OMOFOBIA TRA VECCHI E GIOVANI

Caro Project,
più che raccontarti la mia storia di single venticinquenne, ovviamente gay, vorrei porre a te e ai ragazzi del forum alcune domande che riguardano i condizionamenti sociali che plasmano, ancora oggi, in larga misura, i comportamenti di noi gay, mi ci metto ovviamente anche io. Io vivo in un paesino della Lombardia, a circa 80 km da Milano. La gente si aspetta che sia un ambiente aperto e, diciamo così, gay-friendly, ma non è affatto così e la cosa che mi fa più rabbia è che le persone di mentalità più gretta sono i giovani. In paese c’è una signora anziana di più di 80 anni, che chiamerò Ada, che è rimasta sola e, in pratica, si affida alle cure dei vicini. Tra questi vicini si sono anche io e capita che la vada a trovare anche tre o quattro volte alla settimana, per portarle la spesa o per pagarle le bollette all’ufficio postale. Con la signora Ada si è creato un rapporto particolare, io la considero un po’ come una nonna e lei è proprio contenta quando mi vede. Un giorno che sono andato da lei ero di umore pessimo perché alcuni miei “amici” coi quali ero andato a vedere un film, avevano fatto dei commenti atroci su un ragazzo che loro considerano gay. La signora Ada mi ha visto proprio fuori di me e mi ha chiesto che cosa era successo e io giel’ho raccontato senza omettere niente. Lei mi ha risposto che chi fa quelle cose non capisce niente e si permette di giudicare cose che non conosce. La risposta mi ha colpito. Poi abbiamo continuato a parlare e alla fine ho sentito che mi potevo fidare e le ho detto che anche io sono gay e lei mi ha abbracciato, proprio abbracciato stretto e mi ha detto che mi doveva dire una cosa. In pratica, lei da giovane si era innamorata profondamente di un ragazzo gay, stava bene con quel ragazzo, senza sesso, ma c’ea rispetto e affetto. Lei lo avrebbe sposato anche solo con un matrimonio di facciata, ma aveva capito che quel ragazzo aveva bisogno di vivere la sua vita. In pratica, per non creare vincoli legali che avrebbero complicato molto le cose, ha accettato di recitare la parte dell’eterna fidanzata di quel ragazzo e lo ha incoraggiato a vivere la sua vita. Mi ha detto: “Io ho anche conosciuto il ragazzo del mio, diciamo così, fidanzato, e era un bravissimo ragazzo, ma sai eravamo all’inizio degli anni ’50 e non è che si potevano esporre troppo. Insomma loro si volevano bene ma hanno voluto bene pure a me, come una sorella, ma mi hanno voluto bene veramente, poi sono passati tanti anni e se ne sono andati a vivere in Belgio, ma ci siamo scritti spesso, e venivano in paese a Pasqua e a Natale, venivano per me, perché non avevano più nessuno, e stavamo qualche giorno insieme. Insomma, quando io sento “gay” è a loro che penso, e adesso penso pure a te! E guai a chi me li tocca i gay!” Le parole sono state più o meno queste. Quando stavo uscendo da casa sua mi ha detto: “Pregherò per te!” Io ho fatto una faccia un po’ perplessa e lei ha aggiunto: “Certo! Perché il Padre Eterno ti faccia essere felice come vuoi tu!”
In paese di vecchi che facessero discorsi omofobi non ne ho visti, strano ma vero, nemmeno uno. Quelli della mia età, e anche più giovani, se li prendi uno per uno non fanno discorsi omofobi, ma se li metti insieme, si scatenano e non si frenano più, è una cosa squallida, perché seguono proprio la logica del branco. La cosa non è nemmeno presa sul serio, si comincia con delle battute più o meno stupide e da lì parte l’escalation. Ci sono stati ragazzini giovanissimi, di terza media, che sono stati picchiati dai compagni e presi a sputi. I ragazzi più grandi, quelli degli ultimi anni della scuola sono meno stupidi e queste cose non le fanno, ma i ragazzini sono proprio feroci. Io mi chiedo che educazione hanno ricevuto in famiglia!
C’è un’altra cosa da considerare: io non sono pubblicamene dichiarato, ma nel mio paese “ufficialmente” di gay non ce ne sono, di ragazzi ce ne sono parecchi, almeno 200, se si vedono i pullman che la mattina li portano a scuola, ma di gay non ce ne sono! Proprio nessuno! Evidentemente hanno paura e si nascondono. Li capisco benissimo, perché l’ho fatto e lo faccio ancora pure io. A casa mia nessuno sa di me, non mi fanno domande, perché adesso i miei si impicciano solo del lavoro, un lavoro ce l’ho, non è un gran che ma per me va bene anche così, i miei invece vorrebbero la luna, ma mancano proprio i presupposti per un lavoro migliore. Anche a casa mia c’è omofobia, ogni tanto sento certi commenti da brivido e non posso ribattere, altrimenti sarebbe la guerra mondiale e non è proprio il caso. Non per niente sono single. Ho conosciuto alcuni ragazzi tramite internet, ma mai uno di persona, qui non sarebbe proprio possibile. Non so se è così anche nelle grandi città, ma io ho il mio lavoretto nel mio paesello e la grande città me la posso scordare! Fare il coming out pubblico, mi dicono in rete… e io rispondo che loro vivono su un altro pianeta. Che fare? Secondo me c’è poco da fare.

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LA VITA GAY STA CAMBIANDO

Caro Project,
sono molto contento di aver parlato con te ieri sera. Ho trovato conferma al fatto che la situazione dei gay sta oggettivamente cambiando e che l’idea di omosessualità come normalità sta piano piano facendo breccia. Ho pensato di riassumere in un breve scritto la mia esperienza in proposito, che poi penso non sia affatto una cosa rara.

Dopo la laurea triennale, conseguita in una università del profondo Sud, ho cambiato università per frequentare i corsi della specialistica in una del profondo Nord. Nella nuova università ho trovato una didattica e una ricerca di tipo medio, realmente mi aspettavo qualcosa di meglio, quello che invece mi ha letteralmente sconvolto è stato il livello di normalità della vita dei ragazzi gay all’interno della facoltà, qualcosa di veramente inconcepibile per una università meridionale. Qui dove sono adesso l’essere gay non è più un tabu, i ragazzi non si nascondono, o almeno ce ne sono parecchi che non si nascondono e non sono solo i difensori estremi del movimento gay, qui non si nascondono neppure i ragazzi “gay normali” (sembra una strana associazione di parole). Io ero ben determinato a salvaguardare la mia privacy, ma poi, senza bisogno di ammettere o di dichiarare nulla, si è creato un gruppetto di ragazzi (almeno una decina) che si trovavano comunque reciprocamente simpatici e si capivano ad un altro livello. Dopo circa sei mesi ho avuto la prova provata che i ragazzi del gruppo erano tutti gay e qui, caro Project, devo dire che si andava ben oltre il fatidico 8% che tu consideri la proporzione dei gay sul totale della popolazione. Il nostro corso di laurea era frequentato da 51 ragazzi, e più o meno da una ventina di ragazze, su 51 ragazzi 11 sono gay! Più del 20%. E che siano gay ne sono certo perché me lo hanno detto loro. Mi chiedo come siano possibili queste concentrazioni anomale di gay in uno specifico corso di laurea, che è di orientamento nettamente tecnico-scientifico. Non potrebbe forse trovarsi la spiegazione nel fatto che i gay sono ben più dell’8% e che il loro numero è ampiamente sottostimato proprio in ragione del fatto che, salvo che in ambienti molto gay friendly, i ragazzi gay non escono allo scoperto? Mi chiedo se, in altri contesti ugualmente gay friendly, non si trovino percentuali vicine al 20%, cioè sostanzialmente identiche a quelle della mia facoltà.
Ma c’è anche un’altra cosa da rilevare: il dialogo tra gay diventa sempre più libero e spontaneo. Il peso delle chat erotiche e dei siti di incontri, almeno ai livelli culturali più alti, tende a diminuire, lentamente, è vero, ma progressivamente. Per tanti ragazzi etero, il fatto che un amico sia gay non scalfisce minimamente il rapporto di amicizia, ma non solo, nell’ambiente sociale circostante non ci sono pettegolezzi che abbiano ad oggetto l’omosessualità, qui almeno, l’argomento omosessualità è percepito come assolutamente neutro. Gli stessi gay hanno il piacere di stare insieme ma non si rinchiudono in un ghetto. Il loro stare insieme deriva dal loro condividere esperienze e sentimenti in qualche modo omogenei e non è finalizzato al sesso. Le amicizie tra gay durano nel tempo. Le coppie gay durano nel tempo. La rottura di un rapporto di coppia gay non fa venire meno il rapporto di stima e di amicizia, la solidarietà di base si percepisce molto forte. Noto anche un’altra cosa, all’interno del gruppo gay del nostro carso di laurea, i ragazzi parlano pochissimo di sesso e non per imbarazzo o per auto-repressione ma perché ritengono la sessualità una dimensione privata da preservare, però, se non si parla di sesso, si parla comunque d’amore e se ne parla usando categorie tipiche della vita affettiva e dei rapporti di coppia. Oggi un ragazzo gay, almeno nella mia facoltà, non si sente in imbarazzo quando parla di amore gay. Ho conosciuto diverse coppie, ed erano coppie che, almeno all’origine, nascevano come coppie destinate a durare. I rapporti col mondo etero, qui, almeno, non sono mai in termini di contrapposizione e le amicizie serie tra un ragazzo gay e uno etero non sono affatto una rarità, e parlo di amicizie in cui il ragazzo etero è consapevole che il suo amico è gay. Anche i rapporti con le ragazze sono molto tranquilli e, addirittura, accade spesso che una ragazza non si faccia alcun problema se il suo ragazzo frequenta un amico gay. Ho l’impressione che la persona venga valutata in quanto tale, e senza alcun riferimento a categorie generali tipo etero, gay o bisex. Anche un’altra cosa mi ha colpito moltissimo, qui quasi la metà dei ragazzi gay del mio gruppo 5 su 11 hanno fatto coming out coi genitori e, cosa ancora più sorprendente, non hanno trovato ostacoli da parte dei genitori. Nel mio paese d’origine i gay sono del tutto invisibili e il coming out in famiglia è una assoluta rarità. In queste cose il Nord è effettivamente ad un altro livello. Qui essere gay per moltissimi ragazzi non è un problema. Vivendo al Sud non mi ero affatto reso conto di quanto la situazione dei gay fosse diversa da zona a zona dell’Italia e non immaginavo neppure che ci potessero essere situazioni così favorevoli per i gay. Qui i locali gay sono pochissimi, cosa che non immaginavo, non c’è una sottocultura gay separata, però tra le persone anziane c’è ancora la tendenza apparente a ghettizzare i gay come gruppo, dico apparente perché i discorsi strani li fanno solo in rare occasioni, quando si sentono più o meno costretti a farli, cioè quando c’è un’aspettativa sociale in quel senso, ma anche i nonni che fanno i discorsi di maggior chiusura rispetto ai gay, alle fine hanno un nipote gay e lo trattano benissimo, ma in pubblico la recita un po’ omofobica è difficile evitarla. Tra i ragazzi del mio gruppo (gli undici ragazzi gay del mio corso) non ne ho trovato nemmeno uno oggettivamente preoccupato o angosciato del fatto di essere gay, ma per la verità non ne ho trovato nemmeno uno gasato dal fatto di essere gay, sono tutti ragazzi assolutamente tranquilli e la vivono in modo naturalissimo. Uno di questi ragazzi, quando ancora non sapevo che era gay, mi aveva mandato una mail che penso sia molto interessante. Te la riporto integralmente col suo permesso:

Ciao A.,
stamani mi ha fatto veramente piacere parlare con te, ci avrei giurato che eri un ragazzo intelligente, oltre che un fenomeno nello studio. Si dice tanto delle università del sud ma, a vedere te, non devono essere niente male, tu hai un’importazione molto teorica e scientifica, noi siamo molto più ingegneri maneggioni, tu tendi a spaccare il capello e a costruire modelli matematici precisi, noi linearizziamo tutto, e al massimo facciamo delle prove di laboratorio. Io, Andrea (detto il Ministro) e Marco (detto 1 Secco) abbiamo cominciato a studiare insieme e ci troviamo molto bene. Se la cosa per te va bene si potrebbe anche studiare in quattro invece che in tre, loro sono d’accordo. Noi siamo tutti e tre gay, ma non abbiamo pregiudizi verso gli etero intelligenti.
Fammi sapere.
Fabio (Genio Mancato)

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EDUCAZIONE DEGLI OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affronta il tema dell’educazione degli omosessuali.

Raffalovich è convinto che vi siano molti omosessuali che sono tali fin dalla nascita e che la loro omosessualità si manifesti molto precocemente, ben prima della pubertà. Se fosse possibile individuarli molto per tempo si potrebbe applicare loro un tipo particolare di educazione non repressiva che li guidi alla moderazione e all’autocontrollo, rendendo così un grande servigio sia a loro che alla società nel suo complesso.

Raffalovich, nel capitolo precedente, aveva rivendicato per gli omosessuali il diritto di avere una filosofia (che identificava in Platone) che non umiliasse la loro individualità ma mettesse in luce i valori positivi dell’omosessualità vissuta moralmente. Qui l’autore estende il concetto e sostiene che gli omosessuali, almeno gli omosessuali per nascita, hanno diritto ad un loro modello di educazione che, anche in questo caso, non ne schiacci l’individualità e faccia emergere come l’omosessualità di un individuo capace di autocontrollo sia una valore per la società.

Per molti omosessuali per nascita, l’educazione, così come essa era concepita nella seconda metà dell’800 (ed è spasso anche oggi), era il primo assaggio della repressione dell’esclusione sociale e in questo senso era nefasta per l’omosessuale e deleteria per la società. Secondo Raffalovich, l’educazione dell’omosessuale dovrebbe mirare e fargli vivere seriamente la sua omosessualità, allontanandolo dall’effeminatezza, dalla vanità e da tante altre manifestazioni che Raffalovich non considera positive.

