RIVIVERE LE PRIME ESPERIENZE GAY

Ciao Project,

spero tutto bene.

Io bene, ho passato gli ultimi mesi abbastanza tranquilli, nulla di nuovo da raccontare, almeno fino a ieri…

Ieri infatti è successa una cosa che ti voglio raccontare. È successo che mi sono imbattuto in un libro francese uscito recentemente: Arrète avec tes mensonges, di Philippe Besson.

Il libro, non ancora tradotto in italiano, è in testa alle classifiche di vendita in Francia, ed è un libro autobiografico in cui Besson racconta della sua adolescenza a metà anni 80.

È scritto benissimo (occorre conoscere un po’ di francese per capirlo ed apprezzarlo).

Ma soprattutto, quello che mi ha sconvolto (e sono arrivato solo a metà) è che la storia che racconta si sovrappone quasi alla perfezione con l’esperienza che ho avuto io!

Il protagonista (che è l’autore, gay dichiarato, scrittore di successo in Francia), nel 1984 ha 17 anni, vive in una cittadina di provincia e frequenta il locale liceo. È il classico ragazzo intelligente e sensibile, bravo a scuola, poco amante degli sport, cui piace leggere più che giocare a calcio. Il padre era il preside della sua scuola elementare ed è sempre stato un po’ freddo ed esigente nei suoi confronti. Philippe capisce che gli piacciono i ragazzi a 11 anni, quando ha le primissime esperienze pre-adolescenziali (le classiche toccatine reciproche) con un amico di due anni più grande di lui.

Quando è al liceo i compagni di classe cominciano a sfotterlo per i suoi modi non proprio rudi e lo apostrofano con i classici nomignoli che si affibbiano ai ragazzi ritenuti omosessuali (frocio, fighetta, ecc.). Philippe non reagisce a queste prese in giro, ne soffre, fa finta di nulla (lui scrive: non reagivo come avrebbe reagito un ragazzo etero, prendendo a pugni chi lo offendeva, ma facevo finta di non sentire, mi atteggiavo a ragazzo normale, ben sapendo di essere omosessuale).

Poi nel 1984, a 17 anni, nota un ragazzo di un’altra classe e se ne invaghisce. Il ragazzo si chiama Thomas, è bello, di una bellezza un po’ selvaggia, diversa dall’aspetto da bravo ragazzo di Philippe. Philippe se ne invaghisce, pur pensando che Thomas sia etero.

Un giorno però Thomas lo avvicina, e gli propone di vedersi. I due si incontrano e Thomas chiede a bruciapelo a Philippe se vuole fare sesso con lui. Philippe non crede alle proprie orecchie e senza starci troppo a pensare accetta. Il primo incontro avviene in una stanza della palestra della scuola, ed è descritto benissimo. A questo incontro ne seguono altri anche a casa di Philippe, mentre i genitori sono fuori per lavoro. Dopo aver fatto sesso Philippe e Thomas assumono in pubblico (a scuola, alle feste tra amici) un atteggiamento completamente freddo e distaccato. Soprattutto Thomas (che è considerato da tutti come assolutamente etero) è molto freddo con Philippe, che ne soffre e si ingelosisce quando vede le ragazze flirtare con Thomas.

Sono arrivato a questo punto del libro e ne sono completamente sedotto. Ho rivissuto pagina per pagina, parola per parola, la mia adolescenza. La descrizione delle prese in giro dei compagni di classe e la sofferenza nascosta di Philippe sono identiche a ciò che ho vissuto io.

Il primo contatto sessuale con Thomas, la descrizione delle emozioni provate da Philippe nell’abbracciare Thomas, nello sbottonargli i jeans, nel vedere il suo sesso, sono, parola per parola, quello che ho provato io alla stessa età, con un mio compagno di classe. Ricordo perfettamente il momento in cui ci siamo tolti la maglietta (il colore della sua maglietta!), in cui ci siamo sbottonati i jeans. Ricordo il momento in cui ho visto il suo sesso e ho pensato: eccolo, che bello che è. Ricordo gli sforzi per non venire subito, il chiedergli di togliere la sua mano dal mio sesso per non farmi venire troppo presto. E poi l’eccitazione che cresce, e poi l’orgasmo e la sensazione di scombussolamento che dura alcuni minuti dopo l’orgasmo.

La storia di Philippe è una storia con due ragazzi, ma soprattuto con Thomas; la mia storia è con tre ragazzi: il primo, a 14 anni, quello che mi ha reso cosciente di essere gay, il secondo a 17 anni appunto, e il terzo a 18 anni, un ragazzo con cui non ho fatto sesso, ma di cui mi ero invaghito come Philippe si era invaghito di Thomas. La descrizione che Philippe fa di Thomas e del suo innamoramento per Thomas, è identica (identica!) alla mia storia con quest’ultimo ragazzo. La prima volta che lo avevo notato, a scuola, ne avevo guardato il sedere, bello, proporzionato, dentro un paio di jeans attillati che ne esaltavano le forme, mentre si alzava dal banco. Poi avevo cominciato a guardare tutto il suo fisico, e lo cercavo durante l’intervallo per poterlo guardare, un po’ di nascosto, senza che altri compagni potessero accorgersene.

Avevo anche cercato di fargli capire che mi piaceva e forse lo aveva capito, ma né io né lui abbiamo avuto il coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Però, però quante volte mi sono masturbato pensando a lui! E quando mi masturbavo pensavo le stesse identiche cose che sono descritte nel libro per raccontare gli incontri tra Philippe e Thomas.

Ecco, per me i tre ragazzi (due con cui sono stato e uno di cui mi sono innamorato) sono fusi insieme nella figura di Thomas descritta nel libro. Ma la storia è incredibilmente identica.

Sono a metà del libro e non vedo l’ora di finirlo, anche se immagino che non ci sarà un lieto fine, anzi.

Non avrei ma pensato di trovare, per caso, un libro che raccontasse così bene la mia storia.

Questo libro mi ha fatto tornare adolescente, mi ha fatto rivivere quei momenti nei minimi particolari. Mi sono persino masturbato ieri sera, tanta era l’emozione e i ricordi che suscitava in me.

Questo libro, che non è un libro pornografico, ma è un vero capolavoro ed è il numero uno nelle classifiche francesi, è stupendo.

Se volevo la prova di cosa vuol dire essere omosessuale, e se volevo capire se ero davvero omosessuale quando, da adolescente, vivevo le mie prime esperienze con i ragazzi, questo libro mi ha levato ogni dubbio.

In altre occasioni ti avevo chiesto di aiutarmi a capire se ero o meno gay; se ero etero e semplicemente avevo avuto qualche esperienza “di passaggio” come tanti ragazzi 100% etero nel periodo adolescenziale.

Tu mi avevi giustamente messo di fronte alla realtà del mio essere omosessuale senza se e senza ma.

Questo libro è stato, come direbbero i francesi, “boulversant” per me. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di tutto quello che pensavo di me, di tutto quello che mi avevi detto di me.

Appena ho finito il libro ti racconto il resto delle mie impressioni ed emozioni. Intanto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Comunque è incredibile, le stesse identiche esperienze, sensazioni ed emozioni che ho provato io! Potrei averlo scritto io.

Un abbraccio,

Marco

__________

Caro Marco,

non ho letto il libro, ma da quello che tu ne scrivi penso possa essere proprio un ottimo libro. D’altra parte un libro è bello non quando tenta di dimostrare una tesi ma quando è vero, quando racconta cosa vere, quando è autobiografico, ed è ovvio che un libro crei una continuità tra autore e lettore non per questioni culturali e di stile, ma perché attraverso il libro si coglie una stretta analogia di esperienze reali. Vorrei allargare il discorso su un punto, quello che tu hai descritto non è solo esperienza tua  e dell’autore del libro, che così bene la rappresenta, ma, credimi, è l’esperienza comune di moltissime persone di tutte le età, che hanno vissuto turbamenti analoghi nella loro adolescenza. Il successo del romanzo è dovuto proprio al fatto che ci si sono ritrovati in tanti e che la risposta emotiva di tantissimi lettori è strettamente simile alla tua. I gay ce l’hanno eccome un patrimonio comune di esperienze, di emozioni, di sensazioni, e sono cose fondamentali, che magari si vivono a 13-14 anni, ma che poi non si dimenticano più per tutta la vita. Tu manifesti un così vivo interesse per il libro perché ti permette di tornare indietro negli anni e di rivivere esperienze che sono state intensissime. In effetti l’essere gay non è una cosa qualunque, un gay può vivere esperienze molto forti, nello stesso tempo profonde e coinvolgenti, che hanno certo una fondamentale componente sessuale ma che vanno molto al di là di questo. Innamorarsi ed essere ricambiati, cosa certo non comune, vuol dire arrivare a condividere l’intimità sessuale perché si sa che si condivide anche l’intimità affettiva e addirittura quella spirituale. L’innamorarsi, specialmente quello delle prime esperienze, ha una sua intima purezza, legata la fatto di non risentire di complicazioni intellettualistiche. Gli amori adolescenziali sono immediati e totali e non si scordano più, diventano gli archetipi della sessualità. Il primo contatto con la sessualità condivisa è travolgente, su questo non ci sono dubbi e se ne conserva distintamente memoria per tutte la vita.

Ti faccio una proposta, se te la senti: perché non mettere la tua mail nel forum? Penso che potrebbe essere utilissima a fare riflettere tanti ragazzi che faticano a riconoscere l’evidenza.

Un forte abbraccio e grazie della mail!

Project

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6006

OMO O BI-SESSUALITA’? KRAFFT-EBING E RAFFALOVICH RISPONDONO

Raffalovich conclude i suoi cinque casi sessuali citando un caso ripreso da Krafft-Ebing, cosa assai poco usuale per lui. In effetti, il caso è stato analizzato e valutato in modo molto diverso da Krafft-Ebinbg e da Raffalovich. Krafft-Ebing ne offre una valutazione esclusivamente esteriore, basata sui comportamenti oggettivi (la cosiddetta oggettività dell’osservazione scientifica), che si orienta verso la bisessualità, Raffalovich ragiona invece da gay, cioè da persona che valuta le situazioni relative ai comportamenti omosessuali in modo non schematico e, inevitabilmente, legato anche alla propria esperienza personale, e vede nel caso presentato la storia di un omosessuale, nonostante la presenza di rapporti eterosessuali. Se un gay dovesse valutare i comportamenti di un eterosessuale in un rapporto con una donna, dovrebbe necessariamente fermarsi ad una valutazione formale, o al massimo analogica, perché non avrebbe le coordinate necessarie per comprendere l’elemento soggettivo connesso con quei comportamenti. Da qui un’osservazione nasce spontanea: i primi studi “seri”, ossia meno formali e più capaci di capire le cose dall’interno, sul tema della omosessualità sono opera di omosessuali, e si potrebbe andare oltre, affermando che, per esempio, che chiarire le tematiche legate alla omosessualità maschile con un terapeuta eterosessuale o con una donna terapeuta, è molto diverso che farlo con un terapeuta omosessuale. In molte situazioni, sia di studio, che di rapporto terapeutico, per quanto si cerchi di spersonalizzare le funzioni dei soggetti coinvolti, il vissuto personale degli operatori può fare la differenza.
Vi lascio al breve testo di Raffalovich, che permetterà di chiarire meglio la situazione.
____

Mi è sembrato più utile citare in modo esteso quattro casi sessuali (quelli di due uomini alteri e generosi, Alfieri e Baber, quello di un genio sofferente, ingrato, desolante, che ci fa dubitare della natura umana quando lo si mette a confronto con la sua opera, che ha tutti i difetti del valletto, dell’uomo di lettere, del masturbatore, – e quello del libertino gioioso e instancabile) piuttosto che concedere solo qualche riga a una ventina di casi. Il caso seguente, che io riprendo da Krafft-Ebing, è troppo interessante per non figurare qui.

V. – Uranismo congenito molto caratterizzato, con rapporti intermittenti con le donne per ignoranza o imitazione, dal ventesimo al trentesimo anno.
J…, dell’età di trentasei anni (padre alcolista, ma nessun’altra eredità fastidiosa; solo, uno dei suoi fratelli è invertito e una delle sue sorelle passa per amare le donne; gli altri tre figli dello stesso padre sono normali, o meglio non ci viene detto nulla di loro), muscoloso, maschile, di buona costituzione, eccellente uomo d’affari. Preferisce le arti e la letteratura allo sport. È dolce, un po’ timido, un bravo ragazzo.

A quattro anni la vista del sesso di un uomo gli face molto effetto e si interessò sempre di più alle nudità maschili e usò tutti i trucchi (inimmaginabili) dell’infanzia per vederne. Penso che se avesse potuto ricordarsi di periodi anteriori a suoi quattro anni, avrebbe trovato che già si interessava all’uomo prima di aver visto la sua virilità. Comunque non è questa visione che ha determinato il suo uranismo. A quattordici anni imparò a da solo a masturbarsi e si immaginava uomini nudi. Dormiva con suo fratello e lo masturbava. A quindici anni si innamorò di un compagno ma tra loro non ci furono rapporti sessuali. A diciannove anni (al momento di questa seconda verginità dell’adolescenza) idolatrò uno studente; il suo amore era così sincero che rinunciò per un anno (il periodo che durò questo amore) alla masturbazione e non profanò mai il suo amore con delle proposte sessuali. A vent’anni (dopo questo amore) tentò il coito eterosessuale che non gli riuscì. Successivamente ci arrivò con delle donne amichevoli. Qualche volta, quando queste non gli procuravano piacere era costretto a far credere di avere rapporti con un uomo. A ventitré anni si innamorò di un uomo per un breve periodo. Poi ritornò alle donne per non masturbarsi, perché la sua abitudine diventava penosa per lui. Le donne non gli hanno mai ispirato nulla, nessun sentimento, nessun interesse; è solo dopo un’astinenza abbastanza prolungata che gli veniva il desiderio del coito. Si rese conto della sua vita sessuale solo a trent’anni. I suoi sogni erotici hanno sempre avuto per tema la masturbazione reciproca con uomini. A trentaquattro anni ha una folle passione per un giovane uomo che la condivide. Masturbazione reciproca. Poi, improvvisamente, rimorsi e rottura: seguita da una paura incessante di ricaderci. A trentacinque anni legge la Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing e va a consultarlo. Doveva sposarsi ed essere padre? Chiede se i figli gli somiglieranno. Informato dal dottore che è possibile, rinuncia completamente al matrimonio.

Krafft-Eging definisce questo come un caso di ermafroditismo psichico. Io non ci vedo nessun ermafroditismo. È un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali; o secondo la mia classificazione appartiene alle due categorie seguenti:

A. – Uranismo incoercibile malgrado dei rapporti eterosessuali,

[1] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno creduto che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore, e non hanno subito nessuna modificazione del loro uranismo;

[2] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato dei rapporti con delle donne per arrivare poi alla conoscenza della loro vita sessuale.
Dal punto di vista della psicologia delle soddisfazioni sessuali sarebbe interessante sapere se la masturbazione reciproca di J… provenisse dalla difficoltà di ottenere un coito più completo; perché J… disse al medico che la masturbazione reciproca gli era antipatica. Krafft-Ebing non spiega perché J… non cercasse altre soddisfazioni.

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5692

SESSUALITA’ OMOSESSUALE SECONDO HAVELOCK ELLIS

Prosegue la pubblicazione della versione italiana del trattato di Havelock Ellis dedicato all’inversione sessuale. Oggi potrete leggere le parti dedicate alla masturbazione, all’atteggiamento verso il sesso opposto, ai sogni erotici e alla cosiddetta attrazione pseudo-sessuale.

Ellis, smentendo molti luoghi comuni, riporta delle interessantissime valutazioni quantitative relative alla frequenza di specifiche pratiche sessuali, e in particolare della penetrazione anale (pedicatio), da parte degli omosessuali e anche alcune citazioni che permettono di cogliere gli aspetti affettivi connessi ai rapporti omosessuali. Cito come esempio due brani:

“Considerando i 57 uomini invertiti di cui ho una conoscenza ben definita, trovo che 12, trattenuti da considerazioni morali o da altro, non hanno mai avuto alcun rapporto fisico con il proprio sesso. In 22 casi il rapporto sessuale raramente va al di là di uno stretto contatto fisico e delle carezze, o al massimo della masturbazione reciproca e del rapporto intercrurale. In 10 o 11 casi la fellatio (l’eccitazione orale) – spesso in aggiunta ad una qualche forma di masturbazione reciproca, di solito, anche se non sempre, come agente attivo – è la forma preferita. In 14 casi, è stata esercitata una vera pedicatio – di solito attiva, non passiva -. In questi casi, comunque, la pedicatio non è affatto, sempre o abitualmente, anche il metodo preferito di gratificazione. Sembra essere il metodo preferito in circa 7 casi. Molti che non l’hanno mai sperimentata, tra cui alcuni che non hanno mai praticato alcuna forma di rapporto fisico, affermano di non avere alcuna obiezione contro la pedicatio; alcuni dicono la stessa cosa rispetto alla pedicatio attiva, altri rispetto alla pedicatio passiva. La percentuale di invertiti che praticano o hanno in qualche momento sperimentato la pedicatio, rilevata in questo modo, è grande (quasi il 25 per cento). In Germania Hirschfeld ritiene che sia solo l’8 per cento, e Merzbach solo il 6. Credo, tuttavia, che una valutazione induttiva più ampia, a partire da un maggior numero di casi americani e inglesi darebbe una percentuale molto più vicina a quella trovata in Germania.”

“A volte si suppone che nelle relazioni omosessuali una persona sia sempre attiva, fisicamente ed emotivamente, e l’altra passiva. Tra gli uomini, in ogni caso, molto spesso non accade così, e l’invertito non può dire se si sente come un uomo o come una donna. Così uno scrive: –

“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”

Vi lascio alla lettura integrale del testo.

Project

______

MASTURBAZIONE.- Moreau riteneva che la masturbazione fosse la causa dell’inversione sessuale e Krafft-Ebing la considerava capace di indurre ogni tipo di perversione sessuale; la stessa opinione è stata recentemente ripetuta da molti autori, ma ormai non è più accettata. Moll ha decisamente respinto l’idea che la masturbazione possa essere la causa dell’inversione; Näcke nega ripetutamente che la masturbazione, non più della seduzione, possa mai produrre vera inversione; Hirschfeld non le attribuisce alcun significato eziologico. Molti anni fa ho prestato particolare attenzione a questo punto e sono giunto ad una conclusione simile. Che la masturbazione, soprattutto in tenera età, possa a volte indebolire le attività sessuali e aiutare le manifestazioni dell’inversione, io certamente credo.  Ma al di là di questo c’è ben poco nella storia dei miei casi di sesso maschile che indichi la masturbazione come causa dell’inversione. È vero che 44 su 51 ammettono che hanno praticato la masturbazione, – in ogni situazione, di tanto in tanto o in qualche periodo della loro vita, – ed è possibile che questa percentuale sia più grande di quella trovata tra le persone normali. Anche in tal caso, tuttavia, non è difficile da spiegare, tenendo conto del fatto che la persona omosessuale non ha le stesse opportunità della persona eterosessuale di gratificare i suoi istinti, e che la masturbazione può talvolta apparire legittimamente a quella persona come il minore dei due mali. [1] Non solo la masturbazione non è stata praticata in alcun periodo in almeno 7 dei casi (perché su alcuni casi non ho informazioni), ma in molti altri casi non è mai stata praticata fino a molto tempo dopo l’apparire dell’istinto omosessuale, in un caso non prima dei 40 anni, e solo di tanto in tanto. In almeno 8 è stata praticata solo al tempo della pubertà; in almeno 8, tuttavia, è cominciata prima della pubertà; almeno 9 l’hanno abbandonata prima dell’età di circa 20 anni. Purtroppo, finora, abbiamo poche prove definitive della prevalenza e della portata della masturbazione tra gli individui normali.

Tra le donne la masturbazione è stata riscontrata in almeno 5 casi su 7. In un caso non ci fu masturbazione fino ad un’età relativamente tarda della vita, e solo per brevi periodi e in circostanze eccezionali. In un altro caso, è stata praticata alcuni anni dopo l’esperienza dell’attrazione omosessuale, anche se non in eccesso, a partire dall’età della pubertà per circa quattro anni, e poi abbandonata; nel corso di questi anni le sensazioni sessuali fisiche erano più imperative di quanto non fossero percepite in seguito. In 2 casi la masturbazione è appresa spontaneamente subito dopo la pubertà, e in uno di questi è stata praticata in eccesso prima che le manifestazioni dell’inversione divenissero ben definite. In tutti i casi i soggetti sono risoluti nell’affermare che questa pratica non ha portato all’attrazione omosessuale, né è stata causata dall’attrazione omosessuale, che considerano come un sentimento molto più alto, e si deve aggiungere che la pratica occasionale della masturbazione è tutt’altro che rara tra donne abbastanza normali. [2]

Stando così le cose, sono certamente incline a credere che l’indulgere precocemente ed eccessivamente alla masturbazione, benché non sia una causa adeguata, sia comunque una condizione che favorisce lo sviluppo dell’inversione, e che questo è particolarmente vero nelle donne. La precocità sessuale indicata dalla masturbazione precoce ed eccessiva, senza dubbio a volte rivela un organismo già predisposto all’omosessualità. Ma, a parte questo, quando la masturbazione nasce spontaneamente in età precoce su base puramente fisica, sembra che tenda a produrre una separazione tra gli aspetti fisici e gli aspetti psichici dell’amore sessuale. Le manifestazioni sessuali sono tutte deviate in questa direzione fisica, e il bambino non sa che tali fenomeni sono normalmente collegati con l’amare; poi, quando un’attrazione più spirituale appare con lo sviluppo adolescenziale, questo divorzio si perpetua. Non si ha la comparsa simultanea delle sensazioni fisiche e psichiche all’arrivo dell’età dell’attrazione sessuale, perché le sensazioni fisiche sono state prematuramente deviate dal loro fine naturale, e diventa così anormalmente facile per una persona dello stesso sesso intervenire e prendere il posto appartenente di diritto ad una persona del sesso opposto. Questo mi è certamente sembrato il corso degli eventi in alcuni casi che ho osservato.

L’ATTEGGIAMENTO VERSO IL SESSO OPPOSTO. – In 17 casi (di cui 5 sono sposati e altri si propongono di sposarsi) c’è attrazione sessuale per entrambi i sessi, una condizione precedentemente chiamata ermafroditismo psico-sessuale, ma ora più comunemente bisessualità. In questi casi, anche se vi è piacere e soddisfazione nei rapporti con entrambi i sessi, di solito c’è un maggior grado di soddisfazione in relazione a un sesso. La maggior parte dei bisessuali preferiscono il proprio sesso. È curiosamente raro trovare una persona, uomo o donna, che per scelta esercita i rapporti con entrambi i sessi e preferisce il sesso opposto. Ciò sembrerebbe indicare che i bisessuali possono davvero essere invertiti.

In ogni caso, la bisessualità sconfina impercettibilmente nella semplice inversione. In almeno 16 dei 52 casi di semplice inversione negli uomini, vi è stato congiungimento con le donne, in alcuni casi solo una o due volte, in altri nel corso di diversi anni, ma sempre con uno sforzo, o per un senso di dovere e di ansia di essere normale; non hanno mai avuto alcun vero piacere nell’atto, o senso di soddisfazione dopo di esso. Quattro di questi casi sono sposati, ma le relazioni matrimoniali in genere cessavano dopo pochi anni. Almeno altri quattro sono stati attratti da donne quando erano più giovani, ma non lo sono ora; un altro una volta si sentì sessualmente attratto da una donna, da ragazzo, ma non fece alcun tentativo di costruire un qualunque rapporto con lei; 3 o 4 altri ancora  hanno cercato di avere rapporti con le donne, ma non ci sono riusciti. La maggior parte dei miei casi non ha mai avuto alcuna intimità sessuale con il sesso opposto, [3] e alcuni di essi provano quello che, nel caso di un invertito maschio, è talvolta chiamato horror feminæ [orrore della donna]. Ma, mentre la donna come oggetto del desiderio sessuale è in questi casi disgustosa per loro, ed è di solito è difficile per un vero invertito avere un rapporto con una donna se non attraverso la creazione di immagini del suo stesso sesso, per la maggior parte, gli invertiti sono capaci di vere amicizie, a prescindere dal sesso.

