ESSERE GAY TRA ABUSI E VIOLENZA DOMESTICA

Ciao Project,

leggo da tempo il forum e ho letto anche parecchi pezzi del manuale “essere gay” e ti posso dire che per me sono state letture utilissime, perché avevo le idee parecchio confuse. Il fatto di essere gay mi creava non pochi problemi, non per la cosa in sé, che sento mia al 100%, ma per via degli altri e del non sapere che fare e come comportarmi. Adesso ho meno paure, ma ho comunque moltissimi problemi che non ho risolto e che non riesco a risolvere ed è proprio di questo che ti vorrei parlare, perché ho letto le risposte che dai ai ragazzi e mi sembrano molto equilibrate.

Io ho 25 anni, sono gay, di questo non ho dubbi, non ho mai avuto fantasie su ragazze, da ragazzino sono stato abusato da un amico di mio padre, penso che mio padre non se ne sia mai reso conto, ma è successo e per un periodo di alcuni mesi, io avevo tra gli otto e i nove anni, forse anche un po’ di più. Non c’è stata violenza, a me allora sembrava una specie di gioco, sul momento mi rendevo poco conto e non avevo nemmeno sensi di colpa o cose simili e non odiavo nemmeno quell’uomo, cioè non mi veniva proprio in mente che fosse un modo di approfittare di me, in fondo almeno in teoria avrei potuto dire di no, non mi sentivo costretto. Lui aveva più o meno 45-50 anni. In sintesi, al tempo non sono rimasto sconvolto da questa cosa, non l’ho detta a mio padre perché mi sembrava un gioco mio segreto, fatto con un amico di mio padre e quindi niente di strano. Ho letto quello che hai scritto sull’abuso in relazione all’orientamento sessuale. Tu dici che se uno è stato abusato da piccolo da un uomo, se poi si accorge di essere gay la può prendere malissimo perché ricollega il fatto di essere gay all’abuso, potrà anche essere vero, anzi sarà certamente così, ma a me non è successo. Il ricordo di quei fatti mi è rimasto nella memoria come una specie di imprinting (per usare il tuo linguaggio, che mi sembra molto opportuno) ma non di imprinting negativo. Io non ho più rivisto quell’uomo, e sono passati ormai sedici anni, ma il ricordo di quegli episodi ce l’ho sempre bene fisso nella memoria e qui cominciano i problemi perché in pratica la mia sessualità è rimasta fissata a quelle cose, che dai 13-14 anni in poi, sono state le fantasie costanti delle mie masturbazioni. La masturbazione per me è l’altro problema, perché in certi periodi diventa quasi compulsiva e la ripeto anche quattro o cinque volte al giorno e questo fatto mi condiziona non poco perché mi riesce difficilissimo innamorarmi di un ragazzo. A dire il vero, fino ad un anno fa mi riusciva proprio impossibile. Negli ultimi dieci mesi la mia vita è cambiata, ho conosciuto un ragazzo di 31 anni (lo chiamerò Nick) e con lui sono riuscito a parlare di quando ero bambino e di quello che mi condiziona ancora oggi. Non ho superato completamente i miei problemi, con Nick il rapporto è buono e sto oggettivamente molto meglio, ma per esempio, se cerco di masturbarmi pensando a Nick, mi  tornano immancabilmente in mente i ricordi di tanti anni fa e tendo a ripetere con Nick dei comportamenti sessuali che sono quelli che avevo imparato allora. Nick ha con me una pazienza infinita, ma ci sono giorni in cui finisco per masturbarmi anche cinque volte pensando ai miei ricordi di infanzia e quando lo faccio ci sto proprio male, non sul momento, ma dopo, ho l’impressione che non riuscirò mai ad innamorarmi veramente di Nick e che noi non saremo mai una coppia. Con Nick parliamo molto di sesso e lo facciamo anche, lui è molto protettivo, è lui che segue i miei tempi, certe volte quando stiamo insieme e mi prendono le solite fisse, lui mi stringe a sé e mi tiene così per minuti e in quei momenti riesco ad essere felice, gli ho detto che vorrei vivere in simbiosi con lui ma so che è impossibile e quando lui se ne torna a casa sua e io torno a casa dei miei genitori mi assale di nuovo il ricordo di me bambino e finisco a masturbarmi quasi ossessivamente, ne ho parlato con lui e mi ha detto che quando succede lo devo chiamare perché almeno per telefono mi può stare vicino anche in quei momenti. In effetti sono stato molto meglio perché pensare che potevamo condividere dei momenti così intimi e per me così sconvolgenti mi rassicurava. Oggi ho solo una paura, la paura di perdere Nick, o peggio la paura che lui possa stancarsi di me, di seguire le mie manie, perché per me la sua presenza è fondamentale. Nelle ultime due settimane gli ho detto che avrei voluto sentire uno psicologo, lui non ha fatto obiezioni, io ci sono andato e lo psicologo ha detto che avrebbe voluto incontrarci insieme. Ci siamo andati e dopo una lunga conversazione lo psicologo ha detto che siamo una coppia nel senso profondo della parola e che stiamo gestendo le cose nel modo migliore. Ha detto che in genere l’abuso lascia sul bambino e poi sull’adolescente e sull’adulto traumi pesanti e ha aggiunto che la mia situazione non aveva carattere patologico ed era già in via di superamento. Ha aggiunto che sarebbe stato certamente disponibile a seguirci ma con tempi molto rilassati, cioè a parlare con noi per vedere i progressi, a intervalli di almeno due mesi, perché io non avevo bisogno di una terapia e Nick non aveva bisogno di consigli perché mi voleva bene. Devo dire che il discorso dello psicologo mi ha tranquillizzato parecchio, ancora adesso resta la masturbazione compulsiva ma molto meno di prima e resta che tendo a ripetere una sessualità come quella di allora. Che ne pensi Project? Ti voglio dire che Nick ha letto questa mail, perché non farei nulla tenendolo all’oscuro e mi ha chiesto di allegare anche delle cose scritte da lui.

Aspetto con ansia la tua risposta.

Un abbraccio

L.

Ciao Project,

volevo aggiungere alla mail di Luciano solo pochissime cose: prima di tutto che è un ragazzo meraviglioso e di una bontà assoluta, lo ammiro perché tratta le persone con umanità e con rispetto come io non saprei mai fare, poi ti voglio dire che quando stiamo insieme stiamo benissimo e che le cose di cui ti ha parlato ormai interferiscono molto poco col nostro rapporto. Lui ti ha parlato dei suoi problemi ma di problemi ne ho avuti tanti anche io, diversi dai suoi ma molto seri, ho passato periodi di depressione profonda e di demotivazione totale, non sapevo dove sbattere la testa. L’omosessualità non era certamente per me il problema più grosso, secondo me i miei veri problemi erano molto più a monte nel fatto che sono cresciuto in un ambiente violento in cui mio padre picchiava i figli e la moglie e di fatto non ho mai avuto una famiglia nel vero senso della parola e di questo ho sofferto moltissimo. Quando ho conosciuto Luciano, lui si è preso cura di me, mi ha dato fiducia e mi ha fatto proprio rivivere, cioè mi ha fatto sentire amato. Se non ci fosse stato lui io non so proprio dove starei adesso e preferisco non pensarci. Abbiamo ancora tanti problemi perché le nostre famiglie (chiamiamole così) di noi non sanno nulla e dobbiamo vederci quasi di nascosto e fuori paese, ma anche con tutte queste complicazioni per me la vita è veramente cambiata e penso anche per lui. Io pensavo che la mia vita sarebbe finita male e invece adesso riesco a sentirmi felice.

Ti abbraccio, Project, e ti ringrazio per tutto quello che fai.

Nick

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CHAT TRA UN GAY E UN ETERO CURIOSO

Ricevo da un Utente (gay) di Progetto Gay il testo di una sua chat con un ragazzo 22enne etero curioso. Ovviamente le etichette vanno perse con tutte le riserve del caso, ma sono comunque utili a inquadrare sinteticamente la situazione. Entrambi i protagonisti hanno autorizzato la pubblicazione. I nomi sono stati eliminati e le località sono state cambiate.
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– Da dove?
– Latina, tu?
– Roma
– A o P?
– Ancora con ste cazzate!
– Perché?
– Perché sono cazzate!
– Ma tu, A o P?
– Ci credi che una questione del genere non m’è proprio mai passata per la testa?
– Ma che fai, sfotti?
– No! È proprio così… secondo me tu non sei manco gay
– Ma che cavolo dici! Io di ragazzi me ne sono fatti tanti
– Lo vedi, non sei gay!
– Ah no? E perché?
– Ma scusa ma tu ti sei mai innamorato di un ragazzo?
– Che? Innamorato? Ma come parli? Ma da che mondo vieni?
– Sì, innamorato! È una cosa bellissima!
– Senti, bello, ma che ci stai a fare qua? Ci stai a cercare l’innamorato? Eh eh …
– No! Quello ce l’ho già!
– Tu, anni?
– 31 e tu?
– Ammazza, manco di primo pelo, io 22, ma mi sa che ne so molto più io di te!
– Di certe cose penso proprio di sì, di altre meno
– Ma sei un prete?
– Io? Per carità!
– Sei dell’esercito della salvezza?
– None!
– E allora chi cazzo sei?
– Sono un gay felice!
– E stai qua solo per rompere i coioni a me?
– No! Ma siccome abbiamo cominciato a parlare… e poi A o P? Ma chi te l’ha messo in testa?
– Come chi me l’ha messo in testa?
– Guarda io e il mio ragazzo siamo proprio disinibiti ma A o P non ce lo siamo mai chiesto
– Cioè? Che cavolo dici? Ci sarà pure uno A e uno P
– Ma manco per niente, noi siamo due ragazzi mica un uomo e una donna.
– Vabbe’ ma scusa e allora come fate?
– Posso fare prima io una domanda a te?
– Vai!
– Tu hai mai fatto l’amore con una ragazza?
– Certo!
– E ci stavi bene?
– Ammazza!
– Lo vedi, non sei gay!
– Ma che cavolo c’entra, con un ragazzo è diverso… con un ragazzo non ci fai l’amore, con un ragazzo è solo sesso, comunque adesso rispondi tu, voi come fate?
– Dici sesso anale?
– Sì
– Non lo facciamo
– Ma che cazzo dici?
– Veramente e mica è una scelta, proprio non c’è mai passato per la testa
– A me invece mi passa per la testa eccome e tutte le volte che l’ho fatto sono stato sempre attivo
– Ma tu non cercavi un ragazzo, tu cercavi il sostituto di una ragazza
– Beh, e con questo? A me piace dominare, si vede che a te ti piace stare sotto!
– Lo vedi, usi proprio categorie che nessun vero gay userebbe
– Vero gay? E chi sarebbe? Uno come te?
– Ma guarda che non sono mica una mosca bianca
– Le mosche si posano sulla merda, altro che bianche!
– Che vorresti dire?
– No, così, niente, una battuta stupida, non era riferita a te
– Ah!
– Quanti anni ha il ragazzo tuo?
– 32
– E da quanto state insieme?
– 11 anni
– Ma dai!
– È vero! proprio 11 anni
– E non vi siete mai messi le corna?
– No, penso proprio di no
– Cioè tu stai da 11 anni con lo stesso ragazzo?
– Sì esattamente!
– E non ti sei stufato?
– Neanche un po’!
– Ma allora me lo dici che ci stai a fare qui?
– Ecco questa è una domanda seria, diciamo per curiosità
– Curiosità di che? Qui è tutto molto spiccio
– Mi piacerebbe capire come ragionano gli altri
– Sei uno psicologo?
– No!
– Uno strizzacerveli?
– No! Niente di tutto questo
– Il tuo ragazzo lo sa che stai in questa chat?
– Certo che lo sa!
– E non dice niente?
– No! Qualche volta ci viene pure lui.
– E voi sareste quelli gay felici e contenti, quelli gay veri!
– Eh sì…
– Ma di sesso tra voi che fate?
– Tutto quello che ci viene spontaneo, e ce n’è!
– Cioè che cosa?
– Beh, a livello sesso, masturbazione reciproca e sesso orale.
– Ma quelle sono cose da ragazzini!
– Forse sì, ma noi siamo ancora ragazzini
– E poi? Cioè che altro fate?
– Poi una marea di coccole
– Di che?
– Di coccole, abbracci, carezze…
– Ma vestiti o nudi
– Beh, è ovvio, nudi, a pelle, e sono cose bellissime
– In effetti non deve essere male
– Lo vedi che lo ammetti pure tu!
– Sì, però ci vorrebbe il ragazzo giusto
– E tu non lo hai mai trovato?
– Dove? Qua? Ma quando mai! Ma tu il ragazzo tuo dove l’hai trovato?
– È un mio ex-collega di lavoro, per un po’ abbiamo lavorato nello stesso posto
– Ti va di raccontarmi come è successo?
– Certo! Ma è stato tutto molto semplice, siamo diventati amici, cominciando a scambiare qualche parola, poi abbiamo parlato molto e alla fine è venuto tutto da sé
– Quanto ci avete messo a dichiararvi?
– A creare il nostro rapporto ci abbiamo messo un anno e mezzo, quanto a dichiaraci non ci siamo mai dichiarati
– Tutto sottinteso?
– Sì, tutto sottinteso
– E il sesso?
– Beh, una volta che ci siamo capiti, è venuto tutto da sé, però aspetta, prima abbiamo fatto il test tutti e due
– Ammazza, ma c’avevate proprio fifa!
– Beh, sai, se uno sta proprio sicuro tutta la cosa se la gode meglio, se no resti sempre con l’ansia
– Ma se non lo fate con la penetrazione non c’è rischio
– Non è vero, il rischio c’è lo stesso e se il sesso te lo vuoi godere non ti puoi portare nel sottofondo la paura che ti stai impestando
– In effetti io prima lo facevo pure senza protezione, poi mi sono venute le paturnie e ho fatto il test, quando lo sono andato a ritirare mi stavo proprio cacando sotto, però è andata bene e adesso il preservativo lo uso sempre, ma solo per il sesso anale
– Beh ma anche il sesso orale è rischioso per il ricevente, almeno bisogna evitare il contatto con lo sperma, non basta, però è comunque meno rischioso
– Vabbe’, allora tanto vale che ti fai frate!
– No, dai che basta un po’ di buon senso
– Mh … vabbe’ … Ma lui ti eccita ancora dopo 11 anni?
– Direi che è soprattutto una immensa tenerezza, il sesso c’entra parecchio, è ovvio, ma per me il sesso serve a farlo stare bene, o meglio, aspetta, serve a stare bene insieme, senza segreti, condividendo proprio tutto
– Mi viene sempre più l’idea che mi stai prendendo per il culo
– E che ci guadagnerei? Non so nemmeno chi sei
– Sì ma fai proprio le prediche, mi sa che sei un fake
– Proprio per niente!
– … Ma tu proprio ragazze zero?
– Te l’ho detto, sono gay!
– Vedi, io con una ragazza le coccole pure le capisco ma è diverso, con un ragazzo la cosa deve essere sessuale nel vero senso della parola
– Scusa, ma perché? Chi lo dice?
– Lo dicono tutti!
– Io no!
– E vabbe’ ma tu sei uno, gli altri sono tanti, anzi tantissimi! Io a scambiare coccole con un ragazzo come con una donna non mi ci vedo proprio
– Ma tu adesso hai una ragazza?
– Una mezza storia, ma è una rompipalle, lei pensa che ce l’ha solo lei, mi ricatta col sesso, e forse c’ha pure un altro
– Ma tu con lei ti ci vedi sposato?
– Sposato? E che me metto la tagliola al cazzo? A parte che mica si piglierebbe uno come me, io me ne piglierei una come lei, cioè col fisico suo, ma deve essere la ragazza mia e basta. Ma è sicuro che non mi stai a piglia’ per il culo?
– Manco ti conosco
– Ma come è possibile che voi proprio con le donne niente? Io questa cosa non la capisco proprio
– Ti può sembrare strano ma è così
– Ma proprio du’ tette, un bel culo e te niente, proprio zero? Perché a me le ragazze mi piacciono ma mi tira pure coi ragazzi, è una cosa diversa ma mi tirano pure i ragazzi
– Io con le donne proprio nessuna interesse
– Ma ti tira almeno un po’?
– Magari, se fosse in una situazione che ci si vuole bene veramente, forse, non lo so, ma al limite…
– Ma ti fanno proprio schifo?
– No! Per carità, ci sono ragazze alle quali voglio bene, le stimo, le sento amiche, ma non sono attratto dalle ragazze
– Cioè proprio non ti si drizza?
– No! Quello può pure succedere e magari, al limite, ci potrei anche fare sesso, forse, ma del mio ragazzo mi sono innamorato, è proprio un’altra cosa
– È come succede a me: coi ragazzi solo sesso, ma de ‘na ragazza mi prende proprio
– Sì, però io non andrei mai a cercare sesso da una ragazza, io una chat etero non ci sono mai entrato
– Io sì, ma era proprio un puttanaio, ma pure quelle gay, ma forse quelle etero è pure peggio
– Beh, se vai a cercare una ragazza in una chat erotica…
– Mh … ma ce l’hai duro adesso?
– Manco per niente!
– Io sì! Lo vuoi vedere?
– No, dai, proprio non mi interessa!
– E che gay sei?
– Uno vero!
– Vabbe’, l’ho detto per metterti alla prova, perché di mezzi preti qui ne trovi tanti, ma poi se gli chiedi se lo vogliono vedere accendono subito la cam
– Ma io non ho accettato…
– Ho visto… però sei un tipo strano, se sei gay tu, gli altri che cosa sono?
– Quelli come te?
– Sì
– Beh, sono etero, un po’ frustrati, o forse un po’ bisessuali
– Allora tu ai bisessuali ci credi?
– Non si tratta di crederci ne ho conosciuti diversi
– Bisessuali come me?
– Ma tu non sei bisessuale, i bisessuali si innamorano dei ragazzi proprio come delle ragazze magari preferiscono più le ragazze o più i ragazzi, ma se ne innamorano proprio
– Ecco, questa cosa non la capisco, io non mi sono mai innamorato di un ragazzo, in genere non ci vediamo una seconda volta e poi certi tipi di ragazzi non mi piacciono proprio
– Cioè quali?
– Quelli che ti si appiccicano, quelli che vogliono essere per forza “il tuo ragazzo” quelli che ti mandano i messaggini, che ti chiamano per darti la buonanotte, sono azzeccosi, sono effeminati
– E allora di dovrebbero piacere
– Beh, una bella trans pure pure, ma uno che fa il ragazzo macho e poi fa tutte quelle moine da femmina proprio non mi piace, un ragazzo deve fare il ragazzo, le moine da un ragazzo non le capisco proprio, ma tu col ragazzo tuo facevi tutte quelle cose lì?
– Beh, qualche sms sì, lui non è ossessivo e nemmeno io però qualche attenzione speciale uno per l’altro ce la siamo concessa.
– Avete mai litigato?
– Eccome! Certe volte lo avrei proprio ammazzato
– Perché?
– Mi diceva che non stava bene, proprio fisicamente, dolori addominali, quando cercavo di portarlo dal dottore lui scattava, non ne voleva sapere, mi diceva che erano fatti suoi e non miei, che non era un ragazzino e che le sue scelte, giuste o sbagliate, le voleva fare da solo e qualche volta mi ha mandato malamente a quel paese
– Però non avete rotto
– No, ma mi faceva venire i nervi perché mi faceva preoccupare. Per fortuna è stato solo un periodo, poi è stato meglio, di recente non è stato bene di nuovo ma questa volta dal dottore c’è venuto e ha fatto bene
– Ma c’erano problemi grossi?
– No, per fortuna no
– Ma voi siete dichiarati?
– Con qualche amico, certo, perché quelli che ci conoscono ci vedono e non sono ciechi, con gli altri no, e tu sei dichiarato?
– No, e poi, se mi dichiaro, alla mia ragazza che cosa dico: senti cara io sono gay!
– E poi tu non lo sei!
– Ma se sono dichiarato me lo hai chiesto tu!
– Vero, era una domanda stupida
– Me lo dai un contatto tuo? Una mail o quello che vuoi tu
– Ok [… omissis …]
– Il mio è [… omissis …], vabbe’ mo’ vado che è tardi, oh è stata una chattata strana, però m’è piaciuta
– Anche a me
– Allora buonanotte e salutami il tuo ragazzo
– Certo! Buonanotte a te!

