RIATTIVATO IL FORUM DI PROGETTO GAY

Il Forum di progetto gay:

http://progettogayforum.altervista.org/index.php

è stato riattivato. Ci scusiamo per l’interruzione.

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GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”

Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:

“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”

Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.

Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.

Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:

“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”

“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”

“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”

Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.

È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.

Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.

Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.

Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”

Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.

Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”

Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.

Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!

Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.

Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.

Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”

Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.

Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.

Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.

L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.

Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.

Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.

In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.

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RAGAZZI GAY E VIOLENZA IN GUANTI BIANCHI

Caro Project,
ti scrivo questa mail perché ho bisogno di un consiglio concreto e rapido. Ho 22 anni, ho sempre avuto un debole per i ragazzi più grandi di me, ma nemmeno troppo, diciamo 30-35. Premetto che in pratica fino a pochissimo tempo fa ho vissuto di fantasia. In pratica da solo qualche mese mi sono messo a cercarmi un compagno con la classica app che tutti conoscono e che a te non piace. Una sera mi contatta un 32 enne niente male, dopo tanti spaventapasseri, era veramente un bel ragazzo, palestrato, dinamico, proprio ok, cioè il tipo che piace a me. Parliamo un po’ e sembra ok, educato, non fa allusioni sessuali, non fa domande da ficcanaso, insomma non mi sembra male. Andiamo avanti per un po’ sempre sulla chat, poi arriva la proposta di incontrarci, io accetto ma di mattina, in un posto pubblico dove c’è molta gente ecc. ecc., cioè prendo tutte le precauzioni perché non so fino a che punto mi posso fidare di lui. Ci vediamo in stazione, di persona è meglio che in foto, vestito bene, non da cerimonia, ma elegante, insomma uno che ci tiene, il capello fatto bene una barbetta corta molto curata, insomma tutte le caratteristiche di uno ok. Andiamo al bar, mi offre un cocktail, io al massimo prendevo un cappuccino o un’aranciata, mi chiede se voglio andare con lui a fare un giro fuori città e mi dice che la macchina parcheggiata vicino, ma gli dico che volevo solo fare due passi a piedi per conoscersi meglio, si vede che è infastidito dalla mia risposta, non sembra il tipo abituato a sentirsi dire di no. Proseguiamo la passeggiata, all’ora di pranzo vuole portarmi in un ristorante ma io non accetto e non ci vado, lui è palesemente innervosito ma si trattiene. Nel primo pomeriggio ci salutiamo, io lo seguo, in pratica lo pedino a distanza lui non se ne accorge, vedo la macchina, una BMW proprio notevole, mi segno il numero di targa, non si sa mai. La sera mi richiama, sembra tranquillo. Il dialogo in chat tra noi va avanti. Piano piano comincio a fidarmi di lui, accetto di andare a pranzo con lui e lui sceglie locali secondo me un po’ sotto tono per lui per permettermi di pagare alla romana, perché io gli avevo messo questa condizione. Passa un mesetto, tutto senza sesso tra noi, poi mi propone di accompagnarlo in un’altra città per lavoro. Gli dico che va bene ma sempre alla romana per tutto, e le camere in albergo le prenoto io. È molto infastidito da questo fatto ma alla fine accetta. Mentre siamo in macchina cambia tono e comincia a parlare di sesso, ma lo fa in un modo che non mi piace, lo fa come uno che abituato a pretendere e io questo non lo sopporto, glielo faccio notare, lui fa un larghissimo sospiro e mi dice: “Ok, niente sesso!” In albergo avevo prenotato due stanze singole per non stare in stanza con lui, “stranamente” lui non se lo aspettava. Viene nella mia stanza, poi se ne va ne bagno a fare la doccia e lascia il cellulare sul letto, un cellulare identico al mio. Arriva un messaggio, io lo apro e lo leggo: “Sei un pezzo di merda! Devi sono sparire dalla mia faccia”, mi segno il nome e il numero poi vedo che c’è un fitto scambio di sms con quella persona, siccome sento ancora scorrere l’acqua leggo un po’ di mail e capisco che era uno scambio col suo ex. Il mio ragazzo (chiamiamolo così) minacciava il suo ex per ottenere da lui qualcosa ma non si capiva che cosa. Ho sentito chiudere l’acqua, ho cancellato l’ultimo messaggio e ho rimesso tutto a posto. Lui esce dalla doccia non ti dico come … quello che aveva in mente era chiaro ma io in tutta la storia ci sentivo qualcosa di bruciato, gli ho detto che proprio non me la sentivo, lui ha fatto finta di non capire e si è infilato nudo nel mio letto, al che io ho preso la chiave della sua stanza e sono andato a chiudermi nella sua stanza. Penso che lui l’abbia presa malissimo. L’indomani a colazione sembrava un cane bastonato, poi è andato alla riunione di lavoro per cui era venuto e io ho aspettato in giro per la città e ho chiamato il suo ex, gli ho detto che non mi conosceva e che avevo incontrato il suo ex tramite la solita app e che volevo sapere che tipo fosse. Lui all’inizio è stato molto guardingo poi si è lasciato andare e mi ha raccontato che si era preso anche lui una cotta tremenda per quel ragazzo, ma che quel ragazzo aveva una cosa che lui non poteva sopportare, era violento, lo aveva preso a schiaffi più volte e lui aveva sempre fatto finta di niente, in pratica aveva paura dal suo ex che era abituato a minacciare e a pretendere. Dopo questa telefonata che non ha fatto che confermare i miei dubbi, sono andato in albergo, ho saldato i conti, pagando anche per la sua stanza, ho preso la mia valigia e me ne sono andato in stazione, ho comprato un’altra sim per il telefono e ho distrutto la vecchia, poi me ne sono tornato a casa in treno. Non so che cosa abbia pensato lui e francamente non mi interessa di saperlo, ma uno che usa gli schiaffi con un ragazzo che si è innamorato di lui non è un gay ma uno stronzo! Ho eliminato anche la famosa app. Grazie alla mia prudenza lui non sa nulla di me, nemmeno il mio cognome, ho chiesto esplicitamente all’albergo di tenerlo riservato. Forse prima o poi ci vedremo di nuovo in strada in città, ma non gli risponderò nemmeno.
La storia è questa. Qualche dubbio mi è rimasto perché io ho dato subito retta al suo ex e non ho ascoltato lui, ma penso di avere fatto benissimo e di avere evitato situazioni molto sgradevoli, se si fosse permesso di darmi uno schiaffo avrei pensato molto seriamente di dargli una stilettata in pancia.
Un abbraccio.
Anonimo

