NON GIUDICARE GLI ALTRI GAY

Caro Project,

ho letto alcune parti del tuo libro “Essere Gay” e mi ha colpito l’idea di morale gay, cioè l’idea di distinguere tra una omosessualità buona e una cattiva o almeno meno buona. In questo modo io credo che tu voglia mettere in evidenza quanto c’è di buono nella omosessualità, e su questo non posso che concordare con te, ma purtroppo sottolineando quello che c’è di buono si finisce per sottolineare anche quello che c’è o ci può essere di negativo e qui potrei ancora essere d’accordo con te, ma con qualche limitazione significativa.

Project, tu dici di essere assolutamente laico e ti rispetto per questo, io vengo invece da una formazione cattolica abbastanza tradizionale, in teoria dovrei aver imparato a distinguere il bene dal male ma ho anche imparato a non giudicare e a non sottovalutare le ragioni degli altri, anche di quelli che hanno stili di vita diversissimi dal mio.

Sono ormai vicino ai 70 anni e ogni volta che mi capita di poter avere un dialogo serio con qualcuno che ha vissuto esperienze lontanissime dalle mie mi rendo conto che se per un verso mantengo la mia tendenza a giudicare, per l’altro sono fortemente frenato dal fatto che le cose sbagliate, quando sono viste da vicino sono molto meno strane e sbagliate di quanto appaiono quando sono viste solo da lontano o sono considerate solo in teoria.

Parlavo giorni fa con un ragazzo non ancora trentenne e, come mia vecchia abitudine e mio difetto, stavo per l’ennesima volta cercando di mettermi in cattedra, ma per fortuna mi sono trattenuto e ho lasciato spazio a quel ragazzo. Lui mi ha parlato con molta sincerità delle sue esperienze di vita e io mi sono sentito del tutto disarmato, mi rendevo conto che i miei argomenti moralistici non avevano alcun senso se confrontati con esperienze dure come quelle vissute da quel ragazzo. Mi sono sentito un totale imbecille, uno che si è illuso di capire tutto senza avere realmente alcuna conoscenza di ciò di cui sta parlando. Il mio mondo mi è sembrato solo un ammasso di chiacchiere vuote.

Che avrei fatto se mi fossi trovato nelle situazioni in cui si è trovato quel ragazzo? Che cosa avrei scelto? E poi, avrei avuto reamente la possibilità di scegliere? Quel ragazzo era radicalmente diverso da me nei suoi atteggiamenti perché aveva avuto una vita radicalmente diversa dalla mia e molto più dura della mia. Prima avrei giudicato male i ragazzi come lui, avrei detto che avevano l’idea fissa del sesso, ma, in fondo, vedevo sempre più chiaramente la stupidità di questi giudizi.

La moralità del mio essere gay, o almeno quella che a me sembra essere la moralità del mio essere gay, se vogliamo dire tutta la verità, mi viene dalla mia formazione cattolica, che mi ha in qualche modo preservato dalle esperienze più dure, cioè il mio essere cattolico mi ha fatto essere gay in un modo molto particolare, ma attenzione, si tratta di un modo più prudente, più oculato, più controllato, ma forse anche più ipocrita e meno sostanzialmente partecipativo. Ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi, sesso compreso, anche se con prudenza, non sono un santo e mi rimprovero soprattutto di non aver fatto quel po’ di bene che avrei potuto fare, poi mi fermo a riflettere e mi chiedo che cosa mi ha allontanato per esempio dalla ricerca del sesso sfrenato, e onestamente, pensandoci bene, non credo che sia stata l’educazione cattolica ma la paura, cioè brutalmente la necessità di salvare la faccia, che è una cosa comunque molto meschina, ecco che il confine tra moralità e meschinità diventa molto meno netto.

La necessità di salvare la faccia per me aveva un valore solo perché non sono mai stato veramente me stesso al 100% e soprattutto non sono mai stato messo con le spalle al muro da situazioni di fatto più forti di me, come è accaduto a quel ragazzo, perché in quel caso con ogni probabilità mi sarei comportato esattamente come lui. Quando si va alla sostanza delle cose la moralità delle persone, più che una qualità individuale è il risultato di un contesto e gli stessi concetti di merito e di colpa perdono i loro contorni chiari.

