OMOSESSUALITA’ COME CULMINE DI UNA NEVROSI ETEROSESSUALE

Nel breve capitoletto di “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich dedicato all’affettività omosessuale come culmine di una nevrosi eterosessuale, l’autore riporta l’ultima parte del capitolo IX di “À Rebours” di Huysmans.

Raffalovich ritiene che se Des Esseintes fosse stato meno nevrotico avrebbe portato avanti una relazione con un ragazzo che aveva incontrato per strada e che era durata per qualche tempo.

Ma parlare di Des Esseintes come di uno che non prosegue un legame omosessuale solo perché è fortemente nevrotico, significa non tenere conto del fatto che nel capitolo VI del romanzo è presentato un episodio che lascia molto perplessi su qualsiasi ipotetico sentimento omosessuale del protagonista.

Des Esseintes incontra per strada un ragazzo sedicenne, Auguste, di bassa condizione sociale, che lo ferma perché aveva finito gli zolfanelli e non poteva accendere una sigaretta, quell’incontro lo porta a costruire rapidamente un progetto su quel ragazzo: lo vuole corrompere per trasformarlo in un ladro se non addirittura in un assassino, lo porta in un bordello di alto livello, e lo lascia agli abbracci delle prostitute, mentre lui si trattiene a parlare con al tenutaria.

La donna pensa che il ragazzo sia il divertimento segreto di Des Esseintes ma lui la lascia di stucco esponendole il suo piano per fare del ragazzo un delinquente. Il ragazzo deve abituarsi alle prostituite di alto bordo che poi non potrà pagarsi e quindi per non staccarsi dalla casa di appuntamento sarà spinto a rubare e, se necessario, anche ad uccidere.

Des Esseintes si mette d’accordo con la tenutaria perché per tre mesi il ragazzo possa frequentare quel posto una volta ogni quindici giorni, poi quando il ragazzo scende di nuovo in sala lo saluta e i due non si vedranno più.

Des Esseintes si aspetta, col tempo, di trovare notizie di Auguste sulle pagine della cronaca nera, ma non accade niente di simile: forse la tenutaria si è presa per sé il denaro, o forse una della ragazze si è innamorata del ragazzo e gli ha permesso di soddisfarsi a suo piacimento senza pagare. Resta solo che il piano di Des Esseintes è fallito.

Il tentativo di corrompere Auguste dimostra che Des Esseintes è del tutto incompatibile con l’omosessualità; le sue azioni manifestano un disprezzo di casta verso Auguste. Nessun omosessuale avrebbe agito in un modo simile.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Affettività unisessuale, punto culminante della sentimentalità di una nevrosi eterosessuale

“Un giorno che passeggiava solo sul viale Latour-Maubourg rimasticando fra di sé la sua nausea, fu avvicinato nei pressi degli Invalidi da un adolescente che lo pregò d’insegnargli la via più corta per recarsi in Rue de Babylone.
Des Esseintes gliela indicò; e, siccome era diretto anche lui da quelle parti, fecero insieme un tratto di strada.

“Allora” insisteva colui camminandogli a fianco “allora lei crede che se prendessi a sinistra la farei più lunga. Eppure m’avevano detto che tagliando pel viale scorcerei.”

La sua voce era supplichevole, timida; sommessa insieme e carezzevole. Sorpreso da quella insistenza, Des Esseintes lo guardò meglio.

Pareva scappato di collegio; indossava una giacchetta strimenzita di lana scozzese che, oltrepassando di poco le reni, gli modellava le anche ed i calzoni aderenti; il colletto rovesciato s’apriva su una cravatta a sboffo, d’un blu chiaro a vermicelli bianchi, di foggia La Vallière. Aveva in mano un libro di scuola, rilegato in cartone, ed in capo una bombetta scura a falde piatte.

Il viso era inquietante; pallido e tirato, abbastanza regolare, incorniciato da lunghi capelli neri, lo illuminavano dei grandi occhi umidi cerchiati, vicini al naso punteggiato di rossori; sotto cui si schiudeva una bocca piccola, ma di labbra carnose, segnate in mezzo da un solco come ciliegie.

Si fissarono in faccia un minuto; sotto lo sguardo dell’altro, l’adolescente abbassò gli occhi e gli si fece più presso. Presto il suo braccio sfiorò quello dell’uomo, che rallentò il passo e prese ad osservare pensoso l’andatura dondolante dell’altro.
E dal casuale incontro era nata una diffidente amicizia che si protrasse per mesi.

Des Esseintes ancora adesso non poteva pensarci senza fremere, mai egli aveva subìto un più attirante e dispotico ascendente; mai aveva conosciuto rischi come quelli; mai s’era sentito più dolorosamente appagato. Dei ricordi erotici che lo assediavano nella solitudine questo era il più pungente. Per esso tutto il lievito di perversità che può in sé contenere un cervello sovreccitato dalla nevrosi, fermentava; e per crogiolarsi in quei ricordi, in quella dilettazione morosa come i teologi chiamano questo rimuginare vecchi obbrobri, egli mescolava alla rievocazione fisica ardori mistici, ravvivati dall’antica lettura dei casisti, dei Busembaum e dei Diana, dei Liguori e dei Sanchez, dov’essi trattano dei peccati contro il sesto ed il nono Comandamento.

La religione facendo nascere in quell’anima che essa aveva cresciuto e predisposta forse da un’eredità che datava dal regno di Enrico III, un ideale trascendente, v’aveva pure fatto fermentare l’illecito ideale della voluttà; ossessioni libertine e mistiche che confondendosi insieme, gli assediavano il cervello assetato d’una perenne brama di fuggire alla volgarità, di perdersi, lontano dalle consuetudini consacrate, in estasi nuove, in crisi celesti o maledette, del pari spossanti per la dispersione di fosforo che portano seco.

Ora egli usciva da quelle fantasticherie annientato, spezzato, quasi boccheggiante; ed accendeva lampade e candele, s’inondava di luce, nella speranza di percepire così meno distintamente che al buio, il batter sordo, persistente, intollerabile delle arterie che gli pulsavano frenetiche sotto la pelle del collo.” (Joris-Karl Huysmans – À Rebours [ – Traduzione di Camillo Sbarbaro – Fine del capitolo IX.])

Se Des Esseintes fosse stato meno nevrotico, meno malato, avrebbe probabilmente continuato ad amare il suo “amico” o ne avrebbe amato un altro. Ma non si creda che sia stata la sua nevrosi a creare quel rapporto, se mai la sua nevrosi l’ha interrotto.

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