CHAT TRA UN GAY E UN ETERO CURIOSO

Ricevo da un Utente (gay) di Progetto Gay il testo di una sua chat con un ragazzo 22enne etero curioso. Ovviamente le etichette vanno perse con tutte le riserve del caso, ma sono comunque utili a inquadrare sinteticamente la situazione. Entrambi i protagonisti hanno autorizzato la pubblicazione. I nomi sono stati eliminati e le località sono state cambiate.
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– Da dove?
– Latina, tu?
– Roma
– A o P?
– Ancora con ste cazzate!
– Perché?
– Perché sono cazzate!
– Ma tu, A o P?
– Ci credi che una questione del genere non m’è proprio mai passata per la testa?
– Ma che fai, sfotti?
– No! È proprio così… secondo me tu non sei manco gay
– Ma che cavolo dici! Io di ragazzi me ne sono fatti tanti
– Lo vedi, non sei gay!
– Ah no? E perché?
– Ma scusa ma tu ti sei mai innamorato di un ragazzo?
– Che? Innamorato? Ma come parli? Ma da che mondo vieni?
– Sì, innamorato! È una cosa bellissima!
– Senti, bello, ma che ci stai a fare qua? Ci stai a cercare l’innamorato? Eh eh …
– No! Quello ce l’ho già!
– Tu, anni?
– 31 e tu?
– Ammazza, manco di primo pelo, io 22, ma mi sa che ne so molto più io di te!
– Di certe cose penso proprio di sì, di altre meno
– Ma sei un prete?
– Io? Per carità!
– Sei dell’esercito della salvezza?
– None!
– E allora chi cazzo sei?
– Sono un gay felice!
– E stai qua solo per rompere i coioni a me?
– No! Ma siccome abbiamo cominciato a parlare… e poi A o P? Ma chi te l’ha messo in testa?
– Come chi me l’ha messo in testa?
– Guarda io e il mio ragazzo siamo proprio disinibiti ma A o P non ce lo siamo mai chiesto
– Cioè? Che cavolo dici? Ci sarà pure uno A e uno P
– Ma manco per niente, noi siamo due ragazzi mica un uomo e una donna.
– Vabbe’ ma scusa e allora come fate?
– Posso fare prima io una domanda a te?
– Vai!
– Tu hai mai fatto l’amore con una ragazza?
– Certo!
– E ci stavi bene?
– Ammazza!
– Lo vedi, non sei gay!
– Ma che cavolo c’entra, con un ragazzo è diverso… con un ragazzo non ci fai l’amore, con un ragazzo è solo sesso, comunque adesso rispondi tu, voi come fate?
– Dici sesso anale?
– Sì
– Non lo facciamo
– Ma che cazzo dici?
– Veramente e mica è una scelta, proprio non c’è mai passato per la testa
– A me invece mi passa per la testa eccome e tutte le volte che l’ho fatto sono stato sempre attivo
– Ma tu non cercavi un ragazzo, tu cercavi il sostituto di una ragazza
– Beh, e con questo? A me piace dominare, si vede che a te ti piace stare sotto!
– Lo vedi, usi proprio categorie che nessun vero gay userebbe
– Vero gay? E chi sarebbe? Uno come te?
– Ma guarda che non sono mica una mosca bianca
– Le mosche si posano sulla merda, altro che bianche!
– Che vorresti dire?
– No, così, niente, una battuta stupida, non era riferita a te
– Ah!
– Quanti anni ha il ragazzo tuo?
– 32
– E da quanto state insieme?
– 11 anni
– Ma dai!
– È vero! proprio 11 anni
– E non vi siete mai messi le corna?
– No, penso proprio di no
– Cioè tu stai da 11 anni con lo stesso ragazzo?
– Sì esattamente!
– E non ti sei stufato?
– Neanche un po’!
– Ma allora me lo dici che ci stai a fare qui?
– Ecco questa è una domanda seria, diciamo per curiosità
– Curiosità di che? Qui è tutto molto spiccio
– Mi piacerebbe capire come ragionano gli altri
– Sei uno psicologo?
– No!
– Uno strizzacerveli?
– No! Niente di tutto questo
– Il tuo ragazzo lo sa che stai in questa chat?
– Certo che lo sa!
– E non dice niente?
– No! Qualche volta ci viene pure lui.
– E voi sareste quelli gay felici e contenti, quelli gay veri!
– Eh sì…
– Ma di sesso tra voi che fate?
– Tutto quello che ci viene spontaneo, e ce n’è!
– Cioè che cosa?
– Beh, a livello sesso, masturbazione reciproca e sesso orale.
– Ma quelle sono cose da ragazzini!
– Forse sì, ma noi siamo ancora ragazzini
– E poi? Cioè che altro fate?
– Poi una marea di coccole
– Di che?
– Di coccole, abbracci, carezze…
– Ma vestiti o nudi
– Beh, è ovvio, nudi, a pelle, e sono cose bellissime
– In effetti non deve essere male
– Lo vedi che lo ammetti pure tu!
– Sì, però ci vorrebbe il ragazzo giusto
– E tu non lo hai mai trovato?
– Dove? Qua? Ma quando mai! Ma tu il ragazzo tuo dove l’hai trovato?
– È un mio ex-collega di lavoro, per un po’ abbiamo lavorato nello stesso posto
– Ti va di raccontarmi come è successo?
– Certo! Ma è stato tutto molto semplice, siamo diventati amici, cominciando a scambiare qualche parola, poi abbiamo parlato molto e alla fine è venuto tutto da sé
– Quanto ci avete messo a dichiararvi?
– A creare il nostro rapporto ci abbiamo messo un anno e mezzo, quanto a dichiaraci non ci siamo mai dichiarati
– Tutto sottinteso?
– Sì, tutto sottinteso
– E il sesso?
– Beh, una volta che ci siamo capiti, è venuto tutto da sé, però aspetta, prima abbiamo fatto il test tutti e due
– Ammazza, ma c’avevate proprio fifa!
– Beh, sai, se uno sta proprio sicuro tutta la cosa se la gode meglio, se no resti sempre con l’ansia
– Ma se non lo fate con la penetrazione non c’è rischio
– Non è vero, il rischio c’è lo stesso e se il sesso te lo vuoi godere non ti puoi portare nel sottofondo la paura che ti stai impestando
– In effetti io prima lo facevo pure senza protezione, poi mi sono venute le paturnie e ho fatto il test, quando lo sono andato a ritirare mi stavo proprio cacando sotto, però è andata bene e adesso il preservativo lo uso sempre, ma solo per il sesso anale
– Beh ma anche il sesso orale è rischioso per il ricevente, almeno bisogna evitare il contatto con lo sperma, non basta, però è comunque meno rischioso
– Vabbe’, allora tanto vale che ti fai frate!
– No, dai che basta un po’ di buon senso
– Mh … vabbe’ … Ma lui ti eccita ancora dopo 11 anni?
– Direi che è soprattutto una immensa tenerezza, il sesso c’entra parecchio, è ovvio, ma per me il sesso serve a farlo stare bene, o meglio, aspetta, serve a stare bene insieme, senza segreti, condividendo proprio tutto
– Mi viene sempre più l’idea che mi stai prendendo per il culo
– E che ci guadagnerei? Non so nemmeno chi sei
– Sì ma fai proprio le prediche, mi sa che sei un fake
– Proprio per niente!
– … Ma tu proprio ragazze zero?
– Te l’ho detto, sono gay!
– Vedi, io con una ragazza le coccole pure le capisco ma è diverso, con un ragazzo la cosa deve essere sessuale nel vero senso della parola
– Scusa, ma perché? Chi lo dice?
– Lo dicono tutti!
– Io no!
– E vabbe’ ma tu sei uno, gli altri sono tanti, anzi tantissimi! Io a scambiare coccole con un ragazzo come con una donna non mi ci vedo proprio
– Ma tu adesso hai una ragazza?
– Una mezza storia, ma è una rompipalle, lei pensa che ce l’ha solo lei, mi ricatta col sesso, e forse c’ha pure un altro
– Ma tu con lei ti ci vedi sposato?
– Sposato? E che me metto la tagliola al cazzo? A parte che mica si piglierebbe uno come me, io me ne piglierei una come lei, cioè col fisico suo, ma deve essere la ragazza mia e basta. Ma è sicuro che non mi stai a piglia’ per il culo?
– Manco ti conosco
– Ma come è possibile che voi proprio con le donne niente? Io questa cosa non la capisco proprio
– Ti può sembrare strano ma è così
– Ma proprio du’ tette, un bel culo e te niente, proprio zero? Perché a me le ragazze mi piacciono ma mi tira pure coi ragazzi, è una cosa diversa ma mi tirano pure i ragazzi
– Io con le donne proprio nessuna interesse
– Ma ti tira almeno un po’?
– Magari, se fosse in una situazione che ci si vuole bene veramente, forse, non lo so, ma al limite…
– Ma ti fanno proprio schifo?
– No! Per carità, ci sono ragazze alle quali voglio bene, le stimo, le sento amiche, ma non sono attratto dalle ragazze
– Cioè proprio non ti si drizza?
– No! Quello può pure succedere e magari, al limite, ci potrei anche fare sesso, forse, ma del mio ragazzo mi sono innamorato, è proprio un’altra cosa
– È come succede a me: coi ragazzi solo sesso, ma de ‘na ragazza mi prende proprio
– Sì, però io non andrei mai a cercare sesso da una ragazza, io una chat etero non ci sono mai entrato
– Io sì, ma era proprio un puttanaio, ma pure quelle gay, ma forse quelle etero è pure peggio
– Beh, se vai a cercare una ragazza in una chat erotica…
– Mh … ma ce l’hai duro adesso?
– Manco per niente!
– Io sì! Lo vuoi vedere?
– No, dai, proprio non mi interessa!
– E che gay sei?
– Uno vero!
– Vabbe’, l’ho detto per metterti alla prova, perché di mezzi preti qui ne trovi tanti, ma poi se gli chiedi se lo vogliono vedere accendono subito la cam
– Ma io non ho accettato…
– Ho visto… però sei un tipo strano, se sei gay tu, gli altri che cosa sono?
– Quelli come te?
– Sì
– Beh, sono etero, un po’ frustrati, o forse un po’ bisessuali
– Allora tu ai bisessuali ci credi?
– Non si tratta di crederci ne ho conosciuti diversi
– Bisessuali come me?
– Ma tu non sei bisessuale, i bisessuali si innamorano dei ragazzi proprio come delle ragazze magari preferiscono più le ragazze o più i ragazzi, ma se ne innamorano proprio
– Ecco, questa cosa non la capisco, io non mi sono mai innamorato di un ragazzo, in genere non ci vediamo una seconda volta e poi certi tipi di ragazzi non mi piacciono proprio
– Cioè quali?
– Quelli che ti si appiccicano, quelli che vogliono essere per forza “il tuo ragazzo” quelli che ti mandano i messaggini, che ti chiamano per darti la buonanotte, sono azzeccosi, sono effeminati
– E allora di dovrebbero piacere
– Beh, una bella trans pure pure, ma uno che fa il ragazzo macho e poi fa tutte quelle moine da femmina proprio non mi piace, un ragazzo deve fare il ragazzo, le moine da un ragazzo non le capisco proprio, ma tu col ragazzo tuo facevi tutte quelle cose lì?
– Beh, qualche sms sì, lui non è ossessivo e nemmeno io però qualche attenzione speciale uno per l’altro ce la siamo concessa.
– Avete mai litigato?
– Eccome! Certe volte lo avrei proprio ammazzato
– Perché?
– Mi diceva che non stava bene, proprio fisicamente, dolori addominali, quando cercavo di portarlo dal dottore lui scattava, non ne voleva sapere, mi diceva che erano fatti suoi e non miei, che non era un ragazzino e che le sue scelte, giuste o sbagliate, le voleva fare da solo e qualche volta mi ha mandato malamente a quel paese
– Però non avete rotto
– No, ma mi faceva venire i nervi perché mi faceva preoccupare. Per fortuna è stato solo un periodo, poi è stato meglio, di recente non è stato bene di nuovo ma questa volta dal dottore c’è venuto e ha fatto bene
– Ma c’erano problemi grossi?
– No, per fortuna no
– Ma voi siete dichiarati?
– Con qualche amico, certo, perché quelli che ci conoscono ci vedono e non sono ciechi, con gli altri no, e tu sei dichiarato?
– No, e poi, se mi dichiaro, alla mia ragazza che cosa dico: senti cara io sono gay!
– E poi tu non lo sei!
– Ma se sono dichiarato me lo hai chiesto tu!
– Vero, era una domanda stupida
– Me lo dai un contatto tuo? Una mail o quello che vuoi tu
– Ok [… omissis …]
– Il mio è [… omissis …], vabbe’ mo’ vado che è tardi, oh è stata una chattata strana, però m’è piaciuta
– Anche a me
– Allora buonanotte e salutami il tuo ragazzo
– Certo! Buonanotte a te!

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6051

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BYRON OMOSESSUALE

Il problema delle fonti.                                                  

André Raffalovich affronta la questione dell’omosessualità di Byron in modo estremamente sintetico, per non dire riduttivo, ma va tenuto presente che Byron, più che una persona, è un’icona, un mito del romanticismo inglese e che un mito è tale perché è sostenuto da una mitologia, che, come si sa, è nemica della storia. Raffalovich non era certo un superficiale quando conduceva i suoi studi sulla omosessualità nella storia e nella letteratura, la sua stringatezza deriva da ragioni sostanziali e non da valutazioni personali. Raffalovich su Byron non disponeva che di fonti molto ridotte e ampiamente censurate.

Thomas Moore, con il suo “Letters and Journals of Lord Byron”, ha rappresentato per moltissimo tempo l’unico punto di riferimento per gli studi sulla vita di Byron. L’opera fu pubblicata nel 1830 ma la raccolta iniziò fin dal 1814, quando Byron stesso inviò a Moore un primo pacco di lettere e di diari, perché fossero conservati ed eventualmente pubblicati. Dal 1818 Byron cominciò a scrivere la sua autobiografia, che Moore avrebbe dovuto pubblicare, con aggiunte prese dalle lettere e dai diari. Byron dava per scontato che Moore potesse ricavare utili dalla pubblicazione. Moore attraverso la pubblicazione delle lettere e dei diari di Byron intendeva correggere l’idea che Byron fosse un misantropo vizioso, diffusissima in Inghilterra ben prima della morte del poeta, mostrandone l’amabilità.

Dalla corrispondenza tra Byron e Moore risulta chiaramente che lavorarono entrambi e concordemente al progetto. Byron manifesta preoccupazione per il destino di tutto quel materiale, ma nello stesso tempo invita a dar credito a Moore anche se sa che, dopo la sua morte, Moore opererà comunque un’opera di censura, diciamo così, a fin di bene.

Nel 1830, a pochissimi anni dalla morte di Byron, la maggior parte delle persone citate nella sue lettere arano ancora viventi, e gli avvocati di quelle famiglie avrebbero certamente letto la biografia di Moore. Le persone coinvolte nei fatti più o meno onorevoli di Byron erano molto potenti e influenti, non ci si può stupire che Moore abbia operato una censura, stupisce, se mai, che la biografia non sia stata molto più censurata di come fu realmente.

Il memoriale originale di Byron, il nucleo dell’impresa, venne distrutto per volontà degli amici di Byron, e in particolare dell’esecutore testamentario, Hobhouse, ampiamente coinvolto nelle vicende di Byron legate all’omosessualità, nonostante le proteste di Moore.[1]

Evidentemente la pubblicazione integrale avrebbe creato serissimo imbarazzo a molte persone potenti, la cui vita privata sarebbe stata messa in piazza e avrebbe anche discreditato pesantemente la memoria di Byron, avvalorando le accuse di omosessualità, di sodomia e di incesto mosse contro di lui. Non si tratta di una scelta censoria moralistica, come spesso viene presentata, ma di una opzione senza alternative reali, salvo forse, il congelamento della pubblicazione per 50 o più anni.

I libri pubblicati aventi ad oggetto la biografia di Byron sono molti e sono molti anche quelli che affrontano il tema dell’omosessualità del poeta. Per me, nel 2017, il rischio maggiore nel cercare di scrivere una biografia omosessuale essenziale di Byron, è quello di essere un “gran traduttor dei traduttor d’Omero”, cioè di utilizzare più che le fonti, quello che altri hanno scritto sul tema. La tentazione è grande e il lavoro sarebbe enormemente facilitato, ma quando si mira a mettere in luce il dibattito storiografico più che i documenti, la storia si trasforma in storia della critica ed è proprio quello che qui si vuole evitare.

Nell’ambito degli studi su Byron, una pietra miliare è rappresentata dal monumentale e puntualissimo lavoro filologico fatto da Peter Cochran (1944-2015), che non solo ha trascritto in modo rigorosissimo una quantità immensa di lettere, di documenti  e di testi di Byron ma ha aperto a chiunque e gratuitamente l’accesso ai suoi archivi. È proprio a questi archivi che ho fatto costantemente riferimento nel cercare di ricostruire i fatti evitando, per quanto possibile, di deformarli sulla base di presupposti ideologici.

I primi anni.

George Gordon Noel Byron, nasce a Londra, al n. 16 di Holles Street, il 22 gennaio 1788 da John Byron e Catherine Gordon of Gight. Una contrazione del tendine di Achille, riscontrata alla nascita, lo rende claudicante fin da bambino. il giovane George Gordon trascorre i primi anni ad Aberdeen in casa della madre. Il padre, ridotto in miseria dai debiti, si rifugia in Francia, dove muore, probabilmente suicida, nel 1791.

Alla morte del prozio, nel 1798, George Gordon, all’età di 10 anni, ne eredita il titolo nobiliare e i beni, divenendo sesto Barone Byron di Rochdale e quindi Lord. Lascia la casa materna di Aberdeen e va ad abitare nella Newstead Abbey, al tempo in stato di abbandono. Aveva ereditato dallo zio vaste tenute ma anche tantissimi debiti.

Cambridge

Nell’ottobre 1805, a 17 anni (quasi 18),  si iscrive al Trinity College di Cambridge, dove conosce quelli che divennero poi suoi più cari amici: Edward Noel Long, William Bankes, Francis Hodgson, Douglas Kinnaird, John Cam Hobhouse, Scrope Berdmore Davies e Charles Skinner Matthews sono tutti tra i suoi intimi.

Al Trinity College, nell’ottobre del 1815, Byron conosce anche John Edleston (allora sedicenne), un ragazzo biondo, bellissimo, allora corista del Trinity College. Nel 1816 Edleston dona a Byron una spilla di corniola (o cornalina, in Inglese “cornelian”) a forma ci cuore. All’atto del dono Byron scrive.

LA CORNALINA.[2] Non è lo splendore apparente di questa pietra che me la rende cara; il suo splendore non rifulse che una sola volta a’ miei occhi, e tale splendore è modesto come quegli che a me la diede. Coloro che volgono in riso i vincoli dell’amistà, mi rimproverarono spesso la mia debolezza; ma in gran conto io ho pur sempre questo semplice dono, perocchè son certo che quegli che mel fece mi amava. Ei me l’offerse abbassando gli occhi, come se temuto avesse un rifiuto; accettandolo io gli dissi che la mia sola paura era quella di perderlo. Osservai attentamente il dono, e guardandolo da vicino, mi parve che una lagrima ne avesse spruzzata la pietra; da quel tempo le lagrime mi son sacre. Eppure per ornare la sua umile adolescenza nè la ricchezza, nè la nascita gli prodigarono i loro tesori; ma quegli che cerca i fiori della verità deve abbandonare i giardini pei campi. Non è la rosa cresciuta da esperta mano che spiega i più ricchi colori e esala i più dolci profumi: quelle che a preferenza posseggono questa doppia dote son quelle appunto che fioriscono nella selvaggia magnificenza della natura. Se la fortuna cessando di esser cieca avesse secondata la natura e proporzionato i suoi doni al merito di lui, splendida sarebbe la sua sorte: ma però se la Dea lo avesse guardato, la sua bellezza avrebbe incatenato il di lei cuore capriccioso; ella gli avrebbe prodigati tutti i suoi tesori, e nulla sarebbe rimasto per gli altri.”[3]

Il 23 febbraio 1807, Byron scrive ad Edward Noel Long, suo amico di infanzia: ”Ti prego, tieni segreto l’argomento del mio “Cornelian”.

Thomas Moore, che eliminò i brani omosessuali dai diari e dalle lettere sopravvissute, chiamava Edleston “fratello adottivo” di Byron.

Quasi alla fine della sua permanenza a Cambridge, Byron invia un messaggio cifrato a Edleston. Il messaggio è stato tradotto da Leslie Marchand con l’aiuto di una chiave alfabetica trovata nelle sue carte.

“LORD BYRON A JOHN EDLESTON – Maggio, 1807

D-R-T [Dearest – Carissimo?] – Perché no? Con questo bacio fammi tuo di nuovo per sempre.   Byron

A quella stessa Cornalina, donata da Edleston a Byron, il poeta si riferisce nella poesia “The Adieu” (di cui non possediamo la data) al momento della separazione da Edleston.

“L’ADDIO.

Scritto in un tempo in cui l’autore credeva di dover presto morire.

Addio, collina[4], dove le gioie dell’infanzia sparsero di rose la mia fronte, dove la scienza chiama il lento scolare per compartirgli i suoi tesori; addio, amici o nemici della mia giovinezza, compagni dei miei primi piaceri, delle mie prime pene: non più percorreremo insieme i sentieri di Ida; io scenderò fra breve nella bruna dimora, i cui abitanti dormono eternamente inconscii del dì. Addio, antichi e regali templi, che innalzate le vostre agili cime nella valle di Granta, in cui regnano la Scienza colle sue brune divise e la pallida Malinconia. Compagni delle mie più liete ore, abitanti del classico soggiorno bagnato dal Cam[5] dalle verdi rive; ricevete i miei saluti finchè la memoria mi rimane, perocchè per me fra poco queste ricordanze si dilegueranno immolate sull’altare dell’obblio. Addio, montagne dei paesi che mi videro crescere, dove il Loch-na-Garr nevoso e sublime alza la gigantesca sua fronte. Perchè, regioni del Nord, la mia infanzia si allontanò essa da voi onde mischiarsi ai figli dell’orgoglio? Perchè abbandonai io la mia caverna dei monti, Marr e le sue negre boscaglie, il Dee e i suoi limpidi flutti? Dimora de’ miei padri, per lungo tempo addio….. ma a che proferirei questa parola? L’eco delle tue vôlte ripeterà il mio annunzio di morte; le tue torri sorgeranno sulla mia tomba. La voce languida che ha cantata la tua presente ruina e la tua gloria antica,[6] non può più far intendere i suoi semplici accenti; ma la lira ha conservate le sue corde, e il soffio dei zeffiri vi sveglierà talvolta i suoni morienti di una melode colica. Campi che ricingete questa rustica capanna, finch’io respiro ancora, addio! voi non siete dimenticati, cara mi è ancora la vostra rimembranza. Fiume[7] che mi hai spesso visto nell’ardore del dì avventarmi nel tuo seno e fender celere la tua onda fremente, i tuoi flutti non bagneranno più questo corpo ora senza forze. E dovrò io qui scordare un luogo più caro anche al mio cuore? Catene di rupi s’innalzano, fiumi trascorrono fra me e quel soggiorno che la passione mi abbellì: nondimeno, o Maria,[8] la tua bellezza mi ritorna viva come un tempo, nel sogno incantevole dell’amore, che un tuo sorriso avea fatto nascere. Fino a che il lento male che mi consuma non abbia abbandonata la sua preda alla morte, madre della distruzione, la tua immagine non potrà dileguarsi dalla mia memoria. E tu, mio amico,[9] il cui dolce affetto commuove ogni fibra del mio cuore! oh! quanto la tua amicizia era al disopra di ciò che le parole possono esprimere! Io porto ancora sul mio cuore la tua gemma, dono sacro della tenerezza la più pura, bagnata dianzi da una lagrima de’ tuoi occhi! Le nostre anime erano eguali, e la differenza de’ nostri destini posta in obblío: l’orgoglio solo potrà farmi di ciò un rimprovero. Tutto, tutto è ora squallido e senza gioie! Nessuna memoria di un amore menzognero può raccender più le mie vene, o rendermi i palpiti della vita: la speranza stessa di un avvenire immortale non potrebbe coll’allettativa delle sue corone riscuotermi dal mio sonno, distogliermi dal mio sopore. Sarò vissuto senza gloria per umiliare il mio volto nella polvere, e confondermi nella folla degli estinti? Oh! gloria, divinità della mia anima, felice quegli a cui ti degni sorridere! Infiammato dai tuoi fuochi eterni, la morte non ha alcuna possa su di lui, e il dardo di questa cade rintuzzato. Ma a me ella accenna di seguirla, ed io manco oscuro e inonorato. Nissuno rammenterà ch’io esistessi, la mia vita sarà stato un sogno breve e volgare. Mischiato alla folla ignobile, in un drappo mortuario riposano le mie speranze; nell’obblío sta il mio destino. E quando dormirò dimenticato sotto le zolle che calcarono un tempo i miei passi fanciulleschi, e in cui deve ora posare il mio capo, la mia misera tomba non sarà bagnata che dalle rugiade della notte, o dalle lagrime dell’uragano. Gli occhi di nessun mortale non verranno ad inumidire il cespite che cuoprirà un nome ignorato. Anima irrequieta, dimentica questo mondo! Volgiti al Cielo, è là che fra breve devi drizzare il volo, se i tuoi falli ti furono perdonati. Próstrati dinanzi all’Onnipossente, e innalza fino a lui la tua preghiera tremante. Egli è pio e giusto, e non respingerà un figliuolo della polvere, sebbene il più misero oggetto delle sue cure. Padre della luce, sei tu ch’io chiamo! Un’atra notte mi sta fitta nel cuore, e tu che osservi la caduta del più piccolo insetto, tu allontana da me la morte della colpa. Tu che guidi l’astro vagabondo, che degli elementi raffreni il furore, che hai per mantello l’infinito firmamento, perdonami i miei pensieri, i miei falli, le mie parole, e dacchè debbo presto cessare di vivere, tu, tu, gran Dio, insegnami come si muore.”[10]

Il 30 Giugno del 1807, mentre si trova ancora a Cambridge, probabilmente dopo un breve periodo di assenza (e dopo l’addio a Edleston), scrive alla sua amica Elizabeth Bridget Pigot (1783–1866).

“LORD BYRON PER ELIZABETH BRIDGET PIGOT – Cambridge – 30 giugno 1807

. . . Sono quasi un sopravvissuto qui. I miei vecchi amici (con l’eccezione di pochissimi) sono tutti partiti, e mi sto preparando a seguirli, ma rimango fino a Lunedì per essere presente a 3 Oratori, 2 Concerti, una Fiera e un Ballo. Trovo che sono non solo più sottile ma più alto di un pollice  rispetto alla mia ultima visita. Sono stato costretto a dire a tutti il mio nome, nessuno ha il minimo ricordo del mio viso, o della mia persona. Anche l’eroe della mia Corniola (che è ora seduto vis-à-vis, e sta leggendo un volume delle mie poesie) mi è passato accanto nei sentieri del Trinity senza riconoscermi  nemmeno, ed è rimasto folgorato dalla alterazione che aveva invaso il mio volto, ecc., ecc. Alcuni dicono che sembra che io stia meglio, altri peggio, ma tutti sono d’accordo che sono più magro, – più io non richiedo. . . .