In fondo lo stesso papa Francesco aveva detto. “Chi sono io per giudicare un gay?” Sembrava una frase impacciata, che voleva indicare un’apertura ma è una frase che ha un significato estremamente serio. Ho provato ad applicare quella frase a me stesso e sono arrivato alla conclusione che non ho alcun diritto di giudicare. Anche chi va alla ricerca disperata e quasi nevrotica di sesso può avere ugualmente una sua morale e quella morale non è peggiore della mia, ed è solo apparentemente diversa.

Dal dialogo con quel ragazzo ho capito che il sesso non gli ha portato affatto la felicità e che in lui il bisogno di essere amato e rispettato per quello che è veramente è vivissimo, direi anzi che è molto più vivo che in me. Siamo rimasti a parlare per ore e abbiamo capito che tra noi c’era un rispetto reciproco profondo, un rispetto reciproco quasi inaspettato ma assolutamente reale.

Project, permettimi una divagazione, io, che sono gay e che non voglio perdere il contatto con la mia fede, ammiro molto papa Francesco, perché, secondo me, ha riportato il Cristianesimo ai suoi valori fondanti, non ha fatto polemica con la modernità ma si è messo alla ricerca delle persone e delle loro sofferenze, in sostanza non ha giudicato ma ha cercato di fare sentire la sua voce a favore degli ultimi. Fare qualcosa di buono e di concreto senza giudicare nessuno, questo è il suo stile.

Insomma, adesso sento che il mio essere gay può essere veramente conciliabile con il mio essere cristiano, almeno fino ad un certo punto. So che tu hai sostenuto il contrario, ma lo hai sostenuto in altri tempi, e mi piacerebbe capire che cosa pensi oggi, dopo che papa Francesco ha dato una lettura più evangelica del cattolicesimo. Scusami se mi sono permesso di provocarti con questa mia mail ma ti stimo molto e mi piacerebbe sapere se sei sempre dello stesso parere. Vorrei sottolineare che apprezzo molto quello che fai.

Paolo

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Caro Paolo,

ho letto la tua mail con vivo interesse. Sì: non giudicare! È un principio evangelico ma è anche un dovere morale laico. Quello che dici di quel ragazzo, mi è capitato più volte e mi ha messo in crisi più volte. Adesso la mia tendenza a giudicare si è ridotta notevolmente e ho recuperato la consapevolezza della mia ignoranza e delle mie incapacità. Credo di avere ancora moltissimo da imparare e purtroppo, alla mia età, non avrò il tempo per capire molte cose, ma certo l’idea di giudicare la terrò a freno.

Quanto a papa Francesco, non posso negare che, pur sentendomi radicalmente laico, ascolto con la massima attenzione quello che dice e cerco di farne tesoro. Ho anche io l’impressione che abbia riportato il cattolicesimo a valori più autenticamente evangelici. Il cattolicesimo non è o non dovrebbe essere un’ideologia. Direi che è un papa che ha atteggiamenti sostanzialmente laici e condivisibili da molte persone di buon senso anche fuori dalla chiesa cattolica, ha indubbiamente coraggio. Non posso negare che, specialmente negli ultimi mesi, sono rimasto molto colpito dal fatto che Francesco non sottolinei mai le divisioni ma cerchi la collaborazione degli uomini d buona volontà per fare tutti insieme qualcosa di buono e di concreto. Effettivamente papa Francesco non ha giudicato ma ha cercato di perseguite il bene impegnandosi per le periferie del mondo. Mi dispiace solo che sia ormai un uomo anziano perché la sua presenza potrebbe essere archiviata rapidamente dopo la sua uscita di scena e sarebbe veramente un danno per tutti, cattolici e no. Beh, credo che si capisca abbastanza bene quello che penso di papa Francesco.

Paolo, ti ringrazio veramente moltissimo della tua “provocazione”! Magari ci fossero tante provocazioni di questo tipo!

