TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

Presento oggi la traduzione dell’intero capitolo 6 del trattato di Havelock Ellis sull’Inversione sessuale. Il capitolo affronta le varie teorie per spiegare l’inversione sessuale, da quelle freudiane a quelle decisamente più organiciste legate agli studi allora appena avviati sugli ormoni. In tutte queste teorie emerge però costante l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale, idea che Haddington Symonds considerava  del tutto irrealistica e che non prese mai seriamente in considerazione, ma che è stata in voga per decenni, lasciando anche oggi tracce condizionanti. È da osservare che nel trattato di Ellis si riscontra una impostazione che tende pregiudizialmente a non distinguere l’omosessuale dal transessuale ed è proprio questo fatto che accredita l’idea della femminilizzazione dell’omosessuale. In fondo le ricerche di Ellis non giungono, nella sostanza, a risultati sbagliati, ma quelle ricerche riguardano una platea di persone che non è ristretta ai soli omosessuali nel senso moderno del termine (distinti cioè dai transessuali e da altri fenomeni di vera sessualità intermedia, fisica o affettiva). L’opera di Ellis, pur iniziata in collaborazione con Addington Symonds, prese poi, nel corso degli anni e dopo la morte di Symonds, una strada autonoma. Nell’edizione del 1927, devo dire “purtroppo”, l’impostazione di Symonds, che conosceva in prima persona il mondo omosessuale, è stata messa da parte per dare spazio alle classiche teorie mediche sull’omosessualità, astrattamente congetturali e ancora piene di pregiudizi.

CAPITOLO 6

LA TEORIA DELL’INVERSIONE SESSUALE

L’analisi di questi casi conduce direttamente a una questione di primaria importanza: Che cos’è l’inversione sessuale? Si tratta, come molti vogliono far credere, di un vizio abominevole acquisito, che deve essere sradicato con la prigione? o è, come pochi affermano, una varietà benefica delle emozioni umane che dovrebbe essere tollerata o addirittura favorita? Si tratta di una condizione di malattia che qualifica chi ne è affetto per il manicomio? o è una mostruosità naturale, un umano “divertimento”, le cui manifestazioni devono essere regolate quando diventano antisociali? Probabilmente c’è un elemento di verità in più di uno di questi punti di vista. Punti di vista molto divergenti sull’inversione sessuale sono in gran parte giustificati dalla posizione e dall’atteggiamento del ricercatore. È naturale che l’ufficiale di polizia debba trovare che i suoi casi sono in gran parte meri esempi di vizio disgustoso e di crimine. È naturale che il direttore del manicomio debba scoprire che abbiamo principalmente a che fare con una forma di follia. È altrettanto naturale che l’invertito sessuale stesso debba scoprire che lui e i suoi amici invertiti non sono così diversi dalle persone normali. Dobbiamo riconoscere l’influenza della deformazione professionale e personale e l’influenza dell’ambiente.

Ci sono state due correnti principali quanto ai punti di vista sull’inversione sessuale: una che cerca di allargare la sfera dell’acquisito (rappresentata da Binet, – che, comunque, ha riconosciuto la predisposizione, – Schrenck-Notzing, e recentemente i freudiani), l’altra che cerca di allargare la sfera della congenito (rappresentata da Krafft-Ebing, Moll, Féré, e oggi dalla maggior parte degli autori). C’è, come di solito accade, verità in entrambi questi punti di vista. Ma, dato che coloro che rappresentano il punto di vista dell’inversione acquisita spesso negano ogni elemento congenito, siamo chiamati a discutere la questione. Il punto di vista secondo il quale l’inversione sessuale è interamente spiegata attraverso l’influenza delle prime associazioni, o della “suggestione”, è attraente e, a prima vista, sembra essere supportata da quello che sappiamo sul feticismo erotico, attraverso il quale i capelli di una donna, o un piede o anche l’abbigliamento, diventano il fulcro delle aspirazioni sessuali di un uomo. Ma si deve ricordare che ciò che vediamo nel feticismo erotico è soltanto l’esagerazione di un impulso normale; ogni amante è in qualche misura eccitato dai capelli della sua amante, o dal piede, o dagli indumenti. Anche qui, dunque, c’è realmente ciò che può essere ragionevolmente considerato come un elemento congenito; e, inoltre, c’è ragione di credere che il feticista erotico di solito mostri ulteriori elementi congeniti ereditari di nevrosi. Pertanto, l’analogia col feticismo erotico non porta molto aiuto a coloro che sostengono che l’inversione è puramente acquisita. Si deve inoltre rilevare che questo argomento a favore dell’inversione acquisita o suggerita comporta logicamente l’affermazione che la sessualità normale è anch’essa acquisita o suggerita. Se un uomo viene attratto verso il proprio sesso, semplicemente perché il fatto o l’immagine di tale attrazione vengono portati davanti a lui, allora siamo costretti a credere che un uomo venga attratto verso il sesso opposto solo perché il fatto o l’immagine di tale attrazione è stata portata davanti a lui. Tale teoria è impraticabile. In quasi tutti i paesi del mondo gli uomini creano legami con altri uomini, e le donne con altre donne; se l’associazione e la suggestione fossero le uniche cause influenti, l’inversione, invece di essere l’eccezione, dovrebbe essere la regola per tutta la specie umana, se non, addirittura, per tutta la serie degli animali. Inoltre, dovremmo ammettere che l’istinto umano più fondamentale è costituito in modo da essere ugualmente ben adattato alla sterilità come a quella propagazione della specie che, come un dato di fatto, troviamo dominante in tutta la vita. Bisogna quindi mettere da parte del tutto l’idea che l’orientamento dell’impulso sessuale sia solo un fenomeno suggerito; una tale nozione è del tutto contraria all’osservazione e all’esperienza, e non si può inserire facilmente in uno schema biologico razionale.

I freudiani – sia le scuole ortodosse che quelle eterodosse – hanno talvolta contribuito, involontariamente o meno, a far rivivere l’idea ormai antiquata che omosessualità sia fenomeno acquisito, e, insistendo sul fatto che il suo meccanismo è un puramente psichico, anche se inconscio, hanno avvalorato l’idea che esso possa essere riadattato all’ordine normale con metodi psicoanalitici. Freud per primo ha steso una formulazione completa della sua visione dell’omosessualità in un piccolo e pregnante libro originale, Abhandlungen zur Sexualtheorie(1905), ed ha spesso toccato altrove l’argomento, come hanno fatto molti altri psicoanalisti, tra cui Alfred Adler e Stekel, che non appartengono alla scuola freudiana ortodossa. Quando gli invertiti sono studiati psicoanaliticamente, Freud crede che si constati che nella prima infanzia essi passino attraverso una fase di fissazione intensa ma breve su una donna, di solito la madre o forse una sorella. Poi, dato che una censura interna inibisce questo impulso incestuoso, essi lo superano da soli identificandosi con le donne e rifugiandosi nel narcisismo, e il sé diventa l’oggetto sessuale. Infine essi cercano maschi giovani simili a loro stessi, che amano come le loro madri li amavano. La loro ricerca degli uomini è determinata in questo modo dalla loro fuga dalle donne. Questo punto di vista è stato esposto non solo da Freud ma anche da Sadger, Stekel, e molti altri. [1] Freud stesso, tuttavia, è prudente nel precisare che questo processo rappresenta solo un tipo di stentata attività sessuale, e che il problema dell’inversione è complesso e diversificato.

Si può dire che questo punto di vista presuma una costituzione bisessuale come normale, e che l’omosessualità sorga dalla soppressione, a causa di qualche incidente, della componente eterosessuale, e dal percorso attraverso un processo autoerotico di narcisismo verso l’omosessualità. Su questa concezione freudiana generale dell’omosessualità si sono basate numerose varianti, e caratteristiche distinte sono state specificamente sottolineate, da singoli psicoanalisti. Così Sadger ritiene che, sotto l’individuo maschio amato dall’invertito, si nasconda una femmina, e che questo fatto può essere rilevato attraverso la psicoanalisi che rimuove lo strato superficiale del palinsesto psichico; egli ritiene che questa disposizione dell’invertito sia favorita da una mescolanza frequente di tratti maschili e femminili nei suoi parenti maschi; originariamente, “non è l’uomo che l’omosessuale ama e desidera, ma l’uomo e la donna insieme in un’unica forma”; l’elemento eterosessuale viene poi soppresso, e quindi rimane l’inversione pura. Inoltre, sviluppando il punto di vista Freudiano sull’importanza dell’erotismo anale (Freud, Sammlung Kleiner Schriften zur Neurosenlehre, vol. ii), Sadger pensa che sia anche la regola per un invertito passivo aver sperimentato l’erotismo anale nell’infanzia ed essere stato spesso sottoposto a clisteri, che hanno portato al desiderio dell’intromissione del pene nell’ano. (Medizinische Klinik, 1909, N. 2.) Jekels spinge questa dottrina oltre e dichiara che tutti gli invertiti sono in realtà invertiti passivi; l’invertito è, nel suo amore, egli afferma, insieme soggetto e oggetto; si identifica con la madre e vede nell’oggetto del suo amore la propria persona giovanile. E, Jekels si chiede, qual è lo scopo di questa riorganizzazione mentale? Può a malapena ottenere da altri, risponde, piuttosto che da parte della madre, la stimolazione della regione anale dell’oggetto, che è ormai diventato lui stesso, per procurarsi lo stesso piacere che durante l’infanzia ha vissuto quando sua madre soddisfaceva il suo erotismo anale. Jekels considera questo punto di vista come la continuazione e la concretizzazione dell’interpretazione di Freud; e il punto principale dell’omosessualità, anche quanto è passiva in modo evidente, diventa il desiderio di soddisfazione erotico-anale (L. Jekels, “Einige Bemerkungen zur Trieblehre,” Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Sept., 1913). La maggior parte degli psicoanalisti è cauta nel negare una base costituzionale o congenita dell’inversione, anche se lasciano la questione in background. Ferenczi, in un interessante tentativo di classificare l’omosessuale (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Marzo 1914), osserva: “L’indagine psicoanalitica mostra che sotto il nome di omosessualità sono riuniti insieme i più vari stati psichici, da un lato vere anomalie costituzionali (inversione o omoerotismo soggettivo), dall’altro condizioni ossessive psiconevrotiche (omoerotismo oggettivo o omoerotismo ossessivo). L’individuo del primo tipo si sente essenzialmente una donna che desidera essere amata da un uomo, mentre l’altro rappresenta una fuga nevrotica dalle donne piuttosto che una simpatia per gli uomini.” La base costituzionale è molto chiaramente accettata da Rudolf Ortvay che sottolinea (Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse, Gennaio 1914) che la dottrina biologica dei caratteri recessivi e dominanti nell’ereditarietà contribuisce a rendere chiara la comparsa o la soppressione dell’omosessualità in una disposizione bisessuale. “Gli eventi infantili”, aggiunge, “che, secondo Freud, decidono i rapporti sessuali degli adulti, possono esercitare la loro funzione solo sulla base di una predisposizione biologica, essendo le impressioni infantili determinate dalla predisposizione ereditaria.” Isador Coriat, d’altra parte, pur riconoscendo due forme di inversione, incompleta e completa, afferma coraggiosamente che l’inversione non è mai congenita e mai trasmessa attraverso ereditarietà; è sempre “originata da un preciso meccanismo inconscio.” (Coriat, “Homosexuality,”New York Medical Journal, 22 Marzo 1913). Il punto di vista di Adler sull’omosessualità, come su altre condizioni collegate, differisce da quello della maggior parte degli psicoanalisti perché insiste sulla presenza di un difetto organico originario, che il soggetto cerca di trasformare in un punto di forza; egli accetta due componenti principali dell’inversione: una vaghezza quanto alle differenze sessuali e un processo di auto-assicurazione sotto forma di ribellione e di sfida, e anche la femminilità dell’invertito può diventare un metodo per guadagnare potere (A. Adler, Ueber den Neurösen Charakter, 1912, p. 21).

Il meccanismo della genesi dell’omosessualità avanzato da Freud non deve essere respinto in modo secco. Freud ha spesso manifestato l’intuizione del genio, e si astiene dal plasmare le sue concezioni in quelle forme rigide che sono state a volte adottate dagli psicoanalisti più dogmatici che lo hanno seguito. Né dobbiamo essere indebitamente scioccati dall’aria “incestuosa” del “complesso di Edipo”, [2] come è comunemente chiamato, che compare come componente del processo. La parola “incesto”, anche se è stata utilizzata dallo stesso Freud, sembra quasi una parola non corretta da applicare ai sentimenti vaghi ed elementari dei bambini, soprattutto quando quei sentimenti passano appena al di là di una fase di sentimenti non localizzata e quindi davvero pre-sessuale (nell’uso comune del termine “sessuale”), che può essere considerata naturale e normale. La concezione freudiana viene travisata e compromessa dall’affermazione che si tratta di “incesto”. [3] Quando un bambino ama sua madre con un intero amore, quell’amore comporta necessariamente i germi che nella vita adulta diventano separati e si sviluppano nell’amore sessuale, ma si è imprecisi nel dire che questo amore del bambino è “incestuoso”. È abbastanza facilmente immaginabile che il meccanismo psichico dello stabilirsi dell’omosessualità, in alcuni casi, sia stato corrispondente, al percorso descritto da Freud. Si può anche ammettere che, come gli psicoanalisti sostengono, il dichiarato horror feminæ occasionalmente ritrovato negli invertiti maschi possa plausibilmente essere considerato come il capovolgimento di una precoce e delusa attrazione femminile. Ma è impossibile considerare questo meccanismo invariabile o anche frequente. È abbastanza vero, e ho trovato ampie evidenze del fatto, che gli invertiti sono spesso strettamente legati alle loro madri, anche in misura maggiore di quanto accade di regola tra i bambini normali, e che spesso a loro piace essere costantemente in unione con le loro madri. Ma questa attrazione è molto fraintesa, se è considerata come un’attrazione specificamente sessuale. Infatti, il punto centrale di questa attrazione è che il ragazzo invertito sente vagamente la propria indole femminile e così tralascia i divertimenti non congeniali e la frequentazione del suo stesso sesso per la simpatia e la comunità di gusti che trova concentrata in sua madre. Quanto meno una tale associazione è la prova di un’attrazione sessuale, tanto più essa più essere ragionevolmente considerata la prova della sua assenza; proprio così come l’associazione dei ragazzi tra di loro, e delle ragazze tra di loro, anche nelle scuole co-educative [scuole miste], è la prova della prevalenza del sentimento eterosessuale rispetto al sentimento omosessuale. La conferma di questo punto di vista può essere trovata nel fatto, trascurato e talvolta anche negato dagli psicoanalisti, che spesso, anche nella prima infanzia e contemporaneamente a questa comunità di sentimenti con la madre, il ragazzo omosessuale sta già sperimentando il fascino predominante del maschio. Lo sente molto prima dell’età in cui narcisismo tende a verificarsi, o in cui la coscienza di sé è diventata sufficientemente sviluppata da permettere alla censura interna sulle emozioni non consentite di operare, o a qualsiasi fuga da esse di concretizzarsi. Inoltre, mentre la maggior parte degli autori sono stati raramente in grado di trovare una qualche prova evidente della attrazione sessuale del maschio invertito durante l’infanzia verso la madre o la sorella, [4] un’attrazione di questo tipo per il padre o il fratello sembra meno difficile da trovare, e se trovata, è incompatibile con il processo tipico freudiano. Ho potuto osservare che, tra le Storie qui riportate, ci sono almeno due chiari esempi di una tale attrazione durante l’infanzia. Va inoltre detto che qualsiasi teoria dell’eziologia dell’omosessualità che ometta di considerare il fattore ereditario dell’inversione non può essere ammessa. L’evidenza della frequenza dell’omosessualità tra i parenti stretti dell’invertito è ormai indiscutibile. L’ho ritrovata in una parte considerevole dei casi, e in molti di questi l’evidenza è indiscutibile e del tutto indipendente dalla dichiarazione del soggetto stesso, il cui parere potrebbe essere considerato forse di parte o inaffidabile. [5] Questo fattore ereditario sembra infatti essere richiamato dalla stessa teoria freudiana. A proposito di questa teoria abbiamo bisogno di sapere come sia possibile che il soggetto passi attraverso fasi psichiche, e raggiunga una disposizione emotiva, così diversa da quella della persona normale. L’esistenza di una tendenza ereditaria definita in una direzione omosessuale rimuove tale difficoltà. Freud stesso riconosce questo e chiaramente afferma una costituzione psico-sessuale congenita, che deve coinvolgere la predisposizione. Sulla base di un sondaggio generale, quindi, sembrerebbe che, sul versante psichico, possiamo accettare la realtà dei processi dinamici inconsci, che in casi particolari possono essere di tipo freudiano o simile. Ma mentre lo studio di tali meccanismi può illuminare la psicologia dell’omosessualità, essi lasciano inspiegati i fattori organici fondamentali ora accettati dalla maggior parte degli autori. [6]

Il modo più razionale di considerare l’istinto sessuale normale è di considerarlo un impulso biologico innato, che raggiunge il pieno sviluppo intorno al tempo della pubertà. [7] Durante il periodo dello sviluppo la suggestione e l’associazione possono venire a giocare un ruolo nel definire l’oggetto dell’emozione; il terreno è pronto, ma la varietà dei semi che possono prosperare in esso è limitata. Che ci sia una maggiore indefinitezza nello scopo dell’impulso sessuale in questo periodo si può ben crederlo. Ciò è dimostrato non solo da occasionali e timidi segnali di emozione sessuale diretti verso lo stesso sesso durante l’infanzia, ma dal carattere spesso ideale e non localizzato della passione normale anche durante la pubertà. Ma il canale dell’emozione sessuale non è per questo deviato in un percorso anomalo. Ogni volta che questo accade siamo tenuti a credere, e abbiamo molte ragioni per credere che, si tratta di un organismo che sin dall’inizio era anormale. Lo stesso seme della suggestione è seminato in vari terreni; in molti si spegne; in pochi fiorisce. La causa può essere solo una differenza nel terreno.

Se, dunque, dobbiamo postulare un’anomalia congenita per spiegare in modo soddisfacente almeno gran parte degli invertiti sessuali, in che cosa consiste questa anomalia? Ulrichs ha spiegato la questione dicendo che negli invertiti sessuali un corpo maschile coesiste con un’anima femminile: anima muliebris in corpore virili inclusa. Anche autori scientificamente eminenti, come Magnan e Gley, hanno adottato questa frase in una forma modificata, ritenendo che nell’inversione un cervello femminile è combinato con un corpo maschile o con ghiandole maschili. Questa, tuttavia, non è una spiegazione, cristallizza soltanto in un epigramma un’idea superficiale della questione. [8]

Possiamo probabilmente cogliere meglio la natura dell’anomalia se riflettiamo sullo sviluppo dei sessi e sulla bisessualità organica latente in ciascun sesso. In una fase iniziale di sviluppo i sessi sono indistinguibili, e per tutta la vita rimangono le tracce di questa primo terreno comune del sesso. Il pollo femmina mantiene in una forma rudimentale gli speroni che sono così grandi e formidabili nel suo signore, e, talvolta, essa sviluppa la capacità di cantare, o mette il piumaggio maschile. Tra i mammiferi il maschio possiede capezzoli inutili, che di tanto in tanto si sviluppano anche in seni, e la femmina possiede un clitoride, che è solo un pene rudimentale, e può anche svilupparsi. La persona sessualmente invertita di solito non possiede alcuna esagerazione di questi segni di comunità con l’altro sesso. Ma, come abbiamo visto, nelle persone invertite c’è un buon numero di più sottili approssimazioni al sesso opposto, sia sul piano fisico che sul piano psichico. Mettendo la materia in una forma puramente speculativa, si può dire che al concepimento l’organismo è dotato di circa il 50 per cento di germi maschi e di circa il 50 per cento di germi femminili, e che, col procedere dello sviluppo, o i germi maschili o quelli femminili prendono il sopravvento, fino a quando nell’individuo pienamente sviluppato rimangono solo pochi germi abortiti del sesso opposto. Nell’omosessuale, tuttavia, e nel bisessuale, possiamo immaginare che il processo non si è svolto normalmente, a causa di alcune peculiarità nel numero o nel carattere dei germi originali maschili o dei germi femminili, o di entrambi, il risultato è che abbiamo una persona che è organicamente intrecciata in una forma che è più adatta all’esercizio dell’impulso sessuale invertito rispetto all’impulso sessuale normale, oppure è altrettanto attrezzata per entrambi. [9]

La concezione della bisessualità latente di tutti, maschi e femmine, non può non essere abbastanza evidente agli osservatori intelligenti del corpo umano. Emerge in un primo periodo nella storia del pensiero filosofico, e fin dall’inizio è stata occasionalmente utilizzata per la spiegazione dell’omosessualità. il mito di Platone nel Simposio e le statue di ermafroditi dell’antichità mostrano come menti acute, che lavoravano per la scienza, si esercitavano con questi problemi. (Per uno studio completamente illustrato dell’antica concezione dell’ermafroditismo nella scultura vedi L. S. A. M. von Römer, “Ueber die Androgynische Idee des Lebens,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. v, 1903, pp. 711-939.) Parmenide, seguendo Alcmeone, il medico filosofo che scoprì che il cervello è l’organo centrale dell’intelligenza, osserva Gomperz (Greek Thinkers, Eng. tr., vol. i, p. 183), usava l’idea di variazione della percentuale di elementi generativi maschili e femminili per spiegare le idiosincrasie di carattere sessuale. Dopo un immenso intervallo Hössli, il modista maschile svizzero invertito, nel suo Eros (1838) ripresentò di nuovo il punto di vista greco. Schopenhauer, ancora una volta, riconobbe dal punto di vista filosofico la bisessualità dell’individuo umano (vedi Juliusburger, Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, 1912, p. 630), e Ulrichs, dal 1862 in poi, adottò una dottrina simile, su base platonica, per spiegare la costituzione “Uranista”. Dopo di ciò l’idea cominciò ad essere sviluppata più precisamente sul piano scientifico, anche se non, in un primo momento, con riferimento all’omosessualità, e più in particolare dai grandi pionieri della dottrina dell’evoluzione. Darwin sottolineò l’importanza dei fatti su questo punto, come più tardi Weismann, mentre Haeckel, che è stato uno dei primi darwiniani, negli ultimi anni ha chiaramente riconosciuto il peso sull’interpretazione dell’omosessualità del fatto che gli antenati dei vertebrati erano ermafroditi, come gli stessi vertebrati sono ancora nella loro forma embrionale (Haeckel, nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Aprile 1913, pp. 262-3, 287). Questo punto di vista, però, era stato proposto in precedenza da singoli medici, in particolare in America da Kiernan (American Lancet, 1884, e Medical Standard, Novembre e Dicembre 1888), e Lydston (Philadelphia Medical and Surgical Reporter, Settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892).

Nel 1893, nel suo L’Inversion Sexuelle, Chevalier, allievo di Lacassagne – che aveva già usato il termine “ermafrodismo morale” per questa anomalia – spiegava l’omosessualità  congenita con l’idea della bisessualità latente. Il Dr. G. de Letamendi, Preside della Facoltà di Medicina di Madrid, in un documento letto davanti al Congresso Medico Internazionale di Roma nel 1894, esposte un principio dell’ermafroditismo – un bipolarismo ermafrodita – che coinvolgeva l’esistenza di germi femminili latenti nel maschio, di germi maschili latenti nella femmina, germi latenti possono lottare per, e, talvolta, ottenere, la supremazia. Nel febbraio 1896, la prima versione di questo capitolo, che presentava la concezione dell’inversione come sviluppo psichico e somatico, sulla base di una bisessualità latente, fu pubblicata nel Centralblatt für Nervenheilkunde und Psychiatrie. Kurella (ib., Maggio 1890) ha adottato un punto di vista un po’ simile, sostenendo anche che l’inversione è una forma di transizione tra l’uomo completo o la donna completa e l’ermafrodita. In Germania, un paziente di Krafft-Ebing aveva elaborato la stessa idea, che collega l’inversione con la bisessualità fetale (ottava edizione della Psychopathia Sexualis, p. 227). Krafft-Ebing stesso in un primo momento semplicemente affermò che, congenita o acquisita, ci deve essere Belastung [una tara]; l’inversione è un “fenomeno di degenerazione”, un segno funzionale di degenerazione (Krafft-Ebing, “Zur Erklärung der conträren Sexualempfindung,” Jahrbuch für Psychiatrie, 1894). Nelle edizioni successive della Psychopathia Sexualis, tuttavia (dal 1896 in avanti, e in particolare nelloJahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. iii, 1901), si spinse più in là, adottando la spiegazione sulle base della bisessualità originaria (traduzione inglese della decima edizione, pp. 336-7). Usando più o meno lo stesso linguaggio che ho usato io, sostenne che c’era stato un conflitto tra i centri, e che l’omosessualità risulta da quel contrasto quando il centro antagonista a quello rappresentato dalle delle ghiandole sessuali ha la meglio, mentre ne risulta l’ermafroditismo psico-sessuale quando entrambi i centri sono troppo deboli per ottenere la vittoria, in entrambi i casi tale disturbo non sarebbe una degenerazione psichica o una malattia, ma semplicemente un’anomalia paragonabile ad una malformazione e abbastanza compatibile con la salute psichica. Questo è il punto di vista ormai ampiamente accettato dagli studiosi dell’inversione sessuale. (Molto materiale circa la storia di questa concezione è stato messo insieme da Hirschfeld, in Die Homosexualität, cap. xix, e prima in “Vom Wesen der Liebe”, Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, pp. 111-133.)