Forse, non è difficile spiegare quell’orrore – molto più forte rispetto a quello normalmente provato verso una persona dello stesso sesso – col quale l’invertito considera spesso gli organi sessuali delle persone del sesso opposto. Non si può dire che gli organi sessuali di entrambi i sessi sotto l’influenza dell’eccitazione sessuale siano esteticamente gradevoli; diventano solo emotivamente desiderabili attraverso l’eccitazione corrispondente di chi li guarda. Quando l’assenza di eccitazione corrispondente è accompagnata in chi guarda dal senso di scarsa familiarità come nell’infanzia o da una ipersensibilità nevrotica, ci sono tutte le condizioni per la produzione di un intenso horror feminæ o horror masculi, a seconda dei casi. È possibile che, come Otto Rank sostiene nel suo interessante studio, “Die Naktheit im Sage und Dichtung,” questo orrore degli organi sessuali del sesso opposto, in una certa misura sentito anche dalle persone normali, sia incarnato dalle leggende sulle Melusine. [4]

SOGNI EROTICI.-I nostri sogni seguono, come regola generale, gli impulsi che agitano la nostra vita psichica da svegli. L’uomo o la donna normali nel loro vigore sessuale sognano di amare una persona del sesso opposto; l’uomo invertito sogna di amare un uomo, la donna invertita di amare una donna. [5] I sogni quindi hanno un certo valore nella diagnosi, soprattutto dal momento che c’è meno riluttanza a confessare un sogno perverso che un’azione perversa.

Ulrichs per primo ha fatto riferimento al significato dei sogni degli invertiti. In un periodo successivo Moll ha sottolineato che essi hanno un certo valore nella diagnosi quando non sappiamo con certezza in che misura la tendenza invertita sia radicale. Poi Näcke più volte ha sottolineato l’importanza dei sogni come, secondo lui, il test più delicato che possediamo nella diagnosi di omosessualità; [6] questa era una visione esagerata che non riusciva a tenere conto delle varie influenze che possono deviare i sogni. Hirschfeld ha fatto la più ampia indagine su questo punto, e ha scoperto che tra 100 invertiti 87 avevano sogni esclusivamente omosessuali, mentre la maggior parte degli altri non aveva sogni del tutto. [7] Tra i miei casi, solo 4 affermano con sicurezza che non ci sono sogni erotici, mentre 31 riconoscono che i sogni riguardano più o meno persone dello stesso sesso. Di questi, almeno 16 affermano o sottintendono che i loro sogni sono esclusivamente sullo stesso sesso. Due, anche se apparentemente invertiti congenitamente, hanno avuto sogni erotici di donne, in un caso più frequentemente che sogni erotici di uomini; queste due eccezioni non hanno alcuna apparente spiegazione. Un altro sembra avere sogni sessuali, tipo incubo, in cui compaiono le donne. In un altro caso c’erano sempre all’inizio sogni di donne, ma questo individuo aveva avuto a volte rapporti con le prostitute, e non è assolutamente indifferente alle donne, mentre un altro, i cui sogni rimangono eterosessuali, aveva nella prima parte della vita una certa attrazione per le ragazze. Nei casi di chiara bisessualità non vi è unanimità; 2 sognano del loro stesso sesso, 2 sognano di entrambi i sessi, di solito 1 sogna del sesso opposto, e un uomo, sognando di entrambi, non ama quei sogni in cui figurano le donne. In almeno 3 casi i sogni di carattere sessuale sono iniziati all’età di 8 anni o anche prima.

I fenomeni presentati da sogni erotici, allo stesso modo in persone normali e anormali, sono un po’ complessi, ed i sogni non sono affatto una guida sicura per l’orientamento sessuale vero del sognatore. Le fluttuazioni delle immagini oniriche possono essere illustrate dalle esperienze di uno dei miei soggetti che riassume così, indirettamente, le proprie esperienze: “Quando era ancora un bambino, di solito, era perseguitato da sogni lordi e grotteschi di uomini adulti nudi, che devono essere stati erotici. All’età della pubertà sognava in due modi, ma sempre di maschi, una specie di visione era molto idealistica, il volto di un giovane uomo raggiante e bello con i capelli fluenti gli appariva su uno sfondo di ombre oscure. L’altra era oscena, ed era generalmente la vista dei genitali di uno stalliere o di un carrettiere in uno stato di erezione violenta. Non ha mai avuto sogni erotici o sentimentali sulle donne; ma quando il sogno era spaventoso, il personaggio che faceva spavento era invariabilmente femminile. Nei sogni ordinari, le donne della sua famiglia o le sue conoscenti giocavano un ruolo insignificante. All’età di 24 anni, dopo aver deciso di vincere le sue passioni omosessuali, si è sposato, non ha trovato difficoltà nel convivere con la moglie, e ha generato diversi bambini, anche se ha ottenuto solo un piccolo piacere passionale dall’atto sessuale. Ha continuato a sognare esclusivamente di uomini, per diversi anni; e le visioni oscene sono diventate più frequenti rispetto a quelle idealizzate. A poco a poco, grossolani e poco interessanti sogni erotici di donne cominciarono a tormentare la sua mente nel sonno. Un curioso particolare per quanto riguarda il nuovo tipo di visione era che non sognava donne intere, ma solo le loro parti sessuali, viste in modo confuso; e le emissioni seminali che accompagnavano le immagini mentali lasciavano una sensazione di stanchezza e di disgusto. Nel corso del tempo, sua moglie e lui stesso hanno accettato di vivere separatamente per quanto riguarda i rapporti sessuali. Poi si è abbandonato la sua passione per i maschi, e ha perso del tutto quei sogni femminili rudimentali che si erano sviluppati durante il periodo di convivenza matrimoniale.”

Non solo è possibile per un vero invertito essere addestrato ai sogni erotici eterosessuali, ma i sogni omosessuali possono occasionalmente essere sperimentati da persone che sono, e sono sempre state, esclusivamente eterosessuali. Potrei presentare molte prove su questo punto. (Confronta. “autoerotismo” in Vol. I di questi Studi.) Sia gli uomini e le donne che sono sempre stati di marcata tendenza eterosessuale, senza la minima traccia di inversione, sono passibili di rari sogni omosessuali, che non prevedono necessariamente l’orgasmo o nemmeno una marcata eccitazione sessuale, e, a volte sono accompagnati da un sentimento di ripugnanza. A titolo di esempio posso presentare un sogno (di origine sconosciuta) di una signora esclusivamente eterosessuale di 42 anni; sognò che era a letto con un’altra donna, a lei sconosciuta, ed era sdraiata sul suo stomaco, mentre con la mano destra stesa stava toccando le parti sessuali dell’altra. Poteva percepire distintamente il clitoride, la vagina, ecc .; sentiva una specie di disgusto per se stessa per quello che stava facendo, ma continuò fino a quando si svegliò; a si trovò sdraiata sul suo stomaco, come nel sogno, e in un primo momento pensò di avere toccato se stessa, ma si rese conto che questo non poteva essere accaduto. (Niceforo, che crede che l’inversione possa svilupparsi a partire dalla masturbazione, ritiene che i sogni di masturbazione per associazione di idee possono assumere un carattere invertito [Le Psicopatie Sessuali, 1897, pp 35, 69.]; questo, tuttavia, deve essere raro, e non vale per la maggior parte dei sogni in questione.)

Näcke e Colin Scott, alcuni anni fa, in modo indipendente hanno fatto riferimento ai casi in cui persone normali sono state suscettibili di sogni omosessuali, e Féré (Revue de Médecine, dicembre 1898) ha fatto riferimento ad un uomo che aveva orrore delle donne, ma sembrava manifestare la sua omosessualità solo nei suoi sogni. Näcke (Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1907, Heft I, 2) chiama i sogni che rappresentano una reazione opposta alla vita ordinaria del sognatore “sogni di contrasto.” Hirschfeld, che accetta i “sogni di contrasto “di Näcke in relazione all’omosessualità, ritiene che essi indichino una bisessualità latente. Possiamo ammettere che sia così, nello stesso senso in cui un’immagine a colori complementari richiamata da un altro colore indica la possibilità di percepire quel colore. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, mi sembra che i sogni omosessuali in persone normali possano essere semplicemente spiegati come dipendenti dall’ordinaria confusione e transizione delle immagini oniriche. (Vedi Ellis, The World of Dreams, in particolare il cap. II).

Metodi del rapporto sessuale.- Le esatte modalità in cui un istinto invertito trova soddisfazione è spesso importante dal punto di vista medico-legale; [8] dal punto di vista psicologico è di minore importanza, essendo principalmente interessante in quanto mostra il grado in cui l’individuo si è allontanato dai sentimenti istintivi dei suoi compagni normali.

Considerando i 57 uomini invertiti di cui ho una conoscenza ben definita, trovo che 12, trattenuti da considerazioni morali o da altro, non hanno mai avuto alcun rapporto fisico con il proprio sesso. In 22 casi il rapporto sessuale raramente va al di là di uno stretto contatto fisico e delle carezze, o al massimo della masturbazione reciproca e del rapporto intercrurale. In 10 o 11 casi la fellatio (l’eccitazione orale) – spesso in aggiunta ad una qualche forma di masturbazione reciproca, di solito, anche se non sempre, come agente attivo – è la forma preferita. In 14 casi, è stata esercitata una vera pedicatio [9] – di solito attiva, non passiva -. In questi casi, comunque, la pedicatio non è affatto, sempre o abitualmente, anche il metodo preferito di gratificazione. Sembra essere il metodo preferito in circa 7 casi. Molti che non l’hanno mai sperimentata, tra cui alcuni che non hanno mai praticato alcuna forma di rapporto fisico, affermano di non avere alcuna obiezione contro la pedicatio; alcuni dicono la stessa cosa rispetto alla pedicatio attiva, altri rispetto alla pedicatio passiva. La percentuale di invertiti che praticano o hanno in qualche momento sperimentato la pedicatio, rilevata in questo modo, è grande (quasi il 25 per cento). In Germania Hirschfeld ritiene che sia solo l’8 per cento, e Merzbach solo il 6. Credo, tuttavia, che una valutazione induttiva più ampia, a partire da un maggior numero di casi americani e inglesi darebbe una percentuale molto più vicina a quella trovata in Germania. [10 ]

ATTRAZIONE PSEUDOSESSUALE – A volte si suppone che nelle relazioni omosessuali una persona sia sempre attiva, fisicamente ed emotivamente, e l’altra passiva. Tra gli uomini, in ogni caso, molto spesso non accade così, e l’invertito non può dire se si sente come un uomo o come una donna. Così uno scrive: –

“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”

Resta vero, però, che si può solitamente rintracciare ciò che è possibile chiamare attrazione pseudo-sessuale, e con questo intendo la tendenza dell’invertito ad essere attratto verso persone diverse da lui, in modo che nei suoi rapporti sessuali ci sia una certa parvenza di opposizione sessuale. Numa Praetorius ritiene che nell’omosessualità l’attrazione degli opposti – l’attrazione per i soldati e altri vigorosi tipi primitivi – gioca un ruolo più importante che tra gli amanti normali. [11] Questa attrazione pseudo-sessuale non è, tuttavia, come sottolinea Hirschfeld, [12] e come vediamo dalle Storie qui presentate, in alcun modo invariabile.

N. scrive: “A me sembra che l’elemento femminile debba necessariamente esistere nel corpo che desidera il maschio, e che la natura salvi le sue leggi nello spirito, anche se le viola nella forma. Il resto è tutta una questione di temperamento individuale e di ambiente. La natura femminile dell’invertito, anche se è ostacolata dal suo travestimento di carne, è ancora in grado di esercitare un’influenza straordinaria e attira con insistenza il maschio. Questa influenza sembra che sia chiamata ad agire più violentemente in presenza dei maschi che possiedono un forte magnetismo sessuale loro proprio. Questi uomini sono generalmente più o meno consapevoli dell’influenza, e il risultato è o un apprezzamento vago, che farà in modo che il maschio si chieda perché ha successo con gli invertiti, oppure l’influenza sarà intesa come qualcosa di incongruo e innaturale, e verrà di conseguenza rifiutata. A volte, infatti, la sensazione ricambiata (circostanza e opportunità permettendo) si rivelerà abbastanza forte da indurre ai rapporti sessuali. La ragione quindi generalmente dominerà l’istinto, e la sensazione, nata inconsapevole, sarà probabilmente cambiato in repulsione. Inoltre, l’influenza agisce allo stesso modo sulle donne che, soprattutto se sono fortemente sessuali, provano sensazioni involontarie di disgusto o di avversione rispetto al mettersi con invertiti. L’invertito dovrà tuttavia affrontare una terribile realtà, non importa quanto egli possa desiderare di evitarla e possa cercare di ingannare se stesso. C’è per lui quasi una assoluta assenza di qualsiasi vera soddisfazione sia quanto agli affetti che quanto ai desideri. Tutta la sua vita trascorre in una vana ricerca e in un vano desiderio del maschio, l’antitesi della sua natura, e nel ritrovarsi con gli altri invertiti deve per forza accontentarsi di chi è maschio solo formalmente, l’ombra senza la sostanza. In effetti, un invertito riguarda necessariamente l’altro invertito come se fosse dello stesso sesso femminile indesiderato come lui stesso, e per questo motivo si troverà che, mentre esistono spesso amicizie tra invertiti (e queste sono tipicamente femminili, instabili, e suscettibili di tradimento), i legami d’amore sono meno comuni, e quando si verificano naturalmente devono essere basati su un notevole auto-inganno. Le gratificazioni venali sono sempre, naturalmente, tanto possibili quanto insoddisfacenti, e qui forse alcune delle peculiarità di gusto che accompagnano l’inversione possono ammettere una delucidazione. Nel considerare la predilezione particolare dimostrata dagli invertiti per i giovani di posizione sociale inferiore, per i portatori di uniformi, per l’estremo sviluppo fisico e la virilità non necessariamente accompagnata da intellettualità, si deve tener conto della probabile condotta delle donne collocate in una posizione di completa irresponsabilità combinata con l’assoluta libertà di azione e con ogni opportunità di promiscuità. Mi sembra che l’importanza di riconoscere l’elemento femminile di fondo nell’inversione non possa essere mai troppo fortemente sottolineata.”

“La maggioranza” [degli invertiti], scrive “Z”, “non differiscono in alcun dettaglio del loro aspetto esteriore, nel loro fisico, o nel loro abito dagli uomini normali. Sono atletici, di modo di fare maschile, franchi nei comportamenti, e passano anno dopo anno attraverso la società senza destare sospetto sul loro temperamento interiore, se non fosse così, la società avrebbe da molto tempo aperto gli occhi sulla quantità di sessualità pervertita che essa stessa nasconde “. Queste righe sono state scritte, non in opposizione alle distinzioni più sottili puntualizzate sopra, ma a confutazione dell’errore volgare che confonde l’invertito tipico con le creature dipinte e femminilizzate che appaiono nei distretti di polizia di tanto in tanto, e i cui ritratti sono presentati da Lombroso, Legludic, ecc.. In un’altra occasione lo stesso autore ha sottolineato che, pur esprimendo un accordo generale con l’idea di una attrazione pseudo-sessuale: “Il rapporto non è affatto sempre ricercato e iniziato dalla persona che è anormalmente costituita. Voglio dire che posso citare i casi di uomini decisamente maschili che si ingraziavano gli invertiti, e hanno trovato la loro felicità nella passione ricambiata. E ancora, un uomo decisamente maschile di questo tipo una volta mi ha detto: ‘gli uomini sono molto più affettuosi rispetto alle donne.’ [Proprio le stesse parole sono state utilizzate da uno dei miei soggetti.] Inoltre, il rapporto nasce qualche volta quasi per caso per giustapposizione, quando è difficile dire se uno dei due fin dall’inizio abbia avuto una tendenza invertita di tipo ben marcato. In questi casi la relazione sessuale sembra arrivare come un rafforzamento dell’affetto cameratesco, e la si trova piacevole – a volte, penso, si scopre che è sicura oltre che soddisfacente. D’altra parte, per quanto ne so, è estremamente raro osservare una relazione permanente tra due uomini nettamente invertiti.”

La tendenza all’attrazione pseudo-sessuale nell’omosessuale sembrerebbe dunque comportare una preferenza per le persone normali. Fino a che punto questo accada sembra difficile affermarlo positivamente. Solitamente, si può dire, un invertito si innamora (esattamente come nel caso di una persona normale) senza alcun calcolo intellettuale della capacità temperamentale di ricambiare l’affetto che l’oggetto del suo amore può possedere. Naturalmente, tuttavia, non vi può essere alcun adeguato ritorno di affetto in assenza di una disposizione omosessuale attuale o latente. Su questo punto un corrispondente americano (H. C.), con una grande conoscenza dell’inversione in molti paesi, scrive: “Uno dei vostri corrispondenti dichiara che gli invertiti desiderano rapporti sessuali con gli uomini normali, piuttosto che tra di loro. Se questo è vero, non l’ho mai trovato esemplificato nemmeno una volta in tutta la mia vasta esperienza di invertiti, e ho presentato la sua affermazione a più di 50 invertiti. Questi hanno risposto invariabilmente che a meno che un uomo non sia agli stesso omosessuale, quasi tutto il piacere della fellatio è assente. Il fatto è che la maggior parte degli invertiti si raggruppa non per un’esigenza, ma per una scelta. Il semplice atto sessuale è, se mai, molto meno l’unico oggetto di interesse tra inverti di quanto non lo sia tra uomini e donne normali. Perché l’invertito dovrebbe sospirare per un rapporto con gli uomini normali, in cui le confidenze reciproche e le simpatie e l’amore sarebbero fuori questione? Personalmente, mi rifiuto di impegnarmi nella fellatio con un uomo che è dedito alle donne; il pensiero di una cosa simile mi ripugna e questo è l’atteggiamento di ogni invertito che ho interrogato. L’approccio più vicino alla conferma della teoria del vostro corrispondente è stato quando un invertito estremamente femminile, qua e là, ha ammesso il desiderio che un uomo normale fosse un invertito. Infatti, la gamma dei temperamenti dell’inversione di per sé è abbastanza ampia per abbracciare gli ideali più ampiamente divergenti. Come le mie richieste di maggiore importanza possono essere realizzante nel ragazzo dolce e bello, così la sua propria più gagliarda affinità risiede in me. Se gli invertiti fossero in realtà donne, allora davvero il maschio normale sarebbe il loro ideale. Ma gli invertiti non sono donne. Gli invertiti sono maschi capaci di appassionata amicizia, e il loro ideale è un maschio che dia loro in cambio appassionata amicizia.”

In almeno 24 dei miei casi di maschi , e probabilmente in molti di più, c’è un contrasto marcato, e in un certo numero ancora più grande di casi un contrasto meno marcato, tra il soggetto e gli individui verso cui è attratto; o lui è di natura un po’ femminile e sensibile, e ammira le nature più semplici e virili, o lui è abbastanza vigoroso e ammira i ragazzi che spesso sono di classe sociale più bassa. Anche le donne invertite sono attratte da persone femminili più propense ad un legame. [13] L’attrazione sessuale per i ragazzi è, senza dubbio, come sottolinea Moll, quella forma di inversione che si avvicina di più alla sessualità normale, perché chi ne è soggetto di solito si avvicina di più all’uomo medio nella disposizione fisica e mentale. La ragione di questo è ovvia: i ragazzi assomigliano alle donne, e quindi si richiede una meno profonda svolta biologica per diventare sessualmente attratto da loro. Chiunque abbia visto rappresentazioni teatrali private ​​nelle scuole dei ragazzi avrà osservato quanto sia facile per i ragazzi impersonare le donne con successo, ed è ben noto che fino alla metà del XVII secolo le parti delle donne sul palco erano sempre ricoperte da ragazzi, sia con che senza oltraggio alla morale loro o di altri. [14] È anche degno di nota che in Grecia, dove l’omosessualità è fiorita in modo così esteso, e apparentemente con così poco accompagnamento di degenerazione nevrotica, si è spesso ritenuto che solo i ragazzi sotto i 18 anni dovessero essere amati; in modo che l’amore dei ragazzi si congiungesse con l’amore delle donne. Circa 18 dei miei casi sono più fortemente attratti da giovani, – preferibilmente di un’età compresa tra i 18  e i 20 anni circa, – e questi sono, per la maggior parte, tra i casi più normali e sani. Una preferenza per gli uomini più anziani, oppure un notevole grado di indifferenza all’età, è più comune, e forse indica un grado più profondo di perversione.

Tralasciando l’età dell’oggetto desiderato, va detto che c’è una piuttosto generale, ma non universale, tendenza degli invertiti sessuali ad avvicinarsi al tipo femminile, nella disposizione psichica o nella costituzione fisica, o in entrambe. [15] Non posso dire quanto questo possa essere motivato dal sistema nervoso irritabile e dalla salute delicata che sono spesso associati con l’inversione, anche se questo è certamente un fattore importante. Anche se l’invertito stesso può fermamente affermare la sua mascolinità, e anche se questa femminilità può non essere molto evidente, la sua ampia prevalenza si può affermare con ragionevole sicurezza, e in nessun modo solo tra la piccola minoranza degli invertiti che assumono un ruolo esclusivamente passivo, anche se in questi di solito è più marcata. Di questo trovo conferma in  Q., che scrive: “In tutti, o certamente in quasi tutti i casi di invertiti maschi congeniti (esclusi gli ermafroditi psico-sessuali), che io conosco c’è stata una notevole sensibilità e delicatezza di sentimento, simpatia, e un’attitudine intuitiva della mente, come quella che generalmente associamo con il sesso femminile, anche se il corpo può essere molto maschile nella sua forma e nei suoi atteggiamenti.”[16] Quando, tuttavia, un invertito di notevole personalità disse a Moll:”Noi siamo tutti donne, non lo neghiamo”, mise la questione in una forma troppo estrema. I tratti femminili degli omosessuali non sono di solito di tipo molto marcato. “Credo che gli invertiti di natura chiaramente femminile siano rare eccezioni”, ha scritto Nacke: [17] e questa dichiarazione può essere accettata anche da coloro che sottolineano la prevalenza dei tratti femminili tra gli invertiti.

Nelle donne invertite un certo grado di mascolinità o di caratteristiche da ragazzo è altrettanto diffuso, e non si trova di solito nelle donne da cui sono attratte. Anche nell’inversione prevale ancora il bisogno di una certa opposizione sessuale – il desiderio di qualcosa che l’amante stesso non possiede -. Esso si esprime talvolta in una attrazione tra persone di diversa razza e colore. Mi è stato detto che nelle prigioni americane per le donne, le relazioni lesbiche sono particolarmente frequenti tra donne bianche e nere [18] Un’affinità simile si trova tra gli arabi, spiega Kocher; e se una donna araba ha un amica lesbica quest’ultima è di solito europea. Pure in Cocincina, secondo Lorion, mentre i cinesi sono prevalentemente pederasti attivi, gli Annamiti sono principalmente passivi.

Si deve, tuttavia, tenere presente che, nell’amore normale, l’omogamia, l’attrazione tra simili, prevale sull’eterogamia, l’attrazione tra persone diverse, che è essenzialmente limitata a quelle caratteristiche che appartengono alla sfera dei caratteri sessuali secondari; [19] lo stesso sembra essere vero per l’inversione, e gli omosessuali sono probabilmente, nel complesso, più attratti dai tratti che essi stessi pensano di possedere che da quelli che sono a loro estranei. [20]

_______

[1] Uno dei miei soggetti scrive: “Io penso che gli invertiti siano naturalmente più propensi ad indulgere all’auto-gratificazione rispetto alle persone normali, in parte a causa della repressione perpetua e della frustrazione dei loro desideri, e anche a causa del fatto che in realtà possiedono in se stessi la forma desiderata del maschio. Questa idea è un po’ difficile da spiegare, ma si può facilmente immaginare a che frenesie di auto-abuso un uomo normale sarebbe spinto supponendo che egli avesse inclusa in se stesso la forma della femmina.”

[2] Non mi spingo qui a considerare la prevalenza normale e il significato della masturbazione e dei fenomeni connessi, dato che ho già affrontato questo tema nello studio sull’”autoerotismo”, nel volume I di questi Studi.

[3] Hirschfeld trova anche, tra gli invertiti tedeschi (Die Die Homosexualität, ch iii.), che la maggioranza (anche se si tratta di una maggioranza inferiore a quella che io trovo in Inghilterra e negli Stati Uniti) non ha avuto rapporti sessuali con le donne; il 53 per cento, egli afferma, tra cui un paio di uomini sposati, non ha mai nemmeno tentato il coito, e oltre il 50 per cento è presumibilmente impotente. Il numero di donne invertite che non hanno mai avuto rapporti sessuali con gli uomini è ancora più grande.

[4] Otto Rank, Imago, Heft 3 1913.

