GAY E FRUSTRAZIONE

Chiarisco in premessa che intendo parlare propriamente di “frustrazione”, non di ansia o ancora più genericamente di disagio, cose peraltro che possono essere legate alle frustrazioni. Naturalmente cercherò di condurre la mia analisi con stretto riferimento ai gay.

L’etimologia stessa del termine “frustrazione” derivato dall’avverbio latino “frustra” = ”invano, inutilmente”, indica chiaramente che la frustrazione è una forma di disagio conseguente al mancato conseguimento di un risultato desiderato o sperato. La frustrazione è uno dei possibili esisti del desiderio. La riduzione del senso di frustrazione può derivare solo dal contenimento del bisogno o del desiderio entro l’ambito del possibile e ancora meglio del probabile, in altri termini solo una capacità di valutare ex ante la maggiore o minore realizzabilità del proprio desiderio consente di limitare i suoi eventuali esisti frustranti. È qui che entra in gioco la radicale distinzione degli obiettivi in relazione al fatto che la loro realizzazione dipenda o meno soltanto da noi. Chiarisco il discorso con due classici esempi:

1) Il portare a termine di studi (obiettivo individuale).

2) Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo (obiettivo condiviso).

Si tratta di due obiettivi radicalmente diversi.

Il portare a termine gli studi dipende solo all’azione, più o meno condizionata, del singolo che può trovare ostacoli oggettivi ma che è consapevole che il conseguimento dell’obiettivo (obiettivo individuale), al di là dei condizionamenti esterni, dipende in modo essenziale dal suo impegno e dalla sue capacità, in questo caso la frustrazione è percepita essenzialmente come senso di “inadeguatezza”.

Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo è invece un fatto sostanzialmente connesso ad una relazione interpersonale, questo significa che il conseguimento dell’obiettivo non dipende unicamente dalla persona che sta puntando su quell’obiettivo ma anche da un’altra persona che dovrebbe condividere quell’obiettivo (obiettivo comune). In questo caso la frustrazione è percepita come “rifiuto”.

Non è raro però che la frustrazione-rifiuto sia vissuta anche come frustrazione-inadeguatezza sulla base della individuazione delle cause del rifiuto nella propria inadeguatezza: “mi ha rifiutato perché non sono all’altezza della situazione o perché ho sbagliato qualcosa”, alla base di questi ragionamenti c’è comunque una visione non autenticamente relazionale dei rapporti affettivi che sono interpretati come una specie di partita a scacchi in cui, se non si sbagliano le mosse, si arriva comunque a vincere la partita. In questo modo l’altro è visto come oggetto da conquistare con una strategia che, se adeguata, porta necessariamente al risultato. Questo modo di vedere le cose, pur essendo in molti casi del tutto incongruo, appare assolutamente ovvio a chi lo adotta come proprio modello interpretativo, al punto da ottenebrare l’oggettività dei fatti. Mi spiego con un esempio concreto. Un ragazzo gay che si innamora perdutamente di un ragazzo “oggettivamente” etero è indotto a vedere il suo oggetto d’amore come gay represso e non come etero e a pensare che con una opportuna strategia sarà possibile far sì che prenda atto della sua presunta omosessualità repressa. In situazioni del genere, il vivere la frustrazione come inadeguatezza può durare anni e si può anche non arrivare mai a vedere le cose come stanno, nemmeno quando l’altro si sposa.

È fondamentale rendersi conto che alcune cose, per quanto desiderate profondamente, sono di fatto impossibili. Un ragazzo etero non può innamorarsi di un ragazzo gay, qualunque strategia usi il ragazzo gay la cosa rimarrà comunque impossibile, bisognerebbe quindi mettere da parte l’idea di essere inadeguati (non abbastanza belli, non abbastanza solari, non abbastanza affidabili, troppo nevrotici ecc. ecc.) e rendersi conto che il rifiuto non è un rifiuto della persona in quanto tale ma una manifestazione della oggettiva o soggettiva impossibilità di condividere gli obiettivi dell’altro.

Mi fermo un attimo a riflettere sulla sensazione di essere rifiutati. La sensazione di rifiuto che si prova quando l’altro non condivide il nostro obiettivo è spesso vissuta, in particolare dai ragazzi gay innamorati di ragazzi etero, come un rifiuto non genericamente della persona ma della persona “in quanto gay”, piuttosto che come impossibilità di condividere un obiettivo dell’altro, e questo rende talora più difficile il processo di accettazione della omosessualità. Aspettarsi che un ragazzo etero si innamori di un ragazzo gay non ha senso ma aspettarsi che possa essere amico di un ragazzo gay è invece realistico. Un ragazzo gay in queste situazioni è spesso portato al tutto o nulla, e la cosa è anche comprensibile e un ridimensionamento dell’obiettivo che consenta che possa essere realmente un obiettivo condiviso è spesso difficile perché anche quando un ragazzo gay dovesse accontentarsi di un rapporto di amicizia con il ragazzo etero di cui è innamorato, resterebbe comunque frustrato nel suo “vero (anche se irrealistico) obiettivo” che è quello di costruire una storia d’amore condivisa. Comunque metabolizzare la sensazione di rifiuto di un coinvolgimento affettivo e sessuale da parte di un ragazzo etero, per un ragazzo gay è ancora tutto sommato un processo di presa di coscienza della realtà non troppo traumatico, perché si tratta in fondo di difficoltà oggettive e oggettivamente insuperabili.

La questione si fa invece molto più delicata quando la sensazione di rifiuto interviene nel rapporto con un altro gay, qui si tratta di un rifiuto su basi soggettive che per la persona rifiutata è molto più difficile da accettare ed è molto più frequentemente accompagnato da sensazione di inadeguatezza. Entrano tipicamente in gioco in queste situazioni meccanismi proiettivi per i quali si proiettano nell’altro le proprie sensazioni e le proprie attese e non si capisce che l’altro è oggettivamente un altro, con una diversa storia individuale, con altri desideri e con un vissuto del tutto autonomo. In genere, quando un ragazzo gay si innamora, la prima e assillante domanda che si pone concerne l’orientamento sessuale dell’altro, se l’altro non è gay c’è poco da fare, ma se l’altro è gay “sembra” che il problema sia risolto e che la reciprocità non possa non esserci, è il tipico teorema “gay + gay = amore” dietro il quale si nascondo meccanismi proiettivi molto forti che ci fanno vedere nell’altro, in quando gay, un individuo identico a noi. Che cosa può metterci al riparo da questi meccanismi proiettivi che ci portano spesso alla frustrazione? La risposta è quasi ovvia, si tratta della socializzazione. Più un ragazzo ha una vita sociale e affettiva ricca, parlo soprattutto di amicizie, più ha esperienza diretta della variabilità dei soggetti con i quali interagisce e meno è portato a meccanismi proiettivi. Faccio un esempio concreto. Un ragazzo gay che mi scriveva la sua prima imbarazzatissima mail mi diceva: “non ho mai incontrato un ragazzo gay” per lui la categoria “ragazzo gay” era ancora unitaria e non avendo riferimenti precisi la completava proiettivamente vedendo nel “ragazzo gay” un altro se stesso. Quello stesso ragazzo, dopo un po’ di giorni trascorsi con serate passate in chat diceva: “mi sono reso conto che con tanti ragazzi riesco ad andare d’accorso ma con qualcuno è come se ci fosse una distanza più grande, pure se si tratta sempre di bravissimi ragazzi, hanno un altro modo di ragionare, però con alcuni mi trovo veramente bene.” Questi discorsi sono il tipico segno di una progressiva socializzazione e quindi della progressiva diminuzione della tendenza proiettiva. L’altro elemento chiave, oltre la generica socializzazione, per prevenire i sensi di frustrazione è l’esperienza. Il primo rifiuto può essere veramente traumatico, i successivi lo sono certamente di meno, in sostanza la nostra psiche considera i primi traumi da rifiuto come una specie di vaccinazione che attenua la virulenza dei successivi. Il trauma da rifiuto porta spesso a comportamenti che appaiono come tentativi di superare il rifiuto, ossia come delle insistenti richieste di conferme da parte dell’altro, che ovviamente non fanno che rimarcare la sensazione di rifiuto. Tutto questo, che appare come un comportamento inadeguato, ha invece un senso preciso e serve alla “definizione” della questione (mettere un confine o un limite) ossia al suo superamento “definitivo”, al suo inquadramento. Va sottolineato che chi dopo un primo rifiuto si ostina a chiedere ulteriori conferme si giudica per ciò stesso inadeguato, ma è in realtà alla ricerca di un meccanismo di frattura che crei le condizioni per passare oltre. In questo senso i rifiuti non chiari, impliciti, detti e non detti, non fanno altro che evitare questo momento di frattura e impedire di fatto fa definizione della questione che resta perennemente irrisolta. Al di là della percezione soggettiva, le vere situazioni di disagio si concretizzano dove permane uno stato di costante incertezza e il tempo passa senza che ci si possa rendere conto della presenza o dell’assenza di una vera dimensione simmetrica in un rapporto affettivo.

Vorrei aggiungere che le frustrazioni in campo affettivo sono spesso complicate dalla presenza di altre frustrazioni, questa volta di matrice strettamente individuale, connesse al mancato conseguimento di obbiettivi legati alla ricerca e alla stabilizzazione del lavoro o al successo negli studi, specialmente quando gli insuccessi sono percepiti come derivanti da mancanza di impegno individuale nella soluzione di un problema che, questo sì, sarebbe realmente risolubile. In genere le frustrazioni dovute a sostanziale disimpegno a livello individuale vengono mascherate da frustrazioni nei rapporti affettivi o di coppia che sono ingigantite per farne il nucleo del proprio stato di disagio, in questo caso si motivano gli insuccessi nella vita affettiva con incapacità primarie, originarie, che è impossibile superare e che incombono quasi come un destino ineluttabile, è il momento del “tanto io sono così, sono fatto male, non ci posso fare niente …”. Le singole frustrazioni, non riportate alle loro cause ma viste come espressione di qualcosa di incontrollabile innescano idee con contenuti vagamente depressivi che rischiano di pervadere la vita a vari livelli e di mettere in moto circoli viziosi dai quali è difficile uscire. L’esperienza insegna che i problemi si affrontano e si risolvono uno alla volta. La cosa più sensata è evitare di dare al proprio cervello modo di girare a vuoto sempre sui soliti contenuti scegliendo invece obiettivi concreti a breve scadenza da realizzare concentrandosi seriamente su di essi. L’antidoto alla frustrazione e il modo per spezzare una serie di frustrazioni che rischia di innescare un meccanismo depressivo è conseguire i primi successi, mette le basi per guardare al concreto e a quegli obiettivi che sono realmente conseguibili a breve con uno sforzo di impegno individuale, come fare un esame, mandare un curriculum per la ricerca di un lavoro, non lasciare che il tempo scorra quando ci sono problemi da affrontare subito. In questa prospettiva l’essere gay può anche portare a delle frustrazioni in campo affettivo difficili da accettare, ma piuttosto che avvitarsi su se stessi nella ricerca di che cosa si è sbagliato, ha senso concentrarsi su obiettivi individuali e concreti il cui conseguimento può portare ad un netto aumento dell’autostima e quindi anche della capacità di affrontare le frustrazioni nella vita di coppia con maggiore concretezza e serenità.

