CONTINUO A SOGNARE AMORE GAY E SESSO GAY

Ciao Project, tu parli di affettività e di sessualità, ok, capisco quello che vuoi dire, però sono due cose che vanno comunque sempre insieme. Mi sono innamorato anche io e profondamente di alcuni ragazzi, forse l’aspetto affettivo era lievemente prevalente, ma dico forse, perché proprio non lo potrei dire, il sesso c’era eccome, trattenuto, frenato, sublimato, tutto quello che vuoi tu, ma c’era eccome. Allora c’erano pure i sogni erotici che oggi non ci sono più, ma allora c’erano e c’era la masturbazione, che invece c’è ancora, che, ok, si poteva fare con i porno ma quando eri innamorato ti bastava la fantasia, se poi su quel ragazzo avevi anche un minimo di ricordi sessuali, e io li avevo, bastava richiamarli alla memoria e non c’era bisogno di niente altro. Se devo essere onesto, non ho mai vissuto rapporti totalmente sublimati, cioè senza fantasie sessuali di nessun genere, anzi le mie storie importanti erano accompagnate sempre e comunque da fantasie sessuali molto intense. Pensa che io avevo avuto anche un ragazza e con le avevo anche avuto rapporti sessuali, ma poi quando mi sono trovato con il primo ragazzo della mia vita, la cosa è stata tutta così diversa, così più intensa, così spontanea, così senza complessi, così totalmente diversa dai rapporti con la mia ragazza, che mi sono detto che non sarei stato mai più con una ragazza e così è stato, perché se uno è gay, sì, può anche fare sesso con una ragazza, qualche volta, ma non è proprio quello che sta cercando. Un ragazzo che ti interessa ti sconvolge, ti crea un trasporto affettivo e sessuale insieme che non ha nessun possibile paragone con un’esperienza etero. Io voglio vivere con un uomo, ho cercato sempre di stare vicino ai ragazzi, di creare con loro legami forti, di amicizia e anche di sesso, il fatto è che non ci sono riuscito quasi mai, un paio di volte sì, ma poi, dopo qualche anno, anche quei rapporti sono purtroppo finiti. Vedo ancora quei ragazzi, ovviamente non per sesso, e con loro sto bene, ma il fuoco della passione, se vogliamo dire così, non esiste più. Ti sembrerà paradossale, Project, ma adesso che ho 36 anni comincio ad avere di nuovo paura di rimanere solo. Chissà perché non riesco a vivere relazioni stabili, non so nemmeno se è colpa mia o no, ma non succede. È come se oggi la voglia di coppia fosse diminuita, nessuno si vuole impegnare, nessuno sui vuole legare. Il sesso più o meno amichevole lo trovi anche, ma un ragazzo da amare no! È proprio una cosa terribile. Certe volte mi sono illuso, pensavo che sarebbe finalmente successo, ma non è successo, o meglio sembrava che fosse successo, ma dopo qualche mese la cosa era del tutto esaurita. Io sogno un ragazzo da amare, da amare in tutti i sensi, un ragazzo col quale vivere una sessualità veramente libera e soprattutto reciproca, cioè mi piacerebbe trovare una vera armonia sessuale, che in pratica non ho mai trovato al 100%, ma vorrei anche un ragazzo col quale condividere la vita ordinaria, le preoccupazioni di lavoro, quelle economiche, i progetti per il futuro. Sto ancora sognando a 36 anni? L’esperienza non mi ha insegnato proprio niente? Dovrei accontentarmi e dire: ok, mi sta bene il primo disponibile, così mi “sistemo”! Proprio come facevano le ragazze bruttine di una volta (se veramente lo facevano). No! Allora sto meglio solo, perché se sto solo almeno sono libero. Essere in due è bello se ci si vuole bene veramente, altrimenti è meglio restare soli, tanto un po’ di sesso senza grandi aspettative lo trovo anche con qualche amico sfigato come me, ed è già successo.

Ti saluto, Pro!

