ETERO POCO ENTUSIASTA? E SE FOSSI GAY?

Caro Project,

dopo aver girato il forum in lungo e in largo e avere letto il tuo libro “Essere Gay” mi sono deciso a scriverti. Ho 26 anni, posso dire di essere mediamente soddisfatto della mia vita, cioè degli studi e da pochissimo anche del lavoro, che non mi piace troppo, anzi quasi per niente, ma se penso che tanti ragazzi non riescono a lavorare posso solo pensare che il mio lavoro me lo devo tenere bene stretto. C’è poi un altro aspetto della mia vita sul quale ormai rifletto per ore tutti i giorni. Diciamo così, che non mi dispiacciono le ragazze, voglio dire che se una ragazza mi si mette appresso e mi coccola nel modo giusto, per le me la cosa sta bene. Ho avuto due storie con ragazze, la prima è cominciata quando avevo 15 anni, ci sono entrato con entusiasmo perché mi faceva sentire grande e non è stata niente male, lo dico adesso, con la scienza del poi, perché lei non voleva andare oltre certi limiti e non ci volevo andare nemmeno io, in pratica eravamo buoni amici, uscivamo insieme, c’era un po’ di tenerezza, ma senza esagerare, e la cosa andava bene. Poi è finito tutto dopo tre anni, quando si sono messi in mezzo i genitori per ufficializzare la cosa, cioè per farla diventare un’altra cosa, e lì sono cominciati i riti da fidanzatini, ma non piacevano né a me né a lei, dopo qualche mese abbiamo concluso “di comune accordo e senza problemi” che eravamo buoni amici e così è finito tutto, con buona pace (e delusione) dei nostri genitori. Con la seconda ragazza, la mia attuale, le cose sono state molto diverse, avevamo entrambi 24 anni e delle ottime prospettive di studio e di lavoro. Dire che ci siamo messi insieme è improprio. Anche con lei tutto è cominciato con una simpatia e un’amicizia parecchio  disimpegnata. Ci si sentiva spesso, si usciva spesso, ma sempre con gruppetti di amici, qualche volta parlavamo, ma soprattutto di studio e delle prospettive di lavoro. Io dopo la specialistica sono riuscito a trovare lavoro, lei adesso è andata all’estero per il dottorato, nessuno dei due ha pensato che avrebbe potuto rinunciare a qualcosa in nome dell’altro, anzi io l’ho incoraggiata ad andare perché dopo avrebbe avuto prospettive molto migliori. I primi tempi ci sentivamo su skype quasi tutti i giorni, adesso molto meno e, francamente, non mi manca, come io penso di non mancare a lei. Fin qui sarebbe una ordinaria storia etero di un ragazzo non troppo interessato alle ragazze e soprattutto non molto (in pratica per niente) interessato al sesso con le ragazze, ma le cose non finiscono qui. Ho sempre avuto un gruppetto di amici speciali e con loro sono stato bene, direi che però non ho mai provato attrazione fisica per un ragazzo, o forse solo un po’, ma niente di quelle cose che leggo sul forum. Da qualche mese ho conosciuto un ragazzo, che chiamerò Nino, di vent’anni, un ragazzo che mi ha colpito da subito. Non mi sono sentito travolto da chissà che cosa, quello che mi ha colpito era il suo stato emotivo e il suo livello di partecipazione nelle cose. Abbiamo avuto modo di parlare un po’, gli ho detto che la mia ragazza sta all’estero e altre cose e lui mi ha detto che è gay e che è innamoratissimo di un ragazzo che conosco anche io. Il ragazzo di cui è innamorato è un bel ragazzo, però non credo che sia gay anche se non l’ho mai visto con una ragazza. Nino mi parla in continuazione di quel ragazzo, si vede che è innamorato in modo totale e questo mi compisce moltissimo, perché se penso alle mie due ragazze, beh, loro non erano gran che coinvolte, mentre Nino in pratica vive per quel ragazzo e ci sta malissimo. È rimasto molto stupito dalla mia reazione di fronte alle sue rivelazioni e dice che riesce a parlare di queste cose solo con me, io cerco di metterlo in guardia, perché al momento l’altro ragazzo non sa nulla e probabilmente non si immagina nemmeno che Nino si sia innamorato di lui, e la reazione potrebbe essere non solo di disimpegno ma di totale repulsione e Nino ne potrebbe uscire a pezzi. Anche qui, in fondo, potrebbe essere una storia, un po’ meno comune, di un’amicizia tra un etero (io) e un gay (Nino), ma le cose sono più complicate, perché con l’andare del tempo, tra me e Nino si sta stringendo un legame molto particolare. Mi dice cose molto belle, che a me fanno piacere, ma resta il fatto che io anche con tutta la buona volontà non mi sento gay. Parlo con lui per ore, ma poi me ne dimentico. Lui sa che sono etero e che ho la ragazza, ma a questo sembra non dare praticamente nessun peso e mi tratta con un modo di fare molto accattivante e seducente, come se fossi gay e mi stessi innamorando di lui, e qui cominciano i problemi anche da parte mia, perché a me piace stare con lui ma non lo voglio illudere, perché ci potrebbe rimanere malissimo. Quando parliamo, io gli dico della mia ragazza, lui mi dice del suo ragazzo, ma in sostanza parliamo solo di noi, la mia ragazza e il suo ragazzo sono dei meri pretesti per continuare  a parlare senza creare troppi problemi. Mi sono anche chiesto se per caso non sono gay anche io, magari in modo molto particolare, perché con lui mi sento a mio agio e il fatto che sia gay e che possa essersi innamorato di me (la parola forse non è adatta, ma qualcosa di simile c’è) non solo non mi sconvolge ma mi sembra molto gradevole perché ha un modo di fare diversissimo da quello delle ragazze, molto più affettuoso  e molto più diretto, che a me piace molto, però poi penso che tutto potrebbe fermarsi qui. Aggiungo una cosa: non mi dispiacerebbe essere gay e potermi innamorare di Nino, però al momento è solo un’ipotesi, non so se potrà crescere qualcosa in seguito, certo è che con lui mi sento più coinvolto che con una ragazza. Nino potrebbe sembrare un po’ effeminato, perché è sempre molto gentile e affettuoso, ma io in lui non vedo nulla di femminile e non lo considero affatto come consideravo le ragazze, lo sento molto più vicino a me, con lui mi sembra che possa essere possibile quel rapporto  di amicizia affettuosa che è stato sempre il mio ideale, e il fatto che sia gay, in fondo, è proprio quello che rende possibile questa amicizia affettuosa. Non vorrei comunque condizionargli la vita, questa è la mia preoccupazione di fondo. Come vedi, Project, i problemi sono tanti e molto intrecciati tra loro. Secondo te, che dovrei fare?

Perplesso.

p.s.  se vuoi, pubblica questa mail.

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LA VITA GAY STA CAMBIANDO

Caro Project,
sono molto contento di aver parlato con te ieri sera. Ho trovato conferma al fatto che la situazione dei gay sta oggettivamente cambiando e che l’idea di omosessualità come normalità sta piano piano facendo breccia. Ho pensato di riassumere in un breve scritto la mia esperienza in proposito, che poi penso non sia affatto una cosa rara.

