LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE TRA 800 E 900

Con la pubblicazione della traduzione della  seconda appendice del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, dedicata alle amicizie scolastiche delle ragazze, il lavoro di traduzione del trattato di Ellis è terminato e l’intera opera è quindi scaricabile, senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla home del forum di Progetto Gay:

(http://progettogayforum.altervista.org/).

Il saggio che potete leggere qui di seguito riguarda le amicizie scolastiche tra ragazze, ma molte atmosfere, con le dovute differenze, sono strettamente affini a quelle che si creano nelle amicizie amorose nate in ambiente scolastico tra due ragazzi gay, anche se le amicizie amorose maschili sono molto più sessualizzate. Nel caso dei ragazzi, poi, le amicizie amorose non sono fenomeni transitori ma sono vere manifestazioni di omosessualità.

APPENDICE B

LE AMICIZIE SCOLASTICHE DELLE RAGAZZE

I

Un’amicizia scolastica è definita dalle ragazze italiane “fiamma” (flamma). Questo termine, come spiegato da Obici e Marchesini, indica, nel linguaggio proprio della scuola, sia la persona amata che l’amicizia in astratto; ma è un’amicizia che ha la caratteristica della passione, per come è intesa e compresa in questo ambiente. In ogni collegio la “fiamma” è considerata come una istituzione necessaria. Il rapporto è di solito di carattere marcatamente platonico, e generalmente esiste tra una convittrice da una parte e un’allieva esterna dall’altra. Però, nonostante la sua natura apparentemente non sessuale, tutte le manifestazioni della sessualità del collegio girano intorno ad essa e, nei suoi vari aspetti di diversa intensità, tutte le gradazioni del sentimento sessuale possono essere lì espresse.

Obici e Marchesini hanno svolto le loro indagini soprattutto tra le alunne delle Scuole Normali; l’età delle ragazze è compresa tra i 12 e i 19 o 20 anni. In questi collegi ci sono sia convittrici che alunne esterne; le convittrici sono più infiammabili, ma sono le alunne esterne che forniscono le scintille.

Obici e Marchesini hanno ricevuto molta assistenza nei loro studi da ex allieve che ora sono esse stesse insegnanti. Una di queste, un’alunna esterna che non era mai stata né oggetto né protagonista di una di queste passioni, ma aveva avuto ampia opportunità di fare osservazioni personali, scrive quanto segue: “La ‘fiamma’ procede esattamente come un rapporto d’amore, spesso accade che una delle ragazze presenti caratteristiche simili all’uomo, sia nel tipo fisico che nell’energia e nella risolutezza del carattere, l’altra si lascia amare, agendo con tutta l’ostinazione, e si potrebbe quasi dire la timidezza, che una ragazza usa con il suo amante. L’inizio di queste relazioni è molto diverso dai soliti inizi delle amicizie. Non è attraverso lo stare sempre insieme, il parlare e lo studiare insieme, che due ragazze diventano ‘fiamme’. No, in genere non si conoscono nemmeno, una vede l’altra sulle scale, nel giardino, nei corridoi, e l’emozione che sorge è quasi sempre suscitata dalla bellezza e dalla grazia fisica Poi quella che è stata colpita per prima inizia un corteggiamento regolare: frequenti passeggiate nel giardino, quando è probabile che l’altra sia alla finestra della sua aula, soste sulle scale per vederla passare; in breve, una adorazione muta fatta di sguardi e sospiri. Più tardi arrivano i regali di splendidi fiori, e piccoli messaggi trasmessi da compagne compiacenti. Infine, se la ‘fiamma’ mostra segni di apprezzare tutte queste prove di affetto, arriva la lettera di dichiarazione. Le lettere di dichiarazione sono lunghe e ardenti, a tal livello che uguagliano o superano le vere dichiarazioni d’amore. La corteggiata accetta quasi sempre, a volte con entusiasmo, più spesso con molte obiezioni e dubbi per quanto riguarda l’affetto dichiarato. È solo dopo molte preghiere che la corteggiata cede e comincia il rapporto.”

Un’altra collaboratrice, che ha lei stessa sempre suscitato numerose “fiamme”, fornisce una descrizione molto simile, insieme ad altri particolari. Si esprime così: “Si può dire che il 60 per cento delle ragazze in un collegio hanno rapporti di ‘fiamma’, e che del restante 40 solo la metà rifiuta per repulsione deliberata verso tali rapporti affettivi, l’altro 20 per cento è escluso o perché si tratta di ragazze non sufficientemente gradevoli nell’aspetto o perché il loro carattere non ispira simpatia.” E, per quanto riguarda il metodo usato per iniziare il rapporto, scrive: “A volte le ‘fiamme’ nascono ancora prima che le due future amiche si siano viste, solo perché una di loro è considerata bella, simpatica, carina o elegante. L’eleganza esercita un immenso fascino, soprattutto sulle convittrici, che sono vincolate ad abitudini monotone e semplici. Non appena una convittrice sente di un’alunna esterna che è affascinante ed elegante, comincia a provare una vivace simpatia verso di lei, e arriva rapidamente l’ansia di vederla. La mattina, sospirata a lungo, arriva. L’amata, inconsapevole del tumulto delle passioni che ha suscitato, va a scuola, senza sapere che il suo camminare, i suoi movimenti, i suoi vestiti sono osservati dalle scale o dal corridoio del dormitorio … . Per le convittrici questi eventi costituiscono una parte importante della vita del collegio, e spesso assumono, per un po’, l’aspetto di una tragedia, che, fortunatamente, si può gradualmente risolvere in una commedia o in una farsa.

Molte lettere sono scritte nel corso di queste relazioni; Obici e Marchesini hanno potuto leggere oltre 300 di queste lettere che erano state conservate con cura dalle destinatarie e che, anzi, hanno formato il materiale principale per il loro studio. Queste lettere mostrano chiaramente che la ‘fiamma’, la maggior parte delle volte, nasce da una simpatia fisica, un’ammirazione della bellezza e dell’eleganza. Le lettere scritte in questo rapporto di ‘fiamma’ sono piene di passione; sembrano essere spesso scritte durante periodi di eccitazione fisica e di eretismo psichico, e possono essere considerate, come Obici e Marchesini fanno notare, una forma di onanismo intellettuale, di cui le autrici in seguito provano rimorso e vergogna come di un atto fisico disonorevole. In riferimento alla segreta connessione di questi sentimenti con l’impulso sessuale, una signora collaboratrice scrive: “Posso dire che una ragazza che è innamorata di un uomo non prova mai le emozioni della ‘fiamma’ per una compagna.”

Obici e Marchesini riassumono così i caratteri differenziali che distinguono le ‘fiamme’ dalle amicizie comuni: “(1) la frequenza straordinaria con la quale, anche per mezzo di sotterfugi, le amanti si scambio lettere, (2) l’ansia di vedere e parlare con l’altra, di stringerle la mano, di abbracciarla e baciarla; (3) le lunghe conversazioni e le lunghissime fantasticherie; (4) la gelosia persistente, con le sue molteplici arti e gli abituali risultati; (5) l’esaltazione delle qualità dell’amata; (6) l’abitudine di scrivere ovunque il nome dell’amata, (7) l’assenza di invidia per le qualità della persona amata; (8) l’abnegazione dell’amante nel superare tutti gli ostacoli alle manifestazioni del suo amore; (9) la vanità con cui alcune rispondono alle dichiarazioni di ‘fiamma’; (10) la coscienza di fare una cosa proibita; (11) il piacere della conquista, di cui si conservano i trofei (lettere, ecc.)”

La differenza tra una ‘fiamma’ e un’amicizia è ben marcata nell’esclusività assoluta della prima, donde deriva la possibilità della gelosia. Allo stesso tempo l’amicizia e l’amore sono qui cose tessute insieme. Le lettere sono caste (poche eccezioni tra tante lettere non invalidano questa regola generale), e la purezza della relazione di ‘fiamma’ è dimostrata anche dal fatto che essa è di solito tra una convittrice e un’alunna esterna, tra ragazze di diverse classi e di diverse stanze, e raramente tra coloro che vivono in stretta vicinanza reciproca. “Certamente”, scrive una delle signore collaboratrici, “le prime manifestazioni dei sensi si sviluppano nelle ragazze con l’eccitazione fisica pura e semplice, ma (in ogni caso, io vorrei crederle) la maggior parte delle ragazze in collegio trovano soddisfazione sufficiente nell’essere quanto più vicine possibile alla persona amata (di qualsiasi sesso), nella reciproca ammirazione e nel baciarsi, o, molto spesso, nella conversazione che non è affatto morale, anche se di solito è molto metaforica. Lo scopo di tale conversazione è di scoprire i più importanti misteri della natura umana, la causa e la finalità delle cose; si tratta di necessità naturali, che la ragazza sente e che intuisce, ma ancora non sa nulla di preciso. Tali conversazioni sono all’ordine del giorno nelle scuole e nei collegi e in particolare riguardano la procreazione, il mistero più difficile di tutti. Anche se queste conversazioni sono un mucchio di sciocchezze.” Questa signora aveva avuto notizia di un solo rapporto decisamente omosessuale durante tutta la sua vita in collegio; la coppia in questione era poco gradita e non aveva altre ‘fiamme’. Le principali manifestazioni sessuali generali, questa signora conclude, che aveva notato tra le sue compagne erano il pensare costantemente ai misteri sessuali e la necessità di parlare continuamente di quei misteri.

Un’altra signora collaboratrice, aveva vissuto in una Scuola Normale e aveva avuto esperienze un po’ più ampie. Entrò all’età di 14 anni e sperimentò la solita solitudine e l’infelicità tipica della nuova allieva. Un giorno, mentre lei era in piedi pensosa e da sola in un angolo della stanza, una compagna – una che al suo arrivo era stata incaricata di mostrarle il collegio – corse verso di lei, “abbracciandomi, chiudendo la mia bocca con un bacio, e accarezzando dolcemente i miei capelli. La guardai con stupore, ma provai una deliziosa sensazione di conforto. Qui cominciò l’idillio! Ero sottoposta ad una furiosa tempesta di baci e carezze che mi stupiva molto e mi spinse a chiedermi il motivo di tale nuovo e imprevisto affetto. Ingenuamente ne chiesti la ragione, e la risposta fu: “ti amo, mi hai colpito appena ti ho visto, perché sei così bella e così bianca, e perché mi sento felice e calma quando posso passare le mani tra i tuoi capelli e baciare il tuo volto bianco e rotondetto. Ho bisogno di un’anima e di un corpo.” Questo mi sembrava il linguaggio di una persona superiore, perché non potevo cogliere tutta la sua importanza. Quando lei mi abbracciò per la prima volta, la guardai con stupore e non potevo per il momento rispondere a quella nuova furia di carezze e baci. Ho sentito che non erano come i baci di mia mamma, di mio papà, di mio fratello, e di altre compagne, quei baci mi davano sensazioni sconosciute; il contatto di quelle labbra umide e carnose mi disturbava. Poi vennero lo scambio di lettere e i diritti e i doveri abituali delle ‘fiamme’. Quando ci incontravamo in presenza di altri, dovevamo solo salutarci reciprocamente in modo semplice, perché le ‘fiamme’ erano severamente proibite. Io obbedivo, perché lei mi piaceva, ma anche perché avevo paura della sua gelosia, simile a quella di Otello. Mi avrebbe soffocata e addirittura morsicata, quando giocavo, con gioia e sconsideratamente, con le altre, e guai a me se non la chiamavo quando mi stavo pettinando. Le piaceva vedermi con i capelli sciolti e avrebbe poggiato la testa sulla mia spalla, soprattutto se ero parzialmente spogliata. Lasciai che facesse come le piaceva, e lei mi rimproverava severamente, perché non ero mai la prima nel desiderarla, nel correre per incontrarla e nel baciarla. Ma allo stesso tempo il pensiero di perderla, il pensiero che forse un giorno avrebbe dispensato le sue carezze ad altre, segretamente feriva il mio cuore. Ma non le parlai mai di questa cosa! Un giorno, però, mentre con la direttrice del collegio stavamo guardando un bel paesaggio, fui improvvisamente sopraffatta dalla tristezza e scoppiai a piangere, la direttrice chiese quale fosse il problema, e gettandomi tra le sue braccia singhiozzai: “Io la amo, e morirò se lei smetterà amarmi.” Lei sorrise, e quel sorriso mi entrò nel cuore. Capii in una sola volta quanto fossi sciocca e su che strada sbagliata fosse la mia compagna. Da quel giorno non riuscii più a sopportare la mia ‘fiamma’. La separazione fu assoluta, io con coraggio sopportai morsi e insulti, persino graffi sul mio viso, seguiti da lunghe lamentele e completa prostrazione. Pensai che sarebbe stato ingeneroso accusarla, e inventai un pretesto per farmi cambiare il numero del letto. Questo perché si sarebbe vestita con calma e avrebbe passato ore vicino al mio letto, appoggiando la testa sul cuscino. Diceva che voleva sentire il profumo della mia salute e della mia freschezza. Questo continuo desiderio turbolento ormai mi aveva nauseato, e desideravo evitarlo del tutto. Più tardi ho saputo che lei aveva instaurato un rapporto che non era stato benedetto da nessun rito sacro.”

Nonostante il carattere platonico delle corrispondenze, Obici e Marchesini osservano che c’è davvero un substrato di sessualità emotiva al di sotto di questi rapporti, ed è proprio questo substrato che trova la sua espressione nelle conversazioni indecorose cui abbiamo fatto riferimento. La ‘fiamma’ è una finzione amorosa, un gioco d’amore sessuale. Questa caratteristica viene fuori nei nomi spesso romantici, di uomini e donne, inventati per firmare le lettere.

Ma l’elemento di impressionabilità sessuale può essere rintracciato anche nelle lettere stesse. “Venerdì siamo andate ad una funzione a San B.”, scrive una ragazza che è stata in un istituto diretto da suore, “ma purtroppo ho visto M. L. alla finestra quando ho pensato che fosse in A. e sono stata nervosa per tutto il tempo. Immagina che quella cara donna era alla finestra con le braccia nude, e, come mi sembrava, solo in camicia.” Non c’è dubbio che una simile impressione potrebbe anche essere stata fatta su una ragazza che vive in famiglia. Ma è certo che la coloritura fantastica tende ad essere più vivace nelle ragazze che vivono in collegio e sono tagliate fuori da quelle osservazioni varie e innocenti che rendono le ragazze che vivono fuori dal collegio più libere e senza pregiudizi. Su un ragazzo che è libero di vedere tutte le donne che vuole, il volto di una donna non può fare un’impressione come quella che fa su un ragazzo che vive in un collegio e che rischia di essere, per così dire, elettrizzato se vede un oggetto appartenente a una donna, soprattutto se lo vede di nascosto o durante una fase di eccitazione erotica. Un tale oggetto risveglia tutta una serie di fantasie provocanti, fantasie che non avrebbe potuto risvegliare in un ragazzo che, dal suo ambiente, fosse già armato contro eventuali tendenze al feticismo erotico. L’attrazione esercitata dalle cose che vediamo di rado, e sulle quali la fantasia gioca assiduamente, l’attrazione del frutto proibito, produce tendenze e abitudini che difficilmente potrebbero svilupparsi in condizioni di libertà. La curiosità è acuta, ed è aumentata dagli ostacoli che si frappongono alla sua soddisfazione. L’attrazione di ‘fiamma’ è l’inizio di un feticismo morboso. Un sentimento che in altre condizioni non sarebbe mai andato oltre l’amicizia ordinaria può diventare così una ‘fiamma’, e persino una ‘fiamma’ di carattere marcatamente sessuale. Sotto queste influenze ragazzi e ragazze provano i sentimenti più puri e più semplici in modo iperestesico. Le ragazze qui studiate hanno perso una concezione esatta delle semplici manifestazioni dell’amicizia, e pensano di dare prova di squisita sensibilità e di vera amicizia amando una compagna alla follia; l’amicizia in loro è diventata una passione. Che questo intenso desiderio di amare una compagna con passione è il risultato degli ambienti universitari può essere visto dal seguente estratto da una lettera: “Sai, cara, molto meglio di me quanto acutamente le ragazze che vivono lontano dalle loro case, e lontane da tutti coloro che sono più cari a loro sulla terra, sentono il bisogno di amare e di essere amate. Puoi capire quanto sia duro essere costrette a vivere senza che nessuno che ti circondi di affetto;” e l’autrice continua col dire come tutto il suo amore si rivolge alla sua corrispondente.

Mentre vi è un elemento sessuale indiscutibile nel rapporto di ‘fiamma’, questo non può essere considerato come espressione assoluta di vera perversione congenita dell’istinto sessuale. La frequenza dei fenomeni, come pure il fatto che, uscendo collegio per entrare nella vita sociale, la ragazza di solito smette di provare queste emozioni, bastano a dimostrare l’assenza di anomalie congenite. La stima della frequenza delle ‘fiamma’ nelle Scuole Normali, data a Obici e Marchesini da diverse signore collaboratrici, era di circa il 60 per cento, e non vi è alcun motivo di supporre che le insegnanti indichino un più ampio contingente di individui perversi rispetto alle altre donne. La radice è organica, ma le manifestazioni sono ideali e platoniche e in contrasto con alcune altre manifestazioni presenti nella vita di collegio. Nessuna inchiesta è stata fatta sui dettagli delle manifestazioni sessuali solitarie nei collegi, il fatto che esse esistono in misura maggiore o minore è sufficientemente riconosciuto. Le conversazioni alle quali abbiamo fatto riferimento fanno capire la portata delle eccitazioni della sessualità che esistono in queste alunne interne dei collegi, la cui energia è moltiplicata attraverso la comunicazione. Questo discorso, ha scritto una collaboratrice, era all’ordine del giorno, e si svolgeva soprattutto nel momento in cui anche scrivere lettere era ancora più facile. Può ben essere che l’eccitazione sensuale, trasformata in sentimento etereo, serva ad aumentare l’intensità delle ‘fiamma’.

In sintesi, Obici e Marchesini concludono, la fiamma può essere considerata come una sintesi provvisoria. Troviamo qui, insieme, l’elemento fisiologico della sessualità incipiente, l’elemento psichico della tenerezza naturale per questa età e per questo sesso, l’elemento dell’occasione offerto dall’ambiente, e l’elemento sociale con il suo altruismo nascente.

II

Che i fenomeni descritti nei minimi dettagli da Obici e Marchesini siano molto simili ai fenomeni che esistono nelle scuole femminili inglesi è indicato dalla seguente comunicazione, della quale ringrazio una signora che ha familiarità con un collegio femminile inglese di tipo molto moderno:-

“Dalla ricerca effettuata in vari quartieri e attraverso l’osservazione personale e l’esperienza sono giunta alla conclusione che i legami romantici ed emotivi formati da ragazze con le loro amiche e compagne, legami che al momento hanno una grande presa sulle loro menti, sono di gran lunga più comuni di quanto generalmente si suppone tra le ragazze inglesi, soprattutto a scuola o all’università, o dovunque un certo numero di ragazze o giovani donne vivono insieme in un unico istituto, e sono molto isolate.

“Per quanto sono stata in grado di scoprire, questi legami – che hanno i loro nomi locali, ad esempio, ‘raves’ [impazzimenti], ‘spoons’ [amoreggiamenti] ecc. – sono relativamente rari nelle scuole private più piccole, e totalmente assenti tra le ragazze della classe più povera che frequentano scuole comunali o di stato, forse perché si mescolano più liberamente con il sesso opposto.

“Posso dire per esperienza personale che in uno dei più grandi e migliori collegi inglesi, dove ho trascorso alcuni anni, il ‘rave’ è particolarmente comune a dispetto degli accorgimenti che potevano essere considerati capaci di eliminare i sentimenti più malsani. Gli accorgimenti sono molto simili a quelli dei grandi collegi maschili. Ci sono numerose case-collegio, che hanno, in media, da quaranta a cinquanta studentesse. Ogni casa è sotto la gestione di una direttrice ben istruita, assistita da governanti della casa (nettamente distinte dalle insegnanti del collegio). Ogni casa ha un ampio giardino con campi da tennis, ecc.; e il cricket, l’hockey e altri giochi sono molto praticati, i giochi non solo sono molto incoraggiati ma assai apprezzati. Ogni ragazza ha una cabina separata o una camera da letto, e a nessuna ragazza giovane (sotto i 17 anni di età) è permesso di entrare nella cabina o nella camera da letto di un’altra senza chiedere il permesso, o di andare alle camere da letto durante il giorno. In realtà, tutto è fatto per scoraggiare eventuali sentimenti morbosi. Ma comunque, per quanto so dalla mia esperienza, le amicizie lì sembrano più violente e più emotive che nella maggior parte dei luoghi, e gli argomenti sessuali costituiscono uno dei principali temi di conversazione.

“In tali grandi scuole e collegi questi ‘rave’ non solo sono numerosi, ma sembrano essere continui tra le ragazze di tutte le età, dai 13 anni in su. Le ragazze al di sotto di quell’età possono essere appassionate di qualche altra studentessa o insegnante, ma in un modo del tutto diverso. Questi ‘rave’ non sono semplici amicizie nel senso ordinario del termine, né sono incompatibili con le amicizie comuni. Una ragazza con un ‘rave’ ha spesso diverse amiche intime, per le quali l’affetto si fa sentire senza le sensazioni emotive e la piacevole eccitazione che caratterizzano il ‘rave’.

“Da quello che è stato detto dalle ragazze che hanno sperimentato questi ‘rave’ e dopo sono state innamorate di uomini, le emozioni suscitate in entrambi i casi erano simili, anche se nel caso del ‘rave’, all’epoca, questo fatto non era riconosciuto. Ciò sembra indicare una base sessuale, ma, d’altro canto, vi sono molti casi in cui la sensazione sembra essere più spirituale, una sorta di elevazione di tutta l’anima con un intenso desiderio di condurre una vita molto buona – una sensazione di riverenza più che altro per la persona amata, senza nessun desiderio di diventare troppo intime e nessun desiderio di contatto fisico.

“I ‘rave’, di regola, iniziano improvvisamente. Essi possono essere reciproci o del tutto unilaterali. Nel caso di studentesse il ‘rave’ reciproco si trova di solito tra due compagne, oppure le ragazze possono avere un ‘rave’ per una delle loro insegnanti o per qualche conoscente adulta, che non entra necessariamente nella vita della scuola. In questo caso ci può essere o meno un sentimento di affetto per la ragazza da parte della sua ‘rave’, anche se tutte le sensazioni emotive saranno inferiori.

“Di tanto in tanto una studentessa grande avrà un ‘rave’ per una ragazzina, ma questi casi sono rari e non molto attivi nei loro sintomi, perché le ragazze oltre i 18 anni hanno meno ‘rave’ e generalmente li condannano.

“Nella grande scuola già citata, di cui ho conoscenza personale, il ‘rave’ era una cosa molto generale, e quasi nessuna ragazza ne era indenne. Ogni nuova studentessa sarebbe presto caduta vittima di quella moda, cosa che sembra indicare che il fatto è contagioso. A volte ci potrebbe essere una pausa nel ‘rave’ generalizzato, che potrebbe riapparire, però, dopo un certo intervallo di tempo, in una forma più o meno epidemica. A volte quasi tutti i ‘rave’ erano provati dalle studentesse per le loro insegnanti; altre volte il ‘rave’ era più evidente tra le ragazze stesse.

“A volte un’insegnante era oggetto di ‘rave’ da parte di diverse ragazze. In molti casi, le ragazze che vivevano il ‘rave’ per un’insegnante avevano una grande amicizia con una delle loro compagne – parlavano tra loro costantemente dei rispettivi ‘rave’, descrivendo i loro sentimenti e, in generale, sfogandosi reciprocamente, a volte indulgendo in manifestazioni attive di affetto che non potevano mostrare all’insegnante stessa, e, in alcuni casi, non avrebbero desiderato farlo nemmeno se avessero potuto.

“Per quanto sono stata in grado di giudicare, non vi è necessariamente una qualche attrazione per le caratteristiche fisiche, come la bellezza, l’eleganza, ecc.; le due partecipanti sono probabilmente entrambe di carattere forte oppure un carattere debole prova un ‘rave’ per uno più forte, ma raramente vice versa.

“Ho spesso notato che la stessa persona può essere oggetto di ‘rave’ in tempi diversi da parte di diverse persone di diverso carattere e di tutte le età. Per esempio, fino a 30 anni di età. È  difficile dire perché alcune persone più di altre dovrebbero ispirare questa sensazione. Spesso sono persone riservate, senza alcuna particolare attrattiva fisica, e spesso disprezzano il ‘raving’ e le amicizie emotive, e non le incoraggiano. Che la maggior parte dei ‘rave’ ha una base sessuale può essere vero, ma sono sicura che nella maggior parte dei casi in cui sono implicate ragazze giovani, questo quanto meno è un fatto non avvertito, e non si indulge ad alcuna impurità né la si desidera. La maggior parte delle ragazze sono completamente all’oscuro di tutte le questioni sessuali, e non ne capiscono assolutamente nulla. Ma loro se ne meravigliano e ne parlano in continuazione, soprattutto quando hanno un ‘rave’, il che sembra indicare un certo legame sottile tra le due cose. È in gran parte da deplorare che esista una simile ignoranza. L’argomento, se è pensato una volta, è sempre ripensato e sempre se ne parla, e alla lunga si ottengono informazioni in genere in maniera deplorevole. Per esperienza personale conosco i pessimi risultati che questa ignoranza e la ricerca costante di scoprire ogni cosa ha sulla mente e sui corpi delle studentesse. Se i genitori spiegassero accuratamente ai bambini le leggi naturali e semplici della creazione, molto male sarebbe impedito, e la conversazione non girerebbe sempre su questioni sessuali. La Bibbia è spesso consultata per la scoperta dei misteri nascosti.

“I ‘rave’ sulle insegnanti sono di gran lunga più comuni rispetto a quelli tra due ragazze. In questo caso la ragazza non fa mistero del suo attaccamento, ne parla costantemente, descrive i suoi sentimenti a chiunque si prenda cura di ascoltare e scrive lunghe lettere ai suoi amici sullo stesso argomento. Nel caso di due ragazze è più probabile che ci sia un elemento sessuale, e si prova grande piacere nello stretto contatto reciproco, nei baci e negli abbracci frequenti. Quando due ragazze unite in un ‘rave’ si separano, si scrivono lunghe lettere, spesso quotidianamente, sono lettere piene di espressioni affettuose d’amore, ecc., ma c’è anche un frequente riferimento alla felicità e alla voglia di agire bene, cose che il loro amore ha ispirato loro, mentre spesso sembrano essere generati sentimenti profondamente religiosi e si fanno molti buoni propositi. Le varie sensazioni emotive sono descritte dall’una all’altra nei minimi dettagli.

“La durata del ‘rave’ varia. Ho visto che durano anche tre o quattro anni, o il più delle volte solo pochi mesi. Occasionalmente, quello che era iniziato come un ‘rave’ potrà trasformarsi, in una sensibile e salda amicizia. Immagino che ci sia raramente qualche forma di inversione vera e propria, e col crescere i ‘rave’ in generale cessano. Che le ragazze unite da un ‘rave’ si sentano e agiscano come una coppia di amanti non c’è dubbio, e la maggior parte delle persone considera queste amicizie romantiche per il proprio sesso come dovute, in gran parte, nel caso delle ragazze nelle scuole, all’essere private della compagnia del sesso opposto. Questo può essere vero in alcuni casi, ma personalmente penso che la questione sia aperta alla discussione. Queste amicizie si trovano spesso tra le ragazze che hanno lasciato la scuola e hanno ogni libertà e anche tra le ragazze che hanno avuto numerosi flirt con il sesso opposto, che non possono essere accusate di inversione, e che hanno tutte le caratteristiche femminili e domestiche.

“A chiarimento di questi punti posso presentare il caso seguente: A. e B. erano due ragazze dello stesso collegio. Appartenevano a diverse cricche, o gruppi; occupavano diverse camere da letto, non si erano mai incontrate nel loro lavoro scolastico e si conoscevano solo per nome. Un giorno per caso capitò che fossero sedute l’una accanto all’altra per un pasto. Entrambe avevano già avuto dei ‘rave’, A. verso un attore che aveva visto di recente, B. verso una donna sposata, a casa sua. Capitò che la conversazione vertesse sui ‘rave’ e provarono improvvisamente un’attrazione reciproca. Da quel momento un nuovo interesse entrò nella loro vita. Vivevano una per l’altra. A quel tempo A. aveva 14 anni, B. un anno di più. Entrambe erano un po’ precoci per la loro età, erano pratiche, di molto buon senso, molto appassionate di giochi, interessate alle loro lezioni e molto indipendenti, ma allo stesso tempo avevano spiccate caratteristiche femminili ed erano popolari presso il sesso opposto. Dopo il primo sentimento di interesse ci fu un’eccitazione sottile e il desiderio di incontrarsi di nuovo. Tutti i loro pensieri erano concentrati su questo fatto. Ogni giorno combinavano quanti più incontri privati possibile. Si incontravano nei luoghi di passaggio per dirsi buona notte con molti abbracci. Per quanto possibile nascondevano i loro sentimenti al resto del loro mondo. Diventarono inseparabili, e tra loro nacque un affetto molto duraturo e reale, ma alquanto emotivo, in cui l’elemento sessuale era sicuramente rappresentato. Anche se allora erano entrambe abbastanza ignoranti di questioni sessuali, cedevano comunque ai loro istinti sessuali in una certa misura. Si sentivano sovraccariche di sentimenti ed emozioni fino ad allora mai provati, l’istinto le spingeva a lasciare che questi sentimenti avessero un ruolo, ma istintivamente avevano anche la sensazione che lasciare andare così le cose fosse sbagliato. Cercavano di capire e di spiegare questo sentimento. Quando si separavano per un certo periodo di tempo si sentivano molto tristi e si scrivevano lettere di pagine ogni giorno, tirando fuori per iscritto i loro sentimenti reciproci. In questo momento di attiva attrazione entrambe divennero profondamente religiose per un certo tempo. La parte attiva dell’affetto continuò per tre o quattro anni, e ora, dopo un intervallo di dieci anni, sono entrambe estremamente appassionate l’una dell’altra, anche se le loro strade nella vita sono diverse e ognuna, dopo di allora, ha avuto l’esperienza dell’amore per un uomo. Entrambe guardano indietro all’elemento sessuale nella loro amicizia con un certo interesse. Si può notare per inciso che A. e B. sono entrambe le ragazze attraenti per gli uomini e le donne, e B. in particolare sembra aver sempre suscitato sentimenti di ‘rave’ nel suo sesso, senza il minimo incoraggiamento da parte sua. La durata di questo ‘rave’ fu  eccezionalmente lunga, la maggior parte durano solo pochi mesi, mentre alcune ragazze hanno un ‘rave’ dopo l’altro o due o tre insieme.