Va sottolineato che per quelli che non sono nati omosessuali il discorso educativo è decisamente più complesso, perché qualsiasi tentativo di controllare l’educazione sessuale di un ragazzo può portare a risultati opposti rispetto a quelli sperati, in questo senso non sono consigliabili né l’eccessivo controllo, né la totale libertà.

Raffalovich è convinto che per molti ragazzi l’orientamento sessuale definitivo potrà essere determinato da situazioni imprevedibili e incontrollabili. In qualche modo prefigura il concetto di imprinting sessuale. Ovviamente nessun imprinting sessuale potrà modificare l’orientamento innato degli omosessuali o degli eterosessuali per nascita, ma l’imprinting avrà certamente un peso, a detta di Raffalovich un peso determinante, nel definire l’orientamento di quanti non hanno un orientamento innato.

Oggi i punti di vista di Raffalovich appaiono superati e la distinzione classica tra omosessualità innata e omosessualità acquista, sulla quale si fonda il discorso dell’autore, è stata sostituita da un approccio genetico-epigenetico che promette sviluppi molto interessanti in relazione alla comprensione della sessualità.
Due osservazioni di dettaglio possono avere ancora oggi una validità: 1) l’eccesso di pudore dei bambini, viso come segno molto precoce di possibile omosessualità, 2) la frequenza di coppie fratello-sorella entrambi omosessuali. Su quest’ultimo punto, in particolare, l’approccio di Raffalovich è meramente osservazionale ma coglie un elemento con delle basi oggettive che andrebbe approfondito.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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L’educazione degli uranisti

Vorrei fare un appello agli psicologi, agli istitutori, a tutti coloro che hanno l’intelligenza e dispongono di una documentazione in proposito; l’inversione sessuale (non dico la perversione) diventerà uno dei problemi del futuro, è già abbastanza sorprendente oggi, e bisognerà conoscerla a fondo, comprenderla e, se non la si può contenere, bisognerà lottare con essa, nell’ attesa che le persone di esperienza, autorizzate a farlo, definiscano gli indici dai quali si possa capire che il ragazzo (modesto, prudente forse, oppure turbolento, franco o ipocrita, allevato bene e docile) è un invertito. I genitori naturalmente non si assumono questa responsabilità. E forse è una cosa buona, non avrebbero probabilmente più competenze delle persone incaricate di allevare i loro figli. Ma è strano preoccuparci della nostra ignoranza oggi. Da quali indici si può riconoscere che l’inversione minaccia un ragazzo? Quello che è certo è che questi indici esistono. Perché non ce ne siamo ancora occupati? Abbiamo provato e proviamo ogni giorno a non permettere ai ragazzi di pervertirsi, ma l’educazione speciale che deve essere usata per gli invertiti di nascita non è stata neppure accennata. Sarebbe tempo di cominciare.

Non pretendo certo di contribuire molto a questo studio; ma ho qualche osservazione da offrire.

L’educazione non deve preoccuparsi di quelli che arriveranno attraverso la donna all’omosessualità, o alla passione per i minori o per le uniformi.

La passione della similarità è altrettanto radicata di quella del contrasto sessuale, e non è da una di esse che bisogna fare derivare l’altra; ma esse sorgono entrambe da uno stadio intermedio che le precede e che è stato chiamato indifferenza sessuale. C’è (e coloro che si occupano di infanzia lo sanno) un’età (che varia da individuo a individuo) in cui il bambino non ha psicologicamente un sesso preciso; questa indecisione può durare fino alla pubertà, o anche un po’ oltre, e può durare anche tutta la vita. A questa età la maggior parte dei ragazzi sono incerti: la loro sessualità non è ancora definita. Le loro pure amicizie sono dei puri amori. Le loro impurità possono non essere che il male minore e possono non influenzare il loro avvenire. Ogni essere vivente, ogni età, ogni sesso può turbarli e attirarli. Saranno le circostanze, le persone che hanno intorno, l’ora e il momento, che decideranno per loro. Avranno nella loro memoria uno o qualche ricordo omosessuale senza smettere di essere individui eterosessuali per questo, oppure saranno precocemente eterosessuali, o anche saranno viziati, guastati, preparati per l’omosessualità, per tutti i vizi di imitazione e di immaginazione?

L’educazione, come la intendiamo oggi, tenta di lottare contro tutti questi pericoli a forza di lavoro, di sorveglianza e di tante altre cose.

Per un numero di bambini più grande di quanto non si voglia credere, e che aumenterà, ne sono sicuro, c’è una precocità ben altrimenti sorprendente. Il bambino di quattro anni che già ama le donne e si turba alla loro vista o al loro tocco, o il bambino della stessa età che ama gli uomini e che prova alla loro vista o quando li sfiora, o quando pensa a loro delle sensazioni, delle scosse violente, irresistibili (e per molti invertiti queste sensazioni cominciano molto presto e in modo molto innocente: il bambino si interessa quando è ancora piccolissimo alle persone del medesimo sesso), questo bambino è predestinato. E quelli che lo circondano lo ignorano, quasi si penserebbe che vogliano ignorarlo. In ogni caso, se il bambino è ben controllato, ben chiuso, ben protetto, tutto si coalizza per nascondere e oscurare, ma molto poco o nulla per soffocare la sessualità propria del bambino. L’irresistibile vocazione si fa strada, si infiltra, si insinua e viene alla luce.

Quelli che stanno per obbedire a questa vocazione forse non conoscono se stessi, si ignorano perché sono soli o isolati (e niente isola un bambino come l’inversione, anche la più nascosta), perché non sano il nome e il significato delle loro azioni, e un libro, un fatto casuale rivela loro il carattere dei loro desideri o anche delle loro soddisfazioni. Normalmente non si spaventano, poi sono anche contenti di sapere il loro segreto, si mettono da parte inopportunamente e non sono capiti, oppure vengono capiti e rimproverati, o vengono fin troppo capiti e vengono spaventati, quindi lottano e soffrono, si rassegnano e rinunciano, oppure si rassegnano e diventano degli ipocriti o degli eccentrici, oppure si rivoltano e diventano folli, o mostri, o bestie e ci si domanda se l’educazione non avrebbe potuto salvarne qualcuno?

Certi uomini sono nati uranisti, sembrano avere la vocazione all’uranismo dalla più tenera età. Ci sembra che nulla possa cambiarli, smuoverli. Nutrono essi stessi questa vocazione, si formano da se stessi, e nulla li allontana dalla loro strada.

Altri uomini sono nati eterosessuali. Hanno la vocazione di amare la donna e niente li ferma, né l’educazione austera né la carriera che intraprendono. Essi per l’inversione non provano se non il disgusto più profondo e lo stupore più ironico.

Altri uomini soddisfano a tutte le gradazioni tra l’assoluta omosessualità e l’assoluta eterosessualità. Tutte le gradazioni possibili sono rappresentate. Si può trovare il completo ermafroditismo psichico, l’uomo-donna, e molte specie di uomo-donna; l’uomo che è uomo rispetto agli uomini e alle donne, quello che lo è in rapporto ad un solo sesso (non importa quale) e non in rapporto all’altro. Si possono trovare tutte le possibilità e anche tutte le situazioni più improbabili.

L’educazione, le circostanze morali, fisiche, le amicizie, le influenze, tutto quello che può agire poco o molto, determina piano piano la forma che prenderà la sessualità del bambino che cresce. Gli affetti infantili sono immagini di questa incertezza sessuale. Essi ci mostrano anche quello che più tardi noi abbiamo il torto di dimenticare, cioè che gli affetti possono essere potenti e puri.

Se nulla impedisce lo sviluppo del bambino, se è circondato da persone che, senza volerlo, lo guidano verso l’eterosessualità, diventerà un uomo come la maggior parte degli uomini.

Al contrario, se quelli che gli stanno intorno, in un modo o nell’altro, senza saperlo, lo sviano dall’eterosessualità isolandolo, facendogli conoscere anticipatamente tutto quello che c’è da dire contro le donne, costringendolo a una condotta troppo esatta e troppo rigorosa, tenderà più o meno verso l’omosessualità, più o meno a lungo. Tutto dipenderà dalla circostanze.

Gli indifferenti, quelli che possono svilupparsi sia come omosessuali che come eterosessuali con una facilità quasi equivalente, sono spesso guidati dalle restrizioni che vengono loro imposte o dalla libertà che si concede loro. Se si trovano nell’impossibilità di legarsi con una donna senza problemi, inquietudini o rimproveri, scivolano più facilmente sul pendio dell’omosessualità.

Gli uranisti e gli eterosessuali precoci e feroci, non hanno mai avuto delle possibilità.
Nessuno di loro ha avuto dubbi sulla sua disposizione, sulla sua vocazione. Nessuno di loro ha fatto il possibile per sviare la sua sessualità. Si è, forse e veramente troppo tardi, tentato di tenere sotto controllo l’eterosessualità, ma che cosa si è fatto contro l’omosessualità? Niente! Non ci occupiamo affatto qui del bambino eterosessuale. Quello che qui ci interessa è indicare o cercare di indicare quello che può fare l’educazione per l’uranista.

Prima di tutto: come, da quali segni si distingue un uranista?

Vorrei fare un appello a tutti quelli che si dedicano all’educazione dell’infanzia o che hanno conosciuto degli uranisti bambini per pregarli di ricordarsi dei segnali dati da questi bambini e dai loro genitori.

Ho già parlato del pudore precoce degli invertiti. Questo è un segno da osservare. I bambini sono pudichi in presenza di un uomo? Esitano a spogliarsi, a mostrare il loro corpo, a soddisfarne le esigenze più elementari in presenza di un uomo? Questo è un segno che non bisogna trascurare.

La prudenza, la reticenza dei bambini rende molto malagevole questo compito così importante. Il pudore precoce ed esagerato non può essere l’unico segno dell’uranismo infantile. Ma dove trovare quello che cerchiamo?

Gli uranisti raccontano spesso che essi amavano i giochi delle ragazzine, ma molti eterosessuali hanno giocato con le bambole perché avevano fantasia e hanno fatto degli arazzi perché avevano dita agili.

La vanità precoce, il gusto dell’abbellimento sarebbero piuttosto da temere. Bisognerebbe scoraggiarli sempre ma non in modo da rendere più interessante quello che non si permette.

Bisognerebbe evitare tutti i travestimenti, tutto quello che dà al bambino l’illusione di essere una bambina. Ci sono genitori che vestono le loro figlie come dei ragazzini per stupidità e per ignoranza. Tutto quello che accentua o rende confusa la nozione del sesso è da temere per un bambino. Ho trovato spesso, ma non vorrei essere accusato di generalizzare a oltranza, un fratello uranista che aveva una sorella più o meno invertita, o una sorella omosessuale con un fratello più o meno sospetto.

Molte volte sono rimasto colpito da questa coincidenza, ma non so come spiegarla. Se il fratello e la sorella sono stati insieme durante l’infanzia, si potrebbe dare un notevole peso alla loro influenza reciproca. Il fratello delicato e femminile farebbe risaltare nella sorella tutto quelle che lei potrebbe avere di mascolino e di energico. Lei si abituerebbe a proteggere il fratello, a supplire alle qualità di cui lui avrebbe bisogno.

Coloro che conoscono la psicologia dei bambini apprezzeranno quello che ho appena detto.

L’amore delle cose belle, degli abiti, degli oggetti d’arte deve pure richiamare la nostra attenzione, senza che noi siamo portati a scoraggiarlo. Al contrario il gusto per le cose artistiche ha aiutato più di un uranista a condurre un’esistenza possibile o rispettabile: solo che bisognerebbe dare la massima serietà a questo gusto e non farlo diventare un gusto da amatore.

Gli uranisti sono spesso superficiali, gli amatori di ogni tipo si reclutano tra loro.

Molti argomenti a favore delle donne possono essere usati anche a favore degli invertiti. Se si parla a un difensore delle donne dell’inferiorità intellettuale, della mancanza di lealtà delle donne, lui vi dirà: Loro non hanno mai avuto possibilità; a loro non è stata insegnata nessuna di queste cose.

Ebbene, dato che l’invertito non è impedito dalla maternità, da tutti i doveri del sesso femminile, perché non provare a renderlo utile all’umanità? Ha parecchi difetti, parecchi vizi innati, ma la nostra civiltà e la nostra educazione non lo rendono migliore e non possono renderlo migliore.

Le api, le formiche, hanno dei lavoratori che non si riproducono. È possibile, oscuramente possibile utilizzare gli uranisti.

L’inversione non agisce nello stesso modo in tutti gli invertiti. Ci sono invertiti molto onesti e invertiti detestabili, ce ne sono di sobri e di dissoluti.

E comunque possono avere le stesse tentazioni; solo che gli uni si sono lasciati andare mentre gli altri si sono fermati in tempo prima dell’abiezione. Confessano che i loro errori hanno insegnato loro a correggersi, a emendarsi, ma che avrebbero sofferto molto meno, che si sarebbero comportati meglio, che sarebbero stati più forti e meglio armati verso la vita, se l’educazione avesse trovato la strada giusta, li avesse aiutati, capiti, invece di rifiutarli ed esacerbarli. Per costoro l’educazione è stata cieca e crudele.

Quanto gli altri, a quelli il cui valore morale era minore, la cui vanità e la cui insincerità erano nate con l’inversione, l’educazione è spesso stata loro complice.