Project

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UN GAY CHE VUOLE RICOMINCIARE

Caro Project,
ma tu le cose che leggo nel forum le hai mai viste veramente? Sai che mi sembrava il forum? Mi sembrava una cosa proprio fuori dal mondo. Tutto buono, tutto bello, ragazzi gay disposti a sacrificarsi per gli altri, amicizie vere, coppie serie, ecc. ecc., scusa, Pro, a me mi sembrano tutte balle. Se tu avessi visto quello che ho visto io non faresti la difesa a oltranza dei gay. Altro che valori! Io ho visto gente squallida che manco ci stavano con la testa, proprio gente schizzata, il meno erano i nevrotici e i depressoni che quando ti attaccano una solfa non te li togli più dalle scatole. Ma tu in che mondo vivi? Su Marte? Tu dici che vivi nella parte dell’iceberg che non si vede perché sta sotto la linea di galleggiamento. Boh! Tu, in effetti, più che raccontare storie, proponi dei modelli, che però sono campati per aria. Al limite avevo pure pensato che il forum te lo fossi scritto tutto da solo, con 2500 identità diverse.
Poi mi so’ fatto due conti, se quello che sta sul forum fossero tutte balle inventate da te, ti saresti dovuto iscrivere al forum 2500 volte con mail diverse e avresti dovuto mandare 51.000 post e tutto questo per dire che i gay sono ok … No! Proprio non vale la pena. Non mi torna, quindi appresso a te c’è tutta una truppa di gente che ragiona più o meno come te, e sono tanti! Cavolo! Ma dove li hai trovati? Su Marte? Io non ne ho mai visto uno! Allora mi sono venuti tanti dubbi: ma non è che sono io che non ho capito un cavolo dei gay e che mi sono fatto fare il lavaggio del cervello dalla pornografia e da certi ambienti, che però sono comunissimi? Certo, scoprirlo a 31 anni sarebbe traumatico!
Mettiamo pure che le cose stiano proprio così, che faccio? A 31 anni ricomincio da 3? Seee! E vado a vivere su Marte? E poi io in un mondo come il tuo? Sarei proprio come il classico pinguino all’equatore! Ma l’alternativa quale sarebbe? Arrivare a 40 anni girando per locali a caccia di uno che ci sta? E poi a 40 anni non ti si fila più nessuno! Che vado a fare? Il gay scoppiato, modello classico, schizzato, fissato e mezzo fuori di testa? No! Che faccio? Penso alle cose serie? Mi rimetto a studiare a 31 anni e per fare che? Un lavoro da non morire di fame ce l’ho e poi studiare non mi è mai piaciuto, sulla sedia non ci so stare, tanto alla fine si crepa lo stesso, ma io a 31 anni sono ancora single, hai capito Pro? Ne ho trovati tanti per una botta e via e mi so’ pure stufato, ma manco uno che ci volesse rimanere. L’ho fatti scappare io a forza di mattane e mo’ che mi c’è rimasto? Facile: non c’è rimasto un ca… !
Mia madre ancora rompe che sono in tempo per mettere su famiglia, pensa un po’, io con una donna… manco se m’ammazzano, lei dice che così potrei avere figli, ma per fargli fare una fine come la mia, che tanto alla fine facciamo tutti la stessa fine. Pensa, Pro, io bazzico la movida gay da 20 anni e mia madre non ha ancora capito un cavolo … e mica ci vuole tanto!
Sono stufo, Pro, stufo del lavoro, stufo di stare a casa perché non ho modo di andarmene, stufo di buttare il tempo la sera, senza senso, in giro appresso a un branco di sfigati come me e peggio di me, stufo di non avere niente da fare, stufo di fare ancora il ragazzino che deve scoprire il mondo. Io il mondo l’ho scoperto da un pezzo e mi fa proprio schifo. Poi mia madre vuole il nipotino, o meglio la nipotina, ma per fare che cosa? Per vestire la bamboletta e per mettergli in testa una marea di cavolate, che poi ci deve mettere una vita per capire che so’ tutte cavolate.
Sono stufo, Pro, quando uno per sfogarsi un po’ s’è ridotto a veni’ a rompe li stivali a te… beh è arrivato proprio alla frutta. Ma sei sicuro che non hai solo raccontato balle pure tu? Io qualche dubbio ce l’ho, però sembra che tu ci credi… è questo che mi fa strano: c’è uno che crede a qualche cosa! Ma ci credi veramente o è tutta una recita pure la tua? È questo che vorrei sapere.
So’ stufo, Pro, non ne posso più di una vita buttata via così… ma da dove si ricomincia? Io alla fine ci proverei, tanto peggio di così…
Se vuoi, rispondimi, vediamo che succede.
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ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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AMORE GAY E RICOSTRUZIONE AFFETTIVA