Dopo la laurea triennale, conseguita in una università del profondo Sud, ho cambiato università per frequentare i corsi della specialistica in una del profondo Nord. Nella nuova università ho trovato una didattica e una ricerca di tipo medio, realmente mi aspettavo qualcosa di meglio, quello che invece mi ha letteralmente sconvolto è stato il livello di normalità della vita dei ragazzi gay all’interno della facoltà, qualcosa di veramente inconcepibile per una università meridionale. Qui dove sono adesso l’essere gay non è più un tabu, i ragazzi non si nascondono, o almeno ce ne sono parecchi che non si nascondono e non sono solo i difensori estremi del movimento gay, qui non si nascondono neppure i ragazzi “gay normali” (sembra una strana associazione di parole). Io ero ben determinato a salvaguardare la mia privacy, ma poi, senza bisogno di ammettere o di dichiarare nulla, si è creato un gruppetto di ragazzi (almeno una decina) che si trovavano comunque reciprocamente simpatici e si capivano ad un altro livello. Dopo circa sei mesi ho avuto la prova provata che i ragazzi del gruppo erano tutti gay e qui, caro Project, devo dire che si andava ben oltre il fatidico 8% che tu consideri la proporzione dei gay sul totale della popolazione. Il nostro corso di laurea era frequentato da 51 ragazzi, e più o meno da una ventina di ragazze, su 51 ragazzi 11 sono gay! Più del 20%. E che siano gay ne sono certo perché me lo hanno detto loro. Mi chiedo come siano possibili queste concentrazioni anomale di gay in uno specifico corso di laurea, che è di orientamento nettamente tecnico-scientifico. Non potrebbe forse trovarsi la spiegazione nel fatto che i gay sono ben più dell’8% e che il loro numero è ampiamente sottostimato proprio in ragione del fatto che, salvo che in ambienti molto gay friendly, i ragazzi gay non escono allo scoperto? Mi chiedo se, in altri contesti ugualmente gay friendly, non si trovino percentuali vicine al 20%, cioè sostanzialmente identiche a quelle della mia facoltà.
Ma c’è anche un’altra cosa da rilevare: il dialogo tra gay diventa sempre più libero e spontaneo. Il peso delle chat erotiche e dei siti di incontri, almeno ai livelli culturali più alti, tende a diminuire, lentamente, è vero, ma progressivamente. Per tanti ragazzi etero, il fatto che un amico sia gay non scalfisce minimamente il rapporto di amicizia, ma non solo, nell’ambiente sociale circostante non ci sono pettegolezzi che abbiano ad oggetto l’omosessualità, qui almeno, l’argomento omosessualità è percepito come assolutamente neutro. Gli stessi gay hanno il piacere di stare insieme ma non si rinchiudono in un ghetto. Il loro stare insieme deriva dal loro condividere esperienze e sentimenti in qualche modo omogenei e non è finalizzato al sesso. Le amicizie tra gay durano nel tempo. Le coppie gay durano nel tempo. La rottura di un rapporto di coppia gay non fa venire meno il rapporto di stima e di amicizia, la solidarietà di base si percepisce molto forte. Noto anche un’altra cosa, all’interno del gruppo gay del nostro carso di laurea, i ragazzi parlano pochissimo di sesso e non per imbarazzo o per auto-repressione ma perché ritengono la sessualità una dimensione privata da preservare, però, se non si parla di sesso, si parla comunque d’amore e se ne parla usando categorie tipiche della vita affettiva e dei rapporti di coppia. Oggi un ragazzo gay, almeno nella mia facoltà, non si sente in imbarazzo quando parla di amore gay. Ho conosciuto diverse coppie, ed erano coppie che, almeno all’origine, nascevano come coppie destinate a durare. I rapporti col mondo etero, qui, almeno, non sono mai in termini di contrapposizione e le amicizie serie tra un ragazzo gay e uno etero non sono affatto una rarità, e parlo di amicizie in cui il ragazzo etero è consapevole che il suo amico è gay. Anche i rapporti con le ragazze sono molto tranquilli e, addirittura, accade spesso che una ragazza non si faccia alcun problema se il suo ragazzo frequenta un amico gay. Ho l’impressione che la persona venga valutata in quanto tale, e senza alcun riferimento a categorie generali tipo etero, gay o bisex. Anche un’altra cosa mi ha colpito moltissimo, qui quasi la metà dei ragazzi gay del mio gruppo 5 su 11 hanno fatto coming out coi genitori e, cosa ancora più sorprendente, non hanno trovato ostacoli da parte dei genitori. Nel mio paese d’origine i gay sono del tutto invisibili e il coming out in famiglia è una assoluta rarità. In queste cose il Nord è effettivamente ad un altro livello. Qui essere gay per moltissimi ragazzi non è un problema. Vivendo al Sud non mi ero affatto reso conto di quanto la situazione dei gay fosse diversa da zona a zona dell’Italia e non immaginavo neppure che ci potessero essere situazioni così favorevoli per i gay. Qui i locali gay sono pochissimi, cosa che non immaginavo, non c’è una sottocultura gay separata, però tra le persone anziane c’è ancora la tendenza apparente a ghettizzare i gay come gruppo, dico apparente perché i discorsi strani li fanno solo in rare occasioni, quando si sentono più o meno costretti a farli, cioè quando c’è un’aspettativa sociale in quel senso, ma anche i nonni che fanno i discorsi di maggior chiusura rispetto ai gay, alle fine hanno un nipote gay e lo trattano benissimo, ma in pubblico la recita un po’ omofobica è difficile evitarla. Tra i ragazzi del mio gruppo (gli undici ragazzi gay del mio corso) non ne ho trovato nemmeno uno oggettivamente preoccupato o angosciato del fatto di essere gay, ma per la verità non ne ho trovato nemmeno uno gasato dal fatto di essere gay, sono tutti ragazzi assolutamente tranquilli e la vivono in modo naturalissimo. Uno di questi ragazzi, quando ancora non sapevo che era gay, mi aveva mandato una mail che penso sia molto interessante. Te la riporto integralmente col suo permesso:

Ciao A.,
stamani mi ha fatto veramente piacere parlare con te, ci avrei giurato che eri un ragazzo intelligente, oltre che un fenomeno nello studio. Si dice tanto delle università del sud ma, a vedere te, non devono essere niente male, tu hai un’importazione molto teorica e scientifica, noi siamo molto più ingegneri maneggioni, tu tendi a spaccare il capello e a costruire modelli matematici precisi, noi linearizziamo tutto, e al massimo facciamo delle prove di laboratorio. Io, Andrea (detto il Ministro) e Marco (detto 1 Secco) abbiamo cominciato a studiare insieme e ci troviamo molto bene. Se la cosa per te va bene si potrebbe anche studiare in quattro invece che in tre, loro sono d’accordo. Noi siamo tutti e tre gay, ma non abbiamo pregiudizi verso gli etero intelligenti.
Fammi sapere.
Fabio (Genio Mancato)

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QUESTI LEONI – Romanzo gay 1986

Vi comunico che, in data 5 Febbraio 2016, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “Questi Leoni” Romanzo Gay, scritto nel 1986.

Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).

Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.

Il romanzo racconta la vera storia d’amore e di amicizia di due ragazzi.

Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.

Buona lettura.

Project

SEDUZIONE DI UN ETEROSESSUALE DA PARTE DI UN OMOSESSUALE

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi è tratto integralmente dal “Romanzo di un invertito nato”, un documento molto interessante, in pratica una lunga confessione che un omosessuale italiano 23enne fece a Zola sperando che questi ne facesse un romanzo di successo. Zola, temendo le reazioni del pubblico e della critica (a quanto lui stesso sostiene) o forse per più profonde ragioni legate a una celata omofobia, si limitò a trasmettere il testo ad un suo amico medico, che lo fece pubblicare negli Archivi di antropologia criminale.

Il testo del capitolo di Raffalovich è un condensato della narrazione contenuta nell’originale. A Raffalovich interessa fare risaltare, attraverso la lettura, l’assoluta superficialità della seduzione del ragazzo eterosessuale da parte dell’“invertito nato”. La storia tra i due, in apparenza una vera storia d’amore, termina non solo nella banalità ma in un modo allo stesso tempo tragico e squallido. Il giovane militare sedotto, che sembrava essere destinato a diventare il compagno inseparabile del suo seduttore, viene ucciso da un suo commilitone per questioni banali inerenti al servizio e il suo vecchio seduttore non dà nemmeno molto peso a quella morte, che ormai non lo interessa più. La storia dimostra una terribile mancanza di senso morale da parte dell’”invertito nato” che è volubile e sostanzialmente disinteressato alle persone, anche a quelle che sembravano aver suscitato in lui il massimo dell’entusiasmo.

Mi sono sempre chiesto quanto, nell’ambito di un rapporto affettivo-sessuale, sia riferibile ad una forma di vero amore per l’altro o l’altra come persona, nella sua realtà umana, nelle sue debolezze, nella sua libertà, e quanto sia invece dovuto solo all’idea di sentirsi protagonista di un sostanziale monologo, in cui l’altro o l’altra sono solo comparse, che contano perché recitano un ruolo, e in quel ruolo potrebbero essere benissimo sostituiti da altri. La brevità delle relazioni affettive dei nostri tempi sembra indicare che il peso dei legami affettivi profondi è in realtà assai ridotto. È proprio per questo che il senso di frustrazione è così comune.

In ogni caso, con buona pace di Raffalovich, il racconto dell’”invertito nato” non è certamente il modello, almeno a livello teorico, di un rapporto tra un etero e un gay, Vorrei aggiungere che la vera causa del cinismo dell’”invertito nato” verso il suo ex-amante andrebbe ricercata in territori che hanno poco a che vedere con la sessualità, e cioè nella grande differenza di rango sociale tra i due, differenza che nell’800 rappresentava quasi una differenza ontologica.

Mi sono chiesto se possano ancora oggi trovarsi forme di seduzione analoghe a quelle descritte in questo capitolo, onestamente credo di no. Seduzioni di un eterosessuale da parte di un omosessuale sono pensabili, e accadono realmente, solo se l’omosessuale è ricco, o potente e se l’eterosessuale è un arrampicatore sociale, ma in casi del genere, anche se si parla impropriamente di seduzione di un eterosessuale da parte di un omosessuale, bisognerebbe parlare di una corruzione reciproca, perché assegnare all’eterosessuale arrivista e interessato il ruolo della vittima è oggettivamente molto riduttivo. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Seduzione di un eterosessuale da parte di un invertito

Testo preso dall’autobiografia di un invertito effeminato comparsa negli Archivi di antropologia criminale. Si noterà la differenza di casta sociale, la leggera differenza di età (l’invertito è più giovane) e l’ardore amoroso del seduttore che facilita o rende possibile la caduta di un giovane uomo onesto.[1]

“Mi sentivo pieno di amicizia per questo ragazzo che faceva così tristemente il suo dovere, era sobrio e usciva poco. Ma io non avevo comunque nessun desiderio su di lui e non pensavo che avrebbe mai avuto la capacità di capirmi. Spesso la sera mi sedevo al suo fianco e mi piaceva fargli raccontare qualche cosa del suo paese, della sua vita di prima, della sua famiglia. Non aveva madre e suo padre aveva avuto parecchi figli da un’altra donna e questo lo aveva spinto a continuare la vita militare. Suo padre era un piccolo impiegato che gli aveva dato una qualche educazione.”

“Cominciai via via a sentirmi sempre più compiaciuto della sua compagnia provai molto presto per lui la più tenera amicizia. Lo invitavo molte volte a venire al teatro con noi e questo non parve contrariare i miei compagni che avevano anche loro simpatia per questo ragazzo. Venne anche a cena con noi qualche volta ma si mostrava sempre molto freddo e riservato. Aveva molti compiti da svolgere e la sera, la maggior parte delle volte, era così stanco che preferiva non uscire dalla caserma. Avrei voluto offrirgli del denaro ma temevo che non lo avrebbe accettato.”

“In poco tempo non potei più fare a meno di lui e cercavo tutte le occasioni per essere gentile con lui. Mi accontentavo di toccare la sua mano e di passare qualche volta la mia sulla sua testa che era bella e seria, con i capelli fini, lisci, castano scuro. Notavo e ammiravo la bellezza dei suoi denti e della sua piccola bocca ornata, ma non nascosta, da piccoli baffetti castani. Rivedevo in lui tutti i miei eroi favoriti, quando lui passava con la sua bella uniforme nera e gialla su un bel cavallo, io lo paragonavo ad Ettore o ad Achille.”

