MODELLI DI COMPORTAMENTO OMOSESSUALE E PORNOGRAFIA

Partiamo dalla definizione di eterosessuale maschio (etero) come di persona di sesso maschile che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di donne o di ragazze, e di omosessuale maschio (o gay) come persona, sempre di sesso maschile, che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di uomini o di ragazzi.

Secondo la nozione comune, un rapporto affettivo o sessuale “omosessuale maschile” o, brevemente, “omosessuale” è un rapporto “tra due persone di sesso maschile”, ma è evidente che, di fatto, le situazioni che possono verificarsi sono due e sono nettamente diverse tra loro. Se il rapporto si crea tra due gay si parlerà di rapporto gay-gay, se si crea tra un etero e un gay si parlerà di rapporto etero-gay. Non deve stupire che esistano i rapporti etero-gay, perché un etero pur potendosi “innamorare” affettivamente e sessualmente solo di donne o di ragazze, può certamente, per vari motivi, trovarsi ad avere rapporti, in genere privi di una vera componente affettiva, con ragazzi gay, il fenomeno, anzi, è piuttosto comune, come avremo modo di vedere nella sezione dedicata alla sessualità gay.

Storicamente i rapporti etero-gay e quelli gay-gay sono nati in epoche molto diverse e si sono strutturati secondo modelli molti diversi.

Rapporti etero-gay 

In tempi passati, uomini eterosessuali di classe sociale alta, fortemente frustrati nella loro sessualità etero a causa dei matrimoni combinati, erano portati a trovare uno sfogo per la loro sessualità in avventure sessuali con prostitute, o in veri amori ancillari, socialmente negati ma sostanzialmente tollerati perché apparentemente non mettevano in crisi l’istituzione matrimoniale.

L’eterosessualità dei giovani di alto rango sociale era spesso frustrata da matrimoni in cui la moglie era oggettivamente di classe sociale superiore al marito, che finiva per orbitare nella famiglia di lei e per dipendere dai suoi redditi e dalle sue proprietà. In sostanza un uomo eterosessuale poteva sentirsi un oggetto comprato dalla famiglia della moglie. La tendenza a fuggire alla morsa del matrimonio era talvolta notevole ma c’erano certamente freni inibitori rappresentati dalla religione e dai sensi di colpa in materia sessuale da essa ispirati, come pure dal fatto che la crisi di un matrimonio poteva pesare negativamente sui bilanci della famiglia del marito.

Chiaramente, in queste situazioni, la rottura del matrimonio, visto oggettivamente come una vera e propria trappola, nella quale si era entrati per totale inesperienza e sulla base delle pressioni familiari, poteva trovare un’alternativa tollerabile nel fatto di avere un’amante.

Cercarsi un’amante, anch’essa di alto livello sociale, avrebbe comportato la possibilità che si ricreassero rapporti di dipendenza sostanzialmente analoghi a quelli già provati nel matrimonio e per di più i legami sarebbero stati difficilmente dissimulabili in ragione del fatto che moglie e amante provenivano dallo stesso ambiente, molto più facile sarebbe stato trovarsi un’amante di basso livello sociale, la cui fedeltà sarebbe stata garantita dal suo stesso bisogno di denaro, anche qui ritorna la logica del comprare l’amore, ma non si tratta brutalmente di prostituzione ma di qualcosa di molto più complesso in cui intervenivano anche sentimenti nobili, come la tendenza a proteggere la ragazza povera e ad emanciparla dai rischi della vera prostituzione, ben più brutale. Le storie d’amore di questo tipo sono comuni alla fine del ’700 e nel primo ’800 e hanno alimentato tanta letteratura.

Se l’uomo eterosessuale di alta società incontrava una ragazza povera ma fedele e oggettivamente innamorata di lui, il rapporto poteva diventare stabile e anche molto gratificante, fermo restando che non avrebbe mai potuto trasformarsi in matrimonio a causa della enorme differenza di livello sociale. La storia di Cenerentola rappresenta, in forma molto nobilitata, un rapporto d’amore tra una ragazza povera e il suo amante nobile e ricco. Va sottolineato che i rapporti degli uomini etero con le loro amanti avevano anche una componente di potere non trascurabile, la differenza di classe sociale aveva un ruolo fondamentale ed era la base di una struttura del rapporto del tutto dissimmetrica: la ragazza era totalmente dipendente dall’amante non solo a livello economico ma anche a livello culturale, era in genere analfabeta, mentre il suo amante era un uomo che aveva ricevuto un’educazione raffinata e che frequentava gli ambienti dell’alta società. All’epoca, la condizione della donna, ai livelli sociali bassi, era di netta subordinazione e, in genere, una ragazza povera che si vedeva corteggiata da un ricco signore, ben si guardava dal reclamare una parità di fatto impossibile. Su queste basi i rapporti tra un eterosessuale ricco e la sua amante potevano durare per anni ed essere sostanzialmente gratificanti per entrambi.