Caro Project,
ho 27 anni e mi sono innamorato di un ragazzo di 22, gli voglio proprio bene, non è solo una questione di sesso, tra noi c’è una forma di intimità molto profonda. Lui non è alla prima esperienza e penso che ne abbia passate di brutte, cioè che abbia vissuto proprio situazioni molto difficili, lui qualche ammissione l’ha fatta e, mettendo insieme i pezzi del puzzle, penso che abbia avuto esperienze di prostituzione, non sono riuscito ancora a capire perché, dato che ha una famiglia passabile, forse non ottima, ma certo non delle peggiori. Non è uno che butta via soldi per cose stupide, è anzi molto attento al denaro, alla fine sono arrivato alla conclusione che lo abbia fatto non per soldi ma per buttarsi via. Quando il livello del discorso tra noi è arrivato al punto che almeno sul fatto in sé il discorso è stato chiaro, lui si aspettava di essere scaricato, ma è una cosa che non avrei mai fatto, ero sconvolto da quello che mi aveva detto e pensavo a quello che poteva aver passato per arrivare a quel punto. Non si è sentito giudicato, per fortuna. Io non ho fatto domande ma gli ho detto che doveva fare il test hiv. Prima si è arrabbiato in modo furioso e aggressivo, mi ha detto che lo trattavo come un appestato, ma dopo un paio di giorni siamo andati insieme a fare il test (l’ho fatto anche io), aveva paura e si vedeva ma per fortuna il test è venuto negativo. Dopo era molto più sollevato. Mi ha raccontato qualcosa di quello che ha passato ed era evidente che era talmente abituato all’idea che non potesse esistere per lui nessuna forma d’amore, che per fortuna dalle sue esperienze non ha riportato traumi pesanti. È stato quasi sempre con uomini anziani che, pure in una situazione come quella, non lo hanno umiliato, qualcuno, dopo aver parlato cinque minuti con lui se ne andava senza pretendere nulla e addirittura chiedendogli scusa, altri purtroppo erano un po’ come animali ma almeno usavano il preservativo. Mi ha raccontato quello che gli succedeva ma non ho capito come sia arrivato a quel punto, certo c’è arrivato, diciamo così, senza intermediari, cioè senza entrare nel cosiddetto giro della prostituzione e questa è stata una cosa molto positiva. Project, puoi capire che, dopo il test anche io ho tirato un respiro di sollievo perché un po’ di sesso l’avevamo fatto, comunque adesso è un problema superato. Tra noi c’è molta intimità, parliamo molto ma facciamo anche molto sesso, io di lui sono innamorato cotto e penso che il sesso per lui sia una cosa fondamentale, ha una forma di partecipazione totale, un lasciarsi andare senza riserve che mi riempie di tenerezza. In pratica il sesso per noi è un mezzo di comunicazione potente e insostituibile. In questo ho imparato tantissimo da lui, perché prima ero del tutto imbranato e condizionato e pensavo che il sesso fosse solo divertimento. Resto molto colpito dal fatto che sia arrivato a parlare con me liberamente di cose così delicate, si stupisce quasi del fatto che sono innamorato di lui e penso di essere per lui una persona importante. I rapporti coi genitori sono o negativi o al massimo neutri, lui non li considera proprio, cioè non fanno realmente