Concludo dicendo che le frustrazioni sono un elemento ineliminabile nella vita di chiunque e che pertanto è necessario imparare a conviverci, ricordandosi sempre che come ci è capitato di essere rifiutati ci sarà certamente capitato e ci capiterà, più o meno coscientemente, di rifiutare altre persone o altre forme di coinvolgimento, tutto questo non ha nulla di patologico ma fa parte della normale amministrazione della vita affettiva.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=2199

Annunci

AMORE GAY SCONTATO

Ciao Project,

ti scrivo perché ho un dubbio in testa che è come un tarlo. Ho 24 anni e il mio ragazzo ne ha 23, ci conosciamo dai tempi della scuola, in pratica siamo cresciuti insieme e il nostro metterci insieme è venuto assolutamente naturale, quasi una cosa scontata, e magari il problema è tutto lì. Ci vogliamo bene, di questo penso di non avere dubbi ma in realtà i dubbi ce li ho. Quando stiamo insieme va tutto bene e allora i dubbi spariscono proprio, ma penso che quando non stiamo insieme il suo cervello vada perennemente alla ricerca di un altro, non di uno in particolare ma di uno che sia meglio di me. Io non sono un bello cinematografico, sono un ragazzo passabile, diciamo al massimo un po’ più che passabile, e forse non corrispondo sempre al suo modello. Ci siamo lasciati tante volte ma poi siamo tornati sempre insieme ma mi viene l’idea che sia successo perché non ha ancora trovato di meglio, anche se stiamo insieme da quattro anni e lui di ragazzi ne ha conosciuti tanti, qualche volta me lo dice pure, io lo dovrei mandare a quel paese, almeno in teoria sarebbe la reazione giusta, ma quando ci ho provato realmente, è successo una volta sola un paio di anni fa, lui è stato così male che sono dovuto tornare sui miei passi e sono stato anche contento di averlo fatto, ma poi a distanza di tempo si sono ripresentati più o meno gli stessi fatti. In pratica lui non mi ha scelto, non c’è stato il classico colpo di fulmine, il fatto che ci dovessimo mettere insieme era già nei fatti, due ragazzi che si conoscono da quando avevano 11 anni, che sono arrivati a dichiararsi gay reciprocamente quando ne avevano 19/20, poi alla fine si mettono insieme perché stanno bene insieme, perché hanno un mondo in comune e poi, forse, anche perché è la strada più facile. Questo dubbio un po’ mi tormenta. A lui manca l’esperienza dell’innamoramento che ti capita tra capo e collo come cosa del tutto inattesa, con me non c’è stato niente di simile. Forse ha bisogno di innamorarsi anche in un altro modo. Onestamente mi sento messo da parte o meglio strumentalizzato, ma non lo fa con cattiveria e ci soffre pure seriemente. Certe volte ne parliamo per ore, io cerco di scuoterlo ma vedo che il suo pensiero è lontano e che continua a fantasticare su altri ragazzi, ma su ragazzi che magari con lui hanno scambiato poche parole, ma lui a quelle parole cerca di dare chissà quale senso anche se il senso non c’è. Certe volte ho l’impressione che tenda anche a costruire, sulla base di ricordi, delle ipotesi di storie che avrebbero potuto esistere e che gli servono per fantasticare. Sia chiaro, Project, io non ci vedo niente di patologico, se mai un lasciarsi andare un po’ alle malinconie delle reali o presunte occasioni perdute, ma questo fa parte della sua personalità. Lui è veramente un bel ragazzo ma è stato sempre complessato dall’idea di essere brutto, una cosa che non ho mai capito, tendeva a svalutarsi, a pensare che nessuno si sarebbe interessato di lui e invece, piano piano, si sta accorgendo che sui ragazzi ha realmente un fascino forte, vede che gli vanno appreso, che lo cercano ed è portato a vedere dietro queste cose un interesse vero per lui come persona. È portato ad innamoramenti molto profondi anche se unilaterali e penso che, se troverà un po’ di disponibilità in qualcuno, lo perderò, o forse semplicemente andrà violentemente in crisi perché tenderà a mettere insieme il mio volergli bene con l’immagine di quel ragazzo, in fondo lo so che io gli vado bene per tante cose importanti e che anche lui mi vuole bene in modo autentico ma non riesce a trattenersi dal dare corda ai ragazzi e questo certe volte mi fa stare proprio male. Qualche giorno fa siamo andati in un locale a Milano e lui si è messo a fare la corte a un ragazzo ma in modo molto determinato, l’ambiente era gay e quel ragazzo era anche un po’ interessato, lui lo guardava, gli faceva gli occhi dolci, pensava che quello stesse lì da solo, quello per qualche minuto è stato al gioco, poi gli ha detto sorridendo che c’era il suo ragazzo. La reazione è stata di apparente disinteresse, ma era ovvio che non era così. Quando siamo usciti ne abbiamo parlato, mi ha detto che tanto lui è sfigato e mi ha abbracciato stretto. Il mio ragazzo un potere enorme su di me ce l’ha perché probabilmente io ne sono innamorato molto più di come lui è innamorato di me, ma forse anche questo non è vero. Certe volte discutiamo per ore, mi fa arrabbiare al punto che lo pesterei e poi finiamo a fare l’amore come non mi è mai successo con nessun altro perché vedo che è contento e che con me sta bene. Project, io penso di essere la sua vita reale, la sua ordinaria amministrazione, quella senza la quale perde l’orientamento, ma penso anche che lui abbia bisogno di altro, brutalmente anche di sesso fatto con altre persone, lui la vede come una possibile alternativa alla nostra storia ma io penso che potrebbe essere invece un modo di rivalutare la nostra storia, ormai ci conosciamo bene, sono quasi 4 anni che stiamo insieme e non credo che crollerà ma sto sempre sulle montagne russe, dalla stelle alle stalle nel tempo di una settimana, prima pensavo che fossero crisi passeggere o anche periodiche, adesso comincio a pensare che siano delle componenti ineliminabili del nostro rapporto. La nostra non è la classica storia di due ragazzi contro il mondo, è tutto più complicato eppure, ti giuro Project, io non riuscirei ad adattarmi a vivere senza di lui, perché quando c’è è autentico, non mi imbroglia mai, magari mi dice cose che mi fanno male ma sono sicuro che la verità è quella. Mi ha detto che se si dovesse innamorare di un altro ragazzo me lo direbbe certamente e che non farebbe mai le cose di nascosto e gli credo perché è fatto così. Quando ci siamo messi insieme mi sembrava di toccare il cielo col dito, era tutto così ovvio, così lineare, così naturale, ma evidentemente era troppo ovvio, troppo lineare e troppo naturale, forse abbiamo solo scelto la strada più semplice e ne stiamo pagando adesso le conseguenze, francamente vorrei tanto che non fosse così. Il mio sfogo è finito, sto pensando che mi manca tantissimo però c’è sempre il tarlo che lui magari adesso sta pensando ad altro. Ti saluto, Project, se vuoi, pubblica pure la mail.

Davide

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=2194

GAY E LAVORO

Ciao Project,

ti scrivo per vedere che effetto fa, cioè che affetto fa a me, tanto non ci conosceremo mai. Non ne posso più di vedere passare i giorni così uno appresso all’altro senza nessuna prospettiva, solo tempo che se ne va, di anni ne ho finiti 31 da un pezzo a vedo avvicinarsi i 32, che ho concluso nella mia vita? Laurea, grandi sogni, non gradi forse ma qualcosa mi sarei aspettato e invece il mio 110 e lode non è servito a nulla ormai sono anni che faccio di tutto, concorsi che non finiscono mai e per le cose più assurde, lavoretti di tutti tipi che nulla hanno a che vedere con la mia laurea e adesso da un po’ nemmeno quei lavoretti. In pratica un mucchio di promesse fasulle, tanta fatica e poi quasi niente. Potrei fare dei master, sarebbero altri soldi buttati e altro tempo sprecato, alcuni amici miei che li hanno fatti stanno a zero lo stesso, sarà il momento ma è così e poi a tutto questo bel po’ di cose ci aggiungo pure le frustrazioni sentimentali. Coi ragazzi più giovani di me non mi sento a mio agio, loro stanno passando adesso la fase dei sogni e delle pie illusioni, quando parlo con loro mi considerano uno sfigato che ha buttato la spugna. Con quelli della mia età la reazione è duplice: o sono sostanzialmente dei falliti come me e allora ci facciamo buona compagnia accusando di altri di essere ladri e imbroglioni o sono gente arrivata e non capisci nemmeno per quale ragione, qualcuno forse se lo merita ma certi proprio non sai come hanno fatto ad arrivare dove stanno perché anche a livello di competenze professionali fanno pena, e io con questa gente non ho nulla da spartire, mi sento orgoglioso e stupido nello stesso tempo. I gay sono arrivisti e disposti a vendere la madre pur di arrivare dove vogliono, almeno quelli che conosco io. Uno in particolare, di quelli ben piazzati che non ho mai capito come facessero a essere ben piazzati, mi fa sempre la paternale come se fossi un completo imbecille al quale bisogna insegnare ancora l’abbiccì del saper campare in società, e questo è uno dei meno peggio. Allora mi sono detto che se i gay arrivati sono così, io ne voglio uno sfigato come me e pure più sfigato di me che magari potrebbe essere umanamente un po’ meglio e almeno non mi farebbe prediche sul farmi furbo e cose simili, che poi sarebbe un altro modo per dirmi che è maglio imbrogliare che essere imbrogliati. Ma chi mi dice che un gay sfigato e magari pure io stesso, una volta avuta la poltroncina buona non ci si vende l’anima e non si fa come fan tutti? Un’altra cosa che mi ha fatto strano del tuo forum è che secondo te i gay pensano soprattutto ai sentimenti, ma questa è una balla colossale, io ne ho visti di quelli che del loro ragazzo se ne fregavano alla grande e, passami il termine, se lo sarebbero venduto al migliore offerente pur di fare un passetto in avanti nella scala sociale. Io ho conosciuto ambienti gay, mica quelli dei locali o della gente sbandata, no, ambienti gay su, dove i ragazzi li mettevano proprio sotto i piedi, e non erano nemmeno quelli di 50 o 60 anni che li mettevano sotto i piedi, che quelli almeno un po’ di dignità ce l’avevano, ma quelli di 25 o 30 che si sentivano proprio i padroni e i ragazzi li vedevano solo come servi da attirare con la bella vita e da allontanare con un calcio in culo quando dicevano anche solo mezza parola che avesse un senso. Io questo ho visto, perciò la parola gay usata come la usi tu mi fa strano, ci saranno pure quelli buoni ma io non li ho ancora visti da nessuna parte, anche se realmente conosco forse solo un tipo di gay e li vedo nella competizione del lavoro e non mi piacciono per niente. Mi sento avvilito, Project, praticamente preso nel vortice di un mondo che dovrebbe essere il mio ma certe volte mi fa proprio schifo. È vero che sul lato etero la cosa è esattamene la stessa, non sono solo i gay che fanno schifo ma è il mondo nel suo complesso che fa schifo. Vorrei proprio ricominciare tutto da capo, con gente diversa, sono stufo dell’idea che tutto debba essere sempre e solo un compromesso con la propria coscienza e che ci si debba vendere per forza. Non sai quanto chi ha i soldi si approfitta di chi non ce li ha! E sto parlando di gay che si approfittano di ragazzi gay. Una cosa sola potrebbe migliorare la situazione di un ragazzo gay che non ha i miliardi ed è un lavoro vero che gli permetta di fregarsene di chi lo vorrebbe mettere sotto i piedi. Io non cerco l’amore, di queste cose non me ne frega niente, io vorrei solo un po’ di dignità e la potrei avere solo lavorando, ma un lavoro vero non lo trovo e ho sempre davanti agli occhi il mio perenne dover chiedere, parlo di chiedere lavoro, abbassando la testa di fonte a gente che stimo meno di zero ma che ha su di me quasi potere di vita e di morte. Io sono un professionista serio e un tipo, poco più che un ragazzo, mi ha detto facendomi un sorrisetto, quasi come se mi facesse una grazia, che mi avrebbe fatto avere un contrato a tre mesi perché esiste una “solidarietà fra gay” e io l’ho mandato a cagare lui e il suo contratto e non ha nemmeno capito il perché e mi ha vomitato appresso una valanga di insulti di una violenza inaudita! Ma perché uno non può avere la sua dignità? Perché la mancanza di lavoro deve diventare il sistema per schiavizzare la gente? Il primo problema di un gay, come di chiunque, è avere un lavoro e una dignità senza dover strisciare davanti a nessuno! Tutto il resto viene dopo!