Accadeva però anche che talvolta le fughe dal matrimonio verso amori con altre donne di classe sociale bassa fossero tutt’altro che gratificanti per la venalità della ragazza, per la sua infedeltà e, più raramente, per la sua riluttanza ad accettare un rapporto che comunque l’avrebbe lasciata in una condizione di sottomissione.
In situazioni del genere, un uomo eterosessuale ricco finiva per mescolare al risentimento verso la moglie anche un risentimento più generale verso l’universo femminile, percepito come dominatore e venale a tutti i livelli e si sentiva per un verso dominato dalla moglie e per l’altro condizionato e quasi ricattato dall’amante. In questi casi, e non raramente, capitava che ricchi uomini eterosessuali sviluppassero simpatie importanti non verso ragazze ma verso ragazzi di condizione sociale più bassa: stallieri, domestici, ma anche contadini e operai economicamente indipendenti.

La prostituzione omosessuale esisteva anche allora, ma era molto più limitata di quella eterosessuale; gli uomini “eterosessuali” che fuggivano dal mondo femminile, in genere, non si rivolgevano alla prostituzione maschile ma tendevano a costruire con alcuni ragazzi dei rapporti stabili, analoghi a quelli che, in condizioni più favorevoli, avrebbero costruito con delle ragazze povere.

I rischi per il partner di livello sociale più alto, in questo tipo di rapporti, consistevano essenzialmente nella possibilità di ricatto da parte del partner di livello sociale più basso, mentre i rischi per il partner di livello sociale più basso consistevano nella possibilità di trovarsi di fronte ad un volgare rapporto di prostituzione travestito da rapporto amichevole-amoroso di lunga durata.

Nel “Maurice” di Forster, il ricco borghese Maurice tende a manifestare il suo rispetto profondo per il guardiacaccia Scudder, non solo non rimarca mai la differenza sociale che lo separa da Scudder, come farebbe un ragazzo etero ricco che cerca una relazione etero-gay, ma tende fin dal primo momento a costruire il suo rapporto con Scudder su un piano di autentica parità, che è indice di un vero rapporto gay-gay. Maurice manifesta però inizialmente gli stessi timori del ricatto che avrebbe un ricco borghese eterosessuale in cerca di un rapporto etero-gay.

Per far capire a Scudder che si è innamorato di lui come un vero gay, Maurice deve mostrare a Scudder il suo profondo interesse affettivo, al di là dell’interesse meramente sessuale. Quando Maurice teme che Scudder stia per emigrare non si limita a salutarlo, dandogli magari il ben servito con una somma di denaro, come avrebbe fatto un ricco borghese implicato in un rapporto etero-gay, convinto che una volta andato via Scudder non sarebbe stato difficile trovare un sostituto; Maurice è autenticamente sconvolto dall’idea di perdere Scudder che ai suoi occhi non è sostituibile, e lo cerca con ansia, finché poi non lo ritrova per non lasciarlo mai più.

Sottolineo una cosa fondamentale: dal punto di vista dell’uomo ricco eterosessuale che costruisce un rapporto extra-matrimoniale, un rapporto eterosessuale e uno omosessuale sono cose nettamente diverse, nel rapporto eterosessuale l’uomo eterosessuale trovava una gratificazione che poteva essere profondissima, accompagnata da un senso di libertà totale e di reciprocità affettiva oltre che sessuale, in altre parole, un uomo omosessuale poteva innamorarsi veramente della ragazza povera, mentre non sarebbe mai accaduto lo stesso in una storia con un ragazzo, che sarebbe stato visto sempre e comunque come il “sostituto di una donna”.

Chiarito il punto di vista dell’uomo ricco etero nel rapporto etero-gay, cerchiamo di capire chi erano i ragazzi ai quali questi uomini si rivolgevano. Innanzitutto non erano prostituti capaci di andare indifferentemente per denaro sia con uomini che con donne, erano, nella maggior parte dei casi, ragazzi omosessuali, cioè ragazzi che si innamoravano sia affettivamente che sessualmente di ragazzi o di uomini e che sognavano una relazione stabile.