Lascio Cambridge con po’ di rimpianto, perché il nostro gruppo è svanito, e il mio pupillo musicale prima citato ha lasciato il coro, ed è di stanza in una casa mercantile di notevole eminenza nella metropoli. Puoi avermi sentito osservare che è esattamente con l’approssimazione di un’ora di due anni più giovane di me. L’ho trovato cresciuto notevolmente, e come puoi immaginare, molto felice di vedere il suo ex patrono. È quasi della mia altezza, molto sottile, di carnagione molto chiara, occhi scuri, capelli chiari. La mia opinione della sua intelligenza la conosci già; – E spero di non avere mai motivo di cambiarla. Tutti qui pensano che io sia un invalido. L’Università al momento è molto gioiosa per feste di vario genere. Io cenai la notte scorsa, ma non mangio (o non ho mangiato) nulla, ho sorseggiato una bottiglia di vino rosso, sono andato a letto alle due, e mi sono alzato alle otto. Ho cominciato ad alzarmi presto, e trovo che vada bene per me. I Maestri e i compagni sono tutti molto educati ma mi guardano un po’ di traverso – non apprezzano molto le pasquinate – la verità è sempre sgradevole.”

Il rapporto tra Byron e John Edleston prosegue finché Byron non lascia il Trinity, nell’estate 1807. L’addio avviene il 5 luglio 1087, come sappiamo da una lettera di Byron a Miss Pigot.

“LORD BYRON PER ELIZABETH BRIDGET PIGOT – Trin. Coll. Camb. – 5 luglio 1807

Dopo la mia ultima lettera, ho deciso di risiedere un altro anno a Granta,[11] dal momento che mie stanze, ecc. ecc. sono state rifinite in grande stile, alcuni vecchi amici vengono di nuovo, e ho fatto molte nuove conoscenze; di conseguenza, la mia inclinazione mi spinge in avanti, e tornerò al college nel mese di Ottobre, se sarò ancora vivo. La mia vita qui è stata una costante routine di dissipazione – fuori in luoghi diversi ogni giorno, ho ricevuto più inviti a cena, ecc. ecc. di quanti il mio soggiorno mi avrebbe permesso di soddisfare. In questo momento scrivo con una bottiglia di vino rosso nella mia testa e con le lacrime agli occhi; perché mi sono appena separato dal mio “Cornelian” [John Edleston, che gli aveva regalato un cuore di agata (cornelian) rossa], che ha trascorso la serata con me. Dato che era il nostro ultimo incontro, ho rimandato il mio impegno di dedicare le ore del sabato all’amicizia: – Edleston e io ci siamo separati per il momento, e la mia mente è un caos di speranza e di dolore. Domani parto per Londra: potrai inviare la tua risposta al “Gordon Hotel, Albemarle Street,” dove soggiorno durante la mia visita nella metropoli.

Mi rallegro di sentire che ti interessa del mio pupillo; è stato il mio compagno quasi costante dall’Ottobre 1805, quando sono entrato Trinity College. La sua voce per prima ha attirato la mia attenzione, il suo volto l’ha bloccata, e le sue maniere mi hanno legato a lui per sempre. Parte per una ditta mercantile in città nel mese di Ottobre, e probabilmente non ci incontreremo fino al termine della mia minore età [22 Gennaio 1809], quando lascerò alla sua decisione se entrare come partner nei miei interessi, o proprio convivere con me. Certo, nella sua attuale organizzazione mentale, preferirebbe quest’ultima ipotesi, ma può cambiare opinione prima di quel periodo; – tuttavia farà la sua scelta. Io certamente lo amo più di qualsiasi essere umano, e né il tempo né la distanza hanno avuto il minimo effetto sulla mia (in generale) modificabile inclinazione. In breve dovremo fare arrossire Lady E. Butler e Miss Ponsonby, Pilade e Oreste imbarazzati, e non dovremo desiderare altro che la catastrofe come Eurialo e Niso per dare a Jonathan e David il “lascia passare”. Certo, lui è forse più legato a me di quanto lo sia io a lui. Durante tutto il periodo in cui sono stato residente a Cambridge ci siamo incontrati ogni giorno, estate e inverno, senza passare per un solo momento di noia, e ci siamo separati ogni volta con crescente riluttanza. Spero che tu possa un giorno vederci insieme. Egli è l’unico essere che stimo, anche se me ne piacciono molti. … Il mio pupillo fa colazione con me; la separazione mi rovina l’appetito.”

Fin qui, il lettore ha potuto seguire la storia, chiamiamola così, omosessuale di Byron fino all’età di diciannove anni e mezzo: il quadro che ne risulta è ancora conforme al mito byroniano: c’è un amore per un ragazzo di due anni esatti più giovane del poeta, ma il confine tra amore e amicizia è molto labile e il termine “protegé”, che Byron utilizza per designare Edleston senza essere troppo esplicito, sembra marcare una differenza sociale, e non solo di età, che non è comunque superata dai sentimenti. Byron non rinuncerà certo al Grand Tour, tipico della gioventù di alto rango sociale, per restare accanto ad Edleston, che seguirà il suo destino di lavoro in una società commerciale.

Dobbiamo sempre tenere bene in mente, però, che ci stiamo occupando dell’omosessualità di Byron basandoci su quel poco che è rimasto dopo la distruzione delle sue Memorie, voluta dai suoi amici dopo la morte del poeta.

La bella gioventù che circondava Byron aveva ben poco a che vedere con gli eroi foscoliani e alfieriani, erano ragazzi giovani, appartenenti a famiglie inglesi aristocratiche e molto ricche, e per loro la vita universitaria a Cambridge non era certo ridotta solo allo studio. Byron stesso, come abbiamo visto, mette in evidenza l’aspetto festaiolo della vita universitaria, specialmente nel periodo estivo, ma la vita degli studenti non poteva essere ridotta neppure alle feste rituali e ai ricevimenti, o meglio, le feste rituali potevano essere delle occasioni interessanti per gli studenti eterosessuali, ma non certo per quelli omosessuali. Esisteva, allora come adesso, una vita universitaria sotterranea, legata all’omosessualità, e Byron non fu estraneo a tutto questo. Non possiamo certo aspettarci di trovarne traccia nella Biografia di Moore, ma le tracce esistono.

Possediamo, per fortuna una lettera diretta da Charles Skinner Matthews a Byron, da Londra, il  30 Giugno 1809, in occasione della partenza di Byron per il Grand Tour.

Va ricordata la triste vicenda di Matthews, autore di questa lettera, nato il 26 marzo 1785 e quindi di quasi tre anni più grande di Byron, fu eletto fellow del Downing College di Cambridge (se ne accenna nella lettera) e purtroppo morì annegato nel Cam, mentre faceva il bagno, il 3 Agosto del 1811, all’età di 26 anni. Quando Matthews, definito da Moore “l’amico libertino di Byron”, scrisse la lettera che segue, aveva compiuto da poco 24 anni; Byron ne aveva 21.

La lettera evidenzia molti fatti interessanti: almeno tre persone (Byron, Hobhouse e Matthews) usavano per comunicare contenuti omosessuali uno stile “misterioso”, così lo definiscono, “il cui il senso va al di là di quello che l’occhio può leggere”. Matthews ne individuata la ragione molto semplicemente nel fatto che “gli ufficiali postali possono ispezionare la posta”. In un periodo in cui l’omosessualità era un reato grave e per la sodomia era prevista la pena di morte, un linguaggio criptico si imponeva come condizione minima di sicurezza.

Abbiamo già visto che Byron e Edleston nel college si scambiavano messaggi cifrati, qui però si tratta non di brevi biglietti ma di vere lettere contenenti parti criptate e parti in chiaro. Lo stile “misterioso” era stato inaugurato da poco ed era in fase di rodaggio, perché era stato pensato per mantenere rapporti epistolari a lunga distanza tra ragazzi impegnati all’estero nel Grand Tour e ragazzi rimasti in Inghilterra. La probabilità che la polizia turca potesse ispezionare le lettere dirette in Inghilterra da stranieri molto facoltosi era tutt’altro che remota e il testo criptato non doveva essere riconosciuto come tale. L’uso di espressioni in francese, di parole da intendersi secondo la lettura alla francese o l’identificazione di parole codificate, tra le altre, con l’aggiunta di una e finale, costituivano artifici difficilmente riconoscibili ad un occhio non esperto.

Si costituiva una vera confraternita del Metodo (metodo = omosessualità) e gli adepti della confraternita erano i metodisti (che non avevano ovviamente nulla a che vedere con la chiesa metodista). Si può parlare di desideri metodisti, di altri metodisti, di apostoli della religione e così via.

L’andare a caccia di ragazzi è criptato con la metafora botanica del cogliere fiori e i fiori hanno nomi significativi: il Giacinto (che allude al ragazzo amato da Apollo) rappresenta il partner omosessuale disponibile; ma la metafora va anche oltre, perché secondo la leggenda Giacinto morì durante una gara di lancio di dischi o piastrelle (in inglese “coit”) perché il vento, geloso, gli fece tornare violentemente in capo un disco lanciato con la massima violenza. Giacinto sarebbe quindi morto per un “coit”, parola che allude chiaramente a “coitus” = rapporto sessuale. Per indicare un rapporto sessuale completo, i metodisti usano la sigla pl&optC = “plenum et optabilem coitum” (rapporto sessuale completo e desiderabile), espressione usata da Petronio nel Satyricon. Alcuni tratti della lettera di Matthews, restano comunque oscuri.

Al di là della setta dei Metodisti e del loro linguaggio criptico, la lettera di Matthews contiene un altro elemento di notevolissima importanza nella biografia omosessuale di Byron. Matthews parta del “Giacinto della tua Abbazia” (con riferimento al fatto che Byron aveva vissuto la prima adolescenza a Newstead Abbey), il “Giacinto” cui si fa riferimento è Robert Rushton (1793-1833), un ragazzo, che aveva più o meno 16 anni al tempo della lettera di Matthews. Robert Rushton era figlio di William Rushton uno dei più importanti affittuari della tenuta di Newstead. Nel 1808, all’età di circa 14-15 anni, Robert era in servizio all’Abbazia come paggio di Byron, Byron lo portò con sé nel suo viaggio in Europa nel 1809, ma poi lo rimandò in patria da Gibilterra e pagò le spese della sua educazione a Newark; di lui comunque avremo modo di occuparci di nuovo in seguito, basti qui notare che tra gli amici di Byron si parla di Rushton come di uno dei ragazzi compiacenti di cui Byron poteva godere. Avremo modo di vedere che Byron mostrò atteggiamenti amichevoli verso Rushton, anche in situazioni molto imbarazzanti per il poeta.

Una riflessione va fatta su un punto molto importante: gli “amori” o forse più banalmente gli interessi omosessuali di Byron non sono diretti verso suoi pari ma verso ragazzi di condizione sociale molto diversa. Raffalovich, alla fine dell’800, rimprovererà a John Addington Symonds atteggiamenti simili, ma Symonds, pur essendo un uomo ricco, non era certo un lord e i suoi atteggiamenti manifestano un affetto sostanziale verso i giovani uomini (non adolescenti) dei quali si innamora, Byron, forse perché ancora lui stesso molto giovane, sembra oscillare tra atteggiamenti romantici libreschi e forme di goliardia, in cui l’omosessualità diventa oggetto di gioco sociale e di scambi di particolati piccanti tra compagni di studi.

 Il 25 Giugno 1809, poco prima dell’imbarco, Byron comunica ad Henry Drury che uno dei motivi del suo viaggio nel Mediterraneo orientale è l’ambizione di contribuire ad un libro proposto da Hobhouse …

“… Un capitolo sullo stato dei costumi, e un ulteriore trattato sullo stesso da intitolare: “Sodomia semplificata o la pederastia che gli autori antichi e la pratica moderna hanno dimostrato essere degna di lode”-. Hobhouse, inoltre, spera di indennizzare se stesso in Turchia di una vita di castità esemplare in patria abbandonando il suo “bel corpo” a tutto il Divan.”[12] [Il Divan è un stanza riservata turca, si intende, ovviamente scherzando, che Hobhouse volesse prostituirsi con tutti i presenti.]

L’interesse per i ragazzi da parte di Byron, Hobhouse e Matthews è molto evidente in una lettera scritta da Byron e Hobhouse a Matthews poco prima della loro partenza per il Grand Tour, il 22 giugno 1809. Byron e Hobhouse usano in questa lettera il codice “misterioso”.

Hobhouse scrive: “Quanto al viaggio di Byron e mio verso questo porto (Falmouth), ho poco o nulla di cui informarti, salvo del fatto che non è accaduto niente di significativo. Non posso comunque tralasciare di informare un Metodista, che per un curioso caso abbiamo raggiunto il Califfo Vathek [si allude a William Beckford, autore di “Vathek”, libro preferito di Byron.] a Hartford Bridge; non abbiamo potuto neppure vedere questo grande apostolo [in una lettera a Francis Hodgson, del 25 giugno 1809, Byron chiama Beckford “grande Apostolo delle Pederastia”], dato che aveva chiuso le imposte esterne. Per un’altra strana coincidenza a Salisbury abbiamo sentito che un nobile omonimo di uno dei nostri amici del Trinty era in viaggio per la sua residenza in Devonshire, queste cose non accadono senza un qualche intento da parte degli dei e annunciano di certo qualcosa di molto brutto o di molto favorevole. A parte tutto questo, l’aria della Cornovaglia è talmente favorevole alla carnagione che le rose del “genere maschile” [nel testo: genus andron] fioriscono molto più universalmente di quanto si sia mai visto, così tanto che la nostra conversazione qui, ha quasi sempre riguardato questo interessante argomento.”

Byron aggiunge: “Mio caro Matteo, prendo la penna che il nostro amico ha poggiato per un momento, solo per esprimerti il vano desiderio che tu sia con noi in questa detestabile regione, il porto di Falmouth e le zone vicine, perché io credo che nemmeno la stessa Georgia possa emulare le sue capacità e i suoi incitamenti al “Plen. and optabil. – Coit.” [rapporto sessuale completo]. – –

Siamo circondati da Giacinti e altri fiori della più profumata natura, e io ho intenzione di coglierne un bel mazzetto, da comparare con i fiori esotici che ci aspettiamo di trovare in Asia. Un campione me lo porterò certamente via, ma di questo parleremo dopo. Addio Matteo!”

Ma veniamo ora alla lettera di Matthews.

“Charles Skinner Matthews a Byron, da Londra, 30 Giugno 1809[13]

Londra. Sabato 30 Giugno 1809

Nel trasmettere i miei dispacci ad Hobhouse, mio carissimo βυρον [Byron, in caratteri greci], non posso evitare di indirizzare a te poche righe, principalmente per congratularmi con te per lo splendido successo nei tuoi primi sforzi nel misterioso, quello stile in cui si intende di più di quello che l’occhio coglie. [Matthews si riferisce allo stile codificato già usato nella lettera di Byron del 22 giugno]. Avrò delle cose per te in quello stile, prima di piegare questo foglio.

Anche Hobhouse sta insolitamente bene, ma devo raccomandare che in futuro non metta un trattino sotto i suoi significati misteriosi, una tale pratica sarebbe quasi come fare uscire il gatto fuori del sacco, qualora gli ufficiali postali fossero inclini a dare un’occhiata: e io esplicitamente stabilisco che chiunque professa il mio metodo (nel testo: ma methode) faccia individuare il termine che designa quello che intende mettendo una e alla fine della parola – methodiste, non methodist; e pronunci la parola al modo francese. Il buon gusto di ognuno deve ribellarsi contro l’idea di confondere noi con quella setta di orribili, piagnucolosi, fanatici [i veri metodisti della chiesa metodista].

Per quanto riguarda le tue ricerche botaniche, presumo che i fiori che tu sarai più desideroso di cogliere saranno della classe polyandria [dai molti maschi], non monogynia [dell’unica femmina] ma nogynia [senza femmina]. Tuttavia finché non li raccogli, andrà tutto molto bene.

Una parola o due sui giacinti. Giacinto, puoi ricordartelo, è stato ucciso da un Coit. [un disco, simile a una piastrella da gioco, col quale stava giocando in gara con Apollo suo amante. Il vento occidentale, geloso, rivolse quel disco contro lo stesso Giacinto e così lo uccise] ma non quel “Coit completo e desiderabile.” [Matthews gioca col doppio senso del termine “coit” che significa alla lettera piastrella ma foneticamente ricorda il coitus].

Abbi cura allora che il Giacinto della tua Abbazia [Robert Rushton, 1793-1833, paggio di Byron, di cinque anni più giovane del poeta e sedicenne all’epoca di questa lettera; è un personaggio sul quale avremo modo di tornare] non sia ferito dall’uno o dall’altro tipo di coit. Se ti dovesse capitare qualcosa di straordinario nel settore botanico, ti prego mandami notizie in proposito, perché sono molto interessato alla tua collezione e specifica anche la classe e se possibile, il nome di ogni produzione.

Domani mattina andrò a Cambridge a essere investito con il cappello magistrale, per bere birra, e, e alla fine, per giocare a coits [alle piastrelle?]. Non si può sentire (anche se per le sue qualità uditive potrebbe quasi essere chiamato così), quello che sono così ansioso di ottenere, ma che venga da una parte più settentrionale del regno. Tu che sei così bene a conoscenza della topografia della nostra cantina comprenderai immediatamente il tipo, quando ti dico che ho intenzione di affrontare uno dei due barilotti che ho spesso indicato alla vostra attenzione; non quello alto. E quanto al pl&optC, [“Coitum plenum et optabilem”, rapporto sessuale complete e desiderabile] se fossi così fortunato da ottenerne uno, o da fare progressi verso di esso, tu ne sarai pienamente informato.

Non ho ancora visto l’eroe di quel Trattato sul Bathos [parola coniata nel 1727 da Alexander Pope, per indicare dei tentativi falliti in modo divertente di arrivare al sublime] che mi hai promesso, ma eri troppo impegnato nel metterlo in pratica; Ma, per passare ad un altro punto, sono stato ammesso dietro le quinte e sono rimasto molto deluso da una ispezione del posteriore del Palma. [?]

Ammiro l’indifferenza stoica e la cristiana rassegnazione con cui entrambi voi due sembrate sopportare il vostro disappunto del per ritardo del battello di linea e il conseguente prolungamento del vostro soggiorno in questo paese. Dal che ho prontamente dedotto che ci deve essere qualcosa a Falmouth di non poco delizioso, e deploro la mia sorte perché non sto condividendo le vostre delizie. Allego alla presente il frontespizio al processo del Cap. Sutherland, che ho comprato ieri pensando che potesse contenere quelque chose de la méthode [qualcosa del metodo]: ma non appare nulla del genere. Il volto e il pollice destro del negro sono le caratteristiche principali nel ritratto, che vi mando a causa della sua stranezza, e penso che tu, Hobhouse, e M. l’Abbé Giacinto [Robert Rushton] potreste rappresentare la scena con grande effetto, prendendo le parti rispettivamente del capitano, del negro e del mozzo.

Non posso concludere senza esortarti e supplicarti, come ho pregato Hobhouse, di impegnarmi con frequenti gradite lettere, sia prima che dopo la tua partenza dall’Inghilterra.

Addio mio caro Signore; Ti auguro, non come il Dott. Johnson augurava al sig. Burke, tutto il successo che un uomo onesto può o dovrebbe augurarvi, ma come grande fondatore e arci-Patriarca della Methode do alla tua impresa la mia benedizione, e auguro a te, Byron di Bisanzio, e a te, Cam di Costantinopoli, congiuntamente e disgiuntamente, tutto il successo che nelle vostre fantasie più metodisticamente potete desiderare per voi stessi.

Quindi, navigate a lungo con auspici felici e credetemi

molto sinceramente vostro C.S.M.”

Se la lettera di Matthews si fermasse soltanto al pettegolezzo goliardico su questioni di omosessualità, non sarebbe che l’ennesima manifestazione della vivacità dissacrante di un gruppo di ragazzi giovani omosessuali, in fondo nulla di sconvolgente, ma la lettera di Matthews presenta un altro elemento, non immediatamente evidente, ma che va chiarito per capire più da vicino la mentalità di questi ragazzi.

I tre Metodisti seguono attentamente la stampa inglese. La lettera di Matthews è del 30 Giugno 1809 e fa riferimento al processo al capitano Sutherland, che era stato impiccato proprio il giorno prima, il 29 Giugno, alla forca delle esecuzioni capitali sulla riva del Tamigi, usata per le sentenze pronunciate dall’Ammiragliato.

Il 5 Novembre del 1808, il capitano Sutherland (capitano di una nave da trasporto britannica in navigazione sul Tago, a un miglio da Lisbona) aveva ucciso con uno stiletto William Richardson, un ragazzo di 15 anni. Un marinaio negro, John Thompson, testimonia al processo in un modo che potrebbe far presupporre che il capitano avesse assunto il ragazzo a Lisbona, circa un mese prima, perché interessato sessualmente a lui: il ragazzo andava spesso dal capitano e il capitano mandava a terra tutti i marinai e restava sulla nave solo con il ragazzo. Questa testimonianza, non venne letta dell’Ammiragliato come indizio di sodomia ma, dopo un processo brevissimo, Sutherland fu condannato e impiccato per omicidio.

Stupisce che su una vicenda così recente e così oggettivamente terribile, Matthews possa fare lo spiritoso con i suoi amici, ma è quello che accade. Matthews si procura un resoconto del processo per cercarvi riferimenti all’omosessualità di Sutherland, ma non ne trova, invia ai suoi amici i disegni pubblicati dai giornali e suggerisce che loro tre possano rappresentare la scena dell’assassinio. Il comportamento di Matthews lascia trasparire qualche inquietante elemento di perversione, che va ben al di là della banale goliardia omosessuale.

Accompagnato dal suo valletto Robert Rushton e da John Cam Hobhouse, Byron salpa da Falmouth il 2 luglio 1809 per Lisbona, per poi visitare Siviglia, Cadice e Gibilterra.

A Gibilterra Byron si decide a rimandare in patria Rushton e così scrive al padre del ragazzo:

“Gibilterra 14 agosto 1809

Sig. Rushton, – ho mandato Robert casa con il signor Murray, poiché il paese che sto per attraversare è in uno stato che lo rende pericoloso, in particolare per una persona così giovane. – Autorizzo [voi] a dedurre dall’affitto venticinque sterline l’anno per la sua educazione, per tre anni, dato che non ritornerò prima di quel tempo, e desidero che possa essere considerato al mio servizio, fate in modo che ci si prenda la massima cura di lui e sia mandato a scuola; in caso di mia morte ho previsto abbastanza nel mio testamento che basti a renderlo indipendente. – Si è comportato molto bene, e ha viaggiato molto per il tempo della sua assenza. – Sottraete le spese della sua formazione dal vostro affitto. –   Byron”

Giunti a Malta il 19 agosto, Byron e Hobhouse vi soggiornano circa un mese, prima di partire per Preveza, porto dell’Epiro, raggiunto il 20 settembre 1809. Di lì si spostano a Giannina e poi in Albania, a Tepelenë, dove incontrano Alì Pascià. Si stabiliscono quindi ad Atene, tranne una parentesi di qualche mese a Costantinopoli.

Il 3 maggio 1810 Byron attraversa a nuoto lo stretto dei Dardanelli. Quello stesso 3 Maggio 1810 scrive a Henry Drury:

“A HENRY DRURY – Dalla fregata Salsette, 3 Maggio 1810.

… Non vedo una grande differenza tra noi i Turchi, salvo che noi abbiamo il prepuzio e loro no, loro hanno vestiti lunghi e noi corti, e che noi parliamo molto e loro poco. In Inghilterra i vizi alla moda sono andare a puttane e ubriacarsi, in Turchia la sodomia e il fumare, noi preferiamo una ragazza e una bottiglia, loro una pipa e un partner passivo.“

Si è a lungo dato credito alla notizia secondo la quale il 6 giugno 1810, Hobhouse avrebbe annotato nel suo diario: “Un messaggero è arrivato dall’Inghilterra portando una lettera di [Francis] Hodgson per B[yron] – le chiacchiere si diffondono – Edleston accusato di atti osceni [indecency].”

Ma in “Lord Byron at Harrow School: Speaking Out, Talking Back, Acting Up, Bowing Out” [The Johns Hopkins University Press, Beltimore and London, 2000], Paul Elledge, ha dimostrato che l’annotazione riguardava una raccolta di poesie dello stesso Hobhouse, considerate oscene, la parola “Collection” (raccolta) è stata confusa con la parola Edleston. Il povero John Edleston non era in realtà accusato di nulla.

Durante il viaggio, Byron rifiuta le profferte amorose  di Donna Josepha Beltram a Siviglia, di Constance Spencer Smith a Malta, e di Teresa Macri (o piuttosto di Mrs Macri a nome di Teresa) ad Atene.

In una lettera del 29 Luglio 2010, inviata ad Hobhouse da Patrasso, racconta del primo incontro con Eustathius Georgiou, il primo ragazzo che lo affascina in Grecia:

“A Vostitza ho incontrato il mio beneamato Eustathius – pronto a seguirmi, non solo in Inghilterra, ma anche nella Terra Incognita, se la mia bussola fosse orientata in quella direzione. – Questo è successo quattro giorni fa, ora le cose sono un po’ cambiate. – La mattina successiva ho trovato la cara anima su un cavallo, vestito in modo molto curato con abiti greci, con quei riccioli d’ambrosia ricadenti lungo la sua schiena amabile, e con mio stupore e grande scandalo di Fletcher, con un parasole in mano per salvare la sua carnagione da il calore. – Tuttavia, nonostante il parasole aperto, abbiamo viaggiato molto come innamorati, come dovrebbe essere evidente, finché siamo arrivati a Patrasso, dove Stranè ci ha ricevuto nella sua nuova casa dove ora sto scribacchiando. –

Il 16 Agosto però Byron è già stanco di Eustathius e comunica ad Hobhouse di averlo rimandato a casa sua, perché il ragazzo è epilettico:

“Byron a John Cam Hobhouse, dalla Tripolitza, 16 Agosto 1810:

Ho rimandato Eustazio di nuovo a casa sua, ha afflitto la mia anima con i suoi capricci, ed è per di più soggetto a crisi epilettiche (dillo a M.) che facevano di lui un compagno sconcertante, in altre questioni [nel testo la parola “altre” e sottolineata, indica quindi questioni sessuali] però era abbastanza passabile, mi riferisco al suo apprendimento [anche la parola apprendimento è sottolineata], essendo esperto in cose elleniche. Ricordi Nicolo, ad Atene, il fratello della moglie di Lusieri? – Porta i miei complimenti a Matthews dal quale mi aspetto una lettera di congratulazioni. [Mattheus aveva previsto che Byron sarebbe riuscito a conquistare il ragazzo, cosa che si era realizzata] – – Ho mille aneddoti per lui e per te, ma attualmente “che cosa fare?”[Τι να καμυ?] non ho né il tempo né lo spazio, ma per usare le parole di Dawes, “ho cose in serbo.” –”

Il “Nicolo” di cui parla Byron, il ragazzo che il poeta amò di più durante in Grand Tour,si chiamava in realtà Nicolas Giraud e era nato in Grecia da genitori francesi. Il nome Nicolo è un appellativo coniato da Byron. Da quello che dice lo stesso Byron, Nicolo sarebbe stato cognato di Giovanni Battista Lusieri, un pittore romano ed agente di cambio di Thomas Bruce, VII conte di Elgin, Lord Elgin. Ma le cose erano più complicate; Demetrius Zoggrafo, la guida di Byron, informò il poeta, che Lusieri, ormai sessantenne, non era sposato ma corteggiava due donne contemporaneamente, dando ad intendere ad entrambe che le avrebbe sposate. Il legame tra Lusieri e Giraud appariva molto solido e non è improbabile che fossero in realtà padre e figlio.