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=2193

RAGAZZI GAY E ANSIA DI NORMALITA’

Ciao Project,

mi fa proprio strano scriverti questa mail perché non ho mai parlato con nessuno di queste cose. Dove vivo io devo stare attento a tutto e preferisco stare solo perché se avessi amici, diciamo così che si farebbero anche gli affari miei. Qui va così, e allora resto solo, ma è dura, ho solo internet, un po’ di foto e di video li cerco pure io, però quelle cose degli incontri oppure delle chat per farsi le se..e non mi interessano, magari sono rimasto un bambino dentro perché mi incanto a guardare certe foto, non mi piace il porno spinto, mi piacciono le foto dove di un ragazzo di vede tutto ma anche il sorriso, però delle cose naturali, come nella vita di tutti i giorni, cioè un po’ come farei io. Adesso queste cose in rete si cominciano a trovare e mi piacciono molto, proprio mettere insieme la faccia del ragazzo e tutto il resto, non lo so, sarò pure tarato che penso a queste cose ma le immagino dolci quando mi faccio una se.a, non mi piacciono quelle cose esagerate che si trovano in giro, un ragazzo mi piacerebbe carezzarlo, baciarlo, pure il resto certo, ma se viene spontaneo a tutti a due, se no non fa niente, penso che mi starebbe benissimo anche solo stare abbracciato con un ragazzo, cioè non con uno qualunque ma col ragazzo mio. Se mi vuole bene, di quello che facciamo non me ne importa niente ma voglio che mi voglia bene. Mi dico tante volte che il ragazzo io non ce lo avrò mai, anzi diciamo che in pratica ne sono sicuro, non ci so fare coi ragazzi, mi considerano un ragazzino anche se ho quasi 19 anni perché sono timidissimo, avere un ragazzo vicino mi imbarazza, divento rosso e non parlo, lo so che sembra stupido ma succede e poi non sono proprio un bel ragazzo, insomma non male, almeno non bruttissimo, quelli belli li vedo e sono belli veramente, io sono diciamo passabile e poi mi sentirei terribilmente in imbarazzo proprio a stare con un ragazzo, cioè a starci nudo insieme, e fare altre cose, sono molto complessato in queste cose e penso che potrei essere proprio una frana e questo mi frena molto, poi non mi so vestire, mi dicono che sono uno zombi ecc. ecc.. Ho paura che queste paure non me le leverò più dalla testa e poi non ne posso parlare con nessuno. A parte che amici non ne ho, anche se ne avessi che faccio? Se gli dico cose così mi prendono per un matto. Allora ho pensato di scriverti così mi dici quello che pensi di me e poi, se ti va, parliamo un po’ su msn. Magari a parlare non cambia niente però almeno uno si sfoga un po’. Aspetto con ansia la tua risposta.

Luca

Ciao Project,

ieri notte è stata stranissima, all’inizio mi tremavano proprio le mani, mi faceva proprio un effetto tipo panico, poi invece sono stato a mio agio, mi dispiace di averti trattenuto fino a quell’ora a raccontarti tutte quelle cose, te ne dicevo una e poi stavo in ansia per la tua risposta. In pratica mi sono sentito meno strano, cioè allora non sono poi tanto fuori. Tante cose che a me sembravano strane a te non lo sembravano affatto e questo mi tranquillizzava. Mi dicevo ma vuoi vedere che alla fine sono un ragazzo normale pure io!! Allora il modo mio di pensare a un ragazzo non è così assurdo e di ragazzi come me ce ne sono tanti! Magari!! Questa cosa mi fa stare meglio. Mi è piaciuta alla fine quando mi hai detto che io in fondo veri problemi non ne ho, mi sembrava quasi incredibile, ma detto da te dopo tante ore che parlavamo voleva dire che era proprio così e in effetti grossi problemi non ne ho, un po’ imbranato sono ma penso che di ragazzi imbranati come me ce ne siano tanti. Io in fondo l’idea di essere uno un po’ fuori me l’ero messa in testa anche per dirmi che la timidezza tanto non la potevo superare però se lo trovassi veramente un ragazzo che mi vuole bene, penso che tutta questa paura sparirebbe completamente. Certe volte mi sento scemo a cercare l’amore quando vedo che magari gli altri cercano solo il sesso, ma io voglio di più, sarò pure ingenuo ma voglio di più, cioè un ragazzo se sta con me deve essere proprio felice di stare con me, lo so che sono uno un po’ mediocre, ma io mica voglio uno bello come il sole, mi sta bene uno come me e pure peggio, però mi deve volere bene e allora sì che saprei volergli bene anche io. Grazie Project, mi sa che ti scoccerò ancora, ma già così mi sento più normale e mi piace.

A presto.

Luca

Se vuoi mettere le mail nel forum, fallo, non mi dispiace mica.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=2183

OMOFOBIA E DOC

Questo post è dedicato alla omofobia nel DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo), non riguarda quindi gli atteggiamenti di omofobia sociale, cioè gli episodi di intolleranza verso i gay di cui si legge sulla stampa (fobia “contro i gay”) determinati dall’ignoranza e dall’incitazione all’aggressione verso i gay, ma propriamente la fobia, ma meglio sarebbe dire l’idea ossessiva, “di essere gay” che si manifesta nell’ambito del DOC, si tratta di un disturbo che può creare stati di sofferenza profonda e che va riconosciuto e affrontato con mezzi adeguati, ricorrendo all’aiuto di uno specialista. Riconoscere un DOC con idea ossessiva di essere gay non è cosa facile perché si è portati spesso a vedere tutta l’omofobia, anche quella del DOC, come un fenomeno di origine sociale o culturale trascurando del tutto il fatto che si tratti una vera patologia che non va sottovalutata e che ha cause non riferibili a fenomeni sociali e culturali. Nell’ambito dell’attività di Progetto Gay mi è capitato qualche volta di avere colloqui con ragazzi affetti dal DOC con l’idea ossessiva di essere gay. Ultimamente ho scambiato una serie di mail con un ragazzo 22enne che mi ha permesso di chiarire molto meglio le cose esponendole dal suo punto di vista. Devo molto a questo ragazzo che mi ha permesso di farmi un’idea del DOC nelle sue connessioni con l’idea di essere gay con una compiutezza e una chiarezza che non avevo mai raggiunto. Questo è un brano di una sua mail: “se volessi trascrivere o redigere la mia storia per tua utilità, sentiti libero di farlo senza alcun problema, più si sa di questo male, più le persone realmente omosessuali capiscono che IO sono malato e non loro meglio sarà.” Direi che questa frase è il segno della maturità umana oltre che culturale di questo ragazzo che ringrazio sentitamente. Ho chiesto esplicitamente ed ottenuto dal mio interlocutore il permesso di pubblicare i contenuti del nostro scambio epistolare.

Nell’avvicinarmi per gradi al nucleo del problema, sempre nel pieno rispetto della privacy, seguitò lo stesso percorso che ha seguito il mio interlocutore, chiamiamolo Marco, nelle sue mail. Chiedo scusa a chi legge se il percorso sarà lungo, ma fare chiarezza su queste cose richiede anche al lettore uno sforzo di attenzione non piccolo.

Marco ha 22 anni, è uno studente universitario, comincia così la sua prima mail: “ti scrivo con un’ansia e un terrore addosso che sono quasi indescrivibili ma ho bisogno di avere un confronto”. Racconta quindi la sua situazione familiare, certamente non facile, rapporti fortemente conflittuali con i genitori, una prima adolescenza sbandata e senza punti di riferimento, brutti momenti come ribellione, insuccessi scolastici, capelli tinti, risse, droghe leggere, atti vandalici, fughe ecc., successivamente il contatto con altre persone gli ridà fiducia e lo reinserisce in un clima vivibile. Intraprende una strada di crescita molto profonda che lo porta a formarsi una “personalità indipendente in parte da tutto e tutti” che però concentra, a suo giudizio, il meglio di tutti quelli che lo hanno cresciuto “in buona fede e con amore” e si sente in buona parte un loro risultato.

Dal punto di vista della sessualità l’adolescenza di Marco è stata piuttosto complessa. Fin da piccolo ha avuto la passione per i piedi e non faceva molta distinzione fra uomo e donna ma il piede femminile per lui restava oggetto di un piacere speciale, crescendo e scatenandosi gli ormoni la masturbazione si è incentrata su tutte le donne che conosceva, professoresse incluse, “fino a sbocciare alle medie con vere e proprie occasioni di approfondimento…” ma prima che accadesse tutto ciò, come talvolta succede, Marco con i suoi amici scopre e sperimenta la masturbazione di gruppo sui porno etero, logicamente facendo ognuno per se … un giorno però un amico un po’ effeminato vuole andare oltre e Marco lo segue “facendo varie volte prove, anche arrivando alla penetrazione ma pensando sempre alle donne soprattutto desiderando che accadesse con una ragazza il più in fretta possibile”. Verso i 12-13 anni sia Marco che il suo compagno di esplorazioni sessuali iniziano a trovarsi “la fidanzata” e i momenti di sperimentazione e curiosità sessuale tra loro si fermano. “Io e questo amico effeminato non avevamo ancora trovato una donna e talvolta non sapendo ancora come fosse questo rapporto con le donne e molto incuriositi sognavamo di averlo e abbiamo continuato quelle esperienze senza mai avere rapporti affettivi i quali ci schifavano e anzi evitavamo proprio certi contatti perché erano fastidiosi e ci inducevano talvolta anche dei veri e propri disturbi. Va notato che Marco sottolinea l’effeminatezza del suo amico. Finite queste esperienze, sempre considerate pure curiosità, Marco e il suo amico si trovano entrambi la ragazza. Marco sottolinea che anche durante le esperienze con il suo amico la masturbazione era al 99% eterosessuale e molto desiderata e soddisfacente e per ripiego talvolta non avendo la possibilità di avere ragazze vere, le fantasie “cadevano su una dimensione maschile che riguardava cosa potevamo fare alle donne ma facendolo fra noi, niente più.”

