Sirmione. Io un po’ di Inglese niente male lo parlo, ho risposto che erano circa 9 km e che io c’ero andato più volte a piedi. Quel ragazzo, Patrick, ha fatto un’espressione di stupore, poi ha aperto le braccia come a dire: “Sì, ma noi non sappiamo nemmeno per dove si va”. Mi sono proposto di accompagnarli, Patrick è andato a parlare con l’altro ragazzo, Steven, che ha fatto cenno di sì. Mi hanno offerto la colazione al bar e poi ci siamo messi in strada. Io i posti li conoscevo benissimo perché le guide turistiche del posto le so a memoria. Insomma, abbiamo fatto 10 km a piedi! Piano piano l’atmosfera si è sciolta, loro parlavano anche un po’ di Italiano e capirsi era piuttosto semplice. A Sirmione ormai parlavamo come se fossimo amici, poi Patrick ha guardato negli occhi Steven e si è girato verso di me e mi ha detto: “Penso che sia giusto dirti che noi siamo due ragazzi gay che si vogliono bene”, e lo ha detto in Italiano, evidentemente era una farse alla quale aveva pensato parecchio. Io ho risposto nel modo più gentile possibile ma di me non ho detto nulla, ho detto che avevo un amico gay (me stesso) che la viveva malissimo e che aveva passato pure parecchie brutte avventure, perché da noi, in Italia essere gay è ancora una situazione difficile, poi ho detto che a quel mio amico io volevo molto bene “as a friend, obviously” e che però non credo che tutti i gay siano come quel mio amico, e ho raccontato la storia di quello che è successo a me. Patrick era perplesso, quel “non credo che tutti i gay siano come il mio amico” gli aveva dato fastidio, mi ha guardato un istante in modo interrogativo, ho avuto l’impressione che volesse misurare le mie reazioni, poi ha detto: “Posso?” e ha preso la mano di Steven ma l’ha lasciata subito perché ha avuto l’impressione che la cosa mi desse fastidio e mi ha chiesto pure scusa. Da quel momento hanno tenuto con me un comportamento apparentemente amichevole ma molto formale e anche tra loro non hanno parlato quasi più: comportamenti disinibiti zero! Un silenzio gelato! In pratica dalle due del pomeriggio non vedevo l’ora di stare per conto mio. Io non ho detto nulla di me a quei due ragazzi che, tra l’altro, non avrei mai più rivisto ma loro non lo hanno capito nulla e anzi hanno proprio frainteso il mio atteggiamento, una cosa penosa. Insomma, io sono diventato l’etero cortese. Per tornare indietro abbiamo preso l’autobus. All’arrivo li ho salutati in modo molto freddo. Non ci siamo nemmeno scambiati gli indirizzi e i contatti msn, niente. Era finito tutto in uno schifo! Sono rimasto solo dalle tre e mezza fino alle nove di sera con un’amarezza dentro che non te la immagini nemmeno, poi sono tornato a casa e non ho nemmeno acceso il computer. [omissis], non ce la faccio proprio ad andare avanti così!

(e-mail non firmata)

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e-mail di Project di domenica 20 luglio 2008

Ciao Paolo,

ho letto e l’angoscia è venuta pure a me. Domani se ti va sono su msn dalle 6.00. Ti dico solo che ti voglio bene! E ti abbraccio!
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Se volete potete partecipare alla discussione di questa tesimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=188&start=0


AMORE GAY ED ESPLORAZIONE SESSUALE

Questo post è dedicato in particolare ai ragazzi si accingono a vivere per la prima volta le emozioni dell’innamoramento gay. Si tratta di momenti delicatissimi e, se il rapporto si crea tra due ragazzi giovani o giovanissimi, presenta aspetti assolutamente particolari legati al tema della “prima volta” (non in termini sessuali ma in termini affettivi) ed alla maturità dei ragazzi che è immancabilmente correlata all’età.
Svolgerò qui alcune riflessioni che mi auguro possano essere utili.