Nel convento dei Cappuccini di Atene, Byron riesce a concretizzare il suo sogno di una comunità omosessuale simile a quella di Harrow, con qualche avventura erotica extra.

Il 23 Agosto 1810, scrive ad Hobhouse, in una lingua mista di Inglese molto spiccio, di abbondanti citazioni approssimative in Italiano, non senza un pizzico di Greco e di Francese:

“Mi sono sistemato sotto  i migliori auspici nel convento, che è più comodo rispetto a qualsiasi alloggio che io abbia occupato in precedenza, con spazio per il mio seguito ed è tutt’altro che solitario, visto che non c’è solo “il Padre Abbate”, ma la sua “schuola” composta da sei “Regatzi” tutti miei particolarissimi alleati. – Dato che questi signori, sono quasi (eccetto Fauvel e Lusieri) i miei unici compagni, non è corretto che il loro carattere, la loro religione e la loro morale debbano essere descritti. – Di questa bella compagnia tre sono cattolici e tre sono greci scismatici, ho già organizzato un incontro di boxe con grande divertimento del Padre che si rallegra nel vedere vincere i cattolici. – I loro nomi sono, Barthelemi, Giuseppe, Nicolo, Yani, e due anonimi, almeno nella mia memoria. – Di questi Barthelemi è un “simplice Fanciullo”, secondo quello che dice il Padre, il cui favorito è Giuseppe, che dorme nella lanterna di Demostene. – Non abbiamo altro da fare che gozzovigliare da mezzogiorno fino a notte. – La prima volta che mi sono mescolato con questi Silfidi [divinità femminili dei boschi], dopo circa due minuti di ricognizione, l’amabile signor Barthelemi, senza preavviso, si è seduto vicino a me, e dopo aver sottolineato, per complimento, che mia “Signoria” era il “più bello” dei suoi conoscenti inglesi, mi ha salutato [con un bacio] sulla guancia sinistra; per quella libertà è stato rimproverato da Giuseppe, che molto correttamente lo ha informato che ero “μεγαλοσ” [grande] lui gli ha risposto che ero suo “φιλοσ” [amico] e che “dato che aveva la barba” [era grande], lo avrebbe fatto ancora, aggiungendo in risposta alla domanda “διατι ασπασετε?” [perché lo hai baciato?] guarda come ride, perché veramente l’ho fatto molto di cuore. – Ma il mio amico, come si può facilmente immaginare è Nicolo che, aggiungo, è il mio maestro di Italiano, e siamo già molto filosofici. – Io sono il suo “Padrone” e il suo “amico” e Dio sa che cosa altro; sono passate circa due ore dal momento che dopo avermi informato che era molto desideroso di seguirmi in giro per il mondo, ha concluso dicendomi che era adeguato per noi non solo di vivere ma “morire insieme”. – quest’ultima cosa spero di evitarla, della prima invece si è molto compiaciuto. – Vengo svegliato la mattina da questi folletti al grido di “venite abasso” e il frate osserva gravemente che “bisogno bastonare” tutti prima che gli studi possano eventualmente iniziare. – Oltre a questi ragazzi, il mio seguito, a cui ho aggiunto un tartaro e un giovane per badare ai miei due nuovi cavalli da sella, il mio seguito dico, è molto turbolento e bevono otri di vino Zean per 8 pare [monete] a testa al giorno. – Poi abbiamo diverse donne albanesi che lavano nel “giardino” le cui ore di relax sono spese nell’infilare spilli nel didietro di Fletcher. – “Damnata di mi se ho visto un tale spectaculo nel mio modo da Viterbo”. – In breve, con le donne, i ragazzi e il seguito, siamo molto confusionari. – Ma io sono enormemente felice e mi comporto come un bambino, e avrò un mondo di aneddoti per voi e per il “Citoyen.” – – le tresche abbondano, la vecchia madre di Teresa è stata abbastanza folle da immaginare che stessi per sposare la ragazza, ma ho divertimenti migliori, Andreas folleggia con Dudu, come al solito, e Mariana ha fatto una conquista del derviscio Tahiri, Viscillie Fletcher e Sullee, mio nuovo tartaro, hanno ciascuno un’amante, “Vive l’Amour!”. – – Sto imparando l’Italiano, e oggi ho tradotto un’ode di Orazio “Exegi Monumentum” in tale lingua, chiacchiero con chiunque, bene o male, e traduco le preghiere prese dal rituale della Messa, ma le mie lezioni, anche se molto lunghe, sono purtroppo interrotte da scarrozzate, da mangiate di frutta, dal tirarsi oggetti e dal giocare e in realtà è come se fossi di nuovo a scuola, e faccio ora progressi così piccoli come li facevo allora, perché spreco il mio tempo esattamente nello stesso modo. – Ma è troppo bello per durare. Sto per fare un secondo giro dell’Attica con Lusieri, che è mio nuovo alleato, e Nicolo viene con me su sua molto pressante sollecitazione “per mare e per terra” [in Latino nel testo]” – “Forse” [in Italiano] ci potrai vedere “in Inghliterra” [in Italiano] ma “non so come” [in Italiano]- Per il momento buonasera, “Buona sera a vos signoria, Bacio le mani.” [il Italiano].”[14]

IL 24 Agosto 1810, Byron annota:

“Ho nuotato come al solito attraverso il Pireo, anche il Signore [in Italiano nel testo] Nicolo ha fatto il bagno, ma muove le mani tanto male nell’acqua quanto l’Abate Giacinto a Falmouth, è curioso che i Turchi, quando fanno il bagno indossino gli abiti di sotto come fa sempre il tuo umile servitore, ma i Greci non li indossano, comunque questo Giovane e vergogno. [in Italiano approssimativo nel testo.]”

“… Sono stato occupato per gran parte della giornata di oggi nella coniugazione del verbo “ασπαζω” [abbracciare] (parola che essendo sia Ellenica che Neogreca può trovare posto nel lessico del Citoyen) Ti assicuro che i miei progressi sono rapidi, ma come Cesare “Non considero nulla veramente compiuto finché ci resta ancora qualcosa da fare”[in Latino nel testo: Lucan, Phars. II 657], Devo arrivare al pl&optC [rapporto sessuale completo] e allora scriverò a  –.”

Nel suo diario del 17 luglio 1810 Hobhouse aveva annotato, parlando di un ragazzo greco non identificato: “Mi sono congedato da questo giovane singolare su una piccola terrazza di pietra sopra un misero magazzino al termine della baia, dividendo con lui un mazzolino di fiori, l’ultima cosa, forse, che dividerò mai con lui.”

Il 4 Ottobre 1810, Byron scrive ad Hobhouse da Patrasso. Nella lettera, la sigla “M” si riferisce a Charles Skinner Matthews, il loro compagno di Cambridge, il Gran Maestro  della setta dei Metodisti. Il riferimento al mazzolino di fiori va interpretato attraverso la metafora botanica dei Metodisti.

“Dillo a M. che ho avuto più di duecento rapporti sessuali completi [Byron li indica con il cifrato convenzionale della setta dei Metodisti: pl&optC’s] e me ne sono quasi stufato, per la storia di questi devi aspettare il mio ritorno, perché dopo molti tentativi ho messo da parte l’idea di trasmettere informazioni su carta. – Sai del monastero di Mendele, è stato lì che mi sono impadronito del primo. – La tua ultima lettera si chiude pateticamente con un post scriptum circa un mazzolino di fiori, ti consiglio di introdurre questa cosa dentro il tuo prossimo romanzo sentimentale – Certo non ho minimamente sospettato che tu provassi qualche sentimento gentile, e credo che tu stia ancora ridendo, ma sei il benvenuto. – Ciao, non posso più sopportare Ld. Grizzle [Un personaggio del “Pollicino” di  Henry Fielding] –  Tuo. μπαιρων”

Al di là delle lettere goliardiche scambiate tra i metodisti, è difficile capire che rapporti Byron avesse veramente con i ragazzi di cui parla e con Nicolo Giraud in particolare. Preferisco non avventurarmi in ipotesi e fermarmi ai documenti.

Nicolo Giraud accudì Byron quando questi prese le febbri a Patrasso e viaggiò insieme con lui fino a Malta, quando Byron era sulla via del rientro in Inghilterra, nel 1811. Nel testamento redatto nell’agosto del 1811, Byron lasciò a Giraud 7000 sterline, più tardi il lascito venne cancellato.

Rientro in Inghilterra

Byron rientra in Inghilterra il 14 luglio del 1811. Il primo di Agosto muore sua madre. Vive a Londra al n. 8 di St Jame’s Street.

La sorella di Edleston, il ragazzo che era stato l’amore della prima giovinezza del poeta, gli dice che il fratello è morto nel mese di maggio di quello stesso anno. Per Byron è un colpo terribile. Edleston aveva solo ventun’anni quando era caduto in consunzione. Byron, profondamente toccato dalla morte di Edleston, produce almeno sette commuoventi elegie in sua memoria, comprese “To Thyrza”, “Away, away, ye notes of woe!”, “One struggle more, and I am free”, “And thou are dead, as young and fair”, “If sometimes in the haunts of men”, “On a Cornelian Heart Which Was Broken”, e un’elegia latina recentemente scoperta e pubblicata nel 1974, l’unica poesia che usa il genere maschile “Te, te, care puer!”, con il nome di Edleston scritto tre volte in cima.

Byron dedica alla morte di Edlaston diversi testi poetici, ne esamineremo solo tre, il primo è “A Thyrza”. Byron prende il nome Thyrza dal poema di Solomon Gessner: “La morte di Abele”, nel quale Thyrza è la moglie di Abele. Si tratta ovviamente di un nome femminile ma questo non vuol dire nulla. A Byron fu richiesto più volte di rivelare chi fosse la persona della cui morte si parlava nella poesia ma non rispose mai a questa domanda. È interessante notare che qui (come in altre poesie delle Stanze, dedicate a Edleston), il poeta evita rigorosamente qualsiasi connotazione di genere del personaggio di cui si tratta; nel testo non si incontrano mai pronomi personali come he, she, him, her, invece del pronome si usa la parola “form”, e il testo è quasi sempre è in seconda persona. È significativo osservare che la traduzione italiana di Carlo Rusconi, della metà dell’800, che riposto di seguito, dà per scontato che si parli della morte di una donna. In quell’epoca, un testo senza connotazioni di genere era letto automaticamente al femminile.[15]

“A THYRZA.

Senza una pietra che additi il luogo ove tu giaci, e dica ciò che la verità avrebbe ben potuto dire, obbliata da tutti, eccetto forse che da me, ah! perchè sei tu estinta? Separato da te, dai mari e da numerose rive, io ti ho amata invano; il mio passato, il mio avvenire intendevano a te, miravano a riunirci… ora non più mai! Se ciò avesse potuto essere….. una parola, uno sguardo che mi avessero detto: «noi ci dividiamo amici,» avrebbero fatto sopportare alla mia anima con minor dolore il distacco della tua. E poichè la morte ti preparava un’agonia dolce e senza patimenti, non hai tu desiderata la presenza di colui che più non vedrai, che ti teneva e ti tiene anche nel suo cuore? Oh! chi meglio di lui avrebbe vegliato accanto a te, e avrebbe osservato dolorosamente il tuo occhio immoto, in quel momento terribile che precede la morte, quando il dolore sopprime i suoi gemiti… Finchè tutto sia passato? Ma dall’istante in cui ti fossi sottratta ai mali di questo mondo, le lagrime della mia tenerezza, aprendosi un varco, sarebbero trascorse abbondevoli come ora fanno. Come non trascorrerebbero, allorchè io rammento quante volte, prima della mia assenza passeggiera, in queste torri ora per me deserte noi abbiam mescolato i nostri pianti affettuosi! Nostro era allora lo sguardo che noi soli vedevamo, nostro il sorriso che niuno fuori di noi comprendeva; e il linguaggio sommesso di due cuori che si rispondono, e il premersi delle nostre mani tremanti; Nostro era il bacio così innocente, così immacolato, che l’amore reprimeva ogni altro desiderio più ardente: i tuoi occhi annunziavano un’anima tanto casta, che anche la passione avrebbe arrossito a chiedere di più; Quell’accento che mi invitava alla gioia, allorchè diverso da te io mi sentivo propenso alla tristezza; quei canti che la tua voce rendeva celesti, ma che in ogni altra bocca mi sono indifferenti;… Il pegno dell’amore che noi portavamo… io lo porto ancora; ma dove è il tuo? Ah! dove sei tu? La sciagura si è spesso aggravata sopra di me, ma è la prima volta che sotto di lei mi sobbarco. Tu ben facesti a partire nella primavera della vita, lasciandomi vuotar solo il calice dei dolori. Se il riposo non è che nella tomba, io non desidero di rivederti sopra la terra. Ma se in un mondo migliore le tue virtù han cercato un soggiorno più degno di loro, ponmi a parte della tua felicità, toglimi alle angoscie che qui provo. Insegnami (doveva io tal lezione riceverla sì presto da te?), insegnami a rassegnarmi, sia ch’io perdoni, sia che a me venga perdonato: tale era il tuo amore per me sulla terra, che il conseguirlo formerebbe anche in cielo la mia speranza. 11 Ottobre 1811.[16]

Byron comunica con tristezza la morte di Edleston agli amici che lo avevano conosciuto.

“LORD BYRON A JOHN CAM HOBHOUSE

Newstead Abbey – 13 ottobre 1811

Al momento sono piuttosto giù, e non so come dirtene la ragione – ti ricordi E[dleston] a Cambridge – è morto – nel maggio scorso – la sorella mi ha mandato una descrizione dei fatti ultimamente – ora, anche se non lo avrei più rivisto, (ed è molto opportuno che non lo abbia rivisto) sono stato più colpito di quanto dovrei preoccuparmi di ammettere altrove; La morte è stata ultimamente così occupata con tutto ciò che era mio, che lo scioglimento della connessione più remota è come portar via una corona dall’ultima ghinea di un avaro.”

“LORD BYRON A JOHN CAM HOBHOUSE – King College, Cambridge – 22 Ottobre 1811

L’evento che ho menzionato nella mia ultima ha avuto un effetto su di me, mi vergogno a pensarlo, ma non c’è da discutere su questi punti. Avrei potuto “risparmiare di più un creatura eccezionale.” – Ovunque mi giro, particolarmente in questo luogo, questa idea mi segue, dico tutto questo con il rischio di incorrere nel tuo disprezzo, ma non mi puoi disprezzare più di quanto io disprezzo me stesso. – Sono davvero molto infelice, e come tutte le persone che si lamentano non posso fare che parlarti così.”

Byron che, prima di partire per il Grnad Tour, aveva affidato alla sig.na Pigot il cuore di corniola rossa che gli era stato donato da Edleston, sente ora il bisogno di avere di nuovo con sé quell’oggetto e scrive alla signora Pigot pregandola di sollecitare la figlia ad inviarglielo. È interessante notare che nella lettera manca qualsiasi connotazione di genere che possa permettere di capire se la persona morta sia un uomo o una donna. Byron parla di “a person” o di “the Giver”.

“LORD BYRON A MRS MARGARET PIGOT – Cambridge – 28 ottobre 1811

Cara Signora, –

          Io sto per scriverle su un argomento stupido e comunque non riesco a fare altrimenti. – Lei può ricordare una corniola, che qualche anno fa ho consegnato alla signorina Pigot, anzi ha dato a lei, e ora sto per fare la più egoista e maleducata delle richieste. – La persona che l’ha data a me, quando ero molto giovane, è morta, e anche se molto tempo è trascorso da quando ci siamo incontrati, dato che era l’unico ricordo che possedevo di quella persona (cui ero una volta molto interessato) ha acquisito un valore dopo questo evento, che mai avrei voluto che assumesse ai miei occhi. – Se dunque la signorina P[igot] l’ha conservata, devo in queste circostanze pregarla di scusare la mia richiesta che mi sia inviata al numero 8 di St. James Street, Londra e io la sostituirlo con qualcosa che possa ricordarle me altrettanto bene. – Dato che lei era sempre così gentile da sentirsi interessata al destino di [coloro] che formavano l’oggetto delle nostre conversazioni, Lei può dirle, che chi aveva regalato la Corniola è morto nel maggio scorso di consunzione all’età di ventuno anni, diventando il sesto in quattro mesi degli amici e parenti che ho perso tra maggio e la fine di agosto!

          – Mi creda, Signora, sinceramente suo  Byron”

Negli ultimi mesi del 1811 i riferimenti, ovviamente coperti, alla morte di Edlestin compaiono più volte nelle poesia di Byron e con accenti accorati. Mi limito a citare due testi.

“STANZE. Lungi da me, lungi da me accenti di cordoglio! quei canti, non ha guari per me pieni di dolcezza, cessino, o io fuggirò da questi luoghi perchè non oso più udirli. Essi mi ricordano giorni più belli… oh! fate che s’interrompano quei concenti: io non debbo più ora, oimè! pensare, non debbo meditar più su quello ch’io fui… su quello che sono. La voce che rendeva sì dolci quegli accordi tace, e il loro prestigio si è dileguato: ora i loro suoni più soavi mi sembrano un canto funebre intuonato sui trapassati. Sì, Thyrza, essi mi parlano di te, cenere adorata, poichè tu non sei più che cenere; e tutto quello che un tempo avevano di armonioso, è fatto aspro, stridulo al mio cuore. I suoni finirono!… ma al mio orecchio la vibrazione ne dura ancora; odo una voce che non vorrei intendere, una voce che ora dovrebbe esser muta: ma spesso ella viene a commuovere la mia anima incerta; quella dolce melodía mi segue anche fra i sonni. Io mi sveglio, e pur sempre la ascolto, benchè tutte le mie visioni siano dissipate. Dolce Thyrza, dormiente o svegliato, tu non sei più ora che un amabile sogno; una stella che, dopo aver riflettuto sui flutti la sua tremula luce, ha tolto alla terra il suo raggio soave. Ma il viaggiatore che s’ingolfò nel cupo sentiero della vita, allor che il cielo sdegnato avrà velata la sua faccia, dolorerà lungo tempo il raggio svanito che rallegrava il suo cammino.

6 Dicembre 1811.”[17]

“STANZE. Anche uno sforzo e sarò libero dai tormenti che straziano il mio cuore; anche un ultimo e lungo sospiro all’amore e a te, e poi ritorno nel turbine della vita. Io trovo ora piacere a intrattenermi di cose che non mai mi erano apparse belle: se ogni mia gioia si è di qui involata, quali dolori potrebbero omai sorprendermi? Recatemi dunque spumante vino, imbandite il pasto; l’uomo non fu creato per viver solo. Ch’io divenga l’essere leggiero, frivolo, che sorride a tutti, e con alcuno non piange. Non così era io in giorni più cari; non mai così sarei stato, ma tu hai preso il tuo volo lungi da me, e mi hai lasciato qui solitario: tu non sei più nulla… e tutto il resto è nulla per me. Invano la mia lira vorrebbe affettare un tuono leggiero; il sorriso che simula il dolore è uno scherno all’affanno che sotto vi si asconde, è simile alle rose sopra un sepolcro. Invano lieti compagni di tavola colla tazza in mano dissipano un momento il sentimento de’ miei danni; sebbene il piacere accenda la demenza dell’anima, il cuore… il cuore è pur sempre solitario! Quante volte nel silenzio delizioso delle notti io mi son piaciuto a riguardare il cielo; perocchè allora io pen- 242 savo che la luce celeste splendesse sì dolcemente sul tuo occhio pensoso! Spesso nell’ora di mezzanotte, vogando sui flutti del mare Egéo, io dissi all’astro di Cintia: «Ora Thyrza ti guarda.»… Oimè! esso non rischiarava più che la sua fossa. Prostrato dalla febbre sopra un letto insonne, mentre un fuoco avvampante scorreva per le mie vene, ciò che mi consola, io dicevo, è che Thyrza ignora ch’io soffro! In quella guisa che per lo schiavo consunto dagli anni la libertà è un inutile dono, così è invano che la natura placata mi ha richiamato alla vita, dappoichè Thyrza ha cessato di esistere. Pegno che da lei ricevei in giorni migliori, all’aurora della vita mia e del mio amore! quanto ti sei trasmutato ai miei occhi! come il tempo ti ha colorito colle tinte del dolore! il cuore che insieme a te si diede è silenzioso. – Ah! perchè non è così anche il mio! Abbenchè freddo come possono esserlo i morti, il sentimento rimane pur sempre a questo mio cuore, e con esso le ambascie. Dono amaro e malinconico! pegno doloroso e caro! serba, serba il mio amore inalterabile, o infrangi questo petto contro il quale io ti premo! Gli anni temperano l’amore, ma non l’estinguono; esso ha qualche cosa di più santo ancora, quando le sue speranze sono passate. Oh! che sono migliaia di affezioni viventi raffrontate a quella che non può staccarsi dai morti?”[18]

Amori e tradimenti

Ma alla fine del 1811, nella vita di Byron accade qualcosa di nuovo. Una lettera di Byron a Hobhouse, del 25 Dicembre 1811, ci informa che il poeta si era “almeno un po’” innamorato di una serva gallese, Susan Vaughan.

“Byron a John Cam Hobhouse, da Newstead Abbey, 25 Dicembre 1811:

Al momento sono principalmente occupato da un volto nuovo e anche molto grazioso, come H ti potrà dire, una ragazza gallese, che io ho ultimamente aggiunto alla compagnia e della quale sono discretamente innamorato, al momento, ma lei mi sarà comunque probabilmente abbastanza indifferente prima che tu rientri dall’Irlanda.”

Susan Vaughan tradirà Byron il mese successivo seducendo Robert Rushton, il paggio di Byron, che lo aveva accompagnato fino a Gibilterra nel Grand Tour.

In una lettera del 20 Gennaio 1812, Susan Vaughan lascia intendere a Byron che Rushton, allora più o meno diciannovenne, è stato sedotto da Lusy, un’altra serva di Byron che, secondo Ralph Lloyd-Jones, potrebbe essere stata la madre di uno dei figli di Byron. Tuttavia dalle lettere di Byron a Rushton (BLJ II 158) e a Susan (BLJ II 159) appare chiaramente che era Susan ad avere una storia con Rushton, non Lucy. Byron perdonò Rushton (“Sono sicuro che tu non volevi ingannarmi, lei invece lo voleva”), ma non perdonò Susan. La faccenda mise scompiglio tra i servitori di Byron: Rushton trattò in modo aggressivo Susan, Byron lo rimproverò con molta fermezza, sottolineando che Susan doveva essere trattata con la massima civiltà. Rushton dovette incassare il rimprovero ma rispose con grande dignità. Byron cercò di mantenere col ragazzo un rapporto positivo.

“Byron a Robert Rushton, dal n. 8 di St di James’s Street, 25 Gennaio 1812:

… Se c’è stato qualcosa tra voi prima o dopo la mia ultima visita a Newstead, non abbiate paura di dirlo. Sono sicuro che non volevi ingannarmi, ma lei lo voleva. Qualunque cosa sia, tu sarai perdonato. Non sono stato senza qualche sospetto sulla questione, e sono certo che, alla tue età, la colpa non poteva essere tua. Non devi consultare nessuno circa la tua risposta, ma scrivimi subito. Sarò più pronto ad ascoltare quello che hai da suggerire, dato che non mi ricordo di aver mai sentito da te in passato una sola parola contro qualsiasi essere umano, cosa che mi convince che non affermeresti maliziosamente una cosa non vera. Nessuno può farti il minimo danno, quando tu ti comporti correttamente. Aspetto la tua risposta immediatamente. Tuo, ecc, BYRON”

Il 28 Gennaio 1812, Byron dà l’addio definitivo a Susan.

“Byron a Susan Vaughan, dal n. 8 di St James’s Street, Londra, 28 Gennaio 1812:

Ti scrivo per dirti addio, non per rimproverarti. – I documenti allegati, uno dei quali scritto di tuo pugno, ti spiegheranno ogni cosa. – Non nego che sono stato legato a te, e ora mi vergogno profondamente della mia debolezza. – Puoi anche godere la soddisfazione di avermi ingannato nel modo più completo, e di avermi reso per il momento sufficientemente misero. – Dal primo momento ti avevo detto che la continuazione della nostra relazione dipendeva dal tuo comportamento. – Tutto è finito. – Ho poco da rimproverarmi, se non la credulità; ti sei buttata sulla mia strada, ti ho accolta, amata, fino a quando sei diventata senza valore, e ora mi separo da te con un certo rammarico, e senza rancore. – Ti faccio i migliori auguri, non dimenticare che la tua cattiva condotta ti ha privato di un amico, di cui niente altro avrebbe potuto privarti. – Non tentare di dare una spiegazione, è inutile, sono determinato, non puoi negare la tua scrittura; ritorna alle tue relazioni, te ne saranno dati i mezzi, ma colui che ora per l’ultima volta si indirizza a te, non lo vedrai mai più.”

Il 18 Ottobre 1812, Byron scrive a Rushton con un tono completamente diverso:

“Byron a Robert Rushton, da Cheltenham, 18 Ottobre 1812.

Robert,— Io spero che tu continui quanto più possibile ad applicarti alla ragioneria e all’agrimensura, ecc. Qualsiasi cambiamento possa accadere a Newstead, nulla cambierà per te e per il sig. Murray. È stabilito che avrai un impiego a Rochdale per il quale la prosecuzione dei tuoi studi, che io ho raccomandato, sarà per te una grande opportunità. Dammi tue notizie; è migliorata la tua salute dall’ultima volta che sono stato all’Abbey? Comunque, se dovesse accadermi qualcosa, ho provveduto a te nel mio testamento, se non mi accadrà nulla, troverai sempre nel tuo maestro un sincero amico.”