Giovanni81

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CAPODANNO GAY

Caro Project,

oggi è capodanno e io sono solo in casa e non ho proprio niente da celebrare. Ho 74 anni, ho lavorato una vita per comprare un piccolissima casetta e sono stato imbrogliato più volte da gente di infimo livello abituata a speculare su tutto, ma adesso questa casetta mia ce l’ho. Ho fratelli, sorelle  e nipoti, ma ovviamente loro hanno il loro mondo fatto di veglioni, di gite e di sciare sulla neve, perché hanno i soldi per farlo. La vita, per tutti, anche per loro, alla fine sarà comunque uno schifo, ancora adesso non se ne rendono conto e quando parlo con loro vedo che proprio non hanno capito niente e che mi trattano come un mezzo demente. Io sono gay, loro non lo sanno, forse lo immaginano, ma di certo io non ho mai parlato di queste cose e d’altra parte non ho mai avuto un compagno. Di una sola cosa mi sento orgoglioso, cioè di non avere messo al mondo figli destinati comunque a soffrire. La giovinezza, se sei ricco, è una ubriacatura di stupidaggini, corri appresso alle mode, al ruolo sociale, e non ti guardi intorno, non vedi in che squallore si vive, non vedi che c’è tanta gente abbandonata a se stessa che sta scivolando in abissi di miseria e di depressione. Eppure non si fa nulla per queste persone e si continua a mettere figli al mondo in modo del tutto irresponsabile. Io sono gay e ovviamente non ho figli, non ci sarà nessuno condannato a vivere per causa mia. Francamente non ho mai capito a che cosa sia servita a mia vita: niente figli, rapporti familiari falsi o inesistenti, qualche pia illusione tipo la religione, ma è durata poco, e per il resto solo un’attesa penosa che arrivi l’ora. Io in salute sto ancora relativamente bene, ma gli anni passano e ogni capodanno significa scendere uno scalino, altro che attesa del futuro! Io ormai sono in attesa di una cosa sola. Forse i vecchi non possono più capire il mondo dei giovani, i vecchi sono arrivati alla consapevolezza del non senso della vita ma non possono comunicarla a nessuno che sia in grado di capirla. Ieri ho comprato al supermercato due sopra-cosce di pollo, stamattina le ho messe a lessare, col brodo ci farò un po’ di riso, poi mezza sopra-coscia di pollo a pranzo e mezza a cena e un’arancia, questo sarà il mio capodanno. Non vedo l’ora che arrivi domani perché se ho bisogno del dottore almeno lo trovo. I miei tre fratelli e i miei otto nipoti si sono “dimenticati” di farmi gli auguri, e li capisco, perché la mia casetta, spartita tra otto eredi, è una cosa veramente misera e non vale la pena di perdere tempo con un vecchio zio. Ma io sto meglio così. Ho visto la messa del papa, è un vecchio pure lui, ci prova a dire qualcosa di buono, ma non lo ascolta nessuno, chissà che cosa pensa veramente dentro di sé. Ho sempre paura di addormentarmi col fuoco acceso, devo comprarmi una cucina con un sistema di sicurezza che spegna il fuoco se la temperatura si alza troppo, oppure, e forse meglio, una pentola elettrica a tempo, almeno posso stare tranquillo. Non ho comprato il telesalvalavita Beghelli, perché lo dovrei collegare coi telefoni dei miei fratelli e dei miei nipoti… e no, non è proprio cosa. Pensavo di fare testamento a favore di un’associazione benefica, ma sono ancora incerto, tanto i miei nipoti di soldi ne buttano tanti e non hanno certo bisogno dei miei. Alla fine di novembre ho saputo che è morto un signore che mi era molto simpatico, ci salutavamo sempre per le scale, poi non l’ho visto più perché è finito in ospedale e lì dopo tre settimane è morto. Adesso a casa sua è venuta un’agenzia a prendersi cura dell’appartamento (un appartamento molto meglio del mio) e hanno portato via tutti i mobili per fare la ristrutturazione, dal modo come hanno portato via i mobili era evidente che sarebbero finiti tutti in discarica, mobili, ma anche libri e tante altre cose, i ricordi di una vita tutti in discarica. Beh, non la faccio tanto lunga, tanto hai capito, e vado a vedere a che punto sta il brodo.