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I GAY E LA MISTICA DEL SESSO

Ciao Project,

avevo già avuto modo di parlare con te in chat parecchio tempo fa, oltre un anno, avevamo parlato della sessualità gay e avevi messo in crisi parecchie delle mie certezze, che però erano nello stesso tempo, diciamo così, delle certezze problematiche e sgradevoli. Oggi ti vorrei proporre un’altra questione che comincia a darmi un po’ di fastidio.  Dato per scontato che gli etero abbiano il loro mondo e che possano non capire niente di quello gay e che quindi possano sparare giudizi anche stupidi su quelle cose, mi chiedo perché i gay, che pure dovrebbero avere meno pregiudizi, sono spesso più ipocriti degli etereo e pure più piccoli di cervello. Hanno il loro campicello e pensano che per il solo fatto di essere gay uno debba somigliare loro in tutto, ma non è così per niente e loro non lo capiscono, Io ho degli amici gay, e sono amici di vecchia data, ma giudicano eccome, come gli etero e pure peggio, per loro esiste un solo modo di essere gay, il loro, e hanno tutto il loro repertorio e lo considerano il manuale della perfezione gay, fanno battute e allusioni che non sono semplici battute e allusioni ma dei giudizi stupidi sulla vita degli altri. Sono standardizzati, credono di aver capito tutto. Mi chiedo se veramente, per loro, il sesso ha un’importanza così fondamentale come dicono. Parliamoci chiaro, a me fare sesso piace, ma non ho la mistica del sesso, se c’è e se è col ragazzo che mi interessa e sta bene pure a lui, allora mi sta non bene ma benissimo, ma non capisco proprio il fatto di usare i telefonini per scovare i gay, di frequentare i siti di incontri, che poi comportano anche un certo rischio.  Ho l’impressione che la mistica del sesso sia ancora dominante e la cosa mi stupisce, io posso capire che abbia una visone mistica del sesso il ragazzetto giovanissimo che non ci è mai capitato, ma quando hai trent’anni e oltre, quando di storie ne hai avute tante, troppe, il che significa che non ne hai avuta nemmeno una che valesse qualcosa, cioè quando sei rimasto fregato non una ma moltissime volte, come fai ad avere ancora la mistica del sesso? E poi, come si concilia la mistica del sesso con i siti di incontri? Se uno mi dicesse: “per me il sesso è solo un modo di divertirmi, e del ragazzo non me ne frega niente”, allora la chat di incontri la potrei capire, quello che non capisco è parlare del sesso come di una cosa sublime e poi finire addirittura con un escort che lo fa per soldi. Che mistica sarebbe questa? Ma non basta… uno dei miei amici, che mi piace molto fisicamente, anche se secondo me ha parecchi problemi psicologici, è uno dei classici mistici del esso “che ne fanno di ogni genere”. Beh, su di lui ci ho fatto le mie fantasie, poi ho tergiversato un po’ e alla fine mi sono deciso e gli ho detto: “Ti andrebbe di fare un po’ di sesso con me?” Beh, non immagini la risposta, ha fatto una faccia schifata, gli ho chiesto se faccio proprio schifo e lui mi ha detto di no e ha aggiunto che ai suoi occhi sono scaduto molto, perché una proposta simile, cioè una proposta diretta e scoperta, da me non se la sarebbe mai aspettata. Io l’ho guardato strano ma lui non ha capito e ha continuato col suo atteggiamento. Io non ho insistito e questa volta è stato lui che c’è rimasto stranito. Avrebbe voluto che io insistessi, per tenermi sulla corda, per umiliarmi e alla fine per dirmi di sì, ma ha sbagliato i conti, perché chi fa così mi fa incazzare , perché si comporta da ipocrita. E poi, se ti va mi dici ok, va bene, se non ti va mi dici: no, grazie! E basta, ma senza discorsi moralistici, senza facce sconvolte e senza atteggiamenti da pezzo di m… . Ma non basta, io mi sarei aspettato che finisse lì, ma non è finita, è andato a raccontare il fatto, ovviamente tutto a modo suo, ad altri nostri amici e mi ha fatto fare una figura di m… . Io penso che le faccende di sesso tra due persone debbano restare una cosa privata tra quelle due persone e basta e non debbano diventare argomento di conversazione: tipo che se uno si porta a letto un altro se ne vanta con gli amici e se gli dice di no, ci fa sopra un pettegolezzo che non finisce più. Tu mi dirai che il mio è solo uno sfogo perché lui mi ha detto di no, ma non è così, di ragazzi che mi hanno detto di no ce ne sono stati e non pochissimi, ma erano seri, o avevano il ragazzo oppure non se la sentivano proprio di entrare in una cosa del genere, ma prima di tutto me lo hanno detto chiaro e poi non ci hanno fatto sopra pettegolezzi.  Ma perché fare una proposta sessuale diretta a qualcuno  deve essere preso come una cosa strana, mente fargli la dichiarazione d’amore solo per andarci a letto deve essere considerato una cosa sublime? In effetti è un’ipocrisia .Forse l’ipocrisia è la base della mistica del sesso! Che ne pensi Pro?

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GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’

Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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UN GAY RIDIMENSIONATO

Ciao Project,
leggere i tuoi siti mi ha molto aiutato quando vedevo l’omosessualità come un problema o meglio come il mio problema per eccellenza. Leggendo il forum mi sono sentito meno solo e la cosa mi ha fatto stare meglio ma, forse per l’educazione che ho rivenuto in famiglia, continuavo a pensare alla omosessualità come ad un problema, comunque ho vissuto la mia vita e a 27 anni ho avuto la fortuna di trovare un compagno. Niente colpi di fulmine, semplicemente ci siamo accorti entrambi che dall’altra parte c’era un’attenzione speciale, nemmeno dichiarata ma reale. Abbiamo cominciato a frequentarci solo come amici, poi la cosa è cresciuta da sé, ci rendevamo conto che un punto di limite tra noi realmente non c’era. Poi una sera in cui girava male ad entrambi e avevamo bisogno di non essere soli, ci siamo abbracciati in un modo speciale e non c’è stato più bisogno di dire nulla. Nonostante tutto, all’esterno, siamo rimasti solo due amici che si frequentano ma hanno ciascuno la sua vita. Viviamo ancora entrambi a casa dei nostri genitori, che non sospettano di nulla. Fin qui potrebbe essere la storia di una qualunque coppia gay del sud un po’ spaventata dalle reazioni della gente. Io mi lamentavo spesso della mia e anzi della nostra situazione e mi sentivo il più disgraziato degli uomini ma non avevo capito proprio nulla.Poco dopo che ci siamo messi insieme, il mio compagno ha cominciato a stare male, i medici prendevano le cose alla leggera ma io vedevo che le cose non andavano bene, insomma l’ho portato a Roma all’ospedale dei tumori e lì, purtroppo, ma dovrei dire per fortuna, sono arrivati alla vera diagnosi. Il mio compagno aveva un tumore. Quando glielo hanno detto gli è crollato il mondo addosso, e a me è successo qualcosa di simile, anche se non ero coinvolto in prima persona. Ti dico subito che le cose sono andate bene, adesso è tecnicamente guarito e deve fare solo dei controlli periodici, ma l’oncologo dice che il rischio di recidiva è oggettivamente minimo. Per uscire dal tunnel ci sono voluti sei anni, adesso ne ho 34 e lui 32, Project, questa esperienza ci ha proprio trasformato la vita. Quello che ho visto accompagnando il mio amico in ospedale mi ha ridimensionato. Adesso mi vergognerei a pensare che essere gay è un problema. I problemi sono altri e la cosa veramente terribile è doverli affrontare da soli, ma noi eravamo in due. La sua famiglia minimizzava e all’inizio mi dicevano che volevo mettere in testa al mio amico idee assurde e che lui stava benissimo, poi piano piano si sono resti conto. Non hanno mai capito perché io facessi per lui tutto quello che facevo, hanno sempre pensato che fosse solo per amicizia ma non era così. Non ho mai desiderato il bene e la vita del mio ragazzo come quando lo vedevo prostrato e depresso e cercavo di fare di tutto per tirarlo fuori dalla sua angoscia. Abbiamo vissuto insieme tutte le fasi, dal terrore vissuto con una fatalistica accettazione che era in realtà sono un tentativo di nascondere l’angoscia profonda per il futuro, alla prima luce di speranza, e poi, via via, tutta la strada verso l’uscita dal tunnel, sempre con l’idea di non andare troppo in là con la speranza e di non illudersi troppo. Avremmo voluto tante volte risposte incoraggianti dai medici ma erano sempre molto professionali e parlavano solo in termini di probabilità. Ricordo in particolare il medico che lo ha seguito in tutto il percorso, avrà avuto tra 55 e 60 anni, io penso che abbia capito che rapporto c’era tra noi, ci ha fatto sempre entrare insieme, e poi si fermava a spiegarci le cose nel dettaglio ma non sorrideva mai, era uno scienziato vero, ho visto il suo curriculum, quando gli mandavo una mail esprimendo dei dubbi, mi rispondeva in giornata. Solo le ultime volte l’ho visto in un modo diverso, dopo aver letto le analisi ci ha detto: “adesso possiamo stare relativamente tranquilli” poi ha visto che quel “relativamente” per me era stato come una pugnalata, ha accennato un sorriso e ha detto che la cautela in quelle cose ci vuole sempre ma che il mio amico per i protocolli medici era da considerare clinicamente guarito.

Abbiamo passato insieme sei anni della vita e li abbiamo passati insieme a combattere per la vita e adesso siamo veramente una coppia, restiamo per gli altri solo due amici perché non abbiamo denaro e lui è disoccupato mentre io ho un lavoro che ci permette a stento di starcene per conto nostro due o tre giorni al mese. Sembra poco ma per noi la vita vera è quella e quando lo abbraccio e lo stringo forte e sento che lui c’è, che è vivo e che mi sta abbracciando mi viene da piangere per la felicità. Project, per me, essere gay è stata la cosa più bella che potesse capitarmi.

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RIVIVERE LE PRIME ESPERIENZE GAY

Ciao Project,

spero tutto bene.

Io bene, ho passato gli ultimi mesi abbastanza tranquilli, nulla di nuovo da raccontare, almeno fino a ieri…

Ieri infatti è successa una cosa che ti voglio raccontare. È successo che mi sono imbattuto in un libro francese uscito recentemente: Arrète avec tes mensonges, di Philippe Besson.

Il libro, non ancora tradotto in italiano, è in testa alle classifiche di vendita in Francia, ed è un libro autobiografico in cui Besson racconta della sua adolescenza a metà anni 80.

È scritto benissimo (occorre conoscere un po’ di francese per capirlo ed apprezzarlo).

Ma soprattutto, quello che mi ha sconvolto (e sono arrivato solo a metà) è che la storia che racconta si sovrappone quasi alla perfezione con l’esperienza che ho avuto io!

Il protagonista (che è l’autore, gay dichiarato, scrittore di successo in Francia), nel 1984 ha 17 anni, vive in una cittadina di provincia e frequenta il locale liceo. È il classico ragazzo intelligente e sensibile, bravo a scuola, poco amante degli sport, cui piace leggere più che giocare a calcio. Il padre era il preside della sua scuola elementare ed è sempre stato un po’ freddo ed esigente nei suoi confronti. Philippe capisce che gli piacciono i ragazzi a 11 anni, quando ha le primissime esperienze pre-adolescenziali (le classiche toccatine reciproche) con un amico di due anni più grande di lui.

Quando è al liceo i compagni di classe cominciano a sfotterlo per i suoi modi non proprio rudi e lo apostrofano con i classici nomignoli che si affibbiano ai ragazzi ritenuti omosessuali (frocio, fighetta, ecc.). Philippe non reagisce a queste prese in giro, ne soffre, fa finta di nulla (lui scrive: non reagivo come avrebbe reagito un ragazzo etero, prendendo a pugni chi lo offendeva, ma facevo finta di non sentire, mi atteggiavo a ragazzo normale, ben sapendo di essere omosessuale).

Poi nel 1984, a 17 anni, nota un ragazzo di un’altra classe e se ne invaghisce. Il ragazzo si chiama Thomas, è bello, di una bellezza un po’ selvaggia, diversa dall’aspetto da bravo ragazzo di Philippe. Philippe se ne invaghisce, pur pensando che Thomas sia etero.

Un giorno però Thomas lo avvicina, e gli propone di vedersi. I due si incontrano e Thomas chiede a bruciapelo a Philippe se vuole fare sesso con lui. Philippe non crede alle proprie orecchie e senza starci troppo a pensare accetta. Il primo incontro avviene in una stanza della palestra della scuola, ed è descritto benissimo. A questo incontro ne seguono altri anche a casa di Philippe, mentre i genitori sono fuori per lavoro. Dopo aver fatto sesso Philippe e Thomas assumono in pubblico (a scuola, alle feste tra amici) un atteggiamento completamente freddo e distaccato. Soprattutto Thomas (che è considerato da tutti come assolutamente etero) è molto freddo con Philippe, che ne soffre e si ingelosisce quando vede le ragazze flirtare con Thomas.