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RAPPORTI GAY INTERGENERAZIONALI SENZA SCHEMI

Caro Project,
ho letto il capitolo sui rapporti intergenerazionali del manuale Essere Gay e sono rimasto stupito, intanto perché hai trattato l’argomento, che in genere non è mai preso seriamente nemmeno dai gay, e poi perché quello che ho letto corrisponde abbastanza bene alla mia esperienza, nel senso che ho visto in diversi documenti gli stessi dubbi e gli stessi atteggiamenti che ho avuto io stesso, e poi ho notato che qua e là nel forum, si vedono tracce di rapporti intergenerazionali in qualche modo simili a quello che ho vissuto e che sto vivendo anche io.
Ho 56 anni, mi chiamo Piero, non sono ancora vecchio e tutto sommato, fisicamente, mi porto ancora bene, sono sportivo, faccio attività sportiva in modo regolare, sto attento all’alimentazione e fino ad oggi non ho avuto malattie serie, questo mi spinge a considerarmi in qualche modo ancora giovane. Ovviamente dieci anni fa ero già un uomo maturo, ma allora ero veramente quasi un giovane, mi davano molti anni di meno di quelli che avevo, e proprio a 46 anni ho incontrato Dario (nome di fantasia) che ne aveva 19. Io, gay, o meglio gay che aveva messo da parte l’idea di trovarsi un compagno, perché per me essere gay, a quel tempo, significava proprio trovarsi un compagno, avevo quasi smesso di guardarmi intorno.
Una sera mi invitano a una festa di laurea, ci vado perché conoscevo il ragazzo che si era laureato. Mentre sono lì arriva Dario, dire che era bello è riduttivo, non avevo mai visto un ragazzo come lui, con un sorriso così luminoso, alto biondo, con gli occhi azzurri. Quando l’ho visto ho pensato una cosa sola: “Che bel ragazzo!” Non mi è passata nemmeno per la mente l’idea di avvicinarmi a lui, era evidente che era giovanissimo, mi dispiaceva solo di essere troppo vecchio. Ho fatto di tutto per distrarmi e per pensare ad altro. Non ho ballato, perché non ballo mai, ho chiacchierato un po’ col ragazzo che si era laureato, poi mi sono seduto ad osservare.
Dario non ballava, non faceva la corte alle ragazze, erano le ragazze che facevano la corte a lui, i ragazzi non lo consideravano proprio. A un certo punto mi guarda dritto negli occhi, io sento come una fitta fortissima, lui lascia il gruppetto delle ragazze e viene a sedersi vicino a me e mi dice: “Mi sa che ti stai annoiando! Si vede!” Io mi limito a sorridere un po’, poi scambiamo qualche parola, lui si accorge che sono quasi in imbarazzo e si presenta, io faccio lo stesso, parliamo ancora qualche minuto del più e del meno, poi tira fuori dal taschino un biglietto, ci scrive il suo nome e il numero di cellulare e me lo passa, poi mi chiede: “Mi dai il tuo?” Io gli dico: “Certo!” ma devo averlo detto con la luce negli occhi, e lui mi risponde con un sorriso meraviglioso, poi se ne torna del gruppetto delle ragazze, che si lamentano di essere state abbandonate, lui dice che ha dovuto salutare un vecchio amico (io), e torna alle sue precedenti conversazioni. Poco prima di mezzanotte si siede di nuovo vicino a me, mi chiede se ho la macchina, gli dico di sì e mi chiede se posso accompagnarlo a casa, io gli dico: “Certo!” e anche questa volta devo averglielo detto lasciando trasparire il mio entusiasmo. Lui mi risponde col solito sorriso. Saluta i suoi amici che pensavano che lui sarebbe rimasto con loro fino a tardi, poi ce ne andiamo.
Abita lontano, ma non lontanissimo, in 20 minuti siamo a destinazione. Durante il viaggio all’inizio parliamo di banalità, poi, quando siamo quasi a destinazione, mi chiede a bruciapelo: “Sei gay?” io mi sento avvampare la faccia poi gli dico: “Sì! … “ prima che io possa aggiungere altro mi risponde: “Anche io!” Ma aggiunge che è tardi e che deve rientrare ma che si farà sentire. Mi saluta senza nemmeno darmi la mano e mi fa cenno di ripartire subito. Io eseguo.
Mentre torno verso casa mia mi sento frastornato, non avrei mai (e dico mai) pensato che potesse succedere qualcosa di simile: un ragazzo di 19 anni che chiede a bruciapelo a un uomo di 46 se è gay e glielo chiede perché lo ha capito da pochi minuti di dialogo. Naturalmente la mia fantasia parte in quarta, ma poi mi dico: “Ma che stai pensando! Dario è un ragazzino!” A casa faccio di tutto per non pensarci, però mi sento stravolto anche perché lui non è un ragazzo qualunque, le ragazze gli corrono appresso a frotte e penso pure i ragazzi, ma lui affronta proprio me con quella domanda secca: “Sei gay?” … ed è gay pure lui …. Ma che me lo dice a fare? Lui può trovarsi tutti i ragazzi che vuole … perché lo dice a me? Il passaggio in macchina glielo avrebbero dato anche i suoi amici ma lui lo aveva chiesto a me.
Il giorno appresso non mi chiama, e ci resto malissimo, avevo aspettato quella telefonata ma non era arrivata, ero proprio depresso, a terra del tutto, mi sentivo un cretino e un illuso. Dopo mezzanotte mi chiama e mi dice: “Io non ti ho chiamato per vedere se mi avresti chiamato tu e tu non lo hai fatto! Si deve che di me non te ne frega proprio niente!” Abbiamo parlato quasi fino all’alba, era evidente che tra noi c’era una complicità totale e non perché eravamo due gay. Mi ha detto che quando andava a trovare un suo amico era affascinato dal padre di questo amico e me lo ha descritto, in pratica però ha descritto me, e ha aggiungo: “Ma quello era etero … “ E dopo qualche secondo ha aggiunto: “Tu no!” Ora il discorso era chiaro.
Abbiamo cominciato a vederci tutti i giorni, senza sesso, parlavamo, andavano a fare la spesa o a prendere un panino, lui era contento, io pensavo che in quel modo, cioè senza sesso, si potesse andare avanti all’infinito, ma mi sbagliavo. Lui vedeva più lontano di me e nel tempo di qualche mese ci siamo arrivati. Il suo coinvolgimento era totale, il mio alquanto reticente, io avevo cominciato a volergli bene perché tra noi non c’era solo sesso, paravamo molto, lui cercava un confronto ma aveva in mente le sue idee e aveva una personalità molto spiccata, ci simo raccontati le nostre vite anche negli aspetti più intimi, la mia vita era stata in sostanza tutta un vuoto, c’era tanta fantasia ma niente di reale, quella sua era molto più complicata, cose che non avrei mai immaginato e che lo hanno condizionato molto pesantemente.
Io avvertivo di non essere il massimo per lui, ma la questione sembrava essere piuttosto relativa, si è innamorato più volte di ragazzi giovani e io spesso l’ho incoraggiato, ma quelle storie duravano poco e alla fine tornavamo insieme apparentemente solo per questioni di sesso ma in realtà perché tra noi c’era una forma di simbiosi profonda. Certe volte mi chiamava nel cuore della notte e mi diceva di andare sotto casa sua, io ci andavo, lui scendeva e restavamo in macchina, si metteva piangere, mi raccontava delle sue delusioni, poi facevamo l’amore, ma alla fine lui se ne pentiva e si sentiva come sporco, non ce l’aveva con me ma con se stesso, però aveva bisogno di essere accettato, amato, mi ha raccontato anche di aspetti inquietanti della sua personalità e lo ha fatto pensando che io me ne sarei andato ma io non solo non me ne sono andato ma ho pensato che doveva veramente fidarsi di me senza riserve.
Adesso Dario ha quasi 30 anni, dopo un percorso di studi inizialmente non semplice, condizionato soprattutto dall’emotività, sta finendo il dottorato di ricerca in una disciplina scientifica molto particolare ed è veramente apprezzato dai suoi colleghi e così ha riacquistato anche una certa autostima, che è stata sempre il suo punto debole. Ha vissuto di recente una lunga e seria storia d’amore con un ragazzo di cui era profondamente innamorato, ma alla fine quel ragazzo lo ha scaricato e lui c’è rimasto malissimo. Durante quel periodo ci vedevamo molto meno, adesso abbiamo ripreso a vederci quasi tutte le settimane, la domenica, passiamo la giornata insieme, parliamo molto e facciamo anche un po’ di sesso ma il tutto è molto naturale, non ci poniamo troppe domande. Con me si scatena proprio, cosa che non credo che faccia con i ragazzi di cui è innamorato, è come se con quei ragazzi lui cercasse soprattutto il lato affettivo e con me soprattutto quello sessuale, anche perché quei ragazzi da lui cercano soprattutto sesso mentre io cerco soprattutto prossimità, calore umano, e anche sesso, ovviamente, ma il sesso non è mai stato la mia fissa. Quando sto con lui cerco di limitare i contatti a cose non rischiose o a rischio molto basso, lui inizialmente faceva storie perché si sentiva frenato, ma poi ha finito per accettare la cosa in modo piuttosto tranquillo.
Adesso non ha un ragazzo, ma penso abbia altre persone (poche e sempre le stesse) con le quali fa sesso di tanto in tanto. Lui dice di non amare i rapporti affettivi e di cercare da me solo sesso, ma in effetti, dopo 10 anni, continuiamo a vederci e quando stiamo insieme stiamo proprio bene a tutti i livelli. Ci conosciamo bene reciprocamente sia a livello sessuale che di storia personale. Io non ho mai parlato di questa storia con persone che conosco, proprio mai, vivo da solo, quindi non ho problemi in famiglia, devo solo stare un po’ attento ai miei vicini pettegoli, perché capita che Dario venga a casa mia anche la notte tardi e che se ne vada la mattina successiva. In sostanza, su questa storia non mi posso confrontare con nessuno mettendomi in piazza direttamente, ma mi è capitato una volta, una volta sola, di ascoltare un discorso su questo argomento fatto da ragazzi che io penso fossero gay, e sono rimasto molto amareggiato, davano giudizi feroci, sparavano sentenze senza appello senza capire assolutamente niente, loro avevano in mente il loro modello di coppia gay e tutto quello che non era su quel binario lo consideravano patologico. Io con Dario non vivo niente di simile un rapporto di coppia gay come quello che loro hanno in mente, ma vivo una relazione che ha un senso, non mi sento frustrato per niente né mi sono sentito geloso quando lui aveva un ragazzo, il sesso tra noi c’è ma penso che abbia soprattutto il senso della conferma del fatto che esiste tra noi una relazione affettiva fondamentale, della quale non parliamo mai, ma forse è meglio, perché non sono le parole che contano. Io non vorrei da lui niente di diverso da quello che ricevo.
Questo è il rapporto che c’è tra noi, ma funziona ormai da 10 anni, non è una storia da romanzo, ma francamente non la cambierei con nulla al mondo. Penso a lui mille volte al giorno e non penso solo al sesso ma penso soprattutto ai suoi successi, alla sua autostima alla sua dignità, al fatto che si è costruito da solo, che non si è mai asservito a nessuno, non si è mai fatto affascinare dal denaro, che non ha mai fatto del male a nessuno. E poi, se penso che si fida di me (e d’altra parte io mi fido di lui) mi sento orgoglioso. Io penso che il nostro rapporto sia veramente un modo di volersi bene, un modo assolutamente fuori schema ma è un modo. Una cosa ho sempre ammirato in lui e cioè il parlare chiaro, il non usare troppe parole e dire quello che pensa anche brutalmente. Tra noi in pratica non abbiamo mai litigato, ci siamo detti addio decine di volte ma poi ce ne siamo dimenticati perché il senso dello stare insieme era forte al di là di qualsiasi convenzione.
Insomma, Project, che cosa ne pensi?
Piero62
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UN RAGAZZO GAY VA DALL’ANDROLOGO