“Ero geloso di lui ma mi piaceva fargli raccontare le sue avventure di guarnigione e i suoi amori passeggeri. Benché dotato di un fisico notevole, non andava a cercare donne se non al massimo due volte al mese perché erano molto care e lui aveva poco denaro.”

“D’altra parte si corrompeva poco con donne e amori, essendo stato sotto le armi dall’età di diciassette anni, aveva poco tempo libero per raffinare i suoi sensi. Io invidiavo furiosamente tutte le donne che, anche una sola volta, avevano tenuto nelle loro braccia e avevano reso felice questo bel ragazzo che io consideravo adesso come un dio! Avrei dato tutta una vita di gioie per poter avere questa soddisfazione almeno una volta.”

”E poi non avrei mai osato dirgli una parola di tutto questo. Sarei morto di vergogna prima di aver finito l’orribile frase. Ma quello che doveva succedere successe. Una sera noi eravamo stati a cena tutti insieme e il nostro amico era della partita. Tutti avevano bevuto e molto. Al rientro agli alloggi parecchi di noi si sentirono ignobilmente male. I soldati non dormivano con noi ma in una sala vicina. I nostri otto o dieci letti si perdevano nell’immensità della sala buia, illuminata da una piccola lampada che si spegneva nel mezzo della notte.”

“Noi eravamo più o meno eccitati e i nostri giochi chiassosi si prolungarono parecchio prima della notte. Il furiere, che dormiva in una piccola camera vicina, ubriaco fradicio anche lui, ronfava in modo orribile. Il mio letto era nell’angolo più scuro di fronte a quello di un giovane sottufficiale che, anche lui, era allegro grazie al vino generoso che aveva bevuto e al quale non era affatto abituato per ragioni di vario tipo. I miei compagni erano addormentati da molto tempo quando noi non ci eravamo ancora spogliati. Alla fine mi decisi e sbarazzandomi dell’uniforme mi rannicchiai nella mia camicia di baptiste ed entrai nel mio piccolo letto sul quale avevo fatto sedere il mio giovane amico al quale, nella nostra eccitazione e nell’intossicazione causata dal vino e dal chiasso che avevamo appena fatto, prodigai come per scherzo le più dolci carezze e la parole più adulatrici. Ero steso a metà sul cuscino che ci permettevano di tenere sul nostro letto, lui era mezzo spogliato, sedeva sulle mie cosce piegato verso di me. Io gli parlavo come nel rapimento di una mezza ubriachezza dovuta al sonno e al calore del letto che stavano cominciano ad aver ragione di me, quando lui si abbassò completamente su di me, mi strinse tra le braccia e mi baciò sul volto e contemporaneamente infilò le mani sotto le coperte e afferrò a piene mani la mia carne. Io mi sentii morire e come una gioia immensa mi rapì di colpo. Così per un piccolo momento ci stringemmo, poggiando le teste una accanto all’altra, mentre le gote bruciavano e la mia bocca era attaccata alla sua bocca, sul dolce cuscino. Io non sono stato mai così felice!!”

“La lampada poggiata a terra mandava dei raggi incerti nell’immenso dormitorio dove nei letti lontani i miei compagni dormivano e lasciava nella più profonda oscurità questo angolo dove noi eravamo così felici. Ebbi comunque paura che qualcuno ci vedesse e volendo gioire completamente di quell’abbandono del mio amico, gli dissi all’orecchio baciandolo: “Vai a spegnere la lampada e torna, ma presto”: si alzò inciampando e andò a bere alla brocca che era poggiata a terra vicino alla lampada; spense molto dolcemente la fiammella che stava già per spegnersi da sé. Il dormitorio non fu più rischiarato che dalla lampada del dormitorio vicino, cioè, ci si vedeva un po’ al centro della sala ma tutto il resto era nelle tenebre più dense.”

“Lo vidi nella penombra che ritornava al suo letto di fronte al mio. Lo sentii spogliarsi in fretta e tornare verso di me trattenendo il respiro. Quel piccolo momento mi sembrò un secolo e quando lo sentii vicino a me tra le coperte calde, lo abbracciai alla vita.”
“ “Mai ho provato un piacere così forte con una donna.”, disse, i loro baci e le loro carezze non sono né così caldi né così pieni d’amore” Queste parole mi inondarono di gioia e di orgoglio. Lo avevo dunque conquistato quest’uomo così desiderato, e che uomo affascinate! Qualsiasi donna me lo invidierebbe.”

“Alla fine ci separammo. Promettendoci di amarci sempre e di fare il possibile per restare sempre insieme.”

“L’indomani, quando ci alzammo, non osavamo scambiarci un solo sguardo, la vergogna era subentrata momentaneamente ai nostri folli ardori e l’aria fresca del mattino ci aveva fatto smaltire la sbornia. Per tutta la mattina non scambiammo che qualche parola ma la sera, dopo che andammo a letto, soli nell’oscurità profonda, il desiderio mi assalì di nuovo, mi alzai trattenendo il respiro e andai a trovarlo. Era sveglio e mi aspettava, così mi disse.”

“Da quella notte venne meno ogni freno, e passammo quasi tutte le notti uno nel letto dell’altro ad abbracciarci e a coccolarci. “Che belle guance hai, mi diceva, sono più dolci di quelle delle donne, e i piedi, si direbbero quelli di un bambino”.

“Questi discorsi mi facevano trasalire dalla gioia ; non desideravo più di essere una donna, perché trovavo questa passione terribile molto più saporosa e gradevole, superiore a quello che può offrire l’amore più conosciuto, che d’altra parte non mi attirava affatto. Mi innamorai talmente di questo bel ragazzo che arrivai ad amarlo più di qualunque cosa al mondo e non ebbi pensieri che per lui.”

“Il nostro anno di servizio militare volgeva ormai al termine e (cosa che un anno prima avevo creduto impossibile) vedevo approssimarsi la mia partenza con un vero terrore, l’idea di dovermi separare per parecchio tempo, se non per sempre, dal mio amico, mi era insopportabile, e spesso la notte ne piangevamo insieme. Lui doveva ancora fare parecchi anni e vedeva con dolore il momento di restare solo e isolato lì dove aveva avuto un amico così fortemente attaccato a lui.”

“… io ritardai la mia partenza per poter godere una volta ancora del mio caro ed amato amico. Gli lasciai tutto il denaro che avevo e anche molti oggetti come ricordi e gli raccomandai di scrivermi il più spesso possibile, lui me lo promise e alla fine partii.”

“Al ritorno nella mia casa paterna, provai una spaventosa sensazione di vuoto e le abitudini della famiglia mi sembrarono insopportabili. Tutti mi accolsero nel modo più caloroso e fui coccolato nel modo più tenero.”

“Comunque, dopo tre mesi tornai perfettamente in salute e cominciai ad occuparmi di nuovo di pittura e di letteratura, cose che mi interessavano molto. L’immagine del mio amico si sbiadì ben presto e perse tutto il suo charme e la sua vivacità. Mi scriveva ancora qualche volta ma io non rispondevo che a lunghi intervalli con lettere via via più fredde. Smise ben presto di scrivere e io non ne fui gran che dispiaciuto. Sei mesi dopo la mia partenza, il suo reggimento cambiò guarnigione e lui fu ucciso con un colpo di pistola da uno dei suoi compagni ubriachi che aveva avuto una discussione con lui su una faccenda relativa al servizio. Morì sul colpo sulla strada bordata di abeti che si stende tra la città e la fortezza. Il suo assassino fu condannato al carcere a vita. Non ho rimpianto quella morte, che ho appreso dai giornali e della quale ho saputo dei dettagli da un sottufficiale che ho incontrato più tardi.”[2]
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[1] Uso qui la mia traduzione del Romanzo di un invertito nato, pubblicata nella Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/romanzo.pdf]

[2] Si vede che l’amore meno vizioso di un effeminato non vale più di quello di una donna leggera e frivola. Questo invertito disse di avere avuto rapporti sessuali piuttosto semplici con questo giovane uomo.

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ETEROSESUSALITA’ SECONDO RAFFALOVICH – ALFIERI E BABER

Nella parte della traduzione del libro di Raffalovich “Uranismo e Unisessualità” che potete leggere qui di seguito, l’autore prende in considerazione l’eterosessualità e lo fa con categorie logiche analoghe a quelle con le quali aveva affrontato l’unisessualità (omosessualità). Traspaiono delle note di carattere moralistico per le quali alcune cose appaiono non positive agli occhi dell’autore, in particolare la sodomia, anche e soprattutto con le donne, la pederastia, il fatto di potersi innamorare contemporaneamente di uomini e di donne e, ovviamente, l’eccessivo indulgere alla sessualità fisica, anche eterosessuale.

Le classificazioni delle sessualità presentate da Raffalovich potrebbero apparire troppo schematiche e astratte, l’autore, per evitare questo rischio procede ad una esemplificazione dell’applicazione dei concetti enunciati a casi reali e preferisce presentare casi storici, nei quali, la conoscenza dei personaggi è certamente maggiore e la comprensione dei fatti può risultare più immediata. Prende in esame in particolare cinque personaggi ben noti. Nel testo che segue potrete leggere le note che riguardano la classificazione della sessualità di Vittorio Alfieri e di quella di Ẓahīr ud-Dīn Muḥammad, più comunemente noto come Bābur, fondatore della dinastia Mogol in India, a capo ci uno degli imperi più importanti e potenti nella storia dell’India. Sia in un caso che nell’altro Raffalovich non lavora di fantasia ma si serve delle memorie lasciate dai due personaggi. Si tratta di contenuti veramente interessanti che aiutano ad inquadrare meglio i due personaggi al di là delle biografie tradizionali. Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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C. ETEROSESSUALITA’ CONGENITA

Che non esclude gli istinti unisessuali presenti prima della pubertà o a partire da essa, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, che si allea con essi o cede ad essi.
6). – Che soffoca gli istinti unisessuali (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.
Se (c) si presenta presto, non si saprebbe distinguere questa sezione dall’eterosessualità congenita senza istinti unisessuali.
7). – Che persiste insieme con gli istinti unisessuali durante l’intera vita, simultaneamente o con periodicità. Sarebbe molto difficile in pratica separare gli individui di questa sezione da quelli della sezione (9) della categoria (C) dell’uranismo: uranismo persistente insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.
8). – Che conduce all’inversione sessuale senza ritorno e senza periodicità.