SESSUALITA’ NELLA MASTURBAZIONE E SESSUALITA’ DI COPPIA

La prima esperienza della sessualità gay avviene nella masturbazione che unifica le fantasie a sfondo sessuale con l’esperienza fisiologica dell’erezione e dell’orgasmo. Questo tipo di contato con la sessualità è tuttavia giocato integralmente all’interno della mente del ragazzo che ne fa esperienza, ha un valore enorme ma strettamente soggettivo, aiuta un ragazzo a rivivere emozioni sessuali già vissute e a proiettare i propri desideri in immagini a forte coloritura sessuale. Si tratta di una forma di autoerotismo in quanto il piacere che ne consegue non è legato alla presenza ”reale” di un altro ragazzo ma ad elaborazioni fantastiche connesse solo a livello proiettivo a ragazzi concretamente esistenti.

L’esperienza dell’innamoramento è di per sé completamente diversa, contiene insito il rischio di un contatto affettivo reale con un altro ragazzo, che comporta tutta una serie di problemi che nella masturbazione sono risolti a livello di proiezioni fantastiche e nell’innamoramento devono essere affrontati sul piano reale. Si tratta del dichiarare o non dichiarare i propri sentimenti, dell’incertezza sull’orientamento sessuale dell’altro ragazzo, sul tipo di rapporto che si può creare, sul modo di procedere, sui tempi e sui limiti del rapporto. Resta tuttavia una cosa ben chiara, quando ci si innamora il rapporto con l’altro è essenziale.

INNAMORAMENTO GAY

L’innamoramento ha una dimensione affettiva profonda e per un ragazzo giovane ha un valore formativo fondamentale, è un coinvolgimento emotivo che tocca tutti gli aspetti della personalità e spinge un ragazzo in una dimensione realmente nuova. Per alcuni elementi, come l’avere l’erezione quando ci si trova vicini al ragazzo che si ama o semplicemente lo si pensa o come il masturbarsi pensando a quel ragazzo, l’innamoramento si sviluppa in continuità con le esperienze vissute nella masturbazione che è ora utilizzata dal ragazzo innamorato proprio per rivivere e per proiettare nella sua mante immagini tutte concentrare sulla figura del ragazzo amato, ma l’innamoramento ha anche una dimensione assolutamente nuova e determinante di tipo non strettamente sessuale: si desidera la presenza dell’amato ma comincia a farsi sentire una componente affettiva fortemente altruistica, che è la componente essenziale dell’innamoramento. Ci si rende conto che si vuole bene all’altro ragazzo, che si vuole il suo bene, che un suo sorriso è prezioso e che in fondo l’interesse affettivo è rivolto alla persona dell’altro nel suo complesso. Questo tipo di esperienze favorisce in modo notevolissimo la maturazione di un ragazzo e gli fa provare, al di là della stretta sessualità, che cosa sia l’amore e anzi gli fa vedere la sessualità non come un fine ma come un mezzo per la realizzazione del bene dell’altro, ma rispettando i tempi e le vere esigenze dell’altro.

FALSO INNAMORAMENTO GAY E SPERIMENTAZIONE SESSUALE

Tutto il meccanismo sopra descritto, che può portare un ragazzo a vivere le esperienze più belle della vita, può tuttavia incepparsi piuttosto facilmente e può condurre a situazioni anche molto imbarazzanti che si possono riassumere nell’espressione “falso innamoramento”.

Accade purtroppo che molti ragazzi, spesso per non avere avuto sotto gli occhi veri esempi di vita affettiva, siano portati a chiamare innamoramento il cosiddetto “falso innamoramento”, cioè in sostanza uno stato emotivo che non è provocato dallo stabilirsi di relazioni personali profonde con un altro ragazzo ma dalla spinta alla “sperimentazione della sessualità”. In buona sostanza in un “falso innamoramento” si vede nell’altro non un fine ma uno strumento che ci permette di sperimentare la sessualità di coppia, prevale dunque una dimensione egoistica che nell’innamoramento vero cede totalmente il posto all’amore per l’altro e alla sua centralità. La dimensione strumentale dell’altro si manifesta nella immediata sessualizzazione del rapporto, che spesso interviene anche al primo incontro. Va dato atto che per i ragazzi la confusione fra un innamoramento vero e un “falso innamoramento” è dettata da fattori pressoché del tutto inconsci, tuttavia il falso innamoramento, che si esprime sistematicamente col linguaggio di quello vero, può indurre in grossi errori l’altro ragazzo, in termini di valutazione affettiva della serietà del rapporto, che si presenta come un rapporto d’amore ma ha sostanzialmente basi egoistiche e nasconde una visone dell’altro come strumento di esplorazione sessuale.