Se, invece di cercare scuse nella sorte tragica degli invertiti nati (sorte che non è più tragica, quando valgono qualcosa, di quella degli uomini eterosessuali dello stesso valore), si fosse provato fin dall’infanzia, ad aiutarli, ad insegnare loro a dominarsi, a superarsi, questo sarebbe stato un servizio all’umanità. Ma per fare questo bisognerebbe scoprire, riconoscere l’invertito prima che egli abbia avuto il tempo di corrompersi inconsciamente. Bisognerebbe vegliare a tutti i costi sulla salute fisica, più facile da correggere rispetto alla salute morale, e non bisognerebbe trascurare una molto complessa igiene morale. E si potrebbe riuscire a ridurre il numero degli effeminati, degli ipocriti, degli eccentrici, dei vanitosi viziosi e venali che invadono la società.
E ne varrebbe proprio la pena.

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RFFALOVICH E LE TEORIE SULL’OMOSESSUALITA’ DI KRAFFT-EBING

Nel capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, Raffalovich si sofferma ad analizzare le “teorie” sull’omosessualità in discussione ai suoi tempi e in particolare quelle di Krafft-Ebing, nella loro formulazione definitiva. Scendere in dettagli in questa sede sul contributo di Krafft-Ebing allo studio dell’omosessualità richiederebbe troppo spazio. Una sintesi di tutto rispetto si può trovare nel capitolo dedicato alla Psychopathia Sexualis, l’opera fondamentale di Krafft-Ebing, da John Addinton Symonds, nel suo “A Problem in Modern Ethics” (1896); il lettore potrà leggere la mia traduzione italiana nella Biblioteca di Progetto Gay: “Un Problema di Etica Moderna” pagine 39-50. (http://gayproject.altervista.org/questione_etica.pdf)

Krafft-Ebing era uno psichiatra e considerava l’omosessualità essenzialmente sotto il profilo psichiatrico; ebbe l’indubbio merito di contribuire alla depenalizzazione almeno parziale dell’omosessualità che, proprio in quanto “malattia”, escludeva la responsabilità penale del soggetto, ma è indubbio che Krafft-Ebing, nel demolire la figura dell’omosessuale criminale ha creato quella dell’omosessuale malato psichiatrico e con questo ha influenzato pesantemente la storia stessa della lotta per i diritti degli omosessuali. Con l’andare degli anni Krafft-Ebing ha via via corretto il tiro, dimostrando certamente onestà intellettuale, ma la sua conoscenza dell’omosessualità resta sempre quella di uno psichiatra eterosessuale che vede l’omosessualità dall’esterno.

Le opere che ho citato sopra di Addington Symonds e di Raffalovich sono più o meno coeve del pensiero più maturo di Krafft-Ebing ma sono sostanzialmente diverse perché sono opere di due omosessuali che hanno vissuto l’omosessualità nella loro esperienza personale e hanno conosciuto molti omosessuali, che non erano né criminali né malati psichiatrici, e quindi potevano allargare lo sguardo su ambienti mai prima esplorati dando luogo ad una conoscenza della realtà omosessuale dall’interno.

Dal capitolo di Raffalovich, qui di seguito riportato, il lettore potrà constatare potrà quanto la psichiatria fosse, all’epoca, condizionata dalle teorie che dominavano la medicina, come quelle della degenerazione, dell’atavismo e dell’ereditarietà, che rimaneva più che altro una vaga intuizione alla quale si riconnettevano in modo sostanzialmente arbitrario tentativi interpretativi di ogni genere.

Uno spazio particolare Raffalovich dedica al rapporto tra omosessualità ed effeminatezza. L’idea che l’omosessuale fosse una “anima muliebris virili corpore inclusa”, cioè un’anima femminile chiusa in un corpo maschile, tipica di Karl Heinrich Ulrichs, aveva diffuso anche negli ambienti scientifici l’idea che gli omosessuali fossero una specie di terzo sesso, un sesso intermedio, come sostenne, in seguito anche Edward Carpenter. L’effeminatezza era considerata una forma di degenerazione, imputabile forse all’atavisto, o a una specie di ritardo mentale, o a uno sviluppo incompleto della sessualità e queste categorie venivano facilmente estese a tutti gli omosessuali, fino al paradosso di classificare come degenerati o ritardati mentali personaggi come Platone o Michelangelo.

Raffalovich, che in questo capitolo fornisce alcune delle sue pagine più belle, si oppone a queste idee veramente aberranti e sostiene che la morale di Platone “consiste nella speranza e nella convinzione che l’uomo sia capace di tutte la variazioni, di tutte le modulazioni, e che possa perfezionarsi in certi ambiti più che in altri (ciò che ha detto Goethe), che abbia diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza comunque danneggiare gli altri; ecco l’origine psicologica delle filosofie.”

La filosofia di Platone, che è un’apoteosi dell’omosessualità elevata a valore morale, non distrugge, come fanno altre filosofie, l’individualità degli omosessuali, che hanno diritto “ad una loro filosofia”, ovviamente sempre nel rispetto degli altri.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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A proposito degli ultimi punti di vista di Krafft-Ebing

Nel 1894 Krafft-Ebing (Jahrbucher fur Psychiatrie und Neurologie) ha riassunto il suo ultimo punto di vista sulle cause dell’inversione sessuale.

Egli elenca le teorie o le ipotesi precedenti e si può solo seguirlo con interesse. Ma prima di cominciare io protesterei vivamente contro uno dei punti di partenza di Krafft-Ebing (punto di partenza secondo me erroneo, che in questo osservatore eccellente, in quest’uomo così superiore, io posso spiegarmi solamente attraverso lo studio preponderante dei casi clinici): cioè che nell’inversione sessuale completa l’uomo si senta donna di fronte all’uomo. È l’effeminazione che causa questa percezione di un ruolo femminile nell’uomo, non è l’inversione. Ci sono molti uomini eterosessuali che non si sentono nel ruolo maschile di fronte alla loro amante. Non bisogna confondere l’uranismo effeminato e l’uranismo virile.

Michelangelo, Platone o Socrate non si sentivano donne di fonte ai loro beneamati, e nemmeno li consideravano come donne. Nella forma più leggera di inversione, dice Ktafft-Ebing (ed è il medico che parla, in questo momento, più che lo psicologo) l’uomo non ama l’uomo sessualmente, e non si sente donna davanti a lui, nei suoi rapporti con lui, perché ignora le vera natura della sua sessualità.

Questa asserzione di Krafft-Ebing mi sembra così perniciosa e nello stesso tempo così di appoggio per la mia convinzione contraria, che devo fermarmi qui.

In questa forma meno grave di inversione, l’uomo, stando a Krafft-Ebing, non ha segni fisici della sessualità femminile o ne ha pochi, non si sente donna di fronte all’uomo ma ama solo l’uomo. È l’uranista maschio (anche se l’invertito maschio, la cui inversione è acquisita, e il cui corpo e il cui carattere restano maschili, assomiglia all’uomo che ama e si confonde con lui) quello che è stato poco studiato nei libri di psichiatria, di criminologia e di medicina, perché non è né malato, né criminale, né necessariamente alienato. È di lui che si occupano Platone o Hafiz, la filosofia, la poesia, la storia. I guerrieri tebani non si sentivano donne uno nei confronti dell’altro, Epaminonda e gli altri, i maestri, gli uomini saggi che innalzavano un’anima più giovane non si sentivano donne davanti al loro amato, quando accettavano la soddisfazione della carne. E i Greci amati che amavano, anch’essi (dato che secondo Platone nessun tipo d’amore sarebbe stato onesto se non fosse stato reciproco e consensuale) sarebbero stati ben presto respinti e oltraggiati se avessero amato come le donne. Quando i filosofi greci vollero esporre l’aspetto superiore e psichico dell’unisessualità, vollero mostrare come innalzandosi al di sopra di una tendenza naturale e istintiva, fosse possibile servirsene per un perfezionamento reciproco degli uomini; vollero dare a dei sentimenti completamente naturali, istintivi, usciti dalle radici stesse dell’umanità, una sanzione, una giustificazione, una elevazione che si può paragonare esclusivamente al punto di vista della Chiesa cattolica di fronte al matrimonio. Il matrimonio è un sacramento; il matrimonio ha per fine la continenza e la perpetuazione della razza; è per coloro che non possono raggiungere la perfetta castità, che non possono conservare la loro verginità, e che non vogliono bruciare di desiderio per la fornicazione.

È così che la filosofia greca ha considerato l’unisessualità. Essa ha visto che l’inversione congenita o acquisita era naturale, che derivava dalla natura umana, cosa che la scienza di oggi, grazie alla medicina e all’embriologia, ha scoperto di nuovo, senza curarsi delle scoperte psicologiche di altri tempi, proprio come è naturale e deriva dalla natura umana l’eterosessualità congenita o acquisita.

Invece di insorgere e di rivoltarsi contro la sessualità propria delle persone, ha voluto dimostrare che l’eroismo, la costanza, la temperanza, la giustizia, in una sola parola la virtù maschile, non erano sotto tutti gli aspetti contrari alla natura umana, che l’ideale della castità non era contrario all’ideale della continenza, e che l’ideale dalla continenza poteva essere raggiunto dall’uomo sensuale o almeno poteva purificare e attenuare la sua sensualità fino al punto di renderlo capace di perfezionarsi o di perfezionare un altro.

In questo modo il migliore doveva aiutare colui che aveva mano esperienza, e la creazione di figli immortali, cioè di belle azioni derivanti da bei pensieri, doveva essere il fine di questo matrimonio spirituale, al quale Platone e i suoi simili davano una sanzione celeste simile al sacramento del matrimonio cattolico.
Se ne è conservata la tradizione nei secoli e Michelangelo, Shakespeare, Herder, Gothe, Platen, Shelley (per non parlare dei viventi), l’hanno apprezzata o per affinità congenita o acquisita o perché essi hanno visto una morale alta, inaccessibile a quelli che credono l’inversione una questione di effeminazione o di sodomia, cioè di coito anale attivo o passivo.

Questa tradizione, che Platone non ha inventato ma ha fissato, ha uno scopo morale, sociale, individuale e religioso, comparabile con quello del matrimonio; e proprio come il matrimonio può apparire come una istituzione superiore e venerabile a un materialista, a un evoluzionista, a uno scettico, a un uranista, a un non conformista sessuale – allo stesso modo la morale di Platone può apparire superiore e venerabile quando si è completamente eterosessuali, conformisti o femministi, – perché essa consiste nella speranza e nella convinzione che l’uomo sia capace di tutte la variazioni, di tutte le modulazioni, e che possa perfezionarsi in certi ambiti più che in altri (ciò che ha detto Goethe) che abbia diritto a una filosofia che non distrugga la sua individualità, senza comunque danneggiare gli altri; ecco l’origine psicologica delle filosofie.

Gli invertiti hanno dunque il diritto di avere la loro filosofia e la loro morale, e di servirsene secondo il loro successo e di ispirarsi ad essa, e secondo le loro potenzialità sociali e individuali possono essere valutati e scelti. Sarà uno dei compiti dell’educazione quello di servirsi degli uranisti per il loro bene più grande e per quello dell’umanità. E sarà anche uno dei compiti del diritto penale e della società reprimere il più severamente, il più prontamente e il più efficacemente possibile tutte le infrazioni a certe regole di condotta che l’uomo civilizzato deve seguire – tutti gli attentati contro gli impuberi, qualsiasi sia la loro natura o il loro genere. – tutti gli atti vi violenza o di indecenza notoria o pubblica, saranno sempre di dominio della legge penale e spetta alla società creare difese contro le cattive influenze, contro l’andazzo immorale, contro le cause e le tendenze della sessualità.

Sociologicamente l’inversione non è contraria all’eterosessualità, le è parallela, le è legata, perché entrambe derivano dalla sessualità. Accanto alla prostituzione femminile si trova sempre la prostituzione pederastica, in altri tempi come oggi. I Greci rispettavano la donna sposata, la vita domestica; ma essi nobilitavano allo stesso tempo l’unisessualità. Avevano delle cortigiane e nello stesso tempo dei bei favoriti.

Se Krafft-Ebing aveva ragione nello spiegare la mascolinità morale e sentimentale degli uranisti della prima classe attraverso l’illusione che essi si creano, la mascolinità del loro corpo non è però illusoria, essa è uno degli indici della loro mascolinità psichica. Sono loro che hanno scoperto delle regole di morale e di condotta per se stessi per i loro simili, e queste regole e queste scoperte non sono dovute a un’illusione così grossolana.

Ammettendo che Krafft-Ebing non si sbagli credendo che sia per ignoranza che questo tipo di uranista non si sente donna, allora quando un altro del medesimo genere ha rapporti con lui, si trovano uno di fronte all’altro due uomini che credono entrambi di essere percepiti come uomini e che in realtà si sentono come donne, è dunque la passione della similarità, che io considero come una della passioni inerenti all’uomo, che li spinge.

“Il pubblico, dice Krafft-Ebing, crede molto facilmente che l’inversione sia una deviazione, un vizio, e disprezza chi ne è colpito. In mondo giudiziario, nella maggior parte dei casi, condivide questa opinione e persegue con delle punizioni questo supposto vizio.

“Alcuni invertiti credono che l’inversione sia un’anomalia (un capriccio della natura) altrettanto naturale e che ha altrettanto diritto all’esistenza dell’amore eterosessuale. Questa spiegazione, che corrisponde completamente al loro modo di essere e di pensare, è stata esposta da Platone ai giorni nostri.”

Ulrichs ha sostenuto che l’anima di una donna si trovasse in un corpo maschile. Ma la cosa è altrettanto inammissibile che avere un cervello femminile e un sesso maschile.

Krafft-Ebing trova che il tentativo di Binet di spiegare l’inversione con l’aiuto dell’associazione delle idee è ingegnoso ma inammissibile e io sono completamente d’accordo con lui. Secondo Binet, quando l’istinto sessuale non è ancora differenziato, la vista e il contatto di un maschio coincidono con una eccitazione sessuale; e così si forma un’associazione, Chevalier obietta, con ragione, che questo non spiega affatto la precocità dell’inversione, né l’antipatia contro la donna, né certi caratteri sessuali secondari. Binet, comunque, ha detto chiaramente che le associazioni avevano luogo solo tra i predisposti, cosa che poi riporta ad ammettere l’inversione congenita.