Queste due enormi categorie comprendono forse la maggior parte dell’umanità. Vi sono compresi degli eterosessuali, degli unisessuali e dei misti. Essi subiscono tutto lo scontro delle sessualità. Così gli eterosessuali hanno tutti più o meno avuto tendenze verso l’unisessualità morale, intellettuale, sentimentale, fisica, metafisica, istintiva o riflessiva, ignorata o cosciente. Quelli che sono risultati definitivamente uranisti hanno passato stadi analoghi.

Qui siamo in presenza di tutti gli uomini nei quali le due sessualità si presentano senza vizio, senza lussuria, senza dissolutezza. Non dico che sono più casti, più continenti oppure meno, ma che in loro si manifestano tutte le variazioni psicosessuali, tutti i trasalimenti oscuri sono trattenuti, e così tutti gli atti che possono stupire; in loro lo slancio unisessuale o eterosessuale è nello stesso tempo semplice e complicato, su base sessuale ma con manifestazioni non sessuali, su base cerebrale, intellettuale, sentimentale si dimostra con sensualità.

Sono questi uranisti, questi eterosessuali che sorprendono per un sentimento isolato, per un atto isolato, apparentemente contrario alla loro sessualità abituale.

Classificherei tra di loro anche gli uomini che si lasciano affascinare da un “tipo”, qualunque sia il sesso dell’individuo che incarna o ricorda quel tipo; e anche quelli che sono trascinati per una volta nella vita da un essere appartenente a un sesso che normalmente li lascia indifferenti.

Gli studiosi tedeschi hanno sottolineato che una volta nella vita ogni uranista è capace di un attaccamento verso una donna; si verificherà spesso l’esattezza di questa sottolineatura. Però è molto difficile interpretarne il significato.

Non è semplicemente un desiderio fisico, o l’idea che una certa donna potrebbe rendere l’uranista felice, sia lusingandolo con la sua bellezza, la sua tenerezza, la sua obbedienza, lusingando la sua vanità o diventando la madre dei suoi figli, la sua compagna. Sono la virtù o la vanità o l’intenerimento o la noia che avvicinano l’uranista alla donna; non è la sessualità. E spesso l’uranista si ferma lì (Platen, Johannes von Muller, ecc.) a meno che non ci si mescolino l’interesse o della cause esterne alla quali è impossibile resistere. Il fatto è che nei veri uranisti la sessualità fisica è assolutamente unisessuale, mentre la sessualità psichica può essere sia unisessuale che eterosessuale.

Eccettuate certe convinzioni, certi ideali, certe esaltazioni spirituali che solo il sesso maschile può ispirare all’uranista, gli affetti psico-eterosessuali e psico-unisessuali potrebbero somigliarsi fino a confondersi. Un uomo molto continente o un entusiasta potrà fraintenderli e la massa li confonderà sempre. Non colloco quindi qui quegli invertiti: essi appartengono alla categoria A dell’uranismo congenito incoercibile, senza rapporti eterosessuali o malgrado dei rapporti eterosessuali. Li ho citati qui per fare risaltare la differenza psicologica tra loro e questi invertiti qui, questi eterosessuali il cui ermafroditismo non è così illusorio, così voluto, così al di fuori della sessualità. Nei veri uranisti, in quelli della categoria A, ci vorrà più di una struttura di idee e di sentimenti o di emozioni per arrivare ad una localizzazione sessuale, cioè all’eccitazione genitale; ci vorrà più della presenza stessa della donna. Negli uranisti le cui tendenze non escludono le tendenze eterosessuali, negli eterosessuali con tendenze unisessuali basterà invece molto poco per ottenere questa localizzazione sessuale, questa eccitazione genitale, questo richiamo della virilità fallica.

L’uomo che ha bisogno di tutta la sua volontà, di tutta la sua decisione e di tutte le qualità di una donna ben scelta per desiderarla, e che d’altra parte ha bisogno di tutta la sua volontà per non mostrare il desiderio unisessuale che lo frusta così facilmente, così spesso, appartiene alla categoria A dell’uranismo.

Colui che malgrado le sue tendenze o i suoi atti unisessuali, desidera, senza un atto di volontà precedente, senza alcuna decisione precedente, una donna, appartiene alla categoria C dell’uranismo o alla categoria C dell’eterosessualità.
Non vorrei definire ermafroditi psichici i tanti individui che non lo sono quasi completamente.

Chiamerei ermafrodita morale o psichico l’individuo in cui due istinti (unisessuale e eterosessuale) si trovino in equilibrio, uno contro l’altro; l’individuo che fino a un certo livello può decidere, oppure che subisce successivamente il desiderio di un sesso e poi dell’altro, che amando un maschio non pensa alle donne e viceversa.

L’ermafrodita morale non è un esitante, un tentennante, che non sa dove indirizzare il suo desiderio e da dove allontanarlo, è un essere presso il quale le due sessualità sono sviluppate, se non addirittura equilibrate, e presso il quale possono talvolta bilanciarsi.

L’eterosessualità con tendenze uraniste e l’uranismo con tendenze eterosessuali mi sembrano corrispondere di più allo pseudo-ermafroditismo, mentre l’ermafroditismo completo, hermaphrodismus verus, che si riscontra così eccezionalmente fisicamente, è meno raro psichicamente. È difficile decidere se l’ermafroditismo morale possa divenire ermafroditismo vero, è probabile che non accada, nella maggior parte dei casi. Un solo episodio o anche molti non eliminerebbero i dubbi sulla risposta al problema: Quest’uomo è un vero ermafrodita morale o è un uranista con delle tendenze eterosessuali, o un eterosessuale con delle tendenze unisessuali? Lo stesso atto sessuale non chiarirebbe in nulla l’incertezza mentre la questione è importante da tutti i punti di vista, praticamente e psicologicamente. Un brav’uomo potrebbe dare la figlia in moglie a un eterosessuale con tendenze unisessuali più facilmente che a un ermafrodita morale o a un uranista con delle tendenze eterosessuali, a meno di sapere che questo invertito è superiore alle sue tendenze e degno di fiducia.

La psicologia sessuale dovrà essere molto avanzata per risolvere il problema seguente: l’ermafroditismo morale è “soprattutto” il risultato di circostanze che agiscono sull’uranista con tendenze eterosessuali o sull’eterosessuale con tendenze unisessuali, o è soprattutto una cosa congenita?

Al momento la risposta è troppo incerta. La barriera tra lo pseudo-ermafroditismo e l’ermafroditismo vero sembra immensa. Di norma una delle due sessualità prepondera fortemente sull’altra, forse perché il peso delle due sessualità insieme è eccessivo, e bisogna essere troppo forti, troppo vanitosi e troppo corrotti per un tale fardello. In effetti, di norma, quello che è non sessuale in un uomo lo aiuta a sopportare quello che è sessuale in lui, e reciprocamente. Tutto quello che allarga la sfera della sessualità oltre una determinata proporzione, squilibra troppo l’individuo. Ci sono complicazioni sopportabili solo se si è molto forti, molto grandi o molto insignificanti.

D’altra parte ci si immagina facilmente che un individuo si guarderebbe bene dall’acquisire l’ermafroditismo vero, e che, per introdurre più ordine nella sua vita e nei suoi sentimenti propenderebbe più volentieri per una sessualità piuttosto che per l’altra.
D’altra parte un uranista con delle tendenze eterosessuali non contrastate, potrebbe svilupparle con la prudenza, con la vanità, per credersi molto complicato, molto fine, molto forte: l’idea di essere capace di tutti i sentimenti e di tutte le sensazioni è molto attraente per molti.(1)
E un eterosessuale con tendenze unisessuali potrebbe coltivarle al fine di non danneggiare troppo la sua eterosessualità: perché la soppressione o l’opposizione contro gli istinti unisessuali potrebbero renderlo più mansueto riguardo all’eterosessualità.
Il sacrificio di una tendenza meno gradita ad una tendenza più gradita ha due esiti possibili: il rafforzamento della tendenza vittoriosa o il suo affievolimento.
Una cosa è verosimile come l’altra.

Mi sembra che la psicologia non possa che rimanere ancora esitante e oscillante. C’è ancora molto da studiare su queste cose; ci devono pure essere al mondo persone che detengono o raccolgono documenti, e uomini he hanno studiato questi problemi. Vorrei ascoltarli.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza o malgrado rapporti unisessuali, comprende:

1) Quelli che non solo non hanno mai avuto relazioni sessuali o sensuali con un maschio, ma che non hanno mai, nemmeno in modo passeggero e in nessun momento della loro vita impubere o pubere, in collegio, in caserma, in prigione, in Africa, in Asia, come in Europa, considerato la possibilità di atti, di tendenze di sentimenti unisessuali sensuali e che troverebbero più naturale e immaginabile un qualsiasi atto sessuale o sensuale con una qualsiasi donna, o la masturbazione, di qualsiasi atto sessuale con qualsiasi maschio.