parte del suo mondo, le storie che ha avuto con altri due ragazzi, al di fuori dei siti di prostituzione, non hanno lasciato praticamente traccia, il discorso con loro era rimasto a un livello estremamente superficiale. Che cosa si porta dentro il mio ragazzo io in realtà non lo so, penso che adesso stia meglio che qualche mese fa, ma lo vedo ancora poco attrezzato per affrontare un mondo competitivo come quello del lavoro. Ufficialmente studia, ma è molto indietro con gli esami, anche se è intelligentissimo, certe volte capisce immediatamente cose che io fatico ad intuire. Il suo punto debole è l’affettività, non riesce a capire che ci si può innamorare di lui proprio come persona e che le cose che dice non solo non distruggono nulla ma possono portare ad un rapporto più profondo. Lui parla di sesso ma non d’amore, si sente gratificato dal fatto di essere desiderato sessualmente e dal fatto che io non gli chiedo nessuna prestazione sessuale particolare ma lo lascio del tutto libero e lo seguo in tutto, mi chiede spesso di dirgli e di ripetergli che mi sento sessualmente gratificato da lui e che con lui sto bene, cosa tra l’altro verissima, perché adesso io vivo per lui. Qualche volta vorrei parlare con lui anche d’altro, tipo gli studi e il futuro lavorativo, ma non mi permette di andare su questi argomenti, mi dice che non vuole essere diretto, che non devo dargli consigli, e allora mi sto zitto e gli sorrido o gli dico solo che gli voglio bene. Qualche volta gli prendono attacchi di malinconia e allora vado nel panico perché ho l’impressione che si senta profondamente solo, lui si stende sul letto e io mi siedo vicino a lui e gli stringo la mano in silenzio e sono momenti intensissimi, quasi più del sesso. Nell’ultimo periodo lo sento più disponibile, meno intransigente e radicale dei suoi discorsi, come se volesse riconoscermi un maggiore spazio di autonomia, mi rimprovera meno se non do subito seguito a quello che mi chiede e, se cerco di giustificarmi, mi dice: Tranquillo, non è successo niente! Io penso che al di là del discorso della prostituzione ci siano anche altre situazioni che possono aver pesato molto sul mio ragazzo e penso che siamo cose ancora più difficili da ammettere, non ho idee troppo precise in mente e in ogni caso mi asterrò da qualsiasi sollecitazione. Io posso solo restargli vicino perché quando sto con lui mi sento felice e oggettivamente non ho nessuna esitazione. Se metto a confronto il rapporto che ho con lui con quello che ho avuto con i miei due ex storici, la differenza risulta evidente ed enorme, di lui sono profondamente innamorato, con gli altri ragazzi avevo una relazione ma non ne ero innamorato. Project, ho tanta paura di sbagliare, non di sbagliare per me ma di fare male a lui perché proprio non se lo merita, è un ragazzo profondamente buono, con tanti problemi, certo, ma è il mio ragazzo e non sono stato mai così felice come da quando ci siamo conosciuti. Lui ha cambiato la mia vita e l’ha resa infinitamente migliore, vorrei tanto che fosse felice come lo sono io!
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PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)