Un punto di vista simile o affine si ritrova ormai costantemente in autori di prestigio scientifico che solo incidentalmente si interessano allo studio dell’inversione sessuale. Così Halban (“Die Entstehung des Geschlechtscharaktere”, Archiv für Gynäkologie, 1903) riguarda l’ermafroditismo, che si estenderebbe alla sfera psichica, come uno stato in cui un impulso sessuale doppio determina il corso dello sviluppo fetale e lo sviluppo successivo. Shattock e Seligmann (“True Hermaphroditism in the Domestic Fowl, with Remarks on Allopterotism,” Transactions of Pathological Society of London, vol. vii, parte i, 1906), sottolineando che la semplice atrofia delle ovaie non può spiegare la comparsa nell’uccello femmina di caratteri maschili, che non sono regressivi ma progressivi, sostiene che tali uccelli sono davvero bisessuali o ermafroditi, o perché la singola “ovaia” è in realtà bisessuale, come era il caso del pollo che ha esaminato, o perché le ghiandole sessuali sono accoppiate, una di sesso maschile e l’altra femminile, oppure perché c’è del tessuto maschile fuori luogo in un viscere vicino come il surrene o il rene, e gli elementi maschili si affermano quando gli elementi femminili degenerano. L’”Ermafroditismo”, concludono, “lungi dall’essere un fenomeno del tutto anomalo tra i vertebrati superiori, dovrebbe essere considerato piuttosto come un ritorno alla fase ancestrale primitiva in cui il bisessualismo era la disposizione normale …. Una volta chiarita la questione del vero ermafroditismo nell’uomo, sorge la domanda se non si verificano gradi minori …. una prova remota di bisessualità nel soggetto umano può, forse, essere fornita dal fenomeno psichico della perversione sessuale e dell’inversione.” Allo stesso modo in un caso di caratteri secondari maschili unilaterali in un fagiano altrimenti femminile, C. J.  James Bond ha più recentemente dimostrato (Sezione di Zoologia, Birmingham Meeting della British Medical Association, British Medical Journal, 20 Settembre, 1913) che un ovi-testicolo era presente, con tessuto ovarico degenerativo e con lo sviluppo di tessuto testicolare, queste isole di crescita attiva del tessuto maschile si possono trovare frequentemente, egli afferma, nelle ovaie che stanno degenerando delle femmine degli uccelli, che hanno messo un piumaggio maschile. Sir John Bland-Sutton, riferendosi al fatto che la conformazione esterna del corpo non offre alcuna certezza positiva sulla natura delle ghiandole sessuali interne, aggiunge (British Medical Journal, 30 ott, 1909): “È una giusta presunzione il fatto che alcuni esempi di frigidità sessuale e di perversione sessuale possano essere spiegati dalla possibilità che gli interessati possano possedere ghiandole sessuali opposte nel carattere a quelle indicate dalla configurazione esterna dei loro corpi.” Guardando la questione in modo più ampio e fondamentalmente nei suoi aspetti normali, Heape dichiara (Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, vol. xiv, parte ii, 1907) che “non esistono animali totalmente maschi o totalmente femmine, ma tutti contengono un sesso dominante e un sesso recessivo, ad eccezione di quegli ermafroditi in cui i due sessi sono equamente rappresentati …. mi sembra che ci siano molte prove del fatto che non esiste una cosa come un maschio puro o femmina pura.” F. H. A. Marshall, ancora una volta, nel suo manuale standard, The Physiology of Reproduction (1910, p. 655 et seq.), è incline ad accettare la stesso punto di vista. “Se è vero”, osserva, “che tutti gli individui sono potenzialmente bisessuali e che circostanze diverse, che conducono ad un diverso metabolismo, possono, in casi eccezionali, anche nella vita adulta, causare lo sviluppo dei caratteri recessivi, sembrerebbe estremamente probabile che il dominio di un insieme di caratteri sessuali rispetto all’altro possa essere determinato in alcuni casi in una fase iniziale dello sviluppo in risposta ad uno stimolo che può essere interno o esterno.” Così anche Berry Hart (“Atypical Male and Female Sex-Ensemble,” una comunicazione letta davanti all’Edinburgh Obstetrical Society, British Medical Journal, 20 Giugno 1914, p. 1355) considera il maschio normale o la femminile normale individui che incarnano il massimo degli organi potenti del loro proprio sesso con un minimo di organi non potenti dell’altro sesso, con tratti sessuali secondari congruenti. Qualsiasi aumento in quel minimo comporta la diminuzione del massimo e la non congruenza dei caratteri secondari.

Vediamo così che l’antica concezione medico-filosofica della bisessualità organica avanzata dai Greci come la chiave per la spiegazione dell’inversione sessuale, dopo essere sparita dalla vista per duemila anni, è stata ripresa all’inizio del XIX secolo da due filosofi dilettanti che sono stati loro stessi invertiti (Hössli e Ulrichs), così come da un filosofo vero e proprio che non era invertito (Schopenhauer). Poi la concezione della bisessualità latente, indipendentemente dalla omosessualità, è stata sviluppata dal lato puramente scientifico (da Darwin e dagli evoluzionisti in genere). Nella fase successiva questa concezione è stata adottata dalle autorità scientifiche psichiatriche e di altre discipline che si occupano di omosessualità (Krafft-Ebing e la maggior parte degli altri studiosi). Infine, embriologi, fisiologi del sesso e biologi in generale, non solo accettano il concetto di bisessualità, ma ammettono che probabilmente esso aiuta a spiegare l’omosessualità. In questo modo si può dire che l’idea sia passata nel pensiero corrente. Non possiamo affermare che essa costituisca una spiegazione adeguata dell’omosessualità, ma ci consente in qualche modo di capire quello che per molti è un enigma misterioso, e fornisce una base utile per la classificazione non solo dell’omosessualità, ma anche delle altre anomalie sessuali miste o intermedie nello stesso gruppo. Le principali di queste anomalie sessuali intermedie sono: (1) l’ermafroditismo fisico nelle sue varie fasi; (2) il ginandromorfismo, o l’eunucoidismo, in cui gli uomini possiedono caratteri simili a quelli dei maschi che sono stati castrati precocemente e le donne possiedono simili caratteri maschili; (3) l’inversione sesso-estetica, o Eonismo (travestitismo di Hirschfeld o cross-dressing), in cui, al di fuori delle emozioni specificamente sessuali, gli uomini possiedono i gusti delle donne e le donne quelli degli uomini.

Hirschfeld ha discusso questi stadi sessuali intermedi in varie opere, soprattutto in  Geschlechtsübergänge (1905), Die Transvestiten (1910), e cap. xi di Die Homosexualität. L’ermafroditismo (la cui realtà è stata solo di recente riconosciuta ed è ancora contestata) e lo pseudoermafroditismo; nelle loro varianti fisiche sono pienamente affrontati nella grande opera, riccamente illustrata, Hermaphroditismus beim Menschen, di F. L. von Neugebauer, di Varsavia. Neugebauer ha pubblicato uno studio precedente e più breve sull’argomento nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen vol. IV, 1902, pp. 1-176, con una bibliografia nel vol. viii (1906) dello stesso Jahrbuch, pp. 685-700. Hirschfeld sottolinea il fatto che né l’ermafroditismo né l’eunucoidismo sono comunemente associati con l’omosessualità, e che gran parte dei casi di travestitismo, come definito da lui, sono eterosessuali. La vera inversione sembra, tuttavia, che si trovi non di rado tra gli pseudoermafroditi; Neugebauer ne registra numerosi casi; Magnan ha pubblicato un caso di una bambina allevata come in ragazzo (Gazette médical de Paris, 31 Marzo 1911) e Lapointe un caso in un uomo cresciuto come una ragazza (Revue de psychiatrie, 1911, p. 219). Tali casi possono essere spiegati con l’allenamento e con le associazioni coinvolte dall’errore precoce nel riconoscimento del sesso, e forse ancora di più con una predisposizione davvero organica all’omosessualità, anche se i caratteri sessuali psichici non sono necessariamente legati alla coesistenza di corrispondenti ghiandole sessuali.  Halban (Archiv für Gynäkologie, 1903) si spinge fino a classificare l’omosessuale come un “vero pseudo-ermafrodita”, esattamente paragonabile con un uomo con un seno femminile o con una donna con la barba, e propone di chiamare l’omosessualità “pseudo-ermafroditismo mascolino psichico”. Questo, tuttavia, è un’inutile e poco soddisfacente confusione.

Posizionare il gruppo di fenomeni omosessuali tra altri gruppi intermedi su una base bisessuale organica è una classificazione conveniente. Non la si può considerare certamente una spiegazione completa. È probabile che si possa, in ultima analisi, trovare una fonte più fondamentale di questi vari fenomeni nel gioco di stimolazione o inibizione delle secrezioni interne. [10] La nostra conoscenza dell’associazione intima tra gli ormoni e i fenomeni sessuali è già sufficiente a rendere comprensibile una tale spiegazione; la complessa interazione delle secrezioni ghiandolari interne e la loro responsabilità nel far variare disturbi in equilibrio potrebbe essere sufficiente a spiegare la complessità dei fenomeni. Questo sarebbe in armonia con ciò che sappiamo delle occasionali manifestazioni ritardate dell’omosessualità, e non sarebbe in contrasto con la loro natura congenita, perché sappiamo che uno stato disordinato del timo, per esempio, può essere ereditario, e si ritiene che lo stato linfatico possa essere o innato o acquisito. [11] I caratteri sessuali normali sembrano dipendere in gran parte dal coordinamento delle secrezioni interne, ed è ragionevole supporre che le deviazioni sessuali dipendono dal loro mancato coordinamento. Se un uomo è un uomo, e una donna una donna, (come dice Blair Bell) per la totalità delle loro secrezioni interne, gli stadi intermedi tra l’uomo e la donna devono essere prodotti dalla ridistribuzione di quelle secrezioni interne. [12]

Sappiamo che varie secrezioni interne possiedono un effetto sessuale significativo. Così l’atrofia del timo sembra essere collegata con lo sviluppo sessuale alla pubertà; la tiroide rafforza le ghiandole genitali; l’ipersviluppo surrenale può produrre in una femmina le caratteristiche secondarie del maschio, così come può causare sviluppo precoce di mascolinità; ecc. “Un’alterazione del metabolismo”, come suggerisce F. H. A. Marshall, “anche abbastanza tardi nella vita, può avviare cambiamenti nella direzione del sesso opposto.” Si può così trovare che processi chimici metabolici possono fornire una chiave per variazioni sessuali complesse e sottili, sia somatiche che psichiche, anche se dobbiamo ancora considerare tali processi come derivanti da una predisposizione innata.

Qualunque sia la sua ultima spiegazione, l’inversione sessuale può quindi ragionevolmente essere considerato un “gioco”, o una variazione, una di quelle aberrazioni biologiche che vediamo in tutta la natura vivente, nelle piante e negli animali.

Non stiamo affermando, come avrei cura sottolineare, che un istinto sessuale invertito, o un organo per tale istinto, è sviluppato nella prima vita embrionale; tale concetto viene giustamente respinto come assurdo. Quello che possiamo ragionevolmente considerare come formato in una fase iniziale di sviluppo è strettamente una predisposizione; vale a dire, quella modificazione dell’organismo che diventa più adattato rispetto all’organismo normale o medio a provare attrazione sessuale verso lo stesso sesso. L’invertito sessuale può quindi essere approssimativamente confrontato con l’idiota congenito, col criminale istintivo, o con l’uomo di genio, che non sono tutti rigorosamente concordanti con la variante biologica comune (perché questa differenza è di carattere meno sottile), ma che diventano un po’ più comprensibili per noi se consideriamo le loro affinità alle varianti. Symonds confrontava l’inversione al daltonismo; e tale confronto è ragionevole. Proprio come la persona daltonica ordinaria è congenitamente insensibile a quei raggi rosso-verdi, che sono appunto i più impressionanti per l’occhio normale, e dà un valore esteso agli altri colori, trovando che il sangue è dello stesso colore dell’erba e una carnagione florida è blu come il cielo, – così un invertito non riesce a vedere valori emotivi evidenti alle persone normali, trasferendo di quei valori su associazioni emotive che, per il resto del mondo, sono assolutamente diverse. Oppure si può confrontare l’inversione con un fenomeno come l’ascolto del colore, in cui non c’è propriamente un difetto come un’anomalia delle tracce nervose che producono combinazioni nuove e involontarie. Proprio come l’ascoltatore del colore associa istintivamente colori con suoni, come la giovane donna giapponese che osservava durante l’ascolto del canto, “la voce di quel ragazzo è di colore rosso!” così l’invertito ha le sue sensazioni sessuali collegate con oggetti che normalmente sono privi di interesse sessuale. [13] E l’inversione, come l’ascolto del colore, si trova più comunemente nei soggetti giovani, e tende a diventare meno marcata, o a spegnersi, dopo la pubertà . L’ascolto del colore, mentre è un fenomeno anomalo, questo va detto, non può essere definito una condizione patologica, ed è probabilmente molto meno frequentemente associato con altre stigmate anormali o degenerative rispetto all’inversione; vi è spesso un elemento congenito, indicato dalla tendenza alla trasmissione ereditaria, mentre le associazioni sono sviluppate molto precocemente nella vita, e sono troppo regolari per essere il semplice risultato della suggestione. [14]

Tutte queste variazioni organiche sono anormalità. È importante che noi abbiamo una chiara idea di ciò che è un’anormalità. Molte persone immaginano che ciò che è anormale è necessariamente patologico. Ma non è così, a meno che non diamo alla parola patologico un’estensione scomoda e illegittimamente larga. È sia scomodo che inesatto parlare di daltonismo, di criminalità e di genio, come di malattie nello stesso senso in cui si parla di scarlattina o di tubercolosi o di paralisi generale, come malattie. Ogni anormalità congenita è senza dubbio dovuta ad una peculiarità nello sperma o negli ovuli o nella loro mescolanza, o a qualche disturbo nel loro sviluppo iniziale. Ma lo stesso può dirsi senza dubbio delle normali differenze tra fratelli e sorelle. È ben vero che alcune di queste aberrazioni possono essere dovute a una malattia prenatale, ma chiamarle anormali non è cosa che si debba dare per scontata. Se si pensa che ci sia bisogno di una qualche autorità per sostenere questo punto di vista, facciamo fatica a trovarne una più pesante di quella di Virchow, che più volte ha insistito sul giusto uso della parola “anomalia”, e ha insegnato che, anche se un’anomalia può costituire un predisposizione alla malattia, lo studio delle anomalie-patologiche, come le chiamava lui, o della teratologia come forse preferiamo chiamarla noi – non è lo studio della malattia, che egli ha definito nosologia; lo studio dell’abnorme è perfettamente distinto dallo studio del morboso. Virchow ritiene che la regione dell’anormale sia la regione del patologico, e che lo studio della malattia debba essere considerato distintamente come nosologia. Se noi adottiamo questa terminologia, o se consideriamo lo studio dell’anormale come parte della teratologia, è una questione secondaria, che non pregiudica la giusta comprensione del termine “anomalia” e la sua dovuta differenziazione dal termine “malattia”.

Nel corso della riunione di Innsbruck della Società Antropologica Tedesca, nel 1894, Virchow così si è espresso: “Nei tempi antichi un’anomalia era chiamata πάθος, e in questo senso ogni deviazione dalla norma è per me un evento patologico, Se abbiamo costatato un simile evento patologico siamo spinti oltre a chiederci che cosa fosse il pathos, la causa specifica di esso … Questa causa può essere, per esempio, una forza esterna, o una sostanza chimica o un agente fisico, che produce nella condizione normale del corpo un cambiamento, un’anomalia (πάθος). Questa può diventare ereditaria in alcune circostanze, e quindi può diventare il fondamento di alcuni piccoli caratteri ereditari che si propagano in una famiglia; in se stessi appartengono alla patologia, anche se non producono lesioni, perché devo osservare che patologico non significa dannoso, non indica malattia, malattia in greco è νὁσος, ed è la nosologia che si occupa delle malattie. La patologia in alcune circostanze può essere vantaggiosa” (Correspondenz-blatt Deutsch Gesellschaft für Anthropologie, 1894). Queste osservazioni sono interessanti quando cerchiamo di trovare le più ampie basi di una anomalia come l’inversione sessuale.

Questa stessa distinzione è stata più recentemente sottolineata dal Professor Aschoff (Deutsche medizinische Wochenschrift, 3 Febbraio 1910,.. del British Medical Journal, 9 aprile 1910, p 892), contro Ribbert ed altri che vorrebbero indebitamente limitare il concetto di πάθος. Aschoff sottolinea che, non solo per il gusto della precisione e dell’uniformità terminologica, ma per ragionare con chiarezza, è auspicabile che si debba mantenere una distinzione rispetto alla quale Galeno e gli antichi medici erano molto precisi. Hanno usato πάθος come termine più ampio che coinvolge l’affetto (affectio), in generale, non necessariamente come compromissione del tessuto vitale; quando questo era coinvolto si usava νὁσος, malattia. Dobbiamo riconoscere la distinzione, anche se rifiutiamo la terminologia.

Bisogna dire qualche parola sulla connessione tra inversione sessuale e degenerazione. In Francia in particolare, fin dai tempi di Morel, delle stimmate della degenerazione si è molto parlato. L’inversione sessuale è spesso considerata come una di quelle: vale a dire, come una sindrome episodica di una malattia ereditaria, che prende il suo posto accanto ad altre stimmate psichiche, come la cleptomania e la piromania. Krafft-Ebing a lungo ha considerato in questo modo l’inversione; è il punto di vista di Magnan, uno dei primi investigatori dell’omosessualità; [15] ed è stato adottato da Möbius. A rigor di termini, l’invertito è un degenerato; si è allontanato dal suo genere. Tale è anche una persona daltonica. Ma la concezione di Morel di degenerazione è stata purtroppo banalizzate e volgarizzata. [16] Per come stanno adesso le cose, otteniamo ben poche informazioni o addirittura nessuna dal sentirci dire che una persona è un “degenerato”. È solo, come Näcke costantemente ha sostenuto, quando troviamo un complesso di anomalie ben marcate che siamo abbastanza giustificati nell’affermare che abbiamo a che fare con una condizione di degenerazione. L’inversione si ritrova talvolta in una tale condizione. Ho, infatti, già cercato di suggerire che una condizione di anormalità minore, diffusa può essere considerata come una base dell’inversione congenita. In altre parole, l’inversione è legata a una modifica dei caratteri sessuali secondari. Ma queste anomalie e modifiche non sono invariabili, [17] e di solito non sono di carattere grave; l’inversione è rara nella persona profondamente degenerata. Non è auspicabile chiamare queste modifiche “stigmate della degenerazione”, un termine che rischia di scomparire dalla terminologia scientifica, per diventare un mero termine di abuso letterario e giornalistico. Tanto si può dire di una concezione o di una frase, di cui si è fatto fin troppo uso nella letteratura popolare. Nel migliore dei casi rimane un’espressione vaga e inadatta per un uso scientifico. È ormai ampiamente riconosciuto che è poco utile descrivere l’inversione come una degenerazione. Näcke, che attribuiva significato alle stimmate della degenerazione quando erano numerose, è stato particolarmente attivo nel sottolineare che gli invertiti non sono degenerati, e spesso è tornato su questo punto. Löwenfeld, Freud, Hirschfeld, Bloch, Rohleder, tutti rifiutano la concezione dell’inversione sessuale come una degenerazione.

Moll non è ancora in grado di abbandonare del tutto la posizione secondo la quale, dato che l’inversione comporta una disarmonia tra la disposizione psichica e la conformazione fisica dobbiamo considerarla come morbosa, e riconosce (come Krafft-Ebing) giusto il punto di vista secondo i quale è al livello di una deformità, cioè, di una anormalità paragonabile all’ermafroditismo fisico. (A. Moll, “Sexuelle Zwischenstufen,” Zeitschrift für Aerztliche Fortbildung, n. 24, 1904) Näcke ha più volte sottolineato l’opinione che l’inversione sia un’anomalia congenita non morbosa; e nell’ultimo anno della sua vita, ha scritto (Zeitschrift für die Gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol. xv, Heft 5, 1913): “Non dobbiamo concepire l’omosessualità come una degenerazione o una malattia, ma tutt’al più come un’anomalia, a causa di un disturbo dello sviluppo.” Löwenfeld, un osservatore clinico sempre prudente e sagace, concordando con Näcke e Hirschfeld, riguarda l’inversione certamente come un’anomalia, ma non per questo morbosa; essa può essere associata con la malattia e la degenerazione, ma di solito è semplicemente una variazione dalla norma, non deve essere considerata come morbosa o degenerata, e non deve sminuire il valore dell’individuo in quanto membro della società (Löwenfeld, Ueber die sexuelle Konstitution, 1911, p. 166; anche Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Febbraio 1908, and Sexual-Probleme, Aprile 1908).  Aletrino di Amsterdam spinge l’opinione che l’inversione sia un’anomalia non morbosa ad un estremo indebito asserendo che “l’uranista è una normale varietà della specie homo sapiens” (“Uranisme et Dégénérescence,” Archives d’Anthropologie Criminelle, Agosto-Settembre 1908); l’inversione può essere considerata (nel senso corretto del termine qui adottato) una anomalia patologica, ma non una varietà umana antropologica paragonabile al Negro o all’uomo della Mongolia. (Per ulteriori opinioni a favore dell’inversione come anomalia, vedere Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 388 e segg.)

L’inversione sessuale, quindi, rimane una anomalia congenita, da classificare con altre anomalie congenite che hanno concomitanze psichiche. Per lo meno tale anomalia congenita di solito esiste come una predisposizione all’inversione. È probabile che molte persone passino attraverso il mondo con una predisposizione congenita all’inversione che rimane sempre latente e non risvegliata; in altre persone l’istinto è così potente che si apre a forza la sua strada a dispetto di tutti gli ostacoli; in altre ancora, la predisposizione è più debole, e una potente causa eccitante ha un ruolo predominante.

Siamo così condotti alla considerazione delle cause che eccitano la predisposizione latente. Una grande varietà di cause è considerata capace di eccitare l’inversione sessuale. È solo necessario parlare di quelle che ho trovato influenti. La prima che ci si presenta è il nostro sistema scolastico, con la sua segregazione dei ragazzi e delle ragazze separati gli uni dalle altre, durante i periodi della pubertà e dell’adolescenza. Molti invertiti non sono mai andati a scuola, e molti di coloro che ci sono stati passano attraverso la vita scolastica senza formare alcuna relazione appassionata o sessuale; ma ne resta un gran numero che data lo sviluppo dell’omosessualità dalle influenze e dagli esempi della vita scolastica. Le impressioni ricevute in quel periodo non sono meno potenti perché sono spesso puramente sentimentali e senza alcuna commistione sensuale evidente. Che siano sufficientemente potenti per generare da sole l’inversione permanente può essere dubbio, ma, se è vero che nei primi anni di vita gli istinti sessuali sono meno definitamente determinati rispetto a quando l’adolescenza è completa, e comunque concepibile, anche se non dimostrato, che un’impressione molto forte, che agisce anche su un organismo normale, possa causare l’arresto dello sviluppo sessuale sul lato psichico.

Un’altra causa che eccita l’inversione è la seduzione. Intendo dire l’iniziazione del giovane ragazzo o della ragazza da parte di qualche persona più grande e più esperta, in cui l’inversione è già sviluppata, e che cerca la gratificazione dell’istinto anormale. Questo sembra essere un incidente non raro nella storia degli invertiti sessuali. Che tale seduzione, a volte un atto brusco e sconsiderato di mera gratificazione sessuale – possa da se stessa produrre un gusto per l’omosessualità è altamente improbabile; in individui non già predisposti è molto più probabile che produca disgusto, come nel caso del giovane Rousseau. “Può essere sedotto solo colui che”, come dice Moll, “è in grado di essere sedotto.” Non c’è dubbio che accade di frequente in queste, come spesso accade in più normali “seduzioni”, che la vittima abbia offerto un invito volontario o involontario.