Ciao Project,

sono un trentenne non dichiarato che vive in una cittadina molto omofoba dell’Italia del ricco nord-est. Vorrei raccontarti la mia storia e chiederti che cosa ne pensi.

Solo un cenno sulla mia vita fino ad un paio di anni fa, all’inizio ho cercato l’amore vero e non l’ho mai trovato, forse perché l’ho cercato nei posti sbagliati e coi metodi sbagliati, poi ho cominciato a non andare tanto per il sottile (Tranquillo! Ho sempre usato tutti i metodi di prevenzione.)

A 27 anni, lo devo dire, ero uno sbandato del sesso, in un anno avevo collezionato quasi una decina di storie, che non fossero cose serie è ovvio, ma alla fine erano proprio frustranti. Io avrei voluto un ragazzo normale che mi volesse bene e avrei messo molto volentieri il punto finale a tutto il turbinio delle mie ricerche sulle app.

Un giorno proprio tramite un’app mi contatta un ragazzo, dice di avere 26 anni, parliamo un po’, è educato, sembra uno non fissato col sesso, mi propone di vederci, io penso che sia troppo presto e tendo a prendere tempo, mi aspetto che sparisca e invece non succede. Mi chiede delle foto ma io non gliele do, però continuiamo a parlare anche nei giorni successivi, parliamo di tutto, anche di sesso ma senza eccedere e sempre in modo molto educato.

Dopo tre settimane di contatti online mi chiede di nuovo di incontrarlo, questa volta gli dico di sì ma siccome non voglio problemi di nessun genere, concordiamo di vederci in un’altra città e di passare insieme sabato e domenica (io il sabato non lavoro). Decido di andare in treno in modo da non essere identificabile nemmeno dalla targa dell’auto. Nota, Project, che io non avevo mai visto nemmeno una sua foto e lui non ne aveva mai vista una mia. Ci diamo l’appuntamento in stazione alle 9.00 del mattino. Io dico ai miei genitori che devo andare in missione per due giorni (cose del genere sono successe altre volte).

Non so chi mi troverò davanti, ma mi sento molto eccitato, c’è qualcosa che mi dice che non sarà il solito incontro scappa e fuggi. Quando salgo sul treno mi accorgo di non avere con me i preservativi, ma penso che li posso comprare anche lì e che potrebbero pure non servire a nulla. Al posto dell’appuntamento lui è già lì che mi aspetta, il segnale di riconoscimento funziona (un certo giornale sotto il braccio destro). Mi sembra un bel ragazzo, anzi molto bello. Lasciamo i bagagli al deposito della stazione e ce ne andiamo in giro, è una splendida mattinata di sole.

È tutto radicalmente diverso dai miei precedenti incontri, non parliamo di sesso, anzi si avverte un certo imbarazzo, facciamo insieme colazione, ci scambiamo spesso sorrisi, è un ragazzo dolcissimo, vorrei sapere qualcosa di più su di lui ma fare domande mi sembra inopportuno. Lui conosce la città, anche se non è la sua città e ha già preparato tutto un progetto di cose da fare e di posti dove andare.

Io percepivo la sua presenza, c’erano molti silenzi, poi gli ho chiesto se si sentiva in imbarazzo e mi ha risposto: “Prima di vederti, mentre ti aspettavo sì! ma adesso no! Proprio per niente! E tu?” “Io … beh sto proprio bene, nessun problema.” Poi abbiamo cominciato a scherzare a raccontarci barzellette. Noto che non racconta barzellette a sfondo sessuale e che usa un linguaggio molto pulito. Andiamo a pranzo insieme in una trattoria, il clima è molto disteso, sereno, gradevole.

Passeggiamo fino a sera, ceniamo insieme, poi è il momento di andare in albergo, mi dice: “Ti dispiace se prendiamo due singole?” Gli dico di no, ma quella richiesta raffredda molto i miei entusiasmi. Lui è contento che io non abbia insistito per prendere una doppia. Andiamo in albergo ma non ci sono camere singole, lui mi guarda e mi dice: “Che facciamo? Va bene anche una doppia?” Io allargo le braccia e faccio cenno che va bene anche così, dato che non c’è altra possibilità.

Andiamo in camera, lui è imbarazzatissimo e mi dice: “Adesso che si fa?” Gli rispondo che mi piacerebbe fare un po’ di sesso anzi mi piacerebbe molto ma non ho preservativi con me e gli chiedo se ne ha lui, mi dice di no, ma aggiunge che ci sono anche i modi non pericolosi di fare sesso e che a lui piacciono soprattutto quelli. La stanza è molto ben riscaldata. Project, ti risparmio i particolari e ti dico solo che non avevo mai fatto sesso così con un ragazzo, solo masturbazione reciproca e tanta intimità fisica, ma è stata una cosa assolutamente unica perché lo vedevo proprio coinvolto in un modo così totale che non avrei immaginato neppure che potesse esistere. Era proprio una cosa esaltante a livelli che non avevo mai provato. Alla fine ci siamo addormentati uno nella braccia dell’altro.

Al mattino non avevamo tempo per ripetere l’esperienza perché dovevamo lasciare la stanza entro le 10.00. Abbiamo passato la mattina della domenica scherzando e giocando tra noi, poi siamo andati insieme a pranzo e ho cominciato a chiedergli quando avremmo potuto incontrarci di nuovo. Lui mi ha guardato un po’ in imbarazzo e poi mi ha detto: “C’e una cosa che non ti ho detto, io sono fidanzato!” Ci sono rimasto malissimo e gli ho detto: “Ma come, tu hai un ragazzo e non me lo dici?” E mi ha risposto: “Non hai capito, io ho una ragazza … “

Gli ho detto che i conti non mi tornavano perché non mi sembrava affatto un ragazzo etero in cerca di distrazione, lui mi ha detto: “Io lo so che sono gay, con te sono stato benissimo e ci starei sempre ma proprio non posso, perché ho una ragazza da anni e ormai lei fa parte della mia famiglia e penso che tra un anno al massimo ci sposeremo” L’ho guardato con un’aria perplessa e gli ho chiesto come andava il sesso con la ragazza e mi ha risposto: “Beh, in qualche modo va, lei non si è mai accorta di nulla ma quando lo facciamo io penso proprio ad altro, io non sono etero, c’è poco da fare, se fosse per me non farei mai sesso con una donna, quando mi ci trovo, alla fine funziona lo stesso ma è una cosa che si fa perché si deve fare anche quello, e poi con lei non potrei mai parlare chiaro perché si sentirebbe tradita, ormai siamo davanti a tutti una coppia solidissima e lo crede pure lei, non credo proprio che potrei evitare di sposarla ormai sono troppo avanti con quella storia, è una brava ragazza ma a me non interessa.”