“Tornando alle ragazze, sono iniziate le esperienze con loro, i colpi di fulmine (sempre avuti fin dall’asilo tant’è che spesso venni messo in castigo perché sorpreso a toccare le mie coetanee o comunque mi ricordo sogni sulle mie amiche e il desiderio profondo di averle e annusarle), il desiderio era feroce e incontrollabile, da stare male … ho iniziato a vivere in un altro mondo tant’è che ho pensato con ribrezzo alle cose fatte fra amici e ho avuto alcuni problemi personali.

Per farla breve la mia adolescenza è scoppiata con una dipendenza e fame di donna fortissima che mi ha portato a trascurare lo studio ed innamorandomi spesso e avendo voglia in continuazione di avere una ragazza, sentire il suo odore, toccarla, leccarla ecc. ecc. ho avuto la prima storia seria di 4 anni, precedentemente varie esperienze ma tortuose perché cambiavo spesso target in quanto mi interessavo anche di più ragazze contemporaneamente e con una masturbazione continua e quasi incontrollabile perché era il mio massimo desiderio giornaliero.”

Fin qui, direi, l’adolescenza di Marco, per quanto agitata, non presenta elementi oggettivamente patologici, ma lui stesso ci descrive il primo apparire dell’idea ossessiva.

“Tra i fidanzamenti, le coccole, i baci, la voglia di essere amato da una ragazza, di essere suo, di avvertire la gelosia sua, sentirsi proprietà di una ragazza, fare l’amore ecc. ecc. non avevo mai notato però un mio comportamento: tendevo ad ossessionarmi svariate volte su varie cose, toccare un tot di volte le cose, fare le scale veloci altrimenti sarei stato “sbagliato”, mettere in ordine, pulire, parlare dicendo certe cose, chiedere scusa agli oggetti, soffrire per cose assurde ecc. ecc. e da qui iniziò al’età di 14 anni un po’ la mia identità ossessiva, pacata ma presente, che sfociò un giorno durante una vacanza in montagna sentendo un racconto di un amico di famiglia, il quale parlava dell’outing di un suo collega insospettabile. Mi prese il terrore e la paura che anche io potessi diventare gay e sarei stato obbligato ad andare con gli uomini e lo collegai subito le cose fatte anni prima, senza paura e senza alcun significato, fra amici, e iniziarono i rimuginamenti: “ma non è che sei gay?”, “sei sicuro?” così saltuariamente nel procedere degli anni la cosa è andata acutizzandosi a periodi e sparendo in altri … nel frattempo iniziavo a conoscere nuovi amici, a frequentare la palestra e persone molto più belle e grandi di me per le quali provavo invidia e anche sottomissione perché ero non in grado di competere con loro. La mia personalità sicura e forte quasi bullesca è andata scemando fino a che mi sono sentito praticamente una pecora che si crede leone, mi sono accorto che ero solo un pallone gonfiato e che le mie qualità erano solo quelle che avrei voluto avere ma non le possedevo per cui ho dovuto “costruirmi” davvero … mattone su mattone, fisico, mente, sex appeal ecc. ecc.. Per cui talvolta, mi capitava di ammirare alcune persone per la loro bellezza e mi sentivo schiavo: “sono inferiore, loro sono belli … non è che sei gay?” e lì iniziai ad ossessionarmi sempre di più e la mia mente giocava all’opposto, tutte le cose che (perdona la franchezza) mi facevano schifo e mi davano molto fastidio come i rapporti omosessuali comparivano come un obbligo perché loro erano belli e se quindi capivo e apprezzavo la loro bellezza (sempre con invidia) dovevo farmeli piacere … via così finché non si è automatizzato questo timore fino a sfociare ad una vera e propria crisi di panico, ansia e quasi anoressia … prima di arrivare a tutto ciò ero impanicato ma saltuariamente e nel frattempo continuavo ad innamorarmi a destra e a manca di amiche donne e desideravo ritrovare l’amore, fare sesso ecc. ecc. finché non incontrai la mia attuale ragazza, che conobbi per amicizie in comune. Non scattò come un colpo di fulmine bensì lentamente tant’è che ci lasciammo pure ma io, quando lei si fidanzò, mi sentii come se mi avessero portato via qualcosa e le scrissi che avevo bisogno di lei e che se si fosse lasciata un giorno mi avrebbe trovato lì pronto ad aspettarla … intanto l’ossessione che capitava già pochissime volte ed era quasi inconsistente non era quasi più presente.”

Devo sottolineare che quando l’idea ossessiva retrocede Marco ritrova una piena sessualità etero.

Marco prosegue: “Un giorno lei mi scrive, si è lasciata col ragazzo perché non stava più bene con lui e perché il mio messaggio l’aveva fatta pensare … intanto io mi ero fatto un mio mondo e iniziavo a sentirmi bene da solo ma al cuore, come sai, non si comanda e allora ci siamo buttati in questa relazione che ora perdura ed è ben solida tant’è che dipendiamo fortemente l’uno dall’altra … nel frattempo io sono continuato a cambiare, a crescere, a divenire indipendente mentalmente: ho capito di non credere in Dio e mi sono riconosciuto ateo, ho iniziato ad amare la scienza ed analizzare gli aspetti della vita sotto un profilo logico e non più di mistero o trascendentale, ho sdoganato l’omofobia e ho tessuto amicizie con persone omosessuali che tutt’ora perdurano e sono ottime. In questo ultimo hanno ho fatto amicizia con un ragazzo tramite una nostra amica in comune, fin da subito ci siamo trovati in sintonia come due fratelli separati alla nascita, era uno di quegli amici che si contano sulle dita della mano, uno dei pochi che avevo con cui condividere argomenti profondi della vita, come dio, scienza, vita ecc. ecc., pochi mesi fa però questo mio amico (io intanto mi sono ossessionato sempre di più sulla omosessualità, avevo paura che qualcuno mi volesse stuprare o che un uomo mi obbligasse a fare certe cose, avevo timore e rifuggivo le manifestazioni affettuose fra amici maschi) INSOSPETTABILE mi rivela che è gay, io tranquillamente gli dico che è tutto ok e che deve stare tranquillo, deve essere quello che è e che spero di non essermi comportato male magari con qualche battuta tipica sugli omosessuali, il tutto si trasforma in una ancora più solida amicizia tant’è che mi confida le sue pene d’amore come niente fosse … lì però nel giro di pochi giorni la mia ossessione monta sfociando in un attacco di panico, ansia e anoressia profonda, da non riuscire a dormire e mangiare per settimane, e allora sono andato su internet cercando “si può diventare gay?”, “paura di essere gay?” ecc. ecc. e ho trovato un forum che parlava di un disturbo che si chiama “Disturbo ossessivo-compulsivo legato alla paura di diventare omosessuali” come quei disturbi del lavarsi le mani o controllare sempre il gas e mi ci sono riconosciuto in pieno. Sono due mesi che sono in terapia farmacologica, in psicanalisi e un po’ depresso … ho perso completamente me stesso e la ricerca di rassicurazioni mi ha portato a stravolgere la mia naturale attrazione per le donne con immagini intrusive di atti sessuali e di sensazioni fasulle di piacere, come se dovessi seguire quella via … ne fossi obbligato … questo mi fa stare molto male … le medicine mi tolgono già di loro la libido e quindi faccio fatica a fare l’amore con la mia ragazza (mentre fino ad un mese prima non riuscivamo ad uscire di casa perché la voglia di fare sesso era incontenibile) … e le idee in testa divengono sempre più fitte e leggendo sul tuo sito di omosessualità repressa, latente e cose così mi sono imparanoiato sempre di più fino ad avere vere proprie crisi di identità; ora sono molto sotto, ho una crisi fortissima che non mi lascia respiro … perciò volevo chiederti che cosa puoi trarre dal mio racconto secondo te e la tua esperienza. Aggiungo che mi è stato diagnosticato sia da uno psichiatra, sia dallo psicologo che da amici professionisti il DOC, il disturbo che sopra ti dicevo, soffro di ansia e ossessività fin da piccolo ma la caratteristica di questo male è che tende a farti sentire ciò che non sei per coprire altri problemi, a dire dello psicologo riguardo a mio padre e/o esperienze della mia vita molto dolorose … Sto davvero male perché sto perdendo me stesso e sento come se non potessi più amare le donne e il loro sesso del quale sento il bisogno che però questa ossessione blocca con pensieri e ragionamenti che mi inducono a credere che io sia diventato gay. Concludo dicendoti che io ho cancellato l’omofobia perché ho capito che è naturale e normale essere gay, ho trovato persone interessanti e ho piacere che vivano la loro vita serenamente e odio profondamente tutti coloro i quali condannano queste cose … per cui non ho, come da definizione del male, problemi con l’omosessualità e ancora di più non ne avevo con il mio orientamento sessuale … però tutto questo mi ha posto mille dubbi sulla mia intera vita e ho tanta paura e non posso essere più me stesso …”

Alla prima mail di Marco ho risposto così:

“Ho letto con molta attenzione la tua mail. Da tutto quello che scrivi emerge piuttosto chiaramente il quadro del DOC che si manifesta anche attraverso la paura di essere gay. Che la paura sia infondata mi sembra abbastanza chiaro, nessuna delle cose che dici è indicativa di orientamento sessuale gay, né le esperienze preadolescenziali con altri ragazzi, né le idee ricorrenti legate alla paura di essere gay. Ti sento decisamente preoccupato, e il DOC può fare questo effetto, ma ti vorrei dire che mi è capitato più di una volta di conoscere ragazzi con questo tipo di disturbo connesso all’idea ossessiva di poter essere gay, in alcuni casi il disturbo faceva proprio stare male quei ragazzi, però, seguiti da persone esperte, sia a livello farmacologico che a livello psicologico di sostegno, quei ragazzi hanno visto cambiare le cose in modo molto netto, gradualmente e con tempi non brevissimi ma il peso delle idee ossessive è stato progressivamente minore, al punto che la loro vita di relazione non ne è stata realmente condizionata. La maggior parte di questi ragazzi non sono omosessuali e vivono l’omosessualità solo come fobia e come condizionamento, qualcuno però, ma sono una minoranza, alla fine supera la dimensione ossessiva con l’accettazione della omosessualità come condizione normale della sua vita. Proprio la settimana scorsa parlavo in chat con uno di questi ragazzi, che conosco da anni ormai, e sono rimasto veramente stupito dalla strada che ha fatto, dall’equilibrio che ha raggiunto e dalla maturità emotiva che dimostrava. Alcune osservazioni andrebbero tenute presenti, anche se mi rendo conto che per un ragazzo con il DOC sono argomentazioni che non possono essere risolutive, in primo luogo non credo proprio che tu sia gay, ma ammesso e non concesso che tu lo fossi questo non condizionerebbe realmente la tua vita. Conosco tantissimi ragazzi che sono felici di esserlo e si sentono realizzati così. Ma, ripeto, non credo che tu abbia niente a che vedere con i gay e anzi mi fa veramente piacere il fatto che tu possa avere amici gay e che tu ne dia un buon giudizio. Puoi avere idee ossessive, certo, puoi averle e bisogna cercare di rendersi conto che la situazione di disagio può essere molto alleviata da terapie comportamentali che mirano ad ridurre il senso della responsabilità che puoi provare e a prevenire le risposte di tipo ossessivo attraverso una consapevolezza razionale. Fino a non molti anni fa questi disturbi di fatto non erano curati se non con forme di psicoterapia aspecifica, oggi esiste la possibilità di ricorrere a farmaci altamente specifici che aiutano molto a contenere il problema. Le situazioni purtroppo si complicano per quei ragazzi che sono lasciati a sé stessi fin oltre i 35/40 anni, allora un approccio efficace diventa più difficile, ma alla tua età la combinazione tra terapia di sostegno e terapia farmacologica può veramente cambiare le cose, cioè può permetterti di vivere una vita normale. Aggiungo una cosa, i ragazzi con DOC sono in genere ragazzi con quozienti di intelligenza superiori al normale. Sei uno studente di una facoltà scientifica e lo studio potrà aiutarti molto a ritrovare una serenità di fondo, proprio attraverso l’apprendimento di un metodo scientifico di analisi della realtà. Nell’avvio del DOC conta certamente anche il clima familiare e in particolare lo stress affettivo nei rapporti con i genitori e tu certamente non hai vissuto da questo punto di vista una situazione ideale, hai reagito, è vero, ma ne hai anche sofferto. Se potrò esserti utile in qualcosa lo farò molto volentieri.”