Un’altra causa eccitante dell’inversione, alla quale di solito è attribuita poca importanza, ma che trovo avere un certo peso, è la delusione nell’amore normale. Succede che un uomo in cui l’istinto omosessuale è ancora solo latente, o in ogni caso tenuto in uno stato di repressione, cerchi di formare una relazione con una donna. Questa relazione può essere ardente su uno o entrambi i lati, ma – spesso, senza dubbio, per l’omosessualità latente dell’amante – finisce nel nulla. Queste delusioni d’amore, in una forma più o meno grave, si verificano in un momento o in un altro per quasi tutti. Ma in queste persone la delusione provata con una singola donna costituisce un motivo abbastanza forte per produrre il disgusto nell’amante verso tutto il sesso femminile e per rivolgere la sua attenzione verso il proprio sesso. È evidente che un istinto che può essere deviato in questo modo difficilmente può essere forte, e sembra probabile che in alcuni di questi casi, l’episodio d’amore normale serva semplicemente per fare comprendere in modo chiaro all’invertito il fatto che egli non è fatto per l’amore normale. In altri casi, a quanto pare, – soprattutto quelli che sono un po’ deboli di mente e squilibrati, – una delusione d’amore avvelena veramente l’istinto normale, e un amore più o meno impotenti per le donne diventa un amore altrettanto impotente per gli uomini. La prevalenza dell’omosessualità tra le prostitute può essere, in larga misura, spiega con un disgusto simile e meglio fondato verso la sessualità normale. [18]

Questi tre fattori, quindi, – l’esempio a scuola, la seduzione e la delusione dell’amore normale, – che tutti allontanano il soggetto dal sesso opposto e lo fanno concentrare sul suo stesso sesso, sono le cause eccitanti dell’inversione; ma richiedono una predisposizione organica favorevole sulla quale agire, mentre c’è un gran numero di casi in cui assolutamente nessuna causa eccitante può essere trovata, ma in cui, dalla prima infanzia, l’interesse del soggetto sembra essere rivolto al suo sesso, e continua ad essere rivolto nello stesso modo per tutta la vita.

A questo punto concludo l’analisi della psicologia dell’inversione sessuale così come mi si presenta. Ho solo cercato di mettere in evidenza i punti più salienti, trascurando i punti minori, trascurando anche quei gruppi di invertiti che possono essere considerati di secondaria importanza. L’invertito medio, si muove nella società ordinaria, è una persona di salute generale media, anche se molto spesso con rapporti ereditari che sono marcatamente nevrotici. Egli è di solito oggetto di una anomalia congenita predisponente, o di un complesso di anomalie minori, che rendono difficile o impossibile per lui sentire attrazione sessuale per il sesso opposto, e facile sentire attrazione sessuale per il proprio sesso. Questa anomalia o compare spontaneamente fin dal principio, attraverso lo sviluppo o l’arresto dello sviluppo, o è risvegliata da qualche circostanza accidentale.

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[1] Vedi passim, Jahrbuch für Psychoanalytische Forschungen, Zentralblatt für Psychoanalyse, and Internationale Zeitschrift für Aerztliche Psychoanalyse; anche Sadger, “Zur Aetiologie der Konträren Sexualempfindung,” Medizinische Klinik, 1909, n. 2.

[2] Per una esposizione di questo da parte di un rappresentante inglese delle dottrine freudiane, vedi Ernest Jones, “The Œdipus Complex As An Explanation of Hamlet’s Mystery,” American Journal of Psychology, Gennaio 1910.

[3] L’amore delle relazioni può essere sfumato da tutti i gradi di amore sessuale, alcuni dei quali sono così deboli e vaghi che non possono essere considerati innaturali o anormali; è fuorviante definirli incestuosi. Il romanziere russo, Artzibascheff, nel suo Sanine ha descritto l’affetto di un fratello per la sorella come toccato da una percezione del suo fascino sessuale (mi riferisco alla traduzione francese), e il libro è di conseguenza stato molto accusato ingiustamente come “incestuoso”, anche se l’atteggiamento descritto è molto pallido e convenzionale rispetto alla passione romantica cantata nel Laon and Cythna di Shelley, o alla tragica esaltazione della stessa passione nella grande opera di Ford, “‘Tis Pity She’s a Whore.” [Peccato che sia una puttana.]

[4] Così Numa Praetorius, un osservatore sagace con una vasta e approfondita conoscenza dell’omosessualità, si ritrova del tutto incapace di accettare il “complesso di Edipo” come spiegazione dell’inversione (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, luglio 1914, p. 362).

[5] Non si può affermare che la frequenza dell’inversione tra i parenti di invertiti sia una coincidenza casuale, perché va ricordato che poche stime della prevalenza dell’inversione forniscono una percentuale superiore al 3 per cento.

[6] Si veda anche una discussione del punto di vista freudiano fatta da Hirschfeld, che conclude (Die Homosexualität, p. 344) che possiamo accettare solo il meccanismo freudiano come raro, e in ogni caso subordinato alla predisposizione organica.

[7] È stato del tutto negato da alcuni (Meynert, Näcke, etc.) che ci sia un qualche istinto sessuale. Tanto vale, quindi, spiegare in che senso uso la parola. (“Analysis of the Sexual Impulse” nel vol. iii di questi Studi.) Voglio dire un’attitudine ereditata la cui esecuzione richiede normalmente per la sua piena soddisfazione la presenza di una persona del sesso opposto. Si potrebbe affermare che non esiste una cosa come un istinto per il cibo, che è tutto imitazione, ecc.. In un certo senso questo è vero, ma la base rimane automatica. Un pollo nato da un incubatore non ha bisogno di una gallina che gli insegni a mangiare. Sembra che scopra il mangiare e il bere, per così dire, per caso, in un primo momento mangiando goffamente e mangiando ogni cosa, fino a quando non viene a sapere quello che soddisferà meglio il suo meccanismo biologico. Non c’è istinto alimentare, può essere, ma vi è un istinto che viene soddisfatto solo dal cibo. È lo stesso con l’”istinto sessuale”. Le abitudini sperimentali e onnivore del pulcino appena uscito dall’uovo possono essere confrontate con l’incertezza dell’istinto sessuale durante la pubertà, mentre il pervertito sessuale è come un pollo che dovrebbe portare avanti in età adulta un appetito per la lana pettinata e la carta. Si può aggiungere che la questione della natura ereditaria dell’istinto sessuale è stata esaurientemente discussa e decisamente affermata da Moll nel suoUntersuchungen über die Libido Sexualis,, 1898. Moll attribuisce importanza all’ereditarietà delle attitudini normali per la reazione sessuale, quando sono di un grado molto debole, come fattore di sviluppo delle perversioni sessuali.

[8] Questo punto di vista è stato ripreso in forma modificata da Näcke (Zeitschrift für die gesamte Neurologie und Psychiatrie, vol XV, Heft 5, 1913.), che suppone che ci possa essere un anatomico “centro omosessuale” nel cervello; vale a dire, un centro di libido femminile nell’uomo invertito e un centro di libido maschile nella donna invertita. Egli ha espresso la speranza che in futuro i cervelli di persone invertite siano più attentamente studiati.

[9] Non presento questo punto di vista come qualcosa di più di un quadro che ci aiuta a capire i fenomeni reali di cui egli è testimone in materia di omosessualità, anche se posso aggiungere che un teratologista così abile come il Dr. J. W. Ballantyne considera che “sembra una teoria possibile.”

[10] Questa spiegazione dell’omosessualità è già stata provvisoriamente presentata. Così, Iwan Bloch (Sexual Life of Our Time, cap. xix, Appendice) suggerisce vagamente una nuova teoria dell’omosessualità come dipendente da agenti chimici. Hirschfeld ritiene inoltre (Die Homosexualität, cap. xx) che lo studio delle secrezioni interne è la via per capire le più profonde basi dell’inversione.

[11] A. E. Garrod, “The Thymus Gland in its Clinical Aspects,” British Medical Journal, 3 Ottobre 1914.

[12] ”La femmina pura e il maschio puro sono prodotti da tutte le secrezioni interne,” Blair Bell, “The Internal Secretions,” British Medical Journal, Nov. 15, 1913.

[13] Dopo che questo capitolo fu pubblicato per la prima volta (nel Centralblatt für Nervenheilkunde, febbraio 1896), anche Féré ha confrontato l’inversione congenita col daltonismo e simili anomalie (Féré, “La Descendance d’un Inverti,” Revue Générale de Clinique et Thérapeutique, 1896), mentre Ribot faceva riferimento all’analogia con l’ascolto del colore (Psychology of the Emotions, parte II, cap. VII).

 [14] Vedi, per esempio, Flournoy, Des phénomènes de Synopsie, Ginevra 1893; e per una breve discussione dei fenomeni generali della sinestesia, E. Parish, Hallucinations and Illusions (Contemporary Science Series), capitolo vii; Bleuler, articolo “Secondary Sensations,” in Tuke’s Dictionary of Psychological Medicine; e Havelock Ellis, Man and Woman, 5th ed., 1915, pp. 181-4.

[15] Magnan negli ultimi anni ha ribadito questo punto di vista (“Inversion Sexuelle et Pathologic Mentale,” Revue de Psychothérapie, March, 1914): “L’invertito è una persona malata, un degenerato.”

[16] È questo fatto che ha spinto gli Italiani ad essere timidi nell’usare la parola “degenerazione”; così, Marro, nella sua grande opera, I Caratteri dei Delinquenti, ha fatto un notevole tentativo di analizzare i fenomeni concentrati insieme come degenerati in tre gruppi: atipici, atavici e morbosi.

[17] Hirschfeld e Burchard tra 200 invertiti hanno trovato stimmate pronunciate di degenerazione solo nel 16 per cento dei casi. (Hirschfeld, Die Homosexualität, cap. xx.)

[18] L’alcol è stato a volte considerato una causa eccitante importante dell’omosessualità, e l’alcolismo non è certo raro nell’eredità degli invertiti; secondo Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 386) è ben marcato in uno dei genitori in oltre il 21 per cento, dei casi. Ma probabilmente non ha più influenza come una causa scatenante nella singola persona omosessuale che nella singola persona eterosessuale. Dal punto di vista freudiano, anzi, Abraham ritiene (Zeitschrift für Sexualwissenschaft, Heft 8, 1908) che, anche in persone normali l’alcool rimuova l’inibizione da una omosessualità latente, e Juliusburger dallo stesso punto di vista (Zentralblatt für Psychoanalyse, Heft 10 e 11, 1912 ) ritiene che la tendenza alcolica sia inconsciamente suscitata dall’impulso omosessuale al fine di raggiungere la propria gratificazione. Ma possiamo accettare le conclusioni di Näcke (Allgemeine Zeitschrift für Psychiatrie, vol. LXVIII, 1911, p. 852), che (1) l’alcol non può produrre l’omosessualità in soggetti non predisposti, che (2) può suscitarla in coloro che sono predisposti, che (3) l’azione dell’alcol è la stessa sull’omosessuale e sull’eterosessuale, e che (4) l’alcolismo non è comune tra gli invertiti.

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OMOSESSUALITÀ E SCIENZA TRA ‘800 E ‘900

La società in quanto tale è depositaria e custode di eredità storiche e di scelte culturali che essa tende a trasmettere nonostante i lenti cambiamenti indotti dallo stesso scorrere del tempo al di là delle resistenze contingenti. Non ho parlato deliberatamente di valori ma solo di eredità storiche e di scelte culturali perché quelli che con molta fretta e con molta approssimazione si definiscono valori sono, talvolta, realmente tali solo agli occhi di una parte della società mentre sono per altri una zavorra pesantemente condizionante.

La legge dei tre stadi, di comtiana memoria, si applica bene anche alla storia dell’omosessualità. Da uno stadio teologico, in cui si parte da una assunzione dogmatica di principio secondo la quale l’omosessualità è un “vizio esecrando che grida vendetta al cospetto di Dio”, si passa ad uno stadio metafisico, si cerca cioè di leggere la sessualità inquadrandola nello schema “secondo natura” – “contro natura”, ovviamente partendo da una dimensione metafisica della Natura.

De Sade faceva dire a Sarmiento, nel suo “Aline e Valcour” : “Cerchiamo di studiare meglio questa indulgente Natura prima di osare di fissare i suoi limiti.” Introduceva cioè un’istanza di passaggio al terzo stadio, quello scientifico-positivo anche nel campo della sessualità. Come in ogni forma di progresso umano, anche qui nulla avviene in modo lineare e la scienza deve aprirsi la strada tra le perduranti eredità culturali della fase teologica e di quella metafisica per arrivare a rendere manifesto a tutti che alcuni pretesi valori, socialmente accettati e trasmessi, non sono in realtà valori ma mere eredità storiche derivanti dalla cristallizzazione e dalla assolutizzazione acritica di pregiudizi del tutto infondati. In tutto questo processo non c’è neppure una chiara distinzione di ruoli, tra fautori della scienza positiva da una parte e teologi e metafisici dall’altra. Il pregiudizio si annida spesso, ben protetto, anche nel profondo della mente degli uomini di scienza, che sono tali solo in parte. La scienza deve quindi arrivare ad un processo continuo di auto-rifondazione, sulla base di una costante e rispettosa osservazione della realtà. La storia della conquista dello stadio scientifico-positivo da parte della sessuologia e in particolare dello studio della omosessualità ha, tra l’altro, anche un significato concreto nella vita di moltissimi individui perché, ogni omosessuale, nella scoperta e nell’accettazione consapevole della propria omosessualità, segue un percorso che ripete passo dopo passo il cammino evolutivo della stessa scienza che studia l’omosessualità. È proprio perché, in sostanza, il cammino di liberazione dal pregiudizio teologico e metafisico che la scienza dell’omosessualità ha seguito presenta percorsi analoghi ai percorsi individuali che portano ad una piena e cosciente accettazione di sé da parete di ciascun omosessuale, che intendo delineare qui una breve storia della scienza che tratta l’omosessualità a cavallo tra ‘800 e ‘900, riportando di seguito il secondo capitolo del Libro di Havelock Ellis “Inversione sessuale”, in mia traduzione. Seguo l’edizione del 1927, il linguaggio non è esattamente quello del XXI secolo e alcune categorie sociali sono diverse da quelle attuali, ma la storia merita di essere seguita, perché ci fa capire quanto le generazioni precedenti abbiano sofferto a causa dei pregiudizi relativi alla omosessualità e quanti sacrifici abbiano richiesto alcune conquiste che oggi diamo assolutamente per scontate e che lo sono, purtroppo ancora oggi, solo in una parte del mondo.

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Westphal, un eminente professore di psichiatria a Berlino, si può dire sia stato il primo a porre lo studio dell’inversione sessuale su una base scientifica sicura. Nel 1870 pubblicò, nell’Archiv für Psychiatrie, di cui fu per molti anni redattore, la storia dettagliata di una giovane donna che, fin dai suoi primi anni, differiva dalle altre ragazze: le piaceva vestirsi come un ragazzo, era interessata solo ai giochi dei ragazzi, e una volta cresciuta era sessualmente attratta solo dalle donne, con le quali formava una serie di teneri rapporti, in cui le amiche ottenevano gratificazione sessuale dalle carezze reciproche; mentre arrossiva ed era timida, in presenza di donne, e soprattutto della ragazza della quale le capitava di essere innamorata, era sempre assolutamente indifferente alla presenza degli uomini. Westphal – un allievo, va detto, di Griesinger, che aveva già richiamato l’attenzione sul più alto carattere a volte dimostrato dai soggetti di questa perversione – combinava una felice intuizione scientifica con un raro grado di simpatia personale per coloro che capitavano sotto la sua cura, e fu questa combinazione di doti che gli permise di cogliere la vera natura di un caso come questo, che dalla maggior parte dei medici in quel tempo sarebbe stato frettolosamente messo da parte come un esempio volgare di vizio o di follia. Westphal percepiva che questa anomalia era congenita, non acquisita, e che quindi non poteva essere definita vizio; e, mentre insisteva sulla presenza di elementi nevrotici, le sue osservazioni mostravano l’assenza di tutto ciò che può legittimamente essere definito follia. Diede a questa condizione il nome di “sentimento sessuale contrario” (Konträre Sexualempfindung), col quale è stata a lungo comunemente conosciuta in Germania. La strada era stata dunque aperta per il rapido progresso della nostra conoscenza di questa anomalia. Nuovi casi furono pubblicati in rapida successione, in un primo momento esclusivamente in Germania, e più in particolare nell’Archiv di Westphal, ma presto anche in altri paesi, soprattutto Italia e Francia.[1] Westphal fu il primo a mettere lo studio dell’inversione sessuale su una via di sviluppo, molte persone, però, avevano precedentemente gettato sguardi sull’argomento. Così, nel 1791, furono pubblicati due casi[2] di uomini che mostravano una tipica attrazione emotiva verso il proprio sesso, anche se non fu chiaramente fatto notare che l’inversione era congenita. Nel 1836, ancora una volta, uno scrittore svizzero, Heinrich Hössli, pubblicò un lavoro, di diffusione piuttosto larga, ma notevole, dal titolo Eros, che conteneva molto materiale di carattere letterario che riguardava questa materia. Egli sembra essere stato spinto a scrivere questo libro da un processo che aveva suscitato notevole attenzione a quel tempo. Un uomo di buona posizione aveva improvvisamente ucciso un giovane, e fu giustiziato per quel crimine, che, secondo Hössli, era dovuto all’amore omosessuale e alla gelosia. Hössli non era uno studioso qualificato; era in affari a Glarus come abile modista, il modista di maggior successo della città. Il suo temperamento si suppone sia stato bisessuale. Il suo libro fu vietato dalle autorità locali e in un periodo successivo l’intero stock rimanente fu distrutto in un incendio, in questo modo la sua circolazione fu molto ridotta. Ora, tuttavia, il suo lavoro è considerato da alcuni come il primo serio tentativo di affrontare il problema dell’omosessualità dopo il Simposio di Platone.[3] Alcuni anni più tardi, nel 1852, Casper, la principale autorità medico-legale del suo tempo in Germania, – perché è in Germania che sono state poste le fondamenta dello studio dell’inversione sessuale, – precisò nella Vierteljahrsschrift di Casper che la pederastia, in un senso ampio del termine, era a volte una sorta di “ermafroditismo morale”, dovuto ad una condizione psichica congenita, che in nessun modo coinvolgeva necessariamente la sodomia (immissio penis in anum). Casper portò avanti una notevole quantità di preziose testimonianze riguardo a questi punti fondamentali, che fu il primo a notare,[4] ma non riuscì a comprendere il pieno significato delle sue osservazioni, che non ebbero alcuna influenza immediata, anche se Tardieu, nel 1858, ammise un elemento congenito in alcuni pederasti.

L’uomo, però, che più di ogni altro portò alla luce i fenomeni dell’inversione sessuale non si era interessato né agli aspetti medici né a quelli penali della questione. Karl Heinrich Ulrichs (nato nel 1825 nei pressi di Aurich), che per molti anni espose e difese l’amore omosessuale, e le cui opinioni si dice abbiano avuto una certa influenza nel richiamare l’attenzione di Westphal sulla materia, era un funzionario legale Hannover (Amtsassessor), lui stesso sessualmente invertito. Dal 1864 in poi, in un primo momento con il nome di “Numa Numantius” e, successivamente, con il proprio nome, Ulrichs pubblicò, in varie parti della Germania, una lunga serie di opere che trattano di questo problema, e fece vari tentativi per ottenere una revisione della posizione giuridica dell’invertito sessuale in Germania. Anche se non era un autore il cui punto di vista psicologico potesse avere molto peso scientifico, Ulrichs sembra essere stato un uomo di capacità molto brillanti, e le sue conoscenze si dice che siano state di portata quasi universale; non solo era ben preparato negli argomenti che gli erano propri, di giurisprudenza e teologia, ma in molte branche della scienza naturale, così come nell’archeologia; è stato anche considerato da molti come il miglior latinista del suo tempo. Nel 1880 lasciò la Germania e si stabilì a Napoli, e poi a L’Aquila negli Abruzzi, dove pubblicò un periodico latino. Morì nel 1895.[5] John Addington Symonds, che andò a L’Aquila nel 1891, scrisse: “Ulrichs è chrysostomos [bocca d’oro] nel più alto grado, dolce, nobile, un vero gentiluomo e un uomo di genio. Egli deve essere stato un tempo un uomo di singolare distinzione personale, così finemente definite sono le sue caratteristiche, e così larghi i confini del suo cervello.”[6] Per molti anni Ulrichs fu solo nei suoi sforzi per ottenere il riconoscimento scientifico dell’omosessualità congenita. Ideò (con allusione a Urano nel Simposio di Platone) la parola uranista o urning, da allora frequentemente usata per indicare l’amante omosessuale, mentre chiamò il normale amante eterosessuale dioning (da Dione). Egli considerava l’uranismo, o amore omosessuale, come un’anomalia congenita attraverso la quale un’anima femminile si univa ad un corpo maschile – anima muliebris in corpore virili inclusa – e le sue speculazioni teoriche costituirono il punto di partenza per molte speculazioni simili. I suoi scritti sono notevoli sotto vari aspetti, anche se, a causa del calore polemico col quale egli sostenne la sua causa, come uno che sta patrocinando pro domo sua, non ebbero una marcata influenza sul pensiero scientifico.[7] Questo privilegio fu riservato per Westphal. Dopo che egli ebbe mostrato la via e aperto il suo giornale alla pubblicazione, i nuovi casi apparvero in rapida successione. In Italia, anche Ritti, Tamassia, Lombroso, e altri cominciarono a studiare questi fenomeni. Nel 1882 Charcot e Magnan pubblicarono negli Archives de Neurologie il primo importante studio apparso in Francia per quanto riguarda l’inversione sessuale e le perversioni sessuali relative. Essi consideravano l’inversione sessuale come un episodio (sindrome) in un processo più fondamentale di degenerazione ereditaria, e la confrontavano con ossessioni morbose come la dipsomania e la cleptomania. Da un punto di vista più tipicamente medico-legale, lo studio dell’inversione sessuale in Francia fu promosso da Brouardel, e ancor più da Lacassagne, la cui influenza stimolante a Lione produsse risultati fruttuosi nel lavoro di molti discepoli.[8]

Di importanza molto maggiore nella storia della teoria dell’inversione sessuale fu il lavoro di Richard von Krafft-Ebing (nato a Mannheim nel 1840 e morto a Graz nel 1902), per molti anni professore di psichiatria all’Università di Vienna e uno dei più illustri alienisti del suo tempo. Attivo in tutti i campi di psichiatria e autore di un famoso libro di testo, dal 1877 fu particolarmente interessato alla patologia dell’impulso sessuale. La sua Psychopathia Sexualis conteneva oltre duecento storie, non solo relative all’inversione sessuale, ma a tutte le altre forme di perversione sessuale. Per molti anni fu l’unico libro sull’argomento e rimase a lungo la raccolta principale di fatti. Passò attraverso molte edizioni e fu tradotto in molte lingue (ci sono due traduzioni in Inglese), godette di un immenso e non del tutto invidiabile successo. I metodi di Krafft-Ebing erano aperti a qualche obiezione. Il suo pensiero non era di ordine strettamente critico. Pubblicò nuove e sempre più allargate edizioni del suo libro con straordinaria rapidità, a volte rimodellandole. Introdusse nuove suddivisioni di volta in volta nella sua classificazione delle perversioni sessuali, e, anche se questa classificazione piuttosto sottile ha senza dubbio contribuito a dare precisione al soggetto e a far avanzare il suo studio scientifico, non fu mai generalmente accettata. Il grande servizio reso da Krafft-Ebing stava nell’entusiasmo clinico con cui affrontava lo studio delle perversioni sessuali. Con la ferma convinzione che stava conquistando un grande campo trascurato della psicologia patologica, un campo che appartiene di diritto al medico, accumulò senza falsi pudori una vasta massa di storie dettagliate, e la sua reputazione indusse molti individui sessualmente anormali in tutte le direzioni a mandargli le loro autobiografie, nel desiderio di beneficiare i loro compagni di sventura. Dobbiamo considerare Krafft-Ebing più come un medico che come uno psicologo. All’inizio egli considerava l’inversione come un segno funzionale di degenerazione, una manifestazione parziale di uno stato neuropatico e psicopatico che è nella maggior parte dei casi ereditario. Questa sessualità perversa appare spontaneamente con lo sviluppo della vita sessuale, senza cause esterne, come la manifestazione individuale di una modifica anormale della vita sexualis, e deve quindi essere considerata congenita; o si sviluppa in conseguenza di particolari influenze nocive che lavorano su una sessualità che era stata inizialmente normale, e allora deve essere considerata come acquisita, tuttavia, Krafft-Ebing, alla fine, ritiene che un’attenta analisi di questi cosiddetti casi acquisiti, indichi che la predisposizione consiste in una omosessualità latente, o almeno in una bisessualità, che richiede per la sua manifestazione l’intervento di cause accidentali. Nell’ultima edizione della sua opera Krafft-Ebing era incline a considerare l’inversione non tanto una degenerazione quanto una variante, una semplice anomalia, e riconosceva che la sua opinione in tal modo si avvicinava a quello che gli stessi invertiti avevano sostenuto da lungo tempo.[9] Krafft-Ebing, che aveva iniziato accettando l’idea, in quel momento prevalente tra gli alienisti, che l’omosessualità fosse un segno di degenerazione, al momento della sua morte adottava invece pienamente e poneva il sigillo della sua autorità sull’idea, già espressa da alcuni ricercatori scientifici nonché dagli stessi invertiti, che l’inversione sessuale deve essere considerata semplicemente come un’anomalia, qualsiasi differenza di opinione ci possa essere sul valore di quell’anomalia. Così era aperta anche la via per una visione come quella di Freud e della maggior parte degli psicoanalisti di oggi, che considerano una radice di omosessualità come normale e quasi costante, con un significato profondo per la vita psico-nervosa.