“Posso citare un altro caso, in cui io credo che se c’era una base sessuale, questa non era riconosciuta dalle parti interessate o dai loro amici Due ragazze di più di 20 anni di età, passavano in un corridoio. Scambiarono poche parole: l’inizio di un’amicizia molto calda e veloce. Dicevano che non era un ‘rave’. Erano assolutamente devote l’una all’altra, ma da quello che so di loro e da quello che da allora mi hanno detto, i loro sentimenti erano piuttosto liberi da qualsiasi desiderio sessuale, anche se il loro amore reciproco era grande. Quando si speravano si scambiavano lettere ogni giorno, ma cercavano sempre di spingersi vicendevolmente a tutte le virtù, e per quanto ho potuto capire non hanno mai dato spazio a sentimenti che non ritenessero un bene per le loro anime.

“Si scambiano lettere e regali, si scambiano promesse di amore eterno, litigano in per il solo piacere di riconciliarsi, e la gelosia si manifesta facilmente. Anche se i ‘rave’ si trovano soprattutto tra le ragazze della scuola, non si limitano affatto a loro, ma sono comuni in tutte le comunità di donne di ogni età, per esempio, di meno di 30 anni, e non sono sconosciuti tra le donne sposate, quando non vi è alcuna inversione. In queste oasi di solito non c’è, ovviamente, nessuna ignoranza delle questioni sessuali.

“Non sono in grado di dire se vi sia o meno un qualche danno diretto in queste amicizie. Nel caso delle ragazze della scuola, se non si generano troppe emozioni e se non si indulge in sensazioni sessuali, penso che possano fare più bene che male. Più tardi nella vita, quando i desideri e i sentimenti individuali sono al loro massimo, la cosa è più dubbia.”

III

Che i fenomeni che si trovano nei collegi femminili americani sono esattamente simili a quelli che si riscontrano in Italia e in Inghilterra è mostrato, tra le altre prove, da alcune comunicazioni inviate al sig. E. G. Lancaster, della Clark University, Worcester, Mass., pochi anni fa.

Il sig. E. G. Lancaster ha inviato ad oltre 800 insegnanti e agli studenti più grandi un questionario che trattava di vari punti collegati con l’adolescenza, e ha ricevuto da 91 persone risposte che contengono informazioni rilevanti per il tema che stiamo trattando.[1] Tra queste 91 persone, 28 maschi e 41 femmine erano state innamorate prima dei 25 anni, mentre 11 persone di ciascun sesso non avevano avuto esperienze d’amore, questo indica, dal momento che le femmine erano in maggioranza, che l’assenza di esperienza d’amore è più comune tra gli uomini che tra le donne. Queste risposte venivano da giovani tra i 16 e i 25 anni di età. Due maschi e 7 femmine hanno amato personaggi immaginari, mentre 3 maschi e non meno di 46 femmine parlano di amore appassionato per lo stesso sesso. L’amore dello stesso sesso, osserva Lancaster, anche se non generalmente riconosciuto, è molto comune; non è semplice amicizia; l’amore è forte, vero, e appassionato. Si può osservare che questi 49 casi sono stati segnalati, senza una richiesta specifica, dal momento che non vi era alcun riferimento all’amore omosessuale nel questionario. Molte delle risposte al programma sono così belle, osserva Lancaster, che se potessero essere stampate integralmente, non sarebbe necessario alcun commento. Egli cita alcune delle risposte. Così scrive una donna di 33 anni: “A 14 anni ho avuto il mio primo caso di amore, ma era con una ragazza. Era un amore insano, intenso, ma aveva la stessa qualità e produceva le stesse sensazioni del mio primo amore con un uomo a 18 anni. In nessuno dei due casi l’oggetto è stato idealizzato. Ero perfettamente a conoscenza dei loro difetti, tuttavia, tutto il mio essere era perso, immerso nella loro esistenza. La prima storia è durata due anni, la seconda sette anni. Nessun amore da allora è stato così intenso, ma ora queste persone, anche se sono vive, non sono per me che veri estranei.” Un’altra donna di 35 anni scrive:. “Le ragazze di età compresa tra 14 e 18 anni nei collegi o nelle scuole femminili, si innamorano spesso dello stesso sesso Questa non è amicizia. La persona amata è più grande, più matura, più affascinante e bella. Quando ero una matricola all’università sapevo di almeno una trentina di ragazze che erano innamorate di una ragazza più grande. Alcune la cercavano perché era di moda, ma sapevo che il mio omaggio e quello di molte altre, era sincero e appassionato. L’amavo perché lei era brillante e del tutto indifferente all’amore che le si dimostrava. Non era bella, anche se al momento pensavamo che lo fosse. Una delle sue adoratrici, per essere stata offesa, era stata male per due settimane. Al suo ritorno, stava parlando con me quando l’oggetto della nostra ammirazione entrò nella stanza. Lo shock fu troppo grande e svenne. Quando arrivai all’ultimo anno fui io la destinataria di sguardi languidi, versi originali, rose, e appassionate lettere scritte a mezzanotte o alle tre del mattino.” Nessuna confessione simile si registra da parte degli uomini.

IV

In Sud America fenomeni corrispondenti sono stati trovati nelle scuole e nelle università della stessa classe. Lì sono stati particolarmente studiati da Mercante nelle Scuole Superiori conventuali di Buenos Aires, dove gli studenti sono ragazze di età compresa tra 10 e 22 anni.[2] Mercante ha trovato che l’omosessualità qui non è chiaramente definita o esplicita e normalmente si combina con una predisposizione al romanticismo e al misticismo. È di solito di tipo passivo, ma in questa forma è così diffusa da costituire una sorta di epidemia. È risultata più evidente nelle istituzioni in cui si è data la massima attenzione all’istruzione religiosa.

Le ricreazioni della scuola in questione erano tranquille e snervanti; le attività sportive o chiassose erano proibite al fine di coltivare le buone maniere. Nelle stanze per il gioco, le ragazze osservavano strettamente l’etichetta, e la disciplina era rispettata indipendentemente dalla supervisione da parte delle insegnanti. Mercante non riusciva a credere, comunque, che il decoro fosse più che esterno.

Più tardi, quando le ragazze si separavano, le si trovava in coppie o in piccoli gruppi, negli angoli, sulle panchine, accanto alle colonne, a braccetto o che si tenevano per mano. Si potrebbero fare ipotesi sui loro discorsi. “La loro conversazione e le loro confidenze sono giunte fino a me indirettamente. Erano innamorate che parlavano delle loro storie. Nonostante il carattere spirituale e femminile di queste unioni, un elemento era attivo, l’altro passivo, confermando in tal modo gli autori che trattano di questa materia, Garnier, Régis , Lombroso, Bonfigli.”

Mercante ha trovato che i punti di vista dei due membri di ogni coppia erano molto diversi sotto il profilo morale. “Una prende l’iniziativa, comanda, si preoccupa, offre, dà, prende le decisioni, considera il presente, si immagina il futuro, supera le difficoltà, dà incoraggiamento, l’altra è docile, tralascia le controversie, ed esprime il suo affetto con dolci parole e promesse di amore e sottomissione. L’atmosfera, silenziosa e tranquilla, è stata, tuttavia, accusata di essere altresì carica di gelosia, battibecchi, desideri, illusioni, sogni e lamenti.”

L’informatrice di Mercante gli assicurò che praticamente ogni ragazza aveva le sue simpatie, e che c’erano almeno una ventina di storie d’amore ben definite. La ragazza attiva inizia la conquista con un gioco di sguardi, poi diventa più intima, e, infine, fa proposte. Essendo le donne molto adattabili, la neofita, a meno che non sia ribelle, entra nello spirito di tutto questo. Se non è compiacente, deve prepararsi ad un conflitto, perché la preda diventa tanto più desiderabile quanto maggiore è la resistenza che si incontrata.

È stata offerta a Mercante l’opportunità di osservare parte della corrispondenza tra le ragazze. Nonostante la mediocre formazione e le mediocri capacità in altri aspetti, le ragazze parlano e scrivono per quanto riguarda le loro storie d’amore con il lessico e lo stile più ammirevole. Non ci vengono forniti elementi per quanto riguarda i rapporti intimi effettivi tra le ragazze.

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[1] E. G. Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, Luglio, 1897, p. 88.

[2] Victor Mercante, “Fetiquismo y Uranismo feminino en los internados educativos,” Archivos de Psiquiatria y Criminologia, 1905, pp. 22-30; riassunto da D. C. McMurtrie, Urologic Review, Agosto, 1914.

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5491

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L’OMOSESSUALITÀ FEMMINILE SECONDO HAVELOCK ELLIS

Vi propongo oggi l’ultima parte del capitolo dedicato alla omosessualità femminile del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale.

Qui sono ormai superate le questioni di carattere antropologico e etnologico e Ellis tenta un approccio alla omosessualità femminile da medico qual era. Va però detto che il modo di trattare l’omosessualità femminile appare condizionato proprio da questo suo approccio di tipo clinico. Ellis tende ad interpretare l’omosessualità femminile in chiave fisiologica e ormonale molto di più di quanto non avesse fatto per l’omosessualità maschile e tende a soffermarsi, con un’analisi anatomica e fisiopatologica, sullo studio di casi che, per quanto emblematici, ed anzi proprio perché emblematici, presentano caratteristiche tanto marcate da sconfinare nel patologico. Ellis studia la distribuzione del pelo sul corpo delle donne omosessuali, la loro laringe, ovviamente si sofferma sulle anomalie anatomiche dei loro genitali considerando in particolare casi di donne che hanno trascorso l’intera vita in abiti maschili e che hanno sposato altre donne ricorrendo all’ausilio di peni artificiali. Ellis, che è un Inglese, sembra qui cadere nello stesso errore metodologico che aveva caratterizzato lo studio dell’omosessualità maschile in Francia, dà cioè spazio alle situazioni estreme e sembra non rendersi conto che l’omosessualità femminile è un fenomeno molto più largo e meno rigidamente definito dei casi analizzati dagli psichiatri e dagli anatomopatologi. In altri termini, Ellis dimostra di non avere una conoscenza diretta adeguata dell’omosessualità femminile analoga a quella che possono avere oggi quanti conoscono personalmente e frequentano donne lesbiche nella loro quotidianità. Conosceva, evidentemente e comprensibilmente, solo la parte emergente dell’iceberg dell’omosessualità femminile e su quella tentava di costruire un inquadramento generale della questione.

Ellis, che affronta l’omosessualità maschile affidandosi soprattutto a storie vere di omosessuali, presenta in questa ultima parte del capitolo dedicato all’omosessualità femminile una vera collezione di stranezze e di orrori che, è bene sottolinearlo, non hanno nulla a che vedere con la realtà dell’omosessualità femminile che è una dimensione normale della sessualità.

Buona lettura.

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La caratteristica più comune della donna sessualmente invertita è un certo grado di mascolinità o di modo di fare da ragazzo. Come ho già sottolineato, il travestitismo in donne o uomini in nessun modo implica necessariamente l’inversione. Nel volume di Women Adventurers, a cura dalla signora Norman per la Serie delle Avventure, non vi è alcuna traccia di inversione; nella maggior parte di questi casi, infatti, l’amore per un uomo era proprio il motivo per l’adozione di indumenti e maniere maschili. Anche la figlia di Colley Cibber, Charlotte Charke, una donna con atteggiamenti da ragazzo e brillante, che trascorse gran parte della sua vita in abiti maschili e, infine, scrisse un vivace volume di memorie, sembra non essere mai stata attratta da donne, anche se le donne erano spesso attratte da lei, credendo che fosse un uomo; è infatti degno di nota che le donne sembrano, con particolare frequenza, innamorarsi di persone del proprio sesso dissimulate [in abiti maschili]. [1] Vi è, tuttavia, una tendenza molto marcata tra le donne sessualmente invertite ad adottare un abbigliamento maschile, quando è possibile. In questi casi, i capi di abbigliamento maschile di solito non sono considerati desiderabili principalmente a causa della loro praticità, e nemmeno al fine di fare impressione su altre donne, ma perché chi li indossa si sente più a suo agio in essi. Così, Moll cita il caso di una giovane governante di 16 anni che, mentre era ancora inconsapevole della sua perversione sessuale, aveva l’abitudine di trovare piacere, quando tutti erano fuori di casa, nel mettersi i vestiti di un ragazzo appartenente alla famiglia.

Sono stati registrati casi di donne invertite che hanno trascorso la maggior parte della loro vita in abbigliamento maschile e sono state generalmente considerate come uomini. Posso citare il caso di Lucy Ann Slater, alias il reverendo Joseph Lobdell, registrato da Wise (Alienist and Neurologist, 1883). Era maschile di carattere, fattezze e abbigliamento. Nel primi anni di vita si sposò ed ebbe un figlio, ma non aveva affetto per il marito, che alla fine la lasciò. Come al solito in questi casi, le sue abitudini maschili apparvero nella prima infanzia. Era esperta con il fucile, visse la vita di uno che mette trappole e fa il cacciatore tra gli Indiani, e fu conosciuta come “la donna cacciatore di Long Eddy”. Pubblicò un libro su quelle esperienze. Non sono stato in grado di vederlo, ma si dice che sia caratteristico e ben scritto. Lei si considerava praticamente un uomo, e finì per legarsi ad una giovane donna di buona educazione, che era stata anche lei abbandonata dal marito. L’affetto era forte ed emotivo, e, naturalmente, senza inganno. Fu interrotto dal suo riconoscimento e dalla detenzione come vagabonda, ma a seguito della petizione di sua “moglie” fu liberata. “Posso essere una donna in un certo senso”, ha detto, “ma ho organi particolari che mi rendono più un uomo che una donna.” Alludeva ad un clitoride ingrossato che lei poteva tenere eretto, disse, come una tartaruga sporge la testa, ma il problema del suo uso nel coito non si poneva proprio. Fu infine portata al manicomio con attacchi parossistici di esaltazione e di erotomania (senza auto-abuso apparentemente) e periodi corrispondenti di depressione, e morì di demenza progressiva. Posso anche citare il caso (registrato brevemente nel Lancet, 22 Febbraio 1884) di una persona chiamata John Coulter, che fu impiegata per dodici anni come operaio dai Commissari del porto di Belfast. Dopo la sua morte a seguito di lesioni provocate da una caduta dalle scale, si constatò che questa persona era una donna. Aveva cinquanta anni, e aveva trascorso manifestamente la maggior parte della sua vita come un uomo. Quando era impiegata, nei primi anni di vita, come servo in una fattoria, aveva sposato la figlia della padrona. La coppia rimase sposata per ventinove anni, ma negli ultimi sei anni le due vissero separate, a causa delle abitudini dissipate del “marito”. Nessuno mai sospettò del suo sesso. Era di aspetto maschile e di buono sviluppo muscolare. La “moglie” si occupò del corpo e lo seppellì.

Un caso più recente dello stesso tipo è quello di “Murray Hall,” che morì a New York nel 1901. Il suo vero nome era Mary Anderson, nacque a Govan, in Scozia. Rimasta orfana  molto presto, alla morte del suo unico fratello si mise i suoi vestiti e andò a Edimburgo, lavorando come un uomo. Il suo segreto fu scoperto durante una malattia, e lei alla fine andò in America, dove visse come un uomo per trenta anni, facendo soldi, e diventando famosa come il politico del Tammany [un’associazione all’interno del Partito Democratico comunemente associata alla corruzione], un piuttosto dissoluto “Man About Town” [playboy]. Il segreto non fu scoperto fino alla sua morte, quando fu una completa rivelazione, anche per la sua figlia adottiva. Si sposò due volte; il primo matrimonio finì con la separazione, ma il secondo matrimonio sembra essere stato felice, perché durò vent’anni, fino alla morte della “moglie”. Lei stava molto insieme con belle ragazze, ed era molto gelosa di loro. Sembra che sia stata delicata e non molto maschile nella struttura fisica generale, con una voce stridula, ma i suoi modi, l’atteggiamento e le abitudini erano tutti essenzialmente maschili. Frequentava i politici, beveva in modo un po’ eccessivo, anche se non pesantemente, bestemmiava moltissimo, fumava e masticava tabacco, cantava canzoni licenziose; poteva correre, ballare e combattere come un uomo, e si era spogliata di ogni traccia di delicatezza femminile. Indossava vestiti che erano sempre un po’ troppo grandi in modo da nascondere le sue forme, pantaloni larghi e un cappotto anche in estate. Si dice che sia morta di cancro del seno. (Cito da un racconto, che sembra essere affidabile, contenuto nello Weekly Scotsman, 9 febbraio 1901.)

Un altro caso, descritto sui giornali di Londra, è quello di Catharine Coome, che per quarant’anni impersonò con successo un uomo e adottò in tutto abitudini maschili. Sposò una cameriera, con la quale visse per quattordici anni. Avendo alla fine adottato una vita basata sulla frode, il suo caso ottenne pubblicità come quello dell ‘”uomo-donna”.

Nel 1901 si ebbe notizia della morte a bordo di una nave di Miss Caroline Hall, di Boston, una pittrice di acquerelli che aveva avuto a lungo la residenza a Milano. Da tre anni aveva dismesso gli abiti femminili e aveva vissuto come “marito” di una giovane donna italiana, anche lei artista, che aveva già conosciuto per sette anni. Si faceva chiamare “Mr. Hall” e sembrava essere un uomo giovane completamente normale, in grado di sparare con il fucile e appassionato di sport virili. Gli ufficiali della nave dichiararono che fumava e beveva generosamente, scherzava con gli altri passeggeri di sesso maschile, ed era cameratesco con tutti. La morte avvenne a causa della tubercolosi polmonare avanzata, accelerata dal bere eccessivo e dal fumo.

Ellen Glenn, alias Ellis Glenn, un ben noto truffatore, che venne alla ribalta davanti al pubblico a Chicago durante il 1905, fu un altro “uomo-donna”, di tipo solido e mascolino. Preferì vestirsi come un uomo ed ebbe molte scappatelle d’amore con donne. “Lei può giocherellare così come chiunque nello Stato”, disse un uomo che la conosceva, “può tirare di box come un pugile, e può ballare e giocare a carte.”

A Siviglia, pochi anni fa, un poliziotto anziano, che era stato di scorta ai governatori succedutisi in quella città per trenta anni, fu gravemente ferito in un incidente stradale. Fu portato in ospedale e il medico, lì, scoprì che il “poliziotto” era una donna. Usò il nome di Fernando Mackenzie e durante tutto il suo lungo servizio non sorse mai alcun sospetto di alcun tipo sul suo sesso. Era francese di nascita, era nata a Parigi nel 1836, ma il padre era inglese e la madre spagnola. Assunse il suo travestimento maschile quando era una ragazza e prestò servizio nell’esercito francese, poi emigrò in Spagna, all’età di 35 anni, e fece in modo di entrare nel corpo di polizia di Madrid, travestita da uomo. Si sposò lì e finse che il figlio di sua moglie fosse suo figlio. Si trasferì a Siviglia, prestando ancora servizio come poliziotto, e fu impegnata lì come cuoco e attendente al palazzo del governatore. Servì sette governatori uno dopo l’altro. In conseguenza della scoperta del suo sesso fu cacciata dalla polizia senza la pensione che le era dovuta; la moglie era morta due anni prima, e “Fernando” aveva tutto quello che possedeva per il funerale della donna. Mackenzie aveva una voce morbida, un volto raffinato dai lineamenti delicati, ed era ben vestito in abiti maschili. Alla domanda su come avesse evitato di essere riconosciuta per così tanto tempo, rispondeva che aveva sempre vissuto tranquillamente nella sua casa con sua moglie e aveva fatto il suo dovere verso i suoi datori di lavoro così che nessuno si impicciò di lei.

A Chicago nel 1906 molta attenzione fu riservata al caso di “Nicholai de Raylan,” segretario particolare del console russo, che, al momento della morte (di tubercolosi), all’età di 33 anni, risultò essere una donna. Nacque in Russia e fu per molti aspetti molto femminile, piccola ed esile di costruzione, ma era ritenuta un uomo, e anche molto “virile”, da uomini e donne che la conoscevano intimamente. Lei era sempre molto ordinata nel vestire, esigente in materia di camicie e cravatte, e indossava un cappotto dalla vita abbassata per nascondere le linee della sua figura. Si sposò due volte in America, avendo divorziato dalla prima moglie, dopo una unione duratura dieci anni, a causa della sua crudeltà e della sua cattiva condotta con le ballerine. La seconda moglie, una ballerina di fila, che era stata precedentemente sposata e aveva un figlio, si dedicò a suo “marito”. Entrambe le mogli erano fermamente convinte che il loro marito fosse un uomo e consideravano ridicola l’idea che “lui” potesse essere una donna. Sono informato che De Raylan indossava un pene artificiale molto elaboratamente costruito. Nel suo testamento lasciò precise disposizioni per impedire il rilevamento del sesso dopo la morte, che risultarono però inutili perché morì in un ospedale.

A St. Louis, nel 1909, venne fuori il caso di una giovane donna di 22 anni, che aveva recitato la parte di un uomo per nove anni. La sua carriera maschile iniziò all’età di 13 anni, dopo l’alluvione di Galveston che spazzò via tutta la sua famiglia. Fu salvata e lasciò il Texas, vestita come un ragazzo. Lavorò in un deposito di carrozze, in una fabbrica di aratri, e come attacca-manifesti. A un certo punto fu il figlio adottivo della famiglia in cui viveva e non ebbe difficoltà ad ingannare le sue sorelle adottive circa il suo sesso. Venendo a St. Louis nel 1902, produsse sedie e cestini presso le fabbriche dell’American Rattan, frequentando i compagni di lavoro su una base di uguaglianza maschile. Un giorno un operaio notò l’estrema piccolezza e la destrezza delle sue mani. “Accidenti, Bill, avresti potuto essere una ragazza.” “Come fai a sapere che non lo sono?” ribatté lei. Così il suo spirito pronto e il suo buon umore, dissipavano sempre il sospetto quanto al suo sesso. Non evitava le difficoltà nel suo lavoro e nei suoi sport, ci è stato detto, e mai evitava le prove più severe. “Beveva, bestemmiava, corteggiata le ragazze, lavorava duro come i suoi compagni, andava a pesca e al campeggio; raccontava storie con il meglio di loro, e lei non batteva ciglio quando il discorso si faceva più duro. Masticava anche tabacco.” Le ragazze cominciarono molto presto ad innamorarsi del bel ragazzo, e lei spesso si vantava delle sue conquiste femminili; con una ragazza che la venerava ci fu anche una domanda di matrimonio. A causa della mancanza di istruzione il suo impiego fu limitato al solo lavoro manuale, e lei spesso sceglieva proprio il lavoro duro. A un certo punto divenne apprendista di un operaio costruttore di caldaie, brandiva un martello e batteva sui rivetti caldi. Qui lei era molto popolare e divenne segretario locale della Fratellanza Internazionale dei fabbricanti di caldaie. Quanto allo sviluppo fisico era ora in un certo senso un atleta. “Poteva correre più veloce qualsiasi dei suoi amici in una volata, poteva calciare alto il pallone, giocare a baseball e lanciare la palla col braccio sopra le spalle come un uomo, ed era appassionata di calcio. Come lottatore poteva mettere al tappeto la maggior parte dei membri del club.” Il medico che la esaminò per una polizza assicurativa osservò: “Tu sei un bell’esempio di virilità fisica, giovanotto, prenditi cura di te stesso.”  Infine, in un momento di debolezza, ammise il suo sesso e ritornò al modo di vestire femminile.

A Londra, nel 1912, una serva di 23 anni fu accusata presso la Corte di polizia di Acton di essere “disordinata e travestita,” avendo indossato abiti da uomo e vivendo con un’altra ragazza, più alta e più bella di lei, come marito e moglie. Aveva avuto lievi problemi cerebrali da bambina, ed era molto intelligente, con un cervello fin troppo attivo; nel suo tempo libero aveva scritto storie per delle riviste. Le due ragazze si legarono l’una all’altra facendo un lavoro sociale cristiano insieme nel loro tempo libero, e decisero di vivere come marito e moglie per evitare che qualche giovane si facesse avanti. Il “marito” divenne compagno di un idraulico, e mostrava una certa abilità nel fare a pugni quando finalmente fu scoperto dal fratello “della moglie”. Di qui la sua comparizione nella corte di polizia. Entrambe le ragazze furono rimandate ai loro amici, e si trovò per loro una collocazione come domestiche. Ma dato che rimasero fedeli l’una all’altra, furono trovate per loro delle sistemazioni che permettessero loro di vivere insieme.

Un altro caso che può essere menzionato è quello di Cora Anderson, “l’uomo-donna di Milwaukee”, che per tredici anni fece la parte di un uomo, e durante quel periodo viveva con due donne come sue mogli senza che il suo travestimento fosse svelato. (Le sue “Confessioni” sono state pubblicate nel Day Book of Chicago, nel mese di maggio 1914.)

Sarebbe facile citare altri casi. Alcuni esempi di matrimonio tra donne si trovano in Alienist and Neurologist, novembre, 1902, p. 497. In tutti questi casi, dove più, dove meno, c’è stata frode. So di un caso, probabilmente unico, in cui la cerimonia si è svolta senza alcun inganno da nessuna parte: una donna inglese congenitamente invertita di ragguardevoli capacità intellettuali, ormai morta, si legò alla moglie di un uomo di chiesa, che, in piena cognizione di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due signore nella sua chiesa.

Quando conservano ancora gli indumenti femminili, questi di solito mostrano alcuni tratti di semplicità maschile, e c’è quasi sempre un disprezzo per i piccoli artifici femminili della toilette. Anche quando questo non è evidente, ci sono tutti i tipi di gesti istintivi e di abitudini che possono suggerire alle conoscenti donne l’osservazione che una quella persona “avrebbe dovuto essere un uomo.” I bruschi movimenti energici, l’atteggiamento delle braccia, il discorso diretto, le inflessioni della voce, la semplicità maschile e il senso dell’onore e, soprattutto, l’atteggiamento verso gli uomini, libero da qualsiasi spunto o di timidezza o di audacia, spesso suggeriranno ad un acuto osservatore l’anomalia psichica sottostante

Nelle abitudini non solo vi è spesso un gusto pronunciato per il fumo di sigaretta, che spesso si trova nelle donne molto femminili, ma anche il gusto deciso e la tolleranza per i sigari. C’è anche un’avversione e, talvolta, un’incapacità di svolgere lavori di cucito e altre occupazioni domestiche, mentre vi è spesso una certa capacità per l’atletica.

Per quanto riguarda il portamento generale della donna invertita, nella sua forma più marcata e più palese, posso citare l’ammirevole descrizione dal Prof. Zuccarelli, di Napoli, di una donna non sposata, di classe media, dell’età di 35 anni: “Pur conservando indumenti femminili, il suo portamento è il più vicino possibile a quello di un uomo. Porta i capelli sottili gettati con noncuranza all’indietro alla Umberto, e fissati in un nodo semplice nella parte posteriore della testa. I seni sono poco sviluppati, e compressi sotto un alto corsetto, il suo abito è stretto, senza l’espansione richiesta dalla moda. Il suo cappello di paglia con ampi lavori di intreccio è talvolta ornato da una piuma, o indossa un piccolo cappello come quello di un ragazzo. Non porta l’ombrello o il parasole, e se ne va da sola, rifiutando la compagnia degli uomini, o è accompagnata da una donna, come lei preferisce, offrendo il braccio e portando l’altra mano alla cintura, con l’aria di un gentiluomo. In carrozza suo portamento è particolare e diverso da quello abituale delle donne. Seduta nel mezzo di un sedile doppio, con le ginocchia accavallate o, anche, con le gambe ben separate, con aria virile e movimenti semplici trascurati, gira la testa in ogni direzione, trovando a colpo d’occhio una conoscenza qua e là, salutando gli uomini e le donne con un grande gesto della la mano come avrebbe fatto un uomo d’affari. Nella conversazione la sua posa è simile; gesticola molto, è vivace nel discorso, con molta potenza mimica, e mentre parla inarca gli angoli interni del sopracciglio, producendo rughe verticali al centro della fronte. La sua risata è aperta ed esplosiva e scopre le sue file bianche di denti. Con gli uomini è in condizioni di noncurante uguaglianza. (“Inversione congenita dell’istinto Sessuale in una donna”, L’Anomalo, febbraio 1889.)

“La donna invertita,” Hirschfeld osserva realisticamente (Die Homosexualität, p. 158), “è più piena di vita, di iniziativa, di energia pratica, più aggressiva, più eroica, più adatta per l’avventura, di quanto non sia la donna eterosessuale o quella omosessuale .” A volte, aggiunge, i suoi modi maschili possono avvicinarsi ad una brutalità spericolata, e il suo coraggio diventa avventatezza. Questo autore osserva, tuttavia, in un altro punto (p. 272) che, in aggiunta a questo gruppo di donne invertite con tratti maschili c’è un altro gruppo, “non meno grande”, di donne ugualmente invertite che sono esteriormente altrettanto accuratamente femminili delle donne normali. Non è un’osservazione che io sono in grado di confermare. Mi sembra che la grande maggioranza delle donne invertite possieda alcuni tratti maschili o da ragazzo, anche se solo leggermente, come quelli che possono a volte essere mostrati da donne normali. La femminilità estrema, dalle mie osservazioni, è molto più probabile che si trovi nelle donne bisessuali che nelle donne omosessuali, così come l’estrema mascolinità è molto più probabile che si trovi in uomini bisessuali piuttosto che in uomini omosessuali.

Mentre le donne invertite spesso, se non sempre, trasmettono un’impressione di mascolinità o di atteggiamenti da ragazzo, non ci sono caratteristiche anatomiche invariabilmente associate a questa impressione. Non c’è, per esempio, nessuna tendenza uniforme ad una distribuzione maschile di peli. Né si deve supporre che la presenza di una barba in una donna indichi una tendenza omosessuale. Le “donne barbute”, come osserva Hirschfeld, non sono quasi mai invertite, e sembrerebbe che le più marcate inversioni dei caratteri sessuali secondari accompagnino meno spesso l’omosessualità rispetto alle modifiche lievi di questi caratteri. [2] Anche un leggero baffo e altre lievi manifestazioni di ipertricosi in nessun modo indicano necessariamente l’omosessualità. In una certa misura è una questione di razza; così, nel quartiere di Pera di Costantinopoli, Weissenberg, tra quasi settecento donne tra i18 e 50 anni circa di età, ha rilevato che il 10 per cento, mostrava peli sul labbro superiore; erano più spesso donne armene, le donne greche venivano subito dopo. [3]

C’è stata qualche controversia sul fatto che, a parte l’omosessualità, l’ipertricosi in una donna possa essere considerata come un’indicazione di una mascolinità generale. Questo è negato da Max Bartels (nel suo elaborato studio, ” Ueber abnorme Behaarung beim Menschen”, Zeitschrift für Ethnologie, 1876, p. 127; 1881, p. 219 e, ​​per quanto riguarda la follia, da L. Harris-Liston (“Cases of Bearded Women,” British Medical Journal, June 2, 1894). D’altra parte, J. H. Claiborne (“Hypertrichosis in Women”, New York Medical Journal, June 13, 1914) ritiene che i peli sul viso e sul corpo in una donna siano un segno di virilità; “Le donne con ipertricosi possiedono tratti maschili.”