Marco mi risponde:

“Grazie project per l’attenta analisi di quanto ti ho riportato, se posso rubarti ancora un po’ di tempo avrei piacere di parlare con te perché anche se saprai bene che il mio disturbo mi porta a cercare rassicurazioni, informazioni, fare autotest e via dicendo fino a sfinirsi (e chi mi ha in cura dice che è come drogarsi e dovrei cercare di smettere di informarmi, testarmi e rassicurarmi ma è davvero dura), pensa che non riesco a studiare ed il mio pensiero è praticamente centrato quasi esclusivamente su questo problema … vorrei ricordarti ancora che nutro grande rispetto per le persone omosessuali e non le reputo nemmeno “omosessuali” perché parto dal concetto di libertà personale e quindi, detta franca, non mi interessa cosa fai a letto, chi ami o se ti piace il rosso o il blu, a me interessano le persone per quello che sono e se sono “diverse” da me, come io per loro, meglio ancora … avremo di più da raccontarci.

Già ora mentre ti scrivo la mia mente mi sta portando immagini e sensazioni che mi danno ansia, paura e terrore … tutto perché ho paura di non poter più amare la mia ragazza, di non poter fare l’amore come un tempo con lei, che, se mai un giorno finisse, io non sia più in grado di innamorarmi di altre donne, di godere di cotte dolorose e dell’affetto passeggero (per non dire scappatelle) di qualsiasi ragazza mi attragga, per tutte queste domande che mi sto facendo, per la crisi che ho e per le conseguenze che giorno per giorno pago”.

Quindi Marco si sofferma sulla terapia farmacologica ed è evidente che ha acquisito una notevole capacità di interpretare il significato terapeutico dei farmaci che gli sono stati prescritti.

“Sappi che mi è stata modificata la terapia, ora prendo un farmaco in più oltre ai due di inizio terapia: [omissis] un ansiolitico che “dovrebbe” tenere a bada l’ansia provocata dai pensieri e dalle immagini intrusive che fa, poveretto, il suo magro effetto, a lungo andare … già lo noto.

[omissis] questa è la novità che dovrebbe bloccare l’ideazione ovvero dovrebbe aiutarmi a non cadere nelle trappole del “domandarsi” in continuazione con il conseguente effetto dell’autoconvinzione e sensazione di essere ciò che si teme (omosessuale, sporco, malato di aids, gas aperto, non amare il proprio partner ecc. ecc.), dovrebbe cioè limitare l’affioramento di immagini e pensieri intrusivi”.

Poi Marco prosegue:

“tornando a noi, volevo esporti vari miei dubbi dato quel che ho letto sul tuo sito, l’ho spulciato per bene … da vero doccato come si dice in gergo, ho letto anche su internet e spesso si parla di “accettazione”, di “omosessualità latente”, per farti un esempio: da un estratto di un intervista a Tiziano Ferro lui dichiara che gli piacevano le donne, che era fidanzato ecc. ecc. ho letto talvolta di queste storie … persone che vivono vite etero “gratificanti” per poi “scoprirsi” (mi mette un’ansia e un panico addosso che non ti immagini) omosessuali. La vedo un po’ strana come cosa … vediamola al contrario: un eterosessuale che nasce in una società omosessuale si sentirà “inadatto” al contesto sociale e alle tipiche relazioni che esso principalmente e moralmente accetta, si sentirà differente dai suoi coetanei perché non riuscirà a tessere e fare le stesse esperienze che fanno gli altri, oppure ci proverà ma ne resterà alquanto scontento e scottato (per non dire traumatizzato) per cui capirà molto presto che la sua felicità dipende da alcuni fattori ben differenti da quelli dai quali dipende la felicità della maggior parte degli altri, che queste cose potrebbero non piacere agli altri e che quindi potrebbe non essere accettato. Io penso sia questo il percorso che una persona con un determinato orientamento sessuale compie nel “capire chi è” ma rispetto alla società, non credo rispetto a se stessi … mi spiego meglio: io non ho mai capito che mi piacevano le donne, da quando sono nato fino alla prima cotta il tutto gravitava intorno ad esse, poi le polluzioni, poi le cotte, il primo bacio (taaaaaaaaaaaaaaanto desiderato [immagine intrusiva con pensiero annesso “e se volessi anche un primo bacio con un uomo?” dolore, ansia e panico ]), le esperienze sessuali (togliendo quel piccolo e breve stralcio di conoscenza in cui c’era curiosità ed impossibilità di averle con l’altro sesso, come già ti ho raccontato) tanto bramate nonché desiderate quasi più di ogni altra cosa … cioè il mio comportamento, che per motivi

familiari non aveva nessun impatto e/o riscontro in quanto la mia famiglia “non c’era” e quindi non mi dovevo vergognare di nulla, andava liberamente a zonzo fin dove la mia naturale tendenza spingeva … e spingeva davvero forte … io credo che sia tale anche per chi ha una tendenza differente dalla mia, non è che ci si guarda allo specchio e si nota un “bruffolo” nuovo che non si era visto “to’ ve’ sono gay” oppure “va là sono etero!” io credo che sia la paura dell’etichetta, come ho letto molto spesso, che manda in casino le persone che sanno di avere desideri differenti da quelli degli altri … ma non il rapporto con il proprio piacere, quello credo sia indiscutibile e non soggetto a dubbi ovvero “so che mi piacciono i ragazzi, sono felice di quello che provo ma ho paura a mostrarmi” oppure per le persone più sensibili “mi piace andare con gli uomini, la società però dice che è da malati, che schifo che faccio!!!” però il piacere e il desiderio resta … non piomba dal cielo così come una goccia di pioggia o mi sbaglio anche qui?

In questo periodo sto studiando una materia in cui si parla molto di ordine e di leggi, di come le “cose” viventi e non rispondano al caos bensì ad un ordine … che in realtà, parere mio, è una forma differente di caos … il caos ha la finalità di rendere una equazione insensata, l’ordine l’opposto, un po’ come l’oracolo e l’architetto di matrix … concordi?? Tornando ai dubbi … perciò quando il DOC attacca furibondo, come in questi due giorni, che ho passato chiedendomi ad ogni bacio della mia ragazza cosa sentivo, cosa volevo, cosa provavo perché lo facevo, “ma ne sei sicuro?”, “non sento nulla”, “tanto se chiudo gli occhi non provo quel piacere che provavo quando ero innamorato o quando l’ho baciata 4 sere fa” e così via fino alla morte cerebrale … sento davvero sprofondare la terra sotto, io voglio stare con lei come ho fatto fin ora … ti dirò di più, caro project (caro perché mi ascolti e perché chissà quanta roba ti tocca leggere ogni dì!) ieri sera a casa del mio carissimo amico gay a vedere un film fra amici oltre ai pensieri ossessivi e un po’ di doc ma abbastanza controllato mi ci si sono infilati con mio grande piacere anche pensieri a sfondo sessuale con relativa implacabile voglia di faccende orali verso una mia cara amica seduta accanto alla mia ragazza (mi sono sentito per questo anche traditore, ma mi ha rincuorato molto) ma davvero con desiderio…mentre sentivo che il resto era, sempre con il dubbio che attanagliava la mente, una cosa forzata, meschina, sadica fatta a posta per farmi del male …

Concludo questa mail con altre due piccole cose, io credo, project, che tutti noi sappiamo da sempre cosa davvero ci rende felici e cosa ci fa piacere, l’amore ne è la testimonianza indegradabile (se si può dire), l’innamoramento sia in età adolescenziale che adulta (per motivi di opportunità nel trovare partner o nei casi dei paesini retrogradi dispersi in Italia), è la spia che non vediamo e che in futuro ci farà orientare, così per definirsi, in quale “rango” si è … poi logicamente dovrebbe finire lì la cosa in una società realmente libera … ma questo è un altro discorso …

Io in sunto non credo esistano “chiamate” alla sessualità gay … simili alla chiamata per la vocazione o altra religione che sia … che spuntano così da un giorno all’altro, che nascono dopo anni e anni e anni di matrimonio o di rapporti eterosessuali profondi, amorosi e con desiderio anche doloroso … mi permetto, senza fonte precisa, di riportarti all’attenzione anche la casistica che nessuno ha mai pensato di stilare ma che io mentalmente ho fatto su quanti omosessuali si sono mai poi scoperti eterosessuali … non credo esista NULLA del genere … un omosessuale è ben fiero di esserlo e di morire tale … come lo è un etero … e quindi io credo che il mio problema, i miei dubbi come quelli di tanti altri nella mia condizione (project non ti immagini quanti siamo e i suicidi che accadono per questo male, davvero) si basano su una grande disinformazione fatta dal “partigianato” gay e sull’omofobismo gobbo e laico di taluni “sofisti” che hanno credenze personalissime su una condizione naturalissima che non sono in grado di accettare nella loro mente … l’unico esempio di chi non accetta sono costoro … che sono un po’ come gli integralisti islamici, i nazisti ecc. ecc. gli xenofobi per eccellenza … ma parlando fra noi, fra chi non ha paura ne di omo ne di etero … accettarsi significa solo prendere coraggio in “un mondo così” di comportarsi liberamente … ma non c’entra nulla con lo “scoprire” qualcosa che c’è sempre stato ma non si è mai visto … questo è quello che mi fa terrorizzare … quello che ha distrutto in questi due giorni la voglia di baciare e fare l’amore con la mia ragazza (in questo i farmaci danno una botta MICIDIALE), però davvero … sentire persone che dicono “prima andavo a donne e ora solo ho capito che sono gay” mi sembra come dire, insultando, ho scoperto solo ora di avere quel neo li … come fai a scoprire che ti piacciono gli uomini a 50 anni????? e la masturbazione dove la metti? le cotte?? i sogni erotici? le fantasie in classe o a lavoro?? e ce ne sarebbe da elencare … su quanto detto, se hai tempo, voglia e senza alcun obbligo mi piacerebbe confrontarmi … ti ringrazio anticipatamente e ti chiedo nuovamente se possa scriverti altre volte così da avere un buon confronto liberatorio e magari curativo per il problema che ho ora …”.