Sono arrivato a questo punto del libro e ne sono completamente sedotto. Ho rivissuto pagina per pagina, parola per parola, la mia adolescenza. La descrizione delle prese in giro dei compagni di classe e la sofferenza nascosta di Philippe sono identiche a ciò che ho vissuto io.

Il primo contatto sessuale con Thomas, la descrizione delle emozioni provate da Philippe nell’abbracciare Thomas, nello sbottonargli i jeans, nel vedere il suo sesso, sono, parola per parola, quello che ho provato io alla stessa età, con un mio compagno di classe. Ricordo perfettamente il momento in cui ci siamo tolti la maglietta (il colore della sua maglietta!), in cui ci siamo sbottonati i jeans. Ricordo il momento in cui ho visto il suo sesso e ho pensato: eccolo, che bello che è. Ricordo gli sforzi per non venire subito, il chiedergli di togliere la sua mano dal mio sesso per non farmi venire troppo presto. E poi l’eccitazione che cresce, e poi l’orgasmo e la sensazione di scombussolamento che dura alcuni minuti dopo l’orgasmo.

La storia di Philippe è una storia con due ragazzi, ma soprattuto con Thomas; la mia storia è con tre ragazzi: il primo, a 14 anni, quello che mi ha reso cosciente di essere gay, il secondo a 17 anni appunto, e il terzo a 18 anni, un ragazzo con cui non ho fatto sesso, ma di cui mi ero invaghito come Philippe si era invaghito di Thomas. La descrizione che Philippe fa di Thomas e del suo innamoramento per Thomas, è identica (identica!) alla mia storia con quest’ultimo ragazzo. La prima volta che lo avevo notato, a scuola, ne avevo guardato il sedere, bello, proporzionato, dentro un paio di jeans attillati che ne esaltavano le forme, mentre si alzava dal banco. Poi avevo cominciato a guardare tutto il suo fisico, e lo cercavo durante l’intervallo per poterlo guardare, un po’ di nascosto, senza che altri compagni potessero accorgersene.

Avevo anche cercato di fargli capire che mi piaceva e forse lo aveva capito, ma né io né lui abbiamo avuto il coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Però, però quante volte mi sono masturbato pensando a lui! E quando mi masturbavo pensavo le stesse identiche cose che sono descritte nel libro per raccontare gli incontri tra Philippe e Thomas.

Ecco, per me i tre ragazzi (due con cui sono stato e uno di cui mi sono innamorato) sono fusi insieme nella figura di Thomas descritta nel libro. Ma la storia è incredibilmente identica.

Sono a metà del libro e non vedo l’ora di finirlo, anche se immagino che non ci sarà un lieto fine, anzi.

Non avrei ma pensato di trovare, per caso, un libro che raccontasse così bene la mia storia.

Questo libro mi ha fatto tornare adolescente, mi ha fatto rivivere quei momenti nei minimi particolari. Mi sono persino masturbato ieri sera, tanta era l’emozione e i ricordi che suscitava in me.

Questo libro, che non è un libro pornografico, ma è un vero capolavoro ed è il numero uno nelle classifiche francesi, è stupendo.

Se volevo la prova di cosa vuol dire essere omosessuale, e se volevo capire se ero davvero omosessuale quando, da adolescente, vivevo le mie prime esperienze con i ragazzi, questo libro mi ha levato ogni dubbio.

In altre occasioni ti avevo chiesto di aiutarmi a capire se ero o meno gay; se ero etero e semplicemente avevo avuto qualche esperienza “di passaggio” come tanti ragazzi 100% etero nel periodo adolescenziale.

Tu mi avevi giustamente messo di fronte alla realtà del mio essere omosessuale senza se e senza ma.

Questo libro è stato, come direbbero i francesi, “boulversant” per me. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di tutto quello che pensavo di me, di tutto quello che mi avevi detto di me.

Appena ho finito il libro ti racconto il resto delle mie impressioni ed emozioni. Intanto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Comunque è incredibile, le stesse identiche esperienze, sensazioni ed emozioni che ho provato io! Potrei averlo scritto io.

Un abbraccio,

Marco

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Caro Marco,

non ho letto il libro, ma da quello che tu ne scrivi penso possa essere proprio un ottimo libro. D’altra parte un libro è bello non quando tenta di dimostrare una tesi ma quando è vero, quando racconta cosa vere, quando è autobiografico, ed è ovvio che un libro crei una continuità tra autore e lettore non per questioni culturali e di stile, ma perché attraverso il libro si coglie una stretta analogia di esperienze reali. Vorrei allargare il discorso su un punto, quello che tu hai descritto non è solo esperienza tua  e dell’autore del libro, che così bene la rappresenta, ma, credimi, è l’esperienza comune di moltissime persone di tutte le età, che hanno vissuto turbamenti analoghi nella loro adolescenza. Il successo del romanzo è dovuto proprio al fatto che ci si sono ritrovati in tanti e che la risposta emotiva di tantissimi lettori è strettamente simile alla tua. I gay ce l’hanno eccome un patrimonio comune di esperienze, di emozioni, di sensazioni, e sono cose fondamentali, che magari si vivono a 13-14 anni, ma che poi non si dimenticano più per tutta la vita. Tu manifesti un così vivo interesse per il libro perché ti permette di tornare indietro negli anni e di rivivere esperienze che sono state intensissime. In effetti l’essere gay non è una cosa qualunque, un gay può vivere esperienze molto forti, nello stesso tempo profonde e coinvolgenti, che hanno certo una fondamentale componente sessuale ma che vanno molto al di là di questo. Innamorarsi ed essere ricambiati, cosa certo non comune, vuol dire arrivare a condividere l’intimità sessuale perché si sa che si condivide anche l’intimità affettiva e addirittura quella spirituale. L’innamorarsi, specialmente quello delle prime esperienze, ha una sua intima purezza, legata la fatto di non risentire di complicazioni intellettualistiche. Gli amori adolescenziali sono immediati e totali e non si scordano più, diventano gli archetipi della sessualità. Il primo contatto con la sessualità condivisa è travolgente, su questo non ci sono dubbi e se ne conserva distintamente memoria per tutte la vita.

Ti faccio una proposta, se te la senti: perché non mettere la tua mail nel forum? Penso che potrebbe essere utilissima a fare riflettere tanti ragazzi che faticano a riconoscere l’evidenza.

Un forte abbraccio e grazie della mail!

Project

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ANDY – ROMANZO GAY 16

Qui di seguito potete leggere il capitolo 16 di Andy – Romanzo gay.

Ricordo a chiunque fosse interessato che i capitoli già pubblicati sono raccolti in un unico volume e sono scaricabili in formato libro (pdf – LaTex), senza alcuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”.