Questa classe è quella dell’eterosessualità non solo congenita ma anche acquisita. Essa deve tanto all’educazione quanto alla natura. Probabilmente essa non comprende un solo artista, non un poeta, non uno scrittore di genio, non un attore, non un santo. Essa comprende i fanatici della donna sessuale e della rispettabilità. Saranno casti piuttosto che giusti e si castrerebbero prima di ammettere che gli unisessuali non sono criminali, o vili o folli. È a questa categoria cui appartiene più di qualcuno di quelli che hanno voluto occuparsi di inversione sessuale, sia come giuristi, sia come psicologi che come moralisti. Quello che stupisce è che questi eterosessuali osano mandare i loro figli nella grandi public schools inglesi, nelle grandi fucine dell’unisessualità. Secondo loro l’unisessualità quando si va ad Oxford o a Cambridge è un pericolo inevitabile , una disgrazia necessaria, qualcosa che si dimentica. Molto ragazzetti restano puri, molti vengono sporcati, alcuni sono irrimediabilmente rovinati e molti diventano ipocriti, alcuni platonici. E nonostante tutto, questi eterosessuali con eterosessualità congenita e acquista non sembrano affatto diminuire. È stato uno di loro che nell’occasione di uno scandalo unisessuale aristocratico (un processo che ha visto una donna contro suo marito) ha detto a suo figlio (che il marito aveva fatto dipingere come Apollon Anadyomenos) che lo avrebbe perdonato se si fosse fatto vedere in giro per tutta la città con una famosa cocotte. Il figlio rifiutò, forse disgustato dalla farsa, forse perché riteneva la cosa inutile… Se si cominciassero a raccontare le cose che questi personaggi fanno in presenza di una situazione tragica o inattesa si arriverebbe a essere troppo “cinici” o troppo “scettici”.

A bis). Quelli che pur conservando questo punto di vista e questa attitudine, si lasciano andare a conoscere la sodomia attiva in certi paesi, in certe condizioni, a certe età, e la praticano sia con donne che con ragazzi femminili. Questa è la sodomia degli eterosessuali che hanno appreso questo vizio per deviazione dal coito vaginale, o per mancanza di donne. Essi non sono né invertiti né omosessuali. Cercano uno spasimo più prezioso. Hanno per scopo sessuale la penetrazione del corpo che è al loro servizio.(2)

2). – Gli effeminati che hanno rapporti sessuali esclusivamente con le donne, che restano indifferenti di fronte ai maschi, ma spesso sono invertiti di fronte alle donne, che amano le donne mascoline, le tribadi, le lesbiche. Si trovano tra loro molti feticisti, saffici e masochisti.

3). – Quelli che hanno rapporti unisessuali per necessità, paura, povertà, giovinezza, inesperienza, assenza di donne, cattivi esempi, letture, curiosità, affezione, trascinamento, obbedienza, vanità, cupidigia, desiderio di impadronirsi di qualcuno più potente, per isolamento sociale o sentimentale, orgoglio, rivolta ubriachezza, occasione, promiscuità, ecc., ma senza modificazione della loro eterosessualità.

B). – ETEROSESSUALITA’ CONGENITA

Sotto l’influenza delle circostanze, della volontà, dell’ambiente, dell’abitudine, del vizio, o sotto l’influenza di un invertito superiore, che si unisce, dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, con l’inversione acquista o le cede.
4). – Che si unisce con l’inversione sessuale acquisita, sia simultaneamente che con periodicità.
5). – Che conduce all’inversione sessuale acquisita senza ritorno e senza periodicità.

CINQUE CASI SESSUALI

Preferisco citare de i casi storici piuttosto che dei casi clinici. Se non si conosce l’insieme di una vita umana non si può, nemmeno se si è il più smaliziato, il più sottile dei dottori, trovare una formula definitiva (salvo che non si tratti di un ultra-virile, ma non ci si indirizzerebbe mai ad un medico per quanto riguarda la sua vita sessuale, perché un medico non potrebbe insegnargli la morale o la psicologia; o quando si tratta di un passivo congenito e incurabile). Molti uomini passano da una sezione all’altra, dopo essere stati descritti nelle opere che trattano di psicopatia. È spesso una crisi passeggera che manda dal medico il suo uomo sessuale inquieto.

Per ogni caso storico mi preoccupo di avere almeno un caso di osservazione clinica, per non espormi alla possibilità di essere confutato sulla base di nuovi testi; ma attribuisco più importanza ai casi storici e non cito gli altri se non alla fine.

Comincio col caso di Vittorio Alfieri, illustre Italiano, un uomo di carattere energico, impaziente e nobile e un poeta. La storia della sua vita è nota, le sue passioni per le donne, il suo rispetto per le cose dello spirito e dell’intelligenza, il suo amore per la libertà, gli sforzi che poteva fare per dominare i suoi momenti di collera, di indolenza e di debolezza. Si faceva legare a una sedia per non andare a raggiungere una sua amante indegna e per lavorare.

Il brano seguente della sua autobiografia ci mostra che Vittorio Alfieri apparteneva alla categoria C dell’eterosessualità, e alla sezione (6) (a o b) di questa categoria, cioè che:
Vittorio Alfieri è un eterosessuale la cui eterosessualità congenita non esclude delle tendenze uraniste soffocate prima della pubertà o al tempo della pubertà.

I. – Alfieri. – Eterosessualità che soffoca le tendenze uraniste prima della pubertà.

Primi sintomi di un carattere appassionato, Capitolo terzo della Vita di Vittorio Alfieri: [citato nel testo originale di Alfieri e non ritradotto dal Francese].

“In capo a piú mesi non pensava piú tanto alla sorella, ed in capo a piú altri, non ci pensava quasi piú niente, e non desiderava altro che di esser condotto mattina e giorno al Carmine. Ed eccone la ragione. Dal viso di mia sorella in poi, la quale aveva circa nov’anni quando uscí di casa, non avea piú veduto altro viso di ragazza, né di giovane, fuorché certi fraticelli novizi del Carmine, che poteano avere tra i quattordici e sedici anni all’incirca, i quali coi loro roccetti assistevano alle diverse funzioni di chiesa; questi loro visi giovanili, e non dissimili da’ visi donneschi, aveano lasciato nel mio tenero ed inesperto cuore a un di presso quella stessa traccia e quel desiderio di loro, che mi vi avea già impresso il viso della sorella. E questo insomma, sotto tanti e sí diversi aspetti, era amore; come poi pienamente conobbi, e me ne accertai parecchi anni dopo, riflettendovi su; perché di quanto io allora sentissi o facessi nulla affatto sapeva, ed obbediva al puro istinto animale. Ma questo mio innocente amore per quei novizi giunse tant’oltre, che io sempre pensava ad essi ed alle loro diverse funzioni; ora mi si rappresentavano nella fantasia coi loro devoti ceri in mano, servienti la messa con viso compunto ed angelico, ora coi turiboli incensando l’altare; e tutto assorto in codeste immagini, trascurava i miei studi, ed ogni occupazione, o compagnia, mi noiava.”

“Fra i sette ed ott’anni, trovandomi un giorno in queste disposizioni malinconiche, occasionate forse anche dalla salute che era gracile anzi che no, visto uscire il maestro, e il servitore, corsi fuori dal mio salotto che posto a terreno riusciva in un secondo cortile, dove eravi intorno intorno molt’erba. E tosto mi misi a strapparne colle mani quanta ne veniva, e ponendomela in bocca a masticarne e ingoiarne quanta piú ne poteva, malgrado il sapore ostico ed amarissimo. Io avea sentito dire non so da chi, né come, né quando, che v’era un’erba detta cicuta che avvelenava e faceva morire; io non avea mai fatto pensiero di voler morire, e poco sapea quel che il morire si fosse; eppure, seguendo cosí un non so quale istinto naturale misto di un dolore di cui m’era ignota la fonte, mi spinsi avidissimamente a mangiar di quell’erba, figurandomi che in essa vi dovesse anco essere della cicuta.” [Epoca prima, Capitolo terzo] (Leggere anche il capitolo seguente)

Nel 1760, all’Accademia di Torino, (almeno due anni dopo quello che precede)

“In tutto quell’anno dell’Umanità, i miei costumi si conservarono ancora innocenti e purissimi; se non in quanto la natura da sé stessa senza ch’io nulla sapessi, me li andava pure sturbando.”[Epoca seconda, Capitolo secondo]

Queste confessioni di Alfieri hanno anche la loro importanza del punto di vista dell’educazione. Un osservatore attento che avesse visto la sensibilità, la salute delicata del bambino e avesse indovinato il suo amore per questi Carmelitani, avrebbe facilmente e segretamente creduto al suo uranismo.

II. – Baber. – Uranismo con tolleranza sessuale.

L’imperatore Baber,(3) nato verso il 1482, divenne re di Fergana all’età di 12 anni(4). A 18 si sposò con Aisha Sultan Begum, figlia del sultano Ahmed Mirza.

“Nei primi tempi del mio matrimonio – scrive l’imperatore nelle sue memorie – benché non avessi certo poco affetto nei suoi confronti, per pudore e per timidezza, non andavo da lei se non ogni dieci, quindici o anche venti giorni. Poi il mio affetto diminuì e la mia timidezza aumentò al punto che mia madre mi perseguitava con la sua collera furiosa, spedendomi come un criminale a vederla una volta al mese, o ogni quaranta giorni.

A quell’epoca un giovane uomo che si chiamava Baberi era distaccato al campo. Una curiosa coincidenza faceva in modo che i nostri nomi si somigliassero. Arrivai ad amarlo in modo meraviglioso; per dire la verità, divenni pazzo e uscii fuori di me a causa sua.