Nel 1891 il Dr. Albert Moll, di Berlino, pubblicò la sua opera, Die Konträre Sexualempfindung, che in seguito fu ripubblicata in edizioni molto allargate e rivedute. Il libro di Moll rapidamente sostituì tutti i libri precedenti come esposizione completa e discussione giudiziosa dell’inversione sessuale. Moll non si accontentava di presentare materiale clinico fresco. Prendeva direttamente in considerazione il problema che ormai era diventato di primaria importanza: la natura e le cause dell’inversione sessuale. Analizzava i fenomeni come psicologo anche più che come medico, tenendo conto degli aspetti più generali del problema, profondamente critico verso le opinioni accettate, ma giudiziosamente cauto nel prospettare delle conclusioni. Spazzò via vari antichi pregiudizi e superstizioni che Krafft-Ebing, aveva anche a volte incautamente ripetuto. Fece sua la dottrina generalmente accettata secondo la quale gli invertiti sessuali solitamente appartengono a famiglie in cui prevalgono vari disturbi nervosi e mentali, ma sottolineò al tempo stesso che non è possibile in tutti i casi dimostrare che ci troviamo di fronte ad individui che possiedono una tara nevrotica ereditaria. Respinse anche qualsiasi classificazione minuta degli invertiti sessuali, riconoscendo solo l’ermafroditismo psico-sessuale e l’omosessualità. Allo stesso tempo, mise in dubbio l’esistenza dell’omosessualità acquisita, in senso stretto, salvo in casi occasionali, e sottolineò che anche quando un normale impulso eterosessuale appare durante la pubertà, e un impulso omosessuale più tardi, può benissimo essere che il primo sia acquisto ed il secondo che sia innato.

In America si era data attenzione a questi fenomeni in un periodo abbastanza precoce. Si può fare menzione specialmente di J. G. Kiernan e G. Frank Lydston, entrambi hanno presentato classificazioni convenienti di manifestazioni omosessuali una trentina di anni fa.[10] Più di recente (1911) un autore americano, sotto lo pseudonimo di Xavier Mayne, ha stampato privatamente un ampio lavoro intitolato The Intersexes: A History of Similisexualism as a Problem in Social Life, scritto in linguaggio popolare e compilato a partire da molte fonti. Questo libro, da un punto di vista soggettivo e poco scientifico, afferma che le relazioni omosessuali sono naturali, necessarie e legittime.[11]

In Inghilterra i primi tentativi di affrontare seriamente, dal punto di vista moderno, il problema dell’omosessualità sono arrivati in ritardo, e sono stati pubblicati o in privato o all’estero. Nel 1883 John Addington Symonds ha stampato privatamente sua discussione sulla pederastia nell’antica Grecia, sotto il titolo di A Problem in Greek Ethics e poi nel 1889-1890 ha ulteriormente scritto, e nel 1891 ha stampato privatamente, A Problem of Modern Ethics: Being an Enquiry into the Phenomena of Sexual Inversion. Nel 1886 Sir Richard Burton ha aggiunto alla sua traduzione delleMille e una notte un Saggio conclusivo sullo stesso argomento. Nel 1894 Edward Carpenter ha stampato privatamente a Manchester un opuscolo intitolato Homogenic Love, in cui criticava vari punti di vista psichiatrici sull’inversione comuni al suo tempo, e ha sostenuto che le leggi dell’amore omosessuale sono identiche a quelle dell’amore eterosessuale, rimarcando, però, che il primo possiede una particolare attitudine ad essere esaltato a un livello di cameratismo più alto e più spirituale, in modo da soddisfare una funzione sociale benefica. Più recentemente (1907) di Edward Carpenter ha pubblicato un volume di documenti sull’omosessualità e i suoi problemi, sotto il titolo di The Intermediate Sex, e più tardi (1914) uno studio più specifico sull’invertito nella religione primitiva e in guerra, Intermediate Types among Primitive Folk.

Nel 1896 fu pubblicato in Inghilterra, in Francese, il libro più completo scritto sull’argomento fino ad allora, dal Sig André Raffalovich (nella Bibliothèque de Criminologie di Lacassagne), Uranisme et Unisexualité. Questo libro trattava principalmente dell’inversione congenita, non pubblicava nuovi casi, ma rivelava una grande conoscenza della materia. Raffalovich portò avanti molte giuste e sagaci riflessioni sulla natura e il trattamento dell’inversione e sull’atteggiamento della società verso la sessualità pervertita. Le parti storiche del libro, che sono di particolare interesse, si occupano in gran parte della notevole prevalenza dell’inversione in Inghilterra, trascurata dagli studiosi precedenti. Raffalovich, il cui atteggiamento è, nel complesso, filosofico più che scientifico, considera l’inversione congenita come un fattore importante e inevitabile nella vita umana, ma, assumendo il punto di vista cattolico, egli condanna ogni sessualità, sia eterosessuale che omosessuale, ed esorta l’invertito a frenare le manifestazioni fisiche del suo istinto e a puntare ad un ideale di castità. Nel complesso, si può dire che il libro è opera di un pensatore che ha raggiunto i suoi risultati a modo suo, e questi risultati hanno un’impronta di originalità e di libertà dalla tradizione.

Negli ultimi anni nessuno ha così ampiamente contribuito a mettere la nostra conoscenza dell’inversione sessuale su una base più ampia e più precisa del dottor Magnus Hirschfeld di Berlino, che possiede una conoscenza senza pari dei fenomeni dell’omosessualità in tutti i loro aspetti. Ha studiato la questione in modo esaustivo in Germania e in una certa misura anche in altri paesi; ha ricevuto le storie di mille invertiti; si dice che abbia incontrato più di diecimila persone omosessuali. Come editore dello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, da lui fondato nel 1899, e autore di diverse importanti monografie, – specialmente sugli stadi psichici e fisici di transizione tra mascolinità e femminilità – Hirschfeld aveva già contribuito notevolmente al progresso della ricerca in questo campo prima della comparsa nel 1914 della sua grande opera, Die Homosexualität des Mannes und des Weibes. Questo non è solo il più grande ma il più preciso, dettagliato e completo, – e anche il più condensato – lavoro che è stato pubblicato sull’argomento. È, infatti, un’enciclopedia dell’omosessualità. Per un tale compito Hirschfeld si era preparato attraverso molti anni di intensa attività, come medico, ricercatore, esperto medico legale dinanzi ai giudici, e attraverso la sua posizione come presidente del Wissenschaftlich-humanitären Komitee, che si occupa della difesa degli interessi degli omosessuali in Germania. Nel libro di Hirschfeld la concezione patologica dell’inversione è completamente scomparsa; l’omosessualità è considerata principalmente come un fenomeno biologico di estensione universale, e secondariamente come un fenomeno sociale di grande importanza. Non vi è alcun tentativo di inventare nuove teorie; il valore principale del lavoro di Hirschfeld si trova, infatti, nel tentativo costante di tenersi vicino a fatti precisi. È questa qualità che rende il libro una fonte indispensabile per tutti coloro che cercano informazioni illuminate e precise su questa questione. Anche l’esistenza di un trattato come quello di Hirschfeld è sufficiente a dimostrare quanto rapidamente lo studio di questo soggetto sia cresciuto. Alcuni anni fa – per esempio, quando il dottor Paul Moreau scrisse il suo Aberrations du Sens Génésique – l’inversione sessuale non era neppure un nome. Era un ripugnante vizio senza nome, da toccare solo con un paio di pinze, rapidamente e con precauzioni. Per come si presenta ora, si tratta di un problema psicologico e medico-legale così pieno di interesse che non dobbiamo temere di affrontarlo, e così pieno di grave attualità sociale che siamo costretti ad affrontarlo.

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[1] In Inghilterra l’aberrazione dell’istinto sessuale, o la tendenza degli uomini a occupazioni femminili e delle donne a occupazioni maschili, era stata citata nel Medical Times and Gazette, 9 febbraio 1867; Sir G. Savage per primo descrisse un caso di “perversione sessuale” nel Journal of Mental Science, vol. xxx ottobre 1884.

[2] Moritz, Magazin für Erfahrungsseelenkunde, Berlin, Bd. viii.

[3] Un completo e interessante resoconto su Hössli e sul suo libro è dato da Karsch in Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. v, 1903, pp. 449-556.

[4] “Eugen Dühren” (Iwan Bloch) osserva, tuttavia (Neue Forschungen über den Marchese de Sade und seine Zeit, pag. 436), che de Sade nel suo Aline e Valcour sembra riconoscere che l’inversione è a volte innata, o per lo meno naturale, e suscettibile di svilupparsi in età molto precoce, a dispetto di tutte le spinte all’atteggiamento normale. “E se questa inclinazione non fosse naturale” fa dire a Sarmiento, “l’impulso verso di essa potrebbe essere stato ricevuto nell’infanzia? … Cerchiamo di studiare meglio questa indulgente Natura prima di osare di fissare i suoi limiti.” Ancora prima, nel 1676 (come Schouten ha sottolineato, Sexual-Probleme, gennaio 1910, pag. 66), un sacerdote italiano di nome Carretto riconobbe che le tendenze omosessuali sono innate.

[5] Per delle notizie su Ulrichs vedi Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. i, 1899, p. 36.

[6] Horatio Brown, John Addington Symonds, a Biography, vol. ii, p. 344.

[7] Ulrichs non si avventurò tuttavia tanto lontano da affermare che sia l’amore omosessuale che quello eterosessuale sono ugualmente normali e sani. Questo è stato comunque sostenuto in tempi più recenti.

[8] Bisogna menzionare in particolare L’Inversion Sexuelle, un libro abbondante e comprensivo, quantunque talvolta poco critico, del Dr. J. Chevalier, pubblicato nel 1893, e Perversion et Perversité Sexuelles del Dr. Saint-Paul, che scriveva sotto lo pseudonimo di “Dr. Laupts”, pubblicato nel 1896 e nuovamente, in un’edizione allargata, dal titolo “L’Homosexualité et les Types Homosexuels”, in 1910.

[9] Krafft-Ebing manifestò i suoi ultimi punti di vista in una nota letta davanti all’International Medical Congress, a Parigi, nel 1900 (Comptes-rendus, “Section de Psychiatrie”, pp. 421, 462; e anche in contributi allo Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, Bd. iii, 1901)

[10] Kiernan, Detroit Lancet, 1884, Alienist and Neurologist, April, 1891; Lydston, Philadelphia Medical and Surgical Reporter, 7 settembre 1889, e Addresses and Essays, 1892.

[11] Un riassunto delle conclusioni di questo libro, del quale furono stampate solo poche copie, si può trovare nell’articolo di Hirschfeld in Vierteljahrsberichte, Ottobre, 1911, pp. 78-91.

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WALT WITMAN OMOSESSUALE

La lettura di Leaves of Grass e in particolare di “Calamus” di Walt Whitman, il poeta-profeta della Democrazia americana della seconda metà dell’Ottocento, fa parte dell’itinerario classico di formazione di ogni omosessuale di media cultura. Le poesie contenute in Calamus, agli occhi di un lettore moderno, appaiono avere chiaramente un’ispirazione omosessuale, e lo stesso John Addington Symonds, uno dei pionieri della cultura omosessuale, non aveva dubbi in proposito ma avrebbe desiderato che Whitman lo riconoscesse apertamente. Non sappiamo esattamente che cosa Symonds avesse scritto a Whitman in proposito (i due si stimavano molto e avevano contatti epistolari), ma possediamo la risposta di Whitman, una risposta sdegnata e irritata dal fatto che la poesia di Leaves of Grass potesse essere interpretata in chiave omosessuale. La risposta di Whitman sembrò risolvere ogni ambiguità e lo stesso Symonds evitò di tornare sull’argomento. Havelock Ellis, che conosceva molto bene Symonds, perché aveva scritto insieme con lui la prima edizione del suo trattato sull’inversione sessuale, e in quella edizione si era fermato a proposito di Whitman là dove si era fermato Symonds, approfondì successivamente le ricerche e raccolse delle testimonianze estremamente significative che sono alla base della completa riscrittura della parte relativa a Whitman nella terza edizione del trattato sull’inversione sessuale, che riposto di seguito. Ma è ora di lasciare la parola direttamente ad Havelock Ellis.

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Una grande personalità degli ultimi tempi, largamente considerata con rispetto come il profeta-poeta della Democrazia[1] – Walt Whitman – ha suscitato discussioni col suo atteggiamento positivo verso l’amicizia appassionata, o “l’amore virile” come egli lo chiama, in Leaves of Grass. In questo libro, in “Calamus”, “Drumtaps,” e altrove, Whitman celebra un’amicizia di cui il contatto fisico e una sorta di silenziosa emozione voluttuosa sono elementi essenziali. Al fine di risolvere la questione del significato preciso di “Calamus”, J. A. Symonds scrisse a Whitman, ponendo schiettamente la domanda. La risposta (scritta da Camden, New Jersey, il 19 agosto, 1890) è l’unica dichiarazione dell’atteggiamento di Whitman verso l’omosessualità, ed è pertanto auspicabile che essa sia esposta puntualmente: –

“Circa le domande su ‘Calamus,’ ecc, piuttosto mi stordiscono. Leaves of Grass deve solo essere giustamente interpretato attraverso e all’interno della sua propria atmosfera e del suo carattere essenziale – rientrandovi rigorosamente tutte le sue pagine e le sue parti. Che la sezione ‘Calamus ‘ abbia mai permesso la possibilità di una tale costruzione, come quella menzionata, è terribile. Sarei contento di sperare che le pagine stesse non siano nemmeno citate per tale gratuita e allo stesso tempo mai sognata e mai desiderata possibilità di inferenze morbose, che sono sconfessate da me e appaiono da condannare.”

Sembrerebbe da questa lettera[2] che Whitman non si fosse mai reso conto che sussiste una qualche relazione tra l’emozione appassionata del contatto fisico tra uomo e uomo, come lui l’aveva sperimentata e cantata, e l’atto che, insieme con altre persone, egli avrebbe considerato come un crimine contro natura. Questo può essere singolare, perché ci sono molte persone invertite che hanno trovato soddisfazione in amicizie meno fisiche e passionali di quelle descritte inLeaves of Grass, ma Whitman era un uomo di temperamento concreto, emotivo e istintivo, privo di potere analitico, ricettivo verso qualsiasi influenza, e incurante di armonizzazione quelle influenze. Avrebbe certamente rifiutato di ammettere di essere argomento della sessualità invertita. Resta vero, tuttavia, che “l’amore virile” nel suo lavoro ha un ruolo predominante che si potrebbe a stento contenere nei sentimenti dell’”uomo medio”, che Whitman vuole onorare. Una persona normalmente costituita, dopo aver assunto l’atteggiamento molto franco fatto proprio da Whitman, sarebbe stata spinta a dedicare molto più spazio e molto più ardore al tema dei rapporti sessuali con le donne e a tutto ciò che ha a che vedere con la maternità rispetto a quanto è accordato a questi argomenti in Leaves of Grass. Alcune delle lettere esistenti di Whitman indirizzate a giovani uomini, anche se non gettano luce definitiva sulla questione, sono di carattere molto affettuoso,[3] e, anche se Whitman era un uomo di notevole vigore fisico, non si è mai sentito incline al matrimonio.[4] Rimane alquanto difficile classificarlo dal punto di vista sessuale, ma certo sbagliamo poco nel riconoscere la presenza di una tendenza omosessuale.

Vorrei aggiungere che alcuni amici e ammiratori di Whitman non sono disposti ad accettare l’evidenza della lettera a Symonds. Sono in debito con “Q” per la seguente comunicazione relativa alle obiezioni:

“Quanto a me, penso che sia un errore dare molto peso a questa lettera, forse anche che sia un errore il fatto stesso di introdurla, dato che una volta introdotta avrà, naturalmente, un peso. E questo per tre o quattro ragioni:

1. Che è difficile conciliare la lettera stessa (con il suo forte tono di disapprovazione), con l”atmosfera’ generale di Leaves of Grass, il cui tenore mira a lasciare tutto aperto e libero.

2. Che la lettera è in conflitto inconciliabile con la sezione ‘Calamus’ delle poesie. Infatti, qualsiasi fossero le linee morali che Whitman poteva aver definito al momento di scrivere queste poesie, mi sembra veramente incredibile che la possibilità di alcune inferenze morbose o altro, non fosse stata nemmeno immaginata.

3. Che la lettera è stata scritta pochi mesi prima della sua ultima malattia e della morte, ed è l’unica espressione di questo tipo che egli sembra aver pronunciato.

4. Che la lettera di Symonds, alla quale questa costituiva la risposta, non è venuta fuori, e noi di conseguenza non sappiamo quali temerarie espressioni possa avere contenuto, che hanno portato Whitman (con la sua estrema cautela) a mettere al riparo il suo nome dal possibile uso per giustificare dubbie pratiche.”

Posso aggiungere che ho cercato di ottenere la lettera di Symonds, ma egli non era in grado di produrla, e non ne è stata trovata alcuna copia tra le sue carte.

Va detto che l’atteggiamento di Whitman verso Symonds era caratterizzato da grande considerazione e ammirazione. “Addington Symonds è un uomo meraviglioso”, ha commentato poco prima della sua morte; “per certi versi l’uomo più indicativo, penetrante e significativo del nostro tempo. Symonds è un curioso compagno ,… io lo amo teneramente. È di formazione e di educazione da college, orribilmente letteraria e sospettosa, e gode delle cose. Un grande compagno per scavare nelle persone e nel concreto, e persino nel fisiologico e nel gastrico, e anche meravigliosamente carino.” Ma in questa occasione ha scavato invano.

Le osservazioni precedenti (sostanzialmente contenute nelle precedenti edizioni di questo libro) si basavano principalmente sulle informazioni ricevute da parte di J. A. Symonds. Ma in anni più recenti una luce interessante è stata gettata su questa straordinaria lettera da parte di Walt Whitman. La pazienza boswelliana, l’entusiasmo e l’abilità che Orazio Traubel ha trasfuso nel suo lavoro completo ed elaborato, ora in corso di pubblicazione, With Walt Whitman in Camden, rivelano chiaramente, nel corso di varie conversazioni, l’atteggiamento di Whitman rispetto alla domanda di Symonds e indicano lo stato d’animo che portò avanti le cose fino a questa lettera.

Whitman parlò molto di Symonds con Traubel dal 27 aprile 1888 (subito dopo la data in cui inizia il lavoro di Traubel), in poi. Symonds gli aveva scritto più volte, a quanto pare, per quanto riguarda i “rapporti passionali degli uomini con gli uomini”, come Whitman li chiamava. “Lui torna sempre alla carica con me su questo: È quello il senso di Calamus? – volutamente o no, è questo che significa? Ho detto di no, ma il no non lo soddisfa [Non vi è, tuttavia, nessuna traccia da parte di Symonds di una qualche lettera da Whitman a Symonds in questo senso fino a questa data] Ma leggete questa lettera, leggetela per intero: è molto scaltra, molto carina, seria fino all’estremo: mi assale, quasi mi costringe, è urgente, insistente: lui quasi si trova in mezzo alla strada e dice ‘non mi muoverò fino a quando risponderai alla mia domanda.’ Vedete, questa è una vecchia lettera – vecchia di sedici anni – e lui sta ancora facendo la stessa domanda: si riferisce ad essa in una delle sue ultime note. È sicuramente un uomo meraviglioso – un raro uomo pulito – un’anima candida, un personaggio eroico …. Un giorno starai scrivendo qualcosa su Calamus”, disse W. [a Traubel]. “e questa lettera, e quello che dico, ti potrà aiutare a chiarire le tue idee; Calamus ha bisogno di idee chiare, può essere facilmente, innocentemente distorto dal suo naturale, originario corpo di dottrina.”

La lettera, datata 7 Febbraio 1872, di una certa lunghezza, viene poi riprodotta. Racconta quantoLeaves of Grass, e in particolare la sezione Calamus, avesse aiutato lo scrittore. “Ciò che l’amore dell’uomo per l’uomo è stato in passato”, ha scritto Symonds: “io credo di saperlo. Quello che c’è qui, ora, so anche quello – ahimè! Quello che dici che quell’amore dovrebbe e potrebbe essere, io vagamente lo ritrovo nelle tue poesie. Ma questo a stento mi soddisfa, tanto sono desideroso di imparare ciò che tu insegni. Un giorno, forse, – in qualche modo, io non so quale, ma in un modo scelto da te, – mi dirai di più sull’amore degli amici. Fino ad allora io aspetterò.”

“W. disse: ‘Beh, che cosa ne pensi? Pensi che si potrebbe dare una risposta?’ ‘Non vedo perché tu consideri quella lettera irritante. È  abbastanza tranquilla, pone solo delle domande, e le pone in modo abbastanza morbido’,’ Suppongo che tu abbia ragione “irritante” non è la parola giusta: ma voi sapete quanto odio essere catechizzato. Symonds ha ragione, senza dubbio, di porre le domande. Ma io ho altrettanta ragione se non rispondo a quelle domande e altrettanta ragione se rispondo. Io spesso dico a me stesso su Calamus che forse significa più o meno quello che ho pensato io, o forse significa altro: forse non so che cosa significa tutto questo, forse non l’ho mai saputo. Il mio primo istinto a proposito di tutto quello che Symonds scrive è di violenta reazione – un istinto forte e brutale per un no, no, no, e poi subentra l’idea che io forse non conosco tutti i miei propri significati: dico a me stesso: “Anche tu, vai via, torna indietro, studia il tuo stesso libro, come uno straniero o un estraneo, studia il tuo stesso libro, vedi quanto vale.” Una volta o l’altra dovrò scrivergli chiaramente su Calamus, gli dovrò dire la mia su quello che intendevo o intendo che significhi.”

Ancora, un mese più tardi (24 maggio 1888), Whitman parla a Traubel di una “bella lettera” da Symonds. “Vedrai che insiste sulle poesie di Calamus un’altra volta. Non vedo perché dovrebbe, ma il suo ritornare su tale argomento mi irrita un po’. Suppongo che mi potresti dire – perché non lo zittisci rispondendogli? Non c’è una risposta logica, credo: ma posso chiedere a mia volta: ‘Che diritto ha lui di fare comunque domande?’” W. rise un po’. “Comunque la domanda torna a me quasi ogni volta che scrive. È abbastanza cortese su questo – questo è il motivo per cui non sono risentito con lui. Suppongo che il tutto si concluderà con una risposta, un giorno.”

Segue la lettera. Il punto principale di essa è che l’autore spera di non essere stato importuno nella domanda che aveva posto su Calamus tre anni prima.

“Io [Traubel] dissi a W.: ‘Questa è una lettera abbastanza umile: non ci vedo nulla di irritante. Non ti chiede di rispondere alla vecchia domanda, infatti si scusa piuttosto per aver fato la domanda.’ W. Si inalberò ‘E chi è irritato? Per quanto riguarda tale questione, non fa che chiedere ancora e ancora: lo chiede, lo chiede, lo chiede.’ Ho riso per reazione alla sua veemenza. ‘Bene, posto che lo faccia, non ti danneggia certo. E poi non hai niente da nascondere. Penso che il tuo silenzio lo potrebbe portare a supporre che ci sia un negro pronto da accusare. [nota di project: che ci fosse qualcosa da nascondere]‘ ‘Oh, sciocchezze, ma per trent’anni i miei nemici e i miei amici sono stati a farmi domande su Leaves: sono stanco di non rispondere alle domande.’ È stato molto divertente vedere la sua faccia quando ha dato un tocco umoristico alla stranezza della sua ultima frase. Poi si è rilassato e ha aggiunto: ‘Comunque amo Symonds. Chi potrebbe non amare un uomo capace di scrivere una simile lettera? Suppongo che bisognerà pur dargli una risposta, accidenti a lui!’”