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Andy si svegliò pochi minuti prima che la sveglia suonasse, si alzò senza chiamare Marco e se ne andò a preparare la colazione, quando suonò la sveglia Marcò ebbe un sussulto, Andy non era vicino a lui! Il cuore di Marco cominciò a battere velocemente ma dopo pochi secondi alcuni rumori di tazze e di piatti provenienti dalla cucina lo rassicurarono, si alzò in fretta e andò in cucina, abbracciò Andy e si baciarono teneramente.
– Come va, Cucciolo?
– Io bene e tu?
– Pure io, Cucciolo, e stamattina dobbiamo lavorare tantissimo per recuperare il tempo perso di ieri.
– Adesso non sono nemmeno le sette, alle sette cominciamo e finiamo a mezzogiorno, il pranzo ce l’abbiamo già e possiamo andare avanti come un treno!
– Birillo, mentre tu finisci di preparare la colazione io preparo la stanza per studiare… le cassette nuove dove stanno?
– Stanno in camera da letto nel primo cassetto del comò, ce ne dovrebbero essere parecchie… una dozzina almeno…
In pochi minuti la colazione fu in tavola. Andy innaffiò rapidamente le piante.
– Cucciolo, hai visto che belle! Ci sono due roselline che si stanno aprendo…
– Belle! Sono vive vive! Birillo, queste le abbiamo salvate noi!
– Sì, stavano per fare una brutta fine… mi piace tanto quando una pinta che era stata buttata via poi viene curata e rifiorisce, mi ricorda tanto il caso mio…
– Ma tu non sei una rosellina!
– Sì, però la sostanza è quella! Cucciolo, adesso basta con le chiacchiere e studiamo!
– Quasi mi stupisci, Birillo!
– Dai, su, non perdiamo tempo, quante pagine abbiamo oggi in calendario?
– Per recuperare veramente tutto al meglio 145!
– Allora cominci tu?
– Ok! Passami il libro…
– Allora: … Lo sviluppo della discipline amministrativistiche…
Il lavoro procedeva abbastanza speditamente, Quando leggeva, Marco diverse volte si accostava a Andy e gli dava un buffetto sulla guancia, quando leggeva Andy, Marco gli accarezzava per un attimo la mano, questi gesti erano evidentemente molto graditi e il sorriso luminoso di Andy in quei momenti portava Marco alle stelle. Non c’era distrazione sostanziale, la volontà di procedere con rigore era di entrambi e la determinazione li sosteneva anche in quei tratti della lettura nei quali, specialmente all’inizio, si perdeva il filo del discorso. Man mano che la lettura procedeva il libro sembrava assumere un significato sempre più concreto e anche condivisibile, Andy sembrava addirittura entusiasta e con la voce sottolineava i tratti essenziali del discorso, l’argomentazione non era pignola né troppo puntuale, diversi concetti avevano una vaga ispirazione di tipo filosofico e Andy ci si trovava particolarmente a suo agio, Marco si lasciava trasportare dalla logica dell’argomentazione e ne era compiaciuto. Talvolta il testo sembrava addirittura un po’ ripetitivo ma proprio per questo la fissazione dei concetti nella mente era largamente facilitata e il senso generale era ulteriormente sottolineato. Le note erano relativamente poche, la lettura risultava veloce oltre che gradevole. Lavorarono ininterrottamente fino alle undici, poi, al termine della cassetta, Andy fece cenno che potevano fermarsi.
– Pausa Cucciolo, adesso facciamo merenda, vieni in cucina e facciamo presto presto, due toast e un po’ di frutta… ma hai visto quanto è bello questo libro?
– È di un professore che adesso ha più di ottant’anni, gente così adesso non ce n’è più, per questi la legge era una cosa che doveva avere una moralità, era una cosa alta, dignitosa… insomma è bello, mi piace…
– Anche a me, ma è un peccato che poi il sistema giuridico con tutte queste cose ha ben poco a che vedere… questi ci credevano! Questi stavano cercando di costruire qualche cosa di buono, qui di tecnicismi estremi non ce ne sono proprio… però quelli di queste generazioni erano professori in un altro modo, ti insegnavano pure a vivere, adesso è solo una questione di formalità e di tecnicismi… vedendo questa gente che non c’è più mi sembra che ora siamo caduti veramente in basso, adesso le cose serie non si fanno più, adesso se ti ci metti con impegno morale passi solo per imbecille… mannaggia, Cucciolo, mi sa che noi dovevamo nascere parecchi anni fa, forse il mondo degli anni 50 mi sarebbe piaciuto di più.
– Cucciolo, allora i gay se non li mandavano al rogo ma ci mancava poco…
– Mi sa che sono tutti pregiudizi, mi sa che allora si poteva fare molto più di quello che si fa oggi, c’era anche tanta meno intolleranza…
– E tu che ne sai?
– Ho letto Pasolini…
– E ne hai dedotto che allora i gay campavano bene?
– Almeno in un certo senso sì, però non lo so, credo… Dai, Cucciolo, adesso la merenda e poi al lavoro di nuovo, voglio vedere come va a finire il libro perché è avvincente…
– Questo è vero, ha una dignità! Oggi sarebbe controcorrente!
– Però i toast ci mettono cinque minuti… che facciamo in questi cinque minuti? Birillo, siediti sulle mie ginocchia così ti posso baciare… e non solo…
– Mh! Mi tenti ma ci dobbiamo andare piano!
– Bravo così… ma lo sai che hai le spalle da atleta?
– Spalle con la s?
– Che battutaccia! No, Birillo, quello con le spalle da atleta sei tu, io al massimo posso avere le spalle da avvocato e forse nemmeno quelle…
– Non è vero, Cucciolo, sei veramente un bel ragazzo, ma proprio tanto… almeno per me è così, la prima volta che ti ho visto mi hai fulminato… bacetto, bacetto! Bravo così! … E adesso i toast sono pronti… prendi la frutta nel frigo…
– Birillo, e se il libro ce lo finissimo tutto oggi?, sarebbero solo altre 55 pagine…
– Ma adesso non ci allarghiamo troppo! Se ci si arriva bene, se no bene lo stesso, basta pure a 145… su, Cucciolo, non cominciamo a perdere tempo, adesso leggi tu perché se no ti distrai…
– Ok, allora tu metti il registratore…
– …La sostanziale tenuta del sistema si fonda sull’attitudine…
La lettura, ricominciata sotto i buoni auspici di finire il libro al più preso, andò avanti spedita e senza intoppi sostanziali ben oltre l’ora solita di pranzo, né Andy né Marco proposero una sosta, il malloppo delle pagine da trattare andava diminuendo a vista d’occhio e il discorso era sostanzialmente chiaro, poco dopo le cinque avevano finito la lettura delle 145 pagine che avevano prefissato come programma di minima e, in sostanza, avevano recuperato tutto il tempo perduto.
Si guardarono in faccia con un senso di profonda soddisfazione, non solo per il numero delle pagine fatte ma anche perché entrambi ritenevano che quella lettura avesse veramente un senso, si sentivano più spinti allo studio che in fondo, in alcuni casi almeno, aveva per loro un riconosciuto valore formativo.
– Cucciolo, adesso mangiamo perché ho una fame da lupo e penso pure tu ma dopo ricominciamo e lo finiamo perché è bello e mi piace veramente.
– Sì, è bello! È una cosa seria, dignitosa, è un fare l’avvocato in modo serio, non in modo ipocrita, è fare l’avvocato onesto!
– Cucciolo, allora un’ora per il pranzo, … no, mezz’ora e mangiamo solo qualche cosa di leggero e poi ci rimettiamo a lavorare finché non abbiamo finito e poi stasera ceniamo come si deve… ma adesso non ci appesantiamo… ok?
– Ok! Dai vieni, cinque minuti di grill ed è pronto… prendi l’acqua e il succo d’arancia in frigo… Birillo, lo sai che oggi mi sei piaciuto tantissimo?
– Vuoi dire che ieri non ti sono piaciuto per niente?
Marco lo abbracciò e lo sollevò da terra.
– Ma ti rendi conto, Birillo, se finiamo il libro siamo in anticipo di quasi sessanta pagine e… ci potremmo prendere un giorno di pausa…
– Ma quale pausa? Il libro era bello e tutto sommato facile, ma non ti credere che gli altri siano tutti così, ci sono pure quelli che sono piccoli, anzi no, grossi elenchi telefonici…
– Su, non cominciamo a portare sfiga! Ecco, è tutto pronto…
– Però è buono, è veramente buono, mamma cucina proprio bene!
– Se glielo dici è contenta…
– Sai che faccio? Glielo dico adesso.
Andy prese il telefono sotto gli occhi sgranati di Marco e chiamò a casa di Rocco, Rosa rispose.
– Pronto.
– Ciao mamma, sono Andy, ti volevo dire che adesso abbiamo finito di studiare, ci siamo messi mangiare le cose hai cucinato tu, che sono buonissime… non è un complimento, sono veramente buonissime e poi ci sentiamo coccolati e fa un certo effetto…
– Andy, Bello, ma che cosa mi dici, mo’ mi fai diventare rossa!
– Adesso torniamo a studiare ma te lo volevo dire… ti passo un attimo Marco…
– Ciao mamma, vedessi quello che combina Andy, oggi abbiamo fatto 145 pagine e con quelle che faremo dopo finiamo il libro grosso… insomma abbiamo fatto 200 pagine in un giorno e si sono anche capite!
– Hai visto! Quando state insieme, voi altri sapete fare cose speciali… salutamelo a Andy e adesso andatevene a studiare, io intanto mi metto a preparare il pranzo per domani e dopodomani e dopo quello che mi ha detto prima Andy non posso sfigurare… mo’ andate a studiare e non perdete tempo, Rocco è andato a fare la spesa se no ve lo passavo… Ciao Marco e salutami Andy…
– Ciao mamma!
– Che dici, Cucciolo, abbiamo fatto male?
– No, credo che mamma si sia sentita esaltata.
– Be’ in effetti se lo merita e non solo come cuoca, ma anche come donna perché è una persona veramente come si deve e soprattutto come mamma perché ha fatto un figlio come te!
– Birillo, sei in vena di complimenti?
– Un po’… ma tu non sai stasera che ti faccio! Ma adesso andiamo a finire il libro… prima il piacere e poi il dovere!
– Come sarebbe, Birillo?
– No, volevo dire il contrario: prima il dovere e poi il piacere! Ti giuro… non era una battutaccia!
– Allora Birillo, questa volta leggi tu… pronto? … Aspetta un attimo che la cassetta è finita… ecco, siamo pronti!
– …La sostanza del procedimento…
La stanchezza si faceva sentire ma la volontà di arrivare al termine era tanta, Marco non trascurava i piccoli segnali di natura affettiva lanciati ad Andy di tanto in tanto e Andy rispondeva con un sorriso. L’ultima parte del libro era costituita da esempi concreti in applicazione di quanto detto in precedenza. All’atto di un cambio di cassetta del registratore Andy fece il suo commento.
– Ma è un libro serio anche dal punto di vista didattico, quando hai letto un libro così, alla fine, hai capito veramente qualche cosa!
– Ma è che noi ormai siamo intelligenti per due! Non è tutto merito del libro…
– Vai Cucciolo adesso leggi tu…
Andarono avanti fino alla fine e poco dopo le otto chiusero finalmente il libro.
– Bello, Cucciolo, se la cultura fosse tutta così varrebbe la pena di studiare, peccato che di professori così non se ne trovino più…
– Però, Birillo, il professore nostro questo libro l’ha adottato e questo è già un buon segno…
– Cucciolo, adesso sei mio… e dove scappi più? Dai adesso ti voglio coccolare un po’ io, in genere lo fai sempre tu, ma non è nemmeno giusto, è una cosa bella e la devi provare pure tu… Cucciolo, vieni, qui, mettiti sul divano, così, sdraiati sulle mie gambe, come faccio sempre io… bravo così e adesso la copertina… e il Cucciolo è tutto mio… ed è bellissimo, è bellissimo proprio! E adesso ti voglio raccontare un po’ dei miei sogni, non dei desideri, proprio dei sogni… Cucciolo, lo sai che quando stai vicino a me come adesso, cioè quando sento il tuo calore mi sento felice veramente, in fondo la felicità non è una cosa spirituale ma una cosa fisica, la felicità ha la temperatura di una mano affettuosa … il Cucciolo vicino è la felicità!
– Birillo… il sogno?
– Ah! Giusto… be’, è un po’ difficile perché è un sogno erotico però ti riguarda e te lo devo raccontare, è di qualche giorno fa… insomma mi sembrava di stare in un posto conosciuto o che somigliava a un posto conosciuto ma conosciuto non era, cose del genere ne ho sognate tante, io li chiamo i sogni della confusione, giravo per la strada senza sapere dove andare e senza nemmeno orientarmi troppo, poi ho visto da lontano un ragazzo bellissimo che ti somigliava tantissimo, cioè aveva la tua fisionomia, camminava come te…, insomma hai capito… era pure vestito come te, io pensavo che fossi tu, era lontano, mi sono avvicinato, veniva di fronte a me ma non si è girato verso di me, più mi avvicinavo e più mi dicevo che non eri tu ma solo perché quello non si girava verso di me e tirava avanti, ma eravate identici, quel ragazzo mi piaceva tantissimo, proprio da rimanere magneticamente attratto da lui, abbiamo continuato a camminare e mi è passato vicino senza girarsi, io l’avrei fermato ma non ho avuto il coraggio e l’ho seguito, l’ho seguito a distanza ma l’ho seguito, in modo che non potesse notare che lo seguivo, è andato all’università, non era proprio la nostra ma somigliava molto, in qualche momento mi sembrava la stessa ma non era, sai quelle sensazioni strane, quelle cose tipiche del sogno, insomma l’ho seguito anche lì dentro, poi si è seduto come ti siedi tu quando ti appoggi alla spalliera della sedia e butti indietro la testa… sì, così, esattamente così… si metteva a posto i capelli come fai tu, poi l’ho sentito parlare e parlava come te, proprio la stessa voce, mi sentivo in imbarazzo e mi sono seduto all’altro capo del corridoio per osservare senza essere troppo notato, mi stavo per decidere a fermarlo poi è arrivata una ragazza bellissima, alta slanciata, con un sorriso smagliante, bionda naturale, molto sorridente, insomma una ragazza che… cioè… non ti so dire a che livello ma piaceva anche a me, forse non come il tuo sosia, no, certo, non allo stesso modo, ma mi piaceva eccome… voglio dire che forse se mi ci fossi trovato insieme… be’ forse il fattaccio ce l’avrei fatto, cioè mi tirava proprio, con il ragazzo, se fosse stato possibile, credo avrei avuto una familiarità più diretta, dalla ragazza ero attratto ma anche intimorito… insomma, quella ragazza si è avvicinata al tuo sosia e si sono salutati teneramente, poi è uscito un altro ragazzo e si sono messi a parlare in tre, il tuo sosia si era appoggiato alla ragazza da dietro e le aveva strette le braccia intorno alla vita, ma il gesto non era aggressivo, era tenero, era bello, non solo non mi suscitava rabbia ma mi faceva tenerezza, quel ragazzo mi piaceva ancora di più, mi sembrava che tu con una ragazza ti saresti comportato più o meno nello stesso modo, con dolcezza, poi si sono baciati ma in modo lieve e si sono allontanati, per un attimo camminando mano nella mano, quando stavano per uscire dalla facoltà li ho fermati con una scusa, non mi ricordo quale, ma cose di appelli, di libri, non mi ricordo… si sono fermati a parlare con me e si stava bene anche in tre, erano gentili, parlavano con me educatamente ma io mi rendevo conto che con loro non avevo nulla a che fare, la ragazza si chiamava Patrizia ed era veramente bella, il ragazzo si chiamava Marco, vedi la combinazione! … Ed era bello come te… quasi più di te, ma erano presi l’uno dall’altra e io mi sentivo fuori, ho salutato e me ne sono andato e mi sono sentito solo, quei due erano solo una bella immagine e con me non avevano niente a che vedere… allora mi sono messo a camminare e ho camminato tantissimo e sono capitato sotto la piccionaia e mi sono seduto davanti al portone ad aspettare… poi ti ho visto a distanza, mi hai visto anche tu e mi sei corso incontro e ti ridevano gli occhi e ci siamo abbracciati in mezzo alla strada, mi hai abbracciato tanto forte che mi hai sollevato da terra, visto da vicino eri meno bello del tuo sosia, meno curato… ma eri mio… Cucciolo, tu eri contento di stare con me, siamo saliti su alla piccionaia e abbiamo fatto l’amore in un modo dolcissimo e poi mi sono svegliato… di come abbiamo fatto l’amore non mi ricordo niente ma lo abbiamo fatto perché a me è rimasta una sensazione fortissima di prossimità, di contatto fisico totale, però non mi ricordo altro, Cucciolo, questo è il sogno, che ne pensi?
– È bello, Birillo, molto bello, è un sogno tenero, è un sogno tuo…
– Che pensi che significa?
– Che non sono più tanto bello…
– Ma no, dai, non scherzare…
– Ma come si fa a interpretare queste cose, danno una sensazione di tenerezza, ma francamente non penso di poter capire che cosa possa significare… il cervello va dove vuole… secondo me però il sogno significa che con me tu stai bene, forse mi vorresti meglio di come sono ma alla fine con me stai bene, è questo che penso, Birillo.
– E la ragazza che cosa significa?
– Non lo so, non credo tu abbia paura che io scappi con una ragazza, la ragazza in qualche senso può essere per te, una specie di modello alternativo, ma alla fine non è il modello che hai finito per scegliere… Birillo… te la posso fare una domanda un po’ strana?
– Quale?
– Se al posto mio, a quella benedetta festa, ci fosse stata quella ragazza con lei avresti vissuto la stessa storia che hai vissuto con me?
– Cucciolo, con una ragazza non si può vivere un rapporto analogo a quello che si vive con un ragazzo, sono cose totalmente differenti…
– E tu che ne sai?
– Veramente non lo so, però mi pare che gli schemi tipici e i comportamenti non siano alla fine molto affini… no, Cucciolo, sono due mondi…
– E tu quale preferisci?