Le vicende matrimoniali e l’incesto

Byron aveva una sorellastra, Augusta Maria, nata il 26 gennaio del 1783, quindi di cinque anni più grande di lui. Augusta era figlia della prima moglie del padre del poeta. Augusta si sposò ed ebbe sette figli; conobbe il fratellastro solo quando questi era studente alla Harrow School, mantenne con lui un rapporto epistolare centrato sui conflitti di Byron con la madre, ma lo vide molto raramente. Per tutto il periodo del viaggio in Oriente si interruppe anche il rapporto epistolare. Quando ormai Byron era in Inghilterra, Augusta gli mandò le condoglianze in occasione della morte della madre e dal luglio del 1813 i due divennero amanti. Augusta però era sposata ed aveva figli e non aveva intenzione di mettere in crisi la sua famiglia per amore di Byron. Nell’Aprile del 1814 Augusta partorisce una bambina, Elizabeth Medora Leigh (15 Aprile 1814 – 28 Agosto 1849), pochi giorni dopo Byron si reca a casa della sorellastra per vedere la bambina. La convinzione che Medora fosse figlia di Byron divenne oggetto di molte chiacchiere. Se ne discusse allora e ancora oggi la questione non è chiara.

Byron il 2 gennaio 1815, anche per tacitare i pettegolezzi sulla sua relazione con Augusta, sposa Anna Isabella Milbanke, detta Annabella, un’ereditiera colta ed appassionata di matematica, e va a vivere a Londra con lei. Byron doveva tacitare i pettegolezzi sul suo rapporto con la sorellastra e anche quelli sulla sua omosessualità, che cominciavano a circolare insistentemente; il matrimonio sembrava, tra l’altro anche un’occasione propizia per incamerare i beni della moglie. Nel dicembre del 1815 nacque la figlia, Augusta Ada, ma Byron riprese i rapporti con la sorellastra Augusta, e Annabella il 15 gennaio 1816 chiese la separazione.

Byron veniva accusato di incesto, adulterio, omosessualità, sodomia, amore libero ecc. ecc.. La situazione divenne rapidamente insostenibile, il rischio che si passasse dai pettegolezzi alle accuse di natura penale era reale e pesante. Byron, il 21 aprile 1816, firmò il documento di separazione dalla moglie e decise di esiliarsi volontariamente dall’Inghilterra, dove non rientrò più.

In Svizzera, con gli Shelley

Si imbarcò per il continente il 25 aprile 1816. Prima di andar via dall’Inghilterra Byron aveva avviato una relazione con Claire Clairmont, sorellastra Mary Godwin Wollstonecraft (moglie di Percy Bysshe Shelley). Con Shelley, la moglie e la sorellastra della moglie, Byron trascorse molto tempo in ottima compagnia. Dalla relazione di Byron con Claire nacque Allegra, nel gennaio del 1817.

In Italia

Nell’ottobre del 1816 Byron si spostò a Milano dove conobbe Pellico, Monti e Stendhal, poi nel novembre 1816 si stabilì a Venezia, dove si trattenne per tre anni. Qui imparò bene l’Italiano ma non trascurò affatto le avventure galanti, si vantò di avere posseduto più di duecento donne, ed ebbe due relazioni importanti, la prima con la moglie del suo padrone di casa, Marianna Segati, e la seconda con la ventiduenne Margarita Cogni (la Fornarina). La casa di Byron sul Canal Grande divenne un punto di riferimento fisso per tutti gli Inglesi che passavano per Venezia, qui crebbe la fama di tombeur de fammes che accompagnò Byron per decenni.

Shelley aveva potuto vedere da vicino i traffici di casa Byron a Venezia e non ne sarebbe rimasto bene impressionato, ma certe affermazioni di Shelley, che era molto amico di Byron, sembrano riferite piuttosto agli Inglesi in genere che a coloro che frequentavano casa Byron.

Così scrive Shelley nella sesta lettera a Peacock:

“Milano, 20 aprile 1818.

Lord Byron, a quando si sente dire, ha preso una casa per tre anni, a Venezia; non so se lo vedremo o no, non lo so. Il numero di Inglesi che passano per questa città è molto grande. Dovrebbero stare nel loro paese nel presente periodo di crisi. Il loro comportamento è del tutto ingiustificabile. La gente qui, anche se abbastanza inoffensiva, sembra, sia nel corpo che nell’anima, una razza infelice. Gli uomini non sono affatto uomini [The men are hardly men]; sembrano una tribù di stupidi e di schiavi avvizziti, e non credo di aver visto un barlume di intelligenza in un volto umano da quanto ho passato le Alpi.”

Nell’aprile del 1819 Byron conosce la diciottenne Teresa, moglie del ricco sessantenne conte Guiccioli: la donna diventa ben presto la sua amante e i due si stabiliscono verso la fine del 1819 a Ravenna, dove vivono i Guiccioli. La giovane esercita un’influenza molto positiva sul poeta, che finalmente adotta uno stile di vita meno frenetico. Tra il 1820 e il 1821 Byron entra nella Carboneria attraverso i contatti del fratello di Teresa, il conte Pietro Gamba. Vuole che la figlia Allegra sia educata come una cattolica romana, e la accompagna nel marzo del 1821 nell’educandato gestito dalle suore di Bagnacavallo, in Romagna.

Allegra morirà il 21 aprile 1822 e l’8 luglio dello stesso anno morirà anche Shelley, affogato assieme all’amico Edward Elleker Williams, a dieci miglia da Viareggio.

La Grecia e la morte

Nel 1823 Byron, indotto dall’amico John Cam Hobhouse, aderisce all’associazione londinese filoellenica a sostegno della guerra d’indipendenza greca contro l’Impero ottomano. Organizza con la massima cura una spedizione. Convince Teresa a tornare a Ravenna e il 16 luglio 1823 il brigantino “The Hercules” lascia Genova per la Grecia. Accompagnano Byron, Pietro Gamba, Trelawny, un giovane medico italiano, nonché otto servitori cinque cavalli e due cani. A Livorno sale sul brigantino un giovane scozzese, Hamilton Browne.

Il 3 Agosto il brigantino si ferma a Cefalonia. Nell’isola greca Byron conosce il quindicenne greco Lukas Chalandritsanos e se ne innamora follemente, ma non è minimamente ricambiato. Byron non è più il bel ragazzo del tempi di Edleston, è ingrassato, perde i capelli e ha i denti in pessimo stato, cerca comunque di ottenere almeno la gratitudine se non l’amore del ragazzo, spendendo in sei mesi somme notevolissime per soddisfare tutti i suoi capricci. Per un verso Byron si rende conto di non essere più fisicamente una persona desiderabile ma per l’altro è animato da un amore al limite della follia, tanto più acuto e doloroso quanto più rifiutato.

Finalmente, in dicembre, al poeta pare opportuno mettersi dalla parte del principe Mavrocordato, che più di altri garantiva una seria possibilità di costituire un’autorità stabile, e salpa per Missolungi, dove giunge ii 5 gennaio 1824. Qui, in una casa a tre piani occupata dal colonnello Stanhope e da un gruppo di Albanesi cristiani che Byron aveva assoldato a Cefalonia, riprende con instancabile ostinazione a lavorare per rafforzare la resistenza greca. I compiti principali erano due: formare una brigata d’artiglieria, assalire e conquistare Lepanto al comando di forze il cui nucleo avrebbe dovuto essere costituito dalla sua guardia albanese. Purtroppo Byron non riesce a concludere nulla.

Frattanto la storia con Lukas si era fatta per Byron sempre più distruttiva. Il segno del terribile sconforto per quella storia d’amore impossibile (Byron non aveva mai provato nulla di simile per una donna) si può leggere in una poesia datata 22 gennaio 1824, giorno del trentaseiesimo compleanno del poeta.

“22 Gennaio 1824. Messalonghi.

In questo giorno compio trentasei anni.

È il tempo in cui questo cuore dovrebbe rimanere imperturbato

perché ha smesso di turbare altri cuori,

Eppure, anche se non posso essere amato

Lasciate ancora che io ami!

I miei giorni sono come la foglia gialla

I fiori e i frutti d’amore sono passati

Il verme – il cancro, e il dolore

Soltanto mi restano!

Il fuoco che fa preda nel mio petto

è solitario come un’isola vulcanica,

nessuna torcia è accesa alla sua fiamma:

è una rogo funebre!

La speranza, la paura, la cura gelosa

La porzione esaltata del dolore

E il potere dell’amore non posso condividerli,

Ma sono incatenato.

Ma non così – e non è qui –

Tali pensieri dovrebbero scuotere la mia anima, non ora,

Dove la Gloria copre il feretro dell’eroe

O fascia la sua fronte.

La spada – la Bandiera – e il campo –

La Gloria e la Grecia ci guardano!

Lo Spartano nato sul suo scudo,

* Non era più libero!

Svegliati! – (Non la Grecia – La Grecia è sveglia!-)

Svegliati mio Spirito! pensa attraverso chi

La tua vita = il tuo sangue individua la sua origine,

E poi ritorna alla tua patria!

Calpesta le passioni che rinascono,

Virilità indegna; – Per te

dovrebbero essere indifferenti

Il sorriso o il volto accigliato

della bellezza.

Se rimpiangi tua giovinezza, perché vivere?

La terra della morte onorevole

È qui – vai al Campo! e

dona il tuo respiro.

Procurati una tomba da soldato

– che hai poco  cercato – per te è  il meglio –

Poi guardati intorno, scegliti la terra

E comincia il tuo riposo!

È come se Byron stesse ormai vagheggiando una morte eroica come alternativa ad una vita senza amore, quasi la ricerca di un martirio, provocata da un amore violento e rifiutato.

Nei giorni immediatamente successivi Byron scrive altre due poesie dedicate sempre a Lukas, le ultime della sua vita, nella prima si dichiara folle d’amore di fronte al rifiuto del ragazzo, e riconosce che la magia del ragazzo è possente mentre il poeta è ormai tanto debole; nella seconda si arrende al suo destino:

… Sempre di più, sempre di più… eppure non mi ami,

E mai lo farai, perché alla volontà non obbedisce Amore.

Ma non ti biasimo, anche se so bene ormai

Che il mio destino è amarti, e sempre più sbagliando, e invano.

Il febbraio e il marzo trascorrono fra ribellioni, pioggia, scaramucce, scosse telluriche, dimostrazioni di incompetenza, richieste di rimpatrio da parte degli artificieri inglesi, tradimenti. Quando la flotta turca appare all’orizzonte è ormai chiaro che la città non è difendibile, il poeta cerca di organizzare personalmente le poche truppe e di rincuorare i cittadini terrorizzati. La sera, dopo una cavalcata di miglia sotto la pioggia, Byron ha un violento attacco di febbre. Il 10 e l’11 di aprile vuole uscire di nuovo a cavallo, ma la sua fibra sta cedendo. I medici cominciano ad essere seriamente preoccupati e pensano di imbarcarlo per Zante se le condizioni del mare lo permetteranno. Il giorno 15 Byron è grave.

William Parry, in The Last Days of Lord Byron (Gli ultimi giorni di Lord Byron), riferisce: “…parlò con me delle mie avventure. Parlò anche della morte con grande compostezza, e per quanto non credesse che la sua fine fosse vicina c’era qualcosa in lui di così serio e fermo, di così rassegnato e composto, di così diverso da quanto avessi visto prima in lui, che la mia mente cominciò a temere, e a tratti mi parve di presentire la sua rapida dissoluzione”. I suoi discorsi cominciarono a farsi sconnessi. Fra le altre cose affermò che avrebbe desiderato tornare in Inghilterra per vivere con la moglie e la figlia Ada. Il giorno 18 delirava: in Italiano e in Inglese, immaginando forse l’attacco a Lepanto, gridava: “Avanti! Avanti! Coraggio! Seguite il mio esempio!” E nel delirio più volte nominò la sorella, la moglie, la figlia, i luoghi dell’infanzia. Le sue ultime parole furono: “Ora devo dormire”. Morì il giorno dopo, lunedì 19 aprile 1824, alle sei e un quarto del pomeriggio.” Quella stessa sera Lukas scappò portandosi via il denaro della guarnigione.

Il funerale vide un interminabile corteo di quarantasette carrozze parate a lutto ma vuote, col solo postiglione: fu l’ultima vendetta dell’aristocrazia verso il poeta ribelle.

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[1] http://www.lordbyron.org/contents.php?doc=ThMoore.1830.Contents

[2] La pietra di cui qui si parla, fu data a lord Byron da un fanciullo del coro di Cambridge chiamato Eddlestone [in realtà si chiamava Edleston, ma la grafia con la doppia “d” è quella preferita da Byron.] che il suo talento musicale fece conoscere al giovine poeta, e che sembra essere stato da lui molto amato.

[3] George Gordon Byron. Opere complete – Volume V. Traduzione di Carlo Rusconi. Torino, Giunti Pombe e comp. Editori, 1853, pp. 64-65.

[4] Harrow.

[5] È il nome del fiume da cui Cambridge (ponte del Cam) ha ricavato il nome.

[6] Vedi le Ore d’Ozio.

[7] Il fiume Grete a Southwell.

[8] Maria Duff. Vedi le Ore d’Ozio.

[9] Eddlestone, il corista di Cambridge, nominato pure nelle Ore d’Ozio.

[10] George Gordon Byron. Opere complete – Volume V. Traduzione di Carlo Rusconi. Torino, Giunti Pombe e comp. Editori, 1853, pp. 193-196.

[11] Nome classico dell’Università di Cambridge.

[12] Byron’s Letters and Journals, ed. Leslie A. Marchand, 13 vols, John Murray, 1973-94; I 208.

[13] National Library of Scotland 12604 / 4247G.

[14] National Library of Scotland.  Ms.43438; Byron’s Letters and Journals, ed. Leslie A. Marchand, 13 vols, John Murray, 1973-94.  II 11-14.

[15] http://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/byron/opere_complete_5/pdf/byron_opere_complete_5.pdf

[16] George Gordon Byron. Opere complete – Volume V. Traduzione di Carlo Rusconi. Torino, Giunti Pombe e comp. Editori, 1853, pp. 238-240.

[17] George Gordon Byron. Opere complete – Volume V. Traduzione di Carlo Rusconi. Torino, Giunti Pombe e comp. Editori, 1853, pp. 241-242.

[18] George Gordon Byron. Opere complete – Volume V. Traduzione di Carlo Rusconi. Torino, Giunti Pombe e comp. Editori, 1853, pp. 242-243.

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OMO O BI-SESSUALITA’? KRAFFT-EBING E RAFFALOVICH RISPONDONO

Raffalovich conclude i suoi cinque casi sessuali citando un caso ripreso da Krafft-Ebing, cosa assai poco usuale per lui. In effetti, il caso è stato analizzato e valutato in modo molto diverso da Krafft-Ebinbg e da Raffalovich. Krafft-Ebing ne offre una valutazione esclusivamente esteriore, basata sui comportamenti oggettivi (la cosiddetta oggettività dell’osservazione scientifica), che si orienta verso la bisessualità, Raffalovich ragiona invece da gay, cioè da persona che valuta le situazioni relative ai comportamenti omosessuali in modo non schematico e, inevitabilmente, legato anche alla propria esperienza personale, e vede nel caso presentato la storia di un omosessuale, nonostante la presenza di rapporti eterosessuali. Se un gay dovesse valutare i comportamenti di un eterosessuale in un rapporto con una donna, dovrebbe necessariamente fermarsi ad una valutazione formale, o al massimo analogica, perché non avrebbe le coordinate necessarie per comprendere l’elemento soggettivo connesso con quei comportamenti. Da qui un’osservazione nasce spontanea: i primi studi “seri”, ossia meno formali e più capaci di capire le cose dall’interno, sul tema della omosessualità sono opera di omosessuali, e si potrebbe andare oltre, affermando che, per esempio, che chiarire le tematiche legate alla omosessualità maschile con un terapeuta eterosessuale o con una donna terapeuta, è molto diverso che farlo con un terapeuta omosessuale. In molte situazioni, sia di studio, che di rapporto terapeutico, per quanto si cerchi di spersonalizzare le funzioni dei soggetti coinvolti, il vissuto personale degli operatori può fare la differenza.
Vi lascio al breve testo di Raffalovich, che permetterà di chiarire meglio la situazione.
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Mi è sembrato più utile citare in modo esteso quattro casi sessuali (quelli di due uomini alteri e generosi, Alfieri e Baber, quello di un genio sofferente, ingrato, desolante, che ci fa dubitare della natura umana quando lo si mette a confronto con la sua opera, che ha tutti i difetti del valletto, dell’uomo di lettere, del masturbatore, – e quello del libertino gioioso e instancabile) piuttosto che concedere solo qualche riga a una ventina di casi. Il caso seguente, che io riprendo da Krafft-Ebing, è troppo interessante per non figurare qui.

V. – Uranismo congenito molto caratterizzato, con rapporti intermittenti con le donne per ignoranza o imitazione, dal ventesimo al trentesimo anno.
J…, dell’età di trentasei anni (padre alcolista, ma nessun’altra eredità fastidiosa; solo, uno dei suoi fratelli è invertito e una delle sue sorelle passa per amare le donne; gli altri tre figli dello stesso padre sono normali, o meglio non ci viene detto nulla di loro), muscoloso, maschile, di buona costituzione, eccellente uomo d’affari. Preferisce le arti e la letteratura allo sport. È dolce, un po’ timido, un bravo ragazzo.

A quattro anni la vista del sesso di un uomo gli face molto effetto e si interessò sempre di più alle nudità maschili e usò tutti i trucchi (inimmaginabili) dell’infanzia per vederne. Penso che se avesse potuto ricordarsi di periodi anteriori a suoi quattro anni, avrebbe trovato che già si interessava all’uomo prima di aver visto la sua virilità. Comunque non è questa visione che ha determinato il suo uranismo. A quattordici anni imparò a da solo a masturbarsi e si immaginava uomini nudi. Dormiva con suo fratello e lo masturbava. A quindici anni si innamorò di un compagno ma tra loro non ci furono rapporti sessuali. A diciannove anni (al momento di questa seconda verginità dell’adolescenza) idolatrò uno studente; il suo amore era così sincero che rinunciò per un anno (il periodo che durò questo amore) alla masturbazione e non profanò mai il suo amore con delle proposte sessuali. A vent’anni (dopo questo amore) tentò il coito eterosessuale che non gli riuscì. Successivamente ci arrivò con delle donne amichevoli. Qualche volta, quando queste non gli procuravano piacere era costretto a far credere di avere rapporti con un uomo. A ventitré anni si innamorò di un uomo per un breve periodo. Poi ritornò alle donne per non masturbarsi, perché la sua abitudine diventava penosa per lui. Le donne non gli hanno mai ispirato nulla, nessun sentimento, nessun interesse; è solo dopo un’astinenza abbastanza prolungata che gli veniva il desiderio del coito. Si rese conto della sua vita sessuale solo a trent’anni. I suoi sogni erotici hanno sempre avuto per tema la masturbazione reciproca con uomini. A trentaquattro anni ha una folle passione per un giovane uomo che la condivide. Masturbazione reciproca. Poi, improvvisamente, rimorsi e rottura: seguita da una paura incessante di ricaderci. A trentacinque anni legge la Psychopathia sexualis di Krafft-Ebing e va a consultarlo. Doveva sposarsi ed essere padre? Chiede se i figli gli somiglieranno. Informato dal dottore che è possibile, rinuncia completamente al matrimonio.

Krafft-Eging definisce questo come un caso di ermafroditismo psichico. Io non ci vedo nessun ermafroditismo. È un caso di uranismo malgrado dei rapporti eterosessuali; o secondo la mia classificazione appartiene alle due categorie seguenti:

A. – Uranismo incoercibile malgrado dei rapporti eterosessuali,

[1] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno creduto che un matrimonio o una relazione con una donna li avrebbe resi felici, e che hanno riconosciuto il loro errore, e non hanno subito nessuna modificazione del loro uranismo;

[2] uomini che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato dei rapporti con delle donne per arrivare poi alla conoscenza della loro vita sessuale.
Dal punto di vista della psicologia delle soddisfazioni sessuali sarebbe interessante sapere se la masturbazione reciproca di J… provenisse dalla difficoltà di ottenere un coito più completo; perché J… disse al medico che la masturbazione reciproca gli era antipatica. Krafft-Ebing non spiega perché J… non cercasse altre soddisfazioni.

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EVOLUZIONE DEI RAPPORTI ETERO-GAY

Rapporti etero-gay e femminilizzazione del gay

I rapporti etero-gay, così come erano vissuti nel XIX secolo e all’inizio del XX, proprio perché in essi il gay appariva al maschio dominante etero come il “sostituto di una donna” inducevano anche il gay, che con ogni probabilità avrebbe preferito un rapporto paritario, ad assumere un ruolo più marcatamente femminile, reprimendo i suoi istinti che lo avrebbero portato a reclamare la parità almeno sul piano sessuale.

L’interesse dell’etero per il pene del gay era di norma inesistente e l’idea che il gay potesse provare una forma di piacere non riducibile al solo ruolo passivo non era minimamente presa in considerazione, l’eiaculazione era appannaggio solo del partner etero, il gay doveva limitarsi a procurarsi l’orgasmo tramite la masturbazione, ma separatamente e fuori dalla vista del suo compagno, al quale non piaceva doversi ricordare di avere avuto un rapporto sessuale con un ragazzo e non con una ragazza. Per ciò stesso le caratteristiche maschili del ragazzo gay dovevano essere minimizzate o dovevano sparire, si arrivava ad incoraggiare il gay a non tagliarsi i capelli e ad acconciarli in fogge vagamente femminili, ad usare profumi o biancheria intima femminile, ma si arrivava anche a chiedergli di nascondere il pene tra le cosce per non mostrarlo al suo compagno e a depilarsi; nell’intimità lo si chiamava con nomignoli femminili analoghi a quelli che si sarebbero usati per una prostituta.

Il ragazzo gay finiva per convincersi che per non perdere il suo compagno fosse indispensabile compiacerlo per quanto possibile ed era spinto per questo ad assumere atteggiamenti languidi, a nascondere i suoi desideri e, in buona sostanza a “recitare consapevolmente” un ruolo femminile.

La seduzione nel rapporto etero-gay

Per avere un’idea concreta delle tecniche di seduzione tramite le quali un etero facoltoso arrivava ad ottenere la disponibilità di un ragazzo gay di bassa condizione sociale, possiamo riferirci ai modi di fare di Oscar Wilde. Non entro minimamente nella questione concernente l’omosessualità di Wilde, che comunque era sposato e aveva due figli, i suoi rapporti con i ragazzi hanno però parecchie caratteristiche dei classici rapporti etero-gay. Come risultò durante il processo, Wilde ebbe un’amicizia intima con un certo Wood, un maestro cantore diciottenne, che Wilde invitò a cena e al quale prestò denaro, ebbe un legame con un giovane commesso di libreria al quale regalò 200 franchi, una cifra enorme, fece fare abiti eleganti per un giovane vagabondo, un certo Alfonso Conwell, e alloggiò con lui una notte a Brighton. Wilde era amico di un certo Taylor, procacciatore di ragazzi, noto alla polizia, aveva coabitato a Parigi col giovane Atkins, aveva cenato in un hotel di lusso col domestico Scott e gli aveva regalato un portasigarette. L’elenco potrebbe continuare, mi limito a fare rinvio a “Gay e Storia”, Biblioteca di Progetto Gay: “Il processo a Oscar Wilde”, in cui il lettore potrà trovare molti dettagli utili ad illustrare la situazione.

Mi si potrebbe obiettare, e non senza ragione, che le storie omosessuali di Wilde sono molto più vicine a semplici vicende di prostituzione che ai classici rapporti etero-gay e che l’unica storia veramente importante di Wilde fu quella con lord Alfred Douglas, che non può essere interpretata alla luce del modello etero-gay, non fosse altro, per il rango sociale di Douglas, certo non inferiore a quello di Wilde, ma il riferimento a Wilde serve almeno ad avere un’idea dei mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay, in cui mancava il corrispettivo in denaro della prestazione sessuale, tipico della prostituzione, e tutto era basato sul fatto che il giovane che si accompagna a Wilde poteva assaggiare la vita dell’alta società, che gli sarebbe stata altrimenti preclusa. I viaggi su treni di lusso, le cene in alberghi importanti, e gli ingressi in ambienti esclusivi erano i veri strumenti di seduzione di questo tipo di rapporti. Nel caso di Wilde erano rapporti senza alcuna componente affettiva, con l’unica eccezione, forse, di Alfred Douglas, ed erano troppo numerosi e superficiali per avere una minimo di continuità.

Raffalovich negli Annali dell’Unisessualità accusa più volte e in modo molto accesso John Addigton Symonds di avere usato il suo prestigio e il suo denaro per sedurre alcuni giovani ma dalla lettura dei diari di Symonds risulta tutt’altro. Symonds, anche se era sposato anche lui, come Wilde, e aveva due figlie, era tuttavia profondamente omosessuale, subiva certamente il fascino dei ragazzi delle classi popolari, non solo gay ma anche etero, ma costruiva con loro dei rapporti tendenzialmente paritari, cosa tipica dei gay, non rinnegava affatto l’identità maschile di quei ragazzi, che era anzi la causa prima del suo interesse e non rinnegava nemmeno la loro eterosessualità, quando erano eterosessuali, e soprattutto se ne innamorava veramente, scriveva poesie struggenti per loro e costruiva con loro rapporti di amicizia destinati a durare. Con buona pace di Raffalovich, le storie d’amore di Symonds furono classiche storie di innamoramento gay, non sempre indirizzate verso ragazzi gay e con una componente affettiva fortissima.

Evoluzione dei rapporti etero-gay

I rapporti etero-gay, così come li abbiamo ricostruiti rappresentano una realtà ormai superata. Nel secolo XIX e all’inizio del XX, per un etero frustrato nei suoi rapporti eterosessuali, non era certamente facile trovare un ragazzo gay disponibile, e quando questo accadeva, il rapporto aveva, proprio per questa ragione, una sua intrinseca stabilità. Il caso di Wilde è poco significativo perché il suo comportamento era fortemente eccentrico e poco allineato al comportamento dell’uomo sposato medio in cerca di ragazzi.

Con la liberazione sessuale post ’68 e soprattutto con l’arrivo di Internet, la situazione è rapidamente cambiata e l’assenza di rapporti affettivi forti, unita alla facilità di trovare partner disponibili ha portato alla sostanziale instabilità dei rapporti etero-gay, che tuttavia non sono scivolati verso la prostituzione, perché la maggior parte dei rapporti costruiti tramite internet non prevede alcun mercimonio, i mezzi di seduzione tipici dei rapporti etero-gay sono rimasti comunque i medesimi, perché l’offerta di fare una crociera insieme o di trascorre una settimana in un grande albergo all’estero non è in genere intesa come un corrispettivo per delle prestazioni sessuali. In buona sostanza le relazioni etero-gay di lunga durata sono diventate una rarità e la facilità di cambiamento del partner domina ormai la scena.