RECIPROCITÀ DELLA ESPLORAZIONE SESSUALE

Un aspetto molto caratteristico della “volontà esplorativa” che caratterista il “falso innamoramento” sta nel fatto che assai spesso tra due ragazzi le volontà esplorative sono reciproche come è reciproco l’inconscio tentativo di strumentalizzazione dell’altro. Quando ciò accade, ed è una cosa piuttosto comune tra ragazzi molto giovani, si avverte comunque il senso di una complementarità affettiva che tuttavia non ha la profondità di un innamoramento vero. Il vero discrimine sta nella dimensione altruistica o egoistica del rapporto.

LE DOMANDE DI UN RAGAZZO GAY INNAMORATO

Quando un ragazzo gay molto giovane si innamora di un altro ragazzo molto giovane deve porsi molte domande che possono essere tipicamente riassunte come segue:
1) Io sono veramente innamorato di lui? Cioè sono disposto a mettere lui come persona al primo posto mettendo in secondo piano le mie idee e le mie fantasie sessuali per fare sempre quello che è meglio per lui? La sua persona e la sua sessualità sono per me un oggetto di rispetto assoluto?
2) Se ho potuto dare risposta positiva alla prima domanda, che è una domanda fondamentale che riguarda me, devo domandarmi molte altre cose che riguardano lui:
a) Lui è cosciente del fatto che io ne sono innamorato? O non la vive piuttosto come una bellissima amicizia? (cosa che accade di frequente quando ci si innamora di ragazzi etero e non solo).
b) È gay o non è gay? Domanda tipica che angoscia da sempre i ragazzi gay che nella vita reale si innamorano di ragazzi di cui non conoscono l’orientamento sessuale.
c) Fino a che punto posso parlargli di me? È pronto ad accettare l’idea che un ragazzo possa innamorarsi di lui? Posso dirgli che quando sto al telefono con lui sto in erezione tutto il tempo e che mi masturbo pensando a lui, o un discorso di questo genere lo turberebbe?
d) Come posso arrivare a capire quale sia veramente il suo bene?

AMORE GAY E SPERIMENTAZIONE SESSUALE

Un’osservazione fondamentale: se vi masturbate pensando a un ragazzo e lui non lo sa, voi non fate nulla di male, ma tra masturbarsi pensando a un ragazzo e costruire con lui un rapporto affettivo serio c’è realmente un abisso. Specialmente con ragazzi molto giovani, è assolutamente indispensabile che il contatto affettivo si sviluppi gradualmente, in tempi lunghi, perché le scelte siano realmente consapevoli. Non turbate mai l’animo del vostro ragazzo con la richiesta di continue conferme dei suoi sentimenti verso di voi o con la richiesta di andare oltre, lasciatelo libero, non creategli ansia, non mettetelo alle strette. Se lo amate, lo accettate per quello che è, ogni tentativo di cambiarlo per portarlo ad essere più conforme ai vostri desideri è un sintomo di possessività e di egoismo, in sostanza di “falso innamoramento”.

Comportamenti che non sono dettati dall’amore ma dal desiderio di sperimentazione sessuale possono ferire profondamente l’animo di un ragazzo molto giovane che può avere investito tutto se steso nella costruzione di una storia d’amore o di ciò che sembrava una storia d’amore. Un simile evento, veramente deprecabile, lascerebbe tracce indelebili sia nel ragazzo che avverte la sensazione di essere usato dal suo compagno e che potrebbe convertire il suo amore in odio e rimanere profondamente condizionato da un’esperienza negativa (ancora di più se si tratta della prima), sia nel ragazzo che dovesse accorgersi in un secondo tempo di avere creato un trauma al suo compagno.

Ricordatevi che la sessualità, che è una delle cose più belle della vita, può essere ridotta da comportamenti sconsiderati ad essere una delle cose più stupide della vita. Sarete veramente innamorati solo se il vostro ragazzo e la sua sessualità saranno per voi un valore assoluto da rispettare sempre e comunque e se la vostra felicità dipenderà dalla sua. Non abbiate mai fretta di arrivare a un contatto sessuale perché una carezza fatta con amore rende felici molto più di qualsiasi sperimentazione sessuale mossa dalla curiosità.

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