– Be’ adesso preferisco stare con te, quello che succederà dopo non lo so, certo che se avessi avuto con una ragazza comportamenti non dico come quelli che ho avuto con te, ma anche solo molto meno fuori bordo, mi avrebbe preso a calci nelle palle senza pensarci una seconda volta, in un certo senso non penso che una ragazza possa capirmi come mi capisci tu, e poi io a te dico tutto quello che penso e non sarei capace di dirlo a una ragazza…
– Birillo, ma tu hai mai avuto una ragazza?
– Nel senso di andarci a letto?
– No, anche solo nel senso che ti sarebbe piaciuto stare con una ragazza concreta, non una cosa ipotetica ma una ragazza reale…
– Sì, forse qualche volta ho pensato che avrei potuto provare ma francamente non ho mai desiderato una ragazza specifica, tante mi piacevano pure ma molto a livello teorico, quando sto con te credo tu possa essere felice di stare con me, cioè ne sono sicuro, forse non sempre al cento per cento ma praticamente quasi sempre, con una ragazza non succederebbe lo stesso, mi chiederei più volte come comportarmi… io a te racconto di queste cose come mi vengono in mente e non ti cambiano nulla, ma a una ragazza non potrei dire che mi sono innamorato di un ragazzo…
– Birillo, ma io non ho alcun merito, il fatto è che io la concorrenza di una ragazza in concreto non la posso temere, ma una ragazza la concorrenza mia la sentirebbe eccome… è ovvio che lei ci potrebbe rimanere male … che non ci resti male io mi sembra ovvio perché il rischio che tu possa preferire una ragazza è solo teorico…
– Sì, lo so… ma desso non pensiamo a cose teoriche… io sto qui e ho il mio Cucciolo sulle ginocchia e francamente adesso non ti cambierei con la venere di Milo e nemmeno con l’Apollo del Belvedere… tu non sei l’Apollo del Belvedere, sei il Cucciolo della Piccionaia, è una cosa più popolare ma più vera, il Cucciolo esiste, Apollo no! E poi il Cucciolo è tenero, è caldo, si fa coccolare da me e forse è pure contento di stare con me…
– Birillo, non provocare!
– No, no, non provoco, lo so che sei contento di stare con me… che pensi, Cucciolo?
– Non penso, sto bene e basta…
– Io invece penso che “adesso” sto bene ma le cose potrebbero cambiare… aspetta… no, no, non è il solito discorso… voglio dire che le cose possono cambiare ma non per questioni psicologiche ma proprio per problemi oggettivi, non so, una malattia, ma non solo nostra, anche di papà o di mamma, una cosa che non sappiamo come affrontare, capisci, Cucciolo… una cosa di quelle che ti sconvolgono la vita… se succede una cosa del genere ci troviamo scombussolati, siamo sempre noi due, ma non siamo più in questa atmosfera di vacanze che viviamo adesso, adesso noi problemi per il presente non ne abbiamo, per il passato io ho avuto i miei ma tutto sommato li sto mettendo da parte, qualche volta tornano a galla, ma quella non è più la mia vita…e il futuro, se non ci capita qualche cosa di imprevedibile, ce lo stiamo costruendo, cioè adesso noi mentalmente siamo liberi di pensare solo a noi stessi e al nostro futuro… è questo stato di cose che vorrei che durasse, ma la vita tante volte è molto diversa da come ce la sogniamo… quando ci penso mi vengono le paure… certe volte mi sveglio la notte e non riseco a riprendere sonno, specialmente verso la mattina presto, guardo la serranda e non si vede un filo di luce, non mi riaddormento più, penso che è tutto precario e che potrebbe crollare o almeno che potrebbe cambiare molto rapidamente se cambiassero le circostanze, certe volte penso che cosa succederebbe se papà o mamma si ammalassero… Dio mio! Credo che una cosa del genere mi distruggerebbe! Cucciolo noi la nostra felicità ce la stiamo costruendo, ma se non ci fossero stati loro noi dove saremmo andati a finire? In effetti il mondo nostro, … ma non solo in termini economici ma anche in termini di serenità interiore dipende da loro, io ci ho pensato tante volte, prima tu mi dicevi che io cercavo le rassicurazioni di papà e che volevo la sua approvazione… ma in un certo senso è vero, ma ci pensi se fossero stati come i miei? Sarebbe stato terribile, noi la possibilità di crescere non l’avremmo avuta affatto, non avremmo avuto nessun appoggio… e poi le feste che ci fanno…
– Birillo, ma anche loro ormai vanno verso la vecchiaia e credo che pure per loro la nostra presenza sia una cosa molto importante…
– Sì, questo è vero ma ci sono persone che invecchiando inacidiscono, magari neanche per colpa loro ma perché il cervello non funziona tanto bene, ma papà e mamma sono proprio persone come si deve…
– Ma erano così pure prima, certo il problema di un figlio gay o di due figli gay non se lo ponevano ma sono sempre stati così, una tenerezza di fondo l’hanno sempre avuta…
– E io penso che tra loro si vogliano bene…
– Sì, di questo non ho nessun dubbio…
– Cucciolo, lo sai che loro sono un po’ il modello della nostra vita di coppia, pure io piano piano sto cercando di imitare i loro modi di fare perché mi piacciono, prima mi sembravano invadenti, un po’ troppo napoletani, quasi prevaricatori a forza di complimenti, però è durata poco, poi ho capito quello che c’era dietro… ma secondo te loro di noi che cosa pensano?
– Ma loro non pensano, ci vogliono bene e basta.
– Mh! Sì… Io adesso ai miei genitori veri non ci penso proprio più, prima mio padre lo avrei ammazzato ma adesso mi fa pena, in fondo si è perso il meglio della vita e non è stato nemmeno in grado di capirlo, mia madre forse il lavaggio del cervello l’ha subito dai nonni da quando era bambina e non se ne è nemmeno accorta. Mah!
– Birillo, ho notato che quando parli dei tuoi dici “mio padre” e “mia madre”, quando parli dei nostri dici “papà” e “mamma”…
– E non è un caso, non ci avevo mai fatto attenzione ma è proprio così, sono due tipi di rapporto molto diversi… e poi adesso io una famiglia vera ce l’ho, i miei mi fanno solo pena perché pure loro sono stati stritolati… però in qualche modo la volevano fare pagare a me… va be’, lasciamo perdere… adesso voglio pensare a vivere questa splendida vacanza col mio Cucciolo, lo sai Cucciolo, che adesso non ho più paura di perderti?
– Ci mancherebbe altro… Birillo… mh! Come mi coccoli bene, mi piace quando mi accarezzi i capelli così, adesso capisco perché piace tanto anche a te, è veramente bellissimo… Birillo…
– Sì…
– Ti va di fare l’amore?
– Sì… Cucciolo sono già eccitato…
– Pure io!
– Sai una cosa…
– Che cosa?
– Prima, quando giravo sui siti gay, ne avevo trovato uno veramente carino, ci ero arrivato tramite selfipics, era il sito di un ragazzo americano di ventun’anni, si chiamava angelsurfer2000, il suo sito era bellissimo ed era vero, c’erano le fotografie, le storie della famiglia, dei ragazzi che aveva avuto, della scuola, e poi c’era una parte sulla omosessualità, ma molto bella, molto seria, non ti nascondo che a quel ragazzo avrei mandato una mail, quando era giovanissimo aveva avuto un amico col quale aveva avuto un rapporto importante. Forse l’amico pensava che la faccenda sarebbe stata solo una questione di sesso, poi quello lo ha cominciato a chiamare con i peggiori appellativi e lui c’è rimasto malissimo, ma alla fine l’amico si è ammazzato, la ragazza dell’amico lo ha pianto, ma lui non poteva nemmeno piangerlo, va be’, insomma, sul sito di questo ragazzo c’erano dei link molto interessanti, uno di younggayamerica, un sito veramente interessante, mi ricordo che c’era una foto di un ragazzo con una maglietta con sopra scritto “nobody knows I’m gay”, la cosa mi era piaciuta ma quella era la “nobody knows I’m gay” shirt, una maglietta che i ragazzi gay non dichiarati si mettono quando vogliono uscire allo scoperto, sembra una buona idea, ma francamente mi lascia molto perplesso, una cosa del genere potrebbe andare più a vantaggio del movimento in generale che dei singoli ragazzi, i quali la potrebbero pagare veramente cara… comunque sul sito c’erano tante storie vere di ragazzi gay sia dichiarati che non e ne avevo lette alcune, loro facevano le cosiddette closet interview… molti ragazzi si dichiarano al primo anno di college, portando la maglietta durante le lezioni… pensa tu che succederebbe se qui noi facessimo una cosa del genere!
– Be’… forse ci lincerebbero ma forse no…
– No? Secondo me ci farebbero a tocchi! … La maggior parte dei racconti dei ragazzi che erano venuti allo scoperto era quasi entusiasmante, tutto bello! Tutto facile! Mah!? Francamente non credo proprio che sia così, forse in America… ma qui proprio no! Cucciolo, qui il mondo com’è lo sappiamo, di com’è in America lo leggiamo solo su internet ma sono cose di parte, quelli che dopo che si dichiarano fanno una brutta fine non scrivono a Young Gay America… Una volta avevo letto proprio su un sito di un ragazzo gay un consiglio che lì per lì mi sembrava assurdo: state attenti e pensate bene a quello che fare, le associazioni gay possono essere le vostre peggiori nemiche perché vi possono spingere a mettervi nei guai grossi a forza di presentare tutto facile… e può anche essere vero…
– Eh! Sì, probabilmente è vero, Birillo, ormai noi non abbiamo più sedici anni, ormai un bel po’ di strada l’abbiamo fatta ma francamente l’idea di mettermi allo scoperto per il momento non l’ho proprio avuta, non so tu, ma io proprio no.
– Nemmeno io Cucciolo, noi l’identità nostra la conosciamo bene e non c’è bisogno di metterla in piazza… però… eh no! Cucciolo non è vero che noi non siamo usciti allo scoperto! I nostri lo sanno eccome!
– Sì, va be’, ma uscire allo scoperto non è quello!
– Non è vero, noi siamo usciti allo scoperto almeno in famiglia, per te è stata una cosa che è venuta da sé, ma per me non è stato così facile… però adesso sono contento, se non lo avessi fatto non so adesso come farei ad andare avanti…
– Birillo, ma tu non potevi non farlo!
– Potevo eccome! Potevo non uscire allo scoperto nemmeno con te e cominciare un tira e molla di frasi mezze mezze e di appuntamenti ambigui… e invece mi sono buttato, il mio primo coming out l’ho fatto con te, in un certo senso poteva essere rischiosissimo ma si capiva che non era poi così pericoloso… e poi coi tuoi… anche lì tutto per tutto! Tu invece sempre passivo, sempre come il ragno nella tana che aspetta che la mosca caschi nella ragnatela…
– Ma quando mai, quel benedetto giorno tu hai avuto da me una marea di segnali di incoraggiamento! Dì di no?
– È vero, questo è vero, ma queste cose forse non sono come mettersi la maglietta col nobody knows I’m gay! No, c’è una differenza enorme! Io questo uscire allo scoperto proprio tanto per il gusto di farlo non lo accetto, se esco allo scoperto, in un certo senso, coinvolgo anche delle persone che mi potrebbero volere bene… voglio dire che tanti ragazzi etero e gay possono volere bene a un gay non dichiarato, ma quando si dichiara sono forzati pure loro a fare una scelta e la cosa non mi piace troppo, a parte che può essere molto pericoloso, non mi piace proprio il fatto che in sostanza siano costretti… Con il ragazzo che ti piace tanto capisco pure che si possa rischiare e io l’ho fatto, ma con la gente che non c’entra niente, solo per il gusto di dichiararsi… no! È un modo di creare un ghetto! Un aut aut che non mi piace. E poi il rischio di rimanere soli è altissimo, qui almeno, da noi, tanta gente ti girerebbe le spalle, magari con garbo e con i tempi giusti ma lo farebbero perché a stare vicino a te ci sfigurerebbero pubblicamente, la gente su certe questioni ha veramente due modi di vedere le cose, uno pubblico molto conformista e uno privato, molto più tollerante e con meno pregiudizi ma tanto quello che prevale è il modello di comportamento pubblico… Cucciolo, lo sai che a forza di parlare di queste cose mi sento molto più gay di prima… mi sembra che sia la mia unica identità possibile…
– Però, Birillo, non bisogna sentirsi coinvolti per ragioni sbagliate e magari solo umanitarie…
– Ma quali ragioni umanitarie! Cucciolo, noi adesso stiamo parlando di queste cose ma non è un discorso accademico… io volevo fare l’amore con te dal primo momento che ti ho visto, quella è stata la molla di fondo, non ho subito nessuna pressione, mi sei piaciuto subito ed è per questo che mi piaci pure adesso, è una questione ormonale, tu a livello fisico per me sei un po’ un altro me stesso, è per questo che mi sento completamente libero con te e non credo che possa succedere con nessun’altra persona…
– Birillo!!! Io già prima ti avrei divorato di baci ma adesso voglio fare di più… Andiamo a farci una bella doccia come piace a noi e così c’è anche tutto il contatto fisico che vogliamo perché con i vestiti addosso non è facile… Birillo! Ma come si può campare senza di te? Io sono completamente dipendente…
– Dai vieni, ci chiudiamo in bagno… sai, non si sa mai… no? Va be’, non chiudiamo a chiave la porta… tanto a quest’ora non viene nessuno. Vieni Cucciolo… mh! Mamma mia che cosa bella che sei! Cucciolo noi esistiamo! Non ti sto sognando! Non è un sogno erotico, qui sei veramente tu!
– Zitto, Birillo, non parlare se no mi deconcentro perché certe cose si fanno in silenzio e a occhi chiusi.
Andy rimase in silenzio, si spogliarono vicendevolmente, lentamente, scambiandosi baci e carezze, quando giunsero agli slip Marco disse:
– Insieme.
…omissis… (Marco e Andy entrano insieme nella doccia, passano diverso tempo in una esplorazione reciproca che li conferma nell’idea di essere profondamente simili, poi arrivano a fare l’amore in modo molto coinvolgente)
– Mannaggia Cucciolo è bello ma è pure stressante… io penso che è come fare una fatica fisica grossa… però è bello…
– Dai, Birillo, ci asciughiamo un po’ rapidamente e ce ne andiamo a mangiare qualche cosa perché ho una fame da lupo…
– Pure io… poi, sai, quando finisce la fame di sesso comincia quella di cose da mangiare… è vero è così… Cucciolo, asciugati bene la testa se no ti prendi un malanno… non fare così, che ti costa asciugarti bene? …
– Ma quante premure hai per me stasera!
– Ma io le premure per te le ho avute sempre, che ti credi?… Cucciolo, e se studiassimo un altro po’?
– Dici sul serio?
– Sì, adesso mi andrebbe, mi sono scaricato bene e adesso si potrebbe pure fare e poi si tratta di cominciare l’altro libro, quello medio…
– Tu dici?
– Sì, dai proviamoci!
– Ok, però prima mangiamo qualche cosa, non possiamo stare digiuni…
– Vado io, Cucciolo, tanto sono già pronto, ma tu asciugati bene… mi raccomando…
– Sì… va bene…
Andy si precipitò in cucina, mise a scaldare nel grill due porzioni piccole di lasagna, due pezzi di pollo e un po’ di patatine fritte e poi preparò di nuovo la stanza per studiare, per ultimo, mentre Marco si asciugava i capelli col fon, mise su una caffettiera piccola.
– Ma come mai tu non ti asciughi mai col fon e hai sempre i capelli asciutti e io invece devo perdere tempo col fon?
– Cucciolo, tu non ti asciughi bene con l’asciugamano, forse per paura di rovinare la tua capigliatura e allora ci vuole anche il fon, se facessi come me ne faresti a meno…
– Sì però così i capelli non si rovinano…
– Questo lo dici tu… ci passi l’asciugamano più pesantemente ma non ci passi il fon caldo!
– Mh… forse è vero…
– Dai su, adesso a tavola e facciamo presto perché il libro ci aspetta, ecco, dai c’è tutto, pure le patate… e il pollo.
– Grazie Birillo, tu saresti un perfetto cameriere!
– Tu sfotti sempre!
– No, io dico seriamente…
– Cucciolo, quante ne facciamo stasera?
– Di che?
– Mh! Che battutaccia! Di pagine!
– Tu quante dici?
– Ho guardato il libro e ne dovremmo fare una sessantina, se le cose vanno bene si dovrebbe finire prima dell’una di notte…
– Mh… che bella notizia… va bene Birillo, tanto sono nelle tue mani! Però se poi del libro non ci si capisce niente ci fermiamo a quaranta, facciamo così: quaranta minimo e sessanta massimo…
– Ok, ma non perdiamo tempo, è già tutto pronto.
– Va be’ però fammi mangiare! Non mi posso mica ingozzare…
– Su, non fare tante storie, io vado a vedere le piante…
Marco si sbrigò a finire di mangiare e uscì sul balcone dove Andy stava spazzando il pavimento.
– A te scopare ti piace proprio tanto!
– Un’altra battuta da deficiente!
– Scusa! Chiedo venia!
– Perdonato, ma per punizione di pagine ne facciamo proprio sessanta…
– No! Non ricominciamo coi ricatti!
– Tie’ questo è il libro, la cassetta è già nel registratore, vai, leggi!
– …Fin dalla firma del trattato di Roma…
Marco leggeva e cercava di capire ma in realtà il libro era estremamente tecnico e sembrava un lungo e puntiglioso elenco di cose tutte più o meno generiche e più o meno simili tra loco. La lettura continuò nonostante tutto ma più si andava avanti più le cose si ingarbugliavano, il libro sembrava non avere un senso unitario ma essere in buona sostanza un lungo elenco di citazioni di sentenze della corte europea e di cosiddetti principi ai quali era per altro difficilissimo attribuire un significato preciso. Marco era perplesso ma continuò a leggere e anche con una certa lentezza per dare comunque un senso alla lettura, alla fine del capitolo introduttivo, fece cenno a Andy di spegnere il registratore.
– Birillo, qui se è tutto così c’è da spararsi, sembra una massa di banalità senza capo né coda e forse non abbiamo capito proprio niente e siamo solo a pagina tredici…