Sembra che ci siano davvero pochi dubbi sul fatto che le “donne barbute” pienamente sviluppate siano  per la maggior parte, forse non in tutti i casi, decisamente femminili in tutti gli altri aspetti. Un esempio tipico è fornito da Annie Jones, la “Lady Esaù” della Virginia. Apparteneva ad una grande famiglia del tutto normale, ma lei stessa possedeva una folta barba con baffi spessi e di un tipo completamente maschile; mostrava anche corti peli scuri sulle braccia e le mani che assomigliano a quelle di un uomo. Al di là di questa diversità, era del tutto normale e femminile. All’età di 26 anni, quando fu esaminata a Berlino, i capelli della testa erano molto lunghi, l’espressione del volto del tutto femminile, anche la voce era femminile, la figura elegante, le mani e i piedi completamente di tipo femminile, i genitali interni ed esterni del tutto femminili. Annie Jones era sposata. Max Bartels, che ha studiato Annie Jones e ha pubblicato il suo ritratto (Zeitschrift für Ethnologie, 1891, Heft 3, p. 243), osserva che per questi aspetti Annie Jones assomiglia ad altre “donne barbute”; si sposano, hanno figli, e sono in grado di allattarli. La barba nelle donne sembra, come Dupré e Duflos credono (Revue Neurologique, 30 agosto 1901), essere più strettamente correlata con la neuropatia che con la mascolinità; confrontando mille donne sane di mente con mille donne folli di Parigi, questi autori hanno trovato un’insolita presenza di peli nella parte bassa del volto nel 23 per cento del primo gruppo e nel 50 per cento del secondo; ma anche le donne barbute sane spesso appartenevano a famiglie neuropatiche.

Una tendenza a una lieve ipertricosi ampiamente diffusa sul corpo nel suo complesso, non localizzata o altamente sviluppata sulla faccia, sembra essere associata con la mascolinità con probabilità molto maggiore che la barba, anche quando si verifica in bambine. Così Virchow una volta presentò alla Società Antropologica di Berlino una bambina di 5 anni di questo tipo, che possedeva anche una voce profonda e ruvida (Zeitschrift für Ethnologie, 1891, Heft 4, p. 469). Un tipico esempio di lieve ipertricosi in una donna associato a tratti generali maschili è fornito dalla descrizione e dalla figura del corpo di una donna di 56 anni in un istituto anatomico, fornite da C. Strauch (Zeitschrift für Ethnologie, 1901, Heft 6, p. 534). In questo caso c’era una crescita di peli intorno ad entrambi i capezzoli e una linea di peli estesa dal pube verso l’ombelico; entrambe queste due disposizioni di peli sono molto rare nelle donne. (A Vienna, tra quasi 700 donne, Coe trovò una tendenza alla distribuzione dei peli verso l’ombelico soltanto nell’uno per cento circa dei casi). Mentre i peli in questo soggetto erano altrimenti abbastanza normali, c’erano molte approssimazioni al tipo maschile per altri aspetti: i muscoli erano fortemente sviluppati, le ossa erano massicce, gli arti lunghi, le articolazioni potenti, le mani ei piedi di grandi dimensioni, il torace ben sviluppato, la mascella inferiore massiccia; si notava l’assenza di curve femminili sul corpo e i seni erano appena percettibili. Allo stesso tempo, gli organi genitali erano normali e non vi erano stati parti di bambini. Era inoltre notevole il fatto che questa donna si fosse suicidata per auto-strangolamento, un metodo raro, che richiede grande decisione e forza di volontà, perché in qualsiasi momento del processo la pressione può essere rimossa.

Non c’è dubbio che le donne invertite spesso tendono a mostrare lievi anomalie del sistema pilifero, e soprattutto una leggera ipertricosi e una distribuzione maschile dei peli. Così, in un caso molto tipico di inversione di una ragazza italiana di 19 anni che vestiva come un uomo e scappò di casa, la parte terminale delle braccia e delle gambe era caratterizzata da pelo in misura insolita, e c’erano peli molto abbondanti sotto le ascelle e sul pube, con una tendenza alla distribuzione maschile. [4] Dei tre casi descritti in questo capitolo, che conosco meglio, uno possiede una insolitamente piccola quantità di peli sul pube e sotto le ascelle (oligotrichosis terminalis), e si avvicina al tipo infantile, mentre un altro presenta una complessa e molto rara anomalia pilifera. C’è molto scuro sul labbro superiore; il pelo pubico è spesso, e ci sono peli sulle dita dei piedi, sui piedi e sulle gambe fino all’ombelico; ci sono anche alcuni peli intorno ai capezzoli. Una donna medico negli Stati Uniti che conosce molte donne invertite mi dice, anche lei, di aver notato la tendenza alla crescita dei peli sulle gambe. Se, come non è improbabile, l’inversione è associata a un certo equilibrio anormale delle secrezioni interne, non è difficile capire questa tendenza alle anomalie pilifere; e sappiamo che la secrezione della tiroide, ad esempio, e più ancora le secrezioni testicolari e quelle ovariche, hanno una forte influenza sui peli.

Ballantyne, alcuni anni fa, nel discutere l’ipertricosi congenita (Manual of Antenatal Pathology, 1902, pp. 321-6) ha concluso che la teoria dello sviluppo arrestato è meglio supportata dai fatti; la persistenza di lanugine costituisce un arresto, e l’ipertricosi può in gran parte essere considerata una persistenza di lanugine. Tale conclusione è ancora sostenibile, – anche se incontra qualche difficoltà e qualche incongruenza, – e concorda in gran parte con quello che sappiamo della condizione associata con l’inversione nelle donne. Ma ora stiamo cominciando a comprendere che questo arresto dello sviluppo può essere definitivamente associato ad anomalie nelle secrezioni interne, e anche a difetti chimici speciali in queste secrezioni. La forza virile è sempre stata associata con i capelli, come la storia di Sansone testimonia. Ammon ha trovato che tra i militari di leva del Baden (L’Anthropologie, 1896, p. 285), quando gli uomini vengono divisi in classi a seconda della quantità di peli sul corpo, la prima classe, cioè quella con meno peli, ha la più piccola circonferenza del testicolo, il minor numero di uomini con glande scoperto, il maggior numero di voci infantili, la più grande proporzione di occhi azzurri e capelli biondi, la più piccola altezza media, il minor peso e la minore circonferenza del torace, mentre sotto tutti gli aspetti gli uomini con corpi pelosi sono all’altro estremo. Sappiamo dall’antichità che negli uomini la castrazione precoce influenza la crescita dei capelli. È ormai noto che nelle donne la presenza o l’assenza delle ovaie e di altre ghiandole colpisce i capelli, così come lo sviluppo sessuale. Hegar (Beiträge zur Geburtshülfe und Gynäkologie, vol. I, p. 111, 1898) ha descritto una ragazza con il bacino di tipo infantile e con una malformazione uterina che era stata insolitamente pelosa sul viso e sul corpo dalla prima infanzia, con una disposizione maschile di pelo sul pube e sull’addome; le mestruazioni erano scarse, i seni atrofici; i capelli erano tipo lanugine; vediamo qui come nelle donne le caratteristiche infantili e maschili sono associate, ed entrambe probabilmente dipendono da difetti nelle ghiandole sessuali. Plant (Centralblatt für Gynäkologie, N. 9, 1896) ha descritto un’altra ragazza con ovaie molto piccole, utero rudimentale, piccola vagina e piccole labbra minori prominenti, nella quale le mestruazioni erano assenti, i capelli sulla testa lunghi e forti, ma i peli erano assenti sotto le ascelle e scarsi sul monte di Venere. Questi due casi sembrano incoerenti per quanto riguarda i capelli, e ora dovremmo desiderare di conoscere lo stato delle altre ghiandole interne. La tiroide, per esempio, è ormai noto, controlla i capelli, così come fanno le ghiandole sessuali; e la tiroide, come ha dimostrato Gautier (Académie de Médecine, 24 luglio 1900), elabora l’arsenico e lo iodio, che nutrono la pelle e i capelli; Gautier ha scoperto che la somministrazione di cacodilato di sodio a giovani donne produceva abbondante crescita di capelli sulla testa. Anche i reni, e soprattutto le ghiandole surrenali, influenzano i capelli. È noto da tempo che nelle ragazze con tumori renali congeniti vi è una crescita anormalmente precoce di pelo ascellare e pubico; Goldschwend (Prager Medizinische Wochenschrift, nn. 37 e 38, 1910) ha descritto il caso di una donna di 39 anni, con piccole ovaie e tumore del surrene, nella quale il pelo ha cominciato a crescere sul mento e sulle guance. (Vedi anche C.T. Ewart, Lancet, 19 maggio 1915.) Anche l’ipofisi influisce sulla crescita dei capelli ed è stato trovato da Lévi (citato in Archives d’Anthropologie Criminelle, agosto-settembre, 1912, p. 711) che la somministrazione di estratto di ipofisi ad una donna infantile senza peli di 27 anni, priva di sensazioni sessuali, produceva una generale tendenza alla crescita di peli. Tali fatti non solo aiutano a spiegare le anomalie dello sviluppo dei peli, ma indicano anche la direzione in cui si può trovare una spiegazione delle anomalie dell’impulso sessuale.

Oltre al problema complicato presentato dai peli, ci sono vere approssimazioni di tipo maschile. I muscoli tendono ad essere ovunque saldi, con una relativa assenza di tessuto connettivo molle; in modo tale che una donna invertita può dare un’impressione non femminile al senso del tatto. Una certa tonicità dei muscoli è stata infatti spesso osservata nelle donne omosessuali. Hirschfeld ha trovato che due terzi delle donne invertite sono più muscolose rispetto alle donne normali, mentre, d’altra parte, ha trovato che tra gli uomini invertiti la muscolatura era spesso debole.

Non solo il tono della voce è spesso diverso, ma c’è motivo di supporre che questo poggi su una base di modificazione anatomica. Su suggerimento di Moll, Flatau esaminò la laringe in un gran numero di donne invertite, e trovò in molte un tipo di laringe decisamente maschile, o qualcosa che ci si avvicinava, in particolare nei casi di chiara origine congenita. Hirschfeld ha confermato le osservazioni di Flatau su questo punto. Si può aggiungere che le donne invertite sono molto spesso buone fischiatrici; Hirschfeld ne conosce anche due che sono esecutrici pubbliche di fischiate. È appena il caso di notare che, mentre il vecchio proverbio associava il fischiare in una donna con il cantare in una gallina, il fischiare in una donna non è in alcun modo una prova di inversione fisica o psichica generale.

Per quanto riguarda gli organi sessuali sembra possibile, per quanto si estendono le mie osservazioni, parlare in modo più definito di donne invertite piuttosto che di uomini invertiti. In tutti e tre i casi circa sui quali ho informazioni precise, tra coloro le cui storie sono registrate in questo capitolo, si ritrovano sviluppo più o meno arrestato e infantilismo. In un caso una piccola vagina e piccole labbra prominenti, con sensibilità locale, sono associate con oligotricosi. In un altro caso, gli organi sessuali sono sotto certi aspetti piuttosto piccoli, mentre non vi è alcuna traccia di ovaio su un lato. Nel terzo caso, insieme con l’ipertricosi, i glutei sono piccoli, le piccole labbra sono di grandi dimensioni, il clitoride è profondamente incappucciato, l’imene è spesso, e la vagina probabilmente piccola. Queste osservazioni, anche se scarse, sono significative, e si accordano con quelle di altri osservatori [5] Krafft-Ebing ha ben descritto un caso che sarei propenso a considerare come rappresentativo di molti altri casi; organi sessuali di tipo femminile, ma che rimangono allo stadio infantile di una bambina di 10 anni; piccolo clitoride, piccole lebbra prominenti a forma di cresta di gallo, vagina piccola, che permette poco un rapporto normale, e molto sensibile. Hirschfeld concorda nel considerare comune l’approccio al tipo descritto da Krafft-Ebing; egli considera più comuni le anomalie atrofiche di quelle ipertrofiche, e si riferisce allo spessore di dell’imene e a una tendenza ad un utero e ad ovaie notevolmente piccoli. Il clitoride è più frequentemente di piccole che di grandi dimensioni; le donne con un grande clitoride (come Duchâtelet-padre ha da tempo osservato) raramente sembrano essere di tipo maschile.

Nonostante queste tendenze, tuttavia, l’inversione sessuale in una donna non è, di norma, più evidente che in un uomo. Allo stesso tempo, la donna invertita di solito non è attraente per gli uomini. Lei stessa prova generalmente la più grande indifferenza per gli uomini e, spesso, non riesce a capire il motivo per cui una donna dovrebbe amare un uomo, anche se capisce facilmente perché un uomo dovrebbe amare una donna. Non mostra, poi, nulla di quella timidezza sessuale e di quell’aria coinvolgente di debolezza e di dipendenza che sono un invito per gli uomini. L’uomo che è attratto con passione da una donna invertita di solito è di un tipo piuttosto femminile. Per esempio, in un caso presente alla mia mente, era di eredità un po’ nevrotica, di esile sviluppo fisico, non sessualmente attraente per le donne, e molto adattato al suo modo di vivere; in breve, un uomo che potrebbe facilmente essere appassionatamente attratto dal proprio sesso.

Mentre la donna invertita è fredda, o, al massimo, cameratesca nel suo portamento verso gli uomini, può diventare timida e confusa in presenza di persone attraenti del suo stesso sesso, anche incapace di spogliarsi in loro presenza e piena di tenero ardore per la donna che ama.[6]

La passione omosessuale nelle donne si esprime più o meno completamente nel baciare, nel dormire insieme, negli abbracci stretti, e in quello che è talvolta chiamato “cucchiai appoggiati”, quando una donna si trova su un fianco con la schiena rivolta alla sua amica che l’abbraccia da dietro, mettendo le cosce nella curva delle gambe della sua compagna, in modo che il suo mons Veneris venga in contatto con le natiche dell’altra, e un leggero movimento quindi produce un blando eretismo. Una delle due può anche sdraiarsi sul corpo dell’altra, o ci può essere la masturbazione reciproca. Il contatto reciproco e l’attrito delle parti sessuali sembrano essere relativamente rari, ma sembra essere stato comune nell’antichità, dato che dobbiamo ad esso il termine “tribadismo”, che viene talvolta usato come sinonimo di omosessualità femminile, e si dice  che questo metodo sia praticato oggi dalle donne slave del sud dei Balcani [7] La gratificazione estrema è il cunnilingus, o la stimolazione orale degli organi sessuali femminili, di solito non reciproca, ma praticata dalla partner più attiva e maschile; questo atto viene talvolta definito, in modo assolutamente insoddisfacente, “saffismo” e “lesbismo”. [8]

Un clitoride allargato si ritrova solo raramente nell’inversione e gioca una parte molto piccola nella gratificazione dell’omosessualità femminile. Kiernan fa riferimento ad un caso, che si verificò in America, in cui una donna invertita, sposata e madre, possedeva un clitoride che misurava due pollici e mezzo quando era eretto. Casanova ha descritto una donna invertita svizzera, altrimenti femminile nello sviluppo, il cui clitoride in erezione era più lungo del suo mignolo, e in grado operare la penetrazione. [9] La letteratura più vecchia contiene molti casi simili. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, ci troviamo di fronte ad una qualche forma di pseudoermafroditismo, e il “clitoride” dovrebbe più propriamente essere considerato come un pene; non vi è quindi nessuna inversione coinvolta. [10]

Mentre l’uso del clitoride è raro nell’omosessualità, l’uso di un pene artificiale non è affatto raro ed è anzi molto diffuso. In molti dei casi moderni in cui donne invertite hanno sposato donne (come nei casi di Sarolta Vay e De Raylan) la convinzione della moglie relativa alla virilità del “marito” era dovuta ad un apparecchio di questo tipo utilizzato nei rapporti sessuali. Il pene artificiale (olisbo, o baubon) era ben noto ai Greci ed è descritto da Eroda. La sua invenzione era attribuita dalla Suda alle donne di Mileto e Mileto, secondo Aristofane, nella Lisistrata, era il luogo principale della sua produzione. [11] Era ancora noto in epoca medievale, e il vescovo Burcardo di Worms, del XII secolo, parla del suo uso come di cosa “che alcune donne sono abituate a fare.” Nei primi anni del XVIII secolo, Margaretha Lincken, di nuovo in Germania, sposò un’altra donna con l’ausilio di un organo maschile artificiale.[12] Il pene artificiale è anche utilizzato da donne omosessuali in varie parti del mondo. Così lo troviamo citato nelle leggende degli Indiani del Nord America ed è impiegato a Zanzibar e nel Madagascar. [13]

I vari fenomeni di sadismo, masochismo e feticismo, che potrebbero sorgere, spontaneamente o per suggestione, nei rapporti di amanti normali, così come di invertiti maschi, possono anche sorgere nello stesso modo tra donne invertite, anche se, probabilmente, spesso in una forma non molto pronunciata. Moll, tuttavia, presenta un caso (Konträre Sexualempfindung, 1899, pp. 565-70), in cui varie perversioni minori ma ben definite erano combinate con l’inversione. Una giovane donna di 26 anni, di buona ereditarietà, a partire dall’età di 6 anni era stata attratta solo dal proprio sesso e anche durante l’infanzia aveva praticato il cunnilingus reciproco. Era estremamente intelligente, di disposizione generosa e di buon carattere, con vari gusti maschili, ma, nel complesso, di corporatura femminile e con la laringe completamente femminile. Per sette anni visse esclusivamente con una sola donna. Trovava completa soddisfazione nel cunnilingus attivo. Nel corso di questa relazione emersero vari altri metodi di eccitazione e gratificazione – sembra, per la maggior parte, spontaneamente.  Trovava molto piacere nelle pratiche di urolagnia e coprolagnia. In aggiunta a queste e simili perversioni, al soggetto piaceva essere morso, in particolare nel lobo dell’orecchio, e lei era molto eccitata quando era montata dalla sua amica, che doveva, se possibile, essere nuda in quel momento; solo le natiche dovevano essere frustate e doveva essere usata solo una canna di betulla o non si sarebbe ottenuto alcun effetto. Queste pratiche non sarebbero state possibili per lei, in assenza di estrema intimità e comprensione reciproca, ed esse ebbero luogo soltanto con la sua unica amica. In questo caso i fenomeni perversi erano masochisti piuttosto che sadici. Molte donne omosessuali, tuttavia, mostrano tendenze sadiche in maggiore o minor grado. Così il dottor Kiernan mi dice di un caso americano, al quale si è interessato professionalmente con il dottor Moyer (vedi anche l’articolo di Kiernan e Moyer in Alienist and Neurologist, maggio 1907), di una donna invertita sadica in una piccola città dell’Illinois, sposata e con due bambini piccoli. Aveva un’indubbia componente neuropatica e c’era una storia di masturbazione prematrimoniale e la bestialità con un cane. Era una donna di primo piano nei salotti della sua città e una leader nelle questioni religiose e sociali; come spesso accade con i sadici, era pruriginosamente pudica, e c’erano forti testimonianze da parte di uomini di chiesa, da parte donne legate ad associazioni e di magnati locali del suo carattere casto e modesto. La vittima della sua passione sadica era una ragazza che lei aveva adottato da un orfanotrofio, ma della quale si sentiva quasi famelica. Su questa ragazza inflisse oltre trecento ferite. Molte di queste ferite erano pugnalate con forchette e forbici che penetravano solo la pelle. Questo era soprattutto il caso di quelle inflitte sul seno, sulle labbra genitali e sul clitoride. Mentre infliggeva queste ferite provava forte eccitazione, ma questa eccitazione era sotto controllo, e quando sentiva qualcuno avvicinarsi subito smetteva. Fu ritenuta sana e responsabile, al momento di queste azioni, ma la giuria rilevò anche che da allora era diventata pazza e fu mandata in manicomio, per scontare poi, dopo la guarigione, una pena di due anni di carcere. La presunta follia, il Dr. Kiernan aggiunge, era di un dubbio tipo maniacale e depressivo, e forse era dovuta soprattutto all’ orgoglio ferito.

La donna invertita è un’ammiratrice entusiasta della bellezza femminile, in particolare della bellezza statuaria del corpo, a differenza, in questo, di quanto accade nella donna normale, la cui emozione sessuale è solo debolmente venata dal sentimento estetico. Nelle sue abitudini sessuali troviamo forse meno spesso il grado di promiscuità che non è raro tra gli uomini invertiti, e possiamo forse essere d’accordo con Moll sul fatto che le donne omosessuali sono più portate ad amare fedelmente e in modo duraturo rispetto agli uomini omosessuali. Hirschfeld osserva che le donne invertite, di solito, non sono attratte nell’adolescenza dall’autoerotismo e dai vizi omosessuali della vita scolastica, [14] e quasi tutte le donne, le cui storie ho registrato in questo capitolo, sentivano forte ripugnanza per tali manifestazioni e coltivavano alti ideali d’amore.

Le donne invertite non raramente sono sposate. Moll, da diverse confidenze che ha ricevuto, crede che le donne invertite non abbiano lo stesso orrore del coito normale degli uomini invertiti; questo è probabilmente dovuto al fatto che la donna in tali circostanze può mantenere una certa passività. In altri casi vi è un certo grado di bisessualità, anche se, come tra gli uomini invertiti, l’istinto omosessuale sembra di solito dare maggiore sollievo e gratificazione.

È stato affermato da molti osservatori – in America, in Francia, in Germania e in Inghilterra – che l’omosessualità è in aumento tra le donne. [15] Ci sono molte influenze nella nostra civiltà, oggi, che incoraggiano queste manifestazioni. [16] Il movimento moderno di emancipazione – il movimento per ottenere gli stessi diritti e doveri degli uomini, la stessa libertà e responsabilità, la stessa educazione e lo stesso lavoro –  deve essere considerato come, nel complesso, un movimento sano e inevitabile. Ma porta con sé alcuni svantaggi. [17] Le donne stanno, molto giustamente, cominciando a considerare la conoscenza e l’esperienza in generale come un loro diritto tanto quando sono un diritto dei loro fratelli. Ma quando questa dottrina viene applicata alla sfera sessuale trova alcune limitazioni. Le intimità di qualsiasi genere tra giovani uomini e giovani donne sono scoraggiate socialmente oggi come lo sono sempre state; per quanto riguarda l’istruzione superiore, la semplice associazione dei sessi nella sala da conferenze o nel laboratorio o nell’ospedale è scoraggiata in Inghilterra e in America. Mentre gli uomini è concessa libertà, il campo sessuale per le donne sta diventando limitato a banali flirt con il sesso opposto e all’intimità con il proprio sesso; dato che alle donne è stata insegnata l’indipendenza degli uomini insieme col disprezzo per la vecchia teoria che poneva le donne nella fortezza chiusa della casa a sospirare per un uomo che non arriva mai, le donne sviluppano una tendenza a portare questa indipendenza ancora più lontano e a trovare l’amore dove trovano il lavoro. Queste influenze indiscutibili dei movimenti moderni non possono causare direttamente l’inversione sessuale, ma ne sviluppano i germi, e probabilmente causano una imitazione impropria. Questa imitazione impropria è dovuta al fatto che l’anomalia congenita si verifica con particolare frequenza nelle donne di alta intelligenza che, volontariamente o involontariamente, influenzano le altre.

Kurella, Bloch e altri credono che il movimento femminile abbia contribuito a sviluppare l’omosessualità (vedi, ad esempio, I. Bloch, Beiträge zur Ætiologie der Psychopathia sexualis, 1902, vol. I, p. 248). Varie “Strindberg-donna del movimento femminile”, come sono state chiamate, mostrano una marcata ostilità nei confronti degli uomini. Anna Rüling sostiene che molte donne a capo del movimento, sin dall’inizio e fino ad oggi, erano invertite. Hirschfeld, tuttavia (Die Homosexualität, p. 500), dopo aver dato particolare attenzione alla questione, conclude che, allo stesso modo tra le suffragette inglesi e le Verein für Frauenstimmrecht tedesche, la percentuale di invertite è inferiore al 10 per cento.

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[1] Un antico esempio interessante di donna con un impulso irresistibile ad adottare un abbigliamento maschile e a condurre la vita di un uomo, ma che non aveva, per quanto è noto, alcun impulso sessuale, è quella di Mary Frith, comunemente chiamata Moll la tagliaborse, che visse a Londra agli inizi del XVII secolo. Il libro The Life and Death of Mrs. Mary Frith  apparve nel 1662; Middleton e Rowley fecero anche di lei l’eroina della loro deliziosa commedia, The Roaring Girl (Mermaid Series, Middleton’s Plays, volume ii), idealizzandola un po’,  comunque. Sembra che appartenesse ad un ceppo nevrotico ed eccentrico; “Ciascun membro della sua famiglia”, dice il suo biografo, “aveva la sua peculiare stranezza.” Da bambina si interessava solo ai giochi da maschietto, e non si sarebbe mai adattata ad occupazioni da donna. “Aveva una ripugnanza naturale per il prendersi cura dei bambini.” La sua indole era del tutto maschile; “Non era portata all’oscenità, ma avrebbe parlato liberamente, qualunque discorso fosse venuto fuori.” Non ebbe mai figli, e non fu mai tacciata di dissolutezza: “Nessuno può dire o affermare che mai abbia avuto una fidanzata o qualcosa del genere e che si sia trastullata con lei;” un mastino fu l’unica cosa vivente di cui si prese cura. La sua vita non era del tutto onesta e non era molto lontana da una qualche tendenza organica al crimine, a quanto pare, perché la sua natura anormale e la sua irrequietezza avevano fatto di lei una reietta. Era troppo appassionata al bere e si dice che sia stata la prima donna a fumare tabacco. Nulla è detto o suggerito di eventuali pratiche omosessuali, ma vediamo chiaramente qui ciò che può essere definito diatesi omosessuale.

[2] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 137.

[3] S. Weissenberg, Zeitschrift für Ethnologie, 1892, Heft 4, p. 280.

[4] Questo caso fu descritto da Gasparini, Archivio di Psichiatria, 1908, fasc. 1-2.

[5] Mettendo insieme da varie fonti dieci casi di donne invertite (tra cui i tre casi originali di cui sopra), solo in quattro casi gli organi sessuali erano normali; negli altri erano più o meno sottosviluppati.

[6] Le persone omosessuali in generale, maschi e femmine, a differenza di quelle eterosessuali, sono inclini a provare maggior pudore con persone dello stesso sesso che con quelle del sesso opposto. Vedi, per esempio, Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 76.

[7] Κρυπτάδια, vol. vi, p. 197.

[8] Il termine “cunnilinctus” mi è stato suggerito dal compianto Dr. J. Bonus, e l’ho utilizzato da allora; gli autori latini comunemente usavano la parola “cunnilingus” per indicare “chi agiva”, ma il termine non ha un termine corrispondente per l’azione. Hirschfeld recentemente ha usato il termine “cunnilinctio” nello stesso senso, ma una tale formazione è abbastanza inammissibile. Per informazioni sui termini classici per questa perversione, vedi, ad esempio, Iwan Bloch, Ursprung der sifilide, vol. ii, p. 612 e segg.

[9] Casanova, Mémoires, ed. Gamier, vol. iv, p. 597.

[10] Hirschfeld tratta in maniera completa e autorevole la diagnosi differenziale di inversione e gli altri gruppi di sessualità di transizione in Die Homosexualität, cap. ii; anche nel suo libro interamente illustrato Geschlechtsübergänge 1905.

[11] Havelock Ellis, “Auto-erotism,” in vol. i di questi Studies; Iwan Bloch, Ursprung der Syphilis, vol. ii, p. 589; ib.Die Prostitution, vol, i, pp. 385-6; per riferimenti precedenti, Crusius, Untersuchungen zu den Mimiamben der Herondas, pp. 129-30.

[12] Ho trovato notizia di un caso simile in Francia, nel corso del XVI secolo, nel Journal du Voyage en Italie en1850 di Montaigne  (scritto dal suo segretario); il fatto avvenne vicino Vitry le François. Sette o otto ragazze appartenenti di Chaumont, ci viene detto, scelsero di vestirsi e di lavorare come gli uomini; una di queste venne a Vitry a lavorare come tessitore, e fu considerata come un giovane uomo buona condizione, apprezzato da tutti. A Vitry divenne promesso sposo a una donna, ma nacque una lite e il matrimonio non ebbe luogo. In seguito “si innamorò di una donna che sposò, e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice, ma, essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumont, fu portata davanti al tribunale e fu condannata all’impiccagione. Disse che avrebbe preferito questo a vivere di nuovo come una ragazza, e fu impiccata per l’utilizzo di invenzioni illecite per porre rimedio ai difetti del suo sesso.” (Journal, edito da d’Ancona, 1889, p. 11).

[13] Roux, Bulletin Société d’Anthropologie, 1905, No. 3. Roux conosceva una donna che, all’età di 50 anni, dopo la morte del marito, divenne omosessuale e si fece un pene artificiale che usò con donne più giovani.

[14] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 47.

[15] Ci sono poche tracce dell’omosessualità femminile nella storia sociale inglese del passato. Nella corte di Carlo secondo, i Mémoires de Ghrammont ci dicono, alla signorina Hobart erano riconosciute tendenze lesbiche. “Presto la voce di questa singolarità, vera o falsa che fosse, si diffuse a corte. Ma lì erano così ignoranti da non aver mai sentito parlare di quella raffinatezza dell’antica Grecia nei gusti della tenerezza, ed entrò loro in testa l’idea che l’illustre Hobart, che sembrava così affezionata alle belle donne, dovesse essere diversa da come appariva.” Questo brano è interessante perché ci mostra quanto rara fosse l’eccezione. Un secolo più tardi, tuttavia, l’omosessualità tra le donne inglesi sembra essere stata considerata dai Francesi come una cosa comune e Bachaumont, il primo gennaio 1773, nel ricordare che Mlle. Heinel dell’Opera stava trovando una sistemazione in Inghilterra, aggiunse: “Il suo gusto per le donne potrà lì trovare un’attraente soddisfazione, perché anche se Parigi fornisce molte tribadi si dice che Londra in queste cose sia superiore.”

[16] “Credo”, scrive un corrispondente americano ben informato, “che l’inversione sessuale sia in aumento tra gli americani – sia uomini che donne -, e le ovvie ragioni sono: in primo luogo, la crescente indipendenza delle donne, il loro diminuito bisogno di sposarsi; in secondo luogo, la tensione nervosa che la concorrenza commerciale ha portato in tutta la nazione. In una parola, il rapido aumento della mascolinità nelle donne e il sistema nervoso poco sano degli uomini offrono i fattori ideali per la produzione di inversione sessuale nei loro figli.”

[17] Le donne omosessuali, come gli uomini omosessuali, ora inseriscono annunci sui giornali, alla ricerca di un’”amica”. Näcke (“Zeitungsannoncen von weiblichen Homosexuellen,” Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1902, p. 225) ha raccolto da giornali di Monaco di Baviera una collezione di tali annunci, la maggior parte dei quali erano abbastanza inequivocabili: “Attrice con idee moderne desidera conoscere ricca signora con opinioni simili per relazioni amichevoli, ecc .”; “Signorina di 19 anni, una bella bionda, cerca un’altra come lei per passeggiate, teatro, ecc.,” e così via.