È chiaro che queste conversazioni diminuiscono notevolmente la forza della dichiarazione contenuta nella lettera di Whitman. Vediamo che la lettera che, a prima vista, avrebbe potuto rappresentare la reazione immediata e indignata di un uomo che, messo improvvisamente di fronte alla possibilità che il suo lavoro possa essere interpretato in un senso perverso, ripudia con forza quell’interpretazione, non era in realtà niente del genere. Symonds per almeno diciotto anni aveva continuato delicatamente, premurosamente, anche con umiltà, ma con insistenza, a porre la stessa domanda perfettamente legittima. Se la risposta fosse stata davvero un enfatico no, quella risposta avrebbe dovuto molto più naturalmente essere data nel 1872 e non nel 1890. Inoltre, di fronte a questa domanda sempre ricorrente, Whitman parla costantemente ai suoi amici del suo grande affetto per Symonds e della sua ammirazione per la sua carineria intellettuale, sentimenti che sarebbero entrambi singolarmente fuori luogo se applicati a un uomo non faceva altro che suggerire la possibilità che gli scritti di Whitman contenessero deduzioni che erano “terribili”, “morbose” e “deprecabili”. Evidentemente, in tutti questi anni, Whitman non arrivò a decidere che cosa rispondere. Da una parte era spinto dal suo orrore di essere interrogato, dalla sua cautela, dalla sua naturale avversione ad esprimere approvazione per tutto ciò che si potrebbe considerare innaturale o anormale. Dall’altra parte, era mosso dal desiderio di lasciare il suo lavoro parlare da solo, dalla sua determinazione dichiarata di lasciare tutto aperto, e, forse, da  una simpatia più o meno consapevole verso le deduzioni che gli venivano prospettate. È stato solo negli ultimi anni della sua vita, quando la sua vita sessuale apparteneva ormai al passato, quando la debolezza stava avendo il sopravvento su di lui, quando voleva salvare tutto il possibile delle sue energie, che – essendo costituzionalmente incapace di una valutazione scientifica equilibrata – scelse la soluzione più semplice e più facile del problema. [5]

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[1] È proprio come tale che bisognerebbe accostarsi a Whitman, e vorrei protestare contro la tendenza, ormai ben definita in molti ambienti, a trattarlo solo come un invertito e a diffamarlo o a glorificarlo secondo i casi. Per quanto l’inversione possa essere importante come chiave psicologica della personalità di Whitman, essa gioca solo un piccolo ruolo nel lavoro di Whitman e, a detta di molti che si occupano di questo lavoro, un ruolo addirittura trascurabile. (Mi si consenta di fare riferimento al mio saggio su Whitman, in The New Spirit, scritto quasi trent’anni fa).

[2] Posso aggiungere che Symonds (nel suo libro su Whitman) ha accettato questa lettera come una dichiarazione sincera e finale che dimostrava che Whitman era assolutamente ostile alla inversione sessuale, che non aveva nemmeno preso in considerazione le sue manifestazioni, e che egli aveva «omesso di percepire che ci sono punti di contatto inevitabili tra l’inversione sessuale e la sua dottrina sull’amicizia.” Cita, tuttavia, i versi di Whitman, alla fine di “Calamus” nell’edizione Camden del 1876: –

“Ecco le mie ultime parole, e le più sconcertanti,

Ecco le mie foglie più fragili, e comunque quelle che dureranno di più,

Qui io copro e nascondo i miei pensieri, io non li espongono,

Eppure essi mi espongono più di tutte le mie altre poesie.”

[3] Le lettere di Whitman a Peter Doyle, un incolto giovane, conduttore di tram, profondamente amato dal poeta, sono state raccolte dal dottor Bucke, e pubblicate a Boston: Calamus: A Series of Letters, 1897.

[4] Whitman ha riconosciuto, tuttavia (come nella lettera a Symonds già citata), di aver avuto sei figli; sembrano essere nati nella prima parte della sua vita, quando viveva nel Sud. (Vedi il capitolo sui figli di Walt Whitman nell’interessante libro di Edward Carpenter, Days with Walt Whitman, 1906.) E anche suo fratello George Whitman diceva: “Non ho mai saputo che Walt si sia innamorato di ragazze giovani, o anche che abbia mostrato per loro particolare attenzione.” E Doyle, che lo conobbe intimamente durante dieci anni di vita più matura, diceva: “Le donne, in quel senso, non gli sono mai passate per la testa.” La relazione eterosessuale giovanile sembra essere stata un’eccezione nella sua vita. Per quanto riguarda il numero dei figli, so che, a giudizio di una signora che conosceva Whitman nel Sud, non vi può essere alcun ragionevole dubbio circa l’esistenza di un figlio, ma che, quando ne enumerava sei, probabilmente includeva anche i nipoti.

[5] Mentre la tensione omosessuale in Walt Whitman è stata più o meno definitivamente ammessa da vari autori, i tentativi più vigorosi di presentare il carattere omosessuale della sua personalità e della sua opera sono dovuti a Eduard Bertz in Germania, e al Dr. W. C. Rivers in Inghilterra. Bertz ha prodotto tre pubblicazioni su Whitman: vedi in particolare il suo Der Yankee-Heiland, 1906 e Whitman-Mysterien, 1907. Gli argomenti di Rivers sono sinteticamente esposti in un opuscolo intitolato Walt Whitman’s Anomaly (London: George Allen, 1913). Sia Bertz che Rivers sottolineano i tratti femminili di Whitman. Un interessante quadro indipendente Whitman, più o meno alla data della lettera di Symonds, accompagnato da ottime fotografie originali dell’autore, è fornito dal Dr. John Johnston, A Visit to Walt Whitman, 1898. si può aggiungere che, probabilmente, sia la portata che il significato dei tratti femminili in Whitman sono stati sopravvalutati da alcuni autori. La maggior parte degli artisti e degli uomini di genio ha alcuni tratti femminili; essi non provano l’esistenza di inversione, né la loro assenza la confuta. Il Dr. Clark Bell mi scrive in riferimento al piccolo libro del Dr. Rivers: “Conoscevo Walt Whitman personalmente. Secondo me il signor Whitman era uno degli uomini più robusti e virili, proprio in modo straordinario. Secondo il mio punto di vista, non era assolutamente femminile, ma fisicamente maschile e robusto. La problema è che un uomo virile e forte che sia poetico nel temperamento, ardente e tenero, può avere fasi e stati d’animo di passione ed emotività, che sono suscettibili di essere fraintesi.” Una visione in qualche modo simile, in opposizione a Bertz e Rivers, è stata vigorosamente sostenuta da Bazalgette (che ha scritto uno studio molto approfondito su Whitman in francese), in particolare nel Mercure de France del primo luglio, primo ottobre, e 15 novembre 1913.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5273

UN PROBLEMA DI ETICA GRECA di JOHN ADDINGTON SYMONDS

Sono felice di annunciarvi la Biblioteca di Progetto Gay si arricchisce di un nuovo volume, UN PROBLEMA DI ETICA GRECA di JOHN ADDINGTON SYMONDS, (traduzione italiana di Project). Si tratta di un’opera di straordinario interesse, che affronta con spirito scientifico la pederastia greca.

Quanti oggi sentono parlare di pederastia o di amore greco sono facilmente indotti a pensare che la pederastia greca fosse in qualche modo analoga all’odierna pedofilia. In realtà i due concetti sono lontanissimi e la lettura di questo saggio lo renderà evidente.

L’“Etica greca” di John Addington Symonds rappresenta una colonna portante degli studi sulla omosessualità nella storia e nella letteratura, che permette al lettore interessato di entrare in modo scientificamente documentato in una dimensione storica molto diversa da quella attuale e di comprendere il senso e il peso che la pederastia ha avuto nella storia, nella letteratura e nella filosofia greca. Il lettore, attraverso il saggio di Symonds, potrà capire che la pederastia nasceva da un codice etico preciso, tipico delle comunità doriche in cui la dimensione del cameratismo militare era indispensabile alla sopravvivenza del gruppo in un tempo in cui la guerra era un evento comune.

Symonds segue l’evoluzione del concetto di pederastia lungo tutta la storia greca attraverso l’analisi di moltissimi testi e ne evidenzia la complessità e allo sesso tempo la centralità, sottolineando che le forme alte di pederastia, alle quali fanno riferimento Socrate e Platone, erano considerate onorevoli ed erano socialmente approvate e che spesso le coppie di amici pederastici erano temute dai tiranni perché erano capaci di suscitare nel popolo l’amore della libertà. Solo le forme più degradare, che sfociavano nella prostituzione, erano oggetto di biasimo e di discredito sociale ma non di pregiudizio. Basti ricordare il caso di Fedone, schiavo di guerra che esercitava la prostituzione ad Atene, che fu poi acquistato da un amico di Socrate e divenne uno dei suoi discepoli più importanti, tanto che a lui Platone intitola il dialogo sull’immortalità.

Il saggio di Symonds, pur essendo stato scritto nel 1873, è un esempio magistrale di approccio serio, cioè senza pregiudizi moralistici, alla storia, alla letteratura e all’arte greca ed è di straordinaria attualità perché mostra a quale livello morale e sociale l’omosessualità possa giungere in una società che non la condanni pregiudizialmente.

Consiglio in particolare la lettura di questo saggio a chiunque si occupi, a qualsiasi tiolo, di storia, di letteratura o di arte greca.

http://gayproject.altervista.org/etica_greca.pdf

Il nuovo volume fa parte della Biblioteca di Progetto Gay che raccoglie testi di particolare interesse sul tema della omosessualità, tutti gratuitamente scaricabili dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/

Ringrazio anticipatamente chiunque vorrà indicarmi errori od oscurità di qualsiasi tipo rilevate nella lettura del testo.

JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 7

IX.

EPILOGO.

Le conclusioni cui sono arrivato attraverso questa indagine sull’inversione sessuale sono che le sue diverse manifestazioni possono essere classificate nelle seguenti categorie: (1) l’astinenza forzata dai rapporti con le femmine, o faute de mieux [mancanza di meglio]; (2) lascivia e curiosa ricerca di un piacere nuovo; (3) morbilità pronunciate; (4) innata preferenza istintiva per il maschio e indifferenza al sesso femminile; (5) Epoche della storia in cui l’abitudine si è affermata ed è stata endemica in intere nazioni.

Nella prima categoria raggruppiamo i fenomeni presentati da scuole, carceri, conventi, navi, guarnigioni in stazioni solitarie, tribù nomadi di conquistatori predoni.1)

Alla seconda categoria appartengono quegli individui che si divertono sperimentando il piacere sensuale, uomini stanchi dell’ordinaria indulgenza sessuale e voluttuosi indifferenti. È possibile che qualcosa di morboso o di anormale frequentemente segni questa categoria.

Alla terza categoria assegniamo i casi evidenti di malattia ereditaria, in cui una mancanza di autocontrollo è evidente, insieme a chi soffre di lesioni nervose, ferite, epilessia, rammollimento cerebrale senile, nella misura in cui questi disturbi fisici sono complicati con passioni anomale.2)

La quarta categoria include l’intera classe degli Urning, che sono stati fino ad ora ignorati dai ricercatori medici, e sulla cui importanza numerica Ulrichs ha forse insistito esageratamente. Questi individui si comportano esattamente come le persone di normali inclinazioni sessuali, non mostrano segni di pazzia e non hanno una diatesi costituzionale morbosa che possa spiegare la loro peculiarità.

Nelle condizioni attuali della società europea, queste quattro categorie esistono sporadicamente. Vale a dire, i loro membri si trovano sparsi in tutte le comunità, ma non sono assolutamente riconosciuti se non dal codice penale e dalla professione medica.

Nella quinta categoria siamo portati faccia a faccia con il problema offerto dalla antica Ellade, dalla Persia, dall’Afganistan, dai popoli di quella che Burton definisce la zona sotadica. Tuttavia possiamo spiegare l’origine dell’inversione sessuale, un istinto che attraverso l’uso, la tradizione e la tolleranza sociale è passato qui nella natura della razza; in modo che le quattro categorie precedenti sono confuse, o, se distinte, sono separabili solo come le affezioni viziose e morbose dell’appetito sessuale ordinario si possono differenziare dalle sue manifestazioni più sane.

Tornando alle prime quattro categorie, che sono le sole che hanno una qualche importanza per un Europeo moderno, capiamo che solo una di esse, la terza, è positivamente morbosa, e solo un’altra, la seconda, è ipso facto viziosa. La prima è immorale nello stesso senso in cui lo è ogni forma di incontinenza, tra cui l’auto-abuso, la fornicazione, e così via, praticata faute de mieux; ma non può essere chiamata né morbosa né positivamente viziosa, perché l’abitudine in questione sgorga in circostanze extra-sociali.

I membri della quarta categoria sono anormali per la loro costituzione. Sia che riferiamo quell’anomalia all’atavismo o a qualche deviazione finora ignota dalla regola nella loro conformazione sessuale, non vi è alcuna prova che essi siano soggetti a malattia. Allo stesso tempo, è certo che non sono volutamente viziosi.

Il trattamento dell’inversione sessuale da parte della società e della legislazione segue un punto di vista derivante dalla sua origine e natura. Fin dall’età di Giustiniano, essa è stata considerata come un crimine assoluto contro Dio, contro l’ordine del mondo e contro lo Stato. Questo modo di vedere, che è stato incorporato nei codici di tutte le razze occidentali, venne fuori in origine dalla convinzione che le passioni sterili siano dannose per la tribù perché limitano la crescita della popolazione. La religione ha adottato questo punto di vista e, attraverso la leggenda di Sodoma e Gomorra, ha insegnato che Dio era pronto a punire intere nazioni con distruzioni violente se esse praticavano il “vizio innominabile”.

La civilizzazione avanzante, intanto, cercava in ogni modo di limitare e regolare l’appetito sessuale; e così facendo, naturalmente escluse quelle forme che non erano gradite alla maggioranza, che non possedevano alcuna utilità evidente, e che a prima vista sembravano violare le leggi cardinali della natura umana.

Il sentimento sociale, modellato dalla religione, dalla legislazione, dalla civiltà, e dalle antipatie persistenti della maggioranza considera l’inversione sessuale con irriducibile orrore. Esso non distingue tra le categorie che ho indicato, ma comprende tutte le specie sotto la condanna comune del crimine.

Nel frattempo, in questi ultimi anni, siamo arrivati a capire che i fenomeni presentati dall’inversione sessuale, non possono essere trattati così grossolanamente. Due grandi nazioni, la Francia e l’Italia, col “Codice Napoleone” e il “Codice Penale” del 1889, nella peggiore delle ipotesi, spostano questi fenomeni dalla categoria del reato a quella della immoralità. Vale a dire, hanno posto il rapporto dei maschi con i maschi sulla stessa base giuridica del normale rapporto sessuale. Puniscono la violenza, tutelano i minori e provvedono al mantenimento della pubblica decenza. Entro questi limiti, riconoscono il diritto degli adulti di trattare le loro persone come desiderano.

La nuova scuola di antropologi e medici psicologici studia l’inversione sessuale in parte dal punto di vista dell’evoluzione storica e in parte dal punto di vista della malattia. Mescolando l’atavismo e l’ereditarietà con la malattia nervosa nell’individuo, desiderano sostituire un trattamento medico alla punizione, il sequestro a vita nei manicomi alle pene detentive di diversa durata a seconda del reato.

Né la società né la scienza concepiscono l’idea che quegli istinti che le leggi della Francia e dell’Italia tollerano, entro certi limiti, possano essere semplicemente naturali in una certa percentuale di persone di sesso maschile. Fino ad oggi l’Urning non è stato considerato come un gioco della natura nel tentativo di differenziare i sessi.

Ulrichs è l’unico europeo che ha mantenuto questo punto di vista in una lunga serie di opere polemiche e imperfettamente scientifiche. Eppure, fatti portati quotidianamente all’attenzione di osservatori che hanno gli occhi bene aperti, dimostrano che Ulrichs è giustificato nella sua tesi principale. La società si trova sotto l’incantesimo di un antico terrorismo e di errori che si sono accumulati. La scienza è o volutamente ipocrita o radicalmente male informata.

Walt Whitman, in America, ritiene quello che lui chiama “l’amore virile” come destinato ad essere la virtù leader delle nazioni democratiche e la fonte di una nuova cavalleria. Ma egli non definisce cosa intende per “amore virile” e rinnega con forza qualsiasi “inferenza morbosa” dalla sua dottrina come “dannata”.

Ecco come stanno le cose ora. L’unica cosa che sembra chiara è che l’inversione sessuale non è una questione da regolare per legge e che l’esempio della Francia e dell’Italia potrebbe benissimo essere seguito da altre nazioni. Il problema dovrebbe essere lasciato al medico, al moralista, all’educatore, ed infine all’azione dell’opinione pubblica.

Note

1) Celti, Sciti, Dori, Tartari, Normanni.

2) Ci si dovrebbe ricordare che essi non sono affatto invariabilmente correlati con la sessualità anormale, ma altrettanto spesso con la sessualità normale in qualche forma stravagante, così come con altri tipi di aberrazione morale.
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SUGGERIMENTI IN MATERIA DI INVERSIONE SESSUALE IN RELAZIONE ALLA LEGGE E ALL’ISTRUZIONE.

I.
Le leggi in vigore contro quelli che vengono chiamati reati innaturali derivano da un editto di Giustiniano, dell’anno 538. L’imperatore considerava questi offese come reati penali, per il fatto che essi avevano provocato pestilenze, carestie, terremoti e la distruzione di intere città insieme al loro abitanti, nelle nazioni che li avevano tollerati.

II.
La convinzione che l’inversione sessuale sia un crimine contro Dio, la natura e lo Stato pervade tutta la successiva legislazione in materia. Questa convinzione si basa (1) su concezioni teologiche derivate dalle Scritture; (2) sul terrore della diminuzione della popolazione; (3) sull’antipatia della maggioranza per i gusti della minoranza; (4) sull’errore volgare secondo cui i desideri innaturali sono sempre volontari e sono il risultato o della lussuria eccessiva o di appetiti sazi.

III.
L’indagine scientifica ha dimostrato negli ultimi anni che una percentuale molto elevata di persone nelle quali si sono manifestate inclinazioni sessuali anormali, le possiedono dalla prima infanzia, che quelle persone non possono deviare in canali normali e che sono incapaci di sbarazzarsi di quelle inclinazioni. In questi casi, quindi, la legislazione interferisce con la libertà degli individui, sulla base di un equivoco circa la natura della loro colpa.

IV.
Coloro che sostengono le leggi attuali sono per ciò stesso tenuti a dimostrare che la coercizione, la punizione e la diffamazione di tali persone sono giustificate o (1) da qualsiasi danno di cui queste persone soffrono nella salute del corpo o della mente, o (2) da qualche serio pericolo, che possa derivare da loro, per l’organismo sociale.

V.
L’esperienza, confermata dall’osservazione scientifica, dimostra che l’indulgenza temperata verso la sessualità anormale non è più dannosa per l’individuo che una simile indulgenza verso la sessualità normale.

VI.
Allo stato attuale di sovrappopolazione, non si può pensare che una piccola minoranza di uomini che esercitano inclinazioni sessuali sterili e anormali possano ferire gravemente la società limitando l’aumento della razza umana.

VII.
La legislazione non interferisce con le varie forme di rapporto sterile tra uomini e donne: (1) la prostituzione, (2) la convivenza nel matrimonio, durante il periodo di gravidanza, (3) le precauzioni artificiali volte alla contraccezione, e (4) alcuni modi anormali del rapporto con il consenso della donna. La legislazione è quindi in una posizione illogica quando interferisce con l’azione di coloro che sono naturalmente sterili, sul terreno del mantenimento dello standard numerico della popolazione.

VIII.
Il pericolo che i vizi innaturali, se tollerati dalla legge, possano aumentare fino a che intere nazioni li acquisiscano, non sembra essere temibile. La posizione delle donne nella nostra civiltà rende i rapporti sessuali tra di noi Occidentali diversi da quelli di qualsiasi paese – antica Grecia e Roma, moderna Turchia e Persia – dove le abitudini innaturali sono diventate endemiche.

IX.
Nella Francia moderna, dopo la promulgazione del Codice Napoleone, l’inversione sessuale è stata tollerata con le stesse restrizioni applicate alla sessualità normale. Vale a dire che la violenza e oltraggio alla pubblica decenza sono puniti, e i minori sono tutelati, ma gli adulti possono disporre a loro piacimento delle proprie persone. L’esperienza di quasi un secolo mostra che in Francia, dove l’inversione sessuale non è un crimine di per sé, non vi è stata alcuna propagazione di essa attraverso la società. Osservatori competenti, come gli agenti di polizia, dichiarano che Londra, nonostante il nostro diritto penale, non è meno nota per il vizio anormale di Parigi.

X.
L’Italia, col Codice Penale del 1889, ha adottato i principi del Codice Napoleone su questo punto. Sarebbe interessante sapere cosa ha portato a questa modifica della legge italiana. Ma non si può supporre che i risultati del Codice Napoleone in Francia non siano stati pienamente considerati.

XI.
La severità delle norme inglesi le rende quasi impossibili da applicare. In conseguenza di ciò, la legge è non di rado elusa, e ai crimini si strizza l’occhio.

XII.
Allo stesso tempo, le nostre leggi incoraggiano il ricatto sulla base di false accuse; e la presunta non applicazione di quelle leggi, mette di volta in volta un’arma vile nelle mani di politici senza scrupoli, per attaccare il governo in carica. Esempi: gli scandali di Dublin Castle del 1884 e gli scandali Cleveland Street del 1889.

XIII.
Coloro che sostengono che le nostre leggi penali sono richieste dagli interessi della società devono rivolgere la loro attenzione alla formazione superiore. Essa si basa ancora sullo studio classici greci e latini, una letteratura impregnata di pederastia. Si svolge nelle scuole pubbliche, dove i giovani sono tenuti separati dalle ragazze, e in cui i vizi omosessuali sono frequenti. Le migliori menti dei nostri giovani sono quindi esposte alle influenze di una letteratura pederastica nello stesso tempo in cui acquisiscono le conoscenze e le esperienze di pratiche innaturali. Né ci si prende alcuna cura di correggere queste influenze negative attraverso una istruzione adeguata circa le leggi del sesso.

XIV.
I punti proposti per l’esame sono se l’Inghilterra sia ancora giustificata da eventuali pericoli reali per la società, nel limitare la libertà delle persone adulte, e nel considerare criminali alcune forme anomale di sessualità, dopo che è stato dimostrato (1) che le inclinazioni anormali sono congenite, naturali ed ineliminabili in una grande percentuale di individui; (2) che si tollerano rapporti sterili di vario tipo tra i due sessi; (3) che la nostra legislazione non ha soppresso l’immoralità in questione; (4) che il funzionamento del codice Napoleone per quasi un secolo non ha aumentato questa immoralità in Francia; (5) che l’Italia, guidata dall’esperienza del Codice Napoleone, ha adottato i suoi principi nel 1889; (6) che le sanzioni inglesi raramente sono infitte nella loro totalità; (7) che la loro esistenza favorisce il ricatto e la loro mancata applicazione dà occasione di bassa agitazione politica; (8) che la nostra istruzione superiore è in aperta contraddizione con lo spirito delle nostre leggi.1)

FINE.

Note

1) Potrebbe non essere superfluo ricapitolare i punti principali della legislazione inglese su questo argomento. (1) La sodomia è un crimine, definito come la conoscenza carnale (per anum) di un uomo o di una donna da parte di una persona di sesso maschile, punibile con il massimo della pena dei lavori forzati a vita, e per dieci anni come minimo. (2) Il tentativo di commettere sodomia è punibile con reclusione di dieci anni come massimo. (3) La commissione, in pubblico o privato, da parte di qualsiasi persona di sesso maschile con un’altra persona di sesso maschile, di “ogni atto lordo di indecenza” è punibile con due anni di reclusione e lavori forzati.”

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JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 6

VIII.

LETTERATURA – IDEALISTICA

 Anche il solo parlare di Walt Whitman in rapporto con Ulrich e l’inversione sessuale sembra paradossale. In via preliminare si deve dire chiaramente che Whitman non ha nulla a che fare con forme anomale, anormali, viziose o malate di quell’amozione che i maschi provano per i maschi. Eppure, nessuno nel mondo moderno ha espresso così forte la convinzione che “l’attaccamento virile”, “l’amore atletico”, “l’alto torreggiante amore dei compagni,” sia un fattore fondamentale nella vita umana, una virtù su cui la società dovrà basarsi e una passione pari nella sua permanenza e intensità all’affettività sessuale.