Per dare alcuni esempi dell’evoluzione dei rapporti etero-gay, che vedono coinvolti uomini sposati, nel XXI secolo, mi riferirò ad un interessante articolo comparso in “LGBTQ Nation” del 20 Marzo 2016, intitolato “‘Straight’ men discuss their secret sexual relationships with other men”. L’articolo presenta tre intervistare ad eterosessuali-bisessuali ottenute sotto garanzia di anonimato. Riporto qui di seguito quelle interviste. Premetto tuttavia che, come appare ovvio dal contesto, i termini eterosessuale e bisessuale sono usati con accezioni lievemente diverse da quelle adottate in Progetto Gay.

1) Rob

Rob (nome fittizio) 46 anni, vive a San Jose, California, ed è sposato con sua moglie da 12 anni. Si identifica come “etero con tendenze bisessuali”, ha avuto relazioni segrete con ragazzi da quando aveva 19 anni.
“Agganciare altri uomini, per me, è un modo non complicato per rilassare i miei ardori sessuali. È solo un rilassarsi fisicamente, senza obblighi.”
Rob preferisce incontrare altri uomini sposati, in segreto, piuttosto che single o gay dichiarati. Trova la maggior parte dei ragazzi su internet tramite i siti di incontri.
“Vado cercando altri uomini sposati per la semplice ragione che siamo nella stessa barca, e spero possano essere interessati a quello che sto cercando io. Non voglio mettere a repentaglio il mio matrimonio. Un altro uomo sposato lo può capire. Gli uomini sposati non vogliono assumersi troppi rischi.”
Secondo Rob, il primo rischio è: “provare forti emozioni o innamorarsi. Io non vorrei proprio diventare un oggetto di desiderio per un altro uomo. Trovo attraenti alcuni uomini, ma per me è solo una questione di sesso. Non mi sento assolutamente attratto verso un uomo come un innamorato.”
Rob vede adesso regolarmente due uomini. “Uno è divorziato, l’altro è vedovo e quasi in pensione. Vivono entrambi soli e quindi ci possiamo vedere a casa loro”, ma sta bene attento ad aggiungere subito. “l’amore non c’entra niente.”
“Mia moglie non sa nulla” ammette Rob, “Non mi sento colpevole quando faccio quello che faccio. Comunque starei a disagio se lei lo venisse a sapere. Ne sarebbe sconvolta e lo considererebbe un tradimento. La cosa mi preoccupa molto, perché non voglio divorziare.”

2) Tony

Tony (nome fittizio) ha 32 anni, è divorziato, vive a New York e solo di recente ha cominciato a considerarsi bisessuale anche se lo ha detto soltanto a pochissime persone. Ha delle ragazze quando capita, e anche pochi compagni che occasionalmente incontra per fare sesso.
“La prima volta che ho fatto qualcosa con un ragazzo avevo 21 anni. Lui era un ragazzo più grande, sposato, l’ho conosciuto in un sito gay.
Il mio problema è che New York è una città molto adatta ai gay femminili, e quello non è il mio tipo. Mi piacciono solo i ragazzi che non sono identificabili come gay. Questa è la mia regola. Quando trovo qualcuno così me lo tengo come compagno regolare.”
Anche Tony incontra la maggior parte dei ragazzi tramite internet e, dopo, cerca spesso di stabilire amicizie strette con loro. Dice di non avere paranoie circa il fatto che le gente sappia quello che lui fa ma comunque non si sente del tutto a suo agio.
“Mi preoccuperebbe il fatto di dire a qualcuno che ho avuto una relazione con un uomo, forse un giorno la penserò diversamente. Comunque, devo essere sicuro che il tipo soddisfi i miei criteri.“
“La mia ex-moglie non sapeva quello che facevo” dice Tony. “Le donne con cui ho avuto incontri dopo, però, lo sapevano. Loro sanno come sono e ancora penso di essere interessante e attraente, al di là di tutto questo. A questo punto della mia vita, non me la sento più di vivere di menzogne.”

3) Andrew

Andrew (nome fittizio), 33 anni di New Orleans, si considera totalmente etero ed è sposato con sua moglie dall’età di 21 anni. Ha avuto la sua prima esperienza gay circa dieci anni fa.
“Dopo solo due anni di matrimonio cominciai a capire che volevo provare qualcosa di diverso, da allora ho avuto rapporti con una dozzina di ragazzi. Non è molto, normalmente succede quando mi sembra che il mio matrimonio stia per andare a rotoli e stia diventando noioso, e alla fine mi rinvigorisce.”
Come Rob e Tony, anche Andrew trova la maggior parte dei ragazzi che incontra tramite internet e tende a orientarsi verso persone che sono in incognito.
“Preferisco uomini di questo tipo, trovo che con loro ho più cose in comune ed è più facile creare un rapporto.”
“Se mia moglie lo venisse a sapere mi lascerebbe” dice Andrew. “lei è molto tradizionalista e religiosa e non crede nell’omosessualità. Io la amo e vorrei avere con lei una specie di relazione libera, ma lei non sarebbe mai d’accordo.”
“Il fatto di incontrarmi con altri uomini non è qualcosa di cui io sono orgoglioso. Vorrei non sentire la necessità o la voglia di farlo, ma c’è qualcosa nello stare con un altro ragazzo che mi riaccende. Dopo che sono stato con un altro ragazzo mi sento molto più amabile e più felice quando sto in casa, e questo mi dà nuova vita.”

Comportamenti sessuali e percezione dell’orientamento sessuale

Jane Ward è Professore associato e vice direttore del Dipartimento di studi sul Genere e sulla Sessualità, e direttore del Programma di studi LGBIT dell’Università della California Riverside, e anche autrice del libro di successo: “Non Gay: Sesso tra uomini bianchi eterosessuali”.

“Possiamo imparare molto sulla fluidità sessuale e la diversità dagli uomini che vivono di nascosto. – dice la Ward – Alcuni uomini si identificano come bisessuali ma non dichiarano in pubblico i loro rapporti con gli uomini. Altri si identificano come totalmente eterosessuali e considerano il fatto di fare sesso con gli uomini come un hobby erotico, per così dire. Per loro è solo un mezzo occasionale per scaricarsi, ma non è certo una cosa sufficientemente significativa per influenzare il loro modo di intendere il loro orientamento sessuale.
La questione fondamentale è che la gente può farsi coinvolgere nelle stesse attività sessuali ma può dare a quelle cose i significati più diversi.
È questo processo di attribuzione di senso che alla fine conta quando di tratta di come le persone si identificano dal punto di vista sessuale.
Diversamente dagli animali, noi umani abbiamo la capacità di riflettere sulle nostre pratiche sessuali e su quello che esse significano nel determinare chi siamo e chi vogliamo essere.”

Condivido totalmente il giudizio di Jane Ward.
Un altro esempio significativo del valore del giudizio soggettivo sui comportamenti, al di là della loro oggettività, si può ritrovare nell’analisi del rapporto sesso gay-gioco sessuale etero, nel capitolo dedicato ala sessualità gay.

Fermiamoci ora ad analizzare le tre interviste. Uomini sposati (o che sono stati sposati e hanno comunque delle compagne) hanno rapporti sessuali con altri uomini. L’elemento comune è la non consapevolezza delle mogli o delle compagne, con l’eccezione di Andrew, che dice di non voler più vivere nelle menzogne. In tutti e tre i casi gli intervistati non considerano la relazione omosessuale un’alternativa al matrimonio, che essi non vogliono mettere in crisi, ma solo un diversivo sessuale, magari favorito dall’amicizia con persone anch’esse sposate che “sono sulla stessa barca”, o addirittura uno stimolo per riaccendere l’interesse eterosessuale quando questo tende a venire meno. Emerge chiaramente che la vita matrimoniale di questi uomini non è gratificante, che il dialogo con le mogli è di fatto inesistente ma che nonostante tutto il rapporto etero ha una sua stabilità dovuta soprattutto all’ambiente sociale, come si deduce dal fatto che questi uomini tendono a mantenere segrete le loro frequentazioni omosessuali e a conservare un rapporto matrimoniale formale anche quando all’interno della coppia manca la comunicazione anche su aspetti fondamentali della sessualità. Appare evidente che questi uomini sono legati al matrimonio e all’eterosessualità, tendono a sottolineare che non intendono in nessun modo diventare oggetto del desiderio sessuale di altri uomini e che non vedono i loro incontri sessuali con altri uomini come incontri d’amore, e addirittura considerano l’ipotesi di innamorarsi di un uomo come il maggiore dei rischi delle loro relazioni omosessuali, rischio che va evitato accuratamente. Questi uomini, nonostante i loro rapporti omosessuali, non si percepiscono affatto come gay, anzi tendono a non creare rapporti con singoli gay o con gay dichiarati e a stare con altri uomini sposati, ammettono al massimo una loro tendenza bisessuale, ma solo a livello sessuale. Nel capitolo dedicato alla sessualità gay avremo modo di parlare ampiamente degli etero curiosi, categoria nella quale gli uomini sposati che si percepiscono come etero e hanno rapporti omosessuali possono essere ricompresi. Come vedremo si tratta di un gruppo molto numeroso.

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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ (Raffalovich) – URANISMO

Nelle pagine del libro di Raffalovich su “Uranismo e unisessualità” che potete leggere qui di seguito, l’autore non solo definisce che cosa sia l’unisessualità ma cerca di sintetizzarne la complessità attraverso la definizione di categorie basate sull’osservazione della realtà. L’omosessuale del XXI secolo si rende perfettamente conto che la classificazione di Raffalovich ha ben poco di clinico e che ormai, per lui, l’idea che l’omosessualità sia materia per psichiatri, è del tutto fuorviante. Raffalovich classifica la normalità dell’omosessualità, chiaramente per come si manifesta alla fine dell’800. Il peso del condizionamento sociale, nello spingere gli omosessuali al matrimonio è ancora molto forte ed è evidente che gli omosessuali di fine ‘800 non avevano altro modo di incontrarsi se non gli squallidi luoghi della prostituzione maschile o i salotti dell’altra società, che Raffalovich conosceva bene. Il linguaggio che l’autore usa è in parte diverso da quello che si userebbe oggi, ma i concetti sono decisamente chiari e molto ben delineati. Si potrebbe dire che, a parte internet, che ha fornito agli omosessuali enormi possibilità di confronto e di incontro, e a parte alcuni recentissimi istituti giuridici che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali unite civilmente diritti analoghi a quelli riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate, ben poco è cambiato a livello sociale. L’omosessualità come normalità è ancora lontanissima dai giornali e anche dal cinema, e la dimensione scandalistica, più o meno attutita da un atteggiamento politicamente corretto più “tollerante”, non fa che perpetuare il solco che lascia l’omosessualità in una specie di limbo sociale. Dalla pubblicazione del libro di Raffalovich sono passati più di 120 anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Ma lasciamo la parola all’autore.

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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti a) super-virili, ultra-virili, un maschio e mezzo, ultra-maschili; b) virili, c) effeminati, d) passivi, che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.

1). – Che non ne hanno il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, malgrado dei rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti (appartenenti alle classi b) virili e c) effeminati, perché gli appartenenti alle classi a) ultra-virili e d) passivi, non hanno affatto rapporti sessuali con le donne, a meno di non esserci costretti.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.

B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.

C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.

A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.

Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro

3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco o nessun piacere fisico, o lo dona raramente. Le cause del loro matrimonio o della loro relazione sono state sentimentali, ricercate, volute, nate dalla volontà e dall’illusione.

4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Questa sezione non comprende affatto gli ultra-virili o i passivi, ma molti effeminati e virili. Non si deve confondere questa sezione con la classe dell’inversione acquisita.

5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, ma senza modificazioni o con un’intensificazione del loro uranismo.

Si trova tra loro la maggior parte dei sovrani uranisti, Edoardo II, Giacomo I, Guglielmo III d’Inghilterra, Enrico III di Francia, Federico, re del Wurtembourg, Federico il grande e molti altri, come innumerevoli principi, duchi, nobili, banchieri, artisti, contadini. Senza rifletterci troppo si potrebbe citare Monsieur, fratello di Luigi XIV, il gran Condé, il marchese di Gesvres, M. de Custine, il Sodoma; tutti quelli che si sposano per obbedire a ragioni di famiglia, per aumentare le loro fortune, per stabilizzarsi in modo più solido, per ingannare il mondo, per avere una domestica devota, per avere figli, perché hanno paura del loro uranismo. Tra loro ci sono anche molti amanti di attrici.

URANISMO A. – (1,2,3,4,5)

Gli scienziati riconoscono oggi l’esistenza di numerosi individui maschi che (per la maggior parte fin dalla loro infanzia, prima della pubertà) sono esclusivamente, spontaneamente, portati sessualmente, sentimentalmente, sensualmente, amorosamente, intellettualmente, verso altri individui del medesimo sesso. Questi sono gli uranisti.

Come ho già detto, il coito anale (attivo o passivo) non è il fine della loro sessualità o la soddisfazione del loro istinto sessuale; ne è piuttosto una deviazione, nello stesso modo in cui il coito anale è una deviazione per gli eterosessuali.

L’amore gli uomini per gli impuberi è ugualmente al di fuori dell’uranismo normale, come l’amore per le ragazzine è al di fuori dell’eterosessualità normale. Ci sono eterosessuali depravati che cercano bambine, come ci sono degli uranisti depravati che cercano bambini.

La sodomia, coito anale attivo o passivo, e l’amore sessuale che si soddisfa con dei ragazzini, non riguardano più l’unisessualità che l’eterosessualità.

Gli uranisti che amano giovani uomini o uomini maturi non sono necessariamente effeminati.

Ci sono uranisti di tutti i generi, dagli ultra-virili e i virili (Michelangelo, il principe Eugenio, August von Platen, Winckelman, Johannes von Muller), fino agli effeminati, fino ai passivi (Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito il cui romanzo è stato pubblicato negli Archives d’Anthropologie criminelle, Ulrichs, il Mercante di burro di cui parla Emile Laurent  in “Les Habitué des prisons”, il conte Cajus di cui parla Casper); da quelli la cui passione è la similarità, fino a quelli che ristabiliscono tra maschi la differenza sessuale che c’è tra l’uomo e la donna, amando un maschio più maschile o più femminile.(1)

L’uranismo si sviluppa precocemente – o, quanto meno, gli uranisti si ricordano delle loro tendenze precoci per il sesso maschile, – e si trova più spesso essere la causa dell’onanismo e della masturbazione al tempo della pubertà, più che essere causato da loro.(2)

Nell’età dell’indifferenza sessuale che caratterizza l’infanzia e che precede o accompagna il risveglio della sessualità, gli uranisti più veri, possono amare molto donne o giovani ragazze, ma senza sessualità, a meno che non siano così eccitabili che qualsiasi essere umano metta in agitazione i loro sensi. I loro sogni a occhi aperti o quando dormono sono unisessuali. I loro tentativi con le donne (quando non si sono ancora resi conto del loro temperamento, o quando si sono messi in mente di superarlo, o quando si sposano per ragioni politiche, amicizia o interesse, o per fondare una famiglia e avere dei figli) sono poco soddisfacenti e danno loro più senso di fatica e di fastidio che di appagamento. Quando incontrano qualcuno del loro sesso che a loro piace o al quale piacciono molto, capiscono la loro situazione, se non l’hanno capita con l’aiuto della lettura e della riflessione, e la maggior parte di loro si accontenta dei sentimenti che la natura ha loro accordato.

I loro primi amori assomigliano molto a quelli degli eterosessuali, forse con in più l’amicizia: lettere, regali, scene di gelosia, riconciliazioni, sacrifici, mano nella mano, carezze, baci … Se si lasciando andare, se seducono o sono sedotti, ne possono seguire tutte le soddisfazioni unisessuali, salvo la sodomia che è rara.(3)

Il corso della loro vita dipenderà dai loro caratteri, dall’ambiente, dalle circostanze, da tutto quello che agisce sull’uomo, lo migliora o lo sminuisce.

Tra gli uranisti si trovano persone caste, persone moderate ma anche sensuali, viziosi e depravati; maschi ultra-virili, soprattutto dediti all’amore della similarità, amore fisico o psichico, o sia l’uno che l’altro; altri che sono anche maschi e che cercano nel maschio qualcosa di più delicato che l’uomo o la donna, che cercano questa sensibilità ragionevole, così poco femminile, che si può raggiungere senza falsa galanteria; altri che sono maschi anche loro, che sono inseguiti dalla passione della dissimilarità, che sono affascinati dal fatto di introdurre in un rapporto unisessuale tutte le sdolcinatezze, tutte le galanterie, tutte le civetterie dell’amore eterosessuale, che ameranno un uomo come una donna virile ama un uomo, o come un uomo ama una donna, secondo l’età, le circostanze, l’individuo amante o amato.

Altri sono effeminati e i loro amori sono sempre o quasi sempre gli amori di una donna per un umo. Se sono ancora più effeminati, sono gli amori di una donna per una donna. “Non si conoscono le carezze se non si è stati amati da un essere debole” disse Diderot. Questi si sentono donne, vorrebbero essere donne, adorano i dolcetti, le menzogne, i profumi, i salottini, i cancan, le attrattive femminili, gli abiti femminili. La brutalità non dispiace loro più che a una donna.

Non è solo la natura che li ha formati così effeminati, ma si sono abituati a questo modo di essere. Ci si sono compiaciuti e ci hanno sguazzato. Hanno esagerato le loro tendenze femminili e anche il mondo ha contribuito a esagerarle, sia lamentandosene sia accettandole e divertendosene benevolmente. Le loro piccole paure, le loro piccole vanità sono state incoraggiate dalle donne come dagli uomini.(4) Questi vecchi Cherubini (perché sono spesso vecchi e di Cherubino non hanno che il travestimento) trovano spesso delle contesse Rosine.

Questi effeminati sono degli strumenti di tortura per la società che li alleva e si prende cura di loro. Essendo oziosi per la maggiora parte del tempo, dato che un uomo occupato non saprebbe come trovare il tempo libero per effeminarsi a un livello così estremo, possono non solo imitare ma anche sorpassare la donna in tutto ciò che essa ha di più frivolo e di più riprovevole.

La vanità, una volta scatenata, trovando buon nutrimento, non si ferma, se le circostanze le vengono in aiuto.

Sono questi effeminati che ricercano così tanto gli eterosessuali per vanità, perché è molto più esaltante dominare un uomo che ama le donne, perché sembra una cosa più difficile, anche se in sostanza è forse più facile, se si sceglie l’eterosessuale povero o venale o socialmente inferiore e vanitoso o che non conosce la perfidia o il sottile valore dell’uranista effeminato.

Quando gli uranisti virili o ultra-virili evitano gli uranisti evidenti, e sembrano cercare l’eterosessuale, il cosiddetto uomo normale, non è affatto per vanità o per vizio, ma è perché conoscono bene le falsità e i difetti degli invertiti effeminati, – perché sono alla ricerca di un amico-amante senza la tara della femminilità o dell’effeminatezza, di un amico che sia degno di essere amico, e di un amante che essi possano plasmare e completare. Sanno che molti uomini apparentemente eterosessuali sanno poco di se stessi e non si ritengono capaci di unisessualità o anche votati all’unisessualità, se l’amante giusto si presentasse.

Se scoprissero che l’uomo maschio che amano è vergine, questi uranisti maschi potrebbero solo amarlo di più, anche se molti uranisti effeminati subirebbero  (a meno che non fossero molto giovani o molto maturi  o molto corruttori) la delusione di molte donne in presenza di un uomo vergine. L’ideale di molti uranisti sarebbe un uranista apparentemente eterosessuale, che loro siano i primi a scoprire; essi avrebbero dalla sorte le primizie di una verginità sentimentale e sessuale e non correrebbero il rischio del discredito sociale. Molti uranisti non osano avvicinarsi agli uomini “di cui abbiamo parlato” che sono loro simpatici e attendono dal caso l’avvicinamento desiderato.

Si è così spesso parlato della preferenza degli uranisti per gli eterosessuali al punto che è importante capirne le cause, e chiarire che un uranista maschio non può preferire un eterosessuale che nella speranza di trovare un fratello degno di lui, o perché se ne innamora o per prudenza o per vizio – mentre con l’effeminato bisognerebbe soprattutto fare leva sulla vanità.(5)

Tutti gli uranisti di cui ho parlato si tengono dunque all’unisessualità quando hanno pienamente riconosciuto il carattere della loro sessualità. Un uranista può ignorare, lo ripeto, fino a un certo momento il suo uranismo, o non crederlo completo e non sradicabile e può mettersi alla prova con l’eterosessualità per un motivo o per l’altro, ignoranza, imitazione, vanità, perché crede di obbedire a una delle necessità della virilità. Ma se abbandona questi rapporti perché non sono un piacere per lui, perché gli sembrano sgradevoli, insipidi, sporchi o contrari alla natura, e se si rende conto di queste cause, e se il sesso maschile lo attira, allora è un uranista.

Se ha un’amante per sviare i sospetti o perché altre donne lo lascino tranquillo, o perché non ha il coraggio di rompere un legame avviato quando lui sapeva poco di se stesso, o se si sposa per obbedire a dei motivi di denaro, alla sua famiglia, per avere dei figli o per paura dello scandalo, è sempre un uranista, se il sesso maschile lo attira più di quello femminile, o se per lui avere un’amante o una moglie è un dovere o un asservimento, se l’infedeltà per lui non è possibile o non gli sembra possibile se non con un uomo.

La paura, la prudenza, la coscienza posso trattenerlo vicino alla donna che egli ha subito o si è imposto, ma è comunque un uranista, e l’unisessualità può farlo stare bene.

B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, della volontà, dell’abitudine, dell’ambiente, del vizio), che si allea dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, all’eterosessualità acquisita, o che le cede;

6). – Che si allea con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente, sia periodicamente, e che porta alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali, e all’indifferenza sessuale acquista dei freddi. È l’ermafroditismo psichico di Krafft-Ebing, espressione che mi sembra fuorviante.

7).  – Che porta all’eterosessualità acquisita, e che le cede (dopo una lotta più o meno prolungata) senza periodicità e senza ritorno. Se questo stato si presenta poco dopo il ventesimo anno, prima dell’ingresso nel mondo, non lo si potrebbe affatto distinguere dalla eterosessualità congenita assoluta. È su questo stato che contano i padri di famiglia quando mandano i loro figli in collegio.

Questi eterosessuali, a base unisessuale, quando non sono grandi uomini o degli uomini dediti al dovere, sembrano spesso avere subito una specie di castrazione morale.

URANIMO B. – (6,7)

Questa seconda divisione o categoria comprende gli uranisti che possono modificarsi o essere modificati fino al punto di acquisire non solo abitudini e vizi, ma anche gusti e tendenze eterosessuali, sia al posto del loro istinto unisessuale, che anche simultaneamente o periodicamente.

Questa seconda categoria comprende dunque gli uranisti che (per dovere, per obbligo, per costrizione, per coscienza, per vanità, cupidigia, interesse, coinvolgimento, curiosità, debolezza, simpatia, per tutte le ragioni morali, sociali e intellettuali), si allenano all’eterosessualità e rinunciano, per un motivo o per l’altro, alla loro sessualità naturale e finiscono per rimpiazzarla con quella acquisita, e quelli che cumulano le due sessualità. Questi ultimi sono i perversi, i più pervertiti, gli uranisti più pericolosi per il benessere morale. La sessualità normale carica e asservisce già abbastanza un uomo; e questo ermafroditismo psichico o psicosessuale completo dà troppo spazio e troppa importanza alla sessualità di un uomo e porta troppo squilibrio.(6)

I rapporti con una donna, invece di pacificare certi uomini di questa classe li avviano verso una eccitazione unisessuale; il contrario ha luogo raramente tra gli uranisti con eterosessualità acquisita.

Se invece il dovere austero, o l’altruismo o una passione per una scienza o una occupazione non producono cambiamenti di direzione sessuale (perché allora il dovere si manifesta in uomini di grande valore dotati di singolare spirito di dedizione, che arrivano a un’abnegazione, a un sacrificio, a una disciplina che li ricompensa) questi uranisti non sono uomini dotati di molta forza di carattere.

La paura, la mollezza, l’obbedienza alle convenzioni sociali, l’abitudine, la regolarità, hanno un ruolo altrettanto importante nella loro condotta di quello della volontà, dell’energia e della convinzione.

Si troverebbero più virtù virili e più potenti negli uranisti impenitenti che nei convertiti. Questi convertiti mi danno spesso l’idea di aver subito una castrazione morale.

C). – Inversione sessuale congenita, uranismo parziale, che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o a partire dalla pubertà, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, si allea con loro o cede loro.

8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali, (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.

9). – Che viene meno insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.

10). – Che conduce all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità- Se questo stato si produce all’epoca dell’ingresso in società, non lo si saprebbe distinguere dall’eterosessualità congenita.

Sembra utile ora parlare della 3^ categoria eterosessuale.

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(1) L’effeminatezza può essere acquista o congenita, transitoria o permanete. Si può essere effeminati a causa della giovinezza, dell’ignoranza di sé, prima di raggiungere la virilità, o per effeminatezza naturale, imitazione spontanea o voluta della donna. Si può essere effeminati senza essere passivi.

(2) La masturbazione degli impuberi ha cause e risultati del tutto diversi sul carattere e sulla salute.

(3) Kræpelin  nella sua “Psychiatrie”, viene in appoggio di tutto questo, solo che le sue eccellenti sottolineature sono modificate dal fatto che si occupa di malati.

(4) Renée et Maxime in “La Curée” di Zola.

(5) L’effeminato (che non è coraggioso) sembra provocare molto di più l’opinione pubblica rispetto all’uranista virile. Quest’ultimo, infatti, aspetta per affrontare l’opinione pubblica, che di una tale audacia o di una tale indifferenza ne valga veramente la pena.

(6) I malati ipnotizzati da Schrenck-Notzing appartengono a questi gruppi.