[5] I sogni erotici sono stati discussi in “Autoerotismo”, vol i di questi Studi, e le più ampie implicazioni dell’argomento sono state discusse in un altro lavoro, The Study of Dreams. Molti riferimenti alla vasta letteratura si trovano in entrambi questi luoghi.

 [6] Per esempio, Archiv für Psychiatrie, 1899;  Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1900.

[7] Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 71 e seguenti. Hirschfeld ritiene che i sogni dell’invertito ricadano in due gruppi: uno in cui il sognatore immagina di abbracciare una persona dello stesso sesso, e un altro in cui immagina che egli stesso sia del sesso opposto. Quest’ultima classe di sogni, costituendo un gruppo pseudo-eterosessuale, mi sembra essere rara, e questi sogni possono, inoltre, verificarsi in persone eterosessuali.

[8] Vedi  Thoinot e Weysse, Medico-legal Aspects of Moral Offenses, pp. 165, 291, ecc..

[9] Pedicatio (o pædicatio) è il termine tecnico più generalmente accettato per l’intromissione sodomitica del pene nell’ano. Di solito è derivato dal greco pais (ragazzo), ma alcuni autori lo fanno derivare da pedex o podex (ano). I termini “pederastia” e “pederasta” sono a volte utilizzati per indicare lo stesso atto e il relativo agente. Questo uso, tuttavia, è indesiderabile. Si consiglia di limitare la parola “pederastia” al il suo corretto utilizzo, come nome della speciale istituzione dell’amore greco dei ragazzi. Si può aggiungere che i Greci stessi usavano molti nomi (fino a 74) al posto di pederastia. Vedi, a questo fine di nomenclatura, Iwan Bloch, Der Ursprung der Syphilis, vol. ii, pp. 527, 563.

[10] Sono le forme più grossolane di perversione che vengono subito rilevate in ogni campo. Nella prima edizione di questo Studio la prevalenza della pedicatio era ancora maggiore; non viene praticata da nessuno dei soggetti delle Storie aggiunte alla presente edizione, anche se molti non vedono alcuna obiezione contro la pedicatio.

[11] Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, p. 712.

[12] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 276 e seguenti.

[13] “Gli uomini”, sottolinea D., “tendono a innamorarsi di ragazzi o di giovani, i ragazzi  e i giovani di uomini adulti, le nature femminili di nature virili e viceversa, e le razze diverse tendono ad innamorarsi tra di loro.”

[14] Stubbes, nella sua Anatomy of Abuses, ha affermato che “gli attori e i frequentatori del teatro nei loro conclavi segreti giocano ai sodomiti”, e si riferisce ad alcuni recenti esempi di uomini che erano stati disperatamente innamorati di ragazzi attori vestiti in abbigliamento femminile, al punto di far loro richieste a voce, con lettere, e anche in realtà di abusare di loro. Più tardi, nel 1633, Prynne, nel suo Histrio-Mastix (parte 1, pag. 208 e segg.), ha condannato fermamente  sulla stessa base “questo abbigliarsi con abiti da donna” da parte degli attori, e aggiunge di aver sentito, riportato in modo credibile, di un accademico del Balliol College che era violentemente innamorato di un ragazzo attore. In Giappone, dove anche, come accade in Cina, le parti femminili sulla scena sono prese da uomini (non sempre giovani), l’omosessualità di questi attori è diventata, nel corso dei secoli XVII e XVIII, talmente nota che essi costituivano una classe che richiedeva un regolamento speciale come Joro, o prostitute.

 [15] Questo è stato sottolineato anche dai primi scrittori moderni sull’omosessualità, come Hössli. Vedi Hirschfeld, “Vom Wesen der Liebe,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, 1906, p. 124 e segg.

[16] Allo stesso modo Numa Praetorius asserisce (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, p. 732) che anche gli uomini omosessuali più virili mostrano tratti femminili, e aggiunge che non ci si può aspettare che sia altrimenti quando notiamo quanto costantemente le donne omosessuali mostrano tratti maschili.

[17] Näcke, “Die Diagnose der Homosexualität,” Neurologisches Centralblatt, 16 Aprile 1908.

[18] Così anche tra le educande americane. Così Margaret Otis (Journal of Abnormal Psychology, giugno 1913) ha descritto l’attrazione che le ragazze negre esercitano sulle ragazze bianche a scuola. La corrispondenza di queste amanti, e, talvolta, il loro metodo di gratificazione sessuale, possono occasionalmente essere di natura anche grossolanamente passionale.

[19] Vedi “Sexual Selection in Man,” vol. iv di questi Studi.

[20] Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 283) ha trovato che il 55 per cento degli invertiti sono attratti da qualità diverse dalla loro, e il 45 per cento da qualità simili alle loro, indipendentemente dal fatto che queste qualità appartengono alla sfera sessuale secondaria. Si può aggiungere che per quanto riguarda l’età delle persone verso le quali sono attratti, Hirschfeld (p. 281) ammette due gruppi principali, ciascuno dei quali di circa il 45 per cento degli omosessuali; efebofili, attratti dai giovani tra i 14 e 21 anni, e androfili, attratti da adulti nel fiore della vita. Questa divisione, come si può vedere dalle Storie contenute nel presente volume, sembra applicarsi bene agli invertiti inglesi e americani.

STORIA DI UN OMOSESSUALE DAI 4 AI 16 ANNI

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte nona

La pubblicazione delle Storie annesse al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, procede con la Storia numero 21, che lo stesso Ellis considerava di straordinaria importanza. In effetti apre uno squarcio su una realtà che è da sempre piuttosto sconosciuta e cioè la sessualità infantile omosessuale, ma si dovrebbe dire più correttamente dell’omosessualità infantile. La Storia n. 21 è in sostanza la documentazione di una sessualità “nata omosessuale” e non divenuta omosessuale in età adolescenziale. Il soggetto che scrive la storia della propria sessualità, cioè della propria omosessualità, conferma in modo molto forte che l’omosessualità non si acquisisce ma che omosessuali si nasce, questa conclusione mette del tutto in crisi l’dea che l’omosessualità sia un vizio o una colpa e proprio per questa ragione è stata violentemente contestata. Nella Storia 21, l’evoluzione della omosessualità infantile è seguita passo per passo fino all’adolescenza e mette in evidenza i problemi derivanti da un’educazione che non affronta il problema della sessualità e dell’omosessualità in particolare, chiarisce i rapporti tra fantasia sessuale, necessità di contatto fisico e sessualità propriamente genitale e ricostruisce nei dettagli un percorso di crescita individuale. Certo la storia riguarda la crescita di un bambino di quasi cento anni fa, ma si tratta di un’esperienza che per moltissimi aspetti, pur con le dovute distinzioni, non è molto lontana da quanto tanti ragazzi provano ancora oggi.

Il testo originale è stato scritto da un uomo di lettere e la lingua Inglese impiegata è molto complessa nella sintassi, ricercata nel lessico tipicamente letteraria, questo ha portato qualche difficoltà di traduzione. Anche se ho cercato di rendere il testo di facile lettura, in qualche punto è richiesta anche la buona volontà del lettore nel seguire esattamente il filo del discorso.

Buona lettura.

STORIA XXI  

“Quasi il primo ricordo che ho è di un sogno, che, dato mio ricordo vivido dei suoi dettagli, deve essersi ripetuto, credo, più di una volta, a meno che i miei pensieri della veglia inconsciamente non abbiano aggiunto una maggiore definizione. Da questo sogno cominciò la mia coscienza dell’attrazione che mio stesso sesso esercita su di me, attrazione che ha da allora dominato la mia vita. Il sogno, suggerito in parte, io credo, da un’immagine di un giornale illustrato, di una banda che uccise un dignitario della chiesa, prese questa forma: sognai di vedere mio padre ucciso da una banda di ruffiani, ma non ricordo di aver provavo nessun dolore, anche se ero in realtà un bambino estremamente affettuoso. Il corpo fu poi spogliato del suo abbigliamento ed eviscerato. Non avevo allora alcuna nozione di dettagli anatomici, ma rimangono chiari agli occhi della mia mente i particolari delle interiora uniformemente marroni, del colore dello sterco, e non c’era insieme sangue. Quando l’addome fu svuotato, si verificò il fatto di cui diventai un partecipante attivo. Fui preso (e il fatto che fui sopraffatto contribuì all’agonia di gioia che mi produsse), e fui messo tra le cosce del mio genitore assassinato; e da lì dopo poco mi feci strada, strisciando verso l’addome vuoto. L’atto, per quanto io posso ricordare di un sogno, in un’età in cui l’eiaculazione era fuori questione, mi causò una estrema eccitazione organica. In ogni caso, sicuramente, successivamente, ho fatto ricorso ad esso nei momenti di veglia prima di dormire al fine di ottenere uno stato di erezione. Il sogno non ha avuto esito; sembrava raggiungere il suo scopo nell’eccitazione che causava. Ero, in quel periodo, fra i 3 e i 4 anni. (mi è stato detto che le erezioni si verificavano già quando avevo solo 2 anni. È stato tra i 3 e i 4 che avevo l’abitudine di indurre, in ogni caso, la sensazione di un’erezione. Ma ero più vicino ai 5 quando, seduto sul mio letto e in attesa di essere vestito, ebbi un’erezione involontaria e richiamai l’attenzione della mia bambinaia su di essa, chiedendo che cosa significasse. La comparsa dell’erezione deve, quindi, essere stata usuale per me a quella data, ma certamente la sensazione non lo era.)

“A quel tempo ero totalmente all’oscuro delle condizioni della pubertà che, dopo, quando le scoprii, mi riguardarono così potentemente.  Non potevo nemmeno visualizzare gli organi privati ​​di un uomo; non feci alcuna deduzione a partire da me stesso. Gli unici corpi nudi che avevo visto allora, io giudico dalle circostanze e non da una qualche memoria effettiva dei fatti, erano quelli delle mie sorelle. Nei sogni a occhi aperti, che cominciavo a costruire, anche se ricorrevo spesso a quanto già narrato, l’obiettivo del mio desiderio era generalmente quello di accoccolarmi tra le cosce, o di premere il mio viso contro le parti posteriori dell’oggetto della mia adorazione. Ma per un po’ il mio primo sogno mi assorbì talmente che non mi abbandonai ad alcuna promiscuità. A poco a poco, però, il mio orizzonte si allargò fino a comprendere, oltre a quella che ho citato prima, altre tre persone: un cugino molto più grande di me, uno zio, e il curato della parrocchia.

“A questo punto ho cominciato a inventare delle ambientazioni per lasciarmi andare alla mia passione. Una delle prime fu di immaginarmi in una vasca con i miei tre amanti che galleggiavano in acqua sopra di me. Da quella posizione ispezionavo le loro membra, a turno; l’attrazione si soffermava soltanto sulle cosce e sui glutei. Immagino che questa limitazione del fascino per le sole parti inferiori sia durata solo finché l’esperienza reale di un abbraccio più completo non mi rese ugualmente amante delle braccia e del petto, anzi, più tardi sono diventato più emotivamente innamorato di queste parti rispetto a tutto il resto. All’inizio preferivo semplicemente ciò di cui la mia mente poteva entrare prima in possesso.

“Molto precocemente nelle mie prime esperienze, quando non avevo più di 5 anni, mi svegliai prima del solito, e vidi la mia bambinaia in piedi in completa nudità, che iniziava la sua toletta. Mi sembrava un oggetto grossolano, rozzo, e privo di senso; i peli sotto le sue ascelle non mi piacquero, e ancor più quelli nella parte inferiore del suo corpo. Nel caso degli uomini, arrivai direttamente ad avere conoscenza delle stesse cose sui loro corpi, ma l’effetto fu esattamente il contrario. Il caso volle che a quel tempo il giardiniere avesse avuto un incidente alla gamba e, nel mostrare il livido ad un altro, espose davanti ai miei occhi una pelle completamente lanuginosa per i peli scuri. Anche se la vista del livido mi respinse, il mio piacere fu intenso, e la visione delle gambe del giardiniere fu nel mio letto ogni notte per una settimana di seguito. La mia opinione è che la vista della mia bambinaia fosse tale da suscitare interesse tanto quanto la molto più prosaica visione della gamba ferita del giardiniere, ma la mia natura rendeva impossibile per me una cosa del genere.

“È stato in questo periodo, se non prima, che un enorme senso di timidezza nei confronti di tutti i miei doveri privati ​​ha cominciato ad affliggermi. Era così grande che non potevo sopportare l’assistenza necessaria per abbottonarmi i vestiti da nessun’altra mano, che non fosse quella di mia madre o della mia bambinaia, salvo sempre quelli che erano della mia stessa età, verso i quali non provavo assolutamente alcun bisogno di privacy.

“Quando avevo un po’ più di 5 anni, formai un’amicizia con un giovane impiegato, un ragazzo di circa 15 anni, anche se mi sembrava una persona adulta. Un giorno, mentre stava scrivendo alla sua scrivania, mi sedetti e iniziai a giocare con i suoi piedi, indagando l’altezza a cui i suoi calzini arrivavano sotto i pantaloni, in questo modo ottenevo sei pollici di gamba nuda. Consapevole del mio coraggio mi sono chinato a baciarla. Il mio amico si mise a ridere, ma mi lasciò in pace alle mie devozioni. Questa è stata la prima volta in cui un senso di romanticismo si è mescolato con i miei sogni; l’eccitazione fisica era poca, ma il piacere era più grande. Non riesco a capire il motivo per cui non ho mai ripetuto quell’esperienza. Quel ragazzo rimase per me oggetto di una specialissima e tenera considerazione.

“Nel prossimo episodio che sto per riportare, l’ideale era totalmente assente, e il ruolo che ho avuto era passivo piuttosto che attivo. Sono stato messo a dormire con un ragazzo molto più grande di me. La sua iniziazione portò ad una familiarità fisica tra di noi che non era né calda né gentile, e non mi fu lasciato alcun margine per il mio desiderio istintivo di una specie più calda di contatto; se cercavo quel contatto facendo affidamento sul fatto che il mio compagno era addormentato, mi ritrovavo cacciato via. Solo una volta ho trovato un paio di momenti di supremo fascino, mentre lui continuava a dormire, scoprendo nei recessi del lenzuolo una superficie esposta di carne contro cui appoggiai la mia faccia in un abbandono di gioia. Per il resto sono stato un partecipante passivo; il suo piacere sembrava finire nel mero maneggiare le parti carnose del mio corpo a tal fine io di solito giacevo a faccia in giù sulle sue ginocchia. Per quanto posso ricordare, questa intimità portò ad una diminuzione della mia ricerca di piaceri fantasiosi; per circa un anno nessun ulteriore sviluppo ebbe luogo.

“Più o meno in quel periodo fui circonciso perché il prepuzio era troppo lungo.

“Tra il sesto e il settimo anno un cambiamento di ambiente mi portò a contatto con una nuova serie di facce. Allora avevo un letto per me, e ancora una volta la mia immaginazione si risvegliò. Fu in quel momento che mi ritrovai a costruire a partire dalle facce degli uomini delle ipotesi sul resto dei loro corpi: una faccia bruna mi portava a supporre un corpo uniformemente bruno, una faccia pallida un corpo pallido. Questa idea della varietà cominciò ad affascinarmi.  E allora feci la scelta definitiva tra le mie fantasticherie: se sarei andato a dormire tra cosce bianche, o rosse, o brune. Andare a dormire sicuramente descrive l’obiettivo del metodo a dal quale ero ormai dipendente. Appena entravo nel mio letto mi abbandonavo alla costruzione di una fantasia amorosa e la conservavo quanto più a lungo possibile, finché non ero addormentato. Posso dire che non ero consapevole di eventuali eiaculazioni in queste circostanze (e fu così fino ad alcuni anni dopo, quando le provocai col mio stesso atto), ma il piacere era abbastanza acuto.

“Per tutto questo tempo ci furono incontri segreti con il mio compagno di letto di un anno prima. Ma ora avvenivano di giorno, in vari nascondigli, spogliandosi un po’ o mettendosi in mostra; il mio compagno era freddo e infastidito e respingeva qualsiasi affettuosità da parte mia, la cosa diventò per me una specie di secco rituale. Allora pensavo che l’intera faccenda non fosse che un’invenzione originale sua e mia che non ci fosse nessuna probabilità che venisse praticata da qualche altro nel mondo. Ma questa considerazione non mi tratteneva dal costruire scene d’amore con tutti coloro il cui aspetto mi attraeva. In questo periodo quasi tutti gli uomini con cui venni in contatto suscitarono almeno il mio desiderio transitorio; solo quelli piuttosto vecchi e deformi stavano al di fuori della portata dei miei desideri . Molti dei miei amori si svilupparono in chiesa, gli uomini che sedevano vicino a me erano gli oggetti della mia attenzione, e il sacerdote, il cui sermone non ascoltavo, mi fornì l’occasione per fantasticare sulle attrattive che il suo fisico avrebbe avuto per me in altre circostanze. Deve essere stato in quel momento che ho cominciato ad elaborare l’idea di una fila serrata di cosce messe una accanto all’altra, sulle quali ero steso e venivo trascinato. Io le potevo sistemare in un ordine preciso e quindi potevo immaginare me stesso trascinato dall’uno all’altro un po’ forzatamente. L’ammirazione della forza cominciava in quel momento di avere una parte definita nelle mie concezioni, ma nulla che somigliasse alla crudeltà aveva avuto per me un’attrattiva. (tranne il sogno originale della mia infanzia, che mi sembra ancora che sia incredibilmente a parte). Tra le fantasie cui allora mi dedicavo, la sensazione di venire spinto attraverso gambe di consistenza e di colore diverso era sottile e piacevole. Credo che la nota di crudeltà costruttiva che allora ne seguì, sia nata da una rivalità immaginata tra i miei amanti per il possesso di me; l’idea di essere desiderato mi portò presto bearmi nell’immaginarmi lacero e afferrato da gruppi di contendenti. Allora, a partire da questo cominciai a costruire definite scene di violenza. Ero in grado, nella fantasia, di stare in mezzo alla densità e alla tensione delle prelibatezze conglomerate insieme delle cosce che si sforzavano per trattenermi; ero in grado di immaginare almeno sei corpi che mi circondavano con un contatto appassionato. Allo stesso tempo, avevo una sensazione radicata della mia pochezza fisica in relazione alle gambe il ​​cui contatto mi gettava in tali parossismi di delizia. Una nuova e sufficientemente ridicola invenzione prese possesso di me; mi immaginavo legato alla coscia (sempre, credo, quella destra) di un uomo su cui sceglievo, per quella volta, di concentrare i miei desideri, e di essere così “indossato” da lui durante la sua giornata di lavoro, nascosto sotto i vestiti. Non mi rendevo conto di nessuna difficoltà in relazione alla mia taglia. Il fascino della schiavitù e della costrizione era qui, di nuovo, in ascesa. Immagino che fosse a questo proposito che considerai anticipatamente la fustigazione come il delizioso culmine alle mie emozioni, la fustigazione somministrata quando il mio possessore, alla fine della sua giornata di lavoro, si spogliava per riposare.

“Fin qui la mia attrazione per l’organo riproduttivo maschile era stata lieve e vaga. Due cose a questo punto contribuirono a portare il pensiero di esso in risalto. In due o tre occasioni in cui accompagnai  dei contadini alle loro occupazioni li vidi fermarsi per strada per alleviare la natura [per fare i loro bisogni]. La mia timidezza estrema per quanto riguarda tali questioni in rapporto alla mia persona trasformò questo loro comportamento in mia presenza in un oltraggio alla mia modestia. Quella visione esercitava sulla mia riservatezza la suggestione di una sollecitazione indecente verso uno la cui inclinazione era di lasciarsi andare a capofitto e in modo delirante. Restavo immobile arrossendo con gli occhi bassi finché l’atto non era finito ed ero consapevole per un periodo considerevole che balbettavo mentre parlavo e le mie facoltà mentali erano confuse. Quando riconsideravo le circostanze, esse avevano per me la stessa capacità di attrazione che la crudeltà amorosa proprio allora cominciava a esercitare sulla mia immaginazione. La mia mente segretamente abbracciava la dolcezza timorosa della sensazione di recente scoperta, circondando l’esercizio della funzione con invenzioni atroci e bizzarre di qualsiasi tipo. Per un po’ il mio intelletto si ritrasse dall’idea di accettare questo come il segreto centrale e più ardente della attrazione del sesso maschile; ma poco dopo, andando a passeggio con mio padre, l’ho visto compiere lo stesso atto; ero sopraffatto dall’emozione e riuscivo a malapena a trascinare via i piedi dal luogo o gli occhi dall’erba umida dove lui aveva depositato le acque della segretezza [dove aveva orinato]. Anche oggi, che la mia mente è da parecchio abituata alla conoscenza dei fatti della procreazione, non posso dissociarmi dal fascino da brivido che quel momento aveva per me. L’attrazione che la persona di mio padre aveva sempre esercitato su di me era ora decuplicata dalla performance cui avevo assistito (anche se io non avevo visto il pene in nessuno di questi casi).

“Per molto tempo dominarono la mia immaginazione solo gli amanti che avevo visto nell’atto che così acutamente mi aveva colpito. La mia delizia ora prese la forma dell’immaginarmi legato alle cosce della persona mentre quella funzione era in corso.

“A quei tempi dovevo avere 8 anni. Il rapporto freddo e segreto di cui ho dato conto era continuato senza insegnarmi nulla delle possibilità ardenti che avrebbe potuto suggerire; nessuna forza o crudeltà era usata su di me, nessun calore veniva profuso. E fece poca differenza che il mio compagno avesse ora scoperto l’atto della masturbazione, essa non aveva alcun significato per me, dal momento che non portava affatto al calore dell’abbraccio Il suo metodo era quello di staccarsi da me. Dovevo blandirlo dal di dietro e anche inventare storie indecenti per stimolare la sua immaginazione. Mi sentivo uno strumento disprezzato, il semplice spettatore di un atto che, se diretto verso di me con un po’ di calore, avrebbe suscitato il desiderio più vivace. In questo momento, come avevo capito già da allora, il mio compagno stava avendo conoscenza dai classici antichi. Per un certo tempo un certo fascino è derivato dal fatto che mi insegnava ad adottare un abbraccio avvolgente faccia a faccia. L’inizio della sua pubertà fu enormemente interessante per me, se fosse stato meno gelido, avrei potuto rispondere con passione alle sue carezze; ma ha sempre insistito sulla rigorosa passività da parte mia, e non mi ha spiegato nulla. Un giorno, come per darmi una piccola mancia, mi indusse ad offrirgli la mia bocca, anche se ancora non capivo affatto che risultato lo stavo aiutando a raggiungere. Una volta che si verificò l’orgasmo, l’effetto fu estremamente nauseante; dopo fu più attento. Il mio compagno si stava avvicinando alla virilità, le sue richieste divennero più frequenti, le sue pretese più umilianti.

“Allo stesso tempo, la mia passione per l’amore maschile era sempre più forte. Ero in grado di costruire a partire dalla schiavitù insoddisfacente in cui ero tenuto le immagini di un abbraccio completo che prima non potevo formare per la mancanza di un sufficiente senso di contatto umano, anche se raramente immaginavo qualcuno degli atti che nell’esperienza reale mi respingevano. Un giorno, però, mi sottrassi ad un’umiliazione particolarmente ripugnante che il mio compagno aveva tentato di impormi per forza. Scoperto l’inganno, si alzò dalla posizione prona, in cui giaceva, e mi lancio otre le sue ginocchia, mi colpì violentemente. Mi sono sottomesso senza lottare, vivendo una curiosa sensazione di piacere nel bel mezzo del mio dolore. Quando ha ripetuto il suo ordine ho trovato che la sua realizzazione non era più ripugnante. Uno dei pochi ricordi piacevoli che questa intimità, che si è estesa nel corso degli anni, mi ha lasciato è quel momento di abbassamento abietto a chi, senza calore di sentimento, aveva ancora una volta avuto l’energia sufficiente per essere brutale verso di me.

“Deve essere stato da questa vicenda che l’effetto calcolato della flagellazione ha cominciato ad avere peso per me quando mi abbandonavo alla mia immaginazione. Un desiderio di essere respinto, calpestato, violato dall’oggetto della mia passione dominò il mio istinto. Anche allora – e, in effetti, fino al mio tredicesimo anno – non avevo alcuna idea del rapporto sessuale normale Sapevo vagamente che i bambini nascevano dai corpi delle donne; non conoscevo, – e quando me li dissero non ci credevo – i veri fatti della relazione coniugale. Tutto ciò che avevo sperimentato, sia nella realtà che nella fantasia, era per me così strettamente personale che non avevo nessuna idea che qualcosa di simile potesse esistere al di fuori della mia esperienza. Non avevo alcuna idea del sesso come base della vita. Anche quando sono venuto a poco a poco a capire che uomini e donne erano fatti in un modo che presupponeva un rapporto tra loro, credevo ancora che fosse una sorta di condotta dissoluta, alla quale non dovevano certamente cedere coloro che avevano pretese di rispettabilità.