Non so se augurarti buon anno, perché mi sembrerebbe di prenderti in giro, ti dico solo che leggere qualcosa di Progetto mi tira un po’ fuori dal pozzo della malinconia. Ciao.

Filippo (da Milano)

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NON GIUDICARE GLI ALTRI GAY

Caro Project,

ho letto alcune parti del tuo libro “Essere Gay” e mi ha colpito l’idea di morale gay, cioè l’idea di distinguere tra una omosessualità buona e una cattiva o almeno meno buona. In questo modo io credo che tu voglia mettere in evidenza quanto c’è di buono nella omosessualità, e su questo non posso che concordare con te, ma purtroppo sottolineando quello che c’è di buono si finisce per sottolineare anche quello che c’è o ci può essere di negativo e qui potrei ancora essere d’accordo con te, ma con qualche limitazione significativa.

Project, tu dici di essere assolutamente laico e ti rispetto per questo, io vengo invece da una formazione cattolica abbastanza tradizionale, in teoria dovrei aver imparato a distinguere il bene dal male ma ho anche imparato a non giudicare e a non sottovalutare le ragioni degli altri, anche di quelli che hanno stili di vita diversissimi dal mio.

Sono ormai vicino ai 70 anni e ogni volta che mi capita di poter avere un dialogo serio con qualcuno che ha vissuto esperienze lontanissime dalle mie mi rendo conto che se per un verso mantengo la mia tendenza a giudicare, per l’altro sono fortemente frenato dal fatto che le cose sbagliate, quando sono viste da vicino sono molto meno strane e sbagliate di quanto appaiono quando sono viste solo da lontano o sono considerate solo in teoria.

Parlavo giorni fa con un ragazzo non ancora trentenne e, come mia vecchia abitudine e mio difetto, stavo per l’ennesima volta cercando di mettermi in cattedra, ma per fortuna mi sono trattenuto e ho lasciato spazio a quel ragazzo. Lui mi ha parlato con molta sincerità delle sue esperienze di vita e io mi sono sentito del tutto disarmato, mi rendevo conto che i miei argomenti moralistici non avevano alcun senso se confrontati con esperienze dure come quelle vissute da quel ragazzo. Mi sono sentito un totale imbecille, uno che si è illuso di capire tutto senza avere realmente alcuna conoscenza di ciò di cui sta parlando. Il mio mondo mi è sembrato solo un ammasso di chiacchiere vuote.

Che avrei fatto se mi fossi trovato nelle situazioni in cui si è trovato quel ragazzo? Che cosa avrei scelto? E poi, avrei avuto reamente la possibilità di scegliere? Quel ragazzo era radicalmente diverso da me nei suoi atteggiamenti perché aveva avuto una vita radicalmente diversa dalla mia e molto più dura della mia. Prima avrei giudicato male i ragazzi come lui, avrei detto che avevano l’idea fissa del sesso, ma, in fondo, vedevo sempre più chiaramente la stupidità di questi giudizi.

La moralità del mio essere gay, o almeno quella che a me sembra essere la moralità del mio essere gay, se vogliamo dire tutta la verità, mi viene dalla mia formazione cattolica, che mi ha in qualche modo preservato dalle esperienze più dure, cioè il mio essere cattolico mi ha fatto essere gay in un modo molto particolare, ma attenzione, si tratta di un modo più prudente, più oculato, più controllato, ma forse anche più ipocrita e meno sostanzialmente partecipativo. Ho fatto quello che fanno tutti i ragazzi, sesso compreso, anche se con prudenza, non sono un santo e mi rimprovero soprattutto di non aver fatto quel po’ di bene che avrei potuto fare, poi mi fermo a riflettere e mi chiedo che cosa mi ha allontanato per esempio dalla ricerca del sesso sfrenato, e onestamente, pensandoci bene, non credo che sia stata l’educazione cattolica ma la paura, cioè brutalmente la necessità di salvare la faccia, che è una cosa comunque molto meschina, ecco che il confine tra moralità e meschinità diventa molto meno netto.