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OMOSESSUALITÀ, SISTEMI EDUCATIVI E PENSIERO DIVERGENTE

Potete leggere qui di seguito, nella mia traduzione italiana, la trentanovesima e ultima Storia inserita da Havelock Ellis al suo Trattato sull’inversione sessuale. La storia della signorina D. è un documento di estremo interesse perché aiuta a capire quanto, per una ragazza, che non si sentiva realmente una ragazza, fosse opprimente il sistema educativo riservato alle ragazze di buona famiglia del suo tempo, che tendeva ad inculcare nelle bambine e nelle adolescenti tutti gli stereotipi legati al genere femminile allora dominanti. Il rapporto coi genitori è conflittuale ma la ragazza sviluppa, proprio per questo, una sua genuina e autonoma visone del mondo. Il collegio è un’esperienza traumatica vissuta come un ergastolo di fame e di ignoranza. In collegio nasce un rapporto privilegiato con un’insegnante più grande di vent’anni, la cosa dura nel tempo ma quando la signorina D. si accorge che l’insegnante manifesta gelosia nei suoi confronti e la vorrebbe ingabbiare in un rapporto non reciproco, rompe con lei in modo netto. È evidente che la signorina D. è molto attratta da altre donne e lei stessa ne è perfettamente consapevole, ma non si lascia mai andare ad un rapporto omosessuale, perché sa che perderebbe la sua autonomia e probabilmente non troverebbe quello che desidera. Dopo molti anni, la signorina D., conoscerà un uomo, probabilmente omosessuale, e stringerà con lui una bell’amicizia ma non accetterà di sposarlo per le stesse ragioni per le quali non aveva voluto impegnarsi in relazioni omosessuali. Quello che colpisce nella signorina D. è l’assoluta autonomia di pensiero, o meglio il suo pensiero divergente, che la proietta verso le lotte per i diritti delle donne e le grandi questioni sociali del suo tempo. In un certo senso, l’istinto di libertà della signorina D. ha finito per prevalere sulla sua sessualità e l’ha portata a rifiutare consapevolmente non solo il matrimonio tradizionale ma qualunque tipo di legame condizionante.

Buona lettura.

STORIA 39

Signorina D., attivamente impegnata nella pratica della sua professione, età 40 anni. Ereditarietà buona, sistema nervoso sano, salute generale nel complesso soddisfacente. Sviluppo femminile ma maniere e movimenti un po’ da ragazzo. Mestruazioni scarse e indolori. Fianchi normali, glutei piccoli, organi sessuali che mostrano un po’ di approssimazione verso il tipo infantile con grandi labia minora e probabilmente piccola vagina. Tendenza allo sviluppo di peli sul corpo e sugli arti inferiori in particolare. La narrazione è presentata usando le sue stesse parole:

“Da quando ho memoria di qualcosa, non avrei mai potuto pensare a me stessa come una ragazza e sono stata continuamente nei guai proprio per questa ragione. Quando avevo 5 o 6 anni ho cominciato a dire a me stessa che, qualunque cosa pensassero gli altri, se non ero un ragazzo, in ogni caso non ero una bambina. Questa è stata la mia convinzione, immutata per tutta la mia vita.

“Quando ero piccola, nulla mai mi ha fatto dubitare di questo, nonostante l’aspetto esteriore. Consideravo la conformazione del mio corpo come un misterioso accidente. Non riuscivo a vedere il motivo per cui dovesse avere qualcosa a che fare con la questione. Le cose che davvero avevano un rapporto con quella questione erano le cose che mi piacevano e quelle che non mi piacevano e il fatto che non mi era permesso di seguirle. Dovevo apprezzare le cose che appartenevano a me come ragazza, – vestiti, giocattoli e giochi che non mi piacevano affatto. Immagino di essere stata più ‘ragazzo’ di qualsiasi ragazzino normale. Quando potevo solo gattonare il mio interesse assorbente erano i martelli e i chiodi per i tappeti. Prima che potessi camminare desideravo di essere messa in groppa ai cavalli, in modo che  sembrava che io fossi nata con l’amore per gli attrezzi e per gli animali, amore che non mi ha mai lasciato.

“Non ho giocato con le bambole, anche se la mia sorellina lo ha fatto. Mi è stato spesso rimproverato di non giocare ai giochi femminili. Sceglievo sempre giocattoli per ragazzi, – le trottole, le pistole e i cavalli; Odiavo essere tenuta in casa e desideravo sempre uscire. Quando avevo 7 anni mi sembrava che tutto ciò che mi piaceva fosse  considerato sbagliato per una ragazza. Smisi di dire a quelli più grandi di me che cosa mi piaceva. Mi confondevano e mi ha stancavano con il loro  parlare di ragazzi e ragazze. Io non credevo a loro e a stento potevo immaginare che essi stessi credessero a quello che dicevano. Quando avevo 8 o 9 anni mi chiedevo spesso se fossero creduloni o bugiardi o ipocriti o tutte e tre le cose. Di conseguenza non ho mai creduto ad una persona adulta e non mi sono mai fidata di una persona adulta. Guidavo i miei fratelli più piccoli in tutto. Non ero affatto una bambina felice e spesso piangevano e diventavo irritabile; ero molto confusa dai discorsi sui ragazzi e sulle ragazze. Ero considerata un cattivo esempio per le altre bambine che virtuosamente mi disprezzavano.

“Quando avevo circa 9 anni sono andata a una scuola che si frequentava solo al mattino e ho cominciato a stare meglio. Dai 9 ai 13 anni ho praticamente plasmato la mia vita. Ho imparato molto poco a scuola, e apertamente la odiavo, ma ho letto molto a casa e mi sono fatta un sacco di idee. Vivevo, però, soprattutto fuori di casa, ogni volta che potevo uscire. Spendevo i soldi che avevo in tasca in attrezzi, conigli, piccioni e molti altri animali. Sono diventata una cacciatrice di piccioni interessatissima, per non dire una ladra, anche se non ho mai rubato deliberatamente.

“I miei fratelli erano altrettanto interessati agli animali come lo ero io. Si supponeva che gli uomini si prendessero cura di loro, ma lo facevamo solo noi. Li osservavamo, li accoppiavamo, li separavamo, e li allevavamo con notevole abilità. Non avevamo nessun linguaggio per esprimerci, se non uno tutto nostro. Eravamo assolutamente innocenti e dolcemente simpatici con ogni animale. Non credo che collegassimo le cose che riguardavano gli animali con quelle che riguardavano gli esseri umani, ma dato che non mi ricordo di un tempo in cui io non sapessi tutto sui fatti reali del sesso e della riproduzione, presumo di avere imparato tutto proprio in quel modo, e la vita non ha mai avuto sorprese per me in quella direzione. Anche se ho assistito a molti spettacoli che un bambino non avrebbe dovuto vedere durante le escursioni in luoghi selvatici, non ci ho mai riflettuto sopra, tutti gli animali, grandi e piccoli, dai conigli agli uomini, avevano gli stessi comportamenti, tutti naturali e giusti. La mia iniziazione qui era davanti ai miei occhi, quasi perfetta come dovrebbe essere quella di un bambino. Non ho mai fatto domande agli adulti. Consideravo tutti quelli che erano responsabili di me grossolani e bugiardi e non mi piacevano tutte le cose brutte e i suggerimenti.

“Ogni giorno di riposo uscivo con i ragazzi della scuola dei miei fratelli. A loro ha fatto sempre piacere che io giocassi con loro, e, anche se non erano ragazzi abituati a parlare pulito, erano sempre civili e gentili con me. Organizzavo giochi e fortificazioni che non avrebbero mai immaginato da soli, guidavo feste sconvolgenti, e inventavo giochi piuttosto pericolosi, del tipo dei giochi di guerra. Insegnavo ai miei fratelli a lanciare pietre e a volte guidavo avventure tipo il fare irruzione in case abbandonate.  Mi piaceva stare fuori dopo il tramonto.

“In inverno fabbricavo e sistemavo barche a vela e ci navigavo, andavo sulle zattere e facevo il salto con l’asta. Diventai un’ottima saltatrice e scalatrice, potevo arrampicarmi su una corda, giocare a bocce, lanciare come un ragazzo e fischiare in tre diversi modi. Collezionavo coleotteri e farfalle e andavo in cerca di gamberi e imparai a pescare. Avevo pochi soldi da spendere, ma prendevo delle cose e confezionavo da sola ogni tipo di trappole, reti, gabbie, ecc.. Imparavo da ogni lavoratore, avevo una buona padronanza nell’uso di tutti gli strumenti comuni dei falegnami, e anche su come saldare il ferro caldo, spianare, posare mattoni e tappeti erbosi, e così via.

“Quando avevo circa 11 anni, i miei genitori si sentivano parecchio mortificati per il mio comportamento e mi minacciavano continuamente di mandarmi in collegio. Mi è stato detto per mesi che il collegio  mi avrebbe fatto abbandonare tutte le mie sciocchezze, mi avrebbe “formato”, avrebbe fatto di me “una giovane signora.” La mia andata in collegio mi fu finalmente annunciata come una punizione per il fatto che ero quello che ero.

“Certo, l’orrore di andare a quella scuola e il modo crudele e insensibile con cui ci fui mandata mi diede uno shock che non ho mai superato. L’unica cosa che mi riconciliò con l’idea di andarci fu la mia forte indignazione contro chi mi ci mandava. Chiesi che mi fosse permesso di imparare il Latino e gli argomenti trattati dai ragazzi, ma fui derisa.

“Ero disperata perché sapevo che non avrei potuto scappare senza essere catturata, sarei scappata in qualunque posto pur di non stare a casa o a scuola. Non ho mai pianto e non mi sono angosciata, ma bruciavo di rabbia e mi sentivo come un coniglio in trappola.

“Non ci sono parole per descrivere la gravità dello shock nervoso o la sofferenza del mio primo anno di scuola. La scuola era nota per la sua severità e io sentii che in un certo periodo le ragazze più grandi fuggivano dal collegio ogni volta che indossavano la divisa. Conoscevo due ragazze che erano scappate. Le insegnanti ai miei tempi erano ignoranti, donne auto-indulgenti che se ne infischiavano del tutto delle ragazze e della loro formazione e anzi ci facevano sopra un sacco di quattrini. C’era un’atmosfera sospettosa da riformatorio, mi prendevano il mio denaro e le mie lettere venivano lette.

“Ero molto timida. Odiavo le altre ragazze. Non c’era raffinatezza da nessuna parte, non avevo alcuna privacy nella mia camera, che era sempre affollata; non c’era l’acqua calda, non c’erano i bagni, il cibo era inadatto, e non si badava all’istruzione. Non avevamo il permesso di indossare abbastanza biancheria pulita, e per cinque anni non mi sono mai sentita pulita.

“Non avevo mai un momento per me, non mi era permesso leggere nulla, non avevo nemmeno abbastanza libri di scuola, non mi veniva insegnato nulla di cui parlare, se non un po’ di musica elementare e di disegno. Non ho mai fatto abbastanza esercizio fisico, ed ero sempre stanca e annoiata, e non potevo mantenere la mia digestione in ordine. Il mio orgoglio e il rispetto di me stessa erano degradati in innumerevoli modi, ho sofferto agonie di disgusto, e tutto l’insieme era come stare tristemente ai lavori forzati.

“Non ho protestato. Ho fatto amicizia con alcune delle ragazze. Alcune delle ragazze più grandi erano attratte da me. Alcune mi parlavano di uomini e di storie d’amore, ma non ero molto interessata. Nessuna ha mai parlato di qualsiasi altra questione riguardante il sesso con me o in mia presenza, la maggior parte delle ragazze erano timide con me e tra loro.

“In tempo di circa due anni le insegnanti cominciarono ad apprezzarmi e pensavano che io fossi una delle loro ragazze più simpatiche. Io certamente le influenzai e feci in modo che permettessero alle ragazze più libertà.

“Sottolineo molto le privazioni fisiche e il disgusto che ho sentito in quegli anni. La fame mentale non era così grande, perché era impossibile per loro schiacciare la mia mente come facevano col mio corpo. Sono certa che tutto questo abbia materialmente contribuito ad arrestare lo sviluppo del mio corpo.

“È difficile stimare le influenze sessuali di cui da bambina ero praticamente all’oscuro. Io certamente ammiravo le ragazze più vivaci e intelligenti e facevo amicizia con loro e non mi piacevano le ragazze di tipo comune, pesanti e ignoranti che costituivano i due terzi delle mie compagne. Piacevo alle ragazze vivaci e ho fatto molte amicizie che ho conservato da allora. Una ragazza di circa 15 anni ebbe una simpatia violenta per me e, in senso figurato, leccava la polvere dalle mie scarpe. Non avrei mai voluto sapere nulla di lei. Quando avevo quasi 16 anni, una delle mie insegnanti cominciò a notarmi e ed essere molto gentile con me. Aveva vent’anni più di me. Sembrava aver pietà della mia solitudine, mi portava fuori a passeggiare e a disegnare e mi incoraggiava a parlare e a pensare. È stata la prima volta nella mia vita che qualcuno ha simpatizzato con me o ha cercato di capirmi ed è stata una cosa molto bella per me. Mi sentivo come un’orfana che avesse improvvisamente trovato una madre, e attraverso di lei cominciai a sentirmi meno antagonista delle persone adulte e a provare  per la prima volta rispetto per quello che dicevano. Lei mi indusse con le coccole in uno stato di relativa docilità e fece in modo che le altre insegnanti mi apprezzassero e avessero fiducia in me. Il mio amore per lei era perfettamente puro, e pensavo a lei semplicemente come ad una persona materna. Non ha mai suscitato la minima sensazione in me che io possa considerare come sessuale. Mi piaceva che mi toccasse e a volte mi teneva in braccio o mi permetteva di sederle in grembo. Al momento di andare a dormire, usava venire a darmi la buona notte e baciami sulla bocca. Penso ora che quello che faceva fosse imprudente in una certa misura, e vorrei poter credere che fosse un gesto puramente altruista e gentile come mi sembrava allora. Dopo che ebbi lasciato la scuola, le scrissi e andai a trovarla per alcuni anni. Una volta mi scrisse che se io avessi potuto darle un lavoro sarebbe venuta a vivere con me. Una volta, quando era malata di nevrastenia i suoi amici mi chiesero di andare al mare con lei, cosa che io feci. Qui si comportò in modo stranissimo, diventando violentemente gelosa di me nei confronti di un’altra mia amica più grande, che stava lì. Non riuscivo a credere ai miei occhi, ed ero così stupita e disgustata che non mi avvicinai più a lei. Mi accusò anche di non essere ‘fedele’ a lei; ancora oggi non ho idea di che cosa volesse dire. Poi mi scrisse e mi chiese che cosa fosse sbagliato tra di noi, e io le risposi che, dopo le parole che aveva usato con me, la mia fiducia in lei era finita. Questo fatto non mi diede alcun particolare dolore dato che da quel momento avevo messo da parte la semplice gratitudine dei miei giorni infantili e non l’avevo sostituita con nessun altro sentimento più forte. Per tutta la mia vita ho avuto una ripugnanza profonda per lo scambiare qualsiasi ‘parola’ con altre donne.

“Ero molto meno interessata alle questioni sessuali rispetto alle altre ragazzine della mia età. Ero tutto sommato meno precoce, anche se ne sapevo di più, immagino, rispetto alle altre ragazze. Tuttavia, quando avevo 15 anni, le questioni sociali avevano cominciato a interessarmi molto. È difficile dire come sia successo, dato che mi erano stati proibiti tutti i libri e i giornali (tranne che nelle mie vacanze quando avevo in genere un’orgia di lettura, anche se non dei libri di cui avevo bisogno o di quelli che volevo). Ho avuto molte opportunità di riflessione, ma non i materiali per un qualsiasi pensiero utile.

“Ero costretta a sognare. Sognavo favole di notte e sogni sociali ad occhi aperti. Nei sogni notturni,  e talvolta nei sogni ad occhi aperti, ero sempre il principe o il pirata, che salva la bella in difficoltà o che uccidere il cattivo. C’era un sogno che ho sognato più e più volte e di cui ho goduto e che ancora a volte sogno. In questo sogno io ero sempre a caccia o stavo combattendo, spesso al buio; c’era di solito da qualche parte, nello sfondo, una donna o una principessa che ammiravo, ma io non l’ho mai vista veramente. A volte ero un clandestino a bordo di una nave o un cacciatore indiano o un abitante dei boschi e costruivo una baita per mia moglie, o meglio per qualche compagno. I miei pensieri del giorno non erano circa le donne che mi stavano intorno e nemmeno su colei che era così gentile con me, ma erano quasi impersonali. Sono andata avanti, in ogni caso, da me stessa, verso quello che credevo fosse il vero ideale e ho costruito una visione veramente bella di una solida amicizia umana in cui c’era tutto quello che era forte e sano da entrambi i lati, ma molto poco sesso. Per immaginare tutto questo nella sua pienezza dovevo immaginare tutte le condizioni sociali, quelle familiari, e le condizioni dell’istruzione molto diverse da qualsiasi cosa avessi realmente conosciuto. Da questo i miei pensieri correvano in gran parte verso le questioni sociali. In qualunque direzione miei pensieri andassero, li vedevo sempre dal punto di vista di un ragazzo. Stavo cercando di aspettare pazientemente fino a quando avrei potuto fuggire dalla schiavitù e dalla fame, e cercando di mantenere il largo modo di vedere di cui ho parlato, anche se non ho mai aperto un libro di poesie, o un romanzo, o una storia, sono scivolata naturalmente di nuovo nel mio atteggiamento non da ragazza e lo interpretavo attraverso i miei occhi. Tutta la mia vita di facciata era una farsa, e solo attraverso i libri, che erano pochi, vedevo il mondo in modo naturale. La considerazione delle questioni sociali mi portò a sentirmi molto triste per le donne, che io consideravo trasformate nelle folli che io credevo che fossero, per effetto di un processo deliberato di fabbricazione, quello stesso processo di fabbricazione per effetto del quale anche io mi stavo trasformando in una folle. Ho avuto sempre di più la sensazione che gli uomini fossero da invidiare e le donne da compatire. Sottolineo molto questo fatto perché esso mise in moto in me un interesse ben chiaro per le donne in quanto donne. Ho cominciato a sentirmi protettiva e gentile verso le donne e i bambini e a scusare le donne per le loro responsabilità per calamità come la mia carriera scolastica. Non avrei mai immaginato che gli uomini mi avrebbero ricercato o mi avrebbero ringraziato per un qualche tipo di simpatia. Ma accadde che per queste vie, e senza il minimo aiuto che io possa riconoscere, da quando avevo 19 anni, fui molto interessata a tutti i tipi di questioni: pietà per le donne oppresse, problemi legati al diritto di voto, diritto matrimoniale, diritti di libertà, libertà di pensiero, cura dei poveri, concezioni della natura, dell’uomo e di Dio. Tutte queste cose riempivano la mia mente escludendo singoli uomini e singole donne. Non appena lasciai la scuola feci un tuffo a capofitto nei libri in cui erano trattate queste cose; dovevo trovare le risposte a tutto dopo il lungo periodo di fame forzata. Dovevo lavorare per la mia conoscenza. Nessun libro o nessuna idea si sono avvicinati a me se non quelli dei quali io stessa sono andata in cerca. Un’altra cosa che mi ha aiutato a raggiungere una visione allargata della vita in questo momento è stata il mio amore intenso della natura. Tutti gli uccelli e gli animali mi colpivano per la loro bellezza e grazia, e ho sempre conservato una profonda simpatia per loro così come una certa sottile comprensione che mi permette di domarli, a volte in modo molto significativo. Non solo amavo tutte le altre creature, ma credevo che gli uomini e le donne fossero le cose più belle dell’universo e preferirei considerare loro (senza vestiti) più che qualsiasi altra cosa, come il mio più grande piacere. Ero pronta ad apprezzarli perché erano belli. Quando arrivò per me il momento di lasciare la scuola, avevo paura di lasciarla, soprattutto perché temevo la mia vita a casa. Avevo un grande desiderio, in quei giorni, di scappare e tentare la mia fortuna ovunque; e forse, se fossi stata più forte, avrei potuto farlo. Ma ero in pessima salute a causa dei patimenti fisici che avevo subito, e di pessimo umore per questo motivo e per la mia repressione mentale. Sapevo di essere ancora prigioniera ed ero amaramente delusa e mi vergognavo di non avere alcuna istruzione. Ho poi imparato da sola l’aritmetica e altre cose.

“Il periodo successivo della mia vita, che ha riguardato circa sei anni, non è stato meno importante per il mio sviluppo, ed è stato un momento di estrema miseria per me. È cominciato quando stavo lasciando la scuola, ed ero ancora quasi una bambina. Questo periodo tra i 18 ei 24 anni penso che dovrebbe essere considerato come il mio vero periodo della pubertà, che probabilmente, nella maggior parte dei bambini, occupa gli anni finali della loro vita scolastica.

“È stato in questo periodo che ho cominciato a farmi un buon numero di amici e ad avere conoscenza delle attrazioni psichiche e sessuali. Non mi ero mai imbattuta in nessuna teoria sull’argomento, ma decisi che dovevo appartenere a un terzo sesso di qualche tipo. Mi chiedevo se fossi come le api non sessuate! Conobbi la sensazione del sesso fisico e psichico, eppure già mi sembrava di conoscerla in modo abbastanza diverso dagli altri uomini e dalle altre donne. Mi chiedevo se potevo sopportare di vivere la vita di una donna, facendo figli e compiendo i miei doveri con loro. Mi chiedevo quale iato ci potesse essere tra la mia struttura fisica e i miei sentimenti e anche quale fosse il significato delle forti sensazioni fisiche che mi tenevano nella loro morsa senza una possibilità di scelta da parte mia. [L’esperienza delle sensazioni del sesso fisico ebbe inizio circa a 16 anni nel sonno; la masturbazione fu scoperta casualmente, all’età di 19 anni, abbandonata a 28 e poi ripresa deliberatamente a 34 come metodo di sollievo puramente fisico]. Queste tre cose semplicemente non si sarebbero riconciliate e io dicevo a me stessa che dovevo trovare un modo di vivere in cui ci fosse il meno sesso possibile di qualsiasi genere. C’era qualcosa che semplicemente mi mancava; che non avevo mai ipotizzato. Curiosamente, pensai che la spiegazione finale poteva essere che ci fossero menti di uomini in corpi di donne, ma ero più interessata a trovare un modo di vita che formulare ipotesi senza riscontro.

“Pensai che un giorno quando avessi avuto denaro e se ne fosse presentata l’opportunità mi sarei vestita in abiti maschili e sarei andata in un altro paese, in modo da non essere ostacolata dalle considerazioni e dalle convenzioni relative al sesso. Decisi di vivere una vita onorata, retta, ma semplice.

“Non avevo idea, in un primo momento, che esistesse l’attrazione omosessuale verso le donne; in seguito le osservazioni sugli animali inferiori mi misero questa idea in testa. Non mi preparai affatto mentalmente per nessun tipo di vita sessuale, anche se pensavo che sarebbe stato un brutto affare reprimere il mio corpo per tutti i miei giorni.

“I miei rapporti con altre donne erano del tutto puri. Il mio atteggiamento verso i miei sentimenti fisici sessuali era di riservatezza e di repressione, e credo che la crescente convinzione della mia carenza radicale in qualcosa, avrebbe potuto produrre un intimo affetto verso chiunque, con qualsiasi tipo di manifestazione, una sorta di scorrettezza per la quale non avevo alcun interesse.

“Tuttavia, tra i 21 e 24 anni mi accaddero altre cose.

“In questi pochi anni ho conosciuto molti di uomini e molte donne. Per quanto riguarda gli uomini mi piacevano molto, ma non ho mai pensato che potesse venir fuori l’uomo col quale mi sarebbe interessato vivere. Diversi uomini erano molto gentili con me e tre in particolare mi scrivevano lettere e mi accordavano gran parte della loro fiducia. Ho invitato due di loro a farmi visita a casa mia. Tutti questi uomini parlavano con me liberamente e mi parlavano anche le loro idee e dei loro comportamenti sessuali. Uno mi chiese di credere che egli stava conducendo una buona vita, gli altri due ammettevano che non era così. Uno discusse con me la questione dell’omosessualità; non si è mai sposato. Mi piaceva parecchio uno di loro, ero attratta dalla sua morbidezza e dolcezza e dalla voce quasi femminile. Si sperava che io fossi interessata a lui e lui con molta cautela mi faceva la corte. Gli permisi di baciarmi un paio di volte e gli scrissi alcune lettere comprensive, mi chiedevo che cosa mi piacesse in lui. Qualcuno poi fece dei commenti sulla nostra conoscenza parlò di ‘matrimonio,’ e allora mi svegliai e capii che non lo desideravo assolutamente. Penso che abbia trovato l’amicizia troppo insipida e sia stato felice di uscirne del tutto. Tutti questi uomini erano un po’ di caratteristiche ‘femminili’, e due non giocavano a nessun gioco. Ho pensato che fosse strano che essi dovessero esprimere ammirazione per le mie qualità molto da ragazzo, che ad altre persone non piacevano. Un quarto uomo, più o meno dello stesso tipo, disse ad un altro amico che si sentiva sempre sorpreso di quanto liberamente era in grado di parlare con me, ma che non aveva mai avuto la sensazione che io fossi una donna. Due di questi erano uomini brillantemente intelligenti; due erano artisti.

“Nello stesso periodo, o anche prima, mi sono fatta un certo numero di amicizie femminili, e, naturalmente, ho conosciuto molte donne. Ho scelto alcune di loro e alcune mi hanno scelto, penso di aver attratto io loro più di quanto loro hanno attratto me. Non ricordo se fosse così, anche se posso dire per certo che era così a scuola. C’erano tre o quattro donne brillanti, intelligenti, giovani, che conobbi allora, delle quali ero molto amica. Eravamo interessate ai libri, alle teorie sociali, alla politica, all’arte. A volte andavo a fare loro visita  o ce ne andavamo in spedizioni esplorative in molti luoghi di campagna e in molte città. Tutte loro, alla fine, o hanno avuto storie d’amore o si sono sposate. So che nonostante tutte le nostre conversazioni libere non hanno mai parlato con me come hanno fatto tra loro, eravamo sempre un po’ timide tra noi, ma io mi affezionai appassionatamente ad almeno quattro di loro. Le ammiravo e quando ero stanca e preoccupata pensavo spesso quanto facilmente, se fossi stata un uomo, avrei potuto sposare l’una o l’altra di loro e sistemarmi. Pensavo spesso che sarebbe stato piacevole avere una donna per cui lavorare e di cui prendersi cura. La mia attrazione per queste donne era molto forte, ma non credo che se ne siano accorte. Le baciavo perfino raramente, ma avrei dato spesso loro allegramente un bell’abbraccio o un bacio se avessi pensato che fosse una cosa giusta o corretta da fare. Il desiderio che mi baciassero non era neppure la metà del desiderio che avevo io di baciarle. In questi anni mi sono sentita così con ogni donna che ammiravo.

“Di tanto in tanto, ho sperimentato lievi erezioni quando ero vicina ad altre donne. Sono sicura che nessun mio pensiero intenzionale le abbia causate, e dato che ne ho avute in altre occasioni, quando non le aspettavo, penso che potessero essere accidentali. Quello che sentivo con la mia mente e quello che sentivo col mio corpo in quel periodo sembravano sempre realtà separate. Non posso descrivere in modo accurato l’interesse e l’attrazione che le donne allora costituivano per me. So solo che non ho mai sentito niente di simile per gli uomini. Tutti i miei desideri di fare cortesie, di fare regali, di essere apprezzata e rispettata e tutte queste piccole cose naturali, si riferivano alle donne, non gli uomini, e in quel momento, sia apertamente che a me stessa, dissi senza esitazione che preferivo le donne. Va ricordato che in quel periodo l’antipatia per gli uomini era promossa in me da chi voleva che mi sposassi, e questo deve avere pesato più di quanto io ora ricordo.

“Per quanto riguarda le mie sensazioni sessuali fisiche, che erano ben consolidate nel corso di quegli anni, non credo di essermi lasciata andare spesso a qualche fantasia erotica che valga la pena di prendere in considerazione, ma per quanto l’ho fatto, mi sono sempre immaginata come un uomo che ama una donna. Non riesco a ricordare di aver mai immaginato il contrario, ma raramente ho immaginato qualcosa, e suppongo che le sensazioni sessuali fondamentali non riguardino il sesso.

“Ma col passare del tempo e le mie sensazioni fisiche e psichiche si incontrarono, in ogni caso, nella mia mente, e divenni pienamente consapevole del significato dell’amore e anche delle possibilità omosessuali.

“Probabilmente avrei pensato più pensieri di quel tipo ma durante quel periodo ero molto preoccupata per la difficoltà di vivere a casa mia sotto la perpetua pressione del confronto con altre persone. La mia vita è stata una farsa. Ero un’attrice mai fuori dal palcoscenico. Dovevo recitare dalla mattina alla sera ed essere una cosa che non ero, e il lungo travaglio che avevo avuto a scuola non ha avuto termine, inoltre avevo a che fare col sesso attivamente e consapevolmente.

“Guardando indietro a questi ventiquattro anni della mia vita vedo solo un orizzonte di miseria. La tensione nervosa era enorme, così come la tensione morale. Invece di una bambina, ogni volta che volevo compiacere qualcun altro, mi sentivo una scimmia che recita. I miei piaceri erano rubati o io ero mortificata dal fatto di goderli. Non ero istruita ed ero considerata stupida. Ce l’avevo con tutti. Non so proprio come sia accaduto che con i miei alti sentimenti e con la mia vivida immaginazione io non sia diventata un’imbecille morale piena di istinti perversi. Mi descrivo come una bambina docile, ma ero piena di tentazioni di essere ben diversa. C’erano momenti in cui restavo in silenzio davanti alla gente, ma se avessi avuto un coltello in mano glielo avrei piantato addosso. Se fossi stata desiderosa di trasformarmi in un essere completamente pervertito, non avrei potuto immaginare un modo migliore del tentativo di conformarmi con la forza ad un particolare modello di ragazza.

“Guardando ai miei istinti nella mia prima infanzia e alla mia confusione mentale su me stessa, non credo che il trattamento più simpatico e scientifico mi avrebbe trasformata comunque in una ragazza media, ma non vedo alcun motivo per cui delle condizioni fisiche adeguate non avrebbero dovuto indurre un migliore sviluppo fisico che a sua volta avrebbe portato a gusti più approssimati a quelli della donna normale. Il fatto che ora non desidero più essere una donna normale qui c’entra poco.

“Invece di trovare un tale aiuto, durante il tempo che avrebbe dovuto essere quello della pubertà, ho sofferto per un profondo shock mentale e fisico che si è esteso per diversi anni, e in aggiunta ho sofferto l’offesa di ogni sentimento buono e sano che avevo. Queste cose, controllando il mio sviluppo fisico, hanno dato, io ne sono perfettamente convinta, un impulso traumatico alla mia anomalia generale, e questo stato di cose fu portato ancora più avanti chiedendomi (agli albori della mia attività sessuale vera e propria, e quando ero ancora praticamente una bambina) un interesse verso gli uomini e il matrimonio, che io non ero in grado di provare più di qualsiasi ragazzo o ragazza normale di 15 anni. Se si fosse preso un ragazzo di 13 anni e lo si fosse messo nelle mie condizioni, legato mani e piedi, mentre tu ti preoccupi per lui e lo spingi con le carezze alla docilità, e poi dopo averlo collocato nel mondo, mentre solleciti la sessualità normale in lui da un lato, lo rendi disgustato di essa dall’altro, quale sarebbe stato il probabile risultato?