Il resto del pomeriggio l’ho passato a cercare di farlo ragionare, ma si sentiva ormai in trappola e aveva gettato le armi, si sentiva rassegnato a fare il bravo maritino a casa e il bravo gay, magari con me, qualche sabato sera in albergo. Mi ha detto che doveva staccarsi da me, che io lo mettevo in crisi, lo mettevo davanti alla responsabilità delle sue scelte ma che tanto ormai le scelte erano fatte e non ci sarebbe stata nessuna possibilità di tornare indietro. Abbiamo ripreso il treno e ce ne siamo tornati a casa.

È sparito per due settimane, non rispondeva alle mail e nemmeno al telefono, poi si è rifatto vivo, ci siamo visti un pomeriggio ed era proprio disfatto. Questo è quello che mi ha detto: “Qui mi stanno proprio ingabbiando, non ce la faccio a starne fuori, è tutta una trappola, sono dovuto andare per otto giorni con lei in un resort all’estero, tutto pagato dai miei genitori! Ed è stata una cosa allucinante, lei era felice, io non la sopportavo più ma lei faceva la vittima e mi toccava pure consolarla, sono stato costretto a fare l’amore con lei perché se no finiva in depressione. Non capiva proprio nulla. Io ho pensato di parlare chiaro ma non osavo immaginare la sua reazione e allora ho fatto finta di essere preoccupato per ragioni di lavoro. Io pensavo che nel resort saremmo stati soli e invece i genitori di lei ci hanno fatto la bella sorpresa che c’erano pure loro! Io non ne posso più, ne devo uscire ma non so come. Se dicessi che sono gay non ci crederebbe nessuno … ”

Che cosa si poteva fare per risolvere la situazione? Alla fine ne abbiamo pensata una che poteva funzionare, lui sarebbe andato un paio di volte a visita andrologica, magari la prima volta accompagnato dalla ragazza, accusando dolori ai testicoli e poi dopo la seconda visita avrebbe dovuto dire che doveva fare lo spermiogramma e qualche giorno dopo che il risultato era che non avrebbe potuto avere figli, tanto poi come gay non ne avrebbe certamente avuti da un’altra donna.

Lui non voleva accettare tutta la sceneggiata, gli sembrava troppo un imbroglio, ma poi quando pensava che l’alternativa sarebbe stata il matrimonio veniva a più miti consigli. Lui non sapeva se parlare chiaro coi suoi genitori, ma quando i tuoi genitori non si rendono nemmeno conto che tu non stai bene con la tua ragazza e ti costringono ad andare per forza in vacanza con lei … parlare chiaro significherebbe solo spalancare una pentola senza sapere che cosa c’è dentro.

Alla fine abbiamo concordato tutti i dettagli e tutti i discorsi preparatori. Mi rendo conto che, visto dal di fuori, tutto questo sembra proprio un espediente di infima lega per evitare il coming out, ma un coming out in una situazione come quella sarebbe stato rovinoso. Per realizzare tutto il progetto, una meschina messa in scena, è vero, ma forse la soluzione meno traumatica, c’è voluto più di un mese.

Quando lui è andato dalla ragazza e le ha detto che non poteva avere figli, la ragazza se lo aspettava e la recita del grande dolore era stata ben preparata dalla famiglia di lei e finiva con la promessa di restare amici, ma lui ha voluto restituire tutti i regali e ha detto che preferiva chiudere definitivamente un’esperienza che aveva finito per essere traumatica.

Tutta la storia io l’ho riassunta in poche righe ma è stata molto impegnativa, stressante e anche rischiosa perché, se fosse finito sputtanato, per lui sarebbe stato un disastro, ma è andata bene! Dal sabato successivo abbiamo ricominciato a vederci in albergo nella città vicina e credo che la nostra storia continuerà. Stiamo benissimo insieme e stiamo programmando di cambiare entrambi lavoro e di trasferirci tutti e due in quella città, lontano da occhi indiscreti, anche lui non è dell’idea di fare coming out nemmeno in famiglia. Tra l’altro i suoi non sanno nulla del marchingegno dell’andrologo e pensano che lui non si sposerà mai perché non può avere figli ed è bene che continuino a pensarlo.

Project, non mi guardare male, il coming out in certe situazioni non è proprio pensabile. Così noi stiamo tranquilli e la ragazza si può fare la sua vita con uno che la vuole veramente e i genitori si sono messi l’anima in pace e almeno noi ci sono pettegolezzi che riguardano l’omosessualità perché la storia è tutta etero! Potevo mandarlo al macello del matrimonio? No! Doveva esporsi a un coming out distruttivo? No! Almeno così sono tutti contenti e noi prima di tutto.

Fammi avere presto tue notizie.
Davide

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RAGAZZI GAY E RIFIUTO DELLA SESSUALITA’