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Se volete, potete partecipare alla discussioe di quetso post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5665

BISESSUALI E ETERO CURIOSI

L’“orientamento sessuale” o, come meglio si dovrebbe dire l’“orientamento affettivo-sessuale”, indica l’interesse “insieme affettivo e sessuale” di un individuo per persone dell’altro sesso (eterosessualità), o del proprio sesso (omosessualità) o sia per persone del proprio sesso che dell’altro (bisessualità), va però sottolineato che in tutti e tre i casi di tratta di un interesse sia affettivo che sessuale. Esistono tuttavia situazioni, individuate originariamente dal linguaggio comune, che non sembrano riconducibili a nessuno dei tre orientamenti affettivo-sessuali appena citati. Si sente parlare spesso di “etero curiosi”; cercheremo qui di capire esattamente di che cosa si tratta. Gli “etero curiosi” sono in genere uomini adulti, over 40) con alle spalle una storia nettamente etero, spesso si tratta di uomini sposati e con figli, profondamente delusi dalla vita matrimoniale, che spesso non arrivano al divorzio o alla separazione perché non intendono mettere in difficoltà i figli, ma che vivono una vita sessuale frustrante e deludente. In Italia, oggi, il 50% del matrimoni finisce in separazione o divorzio e molti matrimoni che non arrivano alla separazione o al divorzio sono fortemente esposti al logoramento quotidiano e sono comunque fragili. Una percentuale notevole di mariti delusi della loro eterosessualità arriva non ad innamorarsi di un uomo ma a desiderare di fare sesso con un uomo. È proprio per questo che a loro non si può applicare la categoria del bisessuale, perché con gli uomini manca l’elemento affettivo. La stessa espressione ”etero curiosi” sottolinea che non si tratta di un diverso orientamento affettivo-sessuale, perché il loro orientamento affettivo-sessuale è etero (si innamorano “solo” di donne e sono stati in precedenza sempre nettamente etero) anche se si sentono attratti “solo sessualmente” dagli uomini. Ma anche qui va fatta una sottolineatura importante: la sessualità con gli uomini di un “etereo curioso” non è una sessualità gay, ma tende a riportare nel rapporto con un uomo i comportamenti e le dinamiche tipiche di un rapporto etero. In pratica, per un etero-curioso un uomo è sessualmente attraente in quanto “sostituto di una donna” e deve quindi incarnarne il ruolo.
Per chiarire in modo adeguato le differenze tra un bisessuale e un etero curioso riporto qui di seguito prima un mio scambio di mail con un 55enne etero-curioso e poi un altro scambio di mail con un ragazzo bisessuale “quasi gay”. Dalla lettura della corrispondenza si capirà chiaramente che si tratta di situazioni assolutamente non assimilabili

SCAMBIO DI MAIL CON UN “ETERO CURIOSO”

Caro project,
salto i convenevoli. Ho 55 anni, sono sposato e ho due figli, due ragazzi, uno di 22 e uno di 24 anni, che sono il mio vero orgoglio, ma loro sono etero che di più non si può. Il problema sono io, mi sono sposato a 28 anni, innamorato perso della mia attuale moglie. La mia adolescenza è stata quella tipica di un ragazzo nettamente etero: caccia alle ragazze, quasi come una fissazione, masturbazione solo a fantasia pensando a quelle ragazze. Per me però le ragazze non erano una questione di solo sesso, mi piaceva tutto delle ragazze, dal loro odore, anche quello genitale, alla loro compagnia, al loro atteggiamento intellettuale. Prima di conoscere mia moglie ho avuto due storie importanti con due ragazze che mi hanno coinvolto moltissimo. Con nessuna delle due però ho avuto veri rapporti sessuali, perché entrambe erano vergini e insistevano che senza matrimonio non si sarebbero concesse a nessuno (cosa che, invece, poi, è successa, anche se non con me). La prima la storia è finita perché io mi rifiutavo di presentarmi ai genitori della ragazza e lei non lo sopportava, la seconda, penso, perché c’era di mezzo un altro ragazzo, lei lo ha sempre negato, ma io ho sempre pensato che fosse così. A 25 anni ho conosciuto mia moglie e con lei è stato tutto diverso fin dal principio. Io, in pratica, avevo vissuto fino a 25 anni di masturbazione a fantasia, perché mai avrei avuto il coraggio di comprare un giornaletto porno all’edicola, e mi aspettavo che anche con lei ci sarebbe stato il problema della verginità e quindi mi sentivo piuttosto frenato, poi, piano piano ho visto che lei non mi fermava, le infilavo una mano sotto le gonna e lei lasciava fare, le tastavo i seni e lei lasciava fare, e poi in pratica è stata lei che ha preso l’iniziativa per fare sesso vero. Abbiamo cominciato con la masturbazione reciproca e poi il resto è venuto da sé. Lei era non solo bella ma intelligente e tra noi c’era un’intesa perfetta. Io ero strafelice, una ragazza bella e intelligente tutta mia e solo mia. C’era soltanto la storia del preservativo che non mi piaceva, ma lo potevo capire e lo accettavo per evitare di farle prendere la pillola. Credo che allora non ci fosse nessuno più felice di me. Quando mi parlò di matrimonio l’abbracciai sollevandola da terra. È andato tutto non bene ma splendidamente fino alla nascita del secondo figlio. Adesso c’erano i bambini, facevamo meno sesso ma la complicità era comunque totale. Da quando il mio secondo figlio ha avuto 5 anni, mia moglie, che è avvocato, ha cominciato ad esercitare la professione. Lo abbiamo deciso insieme, perché avremmo avuto molte possibilità economiche in più, dato che prima lavoravo solo io. Io ero contento dell’idea che lei lavorasse. La cosa però ha creato parecchi problemi, i figli erano piccoli e me ne potevo occupare io, almeno così pensavo, ma lei ha scelto per me ed ha ingaggiato una tata. Io avevo il mio lavoro che mi lascava parecchio tempo libero, potevo uscire per mio conto ma non ne avevo voglia e finivo per rimanere in casa, chiuso in una stanza per non dare fastidio alla tata. Quando mia moglie tornava a casa la sera (mai prima delle 22) era idrofoba e stava al telefono a discutere di lavoro fino ad oltre mezzanotte. In breve mi sono reso conto che mia moglie non era più la stessa persona, della famiglia si disinteressava quasi del tutto. Un po’ pensava ai figli, ma certo non a me. Tra noi il sesso era diventato un avvenimento periodico a data fissa, il sabato sera, e serviva soprattutto a lei come esercizio antistress. Dopo avere fatto di tutto per evitare, a 35 anni, ho ricominciato a masturbarmi, cosa che all’inizio mi è sembrata frustrante ma poi ci ho fatto l’abitudine, ma non è finita lì, mi sentivo frustrato, avvertivo il passare del tempo, a 48 anni ho cominciato a fare uso di pornografia, quasi compulsivamente e sempre di nascosto, e in pratica la mia vita sessuale è ritornata quella dei ragazzini. Devo precisare che le mia fantasie sessuali erano tutte e solo etero, guardavo solo porno etero, ma li guardavo con rabbia, come se il sesso fosse più violenza e dominio che piacere. Non nego che questo fatto mi ha impensierito, perché non era mai stato così. Mia moglie piano piano stava uscendo definitivamente dalla mia vita, sono andato anche a consultare un avvocato per la separazione, ma poi non ne ho parlato con lei e il matrimonio è andato avanti stancamente. D’altra parte non volevo mettere i bambini a rischio, mi sembravano ancora troppo piccoli. Ho provato a trovarmi un’altra donna, con una ho anche tentato i primi approcci, ma la trattavo in modo acido perché probabilmente la identificavo con mia moglie e lei alla fine non ne ha potuto più delle mie battutine e mi ha mollato.
Nel 2013, l’anno della svolta, è accaduta una cosa che non avrei mai immaginato, girando sui siti porno, che certe volte mi stancavano proprio, sono finito casualmente a vedere un video gay. Pensavo che la cosa mi avrebbe dato fastidio e invece non è stato così, l’ho visto tutto mentre mi masturbavo e sono venuto in modo intensissimo. Poi, lo puoi capire, tanti dubbi. “Che mi sta succedendo? Non è possibile!” L’indomani è successo di nuovo. In breve ho cominciato a farmi una selezione di video gay anche se continuavo a vedere anche quelli etero, non mi piacevano le smancerie, quei giochetti di coccole stupide tipicamente gay, volevo un video che andasse subito al sodo, niente preliminari. Vedendo come uno di quei ragazzi penetrava l’altro mi veniva da pensare che mentre loro lo facevano, se io avessi anche solo accennato a mia moglie di una cosa simile mi avrebbe preso per maniaco e mi sono detto che le donne non capiscono niente del sesso. Facevo fantasie anche sulle donne, che, lo devo sottolineare, mi sono sempre piaciute e mi piacciono ancora, anche se forse meno degli uomini, per esempio in fatto di uomini sono molto più esigente e selettivo sotto il profilo fisico, per una donna in genere non farei storie allo stesso modo. Comunque, da lì ho cominciato a fantasticare anche sui begli uomini dei porno, poi mi sono fatto coraggio e mi sono iscritto a una chat erotica. Mi sono accorto che mentre con le donne cercavo di fare un’esplorazione più psicologica, con gli uomini tendevo a capire subito se ci sarebbero stati con me a farsi penetrare, però ero disinibito solo a parole e avevo paura di farmi vedere in cam, quindi alla fine ho chiuso l’account perché ci sarebbe voluto un coraggio che io non avevo. Però è rimasta una regola fissa: porno (etero o gay, come mi andava a genio quel giorno, ma direi, soprattutto gay) e masturbazione ogni giorno e in pratica sempre pensando di fare sesso con un ragazzo, però io sempre attivo. Con un ragazzo penso che sia molto più facile che con una donna. Non mi piacerebbe fare la donna per un altro uomo, anzi l’idea la trovo repellente, e pure fare sesso orale a un ragazzo o masturbarlo per me è impensabile. A me dei ragazzi interessa il lato B e ce ne sono di quelli che ce l’hanno bello sodo (scusa il linguaggio troppo crudo). Io parlo di ragazzi, ma non equivocare, non mi piacciono i ragazzini, perché un uomo abbia per me un’attrattiva sessuale bisogna che abbia almeno 40 anni, comunque non meno di 35, i ragazzi dell’età dei miei figli non mi dicono niente, mi sembrano ancora immaturi. Sono andato anche sul tuo sito, e devo essere sincero, ci sono cose che non capisco proprio, tipo una storia d’amore tra due ragazzi o tutto quell’atteggiamento vittimistico tipicamente gay. Project, non so se sono gay, ma non credo, perché non mi piace proprio l’idea di essere gay, potrei essere bisessuale, questo penso che sia molto più realistico. Per strada mi ritrovo a girare la testa per guardare sia uomini che donne, ma adesso soprattutto uomini, anche se l’idea di innamorarmi di un uomo la considero del tutto incompatibile con la mia natura. In effetti non sono gay, però un bel po’ bisessuale penso di esserlo.
Con mia moglie ormai il sesso è una cosa rara (una volta al mese o anche meno), per non parlare del dialogo, lei ormai ha tutto un altro mondo di cui io non so nulla e non voglio sapere nulla. Non odio mia moglie, semplicemente mi è indifferente, è la madre dei miei figli, ma i ragazzi ormai sono grandi e se il mio matrimonio andasse a rotoli non penso che ne risentirebbero troppo e così l’idea della separazione o del divorzio breve (era ora!) torna a farsi sentire.
Di una cosa soltanto mi sento soddisfatto e cioè di avere cresciuto bene i miei figli che sono la vera soddisfazione della mia vita. In fondo non hanno avuto veramente una mamma, prima hanno avuto una tata e poi hanno avuto me e mi hanno voluto bene come io ho voluto bene a loro.
Adesso ho figli grandi e continuo a masturbarmi e a vedere porno gay e non solo! Beh, mi sono stufato e voglio provare a fare sul serio. Che cosa mi consigli, Project?

Risposta di Project

Ciao.
Intanto le categorie di gay e di bisessuale (categorie dell’”orientamento” sessuale-affettivo) hanno oggi una definizione piuttosto restrittiva e altre tipologie di “comportamento” più che di “orientamento” sessuale, sono state introdotte dall’uso comune e poi sono state effettivamente caratterizzate attraverso l’osservazione sistematica che ne ha definito meglio le caratteristiche. In una situazione come la tua si userebbe la categoria di “etero curioso”,
Un bisessuale si innamora di uomini e di donne, ha una masturbazione dedicata agli uomini o alle donne di cui è di volta in volta innamorato, la bisessualità, come l’omosessualità ha un aspetto affettivo dominante. Gli etero curiosi sono in genere uomini non giovanissimi, sposati e spesso con figli, profondamente frustrati dalla sessualità etero e portati non ad innamorarsi di uomini (altrimenti sarebbero bisessuali) ma solo al sesso con un uomo, oltre evidentemente a quello con una donna o in sostituzione del sesso con una donna, ma il rapporto che immaginano con un uomo, oltre ad escludere la dimensione affettiva, ha delle caratteristiche che lo allontanano significativamente dalla sessualità gay. Cerco di spiegarmi. Nella sessualità gay, cioè degli uomini che si innamorano di uomini (non si tratta di solo interesse sessuale) la sessualità è molto lontana da come viene comunemente rappresentata, tra due gay non ci sono ruoli sessuali, anche se la cosa può suonare strana. La sessualità etero è dominata dalla complementarità, i ruoli sono definiti per natura e un rapporto sessuale è veramente tale (ipoteticamente adatto alla generazione) solo quando c’è la penetrazione vaginale, altrimenti si dice che è incompleto. Nella sessualità etero, che è la sessualità dell’identità, non della complementarità, i ruoli sono spesso sentiti come una categoria importata dal mondo etero e non originariamente gay, e la penetrazione anale, che dovrebbe essere l’analogo della penetrazione vaginale nel campo etero, è di fatto una pratica nettamente minoritaria. Per capirci, la penetrazione anale è molto più praticata nel campo etero che nel campo gay. La sessualità che si vede nei porno cosiddetti gay ha ben poco di gay e i fruitori di quella pornografia sono spesso o donne o, nella grande maggioranza dei casi, etero curiosi, questa è la ragione per la quale i porno cosiddetti gay si concludono sempre con la penetrazione anale. Quando parlo di “gay”, lo ribadisco, non parlo di uomini che fanno sesso con altri uomini senza innamorarsene, ma solo di quelli che se ne innamorano. Gli etero curiosi, che fanno o vorrebbero solo fare sesso con uomini, sono molti, tanto da portare la produzione dei cosiddetti video porno gay (che in realtà sono prodotti nella grande maggioranza proprio per gli etero curiosi) a livelli quantitativi paragonabili se non superiori a quelli della pornografia etero. Se tieni presente che i gay (che si innamorato di uomini) sono circa l’8% della popolazione, capisci bene quanti devono essere gli etero curiosi, fruitori di pornografia cosiddetta gay. Tra l’altro l’esplosione della pornografia cosiddetta gay tra gli etero curiosi è favorita dal fatto che, trattandosi di uomini sposati e spesso con figli e per di più non giovani, per loro la pornografia e la masturbazione sono l’unico modo di trovare uno sfogo, diciamo così omosessuale, alle loro frustrazioni in campo etero, frustrazioni che sono comunque una cosa diffusissima. Oggi, in Italia, su 100 matrimoni, 50 finiscono in divorzio o separazione e quelli che non ci finiscono non sono certamente matrimoni tipo mulino bianco. La percentuale degli etero frustarti è altissima e la pornografia li porta alla fuga verso una ipotetica omosessualità tutta costruita a fantasia. Mi occupo di gay da molto tempo, i gay, come ho detto, sono circa l’8% della popolazione. Il che vuole dire che in Italia, tra uomini e donne di tutte le età sono circa 5 milioni. In una scuola con 1000 studenti ce ne sono circa 80 e sono tanti, ma gli etero curiosi sono molti di più. Intanto non sono una percentuale della popolazione che si mantiene sempre la stessa a tutte le età, perché la curiosità per l’altro orientamento emerge in genere in età matura, il che vuol dire che etero curiosi giovani ce ne sono pochi, mentre di etero curiosi maturi ce ne sono tantissimi. Già è difficilissimo trovare un compagno, non un partner sessuale, per un vero gay senza esporsi a grossi rischi (nota che la stragrande maggioranza dei gay non sono pubblicamente dichiarati e non li puoi individuare e che per ogni gay dichiarato pubblicamente ce ne sono circa 20 che non sono dichiarati, cioè la vera omosessualità è ancora oggi praticamente invisibile) ma è certamente molto più complicato per un etero curioso, che comunque ben difficilmente troverà un partner gay e molto probabilmente troverà un altro etero curioso (ne sono piene le chat erotiche e i siti di incontri) ma qui sta il punto: il sesso con i porno oggettivamente non è rischioso, il sesso in cam comporta un rischio non indifferente di essere registrati e di finire ad aumentare il materiale dei siti porno o addirittura il rischio di essere identificati, per esempio se ci si collega da studi professionali con IP fisso, ma comunque non comporta rischi per la salute, mentre il sesso fatto di persona e con partner beccati tra i frequentatori di chat erotiche e di siti di incontri, che possono avere avuto centinaia di partner, è ad alto rischio e francamente correre rischi di questa portata per una scopatina da una botta e via, beh, è proprio da perfetti incoscienti. Mi capita talvolta di parlare con ragazzi hiv+, beh credimi, mi si stringe il cuore, perché “dopo” c’è ben poco da fare e la vita è non sarò più quelle di prima, mente si poteva usare il cervello “prima” evitando di mettersi nei guai e poi, capiamoci bene, ancora un gay che spera o si illude di trovare l’amore della sua vita lo posso capire, ma uno che si mette a rischio tanto per provare che effetto fa… beh, proprio non lo capisco. Se hai rapporti con tua moglie una volta al mese è ovvio che tu debba ricorrere alla masturbazione quotidiana, se non lo facessi ci sarebbe veramente da preoccuparsi del tuo equilibrio mentale. C’è in tutto quello che hai scritto un elemento che mi colpisce molto ed è il fatto che ti vanti di aver cresciuto tu i tuoi figli, in effetti il tuo matrimonio ha un senso importante perché ci sono loro, e sai bene che quello è un tipo di affetto che va al di là di tutto il resto. Sono grandi, è vero, ma non credo che a quell’età possano essere pronti a capire quale sia la vera vita sessuale del padre. Devono fare la loro strada e dovrebbero farla nel modo più lineare possibile. In altri termini nei loro confronti hai dei doveri dai quali non ti puoi esimere in nome di nessuna libertà. Sei padre, hai due figli, io sono gay, non ho figli, ma ti giuro che sento il fatto di non avere figli come un vuoto, come qualcosa che mi manca e mi manca molto. Tu i figli ce li hai, beh sono loro il valore assoluto, al di là di qualsiasi curiosità sessuale. Ho avuto modo di conoscere tramite l’attività di Progetto gay tanti gay sposati e anche con figli, ma quelli erano veramente gay e non etero curiosi, beh quelli che avevano figli consideravano il fatto di avere figli la cosa fondamentale della loro vita, non cercavano dei gay per fare sesso e nemmeno per ricostruirsi una vita affettiva, ma cercavano delle amicizie gay, delle vere amicizie gay, cioè delle possibilità di parlare, di confrontarsi, di essere se stessi e di non essere emarginanti per questa loro particolarità. Io penso che un confronto serio farebbe bene a tutti anche e soprattutto per avere sempre i piedi per terra e per conoscere che cosa è realmente il mondo gay, quello vero, che non ha proprio niente a che vedere con i prono.
Un abbraccio.

Project

SCAMBIO DI MAIL CON UN BISESSUALE QUASI GAY

Ciao Project,
è da un po’ che non ti scrivo.
Abbiamo scambiato un po’ di email tempo fa e la conclusione dei nostri discorsi riguardava il fatto che io avevo già fatto un percorso di consapevolezza e accettazione della mia omosessualità.
Accettazione passata attraverso alti e bassi, ripensamenti e cambiamenti di idea.
Essendo single, l’unico possibilità che ho è quella di ricorrere alla masturbazione (non riesco a stare troppo tempo in astinenza). Ultimamente, quasi per gioco e curiosità mi sono messo a guardare video porno etero, e devo dire che non mi dispiacevano. Per un po’ ho pensato che forse poteva anche piacermi il sesso etero. Ieri ho anche provato a masturbarmi guardando un video etero, ma mi sembrava talmente esagerato e finto che ho perso ben presto la voglia. Allora ho cambiato e ho aperto un video gay e finalmente ho visto qualcosa che mi dava davvero piacere.
Guardando un video etero mi sembrava davvero di vedere gesti meccanici, con ragazzi rudi e quasi animaleschi e ragazze finte che urlano un finto piacere. E poi, non so se hai notato, mai un bacio tra ragazzo e ragazza.
Guardando invece un video gay vedevo due ragazzi sicuramente eccitati e desiderosi di dare piacere l’uno all’altro. Ragazzi che praticamente sempre si baciano. Vedevo cioè il sesso, anche se in un’ambientazione tipica da video porno, come vissuto in modo più spontaneo e appassionato.
È per questo che ieri, alla fine, per masturbarmi ho scelto di vedere un video gay. Il video etero è comunque sempre una rappresentazione meccanica del sesso. Il video gay mostra almeno complicità ed è molto realistico dal momento che i ragazzi non fingono l’orgasmo, mentre nei film etero le ragazze fingono l’orgasmo, a volte in modo perfino assurdo tanto è esagerato.
Perché questa differenza nel sesso etero? Io penso perché il sesso etero assolve essenzialmente alla finalità della procreazione. Il sesso gay invece, essendo fine a se stesso, è molto più legato al piacere (fisico soprattutto). Una relazione si fonda sull’amore, altrimenti non funziona, ma io credo che la sessualità omosessuale abbia una componente fisica e di ricerca del piacere fisico che l’eterosessualità non ha. Credo che una coppia eterosessuale abbia, in generale, una vita sessuale meno intensa di una coppia omosessuale, proprio per questo motivo.

Marco

Ciao Marco,
se non hai un compagno, ricorrere alla masturbazione è una necessità e non bisogna cercare di farne a meno perché la masturbazione è una pratica che ha un valore anche a livello di salute. È un fatto noto che chi pratica la masturbazione quotidiana è meno esposto ai tumori prostatici in tarda età. Quindi nessuna limitazione alla masturbazione che è una cosa che fa bene sia al copro che alla mente. E poi dici giusto, il sesso gay non ha preoccupazioni procreative e quindi è totalmente concentrato sulla ricerca del piacere. Il piacere fisico è una cosa importante che favorisce l’equilibrio psico-fisico e non va mai svalutato o trascurato. Il discorso sui porno è in effetti molto complicato. Oggi tendono ad affermarsi nuovi tipi di pornografia, diciamo così, più morbida e più specificamente gay, in cui per esempio il rapporto non finisce per forza con la penetrazione anale e la dimensione coccole è notevolmente potenziata. Gli attuali porno, cosiddetti gay sono costruiti per una grande massa di etero curiosi e non sono conformi alla vera sessualità gay che non è un’imitazione della sessualità etero. In pratica alcuni siti di porno gay hanno cominciato a produrre video proprio per i gay, cioè, in fondo, per un segmento del mercato di gran lunga meno importante di quello degli etero curiosi. Su una cosa invece non sono d’accordo, cioè che la sessualità etero sia meno attenta alla ricerca del piacere. Te lo dico convintamente perché ricevo molte mail anche da ragazzi etero e in molti casi almeno non ho affatto l’impressione che la sessualità etero vissuta da quei ragazzi sia meno attenta alla ricerca del piacere, anche perché la stragrande maggioranza del sesso etero non ha affatto una finalità procreativa, anzi la esclude a priori, quindi la sessualità etero assume una dimensione di ricerca dell’eros praticamente analoga a quella tipica della sessualità gay, anche se i modi sono diversi.
Un abbraccio!

Project

Ciao Project,
conosci siti dove si possono vedere video prono per gay e non per etero curiosi? Mi sapresti dare qualche suggerimento?
In effetti spesso i video seguono uno schema trito e ritrito, che comincia con brevi preliminari, sesso orale, sesso anale, orgasmo. Non mi sembra che il vero sesso gay segue questo schema così meccanico. Nella mia esperienza il sesso gay è stato quasi sempre un alternanza di baci, masturbazione e sesso orale, con l’orgasmo raggiunto con masturbazione reciproca. Per il sesso gay è così e questo non si vede spesso nei video porno gay. Per questo mi piacerebbe sapere se ci sono siti con video di questo tipo.
Sul sesso etero capisco quello che dici. Forse il mio pensiero è distorto proprio dal fatto che essendo io omosessuale, faccio fatica a capire come possa esservi autentico piacere sessuale al di fuori della omosessualità.
Grazie e un abbraccio,

Marco

P.S. Non sapevo che la masturbazione prevenisse il tumore alla prostata. Allora masturbarsi almeno una volta al giorno fa bene alla salute, oltre che all’umore!

Ciao Marco,
ho visto solo qualche video “tipicamente gay” ma bisogna dire che sono ancora una rarità. Perché il rapporto tra etero curiosi e gay, nel siti cosiddetti gay, è stimato almeno a 5 o 6 etero curiosi per ogni gay, anche perché l’etero curioso trova il sito cosiddetto gay fatto apposta per lui, mentre il gay non ci trova esattamente quello che vorrebbe.
La tua esperienza del sesso gay è quella assolutamente più diffusa e tipica tra ragazzi gay ma purtroppo la pornografia cosiddetta gay mette l’etichetta gay a cose che non rappresentano affatto la realtà gay.
Un abbraccio.

Project

p.s.: https://www.newscientist.com/article/dn … te-cancer/

Ciao Project, chiaro, ma…
allora come faccio a capire se sono gay o semplicemente etero curioso? Mi spiego: io se vedo un video etero mi eccito, e posso masturbarmi e arrivare all’orgasmo. Questo però non significa che io sia etero. Infatti succede che se vedo un video gay mi eccito, e capisco dalla reazione fisica che ho, che mi eccito di più che a vedere un video etero. Questo a parità di contenuto (ovvero la solita sequenza sesso orale, penetrazione, orgasmo). Quindi posso masturbarmi e arrivare all’orgasmo vedendo un video gay. Aggiungo, anche se vedo un video lesbico posso provo eccitazione, ecc.
Ne consegue che tutte le forme di sessualità possono indurre eccitazione e portarmi a masturbarmi.
Tuttavia, se vedo un video gay il livello di eccitazione è maggiore (capisci cosa intendo – parlo del liquido pre-eiaculatorio abbondante nel caso di video gay e quasi assente nel caso di video etero) e in alcuni casi arrivo all’orgasmo senza quasi toccarmi. Solo con la pornografia gay mi è capitato di masturbarmi più volte di seguito a breve distanza. Con video etero/lesbici una volta mi basta per una intera giornata.
Da questi fatti (oltre che dal fatto che le poche esperienze gay che ho avuto sono state sessualmente più appaganti delle altrettanto poche esperienze etero) ho dedotto di essere omosessuale (o al più bisessuale con prevalente tendenza omosessuale).
Certamente la pornografia occupa uno spazio fondamentale nella mia vita sessuale. Al momento non ho partner e la pornografia e la masturbazione sono la mia unica valvola di sfogo.
Tornando all’etero curioso, credo che la differenza stia nel fatto che per me un video gay è bello proprio nelle sua parti meno crude, dove si vedono baci, masturbazione e sesso orale. Inoltre per me la bellezza dei ragazzi coinvolti nel video è fondamentale, tanto che spesso rivedo i soliti video perché ci sono attori e scene che mi piacciono particolarmente (sono molto selettivo!).
E poi secondo me un etero curioso ogni tanto si masturba guardando video gay, ma normalmente si masturba guardando video etero. Io invece mi masturbo ogni tanto guardando video etero e normalmente guardando video gay. Forse nel mio casi si potrebbe dire che sono gay curioso. Cosa ne pensi?
Un abbraccio.