“Ero arrivato però in quel periodo a una forte attrazione verso gli organi della generazione e verso tutti gli aspetti della pubertà, e la mia immaginazione si concretizzava in un fantastico culto di ogni segno di mascolinità. La mia gioia consisteva ormai nell’immaginarmi costretto a subire l’umiliazione fisica e la sottomissione al capriccio dei miei rapitori di sesso maschile, e il fatto centrale diventò lo scarico di urina dal mio amante sul mio corpo e sui miei arti, o, se ero molto affezionato a lui, lasciavo che lo facesse sulla mia faccia. Questo era seguito di solito da un castigo per metà gradevole, in cui serviva solo la mano.

“Il periodo di cui ora sto scrivendo fu quello del mio ingresso nella vita scolastica I miei amici immaginari divennero subito numerosi; tutti gli insegnanti e tutti i ragazzi al di sopra di una certa età mi attraevano, per due di loro ho avuto in più un sentimento romantico oltre all’attaccamento fisico. Infatti, da questo momento in poi non mi sono mai mancati eroi verso i quali mi abbandonavo ad una passione perfettamente separata e teneramente ideale. L’annuncio che uno era in procinto di partire mi ha sorpreso in un impeto appassionato di pianto; ma la mia riservatezza era così grande e il mio senso di isolamento così schiacciante che non feci alcuno sforzo verso l’intimità con altri ragazzi, e con uno, verso il quale provavo una devozione inesauribile, ho appena parlato per i primi tre anni, anche se lo incontravo ogni giorno. In quel periodo i temi della mia contemplazione avevano diversi metodi specifici di approccio. Così, in un caso immaginavo che ci trovassimo faccia a faccia nelle nostre camicie da notte; improvvisamente venivo spogliato della mia, venivo afferrato e portato a forza sotto la sua, e fatto pendere con i piedi staccati da terra, con tutto il mio peso sul suo organo eretto, che si inseriva tra le mie cosce; così appeso – con il mio corpo avvolto nelle pieghe della sua biancheria e il mio viso premuto sul suo cuore – subivo una punizione che continuava fino a quando non venivo buttato giù per ricevere una scarica di urina sul mio corpo prostrato. Tali immagini sembravano venire indipendentemente dalla mia volontà.

“È stato in quel momento che ho trovato un grande piacere nell’immaginare un contatto con persone che non mi piacevano, la nota prevalente di queste intimità era sempre la crudeltà, alla quale mi sottomettevo con gusto acuto. Ho scoperto, tuttavia, dalle ordinarie esperienze delle scuole che le punizioni corporali, non avevano alcun fascino per me quando erano somministrate per infrazioni scolastiche, nemmeno ricevendole dalle mani sotto le quali in altri momenti mi immaginavo compiaciuto di ricevere dolore. Mancava il rapporto necessario, se avessi percepito da parte del mio giudice qualsiasi simpatia per l’operazione, ci sarebbe stata probabilmente una risposta da parte mia. Una volta fui frustato ingiustamente; cosciente del carattere crudele della punizione invece del carattere sanzionatorio, questa fu l’unica punizione che ricevetti, che aveva in sé un elemento di gratificazione per il mio istinto. Allo stesso tempo non ho mai perdonato la mano che ha somministrato quella punizione, è l’unico caso che ricordo in me di un rancore nutrito per anni.

“Nel frattempo, in mezzo a questo caos di amore confuso e di odio, di gusto per la crudeltà e di odio per l’ingiustizia, la mia prima relazione a sfondo veramente romantico e ideale si stava sviluppando. Posso dire, di coloro ai quali ero legato da amore romantico, così come da attaccamento fisico, che sono rimasti parte immutabile della mia natura anche oggi, come lo erano vent’anni fa, quando penso a loro il sangue sgorga nel mio cervello, le mie mani tremano e sudano con un’emozione che non posso controllare. Io sono ai loro piedi, li adoro. I miei sogni su di loro erano totalmente teneri; l’idea di crudeltà non ha mai toccato la concezione che avevo di loro, ma torno a quella che è stata l’influenza principale della mia giovinezza: più grande di me di soli tre anni, era di fisico bello e atletico, con l’adolescenza che si mostrava sul suo volto, l’incerto nascere del culto per lui fu confermato da una parola di incoraggiamento gettata a me il giorno che andai a ricevere la mia prima fustigazione; senza dubbio la mia piccola faccia spaventata suscitò la sua gentile pietà. Mi sono preoccupato in seguito di fargli sapere che non avevo gridato durante la fustigazione, e credo che abbia passato parola in giro che avevo sopportato la mia punizione coraggiosamente. Avevo con lui così poco contatto che al di là del culto costante da parte mia non ricordo nulla finché, circa tre anni dopo, ricevetti da lui una specie di sollecitazione per metà scherzosa, espressa in linguaggio pulito e semplice. Così terrificante era la mia timidezza e la mia tendenza alla segretezza che anche allora non avevo alcuna idea che una familiarità del genere era abbastanza comune nelle scuole. Non ero assolutamente in grado di connettere mie sensazioni con quelle del mondo in generale o di credere che gli altri provassero sensazioni simili alle mie. In questa occasione ho semplicemente sentito che qualche spinta sagace mi era stata data per scoprire il mio segreto. Mi aveva disegnato sulle sue ginocchia; sedevo lì in silenzio, rosso in faccia e sbalordito. Non fece alcun tentativo di fare pressione su di me; avrebbe, secondo quello che pensava, detto abbastanza se io avessi scelto di rispondere in modo adeguato; al di là di questo non mi avrebbe tentato ulteriormente. Alcuni anni fa ho sentito parlare di lui come di un uomo felicemente sposato.

“Nel seguire le mie emozioni in questa direzione ho superato di gran lunga il periodo del mio sviluppo, periodo fino al quale ho dato una completa descrizione degli eventi. Avrò avuto più di 12 anni prima che la vita della scuola mi convincesse ad affrontare (come insegnato da novizi ridacchianti) l’effettività del rapporto sessuale. Allo stesso tempo ho imparato che avevo il mezzo per ottenere godimento dal mio corpo in una direzione ben precisa, che non avevo fino ad allora sospettato. Una crescente resistenza da parte mia ai suoi freddi desideri aveva portato a una rottura con il mio ex-amante; alla fine non mi aveva insegnato nulla, se non il disgusto per lui stesso. Ora trovavo insegnanti pronti a destra ea sinistra. Uno dei miei compagni di scuola mi invitò a guardarlo mente si masturbava, lo spettacolo mi lasciò del tutto indifferente, il risultato mi pareva molto meno eccitante dello scarico di urina che, fino ad allora, avevo associato con la virilità maschile. Ero così abituato alle mie meditazioni amorose solitarie che lo sforzo e l’azione necessari per questo procedimento, quando cercavo di imitarlo, sconcertavano i miei pensieri e interferivano con la concentrazione sulle mie fantasie. Non avevo mai provato il piacere che accompagna lo spasmo dell’eiaculazione, e mi sembrava che non ci fosse niente che valesse la pena di provare per quella strada. Ho desistito e sono tornato alle mie fantasticherie. Ora ero in un labirinto perfetto di promiscuità; ci dovevano essere state almeno cinquanta persone che mi attiravano in quel momento. Ho sviluppato una predilezione per l’immaginare me stesso tra due amanti, in genere uomini che erano fisicamente diversi. Era mia abitudine analizzare quanto più minuziosamente possibile quelli che mi attiravano. Per ottenere una certa intimità con quello che era sotto la superficie, studiavo con attenzione le loro mani, i polsi dove essere scomparivano (che mostravano i peli dell’avambraccio), e il collo; stimavo la dimensione comparativa degli organi riproduttivi, la struttura delle cosce e dei glutei, e quindi mi costruivo un’immagine dell’uomo nel suo complesso. Quanto più vividamente potevo fare questo, tanto più acuto era il piacere che ero in grado di ottenere dal contemplare i loro abbracci.

“Fino ad allora non ero stato assolutamente toccato da scrupoli morali. Avevo la solita acquiescenza alle credenze religiose in cui ero stato cresciuto. Non mi era entrato in testa che ci fosse qualche legge divina, in un modo o nell’altro, in merito alla lusinghe della fantasia. Dal mio tredicesimo anno lievi sentori di inquietudine cominciarono ad insinuarsi nella mia coscienza. Cominciavo forse a capire che le formule della religione, a cui avevo dato ascoltato per tutta la vita con la minor attenzione possibile, avevano qualche significato che qualche volta toccava le circostanze della mia vita. Non avevo ancora capito che il mio passato aveva predetto il mio futuro, e che le donne sarebbero state per me una repulsione invece di un’attrazione quando erano implicate cose sessuali. Avevo la piena convinzione che un giorno mi sarei sposato. Avevo anche qualche paura che, man mano che andavo verso la virilità avrei potuto cedere alle tentazioni delle prostitute. Avevo una repulsione incipiente verso un tale destino, e questo mi sembrava indicare che le emozioni morali erano al lavoro dentro di me. Una notte fui amorosamente [sessualmente] attaccato nella mia camera da letto da due domestiche. Provai un orrore acuto che io nascosi sotto il riso; la mia resistenza fu così disperata che riuscii a sfuggire solo tramite il solletico. Ero stato abituato a sedermi sulle ginocchia dei domestici, un’abitudine che avevo innocentemente conservato fin dall’infanzia; ora posso ricordare in dettaglio gli approcci che queste donne erano abituate ad usare con me. A quel tempo ero assolutamente ignaro che tutto era intenzionale.

“Ero ugualmente ignaro di cose che avevano un rapporto più stretto con i miei sentimenti. Nel passare lungo una strada laterale, una notte, fui sorpassato da un uomo che iniziò una conversazione sul tempo. Mi chiese se non avessi freddo, iniziò a passarmi la mano su e giù per la schiena, poi arrivò una domanda riguardante la fustigazione a scuola, se certe parti di me non erano doloranti, spingendosi ad un tocco indagatore. Spostai timidamente la sua mano ma non reagii malamente a quell’azione. Allora si mise ad esplorare le tasche dei miei pantaloni e io iniziai a pensare che fosse un borseggiatore, respinto in quel tentativo, tornò allo sfregamento della mia schiena. La sensazione era piacevole. Lo presi quindi per un magnaccia che volesse portarmi da una prostituta, e dato che a quel tempo avevo cominciato a rendermi conto che tali piaceri non erano di mio gusto fui felice di trovarmi a destinazione, e lo salutai bruscamente, lasciandolo in piedi pieno di stupore per il suo fallimento con uno che aveva preso le sue avances così piacevolmente . Io non riuscivo a credere che altri provassero le stesse sensazioni che provavo io. Più tardi mi resi conto della mia fuga, non senza una certa dose di rimpianto, e costruii per mio piacere un finale diverso per quell’episodio.

“Ero ormai così posseduto dall’attrazione maschile che diventai amante di tutti gli eroi di cui leggevo nei libri. Alcuni divennero così vividi per me come quelli con i quali vivevo quotidianamente a contatto. Per un po’ diventai un amante ardente di Napoleone (l’episodio della sua attesa delle nozze con la sua seconda moglie mi attrae per la sua brutalità impetuosa), di Edoardo I, e di Giulio Cesare. Mi ricordo di Carlo II per la crudeltà carezzevole di cui la mia immaginazione gli faceva dono. Giugurta fu un grande acquisto. Bothwell, Judge Jefferies, e molti cattivi della storia e dei romanzi mi affascinavano per la loro crudeltà.

“Ero diventato un adepto nella costruzione mentale necessaria per la soddisfazione dei miei desideri. Eppure fino a quel momento non avevo ancora mai visto il corpo nudo di un adulto pienamente sviluppato. Non conoscevo in che misura i peli in certi casi si sviluppano sul torso, infatti, i miei sforzi di caratterizzazione si concentravano, per la maggior parte, attorno alle cosce e agli organi genitali. In quel periodo uno dei miei compagni di scuola vide un operaio comune, che io conoscevo per nome, che faceva il bagno in un fiume con alcuni compagni; tutto il suo corpo era, stando a quanto il mio informatore mi disse, coperto di peli dalla gola al ventre. Di fronte, l’uomo era grossolano e ripugnante, ma allora cominciai a considerarlo come un bel mostro, e per molte notti abbracciai appassionatamente la sua immagine, con il viso sepolto nella folta giungla di peli che gli copriva il petto. Io ero, per la prima volta, consapevole di aver deliberatamente (e con successo) deciso di non vedere il suo volto, che era sgradevole per me. Allo stesso tempo, un altro compagno di scuola mi disse di un insegnante che faceva il bagno con i ragazzi, che i peli si mostravano al di sopra del suo costume da bagno fino all’altezza dell’ombelico. Ora cominciavo decisamente a ricostruire i corpi in dettaglio; la suggestione di una vasta pelosità mi faceva impazzire di gioia, ma rimaneva nella mia mente fortemente associata con la crudeltà; i miei amanti pelosi non si comportavano mai con me con tenerezza; tutto in questo periodo, credo, tendeva a portarmi verso la forza e la violenza come espressione della propensione ad amare. Un compagno di scuola, pochi anni più grande di me, con un crudele atteggiamento da bullo, godeva particolarmente nell’infliggermi dolore: aveva scarpe particolarmente a punta, ed era sua abitudine farmi stare con la mia schiena rivolta verso di lui mentre lui si rivolgeva a me con petting e toni carezzevoli; proprio quando le sue parole erano al massimo della dolcezza mi avrebbe dato un colpo secco con la punta dello stivale, in modo da raggiungere la parte più tenera del mio fondo schiena; il dolore era squisito; Ero consapevole che lui provava piacere sessuale (avevo visto chiari segni di questo sotto i suoi vestiti), e, anche schifandolo, dopo aver sofferto per i suoi calci, mi sarei gettato nei suoi abbracci immaginari e mi sarei lasciato andare ad una furia perfetta di abietta sottomissione. Eppure per tutto il tempo lo avrei volentieri ucciso.

“All’età di 14 sono andato, per una volta, in una fattoria, dove mi era permesso di mescolarmi familiarmente con i braccianti, un bel gruppo di muscolosi giovani. Sono diventato un grande favorito, e, avendo maniere infantili e affettuose un bel po’ lontane dalla mia vera età, mi fu permesso di prendermi molte libertà con loro. Vivevano tutti sotto il tetto del contadino alla vecchia maniera, e la sera avevo l’abitudine di sedermi sulle loro ginocchia e di carezzarli e abbracciarli per rendere contento il mio cuore. Loro prendevano queste cose flemmaticamente; a quanto pare questo non li sorprendeva. Uno degli uomini aveva l’abitudine di ricambiare i miei abbracci e le mie carezze e una volta mi permise di mettere la mia mano sotto la camicia, ma non ci furono ulteriori libertà.

“L’evento che mi rese inquieto per la mia forzata solitudine non accadde che quando fui vicino ai 15 anni. Stavo andando verso la pubertà, e forse nella speranza che avrei potuto trovare il mio proprio sviluppo soddisfatto da un calore corrispondente, entrai di nuovo in rapporti intimi con il compagno le cui performances frigide mi avevano causato stanchezza e disgusto. Ora era un uomo, che aveva raggiunto la maggiore età. Mi mise nel suo letto mentre si spogliava e venne verso di me in perfetta nudità. In un momento eravamo l’uno nelle braccia dell’altro e la dolcezza di quel momento mi intossicò. Improvvisamente, mentre ero sdraiato sul letto, mi sentii attaccato, come pensai, da una assoluta necessità di orinare. Saltai in piedi con una scusa frettolosa, ma già il parossismo si era placato. Nessuno scarico di orina seguì per il mio sollievo, ma la necessità sembrava superata. Tornai dal mio compagno, ma il fascino dell’incontro era già finito. Il mio compagno evidentemente trovava più piacere nella mia persona di quando ero un semplice bambino, mi sentivo commosso e lusingato dal piacere che lui provava nel premere il viso contro alcune parti del mio corpo. In una seconda occasione, un giorno, sembrò che io involontariamente oltrepassassi quasi il livello della decenza, ma ancora una volta, come la prima volta, mi separai, e rimasi ignaro di ciò che avevo rasentato nella mia eccitazione. In un altro incontro, però, mi fu permesso di prolungare il mio abbraccio e di agire seguendo completamente il mio istinto. Ancora una volta sentii improvvisamente l’arrivo di qualcosa di profondamente imminente; mi feci coraggio e andai avanti arditamente. In un altro momento mi impossessai del misterioso segreto dell’energia maschile, in rapporto al quale tutti i miei anni di fantasie deliranti non erano stati se non un’attesa sulla soglia, un bussare ad una porta chiusa.

“Era inevitabile che da quel giorno la nostra intimità degenerasse in dissoluzione (anche se altre cause anticipavano questo decadimento naturale), ma non consideravo più la masturbazione una formula asciutta e faticosa. Nel mio noviziato ero scoraggiato nello scoprire quanto tempo mi ci voleva per dissociarmi dalla forma contemplativa e entrare in contatto con la forma attiva dell’autogratificazione. Ma io alla fine mi ritrovai impegnato nella ripetizione dell’atto tre volte al giorno. Più o meno nell’ultima occasione in cui incontrai il mio amico, lui mostrò un ardore eccezionale. In quell’incontro mi propose di tentare un atto che non avevo precedentemente considerato possibile, e ancora meno avevo sentito che era considerato il peggior rapporto sessuale criminale che potesse avere luogo. Ho avuto una leggera paura del dolore, ma ero disposto a gratificarlo, e per la prima volta trovai nella mia sottomissione l’unione dei due istinti amatori che prima si erano contesi il dominio su di me: l’istinto di tenerezza e l’istinto di crudeltà. La pedicatio non riuscimmo a realizzarla, ma io ricevetti un abbraccio che per la prima volta mi diede piena soddisfazione. La mia gioia era enorme; ero pieno di emozioni. Non ho parole per descrivere il fascino straordinario della carne calda e liscia su di me, e il contatto ruvido delle parti pelose. Eppure ero consapevole, anche in quel momento, che questo era solo il lato fisico del piacere, e che lui non era e mai avrebbe potuto essere colui che io avrei potuto veramente dire di amare.

“Ero adesso nel mio sedicesimo anno, e sotto l’influenza di queste e molte altre emozioni, che allora, per la prima volta, cominciando a invadermi, un senso di potere letterario e il desiderio di esprimermi attraverso canali immaginativi  cominciarono a prendere piede me. Temevo che il mio lasciami andare stesse debilitando le mie facoltà (avevo cominciato a sperimentare il languore fisico e la depressione), e alcuni scrupoli religiosi, risultato della mia formazione iniziale, si impossessarono di me. Per la prima volta divenni consapevole che gli ardori che sentivo verso il mio stesso sesso erano una deviazione dell’istinto sessuale in sé e con mio grande stupore e costernazione scoprii per caso che le pratiche alle quali mi ero abbandonato erano chiaramente denunciate nella Bibbia come un abominio. Da quel momento iniziò una lotta che durò per anni. Ruppi definitivamente con il mio ex-amante, e subito dopo un lungo scontro ebbe luogo tra le influenze contrastanti che lottavano per il possesso del mio corpo. Per un po’ misi da parte il vizio della masturbazione, ma non potei liberarmi così facilmente del mio lasciarmi andare mentalmente, che era ormai quasi un sedativo essenziale per indurre il sonno. In questo momento una visita al mare, dove, per la prima volta, fui in grado di vedere degli uomini che facevano il bagno in completa nudità, apertamente, nella piena luce del giorno, mi immerse di nuovo a capofitto per un po’ di tempo in amori immaginari, e i miei scrupoli e le mie promesse furono gettate al vento. Ma, nel complesso, ero ormai entrato in una fase che, in mancanza di un termine migliore, devo descrivere come emotivamente morale. A qualunque bassezza mi avesse portato il mio lasciarmi andare, provavo un senso di falsità con me stesso; Credevo di essere un ribelle ad una legge, naturale e divina, di cui però nessun istinto era stato impiantato in me. Consideravo ancora indiscutibile la verità della religione alla quale ero stato condotto, e tutta la mia vita, ogni pensiero del mio cervello, ogni impulso del mio corpo, erano in diretto antagonismo alla volontà di Dio. A volte il desiderio fisico abbatteva queste barriere, ma praticai una notevole moderazione fisicamente, anche se non mentalmente, e feci grandi sforzi per dominare la mia avversione per le donne e l’estrema devozione per gli uomini, senza il minimo successo. Compii 30 anni, comunque, prima di trovare un compagno che mi amasse nel modo che la mia natura richiedeva. Sono una persona molto sana, e in grado di lavorare ad altissimi ritmi. In una condizione di libertà sessuale sono diventato più forte.”

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5330

OMOSESSUALITA’ REPRESSA E NEVROSI SESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte ottava

Riporto qui di seguito la Storia n. 20, acclusa al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Questa storia e la successiva (la n. 21, che pubblicherò tra breve) contengono esempi tipici di nevrosi sessuale prodotta dalla repressione dell’omosessualità. Si tratta di fenomeni oggi decisamente più rari, perché la libertà degli omosessuali è molto maggiore di quanto non fosse cento anni fa, in particolare nelle classi sociali alte di allora, ma prima dell’avvento di internet, cioè in pratica ancora trent’anni fa, le cose non erano molto diverse, almeno in alcuni casi, da quanto rappresentato nella storia che state per leggere. Oggi l’educazione sessuale repressiva, seguita da una finale accettazione, per quanto sofferta, dell’omosessualità, induce soprattutto e in tempi brevi alla cosiddetta “fase frenetica” nella quale la paura di perdere il treno e il desiderio di recuperare il tempo perduto, spingono spesso ad una ricerca frenetica e perfino pericolosa di una sessualità gay senza precauzioni. Cento anni fa non c’era l’aids, ma c’era la sifilide, una malattia allora incurabile, che portava alla demenza e alla morte, quindi molte logiche del comportamento omosessuale di fine 800 o dei primi del 900, in termini di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse (allora si diceva veneree), sono comunque molto simili a quelle che si ritrovano anche nei nostri tempi.

Buona lettura.

STORIA 20

Inglese, possidente, 49 anni. Il padre e la famiglia  del padre erano persone robuste, sane e prolifiche. Dal lato materno, sono rintracciabili: tisi, pazzia, e eccentricità. Egli appartiene a una grande famiglia, alcuni dei cui componenti sono morti nella prima infanzia o alla nascita, mentre altri sono normali. Lui stesso era un bambino debole e altamente nervoso, soggetto a terrori notturni e sonnambulismo, di eccessiva timidezza e inquietudine religiosa.

La coscienza sessuale si svegliò prima dell’età di 8 anni, quando la sua attenzione fu rivolta al suo pene. La sua infermiera, mentre fuori camminava con lui un giorno, gli disse che quando i ragazzini crescono ‘i loro peni cadono’. La bambinaia ridacchiò, e lui capì che ci doveva essere qualcosa di particolare a proposito del pene. Soffriva di irritabilità del prepuzio e l’infermiera lo spolverava di talco prima che lui andasse a dormire. Non ci fu nessun passaggio da questo all’auto-abuso.

All’incirca nello stesso periodo andò soggetto a sogni curiosi a metà tra il sonno e la veglia. In essi si immaginava servo di molti marinai adulti nudi; si rannicchiava tra le loro cosce e si faceva chiamare il loro sporco maiale, ai loro ordini faceva servizi ai loro genitali e ai loro glutei, che contemplava e manipolava con gusto. Più o meno nello stesso periodo, in cui queste visioni cominciarono a manifestarsi, casualmente sentì che un uomo aveva l’abitudine di esporre i suo corpo davanti alla finestra di una stanza dove stavano le cameriere; questo lo turbava vagamente. Tra l’età di 8 e 11 anni, per due volte, prese in bocca il pene di un cugino, dopo aver dormito insieme con lui; la sensazione provocata dal pene gli piacque. Quando dormiva con un altro cugino, avevano l’abitudine di stare stesi tenendo le mani tese per coprirsi a vicenda il pene o le natiche. Lui preferiva le natiche, suo cugino il pene. Nessuno di questi cugini era omosessuale, e non ci fu alcun tentativo di masturbazione reciproca. Aveva l’abitudine di giocare con cinque cugini maschi. Uno di questi ragazzi era malvisto dagli altri, che avevano inventato un metodo per punirlo per presunte colpe. Si sedevano intorno alla stanza sulle sedie, ognuno con il suo pene in vista, e il ragazzo che doveva essere punito andava in giro per la stanza in ginocchio e prendeva ogni pene in bocca a turno. Questo doveva umiliarlo. Questo però non portò alla masturbazione. In un’occasione il bambino accidentalmente osservò un ragazzo che sedeva accanto a lui a scuola mentre giocava con il suo pene accarezzandolo. Questo gli provocò una forte sensazione di disagio. Per quanto riguarda tutti questi punti il ​​soggetto osserva che nessuno dei ragazzi ai quali era legato in quel periodo, e che sono stati esposti proprio alle stesse influenze, è diventato omosessuale.