La necessità di salvare la faccia per me aveva un valore solo perché non sono mai stato veramente me stesso al 100% e soprattutto non sono mai stato messo con le spalle al muro da situazioni di fatto più forti di me, come è accaduto a quel ragazzo, perché in quel caso con ogni probabilità mi sarei comportato esattamente come lui. Quando si va alla sostanza delle cose la moralità delle persone, più che una qualità individuale è il risultato di un contesto e gli stessi concetti di merito e di colpa perdono i loro contorni chiari.

In fondo lo stesso papa Francesco aveva detto. “Chi sono io per giudicare un gay?” Sembrava una frase impacciata, che voleva indicare un’apertura ma è una frase che ha un significato estremamente serio. Ho provato ad applicare quella frase a me stesso e sono arrivato alla conclusione che non ho alcun diritto di giudicare. Anche chi va alla ricerca disperata e quasi nevrotica di sesso può avere ugualmente una sua morale e quella morale non è peggiore della mia, ed è solo apparentemente diversa.

Dal dialogo con quel ragazzo ho capito che il sesso non gli ha portato affatto la felicità e che in lui il bisogno di essere amato e rispettato per quello che è veramente è vivissimo, direi anzi che è molto più vivo che in me. Siamo rimasti a parlare per ore e abbiamo capito che tra noi c’era un rispetto reciproco profondo, un rispetto reciproco quasi inaspettato ma assolutamente reale.

Project, permettimi una divagazione, io, che sono gay e che non voglio perdere il contatto con la mia fede, ammiro molto papa Francesco, perché, secondo me, ha riportato il Cristianesimo ai suoi valori fondanti, non ha fatto polemica con la modernità ma si è messo alla ricerca delle persone e delle loro sofferenze, in sostanza non ha giudicato ma ha cercato di fare sentire la sua voce a favore degli ultimi. Fare qualcosa di buono e di concreto senza giudicare nessuno, questo è il suo stile.

Insomma, adesso sento che il mio essere gay può essere veramente conciliabile con il mio essere cristiano, almeno fino ad un certo punto. So che tu hai sostenuto il contrario, ma lo hai sostenuto in altri tempi, e mi piacerebbe capire che cosa pensi oggi, dopo che papa Francesco ha dato una lettura più evangelica del cattolicesimo. Scusami se mi sono permesso di provocarti con questa mia mail ma ti stimo molto e mi piacerebbe sapere se sei sempre dello stesso parere. Vorrei sottolineare che apprezzo molto quello che fai.

Paolo

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Caro Paolo,

ho letto la tua mail con vivo interesse. Sì: non giudicare! È un principio evangelico ma è anche un dovere morale laico. Quello che dici di quel ragazzo, mi è capitato più volte e mi ha messo in crisi più volte. Adesso la mia tendenza a giudicare si è ridotta notevolmente e ho recuperato la consapevolezza della mia ignoranza e delle mie incapacità. Credo di avere ancora moltissimo da imparare e purtroppo, alla mia età, non avrò il tempo per capire molte cose, ma certo l’idea di giudicare la terrò a freno.

Quanto a papa Francesco, non posso negare che, pur sentendomi radicalmente laico, ascolto con la massima attenzione quello che dice e cerco di farne tesoro. Ho anche io l’impressione che abbia riportato il cattolicesimo a valori più autenticamente evangelici. Il cattolicesimo non è o non dovrebbe essere un’ideologia. Direi che è un papa che ha atteggiamenti sostanzialmente laici e condivisibili da molte persone di buon senso anche fuori dalla chiesa cattolica, ha indubbiamente coraggio. Non posso negare che, specialmente negli ultimi mesi, sono rimasto molto colpito dal fatto che Francesco non sottolinei mai le divisioni ma cerchi la collaborazione degli uomini d buona volontà per fare tutti insieme qualcosa di buono e di concreto. Effettivamente papa Francesco non ha giudicato ma ha cercato di perseguite il bene impegnandosi per le periferie del mondo. Mi dispiace solo che sia ormai un uomo anziano perché la sua presenza potrebbe essere archiviata rapidamente dopo la sua uscita di scena e sarebbe veramente un danno per tutti, cattolici e no. Beh, credo che si capisca abbastanza bene quello che penso di papa Francesco.