Egli dà per scontato, senza sollevare la questione, che l’amore dell’uomo per l’uomo convive con l’amore dell’uomo per la donna in uno stesso individuo. La relazione tra i due modi di sentire è chiaramente indicato in questa poesia: –

“Fortemente-ancorata eterna, o amore! O donna che amo

O sposa! O moglie! Indicibilmente irresistibile, il pensiero di te

Poi separato, come disincarnato, come un altro nato,

Eterea, l’ultima atletica realtà, la mia consolazione

Salgo – galleggio nelle regioni del tuo amore, o uomo,

O partecipe della mia vita itinerante.”

Gli Urning neuropatici non sono neppure accennati in nessun passaggio della sua opera. Come il suo amico e commentatore, il signor Burroughs dice: “Il sentimento è primitivo, atletico, prende forma in tutti i tipi di grandi e accoglienti immagini all’aperto, e scaturisce, come chiunque può vedere, direttamente dal cuore e dall’esperienza del poeta.”

Stando così la cosa, Whitman non suggerisce che il cameratismo possa cagionare lo sviluppo di desideri fisici. Ma poi non condanna questi desideri con parole chiare né mette in guardia i suoi discepoli contro di essi. Ad un ragazzo dell’Ovest, dice: –

“Se non sei silenziosamente selezionato dagli amanti

 e non cerchi silenziosamente amanti,

A che serve che tu cerchi di diventare mio discepolo.”

Come Platone, nel Fedro, Whitman descrive un tipo entusiastico di emozione maschile, lasciando i dettagli privati ​​al senso morale e alla speciale inclinazione della persona interessata.1)

Il linguaggio di “Calamus” (quella sezione di “Foglie d’erba”, che è dedicata al vangelo del cameratismo) ha un bagliore appassionato, un calore nel tono emotivo al di là di qualsiasi cosa cui il mondo moderno è abituato nella celebrazione dell’amore degli amici. Ciò richiama alla nostra mente l’originario entusiasmo greco – quella comunione in armi che fiorì tra le tribù doriche e costituì la cavalleria dell’Ellade preistorica. Né il poeta stesso sembra essere inconsapevole del fatto che nelle forti emozioni che sta lodando ci siano pericoli e difficoltà.

Il tono complessivo di due composizioni misteriose, intitolate “Chiunque tu sia che ora mi tieni per mano” e “Cadete, Gocce”, suggerisce una sensazione di fondo di conflitto spirituale. La seguente poesia, ancora una volta, è sufficientemente significativa e tipica da chiedere la trascrizione letterale:

“Terra, mia somiglianza!

Anche se sembri così impressionante, ampia e sferica qui,

Ora sospetto che non sia tutto;

Ora sospetto che ci sia qualcosa di feroce in te, di idoneo a esplodere;

Perché un atleta si è innamorato di me – e io di lui,

Ma verso di lui c’è qualcosa

di feroce e terribile in me, idoneo a esplodere,

Non oso nemmeno dirlo a parole – nemmeno in queste canzoni”.

La realtà del sentimento di Whitman, la gioia intensa che egli deriva dalla presenza personale e dal contatto fisico di un uomo amato, trova espressione in “A Glimpse,” “Recorders ages hence,” “When I heard at the Close of Day,” “I saw in Louisiana a Live Oak growing,” “Long I thought that Knowledge alone would content me,”2) “O Tan-faced Prairie Boy,” and “Vigil Strange I kept on the Field one Night.”3)

È chiaro, quindi, che nel suo di trattare il cameratismo o l’appassionato amore dell’uomo per l’uomo, Whitman ha colpito una nota fondamentale, all’intensità emotiva della quale il mondo moderno non è abituato. Diventa quindi di grande importanza scoprire l’umore del poeta-profeta, il suo istinto radicale per quanto riguarda la qualità morale del sentimento che egli incoraggia. Studiando le sue opere alla luce delle opere stesse e alla luce del carattere del loro autore, interpretando ogni parte con riferimento al tutto e nello spirito del tutto, un critico imparziale, credo, arriverebbe alla conclusione che ciò che egli chiama l’”adesività” del cameratismo è destinato a non mescolarsi con l’”erotismo” dell’amore sessuale.

È evidente che Whitman possiede personalmente uno speciale e acuto senso di fine moderazione e di continenza, la pulizia e la castità, che sono inseparabili dalla natura perfettamente virile e fisicamente completa della mascolinità sana.

Comunque, possiamo rilevare le stesse qualità di base nei primi Dori, quei fondatori marziali dell’istituzione dell’amore greco; ed è noto agli studiosi della civiltà greca che il sentimento alto della loro cavalleria era intrecciato con anomalie singolari nel suo sviluppo storico.

Per togliere ogni dubbio sulle intenzioni proprie di Whitman, quando compose “Calamus” e promulgò la sua dottrina del cameratismo appassionato, gli ho scritto, ponendogli francamente le domande che lasciavano perplessa la mia mente. La risposta che ho ricevuto, datata Camden, New Jersey, Stati Uniti d’America, 19 agosto 1890, e che egli mi permette di utilizzare, pone la questione di là di ogni discussione, e conferma le conclusioni a cui ero stato guidato dalla critica. Egli scrive quanto segue:

“Quanto alle domande su ‘Calamus,’ & c., mi stupiscono abbastanza. ‘Foglie d’erba’ deve solo essere giustamente interpretato attraverso e all’interno della sua propria atmosfera e del suo carattere essenziale – in modo che tutte le sue pagine e le sue parti vi rientrino.

È terribile che la sezione Calamus abbia consentito la possibilità di una interpretazione, come quella che avete menzionato. Vorrei sperare che quelle pagine non siano neppure menzionate per tale gratuita nel contempo imprevista e indesiderata possibilità di inferenze morbose, che sono sconfessate da me e appaiono detestabili.”

Nessuno che sappia qualcosa su Walt Whitman potrà per un solo momento dubitare della sua onestà e della sua sincerità. Pertanto l’uomo che ha scritto “Calamus” e ha predicato il vangelo del cameratismo, ha sentimenti ostili nei confronti dell’inversione sessuale almeno quanto qualsiasi monotono anglosassone rispettoso della legge potrebbe desiderare. È ovvio che non ha nemmeno preso in considerazione i fenomeni dell’istinto anormale. Altrimenti avrebbe dovuto prevedere che, dato che la natura umana è quella che è, non ci si può aspettare di eliminare ogni contaminazione sessuale dalle emozioni sollevate a un alto grado di intensità appassionata, e avrebbe dovuto prevedere anche che gli elementi permanenti all’interno della nostra società avrebbero messo a rischio la purezza assoluta dell’ideale che egli tenta di stabilire.

Queste considerazioni, tuttavia, non influenzano la natura spirituale di quell’ideale. Dopo aver riconosciuto che ci sono punti di contatto inevitabili tra l’inversione sessuale e la sua dottrina del cameratismo, cosa della quale Whitman ha omesso di accorgersi, rimane ora la questione se egli non abbia suggerito il modo in cui gli istinti anormali possono essere moralizzati e sollevati a un  più alto valore. In altre parole, quegli istinti sono presentati in “Calamus” insieme con i mezzi della loro redenzione dalla sporcizia e dal fango di un appetito brutale? È difficile rispondere a questa domanda; perché il problema in questione non è affatto meno importante della possibilità di evocare un nuovo entusiasmo cavalleresco, analogo a quello della società ellenica primitiva, a partire dalle emozioni che sono attualmente classificate tra le turpitudini della natura umana.

Consideriamo un po’ più da vicino l’espressione che Whitman ha dato ai propri sentimenti di amicizia. La prima cosa che ci colpisce è l’emblema mistico che ha scelto per l’amore maschile. Cioè la pianta acquatica, o il giunco profumato, chiamato Calamus, che nasce in luoghi selvaggi, “in vie inesplorate, che cresce ai margini delle acque degli stagni” Ha scelto queste “foglie emblematiche e capricciose” a causa della loro timidezza del loro profumo aromatico, del loro distacco dalla vita visibile del mondo. Le chiama foglie dolci, radici rosate, foglie timide, erbe profumate del mio petto. Finalmente, dice: 4)

“Ecco le mie ultime parole, e le più sconcertanti,

Ecco le foglie fragili di me, eppure ciò che ho di più fortemente duraturo.

Qui proteggo e nascondo i miei pensieri – non li espongo,

Eppure essi mi espongono più di tutte le mie altre poesie.”

La virilità dell’emozione, che è quindi così timidamente, misticamente indicata, appare nel magnifico indirizzo ai soldati al termine della grande guerra: “Su una carneficina è sorta profetica una voce.”5) La sua tenerezza emerge nell’elegia su un compagno ucciso: 6)

Giorno di veglia per il ragazzo dei baci corrisposti (che mai più risponderà sulla terra)

Giorno di veglia per il compagno rapidamente ucciso

Non dimenticherò mai come, appena il giorno si illuminò,

Mi alzai dal terreno gelato e chiusi il mio soldato bene nella sua coperta,

E lo seppellii dove era caduto.”

Il suo pathos e la forte intensità traspirano attraverso le prime righe del seguente brano, che potrebbe essere stato suggerito dalle leggende di Davide e Jonathan, Achille e Patroclo o Oreste e Pilade: 7)

“Quando seguo la fama conquistata degli eroi e le vittorie di potenti generali,

Non invidio i generali,

Né il presidente nella sua presidenza, né il ricco nella sua grande casa;

Ma quando leggo della fraternità degli amanti, e di quello che è accaduto loro,

Come nella vita, attraverso i pericoli, l’odio immutabile, per molto molto tempo,

Attraverso la giovinezza e attraverso l’età media e la vecchiaia, come incrollabili, come affettuosi e fedeli erano,

Allora io sono pensieroso – in fretta metto giù il libro, me ne vado via, pieno di invidia amara.”

Ma Whitman non concepisce il cameratismo come un possesso meramente personale, delizioso per gli amici che unisce in legami di amicizia. Egli lo considera essenzialmente come una virtù sociale e politica. Questa emozione umana è destinata a cementare la società e a rendere la convivenza civile inviolabile. Leggendo alcune delle sue poesie, siamo ricondotti indietro alla Grecia antica – al Simposio di Platone, a Filippo che ammira il battaglione sacro dei Tebani dopo la battaglia Cheronea.8)

“Sognai in un sogno, vidi una città invincibile agli attacchi di tutto il resto del mondo

Sognai che fosse la nuova Città degli Amici;

Niente era più forte lì della qualità del robusto amore – esso portò la pace

Si vedeva ogni ora nelle azioni degli uomini di quella città, e in tutti i loro sguardi e nelle parole.”

E ancora: 9)

“Credo che il significato principale di questi Stati sia di fondare una amicizia superba, exalté, precedentemente sconosciuta,

Perché io percepisco che essa attende ed è stata sempre in attesa, latente in tutti gli uomini.”

E ancora una volta: 10)

“Vieni, renderò il continente indissolubile;

Produrrò la più splendida razza sulla quale il sole abbia mai brillato;

Produrrò divine terre magnetiche,

              Con l’amore dei compagni,

           Con l’amore dei compagni  che dura tutta la vita.

pianterò un’amicizia fitta come gli alberi lungo le coste dell’America, lungo le rive dei grandi laghi, e in tutte le praterie;

Produrrò città inseparabili, con le loro braccia al collo le une delle altre.

                   Con l’amore dei compagni,

                Con il virile amore dei compagni.

Per te queste cose da me, o Democrazia, per servirti, mia sposa!

Per te, per te io sto eccitando queste canzoni. “

In compagnia di Walt Whitman siamo molto lontani da Gibbon e Carlier, da Tardieux e Casper-Liman, da Krafft-Ebing e Ulrichs. Che cosa ha in effetti questa “amicizia superba, exalté, precedentemente sconosciuta” che “aspetta ed è stata sempre in attesa, latente in tutti gli uomini” quel “qualcosa di feroce in me, idoneo a esplodere”, “cameratismo etereo”, “ultima realtà atletica”- che cosa ha tutto questo in comune con il tema doloroso delle precedenti sezioni del mio saggio?

Ha questo in comune. Whitman riconosce tra le emozioni sacre e le virtù sociali, destinate a rigenerare la vita politica e a cementare le nazioni, un intenso, geloso, palpitante, sensibile, ansioso amore dell’uomo per l’uomo: un amore che anela nell’assenza, cade per la sensazione dell’abbandono, si ravviva al ritorno della persona amata; un amore che trova un piacere onesto nel tocco della mano, nel congiungersi delle labbra, in ore di privacy, nello stretto contatto personale. Egli proclama che questo amore è non solo un fatto quotidiano nel presente, ma anche una salvifica e nobilitante aspirazione. Mentre ripudia espressamente, rinnega, e bolla come “perdizione” tutte “illazioni morbose” che la malevolenza o l’astuzia viziosa possono trarre dalla sua dottrina, egli è pronto a estendere il vangelo del cameratismo a tutto il genere umano. Egli aspetta la democrazia, il nuovo mezzo sociale e politico, il nuovo ideale religioso dell’umanità, per sviluppare ed estendere “quel fervido cameratismo” e intende controbilanciare e spiritualizzare tramite esso ciò che c’è di volgare e di materialistico nel mondo moderno. La “Democrazia”, ​​egli afferma, “comporta tale cameratismo amorevole, come il suo gemello più necessario e come sua controparte, senza la quale essa sarà incompleta, inutile e incapace di perpetuare se stessa.”11)

Se questo non è un sogno, se ha ragione nel credere che “fili di amicizia virile, affettuosa e amorevole, pura e dolce, forte e per tutta la vita, portata a livelli finora sconosciuti” penetrano nell’organismo della società “non solo dando tono al carattere individuale, rendendolo come non mai prima emozionale, muscolare, eroico e raffinato, ma anche tessendo rapporti più profondi con la politica generale”- allora siamo forse giustificati nel prevedere qui l’avvento di un entusiasmo che deve riabilitare quegli istinti emarginati, dando loro un ambiente spirituale, un ambiente di accettate e sane emozioni, in cui possano espandersi in libertà e purgare la grossolanità e la follia del loro essere paria?

Questa prospettiva, come tutti gli ideali, fino a quando non sono realizzati nell’esperienza, può sembrare fantasticamente visionaria. Inoltre, la sostanza della natura umana è così mista che forse sarebbe eccessivo aspettarsi dalla cavalleria dell’”adesività” di Whitman una purezza più immacolata di quella che è stata raggiunta dalla cavalleria medioevale dell’”amore.” Anche perché la cavalleria medioevale, il grande prodotto emozionale del feudalesimo, anche se sono venute meno le sue aspirazioni, ha lasciato alla società moderna il bene incalcolabile dalla raffinatezza e ha purificato il più grezzo degli appetiti maschili. Allo stesso modo, la cavalleria democratica, annunciata da Whitman, può essere destinata ad assorbire, a controllare e ad elevare quegli appetiti più oscuri, più misteriosi, apparentemente anomali, che abbiamo visto essere ampiamente diffusi e inestirpabili nei fondamenti della natura umana.

Abbandonando ora il sogno e la visione di un futuro possibile, bisognerà ammettere comunque che Whitman ha fondato il cameratismo, l’entusiasmo che lega l’uomo all’uomo in un amore fervente, su una base naturale.

Eliminando le associazioni classiche con la corruzione, ignorando le questioni che suscitano perplessità relative ad una passione colpevole condannata al fallimento dalla legge e dall’antipatia popolare, Whitman ricomincia da capo con una sana e originaria umanità. Lì scopre “una superba amicizia, exalté, precedentemente sconosciuta.” Egli percepisce che “essa aspetta, ed è stata sempre in attesa, latente in tutti gli uomini.” Il suo metodo nel trattare, senza paura e senza lasciarsi intimidire da qualsiasi pensiero del male e il suo tocco su questa materia, casto, sano e ambizioso, rivelano la possibilità di ripristinare in tutta innocenza nella vita umana una parte del suo diritto morale di nascita, alienata o mai reclamata. Le aberrazioni che abbiamo discusso in questo trattato sono probabilmente sintomi morbosi di soppressione, di ipertrofia, di ignorante sregolatezza, all’interno di una vera e propria emozione in grado di essere portata a buon fine quando la si tratta in modo amichevole.

È bene chiudere su questo punto. La metà, come dicevano i Greci, è più di tutto; e non è ancora giunto il momento di sollevare la questione se l’amore dell’uomo per l’uomo debba essere elevato  a poteri più nobili attraverso una cavalleria finora sconosciuta, anche se il barbaro amore dell’uomo per la donna ha seguito quello stesso cammino. Questa domanda in questo momento è poco attuale. Il mondo non può essere interessato ad occuparsene.12)

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1) In questa relazione è curioso notare quello che uno dei corrispondenti di Casper-Liman dice circa i costumi del Nord America (… Op cit, vol ip 173). “Un anno e mezzo dopo il mio ritorno sono andato in America del Nord, per tentare la fortuna. Lì il vizio innaturale in questione è più comune di quanto non sia qui, e sono stato in grado di assecondare le mie passioni con meno paura di una punizione o di essere perseguito. I gusti degli Americani in questa materia assomigliano ai miei, e mi sono accorto, negli Stati Uniti, che sono stato sempre riconosciuto immediatamente come un membro della confraternita”. La data della visita di quest’uomo in America è l’anno 1871-1872. Era appena tornato dal servizio militare come volontario nella grande guerra franco-tedesca del 1870-71.

2) Non incluso in “Complete Poems and Prose,” lo si troverà in “Foglie d’erba”, Boston, 1860-1861.

3) I due ultimi sono tolti da “Drum-Taps”.

4) Non riesco a trovarlo in “Complete Poems and Prose”. È stato incluso nella versione di Boston, 1860-1861, e nell’edizione di Camden, 1876.

5) “Drum-Taps”. Complete Poems, p. 247.

6) Ibid., P. 238.

7) “Foglie d’erba”. Complete Poems, p. 107.

8) Complete Poems, p. 109. Confronta, ” I hear it was charged against me “, ibid., P. 107.

9) Complete Poems, p. 110.

10) edizione Camden, 1876, p. 127. Complete Poems, p. 99. Confronta “Vistas Democratico,” Prosa Complete, p. 247, nota.

11) Questi passaggi di prosa sono tratti da ” Democratic Vistas ” sopra citati, p.119, nota.

12) Mentre questi fogli andavano in stampa, ho trasmesso la risposta di Whitman ad un amico giudizioso, la cui risposta in proposito esprime la mia opinione in modo più chiaro e conciso di quanto ho fatto io in precedenza: “Io non credo che questa risposta getti luce sulla questione veramente importante:  se il sentimentalismo di ‘Calamus’ rappresenti, a modo suo, l’ideale che si dovrebbe mirare a imprimere sugli affetti appassionati tra uomini, come certamente suscettibili di assumere altre forme discutibili. C’è affinità sufficiente tra il reale e l’ideale perché questo sia possibile? Questo è quello che non ho mai percepito come cosa certa quando abbiamo discusso di queste questioni. Ma non mi pare che i miei dubbi siano stati in qualche modo risolti in direzione negativa da Walt Whitman.”

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JOHN ADDINGTON SYMONDS, UN PROBLEMA DI ETICA MODERNA 5

VII

LETTERATURA – POLEMICA

Non si può dire che la sessualità invertita abbia ricevuto un trattamento serio e comprensivo fino a quando un giurista tedesco, di nome Karl Heinrich Ulrichs, iniziò la sua lunga guerra contro quello che considerava pregiudizio e ignoranza su un tema per lui di massimo interesse. Nativo di Hannover, scrisse in un primo momento sotto il falso nome di Numa Numantius, e andò avanti producendo una serie di opuscoli polemici, analitici, teorici e apologetici tra gli anni 1864 e 1870. La più importante di queste opere è un lungo saggio globale dal titolo “Memnon. Die Geschlechtsnatur des mannliebenden Urnings. Eine Naturwissenschaftliche Darstellung. Schleiz, 1868.” Memnon può essere utilizzato come manuale delle teorie del suo autore; ma è anche necessario studiare prima i trattati successivi – Inclusa, Formatrix, Vindex, Ara Spei, Gladius furens, Incubus, Argonauticus, Prometheus, Araxes, Kritische Pfeile – al fine di ottenere una conoscenza completa delle sue opinioni e per padroneggiare l’intera massa di informazioni che egli ha raccolto.

L’oggetto di Ulrichs in questo gruppo di scritti diversi è duplice. Cerca di stabilire una teoria dell’inversione sessuale sulla base della scienza naturale, dimostrando che gli istinti anormali sono innati e sani in una notevole percentuale di esseri umani; che non devono la loro origine a cattive abitudini di qualsiasi tipo, a malattia ereditaria o a depravazione dolosa; che è impossibile nella maggior parte dei casi estirparli o convertiti in canali normali e che gli uomini soggetti a questi istinti non sono né fisicamente, né intellettualmente, né moralmente inferiori agli individui costituiti normalmente. Dopo aver dimostrato questi punti per la sua propria soddisfazione e dopo aver sostenuto le sue idee facendo grande uso di esempi e mostrando una erudizione di tutto rispetto, egli procede sostenendo che le leggi attuali in molti paesi d’Europa sono palesemente ingiuste verso una classe di persone innocenti, che possono effettivamente essere considerate sfortunate e scomode, ma che non sono colpevoli di nulla che meriti la riprovazione e la punizione. In questa seconda parte polemica della sua esposizione, Ulrichs assume, come punto di partenza giuridico, che ogni essere umano nasce con dei diritti naturali che la legislazione non dovrebbe violare, ma proteggere. Egli non tenta di confutare la teoria utilitaristica della giurisprudenza, che riguarda le leggi, come regolamenti adottati dalla maggioranza nell’interesse presunto della società. Tuttavia, una grande quantità dei suoi ragionamenti è stata concepita per invalidare argomenti utilitaristici a favore della repressione, mostrando che in quei paesi che hanno posto la sessualità anomala sullo stesso piano di quella normale non ne è derivato alcun male sociale e che la tolleranza della passione invertita non rappresenta alcun pericolo per il benessere delle nazioni.

Dopo questo preludio, può essere dato un sunto della teoria Ulrichs e della sua perorazione, dedotto dallo studio comparativo dei suoi numerosi saggi.

La giusta chiave per la soluzione del problema si trova nella fisiologia, in quell’oscuro settore della scienza naturale che tratta l’evoluzione del sesso. L’embrione, come ora sappiamo, contiene un elemento di sesso indeterminato durante i primi mesi di gravidanza. Questo si trasforma gradualmente negli organi maschili o femminili della procreazione; e questi, quando l’età della pubertà arriva, sono generalmente accompagnati dai corrispondenti appetiti maschili o femminili. Vale a dire, che l’uomo in una stragrande maggioranza di casi, desidera la donna e la donna desidera l’uomo. La natura, per così dire, mira a differenziare il feto indifferenziato in un essere umano dell’uno o dell’altro sesso, essendo la propagazione della specie l’oggetto principale della vita. Eppure, come dice Aristotele, e come si osserva in molte delle sue operazioni, “La natura vuole, ma non ha sempre può”: ἡ φύσις βόυλεται μὲν ἀλλ ού δύναται. Di conseguenza, per quanto riguarda la struttura fisica, vengono alla luce individui imperfetti, i cosiddetti ermafroditi, il cui apparato sessuale è ancora indeterminato tanto che spesso un vero maschio ha passato una parte della sua vita in errore, ha indossato abiti femminili e ha convissuto preferendo gli uomini.

Allo stesso modo, rispetto alla loro natura spirituale, appaiono maschi che, nonostante la loro ben definita conformazione maschile, sentono dalla prima infanzia una propensione sessuale verso gli uomini, con una corrispondente indifferenza per le donne. In alcuni di questi esseri anormali, ma naturali, l’appetito per gli uomini assomiglia al normale appetito degli uomini per le donne; in altri assomiglia al normale appetito delle donne per gli uomini. Vale a dire, alcuni preferiscono i maschi effeminati, vestiti con abiti femminili che svolgono compiti femminili, altri preferiscono potenti adulti di un tipo ultra-maschile. Una terza classe manifesta la propria predilezione per uomini sani, giovani nel fiore dell’adolescenza, tra diciannove e vent’anni.

L’atteggiamento di queste persone nei confronti delle donne varia. In casi genuini di inversione sessuale innata provano un vero orrore quando devono avere un rapporto sessuale con una donna; e questo orrore è dello stesso tipo di quello che provano gli uomini normali quando pensano alla  convivenza con un maschio.1) In altri, la riluttanza non costituisce ripugnanza; ma l’uomo anormale trova notevole difficoltà nell’eccitarsi all’atto sessuale con le femmine, e ricava una soddisfazione molto imperfetta dello stesso. Un certo tipo di uomo, poi, sembra essere indifferente, desiderando i maschi qualche volta e le femmine qualche altra volta.