Comprendo che quello che scriverò non incontrerà il consenso di parecchie persone, parlo specialmente delle persone più giovani, ma, dal punto di vista del vecchio gay, quanto sto per dire corrisponde ad un’esperienza reale.

I gay che sono giovani oggi, hanno un background culturale molto diverso da quello dei gay della mia generazione, sono cresciuti in un mondo più libero, in cui la ricerca della propria felicità era almeno un’ipotesi possibile, per me e per molti della mia generazione non è stato così, e il risultato di tutto questo, che si avvertiva meno nelle età intermedie della vita, pesa invece significativamente nella vecchiaia, perché, salvo rare eccezioni, un gay della mia generazione ha di fonte a sé una vecchiaia di solitudine. Era in fondo un destino atteso fin dall’inizio e accettato come tutto ciò che è inevitabile, ma con l’andare degli anni questo destino appare sempre meno facile da gestire.

Un etero aveva davanti a sé un progetto di vita basato sull’idea della famiglia, idea che comporta certo problemi e difficoltà ma sono problemi a difficoltà legati comunque alla vita di coppia e ai rapporti familiari, in questi casi la solitudine è talvolta un desiderio di fuga ma non è certo una condizione imposta.

Oggi è concepibile l’idea di famiglia gay, o almeno di coppia gay, quarant’anni fa non lo era: non c’era internet, non c’erano i telefonini, e i messaggi si mandavano per espresso, e l’espresso, che impiegava tre giorni per essere recapitato, poteva finire in mani sbagliate e non c’erano password che potessero proteggere la privacy. Le possibilità di conoscere altri ragazzi gay erano minime se non nulle, perché il coming out equivaleva all’esclusione sociale e familiare definitiva, i rischi della comunicazione erano enormi e in sostanza la possibilità di costruire un rapporto erano affidate esclusivamente alla conoscenza personale e ad un’esplorazione lentissima e prudentissima che nella stragrande maggioranza dei casi portava solo a pie illusioni, destinate per giunta a durare anni.

Un gay della mia generazione sapeva in pratica molto bene e fin dall’inizio che le possibilità di costruire una vita affettiva conforme ai propri desideri era praticamente nulla e che sarebbe stato necessario spendere la vita in qualche cosa di alternativo che aiutasse a darle un senso comunque serio, anche se come scelta di ripiego, le ipotesi classiche erano il perseguimento di una carriera importante e di prestigio, il farsi prete per poter comunque dedicare la vita al prossimo evitando di pensare ad altro, o la scuola che avrebbe comunque permesso di mantenere un rapporto con quel mondo giovane il cui fascino era all’epoca insopprimibile.

Poi gli anni passano, gli ideali di prestigio sociale svaniscono, la chiesa, che sembrava una via di salvezza, comincia ad apparire come una trappola dalla quale non si potrebbe comunque uscire e lo scarto generazionale con i giovani si fa abissale e con questo vengono meno anche gli interessi.

Che cosa ci resta di gay, più o meno frustrato? La risposta e semplice: non ci resta niente e allora si comincia a valorizzare, anche con gli amici gay, tutti quei contenuti che non hanno nulla di gay, in pratica li si considera buoni amici per fare due chiacchiere o per prendere una pizza nonostante il fatto che siano gay, che alla fine diventa una questione del tutto accessoria.

L’omosessualità, oltre una certa età, più che una questione di identità personale diventa una questione di principio, o meglio un aspetto particolare del problema globale dei diritti umani, in pratica una questione astratta.

Quando anche i 60 sono lontani e ci si avvicina piano piano ai 70, le prospettive cambiano, le difficoltà di dialogo aumentano sia con le persone più giovani che con i coetanei. Le spinte di base alla socialità vengono meno e l’abitudine sostituisce l’interesse.

Io penso che per un etero che ha figli e nipoti le prospettive siano diverse, perché c’è a protezione la rete dei rapporti familiari. Per un gay ci può essere il cane, ci possono essere le piante, poi qualche hobby e poi il dover fare i conti con la pensione che non basta mai e con le malattie che sono l’unica cosa che appartiene realmente al vecchio.

Non so come sarebbe stato essere etero e non ho mai desiderato di non essere gay. Ora davanti a me c’è la vecchiaia, non dico la vecchiaia gay ma le vecchiaia in solitudine. Qualche soddisfazione c’è ancora… e a me, tutto sommato, è andata bene.

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GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
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RIVIVERE LE PRIME ESPERIENZE GAY

Ciao Project,

spero tutto bene.

Io bene, ho passato gli ultimi mesi abbastanza tranquilli, nulla di nuovo da raccontare, almeno fino a ieri…

Ieri infatti è successa una cosa che ti voglio raccontare. È successo che mi sono imbattuto in un libro francese uscito recentemente: Arrète avec tes mensonges, di Philippe Besson.

Il libro, non ancora tradotto in italiano, è in testa alle classifiche di vendita in Francia, ed è un libro autobiografico in cui Besson racconta della sua adolescenza a metà anni 80.

È scritto benissimo (occorre conoscere un po’ di francese per capirlo ed apprezzarlo).

Ma soprattutto, quello che mi ha sconvolto (e sono arrivato solo a metà) è che la storia che racconta si sovrappone quasi alla perfezione con l’esperienza che ho avuto io!

Il protagonista (che è l’autore, gay dichiarato, scrittore di successo in Francia), nel 1984 ha 17 anni, vive in una cittadina di provincia e frequenta il locale liceo. È il classico ragazzo intelligente e sensibile, bravo a scuola, poco amante degli sport, cui piace leggere più che giocare a calcio. Il padre era il preside della sua scuola elementare ed è sempre stato un po’ freddo ed esigente nei suoi confronti. Philippe capisce che gli piacciono i ragazzi a 11 anni, quando ha le primissime esperienze pre-adolescenziali (le classiche toccatine reciproche) con un amico di due anni più grande di lui.