Paolo, ti ringrazio veramente moltissimo della tua “provocazione”! Magari ci fossero tante provocazioni di questo tipo!

Project

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UN GAY CHE VUOLE RICOMINCIARE

Caro Project,
ma tu le cose che leggo nel forum le hai mai viste veramente? Sai che mi sembrava il forum? Mi sembrava una cosa proprio fuori dal mondo. Tutto buono, tutto bello, ragazzi gay disposti a sacrificarsi per gli altri, amicizie vere, coppie serie, ecc. ecc., scusa, Pro, a me mi sembrano tutte balle. Se tu avessi visto quello che ho visto io non faresti la difesa a oltranza dei gay. Altro che valori! Io ho visto gente squallida che manco ci stavano con la testa, proprio gente schizzata, il meno erano i nevrotici e i depressoni che quando ti attaccano una solfa non te li togli più dalle scatole. Ma tu in che mondo vivi? Su Marte? Tu dici che vivi nella parte dell’iceberg che non si vede perché sta sotto la linea di galleggiamento. Boh! Tu, in effetti, più che raccontare storie, proponi dei modelli, che però sono campati per aria. Al limite avevo pure pensato che il forum te lo fossi scritto tutto da solo, con 2500 identità diverse.
Poi mi so’ fatto due conti, se quello che sta sul forum fossero tutte balle inventate da te, ti saresti dovuto iscrivere al forum 2500 volte con mail diverse e avresti dovuto mandare 51.000 post e tutto questo per dire che i gay sono ok … No! Proprio non vale la pena. Non mi torna, quindi appresso a te c’è tutta una truppa di gente che ragiona più o meno come te, e sono tanti! Cavolo! Ma dove li hai trovati? Su Marte? Io non ne ho mai visto uno! Allora mi sono venuti tanti dubbi: ma non è che sono io che non ho capito un cavolo dei gay e che mi sono fatto fare il lavaggio del cervello dalla pornografia e da certi ambienti, che però sono comunissimi? Certo, scoprirlo a 31 anni sarebbe traumatico!
Mettiamo pure che le cose stiano proprio così, che faccio? A 31 anni ricomincio da 3? Seee! E vado a vivere su Marte? E poi io in un mondo come il tuo? Sarei proprio come il classico pinguino all’equatore! Ma l’alternativa quale sarebbe? Arrivare a 40 anni girando per locali a caccia di uno che ci sta? E poi a 40 anni non ti si fila più nessuno! Che vado a fare? Il gay scoppiato, modello classico, schizzato, fissato e mezzo fuori di testa? No! Che faccio? Penso alle cose serie? Mi rimetto a studiare a 31 anni e per fare che? Un lavoro da non morire di fame ce l’ho e poi studiare non mi è mai piaciuto, sulla sedia non ci so stare, tanto alla fine si crepa lo stesso, ma io a 31 anni sono ancora single, hai capito Pro? Ne ho trovati tanti per una botta e via e mi so’ pure stufato, ma manco uno che ci volesse rimanere. L’ho fatti scappare io a forza di mattane e mo’ che mi c’è rimasto? Facile: non c’è rimasto un ca… !
Mia madre ancora rompe che sono in tempo per mettere su famiglia, pensa un po’, io con una donna… manco se m’ammazzano, lei dice che così potrei avere figli, ma per fargli fare una fine come la mia, che tanto alla fine facciamo tutti la stessa fine. Pensa, Pro, io bazzico la movida gay da 20 anni e mia madre non ha ancora capito un cavolo … e mica ci vuole tanto!
Sono stufo, Pro, stufo del lavoro, stufo di stare a casa perché non ho modo di andarmene, stufo di buttare il tempo la sera, senza senso, in giro appresso a un branco di sfigati come me e peggio di me, stufo di non avere niente da fare, stufo di fare ancora il ragazzino che deve scoprire il mondo. Io il mondo l’ho scoperto da un pezzo e mi fa proprio schifo. Poi mia madre vuole il nipotino, o meglio la nipotina, ma per fare che cosa? Per vestire la bamboletta e per mettergli in testa una marea di cavolate, che poi ci deve mettere una vita per capire che so’ tutte cavolate.
Sono stufo, Pro, quando uno per sfogarsi un po’ s’è ridotto a veni’ a rompe li stivali a te… beh è arrivato proprio alla frutta. Ma sei sicuro che non hai solo raccontato balle pure tu? Io qualche dubbio ce l’ho, però sembra che tu ci credi… è questo che mi fa strano: c’è uno che crede a qualche cosa! Ma ci credi veramente o è tutta una recita pure la tua? È questo che vorrei sapere.
So’ stufo, Pro, non ne posso più di una vita buttata via così… ma da dove si ricomincia? Io alla fine ci proverei, tanto peggio di così…
Se vuoi, rispondimi, vediamo che succede.
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ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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AMORE GAY E RICOSTRUZIONE AFFETTIVA