Westphal e altri medici si sono accontentati di studiare i casi clinici o di assicurare che l’inversione è spesso congenita.

Krafft-Eging (e pure Sérieux, a quanto pare) hanno studiato anche i rapporti tra l’inversione e la degenerazione. Ed è per questo che Krafft-Ebing insiste un po’ troppo su quest’ultima. Ma è anche andato più lontano, ha scoperto che le perversioni sessuali si ritrovano frequentemente tra i genitori, gli ascendenti, e suppone probabile che si arrivi alle diverse fasi dell’inversione sulla strada dell’ereditarietà.

È evidente che in questo campo l’ereditarietà gioca un ruolo come lo gioca in ogni campo, ma il ruolo dell’ereditarietà in ciò che concerne la psicologia è ancora meno conosciuto che in ciò che concerne la patologia. L’ereditarietà non spiega ancora gran che, se non ci si accontenta di spiegazioni molto ipotetiche. E da quando è comparso all’orizzonte Wiesmann, si esita un po’ prima di chiamare in causa l’ereditarietà. I caratteri acquisiti, per esempio, non sono più gli argomenti convincenti di un tempo.

Frank Lydslon (1888) e Kiernan (1888), ispirandosi alla bisessualità degli esseri inferiori, hanno voluto dedurre la monosessualità dalla bisessualità. Kiernan sembra spiegare l’inversione facendo ricorso all’ermafroditismo ancestrale. Comunque l’inversione sessuale è una cosa completamente diversa dall’ermafroditismo, e non potrebbe essere una forma di atavismo. Così Chevalier, dopo Laccassagne, ha ben ragione di considerare come un ritardato quello che Lombroso chiamava atavico.

Ma bisogna allora tenere presente che il ritardato di Lacassagne non è necessariamente un ritardato per il fatto che è un invertito – che la differenziazione del maschio generatore e della femmina generatrice può non essere lo scopo esclusivo dell’umanità – che Platone non è né un atavico né un ritardato, ma sotto molti punti di vista uno più avanzato degli altri, come Goethe, come ogni genio morale, equilibrato e elevato. Gli effeminati sono dei ritardati, lo ammetto, ma gli effeminati innamorati delle donne lo sono come gli effeminati innamorai degli uomini.

Krafft-Ebing osserva che l’apparato genitale dell’uomo comprende: 1) (a) gli organi della riproduzione; 2) (b) i centri spinali che agiscono su questi organi per la nutrizione, l’erezione, l’eiaculazione, ecc.; e 3) (c) il dominio cerebrale in cui i processi psicosomatici hanno origine, la vita sessuale, il senso sessuale, l’istinto sessuale.

È provato anatomicamente che fino alla fine del terzo mese (a) è bisessuale e sarebbe logico pensare che (b) e (c) siano anche bisessuali allo stato embrionale.
Normalmente si sviluppa una sola sessualità in accordo col centro cerebrale che corrisponde alla ghiandole sessuali.

Più questa differenza sessuale è marcata, più l’uomo è perfetto antropologicamente; più i caratteri sessuali psichici o fisici si rassomigliano, più basso è il livello dell’uomo o della donna, un livello che ci riporta indietro di parecchie migliaia di anni. Qui io protesto di nuovo. La differenza sessuale tra gli animali non deve essere presa come l’ideale della differenza sessuale tra l’uomo e la donna. Il tipo greco di uomo più grazioso dell’uomo comune, o della danna dal corpo più elegante della donna comune, indicano forse una retrocessione, una inferiorità? L’uomo e la donna in uno stato di civiltà non possono differenziarsi fino a questo punto e non si può considerare questa differenziazione assoluta come l’ideale della razza umana nello stadio della civiltà che noi conosciamo.

È necessario che la donna sia abbastanza donna per essere figlia, sorella, moglie, madre, compagna, che l’uomo sia abbastanza uomo per essere cittadino, marito, padre, compagno.

Ma a meno di avere cittadini e cittadine unicamente al fine della riproduzione della razza, a meno di avere uomini stalloni e donne nelle case di riproduzione come covatrici, questa differenza non può essere mantenuta e non è desiderabile.
L’ermafroditismo psichico ha ben poco a che vedere con la questione dell’inversione, perché non si può accusare di inversione un individuo che non avendo un sesso sufficientemente determinato fisicamente, sceglie o pratica di volta in volta le due sessualità.

“Nell’individuo normale, dice Krafft-Ebing, la lotta tra le due tendenze sessuali si determina in favore di un sesso, e in via definitiva, ma negli individui aggravati da una degenerazione congenita, l’evoluzione psichica e fisica non è più così semplice e le due sessualità lottano tra loro. Questa è anche la spiegazione dell’inversione acquisita: perché la lotta tra le due sessualità, che avrebbe dovuto concludersi prima della nascita del bambino, perdura e si ha l’ermafroditismo morale; in altri casi si riscontra il paradosso di un sesso maschile congiunto all’amore del maschio. È ancora più strano, aggiunge Krafft Ebing, che l’inversione non abbia nulla a che fare con l’ermafroditismo e che più l’individuo è colpito dalla degenerazione, più ha i caratteri sessuali secondari dell’altro sesso.”

Qui Krafft-Ebing colloca all’inizio questa forma meno grave di inversione: un uomo ama soltanto gli uomini, non ha nulla della donna e si sente uomo. Secondo lui, quell’uomo si sbaglia e la sua tendenza è quella di una donna – cosa che io nego.
Quando l’inversione è più grave, quando non è soltanto nel dominio sessuale, l’uomo si sente donna, si trova bene quando assume un ruolo femminile, e questo ruolo passivo gli sembra del tutto naturale. Questa è l’effeminazione, l’inversione degli effeminati che tanto è stata studiata.

“Infine, dice Krafft-Ebing, mi sembra dimostrata la tesi che l’inversione sessuale congenita non si presenta e non è immaginabile che con un certo grado di degenerazione.”

È dal 1877 che Krafft-Ebing ha considerato l’inversione come una degenerazione funzionale. L’atavismo, ci dice ancora, spiegherebbe l’ermafroditismo ma per nulla l’uranismo.

A questa conclusione (che rimonta al 1877), secondo la quale l’uranismo e l’inversione acquisita derivano dalla degenerazione, applicherei una critica che si può applicare quasi a tutte le teorie dell’unisessualità, cioè che queste teorie si mettono dal punto di vista dell’eterosessualità, e secondo me questo punto di vista è tanto falso quanto il punto di vista unisessuale.

Che un uomo sia un uomo, che una donna sia una donna, che la razza si perpetui e aumenti; ecco i sine qua non dell’umanità – ma che ogni uomo desideri avere rapporti sessuali con una donna e viceversa non è una condizione indispensabile. Proviamo a guardare le cose da un punto di vista più alto e al di fuori dai luoghi comuni, il mondo ci guadagnerebbe forse un bel po’ o anche solo qualcosa? Certo, se si potessero abolire la prostituzione, la sifilide, i ricatti, le malattie che si acuiscono dopo gli eccessi sessuali, allora le cose sarebbero diverse – ma in che cosa un uranista che tiene a freno le sue tendenze e diventa per questo ancora più devoto a quelli che hanno bisogno di lui, o un invertito che si innamora di un uomo sobrio e rispettabile sono più degenerati si un povero disgraziato che una volta all’anno fa fare un figlio a una donna non in buona salute, in che cosa a priori sono peggiori per la società rispetto a una donna che si paga dei giovani amanti o a un uomo che non si sposa e si accontenta dell’adulterio? Mi sembra che sia proprio sbagliato mescolare l’idea della morale con quella della degenerazione. Alcuni invertiti sono arrivati alla loro inversione intellettualmente, attraverso l’entusiasmo, per antipatia verso la donna.

Non mi stupisco più di certe teorie degli invertiti o di quelli che si interessano alla metafisica dell’inversione quando vedo i medici o i filosofi fare rinascere la teleologia.

Qualunque sia la credenza che l’uomo ha o crede di avere, se non è anarchico, nihilista, incoerente, con lui ci si può spiegare: perché tutti gli uomini che attribuiscono un senso alla vita (qualsiasi esso sia) appartengono alla medesima grande famiglia dell’uomo ragionevole.

Ammettendo dunque che il caso non sia sufficiente da solo a spigare tutte le complicazioni dell’universo che noi conosciamo, ammettendo che la conservazione della razza sia uno dei principi più facili da scoprire (attraverso il quale l’uomo si consola della distruzione dell’individuo), ammettendo che questo principio si applichi soprattutto agli animali, che tra gli animali bisogna soprattutto riprodursi per vivere, che una razza animale deve essere numerosa per sopravvivere, per resistere, tutto questo vale in modo identico per l’uomo più o meno civilizzato, per l’uomo che parla, scrive, pensa e agisce? Oggi tra i popoli civili la conservazione dell’individuo è diventata di un’importanza capitale. Tutti gli sforzi di tutte le civiltà hanno mirato a questo. La difficoltà, il problema universale, sta nel conciliare la conservazione della razza e quella dell’individuo. Nei regimi dispotici, nello stato di schiavitù, in tempo di guerra, di peste, il problema era completamente diverso: alcuni individui (relativamente poco numerosi) dovevano essere preservati a qualunque costo. (Bayard consigliava di esporre alla morte i contadini, non i cavalieri), per gli altri era un si salvi chi può.

Ma da quando la pietà, la misericordia, la paura degli uomini di basso livello come l’amore per essi, la paura di perdere delle voci, dei suffragi, da quando la filantropia è diventata una passione facile e diffusa, un modo di guadagnarsi il pane, un’occupazione, per qualcuno quasi un vizio, il vizio della pietà incontinente e sciolta – si scopre che l’individuo ha un’importanza enorme. Ci vediamo in presenza di una popolazione che deborda, in presenza di folli, di epilettici, di delinquenti, di malati che non muoiono, in presenza di nevrastenici e di alcolisti che si riproducono deplorevolmente – e noi non possiamo impedirglielo. Ogni uomo ha diritto al piacere sessuale, almeno così crede, così gli si dice. Da un lato gli si dice di sposarsi e dall’altro di avere figli anche se non si sposa – e quando gli si dice di sposarsi e di non avere figli si è perseguiti dalla morale pubblica e in Inghilterra vi fanno pure il processo.

Predicate la castità in Inghilterra e la metà della gente vi prenderà in giro e l’altra metà crederà di dovervi rispettare e lodare, ma predicate la continenza o una sessualità sterile e sobria, e vi tratteranno come il marchese de Sade o come un oltraggio pubblico al pudore.

Ecco, l’uranista non ha forse la giustificazione di credersi scelto dalla natura per ristabilire l’equilibrio, per compensare le devastazioni della popolazione troppo numerosa, dell’eccesso di donne? L’invertito che non è casto, senza essere colpevole di atti delittuosi (sodomia, seduzione, dissolutezza con impuberi) o che non incoraggia la prostituzione maschile, può ritenersi utile al progresso della civiltà o almeno può ritenere di non ostacolarla come il marito dissoluto, il seduttore, l’amante di ragazzine, il signore serio che sale in camera con le prostitute, il frequentatore di bordelli o lo sfruttatore della prostituzione;[1] e l’uranista superiore ha il diritto di vantarsi di essere provvidenzialmente lontano dai problemi del matrimonio tanto da potersi dedicare a un’arte, a una scienza, a una vocazione a un ideale qualsiasi che comporti il celibato e il coraggio di agire bene.

Quanto all’uomo di genio o di azione, non lo considera così da vicino (Federico, Eugenio, Guglielmo III d’Inghilterra) e si accontenta di essere quello che è e di fare del suo meglio.

Le api, le formiche hanno dei lavoratori sterili che non si riproducono e che sono necessari al benessere della comunità. Non si può forse considerare l’invertito e soprattutto l’uranista come uno sforzo della natura per arrivare a un risultato simile, l’uranista (forse più frequente ai nostri tempi) essendo così destinato a ricoprire un ruolo sociale o se non vi è destinato, come credono gli uranisti, perché non cercare di trasformare questa credenza in una forma di realtà, perché non considerarlo in questo modo e allevarlo per questo? Questa non sarebbe un’utopia se gli eterosessuali seri e gli invertiti seri si riconoscessero, si capissero e si rendessero giustizia.

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[1] Raffalovich usa espressioni tipiche “le monsieur sérieux, le miché, ou le souteneur”, nell’argot degli sfruttatori della prostituzione di fine ‘800, “le miché” è il cliente della prostituta, ma le prostitute stesse distinguono “le miché serieux” o “le monsieur serieux”: il cliente che sale in camera con la prostituta, dal semplice “miché” o “flanelle”, che si accontenta di accarezzare la ragazza e di pagarle da bere. Il “souteneur” è lo sfruttatore della prostituzione.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questi post aperta sul Forum di Progetto Gay:  http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5824

UNIVERSALITA’ DELL’OMOSESSUALITA’, CONTESTI STORICI E LEGALI

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi, dedicato all’universalità dell’omosessualità, contiene diversi elementi di interesse: dai riferimenti storici legati ai culti Moabitici, alle citazioni di poeti persiani, alle puntualizzazioni sugli atteggiamenti dei Greci e dei Romani nei confronti dell’omosessualità, a qualche riflessione sul Labouchère Ammendement, cioè sulle norme violentemente omofobe introdotte nella Legge criminale inglese nel 1885, quelle, per intenderci, che consentirono la condanna di Oscar Wilde.

Raffalovicih quando si riferisce al Labouchère Ammendement, lo fa dando per scontato che il lettore sappia di che cosa si tratta e certo era così nel 1896 ma non è più così oggi. Occorre dunque qualche precisazione in proposito.

Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta inziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.

Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.

“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”

“Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, di un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”

Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta o indiretta, anche solo tentata, a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittima i comportamenti persecutori nei confronti degli omosessuali.

Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva:

“Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”

Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.

Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Universalità dell’unisessualità

Non si può più negare l’universalità dell’unisessualità nel tempo e nello spazio; non se ne può più parlare come di un tipo di dissolutezza che viene dall’Armenia (Tarnowsky) e che è stato posi messo in pratica in tutta l’Asia, e da lì adottato in Grecia, e così via. Si è abusato troppo di tutti gli errori (errori un po’ voluti) ripetendo che le crociate avevano insegnato le cattive abitudini dei Saraceni agli Europei, che Roberto di Normandia aveva introdotto in questo modo i vizi che riempivano i sui domini, che da lì avevano passato il mare ed erano sbarcati in Inghilterra. Vent’anni prima di andare alla crociate Roberto era già riconosciuto unisessuale. Gli antichi Germani, i Celti, i Galli conoscevano l’unisessualità e la praticavano …

Prima di elencare numerosi popoli presso i quali l’inversione congenita o acquisita così come i vizi unisessuali furono realtà indigene, devo dire che questa enumerazione [1] è fatta qui solo per ricordare l’inutilità di tante spiegazioni, di tante declamazioni, ma non ha alcuna intenzione dissacratoria o scettica. Se si provasse che la prostituzione femminile è esistita in tutti i popoli della terra, la prostituzione non ci guadagnerebbe nulla, e questo non toccherebbe in nulla il modo di considerare le unioni di uomini liberi e di donne decenti; solo che non si potrebbe più dire che la prostituzione è stata insegnata da un popolo all’altro, e che è contro natura perché non ha come scopo la procreazione di figli.

Lecky, uno storico serio, ha detto che la prostituta è la sacerdotessa dell’amore coniugale e fecondo, perché senza di lei la donna virtuosa non potrebbe arrischiarsi ad uscire senza percolo. Da questo punto di vista (pienamente adeguato a un “razionalista”) la prostituta sporca e sterile sarebbe altrettanto necessaria alla purezza del focolare domestico quando in apparenza ne apparirebbe nemica.

Io cito soprattutto questa teoria di un uomo rispettato in Inghilterra e che si è dovuto considerare audace e coraggioso, per così dire, per fare risaltare la sua mancanza di audacia, di coraggio e di larghezza di vedute, quando ha dovuto occuparsi di unisessualità. In Inghilterra, quando non si vogliono spaventare le persone che si temono, oppure quando non si vuole ostentare eccessivo pudore, si ha l’abitudine di confondere la sodomia (soprattutto quella con persone molto giovani) con l’unisessualità, e così si può in tutta sicurezza attaccare il vizio contro natura così come esso merita. Solo che in questo modo si svia l’opinione pubblica, le si fa credere che Platone e gli altri grandi Greci si occupavano esclusivamente di rendere poetico il desiderio dell’ano.

Se Lecky, per esempio, se ne fosse preoccupato, avrebbe potuto dire che l’unisessualità non è più contraria alla conservazione della razza di quanto non le è contraria la prostituzione, e che i bambini che non nascono (qualsiasi ne sia la ragione) contribuiscono in modo altrettanto sostanziale al benessere dell’umanità di quelli che nascono.

Il vizio unisessuale, dice Chevalier “si trova fin al principio, come si trova oggi, presso i popoli selvaggi, nelle nature più incolte e più primitive: dovunque con le medesime credenze” (o con le credenze più opposte) “gli uomini sono arrivati a risultati identici. In fatto di vizi, non hanno avuto bisogno di alcun insegnamento, la contaminazione non è stata necessaria, perché la radice del male stava negli individui stessi.”

Per quanto indietro risaliamo, troveremo l’unisessualità: si presenta comunque una difficoltà dalla quale non ci si può liberare. Si tratta sempre di sodomia o di altre forme di unisessualità? È certo che i documenti più antichi si occupano soprattutto di prostituzione maschile, di corruzione sodomitica, ma non se ne può concludere che la sodomia fosse l’unica forma di unisessualità o la forma preponderante. Gli altri che parlano dell’unisessualità di quel tempo, ne parlano come moralisti, come giudici, e severamente, o perché si occupano solo di giudicare i vizi, o perché in queste epoche antiche non si trattavano molto seriamente le soddisfazioni sessuali che non portavano a conseguenze. Non si capisce affatto perché Erodoto o gli altri avrebbero dovuto credere necessario o importante parlare di masturbazione o di onanismo o di carezze limitate.

Nel medioevo c’erano delle mezze-vergini, ma la donna deflorata era considerata come quella veramente colpevole. E così, nelle epoche antiche la sodomia anale (o orale) richiamava naturalmente più attenzione, più severità, soprattutto quando la si ritrovava consacrata, onorata, praticata quasi religiosamente.

“Il culto di Baal o di Baal-Phégor, che si praticava in luoghi elevati e contro il quale Mosè con tutti gli altri legislatori del popolo ebraico lanciò maledizioni veramente terribili, non era altro che la prostituzione maschile messa sotto la protezione della divinità. I sacerdoti legati ai templi erano ragazzi giovani senza barba, che avevano il corpo depilato, unto di oli profumati, e si prostituivano in nome del dio dei Madianiti. La Vulgata li chiama effeminati, il testo ebraico li chiama kedeschim cioè consacrati. Il culto di Moloch, dio dei Moabiti, non era meno osceno.” (Chevalier)

Malgrado le maledizioni “la prostituzione cinedica era ben lontana dall’essere rara tra gli Ebrei.“[2] Rinvio a Chevalier e alla sua Bibbia dei poveri. In Fenicia, a Cipro, “dei sacerdoti pederasti erano legati ai templi”. Si può trovare in Krafft-Ebing uno studio della malattia degli Sciti che avevano saccheggiato il tempio di Ascalona. Venere si vendicava femminilizzando certi uomini che servivano poi come prostituti sacri. Tra i Messicani c’è una situazione simile che colpisce: i Mujérados.

L’unisessualità si trova in California, in Nicaragua, in Perù, in Madagascar, presso gli Esquimesi (si consulti l’opera monumentale di H. Bancroft sulle razze indigene d’America).

“Insomma, dice Chevalier, se ci si chiede quali siano le cause tra i popoli primitivi le si trova tanto nel loro semplice stato di natura che nel loro culto mostruoso.”[3]
Si troverà che presso i popoli ci sarà meno sodomia santificata, meno prostituzione sacra, man mano che la dissolutezza o la lussuria perderanno la sanzione religiosa, ma non ci sarà meno unisessualità. La natura non perdei suoi diritti perché non vengono glorificati nei templi gli atti di Priapo.”

Vorrei che l’universalità dell’unisessualità fosse riconosciuta definitivamente e documentata in modo che uomini distinti come Mohl o Chevalier non dicessero più che “secondo i Francesi, Caterina dei Medici introdusse l’unisessualità in Francia” (Mohl) o che l’unisessualità “può rapidamente raggiungere uno sviluppo eccessivo” (Chevalier), perché essi danno un’impressione sbagliata. Si ha il diritto di dire che la Grecia intellettuale riconobbe ufficialmente l’importanza dell’unisessualità, o che l’influenza dei costumi italiani introdotti con Caterina dei Medici fece parlare e scrivere di unisessualità, ma l’unisessualità non è come il telefono: non si può parlare di introduzione dell’unisessualità.

Quello che veramente si sviluppa è la prostituzione pederastica, il ricatto, ma non l’unisessualità perché la si ritrova fin dalla origini della sessualità. Ogni secolo, senza eccezione, parla di aumento dell’unisessualità semplicemente perché non c’è accordo tra la verità e le convenzioni che la negano.

Cartagine, Roma, la Grecia, le lascio quasi da parte. L’unisessualità dell’Africa, la dissolutezza unisessuale di Cartagine, sono ben note. Si sa che a Roma la prostituzione maschile era quasi altrettanto generalizzata e altrettanto ardente della prostituzione femminile. Rinvio il lettore francese a Chevalier. Tutta questa sezione del suo libro è eccellente. La Grecia richiede uno studio speciale se non si vogliono ripetere sempre le stesse citazioni.

L’unisessualità romana e l’unisessualità greca devono comunque essere differenziate perché erano molto diverse:

“La legge romana, in effetti, permetteva questa prostituzione solo con gli schiavi, gli affrancati e gli stranieri. Gli uomini liberi, onesti, non potevano sottomettersi ad essa.”

“I primi si vendevano a loro piacimento, i secondo compravano. La legge non interveniva che tra uomini liberi. Un attentato fatto alla libertà di un cittadino, un oltraggio fatto al carattere o alla persona di un uomo onesto era punito con la morte. Solo al tempo della seconda guerra punica fu promulgata dal Senato una legge contro i pederasti, a proposito di un certo C. Scantinius, accusato di attentato al figlio del patrizio C. Metello. Fu la legge Scantinia o Scatinia. Ma essa riguardava solo gli attentati contro uomini liberi.”

La Grecia invece disprezzava i rapporti con gli schiavi, i rapporti mercenari, tutti i rapporti che non possono nobilitare né l’uno né l’altro e cercava di innalzare l’uomo del fango del piacere facile, venale, e della prostituzione… Ho detto che quello che si chiama amor greco è l’amore turco; bisogna aggiungere che l’amore unisessuale della maggior parte dei libri di medicina è l’amore romano.

Ancora oggi questi due punti di vista persistono e la maggior parte di coloro che si occupano di inversione sono esitanti. Gli uranisti o coloro che vengono in loro aiuto sembrano tendere all’idea romana e desiderano rimuovere tutte le violente restrizioni che rendono così pericolosi i rapporti tra l’uranista e colui che egli incontra e che egli paga. Gli altri al contrario si impegnano nel liberare l’ideale greco da tutto il fango e da tutta la sporcizia delle passioni fisiche, dei legami passeggeri. L’errore di ciascuna delle due parti salta agli occhi di un uomo senza pregiudizi e senza risentimenti.

Un ideale greco che desse all’amicizia tutto quello che è tipico dell’amore salvo la base fisica, snaturerebbe l’amicizia, la danneggerebbe, le renderebbe un pessimo servizio.

Platone vuole innalzare l’amore fino ad un’amicizia completa; non vuole dare all’amicizia i parossismi dell’amore: sarebbe una sciocchezza e un’azione tanto cattiva quanto irragionevole. Tutti i moderni che hanno voluto spiegare Platone in questo senso commettono lo stesso errore morale e psicologico. L’amicizia può qualche volta (come quella di Michelet e Pionsot) in anime pure e che desiderano il bene (per questo bisogna che un’anima almeno sia pura e che l’altra apprezzi la purezza) rassomigliare a uno degli stadi di Platone, ma la sua origine è diversa: è lo spirito che risplende sia nell’uno che nell’altro caso, ma nell’amicizia il corpo non è stato conquistato perché non era da conquistare, mentre nel caso dell’amor platonico il corpo è stato sottomesso, trasfigurato.

Ed è per questo che l’amicizia rende felici in modo più dolce dell’amore platonico ma in modo meno esclusivo. Bisogna ricordarsi questa differenza e questa somiglianza.

La libertà romana, il potere di aver rapporti con la gente del popolo, senza temere le minacce di ricatto, appartengono ad aspirazioni totalmente diverse.

Il sistema odierno è iniquo, non c’è nulla che si possa dire in suo favore: conduce spesso al suicidio, anche all’assassinio, al furto, al ricatto, all’impunità, ma non diminuisce affatto gli atti sessuali tra uomini di classi diverse. L’esercito contiene ovunque migliaia di uomini che si prestano e si vendono e che, si dice, di regola non inducono al ricatto.

Gli uranisti sono molto interessati all’abolizione delle leggi contro di loro, quando non c’è né abuso di fiducia, né traviamento di minori, né violenza, né sodomia anale. Krafft-Ebing è a loro favore: e col tempo le loro legittime rivendicazioni dovranno essere riconosciute. L’Inghilterra, dieci anni fa, fece un passo all’indietro, rendendo tutti gli atti unisessuali, compiuti da chiunque e con chiunque, dovunque e in qualsiasi modo, dei delitti.[4] Questa cattiva azione, dovuta a un membro scettico e abusato, ha aumentato i ricatti e non ha diminuito e non diminuirà in alcun modo l’unisessualità inglese. L’Inghilterra non ha cambiato costumi, ci sono solo più mascalzoni e più disgraziati.

Ci vuole, lo confesso, molta imparzialità per non rivoltarsi contro gli invertiti che reclamano in modo impudente la libertà sessuale, e anche contro gli eterosessuali e contro gli ipocriti o contro i paurosi che chiudono loro la strada dell’equità e dell’onorabilità, ma che consentono loro tutti i vizi unisessuali, ammesso che essi non ne parlino e ammesso soprattutto che siano ricchi o di alto rango.
Si ha il cuore pieno di disgusto quando si vede l’impunità di tanti grandi personaggi e la rovina di tanti piccoli cittadini.

Quanto all’impudenza degli invertiti che reclamano la soddisfazione (senza paura del disonore) dei loro istinti naturali, per sostenerla o piuttosto perché sia presa in considerazione, bisogna ricordarsi che se la prostituzione femminile diventasse pericolosa, la strada eterosessuale non avrebbe niente di più elevato, nulla che facesse appello all’immaginazione. Si sarebbe tentati di dire: Eh! È giusto! Questo vi insegnerà a moderarvi. Ma non sarebbe altro che una sparata ingiusta di un altezzoso, o di un duro o di un settario…

Quanto all’Oriente, non c’è che l’imbarazzo della scelta se si cercano esempi di unisessualità [5]

In Cina c’è più pederastia che in tutti gli altri paesi ma è possibile che lì non ci sia più l’unisessualità nel senso dell’uranismo. Come in tutti i paesi in cui la sodomia è praticata apertamente, lì si allevano dei bambini destinati a subirla; la sodomia passiva diventa un’industria paragonabile alla prostituzione femminile; ma la sodomia non è lo scopo degli unisessuali, degli uranisti, e in questi paesi, tra colui che ricerca i ragazzi impuberi, colui che cerca i puberi, i giovani uomini o gli uomini fatti, ci devono essere le stesse differenze che ci sono in Europa, con questa specificazione che non bisogna dimenticare: che la sodomia lì è praticata molto di più, essendo un fatto abitudinario e non comportando come qui uno stupro. Comunque, se si leggono le letterature orientali, si riconosce subito che lì la pederastia, la sodomia, non soddisfano le anime fiere e delicate più di quanto la fornicazione con delle ragazze giovani non soddisfi queste stesse anime in Europa.
Ci sono dei romanzi d’amore cinesi senza eroina, e per un romanzo d’amore è richiesta la possibilità di un sentimento reciproco, cioè c’è bisogno di qualcosa di diverso dal libertinaggio. Sfortunatamente i romanzi cinesi sono ancora poco accessibili.