Marco

Ciao Marco,
le cose che dici sono perfettamente logiche e non fanno una grinza se ci si limita solo al piano sessuale, ma le differenze sostanziali tra un gay e un etero curioso, non si limitano a quelle strettamente sessuali che hai descritto tu perfettamente, ci sono anche le differenze affettive. Un gay si innamora di ragazzi anche a livello affettivo, ne cerca la compagnia, anche senza finalità sessuali e soprattutto non ha alle spalle una sessualità etero profondamente frustrante. Un etero curioso ha un’affettività etero frustrata e non ha un’affettività gay. Per lui un ragazzo è il sostituto di una ragazza e la sua forma dominate di sessualità è quella etero. Un gay non ama solo fare sesso col suo ragazzo ma ama tutto di lui, se ne innamora. La coppia gay non è una cosa comunissima ma esiste, nell’ottica dell’etero curioso non c’è proprio la prospettiva di coppia, non c’è storia d’amore. Da quello che scrivi più che gay esclusivo sembri un bisex polarizzato, anche fortemente, in direzione gay. Il vero guaio dei bisessuali non fortemente polarizzati, cioè dei bisessuali per i quali la vita di coppia esclusivamente etero o esclusivamente gay è impossibile, sta nel fatto che sia i gay che le ragazze, da un ragazzo cercano proprio un rapporto di coppia stabile ed esclusivo. E ci vorrà ancora un bel passo avanti nella civiltà per pensare a coppie meno rigide in cui anche un bisessuale non sia costretto a rinunciare all’altra metà del cielo.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
grazie come sempre per le acutissime osservazioni.
Una domanda: cosa intendi quando scrivi di un gay che non ha una sessualità etero profondamente frustrante? Perché un gay che ha una sessualità etero profondamente frustrante in che situazione si trova? E come reagisce?
Forse un etero può trovarsi in una situazione di sessualità etero frustrante e allora si rifugia nella sessualità gay come ripiego?
Aiutami a capire.
Grazie,

Marco

Ciao Marco,
la situazione degli etero curiosi si inquadra tra le omosessualità “di fuga”. Cerco di chiarire il concetto partendo dall’altra forma di “omosessualità di fuga” che è tipica dei ragazzi che hanno subito abusi sessuali. Tra le forme di imprinting sessuale (prime esperienze sessuali o para-sessuali) oltre le situazioni classiche legate allo spiare la nudità di altre persone, ai giochi sessuali esplorativi con coetanei dello stesso o dell’altro sesso (tutte forme di imprintig vissute in modo non traumatico), c’è anche, e non è rarissima, quella legata all’abuso sessuale da parte di adulti. L’imprinting può essere o omosessuale o eterosessuale, e questo non ha nulla a che vedere con la vera sessualità. L’imprinting è molto spesso prepuberale ed è vissuto più come un gioco, più o meno proibito, che come una forma di sessualità, perché per la sessualità nel vero senso della parola mancano proprio i presupposti. In genere un imprinting non conforme al vero orientamento sessuale (che comincerà a svilupparsi con la pubertà) crea un ostacolo allo sviluppo della vera sessualità. Se un ragazzo che ha avuto un imprinting gay si scopre poi etero, la questione non è molto traumatica perché l’evoluzione va verso una dimensione socialmente accettata e incoraggiata, se poi la sessualità emergente è gay allora non ci sarà nessuno stacco tra l’imprinting e la sessualità puberale. Nel caso in cui, invece, l’imprinting è stato di tipo etero (socialmente accettato) e lo sviluppo della sessualità puberale va in direzione gay, può sorgere qualche problema di accettazione, perché si tratta di superare l’abitudine a considerarsi etero e anche talvolta a masturbarsi con fantasie etero, i problemi però alla fine si superano perché il ragazzo avverte che la sessualità gay ha per lui una forza notevole, non paragonabile a quella della sessualità etero, e questo proprio a livello fisico. I veri problemi, e si tratta di cose che vanno prese molto seriamente, si hanno quando l’imprinting è avvenuto tramite abuso sessuale e peggio ancora quando è avvenuto con violenza. Ma entriamo nel dettaglio. Se un ragazzo ha subito un abuso sessuale da un uomo adulto e poi sente nascere in sé una sessualità etero al tempo della pubertà, quella sessualità per lui non è solo gradevole ma anche liberatoria e la rivendicherà come la SUA sessualità in contrapposizione alla sessualità del violentatore. Quando invece il ragazzo che ha subito un abuso sessuale da un uomo adulto sente nascere in sé, al tempo della pubertà, un desiderio omosessuale, cercherà di respingerlo con tutte le sue forze, perché lo riferirà all’abuso subito, in sostanza sarà portato a pensare che la sua nascente sessualità gay è il risultato e la conseguenza di quell’abuso. È in questi caso che si manifesta la cosiddetta eterosessualità di fuga, quel ragazzo in modo inconscio si forza alla eterosessualità che considera come una ribellione contro l’abuso. Ovviamente la situazione è molto delicata e, se non ben gestita, può portare anche a conseguenze irreparabili. Se la situazione è ben gestita, si arriva a superarla, non senza che ne restino tracce, quando arriva la prima “storia d’amore” omosessuale, cioè il primo rapporto “affettivo” profondo con un altro ragazzo. Il periodo dell’eterosessualità di fuga dei ragazzi abusati è terribile, perché si tratta di ragazzi omosessuali che stanno cercando di scappare dalla propria omosessualità, che attribuiscono all’abuso. I fallimenti con le ragazze sono la regola e così le frustrazioni e la depressione ai limiti dell’incontrollabile. Questa è una delle ragioni di fondo per cui la pedofilia deve essere combattuta con ogni mezzo, perché è oggettivamente devastante.
Anche per gli etero curiosi c’è una forma di omosessualità di fuga, chiaramente di fuga verso il gay e non verso l’etero come nel caso dell’abuso omosessuale. L’etero curioso è un etero, quindi per lui la frustrazione della sessualità etero è oggettivamente pesante. È quella frustrazione che fa nascere l’idea che “a livello sessuale” e solo a livello sessuale un rapporto omosessuale può essere gratificante e può rispondere in modo adeguato alla frustrazione nel campo etero. L’etero curioso non è un gay, non ha costruito negli anni un’affettività gay, per lui l’omosessualità è quella dei porno. Quando un etero curioso ci prova veramente con un ragazzo gay si trova spiazzato, perché finché il ragazzo gay non ha realizzato che non si trova veramente davanti a un gay, il ragazzo gay non punterà solo e soltanto sul sesso ma cercherà di costruire un rapporto anche sul piano affettivo. Sotto il profilo sessuale poi un gay non ci mette molto ad accorgersi che il suo partner non è gay, le fantasie sessuali sono diverse, le pratiche sessuali sono diverse e comincia ad essere evidente che la cosa non ha senso, e qui si infrange l’altro dogma dell’etero curioso, e cioè che trattare con un ragazzo gay sia più facile che trattare con una donna. L’etero curioso (che è un etero in certa di una sessualità di fuga) non è un gay sposato che cercando un rapporto fuori del matrimonio persegue la sua vera sessualità. L’etero curioso resta tale, spesso cambiando frequentemente partner omosessuale, finché non trova una disponibilità in ambito etero, cosa che per lui è la via naturale, in pratica quando la via etero diventa di nuovo possibile la curiosità viene messa da parte, magari fino alla successiva frustrazione etero.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
molto interessante la tua spiegazione.
Continuo però a non capire cosa ti fa concludere che io sia bisex e non etero curioso. Cerco di spiegarmi meglio. Fatta la premessa che per me (come per molti) il sesso etero è culturalmente accettabile mentre quello gay non lo è, e di conseguenza fare sesso gay mi ha dato sensi di colpa mentre fare sesso etero no, la mia sessualità e la mia affettività presentano le seguenti caratteristiche:

sessualità:
masturbazione: prevalentemente (al 90% o 95% direi) gay (sia con l’aiuto di video porno che di fantasie gay);
contatti sessuali: ho avuto esperienze gay e etero (nel tempo, la prima gay a 14 anni poi alternate etero e gay, e comunque poche). Esperienze gay mediamente più soddisfacenti e disinibite, con le ragazze qualche difficoltà.
preferenze fisiche: non sono indifferente alla bellezza femminile. Una bella ragazza la riconosco benissimo, ma con una ragazza mi sento timido e inadeguato. Non ho però una preferenza speciale per un tipo particolare di ragazza. I ragazzi invece, per piacermi sessualmente, devono corrispondere ad un canone fisico molto particolare. Riconosco se un ragazzo è bello, ma questo non significa che necessariamente mi piace. Per piacermi, nel senso di attrarmi sessualmente, un ragazzo deve essere fatto in un certo modo, alto come dico io, con il viso come dico io, ecc. Coi ragazzi sono molto, molto più selettivo che con le ragazze.
preferenze sessuali: preferisco il sesso maschile a quello femminile. Un pene in erezione è per me molto più eccitante di una vagina. Quando ho avuto esperienze con i ragazzi, poter toccare il loro sesso è stato molto eccitante, mentre toccare il sesso di una ragazza non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire allo stesso modo. Fare sesso orale a una ragazza mi dice poco (mi piace poco), mentre fare sesso orale a un ragazzo mi piace. Masturbare una ragazza mi piace, masturbare un ragazzo mi piace di più. Avere rapporti completi con una ragazza, ok ci riesco, avere rapporti completi con un ragazzo non mi piace e non mi interessa.

affettività:
mi è molto più facile innamorarmi di una ragazza. Per alcuni ragazzi ho preso una sbandata, ma non ho mai fantasticato su una relazione duratura e di coppia come con le ragazze. Questo vuol dire che coi ragazzi stavo bene, mi piacevano, ma mi interessava soprattutto l’aspetto sessuale. Con le ragazze stavo bene, ma mi interessava soprattutto l’aspetto affettivo.

Certo, come ti ho già detto, la sessualità gay mi prende molto di più. E se la sessualità (soprattutto quella più libera della masturbazione) va in quella direzione, non posso che dirmi bisex/gay. Devo anche dire che le ragazze che ho conosciuto non erano il massimo, sessualmente parlando, e questo potrebbe aver contribuito a darmi della sessualità femminile una visione distorta, portandomi a preferire una sessualità gay sperimentata come più disinibita e immediata. E’ questo potrebbe essere ciò che ha fatto di me un cosiddetto etero curioso.
Tuttavia, la mia forte preferenza per il sesso gay (pensato e praticato), i ricordi piacevoli delle esperienze gay, la masturbazione pressoché esclusivamente gay, mi hanno fatto pensare (fin dall’adolescenza) di essere gay o bisex.
Solo che da adolescente mi convincevo di essere un etero che si lasciava andare a fantasie e pratiche gay, in mancanza di ragazze giuste e disponibili. Ora invece, visto che le ragazze giuste e disponibili non sono arrivate (ma le ho mai davvero cercate?), penso di essere un gay che si lascia andare a qualche incursione nel mondo etero (solo qualche video però, nessuna fantasia masturbatoria). Per questo, scherzando, dico che forse sono un gay curioso.
Un abbraccio,

Marco

Ciao Marco,
beh, cerco di rispondere articolatamente, ma tu dell’etero curioso non hai proprio niente. Intanto non hai l’età tipica degli etero curiosi che sono in genere over 40/45 e anche ben oltre, in secondo luogo non hai mai avuto una storia precedente etero importante ed esclusiva, che è la regola per gli etero curiosi, nella tua storia non c’è stata alcuna forte esperienza etero che ti abbia portato a sensi di frustrazione tali da indurti alla curiosità per l’altro orientamento. Anzi le tue prime esperienze gay risalgono addirittura ai 14 anni. E poi tutta la tua sessualità è nettamente gay, ma non solo perché ha per oggetto i ragazzi ma perché lo è assolutamente e tipicamente nei desideri: quello che ti eccita non è affatto quello che eccita gli etero curiosi, che vedono i ragazzi come sostituto delle ragazze e che tendono con i ragazzi ad avare rapporti sessuali finalizzati alla penetrazione anale a ruoli fissi. Tu scrivi: “preferenze sessuali: preferisco il sesso maschile a quello femminile. Un pene in erezione è per me molto più eccitante di una vagina. Quando ho avuto esperienze con i ragazzi, poter toccare il loro sesso è stato molto eccitante, mentre toccare il sesso di una ragazza non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire allo stesso modo. Fare sesso orale a una ragazza mi dice poco (mi piace poco), mentre fare sesso orale a un ragazzo mi piace. Masturbare una ragazza mi piace, masturbare un ragazzo mi piace di più. Avere rapporti completi con una ragazza, ok ci riesco, avere rapporti completi con un ragazzo non mi piace e non mi interessa.” Tutte queste cose per un etero curioso sono assolutamente inconcepibili. Un etero curioso, che tratta con un ragazzo come se fosse una donna, non toccherebbe mai il pene del ragazzo, e l’idea di masturbare il ragazzo non la prenderebbe nemmeno in considerazione come ipotesi teorica, potrebbe farsi fare sesso orale dal ragazzo ma non il contrario, perché questo, nel suo codice, significherebbe assumere un ruolo passivo, cosa che per un etero curioso è impensabile. Per un etero curioso il cosiddetto rapporto completo (sesso anale da attivo) è la finalità del contatto sessuale con un ragazzo. Per un gay un’idea del genere è inconcepibile, e nella grande maggioranza dei casi la penetrazione anale non esiste proprio.
Quindi tu etero curioso proprio no! E nemmeno gay curioso, perché non mi pare proprio che tu sia frustrato dalla sessualità gay. E poi il tuo rapporto con le ragazze ha eccome una componente sessuale, che non sarà magari dominante ma c’è e non è affatto trascurabile. Che tu tenda a creare un rapporto affettivo più facilmente con le ragazze mi sembra una cosa più che possibile, quello che non mi torna al 100% e il fatto che tu non riesca a trovare un rapporto affettivo gay coordinato con l’interesse sessuale. Però la soluzione a questa apparente stranezza, che è l’unica che non si inquadra nella dimensione della bisessualità vera, la dai tu stesso nella tua premessa quando dici che un rapporto gay ti provoca sensi di colpa e uno etero no. Se tu superassi questo condizionamento di natura sociale conoscendo un ragazzo gay col quale costruire un rapporto veramente reciproco e profondo, penso che te ne innamoreresti eccome anche a livello affettivo! Non è ancora successo, ma succederà!
Un abbraccio.

Project

Grazie Project,
Le tue considerazioni sono molto logiche. Quindi, da quello che capisco, non mi vedi affatto come etero curioso, ma piuttosto come bisex fortemente orientato all’omosessualità.
Aggiungo alle tue considerazioni qualche precisazione: ho avuto un paio di storie con ragazze, tra i 17 e i 22 anni. Storie abbastanza lunghe (un paio di anni ciascuna) e piuttosto sofferte. La prima perché la ragazza abitava in un’altra città e la mia era stata più che altro un’infatuazione (sessualmente non si era andati oltre i baci); con la seconda invece avevo instaurato una relazione basata sulla competitività che non è durata.
La cosa strana è che questa ragazza, molto carina devo dire, aveva modi un po’ mascolini (andava in moto, faceva arti marziali) e a me questo non piaceva perché desideravo che fosse molto più femminile. Sessualmente c’era abbastanza intesa, anche se non siamo mai andati oltre la masturbazione reciproca (praticata quasi sempre al buio o nella penombra). Insomma, una relazione sessualmente non proprio disinibita. Non cercavamo la penetrazione (io non la chiedevo e lei nemmeno) e non praticavamo nemmeno sesso orale. Come ti ho detto prima, fare sesso orale a una ragazza non mi ha mai fatto impazzire (l’ho fatto in pochi casi, ma la cosa non mi ha fatto impazzire).
Inoltre, durante i due anni di relazione con questa ragazza non potevo fare a meno di masturbarmi pensando…all’esperienza gay che avevo avuto con un compagno di classe a 17 anni. Anche qui nulla di stratosferico, ci eravamo masturbati reciprocamente, quasi per gioco, durante una settimana bianca e poi l’anno dopo, io mi ero fatto avanti e ci eravamo messi d’accordo per vederci una sera a casa mia e ripetere la cosa. Così avevamo finito per vederci una sera che i miei erano fuori e lì ci eravamo spogliati completamente e ci eravamo masturbati (con la luce accesa, nota bene). Un episodio unico, mai più ripetuto con questo compagno di classe, con cui abbiamo poi sempre fatto finta che non fosse successo nulla tra noi.
E quello non era il primo ragazzo con cui avevo avuto contatti sessuali. Il primo, come ti ho scritto, era stato a 14 anni (eravamo entrambi ancora in terza media).
Sarà stato che con questi ragazzi il sesso è stato disinibito e soddisfacente, mentre con le ragazze è stato inibito e insoddisfacente, ma da quelle esperienze ho cominciato a pensare, non senza angoscia e turbamento, di essere gay.
Però il mio pensiero in quegli anni era: se trovassi una ragazza disinibita con cui fare sesso soddisfacente, allora cambierebbe tutto.
Forse questo è un pensiero ricorrente di molti ragazzi gay o bisex che non accettano la loro omosessualità. Certo, con il tempo, vedendo che le cose non cambiavano (la mia masturbazione si polarizzava sempre più verso l’omosessualità, ragazze disinibite non le trovavo – ma le cercavo?) ho preso via via più coscienza che le mia tendenza omosessuale non era una cosa passeggera ma una costante.
Sull’affettività concordo con te. Come ti dicevo, per alcuni ragazzi (2 sicuramente), quando avevo tra i 15 e i 20 anni, ho preso una sbandata (li pensavo spesso, mi masturbavo pensando a loro, e non pensavo solo in chiave sessuale, mi piacevano nell’insieme), e questo in contemporanea o quasi alle mie storie etero (ma non mi masturbavo pensando alle ragazze con cui stavo…). Purtroppo i condizionamenti sociali e culturali e personali sono ancora tali per cui per me ancora oggi è impossibile pensare ad una vita di coppia con un ragazzo vissuta alla luce del sole. Mentre con una ragazza certamente non ho problemi, l’affettività funziona benissimo, anche se devo sacrificare la piena soddisfazione sessuale.
Un abbraccio,

Marco

Ciao Marco,
la cosa che più colpisce nella tua mail è il peso del condizionamento che hai subito: “ma da quelle esperienze ho cominciato a pensare, non senza angoscia e turbamento, di essere gay.” Ma perché angoscia e turbamento? Tu non hai fatto di tutto per andare verso una vita etero, che penso sarebbe stata del tutto insostenibile, perché dici che l’affettività con le ragazze andava bene ma avresti dovuto fare delle rinunce per quanto riguarda la sessualità. Uno come te, bisessuale con propensione gay al 90-95% (sulla base della ricorrenza della fantasie della masturbazione) di fatto è “quasi gay” e se tu avessi fatto una scelta orientata verso il matrimonio etero, dato che per te una sessualità etero è possibile, avresti fatto come tanti ragazzi gay che, dato che possono arrivare ad avere rapporti sessuali con una ragazza, si dicono: ok, allora sono etero e il matrimonio per me è la soluzione ideale, va bene alla mia famiglia, è quello che tutti si aspettano da me, … dovrei solo fare qualche “piccola rinuncia” sul piano sessuale! Solo che i gay sposati, come anche i bisex sposati, con propensione gay al 95%, sottovalutano molto la portata di quella rinuncia. Tu stesso dici che quando stavi con le ragazze non ti masturbavi pensando a loro ma pensando alle tue precedenti esperienze gay, ma quando la sessualità di coppia va in una direzione diversa da quella della masturbazione, la vera sessualità, cioè quella con la quale ci si può sentire appagati sia sessualmente che affettivamente, non è quella di coppia, ma quella libera da ogni aspettativa, cioè quella masturbatoria. Anzi è tipico dei gay sposati avere una masturbazione in chiave praticamente gay in modo esclusivo anche quando vivono una vita sessuale etero con la moglie (primi anni di matrimonio), e questo basta, insieme con la pressione sociale a tenere quei ragazzi bene stretti al loro matrimonio, ma quando poi la sessualità etero sfuma del tutto, perché una donna avverte eccome che c’è qualcosa che non va, anche se può non essere in grado di capire che cosa, la forza attrattiva sia sessuale che affettiva della sessualità gay si fa sentire con tutta la sua forza e il matrimonio etero va in crisi definitivamente. Una vita di coppia senza un feeling sessuale forte, almeno all’inizio, è destinata a lungo termine a mostrare tutti i suoi limiti. In altri termini è una scelta non istintiva ma mediata dalla ragione per motivi di utilità e di convenienza, in nome di quei motivi si accetta di fare dei “piccoli sacrifici” a livello sessuale, sacrifici che però non sono affatto piccoli e non sono affatto solo a livello sessuale e rendono comunque la vita di coppia etero assolutamente insoddisfacente. Il rischio di una scelta sbagliata come il matrimonio, in queste condizioni è alto, perché dire bisex non vuol dire che affatto che gay o etero è lo stesso, ma significa che, salvo rare eccezioni uno dei due orientamenti è fortemente prevalente. Tra il non rigetto di una donna e il “vero” desiderio di vivere la propria sessualità con quella donna c’è un’infinità di possibili gradazioni e il problema dei bisex è legato al fatto che una relazione di coppia, etero o gay che sia, parte col presupposto di essere esclusiva. Un bisex con polarizzazione 95% gay potrà molto probabilmente rinunciare senza troppi rimpianti ad una sessualità etero, che di fondo gli appartiene in modo marginale, ma non potrà mai sensatamente rinunciare ad una identità gay che lo caratterizza in modo forte, spinto solo da ragioni di tipo sociale o perché è stato condizionato a vedere l’omosessualità come intrinsecamente sbagliata. Io penso che al di là i tutti i ragionamenti teorici, per te, nonostante le spinte sociali, l’idea del matrimonio sia ormai un’ipotesi messa da parte in via definitiva e senza rimpianti. Purtroppo per tanti ragazzi bisessuali fortemente polarizzati in direzione gay le cose non stanno così, e il matrimonio appare come un miraggio, un’ancora di salvezza, e questo porta inevitabilmente, alla lunga a problemi molto seri.
Aggiungo una questione che mi sembra importante. Questo nostro scambio di mail penso potrebbe avere una utilità notevole per parecchi ragazzi. Se tu fossi d’accordo, si potrebbe pubblicare sul forum, sui blog ed inserire nel capitolo che riguarda la sessualità gay, preceduto da un scambio di mail tra me e un etero curioso. In questo modo si potrebbero fornire a chi legge le coordinate giuste per interpretare tanti fenomeni e per non fare di conseguenza scelte sbagliate. Ovviamente, le mail possono essere modificate da te come ritieni opportuno per evitare di mettere a rischio la tua privacy, che però non vedo come potrebbe essere messa a rischio dato che non ci sono riferimenti specifici di nessun tipo. Fammi sapere che cosa ne pensi.
Un abbraccio.

Project

Ciao Project,
grazie per il tuo commento. Scusami, ma io credo sia praticamente impossibile, per un ragazzo di 14 anni, avere un’esperienza omosessuale, sia pure limitata alla masturbazione, senza provare, dopo, angoscia e turbamento. Io, pur avendo voluto quell’esperienza, ero consapevole che si trattava di un’esperienza omosessuale e non era una cosa fatta per gioco (del tipo: io chiudo gli occhi mentre mi tu mi masturbi e penso che a masturbarmi sia la ragazza XY che mi piace tanto). No, mentre con il mio compagno ci toccavamo, io ero interessato al suo sesso, e a lui in quanto ragazzo, punto. Dopo aver raggiunto l’orgasmo però, essendo svanita l’eccitazione (che fa diminuire i freni inibitori e il controllo) e avendo quindi ripreso controllo, ecco subentrare il turbamento e l’angoscia. Ovvero: quello che ho appena fatto è sesso gay, il sesso gay è considerato brutto da genitori, parenti, amici, quello che ho fatto è brutto. Inoltre, se quello che ho fatto è indizio di quello che sono (cioè sono omosessuale), ecco il turbamento e l’angoscia. Ed ecco tutto il tentativo di razionalizzare la cosa come: è un caso isolato, è successo perché non avevo la ragazza, se trovassi una ragazza non penserei a queste cose, ecc. ecc.
Se il ragazzo di 14 anni fosse stato davvero etero, problemi non se ne sarebbe posti, credo, in quanto avrebbe pensato fin da subito che a masturbarlo era stata la ragazza dei sogni. E il giorno dopo magari si sarebbe masturbato pensando alla ragazza dei sogni e non a quello che aveva fatto realmente con il compagno di classe.
Io 14 enne invece, dopo quella esperienza, nei giorni successivi mi ero masturbato proprio ripensando a quell’esperienza. Razionalizzavo però anche la masturbazione gay, pensando che fosse dovuta la fatto che l’unica esperienza sessuale da ricordare era quella. Come razionalizzazione era davvero debole, ma come puoi capire la pressione ambientale di genitori, parenti, amici, no. Ecco la ragione dell’angoscia e del turbamento.
Però non capisco una cosa: perché dici che non ho fatto di tutto per andare verso una vita etero?
Un abbraccio,

Marco

P.S. Se vuoi puoi pubblicare tutto, integralmente.

Ciao Marco!
Intanto grazie per il permesso di pubblicare le mail, ma devo cercare di fare un lavoro organico con una mail di un etero curioso vero e devo anche riscrivere parte del capitolo di Essere Gay sulla bisessualità e ci metterò qualche giorno.
Per quanto riguarda la sostanza della tua ultima mail concordo totalmente, non penso si potessero descrivere meglio i meccanismi che portano a sentire il sesso gay come una colpa e una cosa sbagliata per effetto delle pressioni familiari e sociali. Ma il problema sta proprio in quelle pressioni familiari e sociali, certe volte così profondamente interiorizzate da diventare quasi delle componenti dell’io. Sul fatto che nella società italiana, così come essa è, un 14enne possa essere complessato da un’esperienza sessuale gay non ci piove proprio, il fatto è che i condizionamenti a monte sono solo il portato di una totale ignoranza e di una marea di pregiudizi, era questo che intendevo quando ti dicevo che non capivo di che cosa si potesse avere paura. I complessi verso il sesso gay ci sono eccome e ce li hanno eccome pure i gay almeno all’inizio, però so bene che i problemi sono soprattutto all’inizio…
Un abbraccio.

Project

Grazie Project.
E per quanto riguarda la mia domanda sul perché dici che non ho fatto di tutto per andare verso una vita etero?