– Allora facciamo così, arriviamo solo fino a 40!
– Sì, mi pare logico…
– Ma poi rileggiamo tutto…
– Ma così diventano 80! Birillo, no! È una tortura!
– No! È solo studiare seriamente, su vai non perdere tempo!
– Ok! …Capitolo II. Le nuove prospettive di riforma del sistema monetario europeo…
Il secondo capitolo sembrava più accessibile, era più che altro una specie di excursus storico e si poteva seguire piuttosto agevolmente, alla pagina 27 il capitolo finì.
– Birillo, il capitolo II si capiva abbastanza…
– Sì, per fortuna, se fosse stato tutto come il capitolo introduttivo ci sarebbe stato da spararsi, ma adesso mi sembra che si cammini più spediti… Cucciolo, vuoi che ti dia il cambio nella lettura? No, va’, no, è meglio che continui a leggere tu, così ti distrai di meno…
– Allora… Capitolo III – Il valore sostanzialmente normativo delle sentenze della corte di giustizia europea…
Anche il terzo capitolo tutto sommato era abbastanza scorrevole ma era lungo 23 pagine, Marco continuò a leggere per le prime tredici, poi chiese il cambio, Andy lo sostituì e cercò di vivacizzare la lettura. Poco dopo l’una le quaranta pagine erano finite, Andy pretendeva che si leggesse di nuovo il primo capitolo, Marco cercò di dribblare, ma non ci fu mezzo, scaldarono il caffè e ripresero a leggere, questa volta leggeva Andy e commentava vivacemente secondo quello che aveva capito, la lettura fatta in questo modo cominciava ad avere un senso e poco prima delle due il lavoro era terminato.
– Cucciolo, abbiamo finito! E tu lo sia quante pagine abbiamo letto da stamattina alle sette fino adesso?
– Sì, lo so, sono 240! Un libro intero!
– Ma molte erano pagine di note e di pagine intere di testo non ce n’erano poi troppe…
– Sì, però una faticata tremenda l’abbiamo fatta… Birillo, se non mi coccoli adesso ti picchio! Mi hai fatto fare tutto quello che volevi tu e adesso mi devi ricompensare, voglio essere coccolato almeno per un’ora!
– E quando dormiamo? La sveglia per domani è alle sei!
– Tra quattro ore? No! Birillo, io devo pure dormire!
-Va be’, ti coccolo mezz’ora e domani ci alziamo alle sette ma non dopo le sette… ok?
– Be’ già è meglio, ma desso la promessa la devi mantenere…
– Va be’, coccolato come?
– A letto, sì, così mi addormento e te la cavi solo in cinque minuti, tanto finisce così! Non mi reggo in piedi!
– Dai non mi fare la vittima… Cucciolo, se andiamo avanti così gli esami li facciamo veramente…
– Se non ci piglia l’esaurimento nervoso…
– Non ti piglia, non ti piglia!… E poi sai papà e mamma come sarebbero contenti! E sono altri passi verso la sistemazione… Cucciolo, prima me lo dicevi tu che queste sono cose importanti!
– Ma lo so che sono cose importanti e mi fa piacere che abbiamo studiato, ma pure dormire è importante!
– Qua, così, bravo… e adesso fatti baciare… perché quando protesti tanto sei ancora più dolce… Mannaggia Cucciolo, mi sento di nuovo una certa frenesia…
– Sì, ma devi fare tutto tu, io sto crollando!
– Adesso sei bellissimo, tutto mezzo addormentato, tutto così passivo, che ti fai fare qualunque cosa… guarda un po’, nemmeno reagisce… Cucciolo! Non fare finta di dormire!
– Ma io non faccio finta… Sto proprio crollando… Notte Birillo!
– Va be’. Notte Cucciolo!
All’inizio Andy riuscì ad addormentarsi ma poi si svegliò verso le quattro, era molto agitato e non capiva perché, pensò subito che prima di farsi aggredire dalla malinconia avrebbe dovuto svegliare Marco e questa volta lo fece.
– Cucciolo! Cucciolo! Ti posso svegliare?
– Che c’è Birillo? Che ore sono?
– No, non è ora di alzarsi, è notte fonda ma io non riseco a dormire.
Marco sentì un’ansia insolita nelle espressioni di Andy e cercò di essere totalmente vigile, si girò verso Andy e lo abbracciò
– Andy! Non c’è nessuna ragione di stare agitati, va tutto bene, noi ci vogliamo bene… Dai, Birillo! Non voglio che tu stia male per nessun motivo… Andy… ti voglio bene… che c’è che non va? Non me lo vuoi dire? O non me lo sai dire? Adesso cerca di stare tranquillo e vedrai che il sonno ti ritorna, Birillo, siamo stanchi e dobbiamo dormire… non c’è nessuna ragione per stare agitati… quando ti accarezzo i capelli e quando ti stringo a me so che senza di te non potrei stare… io voglio un Andy felice, un Andy realizzato dentro, un Andy che non ha paura di niente e di nessuno, io voglio il mio Andy sorridente… Come stai Birillo? … Stare vicino a te è una cosa tenerissima… Birillo, ti stai addormentando accanto al tuo Cucciolo, che sta qui per te, al tuo Cucciolo che ti vuole bene… Andy, respiro il tuo respiro, sento il tuo calore… Andy il tuo Cucciolo vive per te… Marco continuò a parlare e ad accarezzare i capelli di Andy e lentamente Andy riprese sonno, Marco continuò a parlare per diversi minuti, anche quando vide che Andy si era addormentato, poi lentamente cominciò a parlare più piano e ad accarezzare in modo sempre più lieve i capelli di Andy e alla fine si ritirò nella propria parte del letto ma rimase girato verso Andy che ormai aveva ripreso sonno in modo piuttosto tranquillo. Due cose avevano colpito Marco, la prima era la fragilità di Andy, la seconda era la capacità che lo stesso Marco, e forse solo lui, aveva di fare stare bene il suo Birillo. Andy si tranquillizzava perché Marco restava qualche minuto a parlare con lui e ad accarezzarlo e così sparivano tutti i fantasmi che si potevano risvegliare nella sua mente. Marco deliberatamente prese una mano di Andy e la strinse… Andy non si svegliò. Piano piano anche Marco ricadde nel sonno.
Al mattino Marco si alzò prima della sveglia ma non andò subito a preparare la colazione, preferì invece svegliare Andy con un bacio.
– Andy, Birillo… È ora di alzarsi!
Poi si sedette al bordo del letto e cominciò ad accarezzare il volto e i capelli di Andy.
– Cucciolo! È bello risvegliarsi così, è molto bello! … Cucciolo, stanotte ti ho dato fastidio?
– Birillo, quando ho visto che avevi ripreso sonno mi sono sentito felice, in qualche modo riesco a farti stare bene…
– È vero… e se mi ricapita ti sveglio di nuovo, quando ci sei tu io nel buco della malinconia non ci finisco più, un potere su di me ce l’hai veramente, un po’ come una droga… no! Un po’ come uno scacciapensieri! Mi dai tanta serenità… tu ne hai tanta e me la puoi trasmettere… Cucciolo io stanotte sono stato felice perché ci sei stato tu… ma se io fossi stato solo, cioè se proprio non ci fossimo mai incontrati, pensa che fine avrei potuto fare… spaventoso… ma tu ci sei! Cucciolo, tu ci sei!
– Tu mi dici sempre cose bellissime!
– Lo sai che mi viene in mente, Cucciolo?
– No, che cosa?
– Che in fondo noi ci ripetiamo sempre, che per noi tutte le giornate in fondo sono uguali… studiare, studiare e poi ancora studiare… Io qualche diversivo te l’ho dato, anche un po’ pericoloso, te l’ho dato ma credo almeno sia servito a vivacizzare l’ambiente…
– Be’, insomma…
– Su, dai, adesso non mi rimproverare…
– Non lo farei mai, Birillo! Ti voglio troppo bene…
– Allora ti posso mettere i piedi in testa! No scherzo! Cucciolo, lo sai che noi veramente diciamo sempre le stesse cose anche tra noi, proprio a livello affettivo, in fondo ci ripetiamo…
– Lo so, ma la vita è anche questo, in fondo lo fanno tutti, se non fosse così sarebbe una corsa nevrotica…
– Sì, in un certo senso sì… però non sarebbe male vivacizzare un po’…
– Ma noi dobbiamo studiare, Birillo, se no ad avere un mondo nostro non ci arriviamo mai…
– Sì, io tutte queste cose le so… però… be’, lasciamo perdere tanto sono tutte cose campate in aria… Dai, va’, facciamo colazione e rimettiamoci a studiare… però, Cucciolo, quando arriverà il tempo nostro? Cioè il tempo per vivere alla grande e non pensare solo a studiare?
– Adesso studiamo per l’università, dopo studieremo per la professione ma in fondo non cambierà nulla…
– E allora un po’ di libertà non ce l’avremo mai?
– No, al cento per cento no! Però avremo per noi almeno i ritagli di tempo…
– Mannaggia, Cucciolo, che schifezza! Per noi solo i ritagli? Non mi piace proprio! Ma sei sicuro che abbiamo scelto la strada giusta?
– Be’, non lo so… comunque mi viene in testa una frase che avevo letto da qualche parte: “To plant a garden is to believe in tomorrow”!
– Bella! La frase è bella però… Cucciolo e le piante? Ieri non le abbiamo innaffiate!
Andy uscì sul terrazzo ma nulla di secco si vedeva da nessuna parte, prese comunque l’annaffiatoio e le bagnò un po’, specialmente quelle più esposte al sole.
– Le piante stanno bene, non è successo niente! E le roselline stanno crescendo ancora, sono proprio belle!
– Birillo, quando parli di diversivo che intendi?
– Perché me lo chiedi?
– Perché a vivacizzare la cosa ci si potrebbe pure pensare, come non lo so ma ci si potrebbe pure pensare, si potrebbe andare da qualche parte…
– Cucciolo perché non ce ne andiamo un paio di giorni all’oliveto di papà? Da soli non ci siamo mai andati.
– Questa è una cosa facile da fare, quando ci vuoi andare, Birillo?
– Oggi! Ci possiamo andare portandoci tutto appresso, lo mettiamo in macchina e partiamo… eh?
– Va bene e se vuoi ci possiamo rimanere più di due giorni…
– Be’ vediamo che effetto fa e poi decidiamo…
– Ok, Birillo… certo non è come andare a Parigi, però, nel nostro piccolo credo che questo ce lo possiamo permettere… su adesso due toast e subito la colazione…
– Però, Cucciolo, se non ci vuoi andare non ci andiamo… Non lo devi mica fare per me!
– Birillo… ma ti devo picchiare per forza?
– Su, non te la prendere dicevo per dire…
– Ma con me non devi dire le cose tanto per dire!
– Scusa, Cucciolo, vuol dire che per autopunizione i toast li faccio io!
– No! Se lo devi fare per autopunizione allora li faccio io…
– No, dai preferisco farli io… e poi tu i toast non li sai fare!
– Birillo, ma che mi fai?
– Perché, che ho fatto?
– Se vuoi fare tu i toast perché io li faccio male sei liberissimo di farlo, ma non dire che lo fai per autopunizione… è una piccola ipocrisia!
– Mannaggia, non te ne scappa una! Però questa volta hai ragione, niente comportamenti strani e discorsi stupidi… ho capito la lezione, di disastri ne ho fatti già abbastanza! Però i toast li faccio io!
– E falli buoni, mi raccomando, … perché a me i miei piacevano! Comunque se ti piace tanto te li faccio fare pure quando andiamo in campagna…
– E poi lì c’è tanta roba buona…
– Questo lo puoi dire!
– Ecco qua, questo è il succo di frutta e i toast sono a secondi… senti quel profumino di pane tostato?
– Sì, ma quello non è merito tuo…
– Aspetta… ecco, una goccia di olio a crudo… uno e due!
– Mh! Birillo, sono buoni! Altro che avvocato, tu dovevi fare il cuoco! Che ci hai messo?
– Pomodoro, mozzarella, origano e un mio ingrediente segreto…
– Cioè?
– Se è segreto!
– Ma che ci hai messo? Perché sono veramente buoni?
– Ci ho messo un po’ d’amore, Cucciolo! E poi oggi ce ne andiamo in campagna… vai, adesso una tazza di caffè e poi via a studiare, tanto non se ne può fare a meno e allora tanto vale darsi da fare come si deve… leggi tu, Cucciolo?
– Pronto! Quando vuoi posso partire.
– Vai Cucciolo!
– …L’allargamento dell’Unione Europea ad altri paesi…
La lettura andò avanti spedita, al termine della cassetta Andy fece cenno che si facesse una pausa.
– Cucciolo… lo so che abbiamo lavorato solo mezz’ora… però adesso mi voglio fermare un momento…
– Ok, Birillo, però solo dieci minuti!
– Va bene… Cucciolo…
– Che stai pensando, Birillo? Tu stai rimuginando qualche cosa… quella è la faccia tipica di Andy che ha avuto un’intuizione geniale…
– No! Anzi! … la cosa ti sembrerà stupida e ne abbiamo parlato tante volte… ma tu perché mi vuoi bene?
– Non lo so, Birillo, io questi problemi non me li sono mai posti. Io ti voglio bene e questo mi basta a che serve cercare un perché? Si potrebbero trovare cento ragioni, ma sarebbero solo parole mentre secondo me di ragioni vere che si possono spiegare a parole non ce ne sono proprio… forse è proprio una cosa fisiologica… anzi probabilmente è proprio così, non dipende da un ragionamento, quando ci sei sto bene e quando non ci sei sto male… questo è l’unico motivo serio per cui ti voglio bene, perché per me sei essenziale…
– Ma essenziale in che senso?
– Non te lo so spiegare, Birillo, è proprio una reazione fisiologica, anche sessuale, se vuoi, …
– Ma tu pensi mai a come sarebbe se non fosse così?
– Ma Birillo, io penso a quello che esiste e a come si può cercare di non perderlo… le cose che potevano essere e non sono state non mi interessano affatto…
– Be’, ma possono servire a capire il senso delle cose che esistono…
– Sì, va be’, però io cerco di preoccuparmi delle cose che possono succedere da adesso in poi, quelle passate le ho già capitalizzate, quelle che sono esistite intendo, le altre sono solo ipotesi…
– Sai che mi sono chiesto tante volte che fine avrei fatto se non ci fossi stato tu?
– E che fine avresti fatto?
– Non lo so, ma una diversa da questa…
– Sì, va be’, e allora? Quando hai detto che “a è diverso da b” sei convinto di avere detto qualche cosa di a, ma in effetti di a non sai niente e poi sono tutte cose campate per aria…
– Mh! In un certo senso hai ragione… però tu sei troppo razionalista, troppo legato alla logica, la fantasia… no! Lasciamo perdere!
– Perché “lasciamo perdere!”?
– Cucciolo, hai una faccia strana…
– Birillo, ma io non ti voglio mica zittire…
– Lo so, lo so, in fondo hai ragione tu, sono tutte cose stupide e bisogna fare progetti da adesso in avanti… in effetti… cioè… ve be’, hai ragione, hai ragione tu… perché poi tu anche se ragioni così una vita affettiva ce l’hai eccome… cioè tutte le mie fantasie non servono veramente a niente… mi sa che faremmo meglio a rimetterci subito a studiare… hai ragione, però aspetta, non mi fare la faccia perplessa, Cucciolo… adesso ti voglio abbracciare… così… stiamo così per un minuto solo…com’è bello stare così! In effetti ha senso cercare di conservare queste cose perché ci si sta bene e non ha senso chiedersi nulla di quello che avrebbe potuto essere… sei razionale, Cucciolo, e la razionalità ha un senso, è vero, ha un senso… un bacetto conta più di tanti ragionamenti… è vero, Cucciolo, le parole sono la rovina dell’amore, troppi distinguo, troppi se e troppi ma che con l’amore non hanno nulla a che vedere e poi è vero che è una cosa essenzialmente di tipo fisiologico, prima mi sembrava una cosa negativa… ma perché dovrebbe essere negativa? È solo un fatto! E che fatto! Mh! Ho capito un’altra cosa…, pensa che prima mi sembrava assurda, io ho sempre avuto bisogno di sublimazioni…
– No! Birillo, non è vero, ma quali sublimazioni? Abbiamo fatto l’amore in un modo così libero che non me lo sarei mai sognato!
– Sì, ma io non dico di sublimazioni per scappare dal sesso ma per accettarlo con auliche motivazioni teoricamente più nobili… Dire “mi piace Marco” mi sembrava stupido, mentre arzigogolarci sopra mi sembrava intelligente… ma le cose sono sempre meno complicate di come te le immagini… e poi i “se” sono cose pericolose, è vero, sono pericolosi! Mi ricordo quando studiavo a scuola il periodo ipotetico… il periodo ipotetico della irrealtà era la chiave della retorica… e pure della mia vita… Mh! Lo sai, Cucciolo, mi hai messo KO con la tua logica, cioè con la logica perché in effetti… va be’, adesso andiamo a studiare… però prima facciamoci un caffè, se no rischio che mi riprenda la sonnolenza…
Dopo il caffè ripresero lo studio, tutto sommato di buona lena, l’idea di andare in campagna il pomeriggio galvanizzava Andy e la cosa si riverberava su Marco, il libro procedeva piuttosto agevolmente e le pagine scorrevano senza grossi intoppi, arrivarono all’ora di pranzo con un buon vantaggio sulla tabella di marcia.
– Adesso basta, Cucciolo… che facciamo? Mangiamo qui o ci portiamo direttamente tutto fuori anche per il pranzo, se mangiamo alle tre non fa niente e tanto lì i piatti alla fine li dobbiamo lavare comunque e quindi tanto vale che ci portiamo tutto…
– Birillo, dei piatti non c’è bisogno, ci sono quelli di carta nell’armadio, pure per le posate e per i bicchieri non c’è problema, se vuoi andiamo via adesso ma per i piatti non c’è problema…
– Meglio! … Però cerchiamo di fare in fretta, se riusciamo a fare in fetta ci possiamo godere ancora un po’ di luce in campagna… Io prendo le provviste, tu prendi i libri, le penne, il registratore e tutto quello che può servire…. Cucciolo, pensi che dobbiamo avvisare papà?
– Be’, se ci cercano non ci trovano e si potrebbero preoccupare, ci sono i telefonini, è vero, però è meglio avvisarli…
– Li chiamo io…
Andy compose il numero.
– Ciao Mamma…
– Ciao Bello, come state?
– Bene, bene… vi volevano dire che oggi pomeriggio, praticamente adesso, ce ne andiamo in campagna, quindi se ci cercate e non ci trovate non vi dovete preoccupare…
– Va benissimo Andy e divertitevi, pensate e godervela un po’ la campagna che vi fa bene!…
– Mamma, ti passo Marco…
– Grazie, Bello, vi saluta pure papà, ciao…
– Pronto mamma, Andy ti ha già detto tutto…
– Statevi bene e divertitevi, Marco, se ti ricordi, quando tornate, mi potete portare un po’ di patate e un po’ di verdura, fate voi, quello che c’è di maturo… tanto tu lo sai… va bene?