Ma la letteratura persiana a turca ci informa in modo sufficiente e ci insegna che l’unisessualità e l’uranismo di Sai, di Hafiz, di Ruscheni, di Jami, non era affatto vizio o libertinaggio.

Non contenti di sollevarsi fino al platonismo più intenso, fino al lirismo più autentico, questa poesia ci mostra l’amore unisessuale al suo apogeo, negli uomini elevati o delicati.

Goethe ne ha tratto ispirazione e ha reso omaggio alla delicatezza di questi poeti, e col suo tatto di critico e di poeta, ha colto l’elemento grazioso e innocente: la devozione del ragazzo giovane per il poeta, sentimento che gli Orientali hanno spesso espresso.

L’uranista, i filosofo sensuale, non hanno aggiunto nulla ai costumi unisessuali dell’Oriente, questo è un punto sul quale gli avvocati dell’abolizione delle restrizioni unisessuali tra uomini liberi dovrebbero riflettere. La continenza è stata resa più difficile per loro dal fatto che essi hanno imparato con più difficoltà e più amarezza a innalzarsi al di sopra di se stessi. I grandi uomini come Michelangelo o come questi saggi uomini dell’Oriente devono soffrire di più nelle epoche in cui la lussuria che li tenta è permessa, perché la loro grandezza impedisce loro di voler essere come la truppa vile dei sensuali, ed essi si forgiano degli ideali che li fanno soffrire amaramente.

Jami racconta la storia di un giovane uomo che egli colloca tra i martiri dell’amore. Questo giovane uomo ogni giorno veniva a porre nella mano di un bel ragazzo che stava per essere venduto una borsa piena d’oro; ma lui non aveva abbastanza denaro per acquistarlo. Il mercante, colpito, condusse il giovane schiavo dal giovane uomo e con un banale pretesto inventato dal suo buon cuore lo pregò di ospitarlo durante la notte. Il giovane uomo, lasciato solo col suo idolo gli prodigò le più tenere carezze e ne ricevette tutte le prove innocenti di affetto e di docilità: ma invece di provvedere ad atti di sesso, abbracciò quella testa affascinante morì d’amore piuttosto che violare la castità.

Ateneo racconta l’aneddoto di un uomo che seguì dappertutto un bel ragazzo effeminato. Quello, infastidito, gli propose di togliersi la fantasia, di andare con lui e di non seguirlo più passo passo. L’uomo si arrabbiò e domandò al giovane carino come osasse rivolgergli la parola. E finì col dire: “Io desidero solo guardarti, ammirarti e questo è tutto.”

Molti uomini che l’impedimento della legge che essi biasimano eccita alla lussuria e all’impudenza, possono diventare padroni di se stessi.

Per l’India, il Giappone, il Tonchino, la Birmania, l’Oceania, rinvio di nuovo il lettore francese a Chevalier.

In una parola, non c’è una razza o un’epoca che non abbia praticato l’unisessualità molto più di quanto non lo abbia scritto nella prosa corrente.

Ne derivano molte conclusioni la cui importanza non sfuggirà a nessuno.

La prima è che un gran numero di uomini superiori, molte delle più grandi figure della storia, hanno presentato quello che io preferisco chiamare unisessualità ma che M. Chevalier chiama ancora anomalia contro natura, stereotipo che andrebbe distrutto in nome della stessa natura, “senza che essa sembri aver nuociuto alle loro brillanti qualità o aver indebolito il loro genio. I casi do Cesare, di Leone X, di Federico II, di Cambacérès e di altri[6] ne sono la prova. Così si trovano confermati i versi di Dante, che nel canto XV dell’Inferno[7] fa notare la grande intelligenza di certi uomini dai gusti unisessuali.”[8]

Nulla prova d’altra parte che il vizio sia ai giorni nostri più diffuso che in altri tempi. Malgrado la licenza dei costumi nei grandi centri della popolazione, la nostra società moderna, come sottolineato da M. Lacassagne, dovrebbe darsi da fare molto per arrivare al gradi di depravazione della società greche o romane.[9]

“Vediamo in conclusione che “l’unisessualità” si riscontra in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in ogni epoca storica come sotto ogni latitudine, in tutte le società, qualsiasi sia il tipo etnico, la religione o la morale. Essa non si lascia né monopolizzare né circoscrivere. È quindi impossibile considerarla, come qualcuno vorrebbe, il prodotto di una civiltà avanzata, una invenzione cosciente delle razze superiori. L’umanità, in fatto di vizio o di morale, non inventa e non perfeziona nulla. Fin dall’inizio essa dà all’istinto sessuale tutte le sensazioni naturali o artificiali possibili, e fin dall’età delle caverne, non rimaneva altro da immaginare. Le società muoiono, le religioni spariscono, le condizioni sociali cambiano, solo la “viziosità originale”, la sessualità unisessuale e eterosessuale ) dell’uomo sussiste, sempre e dovunque identica a se stessa.” (Chevalier)
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[1] Non pretende certo di essere completa.
[2] Gli Irlandesi, come gli Ebrei, hanno fama di castità, ma sono loro che hanno prodotto gli scandali di Oscar Wilde, di Dublin, di M. de Cobain, del vescovo di Clogher, dal caso Walpole, che sono comparsi nel caso di lord Audley…
[3] Si veda: Une maladie de la personannlité , L’Inversion sexualle (Psychophysiologie – Socilogie –Tératologie – Aliénazion mentale – Anthropologie – Médecine judiciaire) del dott. J. Chevalier – Lyon, Storck. 1893.
[4] Nota di Project: – Raffalovich si riferisce alla Sezione seconda dell’Atto di emendamento alla Legge criminale del 1885, il cosiddetto Labouchère Ammendement, dal nome del membro della Camera dei comuni che ne ottenne l’approvazione. Nel 1885, Labouchère presentò il suo testo come aggiunta dell’ultimo momento a un disegno di legge parlamentare che non aveva niente a che fare con l’omosessualità. Il suo emendamento rappresenta la peggiore espressione legale dell’omofobia dell’età vittoriana. Dieci anni dopo, l’emendamento Labouchère consentirà la condanna di Oscar Wilde a due anni di reclusione con lavori forzati, il massimo della pena. Labouchère si rammaricò per la mitezza della condanna di Wilde, e affermò che avrebbe preferito una condanna a sette anni, secondo la sua proposta iniziale, che prevedeva un massimo della pena non di due ma di sette anni.
Riporto qui di seguito il testo dell’emendamento.
“Section II of the Criminal Law Ammendment Act, 1885
Any male person who, in public or private, commits, or is a party to the commission of, or procures, or attempts to procure the commission by any male person of, any act of gross indecency shall be guilty of misdemeanour, and being convicted shall be liable at the discretion of the Court to be imprisoned for any term not exceeding two years, with or without hard labour.”
Sezione seconda dell’Emendamento alla Legge criminale, 1885
Qualsiasi persona di sesso maschile che, in pubblico o in privato, commetta o prenda parte alla commissione di, o procuri, o tenti di procurare la commissione da parte di qualsiasi persona di sesso maschile, un qualsiasi atto di grave indecenza sarà ritenuta colpevole di comportamento immorale e, condannata, sarà passibile, a discrezione della corte, di essere imprigionata per un periodo non eccedente i due anni, con o senza lavori forzati.”
Come si vede, la norma, che punisce solo l’omosessualità maschile e non quella femminile, criminalizza qualsiasi comportamento omosessuale, anche in privato, e qualsiasi forma di partecipazione, diretta, indiretta, anche solo tentata a qualsiasi comportamento omosessuale. Si tratta di una legge che legittimava qualsiasi comportamento persecutorio nei confronti degli omosessuali.
Nella Relazione sul primo Codice penale per il Regno d’Italia [1887], Titolo VIII “Delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie”, Zanardelli scriveva: “Nel determinare i fatti da comprendersi nel presente Titolo, il Progetto attuale, in conformità ai precedenti, si ispira a questo concetto fondamentale che, se occorre da un lato reprimere severamente i fatti dai quali può derivare alle famiglie un danno evidente ed apprezzabile o che sono contrarii alla pubblica decenza, d’altra parte occorre altresì che il legislatore non invada il campo della morale. In conseguenza, le sanzioni penali del Progetto non colpiscono tutti indistintamente i fatti che offendono il buon costume e l’ordine delle famiglie, ma quelli soltanto che si estrinsecano coi caratteri della violenza, dell’ingiuria, della frode o dello scandalo, la repressione dei quali è più vivamente reclamata nell’interesse sociale. Quindi non sono incriminate le azioni che non hanno quei caratteri, e l’indagine delle quali farebbe trascendere oltre i suoi giusti confini l’opera legislativa.”
Il confronto tra il Labouchère Ammendement e il Codice Penale Zanardelli, che non prevede mai l’omosessualità né come reato né come aggravante di altri reati, è tanto eloquente da non richiedere commento.
[5] Al tempo di Costantino, esistevano a Costantinopoli delle case di prostituzione maschile.
Sotto Bajazet Ier (1389-1403) i Turchi amavano molto le pagine cristiane. I Greci, i Bulgari, gli Ungari. Ancora oggi i giovani cristiano sono lì favoriti.
[6] Alessandro il Grande, Socrate, Platone, Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Virgilio, il gran Condé, il principe Eugenio, William gi Inghilterra, Michelangelo, Winckelmann, August von Platen, non guastano questa lista.
[7] Dante colloca gli unisessuali poeti nel Purgatorio.
[8] Antifisici, dice M. Chevalier.
[9] Malgrado tutto il rispetto dovuto sempre a M. Lacassagne, è spesso difficile credere a una minore depravazione nel XVIII o nel XIX secolo rispetto ad altri periodi.

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PAPA FRANCESCO E LA TEORIA DEL GENDER

Sono le 23.30 del 3 Ottobre 2016. Ho passato l’intera giornata a cercare di capire che cosa sia realmente la “teoria del gender” di cui ha parlato recentemente papa Francesco, identificandola come il vero pericolo per il matrimonio. Sono andato a cercare nei documenti vaticani una strada per dare un contenuto a questa teoria; gli unici richiami espliciti che ho trovato riguardavano quattro illustri personalità della storia della cultura laica europea: Wilhelm Reich, Herbert Marcuse, Margaret Sanger e Simone de Beauvoir e sinceramente, pur trattandosi di personaggi incompatibili con la visione cattolica della sessualità, non riesco a capire che cosa possano avere a che vedere con la “teoria del gender” per come essa e rappresentata nei documenti vaticani. Ho trovato anche un esplicito e ripetuto richiamo al “costruttivismo” come origine della “teoria del gender” ma non mi pare che né Kelly, né Mead, né Piaject né Luhmann, abbiamo mai formulato teorie con i contenuti attribuiti alla “teoria del gender” dai documenti vaticani. Ero contento del mio lavoro che portava alla documentata conclusione che la “teoria del gender” è una creazione tutta vaticana, una specie di Satana del XXI secolo al quale si può tranquillamente dare la colpa di tutto quello che si vuole. Non nego che possa anche esistere qualche personaggio minore più o meno costruttivista che abbia scritto cose conformi a quelle indicate dal Vaticano, ma non devono essere certamente grandi cose se, da quello che vedo, pur parlando con persone di cultura, nessuno le ha mai notate fuori dagli ambienti ecclesiastici. Dopo aver scritto un puntiglioso articolo in cui ribadivo documentatamente quando sopra, mi sono fermato un attimo a riflettere. Se le mie conclusioni sono corrette, perché sia Benedetto che Francesco hanno identificato nella “teoria del gender” il grande nemico, quasi il cavallo di troia per minare alla base la morale cattolica? E soprattutto – e questo punto è fondamentale – Benedetto e Francesco fanno lo stesso uso della “teoria del gender”? Molti elementi oggettivi inducono a presupporre che entrambi conoscano gli argomenti che affrontano solo attraverso l’ottica deformante della dottrina e della tradizione cattolica. C’è da chiedersi che cosa si nasconda dietro la “teoria del gender”, e deve essere certo qualcosa che preoccupa seriamente la chiesa. Mi sono quindi armato di umiltà e sono andato per l’ennesima volta a rileggere le ultime dichiarazioni di Francesco. La prima cosa che mi è venuta in mente è la teoria del complotto. Quando qualcosa non va nel modo sperato è quasi automatico individuare il perché in un complotto da parte di qualcuno che intende mettere in crisi il nostro mondo. Francesco a un certo punto ha detto:

Mi raccontava un papà francese che a tavola parlavano con i figli – cattolico lui, cattolica la moglie, i figli cattolici, all’acqua di rose, ma cattolici – e ha domandato al ragazzo di dieci anni: “E tu che cosa voi fare quando diventi grande?”. “La ragazza”. E il papà si è accorto che nei libri di scuola si insegnava la teoria del “gender”. E questo è contro le cose naturali. Una cosa è che una persona abbia questa tendenza, questa opzione, e c’è anche chi cambia il sesso. E un’altra cosa è fare l’insegnamento nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità. Queste io le chiamo “colonizzazioni ideologiche”.