Questa è stata la mia risposta:

“Premetto che puoi scrivermi quando vuoi e che cercherò di leggere le tue mail con la massima attenzione e di risponderti senza filtri, passo a risponderti. Al di là delle cose che si raccontano e che ben poco hanno di realistico, è assolutamente ovvio che nella stragrande maggioranza dei casi quando si dice che un ragazzo “si è scoperto gay a 25 anni” si intende che quel ragazzo ha accettato la sua omosessualità a 25 anni. L’orientamento sessuale ha origini molto lontane e le sue prime manifestazioni sono molto precoci, poi matura piano piano attraverso la masturbazione durante l’adolescenza, ma nella sostanza è chiaramente definito già a 13/14 anni. Quando si parla di omosessualità latente il discorso è un po’ diverso, ma devo premettere un concetto molto netto che ti mette certamente fuori di questa categoria. Per omosessualità latente si intende che una persona che finirà per riconoscersi gay può vivere per anni da perfetto etero, ma quella persona non sarà “minimamente sfiorata da alcun dubbio” relativo al proprio orientamento sessuale. Vorrei dire che una persona con omosessualità latente vive l’emergere del suo orientamento gay in modo problematico solo quando ne ha consapevolezza piena, non si tratta di dubbi sull’orientamento sessuale, che quando emerge si manifesta senza oscillazioni, ma di disorientamento essenzialmente sociale e comportamentale. I dubbi sono una caratteristica sostanzialmente assente nei casi di omosessualità latente sia prima che dopo (vedi caso ”forse” di Tiziano Ferro). Le sensazioni che tu provi manifestano, se mai, la consapevolezza di un problema che oggettivamente non sussiste, quindi l’esatto contrario di quello che accade a un gay latente per il quale “non esiste alcun problema”. Messa da parte l’idea della omosessualità latente, che comunque è una cosa oggettivamente rara (credo di averne incontrato un paio di casi in tutto), resta che si usa impropriamente l’espressione omosessualità latente come sinonimo di omosessualità repressa, negata, ma comunque oggettivamente consapevole. L’orientamento della masturbazione è fondamentale e un ragazzo sa benissimo dove sono orientati i suoi desideri sessuali spontanei. I discorsi che sento molto spesso (perché i ragazzi repressi sono molti) da parte dei ragazzi gay repressi manifestano in modo evidente lo “sforzo” presente e passato per adeguarsi ad una sessualità etero che a loro non appartiene, per “farsi piacere” una ragazza. Le cose che scrivi tu sono proprio diverse e francamente l’idea che tu possa essere gay non mi sembra proprio credibile. Non te lo dico per darti un contentino (che col doc non ti potrebbe comunque tranquillizzare) ma perché è schiettamente quello che penso. Parli della tua ragazza come un ragazzo profondamente innamorato anche se angosciato da mille dubbi, ma quei dubbi in fondo sai bene che non hanno nulla a che vedere con l’orientamento sessuale ma che provengono dal doc. Mi è capitato anni fa di parlare spesso con un ragazzo allora 19enne che aveva fatto pericolosamente vita gay, stava con un uomo 40enne, andava in giro per locali gay e ne faceva di tutti i colori anche molto a rischio, poi ha incontrato una ragazza e con questa ragazza ha cominciato a stare bene. Mi ha raccontato la storia e mi ha chiesto se era strano che un gay potesse avere una migliore amica etero. Gli ho risposto: “Quale gay? Tu non sei gay!” ha insistito nel dire che lo era, ma in effetti i discorsi che faceva sul suo compagno 40enne e quelli che faceva sulla ragazza erano di tipo completamente diverso, in riferimento al compagno parlava solo di sesso senza una vera componente affettiva, mentre in riferimento alla ragazza, con la quale non aveva allora rapporti sessuali, usava il linguaggio tipico degli innamorati veri. Dopo qualche mese ha lasciato il 40enne e si è messo con la ragazza, con la quale ho parlato anche io diverse volte, e la cosa è andata benissimo. Ti racconto questa storia per sottolineare che i tuoi discorsi a proposito della tua ragazza sono proprio come quelli di quel ragazzo. I tuoi sono i discorsi tipici di un ragazzo etero innamorato messo in crisi dal doc. Hai cambiato terapia e questo inevitabilmente ti metterà un po’ a disagio ma a medio termine ne sentirai i benefici. Tra l’altro alcuni farmaci [omissis] hanno spesso effetti collaterali sulla sfera sessuale. Il problema tipico dell’uso di questi farmaci è legato alla definizione del dosaggio di equilibrio, perché gli effetti collaterali dipendono sensibilmente dalle dosi e le variabilità individuali sono notevoli. Ha certamente senso che tu abbia anche l’appoggio di una terapia psicologica che può sostenerti nei momenti più problematici legati alla terapia e soprattutto può darti delle certezze di tipo quasi-affettivo che ti permettano di avere punti fermi sui quali contare. Da quello che si capisce leggendo, la tua ragazza ti vuole bene veramente e questo è importantissimo. Non sei lasciato a te stesso, hai intorno persone che ti vogliono bene. È vero che hai vissuto anche sotto il profilo familiare anni molto difficili ma ormai ne hai piena consapevolezza anche se passare tranquillamente oltre, con un fardello di ricordi come i tuoi, non è facile. Se hai dubbi per i quali tu pensi che io possa dirti qualcosa di utile, io sono qui, per tutto quello che posso, ma ci sono anche, se vuoi, per scambiare mail su altre questioni anche non legate alla sessualità. Per il momento ti abbraccio e ti invio questa mail.”

Marco mi risponde:

“Ciao Project,

buon anno innanzitutto. Volevo fare altre due chiacchiere con te, la mia ossessione si è resa più indipendente e l’ho proprio “vista” … la sento arrivare e colpire apposta ciò a cui tengo, però da qui all’uscirne ce ne vuole molto, soprattutto da quando mi hanno detto che si basa su un problema mentale e che si deve imparare a conviverci. Se posso romperti le scatole volevo aggiornarti sulla mia condizione attuale e avere un piccolo confronto con te:

Mi sono lasciato con la mia ragazza, sotto la spinta di una voglia tremenda di nuove esperienze … mi sono scritto con nuove ragazze, mi attirano tutte e per capodanno mi sono cotto di una … che è una meraviglia … non riuscivo a staccarle gli occhi da dosso!!! Avevo gli ormoni talmente a palla che ho cercato di baciarle tutte facendo delle figuracce, per fortuna che mi conoscono essendo mie colleghe di lavoro e alcune di loro sono in facoltà con me e quindi sanno come sono in realtà, non posso nascondere però che davvero avevo voglia di farmele tutte, ma vabbe’ … naturale no? ha ha ha.

Sta di fatto che non so che fare con la mia (ex) ragazza, che tanto mi stava a cuore … a volte la penso e mi manca, però credo che la voglia di avventura ed aver provato queste sensazioni non possano convivere con una vera voglia esclusiva verso una sola persona, giusto? Per cui credo che sia finita ma l’idea di perderla per sempre è qualcosa che ancora faccio fatica ad accettare.

Sarà che il disturbo se ne era un po’ andato, si era un poco calmato o comunque era controllabile anche se colpiva facendo male, oggi sono tornato alla routine … e mi sono fregato andando a fare test, autotest, letture ecc. ecc. e come non capitare sul tuo forum??

Ho riletto per l’ennesima volta l’articolo su ragazzi che si scoprono gay dopo una vita eterosessuale, che fanno fatica ad accettarsi :

“Per i ragazzi che hanno vissuto una precedente fase eterosessuale l’identificarsi come gay non coincide ovviamente con la maturazione sessuale ma segue la pubertà anche di parecchi anni, la grande maggioranza di questi ragazzi arriva ad identificarsi come gay tra i 20 e i 25/26 anni ma per alcuni l’età è spostata ancora più avanti.”

ma quindi si può DIVENATARE gay? Non lo dico con disprezzo, sai come la penso … ci sono davvero persone che non si rendono conto della loro sessualità?? Io la consapevolezza l’ho avuta chiara e netta fino a ieri l’altro con punte di ossessione ma esistono davvero persone che ne prendono “coscienza” solo a 20-25 anni?? Io ne ho 22 è ho un po’ il terrore di questa cosa, non voglio perdere le occasioni con le ragazze che tutt’ora mi attirano, io voglio le attenzioni di una donna 😦

Sappi che è un periodo un po’ così, i farmaci che prendo mi hanno distrutto la vita sessuale in quanto faccio fatica a fare tutto … la masturbazione è molto rara e ho paura di aver un rapporto con una ragazza perché magari non sarei in grado di arrivare a fondo.”.

Rispondo a mia volta.

Ciao Marco, leggere la tua ultima mail non fa che confermare che non hai nulla a che vedere con i gay e che la ricerca di notizie sullo scoprirsi gay dopo l’adolescenza è frutto dei disturbi che purtroppo non ti fanno stare bene. Non solo nella tua mail mancano del tutto elementi gay ma sono presenti in abbondanza elementi nettamente etero che non lasciano aperti spiragli all’idea che tu possa essere gay. Ma qui vorrei fermarmi un attimo, perché il poter fare del poter essere gay una idea ossessiva deriva in gran parte dall’idea negativa che della omosessualità hai assimilato dall’ambiente. Il DOC induce paure legate sempre ad elementi visti come negativi e intrinsecamente disturbanti, ma mentre la paura delle malattie è una paura di cose che realmente fanno paura, la paura di essere gay è la paura di una condizione (l’essere gay) alla quale si può attribuire un significato negativo solo perché si è assimilata dall’ambiente in cui si è cresciuti l’idea che essere gay sia una calamità e una cosa terribile, cosa che oggettivamente non ha alcun senso. Non sarebbe male provare a sfatare il mito negativo dell’essere gay. Di gay ne conosco tanti e sono persone rispettabilissime e in molti casi proprio persone ottime e per niente ossessionate o sconvolte dall’idea di essere quello che sono. Sono gay, e basta, vivono la loro vita, hanno i loro affetti, non somigliano nemmeno un po’ a quello che la gente vede come gay, sono persone normali che si innamorano di persone dello stesso sesso. Nota bene che se un gay non ha nessuna paura di essere quello che è e non se ne sente affatto sconvolto, a maggior ragione la semplice paura di poter essere gay non dovrebbe neppure esistere, in pratica è come se un biondo avesse paura di diventare bruno, a parte che la cosa non è proprio possibile, non si capisce che cosa avrebbe da temere, non sarebbe uno sconvolgimento da nessun punto di vista a parte l’abitudine ad essere biondo. L’unica cosa della tua mail che mi desta qualche perplessità è il fatto che tu stia archiviando il rapporto con la tua ragazza, alla quale sembravi e probabilmente eri legatissimo. Per un verso dici che le terapie limitano la tua vita sessuale anche a livello di masturbazione ma per l’altro parli di coinvolgimento sessuale forte nei confronti, lo sottolineo, sempre e solo di ragazze. Però tu parli di questo forte desiderio sessuale in direzione etero proprio in una fase in cui il disturbo dovuto al DOC era diminuito nettamente, il che non fa che confermare che, al di là del DOC, la sessualità gay non fa proprio parte dei tuoi orizzonti. Quello che dici delle ragazze per un gay sarebbe assolutamente inconcepibile. Il DOC ti condiziona in certi momenti, ma noto che vedi l’idea di ricercare informazioni sui gay più come una tentazione che come un elemento realmente compulsivo. Questo fatto, unito al fatto che hai passato periodi sostanzialmente senza il condizionamento del DOC fa ben sperare perché il DOC è controllabile e non è violentemente intrusivo al punto di cancellare le tue pulsioni spontanee etero, che ci sono e che si notano eccome. Posso dirti che tutto questo mi sembra un passo in avanti e anche la tua mail non ha il sapore di una cosa scritta sotto un pesante condizionamento di tipo compulsivo perché parli ampiamente di sessualità etero, cosa che se fossi sotto una forte influenza del DOC non accadrebbe perché saresti totalmente dominato da un’idea invasiva. In buona sostanza sembra che le terapie un effetto lo abbiano eccome e questo è importantissimo. Ti faccio notare un’ultima cosa e poi ti mando questa mail. Tu mi scrivi in modo molto libero e cerchi un confronto con me tramite un sito gay e tutto questo non ti terrorizza affatto, anzi, manifesti una forma di rispetto profondo per me e per quello che rappresento, e tutto questo non accadrebbe se tu avessi una reale ossessione di essere gay. Si tratta di questioni che comunque sono sotto controllo e c’è da credere che non ti rovineranno la vita perché già adesso hai un atteggiamento che non sembra proprio dominato da un’idea realmente ossessiva. L’aiuto dei farmaci è importante, è vero, ma prendere coscienza della inconsistenza oggettiva delle proprie paure non è certo un elemento trascurabile.