Ciao Marco.
Intendo dire che non ti sei forzato per arrivare comunque ad una eterosessualità esclusiva che non sentivi tua, il che significa che, almeno in età adulta, i condizionamenti familiari e sociali sono stati chiaramente superati, ci resta forse una specie di atmosfera del proibito che circonda il sesso gay, ma non è un’atmosfera oppressiva tale da indirti a fare quello che non vuoi o a mettere definitivamente da parte quello che vuoi. Non ti sei forzato perché avevi una tua sostanziale indipendenza psicologica, magari guadagnata con fatica, ma ormai raggiunta e consolidata. Tieni presente che ancora oggi ci sono gay (cioè persone che interessi etero non ne hanno affatto a nessun livello, che si forzano, perché magari pensando ai ragazzi possono arrivare anche ad avere un rapporto sessuale con una ragazza, a “comportarsi come etero”, in questi casi i problemi sono grossi e non sono problemi legati alla sessualità, cioè all’orientamento sessuale incerto, che anzi qui l’orientamento gay è certissimo, ma sono problemi di dipendenza psicologica. In buona sostanza questi ragazzi non riescono a rendersi indipendenti da una omofobia interiorizzata in età molto precoce e ormai acquisita. Quella omofobia li costringe ad agire contro la loro stessa natura e li condiziona profondamente rendendoli insicuri. Proprio in questi giorni sto scambiando delle mail con un ragazzo etero che ha avuto anche delle esperienze gay, molto minime per la verità, nella prima adolescenza, ma che continua a dare un peso spropositato a queste cose come se potessero mettere in crisi la possibilità di vivere pienamente la sessualità con la sua ragazza, che invece va oggettivamente benissimo, perché la ragazza è intelligente e a lui ci tiene molto. Nell’infanzia di quel ragazzo c’era un rapporto terribile col padre, comprese botte e umiliazioni pubbliche molto frequenti, si è sentito un figlio non voluto, quella è probabilmente l’origine dell’insicurezza che porta quel ragazzo a pensare di non essere affidabile e di non poter garantire alla sua ragazza una vita matrimoniale soddisfacente quando saranno sposati, e in questo quadro la supervalutazione di un minimo di esplorazione gay nella prima adolescenza ci sta perfettamente, tanto più che quelle esperienze gay erano anche un modo di fare una cosa che il padre riteneva esecrabile, cioè di reagire al potere oppressivo del padre. Nota che degli episodi di esplorazione gay si era dimenticato poi del tutto e che la masturbazione di quel ragazzo era stata sempre in chiave etero, il che non lascia dubbi sulla sua totale eterosessualità.
Un abbraccio.

Project

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STORIA DI UN BISESSUALE DEL PRIMO 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quindicesima

Con la Storia n. 33 che potete leggere qui di seguito, dedicata ad un caso tipico di bisessualità, terminano le storie, relative alla omosessualità maschile, accluse da Havelock Ellis al suo trattato sull’inversione sessuale.  Lo stesso autore riporta anche sette storie di omosessualità femminile, che riporterò in traduzione italiana, dopo aver tradotto la parte teorica del trattato di Ellis dedicata all’omosessualità femminile. Ci si potrebbe chiedere perché a fronte di 33 storie dedicate all’omosessualità maschile se ne trovino solo sette relative all’omosessualità femminile. Ellis aveva ben chiara già allora l’idea, oggi definitivamente condivisa, che l’omosessualità sia ugualmente diffusa sia tra gli uomini che tra le donne, ma era certo molto più difficile che tra la fine dell’800 e i primi dell’900 una donna si rivolgesse ad uno psichiatra per consultarlo sui suoi amori lesbici. In sostanza la documentazione di prima mano relativa all’omosessualità femminile era all’epoca estremamente rara.

Vi lascio ora alla storia di un bisessuale trentenne. Buona lettura.

STORIA 33

M. O., 30 anni, nato negli Stati Uniti, di padre inglese e madre il cui padre era scozzese, il resto della sua ascendenza era inglese con una lunga permanenza in America, con una piccolissima aggiunta di sangue olandese. È alto 5 piedi e 8 pollici e ha i capelli e gli occhi castani. Non ha problemi ereditari per quanto se ne sa. Durante l’infanzia, per un certo tempo fu “minacciato dalla corea.” È soggetto a tonsilliti e a una forma insistente anche se non grave di indigestione, indotta da abitudini sedentarie. È di temperamento scattante e nervoso. Ha un’avversione per la maggior parte degli sport all’aria aperta, ma una grande attrazione estetica verso la natura. Ha avuto un’educazione di alto livello.

Per quanto riesce ad andare indietro con la memoria, ha vissuto in una casa dalla quale i suoi genitori sono andati via quando lui aveva 4 anni. Prima di questo allontanamento, ricorda distintamente due esperienze sessuali. Un cugino, di cinque anni più grande, era in bagno, seduto, e M. O. toccava i suoi organi sessuali; sua madre lo apostrofò urlando. In un’altra occasione si trovava in una carrozza chiusa con una ragazza della sua età. Erano distesi su un sedile della carrozza e cercavano di avere un rapporto sessuale. La sorella maggiore della ragazza entrò e li colse sul fatto. Disse: “Lo dirò alla mamma, sai che lei ha detto che voi non dovete farlo mai più.” In ciascuno di questi ricordi nitidi si prova la forte impressione che sia solo un episodio fra i tanti. Cinque anni fa M. O. incontrò un uomo della sua età che aveva vissuto in quel quartiere in quello stesso periodo. Confrontando i loro ricordi, trovarono che quasi tutti i bambini in quel quartiere erano dediti a tali pratiche. Il quartiere era  un quartiere assolutamente “rispettabile” della classe media.

Da quel quartiere, M. O. si spostò in un altro quasi dello stesso tipo, e visse lì fino all’età di 11 anni. I suoi ricordi di questo periodo sono molto freschi e abbondanti. Con una sola eccezione, tutti i bambini tra i 5 ei 14 anni sembrano essersi lasciati andare liberamente a giochi sessuali promiscui. In piccoli gruppi, composti da quattro fino a dodici ragazzi, se ne andavano dove gli alberi o l’erba alta li nascondeva alla vista, e si mostravano nudi l’uno all’altro. Talvolta si maneggiavano anche reciprocamente, ma non nel modo tipico della masturbazione. Di quest’ultima, M.  O. non sapeva assolutamente nulla. A volte, quando si trovavano insieme in non più di due o tre, tentavano il rapporto sessuale. Nel caso di M. O. c’erano una curiosità sessuale ansiosa e un desiderio più o meno forte, ma il contatto reale non portava nessuna grande soddisfazione. In due o tre occasioni le ragazze gli praticarono la fellatio, e lui poi ricambiò con il cunnilingus, ma senza provare piacere. In tutti questi giochi è sicuro che le ragazze prendessero l’iniziativa altrettanto spesso dei ragazzi.

Durante tutto questo periodo, M. O. aveva ora un’innamorata ora un’altra. Questo era un fatto abituale tra i bambini, ed era promosso dall’imitazione delle persone più grandi. La curiosità sessuale di M. O. era certamente maggiore per quanto riguarda il sesso opposto. In questo momento, però, apparvero i suoi interessi omosessuali. Con un ragazzo di due o più anni di più grande di lui andava spesso in qualche nascondiglio dove si guardavano reciprocamente i genitali e se li maneggiavano. Lui e un altro ragazzo una volta si trovavano in un giardino abbandonato e si tolsero tutti i vestiti, per esaminarsi meglio reciprocamente. L’altro ragazzo poi si offrì di baciare il sedere di M. O., e lo fece. Questo fatto provocò una sensazione sorprendentemente forte e distintamente sessuale, il primo shock sessuale che riesce a ricordare di avere vissuto. Si rifiutò di ricambiare, però, quando gli viene chiesto.

Verso la fine di questo periodo ci fu un nuovo e crescente sviluppo di un altro tipo, non riconosciuto assolutamente allora come qualcosa carattere sessuale. Cominciò a provare sensazioni verso alcuni ragazzi in un modo molto diverso e molto più vivo di quanto non avesse fatto fino ad allora verso le ragazze, anche se al momento non fece paragoni. Per esempio c’era un ragazzo che considerava molto carino, si facevano visita spesso e trascorrevano molto tempo a giocare insieme. A scuola si guardavano e guardavano l’un l’altro fino a che arrivavano deliziosi, incontrollabili momenti magici in cui ridevano insieme. Non discutevano mai di questioni sessuali e non ci pensavano neppure. Queste esperienze sono state, a loro modo, molto sentimentali e ideali. M. O. è sicuro che quanto a lui, la considerazione principale era sempre la bellezza dell’altro ragazzo. Cominciava a ricordare con grande affetto un certo ragazzo molto più grande e molto bello che aveva vissuto vicino a lui nel primo quartiere, e gli aveva mostrato allora diverse piccole attenzioni amichevoli. Raramente lo vedeva ora, e difficilmente cercava di farlo, ma era comunque immensamente contento di una parola o di uno sguardo casuale da parte sua nel cortile della scuola, ed era molto interessato quando altre persone parlavano di lui.

Un cugino di circa due anni più giovane di M. O. spesso gli faceva visita e dormiva con lui. Erano molto affezionati l’uno dell’altro e si maneggiavano reciprocamente i genitali.

Quando M. O. aveva circa 11 anni, la famiglia se ne andò in un quartiere lontano, dove non c’era quasi nessun bambino della sua età, e dove qualsiasi legame con i bambini che stavano nel quartiere che aveva appena lasciato era praticamente impossibile. Da questo momento fino a quando i cambiamenti della pubertà furono a buon punto la sua vita sessuale fu fortemente in contrasto, nella sua solitudine, con la precedente promiscuità. Ricorda che gli piaceva fare la lotta con due o tre scolari e tenere la loro testa tra le sue gambe. Pensa che loro non fossero consapevoli dei suoi impulsi sessuali. Amoreggiò, amoreggiò coscientemente con alcune ragazzine della scuola, ma non propose mai loro qualcosa di sessuale. Lesse un paio di libri di medicina di famiglia.

Un giorno, sdraiato su un vecchio divano irregolare, abbastanza innocentemente in un primo momento, produsse una nuova e deliziosa sensazione, del tutto diversa da qualsiasi altra che avesse mai sognato, qualcosa che andava ben oltre la soddisfazione della semplice curiosità. Rifece la stessa cosa e in breve raggiunse l’eiaculazione. La masturbazione seguì presto. Certi giorni avrebbe ripetuto l’atto due o tre volte, ma poi di nuovo lo avrebbe evitato per giorni. Cominciò subito a combattere quella tendenza, si sentì molto in colpa e si vergognò molto perché si lasciava andare ad essa. Pregò per ricevere aiuto e a volte pianse per i suoi tentativi falliti di rompere quell’abitudine così rapidamente formata. Per un certo periodo, dopo due o tre anni, sembrò che ci fosse riuscito, ma notava che aveva intensi sogni erotici con eiaculazioni abbondanti, regolarmente ogni otto giorni. Proprio in quel momento alcuni annunci sui giornali caddero sotto i suoi occhi, e lo convinsero che si era procurato da sé stesso una condizione di malattia. Non fece mai ricorso ai rimedi pubblicizzati, ma fu scoraggiato nei suoi sforzi di superare la cattiva abitudine; e dal momento che i cattivi effetti sembravano consistere soltanto delle perdite seminali, concluse che tanto valeva godersi il grande divertimento della masturbazione.

Per un breve periodo, ricorda di avere avuto un forte ma rivoltante interesse per gli organi sessuali degli animali, soprattutto i cavalli. Gli organi sessuali maschili erano molto più interessanti.

A poco a poco cominciò a sviluppare, del tutto dal di dentro, l’ideale di un compagno di sesso maschile, un ragazzo  bello, emotivo; tra lui e quel ragazzo doveva esistere una potente passione romantica. Restava per ore a sognare questa cosa e ad inventare situazioni eccitanti. Improvvisamente, in chiesa, conobbe un ragazzo molto giovane, Edmund, che sembrava soddisfare tutti i suoi desideri. M. O. aveva allora 16 anni e mezzo e Edmund  ne aveva 15. Seguì un vero e proprio corteggiamento, Edmund finalmente cedette agli appelli fisici di M. O. dopo molti dubbi. Però alla fine il cedimento fu completo. I due trascorrevano notte dopo notte insieme, godendo di rapporti intercrurali e talvolta della masturbazione reciproca. I loro genitori possono essere stati leggermente a disagio a volte, ma il rapporto durò ininterrotto per un anno e mezzo o più. Nel frattempo M. O. occasionalmente aveva rapporti con altri ragazzi, ma mai vacillò nella sua reale preferenza per Edmund. Per le ragazze non aveva alcun desiderio sessuale di nessun tipo, anche se era molto legato a loro.

Poi M. O. e Edmund andarono al college in posti diversi, ma si incontravano durante le vacanze e si scrivevano frequenti e ardenti lettere d’amore. Entrambi avevano attacchi genuini di mal d’amore e di gelosia. Quando M. O. guarda indietro a questa prima passione d’amore non se ne pente assolutamente. E senza dubbio essa ebbe una grande influenza formativa.

Dopo il primo anno al college, Edmund si trasferì in un’altra scuola più lontana da M. O. e le opportunità di incontro divennero più rare, ma il loro affetto si mantenne e il rapporto sessuale riprendeva ogni volta che era possibile. A poco a poco, però, Edmund si interessò alle donne e, infine, si sposò. Anche M. O. creò più volte rapporti con gli amici del college e, occasionalmente, con altri.

Nel complesso, M. O. preferiva ragazzi di ino o due anni più giovani di lui, ma, col crescere, la differenza di età aumentò. A 30 anni si considerava come virtualmente “fidanzato” con un giovane di 17, uno insolitamente maturo, comunque, e molto più grosso di lui.

M. O. è sempre infelice a meno che i suoi affetti abbiano un corso abbastanza libero. La vita è stata molto deludente per lui sotto altri aspetti. Le sue più grandi gioie gli sono venute in questo modo. Se è in grado di portare a termine il suo attuale piano di unione con il giovane che lo attrae, sentirà che la sua vita è stata coronata da ciò che è per lui la migliore conclusione possibile; in caso contrario, dichiara, che non gli importa più nulla di vivere.

Ammira la bellezza maschile con passione. La bellezza femminile la percepisce oggettivamente, come accadrebbe con qualsiasi disegno di curve fluenti e di colori delicati, ma non ha assolutamente nessun fascino sessuale per lui. Le donne si sono messe sulla sua strada più volte, ma lui si ritrova sempre più irritato dalle loro manie specificamente femminili. Con gli uomini in generale è molto più paziente e comprensivo.

La prima opera letteraria che gli piacque furono i dialoghi di Platone, letti per la prima volta a 20 anni. Fino ad allora sapeva soltanto che era solo nella sua peculiarità. Lesse ciò che poteva della letteratura classica. Ama Pater, e apprezza il suo atteggiamento verso il proprio sesso. Quattro o cinque anni più tardi si imbatté nel libro di Raffalovich, e da allora provò un vero e proprio debito di gratitudine per il suo autore.

M. O. non ha alcun desiderio di danneggiare la società in generale. Come individuo sostiene di avere lo stesso diritto di essere se stesso che ha qualsiasi altra persona. Pensa che mentre i ragazzi di 13-15 anni potrebbero eventualmente essere resi invertiti, chi raggiunge i16 anni senza inversione non può più essere spinto in quella direzione. Quei ragazzi possono dedicarsi ad un invertito in altri modi tanto da concedergli ciò che lui desidera sessualmente, ma rimarranno sostanzialmente normali. Le sue osservazioni sono basate su circa 30 relazioni omosessuali di varia durata.

M. O. sente fortemente il carattere poetico ed elevato delle sue principali relazioni omosessuali, ma teme di apparire troppo sentimentale.

Per quanto riguarda le tracce della femminilità negli invertiti scrive:

“Fino all’età di 11 anni ero molto legato ad un cugino cinque anni più grande ci me (quello al quale ho fatto riferimento sopra) e provavo grande piacere in un gioco che giocavamo spesso, in cui io ero una ragazza: un romanzo infinito, una storia d’amore non sessuale.

“Un po’ più tardi e fino alla pubertà, mi sono molto divertito a recitare, ma in generale ricoprivo ruoli femminili, indossando gonne, scialli, perline, parrucche, cappelli. Quando avevo circa 13 anni, la mia famiglia cominciò a prendermi in giro per questo. Io giocai per un po’ di nascosto, e poi il desiderio di queste cose mi lasciò per non tornare mai più.

“Resiste invece ancora un interesse minore, che ha avuto inizio prima della pubertà, per i messaggi di San Valentino. La mia sensibilità verso di loro  è molto simile alla mia sensibilità per i fiori.

“Prima che raggiungessi la pubertà venivo chiamato a volte ‘femminuccia’ da mio padre. Questo insulto mi umiliava più di qualsiasi altra cosa. Dopo la pubertà mio padre non usò più quel termine, e via via le altre persone smisero di prendermi in giro in quel modo. La ferita, però, rimase e mi portò più di una volta a chiedere agli amici intimi, sia uomini che donne, se mi consideravano in qualche modo femminile. Tutti furono molto nettamente del parere che la mia vita razionale fosse tipicamente maschile, essendo io logico, imparziale e scettico. Uno o due mi hanno suggerito che ho una capacità di distinguere più fine rispetto a quella della maggior parte degli uomini, e che mi prendo cura delle mie stanze un po’ come farebbe una donna, anche se questo non si estende allo stile delle decorazioni. Un uomo mi disse che mi mancava la simpatia per certe “manifestazioni più grossolane del carattere mascolino, come il fumo.” Alcune donne pensano che io presti insolitamente attenzione al vestire delle donne. Il mio modo di vestire non è affatto effeminato. Quanto a muscoli, ho una forza media, ma sono flessibile ben oltre l’usuale. Se mi fossi allenato per questo dall’inizio, credo che sarei diventato un buon contorsionista.

“Non ho mai avuto la minima voglia di usare il tabacco, generalmente non prendo né tè né caffè, e raramente qualche liquore, mai liquori di malto. Il dolce è sempre la parte migliore del pasto. Questi gusti li attribuisco in gran parte alla mia vita sedentaria. Quando ero fuori in campeggio osservavo un notevole cambiamento di interessi verso cibi più robusti e blandi stimolanti.

“Il mio coraggio fisico non è mai stato messo alla prova, ma io osservo che altri sembrano contare su di esso. Sono molto aggressivo in materia di opinioni religiose, politiche e sociali. Quanto al coraggio morale sono o imprudente o coraggioso, non so quale delle due cose.

“Sono, forse, capace di fischiare meglio della maggior parte degli uomini.

“Quando ero molto piccolo mia nonna mi ha insegnato a fare certi tipi di ricamo, e ho continuato a farli un po’ di tanto in tanto fino a 24 anni. Poi mi sono irritato per un pezzo che mi agitava, l’ho buttato nel fuoco, e da allora non ne ho voluto toccare più nessuno. Come piccola economia continuo a fare quasi tutto il mio rammendo.

“Ho un’avversione decisa per l’eccessivo uso di gioielli. Il mio estetismo è molto pronunciato rispetto alla maggior parte degli uomini con cui mi associo, anche se non sono mai stato in grado di dargli molto sbocco. È utile per la pulizia, l’ordine e il buon gusto generale . Il mio vestiario è economico e per niente complicato, eppure sembra essere generalmente approvato. Sono stato spesso complimentato per la mia capacità di scegliere i regali e i vestiti più appropriati e di mettere a posto una stanza “.

M. O. afferma di praticare il morso amoroso, a volte, anche se molto delicatamente. Spesso vuole pizzicare chi lo interessa sessualmente.

Considera molto sciocca l’affermazione, fatta da qualche parte, che gli invertiti sono sempre bugiardi. Pochissime persone, dice, sono perfettamente oneste, e quanto più la società rende pericoloso per un uomo essere onesto, tanto meno è probabile che lo sia. Mentre lui stesso non è stato in grado in due o tre casi di mantenere le promesse fatte di trattenersi da rapporti sessuali con alcuni individui attraenti, non si è mai, d’altra parte, reso colpevole di falsità circa i suoi rapporti omosessuali.

La narrazione precedente è stata ricevuta otto anni fa. Durante questo intervallo di tempo, la salute di M. O. è notevolmente migliorata. Vi è stato un marcato aumento delle attività all’aperto e dei relativi interessi.

Due anni dopo che M. O. aveva consultato uno specialista di primo piano che aveva eseguito una psicoanalisi approfondita, lo specialista informò M. O. che era molto meno marcatamente omosessuale di quanto egli stesso supponeva, e consigliò il matrimonio con una donna giovane e bella. Attribuì l’inclinazione omosessuale al fatto che M. O. aveva avuto il suo “naso rotto” all’età di 6 anni, con la nascita di un fratello minore, che da quel momento ricevette tutta l’attenzione e tutte le coccole. M. O. era andato avanti fino a quell’età con un atteggiamento molto affettuoso verso la madre e dipendente da lei. Egli può ricordare amici e vicini che commentavano su questo fatto. In un primo momento M. O. era incline a rifiutare questo suggerimento dello specialista, ma, dopo lunga riflessione, tende ora a credere che fosse davvero un fattore molto importante, anche se non il solo. Dalle sue successive osservazioni di bambini e dai confronti di questi con i ricordi della sua infanzia, M. O. dice di essere sicuro di essere stato affettuoso e espansivo molto oltre la media. Il suo più grande desiderio era di affetto, e il suo più grande dolore a la sua principale preoccupazione era che nessuno si fosse preso cura di lui. A 10 o 11 anni tentò il suicidio per questo motivo.

Anche a seguito della psicoanalisi, ma cercando di eliminare l’influenza della suggestione, egli ricorda e sottolinea maggiormente l’attrazione che sentiva verso le ragazze prima dei 12 anni. Se le sue esperienze sessuali si fossero successivamente dimostrate normali, dubita che quelle di prima dei 12 anni si sarebbero potute considerare tali da fornire la prova dell’omosessualità, piuttosto che solo di una precoce irritabilità nervosa e sessuale, notevolmente accresciuta e orientata dalle pratiche segrete dei bambini con cui si accompagnava. Egli non vede il motivo per cui queste esperienze gli avrebbero dato una inclinazione omosessuale piuttosto che una eterosessuale.

La psicoanalisi ha fatto ricordare a MO che durante il periodo dei primi innamoramenti aveva spesso baciato e abbracciato diverse ragazze, ma gli ha fatto ricordare anche di avere osservato, allo stesso tempo, con una certa sorpresa, che non ne derivava nessun desiderio sicuramente sessuale, anche se probabilmente  la via per soddisfare il desiderio sessuale era aperta. Tali interessi, nella dimensione in cui esistevano, cessarono del tutto o quasi quando la relazione con Edmund si sviluppò. Non c’era comunque nessun rifiuto nei confronti della compagnia delle ragazze e delle donne; le amicizie intellettuali erano principalmente con loro, mentre quelle emotive erano con i ragazzi.

Molto recentemente M. O. ha trascorso alcuni giorni con Edmund, ormai sposato da diversi anni. Senza assolutamente nessun interesse sessuale reciproco, hanno trovato che comunque esisteva ancora un grande legame d’amore. Non deplora nulla del passato, ma ritiene anzi che il risultato finale della loro precedente relazione sia stato buono. La bellezza di Edmund è ancora notevole, ed è sottolineata da altri.

Nonostante la sua sessualità precoce, M. O. aveva fin dall’inizio un disgusto estremo per le storie oscene, e per tutte le associazioni di cose sessuali con parole o aneddoti sporchi. Grazie anche a questo e in parte per il suo temperamento scettico, egli non credeva a quello che gli amici gli dicevano per quanto riguarda le emissioni sessuali, e si convinse solo, quando le visse personalmente; e negò con sdegno i fatti della riproduzione fino a che non li lesse in un libro di medicina. Fino a quando non fu ben oltre il 25 anni, l’avversione fisica per qualsiasi pensiero concernente la riproduzione fu intensa. Conosce altri giovani normali che si sono sentiti allo stesso modo, ma egli ritiene che queste cose possano essere prevenute o superate attraverso l’educazione sessuale come viene ora introdotta nelle scuole americane.

Anche in questo caso, come per le tracce della femminilità, forse due anni fa, qualsiasi impulso a dare morsi amorosi scomparve all’improvviso. C’è stato recentemente un notevole aumento di interesse per il teatro, nato in modo perfettamente naturale e senza alcuna delle caratteristiche rilevate prima. Il piacere infantile per i biglietti di San Valentino è del tutto svanito; M. O. ritiene che recentemente le circostanze siano state più favorevoli allo sviluppo di un’estetica più robusta.

Per alcuni anni non ha sentito alcun chiaro rimprovero circa i suoi possibili atteggiamenti femminili, anche se alcune persone dicono ai suoi amici che è “molto particolare.” Egli forma molte amicizie intime e durature, non sessuali, con uomini e donne, e dubita che la peculiarità notata da alcuni sia dovuta anche alla sua omosessualità oltre che al suo estetismo, al suo  scetticismo e alle opinioni non convenzionali che egli esprime talvolta abbastanza disinvoltamente. Con il miglioramento della salute generale, sono arrivati i cambiamenti che ci si poteva aspettare per quanto riguarda il cibo e altre questioni della vita quotidiana.

Riprendendo la sua narrazione nel punto in cui la precedente comunicazione l’aveva lasciata, M. O. dice che circa un anno dopo, il ragazzo di 17 anni, col quale si era considerato virtualmente fidanzato, fece macchina indietro sull’accordo per quanto riguardava il suo futuro, ma non sulla relazione sentimentale così come giù esisteva. Sebbene fossero separati per la maggior parte del tempo dalla distanza, il rapporto fisico riprendeva ogniqualvolta si incontravano. Successivamente, però, il ragazzo si innamorò di una giovane donna e si fidanzò con lei. Il suo rapporto fisico con M. O. allora cessò, ma l’amicizia comunque continua ad essere forte.

Poco dopo la prima pausa in questa relazione, M. O., attraverso la forza di circostanze del tutto insolite, entrò in grande cordialità e intimità con una giovane donna di notevole fascino. Lui le confidò la sua anomalia, e non fu respinto. Agli altri la loro relazione probabilmente appariva quella di due amanti, e una situazione dolorosa fu creata dalla calunnia di una donna gelosa. M. O. sentì che, per onore, egli doveva proporre il matrimonio. La giovane donna fu evasiva, ma invitò M. O. a trascorrere alcuni mesi a casa sua. Poco dopo il suo arrivo, un triste avvenimento nella sua stessa famiglia lo costrinse ad andare via, e non si incontrarono più per quattro anni. Si scrivevano, ma sempre meno spesso. I suoi rapporti con i ragazzi continuarono.

Prima del suo ultimo incontro con lei conobbe una donna che sposò. La conoscenza iniziò per una comunità del tutto non sentimentale di interessi in alcuni affari pratici, e molto gradualmente si trasformò in un’amicizia intellettuale e simpatica. M. O. non aveva segreti per questa donna. Dopo un esame completo e prolungato di tutti i lati della questione si sposarono. Da allora non ha avuto rapporti sessuali se non con sua moglie. I rapporti con lei non sono appassionati, ma sono animati dal forte desiderio di avere figli. Dell’istinto genitoriale si era reso conto diversi anni prima.

M. O. crede che nessuno stigma morale debba essere legato alla omosessualità a meno che non si possa dimostrare che essa è il risultato della vita viziosa di una persona che agisce in un modo moralmente libero, ma su questo punto non nutre grandi speranze. Ritiene che gran parte della pericolosità e dell’infelicità dell’omosessualità potrebbe essere evitata attraverso una completa e prudente educazione sessuale, come quella che dovrebbe essere data a tutti i bambini, sia normali che anormali.

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