Caro Project,
ho 27 anni e mi sono innamorato di un ragazzo di 22, gli voglio proprio bene, non è solo una questione di sesso, tra noi c’è una forma di intimità molto profonda. Lui non è alla prima esperienza e penso che ne abbia passate di brutte, cioè che abbia vissuto proprio situazioni molto difficili, lui qualche ammissione l’ha fatta e, mettendo insieme i pezzi del puzzle, penso che abbia avuto esperienze di prostituzione, non sono riuscito ancora a capire perché, dato che ha una famiglia passabile, forse non ottima, ma certo non delle peggiori. Non è uno che butta via soldi per cose stupide, è anzi molto attento al denaro, alla fine sono arrivato alla conclusione che lo abbia fatto non per soldi ma per buttarsi via. Quando il livello del discorso tra noi è arrivato al punto che almeno sul fatto in sé il discorso è stato chiaro, lui si aspettava di essere scaricato, ma è una cosa che non avrei mai fatto, ero sconvolto da quello che mi aveva detto e pensavo a quello che poteva aver passato per arrivare a quel punto. Non si è sentito giudicato, per fortuna. Io non ho fatto domande ma gli ho detto che doveva fare il test hiv. Prima si è arrabbiato in modo furioso e aggressivo, mi ha detto che lo trattavo come un appestato, ma dopo un paio di giorni siamo andati insieme a fare il test (l’ho fatto anche io), aveva paura e si vedeva ma per fortuna il test è venuto negativo. Dopo era molto più sollevato. Mi ha raccontato qualcosa di quello che ha passato ed era evidente che era talmente abituato all’idea che non potesse esistere per lui nessuna forma d’amore, che per fortuna dalle sue esperienze non ha riportato traumi pesanti. È stato quasi sempre con uomini anziani che, pure in una situazione come quella, non lo hanno umiliato, qualcuno, dopo aver parlato cinque minuti con lui se ne andava senza pretendere nulla e addirittura chiedendogli scusa, altri purtroppo erano un po’ come animali ma almeno usavano il preservativo. Mi ha raccontato quello che gli succedeva ma non ho capito come sia arrivato a quel punto, certo c’è arrivato, diciamo così, senza intermediari, cioè senza entrare nel cosiddetto giro della prostituzione e questa è stata una cosa molto positiva. Project, puoi capire che, dopo il test anche io ho tirato un respiro di sollievo perché un po’ di sesso l’avevamo fatto, comunque adesso è un problema superato. Tra noi c’è molta intimità, parliamo molto ma facciamo anche molto sesso, io di lui sono innamorato cotto e penso che il sesso per lui sia una cosa fondamentale, ha una forma di partecipazione totale, un lasciarsi andare senza riserve che mi riempie di tenerezza. In pratica il sesso per noi è un mezzo di comunicazione potente e insostituibile. In questo ho imparato tantissimo da lui, perché prima ero del tutto imbranato e condizionato e pensavo che il sesso fosse solo divertimento. Resto molto colpito dal fatto che sia arrivato a parlare con me liberamente di cose così delicate, si stupisce quasi del fatto che sono innamorato di lui e penso di essere per lui una persona importante. I rapporti coi genitori sono o negativi o al massimo neutri, lui non li considera proprio, cioè non fanno realmente