Mi sono chiesto: “Ma Francesco pensa realmente che l’orientamento sessuale o l’identità di genere siano questioni culturali che si insegnano e che sia possibile “orientare”, attraverso l’educazione, verso l’omosessualità chi omosessuale non è?” Se la risposta a questa domanda è sì, è evidente che Francesco parla di cose che non conosce assolutamente”; se la risposta è no, sembrerebbe di poter capire che ciò che veramente spaventa Francesco non sono né gli omosessuali né i transessuali come tali, ma è invece il degrado morale della sessualità in sé, che porta al disprezzo della persona e alla sua mercificazione. C’è da chiedersi, e me lo chiedo molto seriamente, come si concilierebbe questa seconda ipotesi con la dottrina riassunta nel catechismo; la risposta è obbligata: non si concilierebbe affatto. Il discorso che Francesco ha fatto sul trans sembra quasi una legittimazione del cambio di sesso, cosa che per un laico mediamente intelligente è ovvia e scontata, ma che per un papa è decisamente un inedito. Mi sono chiesto perché si invoca la teoria del gender come argomento a difesa delle unioni gay, attribuendole la creazione surrettizia di più di due sessi, quasi che i gay fossero un terzo sesso, come diceva Edward Carpenter nel 1908 nel suo “Il sesso intermedio”. Citare la “teoria del gender” come argomento a favore della nozze gay sembra incompatibile con l’idea che l’obiettivo della chiesa sia l’amoralità in sé e non specificamente l’omosessualità, oltre che, ovviamente, tutte le novità portate dalla unioni civili anche in campo eterosessuale. E anche l’idea di accompagnare l’omosessuale verso Cristo, secondo il linguaggio di Francesco, significa in fondo pretendere da lui la castità, se si vuole essere conformi alla dottrina cattolica, il che certo significa non accettarlo per quello che è. In effetti, al di là dei discorsi a braccio, che lasciano comunque perplessità, il catechismo resta e resterà e con esso resteranno le condanne nonostante un’accoglienza e una misericordia che hanno un sapore strano quando manca la giustizia e la comprensione sostanziale dei fatti. Capirà mai papa Francesco che l’omosessualità è una forma d’amore che chiede di essere accettata e capita proprio in quanto forma d’amore e che i tentativi di reprimerla che si nascondono dietro la parola misericordia sono una forma terribile di violenza alla persona? Chi ha orecchio per intendere intenda.

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OMOSESSUALITÀ E SCIENZA TRA ‘800 E ‘900

La società in quanto tale è depositaria e custode di eredità storiche e di scelte culturali che essa tende a trasmettere nonostante i lenti cambiamenti indotti dallo stesso scorrere del tempo al di là delle resistenze contingenti. Non ho parlato deliberatamente di valori ma solo di eredità storiche e di scelte culturali perché quelli che con molta fretta e con molta approssimazione si definiscono valori sono, talvolta, realmente tali solo agli occhi di una parte della società mentre sono per altri una zavorra pesantemente condizionante.

La legge dei tre stadi, di comtiana memoria, si applica bene anche alla storia dell’omosessualità. Da uno stadio teologico, in cui si parte da una assunzione dogmatica di principio secondo la quale l’omosessualità è un “vizio esecrando che grida vendetta al cospetto di Dio”, si passa ad uno stadio metafisico, si cerca cioè di leggere la sessualità inquadrandola nello schema “secondo natura” – “contro natura”, ovviamente partendo da una dimensione metafisica della Natura.

De Sade faceva dire a Sarmiento, nel suo “Aline e Valcour” : “Cerchiamo di studiare meglio questa indulgente Natura prima di osare di fissare i suoi limiti.” Introduceva cioè un’istanza di passaggio al terzo stadio, quello scientifico-positivo anche nel campo della sessualità. Come in ogni forma di progresso umano, anche qui nulla avviene in modo lineare e la scienza deve aprirsi la strada tra le perduranti eredità culturali della fase teologica e di quella metafisica per arrivare a rendere manifesto a tutti che alcuni pretesi valori, socialmente accettati e trasmessi, non sono in realtà valori ma mere eredità storiche derivanti dalla cristallizzazione e dalla assolutizzazione acritica di pregiudizi del tutto infondati. In tutto questo processo non c’è neppure una chiara distinzione di ruoli, tra fautori della scienza positiva da una parte e teologi e metafisici dall’altra. Il pregiudizio si annida spesso, ben protetto, anche nel profondo della mente degli uomini di scienza, che sono tali solo in parte. La scienza deve quindi arrivare ad un processo continuo di auto-rifondazione, sulla base di una costante e rispettosa osservazione della realtà. La storia della conquista dello stadio scientifico-positivo da parte della sessuologia e in particolare dello studio della omosessualità ha, tra l’altro, anche un significato concreto nella vita di moltissimi individui perché, ogni omosessuale, nella scoperta e nell’accettazione consapevole della propria omosessualità, segue un percorso che ripete passo dopo passo il cammino evolutivo della stessa scienza che studia l’omosessualità. È proprio perché, in sostanza, il cammino di liberazione dal pregiudizio teologico e metafisico che la scienza dell’omosessualità ha seguito presenta percorsi analoghi ai percorsi individuali che portano ad una piena e cosciente accettazione di sé da parete di ciascun omosessuale, che intendo delineare qui una breve storia della scienza che tratta l’omosessualità a cavallo tra ‘800 e ‘900, riportando di seguito il secondo capitolo del Libro di Havelock Ellis “Inversione sessuale”, in mia traduzione. Seguo l’edizione del 1927, il linguaggio non è esattamente quello del XXI secolo e alcune categorie sociali sono diverse da quelle attuali, ma la storia merita di essere seguita, perché ci fa capire quanto le generazioni precedenti abbiano sofferto a causa dei pregiudizi relativi alla omosessualità e quanti sacrifici abbiano richiesto alcune conquiste che oggi diamo assolutamente per scontate e che lo sono, purtroppo ancora oggi, solo in una parte del mondo.

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Westphal, un eminente professore di psichiatria a Berlino, si può dire sia stato il primo a porre lo studio dell’inversione sessuale su una base scientifica sicura. Nel 1870 pubblicò, nell’Archiv für Psychiatrie, di cui fu per molti anni redattore, la storia dettagliata di una giovane donna che, fin dai suoi primi anni, differiva dalle altre ragazze: le piaceva vestirsi come un ragazzo, era interessata solo ai giochi dei ragazzi, e una volta cresciuta era sessualmente attratta solo dalle donne, con le quali formava una serie di teneri rapporti, in cui le amiche ottenevano gratificazione sessuale dalle carezze reciproche; mentre arrossiva ed era timida, in presenza di donne, e soprattutto della ragazza della quale le capitava di essere innamorata, era sempre assolutamente indifferente alla presenza degli uomini. Westphal – un allievo, va detto, di Griesinger, che aveva già richiamato l’attenzione sul più alto carattere a volte dimostrato dai soggetti di questa perversione – combinava una felice intuizione scientifica con un raro grado di simpatia personale per coloro che capitavano sotto la sua cura, e fu questa combinazione di doti che gli permise di cogliere la vera natura di un caso come questo, che dalla maggior parte dei medici in quel tempo sarebbe stato frettolosamente messo da parte come un esempio volgare di vizio o di follia. Westphal percepiva che questa anomalia era congenita, non acquisita, e che quindi non poteva essere definita vizio; e, mentre insisteva sulla presenza di elementi nevrotici, le sue osservazioni mostravano l’assenza di tutto ciò che può legittimamente essere definito follia. Diede a questa condizione il nome di “sentimento sessuale contrario” (Konträre Sexualempfindung), col quale è stata a lungo comunemente conosciuta in Germania. La strada era stata dunque aperta per il rapido progresso della nostra conoscenza di questa anomalia. Nuovi casi furono pubblicati in rapida successione, in un primo momento esclusivamente in Germania, e più in particolare nell’Archiv di Westphal, ma presto anche in altri paesi, soprattutto Italia e Francia.[1] Westphal fu il primo a mettere lo studio dell’inversione sessuale su una via di sviluppo, molte persone, però, avevano precedentemente gettato sguardi sull’argomento. Così, nel 1791, furono pubblicati due casi[2] di uomini che mostravano una tipica attrazione emotiva verso il proprio sesso, anche se non fu chiaramente fatto notare che l’inversione era congenita. Nel 1836, ancora una volta, uno scrittore svizzero, Heinrich Hössli, pubblicò un lavoro, di diffusione piuttosto larga, ma notevole, dal titolo Eros, che conteneva molto materiale di carattere letterario che riguardava questa materia. Egli sembra essere stato spinto a scrivere questo libro da un processo che aveva suscitato notevole attenzione a quel tempo. Un uomo di buona posizione aveva improvvisamente ucciso un giovane, e fu giustiziato per quel crimine, che, secondo Hössli, era dovuto all’amore omosessuale e alla gelosia. Hössli non era uno studioso qualificato; era in affari a Glarus come abile modista, il modista di maggior successo della città. Il suo temperamento si suppone sia stato bisessuale. Il suo libro fu vietato dalle autorità locali e in un periodo successivo l’intero stock rimanente fu distrutto in un incendio, in questo modo la sua circolazione fu molto ridotta. Ora, tuttavia, il suo lavoro è considerato da alcuni come il primo serio tentativo di affrontare il problema dell’omosessualità dopo il Simposio di Platone.[3] Alcuni anni più tardi, nel 1852, Casper, la principale autorità medico-legale del suo tempo in Germania, – perché è in Germania che sono state poste le fondamenta dello studio dell’inversione sessuale, – precisò nella Vierteljahrsschrift di Casper che la pederastia, in un senso ampio del termine, era a volte una sorta di “ermafroditismo morale”, dovuto ad una condizione psichica congenita, che in nessun modo coinvolgeva necessariamente la sodomia (immissio penis in anum). Casper portò avanti una notevole quantità di preziose testimonianze riguardo a questi punti fondamentali, che fu il primo a notare,[4] ma non riuscì a comprendere il pieno significato delle sue osservazioni, che non ebbero alcuna influenza immediata, anche se Tardieu, nel 1858, ammise un elemento congenito in alcuni pederasti.

L’uomo, però, che più di ogni altro portò alla luce i fenomeni dell’inversione sessuale non si era interessato né agli aspetti medici né a quelli penali della questione. Karl Heinrich Ulrichs (nato nel 1825 nei pressi di Aurich), che per molti anni espose e difese l’amore omosessuale, e le cui opinioni si dice abbiano avuto una certa influenza nel richiamare l’attenzione di Westphal sulla materia, era un funzionario legale Hannover (Amtsassessor), lui stesso sessualmente invertito. Dal 1864 in poi, in un primo momento con il nome di “Numa Numantius” e, successivamente, con il proprio nome, Ulrichs pubblicò, in varie parti della Germania, una lunga serie di opere che trattano di questo problema, e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione giuridica dell’invertito sessuale in Germania. Anche se non era un autore il cui punto di vista psicologico potesse avere molto peso scientifico, Ulrichs sembra essere stato un uomo di capacità molto brillanti, e le sue conoscenze si dice che siano state di portata quasi universale; non solo era ben preparato negli argomenti che gli erano propri, di giurisprudenza e teologia, ma in molte branche della scienza naturale, così come nell’archeologia; è stato anche considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli, e poi a L’Aquila negli Abruzzi, dove pubblicò un periodico latino. Morì nel 1895.[5] John Addington Symonds, che andò a L’Aquila nel 1891, scrisse: “Ulrichs è chrysostomos [bocca d’oro] nel più alto grado, dolce, nobile, un vero gentiluomo e un uomo di genio. Egli deve essere stato un tempo un uomo di singolare distinzione personale, così finemente definite sono le sue caratteristiche, e così larghi i confini del suo cervello.”[6] Per molti anni Ulrichs fu solo nei suoi sforzi per ottenere il riconoscimento scientifico dell’omosessualità congenita. Ideò (con allusione a Urano nel Simposio di Platone) la parola uranista o urning, da allora frequentemente usata per indicare l’amante omosessuale, mentre chiamò il normale amante eterosessuale dioning (da Dione). Egli considerava l’uranismo, o amore omosessuale, come un’anomalia congenita attraverso la quale un’anima femminile si univa ad un corpo maschile – anima muliebris in corpore virili inclusa – e le sue speculazioni teoriche costituirono il punto di partenza per molte speculazioni simili. I suoi scritti sono notevoli sotto vari aspetti, anche se, a causa del calore polemico col quale egli sostenne la sua causa, come uno che sta patrocinando pro domo sua, non ebbero una marcata influenza sul pensiero scientifico.[7] Questo privilegio fu riservato per Westphal. Dopo che egli ebbe mostrato la via e aperto il suo giornale alla pubblicazione, i nuovi casi apparvero in rapida successione. In Italia, anche Ritti, Tamassia, Lombroso, e altri cominciarono a studiare questi fenomeni. Nel 1882 Charcot e Magnan pubblicarono negli Archives de Neurologie il primo importante studio apparso in Francia per quanto riguarda l’inversione sessuale e le perversioni sessuali relative. Essi consideravano l’inversione sessuale come un episodio (sindrome) in un processo più fondamentale di degenerazione ereditaria, e la confrontavano con ossessioni morbose come la dipsomania e la cleptomania. Da un punto di vista più tipicamente medico-legale, lo studio dell’inversione sessuale in Francia fu promosso da Brouardel, e ancor più da Lacassagne, la cui influenza stimolante a Lione produsse risultati fruttuosi nel lavoro di molti discepoli.[8]