Caro Project,
ho dato una rapida occhiata al libro Essere Gay, è veramente monumentale, da piccoli assaggi mi sembra interessantissimo ed è straordinario che si possa scaricare a costo zero. Hai fatto proprio un lavoro utile, non aggiungo altri aggettivi.
Io sono un ragazzo di 25 anni, vivo nel Nord Italia, quindi in un ambiente che dovrebbe essere diciamo così gay friendly. Qui ci sono le associazioni gay ma, se mi riferisco a quel mitico 8% di gay, devo concludere che quelli che frequentano le associazioni sono una sparuta minoranza e non ti dico i commenti che sento in proposito da parte dei benpensanti. Dove sono tutti gli altri gay? Io non li vedo da nessuna parte, quindi, anche qui i gay hanno paura, e penso che facciano bene ad aver paura perché il clima non è affatto buono, e a dire il vero è anche peggiore di come era alcuni anni fa.
Ai tempi della scuola non conoscevo un solo ragazzo gay, nessuno si dichiarava e esporsi troppo era pericoloso. I siti di incontri e le App, di cui tutti parlano, proprio non fanno per me, mi sembrano una cosa squallida. La mia vita, chiamiamola così, gay è cominciata all’università.
Ho frequentato e sto finendo di frequentare una facoltà con pochi iscritti, nemmeno una quarantina il primo anno e poi intorno ai 30 a anche meno fino alla fine, sono quasi tutti ragazzi, le ragazze sono piuttosto rare, nel mio corso mi pare che siano solo cinque, beh, poche settimane dopo l’inizio delle lezioni del mio primo anno mi sono reso conto che, diciamo così, non ero solo, e che la frequenza obbligatoria non serviva solo per gli esami ma anche per costruire rapporti con gli altri ragazzi.
In pratica l’università funziona su due livelli, uno formale, ufficiale, in cui ci sono i rapporti con i docenti, oggettivamente molto tecnici e molto ridotti, anche se siamo pochissimi, perché i corsi sono molto brevi e sono densissimi di contenuti, e uno sotterraneo, ma poi nemmeno troppo, in cui il fatto stesso di stare insieme dalla mattina alla sera crea in noi ragazzi un clima di collaborazione che favorisce la nascita di amicizie, e, in certi casi anche di qualcosa di più.
La mattina cominciamo le lezioni alle 8.00 e poi, con vari intervalli le finiamo intorno alle 17.00, ma mangiamo alla mensa, magari ad orari diversi, a seconda delle lezioni, ma è una mensa piccolissima, solo per la nostra facoltà e studiamo in pratica tutti insieme, anche se divisi in gruppi. Anche chi abita a due passi dall’università non torna a casa, perché insieme si sta bene. Non parlo di grossi gruppi ma di gruppetti di tre o quattro ragazzi, abbiamo due stanze studio per ogni anno di corso e sono anche bene attrezzate. I gruppi si dovrebbero formare sulla base di interessi uniformi, ed è quello che è successo, ma in genere non si tratta di interessi di studio.
Non so nemmeno come è accaduto, ma è accaduto, mi sono trovato con altri due colleghi, ci siamo scelti d’istinto, stavamo bene insieme, all’inizio non sapevamo affatto che eravamo gay tutti e tre, per me era un mondo nuovo tutto da scoprire, avvertivo che con quei ragazzi il rapporto era diverso da quello che avevo con gli altri, non c’era competizione, c’era solo tanta voglia di stare insieme, di lavorare insieme e anche di più. I due ragazzi del mio gruppetto di studio, Luigi e Antonio, erano molto diversi, Luigi era un bel ragazzo, ma non era il mio tipo, era simpatico, rassicurante, ma fisicamente mi attraeva poco, mentre Antonio era molto insicuro, sempre esitante, era alto, biondo e con gli occhi azzurri, coi capelli un po’ lunghetti, era un po’ nevrotico e complessato dalla paura di essere fuori posto, di dare fastidio, chiedeva spesso scusa, pure per cose molto banali, con lui anche io mi sentivo un po’ in ansia perché non volevo metterlo a disagio.
Che Luigi fosse gay l’ho saputo quasi subito, perché è stato proprio lui a dirmelo “a scanso di equivoci” ha aggiunto. Io non mi sono dichiarato. Luigi stava bene con me e con Antonio, ma da quello che avevo capito aveva un ragazzo e quindi aveva la sua vita, noi eravamo i suoi amici di studio e forse saremmo anche diventati amici di confidenze, ma i suoi interessi di fondo erano altrove.
Con Antonio le cose erano molto diverse, quando stavamo insieme da soli si sentiva un certo imbarazzo, spesso parlavamo di Luigi o di altri ragazzi. A un certo punto Antonio mi ha detto: “Ma lo sai che Luigi è gay? Me lo ha detto stamattina …” Gli ho risposto che lo sapevo, ho visto un attimo di perplessità sulla faccia di Antonio, penso si sia chiesto perché non glielo avevo detto, ma non ha fatto commenti e penso che abbia apprezzato la mia discrezione. Io speravo che il dialogo sull’argomento si allargasse ma non è successo e la cosa è finita lì.
Stavamo benissimo quando eravamo in tre, ma quando mi trovavo solo con Antonio non sapevo né che dire né che fare, lui aveva un comportamento imbarazzato e imbarazzante, non parlava mai di ragazze e ancora meno di ragazzi ma tra noi si era creato un legame serio, questo in qualche modo si capiva. Quando dovevamo separarci, la sera, nessuno di noi due prendeva l’iniziativa, e di quarto d’ora in quarto d’ora tornavamo a casa tardissimo quasi tutte le sere, ma parlavamo poco, passavamo quasi tutto il tempo in silenzio. Tra l’altro quando stavo con lui da solo ero imbarazzato anche perché ero quasi sempre in erezione e avevo paura che lui se ne accorgesse. Da quello che vedevo, lui invece non dava segni di erezione nemmeno minima e questa cosa non mi piaceva per niente.
L’ipotesi che fosse gay non mi sembrava troppo realistica nonostante il fatto che tendeva a stare sempre con me. Temevo che il nostro rapporto potesse trasformarsi in un rapporto di dipendenza ma in un certo senso mi sentivo molto attratto verso Antonio. Sono arrivato a pensare che avrei dovuto dirgli che sono gay, perché se lo avesse capito da sé o lo avesse saputo da altri avrebbe potuto sentirsi a disagio. Una delle lunghe serate passate a camminare aventi e dietro per la città, mi sono fatto coraggio e gliel’ho detto, lui mi ha detto: “Non ti preoccupare, lo avevo capito da diverso tempo” gli ho chiesto come avesse fatto a capirlo e mi ha detto: “Quando stai con me stai in erezione tutto il tempo…” Gli ho chiesto: “Ti senti in imbarazzo?” Mi ha risposto: “Se mi sentissi in imbarazzo non starei qui … “
Poi ha continuato: “Vuoi sapere se sono gay anche io?” Ho fatto cenno di sì e mi ha detto: “Sì, mi sento gay, o almeno non mi sento etero ma il sesso per me è un po’ un’ossessione e un po’ una frustrazione…” E allora siamo finalmente entrati in argomento. Questo è stato più o meno il discorso:
“Non mi sono mai innamorato di una ragazza, mentre quando sto vicino a te mi sento a mio agio, e mi sento a mio agio anche se sei in erezione e forse soprattutto per quello. Mi dirai che sono cretino, ma io sono veramente complessato da queste cose, penso di essere molto femminile, non mi sento donna, ma penso di avere movenze e atteggiamenti fisici femminili”
“Chi? Tu? Ma quando mai!”
“Hai visto anche Luigi, pure lui è gay, ma lui è molto maschile, lui non lo prende per gay nessuno … “
“No! Antonio, no! Togliti queste cose dalla testa! Sei un bellissimo ragazzo, ma sei molto maschile, non sei grezzo, non sei massiccio ma sottile, ma stai certo che sei maschile al 100% …”
“Mah … sarà … “
“Ma perché ti senti condizionato nel sesso?”
“Per me il sesso non è mai stato una cosa semplice, io non sono mai stato con nessuno …”
“Se è per questo nemmeno io …”
“Sì, ma tu vai in erezione quando ci sono io, io mi sento solo in imbarazzo, sono completamente bloccato, penso che mi sentirei totalmente a disagio a stare con un ragazzo … “
“Io penso che queste siano solo paure, quando ti succederà ti renderai conto che è una cosa semplicissima … ”
“Non credo che mi succederà mai … ”
“Ma almeno quando fai da te … lì le paure non ci sono … “
“Quando faccio da me, come dici tu, ed è una cosa rarissima, dopo, mi sento uno schifo … “
“Ma perché? Non c’è niente di male …”
“Ti dico una cosa che non sa nessuno … io da bambino, anzi nemmeno da bambino, da ragazzino, perché la prima volta che è successo avevo 14 anni, sono stato violentato da uno zio e la cosa è andata avanti per un mese, avevo proprio paura di lui, poi non l’ho sopportato più, l’ho minacciato che se si fosse ripresentato lo avrei detto a mio padre e lui è sparito. Lui aveva 44 anni e sono stato proprio violentato da dietro … poi non ti dico come mi sono sentito quando ho provato i primi interessi gay, proprio uno schifo, io non voglio essere gay, essere gay mi fa schifo … adesso forse riesci a capire … ”
“Oddio non lo avrei mai immaginato, se vuoi ti accompagno a casa, non ti voglio creare difficoltà di nessun genere … “
“Per favore stai zitto … fammi andare avanti, io sono una vittima dell’omosessualità e non voglio essere gay, non so se tu potrai mai capire una cosa simile, però anche se il ricordo di quelle cose mi fa proprio schifo io ho finito per diventare gay proprio per quel motivo … “
“No, Antonio, adesso devi stare zitto tu … ma quale diventare? E poi quello zio tu dici che era gay ma io non lo credo proprio.”
“Cioè?”
“Io sono gay, ho il piacere di stare vicino a te, anche piacere sessuale, è così e non me ne vergogno affatto, ma io non ho mai immaginato di penetrare un ragazzo da dietro, proprio mai.”
“Questo perché tu hai avuto un’educazione.”
“No! Questo perché io sono gay!”
“Non ho capito … che vuol dire?”
E lì, caro Project, ho preso lo smartphone e gli ho fatto leggere un pezzo del tuo libro in cui parli proprio di questo. Lui inizialmente era perplesso, poi è andato avanti a leggere, dopo qualche minuto mi ha guardato e mi ha chiesto:
“Ma quindi mio zio poteva anche non essere gay? … “
Gli ho detto che con ogni probabilità non lo era, perché quello non è un comportamento da gay. Era perplesso, spiazzato, ha insistito nel chiedermi se avevo mai avuto fantasie di quel genere e gli ho risposto che non era successo proprio mai. Il discorso non gli tornava perché aveva visto dei video porno in cui la penetrazione anale era in pratica sempre presente. Gli ho detto di leggersi tutto il tuo articolo e anche la parte del libro sugli etero curiosi e l’ho riaccompagnato a casa. Era perplesso, molto meditabondo ma ogni tanto faceva qualche gesto di soddisfazione e anche qualche sorriso abbozzato.