– Sì, ok! Non ti preoccupare…
– Senti ripassami un attimo Andy…
– Andy! Mamma vuole parlare con te…
– Andy, senti, quando arrivate a destinazione ce lo mandate un sms?
– Non ti preoccupare, me lo ricordo io…
– Grazie, Bello, e andate piano!
– Ciao mamma, e saluta papà.
Dopo la telefonata, in pochi minuti prepararono tutto il necessario.
– Cucciolo, allora siamo pronti?
– Sì, mi pare che abbiamo preso tutto, ma comunque lì c’è tutto quello che ci serve, noi ci portiamo le cose già pronte perché ci stanno ma si potrebbe pure preparare tutto lì…
– Dai, allora, chiudi tu o chiudo io? … Forse è meglio che chiudo io…
Scesero in strada, sistemarono i bagagli in macchina, poi Marco si mise al volante, dei due era sicuramente il più tranquillo alla guida e Andy quando Marco portava la macchina si sentiva anche lui tranquillo più che se l’avesse guidata lui stesso. In strada Marco avrebbe voluto avviare il registratore per risentite le ultime cassette registrate, ma Andy non era dello stesso parere.
– Cucciolo, dai, godiamocelo questo viaggetto, non stiamo andando in Sud America ma solo all’oliveto di papà… dai, adesso chiacchieriamo un po’… ti va?
– Mi va sì! Certo mi piace molto più che studiare… Birillo, sai che sono contento che stiamo andando in campagna?
– Sì, lo so, in fondo noi siamo contenti più o meno delle stese cose… sai una cosa Cucciolo?
– Che cosa?
– Mi sta venendo in mente che quando stavo a scienze politiche, ogni tanto c’era qualche bel ragazzo…
– E me lo dici così!
– Dai, su, non fare lo stupido e stammi a sentire!
– Mh…
– Insomma, c’era qualche ragazzo proprio caruccio, io qualche volta su uno di questi ci avevo fatto i miei pensierini e non solo, però lui non se ne era nemmeno accorto… era un bel ragazzo e questo te l’ho detto… ma proprio bello parecchio, di quelli che ti attirano proprio parecchio, uno come te… più o meno… insomma, io avevo cercato di attaccare bottone, qualche volta ci siamo anche fermati a fare quattro chiacchiere e non era malaccio, cioè partecipava alla conversazione in modo interessante; per un po’, ma pochissimo, ci siamo sentiti praticamente tutti i giorni, lui mi chiedeva delle cose… cioè voleva appunti, libri, cose così, io i libri glieli davo, quando non ce li avevo li compravo per poterglieli dare e dicevo che ce li avevo già, ma gli appunti io non li avevo proprio, allora non studiavo granché… però siccome lui li voleva e io non volevo dire di no li andavo a chiedere a qualcuno e poi li fotocopiavo e glieli portavo a casa, non glieli davo all’università ma proprio glieli portavo a casa, lui in genere mi trattava piuttosto bene, anche con qualche riguardo… cioè con rispetto… apparentemente anche in modo affettuoso, anche se molto a modo suo… insomma a me la cosa in un certo senso piaceva ma in un altro senso mi sentivo un po’ asservito a questa situazione, io finivo per passare i pomeriggi in giro per cercare le cose che servivano a lui… non abbiamo mai studiato insieme, non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto, ma non è mai successo…
– Ma tu gliel’hai proposto?
– No… pensavo che mi avrebbe scaricato con qualche scusa e la cosa mi avrebbe dato fastidio… insomma ci vedevano all’università e poi a casa sua ma solo quando andavo a portare le cose che mi chiedeva …certe volte mi sentivo un po’ la Cenerentola della situazione però la cosa continuava così, è durata qualche mese questa storia…
– E poi com’è finita?
– È qui è il bello… una volta ci siamo fermati a chiacchierare un po’ più disinvoltamente ma non di sesso o chissacché… proprio delle cose comuni della vita e già le cose che mi diceva non mi piacevano troppo, erano cose lontane dal mio modo di pensare, poi ha cominciato a dire che gli appunti che gli avevo portato due settimane prima non erano chiari, che non si capiva niente e che se gli dovevo dare degli appunti dovevano essere battuti al computer… insomma, facciamola breve, io pure quella volta gli ho detto di sì e ho passato tre nottate a trascrivere al computer delle dispense per lui, ma mi sono sentito talmente cretino che ho detto: Basta! Io di questo non ne posso più! Me ne devo liberare! Ma me ne volevo liberare senza dare troppo nell’occhio, con disinvoltura… insomma, ho finito di battere le dispense e gliele ho portate, naturalmente non le ha nemmeno guardate, del lavoro enorme che mi erano costate non ha capito assolutamente nulla… io sorridevo, come al solito, ma dentro contavo mentalmente i secondi… quello doveva essere l’ultimo incontro… e poi: Basta! L’ho salutato in apparenza calorosamente come al solito, ma non sono più andato a scodinzolargli intorno, mi sono tenuto alla larga, ho cominciato a frequentare corsi diversi dai suoi, ammesso e non concesso che il mio bighellonare per l’università fosse un frequentare le lezioni. Quando è finito il nostro ultimo colloquio io mi sentivo come uno che è riemerso dal mare in tempesta, no, meglio, come uno che è scappato da un campo di prigionia… eppure, guada, era un bel ragazzo… però era “solo” un bel ragazzo, quando apriva la bocca lo avrei preso a pugni, se io pensavo una cosa ero quasi certo che per lui sarebbe stata una cosa stupida…
– Birillo, ma come si chiamava questo ragazzo?
– Si Chiamava Massimiliano ma si faceva chiamare Max.
– Ma era gay?
– Questo non l’ho mai capito e all’inizio è stata una questione cruciale, ma poi, gay o non gay, quando apriva la bocca lo avrei preso a sganassoni lo stesso perché mi sembrava uno un po’ stronzo… no, nemmeno, … comunque uno che non può andare d’accordo con me… però sai Cucciolo, quando me ne sono liberato non ho avuto proprio nessun rimpianto, ma proprio nessuno, in inglese si dice “let’s get reed of someone!” proprio nel senso di scaricarsene, di liberarsene e passare oltre, no, neanche, non provavo indifferenza ma proprio soddisfazione di averla fatta finita, fosse stato anche Brad Pitt lo avrei mandato a quel paese lo stesso… mi veniva proprio da fare l’apologia della solitudine, cioè in quei momenti stavo veramente molto meglio solo… mi godevo i momenti in cui non stavo con lui… ti sembra strano?
– No… mi sembrerebbe strano il contrario… ma poi vi siete rivisti?
– Sì, qualche volta ma solo formalmente, lui non mi ha chiesto più niente e io mi sono tenuto alla larga…
– Ma tu, Birillo, l’apologia della solitudine nei miei confronti l’hai mai fatta?
– Cucciolo, per arrivare a una cosa come quella ci vuole una umiliazione pesante e continuata nel tempo, con te io ho provato qualche momento di disappunto e di esitazione, questo sì, qualche momento di non sapere che cosa fare, ma tu non mi hai dato mai il tempo di pensarci troppo e la situazione è durata al massimo qualche ora e poi i tuoi tentativi di recupero erano così entusiastici che alla fine mi sentivo più innamorato di prima… no… io con te mi sento sulla stessa lunghezza d’onda, realmente non ho mai avuto da te impressioni starne… anzi… be’, qualche cosa di strano qualche volta, cioè qualche cosa che non mi è piaciuta forse l’ho avvertita, ma nel senso che in qualche momento ti mettevi troppo nel ruolo di quello che sta facendo qualche cosa di buono per gli altri e questo mi dava fastidio…
– Birillo! Ma che mi stai dicendo! Ma tu hai pensato veramente che io stessi facendo una buona azione nei tuoi confronti?
– … Be’, Cucciolo, io qualche volta l’ho pensato… eri troppo remissivo… cioè eri con me un po’ come ero io con quel ragazzo e questo non mi piaceva, poi, quando hai cominciato a mettermi i puntini sulle i, mi sono sentito più a mio agio… eri più vero…almeno mi sembravi meno finto… E tu Cucciolo l’apologia della solitudine nei miei confronti l’hai mai fatta?
– Sì, una volta è successo…
– Quel giorno che ti volevo mettere sotto? …
– Sì, esattamente, in quei momenti mi sembravi proprio violento, cattivo, uno di quelli che io non posso sopportare… poi quando ho visto come hai reagito ho cambiato subito idea, però allora ti avrei scaricato definitivamente e senza rimpianti…
– Senza rimpianti?
– Be’ questo non lo posso dire… anzi un po’ in crisi mi ci avresti messo eccome, però allora non ti sopportavo proprio… cioè sul momento… mh! No, forse non è esattamente così… mi sa che il teorema è più complicato di come lo faccio io… Birillo, meno male che le cose sono andate in tutto un altro modo…
– Sai, Cucciolo, io penso che tu in effetti hai una forza grandissima che è quella di fare il primo passo verso di me nonostante tutto… e l’hai fatto, anche allora l’hai fatto, cioè tu ti sei abbassato per venirmi incontro e una cosa del genere la fanno solo le persone che ti vogliono bene…
– E poi c’è una cosa di te che mi ha sempre affascinato tantissimo, tu da me non cercavi sesso o un’avventura, all’inizio parlavi poco ma avevi voglia di parlare, avevi voglia di farti conoscere di farti amare per quello che sei veramente… a parte quella volta che mi volevi mettere sotto, ti sei comportato sempre da cucciolo e questo mi piace tantissimo… se tu stai con uno solo per sesso, poi quello ne può trovare un altro… ma se ci stai perché ci stai bene e perché quella persona ti piace proprio per com’è, perché si sta bene insieme… allora è proprio un’altra cosa… e poi certe volte tu sei stato veramente un cucciolo dolcissimo…
– Cucciolo… adesso non rivoltiamo le carte in tavola… il Cucciolo non sono io, il Cucciolo sei tu!
– Sì, ma di nome, di fatto il Cucciolo sei tu!
– Cucciolo, se potessi adesso ti bacerei, ma devi guidare e ti bacerò a destinazione… vuoi che risentiamo una cassetta?
– Ti va?
– Sì, adesso sì… allora metto quella che comincia dall’inizio…
– Ok! Vai!
Per il resto del viaggio ascoltarono la rilettura del libro più grosso di diritto penale; ascoltarono senza commenti in totale silenzio, con attenzione, la lettura era piuttosto lenta e i concetti tornavano alla mente in modo ordinato, lungo la strada il tempo cominciò a cambiare e il cielo si coprì di nuvole nere, quando arrivarono al cancello Andy scese per aprire e poi non risalì in macchina. Marco parcheggiò e poi si avviarono verso casa.
– Cucciolo! Che senso di libertà c’è qui! È bellissimo, puoi camminare sulla terra, c’è il vento, ci sono le piante, quelle vere, non quelle in vaso come ce le abbiamo sul balcone… Cucciolo! È bellissimo!
Andy chiuse il cancello e poi si avviò verso la casa.
– Cucciolo, io faccio il giro dell’oliveto, arrivo subito! … Vieni pure tu!
– Andy, sta per piovere! Guarda che ti prendi una bella sgrullata…
Andy non ascoltò e si mise a fare il giro dell’oliveto camminando vicino alla rete di recinzione, cercava di mettersi in mente la posizione delle singole piante. All’improvviso cominciò a piovere fortissimo, Marco uscì di casa con l’ombrello per andare incontro a Andy che però fece a tempo a bagnarsi ben bene. Cinque minuti dopo erano entrambi in casa, Marco relativamente asciutto e Andy con i capelli bagnati e con i vestiti non proprio zuppi ma certo importabili.
– Mannaggia! Non mi ha dato nemmeno il tempo di finire il giro…
– Birillo, adesso cambiati e non mi restare bagnato…
Marco fece una pausa, avrebbe continuato dicendo “in camera mia” ci sono dei vestiti asciutti, ma fece a tempo a correggersi.
– In camera nostra ci sono dei vestiti asciutti, se vuoi fare una doccia la puoi fare ma l’acqua è fredda e forse non è il caso…
– No! Non è il caso… quella la facciamo dopo, con l’acqua calda e insieme… adesso mi cambio subito.
Andy se ne andò in camera, si cambiò in un minuto e tornò da Marco con i capelli tutti arruffati.
– Ecco fatto!
– Birillo, c’è il fon in bagno… asciugati i capelli…
– Ma non ce n’è bisogno!
– Be’, almeno asciugateli con un pezzo di carta-casa, sta lì, nella credenza… ecco, così, dai asciugali bene… bravo.
– Cucciolo, lo sai che mi stai trattando un po’ come un bambino piccolo…
– E allora?
– Allora niente… va bene così! … Come piove! Si è fatto tutto scuro, c’è vento forte, … la manda giù a catinelle… ma noi stiamo qui al sicuro… è bello così… Cucciolo, noi stiamo qui soli… insieme… mh! Che dici?
Marco lo guardò con una tenerezza totale. Si gettarono insieme sulla panca di legno e cominciarono a baciarsi e a toccarsi.
– Cucciolo… mannaggia com’è bello stare qui con te! … Ma tu pensi che papà e mamma l’abbiano mai fatto qui?
– Sì, credo di sì…
– Cucciolo… ma pensi che si arrabbierebbero se usassimo il loro letto, almeno non è così duro…
– Non credo che se la prenderebbero per questo…
– Allora andiamo in camera loro…
Se ne andarono nella camera di Rocco e Rosa ma rimasero fermi a guardare il letto.
– Cucciolo, papà da che parte dorme?
– A sinistra…
– Allora lì ti ci metti tu!
– Ma quanto sei stupido!
– No, dai, è giusto così, io mi sento virile a tutti i livelli ma quello è il posto tuo… e poi io mi voglio fare coccolare…
– Andy… sei felice?
– Sì, Cucciolo, adesso sì, non mi manca più nulla.
– Allora, ci buttiamo?
– No, Cucciolo, mi sento in imbarazzo a fare l’amore in questa stanza, mi sembra di invadere una intimità che noi non dobbiamo invadere… torniamocene nella nostra stanza… il letto è piccolo ma è nostro, almeno tuo!
– Ok, Birillo, mi sa che facciamo bene a fare così…
– In fondo a noi non piacerebbe se invadessero il nostro campo e noi non dobbiamo invadere il loro, non sarebbe giusto… Cucciolo… che pensi?
– Che qui con te si sta bene… peccato che qui non c’è un divano… lo sai Birillo che quando ti sei bagnato mi hai fatto una tenerezza grandissima? E poi lo sai che quando ci sei tu io penso solo a te e non riesco a distarmi nemmeno per un istante…
– Cucciolo, qui a parte il letto di papà e mamma non ci sono letti adatti a fare l’amore come si deve… facciamo una cosa, appena spiove usciamo un po’ fuori e ci facciamo il giro tutto intorno e mi fai vedere le piante… mi piacciono tanto le piante in piena terra, sono bellissime perché si sostengono da sé, come vuole madre natura… lo vedi, il cielo si sta aprendo e poi è così bello subito dopo che ha piovuto, c’è proprio l’odore della terra bagnata, ci sono le foglie bagnate, le ragnatele con tutte le goccioline appese e poi la terra è più molle…
– Birillo, sei un poeta!
– Non sfottere! Dai usciamo… Lo vedi, non piove più, adesso è bellissimo, subito dopo la pioggia… Cucciolo… st! Lo vedi lì?
– Sì!
– Cerchiamo di non farlo scappare…
Acquattato tra le piante, in un piccolo avvallamento del terreno, c’era un gattino rosso, Andy non si mosse e cominciò a fare richiami al gatto.
– Ps! Ps!Ps! Mao, mao, mao… sss, sss, sss…
Il gattino aveva appizzato le orecchie e non era scappato, Andy continuò a fare richiami senza avvicinarsi troppo, poi si accucciò a terra per non farsi vedere dal gatto e continuò con i richiami, il gatto pareva sempre più interessato, si nascondeva meno, piano piano si alzò sulle quattro zampe e si fece vedere, Andy continuava a fare richiami, Marco lo osservava senza muoversi a debita distanza, Andy si avvicinò al gattino ma con movimenti lenti e naturali, mantenendosi basso sul terreno, si sporcava i jeans ma l’idea di non fare scappare il gattino gli sembrava troppo importante, quando fu a un metro dal gatto si getto spalle a terra, il gatto lo osservava incuriosito, poi Andy tentò una lenta manovra di allontanamento sempre camminando carponi, il gatto lo seguì con circospezione, ma lo seguì, Andy continuava con i suoi richiami e il gatto piano piano gli andava dietro sempre con minor timore, poi Andy provò qualche balzo di tipo felino nel terreno mosso e il gatto lo imitava, tre balzi faceva Andy e tre ne faceva il gatto nella stessa direzione, il gioco ormai era accettato e scoperto. Andy si sedette sotto il portico su un sedile di legno e il gatto prima gli andò vicino poi cominciò ad arrampicarglisi addosso ma senza cavare fuori le unghie, Andy lo prese e se lo mise sulle gambe.
– Bello, micetto, bello… ma che bel micetto sono io! Ma che bel micetto…
Andy continuava ad accarezzare il micio e a parlargli come se parlasse a una persona, Marco entrò in casa prese un po’ di latte e lo mise in un piattino e andò a sedersi vicino a Andy, il gatto si mosse per bere il latte, poi si appallottolò sulle gambe di Andy che lo accarezzava con molta delicatezza, il micio non nascondeva una certa partecipazione sensuale alle carezze di Andy, ma poi finì per addormentassi sulle sue gambe, lasciando proprio la testina abbandonata, come avrebbe fatto un bambino piccolo.
– Cucciolo, hai visto quanto è bello! È dolcissimo, proprio un esserino tenerissimo che reagisce con dei modi di fare che mi sembrano quasi i tuoi… sì, è bellissimo, è tenerissimo, come te! … Cucciolo perché non prendi una cassetta in macchina e ce la sentiamo, tanto adesso, col gatto non possiamo leggere, almeno possiamo riascoltare…
– Vado, Birillo! … Lo sai che sembri mamma gatta?
Marco tornò col registratore
– Birillo… e adesso come facciamo, ce lo portiamo dentro?
– No, tanto fuori non fa freddo, gli possiamo mettere qui fuori una bacinella con qualche pezza di lana se ce ne sono, un po’ di latte l’ha preso e adesso questo si sveglia domani mattina…i gatti dormono molto…
– Ma i gatti vanno in giro di notte…
– Ma questo è piccolo…