Era la prima volta che concepivo una passione per qualcuno. Non avevo mai sentito parole d’amore, non ero mai stato presente a conversazioni d’amore. In questa nuova situazione dello spirito composi dei versi in persiano: Mai un amante è stato triste, innamorato e male accolto come me; che mai il bell’amato sia così crudele, così sdegnoso come te! Qualche volta capitava che Baberi venisse a trovarmi; e allora con vergogna e imbarazzo, mi sembrava impossibile guardarlo in faccia. Come potevo dunque divertirlo con la mia conversazione o con la confessione della mia passione? Io lo vedevo mentre mi trovavo in una tale ebbrezza e in una tale confusione che non riuscivo a ringraziarlo di essermi venuto a trovare. E non potevo nemmeno rimproverarlo quando mi lasciava. Non avevo nemmeno tanta capacità di controllarmi da riceverlo nei modi usuali della cortesia. Un giorno, nel periodo di questa affezione e di questo attaccamento, capitò, passando attraverso uno stretto cammino con pochi servitori, che mi trovai di fronte a Baberi che veniva verso di me. Questo incontro mi sconvolse al punto che sembrò che io cadessi a terra a pezzi. Non avevo nemmeno la forza di guardare i suoi occhi né di dire una sola parola. Molto confuso e vergognandomi molto continuai la mia strada, lo lasciai lì, ricordandomi i versi di Muhammed Salikh: Provo vergogna quando incontro colui che amo, i miei compagni si girano verso di me e io distolgo lo sguardo. Questi versi dipingono chiaramente la mia situazione. La violenza della mia passione, il delirio della mia giovinezza e della mia follia mi trascinavano a testa e piedi nudi per sentieri e strade, per giardini e frutteti; trascuravo le attenzioni dovute agli stranieri e agli amici, il rispetto dovuto a me stesso e agli altri. Qualche volta, come un folle, cercavo la solitudine delle montagne, qualche volta giravo di strada in strada, cercando abitazioni e giardini. Non potevo né restare seduto né andarmene, non potevo né stare in piedi né camminare.”

L’amore–passione di Stendhal o di Saffo aveva messo al tappeto il giovane imperatore, per la prima e forse per l’ultima volta. Non conosco descrizioni più toccanti di questo amore appassionato, rispettoso, vittorioso, che fa abbassare gli occhi all’imperatore in presenza di Baberi, che lo rende balbuziente e esitante. La vergogna, il pudore dell’imperatore venivano dall’anima, dal cuore, non era la paura del pregiudizio o il pregiudizio. Baber racconta solo di questa unica passione; la sua vita agitata, pericolosa, piena di scossoni politici e militari, non gli concesse probabilmente la gioia di un secondo amore come il primo. Un uomo occupato può, se lo vuole, uccidere l’amore al suo inizio; e Baber ha dovuto in seguito evitare di avere un padrone così imperioso come l’amore. Questa passione violenta (passione dell’anima al più alto grado, e Baber ha il pudore di non raccontarne lo snudamento), senza recidive conosciute, deve chiarire la tendenza morale di Baber contro la pederastia e la sessualità eterosessuale. Egli traccia il ritratto di tutti i contemporanei, sultani, guerrieri, poeti e dice della maggior parte di loro che erano tropo dediti alla pederastia o alle donne. Se Baber ha conosciuto soprattutto l’uranismo-passione ha pienamente il diritto di criticare la pederastia; forse senza la sua passione per Baberi, sarebbe stato più indulgente verso gli altri o più licenzioso. Per un uomo degno di essere un uomo (come Baber) non c’è rapporto logico tra l’amore passione (amore dell’intelligenza e dei sensi) e il vizio, tra la condotta di Casanova e quella di Desgrieux, tra la condotta di Manon Lescaut e quella di Giulietta e Romeo, tra la condotta di Eliogabalo quella dell’imperatore Adriano o di Mlle de Lespinasse.

Baber lasciò sette figli. Non fu felice con molte delle sue donne. Era un uomo cavalleresco, magnanimo, buon figlio, buon fratello, buon padre, buon amico, senza la furberia e la crudezza dell’Asia. Era molto forte e vigoroso. Amava le arti e scrivere versi. È uno dei più grandi uomini dell’Asia e un grand’uomo alla maniera degli eroi di Plutarco. È stato paragonato a un eroe di Froissart. I medioevo è meno ingenuo di quanto lo si sia creduto, e al di fuori della vita religiosa, poco delicato. L’eroismo di Baber conserva sempre qualcosa della sensibilità orientale. Dopo questi due uomini, Alfieri e Baber, la discesa che si fa per arrivare a Jaen-Jacques Rousseau è rapida.

Jaen-jacques fu un eterosessuale nonostante la sua masturbazione e il suo masochismo, malgrado gli esempi unisessuali, malgrado le stesse tentazioni, perché quando parla di “pericolo” a proposito della sua notte con l’abate, non può che parlare di un pericolo morale.

La tendenza di questo masturbatore (che si abbandonava alla sua abitudine sulla strada principale mentre attendeva Mme d’Houdetot) di fronte all’inversione, stona curiosamente a fianco di quella di Diderot. Strindberg nelle sue memorie si è ricordato dell’indignazione morale di Rousseau.
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(1) M. Maurice Barrès, scritto per questa classe.
(2) Non è forse contro di loro che Mosé e san Paolo hanno lanciato anatemi?
(3) Ẓahīr ud-Dīn Muḥammad, più comunemente noto come Bābur, (Andijan, 14 febbraio 1483 – Agra, 26 dicembre 1530), fu il fondatore della dinastia Mogol in India. Discendente diretto di Tamerlano, riuscì con una lunga serie di successi militari a fondare uno degli imperi più importanti e potenti nella storia dell’India. [Nota del traduttore]
(4) L’anno della spedizione di Carlo VIII a Napoli.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5678

EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5677

MODELLI DI COMPORTAMENTO OMOSESSUALE E PORNOGRAFIA

Partiamo dalla definizione di eterosessuale maschio (etero) come di persona di sesso maschile che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di donne o di ragazze, e di omosessuale maschio (o gay) come persona, sempre di sesso maschile, che si innamora sia a livello affettivo che sessuale di uomini o di ragazzi.

Secondo la nozione comune, un rapporto affettivo o sessuale “omosessuale maschile” o, brevemente, “omosessuale” è un rapporto “tra due persone di sesso maschile”, ma è evidente che, di fatto, le situazioni che possono verificarsi sono due e sono nettamente diverse tra loro. Se il rapporto si crea tra due gay si parlerà di rapporto gay-gay, se si crea tra un etero e un gay si parlerà di rapporto etero-gay. Non deve stupire che esistano i rapporti etero-gay, perché un etero pur potendosi “innamorare” affettivamente e sessualmente solo di donne o di ragazze, può certamente, per vari motivi, trovarsi ad avere rapporti, in genere privi di una vera componente affettiva, con ragazzi gay, il fenomeno, anzi, è piuttosto comune, come avremo modo di vedere nella sezione dedicata alla sessualità gay.

Storicamente i rapporti etero-gay e quelli gay-gay sono nati in epoche molto diverse e si sono strutturati secondo modelli molti diversi.

Rapporti etero-gay 

In tempi passati, uomini eterosessuali di classe sociale alta, fortemente frustrati nella loro sessualità etero a causa dei matrimoni combinati, erano portati a trovare uno sfogo per la loro sessualità in avventure sessuali con prostitute, o in veri amori ancillari, socialmente negati ma sostanzialmente tollerati perché apparentemente non mettevano in crisi l’istituzione matrimoniale.

L’eterosessualità dei giovani di alto rango sociale era spesso frustrata da matrimoni in cui la moglie era oggettivamente di classe sociale superiore al marito, che finiva per orbitare nella famiglia di lei e per dipendere dai suoi redditi e dalle sue proprietà. In sostanza un uomo eterosessuale poteva sentirsi un oggetto comprato dalla famiglia della moglie. La tendenza a fuggire alla morsa del matrimonio era talvolta notevole ma c’erano certamente freni inibitori rappresentati dalla religione e dai sensi di colpa in materia sessuale da essa ispirati, come pure dal fatto che la crisi di un matrimonio poteva pesare negativamente sui bilanci della famiglia del marito.

Chiaramente, in queste situazioni, la rottura del matrimonio, visto oggettivamente come una vera e propria trappola, nella quale si era entrati per totale inesperienza e sulla base delle pressioni familiari, poteva trovare un’alternativa tollerabile nel fatto di avere un’amante.

Cercarsi un’amante, anch’essa di alto livello sociale, avrebbe comportato la possibilità che si ricreassero rapporti di dipendenza sostanzialmente analoghi a quelli già provati nel matrimonio e per di più i legami sarebbero stati difficilmente dissimulabili in ragione del fatto che moglie e amante provenivano dallo stesso ambiente, molto più facile sarebbe stato trovarsi un’amante di basso livello sociale, la cui fedeltà sarebbe stata garantita dal suo stesso bisogno di denaro, anche qui ritorna la logica del comprare l’amore, ma non si tratta brutalmente di prostituzione ma di qualcosa di molto più complesso in cui intervenivano anche sentimenti nobili, come la tendenza a proteggere la ragazza povera e ad emanciparla dai rischi della vera prostituzione, ben più brutale. Le storie d’amore di questo tipo sono comuni alla fine del ’700 e nel primo ’800 e hanno alimentato tanta letteratura.