“Guardando indietro, credo di poter dire che i risultati nel mio caso siano stati meravigliosamente buoni, e che sono stata salvata dal peggio dalla mia innocenza e dalla arretratezza fisica che la natura, probabilmente per pietà, mi concesse.

“Trovo difficile riassumere il modo in cui ho suscitato interesse in altre donne e loro hanno lo hanno suscitato in me. Posso registrare solo la mia convinzione che io influenzo un gran numero di donne, non so se in modo anomalo oppure no, ma io le attraggo e sarebbe facile per alcune di loro affezionarsi molto a me, io ho dato loro una possibilità. Loro sono anche, ne sono certa, più timide con me di quanto non lo sono con le altre donne.

“Trovo difficile anche riassumere il loro effetto su di me. So solo che alcune donne mi attraggono e alcune mi tentano fisicamente, e lo hanno fatto sin da quando avevo circa 22 o 23 anni. So che psichicamente sono sempre stata più interessata alle donne che agli uomini, ma non le ho considerate i migliori compagni o confidenti. Mi sento protettiva verso di loro, non mi sento mai gelosa di loro, e odio essere diversa da loro anche se sento sempre di non essere una di loro. Se ci fosse stato un periodo della mia vita in cui la salute, la tentazione, il denaro e le opportunità avessero reso facili le relazioni omosessuali, non posso dire quanto avrei resistito. Penso che non ho mai avuto tali rapporti semplicemente perché in qualche maniera sono stata salvaguardata da essi. Per molto tempo ho pensato che dovevo fare a meno di tutti i rapporti sessuali reali e ho agito di conseguenza. Se avessi pensato che ogni rapporto è giusto e possibile penso che avrei lottato per le esperienze eterosessuali a causa del rispetto che avevo coltivato, anzi penso sempre avuto, per ciò che è normale e naturale. Se avessi pensato bene di indulgere ad ogni sorta di gratificazione che era alla mia portata, penso che probabilmente avrei scelto le esperienze omosessuali come forse più soddisfacenti e più gratificanti. Ho sempre voluto l’amore e l’amicizia all’inizio; poi sarei stata contenta di qualcosa che soddisfacesse anche la mia fame di sesso, ma a quel punto ne avrei fatto a meno, o io pensavo così.”

In un periodo piuttosto successivo rispetto a quello affrontato in questo racconto, la protagonista fu fortemente attratta da un uomo che era di indole un po’ femminile e anormale. Ma, pensandoci, decise che non sarebbe stato saggio sposarlo.

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CINQUE STORIE DI OMOSESSUALITÀ FEMMINILE

Potete leggere qui di seguito, in traduzione italiana, cinque storie di omosessualità femminile inserite da Havelock Ellis a corredo del capitolo sulla omosessualità nelle donne del suo noto trattato sull’inversione sessuale. Sono storie di donne omosessuali vissute un secolo fa, in condizioni sociali molto diverse da quelle di oggi, e tutte appartenenti a classi sociali medio-alte, tanti atteggiamenti mentali, tanti meccanismi di scoperta dell’omosessualità e di sublimazione della sessualità sono però sostanzialmente identici a quelli che si riscontrano ancora oggi. La lettura di questi documenti d’epoca ci permette di capire dal vivo le difficoltà incontrate dalle donne omosessuali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del 900.

STORIA 34 

Signorina S., 38 anni, vive in una città degli Stati Uniti, una donna d’affari di intelligenza raffinata, di primo piano negli ambienti professionali e letterari. La sua salute generale è buona, ma lei appartiene ad una famiglia in cui è presente una componente neuropatica marcata. È di temperamento piuttosto flemmatico, ben equilibrata, sempre perfettamente calma e padrona di sé, di disposizione piuttosto riservata, con un portamento dolce e dignitoso.

Dice che non può interessarsi agli uomini, ma che tutta la sua vita è stata “glorificata e resa bella dall’amicizia con le donne”, che ama come un uomo ama le donne. Il suo carattere è, tuttavia, ben disciplinato, e le sue amiche non sono a conoscenza della natura del suo affetto. Cerca di non dare tutto il suo amore ad una sola persona, e si sforza (come lei stessa dice) di utilizzare questo “dono di amare” come un trampolino di lancio per alti obiettivi mentali e spirituali. È descritta da chi l’ha conosciuta per diversi anni come una persona “di carattere alto e di istinti infallibilmente diretti verso cose alte.”

STORIA 35

Miss B., artista, di origini tedesca per il ramo paterno. Tra i suoi fratelli e le sue sorelle, c’è una persona di temperamento nevrotico e un’altra invertita. Lei è in buona salute. Non ha ripugnanza per gli uomini e le piacerebbe anche provare il matrimonio, se l’unione non fosse permanente, ma ha raramente sentito una qualche attrazione sessuale per un uomo. In un caso eccezionale, quando era molto giovane, rendendosi conto che non era adattata per i rapporti eterosessuali, ruppe il fidanzamento che aveva formato. Molto più tardi nella vita, creò un rapporto più stabile con un uomo di gusti congeniali.

È attratta da donne di vario genere, anche se riconosce che ci sono alcune donne verso cui sono attratti solo gli uomini. Molti anni fa aveva un amico al quale era fortemente legata, ma le manifestazioni fisiche non sembrano essere diventate significative. Dopo di ciò i suoi pensieri furono molto occupati da diverse donne alle quali fece avances, che non furono incoraggiate ad un livello tale che si potesse andare oltre l’amicizia ordinaria. In un caso, però, formò un rapporto intimo con una ragazza un po’ più giovane di lei, una personalità molto femminile, che accettò l’ardente amore di Miss B. con piacere, ma in maniera passiva, e non ritenne che il rapporto potesse essere di ostacolo al suo matrimonio, anche se non lo avrebbe in nessun caso detto al marito. Questa relazione per la prima volta suscitò le emozioni sessuali latenti di Miss B.. Trovò soddisfazione sessuale nel baciare e abbracciare il corpo della sua amica, ma non sembra esserci stato orgasmo. La relazione produsse un notevole cambiamento in lei e la rese radiosa e felice.

Nel suo comportamento verso gli uomini, Miss B. non rivela alcuna timidezza sessuale. Gli uomini di solito non sono attratti da lei. Non c’è nulla di sorprendente nel suo aspetto; la sua persona e le sue buone maniere, anche se trascurate, non sono vistosamente maschili. È appassionata di esercizi fisici e fuma parecchio.

STORIA 36

Miss H., 30 anni. Tra i suoi parenti paterni c’è la tendenza all’eccentricità e alla malattia nervosa. Suo nonno beveva; suo padre era eccentrico e ipocondriaco e soffriva di ossessioni. La madre ed i parenti della madre sono del tutto sani e di disposizione normale.

All’età di 4 anni le piaceva vedere le natiche di una bambina che viveva vicino. Quando aveva circa 6 anni, la bambinaia, seduta nei campi, aveva l’abitudine di giocare con le proprie parti intime, e le disse di fare lo stesso, affermando che questo avrebbe fatto arrivare un bambino; quindi di tanto in tanto si toccava, ma senza produrre alcun effetto di nessun tipo. Quando aveva circa 8 anni era solita vedere le varie bambinaie scoprire le parti sessuali dei loro figli e mostrarle l’una all’altra. Aveva l’abitudine di pensare a questo quando era sola, e anche alle frustate. Non si è mai curata di giocare con le bambole, e nei suoi giochi prendeva sempre la parte di un uomo. I suoi primi rudimentali sentimenti sessuali apparvero all’età di 8 o 9 anni, e furono associati con i sogni in cui immaginava di frustare ed essere frustata, sogni che furono più vividi in un’età compresa tra 11 e 14 anni, quando poi svanirono all’apparire dell’affetto per le ragazze. Ebbe le prime mestruazioni a 12 anni.

Il suo primo affetto, all’età di 13 anni, fu per una compagna di scuola, una graziosa ragazza civettuola, con lunghi capelli biondi e occhi azzurri. Il suo affetto si manifestava nello svolgimento di qualsiasi tipo di piccoli servizi per questa ragazza, nel fatto che pensava a lei costantemente, e nel sentirsi deliziosamente grata per le più piccole risposte a quell’affetto. All’età di 14 anni ebbe una passione simile per una cugina; aveva l’abitudine di aspettare ansiosamente le sue visite, e soprattutto le rare occasioni in cui la cugina dormiva con lei; la sua eccitazione era poi così grande che non riusciva a dormire, ma non vi era alcuna eccitazione sessuale cosciente. All’età di 15 o 16 anni si innamorò di un’altra cugina; le sue esperienze con questa ragazza furono piene di deliziose sensazioni; se la cugina le toccava solo il collo, un brivido attraversava il suo corpo, lei ora considera sessuale quel brivido. Ancora una volta, a 17 anni, ebbe una travolgente fascinazione appassionata per una compagna di scuola, una bella ragazza comune, che lei idealizzò e trasformò in una creatura eterea in misura eccessiva. Questa passione fu così violenta che la sua salute ne fu, in una certa misura, alterata; ma era una passione puramente altruistica, e non c’era niente di sessuale in essa. Lasciando la scuola all’età di 19 anni incontrò una ragazza circa della sua stessa età, molto femminile, ma non molto attratta dagli uomini. Questa ragazza fu molto attratta da lei, e cercò di ottenere il suo amore. Dopo qualche tempo la signorina H. fu anche lei attratta da questo amore, in parte per il senso di potere che le dava, e si sviluppò una relazione intima. Questa reazione divenne vagamente fisica, la signorina H. prendeva l’iniziativa, ma la sua amica desiderava tale relazione e ne traeva estremo piacere; avevano l’abitudine di toccarsi e baciarsi teneramente (in particolare sul mons Veneris), con uguale ardore. Ciascuna delle due provava una forte sensazione piacevole nel fare questo, e un forte eretismo sessuale, ma non l’orgasmo, e non sembra che l’orgasmo ci sia mai stato. Il loro comportamento generale reciproco era quello delle amanti, ma loro cercavano, per quanto possibile, di nascondere questo fatto dal mondo. Questo rapporto durò per diversi anni, e sarebbe continuato, se l’amica di Miss H., non avesse messo fine alla relazione fisica per gli scrupoli religiosi e morali. La signorina H. era stata molto bene e felice durante questo rapporto; il turbamento del rapporto sembra aver esercitato un’influenza inquietante, e anche aver suscitato i suoi desideri sessuali, anche se lei era ancora scarsamente consapevole della loro vera natura.

Poco dopo un’altra ragazza di tipo estremamente voluttuoso si innamorò della signorina H., che rispose, lasciando il totale controllo della situazione ai suoi sentimenti, ma anche al suo desiderio di dominio. In seguito si vergognò di questo episodio, anche se l’elemento fisico in esso era rimasto vago e indefinito. Il suo rimorso era così grande che quando la sua amica, pentendosi dei suoi scrupoli, la implorò di lasciare che il loro rapporto ritornasse sullo stesso piano di una volta, la signorina H., nella sua risposta, resistette ad ogni sforzo per ripristinare il rapporto fisico. Mantenne questa decisione per alcuni anni, e cercò di deviare i suoi pensieri in canali intellettuali. Quando di nuovo formò un rapporto intimo fu con un’amica congeniale, il rapporto durò per diversi anni.

Non si è mai masturbata. Di tanto in tanto, ma molto raramente, ha sognato di cavalcare e i sogni erano accompagnati da emozioni sessuali piacevoli (lei non può ricordare alcuna esperienza reale che possa aver suggerito questo, anche se è appassionata di equitazione). Non ha mai avuto alcun tipo di sogni sessuali su un uomo; in questi ultimi anni ha avuto occasionalmente sogni erotici su donne.

Il suo sentimento verso gli uomini è gentile, ma non ha mai provato attrazione sessuale verso un uomo. Li ama come buoni compagni, come gli uomini si amano tra loro. Le piace la compagnia degli uomini a causa della loro attrazione intellettuale. Lei stessa è molto attiva nel campo sociale e intellettuale. Il suo sentimento verso il matrimonio è sempre stato di ripugnanza. Può, tuttavia, immaginare un uomo che potrebbe amare o sposare.

È  attratta da donne femminili, sincere, riservate, pure, ma coraggiose nel carattere. Non è attratta da donne intellettuali, ma allo stesso tempo non può sopportare le donnicciole. Le qualità fisiche che l’attirano di più sono non tanto bellezza del viso quanto un corpo grazioso, ma non troppo esile, con belle curve. Le donne dalle quali è attratta sono di solito un po’ più giovani di lei. Le donne sono molto attratte da lei, e senza alcuno sforzo da parte sua. Le piace prendere la parte attiva e un ruolo protettivo con loro. È lei stessa energica di carattere, e con un temperamento un po’ nevrotico.

Trova soddisfazione sessuale nel toccare teneramente, nell’accarezzare, e nel baciare il corpo dell’amata. (Non c’è cunnilingus, che lei considera con orrore.) Prova più tenerezza che passione. C’è un elevato grado di eretismo sessuale quando bacia, ma l’orgasmo è raro e si produce quando si sdraia sopra la sua amica o quando la sua amica si sdraia su di lei, senza nessun contatto particolare. Le piace essere baciata, ma non così tanto come prendere la parte attiva.

Lei crede che l’amore omosessuale sia moralmente giusto quando è veramente parte della natura di una persona, e che la natura dell’amore omosessuale sia sempre resa evidente dall’oggetto di un tale affetto. Non lo approva quando è un semplice ripiego, o un’espressione di sensualità in donne normali. Ha resistito a volte all’espressione sessuale dei suoi sentimenti, una volta per più anni di seguito, ma sempre invano. L’effetto su di lei dell’amare le donne è decisamente buono, a quanto lei afferma, sia a livello fisico che spirituale, mentre la repressione conduce alla morbilità e all’isteria. Ha sofferto molto di nevrastenia in vari periodi, ma con trattamenti appropriati la cosa è lentamente diminuita. L’istinto omosessuale è troppo profondamente radicato in lei per poter essere sradicato, ma è ben controllato.

STORIA 37

Miss M., è figlia di genitori inglesi (entrambi musicisti), che erano entrambi di un temperamento che viene descritto come “intenso”, c’è un elemento nevrotico nella famiglia, anche se non c’è storia di follia o di alcolismo, lei è indenne da malattie nervose. Alla nascita era molto piccola. In un ritratto fatto all’età di 4 anni, il naso, la bocca e le orecchie sono anormalmente grandi e lei indossa un cappello da maschietto. Da bambina non si interessava alle bambole e ai bei vestiti, e spesso si chiedeva perché le altre bambine trovassero tanto piacere in quelle cose. “Per quanto posso andare indietro con la mia memoria”, scrive, “non riesco a ricordare un tempo in cui non ero diversa dagli altri bambini. Mi sentivo annoiata quando le altre bambine venivano a giocare con me, anche se non sono mai stata grezza o chiassosa nei miei divertimenti.” Cucire era sgradevole per lei. Si interessava anche un po’ di più ai passatempi dei ragazzi, e trovava il suo divertimento preferito nella lettura, specialmente di avventure e fiabe. Era sempre tranquilla, timida e impacciata. L’istinto fece per la sua prima comparsa nella seconda parte del suo ottavo anno o nella prima parte del suo nono anno. Era fortemente attratta dalla faccia di un’insegnante che aveva l’abitudine di comparire ad una finestra laterale al secondo piano dell’edificio scolastico e suonare una campana per chiamare i bambini alle loro classi. Il viso dell’insegnante sembrava molto bello, ma triste, e lei pensava all’insegnante continuamente, anche se non entrò in contatto personale con lei. Un anno dopo, questa insegnante si sposò e lasciò la scuola, e l’impressione gradualmente svanì. “Non c’era la coscienza del sesso a quel tempo”, ha scritto; “non c’era conoscenza delle questioni o delle pratiche sessuali, e le sensazioni evocate erano i sentimenti di pietà, compassione e tenerezza per una persona che sembrava essere molto triste e molto depressa. È questa la qualità o la combinazione di qualità che mi ha sempre attratta. Posso andare avanti per anni in relativa pace, e poi nonostante la mia vita pratica piena di occupazioni, può accadere qualcosa che può di nuovo tirare tutto fuori.” Le sensazioni successive le provò quando aveva circa 11 anni di età. Una giovane donna venne a visitare un vicino di casa, e fece un’impressione così così profonda sulla bambina che essa fu ridicolizzata dai suoi compagni di gioco perché preferiva sedersi in un angolo buio sul prato, dove avrebbe potuto vedere questa giovane donna, piuttosto che giocare.  Essendo una bambina sensibile, dopo questa esperienza fu attenta a non rivelare i suoi sentimenti a chiunque. Sentiva istintivamente che in questo era diversa dagli altri. Il suo senso della bellezza si sviluppò presto, ma c’era sempre una sensazione indefinibile di malinconia associata ad esso. Il crepuscolo o una notte buia quando le stelle brillavano, avevano un effetto molto deprimente su di lei, ma esercitavano nonostante tutto su di lei anche una forte attrazione, e queste immagini l’attraevano. All’età di 12 anni si innamorò di una compagna di scuola, di due anni più grande di lei, che era assorbita dai ragazzi e mai sospettò questo affetto; pianse amaramente perché quei sentimenti non potevano essere confermati in modo reciproco, ma temeva di apparire poco dignitosa e sentimentale, rivelando i suoi sentimenti. Il volto di questa amica le ricordava una delle Madonne di Dolci che lei amava. Più tardi, all’età di 16 anni, lei amò un’altra amica molto caramente e si dedico alla sua cura. C’era una sfumatura di mascolinità tra le donne della famiglia di quest’amica, ma non è chiaro se essa possa essere definita invertita. Questo è stato il periodo più felice della vita di Miss M.. Alla morte di quest’amica, che era stata a lungo di salute malferma, otto anni dopo, lei decise di non permettere più che il suo cuore se ne andasse da chiunque altro.

La gratificazione fisica specifica non svolgeva alcun ruolo in questi rapporti. Le sensazioni sessuali fisiche cominciarono ad affermarsi durante la pubertà, ma non in associazione con le sue emozioni ideali. “A questo proposito”, scrive, “avrei considerato queste cose un sacrilegio. Le ho combattute e in una certa misura con successo. La pratica dell’auto-indulgenza che avrebbe potuto diventare un’abitudine giornaliera, era occasionale. L’immagine di “lei”, evocata in quelle situazioni scacciava tali sentimenti, per il quali sentivo ripugnanza, preferendo di gran lunga i sentimenti ideali romantici. In questo modo, completamente inconsapevole del fatto che ero del tutto diversa da qualsiasi altra persona, facevo in modo di allenarmi a sopprimere o al almeno a dominare le mie sensazioni fisiche quando si presentavano. Questo è il motivo per cui l’amicizia e l’amore mi sono sempre sembrati cose così sante e belle. Non ho mai collegato le due serie di sentimenti. Penso di essere sessuata come qualsiasi altra persona, ma sono in grado di tenere un’amica tra le mie braccia e sperimentare il conforto profondo e la pace, senza provare neppure un pizzico di sentimento sessuale fisico. L’espressione sessuale può essere molto necessaria in certi momenti e in certe condizioni particolari, ma sono convinta che la libera espressione dell’affetto attraverso i canali sentimentali potrà fare molto per ridurre al minimo la necessità che esso si manifesti attraverso canali specificamente sessuali. Ho passato tre mesi senza sfogo fisico. L’unica volta che sono stata al limite della prostrazione nervosa è stato dopo che avevo soppresso l’istinto per dieci mesi. Gli altri sentimenti, che io non considero affatto sentimenti sessuali, riempiono talmente la mia vita in ogni settore – amore, letteratura, poesia, musica, attività professionali e filantropiche – che sono in grado di lasciare che il fisico si prenda cura di se stesso. Quando le sensazioni fisiche arrivano, di solito, non sto pensando affatto ad una persona cara. Potrei dissipare quelle sensazioni alzando il mio pensiero a quell’amicizia spirituale. Non so se questo sia giusto e saggio. So che è ciò che accadeva. Sembra una buona cosa praticare una sorta di inibizione dei centri [nervosi] e acquisire questo tipo di dominio. Un cattivo risultato, tuttavia, è che ho sofferto molto, a volte, per le sensazioni fisiche, e mi sentivo terribilmente depressa e infelice ogni volta che sembrava che avessero la meglio su di me.”

“Sono stata in grado”, scrive, “di dominare con successo il desiderio di una più perfetta e completa espressione dei miei sentimenti, e l’ho fatto senza grave danno per la mia salute.” “Amo poche persone”, scrive ancora, “ma in questi casi, quando ho consentito al mio cuore di andare verso un’amica, ho sempre provato i sentimenti più esaltati, e sono stata resa migliore  da quei sentimenti dal punto di vista morale, mentale e spirituale. L’amore è per me una religione.”

Per quanto riguarda il suo atteggiamento verso l’altro sesso, lei scrive: “Non ho mai sentito un’avversione per gli uomini, ma ho buoni compagni tra di loro. Durante la mia infanzia legavo bene sia con le ragazze che con i ragazzi, e stavo bene con entrambi, ma mi chiedevo perché le ragazze tendessero a flirtare con i ragazzi. Più tardi nella vita ho avuto altre amicizie con uomini, alcuni dei quali tenevano molto a me, con mio grande rammarico, perché, naturalmente, non sono interessata a sposarmi “.

Lei è una musicista, e attribuisce la sua natura in parte al temperamento artistico. È di buona intelligenza e dimostra notevole talento per le varie branche della scienza fisica. È alta circa 5 piedi e 4 pollici, e le sue fattezze non sono affatto minute. Le misure pelviche sono normali, e gli organi sessuali esterni sono abbastanza normali sotto molti aspetti, anche se un po’ piccoli. In un periodo successivo di dieci anni rispetto alla data di questa storia, un ulteriore esame, sotto anestesia, da parte di un ginecologo, non ha mostrato tracce di ovaio su un lato. La conformazione generale del corpo è femminile. Ma tenendo le palme delle mani all’insù, con le braccia dritte davanti a lei, quando congiunge le parti interne delle mani, non riesce a tenere insieme le parti interne degli avambracci, come quasi ogni donna può fare, mostrando che l’angolo femminile del braccio è perduto.

È mancina e mostra un migliore sviluppo su tutto il lato sinistro. È tranquilla e dignitosa, ma ha molti modi di fare da ragazzo nell’atteggiamento e nella parola che sembrano essere istintivi; cerca però di controllarsi continuamente, al fine di evitare quei modi di fare, ostentando modi e interessi femminili, ma restando sempre consapevole di uno sforzo nel fare questo.

La signorina M. non può vedere nulla di sbagliato nei suoi sentimenti; e, fino a quando, all’età di 28 anni, si è imbattuta nella traduzione del libro di Krafft-Ebing, non aveva idea “che i sentimenti come i miei fossero ‘banditi dalla società’, come lui dice, o fossero considerati innaturali e depravati.” Lei vorrebbe aiutare a fare luce su questo argomento e a sollevare l’ombra da altre vite. “Io protesto fortemente,” dice, “contro l’inutilità e la disumanità dei tentativi di ‘curare’ gli invertiti. Sono abbastanza sicura che abbiano tutto il diritto di vivere in libertà e felicità nella misura in cui vivono una vita altruista. Si deve tenere in mente che è l’anima che ha bisogno di essere soddisfatta, e non solo i sensi “.

STORIA 38 

Signorina V., 35 anni. Durante i primi anni di vita, fino all’età adulta fu un mistero a se stessa, e fu morbosamente consapevole di qualche fondamentale differenza tra lei e le altre persone. Non c’era nessuno con cui potesse parlare di questa sua peculiarità. Nel tentativo di dominarla o di ignorarla, diventò una persona studiosissima e raggiunse il successo nella professione che aveva scelto. Qualche anno fa si imbatté in un libro sull’inversione sessuale, che si dimostrò essere una completa rivelazione per lei della sua natura, e, mostrandole che non si trattava di un’anomalia da considerare con repulsione, le portò conforto e pace. Lei spera che le sue esperienze possano essere pubblicate per il bene di altre donne che possono soffrire delle stesse cose di cui lei ha sofferto in passato.

“Sono un insegnante di un collegio femminile. Ho 34 anni, sono di taglia media. Fino all’età di 30 anni sembravo molto più giovane, e da allora sembro più vecchia della mia età. Fino ai 21 anni avevo un aspetto sorprendentemente infantile. il mio corpo non ha nulla di maschile a quanto ne so, ma sono consapevole che la mia camminata è maschile, e mi è stato detto molte volte che faccio cose – come il cucito – ‘proprio come un uomo.’ La mia voce è piuttosto bassa, ma non profonda. Non mi piace il lavoro domestico, ma sono appassionata di sport, giardinaggio, ecc.. Quando ero così giovane che non riesco a ricordarmene, ho imparato a fischiare, una pratica in cui sono ancora esperta. Quando ero una giovane ragazza, ho imparato a   fumare, e mi piace ancora.

“Molti uomini sono stati miei buoni amici, ma ho avuto pochi corteggiatori. Non mi sento quasi mai a mio agio con un uomo, ma le donne le capisco e posso quasi sempre farmele amiche.

“Sono di origine scozzese-irlandese. La famiglia di mio padre era fatta di persone rispettabili, prospere, e religiose; la famiglia di mia madre  era fatta di persone rispettabili solo a metà, gente dalla vita dura, astuti, ma non intelligenti, operosi e capaci di fare soldi, ma appassionati del bere e delle orge. Ci sono stati molti figli illegittimi tra loro. Entrambe le mie nonne, anche se di poca istruzione, erano donne poco comuni. Dei miei quattro zii materni, tre bevevano pesantemente.

“Quando aveva 43 anni, mia madre mi mise al mondo, ero la più giovane di 8 figli. Di quelli che sono arrivati fino a età adulta, due sembrano sessualmente abbastanza normali; uno è estremamente irregolare, del tutto privo di scrupoli, è stato un ladro e un falsario, è probabilmente bigamo, e ha tradito molte donne rispettabili. A parte questo suo desiderio smodato, non so di nessun anomalia sessuale. Un altro fratello, sposato e padre, da ragazzo era molto dedito ad infatuazioni per gli uomini. Immagino che questo non sia mai andato al di là dell’infatuazione e in questi ultimi anni non è stato più evidente. Un terzo fratello, celibe, anche se molto corteggiato dalle donne a causa della sua bellezza e del fascino personale, è del tutto insensibile alle donne, non ha galanteria, né è stato mai, a quanto ne so, un corteggiatore. È, tuttavia, amante della compagnia delle donne, in particolare quelle più grandi di lui. Ha in qualche modo una voce e una camminata un po’ effeminata. Anche se ha iniziato in questi ultimi anni a fumare e a bere un po’, queste abitudini sono piuttosto strane quando sono riferite a lui. Quando era bambino, uno dei suoi giochi di finzione preferiti era quello di far finta di essere una famosa cantante donna. A scuola lo si trovava sempre in giro con ragazze più grandi.

“Da bambina amavo starmene nei campi, rifiutavo di indossare il cappellino da sole, avevo l’abitudine di far finta di essere un ragazzo, mi arrampicavo sugli alberi e giocavo palla. Mi piaceva giocare con le bambole, ma non le accarezzavo, né facevo vestiti per loro. Quando mi tagliavano i capelli, ero molto contenta e facevo in modo che tutti mi chiamassero ‘John.’ Mi piaceva indossare il cappello a tesa larga da uomo e fare pifferi col granturco. Ero molto affezionata a mio padre e cercavo di imitarlo il più possibile. Quando si trattava di animali, non avevo assolutamente paura.

“Penso di non essere stata una bambina sessualmente precoce, anche se mi sembra di aver sempre saputo che c’erano due sessi, senza approfondire troppo. Molto presto ho provavo un senso di vergogna quando il mio corpo veniva scoperto, ricordo che in un’occasione non potevo farmi convincere a spogliarmi davanti ad una giovane ragazza in vista da noi. A quel tempo dovevo avere circa tre anni. Quando avevo quattro anni un vicino che mi aveva spesso accarezzato mi prese in grembo e strinse la mia mano intorno al suo pene. Anche se si fermò solo dopo un momento, questo fatto lasciò su di me un’impressione durevole. Non provai nessuna sensazione fisica né ebbi alcuna idea del significato dell’atto. Eppure ebbi una leggera sensazione di repulsione, e devo avere vagamente sentito che era una cosa sbagliata, perché non lo dissi a mia madre. Non ero abituata a confidarmi con lei, perché, anche se dicevo la verità, ero reticente.

“All’età di 5 anni ho cominciato a frequentare una scuola distrettuale. Ricordo che il mio primo giorno di scuola fui molto attratta da una bambina che indossava un abito rosso vivo.

“La mia prima conoscenza definita del sesso arrivò in questo modo: io frequentavo la scuola del Sabato ed ero diventata ambiziosa di leggere la Bibbia intera. Ero arrivata al punto che riguarda il racconto della nascita di Esaù e Giacobbe, che suscitò la mia curiosità. Così chiesi a mia madre il significato di certe parole del brano. Lei sembrava imbarazzata e eluse la mia domanda. Questo atteggiamento stimolò ancora di più la mia curiosità, e io rilessi il capitolo fino a quando lo capii abbastanza bene. In seguito fui ulteriormente illuminata dalle compagne di gioco. Credo di essermi goduta più che qualsiasi voluttà il fatto di ascoltare i loro discorsi e di ripetere ciò che sapevo circa il mistero e la segretezza da cui gli argomenti relativi al sesso sono circondati.

“Non riesco a ricordare alcun mio atto che derivasse direttamente dal sentimento sessuale prima dei 10 anni. Molte altre bambine e io stessa due o tre volte ci siamo mostrate reciprocamente le parti intime dei nostri corpi. Almeno una volta sono stata io l’istigatrice. Questo atto mi dava un po’ di piacere, anche se non una distinta sensazione fisica. Ricordo che quando avevo circa 10 anni accadde un incidente. Una cugina e io giocavamo ‘alla casa’ insieme. Io non ricordo quello che immediatamente ci condusse a farlo, ma cominciammo ad apostrofarci come se fossimo due ragazzi e cercammo di orinare attraverso lunghi tubi di qualche tipo. Ricordo anche che provavo un vago interesse per l’atto di orinare negli animali e li osservavo da vicino mentre lo facevano.