Marco preparò una specie di cuccia per il micio, con la massima attenzione per non disturbarlo troppo, adagiarono il gatto sotto un panno di lana come se fosse sotto una copertina, il micio ronfava di piacere a non accennava nemmeno a muoversi, Marco e Andy se ne andarono dentro.
– Birillo, mi sa che ti devi cambiare perché così sei tutto sporco…
– Ma il gatto l’abbiamo addomesticato…
– Con tutte le moine che gli hai fatto tu avresti addomesticato pure un elefante… mi sa che tu col micio hai fatto come hai fatto con me! … Però ci sai fare, io me lo sarei fatto scappare, ma tu hai avuto una pazienza incredibile…
– Sì, ma per me il micetto non è una preda, per me è un cucciolo da amare, magari per un giorno ma il micio deve essere contento che ci ha incontrato… e poi io sono stato contento di incontrarlo, è veramente un cucciolo delizioso… non ti offendere, Cucciolo, però lui è proprio un cuccioletto piccolo piccolo… e hai visto come giocava… ma tu credi che domani lo ritroveremo lì?
– Sì, io penso proprio di sì!
– Speriamo!
– Allora, Cucciolo mi do una lavata e poi ci mettiamo a studiare…
– Però, Birillo, stasera…
– Be’ tu sei il mio micetto grosso… a proposito, come lo chiamiamo?
– Ma tu dici che è maschio o femmina?
– Questo proprio non lo so, però io voglio un maschietto… allora come lo chiamiamo?
– Non lo so? Quali sono i nomi da gatto?
– Ma perché nomi da gatto? È un cuccioletto che sembra quasi una persona, ci vuole un nome di persona… dai dimmi un nome da ragazzo che ti sembra sexy e lo mettiamo al gatto o gatta che sia…
– Lo chiamiamo Massimiliano?
– Bene Massimiliano mi piace… almeno posso dire che Massimiliano non è scappato, che non ha resistito ai miei richiami e che si è fatto accarezzare con una sensualità sopraffina… però dire che gli abbiamo dato da bere il latte e che lo abbiamo lasciato fuori della porta la notte suona male… però noi non lo diciamo, aspetta, fammi vedere se c’è… Sì… c’è sta tutto aggomitolato sotto la copertina… ma è proprio bellissimo!
– Veramente è un esseruccio tenerissimo… e poi per andare d’accordo con te non poteva che essere così… Andy, mettiti la felpa perché qui la notte fa un po’ di freschetto…
– Ok, … ma non è che dobbiamo portare dentro Massimiliano? Mi dispiacerebbe proprio se si prendesse un malanno, povero cuccioletto!
– Ma Massimiliano sta così bene lì, quello sta ronfando e si sta sognando tutte le gattine del circondario…
– O tutti i gattini…
– Può darsi… se ha preso da noi… mh! Ma che mi fai dire, Birillo!
– Dai adesso si lavora… almeno fino a mezzanotte si lavora… tanto ormai è buio e non si può stare fuori…
– Ok, dai, prendi il libro… mamma mia, che strazio!
– Lo so, Cucciolo, ma prima il dovere…
– E poi…?
– Lo sai, dai, quello stasera, su, Cucciolo, tanto dobbiamo comunque lavorare e non se ne può fare a meno…
– Lo so, lo so… allora, questo è il registratore e questo è il libro… Leggi tu?
– No, leggi tu così ti distrai di meno…
Ricominciarono il solito lavoro di lettura dei testi e non trovarono grosse difficoltà, dopo avere registrato 80 pagine Andy chiese una pausa.
– Cucciolo, facciamo così, per oggi basta, ci prepariamo qualche cosa da mangiare e ne portiamo un pezzettino a Massimiliano e poi ce ne andiamo a letto… che dici?
– Birillo, … Che facciamo? Lo facciamo entrare?
– No, lo lasciamo lì e gli portiamo qualche cosa da mangiare, poi ci giochiamo domani mattina ma col sole… se lo portiamo dentro poi si abitua e quando ce ne andiamo resta solo e gli vengono le malinconie, povero cucciolo…
– Birillo, ma ce lo potremmo portare a casa!
– Cucciolo, quello non è un gatto randagio, quello è un gatto domestico, hai visto come si fida delle persone? Quello è il gatto di qualcuno che magari l’ha perso e che lo sta cercando da tutte le parti… mi piacerebbe tantissimo se ce lo potessimo portare a casa ma quel cucciolo una famiglia ce l’ha e lo hanno pure educato bene… dai, non ci pensiamo… e hai visto come è tutto pulito e spazzolato? Può darsi che se ne torni a casa sua o che lo vengano a cercare… dai su, sarebbe bellissimo ma se ce lo prendiamo lo togliamo al suo ambiente…
– Mi sa che hai ragione, però la cena gliela dobbiamo portare… che gli diamo?
– Latte e un pezzettino di carne, è piccolo ma i suoi dentini ce li ha eccome.
– E basta?
– E sì, non credo che si mangerebbe l’insalata o la banana…
– Guarda un po’, così può andare?
– Sì, così va benissimo, però adesso mangiamo noi e poi andiamo da Massimiliano…
– Lo sai che tra una cosa e l’altra oggi non abbiamo pranzato?
– Lo so, però ne valeva la pena… lo sai, Cucciolo, se non ci capitano accidenti strani abbiamo tanti anni davanti per essere felici, Cucciolo, noi siamo giovani… lo capisci, Cucciolo, che fortuna abbiamo avuto! … E adesso ce la dobbiamo godere tutta… tutta! Cucciolo, per tanti anni! Ma tu te lo immagini? Diventare grandi insieme, passare le nottate abbracciati… a me l’idea dell’apologia della solitudine non mi torna più in mente! Io non ho vicino solo un bel Cucciolo, ma un Cucciolo buono, uno che mi vuole bene… io nei tuoi confronti in certi momenti ho provato anche aggressività forte, ma indifferenza mai, proprio mai, e la fine dell’amore è proprio nell’indifferenza… Buona! Cucciolo, ma che cos’è?
– Esattamente non lo so, l’ha fatta mamma è una specie di gateau!
– A proposito! … Andiamo a vedere Massimiliano!
Lo osservarono prima dai vetri della finestra, poi uscirono cercando di non fare rumore, Massimiliano dormiva appallottolato nella bacinella sotto lo straccio di lana.
– Massimiliano! Micetto dolcissimo… Buonasera! La vuoi la pappa? Senti com’è buona!… Mh, ma che buona pappa deve mangiare Massimiliano che deve diventare un gatto grosso grosso…
Il micio cominciò a ronfare e a stiracchiarsi si allungò verso il viso di Andy, lo toccò con le zampette e gli diede due leccate, poi puntò direttamente verso il pezzetto di carne e cominciò a masticarla con un’aria di totale beatitudine, la divorò in meno di un minuto, poi passò al latte che però non bevve tutto e tornò ad accoccolarsi sulle gambe di Andy.
– Vedi, Cucciolo, se un gatto fa così vuol dire che è abituato. Questo è un gatto domestico…
– E sì… ma quando ce ne andiamo poi ci resta male…
– Lo so, ma quando ce ne andiamo lui torna a casa sua e non fa stare in pensiero la famiglia.
Marco sedette vicino a Andy e si appoggiò a lui spalla a spalla.
– Lo sai Birillo che è bello vedere come tratti Massimiliano… è una cosa tenera…
– Certo che è una cosa tenera, se gli vuoi bene, lui ti vuole bene… e poi vedi come si fida… questo è un micetto che è stato molto coccolato!
– Mh! … Guarda che fa, Birillo, si vuole arrampicare su di te… guarda come si strofina…
– Cucciolo, ma hai visto che zampette che ha, guarda, coi cuscinetti rosa, sembrano una miniatura, sono perfette, e coperte di una pelliccia finissima e che musetto che ha, i baffi e lo sguardo vispo e tenero allo stesso tempo… è proprio dolcissimo… Buono! Massimiliano, stai buono! Così, ecco, così, sei pure un micetto intraprendente, un micetto scalatore… però ti piace farti coccolare… Cucciolo gli diamo un altro pezzetto di carne?
– Lo prendo subito… ecco qua… questo però glielo do io così si affeziona pure a me…
– Sì! Lo vedi, questo marpione non ha paura di nessuno, guarda qua, Cucciolo, ti cammina addosso come niente fosse…
– Come è bello, è morbidissimo, tenerissimo, proprio come un peluche… però si muove, è caldo, è vivo, è bellissimo…
– Cucciolo, noi e gli animali abbiamo tante cose in comune, non la razionalità astratta ma l’affettività sì… e si vede…guada tu le confidenze che si prende, come se ci conoscesse da sempre… ma noi ci conosciamo solo da stamattina… micio!
– Massimiliano le cose le capisce per istinto e non sbaglia! Proprio come te! …Birillo, che facciamo? Ce ne torniamo dentro?
– Sì, mi sa che è meglio, ma Massimiliano sarà una parola non farlo entrare dentro casa… buono, micio, buono, dai, adesso devi stare alla cuccia, su, stai buono! Buonanotte, micetto! Buonanotte! Ci vorranno diversi minuti per farlo addormentare ma ci dobbiamo riuscire piano piano.
In effetti ci vollero quasi venti minuti per fare addormentare Massimiliano, parlando di continuo al micetto ma alla fine lo misero a cuccia e rientrarono in casa.
– Cucciolo, ce l’abbiamo fatta… tu pensa come deve essere difficile per quelli che hanno bambini! …però pure Massimiliano è bello!
– Lo sai, Birillo, che mi sento stanco…
– Pure io, Cucciolo…
– Che facciamo… ce ne andiamo a dormire?
– Forse è meglio… ma per i letti come facciamo?
– Birillo, non ti arrabbi se li mettiamo vicini vicini e ce ne stiamo ognuno al lettino suo?
– Non mi arrabbio… anzi mi sento così stanco che non mi va nemmeno di fare il letto…
– Quello lo faccio io, tu, se vuoi, mettiti nel letto mio che è già fatto…
– Vado, Cucciolo?
– Certo, tanto io faccio prestissimo.
Marco preparò il letto in tre minuti e lo accostò a quello dove si era messo Andy, si spogliò e rapidamente si mise sotto le lenzuola, poi stese un braccio e strinse la mano di Andy.
– Cucciolo, lo sai, mi fa un effetto strano stare a letto da solo, mi sembra una cosa di un’altra epoca della vita… però adesso tu stai qui e noi ci teniamo per mano, stare soli è tutta un’altra cosa!
– Birillo, anche tu sei come un gattino, a Massimiliano somigli proprio tanto, hai lo stesso modo di fare, hai fiducia, ti fidi, vuoi essere coccolato …
– Cucciolo, quando andavo a scuola avevo una professoressa di scienze un po’ strana, era una signora anziana, un po’ claudicante e fisicamente un bel po’ decaduta, quando veniva in classe ci diceva sempre che lei della sua materia aveva una conoscenza approssimativa e che, per essere sincera, avrebbe dovuto dire che lei conosceva bene solo due argomenti di scienze: i gatti e le medicine, diceva: “io il gatto ce l’ho e le medicine le ho prese praticamente tutte”… era una signora simpatica, molto autoironica, anzi una signorina che si avviava ai settant’anni, ma non si prendeva mai troppo sul serio… non era niente male… e poi adesso capisco perché era così affezionata al gatto, c’è gente che dice che il gatto non si affeziona… ma non è vero, Massimiliano è un cuccioletto meraviglioso… che fai? Dormi?
– No, ti ascolto…
– Ma ti do fastidio?
– Birillo! Ancora queste domande…
– Ma io dico per dire… Cucciolo… che silenzio c’è qui! Pure alla piccionaia c’è silenzio perché stiamo all’ultimo piano ma qui il silenzio è irreale, si sentono i grilli… non si sente una macchina, sono i rumori di tanti anni fa…poi c’è un altro odore, un’altra temperatura, è proprio tutto diverso… salvo il mio Cucciolo… che è sempre uguale… Cucciolo forse è meglio che adesso facciamo proprio la nanna… notte Cucciolo!
– Notte Birillo! Ti voglio bene!
Andy non riuscì ad addormentarsi, la situazione gli pareva nuova, aveva Marco vicino a sé ma l’atmosfera della campagna gli sembrava insolita, anche il letto era diverso, più piccolo, più cigolante, ma Andy aveva in realtà anche altre idee per la mente, si chiedeva se quello fosse realmente il suo posto, in fondo se ne era quasi convinto, ma ancora qualche dubbio si annidava nelle pieghe più riposte della sua anima, non voleva svegliare Marco e, d’altra parte, non aveva nemmeno paura delle sue malinconie perché era sveglio ma non afflitto dall’angoscia, non provava una sensazione di solitudine ma si sentiva al contrario ormai completamente ingaggiato in un’avventura bella sì ma forse non totalmente sua, la sensazione però non durò molto, ad un’ora ormai molto avanzata Andy si addormentò, i suoi sonni furono poco tranquilli, aveva la sensazione di avere freddo ma stentava a svegliarsi per risolvere il problema, poi sentì dei rumori che destarono la sua attenzione e lo richiamarono alla veglia, Marco si stava alzando anche se era ancora tutto buio, Andy d’istinto avrebbe voluto aspettare per vedere che cosa sarebbe successo ma la cosa non gli sembrò dignitosa e preferì chiederlo direttamente a Marco.
– Che c’è Cucciolo, tutto bene?
Il tono di Andy era lievemente ansioso.
– Tutto bene, Birillo, ma fa un po’ freddo, vado a prendere due coperte, tu stai tranquillo, arrivo subito.
Marco uscì dalla stanza, prese due coperte, ne stese una sul letto di Andy e una sul suo.
– Cucciolo…
– Che c’è, Birillo?
– Posso venire nel letto tuo?
– Certo, vieni, almeno stiamo più caldi…
– Mh… così si sta meglio e poi stare abbracciati quando fa freddo è veramente bellissimo…
– Che fai?
– Ci chiudiamo dentro la coperta… pure la testa, così ci scaldiamo col fiato…
– Ma hai tanto freddo Birillo?
– No… solo un pochettino, ma così mi passa subito… lo sai che non avevo preso sonno…
– E perché non mi hai chiamato?
– Per non darti fastidio… e poi non ce ne era bisogno… non mi venivano idee brutte per la testa, solo che forse non sono convinto al 100% che questa sia la mia strada…
Marco rimaneva in silenzio.
– Cucciolo, tu lo sai, te l’ho detto tante volte, adesso sono convinto al 90% ma non sono ancora convinto completamente…
– Ma neanche io sono convinto al 100%…
– No?
– Be’, forse… cioè… non lo so, può darsi che qualche dubbio mi possa anche venire…
– Va be’, ma il dubbio c’è o no?
– Adesso?
– Sì, adesso..
– No, adesso, non c’è…
– E allora perché hai detto di sì…
– I dubbi me li fai venire tu…
Andy si irrigidì nell’abbraccio.
– Cucciolo, non mi dire cattiverie, io cerco di trattarti come si deve, ti dico le cose come le sento, ma perché dovrei farne a meno? Sarebbe tutto più facile, forse, ma anche più falso…
– Birillo… in effetti hai ragione, tante volte noi preferiamo farci imbrogliare, è più semplice, la verità è sempre più complicata delle bugie… Andy! Ma perché ti vengono i dubbi?
– Non lo so, Cucciolo, onestamente non lo so, non c’è nessuna ragione, però alla fine qualche incertezza ce l’ho, non ci posso fare niente…
Marco lo abbracciò.
– Birillo! … lo sai che se adesso ci vedesse il Papa ci prenderebbe per sporcaccioni che fanno le cose turche… eppure è una cosa così bella, così semplice… è una cosa perfettamente naturale…
– Che fai Cucciolo? Stai cercando di distrarmi portandomi su discorsi ideologici? … Sono trucchi vecchi… e poi io adesso non sto male per niente, qualche dubbio ce l’ho ma piccolo piccolo… insomma… io ti voglio bene lo stesso… però è vero che qualche sensazione di non essere sempre al posto giusto qualche volta ce l’ho… ma non è nemmeno questo, penso che sia soprattutto la paura del futuro e poi per noi una vita di coppia è tutta in salita, perché al di là di papà e mamma siamo fuori dal mondo…
– Birillo, ma è meglio una vita di coppia fuori dal mondo o una vita da soli in mezzo al mondo?
– Be’, va be’…però è meno semplice di come la fai tu… e poi noi abbiamo appena cominciato, ma tu pensi che non usciremo mai allo scoperto?
– Non lo so, però credo che, per noi, pubblico e privato saranno comunque cose separate… sì, come dici tu… sarebbe bello se… ma il gioco non vale la candela… giocare a rischiatutto sarebbe come giocare al massacro…
– Però così non è bello… non è giusto… ma perché un ragazzo e una ragazza si possono scambiare tenerezze per la strada e noi no?
– Birillo, pensa che ci sono quelli che hanno veramente problemi enormi di fame e di sopravvivenza… Birillo, ma che ci manca?
– Lo so, però sarebbe bello se si potesse…
– Birillo… sai come aveva detto un ragazzo che conosco di fronte a un ragionamento del genere?
– No…
– “Se mi’ nonno c’aveva tre palle era un flipper!”
– La battuta è caruccia… ma in sostanza vuol dire che o abbozzi o abbozzi…
– E sì, Birillo, probabilmente i problemi dei gay si risolveranno con tempo, ma dovranno passare tanti anni, va be’ che siamo giovani… ma quei tempi non li vedremo… intanto già è molto che non ci mandano al rogo… una volta si faceva… in nome della fede in Gesù Cristo…
– Ma come facevano a dedurre dal Vangelo cose del genere?
– Ah! Non ne ho la più pallida idea… ma quello che è peggio, tanta gente la prendeva in piena coscienza come una cosa seria…
– Coscienza? Mizzica! … va be’… lasciamo perdere… Cucciolo. Però così si sta bene… ma la gente che deve capire? … Però è vero che noi siamo un po’ come una torre d’avorio… il mondo è tutto fuori… però a noi che ce ne frega? Cucciolo, noi ci siamo, se troveremo mai persone come si deve non lo so… ma anche se non le troviamo campiamo bene lo stesso…
– Magari tu ti fai un po’ troppe preoccupazioni…
– Ma io me le faccio di riflesso perché mi ci fai pensare tu…
– Per oggi forse è vero ma in tanti altri casi ci hai pensato da solo…
– Mh! Va be’, Cucciolo, ma tanto non ci possiamo fare niente… e poi non mi piace nemmeno fare tante chiacchiere su cose che sono fuori della nostra portata… Cucciolo, ma tu l’hai fatto un piano per l’università a breve scadenza? Cioè ce l’hai in testa un progetto dettagliato da qui fino all’inverno?
– Sì, un progetto per la testa ce l’ho, … ne dobbiamo fare tre, i soliti tre…
– Va be’, Cucciolo, adesso cerchiamo di dormire ancora un po’ se no domani non ci reggiamo in piedi… ti dispiace se torno nel mio letto?
– Sì, mi dispiace, ma non si può fare diversamente, se no rischiamo di cadere dal letto…
– Allora vado, Cucciolo… Ecco, però almeno tienimi la mano…Notte Cucciolo!
– Notte Birillo!