Sottolineo che negli ambienti sociali più bassi, la prostituzione maschile era in qualche modo accettata e giustificata sulla base di una necessità economica, mentre l’omosessualità era di fatto tacitamente tollerata ma non era socialmente accettata. La convivenza di due uomini era un fatto ritenuto inaccettabile, proprio perché l’omosessualità non era mai considerata come una condizione di vita normale e possibile. In simili circostanze, i ragazzi omosessuali erano estremamente sensibili a qualunque segnale, proveniente da altri ragazzi, che avesse lasciato trasparire qualche elemento di omosessualità. I segni di disponibilità dimostrati da alcuni uomini di classe sociale alta, stanchi del loro matrimonio e del mondo femminile in genere, facevano ritenere ai ragazzi gay di livello sciale più basso di aver finalmente trovato un ragazzo omosessuale innamorato di loro e quindi sollecitava la loro disponibilità.

È in questo clima che si sviluppavano le cosiddette relazioni etero-gay, da un lato un etero ricco in un momento di ribellione verso il mondo femminile che cercava il “sostituto di una ragazza” per sfogare la sua sessualità ed esercitare il suo senso di dominio, e dall’altro un ragazzo gay povero che sognava di trovare un altro gay col quale creare un rapporto stabile.

Questi rapporti, i cosiddetti rapporti etero-gay erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse appannaggio esclusivo del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari femminili.

I rapporti etero-gay sono stati una realtà frequente fino agli anni 60 e oltre del 1900. Nei rapporti etero-gay i ruoli sono fissi: il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. È proprio per questo che, ancora oggi, si usa parlare di “rapporto omosessuale completo” per indicare un rapporto che comprende anche la penetrazione anale, ma si tratta di un modo di dire derivato dal mondo etero.

Di norma, come abbiamo visto, il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti di potere legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay.

Va tenuto presente che quando i maschi borghesi eterosessuali si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante, i rapporti con le prostitute consentivano loro di dimenticare le loro frustrazioni e di sfogare il loro desiderio di dominio, talvolta, più che di sesso. Il senso di superiorità e di dominio si manifestava oltre che attraverso pratiche sessuali particolari, attraverso il denaro. Lasciare del denaro sul comodino “pour vos beaux yeux!”, come si diceva allora, era un modo fortissimo di marcare la differenza sociale e quindi il non coinvolgimento col partner. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui normalmente il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

Nascita della pornografia 

Si ritiene comunemente che la pornografia sia sempre esistita e se ne sia sempre fatto larghissimo uso, come accade oggi, ma le cose stanno in modo completamente diverso. Alla fine dell’800 Wilhelm von Gloeden, realizzò a Taormina una enorme quantità di foto, ritenute da molti foto pornografiche, si trattava in realtà di foto di nudo, quasi sempre maschile, anche se ci sono nudi femminili, ma c’erano anche paesaggi, foto di pastori e di contadini. Il nudo maschile era rappresentato sempre in una cornice mitologica greca e non esiste nessuna foto di von Gloeden che rappresenti rapporti sessuali o situazioni fortemente connotate in senso sessuale. Le foto di von Gloeden erano certamente ricercate dagli omosessuali, ma erano materiale raro e prezioso, diffuso sempre attraverso canali riservatissimi. Famose furono anche le foto di nudo maschile realizzate a Roma da Wilhelm von Plüschow, anch’esse diffuse riservatamente tra gli omosessuali di alto livello sociale, come testimonia un frammento di una lettera di John Addington Symonds a Charles Edward: Sayle:[1]

“Se siete interessato a studi veramente artistici di nudi, fatti per la maggior parte all’aria aperta, andate a trovare il mio amico G. Plüschow, Via Sardegna 34. Ne ha realizzato un’immensa collezione che sarà felice di mostrarvi. Sinceramente vostro. J A Symonds”

Chiamare pornografia le foto di Gloeden o di Plüschow è comunque una forzatura e in ogni caso la diffusione di quelle foto fu minima. In passato, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900, la diffusione di foto pornografiche, etero o gay, era considerata oltraggio al pudore ed era perseguita per legge, le foto erano costose e assolutamente non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In una realtà di questo genere la cosiddetta pornografia gay era di fatto rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello del rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia clandestina e per questo l’unico “ufficiale”, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