Un abbraccio e ancora un sincero augurio di tanta tanta serenità per questo 2012 appena cominciato.

La successiva mail di Marco è probabilmente quella più interessante perché puntualizza e chiarisce gli aspetti fondamentali del DOC.

“Ehi Project,

piacere che tu abbia risposto, avevo paura che ti sembrasse la solita “compulsione”, grazie!!

“perché il poter fare del poter essere gay una idea ossessiva deriva in gran parte dall’idea negativa che della omosessualità hai assimilato dall’ambiente”

questo era un tempo, io ho capito che era una cosa naturale, ovvia e anzi degna di stima perché tale e quale amore come fra uomo e donna tempo fa … prima che scoppiasse il tutto.

Io sono un po’ ossessivo dalla nascita e questo è venuto fuori dallo psichiatra. Io non ho terrore dell’omosessualità come cosa nefasta, brutta e non auspicabile ma come cosa che non voglio perché non mi piace e non mi appartiene! E’ come per il poveretto che nasce in un paesino di montagna ove l’omosessualità è considerata un crimine e si sente obbligato a non essere quello che sente, a dover stare con una donna, a fare cose che gli fanno schifo … questo io dico, io impazzisco perché il mio cervello mi parla sussurrandomi queste cose, cose che non fanno parte di me, che non mi piacciono … mi propone immagini su chiunque, anche sui miei cari … mi storpia le sensazioni verso le ragazze (la ragazza di cui mi sono cotto ha un fratello ben posato, ci credi che mentre ammiravo lei e sbavavo il mio cervello mi diceva “non è che sei indeciso e potrebbero piacerti entrambi?” … al che mi sono sentito male per un istante e ho cercato di non pensare a quando suggeritomi ma concentrandomi sul mio cuore e il mio senso … piacevolmente appagato dalla ragazza); il problema è proprio qui, è un qualcosa che mi vuole cambiare, che beffardamente non avendo io problemi con l’omosessualità, rispettandola e anzi essendo interessato a capirne il mondo e le sue problematiche me la rigira contro … facendomi assumere la mia pacificità come una volontà inconscia … quindi che sia io in fallo e qui è l’innesco dell’ossessione. Tu mi hai fatto l’esempio del biondo e del bruno ma è un po’ troppo semplicistico … se prendi la sessualità, essa concentra l’individuo in una dimensione che tocca l’essere in punti davvero alla radice, la natura e lo “spirito” che si sentono in pericolo, perché c’è una forza (l’ossessione o nel caso del ragazzo del paese che viene obbligato) che si impone e scattano dei meccanismi automatici di difesa … non perché sia un male essere biondo o bruno ma perché IO NON SONO BRUNO e diventarlo sarebbe un bel problema … tu potresti immaginarti una vita con una donna, che ti tocca, fa sesso con te, ti bacia, il suo odore la sua presenza?? Credo sia orribile PER TE non come cosa oggettiva ma PER TE non sarebbe auspicabile … per me è la stessa cosa ma al contrario … è una cosa bella che due persone si amino, non c’è dubbio e come ti dico io sono per l’amore libero e che ognuno faccia quello che si sente … ma io non mi sento tale, io ho un problema, una patologia diagnosticatami che non si sviscera con l’abbattimento del feticcio “omosessualità” che non è niente di malsano nella mia mente … anzi ti ribadisco che ho dei rapporti di amicizia e di stima profonda con tante persone omosessuali e come tu stesso hai detto io ti stimo moltissimo e ti reputo appunto una persona a cui ho voluto raccontare la mia storia della quale mi vergogno e non ti immagini quanto!!! Parlo da solo, mi picchio, urlo, tremo, faccio incubi, sono stato anoressico, tutto perché dentro di me qualcosa non va…la mia sessualità è intatta, il mio rapporto con le persone che amano persone dello stesso sesso è accettato ed anzi proficuo e ne sono anche orgoglioso tant’è che nell’ambiente familiare mio in cui la cosa non è ben vista io vi difendo a spada tratta perché nessuno è in diritto di criticare, denigrare un’altra persona per il suo comportamento sessuale o d’amore … nessuno. Come non sopporto questo e mi infervoro facilmente avendo una visione molto razionale delle cose ed avendo messo la dimensione sentimentale/istintiva sotto controllo, lo stesso faccio nei miei confronti e questo mi uccide perché non posso vivere serenamente la cotta per una donna perché il DOC nasconde dei problemi molto più profondi tant’è che la prima cosa che mi hanno detto quelli che da più tempo hanno il mio problema e mi ha ribadito il mio psichiatra è il fatto che non c’entri nulla con la concezione dell’omosessualità ed anzi ricerche ulteriori in questo campo hanno evidenziato che l’omofobia non fa parte del disturbo ma ne è talvolta una fittizia conseguenza per motivi di psicosi e nevrosi che quindi portano alla errata difesa … ma questa è un’altra storia.

Io Project sono in una crisi che mai avevo affrontato prima proprio perché sono libero di pensare come voglio, sono indipendente ed aperto a tutti volendo bene a chiunque … ma il mio cuore e la mia sessualità avendo un solo verso non possono in quel caso piegarsi a quelle cose … perché sarebbero un problema, io mi sento male a pensare di dover andare con un uomo ed immaginarlo mi fa sentire sporco, stuprato e tante altre brutte sensazioni … questo mi provoca … perciò non è una cosa bella per me pensare a me stesso in quelle condizioni, per me è una cosa felice pensare che due persone che amano lo stesso sesso lo possano fare, liberamente alla luce del sole, che possano essere amici degli etero e che le etichette decadano prima o poi e che la sessualità sia una cosa che passa sottocchio come un neo sulla schiena…

La mia mente è talmente aperta che il solo caso in cui si verifica il collasso è quando qualcosa mi viene imposto e va contro la mia salute … contro il mio essere, contro la mia natura.

Ecco quanto.

Questo ha distrutto la mia immagine, la mia forza e la mia sicurezza nella sessualità … mi ha portato ad avere comportamenti strani e ha chiudere un amore che andava bene ma non era giusto in questo momento, ad andare male all’università ecc. ecc.

Ora la finisco con la lista della spesa, che ne avrai piene le scatole, scusami se mi sono dilungato ma volevo che fosse chiara la questione: il mio medico di base fu il primo a non capire la cosa ed è scritto nel DSM che spesso è di difficile diagnosi la patologia proprio perché confusa con una non accettazione, una omofobia interiorizzata ecc. ecc. ma non è così, sfortunatamente … non è una questione culturale; non sai quanto io mi senta in colpa verso il mondo gay per le cose che penso perché so che sono persone qualunque, buone e senza niente di cui vergognarsi ma una mente che ha dei problemi, come la mia, non ti immagini cosa ti porti a pensare … e cosa ti porti a fare … io talvolta non sono in grado di capire se è finzione o realtà quello che ho intorno, sento male al petto e piango senza fine … perché qualcosa mi vuole uccidere dentro, perché non posso più amare le donne, essere amato da loro, non posso più essere … io so chi sono ma mi sono perso ed è dura.

Grazie per l’ascolto, scusa lo sfogo, non era il mio scopo.

Un abbraccio,”

Ho risposto a mia volta a Marco.

Ciao Marco,

ho letto ma tua ultima mail con estrema attenzione e mi si è come aperto il cervello, in pratica ho cominciato a capire realmente di che cosa parli e ho messo da parte l’idea, oggettivamente molto superficiale, che i tuoi disturbi potessero avere una dimensione diciamo così culturale o ambientale. Adesso arrivo anche a capire che cosa vuol dire il senso di impossibile coinvolgimento “per te” in una sessualità che non è la tua e il quadro generale mi è molto più chiaro. Ho provato dirti quello che pensavo partendo da presupposti totalmente sbagliati, adesso me ne rendo conto, ma mi hai corretto con grande lucidità e con estremo tatto, cosa della quale ti ringrazio moltissimo, e mi hai fatto entrare più seriamente nel tuo mondo. Quanto ho imparato dalla tua ultima mail mi sarà utilissimo anche in futuro per valutare meno superficialmente situazioni simili. Se tu pensi che io possa essere utile in qualche modo, sono a tua disposizione. Sei veramente un ragazzo di notevolissimo spessore umano e mi sento onorato di averti conosciuto, te lo dico in tutta sincerità.

E Marco mi ha risposto a sua volta.

Ehi Project,

sono felice di averti reso una idea più chiara del mio problema e magari una testimonianza utile per i tuoi futuri aiuti alle persone, se volessi trascrivere o redigere la mia storia per tua utilità sentiti libero di farlo senza alcun problema, più si sa di questo male, più le persone realmente omosessuali capiscono che IO sono malato e non loro meglio sarà, penso.

Se ti fa piacere possiamo ancora chiacchierare, trovo un buon riscontro verso di te.

Ti ringrazio come sempre.

A presto

________________

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta nel Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=2174

DISAGIO GAY

Partiamo da un presupposto che è ampiamente e oggettivamente documentato: la vita di un ragazzo gay presenta spesso motivi di stress che non esistono nella vita di coetanei etero o che esistono ma in modo meno problematico. Solo per fare alcuni esempi, la sessualità per un ragazzo gay è spesso un tabù vissuto come trasgressione e con sensi di colpa, l’accoglienza nel gruppo dei pari evidenzia che il confronto è limitato e ha spesso il sapore di una più o meno marcata emarginazione, il rapporto con la religione è complesso e spesso contraddittorio e le pressioni in direzione etero da parte della famiglia rappresentano parecchie volte condizionamenti molto difficili da superare. Si comprende facilmente quindi perché i ragazzi gay presentino delle forme di fragilità psicologica che sono meno comuni tra i coetanei etero. In buona sostanza esistono serie motivazioni oggettive alla base del disagio dei ragazzi gay. Questo post mira a mettere in evidenza alcuni meccanismi psichici che spesso condizionano i ragazzi gay e li espongono al rischio di marginalità e di atteggiamenti depressivi. Basta scorrere l’indice del Forum di Progetto Gay per notare come il maggior numero di post si concentra proprio sulla sezione “Disagio gay” e su quella relativa al “Coming out”, tipico motivo di disagio per i gay.

Come è ovvio il panorama del disagio gay è quanto mai articolato e complesso in relazione alle condizioni ambientali dei singoli e alla storia individuale ma ci sono elementi ricorrenti che possono essere presi utilmente in considerazione.