Il giorno appresso a lezione tutto è andato come se nulla fosse successo; subito dopo le 17.00 mi ha chiesto di riaccompagnarlo a casa, ma siamo andati in giro in macchina fino a notte alta a parlare. Aveva letto il libro e sembrava avere scoperto un mondo, mi ha detto:
“Leggendo il libro ho avuto l’impressione molto netta che mio zio non fosse affatto gay e mi sono reso conto che invece le mie fantasie sono proprio gay. Mio zio non prestava la minima attenzione al mio pene, proprio zero, non mi ha mai masturbato e io avevo più di 14 anni e avrei reagito eccome ma non lo ha mai fatto, invece voleva che io gli facessi sesso orale, ma mai lui a me, e soprattutto ci doveva essere la penetrazione e c’era pure una cosa che non capivo affatto, cioè l’attenzione ai miei capezzoli, una cosa veramente anomala, ai capezzoli sì e al pene no! Effettivamente con le fantasie di un gay non ci siamo proprio. Pure io non ho mai avuto fantasie di penetrazione anale ma pensavo che fosse una cosa solo mia, un rifiuto dovuto all’abuso, ma sembra che sia una cosa molto comune tra i gay”
Dato che Antonio parlava con me in modo così libero mi sono sentito in obbligo di farlo anche io e lui è rimasto molto incuriosito da quel discorso che non si aspettava per niente. Era ormai notte e c’era poca luce, mi ha chiesto se ero in erezione, gli ho detto di sì, mi ha chiesto se lo poteva toccare da fuori, gli ho detto di sì, lo ha toccato per una decina di secondi, poi mi ha guardato e mi ha detto: grazie! Si è scusato del fatto che non poteva permettermi di fare lo stesso, perché lui non era in erezione, poi ci ha ripensato e mi ha detto: “Dai, verifica, è giusto che siamo alla pari!”
Nei giorni successivi abbiamo parlato molto meno perché gli esami erano alle porte e abbiamo solo studiato, in tre all’università e poi in due a casa mia, un appartamento monocamera dove vivevo da solo perché ero fuori sede. Lui è venuto a stare a casa mia, perché è a due passi dalla facoltà. Abbiamo studiato moltissimo, abbiamo dormito insieme nello stesso letto ma tra non noi non c’è mai stato sesso, neppure a livello minimo. Dopo 15 giorni di superlavoro abbiamo fatto i tre esami che avevamo in calendario. Io mi aspettavo che si trasferisse di nuovo a casa sua ma mi ha chiesto di restare, io ovviamente gli ho detto di sì.
Avevamo delle lunghe serate da passare insieme e abbiamo parlato moltissimo in modo totalmente libero, abbiamo parlato delle nostre famiglie, dei nostri desideri e ovviamente anche di sesso. Ho potuto capire che il ricordo della violenza lo turbava profondamente e anche se cominciava anche lui ad accettare l’idea che suo zio non fosse affatto gay, ancora aveva molti dubbi in proposito, mi ha chiesto di parlargli delle mie fantasie sessuali e io l’ho fatto, mi ascoltava con la massima attenzione, mi diceva che il pene gli sembrava una cosa non desiderabile, lo associava solo alla violenza e questo fatto lo dilaniava perché anche lui provava pulsioni omosessuali ma miste al rigetto, gli ho chiesto se aveva provato sensazioni di repulsione quando glielo avevo fatto toccare da sopra i pantaloni e mi ha risposto semplicemente: no!
Mi ha detto che era contento di stare con me, che non gli avevo mai fatto pressione per nessun motivo e che io ero un’immagine positiva dei gay e che, “se ero gay io, poteva esserlo anche lui”. Questa frase mi è piaciuta tantissimo e gliel’ho detto con entusiasmo ma lui mi ha risposto che comunque per lui non sarebbe stato facile, che aveva bisogno di tempo e che io dovevo avere pazienza, anche se dormivamo nello stesso letto.
Un giorno, dopo una giornata di studio intensissimo siamo andati a dormire. Abbiamo spento la luce ma io sentivo che lui non si era girato dall’altra parte come faceva sempre ma era rimasto voltato verso di me. A un certo momento mi chiede: “Sei in erezione adesso?” gli dico di sì e lui mi chiede se lo può toccare, io gli dico di sì e lui lo tocca molto delicatamente, dopo un po’ mi dice: “Senti il mio!” E io sento che è in erezione. Mi dice che è la prima volta che gli succede in modo spontaneo e che non sente sensazioni di rigetto né nel toccarmi né nel farsi toccare, poi aggiunge che però non vuole andare oltre e smettiamo di toccarci ma continuiamo a parlare, mi dice che è contento ma che non vuole illudersi troppo e soprattutto che non vuole illudere troppo me.
Ci alziamo, ci rivestiamo, io mi metto sul divano e lui si stende poggiano la testa sulle mie gambe. Mi chiede: “Ti dispiace?” Gli rispondo solo con un sorriso e lui mi dice: “Mi devo abituare al contatto fisco … non ho mai fatto una cosa del genere.” È molto tardi e si addormenta sulle mie ginocchia, io non lo sposto. Quando comincia ad albeggiare lo prendo in braccio e lo riporto a letto. È veramente un bel ragazzo, o meglio, a me sembra bellissimo. Mi stendo nel letto accanto a lui e mi addormento anche io.
Nei giorni successivi sembra esserci completamente dimenticato di quello che era successo tra noi ma io non gli dico niente però quando mi siedo sul divano per vedere la tv viene quasi sempre a stendersi sulle mie gambe e sento il suo calore. Una sera, prima di andare a dormire, mi chiede di farmi vedere nudo perché non è mai successo prima, io sorrido e mi spoglio completamente davanti a lui e comincio ad andare in erezione, lui mi dice che sono bellissimo, poi si spoglia ed è in erezione anche lui, si avvicina e mi abbraccia stretto, ma proprio strettissimo, quasi da farmi male, poi mi chiede se possiamo dormire nudi, ovviamente gli dico di sì, metto solo una copertina in più sul letto perché fa un po’ di freddo. Ci abbracciamo stretti nel letto e restiamo così per tempi lunghissimi.
L’indomani era come se tra noi non fosse successo nulla, non nel senso che ci fosse disinteresse ma come se quello che era successo fosse assolutamente normale. Tra noi c’era certamente più contatto fisico, c’erano più abbracci, ci accarezzavamo le mani, ci appoggiavamo uno all’altro quando eravamo seduti sul divano, ma non c’erano contatti sessuali, eppure, nonostante questo io mi sentivo felice, lo vedevo sorridere, giocare, fare battute, era una cosa bellissima.
Una sera lo vedo molto scoraggiato, mi tiene a distanza, cerco di capire il perché e mi dice che ha provato a masturbarsi pensando a me ma che la cosa non è arrivata in porto perché provava un senso di rigetto molto forte, non per me ma per l’idea proprio del sesso, gli sembrava una cosa sporca quasi un modo per fare violenza a me, per giocare con la mia immagine, per mancarmi di rispetto. Insomma stava proprio a disagio e ho avuto la netta sensazione che ci fosse ben poco da fare e che non sarebbe mai uscito dal ricordo ossessivo della violenza.
L’ho abbracciato, ma era totalmente passivo, poi gli ho detto: “Ti voglio bene, Antonio!” Lui mi ha risposto: “Non arriverò mai a fare sesso con te …” Gli ho detto: “Io adesso ho solo paura di perderti e questo per me sarebbe devastante … ” Lui mi detto: “Non posso farci niente, ci ho provato, ma non ci riesco … “ Io non sapevo che dire, forse fino a qualche giorno prima mi era sembrato tutto troppo facile, ma piano piano cominciavo a mettere in dubbio che con Antonio si potesse creare una storia, diciamo così, normale, cioè anche con un po’ di sesso, non dico tanto, ma almeno un po’ per convincermi che lui mi volesse bene e non mi considerasse solo in relazione al ricordo della violenza. Cominciavo a capire che il problema era più serio di come lo avevo immaginato.
Abbiamo continuato a vivere insieme ma abbiamo rimosso qualsiasi comportamento che potesse avere anche un vago risvolto sessuale, abbiamo continuato a dormire nello stesso letto ma sempre con il pigiama, anche in piena estate, e lui ha smesso di stendersi sulle mie gambe quando vediamo la TV. Siamo buoni amici, questo sì, amici veri, amici che parlano di tutto con la massima sincerità, io gli voglio bene in modo profondo ma piano piano ho perso la fiducia che Antonio possa diventare il mio ragazzo.
Sono ormai passati anni, quasi quattro anni, io e Antonio viviamo ancora insieme, qualche volta c’è stato tra noi anche un minimo tentativo di approccio sessuale, che però ha portato più frustrazioni e delusione che altro. Penso che Antonio abbia di fatto messo da parte l’idea, non so se arriveremo mai a condividere anche il sesso, ho molti dubbi in proposito, ma so che senza Antonio mi sentirei perso. Non avrei mai immaginato di poter vivere così la mia vita, eppure sento che questa è la mia vita, ho sempre la speranza che le cose possano cambiare, ma la prima regola, per me, deve essere il rispetto assoluto di Antonio e dei suoi problemi, per me non è una rinuncia, io la mia scelta l’ho fatta e non credo proprio che sarei capace di vivere una vita diversa. Io e Antonio ci amiamo veramente e in fondo siamo ancora giovani e qualcosa potrebbe sempre cambiare, ma il nostro amore non verrà meno in nessun caso.
Ti abbraccio, Project, o spero che il tuo lavoro possa essere utile ad Antonio come è stato utile a me.
Carlo
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A conclusione, devo precisare che la mail che avete potuto leggere è riportata nel forum previo consenso di entrambi i protagonisti della storia. Il testo ha la forma di una mail ma è stato concordato in modo da poter evitare ogni rischio per la privacy e da poter risultare il più chiaro possibile. In particolare i riferimenti alla facoltà sono stati sensibilmente modificati per ragioni di privacy.
Devo sottolineare che, se è vero che questa storia tratta delle conseguenze della violenza e dell’abuso sessuale, la situazione descritta non è certamente delle peggiori, perché la violenza e l’abuso sessuale possono avere realmente conseguenze tragiche. I due ragazzi di cui avete letto la storia hanno costruito un rapporto affettivo molto forte in cui la sessualità, anche se limitata e negata è in qualche modo presente.
Devo sottolineare che mi è capitato diverse volte di parlare con ragazzi che avevano subito violenza o abusi e ho potuto vedere quanto questi episodi abbiano pesato sulla loro sessualità e sulla loro vita affettiva.
Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6730