Era da se stesso, fin dall’inizio, indifferente al sesso opposto. Nella prima infanzia, e fino all’età di 13 anni, ha avuto frequenti occasioni di ispezionare da vicino gli organi sessuali delle ragazze, sue compagne di gioco. Questo non gli provocava nessuna eccitazione sessuale. Al contrario, l’odore delle parti femminili lo colpiva sgradevolmente. Una volta, vedere un compagno di scuola che copulava con una ragazzina, gli diede un senso di orrore mistico. Nemmeno la vista degli organi maschili gli suscitava alcuna sensazione particolare. È, tuttavia, dell’opinione che, vivendo con le sorelle durante l’infanzia, si sentiva più curioso di come fossero le persone del proprio sesso perché erano più lontane da lui. Non mostrava alcuna effeminatezza nelle sue preferenze per i giochi o il lavoro.

Andò a una scuola pubblica. Qui fu provocato da ragazzi amici a masturbarsi, ma, anche se vide spesso l’atto mentre si svolgeva,  questo gli ispirò solo con un senso di indecenza. Nel suo quindicesimo anno la pubertà iniziò con le emissioni notturne, e, allo stesso tempo, egli iniziò a masturbarsi, e continuò a farlo circa una volta alla settimana, o ogni quindici giorni, durante un periodo di otto mesi; sempre con la sensazione che quella fosse una ben misera e ripugnante soddisfazione. I suoi pensieri non erano rivolti né ai maschi né femmine mentre si masturbava. Parlò con suo padre di questi segni della pubertà e, su consiglio di suo padre, abbandonò del tutto l’onanismo; riprese la pratica, soltanto,  e in una certa misura, dopo i 30 anni, quando si trovò senza cameratismo maschile.

Dopo aver abbandonato l’auto-abuso, le emissioni notturne diventarono molto frequenti ed estenuanti. Furono trattate farmacologicamente con tonici come la chinina e stricnina. Egli pensa che questo trattamento abbia aumentato la sua nevrosi.

Per tutto questo tempo, nessun tipo di sentimento sessuale per le ragazze si fece sentire. Non riusciva a capire che cosa i suoi compagni di scuola trovassero nelle donne, o le storie che ha raccontavano circa la lascivia e la delizia del coito.

I suoi vecchi sogni di marinai erano scomparsi. Ma ora godeva di visioni di bei ragazzi e di statue squisite; spesso pianse quando pensava a loro. Questi sogni persistettero per anni. Ma un altro tipo di sogno gradualmente usurpò il loro posto in una certa misura. Queste seconde visioni presero la forma di grandi organi sessuali eretti di giovani stallieri o contadini nudi. Queste visioni volgari offendevano il suo gusto e gli facevano male, anche se, allo stesso tempo, evocavano un forte desiderio attivo di possesso; provava uno strano piacere poetico nella bellezza ideale. Ma le perdite seminali che accompagnavano entrambi i tipi di sogni erano una fonte perpetua di disagio per lui.

Non c’è dubbio che in questo momento, cioè, tra il quindicesimo e il sedicesimo anno, la diatesi omosessuale ormai era diventata stabile. Non ha mai frequentato prostitute, anche se a volte pensava che sarebbe stato il modo migliore per combattere la sua inclinazione crescente per i maschi. E pensa che avrebbe potuto spingersi a indulgere liberamente nel piacere puramente sessuale con le donne se avesse fatto prima la loro conoscenza in un costume maschile, come taglialegna, cherubini, paggi di corte, o giovani alabardieri, in quanto solo quando erano così vestite le donne sul palco o in sala da ballo lo hanno eccitato.

Il suo ideale di moralità e la paura del contagio venereo, più dell’incapacità fisica, lo hanno conservato, come si dice, casto. Non ha mai sognato le donne, non ha mai cercato la loro compagnia, non ha mai sentito la minima eccitazione sessuale in loro presenza, non le ha mai idealizzate. Esteticamente, le ritiene molto meno belle rispetto agli uomini. Statue e immagini di donne nude non esercitavano attrazione si di lui, mentre tutti gli oggetti d’arte che rappresentavano bei maschi lo turbavano profondamente.

Nel suo diciottesimo anno si verificò un evento, che egli considera come determinante nel suo sviluppo. Lesse Platone. Un nuovo mondo si aprì davanti a lui, ed egli sentì che la sua stessa natura si era rivelata. L’anno successivo formò un’appassionata ma pura amicizia con un ragazzo di 15 anni. Il contatto fisico con il ragazzo gli causava erezione, estrema agitazione e un piacere dolente, ma non l’eiaculazione. In quattro anni non ha mai visto il ragazzo nudo e non lo ha mai toccato in modo pruriginoso. Solo due volte lo ha baciato. Dice che questi due baci furono le gioie più perfette che avesse mai provato.

A questo punto, suo padre cominciò a preoccuparsi seriamente per la sua salute e per la sua reputazione. Lo avvertì dei pericoli sociali e legali che potevano derivare dal seguire il suo temperamento. Ma non lo incoraggiò a provare il coito con le donne. Egli stesso pensa che il suo senso del pericolo abbia permesso il successo di questo metodo, o che, in ogni caso, l’abitudine del rapporto sessuale con le donne avrebbe potuto diminuire la sua nevrosi e avrebbe deviato la sua mente in una certa misura dai pensieri omosessuali.

Un periodo di grande dolore e ansia si apriva ora per lui. Ma la sua nevrastenia aumentò; soffriva di insonnia, di oscuro disagio cerebrale, di balbuzie, di congiuntivite cronica, di incapacità di concentrare l’attenzione, e di sconforto. Nel frattempo le sue emozioni omosessuali si rafforzarono, e assunsero un carattere più sensuale. Si astenne dall’indulgere in esse, come anche dall’onanismo, ma fu spesso costretto, con vergogna e riluttanza, a frequentare posti come bagni, orinatoi, e così via, dove c’erano opportunità di vedere uomini nudi.

Non avendo alcuna passione per le donne, fu facile per lui evitarle. Eppure le donne non gli ispiravano proprio orrore. Aveva l’abitudine di sognare di trovare una via d’uscita dalla sua situazione dolorosa attraverso la convivenza con ragazze del popolo un po’ grossolane, con atteggiamenti da ragazzo; ma la sua paura della sifilide lo ostacolò. Sentiva, però, di doversi vincere attraverso sforzi di volontà e attraverso un persistente indirizzamento dei suoi pensieri verso le immagini eterosessuali. Cercava la compagnia di donne illustri. Una volta riuscì a mettere su un affetto romantico per una giovane ragazza di 15 anni, che finì in nulla, probabilmente perché la ragazza percepiva l’assoluta mancanza di passione nel suo corteggiamento. Lei eccitava la sua immaginazione, e lui davvero l’amava; ma lei non stimolava affatto il suo appetito sessuale, nemmeno nel contatto più intimo. Una volta, quando lui la baciò appena dopo che lei si era alzata dal letto al mattino, percepì una curiosa ripugnanza fisica, vissuta con un triste sentimento di delusione.

I medici gli consigliarono fortemente di sposarsi. Lui alla fine lo fece. Scoprì che era sessualmente potente, e generò diversi figli, ma scoprì anche, con suo disappunto, che la tirannia degli organi genitali maschili sulla sua fantasia aumentava. Per questa ragione il suo disagio fisico, mentale e morale divenne acuto. La sua salute crollò.

A circa 30 anni, incapace di sopportare più a lungo la sua condizione, cedette finalmente alle sue inclinazioni sessuali. Quando cominciò a fare questo, cominciò anche a riguadagnare la calma e una relativa salute. Formò uno stretto legame con un giovane di 19 anni. Tale relazione era in gran parte sentimentale e caratterizzata da una sorta di sensualità di tipo etereo. La relazione non comportò atti sessuali al di là di baci, del contatto nudo e di rare emissioni involontarie. Intorno ai 36 anni iniziò a seguire liberamente le inclinazioni omosessuali. Dopo di ciò, recuperò rapidamente la sua salute. I disturbi nevrotici si placarono.

Ha sempre amato uomini più giovani di lui. A circa 27 anni aveva cominciato ad ammirare i giovani soldati. Dal momento che si lasciava andare liberamente alle sue inclinazioni, gli uomini che cercò furono invariabilmente persone di un rango sociale più basso del suo. Portò avanti una relazione ininterrottamente per dodici anni, che iniziò senza passione dalla parte dell’amico, ma a poco a poco crebbe fino ad avere quasi uguale forza su entrambi i partner. Non è attratto dalle uniformi, ma cerca qualche figlio incontaminato della natura.

I metodi di soddisfazione per lui sono stati diversi, secondo le diverse fasi della sua passione. All’inizio erano romantici e platonici, quando il tocco di una mano, un raro bacio, o la semplice presenza bastavano. Nel secondo periodo ci furono il dormire uno accanto all’altro, l’ispezione del corpo nudo dell’uomo amato, gli abbracci e le emissioni occasionali dopo un contatto prolungato. Nel terzo periodo la gratificazione divenne più francamente sensuale. Prese ogni forma possibile: la masturbazione reciproca, il coito intercrurale, la fellatio, l’irrumatio, e di tanto in tanto la pedicatio attiva; sempre secondo l’inclinazione o concessione del maschio amato.

Egli stesso interpreta sempre la parte maschile attiva. Non si abbandona mai all’altro ruolo, e afferma che non ha mai avuto la gioia di sentirsi desiderato con un ardore pari al suo. Non si sottrae alla pedicatio passiva; ma è una cosa che lui non richiede mai. Il coito con i maschi, come sopra descritto, gli sembra sempre sano e naturale; lascia un profondo senso di benessere, e ha cementato amicizie durature. Ha sempre cercato di formare legami permanenti con gli uomini che egli ha adorato così eccessivamente.

È di statura media, non robusto, ma dotato di grande energia nervosa, di grande forza di volontà e autocontrollo, in grado di resistere alla fatica e ai cambiamenti delle circostanze esterne.

Nella fanciullezza non aveva simpatia per le occupazioni femminili o per la compagnia delle ragazze, preferendo lo studio e la solitudine. Evitava i giochi e le occupazioni rumorose dei ragazzi, ma non era maschile solo nella sua indifferenza allo sport, non è mai stato femminile nel vestire o nelle abitudini. Non è mai riuscito nei suoi tentativi di fischiare. È un grande fumatore, e a volte ha venuto molto. Gli piacciono l’equitazione, il pattinaggio, e l’arrampicata, ma è un ben misero cavaliere, ed è impacciato con le sue mani. Non ha capacità per le belle arti e la musica, anche se è molto interessato a queste cose, ed è un autore prolifico.

Ha sofferto molto per tutta la vita, grazie alla sua percezione della differenza tra sé e i normali esseri umani. Dichiara che nessun piacere che egli abbia goduto può eguagliare la millesima parte del dolore causato dalla coscienza interna di essere un paria. Il massimo che può invocare a sua difesa, ammette, è l’irresponsabilità, perché riconosce che il suo impulso può essere morboso. Ma si sente assolutamente certo che nella prima parte della sua vita la sua salute è stata rovinata e il suo riposo morale distrutto a causa del perenne conflitto con la propria natura innata, e che sollievo e forza gli sono venute dall’indulgere alla sua natura. Anche se ha sempre davanti a sé il terrore della scoperta, egli è convinto che i suoi rapporti sessuali con gli uomini siano stati totalmente sani per lui, che abbiano aumentato di molto la sua energia fisica, morale e intellettuale e non siano stati dannosi per gli altri. Non ha alcuna percezione di un qualche errore morale nelle sue azioni, e considera l’atteggiamento della società nei confronti di quanti sono nella sua condizione come assolutamente ingiusto e fondato su principi falsi.

Il prossimo caso è, come il precedente, quello di un uomo di lettere di successo, che è anche lui passato attraverso un lungo periodo di conflitto mentale prima di riconciliarsi con i suoi istinti omosessuali. Egli appartiene a una famiglia in cui tutti sono in buona salute e hanno dimostrato marcata capacità in diversi campi di attività intellettuale. Si sente certo del fatto che uno dei suoi fratelli sia come lui un invertito assoluto e che un altro sia attratto da entrambi i sessi. Sono in debito con lui per il seguente racconto dettagliato che descrive le sue emozioni e le sue esperienze durante l’infanzia, che considero di grande interesse, come contributo non solo alla psicologia dell’inversione, ma alla embriologia delle emozioni sessuali in genere. Vediamo qui descritte, in una forma eccessivamente precoce e iperestesica, idee e sentimenti, che, in una forma più leggera e più frammentata, possono essere messi in parallelo con le prime esperienze di molti uomini e donne normali. Ma è certamente raro trovare così tanti punti della psicologia sessuale così definitamente illustrati in un singolo bambino. Si può aggiungere che la narrazione non è priva di interesse come studio dell’evoluzione di un uomo di lettere; un bambino la cui immaginazione era stata così precocemente esercitata e sviluppata era predestinato a una carriera letteraria.

_________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5326

JEREMY BENTHAM – SAGGIO SULLA PEDERASTIA

Sono lieto di annunciare che, dopo un lavoro lungo e non facile, è finalmente online nella Biblioteca di Progetto Gay, la mia traduzione italiana del saggio di Jeremy Bentham “Offese contro di sé: pederastia”:
Jeremy Bentham (1748-1832) fu un uomo di intelligenza illuminata la cui opera incise profondamente nello sviluppo del diritto inglese e di quello americano e contribuì allo sviluppo delle idee del liberalismo e indirettamente anche del socialismo. La modernità del personaggio e la sua capacità di anticipare i tempi sono stupefacenti: difese strenuamente la libertà personale ed economica, la libertà di parola, la parità di diritti delle donne, si impegnò per l’abolizione della schiavitù, per l’abolizione delle punizioni corporali e la depenalizzazione della sodomia. Ma la cosa che più colpisce in quest’uomo è la stretta laicità, in un mondo in cui la religione era ancora largamente dominante.
Fu l’ispiratore della nascita della Università di Londra, aperta a tutti, senza distinzioni basate sulla religione o sul rango sociale e senza distinzioni razziali. Non è mia intenzione scrivere un saggio su Bentham, che richiederebbe una conoscenza dell’autore ben più profonda della mia. Intendo qui limitarmi soltanto ad un testo “Offese contro di sé: pederastia”, un saggio di diritto sulla opportunità di sanzionare penalmente la pederastia, scritto nel 1785, quindi all’età di 37 anni, in 60 pagine e mai pubblicato da Bentham.
Si tratta del primo saggio che affronta il problema delle depenalizzione della pederastia, che ai suoi tempi era punita con l’impiccagione. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1978 (summer and fall issues of Journal of Homosexuality, v.3:4(1978), p.389-405; continuato in v.4:1(1978), a cura del Dr. Crompton, Professore di Inglese nell’Università del Nebraska:
Per la mia traduzione mi sono servito della edizione sopra citata. Il testo è complesso, talvolta non del tutto chiaro. Si tratta in effetti di appunti e non di un libro in un’edizione a stampa curata dall’autore. Oltre l’evidente laicità che confina talvolta in una celata ironia contro gli atteggiamenti moralistici dei teologi, si colgono vari aspetti di interesse per la storia dei diritti degli omosessuali.
Bentham, quando si riferisce alla pederastia intende parlare di rapporti tra adulti consenzienti, in questo senso manca del tutto ogni riferimento alla pedofilia.
Bantham ritiene che i partner siano giovani o che sia giovane almeno uno dei due ma li considera entrambi capaci di intendere e di volere e arbitri delle proprie azioni.
Il saggio smonta i tradizionali inquadramenti criminologici della sodomia con argomenti di carattere logico e con la citazione di fonti storiche, dimostra che la pedofilia non porta alla diminuzione delle nascite e non infiacchisce i corpi, che non ha nulla a che vedere con la misoginia e sostanzialmente non influenza i diritti delle donne.
L’ironia nella demolizione delle motivazioni teologiche della condanna della pederastia è evidente e la conclusione che non ha alcun senso punire come reati cose che non producono danno sociale né personale arriva come esito scontato di un ragionamento strettamente coerente.
“Stupisce che nessuno ancora abbia immaginato che sia peccaminoso grattarsi dove prude, e che non sia mai stato definito che l’unico modo naturale di grattarsi è con questo o quel dito e che è innaturale grattarsi con qualsiasi altro.”
Questa citazione si potrebbe usare benissimo ancora oggi contro coloro che ritengono l’omosessualità contro natura.
Bentham non ha mai amato il moralismo, a nessun livello, e ha ritenuto laicamente che morale e diritto fossero cose completamente diverse e che la legge debba essere basata su principi di utilità generale, gli unici in nome dei quali è lecito mettere limiti alle libertà individuali.
Molto curiosa, in questo saggio è la parte che riguarda la masturbazione in cui Bentham dimostra di accettare del tutto acriticamente i pregiudizi provenienti dalla classe medica del tempo e ritiene la masturbazione la pratica sessuale più pericolosa perché capace di indebolire gli individui e di minarne la salute, ma ovviamente ritiene che non avrebbe alcun senso ritenerla un reato da perseguire penalmente.
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 3

V.

LETTERATURA – MEDICINA.

Gli autori di libri di medicina su questo argomento sono relativamente numerosi nella letteratura francese e tedesca e sono aumentati rapidamente in questi ultimi anni. Il fenomeno dell’inversione sessuale è di solito considerato in questi libri dal punto di vista dello squilibrio psicopatico o neuropatico, ereditato da antenati malati, e sviluppato nel paziente attraverso precoci abitudini di auto-abuso.

Qual è la distinzione esatta tra “psicopatico” e “neuropatico” non lo so. Il primo termine sembra comprensibile nella bocca del teologo, il secondo in quella del medico. Ma non riesco a capire come possano essere usati insieme per indicare diversi tipi di diatesi patologica. Che cos’è la psiche e che cosa sono i nervi? Dobbiamo probabilmente prendere i due termini come se indicassero due modi di considerare uno stesso fenomeno; un modo personale e l’altro obiettivo; “psicopatico” sottolinea lo sviamento osservato nelle emozioni della mente del soggetto; “neuropatico” sottolinea lo sviamento osservato in anomalie del sistema nervoso.

Sarebbe impossibile, in un saggio di questo tipo, esaminare l’intera massa di osservazioni mediche, di ragionamenti e di speculazioni che abbiamo a nostra disposizione. E poi un “laico” (cioè un non medico), non è comunque ben preparato per la critica e il confronto in una questione delicata in cui i medici si differenziano per dettagli. Mi accontenterò quindi di dar conto di quattro studi tra i più recenti, i più autorevoli e, a quello che mi sembra, i più attenti. Moreau, Tarnowsky, Krafft-Ebing e Lombroso inquadrano il fenomeno in modi piuttosto simili e tra di loro si sta formando a poco a poco una teoria che potrebbe diventare ampiamente accettata.

Des Aberrations du Sens Génésique, par le Dr. Paul Moreau, 4^ edizione, 1887.

Moreau inizia con l’affermazione che c’è un sesto senso, “il senso genitale” che, come gli altri sensi, può essere ferito psichicamente e fisicamente senza che le funzioni mentali, sia affettive che intellettuali, ne soffrano. Il suo libro è quindi un trattato sulle malattie del senso genitale. Queste malattie non sono affatto di origine recente, dice, sono esistite sempre e dovunque.

Si inizia con una rassegna storica, che, per quanto concerne l’antichità, è molto difettosa. Dopo aver citato con approvazione il seguente passaggio sulla società greca: “La sodomia è diffusa in tutta la Grecia, le scuole dei filosofi diventano delle case di dissolutezza e i grandi esempi di amicizia lasciati in eredità dal paganesimo non sono per la maggior parte che una infame turpitudine coperta da una santa apparenza”: dopo aver citato queste parole del Dr. Descuret, Moreau lascia la Grecia e va a Roma. Egli descrive lo stato di morale a Roma, sotto l’impero come “una depravazione malaticcia, divenuta per forza di cose ereditaria, endemica ed epidemica.” Segue un breve resoconto degli imperatori e i loro parenti di sesso femminile.

Egli attribuisce soprattutto all’ereditarietà “questo eretismo (eccitazione) riproduttivo che per circa due secoli, regnò allo stato epidemico a Roma.” Di Giulia, figlia di Augusto, egli dice, “Si può forse lottare contro una malattia ereditaria?” L’unione di dissolutezza sfrenata e ferocia con grandi doni mentali lo colpisce come un segno di malattia ed egli finisce con questa frase: “Tra le cause più frequenti dell’aberrazione del senso genitale, l’ereditarietà ha il primo posto.”

Poi passa al medioevo e si sofferma sulla credenza popolare in “incubi e succubi”. È curioso vedere che classifica Leone X, Francesco I, Enrico IV e Luigi XIV tra i neuropatici. Arrivato a questo punto, tutti quelli che hanno forti istinti sessuali e hanno anche la possibilità di lasciarsi andare a quegli istinti sono neuropatici. I tempi moderni sono illustrati dalle dissolutezze della Reggenza, del regno di Luigi XV, da alcune donne russe e dal marchese de Sade. La Casa di Orleans sembra in realtà essere stata contaminata da impudicizia ereditaria di tipo morboso. Ma se fosse così alla fine del secolo scorso, allora dopo la Rivoluzione essa avrebbe notevolmente recuperato la salute e per quale miracolo?

Moreau ora formula la tesi che vuole dimostrare: “L’aberrazione patologica del senso genitale deve essere completamente assimilata a una nevrosi e come tale la sua esistenza è compatibile con le più alte intelligenze.” Scopre quindi una tara ereditaria universalmente presente in questi casi. “L’eredità diretta, quella indiretta e quella trasformata si riscontrano nei malati del senso genitale”.

Passando all’eziologia, essa si fonda principalmente su un organismo predisposto alla malattia dall’ereditarietà, e posto in un ambiente favorevole al suo sviluppo morboso. Le cause scatenanti non sono sufficienti a risvegliare l’aberrazione in organismi sani, ma anche un piccolo evento scatenante spingerà un organismo predisposto sulla strada segnata. Questo, potrei osservare, sembra escludere del tutto la semplice imitazione, su cui Moreau pone poi molto l’accento; dato che se nessuno, salvo quello che è già contaminato può essere influenzato dall’ambiente, nessuno, se non il già contaminato, potrà imitare comportanti morbosi.

Egli chiama “cause fisiche generali”: (1) la povertà estrema, (2) l’età, (3) la costituzione (4) il temperamento, (5) le stagioni dell’anno, (6) il clima, (7) Il cibo.
La povertà estrema porta a indiscriminato vizio, incesto, sodomia, ecc.. Questo è vero, e sappiamo che i poveri delle città e i contadini di alcuni paesi sono abitualmente immorali. Eppure Moreau dimostra troppo qui, infatti, secondo i suoi principi, la nevrosi ereditaria dovrebbe a questo punto essere diventata cronica, epidemica, endemica, in tutti i poveri delle città e in tutti i contadini di tutti i paesi; cosa che nella realtà non accade affatto. La pubertà e l’arrivo della senilità sono individuati come momenti in cui i sintomi del malessere genitale si manifestano. Le sue osservazioni sugli altri punti all’ordine del giorno sono abbastanza banali e ripete l’idea corrente che gli abitanti dei climi caldi sono più lascivi di quelli del Nord.

Tra le “cause fisiche specifiche” Moreau cita le malformazioni degli organi sessuali, le malattie di questi organi, le lesioni all’organismo derivanti da ferite, colpi, veleni, la masturbazione, l’eccessiva indulgenza ai piaceri venerei e l’esagerata continenza.

Quando arriviamo alle “cause morali generali” l’ereditarietà gioca un ruolo essenziale. L’ereditarietà può essere diretta, vale a dire, il figlio di un sofferente nel senso genitale avrà gli stessi gusti di suo padre, o trasformata: ciò è tisi in una generazione assume la forma di aberrazione sessuale in un’altra. La cattiva educazione e l’esposizione a cattivi esempi, insieme con l’imitazione, sono presi in considerazione qua e là più o meno vagamente.