parte del suo mondo, le storie che ha avuto con altri due ragazzi, al di fuori dei siti di prostituzione, non hanno lasciato praticamente traccia, il discorso con loro era rimasto a un livello estremamente superficiale. Che cosa si porta dentro il mio ragazzo io in realtà non lo so, penso che adesso stia meglio che qualche mese fa, ma lo vedo ancora poco attrezzato per affrontare un mondo competitivo come quello del lavoro. Ufficialmente studia, ma è molto indietro con gli esami, anche se è intelligentissimo, certe volte capisce immediatamente cose che io fatico ad intuire. Il suo punto debole è l’affettività, non riesce a capire che ci si può innamorare di lui proprio come persona e che le cose che dice non solo non distruggono nulla ma possono portare ad un rapporto più profondo. Lui parla di sesso ma non d’amore, si sente gratificato dal fatto di essere desiderato sessualmente e dal fatto che io non gli chiedo nessuna prestazione sessuale particolare ma lo lascio del tutto libero e lo seguo in tutto, mi chiede spesso di dirgli e di ripetergli che mi sento sessualmente gratificato da lui e che con lui sto bene, cosa tra l’altro verissima, perché adesso io vivo per lui. Qualche volta vorrei parlare con lui anche d’altro, tipo gli studi e il futuro lavorativo, ma non mi permette di andare su questi argomenti, mi dice che non vuole essere diretto, che non devo dargli consigli, e allora mi sto zitto e gli sorrido o gli dico solo che gli voglio bene. Qualche volta gli prendono attacchi di malinconia e allora vado nel panico perché ho l’impressione che si senta profondamente solo, lui si stende sul letto e io mi siedo vicino a lui e gli stringo la mano in silenzio e sono momenti intensissimi, quasi più del sesso. Nell’ultimo periodo lo sento più disponibile, meno intransigente e radicale dei suoi discorsi, come se volesse riconoscermi un maggiore spazio di autonomia, mi rimprovera meno se non do subito seguito a quello che mi chiede e, se cerco di giustificarmi, mi dice: Tranquillo, non è successo niente! Io penso che al di là del discorso della prostituzione ci siano anche altre situazioni che possono aver pesato molto sul mio ragazzo e penso che siamo cose ancora più difficili da ammettere, non ho idee troppo precise in mente e in ogni caso mi asterrò da qualsiasi sollecitazione. Io posso solo restargli vicino perché quando sto con lui mi sento felice e oggettivamente non ho nessuna esitazione. Se metto a confronto il rapporto che ho con lui con quello che ho avuto con i miei due ex storici, la differenza risulta evidente ed enorme, di lui sono profondamente innamorato, con gli altri ragazzi avevo una relazione ma non ne ero innamorato. Project, ho tanta paura di sbagliare, non di sbagliare per me ma di fare male a lui perché proprio non se lo merita, è un ragazzo profondamente buono, con tanti problemi, certo, ma è il mio ragazzo e non sono stato mai così felice come da quando ci siamo conosciuti. Lui ha cambiato la mia vita e l’ha resa infinitamente migliore, vorrei tanto che fosse felice come lo sono io!
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PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)