“Da questo momento fino ai 14 anni sono cresciuta maleducata, più chiassosa e incontrollabile. Prima di questo ero stata una bambina molto trattabile. A 12 anni, a scuola, mi interessai ad un ragazzo della mia classe, e cercai di attirarlo, ma non ci riuscii. Una volta ad una festa di bambini in cui stavamo giocando a baciarci, cercai di convincerlo a baciare me, ma lui era del tutto indifferente. Non ricordo di essermi preoccupata di lui dopo questo fatto. Un anno dopo ho avuto un compagno maschio per cui il mio maestro di scuola mi prendeva in giro. Ho pensato che fosse una cosa ridicola. All’età di 13 anni ho avuto le mestruazioni, un fatto che mi ha causato vergogna e rabbia. A poco a poco ho cominciato a sentirmi sempre più strana, il perché, non lo so spiegare. Non mi sembra di essere come le altre ragazze di mia conoscenza. Adottai, come difesa, un’aria brusca e di sfida. Passavo un bel po’ di tempo a giocare da sola nel nostro cortile, dove costruii un paio di trampoli, saltavo la corda, e cose del genere. A scuola sentivo di non essere apprezzata dalle ragazze più belle e cominciai a frequentare ragazze che ora credo fossero immorali, ma che allora pensavo che non facessero niente di peggio che parlare in modo osceno. Imitavo la loro conversazione e crescevo più spericolata e incontrollabile. Il preside del liceo che frequentavo, l’ho saputo dopo, disse che ero la ragazza più difficile da controllare che avesse mai avuto. Più o meno in quel periodo lessi un libro in cui una ragazza era presentata come una che dice di avere un ‘anima di ragazzo nel corpo di una ragazza.’ L’applicabilità di questa espressione a me stessa mi colpì in modo improvviso, e io lessi quella frase a mia madre che mi disgustò mostrandosi sconvolta.

“Durante questo periodo cominciai ad innamorarmi, una pratica che si attaccò a me fino a quando ebbi circa 30 anni. Ricordo diverse donne più grandi di cui sono stata molto innamorata, e anche un uomo. Di tutte queste persone ce ne fu solo una con la quale ci conoscemmo abbastanza bene per dimostrarci un qualche tipo di affetto; un’altra era un’insegnante, e un’altra ancora era una giovane donna sposata che io avevo l’abitudine di osservare ardentemente nel corso dell’intero servizio in chiesa. Verso tutte le mie insegnanti donne avevo un atteggiamento un po’ sentimentale. Loro mi stimolavano, mentre gli uomini mi davano una sensazione del tutto impersonale. Questo sentimentalismo anomalo poteva essere stato causato, o almeno poteva essere aumentato, dalla lettura di romanzi, alcuni di natura altamente voluttuosa. Ho cominciato a leggere romanzi a 7 anni e dagli 11 ai 14 ho assorbito un gran numero di quelli indesiderabili. Questo mi ha portato a fantasticare sul mio futuro con un amante, immaginandomi in scene romantiche e di essere accarezzata e abbracciata. Avevo sempre supposto che mi sarei sposata. Quando avevo circa 5 anni decisi che, quando fossi cresciuta, avrei sposato un certo giovane che veniva a casa nostra. Diversi anni dopo lui si sposò, con mia grande delusione. Non avevo affetto per lui, ma semplicemente pensavo che sarebbe stato un marito desiderabile.

“Durante la mia adolescenza infelice ho sentito che una mia ex compagna di giochi stava per venire in visita a casa mia. Ho cominciato ad aspettare la visita con molto entusiasmo e al suo arrivo ero molto eccitata. Ho voluto rimanere sola con lei ed accarezzarla, e quando abbiamo dormito insieme ho premuto il mio corpo contro il suo in maniera sensuale, cosa che lei ha accettato, ma senza passione. Ero molto eccitata e non riuscivo a dormire. Era la prima volta che agivo in quel modo, e dopo che lei se ne andò provai vergogna e odio verso di lei. Negli incontri successivi non c’è mai stata la minima sensualità. Non abbiamo mai fatto riferimento alla prima visita e siamo ancora amiche, anche se non intime.

“Un diario che ho tenuto durante i miei 14 e 15 anni è pieno di sentimenti romantici e di termini affettuosi applicati successivamente a tre ragazze della mia età. Avevo con loro solo una conoscenza di parole, ma ero fortemente infatuata di tutte e tre. Anche un ragazzo era oggetto di adorazione.

“Durante il mio tredicesimo anno diventai per un certo tempo molto religiosa e dedita agli esercizi religiosi. Tutto questo passò e al mio quattordicesimo anno ero diventata eretica, ma ero ancora profondamente sensibile alle influenze religiose.

“Quando a avevo a malapena 16 anni dormii una notte con una donna di bassa moralità. Si comportò verso di me in maniera sensuale e risvegliò le mie sensazioni sessuali. Sentivo in quel tempo che era un peccato, ma ero dominata dalla passione. In seguito ho odiato questa donna e ho disprezzato me stessa.

“Andai poi via in un collegio misto. Qui per la prima volta mi sentii felice. Una ragazza della mia stessa età, di buon carattere e di raffinatezza evidente, si innamorò di me e mi portò a ricambiarla. Guardando le cose retrospettivamente, credo che questo sia stato un amore genuino e bello da entrambe le parti. Dopo pochi mesi, però, la nostra relazione, su mia iniziativa e contro la volontà della mia amica, diventò una relazione fisica. Esprimevamo il nostro affetto con carezze reciproche, abbracci stretti e stendendoci una sul corpo dell’altra. A volte io toccavo i suoi organi sessuali sensualmente. Tutto questo contatto mi dava brividi squisiti. Dopo tre anni abbiamo avuto un malinteso e ci siamo separate. Sono stata molto addolorata e turbata per molti anni, e sono arrivata a rimpiangere molto il rapporto fisico che era esistito tra di noi. La mia amica col tempo si innamorò e si sposò. Ho avuto diverse altre infatuazioni più leggere per donne, sono stata corteggiata da diversi uomini verso i quali sono rimasta fredda e annoiata, tranne in un caso, dove sono stata un po’ toccata, e finalmente ho trovato una duratura amicizia con una donna che si era profondamente innamorata di me ai tempi della scuola e non era mai stata in grado di interessarsi di nessun’altra. È una donna di grande talento letterario, di buona capacità generale e alti ideali. Lei è di solito molto apprezzata dagli uomini. Il suo amore per me è la cosa più reale del mondo, e sembra anche la più duratura. In un primo momento il mio sentimento per lei era quasi puramente fisico, anche se non c’erano rapporti sessuali. Odiavo questo sentimento sessuale e riuscii a superarlo per la gran parte. A volte dopo lunghe separazioni ci siamo abbracciate con grande passione, almeno da parte mia. Questo ha sempre avuto un effetto fisico negativo su di me. Attualmente, tuttavia, si verifica molto raramente. Entrambe consideriamo le sensazioni sessuali degradanti e deleterie per il vero amore. Non so proprio se in qualche momento abbiamo avuto la completa soddisfazione e gratificazione fisica. Ho sperimentato un piacere fisico molto acuto, mescolato con quello che considero una grande esaltazione mentale e una grande accelerazione delle emozioni. Questa condizione era causata da uno stretto contatto con il corpo della mia amica, solitamente dallo sdraiarmi su di lei. Ma se per ‘soddisfazione’ si intende che il desiderio, essendo stato completamente soddisfatto, cessa temporaneamente, penso che non ho mai avuto questa esperienza. Se è accaduto, è stato quando avevo circa 18 anni, quando ho vissuto con un’amica in rapporti intimi. In questi ultimi anni, in ogni caso, non mi è mai successo, e un abbraccio, comunque forte, mi lascia sempre con il desiderio di una unione più stretta, sia fisica che spirituale. Così da un paio di anni, sono giunta alla conclusione che fosse impossibile ottenere la soddisfazione fisica attraverso la donna che amavo. Sono arrivata a questa conclusione a causa degli effetti fisici negativi del contatto. I miei organi sessuali sono diventati altamente sensibili e infiammati e ho sofferto di dolore da infiammazione e di conseguente leucorrea. Se mi permettessi di indulgere in carezze, questa condizione ritornerebbe. La mia amica, per fortuna, anche se molto affettuosa ed espansiva verso di me, ha molto poca passione sessuale. L’idea che il nostro rapporto si basi su questa passione è molto ripugnante per lei. Accadde improvvisamente, un paio d’anni fa, che, molto scoraggiata e quasi senza speranza di essere in grado di superare il mio appetito, decisi che non potevamo stare insieme a meno che io non ci fossi riuscita. Allo stato attuale, con qualche aiuto, sono in gran parte riuscita a vivere con la mia amica su una base di normale compagnia, anche se affettuosa e tenera. Sono stata aiutata di più, e ho imparato di più, attraverso questa compagnia, che attraverso qualsiasi altra cosa. Il piacere appassionato che ho sentito quando ero un una relazione reciproca non l’ho mai sperimentato nella masturbazione. Per quanto mi ricordo la masturbazione non ebbe mai luogo prima che fossi molto avanti nella mia adolescenza e non fu mai una pratica abituale, tranne la prima estate che fui separata da una compagna di scuola che amavo. I pensieri di lei suscitavano sentimenti che cercavo di soddisfare in questo modo, ma l’intera sensualità dell’atto mi portò presto ad astenermene e a capire che non era quello che volevo.

“Un incidente particolare, che potrebbe avere una certa importanza, mi capitò circa cinque anni fa. Ero seduta in una piccola stanza dove si teneva un seminario. Il leader della discussione era un uomo di circa 50 anni, verso il quale alzavo gli occhi in ragione dei risultati che aveva conseguito e che rispettavo come uomo, anche se lo conoscevo socialmente molto poco. Avevo perso una notte di sonno per il mal di denti e mi sentivo nervosa. Stavo prestando tutta la mia attenzione al tema trattato, quando improvvisamente sentii una forte spinta fisica verso quell’uomo. Non sapevo cosa stavo per fare, ma mi sentii sul punto di perdere ogni controllo di me stessa. Avevo paura di andarmene, per paura che il minimo movimento mi potesse gettare nel panico. L’attrazione era del tutto fisica e del tutto diversa da cose che avevo provato prima e avevo la strana sensazione che la causa fosse proprio quell’uomo, ero come una spettatrice. Fu proprio qualche momento prima dello scioglimento della riunione che la mia “possessione” scomparve completamente e non ritornò mai più.

“Per quanto riguarda i sogni, devo dire che è solo dall’anno scorso o da due anni fa che sono stata consapevole di avere sogni chiari con eventi definiti. Sembravano di solito lasciare solo impressioni vaghe, come ad esempio la sensazione che io fossi andata a cavallo, o avessi tentato di eseguire un compito difficile. Non ricordo di aver avuto sogni sessuali per diversi anni, ma a volte vengo svegliata da un sentimento di desiderio sessuale insoddisfatto, che sembra di solito causato da un bisogno di orinare. Tra i 17 e 22 anni circa, ho spesso avuto vaghi sogni sessuali, forse diverse volte al mese. Questi sogni si presentavano sempre, credo, quando mi capitava di essere a letto con qualcuno che, nel mio sogno, potevo scambiare per la mia amica intima, e mi sarei svegliata abbracciando la mia compagna di letto, con un grado di passione a volte leggero, ma a volte notevole. Sono finalmente arrivata ​​a una certa comprensione del mio temperamento, e non sono più infelice e malinconica. Mi dispiace di non essere un uomo, perché allora potrei avere una casa e dei figli.”

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5371

COMPORTAMENTI OMOSESSUALI FEMMINILI E OMOSESSUALITÀ INNATA

OMOSESSUALITÀ FEMMINILE – seconda parte

La seconda parte del capitolo dedicato da Havelock Ellis alla omosessualità femminile, nell’ambito del suo trattato sull’inversione sessuale, è centrata sulla distinzione tra comportamenti omosessuali e omosessualità innata. L’autore, dopo aver presentato un quadro della diffusione dell’omosessualità femminile in vari paesi del mondo, si sofferma ad analizzare i comportamenti omosessuali delle ragazze e delle donne nelle scuole, nelle prigioni, nei teatri e nei luoghi di lavoro. In alcuni punti, quando riporta delle note concernenti l’omosessualità inviategli da donne, il tono del lavoro si fa molto più personale e si arriva in alcuni casi a capire con quale intensità affettiva e con quali turbamenti due donne adulte possano arrivare, non per gioco ma per amore, a superare i propri preconcetti moralistici e a costruire un vero rapporto di coppia modellato sulle esigenze personali profonde delle due partner più che su modelli estranei e prefabbricati.

Buona lettura.

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Indubbiamente non è difficile dare una spiegazione di questo ritardo negli studi sull’inversione sessuale nelle donne. Nonostante la severità con la quale l’omosessualità nelle donne è stata presa in considerazione in alcuni casi, la maggior parte degli uomini sembrano essere stati indifferenti verso di essa; quando l’omosessualità femminile è diventata un crimine o una causa di divorzio per gli uomini, di solito non è stata affatto considerata come una colpa per le donne.[1] Un altro motivo è che l’omosessualità è meno facile da individuare nelle donne; siamo abituati a una maggiore familiarità e intimità tra le donne che tra gli uomini, e nel caso delle donne siamo meno inclini a sospettare l’esistenza di una qualsiasi passione anormale. E, insieme con questa causa, dobbiamo anche tenere a mente l’estrema ignoranza e l’estrema reticenza delle donne per quanto riguarda qualsiasi manifestazione anormale o addirittura normale della loro vita sessuale. Una donna può provare un elevato grado di attrazione sessuale per un’altra donna senza rendersi conto che il suo affetto è sessuale, e quando se ne rende conto, è quasi sempre molto riluttante a rivelare la natura della sua esperienza intima, anche con l’adozione di precauzioni, e anche se può essere consapevole del fatto che contribuire a rivelare la natura della sua anomalia, può aiutare ad alleggerire il peso di essa su altre donne. Tra le numerose confessioni inviate volontariamente a Krafft-Ebing non ce n’è una sola che venga da una donna. Vi è ancora l’ulteriore motivo che i casi ben definiti e completamente sviluppati di inversione sono probabilmente più rari nelle donne, anche se quelli più lievi possono essere più comuni; in accordo con la maggior suscettibilità dell’organismo femminile agli stimoli leggeri, e con la sua minore disponibilità nei confronti delle variazioni profonde.[2]

Le stesse aberrazioni che si trovano tra gli uomini, si ritrovano comunque, in tutto il mondo, tra le donne. L’inversione femminile è stata a volte considerata come un vizio della moderna civiltà raffinata. Eppure era familiare già per gli anglosassoni, e il Penitenziale di Teodoro nel VII secolo assegnava a una donna che fornicasse con una donna una penitenza di tre anni (notevolmente inferiore a quella assegnata agli uomini, o per la bestialità).” L’omosessualità si trova tra le donne dei selvaggi, in tutte le parti del mondo, anche se è meno frequentemente registrata che tra gli uomini.[3]

In Nuova Zelanda, si afferma basandosi sull’autorità di Moerenhout (anche se non sono stato in grado di trovare il riferimento) che le donne praticavano il lesbismo. In Sud America, dove l’inversione è comune tra gli uomini, troviamo fenomeni simili nelle donne. Tra le tribù brasiliane, Gandavo ha scritto:[4]

“Ci sono alcune donne tra questi Indiani che decidono di essere caste e non hanno rapporti sessuali con nessun uomo. Queste donne abbandonano ogni occupazione femminile e imitano gli uomini. Portano i capelli allo stesso modo degli uomini. Vanno alla guerra o a caccia con loro, portando i loro archi, stanno sempre in compagnia di uomini, e ognuna ha una donna che la serve e con cui vive.”

Questo ha qualche analogia con i fenomeni osservati tra gli uomini del Nord America. Il Dr. Holder, che ha attentamente studiato il boté, mi dice che non ha incontrato fenomeni corrispondenti nelle donne.

Non vi è dubbio, tuttavia, che l’omosessualità tra le donne sia ben nota agli Indiani d’America in varie regioni. Così gli Indiani Salish della Columbia britannica hanno un mito di una vecchia donna che aveva rapporti sessuali con una giovane donna per mezzo di un corno usato come un pene.[5] Nella mitologia degli Indiani Assiniboine (del Canada e del Montana) e degli Indiani Fox (dello Iowa) ci sono anche leggende di omosessualità femminile, che si suppone siano state derivate dagli Indiani Algonkin Cree, che erano strettamente collegati con entrambi.[6]

Secondo la leggenda degli Assiniboine, la moglie di un uomo, si innamorò della sorella di lui e fuggì con lei, un bambino senza ossa fu il risultato dell’unione; il marito inseguì la coppia, e uccise la moglie e il bambino; nessuno si preoccupò di vendicare la sua morte. La leggenda dei Fox, dal titolo “Due Fanciulle che si prostituivano una all’altra” è la seguente: “Si dice che una volta in un tempo molto lontano c’erano due giovani donne che erano amiche. Si racconta che c’erano anche due giovani uomini che tentavano di corteggiare le due fanciulle, ma non potevano nemmeno parlare con loro. Dopo un po’ i giovani cominciarono a sospettare qualcosa di sbagliato. Così una volta durante l’estate, quando le due fanciulle cominciarono a staccare le cortecce, i giovani le seguirono, rimanendo abbastanza lontani tanto però da tenerle in vista. Mentre le ragazze staccavano la cortecce, i giovani si tenevano nascosti. Dopo un po’ non sentirono più il rumore delle fanciulle al lavoro. Al che cominciarono a strisciare fino a dove quelle si trovavano. Quando si avvicinarono, ecco, le fanciulle erano nell’atto di togliersi i vestiti. La prima a spogliarsi si gettò a terra e rimase lì. ‘Ma che cosa hanno intenzione di fare queste ragazze?’ fu la domanda che sorse nel cuore dei giovani. E con loro stupore le ragazze cominciarono a giacere insieme. Allora i giovani corsero dove stavano le ragazze. Quella che giaceva sopra istantaneamente cadde all’indietro. Il suo clitoride era eretto e aveva una forma strana, era come il pene di una tartaruga. Allora le fanciulle cominciarono a supplicare i giovani: ‘Oh, non dite nulla di noi!’ dissero. ‘In verità, non è per un nostro desiderio libero che abbiamo fatto questa cosa. L’abbiamo fatta sotto l’influenza di qualche essere sconosciuto.’ Si dice che, dopo, una delle due fanciulle sia rimasta incinta di un figlio. Nel corso del tempo, partorì, e il bambino era come una tartaruga dal guscio morbido”.

A Bali, secondo Jacobs (come citato da Ploss e Bartels), l’omosessualità è quasi altrettanto comune tra le donne come tra gli uomini, anche se è esercitata più segretamente; i metodi di gratificazione adottati sono o col dito o con la lingua, oppure mettendo insieme le parti (tribadismo).

Baumann, che ha notato l’inversione tra la popolazione maschile negra di Zanzibar, constata che non è rara tra le donne. Anche se le tradizioni orientali rendono impossibile per queste donne indossare abiti maschili apertamente, lo fanno in privato, e sono riconosciute da altre donne per il loro appoggiarsi alla maniera degli uomini, come anche dal fatto che gli indumenti delle donne non si adattano a loro. Esse mostrano una preferenza per le occupazioni maschili e cercano la soddisfazione sessuale tra le donne che hanno le stesse inclinazioni, oppure tra le donne normali, che sono conquistate con regali o altri mezzi. Oltre al tribadismo e al cunnilingus, a volte usano un fallo di ebano o di avorio, con una specie di glande ad una estremità, o, talvolta, ad entrambe le estremità; in quest’ultimo caso può essere utilizzato da due donne contemporaneamente, e talvolta è attraversato da un foro dal quale può essere iniettata acqua calda; è considerato un’invenzione araba, ed è talvolta utilizzato da donne normali chiuse nell’harem, e praticamente private della soddisfazione sessuale.[7]

Tra le donne arabe, secondo Kocher, le pratiche omosessuali sono rare, anche se sono molto comuni tra gli uomini arabi. In Egitto, però, secondo Godard, Kocher, e altri, queste pratiche sono quasi di moda, e ogni donna dell’harem ha un’”amica”. Si dice talvolta che in Turchia l’omosessualità è rara tra le donne. Ma sembrerebbe che si possa trovare negli harem e nei bagni delle donne della Turchia così come dell’Islam in generale. Brantôme, nel XVI secolo, faceva riferimenti al lesbismo delle donne turche ai bagni, e Leone l’Africano nello stesso secolo citava il tribadismo delle donne moresche e l’organizzazione formale della prostituzione tribadica a Fez. Ci fu una poetessa Osmanli saffica, Mihiri, la cui tomba è ad Amasia, e Vambery e Achestorides concordano per quanto riguarda la diffusione dell’omosessualità femminile in Turchia.[8] Tra i negri e i mulatti dei paesi francesi creoli, secondo Corre, l’omosessualità è molto comune. “Conosco una signora di grande bellezza”, osserva, “una straniera in Guadalupe e una madre di famiglia, che è obbligata a stare lontana dai mercati e da certi negozi a causa dell’eccessiva ammirazione che riscuote da parte delle donne mulatte e negre, e degli inviti impudenti che esse hanno il coraggio farle.”[9] L’autore fa riferimento a diversi casi di tentativi più o meno violenti di approccio sessuale da parte di donne verso giovani ragazze di colore di 12 o 14 anni, e osserva che tali tentativi da parte di uomini verso bambini del loro stesso sesso sono molto più rari.

In Cina (secondo Matignon) e in Cocincina (secondo Lorion) l’omosessualità non sembra essere comune tra le donne. In India, tuttavia, è probabilmente diffusa tra le donne come certamente lo è tra gli uomini.

Nella prima edizione di questo studio ho citato il parere del Dr. Buchanan, allora Sovrintendente della Prigione centrale del Bengala a Bhagalpur, che mi ha informato che non ne aveva mai incontrato un solo caso e che il suo capo-carceriere non aveva mai sentito parlare di una tale cosa in venticinque anni di esperienza. Un altro ufficiale del Servizio Medico Indiano mi assicura, tuttavia, che non ci può essere il minimo dubbio circa la frequenza dell’omosessualità tra le donne in India, sia all’interno che all’esterno delle carceri. Devo a lui le seguenti note su questo punto:

“Che i rapporti omosessuali sono abbastanza comune tra le donne indiane è dimostrato dal fatto che la lingua Hindustani ha cinque parole per indicare la tribade: (1) dúgáná, (2) zanàkhé, (3) sa’tar, (4) chapathái, and (5)chapatbáz. Il modus operandi è generalmente quello che Marziale chiama geminos committere cunnos, ma a volte è impiegato un fallo, chiamato saburah. L’atto in sé è chiamato chapat o chapti, e i poeti Hindustani, Nazir, Rangin, Ján S’áheb , trattano di amore lesbico molto estesamente e, a volte, molto crudamente. Ján S’áheb, una poetessa, canta affermando che un rapporto sessuale con una donna per mezzo di un fallo è da preferire alla soddisfazione offerta da un amante maschio. il comune eufemismo impiegato quando si parla di due tribadi che vivono insieme è che esse “vivono separate.” Questo per quanto riguarda la prova letteraria della prevalenza di quello che, mirable dictu, il carceriere del Dr. Buchanan ignorava.

“Ora stando ai fatti, nel carcere di R. il sovrintendente ha scoperto un certo numero di falli nel recinto delle donne; erano fatti di argilla e essiccati al sole e portavano segni di utilizzo Nel carcere di S. c’era una donna che (come accade di regola con le tribadi in India) indossava abiti maschili, ed era ben nota per le sue inclinazioni sessuali. Un esame di questa donna ha rivelato quanto segue: faccia con lineamenti molto marcati, mammelle di tipo maschile, ma con capezzoli allungati e facilmente erettili; la regione dei glutei e quella iliaca sono abbastanza di tipo maschile, come anche le cosce; il clitoride ha un glande ingrossato, prontamente erettile; le piccole labbra sono ispessite e allargate; l’orifizio vulvare è evidente, perché nella prima giovinezza era stata una prostituta; la voce era quasi da contralto. La sua partner era di tipo basso, ma eminentemente femminile nella struttura fisica e nei modi. In questo caso ho sentito dire che ‘l’uomo’ andò da un asceta locale e lo pregò di intercedere con la divinità, perché lei potesse mettere incinta la sua partner. (‘le opere di medicina indù menzionano la possibilità che una donna che si unisca con un’altra donna in abbracci sessuali generi un feto senza ossa.’ Short History of Aryan Medical Science, p. 44.)

“Nella città di D. ‘vivevano separate’ due donne, una era una bramina, l’altra un’allevatrice. Il loro modus operandi era il tribadismo, a quanto mi ha detto un testimone oculare. In S. sono stato chiamato a trattare la vedova di un ricco maomettano; ho avuto occasione di esaminare le pudenda, e ho trovato quello che Martineau avrebbe chiamato il segno indelebile della masturbazione precoce e del saffismo successivo. Lei ha ammesso l’accusa e ha confessato di essere in ottimi rapporti con le sue tre ancelle, straordinariamente ben formate e di bell’aspetto. Questa signora disse di avere iniziato la masturbazione in tenera età, ‘proprio come tutte le altre donne,’ e che il saffismo era venuto dopo l’età della pubertà. Un’altra donna maomettana che conoscevo, e che aveva un clitoride molto grande, mi ha detto di essere stata iniziata all’amore lesbico a 12 anni da una vicina e di averlo praticato in modo intermittente da allora. Potrei anche citare l’esempio di due sorelle della casta dei giardinieri, entrambe vedove, che ‘vivevano separate’ e si abbandonavano al mutuo saffismo.

“Che talvolta le donne che praticano il tribadismo siano più vigorose è dimostrato dal fatto che, nel carcere centrale di -, è stato ammesso che il gonfiore della vulva era stato causato dagli abbracci di due detenute, l’inserviente che me lo ha detto ha citato la cosa abbastanza per inciso, mentre mi riferiva delle sue esperienze come assistente ospedaliero presso questo carcere. Quando l’ho interrogato, ha dichiarato che la donna, che era stata chiamata per il trattamento, gli aveva detto che non avrebbe mai potuto ‘soddisfarsi’ con gli uomini, ma solo con le donne. E ha aggiunto che il tribadismo era ‘abbastanza comune nel carcere’ “.

Quanto accennato sopra può servire a dimostrare che le pratiche omosessuali certamente, e l’inversione sessuale definitiva probabilmente, sono molto diffuse tra le donne in molte e diverse parti del mondo, anche se è probabile che, come tra gli uomini, ci siano variazioni – geografiche, razziali, nazionali o sociali – nella frequenza o nell’intensità delle sue manifestazioni evidenti. Così, nel XVIII secolo, Casanova osservò che le donne della Provenza sono particolarmente inclini al lesbismo.

Nelle carceri europee le pratiche omosessuali fioriscono tra le donne esattamente tanto, si può probabilmente dire, quanto tra gli uomini. C’è, infatti, qualche ragione per supporre che questi fenomeni siano qui a volte anche più decisamente diffusi che tra gli uomini.[10] Questa prevalenza dell’omosessualità fra le donne in carcere è collegata con la stretta relazione tra criminalità femminile e prostituzione.

La frequenza delle pratiche omosessuali tra le prostitute è un fatto di un certo interesse, e richiede una spiegazione particolare, perché, a prima vista, sembra in opposizione a tutto ciò che sappiamo sulle cause scatenanti dell’omosessualità. Per quanto riguarda il fatto in sé non ci può essere alcun dubbio.[11] È stato notato da tutti coloro che conoscono la vita delle prostitute, anche se le valutazioni possono differire quanto alla sua frequenza. A Berlino, Moll è venuto a sapere in ambienti ben informati, che la percentuale di prostitute con tendenze lesbiche è di circa il 25 per cento. Questa era più o meno la percentuale a Parigi molti anni fa secondo Duchâtelet-padre; oggi, secondo Chevalier, la percentuale è aumentata; e Bourneville ritiene che il 75 per cento, delle persone ricoverate degli ospedali venerei parigini abbia praticato l’omosessualità. Hammer in Germania ha trovato tra 66 prostitute che 41 erano omosessuali[12] Hirschfeld pensa che le donne invertite siano particolarmente inclini a diventare prostitute[13] Eulenburg crede, d’altra parte, che le condizioni della loro vita favoriscano l’omosessualità tra le prostitute; “un’unione omosessuale sembra loro più alta, più pura, più innocente e più ideale”.[14] Non c’è, tuttavia, alcuna contraddizione di fondo tra questi due punti di vista; essi sono probabilmente entrambi giusti.

A Londra, per quanto ho potuto allargare le mie indagini, l’omosessualità tra le prostitute è molto meno diffusa, e quella di tipo ben marcato si limita ad un gruppo relativamente piccolo. Devo ad un amico per la seguente nota: “Dalla mia esperienza della prostituta parigina, mi sembra di capire che il lesbismo a Parigi è estremamente diffuso, anzi, si potrebbe quasi dire che è normale. In particolare, la maggior parte delle ballerine di Can Can del Moulin Rouge, del Casino de Paris, e di altri locali da ballo pubblici sono note per andare a due a due, e, per la maggior parte, preferiscono non essere separate, anche nei loro momenti più professionali con l’altro sesso. A Londra la cosa è, naturalmente, molto meno evidente, e, credo, molto meno diffusa, ma non è certamente rara. Alcune prostitute ben conosciute sono note per le loro tendenze in questa direzione, che però non interferiscono in alcun modo significativo con i dettagli ordinari della loro professione. Non conosco personalmente neppure una sola prostituta che sia esclusivamente lesbica, ho avuto il vago sentore che ci siano uno o due di tali anomalie Ma ho sentito una bella cocotte, al Corinthian, annunciare a tutta la sala. che stava andando a casa con una ragazza; e nessuno dubitava di quella affermazione. Il suo nome, infatti, è generalmente accoppiato con quello di un’attrice quinta categoria. Un’altra donna dello stesso tipo ha un po’ di clientela di donne che comprano le sue fotografie a Burlington Arcade. Nei ranghi inferiori della professione tutto questo è molto meno comune. Si trovano spesso donne che semplicemente non hanno mai sentito parlare di una cosa del genere; sanno dell’omosessualità per quanto riguarda gli uomini, ma non per quanto riguarda le donne. E sono, per la maggior parte, del tutto inorridite all’idea, che considerano parte integrante della ‘bestialità francese.’ Naturalmente, quasi ogni ragazza ha la sua amica, e, quando non sono occupate separatamente, spesso dormono insieme; ma, mentre in particolari e rari casi, ciò significa indubbiamente tutto ciò che può significare, per la maggior parte, per quanto si può giudicare, significa non più di quanto significherebbe tra ragazze comuni.”

È evidente che ci devono essere alcune cause fondamentali della frequenza dell’omosessualità tra le prostitute. Una di tali cause risiede senza dubbio nel carattere delle relazioni della prostituta con gli uomini; queste relazioni sono di carattere professionale, e, quando l’elemento economico viene sottolineato, la possibilità di avere soddisfazione sessuale diminuisce; e in aggiunta manca anche il senso di uguaglianza sociale, il senso di possesso, e lo scopo per l’esercizio dell’affetto e della devozione femminile. Queste cose la prostituta, di solito, è costretta a trovarle o in un “protettore” o in un’altra donna.[15]

Oltre a questo fatto si deve ricordare che, in un gran numero di casi, le prostitute mostrano in misura più o meno marcata molti dei segni dell’eredità nevrotica,[16] e non ci si dovrebbe sorprendere se esse presentano i germi dell’omosessualità in misura insolitamente elevata. La vita della prostituta potrebbe certamente sviluppare tali germi latenti; e quindi abbiamo una tendenza eccessiva all’omosessualità, proprio come l’abbiamo tra i criminali, e, in misura molto minore, tra le persone di genio e di intelletto.