Al fine di ottenere chiarezza nella sua esposizione, Ulrichs ha inventato dei nomi per queste diverse specie. Respinge il cosiddetto ermafrodita che egli rifiuta con la designazione tedesca di Zwitter. Individui imperfetti di questo tipo non sono da considerare, perché è ben noto che gli organi maschili e femminili non sono mai sviluppati insieme in uno stesso corpo. Come vedremo tra poco la parte essenziale della sua teoria considera il problema dell’inversione dal punto di vista psicologico.

Chiama l’uomo normale Dioning e l’uomo anormale Urning. Tra gli Urning, quelli che preferiscono i maschi effeminati sono chiamati con il nome di Mannling; quelli che preferiscono potenti e maschili adulti ricevono il nome di Weibling; gli Urning interessati agli adolescenti sono definiti Zwischen-Urning. Gli uomini che sembrano essere indifferentemente attratti da entrambi i sessi, li chiama Uranodioninge. Un vero Dioning, che, per mancanza di donne, o sotto l’effetto di circostanze particolari, frequenta persone del proprio sesso, è denominato Uraniaster. Un vero Urning, che ha messo il laccio al suo impulso innato e si è costretto a convivere con le donne, o ha addirittura contratto matrimonio, si dice che sia un Virilisirt – un Urning virilizzato.

Questi nomi stravaganti, anche se apparentemente pedanti e superflui, hanno il loro valore tecnico e sono necessari per la comprensione del sistema di Ulrichs. Egli ha che fare esclusivamente con individui classificati dal linguaggio comune come uomini, senza distinzione. Ulrichs crede di poter stabilire una vera e propria divisione naturale tra uomini veri  e propri, che chiama Dioninge, e maschi con uno sviluppo sessuale anomalo, che chiama Urning. Dopo aver proceduto fino a questo punto, egli trova la necessità di distinguere tre grandi tipi di Urning, e di fare incroci tra Urning e Dioning, di cui egli trova anche tre distinte specie. Apparirà nel seguito che qualsiasi cosa si possa pensare della sua ipotesi psicologica, la nomenclatura che ha adottato è utile nella discussione e corrisponde a fenomeni ben definiti, di cui abbiamo informazioni abbondanti. La tabella che segue chiarirà sufficientemente la sua analisi: –

Ulrichs_ system

In generale, il maschio comprende due specie principali: Dioning e Urning, uomini con istinti normali e uomini con istinti anormali. In che cosa consiste dunque la distinzione tra loro? Come possiamo considerare il fatto di ritenerli radicalmente diversi?

Ulrichs replica che il fenomeno dell’inversione sessuale deve essere spiegato dalla fisiologia e in particolare dall’evoluzione dell’embrione.2) La natura commette errori nel completare il suo lavoro sistematicamente e in ogni caso. Essendo riuscita a differenziare un maschio con gli organi sessuali completi formato da un feto indifferenziato, essa non ottiene sempre la corretta differenziazione di quella parte dell’essere psichico in cui risiede l’appetito sessuale. Resta un’anima femminile in un corpo maschile. Anima muliebris virili corpore inclusa, è la formula adottata da Ulrichs che cita un passo del “Vestiges of Creation“, che suggerisce che un maschio è un prodotto più avanzato dell’evoluzione sessuale rispetto ad una femmina. L’istinto maschile del sesso è un prodotto più avanzato rispetto all’istinto femminile. Di conseguenza, appaiono uomini il cui corpo è stato differenziato come maschile, ma il cui istinto sessuale non è progredito oltre la fase femminile.

Su questa parte fondamentale della sua ipotesi bisognerebbe citare proprio le parole di Ulrichs, dal momento che egli non ritiene che l’Urning sia un Dioning che si è fermato ad un certo punto dello sviluppo, ma piuttosto che ci sia un elemento di incertezza che interviene nell’evoluzione simultanea di fattori fisici e psichici dallo stato di base indeterminato. Il “sesso”, dice, “è solo una questione di sviluppo. Fino ad un certo stadio di esistenza embrionale tutti i mammiferi viventi sono ermafroditi. Un certo numero di loro si muove verso la condizione di quello che io chiamo l’uomo (Doining), altri verso quello che chiamo donna (Dioningin), una terza classe diventa quello che io chiamo Urning (comprese le Urningin). Ne consegue che tra questi tre sessi non ci sono differenze primarie, ma solo differenze secondarie. Eppure vere differenze, che definiscono i tre gruppi esistono di fatto.”3) Uomo, Donna e Urning, maschio o femmina che sia, in cui si osserva una vera e innata inversione del desiderio, non un’inversione acquisita o spuria, sono di conseguenza considerati da lui come le tre divisioni principali dell’umanità considerata dal punto di vista del sesso. Il materiale embrionale di base, in ciascuno di questi casi era omologo; ma mentre i primi due, l’uomo e la donna, sono stati normalmente differenziati, l’istinto sessuale dell’Urning, a causa di qualche imperfezione nel processo di sviluppo, non corrisponde ai suoi organi sessuali.

La linea di divisione tra i sessi, anche nella vita adulta, è sottile; e la struttura fisica degli uomini e delle donne manifesta segni indubitabili del loro emergere da una terreno di base comune. Gli uomini perfetti hanno seni rudimentali. Le donne perfette portano un rudimentale pene nel loro clitoride. La linea di saldatura dello scroto mostra dove l’apertura, comune in origine sia all’essere maschile che a quello femminile, ma poi mantenuta solo nella vulva femminile, è stata chiusa fino a formare un maschio. Altri dettagli anatomici dello stesso tipo possono essere addotti. Ma questi saranno già sufficienti per fare in modo che le persone pensanti riflettano sulla misteriosa incertezza di ciò che chiamiamo il sesso. Tale sviluppo graduale, che termina nel differenziamento normale, prosegue molto lentamente. È solo all’età della pubertà che un ragazzo si distingue bruscamente da una ragazza, per il cambio della voce e la crescita dei peli su parti del corpo in cui non si trovano di solito nelle donne. Ciò premesso, non è certo sorprendente che l’appetito sessuale possa talvolta non essere determinato normalmente, o in altre parole possa essere invertito.

Ulrichs sostiene che il corpo di un Urning è maschile, la sua anima femminile, per quanto riguarda il sesso. Di conseguenza, anche se fisicamente inadatto per il coito con gli uomini, egli è imperativamente attratto verso di loro da un impulso naturale. Gli avversari gli oppongono questa obiezione: “La tua posizione è insostenibile: corpo e l’anima costituiscono un’entità inseparabile”. Così essi rispondono ad Ulrichs; ma il modo in cui questi costituenti della persona sono combinati nell’essere umano è estremamente variabile, come posso dimostrare con fatti indiscutibili. Il corpo di un maschio è visibile agli occhi, è misurabile e pesabile, è chiaramente definito nei suoi organi specifici. Ma ciò che noi chiamiamo la sua anima – le sue passioni, le inclinazioni, la sensibilità, le caratteristiche emotive, i desideri sessuali – sfugge all’osservazione dei sensi. Questo secondo fattore, come il primo, esisteva nelle fasi indeterminate del feto. E quando trovo che l’anima, questo elemento dell’istinto, dell’emozione e il desiderio esistente in un maschio, era stato diretto nel suo appetito sessuale fin dalla prima infanzia verso persone di sesso maschile, ho il diritto di qualificarlo con l’attributo della femminilità. Voi date per scontato che l’anima-sesso sia indissolubilmente connessa e inevitabilmente derivata dal corpo-sesso. I fatti vi contraddicono, come posso dimostrare facendo riferimento alle vere autobiografie di Urnings e a fenomeni noti che li riguardano.

Questa è la teoria di Ulrichs; e anche se può non piacerci il suo peculiare modo di spiegare la mancanza di armonia tra gli organi sessuali e l’appetito sessuale negli Urnings, non ci può essere alcun dubbio che in un modo o nell’altro la loro diatesi eccentrica deve essere riferita al processo oscuro della differenziazione sessuale.4)

Forse anticipa il momento in cui l’aberrazione a volte ha origine, non tenendo in conto sufficientemente delle impressioni imperative riportate dall’immaginazione o dai sensi dei ragazzi durante gli anni che precedono la pubertà.

Comunque sia, la tendenza a tale inversione è certamente innata in una grandissima percentuale di casi. Come può essere dimostrato dai racconti delle persone i cui istinti erano già diretti verso il maschio, prima che sapessero che cosa significasse il sesso. Vale la pena di estrarre dei passaggi da queste confessioni.5) (1) “Quando ero uno scolaro di otto anni, mi sono seduto vicino a un compagno piuttosto più grande di me; e come ero felice quando mi ha toccato. Questa è stata la prima percezione indefinita di una inclinazione che è rimasta un segreto per me fino al mio diciannovesimo anno”(2)” Tornando al mio settimo anno, ho avuto una simpatia vivace per un compagno di scuola, due anni più grande di me; ero felice quando potevo stare il più vicino possibile a lui, e nei nostri giochi potevo mettere la testa vicino alle sue parti intime “(3)” A dieci anni avevo un attaccamento romantico per un compagno e la passione per le persone del mio stesso sesso è diventata sempre più marcata “(4) Un altro ha confessato che “già all’età di quattro aveva l’abitudine di sognare bei garzoni di scuderia”(5) Un quinto ha detto: ” La mia passione per le persone del mio sesso si risvegliò all’età di otto anni. Mi piaceva la nudità di mio fratello, mentre faceva il bagno con gli altri bambini, non provavo alcun interesse per le ragazze, ma sentivo l’attrazione più vivace verso i ragazzi”(6) Un sesto fa risalire la sua esperienza a partire dal suo sesto o settimo anno. (7) Un settimo ricorda che “mentre era ancora una ragazzo, prima dell’età della pubertà, dormire in compagnia di un maschio lo agitava a tal punto che giaceva per ore sveglio”(8) Un ottavo racconta: “quando avevo tre anni, venni in possesso di un libro di moda, tagliavo le immagini degli uomini, e li baciavo sui pezzetti di carta. Non mi interessava assolutamente guardare le immagini di donne.”(9) Un nono va indietro fino al suo tredicesimo anno e ad un’amicizia di scuola. (10) Un decimo ricorda lo stesso ma riferito al suo settimo anno. (11) Un undicesimo dice che i suoi istinti invertiti si svegliarono nella prima infanzia e che dal suo nono anno si innamorò più volte di uomini adulti (12) Un dodicesimo si è espresso così: “Per quanto indietro posso andare con la memoria, sono stato sempre soggetto a questa passione. Quando ero ancora un bambino, i giovani uomini mi destavano un’impressione più profonda rispetto alle donne e alle ragazze. La prima eccitazione sensuale di cui conservo un ricordo fu risvegliata da un precettore, quando avevo nove o dieci anni e il mio più grande piacere era quello di poter cavalcare a cavalcioni sulla sua gamba “(13) Un tredicesimo così si esprime: “Dalla prima infanzia sono stato perseguitato da visioni di uomini e solo degli uomini; nessuna donna ha mai esercitato la minima influenza su di me. A scuola ho tenuto questi istinti per me e ho vissuto abbastanza ritirato.” (14) Un quattordicesimo può ricordare che riceveva un’impressione decisamente sensuale all’età di quattro anni, quando i servitori lo accarezzavano.” (15) Un quindicesimo dice che all’età di tredici anni l’inversione del desiderio si svegliò in lui insieme con la pubertà, (16) Un sedicesimo confessa di aver sentito un desiderio invincibile per i soldati nel suo tredicesimo anno. (17) Un diciassettesimo ricorda di aver sempre sognato soltanto degli uomini e a scuola, dice, “quando i miei compagni guardavano le belle ragazze e le criticavano durante le nostre passeggiate quotidiane, non riuscivo a capire come potessero trovare qualcosa da ammirare in tali creature.” D’altra parte, la vista e il contatto di soldati e compagni forti lo eccitava enormemente. (18) Un diciottesimo fa risalire il risveglio della passione in lui, all’età di undici anni, quando vide un bell’uomo in chiesa; e da quel momento in poi il suo istinto non cambiò mai. (19) Un diciannovesimo si innamorò di un ufficiale all’età di tredici anni e da allora desierò sempre maschi adulti e vigorosi. (20) Un ventesimo confessò di aver cominciato ad amare i ragazzi della sua età, sensualmente, quando aveva solo otto anni. (21) Un ventunesimo annota che, quando aveva otto anni, cominciò a desiderare di vedere uomini nudi.

Oltre questi casi, un gran numero potrebbero essere dedotti dagli scritti di Ulrichs, che ha pubblicato un resoconto completo dalla sua esperienza precoce.6) “Avevo quindici anni e dieci mesi e mezzo” dice, “quando il primo sogno erotico annunciò l’arrivo della pubertà. Mai prima di quel periodo avevo conosciuto una gratificazione sessuale di qualsiasi natura. Il fatto era quindi del tutto normale. Da molto tempo prima, però, ero stato oggetto di emozioni, in parte romantiche e in parte sensuali, senza alcun desiderio preciso, e mai per lo stesso giovane. Questi aneliti senza meta dei sensi mi affliggevano nelle mie ore solitarie e non ho potuto superarli. Durante il mio quindicesimo anno, mentre ero a scuola a Detmold, il vago desiderio prese una duplice forma. In primo luogo, ho attraversato le Säulenordnungen [colonne d’Ercole] di Norman, e sono stato con veemenza attratto verso questo passo dalla figura di un dio greco o di un eroe in piedi nella sua nuda bellezza. In secondo luogo, mentre studiavo nella mia stanzetta o prima di andare a dormire, un pensiero saliva spesso improvvisamente e irresistibilmente nella mia mente – immaginavo solo che un soldato si fosse arrampicato attraverso la finestra e fosse entrato nella mia stanza. Ho poi dipinto nella mia fantasia l’immagine di uno splendido soldato di 20-22 anni. Eppure non avevo un’idea precisa del perché lo volevo; né ero mai entrato in contatto con i soldati. Circa due anni dopo, mi è capitato di sedermi accanto ad un soldato su una carrozza postale. Il contatto con la sua coscia mi eccitava al massimo grado.” Ulrichs riferisce anche che nel suo decimo anno concepì un’amicizia entusiastica e romantica per un ragazzino di due anni più anziano.

Chiunque abbia conversato con degli Urning sa bene che esperienze del genere sono molto comuni. Da fonti private di veridicità indiscutibile, questi altri  esempi possono essere aggiunti. Uno racconta che, prima degli otto anni, durante il giorno gli venivano in mente delle fantasie su marinai nudi e che li sognava di notte. Quando iniziò a studiare latino e greco, sognava di giovani dei e all’età di quattordici anni, si innamorò profondamente dell’immagine dell’Eros di Prassitele in Vaticano. A aveva una grande avversione per il contatto fisico con le ragazze e con i ragazzi era timido e riservato e non indulgeva in nessun atto di sensualità. B dice che durante la sua tenera infanzia, molto prima dell’età della pubertà, si innamorò di un giovane pastore in una delle fattorie di suo padre, del quale era così entusiasta che l’uomo dovette essere mandato in una landa lontana. C, alla stessa età, concepì un affetto violento per un domestico; D per un ufficiale, che era venuto a stare a casa sua; E per il marito della sua sorella maggiore.

In quasi tutti i casi qui citati, l’istinto sessuale invertito è sorto spontaneamente.

Solo poche autobiografie registrano la seduzione da parte di un uomo più grande come origine dell’affetto. In nessuna autobiografia l’affetto risulta del tutto superato. Solo cinque di quei ventisette uomini si sono sposati. Venti dichiarano che, torturati dal senso della loro diversità rispetto ad altri maschi, perseguitati dalla vergogna e dalla paura, si sono forzati a frequentare prostitute subito dopo l’età della pubertà. Alcuni si trovarono impotenti. Altri riuscirono a realizzare il loro proposito con difficoltà o evocando le immagini di uomini su cui i loro affetti erano concentrati. Tutti, tranne uno, concordano nell’affermare enfaticamente l’attrazione superiore che gli uomini hanno sempre esercitato su di loro rispetto alle donne. Le donne li lasciano, se non del tutto disgustati, almeno freddi e indifferenti. Gli uomini suscitano le loro forti simpatie e i loro  istinti. L’unica eccezione appena accennata è quella che Ulrichs chiamerebbe un Uranodioning. Gli altri sono in grado di fare amicizia con le donne, alcuni anche di provare per loro ammirazione estetica, e anche di avere la più tenera considerazione per loro, ma non un vero e proprio desiderio sessuale. Il loro caso è letteralmente una inversione dell’ordinario.

Alcune osservazioni possono essere fatte sulla teoria Ulrichs. È ormai riconosciuto dalle principali autorità, mediche e medico-legali, in Germania, e da scrittori come Casper-Liman e Krafft-Ebing, che l’inversione sessuale è il più delle volte innata. Finora, senza discutere le spiegazioni fisiologiche o metafisiche di questo fenomeno, senza considerare se Ulrichs abbia ragione nella sua teoria dell’anima muliebris inclusa in corpore virili, o se l’ereditarietà, la pazzia, e condizioni generali simili siano da ritenersi responsabili per il fatto, può essere preso come ammesso da ogni punto di vista che la diatesi sessuale in questione è in un gran numero di casi congenita. Ma Ulrichs sembra richiamare troppo l’attenzione sulla posizione che ha guadagnato. Egli ignora la frequenza delle abitudini acquisite. Chiude gli occhi alla forza della moda e della depravazione. Inserisce uomini come Orazio, Ovidio e Catullo, tra gli antichi, che erano chiaramente indifferenti nei loro gusti (tanto indifferenti come i moderni turchi) nel numero degli Uranodionings.

In estrema sintesi, è così entusiasta per la sua teoria fisiologica che trascura tutti gli altri aspetti della questione. Tuttavia, egli ha acquisito il diritto ad essere ascoltato in modo imparziale, mentre fa la sua arringa in difesa di coloro che sono riconosciuti da tutti gli investigatori del problema come soggetti di una errata definizione innata dell’appetito sessuale.

Torniamo, quindi, alla considerazione dei suoi argomenti a favore della liberazione degli Urnings dalle terribili sanzioni legali cui sono attualmente soggetti e, se questo fosse possibile, dalla non meno terribile condanna sociale cui sono esposti per la ripugnanza che generano nella maggioranza normalmente costituita.

Nel trattare con queste eccezioni alla razza gentile di uomini e donne, con questi sfortunati che non hanno legami familiari annodati da vincoli di amore reciproco, che non hanno figli da aspettare, né reciprocità di passione di cui essere felici, l’umanità, dice Ulrichs, ha finora agito proprio come fa un branco di cervi quando mette fuori il malato e il debole a morire in solitudine, gravato da contumelie e tagliato fuori dalla simpatia comune.

Dal punto di vista della morale e del diritto, egli sostiene, non ha nessuna importanza se  noi consideriamo l’inversione sessuale di un Urning come morbosa o naturale. Egli è diventato quello che è, all’alba, al primo emergere dell’esistenza emotiva. Si può sostenere che egli derivi istinti perversi della sua discendenza, che sia oggetto di un disturbo psichico, che dalla culla sia predestinato dall’ereditarietà o dalla malattia o dalla miseria. Io sostengo che è uno dei giochi della natura, una creatura sana e ben organizzata che si è evoluta verso le aberrazioni dal tipo normale nella superba indifferenza della natura stessa. Non abbiamo bisogno di litigare sulle nostre soluzioni del problema. Il fatto che lui è lì, in mezzo a noi, e che costituisce un fattore sempre presente nel nostro sistema sociale, che deve essere affrontato. Come dobbiamo comportarci con lui? La società ha il diritto di punire individui venuti al mondo con istinti omosessuali? Mettendo la questione al suo punto più basso, ammettendo che queste persone siano vittime di morbilità congenita, dovrebbero essere trattate come criminali? È accertato che i loro appetiti, essendo innati, sono, almeno per loro, naturali e non depravati e che gli appetiti comuni sono esclusi dal loro schema sessuale, sono per loro innaturali e ripugnanti. Non dovrebbero questi esseri, invece di essere braccati e perseguitati dai segugi della legge, essere considerati con pietosa sollecitudine come tra i più sfortunati degli esseri umani, condannati come sono a desideri inestinguibili e per tutta la vita  alla privazione di ciò che è il premio principale dell’esistenza dell’uomo su questo pianeta, cioè un amore ricambiato? Per come stanno ora le leggi, voi includete tutti i casi di inversione sessuale sotto l’unico denominatore del crimine. Fate eccezioni in alcuni casi particolari e trattate gli uomini coinvolti come pazzi. Ma un Urning non è né un criminale né un folle. Lui è solo meno fortunato di voi, per un incidente di nascita, che è attualmente oscuro per la nostra scienza imperfetta della determinazione sessuale.

Finora Ulrichs ha giustificato le sue richieste. Una volta ammesso che l’inversione sessuale è solitamente un fatto di diatesi congenita, la legge penale non ha alcuna relazione logica col fenomeno. È mostruoso punire delle persone come se fossero volontariamente malvage perché, essendo nate con gli stessi organi e gli stessi appetiti dei loro vicini, sono condannate a soffrire per l’incapacità spaventosa di essere in grado di utilizzare i loro organi o di gratificare i loro appetiti in via ordinaria.

Ma qui sorge una difficoltà, che non può essere ignorata, in quanto su di essa si basa la sola scusa valida per la posizione assunta dalla società nel trattare questa materia. Non tutti gli uomini e le donne che hanno desideri sessuali anormali possono sostenere che questi sono innati. È certo che le abitudini di sodomia sono spesso acquisite in condizioni di esclusione dalla compagnia di persone dell’altro sesso – come nelle scuole pubbliche, nelle caserme, nelle carceri, nei conventi, sulle navi. In alcuni casi sono volutamente adottate da nature stanche del normale piacere sessuale. Esse possono anche diventare di moda ed essere epidemiche. Infine, è probabile che la curiosità e l’imitazione la trasmettano ad individui altrimenti normali in un momento suscettibile dello sviluppo. Pertanto la società ha il diritto di dire: coloro che sono sfortunati soggetti di inversione sessuale innata non saranno autorizzati a soddisfare le loro passioni, per timore che il male si diffonda e l’abitudine viziosa possa contaminare la nostra gioventù. Dal punto di vista utilitaristico, la società è giustificata dal fatto di proteggersi contro una minoranza di esseri eccezionali che essa considera perniciosi per il benessere generale. Da qualsiasi punto di vista, la maggioranza è abbastanza forte da reprimere gli istinti innati e da calpestare l’angoscia di alcuni sfortunati. Ma, si chiede Ulrichs, questo è in linea con l’umanità, è coerente con il nobile ideale di imparziale equità? Delle persone, sane nel corpo, vigorose nella mente, sane nei comportamenti, capaci di affetti generosi, buoni servitori dello Stato, che meritano fiducia in tutte le relazioni ordinarie della vita, devono essere condannate dalla legge come criminali perché non hanno sentimenti sessuali come quelli della maggioranza, perché trovano qualche soddisfazione al loro bisogno innato in modi che alla maggioranza non piacciono?

Cercando una soluzione alle difficoltà indicate nel paragrafo precedente, Ulrichs la trova nella realtà e nella storia. La sua risposta è che, se la società lascerà che la natura segua il suo corso con i soggetti di anormale inclinazione sessuale come fa con i soggetti normali, la società non ne risentirà. Nei paesi in cui le sanzioni di legge contro la sessualità invertita sono state rimosse, ove essa è posta su un piano di parità con la sessualità normale – In Francia, in Bavera, in Olanda – nessun inconveniente si è finora verificato.7) Non ne è seguita alcuna esplosione improvvisa e grave dell’abitudine depravata, né alcuna divulgazione o diffusione di un veleno morale. D’altra parte, nei paesi in cui esistono tali sanzioni e sono applicate – in Inghilterra, per esempio, e nella metropoli d’Inghilterra, Londra – la sessualità invertita produce rivolte, nonostante i divieti di legge, nonostante le minacce del carcere, la paura di essere messi in pubblico e la peste intollerabile del ricatto organizzato. Agli occhi di Ulrichs, la società è impegnata a tenere chiusa una valvola di sicurezza, ma se la natura fosse autorizzata a operare senza ostacoli, non farebbe alla società alcun danno, ma piuttosto produrrebbe buoni effetti. La maggioranza della popolazione, egli pensa, non sta certo per trasformarsi in Urning, per il semplice motivo che non hanno l’infelice costituzione dell’Urning. Cessate di perseguitare gli Urning, accettateli come fattori trascurabili ma reali nella comunità sociale, lasciateli a se stessi e non starete peggio per questo e poi non porterete sulla vostra coscienza il peso di una vendicatività intollerante.