Le “cause morali individuali ” comprendono le impressioni ricevute nella prima giovinezza, sulle quali credo forse Moreau non spenda sufficiente impegno, e alcune tendenze verso preoccupazioni soggettive con idee astratte, certe condizioni fisiche anormali che disturbano l’intera sensibilità morale.

Passando all’Anatomia patologica, Moreau dichiara che è ancora impossibile localizzare il senso genitale. Il cervello, il cervelletto, il midollo spinale? Non lo sappiamo. Sembra di inclinare verso il cervelletto.

Non è necessario seguire Moreau nella sue altrimenti interessanti descrizioni delle diverse manifestazioni della malattia sessuale. La maggior parte di queste manifestazioni non hanno alcuna relazione con il soggetto del mio lavoro. Ma quello che dice di passaggio di “pederasti, sodomiti e saffiche” deve essere preso in considerazione. Egli li colloca in “una classe di individui che non può e non deve essere confusa né con gli uomini che godono la pienezza delle loro facoltà intellettive, e nemmeno con i pazzi propriamente detti. Essi formano un gruppo intermedio, mista, costituendo un vero e proprio ponte tra ragione e follia, la cui natura e la cui esistenza può molto frequentemente essere spiegata solo con una parola: “Ereditarietà” (p 159).

È sorprendente, dopo questo annuncio, scoprire che quello che ha da dire sull’inversione sessuale è limitato all’Europa e al suo sistema morale, “non avendo nulla a che vedere con la morale di altri paesi in cui la pederastia è accettata e ammessa” (p. 172 , nota). Letteralmente, allora, egli considera l’inversione sessuale nella moderna Europa cristiana come una forma di neuropatia ereditaria, un legame tra ragione e follia; ma nella Grecia antica, nella moderna Persia e in Turchia, egli considera la stessa anomalia psicologica dal punto di vista, non di malattia, ma di costume. In altre parole, un inglese o un francese che ama il sesso maschile deve essere diagnosticato come contaminato con la malattia; mentre Sofocle, Pindaro, Fidia, Epaminonda, Platone, hanno solo ceduto a un istinto che era considerato sano nei loro tempi, perché la società l’aveva accettato.

L’inefficienza di questa distinzione in un trattato di scienza analitica deve essere sottolineata. Il fatto stesso che l’antica Grecia tollerava, e che l’Europa moderna rifiuta di tollerare l’inversione sessuale, non può avere nulla a che fare con l’eziologia, la patologia la definizione psicologica del fenomeno nella sua essenza.

Bisogna considerare che un certo tipo di passione fiorì, venne alla luce del giorno e portò buoni frutti nella società dell’Ellade mentre lo stesso tipo di passione fiorisce dell’ombra ed è fonte di miseria e vergogna in Europa. La passione non è cambiata; ma è cambiato il modo di considerarla moralmente e giuridicamente. Un investigatore scientifico non dovrebbe prendere in considerazione i cambiamenti dell’opinione pubblica quando sta analizzando una peculiarità psicologica.

Questo punto su cui sto insistendo – vale a dire, che non è logico trattare l’inversione sessuale tra le moderne popolazioni europee come una malattia, quando si fa riferimento alla prevalenza di essa, come semplice abitudine tra i popoli orientali e gli antichi Elleni – è così importante che io lo illustrerò con un brano tratto da uno dei saggi del Dr. WR Huggard.1) “Si può dire che la differenza tra la fissazione dell’impulso prepotente nel Fijiano e nell’Inglese malato di mente sta nel fatto che, nel selvaggio, i caratteri mentali sono dovuti all’educazione e all’ambiente circostante, mentre, nel lunatico sono dovute a malattie.

Questa spiegazione tuttavia è inadeguata da due punti di vista. Da una parte, anche se nel Fijiano ci fosse stata malattia, il problema della demenza non potrebbe sorgere nei confronti di una questione ritenuta dalla sua società indifferente. Sarebbe assurdo parlare di mania omicida, di ninfomania e di cleptomania, come forme di follia, dove l’omicidio, il rapporto sessuale promiscuo, e furto non fossero condannati. D’altra parte, l’ipotesi che la pazzia sia sempre causa di malattia non è solo non dimostrata, ma è una supposizione improbabile.

Ci deve, naturalmente, essere qualche difetto nell’organismo, ma ci sono tutte le ragioni per pensare che, in molti casi, il difetto è una congenita mancanza di equilibrio tra strutture in sé in buona salute; e molti casi di pazzia potrebbero opportunamente essere considerati come una sorta di ‘ritorno’ a un tipo di organizzazione comune tra le razze inferiori dell’umanità. “Sostituite i termini per indicare l’inversione sessuale alla parola “ninfomania” in questo paragrafo, e il ragionamento sì adatterà esattamente alla mia argomentazione.

È interessante, tra l’altro, trovare questo autore d’accordo con Ulrichs nel suo suggerire una “congenita mancanza di equilibrio tra strutture che sono sane in sé”, e con Lombroso nella sua supposizione di ritorno atavico alla barbarie. Lombroso, come vedremo, in ultima analisi identifica la criminalità congenita (una forma della quale è l’aberrazione sessuale in questa teoria) con la follia morale; e qui il dottor Huggard è, inconsciamente forse, d’accordo con lui; egli definisce follia “qualsiasi difetto mentale che rende una persona incapace (e non in grado di diventare capace attraverso una punizione) di conformarsi alle esigenze della società” – una definizione che non è meno applicabile al delinquente nato rispetto al pazzo.

Quanto poco peso il Dr. Moreau ha dato alla Grecia antica nella sua discussione di questo argomento, appare dalla omissione di tutti i fatti forniti dalla letteratura e dalla storia greca nell’introduzione al suo saggio. Si allarga molto sulle leggende riferite agli imperatori romani, perché queste sembrano sostenere la sua teoria del male ereditario. Usa Giovenale, Tacito, Svetonio e le Storia Augusta per sostenere la sua posizione, anche se fanno parte della storia di un popolo nel quale “la pederastia era stata accettata e ammessa.” Egli ignora le biografie dei re spartani, le istituzioni di Creta, il Battaglione Sacro di Tebe, i dialoghi di Platone, gli aneddoti riportati su Fidia, Sofocle, Pindaro, Demostene, Alcibiade, e così via. Egli forse lo fa perché non possono in alcun modo quadrare con la sua teoria della morbosità? La verità è che l’antica Grecia offre difficoltà insormontabili per i teorici che trattano l’inversione sessuale esclusivamente dal punto di vista della neuropatia, dell’ereditarietà contaminante e della masturbazione. E quanto incompetente sia il Dr. Moreau nel trattare le questioni greche può essere visto nel sinonimo grottesco che ha inventato per pederastia – philopodia (p 173).

Correttamente la parola è composta di φιλεῖν [amare] e πους [piede]; ma suppongo che intenda riferirsi a φιλεῖν, e podex [in latino “ano”].

In un capitolo dedicato alla Medicina legale, Moreau inizia osservando che “I fatti sono così mostruosi, così contaminati dall’aberrazione, e tuttavia i loro agenti offrono così forte un aspetto di sana ragione, occupano tali posizioni rispettabili in tutto il mondo, hanno fama di godere di tale onestà, tali sentimenti onorevoli, ecc., che si esita a pronunciare un parere.” Procedendo oltre, ritiene sufficientemente provato che non di rado, sotto l’influenza di qualche vizio organico, in genere ereditario, le facoltà morali possono subire alterazioni, che, se in realtà non distruggono i rapporti sociali dell’individuo, come avviene in casi di follia dichiarata, possono comunque modificarli in modo notevole, e certamente devono essere presi in considerazione, quando dobbiamo valutare la moralità di questi atti”(p. 301).

La sua conclusione, quindi, è che le aberrazioni del senso sessuale, compresa la sua inversione, sono questioni di competenza del medico piuttosto che del giudice e necessitano di terapie piuttosto che di punizioni, e che i rappresentanti della facoltà di medicina dovrebbero sedersi sulla panca come consiglieri o giudici a latere, quando le persone accusate di oltraggi contro la decenza vengono a giudizio . “Mentre diamo la colpa e stigmatizziamo questi crimini con la ragione, l’intelletto inorridito cerca una spiegazione e una giustificazione morale, (niente di più) per tali atti odiosi. Insiste a chiedere che cosa può portare un uomo riconosciuto come rispettabile nella società, un uomo che gode (almeno apparentemente) la pienezza delle sue facoltà mentali, a queste vergognose auto-indulgenze. Rispondiamo: Questi uomini per la maggior parte sono intelligenze anormali, candidati veri e propri per la follia, e, per di più, sono i portatori di malattie ereditarie. Ma gettiamo un velo su un tema così umiliante per l’onore dell’umanità! »(P. 177).

Come risultato finale di questa analisi, Moreau classifica l’inversione sessuale insieme con l’erotomania, la ninfomania, la satiriasi, la bestialità, lo stupro, la profanazione di cadaveri, ecc., come il sintomo di una grave lesione del senso procreativo. Egli cerca di salvare le sue vittime dalla prigione, consegnandole al manicomio. I suoi sentimenti morali sono così sdegnati che egli non può nemmeno soffermarsi sulla questione se quegli istinti siano naturali e sani anche se anormali. Infine, si rifiuta di affrontare gli aspetti di questa anomalia psicologica che si presentano con forza allo studioso dell’antica Ellade. Egli non prende nemmeno in considerazione il fatto, evidente agli osservatori esperti, che la gente semplice spesso non mostra verso le anomalie dell’appetito sessuale più disgusto di quanto ne dimostri verso le sue manifestazioni normali.2)

Die krankhaften Erscheinungen des Geschlechtssinnes. B. Tarnowsky. Berlin, Hirschwald, 1886.

Questo è dichiaratamente un tentativo di distinguere i tipi morbosi di perversione sessuale dal meramente vizioso, e di sottolineare la necessità di trattare i primi non come crimini ma come patologia. “Il medico legale discerne corruzione, sensualità iper-soddisfatta, vizio fortemente radicato, volontà perversa, ecc., in cui l’osservatore clinico riconosce con certezza una condizione morbosa del paziente caratterizzata da fasi tipiche di sviluppo e di conclusione. Dove uno vuole punire l’immoralità, l’altro invoca la necessità di un trattamento terapeutico metodico”.

L’autore è un russo, la sua partica professionale, a San Pietroburgo, lo ha portato in stretti rapporti con i prostituti e pederasti abituali di quella capitale. Egli è in grado quindi di parlare con autorità, sulla base di una conoscenza del tutto eccezionale dei disturbi morali e fisici connessi alla sodomia. Non posso non pensare che la forte peculiarità della sua esperienza lo abbia portato a formare teorie incomplete. È spesso a contatto con maschi passivi, pedofili e effeminati che prostituiscono i loro corpi in modo grossolano, per essere in grado di apprezzare gli aspetti più sottili del problema.

Tarnowsky all’interno dell’inversione sessuale individua due tipi fondamentali. Il primo è innato, dipende da una tara ereditaria e dalla diatesi neuropatica. Egli distingue tre tipi di perversione innata. La più marcata delle sue forme è cronica e persistente, appare con la prima alba della pubertà, non viene modificata dall’educazione, raggiunge il suo massimo di intensità nella virilità e manifesta tutti i segni della ordinaria inclinazione sessuale. La seconda forma non è cronica e persistente, ma periodica. Il paziente è soggetto a disturbi occasionali dei centri nervosi, che si esprimono in attacchi violenti e irresistibili dell’istinto perverso. La terza forma è epilettica.

Per quanto riguarda l’inversione sessuale acquisita, si sofferma su l’influenza del cattivo esempio, sul potere di imitazione, la moda, la letteratura corrotta, la curiosità in persone spossate da eccessi normali. Dettagli straordinari sono dati sullo stato delle scuole in Russia (pp. 63-65), ed è citato un caso particolare in cui lo stesso Tarnowsky identifica ventinove pederasti passivi, di età compresa tra i nove ei quindici anni, in una sola scuola. Era stato chiamato a pronunciarsi sulle cause di un focolaio di sifilide tra gli alunni. Interessanti informazioni sono inoltre comunicate per quanto riguarda la prevalenza del vizio anormale a San Pietroburgo, dove sembra che bagnini, vetturini, domestici, e artigiani siano particolarmente richiesti (pp. 98-101). Il popolo russo non mostra ripugnanza per quello che chiamano “trucchi da gentiluomini.”

Tarnowsky richiama l’attenzione sulle navi, sui presidi militari e le prigioni, come ambienti molto adatti per lo sviluppo di questo vizio una volta che vi sia stato introdotto da qualcuno contaminato proprio da questo vizio. La sua visione su popoli come i Greci, i Persiani, e gli Afghani è che, attraverso l’imitazione, la moda, e la tolleranza sociale, è in vizio non naturale è diventato endemico. Ma Tarnowsky considera criminali tutti i portatori di anomalie comprese tra le anomalie acquisite. Pensa che l’individuo dovrebbe essere punito dalla legge. Egli comprende naturalmente sotto questa categoria di perversione acquisita i vizi dei vecchi debosciati. A questo punto, tuttavia, la sua classificazione diventa confusa; perché mostra come le tendenze senili alla passione sodomitica sono spesso il sintomo dell’avvicinarsi di una malattia del cervello, a cui la ragione e la costituzione del paziente soccomberanno. Medici francesi la chiamano “la pederastia dei rammolliti.”

Tornando a quello che dice Tarnowsky sull’inversione sessuale innata, posso richiamare l’attenzione su una mirabile descrizione del tipo in generale (pp. 11-15). Penso, tuttavia, che egli ponga anche grande attenzione sulla passività delle emozioni in queste persone, la loro mollezza nel darsi da fare, le abitudini, le inclinazioni. Egli sta chiaramente parlando a partire da una grande esperienza. Così bisogna supporre che egli non abbia incontrato spesso casi di uomini che si sentono, appaiono, e agiscono come uomini, e hanno come unica cosa diversa dai maschi normali il fatto che amano il loro sesso. Nel descrivere il secondo grado di aberrazione (pp. 16, 17), egli accentua ancora l’effeminatezza nell’abito e nelle abitudini al di là di quanto un’osservazione generale giustificherebbe.

Un attento studio dei casi addotti da Krafft-Ebing nel suo “Psychopathia” fornisce una giusta misura dell’atteggiamento critico di Tarnowsky su questo punto. Da loro apprendiamo che l’effeminatezza del fisico e delle abitudini non è affatto un segno distintivo del pederasta nato. Quindi si può notare che Tarnowsky crede anche innate e ereditarie tendenze che possono essere modificate e superate da una corretta morale e dalla disciplina fisica in gioventù, tanto da portare anche alcuni a sposarsi in alcuni casi (pp. 17, 18) .

Non avrebbe alcuno scopo qui seguire Tarnowsky in ulteriori dettagli riguardanti le particolari forme assunte dall’appetito perverso. Ma l’attenzione deve essere rivolta alla sua definizione di predisposizione ereditaria (pp. 33-35), che è straordinariamente ampia. Egli considera sufficiente ogni disturbo del sistema nervoso in un antenato, come sufficiente: l’epilessia, una malattia del cervello, l’isteria, la pazzia e include anche l’alcolismo, le malattie sifilitiche, la polmonite, il tifo, l’esaurimento fisico, l’eccessiva anemia, la dissolutezza, “tutto ciò insomma che è sufficiente per indebolire il sistema nervoso e la potenza sessuale del genitore.” A questo punto egli osserva che risiedere a lungo in alta quota tende a indebolire l’attività sessuale e a sviluppare la perversità, adducendo una vecchia credenza dei Persiani secondo la quale la pederastia ha origine nel altopiano d’Armenia (p. 35). Credo che non ci sia neppure bisogno di dire che queste teorie sono contraddette nella misura massima dall’esperienza di chi ha vissuto con i montanari dell’Europa centrale. Essi sono infatti capaci di continenza in modo notevole, ma sono anche vigorosamente procreativi e straordinariamente privi di inversione sessuale.

Infine, si deve osservare che Tarnowsky discute i segni fisici della sodomia attiva e passiva in modo piuttosto esteso (108-135). Le sue possibilità di osservazione fisica nella pratica medica come medico di fiducia dei pederasti di San Pietroburgo gli dà il diritto di parlare con autorità. La cosa più decisiva che dice è che Casper, per mancanza di familiarità con i fenomeni, manifesta troppo disprezzo verso un punto della teoria di Tardieu. In breve, Tarnowsky si sente sicuro che un pederasta passivo abituale mostrerà qualcosa di simile al segno fisico in questione, se esaminato da un esperto nella posizione corretta. Ma questa è l’unica deformazione del corpo su cui si basa.

Psychopathia Sexualis, mit besonderer Berücksichtigung der Conträren Sexualempfindung. Von Dr. R. v. Krafft-Ebing. Stuttgart, Enke, 1889.

Krafft-Ebing ha trattato il problema dell’inversione sessuale quando era stato già studiato da numerosi pionieri e predecessori che avevano mappato il terreno, e avevano stabilito una sorta di quadro psichico complessivo. Abbiamo visto il sistema sanitario allargarsi sempre più nelle opere di Moreau e Tarnowsky. Se non altro, il modo di affrontare il problema di Krafft-Ebing soffre troppo delle suddivisioni e di una lunga lista di classificazioni. Tuttavia è solo seguendo l’autore nella sua differenziazione delle diversi gruppi che ci possiamo formare un concetto della sua teoria generale e della portata delle osservazioni su cui si basa. Egli inizia con (A) l’inversione sessuale come fenomeno morboso acquisito. Poi esamina (B) l’inversione sessuale come un fenomeno morboso innato.

(A) “Il sentimento sessuale e l’istinto sessuale”, così comincia, “rimangono latenti, tranne in presagi oscuri e in impulsi, fino al momento in cui gli organi di procreazione vengono a svilupparsi. Durante il periodo della latenza, quando il sesso non è arrivato alla coscienza, è solo potenzialmente esistente e non ha inclinazioni organiche potenti, possono allora operare influenze dannose per la sua evoluzione normale e naturale. In questo caso la nascente la sensibilità sessuale corre il rischio di essere compromessa sia qualitativamente che quantitativamente, e in determinate circostanze può anche essere pervertita in un falso canale.

Tarnowsky ha già pubblicato questa esperienza. Posso veramente confermare, e sono pronto a definire le condizioni di questa perversione acquisita o, in altre parole, coltivata dell’istinto sessuale nei seguenti termini. La predisposizione fondamentale di base è una tendenza ereditaria neuropatica. La causa eccitante o efficiente è l’abuso sessuale e, più in particolare l’onanismo. Il centro di gravità eziologico deve essere ricercato in una malattia ereditaria; e penso che sia lecito chiedersi se un individuo incontaminato sia o no capace di sentimenti omosessuali.”3)

La teoria di Krafft-Ebing sembra allora essere che tutti i casi di inversione sessuale acquisita possono essere attribuiti, in primo luogo a morbose predisposizioni ereditate da parte del paziente (Belastung), e in secondo luogo all’onanismo come causa eccitante del disturbo neuropatico latente.

Si esclude l’ipotesi di una deviazione fisiologica e sana dalla normale regola del sesso. “Penso che sia discutibile” dice, “se l’individuo incontaminato (das unbelastete Individuum) sia in assoluto capace di sentimenti omosessuali.” L’importanza di questa frase sarà evidente quando arriveremo a trattare dell’analisi che Krafft-Ebing fa dell’inversione sessuale congenita, che egli basa induttivamente su un gran numero di casi da lui osservati nella pratica.
Per il momento abbiamo il diritto di presumere che Krafft-Ebing consideri l’inversione sessuale, sia quella “acquisita” che quella “congenita”, come una forma di neuropatia ereditaria (Belastung). Nei casi in cui essa sembra essere “acquisita”, pone l’accento su l’abitudine all’auto-erotismo.

Ecco come egli afferma la sua teoria dell’onanismo come causa emotiva di una neuropatia ereditaria, con conseguente inversione sessuale. L’abitudine all’auto-abuso prepara il paziente per appetiti anormali indebolendo la sua forza nervosa, degradando la sua fantasia sessuale, e inducendo iper-sensibilità nel suo apparato sessuale. L’impotenza parziale si rileva piuttosto frequentemente. In conseguenza di questa sofisticazione della sua natura, la vittima della neuropatia ereditaria e dell’onanismo si sente timida con le donne e trova conveniente frequentare persone del proprio sesso. In altre parole, si suppone che sia più facile per un individuo così fatto a pezzi nei centri della sua vita sfidare la legge e cercare gratificazioni sessuali da uomini piuttosto che congiungersi con le donne venali in un bordello.

Krafft-Ebing presuppone che i maschi che sono nati con disturbi neuropatici di un tipo indefinito si masturbino, distruggano la loro virilità, per poi intraprendere un percorso di vizi che offre pericoli incalcolabili, difficoltà, e ripugnanze indicibili. Questa è la teoria. Ma da dove, se non da qualche travolgente appetito, le vittime demoralizzate dall’auto-abuso ricavano coraggio per affrontare gli ostacoli che una carriera di inversione sessuale porta con sé nella nostra civiltà? Qualcuno potrebbe pensare che queste persone, se non potevano avvicinarsi a una prostituta in un bordello, sarebbero state comunque in grado di sollecitare un uomo sano sulle strade.

La teoria sembra essere costruita al fine di eludere il fatto che le persone designate sono guidate da un impulso naturale verso sentieri molto più soggetti a particolari difficoltà rispetto a quelli dei libertini normali Krafft-Ebing fornisce i dettagli di cinque casi di inversione sessuale “acquisita”. Tre di questi erano figli di genitori minorati. Uno non aveva nessuna propensione morbosa nella sua ascendenza, tranne la consunzione polmonare. La quinta nasceva da un forte padre e una madre sana. La masturbazione entrava nella storia di tutti.

Si deve rilevare, nel criticare la teoria di Krafft-Ebing, che è costruita in modo da rendere le polemiche quasi impossibili. Se si fa presente che una grande percentuale di maschi che praticano l’onanismo nella loro adolescenza, non acquisisce l’inversione sessuale, egli risponderà che questi non sono stati contaminati con malattia ereditaria. Le autobiografie di onanisti amanti appassionati di donne (JJ Rousseau, per esempio, che ha dimostrato un totale orrore per l’omosessualità, e JJ Bouchard, le cui eccentricità disgustose erano dirette verso le femmine, anche nel periodo della sua impotenza totale) saranno liquidate con la sottolineatura che gli antenati di questi scrittori devono aver trasmesso un messaggio ereditario pulito.

E’ difficile far quadrare la teoria di Krafft-Ebing, con i fenomeni presentati dalle scuole, sia pubbliche che private, in tutte le parti d’Europa. In queste istituzioni non solo la masturbazione è praticata in misura formidabile, ma è anche in ovunque collegata con una qualche forma di inversione sessuale, sia con passione platonica che grossolanamente sensuale. Tuttavia, sappiamo che alcuni dei ragazzi dipendenti da queste pratiche rimangono anormali dopo che hanno cominciato a frequentare donne. Lo stesso si può dire degli stabilimenti dei detenuti, delle carceri militari e simili.4) Con una tale massa di fatti che ci guardano in faccia, non si può sostenere che “solo gli individui contaminati sono capaci di sentimenti omosessuali.” Dove le donne sono assenti o proibite, i maschi si rivolgono per la gratificazione sessuale ai maschi. E in certe condizioni della società, l’inversione sessuale può stabilirsi in modo permanente e può essere riconosciuta quasi universalmente. Sarebbe assurdo sostenere che tutti i ragazzi-amanti dell’antica Grecia dovevano il loro istinto alla neuropatia ereditaria complicata dall’onanismo.
Invocare l’ereditarietà in problemi di questo tipo è sempre pericoloso. Riportiamo la difficoltà di spiegazione parecchio più indietro. A che punto della la storia del mondo il gusto morboso è stato acquisito? Se nessuno se non gli individui contaminati è capace di sentimenti omosessuali, come hanno fatto questi sentimenti a venire all’esistenza per la prima volta? Supponendo che la neuropatia sia una condizione necessaria dell’istinto anormale, si tratta di una neuropatia generica o di un tipo specifico di tale disturbo? Se è generica, si possono portare valide le ragioni per considerare la malattia nervosa in uno qualsiasi dei suoi aspetti (l’isteria è la madre, e la pazzia è il padre) come causa di una così particolarmente differenziata affezione dell’appetito sessuale? Se è specifica, vale a dire, se gli antenati del paziente devono essere stati colpiti da inversione sessuale, in che modo l’hanno acquisita, supposto che tutti gli individui incontaminati siano incapaci di qual sentimento?