Comprendo che quello che scriverò non incontrerà il consenso di parecchie persone, parlo specialmente delle persone più giovani, ma, dal punto di vista del vecchio gay, quanto sto per dire corrisponde ad un’esperienza reale.

I gay che sono giovani oggi, hanno un background culturale molto diverso da quello dei gay della mia generazione, sono cresciuti in un mondo più libero, in cui la ricerca della propria felicità era almeno un’ipotesi possibile, per me e per molti della mia generazione non è stato così, e il risultato di tutto questo, che si avvertiva meno nelle età intermedie della vita, pesa invece significativamente nella vecchiaia, perché, salvo rare eccezioni, un gay della mia generazione ha di fonte a sé una vecchiaia di solitudine. Era in fondo un destino atteso fin dall’inizio e accettato come tutto ciò che è inevitabile, ma con l’andare degli anni questo destino appare sempre meno facile da gestire.

Un etero aveva davanti a sé un progetto di vita basato sull’idea della famiglia, idea che comporta certo problemi e difficoltà ma sono problemi a difficoltà legati comunque alla vita di coppia e ai rapporti familiari, in questi casi la solitudine è talvolta un desiderio di fuga ma non è certo una condizione imposta.

Oggi è concepibile l’idea di famiglia gay, o almeno di coppia gay, quarant’anni fa non lo era: non c’era internet, non c’erano i telefonini, e i messaggi si mandavano per espresso, e l’espresso, che impiegava tre giorni per essere recapitato, poteva finire in mani sbagliate e non c’erano password che potessero proteggere la privacy. Le possibilità di conoscere altri ragazzi gay erano minime se non nulle, perché il coming out equivaleva all’esclusione sociale e familiare definitiva, i rischi della comunicazione erano enormi e in sostanza la possibilità di costruire un rapporto erano affidate esclusivamente alla conoscenza personale e ad un’esplorazione lentissima e prudentissima che nella stragrande maggioranza dei casi portava solo a pie illusioni, destinate per giunta a durare anni.

Un gay della mia generazione sapeva in pratica molto bene e fin dall’inizio che le possibilità di costruire una vita affettiva conforme ai propri desideri era praticamente nulla e che sarebbe stato necessario spendere la vita in qualche cosa di alternativo che aiutasse a darle un senso comunque serio, anche se come scelta di ripiego, le ipotesi classiche erano il perseguimento di una carriera importante e di prestigio, il farsi prete per poter comunque dedicare la vita al prossimo evitando di pensare ad altro, o la scuola che avrebbe comunque permesso di mantenere un rapporto con quel mondo giovane il cui fascino era all’epoca insopprimibile.

Poi gli anni passano, gli ideali di prestigio sociale svaniscono, la chiesa, che sembrava una via di salvezza, comincia ad apparire come una trappola dalla quale non si potrebbe comunque uscire e lo scarto generazionale con i giovani si fa abissale e con questo vengono meno anche gli interessi.

Che cosa ci resta di gay, più o meno frustrato? La risposta e semplice: non ci resta niente e allora si comincia a valorizzare, anche con gli amici gay, tutti quei contenuti che non hanno nulla di gay, in pratica li si considera buoni amici per fare due chiacchiere o per prendere una pizza nonostante il fatto che siano gay, che alla fine diventa una questione del tutto accessoria.

L’omosessualità, oltre una certa età, più che una questione di identità personale diventa una questione di principio, o meglio un aspetto particolare del problema globale dei diritti umani, in pratica una questione astratta.

Quando anche i 60 sono lontani e ci si avvicina piano piano ai 70, le prospettive cambiano, le difficoltà di dialogo aumentano sia con le persone più giovani che con i coetanei. Le spinte di base alla socialità vengono meno e l’abitudine sostituisce l’interesse.

Io penso che per un etero che ha figli e nipoti le prospettive siano diverse, perché c’è a protezione la rete dei rapporti familiari. Per un gay ci può essere il cane, ci possono essere le piante, poi qualche hobby e poi il dover fare i conti con la pensione che non basta mai e con le malattie che sono l’unica cosa che appartiene realmente al vecchio.

Non so come sarebbe stato essere etero e non ho mai desiderato di non essere gay. Ora davanti a me c’è la vecchiaia, non dico la vecchiaia gay ma le vecchiaia in solitudine. Qualche soddisfazione c’è ancora… e a me, tutto sommato, è andata bene.

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