DA COPPIA GAY A FAMIGLIA ALLARGATA

Ciao Project,

noi non ci conosciamo ma io un po’ ti conosco perché ho letto il forum tante volte e lo leggo ancora adesso e penso che sia mio dovere raccontarti la mia storia perché anche tu c’entri in qualche modo.

Ho 32 anni, non so se siano tanti ma a me sembrano tanti. Posso dire di essere stato fortunato e di avere avuto molto dalla vita. Ho genitori ai quali voglio bene, che ormai stanno invecchiando, ma è inevitabile, loro non mi hanno mai fatto sentire veramente solo.

Non ho mai avuto problemi con la mia omosessualità, o meglio, non ho avuto problemi ad accettarla, per me era una cosa ovvia e naturale, ho avuto qualche storiella, ma poco significativa, proprio quando ero giovanissimo, poi mi sono dedicato al lavoro in modo quasi esclusivo e ho messo da parte per un po’ il mio mondo affettivo. Ho conosciuto anche ragazzi gay ma, francamente, non mi sentivo attratto da loro.

Poi, quando avevo 26, anni ho conosciuto un ragazzo, che qui chiamerò Fulvio (perché è un po’ rosso di capelli). L’ho conosciuto sul posto di lavoro ma non è un mio collega, lavorava per una ditta che vive sulle commesse della ditta dove lavoro io. Quando ci siamo conosciuti, lo devo dire, mi era del tutto indifferente, per me era solo uno incontrato per caso col quale non avrei avuto assolutamente nulla da spartire. Per motivi di lavoro abbiamo avuto modo di incontrarci più volte e abbiamo cominciato a parlare un po’ ma di cose qualsiasi.

Col senno del poi posso dire che probabilmente lui aveva capito di me molto di più di quanto io avessi capito di lui. Sempre per motivi di lavoro abbiamo continuato a vederci spesso e io notavo che quando capitava, la cosa a me faceva piacere e probabilmente anche a lui, e così piano piano la nostra conoscenza si è approfondita. Lui è un ragazzo gradevole ma non un bel ragazzo, o almeno a me non sembrava un bel ragazzo, quindi non mi sentivo attratto da lui in quel senso. Un giorno era arrabbiatissimo, proprio furioso, era depresso, ma depresso rivendicativo, depresso aggressivo, e ha cominciato ad aggredirmi, certo, solo verbalmente, ma scaricava verso di me la sua rabbia e io non capivo il perché. Devo confessare che per questa ragione sono stato a disagio, non capivo la ragione della sua aggressività.

Nei giorni seguenti non ha cambiato atteggiamento e poi è sparito, non l’ho più visto e non sapevo che cosa pensare. Io continuavo ad andare alla sua azienda, sempre per motivi di lavoro, ma al suo posto c’era una signora di mezza età e io sentivo la mancanza di Fulvio. Alla fine mi sono fatto coraggio e ho chiesto di lui. Mi hanno detto che si era licenziato e che non si era più fatto vivo. Io non avevo il suo numero di cellulare, l’ho chiesto alla signora ma non me lo ha dato e ci sono rimasto molto male, ma un giorno, mentre attendevo la signora nel suo ufficio ho visto che c’era l’agenda aperta e siccome sapevo il nome del ragazzo l’ho cercato e l’ho trovato, ho memorizzato il numero e poi, quando è arrivata la signora mi sono comportato come al solito, come se niente fosse successo.

Arrivato a casa l’ho chiamato. Mi ha subito chiesto chi mi avesse dato il suo numero e gli ho detto che lo avevo rubato, lui è partito all’attacco e mi ha proprio aggredito malamente e poco dopo ha chiuso il telefono in modo brusco. Io mi sono sentito un totale imbecille per averlo cercato e sono rimasto di pessimo umore per buona parte della serata. Poi, verso le 23.00 mi richiama, si scusa, sempre in modo un po’ brusco, mi chiede se vivo da solo o se ci sono altri in casa, gli dico che non c’è nessuno, mi chiede dove abito, glielo dico e mi risponde che verrà a casa mia dopo pochi minuti, io mi limito a dirgli: ok!

Arriva, si guarda intorno, poi mi chiede: “Perché mi hai cercato?” Gli rispondo che non lo avevo visto da qualche giorno e altre banalità del genere. Lui mi ferma e mi dice: “Non si ruba un numero di telefono se non c’è un motivo serio!” Io mi sento un po’ messo alle strette e cerco di divagare, lui cambia apparentemente argomento: “Ce l’hai la ragazza?” Gli rispondo: “No! E tu?” Lui ha un momento di esitazione poi dice: “No!” Ma va subito oltre: “Allora, perché mi hai cercato?” Rispondo in modo volutamente neutro: “Perché mi trovavo bene a parlare con te.” Poi mi fa la domanda che non avrei mai voluto sentire: “Sei gay?” Mi sento in un imbarazzo terribile, ma gli dico: “Sì” e aggiungo subito: “E tu?” Aspetta qualche secondo e poi dice: “Sì, ma non voglio un ragazzo.” Gli rispondo: “Ma non mi sono innamorato di te, non sei il mio tipo, mi sembravi solo un ragazzo interessante …” Lui mi interrompe: “E che vuoi da me?” Gli dico che se è venuto sotto casa mia a notte fonda un motivo ci sarà pure, mi guarda con atteggiamento di sfida: “Tu pensi di avere capito tutto, ma non hai capito un cazzo! Mi fai solo rabbia!”

 Ecco, il nostro rapporto è cominciato così, in pratica come una contesa, come uno scontro. Niente di tenero, niente di affettuoso, assolutamente niente di sessuale. È stato a casa mia fino a dopo le due, gli ho proposto di dormire da me, ovviamente non nella mia stanza, ma non ne ha voluto sapere. Il suo comportamento mi ha destabilizzato. Nei giorni seguenti l’ho chiamato al telefono più volte ma non ha mai risposto. Dopo una settimana è tornato a casa mia la sera tardi, pensavo che volesse parlare un po’, ma mi ha chiesto se poteva restare per la notte e si è ritirato nella stanzetta degli ospiti e la mattina, molto presto, ho sentito che tirava la porta di casa, sono andato a vedere, era andato via e aveva lasciato un biglietto, con scritto solo: “Ti chiamo”.

Il nostro rapporto procedeva così, apparentemente senza una meta e senza senso. Non capivo nulla di lui, non sapevo nulla di lui. Mi chiedevo perché mi fossi andato a cacciare in quel pasticcio, mi sentivo usato e nello stesso tempo marginalizzato. Poi è intervenuto un fatto traumatico, ma non a livello psicologico, proprio a livello fisico: ho avuto un incidente stradale di una certa gravità e sono finito in ospedale in prognosi riservata per alcuni giorni. Di quei giorni non ricordo nulla, so solo che al mio risveglio, o meglio al mio primo riaffiorare alla coscienza, avevo intorno a me i miei genitori e Fulvio. Poi mi hanno detto che era stato lì tutti i giorni per tutto il tempo in cui gli permettevano di restare accanto al mio letto.