In questo momento della storia non c’è probabilmente nessun individuo in Europa che non ha ereditato una parte di una macchia neuropatica. Se questo è vero, ognuno è suscettibile di inversione sessuale, e il principio di ereditarietà diventa puramente teorico.

Tale inversione sessuale può essere e in realtà è trasmessa, come ogni altra qualità, ciò sembra essere dimostrato dalla storia di famiglie ben note, sia in Inghilterra che in Germania e si può dare per dimostrato che è spesso manifestata da persone che hanno una eredità familiare cattiva. In alcuni casi siamo giustificati, poi, nel considerarla come un segno o una concomitanza di malattie nervose. Ma le prove dell’antica Grecia e di Roma, di ciò che Burton chiama le “razze sotadiche” nella situazione attuale delle scuole e delle prigioni europee, dovrebbe farci esitare prima ci affidarci alla teoria di Krafft-Ebing che un male ereditario sia una causa predisponente necessaria della omosessualità.5)

Allo stesso modo, la masturbazione può essere accreditato come causa scatenante in alcuni casi di sentimenti omosessuali acquisiti. Senza dubbio l’istinto è a volte evocato in qualche modo oscuro dall’abitudine depravata da eccessivo auto-abuso. Eppure le autobiografie di Urnings (omosessuali) dichiarati non confermano l’opinione che in origine essi fossero più dipendenti dall’onanismo rispetto ai maschi normali. Ulrichs ha combattuto con successo la teoria avanzata da Tarnowsky, Prager, e Krafft-Ebing, considerata come una spiegazione completa del problema.6) D’altra parte, la comune esperienza dimostra oltre ogni dubbio, che i giovani tra i 16 ei 20 anni si abbandonano tutti i giorni all’auto-abuso, senza indebolire il loro appetito per le donne. Amano i ragazzi e praticano la masturbazione reciproca con persone del loro stesso sesso, ma essi desiderano comunque le donne. Dei tanti che vivono quindi nel decennio dell’adolescenza, certamente alcuni hanno ricevuto una eredità familiare come il peggiore dei casi di Krafft-Ebing mostra. Infine, per quanto riguarda l’onanismo che è una marcata caratteristica di alcuni Urnings adulti, ciò deve essere ascritto nella maggioranza dei casi alla repressione dei loro istinti anormali. Adottano l’abitudine, come dice lo stesso Krafft-Ebing, faute de mieux [per mancanza di meglio]. 7)

Per onestà verso la teoria che sto criticando, dovrebbe essere osservato che Krafft-Ebing non sostiene che ovunque la tara ereditaria e l’onanismo concorrono, il risultato sarà l’inversione sessuale; ma piuttosto che ovunque abbiamo diagnosticato una forma di inversione sessuale acquisita, scopriremo tare ereditarie e onanismo. Considerando la frequenza sia di tare ereditarie che onanismo nella nostra civiltà, questi non sono comunque un grosso rischio.

Questi fattori sono individuabili in una grande percentuale di persone di sesso maschile. Sembra ingiustificata dai fatti l’idea che la neuropatia ereditata sia una condizione indispensabile e la causa fondamentale di istinti omosessuali. La prova della Grecia antica, delle scuole, delle carceri, delle razze sotadiche, ci costringe a credere che le persone normalmente sane sono spesso nate con questi istinti oppure li acquisiscono per via del costume. E ancora, la sua insinuazione che l’onanismo, considerato come la principale causa eccitante, è più frequente tra i giovani di inclinazioni anormali che tra loro fratelli normali, non supererà la prova della comune osservazione e dei fatti riportati nelle autobiografie di onanisti dichiarati esplicitamente Urnings.

Il problema è troppo delicato, troppo complicato, anche troppo naturale e semplice, per essere risolto con una malattia ereditaria e l’auto-abuso. Se spostiamo il terreno della discussione dall’inversione sessuale acquisita a quella innata, il suo carattere sconcertante diventerà ancora più evidente. Difficilmente riusciremo a resistere alla conclusione che le teorie della malattia sono inadatte a spiegare il fenomeno nell’Europa moderna. Scrittori medici relegano il fenomeno in razze selvagge, nell’antichità classica, e nella zona sotadica. Si sforzano di isolarlo come eccezione anormale e specificamente morbosa nella nostra civiltà. Ma i fatti tendono a dimostrare che si tratta di un impulso ricorrente dell’umanità, naturale per alcune persone, indotto da altri, e nella maggior parte dei casi, compatibile con un temperamento altrimenti normale e sano.

Krafft-Ebing richiama l’attenzione sul fenomeno della effeminatezza permanente, nei maschi desessualizzati da equitazione costante e esaurimento della loro virilità per attrito dei genitali – un fenomeno osservato da Erodoto tra gli Sciti, e prevalente oggi tra alcune razze nomadi del Caucaso.8) Egli sostiene questo a sostegno della sua teoria della masturbazione; ed entro i limiti previsti, ha il diritto di farlo. La distruzione dell’apparato maschile per la riproduzione, sia con la castrazione dopo la pubertà, o per un incidente alle parti, o per una lesione della colonna vertebrale, o un’eccessiva equitazione, come appare dimostrato dalla storia di tribù nomadi, comporta che gli uomini si avvicinino fisicamente al tipo femminile, e assumano professioni e abitudini femminili. Nella misura in cui le funzioni maschili sono ostacolate, le caratteristiche maschili tendono a scomparire; ed è curioso notare che lo stesso risultato si raggiunge in tante diverse maniere.
Discute quindi alcuni casi in cui sembra che l’inversione sessuale si manifesti episodicamente in forma di disturbo psicopatico. 9) Riferisce di tre persone, due donne e un uomo, osservate da lui, in condizioni che si avvicinano all’alienazione mentale, che scambiavano la loro normale inclinazione sessuale con l’appetito anormale. Nell’analisi del problema questi casi non possono essere considerati del tutto trascurabili. I dettagli mostrano che i soggetti erano chiaramente malati. Pertanto essi hanno il loro valore per la costruzione di una teoria dell’inversione sessuale sulla base di una malattia ereditaria in atto.

(B) Alla fine, Krafft-Ebing attacca il problema di ciò che egli chiama “l’innato fenomeno morboso” dell’inversione sessuale.10 Nel dare una descrizione generale delle materie di questa classe, egli osserva che i maschi mostrano una antipatia sessuale pronunciata per le donne, e una simpatia fortemente accentuata per gli uomini. I loro organi riproduttivi sono perfettamente conformi al tipo maschile; ma essi desiderano gli uomini istintivamente e sono inclini a esprimere la loro polarizzazione assumendo caratteri di femminilità. Le donne infettate da un simile inversione presentano anomalie corrispondenti.

Casper, continua Krafft-Ebing, ha accuratamente diagnosticato il fenomeno. Griesinger lo ha riferito a afflizione ereditaria. Westphal lo ha definito come “un’inversione congenita del sentimento sessuale, insieme ad una coscienza della sua morbilità.” Ulrichs lo ha spiegato con la presenza di un’anima femminile in un corpo maschile, e ha dato il nome Urning 3) ai soggetti che la manifestano. Gley ha suggerito che un cervello femminile è stato combinato con ghiandole sessuali maschili. Magnan ha ipotizzato un cervello di donna nel corpo di un uomo.

Krafft-Ebing afferma che quasi nessuno di questi Urning è consapevoli della malattia. Essi si considerano come sfortunati soprattutto perché la legge e i pregiudizi sociali ostacolano la loro tendenza naturale.12) Dà anche dimostrato, insieme a tutte le autorità che cita, che l’appetito sessuale anormale è costituzionale e innato.

Krafft-Ebing, come ci si poteva aspettare, riferisce il fenomeno ad una degenerazione funzionale, dipendente dalle condizioni neuropatiche nel paziente, che derivano principalmente dalla malattia ereditaria.

Egli conferma l’assunto riportato sopra dal Casper sia per quanto riguarda i rapporti platonici o semi-platonici dell’Urning con gli uomini che gli piacciono, il suo orrore del coito, e la sua gratificazione sessuale attraverso atti di reciproco abbraccio. Il numero di Urning nel mondo, dice, è di gran lunga maggiore di quanto possiamo lontanamente immaginare basandoci sui mezzi attuali di calcolo.

A questo punto comincia a suddividere i soggetti di inversione congenita. La prima classe che crea è quella dei cosiddetti “Ermafroditi fisici” Nati con un’inclinazione predominante verso persone del proprio sesso, possiedono sentimenti rudimentali di natura semi-sessuale per il sesso opposto. Queste persone non di rado si sposano; e Krafft-Ebing suppone che molti casi di frigidità nel matrimonio, unioni infelici, e così via, siano attribuibili alla diatesi peculiare del maschio – o forse della donna – in questi matrimoni. Si distinguono dalla classe precedente di inversione “acquisita” per il fatto che quest’ultima inizia con istinti per l’altro sesso, che vengono via via cancellati, mentre gli ermafroditi psichici iniziano la vita con un’attrazione verso il proprio sesso, attrazione che tentano di superare appellandosi ai loro istinti normali rudimentali. Sono presentati cinque casi di tali persone. 13)

Passa poi a veri individui omosessuali, o Urnings in senso stretto del termine. Con loro non c’è apparente appetito rudimentale per l’altro sesso. Essi presentano un parallelismo “grottesco” con gli uomini e le donne normali, invertendo o caricaturando gli appetiti naturali. Il maschio di questa classe si ritira dalla femmina, e la femmina dal maschio. 14)

Ognuno è veementemente attratto dalla prima infanzia verso persone dello stesso sesso. Ma essi, a loro volta, devono essere suddivisi in due sotto-specie. Nel primo gruppo, è implicata solo la vita sessuale; le persone di quel gruppo non differiscono in alcuna caratteristica visibile o esterna dal tipo del proprio sesso; le loro abitudini e l’aspetto esteriore rimangono invariati. Per il secondo gruppo la situazione è diversa. Qui il carattere, la costituzione mentale, le abitudini e le occupazioni del soggetto sono state alterate dalla sua inversione sessuale dominante; così che un maschio si adatta al lavoro di una donna, assume abiti femminili, acquisisce una chiave più acuta della voce, ed esprime l’inversione del suo istinto sessuale in ogni atto e gesto della sua vita quotidiana.

Sembra che, stando ai casi registrati da Krafft-Ebing il primo gruppo raccolga quasi il più grande numero di individui. Egli presenta undici autobiografie dettagliate di Urnings maschi, nelle quali soltanto la vita sessuale è anormale, e che all’osservazione non si differenziano in nulla dagli uomini normali se non per la natura delle loro inclinazioni amorose. La classe comprende maschi fortemente sviluppati, che non sono desessualizzati in nessun tratto particolare se non nel fatto che possiedono un appetito disordinato per i maschi, e non guardano le donne.

Per quanto riguarda la storia della famiglia degli undici casi selezionati, cinque potrebbero mostrare chiari problemi di salute, alcuni stavano decisamente male, in una piccola minoranza c’erano incertezze.

Uno di questi Urning, un medico, ha informato Krafft-Ebing che si era unito con almeno seicento uomini del suo tipo, molti dei quali in alte posizioni di rispettabilità e in nessuno aveva osservato una conformazione anomala degli organi sessuali, ma spesso un certo avvicinamento al tipo femminile nel corpo – diffuso diradamento dei capelli 15), carnagione tenera, e tono di voce alto. Circa il dieci per cento, poi, aveva adottato l’amore per le donne. Meno del dieci per cento mostrava qualche segno del modo di fare femminile nelle proprie occupazioni, nell’abito e così via. Una grande maggioranza si sentivano come uomini nei loro rapporti con gli uomini, ed erano anche inclini verso la pederastia attiva. Erano scoraggiati dall’atto innominabile per la repulsione estetica e la paura della legge.

Il secondo di questi gruppi abbraccia i soggetti con i quali il lettore di Carlier è familiarizzato, e che Ulrichs chiama Weiblinge. Nella loro infanzia mostravano una marcata attrazione per i giochi dei loro compagni di scuola e preferivano fare gruppo con le ragazze. Aiutavano le loro madri in casa, imparavano a cucire e a lavorare a maglia, coglievano ogni occasione per vestirsi in abiti femminili. In seguito, cominciavano a chiamarsi con nomi di donne, evitavano la società dei compagni normali, odiavano lo sport e l’esercizio fisico, erano contrari a fumare e a bere, non potevano fischiare. Non viene registrato se si astenessero dal dire parolacce. Molti di loro sviluppavano un gusto per la musica, e si vantavano della loro cultura. Alla fine, quando venivano declassati, si occuparono della toilette, di qualche scandalo, del tè, parlavano dei loro amanti – vestiti, per quanto possibile, in abiti femminili, truccati, coi capelli profumati e arricciati – si rivolgevano uno all’altro parlando al femminile, adottavano pseudonimi come contessa o principessa e vivevano la vita delle donne di un dubbio demi-monde. 16)

Eppure rimanevano maschi nella loro conformazione fisica. A differenza del gruppo precedente, non si sentivano come gli uomini si sentono verso le loro innamorate, ma al contrario si sentivano come donne. Non avevano impulso verso la pederastia attiva, nessuna inclinazione per il fiorire dell’adolescenza. Quello che volevano era un adulto robusto e a lui si sottomettevano con auto-abbandono.

Come tutti gli Urning, non erano per la maggior parte propensi all’atto del coito, e preferivano gli abbracci che producevano un orgasmo breve e piacevole. Ma alcuni sviluppavano una predilezione particolare per l’atto passivo di sodomia o l’atto anomalo della fellatio.

In questa caratterizzazione ho passato il limite dei quindici casi presentati da Krafft-Ebing. Per costituire il tipo, ho attinto ad una fonte affidabile, perché compatibile, in Ulrichs, e ad un’altra fonte affidabile, perché in contrasto, in Carlier.

L’inversione sessuale, nelle persone della terza specie principale, raggiunge il suo sviluppo finale. Se seguiamo le categorie di Krafft-Ebing, scendendo dall’inversione acquista a quella innata, dividendo quest’ultima in ermafroditi psicopatici e Urnings, e suddividendo gli Urnings in coloro che conservano la loro abitudine maschile e coloro che sviluppano abitudini analoghe a quelle delle donne, arriviamo a questa ultima classe che presenta il fenomeno più eclatante del sesso invertito. Qui l’anima, che è destinata ad amare un uomo, ed è comunque imprigionata in un corpo maschile, si sforza di convertire quel corpo ad usi femminili in modo così radicale che i segni del sesso, tranne in determinati organi del sesso, possono essere cancellati. E a volte sembra che l’operazione singolare della natura, di cui ci occupiamo in questo saggio, vada ancora oltre. La polarizzazione invertita, dato l’appetito sessuale come parte della natura spirituale dell’uomo, non può mai trasmutare gli organi maschili in organi femminili della procreazione. Ma modifica la struttura ossea del corpo, la forma del viso, i tegumenti carnali e muscolari in modo così evidente che Krafft-Ebing si crede giustificato porre una classe distinta di esseri androgini (con i loro corrispondenti gynandrous) alla fine del processo straordinario.

A questo punto sarà bene presentare uno schema della sua analisi sotto forma di tabella.

urnings

Qual è la spiegazione razionale dei fatti presentati a noi nell’analisi che ho riassunto in questa tabella non può ancora essere determinato accuratamente.

Non sappiamo abbastanza sulla legge del sesso degli esseri umani per avanzare una teoria. Krafft-Ebing e scrittori della sua scuola sono attualmente inclini a riportarli tutti a malattie dei centri nervosi, ereditate o congenite, eccitate dalle prime abitudini di auto-abuso. Ho già cercato di mostrare l’inadeguatezza di questo metodo e ho richiamato anche l’attenzione sul fatto che non tiene sufficientemente conto di fenomeni noti a noi attraverso la storia e attraverso l’esperienza di ogni giorno.

Ora saremo introdotti ad una teoria (quella di Ulrichs), che si basa su una concezione un po’ grottesca e metafisica della natura, che mette da parte l’ipotesi di malattia ereditaria. Non sono sicuro se questa teoria, che può sembrare inaudita a medici specialisti, quadri di più con i fatti accertati di quella della malattia ereditaria dei centri nervosi.

Comunque sia, i medici, come rappresentato da Krafft-Ebing, assolvono tutti i soggetti della sessualità invertita dal crimine. Li rappresentano a noi come soggetti di male ancestrale. E questo cambia la loro posizione rispetto all’errore volgare, al rancore teologico, e all’indifferenza rigorosa dei legislatori. Una forte richiesta è stata avanzata per il loro trattamento d’ora in poi, non come delinquenti, ma come soggetti di depravazione congenita nei centri del cervello, sui quali non hanno alcun controllo adeguato.

Il quarto autore medico, del quale ci stiamo per occupare, include l’inversione sessuale nella sua indagine generale del crimine umano, e la collega piuttosto ad un ritorno atavico allo stato di natura e di ferocia che ad anomalie dei centri nervosi. Alla fine, come si vedrà, accetta un compromesso con l’ipotesi di “follia morale.”

Cesare Lombroso. “Der Verbrecher in Anthropologischer, Aerztlicher und Juristischer Beziehung.”

Questo famoso libro, che ha contribuito non poco ad una rivoluzione del modo di concepire il crimine e la sua punizione in Italia, contiene una ricerca sulla natura psicologica, le peculiarità fisiche, le abitudini, e la storia precedente dei criminali.17) È, infatti, uno studio del carattere criminale. Lombroso si occupa per lo più, come è naturale, dell’omicidio, del furto, dello stupro, della crudeltà, e di cose affini a queste. Ma egli comprende l’inversione sessuale nella categoria dei reati, e riguarda gli appetiti anormali come segni di quella condizione morbosa su cui alla fine si impernia l’impulso criminale.

Volendo fondare la sua dottrina su una solida base, Lombroso inizia con quella che può essere definito embriologia del crimine. Egli trova vizi innaturali frequenti tra cavalli, asini, bovini, insetti, uccelli, cani, formiche. Il fenomeno, dice, è di solito osservabile nei casi in cui l’animale maschio è stato escluso dai rapporti con le femmine. Dopo aver stabilito la sua posizione generale che quelli che chiamiamo reati di violenza, rapina, omicidio, la crudeltà, sete di sangue, cannibalismo, lussuria innaturale, e così via, esistono tra i bruti – infatti la maggior parte di questi crimini costituiscono la regola e non l’eccezione nella loro vita – egli passa alla considerazione dell’uomo selvaggio. Seguendo la sua analisi, mi limiterò a quello che dice dell’anormale passione sessuale.

Egli fa notare che in Nuova Caledonia i selvaggi maschi si incontrano di notte in capanne a scopo di commercio promiscuo (p. 42). Lo stesso accade a Tahiti, dove la pratica è posta sotto la protezione di un dio. Poi allude agli antichi messicani; e poi passa all’Ellade e a Roma, dove questa fase di immoralità selvaggia è sopravvissuta ed è diventata un fattore riconosciuto nella vita sociale (p. 43). A Roma, dice, la Venere dei sodomiti ha ricevuto il titolo di Castina (p. 38).

La trattazione di Lombroso dell’inversione sessuale considerata come una sopravvivenza dalla preistoria non è affatto esaustiva. Potrebbe. essere integrata e confermata da quello che sappiamo circa i comportanti dei Celti, come riportato da Aristotele (Pol ii 6. 5…) – dei Tartari, e dei Persiani, degli Afgani, degli Indiani del Nord America, ecc..

Diodoro Siculo, che ha scritto sui costumi dei Galli, merita attenzione in tal senso.18) È anche singolare scoprire che i predoni normanni del X secolo portavano vizi contro natura ovunque comparivano in Europa.19) L’abate di Chiaravalle, come citato da Lombroso (p. 43), li accusò di diffondere le loro abitudini brutali nella società. Le persone abituate a considerare questi vizi come una forma di corruzione in grandi città saranno forse sorprese di trovarli prevalenti tra le tribù nomadi e guerriere. Ma, oltre alla sopravvivenza da periodi quasi selvaggi della vita sociale, si deve tenere conto anche delle necessità di guerrieri messi tutti insieme in carenza di donne. Ho già fatto presente che l’amore greco è diventato consuetudine durante la migrazione dorica e la conquista di Creta e del Peloponneso da parte di bande di soldati.

Il cannibalismo, Lombroso sottolinea (p. 68), nacque dalla necessità, venne consacrato dalla religione, e, infine, rimase come costume e come una forma di ghiottoneria. Lo stesso ragionamento, se applicato alle aberrazioni sessuali, ci aiuta a capire come l’abitudine non-etica, basata sulla scarsità di donne, sopravvisse come istituzione sociale e cavalleresca fra i Greci civili.

Lombroso ripercorre la crescita della giustizia in materia penale e l’istituzione di pene e sanzioni, dell’istinto della vendetta e dall’egoismo dispotico dei capi, dai quali era posseduta l’intera proprietà della tribù selvaggia, comprese le donne. Questa sezione del suo lavoro si conclude con la seguente notevole frase (p 96.): “La diffusione universale del crimine che abbiamo dimostrato in una certa epoca remota, e la sua scomparsa graduale a seguito dello spuntare di nuovi crimini, le cui tracce sono ancora rilevabili nei nostri codici penali [intende vendetta, egoismo dei principi, e avidità ecclesiastica] e sono calcolate anche più della criminalità dei bruti tanto da farci dubitare di ciò che i metafisici chiamano giustizia eterna, indicano la vera causa della perpetua ricomparsa del crimine tra le razze civilizzate, ovvero l’atavismo.”

Stabilito questo principio, Lombroso procede a ricercare l’atavismo nella criminalità nei bambini. Egli mostra che, proprio come l’embrione umano passa attraverso tutte le forme di vita inferiori, così gli uomini e le donne nella loro infanzia riproducono esattamente il tipo morale dei selvaggi. La rabbia ingovernabile, gli istinti di vendetta, la gelosia, l’invidia, il mentire, il rubare, la crudeltà, la pigrizia, la vanità, le inclinazioni sessuali, gli affetti familiari imperfetti, una franchezza generale del senso etico, sono caratteristiche comuni dei bambini, che il genitore e l’insegnante si sforzano di controllare e di sradicare attraverso l’educazione. “Il bambino, considerato come un essere umano privo di senso morale, presenta un quadro perfetto di quello che i medici chiamano follia morale, e io preferisco a classificare come crimine innato” (p. 97). “Tutte le specie di appetito sessuale anomalo, con l’eccezione di quelle dipendenti dalla decadenza senile, fanno la loro comparsa nell’infanzia, insieme alle altre tendenze criminali” (p. 117).

Lombroso arriva, quindi, alla conclusione che ciò che l’umanità civilizzata chiama crimine e punisce, è la legge della natura dei bruti, persiste come una condizione normale tra selvaggi, e si mostra nelle abitudini e negli istinti di bambini. L’istinto morale è quindi lentamente elaborato sul crimine nel corso delle generazioni di intere razze, e nel corso dell’infanzia e l’adolescenza nell’individuo. Il criminale abituale, che rimane un criminale nella sua maturità, nel quale il crimine è innato e inestirpabile, che non riesce a sviluppare un senso morale, è spiegato da Lombroso in un primo momento con atavismo. Un’ampia sezione del suo volume (pp. 124-136, 137-253) è dedicata alle osservazioni antropometriche sulla struttura fisica, lo sviluppo cranico e cerebrale e la fisionomia di questi criminali.

In questa parte del suo lavoro non abbiamo bisogno di entrare. Né è necessario seguire le sue ricerche interessanti nella biologia e psicologia dei “criminali nati” – capitoli sul tatuaggio, i modi di pensare e di sentire, le passioni, le tendenze al suicidio, il sentimento religioso, l’intelligenza e la cultura, la capacità di autocontrollo, la responsabilità nella ricaduta, e così via. Molti fatti curiosi relativi alla inversione sessuale sono trattati nel corso di tali indagini, e un passaggio che descrive le caratteristiche generali del pederasta (p. 376), dovrebbe essere accennato. Considerando questo argomento solo come una componente del reato, Lombroso rivela una concezione superficiale nella sua perplessità.