Se l’uomo eterosessuale di alta società incontrava una ragazza povera ma fedele e oggettivamente innamorata di lui, il rapporto poteva diventare stabile e anche molto gratificante, fermo restando che non avrebbe mai potuto trasformarsi in matrimonio a causa della enorme differenza di livello sociale. La storia di Cenerentola rappresenta, in forma molto nobilitata, un rapporto d’amore tra una ragazza povera e il suo amante nobile e ricco. Va sottolineato che i rapporti degli uomini etero con le loro amanti avevano anche una componente di potere non trascurabile, la differenza di classe sociale aveva un ruolo fondamentale ed era la base di una struttura del rapporto del tutto dissimmetrica: la ragazza era totalmente dipendente dall’amante non solo a livello economico ma anche a livello culturale, era in genere analfabeta, mentre il suo amante era un uomo che aveva ricevuto un’educazione raffinata e che frequentava gli ambienti dell’alta società. All’epoca, la condizione della donna, ai livelli sociali bassi, era di netta subordinazione e, in genere, una ragazza povera che si vedeva corteggiata da un ricco signore, ben si guardava dal reclamare una parità di fatto impossibile. Su queste basi i rapporti tra un eterosessuale ricco e la sua amante potevano durare per anni ed essere sostanzialmente gratificanti per entrambi.

Accadeva però anche che talvolta le fughe dal matrimonio verso amori con altre donne di classe sociale bassa fossero tutt’altro che gratificanti per la venalità della ragazza, per la sua infedeltà e, più raramente, per la sua riluttanza ad accettare un rapporto che comunque l’avrebbe lasciata in una condizione di sottomissione.
In situazioni del genere, un uomo eterosessuale ricco finiva per mescolare al risentimento verso la moglie anche un risentimento più generale verso l’universo femminile, percepito come dominatore e venale a tutti i livelli e si sentiva per un verso dominato dalla moglie e per l’altro condizionato e quasi ricattato dall’amante. In questi casi, e non raramente, capitava che ricchi uomini eterosessuali sviluppassero simpatie importanti non verso ragazze ma verso ragazzi di condizione sociale più bassa: stallieri, domestici, ma anche contadini e operai economicamente indipendenti.

La prostituzione omosessuale esisteva anche allora, ma era molto più limitata di quella eterosessuale; gli uomini “eterosessuali” che fuggivano dal mondo femminile, in genere, non si rivolgevano alla prostituzione maschile ma tendevano a costruire con alcuni ragazzi dei rapporti stabili, analoghi a quelli che, in condizioni più favorevoli, avrebbero costruito con delle ragazze povere.

I rischi per il partner di livello sociale più alto, in questo tipo di rapporti, consistevano essenzialmente nella possibilità di ricatto da parte del partner di livello sociale più basso, mentre i rischi per il partner di livello sociale più basso consistevano nella possibilità di trovarsi di fronte ad un volgare rapporto di prostituzione travestito da rapporto amichevole-amoroso di lunga durata.

Nel “Maurice” di Forster, il ricco borghese Maurice tende a manifestare il suo rispetto profondo per il guardiacaccia Scudder, non solo non rimarca mai la differenza sociale che lo separa da Scudder, come farebbe un ragazzo etero ricco che cerca una relazione etero-gay, ma tende fin dal primo momento a costruire il suo rapporto con Scudder su un piano di autentica parità, che è indice di un vero rapporto gay-gay. Maurice manifesta però inizialmente gli stessi timori del ricatto che avrebbe un ricco borghese eterosessuale in cerca di un rapporto etero-gay.

Per far capire a Scudder che si è innamorato di lui come un vero gay, Maurice deve mostrare a Scudder il suo profondo interesse affettivo, al di là dell’interesse meramente sessuale. Quando Maurice teme che Scudder stia per emigrare non si limita a salutarlo, dandogli magari il ben servito con una somma di denaro, come avrebbe fatto un ricco borghese implicato in un rapporto etero-gay, convinto che una volta andato via Scudder non sarebbe stato difficile trovare un sostituto; Maurice è autenticamente sconvolto dall’idea di perdere Scudder che ai suoi occhi non è sostituibile, e lo cerca con ansia, finché poi non lo ritrova per non lasciarlo mai più.

Sottolineo una cosa fondamentale: dal punto di vista dell’uomo ricco eterosessuale che costruisce un rapporto extra-matrimoniale, un rapporto eterosessuale e uno omosessuale sono cose nettamente diverse, nel rapporto eterosessuale l’uomo eterosessuale trovava una gratificazione che poteva essere profondissima, accompagnata da un senso di libertà totale e di reciprocità affettiva oltre che sessuale, in altre parole, un uomo omosessuale poteva innamorarsi veramente della ragazza povera, mentre non sarebbe mai accaduto lo stesso in una storia con un ragazzo, che sarebbe stato visto sempre e comunque come il “sostituto di una donna”.

Chiarito il punto di vista dell’uomo ricco etero nel rapporto etero-gay, cerchiamo di capire chi erano i ragazzi ai quali questi uomini si rivolgevano. Innanzitutto non erano prostituti capaci di andare indifferentemente per denaro sia con uomini che con donne, erano, nella maggior parte dei casi, ragazzi omosessuali, cioè ragazzi che si innamoravano sia affettivamente che sessualmente di ragazzi o di uomini e che sognavano una relazione stabile.

Sottolineo che negli ambienti sociali più bassi, la prostituzione maschile era in qualche modo accettata e giustificata sulla base di una necessità economica, mentre l’omosessualità era di fatto tacitamente tollerata ma non era socialmente accettata. La convivenza di due uomini era un fatto ritenuto inaccettabile, proprio perché l’omosessualità non era mai considerata come una condizione di vita normale e possibile. In simili circostanze, i ragazzi omosessuali erano estremamente sensibili a qualunque segnale, proveniente da altri ragazzi, che avesse lasciato trasparire qualche elemento di omosessualità. I segni di disponibilità dimostrati da alcuni uomini di classe sociale alta, stanchi del loro matrimonio e del mondo femminile in genere, facevano ritenere ai ragazzi gay di livello sciale più basso di aver finalmente trovato un ragazzo omosessuale innamorato di loro e quindi sollecitava la loro disponibilità.

È in questo clima che si sviluppavano le cosiddette relazioni etero-gay, da un lato un etero ricco in un momento di ribellione verso il mondo femminile che cercava il “sostituto di una ragazza” per sfogare la sua sessualità ed esercitare il suo senso di dominio, e dall’altro un ragazzo gay povero che sognava di trovare un altro gay col quale creare un rapporto stabile.

Questi rapporti, i cosiddetti rapporti etero-gay erano totalmente modellati sulla sessualità etero e prevedevano che il ruolo virile fosse appannaggio esclusivo del maschio dominante, cioè del maschio etero. Per ruolo virile si intende il ruolo di colui che è attivo nella penetrazione anale e che presta il proprio sesso alle attenzioni dell’altro nel rapporto orale. Ovviamente al gay spettavano i ruoli complementari femminili.

I rapporti etero-gay sono stati una realtà frequente fino agli anni 60 e oltre del 1900. Nei rapporti etero-gay i ruoli sono fissi: il maschio etero è attivo e il gay è passivo. Ma aggiungo un’altra osservazione, in questa concezione della sessualità il rapporto sessuale è finalizzato alla penetrazione anale che appare come l’elemento più importante e conclusivo del rapporto, il resto è visto soltanto come una preparazione. È proprio per questo che, ancora oggi, si usa parlare di “rapporto omosessuale completo” per indicare un rapporto che comprende anche la penetrazione anale, ma si tratta di un modo di dire derivato dal mondo etero.

Di norma, come abbiamo visto, il maschio dominante in una relazione etero-gay non era dominante solo dal punto di vista sessuale ma anche dal punto di vista sociale, il che sottolineava la radicale dissimmetria del rapporto, spesso vissuto da tutte e due le parti come un rapporto di dominio/sottomissione. Questi aspetti di potere legittimavano ancora di più agli occhi dei maschi etero dominanti il rapporto sessuale con un gay.

Va tenuto presente che quando i maschi borghesi eterosessuali si sposavano per ragioni esclusivamente patrimoniali e di casta con donne non scelte da loro e vivevano quindi una sessualità matrimoniale frustrante, i rapporti con le prostitute consentivano loro di dimenticare le loro frustrazioni e di sfogare il loro desiderio di dominio, talvolta, più che di sesso. Il senso di superiorità e di dominio si manifestava oltre che attraverso pratiche sessuali particolari, attraverso il denaro. Lasciare del denaro sul comodino “pour vos beaux yeux!”, come si diceva allora, era un modo fortissimo di marcare la differenza sociale e quindi il non coinvolgimento col partner. Meccanismi dello stesso genere si ritrovano anche nei rapporti etero-gay in cui normalmente il maschio dominante compensava il gay per il suo ruolo passivo con denaro o con altri regali, rimarcando così il ruolo di subordinazione del gay.

Nascita della pornografia 

Si ritiene comunemente che la pornografia sia sempre esistita e se ne sia sempre fatto larghissimo uso, come accade oggi, ma le cose stanno in modo completamente diverso. Alla fine dell’800 Wilhelm von Gloeden, realizzò a Taormina una enorme quantità di foto, ritenute da molti foto pornografiche, si trattava in realtà di foto di nudo, quasi sempre maschile, anche se ci sono nudi femminili, ma c’erano anche paesaggi, foto di pastori e di contadini. Il nudo maschile era rappresentato sempre in una cornice mitologica greca e non esiste nessuna foto di von Gloeden che rappresenti rapporti sessuali o situazioni fortemente connotate in senso sessuale. Le foto di von Gloeden erano certamente ricercate dagli omosessuali, ma erano materiale raro e prezioso, diffuso sempre attraverso canali riservatissimi. Famose furono anche le foto di nudo maschile realizzate a Roma da Wilhelm von Plüschow, anch’esse diffuse riservatamente tra gli omosessuali di alto livello sociale, come testimonia un frammento di una lettera di John Addington Symonds a Charles Edward: Sayle:[1]

“Se siete interessato a studi veramente artistici di nudi, fatti per la maggior parte all’aria aperta, andate a trovare il mio amico G. Plüschow, Via Sardegna 34. Ne ha realizzato un’immensa collezione che sarà felice di mostrarvi. Sinceramente vostro. J A Symonds”

Chiamare pornografia le foto di Gloeden o di Plüschow è comunque una forzatura e in ogni caso la diffusione di quelle foto fu minima. In passato, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900, la diffusione di foto pornografiche, etero o gay, era considerata oltraggio al pudore ed era perseguita per legge, le foto erano costose e assolutamente non facili da trovare, ed erano dirette soprattutto a borghesi eterosessuali che vivevano a livello di trasgressione rapporti etero-gay con ragazzi gay di estrazione popolare. In una realtà di questo genere la cosiddetta pornografia gay era di fatto rivolta ai maschi etero e tendeva ad enfatizzare i modelli di comportamento sessuale del rapporto etero-gay. In questo modo, fino agli inizi degli anni ’70 del ’900 si accreditò il tipico modello etero-gay come modello del rapporto omosessuale. Quel modello, l’unico sponsorizzato dalla pornografia clandestina e per questo l’unico “ufficiale”, finì per affermarsi e per essere considerato dagli stessi gay come il loro modello di comportamento sessuale.