L’omosessualità è particolarmente favorita da quegli impieghi che mantengono le donne sempre insieme, non solo di giorno, ma spesso anche di notte, senza la compagnia di uomini. Questo è, per esempio, il caso dei conventi, in passato, in ogni caso, – ma può accadere anche oggi, -l’omosessualità era considerata molto prevalente nei conventi. Questo era particolarmente vero nel XVIII secolo, quando molte ragazze giovani, senza alcuna vocazione religiosa, venivano messe nei conventi.[17] La stessa cosa accade ancora oggi tra le donne che lavorano come donne di servizio nei grandi alberghi, tra loro le pratiche omosessuali sono state riscontrate molto frequentemente.[18] Laycock, molti anni fa, ha notato la prevalenza di manifestazioni di questo tipo, che egli considerava come isteriche, tra le sarte, le merlettaie, ecc, confinate per ore a stretto contatto tra loro in ambienti riscaldati. Le circostanze in cui sono impiegate molte giovani donne durante il giorno nei grandi negozi e nelle fabbriche, e dormono nella fabbrica, due in una stanza o anche due in un letto, sono favorevoli allo sviluppo di pratiche omosessuali.

In Inghilterra è raro che qualcuno si preoccupi di indagare su questi fenomeni, anche se, certamente esistono. Sono stati studiati più a fondo altrove. Così, a Roma, Niceforo, che ha studiato i vari aspetti della vita delle classi lavoratrici, è riuscito ad ottenere molte informazioni precise riguardanti gli usi ei costumi delle ragazze nei laboratori di sartoria e confezione. Egli osserva che pochi di coloro che vedono le “figlie virtuose del popolo”, spesso di non più di 12 anni, camminare lungo le strade con scatola della sarta sotto il braccio, modestamente capo chino e con aria verginale, si rendono conto delle preoccupazioni sessuali intense che spesso stanno sotto quelle apparenze. Nelle stanze in cui si lavora, la conversazione ruota perennemente intorno a temi sessuali in assenza della padrona o della direttrice, e anche in sua presenza il gergo che prevale nel laboratorio porta ad un dialogo con doppi sensi. Ne deriva uno stato di eccitazione sessuale che a volte si allevia mentalmente attraverso l’onanismo psichico, a volte attraverso una qualche forma di masturbazione; una ragazza ha ammesso a Niceforo che, consentendo ai suoi pensieri di soffermarsi su quegli argomenti durante il lavoro, a volte si produceva eccitazione sessuale fisica anche quattro volte al giorno. (Vedi anche Vol. I di questi Studi, “Auto-erotismo”.) A volte, tuttavia, si produceva una vaga sorta di omosessualità, le ragazze, eccitate dai loro pensieri e dalla loro conversazione, si eccitavano ancora di più attraverso il contatto di una con l’altra. “In estate, in un locale di lavoro, alcune delle ragazze non indossano biancheria, e si sbottonano il corpetto, e lavorano con le gambe incrociate, più o meno scoperte. In questa posizione, le ragazze si avvicinano e si ispezionano l’una con l’altra; alcune si vantano delle loro gambe bianche, e, poi si alzano le sottovesti completamente per un più attento confronto. Molte godono di questa ispezione della nudità, e provano vero piacere sessuale. Da mezzogiorno fino alle due del pomeriggio, durante le ore di maggior caldo, quando tutte sono in questa condizione, e la padrona, in camicia (e, a volte, senza vergogna in presenza delle lavoranti, anche senza camicia), si addormenta sul divano, tutte le ragazze, senza una sola eccezione, si masturbano. Il calore sembra acutizzare i loro desideri e risvegliare morbosamente tutti i loro sensi.  Le emozioni voluttuose, trattenute durante il resto della giornata, scoppiano con forza irresistibile, stimolate dallo spettacolo della reciproca nudità, alcune ragazze mettono le loro gambe insieme e, così, aumentano lo spasmo attraverso l’illusione del contatto con un uomo.” In questo modo arrivano alla masturbazione reciproca. “È interessante notare, tuttavia,” Niceforo sottolinea, “che queste coppie per la masturbazione reciproca non sono mai coppie lesbiche. Il tribadismo è del tutto assente dalle fabbriche e dai laboratori.” Egli ritiene anche che non esista tra le ragazze della classe operaia. Descrive inoltre come, in un altro locale di lavoro, durante le ore calde del giorno, in estate, quando non si lavora, alcune delle ragazze si ritirano nello stanzino di prova, e, dopo aver fissato le loro camicie intorno alle gambe e alle cosce con degli spilli, in modo da imitare i pantaloni, giocano a fare gli uomini e a far finta di avere rapporti con le altre. (Niceforo, Il Gergo, cap. VI, 1897, Torino.) Ho riprodotto questi dettagli da un attento studio di Niceforo, perché, anche se possono sembrare triviali in alcuni punti, mettono chiaramente in evidenza la distinzione molto importante tra omosessualità solo temporanea e vera inversione. I divertimenti di queste giovani non possono essere considerati totalmente innocenti o sani, ma, d’altro canto, non sono radicalmente morbosi o viziosi. Essi sono strettamente, e anche consapevolmente, un gioco, e sono dominati dal pensiero che il vero ideale sessuale è la normale relazione con un uomo, e certamente scomparirebbero in presenza di un uomo.

Va ricordato che le osservazioni di Niceforo sono state fatte tra ragazze che erano per lo più giovani. Nelle grandi fabbriche, dove lavorano molte donne adulte, i fenomeni tendono ad essere più rari, ma di carattere molto meno banale e giocoso. A Wolverhampton, una quarantina di anni fa, fu segnalato il caso di una donna in un “impianto” di zincatura che, dopo cena, indecentemente aggredì una ragazza che era un’operaia appena assunta. Due giovani donne tenevano giù la vittima, e questo sembra dimostrare che il vizio omosessuale era qui comune e riconosciuto. Senza dubbio, questo caso è eccezionale nella sua brutalità. Getta, comunque, una luce significativa sulle condizioni prevalenti nelle fabbriche. In Spagna, nelle grandi fabbriche dove sono impiegate molte donne adulte, in particolare nella grande fabbrica di tabacco di Siviglia, le relazioni lesbiche sembrano non essere rare. Qui le donne lavorano in un’atmosfera che, in estate, è così calda che le lavoranti si tolgono la maggior parte del loro abbigliamento, a tal punto che una campana suona ogni volta che un visitatore viene introdotto in un locale di lavoro, al fine di avvertire le lavoratrici. Tale ambiente predispone alla formazione di relazioni omosessuali. Quando ero in Spagna, alcuni anni fa, si verificò un incidente, nella Fábrica de Tabacos di Siviglia, che attirò molta attenzione sui giornali, e, anche se fu considerato insolito, getta luce sulla vita delle lavoratrici. Una mattina mentre le donne stavano entrando nel locale di lavoro e in mezzo alla solita confusione si stavano togliendo i loro scialli di Manila per indossare il leggero abito da lavoro, una delle donne tirò fuori un piccolo coltello a serramanico e, aggredita un’altra donna, rapidamente le inflisse sei o sette ferite sul viso e sul collo, minacciando di uccidere chiunque si avvicinasse. Entrambe queste Cigarreras erano lavoratrici di livello superiore, impegnate nel tipo più delicato di lavoro, ed erano state in fabbrica per molti anni. In apparenza furono descritte come donne che presentavano un forte contrasto: quella che aveva aggredito la compagna, aveva 48 anni, era di aspetto maschile, alta e magra, con un’espressione di ferma determinazione sul volto rugoso; la vittima, invece, che aveva 30 anni, era rotondetta, di bella presenza e di atteggiamento gradevole. Il motivo in un primo momento individuato come ragione dell’aggressione alla donna più giovane era che sua madre aveva insultato il figlio della donna più anziana. Sembrava, però, che una stretta amicizia esistesse tra le due donne, che negli ultimi tempi la donna più giovane avesse formato un amicizia con la caporeparto del suo laboratorio, e che la donna anziana, animata dalla gelosia, avesse quindi deciso di uccidere entrambe; questo progetto fu frustrato dalla accidentale assenza della caporeparto quel giorno.

Nei teatri la sessualità anormale, stimolata dallo stare insieme nel lavoro è complicata dalla tendenza generale dell’omosessualità ad essere collegata con l’attitudine drammatica, un punto a cui dovrò fare riferimento in seguito. Devo ad un amico per la seguente nota: “Le amicizie appassionate tra ragazze, dalle più innocenti alle escursioni più elaborate in direzione di Lesbo, sono estremamente comuni nei teatri, sia tra le attrici e, ancor più, tra le ballerine e le ragazze del coro. Qui la confusione degli spogliatoi, l’attesa certe volte anche di due ore tra due entrate in scena, durante la quale tutte le ragazze sono ingabbiate in uno stato di inazione e di eccitazione in alcuni spogliatoi affollati, forniscono ogni opportunità per la crescita di questo particolare tipo di sentimento. Nella maggior parte dei teatri c’è un piccolo gruppo di ragazze, un po’ evitato dalle altre, o fatto di ragazze incuranti di ulteriori frequentazioni, che professano la devozione più illimitata l’una per l’altra. La maggior parte di queste ragazze sono ugualmente pronte a flirtare con l’altro sesso, ma so di alcune tra loro che a malapena parlano con un uomo, e che non sono mai state viste senza la loro particolare ‘amica’ o ‘compagna’, che, se quella viene trasferita in un altro teatro, se ne vanno da quelle parti e aspettano la loro amica alla porta degli artisti. Ma qui, ancora una volta, è raro che l’esperienza vada molto lontano. Il fatto è che la ragazza inglese, soprattutto la ragazza di classe medio-bassa, che abbia o non abbia perso la virtù, è estremamente incatenata da nozioni convenzionali. L’ignoranza e l’abitudine sono due influenze che trattengono dal portare questo particolare tipo di perversione alle sue logiche conclusioni. È, quindi, tra i ranghi più elevati, sia della società che della prostituzione, che il lesbismo si può trovare in modo più definito, perché qui abbiamo una libertà di azione molto più grande, e una maggiore libertà da pregiudizi.”

Tra le ragazze, come tra i ragazzi, è nella scuola, al momento dell’evoluzione della pubertà, che l’omosessualità di solito si manifesta per la prima volta. Può avere origine in modo prevalentemente periferico o prevalentemente centrale. Nel primo caso, due ragazzine, forse quando sono più vicine nel letto, più o meno involontariamente generano una nell’altra una certa eccitazione sessuale, che esse favoriscono baciandosi e toccandosi reciprocamente. Questo è un tipo spurio dell’omosessualità, è il gioco spesso precoce dell’istinto normale. Nella ragazza che è congenitamente predisposta all’omosessualità questo gioco continuerà e si svilupperà; nella maggioranza delle ragazze sarà dimenticato il più rapidamente possibile, non senza vergogna, in presenza del normale oggetto dell’amore sessuale.

Posso citare come abbastanza tipica la seguente osservazione fornitami da una signora che non può essere considerata invertita: “Come tanti altri bambini e bambine, all’inizio mi è stata insegnata l’auto-indulgenza da una ragazza a scuola, e ho trasmesso la mia conoscenza ad una o ad altre due, con una delle quali mi ricordo che una volta, quando avevamo solo 16 anni, passammo la notte sensualmente. Dopo ci vergognammo terribilmente, e quella fu l’unica volta. Quando avevo solo 8 anni c’era una ragazza di 13 alla quale piaceva giocare con il mio corpo, e mi insegnò a giocare con lei, anche se quasi non mi piaceva farlo. Dormivamo insieme, e questo andò avanti a intervalli per sei mesi. Queste cose, al fine di ottenere divertimento, e non in modo appassionato, non sono rare tra i bambini, ma sono meno comuni, credo, di quanto la gente a volte immagina. Credo che potrei ricordare senza troppe difficoltà, il numero di volte in cui queste cose sono successe a me. Nel caso che ho citato quando sperimentai per una notte – o cercai di suscitare in me stessa e nella mia compagna sedicenne – la passione sessuale, noi avevamo dormito insieme  un paio di volte quando eravamo bambine piccole e avevamo fatto quelle stesse cose, l’incontrarci di nuovo dopo un periodo di separazione, proprio a quell’età, richiamò i nostri ricordi infantili, e noi fummo prese dall’impulso sessuale. Ma non ho mai provato alcun affetto particolare o alcuna passione per lei, né lei ha provato cose del genere per me. Abbiamo sentito solo che la nostra natura sensuale era forte, al momento, e ci aveva condotto a qualcosa di cui ci vergognavamo, e, di conseguenza, abbiamo evitato di dormire troppo vicine dopo quel giorno. Penso che allora non ci piacevamo reciprocamente e ci ribellavamo ogni volta che pensavamo a quella notte, provando la sensazione che ciascuna avesse degradato l’altra oltre che se stessa.”

I casi in cui la sorgente è principalmente centrale, anziché periferica, tuttavia si fondono con quanto precede, senza una netta linea di demarcazione. In questi casi una ragazza costituisce un legame ardente con un’altra ragazza, probabilmente un po’ più grande di lei, spesso una compagna di scuola, a volte la sua maestra, sulla quale riversa una quantità impressionante di affetto e di devozione. Ci può essere o non essere una qualche risposta; di solito la risposta è costituita dall’accogliere gentilmente i servizi affettuosi. La ragazza che spende questa ricchezza di devozione è sovraccarica di emozione, ma è spesso inconscia o ignorante dell’impulso sessuale, e non cerca alcuna forma di soddisfazione sessuale. Il bacio e il privilegio di dormire con l’amica sono, tuttavia, cercati, e in quei momenti spesso accade che anche l’amica relativamente insensibile sente un’emozione sessuale più o meno definita (turgescenza dei genitali, con la secrezione di muco e contrazioni involontarie dei muscoli vicini), anche se a questo fenomeno non si può prestare se non poca o nessuna attenzione, e nell’ignoranza comune delle ragazze per quanto riguarda il sesso, una cosa del genere non può essere capita. In alcuni casi vi è un tentativo, o istintivo o intenzionale, di sviluppare la sensazione sessuale attraverso stretti abbracci e baci. Questo tipo rudimentale di relazione omosessuale è, credo, più comune tra le ragazze che tra i ragazzi, e questo per diverse ragioni: (1) un ragazzo ha più spesso una qualche conoscenza dei fenomeni sessuali, e sarebbe spesso portato a considerare un tale rapporto come poco virile; (2) una ragazza ha un bisogno di affetto e di devozione a un’altra persona più forte di quello di un ragazzo; (3) una ragazza non ha, nelle condizioni sociali esistenti da noi, che costringono le giovani donne a tenere il sesso opposto a distanza di un braccio, le stesse opportunità di trovare uno sbocco per le sue emozioni sessuali; mentre (4) la correttezza convenzionale consente un notevole grado di intimità fisica tra le ragazze, e in tal modo al tempo stesso incoraggia e occulta le manifestazioni dell’omosessualità.

I legami ardenti che le ragazze nelle scuole e nei collegi formano tra di loro e con le loro insegnanti costituiscono un argomento che è di notevole interesse psicologico e di non poca importanza pratica.[19] Queste devozioni da ragazzina, sul confine tra amicizia e passione sessuale, si ritrovano in tutti i paesi in cui le ragazze sono segregate per scopi educativi e i loro sintomi sono, nel complesso, singolarmente uniformi, anche se variano di intensità e di carattere in una certa misura, di volta in volta e da un posto all’altro, assumendo talvolta una forma epidemica. Questi rapporti sono stati studiati più attentamente in Italia, dove Obici e Marchesini – un alienista e uno psicologo che lavorano insieme – hanno analizzato i fenomeni con notevole intuito e delicatezza e con molta ricchezza di materiale illustrativo.[20] Ma esattamente gli stessi fenomeni sono stati trovati ovunque nelle scuole femminili inglesi, anche del tipo più moderno, e in alcuni dei più grandi collegi femminili americani sono a volte diventati così acuti da causare molta ansia.[21] In generale, tuttavia, è probabile che tali manifestazioni siano considerate con più indulgenza nelle scuole femminili che in quelle maschili, e, in considerazione del fatto che le manifestazioni di affetto sono normalmente più pronunciate tre le ragazze che tra i ragazzi, questo sembra ragionevole. La direttrice di una scuola di formazione inglese scrive:

“La mia ipotesi su tali questioni è sempre stata che l’affetto appartiene naturalmente al corpo così come alla mente, e tra due donne è naturalmente e innocentemente espresso dalle carezze. Quindi non ho mai pensato che avrei dovuto mettere in guardia qualche ragazza contro l’elemento fisico in quanto tale nell’amicizia. Il test, che probabilmente dovrei suggerire loro sarebbe lo stesso che si utilizzerebbe per qualsiasi altra relazione: l’amicizia sta aiutando la vita nel suo insieme, la sta rendendo più intensa, più gentile, più operosa, ecc., o la sta ostacolando?”

Le amicizie appassionate, di carattere più o meno inconsciamente sessuale, sono comuni anche al di fuori e al di là della vita scolastica. Accade spesso che un periodo durante il quale una giovane donna si innamora a distanza di qualche giovane di sua conoscenza si alterni con periodi di attaccamento intimo ad un’amica del suo stesso sesso. Nessuna inversione congenita di solito è coinvolta in queste cose. Generalmente accade, alla fine, che o la relazione con un uomo porta l’impulso normale permanentemente in gioco, o che la stabilizzante delle emozioni nello stress della vita pratica porta ad una conoscenza della vera natura di tali sentimenti e ad una conseguente avversione per essi. In alcuni casi, invece, tali rapporti, soprattutto quando si sono formati dopo la vita scolastica, sono abbastanza permanenti. Una donna emotiva, energica, di solito non bella, si dedicherà forse ad un’altra che potrebbe aver trovato uno stile di vita abbastanza specializzato, ma che potrebbe essere molto poco pratica, e che ha probabilmente un istinto sessuale molto debole; lei è grata per la devozione della sua amica, ma non può attivamente ricambiarne l’affetto. I fenomeni sessuali specifici effettivi che si producono in questi casi variano moltissimo. L’emozione può essere latente o inconscia; può essere totalmente unilaterale; è spesso più o meno riconosciuta e condivisa. Tali casi sono sul confine della vera inversione sessuale, ma non possono essere inclusi all’interno del suo perimetro. Il sesso in queste relazioni è raramente l’elemento essenziale e fondamentale; è più o meno subordinato e parassitario. C’è spesso una parvenza di rapporto sessuale per la marcata divergenza delle amiche per le qualità fisiche e psichiche, e lo sviluppo nervoso di una o di entrambe le amiche a volte è un po’ anomalo. Dobbiamo considerare tali relazioni come amicizie ipertrofiche, l’ipertrofia è dovuta al mancato coinvolgimento dell’istinto sessuale.

Il seguente racconto è stato scritto da una signora che occupa una posizione educativa di rilievo: “Una mia amica, di due o tre anni più grande di me (io ho 31 anni), e che vive nella stessa casa con me, ha attraversato un periodo molto infelice. Una tensione nervosa che durava da molto tempo congiunta con questo fatto la faceva dormire male, e la predisponeva a svegliarsi in terribili stati depressivi verso le 3 del mattino. Nei primi giorni della nostra amicizia, circa otto mesi fa, di tanto in tanto in quei momenti si rifugiava da me. Dopo un po’ ho insistito per farle consultare un medico, che le ha consigliato, tra l’altro, di non dormire da sola. Da allora in poi per due o tre mesi l’ho convinta a condividere la mia stanza. Dopo una settimana o due lei generalmente condivideva il mio letto per un po’ all’inizio della notte, perché questo sembrava aiutarla a dormire.

“Prima di questo, la seconda o la terza volta che veniva da me la mattina presto, ero rimasta sorpresa e anche un po’ spaventata dallo scoprire quanto fosse piacevole per me averla vicina, e quanto fossi riluttante all’idea che potesse andare via. Quando cominciammo regolarmente a dormire nella stessa stanza, la parte fisica del nostro affetto divenne rapidamente molto forte. È naturale per me in genere accarezzare le mie amiche, ma ben presto non potevo più restare sola in una stanza con questa amica senza voler mettere le mie braccia intorno al suo collo. Sarebbe stato intollerabile per me vivere con lei senza avere la possibilità di toccarla. Non ne abbiamo discusso, ma era evidente che il desiderio era ancora più forte in lei che in me.

“Per qualche tempo ci soddisfò pienamente il fatto di stare a letto insieme. Una notte, però, quando lei aveva avuto una giornata che l’aveva messa crudelmente alla prova e io volevo trovare tutti i modi per confortarla, mi misi a petto nudo perché lei potesse stendersi sopra di me. Dopo fu chiaro che nessuna di noi due avrebbe potuto essere soddisfatta senza questo. Lei tentava di farlo come una bambina, e percepire questo fatto mi eccitava molto più che scoprire insieme il mio seno e le braccia.

“Gran parte di questa eccitazione era sessualmente localizzata, e io ero ossessionata di giorno da immagini in cui tenevo questa donna tra le braccia. Ho notato anche che la mia voglia di accarezzare le mie altre amiche donne non era diminuita, ma era aumentata. Tutto questo mi disturbava parecchio. Le pratiche omosessuali, di cui avevo letto ultimamente, mi colpivano come cose solo brutte; non potevo immaginarmi tentata da cose del genere; allo stesso tempo l’intera materia era nuova per me, perché prima io non avevo mai voluto che nessuno condividesse il mio letto, avevo letto che l’istinto sessuale è misterioso e inaspettato, e capii che non sapevo quello che sarebbe potuto succedere dopo.

“Conoscevo solo una persona anziana che (per la larghezza di vedute, la dolcezza e la santità) potevo sopportare di consultare, e a questa persona, un uomo di mezza età, scrissi per un consiglio. Mi rispose con una lunga lettera contenente un avvertimento molto tenero. Avrei fatto bene a non indebolire il mio ascendente sulla mia amica, mi scrisse, tornando indietro improvvisamente o senza il suo consenso, ma dovevo essere molto prudente quanto all’andare oltre, perché c’era il fuoco intorno. Cercai di mettere in pratica questo consiglio limitandomi costantemente nel nostro rapporto, astenendomi dall’accarezzarla, per esempio, quando volevo accarezzarla e sapevo che lei lo voleva. L’unico risultato sembrava essere che il desiderio era più tormentoso e costante che mai.

“Se a questo punto la mia amica fosse morta o fosse andata via, e tutta la storia fosse giunta al termine, io sarei rimasta nevrotica in queste materie per gli anni a venire. Avrei vacillato nell’idea che avevo sempre avuto, che le espressioni corporee dell’amore tra donne siano tanto innocenti quanto naturali, e avrei potuto avvicinarmi più di quanto potessi aspettarmi alla dottrina di quei maestri del convento che proibiscono alle loro ragazze di abbracciarsi l’una con l’altra per paura che un istinto incalcolabile possa trascinarle sul bordo dell’abisso.

“Poi la cosa andò così, dopo un po’ dissi qualcosa sull’argomento proprio alla mia amica. Ero stata incline a pensare che avrebbe potuto condividere la mia ansia, ma lei non la condivise affatto. Mi disse che non le piacevano questi pensieri, che era interessata a me più di quanto lo fosse stata a qualsiasi altra persona, tranne una (che le provocava ora gran parte della sua infelicità), e mi desiderava in tutti i modi possibili, e che l’avrebbe resa triste sentire che stavo cercando di non desiderarla in un certo modo perché pensavo che fosse sbagliato.

“Da parte mia, io sapevo molto bene quanto lei aveva bisogno di me e mi desiderava. Sapevo che nei rapporti con gli altri stava impegnandosi al massimo per seguire la strada che le suggerivo, e stava facendo quello che io ritenevo giusto a dispetto della pressione più dolorosa esercitata su di lei che la spingeva a fare cose sbagliate, e che aveva bisogno di tutto il sostegno e il conforto che potevo darle. Mi sembrava, dopo la nostra conversazione, che la strada giusta per me non stesse nel dare spazio ai timori e agli scrupoli, ma nel dare alla mia amica semplicemente tutto l’amore che potevo e tutti i tipi di amore che potevo. Decisi di tenere gli occhi aperti per guardarmi dai pericoli, ma nel frattempo di andare avanti.

“Vivevamo insieme da sole, a quel tempo, e da quel momento abbiamo fatto come ci è piaciuto fare. Non appena abbiamo potuto, ci siamo trasferite in un letto dove abbiamo potuto dormire insieme tutta la notte. Nei giorni in cui non c’era nessuno ci sedevamo insieme tanto vicine come volevamo, cioè molto vicine. Ci baciavamo tutte le volte che volevamo baciarci, cioè veramente molte volte nella giornata.

“I risultati di questo, per quanto posso vedere, sono stati completamente buoni. Ci amiamo con calore, e nessuna tentazione di cattiveria ci è mai passata per la mente, e non riesco a pensare ora che ci sia qualche probabilità che una cosa del genere possa accadere. Con l’abitudine, l’eccitazione fisica localizzata è praticamente scomparsa, e io non sono più ossessionata dagli abbracci immaginari. Il lato spirituale del nostro affetto sembra essere cresciuto sempre più forte e più gratificante, da quando il lato fisico ha avuto la possibilità di prendere il suo posto naturale.”

Un gruppo in cui l’omosessualità, mentre è abbastanza distinta, è solo leggermente marcata, è formato dalle donne dalle quali la donna  attivamente invertita è più attratta. Queste donne si differenziano, in primo luogo, dalla donna normale, o media, in quanto non sono respinte o disgustate dalle avances, tipo quelle di un amante, da parte di persone del loro stesso sesso. Di solito non sono attraenti per l’uomo medio, anche se questa regola ha molte eccezioni. I loro volti possono essere semplici o anche mal fatti, ma non di rado esse hanno un bel portamento: una cosa che tende ad avere più peso per la donna invertita della bellezza del viso. I loro impulsi sessuali sono raramente ben marcati, ma sono di forte natura affettuosa. Nel complesso, si tratta di donne che non sono molto robuste e ben sviluppate dal punto di vista fisico o nervoso, e che non sono molto adatte a mettere figli al mondo, ma che possiedono molte altre eccellenti qualità, e sono sempre femminili. Si potrebbe, forse, dire che sono il gruppo di donne che l’uomo medio eviterebbe. Senza dubbio, questo è spesso il motivo per cui sono aperte alle avances omosessuali, ma non credo che sia l’unica ragione. Per quanto si può dire che costituiscano una classe, sembrano possedere una vera e propria, anche se non precisamente sessuale, preferenza per le donne rispetto gli uomini, ed è questa freddezza, piuttosto che la mancanza di fascino, che spesso rende gli uomini piuttosto indifferenti nei loro confronti.

La donna attivamente invertita di solito differisce dalla donna della classe appena citata per un carattere piuttosto essenziale: una traccia più o meno netta di mascolinità. Lei non può essere, e spesso non è, ciò che si potrebbe dire una donna “mascolina”, perché la donna mascolina può imitare gli uomini per motivi di gusto e di abitudine, estranei alla perversione sessuale, mentre nella donna invertita i tratti maschili fanno parte di un organico istinto che lei non desidera accentuare in nessun modo. La componente maschile della donna invertita può, nel grado minimo, consistere solo nel fatto che lei fa avances alla donna verso cui è attratta e tratta tutti gli uomini in un modo simpatico e diretto, che non può escludere il cameratismo, ma che esclude ogni rapporto sessuale, sia di passione che semplicemente di civetteria. Di solito la donna invertita prova assoluta indifferenza verso gli uomini, e non di rado repulsione. E questa sensazione, di regola, è istintivamente ricambiata dagli uomini. Allo stesso tempo, le donne bisessuali sono almeno altrettanto comuni come gli uomini bisessuali.

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[1] Questa opinione apparentemente molto diffusa è rappresentata dal commento di un giovane del XVIII secolo (per quanto riguarda l’amica lesbica della donna che vuole sposare), citato nei Souvenirs del conte di Tilly: “Confesso che questo è un tipo di rivalità che non mi provoca alcun fastidio, anzi mi diverte, e io sono abbastanza immorale da riderne.” Questo atteggiamento di un individuo colto e raffinato non era probabilmente condiviso dalla popolazione. Madame de Lamballe, che fu ghigliottinata durante la Rivoluzione, era comunemente considerata come un tribade, e si disse che per questo motivo la sua affascinante testa ricevette gli insulti speciali della folla.

[2] Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, specialmente i capitoli xiii e xv.

[3] Karsch (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901, pp. 85-9) mette insieme alcuni passaggi concernenti l’omosessualità nelle donne tra vari popoli.

[4] Gandavo, citato da Lomaeco, Archivio per l’Antropologia, 1889, fasc. 1.

[5] Journal Anthropological Institute, July-Dec., 1904, p. 342.

[6] G. H. Lowie, “The Assiniboine,” Am. Museum of Nat. Hist., Anthropological Papers, New York, 1909, vol. xiv, p. 223; W. Jones, “Fox Texts,” Publications of Am. Ethnological Soc., Leyden, 1907, vol. i, p. 151; citato da D. C. Mc Murtrie, “A Legend of Lesbian Love Among the North American Indians,” Urologic Review, Aprile 1914.

[7] Zeitschrift für Ethnologie, Heft 6, 1899, p. 669.

[8] I. Bloch, Die Prostitution, vol. i, pp. 180, 181.

[9] Corre, Crime en Pays Creoles, 1889.

[10] In una prigione spagnola, alcuni anni fa, quando un nuovo governatore cercò di riformare i costumi omosessuali delle donne, queste ultime resero il suo posto così scomodo che fu costretto a dimettersi. Salillas (Vida Penal en España)  afferma che tutte le prove dimostrano la straordinaria espansione dell’amore lesbico nelle carceri. Le mujeres hombrunas ricevono nomi maschili – Pepe, Chulo, Bernardo, Valiente; le nuove arrivate sono circondate nel cortile da una folla di donne lascive, che le subissano di complimenti smielati, di galanterie e di promesse di protezione, la virago più robusta ha la maggior parte dei successi; un solo giorno e la notte completano l’iniziazione.

[11] Si ritrova anche tra le prostitute arabe, secondo Kocher, anche se tra le donne arabe in generale è rara.

[12] Monatsschrift für Harnkrankheiten, Nov., 1905; nel suo Tribadie Berlins, afferma che fra 3000 prostitute, almeno il dieci per cento erano omosessuali. Vedi anche Duchâtelet-padre, De la Prostitution, 3d ed., vol. i, pp. 159, 169; Martineau, Les Déformations vulvaires et anales; e Iwan Bloch, Beiträge zur Ætiologie der Psychopathia Sexualis, 1902, vol. i, p. 244.

 [13] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 330.

[14] Eulenburg, Sexuelle Neuropathie, p. 144.

[15] Vedi il vol. vi di questi Studies, “Sex in Relation to Society,” capitolo. vii.

[16] La prostituta è stata a volte considerata come un tipo speciale, analogo al criminale istintivo. Questo punto di vista è stato particolarmente sottolineato da Lombroso e Ferrero, La Donna Delinquente. Oltre a questo, questi autori considerano l’omosessualità tra le prostitute come dovuta alle seguenti cause (p 410 e seguenti): (A) L’eccessiva indulgenza sessuale, spesso innaturale; (B) Il confinamento in una prigione, con la separazione dagli uomini; (C) La stretta associazione con lo stesso sesso, come è comune nei bordelli; (D) La maturità e la vecchiaia, che invertono i caratteri sessuali secondari e predispongono all’inversione sessuale; (E) Il disgusto degli uomini prodotto dalla professione di prostituta, in combinazione con il desiderio d’amore. Per i casi di omosessualità in prostitute americane, vedi D. Mc Murtrie, Lancet-Clinic, 2 Novembre 1912.