È più importante riflettere sulla sua teoria del crimine in generale. Dopo aver iniziato con l’ipotesi dell’atavismo, e aver adottato il termine “criminale nato”, identifica in seguito il “crimine innato” con la “follia morale” e illustra i due concetti sulla base dei fenomeni dell’epilessia.20) Questo introduce una certa confusione e incoerenza nel suo sistema speculativo; perché ammette con franchezza che solo gradualmente e tardivamente è stato portato a riconoscere l’identità di ciò che viene chiamato crimine e di ciò che viene chiamato follia morale. L’atavismo criminale potrebbe essere considerato come un ritorno sporadico alla ferocia in alcuni individui. Non c’è nulla che colleghi logicamente questo concetto con la distorsione o con la malattia – a meno che non diamo per scontato che tutti i nostri antenati selvaggi fossero malformati o malati, e che i Greci, in cui si stabilì una forma di atavismo criminale Lombrosiano, fossero una specie di nazione moralmente folle. La comparsa di difetti strutturali in criminali abituali si riferisce meno alla regressione atavica che alla divergenza radicale dal tipo normale dell’umanità. Allo stesso modo l’invocazione dell’ereditarietà come principio (p. 135) comporta una confusione simile. Una tara ereditaria è una cosa diversa, non quantitativamente ma qualitativamente dall’atavismo dei selvaggi prolungato dall’infanzia all’età adulta.

Comunque, sia che consideriamo i trasgressori della legge e dell’etica come “criminali nati” o come “moralmente folli”, sia che prescindiamo dalla distinzione implicita in questi due termini, Lombroso sostiene che non vi è nulla di buono nel cercare di affrontarli con una punizione. Dovrebbero essere trattati con il sequestro permanente in manicomio (p. 135), e dovrebbe essere loro assolutamente proibito di perpetuare la specie. Questa è la conclusione a cui tende tutta la sua lunga discussione. Egli sostiene che la concezione giuridica prevalente di reato si basa sull’ignoranza della natura, della vita bruta, della ferocia, e del graduale emergere della moralità. Una rivoluzione così radicale nelle idee, che dà un nuovo significato alle parole peccato e coscienza e che rimuove la responsabilità morale e sostituisce l’antropologo e il medico con il giudice e la giuria, non può essere effettuata, nemmeno dal suo più fervente apostolo, senza alcuna mancanza di logica grave. Così troviamo Lombroso spesso intento a distinguere tra delinquenti “abituali” e delinquenti “nati” da una parte e quelli che egli chiama criminali “occasionali”, senza spiegare il fenomeno del “crimine occasionale”, e dicendo in che modo egli pensa che questo dovrebbe essere considerato dalla società. Inoltre, egli ignora quasi del tutto la possibilità di correggere le tendenze criminali con l’appello alla ragione, stabilendo abitudini di autocontrollo, e l’impiego di mezzi quali la suggestione ipnotica. 21) Ma l’esperienza e la pratica comune del mondo dimostrano che questi rimedi non sono del tutto inefficaci; e in effetti il passaggio dallo stato selvaggio infantile all’età adulta moralizzata, su cui egli pone così grande attenzione, è quotidianamente effettuato mediante l’impiego di tali misure, in combinazione con la paura della punizione e la voglia di guadagnarsi la stima.

L’ultima parola sul libro di Lombroso è questa: dopo aver iniziato con la storia naturale del crimine, come componente primaria della natura e dell’umanità, che diventa crimine soltanto attraverso lo sviluppo della moralità sociale, e che sopravvive atavicamente nelle persone mal adattate al loro ambiente civilizzato, si gira improvvisamente dall’altra parte e identifica il crimine così analizzato con morbose condizioni nervose, malformazioni e follia morale. Logicamente, è impossibile fondere due concezioni così radicalmente diverse. Se il crimine non fosse crimine ma natura nelle sue fasi precedenti, e si fosse manifestato come crimine nelle condizioni di cultura avanzare, la sua manifestazione come una sopravvivenza in certi individui dovrebbe essere riferita alla natura, e non potrebbe essere relegata alla categoria di malattia fisica o mentale. I selvaggi sono selvaggi, non pazzi o epilettici.

NOTA ALLA PRECEDENTE SEZIONE.

Al termine di questa indagine circa le teorie mediche sull’inversione sessuale, che presumono tutte che il fenomeno sia morboso, potrebbe non essere superfluo aggiungere la protesta di un Urning contro quella soluzione del problema. Traduco dal documento originale pubblicato da Krafft-Ebing (pp. 216-219). Egli dice che lo scrittore è “un uomo di alta posizione a Londra”; ma se la comunicazione è stata fatta in tedesco o in inglese, non viene specificato.

“Tu non hai idea di quali lunghe e difficili lotte noi, tutti noi (la persona riflessiva e raffinata tra di noi più di tutti) dobbiamo portare avanti, e come terribilmente siamo costretti a soffrire sotto le false opinioni che ancora prevalgono per quanto riguarda noi e la nostra cosiddetta immoralità.

Il tuo punto di vista secondo il quale, nella maggior parte dei casi, il fenomeno in questione deve essere attribuito a morbilità congenita, offre forse il modo più semplice per superare pregiudizi popolari e per risvegliare la simpatia invece dell’orrore e del disprezzo per noi povere creature ‘afflitte’.

“Eppure, quando penso che questo punto di vista è il più favorevole per noi, allo stato attuale delle cose, io nell’interesse della scienza non posso accettare il termine morboso senza riserve, e mi azzardo a suggerire alcune ulteriori distinzioni che riguardano difficoltà centrali del problema.

“Il fenomeno è certamente anomalo; ma il termine morboso ha un significato che mi sembra inapplicabile all’oggetto o, in ogni caso, a molti casi che sono venuti sotto la mia conoscenza. Concederò a priori che una percentuale di gran lunga maggiore di disturbi mentali, ipersensibilità nervosa, ecc. può essere riscontrata negli Urning rispetto uomini normali. Ma questo eccesso di eretismo nervoso deve necessariamente essere riferito alla natura peculiare del Urning? Non è questa la vera spiegazione in una grande maggioranza dei casi, dato che l’Urning, a causa delle leggi attuali e dei pregiudizi sociali, non può come gli altri uomini ottenere una semplice e facile la soddisfazione dei suoi desideri sessuali innati.

“Per cominciare con gli anni della giovinezza: un Urning, quando per la prima volta si accorge dei fermenti sessuali nella sua natura e parla innocentemente di essi con i suoi compagni, ben presto scopre che non lo capiscono. Così si avvolge dentro i propri pensieri O forse dovrebbe tentare di parlare con un insegnante o coi suoi genitori di questi sentimenti, dell’inclinazione, che per lui è naturale come il nuoto per un pesce, ma sarebbe considerato da loro come corrotto e peccaminoso, e esortato a tutti i costi a passare oltre e a calpestare quei sentimenti.

Poi inizia in lui un conflitto nascosto, una repressione violenta dell’impulso sessuale, e nella misura in cui la soddisfazione naturale del suo desiderio è negata, la fantasia lavora con spinte ancora più vivaci, evocando quelle immagini seducenti che egli avrebbe voluto espellere dalla sua immaginazione. Più è energico il giovane che deve combattere questa battaglia interiore, più seriamente deve soffrirne tutto il suo sistema nervoso. È questa repressione violenta di un istinto così profondamente radicato nella nostra natura, è questo, a mio modesto parere, che per primo produce i sintomi morbosi, che possono spesso essere osservati negli Urning. Ma tali conseguenze non hanno nulla di per sé a che fare con l’inversione sessuale tipica di un Urning.

“Bene, allora, alcune persone prolungano questo conflitto interiore senza fine, e rovinano la loro costituzione nel corso del tempo, altri arrivano finalmente alla convinzione che un impulso innato, che esiste in essi in modo così potente, non può assolutamente essere di peccato e così abbandonano il compito impossibile di sopprimerlo. Ma proprio a questo punto inizia nella realtà l’Iliade delle loro sofferenze e delle eccitazioni nervose costanti.

L’uomo normale, se cerca i mezzi per soddisfare le sue inclinazioni sessuali, sa sempre dove trovarli senza problemi. Non così l’Urning. Vede gli uomini che lo attraggono, non osa parlare, anzi, non osa nemmeno lasciare percepire ciò che lo emoziona. Egli immagina di essere il solo tra tutte le persone nel mondo che è oggetto di emozioni così eccentriche. Naturalmente, coltiva la società dei giovani, ma non si avventura a confidarsi con loro. Così, alla fine è spinto a cercare un po’ di sollievo in se stesso, una piccola compensazione per la soddisfazione che non può ottenere. Il risultato è la masturbazione, probabilmente eccessiva, con le sue solite conseguenze nefaste per la salute. Quando, dopo il decorso di un certo periodo di tempo, il suo sistema nervoso è gravemente compromesso, questo fenomeno morboso non dovrebbe essere attribuito all’inversione sessuale in se stessa. ma dobbiamo guardare molto lontano e dobbiamo considerarlo come la logica conseguenza della posizione del Urning, condizionato com’è dall’opinione dominante a rinunciare ad una gratificazione che per lui è naturale e normale e a consegnarsi all’onanismo.

“Ma Supponiamo ora che il Urning abbia goduto l’eccezionale buona fortuna di trovare sulla sua strada nella vita un’anima con i suoi stessi sentimenti, oppure che sia stato presto introdotto da qualche amico iniziato, nei circoli del mondo urning. In questo caso, è possibile che abbia evitato molti conflitti dolorosi; ma ancora una lunga serie di preoccupazioni e ansie emotive gli si presenteranno ad ogni passo che farà. Sa davvero ora che non è affatto l’unico individuo del mondo che provi queste emozioni anormali, apre gli occhi, e si stupisce di scoprire quanto numerosi sono i suoi compagni in tutte le sfere sociali e ogni classe o settore, ma percepisce anche presto che gli Urnings, non meno degli uomini e delle donne normali, hanno sviluppato la prostituzione, e che i prostituti maschi possono essere acquistati per soldi facilmente come le femmine. Di conseguenza, non vi è più alcuna difficoltà per lui nel gratificare il suo impulso sessuale. Ma quanto diversamente le cose si sviluppano nel suo caso! Quanto è meno fortunato di uomo normale!

“Ammettiamo il caso più fortunato che gli possa capitare. L’amico simpatico, per il quale è stato a sospirare per tutta la vita, è stato finalmente trovato. Ma non può dedicarsi apertamente a questa relazione, come un giovane fa con la ragazza che ama. Entrambi i compagni sono continuamente costretti a nascondere il loro legame, la loro ansia su questo punto è incessante, qualcosa che somigliasse ad un’intimità eccessiva, potrebbe destare sospetti (soprattutto quando non sono della stessa età, o non appartengono alla stessa classe sociale), e deve essere nascosta al mondo esterno. In questo modo, proprio all’inizio della relazione si mette in moto tutta una catena di incidenti ansiogeni: e il terrore per paura che il segreto possa essere tradito o indovinato, impedisce comunque allo sfortunato amante di arrivare ad una felicità semplice. Insignificanti circostanze, che non hanno importanza per un altro tipo di uomo, lo fanno tremare: il minimo sospetto potrebbe tenerlo sveglio, il suo segreto potrebbe essere scoperto e lui potrebbe diventare un emarginato sociale, perdere la sua fama ufficiale, essere escluso dalla sua professione. È concepibile che questa ansia e la preoccupazione incessante possa passare su di lui senza lasciare traccia e senza reagire col suo sistema nervoso?

“Un altro individuo, meno fortunato, non ha trovato un compagno simpatico, ma è caduto nelle mani di qualche bel collega, che all’inizio rispondeva prontamente ai suoi desideri, fino a quando ha tirato fuori il più profondo segreto della sua natura. A quel punto cominciano ad essere impiegati i più sottili metodi di ricatto. Il disgraziato perseguitato miserabile, si trova nell’alternativa di pagare soldi o di diventare socialmente inaccettabile, perdendo una posizione di rispetto, vedendo il disonore scendere su di lui e sulla sua famiglia, paga, e ancora paga, l’avido diventa il vampiro che succhia la sua linfa vitale, finché alla fine davanti a lui c’è solo la rovina finanziaria e la disgrazia. Chi si stupirebbe se i nervi di un individuo in questa posizione non fossero simili ad una orribile ferita?

“In alcuni casi i nervi cedono di colpo: l’alienazione mentale subentra, finalmente il disgraziato trova in un manicomio quel riposo che la vita non gli assicurerebbe. Altri terminano la loro situazione insopportabile con l’atto disperato del suicidio. Quanti casi inspiegabili di suicidio nei giovani uomini dovrebbero essere attribuiti a questa causa!

“Non credo di sbagliare quando sostengo che almeno la metà dei suicidi di giovani sono dovuti a questa circostanza. Anche nei casi in cui nessun ricattatore spietato perseguiti l’Urning, ma è esistito un legame, che è durato in modo soddisfacente per entrambe le parti, anche in questi casi, perfino l’essere scoperti, o la paura di essere scoperti, conduce troppo spesso al suicidio. Quanti funzionari, che hanno avuto relazioni con i loro subordinati, quanti soldati, che hanno vissuto in tale relazione con un compagno, quando pensavano che stavano per essere scoperti, hanno sparato un proiettile nel loro cervello per evitare le disgrazie che stavano per arrivare! E la stessa cosa si potrebbe dire per tante altre situazioni.

“In conseguenza di tutto ciò, appare chiaro che se, come è di fatto, anomalie e veri disturbi mentali dell’intelletto sono più comuni tra gli Urnings che nel caso di altri uomini, questo non stabilisce una connessione necessaria tra l’eccentricità mentale e il temperamento specifico del urning, né dimostra che l’omosessualità provochi disturbi mentali. Secondo la mia ferma convinzione, i disturbi mentali e i sintomi morbosi che possono essere osservati negli Urnings non dovrebbero nella grande maggioranza dei casi essere riferiti alla loro anomalia sessuale; è vero invece che sono prodotti in loro dalla falsa teoria prevalente dell’inversione sessuale, dalla legislazione in vigore contro gli Urnings e dal il tono dominante dell’opinione pubblica.

Solo chi conosce realisticamente le sofferenze mentali e morali, le ansie e gli sconvolgimenti cui è esposto un Urning, che conosce le ipocrisie senza fine e gli occultamenti cui un Urning deve adeguarsi per mascherare la sua inclinazione interiore, solo colui che che comprende le infinite difficoltà che si oppongono alla soddisfazione naturale del suo desiderio sessuale, è solo questa unica persona come dico, che è in grado correttamente porsi domande circa la diffusione delle aberrazioni mentali e dei disturbi nervosi nel gruppo degli Urnings. La percentuale maggiore di queste circostanze morbose non si svilupperebbe certamente se un Urning, come un uomo normale, potesse ottenere una gratificazione semplice e facile del suo appetito sessuale, e se non fosse eternamente esposto alle torturanti ansie che ho tentato di descrivere.”

Questo brano è scritto in modo potente e con sobrietà e conferma quello che ho cercato di stabilire criticando l’ipotesi medica e solleva l’ulteriore questione se il fenomeno dell’inversione sessuale non debba essere affrontato dal punto di vista dell’embriologia piuttosto che della patologia psichica. In altre parole, non con si deve forse considerare il vero Urning come una persona nata con istinti sessuali impropriamente correlati ai suoi organi sessuali? Questo può accadere senza alcuna morbilità ereditaria o latente, e le anomalie nervose scoperte in lui quando cade finalmente sotto l’osservazione dei medici, potrebbero non essere la prova di una costituzione originariamente contaminata, ma la conseguenza delle condizioni innaturali a cui è stato esposto fin dalla pubertà.
________

1) The Standard of Sanity, Br. Med. journal, NOV. 28, 1885.
2) Vedere Tarnowsky circa l’opinione delle classi inferiori a San Pietroburgo, op. cit., p. 99. “Ueberhaupt verhalten sich die gemeinen ungebildeten Leute, dem Ausspruch aller mir bekannten Päderasten gemäss, äusserst nachsichtig gegen unzüchtige Anträge -. ‘Herrschaftliche Spielerei,’ wie sie es nennen” Questo è vero non solo della Russia, ma di paesi in cui si dovrebbe meno aspettare di trovare la conformità in questione.
3) p. 73. Il corsivo è del traduttore. L’omosessuale L’aggettivo omosessuale, anche se malamente derivato da una parola latina e da una greca, è utile, ed è stato adottato da autori che hanno trattato questo argomento. Unisexual sarebbe meglio.
4) Una nota su questo argomento deve essere scritta e può essere introdotta qui come altrove. Balzac, in Une dernière incarnation de Vautrin, descrive la morale dei bagnes [bagni penali] francesi. Dostoieffsky, in Prison Life in Siberia, tocca lo stesso argomento. Si veda il suo ritratto di Sirotkin, p. 52, e segg., p. 120 (edn. J. & R. Maxwell, Londra). Possiamo fare un raffronto con Carlier, op. cit., pp. 300, 301, per una descrizione della violenza delle passioni omosessuali nelle carceri francesi. Gli iniziati conoscono i fatti che avvengono nelle carceri inglesi. C’è una prigione militare al Lido di Venezia, dove gli amanti incorreggibili del loro stesso sesso sono confinati tra gli altri colpevoli. Un uomo qui ha detto: “Tutti i nostri amori in questo luogo sono fucili a retrocarica.” Bouchard, nelle sue Confessioni (Parigi, Liseux, 1881), descrive le carceri dei condannati a Marsiglia nel 1630. Agli uomini era permesso di portare le donne a bordo delle galee ed essi “facevano l’amore con loro davanti a tutti, stendendosi sotto il banco sul loro mantello, ma da qualche anno in qua il generale ha vietato l’ingresso alle donne. E così lì dentro si pecca solo di sodomia, mollezza, sesso orale e altre simili tenerezze” (p. 151). Lo stesso francese, parlando dei paggi del duca d’Orleans a Parigi, dice che il duca fu un’”anima estremamente empia e dissoluta, soprattutto coi ragazzi, il signor d’Orléans vietava ai suoi paggi di fare sesso e di masturbarsi, dando poi loro un congedo di riposo per vedere le donne che volevano e talvolta, di notte, andava a bussare alla porta della loro stanza con cinque o sei puttanelle e si tratteneva con loro per un’ora o due “(p . 88). Questo principe era dello stesso avviso di Campanella, che, nella Città del Sole, dispose che i giovani dovevano avere accesso libero alle donne, per evitare aberrazioni sessuali. Aretino e Berni ci permettono di comprendere l’immoralità sessuale dei maschi riuniti insieme nelle corti dei prelati romani. Per quanto rguarda il servizio militare i fatti riportati da Ulrichs sulla Legione straniera francese in Algeria, sulla base di quanto riferito da un testimone credibile, che era stato omosessuale passivo nel suo reggimento, meritano attenzione (Ara Spei, p 20; Memnon, p 27. ). Quest’uomo, che era un tedesco, disse ad Ulrichs che i soldati spagnoli, francesi e italiani erano gli amanti [cioè gli attivi], gli svizzeri e i tedeschi i loro amati [cioè i pasivi]. Si veda il generale Brossier, citato, pag. 19. Ulrichs riferisce che nell’esercito austriaco sono date regolarmente lezioni ai cadetti e ai coscritti sui vizi omosessuali. Memnon, p. 20).
5) Vedi sopra, pag. 33, la mia critica di Moureau su questo punto, con particolare riferimento alla Grecia.
6) Prometheus, pp. 20-26, e seguenti.
7) Senza dover ricorrere a Ulrichs, può essere dimostrato dai casi di veri Urnings riportati da Krafft-Ebing che l’onanismo precoce non è affatto più frequente tra loro che tra i maschi normali. Cinque soggetti, non mostravano alcuna propensione per l’auto-abuso. Il primo (Pag. 128) dice: “Dato che non mi sono mai masturbato e non ho mai sentito alcuna inclinazione per questo, a volte avevo una polluzione notturna.” Il secondo (p. 155): “Sarete sorpresi di sapere che prima del mio ventottesimo anno non ho mai avuto alcuna eiaculazione del seme, né per le emissioni notturne, né con la masturbazione, né per contatto con un uomo.” Il terzo (p. 172): “La masturbazione è un ripiego miserabile, e pernicioso, mentre l’amore omosessuale eleva il morale e rafforza il carattere fisico.” Il quarto (p. 163): “Ho avuto una repulsione profonda per l’onanismo, anche se dalla prima comparsa della pubertà sono stato sessualmente molto eccitabile e turbato da erezioni persistenti”. Il quinto (Pag. 142) non è così chiaro; ma è evidente dalle sue osservazioni che la prima eiaculazione gli arrivò alla vista di un bel soldato “quando sentii le mie parti intime inumidirsi, ero terribilmente spaventato e pensai che fosse un’emorragia.” Alcuni dei casi non menzionano assolutamente l’argomento. Molti sembrano aver iniziato a masturbarsi presto, ma la percentuale non è eccessiva per il numero complessivo. Un Urning spiega il sistema della faute de mieux. (p 115): “Se non abbiamo un amico la cui compagnia sessuale è diventata indispensabile per la salvaguardia della nostra salute, e se alla fine ci abbandoniamo alla masturbazione da soli con la nostra immaginazione, allora davvero ci ammaliamo.” Un altro dice (p 151): “L’indulgere alla omosessualità con un uomo mi ha dato divertimento e una conseguente sensazione di benessere, mentre l’onanismo faute de mieux [per mancanza di meglio] ha prodotto il risultato opposto.”
8) p. 82. Erodoto una l’espressione “malattia femminile.”
9) p. 86, e seguenti.
10) p. 88, e seguenti.
11) D’ora in poi potremo usare la parola urning senza problemi; ma anche se i giuristi e gli uomini di scienza ripudiano dottrina di Ulrichs, essi hanno adottato la sua designazione per un membro enigmatico ed ancora non classificato della razza umana. Si dice che un certo Dr. Kaserer, di Vienna, abbia inventato il termine urning.
12) Questo è un merito di Westphal, predecessore di Krafft-Ebing, la sua dottrina afferma che gli Urnings sono consapevoli della propria malattia. Naturalmente, entrambe le autorità hanno ragione. Approcciate un urning spaventandolo con la paura dell’opinione pubblica e della legge ed egli confesserà le cose terribili che ha imparato. Avvicinatevi a lui dal punto di vista della scienza ed egli dichiarerà che, tra quattro mura chiuse, non ha alcun senso di colpa.
13) Pag. 97-106.
14) La ripugnanza fisica dei veri Urning per le donne può essere illustrata da passaggi tratti da tre casi di Krafft-Ebing (pp. 117, 123, 163), che traduco. (1) “Avevo osservato che una ragazza era pazzamente innamorata di me, e desiderava intensamente darsi a me. Le ho dato un appuntamento a casa mia, sperando di poter riuscire meglio con una ragazza che mi aveva cercato per amore di quanto non era successo con le donne pubbliche. Dopo le prime carezze di fuoco, mi sono sentito davvero un po’ meno freddo, ma quando siamo arrivati a pensare al rapporto sessuale, tutto è finito ed è tornato lo stesso gelo di prima, avevo recitato la mia parte. L’ho mandata via, profondamente sconvolta, con alcune osservazioni morali, e non ho mai provato nuovamente simili esperimenti. In tutte queste occasioni l’odore specifico della donna aumentava il mio orrore”.(2) “La vicinanza delle prostitute suscitava in me repulsione e nausea, in particolare, non potevo sopportare il loro odore.”(3) “Mi sembra assurdo considerare la forma femminile come il prototipo della bellezza umana. Considero spiacevole una persona di sesso femminile, la forma dei suoi fianchi brutta e antiestetico. Ballare è quindi un abominio per me. Detesto l’odore che il cosiddetto gentil sesso emana quando è riscaldato dalla danza.” Il disgusto ispirato in questi tre Urning dall’odore della femmina è altamente significativo dal momento che sappiamo che il senso dell’olfatto agisce potentemente sul appetito sessuale degli individui normali. Si può osservare che in tutti i casi di esplicita omosessualità, il rapporto sessuale con le donne sembra essere stato perseguito con disgusto, esaurimento nervoso e con la sensazione di un atto innaturale eseguita senza alcun piacere. Questo è vero anche per coloro che si sono arrivati al matrimonio.
15) Un segno, per inciso, che può essere osservato nella più maschile degli atleti. Questo è molto evidente nelle fotografie di nudo di Sandow.
16) Gli Inglesi conoscono il tipo come Marianne, e hanno avuto modo di studiare le loro abitudini nel processo Boulton e Park. Per il tipo di Parigi, consultare Carlier, op. cit., pp. 323-326, 339-351, 463.
17) Ho usato la versione tedesca del lavoro di Lombroso, per la prefazione del traduttore e le annotazioni occasionali.
18) Si veda Dufour, “Histoire de la Prostitution,” vol. iii. (France, ch. i.) p. 193.
19) Si veda Dufour, “Histoire de la Prostitution,” (France, chs. 6 and 7).
20) Vedi sopra, per una definizione geniale del Dott. Huggard, che copre entrambe le classi: criminali nati e pazzi morali.
21) Il suo traduttore tedesco richiama l’attenzione su questa omissione; p. 153, nota.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=4983