LO STAR BENE CON SE STESSI

Mi capita spesso di vedere ragazzi che sono alla spasmodica ricerca di un rapporto affettivo forte dal quale sperano di ottenere la soluzione di tutti i loro problemi, ma la vita di coppia richiede come presupposto lo star bene con se stessi, condizione senza la quale si costruisce su basi molto fragili una serie, talvolta assai estesa, di attese poco realistiche. Che cosa significa stare bene con sé stessi? Significa prima di tutto mantenere un equilibrio interno complessivo che non polarizzi in modo radicale tutta la vita affettiva e mentale di una persona su una sola questione, per quanto importante essa possa essere. Così come una dieta sana è caratterizzata da un equilibrio tra i vari nutrienti, lo star bene con se stessi comporta l’armonia di vari elementi “tutti essenziali” al raggiungimento dell’equilibrio complessivo. In questo senso va sottolineato che l’autostima dipende certamente e in modo molto significativo dal successo negli studi e nel lavoro e che l’abbandono degli studi, il continuo rinvio nell’affrontarli seriamente, o la perdita del lavoro possono essere causa di fortissimo stress al quale si reagisce spesso tramite un meccanismo di compensazione, ossia concentrando tutta la propria attenzione su un oggetto diverso che molto frequentemente è la vita affettiva, che viene così caricata di attese e finisce per fornire una auto-giustificazione del lasciarsi andare. Il vero rischio dei ragazzi gay non è rappresentato da una deriva sessuale della vita affettiva, cosa peraltro piuttosto rara, ma dal lasciarsi andare, dal farsi portate dalla corrente nella convinzione che “tanto” non ci si può fare nulla. In realtà è vero esattamente il contrario, il futuro è nelle nostre mani e, da qualsiasi condizione si parta, la possibilità di migliorarlo esiste certamente anche se richiede uno sforzo serio di volontà. Sottolineo che la volontà non è un sentimento astratto, ma ha un senso quando si traduce in scelte concrete cioè in pratica nel destinare il proprio tempo ad attività produttive di risultati. Vedo ragazzi che, di fonte a difficoltà nello studio o nel trovare lavoro, difficoltà quest’ultima particolarmente seria in periodi di crisi economica come quello che stiamo vivendo, si lasciano vincere da atteggiamenti passivi e dall’idea di un destino ingovernabile contro il quale nulla può la volontà individuale. Affermazioni come: “Se non avrò un ragazzo accanto a me non avrò mai la serenità per mettermi a studiare seriamente”, oppure come “Tanto nella vita non combinerò mai nulla” sono due modi tipici per abbandonarsi alla corrente. L’abulia, cioè la mancanza di volontà è un segno di sofferenza individuale molto significativo, ne deriva la mancanza di una progettualità rivolta al futuro e la sensazione percepita di essere portati dalla corrente e, gradualmente, partendo da qui, si scivola verso atteggiamenti depressi. In un equilibrio psichico complessivo l’autostima dipende fortemente da elementi legati alla volontà oltre che all’affettività e la volontà va esercitata per gradi, nel concreto, nel quotidiano, con progetti a breve termine e non con discorsi astratti. Per fare ripartire il meccanismo degli studi bisogna andare a lezione tutti i giorni, studiare tutti i giorni per ore e fare gli esami, solo questo lavoro concreto e oggettivamente pesante ha un senso effettivo nella ricostruzione dell’autostima. Qui va chiarito che vanno affrontati risolutamente quei problemi che possono oggettivamente essere risolti con un impegno di volontà “individuale”, questo significa che non ha molto senso cercare di affrontare pervicacemente problemi la cui soluzione dipende dal rapporto con altre persone, l’esempio tipico è il coming out, e in particolare il coming out familiare, sul quale spesso si concentra l’attenzione di molti ragazzi. Riflettere sul coming out familiare e eventualmente realizzarlo quando le condizioni sono effettivamente favorevoli ha un senso e aumenta l’autostima, ma fare del coming out “oggettivamente impossibile” il centro della propria vita quando mancano le condizioni minime per poterlo affrontare senza grossi rischi, significa polarizzare tutta la propria vita intorno a un problema la cui soluzione non dipende da noi e in molti casi è oggettivamente impossibile. Mi spiego con un esempio. Se un ragazzo vive in una famiglia difficile, perché conflittuale, quel ragazzo vivrà indubbiamente una condizione di disagio familiare ma la soluzione del problema non dipende da lui, farà quindi bene ad assumere un atteggiamento di distacco e a farsi coinvolgere il meno possibile in questioni sulle quali può avere solo un’influenza molto relativa. Se volesse cercare di risolvere comunque il problema andrebbe incontro a inevitabili frustrazioni. C’è poi un’altra questione fondamentale, ciascuno è prima di tutto un individuo, poi, eventualmente, è parte di una coppia o di un gruppo sociale più largo in cui si riconosce. Voglio dire che se i problemi di tipo sociale devono essere affrontati in gruppo e quelli di coppia devono essere affrontati in due, quelli individuali devono essere affrontati e risolti essenzialmente a livello individuale e non devono essere trasferiti in dimensione di coppia o in dimensione sociale. Fare pesare sulla vita di coppia o sulla vita sociale i problemi individuali non risolti significa considerare la coppia o il gruppo come un possibile modo di superare il disagio individuale, ma questa impostazione è decisamente fragile.

LA CONQUISTA DELL’AUTONOMIA

Partiamo da un esempio fisico, una macchina a vapore priva di meccanismi di autoregolazione, se alimentata da una corrente di vapore a pressione progressivamente crescente aumenta progressivamente il numero di giri dell’albero motore, al limite fino alla rottura della macchina, al calare della pressione del vapore diminuisce il numero di giri. Questo significa che il regime di una macchina a vapore priva di meccanismi di autoregolazione è totalmente dipendente dall’alimentazione. Nel 1782 James Watt brevettò il regolatore di Watt, un meccanismo collegato all’albero motore di una macchina a vapore che, all’aumentare del numero di giri, modificando la propria geometria per effetto della forza centrifuga, provvedeva a chiudere progressivamente la valvola di accesso del vapore, in questo modo il regime della macchina a valore poteva rimanere costante anche in caso di aumento della pressione di alimentazione.

Che cos’è l’autonomia? È la possibilità di autoregolarsi anche in casi di sovraesposizione o di aumento di stimoli esterni. Anche il cervello ha bisogno di meccanismi di autoregolazione che impediscano che la sovreccitazione possa portare a condizioni di stress pericoloso. Sono esempi classici di meccanismi di autoregolazione quelli legati all’abitudine che abbassa i livelli di coinvolgimento e quelli relativi all’applicazione di filtri o di tempi di ritardo prima della risposta. Una vera autonomia si raggiunge quando una persona è capace di regolarsi da sé per mantenere un equilibrio interiore tra le varie componenti affettive, volontarie e razionali della sua personalità. Come si acquisisce l’autonomia? La risposta è necessariamente articolata. Come in tutti i comportamenti umani esiste una base solida di tipo genetico sulla quale si inserisce un lungo processo di apprendimento di comportamenti. Come si impara ad amare, così si impara ad essere autonomi vedendo degli esempi, prima di tutto in ambiente familiare e poi anche in altri ambienti. Chi vive in famiglie e in società fortemente gerarchizzate e con un senso della gerarchia molto interiorizzato, difficilmente tende a sviluppare una vera autonomia di comportamento, per quelle persone l’omologazione è un valore e l’essere accettati in famiglia o in società è il giusto premio di quella omologazione, in quei casi raggiungere una vera autonomia è un processo difficile da sviluppare contro-corrente. L’autonomia non è l’indipendenza da un ambiente ma la capacità di autoregolarsi che è il presupposto per potersi allontanare da qualsiasi ambiente. Allontanarsi non significa andarsene via fisicamente ma rendersi indipendenti. Come accade che uno stato, per rendersi indipendente da un altro, debba sviluppare un suo proprio sistema di regole, così accade anche per le persone: l’autonomia, cioè l’autoregolazione, in pratica la capacità di darsi delle regole che permettano la conservazione dell’indipendenza nel tempo, è la condizione per creare una vita adulta indipendente. Chi scappa da un ambiente ma non è autonomo perché incapace di darsi delle regole che permettano il mantenimento della situazione di indipendenza prima o poi finirà in nuove situazioni di dipendenza.

Esistono alcune regole fondamentali che permettono il mantenimento di un autonomo equilibrio personale. La prima di queste regole consiste nel non trascurare nessuno degli aspetti della propria personalità e nel non farsi travolgere dagli eventi. L’esperienza è maestra di autonomia, in particolare l’esperienza ripetuta della frustrazione e della delusione porta nella dimensione dell’usuale eventi che quando accadono per la prima volta hanno un alto potenziale dirompente. In altre parole l’esperienza insegna ad essere autonomi controllando e riducendo il senso dei delusione e di frustrazione. Un vero scoglio nella conquista dell’autonomia è dato dalla difficoltà di auto-valutarsi che ha come conseguenze la sopravalutazione o la sottovalutazione di sé in diversi campi e la conseguente errata valutazione degli obiettivi in rapporto alla reale possibilità di conseguirli. L’autostima cresce attraverso un meccanismo di determinazione di obiettivi, di impegno per raggiungerli e di effettivo conseguimento di quegli obiettivi. Se l’obiettivo è fuori portata, cioè è scelto senza tenere conto delle proprie possibilità, il risultato finale non sarà un aumento ma una diminuzione dell’autostima.

L’esito più comune della mancanza di autonomia è il vittimismo, purtroppo piuttosto diffuso tra i gay. Il vittimismo da radici oggettive e solide, cioè è spiegabile sulla base di forme di disagio molto concrete ma resta in ogni caso un atteggiamento mentale diametralmente opposto alla vera autonomia. L’atteggiamento vittimistico cerca consolatori, cioè persone che favoriscano e confermino quell’atteggiamento. Nella dimensione vittimistica ogni tipo di impegno della volontà è inutile, le colpe sono integralmente scaricate all’eterno e tutti i ragionamenti conducono inevitabilmente al fatto che “tanto” non c’è nulla da fare. Contro questo atteggiamento esistono varie possibilità di intervento, prima di tutto la socializzazione in un ambiente non votato al vittimismo, possibilmente con degli obiettivi concreti a breve termine che richiedano un impegno immediato e impediscano l’infinito bla bla inconcludente che spesso accompagna il vittimismo. In secondo luogo, alle persone con atteggiamenti vittimistici non bisogna fornire una spalla su cui piangere ma delle alternative concrete, un fare in luogo di un parlare, una fare concreto che abbia un inizio e una fine e che produca dei risultati visibili. Non dimentichiamoci mai che dietro questi atteggiamenti ci possono essere forme di sofferenza profonda, quindi nessun atteggiamento di contrapposizione o di polemica, nessun tentativo di convincere in astratto la persona portatrice di atteggiamenti vittimistici ad accettare altre visioni della vita. Sottolineo che spesso il vittimismo è legato alla netta sopravvalutazione dei livello di soddisfazione altrui e a una netta sottovalutazione del peso della volontà nella costruzione dell’autostima, il confronto con la realtà è quindi essenziale per riportare le valutazioni entro termini realistici.

Il disagio gay esiste ma esistono anche molte vie per superarlo o per imparare a conviverci, in ogni caso però resta essenziale la componente dell’impegno volontario e serio per cambiare le cose.

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=2163