Di importanza molto maggiore nella storia della teoria dell’inversione sessuale fu il lavoro di Richard von Krafft-Ebing (nato a Mannheim nel 1840 e morto a Graz nel 1902), per molti anni professore di psichiatria all’Università di Vienna e uno dei più illustri alienisti del suo tempo. Attivo in tutti i campi di psichiatria e autore di un famoso libro di testo, dal 1877 fu particolarmente interessato alla patologia dell’impulso sessuale. La sua Psychopathia Sexualis conteneva oltre duecento storie, non solo relative all’inversione sessuale, ma a tutte le altre forme di perversione sessuale. Per molti anni fu l’unico libro sull’argomento e rimase a lungo la raccolta principale di fatti. Passò attraverso molte edizioni e fu tradotto in molte lingue (ci sono due traduzioni in Inglese), godette di un immenso e non del tutto invidiabile successo. I metodi di Krafft-Ebing erano aperti a qualche obiezione. Il suo pensiero non era di ordine strettamente critico. Pubblicò nuove e sempre più allargate edizioni del suo libro con straordinaria rapidità, a volte rimodellandole. Introdusse nuove suddivisioni di volta in volta nella sua classificazione delle perversioni sessuali, e, anche se questa classificazione piuttosto sottile ha senza dubbio contribuito a dare precisione al soggetto e a far avanzare il suo studio scientifico, non fu mai generalmente accettata. Il grande servizio reso da Krafft-Ebing stava nell’entusiasmo clinico con cui affrontava lo studio delle perversioni sessuali. Con la ferma convinzione che stava conquistando un grande campo trascurato della psicologia patologica, un campo che appartiene di diritto al medico, accumulò senza falsi pudori una vasta massa di storie dettagliate, e la sua reputazione indusse molti individui sessualmente anormali in tutte le direzioni a mandargli le loro autobiografie, nel desiderio di beneficiare i loro compagni di sventura. Dobbiamo considerare Krafft-Ebing più come un medico che come uno psicologo. All’inizio egli considerava l’inversione come un segno funzionale di degenerazione, una manifestazione parziale di uno stato neuropatico e psicopatico che è nella maggior parte dei casi ereditario. Questa sessualità perversa appare spontaneamente con lo sviluppo della vita sessuale, senza cause esterne, come la manifestazione individuale di una modifica anormale della vita sexualis, e deve quindi essere considerata congenita; o si sviluppa in conseguenza di particolari influenze nocive che lavorano su una sessualità che era stata inizialmente normale, e allora deve essere considerata come acquisita, tuttavia, Krafft-Ebing, alla fine, ritiene che un’attenta analisi di questi cosiddetti casi acquisiti, indichi che la predisposizione consiste in una omosessualità latente, o almeno in una bisessualità, che richiede per la sua manifestazione l’intervento di cause accidentali. Nell’ultima edizione della sua opera Krafft-Ebing era incline a considerare l’inversione non tanto una degenerazione quanto una variante, una semplice anomalia, e riconosceva che la sua opinione in tal modo si avvicinava a quello che gli stessi invertiti avevano sostenuto da lungo tempo.[9] Krafft-Ebing, che aveva iniziato accettando l’idea, in quel momento prevalente tra gli alienisti, che l’omosessualità fosse un segno di degenerazione, al momento della sua morte adottava invece pienamente e poneva il sigillo della sua autorità sull’idea, già espressa da alcuni ricercatori scientifici nonché dagli stessi invertiti, che l’inversione sessuale deve essere considerata semplicemente come un’anomalia, qualsiasi differenza di opinione ci possa essere sul valore di quell’anomalia. Così era aperta anche la via per una visione come quella di Freud e della maggior parte degli psicoanalisti di oggi, che considerano una radice di omosessualità come normale e quasi costante, con un significato profondo per la vita psico-nervosa.

Nel 1891 il Dr. Albert Moll, di Berlino, pubblicò la sua opera, Die Konträre Sexualempfindung, che in seguito fu ripubblicata in edizioni molto allargate e rivedute. Il libro di Moll rapidamente sostituì tutti i libri precedenti come esposizione completa e discussione giudiziosa dell’inversione sessuale. Moll non si accontentava di presentare materiale clinico fresco. Prendeva direttamente in considerazione il problema che ormai era diventato di primaria importanza: la natura e le cause dell’inversione sessuale. Analizzava i fenomeni come psicologo anche più che come medico, tenendo conto degli aspetti più generali del problema, profondamente critico verso le opinioni accettate, ma giudiziosamente cauto nel prospettare delle conclusioni. Spazzò via vari antichi pregiudizi e superstizioni che Krafft-Ebing, aveva anche a volte incautamente ripetuto. Fece sua la dottrina generalmente accettata secondo la quale gli invertiti sessuali solitamente appartengono a famiglie in cui prevalgono vari disturbi nervosi e mentali, ma sottolineò al tempo stesso che non è possibile in tutti i casi dimostrare che ci troviamo di fronte ad individui che possiedono una tara nevrotica ereditaria. Respinse anche qualsiasi classificazione minuta degli invertiti sessuali, riconoscendo solo l’ermafroditismo psico-sessuale e l’omosessualità. Allo stesso tempo, mise in dubbio l’esistenza dell’omosessualità acquisita, in senso stretto, salvo in casi occasionali, e sottolineò che anche quando un normale impulso eterosessuale appare durante la pubertà, e un impulso omosessuale più tardi, può benissimo essere che il primo sia acquisto ed il secondo che sia innato.

In America si era data attenzione a questi fenomeni in un periodo abbastanza precoce. Si può fare menzione specialmente di J. G. Kiernan e G. Frank Lydston, entrambi hanno presentato classificazioni convenienti di manifestazioni omosessuali una trentina di anni fa.[10] Più di recente (1911) un autore americano, sotto lo pseudonimo di Xavier Mayne, ha stampato privatamente un ampio lavoro intitolato The Intersexes: A History of Similisexualism as a Problem in Social Life, scritto in linguaggio popolare e compilato a partire da molte fonti. Questo libro, da un punto di vista soggettivo e poco scientifico, afferma che le relazioni omosessuali sono naturali, necessarie e legittime.[11]

In Inghilterra i primi tentativi di affrontare seriamente, dal punto di vista moderno, il problema dell’omosessualità sono arrivati in ritardo, e sono stati pubblicati o in privato o all’estero. Nel 1883 John Addington Symonds ha stampato privatamente sua discussione sulla pederastia nell’antica Grecia, sotto il titolo di A Problem in Greek Ethics e poi nel 1889-1890 ha ulteriormente scritto, e nel 1891 ha stampato privatamente, A Problem of Modern Ethics: Being an Enquiry into the Phenomena of Sexual Inversion. Nel 1886 Sir Richard Burton ha aggiunto alla sua traduzione delleMille e una notte un Saggio conclusivo sullo stesso argomento. Nel 1894 Edward Carpenter ha stampato privatamente a Manchester un opuscolo intitolato Homogenic Love, in cui criticava vari punti di vista psichiatrici sull’inversione comuni al suo tempo, e ha sostenuto che le leggi dell’amore omosessuale sono identiche a quelle dell’amore eterosessuale, rimarcando, però, che il primo possiede una particolare attitudine ad essere esaltato a un livello di cameratismo più alto e più spirituale, in modo da soddisfare una funzione sociale benefica. Più recentemente (1907) di Edward Carpenter ha pubblicato un volume di documenti sull’omosessualità e i suoi problemi, sotto il titolo di The Intermediate Sex, e più tardi (1914) uno studio più specifico sull’invertito nella religione primitiva e in guerra, Intermediate Types among Primitive Folk.

Nel 1896 fu pubblicato in Inghilterra, in Francese, il libro più completo scritto sull’argomento fino ad allora, dal Sig André Raffalovich (nella Bibliothèque de Criminologie di Lacassagne), Uranisme et Unisexualité. Questo libro trattava principalmente dell’inversione congenita, non pubblicava nuovi casi, ma rivelava una grande conoscenza della materia. Raffalovich portò avanti molte giuste e sagaci riflessioni sulla natura e il trattamento dell’inversione e sull’atteggiamento della società verso la sessualità pervertita. Le parti storiche del libro, che sono di particolare interesse, si occupano in gran parte della notevole prevalenza dell’inversione in Inghilterra, trascurata dagli studiosi precedenti. Raffalovich, il cui atteggiamento è, nel complesso, filosofico più che scientifico, considera l’inversione congenita come un fattore importante e inevitabile nella vita umana, ma, assumendo il punto di vista cattolico, egli condanna ogni sessualità, sia eterosessuale che omosessuale, ed esorta l’invertito a frenare le manifestazioni fisiche del suo istinto e a puntare ad un ideale di castità. Nel complesso, si può dire che il libro è opera di un pensatore che ha raggiunto i suoi risultati a modo suo, e questi risultati hanno un’impronta di originalità e di libertà dalla tradizione.

Negli ultimi anni nessuno ha così ampiamente contribuito a mettere la nostra conoscenza dell’inversione sessuale su una base più ampia e più precisa del dottor Magnus Hirschfeld di Berlino, che possiede una conoscenza senza pari dei fenomeni dell’omosessualità in tutti i loro aspetti. Ha studiato la questione in modo esaustivo in Germania e in una certa misura anche in altri paesi; ha ricevuto le storie di mille invertiti; si dice che abbia incontrato più di diecimila persone omosessuali. Come editore dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, da lui fondato nel 1899, e autore di diverse importanti monografie, – specialmente sugli stadi psichici e fisici di transizione tra mascolinità e femminilità – Hirschfeld aveva già contribuito notevolmente al progresso della ricerca in questo campo prima della comparsa nel 1914 della sua grande opera, Die Homosexualität des Mannes und des Weibes. Questo non è solo il più grande ma il più preciso, dettagliato e completo, – e anche il più condensato – lavoro che è stato pubblicato sull’argomento. È, infatti, un’enciclopedia dell’omosessualità. Per un tale compito Hirschfeld si era preparato attraverso molti anni di intensa attività, come medico, ricercatore, esperto medico legale dinanzi ai giudici, e attraverso la sua posizione come presidente del Wissenschaftlich-humanitären Komitee, che si occupa della difesa degli interessi degli omosessuali in Germania. Nel libro di Hirschfeld la concezione patologica dell’inversione è completamente scomparsa; l’omosessualità è considerata principalmente come un fenomeno biologico di estensione universale, e secondariamente come un fenomeno sociale di grande importanza. Non vi è alcun tentativo di inventare nuove teorie; il valore principale del lavoro di Hirschfeld si trova, infatti, nel tentativo costante di tenersi vicino a fatti precisi. È questa qualità che rende il libro una fonte indispensabile per tutti coloro che cercano informazioni illuminate e precise su questa questione. Anche l’esistenza di un trattato come quello di Hirschfeld è sufficiente a dimostrare quanto rapidamente lo studio di questo soggetto sia cresciuto. Alcuni anni fa – per esempio, quando il dottor Paul Moreau scrisse il suo Aberrations du Sens Génésique – l’inversione sessuale non era neppure un nome. Era un ripugnante vizio senza nome, da toccare solo con un paio di pinze, rapidamente e con precauzioni. Per come si presenta ora, si tratta di un problema psicologico e medico-legale così pieno di interesse che non dobbiamo temere di affrontarlo, e così pieno di grave attualità sociale che siamo costretti ad affrontarlo.

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[1] In Inghilterra l’aberrazione dell’istinto sessuale, o la tendenza degli uomini a occupazioni femminili e delle donne a occupazioni maschili, era stata citata nel Medical Times and Gazette, 9 febbraio 1867; Sir G. Savage per primo descrisse un caso di “perversione sessuale” nel Journal of Mental Science, vol. xxx ottobre 1884.

[2] Moritz, Magazin für Erfahrungsseelenkunde, Berlin, Bd. viii.

[3] Un completo e interessante resoconto su Hössli e sul suo libro è dato da Karsch in Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. v, 1903, pp. 449-556.

[4] “Eugen Dühren” (Iwan Bloch) osserva, tuttavia (Neue Forschungen über den Marchese de Sade und seine Zeit, pag. 436), che de Sade nel suo Aline e Valcour sembra riconoscere che l’inversione è a volte innata, o per lo meno naturale, e suscettibile di svilupparsi in età molto precoce, a dispetto di tutte le spinte all’atteggiamento normale. “E se questa inclinazione non fosse naturale” fa dire a Sarmiento, “l’impulso verso di essa potrebbe essere stato ricevuto nell’infanzia? … Cerchiamo di studiare meglio questa indulgente Natura prima di osare di fissare i suoi limiti.” Ancora prima, nel 1676 (come Schouten ha sottolineato, Sexual-Probleme, gennaio 1910, pag. 66), un sacerdote italiano di nome Carretto riconobbe che le tendenze omosessuali sono innate.

[5] Per delle notizie su Ulrichs vedi Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. i, 1899, p. 36.

[6] Horatio Brown, John Addington Symonds, a Biography, vol. ii, p. 344.

[7] Ulrichs non si avventurò tuttavia tanto lontano da affermare che sia l’amore omosessuale che quello eterosessuale sono ugualmente normali e sani. Questo è stato comunque sostenuto in tempi più recenti.

[8] Bisogna menzionare in particolare L’Inversion Sexuelle, un libro abbondante e comprensivo, quantunque talvolta poco critico, del Dr. J. Chevalier, pubblicato nel 1893, e Perversion et Perversité Sexuelles del Dr. Saint-Paul, che scriveva sotto lo pseudonimo di “Dr. Laupts”, pubblicato nel 1896 e nuovamente, in un’edizione allargata, dal titolo “L’Homosexualité et les Types Homosexuels”, in 1910.

[9] Krafft-Ebing manifestò i suoi ultimi punti di vista in una nota letta davanti all’International Medical Congress, a Parigi, nel 1900 (Comptes-rendus, “Section de Psychiatrie”, pp. 421, 462; e anche in contributi allo Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. iii, 1901)

[10] Kiernan, Detroit Lancet, 1884, Alienist and Neurologist, April, 1891; Lydston, Philadelphia Medical and Surgical Reporter, 7 settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892.

[11] Un riassunto delle conclusioni di questo libro, del quale furono stampate solo poche copie, si può trovare nell’articolo di Hirschfeld in Vierteljahrsberichte, Ottobre, 1911, pp. 78-91.

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