A partire dalla fine degli anni ’60 del ’900, con la liberazione sessuale ’68, i gay cominciarono ad avere un minimo di visibilità e, in alcuni casi almeno, come nei collettivi universitari, ebbero la possibilità di confrontarsi tra loro e di riconoscersi, cosa prima del tutto impossibile. Fu solo nei primi anni ’70 che i gay cominciarono ad abbandonare i vecchi rapporti etero-gay, in cui erano inevitabilmente destinati al ruolo passivo, per vivere finalmente dei rapporti gay-gay. Fino all’inizio egli anni ’70 moltissimi gay vivevano rapporti di amicizia amorosa unidirezionale, spesso neppure dichiarata, verso ragazzi etero che si consideravano esclusivamente loro amici, ovviamente senza rapporti sessuali. I rapporti sessuali, cioè esclusivamente sessuali, continuavano ad essere appannaggio dei rapporti etero-gay. In una prima fase, attualmente non del tutto conclusa, il modello etero-gay, imposto dalla pornografia, ha continuato a dominare la scena importando nel rapporto gay-gay il binomio attivo-passivo. In questo caso però anche il ruolo attivo era ricoperto da un gay.

Va ricordato che fino all’inizio degli anni ’70, non esistevano né pubblicazioni destinate ai gay né pornografia gay. La prima rivista omosessuale in Italia, “Fuori!”, comparve nel 1971, e la tiratura delle riviste omosessuali fu comunque molto bassa perché la diffusione in libreria o in edicola scoraggiava gli acquirenti.

Per capire come e quando la pornografia, in Italia, arriva alla grande distribuzione, bisogna tenere conto che la rivista “Le Ore”, nata nel 1953 come rivista di attualità cinematografica, distribuita fino al 1967, dal 1971 divenne una rivista erotica soft, con organi genitali maschili coperti e senza foto esplicite di rapporti sessuali. Nel corso degli anni ’70 la legislazione italiana sul buon costume si fece molto più elastica e nel 1977 “Le Ore” diventò una rivista hard. Dai primi anni ’80 le riviste porno saranno gradualmente soppiantate dalle videocassette. La prima rivista porno gay, “Gay Italia”, cominciò le pubblicazioni nel 1983. “Babilonia” la più nota rivista mensile italiana gay, con foto di nudo ma mai di cattivo gusto, e con articoli di interesse per i gay, iniziò le pubblicazioni del 1982 e proseguì fino al 2009.

Rapporti gay-gay 

Nei rapporti gay-gay cominciò ad apparire una novità che marcava una forte differenza rispetto al rapporto etero-gay: nel rapporto gay-gay, pur sussistendo ancora le categorie di attivo e passivo, i ruoli non erano fissi, o almeno non lo erano in modo rigido, anche se la penetrazione anale continuava ad essere considerata la vera finalità del rapporto.

In anni recenti, fine secolo XX e inizio del XXI, dopo l’avvento di internet, per molti gay la possibilità di venire a contatto con altri gay è divenuta una realtà e questo ha favorito un dialogo e un confronto tra gay e ha lentamente ma inesorabilmente eroso la solidità del modello di sessualità tra gay ereditato dal vecchio modello etero-gay.

Nei colloqui in chat con ragazzi gay di età diverse si avverte che, man mano che ci si sposta verso classi di età più giovane, la sessualità gay-gay è intesa e vissuta in modo sempre meno legato ai vecchi modelli.

Aggiungo un’ulteriore osservazione: la sessualità sul modello etero-gay resiste soprattutto tra ragazzi che sono stati fortemente condizionati dalla pornografia e che non hanno avuto modo di confrontare la propria sessualità con quella di altri ragazzi gay, mentre per i ragazzi che hanno avuto una educazione sessuale più libera e hanno potuto parlare della loro sessualità con altri ragazzi, la vita sessuale reale è di fatto pressoché totalmente staccata dal modello etero-gay e si orienta tendenzialmente verso un modello di sessualità gay-gay basato sul principio di parità.

Cercherò ora di delineare come intendono la sessualità molti gay giovani, diciamo al di sotto dei 30 anni. Per un gay, la penetrazione anale è in assoluto il comportamento sessuale più a rischio per la trasmissione del virus HIV. Questo fatto, associato a ragioni di carattere igienico generale, spinge i gay più giovani a non considerare la penetrazione anale un comportamento sessuale desiderabile.

Osservo per inciso che nelle fantasie masturbatorie di tutti i ragazzi gay rientra l’idea di masturbare il compagno e di praticargli sesso orale o di farsi praticare sesso orale da lui, mentre le fantasie riguardanti la penetrazione sono decisamente meno comuni. La sessualità dei ragazzi gay più giovani (parlo soprattutto di ragazzi non dichiarati e meno legati al mondo dei locali gay) tende quindi ad essere una sessualità che prescinde dalla penetrazione, che anzi è percepita spesso come realtà importata dal mondo etero e non spontaneamente gay. Nei casi in cui la penetrazione è praticata, i ruoli non sono comunque fissi o non lo sono in modo assoluto, segno questo, nonostante la permanenza della penetrazione, di una parità o di una tendenziale parità all’interno della coppia.

Detto questo, e con tutte le riserve del caso, provo a sintetizzare il senso della parità all’interno di un rapporto gay-gay. Una coppia etero è caratterizzata dalla complementarità dei ruoli sessuali che sono anatomicamente e biologicamente definiti, sono ruoli che caratterizzano in modo sostanziale quel tipo di rapporto. Eterosessualità significa amare il diverso da sé. Una coppia gay è caratterizzata dalla identità dei ruoli dei due partner. Un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo non perché lo considera il sostituto di una donna ma proprio perché è un ragazzo, cioè per la sua identità maschile. L’interesse di un ragazzo gay verso il pene del suo compagno è particolarmente forte e il senso di identità e quasi di fusione personale che si prova nel contatto sessuale è legato al fatto che ciascuno dei due conosce perfettamente le risposte fisiologiche dell’altro, perché si tratta di due ragazzi. Date queste premesse è facile capire che un rapporto basato sul concetto di parità è tendenzialmente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali ed è assolutamente incompatibile con l’assunzione di ruoli sessuali fissi.

La sessualità delle coppie gay giovani tende a non essere più una imitazione della pornografia ma a realizzarsi attraverso comportamenti sessuali diluiti che consistono di diversi elementi legati soprattutto alla intimità fisica non immediatamente sessuale e alle cosiddette coccole:

1) Abitudine alla reciproca nudità, stare nudi insieme, abbracciarsi nudo contro nudo e rimanere abbracciati per diversi minuti.
2) Accarezzarsi, baciarsi, scambiarsi tenerezze.
3) Toccarsi intimamente reciprocamente, senza finalità sessuali immediate.
4) Rinviare la fase dell’orgasmo.
5) Parlare molto mentre si sta abbracciati.
6) Prolungare le affettuosità anche nella fase post-orgasmica, addormentandosi uno nelle braccia dell’altro.

Come si comprende, questo modello di sessualità gay-gay non ha ormai più nulla a che vedere con i modelli ereditati dalla pornografia. In parte, la pornografia più recente sta cercando di adeguarsi ai nuovi modelli di sessualità emergenti, che tuttavia non sono compatibili con i classici standard dei film porno. Nonostante questi tentativi di adattamento, la pornografia nel senso classico del termine sta lentamente perdendo terreno tra i gay a tutto vantaggio della spontaneità dei comportamenti sessuali. Mi rendo conto che la descrizione che ho dato della sessualità di coppia delle giovani coppie gay, in particolare formate da ragazzi non dichiarati, potrà apparire dogmatica e pretenziosa, parlare di un “principio di parità” nella sessualità gay di coppia potrebbe sembrare un tentativo di introdurre surrettiziamente regole del tutto prive di senso.

Mi è stato ricordato più volte che nei rapporti di coppia tutto può capitare e dipende da ciò che si desidera e dalle persone che si conoscono, in questo senso, quanto più ci si libera da categorie e schemi tanto più si è vicini alla realtà. Su questo non posso che concordare, ma devo sottolineare che il “principio di parità” non è un’invenzione di chi ha steso queste pagine ma è la sintesi di quanto è emerso da centinaia di mail e da centinaia di ore di colloquio nel corso di diversi anni. Ovviamente le rilevazioni hanno certamente un valore limitato a quanto riscontrato dal punto di osservazione di Progetto Gay e non sono necessariamente generalizzabili, ma hanno comunque una base oggettiva molto seria.
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[1] Lettera 1969 – John Addington Symonds, Letters, Wayne State University Press, 1969, vol. III. – If you care for extremely artistic studies from the nude, done mostly in the open air, go & see my friend G. Plüschow 34 Via Sardegna. He has made an immense collection which he will be delighted to show you. Very truly yours. J A Symonds

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5672