Corroborando questa posizione, Ulrichs dimostra che le abitudini acquisite di inversione sessuale sono quasi sempre superate dalle nature normali. I vostri ragazzi nelle scuole pubbliche, dice, si comportano come se fossero Urning. In mancanza di donne, al momento in cui le loro passioni sono predominanti, si concedono insieme indulgenze reciproche che secondo le vostre leggi porterebbero conseguenze tremende sugli adulti. Voi siete consapevoli di questo. Mandate i vostri figli a Eton e ad Harrow e si sa molto bene cosa succede lì. Eppure rimanete sereni nelle vostre menti. E perché? Perché siete convinti che torneranno ai loro istinti congeniti.

Quando la scuola, la caserma, il carcere, la nave sono stati abbandonati, il maschio torna alla femmina. Questa è la verità sui Dionings. La grande maggioranza degli uomini e delle donne rimane normale, semplicemente perché era normale all’origine. Non riescono a trovare la soddisfazione della loro natura in quelle pratiche invertite a cui si abbandonarono per un certo tempo per mancanza di uno sbocco normale. La società rischia poco per il capriccio occasionale della scuola, della caserma, del carcere e della nave. Alcuni veri Urnings possono anche scoprire la loro inclinazione innata attraverso il processo a cui li sottoponete. Ma avete perfettamente ragione nel supporre che un Dioning, anche se lo avete costretto a diventare per una volta Uraniaster, non si manifesterà mai, a lungo andare, come Urning. La vasta esperienza che gli Inglesi hanno per quanto riguarda tali questioni, a causa della condizioni note delle loro scuole pubbliche, va a confermare la posizione Ulrichs. I presidi sanno con quanti Uraniasters hanno avuto a che fare, e che eccellenti Dionings siano diventati, e come relativamente rari, e tuttavia incorreggibilmente saldi, siano i veri Urning tra i loro studenti.

Il risultato è che stiamo continuamente costringendo i nostri giovani in condizioni tali che, se l’inversione sessuale fosse un attributo acquisito, sarebbe diventata stereotipata nella loro natura. Eppure questo non succede. Un po’ perché sono tenuti a distanza dalle ragazze, un po’ perché non trovano altro sbocco per il loro sesso, al momento delle sue affermazioni più imperiose, si rivolgono verso i maschi e trattano i loro più giovani compagni di scuola in modi che porterebbero un adulto ai lavori forzati. Sono Uraniaster per necessità e “faute de mieux” [mancanza di meglio]. Ma non appena essi sono lasciati liberi nel mondo, la maggioranza ritorna ai canali normali. Prendono con sé le donne per le strade e creano relazioni, come si dice. Alcuni certamente, in questa fornace ardente attraverso la quale sono stati fatti passare, scoprono la loro inversione sessuale innata. Poi, quando non possono resistere all’esercizio della loro propensione, voi li condannate come criminali nei loro anni più maturi. È giusta una cosa simile? Non sarebbe meglio tornare dalla nostra civiltà ai costumi dell’uomo selvaggio, avviare i giovani ai misteri del sesso e dare a ciascuno a sua volta la possibilità di sviluppare un istinto normale mettendolo durante il tempo della sua pubertà liberamente e francamente di fronte alla donna? Se voi aborrite gli Urning, come sicuramente accade, siete almeno responsabili per la loro disavventura dato il modo straordinario in cui li educate. In ogni caso, quando si sviluppano negli esseri eccentrici che essi sono, siete le ultime persone al mondo che hanno il diritto di punirli con sanzioni penali e calunnie sociali.

Considerando che lo stato attuale della legge, nella maggior parte dei paesi è ingiusto verso una minoranza rispettabile di cittadini, Ulrichs propone che gli Urning debbano essere collocati sullo stesso piano degli altri uomini. Vale a dire, i rapporti sessuali tra maschio e maschio non devono essere trattati come criminali, a meno che non siano messi in atto con la violenza (come nel caso di stupro) o siano esercitati in modo da offendere il senso pubblico del pudore (nei luoghi di pubblica riunione o sulla strada aperta) o, in terzo luogo, avvengano tra un adulto e un ragazzo minorenne (l’età protetta deve essere decisa come nel caso delle ragazze). Quello che chiede è che quando un maschio adulto, liberamente e di il proprio consenso, acconsente alle proposte di una persona adulta del proprio sesso, e il loro rapporto sessuale avviene nel rispetto della pubblica decenza, le due parti non siano perseguibili e punibili dalla legge. In realtà egli sarebbe soddisfatto con le stesse condizioni di quelle prevalenti in Francia, e dal giugno 1889, in Italia.

Se tanto fosse stato concesso dalla maggioranza delle persone normali alla minoranza anomala, prosegue Ulrichs, una quantità immensa di miseria e vizio furtivo sarebbe stata immediatamente abolita. Ed è difficile immaginare che ne sarebbero derivati risultati negativi. Un difensore delle attuali leggi vigenti in Inghilterra, Prussia, ecc., potrebbe effettivamente rispondere: “Questo significa aprire una via facile per la seduzione e la corruzione di giovani uomini”. Ma gli uomini giovani sono sicuramente almeno altrettanto capaci di difendersi contro la seduzione e la corruzione, delle giovani donne. Anzi, sono molto più in grado, non solo perché sono più forti, ma perché non sono di solito indeboliti da un prepotente istinto sessuale su cui il seduttore possa giocare. Ma la seduzione e la corruzione di giovani donne è tollerata, nonostante le conseguenze che ne derivano di parto illegittimo e tutto ciò che questo comporta. Questa tolleranza della seduzione delle donne da parte degli uomini deriva dal presupposto che solo il normale appetito sessuale è naturale. La seduzione di un uomo da parte di un maschio passa per criminale, perché l’istinto sessuale invertito è considerato innaturale, depravato e volutamente perverso.

Sulla ipotesi che gli individui soggetti a istinti perversi li possano sopprimere a piacere o possano convertirli in appetito normale, si sostiene che essi devono essere puniti, ma quando i fatti veri vengono studiati, si trova in primo luogo, che questi istinti sono innati negli Urning, e sono quindi nel loro caso naturali; in secondo luogo, che la soppressione di essi equivale all’astinenza per tutta la vita, astinenza sotto la tortura costante della sollecitazione sessuale; in terzo luogo, che la conversione di essi nei normali canali è in una grande percentuale di casi del tutto impossibile, in quasi tutti i casi in cui si è cercata una conversione, essa è stata solo parziale e, quando ne è seguito un matrimonio, si è generalmente concluso miseramente per entrambe le parti. Si deve notare che Ulrichs non distingue tra Urning, nei quali si ammette che l’inversione sia congenita, e Uraniasters, nei quali è stata acquistata o deliberatamente adottata. E sarebbe molto difficile elaborare leggi che tengano conto di queste due categorie. Il Codice Napoleone legalizza la posizione di entrambe, teoricamente in ogni caso. Il codice inglese considera entrambe criminali, facendo in tal modo, lo si deve ammettere, un’evidente ingiustizia nei confronti degli Urning, che nel peggiore dei casi sono malati o pazzi o deformati sessualmente, non per colpa loro.

Allo stato attuale delle cose, aggiunge Ulrichs, gli uomini che cedono i loro corpi agli amanti anormali, non si limitano a farlo per rispetto, simpatia, o per  il desiderio di una ricompensa adeguata. Troppo spesso essi speculano sulla illegalità della relazione e hanno per finalità principale l’estorsione di denaro attraverso la minaccia di raccontare i fatti. Così il mestiere di gran lunga più vile di tutti i mestieri, quello del ricattatore, è incoraggiato dalla legge. Modificate la legge e invece di aumentare vizio, lo diminuirete; perché allora un uomo che potrebbe soddisfare le avances di un Urning, lo farebbe per compiacenza o, come nel caso delle prostitute, per l’aspettativa di un guadagno ragionevole. La tentazione di esercitare una professione vergognosa con lo scopo di estorcere denaro sarebbe stata rimossa. E poi, per quanto riguarda gli individui di simile costituzione anomala, potrebbero costituirsi tra persone responsabili delle relazioni di volontaria e reciproca soddisfazione, esenti da rischi degradanti e forse anche permanenti. Infine, se si teme che la rimozione dei divieti legali possa trasformare tutta la popolazione maschile in Urning, considerate se Londra è ora molto più pura in questo senso di Parigi?

Un’obiezione seria a riconoscere e tollerare l’inversione sessuale è sempre stata che essa tende a controllare [a limitare] la popolazione. Questo è stato un sano argomento politico e sociale al tempo di Mosè, quando una piccola tribù combattiva aveva bisogno di moltiplicarsi al massimo della sua capacità procreativa. E non è affatto così valida nella nostra epoca, in cui le parti abitabili del globo stanno rapidamente diventando sovraffollate. 8) Inoltre, dobbiamo tenere a mente che la società, sotto l’ordine esistente, sanziona la prostituzione femminile, in cui uomini e donne, normalmente procreativi, sono sterilizzati per un tempo illimitato. La logica, in queste circostanze, rende ridicolo negare uno sterile esercizio del sesso agli uomini e alle donne anormali, che sono per istinto e diatesi congenita non procreativi.

Come risultato di queste considerazioni, Ulrichs conclude che non esiste un vero motivo per la persecuzione degli Urning ad eccezione di quanto può essere trovato nella ripugnanza dalla stragrande maggioranza della popolazione verso una minoranza insignificante. La maggioranza incoraggia il matrimonio, giustifica la seduzione, sanziona la prostituzione, legalizza il divorzio nell’interesse delle proprie inclinazioni sessuali. Rende però queste cose temporaneamente o permanentemente illegali le per la minoranza la cui inversione e il cui istinto detesta. E questa persecuzione, nella mente popolare in ogni caso è giustificata, come molti altri atti iniqui di pregiudizio o di ignoranza, per ipotesi teologiche e cosiddette verità rivelate.

Nella parte successiva si obietta che la sessualità invertita è demoralizzante per la virilità di una nazione, che degrada la dignità di un uomo e che è incapace di elevazione morale. Ognuno di questi punti può essere preso separatamente. Sono però tutti in una volta e insieme contraddetti dalla storia della Grecia antica. Le parti più bellicose di quella razza, i Dori di Creta e di Sparta e i Tebani, organizzavano l’amore del maschio per il maschio proprio in ragione  dei vantaggi sociali e militari che trovavano in esso. Le loro cronache abbondano di esempi eminenti di entusiasmo eroico, devozione patriottica e di vita elevata, ispirati dalla passione omosessuale.

I popoli del mondo abituati a combattere, i Celti nella storia antica, i Normanni, i Turchi, gli Afgani, gli Albanesi, i Tartari, si sono distinti per la frequenza tra loro di ciò che il pregiudizio popolare considera un vizio effeminato.

Per quanto riguarda la dignità dell’uomo, c’è forse, chiede Ulrichs, qualcosa di più degradante per l’umanità negli atti sessuali compiuti tra uomo e uomo rispetto a simili atti compiuti tra uomo e donna? In un certo senso tutto il sesso ha un elemento di volgarità che ispira ripugnanza. Gli dei, dice Swinburne,

“Hanno cosparso il letto nuziale con lacrime e fuoco,

Per estremo disgusto e desiderio supremo.”

Non sarebbe facile sostenere che un curato che fa nascere il suo quattordicesimo bambino nel corpo di una moglie logora, sia un oggetto più sublime di contemplazione mentale che Armodio nell’abbraccio di Aristogitone, e non sarebbe facile sostenere che un giovane a letto con una prostituta trovata nell’Haymarket sia più pulito di suo fratello a letto con un soldato trovato nel Parco. Gran parte di questo discorso sulla dignità dell’uomo, dice Ulrichs, deriva da un equivoco volgare circa la natura del desiderio sessuale invertito. La gente dà per scontato che gli Urning cerchino solo o principalmente il loro piacere in un atto di indecenza innominabile. La verità è l’esatto contrario, li assicura.  L’atto in questione non è più comune tra uomo e uomo di quanto non sia tra uomo e donna. Ulrichs, su questo punto, può essere sospettato, forse, come un testimone inaffidabile. La sua testimonianza, però, è confermata da Krafft-Ebing, che, come abbiamo visto, ha studiato inversione sessuale a lungo e minuziosamente dal punto di vista della patologia psichica. “Per quanto riguarda la natura della loro gratificazione sessuale”, scrive, “deve essere stabilito in via preliminare, che la maggior parte di loro sono contenti con abbracci reciproci; l’atto comunemente attribuito a loro in genere lo aborriscono quanto gli uomini normali e, dato che sempre preferiscono gli adulti, non sono in alcun modo pericolosi per i ragazzi”.9)

Questo autore procede ad operare una distinzione tra Urning in cui l’inversione sessuale è congenita e vecchi debosciati o individui semi-idioti, che hanno l’abitudine di abusare dei ragazzi. Il volgo ha confuso due classi diverse; e tutti coloro che studiano la psicologia degli Urning sono consapevoli che si tratta di una grave ingiustizia verso questi ultimi.

“Ma, dopo tutto”, continua l’obiettore, “non si può dimostrare che la sessualità invertita sia capace di qualche elevazione morale.” Senza fare appello all’antichità, gli elementi con cui confutare questa obiezione sono schiaccianti, si potrebbe fare riferimento ai numerosi passaggi in scritti di Ulrich dove riferisce la fedeltà, la lealtà, lo spirito di sacrificio e l’entusiasmo romantico che spesso accompagnano questi amori, e li innalza sopra la viltà. Ma, poiché Ulrich qui di nuovo può essere considerato un testimone sospetto, sarà sufficiente, come prima, tradurre un breve passaggio da Krafft-Ebing. “L’Urning ama, idolatra il suo amico, tanto quanto l’uomo normale ama e idolatra la sua ragazza. Egli è capace di fare per lui i più grandi sacrifici, soffre i morsi di un affetto infelice, spesso non ricambiato. Sente la gelosia, piange per la paura dell’infedeltà del suo amico.”10)

Quando arriva il momento di parlare del modo di trattare questo argomento da parte di Walt Whitman, appare chiaro che la passione di un uomo per il suo compagno è stata idealizzata nella realtà e nelle azioni così come nella poesia. Per il momento è sufficiente osservare come un tipo di amore, comunque spontaneo e potente, che è analizzato, disprezzato, trasformato in tabù, vietato, punito, schiacciato nei fori e negli angoli, non si può pretendere che mostri il suo lato migliore al mondo. Il senso del peccato e del crimine e il pericolo, l’umiliazione e la repressione e l’angoscia a cui gli sfortunati paria della sessualità invertita vengono ogni giorno e ogni ora esposti inevitabilmente peggiora gli elementi più nobili nella loro emozione. Date all’amore anomalo le stesse possibilità che date all’amore normale, sottoponetelo al controllo sano dell’opinione pubblica, permettete che abbia rispetto di se stesso, tiratelo fuori da bassifondi oscuri e portatelo alla luce del giorno, strappate le sue catene e rendetelo libero, e io sono fiducioso, dice Ulrichs, che mostrerà virtù analoghe, controbilanciate, naturalmente, dai vizi analoghi, a quelle che siete abituati a vedere nel reciproco amore di un uomo e di una donna. Lo schiavo ha di necessità un’anima servile. Il modo per elevarlo è emanciparlo.

“Tutto ciò può essere vero”, risponde l’obiettore, è anche possibile che la società prenda in considerazione il duro caso dei vostri Urning e ascolti il loro grido amaro. Ma, nel frattempo, supponendo che questi istinti invertiti siano innati, supponendo che siano incontenibili e inconvertibili, supponendo che siano meno sporchi e cattivi di come sono comunemente considerati, non è forse un ovvio dovere dell’individuo quello di sopprimerli, fintantoché la legge del suo paese li condanna? “No, si riprende Ulrichs, mille volte no! È  solo l’antipatia ignorante della maggioranza che rende possibile quella legge della quale voi parlate. Andate a vedere i migliori libri di giurisprudenza medica, andate a confrontare le migliori autorità sulle deviazioni psichiche dal tipo normale. Troverete che questi mi sostengono nella mia tesi principale. Questi, anche se ostili nei loro sentimenti e raffreddati da naturale ripugnanza, hanno rispetto per la scienza, e sono d’accordo con me nel dire che l’Urning viene a questo mondo come Urning, e deve rimanere ancora Urning fino alla fine della sua vita. Comportarsi con lui seguendo il vostro codice non è meno mostruoso che se si dovesse punire il daltonico o il sordomuto, o l’albino, o lo storpio con la gobba. “Molto bene”, risponde l’obiettore: “Ma io vi cito le parole di uno scrittore vivente eloquente, e faccio appello ai vostri istinti generosi e il vostro patriottismo. Il professor Dowden osserva che ‘l’arrendevolezza a volte è imposta da interessi superiori, e se i desideri egoistici vengono in conflitto con i doveri sociali, la vita individuale e la gioia dentro di noi, a qualunque costo di sofferenza personale, devono essere sacrificate per le giuste rivendicazioni dei nostri compagni’.11) Che cosa avete da dire su questo?”

In primo luogo, risponde Ulrichs, rimango perplesso in questo caso davanti ad espressioni come desideri egoistici, doveri sociali, e giuste rivendicazioni dei nostri compagni. Io sostengo che nel tentativo di riabilitare gli uomini del mio stampo e di giustificare il loro diritto naturale alla tolleranza non sono egoista. È una petizione di principio stigmatizzare il loro desiderio innato come egoista. Le funzioni sociali di cui si parla non sono doveri, ma conformità al diritto incorniciate in cecità e pregiudizi. Le rivendicazioni dei nostri compagni, a cui si fa appello, non sono semplicemente inique, ma lo sono crudelmente. La mia insurrezione contro tutte queste cose mi fa agire davvero come un innovatore e posso essere condannato, come conseguenza della mia temerità, alla persecuzione, all’esilio, alla diffamazione e alla proscrizione. Ma lasciate che vi ricordi che Cristo è stato crocifisso e che è ora considerato come un benefattore. “Fermo!”, lo interrompe l’obiettore: “Non c’è bisogno di portare la maggior parte dei nomi sacri in questa discussione. Ammetto che gli innovatori hanno fatto il più grande servizio alla società, ma tu non hai dimostrato che si sta lavorando per la salvezza dell’umanità in generale… Non sarebbe meglio rimanere tranquilli e sacrificare la vostra vita e la vostra gioia, la vita e la gioia di una minoranza dichiarata, per il bene della maggioranza immensa che non può tolleravi, e che teme la tua innovazione? Il sacerdozio cattolico è consacrato al celibato; e senza dubbio ci sono alcuni uomini adulti in questo ordine che hanno calpestato l’appetito imperioso del maschio per la femmina. Quello che fanno per rispetto del loro voto non vuoi tu realizzarlo, quando si ha tanto di buono da guadagnare e tanto di male da fuggire?”

Quale bene? Quale male? Soggiunge Ulrichs, state ancora facendo petizioni di principio; e ora state facendo appello al mio egoismo, al mio desiderio personale di tranquillità, al mio desiderio di evitare la persecuzione e la vergogna. Non ho fatto alcun voto di celibato. Se mai ho fatto qualche voto, è quello di lottare per i diritti di un gruppo innocente, innocuo e oppresso di persone oltraggiate. La croce di una Crociata è cucita sulla manica del mio braccio destro. Pretendere da me e dai miei compagni la rinuncia volontariamente scelta da un prete cattolico è un’assurdità, dato che non ci uniamo a nessun ordine, non abbiamo nessuna fede da sostenere, nessun sistema ecclesiastico da supportare. Riteniamo di avere il diritto di esistere nel modo in cui la natura ci ha fatto. E se non siamo in grado di modificare le vostre leggi, continueremo ad infrangerle. Potete condannarci all’infamia, all’esilio, al carcere , come già avete bruciato le streghe. Potete degradare i nostri istinti emotivi e spingerci al vizio e alla miseria. Ma non sradicherete la sessualità invertita. Espellete la natura con la forca, e vedrete quello che succederà. “Questo è abbastanza”, dice l’obiettore: “avremmo fatto meglio a interrompere questa conversazione, mi dispiace per te, mi dispiace che non cederai al buon senso e alla forza. L’Urning deve essere punito.”

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1) Vedi sopra, pag. 55, nota.

2) L’idea che gli esseri umani fossero originariamente ermafroditi è antica e diffusa. La troviamo nel libro della Genesi, a meno che, in effetti, ci sia una confusione qui tra due teorie distinte della creazione. Dio si dice che abbia prima fatto l’uomo a sua immagine, maschio e femmina in un corpo e gli abbia comandato di moltiplicarsi. In seguito ha creato la donna da una parte dell’uomo primitivo. Il mito riferito da Aristofane nel Simposio di Platone ha una curiosa incidenza sulle speculazioni di Ulrichs . C’erano esseri umani originariamente di tre sessi: gli uomini, i figli del sole; le donne, le figlie della terra; e gli ermafroditi, i figli della luna. Erano rotondi, con due facce, quattro mani, quattro piedi e due serie di organi riproduttivi a testa. Nel caso del terzo sesso, un serie era maschile, l’altra femminile. Zeus, per la loro forza e la loro prepotenza, li tagliò a metà. Da allora le due metà di ogni genere hanno sempre cercato di unirsi con la loro corrispondente metà, e hanno trovato qualche soddisfazione nella congiunzione carnale – maschi con maschi, femmine con femmine e maschi e femmine uno con l’altro: “Coloro che sono una metà del maschio seguono il maschio, e quando sono giovani, essendo metà dell’uomo originale, si legano agli uomini e li abbracciano, e loro stessi sono i migliori dei ragazzi e dei giovani, perché hanno la natura più virile. E quando raggiungono la virilità, sono amanti della giovinezza e non sono naturalmente inclini di sposarsi o avere figli, cose che essi fanno, se le fanno, solo in obbedienza alla legge, ma sono soddisfatti se possono essere autorizzati a vivere tra loro senza sposarsi, e gli individui di tale natura sono inclini ad amare e pronti a ricambiare l’amore, abbracciando sempre ciò che è simile a loro.” (Symp. 191-2, [nel testo inglese] traduzione di Jowett.) Segue una descrizione incandescente dell’Amore greco, tutto ci ricorda molto da vicino le confessioni fatte dagli Urning in tempi moderni e conservate da scrittori, medici o giuristi che si occupano dell’inversione sessuale.

3) Memnon, Sezione XIX.

4) Vedi sopra, pag. 36, il suggerimento citato dal Dr. Huggard di “congenita mancanza di equilibrio tra le strutture in buona salute.” Ci si potrebbe chiedere se questa “differenziazione sessuale imperfetta”, o questa “congenita mancanza di equilibrio tra strutture sane” non sia il risultato di un processo evolutivo che porta attraverso l’ereditarietà e la selezione casuale ad un fenomeno anormale, ma non necessariamente ad un fenomeno morboso in alcuni individui.

5) I primi due da Casper-Liman, Handbuch der gerichtlichen Medicin, vol. i. pp. 166-169. Gli altri da Krafft-Ebing, Psychopathia Sexualis.

6) Memnon, sezione lxxiii. p. 54.

7) Da quando Ulrichs non ha più scritto, l’Italia (“Nuovo Codice Penale” del 1889), ha adottato i principi del Codice Napoleone e ha posto all’inversione sessuale le stesse limitazioni legali poste al normale istinto sessuale.

8) Il Dr. W. Ogle, il 18 marzo 1890, ha letto un documento davanti alla Statistical Society su “Percentuali ed età del matrimonio” La conclusione alla quale è arrivato, con riguardo alla rapida crescita della popolazione in Inghilterra, è che, al fine di rendere uguali i tassi di mortalità con quelli di natalità (o in altre parole, per mantenere la popolazione al livello attuale), dobbiamo ipotizzare sia (1) con un aumento dell’emigrazione che comporterebbe una rivoluzione sociale, sia (2) l’aumento dell’età media in cui le donne si sposano, portandola a 30 anni, sia (3) l’esclusione del 45% di coloro che ora si sposano dal matrimonio, in qualsiasi periodo della vita. Di fronte a questi calcoli, dopo aver ammesso la possibile esagerazione, sembra illogico punire con severe sanzioni penali i membri del sesso maschile che non vogliono sposarsi e che possono soddisfare i loro desideri naturali in modi che non implicano né danno per la Stato né alcuna violazione dei diritti dei singoli.

9) Psych. Sex., P. 108. Ho condensato il senso di quattro brevi paragrafi; tradurli integralmente avrebbe comportato un utilizzo pesante di linguaggio medico.

10) Psych. Sex., P. 107.

11) Studies in Literature, p. 119.

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