Quando è al liceo i compagni di classe cominciano a sfotterlo per i suoi modi non proprio rudi e lo apostrofano con i classici nomignoli che si affibbiano ai ragazzi ritenuti omosessuali (frocio, fighetta, ecc.). Philippe non reagisce a queste prese in giro, ne soffre, fa finta di nulla (lui scrive: non reagivo come avrebbe reagito un ragazzo etero, prendendo a pugni chi lo offendeva, ma facevo finta di non sentire, mi atteggiavo a ragazzo normale, ben sapendo di essere omosessuale).

Poi nel 1984, a 17 anni, nota un ragazzo di un’altra classe e se ne invaghisce. Il ragazzo si chiama Thomas, è bello, di una bellezza un po’ selvaggia, diversa dall’aspetto da bravo ragazzo di Philippe. Philippe se ne invaghisce, pur pensando che Thomas sia etero.

Un giorno però Thomas lo avvicina, e gli propone di vedersi. I due si incontrano e Thomas chiede a bruciapelo a Philippe se vuole fare sesso con lui. Philippe non crede alle proprie orecchie e senza starci troppo a pensare accetta. Il primo incontro avviene in una stanza della palestra della scuola, ed è descritto benissimo. A questo incontro ne seguono altri anche a casa di Philippe, mentre i genitori sono fuori per lavoro. Dopo aver fatto sesso Philippe e Thomas assumono in pubblico (a scuola, alle feste tra amici) un atteggiamento completamente freddo e distaccato. Soprattutto Thomas (che è considerato da tutti come assolutamente etero) è molto freddo con Philippe, che ne soffre e si ingelosisce quando vede le ragazze flirtare con Thomas.

Sono arrivato a questo punto del libro e ne sono completamente sedotto. Ho rivissuto pagina per pagina, parola per parola, la mia adolescenza. La descrizione delle prese in giro dei compagni di classe e la sofferenza nascosta di Philippe sono identiche a ciò che ho vissuto io.

Il primo contatto sessuale con Thomas, la descrizione delle emozioni provate da Philippe nell’abbracciare Thomas, nello sbottonargli i jeans, nel vedere il suo sesso, sono, parola per parola, quello che ho provato io alla stessa età, con un mio compagno di classe. Ricordo perfettamente il momento in cui ci siamo tolti la maglietta (il colore della sua maglietta!), in cui ci siamo sbottonati i jeans. Ricordo il momento in cui ho visto il suo sesso e ho pensato: eccolo, che bello che è. Ricordo gli sforzi per non venire subito, il chiedergli di togliere la sua mano dal mio sesso per non farmi venire troppo presto. E poi l’eccitazione che cresce, e poi l’orgasmo e la sensazione di scombussolamento che dura alcuni minuti dopo l’orgasmo.

La storia di Philippe è una storia con due ragazzi, ma soprattuto con Thomas; la mia storia è con tre ragazzi: il primo, a 14 anni, quello che mi ha reso cosciente di essere gay, il secondo a 17 anni appunto, e il terzo a 18 anni, un ragazzo con cui non ho fatto sesso, ma di cui mi ero invaghito come Philippe si era invaghito di Thomas. La descrizione che Philippe fa di Thomas e del suo innamoramento per Thomas, è identica (identica!) alla mia storia con quest’ultimo ragazzo. La prima volta che lo avevo notato, a scuola, ne avevo guardato il sedere, bello, proporzionato, dentro un paio di jeans attillati che ne esaltavano le forme, mentre si alzava dal banco. Poi avevo cominciato a guardare tutto il suo fisico, e lo cercavo durante l’intervallo per poterlo guardare, un po’ di nascosto, senza che altri compagni potessero accorgersene.

Avevo anche cercato di fargli capire che mi piaceva e forse lo aveva capito, ma né io né lui abbiamo avuto il coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Però, però quante volte mi sono masturbato pensando a lui! E quando mi masturbavo pensavo le stesse identiche cose che sono descritte nel libro per raccontare gli incontri tra Philippe e Thomas.