La mia ripresa è stata lenta, ci ho messo quasi tre mesi a tornare in condizioni accettabili, cioè a camminare più o meno normalmente e lui è rimasto tre mesi a casa mia ad assistermi, giorno e notte, e i primi tempi deve essere stata una cosa molto pesante. Ma non si limitava ad assistermi, si sedeva accanto a me e parlavamo molto, mi trattava con affetto. Piano piano ho imparato a capire il suo mondo, ed era un mondo difficile, tanto difficile che io non credevo che un mondo così potesse esistere.

Dormivamo nella stessa stanza, io sul letto ortopedico e lui su una brandina. Gli ho chiesto perché si era licenziato dal lavoro e mi ha detto che non si è licenziato ma che lo hanno licenziato perché uno dei suoi capi con lui ci aveva provato e lui lo aveva mandato a quel paese. Mi ha anche detto che stava a casa mia anche per il fatto che senza quattrini non poteva più pagarsi la stanza e che quindi aveva colto l’occasione anche per trovare una sistemazione momentanea. Questo discorso mi ha colpito molto.

Mi ha parlato molto brevemente della sua famiglia, se così possiamo chiamarla. Il padre non lo ha riconosciuto e, in pratica, lui non lo ha visto quasi mai, la madre è morta per overdose quando lui era piccolo ed è stato affidato alla nonna che viveva di pensione in condizioni molto precarie, poi quando lui aveva 22 anni è morta anche la nonna, lui aveva appena trovato un lavoretto e condivideva una stanza in affitto con un altro ragazzo, ma dopo che lo hanno licenziato ha dovuto lascaIre anche la stanza.

Fulvio è estremamente orgoglioso, ha una dignità, con me non ha mai parlato di denaro e questo vuol dire che, se sta con me, non ci sta per soldi o per trovare una sistemazione, Tra l’altro, nell’ultimo periodo della mia convalescenza si è anche trovato un lavoro. Proprio per questo siamo stati costretti ad arrivare ad un chiarimento. Mi ha detto che poteva essere di nuovo autonomo e che se ne sarebbe andato. Io ho cominciato ad avere paura, sapevo di non poter chiedergli di rimanere con me adducendo motivi di utilità economica perché una cosa del genere lo avrebbe fatto infuriare. Lui non voleva dipendere da nessuno, mi disse: “Adesso non hai più bisogno di me.”

È stato proprio per rispondere a quella affermazione che gli ho detto che mi ero innamorato di lui. Lui mi ha guardato negli occhi e mi ha detto: “Non mentire! Si vede che non è vero!” Allora ho dovuto correggere il tiro: “Beh, penso che potrei innamorarmi di te, però, ti prego, non te ne andare!” Lui mi ha guardato fisso per qualche secondo: “Almeno non hai detto bugie.” Ed è rimasto con me. Temevo che volesse fissare un termine, per esempio che mi dicesse: “Resto solo un mese.” Ma notai subito che non aveva fissato nessun limite, ma ovviamente di questo non gli dissi nulla. La nostra convivenza è cominciata così.

Col nuovo lavoro ha avuto grossi problemi, volevano licenziarlo perché non voleva chiudere gli occhi di fronte a forme di malcostume molto radicate. Poi ha cambiato lavoro ed è stato meglio. Il nuovo lavoro lo impegnava di più ma era pagato meglio. Per un certo periodo (due o tre mesi) ho pensato che Fulvio si fosse trovato un ragazzo, perché stava molto tempo fuori casa, ero preoccupato ma non avevo il coraggio di chiedergli nulla, lo vedevo stanchissimo, stressato, quasi fisicamente distrutto dal lavoro.

A un certo punto ho pensato che avesse veramente problemi gravi perché stava a casa solo la notte e per pochissime ore, e allora non ce l’ho fatta più e gli ho chiesto che cosa avesse. Mi ha guardato, ha meditato un momento e poi mi ha detto: “È giusto che tu lo sappia: io ho un ragazzo, se vuoi faccio le valigie oggi stesso e me ne vado.” Io l’ho fermato e gli ho detto: “Ok, hai un ragazzo, ma perché sei così stressato?” E mi ha risposto: “Perché Claudio ha problemi enormi e stiamo cercando di risolverli, io lavoro dalla mattina alla sera, faccio i turni doppi e non riesco a vederlo quasi mai…” È così che mi ha parlato di Claudio, “un ragazzo che la famiglia ha rifiutato e che sta uscendo da brutti giri, che è scappato dalla sua città perché aveva proprio paura dei delinquenti che lo costringevano a … beh, hai capito …”

Mi ha detto che Claudio aveva un posto letto in affitto e che non lavorava perché fisicamente era conciato molto male. Gli ho detto: “Ma portalo qui! Ci stringiamo un po’ e ci entriamo tutti e tre, poi vediamo che cosa si può fare.” Mi ha guardato strano, poi ha detto: “Ti rendi bene conto di quello che stai dicendo?” Gli ho risposto: “Forse no, ma non perdiamo tempo, andiamolo a prendere.” Claudio era veramente messo male: pelle o ossa, due ore dopo era a casa con Fulvio. Ho ceduto a loro la mia stanza che aveva un letto doppio e io mi sono spostato nella stanzetta, loro non volevano, ma li ho costretti. Il pomeriggio stesso abbiamo portato Claudio da un medico molto bravo che gli ha prescritto una serie di esami e che ci ha spiegato come fare per far prendere in carico Claudio dal servizio sanitario della nostra regione, dato che lui viene da un’altra. Ovviamente Claudio ha fatto anche il test HIV e siccome non aveva avuto rapporti sessuali ormai da parecchio tempo, era trascorso anche il periodo finestra. L’esame ha dato esisto negativo e ci siamo tranquillizzati, dopo pochi giorni abbiamo avuto in mano tutti i risultati clinici. In pratica Claudio si portava appresso gli esiti di una broncopolmonite non curata e il recupero pieno avrebbe richiesto tempo. Tutto il resto era in ordine. Claudio aveva allora 23 anni, era molto alto ma aveva già la schiena curva ed era magrissimo. Ci siamo presi cura di lui e lo abbiamo visto lentamente rifiorire. Fulvio ne era innamorato pazzo e vederli insieme mi faceva una tenerezza immensa, con me erano assolutamente naturali e disinvolti. Certe volte vedevamo la televisione insieme, io in poltrona e loro accoccolati insieme sul divano. Io che in teoria avrei dovuto essere geloso, mi sentivo felice di vederli così.

Sono passati ormai quasi 5 anni. Viviamo ancora insieme, ormai siamo una famiglia, loro sono una coppia molto tenera e molto vera, io non so che cosa sono, all’inizio ero un po’ una tata, adesso sono “solo” un amico vero che a loro vuole bene. Adesso anche Claudio lavora e dividiamo tutte le spese, me l’hanno posto come condizione inderogabile per continuare a stare insieme. Il mio è certamente uno strano modo di essere gay eppure non ci rinuncerei per nulla al mondo: la loro felicità è la mia felicità!

Devo aggiungere ancora un’altra cosa che mi sembra molto importante. Un giorno mi sono trovato a casa dei miei genitori, ho preso il coraggio a due mani e ho raccontato loro tutta la storia. Non sapevo come l’avrebbero presa. Mio padre mi ha guardato fisso negli occhi, poi si è alzato in piedi, mi ha detto: “Vieni qua!” e mi ha abbracciato stretto, poi ha scambiato un’occhiata di intesa con mamma e mi ha detto: “Domenica venite a pranzo da noi!” Non ci sono stati altri commenti di nessun genere. La domenica, quando Fulvio e Claudio sono venuti a casa, te lo dico quasi con le lacrime agli occhi, i miei erano proprio felici come due ragazzini e Fulvio e Claudio sono stati benissimo. Adesso ogni tanto mamma passa a casa mia, mette a posto le cose e ci porta qualcosa di già cucinato da mangiare. Fulvio e Claudio hanno un bellissimo rapporto coi miei genitori, in pratica siamo una famiglia allargata.

Questo è tutto, Project, ovviamente puoi mettere la mail dove credi meglio perché non ci sono elementi identificabili e i nomi sono stati cambiati. Fulvio e Claudio ti salutano, anche loro hanno sentito parlare di te!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6709