A partire dalla fine degli anni ’60 del ’900, con la liberazione sessuale ’68, i gay cominciarono ad avere un minimo di visibilità e, in alcuni casi almeno, come nei collettivi universitari, ebbero la possibilità di confrontarsi tra loro e di riconoscersi, cosa prima del tutto impossibile. Fu solo nei primi anni ’70 che i gay cominciarono ad abbandonare i vecchi rapporti etero-gay, in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, per vivere finalmente dei rapporti gay-gay. Fino all’inizio egli anni ’70 moltissimi gay vivevano rapporti di amicizia amorosa unidirezionale, spesso neppure dichiarata, verso ragazzi etero che si consideravano esclusivamente loro amici, ovviamente senza rapporti sessuali. I rapporti sessuali, cioè esclusivamente sessuali, continuavano ad essere appannaggio dei rapporti etero-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay, imposto dalla pornografia, ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso però anche il ruolo attivo era ricoperto da un gay.

Va ricordato che fino all’inizio degli anni ’70, non esistevano né pubblicazioni destinate ai gay né pornografia gay. La prima rivista omosessuale in Italia, “Fuori!”, comparve nel 1971, e la tiratura delle riviste omosessuali fu comunque molto bassa perché la diffusione in libreria o in edicola scoraggiava gli acquirenti.

Per capire come e quando la pornografia, in Italia, arriva alla grande distribuzione, bisogna tenere conto che la rivista “Le Ore”, nata nel 1953 come rivista di attualità cinematografica, distribuita fino al 1967, dal 1971 divenne una rivista erotica soft, con organi genitali maschili coperti e senza foto esplicite di rapporti sessuali. Nel corso degli anni ’70 la legislazione italiana sul buon costume si fece molto più elastica e nel 1977 “Le Ore” diventò una rivista hard. Dai primi anni ’80 le riviste porno saranno gradualmente soppiantate dalle videocassette. La prima rivista porno gay, “Gay Italia”, cominciò le pubblicazioni nel 1983. “Babilonia” la più nota rivista mensile italiana gay, con foto di nudo ma mai di cattivo gusto, e con articoli di interesse per i gay, iniziò le pubblicazioni del 1982 e proseguì fino al 2009.

Rapporti gay-gay 

Nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità che marcava una forte differenza rispetto al rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

In anni recenti, fine secolo XX e inizio del XXI, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay.

Nei colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che, man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane, la sessualità gay-gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli.

Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

Cercherò ora di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni. Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione anale un comportamento sessuale desiderabile.

Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale o di farsi praticare sesso orale da lui, mentre le fantasie riguardanti la penetrazione sono decisamente meno comuni. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che anzi è percepita spesso come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata, i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay. Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare il diverso da sé. Una coppia gay è caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il pene del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi. Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali ed è assolutamente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzarsi attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette coccole:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.
2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.
3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.
4) Rinviare la fase dell’orgasmo.
5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.
6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte, la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento, la pornografia nel senso classico del termine sta lentamente perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali. Mi rendo conto che la descrizione che ho dato della sessualità di coppia delle giovani coppie gay, in particolare formate da ragazzi non dichiarati, potrà apparire dogmatica e pretenziosa, parlare di un “principio di parità” nella sessualità gay di coppia potrebbe sembrare un tentativo di introdurre surrettiziamente regole del tutto prive di senso.

Mi è stato ricordato più volte che nei rapporti di coppia tutto può capitare e dipende da ciò che si desidera e dalle persone che si conoscono, in questo senso, quanto più ci si libera da categorie e schemi tanto più si è vicini alla realtà. Su questo non posso che concordare, ma devo sottolineare che il “principio di parità” non è un’invenzione di chi ha steso queste pagine ma è la sintesi di quanto è emerso da centinaia di mail e da centinaia di ore di colloquio nel corso di diversi anni. Ovviamente le rilevazioni hanno certamente un valore limitato a quanto riscontrato dal punto di osservazione di Progetto Gay e non sono necessariamente generalizzabili, ma hanno comunque una base oggettiva molto seria.
_______
[1] Lettera 1969 – John Addington Symonds, Letters, Wayne State University Press, 1969, vol. III. – If you care for extremely artistic studies from the nude, done mostly in the open air, go & see my friend G. Plüschow 34 Via Sardegna. He has made an immense collection which he will be delighted to show you. Very truly yours. J A Symonds

__________

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5672

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...