Ecco, per me i tre ragazzi (due con cui sono stato e uno di cui mi sono innamorato) sono fusi insieme nella figura di Thomas descritta nel libro. Ma la storia è incredibilmente identica.

Sono a metà del libro e non vedo l’ora di finirlo, anche se immagino che non ci sarà un lieto fine, anzi.

Non avrei ma pensato di trovare, per caso, un libro che raccontasse così bene la mia storia.

Questo libro mi ha fatto tornare adolescente, mi ha fatto rivivere quei momenti nei minimi particolari. Mi sono persino masturbato ieri sera, tanta era l’emozione e i ricordi che suscitava in me.

Questo libro, che non è un libro pornografico, ma è un vero capolavoro ed è il numero uno nelle classifiche francesi, è stupendo.

Se volevo la prova di cosa vuol dire essere omosessuale, e se volevo capire se ero davvero omosessuale quando, da adolescente, vivevo le mie prime esperienze con i ragazzi, questo libro mi ha levato ogni dubbio.

In altre occasioni ti avevo chiesto di aiutarmi a capire se ero o meno gay; se ero etero e semplicemente avevo avuto qualche esperienza “di passaggio” come tanti ragazzi 100% etero nel periodo adolescenziale.

Tu mi avevi giustamente messo di fronte alla realtà del mio essere omosessuale senza se e senza ma.

Questo libro è stato, come direbbero i francesi, “boulversant” per me. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di tutto quello che pensavo di me, di tutto quello che mi avevi detto di me.

Appena ho finito il libro ti racconto il resto delle mie impressioni ed emozioni. Intanto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Comunque è incredibile, le stesse identiche esperienze, sensazioni ed emozioni che ho provato io! Potrei averlo scritto io.

Un abbraccio,

Marco

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Caro Marco,

non ho letto il libro, ma da quello che tu ne scrivi penso possa essere proprio un ottimo libro. D’altra parte un libro è bello non quando tenta di dimostrare una tesi ma quando è vero, quando racconta cosa vere, quando è autobiografico, ed è ovvio che un libro crei una continuità tra autore e lettore non per questioni culturali e di stile, ma perché attraverso il libro si coglie una stretta analogia di esperienze reali. Vorrei allargare il discorso su un punto, quello che tu hai descritto non è solo esperienza tua  e dell’autore del libro, che così bene la rappresenta, ma, credimi, è l’esperienza comune di moltissime persone di tutte le età, che hanno vissuto turbamenti analoghi nella loro adolescenza. Il successo del romanzo è dovuto proprio al fatto che ci si sono ritrovati in tanti e che la risposta emotiva di tantissimi lettori è strettamente simile alla tua. I gay ce l’hanno eccome un patrimonio comune di esperienze, di emozioni, di sensazioni, e sono cose fondamentali, che magari si vivono a 13-14 anni, ma che poi non si dimenticano più per tutta la vita. Tu manifesti un così vivo interesse per il libro perché ti permette di tornare indietro negli anni e di rivivere esperienze che sono state intensissime. In effetti l’essere gay non è una cosa qualunque, un gay può vivere esperienze molto forti, nello stesso tempo profonde e coinvolgenti, che hanno certo una fondamentale componente sessuale ma che vanno molto al di là di questo. Innamorarsi ed essere ricambiati, cosa certo non comune, vuol dire arrivare a condividere l’intimità sessuale perché si sa che si condivide anche l’intimità affettiva e addirittura quella spirituale. L’innamorarsi, specialmente quello delle prime esperienze, ha una sua intima purezza, legata la fatto di non risentire di complicazioni intellettualistiche. Gli amori adolescenziali sono immediati e totali e non si scordano più, diventano gli archetipi della sessualità. Il primo contatto con la sessualità condivisa è travolgente, su questo non ci sono dubbi e se ne conserva distintamente memoria per tutte la vita.

Ti faccio una proposta, se te la senti: perché non mettere la tua mail nel forum? Penso che potrebbe essere utilissima a fare riflettere tanti ragazzi che faticano a riconoscere l’evidenza.

Un forte abbraccio e grazie della mail!

Project

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6006