[17] Così Casanova, che conosceva molte suore intimamente, si riferisce all’omosessualità come ad un peccato infantile così comune nei conventi che i confessori non imponevano penitenza per esso (Mémoires, ed. Garnier, vol. IV, p. 517). L’omosessualità nelle scuole dei conventi è stata studiata da Mercante, Archivos de Psiquiatria, 1905, pp. 22-30.

[18] Cito quanto segue da una lettera privata scritta in Svizzera: “Un residente inglese mi ha detto che sua moglie ha ultimamente dovuto mandare via la sua cameriera (una bella ragazza) perché lei faceva sempre entrare strane donne perché dormissero con lei. Le ho chiesto se la ragazza era stata presa dal servizio alberghiero, e ho trovato, come mi aspettavo, che era proprio così. Ma né il mio amico né sua moglie sospettavano la vera causa di queste visite notturne.”

[19] Per una serie di casi di affetto di ragazze per le ragazze, in soggetti apparentemente normali negli Stati Uniti, vedi, ad esempio, Lancaster, “The Psychology and Pedagogy of Adolescence,” Pedagogical Seminary, July, 1897, p. 88; e, anche, per le amicizie scolastiche tra le ragazze, esattamente simili a quelle tra ragazzi e ragazze, Theodate L. Smith, “Types of Adolescent Affection,” ib., June, 1904, pp. 193, 195.

[20] Obici e Marchesini, Le “Amicizie” di Collegio, Roma, 1898.

[21] Vedi l’Appendice B, nella quale ho brevemente riassunto il risultato dell’indagine di Obici and Marchesini, e ho presentato anche osservazioni sui collegi inglesi.

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OMOSESSUALITÀ FEMMINILE – prima parte

Sto traducendo, per arricchire la Biblioteca di Progetto Gay, il famoso volume di Havelock Ellis “Sexual Inversion”. Qui di seguito potete leggere la mia traduzione italiana della prima parte del capitolo dedicato all’omosessualità femminile (seguo come al solito il testo della terza edizione, del 1927).

Premetto che, anche se Progetto Gay si occupa essenzialmente di omosessualità maschile, mi è capitato più volte di essere contattato da ragazze e da donne omosessuali. L’impressione che ne ho riportato è che il modo di vivere l’omosessualità, nei suoi risvolti non solo sociali e familiari, ma anche psicoaffettivi, sia molto simile sia per gli uomini che per le donne. Alcune volte sono rimasto veramente colpito dal fatto che le mail delle ragazze fossero così strettamente sovrapponibili a quelle dei ragazzi che si trovavano in situazioni analoghe. Anche i colloqui in chat con le ragazze omosessuali differivano ben poco dai colloqui con i ragazzi omosessuali.

Non sono certo un esperto di omosessualità femminile e posso dire che la lettura del libro di Ellis ha sensibilmente ampliato i miei orizzonti in materia, penso quindi che sia estremamente utile far conoscere quello che Ellis scrive sulla omosessualità femminile. La prima parte del capitolo che tratta dell’argomento, riportata qui di seguito, è ancora di impostazione fortemente culturale, affronta in particolare il tema dell’omosessualità femminile nella letteratura e richiama il lettore sulla quantità e sulla qualità dei romanzi che hanno affrontato l’argomento, soprattutto nell’800 francese, passa poi ad un altro punto, questo veramente angosciante, presentando alcuni casi in cui l’omosessualità femminile è stata causa di omicidi o di suicidi. Ovviamente Ellis è mille miglia lontano dal ritenere che l’omosessualità femminile sia essenzialmente una questione criminologica, come sarà ben evidente dalla lettura del seguito del capitolo e soprattutto delle Storie ad esso accluse.

Prima di lasciare la parola ad Ellis vorrei accennare brevemente ad un personaggio femminile estremamente complesso, citato da Ellis, come Cristina di Svezia, unica figlia di un re luterano (Gustavo Adolfo II) campione della lotta contro il papato nella guerra dei trent’anni. Cristina divenuta regina a 18 anni, abdicò a 28, lasciò la Svezia e, dopo aver a lungo viaggiato per tutta l’Europa si stabilì a Roma, si convertì al Cattolicesimo e, dopo la morte avvenuta a 62 anni, fu sepolta in San Pietro, perché aveva offerto al papa un facile trionfo (a costo zero) contro il luteranesimo. La regina fu molto chiacchierata per i suoi presunti amanti come il cardinale Decio Azzolino e il marchese Monaldeschi; in realtà Cristina abdicò per motivi che non ci sono noti quando si avvicinava per lei il tempo di un possibile matrimonio. Si sa che ebbe una tenera amicizia, e forse una vera storia d’amore con Ebba Sparre, con la quale mantenne una affettuosa corrispondenza epistolare anche quando era ormai lontana dalla Svezia. Dato il rango di Cristina, e, nella seconda parte della sua vita, dato il ruolo particolarissimo che ebbe per il papato nella sua lotta contro il luteranesimo, era ancora lecito attribuirle amanti uomini, ma nessuno avrebbe osato accusarla apertamente di omosessualità. È noto che Cristina fece trucidare in Francia in marchese Monaldeschi, a quanto si disse per il suo ambiguo ruolo politico, o, come qualcuno afferma,  perché, dopo essere stato amante della regina l’aveva tradita con un’altra donna, ma vi è un’ipotesi “non palesemente infondata” secondo la quale la regina avrebbe fatto trucidare il marchese Monaldeschi, tra l’atro in modo atroce, perché questi era arrivato a capire che Cristina era omosessuale e poteva quindi ricattarla. La storia ha sempre molte facce e il personaggio di Cristina di Svezia andrebbe studiato a fondo proprio a partire dalla sua omosessualità che è ben più che un’ipotesi.

Buona lettura.

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L’INVERSIONE SESSUALE NELLE DONNE

L’omosessualità non è meno comune nelle donne che negli uomini. Nella teoria serio-comica del sesso fornita da Aristofane nel Simposio di Platone, maschi e femmine sono posti su un piano di completa parità, e, per quanto la teoria sia fantastica, è sufficiente per indicare che alla mente greca, così abituata all’omosessualità, sembrava che le sue manifestazioni si presentassero più o meno nella stessa misura nelle donne come negli uomini. Cosa che avviene realmente. Come altre anomalie, infatti, nelle sue forme più pronunciate si può incontrare meno frequentemente nelle donne; nelle sue forme meno pronunciate, quasi certamente, è invece più frequente. Un confessore cattolico, a quanto mi ha detto un amico, lo ha informato che per ogni uomo che ammette pratiche omosessuali ci sono tre donne che ammettono pratiche analoghe. Per la maggior parte l’omosessualità femminile corre ovunque su una rotta parallela a quella maschile e si riscontra nelle medesime condizioni. È comune nelle ragazze come nei ragazzi; si è scoperto che in determinate condizioni, abbonda tra le donne nei collegi, nei conventi e nelle prigioni, come pure nelle condizioni ordinarie della società. Quello che fu forse il primo caso di omosessualità registrato in dettaglio si è verificato in una donna, [1] e fu con le indagini su di un caso del genere in una donna che Westphal si può dire che abbia inaugurato lo studio scientifico dell’inversione.

Inoltre, l’inversione ha la stessa probabilità di essere accompagnata da elevata capacità intellettuale in una donna come in un uomo. L’importanza di una chiara concezione dell’inversione è anzi, per certi aspetti, nelle attuali condizioni sociali, in realtà ancora maggiore nel caso delle donne che degli uomini. Infatti, se, come è talvolta stato detto della nostra civiltà, “questo è un mondo di uomini”, il fatto che ci sia una grande percentuale di donne invertite di grandi capacità, le cui qualità maschili rendono relativamente facile per loro adottare occupazioni maschili, diventa un fatto altamente significativo. [2]

È stato osservato a proposito delle donne illustri in tutti i tempi e in tutti i settori di attività, che esse hanno mostrato spesso alcuni tratti maschili. [3] Anche “la prima grande donna della storia”, come è stata chiamata da uno storico dell’Egitto, la regina Hatschepsu, era chiaramente di temperamento marcatamente virile, e lei stessa si rappresentava nei suoi monumenti in abiti maschili, e anche con una barba finta. [4] Altre regine famose, su basi più o meno solide, sono state sospettate di temperamento omosessuale, come Caterina II di Russia, che sembra sia stata bisessuale, e la regina Cristina di Svezia, i cui tratti maschili molto marcati e la cui grande intelligenza sembrano essersi combinati con un temperamento decisamente omosessuale o bisessuale. [5]

Grandi leader religiose e morali, come Madame Blavatsky e Louise Michel, sono state o omosessuali o bisessuali o, almeno, di pronunciato temperamento maschile. [6] Grandi attrici dal XVIII secolo in poi sono state spesso, più o meno correttamente, identificate con l’omosessualità, come anche molte donne che si sono distinte in altre arti. [7] Soprattutto, Saffo, la più grande delle poetesse, alla pari con i più grandi poeti dell’altro sesso nel potere supremo di unire arte e passione, ha lasciato un nome che è permanentemente associato con l’omosessualità.

Non si può certamente dire che a proposito di Saffo ci sia un’opinione unanime, e le informazioni attendibili su di lei, al di là dell’evidenza dei frammenti delle poesie, che ci sono rimasti, sono scarse. La sua fama è sempre stata grande; in epoca classica il suo nome è stato messo insieme a quello di Omero. Ma anche per l’antichità era un po’ un enigma, e molte leggende sono cresciute intorno al suo nome, come la storia per noi familiare che si sia gettata in mare per amore di Faone. Ciò che rimane chiaro è che fu considerata con grande rispetto e grande ammirazione dai suoi contemporanei, che era di famiglia aristocratica, che probabilmente era sposata e aveva una figlia, che un tempo era stata coinvolta in un esilio politico e che si rivolgeva alle sue amiche in termini esattamente simili a quelli usati da Alceo verso i giovani. Sappiamo che nell’antichità l’omosessualità femminile era considerata particolarmente comune a Sparta, a Lesbo, e a Mileto. Orazio, che aveva la possibilità di leggere le poesie complete di Saffo, afferma che gli oggetti del suo amore-lamento erano le ragazze di Lesbo, mentre Ovidio, che ebbe un ruolo così considerevole nel tessere storie fantastiche intorno al nome di Saffo, non pretese mai che avessero un qualsiasi fondamento di verità. Era inevitabile che i primi cristiani attaccassero aspramente una figura così ambigua, e Taziano (Oratio ad Graecos, cap. 52) rimproverava i Greci che onoravano statue della tribade Saffo, una prostituta che aveva celebrato la sua lascivia e la sua infatuazione. Il risultato è che in tempi moderni ci sono stati alcuni che hanno messo il personaggio di Saffo in cattiva luce e altri che sono andati all’estremo opposto verso un tentativo di “riabilitazione”. Così, W. Mure, nella sua History of the Language and Literature of Ancient Greece  (1854, vol. III, pp. 272-326, 496-8), che si occupa di Saffo in modo completo, è disposto ad accettare molte delle storie peggiori su di lei, anche se senza una spiccata animosità, e, per quanto riguarda l’omosessualità femminile, che egli considera “molto più veniale” dell’omosessualità maschile, egli osserva che “in tempi moderni ha annoverato fra i suoi seguaci donne veramente distinte per la raffinatezza dei costumi e le realizzazioni eleganti “. Bascoul, d’altra parte, non accetterà affermazioni circa Saffo che siano in conflitto con i moderni ideali di totale rispettabilità, e addirittura cerca di riscrivere la sua più famosa ode in conformità con il senso letterale incolore che si presume che essa avesse originariamente (J. M. F. Bascoul, La Chaste Sappho et le Mouvement Feministe à Athènes, 1911). Anche Wilamowitz-Moellendorff (Sappho und Simonides, 1913) riporta la visione antiquata, già sostenuta da Welcker, secondo la quale l’attribuzione a Saffo dell’omosessualità è un’accusa di “vizio”, che deve essere ripudiata con indignazione. La maggior parte degli autori competenti e affidabili oggi, tuttavia, pur respingendo le superfetazioni di leggenda intorno al nome di Saffo e non contestando la pretesa di rispetto, non è disposta a mettere in discussione il carattere personale e omosessuale delle sue poesie. “Tutta la tradizione antica e il carattere dei suoi frammenti che sono arrivati fino a noi”, spiega il Prof. J. A. Platt (Encyclopedia Britannica, 11. Ed., Art. “Sappho”), “dimostrano che la sua moralità era quella che è da allora conosciuta come ‘lesbica.’” Che cosa realmente questa “moralità lesbica” comportasse, non lo possiamo davvero esattamente accertare. “È del tutto inutile”, come osserva A. Croiset a proposito di diSaffo (Histoire de la Littérature Grecque, Vol. II, cap. V), “discutere l’esatta qualità di questa amicizia o di questo amore, o cercare di definire con esattezza quelle frontiere che il linguaggio stesso spesso sembra cercare di confondere, tra un’amicizia più o meno estetica e sensuale e un amore più o meno platonico “. (Vedi anche J. M. Edmonds, Sappho in the Added Light of the New Fragments, 1912). Iwan Bloch conclude in maniera analoga (Ursprung der Syphilis, Vol. II, 1911, p. 507), che Saffo probabilmente combinava (cosa che la ricerca moderna dimostra di essere facilmente possibile) alti sentimenti ideali e appassionata sensualità, esattamente come accade in un amore normale.

Va anche detto che in letteratura l’omosessualità nelle donne ha fornito un motivo molto più frequente all’artista di quanto non abbia fatto l’omosessualità negli uomini. In realtà, tra i Greci, l’omosessualità nelle donne riceve raramente una consacrazione letteraria, e nella rinascita dello spirito classico, nel Rinascimento l’omosessualità si esprimeva soprattutto verso gli adolescenti di sesso maschile, come si vede, per esempio, nell’Adone di Marino. Dopo quel periodo l’inversione maschile fu per un lungo periodo raramente toccata dalla letteratura, se non succintamente e in tono satirico, mentre l’inversione nelle donne diventa un argomento che può essere trattato nei minimi dettagli e anche con compiacenza. Molti poeti e romanzieri, soprattutto in Francia, potrebbero essere citati per darne dimostrazione.

Ariosto, è stato sottolineato, ha descritto le attrazioni omosessuali delle donne. Il famoso romanzo di Diderot, La Religieuse, che, quando fu pubblicato, si credette fosse stato effettivamente scritto da una suora, si occupa delle torture a cui una suora era assoggettata dalla perversa lubricità della sua badessa, per la quale, si dice che Diderot abbia trovato un modello nella badessa di Chelles, una figlia del Reggente e quindi un membro di una famiglia che da diverse generazioni aveva mostrato una marcata tendenza all’inversione. Il racconto di Diderot è stato descritto come una rappresentazione fedele dei fenomeni omosessuali che possono verificarsi nei conventi. L’omosessualità femminile, soprattutto nei conventi, era spesso presa in considerazione meno seriamente nel XVIII secolo. Così troviamo una scena omosessuale Les Plaisirs du Cloître, una commedia scritta nel 1773 (Le Théâtre d’Amour au XVIIIe Siècle, 1910.) Balzac, che ha trattato tanti aspetti psicologici dell’amore in un modo più o meno velato, ha toccato anche questo aspetto in  La Fille aux Yeux d’Or, in modo vago e romanticamente stravagante. Gautier fece delle avventure di una donna predisposta all’omosessualità che lentamente se ne rendo conto, il motivo centrale della sua meravigliosa storia d’amore, Mademoiselle de Maupin (1835). Si avvicinò al soggetto puramente come artista e poeta, ma il modo di trattarlo mostra notevole intuizione. Gautier basò la sua storia d’amore, in una certa misura, sulla vita di Madame Maupin o, come lei preferiva farsi chiamare, Mademoiselle Maupin, che, nata nel 1673 (il nome di suo padre era d’Aubigny), vestiva da uomo, e divenne famosa come insegnante di scherma e in seguito come cantante d’opera. Era apparentemente di temperamento bisessuale e la sua devozione per le donne la condusse a varie avventure. Alla fine entrò in un convento, e morì, all’età di 34, con una fama di santità. (E. C. Clayton, Queens of Song, vol I, pp, 52-61; F. Karsch, “Mademoiselle Maupin,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol v, 1903, pp 694-706.). Uno scrittore ancora più grande, Flaubert, in Salammbô (1862) ha creato la sua eroina omosessuale. Zola ha descritto l’inversione sessuale in Nana e altrove. Una trentina di anni fa, un romanziere popolare, A. Belot, ha pubblicato un romanzo intitolato Mademoiselle Giraud, ma femme, che è stato molto letto; il romanziere ha preso l’atteggiamento di un moralista che è destinato a trattare con franchezza, ma anche con decorosa adeguatezza, un argomento di crescente gravità sociale. La storia è quella di un uomo la cui sposa non gli permetterà di accostarsi a lei a causa del legame che lei aveva con un’amica, legame che continuò dopo il matrimonio. Questo libro sembra aver dato origine a un gran numero di romanzi, alcuni dei quali hanno trattato la questione dimostrando un’adeguatezza assai minore. Tra gli altri romanzieri che hanno affrontato la questione si possono citare Guy de Maupassant (La Femme de Paul), Bourget (Crime d’Amour), Catulle Mendès (Méphistophéla), e Willy nella serie Claudine.

Tra i poeti che hanno utilizzato il motivo dell’omosessualità nelle donne con più o meno audacia si possono trovare Lamartine (Regina), Swinburne (prima serie di Poems and Ballads), Verlaine (Parallèlement), e Pierre Louys (Chansons de Bilitis). Quest’ultimo libro, una raccolta di poemi omosessuali in prosa, ha attirato una notevole attenzione al momento della pubblicazione, perché rappresentava un tentativo di mistificazione, in quanto il libro fu presentato come una traduzione delle poesie di una poetessa greca orientale appena scoperta; Bilitis (più spesso Beltis) è il nome siriano di Afrodite. Les Chansons de Bilitis non sono prive di fascino, ma sono state trattate con severità da Wilamowitz-Moellendorff  (Sappho und Simonides, 1913, pag. 63 e segg.) come “una parodia dell’ellenismo” che tradiva una conoscenza inadeguata dell’antichità greca.

Più interessanti, perché opera di una donna che non era solo di grande talento, ma lei stessa di temperamento omosessuale, sono i vari volumi di poesie pubblicate da “Renée Vivien”. Questa signora, il cui vero nome era Pauline Tarn, nacque nel 1877; suo padre era di origine scozzese, e sua madre era una signora americana che veniva da Honolulu. Da bambina fu portata a Parigi, e fu educata come una ragazza francese. Viaggiò molto e una volta prese casa a Mitilene, il capoluogo dell’antica Lesbo. Amava la solitudine, odiava la pubblicità e si dedicava alle sue amiche, in particolare ad una di esse, la cui morte precoce, intorno al 1900, fu il grande dolore della vita di Pauline Tarn. È descritta come molto bella, molto semplice e dolce di carattere e molto abile in molte direzioni. Soffriva, però, di sovratensioni nervose e di malinconia incurabile. Verso la fine della sua vita si convertì al cattolicesimo e morì nel 1909, all’età di 32 anni. È sepolta nel cimitero di Passy. Il suo migliore verso è da alcuni considerato tra i più belli in lingua francese. (Charles Brun, “Pauline Tarn,” Notes and Queries, 22 agosto, 1914, lo stesso scrittore, che la conosceva bene, ha anche scritto un opuscolo, Renée Vivien, Sansot, Parigi, 1911.) I suoi principali volumi di poesie sono Etudes et Preludes (1901), Cendres et Poussières (1902), Evocations(1903). Un romanzo,Une Femme M’Apparut  (1904), si dice che sia in qualche modo autobiografico. “Renée Vivien”, ha scritto anche un volume su Saffo con delle traduzioni, e un ulteriore volume di poesie, Les Kitharèdes, suggerito dai frammenti che restano delle poetesse minori della Grecia, seguaci di Saffo.

È, inoltre, un fatto degno di nota che una percentuale decisamente grande dei casi in cui l’omosessualità ha portato a crimini di violenza, o comunque è finita sotto l’esame del medico-legale, sia composta da donne. È ben noto che la parte assunta dalle donne in generale nella criminalità visibile, e soprattutto nei reati di violenza, è piccola rispetto a quella degli uomini. [8] Nel campo omosessuale, come avremmo potuto presupporre, le condizioni sono in qualche modo capovolte. Gli uomini invertiti, nei quali si ritrova così spesso un temperamento più o meno femminile, sono raramente spinti ad atti di violenza aggressiva, anche se spesso si suicidano. Le donne invertite, che possono mantenere la loro emotività femminile combinata con un certo grado di impulsività infantile e di energia maschile, presentano un terreno favorevole per i semi del crimine passionale, in quelle condizioni di gelosia e di emozioni relative che devono così spesso entrare nella vita di un invertito.

Il primo cospicuo esempio di questa tendenza negli ultimi tempi è il caso Memphis (1892) negli Stati Uniti. (Arthur Macdonald, “Observation de Sexualité Pathologique Feminine,” Archives d’Anthropologie Criminelle, May, 1895; vedi anche Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis, traduzione inglese, della decima dizione, p. 550.) In questo caso un’invertita sessuale congenita, Alice Mitchell, programmò un matrimonio con Freda Ward, prendendo un nome maschile e abiti maschili. Questo progetto fu frustrato dalla sorella di Freda, e Alice Mitchell poi tagliò la gola a Freda. Non c’è ragione di supporre che lei fosse pazza al momento dell’omicidio. Era una invertita tipica di un tipo molto fortemente definito. Sua madre era stata pazza e aveva impulsi omicidi. Lei stessa era considerata squilibrata, ed era maschile nelle sue abitudini fin dai suoi primi anni. Il suo viso era ovviamente asimmetrico e aveva un aspetto di giovinezza al di sotto della sua età. Non era viziosa, e aveva poca conoscenza di questioni sessuali, ma quando baciava Freda si vergognava di farsi vedere, mentre Freda non vedeva alcun motivo per vergognarsi. Fu giudicata pazza.

Ci sono stati numerosi casi in America più di recente. Un caso (per alcuni dettagli del quale sono in debito con il dottor J. G. Kiernan, di Chicago) è quello delle “Sorelle Tiller”, due meticce, che per molti anni avevano agito insieme con tale denominazione nei teatri a buon mercato. Una, che era invertita, con un orrore per gli uomini risalente all’inizio fanciullezza, era sessualmente attaccata all’altra, che non era un’invertita innata, e alla fine fu indotta da un uomo a lasciare l’invertita. Quest’ultima, vinta dalla gelosia, irruppe nell’appartamento della coppia e sparò all’uomo uccidendolo. Fu giudicata, e mandata in prigione per tutta la vita. Fu tentata una difesa basata sulla follia, ma per questo non c’era nessuna prova. In un altro caso, anche questo verificatosi a Chicago (riportato in Medicine, giugno 1899, e in Alienist and Neurologist, ottobre 1899), una infermiera professionale visse per quattordici anni con una giovane donna che la lasciò in quattro occasioni diverse, ma fu ogni volta indotta a tornare; alla fine, tuttavia, se ne andò e si sposò, dopo di che l’infermiera sparò il marito, che non rimase, però, ferito a morte. La colpevole, in questo caso, era stata sposata due volte, ma non aveva vissuto con nessuno dei suoi mariti; si disse che sua madre era morta in un manicomio, e che suo fratello si era suicidato. Lei fu accusata di condotta disordinata, e sottoposta ad una multa.

In un altro caso successivo a Chicago una ragazza russa di 22 anni, di nome Anna Rubinowitch, sparò per motivi di gelosia un’altra ragazza russa a cui era stata legatissima fin dall’infanzia, e poi si sparò e rimase uccisa. I rapporti tra le due ragazze erano stati molto intimi. Anna Rubinowitch era abituata a dire: “La nostra storia d’amore è puramente dell’anima, noi amiamo su un piano più alto di quello della terra.” (Mi risulta che ci sono stati in realtà rapporti fisici, gli organi sessuali erano normali.) La relazione continuò, con grande devozione da entrambe le parti, fino a quando l’”innamorata” di Anna cominciò a mostrarsi sensibile alle avances di un corteggiatore maschile. Questo suscitò una gelosia incontrollabile in Anna, il cui padre, si può notare, si era suicidato sparandosi qualche anno prima.

Le relazioni omosessuali sono anche una causa di suicidio tra le donne. Un caso del genere è stato segnalato in Massachusetts all’inizio del 1901. Una ragazza di 21 anni era stata curata nel corso di un periodo di prostrazione nervosa, a quanto pare di natura isterica, da un’amica e vicina di casa, quattordici anni più grande di lei, sposata e con figli. Un’amicizia intima crebbe, altrettanto ardente da entrambe le parti. La madre della donna più giovane e il marito dell’altra presero provvedimenti per porre fine all’intimità, e la ragazza fu mandata in una città lontana; incontri di nascosto, tuttavia, ancora si verificavano. Infine, quando gli ostacoli divennero insormontabili, la donna più giovane acquistò un revolver e deliberatamente si sparò alla tempia, in presenza della madre, morendo immediatamente. Anche se a volte pensava di agire in modo piuttosto strano, incontrava il favore di tutti, bella, molto atletica, appassionata di tutti gli sport all’aria aperta, una lavoratrice scrupolosa ed energica, in possesso di una bella voce, era un membro attivo di molti club e società. La donna più anziana apparteneva ad una famiglia aristocratica ed era amata e rispettata da tutti. In un altro caso, a New York, nel 1905, un capitano di marina in pensione, “il Capitano John Weed”, che aveva comandato navi transatlantiche per molti anni, fu ricoverato in una casa per vecchi marinai e poco dopo si ammalò e, scoraggiato, si tagliò la gola. Fu quindi rilevato che “il Capitano Weed” era in realtà una donna. Sono informato che lo sconforto del vecchio capitano e il duo suicidio erano dovuti alla  forzata separazione da una compagna.

L’infatuazione di giovani ragazze per attrici e altre donne importanti può occasionalmente portare al suicidio. Così a Filadelfia, qualche anno fa, una ragazza di 19 anni, appartenente ad una famiglia molto ricca, bella e altamente istruita, fu presa da una infatuazione assorbente per Miss Mary Garden, la prima donna, con la quale non aveva conoscenza personale. La ragazza si sarebbe inginocchiata in adorazione davanti al ritratto della cantante, e studiò per divenire parrucchiera e manicure, nella speranza di diventare cameriera di Miss Garden. Quando si rese conto che il suo sogno era senza speranza si sparò con una pistola. (Casi più o meno simili a quelli qui riportati si verificano di tanto in tanto in tutte le parti del mondo civilizzato. Cronache, per lo più da giornali correnti, di questi casi, così come di quelli di semplice travestitismo, o Eonismo, sia negli uomini che nelle donne, si potranno trovare nelle pubblicazioni del Berlin Wissenschaftlich-humanitären Komitee: Monatsberichte fino al 1909, poi in Vierteljahrsberichte, e dal1913 in poi in Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen.)

Eppure, fino a tempi recenti, relativamente poco si è conosciuto dell’inversione sessuale nelle donne. Ancora nel 1901 (dopo la pubblicazione della prima edizione di questo studio), Krafft-Ebing scrisse che erano stati registrati  a malapena una cinquantina di casi. Le principali monografie dedicavano solo poco spazio alle donne.

Lo stesso Krafft-Ebing, nelle edizioni precedenti della Psychopathia Sexualis, dedicò poca attenzione specifica all’inversioni nelle donne, anche se pubblicò alcuni casi. Moll, tuttavia, inserì un capitolo prezioso sul tema nel suo Konträre Sexualempfindung, raccontando numerosi casi, e l’inversione delle donne ha ricevuto anche una particolare attenzione nel presente studio. Hirschfeld, tuttavia, nel suo Homosexualität (1914) è stato la prima autorità in grado di affrontare l’omosessualità femminile come completamente coordinata con l’omosessualità maschile. Le due manifestazioni, maschile e femminile, sono collocate sulla stessa base e trattate insieme per tutto il lavoro.

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[1] Catharina Margaretha Lincken, che sposò un’altra donna, in qualche modo alla maniera della contessa ungherese Sarolta Vay (cioè con l’aiuto di un organo maschile artificiale), fu condannata a morte per sodomia, e giustiziata nel 1721 all’età di 27 anni (F. C. Müller, “Ein weiterer Fall von conträrer Sexualempfindung,” Friedrich’s Blätter für Gerichtliche Medizin, Heft 4, 1891). Il caso più studiato di inversione sessuale in una donna, nei tempi moderni è quello della contessa Sarolta Vay (Friedrich’s Blätter, Heft, 1, 1891; anche Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis, traduzione inglese della decima edizione, 416-427; riassunto anche nell’Appendice E delle precedenti edizioni del presente studio). Sarolta vestiva sempre come un uomo,  e si avventurò in uno pseudo-matrimonio con una ragazza che non sapeva del vero sesso di suo “marito”. Fu assolta e le fu permesso di tornarsene a casa e di continuare a vestirsi come un uomo.

[2] Anna Rüling ha alcune osservazioni su questo punto, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. vii, 1905, p. 141 e seguenti.

[3] Questo, ovviamente, non indica affatto necessariamente l’esistenza di un’inversione sessuale come non la indica la presenza di tratti femminili in uomini eminenti. Ho precisato altrove (per esempio, Man and Woman, 5th ed., 1915, p. 488) che il genio in entrambi I sessi comporta frequentemente la coesistenza di tratti maschili, femminili e infantile.

[4] Molti riferimenti alla regina Hatschepsu sono dati Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 739). La lista non molto critica, presentata da Hirschfeld, di persone omosessuali eminenti include 18 donne. Non sarebbe comunque difficile aggiungerne altre.

[5] Sophie Hochstetter, in uno studio sulla regina Cristina nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen (vol. ix, 1908, p. 168 e seguenti), la considera bisessuale, mentre H. J. Schouten (Monatsschrift für Kriminalanthropologie, 1912, Heft 6) arriva alla conclusione che fosse omosessuale, e crede che sia stato proprio il fatto che   Monaldeschi lo sapeva a spingere la regina ad istigare il suo assassinio.

[6] Confronta Hans Freimark, Helena Petrovna Blavatsky; Levetzow, “Louise Michel,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. vii, 1905, p. 307 e seguenti.

 [7] Rosa Bonheur, la pittrice, è un esempio particolarmente evidente di mascolinità pronunciata in una donna di genio. Spesso vestita da uomo, e quando vestiva da donna la sua aria mascolina di tanto in tanto attirava l’attenzione della polizia. Vedi la biografia di Theodore Stanton.

[8] C’è una certa discordanza di opinioni circa il fatto che ci sia meno delinquenza reale tra le donne (vedi Havelock Ellis, Man and Woman, sesta edizione, 1915, p. 469), ma qui si tratta di criminalità giudiziaria.

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